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	<title>Centro Studi La Runa &#187; stelle</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il raggio d’oro</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 13:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un racconto sulle possibilità di un fluire ciclico del tempo cosmico e di quello dell'uomo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-raggio-d%e2%80%99oro.html' addthis:title='Il raggio d’oro '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">Volti, oggetti, una musica, le parole ed il sentire esistono come linee, forme, luci ed ombre, vibrazioni nei mondi materiali e vitali.<br />
Tutto questo non è che il supporto dal quale il loro puro raggio può essere lanciato verso di noi.<br />
Per toccarci. Per trasformarci.<br />
Così ogni cosa vive e compie il proprio destino nel mondo: irradiando.<br />
A Sua immagine, perché quando il Supremo si ritirò dal cerchio infinito dell’Essere per dare nascita ad altro da Sé lasciò scendere in quella fenditura un raggio della Luce più alta che creò gli universi e che si ruppe &#8211; fu il fallimento di Dio o la Sua impensabile Opera? &#8211; in fulmini luminosi che dal cielo caddero come cose morte a terra mentre il tempo batteva il primo istante e tutto veniva condannato all’ imperfezione, al Bene e al Male, alla ricerca della Reintegrazione.<br />
Questo penso mentre ricordo il volto di lei, Verena, che scendeva verso di me dalla collina di Grinzing.<br />
La incontravo ogni mattina, mentre andava a scuola.<br />
Aveva allora diciassette anni ed io, che salivo alla casa di Richard per andare con lui all’Università, poco più di venti.<br />
Di solito &#8211; attendevo alla fine della Himmelstrasse di scorgerla in cima alla via per essere sicuro di poterne osservare l’intero cammino &#8211; ci affiancavamo davanti al Rudolfshof, ancora chiuso a quell’ora.<br />
L’ala dei capelli batteva delicatamente contro le sue tempie, sul collo.<br />
Il grande bottone d’oro che le chiudeva il mantello si incendiava di sole in certe giornate d’autunno.<br />
Sotto la grande insegna di metallo battuto dell’Heurigen, dove tralci di vite si avvolgevano intorno a una stella dal cuore vuoto, i suoi occhi verdi in cui stavano minuscoli punti più scuri come incisi da uno stilo, mi guardavano ogni volta.<br />
Come avrei voluto scartare dalla mia via e pormi di fronte a lei, al raggio di quella sua bellezza, di quella sua essenza, fare che mi colpisse direttamente, che mi attraversasse.<br />
In quel raggio era già ogni cosa, il suo amore per me, la nostra vita condivisa, il figlio che sarebbe nato solo quindici anni più tardi e che ora stava raccolto come una runa, un segno infinitamente piccolo in una di quelle ferite nel suo iride.<br />
Come accadde che gli anni precipitarono così veloci da quel tempo magico e vergine per giungere all’oggi?<br />
L’oggi incredibile in cui lei non è più, vinta da un male a cui si oppose con la stessa dolcezza, con lo stesso sguardo con cui amava me e il nostro bambino.<br />
Quanto nel nostro mondo appare di compiuto, restituito &#8211; come fu il nostro essere uno, come è ogni tremendo, ogni sublime &#8211; porta in sé, nascosta sotto il tempo cronologico e i suoi eventi la nostalgia di un altro mondo, quello che precedeva la catastrofe della Manifestazione e, ugualmente insostenibile, la tensione verso quello che la seguirà.<br />
<img class="size-full wp-image-8390 aligncenter" style="margin: 10px;" title="stella2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/stella2.jpg" alt="" width="486" height="340" /> Per questa segreta legge &#8211; che può distruggere l’unità proprio quando e perchè questa è vissuta pienamente &#8211; la morte allontana, forse per milioni di vite, il cuore dei veri amanti.<br />
Per questo lei scoprì un giorno due nodi di carne dura tra le costole.<br />
Per questo essi si moltiplicarono come pianeti mortiferi nelle pieghe del suo corpo, tra gli organi.<br />
Perché lei tornasse , come voleva senza sapere di volerlo anzi volendo solo essere qui e con me, a un più vero mondo, dove sapeva mi avrebbe comunque ritrovato, noi unico essere senza confini.<br />
Neri raggi di cobalto avrebbero colpito il suo corpo lasciando aloni scuri sulla pelle dopo averla bruciata.<br />
Verena lasciò il mondo e me &#8211; nel dolore, incredulo, pieno di ansia e per mesi di febbre come se quell’evento incredibile ne avesse dovuto preannunciare altri e inauditi &#8211; il 26 Settembre del 1995.<br />
All’Osservatorio Kuffner di Vienna, dove avevo sempre lavorato dopo la mia laurea in Fisica, mi parve che nei mesi che seguirono la sua morte le immagini del cielo conservate nei neri archivi elettronici &#8211; le guardavo per interrogarle, per trovare una pace &#8211; mutassero, forse anche nelle notti, accordandosi al mio sentire, all’Universo senza Verena.<br />
Le stelle doppie di Mizar e Albireo rilasciavano ora il loro abbraccio, perdendo un poco della loro luce.<br />
Nell’immagine raccolta dagli strumenti luce e nubi di colore nate da una fiamma cosmica di milioni di anni prima e che solo ora ci raggiungevano pareva scorgersi, al centro di Mizar, come una ferita, un taglio nero e sottile lungo forse milioni di parsec.<br />
Gli anelli di Saturno non erano più la corona perfetta di un conoscere, lenti che fissavano lo spettro dei suoi colori ma solo vie sconvolte dove turbinavano frantumi e disordine.<br />
Le nubi di Magellano muovevano più lente i loro veli, Silenzio che precedeva una Parola perduta e irecuperabile o ancora da pronunciarsi.<br />
Nella primavera del 1996 l’Osservatorio organizzò un seminario sul tema “Novae, Supernovae, Hypernovae”.<br />
Relatori i più quotati astrofisici mondiali sul tema.<br />
Le conferenze, scientificamente di prim’ordine, erano affollatissime.<br />
Pareva di cadere nell’enorme schermo dove venivano proiettate immagini &#8211; galassie, nubi, raggi, esplosioni stellari &#8211; di una bellezza suprema.<br />
Isidore Kaplan dirigeva il Telescope Institute di Baltimora.<br />
Lo notai la prima volta per una sua curiosa richiesta, quella di selezionare personalmente il traduttore in cuffia, come se la sua relazione dovesse avere in qualche modo un valore poetico.<br />
I suoi studi pretendevano di individuare l’esplosione della Supernova che aveva determinato l’estinzione di quasi tutta la vita organica sulla Terra all’incirca centosessanta milioni di anni fa.<br />
Chiarì lungamente per noi i suoi calcoli, che contemplavano uno scarto temporale dell’evento di soli diecimila anni e due ipotesi circa la posizione della Stella.<br />
Ammise che molto probabilmente non sarebbe riuscito nella sua vita ad individuare con una precisione accettabile questo luogo.<br />
Augurava grande fortuna a chi sarebbe venuto dopo di lui, sognando il momento in cui quella Supernova, di cui non restavano, oramai flebili e incerti, che i suoi effetti nell’Universo, avrebbe potuto ricevere un nome e così esistere davvero.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quello che è certo &#8211; disse &#8211; è che il raggio di fasci gamma originato dall’esplosione della Supernova si accese rendendo per un istante la stella che scompariva più luminosa dell’intera galassia che la ospitava e generando un’energia più grande di quella che il Sole produrrà nella sua intera esistenza.”</p>
<p style="text-align: justify;">Il raggio, che sarebbe apparso ai nostri telescopi come una vibrante striscia d’oro liquido, avrebbe poi tracciato l’universo vaporizzando ogni oggetto materiale, stelle e pianeti, che avesse incontrato nella prima parte del suo cammino.<br />
Il raggio gamma incontrò il sistema solare al suo termine, raggiunse esausto la Terra distruggendo la vita organica sulla superficie, lasciando dormiente quella al fondo degli oceani.<br />
Il suo tocco sconvolse e segnò la materia.<br />
La nuova vita, risorgendo, avrebbe avuto una nuova forza, capace di condurre infine alla Coscienza, all’Uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Di questo noi rendiamo grazie all’Eterno” &#8211; disse alla fine Kaplan.<br />
“Il raggio gamma &#8211; alle sue spalle stava sullo schermo l’immagine di Orione: a destra in alto, come inciso, si vedeva un sottile raggio d’oro &#8211; è in fondo un Suo raggio, secondo rispetto all’inconcepibile primo, quello con cui Tutto venne creato. Ma Suo. E per i Suoi inconoscibili fini, come in fondo ogni cosa, opera”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/raggio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8391" style="margin: 10px;" title="raggio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/raggio.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a>Alla cena dopo la conferenza seppi che Isidore Kaplan era anche Rabbino, un riferimento per un piccolo gruppo di ebrei di Baltimora di cui faceva parte anche la segretaria che lo accompagnava.<br />
Volli accompagnarlo in macchina all’hotel.<br />
Mi chiese se volevo un ultimo drink, lui non beveva ma sarebbe stato felice che io accettassi, perché avremmo potuto parlare un poco ancora.<br />
Dissi di sì.<br />
Parlammo di molte cose, partendo dalle stelle e dai suoi segreti.<br />
Finimmo, come era inevitabile con un Rav, benchè americano, a parlare di me e della mia vita.<br />
Ascoltò ogni cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">“WR 104, Costellazione del Sagittario, due stelle abbracciate in un vortice ardente” &#8211; disse calmo ma come in un’unica parola.</p>
<p style="text-align: justify;">“Diverranno Hypernovae tra duecento, duecentocinquanta anni, non di più. Mi chiedo quanti astrofici hanno visto e sanno, senza dire. Sono forse solo io? I calcoli sono molto complicati, ma difficilmente contestabili.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Siamo esattamente sulla linea del raggio gamma che originerà da WR 104. Il vortice delle due stelle dista da noi solo ottomila anni luce, l’energia sarà centinaia di volte superiore rispetto a quel raggio di centosessantacinque milioni di anni fa, sarà tale da distruggere interamente il nostro pianeta. E’ assolutamente certo che avverrà, come il fatto che io le sto parlando.”</p>
<p style="text-align: justify;">Tacque per qualche istante.</p>
<p style="text-align: justify;">“Questi tempi epocali rendono tutto irreale, e in fondo irrilevante. La notizia potrebbe apparire su un quotidiano e la gente la dimenticherebbe l’indomani. Ma, mi ascolti la prego, in relazione all’Eterno, ai tempi di vita di un pianeta e dell’Uomo che questo &#8211; per Suo decreto &#8211; abita ottomila, diecimila anni non sono che un istante.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Il vero, unico problema &#8211; alzò la mano e la tenne sospesa &#8211; è se riusciremo in tutto questo tempo a trasformare l’Universo e le sue leggi, a mutare la gravità nel suo inverso e la carne in Spirito, a non dovere più avanzare ed evolvere retrogressivamente, risorgendo ogni volta dopo e solo per il passaggio del Male e della Morte.”</p>
<p style="text-align: justify;">“O se il raggio d’oro dovrà di nuovo distruggere.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Non sarà, allora, che per un’altra volta. Occorre avere fede. Una fede assoluta in questo.”</p>
<p style="text-align: justify;">Parlammo sino a poco prima dell’alba, poi ci lasciammo.<br />
Sapevo che Isidore Kaplan diceva la verità, che avremmo continuato a morire e risorgere, in ere di durata inimmaginabile, in ogni luogo dell’Universo, prima e dopo i colpi del raggio d’oro, sino a che l’Opera, per cui Lui ci aveva tratto dal nulla, non fosse stata compiuta.<br />
Presi sonno subito e sognai di trovarmi, in una grigia giornata di inverno, al Cimitero di Hietzinger ma tra un milione di anni, davanti alla impossibile tomba di Verena.<br />
Immaginai che, mentre guardavo la grigia lastra con il suo nome, il raggio d’oro colpisse per un’ultima volta la terra facendo svanire ogni cosa in un vento di luce. Non più materia, non più tempo, non più linee a separare le cose, nessun confine. Solo l’Uno. E in quella nebbia fine lei, non più forma né volto ma solo Anima. E il suo chiamarmi a sé, a quale mondo ulteriore, senza voce né gesto, così come una stella il suo doppio.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/gMq44NLoVPc?rel=0" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-raggio-d%e2%80%99oro.html' addthis:title='Il raggio d’oro ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Un pellegrino sulla strada di San Giacomo di Compostela</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 13:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un pellegrino osserva la volta del cielo stellato nella campagna francese, durante una notte del viaggio verso San Giacomo di Compostela]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/un-pellegrino-sulla-strada-di-san-giacomo-di-compostela.html' addthis:title='Un pellegrino sulla strada di San Giacomo di Compostela '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: center;">Un pellegrino sulla strada di San Giacomo di Compostela<br />
28 giugno 2004</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-5072" style="margin: 10px;" title="cielo-stellato" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cielo-stellato-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" />Campagna di Francia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto è luce, profumi di mente e verbene, orizzonti di onde verdi.</p>
<p style="text-align: justify;">La terra è bella e pietosa.</p>
<p style="text-align: justify;">La misuriamo e interroghiamo dando il passo sul suo arco convesso, dal raggio quasi infinito.</p>
<p style="text-align: justify;">In quell’apice, sempre superato dall’attimo che rovina, noi esistiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, quando il cuore imbrunisce e teme ciò che non sa nemmeno nominare vorremmo calarci in lei, nella terra, nel suo nero e nel fuoco del suo centro, non essere più.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la sua convessità ci respinge, non può essere attraversata, e quando in altri giorni chiamiamo il cielo è il suo limite, quell’arco concavo, ad essere insuperabile, a tenerci quaggiù, nell’ intervallo del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo la notte  troviamo requie.</p>
<p style="text-align: justify;">Le stelle brillano a migliaia.</p>
<p style="text-align: justify;">In quei vortici riconosciamo la stella del Nord e la fine del cammino che lei triangola per noi da astri infinitamente lontani.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra meta: vi giungeremo, domani.</p>
<p style="text-align: justify;">Là gli archi contrari si spezzeranno come catene, aprendo agli occhi e all’Anima uno spazio indiviso, mai conosciuto, dove la gravità verrà mutata nel suo inverso  e potrà iniziare il nostro ascendere.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/un-pellegrino-sulla-strada-di-san-giacomo-di-compostela.html' addthis:title='Un pellegrino sulla strada di San Giacomo di Compostela ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Francesco Amato</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 15:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Memorie di un tecnico presso l'Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Firenze]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/francesco-amato.html' addthis:title='Francesco Amato '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: center;">Francesco Amato<br />
(Napoli, 1959 &#8211; Firenze, 2004)<br />
Tecnico presso l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Firenze</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4508" style="margin: 10px;" title="sao67315" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sao67315.jpg" alt="" width="288" height="288" />Ogni mattina percorro in macchina il tratto di strada che separa la mia casa dall’Osservatorio.<br />
La via asfaltata, le altre vetture, il paesaggio che scorre, gli alberi, il sole che raggia incandescente, le case, gli animali nei campi, gli uomini, i loro corpi uguali al mio: tutto mi appare così altro, così strano.<br />
Come è accaduto che l’Essere, questa coscienza, abbia  potuto essere rinchiuso in forme così singolari, così dure e impermanenti?<br />
Quando salgo il breve anello della collina dell’Osservatorio incomincio a non vedere che il cielo sopra il verde degli alberi.<br />
Qualcosa  si placa allora in me: presento le stelle, l’infinito.<br />
Il mio lavoro è catalogare  le immagini raccolte dai telescopi: pianeti, stelle, galassie.<br />
Come chi ama le evoco sul largo schermo, le numero e le nomino, le rivedo nuovamente dopo mesi, anni.<br />
Ero certo che le immagini nei neri archivi elettronici mutassero, accordandosi al tempo delle ere e del mondo, all’ora dell’anima che le vede e le interroga.<br />
Ricordo quella zingara da cui, bambino, mi portò mia madre disperata per la mia rabbia e il mio soffrire, i suoi occhi verdi colmi di gocce, stelle di un oro scuro come incise nell’iride dalla punta di minuscoli coltelli, i capelli selvaggi, le sue parole: lui non è di qui, non starà mai bene, qui.<br />
Leggeva la mia mano e poi un foglio dove molti <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli"> simboli</a>, i pianeti della mia nascita, venivano uniti da linee sottili.<br />
Lui non è di qui.<br />
Quando nacque mio figlio, una nuova, minuscola stella apparve allo zenith del quadrante di Cassiopea componendo, con i cinque fulcri della costellazione, una musica che udivo.<br />
Il giorno in cui persi lei, quella donna, le stelle doppie di Mizar e Albireo gravitarono più lente rilasciando il loro abbraccio, perdendo un poco della loro luce.<br />
Nell’immagine raccolta dagli strumenti, luce e nubi di colore nate da una fiamma cosmica di milioni di anni prima che solo ora ci raggiungevano pareva scorgersi al centro di Mizar come una ferita, un taglio nero e sottile lungo forse milioni di parsec.<br />
Quando riusciremo a muovere da noi gli organi delle stelle con il nostro agire più alto e cosciente, a fare sì che esse siano più che specchio ed oracolo?<br />
Saturno, i tuoi anelli sono corona perfetta per un conoscere,  lenti che fissano lo spettro dei tuoi colori, eppure anche vie sconvolte dove turbinano frantumi e disordine.<br />
Un giorno lasciando la terra e la vita ci allontaneremo dal Sole.<br />
Plutone e le sue tre lune si uniranno scintillando in forma di una sottile lancia &#8211; presto non sarà che un solo punto luminoso, a una distanza infinita – colonna e segno di confine di quel mondo a cui dovremo tornare e tornare per compiere l’Opera.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/francesco-amato.html' addthis:title='Francesco Amato ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dante e la Croce del Sud</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 10:06:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio di archeoastronomia sulla possibile conoscenza da parte di Dante della costellazione della Croce del Sud]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dante-e-la-croce-del-sud.html' addthis:title='Dante e la Croce del Sud '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;">Qualsiasi studente di Dante sa che, nella prima parte del primo canto del <em>Purgatorio</em>, egli sembra descrivere la costellazione della Croce del Sud, nelle due famose terzine (versi 22-27):</p>
<div id="attachment_2311" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788820302092" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2311" title="divina-commedia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/divina-commedia.jpg" alt="Dante, Divina Commedia" width="200" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Dante, Divina Commedia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>«I&#8217; mi volsi a man destra, e puosi mente<br />
a l&#8217;altro polo, e vidi quattro stelle<br />
non viste mai fuor ch&#8217;a la prima gente.<br />
Goder pareva &#8216;l ciel di lor fiammelle:<br />
oh settentrional vedovo sito,<br />
poi che privato se&#8217; di mirar quelle!»</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è che le prime rappresentazioni cartografiche della costellazione chiamata Croce del Sud, alla quale Dante sembra qui riferirsi, sono quelle rispettivamente di Petrus Plancius del 1598 e di Jodocus Hondius del 1600: vale a dire, circa tre secoli dopo l&#8217;epoca nella quale venne composta la seconda cantica della <em>Divina Commedia</em>; e che quelle stelle sono interamente visibili, nel nostro emisfero, solamente a partire dal 27° parallelo di latitudine Nord, ossia dalle isole Canarie o, sul lato opposto dell&#8217;Africa, dall&#8217;estremità meridionale della Penisola del Sinai.</p>
<div id="attachment_2310" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2310" title="croce-del-sud" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/croce-del-sud-300x259.jpg" alt="La Croce del Sud" width="300" height="259" /><p class="wp-caption-text">La Croce del Sud</p></div>
<p style="text-align: justify;">E allora? Come faceva Dante ad essere a conoscenza di una costellazione invisibile dalle latitudini dell&#8217;Europa, Italia compresa? Fiumi d&#8217;inchiostro sono stati versati a questo proposito, nel tentativo di trovare una spiegazione ragionevole dell&#8217;enigma; né noi ci ripromettiamo, in questa sede, di rifarne la storia, neppure per sommi capi. Troppo vasta e impegnativa sarebbe una simile impresa, tale da richiedere un grosso lavoro di ricerca, solo per raccogliere la bibliografia attualmente esistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, la curiosità circa l&#8217;identificazione delle quattro stelle vedute da Dante sulla spiaggia del Purgatorio &#8211; dunque, in pieno emisfero antartico &#8211; non ha mai smosso eccessivamente i dantisti, paghi del significato <a title="simbolico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolico</a> di esse, ossia le quattro virtù cardinali: giustizia, fortezza, prudenza e temperanza . Così, ad esempio, Carlo Grabher (Milano, Principato, 1985):</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Che Dante potesse pensare alla Croce del Sud, di cui si aveva notizia in opere astronomiche medievali, o ad altro gruppo di stelle realmente esistenti nell&#8217;altro emisfero, non ha per noi alcuna importanza. Le quattro stelle, che Dante ha immaginato per incarnarvi il detto <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> [ossia le quattro virtù cardinali], poeticamente lo trascendono e brillano della loro viva chiarità indipendentemente da qualsiasi identificazione scientifica; e il cielo &#8220;ne gode&#8221; sì per il loro valore allegorico, ma anche e più per il loro reale effetto.»</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il Sapegno, da parte sua, preferisce tenersi prudentemente alla larga da ogni tentativo di identificazione astronomica; mentre Giuseppe Giacalone (Milano, Signorelli, 1974), che pure si sofferma sul problema di come interpretare l&#8217;espressione «prima gente» del verso 24, lo risolve negando recisamente anche l&#8217;identificazione delle quattro stelle con la Croce del Sud:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«È un verso molto discusso [il 24], anche dai commentatori antichi, Pietro di Dante, Buti, Anonimo  Fiorentino, i quali giustamente pensavano che si trattasse di Adamo ed Eva, i quali per primi abitarono nel Paradiso Terrestre in stato d&#8217;innocenza. Questa tesi oggi è la più seguita e la più logica. Ma già il Benvenuto, seguito da altri moderni, suppose che si trattasse degli antichi romani, i quali, secondo un passo del &#8220;De Civitate Dei&#8221;, XV, praticarono le virtù cardinali, anche senza la vera <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>. Ed il Lana intese, addirittura, gli uomini dell&#8217;età dell&#8217;oro. L&#8217;altra difficoltà è sul senso da dare alle quattro stelle, da alcuni identificate erroneamente con la Croce del Sud, del tutto ignota alla scienza del tempo di Dante (cfr. D&#8217;Ovidio, l. c. 21-26). Non bisogna fermasi soltanto al valore allegorico di queste stelle, ma considerare che esse sono vere stelle, che hanno una loro entità oggettiva, che contribuisce indubbiamente a quell&#8217;atmosfera di gioia diffusa in tutto quel paesaggio.»</em></p>
<div id="attachment_2312" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788876445217" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2312" title="struttura-occulta-divina-commedia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/struttura-occulta-divina-commedia.jpg" alt="Edi Minguzzi, La struttura occulta della Divina Commedia" width="200" height="297" /></a><p class="wp-caption-text">Edi Minguzzi, La struttura occulta della Divina Commedia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Fa eccezione Manfredi Porena, il quale, all&#8217;identificazione delle quattro stelle, ha dedicato uno spazio molto più approfondito della maggior parte dei commentatori moderni, anche se interamente dedicato alla confutazione della identificazione delle quattro stelle con la Croce del Sud (Bologna, Zanichelli, 1972):</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Le quattro stelle sono un&#8217;invenzione di Dante, o Dante rappresenta in esse quella costellazione di quattro stelle chiamata Croce del Sud, sconosciuta ai suoi tempi al mondo civile, ma di cui potesse aver avuto notizia in qualche modo?<br />
Questa seconda opinione è oggi molto in discredito; ma poiché ha ancora qualche tardo sostenitore, val la pena di confutarla ancora una volta: tanto più che il discorso delle quattro stelle mi darà occasione di ribadire quanto ebbe ad affermare circa il posto che deve darsi alla verità scientifica nella Divina Commedia.<br />
Dante dice dunque che le quattro stelle non furon viste mai se non dalla &#8220;prima gente&#8221;. Evidentemente egli allude a gente rispetto a cui le condizioni di visibilità delle stelle medesime erano affatto diverse dalle nostre. L&#8217;interpretazione più ragionevole e più naturale è che si tratti di Adamo ed Eva, &#8220;prima gente&#8221; in modo assoluto: i quali dal Paradiso terrestre, che Dante immagina sulla cima del Purgatorio, potevan vedere le quattro stelle, prossime al polo sud, mentre nel nostro mondo sono invisibili perché troppo meridionali. Un&#8217;interpretazione più scientifica del &#8220;prima gente&#8221; è che si tratti invece dell&#8217;umanità primitiva, che pel fenomeno ben noto a Dante (quello stesso cui si deve la precessione degli equinozi) del rotare del cosiddetto &#8220;polo del mondo&#8221; intorno al polo dell&#8217;eclittica, potevan vedere  le quattro stelle anche dalle nostre regioni, essendo allora esso polo del mondo più prossimo ad esse, che è come dire che esse erano meno meridionali. Comunque sia,  si tratta sempre di prima gente vissuta in tempi lontanissimi da noi, in tutto scissa dalla nostra cultura,  da cui Dante non poteva aver ricevuto alcuna informazione, diretta o indiretta. Sicché è chiaro che, tolta la finzione poetica dell&#8217;averle viste co&#8217; suoi occhi, resta il fatto reale che egli le ha inventate. Che se, come da qualcuno si è preteso, egli avesse ricevuto notizie della Croce del Sud da fonti classiche da noi ignorate (cosa estremamente inverosimile) o da cartografi o da navigatori medievali, come avrebbe potuto dire che quelle stelle erano state viste soltanto dalla prima gente?<br />
Ma c&#8217;è poi un altro fatto di cui non si è abbastanza tenuto conto.  Le quattro stelle della Croce del Sud, salvo l&#8217;esser quattro, non corrispondono punto all&#8217;aspetto delle quattro stelle dantesche: di esse solo una è di prima grandezza, e assai meno luminosa non solo di Sirio ma di non poche stelle a noi visibili. Invece le quattro stelle di Dante sono di una luminosità superiore a tutte quelle che noi vediamo, onde l&#8217;apostrofe al &#8220;settentrional vedovo sito&#8221; che non può contemplare in cielo uno spettacolo simile.<br />
E a chi non si rassegni a considerare le quattro stelle un&#8217;invenzione di Dante, perché inventando egli avrebbe mostrato poco rispetto per la scienza, dimostrerò ora che Dante viola ben altrimenti con esse la verità scientifica. Egli sapeva benissimo che all&#8217;Equatore vi sono abitanti: lo afferma  nella &#8220;Monarchia&#8221;, chiamandoli Garamanti (I, 14); vi riaccenna nella &#8220;Quaestio de Aqua et Terra&#8221; (55).  E sapeva anche che dall&#8217;Equatore si vedono tutte le stelle dell&#8217;emisfero meridionale (Inferno, XXVI, 127-9). E allora quegli abitanti dovran vedere benissimo le quattro stelle: le quali, si noti, non sono proprio neanche sul polo sud, ma, come vedremo, ruotano con notevole raggio intorno ad esso […]. Ma Dante ha voluto dimenticare tutto questo e gli è piaciuto dire che le quattro stelle non sono state  mai viste se non dalla prima gente. Perché? Perché questa affermazione ha un valore <a title="simbolico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolico</a>:  le quattro stelle simboleggiano infatti le quattro virtù cardinali,  e a Dante premeva affermare che queste, nella loro pienezza, e nel loro vero splendore, non furono possedute  se non da Adamo ed Eva prima del peccato.<br />
Ecco come il nostro poeta è capace, per fini poetici e dottrinali,  di metter da parte il vero scientifico; ecco quanto erra chi ragiona  sulla Divina Commedia col presupposto che bisogni sempre interpretare in modo che sia salvo il vero scientifico, o quello che a Dante pareva tale secondo la scienza del tempo».</em></p>
<div id="attachment_2313" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788882652487" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2313" title="astronomia-etrusco-romana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/astronomia-etrusco-romana.jpg" alt="Leonardo Magini, Astronomia etrusco-romana" width="200" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Leonardo Magini, Astronomia etrusco-romana</p></div>
<p style="text-align: justify;">Secondo il Porena, dunque, non vi è alcuna  probabilità che le quattro stelle descritte da Dante corrispondano esattamente alla Croce del Sud.<br />
Ma siamo sicuri che ciò sia da escludere in modo assoluto?<br />
A quanto ne sappiamo, la prima descrizione certa di questa costellazione risale ad Andrea Corsali, che, nel 1516, la descrive «così leggiadra e bella che nessun altro segno celeste vi può esser paragonato».<br />
I navigatori che si spinsero, per primi, a sud dell&#8217;Equatore, la presero come punto di riferimento per trovare il Polo Sud celeste. Infatti, anche se, nell&#8217;emisfero sud, non esiste una stella che possa esser paragonata alla Polare dell&#8217;emisfero nord, nella Croce del Sud, che non dista molto dal Polo australe, vi sono due stelle luminose, α e γ, rispettivamente Acrux e Gacrux, che possono svolgere, approssimativamente, quella funzione.<br />
D&#8217;altra parte, la Croce del Sud era, sì, nota agli astronomi antichi, ma come parte della costellazione del Centauro (da cui è attorniata su tre lati; mentre, sul quarto, «confina» con la costellazione della Mosca). Come costellazione autonoma, pare che essa sia «nata» solamente nel XVI secolo; e, precisamente, come la più piccola delle 88 costellazioni odierne.<br />
Se non che, a complicare le cose, c&#8217;è il fatto che non tutti gli astronomi identificavano la Croce del Sud con la costellazione che attualmente porta quel nome (e che è divenuta famosa perché diversi Stato dell&#8217;emisfero meridionale, come il Brasile e l&#8217;Australia, la recano raffigurata nella propria bandiera nazionale).<br />
Abbiamo citato Petrus Plancius come il primo cartografo che, nel 1598, riportò sul proprio atlante celeste la costellazione attuale della Croce del Sud. Ma proprio lui è responsabile di una notevole confusione, perché, negli anni precedenti, aveva indicato un&#8217;altra Croce del Sud in una diversa porzione del cielo australe, e precisamente a sud della costellazione dell&#8217;Eridano, là dove, attualmente, si trova la costellazione denominata dell&#8217;Idra Maschio.<br />
E non basta ancora; perché alcuni fra i primi naviganti europei che si spinsero nell&#8217;emisfero sud descrissero l&#8217;odierna costellazione della Croce del Sud non come una «croce», ma come una «mandorla».<br />
Un&#8217;altra osservazione è necessario fare, questa di carattere generale.<br />
Abbiamo visto che, secondo Manfredi Porena, le quattro stelle di Dante non possono corrispondere (se non per un puro caso) alla costellazione della Croce del Sud, in quanto, a suo dire, Dante ben sapeva che, dall&#8217;Equatore, sono visibili tutte le stelle dell&#8217;emisfero meridionale. A sostegno di questa affermazione, egli cita quella terzina del XXVI canto dell&#8217;<em>Inferno</em> (versi 127-129) in cui Ulisse narra a Dante e a Virgilio la sua ultima, audacissima navigazione, che lo avrebbe portato al naufragio e alla morte, nello sconosciuto emisfero meridionale:</p>
<div id="attachment_2314" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788816572669" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2314" title="antichi-astronomi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/antichi-astronomi.jpg" alt="Alfonso Pérez de Laborda - Sandro Corsi, Gli antichi astronomi" width="200" height="247" /></a><p class="wp-caption-text">Alfonso Pérez de Laborda - Sandro Corsi, Gli antichi astronomi</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>«Tutte le stelle già de l&#8217;altro polo<br />
vedea la notte, e il nostro tanto basso<br />
che non surgea fuor del marin suolo.»</em></p>
<p style="text-align: justify;">La nave di Ulisse doveva trovarsi all&#8217;incirca a 40° di latitudine Sud quando egli fece la scoperta che poteva scorgere  «tutte le stelle» dell&#8217;emisfero australe, e &#8211; dunque, anche quelle prossime al Polo Sud celeste -, ma non vedeva più quelle circumpolari settentrionali.  Infatti, per chi si trova nelle località poste alle medie latitudini, vi è una parte di cielo che resta costantemente invisibile, quella che circonda il polo celeste dell&#8217;emisfero opposto. Al contrario, la regione vicina al polo celeste del proprio emisfero rimane costantemente visibile. Qui, infatti, le stelle non tramontano mai sotto l&#8217;orizzonte, ma paiono compiere un percorso circolare intorno al polo celeste (e per questo appunto sono chiamate «circumpolari»); ed esse saranno tanto più numerose, quanto più l&#8217;osservatore si trovi in prossimità del Polo.<br />
Mano a mano che ci si avvicina all&#8217;Equatore, al contrario, le stelle circumpolari scendono verso la linea dell&#8217;orizzonte; finché, alla latitudine di zero gradi, le stelle più vicine ai due Poli celesti non sono più sempre visibili. Da questa latitudine, un osservatore può vedere, teoricamente, le stelle di tutto il cielo: i Poli Nord e Sud sono esattamente sull&#8217;orizzonte. Da lì, pertanto, è possibile vedere sia la Polare che la Croce del Sud, ma con una certa fatica. Quindi, è giusta l&#8217;osservazione del Porena, che dall&#8217;Equatore si vedono tutte le stelle dell&#8217;emisfero meridionale (e anche, aggiungiamo noi, quelle dell&#8217;emisfero settentrionale).<br />
Dante parla dei Garamanti, popolo che controllava le antiche vie carovaniere attraverso il Deserto del Sahara, come esempio di abitatori delle regioni equatoriali; ma, in realtà, per vedere la Croce del Sud, è sufficiente trovarsi in Egitto, lungo la valle del Nilo (a partire, come si è visto, dalla latitudine di 27° di latitudine Nord).<br />
I mercanti veneziani e genovesi che, nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>, frequentavano il porto di Alessandria, dovevano perciò conoscerla, almeno per sentito dire; e, forse, l&#8217;avevano veduta, risalendo il Nilo per motivi di commercio. E forse la videro, o ne ebbero notizia certa, anche i cavalieri che avevano partecipato alla Quinta Crociata (1217-21) sotto il duca Leopoldo d&#8217;Austria; e, dopo di essi, quelli che presero parte alla Sesta Crociata (1248-54) sotto il re di Francia San Luigi IX, dato che entrambe le spedizioni si rivolsero contro l&#8217;Egitto.</p>
<div id="attachment_2315" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788888985121" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2315" title="dante-e-fedeli-amore" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/dante-e-fedeli-amore.jpg" alt="Andrea Bertolini, Dante e i Fedeli d'Amore" width="200" height="271" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Bertolini, Dante e i Fedeli d&#39;Amore</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo, come già abbiamo osservato, per gli studiosi di Dante in senso puramente letterario, la questione relativa all&#8217;esatta identificazione delle quattro stelle non ha mai rivestito troppa importanza.<br />
Al contrario dei letterati dantisti, gli studiosi di esoterismo e, in genere, tutti coloro che si sforzano  di cogliere il senso riposto dei versi di Dante «sotto il velame», per dirla con Giovanni Pascoli, hanno sempre visto nella rappresentazione delle quattro stelle antartiche una sorta di sfida che meritava di essere raccolta, sgombrando la mente da ogni pregiudizio e prendendo in esame tutte le ipotesi possibili; che sono, in sostanza, le seguenti:<br />
a) Dante si è semplicemente inventato le quattro stelle, per motivi poetici e allegorici (facendone il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> delle quattro virtù cardinali);<br />
b) Dante ha avuto notizia, da antichi testi di astronomia o da navigatori medievali, dell&#8217;esistenza della Croce del Sud;<br />
c) Dante conosceva il fenomeno della precessione degli equinozi e sapeva che quelle stelle, visibili un tempo alle nostre latitudini, non lo erano più per ragioni astronomiche.<br />
Come dicevamo, ci sarebbe impossibile, in questa sede, riassumere la sterminata bibliografia esistente sull&#8217;argomento.<br />
Desideriamo invece, più modestamente, prendere in esame una fra le numerose proposte ed ipotesi avanzate dai moderni studiosi di archeoastronomia, che ha il vantaggio di presentarsi, al tempo stesso, come molto semplice e decisamente elegante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo autore è quel Giulio Magli, professore ordinario di meccanica razionale al Politecnico di Milano, del quale ci siamo recentemente occupati nel nostro articolo <em>La scoperta della precessione degli equinozi può aver dato origine al culto di Mithra?</em> (consultabile sul sito di Arianna Editrice).<br />
Nel suo libro <em>I segreti delle antiche civiltà megalitiche</em> (Roma, Newton &amp; Compton Editori, 2007, pp. 269-71), egli così scrive:</p>
<p style="text-align: justify;">«Questa costellazione [ossia la Croce del Sud], come anche il vicino Centauro non è più visibile alle latitudini del mediterraneo. La precessione infatti portò entrambe le costellazioni a culminare al di sotto dell&#8217;orizzonte nel corso degli ultimi due millenni prima di Cristo; in Italia, la Croce scomparve progressivamente tra il 700 a. C. e il 100 a. C. circa; a latitudini un po&#8217; più basse, per esempio all&#8217;altezza di Gerusalemme, il fenomeno avvenne qualche secolo dopo, tanto che alcuni autori hanno proposto che possa aver contribuito all&#8217;affermarsi della croce come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> cristiano.<br />
Quando, all&#8217;inizio del Rinascimento, gli Europei iniziarono a viaggiare nell&#8217;emisfero sud, la Croce fu &#8220;riscoperta&#8221;; il fatto di vedere una nuova costellazione proprio in forma di croce  può senza dubbio esser stato considerato un buon segno per i naviganti (anche se molti la videro in realtà come una &#8220;mandorla&#8221;, a ennesima dimostrazione che bisogna che bisogna essere molto attenti quando si cerca di assegnare forme alle costellazioni). In ogni caso è probabile che la conoscenza di questa costellazione non si fosse persa completamente durante il <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>. (…)<br />
Senza dubbio Dante usa queste stelle come immagini delle quattro virtù teologali (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza), ma è molto probabile che l&#8217;idea gli sia venuta da una conoscenza, perlomeno approssimativa, delle principali stelle dell&#8217;emisfero sud. Questa idea &#8211; oggi, ma forse è inutile dirlo, ferocemente negata dai più &#8211; venne di fatto già ad Amerigo Vespucci che, dopo aver visto per la prima volta le stelle della Croce, in una lettera datata 18 luglio 1500 e diretta a Lorenzo di Pierfrancesco de&#8217; Medici, scrisse:<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> &#8220;Mi pare che il Poeta in questi versi voglia descrivere per le &#8220;quattro stelle&#8221; del polo dello altro firmamento, e non mi diffido fino a qui che quello che dice non salga verità: perché io notai quattro stelle figurate come una mandorla, che tenevano poco movimento.&#8221;</em></p>
<div id="attachment_2316" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788821808579" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2316" title="uomo-antico-cosmo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uomo-antico-cosmo.jpg" alt="L'uomo antico e il cosmo" width="200" height="298" /></a><p class="wp-caption-text">L</p></div>
<p style="text-align: justify;">È interessante notare che Dante sembra sapere anche che queste stelle un tempo erano visibili nel Mediterraneo, quando dice &#8220;non viste mai fuor ch&#8217;a la prima gente (gli scettici obiettano però che  &#8220;prima gente&#8221; potrebbe voler dire non gli antichi, ma Adamo ed Eva).<br />
Non è facile stabilire da dove Dante abbia attinto queste informazioni, visto che le stele della Croce non compaiono come costellazione a sé stante nell&#8217;<em>Almagesto</em>, il trattato di astronomia compilato da Tolomeo di Alessandria che è la principale fonte scritta sull&#8217;astronomia che ci è pervenuta dal mondo classico. In Grecia infatti, quelle stelle facevano parte della costellazione del Centauro &#8211; all&#8217;epoca più estesa della nostra &#8211; che veniva a formare una specie di arco molto luminoso  posto a cavallo (scusate il gioco di parole) della direzione sud; la scelta di separare le stelle della Croce in una costellazione a sé stante entrò in uso solo alla fine del XVI secolo. In ogni caso, e indipendentemente dalla spinosa questione di come venivano effettivamente  individuati i contorni delle costellazioni nell&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a>, non c&#8217;è alcun dubbio sul atto che le stelle di quello che per chiarezza chiamerò &#8220;gruppo Croce-Centauro&#8221; sono state una presenza importantissima nel cielo del Mediterraneo nei millenni precedenti alla nascita di Cristo; esistono infatti solide prove archeo-astronomiche dell&#8217;interesse degli antichi per esse, ed in particolare proprio per le stelle della Croce dalla disposizione geometrica così peculiare, fin dal IV millennio a. C.»</p>
<p style="text-align: justify;">Il Magli, infatti, avanza successivamente l&#8217;ipotesi che gli spettacolari templi megalitici  dell&#8217;arcipelago di Malta, eretti a partire dal 3.400 a. C. da una civiltà della quale, praticamente, nulla sappiamo, siano stati eretti con un allineamento astronomico ben preciso: ossia presentando l&#8217;ingresso verso il settore sud-est del cielo, nella direzione del punto di levata del gruppo Croce-Centauro in quella lontana epoca storica.<br />
La civiltà isolana di Malta subì un brusco tracollo intorno al 2.500 a. C., sicché, posteriormente a questa data, nessun tempio megalitico venne più eretto; tuttavia, ce n&#8217;è abbastanza per stuzzicare la curiosità dello studioso di astronomia antica, tanto più che edifici analoghi, con lo stesso genere di orientamento, sono stati rinvenuti in altri luoghi del Mediterraneo occidentale: precisamente a Minorca, nelle Isole Baleari, e in Sardegna (civiltà nuragica).<br />
Che dire di tutto ciò?<br />
Forse, gli antichi popoli stabiliti lungo le coste e nelle isole del Mediterraneo avevano elaborato una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> astrale, di cui parte fondamentale era la convinzione che, dalle stelle, venissero all&#8217;uomo dei poteri che facevano parte di un ampio collegamento tra sfera celeste, mondo terrestre e mondo sotterraneo (una parte dei misteriosi edifici sacri delle antiche civiltà megalitiche sono, infatti,  ipogei).</p>
<div id="attachment_2317" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788842420521" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2317" title="medioevo-istruzioni-per-luso" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/medioevo-istruzioni-per-luso.jpg" alt="Francesco Senatore, Medioevo. Istruzioni per l'uso" width="200" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">Francesco Senatore, Medioevo. Istruzioni per l&#39;uso</p></div>
<p style="text-align: justify;">Forse, quei nostri lontani progenitori credevano che i cicli della natura fossero sorretti e, per così dire, alimentati, da un complesso gioco di corrispondenze fra il mondo celeste, il mondo terrestre e il mondo sotterraneo; e che, per assicurare la fecondità della natura, fosse necessario che gli uomini riproducessero, nella loro architettura sacra, gli schemi dei gruppi stellari dotati di maggiori poteri (un&#8217;idea che si è conservata fino a tutto il <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>, ad esempio nell&#8217;orientamento delle cattedrali gotiche verso la direzione del sole che sorge).<br />
Le stelle che formano l&#8217;attuale costellazione della Croce del Sud dovevano svolgere un ruolo particolarmente importante in questo tipo di <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> astrale. Ciò spiegherebbe la sopravvivenza della loro memoria anche dopo che, per il fenomeno della precessione degli equinozi, esse erano divenute invisibili alla latitudine dell&#8217;Italia centrale e della Sardegna, il che divenne un fatto compiuto all&#8217;inizio dell&#8217;era volgare (mentre verso il V secolo dopo Cristo la Croce del Sud era diventata ormai completamente invisibile alla latitudine di Roma).<br />
Può essere, pertanto, che quella memoria si sia conservata in maniera tale, che Dante ne venne a conoscenza, attraverso antichi testi di astronomia; così come può essere che egli abbia ricevuto informazioni più recenti in seguito a qualche viaggio di navigatori europei: per esempio, quello dei fratelli genovesi Ugolino e Guido Vivaldi, alla fine del XIII secolo, spintisi audacemente lungo la costa occidentale dell&#8217;Africa (che poté, forse, ispirargli l&#8217;episodio dell&#8217;ultimo viaggio di Ulisse,  narrato nel XXVI canto dell&#8217;Inferno).<br />
La Croce del Sud, secondo Giulio Magli, sarebbe identificabile, inoltre, nella costellazione chiamata Trono di Cesare, che Plinio descrive come non più visibile dall&#8217;Italia, ma ancora visibile dall&#8217;Egitto (nella <em>Naturalis Historia</em>, II, 68), e che ricevette tale denominazione all&#8217;epoca dell&#8217;imperatore Augusto.<br />
Che altro dire?<br />
Certo la questione rimane aperta ad ulteriori contributi, sia di tipo storico-letterario, che archeologico-astronomico.<br />
Riteniamo, tuttavia che la proposta del Magli, circa la diretta conoscenza di Dante delle stelle dell&#8217;emisfero sud, e, forse, anche del fenomeno della precessione degli equinozi &#8211; il quale le avrebbe rese gradualmente invisibili alle nostre latitudini &#8211; meriti di essere presa attentamente in considerazione: se non altro, come un&#8217;ipotesi di lavoro, aperta a nuovi, possibili sviluppi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito <a rel="nofollow" href="http://www.ariannaeditrice.it">ariannaeditrice.it</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dante-e-la-croce-del-sud.html' addthis:title='Dante e la Croce del Sud ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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