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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Tito</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Squalo divora squalo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 11:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La menzogna è più di uno strumento indispensabile per l'affermazione del comunismo, è, potremmo dire, l'essenza più profonda del comunismo stesso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/squalo-divora-squalo.html' addthis:title='Squalo divora squalo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Io devo essere grato al Centro Studi La Runa che, oltre a pubblicare i miei lavori più recenti, mi ha permesso di ripresentare alcuni miei scritti degli anni scorsi che non hanno avuto una circolazione adeguata, a condizione che si tratti di argomenti rilevanti e che non abbiamo perso attualità. L&#8217;articolo che segue rientra in pieno in questa casistica. </em><em>L’occasione di redigere questo scritto mi capitò nel 2007, quando mi trovai sottomano un documento dell’IRCI, Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata, redatto sei anni prima e anch’esso circolato in forma quasi clandestina nonostante il suo notevolissimo valore storico; documento che era una risposta al “rapporto” della commissione mista, prima italo-iugoslava, poi italo-slovena pubblicato dal quotidiano “Il Piccolo” di Trieste il 4 aprile 2001, e che era il distillato di ben un decennio di “lavori” della commissione mista che, all’indomani del crollo dei regimi comunisti nelle repubbliche iugoslave come nel resto dell’Europa orientale, aveva il preciso e molto orwelliano scopo di dare la versione ufficiale e definitiva, definitivamente assolutoria per i carnefici della nostra gente sul confine orientale, di quanto vi era successo dall’ottocento alle due guerre mondiali, di chiudere la porta a possibili rivendicazioni e di interdire ulteriori future ricerche, rendendo impossibile una volta di più aprire gli occhi sulle spaventose realtà del totalitarismo comunista e dell’oltranzismo nazionalistico slavo, facendo ricadere la colpa di tutto sugli italiani in quanto allora fascisti (ma anche prima e dopo il regime, “fascisti” in quanto italiani), non si voleva come non si vuole oggi arrivare a una Norimberga del comunismo, neppure in un settore limitato dell’Europa, perché le complicità tra la tirannide colla falce e martello e le “democrazie occidentali”, primo fra tutti il regime <span style="text-decoration: underline;">collaborazionista</span> instaurato in Italia dai vincitori, sono state e sono ramificate ed estese.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dalla stesura del mio articolo quattro anni fa ad ora, diverse cose sono cambiate, ma che non gli hanno tolto validità, ma semmai, paradossalmente, l’hanno rafforzata. Certo, oggi la sinistra, quella che si dice non più comunista, non ha il volto truce e truculento dei tempi andati, è diventata più melliflua, e forse proprio per questo più pericolosa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La novità maggiore di questi ultimi anni è stata probabilmente la confluenza dei sedicenti ex comunisti e dei sedicenti ex democristiani nel PD, partito-museo (o mausoleo) della Prima Repubblica, quasi un’esplicita ammissione che costoro, che sono vissuti per cinquant’anni dell’antagonismo reciproco delle rispettive basi, hanno preso gli Italiani per i fondelli per mezzo secolo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi un governo nato da una congiura di palazzo come sedicente risposta a una crisi economica provocata apposta per spingere sulla strada dell’eliminazione del residuo potere degli stati nazionali, delle privatizzazioni, della globalizzazione, si appresta a liquidare quel che resta dello stato sociale, eredità del fascismo, che per decenni ha garantito il benessere del nostro popolo, e un governo clerico-finanziario sostenuto dalla UE e dalla sinistra si appresta ad allargare le quote d’ingresso degli extracomunitari in Italia in ossequio alle richieste della CEI, con la benedizione di quel vecchio arnese comunista che ingombra le stanze del Quirinale, che ha dichiarato “follia” non dare di corsa la cittadinanza italiana a chicchessia che una donna clandestina scodelli sul nostro suolo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E’ chiaro che si vuole colpire il popolo italiano nella sua sostanza etnica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non è proprio questo il momento di lasciare nell’ombra gli scheletri nell’armadio comunista.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Fabio Calabrese" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/fabio-calabrese/">Fabio Calabrese</a><em></em></p>
<p>* * *</p>
<p style="text-align: justify;">“Cane non mangia cane”, dice un proverbio, ed è vero, ma ci sono animali ben più feroci dei cani, ad esempio gli squali ed i comunisti, gli uni e gli altri non solo sono ben più pericolosi di un cane anche idrofobo, ma praticano disinvoltamente il cannibalismo ed anche l&#8217;autofagia, ossia il divorare se stessi; uno squalo eccitato dall&#8217;odore del sangue, in preda alla frenesia alimentare, se ha il ventre squarciato, può divorare le proprie viscere; esattamente come nei processi staliniani gli imputati confessavano spontaneamente delitti mai commessi, convinti in tal modo di rendere un servizio “alla causa”, “causa” che poi coincideva con gli umori del pazzo sanguinario insediato al Cremlino, il più grande assassino della storia umana. Squalo divora squalo, comunista sbrana comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">Su ciò non possono esserci dubbi. Chi è stato l&#8217;uomo che ha fatto uccidere più comunisti nel corso del XX secolo? Mussolini no di certo, la sua è stata una dittatura blanda che non ha conosciuto né lager né persecuzioni di massa, e forse a tratti persino troppo generosa con i nemici. Hitler? Pinochet? Certamente no; è stato sempre lui, l&#8217;inarrivabile Josef Vissarionovich Djugasvili, in arte Stalin che ne ha fatti massacrare a decine di milioni; il suo primato è forse insidiato solo da Mao Tse Tung (o Dse Dong) se andiamo a considerare i milioni di cinesi uccisi prima, dopo ma soprattutto durante la cosiddetta “rivoluzione culturale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo lo sappiamo, lo sappiamo da tempo, non rappresenta in alcun modo una novità, ma la storia del comunismo, il vero <span style="text-decoration: underline;">impero del male</span> del XX secolo, (altro che quei <span style="text-decoration: underline;">dilettanti</span> dei nazisti; e di quei bonaccioni dei fascisti che non sono mai riusciti ad andare molto oltre qualche manganellata ed un po&#8217; di olio di ricino, non parliamo proprio!) è un pozzo senza fondo di orrori, e più si scava, più atrocità, una più agghiacciante dell&#8217;altra, vengono alla luce. Tuttavia, quella che vorrei segnalarvi questa volta, è un&#8217;atrocità tutta particolare per il suo significato,  anche nell&#8217;ambito del cannibalismo con la falce e martello (comunisti trucidati da comunisti), e pur situandosi storicamente come un episodio marginale in una mattanza di ben più vaste dimensioni compiuta dai boia con la stella rossa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/foibe.jpg"><img class="alignleft  wp-image-9099" style="margin: 10px;" title="foibe" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/foibe.jpg" alt="" width="349" height="420" /></a>Prima di procedere, però, è opportuna una premessa. Oggi viviamo, sembra proprio, in tempi di revisionismo, un revisionismo strano e schizofrenico nel quale sono proprio gli eredi del comunismo che, con sessant&#8217;anni di ritardo, si recano a rendere un omaggio tardivo alle vittime dei loro padri e dei loro consanguinei ideologici. Ad inaugurare questa “nouvelle vague” revisionista fu nel 2005 Walter Veltroni che venne qui da noi a Trieste a piangere sulla foiba di Basovizza; l&#8217;anno scorso fu Massimo D&#8217;Alema a recarsi in Ungheria a rendere omaggio ai caduti dell&#8217;insurrezione del 1956. Quest&#8217;anno è stato il presidente Napolitano a parlare delle foibe, provocando la reazione isterica di chi ha la coda di paglia lunga un chilometro, della presidenza croata. Ora diciamo chiaro che tutto questo è inaccettabile: costoro glissano in maniera spudorata sul fatto di aver taciuto e mentito per sessant&#8217;anni, peggio, di aver condannato all&#8217;ostracismo, all&#8217;emarginazione, alla demonizzazione politica coloro che osavano dire la verità. Se veramente costoro avessero intenzione di fare ammenda delle nefandezze della loro parte politica, dovrebbero arrivare a ripensamenti di ben altra portata, abbandonare l&#8217;agone politico; invece, in questi termini il “messaggio” suona contraddittorio ed ipocrita: “Vi abbiamo mentito per sessant&#8217;anni, quindi continuate ad avere fiducia in noi!”</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, costoro, che proclamano di aver finalmente compreso gli orrori del totalitarismo “rosso”, continuano ad intrattenere ottimi rapporti con i regimi cinese e cubano dove questi orrori sono realtà presenti ed attuali, a chiara dimostrazione che finché esiste, questo tipo di regime non è e non sarà mai compatibile con il rispetto dei diritti umani: è un esempio eclatante di quel che Jean François Revel chiamerebbe “la conoscenza inutile”, George Orwell avrebbe identificato come bis-pensiero e noi possiamo ad ogni modo definire come “pensare a compartimenti stagni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Di più: questo “buonismo” di cui oggi costoro si ammantano, è forse l&#8217;ultima, ben congegnata, mistificazione; se costoro sono “dei buoni”, ecco che gli orrori della loro parte politica sono automaticamente retrocessi ad “errori”, e ci possiamo chiedere se costoro stiano rendendo alle vittime dell&#8217;abominio comunista un tardivo omaggio, o l&#8217;ultimo sottile insulto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può parlare di errori del comunismo, perché il comunismo è stato, è, dove è ancora sciaguratamente al potere, in sé, per sua natura, una macchina totalitaria stritola-uomini. In questo contesto, la storia dei comunisti vittime del comunismo, di coloro che sono stati inghiottiti dalla mostruosità cannibale di cui erano partecipi, non è certo quella che muove a maggiore pietà (“sono andati a cercarsela”, si potrebbe dire), ma probabilmente è la più illuminante sulla reale natura dell&#8217;ideologia folle e sanguinaria che ha cercato di realizzare “il paradiso in terra” su di una montagna di cadaveri.</p>
<div id="attachment_9100" class="wp-caption alignright" style="width: 336px"><img class=" wp-image-9100 " title="Achille Beltrame, copertina de &quot;La Domenica del Corriere&quot;, del gennaio 1944." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/foibe-beltrame.png" alt="Achille Beltrame, copertina de &quot;La Domenica del Corriere&quot;, del gennaio 1944." width="326" height="419" /><p class="wp-caption-text">Achille Beltrame, copertina de &quot;La Domenica del Corriere&quot;, del gennaio 1944.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sarà bene avere chiaro il quadro storico: nell&#8217;imminenza della fine della seconda guerra mondiale e della capitolazione dell&#8217;Asse, da parte comunista, ossia di Stalin e del suo manutengolo jugoslavo Tito, in perfetto accordo con il primo, fu portata avanti un&#8217;operazione, senza dubbio pianificata da lungo tempo a tavolino, di far avanzare il mondo slavo verso occidente ai danni di quello germanico ed italiano, di cancellazione della presenza tedesca ad est del fiume Oder e di quella italiana sulla sponda orientale dell&#8217;Adriatico. Questo significava il massacro a sangue freddo di decine, centinaia di migliaia, milioni di persone, civili non combattenti, in massima parte donne, vecchi e bambini, per costringere gli altri ad abbandonare le loro case e le loro terre fuggendo per salvarsi la pelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima del 1940 vivevano nelle terre tedesche ad est dell&#8217;Oder quindici milioni di persone. Dopo la guerra sono stati contati in Occidente dodici milioni di profughi da quelle regioni; e gli altri tre milioni che fine hanno fatto? Nel febbraio 1945 i Tedeschi riconquistarono temporaneamente il paese di Gumbinnen nella Prussia orientale e si trovarono di fronte scene allucinanti da sconvolgere i più incalliti veterani: cadaveri di vecchi cui era stato dato fuoco dopo averli crocifissi alle porte delle loro case, corpi di donne che erano state lasciate ad agonizzare con il ventre squarciato dopo essere state stuprate innumerevoli volte; i medici della <em>Wehrmacht </em>riscontrarono segni di stupro sui corpicini di bambine di età inferiore a tre anni; insomma, il comunismo nella sua essenza più pura.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle nostre terre la stessa realtà porta un nome che un tempo indicava solo le cavità naturali scavate nella roccia dal dilavamento delle acque, ma che oggi indica l&#8217;epitome dell&#8217;orrore: foibe. Gli assassini jugoslavi con la stella rossa trascinavano le loro vittime, colpevoli solo di essere italiane, sul bordo di questi inghiottitoi naturali che si trovano con frequenza sul Carso, dopo averle legate le une alle altre in fila indiana di solito con il filo spinato; quindi sparavano ai primi della fila che trascinavano gli altri con sé cadendo. In questo modo si risparmiavano le pallottole, mentre molte delle vittime di questo trattamento rimanevano con le ossa rotte sul fondo della foiba ad agonizzare per ore o per giorni.</p>
<div id="attachment_9101" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-9101  " title="Recupero di salme di infoibati" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/recupero-300x300.jpg" alt="Recupero di salme di infoibati" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Recupero di salme di infoibati</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quanti italiani furono massacrati nelle foibe? Riuscire a capirlo è importante perché da parte comunista e “sinistra” non solo jugoslava, ma anche italiana (ed è la cosa che fa più schifo) è esistito ed esiste ancora un estesissimo riduzionismo e negazionismo, poiché l&#8217;esistenza delle foibe e degli orrori di cui esse sono state teatro non possono essere negati, la tendenza a ridurre la cosa ad una serie di vendette personali, rese comprensibili, anche se non giustificate, dal clima della guerra. Tutto ciò è assolutamente falso, si trattò di un&#8217;estirpazione dell&#8217;etnia italiana certamente pianificata, dalla sponda orientale dell&#8217;Adriatico, in poche parole, di un <span style="text-decoration: underline;">genocidio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni anni fa la Slovenia pubblicò un elenco di circa 3.000 infoibati <span style="text-decoration: underline;">nella sola provincia di Gorizia</span> avanzando la ridicola pretesa che questo elenco fosse completo e comprensivo di tutti gli Italiani massacrati dalle bande titine. A smentirli, a smentire queste canaglie cui oggi è stato concesso di entrare nell&#8217;Unione Europea senza nemmeno fare i conti con il loro passato, senza dover rendere alle vittime ed ai loro familiari nemmeno il tributo della memoria, basterebbero le dichiarazioni rilasciate dall&#8217;ex braccio destro di Tito e poi dissidente Milovan Gilas, che quantificò le vittime delle foibe in circa 30.000, aggiungendo con sorprendente candore: “Li ammazzammo, non perché fossero fascisti, ma perché erano italiani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Trattandosi dell&#8217;ammissione di uno dei responsabili, ci possiamo aspettare che questa cifra sia sottostimata, non certo sovrastimata; infatti <span style="text-decoration: underline;">i numeri, i puri e semplici numeri</span> parlano un linguaggio ancora diverso. Il censimento del 1921 quantificò in 500.000 gli Italiani viventi nell&#8217;Istria e nella Venezia Giulia di allora, che costituivano circa il 70% della popolazione complessiva. Purtroppo, fra il 1921 ed il 1940, non furono tenuti censimenti, ma è ragionevole supporre che in questo lasso di tempo la popolazione sia cresciuta piuttosto che diminuita. Dopo la guerra si sono contati in Italia 350.000 profughi dalle regioni annesse alla Jugoslavia. Ed i 150.000 che mancano all&#8217;appello? Un&#8217;esigua minoranza, quella che  costituisce la minoranza italiana in quelle che oggi sono la Slovenia e la Croazia riuscì a salvarsi; erano coloro che riuscirono a farsi passare per sloveni o croati; altri saranno deceduti per fatti di guerra, ma una stima prudente delle vittime delle foibe non può scendere al disotto di 70-80.000 unità, e quasi sicuramente il numero reale supera i 100.000 assassinati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul concetto di “fatto di guerra”, poi occorre intendersi; infatti, ad esempio Zara subì tra il 1943 e la metà del 1945, 37 bombardamenti, di quelli che cambiano la topografia del paesaggio, pur non ospitando né installazioni militari né impianti industriali. “La colpa” di Zara era quella di essere la più importante città italiana della Dalmazia, e la presenza italiana in Dalmazia doveva essere annientata, anche perché essa rivelava la verità, imbarazzante per gli “alleati” occidentali, che con la pace di Parigi del 1919 che aveva poi creato le premesse del secondo conflitto mondiale, la nostra vittoria era stata effettivamente mutilata ed i sacrifici e gli eroismi del Piave e di Vittorio Veneto annullati, negandoci la Dalmazia e Fiume (non fosse stato per l&#8217;impresa dannunziana). La verità è che gli “alleati” occidentali furono conniventi e complici assieme agli assassini comunisti, di atrocità assolutamente analoghe di quelle di cui poi finsero d&#8217;indignarsi tanto a Norimberga, né altrimenti si possono considerare bombardamenti terroristici contro la popolazione civile nel quadro di una “pulizia etnica” chiaramente genocida.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, questo è il quadro storico; vediamo ora le circostanze che hanno portato alla stesura del documento che ci apprestiamo ad esaminare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pentitismo ed il revisionismo che oggi i “compagni” manifestano su queste tematiche è una novità recente ed improvvisa; fino a pochissimo tempo fa, la loro politica era quella di negare e dissimulare, indicare (al pubblico ludibrio!) come “fascisti” tutti quelli che avevano il coraggio di dire la verità. Ricordo benissimo un comunicato della CGIL scuola nel 2004 (tre anni fa, non trenta anni fa) nel quale si stigmatizzavano le manifestazioni per il cinquantennale del ritorno di Trieste all&#8217;Italia come “nazionalismo intollerante” (che è sempre quello italiano, mai quello slavo), e le foibe, ed il lungo martirio subito dalle nostre genti per 11 anni, dal 1943 al 1954, non esistevano proprio!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/1984/8861"><img class="alignright size-medium wp-image-8333" style="margin: 10px;" title="1984" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/1984-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>La prima e l&#8217;ultima vittima del comunismo e della prassi dello sterminio di massa come normale strumento “politico” è sempre la verità. Orwell l&#8217;ha insegnato con chiarezza, dipingendo in <em><a title="1984" href="http://www.libriefilm.com/1984/8861">1984</a> </em>con precisione i meccanismi interni del sistema comunista. Il totalitarismo trae la sua linfa vitale dalla menzogna e dalla riscrittura della storia. La menzogna è prassi comune nell&#8217;“educazione” delle nuove leve slovene e croate, laddove lo sciovinismo nazionalistico ha semplicemente sostituito l&#8217;ideologia comunista, mantenendone la ferocia omicida. Ai ragazzi sloveni e croati si fa credere che nelle terre strappateci dai loro padri con la violenza più bestiale e che furono parte integrante della civiltà veneta, gli Italiani non sarebbero giunti prima del 1919, e si gabellano le chiese ed i campanili veneziani della costa dalmata da cui è stato scalpellato il leone di San Marco per “arte croata”. Non basta, le vittime devono essere persuase della “giustezza” dell&#8217;abuso compiuto, come espiazione di presunti “crimini fascisti” non devono turbare la “convivenza democratica” con rivendicazioni o semplicemente con la persistenza della memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo decennio del secolo scorso, e fino al cambio di rotta dell&#8217;ultimo paio d&#8217;anni, è stato forse il periodo peggiore; fidando della scomparsa per naturale estinzione dei testimoni diretti, era il momento ideale per far passare la “riscrittura orwelliana” della storia, anche con la scusa di favorire “l&#8217;uscita dal comunismo” prima della Jugoslavia, poi dei Paesi nati dal suo smembramento, si dovevano porre le condizioni perché fosse una volta per tutte impossibile chiedere conto delle atrocità commesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-fantasmi-del-cansiglio-eccidi-partigiani-nel-trevigiano-1944-1945/9971" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9102" style="margin: 10px;" title="cansiglio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cansiglio.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>In questo clima, nel quale la democrazia si faceva a tutti gli effetti erede del comunismo e pretendeva di fondare il futuro sulla menzogna allo stesso modo di questo, nacque nel 1991 la “commissione mista” italo-jugoslava, divenuta poi italo-slovena di storici o sedicenti tali, che doveva fissare la “verità storica” di regime su questi eventi una volta per tutte, con un procedimento da “ministero della verità” orwelliano ed in modo da sbarrare la strada per sempre ad ulteriori ricerche storiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “documento” riflette in maniera pressoché totale lo “spirito di Osimo”, sempre per “non turbare l&#8217;evoluzione democratica della Slovenia”, gli “storici” italiani della commissione hanno finito per sposare in pieno le tesi dell&#8217;altra parte, che poi non si distinguono in nulla dalla propaganda titina sull&#8217;argomento: una forte minimizzazione degli eccidi e delle violenze delle foibe, presentati come “comprensibile reazione” alle presunte e mai specificate “violenze fasciste”, una sottostima della presenza storica italiana nelle terre passate alla Jugoslavia e tutto l&#8217;armamentario del rivendicazionismo slavo fino all&#8217;Isonzo e, se possibile, fino al Tagliamento, con in più una nota quasi umoristica se non stessimo parlando di una tragedia colossale: l&#8217;esodo degli Italiani dell&#8217;Istria spiegato come effetto del boom economico italiano <span style="text-decoration: underline;">che doveva verificarsi una decina d&#8217;anni più tardi</span>.</p>
<p style="text-align: justify;">I “lavori” della commissione mista hanno richiesto una digestione particolarmente laboriosa, ed il “documento” è stato defecato solo una decina di anni dopo, comparendo sul “Piccolo”, il quotidiano triestino il 4 aprile 2001, e considerando l&#8217;entità dello stesso, la commissione non ha steso più di una o due paginette l&#8217;anno, per le quali di certo è stata lucrosamente retribuita col denaro pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Null&#8217;altro vi sarebbe da aggiungere a questo riguardo, tranne segnalare il fatto che uno almeno dei membri italiani della commissione, R. P., è un ex puledro di razza della DC locale che, dopo il terremoto politico del 1991, si è riciclato come “storico” e giornalista, e non per altro se non per segnalare la totale contiguità esistita fra democristiani e comunisti nel  quadro politico italiano, che non ha solo prodotto un sistema d&#8217;intrallazzo politico-mafioso di cui il PCI ha sempre largamente beneficiato insieme alla DC, ma anche, sul confine orientale, quella politica di totale cedimento all&#8217;interesse slavo-comunista, di mancata tutela, di compromissione delle posizioni italiane che ha avuto il suo infame capolavoro nel trattato di Osimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/infoibati/6849" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9103" style="margin: 10px;" title="infoibati" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/infoibati.jpg" alt="" width="200" height="298" /></a>Il “documento” defecato dopo dieci anni dalla commissione evidentemente affetta da stipsi, ha avuto una ben più pronta risposta in un opuscolo pubblicato dall&#8217;IRCI (Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata) nel giugno 2001, <em>Dieci anni per un documento</em>, curato da Piero Delbello ed a cui hanno collaborato Almerigo Apollonio, Antonio Sema, Pierluigi Sabatti e Roberto Spazzali. E&#8217; quest&#8217;ultimo fascicolo che c&#8217;interessa, poiché in esso, con un lavoro di ben altra serietà rispetto alle coprologie propagandistiche della commissione mista, non ci si è limitati a ribattere punto per punto le mistificazioni del coprolito decennale, ma si è andati a sviscerare anche aspetti poco noti della storia di questa regione durante gli anni terribili; ad esempio, sebbene a Trieste esista, foraggiato dal denaro pubblico, s&#8217;intende, un pleonastico e propagandistico “Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione”, che serve soprattutto come sinecura per fornire un doppio stipendio ad alcuni docenti evidentemente comunisti, nessuno ci ha mai raccontato cosa accadde delle formazioni partigiane composte da comunisti di nazionalità italiana che militarono agli ordini del IX Corpus titino; squali e giuda che finirono sbranati dal più grande squalo, dal leviatano jugoslavo, s&#8217;intende, sulla cui sorte non vale la pena di spendere una lacrima di pietà, ma è una storia che è utile conoscere, perché ci dà modo di comprendere qualcosa che forse finora ci era sfuggito sulla vera natura del comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche qui, però, bisogna fare un passo indietro: sebbene non esistano documenti che lo provino, tutto lascia intendere che durante la “resistenza” fra il PCI ed i comunisti jugoslavi, fra Togliatti e Tito, sia avvenuto un immondo baratto: l&#8217;appoggio alle rivendicazioni jugoslave su tutta la Venezia Giulia e tutto il Friuli fino al Tagliamento in cambio dell&#8217;aiuto ai comunisti italiani da parte della Jugoslavia per fare anche da noi “la rivoluzione socialista”; difatti solo così è possibile spiegare il fatto che le formazioni partigiane comuniste della Venezia Giulia e del Friuli transitarono agli ordini del IX Corpus jugoslavo, e la brigata di partigiani non comunisti Osoppo, per essersi rifiutata di farlo rendendosi conto che si trattava di un atto che prefigurava l&#8217;annessione dell&#8217;intero Friuli alla Jugoslavia, fu massacrata fino all&#8217;ultimo uomo dai partigiani comunisti della brigata Garibaldi, dopo essere stata circondata e disarmata con l&#8217;inganno, alle malghe di Porzus, in uno degli episodi più luminosi (nel senso che gettano una chiara luce rivelatrice) della “resistenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">La sorte cui andarono incontro costoro nelle zone rimaste italiane (non certo per loro merito!) del Friuli e della Venezia Giulia, ed in quelle passate sotto controllo jugoslavo (compresa Trieste nell&#8217;immediato dopoguerra) fu ovviamente diversa. Nelle prime, come nel resto d&#8217;Italia, costoro diventarono “gli eroi” di una guerra che non avevano combattuto (posto che fare attentati per provocare la rappresaglia contro le popolazioni civili,  tendere agguati sparando alla schiena e massacrare i vinti disarmati dopo che si sono arresi, non è combattere), e sugli episodi più infami della “resistenza” come la strage di Porzus fu steso un velo di silenzio omertoso, mentre coloro che avevano veramente combattuto per difendere l&#8217;Italia, i ragazzi della RSI, rimanevano esposti alle vendette più feroci.</p>
<p style="text-align: justify;">Quelli che invece si trovarono nelle zone passate sotto controllo jugoslavo, andarono incontro ad un destino alquanto diverso, ce lo racconta Antonio Sema nell&#8217;articolo <em>Riflessioni su un documento del confine orientale</em>, nel fascicolo dell&#8217;IRCI.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Il documento omette di approfondire le vicende dei numerosi combattenti partigiani italiani eliminati in maniera sospetta, come:</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Zol, comandante del Battaglione Triestino che nell’ottobre 1943, quando i tedeschi occuparono l’Istria, si ritira nel Carso istriano. Zol cerca un’intesa con gli sloveni che non vogliono una presenza autonoma di comunisti italiani nel territorio appena annesso, poi a novembre viene ucciso in un’imboscata dai contorni alquanto ambigui.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Pezza: rifiuta la confluenza nelle file slovene, costituisce il Battaglione italiano autonomo Giovanni Zol, che risponde al PCI triestino nel contesto del CLN italiano. Alla fine del febbraio 1944, viene passato per le armi da un distaccamento partigiano comandato dallo sloveno Carlo Maslo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ferdinando Marea, il comandante del Battaglione Triestino d’Assalto che vuole contattare il PCI triestino mentre il suo comando politico è d’accordo con gli sloveni, e viene catturato a Doberdò dai tedeschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento omette pure di ricordare la vicenda del battaglione autonomo Alma Vivoda che nell’agosto del 1944 riceva dagli sloveni l’ordine di sciogliersi, ma la Medaglia d’Oro Vincenzo Gigante risponde negativamente. A ottobre, il CLN sposta l’unità all’interno dell’Istria, dove sarà circondata e distrutta dai tedeschi”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Costoro, anche se partigiani comunisti, erano pur sempre italiani, e per loro non c&#8217;era posto nella costruenda Jugoslavia del maresciallo Tito. Non è il caso d&#8217;impietosirsi sulla loro sorte: gli utili giuda si rivelarono giuda idioti, e riscossero il salario di Giuda, ma la loro vicenda svela forse meglio di ogni altra la vera natura del comunismo: una menzogna dentro una menzogna, un inganno avvolto in un altro inganno, come una matrioska od un gioco di scatole cinesi: l&#8217;unità antifascista ed il presunto obiettivo del ristabilimento della democrazia erano evidentemente un imbroglio, una trappola per i gonzi, come dimostra chiaramente la strage di Porzus, ma anche il comportamento di certi “gentiluomini” della “resistenza” come il capo partigiano Salvatore Moranino, uso a denunciare alle SS i movimenti delle formazioni partigiane non comuniste; i comunisti in realtà avevano un solo obiettivo, “la rivoluzione”, ossia cancellare qualsiasi altro esclusi loro stessi per impiantare anche in Italia un abominio totalitario di tipo sovietico, ma gli ingannatori furono a loro volta ingannati perché “l&#8217;internazionalismo proletario” al quale credevano, altro non era che la maschera dello sciovinismo nazionalistico slavo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tito ed altrove Stalin hanno applicato alla lettera la ricetta suggerita da Hitler nel <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mein-kampf-hitler-adolf-edizioni/libro/9788889515358?a=395521" rel="nofollow" target="_blank">Mein Kampf</a></span></em>: il suolo straniero si può assimilare alla propria nazione; il sangue straniero no, va cacciato o soppresso.</p>
<p style="text-align: justify;">La menzogna è più di uno strumento indispensabile per l&#8217;affermazione del comunismo, è, potremmo dire, l&#8217;essenza più profonda del comunismo stesso. Nel vangelo è contenuto l&#8217;immortale detto (che si può apprezzare si sia credenti oppure no): “La verità rende liberi”, che ha un converso, la menzogna rende schiavi (oppure, come in questi casi e molti altri, cadaveri). Cancellazione della verità e soppressione della libertà vanno di pari passo. Menzogna, schiavitù, cancellazione dei diritti umani, soppressione degli oppositori o di chiunque non sia conforme magari per motivi etnici; il comunismo non è stato e non è, la dove ancora esiste, altro che questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi i “compagni” si presentano contriti e redenti dagli errori del passato, circonfusi da un alone di mitezza e di bontà. Permettetemi di essere scettico: dalle uova di squalo non possono nascere altro che squali.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/squalo-divora-squalo.html' addthis:title='Squalo divora squalo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Per Dio e per la Patria: gli Zeloti nel I secolo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 15:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Breve storia delle insurrezioni ebraiche contro il potere romano nel I secolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/per-dio-e-per-la-patria-gli-zeloti-nel-i-secolo.html' addthis:title='Per Dio e per la Patria: gli Zeloti nel I secolo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">Ancora ai tempi di Gesù, la memoria collettiva della appassionata difesa della libertà e del diritto di servire solo Dio era ancora ben viva nel Popolo d&#8217;Israele: solo 150 anni prima, i sostenitori degli Asmonei (Maccabei) detti &#8220;Hasidim&#8221; (cioè &#8220;i pii&#8221;), mossi da un profondo senso religioso, avevano volontariamente preso le armi per combattere contro l&#8217;oppressione pagana dei Seleucidi<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente i dominatori romani del periodo di Gesù erano molto meno oppressivi dei loro predecessori, ma la mancanza di libertà e i frequenti conflitti relativi al contrasto tra israelitismo e valori pagani che animavano gli invasori stranieri portavano spesso il popolo a ricordare gli eroi del passato, considerati strumenti della vendetta divina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo politico maggioritario, o almeno con il maggior seguito popolare era, nel I secolo, quello dei Farisei che, nonostante la loro quasi maniacale devozione ai comandi divini, sembrava accontentarsi di condannare l&#8217;idolatria romana e di fare in modo da rimanere separati da qualunque possibile contaminazione religiosa: sebbene in alcune occasioni anch&#8217;essi divenissero oggetto di brutali repressioni per il loro ostinato rifiuto di accettare qualunque pratica pagana legata al culto dell&#8217;imperatore, in nessun caso, nel periodo in esame, avrebbero giustificato l&#8217;uso della violenza per portare avanti le loro istanze<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; in questo quadro che prende vita il movimento zelota, nato, di fatto, per una questione &#8220;episodica&#8221;, in occasione di un censimento.</p>
<p style="text-align: justify;">I censimenti delle aree soggette erano, infatti, per i Romani, un modo per determinare le risorse tassabili dei popoli conquistati e, per un Ebreo osservante, era l&#8217;idea stessa che uno straniero potesse esigere tributi dal popolo di Dio e sulla terra di Dio ad essere inaccettabile<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8837219180" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/oltrelipotesiessenica.bmp" border="0" alt="Gabriele Boccaccini, Oltre l'ipotesi essenica. Lo scisma tra Qumran e il giudaismo enochico" width="80" height="123" /></a>E&#8217; già in quest&#8217;ottica che va inserita la recrudescenza di quella che era iniziata come la ribellione di un patriota di Trachonitis (Galilea orientale), Ezechia, che, nel 45 a.C. aveva riunito una banda di rivoltosi per lottare contro i Romani. In realtà, la sua lotta aveva avuto breve durata, dal momento che era stata quasi immediatamente bloccata dall&#8217;&#8221;agente romano&#8221; per eccellenza in Palestina, quell&#8217;Erode il Grande che non solo aveva catturato e messo a morte Ezechia ma, negli anni successivi, aveva fatto uccidere un numero talmente elevato di patrioti anti-romani da venire addirittura chiamato in giudizio dal Sinedrio, benché esso fosse guidato da Sadducei filo-romani (naturalmente il Sinedrio, su pressione dei dominatori, finì per proscioglierlo da ogni accusa e gli accusatori, al consolidamento del potere erodiano, pagarono con la vita la loro &#8220;insolenza&#8221;<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Alla morte di Erode, alcuni sostenitori galilei di Ezechia tentarono di riprendere le armi, venendo immediatamente schiacciati, ma quando, nel 6 d.C., Quirino, governatore della Siria, ordinò un censimento per determinare una più precisa tassazione nelle aree di sua competenza, per le ragioni di cui si è poc&#8217;anzi scritto, la ribellione popolare prese un impeto senza precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo a invocare una resistenza armata fu il figlio di Ezechia, Giuda di Gamala, ma solo quando un maestro fariseo molto rispettato come Zadok, anch&#8217;egli galileo, decise di prendere posizione a favore di Giuda il movimento zelota prese ufficialmente forma<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gamaliele, il più grande maestro fariseo del tempo (del quale quasi certamente fu discepolo Saulo/Paolo) ricorda che il gruppo di Giuda ebbe un grande seguito, ma, come menzionato anche dagli <em>Atti</em><a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>, anche il figlio di Ezechia venne ben presto catturato e quasi certamente ucciso da Erode Antipa<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal momento che, nella Terra Santa del I secolo ogni espressione politico-sociale doveva trovare le sue radici nella lettera torahica, possiamo domandarci su quali fondamenti biblici si basava il movimento creato da Giuda e Zadok. La risposta si trova espressamente nella figura di Pincas, il sacerdote che, in <em>Numeri</em><a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>, uccide con una lancia gli Israeliti che si sono piegati al culto di Baal e viene lodato per il suo zelo, che imita lo zelo di Dio: questo passaggio portò gli Zeloti a ritenere che qualunque atto violento fosse consentito contro coloro che inneggiavano a dei pagani e anche contro coloro, tra i Giudei, che cooperavano con un impero pagano.</p>
<div id="attachment_1742" class="wp-caption alignright" style="width: 198px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788802073064" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1742" title="antichita-giudaiche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/antichita-giudaiche-188x300.jpg" alt="Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche" width="188" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il fondamento di tutta la filosofia zelota era, in fondo molto semplice: dal momento che non esisteva alcun Dio al di fuori di Yahweh e che Israele era stato chiamato a servire Lui solo, il servizio in qualunque forma all&#8217;imperatore (nel culto, in schiavitù, nel pagare i tributi, etc.) era una forma di apostasia inconcepibile ed una offesa a Dio stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Flavio Giuseppe, che sicuramente aveva conosciuto da vicino il movimento, descrive il loro amore per la libertà nazionale come invincibile proprio per le sue basi religiose: la resistenza era, per uno Zelota, una responsabilità affidata da Dio a Israele, una prova di fede imposta ai &#8220;veri credenti&#8221; e ogni singolo membro del gruppo era assolutamente certo che, un giorno, la vittoria sarebbe stata loro, proprio perché Dio era dalla loro parte (e, da qui, nasceva sicuramente il coraggio e l&#8217;incredibile capacità di sopportazione delle sofferenze per cui divennero famosi)<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8838424683" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/manoscrittisegretidiqumran.bmp" border="0" alt="Robert H. Eisenman, Michael Wise, I manoscritti segreti di Qumran" width="95" height="162" /></a>Tutta la vita di uno Zelota si svolgeva in stretta conformità con la <em>Torah </em>e, proprio in relazione al comando torahico dell&#8217;Esodo &#8220;<em>non avrai altri dèi di fronte a me</em>&#8220;<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>, nasceva il loro rifiuto non solo di ogni dominazione straniera, ma anche di ogni forma monarchica che non avesse il supporto popolare. Sempre nel quadro torahico va inserita la fortissima attesa messianica che caratterizzava questo movimento, diffusosi soprattutto in Galilea: la necessità dell&#8217;aiuto divino doveva concretizzarsi nell&#8217;invio di un grande capo militare, un nuovo Davide, che avrebbe distrutto le schiere degli oppressori Romani e dei collaborazionisti erodiani e sadducei<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; solo tenendo presente queste premesse che si può correttamente comprendere il rapporto tra Zeloti e Gesù. Gesù aveva scelto come centro del suo ministero Cafarnao, a poche miglia da Gamala, culla dello Zelotismo: impossibile pensare che il movimento non avesse influenzato le aree contigue con la sua predicazione nazionalista e messianica ed è molto probabile che il suo radicamento in Galilea abbia influenzato sia direttamente che indirettamente il ministero del &#8220;nuovo predicatore&#8221; Gesù. Al di là degli elementi di para-zelotismo sicuramente presenti nel messaggio messianico originale del Cristo, dei quali si è già altrove avuto modo di parlare<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a>, è interessante notare come più volte Gesù stesso dovesse chiarire come il suo messaggio non fosse unicamente o precipuamente di natura politica. In <em>Giovanni</em>, ad esempio, troviamo: &#8220;<em>Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo</em>&#8220;<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a> e &#8220;<em>Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù»</em>&#8220;<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a> ed è probabilmente proprio per evitare fraintendimenti sul suo &#8220;stile messianico&#8221; (che, per altro, non aveva, in linea assoluta obiettivi politici così radicalmente differenti da quelli zeloti ma, lo si ripete, poneva tali obiettivi in secondo piano rispetto a quelli spirituali) che più volte Gesù impose il silenzio sui suoi miracoli<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a>. Evidentemente, però, il credo messianico di stampo zelota doveva essere talmente radicato che nulla poteva smuoverlo, se, ancora dopo la crocifissione e la resurrezione, gli apostoli domandano: &#8220;<em>«Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?»</em>&#8220;<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>. E&#8217; probabilmente proprio sulla base del &#8220;fraintendimento zelota&#8221; che i Romani condannarono Gesù alla crocifissione, una pena comminata dall&#8217;impero tipicamente ai rivoltosi nazionalisti<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>, così come comprovato dal cartello di condanna (il celeberrimo &#8220;I.N.R.I.&#8221;), che certamente non aveva, dal punto di vista giuridico<a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a>, alcun intento denigratorio o sarcastico come a lungo pensato, ma rientrava pienamente nel diritto romano di informazione pubblica sulle ragioni della pena eseguita, e dal fatto che i due &#8220;ladroni&#8221;, che non a caso subirono la stessa pena di Cristo, vengano evangelicamente definiti con lo stesso termine (&#8220;<em>lestes</em>&#8220;) normalmente usato proprio per i condannati zeloti<a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, nel frattempo, come si stava evolvendo il movimento di cui Gesù avrebbe, secondo molti, dovuto far parte?</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo visto che Giuda, il fondatore del partito  zelota, venne giustiziato da Antipa. Anche i suoi figli Giacobbe e Simeone, che avevano raccolto l&#8217;eredità paterna, vennero entrambi crocifissi approssimativamente nel 48, ma il movimento, pur decapitato, continuò a vivere, a fare proseliti in un periodo in cui la dominazione romana si stava via via facendo ancora più rigida (in una sorta di classico circolo vizioso in cui si rispondeva alla ribellione con l&#8217;inasprimento della repressione, a cui, a sua volta, corrispondeva una diffusione ancor maggiore del desiderio di libertà) e, scendendo verso la Giudea, ad assumere connotazioni e strutturazione sempre più militari. Con Menahem, forse un terzo figlio di Giuda o, più probabilmente, un suo nipote,  gli Zeloti si organizzarono in un vero e proprio esercito, piccolo ma assolutamente coeso e reso più forte dal collante ideologico-religioso che lo permeava, e riuscirono a compiere la loro prima impresa bellica: all&#8217;inizio della cosiddetta &#8220;Rivolta Giudaica&#8221;, nel 66, conquistarono la fortezza di Masada e dal suo arsenale trassero l&#8217;equipaggiamento e le armi che permisero loro di compiere il salto di qualità da bande contadine con armi di fortuna a leader della grande rivolta nazionale anti-romana. Da alcune fonti<a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a> è possibile ritenere che Menahem, vuoi per convinzione intima, vuoi per sfruttare l&#8217;appeal politico che ne poteva derivare, si atteggiasse a Messia liberatore, ma, a conti fatti, i suoi appelli alla rivoluzione nazionale ebbero, sia prima che dopo la presa della fortezza erodiana, un seguito piuttosto frammentario, in particolare presso gli altri grandi gruppi religiosi del tempo.</p>
<div id="attachment_1743" class="wp-caption alignright" style="width: 188px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804503149" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1743" title="storia-dei-giudei" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/storia-dei-giudei-178x300.jpg" alt="Giuseppe Flavio, Storia dei Giudei da Alessandro Magno a Nerone" width="178" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe Flavio, Storia dei Giudei da Alessandro Magno a Nerone</p></div>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente i Sadducei, da sempre strettamente invischiati con il potere politico, si barricarono ancor più dietro alla forza delle legioni e, anzi, il Sommo Sacerdote Anano (succeduto a Gionata, ucciso, a quanto possiamo capire<a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>, da dei &#8220;sicari&#8221;, cioè da appartenenti ad una specie di gruppo parallelo agli zeloti, sorto in Giudea e specializzato in omicidi politici mirati)  approfittò del caos derivante dalla morte del prefetto Festo (dopo la fine della dinastia erodiana, con la morte di Antipa nel 44, i prefetti, prima Felice e poi, appunto Festo, avevano, in pratica, assunto pieni poteri in gran parte della Palestina, attuando una durissima strategia di intimidazione<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>) per regolare alcuni conti con i suoi oppositori politici, facendone uccidere un gran numero (e, fra essi, anche molti cristiani e Giacomo, fratello di Gesù<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a>). Questa manovra provocò, però, il suo totale discredito, tanto che fu deposto e sostituito, dopo una durissima disputa che vide addirittura scontri di piazza tra sostenitori di diversi candidati, da un nuovo Sommo Sacerdote di nome Gesù, il cui credito popolare non fu mai, comunque, superiore a quello del suo predecessore<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questo atteggiamento corrotto e collaborazionista da parte del clero regolare contribuì a ulteriori fratture e a spingere molti verso lo zelotismo.</p>
<p style="text-align: justify;">I Farisei, che, per quanto possa apparire paradossale leggendo le accuse a loro rivolte nei <em>Vangeli</em>, apparivano per molti versi i più vicini al popolo, si ritrovarono divisi di fronte allo scoppio delle violenze e al clima anarchico che si stava prefigurando: la maggior parte si mantenne fedele all&#8217;idea di una resistenza non violenta e di una opposizione solo ideologico-religiosa alla dominazione, ma alcune frange si unirono agli Zeloti nel compiere atti concreti di lotta<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a>, come possiamo comprendere anche leggendo della sorte di Saulo/Paolo, noto fariseo prima della conversione, che, seppur con ogni probabilità si era mantenuto fedele alla linea &#8220;pacifista&#8221;, venne arrestato<a name="_ftnref26" href="#_ftn26">[26]</a> per il sospetto che fosse un capo-ribelle<a name="_ftnref27" href="#_ftn27">[27]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo recenti studi<a name="_ftnref28" href="#_ftn28">[28]</a>, furono comunque gli Esseni ad essere i più sensibili al richiamo nazionalista degli Zeloti: questi monaci isolati e iper-legalisti accorsero in massa dai loro eremi tra le file dei rivoltosi, mossi, probabilmente, dallo stesso spirito religioso che infiammava i &#8220;resistenti&#8221;. Non è certo un caso che alcuni loro documenti fondamentali, quali parti del &#8220;<em>Rotolo della Guerra</em>&#8220;,  a noi interamente noto grazie ai ritrovamenti di Qumran, siano stati trovati proprio a Masada<a name="_ftnref29" href="#_ftn29">[29]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, con l&#8217;apporto, seppur parziale, di componenti inizialmente estranee al movimento e anche grazie al disordine dell&#8217;amministrazione romana conseguente alla menzionata morte prematura di Festo, disordine a cui il successore Floro tentò di porre rimedio unicamente con una campagna piuttosto indiscriminata di crocifissioni<a name="_ftnref30" href="#_ftn30">[30]</a>, gli Zeloti emersero come guida di tutto lo spirito libertario che si stava diffondendo nel popolo ebraico e che si concretizzò nella rivolta generale del 66.</p>
<p style="text-align: justify;">A dare il via alle ostilità, però, non fu una loro azione, ma, come spesso accade, un evento fortuito ed episodico. A Cesarea, durante un &#8220;Sabbath&#8221;, un gentile, per caso, offrì un sacrificio pagano all&#8217;entrata di una sinagoga, provocando una sollevazione degli Ebrei della capitale imperiale, in cui risiedeva il prefetto di Roma. Per impedire altri problemi analoghi, il Sinedrio decise di porre fine ad ogni forma di sacrificio di origine straniera presso tutte le sinagoghe. Tra i sacrifici proibiti, però, vi erano anche quelli in onore dell&#8217;imperatore e Floro, per rappresaglia, giunse a Gerusalemme con le sue truppe, penetrò nel Tempio e ne sottrasse una gran quantità d&#8217;oro dalla camera del tesoro. Quando una folla si radunò per protestare, Floro ordinò ai suoi legionari di attaccarla, provocando un vero massacro in cui persero la vita più di 3.500 persone, tra cui molte donne e molti bambini. La reazione ebraica, a questo punto, fu immediata e massiccia: una enorme folla si riversò per le strade, soverchiando ampiamente il numero dei legionari e forzandoli a lasciare la città, per poi dirigersi verso la fortezza Antonia, che venne facilmente presa e i cui archivi (in cui vi erano i registri fiscali) vennero bruciati. Molto probabilmente, anche grazie alla mobilitazione di truppe verso Gerusalemme dei giorni successivi fu possibile per gli Zeloti occupare Masada, difesa ormai solo da un contingente romano ridottissimo. La presa del forte erodiano, ritenuto fino a quel momento uno dei capisaldi della potenza militare romana, infiammò l&#8217;animo della popolazione che cominciò ad ingrossare sempre più le file degli insorti, la cui <em>leadership </em>passò rapidamente nelle mani degli esponenti più estremisti: in particolare, Menahem venne ucciso da uno dei suoi luogotenenti, Eleazaro, che, subito dopo aver preso il potere, ordinò di giustiziare tutti i Romani rimasti a Gerusalemme e a Masada. Questa decisione segnò il punto di non ritorno di quella che divenne una guerra generalizzata e senza esclusione di colpi.</p>
<p style="text-align: justify;">I gentili di Cesarea, saputo di quanto accaduto ai loro compatrioti romani a Gerusalemme, si sollevarono contro gli Ebrei della loro città, iniziando un massacro così sistematico che in un solo giorno 20.000 abitanti vennero uccisi. Lo stesso accadde in numerose altre città dell&#8217;Impero, dove intere comunità giudaiche vennero sterminate per rappresaglia (nella sola Alessandria si contarono 50.000 morti).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, Gallo, governatore della Sira, sotto la cui giurisdizione si trovava anche la Palestina, mosse verso Gerusalemme con la XII Legione per ristabilire l&#8217;ordine, ma gli Zeloti organizzarono un&#8217;imboscata presso il passo di  Beth Horon e la legione venne annientata.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, il problema, da locale che era, divenne un affare di stato e Nerone, informatone, agì con grande celerità, incaricando il suo miglior generale, Vespasiano, di porre immediatamente e definitivamente fine al &#8220;problema giudaico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Vespasiano iniziò la sua campagna nel 67, attaccando direttamente il cuore del movimento, quella Galilea da cui tutto aveva avuto origine e che ora era sotto il comando di un giovane prete di nome Giuseppe. Con un&#8217;armata di 50.000 uomini formata da <em>Legio V Macedonica</em>, <em>X Fretensis</em>, e <em>XV Apollinaris</em>, Vespasiano ebbe presto la meglio, occupando Seffori, Iotapata (in cui Giuseppe fu catturato e, giunto a Roma come schiavo, divenne presto lo scriba liberto passato alla storia come Flavio Giuseppe) e radendo al suolo Gamala (in cui 10.000 uomini furono passati a fil di spada). Dopo una serie impressionante di massacri, crocifissioni e deportazioni in schiavitù, due mesi dopo la Galilea era di nuovo romana<a name="_ftnref31" href="#_ftn31">[31]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da lì, Vespasiano si mosse verso la costa, prendendo Giaffa, Gerico ed Emmaus e riuscendo ad isolare Gerusalemme.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 68 la campagna subì uno stop momentaneo a causa del suicidio di Nerone e dell&#8217;ascesa di Vespasiano al trono imperiale, ma ben presto il nuovo imperatore incaricò il figlio Tito di completare l&#8217;opera da lui iniziata.</p>
<div id="attachment_1744" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788842087489" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1744" title="nerone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/nerone.jpg" alt="Edward Champlin, Nerone" width="200" height="297" /></a><p class="wp-caption-text">Edward Champlin, Nerone</p></div>
<p style="text-align: justify;">Intanto, a Gerusalemme la situazione si era fatta insostenibile: diverse fazioni zelote, che avevano dovuto convergere dalle varie aree già &#8220;normalizzate&#8221; da Roma, si incolpavano della sconfitta e si ebbe addirittura il caso di un gruppo che controllava la &#8220;spianata del Tempio&#8221; e che si mise a nominare i propri alti sacerdoti, mentre i Sadducei che avevano tentato di opporre resistenza vennero macellati insieme a 8.500 loro sostenitori. Non mancava neppure la dissidenza anti-zelota: Simon Ben Giora, un altro dei numerosissimi Messia autoproclamati del tempo, penetrò in città ed attaccò con i suoi seguaci le roccaforti zelote. Naturalmente venne facilmente sconfitto, ma tutto ciò contribuì a peggiorare il clima di instabilità ed anarchia che portò, nell&#8217;estate del 69, alla situazione paradossale di una Gerusalemme circondata e divisa al suo interno in tre aree, corrispondenti a fazioni che si combattevano apertamente. La giovane comunità cristiana si tenne prudentemente lontana dalla contesa, riparando sui monti e disinteressandosi di quanto stava accadendo, cosa questa che, probabilmente, portò alla frattura irreversibile dei rapporti ebraico-cristiani nei secoli a seguire<a name="_ftnref32" href="#_ftn32">[32]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella primavera del 70, Tito arrivò alle porte di Gerusalemme con un contingente di 80.000 uomini e quasi subito, a maggio, riuscì a far breccia nella terza cerchia di mura, penetrando in città. Cinque giorni dopo fu la volta della seconda cerchia: metà di Gerusalemme era in mano romana e  l&#8217;altra metà venne stretta d&#8217;assedio per spingere gli asserragliati a cedere per fame. Incredibilmente, le uccisioni tra le diverse fazioni ebraiche continuarono anche in questa situazione estrema: la gente si uccideva per un pezzo di pane e gli zeloti più intransigenti tagliavano la gola a chiunque sospettassero stesse meditando di arrendersi. Per altro, nessuno si curava di seppellire i morti, cosicché l&#8217;intera città era divenuta una sorta di grande cimitero a cielo aperto. Flavio Giuseppe riporta che, dal momento che alcuni ebrei avevano ingoiato delle monete d&#8217;oro prima consegnarsi ai Romani, alcuni squartavano immediatamente coloro che tentavano di fuggire per cercare denaro nelle loro viscere (in una notte ne furono squartati più di 2000)<a name="_ftnref33" href="#_ftn33">[33]</a>. Chi riusciva ad arrendersi, comunque, non aveva un trattamento migliore: sempre Flavio Giuseppe ricorda come i Romani li crocifiggessero davanti alle mura nelle posizioni più incredibili per incutere terrore negli assediati e come il numero degli agonizzanti ad un certo punto fu tanto elevato che i legionari dovettero sospendere questa pratica perché non si trovavano più pali per le croci<a name="_ftnref34" href="#_ftn34">[34]</a>. Anche la fame portò via un numero impressionante di vittime: sebbene il computo di Flavio Giuseppe di 600.000 cadaveri gettati fuori dalle mura sembri francamente esagerato, esso dà bene il senso del massacro che si compì all&#8217;interno della prima cerchia muraria.</p>
<p style="text-align: justify;">La fortezza Antonia cadde a metà luglio e il 6 agosto cessarono i sacrifici al Tempio, che fu preso il 9 di Ab (circa verso la fine di agosto) e venne distrutto dalle fondamenta, esattamente 600 anni dopo la distruzione del primo Tempio da parte dei Babilonesi. Nessun Tempio doveva mai più essere ricostruito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 30 agosto cadde la città bassa, seguita in settembre dall&#8217;acropoli. Tito ordinò di radere al suolo tutti gli edifici, ad eccezione di tre torri del palazzo di Erode, che dovevano rimanere a perenne ricordo della passata grandezza cancellata dalla punizione di Roma. Tutti i cittadini vennero giustiziati, venduti in schiavitù o inviati come carne da macello ai giochi circensi: la carneficina superò ogni possibile immaginazione, con 11.000 prigionieri che morirono di fame solo aspettando il turno per la propria esecuzione, circa un milione di morti complessivi e 100.000 maschi adulti ridotti in schiavitù<a name="_ftnref35" href="#_ftn35">[35]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni Zeloti trovarono rifugio a Masada, dove speravano di resistere ai Romani. Tito lasciò la loro sorte nelle mani del nuovo governatore della Siria, Silva, che li strinse d&#8217;assedio con la X Legione nel 72. Masada sorgeva su un altopiano a 400 metri sul livello del mare ed era pressoché inespugnabile, con le sue mura alte 5 metri, le sue venti torri e un unico punto d&#8217;accesso dato dal famoso &#8220;sentiero del serpente&#8221;, una mulattiera talmente ripida e piena di tornanti da risultare difficilmente percorribile persino dalle truppe di fanteria. Anche la possibilità di catturare la fortezza per fame era remota, dal momento che gli enormi magazzini fatti costruire da Erode erano stracolmi di cibo ed armi e le cisterne erano piene d&#8217;acqua. Insomma, Masada sembrava l&#8217;ultimo bastione capace di resistere all&#8217;impeto dei soldati dell&#8217;aquila<a name="_ftnref36" href="#_ftn36">[36]</a>. Durante i sette mesi successivi, i Romani riuscirono, però, con l&#8217;impiego estensivo di schiavi catturati durante la fase precedente della campagna, a costruire una lunga rampa d&#8217;assedio lungo il lato occidentale della montagna e, tramite un grande ariete, ad aprire una breccia lungo le mura: gli Zeloti tentarono di rifortificare le difese con pali di legno, ma questi vennero incendiati dagli assedianti. Nella notte successiva al rogo dell&#8217;ultimo baluardo, vi fu una riunione dei capi zeloti e i loro leader, Eleazaro di Gamala, lanciò l&#8217;idea che l&#8217;unica soluzione onorevole fosse il suicidio collettivo: tutti sapevano ciò che i Romani avrebbero fatto a loro e alle loro famiglie e, soprattutto, dopo aver dedicato le loro vite a servire Dio, questi &#8220;combattenti della fede&#8221; non si sarebbero mai abbassati a servire i pagani.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione fu accettata all&#8217;unanimità. Ogni uomo uccise i membri della sua famiglia e dieci combattenti furono scelti per abbattere tutti gli altri soldati. Poi, uno di essi uccise gli altri nove e commise suicidio e solo due vecchie e cinque bambini furono risparmiati per raccontare al mondo ciò che era avvenuto: così facendo, gli Zeloti tolsero ai Romani la soddisfazione del trionfo finale, ma, con le loro vite, anche la resistenza giudaica ebbe fine.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito, i Romani costruirono un edificio sacro in onore di Giove sulla spianata del Tempio di Erode e, circa cinquant&#8217;anni dopo, l&#8217;imperatore Adriano fece ricostruire Gerusalemme, a cui venne dato il nuovo nome di Aelia Capitolina, ma diede ordine che nessun ebreo potesse risiedervi. Se qualcosa poteva offendere ancor di più i pochi ebrei che ancora rimanevano in Palestina, questo era proprio l&#8217;impossibilità di poter vivere nella Città Santa. Così, quando nel 131 un carismatico discendente di Davide, Simon Bar Kochba, ricominciò a predicare la necessità di sollevarsi contro il giogo imperiale, le autorità religiose lo proclamarono Messia e una nuova ribellione (la &#8220;Seconda Guerra Giudaica&#8221;) prese vita sotto il suo comando.</p>
<p style="text-align: justify;">I Romani furono inizialmente presi alla sprovvista e sconfitti, ma la loro risposta non tardò a farsi pesantemente sentire: sotto il comando del generale Giulio Severo e persino di Adriano stesso, più di mille villaggi vennero distrutti e Bar Kochba fu catturato e ucciso. Nel 135 anche gli ultimi fuochi di ribellione vennero sedati: tutti gli Ebrei che non erano riusciti a fuggire furono ridotti in schiavitù o uccisi, l&#8217;israelitismo venne proibito e la Palestina venne completamente romanizzata<a name="_ftnref37" href="#_ftn37">[37]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Due nuovi movimenti religiosi presero grande impulso da questa immane tragedia: il Cristianesimo e il Giudaismo rabbinico: la &#8220;diaspora&#8221; ebraica portò il Cristianesimo in ogni regione dell&#8217;Impero, mentre il Giudaismo rabbinico, che derivava dal fariseismo, divenne l&#8217;unica fede ebraica ortodossa: gli Zeloti, così come i Sadducei e gli Esseni, erano spariti per sempre<a name="_ftnref38" href="#_ftn38">[38]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> I e II <em>Maccabei</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> J.Neusner, B.D. Chilton, <em>In Quest of the Historical Pharisees</em>, Kindle 2007, pp.121ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> M.Hengel, <em>The Zealots: Investigations into the Jewish Freedom Movement in the Period from Herod I Until 70 A.D</em>, T. &amp; T. Clark Publishers 2007, pp.28-34.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> <em>Ivi</em>, pp.47-48.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> K.C. Hanson, D.E. Oakman, <em>Palestine in the Time of Jesus: Social Structures and Social Conflicts</em>, Fortress Press 2008, pp.134-149.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> <em>Atti </em>5:37.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> M.Hengel, <em>citato</em>, p.59.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> Num. 25:7-13.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> Flavio Giuseppe, <em>Antichità Giudaiche</em>, XVII.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> Esodo 20:3.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a> K.C. Hanson, D.E. Oakman, <em>Citato</em>, pp.63-67.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a> L.Sudbury, <a title="Gesù: uomo di pace o patriota nazionalista?" href="http://www.centrostudilaruna.it/gesu-patriota-nazionalista.html"><em>Gesù:uomo di pace o patriota nazionalista?</em></a>, Centro Studi La Runa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a> Gv. 6:15.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a> Gv. 18:36.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a> Ad esempio in Mt. 12:16 e in Mc. 1:44.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a> Atti 1:6.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a> W.Carter, <em>The Roman Empire And the New Testament: An Essential Guide</em>, Abingdon Press 2006, pp.107-108.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a> <em>Ivi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a> Mc. 15:27.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a> Come riportato in K.C. Hanson, D.E. Oakman, <em>Citato</em>, pp.91-92.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a> Flavio Giuseppe, <em>Antichità Giudaiche</em>, XX.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a> Atti 12:19-23.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a> Flavio Giuseppe, <em>Antichità Giudaiche</em>, XVII.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a> <em>Ivi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a>.C. Hanson, D.E. Oakman, <em>Citato</em>, pp.88-90.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn26" href="#_ftnref26">[26]</a> Atti 21:27-37.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn27" href="#_ftnref27">[27]</a> Atti 21:38.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn28" href="#_ftnref28">[28]</a> N.Ben-Yehuda, <em>Sacrificing Truth: Archaeology and the Myth of Masada</em>, Humanity Books 2002.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn29" href="#_ftnref29">[29]</a> <em>Ivi</em>, , pp.78-82.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn30" href="#_ftnref30">[30]</a> Qui e in seguito cfr. Flavio Giuseppe, <em>Bellum Iudaicum</em>, passim.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn31" href="#_ftnref31">[31]</a> Particolarmente interessante è che i ritrovamenti archeologici hanno confermato punto per punto la cronologia di Flavio Giuseppe. Vd. R.A. Horsley,  <em>Archaeology, History &amp; Society in Galilee</em>, Trinity Press 1996, passim.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn32" href="#_ftnref32">[32]</a> K.C. Hanson, D.E. Oakman, <em>Citato</em>, pp.146-151.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn33" href="#_ftnref33">[33]</a> N.Ben-Yehuda, <em>Masada Myth: Collective Memory and Mythmaking In Israel</em>, University of Wisconsin Press 1995, pp.207-208.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn34" href="#_ftnref34">[34]</a> <em>Ivi</em>, p.149.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn35" href="#_ftnref35">[35]</a> <em>Ivi</em>, pp.164-267.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn36" href="#_ftnref36">[36]</a> S.Rocco, A.Hook, <em>The Forts of Judaea 168 BC-AD 73: From the Maccabees to the Fall of Masada</em>, Fortress 2008, pp.56-59.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn37" href="#_ftnref37">[37]</a> K.C. Hanson, D.E. Oakman, <em>Citato</em>, pp.248-249.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn38" href="#_ftnref38">[38]</a> H.Shanks, <em>Christianity and Rabbinic Judaism: A Parallel History of Their Origins and Early Development</em>, Biblical Archaeology Society 1993, pp.28-29.</p>
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