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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Troia</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Dall&#8217;Aulide a Bucarest (e ritorno)</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 15:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[pochi mesi, l’opera è stata tradotta anche in italiano da Claudio Mutti per le Edizioni all’insegna del Veltro la tragedia di Mircea Eliade Ifigenia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dallaulide-a-bucarest-e-ritorno.html' addthis:title='Dall&#8217;Aulide a Bucarest (e ritorno) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/eliade48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Mircea Eliade" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.insegnadelveltro.it/catalogo/fuori/ifigenia.htm" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7819" style="margin: 10px;" title="ifigenia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ifigenia-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a>Era il 1941, anno di fuoco. Al teatro nazionale di Bucarest andava in scena la prima assoluta di <em>Ifigenia</em>, dramma in lingua romena in 3 atti, di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>; un testo che il professore e romanziere morto in America nel 1986, aveva concluso già alla fine del ‘39. Da pochi mesi, l’opera è stata tradotta anche in italiano da <a title="Claudio Mutti" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/claudio-mutti/">Claudio Mutti</a> per le Edizioni all’insegna del Veltro (<em>Ifigenia</em>, pp. 104, euro 15.00), e probabilmente si appresta a trascorrere una seconda giovinezza, dato che è stata inserita nel cartellone della stagione estiva 2012 del teatro Stabile di Catania, stagione che si svolgerà presso il centralissimo teatro greco-romano. Una cornice antica, che continua a vivere fino al post-moderno, per un dramma e una storia senza tempo – da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/euripide">Euripide</a></span> a Racine fino al contemporaneo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span> – un dramma che non è mai morto perché come scrive lo stesso autore è archetipico, è un esempio cioè fra i più semplici della junghiana «memoria collettiva», quella forma del pensare e dell’agire non limitata né al singolo individuo né a un periodo storico ben distinto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ifigenia insomma è sinonimo di sacrificio eterno. Sacrificio come dono supremo: il dono di una vita per la comunità cui si appartiene. Al tempo della guerra di Troia, è il sacrificio ordinato dagli dei e preteso dagli uomini («Gli dei sono adirati con noi!», lamenta un soldato del re Agamennone nei pressi dell&#8217;Aulide), affinché la guerra dei greci contro i troiani possa avere inizio e la ricca città asiatica possa dunque cadere.</p>
<p style="text-align: justify;">Inizialmente, Ifigenia crede di andare in sposa a un eroe, tutti conoscono il suo destino, ma lei no. Il primo a ingannarla è lo stesso padre Agamennone, con lui sono Ulisse e quel Menelao («La sorte di noi tutti dipende dall’esecuzione di questo ordine!») la cui sposa, Elena, è stata rapita dal troiano Paride. A difendere la vita di Ifigenia restano la madre Clitennestra e il semidio Achille cioè il promesso sposo, anche se il finto patto di unione è avvenuto all’insaputa dei due giovani. Lo schema dell’opera di Eliade è fra i più classici: al di sotto della volontà sovrana degli dei («Così hanno voluto gli dei», ripete lo sconfortato Agamennone nel 2° atto), uomini ed eventi – e non certo eventi marginali – si trovano indissolubilmente legati. Gli uomini non possono far altro che obbedire, ma attraverso le reazioni e i comportamenti che ne seguono il lettore apprende ogni disposizione dell’animo dei protagonisti e impara a conoscerli per quelli che sono. Ulisse astuto e deciso, Achille fiero e temerario, Agamennone debole e Ifigenia generosa. Sarà essa stessa, rifiutando l’aiuto del furioso Achille, a salire volontariamente sul rogo («Non muoio io per tutti voi, per la realizzazione dei vostri sogni e delle vostre vite, per la Grecia intera?»), e a immolarsi affinché la guerra contro Troia venga finalmente combattuta e vinta. Ma non finisce così. Naturalmente, scrive lo stesso Eliade, «Ifigenia sopravvive, attraverso il suo sacrificio, in quel “corpo mistico” che era il sogno di Agamennone: la guerra contro l’Asia, la conquista di Troia». Con quel gesto estremo la giovane protagonista perde la propria realtà materiale, ma ne acquisisce un’altra di diversa natura. D’ora in poi, la sua anima vivrà nei sogni della comunità dei compatrioti.</p>
<p style="text-align: justify;">Netta appare la contiguità, rilevata da Mutti con vari esempi e in sede di introduzione al testo (<em>Una Ifigenia legionaria</em>), fra lo spirito legionario di cui il rumeno Eliade si fece portatore in anni oramai lontani e «il tema centrale dell’<em>Iphigenia</em>». Particolare non sfuggito allo storico Eugen Weber. È presente insomma, in questo dramma del professore di Chicago, uno spirito di “auto-sacrificio” che è facilmente riscontrabile anche nel movimento legionario rumeno fra le due guerre. È fin troppo noto: il mito può essere un’arma formidabile. A volte, perfino vincente.</p>
<p style="text-align: justify;">(v. anche lo scritto di Claudio Mutti <a title="Una tragedia di Mircea Eliade" href="http://www.centrostudilaruna.it/mirceaeliadetragedia.html"><em>Una tragedia di Mircea Eliade</em></a>).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dallaulide-a-bucarest-e-ritorno.html' addthis:title='Dall&#8217;Aulide a Bucarest (e ritorno) ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La presenza delle profezie nel mondo greco e romano</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 15:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sia nel mondo greco che in quello romano le profezie esercitavano una forte influenza, tanto su coloro che appartenevano alle classi subalterne quanto su coloro che detenevano i vari tipi di potere; a Roma perfino gli imperatori subivano l’influenza degli oracoli e dei sacerdoti addetti alla formulazione delle profezie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-presenza-delle-profezie-nel-mondo-greco-e-romano.html' addthis:title='La presenza delle profezie nel mondo greco e romano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div class="mceTemp">
<dl id="attachment_5489" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dd class="wp-caption-dd"><img class="size-full wp-image-5489" title="pizia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/pizia.jpg" alt="Egeo, mitico re di Atene, consulta la Pizia assisa sul bacile del tripode. Un'iscrizione la identifica come Temi. Tondo di una kylix attica a figure rosse del 440-430 a.C.. Opera del ceramografo Kodros (Antikensammlung di Berlino, Berlin Mus. 2538)." width="300" height="299" /></p>
<p>Egeo, mitico re di Atene, consulta la Pizia assisa sul bacile del tripode. Un&#8217;iscrizione la identifica come Temi. Tondo di una kylix attica a figure rosse del 440-430 a.C.. Opera del ceramografo Kodros (Antikensammlung di Berlino, Berlin Mus. 2538).</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Sia nel mondo greco che in quello romano le profezie esercitavano una forte influenza, tanto su coloro che appartenevano alle classi subalterne quanto su coloro che detenevano i vari tipi di potere; a Roma perfino gli imperatori subivano l’influenza degli oracoli e dei sacerdoti addetti alla formulazione delle profezie. Cominceremo col prendere in considerazione l’importanza delle profezie nel mondo greco per poi passare a interessarci del modo in cui esse influenzavano gli antichi romani, sia al tempo della Repubblica che a quello dell’Impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l’antica Grecia, tanto le fonti letterarie e poetiche quanto quelle filosofiche e storiche testimoniano che le profezie giocavano un ruolo di primaria importanza. Prima di prendere in considerazione alcune fonti poetiche e letterarie riteniamo però opportuno fare qualche considerazione sulla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca e sulla concezione che i Greci avevano degli dei, al fine di far comprendere al lettore come tale religione dovette spingere per forza di cose gli individui a dare molta importanza alle profezie.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle principali caratteristiche della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca era il forte antropomorfismo: gli antichi greci attribuivano agli dei sia le migliori qualità degli uomini, sia i loro peggiori difetti. Di conseguenza per i greci gli dei interferivano molto spesso nelle faccende degli uomini &#8211; anche in quelle più banali &#8211; per cui si può dire che nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica le barriere che separavano il  mondo degli dei da quello degli uomini erano abbastanza labili (tanto che nei miti capitava spesso che Giove e anche altre divinità si concedessero di avere rapporti sessuali con le donne e di generare figli dalle caratteristiche semidivine). Il fatto che le barriere tra il mondo degli dei e quello degli uomini fossero labili è dimostrato anche dal fatto che tanto sia nella religione greca che in quella romana alcuni uomini dopo la loro morte venivano divinizzati (per fare un esempio Romolo, venne divinizzato dopo la morte col nome di dio Quirino; inoltre alcuni uomini che erano figli di un essere umano e di una divinità, come ad esempio Dioniso, vennero a loro volta adorati in un secondo momento come divinità nella religione greca. Sempre nella religione greca Adone, che era un essere umano bello al punto da fare innamorare la dea Venere, venne divinizzato dopo la morte, causata da un cinghiale lanciatogli contro dal dio Marte. Gli studiosi della religione greca definiscono queste divinità, che prima di diventare tali erano esseri umani, col termine tecnico di “dei in vicenda”). D’altra parte anche le dee non disdegnavano di avere rapporti sessuali con gli uomini, tanto è vero che il famosissimo eroe Achille era figlio di un uomo (Peleo) e di una dea del mare, ovvero Teti.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre volte, invece, le divinità assumevano atteggiamenti duri e vendicativi nei confronti degli esseri umani. Tali atteggiamenti erano talvolta giustificati da gravi colpe morali e religiose commesse dagli uomini o dalle donne, oppure dal fatto che gli esseri umani diventavano troppo superbi a causa dei successi che avevano ottenuto dimenticando la propria natura umana. Tale superbia, denominata dagli antichi greci <em>hybris</em>, faceva scatenare la vendetta divina, che nell’antica lingua greca veniva denominata <em>nemesis</em>. Altre volte invece poteva accadere che uomini o donne che non avevano commesso gravi colpe venivano colpiti dalle punizioni divine per motivi che nemmeno loro riuscivano a comprendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Di conseguenza nel mondo greco una delle questioni religiose più complesse era proprio quella di capire se un individuo godesse dell’appoggio degli dei o se fosse inviso alle divinità, in quanto i criteri della giustizia divina non erano sempre molto chiari e ben definiti come in altre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>. Per fare un esempio tratto dalla <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> greca, nelle tragedie i personaggi che venivano colpiti dalla vendetta divina non sempre avevano commesso colpe per loro libere scelte, ma anzi a volte erano stati gli stessi dei a creare delle situazioni tali da indurre i protagonisti a compiere azioni moralmente sbagliate al solo scopo poi di poterli colpire. A volte poi capitava che il protagonista di una tragedia compisse un’azione moralmente sbagliata perché ignaro della situazione nella quale si trovava ad agire (ad esempio, Edipo ha rapporti incestuosi con la propria madre perché ignora tale legame di parentela).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-divino-nellellade/706" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5486" style="margin: 10px;" title="divino-nell-ellade" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/divino-nell-ellade.jpeg" alt="" width="200" height="306" /></a>Se poi al problema che agli individui riusciva difficile comprendere quale atteggiamento gli dei avevano assunto nei loro riguardi aggiungiamo che gli uomini non dovevano solo fare i conti con gli dei ma anche con il Fato, comprendiamo il motivo per cui gli individui appartenenti a tutte le classi sociali ricorrevano agli oracoli e alle profezie per cercare di saper che cosa il futuro riservasse loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo infatti dimenticare che la credenza nell’esistenza del Fato giocava un ruolo di grandissima importanza nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca. In sintesi il Fato era una forza cosmica davanti alla quale si dovevano piegare non solo gli uomini ma anche gli dei compreso lo stesso Zeus che era il capo degli dei nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica. Nell’<em><a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976">Iliade</a></em>, per esempio, lo stesso Achille (che non era un uomo come tutti gli altri essendo figlio di un uomo e di una dea) non può sfuggire al volere del Fato che aveva deciso che l’eroe greco morisse durante la guerra di Troia. Anche la madre di Achille, la dea Teti, non può far niente per salvare il figlio e deve piegarsi al volere del Fato. La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica greca spingeva gli uomini a ricorrere agli oracoli, alle profezie, ai veggenti e agli astrologi. Inoltre nei periodi particolarmente difficili per il singolo individuo o per la collettività (in caso di guerre particolarmente lunghe e violente oppure in caso di epidemie di malattie quali la peste) era inevitabile che gli uomini cercassero qualcuno che dicesse loro cosa riservava il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatte queste premesse non ci deve sorprendere se tra le funzioni che i templi dedicati alle varie divinità svolgevano nell’antica Grecia c’era anche quella di fornire oracoli. A dire il vero, nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca i templi svolgevano varie funzioni: assicurare lo svolgimento di determinati riti e sacrifici, detenere beni e denaro in notevole quantità, essere luoghi dove venivano decise alleanze politiche, fornire oracoli e in alcuni casi assicurare agli individui rapporti sessuali mediante la <a title="prostituzione sacra" href="http://www.centrostudilaruna.it/prostituzione-sacra-italia-antica.html">prostituzione sacra</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la prima funzione appare evidente che nei templi di ogni religione vi debbono essere sacerdoti che diano la possibilità di assistere a riti religiosi e di chiedere l&#8217;esecuzione di sacrifici in onore degli dei. Nella religione greca olimpica i templi dedicati a quasi tutte le divinità svolgevano tale funzione ritualistica, e in essi avvenivano spesso sacrifici agli dei per attirarsi la loro protezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre  a tale funzione ritualistica i templi nell’antica Grecia svolgevano spesso anche un ruolo importante a livello economico, poiché detenevano notevoli quantità di denaro e possedevano anche beni immobili. Per quanto riguarda la funzione politica che alcuni templi esercitavano faremo un esempio molto significativo: la Lega Delo-Attica che era sottoposta al dominio ateniese aveva come suo punto di riferimento il tempio di Delo, che conteneva anche notevoli quantità di denaro derivante dai tributi che gli ateniesi imponevano alle città che facevano parte di tale lega. Come noto, la Lega Delo-Attica controllata da Atene ebbe una notevole importanza nello scoppio della guerra del Peloponneso. In tale guerra alla Lega Delo-Attica si oppose la lega che si trovava sotto il controllo di Sparta: tale lega era costituita, oltre che da Sparta, dalle principali città del Peloponneso.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistevano poi alcuni templi che svolgevano la funzione di fornire oracoli. Soprattutto le sacerdotesse dei templi dedicati ad Apollo avevano questo potere: particolarmente famoso per gli oracoli era il tempio di Delfi. Accadeva spesso anche che le donne in preda alla “mania” dionisiaca ricevessero dal dio Dioniso il potere di effettuare profezie.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine in alcuni templi (soprattutto dedicati alla dea Venere) si svolgeva la prostituzione sacra, basata sul fatto che le sacerdotesse accettavano di concedersi sessualmente alle persone che vi si recavano a condizione che costoro facessero offerte di denaro al tempio in onore della divinità alla quale era dedicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tali considerazioni riguardanti alcune delle caratteristiche della religione greca prenderemo in considerazione alcune fonti provenienti dalla letteratura greca che dimostrano quale importanza avessero nel mondo greco le profezie, in tutti i periodi della storia dell’antica Grecia. La prima opera che prenderemo in considerazione è uno dei due poemi omerici che abbiamo già citato di sfuggita: ci riferiamo all’<a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976"><em>Iliade</em></a>, che deve essere considerato il più antico dei due poemi epici attribuiti ad Omero. Vogliamo premettere che il mondo che viene descritto nell’<a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976"><em>Iliade</em></a> è un mondo molto diverso da quello che viene descritto nei poemi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> ma è anche diverso dal mondo che viene descritto nell’<a title="Odissea" href="http://www.libriefilm.com/odissea-3/7977"><em>Odissea</em></a>, in quanto nell’<a title="Iliade" href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976"><em>Iliade</em></a> le virtù più importanti sono quelle che tradizionalmente venivano attribuite ai guerrieri. Come tutti sanno i due principali eroi dell’<em>Iliade</em> sono Achille, il più forte e valoroso degli eroi greci, ed Ettore, il più valoroso tra i figli di Priamo re di Troia. Nell’<em>Iliade </em>appare chiaro che esistono delle profezie che riguardano anche Achille ed Ettore, la cui sorella Cassandra era dotata di un notevolissimo potere mantico (la mantica nell’antica Grecia era la capacità di formulare profezie sotto l’influenza di alcune delle divinità olimpiche: soprattutto, Dioniso ed Apollo).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/iliade-2/7976" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5487" style="margin: 10px;" title="iliade" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/iliade.jpeg" alt="" width="200" height="319" /></a>Cominceremo a prendere in considerazione la profezia che riguarda Achille, al quale venne predetto che se fosse partito per Troia non sarebbe tornato vivo nella sua città. Achille cercò in vari modi di non partire per la guerra, ma Agamennone lo costrinse ricordandogli che Paride rapendo Elena non ne aveva offeso solo il marito, ma tutti i re greci che dovevano quindi vendicare l&#8217;offesa distruggendo Troia. Una volta giunto a Troia Achille si dimostrò subito il più valoroso tra gli eroi greci, al punto tale che uccise in duello Ettore per vendicare l’amico Patroclo, il quale era stato a sua volta ucciso da Ettore che lo aveva scambiato per Achille poiché ne indossava le armi. Priamo, re di Troia e padre di Ettore, si recò da Achille di nascosto per pregarlo di restituirgli il corpo di suo figlio Ettore e permettergli così di rendergli gli onori funebri. Questo è uno dei passi più significativi dell’<em>Iliade</em> per quanto riguarda il discorso sulla profezia (ben conosciuta da Achille) secondo la quale l’eroe greco non sarebbe più tornato vivo in Grecia. Infatti durante l’incontro notturno con Priamo Achille decise di consegnare al re troiano il corpo di Ettore e disse a Priamo, disperato per la morte del figlio, che egli stesso avrebbe raggiunto Ettore nell’Ade molto presto, ragion per cui i due eroi si sarebbero ben presto incontrati nel mondo dei morti. Come si vede, pronunciando tali parole Achille era consapevole che niente poteva impedire che tale profezia si realizzasse, perché questo era il volere del Fato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda Ettore dobbiamo dire che anche il più valoroso dei guerrieri troiani sapeva che cosa il futuro riservava sia a lui sia alla città di Troia. Per far comprendere al lettore come mai Ettore sapeva che sarebbe stato ucciso da Achille e anche che Troia sarebbe stata distrutta dai Greci dobbiamo parlare di Cassandra, una figlia di Priamo che aveva ricevuto il dono della profezia. Racconteremo ora in breve le tristi vicende che riguardano proprio Cassandra. Ella aveva rifiutato l’amore di Apollo, che si era invaghito di lei. Apollo, per vendicarsi del rifiuto di Cassandra di avere rapporti sessuali con lui, le diede il dono della profezia, accompagnato tuttavia dalla maledizione che nessuno avrebbe creduto alle profezie di Cassandra, sebbene tutte tali profezie si sarebbero inevitabilmente realizzate.</p>
<p style="text-align: justify;">Cassandra è passata alla storia come la più famosa profetessa di sventure del mondo greco, dal momento che tutte le sue profezie riguardavano avvenimenti tragici per i troiani. Ettore aveva quindi saputo dalla sorella che se avesse accettato la sfida di Achille (che voleva vendicare Patroclo) non sarebbe più tornato vivo a Troia, non avrebbe più rivisto il padre, la moglie e il figlio; ed inoltre l’eroe troiano era consapevole che la sua morte avrebbe notevolmente indebolito l’esercito troiano, facilitando la vittoria dei greci. Ma, nonostante tutto, il suo onore di guerriero gli imponeva di accettare l&#8217;impari sfida con Achille, per non passare per vigliacco. Per questo Ettore affrontò in duello Achille e venne ucciso dall’eroe greco. Anche questa volta le profezie di Cassandra si erano avverate. Dopo la caduta di Troia la profetessa troiana divenne schiava di Agamennone che la portò in Grecia, ma l’infelice Cassandra alla fine venne uccisa da Clitennestra.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver visto l’importanza delle profezie nell’<em>Iliade </em>prendiamo ora in considerazione i poemi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> che si differenziano molto dai poemi omerici, poiché non hanno come protagonisti guerrieri ed eroi ma gente comune che svolge lavori umili e faticosi e non desidera la gloria ma solamente vivere una vita normale. Anche nei poemi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> si intuisce chiaramente che nel mondo greco le profezie avevano una grande importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nelle tragedie accade spesso che il o i protagonisti di molte di esse ricevano delle profezie chiaramente sfavorevoli e spiacevoli, cosicché alcuni di questi personaggi fanno il possibile per evitare che tali profezie si realizzino. Ma poiché gli uomini nulla possono contro la volontà degli dei, né contro quella del Fato, queste profezie inevitabilmente si realizzano sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a>, ma anche nella filosofia si nota l’importanza delle profezie nel mondo greco; sebbene in maniera meno evidente. Citeremo quali esempi di filosofi che secondo la tradizione hanno formulato profezie Empedocle e Pitagora. Empedocle è una figura molto particolare nella storia della filosofia greca in quanto ebbe la fama di essere un filosofo-mago dotato di grandi poteri. Sempre secondo la tradizione Empedocle formulò varie profezie utilizzando i suoi poteri paranormali. Anche Pitagora deve essere considerato un filosofo molto particolare in quanto sembrava essere dotato di poteri fuori dal normale. Di conseguenza anche a Pitagora vengono attribuite varie profezie ed inoltre egli viene considerato non solo un filosofo ma un iniziato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storie-di-alessandro-magno/8385" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5490" style="margin: 10px;" title="curzio-rufo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/curzio-rufo.jpeg" alt="" width="200" height="329" /></a>Chiudiamo il discorso sull’importanza delle profezie nel mondo greco mettendo in evidenza che nel periodo ellenistico anche alcuni storici che si interessarono alla vita e alle imprese di Alessandro Magno misero in evidenza che Alessandro aveva dato molto credito agli oracoli e alle profezie. Soprattutto negli ultimi tempi della sua vita, dopo aver conquistato l’impero persiano, Alessandro Magno divenne molto incline a sospetti e diffidenze di ogni tipo, ragione per la quale, secondo alcuni suoi biografi, egli cercava spesso di sapere, consultando gli oracoli o persone che dicevano di essere dotate del dono della profezia, che cosa gli riservava il futuro. Curzio Rufo, uno storico latino, parlando della vita e delle imprese di Alessandro Magno, mette in evidenza che nel grande condottiero macedone erano contemporaneamente presenti alcune delle più nobili virtù umane ed alcuni dei più gravi difetti riscontrabili nella natura umana. Curzio Rufo e altri storici che si interessarono delle vicende di Alessandro Magno ci dicono che ad un certo punto della sua vita il condottiero macedone affermava pubblicamente che il suo vero padre non era Filippo ma addirittura Zeus che a dire di Alessandro avrebbe avuto un rapporto sessuale con Olimpia (sua madre), dal quale sarebbe nato il grande condottiero macedone.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Detto ciò prenderemo in considerazione l’importanza delle profezie nel mondo romano, sia ai tempi della Repubblica sia ai tempi dell’Impero. Dobbiamo premettere che la <a title="religioen" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> aveva legami molto stretti con lo Stato nel mondo romano. A Roma esistevano sacerdoti che avevano proprio il compito di aiutare il Senato nelle scelte più importanti effettuando profezie. Tali sacerdoti erano gli aruspici, che erano considerati molto esperti nell’utilizzare gli animali uccisi durante i sacrifici e gli eventi naturali anomali per effettuare profezie. Ma nel mondo romano gli aruspici ebbero problemi quando si passò dalla Repubblica all’Impero, in quanto alcuni imperatori tentarono di limitare le attività degli aruspici emanando leggi che permettevano agli aruspici di svolgere il loro compito solo nei templi e non nelle case dei privati cittadini. Infatti alcuni imperatori particolarmente sospettosi (ad esempio Tiberio negli ultimi anni della sua vita) temevano che gli aruspici potessero formulare in casa di privati profezie che li istigassero ad organizzare congiure contro gli imperatori stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un discorso diverso va fatto per Costantino, che come tutti sanno fu il primo imperatore romano a convertirsi alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana. Costantino emanò leggi molto severe che proibivano agli aruspici di effettuare profezie nelle case dei privati cittadini. Costantino, pur essendosi convertito alla religione cristiana, era consapevole che la maggioranza dei suoi sudditi erano pagani, cosicché anche se disprezzava gli aruspici ben sapeva di non poter proibire loro di svolgere il loro ruolo nei templi. Infatti, visto il prestigio di cui essi godevano, se Costantino avesse proibito loro di svolgere la loro attività anche nei templi sarebbe quasi certamente scoppiata una rivolta che avrebbe messo in pericolo sia la vita sia il potere imperiale di Costantino. L’imperatore si limitò quindi a punire severamente sia gli aruspici che accettavano di recarsi nelle case private, sia gli individui che li invitavano.</p>
<div id="attachment_5488" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-5488" title="sibilla-cumana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sibilla-cumana.jpg" alt="Sibilla Cumana (Andrea del Castagno, Ciclo degli uomini e donne illustri)" width="200" height="441" /><p class="wp-caption-text">Sibilla Cumana (Andrea del Castagno, Ciclo degli uomini e donne illustri)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo tuttavia pensare che a Roma nel periodo imperiale gli aruspici fossero i soli a fare previsioni sul futuro, dal momento che essendosi diffusa nell’impero romano la credenza nell’astrologia il potere degli astrologi era andato sempre più aumentando, e i trattati di astrologia incontravano il favore e l’interesse di molti cittadini. Inoltre in alcuni templi romani esistevano sacerdotesse famose per avere ricevuto dagli dei il dono della profezia. La più famosa era la Sibilla Cumana.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> latina si parla di profezie. Per fare un esempio anche nell&#8217;<em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span></em>, una delle più famose opere della letteratura latina, si parla di profezie. Infatti ad Enea viene fatto sapere che aveva ricevuto la missione di fondare una nuova città nel Lazio e che sarebbe diventato il progenitore di un popolo che avrebbe dominato il mondo, ovvero il popolo romano. Come tutti sanno Enea si era innamorato di Didone, regina di Cartagine, ed aveva deciso di non continuare il suo viaggio al fine di sposare Didone. Per evitare che Enea restasse a Cartagine Giove ordinò a Mercurio (Mercurio nella mitologia greca e romana era il messaggero degli dei) di recarsi da Enea per fargli sapere che gli dei gli avevano affidato la missione di fondare una nuova città nel Lazio: ragione per cui il principe troiano non poteva restare a Cartagine e non poteva sposare Didone. Come si vede, in questo caso sono gli stessi dei a profetizzare ad Enea che egli sarebbe diventato il capostipite di un popolo destinato a dominare il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo anche dire che in tutta la storia romana, sia nel periodo repubblicano sia in quello imperiale, gli oracoli e le profezie condizionavano molto il comportamento degli individui, sia appartenenti alle classi dominanti sia a quelle subalterne. Dobbiamo anche tenere presente che molti romani pensavano che anche attraverso i sogni gli dei potevano dare informazioni agli uomini sugli eventi futuri. Per fare un esempio molto conosciuto e raccontato da diverse fonti citeremo il sogno profetico della moglie di Cesare la notte che precedette la congiura delle idi di marzo che causò la morte di Cesare. In quella notte la moglie del condottiero romano fece un sogno spaventoso che le fece capire che il marito rischiava di essere ucciso. Ella la mattina dopo riferì il sogno a Cesare, invitandolo a non recarsi in Senato o quanto meno a farsi scortare da un numero sufficiente di soldati. Cesare non diede alcun valore alle parole della moglie e considerò il sogno che ella gli aveva raccontato privo di importanza; cosicché decise di andare in Senato privo di scorta. Questa decisione gli costò la vita, come tutti sanno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> latina si trovano autori che affermano che alcune profezie siano state effettuate da fantasmi di persone morte. L’esempio che intendiamo riportare riguarda ancora la morte di Cesare ed è raccontato da varie fonti. Come sappiamo, dopo la morte di Cesare ci fu una parte della popolazione che appoggiò i congiurati ed un’altra parte che invece condannò l’uccisione, cosicché la morte di Cesare diede origine ad una vera e propria guerra civile. Marcantonio ed Ottaviano, pronipote di Cesare, erano a capo dell’esercito che voleva punire i congiurati, mentre Bruto e Cassio comandavano un altro esercito che era deciso a dare battaglia a Marcantonio ed Ottaviano. Lo scontro decisivo tra questi due eserciti si svolse a Filippi. La notte che precedette la battaglia Bruto, che insieme a Cassio comandava l’esercito dei congiurati, non riusciva a dormire e si aggirava nervosamente nella sua tenda camminando continuamente. All’improvviso gli apparve il fantasma di Cesare che (come tutti sanno) aveva adottato Bruto e lo amava come un figlio: ragion per cui, quando si accorse che anche Bruto faceva parte della congiura, smise di difendersi e pronunciò la famosissima frase: <em>Quoque tu Brute fili mi</em>. Il fantasma di Cesare si avvicinò a Bruto e gli rivolse queste parole: “Bruto, sono il tuo cattivo genio. Ci rivedremo a Filippi”. Con questa frase il fantasma di Cesare profetizzò a Bruto il fatto che sarebbe stato sconfitto da Marcantonio ed Ottaviano a Filippi e sarebbe morto nel corso della battaglia. Per questo motivo Bruto il giorno dopo avrebbe incontrato Cesare nell’Ade. E così avvenne, poiché Bruto, vistosi sconfitto, per non cadere nelle mani di Antonio ed Ottaviano si uccise con la propria spada.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, quindi, anche nel mondo romano le profezie provenivano da varie fonti e non solamente dai sacerdoti e dalle sacerdotesse della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale romana. Possiamo quindi concludere questo articolo mettendo in evidenza che finché Roma e la Grecia restarono pagane le profezie, indipendentemente dalla fonte da cui provenivano, condizionarono molto il comportamento degli antichi romani e degli antichi greci. Quando poi la religione cristiana si affermò nell’impero romano &#8211; e di conseguenza anche nella Grecia, che era diventata molto prima dell’avvento del cristianesimo una provincia dell’impero romano &#8211; le tradizionali profezie pagane continuarono ad esercitare il loro fascino soprattutto nelle campagne, dove la maggior parte degli abitanti restò pagana per molto tempo ancora sebbene la religione cristiana fosse diventata la religione ufficiale dell’impero romano, e nonostante il fatto che nelle città la popolazione urbana si era convertita interamente al cristianesimo ed aveva abbandonato la religione pagana. Nelle campagne esistevano infatti ancora degli individui che affermavano di avere ricevuto dagli dei della tradizionale religione degli antenati il potere di effettuare profezie. Dobbiamo infine mettere in evidenza che accadeva abbastanza spesso, sia nel mondo greco che in quello romano, che alcuni individui che si credeva avessero capacità mantiche finivano per accumulare considerevoli somme di denaro, poiché quanti desideravano ricevere delle profezie erano disposti a pagare somme di denaro anche di non trascurabile entità per convincerli ad accondiscendere alle richieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo opportuno chiudere questo articolo citando un passo tratto dagli <em>Atti degli Apostoli</em>, uno dei libri più importanti del <em>Nuovo Testamento</em>, che come tutti sanno è una delle due parti che compongono la <em>Bibbia</em>. durante uno dei suoi viaggi finalizzati a diffondere la religione cristiana tra i pagani Pietro venne a sapere che nella città dove egli stava predicando la dottrina cristiana, cercando di convertire quante più persone gli era possibile, vi era una giovane schiava che all’improvviso aveva acquistato capacità divinatorie, che le permettevano di conoscere ciò che sarebbe accaduto in futuro. Tale notizia si era rapidamente diffusa nella città dove Pietro stava predicando, cosicché molte persone si recavano dal padrone della schiava per chiedergli il permesso di chiederle informazioni su cosa il futuro riservava loro. Il padrone  rispose che se volevano incontrare la schiava e ricevere profezie dovevano pagargli una somma di denaro. Adottando questo comportamento il padrone accumulò notevoli somme di denaro sfruttando i poteri mantici della sua schiava. Come si vede, non accade solo oggi che ci sono individui disposti a dare grandi somme a maghi, ad astrologi, a cartomanti e a persone dotate di capacità paranormali, dal momento che anche nel mondo classico (come dimostra il passo degli <em>Atti degli Apostoli</em> che abbiamo ora preso in considerazione) esistevano molte persone disposte a pagare notevoli somme di denaro per conoscere il proprio futuro consultando uomini o donne dotati di capacità mantiche e divinatorie.</p>
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		<title>La concezione degli dei nei poemi omerici</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 14:52:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le caratteristiche principali della religione olimpica nei suoi riflessi nei poemi omerici, con una breve comparazione con le tradizioni misteriche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-concezione-degli-dei-nei-poemi-omerici.html' addthis:title='La concezione degli dei nei poemi omerici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/liliade/5783" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2741" style="margin: 10px;" title="iliade" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/iliade.jpg" alt="iliade" width="200" height="325" /></a>In questo articolo cercheremo di chiarire qual è la concezione degli dei riscontrabile nei due poemi omerici. In estrema sintesi possiamo dire che il concetto degli dei presente nell’<em>Iliade</em> e nell’<em>Odissea</em> coincide con la concezione degli dei presente nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica (dobbiamo tenere presente che nell’universo religioso greco non esisteva solo la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica ma anche le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> ctonie-misteriche delle quali parleremo più avanti).</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di descrivere la condizione degli dei presente nei poemi omerici riteniamo opportuno fare alcune considerazioni di carattere generale sui poemi omerici. Per prima cosa dobbiamo tenere presente che i poemi di Omero insieme a quelli di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> costituivano il testo base per l’apprendimento della lingua ed erano anche il fondamento principale di ogni forma di educazione. Attraverso di essi l’uomo greco apprendeva i valori generali e le norme etiche a cui fare riferimento e imparava altresì a conoscere il complicato universo religioso esistente nel mondo greco.<br />
L’<em>Iliade</em> e l’<em>Odissea</em> risalgono con tutta probabilità al IX secolo a.C.: il mondo che essi descrivono è la civiltà minoico-micenea fiorita circa tre secoli prima ma il loro valore documentario non è limitato a quel periodo perché non sono infrequenti gli accenni anacronistici a costumi e concezioni tipici dell’epoca in cui i poemi furono scritti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<em>Iliade</em> sembra riferirsi a un’epoca più arcaica in cui l’organizzazione politica della società era ancora rigidamente monarchica mentre nell’<em>Odissea</em> già emergono i tentativi di conquista del potere da parte delle classe aristocratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l’immagine dell’uomo che si ricava dalle due opere appare costruita secondo una prospettiva diversa. Nell’<em>Iliade</em> essa trova la sua massima espressione nella figura di Achille, l’eroe per eccellenza. La virtù che viene attribuita ad Achille è indicata dalla parola greca “<em>areté</em>” consistente nel coraggio in battaglia, nella volontà di difendere gli amici e l’onore, nella capacità di ottenere il riconoscimento pubblico del proprio eroismo. Molto importante nell’<em>Iliade</em> è anche la figura altrettanto eroica di Ettore, il più valoroso tra i guerrieri troiani: Ettore è l’eroe umano e morale che va incontro al fatale duello con Achille non per orgoglio ma per compiere sino in fondo il suo dovere di figlio, marito, padre e cittadino.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/odissea-testo-greco-a-fronte/259" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2742" style="margin: 10px;" title="odissea" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/odissea.jpg" alt="odissea" width="200" height="310" /></a> Molto significativo e commovente nell’<em>Iliade</em> è anche il colloquio tra Achille e il vecchio Priamo che va alla tenda dell’eroe greco per chiedergli di restituirgli il corpo di Ettore: il poeta fa capire in tale colloquio che al di sopra dell’odio, della guerra e della vendetta tutti gli uomini, compreso l’apparentemente invincibile Achille sono accomunati da un identico destino di infelicità e di morte. Significativo a questo proposito è l’incontro negli Inferi descritto nell’<em>Odissea</em> tra Achille e Ulisse. Quest’ultimo saluta l’amico come il più felice degli uomini per la fama e la gloria che lo accompagnano anche dopo la morte avvenuta durante la guerra di Troia. Ma Achille lo rimprovera tristemente dicendo che nella morte non c’è nulla da lodare tanto che Achille afferma che preferirebbe vivere come il più oscuro degli uomini piuttosto che trovarsi nell’Ade.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo descritto nell’<em>Odissea</em> se da un lato mantiene gli stessi contorni di quello dell’<em>Iliade</em> dall’altro lato appare più variegato tanto che in tale poema omerico è presente una nuova concezione della vita e della virtù. Il personaggio principale di tale poema ovvero Ulisse è un uomo dal multiforme ingegno che senza dubbio è molto diverso dall’invincibile eroe Achille. In sintesi possiamo dire che nell’<em>Odissea</em> viene maggiormente valorizzata l’intelligenza umana e la giustizia che alla fine riescono ad avere ragione sia del destino avverso sia della malvagità degli uomini. Ulisse è anche un fabbricatore di inganni che segue spesso le vie dell’astuzia, vie che erano del tutto sconosciute all’eroico coraggio di Achille che ben sapeva che se fosse partito per la guerra di Troia non avrebbe più rivisto la propria patria ma sarebbe morto durante la guerra di Troia. D’altra parte non dobbiamo dimenticarci che l’astuzia di Ulisse è messa in evidenza anche nell’<em>Iliade</em> in quanto Ulisse è l’ideatore del cavallo di Troia mediante il quale i Greci riescono a conquistare Troia.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può dire che le vicende narrate nell’<em>Iliade</em> sono più tragiche di quelle narrate nell’<em>Odissea</em> in quanto la storia di Ulisse è caratterizzata da un “lieto fine” (l’eroe greco dopo dieci anni riesce a tornare in patria). Al contrario nell’<em>Iliade</em> i personaggi più nobili ed eroici quali Achille, Ettore,  Patroclo, Priamo vanno incontro ad un destino tragico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-dei-e-gli-eroi-della-grecia/5687" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2743" style="margin: 10px;" title="kerenyi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/kerenyi.jpg" alt="kerenyi" width="200" height="282" /></a> Dopo tali considerazioni di carattere generale sui poemi omerici cercheremo di mostrare che la concezione degli dei presente nei poemi omerici coincide con la concezione degli dei riscontrabile nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica. A tale scopo esporremo le principali caratteristiche della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religion</a>e olimpica per poi mettere in evidenza come tali caratteristiche sono presenti nella concezione degli dei riscontrabile nell’<em>Iliade</em> e nell’<em>Odissea</em>.<br />
In primo luogo nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica è presente una complicata costruzione politeistica nella quale accanto alle divinità principali quali Zeus, Era, Apollo, Atena, Marte, Poseidone si profilano numerose divinità minori. Anche nei poemi omerici è riscontrabile tale complicata costruzione politeistica del mondo divino tanto che in questi due poemi rivestono grande importanza non solo le divinità principali ma anche un certo numero di divinità minori (vedasi ad esempio l’importante ruolo che la ninfa Calipso riveste nell’<em>Odissea</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica esiste una concezione chiaramente antropomorfica degli dei che pur essendo immortali e beati appaiono tuttavia assai simili agli uomini essendo dotati sia delle migliori virtù umane sia delle peggiori passioni e dei peggiori vizi riscontrabili nel mondo degli uomini. Tale concezione antropomorfica degli dei è riscontrabile senza nessun dubbio nei poemi omerici: basti pensare ad esempio che alcune divinità combattono a fianco dei greci mentre altre combattono a fianco dei troiani. Inoltre nell’<em>Odissea</em> alcune divinità cercano di favorire il ritorno a casa di Ulisse mentre altre cercano di impedire il ritorno ad Itaca dell’eroe greco.</p>
<p style="text-align: justify;">In terzo luogo la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica era una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> pubblica nel duplice senso che non dava importanza ai rapporti privati dell’individuo con la divinità e che era in sintonia con la vita politica e civile dello stato: non aveva per tema dunque alcun tipo di problematica personale e non accennava a un senso nascosto e profondo dell’esistenza. Anche la concezione della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> riscontrabile nei poemi omerici è senza dubbio un concetto di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> pubblica in quanto gli dei omerici sono in gran parte una proiezione ed anche una giustificazione degli ideali di vita e dei valori degli aristocratici achei. Di conseguenza la concezione della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> presente nei poemi omerici è in perfetta sintonia con la concezione dello stato che era propria degli aristocratici achei.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/omero-tremila-anni-dopo/5784" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2744" style="margin: 10px;" title="omero-tremila-anni-dopo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/omero-tremila-anni-dopo.jpg" alt="omero-tremila-anni-dopo" width="200" height="296" /></a> In quarto luogo nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica avevano una grandissima importanza i concetti di “<em>nemesis</em>” (vendetta divina) e “<em>iubris</em>” (superbia umana). Uno dei punti fondamentali della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica era la credenza che la vendetta divina colpisse inevitabilmente gli uomini che diventavano troppo superbi mancando di rispetto agli dei o comunque provando un’esaltazione eccessiva per le loro vittorie e per il loro potere. Nei poemi omerici lo schema “<em>iubris-nemesis</em>” è senza dubbio presente e riveste una grande importanza. Riteniamo opportuno fare un esempio concreto di “<em>nemesis</em>” divina conseguente a “<em>iubris</em>” umana prendendo tale esempio dai poemi omerici. Nell’<em>Iliade</em> il dio Apollo scatena una violentissima pestilenza nel campo dei greci causando un grande numero di morti tra i soldati greci che assediavano Troia. Tale pestilenza altro non è che la “<em>nemesis</em>” del dio Apollo che punisce i greci per aver mancato gravemente di rispetto al dio (“<em>iubris</em>” umana).</p>
<p style="text-align: justify;">In quinto luogo nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica il problema della morte non riceveva nessuna vera spiegazione. I morti indipendentemente da come si erano comportati in vita finivano nell’Ade, che altro non era che un mondo molto triste dove non esisteva una vera sopravvivenza ma solamente una vita infinitamente scolorita, pallida e sbiadita. Tale vita che i morti conducevano nell’Ade in fondo non era altro che la proiezione in immagini concrete del ricordo che i morti avevano della loro vita terrena. In ogni caso nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica la morte non instaurava nessun tipo di giustizia perché ciò che distribuiva era uguale per tutti, buoni e cattivi. Di conseguenza non esisteva nell’Ade né un premio per i buoni né una punizione per i malvagi. Anche nei poemi omerici si sostiene che nell’Ade i morti conducono una vita assolutamente sbiadita, scolorita, pallida ed infelice. Infatti nell’<em>Odissea</em> viene significativamente descritto a tale proposito l’incontro nell’Ade tra Achille ed Ulisse. In tale incontro Achille afferma con grande tristezza che nell’Ade non c’è niente di piacevole poiché i morti conducono un’esistenza molto triste. Achille giunge al punto di affermare che preferirebbe vivere sulla Terra come il più oscuro degli uomini piuttosto che regnare nell’Ade.</p>
<p style="text-align: justify;">In sesto luogo nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica al di sopra di tutte le divinità, più potente dello stesso Zeus, esisteva il Fato. Esso era una forza cosmica neutra ed impersonale che dominava sia sugli uomini sia sugli dei in maniera assoluta e che né gli dei né gli uomini potevano comprendere in quanto incarnava la necessità cosmica ed oltrepassava i limiti di qualsiasi riflessione umana e divina. Nei poemi omerici viene messa in grande evidenza l’incontrastabile potenza del Fato davanti al quale si inchinano sia gli dei sia gli eroi più valorosi come Ettore ed Achille. Per fare un esempio concreto neppure Achille che era figlio di Tetide (una divinità marina) può sfuggire al Fato nonostante che la madre faccia di tutto per salvarlo. Il Fato ha infatti deciso che Achille deve morire giovane pur essendo il più valoroso tra gli eroi greci e che egli non debba tornare vivo dalla guerra di Troia. Anche la sorte di Ettore il più valoroso tra gli eroi troiani è decisa dal  Fato. In sintesi possiamo dire che la potenza del Fato è fortemente messa in evidenza nei poemi omerici sia a livello dei singoli eroi sia a livello dell’intero genere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">In estrema sintesi possiamo dire che nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica la dimensione soteriologica è totalmente assente. Al contrario tale dimensione riveste una grande importanza nelle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> misteriche che proprio per questa loro caratteristica rivestirono una loro importanza nell’universo religioso dell’antica Grecia. Riteniamo opportuno chiudere tale articolo dicendo qualcosa sulle due <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> misteriche a nostro avviso più importanti esistenti nell’antica Grecia ovvero i <a title="misteri di Eleusi" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteridieleusi.html">misteri eleusini</a> e i <a title="misteri orfici" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteriorfici.html">misteri orfici</a>. Per quanto riguarda i <a title="misteri eleusini" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteridieleusi.html">misteri eleusini</a> dobbiamo dire che in essi la dimensione soteriologica è importante perché vi è il riferimento a un destino di rinascita oltre la morte. In tali misteri il mondo degli Inferi è rappresentato come una realtà dolorosa e dove l’anima doveva sopportare un tormentoso vagabondaggio in attesa di ritornare a una sorte migliore. Di conseguenza l’Ade non era più come nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica la copia sbiadita dell’esistenza terrena ma al contrario era un diverso modo di essere complementare alla vita stessa alla quale era legato secondo un rapporto di reversibilità reciproca. Nei <a title="misteri eleusini" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteridieleusi.html">misteri eleusini</a> l’adepto veniva a conoscenza dei misteri e delle formule segrete che gli permettevano di assicurarsi negli Inferi una sorte migliore di quella che toccava agli altri uomini. Tuttavia bisogna mettere in evidenza che tutte le fonti che parlano dei <a title="misteri di Eleusi" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteridieleusi.html">misteri eleusini</a> sono concordi nell’affermare che la condizione per ottenere questa sorte migliore negli Inferi era solo la conoscenza di tali formule e di tali misteri ai quali non andava collegata l’osservanza di alcuna precisa norma morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben diversa era la concezione soteriologica esistente nei <a title="misteri orfici" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteriorfici.html">misteri orfici</a>, una tradizione misterica che ebbe grande influenza sulla filosofia. Anche se l’interpretazione globale dell’orfismo è un problema non risolto possiamo dire che gli adepti di tali misteri non potevano conquistarsi una sorte migliore dopo la morte solamente con le conoscenze che acquisivano o con le pratiche rituali ma dovevano anche osservare se volevano ottenere la salvezza precise norme etiche. A questo fine gli orfici usavano riunirsi in comunità impegnate nella realizzazione di un determinato stile di vita che era la condizione essenziale per ottenere la salvezza dopo la morte ovvero una situazione migliore di quella che aspettava gli altri uomini dopo la morte. Come si vede da quanto abbiamo detto i caratteri e i contenuti delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> misteriche erano diversi dai caratteri e dai contenuti della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica ed anche dalla concezione degli dei e del destino esistenziale degli uomini presenti nei poemi omerici.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-concezione-degli-dei-nei-poemi-omerici.html' addthis:title='La concezione degli dei nei poemi omerici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Omero nordico, le origini dell&#8217;Iliade e Odissea</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 11:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni sui nuovi riscontri alla tesi di Felice Vinci sulla origine nordica dei poemi omerici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html' addthis:title='Omero nordico, le origini dell&#8217;Iliade e Odissea '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div id="attachment_1949" class="wp-caption alignleft" style="width: 228px"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788860601537"><img class="size-medium wp-image-1949" title="omero-nel-baltico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/omero-nel-baltico-218x300.jpg" alt="Felice Vinci, Omero nel Baltico" width="218" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Felice Vinci, Omero nel Baltico</p></div>
<p style="text-align: justify;">Giunto alla quinta edizione, il libro di Felice Vinci <a href="http://www.libriefilm.com/omero-nel-baltico-2/3929"><em>Omero nel Baltico. Le origini nordiche dell’Odissea e dell’Iliade</em></a> (Palombi Editori), costituisce il caso culturale più rilevante degli ultimi quindici anni. Intorno ad esso ci sarebbero tutti i presupposti per innescare una disputa di straordinaria importanza, con rilevanti risvolti anche di natura ideologica. Mancano tuttavia i centri culturali, le energie intellettuali, mancano i divulgatori, manca il clima morale, manca la spinta ideale che sarebbero necessari per creare tutto un movimento di cultura alternativa, in grado di fiancheggiare il coraggioso lavoro di Vinci, così da imporre una concezione rivoluzionaria della protostoria europea all’attenzione generale: non solo a quella distratta dei <em>mass-media</em> – che ogni tanto ne parlano, ma con la superficialità tipica di un’informazione solo consumistica –, ma anche a quella conservatrice e sussiegosa del chiuso mondo accademico. Che del libro di Vinci ha una considerazione in genere irridente, dicendolo il frutto di una fantasia certo di talento, ma irrimediabilmente legata alla natura amatoriale della ricerca. Danno credito a Schliemann, che fu il campione del dilettantismo archeologico, e le cui scoperte furono dovute più all’entusiasmo che alla scientificità, e lo stesso credito invece negano a Vinci, che da anni ammassa impressionanti prove documentali a sostegno della sua eccellente teoria.</p>
<p style="text-align: justify;">In base a questa, l’<em>Iliade </em>e l’<em>Odissea </em>non ebbero come teatro il bacino mediterraneo, come tradizionalmente si ritiene, ma il Mar Baltico. Da secoli gli eruditi rimanevano perplessi sulla totale estraneità della geografia narrata da Omero rispetto a quella mediterranea. Quasi nulla di quanto descritto nei due poemi coincide con la realtà del territorio che va dall’Asia Minore – in cui si è voluta collocare Troia – al Mediterraneo occidentale. Se invece spostiamo il quadro omerico da Sud a Nord, come da anni genialmente va facendo Vinci con una minuziosa documentazione, ecco che si fa piena luce, i dati finalmente coincidono, e tutto appare logico.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, già Strabone notava le incongruenze tra Omero e la realtà del territorio greco: ad esempio, notò che l’isola di Faro, che viene detta da Omero distante dall’Egitto una giornata di navigazione, in realtà è proprio davanti ad Alessandria; e nella sua <em>Geografia</em>, scrisse chiaramente che la Troia greco-romana – quella del sito di Hissarlik, poi individuata da Schliemann – secondo lui non aveva nulla a che fare con l’Ilio omerica. E, come rileva Vinci, Plutarco affermò chiaro e tondo che l’isola Ogigia citata nell’<em>Odissea </em>era nell’Oceano atlantico settentrionale. Su questa scorta, Vinci fa un elenco impressionante di toponimi e conformazioni geografiche che non hanno alcuna rispondenza in area mediterranea (il che ha sempre costituito un problema irrisolto per gli studiosi) e ne hanno invece una straordinariamente precisa in area baltica e nord-atlantica: la Troia omerica, ad esempio, lungi dall’essere stata nell’attuale Turchia, il cui sito di Hissarlik non corrisponde alla descrizione dell’<em>Iliade</em>, è invece nella Finlandia meridionale. Qui si hanno le condizioni omeriche: la pianura che discende verso il mare, i due fiumi, la montagna alle spalle, e la possibilità di percorrere il perimetro dell’acrocoro su cui sorgeva la città, come fece Achille e come non avrebbe potuto fare a Hissarlik, per la presenza di uno strapiombo. Giusto in questo ambiente, sorge oggi la cittadina finlandese di Toija. Omero descrisse l’Ellesponto, davanti cui sorgeva Troia, come «sconfinato», e lo è il golfo di Finlandia, diversamente dai Dardanelli, stretto braccio di mare. Omero descrisse il Peloponneso come un’isola pianeggiante, cosa che non è nel caso di quello che attualmete porta tale nome, che è montuoso e collegato alla terra ferma: lo è invece l’isola danese di Sjaelland. La Skeria, isola dei Feaci – mai rintracciata nel Mediterraneo – è identificata da Vinci nel toponimo di Skere vicino alla città norvegese di Bergen, luogo in cui si manifesta il fenomeno del riflusso del mare nel fiume, descritto da Omero. Lo stesso gorgo di Cariddi, introvabile nel Mediterraneo, corrisponde al <em>maellstroem</em>, il vortice marino che si forma nel mare norvegese a causa delle maree. Di fronte alla baia svedese di Norttalje c’è una Lemland (Lemno), più oltre Salis (l’antica Sale), Tebe è la Taby che sorge vicino a Stoccolma, Kalkstad non è che la Calcide, Saljo è Salamina, mentre la Scania, nella Svezia meridionale, presenta la serie Tyringe, Trane, Asum, Ahus, che altro non sarebbero che Tirinto, Trezene, Asine e l’Acaia&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Sono innumerevoli le sbalorditive concordanze di questo genere, non casuali, ma precise, non vagamente attinenti nella loro relazione, ma esattamente riscontrabili nella descrizione omerica. Vinci ne conclude: «Fu insomma lungo le coste del Baltico – dove, nel II millennio a.C. fioriva l’età del bronzo – che si svolsero le vicende narrate da Omero, prima dello spostamento degli Achei verso il Mediterraneo&#8230;». Questo, concordando con la tradizione <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropea</a>, rimanda non solo a Bal Gangadhar Tilak, che nel suo libro <em>La dimora artica dei Veda</em> pubblicato nel 1903, dimostrò la migrazione delle genti arie dal Nord iperboreo all’Europa centro-meridionale, a seguito di eventi geo-climatici sfavorevoli; ma rimanda anche all’arcaicissima tradizione ellenica circa il ritorno degli Eraclidi, riferentesi alla calata dorica che innestò i processi di creazione delle civiltà micenea e achea, un fatto di cui già gli antichi erano a piena conoscenza.<br />
Il discorso di Vinci è strettamente connesso con il problema <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a>, con la realtà protostorica di un popolo unitario che, a far data probabilmente dal secolo XVIII a. C., si divise in due bracci calando a Sud e a Sud-Est, verso le direttrici mediterranea e indo-iranica e lasciando copiose tracce di questa sua <em>Wanderung</em>: ciò che ormai gli studiosi, magari anche controvoglia, sono disposti ad accettare come un dato di fatto inoppugnabile. La <a title="civiltà indoeuropea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">civiltà indoeuropea</a> è dunque di origine nordica, e poco importa che il rinvenimento della sua <em>Urheimat</em> sia disputato in questa piuttosto che in quell’area dell’Europa artica oppure baltico-sarmatica. In questo senso, il lavoro di Vinci non è che la monumentale conferma di dati già in possesso dei ricercatori scientifici da molto tempo, ma per vari motivi – primi tra tutti quelli di carattere politico – oggi tenuti alla larga dalla grande visibilità e poco e male divulgati. In genere, si procede per ammissioni sommesse. Del tipo, ad esempio, di quelle di un Domenico Musti, che pure condivide il dato dell’invasione dorica, che ne fa anzi l’antefatto della nascita della <em>polis</em>. Ma che poi, a proposito di Omero, non rinuncia a parlare di proiezioni immaginali, di fantasia poetica, il che a suo dire spiegherebbe le incongruenze di quella «strana vittoria» dei Greci europei sugli orientali Troiani. Tra l’altro non seguita da un’occupazione stabile, come nello stile imperialistico-coloniale dei Greci storici.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrove invece, come ad esempio nel caso di Pierre Vidal-Naquet, si rileva che Achei e Troiani in Omero «non si differenziano tanto nettamente&#8230; venerano gli stessi dei&#8230;», non hanno problemi di lingua, sarebbero dunque di stirpi sorelle: cosa che non potrebbe essere se il teatro della guerra fosse stato il Mediterraneo, tra regni dorici stranieri appena insediati e una più antica Troia anatolica&#8230; e tuttavia si insiste a parlare di un Omero «che non è uno storico, non è un geografo», che insomma il suo racconto sarebbe pura fantasia: ma allora perché dar retta a Schliemann, che a Hissarlik ci arrivò con l’<em>Iliade </em>in mano credendo di seguirne passo passo le descrizioni? Perché, in presenza del dato storico della migrazione dorica da Nord a Sud, Hissarlik orientale va bene, pur non combaciando in nulla con Omero, e invece Tojia finlandese non va bene, nonostante la sua ambientazione sia proprio quella descritta nel poema?<br />
Da questo ginepraio in cui si attardano molti storici professionali, fatto di reticenze, mezze ammissioni, dubbi e silenzi, Vinci esce brillantemente, solo seguendo la linea retta delle evidenze. In fondo, tutto è più semplice di quanto certe elucubrazioni vogliano far sembrare. I proto-Greci, una volta abbandonata la loro patria nordica, sottoposta a mutamenti climatici (dimostrati dall’orografia terrestre e dalla scienza climatologica) e divenuta inabitabile, si spostarono a meridione, portandosi dietro il ricordo della geografia della loro terra e dei racconti sulle gesta dei loro antenati. E dettero gli antichi nomi ai luoghi del nuovo insediamento. Tutto molto lineare, credibile, evidente: «Gli Achei attribuirono alle varie località in cui si insediarono gli stessi nomi che avevano lasciato nella patria perduta, di cui perpetuarono il retaggio nella loro mitologia e nei poemi omerici: inoltre ribattezzarono con i corrispondenti nomi baltici anche le altre regioni dell’area mediterranea».</p>
<p style="text-align: justify;">Le numerose altre prove raccolte da Vinci riguardano poi il clima. Omero narra in continuazione di violente tempeste, di forti venti, di nebbie&#8230; descrive come Telemaco e Pisistrato indossassero «tuniche e folti mantelli», rappresenta i «biondi lungocriniti Achei» come soggetti a Zeus «radunatore di nuvole»: che c’entra il soleggiato e temperato Egeo? Oggi sappiamo che proprio all’epoca in cui Vinci colloca l’Iliade – secondo millennio a.C. &#8211; il “paradiso iperboreo” degradò verso un clima di crescente rigidezza, passando a quella situazione di gelo e buio di cui parlano le saghe nordiche e, in quanto loro riflesso, anche le mitologie classiche. Vinci rimarca che in Omero si parla con chiarezza di una battaglia che durò due giorni, inframezzata da una «notte bianca» che permise di non interrompere la lotta, come allora si faceva al sopraggiungere delle tenebre: la notte artica. Ma occorrerebbe ben altro spazio per dare pienamente conto del materiale esposto dall’autore, talmente ricchi sono i rimandi e convincenti le dimostrazioni. Nel senso di uno sguardo generale e del valore culturale e ideologico di questo lavoro, basti dire che tale materia nasconde nulla di meno che l’identità vera e autentica della nostra civiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Attorno a tale caposaldo di una moderna controcultura identitaria si svolge però un’occulta lotta tra chi tale identità intende portare alla luce e rivendicare apertamente e chi, invece, è risoluto a sottacerla. Nel libro di Vinci troviamo lo svelamento del nostro passato: «Insomma, l’aver riscontrato – scrive l’autore &#8211; attraverso l’analisi della geografia omerica, la provenienza settentrionale degli Achei&#8230; non solo conferma le ipotesi del Tilak sull’origine degli Arii, ma, più in generale, consente finalmente di gettare una nuova luce anche sull’annosa questione della patria primordiale degli altri popoli appartenenti alla famiglia indoeuropea, nonché sul motivo che li spinse a migrare verso sedi più accoglienti».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 13 marzo 2009.</p>
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		<title>Povero Omero in salsa americana</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una polemica contro l'uso della lingua inglese nei titoli di film e libri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/poveroomero.html' addthis:title='Povero Omero in salsa americana '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/troy/197" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/troy.bmp" border="0" alt="Wolfgang Petersen, Troy" width="95" height="135" align="right" /></a> Troy, Texas, USA, anno 2004. Oppure Troia, Troade, Asia Minore, XIII secolo a.C.? Trattandosi della famosa città narrata da Omero, evidentemente si tratta di Troia ovvero Ilio, e tutti ne sappiamo qualcosa avendo bene o male studiato e anche tradotto l&#8217;<em>Iliade</em>. Ma se dovessimo dar retta a quanto leggiamo sui giornali del prossimo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=7321958284117">film con Brad Pitt</a>, forse dovremmo pensare che si tratti di Troy, Texas, USA: infatti è così che viene in genere chiamata.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; consentito allora rivolgere un accorato appello ai pubblicitari, agli uffici stampa, alle pubbliche relazioni, al cosiddetto <em>marketing </em>delle case di produzione e di distribuzione cinematografica? Siate gentili, siate cortesi, siate umani, sì umani: non trasformateci sui manifesti e locandine anche la città di Ettore, Eurialo, Anchise, Elena e Cassandra, e la guerra che vide le gesta di Achille e di tanti eroi achei e troiani, in un sobborgo del West americano, o in una specie di Brooklyn, dove si svolgono scontri fra pellerossa e <em>cow boy</em>, o fra bande di delinquenti! Oramai tutto viene condito in salsa americana, quasi tutti i titoli dei film, anche i più ovvi, i più elementari, i più banali, i più traducibili come <em>The Mother </em>o <em>The Company </em>non vengono più tradotti, ormai dobbiamo accettare che le vie delle nostre città assomiglino alle vie di una città degli States, va bene, ma per favore, per pietà non lasciate in inglese anche il nome di una citttà dell&#8217;Asia Minore! Così come traduceteci, siate gentili, anche il titolo del film che sta per uscire subito dopo quello di Brad Pitt: non <em>Alexander</em>, ma <em>Alexandros </em>o almeno Alessandro Magno&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Altrimenti, cari signori, non sarete molto diversi da coloro i quali, ignorando che si tratta di una parola latina che significa «confine», pronunciano il titolo della ormai nota rivista di geopolitica <em>Limes </em>all&#8217;inglese: <em>Laims</em>! No, per carità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886818572"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/comesopravvivere.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris, Come sopravvivere alla modernità. Evola - Jünger - Mishima. Manualetto di autodifesa per il 2000 e oltre" width="189" height="304" align="left" /></a> E&#8217; questo un vezzo così stupido e incomprensibile cui sembrerebbe facile porvi fine, e invece al contrario si diffonde sempre più: per conformismo, pigrizia mentale e forse anche per risparmiare sulla stampa dei manifesti, non so. In realtà, non c&#8217;è il minimo motivo per non tradurre i titoli inglesi: se si volesse mantenere anche il titolo originale, lo si può mettere come sottotitolo, e qualcuno intelligentemente già lo fa. Se si ama tanto l&#8217;idioma della superpotenza, se si vuole diffonderlo sempre più come nuova «lingua franca», allora perché non si sottotitolano i dialoghi? Non è che ci toccherà andare a vedere il controverso film di Mel Gibson, filologicamente parlato in aramaico e latino (con inflessione americana?), con il titolo <em>The Passion</em>? Non sarebbe grottesco?</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; tanto difficile fermare questo moda idiota e inutile che essa sta contaminando anche le case editrici italiane: ogni tanto infatti si vedono in libreria opere di autori americani e inglesi che conservano i loro titoli originali. Ma perché mai? Per non parlare di opere italiane, soprattutto di narrativa, che anch&#8217;esse prediligono titoli in inglese. Ma perché mai? Quale distorsione mentale è dietro a questo fenomeno? Sono gli Uffici Marketing che lo chiedono e impongono? Che cosa pensano di ottenere? E gli uffici editoriali perché si sono adattati a simili pensate? Anche entrando in libreria dovremo avere fra poco la sensazione di vivere a New York o Los Angeles? Non è che si dovrà invocare una legge apposita che obblighi a tradurre il titolo dei film, con sotto quello originale?</p>
<p style="text-align: justify;">Per favore, volete costringerci alla fine a insegnare a scuola che è esistito un «cavallo di Troy», o magari un <em>Troy&#8217;s horse</em>?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Tempo</em> del 28 marzo 2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/poveroomero.html' addthis:title='Povero Omero in salsa americana ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Omero nel Baltico</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Terracciano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del saggio di Felice Vinci sull'origine nordica dei poemi omerici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/omeronelbaltico.html' addthis:title='Omero nel Baltico '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div id="attachment_1949" class="wp-caption alignleft" style="width: 228px"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788860601537"><img class="size-medium wp-image-1949" title="omero-nel-baltico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/omero-nel-baltico-218x300.jpg" alt="Felice Vinci, Omero nel Baltico" width="218" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Felice Vinci, Omero nel Baltico</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dove era situata veramente l’antica Troia che nell’<em>Iliade </em>destava l’ira funesta del pelìde Achille e di legioni di studenti costretti a studiarne le gesta? In Finlandia, naturalmente..! E Itaca ventosa, patria dell’astuto Ulisse (quello del “cavallo di Troia” appunto), alla quale l’eroe dell’<em>Odissea </em>tornò dopo anni di peregrinazioni per terra e per mare, a compiervi la nota vendetta su quei porci dei Proci, mentre Penelope [non] filava (salvo poi rifuggirsene via verso il folle volo di dantesca memoria)? Ma è ovvio: in Danimarca, patria d’origine di Nessuno ben qualche millennio prima che del principe Amleto. E l’Olimpo? A nord dello Stige e a sud dell’Ade, praticamente… sul Circolo Polare Artico! Per non parlare dell’Eden, della mitica “terra promessa”, stillante latte e miele alla confluenza dei quattro fiumi che si dipartono dal Paradiso Terrestre, il Pison, il Gihon, il Tigri e l’Eufrate; niente a che vedere con il nostro Medio Oriente oggi in fiamme. Qui siamo addirittura poco sotto Capo Nord, in piena Lapponia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono nella storia dello scibile umano delle opere, teorie, scoperte che improvvisamente ribaltano le conoscenze, presunte, le radicate convinzioni di generazioni e generazioni durante i secoli. E la loro validità è data intuitivamente anche dal fatto che, leggendole come un romanzo appassionante, tutto ci sembra chiaro, lineare, consequenziale; e ci si meraviglia semmai di non averci pensato prima, tanto era evidente (a posteriori) quello che stava sotto gli occhi di tutti e, forse proprio per questo, non si era mai notato. <a title="Omero nel Baltico" href="http://www.libriefilm.com/omero-nel-baltico-2/3929"><em>Omero nel Baltico</em></a> di Felice Vinci (un nome un fato) è una di queste opere che con naturalezza e scientificità ribalta completamente tremila anni di cultura classica euro-mediterranea. Il contenuto rivoluzionario di questo testo, arrivato in breve alla terza edizione, è sintetizzato dallo stesso autore in poche righe poste all’inizio delle “Conclusioni”: “Il reale scenario dell’<em>Iliade</em> e dell’<em>Odissea </em>è identificabile non nel mar Mediterraneo, ma nel nord dell’Europa. Le saghe che hanno dato origine ai due poemi provengono dal Baltico e dalla Scandinavia, dove nel II millennio a.C. fioriva l’età del bronzo e dove sono tuttora identificabili molti luoghi omerici, fra cui Troia e Itaca; le portarono in Grecia, in seguito al tracollo dell’&#8221;<em>optimum </em>climatico&#8221;, i grandi navigatori che nel XVI secolo a.C. fondarono la civiltà micenea: essi ricostruirono nel Mediterraneo il loro mondo originario, in cui si era svolta la guerra di Troia e le altre vicende della mitologia greca, e perpetuarono di generazione in generazione, trasmettendolo poi alle epoche successive, il ricordo dei tempi eroici e delle gesta compiute dai loro antenati nella patria perduta. Ecco, in estrema sintesi, le conclusioni della nostra ricerca”. Un sintetico riassunto di cinquecento fitte pagine frutto di dieci anni di lavoro di un ingegnere romano di cinquantasette anni, appassionato ma critico conoscitore di quei classici sui quali si basa la nostra cultura europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Felice Vinci prende spunto dalla segnalazione di Plutarco sulla collocazione geografica dell’isola di Ogigia, a lungo dimora di Odisseo trattenutovi dalla dea Calipso, “a cinque giorni dalla Britannia” per iniziare la sua indagine e ribaltare la geografia mediterraneo dei due poemi attribuiti al cieco Omero, ma notoriamente di diversi autori, spostando le gesta guerriere della conquista di Troia ed il viaggio di ritorno a casa di Ulisse dalle nostre latitudini a quelle nordiche: il Baltico <em>in primis</em>, la penisola scandinava, l’estremo nord circumpolare. Ecco allora che ritroviamo la Colchide, le Sirene, Scilla e Cariddi e la stessa Trinacria lungo le frastagliate coste della Norvegia settentrionale, tra fiordi e la Corrente del Golfo. Mentre le originarie Cipro, Lemno, Chio, il Peloponneso, ma anche Atene o Sparta per fare solo qualche esempio, ritrovano l’originaria collocazione tutt’intorno al Mar Baltico. E Troia dalle imponenti mura, a controllare lo stretto strategico dei Dardanelli, le rotte tra Mar Nero e Mediterraneo? Uno sperduto, tranquillo paesino della Finlandia meridionale, a cento chilometri dalla capitale Helsinki: l’attuale Toija, risvegliata dalla silenziosa quiete plurimillenaria e proiettata da un ingegnere italiano dalle brume dell’oblio sotto i riflettori della cronaca. Più precisamente su un’altura boscosa tra Toija e la vicina Kisko si svolsero le battaglia tra Achei e Troiani per i begli occhi di Elena, anche se bisogna dimenticare le ciclopiche mura dell’area dell’attuale Hissarlik in Turchia e la scoperta di Schliemann, per più modesti fossati e palizzate di solido legno dei boschi circostanti, quelli dei tempi dell’età del bronzo. Biondi guerrieri nordici dagli occhi cerulei, coperti di mantelli e armature adeguate ad un clima non certo mediterraneo, anche se meno rigido dell’attuale, combattevano con spade di bronzo e asce di pietra. La coalizione di popoli baltici contro Ilio era sbarcata da agili navi con doppia prua che possiamo immaginare molto simili a quelle vichinghe di duemila anni dopo. E non deve sembrare ardita l’ipotesi di marinai e guerrieri che, quattromila anni fa, corrono i flutti oceanici nord-atlantici fino all’Islanda e oltre, se solo si pensa a quello che riuscirono a fare i loro pronipoti vichinghi prima e dopo l’anno Mille; arrivare da una parte in America del nord (la Groenlandia “Terra verde” e la Vinlandia, “Terra della vite”, a dimostrazione di un breve periodo di mutamento climatico favorevole) e dall’altra attraversare tutta la Russia fino al Mar Nero e Bisanzio. Per non parlare dell’epopea Normanna in Sicilia e nel Mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre allo studio pignolo della toponomastica comparata, il Vinci poggia le basi delle sue straordinarie scoperte non solo sulle concordanze dei nomi, ma anche su solide basi geografiche, morfologiche, climatiche, descrittive, nonché storiche e mitologiche: una cultura di tipo olistico, veramente enciclopedica, che lo porta a smantellare pezzo per pezzo, passo per passo, riferimento per riferimento, mito per mito, l’ambientazione mediterranea dei poemi omerici, per ricollocarli nell’<em>habitat </em>originario, la Scandinavia ed il Baltico appunto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875456054" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ladimoraarticaneiveda.bmp" border="0" alt="Tilak Bâl Gangadhar, La dimora artica nei Veda" width="100" height="146" align="left" /></a> Uno dei punti di riferimento di Vinci è l’opera di Lokamanya Bal Gangâdhar Tilak (1856-1920), il bramino e patriota indiano autore de <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875456054"><em>La dimora artica dei Veda</em></a> e <em>Orione. A proposito dell’antichità dei Veda</em>. Secondo il Tilak il sacro testo dell’India, il più antico, come il popolo che lo creò, avrebbero avuto origine dal Polo Nord, che naturalmente in un lontano passato era terraferma ed aveva una temperatura mite. Uno sconvolgimento climatico forse dovuto allo spostamento dell’asse terrestre costrinse i nostri lontani progenitori, gli Arya, ad una migrazione ovviamente verso sud. Un ramo si diresse verso l’attuale penisola scandinava, la Finlandia ed il Baltico: proprio quello che Felice Vinci identifica con i popoli dell’elenco delle navi dell’<em>Iliade </em>ed i loro avversari alleati dei troiani. Altri rami sarebbero discesi, lungo i fiumi eurosiberiani sempre più a sud e ad est, dando quindi origine alle varie civiltà del Medio Oriente (i Sumeri?), Persia (l’<em>Avesta </em>è quindi complementare ai <em>Veda</em>, sotto tale aspetto descrittivo di una sede artica originaria), India (con la sovrapposizione alle popolazioni scure precedenti, da cui nascerebbe poi il sistema castale), fino alla Cina e al Giappone (gli Ainu). E si possono ipotizzare anche scenari simili per le Americhe con il successivo sorgere di civiltà come quella Tolteca, Atzeca o pre-incaica del Lago Titicaca. Insomma in uno stesso periodo di tempo sorgono quasi d’incanto civiltà raffinate, templi imponenti, le piramidi, gli imperi da cui proviene la nostra civiltà eurasiatica. Così i popoli dell’area baltico-nord atlantica, alla fine dell’<em>optimum </em>climatico dell’età del bronzo migrano ad ondate verso i territori più caldi ed il Mediterraneo, ma portandosi appresso la memoria storica delle aree d’origine, le saghe, le leggende, i miti e gli Dei. Un ricordo dei primordi che si riverserà in una trasposizione toponomastica dalle terre originarie a quelle di nuova acquisizione tutt’attorno al Mediterraneo. Un’operazione di preservazione della propria memoria storica che d’altra parte non poteva essere perfettamente collimante, data la diversità sia geografica che climatica tra i due scenari geopolitici. Per tale motivo troviamo nell’<em>Iliade </em>e nell’<em>Odissea </em>una serie di riferimenti geografici, di collocazioni e ambientazioni completamente fuori luogo rispetto al Mediterraneo, ma che si adattano perfettamente alle latitudini nordiche; e questa è la grande “scoperta” di Felice Vinci destinata a rivoluzionare le nostre conoscenze classiche.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ più che naturale, quasi ovvio, che un simile ribaltamento dell’impianto dei due poemi epici troverà una chiusura pressoché assoluta nel mondo accademico, tra i professoroni di greco e latino che hanno sempre pontificato sull’argomento. Questo <a title="Omero nel Baltico" href="http://www.libriefilm.com/omero-nel-baltico-2/3929"><em>Omero nel Baltico</em></a> sarà deriso e/o trattato con sprezzante sufficienza, quando non violentemente attaccato, anche perché un profano, un “ingegnere” è arrivato dove i cultori della classicità neanche supponevano si potesse ricercare. Peggio ancora si tenterà di seppellire queste geniali intuizioni sotto il silenzio. Un’opera di ostracismo culturale già iniziata, se solo si consideri che questo testo così “sconvolgente” e rivoluzionario non è ancora stato neanche preso in considerazione dalla pseudocultura <em>ex-cathedra</em>. E non ultimo anche per certe implicazioni d’ordine storico e politico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2867142873/centrostudila-21"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mabirethule.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, Thulé: Le Soleil retrouvé des hyperboréens" width="90" height="140" align="right" /></a> Per fare solo un esempio l’autore, ricollocando all’estremo nord l’area mesopotamica d’origine di Abramo e del monoteismo, la “Terra Promessa”, tende a ridare unità originaria alle stirpi “bibliche”, rispettivamente discese da Sem, Cam e Jafet. Anche il famoso “diluvio universale” potrebbe aver avuto un differente scenario, con la fine dell’<em>optimum </em>climatico, e l’Ararat con la sua Arca incagliata una verosimiglianza maggiore nel mutato contesto fisico e geografico. I cosiddetti “semiti” poi, ebrei compresi, sarebbero loro stessi nordici (a parte la conversione dei Cazari del VII-VIII secolo d.C.) e la loro “terra promessa” non sarebbe quindi la Palestina bensì l’estremo Nord, tra Norvegia e Finlandia: la Lapponia! Tutto questo, è ovvio, non avrà particolari conseguenze politiche attuali, specie per il povero popolo palestinese d’oggi (i Filistei d’origine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>); tuttavia, fossi nei panni dei Lapponi, comincerei a preoccuparmi…</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque sia la verità di certe scoperte ha una tale forza d’impatto, una tale intrinseca vitalità per cui anche la congiura del silenzio sarà prima o poi destinata ad infrangersi. Lo dimostrano le tre edizioni in brevissimo tempo che hanno fatto di <a title="Omero nel Baltico" href="http://www.libriefilm.com/omero-nel-baltico-2/3929"><em>Omero nel Baltico</em></a> un successo editoriale, senza bisogno di molta pubblicità o di una editrice di grido. Il <a title="Omero nel Baltico" href="http://www.libriefilm.com/omero-nel-baltico-2/3929">testo di Felice Vinci</a> è anche correlato di numerose cartine geografiche esplicative e, alla fine, di varie pagine di foto anche aeree che ci offrono l’immagine odierna dei luoghi trattati nel testo. Nella pianura ora allagata di Aijala correvano, tra Toija e il mare, gli eserciti di Achei e Troiani, tra un attacco ed una ritirata. Ai piedi di un’altura boscosa della Finlandia meridionale, in vista delle scure acque del Baltico Ettore e Achille si affrontavano 3500 anni or sono in un epico duello mortale che sarebbe stato cantato attorno al fuoco dagli aedi a venire, fino ad approdare sotto un altro cielo, in un’altra terra, su un altro mare: il nostro, il Mediterraneo.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/omeronelbaltico.html' addthis:title='Omero nel Baltico ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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