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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Wandervogel</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Wolfgang Willrich</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 14:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vita e le opere del pittore Wolfgang Willrich (Göttingen 31 marzo 1897-18 ottobre 1948), convinto assertore che la sola arte di valore fosse quella classica e che solo la grandezza etica dovesse essere soggetto di rappresentazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfgang-willrich.html' addthis:title='Wolfgang Willrich '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6810" class="wp-caption alignright" style="width: 426px"><img class="size-full wp-image-6810 " title="Willrich dipinge suo padre Hugo Willrich nel 1941." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/willrich-padre.jpg" alt="Willrich dipinge suo padre Hugo Willrich nel 1941." width="416" height="257" /><p class="wp-caption-text">Wolfgang Willrich ritrae suo padre Hugo nel 1941.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Wolfgang Willrich nacque a Göttingen il 31 marzo 1897 da una famiglia di tradizione contadina originaria della Bassa Sassonia e della Pomerania che gli trasmise un forte senso di attaccamento alla terra natale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il padre, Hugo Willrich, ebbe una grande influenza sulla personalità del giovane artista e sulle successive scelte del figlio: oltre ad essere insegnante del liceo e capitano della riserva era anche un famoso professore di filologia classica e storia all’università, autore di importanti lavori sull’ellenismo[1]. Grazie alle profonde conoscenze culturali del padre, Wolfgang crebbe nel suo tempo assimilando i valori e gli ideali della Grecia classica: il presente era analizzato in conformità a quei valori che da allora ispirarono la sua vita. Lo studio dei classici della Grecia arcaica, della storia dell’arte e degli ideali di bellezza ed armonia antichi, lo allontanarono dai suoi contemporanei e lo familiarizzarono con le opere d’artisti quali Leonardo, Michelangelo, Dürer, Velasquez, Holbein e Rembrandt.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanissimo Willrich manifestò un precoce talento artistico: poteva comporre musica, dipingere, incidere, e disegnare con estrema facilità e naturalezza e, già da allora, il suo più grande desiderio era quello di diventare un artista. Terminato nel 1915 il “Max Planck Gymnasium” di Göttingen, entrò nello stesso anno nella Kunsthochschule di Berlino prendendo contatto con le varie tendenze artistiche astratte: il suo rapporto con gli “ismi” moderni fu subito conflittuale. Vide nei mercanti che imperversavano nelle gallerie d’arte, strombazzando una fraseologia nebulosa, solo un grande imbroglio. I valori estetici classici e la dura etica prussiana lo portarono a giudicare le nuove teorie come corrotte, dementi e contronatura.  Wolfgang Willrich insorse contro l’infatuazione per il miserabile, il volgare, l’impotenza e la malattia che gli sembravano caratterizzare l’arte dei suoi contemporanei: per lui il centro della rappresentazione artistica doveva essere l’uomo ben nato, libero, sicuro dei suoi valori. La bellezza del corpo doveva essere veicolo ed espressione di uno spirito ugualmente armonico e di una nobile anima. Fece sue le parole di Gundolf (nel “George-Kreis”, Berlin 1920 pag. 205):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Solo i Greci ed i Tedeschi hanno identificato l’essenza umana nella figura giovanile, nel cammino graduale verso la fioritura completa, il risveglio dello spirito e la perfezione fisica. Solo presso questi due popoli la giovinezza non è soltanto una condizione naturale, ma una condizione dello spirito[…] Solo questi due popoli conoscono la forza che dal corpo bello crea le imprese eroiche e le immagini degli Dei: l’amore come forza creatrice del mondo, l’unione della giovinezza trascorrente con lo spirito eterno, l’Eros”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il perfezionamento artistico di Willrich trovò un grosso ostacolo nello scoppio del primo conflitto mondiale: nel 1916 si arruolò e divenne un soldato del 251° reggimento di fanteria combattendo prima sul fronte orientale e poi contro i francesi. Durante la guerra avrà l’esperienza decisiva che lo farà diventare un sostenitore della coscienza razziale ariana. Scriverà nelle sue memorie (pag.14 del libro di Klaus J. Peters <em>Wolfgang Willrich: Kriegszeichner-War artist</em>, 1990 R. James Publishing):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“A sinistra nella successiva trincea, tra i nostri rotoli di filo spinato e la terra, giaceva un giovane ufficiale: il più avanzato di tutti i morti russi. Nel profondo della mia anima pensavo che noi stavamo combattendo contro questa gente: fucilieri siberiani e guardie russe che con in faccia la morte erano avanzati contro di noi ed erano costituiti per la maggior parte da uomini generosi e ben fatti come quello che osservavo. Sentivo che quel giovane russo avrebbe potuto essere mio amico più di qualcuno degli uomini della mia stessa compagnia e che era una follia per il mio ed il suo popolo spararsi addosso e morire. D’ora in poi non avrei dimenticato l’ufficiale russo caduto. Riflettendo su ciò, mi veniva in mente che c’era qualcosa che ci univa saldamente trascendendo le frontiere nazionali e la lingua: la provenienza da una stessa stirpe, la stessa della nostra carne e del nostro sangue anche se ora, come nemico della patria, egli ci attaccava furibondo o rassegnato con lo scopo di annientarci”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del marzo 1918 Wolfgang Willrich fu decorato con la croce di ferro di prima classe e promosso sergente. Trasferito sul fronte occidentale fu fatto prigioniero dai francesi. Internato nel campo di prigionia d’Orléan realizzò, nel lungo periodo di detenzione, numerosi schizzi e disegni e pubblicò il suo primo dipinto in una rivista di guerra della Croce rossa internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6813" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/der-todt-ruft-die-soldaten.jpg"><img class="size-medium wp-image-6813" title="Der Tod ruft die Soldaten" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/der-todt-ruft-die-soldaten-300x104.jpg" alt="Der Tod ruft die Soldaten" width="300" height="104" /></a><p class="wp-caption-text">Der Tod ruft die Soldaten</p></div>
<p style="text-align: justify;">Rilasciato nel 1920, iniziò un duro periodo di studio nell’accademia d’arte di Dresda. Trascorse quattro anni in quella città nella classe di disegno allievo di Richard Müller ed in seguito frequentò per sette anni i corsi di Hermann Dittrich, eccellente professore di anatomia plastica. Nel 1923 dipinse il trittico <em>Der Tod ruft die Soldaten</em> per ricordare alunni ed insegnanti della sua vecchia scuola caduti nella prima guerra mondiale, che fu posto nell’aula magna del “Max Planck Gymnasium” di Göttingen. Negli ultimi tre anni dell’accademia lavorò sotto la direzione del famoso pittore di affreschi Georg Lührig. In questo periodo Willrich si dedicò anche a studi di biologia ed antropologia, ottenne numerosi attestati onorifici ma non ricevette commissioni o borse di studio da parte delle autorità pubbliche, mentre gli adepti della “nuova arte” se n’accaparravano a profusione. Solo una piccola cerchia di uomini animati dallo spirito <em>völkisch </em>arrivava a comprendere la forza ed il valore di quest’uomo: videro in lui il pittore dell’unità germanica, capace di rendere visibile ciò che essi intendevano per “essere di buona razza”, nozione che aleggiava ancora vagamente nel loro spirito. Per loro Willrich esprimeva l’idea che la bellezza dei corpi potesse essere, come per gli antichi, l’incarnazione di un’umanità superiore e nobile. Alla decadenza in cui l’uomo era materia indifferenziata e merce, era necessario opporre lo spirito sano della comunità di sangue e suolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al cosmopolitismo opporre l’amore per l’<em>Heimat </em>e la gioia di un popolo sano: riprendere gli ideali che erano stati all’origine del movimento giovanile dei <em>Wandervögel </em>nel quale l’artista aveva attivamente militato. Le parole di Stefan George (<em>La Stella dell’alleanza</em>, Edizioni Novecento, 1987, pag. 73), uno dei poeti più amati della <em>Jugendbewegung</em>, evocavano il pericolo estremo, l’età del lupo della mitologia germanica, la fine della stirpe nordica:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ihr habt, fürs Recken-alter nur bestimmte Und Nacht der Urwelt, später nicht bestand. Dann müsst ihr euch in fremde Gaue wälzen Eur kostbar tierhaft Blut verdirbt Wenn ihrs nicht mischt im Reich von Korn und Wein. Ihr wirkt im andren fort: nicht mehr durch euch, Hellhaarige Schar! Wisst dass eur eigner Gott Meist kurz vorm Siege meuchlings euch durchbohrt.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Durate quanto solo è destinato all’età degli Eroi E alla notte del mondo primitivo: non oltre. Poi dovete trascinarvi per ignote contrade E il vostro prezioso sangue animalesco e infantile si corrompe. Se non lo mescolate nel regno del grano e del vino. E sempre voi operate nell’altro – non più mediante voi – Schiera dai chiari capelli! Sappiate che il vostro dio Quasi sempre poco prima della vittoria a tradimento vi trafigge.”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Willrich aderisce al <em>Tannenbergbund</em>, associazione <em>völkisch </em>diretta dal generale Ludendorff (eroe di guerra ed autore del tentato colpo di stato a Monaco nel 1923 con Hitler) e dalla moglie Mathilde [2]. Si allontanerà dall’associazione nel 1928 anche se, nel 1932 e nel 1934 il calendario del movimento dei Ludendorff, il <em>Tannenberg Jahrweiser</em>, avrà ancora sue illustrazioni. Willrich si farà conoscere come valido artista in tutta la Germania dipingendo, nel 1927, il ritratto del Generale Ludendorff e, nel 1929, quello del Generale Lettow-Vorbeck. Nel 1933 Willrich non è membro del partito nazionalsocialista e non ha i favori delle autorità: è rimosso dal suo posto di lavoro, al Ministero della cultura, per le sue simpatie col movimento di Ludendorff, ormai in rotta di collisione con Hitler. In quel periodo Willrich inizia una breve carriera come insegnante in una scuola privata di Dresda e continua i suoi studi di pedagogia, filosofia e biologia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ragazza-tedesca.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6814" style="margin: 10px;" title="ragazza-tedesca" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ragazza-tedesca-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a>Nel 1934, dopo aver notato i suoi lavori su alcune riviste <em>völkisch</em>, il capo dei contadini tedeschi Richard Walther Darré lo chiamò a Berlino e lo fece assumere tra i suoi collaboratori con la paga di 500 marchi al mese ed il compito di cercare e dipingere contadini tedeschi con caratteri nordici. Dopo il libretto teorico del 1934 <em>Kunst und Volksgesundheit</em> nascono gli splendidi lavori pubblicati dalla casa editrice del Reichsbauernführer <em>Blut und Boden </em>di Goslar: <em>Aus deutschem Bauerntum</em> e <em>Bauerntum als Heger deutschen Blutes</em> del 1935. I tre portfolio di 12 dipinti ciascuno di <em>Vom Lebensbaum deutscher Art. Bilder und Gedanken zur Rassenfrage</em> (<em>Frauenspiegel</em>, <em>SS </em>[3], <em>Adel aus Blut und Boden</em>) dal 1935 al 1938. Nel 1938 per la casa editrice Bruckmann uscirono i due tomi di ritratti <em>Nordisches Blutserbe in Suddeutschen Bauerntum</em> insieme al pittore Oskar Just con la prefazione di Darré. Willrich rifiutò fermamente un’offerta della casa editrice Scherl che voleva acquistare i diritti di riproduzione di tutte le sue opere fino alla fine della sua vita così come una lucrosa offerta di Heinrich Himmler di conferirgli un alto grado nelle SS. Nonostante il suo lavoro per Darré non accettò di aderire al NSDAP né a nessuna delle organizzazioni annesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nord_22.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6815" style="margin: 10px;" title="nord_22" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nord_22-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>Willrich era un tipo solitario e ad eccezione della moglie Charlotte, sposata a Dresda nel 1931, ebbe pochi amici. Uno di questi, Paul Minke, responsabile per la scuola capi Hitlerjugend di Potsdam, dopo la pubblicazione nel 1938 presso la casa editrice Sigrune di <em>Das deutsche Antlitz</em>, lo mise in contatto con l’organizzazione <em>Volksbund für das Deutschtum im Ausland</em> che gli commissionò una grossa serie di ritratti che appariranno sul libro più bello ed affascinante di Willrich, pubblicato nel 1939 dalla casa editrice del VDA (Verlag Grenze und Ausland), <em>Des Edlen ewiges Reich</em> [4]. In quest’opera, Willrich riaffermava il suo ideale di un popolo sano e libero nel corpo come nello spirito. La liberazione doveva essere anche spirituale perché il cristianesimo era considerato una forma malata e straniera di <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a>. Metteva in guardia i suoi lettori dal pericolo della civilizzazione materialista e cosmopolita americana e dalla catastrofe che una guerra civile europea poteva rappresentare per l’intero vecchio continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1937, con Walter Hansen e con il conte Klaus von Baudissin è uno dei promotori della mostra inaugurata a Monaco <em>Entartete Kunst</em> che denuncia, come troppo moderata, la politica ufficiale d’opposizione al “bolscevismo culturale” dell’arte moderna e che si attira critiche all’interno dello stesso NSDAP (tra cui Adolf Ziegler presidente della camera dell’arte e del ministro Wilhelm Laegert). L’idea di Willrich dell’arte e della cultura fu così intransigente ed inflessibile che ogni altra concezione era considerata una degenerazione. Queste idee furono compiutamente espresse nel suo più grosso lavoro teorico del 1937 pubblicato dall’editore Lehmann <em>Säuberung des Kunsttempels</em>: una dura requisitoria contro le tendenze artistiche moderne. Willrich era convinto che la sola arte di valore fosse quella classica e che solo la grandezza etica dovesse essere soggetto di rappresentazione. L’arte non doveva essere il risultato di una teoria estetica ma doveva cercare la sua origine nello spirito del popolo. L’arte veniva dal popolo e perciò doveva essere comprensibile a tutti. L’arte non era autonoma, non possedeva un’esistenza indipendente, ma era il mezzo con cui il popolo esprimeva la sua identità. L’assioma centrale dei teorici <em>völkisch </em>era <em>Volk als Kulturboden</em>, l’arte nasceva nel terreno della <em>Volksgemeinschaft</em>, era la pianta che cresceva nella comunità del popolo. Missione dell’artista era definita dall’idea che la vita spirituale del popolo si basava sulla direzione dello Stato, che traeva la sua legittimità dalla conformità alla Tradizione espressa dal <em>Volksgeist</em>. Motivo essenziale dell’ispirazione di Willrich fu il mondo contadino che per eccellenza è il mondo dell’eterno ritorno delle cose, il mondo che attraversa i tempi in una natura immutabile, tutti i giorni identica a se stessa. Willrich scelse di dipingere quella gente, i contadini, i soldati, che avrebbero dovuto essere modello per tutto il popolo. Modello di qualità esteriori ed interiori:  modestia, onestà, diligenza, rispetto per la donna e la famiglia, radicamento alla terra ed alle tradizioni. Egli tirò dritto per la sua strada senza ricercare lodi, fama, carriera. Volle solo dedicarsi completamente alla sua arte con estrema dedizione mantenendo dignitosamente la propria famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6816" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capitano-di-corvetta.jpg"><img class="size-medium wp-image-6816" title="Il capitano di corvetta Erdmenger, comandante dell'incrociatore &quot;Wilhelm Heidkamp&quot; e delle truppe di marina presso Narvik" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capitano-di-corvetta-220x300.jpg" alt="Il capitano di corvetta Erdmenger, comandante dell'incrociatore &quot;Wilhelm Heidkamp&quot; e delle truppe di marina presso Narvik" width="220" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il capitano di corvetta Erdmenger, comandante dell&#39;incrociatore &quot;Wilhelm Heidkamp&quot; e delle truppe di marina presso Narvik</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1939 con la mobilitazione generale Willrich si presentò subito come volontario, ma fu scartato a causa dell’età: non si rassegnò. Scrisse un’incredibile lettera ad Erwin Rommel in persona (pag. 46 del libro di Peters) in cui chiese di andare al fronte: se non fosse stato possibile combattere voleva almeno mettere la sua arte a disposizione dell’esercito per ritrarre i soldati più valorosi. Dal 1939 ricevette ufficialmente il compito di disegnare, per conto del dipartimento propaganda dell’esercito, i soldati impegnati nella guerra che si erano distinti per il loro valore. La prima raccolta di ritratti fu quella dedicata ai sommergibilisti e ai comandanti della marina tra cui Karl Dönitz e <a title="Günther Prien" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-toro-di-scapa-flow.html">Günther Prien</a>. Inviato nel 1940 sul fronte francese eseguì i ritratti del generale Guderian e di Erwin Rommel. Nel 1941 con i paracadutisti del battaglione d’assalto di Koch e poi in Norvegia-Finlandia con la fanteria di montagna, nel 1943 in Italia col generale Kesserling ed infine in Russia. Durante queste missioni eseguì moltissimi ritratti di personaggi famosi (Hans Ulrich Rudel, Hanna Reitsch, Ferdinand Schörner, Mölders, Galland, Dietl) come di semplici soldati. Willrich pubblicò con la casa editrice Grenze und Ausland le serie delle cartoline dedicate alle varie armi dell’esercito. Queste cartoline fecero il giro del mondo ed ancor oggi sono ricercatissime da collezionisti ed ammiratori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6817" class="wp-caption alignright" style="width: 222px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/guderian.jpg"><img class="size-medium wp-image-6817" title="Heinz Guderian, generale delle truppe corazzate tedesche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/guderian-212x300.jpg" alt="Heinz Guderian, generale delle truppe corazzate tedesche" width="212" height="300" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Heinz Guderian, generale delle truppe corazzate tedesche</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel 1943 uscì il capolavoro <em>Des Reiches Soldaten</em> che raccoglieva i ritratti militari eseguiti da Willrich sui vari fronti: fanti, paracadutisti, marinai famosi o sconosciuti che con il loro valore stupirono il mondo. Verso la fine della guerra nel 1944 Willrich ricevette dall’esercito l’incarico di produrre un lavoro propagandistico per spiegare alla popolazione i motivi della lotta finale del soldato tedesco: finito in tempi strettissimi vedrà la luce solo nel 1949 stampato a Buenos Aires dalla casa editrice Duerer intitolato <em>Dafür kampfte der deutsche Soldat</em> (ristampato in francese dalla casa editrice Arès, Case Postale 222, 1233 Bernex, Suisse e prossimamente in edizione italiana presso l’Editrice Ritter). Il volume conteneva, oltre ai dipinti ed ad una breve biografia, il testo dell’orazione funebre letta in occasione della morte del pittore.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine della guerra Willrich fu fatto prigioniero e deportato in un campo di concentramento in Normandia dalla U.S. Military Police. Fu un periodo di fame e di sofferenze: la sua salute è minata a tal punto che deve essere ricoverato in ospedale e rilasciato in anticipo nel 1946. Dopo il rilascio Willrich tornò a Göttingen accanto alla moglie ed ai tre giovani figli che erano stati evacuati da Berlino. La sua casa era stata saccheggiata ed il 90% della sua opera era stata distrutta o trafugato dagli occupanti. Ripartì da zero iniziando nel 1947 a scrivere le sue memorie (<em>Aus Freunde am Schönen</em> completate dalla moglie Charlotte nel 1987 e rimaste inedite)  ma la sua salute era definitivamente compromessa. Le sue convinzioni non vacillarono e in una lettera del maggio del 1948 (pag. 265 del libro di Peters) riaffermò la sua concezione dell’arte. Dopo lunghi mesi di sofferenze Wolfgang Willrich si spense a Göttingen il 18 ottobre del 1948. Il suo superiore, generale Hellermann, lo ricordò in una lettera con queste parole:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Wolfgang Willrich fu impiegato come maresciallo in quest’ufficio della riserva. Egli ricevette il mio permesso di indossare abiti civili e di vivere nel suo appartamento di Berlino. Sentivo che ciò era necessario per lui, sapevamo di avere a che fare con un autentico artista. Ogni costrizione inibiva il suo lavoro. Si ribellava ad ogni vincolo e ciò a detrimento della sua creatività. Ho conosciuto pochi uomini che avessero un così gran bisogno di libertà. Sia come uomo, sia come artista ha sempre fatto ciò che riteneva giusto. Willrich possedeva un considerevole coraggio personale: una qualità assai rara. Nel suo rango di maresciallo non fu mai timoroso di esprimere le sue opinioni apertamente e con chiarezza di fronte ai superiori, generali compresi. Grazie alla sua creatività artistica ed alle sue vaste conoscenze in numerosi campi si potevano intrattenere con lui interessanti discussioni in cui egli dimostrava costantemente il suo carattere coraggioso. Il Partito e soprattutto le SS volevano sfruttarlo per i loro fini. Tutte quelle offerte, anche quelle provenienti dagli influenti uffici di Rust ed Himmler, furono persistentemente rifiutate… Questo atteggiamento di rifiuto significò per Willrich il disprezzo per i vantaggi personali. Egli viveva solo per la sua arte e per ciò che credeva fosse giusto. Fu un artista che, in semplicità spartana, andò per la sua strada senza alcuna considerazione per i profitti… Fu un artista indipendente nel vero senso del termine”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Dafuer.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6818" style="margin: 10px;" title="Dafuer" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Dafuer-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a>Nel dopoguerra tutti i libri di Wolfgang Willrich furono messi al bando: il 13 maggio 1946 la Commissione Interalleata di Controllo emanò una legge” sull’estirpazione della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> a carattere nazionalsocialista o militarista”. Contemporaneamente si creò nella zona d’occupazione sovietica un organismo speciale “Schriften-Prüfstelle bei der deutschen Bücherei, Leipzig” che intraprese subito la redazione di una nuova lista di libri proscritti. La lista iniziale di 526 pagine comprende 13.223 libri e 1.502 giornali proibiti dal 1 aprile 1946.A completamento di questa lista uscirono altri tre volumi rispettivamente il 1 gennaio 1947 (179 pagine, 4.739 libri e 98 giornali proibiti), il 1 settembre 1948 (336 pagine, 9.906 libri e giornali proibiti) e il 1 aprile 1952 (circa 7.000 libri e giornali proibiti). In totale furono proibiti poco più di 36.000 libri e periodici editi prima del 1945. Queste liste di proscrizione furono utilizzate ugualmente ad ovest e sono consultabili in quanto ristampate dall’editore antiquario Uwe Berg (<em>Liste des Auszusondernden Literatur</em>, quattro volumi richiedibili ad Uwe Berg Verlag, Tangendorferstrasse 6, D 21442 Toppenstedt.Tel.04173 6625 Fax 04173 6225). I libri sono classificati per autore in ordine alfabetico. Per ogni autore sono indicati i singoli libri proibiti o “l’intera opera”[5]. L’ultimo volume del 1952 è pubblicato a cura del ministero per l’Educazione Politica della DDR. La Germania federale è da allora l’unico paese dell’Europa occidentale che dispone di un sistema ufficiale di “messa all’indice” (<em>Indizierung</em>) dei libri giudicati indesiderabili [6]. Recentemente, grazie alla meritoria opera di Thule-Italia http://www.thule-italia.org/ è stato realizzato il sito più completo su Wolfgang Willrich a livello mondiale: <a title="Willrich" href="http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html">http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bauern.jpg"><img class="size-medium wp-image-6819 alignright" style="margin: 10px;" title="bauern" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bauern-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Oltre alla bibliografia completa ed al catalogo delle opere di Willrich disponibili attualmente sul mercato, sono state messe in rete quasi tutte le opere dell’artista apparse sui suoi libri e il numero della rivista <em>Verhagen &amp; Klasing</em>, August n. 53, 1939 che contiene l’articolo di K. Nonn <em>Der Maler Wolfgang Willrich</em> e numerose riproduzioni di suoi quadri a colori. Ultimo scempio alla memoria del pittore fu fatto alla fine degli anni ottanta: dopo demenziali discussioni sulla natura “bellicista ed eroica” o meno del dipinto e malgrado l’intervento della sorella Ingeborg Willrich, della moglie Charlotte Willrich e di numerosi ex-studenti del liceo il trittico <em>Der Tod ruft die Soldaten</em> fu tolto dall’aula magna del “Max Planck Gymnasium” di Göttingen. La destinazione del gigantesco dipinto (3 metri x 7,10 metri) fu la mostra permanente “rieducativa” nei pressi delle famose Zeppelin Tribüne, <em>Faszination und Gewalt</em> nella città di Nürnberg (Ausstellung “Faszination und Gewalt” Reichparteitagsgelände, Museen der Stadt, Bayernstrasse 110, D 90471 Nürnberg) . Quanti amano la pittura di Wolfgang Willrich possono ammirarlo là, additato, malgrado sia stato dipinto nel 1923, come “esempio di arte nazionalsocialista” (<em>Dorothea Trittel Abgehängtes Gedenken. Das Aulabild im Max-Planck-Gymnasium in Verewigt und Vergessen</em> di Carola Gottschalk ed altri, VS 1992, Göttingen pag. 69-75).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[1] <em>De conjurationis Catilinariae fontibus </em>/ Willrich, Hugo 1893 Göttingen; <em>Juden und Griechen vor der makkabäischen Erhebung </em>/ Willrich, Hugo 1895 Göttingen; <em>Judaica </em>/ Willrich, Hugo 1900 Göttingen; <em>Caligula</em>/Willrich Hugo 1903 Wiesbaden; <em>Livia </em>/ Willrich, Hugo 1911 Leipzig; <em>Urkundenfälschung in der hellenistisch-jüdischen Literatur </em>/ Willrich, Hugo 1924 Göttingen; <em>Das Haus des Herodes zwischen Jerusalem </em>/ Willrich, Hugo 1929 Heidelberg; <em>Perikles</em> / Willrich, Hugo 1936; Göttingen <em>Cicero und Caesar </em>/ Willrich, Hugo 1944 Göttingen.</p>
<p style="text-align: justify;">[2] Presso la casa editrice Hohe Warte, erede del pensiero di Erich e Mathilde Ludendorff, è possibile ordinare due ritratti di Mathilde Ludendorff eseguiti da Wolfgang Willrich nel 1941 e nel 1947: Verlag Hohe Warte GmbH, Tutzinger Str. 46, D – 82396 Pähl <a title="Hohewarte" href="http://www.hohewarte.de/"> http://www.hohewarte.de/</a> – E-mail: redaktion@hohewarte.de Su Mathilde Ludendorff vedi <a title="Mathilde Ludendorff" href="http://www.thule-italia.net/Storia/MathildeLudendorff.html">http://www.thule-italia.net/Storia/MathildeLudendorff.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">[3] A questo indirizzo: thule@thule-italia.org  – oppure tel: 340 4948046 è possibile ordinare una perfetta ristampa del porfolio <em>Vom Lebensbaum deutscher Art</em> di 12 disegni di militi SS di Wolfgang Willrich prefazione di Heinrich Himmler.</p>
<p style="text-align: justify;">[4] Presso la libreria ARNDT-Buchdienst, Postfach 3603, D 24035 Kiel <a title="Lesen und Schenken" href="http://www.lesenundschenken.de/">http://www.lesenundschenken.de/</a> &#8211; Tel. 04384 59700 Fax. 04384 597040 è possibile ordinare due poster formato 30×42 <em>Giovane contadina della Prussia Orientale </em>e <em>Deutsche Familie</em>, un portfolio di 12 ritratti 30×21 estratti dal libro <em>Das Edlen ewiges Reich</em> al costo di 15 euro. Il libro è stato messo completamente in rete per la parte del testo al sito <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/DasEdlenEwigesReich.pdf">http://www.galleria.thule-italia.com/DasEdlenEwigesReich.pdf</a> e per la parte grafica al sito <a></a><a href="http://www.galleria.thule-italia.com/edlen.html">http://www.galleria.thule-italia.com/edlen.html</a>. Presso la casa editrice Effepi è possibile ordinare il volume <em> Donne e uomini di Germania. L’ideale ariano nei ritratti di Wolfgang Willrich</em>, Effepi, 2007, euro 10,00. Richiedere a: Edizioni Effepi Via B. Piovera 7 – 16149 Genova. Telefono: 010 6423334 cell 338 9195220 Posta elettronica: effepiedizioni@hotmail.com  – <a href="http://www.effepiedizioni.com">http://www.effepiedizioni.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">[5] Consultabile anche al sito <a href="http://www.vho.org/censor/tE.html">http://www.vho.org/censor/tE.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">[6] Elenco dei libri al bando in Germania, Svizzera e Francia consultabile al sito <a href="http://vho.org/censor/Censor.html">http://vho.org/censor/Censor.html</a>; cfr. Martin Lüders, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/distruzionelibri.html"><em>La più grande campagna di distruzione di libri di tutta la storia</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Notizie biografiche in:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mortimer G. Davidson <em>Kunst in Deutschland 1933-1945</em>, Band II Malärei, 1992, Grabert Verlag, Postfach 1629, D – 72006 Tübingen Tel.07071 4070-0 Fax 07071 &#8211; 407026 – <a title="Grabert Verlag" href="http://www.grabert-verlag.de/">http://www.grabert-verlag.de/</a> – Email: info@grabertverlag.de</p>
<p style="text-align: justify;">Klaus J.Peters, <em>Wolfgang Willrich Kriegzeichner-War Artist</em>, R.James Publishing, P.O. Box 23456, San Jose, California 95153-3456 USA Tel.408 2255777 Fax 408 2254739 – <a title="Bender Publishing" href="http://www.bender-publishing.com/">http://www.bender-publishing.com/</a> &#8211;  E-mail: order@bender-publishing.com</p>
<p style="text-align: justify;">Tom Capparelli, <em>The military postcards of the third Reich</em>, Published by Tom Capparelli, P.O. Box 655, Villa Park, IL 60181,USA.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume <em>Aryan  Portraits </em>con ritratti di W. Willrich in bianco e nero, testo in inglese e tedesco, costo 10,00 dollari americano è ordinabile a: RJG Enterprises Inc. – PO Box 6424 – Lincoln NE 68506 – USA. E-mail: info@third-reich-books.com – <a href="http://www.third-reich-books.com/third-reich-nazi-books.htm#SS">http://www.third-reich-books.com/third-reich-nazi-books.htm#SS</a></p>
<p style="text-align: justify;">Sito che ha messo in rete gran parte dell’opera di Wolfgang Willrich, Galleria d’Arte Thule: <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/ ">http://www.galleria.thule-italia.com/ </a></p>
<p style="text-align: justify;">Nello spazio dedicato a Wolfgang Willrich: <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/catalogowillrich.html">http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">Lavori di Wolfgang Willrich in commercio/Available works of Wolfgang Willrich: <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/catalogowillrich.html">http://www.galleria.thule-italia.com/catalogowillrich.html</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfgang-willrich.html' addthis:title='Wolfgang Willrich ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ernst Jünger y el Trabajador</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 17:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alain De Benoist</dc:creator>
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		<description><![CDATA[El Trabajador posee una trascendencia metafísica, que va más allá del contexto histórico y político en el que fue escrito]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ernst-junger-y-el-trabajador.html' addthis:title='Ernst Jünger y el Trabajador '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/ernstjunger48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Ernst Jünger" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2821" style="margin: 10px;" title="180px-Ernst_Junger" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/180px-Ernst_Junger.jpg" alt="" width="180" height="309" />Al evocar <em>El Trabajador</em>, al mismo tiempo que la primera versión de <em>Corazón aventurero</em>, el ensayista Armin Mohler, autor de un manual que se ha convertido en un clásico sobre la revolución conservadora alemana (<em>Die Konservative Revolution in Deutschland, 1918-1932. Ein Handbuch</em>, 2ª ed., Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt, 1972), escribe: &#8220;Aún hoy, no puedo acercarme a estas obras sin sentir un cierta turbación&#8221;. En otra parte, calificando a <em>El Trabajador </em>de &#8220;bloque errático&#8221; en el seno de la obra de <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, afirma: &#8220;Der Arbeiter es algo más que una filosofía: es una creación poética&#8221; (prefacio de Marcel Decombis, <em>Ernst Jünger et la &#8220;Konservative Revolution&#8221;</em>, GRECE, 1975, p. 8). El término es apropiado, sobre todo si se admite que toda poesía fundadora es a la vez reconocimiento del mundo y revelación de los dioses. Libro &#8220;metálico&#8221; —estamos tentados de emplear la expresión &#8220;<a style="outline: 1px dotted; outline-offset: 0pt;" title="tempestades de acero" href="http://www.amazon.es/gp/product/8483104008/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru01-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3626&amp;creative=24822&amp;creativeASIN=8483104008" target="_blank">tempestad de acero</a>&#8220;—, <em>El Trabajador </em>posee, en efecto, una trascendencia metafísica, que va más allá del contexto histórico y político en el que fue escrito. Su publicación no solamente ha marcado una fecha capital en la historia de las ideas, sino que constituye en la obra jüngeriana un tema de reflexión que no ha dejado de fluir, cual oculta vena, a lo largo de la vida de su autor.</p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Nacido el 29 de marzo de 1895 en Heidelberg, <a title="Ernst Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> hizo sus primeros estudios en Hannover, en Schwarzenberg, en los Montes Metálicos, Braunschweig, de nuevo en Hannover, así como en la Schsrnhorst-Realschule de Wunstorf. En 1911, se adhiere a la sección de Wunstorf de los Wandervögel. Ese mismo año, publica su primer poema (<em>Unser Leben</em>) en el periódico local de aquella organización juvenil. En 1913, a la edad de 18 años, se fuga del hogar paterno. Objeto de su escapada: alistarse en Verdún a la Legión Extranjera. Algunos meses más tarde, después de una corta estancia en Argel y una fase de instrucción en Sidi-bel-Abbés, su padre le convence para volver a Alemania. Retoma sus estudios en el Gildemeister Institut de Hannover, donde se familiarizará con la obra de Nietzsche.</p>
<p style="text-align: justify;">La primera guerra mundial estalla el primero de agosto de 1914. <a title="Ernst Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> se convierte en combatiente voluntario. Ingresa en el 73º Regimiento de fusileros y recibe la orden de marcha el 6 de octubre. El 27 de diciembre parte para el frente de Champagne. Combate en Dorfes-les-Epargnes, en Douchy, en Monchy. Jefe de sección en agosto de 1915, alférez en noviembre, sigue a partir de 1916 un curso para oficiales en Croisilles. Dos meses más tarde participa en los combates de Somme, donde es herido dos veces. De nuevo en el frente, en noviembre, con el grado ya de teniente, es otra vez herido, esta vez cerca de Saint-Pierre-Vaast. El 16 de diciembre es condecorado con la Cruz de Hierro de 1ª clase. En febrero de 1917 es ascendido a <em>Strosstrupp-führer</em>, jefe de comando de asalto. Es el momento en el que la guerra se ha atascado, al tiempo que las pérdidas humanas adquieren una terrible dimensión. Del lado francés, se aprestan a la sangrienta e inútil ofensiva del Chemin des Dames. A la cabeza de sus hombres, <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> se desliza por las trincheras y multiplica los golpes de mano. Escaramuzas incesantes, nuevas heridas: en julio, en el frente de Flandes, y también en diciembre. <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> es condecorado con la Cruz de Caballero de la Orden de los Hohenzollern. Durante la ofensiva de marzo de 1918 continúa capitaneando a sus soldados en múltiples escaramuzas. Es herido una vez más. En agosto, nuevas heridas, esta vez cerca de Cambrai. Finaliza la guerra en un hospital militar, ¡después de haber sido herido catorce veces! Ello le vale la Cruz &#8220;Por el Mérito&#8221;, la más importante condecoración del ejército alemán. Sólo doce oficiales subalternos de tierra, entre ellos el futuro mariscal Rommel, recibirán dicha distinción a lo largo de la primera guerra mundial.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8220;Sólo se vivía para la Idea&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-2826" style="margin: 10px;" title="juenger-1wk" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/juenger-1wk.jpg" alt="" width="187" height="250" />De 1918 a 1923, <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, acuartelado en la Reichswehr de Hannover, comienza a escribir sus primeros libros impregnados de la experiencia que le ha aportado su presencia en el frente. <a title="Tempestades de acero" href="http://www.amazon.es/gp/product/8483104008/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru01-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3626&amp;creative=24822&amp;creativeASIN=8483104008" target="_blank"><em>Tempestades de acero</em></a> (<em>In Stahlgewittern</em>), publicado en 1919 por cuenta del autor y reeditado en 1922, conocerá un gran éxito. Le seguirán <em>La guerra como experiencia interior </em>(<em>Der Kampf als innere Erlebnis</em>, 1922), <em>El bosquecillo 125 </em>(<em>Das Wäldchen 125</em>, 1924), <em>Feuer und Blut </em>(1925). No tardará <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> en ser considerado como uno de los escritores más brillantes de su generación, como nos lo ha recordado Henri Plard (&#8220;La carrière d’Ernst Jünger, 1920-1929&#8243;, en <em>Etudes germaniques</em>, 4/6.1978), incluso si apelamos a sus artículos sobre la guerra moderna publicados en la <em>Militär-Wochenblatt</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Pero <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> no se siente cómodo en un ejército en la paz. Tampoco le tienta la aventura de los Cuerpos Francos. El 31 de agosto de 1923, abandona la Reichswehr y se matricula en la Universidad de Leipzig para estudiar biología, zoología y filosofía. Tendrá como profesores a Hans Driesch y a Felix Krüger. El 3 de agosto de 1925 se casa con Gretha von Jeinsen, de diecinueve años, que le dará dos hijos: Ernst, nacido en 1926, y Alexander, en 1934. Durante ese período, sus ideas políticas maduran en la misma dirección de la efervescencia que agita cualesquiera facciones de la opinión pública germana: el vergonzoso tratado de Versalles, del que la República de Weimar ha aceptado sin vacilar todas las cláusulas y al que sólo se aceptará como un insoportable <em>Diktat</em>. En el transcurso de unos meses se ha convertido en uno de los principales representantes de los medios nacional-revolucionarios, importante grupo de la <a title="Revolucion conservadora" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Revolución Conservadora</a> situado a la &#8220;izquierda&#8221;, junto a los movimientos nacional-bolcheviques agrupados alrededor de Niekisch. Sus escritos políticos se inscriben en el período medio republicano (la &#8220;era Stresemann&#8221;) que finaliza en 1929, tiempo de tregua provisional y de aparente calma. <a title="Junge" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> dirá más tarde: &#8220;Sólo se vivía para la idea&#8221; (<em>Diario</em>, t. II, 20.4.1943).</p>
<p style="text-align: justify;">Sus ideas se expresaron primeramente en revistas. En septiembre de 1925, el antiguo jefe de los Cuerpos Francos, Helmut Franke, que acababa de publicar un ensayo bajo el título <em>Staat im Staate </em>(Stahlhelm, Berlín, 1924), lanza la revista <em>Die Standarte</em>, que trata de aportar una &#8220;contribución a la profundización espiritual del pensamiento del frente&#8221;. <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> pertenecerá a su redacción, en compañía de otro representante del &#8220;nacionalismo de los soldados&#8221;, el escritor Franz Schauwecker, nacido en 1890. <em>Die Standarte </em>fue, en principio, suplemento del semanario <em>Der Stahlhelm</em>, órgano de la asociación de antiguos combatientes del mismo nombre dirigido por Wilhelm Kleinau. <em>Die Standarte </em>tenía una tirada nada despreciable: alrededor de 170.000 lectores. Entre septiembre de 1925 y marzo de 1926, <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> publica diecinueve artículos. Helmut Franke firma los suyos con el pseudónimo &#8220;Gracchus&#8221;. La joven derecha nacional-revolucionaria se expresa allí: Werner Beumelburg, Franz Schauwecker, Hans Henning von Grote, Friedrich Wilhelm Heinz, Goetz Otto Stoffegen, etc.</p>
<p style="text-align: justify;">En las páginas de <em>Die Standarte</em>, <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> adoptará pronto un tono muy radical, distinto al de la mayoría de los adheridos al Stahlhelm. A partir de octubre de 1925, critica la tesis de la &#8220;puñalada por la espalda&#8221; (<em>Dolchstoss</em>) que habría supuesto para el ejército germano la revolución de noviembre (tesis casi unánime en los medios nacionales). Llegó incluso a subrayar cómo algunos revolucionarios de extrema izquierda fueron valerosos combatientes durante la guerra (&#8220;Die Revolution&#8221;, en <em>Die Standarte</em>, n. 7, 18.10.1925). Afirmaciones de este tipo suscitaron vivas polémicas. La dirección del Stahlhelm se pone en guardia y decide distanciarse del joven equipo periodístico. En marzo de 1926 la publicación desaparece, para renacer al mes siguiente con el nombre abreviado de <em>Standarte</em>, con <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, Schauwecker, Kleinau y Franke como coeditores. En este momento, los lazos con el Stahlhelm no han sido aún rotos; los antiguos combatientes continúan financiando indirectamente a <em>Standarte</em>, publicado por la casa editora de Seldte, la Frundsberg Verlag. <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> y sus amigos reafirman lo mejor de su voluntad revolucionaria. El 3 de junio de 1926 <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> publica un llamamiento a la unidad de los antiguos combatientes del frente con el objeto de fundar una &#8220;república nacionalista de los trabajadores&#8221;, convocatoria que no tendrá eco. En agosto, a petición de Otto Hörsing —cofundador de la <em>Reichsbanner Schwarz-Rot-Gold</em>, la milicia de seguridad de los partidos socialdemócrata y republicano—, el gobierno, tomando como pretexto un artículo sobre Rathenau aparecido en <em>Standarte</em>, cierra la revista durante cinco meses. Momento que Seldte aprovecha para relevar a Helmut Franke de sus responsabilidades. En solidaridad con Franke, <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> se aparta del periódico y en noviembre, junto al propio Franke y a Wilhelm Weiss, inicia la edición de una nueva publicación titulada <em>Arminius</em>. (<em>Standarte </em>aparecerá hasta 1929, bajo la dirección de Schauwecker y Kleinau).</p>
<p style="text-align: justify;">En 1927 <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> marcha de Leipzig para instalarse en Berlín, donde establecerá estrechos contactos con antiguos miembros de los Cuerpos Francos y con medios de la juventud <em>bündisch</em>. Estos últimos, oscilando entre la disciplina militar y un espíritu de grupo muy cerrado, tratan de conciliar el romanticismo aventurero de los Wandervögel con una organización de tipo más comunitario y jerarquizado. <a title="Ernst Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> traba una especial amistad con Werner Lass, nacido en Berlín en 1902, y fundador en 1924, junto al antiguo jefe de los Cuerpos Francos Rossbach, de la <em>Schilljugend </em>(movimiento juvenil con cuyo nombre se perpetua el recuerdo del mayor Schill, caído en la lucha de liberación frente a la ocupación napoleónica). En 1927 Lass se separa de Rossbach para fundar la Freischar Schill, grupo <em>bündisch </em>del que <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> será mentor (<em>Schirmherr</em>). De octubre de 1927 a marzo de 1928 Lass y <a title="Junge" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> se asocian para publicar la revista <em>Der Vormarsch</em>, fundada en junio de 1927 por otro famoso jefe de los Cuerpos Francos, el capitán Ehrhardt.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8220;Perder la guerra para ganar la nación&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2061" style="margin: 10px;" title="ernst-juenger-dipinto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ernst-juenger-dipinto.jpg" alt="" width="312" height="350" />Durante este período, <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> ha experimentado no pocas influencias literarias y filosóficas. La guerra, el frente, le ha permitido la misma triple experiencia de ciertos escritores franceses de finales del siglo XIX, como Huysmans y Léon Bloy, que desemboca en un cierto expresionismo que se deja percibir en <em>La guerra como experiencia interior</em> y, sobre todo, en la primera versión de <em>Corazón aventurero</em>, y en una especie de &#8220;dandysmo&#8221; baudeleriano en <em>Sturm</em>, obra novelesca de juventud, tardíamente publicada, que lleva claramente esta marca. Armin Mohler, en esta línea, ha parangonado al joven <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> con el Barrès del <em>Roman de l’énergie nationale</em>: para el autor de <em>La guerra como experiencia interior</em>, como para el de <em>Scènes et doctrines du nationalisme</em>, el nacionalismo, sustituto religioso, modo de expansión y de reforzamiento del alma, resulta ante todo una opción deliberada, siendo el aspecto decisorio de esta orientación el que deriva del estallido de las normas, consecuencia de la primera guerra mundial.</p>
<p style="text-align: justify;">La influencia de Nietzsche y de Spengler es evidente. En 1929, en una entrevista concedida a un periódico británico, <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> se definirá como &#8220;discípulo de Nietzsche&#8221;, subrayando el hecho de que éste fue el primero en recusar la ficción del hombre universal y abstracto, &#8220;rompiendo&#8221; dicha ficción en dos tipos concretos y diametralmente opuestos: el fuerte y el débil. En agosto de 1922 lee con fruición el primer tomo de <em>La decadencia de Occidente</em> y es en el momento de la publicación del segundo, en diciembre del mismo año, cuando escribe <em>Sturm</em>. Empero, como se verá, <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> no se resignará ser un pasivo discípulo. Está lejos de seguir a Nietzsche y a Spengler en la totalidad de sus afirmaciones. El declive de Occidente no será, desde su punto de vista, una fatalidad ineluctable; hay otras alternativas a una simple aceptación del reino de los &#8220;Césares&#8221;. Asimismo, retoma por su cuenta el cuestionamiento nietzscheano, que desea perfilar de una vez por todas.</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra, a fin de cuentas, ha sido la experiencia más impactante. <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> aporta, en primer lugar, la lección de lo agónico. Ardor, nunca odio: el soldado que está al otro lado de la trinchera no es una encarnación del mal, sino una simple figura de la adversidad del momento. <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, por tanto, carece de enemigo (<em>Feind</em>) absoluto: ante sí sólo existe el adversario (<em>Gegner</em>), conformándose así el combate como &#8220;cosa siempre de santos&#8221;. Otra lección es que la vida se nutre de la muerte y ésta de aquélla: &#8220;El saber más preciado que se ha aprendido en la escuela de la guerra, escribirá <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, en su intimidad más secreta, es indestructible&#8221; (<em>Das Reich</em>, 10.1930).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.es/gp/product/8490060347/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru01-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3626&amp;creative=24822&amp;creativeASIN=8490060347" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8232" style="margin: 10px;" title="eumeswil" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/eumeswil1.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Para algunos la guerra ha sido entregada. Pero en virtud del principio de equivalencia de los contrarios, el desastre concitará un análisis positivo. La derrota o la victoria no es lo que más importa. Esencialmente activista, la ideología nacional-revolucionaria profesa un cierto desprecio por los objetivos: se combate, no para conseguir la victoria, sino para guerrear. &#8220;La guerra, afirma <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, no es tanto una guerra entre naciones, como una guerra entre razas de hombres. En todos los paises que han intervenido en la guerra, hay a la vez vencedores y vencidos&#8221; (<em>La guerra como experiencia interior</em>). Más aún, la derrota puede llegar a convertirse en el fermento de victoria. Y llega a pulsar la condición misma de esta victoria. En el epígrafe de su libro <em>Aufbruch der Nation </em>(Frundsberg, Berlín, 1930), Franz Schauwecker escribió esta estremecedora frase: &#8220;Era preciso que perdiéramos la guerra para ganar la nación&#8221;. Recordaba, tal vez, esta otra de Léon Bloy: &#8220;Todo lo que llega es adorable&#8221;. <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, por su parte, sostiene: &#8220;Alemania ha sido vencida, pero esta derrota ha sido saludable porque ha contribuido a la desaparición de la vieja Alemania (&#8230;) Era preciso perder la guerra para ganar la nación&#8221;. Vencida por los aliados, Alemania pudo volverse hacia sí misma y transformarse revolucionariamente. La derrota debía ser aceptada con fines de trasmutación, de manera casi alquímica; la experiencia del frente debía ser &#8220;trasmutada&#8221; en una nueva experiencia vital para la nación. Tal era el fundamento del &#8220;nacionalismo de los soldados&#8221;. Es en la guerra, dice <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, donde la juventud ha adquirido &#8220;la seguridad de que los antiguos caminos no llevan a ninguna parte, y que es preciso abrir otros nuevos&#8221;. Cesura irreversible (<em>Umbruch</em>), la guerra ha abolido los vetustos valores. Toda actitud reaccionaria, cualquier deseo de marcha atrás es imposible. La energía de ayer era utilizada en luchas puntuales de la patria y por la patria, pero en lo sucesivo servirá a la patria bajo otra forma. La guerra, dicho de otro modo, suministrará el modelo de paz.</p>
<p style="text-align: justify;">En <em>El Trabajador</em>, puede leerse: &#8220;El frente de la guerra y el frente del trabajo son idénticos&#8221; (p. 109). La idea central es que la guerra, por superficial y poco significativa que pueda parecer, tiene un sentido profundo. No puede ser aprehendida a través de una comprensión racional, sino que únicamente puede ser presentida (<em>ahnen</em>). La interpretación positiva que <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> da de la guerra no está, contrariamente a lo que a menudo se ha dicho, esencialmente ligada a la exaltación de los &#8220;valores guerreros&#8221;. Procede de la inquietud política de buscar cómo el sacrificio de los soldados muertos no debe ni puede ser considerado inútil.</p>
<p style="text-align: justify;">A partir de 1926 <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> hace varios llamamientos para la formación de un frente unido de grupos y movimientos nacionales. Al mismo tiempo, trata —sin mucho éxito— de señalarles el camino de una necesaria autotransformación. También el nacionalismo precisa ser &#8220;trasmutado&#8221; alquímicamente. Debe desembarazarse de toda vinculación sentimental con la vieja derecha y convertirse en revolucionario, dando fe del declive del mundo burgués, hecho que podemos observar tanto en las novelas de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> (<em>Die Buddenbrooks</em>) como en las de Alfred Kubin (<em>Die andere Seite</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Desde esta perspectiva, lo esencial es la lucha contra el liberalismo. En <em>Arminius </em>y en <em>Der Vormarsch </em><a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> ataca el orden liberal simbolizado por el Literat, el intelectual humanista partidario de una sociedad &#8220;anémica&#8221;, el internacionalista cínico al que Spengler apunta como verdadero responsable de la revolución de noviembre y propagador de la especie consistente en que los millones de muertos de la Gran Guerra han perecido para nada. Paralelamente estigmatiza la &#8220;tradición burguesa&#8221; que reclaman para sí los nacionales y los adheridos al Stahlhelm, esos &#8220;pequeños burgueses (<em>Spiessbürger</em>) que, favorables a la guerra, se han escabullido tras la piel del león&#8221; (<em>Der Vormarsch</em>, 12.1927). Ataca sin tregua el espíritu guillermino, el culto al pasado, el gusto de los pangermanistas por la &#8220;museología&#8221; (<em>musealer Betrieb</em>). En marzo de 1926 define por vez primera el término &#8220;neonacionalismo&#8221;, que opone al &#8220;nacionalismo de los antepasados&#8221; (<em>Altväternationalismus</em>). Defiende a Alemania, pero la nación es para él mucho más que un territorio. Es una idea: Alemania es fundamentalmente aquel concepto capaz de inflamar los espíritus. En abril de 1927, en <em>Arminius</em>, <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> se autodefine implícitamente nominalista: declara no creer en verdad general alguna, en ninguna moral universal, en ninguna noción de &#8220;hombre&#8221; como ser colectivo poseedor de una conciencia y derechos comunes. &#8220;Creemos, dirá, en el valor de lo singular&#8221; (<em>Wir glauben an den Wert des Besonderen</em>). En una época en que la derecha tradicional apuesta por el individualismo frente al colectivismo, o los grupos völkisch se recluyen en la temática del retorno a la tierra y a la mística de la &#8220;naturaleza&#8221;, <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> exalta la técnica y condena al individuo. Nacida de la racionalidad burguesa, explica en <em>Arminius</em>, la todopoderosa técnica se revuelve contra quien la ha engendrado. El mundo avanza hacia la técnica y el individuo desaparece; el neonacionalismo debe ser la primera tendencia en extraer estas lecciones. Es más, será en las grandes ciudades donde la &#8220;nación será ganada&#8221;; para los nacional-revolucionarios, &#8220;la ciudad es un frente&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-987 alignleft" style="margin: 10px;" title="juenger_bm_berlin_k_400428g" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/juenger_bm_berlin_k_400428g.jpg" alt="" width="384" height="256" />Alrededor de <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> se constituye el llamado &#8220;grupo de Berlín&#8221;, en cuyo seno encontraremos a representantes de las diferentes corrientes de la <a title="Revolucion Conservadora" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Revolución Conservadora</a>: Franz Schauwecker y Helmut Franke; el escritor Ernst von Salomon; el nietzcheano-anticristiano Friedrich Hielscher, editor de <em>Das Reich</em>; los neoconservadores August Winnig (al que <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> conocerá en el otoño de 1927 por mediación del filósofo Alfred Baeumler) y Albrecht Erich Günther, coeditor —junto a Wilhelm Stapel— del <em>Deutsches Volkstum</em>; los nacional-bolcheviques Ernst Niekisch y Karl O. Paetel y, por supuesto, a su hermano y reconocido teórico Friedrich Georg Jünger.</p>
<p style="text-align: justify;">Friedrich Georg, cuyas posiciones tendrán una gran influencia en la evolución de Ernst, nació en Hannover el 1 de septiembre de 1898. Su carrera ha corrido pareja a la de su hermano. Voluntario en la Gran Guerra, participa en 1916 en los combates del Somme, alcanzando el empleo de comandante de compañía. En 1917, gravemente herido en el frente de Flandes, pasa varios meses en distintos hospitales militares. De regreso a Hannover, nada más concluir la guerra, y tras un breve paréntesis como teniente de la Reichswehr —1920—, inicia sus estudios de derecho, redactando su tesis doctoral en 1924. A partir de 1926 envía sus artículos regularmente a las revistas en las que colabora su hermano: <em>Die Standarte</em>, <em>Arminius</em>, <em>Der Vormarsch</em>, etc., y publica, en la colección &#8220;Der Aufmersch&#8221; dirigida por Ernst, un breve ensayo titulado <em>Aufmarsch des Nationalismus </em>(<em>Der Aufmarsch</em>, Berlín, 1926, prefacio de <a title="Ernst Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>; 2ª ed.: Vormarsch, Berlín, 1928). Influido por Nietzsche, Sorel, Klages, Stefan George y Rilke, a quienes frecuentemente cita en sus trabajos, se consagrará al ensayo y a la poesía. El primer estudio que sobre él se publica (Franz Josef Schöningh, &#8220;Friedrich Georg Jünger und der preussische Stil&#8221;, en <em>Hochland</em>, 2.1935, pp. 476 y 477) lo encuadró en el &#8220;estilo prusiano&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">En abril de 1928 <a title="Ernst Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> confía la sucesión a la dirección de la revista <em>Der Vormarsch </em>a su amigo Friedrich Hielscher. Algunos meses más tarde, en enero de 1930, se convierte junto a Werner Lass en el director de <em>Die Kommenden</em>, semanario fundado cinco años antes por el escritor Wilhelm Kotzde —que ejerció una gran influencia sobre los movimientos juveniles de ideología <em>bündisch </em>y de manera muy especial sobre la tendencia de este movimiento que evolucionará hacia el nacional-bolchevismo, representado por Hans Ebeling y, sobre todo, por Karl O. Paetel—, colaborando al mismo tiempo en <em>Die Kommenden</em>, en <em>Die sozialistische Nation</em> y en los <em>Antifaschistische Briefe</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.es/gp/product/8483104008/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru01-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3626&amp;creative=24822&amp;creativeASIN=8483104008" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8233" style="margin: 10px;" title="tempestades-de-acero" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tempestades-de-acero1.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Trabaja también para la revista <em>Widerstand</em>, fundada y dirigida por Niekisch a mediados de 1926. Ambos se conocerán en el otoño de 1927 estableciéndose una sólida amistad. <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> escribirá: &#8220;Si se quiere resumir el programa que Niekisch desarrolla en <em>Widerstand </em>en una frase alternativa, esta podría ser: contra el burgués y por el Trabajador, contra el mundo occidental y por el Este&#8221;. El nacional-bolchevismo, en el que por otra parte confluyen múltiples y variadas tendencias, se caracteriza de hecho por su idea de la lucha de clases a partir de una definición comunitaria, colectivista si se quiere, de la idea de nación. &#8220;La colectivización, afirma Niekisch, es la forma social que la voluntad orgánica debe poseer si quiere afirmarse frente a los efectos mortíferos de la técnica&#8221; (&#8220;Menschenfressende Technik&#8221;, en <em>Widerstand</em>, n. 4, 1931). Según Niekisch, el movimiento nacional y el movimiento comunista tienen, a fin de cuentas, el mismo adversario, como los combates contra la ocupación del Ruhr han demostrado y es la razón por la que las dos &#8220;naciones proletarias&#8221;, Alemania y Rusia, deben buscar un entendimiento. &#8220;El parlamentarismo democrático liberal huye de toda decisión, declara Niekisch. No quiere batirse, sino discutir (&#8230;) El comunismo busca decisiones (&#8230;) En su rudeza, hay algo de fortaleza campesina; hay en él más dureza prusiana, aunque no sea consciente de ello, que en un burgués prusiano&#8221; (<em>Entscheidung</em>, Widerstand, Berlín, 1930, p. 134). Tales posiciones impregnan a una facción nada despreciable del movimiento nacional-revolucionario. <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> mismo, como muy bien ha captado Louis Dupeux (op. cit.), llegó a estar &#8220;fascinado por la problemática del bolchevismo&#8221;, aunque no podamos considerarlo un nacional-bolchevique en sentido estricto.</p>
<p style="text-align: justify;">Werner Lass y <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> se apartan en julio de 1931 de <em>Die Kommenden</em>. El primero lanza, a partir de septiembre, la revista <em>Der Umsturz</em>, que hizo las veces de órgano de la Freischar Schill y que, hasta su desaparición, en febrero de 1933, se declarará abiertamente nacional-bolchevique. <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, sin embargo, está en otra disposición espiritual. En el transcurso de algunos años, utilizará toda una serie de revistas como muros donde encolar sus carteles —serán los autobuses &#8220;a los que uno se sube y abandona a su antojo&#8221;—, siguiendo una línea evolutiva eminentemente política. Las consignas formuladas por él no han obtenido el eco esperado, sus llamamientos a la unidad no han sido atendidos. <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> acabará por sentirse un extraño en cualesquiera corrientes políticas. No hay más simpatía hacia el nacionalsocialismo en ascensión que para las ligas nacionales tradicionales. Todos los movimientos nacionales, explica en un artículo publicado en el <em>Süddeutsche Monatshefte </em>(9.1930, pp. de la 843 a la 845), ya sean tradicionalistas, legitismistas, economicistas, reaccionarios o nacionalsocialistas, extraen su inspiración del pasado y, desde esta perspectiva, son tan sólo movimientos a los que no cabe más que calificar de &#8220;liberales&#8221; y &#8220;burgueses&#8221;. Entre neoconservadores y nacional-bolcheviques, entre unos y otros, los grupos nacional-revolucionarios no podrán imponerse. De hecho, <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> ya no cree en la posibilidad de acción colectiva alguna. Así lo subrayará más tarde Niekisch en su autobiografía (<em>Erinnerungen eines deutschen Revolutionärs</em>, Wissenschaft u. Politik, Colonia, 1974, vol. I, p. 191), y <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, que ha pulsado suficientemente la actualidad, acaba por trazarse una vía más personal e interior. &#8220;Jünger, ese perfecto oficial prusiano que es capaz de someterse a la disciplina más dura, escribe Marcel Decombis, no podrá ya integrarse en colectivo alguno&#8221; (<em>Ernst Jünger</em>, Aubier-Montaigne, 1943). Su hermano que, a partir de 1928, ha abandonado la carrera jurídica, evolucionará de igual forma que Ernst. Escribe sobre la poesía griega, la novela americana, Kant, Dostoievski. Los dos hermanos emprenden una serie de viajes: Sicilia (1929), las Baleares (1931), Dalmacia (1932), el Mar Egeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ernst y Friedrich Georg Jünger continúan publicando algunos artículos, principalmente en <em>Widerstand</em>. Pero el período periodístico de ambos acaba. Entre 1929 y 1932 <a title="Ernst Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> concentra todos sus esfuerzos en nuevos libros. Es el momento de la primera versión de <em>Corazón aventurero</em> (<em>Das abenteverliche Herz</em>, 1929), el ensayo <em>La movilización total </em>(<em>Die totale Mobilmachung</em>, 1931) y <em>El Trabajador </em>(<em>Der Arbeiter. Herrschaft und Gestalt</em>), publicado en Hamburgo el año 1932, por la Hanseatische Verlagsanstalt de Benno Ziegler y que antes de 1945 llegará a conocer varias reediciones.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ernst-junger-y-el-trabajador.html' addthis:title='Ernst Jünger y el Trabajador ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Robert Steuckers</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Révolution Conservatrice, à défaut d'être une philosophie rigoureuse de type universitaire, est un éventail de Weltanschauungen]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-revolution-conservatrice-en-allemagne-1918-1932.html' addthis:title='La &#8220;Révolution Conservatrice&#8221; en Allemagne (1918-1932) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/3902475021?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=3902475021" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2442" style="margin: 10px;" title="die-konservative-revolution" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/die-konservative-revolution-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>L&#8217;ouvrage d&#8217;Armin Mohler sur la &#8220;<a title="Konservative Revolution" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Konservative Revolution</a>&#8221; (KR) a été si souvent cité, qu&#8217;il est devenu, dans l&#8217;espace linguistique francophone, chez ceux qui cultivent une sorte d&#8217;adhésion affective aux idées vitalistes allemandes dérivées de Nietzsche, une sorte de mythe, de référence mythique très mal connue mais souvent évoquée. Cette année, une réédition a enfin vu le jour, flanquée d&#8217;un volume complémentaire où sont consignés les commentaires de l&#8217;auteur sur l&#8217;état actuel de la recherche, sur les nouveaux ouvrages d&#8217;approfondissement et surtout sur les recherches de Sternhell.</p>
<p style="text-align: justify;">Comment se présentet-il, finalement, cet ouvrage de base, ce manuel si fondamental? Il se compose d&#8217;abord d&#8217;un texte d&#8217;initiation, commençant à la page 3 de l&#8217;ouvrage et s&#8217;achevant à la page 169; ensuite d&#8217;une bibliographie exhaustive, recensant tous les ouvrages des auteurs cités et tous les ouvrages panoramiques sur la KR: elle débute à la page 173 pour se terminer à la page 483. Suivent alors les annexes, avec la liste des abréviations utilisées pour les lieux d&#8217;édition et les maisons d&#8217;édition, puis les registres des personnes, des périodiques et des organisations.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Un ouvrage destiné à la recherche</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ouvrage est donc de prime abord destiné à la recherche. Mais comme la thématique englobe des idées, des <em>leitmotive</em>, des affirmations politiques qui ont enthousiasmé de larges strates de l&#8217;<em>intelligentsia </em>allemande voire une partie des masses, il est évident qu&#8217;aujourd&#8217;hui encore elle enregistrera des retentissements divers en dehors des cénacles académiques. A Bruxelles, à Genève, à Paris ou à Québec, il n&#8217;y a pas que des professeurs qui lisent <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> ou <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span>&#8230; La recension qui suit s&#8217;adressera dès lors essentiellement à ce public extra-académique et se concentrera sur la première partie de l&#8217;ouvrage, le texte d&#8217;initiation, avec ses définitions de concepts, sa classification des diverses strates du phénomène que fut la KR. Mohler, dans ces chapitres d&#8217;une densité inouïe, définit très méticuleusement des mouvements politico-idéologiques aussi marginaux que fascinants: les &#8220;trotskystes du nationalsocialisme&#8221;, la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221; (DB), le national-bolchévisme, le &#8220;Troisième Front&#8221; (<em>Dritte Front</em>,  en abrégé DF), les Völkischen,  les Jungkonservativen,  les nationaux-révolutionnaires, les Bündischen,  etc. ainsi que des concepts comme <em>Weltanschauung</em>, nihilisme, <em>Umschlag</em>,  &#8220;Grand Midi&#8221;, réalisme héroïque, etc.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>&#8220;Konservative Revolution&#8221; et nationalsocialisme</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Le premier souci de Mohler, c&#8217;est de distinguer la KR du nationalsocialisme. Pour la tradition antifasciste, souvent imprégnée des démonstrations du marxisme vulgaire, le national-socialisme est la continuation politique de la KR. De fait, le national-socialisme a affirmé poursuivre dans les faits ce que la KR (ou la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221;) avait esquissé en esprit. Mais nonobstant cette revendication nationale-socialiste, on est bien obligé de constater, avec Mohler, que la KR d&#8217;avant 1933 recelait bien d&#8217;autres possibles. Le national-socialisme a constitué un grand mouvement de masse, impressionnant dans ses dimensions et affublé de toutes les lourdeurs propres aux appareils de ce type. Face à lui, foisonnaient des petits cercles où l&#8217;esprit s&#8217;épanouissait indépendamment des vicissitudes politiques du temps. Ces cénacles d&#8217;intellectuels n&#8217;eurent que peu d&#8217;influence sur les masses. Le grand parti, en revanche, écrit Mohler, &#8220;gardait les masses sous son égide par le biais des liens organisationnels et d&#8217;une doctrine adaptée à la moyenne et limitée à des slogans; il n&#8217;offrait aux têtes supérieures que peu d&#8217;espace et seulement dans la mesure où elles voulaient bien participer au travail d&#8217;enrégimentement des masses et limitaient l&#8217;exercice de leurs facultés intellectuelles à un quelconque petit domaine ésotérique&#8221; (p.4).</p>
<p style="text-align: justify;">Peu d&#8217;intellectuels se satisferont de ce rôle de &#8220;garde-chiourme de luxe&#8221; et préfèreront rester dans cette chaleur du nid qu&#8217;offraient leurs petits cénacles élitaires, où, pensaient-ils, l&#8217;&#8221;idée vraie&#8221; était conservée intacte, tandis que les partis de masse la caricaturaient et la trahissaient. Ce réflexe déclencha une cascade de ruptures, de sécessions, d&#8217;excommunications, de conjurations avec des éléments exclus du parti, si bien que plus aucune équation entre la NSDAP et la KR ne peut honnêtement être posée. Bon nombre de figures de la KR devinrent ainsi les &#8220;trotskystes du national-socialisme&#8221;, les hérétiques de la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221;, qui seront poursuivis par le régime ou opteront pour l&#8217;&#8221;émigration intérieure&#8221; ou s&#8217;insinueront dans certaines instances de l&#8217;Etat car le degré de la mise au pas totalitaire fut nettement moindre en Allemagne qu&#8217;en Union Soviétique. Des représentants éminents de la KR, comme Hans Grimm, Oswald Spengler et <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> purent compter sur l&#8217;appui de la <em>Reichswehr</em>, des cercles diplomatiques &#8220;vieux-conservateurs&#8221; ou de cénacles liés à l&#8217;industrie. Ne choisissent l&#8217;émigration que les figures de proue des groupes sociaux-révolutionnaires (Otto Strasser, Paetel, Ebeling) ou certains nationaux-socialistes dissidents comme Rauschning. La plupart restent toutefois en Allemagne, en espérant que surviendra une &#8220;seconde révolution&#8221; entièrement conforme à l&#8217;&#8221;Idée&#8221;. D&#8217;autres se taisent définitivement (Blüher, Hielscher), se réfugient dans des préoccupations totalement apolitiques ou dans la poésie (Winnig) ou se tournent vers la philosophie religieuse (Eschmann). Très rares seront ceux qui passeront carrément au national-socialisme comme Bäumler, spécialiste de Bachofen.</p>
<p style="text-align: justify;">La thèse qui cherche à prouver la &#8220;culpabilité anticipative&#8221; de la KR ne tient pas. En effet, les idées de la KR se retrouvent, sous des formes chaque fois spécifiquement nationales, dans tous les pays d&#8217;Europe depuis la moitié du XIXième siècle. Si l&#8217;on retrouve des traces de ces idées dans le national-socialisme allemand, celui-ci, comme nous venons de le voir, n&#8217;est qu&#8217;une manifestation très partielle et incomplète de la KR, et n&#8217;a été qu&#8217;une tentative parmi des dizaines d&#8217;autres possibles. Raisonner en termes de causalité (diabolique) constitue donc, explique Mohler, un raccourci trop facile, occultant par exemple le fait patent que les conjurés du 20 juillet 1944 ou que Schulze-Boysen, agent soviétique pendu en 1942, avaient été influencés par les idées de la KR.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L&#8217;origine du terme &#8220;Konservative Revolution&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Pour éviter toutes les confusions et les amalgames, Mohler pose au préalable quelques définitions: celle de la KR proprement dite, celle de la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221;, celle de la <em>Weltanschauung</em> en tant que véhicule pédagogique des idées nouvelles. Les termes &#8220;konservativ&#8221; et &#8220;revolutionär&#8221; apparaissent accolés l&#8217;un à l&#8217;autre pour la première fois dans le journal berlinois <em>Die Volksstimme</em> du 24 mai 1848: le polémiste qui les unissait était manifestement mu par l&#8217;intention de persifler, de se gausser de ceux qui agitaient les émotions du public en affirmant tout et le contraire de tout (le conservatisme et la révolution), l&#8217;esprit troublé par les excès de bière blanche. En 1851, le couple de vocables réapparait —cette fois dans un sens non polémique— dans un ouvrage sur la Russie attribué à Theobald Buddeus. En 1875, Youri Samarine donne pour titre <em>Revolyoutsionnyi konservatizm</em> à une plaquette qu&#8217;il a rédigée avec F. Dmitriev. Par la suite, Dostoïevski l&#8217;utilisera à son tour. En 1900, Charles Maurras l&#8217;emploie dans son <em>Enquête sur la Monarchie</em>.  En 1921, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> l&#8217;utilise dans un article sur la Russie. En Allemagne, le terme &#8220;<a title="Konservative Revolution" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Konservative Revolution</a>&#8221; acquiert une vaste notoriété quand Hugo von Hoffmannsthal le prononce dans l&#8217;un de ses célèbres discours (<em>Das Schriftum als geistiger Raum der Nation </em> — <em>La littérature comme espace spirituel de la nation</em>; 1927). Von Hoffmannsthal désigne un processus de maturation intellectuel caractérisé par la recherche de &#8220;liens&#8221;, prenant le relais de la recherche de &#8220;liberté&#8221;, et par la recherche de &#8220;totalité&#8221;, d&#8217;&#8221;unité&#8221; pour échapper aux divisions et aux discordes, produits de l&#8217;ère libérale.</p>
<p style="text-align: justify;">Chez Hoffmannsthal, le concept n&#8217;a pas encore d&#8217;implication politique directe. Mais dans les quelques timides essais de politisation de ce concept, dans le contexte de la République de Weimar agonisante, on perçoit très nettement une volonté de mettre à l&#8217;avant-plan les caractéristiques immuables de l&#8217;âme humaine, en réaction contre les idées de 1789 qui pariaient sur la perfectibilité infinie de l&#8217;homme. Mais tous les courants qui s&#8217;opposèrent jadis à la Révolution Française ne débouchent pas sur la KR. Bon nombre d&#8217;entre eux restent simplement partisans de la Restauration, de la Réaction, sont des conservateurs de la vieille école (Altkonservativen).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8220;Konservative Revolution&#8221; et &#8220;Deutsche Bewegung&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Donc si la KR est un refus des idées de 1789, elle n&#8217;est pas nostalgie de l&#8217;Ancien Régime: elle opte confusément, parfois plus clairement, pour une &#8220;troisième voie&#8221;, où seraient absentes l&#8217;anarchie, l&#8217;absence de valeurs, la fascination du laissez-faire propres au libéralisme, l&#8217;immoralité fondamentale du règne de l&#8217;argent, les rigidités de l&#8217;Ancien Régime et des absolutismes royaux, les platitudes des socialismes et communismes d&#8217;essence marxiste, les stratégies d&#8217;arasement du passé (&#8220;Du passé, faisons table rase&#8230;&#8221;). A l&#8217;aube du XIXième siècle, entre la Révolution et la Restauration, surgit, sur la scène philosophique européenne, l&#8217;idéalisme allemand, réponse au rationalisme français et à l&#8217;empirisme anglais. Parallèlement à cet idéalisme, le romantisme secoue les âmes. Sur le terrain, comme dans le Tiers-Monde aujourd&#8217;hui, les Allemands, exaltés par <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span>, Arndt, Jahn, etc., prennent les armes contre Napoléon, incarnation d&#8217;un colonialisme &#8220;occidental&#8221;. Ce mélange de guerre de libération, de révolution sociale et de retour sur soi-même, sur sa propre identité, constitue une sorte de préfiguration de la KR, laquelle serait alors le stade atteint par la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221; dans les années 20.</p>
<p style="text-align: justify;">Pour en résumer l&#8217;esprit, explique Mohler, il faut méditer une citation tirée du célébrissime roman de D.H. Lawrence, <em>The plumed Serpent</em> (= <em>Le serpent à plumes</em>, 1926). Ecoutons-la: &#8220;Lorsque les Mexicains apprennent le nom de Quetzalcoatl, ils ne devraient le prononcer qu&#8217;avec la langue de leur propre sang. Je voudrais que le monde teutonique se mette à repenser dans l&#8217;esprit de Thor, de Wotan et d&#8217;Yggdrasil, le frêne qui est axe du monde, que les pays druidiques comprennent que leur mystère se trouve dans le gui, qu&#8217;ils sont eux-mêmes le Tuatha de Danaan, qu&#8217;ils sont ce peuple toujours en vie même s&#8217;il a un jour sombré. Les peuples méditerranéens devraient se réapproprier leur Hermès et Tunis son Astharoth; en Perse, c&#8217;est Mithra qui devrait ressusciter, en Inde Brahma et en Chine le plus vieux des dragons&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Avec Herder, les Allemands ont élaboré et conservé une philosophie qui cherche, elle aussi, à renouer avec les essences intimes des peuples; de cette philosophie sont issus les nationalismes germaniques et slaves. Dans le sens où elle recherche les essences (tout en les préservant et en en conservant les virtualités) et veut les poser comme socles d&#8217;un avenir radicalement neuf (donc révolutionnaire), la KR se rapproche du nationalisme allemand mais acquiert simultanément une valeur universelle (et non universaliste) dans le sens où la diversité des modes de vie, des pensées, des âmes et des corps, est un fait universel, tandis que l&#8217;universalisme, sous quelque forme qu&#8217;il se présente, cherche à biffer cette prolixité au profit d&#8217;un schéma équarisseur qui n&#8217;a rien d&#8217;universel mais tout de l&#8217;abstraction.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>La notion de &#8220;Weltanschauung&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La KR, à défaut d&#8217;être une philosophie rigoureuse de type universitaire, est un éventail de <em>Weltanschauungen</em>.  Tandis que la philosophie fait partie intégrante de la pensée du vieil Occident, la <em>Weltanschauung </em>apparaît au moment où l&#8217;édifice occidental s&#8217;effondre. Jadis, les catégories étaient bien contingentées: la pensée, les sentiments, la volonté ne se mêlaient pas en des flux désordonnés comme aujour-d&#8217;hui. Mais désormais, dans notre &#8220;interrègne&#8221;, qui succède à l&#8217;ef-fondrement du christianisme, les Weltanschauungen  mêlent pensées, sentiments et volontés au sein d&#8217;une tension perpétuelle et dynamisante. La pensée, soutenue par des Weltanschauungen,  détient désormais un caractère instrumental: on sollicite une multitude de disciplines pour illustrer des idées déjà préalablement conçues, acceptées, choisies. Et ces idées servent à atteindre des objectifs dans la réalité elle-même. La nature particulière (et non plus universelle) de toute pensée nous révèle un monde bigarré, un chaos dynamique, en mutation perpétuelle. Selon Mohler, les Weltanschauungen  ne sont plus véhiculées par de purs philosophes ou de purs poètes mais par des êtres hybrides, mi-penseurs, mi-poètes, qui savent conjuguer habilement  —et avec une certaine cohérence—   concepts et images. Les gestes de l&#8217;existence concrète jouent un rôle primordial chez ces penseurs-poètes: songeons à T.E. Lawrence (d&#8217;Arabie), Malraux et <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>. Leurs existences engagées leur ont fait touché du doigt les nerfs de la vie, leur a communiqué une expérience des choses bien plus vive et forte que celle des philosophes et des théologiens, même les plus audacieux.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L&#8217;opposition concept/image</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Les mots et les concepts sont donc insuffisants pour cerner la réalité dans toute sa multiplicité. La parole du poète, l&#8217;image, leur sont de loin supérieures. L&#8217;ère nouvelle se reflète dès lors davantage dans les travaux des &#8220;intellectuels anti-intellectuels&#8221;, de ceux qui peuvent, avec génie, manier les images. Un passage du journal de Gerhard Nebel, daté du 19 novembre 1943, illustre parfaitement les positions de Mohler quand il souligne l&#8217;importance de la Weltanschauung  par rapport à la philosophie classique et surtout quand il entonne son plaidoyer pour l&#8217;intensité de l&#8217;existence contre la grisaille des théories, plaidoyer qu&#8217;il a résumé dans le concept de &#8220;nominalisme&#8221; et qui a eu le retentissement que l&#8217;on sait dans la maturation intellectuelle de la &#8220;Nouvelle Droite&#8221; française.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecoutons donc les paroles de Gerhard Nebel: &#8220;Le rapport entre les deux instruments métaphysiques de l&#8217;homme, le concept et l&#8217;image, livre à ceux qui veulent s&#8217;exercer à la comparaison une matière inépuisable. On peut dire, ainsi, que le concept est improductif, dans la mesure où il ne fait qu&#8217;ordonner ce qui nous tombe sous le sens, ce que nous avons déjà découvert, ce qui est à notre disposition, tandis que l&#8217;image génère de la réalité spirituelle et ramène à la surface des éléments jusqu&#8217;alors cachés de l&#8217;Etre. Le concept opère prudemment des distinctions et des regroupements dans le cadre strict des faits sûrs; l&#8217;image saisit les choses, avec l&#8217;impétuosité de l&#8217;aventurier et son absence de tout scrupule, et les lance vers le large et l&#8217;infini. Le concept vit de peurs; l&#8217;image vit du faste triomphant de la découverte. Le concept doit tuer sa proie (s&#8217;il n&#8217;a pas déjà ramassé rien qu&#8217;un cadavre), tandis que l&#8217;image fait apparaître une vie toute pétillante. Le concept, en tant que concept, exclut tout mystère; l&#8217;image est une unité paradoxale de contraires, qui nous éclaire tout en honorant l&#8217;obscur. Le concept est vieillot; l&#8217;image est toujours fraîche et jeune. Le concept est la victime du temps et vieillit vite; l&#8217;image est toujours au-delà du temps. Le concept est subordonné au progrès, tout comme les sciences, elles aussi, appartiennent à la catégorie du progrès, tandis que l&#8217;image relève de l&#8217;instant. Le concept est économie; l&#8217;image est gaspillage. Le concept est ce qu&#8217;il est; l&#8217;image est toujours davantage que ce qu&#8217;elle semble être. Le concept sollicite le cerveau mais l&#8217;image sollicite le cœur. Le concept ne meut qu&#8217;une périphérie de l&#8217;existence; l&#8217;image, elle, agit sur l&#8217;ensemble de l&#8217;existence, sur son noyau. Le concept est fini; l&#8217;image, infinie. Le concept simplifie; l&#8217;image honore la diversité. Le concept prend parti; l&#8217;image s&#8217;abstient de juger. Le concept est général; l&#8217;image est avant tout individuelle et, même là où l&#8217;on peut faire de l&#8217;image une image générale et où l&#8217;on peut lui subordonner des phénomènes, cette action de subordonnance rappelle des chasses passionnantes; l&#8217;ennui que suscite l&#8217;inclusion, l&#8217;enfermement de faits de monde dans des concepts, reste étranger à l&#8217;image&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Les idées véhiculées par les Weltanschauungen s&#8217;incarnent dans le réel arbitrairement, de façon imprévisible, discontinue. En effet, ces idées ne sont plus des idées pures, elles n&#8217;ont plus une place fixe et immuable dans une quelconque empyrée, au-delà de la réalité. Elles sont bien au contraire imbriquées, prisonnières des aléas du réel, soumises à ses mutations, aux conflits qui forment sa trame. Etudier l&#8217;impact des Weltanschauungen,  dont celles de la KR, c&#8217;est poser une topographie de courants souterrains, qui ne sautent pas directement aux yeux de l&#8217;observateur.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Une exigence de la KR: dépasser le wilhelminisme</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Quand Arthur Moeller van den Bruck parle d&#8217;un &#8220;Troisième Reich&#8221; en 1923, il ne songe évidemment pas à l&#8217;Etat hitlérien, dont rien ne laisse alors prévoir l&#8217;avènement, mais d&#8217;un système politique qui succéderait au IIième Reich bismarcko-wilhelminien et où les oppositions entre le socialisme et le nationalisme, entre la gauche et la droite seraient sublimées en une synthèse nouvelle. De plus, cette idée d&#8217;un &#8220;troisième&#8221; Empire, ajoute Mohler, renoue avec toute une spéculation philosophique christiano-européenne très ancienne, qui parlait d&#8217;un troisième règne comme du règne de l&#8217;esprit (saint). Dès le IIième siècle, les montanistes, secte chrétienne, évoquent l&#8217;avènement d&#8217;un règne de l&#8217;esprit saint, successeur des règnes de Dieu le Père (ancien testament) et de Dieu le Fils (nouveau testament et incarnation), qui serait la synthèse parfaite des contraires. Dans le cadre de l&#8217;histoire allemande, on repère une longue aspiration à la syn-thèse, à la conciliation de l&#8217;inconciliable: par exemple, entre les Habsbourg et les Hohenzollern. Après la Grande Guerre, après la réconciliation nationale dans le sang et les tranchées, Moeller van den Bruck est l&#8217;un de ces hommes qui espèrent une synthèse entre la gauche et la droite par le truchement d&#8217;un &#8220;troisième parti&#8221;. Evidemment, les hitlériens, en fondant leur &#8220;troisième Reich&#8221;, prétendront transposer dans le réel toutes ses vieilles aspirations pour les asseoir définitivement dans l&#8217;histoire. La KR et/ou la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221; se scinde alors en deux groupes: ceux qui estiment que le IIIième Reich de Hitler est une falsification et entrent en dissidence, et ceux qui pensent que c&#8217;est une première étape vers le but ultime et acceptent le fait accompli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sous le IIIème Reich historique, existait une &#8220;opposition de droite&#8221;, mécontente du caractère libéral/darwiniste de la révolution industrielle allemande, du rôle de l&#8217;industrie et du grand capital, de l&#8217;étroitesse d&#8217;esprit bourgeoise, du façadisme pompeux, avec ses stucs et son tape-à-l&#8217;oeil. Le &#8220;conservatisme&#8221; officiel de l&#8217;époque n&#8217;est plus qu&#8217;un décor, que poses mata-moresques, tandis que l&#8217;économie devient le destin. Ce bourgeoisisme à colifichets militaires suscite des réactions. Les unes sont réformistes; les autres exigent une rupture radicale. Parmi les réformistes, il faut compter le mouvement chrétien-social du Pasteur Adolf Stoecker, luttant pour un &#8220;Empire social&#8221;, pour une &#8220;voie caritative&#8221; vers la justice sociale. Les éléments les plus dynamiques du mouvement finiront par adhérer à la sociale-démocratie. Quant au &#8220;Mouvement Pan-Germaniste&#8221; (<em>Alldeutscher Verband)</em>,  il sombrera dans un impérialisme utopique, sur fond de romantisme niais et de cliquetis de sabre. Les autres mouvements restent périphériques: les mouvements &#8220;artistiques&#8221; de masse, les marxistes qui veulent une voie nationale, les premiers &#8220;Völkischen&#8221;,  etc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>A l&#8217;ombre de Nietzsche&#8230;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Face à ces réformateurs qui ne débouchent sur rien ou disparaissent parce que récupérés, se trouvent d&#8217;abord quelques isolés. Des isolés qui mûrissent et agissent à l&#8217;ombre de Nietzsche, ce penseur qui ne peut être classé parmi les protagonistes de la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221; ni parmi les précurseurs de la KR, bien que, sans lui et sans son œuvre, cette dernière n&#8217;aurait pas été telle qu&#8217;elle fut. Mais comme les isolés qu&#8217;alimente la pensée de Nietzsche sont nombreux, très différents les uns des autres, il s&#8217;en trouve quelques-uns qui amorcent véritablement le processus de maturation de la KR. Mohler en cite deux, très importants: Paul de Lagarde et Julius Langbehn. L&#8217;orientaliste Paul de Lagarde voulait fonder une <a title="religion" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religion</a> allemande, appelée à remplacer et à renforcer le message des christianismes protestants et catholiques en pariant sur la veine mystique, notamment celle de Meister Eckhart le Rhénan et de Ruusbroeck le Brabançon (5). Julius Langbehn est surtout l&#8217;homme d&#8217;un livre, Rembrandt als Erzieher (1890; = Rembrandt éducateur) (6). A partir de la personnalité de Rembrandt, Langbehn chante la mystique profonde du Nord-Ouest européen et suggère une synthèse entre la rudesse froide mais vertueuse du Nord et l&#8217;enthousiasme du Sud.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Mouvement völkisch et mouvement de jeunesse</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">En marge de ses deux isolés, qui connurent un succès retentissant, deux courants sociaux contri-buent à briser les hypocrisies et le matérialisme de l&#8217;ère wilhelminienne: le mouvement völkisch  et le mouvement de jeunesse (<em>Jugendbewegung</em>). Par <em>völkisch</em>,  nous explique Mohler, l&#8217;on entend les groupes animés par une philosophie qui pose l&#8217;homme comme essentiellement dépendant de ses origines, que celles-ci proviennent d&#8217;une matière informelle, la race, ou du travail de l&#8217;histoire (le peuple ou la tribu étant, dans cette optique, forgé par une histoire longue et commune). Proches de l&#8217;idéologie völkische  sont les doctrines qui posent l&#8217;homme comme déterminé par un &#8220;paysage spirituel&#8221; ou par la langue qu&#8217;il parle. Dans les années 1880, le mouvement völkisch  se constitue en un front du refus assez catégorique: il est surtout antisémite et remplace l&#8217;ancien antisémitisme confessionnel par un antisémitisme &#8220;raciste&#8221; et déterministe, lequel prétend que le Juif reste juif en dépit de ses options personnelles réelles ou affectées. Le mouvement völkisch  se divise en deux tendances, l&#8217;une aristocratique, dirigée par Max Liebermann von Sonnenberg, qui cherche à rapprocher certaines catégories du peuple de l&#8217;aristocratie conservatrice; l&#8217;autre est radicale, démocratique et issue de la base. C&#8217;est en Hesse que cette première radicalité völkische se hissera au niveau d&#8217;un parti de masse, sous l&#8217;impulsion d&#8217;Otto Böckel, le &#8220;roi des paysans hessois&#8221;, qui renoue avec les souvenirs de la grande guerre des paysans du XVIième siècle et rêve d&#8217;un soulèvement généralisé contre les grands capitalistes (dont les Juifs) et les Junker,  alliés objectifs des premiers.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mouvement de jeunesse est une révolte des jeunes contre les pères, contre l&#8217;artificialité du wilhelminisme, contre les conventions qui étouffent les cœurs. Créé par Karl Fischer en 1896, devenu le &#8220;Wandervogel&#8221; (= &#8220;oiseau migrateur&#8221;) en 1901, le mouvement connait des débuts anarchisants et romantiques, avec des éco-iers et lycéens, coiffés de bérets fantaisistes et la guitare en bandoulière, qui partent en randonnée, pour quitter les villes et découvrir la beauté des paysages. A partir de 1910-1913, le mouvement de jeunesse acquerra une forme plus stricte et plus disciplinée: la principale organisation porteuse de ce renouveau fut la Freideutsche Jugend.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le choc de 1914</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quand éclate la guerre de 1914, les peuples croient à une ultime épreuve purgative qui pulvérisera les barrières de partis, de classes, de confessions, etc. et conduira à la &#8220;totalité&#8221; espérée. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span>, dans les premières semaines de la guerre, parle de &#8220;purification&#8221;, de grand nettoyage par le vide qui balaiera le bric-à-brac wilhelminien. Peu importaient la victoire, les motifs, les intérêts: seule comptait la guerre comme hygiène, aux yeux des peuples lassés par les artifices bourgeois. Mais les enthousiasmes du début s&#8217;enliseront, après la bataille de la Marne, dans la guerre des tranchées et dans l&#8217;implacable choc mécanique des matériels. &#8220;Toute finesse a été broyée, piétinée&#8221;, écrit <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>. Le XIXième siècle périt dans ce maelstrom de fer et de feu, les façades rhétoriques s&#8217;écroulent pulvérisées, les contingentements proprets perdent tout crédit et deviennent ridicules.</p>
<p style="text-align: justify;">De cette tourmente, surgit, discrète, une nouvelle &#8220;totalité&#8221;, une &#8220;totalité&#8221; spartiate, une &#8220;totalité&#8221; de souffrances, avec des alternances de joies et de morts. Une chose apparaît certai-ne, écrit encore <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, c&#8217;est &#8220;que la vie, dans son noyau le plus intime, est indestructible&#8221;. Un philosophe ami d&#8217;<a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, Hugo Fischer, décrit cet avènement de la totalité nouvelle, dans un essai de guerre paru dans la revue &#8220;nationale-bolchévique&#8221; <em>Widerstand</em> (Janvier 1934; &#8220;<em>Der deutsche Infanterist von 1917</em>&#8220;): &#8220;Le culte des grands mots n&#8217;a plus de raison d&#8217;être aujourd&#8217;hui&#8230; La guerre mondiale a été le <em>daimon</em> qui a fracassé et pulvérisé le pathétisme. La guerre n&#8217;a plus de commencement ni de fin, le fantassin gris se trouve quelque part au milieu des masses de terre boueuse qui s&#8217;étendent à perte de vue; il est dans son trou sale, prêt à bondir; il est un rien au sein d&#8217;une monotonie grise et désolée, qui a toujours été telle et sera toujours telle mais, en même temps, il est le point focal d&#8217;une nouvelle souveraineté. Là-bas, quelque part, il y avait ja-dis de beaux systèmes, scrupuleusement construits, des systèmes de tranchées et d&#8217;abris; ces systèmes ne l&#8217;intéressent plus; il reste là, debout, ou s&#8217;accroupit, à moitié mort de soif, quelque part dans la campagne libre et ouverte; l&#8217;opposition entre la vie et la mort est repoussée à la lisière de ses souvenirs. Il n&#8217;est ni un individu ni une communauté, il est une particule d&#8217;une force élémentaire, planant au-dessus des champs ravagés. Les concepts ont été bouleversés dans sa tête. Les vieux concepts. Les écailles lui tombent des yeux. Dans le brouillard infini, que scrutent les yeux de son esprit, l&#8217;aube semble se lever et il commence, sans savoir ce qu&#8217;il fait, à penser dans les catégories du siècle prochain. Les canons balayent cette mer de saletés et de pourriture, qui avait été le domaine de son existence, et les entonnoirs qu&#8217;ont creusés les obus sont sa demeure (&#8230;) Il a survécu à toutes les formes de guerre; le voilà, incorruptible et immortel, et il ne sait plus ce qui est beau, ce qui est laid. Son regard pénètre les choses avec la tranquillité d&#8217;un jet de flamme. Avec ou sans mérite, il est resté, a survécu (&#8230;) L&#8217;&#8221;intériorité&#8221; s&#8217;est projetée vers l&#8217;extérieur, s&#8217;est transformée de fond en comble, et cette extériorité est devenue totale; intériorité et extériorité fusionnent; (&#8230;) On ne peut plus distinguer quand l&#8217;extériorité s&#8217;arrête et quand l&#8217;homme commence; celui-ci ne laisse plus rien derrière lui qui pourrait être réservée à une sphère privée&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>La défaite de 1918: une nécessité</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">En novembre 1918, l&#8217;Etat allemand wilhelminien a cessé d&#8217;exister: la vieille droite parle du &#8220;coup de couteau dans le dos&#8221;, œuvre des gauches qui ont trahi une armée sur le point de vaincre. Dans cette perspective, la défaite n&#8217;est qu&#8217;un hasard. Mais pour les tenants de la KR, la défaite est une nécessité et il convient maintenant de déchiffrer le sens de cette défaite. Franz Schauwecker, figure de la mouvance nationale-révolutionnaire, écrit: &#8220;Nous devions perdre la guerre pour gagner la Nation&#8221;.  Car une victoire de l&#8217;Allemagne wilhelminienne aurait été une défaite de l&#8217;&#8221;Allemagne secrète&#8221;. L&#8217;écrivain Edwin Erich Dwinger, de père nord-allemand et de mère russe, engagé à 17 ans dans un régiment de dragons, prisonnier en Sibérie, combattant enrôlé de force dans les armées rouge et blanche, revenu en Allemagne en 1920, met cette idée dans la bouche d&#8217;un pope russe, personnage de sa trilogie romanesque consacrée à la Russie: &#8220;Vous l&#8217;avez perdue la grande Guerre, c&#8217;est sûr&#8230; Mais qui sait, cela vaut peut-être mieux ainsi? Car si vous l&#8217;aviez gagnée, Dieu vous aurait quitté&#8230; L&#8217;orgueil et l&#8217;oppres-sion [<em>du wilhelminisme, ndt</em>] se seraient multipliées par cent; une jouissance vide de sens aurait tué toute étincelle divine en vous&#8230; Un pourrissement rapide vous aurait frappé; vous n&#8217;auriez pas connu de véritable ascension&#8230; Si vous aviez gagné, vous seriez en fin de course&#8230; Mais maintenant vous êtes face à une nouvelle aurore&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Après la guerre vient la République de Weimar, mal aimée parce qu&#8217;elle perpétue, sous des oripeaux républicains, le style de vie bourgeois, celui du parvenu. Cette situation est inacceptable pour les guerriers revenus des tranchées: dans cette république bourgeoise, qui a troqué les uniformes chamarrés et les casques à pointe contre les fracs des notaires et des banquiers, ils &#8220;bivouaquent dans les appartements bourgeois, ne pouvant plus renoncer à la simplicité virile de la vie militaire&#8221;, comme le disait l&#8217;un d&#8217;eux. Ils seront les recrues idéales des partis extrémistes, communiste ou national-socialiste. La République de Weimar se déploiera en trois phases: une phase tumultueuse, s&#8217;étendant de novembre 1918, avec la proclamation de la République, à la fin de 1923, quand les Français quittent la Ruhr et que le putsch Hitler/Ludendorff est maté à Munich; une phase de calme, qui durera jusqu&#8217;à la crise de 1929, où la République, sous l&#8217;impulsion de Stresemann, jugule l&#8217;inflation et où les passions semblent s&#8217;apaiser. A partir de la crise, l&#8217;édifice républicain vole en éclats et les nationaux-socialistes sortent vainqueurs de l&#8217;arène.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le débourgeoisement total</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La République de Weimar a connu des débuts très difficiles: elle a dû mater dix-huit coups de force de la gauche et trois coups de force de la droite, sans compter les manœuvres séparatistes en Rhénanie, fomentées par la France. Dans cette tourmente, on en est arrivé à une situation (apparemment) absurde: un gouvernement en majorité socialiste appelle les ouvriers à la grève générale pour bloquer le putsch d&#8217;extrême-droite de Kapp; cette grève générale est l&#8217;étincelle qui déclenche l&#8217;insurrection communiste de la Ruhr et, pour étrangler celle-ci, le gouvernement appelle les sympathisants des putschistes de Kapp à la rescousse! La situation était telle que l&#8217;esprit public, secoué, prenait une cure sévère de débourgeoisement.</p>
<p style="text-align: justify;">Bien sûr, le débourgeoisement total n&#8217;affectaient qu&#8217;une infime minorité, mais cette minorité était quand même assez nombreuse pour que ses attitudes et son esprit déteignent quelque peu sur l&#8217;opinion publique et sur la mentalité générale de l&#8217;époque. La guerre avait arraché plusieurs classes d&#8217;âge au confort bourgeois, lequel n&#8217;exerçait plus le moindre attrait sur elles. Pour ces hommes jeunes, la vie active du guerrier était qualitativement supérieure à celle du bourgeois et ils haïssaient l&#8217;idée de se morfondre dans des fauteuils mous, les pantoufles aux pieds. C&#8217;est pourquoi l&#8217;ardeur de la guerre, ils allaient la rechercher et la retrouver dans les &#8220;Corps Francs&#8221;, ceux de l&#8217;intérieur et ceux de l&#8217;extérieur. Ceux de l&#8217;intérieur se moulaient dans les structures d&#8217;autodéfense locales (<em>Einwohnerwehr</em>)  et permettaient, en fin de compte, un retour progressif à la vie civile, assorti quand même d&#8217;une promptitude à reprendre l&#8217;assaut dans les rangs communistes ou, surtout, nationaux-socialistes. Ceux de l&#8217;extérieur, qui combattaient les Polonais en Haute-Silésie et avaient arraché l&#8217;Annaberg de haute lutte, ou affrontaient les armées bolchéviques dans le Baltikum, regroupaient des soldats perdus, de nouveaux lansquenets, des irrécupérables pour la vie bourgeoise, des pélérins de l&#8217;absolu, des vagabonds spartiates en prise directe avec l&#8217;élémentaire. Dans leurs âmes sauvages, l&#8217;esprit de la KR s&#8217;incrustera dans sa plus pure quintessence.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallèlement aux Corps Francs, d&#8217;autres structures d&#8217;accueil existaient pour les jeunes et les soldats farouches: les <em>Bünde </em>du mouvement de jeunesse, lequel, avec la guerre, avait perdu toutes ses fantaisies anarchistes et abandonné toutes ses rêveries philosophiques et idéalistes. Ensuite les partis de toutes obédiences recrutaient ces ensauvagés, ces inquiets, ces chevaliers de l&#8217;élémentaire pour les engager dans leurs formations de combat, leurs services d&#8217;ordre. Avant le choc de la guerre, le révolutionnaire typique ne renonçait par radicalement aux formes de l&#8217;existence bourgeoise: il contestait simplement le fait que ces formes, assorties de richesses et de positions sociales avantageuses, étaient réservées à une petite minorité. L&#8217;engagement du révolutionnaire d&#8217;avant 1914 visait à généraliser ces formes bourgeoises d&#8217;existence, à les étendre à l&#8217;ensemble de la société, classe ouvrière comprise. Le révolutionnaire de type nouveau, en revanche, ne partage pas cet utopisme eudémoniste: il veut éradiquer toute référence à ces valeurs bourgeoises haïes, tout sentiment positif envers elles. Pour le bourgeois frileux, convaincu de détenir la vérité, la formule de toute civilisation, le révolutionnaire nouveau est un &#8220;nihiliste&#8221;, un dangereux mar-ginal, un personnage inquiétant.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Les lansquenets modernes</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mais les partis bourgeois, battus en brèche, incapables de faire face aux aléas qu&#8217;étaient les exigences des Alliés et les dérèglements de l&#8217;économie mondiale, la violence de la rue et la famine des classes défavorisées, ont été obligés de recourir à la force pour se maintenir en selle et de faire appel à ces lansquenets modernes pour encadrer leurs militants. Ces cadres issus des Corps Francs se rendent alors incontournables au sein des partis qui les utilisent, mais conservent toujours une certaine distance, en marge du gros des militants.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce processus n&#8217;est pas seulement vrai pour le national-socialisme, avec ses turbulents SA. Chez les communistes, des bandes de solides bagarreurs adhèrent au <em>Roter Kampfbund</em>. Certaines organisations restent indépendantes formellement, comme le Kampfbund Wiking  du Capitaine Hermann Ehrhardt, le Bund Oberland  du Capitaine Beppo Römer et du Dr. Friedrich Weber, le Wehrwolf  de Fritz Kloppe et la Reichs-flagge  du Capitaine Adolf Heiß. Le Stahlhelm, organisation paramilitaire d&#8217;anciens combattants, dirigée par Seldte et Duesterberg, est proche des Deutschnationalen (DNVP). Le Jungdeutscher Orde (Jungdo)  de Mahraun sert de service d&#8217;ordre à la Demokratische Partei. Quant aux sociaux-démocrates (SPD), leur organisation paramilitaire s&#8217;appelait le Reichsbanner Schwarz-Rot-Gold, dont les chefs étaient Hörsing et Höltermann.</p>
<p style="text-align: justify;">La quasi similitude entre toutes ses formations faisait que l&#8217;on passait allègrement de l&#8217;une à l&#8217;autre, au gré des conflits personnels. Beppo Römer quittera ainsi l&#8217;Oberland  pour passer à la KPD communiste. Bodo Uhse fera exacte-mentle même itinéraire, mais en passant par la NSDAP et le mouvement révolutionnaire paysan, la Landvolkbewegung. Giesecke passera de la KPD à la NSDAP. Contre les Français dans la Ruhr, les militants communistes sabotent installations et voies ferrées sous la conduite d&#8217;officiers prussiens; SA et Roter Kampfbund collaborent contre le gouvernement à Berlin en 1930-31.</p>
<p style="text-align: justify;">Dans ce contexte, Mohler souligne surtout l&#8217;apparition et la maturation de deux mouvements d&#8217;idées, le fameux &#8220;national-bolchévisme&#8221; et le &#8220;Troisième Front&#8221; (<em>Dritte Front</em>).  Si l&#8217;on analyse de façon dualiste l&#8217;affrontement majeur de l&#8217;époque, entre nationaux-socialistes et communistes, l&#8217;on dira que l&#8217;idéologie des forces communistes dérive des idées de 1789, tandis que celles du national-socialisme de celles de 1813, de la <em>Deutsche Bewegung</em>.  Il n&#8217;empêche que, dans une plage d&#8217;intersection réduite, des contacts fructueux entre les deux mondes se sont produits. Dans quelques cerveaux perti-nents, un socialisme radical fusionne avec un nationalisme tout aussi radical, afin de sceller l&#8217;alliance des deux nations &#8220;prolétariennes&#8221;, l&#8217;Allemagne et la Russie, contre l&#8217;Occident capitaliste.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Trois vagues de national-bolchévisme</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Trois vagues de &#8220;national-bolchévisme&#8221; se succéderont. La première date de 1919/1920. Elle est une réaction directe contre Versailles et atteint son apogée lors de la guerre russo-polonaise de 1920. La section de Hambourg de la KPD, dirigée par Heinrich Lauffenberg et Fritz Wolffheim, appelle à la guerre populaire et nationale contre l&#8217;Occident. Rapidement, des contacts sont pris avec des nationalistes de pure eau comme le Comte Ernst zu Reventlow. Quand la cavalerie de Boudienny se rapproche du Corridor de Dantzig, un espoir fou germe: foncer vers l&#8217;Ouest avec l&#8217;Armée Rouge et réduire à néant le nouvel ordre de Versailles. Weygand, en réorganisant l&#8217;armée polonaise en août 1920, brise l&#8217;élan russe et annihile les espoirs allemands. Lauffenberg et Wolffheim sont ex-communiés par le Komintern et leur nouvelle organisation, la KAPD (<em>Kommunistische Arbeiterpartei Deutschlands</em>),  se mue en une secte insignifiante.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconde vague date de 1923, quand l&#8217;occupation de la Ruhr et l&#8217;inflation obligent une nouvelle fois nationalisme et communisme à fusionner. Radek, fonctionnaire du Komintern, rend un vibrant hommage à Schlageter, fusillé par les Français. Moeller van den Bruck répond. Un dialogue voit le jour. Dans le journal <em>Die Rote Fahne</em>, on peut lire les lignes suivantes, parfaitement à même de satisfaire et les nationalistes et les communistes: &#8220;La Nation s&#8217;effrite. L&#8217;héritage du prolétariat allemand, créé par les peines de générations d&#8217;ouvriers est menacé par la botte des militaristes français et par la faiblesse et la lâcheté de la bourgeoisie allemande, fébrile à l&#8217;idée de récolter ses petits profits. Seule la classe ouvrière peut désormais sauver la Nation&#8221;. Mais cette seconde vague nationale-bolchéviste n&#8217;est restée qu&#8217;un symptôme de fièvre: d&#8217;un côté comme de l&#8217;autre, on s&#8217;est contenté de formuler de belles proclamations.</p>
<p style="text-align: justify;">Plus sérieuse sera la troisième vague nationale-bolchéviste, explique Mohler. Elle s&#8217;amorce dès 1930. A la crise économique mondiale et à ses effets sociaux, s&#8217;ajoute le Plan de réparations de l&#8217;Américain Young qui réduit encore les maigres ressources des Allemands. Une fois de plus, les questions nationale et sociale se mêlent étroitement. Gregor Strasser, chef de l&#8217;aile gauche de la NSDAP, et Heinz Neumann, tacticien communiste du rapprochement avec les nationaux, parlent abondamment de l&#8217;aspiration anticapitaliste du peuple allemand. Des officiers nationalistes, aristocratiques voire nationaux-socialistes, passent à la KPD comme le célèbre Lieutenant Scheringer, Ludwig Renn, le Comte Alexander Stenbock-Fermor, les chefs de la <em>Landvolkbewegung</em> comme Bodo Uhse ou Bruno von Salomon, le Capitaine des Corps Francs Beppo Römer, héros de l&#8217;épisode de l&#8217;Annaberg. Dans la pratique, la KPD soutient l&#8217;initiative du Stahlhelm contre le gouvernement prussien en août 1931; communistes et nationaux-socialistes organisent de concert la grève des transports en commun berlinois de novembre 1932. Toutes ces alliances demeurent ponctuelles et strictement tactiques, donc sans lendemain.</p>
<p style="text-align: justify;">La tendance anti-russe de la NSDAP munichoise (Hitler et Rosenberg) réduit à néant le tandem KPD/NSDAP, particulièrement bien rodé à Berlin. L&#8217;URSS signe des pactes de non-agression avec la Pologne (25.1.1932) et avec la France (29.11.1932). Au sein de la KPD, la tendance Thälmann, internationaliste et antifasciste, l&#8217;emporte sur la tendance Neumann, socialiste et nationale.</p>
<p style="text-align: justify;">Mais ce national-bolchévisme idéologique et militant, présent dans de larges couches de la population, du moins dans les plus turbulentes, a son pendant dans certains cercles très influents de la diplomatie, regroupés autour du <em>Comte rouge</em>, Ulrich von Brockdorff-Rantzau, et du Baron von Maltzan. La position de Brockdorff-Rantzau était en fait plus nuancée qu&#8217;on ne l&#8217;a cru. Quoi qu&#8217;il en soit, leur optique était de se dé-gager des exigences françaises en jouant la carte russe, exactement dans le même esprit de la politique prussienne russophile de 1813 (les &#8220;Accords de Tauroggen&#8221;), tout en voulant reconstituer un équilibre européen à la Bismarck.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Le &#8220;troisième front&#8221; (Dritte Front)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Pour distinguer clairement la KR du national-socialisme, il faut savoir, explique Mohler, qu&#8217;avant la &#8220;Nuit des Longs Couteaux&#8221; du 30 juin 1934, où Hitler élimine quelques adversaires et concurrents, intérieurs et extérieurs, le national-socialisme est une idéologie floue, recelant virtuellement plusieurs possibles. Ce fut, selon les circonstances, à la fois sa force et sa faiblesse face à un communisme à la doctrine claire, nette mais trop souvent rigide. Mohler énumère quelques types humains rassemblés sous la bannière hitlérienne: des ouvriers rebelles, des rescapés de l&#8217;aventure des Corps Francs de la Baltique, des boutiquiers en colère qui veulent faire supprimer les magasins à rayons multiples, des entrepreneurs qui veulent la paix sociale et des débouchés extérieurs nouveaux. Sur le plan de la politique étrangère, les options sont également diverses: alliance avec l&#8217;Italie fasciste contre le bolchévisme; alliance de tous les pays germaniques avec minimisation des rapports avec les peuples du Sud, décrétés &#8220;fellahisés&#8221;; alliance avec une Russie redevenue plus nationale et débarrassée de ses velléités communistes et internationalistes, afin de forger un pacte indéfectible des &#8220;havenots&#8221;  contre les nations capitalistes. De plus, la NSDAP des premières années du pouvoir, compte dans ses rangs des fédéralistes bavarois et des centralistes prussiens, des catholiques et des protestants convaincus, et, enfin, des militants farouchement hostiles à toutes les formes de christianisme.</p>
<p style="text-align: justify;">Cette panade idéologique complexe est le propre des partis de masse et Hitler, pour des raisons pratiques et tactiques, tenait à ce que le flou soit conservé, afin de garder un maximum de militants et d&#8217;électeurs. Avant la prise du pouvoir, plusieurs tenants de la KR avaient constaté que cette démagogie contribuerait tôt ou tard à falsifier et à galvauder l&#8217;idée précise, tranchée et argumentée qu&#8217;ils se faisaient de la nation. Pour éviter l&#8217;avènement de la falsification nationale-socialiste et/ou communiste, il fallait à leurs yeux créer un &#8220;troisième front&#8221; (<em>Dritte Front</em>),  basé sur une synthèse cohérente et destiné à remplacer le système de Weimar. Entre le drapeau rouge de la KPD et les chemises brunes de la NSDAP, les dissidents optent pour le drapeau noir de la révolte paysanne, hissé par les révoltés du XVIième siècle et par les amis de Claus Heim (12). Le drapeau noir est &#8220;le dra-peau de la terre et de la misère, de la nuit allemande et de l&#8217;état d&#8217;alerte&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le rôle de Hans Zehrer</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;un des partisans les plus chaleureux de ce &#8220;troisième front&#8221; fut Hans Zehrer, éditeur de la revue <em>Die Tat</em> d&#8217;octobre 1931 à 1933. Dans un article intitulé significativement <em>Rechts oder Links?</em> (<em>Die Tat</em>, 23. Jg., H.7, Okt. 1931), Zehrer explique que l&#8217;anti-libéralisme en Allemagne s&#8217;est scindé en deux ailes, une aile droite et une aile gauche. L&#8217;aile droite puise dans le réservoir des sentiments nationaux mais fait passer les questions sociales au second plan. L&#8217;aile gauche, elle, accorde le primat aux questions sociales et tente de gagner du terrain en matière de nationalisme. Le camp des anti-libéraux est donc partagé entre deux pôles: le national et le social. Cette opposition risque à moyen ou long terme d&#8217;épuiser les combattants, de lasser les masses et de n&#8217;aboutir à rien. En fin de course, les appareils dirigeants des partis communiste et national-socialiste ne défendent pas les intérêts fondamentaux de la population, mais exclusivement leurs propres intérêts. Les bases des deux partis devraient, écrit Zehrer, se détourner de leurs chefs et se regrouper en une &#8220;troisième communauté&#8221;, qui serait la synthèse parfaite des pôles social et national, antagonisés à mauvais escient.</p>
<p style="text-align: justify;">Derrière Zehrer se profilait l&#8217;ombre du Général von Schleicher qui, lui, cherchait à sauver Weimar en attirant dans un &#8220;troisième front&#8221; les groupes socialisants internes à la NSDAP (Gregor Strasser), quelques syndicalistes sociaux-démocrates, etc. Mais l&#8217;assemblage était trop hétéroclite: KPD et NSDAP résistent à l&#8217;entreprise de fractionnement. Le &#8220;troisième front&#8221; ne sera qu&#8217;un rassemblement de groupes situés &#8220;entre deux chaises&#8221;, sans force motrice décisive.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">(La suite de cette recension, rendant compte d&#8217;un ouvrage absolument capital pour comprendre le mouvement des idées politiques de notre siècle, paraîtra dans nos éditions ultérieures. Nous mettrons l&#8217;accent sur les fondements philosophiques de la KR et sur ses principaux groupes).</p>
<p style="text-align: justify;">Armin MOHLER, <em>Die Konservative Revolution in Deutschland 1918-1932. Ein Handbuch</em> (Dritte, um einen Ergänzungsband erweiterte Auflage 1989), Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt, 1989, I-XXX + 567 S., Ergänzungsband, I-VIII + 131 S., DM 89 (beide zusammen); DM 37 (Ergänzungsband einzeln).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(<em>Synergies Européennes</em> &#8211; Novembre 1989).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-revolution-conservatrice-en-allemagne-1918-1932.html' addthis:title='La &#8220;Révolution Conservatrice&#8221; en Allemagne (1918-1932) ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sulle tracce di una generazione perduta</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del libro di Winfried Mogge I Wandervögel: una generazione perduta. Immagini di un movimento giovanile nella Germania prenazista, Edizioni Socrates]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wander.html' addthis:title='Sulle tracce di una generazione perduta '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Intorno_al_fuoco.bmp" alt="" width="194" height="150" align="left" />Nel novembre dello scorso anno è stato dato alle stampe un volume di immagini poco notato, ma di una bellezza commovente, semplice e struggente. Si tratta di un <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8872020123">libro</a> che, pubblicato oggi nella nostra lingua, uscì nel 1986 in Germania col titolo di <em>Bilder aus dem Wandervogel Leben</em> (Immagini dalla vita del Wandervogel – il nome del movimento significa “uccello migratore”) a seguito della donazione, da parte di Julius Groß, del suo intero, immenso repertorio fotografico all’Archivio del Movimento giovanile tedesco conservato nel castello di Ludwigstein a Witzenhausen. Julius Groß, come racconta Winfried Mogge nel testo, “in qualità di «fotografo dei Wandervögel» […], aveva messo insieme una documentazione fotografica unica, dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo, sulla storia della gioventù tedesca nei primi trentacinque anni circa del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">XX secolo</a>”. Di quella gioventù, cioè, che armata di strumenti musicali e calzettoni alla zuava, in una rivolta esistenziale globale contro il mondo moderno, tornava alle campagne, alle escursioni, ai fienili e ai castelli diroccati, evitando le comodità di una vita borghese, “civilizzata” e cittadina.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8872020123"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/iwandervoegel.bmp" border="0" alt="Winfried Mogge, I Wandervögel: una generazione perduta. Immagini di un movimento nella Germania prenazista" width="200" height="348" align="right" /></a> Questo movimento, che tanta parte ebbe in seno al movimento ideale della “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/rivoluzioneconservatrice.html">rivoluzione conservatrice</a>”, era composto da giovani di varia estrazione sociale, che dimostravano con ciò stesso il loro rifiuto del mito astratto e alienante della “lotta di classe” in seno alla Repubblica di Weimar; ragazzi che privilegiavano quali forme artistiche il canto, la danza, la pittura e, appunto, la fotografia. Anche il corpo nudo, specie femminile, è spesso presente in queste immagini (allora) di forte rottura: scriveva della “spiritualità Wandervogel” Charly Strässer nel 1926, giungendo a teorizzare una vera e propria <em>Weltanschauung </em>neopagana: “È la nostalgia della redenzione in una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> che abbraccia corpo e anima nel grande divenire della natura… È una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> che, partendo prima di tutto dal corpo, supera l’incarcerazione cristiana, degradante, profanatrice; che travolge il mondo, ormai crollato, e in macerie, dell’Alto Culto dello Spirito; è la «profonda, interiore <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> della corporeità»”.</p>
<p style="text-align: justify;">I valori contadini, della terra e del sangue, il sapore dell’amicizia, l’amore per la natura in tutte le sue forme, la profonda, incontenibile gioia di vivere: queste le caratteristiche della gioventù Wandervogel, che traspaiono con potenza e carica suggestiva dal centinaio di fotografie del volume. In una di queste si vede un gruppetto di ragazzi su un poggio, accanto a una pentola sul fuoco; sullo sfondo stanno arbusti, alcune grandi latifoglie e un lago; in un’altra è rappresentato un alloggio per la notte, con il pagliericcio per meglio riposare: una dozzina di giovanissimi stanno sdraiati insieme; un’immagine raffigura due fanciulle che hanno raccolto dei fiori in una radura illuminata da un fascio di luce; in una, particolarmente riuscita, sotto il tronco di una grande quercia, di notte, si è formato un cerchio di ragazzi e ragazze, che cantano accompagnandosi con chitarre e violini. Queste fotografie comunicano direttamente la realtà di un tentativo, quasi unico nel suo genere, di conciliare la rivolta contro l’industrializzazione e il decadimento moderni con la ripresa di valori assiali ed eterni: ed è per questi motivi che il libro si rivela in quest’epoca di così grave crisi tanto più accattivante e significativo. Con esso si offre una preziosa opportunità di conoscere a fondo lo spirito animatore del movimento Wandervogel.</p>
<p style="text-align: justify;">[Winfried Mogge, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8872020123"><em>I Wandervögel: una generazione perduta. Immagini di un movimento giovanile nella Germania prenazista</em></a>, Edizioni Socrates, Roma 1999, pp. 140, £19000].</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wander.html' addthis:title='Sulle tracce di una generazione perduta ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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