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	<title>Centro Studi La Runa &#187; tradizione romana</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>L’Origo Gentis Romanae. Ianiculum e Saturnia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 09:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'Origo gentis romanae è un'opera anonima che ci è stata tramandata nei rarissimi codici della cosiddetta historia tripartita, la cui edizione è disponibile anche ai non specialisti dal 1992]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99origo-gentis-romanae-ianiculum-e-saturnia.html' addthis:title='L’Origo Gentis Romanae. Ianiculum e Saturnia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5687" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-5687" title="fondamenta-tempio-capitolino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fondamenta-tempio-capitolino-225x300.jpg" alt="Fondamenta del Tempio Capitolino. Fotografia dell'Autore" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fondamenta del Tempio Capitolino. Fotografia dell&#39;Autore</p></div>
<p style="text-align: justify;">“<em>Origo gentis Romanae a Iano et Saturno conditoribus per succedentes sibimet reges usque…</em>” Così l’<em>incipit</em> del <em>titulus</em> dell’<em>Origine del popolo Romano</em>, opera anonima che ci è stata tramandata nei rarissimi codici della cosiddetta <em>historia tripartita</em> (un <em>corpus</em> di tre opere costituito, oltre che dall’<em>Origo</em>, dal <em>Liber de viris illustribus urbis Romae</em> e dalle <em>Historiae abbreviatae</em> o <em>Liber de Caesaribus</em>), la cui edizione critica curata da Giovanni D’Anna è disponibile anche ai non specialisti dal 1992 grazie alla Fondazione Lorenzo Valla che la pubblicò nella sua prestigiosa collana “Scrittori Greci e Latini”<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima redazione dell’<em>Origo</em> (purtroppo non esiste una traduzione manoscritta autonoma) risalirebbe al II secolo, mentre le parti rimaneggiate dei primi capitoli sono dell’autore, anch’esso anonimo, dell’unificazione dei tre libelli (IV secolo), che si propose così di contribuire alla battaglia delle idee in senso pagano. Alcuni eminenti rappresentanti dell’aristocrazia senatoria romana s’interessarono “attivamente di cultura, di <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a>, di filosofia, di storia, di edizione di testi classici, di traduzione dal greco. L’attività letteraria non era da questi intesa soltanto come un momento di svago, una forma elevata di <em>otium</em>, un’attività cui dedicare il tempo libero dai <em>negotia</em> (politica, amministrazione, affari) o un riepilogo forzato quando le circostanze non ne permettevano più l’esercizio; essa aveva una precisa valenza ideologica che, in certi casi, poteva diventare anche politica”<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capitolium.png"><img class="size-medium wp-image-5686 alignleft" style="margin: 10px;" title="capitolium" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capitolium-300x184.png" alt="" width="300" height="184" /></a>Lo stile dell’opera invece non è dei migliori. Con un perentorio “<em>L’</em>Origo<em> è scritta male</em>” (p. XXXI) comincia l’ultima parte dell’introduzione. Nel formulare un simile giudizio bisognerebbe tener presente (oltre le normali vicissitudini dei manoscritti e maggiormente per opere avverse alla successiva cultura dominante) che senz’altro non era un’opera poetica od epica di qualche autore maggiore, ma una raccolta sinottica delle versioni, più o meno canoniche, più o meno alternative, delle fonti sulle origini di Roma di tipo quasi archivistico ovvero annalistico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<em>Origo</em> si occupa della storia da Giano e Saturno, come ha già evidenziato il <em>titulus</em>, ai gemelli Romolo e Remo. Leggendola è bene ricordare che “<em>Le </em>res gestae<em> arcaiche, trasmesse nelle </em>fabulae<em> dei </em>vates<em>, sostituiscono la mitologia, </em>res gestae<em> che non sono </em>historia rerum<em>, ma atti esemplari compiuti da esseri divini che si confondono con l’uomo, che fanno il mondo, che lo fondano, gesta che occorre ripetere perché la realtà sia, perché il mondo permanga; si deve fare come i </em>Maiores Nostri<em> hanno fatto perché l’azione sia vera, reale e giusta. Tali precedenti divini pongono in termini rituali il metafisico, solo più tardi tali racconti vengono fissati in </em>‘Annales’<em> e solo più tardi si scriveranno </em>‘Libri Pontificales’<em>, che diventeranno la fonte dell’ortodossia, non dogmatica, che da allora verrà trasmessa con nuovi mezzi</em>”<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo a segnalare alcune pagine di maggior interesse di quest’opera che non dovrebbe mancare nella biblioteca di chi è interessato alla Tradizione Romana. Innanzitutto, quelle relative all’identificazione di Enea con <em>Sol Indiges</em> (pp. 107-108), argomento sul quale il nostro <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato del Ponte</a> si era diffusamente ed esaustivamente occupato nel suo <em>La religione dei Romani</em>, dato alle stampe pochi mesi prima dell’uscita dell’opera curata dal D’Anna<a href="#_ftn4">[4]</a>. D’interesse, non solo filologico, la spiegazione delle <em>farreae mensae</em> (pp. 93-94), fino a coglierne il nesso con il culto dei Penati e la loro sede stabile a Lavinio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788804342236/anonimo-d-anna-g/origine-del-popolo-romano.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5688" style="margin: 10px;" title="origine-popolo-romano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/origine-popolo-romano.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>Anche nell’<em>Origo</em> è riportato il mito costitutivo dei <em>vinalia rustica</em> con lo speciale legame fra Giove e il vino: “<em>Cumque ille inter alia onerosa illud quoque adiceret ut omne vinum agri Latini aliquot annis sibi inferretur, consilio atque auctoritate Ascanii placuit ob libertatem mori potius quam illo modo servitutem subire. Itaque vino ex omni vindemia Iovi publice voto consecratoque, Latini urbe eruperunt fusoque praesidio interfectoque Lauso Mezentium fugam facere coegerunt</em>” (15, 2-3).</p>
<p style="text-align: justify;">Ne consegue un altro fatto notevole: “Ammirando il grande coraggio di Ascanio, i Latini non solo lo ritennero discendente da Giove [<em>Iove</em>], ma lo chiamarono dapprima Iolo [<em>Iolum</em>], abbreviando e trasformando un poco il nome, quindi Iulo [<em>Iulum</em>]: da lui discende la famiglia Giulia [<em>Iulia</em>], come scrivono Cesare nel libro secondo<a href="#_ftn5">[5]</a> e Catone nelle Origini” (15, 5). Gli <em>Iulii</em> tributavano a Bovillae un culto a Vediove<a href="#_ftn6">[6]</a> e il D’Anna così chiosa: “Se Ascanio è un ‘piccolo Giove’, è assimilabile a <em>Vediovis</em> e, come lui, è un arciere: questa prerogativa doveva essere importante nell’Ascanio guerriero, come prova Virgilio, il quale fa di Ascanio la prefigurazione del pacifico principato di Augusto” (p. 111).</p>
<p style="text-align: justify;">Il mito ci ricorda che Giano partì dal regno paterno per l’Italia e “giunto nel Lazio, s’insediò su un’altura e vi fondò una città chiamandola Gianicolo dal suo stesso nome” (2, 4). Successivamente giunse profugo in Italia, dove fu accolto amichevolmente come ospite, Saturno, che era stato cacciato dal suo regno; “non lontano dal Gianicolo fondò una rocca e dal suo nome la chiamò Saturnia” (3, 1). Il curatore nel commento affronta la trattazione delle due tesi d’identificazione del <em>Ianiculum</em> (pp. 68-69): quella più comune che lo identifica col Gianicolo attuale e l’altra che identifica <em>Ianiculum</em> e <em>Saturnia</em> con le due cime del colle capitolino.</p>
<p style="text-align: justify;">“[…] la critica è concorde nell’identificare l’<em>arx Saturnia</em> col Campidoglio o con una delle sue due cime. Varrone, <em>Lat.</em> V 41-2 attesta: ‘Il Campidoglio è detto così, perché mentre si gettavano le fondamenta del tempio di Giove<a href="#_ftn7">[7]</a>, si vuole che vi si trovasse una testa (<em>caput</em>) umana<a href="#_ftn8">[8]</a>. Questo colle prima si chiamava Tarpeo dal nome della vestale Tarpea, che, uccisa dai Sabini, vi fu sepolta. …In precedenza era stato chiamato colle Saturno… e si tramanda che vi sorgesse una città detta Saturnia’. Varrone aggiunge che di ciò restavano ancora dei <em>vestigia</em>, il più importante dei quali era il tempio di Saturno (<em>Saturni fanum</em>), sito nell’avvallamento fra le due cime del Campidoglio […]. Invece è tuttora discussa l’identificazione del <em>Ianiculum</em>, la mitica rocca di Giano: alla tesi tradizionale secondo cui il <em>Ianiculum </em>sarebbe<em> </em>l’attuale Gianicolo, il colle posto sulla riva destra del Tevere, si oppone l’altra tesi che identifica <em>Ianiculum</em> e <em>Saturnia </em>con le due cime del colle capitolino, cioè rispettivamente con la cosiddetta <em>arx</em> – la sommità del Campidoglio dove oggi sorge la chiesa dell’Aracoeli – e con l’altra sommità del colle, quella prospiciente l’area di Sant’Omobono e di via della Consolazione, generalmente identificata con la rupe Tarpea” (p. 68).</p>
<div id="attachment_5689" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-5689 " title="tempio-giove" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tempio-giove-300x300.jpg" alt="Fondamenta del Tempio Capitolino. Fotografia dell'Autore" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fondamenta del Tempio Capitolino. Fotografia dell&#39;Autore</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questa seconda tesi, che al D’Anna ed anche a chi redige queste note sembra preferibile, “fu formulata da R. Pichon, <em>La promenade d’</em><em>Evandre</em><em> et d’Enée</em>, «Revue des Etudes Anciennes» XVI 1914, pp. 410-6, e ripresa con ulteriori precisazioni e modifiche nel 1943 da P. Grimal, «La colline de Janus», in <em>Rome. La</em><em> littérature</em><em> et l’</em><em>histoire</em> II, Roma 1986, pp. 953-80, e da G. Binder, <em>Aeneas und Augustus.</em><em> Interpretationem zum</em><em> 8.</em><em> Buch der</em><em> Aeneis</em>, Meisenheim am Glan 1971, pp. 133-7. Uno degli argomenti su cui si fonda questa tesi è proprio <em>Origo</em> 3, 1 dove si dice che l’<em>arx Saturnia</em> si trovava <em>haud procul a Ianiculo</em>. Questa espressione non permette di escludere nessuna delle due localizzazioni del <em>Ianiculum</em>; ma, vista nel contesto dei rapporti instaurati fra Giano e Saturno, si spiegherebbe meglio se le due <em>arces</em> fossero poste sulle due cime dello stesso colle. Comunque il passo dell’<em>Origo</em> resta un argomento secondario in favore della tesi di Pichon, Grimal e Binder. Ben più importante è Virgilio<a href="#_ftn9">[9]</a>, <em>Aen.</em> VIII 355-8, dove Evandro mostra a Enea i resti delle due <em>arces</em>, usando <em>hic</em> – che in genere indica maggiore vicinanza – per il <em>Ianiculum</em> e <em>ille</em> per <em>Saturnia</em> (<em>haec duo praeterea disiectis oppida muris, / reliquias veterum vides monumenta virorum. / Hanc Ianus pater, hanc Saturnus condidit arcem: / Ianiculum huic, illi fuerat Saturnia nomen</em>); inoltre Evandro ed Enea si troverebbero ai piedi, non sulla cima del Campidoglio (P. Grimal, «La promenade d’Evandre et d’Enée», in <em>Rome. La littérature et l’histoire</em> II, Roma 1986, pp. 793-6): questo confuta l’esegesi tradizionale secondo cui Evandro, dall’alto del colle capitolino, indicherebbe a Enea il Gianicolo al di là del Tevere (cfr. W. Fowler, <em>Aeneas on the site of Rome</em>, Oxford 1917, p. 74; L. A. Constans, <em>L’Enéide de Virgile</em>, Paris 1938, p. 292; E. V. Marmorale, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span> – libro VIII</em>, Firenze 1958<sup>5</sup>, p. 91). Il Grimal ha indicato in quale periodo e per quali ragioni la denominazione di <em>Ianiculum</em>, non più connessa con una cima del Campidoglio, passò a indicare l’attuale Gianicolo<a href="#_ftn10">[10]</a>” (pp. 68-69).</p>
<p style="text-align: justify;">In favore della tesi di Pichon, Grimal e Binder c’è il canone dei sette colli di Roma, dato da Servio, <em>ad Aen.</em> VI 783, dove inaspettatamente è accolto il Gianicolo ed escluso il Campidoglio: “<strong><em>783. SEPTEMQUE UNA SIBI MURO CIRCUMDABIT ARCES bene urbem Romam dicit septem inclusisse montes. et medium tenuit: nam grandis est inde dubitatio. et alii dicunt breves septem colliculos a Romulo inclusos, qui tamen aliis nominibus appellabantur. alii volunt hos ipsos, qui nunc sunt, a Romulo inclusos, id est Palatinum, Quirinalem, Aventinum, Caelium, Viminalem, Esquilinum, Ianicularem. alii vero volunt hos quidem fuisse, aliis tamen nominibus appellatos: quae mutata sunt postea, ut de multis locis et fluminibus legimus, ut ‘saepius et nomen posuit Saturnia tellus</em></strong><strong>’”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/palatino-velia-e-sacra-via/219" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5685" style="margin: 10px;" title="palatino-velia-sacra-via" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/palatino-velia-sacra-via.jpg" alt="" width="200" height="286" /></a>“Se <em>Ianiculum</em> avesse sempre indicato il Gianicolo attuale, l’errore di Servio, che parla dei colli inclusi nell’interno della città romulea, sarebbe inspiegabile; invece si può pensare che una fonte di Servio designasse ancora con <em>Ianiculum</em> una delle cime del Campidoglio e quindi, per estensione, il Campidoglio stesso. Avremmo una significativa analogia con <em>Palatium</em>, che nel canone di Antistio Labeone (giurista del I sec. a.C.) era una delle tre cime del Palatino, con <em>Cermalus</em> e <em>Velia</em>, e spesso designa il Palatino tutto” (p. 69).</p>
<p style="text-align: justify;">Come è stato autorevolmente evidenziato, “l’enorme massa di dati e di informazioni racchiuse nel commento di Servio appare nel complesso poco sfruttata da parte della ricerca storico-antiquaria: la ragione ne va attribuita alla tradizione ottocentesca di matrice positivistica che, nonostante tutto, rimane ancora egemone nell’ambito dei nostri studi (anche se ciò avviene spesso in modo del tutto inconscio, il che costituisce un’aggravante)”<a href="#_ftn11">[11]</a>. Quindi prestando maggiore attenzione ad autori tardi come Servio, ci accorgeremmo così che talvolta i materiali da loro utilizzati “possono risalire a fasi antichissime, anche all’età del bronzo, se non prima”<a href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in <em>La Cittadella</em>, 38-39 n.s., apr.-giu./lugl.-sett. 2010, 35-41]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Anonimo, <em>Origine del popolo Romano</em>, a cura di Giovanni D’Anna, corredo iconografico a cura di Carlo Gasparri, Fondazione L. Valla – Mondadori, Vicenza 1992, pp. LII+140 e 32 pp. n. n. di ill.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Andrea Pellizzari, <em>Servio. Storia, cultura e istituzioni nell’opera di un grammatico tardo antico</em>, Leo S. Olschki, Firenze 2003, [pp. XIV+350] p. 25.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Hyperboreus, <em>Aurea Catena Saturni. Alcune note sull’essenza, la formazione e la trasmissione della Tradizione Italico-Romana</em>, in “Saturnia Regna”, I, p. 28.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato del Ponte</a>, <em>La religione dei Romani. La religione e il sacro in Roma antica</em>, Rusconi, Milano 1992, pp. 72-77.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> Si tratterebbe del libro secondo dei <em>Pontificalia</em> di Lucio Cesare (console nel 64 e cugino del <em>Divo</em> Giulio, il pacificatore delle Gallie).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> Sui legami fra il culto di Vediove e la <em>gens Iulia</em> cfr. <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">R. del Ponte</a>, <em>op. cit.,</em> p. 130 e note a p. 179; v. anche Carl Koch, <em>Giove Romano</em>, Rari Nantes, Roma 1986, <em>passim</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> Vedasi ora: Aa. Vv., <a title="Il tempio di Giove" href="http://www.libriefilm.com/il-tempio-di-giove-e-le-origini-del-colle-capitolino/8502"><em>Il tempio di Giove e le origini del colle capitolino</em></a>, Electa, Milano 2008. Da ricordare anche: <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, </em><a title="Tacito La ricostruzione del Campidoglio" href="http://www.centrostudilaruna.it/tacito.-la-ricostruzione-del-campidoglio.html"><em>La ricostruzione del Campidoglio</em></a>, a cura di <a title="Mario Enzo Migliori" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/mario-enzo-migliori/">M. E. Migliori</a>, in “La Cittadella”, n° 18 n.s., apr.-giu. 2005, pp. 3-9.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> Notoriamente “identificato con quello del condottiero Aulo Vibenna (<em>Caput Oli</em>) e ritenuto presagio di grandezza” (Romolo A. Staccioli, <em>Guida insolita ai luoghi, ai monumenti e alle curiosità di Roma antica</em>, Newton &amp; Compton, Roma 2000, p. 75).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> La cui ‘sapienza’ (<em>diligentia, peritia, profunditas, scientia</em>) è<em> </em>notoria (cfr. Francesco Sini, <em>Bellum Nefandum. Virgilio e il problema del “diritto internazionale antico”</em>, Dessì, Sassari 1991, pp. 17 segg.; v. anche Virgilio: <em>Laudes Italiae</em>, a cura di M. E. Migliori, in “La Cittadella”, n° 37 n.s., gen.-mar. 2010, pp. 4-10).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> <em>Contra</em> F. Castagnoli, <em>Enc. Virg.</em> I, pp. 642-4 e II, p. 723, s.vv. “Campidoglio” e “Gianicolo”, e D. Musti, <em>Enc. Virg.</em> II, pp. 442-3, s.v. “Evandro”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> Filippo Coarelli, <em>Miti di fondazione delle città italiche in Servio</em>, in Aa. Vv., Hinc Italae Gentes<em>. Geopolitica ed etnografia dell’Italia nel </em>Commento<em> di Servio all’</em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span>, a cura di Carlo Santini, Fabio Stok, Edizioni ETS, Pisa 2004, p. 11.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> Id., <em>op. cit.</em>, p. 15.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99origo-gentis-romanae-ianiculum-e-saturnia.html' addthis:title='L’Origo Gentis Romanae. Ianiculum e Saturnia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Identità spirituale dell’Europa e Tradizione giuridico-religiosa romana</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giandomenico Casalino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La connessione tra diritto e sacralità nell'antica Roma quale fondamento della civiltà europea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/identita-spirituale-dell%e2%80%99europa-e-tradizione-giuridico-religiosa-romana.html' addthis:title='Identità spirituale dell’Europa e Tradizione giuridico-religiosa romana '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">L’uomo, malgrado tutto, deve recuperare dentro di sé la lucidità dell’intelletto, la forza dell’animo e la purezza del cuore che gli permettano di ritrovare quella via spirituale smarrita da troppo tempo nei labirinti delle suggestioni e delle falsificazioni di un mondo disumano e globalizzato. Tale ricerca, mai come oggi si rende assolutamente necessaria prima e al di là di qualunque impegno esterno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/res-publica-res-populi/6146" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3202" style="margin: 10px;" title="res-publica-res-populi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/res-publica-res-populi.jpg" alt="res-publica-res-populi" width="200" height="275" /></a>Il fatto è che il materialismo come schema rassicurante di spiegazione del mondo è scientificamente falso, divenendo unicamente la sostanza oscura e brutale del nostro essere posti “fuori” dall’unica Realtà conoscibile e sperimentabile. Con l’isteria frenetica per la ricerca del successo e del piacere, con la potenza disanimata ed in fondo illusoria della scienza e della tecnica moderna, l’uomo ha costruito un mondo artificioso alterando irreparabilmente i ritmi della natura, scatenando forze che non riesce più a controllare; tutto ciò avendo necessariamente come controparte interiore il crescere dell’aridità, dell’angoscia, del vuoto, della banalità ed inutilità di un’esistenza priva di qualunque giustificazione profonda e riferimento superiore. Da ciò, come reazione, un proliferare vorticoso di sette, centri, gruppi ed associazioni, ognuno con una sua proposta salvifica; dottrine orientali mal comprese adattate ai peggiori pregiudizi della cultura moderna, malsana curiosità per il subcosciente ed il paranormale, ritorno morboso di interesse per le varie forme di magia e di occultismo, proposte di un ritorno alla Natura nel segno di un panteismo promiscuo e ed irrazionale, dove la personalità si perde e si annulla nell’ambiguità di un “Infinito” non meglio specificato. Tutto il mondo variegato e tentacolare del neo-spiritualismo contemporaneo, dove si finge luce nelle tenebre, dove al di là delle diversità delle forme si riflette un identico clima di confusione, di stanchezza, di evasione, e dove, soprattutto, al di là delle intenzioni ed aspirazioni dei singoli, troppo spesso viene ad essere propiziata l’apertura alle forze infere e demoniache del subumano, fenomeno terribile e sinistro, che si riflette ormai anche in numerosi episodi di cronaca giudiziaria quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">In tale situazione, affinché la ricerca di una via spirituale non diventi una sterile speranza o una pericolosa illusione, bisogna intanto comprendere che questa ricerca deve, per ogni uomo, come regola, iniziare dalla conoscenza della propria ed originaria Tradizione, e per noi, per l’uomo Occidentale ed Europeo, tale originaria Tradizione non può essere che la Tradizione Romana, intesa non come vuota e retorica ripetizione di un passato che non può rivivere, ma come adesione integrale, adattata ai tempi, a quei principi eterni di verità contenuti negli antichi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, che coniugano il sensibile e l’intelligibile: i due piani dell’essere unitario. Solo così il ritorno alla Romanità potrà diventare una forza capace di agire sul nostro nucleo più profondo, all’interno del nostro cuore, dando alla nostra vita un preciso orientamento. Lo ripetiamo, l’Europa, tutti i popoli europei, non hanno altra loro Tradizione giuridica, politica e religiosa all’infuori di quella Romana, da realizzare nell’armonia e nella totalità dei suoi sviluppi; nella sublimazione dell’ascesi dell’Azione e cioè nella sintesi spirituale superiore della concezione giuridico-religiosa dell&#8217;<em>Imperium</em> come ordinamento sovranazionale comprendente libere città con le loro libere magistrature e della <em>Pax Augusta</em>. E vorremmo che fosse chiaro che il ritorno in tal senso alla Tradizione Romana significa evocare la totalità di un mondo dove il Vero, il Bello e la organica giustizia sociale si realizzano nei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> della “<em>Sancta Res Publica</em>” e del “fascio” come punto di confluenza e di equilibrio armonico degli opposti nel superamento degli egoismi particolari; e che non si tratta di trasformare il mondo in un’assise di asceti e di guerrieri, ma semplicemente permettere a ciascuno lo sviluppo normale della propria natura, secondo il principio dell’ “<em>unicuique suum tribuere</em>”. Ciò significa che devono essere il Diritto e l’Etica religiosa a governare politicamente l’economia e non il contrario come pretende la cultura materialistica dominante. Solo in tale guisa è realizzata la giustizia che è proporzione armonica e “musicale” dei diversi, abbracciati nella concordia e ciò è il fine ultimo, la stessa ragione d’essere dell’Ordine Politico, degno ditale nome, proprio perché imitazione dell’Ordine dell&#8217;Universo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun compromesso può ormai salvare l’Europa se non il ritorno risoluto alla verità, e quindi a ciò che è sacro e metafisico. Da secoli il centro del mondo è in Roma, intesa non come sede di un particolare potere politico o religioso, né come megalopoli moderna, né come capitale di un Impero che fu, da venerare errando tra rovine archeologiche come nell’ossario di un vasto cimitero, ma preciso punto focale di quella geografia sacra conosciuta dagli Antichi e completamente ignorata dai moderni. Luogo di forza assoluta, punto di incontro e di contatto tra Cielo e Terra, porta sacra attraverso la quale si manifestano luminose influenze spirituali; tale è per noi il segreto della perennità e dell’ “<em>aeternitas</em>”di Roma. In Roma s’incentra così ogni inizio ed ogni fine, ed ogni tensione di rilievo, ovunque si svolga, è legata con vincoli sottili ed arcani al cuore del Lazio, e sacre valenze dei vari popoli e luoghi del mondo potranno ritornare ad agire sulla realtà con il loro potere, solo se prima, in Roma, il fuoco dei nostri padri tornerà a manifestare la sua luce. Giacché spesso ci troveremo ad usare il termine Tradizione, rimandando agli scritti di Maestri come <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> per un necessario approfondimento, vogliamo qui sinteticamente ricordare che per Tradizione intendiamo quell’insieme di norme di carattere religioso, giuridico, etico e sociale, interessanti pertanto tutti i domini della vita, con le quali viene gerarchicamente stabilito e mantenuto l’effettivo contatto tra il divino e l’umano, permettendo così ad ogni uomo di realizzare, ciascuno secondo le proprie possibilità, l’unico vero ed altissimo scopo della vita: il ritorno al Divino, qui nel mondo, mediante l’esperienza simbolica e sacra dello stesso in tutte le sue manifestazioni, superando la fallace illusione della dualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo innumerevoli testimonianze addotte da vani testi sacri appartenenti a diverse culture, al di sopra di tutte le varie Tradizioni vi è stata la Tradizione Primordiale o Iperborea la cui sede corrisponde oggi alle regioni nordico-polari, nella quale l’adesione dell’uomo al principio divino era diretta immediata e risolutiva fino all’identificazione assoluta. Dalla Tradizione Primordiale Nordico-Iperborea, eccelsa sorgente purissima, sono derivate come grandi fiumi volti ad irrigare e fecondare le valli, le varie Tradizioni d’Oriente e d’Occidente, di quelle che si è convenuto definire civiltà <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indo-Europee</a>, tutte collegate alla Tradizione Primordiale, cui devono l’ortodossia dei loro principi e l’efficacia dei loro metodi atti a ricongiungere l’uomo al principio divino.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Improvvisamente appare una nuova visione del mondo</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nei secoli che vanno dal VII al V a.C. una profonda crisi altera il retaggio della Tradizione in Oriente come in Occidente. In Cina, in India, in Iran, vi è ancora la forza di reagire, la dottrina metafisica di Lao Tse, le riforme sociali di Confucio, il realismo trascendente del buddismo, gli insegnamenti religiosi di Zoroastro, contrastano nei vari domini dell’esistenza l’azione delle forze dissolutrici. Altrove le resistenze sembrano travolte. In Egitto la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> lunare e sacerdotale di Iside prende il posto della sacralità regale dei Faraoni, in Grecia il nudo, severo e geometrico stile dorico ed apollineo è alterato dall’empito dionisiaco, dalla fascinazione afroditica. Nel sensualizzarsi della vita, nel prevalere estetizzante delle involute e raffinate forme ioniche e corinzie, riemergono forze pre-elleniche, ritorna un naturalismo orgiastico, rivivono quelle divinità femminili e notturne dalla testa d’asino e di serpente già vinte dagli <a title="indo-europei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indo-Europei</a> della stirpe sacra e guerriera degli Eraclidi, già domate dal gesto di comando e dallo sguardo luminoso dell’Apollo Iperboreo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/delle-origini-italiche/2104" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3201" style="margin: 10px;" title="delle-origini-italiche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/delle-origini-italiche.jpg" alt="delle-origini-italiche" width="200" height="275" /></a>Con l’aprirsi alle dimensioni inferiori dell’esistenza, nella vertigine di una caduta, la mente dell’uomo genera tutti i fantasmi che lo corromperanno, tutte le illusioni e le falsificazioni che avranno nel mondo moderno con la sua volontà livellatrice il loro pieno sviluppo verso l’indifferenziato. Non più la verità perenne del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> oltre lo spazio, la grandiosità dell’Epica, il “creare” impersonale del Mito che sovrasta il tempo, il diritto e la legge come imitazione dell’ordine divino del mondo; ma le fragili opere del letterato, l’individualismo effimero dell’artista, la stessa norma giuridica che dipende dalle contingenze, dalle opinioni, dalle mode. Non più la Conoscenza dell’Universo attraverso i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> viventi della Natura, ma il limite dell’indagine fisica, il vincolo oscuro delle leggi della materia. Non più la Sapienza Apollinea Trascendente, la potenza del Rito sia giuridico che religioso, la certezza dell’intuizione simbolica e quindi metafisica ma lo speculare del razionalismo, le vane costruzioni della filosofia sofistica, a cui reagì solo il divino <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, le prevaricazioni dell’umanesimo, gli sfaldamenti del sentimentalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come una oscura alba l’ultima fase del Kalì-Yuga (era della dissoluzione e decadenza nella tradizione indù) si abbatte sui giorni dell’uomo. La nascita di Roma in tale momento è un’ultima grande reazione giuridico-sapienziale, eminentemente spirituale. Luce improvvisa nel crepuscolo di civiltà millenarie, Roma rappresenta una rinascenza adattata al mutare dei tempi e mediante l’azione guerriera di quella Tradizione Primordiale Nordico-Iperborea che fu patrimonio comune di tutte le civiltà Indo-Europee d’Oriente e d’Occidente. L’essenza di Roma si dissolve qualora non si riconosca in questo retaggio la sua anima più profonda, segreta, misteriosa, e non si veda la sua portata rivoluzionaria nei confronti delle preesistenti civiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Contro le pretese di dominio degli Etruschi, delle colonie Greche e Fenicie, dei vari popoli Italici, contro le loro concezioni del Diritto, della Giustizia, dello Stato, della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religione</a>, improvvisamente appare una nuova visione del mondo, irradiandosi con una forza che assimila e travolge ogni cosa, attualizzandosi nei secoli con tenace e dura volontà, in una tensione continua, in un dramma nel quale vicende e personaggi si elevano al valore di miti e di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> della perenne lotta tra cosmos e caos, tra luce e tenebre. E questa vocazione a plasmare le forze caotiche ed irrazionali della vicenda umana nell’equilibrio e nell’armonia di un <em>cosmos</em>, che è la legge come natura ordinata dal diritto, rimarrà l’asse immutabile di tutta la Storia Romana, dal primo solco tracciato da Romolo sul Palatino fino all’ultima difesa delle frontiere dell’Impero ai confini del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo accennato alla portata rivoluzionaria che la nascita di Roma rappresenta nei confronti delle altre civiltà Italiche e del bacino del Mediterraneo. Per comprendere ciò è fondamentale partire dal nucleo centrale comune sia al Diritto che alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religione</a> dei Romani: l’idea di sacralità che si distingue dalle <a title="Religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Religioni</a> di altre culture e che può riassumersi nella formula <em>Sacer/Profanus=Publicus/Privatus</em>, formula che ordina tutta la realtà al modo romano che è giuridico-religioso, tenendo così il posto di una cosmogonia, secondo la nota enunciazione di Orazio: “<em>publica privatis secernere, sacra profanis</em>”. Tale formula è potenza creativa, evoca una totalità che non preesiste alla formula ma ne è il prodotto. Ciò vuol dire che prima della collocazione di ogni cosa nell’ambito del sacro e del profano e del pubblico e del privato, nulla esiste, c’è il <em>caos</em>, l’informale, il pre-cosmico, né il cosmo così ordinato è immutabile. Immutabile resta solo la sacralità della formula, ma il cosmo è soggetto all’opera creatrice del rito, anzi non esiste prima di esso; ed ogni suo elemento può essere collocato o trasferito nell’uno o nell’altro campo della formula sacra.</p>
<p style="text-align: justify;">In altre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> il divenire storico e giuridico viene subordinato alla cosmologia, la storia, non realtà, passa, il cosmo, realtà, resta. A Roma accade il contrario, la storia resta ed il cosmo che si identifica con essa è ordinato dal rito giuridico-religioso. La “storia che resta” non è però una successione di eventi profani, bensì la loro trasformazione in fatti sacri in quanto ordinati e collocati dal <em>Populus Romanus </em>— nella <em>Pax Deorum </em>— nei vari ambiti in cui si realizza l’ordine di Jupiter secondo la formula del <em>sacer/profanus = publicus/privatus</em>. La demitizzazione, fatto precipuamente romano, del tutto nuovo ed eccezionale, non è quindi una carenza, ma una tendenza culturale che già permette di individuare Roma come unità culturale particolarissima ed unica tra le civiltà del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo antico</a>. Il senso storico, religioso, giuridico e culturale di un’azione demitizzante va ricavato per antitesi dalla funzione del mito. Il mito presuppone una distinzione qualitativa del tempo, da una parte il mitico tempo delle origini, sacro, dall’altra il tempo storico, profano. La demitizzazione presuppone un tempo unico, nel quale, in ogni istante, possa calarsi la sacralità, altrimenti relegata alle origini. Il conferimento di sacralità alla storia, al diritto ed allo Stato, cioè alla <em>Res Publica</em>, è un elemento fondamentale della cultura romana, ed al collegio sacerdotale più elevato, quello dei Pontefici, giuristi e giureconsulti, era devoluto, tra gli altri, il compito di sacralizzare il tempo che diviene così storia sacra del popolo romano e del suo diritto pubblico, tanto che <em>res publica </em>è <em>res sacra</em>!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-nome-segreto-di-roma/39" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3203" style="margin: 10px;" title="nome-segreto-di-roma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/nome-segreto-di-roma.jpg" alt="nome-segreto-di-roma" width="200" height="279" /></a>La creazione giuridica della realtà ed il rapporto con la stessa, oltre che da una qualifica del tempo attraverso l’azione dei Pontefici, dipendeva in grandissima parte da una precisa ritualità. Non esistono <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> e diritto senza rito, ma forse in nessuna cultura l’azione rituale è così pregnante e fondamentale come a Roma, tanto che la tradizione romana è giuridico-religiosa, come abbiamo già sostenuto. Vogliamo ricordare che la radice della parola “rito” è la stessa di “<em>rtà</em>”, termine sanscrito che significa: ordine universale, l’idea cosmogonica della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> Vedica. Ciò che intanto va evidenziato è che, tra le varie funzioni, con il rito il romano crea il magistrato, la legge, realizza per il singolo la possibilità di entrare nella storia, con il conferimento attraverso il rito di uno “<em>jus</em>”; ed è proprio la capacità di conferire “<em>iura</em>” a qualificare selettivamente il rito romano. Infatti, senza <em>jura </em>non si sta nella storia e quindi non si esiste. L’aspetto fondamentale consiste nel fatto che lo ‘<em>jus</em>” creato attraverso il rito è sempre ed assolutamente un superamento di uno “<em>jus</em>” naturale, e quindi è il <em>fas </em>dello <em>jus</em>, cioè il <em>dhàrman </em>del <em>rtà</em>, l’ordine del rito secondo il diritto degli dèi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <em>ius</em> naturale era chiamato “<em>ius gentium</em>”, e con tale termine s’intendevano a Roma le <em>gentes</em>, le varie unità familiari, all’esterno le grandi unità etniche definite “<em>nationes</em>” e contraddistinte da un “<em>nomen</em>”, tanto che “<em>nomen</em>” diventa sinonimo di “<em>natio</em>”. Lo <em>ius</em> naturale è un “<em>ius sanguinis</em>”, esso deriva unicamente dall’esser nato in una data famiglia o in una determinata nazione. Lo <em>ius </em>conferito dal rito, dove il significato autentico del primo combacia con quello del secondo, è invece un “<em>ius civile</em>”, deriva dalla partecipazione alla “<em>civitas</em>” e testimonia il superamento dello <em>ius naturale</em>; il che in termini storici si realizza, rendendo prima all’interno “<em>cives romani</em>” i plebei, poi all’esterno le “<em>nationes</em>”. La formula <em>sacer/profanus = publicus/privatus</em>, nasce pertanto dal superamento di una condizione nella quale al posto dello “<em>ius civile</em>” e dello “Stato” Romano, (che è la <em>res publica </em>la quale è in sostanza <em>res populi</em>) esistono le comunità ed etnie formanti le varie “<em>Nationes</em>” dei popoli italici. I singoli, detti <em>privi</em>, sono collegati per nascita ad un territorio che fa capo ad un tempio, detto “<em>fanum</em>”, ed ognuna di queste unità politico-territoriali è sorretta religiosamente dal culto al proprio <em>fanum</em>. In tale situazione, ogni rapporto con il sacro si svolge nei limiti della distinzione tra ciò che appartiene al singolo (<em>pro-privo</em>, <em>propius</em>) e ciò che appartiene al <em>fanum </em>(<em>pro-fano, profanus</em>). Contro questo stato di cose si contrappone la “<em>civitas</em>”, Roma, che assorbe e trasforma le comunità dei <em>fana</em>. La figura giuridica del “<em>civis romanus</em>” rompe la relazione che legava il singolo al <em>fanum</em>, viene così a cessare la contrapposizione <em>propius/profanus</em>. Il “<em>civis</em>” esiste ora in relazione alla “<em>civitas</em>”, venendo così a formarsi una nuova contrapposizione, quella tra <em>publicus </em>(ciò che appartiene al <em>populus </em>come totalità dei <em>cives</em>) e <em>privatus</em>; e quindi sacro = pubblico; profano = privato. Ed è la nascita della nozione stessa di diritto pubblico (che è solo occidentale: la cultura orientale la ignora) e che contiene, semanticamente, la congiunzione, tipicamente romana, dell’idea del sacro con quella della comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">La rottura dei rapporti con il <em>fanum </em>comporta anche una rivoluzione religiosa oltre che giuridica e politica. Il termine <em>profanus </em>non indica più “ciò che è stato dedicato ad un Dio”, ma ora indica “ciò che è lontano dal sacro”, e questo nuovo significato del termine profano si completa contrapponendosi ad una nuova sacralità, quella appunto di <em>sacer </em>in opposizione a <em>profanus</em>. Tale nuova sacralità non è più quella naturalistica ed in fondo passiva dell’appartenenza ad un <em>fanum</em>, ma quella attiva del “voluto”, secondo il principio fondamentale della spiritualità romana: il voluto è come dato. Tutto appartiene ora alla “<em>civitas</em>” ed è ora l’uomo, con la sua volontà, con il suo sacrificio, con il suo agire in conformità all’ordine divino, anzi realizzandolo, a rendere sacra la realtà, in una sintesi creativa che ancora non conosce la frattura degli Stati moderni tra politica, <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> e diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo così inteso, con queste poche righe e riprendendo concetti già altrove sviluppati, dare una visione d’insieme degli elementi essenziali che, a nostro avviso, qualificano ciò che, come concezione spirituale della vita e del mondo, si deve intendere per Tradizione Romana. Essa così appare l’anima medesima, anche se purtroppo dormiente ed appesantita da un ottundimento ormai secolare, dell’uomo europeo, la sua unica via di salvezza dalla decadenza totale che lo travolge.</p>
<p style="text-align: justify;">(saggio pubblicato sulla fanzine <em>Camelot</em> e nel libro <em>Res Publica Res Populi </em>per le Edizioni Victrix).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/identita-spirituale-dell%e2%80%99europa-e-tradizione-giuridico-religiosa-romana.html' addthis:title='Identità spirituale dell’Europa e Tradizione giuridico-religiosa romana ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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