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	<title>Centro Studi La Runa &#187; völkisch</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Wolfgang Willrich</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 14:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[La vita e le opere del pittore Wolfgang Willrich (Göttingen 31 marzo 1897-18 ottobre 1948), convinto assertore che la sola arte di valore fosse quella classica e che solo la grandezza etica dovesse essere soggetto di rappresentazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfgang-willrich.html' addthis:title='Wolfgang Willrich '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6810" class="wp-caption alignright" style="width: 426px"><img class="size-full wp-image-6810 " title="Willrich dipinge suo padre Hugo Willrich nel 1941." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/willrich-padre.jpg" alt="Willrich dipinge suo padre Hugo Willrich nel 1941." width="416" height="257" /><p class="wp-caption-text">Wolfgang Willrich ritrae suo padre Hugo nel 1941.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Wolfgang Willrich nacque a Göttingen il 31 marzo 1897 da una famiglia di tradizione contadina originaria della Bassa Sassonia e della Pomerania che gli trasmise un forte senso di attaccamento alla terra natale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il padre, Hugo Willrich, ebbe una grande influenza sulla personalità del giovane artista e sulle successive scelte del figlio: oltre ad essere insegnante del liceo e capitano della riserva era anche un famoso professore di filologia classica e storia all’università, autore di importanti lavori sull’ellenismo[1]. Grazie alle profonde conoscenze culturali del padre, Wolfgang crebbe nel suo tempo assimilando i valori e gli ideali della Grecia classica: il presente era analizzato in conformità a quei valori che da allora ispirarono la sua vita. Lo studio dei classici della Grecia arcaica, della storia dell’arte e degli ideali di bellezza ed armonia antichi, lo allontanarono dai suoi contemporanei e lo familiarizzarono con le opere d’artisti quali Leonardo, Michelangelo, Dürer, Velasquez, Holbein e Rembrandt.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanissimo Willrich manifestò un precoce talento artistico: poteva comporre musica, dipingere, incidere, e disegnare con estrema facilità e naturalezza e, già da allora, il suo più grande desiderio era quello di diventare un artista. Terminato nel 1915 il “Max Planck Gymnasium” di Göttingen, entrò nello stesso anno nella Kunsthochschule di Berlino prendendo contatto con le varie tendenze artistiche astratte: il suo rapporto con gli “ismi” moderni fu subito conflittuale. Vide nei mercanti che imperversavano nelle gallerie d’arte, strombazzando una fraseologia nebulosa, solo un grande imbroglio. I valori estetici classici e la dura etica prussiana lo portarono a giudicare le nuove teorie come corrotte, dementi e contronatura.  Wolfgang Willrich insorse contro l’infatuazione per il miserabile, il volgare, l’impotenza e la malattia che gli sembravano caratterizzare l’arte dei suoi contemporanei: per lui il centro della rappresentazione artistica doveva essere l’uomo ben nato, libero, sicuro dei suoi valori. La bellezza del corpo doveva essere veicolo ed espressione di uno spirito ugualmente armonico e di una nobile anima. Fece sue le parole di Gundolf (nel “George-Kreis”, Berlin 1920 pag. 205):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Solo i Greci ed i Tedeschi hanno identificato l’essenza umana nella figura giovanile, nel cammino graduale verso la fioritura completa, il risveglio dello spirito e la perfezione fisica. Solo presso questi due popoli la giovinezza non è soltanto una condizione naturale, ma una condizione dello spirito[…] Solo questi due popoli conoscono la forza che dal corpo bello crea le imprese eroiche e le immagini degli Dei: l’amore come forza creatrice del mondo, l’unione della giovinezza trascorrente con lo spirito eterno, l’Eros”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il perfezionamento artistico di Willrich trovò un grosso ostacolo nello scoppio del primo conflitto mondiale: nel 1916 si arruolò e divenne un soldato del 251° reggimento di fanteria combattendo prima sul fronte orientale e poi contro i francesi. Durante la guerra avrà l’esperienza decisiva che lo farà diventare un sostenitore della coscienza razziale ariana. Scriverà nelle sue memorie (pag.14 del libro di Klaus J. Peters <em>Wolfgang Willrich: Kriegszeichner-War artist</em>, 1990 R. James Publishing):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“A sinistra nella successiva trincea, tra i nostri rotoli di filo spinato e la terra, giaceva un giovane ufficiale: il più avanzato di tutti i morti russi. Nel profondo della mia anima pensavo che noi stavamo combattendo contro questa gente: fucilieri siberiani e guardie russe che con in faccia la morte erano avanzati contro di noi ed erano costituiti per la maggior parte da uomini generosi e ben fatti come quello che osservavo. Sentivo che quel giovane russo avrebbe potuto essere mio amico più di qualcuno degli uomini della mia stessa compagnia e che era una follia per il mio ed il suo popolo spararsi addosso e morire. D’ora in poi non avrei dimenticato l’ufficiale russo caduto. Riflettendo su ciò, mi veniva in mente che c’era qualcosa che ci univa saldamente trascendendo le frontiere nazionali e la lingua: la provenienza da una stessa stirpe, la stessa della nostra carne e del nostro sangue anche se ora, come nemico della patria, egli ci attaccava furibondo o rassegnato con lo scopo di annientarci”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del marzo 1918 Wolfgang Willrich fu decorato con la croce di ferro di prima classe e promosso sergente. Trasferito sul fronte occidentale fu fatto prigioniero dai francesi. Internato nel campo di prigionia d’Orléan realizzò, nel lungo periodo di detenzione, numerosi schizzi e disegni e pubblicò il suo primo dipinto in una rivista di guerra della Croce rossa internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6813" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/der-todt-ruft-die-soldaten.jpg"><img class="size-medium wp-image-6813" title="Der Tod ruft die Soldaten" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/der-todt-ruft-die-soldaten-300x104.jpg" alt="Der Tod ruft die Soldaten" width="300" height="104" /></a><p class="wp-caption-text">Der Tod ruft die Soldaten</p></div>
<p style="text-align: justify;">Rilasciato nel 1920, iniziò un duro periodo di studio nell’accademia d’arte di Dresda. Trascorse quattro anni in quella città nella classe di disegno allievo di Richard Müller ed in seguito frequentò per sette anni i corsi di Hermann Dittrich, eccellente professore di anatomia plastica. Nel 1923 dipinse il trittico <em>Der Tod ruft die Soldaten</em> per ricordare alunni ed insegnanti della sua vecchia scuola caduti nella prima guerra mondiale, che fu posto nell’aula magna del “Max Planck Gymnasium” di Göttingen. Negli ultimi tre anni dell’accademia lavorò sotto la direzione del famoso pittore di affreschi Georg Lührig. In questo periodo Willrich si dedicò anche a studi di biologia ed antropologia, ottenne numerosi attestati onorifici ma non ricevette commissioni o borse di studio da parte delle autorità pubbliche, mentre gli adepti della “nuova arte” se n’accaparravano a profusione. Solo una piccola cerchia di uomini animati dallo spirito <em>völkisch </em>arrivava a comprendere la forza ed il valore di quest’uomo: videro in lui il pittore dell’unità germanica, capace di rendere visibile ciò che essi intendevano per “essere di buona razza”, nozione che aleggiava ancora vagamente nel loro spirito. Per loro Willrich esprimeva l’idea che la bellezza dei corpi potesse essere, come per gli antichi, l’incarnazione di un’umanità superiore e nobile. Alla decadenza in cui l’uomo era materia indifferenziata e merce, era necessario opporre lo spirito sano della comunità di sangue e suolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al cosmopolitismo opporre l’amore per l’<em>Heimat </em>e la gioia di un popolo sano: riprendere gli ideali che erano stati all’origine del movimento giovanile dei <em>Wandervögel </em>nel quale l’artista aveva attivamente militato. Le parole di Stefan George (<em>La Stella dell’alleanza</em>, Edizioni Novecento, 1987, pag. 73), uno dei poeti più amati della <em>Jugendbewegung</em>, evocavano il pericolo estremo, l’età del lupo della mitologia germanica, la fine della stirpe nordica:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ihr habt, fürs Recken-alter nur bestimmte Und Nacht der Urwelt, später nicht bestand. Dann müsst ihr euch in fremde Gaue wälzen Eur kostbar tierhaft Blut verdirbt Wenn ihrs nicht mischt im Reich von Korn und Wein. Ihr wirkt im andren fort: nicht mehr durch euch, Hellhaarige Schar! Wisst dass eur eigner Gott Meist kurz vorm Siege meuchlings euch durchbohrt.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Durate quanto solo è destinato all’età degli Eroi E alla notte del mondo primitivo: non oltre. Poi dovete trascinarvi per ignote contrade E il vostro prezioso sangue animalesco e infantile si corrompe. Se non lo mescolate nel regno del grano e del vino. E sempre voi operate nell’altro – non più mediante voi – Schiera dai chiari capelli! Sappiate che il vostro dio Quasi sempre poco prima della vittoria a tradimento vi trafigge.”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Willrich aderisce al <em>Tannenbergbund</em>, associazione <em>völkisch </em>diretta dal generale Ludendorff (eroe di guerra ed autore del tentato colpo di stato a Monaco nel 1923 con Hitler) e dalla moglie Mathilde [2]. Si allontanerà dall’associazione nel 1928 anche se, nel 1932 e nel 1934 il calendario del movimento dei Ludendorff, il <em>Tannenberg Jahrweiser</em>, avrà ancora sue illustrazioni. Willrich si farà conoscere come valido artista in tutta la Germania dipingendo, nel 1927, il ritratto del Generale Ludendorff e, nel 1929, quello del Generale Lettow-Vorbeck. Nel 1933 Willrich non è membro del partito nazionalsocialista e non ha i favori delle autorità: è rimosso dal suo posto di lavoro, al Ministero della cultura, per le sue simpatie col movimento di Ludendorff, ormai in rotta di collisione con Hitler. In quel periodo Willrich inizia una breve carriera come insegnante in una scuola privata di Dresda e continua i suoi studi di pedagogia, filosofia e biologia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ragazza-tedesca.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6814" style="margin: 10px;" title="ragazza-tedesca" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ragazza-tedesca-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a>Nel 1934, dopo aver notato i suoi lavori su alcune riviste <em>völkisch</em>, il capo dei contadini tedeschi Richard Walther Darré lo chiamò a Berlino e lo fece assumere tra i suoi collaboratori con la paga di 500 marchi al mese ed il compito di cercare e dipingere contadini tedeschi con caratteri nordici. Dopo il libretto teorico del 1934 <em>Kunst und Volksgesundheit</em> nascono gli splendidi lavori pubblicati dalla casa editrice del Reichsbauernführer <em>Blut und Boden </em>di Goslar: <em>Aus deutschem Bauerntum</em> e <em>Bauerntum als Heger deutschen Blutes</em> del 1935. I tre portfolio di 12 dipinti ciascuno di <em>Vom Lebensbaum deutscher Art. Bilder und Gedanken zur Rassenfrage</em> (<em>Frauenspiegel</em>, <em>SS </em>[3], <em>Adel aus Blut und Boden</em>) dal 1935 al 1938. Nel 1938 per la casa editrice Bruckmann uscirono i due tomi di ritratti <em>Nordisches Blutserbe in Suddeutschen Bauerntum</em> insieme al pittore Oskar Just con la prefazione di Darré. Willrich rifiutò fermamente un’offerta della casa editrice Scherl che voleva acquistare i diritti di riproduzione di tutte le sue opere fino alla fine della sua vita così come una lucrosa offerta di Heinrich Himmler di conferirgli un alto grado nelle SS. Nonostante il suo lavoro per Darré non accettò di aderire al NSDAP né a nessuna delle organizzazioni annesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nord_22.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6815" style="margin: 10px;" title="nord_22" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nord_22-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>Willrich era un tipo solitario e ad eccezione della moglie Charlotte, sposata a Dresda nel 1931, ebbe pochi amici. Uno di questi, Paul Minke, responsabile per la scuola capi Hitlerjugend di Potsdam, dopo la pubblicazione nel 1938 presso la casa editrice Sigrune di <em>Das deutsche Antlitz</em>, lo mise in contatto con l’organizzazione <em>Volksbund für das Deutschtum im Ausland</em> che gli commissionò una grossa serie di ritratti che appariranno sul libro più bello ed affascinante di Willrich, pubblicato nel 1939 dalla casa editrice del VDA (Verlag Grenze und Ausland), <em>Des Edlen ewiges Reich</em> [4]. In quest’opera, Willrich riaffermava il suo ideale di un popolo sano e libero nel corpo come nello spirito. La liberazione doveva essere anche spirituale perché il cristianesimo era considerato una forma malata e straniera di <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a>. Metteva in guardia i suoi lettori dal pericolo della civilizzazione materialista e cosmopolita americana e dalla catastrofe che una guerra civile europea poteva rappresentare per l’intero vecchio continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1937, con Walter Hansen e con il conte Klaus von Baudissin è uno dei promotori della mostra inaugurata a Monaco <em>Entartete Kunst</em> che denuncia, come troppo moderata, la politica ufficiale d’opposizione al “bolscevismo culturale” dell’arte moderna e che si attira critiche all’interno dello stesso NSDAP (tra cui Adolf Ziegler presidente della camera dell’arte e del ministro Wilhelm Laegert). L’idea di Willrich dell’arte e della cultura fu così intransigente ed inflessibile che ogni altra concezione era considerata una degenerazione. Queste idee furono compiutamente espresse nel suo più grosso lavoro teorico del 1937 pubblicato dall’editore Lehmann <em>Säuberung des Kunsttempels</em>: una dura requisitoria contro le tendenze artistiche moderne. Willrich era convinto che la sola arte di valore fosse quella classica e che solo la grandezza etica dovesse essere soggetto di rappresentazione. L’arte non doveva essere il risultato di una teoria estetica ma doveva cercare la sua origine nello spirito del popolo. L’arte veniva dal popolo e perciò doveva essere comprensibile a tutti. L’arte non era autonoma, non possedeva un’esistenza indipendente, ma era il mezzo con cui il popolo esprimeva la sua identità. L’assioma centrale dei teorici <em>völkisch </em>era <em>Volk als Kulturboden</em>, l’arte nasceva nel terreno della <em>Volksgemeinschaft</em>, era la pianta che cresceva nella comunità del popolo. Missione dell’artista era definita dall’idea che la vita spirituale del popolo si basava sulla direzione dello Stato, che traeva la sua legittimità dalla conformità alla Tradizione espressa dal <em>Volksgeist</em>. Motivo essenziale dell’ispirazione di Willrich fu il mondo contadino che per eccellenza è il mondo dell’eterno ritorno delle cose, il mondo che attraversa i tempi in una natura immutabile, tutti i giorni identica a se stessa. Willrich scelse di dipingere quella gente, i contadini, i soldati, che avrebbero dovuto essere modello per tutto il popolo. Modello di qualità esteriori ed interiori:  modestia, onestà, diligenza, rispetto per la donna e la famiglia, radicamento alla terra ed alle tradizioni. Egli tirò dritto per la sua strada senza ricercare lodi, fama, carriera. Volle solo dedicarsi completamente alla sua arte con estrema dedizione mantenendo dignitosamente la propria famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6816" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capitano-di-corvetta.jpg"><img class="size-medium wp-image-6816" title="Il capitano di corvetta Erdmenger, comandante dell'incrociatore &quot;Wilhelm Heidkamp&quot; e delle truppe di marina presso Narvik" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capitano-di-corvetta-220x300.jpg" alt="Il capitano di corvetta Erdmenger, comandante dell'incrociatore &quot;Wilhelm Heidkamp&quot; e delle truppe di marina presso Narvik" width="220" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il capitano di corvetta Erdmenger, comandante dell&#39;incrociatore &quot;Wilhelm Heidkamp&quot; e delle truppe di marina presso Narvik</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1939 con la mobilitazione generale Willrich si presentò subito come volontario, ma fu scartato a causa dell’età: non si rassegnò. Scrisse un’incredibile lettera ad Erwin Rommel in persona (pag. 46 del libro di Peters) in cui chiese di andare al fronte: se non fosse stato possibile combattere voleva almeno mettere la sua arte a disposizione dell’esercito per ritrarre i soldati più valorosi. Dal 1939 ricevette ufficialmente il compito di disegnare, per conto del dipartimento propaganda dell’esercito, i soldati impegnati nella guerra che si erano distinti per il loro valore. La prima raccolta di ritratti fu quella dedicata ai sommergibilisti e ai comandanti della marina tra cui Karl Dönitz e <a title="Günther Prien" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-toro-di-scapa-flow.html">Günther Prien</a>. Inviato nel 1940 sul fronte francese eseguì i ritratti del generale Guderian e di Erwin Rommel. Nel 1941 con i paracadutisti del battaglione d’assalto di Koch e poi in Norvegia-Finlandia con la fanteria di montagna, nel 1943 in Italia col generale Kesserling ed infine in Russia. Durante queste missioni eseguì moltissimi ritratti di personaggi famosi (Hans Ulrich Rudel, Hanna Reitsch, Ferdinand Schörner, Mölders, Galland, Dietl) come di semplici soldati. Willrich pubblicò con la casa editrice Grenze und Ausland le serie delle cartoline dedicate alle varie armi dell’esercito. Queste cartoline fecero il giro del mondo ed ancor oggi sono ricercatissime da collezionisti ed ammiratori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6817" class="wp-caption alignright" style="width: 222px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/guderian.jpg"><img class="size-medium wp-image-6817" title="Heinz Guderian, generale delle truppe corazzate tedesche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/guderian-212x300.jpg" alt="Heinz Guderian, generale delle truppe corazzate tedesche" width="212" height="300" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Heinz Guderian, generale delle truppe corazzate tedesche</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel 1943 uscì il capolavoro <em>Des Reiches Soldaten</em> che raccoglieva i ritratti militari eseguiti da Willrich sui vari fronti: fanti, paracadutisti, marinai famosi o sconosciuti che con il loro valore stupirono il mondo. Verso la fine della guerra nel 1944 Willrich ricevette dall’esercito l’incarico di produrre un lavoro propagandistico per spiegare alla popolazione i motivi della lotta finale del soldato tedesco: finito in tempi strettissimi vedrà la luce solo nel 1949 stampato a Buenos Aires dalla casa editrice Duerer intitolato <em>Dafür kampfte der deutsche Soldat</em> (ristampato in francese dalla casa editrice Arès, Case Postale 222, 1233 Bernex, Suisse e prossimamente in edizione italiana presso l’Editrice Ritter). Il volume conteneva, oltre ai dipinti ed ad una breve biografia, il testo dell’orazione funebre letta in occasione della morte del pittore.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine della guerra Willrich fu fatto prigioniero e deportato in un campo di concentramento in Normandia dalla U.S. Military Police. Fu un periodo di fame e di sofferenze: la sua salute è minata a tal punto che deve essere ricoverato in ospedale e rilasciato in anticipo nel 1946. Dopo il rilascio Willrich tornò a Göttingen accanto alla moglie ed ai tre giovani figli che erano stati evacuati da Berlino. La sua casa era stata saccheggiata ed il 90% della sua opera era stata distrutta o trafugato dagli occupanti. Ripartì da zero iniziando nel 1947 a scrivere le sue memorie (<em>Aus Freunde am Schönen</em> completate dalla moglie Charlotte nel 1987 e rimaste inedite)  ma la sua salute era definitivamente compromessa. Le sue convinzioni non vacillarono e in una lettera del maggio del 1948 (pag. 265 del libro di Peters) riaffermò la sua concezione dell’arte. Dopo lunghi mesi di sofferenze Wolfgang Willrich si spense a Göttingen il 18 ottobre del 1948. Il suo superiore, generale Hellermann, lo ricordò in una lettera con queste parole:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Wolfgang Willrich fu impiegato come maresciallo in quest’ufficio della riserva. Egli ricevette il mio permesso di indossare abiti civili e di vivere nel suo appartamento di Berlino. Sentivo che ciò era necessario per lui, sapevamo di avere a che fare con un autentico artista. Ogni costrizione inibiva il suo lavoro. Si ribellava ad ogni vincolo e ciò a detrimento della sua creatività. Ho conosciuto pochi uomini che avessero un così gran bisogno di libertà. Sia come uomo, sia come artista ha sempre fatto ciò che riteneva giusto. Willrich possedeva un considerevole coraggio personale: una qualità assai rara. Nel suo rango di maresciallo non fu mai timoroso di esprimere le sue opinioni apertamente e con chiarezza di fronte ai superiori, generali compresi. Grazie alla sua creatività artistica ed alle sue vaste conoscenze in numerosi campi si potevano intrattenere con lui interessanti discussioni in cui egli dimostrava costantemente il suo carattere coraggioso. Il Partito e soprattutto le SS volevano sfruttarlo per i loro fini. Tutte quelle offerte, anche quelle provenienti dagli influenti uffici di Rust ed Himmler, furono persistentemente rifiutate… Questo atteggiamento di rifiuto significò per Willrich il disprezzo per i vantaggi personali. Egli viveva solo per la sua arte e per ciò che credeva fosse giusto. Fu un artista che, in semplicità spartana, andò per la sua strada senza alcuna considerazione per i profitti… Fu un artista indipendente nel vero senso del termine”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Dafuer.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6818" style="margin: 10px;" title="Dafuer" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Dafuer-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a>Nel dopoguerra tutti i libri di Wolfgang Willrich furono messi al bando: il 13 maggio 1946 la Commissione Interalleata di Controllo emanò una legge” sull’estirpazione della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> a carattere nazionalsocialista o militarista”. Contemporaneamente si creò nella zona d’occupazione sovietica un organismo speciale “Schriften-Prüfstelle bei der deutschen Bücherei, Leipzig” che intraprese subito la redazione di una nuova lista di libri proscritti. La lista iniziale di 526 pagine comprende 13.223 libri e 1.502 giornali proibiti dal 1 aprile 1946.A completamento di questa lista uscirono altri tre volumi rispettivamente il 1 gennaio 1947 (179 pagine, 4.739 libri e 98 giornali proibiti), il 1 settembre 1948 (336 pagine, 9.906 libri e giornali proibiti) e il 1 aprile 1952 (circa 7.000 libri e giornali proibiti). In totale furono proibiti poco più di 36.000 libri e periodici editi prima del 1945. Queste liste di proscrizione furono utilizzate ugualmente ad ovest e sono consultabili in quanto ristampate dall’editore antiquario Uwe Berg (<em>Liste des Auszusondernden Literatur</em>, quattro volumi richiedibili ad Uwe Berg Verlag, Tangendorferstrasse 6, D 21442 Toppenstedt.Tel.04173 6625 Fax 04173 6225). I libri sono classificati per autore in ordine alfabetico. Per ogni autore sono indicati i singoli libri proibiti o “l’intera opera”[5]. L’ultimo volume del 1952 è pubblicato a cura del ministero per l’Educazione Politica della DDR. La Germania federale è da allora l’unico paese dell’Europa occidentale che dispone di un sistema ufficiale di “messa all’indice” (<em>Indizierung</em>) dei libri giudicati indesiderabili [6]. Recentemente, grazie alla meritoria opera di Thule-Italia http://www.thule-italia.org/ è stato realizzato il sito più completo su Wolfgang Willrich a livello mondiale: <a title="Willrich" href="http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html">http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bauern.jpg"><img class="size-medium wp-image-6819 alignright" style="margin: 10px;" title="bauern" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bauern-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Oltre alla bibliografia completa ed al catalogo delle opere di Willrich disponibili attualmente sul mercato, sono state messe in rete quasi tutte le opere dell’artista apparse sui suoi libri e il numero della rivista <em>Verhagen &amp; Klasing</em>, August n. 53, 1939 che contiene l’articolo di K. Nonn <em>Der Maler Wolfgang Willrich</em> e numerose riproduzioni di suoi quadri a colori. Ultimo scempio alla memoria del pittore fu fatto alla fine degli anni ottanta: dopo demenziali discussioni sulla natura “bellicista ed eroica” o meno del dipinto e malgrado l’intervento della sorella Ingeborg Willrich, della moglie Charlotte Willrich e di numerosi ex-studenti del liceo il trittico <em>Der Tod ruft die Soldaten</em> fu tolto dall’aula magna del “Max Planck Gymnasium” di Göttingen. La destinazione del gigantesco dipinto (3 metri x 7,10 metri) fu la mostra permanente “rieducativa” nei pressi delle famose Zeppelin Tribüne, <em>Faszination und Gewalt</em> nella città di Nürnberg (Ausstellung “Faszination und Gewalt” Reichparteitagsgelände, Museen der Stadt, Bayernstrasse 110, D 90471 Nürnberg) . Quanti amano la pittura di Wolfgang Willrich possono ammirarlo là, additato, malgrado sia stato dipinto nel 1923, come “esempio di arte nazionalsocialista” (<em>Dorothea Trittel Abgehängtes Gedenken. Das Aulabild im Max-Planck-Gymnasium in Verewigt und Vergessen</em> di Carola Gottschalk ed altri, VS 1992, Göttingen pag. 69-75).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[1] <em>De conjurationis Catilinariae fontibus </em>/ Willrich, Hugo 1893 Göttingen; <em>Juden und Griechen vor der makkabäischen Erhebung </em>/ Willrich, Hugo 1895 Göttingen; <em>Judaica </em>/ Willrich, Hugo 1900 Göttingen; <em>Caligula</em>/Willrich Hugo 1903 Wiesbaden; <em>Livia </em>/ Willrich, Hugo 1911 Leipzig; <em>Urkundenfälschung in der hellenistisch-jüdischen Literatur </em>/ Willrich, Hugo 1924 Göttingen; <em>Das Haus des Herodes zwischen Jerusalem </em>/ Willrich, Hugo 1929 Heidelberg; <em>Perikles</em> / Willrich, Hugo 1936; Göttingen <em>Cicero und Caesar </em>/ Willrich, Hugo 1944 Göttingen.</p>
<p style="text-align: justify;">[2] Presso la casa editrice Hohe Warte, erede del pensiero di Erich e Mathilde Ludendorff, è possibile ordinare due ritratti di Mathilde Ludendorff eseguiti da Wolfgang Willrich nel 1941 e nel 1947: Verlag Hohe Warte GmbH, Tutzinger Str. 46, D – 82396 Pähl <a title="Hohewarte" href="http://www.hohewarte.de/"> http://www.hohewarte.de/</a> – E-mail: redaktion@hohewarte.de Su Mathilde Ludendorff vedi <a title="Mathilde Ludendorff" href="http://www.thule-italia.net/Storia/MathildeLudendorff.html">http://www.thule-italia.net/Storia/MathildeLudendorff.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">[3] A questo indirizzo: thule@thule-italia.org  – oppure tel: 340 4948046 è possibile ordinare una perfetta ristampa del porfolio <em>Vom Lebensbaum deutscher Art</em> di 12 disegni di militi SS di Wolfgang Willrich prefazione di Heinrich Himmler.</p>
<p style="text-align: justify;">[4] Presso la libreria ARNDT-Buchdienst, Postfach 3603, D 24035 Kiel <a title="Lesen und Schenken" href="http://www.lesenundschenken.de/">http://www.lesenundschenken.de/</a> &#8211; Tel. 04384 59700 Fax. 04384 597040 è possibile ordinare due poster formato 30×42 <em>Giovane contadina della Prussia Orientale </em>e <em>Deutsche Familie</em>, un portfolio di 12 ritratti 30×21 estratti dal libro <em>Das Edlen ewiges Reich</em> al costo di 15 euro. Il libro è stato messo completamente in rete per la parte del testo al sito <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/DasEdlenEwigesReich.pdf">http://www.galleria.thule-italia.com/DasEdlenEwigesReich.pdf</a> e per la parte grafica al sito <a></a><a href="http://www.galleria.thule-italia.com/edlen.html">http://www.galleria.thule-italia.com/edlen.html</a>. Presso la casa editrice Effepi è possibile ordinare il volume <em> Donne e uomini di Germania. L’ideale ariano nei ritratti di Wolfgang Willrich</em>, Effepi, 2007, euro 10,00. Richiedere a: Edizioni Effepi Via B. Piovera 7 – 16149 Genova. Telefono: 010 6423334 cell 338 9195220 Posta elettronica: effepiedizioni@hotmail.com  – <a href="http://www.effepiedizioni.com">http://www.effepiedizioni.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">[5] Consultabile anche al sito <a href="http://www.vho.org/censor/tE.html">http://www.vho.org/censor/tE.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">[6] Elenco dei libri al bando in Germania, Svizzera e Francia consultabile al sito <a href="http://vho.org/censor/Censor.html">http://vho.org/censor/Censor.html</a>; cfr. Martin Lüders, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/distruzionelibri.html"><em>La più grande campagna di distruzione di libri di tutta la storia</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Notizie biografiche in:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mortimer G. Davidson <em>Kunst in Deutschland 1933-1945</em>, Band II Malärei, 1992, Grabert Verlag, Postfach 1629, D – 72006 Tübingen Tel.07071 4070-0 Fax 07071 &#8211; 407026 – <a title="Grabert Verlag" href="http://www.grabert-verlag.de/">http://www.grabert-verlag.de/</a> – Email: info@grabertverlag.de</p>
<p style="text-align: justify;">Klaus J.Peters, <em>Wolfgang Willrich Kriegzeichner-War Artist</em>, R.James Publishing, P.O. Box 23456, San Jose, California 95153-3456 USA Tel.408 2255777 Fax 408 2254739 – <a title="Bender Publishing" href="http://www.bender-publishing.com/">http://www.bender-publishing.com/</a> &#8211;  E-mail: order@bender-publishing.com</p>
<p style="text-align: justify;">Tom Capparelli, <em>The military postcards of the third Reich</em>, Published by Tom Capparelli, P.O. Box 655, Villa Park, IL 60181,USA.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume <em>Aryan  Portraits </em>con ritratti di W. Willrich in bianco e nero, testo in inglese e tedesco, costo 10,00 dollari americano è ordinabile a: RJG Enterprises Inc. – PO Box 6424 – Lincoln NE 68506 – USA. E-mail: info@third-reich-books.com – <a href="http://www.third-reich-books.com/third-reich-nazi-books.htm#SS">http://www.third-reich-books.com/third-reich-nazi-books.htm#SS</a></p>
<p style="text-align: justify;">Sito che ha messo in rete gran parte dell’opera di Wolfgang Willrich, Galleria d’Arte Thule: <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/ ">http://www.galleria.thule-italia.com/ </a></p>
<p style="text-align: justify;">Nello spazio dedicato a Wolfgang Willrich: <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/catalogowillrich.html">http://www.galleria.thule-italia.com/willrich.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">Lavori di Wolfgang Willrich in commercio/Available works of Wolfgang Willrich: <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/catalogowillrich.html">http://www.galleria.thule-italia.com/catalogowillrich.html</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfgang-willrich.html' addthis:title='Wolfgang Willrich ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le origini misteriche della razza padrona</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 08:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicate in italiano due importanti opere di Guido von List, principale teorico della 'teosofia ariana' che si inverò nella rivoluzione nazionalsocialista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-origini-misteriche-della-razza-padrona.html' addthis:title='Le origini misteriche della razza padrona '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ibs.it/code/9788861480384/list-guido-von/religione-degli-ariogermani-e.html?shop=2317"><img class="alignright size-medium wp-image-4522" style="margin-right: 10px; margin-left: 10px;" title="la-religione-degli-ariogermani" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-religione-degli-ariogermani-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Elemento decisivo per comprendere l’identità ideologica del Nazionalsocialismo è il sostrato di contro-cultura esoterica e millenarista presente in Germania e Austria tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Qui si ebbe l’improvviso rampollare di una sintesi dirompente tra pangermanesimo völkisch, filosofia romantico-idealistica, settarismo paramassonico “di frangia” e razzialismo teosofico.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo bruciante composto culturale si colloca come preciso antefatto ideologico del Nazionalsocialismo sotto la veste, generalmente oggi riconosciuta dagli storici, di neo-gnosticismo. Dell’antica Gnosi, quei prodromi intellettuali, così come il loro tardo prodotto politico, conservarono infatti il fondamento dualistico: Bene e Male si disputano le sorti dell’universo in una lotta titanica mai doma, il principio della luce essendo costantemente insidiato da quello della tenebra, egemone nel mondo delle cose fisiche. Uniti a questa impostazione, l’afflato magico-misterico, l’idea di custodire un arcano sapere proveniente dai dispersi mondi dell’Origine e l’annuncio escatologico di un Salvatore sovrumano, scaturito dalle profondità della comunità dei giusti e dei puri, furono tasselli essenziali dell’antico gnosticismo. Ripresi tali e quali in epoca moderna, prima dalla cultura esoterista e pangermanica del tardo Ottocento, poi da quell’ideologia politica dell’integralismo pan-ariano che si appalesò in pieno Novecento nei brevi anni del Terzo Regno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pensiero ariosofico che si rese visibile nell’Austria tedesca a cavallo dei secoli XIX e XX reca essenzialmente il nome di Guido von List. Colui che, assieme al più giovane Lanz von Liebenfels, gettò le basi per un’organica sistemazione culturale di fondamenti sin lì sparsi di sapere, mai posti prima apertamente alla base di precise rivendicazioni non solo metafisiche, ma storiche e politiche. List parlò con chiarezza di nuove aristocrazie di dominatori arii, un Ordine selezionato atteso da un destino di potenza materiale, che altro non sarebbe stato che il riflesso terreno di più ardite sintesi cosmiche tra poteri di armonia e di bellezza, alla fine usciti vittoriosi dalla lotta ultraterrena. Riverberi di teosofia e di misteriosofia pagana lavorati con materiali dialettici formularono la visionaria certezza che si fosse a una svolta di epoche. List, in questo senso, appare, con tutto il suo complesso formulario logico e insieme irrazionalistico, come uno dei maggiori annunziatori dell’<em>eschaton</em>, cioè l’era dell’avvento finale di un Regno di liberazione del germanesimo dai ceppi che la Chiesa cristiana gli aveva imposto per secoli, costringendolo all’occultamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La recente uscita di due brevi testi di Guido von List contribuisce a fare chiarezza su un personaggio conosciuto tardi in Italia, e che solo da poco vede riconosciuti dagli storici i suoi titoli di profeta ideologico del Nazionalsocialismo. Si tratta de <em>La religione degli Ariogermani </em>e <em>Urgrund </em>(il fondamento primordiale dell’esistenza), pubblicati in unico volume dalle Edizioni Settimo Sigillo. L’ampia introduzione di Marcello De Martino fa luce sulla griglia ideologica di List, stabilendone i nessi con il pensiero neoplatonico, con l’hegelismo e con la moderna <a title="indoeuropeistica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeistica</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta essenzialmente di una riedificazione di miti. Attingendo agli antichi testi del germanesimo, List reimpastava – e a volte liberamente reinterpretava – gli archetipi culturali, storici e razziali, pervenendo alla formulazione di una rinnovata mitopoiesi aria. Il sostrato neo-gnostico e gli apporti teosofici sono del resto ben evidenti in List.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-radici-occulte-del-nazismo/6891"><img class="alignleft size-medium  wp-image-4524" style="margin: 10px;" title="radici-occulte-del-nazismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/radici-occulte-del-nazismo-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Egli, alla maniera della leader teosofica Blavatsky e, prima ancora, dell’illuminista eretico Fabre D’Olivet (il primo moderno a elaborare una genesi “boreana” della razza bianca), si diceva convinto di un’origine nordica della civiltà mondiale, che da insediamenti iperborei si sarebbe irraggiata ai quattro angoli del pianeta, dando vita ovunque alle civiltà storiche superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">De Martino evidenzia assai bene gli apporti culturali di cui List si servì. Che non furono soltanto occultistici e teosofici. Ma anche neo-platonici e infine hegeliani. Soprattutto per la struttura triadica che List attribuiva alla realtà ancestrale. La Triade divina si esprimeva nel ciclo di nascita-crescita-morte con rinascita: questo il segreto dell’essere che vive e si rinnova in natura. E questo anche il riposto motore delle ritornanti epifanie della storia. Antichissima elaborazione greca, questa visione ternaria era presente ad esempio in Proclo e fu poi, in epoca moderna, alla base della dialettica hegeliana. Si richiamano così i conosciuti riflessi che questo schema ebbe in epoca rinascimentale, nella filosofia ermetica neo-pagana (ad esempio Ficino), laddove la stessa Trinità cristiana non fu che una derivazione da più arcaiche suggestioni pagane. Tale visuale metafisica – in cui trovava posto l’idea di una divinità estensibile anche all’uomo, attraverso un fitto intreccio di Logos e spiriti intermedi, come nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> persiana antica – era inserita da List in una concezione di tipo cosmologico, naturalistico e magico-teurgico, al cui apice si avevano <a title="simbologie" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologie</a> di creazione non solo numerali, ma solari: tra queste, somma era la <a title="Triskel" href="http://www.centrostudilaruna.it/triskell-agli-albori-del-mondo-celtico.html"><em>Triskelis</em></a>, elaborazione dello swastica, che rappresenta il moto di creazione della materia in movimento, altrimenti da lui chiamato <em>Feuerquirl</em>, la trottola di fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne <em>La religione degli Ariogermani</em>, List ripete la sua convinzione centrale che la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> primigenia della razza aria, definita <em>Wihinei</em>, distaccandosi dalla <em>Kala</em>, il sacro linguaggio delle epoche primeve, si sarebbe divaricata in due tronconi, uno segreto ed elitario, rappresentato dall’armanesimo, ed uno popolare e devozionale, il wotanismo. L’uno e l’altro, tuttavia, a diversi livelli, rimasero ugualmente in possesso dell’arcana sapienza, pur ristretta entro recinti occulti. In particolare, della storia List dava una sua speciale spiegazione, asserendo l’esistenza di un filo sotterraneo di collegamento, lungo il quale sarebbe corsa la tradizione misterica aria attraverso i secoli, conservandosi sostanzialmente inalterata. In questo modo, lo spirito dell’arcaica gerarchia sapienziale, l’<em>Armanenschaft</em>, sarebbe sopravvissuto reincarnandosi volta a volta nei Rosa-Croce, nel sapere magico-alchemico rinascimentale, negli Ordini cavallereschi, in talune espressioni ereticali e neo-pagane della Massoneria tradizionalista. E persino nella Kabala, da List ascritta non già al giudaismo, che se ne sarebbe appropriato in epoche più tarde, ma agli scienziati ermetici attivi nel regno visigoto della Spagna alto-medievale. Tutti questi ambienti, rigidamente devoti alla superiore <em>Armantreue</em>, la fedeltà armanista, sarebbero stati i gelosi custodi di una conoscenza mai veramente sepolta. L’araldica, per dire, oppure addirittura il sistema di costruzione delle antiche case germaniche “a graticcio”, non sarebbero stati per List che metodi escogitati nei secoli dalla cultura popolare ariogermanica per esprimere esotericamente quel sacrale linguaggio delle rune che non poteva esprimersi altrimenti, in presenza delle repressive misure ovunque attuate dalla Chiesa nei confronti delle rimanenze pagane.</p>
<p style="text-align: justify;">Più ancora delle speculazioni gnostiche, a volte logiche, altre volte francamente capziose, ma più spesso di suggestiva fantasia, List interessa per la sua ricostruzione dei primordi della civiltà indogermanica, da lui collocata a fondamento della civiltà <em>tout court</em>. Giustamente De Martino, sulla scorta dei giudizi già dati dal Mosse, che lo avvicinò al visionarismo di altri mistici dell’arianesimo come Alfred Schuler, fa di List un intuitivo, ma indubbio anticipatore di approcci decisamente più scientifici, del tipo di quelli di Dumézil, che, sia pure per altre vie, raggiunse grosso modo le medesime conclusioni di List.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-4523" title="das-geheimnis-der-runen" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/das-geheimnis-der-runen-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /> L’Ottocento conobbe la nascita degli studi di <a title="indoeuropeistica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeistica</a>. Ebbe in Schlegel, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span> e Max Müller gli anticipatori filosofici e linguistici dell’unità delle culture pre-storiche che fondarono la civiltà europea e indoiranica, identificata con la civiltà mondiale. Dietro di loro, un vasto mondo di eruditi – con metodi più o meno scientifici – si appassionò al tema e redasse complessi sistemi di ricostruzione della perduta unità delle genti arie. List riconobbe nell’organizzazione sociale degli ariogermani una suddivisione in tre ordini, non dissimile da quella che poi verrà sistematizzata dagli studi di Dumézil: «La classe intellettuale aveva pertanto la guida e il controllo del popolo e dello Stato: da questa derivavano gli scaldi e i giudici, quali custodi dei riti, così come i re, i conti e i duchi; ma tutti costoro appartenevano anche alla classe contadina», si legge nell’<em>Urgrund</em>. Ma anche ne <em>Il segreto delle rune</em>, List si disse convinto che la suddivisione della società aria in tre ranghi funzionali – maestri, guerrieri e produttori – non era che il riflesso del sistema gerarchico che vige in natura, secondo l’andamento, sopra ricordato, del “crescere-lavorare-morire per rinascere”.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>Arktogaia</em>, cioè a dire la <em>Urheimat</em>, la patria primordiale della gente aria, List la individuò nel Nord estremo: «Il nostro mito originario ci rivela con estrema chiarezza che le regioni settentrionali della terra, compreso il Polo Nord, non solo erano abitate, ma che lo stesso Polo Nord fu la culla della razza originaria dolicocefala, dalla pelle bianca, dai capelli biondi e dagli occhi azzurri: questi era l’<em>homo europaeus</em>, l’Ariano». Tutto sommato, non diversamente concluderanno i loro studi specialisti di ogni tendenza, da Tilak a Benveniste, da Dumézil a Devoto o Bucci.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un composito sistema che, partito da analisi linguistiche dei testi arcaici, quali l’<em>Edda </em>o la <em>Voluspà</em>, l’<em>Avesta </em>o il <em>Codice di Manu</em>, pervenne nei primi decenni del Novecento alla saldatura con la galassia del pangermanesimo filosofico-politico, attiva in Germania e nell’Austria tedesca. Qui si creò la sintesi tra erudizione individuale e associazionismo tradizionalista, rappresentato da ambienti della divulgazione ideologica, come la berlinese Guido von List-Gesellschaft, il Reichshammerbund, il Germanenorden o la Thulegesellschaft. Come sappiamo, l’ultima, in modo particolare, costituì l’anello di congiunzione tra i sodalizi elitari ariogermanici e la militanza propriamente politica della nascente NSDAP.</p>
<p style="text-align: justify;">La promessa millenarista dichiarata da queste cerchie (ma secondo un millenarismo estraneo alla tradizione giudeocristiana, rifacentesi piuttosto all’apocalittica iranica e mazdea) era che presto una nuova Età dell’Oro sarebbe sorta, in cui l’arianesimo sarebbe uscito dal suo cerchio occulto, manifestandosi apertamente. Di lì a qualche decennio, il Terzo Reich passerà all’attuazione pratica di tale profezia, proponendosi l’erezione di nulla di meno che un impero teocratico pan-ariano su base popolare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 29 agosto 2008.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-origini-misteriche-della-razza-padrona.html' addthis:title='Le origini misteriche della razza padrona ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Josef Weinheber</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 15:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Josef Weinheber (Vienna, 9 marzo 1892 – Kirchstetten, 8 aprile 1945) è stato un poeta austriaco, importante rinnovatore della tradizione dei Volkslieder]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/josef-weinheber.html' addthis:title='Josef Weinheber '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Premessa a questo breve scritto: Die Gedanken sind frei!</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche settimana fa scrissi ad una lista di insegnanti di tedesco del <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> Institut (tedesco-lis@goethe.de) per chiedere se qualcuno degli iscritti potesse fornirmi una traduzione (per errore scrissi tradizione) della poesia di Josef Weinheber “Künstler und Volk”. Non osavo avventurarmi nella traduzione di un grande poeta con il mio tedesco approssimativo ed appena sufficiente per la sopravvivenza in terre tedesche.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di questo mio intervento avevo solamente segnalato agli iscritti alla lista un canto lanzichenecco del 1525 e un incisione di Georg Sluyterman von Langeweyde che illustrava un <em>Volkslied</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non conoscevo assolutamente nulla di Weinheber: sapevo solo che era stato un grande poeta, un nazionalsocialista e si era suicidato nel 1945. Semplicemente mi incuriosiva un suo canto che avevo sentito in un filmato trovato sulla rete. Appena qualche giorno dopo dalla lista sorsero 5 o 6 feroci inquisitori che minacciavano sfracelli perché avevo inserito “propaganda nazista”. Chiedevano la mia rimozione, severe sanzioni, forse sognavano il mio internamento. Qualcuno ancora più zelante si diede alla caccia grossa. Trovò sulla rete il nome “Harm Wulf” scoprendo addirittura che avevo scritto articoli su artisti e scrittori con un passato non democraticamente doc (vedi <a title="Harm Wulf" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/harm-wulf/">lista</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa pietosa di questa demenziale vicenda è che non uno degli iscritti alla lista osò prendere posizione per spiegare (missione impossibile) ai solerti ed occhialuti inquisitori che se il poeta austriaco Josef Weinheber poteva essere catalogato tra i proscritti come “nazista” si sarebbe dovuto procedere con lo stesso criterio ad una catartica<strong> </strong><em>Bücherverbrennung </em>(rogo di libri di bruna memoria) inserendo nella pira i testi e le opere di altri “maledetti nazi” quali <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span>, Carl Schmitt, <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, Gottfried Benn, Richard Strauss, Herbert von Karajan, Arno Breker, <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>, Ezra Pound, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span>,<strong> </strong>Louis Ferdinand <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> ed altri quattro debosciati nella lista di proscrizione al sito: <a href="http://www.vho.org/censor/tA.html">http://www.vho.org/censor/tA.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">Comunico ai solerti inquisitori che purtroppo, anche oggi: <em>Die Gedanken sind<strong> </strong>frei!</em> <a href="http://ingeb.org/refer/diegedan.MP3">http://ingeb.org/refer/diegedan.MP3</a></p>
<p style="text-align: justify;">P.S.: Ai censori della lista consiglio di intervenire sul municipio di Vienna che ha addirittura fatto erigere nel 1975 un monumento al “nazista” nello Schillerpark (infame opera dello scultore Josef Bock), chiedendone la rimozione immediata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Josef Weinheber</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(9/3/1892 Vienna – 8/4/1945 Kirchstetten) </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4136" class="wp-caption alignright" style="width: 248px"><img class="size-full wp-image-4136" title="Weinheber" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/Weinheber.jpg" alt="" width="238" height="326" /><p class="wp-caption-text">Josef Weinheber. Foto del 1937.</p></div>
<p><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«La terra che un giorno ci partorì</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di nuovo ci accolse per purificarsi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E come ci inginocchiamo, al tuo servizio</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la sua polvere ci donerà ali per divenire uomini».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da  <a title="Luca Lionello Rimbotti" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/luca-leonello-rimbotti/">L. L. Rimbotti</a> in <a href="http://www.uomo-libero.com/articolo.php?id=348">http://www.uomo-libero.com/articolo.php?id=348</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <a title="Marino Freschi" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marino-freschi/">Marino Freschi</a> in <em>La letteratura nel Terzo Reich</em> (Editori Riuniti), Josef Weinheber è: “il più autentico poeta di lingua tedesca che aderisce al nazismo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Weinheber nasce a Vienna nel 1892 nel quartiere di Ottakring e perde nel 1904 i genitori e la sorella minore per la tubercolosi. Nel 1910 muore della stessa malattia anche la sorella più vecchia. Trascorre sei lunghi anni in un orfanatrofio in condizioni economiche precarie e nel degrado sociale prima che la madre di un compagno di scuola lo prenda a vivere con se.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il liceo serale, nel 1911, riesce a farsi assumere in un ufficio postale e trascorre molti anni in questo impiego, dedicandosi ad uno studio durissimo da autodidatta. Per leggere i classici impara il greco ed il latino e si dedica alla poesia di Hölderlin. Inizia un attività poetica priva di riconoscimenti malgrado la sua indiscussa maestria nello scrivere versi. Nel 1919 Weinheber sposa una giovane ebrea, Emma Fröhlich, che lo incoraggia al lavoro artistico della poesia e della pittura. Il matrimonio finisce in meno di un anno per il rifiuto dell’artista a formare una famiglia, compito a cui non si sentiva pronto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1919 collabora con il periodico satirico viennese “Die Muskete” e viene influenzato delle opere di A. Wilgans, R. M. Rilke e K. Kraus. Del 1920 è la prima raccolta<em> Der einsame Mensch</em> (L&#8217;uomo solitario).  Nel 1923 esce il suo primo libro, <em>Von beiden Ufern</em> (Da entrambe le sponde), e nel 1924 l’autobiografia <em>Das Weisenhaus</em> (L’orfanatrofio) che viene pubblicata dal giornale socialista Arbeiterzeitung e nel 1926 <em>Boot in der Bucht</em> (La nave nella baia).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1927 si converte al protestantesimo e si sposa per la seconda volta con Hedwig Krebs, una collega di ufficio. Entra nel partito nazionalsocialista nel 1931 fino alla sua messa fuorilegge in Austria nel 1933. Frequenta gli amici M. Jelusich e R. Hohlbaum. Fino al 1932, anno di pubblicazione di <em>Adel und Untergang </em>(Nobiltà e tramonto),  ampliato nel 1934, non ottiene nessun tipo di riconoscimento da parte della critica letteraria, che non apprezza il suo rigoroso formalismo classico, il riferimento all’eroismo ed al richiamo del sangue. Queste tematiche, tipiche del movimento <em>völkisch</em>, e l’idea che il poeta incarni l’essenza del popolo piuttosto che la sua individualità, lo avvicineranno al movimento nazionalsocialista.</p>
<p style="text-align: justify;">“Weinheber si batte contro l’irresponsabilità dell’industria culturale, rivendicando la dignità immacolata della lingua tedesca, evocata dal poeta in ascetica solitudine, lontano dalla trivialità della società e dalla commercializzazione praticata dalla cultura moderna. Lo scrittore resta incurante del disprezzo sociale e superiore al successo e al consenso. Così vorrebbe restare, ma in realtà è tutt’altro che distaccato. Nel 1934 in <em>Sprache zur Abwehr</em> (Motto di difesa) esprime questo suo straziante complesso psicologico e poetico di risentimento e insieme di intenso visionarismo, che si eleva ad una conciliazione tra individualità e comunità popolare. “<em>Mich vollendend, diene ich dem Volke</em>” (compiendo me stesso servo il popolo). Si chiarisce il collegamento tra il titanismo eroico del singolo, dell’artista e la comunità attraverso quel servizio alla lingua identificato con la parola d’ordine nazionalsocialista di servire il popolo”.  (M. Freschi, op. cit. pag. 188).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1936 gli viene attribuito del Wolfgang Amadeus Mozart-Preis, un premio istituito dal cittadino americano Ernst Toepfer e dal fratello Alfred industriale di Amburgo per riparare i torti subiti dal popolo tedesco dall’iniquo trattato di Versailles. Con il denaro del premio acquista una casa a  Kirchstetten, la “Aigenhof”, dove vivrà con la moglie fino al 1945: molte delle sue poesie nasceranno in questa casa. Nel 1937 esce <em>O Mensch, gib acht (O uomo, fai attenzione)</em> schizzi e canzoni in forma popolare. Nel 1938<em> Zwischen Götter und Dämonen</em> (Tra dei e demoni) quattro odi sulla visione della realtà in cui raggiunge la perfezione formale del classico ispirandosi ancora ad Orazio e a F. Hölderlin.  Il meglio della sua poesia è tuttavia contenuto in <em>Kammermusik</em> (1939; Musica da camera). È anche autore della raccolta di strofe popolari, in parte in dialetto viennese, <em>Wienwörtlich</em> (1935; Vienna alla lettera). Nel 1941 ottiene il premio letterario Grillparzer-Preis insieme a Mirko Jelusich. Nel 1944 esce la raccolta di liriche <em>Dokumente des Herzens</em> (Documenti del cuore).</p>
<p style="text-align: justify;">L’8 aprile 1945 Josef Weinheber sceglieva il suicido o meglio la libera morte, in tedesco &#8220;Freitod&#8221;, per non cadere nelle mani dei russi. Secondo Ida Magli (in <a href="http://leguerrecivili.splinder.com/archive/2004-06">http://leguerrecivili.splinder.com/archive/2004-06</a> ) “si spegneva così una delle ultime voci di consapevolezza tedesca”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con i sovietici già dentro Vienna il poeta, pochi giorni prima del suicidio, scrive questa nota:<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“E’ necessario rappresentare ancora una volta la sostanza di tutta la poesia occidentale prima che essa  venga travolta nel generale naufragio dello spirito”.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, prima della sua tragica scelta:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Una povera esistenza si salva sempre</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>nella venale eredità di un giorno venale</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>grande è soltanto il nostro sacrificio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Anche la terra si disperde e gli dei muoiono</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>eppure, anche la morte continua.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Permane l&#8217;inutilità e dura anche la notte che ci avvolge.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A noi non si addice domandare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A noi si addice cadere, ciascuno sul proprio scudo&#8221;.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Nel 1947 viene pubblicato postumo <em>Hier das Wort (</em>Qui è la parola<em>)</em>. Per diverso tempo i libri del poeta furono proscritti dal governo austriaco, ma la raccolta completa del suo lavoro apparve tra il 1953 ed il 1956 in cinque volumi. Nella stessa cittadina di Kirchstetten nel 1958 acquisterà una casa il poeta inglese Wystan Hugh Auden 1907-1973 che è sepolto nel cimitero della chiesa cattolica. La sua abitazione (Hinterholz 6 oggi museo) distava pochi metri da quella di Weinheber. Auden  dedicherà una poesia al poeta austriaco che, malgrado si fosse riavvicinato al cattolicesimo, non poté essere sepolto nel cimitero della chiesa. Auden scrisse nella raccolta Cinque poesie d’occasione “Joseph Weinheber” inserita nella raccolta <em>City Without Walls and Other Poems </em>del 1965 (traduzione italiana <em>Città senza mura</em>, 1981, Mondadori, pagina 50):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>“Reaching my gate, a narrow<br />
lane from the village<br />
passes on into a wood:<br />
when I walk that way<br />
it seems befitting to stop<br />
and look through the fence<br />
of your garden where (under<br />
the circs they had to)<br />
they buried you like a loved<br />
old family dog”.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Giunge al mio cancello, uno stretto sentiero dal villaggio e s’inoltra in un bosco: quando vado in quel senso sembra giusto fermarmi e guardare dal recinto del giardino nel quale (lo dovevano in quelle circostanze) ti seppellirono come un vecchio amato cane di famiglia.”</p>
<p style="text-align: justify;">Nella poesia Auden ricorda con tristezza la parabola artistica ed esistenziale di Weinheber che immagina “irretito” da “uomini astute e pericolosi” che lo hanno tenuto all’oscuro dei loro crimini per avere il suo appoggio. La pietà affiora alla conclusione della poesia: “…Guardando in fondo alla nostra valle… rispetterei anche te, mio Vicino e Collega.”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel novembre del 1995 la collezione Weinheber è diventata ufficialmente il Museo Josef Weinheber in cui si trovano gli scritti, le fotografie e gli oggetti appartenuti al poeta. Nel giardino della casa museo diretta dal figlio Christian Weinheber-Janota c’è la tomba del poeta (Museo Josef Weinheber- Josef Weinheber-Straße 36, 3062 Kirchstetten &#8211; Austria; Tel. (0043) (0)2743 89 89; <a href="http://www.kirchstetten.at/">http://www.kirchstetten.at/</a> -<a href="mailto:information@weinheber.at"> http://www.weinheber.at/</a>)</p>
<p><strong>1932</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>QUID PRO QUO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ich sehe mich ganz</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;überliefert&#8221; schon</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>reden Juden von unserer</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Tradition&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Mi vedo già</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;consegnato&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">parlano gli ebrei della nostra</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;tradizione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1933</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DIE NICHTEXISTENTEN</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Das Wort Jude ist tabu.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gibt es welche? Gibt es keine?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>was verbirgt es, das Getu?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ach wir kämen nie ins reine,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>bliebe da der Grund getrübt,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>nicht die Wirkung starr bestehen:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Daß es Antisemiten gibt,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>wird wohl kaum zu leugnen gehen.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GLI INESISTENTI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La parola Giudeo è tabù.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce ne sono? Non ce ne sono?</p>
<p style="text-align: justify;">cosa nasconde il Getu?</p>
<p style="text-align: justify;">Ahimé, non ci metteremo mai d&#8217;accordo</p>
<p style="text-align: justify;">se il motivo resta torbido,</p>
<p style="text-align: justify;">non considerare l&#8217;azione severamente</p>
<p style="text-align: justify;">che ci siano antisemiti,</p>
<p style="text-align: justify;">non si può certo negare.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DEUTSCHER FRÜHLING 1933</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Die Dichtkunst schloß sich freudig an.</p>
<p style="text-align: justify;">Es riecht nach Konjunktur.</p>
<p style="text-align: justify;">Herr Spunda trägt ein Hakenkreuz</p>
<p style="text-align: justify;">so groß wie seine Uhr.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PRIMAVERA TEDESCA 1933</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arte della poesia si chiuse allegramente</p>
<p style="text-align: justify;">Puzza di congiuntura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il signor Spunda porta una croce uncinata</p>
<p style="text-align: justify;">grande quanto il suo orologio.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1934</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DER FÜHRER DOLLFUSS</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ein Kurpfuscher in Rotweißrot</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>verordnet unseren Nöten Not.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ein Frömmling, keiner Fliege gram,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>raubt, foltert, mordet ohne Scham.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ein blutbefleckter Ministrant</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>zu Grabe läutet Volk  und Land.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ein grausiger Analphabet</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>den Sinn des Seins nach hinten dreht.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ein Nichts, das überall zur Stell,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>aufstört das Weltall mit Gebell,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ein Waisenknabenangesicht</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>verdeckt die Sonn: Der Führer spricht.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Der &#8220;Führer&#8221; spricht.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL </strong><strong>FÜHRER </strong><strong>DOLLFUSS</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un ciaraltano in rossobiancorosso</p>
<p style="text-align: justify;">decide i nostri bisogni.</p>
<p style="text-align: justify;">Un bigotto, indegno di una mosca,</p>
<p style="text-align: justify;">ruba, tortura, uccide senza vergogna.</p>
<p style="text-align: justify;">Un chierico sporco di sangue</p>
<p style="text-align: justify;">Suona a morto per il popolo e la terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Un terribile analfabeta</p>
<p style="text-align: justify;">ruota al contrario il senso dell&#8217;essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un nulla, che trovi ovunque,</p>
<p style="text-align: justify;">disturba l&#8217;universo con latrati,</p>
<p style="text-align: justify;">un volto da orfano</p>
<p style="text-align: justify;">copre il sole: il Fuehrer parla.</p>
<p style="text-align: justify;">Parla &#8220;la guida&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aforismi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gegen nichts sollte man mehr Mißtrauen hegen als gegen die Vielseitigen.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Er kann alles&#8221;:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Das bezeichnet in 999 von tausend Fällen nicht einen</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Renaissance-Menschen, sondern &#8211; den jüdischen Reporter.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La diffidenza non andrebbe nutrita verso nulla se non il molteplice.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Egli può tutto&#8221;:</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò identifica in 999 casi su 1000 non un uomo rinascimentale,</p>
<p style="text-align: justify;">bensì un reporter ebreo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Die Polizei ist das schlechte Gewissen des Staates.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La polizia è la cattiva coscienza dello stato.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kein Tier hat Religion, weil es den Tod nicht fürchtet!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nessun animale ha religione, poiché essi non temono la morte!</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Deutschland: Das Sklavenvolk mit der Herrengeste.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Germania: il popolo di schiavi con movenze da Signori.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Staatsmänner werden gestürzt oder gehen.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sie sind nichts Dauerndes.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini di governo vengono rovesciati o se ne vanno.</p>
<p style="text-align: justify;">Non rappresentano nulla di eterno.</p>
<p style="text-align: justify;">______________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il video celebra il canto del poeta austriaco <em>Künstler und Volk</em>:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/DcH4s56cj08&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/DcH4s56cj08&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Molte delle opere del filmato si trovano in <a href="http://www.galleria.thule-italia.com/">http://www.galleria.thule-italia.com/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Künstler und Volk </strong>testo di Josef Weinheber <a href="http://ingeb.org/Lieder/lebteinl.html">http://ingeb.org/Lieder/lebteinl.html</a></p>
<p><em>Lebt ein Leib ohne Herz?<br />
Und du Volk, lebst ferne der Kunst?<br />
Adelst die Hände nicht, die den Traum deiner Stirn,<br />
getreu, binden an das Gesetz? Siehe die bildenden!<br />
Wie? Du leidest, und Leid beraubt<br />
dich, zu horchen hinab, wo das Geheimnis ruht?<br />
Wann denn hätte nicht jeglich Leid<br />
Ehr gezollt dem Gefäß, Ehrfurcht des Leidens Maß,<br />
Ruhm dem Herzen? Du duldest, Volk:<br />
Aber, bittrer allein, duldet dein Genius.<br />
Not des Leibs, sie vergeht im Leib,<br />
doch das Opfer der Kunst, da es vergeblich war,<br />
kann nicht hingehn. Es zeugt, es weist<br />
allem spätern Geschlecht stumm die Entartung vor.<br />
Denn so leidet kein Hungernder;<br />
und der Sterbende wird besser, fürwahr, erlöst.<br />
Ach, ein Volk, das nicht hört, sein Herz<br />
nicht mehr hört, ist vorbei. Jeder Altar versöhnt<br />
den ihm eigenen Gott. Ein Rauch-<br />
werk ins Leere ist Hohn, frevelnder. Denk es, Volk!</em></p>
<p><strong>Artista e popolo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vive un corpo senza il cuore?<br />
E tu, popolo, vivi lontano dall’arte?<br />
Non nobiliti le mani che, fedeli vincolano alla legge<br />
il sogno della tua fronte? Guarda i creatori di forme!<br />
Come? Tu soffri e la pena ti impoverisce<br />
fin giù dove riposa il segreto?<br />
Quando non avrebbe ogni pena tributato<br />
onore al contenitore, rispetto alla grandezza della sofferenza,<br />
gloria al cuore? Tu soffri popolo:<br />
ma, più amaramente da solo, soffre il tuo genio.<br />
La miseria del corpo svanisce nel corpo<br />
ma il sacrificio dell’arte, poiché era invano,<br />
non può svanire. Mostra e testimonia<br />
alle mute stirpi future la degenerazione.<br />
Poiché così nessuno ne soffre;<br />
e il moribondo viene confortato davvero meglio.<br />
Ahimé, un popolo che non ascolta<br />
più il suo cuore è finito. Ogni altare riconcilia<br />
il suo proprio Dio. Scherno è una boccata di fumo nel vuoto,<br />
un sacrilegio. Pensa a ciò popolo!</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/josef-weinheber.html' addthis:title='Josef Weinheber ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ludwig Fahrenkrog</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 09:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno degli aspetti più interessanti di Ludwig Carl Wilhelm Fahrenkrog è stata la sua straordinaria versatilità artistica: pittore, illustratore, scultore, poeta, autore di teatro, filosofo, studioso di religioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ludwig-fahrenkrog.html' addthis:title='Ludwig Fahrenkrog '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><div id="attachment_4096" class="wp-caption alignright" style="width: 412px"><img class="size-full wp-image-4096" title="fahrenkrog" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fahrenkrog.jpg" alt="" width="402" height="283" /><p class="wp-caption-text">Ludwig Fahrenkrog nel suo studio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ludwig Carl Wilhelm Fahrenkrog nacque il 20 ottobre  1867 a Rendsburg nella regione dello Holstein della Germania  settentrionale. Il nome, strano ed arcaico, si trova solo nella zona  costiera dello Holstein dove esiste un ruscello Fahrenkrog vicino al  Kellersee e un posto chiamato Fahrenkrug. Il nome significa in  alto-tedesco “<em>Krug an der Fähre</em>” cioè locanda al traghetto. Il ramo  paterno della famiglia era danese con antenati marinai e cacciatori di  balene. La famiglia era povera: il padre faceva paralumi artigianali e  Ludwig e il fratello compresero subito che ogni cosa nella vita doveva  essere conquistata con il lavoro. “Se un bambino non ha giocattoli –  scrisse più tardi – se li creerà da solo se veramente ne ha bisogno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin da bambino cominciò a manifestare uno spiccato ed eclettico talento  artistico. Ludwig e il fratello iniziarono dalla fanciullezza a  dipingere, disegnare, scrivere liriche e a suonare musica. Già molto  giovane era in grado di suonare il piano e produrre la sua musica.  Insieme al fratello organizzavano piccoli spettacoli teatrali in cui  recitavano. All’età di 15 anni Ludwig iniziò il suo apprendistato  artistico come pittore e decoratore ad Altona nei pressi di Amburgo e,  nel 1887 s’iscrisse alla Königliche Akademie der Bildenden Künste  (l’Accademia reale di arti figurative) di Berlino dove studiò con i  maestri Woldemar Friedrich e Hugo Vogel e divenne l’allievo prediletto  del famoso pittore di scene storiche Anton von Werner. Durante questo  periodo di studi si guadagnò faticosamente da vivere come illustratore  per cataloghi museali, disegni anatomici e manifesti di grafica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordando il difficile periodo degli studi scrisse: “Se guardo indietro  nel mio passato quello fu il periodo in cui svolsi la maggior parte dei  miei lavori: credevo in Dio ed in me stesso”. L’esperienza lavorativa  giovanile in qualità di decoratore gli fu di enorme utilità quando  iniziò la sua attività di pittore di grandi affreschi per pareti di  castelli, chiese e scuole. All’età di 23 anni ricevette il Premio  Statale Prussiano per una tela di cinque metri per quattro intitolata <em>Die Kreuzigung Christi</em>, che fu acquistato dalla città di Mülheim nella  Ruhr. Si sposò con Charlotte Lüdecke “Lotte”, che rimase la sua compagna  per tutta la vita, e trascorse due anni in Italia per completare i suoi  studi. A Roma, studiando in modo intensivo l’opera di Michelangelo,  sviluppò e radicò la sua concezione del lavoro artistico come missione  per trasmettere al popolo un superiore messaggio spirituale rifiutando  completamente la decadente concezione “dell’arte per l’arte”. Durante il  soggiorno romano nacque la loro prima figlia, che fu chiamata Bianca  Colomba perché al momento della nascita il pittore vide uno di questi  uccelli. Anche la figlia diventerà un’eccellente pittrice.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fahrenkrog2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4102" title="fahrenkrog2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fahrenkrog2.jpg" alt="" width="567" height="133" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la  nascita della figlia la sua pittura si arricchisce di nuove tematiche  più allegre e gioiose: scene di vita familiare, piccole felicità  domestiche. Di ritorno a Berlino Ludwig si guadagnerà da vivere  dipingendo imponenti affreschi nelle case di facoltosi nobiluomini. Dal  1898, nominato docente presso la scuola di Arte decorativa, si  trasferirà nella Renania a Barmen per dedicarsi all’insegnamento e qui  rimarrà fino al 1931 anno del suo ritiro. Questo nuovo lavoro non gli  impedì di sviluppare il suo lavoro artistico in diverse direzioni.  Poeta, drammaturgo, scrittore, filosofo d’ispirazione <em>völkisch</em>, a  partire dal 1907 scrisse una serie di articoli per la rivista di  Wilhelms Schwaner “Der Volkserzieher” in cui definì i fondamenti di una <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione"> religiosità</a> specificamente germanica e i punti di contrasto radicale tra  il risorgente Paganesimo ed il Cristianesimo: Dio è in noi, la legge  morale è in noi, la redenzione deve venire da noi stessi. Già dal 1900  Fahrenkrog e la sua famiglia avevano abbandonato la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana  che ritenevano ormai incompatibile con una <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> specificamente  germanica. La sua pittura si orienta su tematiche pagane e germaniche.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4103" class="wp-caption alignright" style="width: 430px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-4103" title="destino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/destino.jpg" alt="" width="420" height="283" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Destino, Olio, 1917</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I temi della sua evoluzione religiosa e le sue idee filosofiche sono  esposte nel <em>Die Geschichte meines Glaubens</em> e nei sette tomi della  colossale opera <em>Gott im Wandel der Zeiten</em> da lui scritta ed  illustrata. Nel corso di questi due anni Fahrenkrog fonda il <em>Bund für  Persönlichkeitskultur </em>(Associazione per la cultura della personalità),  rivolta a consolidare la sua visione religiosa pagana fondata sul culto  degli antenati, delle forze della natura e delle personalità eccellenti  della stirpe. Negli anni successivi si dedicherà alla creazione di  un’organizzazione religiosa di carattere pagano germanico rompendo  definitivamente con il Cristianesimo. Nel 1912 creerà la  <em>Deutsche-religiöse Glaubensgemeinschaft </em>con Wilhelm Schwaner (1863 –  1944) da cui si separerà l’anno successivo. Il 3 agosto 1913 fonda a  Thale sullo Harz la <em>Germanische Glaubens-Gemeinschaft</em> (GGG) che adotta il  motto “<em>Gott in uns</em>” (Dio in noi) e “<em>Selbsterlösung</em>” (Autoredenzione).  L’organizzazione sarà in seguito guidata da Holger Dom e Arthur  Auerbach. Nel 1913 riceve il titolo di Professore. Pubblica numerosi  saggi, libri illustrati e commedie teatrali che usualmente erano  rappresentate nella prima presso il teatro di montagna Ernst Wachler  nello Harz. A proposito del suo <em>Wölund</em>, Wilhelm Kiefer scrisse nel 1915  sulla rivista “Bühne und Welt” che, per la prima volta, si era  rappresentato un dramma inspirato alla coscienza razziale di un popolo e  al suo rifiuto di essere annientato da popolazioni straniere. Il  concetto di reazione alla <em>Überfremdung</em>, la distruzione dell’identità  etnica tedesca, fu un tema costante dei suoi lavori artistici e  filosofici. Da questo punto di vista non è errato ritenere che i suoi  lavori fornirono una base teorica al movimento nazionalsocialista, anche  se il movimento della <em>Germanische Glaubens-Gemeinschaft</em> (GGG) fu  perseguitato dal regime e, nel 1936, fu messo al bando con divieto  ufficiale di riunione. In una delle riunioni generali del movimento GGG,  l’<em>Althing </em>del 1923, l’artista chiarì le sue posizioni: “Noi vogliamo  costruire! Le rovine sono attorno a noi e nei nostri cuori ma noi  abbiamo anche fede nella rinascita. Il nostro scopo: da un piccolo seme  generare un bosco di sangue e spirito. Tramonto dell’Occidente? Ma noi  siamo vivi! Per nessuno benefici e per nessuno danni, noi vogliamo  solamente essere noi stessi. Questo è il motivo per cui noi non siamo  una delle associazioni antisemite che traggono la ragione della propria  esistenza dal disprezzo per l’essere ebreo. No, noi siamo importanti e  necessari abbastanza da esistere per la nostra stessa causa. E non per  questo siamo un associazione filo-semita o che sostiene qualche altra  ideologia straniera… No, noi della GGG siamo popolo germanico e solo  popolo germanico…. Questa è la ragione per cui non siamo un partito,  anzi vediamo nei partiti un modo per dividere il desiderio di unione dei  popoli germanici. Noi sappiamo solo che vogliamo l’autodeterminazione e  che l’autodeterminazione viene dall’interno.. in modo pacifico ed  organico come la crescita e lo sviluppo delle querce tedesche”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-4098 alignleft" style="margin: 10px;" title="indogermanisch" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/indogermanisch.jpg" alt="" width="465" height="283" />Fahrenkrog anima la rivista “Die Weihwart” che prenderà dal 1921 il  titolo “Der Deutsche Dom. Blätter für nordiche Art und Deutschen  Glauben” che si avvale anche della collaborazione del pittore Fidus  (Hugo Reinhold Karl Johannes Höppener 1868 – 1948). Collabora con  disegni ed illustrazione anche alle riviste <em>völkisch </em>“Kultur – Arbeit”  ed al mensile “Neues Land”. In quegli anni di intensa attività  filosofica i temi della sua pittura sono fortemente influenzati dalla  propria maturazione: nel 1918 realizza l’opera <em>Die heilige Stunde</em> che  riprende il tema del famosissimo <em>Lichtgebet</em> di Fidus. Un uomo prega,  nel modo degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>, in piedi e con le braccia alzate davanti  all’incanto della luce e della natura rigogliosa. Nel 1920 realizza <em>Der  Väter Land</em> magnifico dipinto ad olio in cui il pittore mostra al  figlioletto, vita nuova risorgente, la bellezza della terra dei Padri,  la <em>Heimat</em>. I temi della mitologia nordica sono frequenti nei drammi e  nei dipinti. Celebri in questo senso sono i quadri <em>Edda</em> del 1910, <em>Baldur</em> del 1908, <em>Der Tempel des Schweigens</em> del 1920 e <em>Das heilige  Feuer</em> del 1921.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli aspetti più interessanti di Ludwig Carl  Wilhelm Fahrenkrog è stata la sua straordinaria versatilità artistica:  pittore, illustratore, scultore, poeta, autore di teatro, filosofo,  studioso di <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>. Nel corso della sua vita pubblicò sette volumi  intitolati <em>Gott im Wandel der Zeiten</em> illustrati da suoi disegni e con  sue poesie e commedie teatrali. La casa editrice Verlag der Schönheit di  Dresda stamperà e popolarizzerà i suoi lavori più importanti tra cui i  famosissimi <em>Das goldene Tor</em>, <em>Das heilige Feuer</em>, <em>Die heilige  Stunde</em>, <em>Der Väter Land</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1921 presso la stessa casa editrice uscirà  una breve biografia del pittore di Kurt Engelbrecht intitolata <em>Ludwig  Fahrenkrog und seine Schöpfungen und ihre Bedeutung für unser Volkstum</em> che contiene moltissime riproduzioni delle opere dell’artista ed è  ricercatissima dai collezionisti. Nel 1925 fu richiesto come insegnante  dall’Università americana di Mitchell nel Dakota. Viene nominato membro  onorario dell’associazione dei pittori di Amburgo e dell’Accademia di  Napoli. Nel 1928 riceve il primo premio dell’Esposizione al Palazzo del  Vetro di Monaco. Durante il terzo Reich avrà qualche difficoltà per i  suoi legami con i vecchi gruppi <em>völkisch</em>. Partecipa nel 1943 alla terza  esposizione itinerante della <em>Deutsche Kunstgesellschaft</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4099" class="wp-caption alignright" style="width: 210px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-4099" title="volkslied" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/volkslied.jpg" alt="" width="200" height="283" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Volkslied, Olio, 1915</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Muore il 27  ottobre del 1952 a Biberach sul Riss nel sud della Germania dove aveva  installato il suo <em>atelier</em>. Il lascito delle opere e degli scritti  dell’artista è conservato presso l&#8217;Archiv für Bildende Kunst del  Germanisches Nationalmuseum, Kartäusergasse 1 D &#8211; 90402 Nürnberg.  L’eredità dell’associazione <em>Germanische Glaubens-Gemeinschaft </em>fondata  nel 1907 da Ludwig Fahrenkrog non è andata dispersa. Due associazioni  del composito mondo del neopaganesimo tedesco si sono idealmente  collegate al suo messaggio. La <em>Artgemeinschaft &#8211; Germanische  Glaubens-Gemeinschaft</em> è attualmente la più vasta comunità pagana tedesca  con aderenti anche tra le altre nazioni germaniche. Fondata nel 1951 e  riunitasi nel 1965 con la <em>Nordischen Glaubensgemeinschaft </em>fondata nel  1928 e rinominata nel 1954 <em>Nordisch-religiöse Gemeinschaft</em>. A queste si  unì l’associazione <em>Nordungen </em>fondata nel 1924. La <em>Artgemeinschaft </em>ha  assunto l’eredità del pensiero religioso di Fahrenkrog e della sua prima  associazione del 1913. I membri dell’originaria <em>Germanische  Glaubens-Gemeinschaft</em>, dopo il 1957 anno del suo scioglimento ed  eliminazione dal registro delle associazioni, sono confluiti nella <em> Artgemeinschaft</em>. L’associazione pubblica la rivista “Nordische Zeitung”  ed una serie di libri di tematiche religiose. Per informazioni <em> Artgemeinschaft</em> &#8211; GGG e.V. , Postfach 55709, 22567 Hamburg o in rete <a title="Asatru" href="http://www.asatru.de/"> http://www.asatru.de/jotunheim.htm</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1982 per diffondere l’eredità artistica del  pittore fu creato il “Freundeskreis Ludwig Fahrenkrog” e,  contemporaneamente, fu fondata la Heidnische Glaubens-Gemeinschaft con  il compito di diffondere il messaggio religioso dell’artista. Nel 1991 i  membri rinominarono l’associazione Germanische Glaubens-Gemeinschaft.  L’associazione pubblica il periodico “Germanen Glaube”. Per informazioni  Catrin Wildgrube, Am Berg 1, D -14806 Werbig o in rete <a href=" http://www.fornsedr.de/"> http://www.fornsedr.de/ggg/ueberuns/index.php</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a> </a>Dettagliata bibliografia a pag. 282 del volume <em>II. Malerei </em>dell’enciclopedia<em>Kunst in Deutschland 1933 – 1945</em> di Mortimer G.  Davidson, 1992 Grabert Verlag e-mail: grabert.verlag@t-online.de</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong><br />
<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4104" class="wp-caption alignright" style="width: 366px;">
<dt class="wp-caption-dt"><em><em><img class="size-full wp-image-4104" title="edda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/edda.jpg" alt="" width="356" height="283" /></em></em></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Edda, 1910</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Stimmen des Sehnsucht</em>, Mappe, testo di Kurt Engelbrecht, 1905<br />
<em>Geschichte meines Glaubens</em>, Verlag Gebauer-Schwetschke, Halle,  1906<br />
<em>Selbsterlösung</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig, 1912<br />
<em>Germanische Glaubens-Gemeinschaft</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig,  1913<br />
<em> Lucifer, Dichtung in Bild und Wort</em>, Verlag Greiner &amp; Pfeiffer,  Stuttgart, 1913<br />
<em>Der Märschenkessel</em>, Verlag Attenkofer, Stuttgart<br />
<em>Aufsätze zum Germanenglaube</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig, 1914<br />
<em>Sechs farbige Kunstblätter nach Gemälden von Fahrenkrog</em>, Verlaf f.  Volkskunst und Volksbildung, Keutel, 1915 ca<br />
<em>Die Schönheit, Sonderheft (Zu des Malerdichters 50. Geburtstag am  20. Oktober 1917)</em>,<em> </em>Verlag der Schönheit, Dresden<br />
<em>Das Deutsche Buch</em>, Verlag Kraft und Schönheit, Berlin 1921<br />
<em>Gott im Wandel der Zeiten</em>, 7 tomi, Verlag Hartung (1-4) e Verlag  der Fahrenkrog Gesellschaft (5-7), Leipzig, 1922 – 1927<br />
<em>Geschichte meines Glaubens</em>, Verlag Gebauer-Schwetschke, Halle, 1923<br />
<em>Germanischer Glaube</em>, Verlag Hartung, Leipzig, 1924<br />
<em>Die Germanische Glaubensgemeinschaft</em>, Wölund Verlag, Rostock, 1925<br />
<em>Das Goldene Tor. Dichtungen in Wort und Bild</em>, Verlag der  Fahrenkrog-Gesellschaft, Leipzig 1927<br />
<em>Pantheismus und Dualismus: eine Antwort auf bisher ungelöste  Fragen</em>, Verlag Hubricht, Freiberg 1929<br />
<em>Der Sinn des Hakenkreuzes und die germanische  Glaubens-Gemeinschaft</em>, Fahrenkrog Verlag, Leipzig, 1933<br />
<em>Germanisches Glaubensgut</em>, Verlag Winter, Heidelberg, 1934<br />
<em>Wie sagst du es deinem Kinde</em>? Verlag Peter, Leipzig, 1935<br />
<em>Jung-deutsche Religion</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig, 1935<br />
<em>Held oder Händler?</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig, 1936<br />
<em>Aufsätze zum Germanenglauben</em>, Verlag Fahrenkrog, Leipzig, 1937<br />
<em>Kunst: Mein künstler Glaubensbekenntnis</em>, Verlag Biberacher,  Biberach an d. Riß, 1949</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Drammi teatrali:</strong><br />
<em>Nornegast</em>, Verlag Hatrung, Leipzig, 1920<br />
<em>Die Godenstochter</em>, Verlag Hatrung, Leipzig, 1921<br />
<em>Baldur</em>, Verlag Greiner &amp; Pfeiffer, Stuttgart e Türmerverlag,  Stuttgart, 1908<br />
<em>Wölund Drama</em>, Verlag Greiner &amp; Pfeiffer, Stuttgart, 1919<br />
<em>Stimmen des Sehnsucht</em>, Verlag Hatrung, Leipzig<br />
<em>Die Seele des Kindes</em>, Verlag Hatrung, Leipzig<br />
<em>Die heilige Stunde</em>, Verlag Sonntag, Berlin</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">K. Engelbrecht, <em>Ludwig Fahrenkrog und seine Schöpfungen und ihre  Bedeutung für unser Volkstum</em>, Kunstgabe 2. Dresden, Verlag der Schönheit, senza anno di  pubblicazione, circa 1922<br />
K. Engelbrecht, <em>Sturm über Land. Kriegsbilder von Professor L.  Fahrenkrog</em>, Verlag Keutel, Stuttgart, 1918<br />
G. E. Pohl, <em>Ludwig Fahrenkrog. Leben und Wert eines deutschen  Malers</em>, Dichters und Glaubenskünders, Nachlass Fahrenkrog,1942</p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori informazioni sull’artista:<br />
<a title="Ludwig Fahrenkrog" href="http://www.ludwigfahrenkrog.com/"> http://www.ludwigfahrenkrog.com/</a></p>
<p style="text-align: justify;">Gundram Erich Pohl, <em>Ludwig Fahrenkrog. Leben und Wert eines  deutschen Malers</em>, Dichters und Glaubenskünders, 1942 in <em>Nachlass  Fahrenkrog</em>, Archiv für Bildende Kunst</p>
<p style="text-align: justify;">Wolff, Markus, <em>Ludwig Fahrenkrog and the Germanic Faith  Community: Wodan Triumphant</em>, in TYR, volume 2, Atlanta, USA, 2004.  p.221-242 (Ultra PO Box 11736 Atlanta, GA 30355 USA)</p>
<p style="text-align: justify;">Daniel Junker, <em>Gott in uns! Die Germanische  Glaubens-Gemeinschaft Ein Beitrag zur Geschichte völkischer Religiosität  in der Weimarer Republik</em>, Verlag Daniel Junker, Hamburg. http://www.daniel-junker.de/ e-mail: info@daniel-junker.de/</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Archiv für Bildende Kunst</em> c/o Germanisches Nationalmuseum  Kartäusergasse 1 D &#8211; 90402 Nürnberg <a href="http://www.gnm.de/ ">http://www.gnm.de/ </a><em>Der Nachlass Ludwig Fahrenkrogs</em> di  Christiane Maibach in Monatanzeiger/ Germanisches Nationalmuseum 2003,  H. 269, 6-7. http://www.gnm.de/Download/aug_2003.pdf</p>
<p style="text-align: justify;">La Roland Faksimile Verlag (Postfach 330404, D – 28334 Bremen)  ha recentemente ristampato il fondamentale testo del Prof. Fahrenkrog  <em>Germanische Glaubens Gemeinschaft </em>del 1920.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignright size-full wp-image-4097" style="margin: 10px;" title="sohn" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sohn.jpg" alt="" width="392" height="283" />A ciascuno il suo<br />
Non mi piacciono le vostre chiese oscure!<br />
Preferisco il sole luminoso e splendente!<br />
E le mie donne mi son mille volte più care<br />
Della vostra Madonna dipinta.<br />
E il figlio che mia moglie mi ha dato<br />
Mi è mille volte più caro<br />
Del vostro crocifisso dorato,<br />
Con le sue gambe e braccia contorte.<br />
Sopra tutto non mi piace ciò che è estraneo a questo mondo<br />
Quello che è freddo, appassito e senza vita.<br />
Io amo la vita, la gioia e la luce<br />
Ed il sangue, fluttuante e rosso.</em><br />
Ludwig Fahrenkrog (traduzione di <a title="Harm Wulf" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/harm-wulf/">Harm Wulf</a>)</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ludwig-fahrenkrog.html' addthis:title='Ludwig Fahrenkrog ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La teozoologia di Jörg Lanz Von Liebenfels</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 10:39:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Jörg Lanz von Liebenfels fu capace di immaginare fantastici mondi da apocalisse: spesso è additato come principale precursore ideologico dell'esoterismo nazionalsocialista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/teozoologia.html' addthis:title='La teozoologia di Jörg Lanz Von Liebenfels '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4004" style="margin: 10px;" title="teozoologia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/teozoologia.jpg" alt="" width="192" height="274" />Si è ritagliato un suo piccolo posto nella storia. Lo troviamo in tutti i  libri più importanti che si occupano delle primissime origini  ideologiche del Nazionalsocialismo. A volte viene descritto addirittura  come quello che fornì a Hitler le idee: Jörg Lanz von Liebenfels, a metà  strada fra il monaco erudito e il visionario psichedelico, fu capace di  immaginare fantastici mondi da apocalisse. Dipinse lo scenario della  storia come una lotta manichea tra la razza ariana luminosa e quella  tenebrosa degli uomini-bestia, attingendo dalla <em>Bibbia</em>, da antichi testi  gnostici, aramaici, greci, da dimenticati libri apocrifi e da  un’infinità di dettagli archeologici e filologici, nella certezza che  l’Età dell’Oro, popolata in origine da un’umanità bella e nobile, fosse  degenerata nel caos della modernità a causa degli incroci umani con gli  animali. In questa sua «rappresentazione zoomorfa del principio del  male», come l’ha definita lo storico Goodrick-Clarke, in realtà si  ritrovano antichi incubi dell’uomo. La paura della bestia, e della  bestia che è in noi, ha dato vita nel tempo ad ogni sorta di proiezione.</p>
<p style="text-align: justify;">In materia, ci sono dei piccoli classici. Ad esempio, <em>Il Bello della  Bestia</em> di Silvia Tommasi, in cui si è ripercorso l’immaginario  “bestiale” da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> a Karen Blixen. Oppure, il famoso <a title="Bestie, uomini e dei" href="http://www.libriefilm.com/bestie-uomini-dei/767"><em>Bestie,  uomini, dèi</em></a> di Ossendowski, in cui l’Asia viene popolata di presenze  oscure e terribili, fino a <em>Bestie o dei? L’animale nel simbolismo  religioso</em>, in cui, tra l’altro, Grado G. Merlo sottolineava la pratica  cristiana di attribuire agli eretici i tratti dell’immondo animale.  Impostazione foriera di radicalismo tra opposte fazioni ideologiche, che  avrà le sue ricadute nel <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a>. E proprio a questa mentalità  giudeo-cristiana di associare la bestia al demoniaco, drammatizzando  così al massimo il suo già robusto dualismo di fondo, si può far  risalire la febbrile volontà di Lanz von Liebenfels di giudicare la  vicenda storica come un continuo processo di corruzione, attraverso la  promiscuità sessuale tra uomo superiore e uomo imbestiatosi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4008" class="wp-caption alignleft" style="width: 171px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-4008" title="liebenfels" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/liebenfels.jpg" alt="" width="161" height="190" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Jörg Lanz von Liebenfels</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Adesso le Edizioni Thule Italia ripropongono il testo certo più  caratteristico di Lanz, <em>Teozoologia. La scienza delle nature scimmiesche  sodomite e l’elettrone divino</em>, a cura e con la traduzione di Marco  Linguardo. Si tratta di un vero <em>unicum </em>editoriale. Il bizzarro titolo ci  rimanda direttamente all’epoca, il 1905, in cui il libro fu scritto. Le  recenti scoperte scientifiche dei raggi X e della radioattività, di cui  Lanz fu un appassionato studioso, lo portarono a diventare egli stesso  uno sperimentatore, ottenendo anche svariati brevetti di motori e  sistemi elettrici. Ne trasse le immagini del Theozoon, l’uomo divino  fornito di poteri magnetici superumani, e del suo speculare  semibestiale, l’Anthropozoon.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa nota futuristica, unita al tradizionalismo <em>völkisch </em>di cui Lanz  era imbevuto e all’erudizione teologica, costituirono l’esplosiva  miscela di una formula ideologica pericolosamente in bilico tra  fantascienza e millenarismo pangermanista. Non sarà stato comunque un  caso che il giovane viennese Lanz, assunti nel 1897 i voti monacali  presso l’abbazia cistercense di Heiligenkreuz, si fosse dedicato non  solo alla severa esegesi biblica, ma anche all’apprendimento di un  sapere razzialista direttamente appreso dal suo istitutore conventuale,  l’erudito Nidvard Schlögl, biblista e orientalista allora di fama. La  teoria che «la radice di tutti i mali del mondo avesse effettivamente  una natura animale subumana», come dice Goodrick-Clarke, si stilizzava  in Lanz nel rappresentare la lotta cosmica tra l’ordine, di cui erano  detti portatori i popoli bianchi dominatori, e il caos ingenerato invece  dagli orgiasmi sessuali, con cui i popoli di colore avrebbero sedotto i  signori, conducendoli a crescente rovina bio-psichica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-radici-occulte-del-nazismo/6891" target="_blank"><img class="size-full wp-image-4005 alignright" style="margin: 10px;" title="radici-occulte-nazismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/radici-occulte-nazismo.jpg" alt="" width="200" height="310" /></a> Questa idea fissa si era rafforzata in occasione del ritrovamento,  avvenuto nel 1894 nello stesso monastero in cui Lanz ricoprì anche ruoli  di insegnante, di una pietra tombale medievale, in cui compariva la  scena di un antico aristocratico che teneva sotto i piedi una specie di  animale. Da qui insorse nell’immaginario di Lanz una ricerca ossessiva  di prove, che attraverso l’arte antica, certi obelischi e bassorilievi  assiri, o i bestiari medievali, testimoniassero di quella pratica di  ibridazione universale, che a un certo punto si saldò a idee di  rigenerazione situate in un mitico futuro, in cui l’uomo &#8211; non  diversamente da quanto tratteggiato da Nietzsche, che per il suo  Superuomo usò il termine di <em>Züchtung</em>, che significa allevamento &#8211; si  sarebbe purificato da ogni impurità attraverso la pratica di una  selezione dei tipi migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciate entro pochi anni la tonaca e l’abbazia, Lanz dal 1900 entrò in  contatto con  ambienti del pangermanesimo, come quelli legati a Guido  von List, Theodor Fritsch e Ludwig Woltmann. Non si sa come, riuscì ad  entrare in possesso del castello di Werfenstein, sul Danubio, facendone  la sede dell’Ordine del Nuovo Tempio, da lui fondato. Quanto poi alla  sua rivista <em>Ostara</em>, che veicolava l’ideologia ariosofica in un misto di  teosofia, cristianesimo ariano e pangermanesimo razzista, noi sappiamo  da numerosi storici, a cominciare da Fest e Kershaw, che il periodico  venne letto dal giovane Hitler. E, molto probabilmente, i due, che  furono a Vienna e a Monaco in anni vicini, ebbero anche modo di  conoscersi. Ma Hitler divenne ben presto un politico moderno e realista,  e una volta al potere lasciò indisturbato Lanz, ma fece chiudere molti  circoli dell’occultismo <em>völkisch</em>, giudicandoli confusionari.</p>
<p style="text-align: justify;">Effettivamente, occorre dire che esiste da sempre nell’arte e nella  psicologia umana un’associazione tra la bestia e l’uomo, che è  circonfusa di pesanti inquietudini. Gli studiosi si sono spesso  interrogati su quelle presenze animalesche così ricorrenti un po’  ovunque, dalle divinità egizie alla tavoletta di Narmer, in cui una  figura di dominatore aggioga una forma subumana, alle cattedrali  gotiche, sovrabbondanti di mostruose creature animali, alle placche  dorate vichinghe, in cui si vedono bestie umanoidi, fino alle  rappresentazioni legate al lupo, da alcuni studiosi rovesciate in miti  sovrumani: per dire, anni fa Chiesa Isnardi studiò il lupo mannaro  presente nelle tradizioni europee come un’immagine del Superuomo. In  ogni caso, la strana figura del monaco Lanz &#8211; che ebbe tra i suoi  estimatori personaggi come Lord Kirchner, August Strindberg  e  autorevoli biblisti del suo tempo &#8211; rimane ancorata a un’epoca in cui il  progresso scientifico e il riemergere di arcaismi occulti si fusero in  maniera impensata. Creando i presupposti di un’ideologia di massa che di  lì a pochi anni avrebbe salito la ribalta mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 21 febbraio 2010.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/teozoologia.html' addthis:title='La teozoologia di Jörg Lanz Von Liebenfels ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il magico mistero del nazismo</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 15:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La svastica e le streghe di Giorgio Galli ripropone il rimasticamento di considerazioni già esposte più volte da altri circa il fenomeno esoterico all’interno del Nazionalsocialismo, col metodo non esattamente scientifico della “citazione dalla citazione”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-magico-mistero-del-nazismo.html' addthis:title='Il magico mistero del nazismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a title="Giorgio Galli" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/giorgio-galli"></a><a href="http://www.libriefilm.com/la-svastica-e-le-streghe/6876" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3956" style="margin: 10px;" title="svastica-streghe" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/svastica-streghe.jpg" alt="" width="200" height="290" /></a>Giorgio Galli, il politologo conosciuto soprattutto per il suo libro <a title="Hitler e il nazismo magico" href="http://www.libriefilm.com/hitler-e-il-nazismo-magico/6889"><em>Hitler e il nazismo magico</em></a> (Rizzoli), uscito in prima edizione nel  1989, che è stato uno dei maggiori successi editoriali di saggistica  degli ultimi vent’anni, si confronta di nuovo con l’argomento in gran  voga: i rapporti tra Nazionalsocialismo ed esoterismo. E oggi pubblica  per Hobby&amp;Work un libro-intervista, curato da Luigi Sanvito, che si  intitola <a title="La svastica e le streghe" href="http://www.libriefilm.com/la-svastica-e-le-streghe/6876"><em>La svastica e le streghe. Intervista sul Terzo Reich, la magia  e le culture rimosse dell’Occidente</em></a>. Il titolo, in linea con il  sensazionalismo da rotocalco tipico del <em>bric-a-brac </em>che da anni esce a  getto continuo in materia, non rende giustizia a questa operazione  editoriale. La quale, se non attinge a memorabili vette storiografiche,  per lo meno evita di cadere nell’invenzione oppure nell’occultismo di  maniera.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, si continua a volare abbastanza basso. Lo stesso <a title="Hitler e il nazismo magico" href="http://www.libriefilm.com/hitler-e-il-nazismo-magico/6889"><em>Hitler e il  nazismo magico</em></a>, lo confessiamo, non ci entusiasmò per profondità di  indagine, legandosi a un’attrezzatura scientifica labile e collocandosi  molte lunghezze indietro rispetto, ad esempio, al lavoro scritto nel  1985 da Nicholas Goodrick-Clarke <a title="Le radici occulte del nazismo" href="http://www.libriefilm.com/le-radici-occulte-del-nazismo/6891"><em>Le radici occulte del nazismo</em></a> (tradotto in Italia da Sugarco nel 1993), ben altrimenti documentato.  Vogliamo essere sinceri: questo <a title="La svastica e le streghe" href="http://www.libriefilm.com/la-svastica-e-le-streghe/6876"><em>La svastica e le streghe</em></a> ripropone il  rimasticamento di considerazioni già esposte più volte da altri, ben  prima che Galli iniziasse a interessarsi di questo argomento. Come del  resto nella sua fatica precedente, oggi Galli non propone una sua  compiuta e motivata interpretazione circa il fenomeno esoterico  all’interno del Nazionalsocialismo, limitandosi &#8211; come fece allora &#8211; a  riprendere una serie di spunti da libri precedenti, da decenni noti agli  specialisti e anche ai normali lettori. E procedendo, per di più, col  metodo non esattamente scientifico della “citazione dalla citazione”.  Per esempio, le citazioni di seconda mano da Mosse (che attingeva dai  vari Chamberlain o List o Gobineau), sono ancora presenti imperterrite,  certo utili a soddisfare un’occasionale curiosità del pubblico “grosso”,  ma del tutto inutili all’approfondimento di un tema che, senza nuove  acquisizioni oppure senza nuove interpretazioni, rimane nella condizione  di un decrepito “già detto”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/hitler-e-il-nazismo-magico/6889" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3957" style="margin: 10px;" title="hitler-e-il-nazismo-magico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hitler-e-il-nazismo-magico-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a> Come oltre vent’anni fa, Galli ripete, ad esempio, che secondo lui il  momento in cui la vena esoterica nazionalsocialista sarebbe venuta allo  scoperto in vicende di portata storica sarebbe stato il volo di Hess in  Scozia nel 1941. L’abbiamo capito. Ma non abbiamo capito perchè dovrebbe  bastare il fatto che Hess fu affiliato in gioventù alla  Thulegesellschaft e che avesse amici britannici con qualche interesse  esoterico, per concluderne con Galli &#8211; senza portare l’ombra di una  prova &#8211; che si tratterebbe di un avvenimento influenzato  dall’occultismo. Non può bastare.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi fu senza dubbio, nell’ideologia e nella ritualistica  nazionalsocialista (ma non nel campo del decisionismo politico) una  corposa sfera esoterica. Basta dare uno sguardo a quanto scrissero  Rosenberg o Wirth o <a title="Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a>, oppure fare un salto a Wewelsburg o alle  Extersteine. I teorici del mito del sangue che furono attivi durante il  Terzo Reich ebbero alle spalle una lunga e articolata tradizione <em> völkisch</em>, tutta innestata sulla cultura misterica. A titolo di esempio,  ci permettiamo di suggerire a Galli di sfogliare la prima traduzione  italiana della <em>Teozoologia</em> di Jörg Lanz von Liebenfels &#8211; che  certamente già conoscerà nell’edizione originale &#8211; risalente in prima  edizione tedesca al 1905, e recentemente pubblicata dall’Editrice Thule  Italia. Un libro di ariosofia, tipico esempio di quell’occultismo  pre-nazionalsocialista su base razzialista cui lui attribuisce  indimostrabili influenze politiche sul Terzo Reich.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Nazionalsocialismo non vi fu una sfera esoterica che abbia avuto un  qualche ruolo su decisioni di portata politica. Almeno, stando ai  documenti in nostro possesso. E si sa, la storiografia si basa sui  documenti, tutto il resto appartenendo al vasto mondo dell’illazione.  Hitler, come è a ognuno noto, non appena pervenuto al potere, si premurò  di far chiudere all’istante tutti i sodalizi esoterici attivi in  Germania, relegando le speculazioni misteriche, ricorrenti nell’ambiente  vicino a Himmler, nell’ambito delle stravaganze impolitiche, da lui  tollerate solo per personale amicizia verso il capo delle SS. Il Führer,  che in gioventù ebbe documentati contatti con i circoli del  pangermanesimo esoterico, e che incarnava egli stesso aspetti di magismo  “sacerdotale”, già nel <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mein-kampf-hitler-adolf-edizioni/libro/9788889515358?a=395521" rel="nofollow" target="_blank">Mein Kampf</a></span></em> condannò come sterili tali cerchie.  Il suo terreno era quello politico, e qui ragionava freddamente,  presentandosi come capo di un moderno partito di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma neppure riguardo alle streghe &#8211; l’altro argomento affrontato dal  libro di Galli &#8211; ci pare che si sia colpito nel segno. Galli afferma  che, a suo parere, la secolare persecuzione delle streghe sarebbe stata  una lotta degli uomini, padroni del potere, contro il sesso femminile,  al fine di annientarne la libertà in almeno tre ambiti: «La gestione  femminile del parto, l’uso terapeutico delle erbe, la rivendicazione  esplicita della propria libertà sessuale». Le cose non andarono così. A  dar retta ai maggiori storici mondiali del fenomeno stregonico, la  maggioranza degli individui accusati di stregoneria nel corso di  svariati secoli furono infatti di sesso maschile. Gli “stregoni”, più  ancora delle streghe, furono le vittime di quella lotta ai relitti del  paganesimo pre-cristiano. Nella cultura tradizionalista del mondo  contadino gli oscurantisti cristiani e i primi teorici del pensiero  scientista &#8211; per l’occasione alleati &#8211; videro un tenace nemico pagano da  estirpare, uomo o donna che fosse.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno fa, un noto libro di  Luciano Parinetto (<em>Solilunio. Erano donne le streghe?</em>, Pellicani  Editore) si occupò del tema proprio in questo senso, portando cifre e  documenti sostenuti da una ricca mole bibliografica. Eminenti studiosi  come Ginzburg e Monter da gran tempo hanno dimostrato questo dato con  studi scientifici di vasta notorietà: le “streghe” erano donne e uomini,  ma più spesso i secondi delle prime. Eliminare la stregoneria &#8211; con le  sue pagane culture antagoniste: medicina tradizionale, naturalismo  panteista, accesso alla sfera della <em>trance</em>, di antica ascendenza  dionisiaca &#8211; significava per la Chiesa e i suoi alleati sradicare le  ultime tracce di un sapere ostinatamente anti-moderno. E alleato della  Chiesa, in quei secoli, fu per l’appunto il pensiero razionalista,  economicista, infine liberale e progressista, oggi egemone più ancora di  allora. Tutti sanno che Francis Bacon, il padre scientista del moderno  progressismo, era un fanatico nemico della stregoneria e un fautore  della sua repressione. Nessuna fantastica guerra tra i sessi, dunque. Ma  una guerra di sterminio delle ultime resistenze della paganità  tradizionale da parte della Chiesa e degli alfieri della cultura  razionalista e illuminista. Che è poi la medesima cui appartiene Galli,  come apertamente attesta egli stesso nel libro segnalato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 7 febbraio 2010.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-magico-mistero-del-nazismo.html' addthis:title='Il magico mistero del nazismo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Völkische Weltanschauung di Federico Prati</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 15:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione dell'omonimo saggio di teoria politica di Federico Prati, pubblicato dalle Edizioni Effepi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/volkische-weltanschauung-di-federico-prati.html' addthis:title='Völkische Weltanschauung di Federico Prati '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">«Altro che pensiero debole, penso che occorra un pensiero fortissimo in cui davvero ci si responsabilizza di fronte alla realtà e si prende posizione».</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2530" style="margin: 10px;" title="voelkische-weltanschauung" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/voelkische-weltanschauung.jpg" alt="voelkische-weltanschauung" width="150" height="231" />Questa affermazione di Edoardo Sanguineti appare certamente condivisibile nell’attuale clima da “Crepuscolo degli dèi”, e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/federico-prati/">Federico Prati</a> sembra aver preso alla lettera il poeta genovese pubblicando <em>Völkische Weltanschauung</em>, un testo che propone un pensiero davvero fortissimo, un pensiero che denuncia le allucinazioni egualitarie della plutocrazia capitalista e che richiama l’attenzione sulla più importante chiave di lettura degli avvenimenti passati e presenti: la questione razziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra tutti i libri scritti da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/federico-prati/">Federico Prati</a>, sicuramente <em>Völkische Weltan­schauung</em>, unitamente al precedente testo <em>Filosofia, Dottrina e Mistica dell&#8217;Etnonazionalismo Völkisch</em>, pubblicato nel 2008, si connota come il suo scritto più radicale, intransigente e allo stesso tempo formativo e informativo. I due libri, che si integrano, si completano e si perfezionano a vicenda, sono da considerarsi, pertanto, come un’unica ed essenziale opera. Infatti, in <em>Filosofia, Dottrina e Mistica dell&#8217;Etnonazionalismo Völkisch</em>, l&#8217;autore ha voluto analizzare ed esporre il pensiero etnonazionalista da un punto di vista storico, ideologico, concettuale, filosofico e dottrinale. In <em>Völkische Weltanschauung</em>, invece, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/federico-prati/">Federico Prati</a> ha evidenziato l&#8217;aspetto trascendentale, metafisico, mistico, metapolitico, mitico e numinoso<em> </em>del pensiero etnonazionalista e dell’idea <em>Völkisch</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’attuale fase di decadenza del mondo occidentale, è necessario ap­prontare gli strumenti di riarmo psicologico delle comunità etniche d’Europa per creare un’alternativa al mondialismo multirazziale e alla globalizzazione omologante. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/federico-prati/">Prati</a> ripercorre le fasi storiche che hanno portato all’elaborazione di un’organica ideologia del nazionalismo etnico, che ha avuto la sua formulazione più coerente nella Germania del XIX se­colo grazie all’opera di alcuni intellettuali <em>engagés</em>, come il filosofo <a title="Fichte" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte">Fichte</a>, il musicista Wagner, e grazie a pensatori come Houston Stewart Cham­berlain, Alfred Rosenberg, Walther Darré e Jakob Wilhelm Hauer. Questi autori delineavano un’idea religiosa del gruppo etnico, un’idea costituita dalla mistica sacrale del <em>Blutmythus (Il Mito del Sangue)</em> e dalla comu­nione di Sangue e Terra (<em>Blut und Boden</em>), che faceva del <em>Volk</em> una vera e propria “comunità di destino”. Gli etnonazionalisti insistevano sul concetto di ereditarietà dei fattori etno-culturali e sull’importanza del mito. Nel li­bro <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/federico-prati/">Prati</a> riporta numerose citazioni da testi tedeschi in traduzione italiana (mai apparsi in Italia), cosa che rende prezioso questo volume per una ri­cognizione delle fonti del pensiero <em>Völkisch.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Analizzando la situazione attuale, l’autore non nasconde le difficoltà che il pensiero etnonazionalista incontra, ma invita anche a riflettere sui motivi di speranza. Prima di tutto la classe dirigente governa per forza d’inerzia e non è in grado di porre rimedio ai disastri di cui è responsabile, anche se i mass media continuano a blaterare su un’integrazione multietnica sempre più difficile e sempre più improbabile. Inoltre Stati Uniti e Israele, le super­potenze che guidano il mondialismo, appaiono in crisi e probabilmente sa­ranno surclassate da potenze emergenti: paesi musulmani e Cina. In questa difficile fase è importante tenere alta la bandiera dell’identità etnica euro­pea e approntare gli strumenti per una “Rivoluzione Etnoculturale” per la quale non mancano i riferimenti ideali: si pensi solo a insigni studiosi di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeistica</a> come <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Hans F. K. Günther</a> e Giacomo Devoto, che hanno rievocato così efficacemente i valori di riferimento degli Ariani.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo due secoli di devastazioni mentali prodotte dalla cultura illuminista, occorre lanciare parole d’ordine allo stesso tempo antiche e sempre nuove, come Onore e Fedeltà, punti di riferimento per un’etica virtuosa e respon­sabile che sappia rifondare un sistema di solidarismo etnico-sociale. A fronte di regimi politici che esaltano il meticciato e il disordine etnico, spi­rituale e morale, il pensiero <em>Völkisch</em> combatte la battaglia della Stirpe che deve rinvigorire nella gioventù il senso di responsabilità e il rispetto per gli atavici valori trasmessici dagli Avi; valori antichi e tradizioni millenarie che da sempre sono il fondamento di sane comunità di popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">La cultura cosmopolita della modernità ha creato un tipo umano debole e incapace di atteggiamenti volitivi, ma ci sono molte persone che si sentono disorientate in questo clima inquietante: questa è la fascia sociale che può recepire le novità proposte da un pensiero forte come quello comunitarista e identitario.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Völkische Weltanschauung</em> è una lettura edificante e necessaria per i pa­trioti europei che possono e devono opporsi alla sovversione mondialista richiamando alla memoria i valori ancestrali dei loro antenati e lasciandosi alle spalle le mistificazioni assurde della modernità.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Federico Prati, <em>Völkische Weltanschauung</em>, Effepi Edizioni, Genova 2009, pp.202, € 22,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/volkische-weltanschauung-di-federico-prati.html' addthis:title='Völkische Weltanschauung di Federico Prati ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La &#8220;Révolution Conservatrice&#8221; en Allemagne (1918-1932)</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Robert Steuckers</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Révolution Conservatrice, à défaut d'être une philosophie rigoureuse de type universitaire, est un éventail de Weltanschauungen]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-revolution-conservatrice-en-allemagne-1918-1932.html' addthis:title='La &#8220;Révolution Conservatrice&#8221; en Allemagne (1918-1932) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/3902475021?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=3902475021" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2442" style="margin: 10px;" title="die-konservative-revolution" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/die-konservative-revolution-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>L&#8217;ouvrage d&#8217;Armin Mohler sur la &#8220;<a title="Konservative Revolution" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Konservative Revolution</a>&#8221; (KR) a été si souvent cité, qu&#8217;il est devenu, dans l&#8217;espace linguistique francophone, chez ceux qui cultivent une sorte d&#8217;adhésion affective aux idées vitalistes allemandes dérivées de Nietzsche, une sorte de mythe, de référence mythique très mal connue mais souvent évoquée. Cette année, une réédition a enfin vu le jour, flanquée d&#8217;un volume complémentaire où sont consignés les commentaires de l&#8217;auteur sur l&#8217;état actuel de la recherche, sur les nouveaux ouvrages d&#8217;approfondissement et surtout sur les recherches de Sternhell.</p>
<p style="text-align: justify;">Comment se présentet-il, finalement, cet ouvrage de base, ce manuel si fondamental? Il se compose d&#8217;abord d&#8217;un texte d&#8217;initiation, commençant à la page 3 de l&#8217;ouvrage et s&#8217;achevant à la page 169; ensuite d&#8217;une bibliographie exhaustive, recensant tous les ouvrages des auteurs cités et tous les ouvrages panoramiques sur la KR: elle débute à la page 173 pour se terminer à la page 483. Suivent alors les annexes, avec la liste des abréviations utilisées pour les lieux d&#8217;édition et les maisons d&#8217;édition, puis les registres des personnes, des périodiques et des organisations.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Un ouvrage destiné à la recherche</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ouvrage est donc de prime abord destiné à la recherche. Mais comme la thématique englobe des idées, des <em>leitmotive</em>, des affirmations politiques qui ont enthousiasmé de larges strates de l&#8217;<em>intelligentsia </em>allemande voire une partie des masses, il est évident qu&#8217;aujourd&#8217;hui encore elle enregistrera des retentissements divers en dehors des cénacles académiques. A Bruxelles, à Genève, à Paris ou à Québec, il n&#8217;y a pas que des professeurs qui lisent <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> ou <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span>&#8230; La recension qui suit s&#8217;adressera dès lors essentiellement à ce public extra-académique et se concentrera sur la première partie de l&#8217;ouvrage, le texte d&#8217;initiation, avec ses définitions de concepts, sa classification des diverses strates du phénomène que fut la KR. Mohler, dans ces chapitres d&#8217;une densité inouïe, définit très méticuleusement des mouvements politico-idéologiques aussi marginaux que fascinants: les &#8220;trotskystes du nationalsocialisme&#8221;, la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221; (DB), le national-bolchévisme, le &#8220;Troisième Front&#8221; (<em>Dritte Front</em>,  en abrégé DF), les Völkischen,  les Jungkonservativen,  les nationaux-révolutionnaires, les Bündischen,  etc. ainsi que des concepts comme <em>Weltanschauung</em>, nihilisme, <em>Umschlag</em>,  &#8220;Grand Midi&#8221;, réalisme héroïque, etc.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>&#8220;Konservative Revolution&#8221; et nationalsocialisme</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Le premier souci de Mohler, c&#8217;est de distinguer la KR du nationalsocialisme. Pour la tradition antifasciste, souvent imprégnée des démonstrations du marxisme vulgaire, le national-socialisme est la continuation politique de la KR. De fait, le national-socialisme a affirmé poursuivre dans les faits ce que la KR (ou la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221;) avait esquissé en esprit. Mais nonobstant cette revendication nationale-socialiste, on est bien obligé de constater, avec Mohler, que la KR d&#8217;avant 1933 recelait bien d&#8217;autres possibles. Le national-socialisme a constitué un grand mouvement de masse, impressionnant dans ses dimensions et affublé de toutes les lourdeurs propres aux appareils de ce type. Face à lui, foisonnaient des petits cercles où l&#8217;esprit s&#8217;épanouissait indépendamment des vicissitudes politiques du temps. Ces cénacles d&#8217;intellectuels n&#8217;eurent que peu d&#8217;influence sur les masses. Le grand parti, en revanche, écrit Mohler, &#8220;gardait les masses sous son égide par le biais des liens organisationnels et d&#8217;une doctrine adaptée à la moyenne et limitée à des slogans; il n&#8217;offrait aux têtes supérieures que peu d&#8217;espace et seulement dans la mesure où elles voulaient bien participer au travail d&#8217;enrégimentement des masses et limitaient l&#8217;exercice de leurs facultés intellectuelles à un quelconque petit domaine ésotérique&#8221; (p.4).</p>
<p style="text-align: justify;">Peu d&#8217;intellectuels se satisferont de ce rôle de &#8220;garde-chiourme de luxe&#8221; et préfèreront rester dans cette chaleur du nid qu&#8217;offraient leurs petits cénacles élitaires, où, pensaient-ils, l&#8217;&#8221;idée vraie&#8221; était conservée intacte, tandis que les partis de masse la caricaturaient et la trahissaient. Ce réflexe déclencha une cascade de ruptures, de sécessions, d&#8217;excommunications, de conjurations avec des éléments exclus du parti, si bien que plus aucune équation entre la NSDAP et la KR ne peut honnêtement être posée. Bon nombre de figures de la KR devinrent ainsi les &#8220;trotskystes du national-socialisme&#8221;, les hérétiques de la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221;, qui seront poursuivis par le régime ou opteront pour l&#8217;&#8221;émigration intérieure&#8221; ou s&#8217;insinueront dans certaines instances de l&#8217;Etat car le degré de la mise au pas totalitaire fut nettement moindre en Allemagne qu&#8217;en Union Soviétique. Des représentants éminents de la KR, comme Hans Grimm, Oswald Spengler et <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> purent compter sur l&#8217;appui de la <em>Reichswehr</em>, des cercles diplomatiques &#8220;vieux-conservateurs&#8221; ou de cénacles liés à l&#8217;industrie. Ne choisissent l&#8217;émigration que les figures de proue des groupes sociaux-révolutionnaires (Otto Strasser, Paetel, Ebeling) ou certains nationaux-socialistes dissidents comme Rauschning. La plupart restent toutefois en Allemagne, en espérant que surviendra une &#8220;seconde révolution&#8221; entièrement conforme à l&#8217;&#8221;Idée&#8221;. D&#8217;autres se taisent définitivement (Blüher, Hielscher), se réfugient dans des préoccupations totalement apolitiques ou dans la poésie (Winnig) ou se tournent vers la philosophie religieuse (Eschmann). Très rares seront ceux qui passeront carrément au national-socialisme comme Bäumler, spécialiste de Bachofen.</p>
<p style="text-align: justify;">La thèse qui cherche à prouver la &#8220;culpabilité anticipative&#8221; de la KR ne tient pas. En effet, les idées de la KR se retrouvent, sous des formes chaque fois spécifiquement nationales, dans tous les pays d&#8217;Europe depuis la moitié du XIXième siècle. Si l&#8217;on retrouve des traces de ces idées dans le national-socialisme allemand, celui-ci, comme nous venons de le voir, n&#8217;est qu&#8217;une manifestation très partielle et incomplète de la KR, et n&#8217;a été qu&#8217;une tentative parmi des dizaines d&#8217;autres possibles. Raisonner en termes de causalité (diabolique) constitue donc, explique Mohler, un raccourci trop facile, occultant par exemple le fait patent que les conjurés du 20 juillet 1944 ou que Schulze-Boysen, agent soviétique pendu en 1942, avaient été influencés par les idées de la KR.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L&#8217;origine du terme &#8220;Konservative Revolution&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Pour éviter toutes les confusions et les amalgames, Mohler pose au préalable quelques définitions: celle de la KR proprement dite, celle de la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221;, celle de la <em>Weltanschauung</em> en tant que véhicule pédagogique des idées nouvelles. Les termes &#8220;konservativ&#8221; et &#8220;revolutionär&#8221; apparaissent accolés l&#8217;un à l&#8217;autre pour la première fois dans le journal berlinois <em>Die Volksstimme</em> du 24 mai 1848: le polémiste qui les unissait était manifestement mu par l&#8217;intention de persifler, de se gausser de ceux qui agitaient les émotions du public en affirmant tout et le contraire de tout (le conservatisme et la révolution), l&#8217;esprit troublé par les excès de bière blanche. En 1851, le couple de vocables réapparait —cette fois dans un sens non polémique— dans un ouvrage sur la Russie attribué à Theobald Buddeus. En 1875, Youri Samarine donne pour titre <em>Revolyoutsionnyi konservatizm</em> à une plaquette qu&#8217;il a rédigée avec F. Dmitriev. Par la suite, Dostoïevski l&#8217;utilisera à son tour. En 1900, Charles Maurras l&#8217;emploie dans son <em>Enquête sur la Monarchie</em>.  En 1921, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> l&#8217;utilise dans un article sur la Russie. En Allemagne, le terme &#8220;<a title="Konservative Revolution" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Konservative Revolution</a>&#8221; acquiert une vaste notoriété quand Hugo von Hoffmannsthal le prononce dans l&#8217;un de ses célèbres discours (<em>Das Schriftum als geistiger Raum der Nation </em> — <em>La littérature comme espace spirituel de la nation</em>; 1927). Von Hoffmannsthal désigne un processus de maturation intellectuel caractérisé par la recherche de &#8220;liens&#8221;, prenant le relais de la recherche de &#8220;liberté&#8221;, et par la recherche de &#8220;totalité&#8221;, d&#8217;&#8221;unité&#8221; pour échapper aux divisions et aux discordes, produits de l&#8217;ère libérale.</p>
<p style="text-align: justify;">Chez Hoffmannsthal, le concept n&#8217;a pas encore d&#8217;implication politique directe. Mais dans les quelques timides essais de politisation de ce concept, dans le contexte de la République de Weimar agonisante, on perçoit très nettement une volonté de mettre à l&#8217;avant-plan les caractéristiques immuables de l&#8217;âme humaine, en réaction contre les idées de 1789 qui pariaient sur la perfectibilité infinie de l&#8217;homme. Mais tous les courants qui s&#8217;opposèrent jadis à la Révolution Française ne débouchent pas sur la KR. Bon nombre d&#8217;entre eux restent simplement partisans de la Restauration, de la Réaction, sont des conservateurs de la vieille école (Altkonservativen).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8220;Konservative Revolution&#8221; et &#8220;Deutsche Bewegung&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Donc si la KR est un refus des idées de 1789, elle n&#8217;est pas nostalgie de l&#8217;Ancien Régime: elle opte confusément, parfois plus clairement, pour une &#8220;troisième voie&#8221;, où seraient absentes l&#8217;anarchie, l&#8217;absence de valeurs, la fascination du laissez-faire propres au libéralisme, l&#8217;immoralité fondamentale du règne de l&#8217;argent, les rigidités de l&#8217;Ancien Régime et des absolutismes royaux, les platitudes des socialismes et communismes d&#8217;essence marxiste, les stratégies d&#8217;arasement du passé (&#8220;Du passé, faisons table rase&#8230;&#8221;). A l&#8217;aube du XIXième siècle, entre la Révolution et la Restauration, surgit, sur la scène philosophique européenne, l&#8217;idéalisme allemand, réponse au rationalisme français et à l&#8217;empirisme anglais. Parallèlement à cet idéalisme, le romantisme secoue les âmes. Sur le terrain, comme dans le Tiers-Monde aujourd&#8217;hui, les Allemands, exaltés par <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span>, Arndt, Jahn, etc., prennent les armes contre Napoléon, incarnation d&#8217;un colonialisme &#8220;occidental&#8221;. Ce mélange de guerre de libération, de révolution sociale et de retour sur soi-même, sur sa propre identité, constitue une sorte de préfiguration de la KR, laquelle serait alors le stade atteint par la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221; dans les années 20.</p>
<p style="text-align: justify;">Pour en résumer l&#8217;esprit, explique Mohler, il faut méditer une citation tirée du célébrissime roman de D.H. Lawrence, <em>The plumed Serpent</em> (= <em>Le serpent à plumes</em>, 1926). Ecoutons-la: &#8220;Lorsque les Mexicains apprennent le nom de Quetzalcoatl, ils ne devraient le prononcer qu&#8217;avec la langue de leur propre sang. Je voudrais que le monde teutonique se mette à repenser dans l&#8217;esprit de Thor, de Wotan et d&#8217;Yggdrasil, le frêne qui est axe du monde, que les pays druidiques comprennent que leur mystère se trouve dans le gui, qu&#8217;ils sont eux-mêmes le Tuatha de Danaan, qu&#8217;ils sont ce peuple toujours en vie même s&#8217;il a un jour sombré. Les peuples méditerranéens devraient se réapproprier leur Hermès et Tunis son Astharoth; en Perse, c&#8217;est Mithra qui devrait ressusciter, en Inde Brahma et en Chine le plus vieux des dragons&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Avec Herder, les Allemands ont élaboré et conservé une philosophie qui cherche, elle aussi, à renouer avec les essences intimes des peuples; de cette philosophie sont issus les nationalismes germaniques et slaves. Dans le sens où elle recherche les essences (tout en les préservant et en en conservant les virtualités) et veut les poser comme socles d&#8217;un avenir radicalement neuf (donc révolutionnaire), la KR se rapproche du nationalisme allemand mais acquiert simultanément une valeur universelle (et non universaliste) dans le sens où la diversité des modes de vie, des pensées, des âmes et des corps, est un fait universel, tandis que l&#8217;universalisme, sous quelque forme qu&#8217;il se présente, cherche à biffer cette prolixité au profit d&#8217;un schéma équarisseur qui n&#8217;a rien d&#8217;universel mais tout de l&#8217;abstraction.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>La notion de &#8220;Weltanschauung&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La KR, à défaut d&#8217;être une philosophie rigoureuse de type universitaire, est un éventail de <em>Weltanschauungen</em>.  Tandis que la philosophie fait partie intégrante de la pensée du vieil Occident, la <em>Weltanschauung </em>apparaît au moment où l&#8217;édifice occidental s&#8217;effondre. Jadis, les catégories étaient bien contingentées: la pensée, les sentiments, la volonté ne se mêlaient pas en des flux désordonnés comme aujour-d&#8217;hui. Mais désormais, dans notre &#8220;interrègne&#8221;, qui succède à l&#8217;ef-fondrement du christianisme, les Weltanschauungen  mêlent pensées, sentiments et volontés au sein d&#8217;une tension perpétuelle et dynamisante. La pensée, soutenue par des Weltanschauungen,  détient désormais un caractère instrumental: on sollicite une multitude de disciplines pour illustrer des idées déjà préalablement conçues, acceptées, choisies. Et ces idées servent à atteindre des objectifs dans la réalité elle-même. La nature particulière (et non plus universelle) de toute pensée nous révèle un monde bigarré, un chaos dynamique, en mutation perpétuelle. Selon Mohler, les Weltanschauungen  ne sont plus véhiculées par de purs philosophes ou de purs poètes mais par des êtres hybrides, mi-penseurs, mi-poètes, qui savent conjuguer habilement  —et avec une certaine cohérence—   concepts et images. Les gestes de l&#8217;existence concrète jouent un rôle primordial chez ces penseurs-poètes: songeons à T.E. Lawrence (d&#8217;Arabie), Malraux et <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>. Leurs existences engagées leur ont fait touché du doigt les nerfs de la vie, leur a communiqué une expérience des choses bien plus vive et forte que celle des philosophes et des théologiens, même les plus audacieux.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L&#8217;opposition concept/image</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Les mots et les concepts sont donc insuffisants pour cerner la réalité dans toute sa multiplicité. La parole du poète, l&#8217;image, leur sont de loin supérieures. L&#8217;ère nouvelle se reflète dès lors davantage dans les travaux des &#8220;intellectuels anti-intellectuels&#8221;, de ceux qui peuvent, avec génie, manier les images. Un passage du journal de Gerhard Nebel, daté du 19 novembre 1943, illustre parfaitement les positions de Mohler quand il souligne l&#8217;importance de la Weltanschauung  par rapport à la philosophie classique et surtout quand il entonne son plaidoyer pour l&#8217;intensité de l&#8217;existence contre la grisaille des théories, plaidoyer qu&#8217;il a résumé dans le concept de &#8220;nominalisme&#8221; et qui a eu le retentissement que l&#8217;on sait dans la maturation intellectuelle de la &#8220;Nouvelle Droite&#8221; française.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecoutons donc les paroles de Gerhard Nebel: &#8220;Le rapport entre les deux instruments métaphysiques de l&#8217;homme, le concept et l&#8217;image, livre à ceux qui veulent s&#8217;exercer à la comparaison une matière inépuisable. On peut dire, ainsi, que le concept est improductif, dans la mesure où il ne fait qu&#8217;ordonner ce qui nous tombe sous le sens, ce que nous avons déjà découvert, ce qui est à notre disposition, tandis que l&#8217;image génère de la réalité spirituelle et ramène à la surface des éléments jusqu&#8217;alors cachés de l&#8217;Etre. Le concept opère prudemment des distinctions et des regroupements dans le cadre strict des faits sûrs; l&#8217;image saisit les choses, avec l&#8217;impétuosité de l&#8217;aventurier et son absence de tout scrupule, et les lance vers le large et l&#8217;infini. Le concept vit de peurs; l&#8217;image vit du faste triomphant de la découverte. Le concept doit tuer sa proie (s&#8217;il n&#8217;a pas déjà ramassé rien qu&#8217;un cadavre), tandis que l&#8217;image fait apparaître une vie toute pétillante. Le concept, en tant que concept, exclut tout mystère; l&#8217;image est une unité paradoxale de contraires, qui nous éclaire tout en honorant l&#8217;obscur. Le concept est vieillot; l&#8217;image est toujours fraîche et jeune. Le concept est la victime du temps et vieillit vite; l&#8217;image est toujours au-delà du temps. Le concept est subordonné au progrès, tout comme les sciences, elles aussi, appartiennent à la catégorie du progrès, tandis que l&#8217;image relève de l&#8217;instant. Le concept est économie; l&#8217;image est gaspillage. Le concept est ce qu&#8217;il est; l&#8217;image est toujours davantage que ce qu&#8217;elle semble être. Le concept sollicite le cerveau mais l&#8217;image sollicite le cœur. Le concept ne meut qu&#8217;une périphérie de l&#8217;existence; l&#8217;image, elle, agit sur l&#8217;ensemble de l&#8217;existence, sur son noyau. Le concept est fini; l&#8217;image, infinie. Le concept simplifie; l&#8217;image honore la diversité. Le concept prend parti; l&#8217;image s&#8217;abstient de juger. Le concept est général; l&#8217;image est avant tout individuelle et, même là où l&#8217;on peut faire de l&#8217;image une image générale et où l&#8217;on peut lui subordonner des phénomènes, cette action de subordonnance rappelle des chasses passionnantes; l&#8217;ennui que suscite l&#8217;inclusion, l&#8217;enfermement de faits de monde dans des concepts, reste étranger à l&#8217;image&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Les idées véhiculées par les Weltanschauungen s&#8217;incarnent dans le réel arbitrairement, de façon imprévisible, discontinue. En effet, ces idées ne sont plus des idées pures, elles n&#8217;ont plus une place fixe et immuable dans une quelconque empyrée, au-delà de la réalité. Elles sont bien au contraire imbriquées, prisonnières des aléas du réel, soumises à ses mutations, aux conflits qui forment sa trame. Etudier l&#8217;impact des Weltanschauungen,  dont celles de la KR, c&#8217;est poser une topographie de courants souterrains, qui ne sautent pas directement aux yeux de l&#8217;observateur.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Une exigence de la KR: dépasser le wilhelminisme</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Quand Arthur Moeller van den Bruck parle d&#8217;un &#8220;Troisième Reich&#8221; en 1923, il ne songe évidemment pas à l&#8217;Etat hitlérien, dont rien ne laisse alors prévoir l&#8217;avènement, mais d&#8217;un système politique qui succéderait au IIième Reich bismarcko-wilhelminien et où les oppositions entre le socialisme et le nationalisme, entre la gauche et la droite seraient sublimées en une synthèse nouvelle. De plus, cette idée d&#8217;un &#8220;troisième&#8221; Empire, ajoute Mohler, renoue avec toute une spéculation philosophique christiano-européenne très ancienne, qui parlait d&#8217;un troisième règne comme du règne de l&#8217;esprit (saint). Dès le IIième siècle, les montanistes, secte chrétienne, évoquent l&#8217;avènement d&#8217;un règne de l&#8217;esprit saint, successeur des règnes de Dieu le Père (ancien testament) et de Dieu le Fils (nouveau testament et incarnation), qui serait la synthèse parfaite des contraires. Dans le cadre de l&#8217;histoire allemande, on repère une longue aspiration à la syn-thèse, à la conciliation de l&#8217;inconciliable: par exemple, entre les Habsbourg et les Hohenzollern. Après la Grande Guerre, après la réconciliation nationale dans le sang et les tranchées, Moeller van den Bruck est l&#8217;un de ces hommes qui espèrent une synthèse entre la gauche et la droite par le truchement d&#8217;un &#8220;troisième parti&#8221;. Evidemment, les hitlériens, en fondant leur &#8220;troisième Reich&#8221;, prétendront transposer dans le réel toutes ses vieilles aspirations pour les asseoir définitivement dans l&#8217;histoire. La KR et/ou la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221; se scinde alors en deux groupes: ceux qui estiment que le IIIième Reich de Hitler est une falsification et entrent en dissidence, et ceux qui pensent que c&#8217;est une première étape vers le but ultime et acceptent le fait accompli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sous le IIIème Reich historique, existait une &#8220;opposition de droite&#8221;, mécontente du caractère libéral/darwiniste de la révolution industrielle allemande, du rôle de l&#8217;industrie et du grand capital, de l&#8217;étroitesse d&#8217;esprit bourgeoise, du façadisme pompeux, avec ses stucs et son tape-à-l&#8217;oeil. Le &#8220;conservatisme&#8221; officiel de l&#8217;époque n&#8217;est plus qu&#8217;un décor, que poses mata-moresques, tandis que l&#8217;économie devient le destin. Ce bourgeoisisme à colifichets militaires suscite des réactions. Les unes sont réformistes; les autres exigent une rupture radicale. Parmi les réformistes, il faut compter le mouvement chrétien-social du Pasteur Adolf Stoecker, luttant pour un &#8220;Empire social&#8221;, pour une &#8220;voie caritative&#8221; vers la justice sociale. Les éléments les plus dynamiques du mouvement finiront par adhérer à la sociale-démocratie. Quant au &#8220;Mouvement Pan-Germaniste&#8221; (<em>Alldeutscher Verband)</em>,  il sombrera dans un impérialisme utopique, sur fond de romantisme niais et de cliquetis de sabre. Les autres mouvements restent périphériques: les mouvements &#8220;artistiques&#8221; de masse, les marxistes qui veulent une voie nationale, les premiers &#8220;Völkischen&#8221;,  etc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>A l&#8217;ombre de Nietzsche&#8230;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Face à ces réformateurs qui ne débouchent sur rien ou disparaissent parce que récupérés, se trouvent d&#8217;abord quelques isolés. Des isolés qui mûrissent et agissent à l&#8217;ombre de Nietzsche, ce penseur qui ne peut être classé parmi les protagonistes de la &#8220;Deutsche Bewegung&#8221; ni parmi les précurseurs de la KR, bien que, sans lui et sans son œuvre, cette dernière n&#8217;aurait pas été telle qu&#8217;elle fut. Mais comme les isolés qu&#8217;alimente la pensée de Nietzsche sont nombreux, très différents les uns des autres, il s&#8217;en trouve quelques-uns qui amorcent véritablement le processus de maturation de la KR. Mohler en cite deux, très importants: Paul de Lagarde et Julius Langbehn. L&#8217;orientaliste Paul de Lagarde voulait fonder une <a title="religion" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religion</a> allemande, appelée à remplacer et à renforcer le message des christianismes protestants et catholiques en pariant sur la veine mystique, notamment celle de Meister Eckhart le Rhénan et de Ruusbroeck le Brabançon (5). Julius Langbehn est surtout l&#8217;homme d&#8217;un livre, Rembrandt als Erzieher (1890; = Rembrandt éducateur) (6). A partir de la personnalité de Rembrandt, Langbehn chante la mystique profonde du Nord-Ouest européen et suggère une synthèse entre la rudesse froide mais vertueuse du Nord et l&#8217;enthousiasme du Sud.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Mouvement völkisch et mouvement de jeunesse</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">En marge de ses deux isolés, qui connurent un succès retentissant, deux courants sociaux contri-buent à briser les hypocrisies et le matérialisme de l&#8217;ère wilhelminienne: le mouvement völkisch  et le mouvement de jeunesse (<em>Jugendbewegung</em>). Par <em>völkisch</em>,  nous explique Mohler, l&#8217;on entend les groupes animés par une philosophie qui pose l&#8217;homme comme essentiellement dépendant de ses origines, que celles-ci proviennent d&#8217;une matière informelle, la race, ou du travail de l&#8217;histoire (le peuple ou la tribu étant, dans cette optique, forgé par une histoire longue et commune). Proches de l&#8217;idéologie völkische  sont les doctrines qui posent l&#8217;homme comme déterminé par un &#8220;paysage spirituel&#8221; ou par la langue qu&#8217;il parle. Dans les années 1880, le mouvement völkisch  se constitue en un front du refus assez catégorique: il est surtout antisémite et remplace l&#8217;ancien antisémitisme confessionnel par un antisémitisme &#8220;raciste&#8221; et déterministe, lequel prétend que le Juif reste juif en dépit de ses options personnelles réelles ou affectées. Le mouvement völkisch  se divise en deux tendances, l&#8217;une aristocratique, dirigée par Max Liebermann von Sonnenberg, qui cherche à rapprocher certaines catégories du peuple de l&#8217;aristocratie conservatrice; l&#8217;autre est radicale, démocratique et issue de la base. C&#8217;est en Hesse que cette première radicalité völkische se hissera au niveau d&#8217;un parti de masse, sous l&#8217;impulsion d&#8217;Otto Böckel, le &#8220;roi des paysans hessois&#8221;, qui renoue avec les souvenirs de la grande guerre des paysans du XVIième siècle et rêve d&#8217;un soulèvement généralisé contre les grands capitalistes (dont les Juifs) et les Junker,  alliés objectifs des premiers.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mouvement de jeunesse est une révolte des jeunes contre les pères, contre l&#8217;artificialité du wilhelminisme, contre les conventions qui étouffent les cœurs. Créé par Karl Fischer en 1896, devenu le &#8220;Wandervogel&#8221; (= &#8220;oiseau migrateur&#8221;) en 1901, le mouvement connait des débuts anarchisants et romantiques, avec des éco-iers et lycéens, coiffés de bérets fantaisistes et la guitare en bandoulière, qui partent en randonnée, pour quitter les villes et découvrir la beauté des paysages. A partir de 1910-1913, le mouvement de jeunesse acquerra une forme plus stricte et plus disciplinée: la principale organisation porteuse de ce renouveau fut la Freideutsche Jugend.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le choc de 1914</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quand éclate la guerre de 1914, les peuples croient à une ultime épreuve purgative qui pulvérisera les barrières de partis, de classes, de confessions, etc. et conduira à la &#8220;totalité&#8221; espérée. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span>, dans les premières semaines de la guerre, parle de &#8220;purification&#8221;, de grand nettoyage par le vide qui balaiera le bric-à-brac wilhelminien. Peu importaient la victoire, les motifs, les intérêts: seule comptait la guerre comme hygiène, aux yeux des peuples lassés par les artifices bourgeois. Mais les enthousiasmes du début s&#8217;enliseront, après la bataille de la Marne, dans la guerre des tranchées et dans l&#8217;implacable choc mécanique des matériels. &#8220;Toute finesse a été broyée, piétinée&#8221;, écrit <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>. Le XIXième siècle périt dans ce maelstrom de fer et de feu, les façades rhétoriques s&#8217;écroulent pulvérisées, les contingentements proprets perdent tout crédit et deviennent ridicules.</p>
<p style="text-align: justify;">De cette tourmente, surgit, discrète, une nouvelle &#8220;totalité&#8221;, une &#8220;totalité&#8221; spartiate, une &#8220;totalité&#8221; de souffrances, avec des alternances de joies et de morts. Une chose apparaît certai-ne, écrit encore <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, c&#8217;est &#8220;que la vie, dans son noyau le plus intime, est indestructible&#8221;. Un philosophe ami d&#8217;<a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, Hugo Fischer, décrit cet avènement de la totalité nouvelle, dans un essai de guerre paru dans la revue &#8220;nationale-bolchévique&#8221; <em>Widerstand</em> (Janvier 1934; &#8220;<em>Der deutsche Infanterist von 1917</em>&#8220;): &#8220;Le culte des grands mots n&#8217;a plus de raison d&#8217;être aujourd&#8217;hui&#8230; La guerre mondiale a été le <em>daimon</em> qui a fracassé et pulvérisé le pathétisme. La guerre n&#8217;a plus de commencement ni de fin, le fantassin gris se trouve quelque part au milieu des masses de terre boueuse qui s&#8217;étendent à perte de vue; il est dans son trou sale, prêt à bondir; il est un rien au sein d&#8217;une monotonie grise et désolée, qui a toujours été telle et sera toujours telle mais, en même temps, il est le point focal d&#8217;une nouvelle souveraineté. Là-bas, quelque part, il y avait ja-dis de beaux systèmes, scrupuleusement construits, des systèmes de tranchées et d&#8217;abris; ces systèmes ne l&#8217;intéressent plus; il reste là, debout, ou s&#8217;accroupit, à moitié mort de soif, quelque part dans la campagne libre et ouverte; l&#8217;opposition entre la vie et la mort est repoussée à la lisière de ses souvenirs. Il n&#8217;est ni un individu ni une communauté, il est une particule d&#8217;une force élémentaire, planant au-dessus des champs ravagés. Les concepts ont été bouleversés dans sa tête. Les vieux concepts. Les écailles lui tombent des yeux. Dans le brouillard infini, que scrutent les yeux de son esprit, l&#8217;aube semble se lever et il commence, sans savoir ce qu&#8217;il fait, à penser dans les catégories du siècle prochain. Les canons balayent cette mer de saletés et de pourriture, qui avait été le domaine de son existence, et les entonnoirs qu&#8217;ont creusés les obus sont sa demeure (&#8230;) Il a survécu à toutes les formes de guerre; le voilà, incorruptible et immortel, et il ne sait plus ce qui est beau, ce qui est laid. Son regard pénètre les choses avec la tranquillité d&#8217;un jet de flamme. Avec ou sans mérite, il est resté, a survécu (&#8230;) L&#8217;&#8221;intériorité&#8221; s&#8217;est projetée vers l&#8217;extérieur, s&#8217;est transformée de fond en comble, et cette extériorité est devenue totale; intériorité et extériorité fusionnent; (&#8230;) On ne peut plus distinguer quand l&#8217;extériorité s&#8217;arrête et quand l&#8217;homme commence; celui-ci ne laisse plus rien derrière lui qui pourrait être réservée à une sphère privée&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>La défaite de 1918: une nécessité</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">En novembre 1918, l&#8217;Etat allemand wilhelminien a cessé d&#8217;exister: la vieille droite parle du &#8220;coup de couteau dans le dos&#8221;, œuvre des gauches qui ont trahi une armée sur le point de vaincre. Dans cette perspective, la défaite n&#8217;est qu&#8217;un hasard. Mais pour les tenants de la KR, la défaite est une nécessité et il convient maintenant de déchiffrer le sens de cette défaite. Franz Schauwecker, figure de la mouvance nationale-révolutionnaire, écrit: &#8220;Nous devions perdre la guerre pour gagner la Nation&#8221;.  Car une victoire de l&#8217;Allemagne wilhelminienne aurait été une défaite de l&#8217;&#8221;Allemagne secrète&#8221;. L&#8217;écrivain Edwin Erich Dwinger, de père nord-allemand et de mère russe, engagé à 17 ans dans un régiment de dragons, prisonnier en Sibérie, combattant enrôlé de force dans les armées rouge et blanche, revenu en Allemagne en 1920, met cette idée dans la bouche d&#8217;un pope russe, personnage de sa trilogie romanesque consacrée à la Russie: &#8220;Vous l&#8217;avez perdue la grande Guerre, c&#8217;est sûr&#8230; Mais qui sait, cela vaut peut-être mieux ainsi? Car si vous l&#8217;aviez gagnée, Dieu vous aurait quitté&#8230; L&#8217;orgueil et l&#8217;oppres-sion [<em>du wilhelminisme, ndt</em>] se seraient multipliées par cent; une jouissance vide de sens aurait tué toute étincelle divine en vous&#8230; Un pourrissement rapide vous aurait frappé; vous n&#8217;auriez pas connu de véritable ascension&#8230; Si vous aviez gagné, vous seriez en fin de course&#8230; Mais maintenant vous êtes face à une nouvelle aurore&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Après la guerre vient la République de Weimar, mal aimée parce qu&#8217;elle perpétue, sous des oripeaux républicains, le style de vie bourgeois, celui du parvenu. Cette situation est inacceptable pour les guerriers revenus des tranchées: dans cette république bourgeoise, qui a troqué les uniformes chamarrés et les casques à pointe contre les fracs des notaires et des banquiers, ils &#8220;bivouaquent dans les appartements bourgeois, ne pouvant plus renoncer à la simplicité virile de la vie militaire&#8221;, comme le disait l&#8217;un d&#8217;eux. Ils seront les recrues idéales des partis extrémistes, communiste ou national-socialiste. La République de Weimar se déploiera en trois phases: une phase tumultueuse, s&#8217;étendant de novembre 1918, avec la proclamation de la République, à la fin de 1923, quand les Français quittent la Ruhr et que le putsch Hitler/Ludendorff est maté à Munich; une phase de calme, qui durera jusqu&#8217;à la crise de 1929, où la République, sous l&#8217;impulsion de Stresemann, jugule l&#8217;inflation et où les passions semblent s&#8217;apaiser. A partir de la crise, l&#8217;édifice républicain vole en éclats et les nationaux-socialistes sortent vainqueurs de l&#8217;arène.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le débourgeoisement total</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La République de Weimar a connu des débuts très difficiles: elle a dû mater dix-huit coups de force de la gauche et trois coups de force de la droite, sans compter les manœuvres séparatistes en Rhénanie, fomentées par la France. Dans cette tourmente, on en est arrivé à une situation (apparemment) absurde: un gouvernement en majorité socialiste appelle les ouvriers à la grève générale pour bloquer le putsch d&#8217;extrême-droite de Kapp; cette grève générale est l&#8217;étincelle qui déclenche l&#8217;insurrection communiste de la Ruhr et, pour étrangler celle-ci, le gouvernement appelle les sympathisants des putschistes de Kapp à la rescousse! La situation était telle que l&#8217;esprit public, secoué, prenait une cure sévère de débourgeoisement.</p>
<p style="text-align: justify;">Bien sûr, le débourgeoisement total n&#8217;affectaient qu&#8217;une infime minorité, mais cette minorité était quand même assez nombreuse pour que ses attitudes et son esprit déteignent quelque peu sur l&#8217;opinion publique et sur la mentalité générale de l&#8217;époque. La guerre avait arraché plusieurs classes d&#8217;âge au confort bourgeois, lequel n&#8217;exerçait plus le moindre attrait sur elles. Pour ces hommes jeunes, la vie active du guerrier était qualitativement supérieure à celle du bourgeois et ils haïssaient l&#8217;idée de se morfondre dans des fauteuils mous, les pantoufles aux pieds. C&#8217;est pourquoi l&#8217;ardeur de la guerre, ils allaient la rechercher et la retrouver dans les &#8220;Corps Francs&#8221;, ceux de l&#8217;intérieur et ceux de l&#8217;extérieur. Ceux de l&#8217;intérieur se moulaient dans les structures d&#8217;autodéfense locales (<em>Einwohnerwehr</em>)  et permettaient, en fin de compte, un retour progressif à la vie civile, assorti quand même d&#8217;une promptitude à reprendre l&#8217;assaut dans les rangs communistes ou, surtout, nationaux-socialistes. Ceux de l&#8217;extérieur, qui combattaient les Polonais en Haute-Silésie et avaient arraché l&#8217;Annaberg de haute lutte, ou affrontaient les armées bolchéviques dans le Baltikum, regroupaient des soldats perdus, de nouveaux lansquenets, des irrécupérables pour la vie bourgeoise, des pélérins de l&#8217;absolu, des vagabonds spartiates en prise directe avec l&#8217;élémentaire. Dans leurs âmes sauvages, l&#8217;esprit de la KR s&#8217;incrustera dans sa plus pure quintessence.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallèlement aux Corps Francs, d&#8217;autres structures d&#8217;accueil existaient pour les jeunes et les soldats farouches: les <em>Bünde </em>du mouvement de jeunesse, lequel, avec la guerre, avait perdu toutes ses fantaisies anarchistes et abandonné toutes ses rêveries philosophiques et idéalistes. Ensuite les partis de toutes obédiences recrutaient ces ensauvagés, ces inquiets, ces chevaliers de l&#8217;élémentaire pour les engager dans leurs formations de combat, leurs services d&#8217;ordre. Avant le choc de la guerre, le révolutionnaire typique ne renonçait par radicalement aux formes de l&#8217;existence bourgeoise: il contestait simplement le fait que ces formes, assorties de richesses et de positions sociales avantageuses, étaient réservées à une petite minorité. L&#8217;engagement du révolutionnaire d&#8217;avant 1914 visait à généraliser ces formes bourgeoises d&#8217;existence, à les étendre à l&#8217;ensemble de la société, classe ouvrière comprise. Le révolutionnaire de type nouveau, en revanche, ne partage pas cet utopisme eudémoniste: il veut éradiquer toute référence à ces valeurs bourgeoises haïes, tout sentiment positif envers elles. Pour le bourgeois frileux, convaincu de détenir la vérité, la formule de toute civilisation, le révolutionnaire nouveau est un &#8220;nihiliste&#8221;, un dangereux mar-ginal, un personnage inquiétant.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Les lansquenets modernes</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mais les partis bourgeois, battus en brèche, incapables de faire face aux aléas qu&#8217;étaient les exigences des Alliés et les dérèglements de l&#8217;économie mondiale, la violence de la rue et la famine des classes défavorisées, ont été obligés de recourir à la force pour se maintenir en selle et de faire appel à ces lansquenets modernes pour encadrer leurs militants. Ces cadres issus des Corps Francs se rendent alors incontournables au sein des partis qui les utilisent, mais conservent toujours une certaine distance, en marge du gros des militants.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce processus n&#8217;est pas seulement vrai pour le national-socialisme, avec ses turbulents SA. Chez les communistes, des bandes de solides bagarreurs adhèrent au <em>Roter Kampfbund</em>. Certaines organisations restent indépendantes formellement, comme le Kampfbund Wiking  du Capitaine Hermann Ehrhardt, le Bund Oberland  du Capitaine Beppo Römer et du Dr. Friedrich Weber, le Wehrwolf  de Fritz Kloppe et la Reichs-flagge  du Capitaine Adolf Heiß. Le Stahlhelm, organisation paramilitaire d&#8217;anciens combattants, dirigée par Seldte et Duesterberg, est proche des Deutschnationalen (DNVP). Le Jungdeutscher Orde (Jungdo)  de Mahraun sert de service d&#8217;ordre à la Demokratische Partei. Quant aux sociaux-démocrates (SPD), leur organisation paramilitaire s&#8217;appelait le Reichsbanner Schwarz-Rot-Gold, dont les chefs étaient Hörsing et Höltermann.</p>
<p style="text-align: justify;">La quasi similitude entre toutes ses formations faisait que l&#8217;on passait allègrement de l&#8217;une à l&#8217;autre, au gré des conflits personnels. Beppo Römer quittera ainsi l&#8217;Oberland  pour passer à la KPD communiste. Bodo Uhse fera exacte-mentle même itinéraire, mais en passant par la NSDAP et le mouvement révolutionnaire paysan, la Landvolkbewegung. Giesecke passera de la KPD à la NSDAP. Contre les Français dans la Ruhr, les militants communistes sabotent installations et voies ferrées sous la conduite d&#8217;officiers prussiens; SA et Roter Kampfbund collaborent contre le gouvernement à Berlin en 1930-31.</p>
<p style="text-align: justify;">Dans ce contexte, Mohler souligne surtout l&#8217;apparition et la maturation de deux mouvements d&#8217;idées, le fameux &#8220;national-bolchévisme&#8221; et le &#8220;Troisième Front&#8221; (<em>Dritte Front</em>).  Si l&#8217;on analyse de façon dualiste l&#8217;affrontement majeur de l&#8217;époque, entre nationaux-socialistes et communistes, l&#8217;on dira que l&#8217;idéologie des forces communistes dérive des idées de 1789, tandis que celles du national-socialisme de celles de 1813, de la <em>Deutsche Bewegung</em>.  Il n&#8217;empêche que, dans une plage d&#8217;intersection réduite, des contacts fructueux entre les deux mondes se sont produits. Dans quelques cerveaux perti-nents, un socialisme radical fusionne avec un nationalisme tout aussi radical, afin de sceller l&#8217;alliance des deux nations &#8220;prolétariennes&#8221;, l&#8217;Allemagne et la Russie, contre l&#8217;Occident capitaliste.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Trois vagues de national-bolchévisme</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Trois vagues de &#8220;national-bolchévisme&#8221; se succéderont. La première date de 1919/1920. Elle est une réaction directe contre Versailles et atteint son apogée lors de la guerre russo-polonaise de 1920. La section de Hambourg de la KPD, dirigée par Heinrich Lauffenberg et Fritz Wolffheim, appelle à la guerre populaire et nationale contre l&#8217;Occident. Rapidement, des contacts sont pris avec des nationalistes de pure eau comme le Comte Ernst zu Reventlow. Quand la cavalerie de Boudienny se rapproche du Corridor de Dantzig, un espoir fou germe: foncer vers l&#8217;Ouest avec l&#8217;Armée Rouge et réduire à néant le nouvel ordre de Versailles. Weygand, en réorganisant l&#8217;armée polonaise en août 1920, brise l&#8217;élan russe et annihile les espoirs allemands. Lauffenberg et Wolffheim sont ex-communiés par le Komintern et leur nouvelle organisation, la KAPD (<em>Kommunistische Arbeiterpartei Deutschlands</em>),  se mue en une secte insignifiante.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconde vague date de 1923, quand l&#8217;occupation de la Ruhr et l&#8217;inflation obligent une nouvelle fois nationalisme et communisme à fusionner. Radek, fonctionnaire du Komintern, rend un vibrant hommage à Schlageter, fusillé par les Français. Moeller van den Bruck répond. Un dialogue voit le jour. Dans le journal <em>Die Rote Fahne</em>, on peut lire les lignes suivantes, parfaitement à même de satisfaire et les nationalistes et les communistes: &#8220;La Nation s&#8217;effrite. L&#8217;héritage du prolétariat allemand, créé par les peines de générations d&#8217;ouvriers est menacé par la botte des militaristes français et par la faiblesse et la lâcheté de la bourgeoisie allemande, fébrile à l&#8217;idée de récolter ses petits profits. Seule la classe ouvrière peut désormais sauver la Nation&#8221;. Mais cette seconde vague nationale-bolchéviste n&#8217;est restée qu&#8217;un symptôme de fièvre: d&#8217;un côté comme de l&#8217;autre, on s&#8217;est contenté de formuler de belles proclamations.</p>
<p style="text-align: justify;">Plus sérieuse sera la troisième vague nationale-bolchéviste, explique Mohler. Elle s&#8217;amorce dès 1930. A la crise économique mondiale et à ses effets sociaux, s&#8217;ajoute le Plan de réparations de l&#8217;Américain Young qui réduit encore les maigres ressources des Allemands. Une fois de plus, les questions nationale et sociale se mêlent étroitement. Gregor Strasser, chef de l&#8217;aile gauche de la NSDAP, et Heinz Neumann, tacticien communiste du rapprochement avec les nationaux, parlent abondamment de l&#8217;aspiration anticapitaliste du peuple allemand. Des officiers nationalistes, aristocratiques voire nationaux-socialistes, passent à la KPD comme le célèbre Lieutenant Scheringer, Ludwig Renn, le Comte Alexander Stenbock-Fermor, les chefs de la <em>Landvolkbewegung</em> comme Bodo Uhse ou Bruno von Salomon, le Capitaine des Corps Francs Beppo Römer, héros de l&#8217;épisode de l&#8217;Annaberg. Dans la pratique, la KPD soutient l&#8217;initiative du Stahlhelm contre le gouvernement prussien en août 1931; communistes et nationaux-socialistes organisent de concert la grève des transports en commun berlinois de novembre 1932. Toutes ces alliances demeurent ponctuelles et strictement tactiques, donc sans lendemain.</p>
<p style="text-align: justify;">La tendance anti-russe de la NSDAP munichoise (Hitler et Rosenberg) réduit à néant le tandem KPD/NSDAP, particulièrement bien rodé à Berlin. L&#8217;URSS signe des pactes de non-agression avec la Pologne (25.1.1932) et avec la France (29.11.1932). Au sein de la KPD, la tendance Thälmann, internationaliste et antifasciste, l&#8217;emporte sur la tendance Neumann, socialiste et nationale.</p>
<p style="text-align: justify;">Mais ce national-bolchévisme idéologique et militant, présent dans de larges couches de la population, du moins dans les plus turbulentes, a son pendant dans certains cercles très influents de la diplomatie, regroupés autour du <em>Comte rouge</em>, Ulrich von Brockdorff-Rantzau, et du Baron von Maltzan. La position de Brockdorff-Rantzau était en fait plus nuancée qu&#8217;on ne l&#8217;a cru. Quoi qu&#8217;il en soit, leur optique était de se dé-gager des exigences françaises en jouant la carte russe, exactement dans le même esprit de la politique prussienne russophile de 1813 (les &#8220;Accords de Tauroggen&#8221;), tout en voulant reconstituer un équilibre européen à la Bismarck.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Le &#8220;troisième front&#8221; (Dritte Front)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Pour distinguer clairement la KR du national-socialisme, il faut savoir, explique Mohler, qu&#8217;avant la &#8220;Nuit des Longs Couteaux&#8221; du 30 juin 1934, où Hitler élimine quelques adversaires et concurrents, intérieurs et extérieurs, le national-socialisme est une idéologie floue, recelant virtuellement plusieurs possibles. Ce fut, selon les circonstances, à la fois sa force et sa faiblesse face à un communisme à la doctrine claire, nette mais trop souvent rigide. Mohler énumère quelques types humains rassemblés sous la bannière hitlérienne: des ouvriers rebelles, des rescapés de l&#8217;aventure des Corps Francs de la Baltique, des boutiquiers en colère qui veulent faire supprimer les magasins à rayons multiples, des entrepreneurs qui veulent la paix sociale et des débouchés extérieurs nouveaux. Sur le plan de la politique étrangère, les options sont également diverses: alliance avec l&#8217;Italie fasciste contre le bolchévisme; alliance de tous les pays germaniques avec minimisation des rapports avec les peuples du Sud, décrétés &#8220;fellahisés&#8221;; alliance avec une Russie redevenue plus nationale et débarrassée de ses velléités communistes et internationalistes, afin de forger un pacte indéfectible des &#8220;havenots&#8221;  contre les nations capitalistes. De plus, la NSDAP des premières années du pouvoir, compte dans ses rangs des fédéralistes bavarois et des centralistes prussiens, des catholiques et des protestants convaincus, et, enfin, des militants farouchement hostiles à toutes les formes de christianisme.</p>
<p style="text-align: justify;">Cette panade idéologique complexe est le propre des partis de masse et Hitler, pour des raisons pratiques et tactiques, tenait à ce que le flou soit conservé, afin de garder un maximum de militants et d&#8217;électeurs. Avant la prise du pouvoir, plusieurs tenants de la KR avaient constaté que cette démagogie contribuerait tôt ou tard à falsifier et à galvauder l&#8217;idée précise, tranchée et argumentée qu&#8217;ils se faisaient de la nation. Pour éviter l&#8217;avènement de la falsification nationale-socialiste et/ou communiste, il fallait à leurs yeux créer un &#8220;troisième front&#8221; (<em>Dritte Front</em>),  basé sur une synthèse cohérente et destiné à remplacer le système de Weimar. Entre le drapeau rouge de la KPD et les chemises brunes de la NSDAP, les dissidents optent pour le drapeau noir de la révolte paysanne, hissé par les révoltés du XVIième siècle et par les amis de Claus Heim (12). Le drapeau noir est &#8220;le dra-peau de la terre et de la misère, de la nuit allemande et de l&#8217;état d&#8217;alerte&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le rôle de Hans Zehrer</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;un des partisans les plus chaleureux de ce &#8220;troisième front&#8221; fut Hans Zehrer, éditeur de la revue <em>Die Tat</em> d&#8217;octobre 1931 à 1933. Dans un article intitulé significativement <em>Rechts oder Links?</em> (<em>Die Tat</em>, 23. Jg., H.7, Okt. 1931), Zehrer explique que l&#8217;anti-libéralisme en Allemagne s&#8217;est scindé en deux ailes, une aile droite et une aile gauche. L&#8217;aile droite puise dans le réservoir des sentiments nationaux mais fait passer les questions sociales au second plan. L&#8217;aile gauche, elle, accorde le primat aux questions sociales et tente de gagner du terrain en matière de nationalisme. Le camp des anti-libéraux est donc partagé entre deux pôles: le national et le social. Cette opposition risque à moyen ou long terme d&#8217;épuiser les combattants, de lasser les masses et de n&#8217;aboutir à rien. En fin de course, les appareils dirigeants des partis communiste et national-socialiste ne défendent pas les intérêts fondamentaux de la population, mais exclusivement leurs propres intérêts. Les bases des deux partis devraient, écrit Zehrer, se détourner de leurs chefs et se regrouper en une &#8220;troisième communauté&#8221;, qui serait la synthèse parfaite des pôles social et national, antagonisés à mauvais escient.</p>
<p style="text-align: justify;">Derrière Zehrer se profilait l&#8217;ombre du Général von Schleicher qui, lui, cherchait à sauver Weimar en attirant dans un &#8220;troisième front&#8221; les groupes socialisants internes à la NSDAP (Gregor Strasser), quelques syndicalistes sociaux-démocrates, etc. Mais l&#8217;assemblage était trop hétéroclite: KPD et NSDAP résistent à l&#8217;entreprise de fractionnement. Le &#8220;troisième front&#8221; ne sera qu&#8217;un rassemblement de groupes situés &#8220;entre deux chaises&#8221;, sans force motrice décisive.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">(La suite de cette recension, rendant compte d&#8217;un ouvrage absolument capital pour comprendre le mouvement des idées politiques de notre siècle, paraîtra dans nos éditions ultérieures. Nous mettrons l&#8217;accent sur les fondements philosophiques de la KR et sur ses principaux groupes).</p>
<p style="text-align: justify;">Armin MOHLER, <em>Die Konservative Revolution in Deutschland 1918-1932. Ein Handbuch</em> (Dritte, um einen Ergänzungsband erweiterte Auflage 1989), Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt, 1989, I-XXX + 567 S., Ergänzungsband, I-VIII + 131 S., DM 89 (beide zusammen); DM 37 (Ergänzungsband einzeln).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(<em>Synergies Européennes</em> &#8211; Novembre 1989).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-revolution-conservatrice-en-allemagne-1918-1932.html' addthis:title='La &#8220;Révolution Conservatrice&#8221; en Allemagne (1918-1932) ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Per una Mistica Völkisch</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 17:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del saggio di Federico Prati e Silvano Lorenzoni Filosofia, Dottrina e Mistica dell’Etnonazionalismo Völkisch, effepi edizioni, Genova 2008]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/per-una-mistica-volkisch.html' addthis:title='Per una Mistica Völkisch '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">«La questione razziale offre la sola valida chiave interpretativa della storia mondiale, che appare sovente tanto confusa per la sola ragione che è stata scritta da persone che, non possedendo un’appropriata conoscenza del problema razziale, non erano in grado di valutare adeguatamente i momenti storici corrispondenti alle diverse fasi della sua evoluzione».</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ha pronunciato questa dichiarazione ? Forse un folle dittatore fascista, razzista e antisemita ? Niente affatto, la frase in questione è stata scritta nientemeno che…dall’ebreo sionista Benjamin Disraeli!</p>
<p style="text-align: justify;">Per completare il senso del concetto esposto sopra, si potrebbe menzionare quest’altra perla di saggezza: «i reietti e gli stranieri, gli sfruttati e i perseguitati di altre razze e colori…la loro opposizione è rivoluzionaria anche se non lo è la loro coscienza». Questa volta a parlare è il filosofo marxista Herbert Marcuse, le cui opere istigavano alla violenza le folle sessantottine.</p>
<div id="attachment_1267" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><img class="size-medium wp-image-1267" title="Filosofia, dottrina e mistica dell'etnonazionalismo voelkisch" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/filosofia-dottrina-mistica-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /><p class="wp-caption-text">Filosofia, dottrina e mistica dell&#39;etnonazionalismo voelkisch</p></div>
<p style="text-align: justify;">Queste due citazioni sintetizzano efficacemente le idee guida del mondialismo ispirate all’irrazionalismo ebraico-comunista che trova il suo compimento nel regno messianico della globalizzazione, ovvero nella democrazia di massa basata sul pregiudizio egualitario: un’ideologia estremamente facile, comoda e deresponsabilizzante. Per reagire a questo deprimente clima culturale occorre una terapia d’urto che sappia proporre idee forti in grado di contrapporsi alla degenerazione imperante. <a title="Federico Prati" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/federico-prati/">Federico Prati</a> e <a title="Silvano Lorenzoni" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvano-lorenzoni/">Silvano Lorenzoni</a> sono da anni impegnati in un’opera di divulgazione di idee alternative, e la loro ultima fatica <em>Filosofia, Dottrina e Mistica dell’Etnonazionalismo Völkisch</em> è un importante testo di riferimento per uscire dal tunnel del pensiero unico. Oggi viviamo un momento cruciale della storia, in cui il mondialismo impegna tutte le sue forze per la creazione di un’umanità bastarda che dovrebbe cancellare per sempre i concetti di Razza e di Identità. Scopo di questo piano criminale è togliere la sovranità alle nazioni per depredarne le risorse economiche; il tutto mascherato da una propaganda egualitaria e progressista che riesce ancora a imbambolare vasti settori dell’opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli autori del libro compiono un’ampia e approfondita ricognizione storica dell’ideologia etnonazionalista riportando numerose citazioni dai classici del pensiero <em>Völkisch</em>, alcune delle quali per la prima volta tradotte in italiano. Le prime teorizzazioni dell’idea <em>Völkisch</em> risalgono all’inizio del XIX° secolo, quando le guerre espansionistiche della Francia rivoluzionaria diffondono l’egualitarismo democratico e la concezione mercantilistica del mondo. L’etica profondamente egoista della borghesia, elaborata nel buio delle logge massoniche, è la prima manifestazione del mondialismo, che sogna un mondo unificato dal dio-denaro e un tipo umano non più considerato nella sua integrità di persona, ma solo sotto l’aspetto anonimo del consumatore. Gli intellettuali etnonazionalisti si richiamavano alle radici della cultura <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropea</a> fondata sul senso della gerarchia e della discendenza, valori che per millenni hanno ispirato i popoli europei. Il mondialismo, invece, ha come obiettivo la cancellazione delle identità razziali tramite il meticciato, e questo piano parte dalla distruzione della cellula base della società: la famiglia naturale. In questo modo si crea il buco demografico che viene riempito con la massiccia immissione di elementi allogeni: gli immigrati clandestini che sciamano in Europa sono coperti di privilegi inauditi ai quali non corrisponde alcun dovere da parte loro, e come se non bastasse sono anche protetti dalle leggi contro il razzismo!</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre la grande disponibilità di mano d’opera extracomunitaria a basso costo ha prodotto l’abbassamento degli stipendi dei lavoratori europei, stipendi che, oltretutto, vengono sempre più erosi dall’inflazione. Mentre politici, giornalisti e intellettuali si esibiscono in televisione vagheggiando un fantomatico “arricchimento culturale” portato dalla globalizzazione, la realtà ci mette sotto gli occhi un processo di impoverimento generalizzato. Ovviamente l’obiettivo mondialista è di annientare ogni forma di organizzazione sociale, e c’è da aspettarsi che a breve termine il mondialismo imponga l’uso di droghe per rimbecillire ulteriormente l’opinione pubblica, oppure che realizzi una politica di matrimoni misti forzati per mescolare le razze!</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti nel regime mondialista si è costretti a dover difendere anche le più elementari libertà e i diritti naturali che nelle società tradizionali erano dati per scontati. Il caso più clamoroso è la negazione del diritto alla legittima difesa: i governanti mondialisti tutelano invece le violenze e le prepotenze dei criminali che, in base ai dogmi marxisti, sono giustificati dallo stato di bisogno. La società innaturale che viene plasmata dal mondialismo si configura come il trionfo del crimine e del parassitismo: si vede chiaramente come questo modello di società rappresenti la naturale evoluzione del comunismo, e come il capitalismo non sia altro che una fase preparatoria e complementare al collettivismo marxista. La storia ha ormai mostrato ampiamente come liberali e comunisti si compattino sempre in un fronte unico quando i popoli cercano di difendersi dagli assalti mondialisti. Non a caso i governi di qualsiasi colore politico, con logica bipartisan, prevedono una speciale tutela per gli zingari che rappresentano l’incarnazione di quell’ideologia del nomadismo parassitario che è il fine ultimo della globalizzazione! E questa vittoria del parassitismo sulla cultura del lavoro segna una sconfitta della dignità umana che non ha eguali nella storia…</p>
<p style="text-align: justify;">Particolarmente stimolante è la parte del libro dedicata al valore del mito che deve tornare ad essere il punto di riferimento non solo di un’azione politica, ma anche di una rivoluzione culturale che affranchi la spenta umanità del secolo XXI° dalla schiavitù delle astrazioni illuministiche che hanno prodotto un delirante scenario psicologico fondato sulla dissociazione della personalità. Infatti la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica è istintivamente avversa alla globalizzazione, ma non riesce ancora a sviluppare una coscienza identitaria a causa della pervasiva propaganda mondialista che è padrona assoluta dei <em>mass-media</em>. La grande sfida culturale del futuro è quella di elaborare atteggiamenti mentali che sappiano esprimere una critica costruttiva della modernità, e non mancano dati incoraggianti: se il sistema cerca di bloccare le idee antagoniste sui mass-media, il pubblico mostra un interesse crescente per le fonti d’informazione alternative. Si è dimostrato efficacissimo l’utilizzo di internet, un mezzo difficilmente controllabile o censurabile dal sistema. Sono ormai numerose le voci critiche verso l’attuale stato di cose, e la democrazia di mercato mostra ogni giorno di più i suoi limiti. Non solo garantisce scarsa rappresentatività ai cittadini, ma soprattutto determina un livellamento inaccettabile delle attitudini umane: se si considera che il voto di un tossicodipendente vale come quello di un buon padre di famiglia, si può rilevare come la democrazia sia alquanto discutibile anche sul piano morale…</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre la tanto declamata “libertà” democratica è un concetto assai povero di contenuti: ormai nelle democrazie moderne ci sono più reati d’opinione che nel fascismo e nel comunismo messi assieme! Si può anzi affermare che la società di massa contemporanea rappresenta una rovinosa sconfitta dell’idea di libertà individuale, e pertanto si avverte l’urgenza di nuove sintesi ideologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte finale del libro analizza le prospettive geopolitiche future. Nessuno si illude sulle immani difficoltà di una battaglia antagonista: il mondialismo ha creato un clima di caccia alle streghe nel quale qualsiasi rivendicazione identitaria viene bollata con l’accusa tanto vaga quanto onnicomprensiva di “razzismo”. Tuttavia ci sono anche motivi di speranza per un significativo cambiamento degli attuali equilibri politici anche a livello internazionale. Dopo il 1945 Stati Uniti e Unione Sovietica si sono spartiti il mondo da buoni amici, inscenando una presunta “guerra fredda” che serviva a congelare i tentativi di opposizione al sistema. Poi con l’implosione dei regimi sovietici gli Stati Uniti sono rimasti l’unica superpotenza e ne hanno approfittato per spingere decisamente l’acceleratore del mondialismo in modo da instaurare il loro modello di organizzazione socioeconomica: la società multicriminale. Gli Stati Uniti sono sembrati per alcuni anni apparentemente indistruttibili, ma le guerre in Medio Oriente e la recente crisi economica hanno fatto vacillare il colosso americano che negli anni futuri potrebbe essere assorbito da problemi interni e quindi sarebbe meno aggressivo verso l’esterno. Nel contempo una Russia non più comunista e tendente ad assumere un carattere nazionalista comincia a configurarsi sempre di più come una valida alternativa alla sovversione capitalista. Il mondo islamico, inoltre, sviluppa sentimenti di crescente ostilità verso Israele. A metà del guado c’è l’Europa che finora non ha saputo far di meglio che offrirsi come vittima sacrificale al vampiro israelo-americano che l’ha dissanguata per mezzo secolo. In questo nuovo scenario strategico la grande scommessa degli etnonazionalisti è quella di arrivare al momento del collasso della democrazia di mercato con un numero di persone “di Razza” sufficiente a formare una nuova classe dirigente che sappia operare un radicale cambiamento istituzionale. Se le cose dovessero andare diversamente l’Europa scomparirà per sempre nella voragine del mondialismo…</p>
<p style="text-align: justify;">L’impegno nella diffusione delle idee è una fase fondamentale dalla quale si può ricavare molto più di quanto può apparire sul piano strettamente istituzionale; si pensi ad esempio al Partito Comunista Italiano che pur essendo stato all’opposizione per mezzo secolo, ha avuto una tale capacità di diffondere i suoi temi nella mentalità corrente, che di fatto ha imposto le sue logiche a governi che teoricamente dovevano essere suoi avversari.</p>
<p style="text-align: justify;">È difficile oggi prevedere chi saranno i sommersi e i salvati nel processo apocalittico della globalizzazione, ma certamente la cultura antagonista ha un potenziale dirompente straordinario che deve essere sfruttato con opportune strategie di comunicazione. Per affrontare gli avvenimenti epocali che si stanno sviluppando occorrono persone preparate e caratterialmente qualificate. La cultura si può acquisire attingendo a fonti opportune, e il libro di <a title="Federico Prati" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/federico-prati/">Prati</a> e di <a title="Silvano Lorenzoni" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvano-lorenzoni/">Lorenzoni</a> è certamente una di queste.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto alla qualificazione…è un dono degli Dei!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Federico Prati" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/federico-prati/">Federico Prati</a> – <a title="Silvano Lorenzoni" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvano-lorenzoni/">Silvano Lorenzoni</a>, <em>Filosofia, Dottrina e Mistica dell’Etnonazionalismo Völkisch</em>, effepi, Genova 2008, pp.198, € 22,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/per-una-mistica-volkisch.html' addthis:title='Per una Mistica Völkisch ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>In morte di Armin Mohler</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Piscitelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una commemorazione dello scrittore tedesco Armin Mohler, autore del più celebre libro sulla rivoluzione conservatrice tedesca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/piscitellimohler.html' addthis:title='In morte di Armin Mohler '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><div id="attachment_3454" class="wp-caption alignleft" style="width: 365px"><img class="size-full wp-image-3454" title="armin-mohler" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/armin-mohler.jpg" alt="armin-mohler" width="355" height="500" /><p class="wp-caption-text">Armin Mohler (Basilea, 12 aprile 1920 – 4 luglio 2003).</p></div>
<p style="text-align: justify;">Attraverso i canali informali della “repubblica delle lettere” – e sia pur con un ritardo imbarazzante di giorni – si è venuti a sapere in Italia della scomparsa di Armin Mohler. Un autore che avrebbe meritato maggior fama presso il grande pubblico, per il prezioso ruolo di “raccordo” svolto nella cultura europea e per la valorizzazione del patrimonio del pensiero tedesco d’inizio secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato in Svizzera, dove le tre principali nazionalità del continente si incontrano, fece a vent’anni la sua scelta di campo, seguendo una “sirena” che attirava molti giovani – più di quanto si sospetterebbe – dai paesi neutrali: la sirena dell’arruolamento volontario nell’esercito del <em>Reich</em>. A guerra persa, Mohler sarebbe potuto rifluire in una esistenza ordinaria, come i Tedeschi di cui era corso in aiuto, o proseguire in un impegno attivistico dai toni nostalgici e estremi. Egli scelse una terza via distinta dall’una e dall’altra e da uomo di cultura si dedicò al recupero dei filoni culturali più vivi della Germania d’inizio secolo, ricostruendone i legami di discendenza dai grandi Romantici e da Nietzsche. L’opera che prese corpo da questo impegno, <em>La rivoluzione conservatrice in Germania</em>, fu fondamentale: apparsa tra le macerie dell’immediato dopoguerra ebbe un effetto “ricostruttivo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti allora prendendo a pretesto la necessità di una “de-nazificazione” avrebbero voluto cancellare un’eredità culturale immensa, riconducendo con un brusco passaggio di pensiero ogni espressione letteraria, filosofica agli <em>slogan </em>della ideologia bruna. Mohler mostrò la vastità e le variazioni di una cultura che non poteva essere ridotta in toto alla sua estremizzazione <em>völkisch</em>.  Poi fu a fianco dei grandi pensatori – <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>, Schmitt – sopravvissuti allo sfascio della potenza tedesca. Sempre con l’aria del discepolo, di colui che raccoglie con umiltà perle di saggezza da custodire. In Italia si accorse immediatamente di lui <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a>; l’opera di Mohler favorì il maturare di concezioni più approfondite, meno stereotipate sulle correnti della cultura tedesca. “Senza Mohler – dichiara Hans Thomas Hakl, massimo esperto di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Evola</a> in lingua tedesca – non si sarebbe potuta concepire la rinascita di un pensiero a orientamento nazionale in Germania e si sarebbe perso il contatto con autori tanto importanti come quelli della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/rivoluzioneconservatrice.html">rivoluzione conservatrice</a>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe difficile concepire anche la nascita della <em>Nouvelle Droite </em>senza l’apporto di Mohler e l’intenso legame intellettuale ed umano con <a title="De Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">De Benoist</a>. Interpellato da <em>Linea</em>, <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">Alain De Benoist</a> ha ricordato con commozione l’autore, sottolineando la sua capacità di superare i vecchi steccati nazionalistici: “Mohler era stato il corrispondente a Parigi di molti grandi giornali tedeschi. Aveva maturato una profonda ammirazione per il generale De Gaulle e non aveva mai smesso di difendere l’idea che l’accoppiata franco-tedesca potesse divenire uno dei principali motori dell’Europa. Come al solito, aveva ragione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Mohler insomma ha lasciato una impronta profonda negli ambienti culturali veraci di Germania, Francia, Italia. A differenza del suo venerato maestro <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>, di cui fu segretario particolare, gli occhi di Mohler hanno visto il terzo millennio dopo aver superato la bufera del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a>. Questo sia di auspicio per i suoi lettori di oggi che vogliono inoltrarsi nel duemila “dimenticando” (vecchi atteggiamenti negativi) e “ricordando” (le severe lezioni della storia) così come impone la vita; “conservando” e “rivoluzionando”, così come ci ha insegnato lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 17.VII.2003.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/piscitellimohler.html' addthis:title='In morte di Armin Mohler ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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