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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Tolkien</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il fuoco segreto</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 15:32:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simon Grosjean</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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		<category><![CDATA[Tolkien]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'analisi del simbolismo della lotta tra Gandalf e il Balrog nel celebre passo del Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-fuoco-segreto.html' addthis:title='Il fuoco segreto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;"><em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3" target="_blank"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7542" style="margin: 10px;" title="il-signore-degli-anelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-degli-anelli.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Il Signore degli Anelli</a> </em>è uno delle più belle e raffinate opere della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> di tutti i tempi. In questo capolavoro, che trascende la semplicistica definizione di romanzo fantasy, l&#8217;autore J.R.R. Tolkien è riuscito mostrarci un&#8217;esperienza di vita mitologica che scende in profondità nell&#8217;animo umano e ci dà le chiavi di accesso per la via che porta alla Tradizione Primordiale. H.P. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> sosteneva che non era lo scrittore che inventava un mondo fantasy, ma era il mondo stesso che si manifestava attraverso le pagine degli scrittori più arditi, degli scrittori che più di altri riuscivano a portare sul piano pratico l&#8217;Immaginazione Creativa (descrittaci dal Maestro <a title="Massimo Scaligero" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/massimo-scaligero/">Massimo Scaligero</a> nel libro <a title="La Luce" href="http://www.libriefilm.com/la-luce-introduzione-allimmaginazione-creatrice/764" target="_blank"><em>La Luce</em></a>). Allo stesso modo, il mondo di Arda non è frutto dell&#8217;immaginazione di un pazzoide scrittore inglese, ma è una vera e propria descrizione di un mondo reale dipintoci per mezzo dell&#8217;elegante penna di Tolkien.</p>
<p style="text-align: justify;">In uno splendido passo de <em>Il Signore degli Anelli</em>, che già da adolescente mi aveva colpito per la sua spettacolarità e al tempo stesso profondità, Gandalf il Grigio affronta una creatura di Morgoth, un Balrog. La scena si svolge nelle profondità delle miniere di Moria, scavate dagli abili Nani, durante la disperata fuga della Compagnia inseguita ferocemente da una banda di Orchi e Troll. La scena è resa più adrenalinica ed inquietante da un sinistro e profondo suono di tamburi: <em>dum, dum</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine i nostri amici riescono a raggiungere il ponte di Khazad-dûm, ma qui si rivela in tutta la sua mostruosità la fonte del suono cupo. E&#8217; un Balrog, il Flagello di Durin, creatura corrotto da Morgoth che si era nascosta nelle più oscure profondità delle Montagne Nebbiose per più di cinque mila anni. Questa non è una creatura che possa essere sconfitta da spade, frecce o asce, in questo caso serve la vera forza di cui Gandalf è portatore, la forza della magia derivata dalla sua connessione con l&#8217;Uno-Illuvatar: il Fuoco Segreto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco come la penna di Tolkien ci descrive la terribile scena:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Il Balrog giunse al ponte. Gandalf era in piedi al centro della sala e con la mano sinistra si appoggiava al bastone, mentre nella destra Glamdring scintillava, fredda e bianca. Il nemico si arrestò nuovamente, fronteggiandolo, ed intorno ad esso l&#8217;ombra allungò due grandi ali. Il Balrog schioccò la frusta, e le code scricchiarono e fischiarono. Del fuoco si sprigionava dalle sue narici: ma Gandalf rimase fermo e immobile.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non puoi passare», disse. Gli Orchetti tacquero, e si fece un silenzio di morte. «Sono un servitore del Fuoco Segreto, e reggo la fiamma di Anor. Non puoi passare. A nulla ti servirà il fuoco oscuro, fiamma di Udûn. Torna nell&#8217;Ombra! Non puoi passare».<a href="#_edn1">1</a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Come tutti sappiamo, il grigio stregone riesce a gettare l&#8217;immonda creatura nel baratro, ma questa con un impeto finale riesce a far scivolare Gandalf portandoselo nel pozzo senza fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Analizziamo un attimo quali parole usa Gandalf per sconfiggere il possente demone. Lo stregone si dice servitore del <strong>Fuoco Segreto</strong> e portatore della fiamma di Anor. Nell&#8217;universo descrittoci da Tolkien i termini Fiamma di Anor, Fuoco Segreto o Fiamma Imperitura fanno riferimento a quell&#8217;<strong>essenza donatrice di vita autonoma che solo Eru-Illuvatar possiede</strong>. Si dice infatti ne <a title="Il Silmarillion" href="http://www.libriefilm.com/il-silmarillion/327" target="_blank"><em>Il Simarillion</em></a>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“In questa Musica il Mondo fu cominciato giacché Illuvatar rese visibile il canto degli Ainur ed essi lo videro come una luce nell&#8217;oscurità. E molti fra loro s&#8217;innamorarono della sua bellezza e della sua storia che videro cominciare e svolgersi come in una visione. Per questa ragione Illuvatar conferì Essere alla loro visione e la collocò in mezzo al Vuoto, e il Fuoco Segreto fu inviato ad ardere nel cuore del Mondo; e questo fu chiamato Eä.”<a href="#_edn2">2</a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-silmarillion/327" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7543" style="margin: 10px;" title="il-silmarillion" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-silmarillion-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Eä è propriamente il <strong>Mondo che è manifesto</strong> e il potere di manifestazione è detenuto da Illuvatar che agisce tramite la fiamma di Anor. Una volta che un pensiero, una Musica è stata alimentata dal Fuoco Segreto, questa prende vita e diventa cosa indipendente dall&#8217;Uno. L&#8217;unico legame che tiene unito la creatura al suo creatore è il reciproco scambio di Amore puro che scorre tra i due enti, Amore che evidenzia la intrinseca unione e unicità dei due.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;<em>Ainulindale </em>si narra di come Melkor, l&#8217;Ainu cattivo paragonabile al Loki della mitologia norrena, vagò nel vuoto alla ricerca della Fiamma Imperitura per poter portare all&#8217;Essere i propri pensieri, ma non la trovò giacché questa si trova nel Cuore di Eru-Illuvatar.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Ainur non sono altro che parti definite di Eru-Illuvatar, è come se fossero dei pezzettini stessi dell&#8217;Uno-Indefinito e in quanto tali sono sua diretta filiazione. A questo punto diventa evidentissimo il collegamento con la tradizione <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropea</a>, o meglio Iperborea, che ci dice appunto che fu l&#8217;Uomo Cosmico, Purusha o Ymir, che diede vita agli dèi e dunque l&#8217;Essere Umano è legittimo creatore di divinità in quanto immagine manifesta di Purusha. Le Forze Divine, o <em>Numina</em>, non sono creatori di realtà quanto piuttosto formatori di essa e l&#8217;esperienza di Melkor ci insegna proprio questo. Gli Ainur cantarono una Musica che diede forma al mondo; ogni Ainu dotato di propria autonomia plasmò a suo piacimento parte di questa creazione, ma fu Illuvatar stesso, possessore del Fuoco Segreto, che diede vita al Mondo portandolo nel reame della manifestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui l&#8217;analogia con l&#8217;antica Tradizione è ancora una volta sconvolgente. Infatti come analogo al concetto di Fiamma di Anor troviamo Agni, nella tradizione vedica, e Ignis, in quella latina. Nel mondo vedico si insegna infatti che è Agni, un dio-non-dio, che dà vita alla realtà e che crea quel canale di comunicazione tra mondo umano e mondo divino. Senza Agni, che funge da vettore, ogni sacrificio risulta inutile in quanto sconnesso dal mondo delle forze divine ordinatrici.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo questa necessaria precisazione su cosa si intende per Fuoco Segreto e su quale sia il suo significato esoterico-mitologico, ritorniamo ora ad analizzare lo scontro epico tra Gandalf il Grigio e il Balrog.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzi tutto va precisato che i Balrog erano originariamente dei <em>Maiar, ovvero delle essenze divine gerarchicamente leggermente inferiori agli Ainur</em>. Questi Maiar tuttavia vennero corrotti da Morgoth (ovvero Melkor) e presero dunque le sembianze di demoni di fuoco mutando nome in Balrog. Questo aspetto è importante perché ancora una volta si ha la dimostrazione di come Melkor non possa in realtà dare vita a nessuna creatura, ma come in realtà possa soltanto riplasmarle corrompendone la natura fenomenica.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, si scoprirà successivamente che anche Gandalf è un Maia e che nella terra di Valinor, la terra degli dèi, portava il nome di Olorin:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Sapiente sopra tutti i Maiar era Olorin. Anch&#8217;egli dimorava in Lorien, ma le sue strade lo condussero spesso alla casa di Nienna, e da lei apprese pietà e pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Melian molto si narra nel Quenta Silmarillion. Ma di Olorin quel racconto non parla; benché amasse gli Elfi, infatti, egli si aggirava tra loro non visto oppure assumendo forma tale da sembrare uno di loro, ed essi non sapevano da dove provenissero le belle visioni o i consigli sapienti che egli metteva nei loro cuori. In epoche successive fu amico di tutti i Figli di Illuvatar e ed ebbe pietà delle loro sofferenze; e chi lo ascoltava si risvegliava dalla disperazione, abbandonando le illusioni dell&#8217;oscurità.”<a href="#_edn3">3</a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Dunque Gandalf originariamente era un vero e proprio Nume di potenza che, <strong>appresa la compassione dalla divinità a questo preposta </strong>(Nienna che muta il dolore in sapienza), si aggirava spargendo consigli a tutti i Figli di Illuvatar, ovvero a Elfi e a Uomini. Chi è interessato ad approfondire la figura di Gandalf, troverà sicuramente spunti interessanti sulla Rete.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-filosofia-del-signore-degli-anelli/9271" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7544" style="margin: 10px;" title="filosofia-del-signore-degli-anelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/filosofia-del-signore-degli-anelli.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Lo scontro tra lo stregone e il Balrog, sua nemesi, avviene nella profondità delle miniere di Moria il cui nome rimanda per analogia alle tre Moire, divinità del fato nella mitologia greca e ci suggerisce dunque di come sia fatale e cruciale le vicende che si svolgono in queste miniere terribili ed oscure. Il fatto stesso che il tutto si svolga nell&#8217;oscurità di una caverna profonda che giace nel cuore delle montagne ci suggerisce anche una loro <strong>valenza iniziatica</strong>, testimoniata da illustri tradizioni passate che videro numerosi iniziati avventurarsi nella profondità degli Inferi per trovare se stessi e diventare ciò che veramente si è. Sono troppi i personaggi mitologici che si avventurano negli antri bui alla ricerca di risposte per poterli citare tutti, due nomi illustri bastino al lettore colto: Ulisse ed Enea.</p>
<p style="text-align: justify;">Gandalf per tutto il viaggio ha tentennato scegliendo sempre altre strade piuttosto che le profondità della terra perché in cuor suo sapeva che vi avrebbe trovato qualcosa di fatale e pauroso allo stesso tempo. Solo dopo che ogni altra alternativa era stata scartata la Compagnia scelse questa via che li porterà nel cuore bruciante delle Montagne Nebbiose.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nel momento in cui lo stregone affronta il Balrog, in realtà non fa che affrontare una parte di se stesso</em>. Egli si batte con la sua controparte oscura ed infernale giacché il Balrog non è che un Maia (come Gandalf) corrotto dal potere di Morgoth. Nell&#8217;unione di queste due fiamme così opposte e antitetiche Gandalf ritroverà se stesso e verrà instillato del Fato, verrà rimandato indietro per adempiere al suo scopo sacrale: la sconfitta di Sauron.</p>
<p style="text-align: justify;">Così ci racconta Tolkien:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“«Caddi per molto tempo», riprese infine lentamente, come se riandare indietro con la mente gli fosse difficile. «Caddi per molto tempo, e lui con me. Il suo fuoco mi avvolgeva. Avvampai. Poi precipitammo nelle acque profonde e tutto fu buio. Erano fredde come il mare della morte, e mi ghiacciarono quasi il cuore».</p>
<p style="text-align: justify;">«Profondo è l&#8217;abisso varcato dal Ponte di Durin, e nessuno mai lo ha misurato», disse Gimli.</p>
<p style="text-align: justify;">«Tuttavia ha un fondo, al di là della luce e di ogni conoscenza», disse Gandalf. «Ivi giunsi infine, nelle estreme fondamenta della pietra. E lui era ancora con me. Il suo fuoco era spento, ma ora si era tramutato in un essere di fango e melma, più forte di un serpente strangolatore.</p>
<p style="text-align: justify;">«Lottammo a lungo nelle profondità della viva terra, ove il tempo non esiste. Sempre mi afferrava e sempre io lo colpivo, e infine fuggì attraverso oscure gallerie. Non erano state scavate dal popolo di Durin, Gimli figlio di Gloin. Giù, molto più giù dei più profondi scavi dei Nani, esseri senza nome rodono la terra. Persino Sauron non li conosce. Essi sono più vecchi di lui. Adesso io ho camminato in quei luoghi, ma non narrerò nulla che possa oscurare la luce del sole. Disperato com&#8217;ero, il mio nemico era l&#8217;unica speranza che avessi, e lo inseguii afferrandogli le caviglie. Così mi condusse dopo molto tempo nei segreti passaggi di Khazad-dûm, che conosceva sin troppo bene. Poi continuammo a salire, sempre più in alto, e giungemmo all&#8217;Interminabile Scala» […] «S&#8217;inerpica dalla galleria più profonda sino alla vetta più alta, una spirale ininterrotta di molte migliaia di gradini che ascende sino alla Torre di Durin, scavata nella viva roccia di Zirakzil, la punta estrema di Dentargento.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ivi, in cima a Celebdil, vi era una solitaria finestra nella neve, e al di là di essa uno stretto spazio, che pareva un vertiginoso nido d&#8217;uccello rapace sovrastante le nebbie del mondo. Il sole vi scintillava con violenza, ma in basso ogni cosa era avvolta dalle nubi. Lui con un balzo fu all&#8217;aperto, e nel momento in cui lo raggiunsi avvampò in nuove fiamme».</p>
<p style="text-align: justify;">[…]</p>
<p style="text-align: justify;">Un grande fumo s&#8217;innalzò intorno a noi, vapori e foschie si sprigionarono. Il ghiaccio cadde come pioggia. Scaraventai giù il mio nemico, e lui precipitando dall&#8217;alto infranse il fianco della montagna nel punto in cui cadde. Allora fui avvolto dall&#8217;oscurità, errai fuori dal pensiero e dal tempo, e vagabondai lontano per sentieri che non menzionerò.</p>
<p style="text-align: justify;">«Infine fui rimandato nudo là dove l&#8217;oscurità mi aveva colto. E giacqui nudo in cima alla montagna. La torre dietro di me non era altro che polvere, e la finestra scomparsa; la scala in rovina soffocata dai massi arsi ed infranti. Ero solo, dimenticato, senza speranza di salvezza, sul duro corno del mondo. Ivi, supino, guardavo sopra di me le stelle compiere il loro ciclo, e ogni giorno era lungo come una vita terrena. Vago alle mie orecchie giungeva il rumore confuso di tutte le terre: il sorgere e il morire, il canto e il pianto, e il lento eterno gemito della pietra sotto il troppo pesante fardello. Così infine mi trovò Gwaihir, il Re dei Venti; mi prese con sé e mi portò via».<a href="#_edn4">4</a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Come il lettore attento avrà già notato, l&#8217;esperienza di Gandalf è un&#8217;autentica esperienza misterica per nulla differente da quella che gli Iniziati dell&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a> dovevano vivere per poter accedere ai Grandi Misteri. Per facilitare la comprensione proverò a schematizzare l&#8217;esperienza del nostro eroe analizzandone i passi salienti:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><em> </em><strong>Caddi per molto tempo&#8230; Il suo fuoco mi avvolgeva:</strong> La discesa negli abissi dell&#8217;anima è una vera e propria caduta, una caduta che conduce l&#8217;Iniziato lontano dalla sorgente proiettandolo nelle più basse sfere della materia. La caduta in sé è necessaria perché permette all&#8217;anima di fare esperienza di sé e in ultima analisi permette all&#8217;Uno-Assoluto di divenire. Questa discesa, testimoniata da tutte le tradizioni antiche, per Gandalf non avviene da sola, ma a lui si accompagna il Balrog. In questo interminabile abisso Gandalf si avvolge con la sua nemesi, <em>i loro due Fuochi ardono e diventano un tutt&#8217;uno. In questa fase non c&#8217;è differenza tra Gandalf il Grigio e il Balrog di fuoco, sono uniti come un sol essere.</em></li>
<li><strong>Precipitammo nelle acque profonde e tutto fu buio. Erano fredde come il mare della morte, e mi ghiacciarono quasi il cuore: </strong> Alla fine la discesa termina. La fine si trova in un mondo senza luce, senza calore dove ogni fiamma si spegne. E&#8217; solo nel momento in cui ci si avvicina paurosamente alla distruzione della propria anima che si può riscoprire la  natura divina. E&#8217; solo nel gelo più profondo e più terribile che si può ritrovare la vera fiamma che arde nel nostro cuore. Questa è la morte di Gandalf-Balrog.</li>
<li><strong>Il suo fuoco era spento, ma ora si era tramutato in un essere di fango e melma: </strong>La fiamma che arde in seno al petto del demone non c&#8217;è più in quanto il demone stesso cessa di esistere in quanto essere separato da Gandalf. Ci si trova in uno stato di non-dualismo. Nella caduta Gandalf ha compreso che in realtà il Balrog è un essere che vive dentro di sé e quindi ora si è “tramutato in un essere di fango e melma”, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> di indifferenziata fertilità trasformatrice.</li>
<li><strong>Disperato com&#8217;ero, il mio nemico era l&#8217;unica speranza che avessi:</strong> Gandalf perde il proprio Io, supera l&#8217;attaccamento al sé e diventa Assoluto. Vive in uno stato di non-tempo e di non-spazio. L&#8217;unico modo che ha per tornare nel mondo è rigettarsi nel reame della dualità, nel samsara buddhista, e usa a proprio vantaggio il nemico stesso; la nemesi diventa unica salvezza.</li>
<li><strong>S&#8217;inerpica dalla galleria più profonda sino alla vetta più alta: </strong>La Scala Interminabile è <a title="SIMBOLO" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di ascesi. Gandalf ascende nuovamente al mondo per mezzo del demone e ritorna dunque nella realtà manifesta.</li>
<li><strong>Il sole vi scintillava con violenza, ma in basso ogni cosa era avvolta dalle nubi: </strong>Giungono infine di nuovo nel mondo, ma non è il mondo di prima che giace ai loro piedi avvolto nelle nubi e nella confusione. Il mondo in cui risorgono è un mondo pieno di luce e di chiarore in cui il Sole, Fiamma di Amore, scintilla addirittura con violenza, ovvero con una forza talmente forte che per disabitudine gli sembra violenta. Ma il Sole scintillante indica anche che la Fiamma Imperitura, che arde nel petto dello stregone, ha riacquistato la sua vera essenza divina. E&#8217; ciò che i vedici chiamano la seconda nascita di Agni.</li>
<li><strong>Lui con un balzo fu all&#8217;aperto, e nel momento in cui lo raggiunsi avvampò in nuove fiamme: </strong>Il ritorno al mondo della vita proietta di nuovo il Balrog in una dimensione esterna. Il dualismo del mondo manifesto si è di nuovo estrinsecato e la Fiamma di Udûn si riaccende. Il nemico interno diventa un essere esterno e pericoloso da affrontare. Ma dopo essere stato sconfitto nella dimensione interna, l&#8217;esito dello scontro titanico è già segnato. E infatti&#8230;</li>
<li><strong>Scaraventai giù il mio nemico&#8230; Allora fui avvolto dall&#8217;oscurità, errai fuori dal pensiero e dal tempo: </strong>Gandalf ora è ritornato ad essere una creatura divina, con la piena consapevolezza interna di ciò che veramente E&#8217;. Dunque con un turbinare di fuoco e lampi sconfigge in poco tempo il nemico; è vittorioso sulla Nemesi. Ha capito il suo demone, l&#8217;ha affrontato con determinazione, accettato per quello che è (una parte di sé), infine interiorizzato e quindi sconfitto. L&#8217;immane fatica della rinascita però lo lascia esausto ed è in questo momento che lui perde se stesso e rifiuta il proprio Io per ricongiungersi nuovamente con l&#8217;Assoluto.</li>
<li><strong>Infine fui rimandato nudo là dove l&#8217;oscurità mi aveva colto&#8230; Così infine mi trovò Gwaihir, il Re dei Venti; mi prese con sé e mi portò via: </strong>Tuttavia non aveva ancora completato il suo Fato e così, come i Bodhisattva della tradizione orientale, decise di tornare nudo e rinato. Infine lo salva Gwaihir, il Signore delle Aquile, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di potenza e di imperio regale.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gandalf è tornato come il Bianco, essere Iniziato che ha riscoperto la propria natura divina, essere che ha riacceso in sé il Fuoco Segreto che guida ogni passo e brucia ogni nemico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-fuoco-segreto/4043" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7545" style="margin: 10px;" title="il-fuoco-segreto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-fuoco-segreto.jpg" alt="" width="200" height="294" /></a>Questo è quanto ci insegna la terribile, seppur divina, esperienza dello Stregone Compassionevole. Tuttavia ora sento l&#8217;esigenza di abbandonare per un attimo i panni dello studioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo che mi circonda mi richiama e non si possono ignorare né il Dolore né l&#8217;Amore emanati dalla Bellezza del nostro mondo. Vorrei fare una piccola proposta al lettore: <strong>TU</strong> che leggi queste parole fai propria l&#8217;esperienza mitologica di Gandalf, trai dentro di TE la forza che ha condotto il Saggio a buttarsi nell&#8217;abisso per affrontare il demone infernale, fatti guidare dalla Fiamma Imperitura che arde, anche se inconsapevolmente, nel tuo cuore. <strong>Apri il Cuore al mondo giacché esso necessita di TE</strong>; così come Gandalf fu rimandato nudo nel mondo, così TU non puoi abbandonarlo nel momento del massimo bisogno, <em>ita est</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo i Figli di Illuvatar e in quanto tali dobbiamo cavalcare l&#8217;attuale epoca di corruzione e ritrovare la via verso le Beate coste di Valinor, lì ci attende la nostra vera natura, lì ci attende la nostra essenza divina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come fare questo? Seguendo l&#8217;esempio di Gandalf; ovvero coltivando dentro di sé la disciplina e la forza del Fuoco Segreto, ciò che la tradizione vedica ci indica con il termine “<em>tapas</em>” di cui il compianto Pio Filippani Ronconi era Maestro d&#8217;Arte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per aiutarci in questa Opera grandiosa, il mondo ci ha regalato tre splendidi gioielli. Tre magnifici tesori che Tolkien chiamò <strong>Silmaril</strong>, ma il tempo è finito e verrà un altro momento per parlarne.</p>
<div><strong>Note</strong></p>
<hr size="1" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ednref1">1</a> Tutte le citazioni sono tratte da <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3" target="_blank"><em>Il Signore degli Anelli</em></a> di J.R.R. Tolkien, Bompiani edizioni, p.441.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ednref2">2</a> Tratto dal <em>Il Valaquenta</em>. Pag. 47 dell&#8217;edizione di Bompiani de <a title="Il Silmarilion" href="http://www.libriefilm.com/il-silmarillion/327" target="_blank"><em>Il Silmarillion</em></a>.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ednref3">3</a> Vd. sopra. Pag. 53.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ednref4">4</a> Vd. nota 1. Pag. 611-612.</p>
</div>
</div>
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		<title>Gli scritti teorici di un romanziere fantasy</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 10:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Michael Ende ha utilizzato nelle sue opere immagini tratte dal profondo dell’Immaginario collettivo dell’umanità, e quindi compresibili da chiunque]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/scritti-fantasy-michael-ende.html' addthis:title='Gli scritti teorici di un romanziere fantasy '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5697" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/michael-ende"><img class="size-full wp-image-5697" title="michael-ende" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/michael-ende.jpg" alt="" width="250" height="292" /></a><p class="wp-caption-text">Michael Ende</p></div>
<p style="text-align: justify;">Alcuni grandi scrittori dell’Immaginario hanno avuto la sfortuna di essere passati sotto il setaccio della cosiddetta critica «impegnata» che li ha distorti a suo uso e consumo. Eppure, bastava leggere le loro opere teoriche, vale a dire quei testi saggistici in cui veniva esposta la loro «poetica». Ad esempio <em>Danza macabra</em> di Stephen King, <em>In difesa di Dagon</em> di H.P. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, <em>Sulle fiabe</em> di J.R.R. Tolkien. Ma nessuno vi fa mai riferimento per pigrizia, ignoranza o malafede.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora possiamo finalmente leggere cinque testi fra il teorico e il polemico di <a title="Michael Ende" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/michael-ende">Michael Ende</a> mai tradotti in italiano che Saverio Simonelli ha riuniti in <a title="Storie infinite" href="http://www.libriefilm.com/storie-infinite/8478"><em>Storie infinite</em></a> (Rubbettino, pagg. 94, euro 10) utilissimo per comprendere cosa intendeva dire l’autore tedesco con i suoi capolavori <a title="Momo" href="http://www.libriefilm.com/momo/8477"><em>Momo</em></a> (1973) e <a title="La storia infinita" href="http://www.libriefilm.com/la-storia-infinita-3/8474"><em>La storia infinita</em></a> (1979), scritti nel suo “esilio” italiano di Genzano, nei Castelli Romani, dove si era rifugiato dopo gli attacchi della critica conservatrice-progressista tedesca che lo aveva accusato, a causa delle sue favole, di «escapismo», cioè della solita «fuga dalla realtà», la bestia nera della Sinistra intellettuale dell’epoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Da tali argomentazioni si può capire cosa Michael Ende intendesse per «fantasia», al di là del messaggio immediato: solo Fantàsia può battere Nichilismo e Tecnologia senz’anima. Tanto per cominciare Ende è contro qualsiasi politica esplicita nella narrativa, contro una <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> pedagogista che cerca d’indottrinare il pubblico, contro la «cerebralizzazione» dell’individuo odierno che non riesce ad andare oltre la razionalità. «Uno scrittore &#8211; afferma &#8211; non deve predicare per una visione del mondo, ma averne una che gli consente di trasmetterla attraverso visioni e immagini della storia che racconta».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storie-infinite/8478" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5698" style="margin: 10px;" title="storie-infinite" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storie-infinite-174x300.jpg" alt="" width="174" height="300" /></a> Come tutti coloro che hanno capito il vero senso del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a>, Ende afferma che esso è intessuto di miti che si esprimono per immagini, gli unici e le uniche universali. Aggiunge infatti lo scrittore tedesco di non avere intenzione di spiegare alcunché con i suoi libri «ma di trasmettere immagini», cioè qualcosa che non si deve spiegare esplicitamente ma s’intuisce e si capisce nel profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questi concetti Ende, proprio come Tolkien, non può che passare alla strenua difesa delle fiabe nei confronti dei suoi detrattori e di tutti coloro che le vogliono stravolgere adattandole ai tempi. «La fiaba &#8211; afferma &#8211; parla attraverso immagini e il suo segreto sta nella pluralità dei suoi significati» (giacché, aggiungiamo noi, le immagini trasmettono <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>): di conseguenza l’interpretazione della fiaba attraverso «concetti astratti» come fanno gli esperti del folklore è un errore. Infatti, «là dove c’è il mistero (&#8230;) il sogno (&#8230;), il razionalismo risulta mortifero».</p>
<p style="text-align: justify;">Ende, in uno dei saggi, prende di petto quei «pedagogisti benpensanti che si sforzano di sterilizzare le fiabe popolari per eliminare da esse ogni passaggio che contiene una qualche crudezza», facendo l’esempio del famoso <em>Il principe ranocchio</em>, il cui finale viene modificato per paura che i bimbi poi se la prendano con questi batraci! Tale ridicola incomprensione, che oggi, a 15 anni dalla morte di Ende, ha raggiunto i vertici grotteschi del buonismo e del politicamente corretto, nasce dal fatto che gli adulti in genere, e certi specialisti in particolare, «non sanno più comprendere la realtà “altra” della fantasia», mentre viceversa il bambino «riesce a dimenticare temporaneamente la realtà esterna senza però mai confondere i due piani» (un esempio è proprio il Bastiano della <em>Storia infinita</em>), sicché non verranno condizionati dalle crudeltà favolistiche. Invece l’adulto ha una «mentalità assolutamente deformata in senso naturalistico» e vede solo l’aspetto esteriore di una scena truce, mentre il bambino vede solo l&#8217;immagine descritta dalla fiaba «che non è affatto intesa in senso naturalistico».</p>
<p style="text-align: justify;">Michael Ende ha dunque utilizzato nelle sue opere immagini tratte dal profondo di quello che potremmo definire l’Immaginario collettivo dell’umanità, e quindi da ognuno comprese, «immagini che precedono i concetti», quindi pre-logiche e universali e comuni a tutte le favole, le leggende e i miti dei popoli: «Ulteriore conferma che la cosiddetta <a title="letteratura fantasticas" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">letteratura fantastica</a> o favolistica e i miti di tutti i popoli e di tutti i tempi sono sorprendentemente simili nella loro struttura».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale </em>del 5 settembre 2010.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/scritti-fantasy-michael-ende.html' addthis:title='Gli scritti teorici di un romanziere fantasy ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La fantasy, la politica, la mistificazione</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 17:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Cardini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sinistra, a suo tempo, accomunò in una miope e incolta condanna il “reazionario” Tolkien e i suoi fans. Oggi può solo piangere sul suo velleitarismo, sulla sua inconsistenza e sul fallimento della sua passata arroganza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-fantasy-la-politica-la-mistificazione.html' addthis:title='La fantasy, la politica, la mistificazione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_5053" class="wp-caption alignright" style="width: 309px"><img class="size-medium wp-image-5053" title="tolkien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tolkien-299x300.jpg" alt="John Ronald Reuel Tolkien (3 gennaio 1892 – 2 settembre 1973)" width="299" height="300" /><p class="wp-caption-text">John Ronald Reuel Tolkien (3 gennaio 1892  – 2 settembre 1973)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se in questi tempi così tristi (il massacro dei pacifisti al largo di Gaza, i tagli governativi alla cultura…) avessi voglia di ridere, la polemica scatenata da un articolo di Loredana Lipperini su “Repubblica” a proposito dell’opera letteraria di Tolkien avrebbe sul mio umore un benefico effetto. A Modena si tiene un convegno su “Tolkien e la filosofia”: e la giornalista coglie l’occasione per lamentare il fatto che per troppo tempo la “sinistra” abbia lasciato alla “destra” un equivoco monopolio sul grande autore di <em>heroic fantasy</em>, per ribadire il giudizio sull’inconsistenza della “cultura di destra” e per chiedere che finalmente si faccia giustizia e si restituisca il filologo e romanziere cattolico inglese all’àmbito culturale cui egli naturalmente e di diritto appartiene. Ch’è, ovviamente, quello della “sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5052" style="margin: 10px;" title="il-signore-degli-anelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-degli-anelli-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a>Verrebbe voglia di farci sopra due risate, dicevo. Ma in realtà par di sognare. E’ davvero mai possibile che, dopo tutto quel ch’è successo nel circa quarantennio trascorso tra l’approdo in Italia del capolavoro di Tolkien, <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506"><em>Il signore degli anelli</em></a>, si torni adesso a parlare di certi temi alla luce d’uno schema non solo manicheo, ma francamente frusto e irriproponibile come quello della contrapposizione “destra”-“sinistra”? Già allora, negli Anni Settanta, l’opposizione a quel groviglio di luoghi comuni era forte e diffusa: oggi, si rischia perfino – leggendo certi articoli – di non riuscir più a capire di che cosa si stia parlando. L’articolista di “Repubblica” sembra uscita da un lungo periodo d’ibernazione: e ci ripropone così, papale e papale, la vecchia massima vittoriniana e togliattiana, “La destra non ha cultura”, dalla quale discende l’assioma “ergo, se qualcosa ha a che fare con la cultura, non può essere di destra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-figli-di-hurin-2/5876" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5054" style="margin: 10px;" title="i-figli-di-hurin" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-figli-di-hurin-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Non siamo più nemmeno al ridicolo. Siamo all’inqualificabile. A parte il fatto che, dalla metà almeno dell’Ottocento ad oggi, ci sono stati molti tipi di “destra” e di “sinistra” e molti modi di aderire all’uno o all’altro dei tutt’altro che monolitici schieramenti, sappiamo bene ad esempio che dalla fine del XIX secolo il sorgere impetuoso della questione sociale e le fratture che tutto ciò ha prodotto in quella ch’era stata la “grande cultura” borghese e liberale dell’Ottocento ha avuto come effetto un mischiarsi e un modificarsi di valori che, fino ad allora, potevano essere ascritti con una certa chiarezza a questa o a quella parte politica. Dopo gli studi del Nolte, del Mosse, del de Felice e dello Sternhell, ad esempio, non possiamo più qualificare semplicisticamente il fascismo come una realtà politica “di destra”; così come riesce impossibile definire all’interno della polarizzazione destra-sinistra il fenomeno del totalitarismo e disperante collocare dall’una o dall’altra parte personaggi di vertice della nostra cultura come Nietzsche, Pound, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> o Pasolini. E che cosa replicare a un esponente tra i più qualificati e raffinati della cultura e della politica “di sinistra”, Massimo Cacciari, il quale con candida fermezza afferma che “la grande cultura europea è sempre stata di destra”?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-medioevo-e-il-fantastico/1242" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5055" style="margin: 10px;" title="il-medioevo-e-il-fantastico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-medioevo-e-il-fantastico-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Per John Ronald Reuel Tolkien le cose sono chiarissime. Cattolico, membro del gruppo degli Oxford Christians esponente del quale era anche Clive Staples Lewis, filologo e medievista di fama internazionale, Tolkien non nascose mai la sua profonda adesione ai valori tradizionali della sua fede e della sua terra e la sua diffidenza, per non dir avversione, nei confronti degli aspetti più ambigui e più allarmanti della Modernità: lo sfrenato individualismo, il culto indiscriminato del progresso, lo scientismo materialistico, il culto del danaro e del profitto, la volontà di eliminare qualunque forma di sacralità dalla vita civile. <em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506">Il signore degli anelli</a></em> è appunto, tradotto nei termini geniali di un romanzo che riprende toni e moduli dalle saghe celtiche e scandinave e dal romanzo cavalleresco, il racconto di una civiltà in pericolo in quanto minacciata dalla Volontà di Potenza di un “Oscuro Signore” che con la violenza e la corruzione vuole soggiogare una composita realtà di esseri viventi e intelligenti (uomini, ma anche i “mezzi-uomini” hobbit, e ancora elfi, nani, mostruosi ibridi umano-ferini) promettendo loro la condivisione del suo potere e rendendoli schiavi. Qualcuno ha voluto scorgere nell’allegoria tolkieniana una condanna del totalitarismo, in particolare del nazionalsocialismo e del comunismo, ma tale lettura è forse riduttiva e poco precisa. L’obiettivo polemico dello scrittore è la debolezza umana, il fascino del potere inteso nemmeno più come mezzo bensì come autentico e unico fine in se stesso: e per questo il piccolo hobbit che decide di caricar su di sé il peso dell’Anello che imprigiona la volontà umana e distruggerlo è una figura cristica; e tutto il romanzo risulta essere quasi un rovesciamento della “cerca del Graal”, dove l’obiettivo non è conquistare un oggetto di arcana sacralità bensì disfarsi di un pericolo e di una tentazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5056" style="margin: 10px;" title="albero-di-tolkien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/albero-di-tolkien.jpeg" alt="" width="200" height="299" /></a>Al suo apparire in Inghilterra e negli Stati Uniti, a metà Anni Cinquanta, <em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506">Il signore degli anelli</a></em> straripò sui giovani di allora conquistandoli, una generazione che stava cominciando a ribellarsi ai miti del progresso e del profitto, che non si accontentava più delle prospettive di carriera personale e della rispettabilità conformistica, che cominciava a gettare uno sguardo inquieto sulle ingiustizie del mondo, trovò in quel romanzo fantaeroico la sua Bibbia. Tolkien divenne il guru dei ragazzi del <em>Flower Power</em> e dell’<a title="Easy Rider" href="http://www.libriefilm.com/easy-rider/708"><em>Easy Rider</em></a>, di quelli che si opponevano alla guerra in Vietnam e che sognavano sul <em>magic bus </em>di Kabul.</p>
<p style="text-align: justify;">Con apparente paradosso, in Italia quelle voci di protesta e quelle istanze di rinnovamento degli orizzonti dei giovani non furono accolte dalla “sinistra” ufficiale, che tra Anni Sessanta e Settanta monopolizzava e regolava la vita culturale, bensì da “opposte” frange di sinistra e di destra. Ma, se la sinistra radicale aveva i suoi idoli nel Vietnam, in Cuba e nel “Che” Guevara, Tolkien divenne invece la bandiera di una esigua ma interessante pattuglia di destra, che ispirandosi soprattutto al pensiero antitotalitario e comunitarista della Nouvelle Droite di <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">Alain de Benoist</a> andava smarcandosi dallo sterile neofascismo del MSI ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-della-paura/236" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5057" style="margin: 10px;" title="il-signore-della-paura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-della-paura-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Di quei ragazzi, che avevano trovato un leader in Marco Tarchi – oggi autorevole docente di politologia nell’università di Firenze –, la sinistra di allora non capì un bel niente: li ritenne soltanto un gruppetto di estremisti da liquidare semplicemente come “neonazisti”; mentre la destra ufficiale, al contrario, scoprendosi incapace di rinnovarsi dall’interno li scaricava come pericolose e inquietanti presenze “deviazioniste”. Tolkien fu edito nella nostra lingua grazie a un editore di destra, Rusconi, a un fine talent scout editoriale, il <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani">Cattabiani</a>, e a una intelligente traduttrice, la Alliata: tutti immediatamente isolati dal “cordone sanitario” cinto loro attorno dalla cultura ufficiale che impedì recensioni e interviste televisive. Tale il clima di quegli anni: non vengano a raccontarmi il contrario, fui io stesso testimone di quell’ottusità e di quell’ostracismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché oggi sono ridicoli i rigurgiti e le pretese d’una paleosinistra che per lunghi anni ha avuto a disposizione messi ed energie inimmaginabili e che non ha saputo costruire alcun serio linguaggio culturale. Essa non ha il diritto di rivendicare né di recuperare un bel niente: Tolkien non le é stato scippato, per la semplice ragione che non le é mai appartenuto. La sinistra, a suo tempo, accomunò in una miope e incolta condanna il “reazionario” Tolkien e i suoi fans che con quattro soldi organizzavano i Campi Hobbit dove si cantava, si leggeva, si discuteva e si rideva in modo alternativo rispetto ai suoi superfinanziati <em>festivals</em>: e riuscì a mobilitare per tale nobile scopo perfino l’ambiente attorno a Norberto Bobbio. Oggi che si è fatta battere perfino dai bauscia berluskones e dalle trote leghiste può solo piangere sul suo velleitarismo, sulla sua inconsistenza e sul fallimento della sua passata arroganza.</p>
<p style="text-align: justify;">1 giugno 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito <a href="http://www.francocardini.net">francocardini.net</a>.</p>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 15:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una messa a punto sull'ennesima, sterile polemica da sinistra sulla pretesa appropriazione o mistificazione di Tolkien da parte della cultura tradizionalista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-signore-nel-tranello.html' addthis:title='Il signore nel tranello '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/john-ronald-reuel-tolkien" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" title="J.R.R. Tolkien" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/d/d7/Jrrt_1972_pipe.jpg/250px-Jrrt_1972_pipe.jpg" alt="J.R.R. Tolkien" width="250" height="191" /></a>Un’opera letteraria si può leggere in vari modi, sul piano orizzontale e sul piano verticale. Ad esempio, se ne può fare un’esegesi estetica, storica, linguistica, strutturale e anche sociologica, sociopolitica, antropologica, etnologica, addirittura economicista e così via. Ma se ne può fare anche un’analisi psicologica, ad esempio ricorrendo alla psicologia analitica, alla psicologia freudiana, agli archepiti junghiani eccetera. Immagino che nessuno avrebbe nulla da dire sul fatto in sé, cioè che certe interpretazioni sono da considerarsi arbitrarie e quindi “proibite”, anche disapprovando metodi che non si condividono o respingendo risultati che non si approvano, ma senza affermare che sono illegittimi.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo sarebbe addirittura d’accordo <em>l’Unità</em> che, grazie alla prestigiosa penna di Roberto Arduini, è tornata sul problema della interpretazione dell’opera di Tolkien, rivelandosi dopo decenni &#8211; diciamo pure quarant’anni! &#8211; assolutamente post-ideologica (almeno sul piano della cultura) visto che il suo redattore scrive di «avere a noia il cos’è di destra e il cos’è di sinistra», contraddicendosi però con quanto scritto qualche giorno prima avendo attaccato «i più zelanti alfieri della interpretazione di destra» come il sottoscritto e l’amico Quirino Principe, contrapponendoci, oltre che la tesi del «tardoromanticismo» di Tolkien appena scoperta quelle del professor Portelli, che a questo punto si potrebbe benissimo definire «uno dei più zelanti alfieri della interpretazione di sinistra» dell’opera tolkieniana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora però, se tutte queste interpretazioni sono accettabili, ce n’è una del tutto inaccettabile perché non provata, non attendibile e priva di fondamento: quella che si può definire mitico-simbolica, se non vogliamo usare il termine di simbolico-tradizionale, ché all’Arduini potrebbe venire l’orticaria. Eppure questo tipo di interpretazione è un po’ antica e non invenzione mia o di altri scribacchini novecenteschi, ma forse l’Arduini non lo sa. Scriveva Padre Dante all’inizio del Trecento, appena sette secoli fa, e precisamente nel <a title="Convivio" href="http://www.libriefilm.com/convivio/2268"><em>Convivio</em></a> (II, 1, 2-6) che «le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi», e cioè letterale, allegorico, morale e «anagogico, cioè sovrasenso». L’interpretazione mitico-simbolica si rifà a questo concetto, ha una sua dignità e una sua legittimità, o forse anche Dante scriveva corbellerie, diceva sciocchezze, affermava cose insensate?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3809" style="margin: 10px;" title="il-signore-degli-anelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-signore-degli-anelli.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a> Questa interpretazione non viene contraddetta da altre, casomai le integra, le completa, le fa capire meglio, a volte le rettifica e le smentisce. Inoltre, come ha dimostrato <em>ad abundantiam</em> <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span> è ancor più legittimata dal fatto che il “sovrasenso”mitico, con il suo profondo significato metafisico e spirituale, ancor oggi si nasconde nei luoghi culturali più impensati, e tanto più nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> dell’Immaginario (orrore, fantascienza, <a title="fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a> e simili). In tal modo si riesce a dare uno spessore a testi che altrimenti resterebbero, come <a title="Lo hobbit" href="http://www.libriefilm.com/lo-hobbit/50"><em>Lo Hobbit</em></a> e ancor più <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3"><em>Il Signore degli Anelli</em></a>, non tanto favole per ragazzini quanto avvincenti storie di avventure per adulti, e nulla più. Invece sono qualcosa d’altro, altrimenti &#8211; ecco la domanda cui i vari Arduini non sono capaci di rispondere &#8211; non si spiegherebbe il loro duraturo successo di oltre 70 e 50 anni rispettivamente presso generazioni successive, con milioni di copie in tutto il mondo anche in nazioni non occidentali, che esisteva già prima dell’uscita della trilogia cinematografica. Un successo non contingente né superficiale dovuto “alla moda”, ma profondo, sentito, coinvolgente, extraletterario (ed è questo a distinguere <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3"><em>Il Signore degli Anelli</em></a> da altri famosissimi <em>long sellers</em> mondiali).</p>
<p style="text-align: justify;">A tutto questo, la cultura esclusivamente storicistica, sociologica, economicista o puramente estetico-letteraria non sa dare una risposta precisa e convincente. Solo andando alla ricerca degli archetipi simbolici e mitici di cui è impastata l’opera tolkieniana si riesce a capire il motivo di questo coinvolgimento dell’Immaginario collettivo e del suo perenne successo. Inutile stare a sfottere su questo tema: anche il ricorso al termine <em>fabula</em> (come 28 anni fa fece Portelli e oggi riprende Arduni) viene compiuto senza comprenderne le vere implicazioni: poiché la <em>fabula</em>, intesa non certo dal punto di vista dello strutturalismo, è una delle tappe in cui il mito è disceso sino a noi, e quindi non è distaccata assolutamente dall’“intreccio” (come affermò sempre il professor Portelli in un convegno Anpi a Cuneo nel 1982 e non certo sulle pagine del quotidiano del Pci, e ripete di nuovo adesso l’Arduini sbagliando però riferimento bibliografico tanto per accreditare la fola che il quotidiano comunista in fondo in fondo Tolkien lo aveva trattato benino…), ma è un tutt’uno con esso: perché quello delle opere di Tolkien è un intreccio favoloso, quindi anche tardoromantico.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, non si capisce perché per il redattore del quotidiano diretto da Concita De Gregorio questa tardoromanticità di Tolkien dovrebbe essere in antitesi o in conflitto con una sua interpretazione mitico-simbolica al punto da farla escludere come una solenne boiata. Al contrario la rafforza, considerando la rivalutazione romantica di fiaba, leggenda e mito, cioè delle radici primordiali delle <a title="letterature" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letterature</a> nazionali. Si può anche capire come gente che si è formata in una cultura di cui il giornale fondato da Gramsci è senza dubbio una espressione, per sua natura, formazione, visione del mondo non riesca ad afferrare certe cose, le rigetti e anche le critichi. Ma sono o non sono passati gli anni, come l’Arduini anche sottolinea?</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo cammina e ha sepolto sotto le macerie certe ideologie cui questa cultura faceva (ma a quanto pare ancora fa) riferimento, eppure siamo sempre fermi allo stesso paracarro: a condannare chi la pensa diversamente, o almeno in un certo specifico modo che fa comodo definire “di destra” perché sa tanto di politica politicante e per quell’ambiente è <em>a priori</em> squalificata, affermando genericamente che si scrivono sciocchezze, corbellerie, castronierie e ultimamente grazie a Dio solo “manchevolezze”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-leggenda-di-sigurd-e-gudrun/6052" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3312" style="margin: 10px;" title="sigurd-e-gudrun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sigurd-e-gudrun.jpg" alt="" width="200" height="289" /></a>Devo quindi tornare su questo punto che non avevo affrontato in <em>Mobydick </em>del 16 gennaio solo per carità di patria nella mia prima replica a <em>l’Unità</em>, ma giacché Arduini insiste con tono alquanto saccente e maleducato è bene entrare &#8211; ahimè per lui &#8211; nei dettagli. Ci si riferisce dunque al fatto che nella mia postfazione a <a title="La leggenda di Sigurd e Gudrun" href="http://www.libriefilm.com/la-leggenda-di-sigurd-e-gudrun/6052"><em>La leggenda di Sigurd e Gudrùn</em></a> (Bompiani 2009) ho affermato che non esisteva ancora una edizione del <a title="Beowulf" href="http://www.libriefilm.com/beowulf-2/4179"><em>Beowulf</em></a> tradotto da Tolkien che, mi si contesta, sarebbe invece uscita addirittura sette anni fa, nel 2002, a cura del professor M.C. Drout. Ma è Arduini che scrive una sciocchezzuola, perché evidentemente si riferisce al volume <em>J.R.R.Tolkien, Beowulf and the Critics</em> curato da Drout e edito dall’Arizona Center for Medieval and Renaissance Texts and Studies che contiene vari scritti ma solo saggistici di Tolkien, scoperti da Drout nel 1996 e che vengono confrontati con quelli già noti (ad esempio <em>Beowulf: Monsters and the Critics</em>, la cui traduzione è in <a title="Il medioevo e il fantastico" href="http://www.libriefilm.com/il-medioevo-e-il-fantastico/1242"><em>Il medioevo e il fantastico</em></a>, Bompiani 2003, da me curato). Non mi sembra proprio che sia il testo scoperto invece alla fine del 2002 sempre da Drout in una scatola anonima custodita dalla Bodleian Library della Università di Oxford al quale invece ho fatto riferimento, cioè la traduzione integrale e il commento di Tolkien al poema medievale. Le cose non stanno dunque così come <em>l’Unità</em> crede e mi rinfaccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Di più: questo “nuovo”testo non è ancora edito perché bloccato da un contenzioso giudiziario sui diritti, pare fra l’Università e gli eredi Tolkien. E quindi la “corbelleria” o “manchevolezza” non è mia ma di Arduini. E adesso pover’uomo? Comunque sia, ci fosse pure stata si sarebbe trattato da parte mia di una svista bibliografica e niente più, ma che a quanto pare per l’Arduini inficerebbe ogni altra precedente analisi critica del sottoscritto, squalificandolo a vita. Non è alquanto fazioso come ragionamento? Direi di sì, ma ci si deve pur appigliare ad una cosa qualsiasi pur di demolire un nemico&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è, come già ricordato, che i critici de sinistra delle vecchie e nuove generazioni hanno la coscienza sporca e un profondo e non ammesso senso di colpa per come hanno trattato Tolkien dal 1970 in poi. E quindi hanno una coda di paglia chilometrica. Si devono allora emendare del loro passato scoprendo adesso, per esempio, un Tolkien “tardoromantico” e negando un Tolkien “miticosimbolico”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849" target="_blank"><img class="alignright" style="margin: 10px;" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788845259166" alt="" width="200" height="299" /></a>Giustamente Arduini scrive pensando inconsciamente a se stesso: «È ora che il passato si faccia da parte…». Ovvio, il loro passato: sicché oggi non se ne deve più parlare e non è affatto necessario scusarsi di quanto scritto nell’arco di trenta o quarant’anni! La questione è che “a buttarla in politica”, a fare il giochino “Tolkien è di destra”(e quindi è un reprobo da condannare) mentre, che so,“Philip Pullman è di sinistra” (è quindi è un genio da osannare), è stata proprio la Sinistra culturale appunto dal 1970, anche se adesso si atteggia a post-ideologica e non fa più alcun riferimento a questo suo passato, letteralmente inventandosi benemerenze che non ha mai avuto. Ma il sottoscritto, che insieme a molti altri ha difeso Tolkien da allora sino ad oggi da questi attacchi, non l’ha mai “buttata in politica”nei suoi scritti, a meno che non si voglia s/qualificare come “di destra”l’interpretazione mitico-simbolica, o quella “tradizionalista”, o quella (non nostra) “dualista”. Però il solo averlo fatto dà il destro (!) a certi attuali critici di sinistra per affermare che Tolkien è stato “manipolato dalla destra”, sol per averne messo in risalto alcune innegabili caratteristiche che per i nostri recensori progressivi sono intollerabili. Ma poiché il sottoscritto, e non solo lui, non è mai stato “organico” ad alcun partito, né ne ha mai avuto la tessera, come è al contrario successo per innumerevoli intellettuali legati al Pci, ma fa riferimento soltanto a una cultura e a una visione del mondo avversate dalla sinistra “che pensa”, ecco che, per un riflesso condizionato, Tolkien lo si sarebbe “manipolato”, o “strumentalizzato” come anche è  stato detto da alcuni buontemponi di sinistra, di centro e addirittura destrorsi. Difeso sì, interpretato<br />
sì, manipolato e strumentalizzato mai. E, per non farla troppo lunga, agli interessati alla ricostruzione di tutta questa faccenda sono costretto a rimandare alla mia dettagliata introduzione al volume <a title="Albero di Tolkien" href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849"><em>Albero di Tolkien</em></a> (Bompiani 2007).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è che questi giochini di parole possano durare in eterno, e infatti ormai mostrano la corda. Certo, però, che hanno stufato pur se servono a ricreare, agli occhi degli inesperti lettori di oggi, una specie di verginità tolkieniana perduta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Liberal </em>del 27 gennaio 2010.</p>
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		<title>Amore e teste mozzate nel medioevo fantastico</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentazione dei libri La leggenda di Sigurd e Gudrùn e Sir Gawain e il Cavaliere Verde curati da J. R. R. Tolkien]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/amore-e-teste-mozzate-nel-medioevo-fantastico.html' addthis:title='Amore e teste mozzate nel medioevo fantastico '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;">Tutti sono in attesa, fra un anno, della prima delle due parti della pellicola che il regista spagnolo Guillermo del Toro, splendido specialista di <a title="Film fantasy" href="http://www.centrostudilaruna.it/shop-online/libri-e-film-fantasy">film fantastici</a>, sta girando basandosi su <a title="Lo Hobbit" href="http://www.libriefilm.com/lo-hobbit/50"><em>Lo Hobbit</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La popolarità di <a title="J.R.R. Tolkien" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/john-ronald-reuel-tolkien">J.R.R. Tolkien</a> non accenna a diminuire, i suoi fans si moltiplicano sempre più, ma quanti di essi si chiedono da dove il professore di Oxford attingesse le sue fantasie, che basi avesse la sua immaginazione, quali le radici della sua personale mitologia? Per capire meglio di che stoffa siano fatte le trame tolkieniane è imprescindibile ricordarsi cosa egli fosse: non un romanziere di professione, ma un docente di anglosassone, un linguista, un medievista, un mitologo. E da queste sue competenze traeva il materiale grezzo che poi, filtrato dalla propria sensibilità, sedimentato nel terriccio della propria mente (come diceva) si trasformava alla fine negli sfondi, nei personaggi e nelle storie esposte nelle sue opere. Non dunque mere fantasticherie quelle di Tolkien, ma Vera Fantasia dalle nobili ascendenze culturali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-leggenda-di-sigurd-e-gudrun/6052" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3312" style="margin: 10px;" title="sigurd-e-gudrun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sigurd-e-gudrun.jpg" alt="sigurd-e-gudrun" width="200" height="289" /></a>Per capire bene quel che intendiamo dire sono utili, anzi indispensabili, i due inediti di Tolkien appena pubblicati: <a title="La leggenda di Sigurd e Gudrun" href="http://www.libriefilm.com/la-leggenda-di-sigurd-e-gudrun/6052"><em>La leggenda di Sigurd e Gudrùn</em></a> (Bompiani), di cui si è già parlato su queste pagine, e <a title="Sir Gawain e il cavaliere verde" href="http://www.libriefilm.com/sir-gawain-e-il-cavaliere-verde-perla-e-sir-orfeo/6167"><em>Sir Gawain e il Cavaliere Verde</em></a> (Edizioni Mediterranee) in libreria da oggi. In essi si trovano le fonti della ispirazione alto e basso medievale della sua narrativa. Tutti, o quasi tutti, i suoi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismi</a> provengono dalla storia, dalla <a title="Letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> e soprattutto dalla mitologia medievali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tolkien non soltanto studiò e insegnò queste materie, ma le amò, furono la passione di tutta la sua vita. Ecco spiegato il motivo per cui volle reinterpretare le saghe norrene, riscrivendole con sue modifiche e contributi ne <a title="La leggenda di Sigurd e Gudrun" href="http://www.libriefilm.com/la-leggenda-di-sigurd-e-gudrun/6052"><em>La leggenda di Sigurd e Gudrùn</em></a>, ed ecco perché volle riscrivere poeticamente in un inglese più comprensibile ai lettori del <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a> un poco noto ma straordinario poema cavalleresco del XIV secolo come <a title="Sir Gawain e il cavaliere verde" href="http://www.libriefilm.com/sir-gawain-e-il-cavaliere-verde-perla-e-sir-orfeo/6167">Sir Gawain e il Cavaliere Verde</a> di cui aveva preparato un’edizione critica del testo originale nel 1925. Il testo rimase inedito fino al 1975, anno in cui il figlio Christopher lo diede alle stampe insieme alle versioni di altri due poemetti altomedievali, anch’essi di autore anonimo (forse lo stesso per tutti e tre): <em>Perla</em> (un viaggio mistico nel Paradiso) e <em>Sir Orfeo</em> (una versione cavalleresca del mito greco), anch’essi inclusi nella edizione italiana, tutti splendidamente tradotti da Sebastiano Fusco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Sir Gawain e il cavaliere verde" href="http://www.libriefilm.com/sir-gawain-e-il-cavaliere-verde-perla-e-sir-orfeo/6167"><em><em><a href="http://www.libriefilm.com/sir-gawain-e-il-cavaliere-verde-perla-e-sir-orfeo/6167" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3313" style="margin: 10px;" title="sir-gawain-e-il-cavaliere-verde" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sir-gawain-e-il-cavaliere-verde.jpg" alt="sir-gawain-e-il-cavaliere-verde" width="200" height="315" /></a></em>Sir Gawain e il Cavaliere Verde</em></a> racconta di una duplice sfida: quella del cavaliere misterioso tutto di color verde che in sella ad un cavallo anch’esso verde entra a Camelot e sfida i presenti a decapitarlo. Solo Gawain accetta e lo decapita: il Cavaliere Verde raccoglie la sua testa, monta in groppa e gli dà appuntamento fra un anno per restituirgli il colpo, secondo l’etica cavalleresca. Questa è la prima sfida, esteriore. La seconda è personale, perché Gawain messosi in viaggio dodici mesi dopo raggiunge un castello dove trova ospitalità: qui dovrà resistere alle lusinghe della bella signora, moglie del castellano, che invano tenta di circuirlo in maniera sempre più sfrontata. Gawain resiste e alla fine la dama gli consegnerà una sciarpa che lo renderà invulnerabile. È grazie ad essa che Gawain supererà la prova della decapitazione da parte del Cavaliere Verde, il quale alla fine si rivelerà essere un’altra persona. Quale qui non diremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il poema è una miniera di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>: dal cavaliere senza testa (che Tolkien definisce un <em>troll</em>) al suo colore: il verde, come spiega <a title="Franco Cardini" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/franco-cardini/">Franco Cardini</a> nella postfazione al libro, ha molti sensi, dalla putrefazione/morte al rigoglio/vita, sino a quello della lussuria (il Green Man è infatti anche <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della fertilità).</p>
<p style="text-align: justify;">Di tutto ciò Tolkien farà uso nei suoi romanzi, tenendo presente che la cavalleria da lui descritta è una cavalleria cristianizzata, ma anche che le prove cui viene sottoposto Gawain/Galvano possono essere interpretate sia alla luce di un’etica «pagana» che «cristiana».</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 5 novembre 2009.</p>
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		<title>Tolkien scrittore tradizionalista e i suoi nemici</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 21:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le decennali polemiche sulle idee politiche di Tolkien in Italia e i tanti tentativi di appropriazione da parte di chi un tempo rifiutava l'opera tolkieniana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tolkien-scrittore-tradizionalista-e-i-suoi-nemici.html' addthis:title='Tolkien scrittore tradizionalista e i suoi nemici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">John Ronald Reuel Tolkien è stato, e si può considerare, uno scrittore “tradizionale” o “tradizionalista”?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">La domanda non è retorica, ma sostanziale. Molte delle polemiche pro e contro questo studioso di letterature antiche e di linguistica, poi divenuto narratore, ruotano in fondo intorno a questo concetto. Se la risposta è “no”, si tratta allora di diatribe che lasciano il tempo che trovano, di scaramucce giornalistiche contingenti, di strumentalizzazioni banalmente “politiche”. Se la risposta è invece “sì” allora la questione assume un diverso aspetto, più importante, più profondo, e si rivela essere uno dei tanti sintomi di come una certa parte del mondo moderno non riesca ad accettare un’opera che è sostanzialmente in contrasto, in opposizione, in distonia con i valori dominanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583761"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cerchioritornodelre.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris (cur.), Il ritorno del re. Il nuovo fantastico italiano" /></a><span style="font-size: x-small;">J.R.R.Tolkien dal punto di vista </span><span style="font-size: x-small;"><em>spirituale</em></span><span style="font-size: x-small;"> fu sicuramente un </span><span style="font-size: x-small;"><em>homo religiosus</em></span><span style="font-size: x-small;">: era un cattolico convinto in una società protestante come quella inglese, un “papista” come venivano sprezzantemente definiti i seguaci della Chiesa di Roma; in più fu tra i cattolici un cattolico tradizionalista, vale a dire ossequioso sì ma assai poco propenso ad accettare le riforme del Concilio Vaticano II: ad esempio, non condivise l’abolizione del latino nella Messa. Devoto della Madonna e del Rosario, lo portava con sé: durante la seconda guerra mondiale, mentre era di guardia nelle postazioni antiaeree essendo inquadrato nell’esercito territoriale (nel 1939 aveva 47 anni), lo recitava regolarmente. Il riferimento ai </span><span style="font-size: x-small;"><em>Vangeli</em></span><span style="font-size: x-small;">, alla devozione, alla spiritualità, ad un modo di comportarsi cristiano nella vita di ogni giorno, è costante nelle lettere ai suoi figli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Dal punto di vista </span><span style="font-size: x-small;"><em>culturale</em></span><span style="font-size: x-small;"> era, come ben si sa, uno studioso non solo di letteratura anglosassone e inglese, ma di miti, di saghe, di epopee, di antiche tradizioni, i cui <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simboli</a> e valori contrappose sempre alla Modernità, sia come </span><span style="font-size: x-small;"><em>Weltanschauung</em></span><span style="font-size: x-small;">, sia come stile, sia come atteggiamento dei protagonisti dei suoi libri.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Dal punto di vista </span><span style="font-size: x-small;"><em>esistenziale</em></span><span style="font-size: x-small;"> coltivava una vera e propria idiosincrasia per tutto quanto aveva a che fare con la società in cui viveva: la burocrazia nella vita universitaria, la pervadenza delle macchina in ogni dove, la distruzione della natura, il rumore ed il fracasso della città, l’industrializzazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888583084"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/alberoditolkien.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris (cur.), 'Albero' di Tolkien" /></a><span style="font-size: x-small;">Dal punto di vista </span><span style="font-size: x-small;"><em>politico</em></span><span style="font-size: x-small;"> si definiva “antiquato reazionario”: patriottico, monarchico, sostanzialmente antidemocratico, condannava l’imperialismo materialista, la progressiva scomparsa delle identità nazionali sia linguistiche, sia addirittura gastronomiche. Possedeva anche quel tanto di individualista e anarchicheggiante, insofferente, che è in ognuno di coloro i quali si sentono di vivere in una società assurda, soffocante, non a misura d’uomo. Insommma, come lo definisce il suoi biografo Humphrey Carpenter, era un “uomo di destra”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Dal punto di vista </span><span style="font-size: x-small;"><em>narrativo</em></span><span style="font-size: x-small;"> riversò, travasò consciamente e inconsciamente tutte queste caratteristiche spirituali, culturali e umane nei suoi romanzi, soprattutto ne </span><a title="Il Signore degli Anelli" rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845210278" target="_blank"><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span></a><span style="font-size: x-small;">, un’opera che voleva essere, secondo quanto esplicitamente disse negli anni Trenta, il tentativo di fornire di una mitologia il suo Paese, l’Inghilterra, che a suo giudizio ne era assolutamente privo. Una società assolutamente carente di miti nella prima metà del Novecento? Per il professor Tolkien qualcosa di inaccettabile, per lui che di miti e di <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a> si nutriva lo spirito. E così riproponendo dopo secoli un’opera in forma di saga ed epopea adatta ai lettori moderni, questo docente di Oxford ha dotato di un’appassionante mitologia non solo il suo Paese, ma, si può ormai dire con certezza, il mondo intero, dato che i suoi miti sono così universali, così “cattolici” si potrebbe dire ricordandoci l’etimologia  greca della parola, che sono stati compresi, accettati e fatti propri da lettori che più lontani dalla mentalità britannica non si potrebbe. E questo, ovviamente, ad di là del successo planetario del film in tre parti di Peter Jackson, che ha dato solo più visibilità alla sua creazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8851400792"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/eroisignoreanelli.bmp" border="0" alt="Gli eori del Signore degli Anelli" /></a><span style="font-size: x-small;">Dunque, credo che si possa rispondere alla domanda iniziale positivamente: “Sì, Tolkien si può legittimamente definire e considerare un autore </span><span style="font-size: x-small;"><em>tradizionale</em></span><span style="font-size: x-small;">”. Ma di quale tradizione? Su questo punto ci sono state polemiche anche speciose e un po’ ridicole: c’è chi lo restringe all’interno della tradizione cattolica e chi invece lo considera un esponente della tradizione classica, o anche pagana. Senza ombra di dubbio la sua formazione è cattolica, ma &#8211; lo disse in modo chiaro &#8211; scrivendo </span><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> non volle farne </span><span style="font-size: x-small;"><em>esplicitamenbte</em></span><span style="font-size: x-small;"> un’opera religiosa: non si parla mai di riti, di divinità, di espressioni evidenti di spiritualità, tantomeno di quelli cristiano-cattolici. Tutto è invece </span><span style="font-size: x-small;"><em>implicito</em></span><span style="font-size: x-small;"> nella sostanza dell’opera, tutto sta nel retroterra, nel sottofondo. E questo retroterra, questo sottofondo è un amalgama inestricabile di tutta la sua formazione interiore: di cattolicesimo e di paganesimo, di </span><span style="font-size: x-small;"><em>Vangelo</em></span><span style="font-size: x-small;"> e di </span><span style="font-size: x-small;"><em>Edda</em></span><span style="font-size: x-small;">, così come di romanzi arturiani e di saghe islandesi, di mitologia germanica e di riferimenti celtico-irlandesi. La sua insomma, è l’opera di un “pagano convertito”, come Tolkien stesso definiva l’anonimo autore del </span><span style="font-size: x-small;"><em>Beowulf</em></span><span style="font-size: x-small;">, il poema anglosassone la cui rivalutazione si deve proprio al nostro professore oxoniense. Per questo </span><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;">, e gli altri testi che gli fanno da contorno, è importante: proprio per l’originale amalgama di tradizioni diverse portate a dignità di romanzo adatto ai moderni in pieno Ventesimo secolo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Tolkien e la sua opera sono, dunque, nel solco di una tradizione che penso si possa definire legittima, proprio come accade per tutti quei grandi scrittori la cui apertura mentale, la cui sensibilità profonda, la cui grande cultura, consentono di accogliere ed esternare con la loro arte i <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simboli</a> di una Tradizione perenne per inconsapevoli che possano esserne, come affermano sia <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self">René Guénon</a> sia <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Julius Evola</a>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Un autore e un libro così non potevano che avere quindi una pletora di avversari, di nemici che esternarono la loro ostilità in modi diversi, spesso contradittori e grotteschi, avendo per così dire fiutato a naso in lui e nei suoi scritti qualcosa di totalmente </span><span style="font-size: x-small;"><em>alieno</em></span><span style="font-size: x-small;"> e incomprensibile. Ovviamente ci interessa quel che è avvenuto in Italia, unico Paese al mondo in cui ci si è letteralmente scannati sulle interpretazioni da dare all’opera tolkieniana sotto un’ottica squisitamente “politica”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845292665"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dizionariotolkien.bmp" border="0" alt="Dizionario dell'Universo di J.R.R. Tolkien" /></a><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> venne tradotto integralmente solo nel 1970 dalla Rusconi quando era direttore editoriale <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani" target="_self">Alfredo Cattabiani</a> su consiglio di <a title="Elemire Zolla" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/elemire-zolla/" target="_self">Elémire Zolla</a> e per la cura di Quirino Principe. All’epoca furono sufficienti questi nomi per metterlo all’indice: il fatto poi che si trattasse di un romanzo “<a title="Fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico" target="_self">fantastico</a>” e non sociale o realistico o intimistico, e che fosse ambientato in uno pseudo-<a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo" target="_self">medioevo</a>, come si disse, fornì altri spunti per condannarlo. La reazione della stampa italica in un periodo di forti tensioni politico-ideologiche fu prima il silenzio, poi l’aria di sufficienza, infine la condanna. Non poteva essere accettato un romanzo che avesse caratterstiche così estranee ai gusti degli intellettuali che condizionavano le patrie lettere. Lo si stroncò da vari punti di vista: il libro era da un verso troppo lungo, illegibile, zeppo di nomi astrusi e incomprensibili, noioso per le sue digressioni e le cronologie in appendice; per altri era un libro puerile, ridicolo, adatto ai bambini; per alcuni ancora era manicheo perchè distingueva troppo nettamente fra Bene e Male, fra buoni e cattivi, ed era anche un po’ razzista perchè i cattivi era regolarmente “brutti”; per altri, al contrario, era ambiguo, dato che non si riusciva a comprendere esattamente la sua posizione in certi momenti-chiave della trama, o rispetto al carattere di determinati personaggi (ad esempio, la regina degli elfi Galadriel). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Smontato il romanzo dal punto di vista letterario, non bastò. Di fronte ad un successo inarrestabile, nonostante la cattiva pubblicità, soprattutto fra i giovani e in particolare fra i giovani di destra che lo avevano eletto a loro libro di culto, ovviamente lo si qualificò dal punto di vista politico: conservatore, reazionario e, ovviamente, fascista. Poiché era letto dai ragazzi di destra che alla fine degli anni Settanta avevano realizzato i famosi Campi Hobbit, la caratteristica dei suoi lettori cadde anche sull’autore: era un fascista, anche perchè si scoprirono alcuni aspetti del libro che inizialmente erano passati in secondo piano, come i temi dell’eroismo, del sacrificio, della dedizione, del cameratismo. Di conseguenza, l’opera divenne tabù per i ragazzi della sponda opposta, quelli di sinistra, che erano costretti a leggerlo di nascosto, come rivelarono, una volta diventati più adulti, negli anni Novanta alcuni personaggi assurti a notorietà pubblica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> si può definire veramente un’opera </span><span style="font-size: x-small;"><em>outsider</em></span><span style="font-size: x-small;">, proprio “fuori posto” nell’Italia politicizzata degli anni Settanta, anche se questa definzione si può senza difficoltà applicare anche alle altre opere di Tolkien. Troppo diverso, troppo alieno, troppo distante dai valori (chiamiamoli così) di una intellettualità progressista che dettava legge su giornali e riviste, ma anche nelle università e nelle piazze. Non poteva che essere respinto quasi </span><span style="font-size: x-small;"><em>a priori</em></span><span style="font-size: x-small;"> per il suo sfondo, per i suoi personaggi, per la sua trama, per i punti di vista che trasmetteva. I suoi nemici di allora furono sostanzialmente politici, perché applicarono al romanzo concetti e definizioni “politiche”, trascinando la polemica su di un campo che non era quello proprio all’opera in sé nelle intenzioni del suo autore. Tolkien, come si è detto, voleva creare un’epopea, una saga, che parlasse di miti creando un mondo alternativo alla Modernità. E come tale venne inteso dai suoi maggiori e più entusiasti lettori degli anni Settante e Ottanta, quei ragazzi di destra che ne accolsero le valenze metapolitiche, vedendo nei suoi personaggi degli archetipi e nei suoi valori dei punti di riferimento, al di là di manifestazioni provocatorie e goliardiche come le scritte inneggianti al “camerata elfo” o ad “Aragorn al potere”, che invece i suoi detrattori consideravano la prova provata della politicità, e quindi della pericolosità, dell’opera da mettere dunque al bando.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845210278"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilsignoredeglianelli.bmp" border="0" alt="John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli" /></a><span style="font-size: x-small;">Diversa la situazione trent’anni dopo, l’ottica in cui si sono mossi i nemici di Tolkien all’epoca del suo </span><span style="font-size: x-small;"><em>revival </em></span><span style="font-size: x-small;">all’inizio degli anni Duemila grazie ai film del regista Peter Jackson. Mutati i tempi, mutata la società e soprattutto mutata la politica con il crollo dei “socialismi reali” e la crisi di quella che è stata definita l’“egemonia culturale comunista” in Italia, l’atteggiamento dei critici ha cambiato forma e contenuti in un modo singolare, paradossale e anche grottesco, assumendo l’aspetto di un tentativo &#8211; oggettivamente ridicolo &#8211; di cooptare </span><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> negandone certe caratteristiche contenutistiche e valoriali, tutto sommato banalizzandolo e, di conseguenza, condannando come strumentalizzanti precedenti interpretazioni. E ciò è avvenuto &#8211; non sembri un paradosso &#8211; sia da parte di critici di “sinistra” che di “destra”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">A sinistra, nel momento in cui apparve il primo film della serie, </span><span style="font-size: x-small;"><em>La Compagnia dell’Anello</em></span><span style="font-size: x-small;"> (2001-2002) vi fu una specie di gara giornalistica fra chi cercava di scoprire nell’opera di Tolkien specifiche valenze per poterlo considerare “di sinistra” e quindi riabilitarlo ed acquisirlo nell’area progressista, valenze ovviamente soltanto “politiche”: l’opera diventò all’improvviso antinazista, gli Orchi assomigliavano alle SS, essendo stato il romanzo scritto nella sua parte conclusiva durante la seconda guerra mondiale per alcuni Sauron era Hitler e Saruman nientemeno che Mussolini, si disse che Tolkien aveva combattuto contro l’</span><span style="font-size: x-small;"><em>apartheid,</em></span><span style="font-size: x-small;"> </span><span style="font-size: x-small;"><em>e</em></span><span style="font-size: x-small;"> altre amenità del genere. Si sono letti titoli un po’ surreali come “Fascisti giù le mani da Tolkien”, oppure “Eroi, spade ed elmi antifascisti”. Ci sarebbe da ridere su tutto ciò, ma ancora una volta è la dimostrazione come per la cultura progressista, alta e bassa, sia del tutto insensibile alla percezione di certi valori, come per essa un autore è accettabile o meno soltanto in base al suo minore o maggiore tasso di antifascismo. Per accettare Tolkien nel Duemila lo si deve quindi presentare come un ferreo nemico del nazismo e del fascismo, altro non conta, e che questa avversione &#8211; nonostante le precisazioni in contrario &#8211; deve essere ben percepibile nella sua opera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8880730843"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/paganesimoecristianesimointolkien.bmp" border="0" alt="Errico Passaro - Marco Respinti, Paganesimo e cristianesimo in Tolkien. Le due tesi a confronto" /></a><span style="font-size: x-small;">Tutto il contesto simbolico e tradizionale non può essere accettato da giornalisti e intellettuali di sinistra. Di conseguenza, per parlar bene del libro deve essere messo in un canto. Depotenziare l’opera per renderla appetibile ad una cultura che non capisce, e quasi odia, il mito è il succo di un libretto pubblicato in occazione dell’ultimo film, dal titolo emblematico de </span><span style="font-size: x-small;"><em>L’anello che non tiene</em></span><span style="font-size: x-small;">: al </span><span style="font-size: x-small;"><em>Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> non si possono applicare interpretazioni simboliche perchè è un puro e semplice romanzo d’avventura, quasi quasi realistico, e quindi tutte le elucubrazioni che vi si sono fatte intorno non hanno alcun senso. Pur di negare l’evidenza, si fa scendere il romanzo di gradino in gradino sino a considerarlo un’opera da poco, interessante sì, magari anche affascinante, ma in fondo robetta che non è degna di quel che le si è voluto costruire intorno come intepretazione di tipo tradizionale. Che viene considerata solo come una strumentalizzazione bassamente politica, quasi quasi ad uso partitico, organizzata &#8211; par di capire &#8211; a tavolino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Ma anche a destra, se vogliamo far rientrare in questa definizione certi liberali, si è tentata un’operazione pressoché simile. In un altro presuntuoso libretto dal titolo definitivo </span><span style="font-size: x-small;"><em>La verità su Tolkien</em></span><span style="font-size: x-small;"> i due giovani autori, quasi fossero degli evangelisti, ci fanno trovare di fronte alla rivelazione che il nostro professore non era né un “fascista” né un “ecologista”. Anch’essi, per poca conoscenza diretta, cadono nell’equivoco dei loro più anziani colleghi di sinistra: poichè veniva letto dai giovani “fascisti” degli anni Settanta Tolkien passava anch’egli per “fascista”, ma così non è. Lapalissiano, e non era certo necessario un intero libro per spiegarlo. Quanto all’ecologista, di certo Tolkien non si sarebbe riconosciuto nell’ecologisno politico e militante di oggi, ma se con tale definizione ci riferiamo al suo amore per la natura e al suo profondo anti-tecnologismo e anti-industrialismo, al suo dolore quando vedeva campagne attraversate da nuove strade, alberi abbattutti, l’invasione delle automobili a Oxford, beh allora ecologista e ambientalista lo era. La Natura è sacra e l’Uomo, pur se definito dalla </span><span style="font-size: x-small;"><em>Bibbia</em></span><span style="font-size: x-small;"> il “padrone della creazione”, non può assolutamente fare quel che vuole, senza limiti e senza regole, nel giardino del mondo. Questo è chiarissimo in tutta la sua opera e negli esempi della sua vita. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Ma i due autori, che si proclamano liberal-liberisti-libertari, e di conseguenza strizzano un occhio alla modernità, all’individualismo ed al progresso di tipo americanoide, per scrollargli di dosso la terribile accusa di essere un uomo della Tradizione, cuciono sul povero professor Tolkien la casacca del “libertario”, quasi dell’“anarchico”, prendendo lo spunto da un paio di episodi della sua vita e dalla struttura sociale della Contea degli hobbit. Tutto vero, ma non è proprio possibile generalizzare: proclamarsi anarchico di fronte alle follie stataliste o burocratiche è qualcosa che abbiamo dentro tutti noi, ma Tolkien non è mai stato né un </span><span style="font-size: x-small;"><em>liberal</em></span><span style="font-size: x-small;">, né un </span><span style="font-size: x-small;"><em>radical</em></span><span style="font-size: x-small;">, né un </span><span style="font-size: x-small;"><em>libertarian</em></span><span style="font-size: x-small;"> secondo il concetto anglosassone, non è stato nemmeno un anarco-capitalista come si dice oggi, né un sostenitore di uno Stato minimo. Mordor è una esplicita fusione della dittatura materialista e di massa orientale e del capitalismo selvaggio, dell’industrialismo senz’anima occidentale. Inoltre, nella Terra di Mezzo ognuno manteneva la sua specificità, ma non sono esistite né democrazie né repubbliche, e accanto alla Contea degli hobbit agricola e pacifica, blandamente individualista, vi sono soltanto regni retti da sovrani con tutte le caratteristiche dei re tradizionali, che assommano il potere temporale e l’autorità spirituale, che guariscono i malati, rinsaldano le spade spezzate e con esse sconfiggono il nemico e riconquistano il trono, che fanno rifiorire gli alberi secchi e portano prosperità. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">I nemici di Tolkien hanno assunto, dunque, una maschera più ambigua oggi. Non potendo più permettersi di rifiutare un autore ed un libro amati in tutto il mondo, mettendosi così contro una gran massa di pubblico, cercano di piegarlo alle loro ideologie per, ripeto, banalizzarlo, depotenziarlo e renderlo quasi inoffensivo: non portatore di <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simboli</a> e valenze spirituali, non saga del Ventesimo secolo, ma normale romanzo d’avventura, quasi allo stesso livello dei tanti </span><span style="font-size: x-small;"><em>best sellers made in USA</em></span><span style="font-size: x-small;"> che ci sommergono; non autore tradizionale, ma un antifascista-doc, un libertario e un individualista. Operazioni sottili, ma senza spessore, soprattutto operazioni che lasciano il tempo che trovano dato che sono durate lo spazio di un mattino e poco tempo dopo nessuno se le ricorda più.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> è la dimostrazione più chiara ed esplicita di come, sapendo utilizzare i mezzi della moderna espressione narrativa, i valori che noi definiamo tradizionali possono essere ancora divulgati ed accettati da grandissime fasce di lettori in tutto il mondo, forse senza neanche rendersi conto di cosa sono e rappresentano. Ma non per questo, credo, essi non lavorano in profondità.</span></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tolkien-scrittore-tradizionalista-e-i-suoi-nemici.html' addthis:title='Tolkien scrittore tradizionalista e i suoi nemici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La simbologia dell&#8217;opera tolkieniana</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 10:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'analisi interpretativa dei simboli presenti nei romanzi di J.R.R. Tolkien]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbologiatolkien.html' addthis:title='La simbologia dell&#8217;opera tolkieniana '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884529266" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dizionariotolkien.bmp" border="0" alt="Dizionario dell'Universo di J.R.R. Tolkien" width="95" height="151" align="right" /></a> Oggetto del mio intervento è un breve esame dell&#8217;uso del simbolismo da parte di Tolkien. Data, però, la vastità del tema, l&#8217;amplissimo uso di <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> da parte del filologo di Oxford e la ampiezza di rimandi, riscontri e ulteriori riflessioni che ogni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> suscita, questa analisi non potrà, per forza di cose, che limitarsi ad alcuni brevi cenni. Inoltre, la stessa rassegna che intendo qui proporre ha una pretesa meramente &#8220;evocativa&#8221;, di fornire, cioè, un insieme limitato di immagini, approssimazioni e &#8220;visioni&#8221; simboliche, al fine di rispondere a questi interrogativi: quale la misura dell&#8217;uso dei simboli da parte di Tolkien? Quali le implicazioni di questo uso? E quale la consapevolezza, da parte dell&#8217;autore, nel ricorrere a questi simboli &#8211; cioè: quale &#8220;rigore tradizionale&#8221;, rispondenza al significato arcaico?</p>
<p style="text-align: justify;">Si può premettere sin d&#8217;ora, a parziale risposta a tali quesiti, che Tolkien non ignorava certo una delle caratteristiche principali dei simboli, quella della loro dualità (non dualismo): due significati diversi, spesso opposti, si racchiudono in un unico <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, spesso corroborandosi vicendevolmente, senza negarsi l&#8217;un l&#8217;altro. Talvolta, peraltro, tale dualità è dovuta a ragioni di tipo storico, accadendo che un senso nuovo andasse a sostituire il precedente, per opposizione, per &#8220;cambio di civiltà&#8221; o per il sovrapporsi di una nuova sensibilità. Conscio di questa fondamentale caratteristica, Tolkien è però appieno uomo del ventesimo secolo. In lui <em>epos </em>e <em>mythos </em>sentono i tratti di quest&#8217;epoca, manifestandosi, a livello letterario, in una malinconia, o meglio in una nostalgia (dolore della lontananza). Tale carattere, latente e diffuso dell&#8217;opera tolkieniana, e che cercherò di mettere in luce nel proseguio, è la ragione del tanto fascino odierno, inattenuato (e anzi direi accresciuto) a quasi trent&#8217;anni dalla scomparsa dell&#8217;autore del <em>Signore degli Anelli</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I simboli che tratterò per primi sono legati agli elementi naturali. La loro semplicità non deve fare pensare a banalità: viceversa, essa è sinonimo di universalità. Facendo riferimento a immagini quali quelle della montagna (e del vulcano), della caverna (e del labirinto), dell&#8217;albero, del bosco, del giardino o dell&#8217;isola, infatti, si allude a elementi presenti agli uomini di pressoché ogni epoca e luogo. Non solo questo, ma anche questo è un importante motivo della loro universalità, che non casualmente si esprime in termini affini, attribuendosi cioè allo stesso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> analoghi significati in tradizioni diverse. I riferimenti che farò, peraltro, saranno limitati per lo più all&#8217;area indoeuropea, perché sebbene alcuni ravvisino, e fors&#8217;anche non a torto, influenze diverse in Tolkien (specialmente veterotestamentarie), a me pare che in gran misura all&#8217;area spirituale e mitologica indoeuropea si debba far riferimento, tanto nel cercare riferimenti specifici di modelli di ispirazione di Tolkien, quanto, e a maggior ragione, nell&#8217;investigare la stessa &#8220;visione del mondo&#8221; tolkieniana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885140079" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/eroisignoreanelli.bmp" border="0" alt="Paolo Gulisano, Gli eori del Signore degli Anelli" width="95" height="133" align="left" /></a> Il primo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> cui farò dunque riferimento è quello della montagna. Univocamente le tradizioni mondiali le attribuiscono il significato di sede della divinità: ciò avviene tanto nei casi più noti del greco Olimpo, dell&#8217;indiano Sumeru (noto anche come Meru), dei varî Sinai, Sion e Golgota biblici, etc. Ma in realtà di monti sacri sono costellate le credenze dei popoli; per esempio, in un recente saggio (R. Del Ponte, <em>I Liguri. Etnogenesi di un popolo</em>, Ecig, Genova 1999) è stato ben messo in luce come tra gli antichi Liguri, una delle principali popolazioni italiche antiche, nella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> trovasse una posizione del tutto preminente un &#8220;culto delle vette&#8221; con relativi santuari e divinità collegate. Non è un caso del resto, come hanno rilevato alcuni pensatori tradizionalisti, che il termine &#8220;paradiso&#8221; derivi alla nostra lingua, per il tramite dell&#8217;ebraico, dal sanscrito <em>paradesha</em>, indicante un luogo elevato. Nel simbolismo, nell&#8217;iconologia antica come nelle più remote incisioni rupestri, la montagna viene rappresentata come un triangolo, più o meno equilatero, con un vertice rivolto verso l&#8217;alto. Questo simbolismo dell&#8217;alto, dell&#8217;elevato, della direzione verticale e ascendente, non è senza relazioni con una visione del divino in cui a essere invocate sono le potenze luminose, solari, &#8220;maschili&#8221;. Chiariremo meglio questo concetto in seguito, trattando della montagna e della caverna.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti miti europei, specialmente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievali</a>, la montagna viene collegata alla figura di sovrani, mitici o reali, che, si dice, in essa riposano, per tornare un giorno, destati dal loro lungo sonno, a restaurare l&#8217;aureo periodo della loro regalità. Tutto ciò conforta l&#8217;immagine della montagna quale luogo sacro. Inoltre sulle affinità di &#8220;ascesi&#8221; e &#8220;ascesa&#8221; molto è stato scritto: basti rammentare, qui, come la stessa odierna esperienza alpinistica abbia in numerose occasioni fornito lo spunto, a scalatori più o meno &#8220;professionisti&#8221;, di parlare di &#8220;esperienze di confine&#8221;, quando non di veri e proprî &#8220;stati trascendenti della coscienza&#8221;. In tutto ciò, nel contatto e nel confronto diretto dell&#8217;uomo con la montagna, va dunque ravvisata una di quelle &#8220;porte&#8221; al sovrasensibile già chiaramente percepite dagli antichi. I riti dionisiaci si svolgevano sulle alture, e i maestri spirituali cinesi, ricorda René Daumal nel suo libro <em>Il monte analogo</em>, che costituisce un po&#8217; una <em>summa </em>di questi orientamenti, impartivano agli allievi le loro lezioni sull&#8217;orlo dei precipizî delle montagne.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa visione tradizionale della montagna si affiancava una ben precisa struttura cosmica. Essa ha una sua compiuta teorizzazione in India, dove al Sumeru fa da contraltare cosmico un omologo monte &#8220;perno dell&#8217;universo&#8221; dall&#8217;altra parte del mondo: l&#8217;immagine della montagna come Asse del Mondo, sia detto per inciso, doveva avere un&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> forse addirittura maggiore di quella dell&#8217;albero. Questa stessa struttura cosmica è presente anche nella Divina Commedia, dove il monte del purgatorio si erige precisamente sulla verticale della &#8220;natural burella&#8221; del cono dell&#8217;inferno.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si presenta in Tolkien questo simbolismo? Prendiamo a esempio, per rispondere, uno dei passi principali in cui i personaggî si trovano di fronte a una montagna: il Caradhras. Qui il monte è ostile: le espressioni dei personaggî in merito sono inequivoche. Essa si oppone al passaggio della Compagnia dell&#8217;Anello, poiché il braccio del Nemico è divenuto assai lungo, e ha ormai raggiunto anche queste terre a lui assai remote. Il monte è cioè pervaso ancora da un senso del sacro, ma terribile e incontrollabile: la potenza che lo domina si rivela ostile: sarà questo il motivo che costringerà la Compagnia a trovare una diversa via.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un significato affine alla montagna, ma non uguale, ha nel simbolismo il vulcano. La mancanza della vetta, che lo caratterizza e differenzia, non equivale a mancanza di carattere sacro. Viceversa, il contatto della fiamma incandescente che vi riposa con l&#8217;ambiente esterno è segno di una sacralità a diretto contatto con il mondo &#8211; peraltro dall&#8217;aspetto spesso terribile. Senza andare troppo lontano, si pensi al mito circa l&#8217;Etna, concepito quale fucina nella quale Vulcano forgiava le saette di Zeus; una tradizione medievale inoltre, riportata dal Graf, rimanda a quell&#8217;&#8221;Artù nell&#8217;Etna&#8221; (forse una figurazione simbolica di Federico II) cui si è accennato parlando della montagna. Ed è un vulcano, nel <em>Signore degli Anelli</em>, a costituire, nella terra nemica, l&#8217;obbiettivo della cerca <em>sui generis </em>che il protagonista deve compiere. Anche qui, il vulcano è la sede di una manifestazione del divino terribile, che distrugge.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Direttamente connesso, anzi dipendente dal simbolismo della montagna è quello della caverna. Per riprendere il tema iconografico suaccennato, se la montagna veniva usualmente raffigurata con un triangolo dal vertice rivolto verso l&#8217;alto, è un opposto triangolo con il vertice rivolto verso il basso a indicare la caverna. Il sovrapporsi dei due simboli, poi, poteva dar luogo al cosiddetto &#8220;Sigillo di Salomone&#8221;, che, di là dall&#8217;essere odierno emblema di una recente entità statuale mediorientale, è <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> universale, non certo prerogativa del solo ebraismo (lo si ritrova anche nella più antica India, per esempio). Esso rimanda a una conciliazione degli opposti.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, è a una diversa epoca, più recente, che va connesso il simbolismo sacrale della caverna: come in epoche remote il divino era naturalmente accessibile a tutti, e in quanto tale da tutti visibile (tale è il caso della montagna), con una nuova età (e precisamente con la seconda fase del ciclo cosmico) le conoscenze che alla sede del divino si ricollegavano devono &#8220;ritirarsi&#8221; in un luogo più remoto, non accessibile a tutti, così dando forma all&#8217;esoterismo. I popoli, va peraltro aggiunto, non sempre si avvicinarono alle caverne con il medesimo &#8220;sentire&#8221;. Popoli che abitarono nelle caverne manifestavano spesso un&#8217;attitudine &#8220;lunare&#8221; e &#8220;matriarcale&#8221; nei confronti della spiritualità, viceversa un diverso sentire doveva generalmente animare quanti verso le caverne andavano con precisi intenti rituali. È nel mitraismo, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> spiccatamente (seppur non del tutto univocamente) solare, che i riti di iniziazione si compivano negli antri più bui.</p>
<p style="text-align: justify;">In Tolkien, e in particolare nel <em>Signore degli Anelli</em>, sono due le caverne, o i tipi di caverne, che hanno rilevanza. Le prime sono le antiche case degli hobbit: la loro caratteristica è il senso di accoglienza domestica. Il popolo hobbit, d&#8217;altronde, è di indole prevalentemente pantofoliera, borghese e, appunto, &#8220;matriarcale&#8221;. Le caverne abitate anticamente da loro, comunque, hanno poco della &#8220;caverna&#8221; in senso classico: dai dolci e verdi colli della Contea non sorgono vette altissime, e le caverne sono proporzionalmente dimensionate, anche e soprattutto nell&#8217;&#8221;indole&#8221; espressa dai loro abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro tipo di caverna, anzi la caverna per eccellenza del <em>Signore degli Anelli</em>, è Moria. Nel viaggio della Compagnia a Moria, vera e propria &#8220;discesa agli inferi&#8221; in piena regola, si ripetono modelli universali di simbolismo. Lo stesso ingresso nell&#8217;antro della caverna è anticipato da un viaggio periglioso; il luogo in cui si trova il &#8220;passaggio&#8221; al mondo infero è oscuro e tetro. Queste caratteristiche trovano delle precise corrispondenze, per esempio, nel VI libro dell&#8217;<em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span> </em>e nel primo canto dell&#8217;Inferno dantesco; ma di &#8220;discese agli inferi&#8221; sono ricche un po&#8217; tutte le tradizioni: si tratta del modello classico del viaggio iniziatico. Entrata la Compagnia dell&#8217;Anello nella caverna, il simbolismo di questa cede il passo, secondo un modello assai consueto, al simbolismo del labirinto; infatti Moria si snoda in una miriade di stanze, costruite in epoche remote dai nani. Qui la Compagnia può procedere solo grazie alla guida sicura di Gandalf, elemento della luce spirituale, vero e proprio &#8220;filo di Arianna&#8221;. La caverna è nel simbolismo inoltre strettamente associata al cuore, come ha rilevato con particolare efficacia <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>. Non è d&#8217;altronde casuale, a mio avviso, che l&#8217;assedio di cui è vittima la Compagnia sia scandito da un battito (&#8220;<em>tum, tum</em>&#8220;) di tamburi, a ritmo sempre crescente. Nel viaggio raccontato nel romanzo, seguono con preciso significato al nero della caverna il combattimento di Gandalf, custode del &#8220;Fuoco Segreto&#8221; nelle e contro le fiamme del Balrog (fase &#8220;rossa&#8221;) e, alla conclusione di un lungo percorso iniziatico, la rinascita del protagonista quale &#8220;Gandalf il Bianco ritornato dalla morte&#8221;. In questa prospettiva, il &#8220;ritorno alla luce&#8221; della Compagnia rappresenta il compimento della &#8220;rinascita&#8221; iniziatica.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0345324366/centrostudilarun" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/0345324366.bmp" border="0" alt="J.R.R. Tolkien - R. Foster, The Complete Guide to Middle-Earth: From the Hobbit to the Silmarillion" hspace="3" vspace="3" width="82" height="140" align="right" /></a>A questo punto del romanzo la Compagnia torna a viaggiare alla luce del sole, e giunge a Lorien: il giardino per eccellenza del libro. È un &#8220;giardino di delizia&#8221;: il popolo fatato che lo abita vive sugli alberi che ama, immagini fatate e meravigliose vi si susseguono; il tempo stesso ivi scorre in modo inusuale. Questo tema del giardino meraviglioso e delizioso è presente in diverse testimonianze tradizionali (si pensi a quello delle Esperidi, alla saga di Gilgamesh, al Paradiso terrestre biblico). L&#8217;albero in sé, che del giardino costituisce elemento essenziale, ha in Tolkien prevalenti caratteristiche &#8220;positive&#8221; (luminose nel Silmarillion, di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> regale &#8211; a Minas Tirith &#8211; e di arcaicità &#8211; nel caso di Fangorn &#8211; nel Signore degli Anelli), ma il Bosco, altra forma di manifestazione del simbolismo dell&#8217;albero, è caricato di un significato nettamente duale. Esistono cioè caratteristiche assai diverse tra i personaggî incarnanti primordiali &#8220;signori dei boschi&#8221;, come Tom Bombadil &#8211; che paiono così vicini all&#8217;immagine dello jüngeriano <em>Waldgänger</em>) e i personaggi che viceversa vedono i boschi come luoghi oscuri e tenebrosi (o meglio, sono diverse le tipologie di boschi). La foresta per eccellenza della Terra di Mezzo, e cioè Bosco Atro, rientra nettamente in questa seconda tipologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrisse nel suo <em>Origini indoeuropee </em>Giacomo Devoto, forse il principale linguista italiano del secolo: &#8220;Il tratto fondamentale del paesaggio indoeuropeo originario è dato dalla foresta&#8221;. Allo stesso modo, termini importantissimi del vocabolario indoeuropeo più arcaico traggono proprio dal paesaggio boschivo la loro fonte etimologica: la stessa fondamentale parola &#8220;luce&#8221; deriva da quella sua particolare manifestazione che è data dal suo filtrare tra i rami degli alberi, e in specie nelle radure. Così &#8220;luce&#8221; è strettamente parente di <em>lucus</em>, il bosco sacro nell&#8217;antico latino. Inoltre nell&#8217;immaginario medievale europeo al bosco si collegavano le più svariate credenze: esso era visto infatti come luogo di arcani incontri, di pericolose presenze, di fatate entità. Queste sono le stesse caratteristiche di Bosco Atro.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;isola, come noto, ha una parte di rilievo nell&#8217;epopea tolkieniana. Il richiamo, nettissimo, al mito platonico circa l&#8217;affondamento di Atlantide è sin troppo noto nella vicenda di Numenor perché valga soffermarvisi. Ciò che va aggiunto è che la sede degli &#8220;immortali&#8221; o &#8220;immortalati&#8221;, delle presenze luminose elfiche incorrotte, resta l&#8217;isola a Occidente. Mito diffusissimo, addirittura al di fuori dei confini d&#8217;Europa, quello dell&#8217;isola quale sede mitica è testimoniato dalla ricchezza delle tradizioni sulle varie Thule, Avallon, Tir na mBeo etc. Si tratta di raffigurazioni varie (e riferite, specie la prima in confronto alle altre, forse anche a memorie diverse) di una terra originaria e fatata, sede variamente di &#8220;eroi&#8221;, morti e presenze immortali. Su questo tema torneremo tra breve, facendo riferimento all&#8217;ultimo dei simboli qui trattati.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il convegno odierno essendo dedicato al &#8220;Viaggio della Compagnia verso il terzo Millennio&#8221;, sarà forse il caso di aggiungere qualcosa su queste parole, iniziando dalla Compagnia. Nelle saghe e nelle leggende, va premesso, è più frequente l&#8217;eroe solitario rispetto alla compagnia (ma ci sono numerose eccezioni). In estrema sintesi a me pare che la Compagnia tolkieniana non sia un&#8217;unione comunistica, nella quale le singole personalità si fondono; vi permangono tratti gerarchici, e oltretutto una speciale &#8220;interrazzialità&#8221;. Si tratta dell&#8217;<em>élite </em>delle razze solari a riunirsi nella Compagnia dell&#8217;Anello: mai, per intenderci, un Orco o un Sudrone ne avrebbe potuto far parte. In essa nessuno perde la sua precisa identità e il suo preciso ruolo, anche letterario, ma viceversa è per il tramite della Compagnia stessa che matura e vive la sua avventura vera e propria, che combatte cioè la sua Grande Guerra Santa. Lo spirito è quello di una compagnia di ventura, o ancor più quello dei <em>sodales </em>medievali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;impresa iniziatica della Compagnia è il viaggio, e non potrebbe praticamente essere altrimenti. Viaggiatori mitici sono Dante, Ulisse, Enea, Ercole, Gilgamesh, Sigfrido e tantissimi altri: è nel viaggiare che l&#8217;eroe si confronta con i pericoli, cresce e migliora. E al viaggio non può fare da naturale conclusione che il ritorno: non a caso con le parole &#8220;Sono tornato&#8221; si chiude il Signore degli Anelli: davvero simile, d&#8217;altronde, è il finale dell&#8217;avventura di Sam a quello di Ulisse che giunge nella sua Itaca e giustizia i proci che vi imperversano.</p>
<p style="text-align: justify;">La realizzazione del compito della Compagnia dell&#8217;Anello conclude un vero e proprio ciclo cosmico: la Terza Era si chiude, e inizia l&#8217;Età degli Uomini. Anche la concezione ciclica tradizionale è ben presente a Tolkien &#8211; e la sua attitudine di fronte al destino di decadenza del mondo moderno fa di lui un guerriero nel senso tradizionale. Con l&#8217;instaurarsi di un nuovo ciclo, anche nuove forme simboliche vengono a predominare.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere questa disamina, vorrei ricordare un ultimo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> che appare in Tolkien in un modo molto significativo. La Compagnia dell&#8217;Anello sta per lasciare Lorien, per riprendere il suo viaggio. Lungo il Grande Fiume, prima dell&#8217;addio, una imbarcazione dalle sembianze di un grande <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a> dorato si avvicina. Un canto dolce e tristissimo è quello di addio della bianca e bellissima dama Galadriel, velato di tristezza, ma in esso già si cela, in pura potenza, il richiamo della redenzione. Il popolo chiaro, puro e luminoso dà così il suo addio. Analogamente, dalla &#8220;triste storia dei figli di Lir&#8221; irlandese sappiamo di come i figli di questo sfortunato sovrano furono per un sortilegio mutati in <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a>: il loro canto dolcissimo e tristissimo incanta chi li oda. Esso appartiene o rimanda così all&#8217;Altro mondo. Nel mito greco e romano il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a> è animale iperboreo, sacro al dorico e nordico Apollo; non a caso dalla Svezia alla Valcamonica si rinvengono incisioni raffiguranti il suo caratteristico collo. In un mito estremamente diffuso Fetonte, avendo improvvidamente guidato il carro del padre, dio solare, viene precipitato nelle acque dell&#8217;Eridano, ove muore. Viene pianto dalle Eliadi ma anche da Cicnus, il vecchio figlio del re dei Liguri, che ne era parente. Il canto di dolore muta il vecchio dai bianchi capelli nell&#8217;animale che oggi porta il suo nome, e che assurge in cielo (il fenomeno è definito sin dagli antichi come catasterismo). Socrate, nel <em>Fedone </em>platonico, sostiene di assomigliare al <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a>, che non piange la propria morte, in realtà, dolorosamente, ma con la gioia di chi sa di ricongiungersi all&#8217;elemento divino donde proviene.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa bianchezza dell&#8217;animale, come dei capelli dei vecchi, non è solo il segno della purezza originaria, ma rimanda anche alla sua remota <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> iperborea. E il rivolgere a tale remota origine lo sguardo è il grande messaggio dell&#8217;opera <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a> tolkieniana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Relazione tratta da AA.VV., <em>J.R.R. Tolkien. Il viaggio della Compagnia verso il Terzo Millennio</em>, Atti del Convegno svoltosi all&#8217;Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; il 5 maggio 2000, Roma 2001, pp. 45-53.</p>
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