Toma Alistar
Tags: musica
Toma Alistar
(Romania, 1808 – 1894)
lautaro
a Emil Loteanu
Per una nascita, per un matrimonio, per un funerale suonavamo.
Là dove la vita, il sangue, lo spirito degli uomini ribollono, si alzano contro le stelle, cadono, imbevono la terra per poi risorgere, là noi suonavamo.
Una volta, a Cluj, mentre danzavamo nella nostra musica come folli – una cosa sola con gli sposi e con gli altri e con tutta la luce del mondo – vidi quello che avveniva là, nella piana di Banat: la terra rispondeva!, ci diceva che la nostra gioia, la nostra danza, erano anche sue.
Oh, quell’Angelo fatto per noi solo di un’ ombra.
Riempiva tutto il cielo ascoltando il canto nostro e quello della terra, vedendoci senza sguardo.
Non lo rividi mai più.
Nella vecchiezza, venne un sogno.
Io suonavo con tutti gli altri, c’era anche Iancu, che chiamavamo la tromba di Dio e che era morto da così tanti anni.
Un nano entrava nella stanza, faceva un gesto imperioso con la mano destra come a scacciare qualcosa: la musica cessava, gli strumenti cadevano a terra e diventavano polvere.
Da lontano gridava: “Chinati, Toma Alistar!”.
Io sapevo che non c’era null’altro da fare e mi chinavo verso terra.
Lui veniva verso di me, avvicinava il suo viso al mio, già così in basso, sentivo il suo respiro caldo, la sua eccitazione.
“Di più, Toma Alistar! Chinati di più! Di più, di più !”
E io mi chinavo, mi chinavo, di più, sempre di più, sino a che non incominciavo a sprofondare nella terra nera…
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