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	<title>Centro Studi La Runa &#187; SS</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il movimento fiammingo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 10:32:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fra i movimenti identitari che contrastano con determinazione il mondialismo, quello dei Fiamminghi è certamente tra i più significativi e tra i più carichi di storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-5469" style="margin: 10px;" title="fiandre" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fiandre.jpg" alt="" width="195" height="195" />Fra i movimenti identitari che contrastano con determinazione il mondialismo, quello dei Fiamminghi è certamente tra i più significativi e tra i più carichi di storia. È opportuno quindi approfondire il tema con l’aiuto del libro curato da Theo Hermans <a href="http://www.amazon.com/gp/product/0485113686?ie=UTF8&amp;tag=centrostudilarun&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=0485113686"><em>The Flemish Movement</em></a>, che raccoglie i documenti più significativi sull’argomento in traduzione inglese. Si tratta di testi di carattere storico, letterario, giuridico, istituzionale, che testimoniano i momenti salienti della storia fiamminga.</p>
<p style="text-align: justify;">Le origini della questione fiamminga si collocano al tempo delle guerre fra cattolici e protestanti nel XVI secolo, quando la popolazione di lingua olandese si divide fra calvinisti nei territori settentrionali (l’attuale Olanda), e cattolici in quelli meridionali (le Fiandre). Da allora i Fiamminghi delle Fiandre sono stati inquadrati nei domini degli Asburgo, prima del ramo spagnolo, poi di quello austriaco. Un primo tentativo di definire un’autonomia fiamminga ha luogo nel 1780 ad opera del giurista Jan Baptist Verlooy, un intellettuale di formazione illuminista che progettava la rivolta contro gli Asburgo. Poco dopo i territori fiamminghi vengono occupati dalla Francia rivoluzionaria, per poi essere inquadrati nell’Impero napoleonico. Paradossalmente, dopo le prime teorizzazioni illuministe di Verlooy, è proprio il malessere contro l’occupante francese a determinare i caratteri dell’indipendentismo fiammingo in senso decisamente cattolico-conservatore. Nel 1830 i Fiamminghi vengono inglobati nel Belgio, e mentre nei territori francofoni si insediano logge massoniche dalle quali si sviluppano movimenti liberali e socialisti, nelle Fiandre la classe dirigente si ispira al pensiero controrivoluzionario. Il più significativo centro di influenza della cultura fiamminga è l’Università Cattolica di Lovanio. Col passare del tempo tuttavia anche nelle Fiandre si diffondono filoni di pensiero laico che appoggiano la lotta indipendentista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/gp/product/0485113686?ie=UTF8&amp;tag=centrostudilarun&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=0485113686" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5468" style="margin: 10px;" title="the-flemish-movement" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-flemish-movement.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>A partire dalla nascita del Belgio la grande battaglia dei Fiamminghi sarà quella di ottenere la parità linguistica fra olandese e francese nella pubblica amministrazione, nei codici di leggi, nell’esercito…</p>
<p style="text-align: justify;">La lotta per le pari opportunità approda a un primo importante successo nel 1873, quando i Fiamminghi ottengono una legge per l’uguaglianza linguistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il movimento fiammingo ha sempre avuto anche un’anima radicalmente secessionista che si è manifestata in momenti decisivi della storia contemporanea. Nel 1914, mentre molti Fiamminghi combattono nell’esercito belga contro i Tedeschi, nel territorio occupato dalle truppe del Kaiser nasce un governo autonomo fiammingo filotedesco che proclama l’Indipendenza delle Fiandre. Naturalmente dopo la guerra gli attivisti dell’indipendenza furono processati per tradimento, ma lo spirito fiammingo non fu affatto sedato.</p>
<div id="attachment_5471" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ss-flandern.jpg"><img class="size-full wp-image-5471 " title="ss-flandern" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ss-flandern.jpg" alt="Stemma della Legione SS &quot;Flandern&quot;" width="240" height="286" /></a><p class="wp-caption-text">Stemma della Legione SS &quot;Flandern&quot;</p></div>
<p style="text-align: justify;">I patrioti fiamminghi continuavano a progettare piani di indipendenza che talvolta prendevano in considerazione l’ipotesi “panolandese”, ovvero la riunificazione con l’Olanda, già sperimentata per un breve periodo dopo il Congresso di Vienna. Inoltre nelle Fiandre continuava a manifestarsi una profonda diffidenza verso la plutocrazia liberale, e fra le due guerre si sviluppò un movimento di critica radicale alla democrazia ispirato al nazionalsocialismo tedesco. Animatori di questa corrente politica furono Staf de Clercq e Hendrik Elias che fondarono il Vlaams National Verboond (Unione Nazionale Fiamminga).</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la guerra diversi militanti fiamminghi si arruolarono nelle SS, mentre la Resistenza antinazista era particolarmente diffusa nei territori francofoni, cosa che sottolineava ancora una volta profonde differenze ideologiche tra Fiamminghi e Valloni. Alla fine della guerra nelle Fiandre si celebrarono oltre 600.000 processi per reati politici contro i collaborazionisti filotedeschi!</p>
<p style="text-align: justify;">La razza fiamminga comunque non si perde d’animo e anche nel dopoguerra continua a rivendicare la parità linguistica e l’emancipazione etnica. Infatti da sempre in Belgio i lavori più qualificati e meglio remunerati sono appannaggio dei francofoni, mentre ai Fiamminghi toccano le mansioni più umili e meno retribuite; e questo nonostante il fatto che i Fiamminghi siano più numerosi dei Valloni. Basti pensare che nel tristemente famoso incidente della miniera di Marcinelle, dove persero la vita tanti Italiani, i morti di nazionalità belga erano quasi tutti Fiamminghi!</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre la lingua olandese è stata oggetto di continue discriminazioni: le leggi sulla parità linguistica troppo spesso sono rimaste sulla carta.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI il movimento fiammingo ha conquistato importanti consensi anche sul piano elettorale, nonostante una alacre opera di persecuzione giudiziaria messa in atto dalla magistratura belga. I movimenti politici che rappresentano il nazionalismo fiammingo si oppongono con decisione alla deriva della società multirazziale, e lo stato belga è ormai sull’orlo della Secessione: la lunga marcia dell’indipendentismo fiammingo sembra avvicinarsi al momento decisivo, e ci si può augurare che l’esempio delle Fiandre sia un efficace stimolo per tutti i movimenti indipendentisti!</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Theo Hermans, co editors Louis Vos and Lode Wils, <a href="http://www.amazon.com/gp/product/0485113686?ie=UTF8&amp;tag=centrostudilarun&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=0485113686"><em>The Flemish Movement. A Documentary History 1780-1990</em></a>, The Athlone Press, London e Atlantic Highlands NJ 1992, pp.476.</p>
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		<title>La Leibstandarte a Kharkov e Kursk</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 08:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lombardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Breve storia dell'impiego della divisione SS Leibstandarte Adof Hitler nelle battaglie di Kharkov e Kursk]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Kharkov</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/libro+inglese/69-95/platz-der-leibstandarte-a--a--saugatuck-yd-on-ncy-on-m-ystems-ng-rpenetrationimitationdevotioncircumstancesvariablestruct-n/9780965758420.html?shop=2317" target="_blank"><img class="size-full wp-image-4657 alignright" style="margin: 10px;" title="platz-der-leibstandarte" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/platz-der-leibstandarte.jpg" alt="" width="200" height="259" /></a>Dopo i combattimenti invernali la LSSAH sarà impiegata ancora nei combattimenti difensivi sul Donets fino al luglio 1942, quando verrà trasferita in Francia per essere riorganizzata come <em>SS-Panzergrenadiere Division</em>, ufficialmente denominata <em>SS-Pz.Grenadier Division &#8220;Leibstandarte Adolf Hitler&#8221; </em>il 10 dicembre 1942.</p>
<p style="text-align: justify;">La Divisione sarà quindi trasferita in treno nella zona di Kharkov, minacciata dall&#8217;offensiva invernale russa: la LSSAH combatte in seno del <em>SS-Panzer Korps </em>(<em>4. Pz. Armee</em>), comprendente la LSSAH, la <em>Das Reich </em>e la <em>Totenkopf</em>. Dopo la caduta di Stalingrado e il conseguente sfaldarsi delle unità romene, ungheresi e italo-tedesche sul fronte del Chir e del Don si aprì, nelle linee dell&#8217;asse, un varco di 500 chilometri, nel quale, inizialmente, solo alcune unità tedesche riuscirono a rallentare l&#8217;avanzata russa. Le armate tedesche nel Caucaso, in pericolo di essere isolate, furono forzate a ritirarsi. Unità mobili, come la <em>1. Pz. Armee</em>, furono impiegate nel Donets, in modo di rinforzare l&#8217;ala sud del Gruppo d&#8217;Armate Don. A nord, la <em>2. Armee</em> era costretta ad abbandonare Voronezh e il fronte del Don, ripiegando ancor di più verso ovest. Due terzi dell&#8217;intero <em>Ostfront </em>erano minacciati di sfondamento, e tre Armate russe, convergenti su Kharkov, catturarono quest&#8217;importante nodo industriale e di comunicazioni, dopo che le unità tedesche in difesa lo avevano abbandonato, trasgredendo l&#8217;ordine diretto del <em>Führer </em>di tenere ad ogni costo la città: per Hitler la disobbedienza era tanto più cocente visto che il &#8220;trasgressore&#8221; era Paul Hausser stesso, comandante l&#8217;<em>SS-Panzer Korps</em>, alla sua prima prova come grande unità, formato dalle 3 migliori Divisioni SS!</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4656" class="wp-caption alignleft" style="width: 286px"><img class="size-full wp-image-4656 " title="lssah-kharkov" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lssah-kharkov.jpg" alt="" width="276" height="276" /><p class="wp-caption-text">SS della LSSAH</p></div>
<p>I russi diressero la loro avanzata quindi verso Poltava, non raggiungendola per difficoltà logistiche (erano avanzati per centinaia di chilometri in qualche settimana) e a causa della resistenza d&#8217;unità tedesche di rinforzo, inviate &#8211; seppur rischiosamente &#8211; dalla Francia direttamente al fronte, via treno. Adesso i russi concentrarono le loro aspettative sulla Prima Armata corazzata, forte di 145 T-34 e altri 267 carri in riserva, comandata dall&#8217;abile Generale Popov, uno dei migliori esperti russi dell&#8217;impiego di formazioni corazzate. L&#8217;intenzione della STAVKA era di arrivare con le forze assegnate a Popov al fiume Dnieper, in modo di tagliare la ritirata delle forze tedesche. Ma le forze russe iniziavano a perdere mordente, mentre il GFM von Manstein riusciva, pur affrontando un rischio calcolato, a ottenere riserve anche sguarnendo zone del fronte sotto attacco, riserve che, insieme alle forze mobili giunte dalla Francia, sarebbero state utilizzate a breve con terribile efficacia contro le unità russe, che iniziavano inoltre a risentire dei consueti problemi di comando e controllo. Per esempio, lo schieramento offensivo delle unità corazzate tedesche non sfuggì alla ricognizione russa, ma i mezzi corazzati e meccanizzati tedeschi che stavano dispiegandosi per l&#8217;assalto furono &#8220;interpretati&#8221; dalla STAVKA come &#8220;colonne fasciste in ritirata&#8221;, mentre i continui avvisi del generale Popov, relativi alla crescente penuria di carburante e munizioni delle sue unità erano sistematicamente ignorati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/libro+inglese/80-00/leibstandarte-volume-2--nds-005lt--ive-ha--tions-ting-weathering-oi-edener-einheimischer-otioncircumstancesvariablestruct-n/9782840482321.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4658" style="margin: 10px;" title="leibstandarte" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/leibstandarte-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a>Avendo disatteso le reiterate ingerenze di Hitler, von Manstein poteva concentrarsi nell&#8217;attuare la sua controffensiva: partendo da una manovra a tenaglia contro l&#8217;Armata corazzata di Popov e la 6ª Armata Sovietica, eseguita impiegando le unità corazzate prese dal fronte del Mius, nonostante 6 Armate sovietiche stessero attaccando i 5 Corpi d&#8217;Armata del Generale Hollidt. Il 19 febbraio 1943 il <em>XL Panzer Korps</em>, assieme alla <em>SS-Wiking</em>, muoveva contro le unità corazzate di Popov, mentre il Colonnello-Generale Hoth attaccava la 1ª Armata corazzata e la 6ª Armata delle Guardie con il <em>XLVIII Panzer Korps </em>del Generale von Knobelsdorff, il <em>LVII Panzer Korps </em>del Generale Kirchner e con il <em>SS-Panzer Korps</em>, comprendente la <em>Leibstandarte</em>, al comando del Generale Hausser. La Divisione <em>SS Das Reich </em>attaccò il fianco della 6ª Armata, appoggiata dalle unità d&#8217;attacco al suolo del Feldmaresciallo von Richtofen, causando gravi perdite al IV Corpo delle Guardie e il XV Corpo Fucilieri, mentre il <em>XLVIII Panzer Korps </em>raggiungeva Pavlograd il 23 febbraio, intercettando la punta avanzata del XXV Corpo corazzato sovietico. Le due operazioni offensive tedesche, contro il Gruppo corazzato Popov e la 6ª Armata, proseguirono con l&#8217;avanzata del <em>XL Panzerkorps</em> verso il Donets, presso Izyum, raggiunta il 28 febbraio dalla <em>7. Panzer Division</em>, eliminando le ultime sacche di resistenza del Gruppo Popov, che perse 251 corazzati, quasi tutti T-34 e T-70, 125 anticarro e più di 3.000 uomini. Le unità della 6ª Armata Sovietica ebbero similmente pesanti perdite: 615 carri armati, 600 anticarro e 400 pezzi d&#8217;artiglieria, oltre a 23.000 morti nei sei Corpi Corazzati e dieci Divisioni di fanteria colpite dalla controffensiva tedesca. Adesso a Hausser si prospettava il compito di riconquistare Kharkov con il suo <em>SS-Panzerkorps</em>, mentre la STAVKA inviava due Corpi corazzati e tre Divisioni di fucilieri a tagliare l&#8217;asse d&#8217;avanzata delle Divisioni SS. Usando la LSSAH come incudine, Hausser riuscì ad avvolgere le unità russe attaccanti con la <em>Das Reich </em>e la <em>Totenkopf</em>, sconfiggendole.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4659" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lssahkharkovivanwss5gy.jpg"><img class="size-medium wp-image-4659" title="lssahkharkovivanwss5gy" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lssahkharkovivanwss5gy-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">LSSAH a Kharkov</p></div>
<p style="text-align: justify;">Le unità divisionali della LSSAH, combatterono sfruttando appieno la loro mobilità, spesso separate per ore o giorni dalla Divisione, ma grazie all&#8217;abilità dei loro comandanti e all&#8217;appoggio tattico della Luftwaffe riuscirono a prevalere su forze numericamente superiori. La determinazione delle truppe SS fu notevole: basti ricordare che durante i combattimenti intorno a Jeremejewka, il 21 febbraio, l&#8217;<em>Aufklärungsabteilung</em>, avanzante con il supporto d&#8217;alcuni <em>Panzer</em>, scoprì una lunga colonna di fanteria russa, dotata di cannoni anticarro da 76.2 mm e il cui fianco era stato evidentemente protetto da una cintura di mine. Vista la superiorità numerica russa, la velocità e la sorpresa sarebbero state decisive per la risoluzione dello scontro e quindi il campo minato non poteva essere ridotto dai reparti sminatori, oppure aggirato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788889089071/alfiero-massimiliano/crociata-contro-bolscevismo.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4660" style="margin: 10px;" title="crociata-contro-il-bolscevismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/crociata-contro-il-bolscevismo-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Mentre Meyer, comandante l&#8217;unità, stendeva il suo piano assieme ai comandanti di Compagnia e a Max Wünsche, comandante il <em>Panzerabteilung</em>, gli uomini di un gruppo di <em>Schwimmwagen </em>si offrirono di guidare l&#8217;attacco. I <em>Panzer </em>attaccarono, avanzando ai lati dell&#8217;<em>Aufklärungsabteilung</em>, mentre nello stesso tempo il gruppo di <em>Schwimmwagen </em>avanzò allo scoperto, avvicinandosi velocemente alla cintura minata, fatte segno dall&#8217;intensa reazione russa fino a quando il veicolo di testa saltò in aria per l&#8217;esplosione di una mina anticarro. Senza alcun&#8217;esitazione il secondo veicolo superò la carcassa del primo, per finire squarciato da un&#8217;altra mina l&#8217;istante seguente. La barriera di mine, grazie al sacrificio degli equipaggi delle due <em>Schwimmwagen </em>che vi avevano aperto un varco, era superata, permettendo al resto della <em>Kompanie </em>di ingaggiare il Battaglione nemico sul fianco, disperdendolo e causandogli gravi perdite in uomini e materiale. Il <em>SS-Panzerkorps</em>, dopo aver sconfitto la Terza Armata corazzata sovietica, iniziò un largo movimento aggirante, arrivando l&#8217;otto marzo alla periferia occidentale di Kharkov. Il 9 marzo fu comunicato, via radio, a Hausser un ordine diretto della <em>4. Panzer Armee</em>: isolare Kharkov da ovest a nord, osservare la situazione delle difese della città stessa e, ravvisandone la possibilità, conquistarla rapidamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno successivo unità d&#8217;assalto della LSSAH e della <em>Totenkopf </em>aggirarono a nord Kharkov mentre l&#8217;undici marzo il <em>III/ Panzergrenadier Regiment 2 LSSAH</em>, comandato da Max Hansen, penetrava, con il supporto di <em>Panzer</em>, <em>StuG</em>, e del fuoco diretto dell&#8217;artiglieria divisionale, nel centro della città, contrastato dalla 19ª Divisione Fucilieri Sovietica e dalla 179ª Brigata Corazzata. Intanto la <em>Das Reich</em>, che si apprestava ad attraversare la parte sud della città, per prendere il nemico alle spalle, fu richiamata da Hoth e inviata a nord e poi ad est, così come la <em>Totenkopf</em>, che respingendo gli attacchi provenienti da nord, proseguiva nell&#8217;aggiramento della città, arrivando a minacciare Rogan e Chuguyev, ad est di Kharkov.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 marzo la sacca era chiusa, Kharkov era stata riconquistata e, per la prima volta dall&#8217;inizio del conflitto, tre Divisioni delle <em>Waffen-SS </em>avevano costituito un Corpo Corazzato, svolgendo un ruolo essenziale in un contesto non prettamente tattico, come in precedenza, quando singoli Reggimenti o Divisioni SS erano poste alle dipendenze di comandi divisionali o di Corpo della <em>Heer</em>. Le perdite sovietiche erano state gravissime: 52 Divisioni e Brigate, incluse 25 Brigate corazzate, erano state distrutte; da parte tedesca il momento poteva sembrare propizio per un proseguimento della controffensiva, ma a causa della <em>Rasputitsa </em>(il disgelo rendeva le strade russe, non asfaltate, difficilmente transitabili a causa del fango) e di una valutazione forse eccessivamente prudente della situazione, l&#8217;<em>OKH </em>decise di non proseguire nell&#8217;offensiva se non dopo aver rinforzato le unità impegnate in precedenza, particolarmente le unità corazzate della <em>Heer </em>e delle <em>Waffen-SS</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Kursk</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/libro+inglese/69-95/leibstandarte-archivess-in--005lt--ive-ha--tions-ting-weathering-oi-edener-einheimischer-otioncircumstancesvariablestruct-n/9782840482550.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4661" style="margin: 10px;" title="leibstandarte-archives" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/leibstandarte-archives-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a>L&#8217;Alto Comando tedesco, resosi conto che un&#8217;offensiva estiva verso Mosca doveva comportare la distruzione del saliente russo tra Orel e Bielgorod, chiamato convenzionalmente saliente di Kursk, pianificò un&#8217;offensiva su un fronte limitato dei due lati del saliente, mirante ad intrappolare le truppe russe intorno a Kursk.</p>
<p style="text-align: justify;">I russi, resisi rapidamente conto delle intenzioni tedesche, organizzarono una difesa in profondità nell&#8217;area compresa tra Orel e Bielgorod e concentrarono inoltre, ai lati del saliente, riserve corazzate per una controffensiva mirante alla distruzione delle unità tedesche indebolitesi nell&#8217;attacco.</p>
<p style="text-align: justify;">I russi predisposero una difesa imponente. La zona di resistenza, che in alcuni settori raggiungeva i 170 Km di profondità, comprendeva cannoni anticarro, carri interrati, posizioni d&#8217;armi di squadra e d&#8217;appoggio e fortificazioni campali, mentre ampie zone minate (fino a 1.200 mine anticarro e 1.300 antiuomo per chilometro di fronte), coperte da anticarro defilati e registrate dall&#8217;artiglieria media e da lanciarazzi multipli, attendevano le unità corazzate tedesche. Dietro questo apparato difensivo 3.300 carri armati e semoventi russi, 20.220 pezzi d&#8217;artiglieria e 1.337.000 uomini attendevano le Armate del Feldmarschall von Manstein, sotto il cui comando era posto anche il <em>SS-Panzerkorps</em>, e del <em>Generaloberst </em>Model.</p>
<div id="attachment_4662" class="wp-caption alignleft" style="width: 286px"><img class="size-full wp-image-4662 " title="lssah-kursk" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lssah-kursk.jpg" alt="" width="276" height="276" /><p class="wp-caption-text">LSSAH a Kursk</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 5 luglio, nell&#8217;area dell&#8217;<em>Heeresgruppe Süd</em>, von Manstein diede l&#8217;ordine d&#8217;attacco: la <em>4. Panzerarmee </em>del Colonnello Generale Hermann Hoth e l&#8217;<em>Armee Abteilung </em>Kempf, comandato dal <em>General der Panzertruppe</em> Kempf mossero contro le linee russe. La <em>4. Panzerarmee</em> comprendeva il <em>XLVIII. Panzerkorps </em>(General von Knobelsdorf), con 460 carri armati, in maggioranza <em>Pz.Kf.Wg. III </em>e <em>IV</em>, oltre ad una brigata dei nuovi <em>Pz.Kf.Wg. V Panther </em>e la <em>Panzergrenadier Division Grossdeutschland</em>, con subordinata la <em>10. Panzer Brigade</em>, composta di <em>Panther</em>. Questo ultimo, purtroppo, era stato messo in servizio senza una completa ricerca d&#8217;eventuali difetti progettuali. In pochi giorni circa il 60% dei carri risultarono fuori uso per guasti non imputabili ad azione nemica. Un inizio scoraggiante per un mezzo che, dopo la soluzione dei suoi &#8220;problemi di dentizione&#8221;, sarà considerato il miglior carro medio della seconda guerra mondiale. Il <em>SS-Panzerkorps </em>(LSSAH, <em>Das Reich </em>e <em>Totenkopf</em>) schierava invece, il 4 luglio, 327 carri operativi, 25 <em>Befehlspanzer </em>(carri comando) e 95 cannoni d&#8217;assalto.</p>
<p style="text-align: justify;">A nord, dopo un&#8217;avanzata di 18 chilometri, la <em>9. Armee</em> di Model, a causa delle gravi perdite subite contro le estese difese russe, e colpita da una massiccia controffensiva del Fronte Sovietico di Bryansk e Ovest, sospendeva le operazioni offensive, mentre l&#8217;ala sud dell&#8217;operazione <em>Zitadelle</em>, pur con difficoltà, penetrava fin dai primi giorni nel dispositivo difensivo russo; in particolare le unità corazzate del <em>XLVIII. Panzerkorps</em> e del <em>SS-Panzerkorps </em>puntarono con decisione verso Oboyan ed il fiume Psel, causando una situazione di crisi per la <em>STAVKA</em>. I russi, nel disperato tentativo di bloccare le Divisioni di Hoth, impiegarono la 6ª Armata delle Guardie e la 1ª Armata corazzata, mentre altri Corpi corazzati russi si muovevano per bloccare l&#8217;avanzata del <em>SS-Panzerkorps </em>verso Prochorovka. Il 10 luglio, la 5ª Armata delle Guardie si avvicinava a Prochorovka, insieme al 2º Corpo corazzato e al 2º Corpo corazzato delle Guardie, ingaggiando e frenando l&#8217;avanzata del <em>III. Panzerkorps </em>di Kempf. La mattina del 12 luglio la <em>Das Reich </em>e la LSSAH erano in vista di Prochorovka, mentre la <em>Totenkopf</em>, conquistata una testa di ponte sul fiume Psel, teneva le sue posizioni. Da lì a poco le unità corazzate delle <em>Waffen-SS </em>e della 5ª Armata corazzata delle Guardie, agli ordini del generale Rotmistrov, avrebbero dato luogo al maggiore scontro di corazzati dell&#8217;intero conflitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli storici, solitamente, presentano Prochorovka come uno scontro frontale tra le divisioni SS che avanzano fianco a fianco e le unità corazzate russe che, ingaggiando coraggiosamente il nemico a distanza ravvicinata, negano ai tedeschi il vantaggio della pesante corazza delle loro decine di <em>Panther </em>e <em>Tiger</em>. Dopo ore di combattimento i tedeschi, avendo perso circa lo stesso numero di carri dei russi, si ritirano lasciando i russi padroni del campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Autori come Erickson, Jukes, Clark e Bruce Quarrie valutano la forza in carri armati del <em>SS-Panzerkorps </em>tra i 600 e i 700 carri (un centinaio dei quali <em>Tiger</em>, oltre ai <em>Panther </em>che sarebbero stati assegnati alle divisioni SS) contro 800-850 carri russi. La realtà è ben diversa: dal diario di guerra del <em>SS-Panzerkorps </em>risulta, in data 4 luglio 1943, il giorno prima dell&#8217;inizio della battaglia di Kursk, una forza di 327 carri armati, tra i quali solo 35 <em>Tiger</em>, l&#8217;undici luglio, poi, i carri disponibili erano 236: 196 <em>Pz.Kf.Wg. III</em>, <em>IV </em>e <em>T-34</em> catturati, 25 tra carri comando e <em>Pz.Kf.Wg II </em>e 15 <em>Pz.Kf.Wg. VI Tiger</em>, dei quali solo 5 a disposizione della LSSAH e <em>Das Reich</em>. Nessun <em>Panther </em>era assegnato ancora alle divisioni SS, che sarebbero state dotate di questo mezzo solo nei mesi successivi. La LSSAH riceverà i suoi primi <em>Panther </em>solo nell&#8217;agosto 1943. Gli autori citati non sono in malafede quando parlano di &#8220;un centinaio di <em>Tiger</em>&#8221; in azione, a fronte di 5-7 <em>Tiger </em>effettivamente presenti a Prochorovka (ricordiamo che i <em>Tiger </em>della <em>Totenkopf </em>erano impegnati oltre il fiume Psel), o dei &#8220;600-700 carri SS &#8220;, mentre, anche considerando i carri riparati tra l&#8217;undici ed il dodici luglio potevano essere impiegati dalle tre Divisioni SS, al massimo, 250 carri, si limitano a riportare, acriticamente, le testimonianze russe edite negli anni &#8216;60, che &#8220;rivedevano&#8221;, esaltandole, le memorie e i resoconti, scritti sotto la paterna direzione di Nikita Kruschev, già Commissario Politico del Fronte Sud Ucraina nel 1943, dai Generali russi protagonisti dello scontro. Esaminando la forza in carri del <em>SS-Panzerkorps </em>al 13 luglio 1943 possiamo inoltre desumere che le perdite subite dall&#8217;intero <em>SS-Panzerkorps </em>consistettero in circa 70-80 corazzati, contro i 400 carri <em>SS </em>distrutti secondo le fonti russe, riprese poi dagli storici citati senza essere confrontate con i documenti dell&#8217;epoca. La tattica di Rotmistrov, di far avanzare i carri <em>T-34/43</em> in una carica frontale contro i <em>Panzer SS</em>, risulta, dall&#8217;analisi dei risultati dello scontro, fallimentare, stante anche la superiorità numerica russa (350-400 carri russi contro i 56 carri della <em>Leibstandarte</em>, in maggioranza <em>Pz.Kf.Wg. III </em>e <em>IV</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">La vittoria tattica a Prochorovka della LSSAH e della <em>Das Reich</em>, che portò alla distruzione di 600 T-34/43 e T-70 della 5ª Armata Corazzata delle Guardie, è determinata da diversi fattori: il superiore addestramento dei carristi tedeschi nell&#8217;uso dei loro sistemi d&#8217;arma, la grande autonomia decisionale presente &#8211; ed incoraggiata &#8211; a livello di sottufficiali e truppa, la fiducia nei propri comandanti, la presenza dei <em>Tiger </em>che, seppur pochi, poterono ingaggiare i corazzati nemici sin da 1.500-1.800 metri di distanza, scompaginandone la formazione, distruggendo i carri comando russi, generalmente gli unici dotati di radio nella formazione attaccante e, non ultimo, la conduzione dell&#8217;attacco russo, eseguito senza coordinamento fra fuoco e movimento e senza sfruttare la superiore mobilità del <em>T-34/43</em>. Nei giorni seguenti, a causa del fallimento dell&#8217;offensiva a nord e degli sbarchi alleati in Sicilia, l&#8217;offensiva fu sospesa per ordine di Hitler, nonostante le proteste di von Manstein, che avrebbe voluto continuare ad alimentare, a sud, l&#8217;azione delle unità a lui subordinate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal libro<em> La 1. SS Panzer Division Leibstandarte Adolf Hitler</em>, Effepi  edizioni, Genova 2002.</p>
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		<title>Waffen SS, esercito europeo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 08:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ampio e documentato saggio di Jean-Luc Leleu sull'ultimo esercito sovranazionale europeo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_2411" class="wp-caption alignleft" style="width: 198px"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/226202488X?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=226202488X" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2411" title="leleu-waffenss" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/leleu-waffenss-188x300.jpg" alt="Jean-Luc Leleu, La Waffen SS" width="188" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Jean-Luc Leleu, La Waffen SS</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’esercito europeo: se ne parla invano da anni, come della prova del nove per far passare l’attuale Europa dei 25 dalla condizione di aborto burocratico e finanziario a Stato federale autentico, veramente sovrano e basato sui popoli e non sui consigli d’amministrazione. Per la verità, senza bisogno di aspettare gli eurocrati e le loro elucubrazioni a tavolino, l’Europa per suo conto ha già conosciuto nell’epoca moderna la realtà di eserciti sovranazionali raccolti sotto un’unica bandiera e un unico ideale. Questo è accaduto quando il nostro continente non si è basato su princìpi democratici, inadatti ad assemblare realtà storicamente molto differenziate (per quanto omogenee) come le nazioni europee, ma su principi imperiali, al modo di Roma antica. Basta pensare alla <em>Grande Armée</em> napoleonica. Nelle campagne napoleoniche, compresa quella russa, l’esercito francese era in realtà un’armata europea. Ad esempio, nel corso della campagna balcanica del 1813-14 sulla Drava, il contingente italiano della Grande Armée contava non meno di cinquantamila uomini, che si erano presentati ai bandi d’arruolamento provenendo per lo più dalle regioni annesse all’Impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Le unità dell’esercito italico erano inquadrate nei reparti regolari “francesi”, spesso sotto comando italiano (ricordiamo i famosi generali Pino e Ramorino) e a volte facevano parte di corpi d’<em>élite </em>come la Guardia Reale del Regno d’Italia. Notiamo di passata che lo statuto politico di tale Stato – per nulla “fantoccio”, ma organico a una dimensione imperiale – non era diverso da quello della Repubblica Sociale o della Croazia ustacha: Stato formalmente indipendente, ma sotto protezione armata dell’Impero-Reich. Questa pratica tipicamente imperiale e tipicamente europea ebbe un nuovo modo di esprimersi nel corso della Seconda guerra mondiale, con la costituzione della Waffen-SS: esercito formato dall’arruolamento su base volontaria di uomini provenienti praticamente da tutte le nazioni europee, non esclusa una quota di inglesi. In più, la Waffen-SS poté contare anche su piccole e talora consistenti formazioni di provenienza extra-europea, ma ideologicamente affini: dagli indiani ai cosacchi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uscita in Francia di un poderoso studio sul fenomeno della Waffen-SS consente oggi di attingere a un repertorio sterminato e scientificamente di altissimo livello, che probabilmente è da considerare come l’opera definitiva in materia: si tratta di <em>La Waffen-SS. Soldats politiques en guerre</em> di Jean-Luc Leleu, pubblicato dalla casa editrice Perrin di Parigi, e di cui sarebbe auspicabile una (improbabile) traduzione in italiano. In oltre milleduecento fitte pagine, con centinaia di note, quaranta pagine di bibliografia e decine di tabelle riguardanti l’origine regionale e l’età degli arruolati, le percentuali in confronto alla consistenza demografica di provenienza, le statistiche sull’età degli ufficiali di ogni singola divisione, la ripartizione secondo la professione, i diagrammi sulle perdite nei vari fronti, e poi addirittura la confessione religiosa, l’evoluzione del numero degli effettivi nei vari anni, i programmi d’istruzione etc., l’autore compie davvero uno sbalorditivo lavoro sia storiografico che compilativo, sia bibliografico che di certosina analisi delle fonti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" /></a> Dopo molta, anche valida, letteratura e memorialistica sul tema, dopo anche rimarchevoli studi (basta pensare, in Italia, ai libri dedicati dalle Edizioni Marvia ad alcune delle più note divisioni blindate) e dopo svariate ricerche di carattere generale, adesso abbiamo col testo di Leleu uno strumento che ci permette di vagliare a fondo la genesi, la crescita, le varie fasi di mutazione organizzativa, i motivi strategici e ideologici, l’attività e il comportamento sul campo di questo esercito europeo doppiamente mitizzato: in positivo, dal neofascismo europeo, in quanto <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di un ideale accomunante tutti i nostri popoli e vissuto compiendo gesta belliche rimaste epiche; e in negativo, come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di feroce determinazione guerriera. Fino alle generalizzate criminalizzazioni, che non sono mancate, spesso confondendo per ignoranza storica due realtà diverse della galassia SS: da una parte gli <em>Einsatzgruppen</em> dediti alla liquidazione dei “nemici razziali”, oppure i guardiani dei campi di concentramento; dall’altra parte le SS combattenti. Due mondi che ebbero ognuno la sua faccia e le sue vicende, ognuno le sue responsabilità e il suo diverso conto da saldare davanti alla storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono dei punti focali, nella descrizione svolta da Leleu, che danno il senso di tutta la vicenda. Ad esempio, come quando scrive che nella primavera 1942 si ebbe una svolta: «La crisi di fiducia che s’era creata a questa data nelle relazioni di lavoro tra Hitler e il suo più vicino consigliere militare, Jodl, non fece che ancorarlo di più alle sue convinzioni». E le convinzioni di Hitler, dopo il terribile inverno e la controffensiva russa, erano che dei generali non bisognava più fidarsi. Bisognava fare «una seconda <em>Gleichschaltung</em>», come scrive Leleu, cioè un secondo allineamento: ideologico, stavolta, e non più solo politico come nel 1933. Questo portò Hitler a considerare la necessità di dotarsi di uno strumento ad alta qualificazione di tecnica militare, ma anche di sicura disponibilità ideologica, creando sul campo la figura del soldato politico: «Davanti alla prospettiva ormai apertamente riconosciuta di una guerra lunga, egli si volse verso la Waffen-SS e la considerò come una panacea». La Waffen-SS divenne uno strumento nelle mani esclusive di Hitler, che ne disponeva a suo talento nei vari teatri di guerra, in qualità di truppe scelte in grado di tappare le varie falle che si aprivano nei fronti e di reggere anche le situazioni più disperate.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2733907344/centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mabirepanzers.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, Panzers SS dans l'enfer normand" width="96" height="140" /></a>Nate come semplici squadre di protezione del Partito e del suo capo, evolutesi a corpo armato a difesa del regime, adesso, nel radicalizzarsi della guerra, le <em>Schutz Staffeln </em>si mutavano in punta di lancia delle forze armate, sperimentando, almeno dal giugno 1942, come precisa l’autore, una fase di «sviluppo esponenziale». Sotto la spinta degli eventi e del crescente disaccordo tra Hitler e i vertici della <em>Wehrmacht</em>, «il piccolo corpo d’<em>élite </em>lasciava il posto a un autentico esercito di svariate centinaia di migliaia di uomini&#8230; da forza ausiliaria numericamente modesta, l’ala militare della SS passa dunque alla condizione di armata di massa». Interessato agli aspetti sociologici e dell’impiego militare oltre a quelli dell’ideologia razzialista e di ordine selezionato, Leleu spiega che il progressivo virare della Waffen-SS da <em>élite </em>razziale a <em>élite </em>ideologica è già ben visibile dalla primavera del 1943. Un’evoluzione che verrà sancita dall’attribuzione alla Waffen-SS di più vaste facoltà in materia di reclutamento. A partire da questa data, insomma, si ebbe l’apertura di questi reparti non solo a quanti erano di stirpe germanica, compresi gli allogeni, come era sin lì accaduto, ma a tutti coloro che davano garanzia di tenuta ideologica dal punto di vista della lotta simultanea al capitalismo angloamericano e al bolscevismo russo. Da qualunque regione europea e, alla fine, anche non europea, provenissero.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito delle motivazioni ideologiche che agivano dietro il fenomeno degli arruolamenti, e che erano certamente dominanti rispetto a quelle relative all’elevato trattamento d’ingaggio, Leleu riporta un aneddoto, secondo il quale il generale SS Gottlob Berger, responsabile del reclutamento, un giorno, parlando con Himmler, gli ricordò il motto della vecchia aristocrazia ugonotta: “la mia anima a Dio, la mia spada al re, il mio cuore alle dame”. Al che il <em>Reichsführer </em>avrebbe risposto che «oggi per l’idea il nazionalsocialismo esige l’anima, la spada e il cuore». Nondimeno, Leleu invita a non fare del capitolo legato alla “fanatizzazione” delle Waffen-SS un luogo comune. La SS voleva certamente «suscitare un’adesione cieca ed entusiasta alla lotta intrapresa, voleva comunicare una fede ardente agli uomini», dando una connotazione positiva al fanatismo, ma alla fine «sostituendo la nozione di cecità con quelle di eroismo e di virtù». In questo senso, vanno interpretate certe disposizioni della <em>Reichsführung-SS</em>, intese a privilegiare una educazione ideologica piuttosto che una istruzione ideologica. Quindi, come rileva Leleu, non era tanto in gioco una forma di passivo indottrinamento, quanto di formazione del carattere: «si trattava molto meno di trasmettere un sapere che non una coscienza». Tra le motivazioni che spingevano tanti giovani all’arruolamento, Leleu riporta che una delle più diffuse era di schietta tipologia “affettiva”, e riguardava precisamente «l’amore per il Führer e la fede incrollabile nella sua missione storica». Un capitano SS dichiarò un giorno ai suoi uomini che «noi non vogliamo le decorazioni, noi vogliamo solamente l’amore del Führer».</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089224" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/charlemagne-waffen-ss.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Charlemagne. I volontari francesi nella Waffen SS" width="93" height="131" /></a>Accanto a questa mistica del legame con la figura carismatica della Guida, in cui si riconoscono i tratti del giuramento <em>ad personam </em>tipico del feudalesimo europeo, agivano anche forti spinte legate all’accelerato incrudimento della guerra. Che la formazione del soldato politico divenisse di anno in anno più importante, a fronte soprattutto delle gravi sconfitte che il Reich andava incassando su tutti i fronti, appariva chiaro ai dirigenti SS, e <em>in primis </em>allo stesso Himmler. Si fece dunque strada una concezione del combattimento di specie propriamente religiosa, sulla scorta – come espressamente indicavano i corsi di formazione e le pubblicazioni dottrinarie – di quanto in passato era accaduto in situazioni di radicalismo, dalle truppe puritane di Cromwell alle armate della Rivoluzione francese, ai guerrieri dell’Islam. Dagli archivi da lui capillarmente consultati, Leleu ha estratto un documento SS relativo alla guerra sul fronte orientale: «La guerra in Russia ha chiaramente dimostrato che un esercito educato politicamente combatte brutalmente. Noi al fanatismo comunista opponiamo la fede combattente che emana dall’ideale nazionalsocialista». Al di là del lato motivazionale ideologico che agiva sui membri dell’Ordine Nero combattente, è dunque nell’esperienza che la guerra si andava velocemente brutalizzando, che va ricercata l’origine della fama di terribilità che grava sugli uomini della doppia runa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il radicalizzarsi della lotta e il suo apparire come dramma epocale che metteva in gioco la stessa esistenza dell’Europa come civiltà, innescarono infine il fenomeno della Waffen-SS come forza armata spiccatamente europea. Leleu scrive che «il discorso europeo ha assunto un crescente valore ecumenico in seno alle unità SS a partire dalla primavera 1944&#8230; l’apertura della SS agli stranieri non “germanici” si fondava sul postulato che solo l’Ordine Nero aveva le motivazioni per combattere efficacemente&#8230;». Emblema di tale europeismo militante è rimasta la mitica figura di Léon Degrelle. L’obiettivo che si indicava a quei soldati politici tedeschi, valloni, olandesi, norvegesi, francesi, italiani, croati, fiamminghi, danesi, russi, ucraini, bosniaci, baltici, ungheresi&#8230; era dunque di approfondire «il pensiero della comunità europea e la coscienza di un destino comune». Quanto questa coscienza abbia agito a fondo su centinaia di migliaia di giovani europei dell’epoca, la mole stessa del libro di Leleu, vero monumento cartaceo, sta a dimostrarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 12 giugno 2009.</p>
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		<title>SS-Hauptscharführer Gustav Schreiber</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 10:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Rossi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La biografia militare del SS-Hauptscharführer Gustav Schreiber e le numerose decorazioni e distintivi di cui fu insignito durante la seconda guerra mondiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_1987" class="wp-caption alignleft" style="width: 309px"><img class="size-medium wp-image-1987" title="gustav_schreiber" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/gustav_schreiber.jpg" alt="Gustav Schreiber. Deutsches Bundesarchiv" width="299" height="480" /><p class="wp-caption-text">Gustav Schreiber. Deutsches Bundesarchiv</p></div>
<p style="text-align: justify;">Gustav Schreiber nacque il giorno di Natale del 1916 a  Selm (Nord Westfalia), nel periodo centrale della Grande Guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1939 faceva parte delle SS-Verfugungstruppe nella 7./SS-Infanterie-Standarte “Germania”. La sua spiccata attitudine per la vita militare venne subito alla luce, tanto che alla fine della guerra verrà considerato tra gli uomini della Westfalia più decorato nelle Waffen-SS. Il battesimo del fuoco di Schreiber avvenne in Polonia nel 1939, cui fecero seguito i combattimenti nel 1940 in Francia ad Arras e lungo la Marna. Nell’agosto del 1940 arrivano le prime decorazioni: la Croce di Ferro di seconda classe ed il Distintivo in bronzo per assalto della fanteria, insieme alla promozione a <em>SS-Rottenführer</em>. Nel 1941 il Reggimento di Schreiber venne motorizzato e andò a far parte insieme ad altri due Reggimenti (<em>Nordland </em>e <em>Westland</em>) della nuova divisione SS “Wiking”, divisione nella quale militavano oltre che tedeschi e austriaci, anche volontari stranieri provenienti dal Belgio, Danimarca, Norvegia, Svezia, Svizzera, Finlandia e più tardi anche volontari baltici, diventando nel corso della guerra la Divisione delle Waffen-SS più europea.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio dell’operazione “Barbarossa” la Wiking insieme alle divisioni corazzate dell’esercito avanzò rapidamente nel settore meridionale del fronte orientale, da Lemberg a Tarnopol poi Uman e a nord della Crimea. L’<em>SS-Scharführer</em> Schreiber era a quel punto della guerra già un esperto veterano, figura di esempio per il suo plotone, un coraggioso e valoroso guerriero. Nell’agosto del 1941 il comandante della sua compagnia lo decorò con la Croce di Ferro di prima classe. Durante la conquista di Rostov ed i successivi combattimenti difensivi  lungo il fiume Mius, Schreiber rimase ferito. Al comando della Divisione c’era il carismatico <em>SS-Gruppenführer </em>Felix Steiner, il quale riceverà “Le Spade” dopo l’offensiva nel Caucaso nell’estate del 1942.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dicembre del 1942 la Wiking si ritrovò trincerata lungo il fiume Mius ed al comando del II° Battaglione del Germania venne nominato l&#8217;<em>SS-Hstuf</em>. Hans Juchem. Con il suo viso da fanciullo non venne preso all’inizio troppo sul serio dai suoi soldati, induriti da tante battaglie. Ma durante le settimane successive dovettero ricredersi e Juchem ricevette rispetto ed ammirazione dai suoi uomini in quanto partecipò in prima persona e da esempio a molti combattimenti corpo a corpo arrivando addirittura a essere decorato con la Spilla in oro per il combattimento corpo a corpo e la Croce di Cavaliere (postuma) dopo un’eroica azione di guerra a Izjum nell’estate del 1943, azione durante la quale trovò la morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur essendo soltanto un <em>SS-Scharführer</em> Schreiber ed un comandante di plotone, aveva comunque accumulato numerosi giorni di combattimento corpo a corpo durante i combattimenti difensivi lungo il Mius e a Stalino. Al suo plotone vennero assegnati spesso compiti difficili, come difendere importanti crocevia stradali o posizioni trincerate di vitale importanza. In tutti questi compiti a lui assegnati Schreiber si comportò sempre con grande coraggio, senso del dovere dimostrando innegabili doti di comando. Il 2 dicembre del 1943 Schreiber venne decorato con la Croce di Cavaliere, per essersi comportato valorosamente nell’immediato contrattacco lungo la linea difensiva Karkov-Poltava. Il 1° novembre era stato già promosso al grado di <em>SS-Hauptscharführer</em> e dopo solo 5 giorni dal 2 dicembre ricevette con grande sorpresa anche la Spilla in oro per il combattimento corpo a corpo, meritandosi una citazione del suo comandante come esempio di valore e di abnegazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La sacca di Korsun-Cerkassy</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089024" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/wiking.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Wiking. La Waffen SS europea" width="122" height="175" /></a>Conquistata Kiev e consolidata la testa di ponte sul fiume Dnieper, i sovietici si prepararono ad una nuova grande offensiva. L’attacco per la nuova offensiva venne fissato per il 25 gennaio del 1944: le forze sovietiche ammassate ad ovest del saliente di Cerkassy, dopo un fuoco di preparazione dell’artiglieria e sostenuti dall’aria da centinaia di aerei, attaccarono. L’assalto nemico si sviluppò lungo due direttrici, che dovevano confluire sulla posizione di Shenderovka. L’attacco riuscì e chiuse in una sacca circa 53.000 uomini, compresa la SS-Panzer-Grenadier-Division “Wiking”. All’interno della sacca erano rimasti intrappolati il XLII.Armee-Korps della 1.Panzer-Armee e l’11.Armee-Korps dell’8.Armee. Inoltre erano presenti unità dell’8.Flieger-Korps. L’Armata Rossa aveva a disposizione 12 Divisioni incluse formazioni di <em>élite </em>e di provata esperienza, ma nonostante queste soverchianti forze gli uomini all’interno della Sacca respinsero tutti gli assalti, animati anche dalla speranza che i reparti corazzati accorsi in loro aiuto avrebbero prima o poi spezzato l’accerchiamento. Quando il 16 febbraio 1944 si diffuse tra i soldati la parola d’ordine: libertà (<em>Freiheit!</em>), tutti capirono che quella era l’ultima opportunità per sfuggire dalla sacca di Cerkassy, e malgrado una temperatura di 15 gradi sottozero e 60 centimetri di neve gli uomini erano pronti a vendere cara la pelle pur di sfuggire da quell’inferno. La parola d’ordine arrivò quando i reparti mandati in soccorso erano a soli pochi chilometri dalla Sacca e a pronunciarla fu il <em>GeneralFeldmarschall </em>von Manstein, comandante in Capo e responsabile del Gruppo di Armate operante in quel Settore del fronte russo. Sul fianco sinistro dell’area un piccolo gruppo di uomini si preparò per l’operazione di sfondamento: furono distribuite le rimanenti munizioni, le bombe a mano ed ogni uomo si attrezzò come meglio poteva con ogni sorta di arma utile per il corpo a corpo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" /></a>L’<em>SS-Hauptscharführer </em>Schreiber guardò i suoi uomini, facce emaciate, sporche e barbute; in tutti quei giorni non una sola interruzione dei combattimenti ed il suo plotone della 7.Kompanie dell&#8217;SS-Panzer-Grenadier-Regiment Germania si era ridotto a soli 24 uomini, tutti comunque dei veterani che avevano combattuto lungo i fiumi Mius, Terek e a Kiev, totalizzando dozzine e dozzine di giorni di combattimento. Schreiber, che già era stato decorato con la Croce di Cavaliere e la Spilla in oro per il combattimento corpo a corpo, si trovava ad essere tra quei pochi soldati di fanteria più decorati operanti in quel settore del fronte.  La battaglia per uscire dalla sacca di Cherkassy durò fino al 18 febbraio del 1944. Per meglio coordinare le operazioni all’interno della sacca, venne creato un comando unico per tutte le forze tedesche, assegnato al Generale Stemmermann. Contemporaneamente venne organizzato un ponte aereo dalla Luftwaffe, ma il cattivo tempo e l’aggressività dei caccia sovietici, resero difficili le operazioni aeree. Malgrado tutto in 15 giorni di voli sulla sacca si riuscirono a lanciare 2.026 tonnellate di materiale e a riportare indietro 2.835 feriti. Schreiber, veterano di tante battaglie, era abituato a combattere contro un nemico notevolmente superiore sia in uomini che in mezzi e quando il 16 febbraio del 1944 arrivò la parola d’ordine: libertà, si preparò con i suoi uomini a combattere per uscire dalla trappola di Cerkassy.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle 23,00 iniziò la manovra di rottura contro le posizioni sovietiche a nord e a sud di Shenderovka; la rottura ebbe successo e si concluse, come già detto, il 18 febbraio con il ricongiungimento con le unità tedesche poste al di fuori dalla sacca. I reparti tedeschi difesero la testa di ponte fino al 19 mattina, per permettere agli ultimi fuggitivi di mettersi in salvo. Il bilancio finale fu di 35.000 uomini salvati dall’annientamento mentre 18.000 finirono invece inghiottiti nella sacca.  Tra i prigionieri anche l’<em>SS-Hauptscharf</em><em>ü</em><em>hrer </em>Gustav Schreiber insieme a 13 superstiti del suo plotone. Schreiber passò sei anni di prigionia nei campi di concentramento sovietici e tornò in Patria nel 1950. Morì il 5 marzo del 1995 nella sua città natale Selm nella Vestfalia settentrionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Decorazioni</strong><br />
Croce di Ferro di II classe<br />
Croce di Ferro di I classe<br />
Croce tedesca in oro<br />
Croce di Cavaliere il 2 dicembre 1943<br />
Spilla per il combattimento corpo a corpo in bronzo nel 1943<br />
Spilla per il combattimento corpo a corpo in argento nel 1943<br />
Spilla per il combattimento corpo a corpo in oro il 7 dicembre 1943</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Distintivi</strong><br />
Distintivo in argento per assalto della fanteria<br />
Distintivo per feriti di guerra in nero</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Questo articolo è stato tratto, con la gentile concessione dell&#8217;autore e del direttore della rivista <a title="Max Afiero" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/massimiliano-afiero/">Max Afiero</a>, da <em><a title="Ritterkreuz" href="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/2009/03/12/ritterkreuz/">Ritterkreuz</a> </em>Anno 1 numero 1 &#8211; Gennaio 2009.</p>
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		<title>Wallonie</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia e le imprese della divisione Waffen SS 'Wallonie' in un libro di Massimiliano Afiero]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>I volontari belgi valloni sul Fronte dell&#8217;Est</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/wallonie.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Wallonie. I volontari belgi valloni sul fronte dell'Est" width="93" height="133" align="right" /></a> Questo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132">libro</a> nasce con l&#8217;idea di onorare la memoria di tutti i combattenti europei che si batterono valorosamente sul fronte dell&#8217;est, in particolare la memoria dei combattenti valloni, ma anche e soprattutto per onorare la memoria di Léon Degrelle, forse il più famoso volontario &#8217;straniero&#8217; nelle forze armate tedesche, volontario tra i volontari, soldato tra i soldati, uno dei più grandi trascinatori di anime ed uomini del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">ventesimo secolo</a> e del quale ricorre proprio quest&#8217;anno il centenario della nascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu proprio grazie a Degrelle che migliaia di giovani belgi valloni parteciparono alla crociata contro il bolscevismo, prima nella legione vallone, poi nella 5a Brigata motorizzata SS ed infine nella 28a divisione SS <em>Wallonie</em>. Da semplice soldato fino a diventare comandante di una intera divisione SS, Degrelle si guadagnò sul campo la stima ed il rispetto dei tedeschi e giunse a far dire a Hitler la famosa frase: &#8216;..se avessi un figlio vorrei fosse come voi&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" align="left" /></a> Inizialmente bistrattati dalla propaganda tedesca, che gli preferivano per ovvie ragioni razziali i fiamminghi, i volontari valloni seguirono il loro capo spirituale, politico e militare, sul fronte dell&#8217;est battendosi come leoni, sempre in prima linea sempre nel pieno dell&#8217;azione. Seguirono Degrelle anche quando l&#8217;unità vallone venne ufficialmente inquadrata nella Waffen SS, ritenuti degni di poter indossare l&#8217;uniforme dell&#8217;ordine nero, dopo aver dimostrato con il sangue versato in battaglia ed il sacrificio di tante vite, il proprio valore di combattenti dell&#8217;onore. Si coprirono di gloria durante i combattimenti nella sacca di Cerkassy, poi sul fronte di Estonia in Pomerania fino ad immolarsi sul fronte dell&#8217;Oder, dove tentarono fino all&#8217;ultimo uomo ed all&#8217;ultima cartuccia di fermare le orde sovietiche. Il sacrificio dei valloni non fu vano, la strenua resistenza dei volontari europei ai confini orientali del Reich evitò che i barbari sovietici potessero arrivare nel cuore dell&#8217;Europa a spargere il germe del comunismo, il vero male assoluto del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">ventesimo secolo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per raccontare la storia dei volontari valloni, oltre ai documenti ufficiali, dei quali esiste ben poco visto che tutto il materiale originale andò distrutto durante i combattimenti nella sacca di Cercassy ed in seguito sul fronte dell&#8217;Oder, abbiamo fatto riferimento soprattutto alle testimonianze dei reduci, prima tra tutte naturalmente quella dello stesso Degrelle, per non dimenticare quella di Jean Vermeire, di Henri Philippet, Fernand Kaisergruber e tanti altri. Dopo la guerra, durante la prigionia, molti volontari valloni scrissero di proprio pugno la loro avventura sul fronte dell&#8217;est, e quei racconti di battaglie, sacrifici ed eroismi, grazie agli storici come Jean Mabire ed altri sono giunti oggi fino a noi intatti. Una storia raccontata quindi dalla viva voce dei testimoni diretti, accompagnata dalla cronologia effettiva degli eventi ed inquadrata nel giusto contesto storico grazie alla documentazione ufficiale disponibile negli archivi di guerra tedeschi ed alleati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132">Massimiliano Afiero, <em>Wallonie. I volontari belgi valloni sul fronte dell&#8217;Est</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/888908913X/ASI/395521">(LU)</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il brano <a href="http://www.centrostudilaruna.it/guardiasulreno.html"><em>L&#8217;operazione &#8220;Guardia sul Reno&#8221;</em></a>, tratto dal <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132">libro</a>.</p>
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		<title>Il castello di Wewelsburg: un po&#8217; di storia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Tombetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia e le vicende del castello di Wewelsburg, che fu principale centro della organizzazione SS]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.de/exec/obidos/ASIN/B00004S0U3/centrostudi0e-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/himmlersburg.bmp" border="0" alt="Himmlers Burg - Die Wewelsburg" width="90" height="140" align="left" /></a> Wewelsburg è essenzialmente una fortezza dalla pianta a forma di freccia, orientata verso nord, un’anomalia architettonica che non ha uguali in Germania. Una forma così curiosa ed insolita merita una spiegazione che tuttavia non ha nulla di misterioso: secondo le testimonianze degli storici locali, la natura stessa delle rocce sulla cima della collina invitava ad una costruzione difensiva: sembra che esistesse una grande pietra circolare che fu scelta come base per una delle torri e che finì per essere inglobata nella struttura; la pianta a freccia era dunque dovuta semplicemente alla natura architettonica della base rocciosa. I documenti cartografici che esaminai al castello mi confermarono questa versione dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel IX e X sec. della nostra era, le invasioni degli unni avevano spinto i germani a costruire sulla collina di Wewelsburg un edificio per la protezione dei locali, cosa confermata dal testo di un cronista sassone del XII sec. riportato nella <em>Storia di Wewelsburg </em>di Wilhelm Segin (1).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso cronista ci racconta che nel 1124 il conte Friederich von Arnsberg aveva costretto la popolazione a cominciare la costruzione del castello angariandola in ogni modo. Alla morte del conte, l’anno successivo, i poveri abitanti dei villaggi che avevano partecipato alla costruzione si ribellarono e distrussero il castello.</p>
<p style="text-align: justify;">I nobili locali, creati cavalieri ma senza alcun ritegno morale, continuarono ad approfittarsi della popolazione, compiendo veri e propri crimini e provocando forti risentimenti verso la nobiltà e il clero; esistevano infatti i <em>Fuerstbischof</em>, o principi–vescovi, che prendevano piuttosto sottogamba la loro attività pastorale, preferendo le cacce e il lusso alla cura delle anime.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8871984951"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/igrandimisteridelnazismo.bmp" border="0" alt="Pierluigi Tombetti, I grandi misteri del nazismo. La lotta con l'ombra" width="95" height="143" align="right" /></a> I principi si guadagnavano la lealtà dei cavalieri affidando loro una parte delle terre da amministrare e concedendo ampia discrezionalità sul modo in cui farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le angherie e le sofferenze che questi ultimi causavano alle popolazioni contadine alimentarono un crescente odio verso i nobili e il vescovado: addirittura una frase incisa sul muro dell’entrata del castello invitava le popolazioni che durante la guerra dei trent’anni cercavano un riparo alle violente dispute territoriali ad andarsene: <em>Viele mochten gern hinein; aber das schaften sie nicht!</em> (Molti vorrebbero entrare volentieri ma non ce la fanno!).</p>
<p style="text-align: justify;">I secoli XVI e XVII portarono guerre e morte nella zona di Bueren, il distretto geografico di Wewelsburg, causate principalmente dal dissenso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e nel corso dei due secoli successivi il castello fu a più riprese attaccato e ricostruito con varie migliorie che riguardavano in special modo l’accrescimento dello spessore delle mura difensive.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu solo tra il 1604 e il 1607 che Wewelsburg acquisì la forma attuale voluta dai Fuerstbischof della famiglia Fuestenberg che lo trattennero come patrimonio familiare fino al 1802, anno in cui divenne di proprietà dello Stato prussiano; tuttavia il vescovado aveva già da tempo perso interesse a questa che era considerata una dimora secondaria per il clero e tennero un semplice amministratore fiduciario come custode.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/archeologidihimmler.bmp" border="0" alt="Marco Zagni, Archeologi di Himmler. Ricerche, spedizioni e misteri dell'Ahnenerbe" width="175" height="250" align="left" /></a> In effetti il castello era in rovina, poiché un funzionario prussiano che visitò ed esaminò Wewelsburg nel 1802 lo ritenne in pessime condizioni, inadatto nemmeno alla mansione di carcere militare; la natura stava prendendo il sopravvento e il castello non era considerato degno di manutenzione dal vescovado. Nel 1815 un fulmine diede il colpo di grazia distruggendo il soffitto di una delle torri che crollò e il disastroso incendio che seguì intaccò profondamente la struttura al punto che rimasero in piedi solamente i muri esterni; di conseguenza il distretto di Bueren–Brenken decise di adattare il castello ai propri bisogni culturali e ne destinò una parte ad ostello per la gioventù, che esiste ancora oggi. Alla morte dell’ultimo amministratore, avvenuta nel 1821, Wewelsburg subì la stessa sorte del Colosseo: i locali lo depredarono di pietre e suppellettili finché nel 1832 lo Stato prussiano decise di offrire parte del castello come residenza per il sacerdote locale e si iniziarono i lavori di ristrutturazione nell’ala sud. Nel 1925 le autorità locali decisero di trasformare la parte rimanente del castello in un museo etnologico, il quale pure esiste al giorno d’oggi e occupa gran parte del volume abitativo totale; si possono ammirare oggetti, manufatti e anche reperti archeologici che testimoniano usi e costumi locali nel corso dei secoli, oltre a diorami e ambientazioni che illustrano flora e fauna dei dintorni. Furono inseriti nel progetto anche un ristorante, una sala per banchetti e varie stanze da utilizzare per occasioni speciali e festeggiamenti, tutti ricavati nelle sale del castello. Si decise in seguito di intervenire con lavori di ristrutturazione, poiché la Torre Nord era pericolante. Il sacerdote successivo completò i lavori e arriviamo così alla sua morte, avvenuta nel 1934, anno in cui Himmler acquistò il castello e Wewelsburg divenne il centro del culto segreto dell’Ordine Nero.</p>
<p style="text-align: justify;">La forma a freccia aveva colpito profondamente l’immaginazione del <em>Reichsfuehrer </em>che ne vide la rappresentazione reale di un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>: il castello era orientato a nord, a differenza di tutte le costruzioni dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> e moderne che seguono l’orientamento est–ovest. Il vettore nord richiamò immediatamente alla mente di Himmler la terra di Thule, l’Iperborea ariana, il Polo Nord, l’antica patria in cui la maggioranza delle tradizioni germaniche posizionano l’Eden ariano, e cioè il luogo in cui, nella notte dei tempi, una stirpe di uomini–dèi ariani vivevano in perfetta armonia con le forze della natura, essendone essi stessi una manifestazione, dotati di poteri divini.</p>
<p style="text-align: justify;">Himmler decise che quando il III Reich avrebbe definitivamente governato sulla terra, quello sarebbe diventato il centro del mondo; il museo, il ristorante e l’ostello lasciarono così il posto all’accademia della Sezione <em>Ahnenerbe</em> (2), che da allora in poi ebbe una sede permanente a Wewelsburg.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scavi archeologici compiuti dagli scienziati della <em>Ahnenerbe </em>nei dintorni del maniero rivelarono una certa quantità di scheletri, che vennero conservati nella <em>Kammergrab</em>, per essere studiati dagli archeologi (3).</p>
<p style="text-align: justify;">Per assicurarsi la manodopera necessaria, Himmler decise di far costruire nelle vicinanze un piccolo campo di lavoro, che dal 1941 si chiamò Campo di Concentramento di Niederhagen (<em>Konzentrationslager Niederhagen </em>o <em>KZ Niederhagen</em>); in questo campo di lavoro forzato si applicò il concetto <em>Vernichtung durch Arbeit</em>, cioè sterminio attraverso il lavoro. La storica del castello ci ha informato che questo era uno dei campi in cui le condizioni di vita erano più dure in assoluto, dove torture e atrocità segnarono la fine di 1285 persone nel tempo in cui si portavano avanti i lavori di ristrutturazione e di ricostruzione; poche forse rispetto ad altri campi di sterminio ben più famosi, ma ci è stato ribadito più volte che si trattava di vero e proprio calvario, un inferno in cui migliaia di persone venivano continuamente picchiate e torturate con una crudeltà senza limiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.de/exec/obidos/ASIN/3831147140/centrostudi0e-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/wiligutsgeheimlehre.bmp" border="0" alt="Rudolf J. Mund - Karl Maria Wiligut, Wiliguts Geheimlehre. Weisthor - Fragmente einer verschollenen Religion. Die geplante Geheimlehre fuer die neue Ordnung in Europa" width="98" height="140" align="right" /></a> Per quanto concerneva il progetto, Himmler si serviva del suo architetto personale Bartels (che soprintendeva ogni attività costruttiva in qualità di capo-architetto) e di Karl Maria Wiligut: in base ai loro consigli, ma soprattutto seguendo la via spirituale consigliatagli dal prete–mago Wiligut, Himmler stravolse la struttura interna del castello, mantenendone però la pianta a punta di lancia: tra il 1939 e il 1944 venne abbassata la Torre nord di 4,8 m e se ne ricavò all’interno quella che oggi conosciamo come &#8220;La Cripta&#8221;, il <em>Sancta Sanctorum </em>delle SS, battezzato da Himmler il <em>Walhalla</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Bartels presentò i piani costruttivi nel 1939 e senza attendere le concessioni edilizie del caso, cominciò i lavori di scavo per la cripta; inizialmente invece dei dodici piedistalli erano presenti dodici nicchie che furono murate e sostituite con le colonnine–sedile che si vedono oggi. Si provvide inoltre a creare un soffitto a cupola con stuccature a forma di swastika al centro e si realizzarono i fori da cui si origina ancora oggi la misteriosa forza eco che fa rabbrividire chi prova a parlare al centro della sala; si chiusero le precedenti finestre in stile gotico sostituendole con quelle attuali, studiate appositamente per convogliare la luce al centro della sala.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavori proseguirono con la creazione della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, (sala dei capi supremi SS) al piano terra che si apre sul cortile interno; furono erette le 12 colonne sia in questa sala che nella cripta e si progettò un’altra sala al di sopra della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, con un grandioso soffitto a cupola, progetti che non vennero mai realizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1941 al 1945 si cominciò a pensare ad un progetto più grande con lo scopo di estendere l’area del castello fino ad inglobare il villaggio vicino; le case dei contadini sarebbero state spostate per far posto ad un enorme complesso di edifici di forma circolare che avrebbe circondato la struttura centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La cripta sarebbe divenuto il centro geografico del sistema, una evidente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbologia</a> che ci riporta al significato di <em>omphalos</em>, l’ombelico del mondo. Questo sarebbe stato l’ombelico che avrebbe legato il mondo cultuale delle SS con il suo <em>Volk</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito dell’avanzata degli alleati, il 31 marzo 1945 Himmler diede ordine di far saltare il castello ma nella fretta si riuscì solamente a danneggiare le strutture esterne con un incendio che causò pochi danni, a parte il soffitto di travi in legno che bruciò completamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il signor B., un simpatico personaggio di Bueren (4), proprietario della locanda in cui alloggiavo, mi fece da guida nei dintorni del castello e mi raccontò che quando era piccolo assistette alla deflagrazione del 1945; egli ricordava che tutti gli abitanti corsero al castello per prendere la cassaforte che però fu requisita dagli alleati. Tutto ciò che trovarono fu un lago di vino rosso in cui galleggiavano oggetti di ogni tipo e pezzi di legno. La Cantina era stata distrutta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978055381445"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/himmlerscrusade.bmp" border="0" alt="Christopher Hale, Himmler's Crusade" width="130" height="199" align="left" /></a> Lo stesso personaggio mi confidò inoltre che molti degli abitanti di Bueren non avevano idea di chi fossero i loro genitori, in quanto in zona esisteva un <em>Lebensborn</em>, una delle famigerate cliniche specializzate in cui le giovani ariane venivano convinte ad accoppiarsi con SS di purissimo sangue germanico, generando perfetti esemplari ariani. Ma i locali non desiderano parlare di queste cose, si sentono imbarazzati e feriti; il sig. B. me lo disse chiaramente. Era uno degli aspetti tragici che circondavano il castello e contribuivano alla sua sinistra fama.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla del lato oscuro del nazismo e in particolare del castello di Wewelsburg, è necessario riconoscere che molti autori, di solito narratori o ricercatori un poco avventati, si sono sbizzarriti nel tentativo di dimostrare sbrigativamente un legame del Nazismo con l’occulto, legame che certamente esiste, e molti di questi hanno citato fonti non confermate, hanno fatto affermazioni non corrette di cui solo loro possono portare il peso ed infine si sono appropriati di informazioni adattandole o esagerandole a seconda del testo che stavano scrivendo; il risultato è stato che il lato spirituale del Nazismo è stato sempre catalogato come una bufala o quantomeno una storiella utile per vendere qualche copia in più; in questo caso, vale l’assioma che solo un esame diretto, una ricerca sul campo può tagliare la testa al toro e fornire le informazioni più corrette e veritiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio per tutti tra i più famosi: si favoleggia in una corrente di letteratura post &#8211; bellica che spesso sconfina nella fantascienza, che i dodici <em>Gruppenfuehrer </em>e Himmler stesso prendessero le loro decisioni strategiche in relazione agli eventi bellici nella <em>Gruppenfuehrersaal</em>, mentre il fumo di un vaticinio occulto, saliva come un olocausto attraverso i fori del pavimento (5).</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, è necessario considerare che ogni decisione bellica non veniva presa da Himmler, tantomeno dai suoi dodici cavalieri, ma era una prerogativa speciale del <em>Fuehrer</em>, Hitler stesso, che si lasciava andare a indecenti scoppi di ira incontrollata quando il suo parere si scontrava con quello ben più esperto dei suoi generali. Himmler non avrebbe mai potuto gestire personalmente le sorti di una guerra che era rigorosamente controllata da Hitler. In secondo luogo il pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal </em>non presenta alcun foro, non è oggi e non era allora in comunicazione con la cripta sottostante (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa che nessun fumo di sacrificio poteva elevarsi alla sala superiore. Si potrebbe forse interpretare come un fumo simbolico, ma sono pure congetture.</p>
<p style="text-align: justify;">La dr.ssa John-Stucke mi confermò, piante costruttive alla mano (7), che non esisteva alcuna possibilità di un passaggio di aria tra la cupola della cripta, di cemento e il pavimento della sala superiore. I quattro fori della swastika sul soffitto della cripta si estendevano per soli 40 centimetri nel calcestruzzo e servivano al solo scopo di generare l’effetto eco al centro della sala. Non comunicavano con nessun altra stanza. C’erano, è vero, dei fori sopra le finestre, ma essi portavano esclusivamente a un piccolo piano tra le due sale e sembra che servissero per l’impianto elettrico; comunque non collegavano le due sale.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un semplice esempio, è vero, ma basta per far capire come sia spesso necessaria una ricerca diretta presso archivi e siti storici per evidenziare clamorosi errori o veri e propri falsi in cui sono incorsi molti autori.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per questo, nel maggio del 2002 venni contattato da Patrizia Bertolotti, direttore responsabile di <em>Hera</em>, una interessante rivista italiana che si occupa di civiltà scomparse, storia e archeologia: incontrai lo staff di <em>Hera </em>in maggio e prendemmo accordi per uno speciale monografico sui misteri del nazismo che fu l’anticamera di questa ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il primo sopralluogo che feci per conto della rivista, nel giugno del 2002, mi capitò di considerare un aspetto del design di Wewelsburg che mi aveva disturbato più volte, dapprima come una semplice sensazione indefinita che non riuscivo a focalizzare e solo in seguito come un pensiero preciso, quando la dr.ssa Kirsten John-Stucke, la storica responsabile degli archivi, mi fece notare la somiglianza del progetto finale di Wewelsburg con la cosiddetta Lancia di Longino: l’intero castello era orientato come un vettore, e cioè una freccia, simboleggiata dalla Lancia di Longino, in maniera ambivalente non solo verso nord, e quindi verso un punto esterno, ma anche verso il centro di sé stesso, cioè il punto esatto geografico al centro della grandiosa costruzione che avrebbe dovuto circondare il castello, corrispondente alla torre nord e alla cripta sotterranea.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo punto era l’estremità della Lancia o, se vogliamo, del vettore orientato come una bussola magnetica verso nord. In pratica, un anello di edifici aveva come suo punto focale equidistante dalla circonferenza esterna, il Walhalla, la cripta della torre nord, e non si trattava certamente di un caso ma di una scelta simbolica precisa: questo doveva diventare l’<em>omphalos</em>, il centro spirituale del mondo nazionalsocialista.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aspetto esterno–interno rivelava quindi una doppia valenza simbolica: la tensione verso una patria lontana nel tempo e nello spazio (l’antica Thule, situata nelle leggende nordiche nella zona polare) e la necessità di ripiegarsi nel proprio sé alla ricerca di una comunicazione diretta con il proprio universo, che scaturisce dalla <em>weltanschauung </em>nazionalsocialista, ovvero la necessità spirituale di un qualche tipo di meditazione o di culto mistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Himmler decise che dal 1939 in avanti i <em>Gruppenfuehrer SS </em>dovessero riunirsi una volta l’anno (forse anche più volte) a Wewelsburg per un adunanza speciale chiamata conferenza di primavera; l’unica cosa certa di questi incontri erano le diete speciali indette per i suoi dodici cavalieri e vertevano su argomenti relativi all’ariosofia e sui primordi della civiltà germanica, con collegamenti alla nuova realtà nazionalsocialista che stava rigenerando il passato delle tribù teutoniche su un tessuto moderno, mantenendone gli aspetti spirituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo notizie certe solo sulla conferenza di primavera del 1941, ma il fatto che rimangano solo pochi documenti non implica che non ne fossero tenute altre, anzi, l’accademia <em>Ahnenerbe </em>era un centro di studi in costante, febbrile attività qui sostavano docenti e studiosi di varie discipline per accertare le possibilità spirituali e genetiche della razza aria purificata, ed è logico supporre che vi fosse un’attività di ricerca estremamente avanzata, con aggiornamenti, seminari e conferenze a cadenza regolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia dobbiamo tenere presente che il castello era stato ideato principalmente come centro cultuale e quindi vi si svolgevano anche funzioni che rientravano certamente in una sfera più spirituale, o per meglio dire, pseudo–<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>. Non dimentichiamo che a Wewelsburg, durante i matrimoni delle SS più elevate in grado, non vi era un prete che officiava ma, come abbiamo già visto, il consigliere spirituale di Himmler, Karl Maria Wiligut, che si presentava sulla scena con un pastorale adorno di un fiocco azzurro su cui erano incise le rune beneauguranti: una evidente forma di sostituzione della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> tradizionale con il neopaganesimo wotanico che permeava profondamente il Nazismo. Questa e altre cerimonie erano celebrate da Weisthor e regolavano l’attività degli scienziati e dei militari che sostavano a Wewelsburg: chi lavorava a Wewelsburg faceva parte di un <em>Ordo</em>, un ordine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> di monaci combattenti, la cui <em>élite </em>riteneva l’aspetto spirituale segreto del nazionalsocialismo il vero fulcro intorno a cui si muoveva ogni altra attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella progettazione del castello, Himmler operò anche una precisa scelta stilistica; infatti in un’architettura romanica e classica troviamo inserti peculiari dell’architettura sacra: dodici colonne, dodici segni runici <em>Sieg </em>sulla ruota solare disegnata in marmo ad intarsio sul pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, dodici sedili a colonnina nella cripta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Pierluigi Tombetti </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brano tratto dal capitolo 11 del libro <em>I grandi misteri del nazismo</em>, Ed. Sugarco, Milano 2005.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1. Segin, Wilhelm, <em>Geschichte der Wewelsburg</em>, Bueren, 1925. Il testo latino cita: &#8220;[...] <em>castrum guoddam Wifilisburch, tempore Hunnorum constructum, sed vetustate temporis postea neglectum</em>&#8220;.<br />
2. Nel 1950 fu riaperto il museo e riaprì i battenti anche l’ostello.<br />
3. Russell Stuart, <em>Heinrich Himmlers Burg; das weltanschauliche zentrum der SS</em>, RVG Verlags- und Vertriebs GmbH, Landshut, 1989, p. 43.<br />
4. Bueren-Brenken è il paese a poca distanza da Wewelsburg in cui chi si reca a visitare il castello può trovare alloggio.<br />
5. Lo stesso rituale magico è descritto anche in Pauwels, Louis e Bergier, Jacques, <em>Le matin des magiciens</em>, Librairie Gallimard, 1960; tr. it. di Pietro Lazzaro <em>Il mattino dei maghi</em>, Mondadori, Milano 1963, pp. 369, 370. Il rituale è descritto anche da Stuart Russell, in un intervista a Marco Dolcetta, <em>Il Nazismo Esoterico</em>, Hobby &amp; Work, Milano, 1994, N° 2, p. 6; può darsi che Russell abbia tratto questa informazione da Pauwels e Bergier. Trattandosi però di un testo piuttosto particolare, che identifica l’origine della corrente contemporanea nazi/occultistica/fantascientifica, che spesso non dice dove ha tratto certe affermazioni e che a volte dà per vere cose che non sono probabilmente mai accadute, non mi sono sentito di avallare una tale idea. La riporto comunque per completezza.<br />
6. Le fotografie d’epoca del castello visionabili all’archivio centrale, sede del museo e dell’esposizione permanente sul campo di concentramento di Wewelsburg, ci mostrano la <em>Gruppenfuehrersaal </em>esattamente com’è oggi: non vi erano fori che collegassero il soffitto della cripta con il pavimento della sala superiore. Il tentativo di far saltare il castello nel 1945 non provocò danni alle sale storiche e non vi furono lavori di ricostruzione sul pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal</em>.<br />
7. Note e progetti furono esaminati grazie al materiale presente nell’archivio: mi fu mostrato anche qualche progetto contenuto nell’ormai introvabile Hueser, Karl, <em>Wewelsburg 1933-1945: Kult und Terrorstaette der SS</em>, St Bonifatius, Paderborn, 1982, il libro ufficiale sulla storia del castello.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8871984951">Pierluigi Tombetti, <em>I grandi misteri del nazismo. La lotta con l&#8217;ombra</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978887198495">(BOL)</a></strong></p>
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		<title>La costituzione della divisione Waffen SS Nordland</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/nordland.jpg" alt="Massimiliano Afiero, Nordland: i volontari europei sul fronte dell'est" width="225" height="319" align="right" /></a> L&#8217;ordine per la formazione della nuova divisione fu emesso nel febbraio 1943, con l&#8217;intento di incorporarla nel <em>III° Germanische SS-Panzerkorps </em>di Felix Steiner: il nuovo Corpo corazzato delle Waffen SS avrebbe dovuto includere anche la divisione SS <em>Wiking </em>e doveva essere pronto per il 30 marzo 1943. L&#8217;idea originaria fu di Himmler desideroso di formare nuove divisioni SS con i reduci delle Legioni nazionali (fiamminga, olandese, danese e norvegese) che avevano combattuto sul fronte dell&#8217;est tra il 1941 ed il 1943. Dopo aver visto con quanto ardore e valore si battevano i volontari europei, le autorità militari tedesche decisero di trasformare le Legioni in unità autonome più grandi e di includerle ufficialmente nelle Waffen SS. Dal 10 febbraio 1943, l&#8217;<em>SS-Obergruppenführer </em>Gottlob Berger capo dell&#8217;<em>SS-Hauptamt </em>(Ufficio centrale SS) impartì l&#8217;ordine di ritiro dal fronte delle quattro Legioni nazionali, per metterle a riposo e riorganizzarle. Decimate dai combattimenti sul fronte dell&#8217;est, le unità volontarie stavano per essere disciolte per essere trasformate in nuove Brigate o divisioni SS.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="left" /></a> L&#8217;11 febbraio 1943, il <em>Reichsführer SS </em>in una nota al suo Stato maggiore, decise che la prima nuova divisione europea SS sarebbe stata formata da tre nuovi reggimenti SS: il <em>Nederland</em>, il <em>Danmark </em>e il <em>Norge</em>. Per i volontari fiamminghi era stato previsto il trasferimento in una nuova Brigata autonoma, la SS <em>Langemarck</em>. Poiché anche per gli olandesi venne deciso di formare una unità SS autonoma, a causa delle insistenze di Anton Mussert, capo del partito nazionalsocialista olandese, Himmler si vide costretto ad utilizzare il reggimento <em>Nordland </em>della divisione SS <em>Wiking </em>come nucleo della nuova divisione. Questa decisione fu anche dettata dalla impossibilità di ritirare completamente la divisione <em>Wiking </em>dal fronte dell&#8217;est (impegnata in durissimi combattimenti lungo il Dnieper) e quindi la formazione del nuovo SS-Panzerkorps venne rinviata. Inizialmente Himmler scelse per la nuova divisione il nome &#8220;<em>Waraeger</em>&#8220;, in ricordo dei vichinghi dell&#8217;est (i Variaghi), fondatori nel X° secolo del Regno di Kiev. Hitler però considerò il nome troppo &#8220;oscuro&#8221; per cui venne deciso di chiamare la divisione con lo stesso nome del suo primo reggimento di origine, il <em>Nordland</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978076030538" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellontheeasternfront.jpg" border="0" alt="Christopher Ailsby, SS. Hell on the Eastern Front - The Waffen-SS in Russia 1941-1945" width="130" height="166" align="right" /></a> I primi reparti per la divisione giunsero quindi dal reggimento <em>Nordland </em>che venne distaccato definitivamente dalla 5a divisione SS <em>Wiking</em>. I superstiti del reggimento, reduci da due anni di combattimenti sul fronte dell&#8217;est, giunsero al campo di Auerbach il 10 maggio 1943. Il 12 maggio il generale Steiner e l&#8217;<em>SS-Brigadeführer </em>Fritz von Scholz, designato come comandante della nuova divisione, ispezionarono i reparti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le altre due unità che completarono i quadri della divisione furono il Reggimento <em>Norge </em>ed il Reggimento <em>Danmark </em>(agli ordini dell&#8217;<em>SS-Obersturmbannführer </em>Graf von Westphalen).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il presente testo, qui pubblicato per gentile concessione dell&#8217;autore, costituisce uno stralcio dal 2° capitolo del libro di Massimiliano Afiero <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067"><em>Nordland: i volontari europei sul fronte dell&#8217;est</em></a>, Marvia Edizioni 272 pagine, oltre 100 fotografie in b/n, € 24,00.</p>
<p style="text-align: justify;">Terza monografia della serie dedicata alle divisioni delle Waffen SS, curata da Massimiliano Afiero per conto della casa editrice Marvia. Dopo la <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089024"><em>Wiking</em></a> e la <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089040"><em>Nord</em></a>, viene tracciata la storia della 11a divisione SS <em>Nordland</em>, con tantissime foto e mappe a corredo dei testi.</p>
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		<title>La legione straniera del nazismo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dante Virgili</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una panoramica storica sulle Waffen SS e le loro principali divisioni e i fronti su cui furono impegnate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Una delle pagine più singolari e meno conosciuta della Seconda Guerra Mondiale riguarda quei reparti stranieri inquadrati nelle file delle Waffen SS, cioè delle SS combattenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885020629" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dentrolalegionestraniera.bmp" border="0" alt="John Parker, Dentro la legione straniera" width="95" height="146" align="right" /></a> Già il fatto che fossero stranieri è di per sé un’anomalia. Mai ideologia fu più chiusa ed esclusiva, meno aperta al proselitismo, di quella nazista, basata, come si sa, sulla credula superiorità razziale del popolo tedesco e dei suoi retaggi culturali. Il concetto di <em>Volk</em>, come etnia, si sposa, nel nazionalsocialismo, a quello della terra, per cui le truppe elitarie del regime devono versare il sangue per garantire al popolo spazio e possibilità di vita. Invece ragioni prima politiche, poi squisitamente militari, portano le massime autorità del Terzo Reich a caldeggiare la formazione di unità combattenti promiscue o, spesso, composte esclusivamente di stranieri. E la singolarità non si arresta qui, perché proprio costoro, che non avrebbero ragioni per farlo, sono gli ultimi, disperati difensori del Reich germanico orami in pezzi. Mentre le fiamme si alzano violente dai ruderi della Cancelleria, combattono l’ultima battaglia per Berlino i sopravvissuti volontari francesi della divisione SS Charlemagne, comandata dal <em>Brigadeführer </em>Krugenberg, i residui gruppi danesi e norvegesi della divisione SS Nordland, e un battaglione di lettoni, che riescono a contenere nei loro settori il dilagare delle forze sovietiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203308" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshitlerjugend.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Hitlerjugend. The History of the Twelfth SS Division 1943-45" width="130" height="162" align="left" /></a> Un gruppo francese di guastatori, che aziona cannoni anticarro e <em>Panzerfaust</em>, si sta battendo con estremo coraggio. «Il sottufficiale Eugene Vaulot», annota Krugenberg nel suo rapporto, «dopo aver eliminato due T 34 con il Panzerfaust, nelle ore successive colpisce altri sei carri avversari (&#8230;)». Con Vaulot anche il capitano francese Herzig, capo del reparto corazzato 503, rimasto senza carri, è insignito della croce di cavaliere, che riceve direttamente dalle mani del <em>Brigadeführer </em>Mohnke: sono queste le due ultime decorazioni assegnate per meriti straordinari di guerra nella Berlino assediata, e vanno a due Waffen SS straniere. Si è cercato di spiegare le ragioni di tanto accanimento; si è detto, per esempio, che trattandosi di uomini che hanno bruciato i ponti con il proprio Paese, hanno di fronte una sola possibilità, quella di sfuggire alla cattura combattendo: una sorta di vincere o perire, dunque. Ma è una spiegazione insufficiente. In quei giorni Norimberga è ancora lontana, e nulla farebbe sospettare che i giudici del tribunale internazionale dichiarerebbero le SS, <em>in toto</em>, comprese quindi anche le Waffen SS straniere, «unità criminali».</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò, tuttavia, non serve a illuminarci sulla cieca determinazione, sul fanatismo di cui danno prova molti reparti delle SS combattenti, se non si tiene presente che fattore principale della loro coesione, della loro saldezza è un forte spirito di corpo. Come la Legione Straniera francese, pur essendo composta di gente di ogni provenienza e di ogni risma, lotta con ardore sui più diversi fronti sacrificandosi là dove le stesse truppe metropolitane hanno ceduto (vedi in Indocina), così gli stranieri inquadrati nelle SS, tranne poche eccezioni su cui ci soffermeremo, combattono nelle situazioni più critiche senza sfaldarsi. Questo grazie alla durissima disciplina che regna nei reparti, ai rapporti quasi camerateschi con gli ufficiali, all’elevato grado di addestramento e a un certo modo di concepire l’esistenza, avventuroso e fatalistico, comune a molte truppe di ventura nei secoli passati; perché, sebbene non arruolati sol miraggio del guadagno, i militari delle Waffen SS straniere hanno non pochi tratti in comune con le unità mercenarie di ogni tempo e Paese. (&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8887418497" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ladistruzione.bmp" border="0" alt="Dante Virgili, La distruzione" width="93" height="140" align="right" /></a> Con l’immissione di reparti SS accanto ai militari, Himmler è riuscito a gettare le basi della sua milizia personale. Combatteranno per il Reich oltre quaranta divisioni Waffen SS, fra cui numerose straniere, che vengono arruolate dapprima nei paesi nordici. Nell’autunno 1940, infatti, i circoli filotedeschi della Danimarca e della Norvegia hanno svolto una intensa campagna d’appoggio alla guerra che la Germania va conducendo. Soprattutto intensa, poi, è stata la propaganda tedesca nei territori dello Schleswig-Holstein sotto la Danimarca. Himmler ordina pertanto a Berger d’intensificare gli sforzi per raccogliere volontari da inserire in una divisione Waffen SS; denominata Wiking, questa sarà comandata dall’<em>Obergruppenfürer </em>Felix Steiner e al momento dell’invasione della Russia conterà 20.000 uomini (&#8230;). Nel maggio 1941 Berger riesce a far giungere in territorio tedesco i primi 120 finlandesi da lui arruolati (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Più tardi un battaglione composto unicamente di finnici, il Nordest, verrà sfaldato sul fronte orientale (&#8230;). Nel 1941 Hitler s’interessa alle Waffen SS e concede a Himmler la formazione di un reggimento, il Nordwest, con uomini delle Fiandre e volontari olandesi; l’unità ha dei comandanti inferiori di lingua fiamminga (&#8230;). Alla fine del 1942 (&#8230;) i 650 sopravvissuti del <em>Freikorps </em>Dänemark, un’unità di volontari danesi inquadrata nelle Waffen SS, sono immessi in un reggimento autoportato di nuova costituzione, il cui nome viene ora scritto alla danese, Danmark, per soddisfare l’orgoglio nazionalistico dei suoi membri. Per la stessa ragione il nome della legione olandese, Niederlande, forte di 1700 uomini, è cambiato in Nederland. Da legione la Nederland viene trasformata in reggimento autoportato con il nome di SS-Panzergrenadierregiment Nederland (l’appellativo di <em>Panzergrenadier </em>indica sempre la fanteria motorizzata) (&#8230;). Oltre alla Wiking combatte la Prinz Eugen, che porta il nome di 7ma divisione SS, formata da <em>Volksdeutsche </em>della ex Jugoslavia; fucilerà senza misericordia decine di soldati italiani inermi dopo l’8 settembre 1943 (&#8230;). Alquanto pittoresca è invece la 13ma divisione da montagna Handschar, una delle unità che hanno dato pessima prova. E’ chiamata anche divisione croata; in realtà è composta di bosniaci e serbi musulmani e non è considerata dai tedeschi molto fidata per cui è adibita a compiti di retrovia (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978076030538" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellontheeasternfront.jpg" border="0" alt="Christopher Ailsby, SS. Hell on the Eastern Front - The Waffen-SS in Russia 1941-1945" width="130" height="166" align="right" /></a> Verso la fine del 1943 Himmler arruola circa 30.000 uomini fra i musulmani; ogni reggimento di questa divisione – ancora senza nome – ha il suo <em>mullah </em>e ogni battaglione il suo <em>imam </em>(<em>mullah </em>è il signore che nell’esercito turco riveste anche un’autorità <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>; <em>imam </em>è il suo sottoposto…). Con ciò si vuole venire incontro ai desideri del Gran Muftì di Gerusalemme, Al Husaini, fanatico sostenitore della causa nazionalsocialista e antiebraica. Insieme con la possibilità di praticare i loro riti, i musulmani dell’Handschar godono di un vitto speciale. Ma le SS tedesche guardano a questi soldati con diffidenza e ridono nel vederli praticare in massa il «saluto» serale, genuflessi su una stuoia, rivolti alla Mecca, con gli scarponi militari messi ordinatamente a lato (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro reparto delle SS straniere che si circonda di ridicolo è la Legione Indiana (&#8230;). Vengono condotte le prime compagnie di reclutamento presso gli indiani fatti prigionieri in Africa settentrionale e orientale: il numero dei candidati selezionati non supera tuttavia i 2000 uomini; infatti i tedeschi – contrariamente agli inglesi che nutrono grande stima dei combattenti gurkhas e Punjabs – hanno poca voglia di far guerreggiare, accanto alle proprie, truppe di colore e mantengono la Legione Indiana come semplice veicolo propagandistico. Ben diverso è il discorso per i <em>Volksdeutsche</em>, questi stranieri considerati di fatto – a torto o a ragione – assimilabili ai tedeschi, anche se alle volte non conoscono la lingua tedesca. Verso la fine del 1943 il loro numero è alquanto elevato; nelle Waffen SS si contano 18.000 croati, 21.000 serbi, 54.000 romeni, 22.000 ungheresi, 5500 slovacchi, 1300 danesi dello Schleswig e un numero imprecisato di polacchi. Altri <em>Volksdeutsche</em>, ritenuti tedeschi e come tali inquadrati nelle unità, provengono dall’Alsazia, dal Tirolo italiano, dai Sudeti, dalla regione di Danzica, dalla Pomerania, dal Banato di Temesvar; per questi, almeno non c’è difficoltà di lingua (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978186227185" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellonthewesternfront.jpg" border="0" alt="Chris Bishop, SS. Hell on the Western Front" width="130" height="159" align="left" /></a> Altrettanto fedeli al Reich si rivelano, stranamente, truppe belghe francofone, inquadrate nella 28ma <em>SS-Freiwilligengrenadierdivision </em>Wallonien (<em>Freiwilligen</em>: volontari). (…)  Oltre alle truppe di Horthy combattenti sul fronte russo e ai reparti magiari nella <em>Wehrmacht </em>gli ungheresi forniscono tre divisioni Waffen SS: la 22ma <em>SS-Freiwilligenkavalleriedivision </em>Maria Theresa, che lotta con accanimento e audacia; la 25ma <em>SS-Waffengrenadierdivision </em>denominata Hunyadi e la 26ma <em>SS-Freiwilligenkavalleriedivision </em>Ungarn. Insieme con le unità magiare vengono create forze boeme, composte di volontari; nelle idee e nei piani di Himmler c’è la rinascita dell’impero austroungarico su basi razziali e in funzione antibolscevica. Così è creata la 31ma <em>SS-Freiwilligenpanzergrenadierdivision </em>Bohmen-Mahren, una delle ultime a essere costituita perché sorta nel 1945 con soldati delle varie scuole SS in Boemia e Moravia e che accanto ai boemi ha numerosi <em>Volksdeutche </em>dei Sudeti. Anche la 31ma divisione verrà annientata in furiosi attacchi contro l’avanzante marea russa. Tale marea, sostengono gli uomini dell’<em>entourage </em>di Himmler, potrebbe essere fermata soltanto con carne da cannone da buttare a grappoli sul fronte. E questa carne da cannone c’è: basta attingere agli immensi agglomerati di prigionieri sovietici, trarne gli uomini migliori, fornire loro il necessario addestramento e le armi confiscate sul fronte (parabellum e T 34) e mandarli a morire contro i loro connazionali. Il progetto, che sulle prime sembra pazzesco, è invece avviato sua pure in mezzo a difficoltà grazie a un comandante russo: Vlasov (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Si hanno circa 40.000 adesioni, cresciute a varie centinaia di migliaia nei giorni successivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra gli altri singolari reparti stranieri che si sono visti combattere in divisa o mostrine delle Waffen SS occorre ricordare le SS italiane (&#8230;). L’età dei volontari va dai sedici ai quarant’anni; le SS italiane mantengono per lo più la divisa del vecchio e disciolto regio esercito, con scarponi, fasce mollettiere, giberne, ecc. Cambiano soltanto le mostrine; in compenso gli ufficiali sono chiamati coi gradi vigenti nelle Waffen SS e sono tedeschi o altoatesini (&#8230;). Verso la fine del 1943 vengono mandati circa 15.000 italiani che sono inquadrati militarmente secondo gli schemi tedeschi. Fin dall’ottobre 1943 Mussolini ha firmato con Hitler un accordo per la formazione di unità italiane nell’ambito delle Waffen SS (&#8230;). Nella prima metà del 1944 vengono creati due reggimenti di fanteria, un battaglione di ufficiali e altre unità specializzate. Nel giugno dello stesso anno nasce la 29ma <em>SS-Waffengrenadierdivision </em>(italienische Nr.1). Nel settembre 1944 Himmler ordina che sia formata una brigata di granatieri italiani, che entra a far parte dell’armata tedesca <em>Ligurien</em>, nel settore del gruppo di eserciti C.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="left" /></a> La brigata, al comando dell’SS-Brigadefürer Paul Hansen, ha avuto il suo centro di addestramento a Pinerolo (&#8230;). Più interessante risulta il massiccio impiego di altoatesini nella 24ma <em>SS-Waffengebirgskarstjaegerdivision </em>(cacciatori di montagna), destinata a presidiare la regione montana durante la ritirata delle forze tedesche.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludiamo questo breve panorama con una nota originale. Nel marzo 1944, grazie a una serie di conferenze propagandistiche di John Amery, figlio di uno dei ministri di Churchill e fanatico germanofilo, vengono arruolati i primi cinquanta volontari britannici per una costituenda unità che dovrebbe raggruppare nelle file delle Waffen SS, agli ordini del collaborazionista, Walter Parrington, il meglio degli fatti prigionieri. Costoro conserverebbero divise e gradi britannici con la sola eccezione delle mostrine (&#8230;). Soltanto un paio di centinaia di britannici si acquartierano in Francia sotto il pomposo nome di <em>Britisches Freikorps der SS</em>; ma quando gli alleati invadono la Francia nel 1944, nella caserma che li ospita non trovano alcuno: nemmeno l’ombra di un «<em>tommy</em>» («Sono scomparsi come neve al sole», dirà un americano); e del <em>Britisches Freikorps der SS </em>non si parlerà più.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da «Storia», 241 (1977).</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, per gentile concessione, dal sito disinformazione.it.</p>
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		<title>SS &#8211; Fallschirmjäger. Il Battaglione Paracadutisti SS</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harm Wulf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storia di un poco conosciuto battaglione della Waffen SS che operò su diversi fronti durante la seconda guerra mondiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border: 0pt none;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ssfalschirmjaeger.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, SS - Fallschirmjäger. Il Battaglione Paracadutisti SS" width="212" height="298" align="right" /> Un libro dedicato ad una delle unità meno conosciute della <em>Waffen SS</em>, pur essendo impiegata durante la sua esistenza in operazioni eclatanti come il tentativo di catturare Tito nel maggio del 1944, l&#8217;occupazione militare di Budapest (Operazione <em>Panzerfaust</em>), il colpo di mano dei tedeschi nelle Ardenne (Operazione <em>Greif</em>) fino ai combattimenti sul fronte dell&#8217;Oder. E&#8217; il primo volume in assoluto che tratta questo argomento. Ricca ed inedita la documentazione fotografica.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;idea di formare una unità speciale di paracadutisti in seno alle <em>Waffen SS</em>, l&#8217;<em>SS-Fallschirmjäger Bataillon</em>, venne al <em>Reichsführer </em>Himmler. Il progetto si delineò nel settembre 1943, dopo l’impresa di Otto Skorzeny e del Maggiore Mors sul Gran Sasso, durante la quale un gruppo di audaci paracadutisti aveva liberato il Duce Benito Mussolini. Considerando che la nuova unità di paracadutisti doveva essere impiegata in azioni pericolose oltre le linee nemiche, venne deciso di estendere l&#8217;arruolamento anche agli appartenenti ai battaglioni di disciplina delle <em>Waffen SS</em>, formati da ufficiali, sottufficiali e soldati che avevano avuto problemi con la legge militare: un ordine dell&#8217;SS-FHA (l&#8217;alto comando delle <em>SS</em>) fissò una percentuale del 50% per i volontari provenienti dalle unità <em>Waffen SS </em>e il resto per i volontari prelevati dai battaglioni di disciplina.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089091" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/totenkopf.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Totenkopf: la divisione 'Testa di morto' della Waffen SS" width="229" height="314" align="left" /></a> In molti testi, erroneamente, viene eccessivamente sottolineata la presenza di questi ex-galeotti nell&#8217;unità, questo anche a causa del numero di identificazione dell&#8217;unità stessa (500) assegnato in precedenza all&#8217;<em>SS-Bewährungsbataillon 500</em>, un&#8217;unità penale delle <em>SS</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il raggruppamento di tutti i volontari per la nuova unità <em>SS </em>avvenne a Chlum in Cecoslovacchia nell’ottobre 1943. Come primo comandante del battaglione fu designato l&#8217;<em>SS-Sturmbannführer </em>Herbert Gilhofer, proveniente dal 21° <em>SS Panzer Grenadier Regiment </em>della 10a divisione <em>SS Frundsberg</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" align="right" /></a> Nel novembre 1943 il battaglione iniziò l’addestramento e i lanci a Madanrushka-Banja, vicino Sarajevo, presso la nuova <em>Luftwaffe Fallschirmschule </em>nr. 3. L&#8217;addestramento venne completato nell&#8217;area intorno a Papa, in Ungheria all’inizio del 1944.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimiliano Afiero, studioso del secondo conflitto mondiale, ha pubblicato numerosi articoli sulle principali riviste di Storia a diffusione nazionale, come <em>Storia del XX Secolo</em>, <em>Storia e Battaglie</em>, <em>Storia del Novecento</em>, <em>Raids </em>e <em>Milites </em>e collabora attivamente con numerosi siti <em>web </em>a carattere storico e militare. Ha già pubblicato nel 2001, con la casa editrice Ritter (http://www.ritteredizioni.com/ ), <em>I volontari stranieri di Hitler</em>, dove viene narrata la storia dei volontari stranieri arruolati nelle forze armate germaniche. Nel settembre 2003 è iniziata la collaborazione con la Casa editrice Marvia (http://www.marvia.it) per la Collana <em>Waffen SS</em>, con un primo testo sulla divisione <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089024"><em>Wiking</em></a>, un secondo sulla divisione da montagna <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089040"><em>Nord</em></a> ed un altro sulla <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067"><em>Panzergrenadier Division Nordland</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Massimiliano Afiero, <em>SS &#8211; Fallschirmjäger. Il Battaglione Paracadutisti SS</em>, Editoriale Lupo, 2004, 96 pagine 14,00 euro.<br />
Richiedere a: Editoriale Lupo, Casella postale 10, 50039 Vicchio (FI) Telefono 055/8497514  e-mail: raidit@newnet.it</p>
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		<title>Le SS in Tibet</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Mutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storia della spedizione in Tibet delle SS di Heinrich Himmler]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8811740231" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crociatadihimmler.bmp" border="0" alt="Christopher Hale, La crociata di Himmler. La spedizione nazista in Tibet nel 1938" width="95" height="118" align="right" /></a> La <em>Deutsches Ahnenerbe – Studiengesellschaft für Geistesurgeschichte </em>(„Eredità tedesca degli antenati – Società di studi per la preistoria dello spirito“) sorse il 1 luglio 1935 per iniziativa del <em>Reichsführer SS </em>Heinrich Himmler, il quale concepì l’idea di dar vita a tale istituzione in seguito alla lettura dell’opera dell’olandese Herman Wirth (1), da lui personalmente incontrato un anno prima. Della nuova Società di studi fu segretario generale, fino alla fine, l’<em>Obersturmbannführer SS </em>Wolfram Sievers, che sarà processato a Norimberga e impiccato. La sede della Società era a Berlin-Dahlem, Pücklerstrasse n. 16, mentre la fondazione che la sosteneva economicamente si trovava al n. 28 della Wilhelmstrasse.</p>
<p style="text-align: justify;">Principale organo di stampa della<em> Deutsches Ahnenerbe</em>, che pubblicava libri e periodici, fu la rivista “Germanen”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<em>Ahnenerbe </em>nacque sotto il patronato congiunto delle SS e del Ministero dell’Agricoltura: oltre a Himmler, era entrato in rapporto col professore olandese anche il ministro Richard Walther Darré, il quale avvertiva pure lui l’esigenza di un’istituzione scientifica che fornisse solide basi alla dottrina del Partito. Ma la collaborazione tra Himmler e Darré non sarebbe durata a lungo, data la loro divergenza di vedute circa l’<em>Idealtypus </em>germanico, che per il ministro dell’Agricoltura (e per lo stesso Wirth) era rappresentato dal contadino, mentre per il capo delle SS si identificava con la figura del guerriero. Al professor Wirth, che lasciò la <em>Ahnenerbe </em>nel febbraio 1937, subentrò come presidente della Società Walther Wüst, rettore dell’Università di Monaco e membro dell’Accademia delle Scienze, il quale era affiancato da uno stretto collaboratore di Himmler, Bruno Galke. Nel 1943 Wüst diede le dimissioni; ciò non gli evitò di essere condannato a morte a Norimberga, anche se la pena capitale gli venne poi commutata.</p>
<p style="text-align: justify;">L’unica menzione pubblica fatta da Himmler circa la <em>Ahnenerbe </em>si trova in un discorso del gennaio 1937. Parlando del Servizio razziale delle SS, il <em>Rasse und Siedlungshauptamt</em>, Himmler disse che “esso ha anche l’incarico di effettuare ricerche scientifiche in collaborazione con l’Istituto <em>Ahnenerbe</em>. Così – proseguì il <em>Reichsführer SS </em>– ad Altchristenburg abbiamo scoperto una fortezza su una superficie di trenta iugeri. (…) Dal punto di vista scientifico e dottrinale, il nostro compito consiste nello studiare queste cose senza falsificarle, in maniera obiettiva. Le scoperte fatte dall’Istituto Ahnenerbe ad Altchristenburg hanno rivelato l’esistenza di sette strati (…) Tutte queste cose ci interessano, perchérivestono la massima importanza nella nostra lotta ideale e politica”. E fu lo stesso Himmler, stando almeno a quanto dichiarato da Sievers a Norimberga, a riassumere lapidariamente il programma generale delle attività demandate alla <em>Ahnenerbe</em>, con queste parole: <em>“Raum, Geist, Tod und Erbe des nordrassischen Indogermanentums”</em> (“Spazio, spirito, morte ed eredità del mondo indogermanico di razza nordica”).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=915108&amp;a=10388&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888289624" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiaillustratass.bmp" border="0" alt="Gordon Williamson, Storia illustrata delle SS" width="95" height="124" align="left" /></a> In altri termini, la Società aveva il compito di effettuare ricerche sullo spirito ariano, di salvare e rinvigorire le tradizioni popolari, di diffondere tra la popolazione la cultura tradizionale germanica. Sorsero quindi in seno alla <em>Ahnenerbe </em>una cinquantina di dipartimenti, ciascuno dei quali si dedicava a un particolare settore d’indagine: i canti tradizionali, le danze popolari, gli stili regionali, l’etnografia, le leggende, la geografia sacra ecc. Ci si occupò della costruzione di monumenti che celebrassero la gloria del popolo tedesco e degli eroi della rivoluzione nazionalsocialista; si intrapresero scavi archeologici; ci si impegnò nella conservazione dei monumenti storici (tra i quali, la sinagoga Staronova di Praga, risalente al XIII secolo). Per dire quale fu il livello degli studiosi che collaborarono con la Ahnenerbe, basterebbe menzionare l’<em>Ehren SS </em>(“SS <em>ad honorem</em>”) Franz Altheim, il grande storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> (2).</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a ciò, nell’<em>Ahnenerbe </em>c’era anche una sezione che si occupava di studi tradizionali. Essa, secondo Brissaud, “aveva un eminente collaboratore nella persona di Friedrich Hielscher, amico dell’esploratore svedese Sven Hedin, amico di Karl Haushofer, di Wolfram Sievers, di Ernst Jünger e anche di… Martin Buber” (3). Friedrich Hielscher è il “Bodo” o “Bogo” dei Diari di Jünger. Nato a Guben nella Bassa Lusazia il 31 maggio 1902, partecipò nel 1919 alle azioni dei Corpi Franchi; poi diventò dottore in legge, giornalista e scrittore, “una delle teste pensanti che diressero e formarono i circoli nazional-rivoluzionari” (4). Nell’aprile del 1928 assunse la direzione della rivista nazional-rivoluzionaria “Der Vormarsch”, che era stata diretta da Jünger; nel 1930 cominciò a pubblicare “Das Reich”, un periodico omonimo del suo trattato di “teologia dell’Impero”: <em>Das Reich</em>, Berlin 1931.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il nome di Friedrich Hielscher – scrive Brissaud – figura tra i primi di una lista dell’<em>Ahnenerbe </em>comprendente più di cento nomi, che fu prodotta al processo di Norimberga” (5). Nonostante ciò, Hielscher rientra nel novero di quegli uomini dell’<em>Ahnenerbe </em>che non solo non furono “impiccati come ‘criminali di guerra’ o uccisi a fuoco lento nelle segrete o nei campi di concentramento dei vincitori, [ma] sembrano aver goduto di una strana immunità, come se un cerchio magico li avesse avvolti e protetti, perfino davanti ai ‘giudici’ del processo di Norimberga” (6). Addirittura, se dobbiamo credere a Brissaud, dopo aver deposto una testimonianza praticamente inconsistente al processo contro Sievers, Hielscher “ottenne dagli Alleati l’autorizzazione ad accompagnare Sievers al patibolo” (7).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.ita-bol.com/bol/main.jsp?action=vidscheda&amp;ean=800904460445" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/DVDnazismocospirazioneocculta.bmp" border="0" alt="Nazismo. La cospirazione occulta - DVD" width="95" height="126" align="right" /></a> Nel 1938 la <em>Ahnenerbe </em>organizzò una spedizione in Tibet. Il capo della spedizione, lo <em>Hauptsturmführer SS </em>dr. Ernst Schäfer, era un biologo e zoologo che già nel 1930-’32 e nel 1934-’36 aveva partecipato a un paio di spedizioni in Cina. Tornato in patria, Schäfer aveva avuto modo di esporre a Himmler la sua idea di una spedizione in Tibet. Il <em>Reichsführer </em>accolse entusiasticamente l’idea di Schäfer e assunse il patrocinio dell’iniziativa. Oltre a Schäfer, facevano parte del gruppo quattro <em>Obersturmführer SS</em>: il capocarovana “tecnico” Edmund Geer, l’antropologo ed etnologo Bruno Beger, il geografo e geomagnetologo dr. Karl Wienert, il fotografo e operatore cinematografico Ernst Krause. Scopo ufficiale della spedizione era lo studio della regione tibetana dal punto di vista antropologico, geografico, zoologico e botanico. Ma a Himmler importava anche stabilire un contatto con l’abate di Reting, diventato Reggente del paese nel 1934, un anno dopo la morte del tredicesimo Dalai Lama. Infatti il quattordicesimo Dalai Lama, quello attuale, bsTan adsin rgya mts’o, nel 1938 aveva tre anni e sarebbe stato insediato nel 1940.</p>
<p style="text-align: justify;">Imbarcatisi a Genova nel maggio 1938, i sei uomini dell’<em>Ahnenerbe </em>arrivano a Colombo e quindi a Calcutta, dove sono accolti da una campagna di stampa orchestrata da agenti inglesi contro la spedizione tedesca. Da Calcutta il gruppo non si muove finché Schäfer, recatosi a Darjeeling, non riesce a ottenere dalle autorità anglo-indiane un visto di sei mesi per il Sikkim, lo staterello himalayano che per varie ragioni costituisce la più favorevole porta d’accesso al Tibet. Ai primi di luglio, portando con sé un bagaglio di due tonnellate e mezzo, la spedizione parte da Calcutta e arriva in treno alle falde dell’Himalaya, dove ha inizio la lunga marcia; “la nostra meta è il Trono Divino, là in alto” – dice il commento sonoro della pellicola girata dall’operatore Krause (8). A Gangtok, capitale del Sikkim, trovano un <em>maharaja </em>generoso di aiuti: è Sua Altezza Tashi Namgyal, che nel 1948 ospiterà anche il nostro Giuseppe Tucci. Di lì la spedizione procede verso nord: una carovana di dieci indigeni e cinquanta muli avanza lentamente a causa delle piogge monsoniche, del fango e delle frane. Dopo una sosta di due settimane nei pressi di Thanggu (a quota 4.500 m.), le otto tende da campo vengono piantate a Gayokang, alle falde del Kanchenjunga (m. 8.585); per alcune settimane il campo di Gayokang è la base da cui partono fruttuose missioni di ricerca. Tra luglio e agosto, Schäfer e Krause accolgono l’invito di un influete principe tibetano e si recano alla sua residenza estiva di Doptra, dove ricevono la promessa che la spedizione sarà raccomandata presso le autorità di Lhasa. Alla fine di settembre, dopo aver effettuato le loro ricerche nella parte tibetana del Sikkim, gli uomini dell’<em>Ahnenerbe </em>ritornano a Gangtok per assistere all’annuale “danza di guerra degli dèi”. Subito dopo, Schäfer si reca con l’interprete a conferire con un alto funzionario politico per esporgli i programmi della spedizione; nel frattempo, Wiener e Beger si spingono sull’Himalaya, mentre Krause e Geer attraversano la giungla e vanno a completare riprese cinematografiche e ricerche zoologiche nella zona di Gayokang. Allorché il gruppo si ricostituisce, il campo rimane per qualche tempo ai piedi del Kanchenjunga, a una temperatura di venti gradi sotto zero. Così, dopo una serie di ricerche nel territorio di Lachen e un’ascensione lungo una parete del Pimpo Kanchen, il primo giorno di dicembre gli uomini dell’<em>Ahnenerbe </em>ricevono la notizia che il Reggente del Tibet li invita a trascorrere due settimane a Lhasa. Prima di allora vi erano potuti entrare pochi Europei, tra i quali nessun tedesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="right" /></a> Felicemente terminata l’esplorazione del Sikkim, poco prima di Natale gli uomini del <em>Reich </em>si dirigono verso Lhasa con una nuova carovana. Varcano la soglia della “città proibita” il 19 gennaio 1939, accompagnati da un alto ufficiale tibetano e accolti dalle massime autorità; non dal Dalai Lama, che si trovava ancora nel suo villaggio nel territorio di Amdo, vicino al lago Kokonor. Esiste una fotografia di Schäfer, con l’elmetto estivo delle SS, che saluta il segretario personale del Panchen Lama (direttore spirituale del Dalai Lama), mentre un’altra foto documenta uno scambio di doni tra la delegazione del Reich e i dignitari della teocrazia tibetana. Agli ospiti tedeschi viene concesso il privilegio di assistere alle feste del Capodanno lamaista; viene permesso loro di visitare il Potala e gli altri templi, di studiarli e fotografarli. L’antropologo può osservare da vicino un momento culminante della vita <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> tibetana e, approfittando dell’immensa folla di pellegrini affluita a Lhasa per il Capodanno, può approfondire lo studio della tipologia razziale del paese. Più difficile è il lavoro dello zoologo, a causa dell’interdizione dell’uso delle armi da fuoco durante le feste del Capodanno; ma l’interdizione viene aggirata mediante l’impiego di una sorta di fionda fabbricata da Schäfer, che consente di aggiungere alla collezione ornitologica diversi esemplari.</p>
<p style="text-align: justify;">La visita a Lhasa doveva durare quattordici giorni; ma l’intesa stabilitasi tra le SS e le autorità lambiste è tale, che il governo tibetano non lascia partire i propri ospiti prima del 19 marzo, facendoli accompagnare da un alto funzionario fino alla stazione inglese di Gyangtse (Rgyal-rce). Dopo un’esplorazione delle rovine dell’antica capitale Jalung Phodrang, disabitata da circa un migliaio d’anni, e dopo una marcia di seicento chilometri fino al lago di Yamdrok, il 25 aprile gli esploratori tedeschi raggiungono Shigatse (Gzis ca rce), dove risiede il nono Panchen Lama, Lobsang Tseten. A Shigatse, nei cui pressi si trova il monastero di Tashi Lhunpo, abitato da quattromila monaci, l’accoglienza è calorosa come a Lhasa: tutta la popolazione accorre a dare il benvenuto agli uomini dell’<em>Ahnenerbe</em>. Il Panchen Lama riceve ufficialmente la missione tedesca e firma un documento di amicizia con il Terzo Reich.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/archeologidihimmler.bmp" border="0" alt="Marco Zagni, Archeologi di Himmler. Ricerche, spedizioni e misteri dell'Ahnenerbe" width="175" height="250" align="right" /></a> Il 19 maggio la marcia riprese in direzione di Gyangtse, che fu raggiunta in tre giorni. Qui ebbero luogo trattative coi funzionari inglesi circa il passaggio in India e il trasporto dell’ingente materiale. Una decina di animali da soma dovette essere impiegata solo per il materiale di interesse etnologico (costumi, tende, un aratro, un telaio ecc.), al quale si aggiungevano i centootto volumi di Scritture buddiste donati dal Reggente al governo del Reich. Si trattava verosimilmente del <em>Kanjur </em>(<em>bka’-gyur</em>), versione tibetana del Canone, che nell’edizione di Derge (Sde dge) consta per l’appunto di centootto volumi. Oltre a ciò, la spedizione portava con sé più di 4.000 uccelli impagliati, più di 500 teschi di animali, esemplari zoologici viventi, piante d’ogni genere, semi vegetali.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso Gangtok, il gruppo giunse a Calcutta; via Bagdad, Atene, Vienna, i reduci della spedizione atterrarono a Berlin-Tempelhof la sera del 4 agosto 1939, dopo sedici mesi di assenza dalla Germania (9). All’aeroporto di Monaco, Schäfer e i suoi camerati ebbero la sorpresa di trovare il <em>Reichsführer SS </em>Heinrich Himmler, venuto personalmente ad accoglierli.</p>
<p style="text-align: justify;">Di lì a poco si sarebbe realizzata la predizione del veggente tibetano che aveva detto a Schäfer: “Verranno gli uomini volanti e ci sarà una grande catastrofe. Qualcosa di terribile accadrà nelle terre degl’Inglesi e dei Tedeschi. Vi sarà una scintilla enorme e anche la nostra <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> ne sarà colpita”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al battaglione di <em>Waffen SS </em>tibetane che avrebbe preso parte alla difesa di Berlino, rimane ancora un mistero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) Herman (Felix) Wirth (Utrecht 6 maggio 1885 – Kusel 16 febbraio 1981), professore olandese naturalizzato tedesco, dal 1909 al 1919 era stato lettore di filologia olandese all’Uiversità di Berlino. Nel 1925 si iscrisse alla <em>NSDAP</em>. Studioso dei simboli della protostoria, pubblicò diverse opere, tra le quali spiccano due monumentali capolavori: <em>Der Aufgang der Menschheit</em>, Jena 1928 e <em>Die heilige Urschrift der Menschheit</em>, Leipzig 1931-1936. Intorno alla sua attività scoppiò una vivace polemica scientifica allorché pubblicò <em>Die Ura-Linda-Chronik</em>, Leipzig 1932 (trad. it. dell’<em>editio minor</em>, Leipzig 1934, <em>apud </em>Edizioni Barbarossa, Saluzzo 1989); secondo Wirth si trattava di un autentico documento originario del popolo frisone, mentre per i suoi avversari era solo una fabbricazione relativamente recente. Herman Wirth, scrive Armin Mohler, “incarna perfettamente la singolare posizione dei <em>Völkischen </em>nel Terzo Reich: da una parte egli viveva grazie ad un incarico di ricerca della <em>Ahnenerbe</em>, dall’altro gli era proibito pubblicare” (A. Mohler, <em>La Révolution Conservatrice en Allemagne 1918-1932</em>, Pardès, Puiseaux 1993, p. 444).</p>
<p style="text-align: justify;">(2)               Franz Altheim (Erscherscheim 6 ottobre 1898 – Münster 1976) si addottorò con uno studio su <em>Die Komposition der Politik des Aristoteles</em>, discussa col professor Hans von Arnim all’Università di Francoforte sul Meno. Qui entrò in relazione col filologo Walther Friedrich Otto (che nel 1933-’34 gli fece pubblicare <em>Epochen der römischen Geschichte</em>) e con l’etnologo Leo Frobenius. Insegnò alle università di Halle, Berlino e Münster. Tra le opere più significative della sua sterminata produzione scientifica, la <em>Römische Religionsgeschichte</em>, Berlin 1956 (ed. definitiva), <em>Niedergang der alten Welt</em>, Frankfurt am Main 1952, <em>Die Araber in der alten Welt</em>, Berlin 1964. In italiano: <em>Dall’antichità al Medioevo </em>(Sansoni, Firenze 1961), <em>Il dio invitto </em>(Feltrinelli, Milano 1960), <em>Romanzo e decadenza </em>(Settimo Sigillo, Roma 1995), <em>Storia della religione romana </em>(Settimo Sigillo, Roma 1996).</p>
<p style="text-align: justify;">(3)               André Brissaud, <em>Hitler et l’ordre noir. Histoire secrète du national-socialisme</em>, Librairie Académique Perrin, Paris 1969, p. 285. Anche il libro di Brissaud, per alcuni versi abbastanza documentato, rimasta certe fantasticherie che il famigerato <em>Mattino dei maghi </em>di Louis Pauwels e Jacques Berger (Mondadori 1963, pp. 371-374) ha trasmesse a gran parte della letteratura “nazioccultistica”. Si veda, come ulteriore esempio di ciò, <em>Le marché du diable </em>di Robert Faligot e Rémi Kauffer (Fayard, Paris 1995, p. 243), dove si sostiene che la spedizione dell’Ahnenerbe in Tibet aveva lo scopo di “saggiare le possibilità di una presa di contatto tra i mitici maestri del Tibet e la Società di Thule, che se ne considerava l’erede”. D’altronde, anche specialisti di germanistica come Furio Jesi hanno riciclato le tesi del <em>Mattino dei maghi</em>, attribuendo agli “studiosi guidati dal dottor Scheffer [<em>sic</em>]” lo scopo di “raccogliere materiali sulle origini della razza ariana” (F. Jesi, <em>Germania segreta</em>, Feltrinelli, Milano 1992, p. 188).</p>
<p style="text-align: justify;">(4)               A. Mohler, <em>op. cit.</em>, p. 585.</p>
<p style="text-align: justify;">(5)               A. Brissaud, <em>op. cit.</em>, p. 454.</p>
<p style="text-align: justify;">(6)               Savitri Devi, <em>L’India e il nazismo</em>, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 1979, p. 53.</p>
<p style="text-align: justify;">(7)               A. Brissaud, <em>op. cit.</em>, p. 286.</p>
<p style="text-align: justify;">(8) Dai 16.000 metri di pellicola in bianco e nero e dai 2.000 a colori girati da Krause fu ricavato il documentario <em>Geheimnis Tibet</em>. (Se ne veda l’edizione italiana nel video allegato al fascicolo n. 9 della serie <em>Il nazismo esoterico </em>di Marco Dolcetta, Hobby and Work, Milano 1994). Oltre a realizzare le riprese cinematografiche, Krause scattò 20.000 fotografie e trovò anche il tempo per mettere insieme una straordinaria collezione di formiche, api, calabroni e farfalle.</p>
<p style="text-align: justify;">(9) Alla fine di quel medesimo mese d’agosto si sarebbe dovuta concludere anche la terza spedizione tedesca sul Nanga Parhat (m. 8.114), guidata da Peter Aufschneiter, che era partita nel maggio 1939. Sorpresi in territorio indiano dallo scoppio della guerra (3 settembre), Peter Aufschneiter e Heinrich Harrer, il campione dei giochi olimpici del 1936, furono internati in un campo di concentramento britannico. Evasi nel 1944, raggiunsero il Tibet, dove ottennero asilo. Cfr. H. Harrer, <em>Sieben Jahre in Tibet</em>, A. J. MacPherson 1958 (ed. franc. <em>Sept ans d’aventures au Tibet</em>, Arthaud, Paris-Grenoble 1953).</p>
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