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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Verne</title>
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		<title>Jules Verne e il romanzo polare &#8220;La sfinge dei ghiacci&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 20:20:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il romanzo La sfinge dei ghiacci di Jules Verne, del 1897, si pone quale esplicita continuazione del Gordon Pym di Edgar Allan Poe e si svolge nelle estreme regioni antartiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/jules-verne-e-il-romanzo-polare-la-sfinge-dei-ghiacci.html' addthis:title='Jules Verne e il romanzo polare &#8220;La sfinge dei ghiacci&#8221; '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jules-verne" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4790" style="margin: 10px;" title="jules-verne" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/jules-verne.jpg" alt="" width="200" height="279" /></a>Nato a Nantes nel 1828 da un avvocato che lo avvia agli studi di diritto, fin da giovane Jules Verne comincia a manifestare un prepotente interesse per la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> e per il teatro. Verso quest&#8217;ultimo sembrano orientarsi i suoi esordi di scrittore: nel 1850 viene portata sulle scene (con successo) la sua commedia <em>Le paglie rotte</em>, che gli apre l&#8217;assunzione quale segretario  al Théâtre Lirique, per il quale scrive i libretti di diverse operette. Ma in quegli anni prende in lui il sopravvento la passione per un nuovo genere letterario, misto di viaggi, avventure, ritrovati tecno-scientifici, <em>humour</em> e spirito filantropico; ed è con questi ingredienti che scrive il romanzo che lo proietta decisamente nei favori del pubblico francese &#8211; e mondiale -: <em>Cinq semaines en ballon</em> [<em>Cinque settimane in pallone</em>]. Apparso  a puntate, nel 1863, sul <em>Magasin d&#8217;éducation et de récreation</em> dell&#8217;editore Hetzel, viene ripubblicato in volume in quello stesso anno e segna praticamente la nascita di quel tipo di narrativa che in lingua francese si chiama <em>roman de la science</em> e in quella inglese &#8211; ove ha ricevuto un impulso fondamentale da Herbert George Wells &#8211; <em>science-fiction</em> (e si noti che la traduzione italiana &#8220;fantascienza&#8221; sembra ispirarsi a quest&#8217;ultima; ma, in inglese, <em>fiction</em> significa semplicemente romanzo e non cosa fantastica).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-giro-del-mondo-in-ottanta-giorni/5526" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4789" style="margin: 10px;" title="il-giro-del-mondo-in-ottanta-giorni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-giro-del-mondo-in-ottanta-giorni-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a>Da allora e fino al 1911 (cioè sei anni dopo la morte dell&#8217;autore), Verne &#8220;sforna&#8221; a ritmo febbrile un libro dopo l&#8217;altro: 62 romanzi e 17 racconti, per un totale di 79 opere, che formano la serie ciclopica dei <em>Voyages extraordinaires à travers les mondes connus et inconnus</em> (<em>Viaggi straordinari attraverso i mondi conosciuti e sconosciuti</em>). Ricordiamo almeno i più famosi, e cioè <em>Voyage au centre de la Terre</em> (<a title="Viaggio al centro della terra" href="http://www.libriefilm.com/viaggio-al-centro-della-terra-4/5667"><em>Viaggio al centro della Terra</em></a>), del 1864; <em>De la Terre à la Lune</em> (<a title="Dalla terra alla luna" href="http://www.libriefilm.com/dalla-terra-alla-luna/5584"><em>Dalla Terra alla Luna</em></a>), del 1865; <em>Aventures du capitaine Hatteras </em>(<em>Avventure del capitano Hatteras</em>) del 1866; <em>Les enfants du capitaine Grant </em>(<a title="I figli del capitano Grant" href="http://www.libriefilm.com/i-figli-del-capitano-grant/5550"><em>I figli del capitano Grant</em></a>), una trilogia apparsa fra il 1867 e il 1868; <em>Vingt mille lieues sous les mers</em> (<a title="Ventimila leghe sotto i mari" href="http://www.libriefilm.com/ventimila-leghe-sotto-i-mari-3/5511"><em>Ventimila leghe sotto i mari</em></a>), due volumi del 1869-70; <em>Autour de la Lune </em>(<a title="Intorno alla luna" href="http://www.libriefilm.com/intorno-alla-luna/5601"><em>Intorno alla Luna</em></a>), del 1870; <em>L&#8217;ile mystérieuse</em> (<a title="L'isola misteriosa" href="http://www.libriefilm.com/lisola-misteriosa/5546"><em>L&#8217;isola misteriosa</em></a>), in tre volumi, del 1874; <em>Le tour du monde en quatre-vingts jours </em>(<a title="Il giro del mondo in ottanta giorni" href="http://www.libriefilm.com/il-giro-del-mondo-in-ottanta-giorni/5526"><em>Il giro del mondo in ottanta giorni</em></a>), del 1873; <em>Michel Strogoff </em>(<em>Michele Strogoff</em>), in due volumi, del 1876; <em>Mathias Sandorf </em>(<em>Mattia Sandorf</em>), del 1885; <em>Les naufragés du &#8220;Johnatan&#8221;</em> (<em>I naufraghi del &#8220;Johnatan&#8221;</em>), uscito postumo nel 1909; <em>L&#8217;éternel Adam</em> (<em>L&#8217;eterno Adamo</em>), del 1910; <em>L&#8217;étonnante aventure de la mission Barsac</em> (<em>La strabiliante avventura della missione Barsac</em>), uscito solo nel 1920.</p>
<p style="text-align: justify;">A questi bisogna aggiungere almeno <em>Arcipelago in fiamme </em>(<em>L&#8217;Archipel en feu</em>), dedicato alla lotta d&#8217;indipendenza dei Greci contro i Turchi; <em>Disavventure di un Cinese in Cina</em>; <em>La sfinge dei ghiacci</em>; <em>Robur il conquistatore</em>; <em>Il faro in capo al mondo</em> (ambientato nell&#8217;Isola degli Stati, nella Terra del Fuoco); <em>Le chateau des Carpathes </em>(<a title="Il castello dei Carpazi" href="http://www.libriefilm.com/il-castello-dei-carpazi/4680"><em>Il castello dei Carpazi</em></a>), struggente vicenda di un uomo che non si rassegna alla morte della sposa adorata e la fa &#8220;rivivere&#8221; mediante i prodigi di quella che oggi chiameremmo &#8220;realtà virtuale&#8221;; un romanzo che ha il <em>pathos</em> del mito di Orfeo ed Euridice, la cupa ambientazione transilvanica di <a title="Dracula" href="http://www.libriefilm.com/dracula-2/1652"><em>Dracula il vampiro</em></a> e il colpo di scena basato sulla tecnologia più sofisticata; e <em>Un capitano di quindici anni</em>, tipico romanzo di formazione sul modello del <a title="Robinson Crusoe" href="http://www.libriefilm.com/robinson-crusoe-4/4558"><em>Robinson Crusoe</em></a>, ma più avventuroso e drammatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel campo della narrativa in cui Verne è divenuto più famoso, cioè la fantascienza, le sue intuizioni sono state veramente notevoli.  Nel romanzo <a title="Dalla terra alla luna" href="http://www.libriefilm.com/dalla-terra-alla-luna/5584"><em>Dalla Terra alla Luna</em></a> ha anticipato la storica missione dell&#8217;Apollo del luglio 1969; in <a title="Ventimila leghe sotto i mari" href="http://www.libriefilm.com/ventimila-leghe-sotto-i-mari-3/5511"><em>Ventimila leghe sotto i mari</em></a>, il sottomarino atomico Nautilus, che traversò in immersione il mar Glaciale Artico, passando per il Polo Nord, nel 1958; in <em>Robur il conquistatore</em>, ha creato un antenato dell&#8217;elicottero (il cui primo esemplare fu realizzato in Germania nel 1936); sempre in <em>Robur</em>, ha ideato un sistema di comunicazioni via satellite (che verrà realizzato nel 1960 con il nome di Telestar I; ne <a title="Il castello dei Carpazi" href="http://www.libriefilm.com/il-castello-dei-carpazi/4680"><em>Il castello dei Carpazi</em></a>, infine, ha praticamente &#8220;inventato&#8221; la televisione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lisola-misteriosa-4/7405" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4796" style="margin: 10px;" title="l-isola-misteriosa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/l-isola-misteriosa-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a>Ma Verne è stato anche un grande creatore di caratteri. Il più affascinante di essi è senza dubbio il mitico capitano Nemo, che è stato definito una estrema incarnazione del perfetto eroe romantico, il quale vaga eternamente per gli oceani nella duplice veste di pietoso soccorritore dei naufraghi e di implacabile persecutore dei malvagi; alla fine de <a title="L'isola misteriosa" href="http://www.libriefilm.com/lisola-misteriosa-4/7405"><em>L&#8217;isola misteriosa</em></a> si scoprirà che egli è un nobile  indiano e che il suo odio è rivolto principalmente contro gli Inglesi, oppressori della sua patria e distruttori della sua felicità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma egli è anche uno scienziato dall&#8217;inventiva inesauribile, che ha saputo costruire un sottomarino praticamente indistruttibile, dotato di ogni comodità e capace di autonomia pressoché illimitata, poiché non dipende da fonti di energia tradizionale, bensì da quella elettrica. Egli indaga i misteri della natura con lo spirito di un filosofo positivista, che considera il mistero soltanto come quella parte del reale che non è stata ancora illuminata dalla ragione; eppure il suo animo è percorso da possenti moti interiori che smentiscono la gelida apparenza del tecnico perfettamente sicuro di sé e lo avvicinano, piuttosto, al tipico eroe faustiano. Un&#8217;altra creazione straordinaria di Verne è la coppia formata dal gentiluomo inglese Phileas Fogg, vera incarnazione della flemma britannica e della razionalità alla <a title="Arthur Conan Doyle" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-conan-doyle">Conan Doyle</a>, e del suo devotissimo servitore francese chiamato significativamente Passepartout. Essa è entrata nell&#8217;immaginario collettivo dei lettori occidentali con una forza paragonabile a quella della coppia don Chisciotte-Sancho Panza o, più modestamente, di quella Sherlock Holmes-dottor Watson: poiché incarna, a suo modo, valori profondamente sentiti quali la lealtà, l&#8217;abnegazione, il coraggio e la gratitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">È giusto, comunque, ricordare che non tutta la produzione &#8220;maggiore&#8221; di Verne si esaurisce nella fantascienza. Nella sua opera trovano posto romanzi di avventura &#8220;pura&#8221;, come <a title="I figli del Capitano Grant" href="http://www.libriefilm.com/i-figli-del-capitano-grant/5550"><em>I figli del capitano Grant</em></a> o <em>Un capitano di quindici anni</em>; romanzi a sfondo politico-sociale, non privi di sottintesi libertari e saint-simoniani, come <em>Mathias Sandorf</em> (da cui si aspettava, ma invano, un riconoscimento della critica accademica) e <em>I naufraghi del Johnatan</em>; romanzi in cui l&#8217;avventura si coniuga con la vicenda sentimentale, come <em>Michel Strogoff</em>; e altri di soggetto interamente patriottico e risorgimentale, come <em>Arcipelago in fiamme</em>. Un posto a parte merita il bel romanzo <a title="Viaggio al centro della terra" href="http://www.libriefilm.com/viaggio-al-centro-della-terra-3/5648"><em>Viaggio al centro della Terra</em></a>, ove non compaiono elementi fantascientifici ma il mistero della natura. Il professor Lidenbrock, di Amburgo, ha trovato una pergamena con un messaggio in caratteri runici che, decifrato, descrive il modo di raggiungere il centro della Terra; talché si mette in viaggio col nipote Axel (l&#8217;io narrante della storia) per raggiungere l&#8217;Islanda. Infatti, secondo il messaggio misterioso &#8211; opera di un alchimista danese del 1500, Arne Saknussen &#8211; il cratere del vulcano Vatna Jökull sarebbe l&#8217;imbocco della via in questione. Con la guida di un fedele islandese, Hans, zio e nipote iniziano un viaggio avventurosissimo nelle profondità della Terra, scoprendo un favoloso mondo preistorico popolato da animali impressionanti; raggiungeranno la superficie, in seguito a un&#8217;eruzione vulcanica, dalla bocca dello Stromboli, nelle isole Eolie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-dramma-in-livonia/7400" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4797" style="margin: 10px;" title="un-dramma-in-livonia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/un-dramma-in-livonia.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>Amico di personaggi significativi della cultura e dell&#8217;arte, Verne risente del clima politicamente &#8220;pesante&#8221; instaurato a Parigi dal presidente Thiers dopo la sanguinosa repressione della Comune e, dal 1872, decide di stabilirsi definitivamente in provincia &#8211; ad Amiens &#8211; quella provincia rurale, pacifica e un po&#8217; conservatrice che non ama il clima agitato della capitale. Il suo carattere, già portato alla solitudine e alla misantropia, si fa sempre più chiuso, nonostante il matrimonio con una bella vedova, Honorine Devianne &#8211; che però, come risulta dai diari, non ne comprende la vocazione di scrittore e non è per lui una compagna di pensiero. Evade, di tanto in tanto, per dei viaggi a bordo dello yacht che ha acquistato coi suoi guadagni di scrittore: Gran Bretagna, Scandinavia, Nord America sono alcune delle sue mete.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1886 un oscuro episodio segna la sua vita, già assai ritirata: un nipote, affetto da disturbi mentali, gli spara un colpo di pistola, ferendolo. Negli ultimi anni il suo pessimismo penetra via via nelle sue opere e ne emerge una visione del mondo, e della scienza, molto più problematica e carica di rischi di quella che caratterizza i primi romanzi. Adesso il cattivo uso che l&#8217;uomo può fare della scienza e della tecnica costituisce un grosso interrogativo; dopo aver raggiunto, per mezzo di esse, un dominio sempre più completo sulle forze della natura, l&#8217;uomo comincia a rivolgere le sue invenzioni contro se stesso, costruendo armi micidiali che possono mettere in pericolo il suo stesso futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Emblematico di questa fase della riflessione di Verne sui risvolti del progresso scientifico è il romanzo <em>Les cinq cents millions dela Bégum</em> (<em>I cinquecento milioni della Bégum</em>), apparso nel 1879.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/una-fantasia-del-dottor-ox/5683" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4798" style="margin: 10px;" title="una-fantasia-del-dottor-ox" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/una-fantasia-del-dottor-ox-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a>La nobile indiana Bégum Gokool, morendo, ha lasciato una immensa fortuna in eredità a due scienziati, il francese Sarrasin e il tedesco Schulze. Il primo usa la sua quota per realizzare un sogno utopistico: Franceville, una grande città ove la scienza sia utilizzata per assicurare pace e benessere ai suoi abitanti e un rapporto equilibrato e armonioso con la natura; il secondo, invece, edifica Stahlstadt, la Città dell&#8217;Acciaio, ove una delirante tecnologia militare consente di costruire armi strapotenti, in grado di distruggere la sua rivale, Franceville appunto. Il dottor Schulze, vero genio della chimica,  progetta e costruisce dei giganteschi cannoni (veri precursori della &#8220;Grande Bertha&#8221; che, nel 1914 e nel 1918, per due volte terranno sotto il loro tiro Parigi, distante oltre 50 km. dal fronte), caricati con proiettili ad anidride carbonica, capaci di ghiacciare e soffocare ogni essere umano; nonché dei razzi (antenati delle V1 e delle V2 che, verso la fine della seconda guerra mondiale, colpiranno Londra) che provocano incendi a catena.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che il romanzo si concluda con un lieto fine non deve oscurare il pessimismo implicito nella tesi: si tratta di un apologo agrodolce sul cattivo uso che può esser fatto della tecnologia. Le sue premesse ideologiche erano già implicite nei primi romanzi, quelli permeati da un positivismo fiducioso e ottimistico: basti pensare che Barbicane, il protagonista de <a title="Dalla terra alla luna" href="http://www.libriefilm.com/dalla-terra-alla-luna/5584"><em>Dalla Terra alla Luna</em></a>, per  vincere la forza di gravità terrestre e spedire un&#8217;astronave verso il nostro satellite, si serve di un gigantesco cannone la cui carica esplosiva è data dal fulmicotone. Anche nell&#8217;intreccio di tecnologia spaziale e militare, dunque, Verne è stato un buon profeta: è noto, infatti, che i Lunik sovietici e gli Apollo statunitensi altro non erano che delle V2 di seconda generazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;opera più esplicita circa le ambivalenze del progresso è anche una delle meno note, <em>L&#8217;ile à hélice</em> (<em>L&#8217;isola a elica</em>), del 1895.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il diciannovesimo secolo venerava le grandi dimensioni proprio come noi oggi veneriamo le alte velocità. Gli ingegneri famosi costruivano le più gigantesche navi (la Great Eastern), le più alte strutture (la torre Eiffel), i canali più lunghi (quello di Suez), e i più enormi palazzi per uffici (il grattacielo americano). Così Verne concepì una grande isola di cinque miglia, completamente meccanizzata e in grado di essere guidata intorno al Pacifico. […]</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Verne dotò la sua isola di due porti, di larghe distese di terreno coltivabile, e della popolazione di una fiorente città. La meccanizzata arca di Noé non aveva timoni ed era guidata regolando la velocità delle eliche poppiere e laterali. Si muoveva per il vasto Pacifico per sfruttare al meglio le condizioni climatiche. Qui si presentava l&#8217;occasione di realizzare un&#8217;utopia cara al suo cuore. L&#8217;uomo primitivo aveva vagabondato sulla crosta terrestre più di un milione di anni prima di diventare sedentario. Sulla sua isola a elica Verne poteva essere insieme sedentario e vagabondo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;isola possiede tutte le comodità che l&#8217;uomo può desiderare. Agricoltura elettrificata, marciapiedi mobili, televisione, centri culturali e fondi illimitati. Ma la felice colonia di milionari, facoltosi agricoltori, provetti commercianti, scienziati ed artisti, che vivono nel delizioso clima del Paradiso terrestre è infestata da un serpente… la vanità umana.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I due magnati più ricchi lottano l&#8217;uno contro l&#8217;altro per essere in cima alla scala sociale. Il sindaco, uomo di buona volontà, cerca, con un matrimonio tra i figli, di riconciliarli, ma come ringraziamento incontrerà solo la morte.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nessun uomo moderato riesce a placare l&#8217;animosità fra i due rivali che si fa sempre più violenta. La passione che spacca in due fazioni nemiche i cittadini di Amiens [la città ove Verne si era ritirato a vivere] infonde lo stesso veleno nell&#8217;isola utopica di Verne fabbricata dagli uomini. La popolazione si divide in due campi avversi e scoppia la guerra civile.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I due rivali mandano ordini agli ingegneri e predispongono rotte contrastanti senza consultarsi l&#8217;uno con l&#8217;altro. Le caldaie di dritta scoppiano. Azionata da un motore della forza di 6.000.000 di cavalli l&#8217;isola prende a girare su sé stessa e infine va in pezzi. Neppure un ciclone costringe i nemici ad una tregua. Onde martellano l&#8217;isola, incrinandone le basi metalliche. Le opere d&#8217;ingegneria del porto di Poppea cadono in mare. Lo scafo si frantuma. I sopravvissuti allacciano la sezione rimasta a galla ad un motore ancora funzionante e riprendono frustrati la via del ritorno verso la civiltà, la trappola per topi dalla quale avevano sperato di sfuggire.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Verne addossa la responsabilità del crollo della sua &#8216;perfetta&#8217; utopia alla &#8216;vanità dei turbolenti nababbi di Millard City. Egli trasse la conclusione che nessuna comunità pianificata e bene organizzata può vincere le perversità della natura umana. Gli uomini di buona volontà non possono nulla di fronte alla pazzia di quelli in malafede impegnati nella fanatica corsa verso il comando. Egli dava così sfogo alla propria amara disillusione. C&#8217;è un grido di disperazione in una lettera da lui scritta al fratello: &#8216;Ogni fonte di gioia mi è diventata insopportabile. Ho ricevuto colpi dai quali non ni riprenderò mai più&#8217;&#8221; (1).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista ideologico, accanto al Verne simpatizzante con la <em>gauche </em>(2) e ammiratore dell&#8217;anarchismo (ne <em>I naufraghi del Johnatan</em> compare un seguace di Pëtr Kropotkin, una delle teste pensanti del movimento anarchico di fine Ottocento), esiste anche un Verne che presenta caratteristiche un po&#8217; rozze della <em>droite</em>: il razzismo, come in <em>Cinque settimane in pallone</em>, ove si esprimono giudizi poco lusinghieri sui neri (3); antisemitismo, sia in <em>Hector Servadac </em>che in <em>Martin Paz </em>(4); colonialismo, sebbene in questo caso il suo atteggiamento appaia ambivalente (5). E anche queste sono puntualizzazioni che hanno un preciso significato, riferendosi a uno di quegli scrittori che ogni lettore crede di aver compreso a fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ultimo aspetto originale dell&#8217;opera di Verne, anch&#8217;esso poco visibile a una prima lettura, è quello iniziatico.  Abbiamo visto che il meccanismo narrativo di <a title="Viaggio al centro della terra" href="http://www.libriefilm.com/viaggio-al-centro-della-terra-4/5667"><em>Viaggio al centro della Terra</em></a> prende le mosse da un antico manoscritto cifrato  di un alchimista rinascimentale, il quale schiude uno spazio segreto e originale che rimanda ad assi e orientamenti di una geografia occulta (e c&#8217;è bisogno di ricordare che l&#8217;Islanda, luogo di partenza del viaggio, era probabilmente quell&#8217;ultima Thule che tanta parte ha svolto nel mito della genesi del sapere tradizionale, da <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a> a talune cerchie del cosiddetto &#8220;nazismo magico&#8221;?). Ebbene queste caratteristiche ricorrono anche in parecchie altre opere del Nostro, tanto da fornire ad esse la fondamentale struttura narrativa. Un piccolo gruppo di uomini (quasi sempre senza donne) si riuniscono per intraprendere un viaggio, sulle orme di un predecessore più o meno misterioso; tutto ciò si può leggere in chiave psicanaltica, come edipica ricerca del Padre (tema che diviene esplicito ne <em>I figli del capitano Grant</em>), ma anche, forse, in chiave alchemico-iniziatica ed esoterica.</p>
<p style="text-align: justify;">Verne si è rivolto in particolare al tema polare nel romanzo giovanile <em> Un hivernage dans les glaces</em> (<em>Un inverno fra i ghiacci</em>), del 1855, ripubblicato nel 1874-75 in appendice a <em>Le docteur Ox</em>, che la critica tende a considerare come un&#8217;opera &#8220;minore&#8221; ed è ambientato fra i ghiacci dell&#8217;Artide; e un romanzo della piena maturità, <em>La Sphinx des glaces</em> (<em>La sfinge dei ghiacci</em>), che vuol essere una esplicita continuazione del <a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406"><em>Gordon Pym</em></a> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/edgar-allan-poe" target="_blank">Edgar Allan Poe</a></span> e che, quindi, si svolge nelle estreme regioni antartiche. Ad essi potremmo aggiungere &#8211; come già accennato &#8211; <em>Le phare du bout du monde</em> (<em>Il faro in capo al mondo</em>) che, uscito nel 1905, è stato l&#8217;ultimo romanzo pubblicato in vita dall&#8217;autore. In verità, esso è ambientato nell&#8217;Isola degli Stati che si trova al largo della punta orientale della Terra del Fuoco; tuttavia, se geograficamente essa appartiene al Sud America, la sua natura aspra e selvaggia e la sua posizione al centro dei &#8220;cinquanta urlanti&#8221; (la latitudine più temuta dai marinai a vela) ne fanno in pratica un avamposto del continente antartico. Fra parentesi, notiamo che l&#8217;Isola degli Stati era stata esplorata dal nostro Giacomo Bove, nel 1883, con la nave Vega, ed è possibile che Verne, lettore appassionato ed autore di testi di geografia, ne abbia letta la relazione; così come è possibile che questo estremo romanzo di Verne abbia potuto ispirare, sia nel titolo che nell&#8217;ambientazione (non nella collocazione, poiché si tratta dell&#8217;isola Amsterdam, nell&#8217;Oceano Indiano) un altro scrittore francese del <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a>: <em>L&#8217;Ile du bout du monde</em> (<em>L&#8217;isola in capo al mondo</em>), opera d&#8217;esordio di Henry Crouzat (1954).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4795" style="margin: 10px;" title="gordon-pym" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gordon-pym-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Ma torniamo a <em>La sfinge dei ghiacci</em> che, fra i tre romanzi citati, si può considerare senz&#8217;altro il migliore e certamente il più rappresentativo della capacità di Verne di svolgere le peculiari tematiche polari. Innanzitutto va notato che Verne aveva per l&#8217;opera di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/edgar-allan-poe" target="_blank">Edgar Allan Poe</a></span> un interesse più che contingente: lo ammirava, ne aveva studiato i romanzi e i racconti, se n&#8217;era ispirato in varie circostanze (ad esempio, per <em>Cinque settimane in pallone</em> si era ispirato a <em>The ballon Hoax</em>, mentre per <em>Mathias Sandorf </em>aveva tratto spunto da <em>The facts in the case of Mr. Valdemar</em>); infine, gli aveva dedicato alcune traduzioni e un breve saggio critico, peraltro rimasto inedito (6). Aveva anche riflettuto sull&#8217;interpretazione di Charles Baudelaire che, come è noto, in Francia era stato il primo intellettuale a &#8220;scoprirne&#8221; l&#8217;opera di Poe e a divulgarla in Europa, e ne aveva preso le distanze: secondo lui, essa era troppo &#8220;strana&#8221; e soggettiva. Quel che di Poe aveva colto Verne, invece, erano stati soprattutto i temi dell&#8217;avventura, dell&#8217;eroismo, dell&#8217;amicizia, della lealtà; insomma i temi romantici che più si avvicinavano al suo temperamento; e non si era accorto che gli sfuggiva, in tal modo, la dimensione peculiare e segreta dello scrittore americano (mentre bene l&#8217;aveva colta Baudelaire), ossia la dimensione dell&#8217;inquietudine, del mistero, del pessimismo e dell&#8217;angoscia esistenziale. Scrive in proposito <a title="Gianfranco de Turris" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/gianfranco-de-turris/">Gianfranco de Turris</a>: &#8220;In uno dei suoi &#8220;viaggi straordinari&#8221; per così dire minori, <em>La Sphinx des glaces</em> (1897), Jules Verne offre una spiegazione razionale e &#8216;scientifica&#8217; dell&#8217;immensa misteriosa &#8216;figura avvolta in un sudario&#8217;, dal &#8216;perfetto biancore della neve&#8217; che il naufrago intravede prima della conclusione della sua odissea marina: è, appunto, la sfinge dei ghiacci dove vengono trovati i resti dell&#8217;imbarcazione e addirittura lo scheletro di Pym (il che contraddice quanto aveva scritto Poe, secondo cui quest&#8217;ultimo si salva&#8221; (7).</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4793" class="wp-caption alignright" style="width: 215px"><img class="size-medium wp-image-4793" title="ilustrazione-la-sfinge-dei-ghiacci" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ilustrazione-la-sfinge-dei-ghiacci-205x300.jpg" alt="Illustrazione originale all'inizio del romanzo Le Sphinx des glaces (1897)." width="205" height="300" /><p class="wp-caption-text">Illustrazione originale all&#39;inizio del romanzo Le Sphinx des glaces (1897).</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il suo modo di accostare il Gordon Pym è la logica conseguenza di una tale interpretazione. Già il fatto che egli abbia considerato il romanzo come &#8220;incompiuto&#8221; la dice lunga sul fraintendimento in cui era caduto: non si era reso conto che esso era stato lasciato volutamente incompiuto, e che non poteva avere conclusione.  Non che ci sia qualcosa di sbagliato nell&#8217;idea di voler &#8220;completare&#8221; l&#8217;opera di un altro scrittore rimasta incompiuta: è noto, ad esempio, che Lodovico Ariosto concepì il disegno iniziale dell&#8217;<a title="Orlando furioso" href="http://www.libriefilm.com/orlando-furioso/4233"><em>Orlando Furioso</em></a> come una semplice &#8220;gionta&#8221;, ossia una aggiunta, all&#8217;<a title="Orlando innamorato" href="http://www.libriefilm.com/orlando-innamorato/6861"><em>Orlando Innamorato</em></a> di Matteo Maria Boiardo, che la morte improvvisa aveva impedito a quest&#8217;ultimo di proseguire. Ma bisogna distinguere fra un&#8217;opera rimasta incompiuta per motivi accidentali, com&#8217;è il caso di Boiardo (il cui animo non resse al crollo del suo mondo cavalleresco e ideale, quando Carlo VIII scese in Italia nel 1494); ed altre che sono state lasciate deliberatamente &#8220;aperte&#8221;. Che cosa penseremmo di uno scultore che volesse &#8220;completare&#8221; i mirabili Prigioni di Michelangelo, capolavoro assoluto di tutto ciò che è arte incompiuta? Ad ogni modo, per circa trent&#8217;anni Verne rimugina l&#8217;idea di &#8220;riparare&#8221; alla svista (o alla sfortuna) di Poe e di dare un seguito all&#8217;opera, in modo da portarla a conclusione: ripugna, alla sua mentalità positiva e razionalista, quel mistero finale che invece di essere una imperfezione del <em><a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406">Gordon Pym</a></em> ne è, piuttosto, la profonda ragione intrinseca. Nasce così <em>La sfinge dei ghiacci</em>, che vede la luce nel 1897 e appartiene, quindi, all&#8217;ultimo perido della produzione di Verne.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo romanzo, si racconta come undici anni dopo la scompasa di William Guy, comandante della goletta Jane (su cui si era imbarcato Gordon Pym), suo fratello Len decide di mettersi alla ricerca del congiunto con la nave Halbrane. La rotta di quest&#8217;ultima alla volta dell&#8217;<a title="Antartico" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide">Antartico</a> è la stessa di quella già descritta da Poe, solo che questa volta la navigazione verso il Polo Sud viene bloccata da una gigantesca montagna a forma di sfinge, che attrae la Halbrane con la sua forza magnetica e la porta a fare naufragio sulle sue rocce. Il narratore del romanzo, lo scienziato Jeorling, giunge all&#8217;isola di Tristan da Cunha, nell&#8217;Atlantico meridionale, dove il governatore Glass gli fornisce l&#8217;ultimo tassello del mosaico. Undici anni prima, difatti, la goletta Jane era passata di lì e lo stesso Glass ricorda di aver consigliato William Guy di mettersi alla ricerca delle elusive isole Auroras, della cui esistenza era stato informato da alcuni balenieri (8). Da parte sua, Jeorling riferisce a Glass che la Jane ha fatto naufragio e che l&#8217;intera vicenda è stata definitivamente chiarita dalla pubblicazione del resoconto di Gordon Pym per opera di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/edgar-allan-poe" target="_blank">Edgar Allan Poe</a></span>. Una grossa incongruenza con il romanzo dello scrittore americano, però, è che in quello di Verne Gordon Pym muore nel naufragio della sua barca, mentre scondo Poe egli riesce a salvarsi e a raccontare la sua avventura.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte l&#8217;introduzione dello stesso Poe fra i personaggi del romanzo, che vuol essere un ulteriore atto di omaggio verso il narratore americano (di cui Verne si riconosce in qualche modo seguace), si può dire che la struttura narrativa segue lo schema &#8220;classico&#8221; dei <em>Viaggi straordinari</em>. C&#8217;è una traccia da seguire, una traccia misteriosa di qualcuno che è partito prima e che poi non ha più dato notizie di sé; c&#8217;è un gruppo di personaggi che si mettono alla ricerca di qualcosa e che vogliono chiarire il mistero; c&#8217;è, alla fine, una spiegazione razionale, scientifica che chiarisce le cose. A nostro giudizio, non si può dire che la montagna magnetica &#8211; anche se ingegnosa come trovata &#8211; fornisca una degno scioglimento dell&#8217;aspettativa creata dal grande fantasma bianco che chiude il <em><a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406">Gordon Pym</a></em>, se non altro perché il fascino di quel fantasma consisteva proprio nella sua indeterminatezza. Poe sa che c&#8217;è un mistero, al fondo delle cose, che non può essere svelato: proprio da tale impossibilità nasce l&#8217;angoscia, caratteristica dei suoi personaggi allucinati e nevrotici. Verne, spirito pensoso ma niente affatto &#8220;metafisico&#8221;, non avverte l&#8217;impossibilità di tale disvelamento, anzi è convinto che la missione dell&#8217;uomo sia proprio quella di gettare un fascio di luce sui lati nascosti  della realtà. Perciò, mentre è possibile una lettura iniziatica, se non esoterica, dell&#8217;opera di Poe, ciò si colloca, per Verne, prevalentemente sul terreno psicanalitico (quasi esplicito per <a title="Viaggio al centro della terra" href="http://www.libriefilm.com/viaggio-al-centro-della-terra-4/5667"><em>Viaggio al centro della Terra</em></a>, come <em>regressio </em>al ventre materno) e molto meno sul piano del sapere occulto e &#8220;tradizionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Citiamo, ad titolo di esempio dello &#8216;scientismo&#8217; di Verne che riduce il misterioso all&#8217;ambito del &#8216;non ancora esperito&#8217;, escludendo ogni dimensione &#8216;altra&#8217; e trascendente le facoltà della logica razionale, la pagina conclusiva del penultimo capitolo de <em>La sfinge dei ghiacci</em>. In tale episodio la nota comico-grottesca, introdotta dal personaggio di Hurliguerly, che impreca contro la montagna  magnetica, chiamandola &#8220;ladra maledetta&#8221; perché non vuole restituirgli il suo coltello, calamitato irreparabilmente contro le sue rocce, risulta piuttosto fuori tono, perché sdrammatizza una situazione in cui il disvelamento dell&#8217;enigma finale (legato alla tragica scomparsa di Gordon Pym) aveva già creato un effetto di disincanto nel lettore, distruggendo le sue aspettative circa un mistero che, per definizione, non si lascia ingabbiare entro l&#8217;angusto recinto del sapere oggettivo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Fu allora che, a un quarto di miglio, si profilò una massa che dominava la pianura di una cinquantina di tese, su una circonferenza di due o trecento. Quella massa, per la sua forma strana, somigliava a un&#8217;enorme sfinge, con il torso eretto, le zampe stese in avanti, accoccolata nell&#8217;attitudine del mostro alato che la mitologia greca ha posto sulla via di Tebe.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Era un animale vivo, un mostro gigantescoo, un mastodonte di dimensioni mille volte superori a quelle enormi degli elefanti delle regioni polari, i cui resti si ritrovano ancora?… Nella disposizione di spirito in cui eravamo lo avremmo potuto credere, e credere anche, che il mastodonte stesse per precipitarsi sulla nostra imbarcazione e stritolarla sotto i suoi artigli.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Dopo un primo moto di paura illogica e irragionevole, riconoscemmo che là vi era soltanto una roccia di conformazione singolare, la cui sommità stava liberandosi dalle nebbie.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ah! Quella sfinge!… Mi ricordai allora che nella notte durante la quale  si era verificato il rovesciamento dell&#8217;iceberg e il sollevamento dell&#8217;Halbrane, avevo sognato un animale favoloso di quel genere, seduto al polo del mondo, a cui solo Edgar Poe, col suo genio intuitivo avrebbe potuto strappare il segreto!…</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ma più strani fenomeni dovevano attrarre la nostra attenzione, suscitare la nostra sorpresa e il nostro spavento!…&#8221; […]</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il mostro ingrandiva a mano a mano che ci avvicinavamo, senza perdere niente delle sue forme mitologiche. Non saprei descrivere l&#8217;effetto che produceva, isolato sulla superficie di quell&#8217;immensa pianura. Vi sono impressioni che la penna e la parola non possono rendere… E (anche se era solo un&#8217;illusione dei nostri sensi) pareva che fossimo attratti verso di lui dalla forza della sua attrazione magnetica…</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Quando fummo giunti alla sua base, ritrovammo i vari oggetti di ferro sui quali si era esercitata la sua potenza. Armi, utensili, l&#8217;ancora del Paracuta  erano attaccati ai suoi fianchi. Là si vedevano anche quelli provenienti dalla barca dell&#8217;Halbrane, e anche le chiodature, le caviglie, le piastre della chiglia, gli scalmi, la ferramenta del timone.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non vi era dunque più alcun dubbio possibile sulla causa di distruzione dell&#8217;imbarcazione che aveva portato Hearne e i suoi compagni. Violentemente sfasciata, essa era venuta a spezzarsi contro le rocce, e tale sarebbe stata pure la sorte del Paracuta se, per la sua stessa costruzione, non fosse sfuggito all&#8217;irresistibile attrazione magnetica…</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Quanto al rientrare in possesso degli oggetti attaccati ai fianchi del masso, fucili, pistole, utensili, bisognò rinunciarvi tanto era forte la loro aderenza. E Hurliguerly, furioso di non poter riprendere il suo coltello appiccicato a una cinquantina di piedi d&#8217;altezza, si mise a gridare mostrando il pugno all&#8217;impassibile mostro:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;- Ladra d&#8217;una sfinge!</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non ci si deve stupire se in quel luogo non vi fossero altri oggetti all&#8217;infuori di quelli che venivano dal Paracuta, o dalla barca dell&#8217;Halbrane. Sicuramente nessuna nave si era mai spinta sino a quella latitudine del mare antartico. Hearne e i suoi complici prima, il capitano Leon Guy e i suoi compagni dopo, erano stati i primi a calpestare quel punto del continente australe. Per concludere, dunque, qualunque bastimento si fosse avvicinato a quella calamita colossale sarebbe andato incontro  alla distruzione completa, e la nostra goletta avrebbe avuto la stessa sorte della sua barca, della quale non rimanevano ora che alcuni rottami informi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Frattanto Jem West ci ricordò che era imprudente  prolungare la nostra fermata su quella Terra della Sfinge, nome che essa doveva conservare. Il tempo passava  e un ritardo di qualche giorno ci avrebbe obbligati a svernare all&#8217;inizio della banchisa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Era già stato dato l&#8217;ordine di tornare verso la riva, allorché la voce del meticcio risuonò ancora, e queste tre parole ovvero queste tre grida furono di nuovo gettate da Dirk Peters:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La!… là!… là!…</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Dopo aver aggirato l&#8217;altro lato della zampa destra del mostro, scorgemmo Dirk Peters inginocchiato, con le mani tese davanti a un corpo o piuttosto uno scheletro rivestito di pelle, che il freddo di quelle regioni aveva conservato intatto e che era di una rigidità cadaverica. Aveva la testa inclinata, una barba bianca che gli arrivava alla cintura, mani e piedi armati di unghie lunghe come artigli…</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Come quel corpo era attaccato contro il masso a due tese al di sopra del suolo?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Attraverso il torace, trattenuto dalla bretella di cuoio, vedemmo la canna di un fucile contorta, mezzo corrosa dalla ruggine…</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;- Pym… mio povero Pym! &#8211; ripeteva Dirk Peters con voce straziante. Poi cercò di rialzarsi per avvicinarsi… per baciare gli avanzi scheletriti del suo povero Pym…</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le ginocchia gli si piegarono… un singhiozzo gli chiuse la gola… uno spasimo gli fece scoppiare il cuore… e cadde all&#8217;indietro… morto…</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Così dunque, dopo la separazione, il canotto aveva trascinato Arthur Pym attraverso quelle regioni dell&#8217;<a title="Antartide" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide">Antartide</a>!… Come noi, anch&#8217;esso, dopo aver oltrepassato il polo australe, era caduto nella zona di attrazione del mostro!… E là, mentre la sua imbracazione se ne andava con la corrente del Nord, egli, afferrato dal fluido magnetico, prima d&#8217;essersi potuto liberare dell&#8217;arma che portava a bandoliera era stato scagliato contro il masso…</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;&#8221;Ora il fedele meticcio riposa sulla Terrra della Sfinge, accanto ad Arthur Gordon Pym, l&#8217;eroe le cui stravaganti avventure hanno trovato nel grande poeta americano un non meno strano narratore.&#8221; (9)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">NOTE</p>
<p style="text-align: justify;">1)      BECKER, Beril, <em>Jules Verne, il viaggiatore della fantasia</em>, Milano, Mursia, 1974, pp. 202-204.</p>
<p style="text-align: justify;">2)      Cfr. CHESNEAUX, Jean, <em>Scienza e avventure: Jules Verne</em>, in <em>Storia della letteratura francese </em>(dir. Da P. Abraham e R. Desné), Milano, Garzanti, 1985, vol. II, pp. 802-803.</p>
<p style="text-align: justify;">3)      SORIANO, Marc, <em>Il caso Verne</em>, Milano, Emme Edizioni, 1982, p. 124.</p>
<p style="text-align: justify;">4) <em> Ibidem</em>, p. 191.</p>
<p style="text-align: justify;">5) <em> Ibidem</em>, p. 248-250.</p>
<p style="text-align: justify;">6)      VERNE, JULES, <em>Edgar Poe et ses oeuvres</em>, 1864, pubblicato in Le Musée des familles.</p>
<p style="text-align: justify;">7) <a title="Gianfranco de Turris" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/gianfranco-de-turris/"> DE TURRIS, Gianfranco</a>, <a title="Tutti i seguiti del Gordon Pym" href="http://www.centrostudilaruna.it/gordonpymseguiti.html"><em>Tutti i seguiti del &#8220;Gordon Pym&#8221;</em></a>, su Il Tempo del 23 maggio 2004.</p>
<p style="text-align: justify;">8)      Su questo arcipelago scomparso, cfr. LAMENDOLA, Francesco, <em>Il mistero delle Isole Auroras</em>, su <em>Il Polo</em>, vol. 3 del 2004, pp. 25-39, e relativa bibliografia.</p>
<p style="text-align: justify;">9)      VERNE, Jules, <em>La Sfinge dei ghiacci</em>, Milano, Mursia, 1977, pp. 255, 258-260.</p>
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		<title>Gli incubi del 2000. Salgari e Verne di fronte al futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 17:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gli-incubi-del-2000-salgari-e-verne-di-fronte-al-futuro.html' addthis:title='Gli incubi del 2000. Salgari e Verne di fronte al futuro '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: right;"><em>”Io ora mi domando se aumentando la tensione elettrica,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> l’umanità intera, in un tempo più o meno lontano,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>non finirà per impazzire”.</em></p>
<p style="text-align: right;">Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Non c’è dunque rimedio a tutto questo?”</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Nessuno, fintantoché seguiremo le finanze e le macchine”</em></p>
<p style="text-align: right;">Jules Verne</p>
<p style="text-align: justify;">Un luogo comune, specie in passato, è stato quello di appaiare Jules Verne ed Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>, in quanto fra loro contemporanei e considerati autori per la gioventù. Ma, lasciando da parte i luoghi comuni, le cose non stanno proprio così.</p>
<div id="attachment_2322" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-2322" title="jules-verne" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/jules-verne.jpg" alt="Jules Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905)" width="200" height="279" /><p class="wp-caption-text">Jules Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quel che divideva i due scrittori a me sembra fosse qualcosa di più profondo che va al di là &#8211; e perciò li distingue &#8211; da alcune consonanze esteriori, cioè, l’essere alla fin fine due prolifici romanzieri di avventure molto popolari, impropriamente considerati per ragazzi, che hanno vissuto e pubblicato durante gli stessi anni. E questa differenza va ricercata nello spirito con cui entrambi scrivevano i loro libri e, soprattutto, nel <em>pathos</em> che li caratterizzava. Nel senso che in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> c’era, in Verne quasi per nulla, anche nei suoi romanzi più avvincenti e drammatici come possono essere <em>Ventimila leghe sotto i mari</em> e <em>I figli del capitano Grant</em>. Personaggi sanguigni e romantici come il Corsaro Nero e soprattutto Sandokan, non sarebbero mai potuti uscire dalla penna dello scrittore francese (forse soltanto il capitano Nemo vi si avvicina un po’).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo per dire che non sembra molto possibile, al di là di un modo di dire, effettuare un parallelo fra i due, benché sia una abitudine più che compierlo riferirvisi superficialmente come giudizio scontato: casomai, ora che dagli anni Settanta anche in Italia si conosce bene un altro scrittore, l’americano Robert E. Howard, è viceversa con lui che un parallelo si può fare riferendosi a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>, nonostante le epoche e le culture diverse in cui vissero, perché entrambi hanno &#8211; appunto &#8211; lo stesso spirito e lo stesso <em>pathos</em>, la stessa vibrante immaginazione evasiva, e lo stesso grande desiderio di avventura e di grandi eroi selvaggi, la stessa fantasia lussureggiante e la stessa aggettivazione rutilante e barocca. Il tutto assai lontano dalla tranquilla  mentalità “borghese” e spesso didattica di Verne.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, se la tipicità verniana è quella della anticipazione scientifica o della introduzione nei suoi romanzi dell’uso o dello sviluppo più avanzato di certe invenzioni già note alla scienza tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del <a title="novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a>, tanto da far comunemente inserire lo scrittore francese acconto a Herbert George Wells come precursore e addirittura “padre” della moderna fantascienza, al contrario Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> non era molto portato per la speculazione avveniristica e raramente inserì nel complesso delle sue opere marchingegni e macchinari che andassero oltre la tecnologie del proprio tempo, a parte forse lo Sparviero, la strordinaria “macchina volante” presente ne <em>I Figli dell’Aria</em> (1904) e <em>Il Re dell’Aria</em> (1907).</p>
<div id="attachment_2323" class="wp-caption alignright" style="width: 195px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788806179298" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2323" title="ventimila-leghe" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ventimila-leghe-185x300.jpg" alt="Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari" width="185" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari</p></div>
<p style="text-align: justify;">Detto questo ecco però l’eccezione che conferma la regola. Ci sono due romanzi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> e di Verne che hanno una affinità talmente inattesa e sorprendente da consentire un parallelo fra essi al punto da rivelare una curiosa consonanza di idee, più unica che rara. Parallelo che però si è potuto scoprire soltanto dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, come si dirà. Ci riferiamo a due opere, le uniche in sostanza in cui il francese e l’italiano, a differenza dell’inglese Wells, hanno proiettato chiaramente ed esplicitamente in un per loro lontano futuro l’immaginazione. Si tratta di <em>Paris au XX siècle</em> scritto nel 1863, rifiutato dall’editore Hetzel e pubblicato soltanto nel 1994, in cui si descrive la Parigi del 1960, e di <em>Le meraviglie del duemila</em> scritto nel 1903 e pubblicato nel 1907 in cui si descrive il mondo del 2003.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa accomuna questi due romanzi? Una visione pessimistica del nostro domani ed una idea non proprio positiva che gli effetti dello sviluppo tecnico-scientifico avrebbero prodotto sull’uomo e sulla società. Potrà sembrare sorprendente, ma sia il trentacinquenne esordiente romanziere francese, sia il già famoso trentanovenne scrittore italiano la pensavano nello stesso modo circa le famose “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità. Ma è esattamente così: nessuno dei due negava il progresso materiale o si dimostrava scettico circa il suo prodursi, ed infatti entrambi si diffondono nella descrizione di nuovi marchingegni di ogni tipo che in apparenza migliorano la vita delle persone, ma allo stesso tempo entrambi mettevano esplicitamente in guardia dal fatto che tutte queste novità tecnico-industriali non portassero alla fin fine un vantaggio spirituale, psicologico e addirittura culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo come e perché. <em>Paris au XX siècle</em> fu il secondo o terzo romanzo scritto da Verne. Il primo, com’è noto, fu <em>Cinq semaines en ballon</em>, scritto nel 1862 col titolo <em>Voyage en l’air</em>, venne pubblicato il 31 gennaio 1863 da Hetzel; nel 1863-4 Verne scrisse <em>Les anglais au Pole Nord</em>, che venne pubblicato prima a puntate sul “Magasin d’éducation et récréation” (20 marzo 1864-5 dicembre 1865) e poi in due tomi il 4 maggio 1866 col titolo <em>Voyages et aventures du capitaine Hatteras</em>, preceduto quindi sia dal <em>Voyage au centre de la Terre</em> (scritto nel 1864, pubblicato il 25 novembre 1864), sia da <em>De la Terre à la Lune</em> (scritto nel 1865, pubblicato il 25 ottobre 1865).</p>
<div id="attachment_2324" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788863110432" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2324" title="le-meraviglie-di-parigi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/le-meraviglie-di-parigi.jpg" alt="Jules Verne, Le meraviglie di Parigi" width="200" height="298" /></a><p class="wp-caption-text">Jules Verne, Le meraviglie di Parigi</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>Paris </em>venne scritto nel 1863, prima o mentre veniva elaborato <em>Hatteras</em>: di certo fu presentato all’editore come terzo manoscritto. Hetzel lo rifiutò decisamente, Verne non lo riprese in mano mai, rimase chiuso nella cassaforte del figlio Michel e venne scoperto dal pronipote Jean (figlio di Jean Jules, figlio di Michel) per puro caso soltanto nel 1989, una edizione critica a cura di Pietro Gondolo della Riva apparve nel settembre 1994. Le critiche di Hetzel furono durissime e senza vie d’uscita: “Sono desolato di quanto devo scriverle”, si legge in una sua lettera a Verne. “Consideri un disastro per il suo nome la pubblicazione di quest’opera. Farebbe pensare che [<em>Cinq semaines en ballon</em>] sia stato un colpo fortunato. Avendo <em>Hatteras</em>, io so che l’eccezione alla regola è questo lavoro mancato, ma il pubblico non lo sa&#8230; Lei non è maturo per questo libro, lo rifaccia fra vent’anni”. Sul manoscritto si trovano commenti di Hetzel di questo tenore: “Per me non ha niente di allegro”, “Questa roba non regge”, “Non c’è senso della misura e neanche gusto”, “Qui zoppica”, “C’è poco da fare, tutte queste critiche, tutte queste ipotesi non mi sembrano interessanti”, “Oggi non crederanno alla sua profezia, non interesserà a nessuno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, un vero disastro letterario che, al di là delle critiche stilistiche anche giuste (in fondo era una prima stesura e tale rimarrà per sempre), a noi 140 anni dopo interessa al contrario moltissimo. Infatti, Hetzel rimase soprattutto sconcertato dal pessimismo verniano, anche se negli altri due romanzi che aveva letto ed approvato (anche se con modifiche) questo pessimismo nella scienza era già visibile. Come nota Herbet Lottman nel suo <em>Jules Verne</em> (Mondadori, 1999) in <em>Cinq semaines </em>tutta la scienza dell’ingegner Fergusson nulla può per evitare il disastro del pallone, e in <em>Hatteras </em>l’avventura polare si risolve in un completo disastro nonostante i nuovi mezzi tecnici adottati, al punto che nella versione originale poi fatta modificare da Hetzel il capitano si suicida in un vulcano in eruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Qual era il mondo immaginato dal giovane scrittore per il 1960? Semplicemente una società francese che aveva compiuto un grande progresso meccanico e scientifico, ma contemporaneamente aveva relegato nel ghetto la cultura umanistica, la letteratura, la poesia, la vera musica, i cui rari cultori venivano considerati come minimo degli stravaganti scansafatiche, come massimo dei matti da tenere a distanza.</p>
<div id="attachment_2325" class="wp-caption alignright" style="width: 195px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883092633" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2325" title="il-castello-dei-carpazi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-castello-dei-carpazi-185x300.jpg" alt="Jules Verne, Il castello dei Carpazi" width="185" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Jules Verne, Il castello dei Carpazi</p></div>
<p style="text-align: justify;">La Parigi del 1960 immaginata nel 1863 ha cinque milioni di abitanti, si estende per dieci leghe ed ha distrutto tutta la compagna intorno, in compenso possiede  quattro cerchi concentrici di ferrovie su viadotti e viene considerata un “porto di mare” dato che i bacini idrici scavati nelle pianure di Grenelle e Issy ospitano migliaia di imbarcazioni ed è stato costruito un canale di 140 km sino a Rouen, largo 70 metri e profondo 20; i treni vanno ad aria compressa e sono collegati magneticamente al “tubo vettore”; le automobili sono alimentate “da aria dilatata dalla combustione del gas”, cioè idrogeno distribuito da “colonnine predisposte alle stazioni”; fili elettrici come una “immane ragnatela” solcano i cieli della città; dappertutto “manifesti trasparenti sui quali l’elettricità scrive pubblicità a lettere di fuoco”; le case sono servite da silenziosi ascensori elettrici; le abitazioni sono rifornite di acqua a buon mercato grazie ad uno sbarramento della Senna e all’uso di turbine, ed anche la forza motrice è inoltrata a domicilio; gli uffici sono muniti di “telegrafia elettrica  privata” e da “telegrafia fotografica”; per le strade grandi orologi parlanti rispondono alla richiesta dell’ora.</p>
<p style="text-align: justify;">In compenso, però, l’economia e la finanza fanno aggio sulla politica dominata dai capitalisti; l’istruzione pubblica, totalmente in mano alla Società Generale di Credito Istruzionale, è gestita da privati che privilegiano le materie scientifiche ed economiche; l’università è organizzata come una fabbrica, anzi “una caserma dell’istruzione”; le materie letterarie sono in decadenza, il francese è quasi una “lingua morta” (perché scienziati, filosofi e commercianti attingano alle lingue straniere), latino e greco sono ormai “lingue sepolte”; i grandi <a title="autori classici" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/autori-classici">autori classici</a> sono negletti e dimenticati, e se ristampati le loro opere rifatte e adattate ai nuovi gusti; l’Institut de France non accetta più letterati; se si scrivono poesia devono avere per soggetto la scienza e le sue meraviglie; sopravvive solo il teatro, ma tutto prodotto dal Grande Emporio Drammatico, che sforna commedie scritte quasi in una catena di montaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">È un’epoca in cui “la famiglia tende a disgregarsi, in cui l’interesse individuale spinge ciascuno dei suoi membri in una direzione diversa, in cui il bisogno di arricchirsi ad ogni costo uccide i sentimenti del cuore, il matrimonio sembra un’eroica inutilità”, e quindi si cerca di avere il minor numero di figli possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, “questo mondo”, come dice Jacques che avrebbe voluto fare il militare di carriera ed invece è impiegato della Compagnia Generale delle Miniere in Mare, “non è altro che un mercato, un’immensa fiera”, dove, afferma  Quinsonnas, musicista in segreto, ufficialmente capo contabile, “il primo dovere dell’uomo è guadagnar denaro”. Insieme ad essi Michel, 16 anni, vincitore di un inutile premio di poesia, costretto anch’egli a trovar lavoro prima in banca poi a scrivere commedie nell’apposito ufficio adibito alla bisogna per guadagnarsi da vivere. L’esito è disastroso. La flebile trama di <em>Paris au XX siècle</em> è questa: attraverso le peripezie di Michel descrivere l’incubo di un futuro mercantile, scientificizzato, nelle mani di finanzieri e  banchieri, privo della luce che solo la cultura umanistica può dare, non certo quella commercializzata e superbanalizzata. Romanzo iper-pessimistico in cui il ragazzo, perso il lavoro, privo di denaro, vaga in una città sepolta dalla neve del più duro inverno di quell’epoca (sono le pagine migliori del libro) alla ricerca di suo zio, del suo antico professore e della nipote quindicenne di cui si è ovviamente innamorato. Non riesce a trovare nessuno e nell’ultima riga de libro “cade privo di sensi sulla neve” dopo essersi aggirato fra le tombe monumentali dei grandi scrittori dimenticati nell’immenso cimitero del “Père Lachaise”. Fine.</p>
<img class="size-medium wp-image-2326" title="emilio_salgari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/emilio_salgari.jpg" alt="Emilio Salgari (Verona, 21 agosto 1862 – Torino, 25 aprile 1911)" width="138" height="198" />
<p style="text-align: justify;">Pessimismo allo stato puro, come si vede. Non è meno incubico, a ben guardare oltre le apparenze, L<em>e meraviglie del duemila</em>. Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> lo scrisse insieme alla <em>Bohème italiana</em>, considerando che avrebbero dovuti uscire con lo pseudonimo di “Guido Altieri”, nel 1903 per Bemporad, quando era ancora sotto contratto con Donath, ma l’editore fiorentino attese che scadesse questo impegno e quindi li pubblicò ambedue col vero nome del loro autore. E, a sessanta anni precisi da quando il suo collega francese aveva redatto l’ancora inedito <em>Paris</em>, lo scrittore veronese ne ricalca quasi esattamente i termini: il mondo americano ed europeo del XXI secolo ha compiuto grandi passi avanti dal punto di vista tecnico, ma penalizzando l’uomo in quanto tale, che ne subisce le terribili conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">La società del Terzo Millennio possiede la radiosveglia, il giornale parlato, il giornale visivo, abiti di stoffa vegetale, pasti in pillole, pasti automatizzati, posta meccanica, fabbriche e officine senza operai, raccolta dei rifiuti automatizzata, treni ad aria compressa, bar e ristoranti in cui si mangia in piedi, energie alternative prodotte dalle correnti marine, al Polo Artico sono stati costruiti grandi alberghi per “ricchi europei” gestiti dagli “anarchici” che impegnati in simili attività non pensano alle loro “pericolose teorie”. In più, i cinesi sono un miliardo e cinquanta milioni, gli italiani cinquanta milioni e fanno parte di una “Grande Italia” che comprende non solo Trentino ed Istria, ma anche la Dalmazia ex veneta, Nizza, la Corsica e addirittura Malta. Inoltre il Commonwealth britannico si è praticamente disgregato, così come in parte l’Impero asburgico. Dal punto di vista sociale, poiché “l’elettricità ha ucciso il lavoratore” (infatti le fabbriche sono automatizzate), gli operai si sono riciclati in agricoltori e pescatori, ed il socialismo, come ideologia della classe lavoratrice, è scomparso.</p>
<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804510253" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2327" title="avventure-al-polo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/avventure-al-polo-195x300.jpg" alt="Emilio Salgari, Avventure al Polo" width="195" height="300" /></a>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo vedono i due protagonisti del romanzo, il ricco americano James Brandock e lo scienziato Toby Holker, che nel 1893 decidono di farsi addormentare grazie ad un siero ricavato da una pianta chiamata “il fiore della resurrezione”, per risvegliarsi 110 anni dopo in un mondo diverso dal loro. Accolti nel 2003 da un discendente dello scienziato sono portati in giro per il pianeta ad osservare, appunto, le meraviglie del 2000. Che lo sono di certo in quanto migliorie esteriori del vivere, ma che alla fine, esattamente come in Jules Verne, presentano un lato negativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> non insiste sulla contrapposizione fra scienza e cultura umanistica, quanto piuttosto evidenzia un aspetto più concreto che deriva qui direttamente dalle nuove tecnologie e <em>in primis</em> dall’uso pervasivo dell’elettricità. Non solo esse risultano impotenti di fronte allo scatenarsi delle forze primordiali della Natura (la città sottomarina viene divelta dai suoi ancoraggi, il battello aereo precipita), cosa che del resto aveva scritto anche Verne nel suo <em>Paris </em>(“tutte le risorse della scienza” risultano impotenti contro l’ondata di gelo che sommerge la Francia), ma indirettamente incidono in modo negativo sul vivere della collettività.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l’imperversare di gadget e di agevolazioni pratiche, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> se la immagina frenetica, incalzante, angosciante, senza più alcun momento di calma e di pausa ma sempre frettolosa: “La gente che si affolla nelle vie vicine pare che cammini sui tizzoni”, “perfino le signore marciano a passo di corsa come se avessero paura di perdere il treno”, per tutti è normale “correre così frettolosamente”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fretta, fretta, fretta: non sembrano i giorni nostri? “È la grande tensione elettrica che agisce sui loro nervi. Il mondo è impazzito o quasi” commenta Toby Holker. Proprio così, tanto che ai due viaggiatori provenienti dal XIX secolo ad un certo punto accade lo stesso: “Una viva eccitazione si era impadronita di Toby e Brandock. I loro muscoli sussultavano, le loro membra tremavano e, lisciandosi i capelli, facevano sprigionare delle scintille elettriche”. Sembra la descrizione di un elettroshock! L’aria è infatti satura di elettricità, la tensione insopportabile per chi non vi è abituato. Verso la conclusione della storia, la situazione precipita: “Io non so che cosa mi prenda”, dice Brandock. “Le mie membra tremano tutte ed i miei muscoli sussultano come se ricevessero delle continue scosse elettriche”; “Questa intensa elettricità, che ormai ha saturato l’aria del globo e alla quale noi non siamo abituati, temo che ci sia fatale. Noi siamo uomini d’altri tempi”, commenta Toby; “Si direbbe che il mio cervello riceve delle continue scosse”, aggiunge Brandock. È proprio questo il motivo per cui non sopravviveranno alla loro avventura.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8872351812" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/meravigliedelduemila.bmp" border="0" alt="Emilio Salgari, Le meraviglie del Duemila. Con altri racconti di fantascienza" width="95" height="138" align="right" /></a> Peggio della morte vengono dichiarati “pazzi, e per di più pazzi inguaribili”. Il motivo? Commenta un medico: “Sia l’elettricità intensa a cui non erano abituati o l’emozione prodotta dalle nostre meravigliose opere, il loro cervello ha subito una scossa tale da non guarire più”. “Tanto valeva che non si fossero risvegliati dal loro sonno secolare”, chiosa malinconicamente il pronipote. E l’autore, prendendo direttamente la parola, conclude con un aperto monito la sua visione futuribile: “Io ora mi domando se aumentando la tensione elettrica, l’umanità intera, in un tempo più o meno lontano, non finirà per impazzire. Ecco un grande problema che dovrebbe preoccupare le menti dei nostri scienziati”.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste cose pensava, nelle vesti del “cap. Guido Altieri”, Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> nel 1903, cose assai simili a quelle che aveva pensato quarant’anni prima il giovane Jules Verne che, nel suo romanzo sdegnosamente respinto da Hetzel, aveva descritto un “secolo febbrile in cui la moltitudine di affari non lascia alcun riposo e non consente alcun ritardo”, in cui uomini e donne usufruiscono delle sue meraviglie ma “senza gioia poiché, dalla loro andatura incalzante, dal loro passo frettoloso, dal loro impeto americano, si intuiva che il demone della prosperità li spingeva avanti senza posa e senza quartiere”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltrepassate da un pezzo e da poco entrambe le date indicate dai due scrittori nelle loro eccentriche storie avveniristiche (eccentriche rispetto alla produzione nota e abituale) noi che possiamo dire?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta sembra, a questo punto, evidente: in <em>Paris au XX siècle</em> e ne <em>Le meraviglie del duemila</em>, opere tenute per motivi diversi in scarsa considerazione, Verne e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> sono riusciti a ben individuare quali sarebbero stati i lati negativi, gli errori del “mondo moderno”: il progresso vertiginoso non avrebbe portato soltanto benefici materiali, ma anche effetti negativi nell’umanità che non avrebbero del tutto ripagato il benessere fisico. È una critica, anche abbastanza esplicita, a quella che oggi viene definita l’“americanizzazione del mondo”, non tanto in termini di super-tecnologia alla portata di tutti, quanto di come essa ha profondamente modificato il nostro modo di vivere e di essere, quindi la nostra mentalità: ricerca disperata della <em>prosperity </em>ad ogni costo, efficientismo, velocità, spasmodico arrivismo, commercializzazione di tutto (compresa l’istruzione e la cultura), ogni cosa ridotta a merce, declassamento dell’umanesimo, trionfo dello scientismo, dittatura delle banche e della finanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è che avessero in fondo tutti i torti, anche perché queste loro critiche furono praticamente le stesse, approfondite in vario modo, di tutta quella che negli anni Trenta del <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a> venne chiamata la “letteratura della crisi” e che coinvolse pensatori di ogni tendenza ideologica e filosofica. Quello di Verne e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> era un mettere in guardia i contemporanei nei confronti di un futuro negativo che non volevano si realizzasse. Hanno fallito, non ci sono riusciti, si deve dire, ma così hanno scritto entrambi delle vere, piccole antiutopie: società che paventavano e che noi viviamo in pieno. O quasi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(Relazione tenuta a Fiuggi il 18 marzo 2005, in occasione della Italcon 31).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gli-incubi-del-2000-salgari-e-verne-di-fronte-al-futuro.html' addthis:title='Gli incubi del 2000. Salgari e Verne di fronte al futuro ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Gordon Pym, discesa agli inferi e trasformazione</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 17:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il significato simbolico e iniziatico del Gordon Pym di Edgar Allan Poe in luce alchemica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gordonpymdiscesatrasformazione.html' addthis:title='Gordon Pym, discesa agli inferi e trasformazione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880449279" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/gordonpymmondadori.bmp" border="0" alt="Edgar Allan Poe, Le avventure di Gordon Pym (ed. Mondadori)" width="140" height="234" align="right" /></a> Nella collana degli Oscar Mondadori è recentemente uscita una nuova, ennesima edizione delle <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880449279"><em>Avventure di Gordon Pym </em></a>di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/edgar-allan-poe" target="_blank">Edgar Allan Poe</a></span>. Se si fa un conto del numero enorme di pubblicazioni che questo romanzo scritto nel 1837 continua ad avere senza sosta (includendo nel novero le antologie dell&#8217;autore), si può avere una misura del successo che esso continua a riscuotere.</p>
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<p align="justify">Le ragioni di un simile caso letterario non sono, evidentemente, soltanto le qualità di scrittore di Poe: un successo tanto duraturo ha ben altre ragioni. Il Gordon Pym, come gli altri scritti &#8220;terribili&#8221; di Poe, possiede anche un altro fascino segreto e misterioso: quello di un messaggio celato che traspare dalla trama, sovrapponendosi ad essa.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Ma per quanto intere generazioni di studiosi si siano cimentate in analisi del romanzo di tipo estetico e sociologico, filosofico e psicanalitico, strutturalista e addirittura psicopatologico, su Poe resta ancora molto da dire. Una delle interpretazioni più pregnanti è stata tracciata alcuni anni orsono da <a title="Gianfranco de Turris" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/gianfranco-de-turris/">Gianfranco de Turris</a>, attento studioso di simboli e tradizioni sapienziali. Il romanzo prosegue e rinnova un&#8217;antica tradizione narrativa (Coleridge, Swift, Cooper), nella quale si ripropongono il viaggio per mare, la calata negli abissi, burrasche e naufragî, la fame e il cannibalismo, le esplorazioni di terre vergini e contatti con i selvaggî: tutti questi non sono solo <em>topoi </em>letterarî che si inseriscono in una grande tradizione letteraria (e che hanno ispirato generazioni di grandi scrittori: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/herman-melville" target="_blank">Melville</a></span>, Stevenson, Conrad, Verne), ma anche le immagini di un duro itinerario iniziatico del protagonista, che attraverso un processo di morte e risurrezione, superando prove terribili, accede nel finale (dai contenuti assai &#8220;epici&#8221;) a una nuova dimensione dell&#8217;essere.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884302871" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/gordonpymnewton.bmp" border="0" alt="Edgar Allan Poe, Le avventure di Gordon Pym (ed. Newton &amp; Compton)" width="95" height="151" align="left" /></a> La vicenda narrata è, almeno nella parte iniziale, del tutto realistica. Il giovane avventuriero Gordon Pym si imbarca per mare in modo clandestino, deciso a lasciarsi alle spalle la vita precedente. Come molti eroi tradizionali attraverserà una serie di esperienze che ne segneranno profondamente l&#8217;esistenza, giungendo alla fine di un viaggio periglioso, dopo essere scampato anche a temibili, neri selvaggi, nella bianca terra antartica, luogo ancora oggi poco conosciuto ed esplorato, e tanto più affascinante e misterioso all&#8217;epoca in cui Poe mise mano al suo romanzo. Persino i colori, osserva acutamente de Turris, hanno un preciso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">significato simbolico</a> nella loro successione: essi rimandano infatti alle fasi della Grande Opera alchemica, cioè a quel processo ermetico di <em>solve et coagula</em>, fisico e spirituale allo stesso tempo, essenziale alla trasformazione dell&#8217;Io. Il romanzo termina quindi in un modo imprevedibile e &#8220;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantastico</a>&#8220;, aperto alle più diverse possibilità.</p>
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<p align="justify">A chi voglia dedicarsi a questa lettura, certo affascinante, va caldamente consigliata quella successiva: <em>Le montagne della follia </em>di H. P. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, che ne costituisce il seguito ideale &#8211; e anche dichiarato &#8211; e che non è certo inferiore al <em>Gordon Pym</em> quanto a interessanti contenuti simbolici, pur svolgendosi su un piano &#8220;iniziatico&#8221; differente. Ai lettori il giudizio, oltre al piacere della scoperta.</p>
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<p align="justify"><strong>* * *</strong></p>
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<p align="justify">Tratto da <em>Il Tempo</em> del 23 maggio 2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gordonpymdiscesatrasformazione.html' addthis:title='Gordon Pym, discesa agli inferi e trasformazione ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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