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	<title>Centro Studi La Runa &#187; SS</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il neopaganesimo di Otto Rahn</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 08:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il libro di Hans-Jürgen Lange 'Otto Rahn e la ricerca del Graal', a differenza di altri usciti anni fa sul medesimo argomento, si segnala per serietà e credibilità storiografica. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-neopaganesimo-di-otto-rahn.html' addthis:title='Il neopaganesimo di Otto Rahn '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_8318" class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-8318" title="Otto Rahn (Michelstadt, 18 febbraio 1904 – Söll, 13 marzo 1939)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rahn.jpg" alt="Otto Rahn (Michelstadt, 18 febbraio 1904 – Söll, 13 marzo 1939)" width="180" height="239" /><p class="wp-caption-text">Otto Rahn (Michelstadt, 18 febbraio 1904 – Söll, 13 marzo 1939)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il caso di Otto Rahn è ormai noto: è la storia di un giovane romantico, che insegue un sogno. Un giorno entra in contatto con un potere sensibile al mito – il Terzo Reich -, che lo lancia e lo valorizza: ciò che presto lo porta a credersi una specie di nuovo cavaliere templare. Il mito del Graal, quello di una società di puri e di idealisti, di un regno dello spirito, popolava il suo immaginario. Certo del legame storico tra l’eresia dei Catari e la poesia dei trovatori medievali, l’una è l’altra viste come sopravvivenza pagana sotto la scorza del cristianesimo ufficiale, Rahn si convinse che il fulcro di questa cultura si fosse trovato un tempo nel castello provenzale di Montségur, alle pendici dei Pirenei. Proprio il luogo dove, nel 1244, avvenne il finale sterminio dei Catari da parte della Chiesa. In questa zona, intorno al 1929, Rahn svolse ricerce, percorse grotte e camminamenti, rintracciò graffiti e interpretò <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> arcani. Alla fine raccolse il tutto e scrisse il celebre libro <em>Crociata contro il Graal</em>, pubblicato nel 1933. L’incontro fatale con Himmler, anch’egli interessato alla storia delle eresie e all’universo dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> pre-cristiani, il pronto arruolamento e la rapida ascesa nelle SS, portarono però Rahn a inciampare nel suo piccolo-grande segreto. Sembra infatti che una mal vissuta omosessualità sia stata all’origine delle sue dimissioni dall’Ordine Nero nel 1938 e infine del suo suicidio, avvenuto per congelamento tra le montagne del Tirolo, nel marzo del 1939. Rahn rimase vittima di un trauma, per esser stato coinvolto in un piccolo scandalo omoerotico? Non resse il clima ideologico delle SS? Venne forse spinto a quel gesto? O ci arrivò da solo, per evitare l’isolamento sociale e magari la persecuzione?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aseq.it/otto-rahn-e-la-ricerca-del-graal.html" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8319" style="margin: 10px;" title="lange-rahn" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lange-rahn-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>A queste domande cerca di fornire riposta un testo molto buono, da poco tradotto in italiano dalle Edizioni Settimo Sigillo: <a title="Otto Rahn e la ricerca del Graal" href="http://www.aseq.it/otto-rahn-e-la-ricerca-del-graal.html" target="_blank"><em>Otto Rahn e la ricerca del Graal</em></a>. Biografia e fonti, di Hans-Jürgen Lange. Diciamo subito che questo libro, a differenza di altri usciti anni fa sul medesimo argomento, si segnala per serietà e credibilità storiografica. Una volta tanto, la materia viene lavorata non dal dilettante, ma dallo studioso. E a parlare non sono le sparate a sensazione, ma i documenti. Lange infatti dedica un’intera sezione del suo libro all’interessante e in gran parte inedita documentazione rinvenuta in vari archivi tedeschi. Eloquente quella relativa alla corrispondenza tra Rahn e lo scrittore Albert Rausch prima del 1933, in cui, insieme alla passione per il santo Graal, traspaiono chiari cenni all’omosessualità del giovane intellettuale. Inoltre, viene presentato al lettore italiano un <em>corpus</em> di lettere, appunti, lavori radiofonici, comunicazioni di Rahn con lo studioso Antonin Gadal, con le SS, con Himmler in persona e con Wiligut, il bizzarro collaboratore austriaco del <em>Reichsführer</em> in materia di esoterismo.</p>
<div id="attachment_8320" class="wp-caption alignright" style="width: 269px"><img class="size-full wp-image-8320" title="Castello di Montségur" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/montsegur.jpeg" alt="Castello di Montségur" width="259" height="194" /><p class="wp-caption-text">Castello di Montségur</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’idea centrale da cui Rahn era tutto pervaso sin giovane era che l’eresia catara fosse un giacimento culturale risalente all’epoca pagana e che nella sua teologia nascondesse rimandi ai saperi sacrali pre-cristiani. Questo assunto, per la verità, è stato da tempo smentito in sede storica e lo stesso Lange non mostra di tenerlo in gran conto. Il catarismo era un’eresia manichea tutta incentrata sul rifiuto del mondo, sul disprezzo del corpo, sulla negazione della fertilità del matrimonio: una teologia cupa, che metteva l’uomo nella disperante condizione di vivere la vita con un senso di ostilità, solo aspirando alla morte liberatrice, ricercata volontariamente nel suicidio rituale chiamato <em>endura</em>. Come si vede, si tratta dell’esatto contrario dell’antico paganesimo, sia il greco-romano che il nordico, che al contrario attribuiva alla bellezza del corpo, alla vita, alla figura umana e alla discendenza nobilitazioni di sacra potenza. Tuttavia, qualcosa di pagano certamente filtrò presso quegli eretici: la loro quasi sicura provenienza orientale – identificata con il “bogomilismo” &#8211; unitamente a tratti di neo-platonismo, si intrecciava alla concezione manichea di una costante lotta cosmica tra i principi luminosi del bene e quelli tenebrosi del male. E di queste speculazioni era ricolma l’antica mitologia europea. Tutto preso dall’idea di essere stato eletto dal destino per portare al mondo la sua rivelazione, Rahn si diceva un predestinato. E dall’aver frequentato da ragazzo la zona di Ketzerbach (il “torrente dei Catari”) nei pressi di Marburgo, egli traeva sicuri indizi della sua missione: doveva rivelare ciò che la Chiesa aveva occultato, cioè il legame tra i catari e il paganesimo e quello tra gli eretici e i poeti trovatori del <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8317" style="margin: 10px;" title="parzival" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/parzival1.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>Rahn vedeva in Wolfram von Eschenbach, il famoso poeta cortese autore del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773"><em>Parzival</em></a>, il terminale di una tradizione che si sarebbe tramandata dai Catari sino in Germania, diventando il patrimonio della cultura europea duecentesca, incentrata sull’asse provenzale-germanico. La stessa etimologia di Wolfram – argomentava Rahn – rimandava a quella di Trencavel, nome di una nobile famiglia della Linguadoca. Attraverso questi sottili legami, insomma, sarebbe avvenuto quel <em>transfert</em> culturale che aveva costruito nel cuore dell’Europa cristiana un’<em>enclave</em> neopagana, alla fine distrutta dalla crociata albigese guidata dalla Chiesa. Non è tanto l’entrare nel merito della questione, che qui ci interessa. La stessa nascita della poesia italiana in Sicilia e in Toscana, del resto, è stata da più parti giudicata come il frutto di legami europei che avevano al loro centro la Provenza, i suoi miti cavallereschi, il perdurare di tradizioni pagane <em>sub specie cristiana</em>. Ciò che interessa è invece verificare che la figura storica di quel singolare ricercatore che fu Rahn ha un suo spessore. Troppo spesso affidato a ricostruzioni improvvisate, infatti, Rahn si presenta come un intellettuale impegnato nella lotta per l’identità europea, ricco di spunti e non di rado affascinante. La sua è piuttosto una metastoria, una cripto-teologia, e non importa molto che venga o meno confermata dai fatti. Egli si muove nell’ambito della cerca mitica. E il mito ha bisogno di un alone di mistero. Lo sforzo di Rahn era quello di uscire dal dogma e di agitare un mito europeo. Di qui la sua rielaborazione della figura di Lucifero, l’angelo caduto, rivalutato ad annunciatore di un mondo buono fatto di luce: «Che cos’è Graal? Graal è la terra della luce, della purezza. Graal è il sogno più profondo dell’anima umana, che dalle angustie terrene aspira alla perfezione immacolata», scrive Lange.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.uscocchia.org/esoterismo-spiritualismo/40-crociata-contro-il-graal.html" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8316" style="margin: 10px;" title="crociata-contro-il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/crociata-contro-il-graal.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>E lo stesso Lange ricorda come, secondo Rahn, il Graal non fosse una coppa, ma piuttosto la pietra lucente che Lucifero recava sulla fronte, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di purezza, di una ricerca che in antico si era espressa con l’immagine del Vello d’oro: qualcosa che solo a pochi eletti toccava in sorte di raggiungere. Rahn sosteneva che fu il trovatore Guiot di Provins a passare a Wolfram il tema di Parzival e quindi a dare vita a questo complesso poetico che sfuggiva alla teologia cristiana, presentandosi come un sapere alternativo. Un sapere arcaicissimo. Lange scrive assai bene che l’origine iranica della saga di Parsifal, intuita da Rahn, è stata recentemente comprovata dagli studiosi: ecco che dunque un concatenamento con il catarismo diverrebbe più credibile, dato che anche a quest’ultimo si danno origini legate all’Oriente. Rahn lavorava dunque su materiali mitici, ma non irrealistici. Tanto bastò per far drizzare le antenne a Himmler, avido di qualunque cosa richiamasse l’idea di “purezza” e di “elezione”, e che come capo delle SS andava setacciando ovunque nel mondo ogni sorta di tradizione arcaica, per vedere se non celasse tracce di antica sapienza ariana. Il contatto fu presto stabilito. Nel marzo del 1936 Rahn viene arruolato nelle SS col grado di <em>Unterscharführer</em> e subito entra nell’<em>entourage</em> di Himmler, per il quale compie ricerche genealogiche. È da notare che Rahn, che oggi spesso viene presentato come “nazista per caso” o peggio niente affatto nazista, ci tenne a far sapere che, quando era in Francia negli anni Venti, aveva compiuto studi che andavano nel senso dell’ideologia nazionalsocialista, prima ancora di sapere che la NSDAP esistesse: presentava se stesso come un precursore. Rahn era amico di Hans Peter des Coudres, curatore della biblioteca del “santuario” nazista di Wewelsburg, era in rapporti stretti con Kurt Eggers, editorialista dello “Schwarze Korps”, la rivista ufficiale delle SS, riceveva favorevoli recensioni da parte di Hermann Keyserling, famoso intellettuale vicino al regime, lavorava fianco a fianco con Wiligut, lo studioso di runologia e ideologo radicale dell’esoterismo nordicista, e alla fine venne promosso a <em>Untersturmführer</em>. Si può dire dunque che fosse perfettamente inserito nel sistema ideologico e di potere del Terzo Reich. Nel 1937 venne degradato per una storia tra omosessuali e temporaneamente spedito a Dachau per “rieducarsi”: doveva semplicemente addestrare le reclute. Presto reintegrato nei ranghi, Rahn entrò in una spirale psicotica. Cominciò a riempirsi di paure e di dubbi, gli cedettero i nervi: «egli stesso sapeva di non essere adeguato alle alte esigenze morali di questo Ordine a causa della sua omosessualità», commenta Lange. Chiese e ottenne le dimissioni dalle SS nel febbraio 1939, e nel marzo fu trovato morto tra i monti tirolesi. Ma nella sua biografia rimangono zone grigie. Non sappiamo veramente come andò il finale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.orionlibri.com/index.php?page=showbyid&amp;idn=975" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8315" style="margin: 10px;" title="la-corte-di-lucifero" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-corte-di-lucifero.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>Ciò che viene chiarito è invece il forte attaccamento di Rahn per il mondo delle SS, in cui vedeva una specie di Ordine neo-medievale che gli appariva ideale per assecondare il suo disegno ideologico. La riedizione del suo libro del 1937 <a title="La corte di Lucifero" href="http://www.orionlibri.com/index.php?page=showbyid&amp;idn=975"><em>La corte di Lucifero</em> </a>– una sorta di viaggio europeo alla ricerca di testimonianze pagane – venne sollecitata dalle SS ancora nel 1943 in quanto testo ideologicamente importante ed ebbe vasto successo negli ambienti del radicalismo nordicista. E il suo suicidio venne celebrato dalle SS come un esempio di fedeltà nibelungica al senso germanico dell’onore. Lo stesso Karl Wolff, braccio destro di Himmler, vergò l’annuncio mortuario. Lange riporta che qualcuno ha testimoniato, molti anni dopo, che a Rahn fu lasciata la decisione tra il suicidio con onore e il campo di concentramento. Può essere. Pare però discutibile che il regime si volesse sbarazzare di un valido intellettuale ben allineato, solo per una piccola storia omosessuale, facilmente tacitabile. A certi livelli, si sa, le cose si accomodano. Non sarebbe stata la prima volta. Fu lo stesso Ordine Nero a dare disposizione che non si parlasse più delle debolezze di Rahn, ma solo del suo valore di studioso&#8230; Per altro, crediamo che le SS avessero i mezzi per mettere a tacere lo scandalo, se mai scandalo ci fu. Probabilmente, si è più vicini al vero se si ipotizza un crollo caratteriale: Rahn era un emotivo, forse – almeno da quanto si legge nella sua corrispondenza – anche un po’ immaturo e insicuro&#8230; un carattere diciamo non proprio adattissimo a stare nei ranghi delle SS. Alle quali teneva molto. Lo scrisse lui stesso direttamente a Himmler nel 1937: «Farò di tutto, nello svolgimento dei miei doveri in modo impeccabile&#8230; per riscattare, almeno in parte, il mio comportamento lesivo dell’onore delle SS&#8230;». Questa frase è una spia: sarà stato proprio la delusione inferta a se stesso e all’Ordine Nero a farlo crollare. E dunque possiamo dirlo: Rahn cercò la morte perchè dovette sentirsi colpevole di aver macchiato la purezza del santo Graal.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 25 ottobre 2009.</p>
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		<title>L&#8217;«Etat de l&#8217;Ordre» et les SS</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 16:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'idée qui pouvait servir à corriger l'hitlérisme, c'était que l'Etat devait être dirigé, plutôt que par un parti unique, justement par quelque chose de semblable à un «Ordre»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%c2%abetat-de-lordre%c2%bb-et-les-ss.html' addthis:title='L&#8217;«Etat de l&#8217;Ordre» et les SS '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6379" style="margin: 10px;" title="volksgenossen" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/volksgenossen.jpg" alt="" width="284" height="400" />Considérons maintenant certaines initiatives du Troisième Reich qui, de notre point de vue, ne sont pas dénuées d&#8217;intérêt et dans lesquelles des influences et des exigences liées partiellement aux idées de la «<a title="révolution conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">révolution conservatrice</a>» ont agi. Il s&#8217;agit de tout ce qui était en relation avec le concept, ou l&#8217;idéal, d&#8217;un <em>Ordensstaat</em>, c&#8217;est-à-dire d&#8217;un Etat dirigé par un Ordre (en opposition partielle à la formule de l&#8217;Etat-parti), au-delà des formules collectivisantes de la <em>Volksgemeinschaft</em>, de la collectivité nationale-raciale et de l&#8217;«Etat du Führer» à base totalitaire, populiste et dictatoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;une certaine manière, on reprenait ainsi la tradition des origines prussiennes. On sait en effet que le noyau originel de la Prusse fut un Ordre, l&#8217;Ordre des Chevaliers Teutoniques, qui furent appelés en 1226 par le duc polonais Conrad de Mazovie pour défendre les frontières de l&#8217;Est. Les territoires conquis et ceux donnés en fief formèrent un Etat dirigé par cet Ordre, protégé par le Saint Siège dont il dépendait sur le plan de la discipline, et par le Saint Empire Romain. Cet Etat comprenait la Prusse, le Brandebourg et la Poméranie; il revint aux Hohenzollern en 1415.</p>
<p style="text-align: justify;">En 1525, avec la Réforme, l&#8217;Etat de l&#8217;Ordre se «sécularisa», s&#8217;émancipa de Rome. Mais si le lien proprement confessionnel de l&#8217;Ordre se trouva ainsi amoindri, celui-ci n&#8217;en conserva pas moins son fondement éthique ascétique et guerrier. Ainsi se continua la tradition, qui donna forme à l&#8217;Etat prussien sous ses aspects les plus caractéristiques. Parallèlement à la constitution de la Prusse en royaume, l&#8217;Ordre de l&#8217;Aigle Noir fut créé en 1701, Ordre lié à la noblesse héréditaire, qui reprit pour devise celle des origines et du principe classique de la justice: <em>Suum cuique</em>. Il n&#8217;est pas sans intérêt de remarquer que, dans la formation «prussienne» du caractère, spécialement pour ce qui concernait le corps des officiers, on se référait explicitement à une reprise virile du stoïcisme pour la domination de soi, la discipline, la fermeté d&#8217;âme et un style de vie sobre et intègre. Ainsi, par exemple dans le <em>Corpus Juris Militaris </em>introduit dans les Académies au 18ème siècle, on recommandait à l&#8217;officier l&#8217;étude des oeuvres de Sénèque, Marc-Aurèle, Cicéron et Epictète; Marc-Aurèle en particulier fut une des lectures préférées de Frédéric le Grand. Corrélativement, on nourrissait une certaine antipathie pour l&#8217;intellectualisme et le monde des lettres (on peut rappeler à ce sujet l&#8217;attitude sarcastique et drastique de Frédéric-Guillaume 1er, le «Roi-soldat», qui voulait faire de Berlin une «Sparte nordique» [1]. Le loyalisme («liberté dans l&#8217;obéissance») et le principe du service et de l&#8217;honneur caractérisaient la classe politique supérieure qui dirigeait l&#8217;Etat prussien, anciennement «Etat de l&#8217;Ordre», et qui lui conférait sa forme et sa force.</p>
<p style="text-align: justify;">Peut-être faut-il indiquer aussi quelle influence exerça dans certains milieux à une période plus récente et durant la République de Weimar, la <em>Bundesgedanke</em>, la pensée ou l&#8217;idéal du <em>Bund</em>, menant à des ébauches de formes organisationnelles. <em>Bund </em>veut dire, en général, ligue ou association; mais, dans ce cas spécifique, l&#8217;expression avait un contenu proche de celui d&#8217;Ordre, et n&#8217;était pas sans relation avec ce qui avait été désigné, dans certaines recherches ethnologiques et sociologiques, sous le nom de <em>Männerbund</em>, c&#8217;est-à-dire la «société d&#8217;hommes». On pensait à une élite définie par une solidarité exclusivement virile et par une sorte d&#8217;auto-légitimité. En Allemagne, avant même le développement du national-socialisme, différents <em>Bünde </em>naquirent donc et, même quand ils avaient de modestes effectifs, avec des orientations diverses et un caractère presque toujours exclusif; dans les cas où le domaine de leurs intérêts interférait avec le domaine politique, ils étaient partisans d&#8217;un régime élitaire, opposé aux régimes de masse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ces précédents étant rappelés, il faut savoir que l&#8217;idée qui pouvait servir à corriger l&#8217;hitlérisme, c&#8217;était que l&#8217;Etat devait être dirigé, plutôt que par un parti unique, justement par quelque chose de semblable à un «Ordre»; et que par conséquent, dans le Troisième Reich, une des tâches fondamentales était la création de cadres qualifiés au moyen de la formation systématique d&#8217;une élite, conçue comme l&#8217;incarnation typique de l&#8217;idée du nouvel Etat et de la vision du monde qui y correspondait. Avec cette différence partielle, par rapport à la tradition précédente, qu&#8217;ici on prenait en considération, outre les qualités du caractère, les qualités physiques, le facteur «race» &#8212; avec une référence particulière au type nordique &#8212; étant mis en valeur. Les initiatives prises dans ce sens par le Troisième Reich furent au nombre de deux.</p>
<p style="text-align: justify;">La première fut la constitution, par le parti, de trois <em>Ordensburgen</em>, de trois «châteaux de l&#8217;Ordre». Il s&#8217;agissait de complexes avec des édifices dont l&#8217;architecture voulait s&#8217;inspirer du vieux style nordico-germain, avec de vastes terrains annexes, des bois, des prairies et des lacs, où les jeunes étaient accueillis, après une sélection préalable. On leur donnait une formation militaire, physique, morale et intellectuelle, on leur enseignait une certaine «vision du monde», une partie spéciale étant consacrée à tout ce qui a trait au courage et à la résolution, avec aussi des épreuves assez risquées. Entre autres, dans les Châteaux étaient parfois évoqués des procès juridiques avec les aspirants, ou Junker, qui en suivaient le déroulement, jouant le rôle du public: on choisissait des procès où l&#8217;honneur et d&#8217;autres valeurs éthiques jouaient un rôle, pour éprouver, par une série de discussions, la sensibilité morale et les facultés naturelles de jugement des individus. Rosenberg supervisait les <em>Ordensburgen</em>; ses idées servaient de fondement essentiel à l&#8217;endoctrinement, ce qui, étant donné les réserves que nous avons faites sur elles, introduisait dans l&#8217;ensemble un facteur problématique. Les jeunes sortis de ces instituts, où ils menaient une vie en «société d&#8217;hommes seuls», isolés du reste du monde, auraient été en possession d&#8217;un titre particulier et préférentiel pour assumer des fonctions politiques et obtenir des postes de responsabilité dans le Troisième Reich ou, plutôt, dans ce que le Troisième Reich aurait dû devenir.</p>
<p style="text-align: justify;">Mais les SS eurent beaucoup plus d&#8217;importance. A la suite de la propagande bien connue de l&#8217;après-guerre, à peine parle-t-on des SS que la plupart des gens pensent aussitôt à la <em>Gestapo</em>, aux camps de concentration, au rôle que certaines unités SS jouèrent dans des répressions ou des représailles, pendant la guerre. Tout cela est une simplification assez grossière et tendancieuse. Nous n&#8217;entrerons pas dans ce domaine ici, puisque nous n&#8217;avons pas à nous occuper des contingences. Dans ce cas comme en d&#8217;autres, seules les principes nous intéressent ici, les idées directrices, qu&#8217;il faut étudier indépendamment de ce à quoi certaines de leurs applications peuvent avoir donné lieu. Il faut donc mettre en lumière certains aspects de la SS généralement ignorés (et qu&#8217;on veut ignorer).</p>
<div id="attachment_6375" class="wp-caption alignleft" style="width: 304px"><img class="size-full wp-image-6375" title="Heinrich Himmler (Monaco di Baviera, 7 ottobre 1900 – Lüneburg, 23 maggio 1945)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Himmler.jpg" alt="Heinrich Himmler (Monaco di Baviera, 7 ottobre 1900 – Lüneburg, 23 maggio 1945)" width="294" height="432" /><p class="wp-caption-text">Heinrich Himmler (Monaco di Baviera, 7 ottobre 1900 – Lüneburg, 23 maggio 1945)</p></div>
<p style="text-align: justify;">A l&#8217;origine, les deux lettres SS étaient les initiales de <em>Saal-Schutz</em>, désignation d&#8217;une sorte de garde du corps qu&#8217;Hitler, pendant la première période de son activité, avait à disposition pour sa protection et pour le service d&#8217;ordre dans les réunions politiques. Ce n&#8217;était alors qu&#8217;un petit groupe. Par la suite, les deux S se rapportèrent à <em>Schutz-Staffeln</em> (littéralement: «bataillons de protection») et furent stylisés par deux lignes en zig-zag, lesquelles reproduisaient un vieux signe nordico-germain, les «runes de la victoire» et, également, de la «force-foudre». On arriva à la formation d&#8217;un véritable corps, pour la protection de l&#8217;Etat désormais &#8212; le «Corps Noir» &#8212; distinct des Chemises Brunes, ou SA. Hitler et Göring se servirent de ce corps dans la répression du 30 juin 1934, répression qui mit fin, nous l&#8217;avons vu, aux velléités d&#8217;une «seconde révolution» radicale à l&#8217;intérieur du parti. Pour son rôle joué dans cette action, la SS obtint un statut et des pouvoirs particuliers; elle fut considérée comme la «garde de la révolution nationale-socialiste».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le véritable organisateur des SS fut Heinrich Himmler, qui fut nommé <em>Reichsführer SS</em>, c&#8217;est-à-dire chef des SS pour tout le Reich. Himmler était d&#8217;origine bavaroise et d&#8217;éducation catholique. Encore étudiant en agronomie, il avait fait partie en 1919 des corps de volontaires qui combattirent contre le communisme. Il avait eu aussi des tendances pro-monarchistes et conservatrices de Droite, qui lui avaient été transmises par son père, lequel avait été le précepteur loyaliste du prince héritier Henri de Bavière. Mais ce fut l&#8217;idéal d&#8217;un Ordre qui exerça sur lui une fascination particulière, son regard se portant volontiers sur l&#8217;ancien Ordre des Chevaliers Teutoniques dont nous avons parlé plus haut. Des SS, il aurait voulu faire un corps capable d&#8217;assumer sous une forme nouvelle la fonction même de noyau central de l&#8217;Etat que la noblesse avait eue, avec son loyalisme. Pour la formation de l&#8217;homme de la SS, il envisagea un mélange d&#8217;esprit spartiate et de discipline prussienne. Mais il eut aussi en vue l&#8217;Ordre des Jésuites (Hitler disait en plaisantant qu&#8217;Himmler était son «Ignace de Loyola») en ce qui concernait une certaine dépersonnalisation poussée parfois jusqu&#8217;à des limites inhumaines. Ainsi, on disait par exemple dès le début à celui qui voulait faire partie des SS qu&#8217;il devait être prêt, si nécessaire, par sa fidélité et son obéissance absolues, à n&#8217;épargner aucun de ses frères; que pour un SS les excuses n&#8217;existent pas; que la parole donnée est quelque chose d&#8217;absolu. Pour citer un exemple, tiré d&#8217;un discours d&#8217;Himmler, on pouvait demander à un SS de s&#8217;abstenir de fumer; s&#8217;il ne promettait pas de le faire, il était repoussé, mais s&#8217;il le promettait et si, lui SS, était surpris à fumer, alors «il ne lui restait que le revolver», c&#8217;est-à-dire le suicide. Des épreuves de courage physique étaient prévues dans les régiments militarisés  par exemple devoir rester calme au garde-à-vous en attendant l&#8217;explosion d&#8217;une grenade posée sur le casque d&#8217;acier que l&#8217;on portait.</p>
<p style="text-align: justify;">Il y avait un autre aspect particulier: la clause raciale. En dehors du sang «aryen» (ascendance aryenne prouvée jusqu&#8217;en 1750 au moins) et d&#8217;une constitution physique saine, on accordait une grande importance au type de race nordique de haute taille. Himmler, en outre, aurait voulu faire de la SS un <em>Sippenorden</em>, c&#8217;est-à-dire un Ordre qui, à la différence des anciens chevaliers, aurait correspondu dans le futur à une race, à un sang, à une lignée héréditaire (<em>Sippe</em>). En conséquence, la liberté des choix conjugaux du SS était fortement limitée. Il ne devait pas épouser n&#8217;importe quelle jeune femme (pour ne pas parler de femmes d&#8217;une autre race). L&#8217;approbation d&#8217;un bureau racial spécialisé était nécessaire. Si l&#8217;on en acceptait pas le jugement, il n&#8217;y avait qu&#8217;à sortir de l&#8217;Ordre; mais dès l&#8217;admission dans celui-ci (après une période probatoire), cette clause était clairement précisée à l&#8217;aspirant SS. Ainsi se réaffirmait le biologisme raciste, lié à une certaine banalisation de l&#8217;idéal féminin, un relief particulier étant donné à l&#8217;aspect «mère» de la femme.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140463?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2867140463" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6377" style="margin: 10px;" title="essais-politiques" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/essais-politiques.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Alors que Hitler nourrissait de l&#8217;aversion pour les descendants des vieilles maisons royales allemandes, Himmler avait un faible pour eux et estimait que la SS était, dans le Troisième Reich, le seul corps qui pouvait aussi convenir à des princes. De fait, différents représentants de la noblesse en firent partie. Le prince Waldeck-Pyrmont s&#8217;y était enrôlé dès 1929; en 1933 y adhérèrent les princes Mecklenburg, Hohenzollern-Sigmaringen, Lippe-Biesterfeld, etc. Le prince Philippe de Hesse était un ami personnel de Himmler depuis longtemps. Le rapprochement de cette importante organisation du Troisième Reich avec la noblesse allemande dans les dernières années s&#8217;exprima aussi dans les relations cordiales maintenues avec le <em>Herrenklub </em>de Berlin (le «Club des Seigneurs») et dans le fait qu&#8217;Himmler tint un discours à la <em>Deutsche Adelsgenossenschaft </em>(la Corporation de la Noblesse Allemande). Les rapports avec l&#8217;armée furent plus réservés, moins pour des divergences d&#8217;orientation que pour des raisons de prestige, lorsque furent créés dans les SS des régiments armés et militarisés et, en dernier lieu, de véritables divisions qui devaient prendre le nom de Waffen SS. Ce fut pourtant Paul Hausser, lequel avait quitté l&#8217;armée alors qu&#8217;il était lieutenant-colonel pour militer dans les rangs de la «<a title="révolution conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">révolution conservatrice</a>» et du <em>Stahlhelm </em>de Seldte, qui réorganisa en 1935 l&#8217;académie des SS et supervisa ensuite l&#8217;école des cadets de la SS au «Welfenschloss» de Brunswick.</p>
<p style="text-align: justify;">En se développant, la SS se ramifia en de multiples sections, dont certaines, étant donné leur caractère spécifique, laissèrent sans doute au second plan les aspects d&#8217;«Ordre». Nous pouvons faire abstraction ici des SS à «Tête de Mort» qui eurent des fonctions parallèles à celles de la police ordinaire et de la police d&#8217;Etat (du reste, par un décret du 17 juin 1936, Himmler fut aussi nommé chef de la police au ministère de l&#8217;intérieur); c&#8217;est ce secteur des SS qui entre éventuellement en question pour certains aspects négatifs du corps, utilisés par la suite pour rendre abominable la SS toute entière. Nous signalerons seulement la <em>Verfügungstruppe SS</em>, qui était une force armée «à disposition», dépendant directement du chef du Reich; en juillet 1940, elle donna naissance aux Waffen-SS, c&#8217;est-à-dire à des unités militaires d&#8217;élite, dont les performances élevées (étant donné la formation personnelle exigée de l&#8217;homme de la SS) durant la deuxième guerre mondiale devaient imposer à l&#8217;ennemi respect et admiration. La section <em>Rusha </em>(initiales de <em>Rasse und Siedlungshauptamt</em>), qui s&#8217;occupait de questions raciales et de colonisation interne peut également être laissée de coté ici. Ce sont les initiatives d&#8217;ordre culturel de la SS qui peuvent, peut-être, présenter ici un intérêt.</p>
<p style="text-align: justify;">La réalisation de l&#8217;idéal d&#8217;Himmler rencontrait une espèce de handicap dans le fait qu&#8217;un Ordre au sens propre présuppose un fondement également spirituel; mais, dans ce cas précis, on ne pouvait absolument pas se référer au christianisme. En effet, l&#8217;orientation anti-chrétienne, l&#8217;idée que le christianisme était inacceptable en raison de tout ce qu&#8217;il contient de non-aryen et de non «germanique», cette idée était très prononcée chez les SS et, malgré une certaine tension existant entre Himmler et Rosenberg, il y avait entre eux, sur ce point, une indiscutable convergence de vues. Christianisme et catholicisme étant exclus, le problème de la vision du monde se reposait donc, pour tout ce qui allait plus loin que la discipline sévère et la formation du caractère; les SS eurent aussi l&#8217;ambition d&#8217;être une <em>weltanschauuliche Stosstruppe</em>, c&#8217;est-à-dire une force de rupture dans le domaine de la <em>Weltanschauung </em>justement. Depuis longtemps au sein de la SS, s&#8217;était constitué le SD, ou «Service de Sécurité» (<em>Sicherheitsdienst</em>), qui aurait dû avoir lui aussi, en principe, des activités culturelles et de contrôle culturel (déclaration d&#8217;Himmler en 1937). Même si le SD se développa par la suite dans d&#8217;autres directions, y compris le contre-espionnage, son Bureau VII garda un caractère culturel, et des savants et des professeurs sérieux firent aussi partie du SD. Par ailleurs, on pouvait devenir un SS «d&#8217;office», <em>ad honorem </em>(<em>Ehrendienst</em>, service honorifique): cette possibilité regardait les personnalités de la culture dont on estimait qu&#8217;elles avaient apporté une contribution valable dans la direction que nous avons indiquée plus haut. Nous pouvons citer, par exemple, le professeur Franz Altheim, de l&#8217;université de Halle, célèbre historien de l&#8217;Antiquité et de Rome, et le professeur O. Menghin, de l&#8217;université de Vienne, éminent spécialiste de la préhistoire. L&#8217;<em>Ahnenerbe </em>[2], institut particulier de la SS, avait pour tâche de faire des recherches sur l&#8217;héritage des origines, du domaine des <a title="symboles" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">symboles</a> et des traditions au domaine archéologique.</p>
<p style="text-align: justify;">En effet, l&#8217;attention était tournée vers ce qu&#8217;on pouvait tirer de cet héritage en matière de vision du monde, et dans ce champ de recherche l&#8217;exclusivisme nationaliste de certains milieux fut mis de côté. C&#8217;est ainsi par exemple que Himmler fit subventionner le Hollandais <a title="Hermann Wirth" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-wirth/">Hermann Wirth</a>, auteur de l&#8217;<em>Aurore de l&#8217;Humanité </em>[3], gros ouvrage sur les origines nordico-atlantiques, et fit inviter pour des conférences un auteur italien [4] qui avait fait des recherches dans ce domaine également et, en général, sur le monde de la Tradition, se tenant à distance du catholicisme et du christianisme mais évitant les déviations déjà signalées par nous à propos de Rosenberg et d&#8217;autres auteurs [5].</p>
<p style="text-align: justify;">Il découle de tout cela que les SS présentèrent un cadre assez différent et plus complexe que ce qu&#8217;on pense couramment. Si ces initiatives particulières restèrent en germe, le fait de les avoir conçues n&#8217;en a pas moins un sens. En principe, l&#8217;idéal d&#8217;un «Etat de l&#8217;Ordre», dans son opposition à l&#8217;Etat totalitaire, dictatorial, de masse, et à l&#8217;Etat-parti, ne peut qu&#8217;être jugé positivement du point de vue de la Droite; nous avons déjà eu l&#8217;occasion de nous exprimer à ce sujet en critiquant la notion fasciste du parti unique. Dans le cas spécifique de l&#8217;Allemagne, tout aurait dépendu de ceci: dans quelle mesure aurait-on pu arriver à une intégration des éléments de Droite encore dans la place, avec une rectification des aspects du Troisième Reich qui étaient, pour certains représentants de la «<a title="révolution conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">révolution conservatrice</a>» et de l&#8217;esprit prussien, une contrefaçon usurpatrice de leurs idées.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867144086?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2867144086" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6378" style="margin: 10px;" title="evola-guide-des-citations" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/evola-guide-des-citations.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>La SS acquit toujours plus d&#8217;importance politique, au point qu&#8217;on put parler d&#8217;elle comme d&#8217;un «Etat dans l&#8217;Etat» ou, carrément, d&#8217;un «Etat des SS». En effet, elle eut des cellules dans de nombreux postes clés du Reich, dans l&#8217;administration, la diplomatie, etc. La conception d&#8217;un Etat de l&#8217;Ordre impliquait, en effet, que des hommes de l&#8217;Ordre fussent désignés pour ces postes, comme cela avait été le cas pour la noblesse dans le passé.</p>
<p style="text-align: justify;">Enfin, il faut faire allusion aux Waffen SS. Après le mois de juillet 1940, les formations de SS qui, à l&#8217;origine et en temps de paix, avaient été conçues comme une «force à disposition», donnèrent naissance à des unités militaires et à des divisions blindées qui, tout en gardant une certaine autonomie, se battirent aux cotés de la Wehrmacht. C&#8217;est de ces Waffen-SS que naquit, vers la fin de la deuxième guerre mondiale, ce que certains appelèrent «la première armée européenne». Himmler approuva l&#8217;idée, formulée tout d&#8217;abord par Paul Hausser et reprise ensuite par Gottlob Berger, de constituer avec des volontaires de toutes les nations des divisions de Waffen SS pour lutter contre la Russie communiste et pour défendre l&#8217;Europe et sa civilisation. Ainsi furent repris, pratiquement, la fonction qu&#8217;avait eue, aux origines, l&#8217;Ordre des Chevaliers Teutoniques en tant que garde à l&#8217;Est et, simultanément, l&#8217;esprit qui avait animé les <em>Freikorps</em>, les volontaires qui, de leur propre initiative, avaient combattu les bolcheviques dans les régions orientales et dans les pays baltes après la fin de la première guerre mondiale. Au total, plus de dix-sept nations furent représentées dans les Waffen-SS, avec de véritables divisions: Français, Belges, Hollandais, Scandinaves, Ukrainiens, Espagnols et même Suisses, etc. L&#8217;ensemble compta jusqu&#8217;à 800.000 hommes environ, dont une part seulement venait de la zone germanique, les volontaires ne se souciant pas d&#8217;être considérés parfois, à cause de cela, comme des traîtres et des «collaborateurs». Mais par la suite les survivants furent souvent persécutés et poursuivis dans leurs nations respectives [6].</p>
<p style="text-align: justify;">Dans un discours prononcé à Poznan le 4 octobre 1943, Himmler parla carrément des SS comme de l&#8217;Ordre armé qui, à l&#8217;avenir, après l&#8217;élimination de l&#8217;Union Soviétique, aurait dû monter la garde de l&#8217;Europe sur l&#8217;Oural contre «les hordes asiates». L&#8217;important, c&#8217;est que dans cette situation un certain changement de perspective eut lieu. On cessa d&#8217;identifier l&#8217;«aryanité» à la «germanité». On voulait combattre non pour un national-socialisme expansionniste reposant sur un racisme unilatéral, non pour le pangermanisme, mais pour une idée supérieure, pour l&#8217;Europe et pour un «Ordre Nouveau» européen. Cette orientation gagna du terrain dans la SS et s&#8217;exprima dans la déclaration de Charlottenburg publiée par le Bureau Central des SS vers la fin de la guerre; ce texte était une réponse à la déclaration de San Francisco faite par les Alliés sur les objectifs de la guerre, «croisade de la démocratie». Dans cette déclaration de Charlottenburg, il était question de la conception de l&#8217;homme et de la vie propre au Troisième Reich et, surtout, du concept d&#8217;Ordre Nouveau, lequel n&#8217;aurait pas dû être hégémonique, mais fédéraliste et organique.</p>
<p style="text-align: justify;">Il faut rappeler, d&#8217;autre part, qu&#8217;on doit à Himmler une tentative de sauvetage <em>in extremis </em>(considérée par Hitler comme une trahison). Par l&#8217;intermédiaire du comte Bernadotte, Himmler transmit aux Alliés occidentaux une proposition de paix séparée, et ce afin de continuer la guerre uniquement contre l&#8217;Union Soviétique et le communisme. On sait que cette proposition &#8212; qui, si elle avait été acceptée, aurait peut-être pu assurer à l&#8217;Europe un autre destin, évitant ainsi la «guerre froide» qui allait suivre et le passage au communisme de l&#8217;Europe située au-delà du «rideau de fer» &#8212; fut nettement repoussée au nom d&#8217;un aveugle radicalisme idéologique, tout comme avait été repoussée, pour la même raison, l&#8217;offre de paix faite par Hitler à l&#8217;Angleterre en des termes raisonnables, lors d&#8217;un fameux discours de 1940, donc à un moment où les Allemands étaient les vainqueurs.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Notes</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">[1] Par association d&#8217;idées, on peut faire allusion à une certaine aversion pour le type de l&#8217;«intellectuel», aversion qu&#8217;on peut relever dans le fascisme, mais bien plus encore dans le national-socialisme; en effet, le fascisme italien eut du respect pour les intellectuels et les hommes d&#8217;une certaine renommée culturelle et voulut que ceux-ci fissent preuve d&#8217;adhésion formelle au régime sans trop se soucier de leur mentalité effective, alors que dans le national-socialisme on eut peu d&#8217;égards pour eux et on les laissa, s&#8217;ils le voulaient, partir à l&#8217;étranger, sans tenir compte de leur célébrité (on attribue même à Goebbels les propos suivants: «Quand j&#8217;entends parler de culture, je sors mon revolver» [<a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> se laisse ici influencer par la propagande antinazie, qui attribue à Goebbels une phrase qu'il n'a jamais prononcée, NDR] ). Cependant, il faut tenir compte du rôle joué en Allemagne par une lourde <em>Kultur </em>érudite agnostique et par une lignée d&#8217;intellectuels d&#8217;extraction bourgeoise et de formation humaniste et libérale. Réfractaires à toute mystique de l&#8217;Etat et de l&#8217;autorité, ils avaient pour dogme l&#8217;antithèse entre culture et esprit d&#8217;une part, puissance, politique et vertus militaires et guerrières de l&#8217;autre. Mais en général, du point de vue d&#8217;une Droite aristocratique, une certaine distance par rapport aux «intellectuels» et aux «hommes de culture» est légitime, par rapport à ces hommes qui ont prétendu être, après l&#8217;avènement de la bourgeoisie et la crise des anciens régimes, les vrais représentants des valeurs spirituelles.</p>
<p style="text-align: justify;">[2] <em>Ahnenerbe</em>: «Héritage des ancêtres». Cette organisation, dépendant de la SS, fut fondée en 1935. Elle comprenait de nombreuses sections, et était chargée des recherches concernant les traditions des peuples nordico-aryens, dans des domaines aussi variés que le <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">symbolisme</a>, la <a title="religion" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religion</a>, l&#8217;histoire, l&#8217;anthropologie, l&#8217;archéologie, la géopolitique, etc. Elle organisa et finança, entre autres, deux expéditions au Tibet, ainsi que les recherches d&#8217;Otto Rahn sur les Cathares. L&#8217;Ahnenerbe est considérée par de nombreux auteurs comme le véritable coeur ésotérique du national-socialisme. (NDR)</p>
<p style="text-align: justify;">[3] <a title="Hermann Wirth" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-wirth/">Hermann Wirth</a> (1885-1981), né à Utrecht, croyait à l&#8217;existence d&#8217;une civilisation arctique originelle, dont il affirmait pouvoir retracer les migrations grâce à la «série sacrée», ensemble de <a title="symboles" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">symboles</a> primordiaux comprenant la roue solaire, la hache bicuspide, la spirale, certaines runes, etc. Cette civilisation aurait possédé une <a title="religion" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religion</a> déjà supérieure, un monothéisme solaire basé sur une sorte de révélation naturelle, dont le moment le plus intense était le solstice d&#8217;hiver. Ainsi la civilisation ne viendrait pas de l&#8217;Orient, mais du Nord. Une race prédestinée, la race nordico-atlantique, en était la fondatrice, et transmit plus tard ses connaissances à d&#8217;autres cultures, après la glaciation et l&#8217;émigration forcée. Malgré les apparences, Wirth avait des divergences importantes avec les théories nazies, car il contestait l&#8217;origine continentale des <a title="indo-européens" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indo-européens</a> et surtout, il croyait au matriarcat primitif, ce qui lui valut l&#8217;hostilité tenace de Rosenberg. Wirth se plaça alors sous la protection de Himmler, fut co-fondateur de l&#8217;Ahnenerbe en 1935, mais prit ses distances à partir de 1938. Il écrivit de nombreux livres dont le plus connu est <em>Der Aufgang der Menschheit</em> (1928), qui peut se traduire par «L&#8217;aurore de l&#8217;humanité», ou «La marche en avant de l&#8217;humanité». (NDR)</p>
<p style="text-align: justify;">[4] <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> parle ici de lui-même. (NDT)</p>
<p style="text-align: justify;">[5] Mais il est regrettable, dans le domaine des publications, qu&#8217;on ait laissé un hebdomadaire prendre comme titre <em>Das Schwarze Korps </em>(«Le Corps Noir»), car ce journal se complaisait dans de grossières attaques contre le clergé catholique et dans un antisémitisme non moins grossier et fanatique.</p>
<p style="text-align: justify;">[6] Une infamie sans nom fut accomplie par les Américains vainqueurs qui remirent à l&#8217;Union Soviétique les régiments de volontaires ukrainiens arrêtés par eux seuls alors que tout était perdu, et ce en étant pleinement conscients de les envoyer à la boucherie. On doit noter que, dans la formation des nouvelles unités de Waffen-SS, presque tout fut axé sur l&#8217;aspect militaire, ce qui se rapportait à l&#8217;idéal d&#8217;un Ordre étant souvent laissé de coté. Le commandant d&#8217;une division blindée de Waffen-SS, le général Steiner, devait prétendre après la guerre (dans son livre <em>Die geächtete Armee</em>) que ces formations étaient sur le même plan que celles de la Wehrmacht et qu&#8217;elles devaient donc être traitées comme telles, qu&#8217;elles n&#8217;avaient rien à voir avec les «lubies romantiques» d&#8217;Himmler (il s&#8217;agit justement de son idée de la SS comme un Ordre), au sujet duquel le général Steiner se prononce d&#8217;une façon très antipathique et présomptueuse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce chapitre est extrait du livree de Julius Evola: <em>Notes sur le Troisième Reich</em> (traduction française par le Cercle Culture et Liberté, Paris 1981).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%c2%abetat-de-lordre%c2%bb-et-les-ss.html' addthis:title='L&#8217;«Etat de l&#8217;Ordre» et les SS ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Hitler e le società segrete</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 21:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È singolare che in Francia diversi autori si sono dati alla ricerca delle relazioni del nazionalsocialismo tedesco con società segrete e organizzazioni iniziatiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/hitler-e-le-societa-segrete.html' addthis:title='Hitler e le società segrete '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/maschera-e-volto-dello-spiritualismo-contemporaneo/4048" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5834" style="margin: 10px;" title="maschera-e-volto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/maschera-e-volto.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>È singolare che in Francia diversi autori si sono dati alla ricerca delle  relazioni del nazionalsocialismo tedesco con società segrete e organizzazioni  iniziatiche, che di esso sarebbero state le ispiratrici, tanto da supporre dei  &#8220;retroscena occulti&#8221; del movimento hitleriano. È nel noto libro, ricco di  divagazioni, di Pauwels e Bergier <a href="http://www.ibs.it/code/9788804431275/pauwels-louis-bergier-jacques/mattino-dei-maghi.html?shop=2317"><em>Il mattino dei maghi</em></a> che, per primo, si è  affacciata tale tesi. In esso il nazionalsocialismo veniva definito nei termini  di una unione del &#8220;pensiero magico&#8221; con scienza tecnica, giungendo a dare per  esso la formula &#8220;divisioni corazzate + <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>&#8220;, formula che deve aver fatto  sobbalzare per indignazione nella tomba le ossa di questo eminente esponente del  pensiero tradizionale e delle discipline esoteriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è già  da accusare un equivoco, nel fatto che qui spesso l&#8217;elemento magico viene  scambiato con quello mitico, il quale col primo può non aver nulla a che fare. È incontestabile la parte che nel nazionalsocialismo hanno avuto &#8220;miti&#8221;, come  quelli del Grande Reich, del Capo carismatico, della razza e del sangue, ecc.,  ma a tale riguardo é il caso di dare al termine &#8220;mito&#8221; il semplice senso  sorelliano di &#8220;idea-forza motrice&#8221;, di idea dotata di un particolare potere  suggestivo (come, in genere, lo sono quelle usate dalla demagogia), senza  nessuna implicazione &#8220;magica&#8221;. Così, ad esempio, nessuno penserà sensatamente ad  attribuire una componente &#8220;magica&#8221; a miti usati dal fascismo, quali quelli di  Roma e del Capo, o a quelli della Rivoluzione Francese e dello stesso  comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  discorso sarebbe diverso nel caso di una ricerca delle influenze d&#8217;ordine non  semplicemente umano a cui possano aver obbedito, senza rendersene conto, certi  movimenti. Ma negli autori francesi a cui si è accennato non si tratta di  questo; non si pensa ad influenze di tale genere, ma di quelle concrete  esercitate da organizzazioni reali, seppure, in vario grado, &#8220;segrete&#8221;. Si è  parlato anche di &#8220;Superiori Sconosciuti&#8221; i quali avrebbero suscitato il  movimento nazista e si sarebbero serviti di Hitler come di un loro <em>medium</em>. Non è  chiaro, tuttavia, per quali fini essi lo avrebbero fatte; a giudicare dai  risultati, ossia dalle conseguenze catastrofiche che ha avuto, sia pure  indirettamente, il nazionalsocialismo per l&#8217;Europa, si dovrebbe pensare a fini  oscuri e distruttivi, il che andrebbe incontro alla tesi di coloro che  vorrebbero riportare il lato occulto di tutto quel movimento a ciò che il <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>  chiamerebbe la &#8220;contro-iniziazione&#8221;. Ma degli autori francesi a cui si è accennato è stata avanzata anche un&#8217;altra tesi, cioè che il <em>medium </em>Hitler ad un  dato momento si sarebbe emancipato dai &#8220;Superiori Sconosciuti&#8221;, quasi come un  Golem, e che da allora il movimento avrebbe preso una direzione fatale. Ma  allora bisognerebbe dire che codesti Superiori occulti avevano invero facoltà di  preveggenza e poteri ben limitati, per non saper bloccare colui che essi avevano  usato come un loro <em>medium</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Su di un  piano più concreto, si è fantasticato molto sull&#8217;origine dei temi e dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> essenziali del nazionalsocialismo, riferendosi ad organizzazioni preesistenti a  cui però difficilmente si potrebbe attribuire un autentico e regolare carattere  iniziatico. Indubbiamente non è stato Hitler a inventare l&#8217;ideologia germanica  razzista, il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della croce uncinata, l&#8217;antisemitismo ariano. Tutto ciò  esisteva da tempo in Germania. Un libro intitolato <em>Colui che diede idee a Hitler </em>parla di Lanz von Liebenfels (il titolo nobiliare egli se lo era  autoattribuito), già circestense, che aveva fondato un Ordine cui era già  propria la croce uncinata, e che fin dal 1905 aveva pubblicato una rivista, <em> Ostara</em>, da Hitler certamente conosciuta, dove erano già chiaramente enunciate le  tesi razziste ariane e antisemite.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma assai  più rilevante, per i retroscena occulti del nazionalsocialismo, è la parte che  si vuol attribuire alla Thule Gesellschaft (&#8220;Società Thule&#8221;). Qui le cose si  presentano in modo più complesso. Questo società fu la promanazione di un  preesistente Germanenorden (&#8220;Ordine di Germani&#8221;) fondato nel 1912, e faceva capo  a Rudolf von Sebottendorff. Von Sebottendorff era stato in Oriente e nel 1924  aveva pubblicato uno strano volumetto sulle <a href="http://www.ibs.it/code/9788870490732/sebottendorff-rudolf-von-zzz99/pratica-operativa-della-antica.html?shop=2317"><em>Pratiche operative dell&#8217;antica  massoneria turca</em></a>, nel quale sono descritti procedimenti, basati sulla  ripetizione di sillabe, su <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, gesti e &#8220;passi&#8221;, il fine dei quali era la  stessa trasformazione iniziatica dell&#8217;essere umano perseguita anche  dall&#8217;alchimia. Non è chiaro con quali organizzazioni &#8220;massoniche&#8221; turche von  Sebottendorff sia stato in contatto, né se egli, oltre che riferire quei  rituali, li abbia anche praticati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-radici-occulte-del-nazismo/6891" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5835" style="margin: 10px;" title="le-radici-occulte-del-nazismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-radici-occulte-del-nazismo-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Nemmeno è  accertabile se nella Thule Gesellschaft, da lui diretta, essi venissero messi  regolarmente in opera: cosa che sarebbe invece molto importante per valutare il  fatto che a quella organizzazione fecero parte, o con essa ebbero contatti,  molte personalità di primo piano del nazionalsocialismo, a partire da Hitler e  da Hess. Vien dato senz&#8217;altro come scontato che Hess si sarebbe formato in essa,  e che egli a sua volta avrebbe in un certo modo &#8220;iniziato&#8221; Hitler già quando si  trovava con lui in carcere dopo il fallito Putsch di Monaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque,  si deve rilevare che assai più che non un lato esoterico, nella  Thule Gesellschaft attraeva l&#8217;aspetto di una società relativamente segreta, che  per emblema aveva già la croce uncinata, e che era caratterizzata da un deciso  antisemitismo e da un razzismo germanizzante. Si deve mettere sotto cauzione la  supposizione che il nome prescelto da quella organizzazione, Thule, attesti un  serio e cosciente riferimento ad un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> nordico polare e l&#8217;ambizione di  un collegamento con le origini iperborea delle genti indogermaniche, dato che  Thule è valso come il centro sacro, situato nell&#8217;estremo settentrione, della  Tradizione primordiale. È stata anzi rilevata la possibilità di un&#8217;origine assai  più profana, perché Thule può essere la deformazione di &#8220;Thule&#8221;, nome di una  località dell&#8217;Harz nella quale l&#8217;&#8221;Ordine dei Germani&#8221; nel 1914 aveva organizzato  un convegno avente come ordine del giorno la formazione di una organizzazione  segreta razzista per combattere quella che si supponeva esistere dietro  all&#8217;ebraismo internazionale. Soprattutto questo ordine di idee Sebottendorff,  capo della Thule Gesellschaft, mise in rilievo in un suo libro uscito a Monaco  nel 1933 e intitolato <em>Bevor Hitler kam </em>(<em>Prima che Hitler venisse</em>) per indicare  quel che già esisteva, prima di Hitler, come miti e ideologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Così una  ricerca seria sui collegamenti iniziatici di Hitler con società segrete non  conduce troppo lontano. Quanto a Hitler <em>medium </em>e alla sua forza magnetica, sono  necessarie alcune precisazioni. Che il Führer dovesse questa forza a pratiche  iniziatiche, ci sembra una fantasia; altrimenti ci si dovrebbe mettere a  supporre assurdamente qualcosa di simile anche nei riguardi dell&#8217;uguale forza  psichica suggestiva posseduta da altri capi, da Mussolini, ad esempio, o da  Napoleone. Piuttosto si deve ritenere che una volta destato a vita un movimento  collettivo si crea una specie di vortice psichico il quale si raccoglie in chi  ne è il centro tanto da conferirgli una particolare aureola, percepibile  soprattutto da chi sia suggestionabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto  alla qualità di <em>medium </em>(che, sia detto per inciso, è opposta a quella di una  qualificazione iniziatica), essa può venire riconosciuta, con certe riserve, ad  Hitler, in quanto egli sotto più di un riguardo ci si presenta come un invasato  (è il tratto che lo distingue, ad esempio, da Mussolini). Proprio quando egli  fanatizzava le folle, dava l&#8217;impressione che un&#8217;altra forza lo trasportasse  avendolo, appunto, come un <em>medium</em>, anche se di un genere tutto particolare ed  eccezionalmente dotato. Chi ha udito parlare Hitler a folle deliranti non può  non aver avuto questa impressione. Date le riserve da noi espresse nei riguardi  di supposti &#8220;Superiori Sconosciuti&#8221;, non è agevole stabilire la natura di tale  forza superpersonale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/thule-il-sole-ritrovato-degli-iperborei/2607" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5836" style="margin: 10px;" title="thule" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/thule.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Quanto  alla &#8220;gnosi&#8221; nazionalsocialista, ossia ad una presunta dimensione quasi mistica  e metafisica, bisogno ricordare il singolare coesistere, in tale movimento e nel  Terzo Reich, degli aspetti &#8220;mitici&#8221; con aspetti apertamente illuministici e  perfino scientisti. In Hitler si possono trovare numerosi riferimenti ad una  visione del mondo spiccatamente &#8220;moderna&#8221;, epperò, in fondo profana, naturalista  e materialista, mentre egli simultaneamente aveva fede in una Provvidenza, della  quale credeva essere uno strumento, specie per quel che riguardava le sorti  della nazione tedesca (cosi egli vide, ad esempio, un segno della Provvidenza  nel suo esser scampato di stretta misura all&#8217;attentato di cui fu l&#8217;oggetto al  suo Quartier generale). Alfred Rosenberg, ideologo del movimento, bandiva bensì  il mito del sangue, parlava di un &#8220;mistero&#8221; del sangue nordico che avrebbe avuto  un valore sacramentale, ma era anche colui che quando si trattava di  cattolicesimo accusava come mistificazioni ogni rito e sacramento, che si  schierava, proprio come un illuminista, conto gli &#8220;oscurantisti del nostri  tempo&#8221; ed ascriveva a vanto dell&#8217;uomo ario l&#8217;aver inventato la scienza moderna.  In base a tutto ciò, si spiega che se l&#8217;attenzione si portò sulle rune, sugli  antichi segni nordico-germanici, esse furono riesumate su un piano puramente  emblematico, quasi come nel fascismo si fece con certi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> romani, senza  nessuna assunzione esoterica. Il programma nazista di creare un uomo superiore  risente di una &#8220;mistica della biologia&#8221;, di nuovo, di un orientamento  prevalentemente scientista: poteva trattarsi al massimo di un &#8220;uomo superiore&#8221;  nel senso nietzschiano, per nulla nel senso iniziatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  progetto della &#8220;creazione di un ordine razzista religioso e militare di iniziati  riuniti intorno ad una Guida divinificata&#8221; non può essere considerato come  quello del nazismo ufficiale, come vuole l&#8217;Alleau il quale come antecedenti si è  riferito, fra l&#8217;altro, perfino agli Ismaeliti islamici. È piuttosto nel quadro  della SS, la quale, si badi, si costituì in un secondo tempo nel Terzo Reich e  che in esso aveva una posizione, che si affacciò qualche motivo di un piano  superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Anziutto  nell&#8217;organizzatore della SS, Heinrich Himmler, era chiaro l&#8217;intento di creare un  Ordine comprendente elementi da formare secondo l&#8217;etica prussiana e quella degli  antichi Ordini cavallereschi, segnatamente dell&#8217;Ordine dei Cavalieri Teutonici.  per una tale organizzazione egli cercava una legittimazione o crisma, che però  non poteva trarre, come quegli antichi Ordini, dal cattolicesimo, apertamente  avversato dalla corrente radicalista nazista. Anche senza la possibilità di un  qualsiasi collegamento tradizionale, Himmler si riferì al retaggio e al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli"> simbolismo</a> nordico-iperboreo (Thule), senza che ciò fosse comunque dovute a  quelle &#8220;società segrete&#8221; di cui si è detto, portando invece l&#8217;attenzione (come  fece anche Rosenberg) alle ricerche di un olandese, Herman Wirth, sulla  tradizione nordico-atlantica (per cui il Wirth ebbe delle sovvenzioni da un  ufficio appositamente creato da Himmler, l&#8217;Ahnenerbe). Ciò non è privo di  interesse, ma dei &#8220;retroscena occulti&#8221; sono del tutto inesistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Così il  bilancio complessivo è negativo. Il limite delle divagazioni di autori francesi è costituito dal libro <em>Hitler et la tradition cathare </em>di J. M. Angebert (uscite  a Parigi nel 1970). Qui sono di scena gli Albigesi (o Catari), setta di eretici  diffusasi fra il X e il XII secolo soprattutto nella Francia meridionale, avente  per centro la roccaforte di Montségur. Essa fu distrutta, nell&#8217;idea di Otto  Rahn, in una &#8220;crociata contro il Graal&#8221; (è il titolo di un suo libro: <em>Kreuzzug  gegen den Gral</em>). Che cosa abbia a che fare il Graal coi suoi templari con quella  setta caratterizzata da una specie di manicheismo fanatico che rifuggiva dal  mondo ed era avverso all&#8217;esistenza terrena nella carne e nella materia, al segno  che talvolta i suoi seguaci si lasciavano morire di fame o si uccidevano con  altri mezzi, è del tutto oscuro. Ebbene, viene avanzato che il Rahn (col quale  fummo a suo tempo in corrispondenza e al quale cercammo di mostrare  l&#8217;arbitrarietà delle sue tesi) fosse una SS e che una spedizione tedesca sarebbe  stato custodito segretamente nel Terzo Reich. Dopo la caduta di Berlino una  truppa si sarebbe aperta la via fino allo Zillertal, presso il confine italiano,  portando con sé quell&#8217;oggetto per nasconderlo ai piedi di un ghiacciaio, in  attesa di una era nuova.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà,  si è parlato di un commando che però sembra avesse una missione meno mistica,  quella di salvare e nascondere il tesoro del Reich. Due altri esempi di ciò a  cui può condurre la fantasia quando le si lascino le redini libere soggiacendo  ad idee fisse: da parte della SS (la quale non comprendeva soltanto formazioni  militanti ma anche studiosi specialisti, ecc.) fu organizzata una spedizione nel  Tibet, a fini alpinistici ed etnologici e un&#8217;altra spedizione nell&#8217;Artide,  sembra con fini esplorativi ed anche per eventuale creazione di basi militari.  Ebbene, secondo queste interpretazioni fantasiose la prima spedizione avrebbe  cercato invece un collegamento con un centro segreto della Tradizione, l&#8217;altra  avrebbe mirato ad un contatto con la Thule iperborea occulta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Conciliatore</em> dell&#8217;ottobre 1971.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/hitler-e-le-societa-segrete.html' addthis:title='Hitler e le società segrete ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il movimento fiammingo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 10:32:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fra i movimenti identitari che contrastano con determinazione il mondialismo, quello dei Fiamminghi è certamente tra i più significativi e tra i più carichi di storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-movimento-fiammingo.html' addthis:title='Il movimento fiammingo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-5469" style="margin: 10px;" title="fiandre" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fiandre.jpg" alt="" width="195" height="195" />Fra i movimenti identitari che contrastano con determinazione il mondialismo, quello dei Fiamminghi è certamente tra i più significativi e tra i più carichi di storia. È opportuno quindi approfondire il tema con l’aiuto del libro curato da Theo Hermans <a href="http://www.amazon.com/gp/product/0485113686?ie=UTF8&amp;tag=centrostudilarun&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=0485113686"><em>The Flemish Movement</em></a>, che raccoglie i documenti più significativi sull’argomento in traduzione inglese. Si tratta di testi di carattere storico, letterario, giuridico, istituzionale, che testimoniano i momenti salienti della storia fiamminga.</p>
<p style="text-align: justify;">Le origini della questione fiamminga si collocano al tempo delle guerre fra cattolici e protestanti nel XVI secolo, quando la popolazione di lingua olandese si divide fra calvinisti nei territori settentrionali (l’attuale Olanda), e cattolici in quelli meridionali (le Fiandre). Da allora i Fiamminghi delle Fiandre sono stati inquadrati nei domini degli Asburgo, prima del ramo spagnolo, poi di quello austriaco. Un primo tentativo di definire un’autonomia fiamminga ha luogo nel 1780 ad opera del giurista Jan Baptist Verlooy, un intellettuale di formazione illuminista che progettava la rivolta contro gli Asburgo. Poco dopo i territori fiamminghi vengono occupati dalla Francia rivoluzionaria, per poi essere inquadrati nell’Impero napoleonico. Paradossalmente, dopo le prime teorizzazioni illuministe di Verlooy, è proprio il malessere contro l’occupante francese a determinare i caratteri dell’indipendentismo fiammingo in senso decisamente cattolico-conservatore. Nel 1830 i Fiamminghi vengono inglobati nel Belgio, e mentre nei territori francofoni si insediano logge massoniche dalle quali si sviluppano movimenti liberali e socialisti, nelle Fiandre la classe dirigente si ispira al pensiero controrivoluzionario. Il più significativo centro di influenza della cultura fiamminga è l’Università Cattolica di Lovanio. Col passare del tempo tuttavia anche nelle Fiandre si diffondono filoni di pensiero laico che appoggiano la lotta indipendentista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/gp/product/0485113686?ie=UTF8&amp;tag=centrostudilarun&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=0485113686" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5468" style="margin: 10px;" title="the-flemish-movement" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-flemish-movement.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>A partire dalla nascita del Belgio la grande battaglia dei Fiamminghi sarà quella di ottenere la parità linguistica fra olandese e francese nella pubblica amministrazione, nei codici di leggi, nell’esercito…</p>
<p style="text-align: justify;">La lotta per le pari opportunità approda a un primo importante successo nel 1873, quando i Fiamminghi ottengono una legge per l’uguaglianza linguistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il movimento fiammingo ha sempre avuto anche un’anima radicalmente secessionista che si è manifestata in momenti decisivi della storia contemporanea. Nel 1914, mentre molti Fiamminghi combattono nell’esercito belga contro i Tedeschi, nel territorio occupato dalle truppe del Kaiser nasce un governo autonomo fiammingo filotedesco che proclama l’Indipendenza delle Fiandre. Naturalmente dopo la guerra gli attivisti dell’indipendenza furono processati per tradimento, ma lo spirito fiammingo non fu affatto sedato.</p>
<div id="attachment_5471" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ss-flandern.jpg"><img class="size-full wp-image-5471 " title="ss-flandern" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ss-flandern.jpg" alt="Stemma della Legione SS &quot;Flandern&quot;" width="240" height="286" /></a><p class="wp-caption-text">Stemma della Legione SS &quot;Flandern&quot;</p></div>
<p style="text-align: justify;">I patrioti fiamminghi continuavano a progettare piani di indipendenza che talvolta prendevano in considerazione l’ipotesi “panolandese”, ovvero la riunificazione con l’Olanda, già sperimentata per un breve periodo dopo il Congresso di Vienna. Inoltre nelle Fiandre continuava a manifestarsi una profonda diffidenza verso la plutocrazia liberale, e fra le due guerre si sviluppò un movimento di critica radicale alla democrazia ispirato al nazionalsocialismo tedesco. Animatori di questa corrente politica furono Staf de Clercq e Hendrik Elias che fondarono il Vlaams National Verboond (Unione Nazionale Fiamminga).</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la guerra diversi militanti fiamminghi si arruolarono nelle SS, mentre la Resistenza antinazista era particolarmente diffusa nei territori francofoni, cosa che sottolineava ancora una volta profonde differenze ideologiche tra Fiamminghi e Valloni. Alla fine della guerra nelle Fiandre si celebrarono oltre 600.000 processi per reati politici contro i collaborazionisti filotedeschi!</p>
<p style="text-align: justify;">La razza fiamminga comunque non si perde d’animo e anche nel dopoguerra continua a rivendicare la parità linguistica e l’emancipazione etnica. Infatti da sempre in Belgio i lavori più qualificati e meglio remunerati sono appannaggio dei francofoni, mentre ai Fiamminghi toccano le mansioni più umili e meno retribuite; e questo nonostante il fatto che i Fiamminghi siano più numerosi dei Valloni. Basti pensare che nel tristemente famoso incidente della miniera di Marcinelle, dove persero la vita tanti Italiani, i morti di nazionalità belga erano quasi tutti Fiamminghi!</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre la lingua olandese è stata oggetto di continue discriminazioni: le leggi sulla parità linguistica troppo spesso sono rimaste sulla carta.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI il movimento fiammingo ha conquistato importanti consensi anche sul piano elettorale, nonostante una alacre opera di persecuzione giudiziaria messa in atto dalla magistratura belga. I movimenti politici che rappresentano il nazionalismo fiammingo si oppongono con decisione alla deriva della società multirazziale, e lo stato belga è ormai sull’orlo della Secessione: la lunga marcia dell’indipendentismo fiammingo sembra avvicinarsi al momento decisivo, e ci si può augurare che l’esempio delle Fiandre sia un efficace stimolo per tutti i movimenti indipendentisti!</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Theo Hermans, co editors Louis Vos and Lode Wils, <a href="http://www.amazon.com/gp/product/0485113686?ie=UTF8&amp;tag=centrostudilarun&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=0485113686"><em>The Flemish Movement. A Documentary History 1780-1990</em></a>, The Athlone Press, London e Atlantic Highlands NJ 1992, pp.476.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-movimento-fiammingo.html' addthis:title='Il movimento fiammingo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La Leibstandarte a Kharkov e Kursk</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 08:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lombardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Breve storia dell'impiego della divisione SS Leibstandarte Adof Hitler nelle battaglie di Kharkov e Kursk]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/leibstandarte-a-kharkov-e-kursk.html' addthis:title='La Leibstandarte a Kharkov e Kursk '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Kharkov</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/libro+inglese/69-95/platz-der-leibstandarte-a--a--saugatuck-yd-on-ncy-on-m-ystems-ng-rpenetrationimitationdevotioncircumstancesvariablestruct-n/9780965758420.html?shop=2317" target="_blank"><img class="size-full wp-image-4657 alignright" style="margin: 10px;" title="platz-der-leibstandarte" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/platz-der-leibstandarte.jpg" alt="" width="200" height="259" /></a>Dopo i combattimenti invernali la LSSAH sarà impiegata ancora nei combattimenti difensivi sul Donets fino al luglio 1942, quando verrà trasferita in Francia per essere riorganizzata come <em>SS-Panzergrenadiere Division</em>, ufficialmente denominata <em>SS-Pz.Grenadier Division &#8220;Leibstandarte Adolf Hitler&#8221; </em>il 10 dicembre 1942.</p>
<p style="text-align: justify;">La Divisione sarà quindi trasferita in treno nella zona di Kharkov, minacciata dall&#8217;offensiva invernale russa: la LSSAH combatte in seno del <em>SS-Panzer Korps </em>(<em>4. Pz. Armee</em>), comprendente la LSSAH, la <em>Das Reich </em>e la <em>Totenkopf</em>. Dopo la caduta di Stalingrado e il conseguente sfaldarsi delle unità romene, ungheresi e italo-tedesche sul fronte del Chir e del Don si aprì, nelle linee dell&#8217;asse, un varco di 500 chilometri, nel quale, inizialmente, solo alcune unità tedesche riuscirono a rallentare l&#8217;avanzata russa. Le armate tedesche nel Caucaso, in pericolo di essere isolate, furono forzate a ritirarsi. Unità mobili, come la <em>1. Pz. Armee</em>, furono impiegate nel Donets, in modo di rinforzare l&#8217;ala sud del Gruppo d&#8217;Armate Don. A nord, la <em>2. Armee</em> era costretta ad abbandonare Voronezh e il fronte del Don, ripiegando ancor di più verso ovest. Due terzi dell&#8217;intero <em>Ostfront </em>erano minacciati di sfondamento, e tre Armate russe, convergenti su Kharkov, catturarono quest&#8217;importante nodo industriale e di comunicazioni, dopo che le unità tedesche in difesa lo avevano abbandonato, trasgredendo l&#8217;ordine diretto del <em>Führer </em>di tenere ad ogni costo la città: per Hitler la disobbedienza era tanto più cocente visto che il &#8220;trasgressore&#8221; era Paul Hausser stesso, comandante l&#8217;<em>SS-Panzer Korps</em>, alla sua prima prova come grande unità, formato dalle 3 migliori Divisioni SS!</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4656" class="wp-caption alignleft" style="width: 286px"><img class="size-full wp-image-4656 " title="lssah-kharkov" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lssah-kharkov.jpg" alt="" width="276" height="276" /><p class="wp-caption-text">SS della LSSAH</p></div>
<p>I russi diressero la loro avanzata quindi verso Poltava, non raggiungendola per difficoltà logistiche (erano avanzati per centinaia di chilometri in qualche settimana) e a causa della resistenza d&#8217;unità tedesche di rinforzo, inviate &#8211; seppur rischiosamente &#8211; dalla Francia direttamente al fronte, via treno. Adesso i russi concentrarono le loro aspettative sulla Prima Armata corazzata, forte di 145 T-34 e altri 267 carri in riserva, comandata dall&#8217;abile Generale Popov, uno dei migliori esperti russi dell&#8217;impiego di formazioni corazzate. L&#8217;intenzione della STAVKA era di arrivare con le forze assegnate a Popov al fiume Dnieper, in modo di tagliare la ritirata delle forze tedesche. Ma le forze russe iniziavano a perdere mordente, mentre il GFM von Manstein riusciva, pur affrontando un rischio calcolato, a ottenere riserve anche sguarnendo zone del fronte sotto attacco, riserve che, insieme alle forze mobili giunte dalla Francia, sarebbero state utilizzate a breve con terribile efficacia contro le unità russe, che iniziavano inoltre a risentire dei consueti problemi di comando e controllo. Per esempio, lo schieramento offensivo delle unità corazzate tedesche non sfuggì alla ricognizione russa, ma i mezzi corazzati e meccanizzati tedeschi che stavano dispiegandosi per l&#8217;assalto furono &#8220;interpretati&#8221; dalla STAVKA come &#8220;colonne fasciste in ritirata&#8221;, mentre i continui avvisi del generale Popov, relativi alla crescente penuria di carburante e munizioni delle sue unità erano sistematicamente ignorati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/libro+inglese/80-00/leibstandarte-volume-2--nds-005lt--ive-ha--tions-ting-weathering-oi-edener-einheimischer-otioncircumstancesvariablestruct-n/9782840482321.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4658" style="margin: 10px;" title="leibstandarte" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/leibstandarte-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a>Avendo disatteso le reiterate ingerenze di Hitler, von Manstein poteva concentrarsi nell&#8217;attuare la sua controffensiva: partendo da una manovra a tenaglia contro l&#8217;Armata corazzata di Popov e la 6ª Armata Sovietica, eseguita impiegando le unità corazzate prese dal fronte del Mius, nonostante 6 Armate sovietiche stessero attaccando i 5 Corpi d&#8217;Armata del Generale Hollidt. Il 19 febbraio 1943 il <em>XL Panzer Korps</em>, assieme alla <em>SS-Wiking</em>, muoveva contro le unità corazzate di Popov, mentre il Colonnello-Generale Hoth attaccava la 1ª Armata corazzata e la 6ª Armata delle Guardie con il <em>XLVIII Panzer Korps </em>del Generale von Knobelsdorff, il <em>LVII Panzer Korps </em>del Generale Kirchner e con il <em>SS-Panzer Korps</em>, comprendente la <em>Leibstandarte</em>, al comando del Generale Hausser. La Divisione <em>SS Das Reich </em>attaccò il fianco della 6ª Armata, appoggiata dalle unità d&#8217;attacco al suolo del Feldmaresciallo von Richtofen, causando gravi perdite al IV Corpo delle Guardie e il XV Corpo Fucilieri, mentre il <em>XLVIII Panzer Korps </em>raggiungeva Pavlograd il 23 febbraio, intercettando la punta avanzata del XXV Corpo corazzato sovietico. Le due operazioni offensive tedesche, contro il Gruppo corazzato Popov e la 6ª Armata, proseguirono con l&#8217;avanzata del <em>XL Panzerkorps</em> verso il Donets, presso Izyum, raggiunta il 28 febbraio dalla <em>7. Panzer Division</em>, eliminando le ultime sacche di resistenza del Gruppo Popov, che perse 251 corazzati, quasi tutti T-34 e T-70, 125 anticarro e più di 3.000 uomini. Le unità della 6ª Armata Sovietica ebbero similmente pesanti perdite: 615 carri armati, 600 anticarro e 400 pezzi d&#8217;artiglieria, oltre a 23.000 morti nei sei Corpi Corazzati e dieci Divisioni di fanteria colpite dalla controffensiva tedesca. Adesso a Hausser si prospettava il compito di riconquistare Kharkov con il suo <em>SS-Panzerkorps</em>, mentre la STAVKA inviava due Corpi corazzati e tre Divisioni di fucilieri a tagliare l&#8217;asse d&#8217;avanzata delle Divisioni SS. Usando la LSSAH come incudine, Hausser riuscì ad avvolgere le unità russe attaccanti con la <em>Das Reich </em>e la <em>Totenkopf</em>, sconfiggendole.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4659" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lssahkharkovivanwss5gy.jpg"><img class="size-medium wp-image-4659" title="lssahkharkovivanwss5gy" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lssahkharkovivanwss5gy-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">LSSAH a Kharkov</p></div>
<p style="text-align: justify;">Le unità divisionali della LSSAH, combatterono sfruttando appieno la loro mobilità, spesso separate per ore o giorni dalla Divisione, ma grazie all&#8217;abilità dei loro comandanti e all&#8217;appoggio tattico della Luftwaffe riuscirono a prevalere su forze numericamente superiori. La determinazione delle truppe SS fu notevole: basti ricordare che durante i combattimenti intorno a Jeremejewka, il 21 febbraio, l&#8217;<em>Aufklärungsabteilung</em>, avanzante con il supporto d&#8217;alcuni <em>Panzer</em>, scoprì una lunga colonna di fanteria russa, dotata di cannoni anticarro da 76.2 mm e il cui fianco era stato evidentemente protetto da una cintura di mine. Vista la superiorità numerica russa, la velocità e la sorpresa sarebbero state decisive per la risoluzione dello scontro e quindi il campo minato non poteva essere ridotto dai reparti sminatori, oppure aggirato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788889089071/alfiero-massimiliano/crociata-contro-bolscevismo.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4660" style="margin: 10px;" title="crociata-contro-il-bolscevismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/crociata-contro-il-bolscevismo-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Mentre Meyer, comandante l&#8217;unità, stendeva il suo piano assieme ai comandanti di Compagnia e a Max Wünsche, comandante il <em>Panzerabteilung</em>, gli uomini di un gruppo di <em>Schwimmwagen </em>si offrirono di guidare l&#8217;attacco. I <em>Panzer </em>attaccarono, avanzando ai lati dell&#8217;<em>Aufklärungsabteilung</em>, mentre nello stesso tempo il gruppo di <em>Schwimmwagen </em>avanzò allo scoperto, avvicinandosi velocemente alla cintura minata, fatte segno dall&#8217;intensa reazione russa fino a quando il veicolo di testa saltò in aria per l&#8217;esplosione di una mina anticarro. Senza alcun&#8217;esitazione il secondo veicolo superò la carcassa del primo, per finire squarciato da un&#8217;altra mina l&#8217;istante seguente. La barriera di mine, grazie al sacrificio degli equipaggi delle due <em>Schwimmwagen </em>che vi avevano aperto un varco, era superata, permettendo al resto della <em>Kompanie </em>di ingaggiare il Battaglione nemico sul fianco, disperdendolo e causandogli gravi perdite in uomini e materiale. Il <em>SS-Panzerkorps</em>, dopo aver sconfitto la Terza Armata corazzata sovietica, iniziò un largo movimento aggirante, arrivando l&#8217;otto marzo alla periferia occidentale di Kharkov. Il 9 marzo fu comunicato, via radio, a Hausser un ordine diretto della <em>4. Panzer Armee</em>: isolare Kharkov da ovest a nord, osservare la situazione delle difese della città stessa e, ravvisandone la possibilità, conquistarla rapidamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno successivo unità d&#8217;assalto della LSSAH e della <em>Totenkopf </em>aggirarono a nord Kharkov mentre l&#8217;undici marzo il <em>III/ Panzergrenadier Regiment 2 LSSAH</em>, comandato da Max Hansen, penetrava, con il supporto di <em>Panzer</em>, <em>StuG</em>, e del fuoco diretto dell&#8217;artiglieria divisionale, nel centro della città, contrastato dalla 19ª Divisione Fucilieri Sovietica e dalla 179ª Brigata Corazzata. Intanto la <em>Das Reich</em>, che si apprestava ad attraversare la parte sud della città, per prendere il nemico alle spalle, fu richiamata da Hoth e inviata a nord e poi ad est, così come la <em>Totenkopf</em>, che respingendo gli attacchi provenienti da nord, proseguiva nell&#8217;aggiramento della città, arrivando a minacciare Rogan e Chuguyev, ad est di Kharkov.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 marzo la sacca era chiusa, Kharkov era stata riconquistata e, per la prima volta dall&#8217;inizio del conflitto, tre Divisioni delle <em>Waffen-SS </em>avevano costituito un Corpo Corazzato, svolgendo un ruolo essenziale in un contesto non prettamente tattico, come in precedenza, quando singoli Reggimenti o Divisioni SS erano poste alle dipendenze di comandi divisionali o di Corpo della <em>Heer</em>. Le perdite sovietiche erano state gravissime: 52 Divisioni e Brigate, incluse 25 Brigate corazzate, erano state distrutte; da parte tedesca il momento poteva sembrare propizio per un proseguimento della controffensiva, ma a causa della <em>Rasputitsa </em>(il disgelo rendeva le strade russe, non asfaltate, difficilmente transitabili a causa del fango) e di una valutazione forse eccessivamente prudente della situazione, l&#8217;<em>OKH </em>decise di non proseguire nell&#8217;offensiva se non dopo aver rinforzato le unità impegnate in precedenza, particolarmente le unità corazzate della <em>Heer </em>e delle <em>Waffen-SS</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Kursk</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/libro+inglese/69-95/leibstandarte-archivess-in--005lt--ive-ha--tions-ting-weathering-oi-edener-einheimischer-otioncircumstancesvariablestruct-n/9782840482550.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4661" style="margin: 10px;" title="leibstandarte-archives" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/leibstandarte-archives-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a>L&#8217;Alto Comando tedesco, resosi conto che un&#8217;offensiva estiva verso Mosca doveva comportare la distruzione del saliente russo tra Orel e Bielgorod, chiamato convenzionalmente saliente di Kursk, pianificò un&#8217;offensiva su un fronte limitato dei due lati del saliente, mirante ad intrappolare le truppe russe intorno a Kursk.</p>
<p style="text-align: justify;">I russi, resisi rapidamente conto delle intenzioni tedesche, organizzarono una difesa in profondità nell&#8217;area compresa tra Orel e Bielgorod e concentrarono inoltre, ai lati del saliente, riserve corazzate per una controffensiva mirante alla distruzione delle unità tedesche indebolitesi nell&#8217;attacco.</p>
<p style="text-align: justify;">I russi predisposero una difesa imponente. La zona di resistenza, che in alcuni settori raggiungeva i 170 Km di profondità, comprendeva cannoni anticarro, carri interrati, posizioni d&#8217;armi di squadra e d&#8217;appoggio e fortificazioni campali, mentre ampie zone minate (fino a 1.200 mine anticarro e 1.300 antiuomo per chilometro di fronte), coperte da anticarro defilati e registrate dall&#8217;artiglieria media e da lanciarazzi multipli, attendevano le unità corazzate tedesche. Dietro questo apparato difensivo 3.300 carri armati e semoventi russi, 20.220 pezzi d&#8217;artiglieria e 1.337.000 uomini attendevano le Armate del Feldmarschall von Manstein, sotto il cui comando era posto anche il <em>SS-Panzerkorps</em>, e del <em>Generaloberst </em>Model.</p>
<div id="attachment_4662" class="wp-caption alignleft" style="width: 286px"><img class="size-full wp-image-4662 " title="lssah-kursk" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lssah-kursk.jpg" alt="" width="276" height="276" /><p class="wp-caption-text">LSSAH a Kursk</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 5 luglio, nell&#8217;area dell&#8217;<em>Heeresgruppe Süd</em>, von Manstein diede l&#8217;ordine d&#8217;attacco: la <em>4. Panzerarmee </em>del Colonnello Generale Hermann Hoth e l&#8217;<em>Armee Abteilung </em>Kempf, comandato dal <em>General der Panzertruppe</em> Kempf mossero contro le linee russe. La <em>4. Panzerarmee</em> comprendeva il <em>XLVIII. Panzerkorps </em>(General von Knobelsdorf), con 460 carri armati, in maggioranza <em>Pz.Kf.Wg. III </em>e <em>IV</em>, oltre ad una brigata dei nuovi <em>Pz.Kf.Wg. V Panther </em>e la <em>Panzergrenadier Division Grossdeutschland</em>, con subordinata la <em>10. Panzer Brigade</em>, composta di <em>Panther</em>. Questo ultimo, purtroppo, era stato messo in servizio senza una completa ricerca d&#8217;eventuali difetti progettuali. In pochi giorni circa il 60% dei carri risultarono fuori uso per guasti non imputabili ad azione nemica. Un inizio scoraggiante per un mezzo che, dopo la soluzione dei suoi &#8220;problemi di dentizione&#8221;, sarà considerato il miglior carro medio della seconda guerra mondiale. Il <em>SS-Panzerkorps </em>(LSSAH, <em>Das Reich </em>e <em>Totenkopf</em>) schierava invece, il 4 luglio, 327 carri operativi, 25 <em>Befehlspanzer </em>(carri comando) e 95 cannoni d&#8217;assalto.</p>
<p style="text-align: justify;">A nord, dopo un&#8217;avanzata di 18 chilometri, la <em>9. Armee</em> di Model, a causa delle gravi perdite subite contro le estese difese russe, e colpita da una massiccia controffensiva del Fronte Sovietico di Bryansk e Ovest, sospendeva le operazioni offensive, mentre l&#8217;ala sud dell&#8217;operazione <em>Zitadelle</em>, pur con difficoltà, penetrava fin dai primi giorni nel dispositivo difensivo russo; in particolare le unità corazzate del <em>XLVIII. Panzerkorps</em> e del <em>SS-Panzerkorps </em>puntarono con decisione verso Oboyan ed il fiume Psel, causando una situazione di crisi per la <em>STAVKA</em>. I russi, nel disperato tentativo di bloccare le Divisioni di Hoth, impiegarono la 6ª Armata delle Guardie e la 1ª Armata corazzata, mentre altri Corpi corazzati russi si muovevano per bloccare l&#8217;avanzata del <em>SS-Panzerkorps </em>verso Prochorovka. Il 10 luglio, la 5ª Armata delle Guardie si avvicinava a Prochorovka, insieme al 2º Corpo corazzato e al 2º Corpo corazzato delle Guardie, ingaggiando e frenando l&#8217;avanzata del <em>III. Panzerkorps </em>di Kempf. La mattina del 12 luglio la <em>Das Reich </em>e la LSSAH erano in vista di Prochorovka, mentre la <em>Totenkopf</em>, conquistata una testa di ponte sul fiume Psel, teneva le sue posizioni. Da lì a poco le unità corazzate delle <em>Waffen-SS </em>e della 5ª Armata corazzata delle Guardie, agli ordini del generale Rotmistrov, avrebbero dato luogo al maggiore scontro di corazzati dell&#8217;intero conflitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli storici, solitamente, presentano Prochorovka come uno scontro frontale tra le divisioni SS che avanzano fianco a fianco e le unità corazzate russe che, ingaggiando coraggiosamente il nemico a distanza ravvicinata, negano ai tedeschi il vantaggio della pesante corazza delle loro decine di <em>Panther </em>e <em>Tiger</em>. Dopo ore di combattimento i tedeschi, avendo perso circa lo stesso numero di carri dei russi, si ritirano lasciando i russi padroni del campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Autori come Erickson, Jukes, Clark e Bruce Quarrie valutano la forza in carri armati del <em>SS-Panzerkorps </em>tra i 600 e i 700 carri (un centinaio dei quali <em>Tiger</em>, oltre ai <em>Panther </em>che sarebbero stati assegnati alle divisioni SS) contro 800-850 carri russi. La realtà è ben diversa: dal diario di guerra del <em>SS-Panzerkorps </em>risulta, in data 4 luglio 1943, il giorno prima dell&#8217;inizio della battaglia di Kursk, una forza di 327 carri armati, tra i quali solo 35 <em>Tiger</em>, l&#8217;undici luglio, poi, i carri disponibili erano 236: 196 <em>Pz.Kf.Wg. III</em>, <em>IV </em>e <em>T-34</em> catturati, 25 tra carri comando e <em>Pz.Kf.Wg II </em>e 15 <em>Pz.Kf.Wg. VI Tiger</em>, dei quali solo 5 a disposizione della LSSAH e <em>Das Reich</em>. Nessun <em>Panther </em>era assegnato ancora alle divisioni SS, che sarebbero state dotate di questo mezzo solo nei mesi successivi. La LSSAH riceverà i suoi primi <em>Panther </em>solo nell&#8217;agosto 1943. Gli autori citati non sono in malafede quando parlano di &#8220;un centinaio di <em>Tiger</em>&#8221; in azione, a fronte di 5-7 <em>Tiger </em>effettivamente presenti a Prochorovka (ricordiamo che i <em>Tiger </em>della <em>Totenkopf </em>erano impegnati oltre il fiume Psel), o dei &#8220;600-700 carri SS &#8220;, mentre, anche considerando i carri riparati tra l&#8217;undici ed il dodici luglio potevano essere impiegati dalle tre Divisioni SS, al massimo, 250 carri, si limitano a riportare, acriticamente, le testimonianze russe edite negli anni &#8217;60, che &#8220;rivedevano&#8221;, esaltandole, le memorie e i resoconti, scritti sotto la paterna direzione di Nikita Kruschev, già Commissario Politico del Fronte Sud Ucraina nel 1943, dai Generali russi protagonisti dello scontro. Esaminando la forza in carri del <em>SS-Panzerkorps </em>al 13 luglio 1943 possiamo inoltre desumere che le perdite subite dall&#8217;intero <em>SS-Panzerkorps </em>consistettero in circa 70-80 corazzati, contro i 400 carri <em>SS </em>distrutti secondo le fonti russe, riprese poi dagli storici citati senza essere confrontate con i documenti dell&#8217;epoca. La tattica di Rotmistrov, di far avanzare i carri <em>T-34/43</em> in una carica frontale contro i <em>Panzer SS</em>, risulta, dall&#8217;analisi dei risultati dello scontro, fallimentare, stante anche la superiorità numerica russa (350-400 carri russi contro i 56 carri della <em>Leibstandarte</em>, in maggioranza <em>Pz.Kf.Wg. III </em>e <em>IV</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">La vittoria tattica a Prochorovka della LSSAH e della <em>Das Reich</em>, che portò alla distruzione di 600 T-34/43 e T-70 della 5ª Armata Corazzata delle Guardie, è determinata da diversi fattori: il superiore addestramento dei carristi tedeschi nell&#8217;uso dei loro sistemi d&#8217;arma, la grande autonomia decisionale presente &#8211; ed incoraggiata &#8211; a livello di sottufficiali e truppa, la fiducia nei propri comandanti, la presenza dei <em>Tiger </em>che, seppur pochi, poterono ingaggiare i corazzati nemici sin da 1.500-1.800 metri di distanza, scompaginandone la formazione, distruggendo i carri comando russi, generalmente gli unici dotati di radio nella formazione attaccante e, non ultimo, la conduzione dell&#8217;attacco russo, eseguito senza coordinamento fra fuoco e movimento e senza sfruttare la superiore mobilità del <em>T-34/43</em>. Nei giorni seguenti, a causa del fallimento dell&#8217;offensiva a nord e degli sbarchi alleati in Sicilia, l&#8217;offensiva fu sospesa per ordine di Hitler, nonostante le proteste di von Manstein, che avrebbe voluto continuare ad alimentare, a sud, l&#8217;azione delle unità a lui subordinate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal libro<em> La 1. SS Panzer Division Leibstandarte Adolf Hitler</em>, Effepi  edizioni, Genova 2002.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/leibstandarte-a-kharkov-e-kursk.html' addthis:title='La Leibstandarte a Kharkov e Kursk ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Waffen SS, esercito europeo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 08:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ampio e documentato saggio di Jean-Luc Leleu sull'ultimo esercito sovranazionale europeo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waffen-ss-esercito-europeo.html' addthis:title='Waffen SS, esercito europeo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_2411" class="wp-caption alignleft" style="width: 198px"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/226202488X?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=226202488X" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2411" title="leleu-waffenss" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/leleu-waffenss-188x300.jpg" alt="Jean-Luc Leleu, La Waffen SS" width="188" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Jean-Luc Leleu, La Waffen SS</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’esercito europeo: se ne parla invano da anni, come della prova del nove per far passare l’attuale Europa dei 25 dalla condizione di aborto burocratico e finanziario a Stato federale autentico, veramente sovrano e basato sui popoli e non sui consigli d’amministrazione. Per la verità, senza bisogno di aspettare gli eurocrati e le loro elucubrazioni a tavolino, l’Europa per suo conto ha già conosciuto nell’epoca moderna la realtà di eserciti sovranazionali raccolti sotto un’unica bandiera e un unico ideale. Questo è accaduto quando il nostro continente non si è basato su princìpi democratici, inadatti ad assemblare realtà storicamente molto differenziate (per quanto omogenee) come le nazioni europee, ma su principi imperiali, al modo di Roma antica. Basta pensare alla <em>Grande Armée</em> napoleonica. Nelle campagne napoleoniche, compresa quella russa, l’esercito francese era in realtà un’armata europea. Ad esempio, nel corso della campagna balcanica del 1813-14 sulla Drava, il contingente italiano della Grande Armée contava non meno di cinquantamila uomini, che si erano presentati ai bandi d’arruolamento provenendo per lo più dalle regioni annesse all’Impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Le unità dell’esercito italico erano inquadrate nei reparti regolari “francesi”, spesso sotto comando italiano (ricordiamo i famosi generali Pino e Ramorino) e a volte facevano parte di corpi d’<em>élite </em>come la Guardia Reale del Regno d’Italia. Notiamo di passata che lo statuto politico di tale Stato – per nulla “fantoccio”, ma organico a una dimensione imperiale – non era diverso da quello della Repubblica Sociale o della Croazia ustacha: Stato formalmente indipendente, ma sotto protezione armata dell’Impero-Reich. Questa pratica tipicamente imperiale e tipicamente europea ebbe un nuovo modo di esprimersi nel corso della Seconda guerra mondiale, con la costituzione della Waffen-SS: esercito formato dall’arruolamento su base volontaria di uomini provenienti praticamente da tutte le nazioni europee, non esclusa una quota di inglesi. In più, la Waffen-SS poté contare anche su piccole e talora consistenti formazioni di provenienza extra-europea, ma ideologicamente affini: dagli indiani ai cosacchi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uscita in Francia di un poderoso studio sul fenomeno della Waffen-SS consente oggi di attingere a un repertorio sterminato e scientificamente di altissimo livello, che probabilmente è da considerare come l’opera definitiva in materia: si tratta di <em>La Waffen-SS. Soldats politiques en guerre</em> di Jean-Luc Leleu, pubblicato dalla casa editrice Perrin di Parigi, e di cui sarebbe auspicabile una (improbabile) traduzione in italiano. In oltre milleduecento fitte pagine, con centinaia di note, quaranta pagine di bibliografia e decine di tabelle riguardanti l’origine regionale e l’età degli arruolati, le percentuali in confronto alla consistenza demografica di provenienza, le statistiche sull’età degli ufficiali di ogni singola divisione, la ripartizione secondo la professione, i diagrammi sulle perdite nei vari fronti, e poi addirittura la confessione religiosa, l’evoluzione del numero degli effettivi nei vari anni, i programmi d’istruzione etc., l’autore compie davvero uno sbalorditivo lavoro sia storiografico che compilativo, sia bibliografico che di certosina analisi delle fonti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" /></a> Dopo molta, anche valida, letteratura e memorialistica sul tema, dopo anche rimarchevoli studi (basta pensare, in Italia, ai libri dedicati dalle Edizioni Marvia ad alcune delle più note divisioni blindate) e dopo svariate ricerche di carattere generale, adesso abbiamo col testo di Leleu uno strumento che ci permette di vagliare a fondo la genesi, la crescita, le varie fasi di mutazione organizzativa, i motivi strategici e ideologici, l’attività e il comportamento sul campo di questo esercito europeo doppiamente mitizzato: in positivo, dal neofascismo europeo, in quanto <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di un ideale accomunante tutti i nostri popoli e vissuto compiendo gesta belliche rimaste epiche; e in negativo, come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di feroce determinazione guerriera. Fino alle generalizzate criminalizzazioni, che non sono mancate, spesso confondendo per ignoranza storica due realtà diverse della galassia SS: da una parte gli <em>Einsatzgruppen</em> dediti alla liquidazione dei “nemici razziali”, oppure i guardiani dei campi di concentramento; dall’altra parte le SS combattenti. Due mondi che ebbero ognuno la sua faccia e le sue vicende, ognuno le sue responsabilità e il suo diverso conto da saldare davanti alla storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono dei punti focali, nella descrizione svolta da Leleu, che danno il senso di tutta la vicenda. Ad esempio, come quando scrive che nella primavera 1942 si ebbe una svolta: «La crisi di fiducia che s’era creata a questa data nelle relazioni di lavoro tra Hitler e il suo più vicino consigliere militare, Jodl, non fece che ancorarlo di più alle sue convinzioni». E le convinzioni di Hitler, dopo il terribile inverno e la controffensiva russa, erano che dei generali non bisognava più fidarsi. Bisognava fare «una seconda <em>Gleichschaltung</em>», come scrive Leleu, cioè un secondo allineamento: ideologico, stavolta, e non più solo politico come nel 1933. Questo portò Hitler a considerare la necessità di dotarsi di uno strumento ad alta qualificazione di tecnica militare, ma anche di sicura disponibilità ideologica, creando sul campo la figura del soldato politico: «Davanti alla prospettiva ormai apertamente riconosciuta di una guerra lunga, egli si volse verso la Waffen-SS e la considerò come una panacea». La Waffen-SS divenne uno strumento nelle mani esclusive di Hitler, che ne disponeva a suo talento nei vari teatri di guerra, in qualità di truppe scelte in grado di tappare le varie falle che si aprivano nei fronti e di reggere anche le situazioni più disperate.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2733907344/centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mabirepanzers.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, Panzers SS dans l'enfer normand" width="96" height="140" /></a>Nate come semplici squadre di protezione del Partito e del suo capo, evolutesi a corpo armato a difesa del regime, adesso, nel radicalizzarsi della guerra, le <em>Schutz Staffeln </em>si mutavano in punta di lancia delle forze armate, sperimentando, almeno dal giugno 1942, come precisa l’autore, una fase di «sviluppo esponenziale». Sotto la spinta degli eventi e del crescente disaccordo tra Hitler e i vertici della <em>Wehrmacht</em>, «il piccolo corpo d’<em>élite </em>lasciava il posto a un autentico esercito di svariate centinaia di migliaia di uomini&#8230; da forza ausiliaria numericamente modesta, l’ala militare della SS passa dunque alla condizione di armata di massa». Interessato agli aspetti sociologici e dell’impiego militare oltre a quelli dell’ideologia razzialista e di ordine selezionato, Leleu spiega che il progressivo virare della Waffen-SS da <em>élite </em>razziale a <em>élite </em>ideologica è già ben visibile dalla primavera del 1943. Un’evoluzione che verrà sancita dall’attribuzione alla Waffen-SS di più vaste facoltà in materia di reclutamento. A partire da questa data, insomma, si ebbe l’apertura di questi reparti non solo a quanti erano di stirpe germanica, compresi gli allogeni, come era sin lì accaduto, ma a tutti coloro che davano garanzia di tenuta ideologica dal punto di vista della lotta simultanea al capitalismo angloamericano e al bolscevismo russo. Da qualunque regione europea e, alla fine, anche non europea, provenissero.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito delle motivazioni ideologiche che agivano dietro il fenomeno degli arruolamenti, e che erano certamente dominanti rispetto a quelle relative all’elevato trattamento d’ingaggio, Leleu riporta un aneddoto, secondo il quale il generale SS Gottlob Berger, responsabile del reclutamento, un giorno, parlando con Himmler, gli ricordò il motto della vecchia aristocrazia ugonotta: “la mia anima a Dio, la mia spada al re, il mio cuore alle dame”. Al che il <em>Reichsführer </em>avrebbe risposto che «oggi per l’idea il nazionalsocialismo esige l’anima, la spada e il cuore». Nondimeno, Leleu invita a non fare del capitolo legato alla “fanatizzazione” delle Waffen-SS un luogo comune. La SS voleva certamente «suscitare un’adesione cieca ed entusiasta alla lotta intrapresa, voleva comunicare una fede ardente agli uomini», dando una connotazione positiva al fanatismo, ma alla fine «sostituendo la nozione di cecità con quelle di eroismo e di virtù». In questo senso, vanno interpretate certe disposizioni della <em>Reichsführung-SS</em>, intese a privilegiare una educazione ideologica piuttosto che una istruzione ideologica. Quindi, come rileva Leleu, non era tanto in gioco una forma di passivo indottrinamento, quanto di formazione del carattere: «si trattava molto meno di trasmettere un sapere che non una coscienza». Tra le motivazioni che spingevano tanti giovani all’arruolamento, Leleu riporta che una delle più diffuse era di schietta tipologia “affettiva”, e riguardava precisamente «l’amore per il Führer e la fede incrollabile nella sua missione storica». Un capitano SS dichiarò un giorno ai suoi uomini che «noi non vogliamo le decorazioni, noi vogliamo solamente l’amore del Führer».</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089224" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/charlemagne-waffen-ss.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Charlemagne. I volontari francesi nella Waffen SS" width="93" height="131" /></a>Accanto a questa mistica del legame con la figura carismatica della Guida, in cui si riconoscono i tratti del giuramento <em>ad personam </em>tipico del feudalesimo europeo, agivano anche forti spinte legate all’accelerato incrudimento della guerra. Che la formazione del soldato politico divenisse di anno in anno più importante, a fronte soprattutto delle gravi sconfitte che il Reich andava incassando su tutti i fronti, appariva chiaro ai dirigenti SS, e <em>in primis </em>allo stesso Himmler. Si fece dunque strada una concezione del combattimento di specie propriamente religiosa, sulla scorta – come espressamente indicavano i corsi di formazione e le pubblicazioni dottrinarie – di quanto in passato era accaduto in situazioni di radicalismo, dalle truppe puritane di Cromwell alle armate della Rivoluzione francese, ai guerrieri dell’Islam. Dagli archivi da lui capillarmente consultati, Leleu ha estratto un documento SS relativo alla guerra sul fronte orientale: «La guerra in Russia ha chiaramente dimostrato che un esercito educato politicamente combatte brutalmente. Noi al fanatismo comunista opponiamo la fede combattente che emana dall’ideale nazionalsocialista». Al di là del lato motivazionale ideologico che agiva sui membri dell’Ordine Nero combattente, è dunque nell’esperienza che la guerra si andava velocemente brutalizzando, che va ricercata l’origine della fama di terribilità che grava sugli uomini della doppia runa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il radicalizzarsi della lotta e il suo apparire come dramma epocale che metteva in gioco la stessa esistenza dell’Europa come civiltà, innescarono infine il fenomeno della Waffen-SS come forza armata spiccatamente europea. Leleu scrive che «il discorso europeo ha assunto un crescente valore ecumenico in seno alle unità SS a partire dalla primavera 1944&#8230; l’apertura della SS agli stranieri non “germanici” si fondava sul postulato che solo l’Ordine Nero aveva le motivazioni per combattere efficacemente&#8230;». Emblema di tale europeismo militante è rimasta la mitica figura di Léon Degrelle. L’obiettivo che si indicava a quei soldati politici tedeschi, valloni, olandesi, norvegesi, francesi, italiani, croati, fiamminghi, danesi, russi, ucraini, bosniaci, baltici, ungheresi&#8230; era dunque di approfondire «il pensiero della comunità europea e la coscienza di un destino comune». Quanto questa coscienza abbia agito a fondo su centinaia di migliaia di giovani europei dell’epoca, la mole stessa del libro di Leleu, vero monumento cartaceo, sta a dimostrarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 12 giugno 2009.</p>
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		<title>SS-Hauptscharführer Gustav Schreiber</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 10:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Rossi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La biografia militare del SS-Hauptscharführer Gustav Schreiber e le numerose decorazioni e distintivi di cui fu insignito durante la seconda guerra mondiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ss-hauptscharfuhrer-gustav-schreiber.html' addthis:title='SS-Hauptscharführer Gustav Schreiber '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_1987" class="wp-caption alignleft" style="width: 309px"><img class="size-medium wp-image-1987" title="gustav_schreiber" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/gustav_schreiber.jpg" alt="Gustav Schreiber. Deutsches Bundesarchiv" width="299" height="480" /><p class="wp-caption-text">Gustav Schreiber. Deutsches Bundesarchiv</p></div>
<p style="text-align: justify;">Gustav Schreiber nacque il giorno di Natale del 1916 a  Selm (Nord Westfalia), nel periodo centrale della Grande Guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1939 faceva parte delle SS-Verfugungstruppe nella 7./SS-Infanterie-Standarte “Germania”. La sua spiccata attitudine per la vita militare venne subito alla luce, tanto che alla fine della guerra verrà considerato tra gli uomini della Westfalia più decorato nelle Waffen-SS. Il battesimo del fuoco di Schreiber avvenne in Polonia nel 1939, cui fecero seguito i combattimenti nel 1940 in Francia ad Arras e lungo la Marna. Nell’agosto del 1940 arrivano le prime decorazioni: la Croce di Ferro di seconda classe ed il Distintivo in bronzo per assalto della fanteria, insieme alla promozione a <em>SS-Rottenführer</em>. Nel 1941 il Reggimento di Schreiber venne motorizzato e andò a far parte insieme ad altri due Reggimenti (<em>Nordland </em>e <em>Westland</em>) della nuova divisione SS “Wiking”, divisione nella quale militavano oltre che tedeschi e austriaci, anche volontari stranieri provenienti dal Belgio, Danimarca, Norvegia, Svezia, Svizzera, Finlandia e più tardi anche volontari baltici, diventando nel corso della guerra la Divisione delle Waffen-SS più europea.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio dell’operazione “Barbarossa” la Wiking insieme alle divisioni corazzate dell’esercito avanzò rapidamente nel settore meridionale del fronte orientale, da Lemberg a Tarnopol poi Uman e a nord della Crimea. L’<em>SS-Scharführer</em> Schreiber era a quel punto della guerra già un esperto veterano, figura di esempio per il suo plotone, un coraggioso e valoroso guerriero. Nell’agosto del 1941 il comandante della sua compagnia lo decorò con la Croce di Ferro di prima classe. Durante la conquista di Rostov ed i successivi combattimenti difensivi  lungo il fiume Mius, Schreiber rimase ferito. Al comando della Divisione c’era il carismatico <em>SS-Gruppenführer </em>Felix Steiner, il quale riceverà “Le Spade” dopo l’offensiva nel Caucaso nell’estate del 1942.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dicembre del 1942 la Wiking si ritrovò trincerata lungo il fiume Mius ed al comando del II° Battaglione del Germania venne nominato l&#8217;<em>SS-Hstuf</em>. Hans Juchem. Con il suo viso da fanciullo non venne preso all’inizio troppo sul serio dai suoi soldati, induriti da tante battaglie. Ma durante le settimane successive dovettero ricredersi e Juchem ricevette rispetto ed ammirazione dai suoi uomini in quanto partecipò in prima persona e da esempio a molti combattimenti corpo a corpo arrivando addirittura a essere decorato con la Spilla in oro per il combattimento corpo a corpo e la Croce di Cavaliere (postuma) dopo un’eroica azione di guerra a Izjum nell’estate del 1943, azione durante la quale trovò la morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur essendo soltanto un <em>SS-Scharführer</em> Schreiber ed un comandante di plotone, aveva comunque accumulato numerosi giorni di combattimento corpo a corpo durante i combattimenti difensivi lungo il Mius e a Stalino. Al suo plotone vennero assegnati spesso compiti difficili, come difendere importanti crocevia stradali o posizioni trincerate di vitale importanza. In tutti questi compiti a lui assegnati Schreiber si comportò sempre con grande coraggio, senso del dovere dimostrando innegabili doti di comando. Il 2 dicembre del 1943 Schreiber venne decorato con la Croce di Cavaliere, per essersi comportato valorosamente nell’immediato contrattacco lungo la linea difensiva Karkov-Poltava. Il 1° novembre era stato già promosso al grado di <em>SS-Hauptscharführer</em> e dopo solo 5 giorni dal 2 dicembre ricevette con grande sorpresa anche la Spilla in oro per il combattimento corpo a corpo, meritandosi una citazione del suo comandante come esempio di valore e di abnegazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La sacca di Korsun-Cerkassy</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089024" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/wiking.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Wiking. La Waffen SS europea" width="122" height="175" /></a>Conquistata Kiev e consolidata la testa di ponte sul fiume Dnieper, i sovietici si prepararono ad una nuova grande offensiva. L’attacco per la nuova offensiva venne fissato per il 25 gennaio del 1944: le forze sovietiche ammassate ad ovest del saliente di Cerkassy, dopo un fuoco di preparazione dell’artiglieria e sostenuti dall’aria da centinaia di aerei, attaccarono. L’assalto nemico si sviluppò lungo due direttrici, che dovevano confluire sulla posizione di Shenderovka. L’attacco riuscì e chiuse in una sacca circa 53.000 uomini, compresa la SS-Panzer-Grenadier-Division “Wiking”. All’interno della sacca erano rimasti intrappolati il XLII.Armee-Korps della 1.Panzer-Armee e l’11.Armee-Korps dell’8.Armee. Inoltre erano presenti unità dell’8.Flieger-Korps. L’Armata Rossa aveva a disposizione 12 Divisioni incluse formazioni di <em>élite </em>e di provata esperienza, ma nonostante queste soverchianti forze gli uomini all’interno della Sacca respinsero tutti gli assalti, animati anche dalla speranza che i reparti corazzati accorsi in loro aiuto avrebbero prima o poi spezzato l’accerchiamento. Quando il 16 febbraio 1944 si diffuse tra i soldati la parola d’ordine: libertà (<em>Freiheit!</em>), tutti capirono che quella era l’ultima opportunità per sfuggire dalla sacca di Cerkassy, e malgrado una temperatura di 15 gradi sottozero e 60 centimetri di neve gli uomini erano pronti a vendere cara la pelle pur di sfuggire da quell’inferno. La parola d’ordine arrivò quando i reparti mandati in soccorso erano a soli pochi chilometri dalla Sacca e a pronunciarla fu il <em>GeneralFeldmarschall </em>von Manstein, comandante in Capo e responsabile del Gruppo di Armate operante in quel Settore del fronte russo. Sul fianco sinistro dell’area un piccolo gruppo di uomini si preparò per l’operazione di sfondamento: furono distribuite le rimanenti munizioni, le bombe a mano ed ogni uomo si attrezzò come meglio poteva con ogni sorta di arma utile per il corpo a corpo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" /></a>L’<em>SS-Hauptscharführer </em>Schreiber guardò i suoi uomini, facce emaciate, sporche e barbute; in tutti quei giorni non una sola interruzione dei combattimenti ed il suo plotone della 7.Kompanie dell&#8217;SS-Panzer-Grenadier-Regiment Germania si era ridotto a soli 24 uomini, tutti comunque dei veterani che avevano combattuto lungo i fiumi Mius, Terek e a Kiev, totalizzando dozzine e dozzine di giorni di combattimento. Schreiber, che già era stato decorato con la Croce di Cavaliere e la Spilla in oro per il combattimento corpo a corpo, si trovava ad essere tra quei pochi soldati di fanteria più decorati operanti in quel settore del fronte.  La battaglia per uscire dalla sacca di Cherkassy durò fino al 18 febbraio del 1944. Per meglio coordinare le operazioni all’interno della sacca, venne creato un comando unico per tutte le forze tedesche, assegnato al Generale Stemmermann. Contemporaneamente venne organizzato un ponte aereo dalla Luftwaffe, ma il cattivo tempo e l’aggressività dei caccia sovietici, resero difficili le operazioni aeree. Malgrado tutto in 15 giorni di voli sulla sacca si riuscirono a lanciare 2.026 tonnellate di materiale e a riportare indietro 2.835 feriti. Schreiber, veterano di tante battaglie, era abituato a combattere contro un nemico notevolmente superiore sia in uomini che in mezzi e quando il 16 febbraio del 1944 arrivò la parola d’ordine: libertà, si preparò con i suoi uomini a combattere per uscire dalla trappola di Cerkassy.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle 23,00 iniziò la manovra di rottura contro le posizioni sovietiche a nord e a sud di Shenderovka; la rottura ebbe successo e si concluse, come già detto, il 18 febbraio con il ricongiungimento con le unità tedesche poste al di fuori dalla sacca. I reparti tedeschi difesero la testa di ponte fino al 19 mattina, per permettere agli ultimi fuggitivi di mettersi in salvo. Il bilancio finale fu di 35.000 uomini salvati dall’annientamento mentre 18.000 finirono invece inghiottiti nella sacca.  Tra i prigionieri anche l’<em>SS-Hauptscharf</em><em>ü</em><em>hrer </em>Gustav Schreiber insieme a 13 superstiti del suo plotone. Schreiber passò sei anni di prigionia nei campi di concentramento sovietici e tornò in Patria nel 1950. Morì il 5 marzo del 1995 nella sua città natale Selm nella Vestfalia settentrionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Decorazioni</strong><br />
Croce di Ferro di II classe<br />
Croce di Ferro di I classe<br />
Croce tedesca in oro<br />
Croce di Cavaliere il 2 dicembre 1943<br />
Spilla per il combattimento corpo a corpo in bronzo nel 1943<br />
Spilla per il combattimento corpo a corpo in argento nel 1943<br />
Spilla per il combattimento corpo a corpo in oro il 7 dicembre 1943</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Distintivi</strong><br />
Distintivo in argento per assalto della fanteria<br />
Distintivo per feriti di guerra in nero</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Questo articolo è stato tratto, con la gentile concessione dell&#8217;autore e del direttore della rivista <a title="Max Afiero" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/massimiliano-afiero/">Max Afiero</a>, da <em><a title="Ritterkreuz" href="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/2009/03/12/ritterkreuz/">Ritterkreuz</a> </em>Anno 1 numero 1 &#8211; Gennaio 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ss-hauptscharfuhrer-gustav-schreiber.html' addthis:title='SS-Hauptscharführer Gustav Schreiber ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Wallonie</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia e le imprese della divisione Waffen SS 'Wallonie' in un libro di Massimiliano Afiero]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wallonie.html' addthis:title='Wallonie '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>I volontari belgi valloni sul Fronte dell&#8217;Est</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/wallonie.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Wallonie. I volontari belgi valloni sul fronte dell'Est" width="93" height="133" align="right" /></a> Questo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132">libro</a> nasce con l&#8217;idea di onorare la memoria di tutti i combattenti europei che si batterono valorosamente sul fronte dell&#8217;est, in particolare la memoria dei combattenti valloni, ma anche e soprattutto per onorare la memoria di Léon Degrelle, forse il più famoso volontario &#8216;straniero&#8217; nelle forze armate tedesche, volontario tra i volontari, soldato tra i soldati, uno dei più grandi trascinatori di anime ed uomini del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">ventesimo secolo</a> e del quale ricorre proprio quest&#8217;anno il centenario della nascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu proprio grazie a Degrelle che migliaia di giovani belgi valloni parteciparono alla crociata contro il bolscevismo, prima nella legione vallone, poi nella 5a Brigata motorizzata SS ed infine nella 28a divisione SS <em>Wallonie</em>. Da semplice soldato fino a diventare comandante di una intera divisione SS, Degrelle si guadagnò sul campo la stima ed il rispetto dei tedeschi e giunse a far dire a Hitler la famosa frase: &#8216;..se avessi un figlio vorrei fosse come voi&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" align="left" /></a> Inizialmente bistrattati dalla propaganda tedesca, che gli preferivano per ovvie ragioni razziali i fiamminghi, i volontari valloni seguirono il loro capo spirituale, politico e militare, sul fronte dell&#8217;est battendosi come leoni, sempre in prima linea sempre nel pieno dell&#8217;azione. Seguirono Degrelle anche quando l&#8217;unità vallone venne ufficialmente inquadrata nella Waffen SS, ritenuti degni di poter indossare l&#8217;uniforme dell&#8217;ordine nero, dopo aver dimostrato con il sangue versato in battaglia ed il sacrificio di tante vite, il proprio valore di combattenti dell&#8217;onore. Si coprirono di gloria durante i combattimenti nella sacca di Cerkassy, poi sul fronte di Estonia in Pomerania fino ad immolarsi sul fronte dell&#8217;Oder, dove tentarono fino all&#8217;ultimo uomo ed all&#8217;ultima cartuccia di fermare le orde sovietiche. Il sacrificio dei valloni non fu vano, la strenua resistenza dei volontari europei ai confini orientali del Reich evitò che i barbari sovietici potessero arrivare nel cuore dell&#8217;Europa a spargere il germe del comunismo, il vero male assoluto del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">ventesimo secolo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per raccontare la storia dei volontari valloni, oltre ai documenti ufficiali, dei quali esiste ben poco visto che tutto il materiale originale andò distrutto durante i combattimenti nella sacca di Cercassy ed in seguito sul fronte dell&#8217;Oder, abbiamo fatto riferimento soprattutto alle testimonianze dei reduci, prima tra tutte naturalmente quella dello stesso Degrelle, per non dimenticare quella di Jean Vermeire, di Henri Philippet, Fernand Kaisergruber e tanti altri. Dopo la guerra, durante la prigionia, molti volontari valloni scrissero di proprio pugno la loro avventura sul fronte dell&#8217;est, e quei racconti di battaglie, sacrifici ed eroismi, grazie agli storici come Jean Mabire ed altri sono giunti oggi fino a noi intatti. Una storia raccontata quindi dalla viva voce dei testimoni diretti, accompagnata dalla cronologia effettiva degli eventi ed inquadrata nel giusto contesto storico grazie alla documentazione ufficiale disponibile negli archivi di guerra tedeschi ed alleati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132">Massimiliano Afiero, <em>Wallonie. I volontari belgi valloni sul fronte dell&#8217;Est</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/888908913X/ASI/395521">(LU)</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il brano <a href="http://www.centrostudilaruna.it/guardiasulreno.html"><em>L&#8217;operazione &#8220;Guardia sul Reno&#8221;</em></a>, tratto dal <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889089132">libro</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wallonie.html' addthis:title='Wallonie ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il castello di Wewelsburg: un po&#8217; di storia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Tombetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia e le vicende del castello di Wewelsburg, che fu principale centro della organizzazione SS]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wewelsburg.html' addthis:title='Il castello di Wewelsburg: un po&#8217; di storia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.de/exec/obidos/ASIN/B00004S0U3/centrostudi0e-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/himmlersburg.bmp" border="0" alt="Himmlers Burg - Die Wewelsburg" width="90" height="140" align="left" /></a> Wewelsburg è essenzialmente una fortezza dalla pianta a forma di freccia, orientata verso nord, un’anomalia architettonica che non ha uguali in Germania. Una forma così curiosa ed insolita merita una spiegazione che tuttavia non ha nulla di misterioso: secondo le testimonianze degli storici locali, la natura stessa delle rocce sulla cima della collina invitava ad una costruzione difensiva: sembra che esistesse una grande pietra circolare che fu scelta come base per una delle torri e che finì per essere inglobata nella struttura; la pianta a freccia era dunque dovuta semplicemente alla natura architettonica della base rocciosa. I documenti cartografici che esaminai al castello mi confermarono questa versione dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel IX e X sec. della nostra era, le invasioni degli unni avevano spinto i germani a costruire sulla collina di Wewelsburg un edificio per la protezione dei locali, cosa confermata dal testo di un cronista sassone del XII sec. riportato nella <em>Storia di Wewelsburg </em>di Wilhelm Segin (1).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso cronista ci racconta che nel 1124 il conte Friederich von Arnsberg aveva costretto la popolazione a cominciare la costruzione del castello angariandola in ogni modo. Alla morte del conte, l’anno successivo, i poveri abitanti dei villaggi che avevano partecipato alla costruzione si ribellarono e distrussero il castello.</p>
<p style="text-align: justify;">I nobili locali, creati cavalieri ma senza alcun ritegno morale, continuarono ad approfittarsi della popolazione, compiendo veri e propri crimini e provocando forti risentimenti verso la nobiltà e il clero; esistevano infatti i <em>Fuerstbischof</em>, o principi–vescovi, che prendevano piuttosto sottogamba la loro attività pastorale, preferendo le cacce e il lusso alla cura delle anime.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8871984951"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/igrandimisteridelnazismo.bmp" border="0" alt="Pierluigi Tombetti, I grandi misteri del nazismo. La lotta con l'ombra" width="95" height="143" align="right" /></a> I principi si guadagnavano la lealtà dei cavalieri affidando loro una parte delle terre da amministrare e concedendo ampia discrezionalità sul modo in cui farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le angherie e le sofferenze che questi ultimi causavano alle popolazioni contadine alimentarono un crescente odio verso i nobili e il vescovado: addirittura una frase incisa sul muro dell’entrata del castello invitava le popolazioni che durante la guerra dei trent’anni cercavano un riparo alle violente dispute territoriali ad andarsene: <em>Viele mochten gern hinein; aber das schaften sie nicht!</em> (Molti vorrebbero entrare volentieri ma non ce la fanno!).</p>
<p style="text-align: justify;">I secoli XVI e XVII portarono guerre e morte nella zona di Bueren, il distretto geografico di Wewelsburg, causate principalmente dal dissenso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e nel corso dei due secoli successivi il castello fu a più riprese attaccato e ricostruito con varie migliorie che riguardavano in special modo l’accrescimento dello spessore delle mura difensive.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu solo tra il 1604 e il 1607 che Wewelsburg acquisì la forma attuale voluta dai Fuerstbischof della famiglia Fuestenberg che lo trattennero come patrimonio familiare fino al 1802, anno in cui divenne di proprietà dello Stato prussiano; tuttavia il vescovado aveva già da tempo perso interesse a questa che era considerata una dimora secondaria per il clero e tennero un semplice amministratore fiduciario come custode.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/archeologidihimmler.bmp" border="0" alt="Marco Zagni, Archeologi di Himmler. Ricerche, spedizioni e misteri dell'Ahnenerbe" width="175" height="250" align="left" /></a> In effetti il castello era in rovina, poiché un funzionario prussiano che visitò ed esaminò Wewelsburg nel 1802 lo ritenne in pessime condizioni, inadatto nemmeno alla mansione di carcere militare; la natura stava prendendo il sopravvento e il castello non era considerato degno di manutenzione dal vescovado. Nel 1815 un fulmine diede il colpo di grazia distruggendo il soffitto di una delle torri che crollò e il disastroso incendio che seguì intaccò profondamente la struttura al punto che rimasero in piedi solamente i muri esterni; di conseguenza il distretto di Bueren–Brenken decise di adattare il castello ai propri bisogni culturali e ne destinò una parte ad ostello per la gioventù, che esiste ancora oggi. Alla morte dell’ultimo amministratore, avvenuta nel 1821, Wewelsburg subì la stessa sorte del Colosseo: i locali lo depredarono di pietre e suppellettili finché nel 1832 lo Stato prussiano decise di offrire parte del castello come residenza per il sacerdote locale e si iniziarono i lavori di ristrutturazione nell’ala sud. Nel 1925 le autorità locali decisero di trasformare la parte rimanente del castello in un museo etnologico, il quale pure esiste al giorno d’oggi e occupa gran parte del volume abitativo totale; si possono ammirare oggetti, manufatti e anche reperti archeologici che testimoniano usi e costumi locali nel corso dei secoli, oltre a diorami e ambientazioni che illustrano flora e fauna dei dintorni. Furono inseriti nel progetto anche un ristorante, una sala per banchetti e varie stanze da utilizzare per occasioni speciali e festeggiamenti, tutti ricavati nelle sale del castello. Si decise in seguito di intervenire con lavori di ristrutturazione, poiché la Torre Nord era pericolante. Il sacerdote successivo completò i lavori e arriviamo così alla sua morte, avvenuta nel 1934, anno in cui Himmler acquistò il castello e Wewelsburg divenne il centro del culto segreto dell’Ordine Nero.</p>
<p style="text-align: justify;">La forma a freccia aveva colpito profondamente l’immaginazione del <em>Reichsfuehrer </em>che ne vide la rappresentazione reale di un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>: il castello era orientato a nord, a differenza di tutte le costruzioni dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> e moderne che seguono l’orientamento est–ovest. Il vettore nord richiamò immediatamente alla mente di Himmler la terra di Thule, l’Iperborea ariana, il Polo Nord, l’antica patria in cui la maggioranza delle tradizioni germaniche posizionano l’Eden ariano, e cioè il luogo in cui, nella notte dei tempi, una stirpe di uomini–dèi ariani vivevano in perfetta armonia con le forze della natura, essendone essi stessi una manifestazione, dotati di poteri divini.</p>
<p style="text-align: justify;">Himmler decise che quando il III Reich avrebbe definitivamente governato sulla terra, quello sarebbe diventato il centro del mondo; il museo, il ristorante e l’ostello lasciarono così il posto all’accademia della Sezione <em>Ahnenerbe</em> (2), che da allora in poi ebbe una sede permanente a Wewelsburg.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scavi archeologici compiuti dagli scienziati della <em>Ahnenerbe </em>nei dintorni del maniero rivelarono una certa quantità di scheletri, che vennero conservati nella <em>Kammergrab</em>, per essere studiati dagli archeologi (3).</p>
<p style="text-align: justify;">Per assicurarsi la manodopera necessaria, Himmler decise di far costruire nelle vicinanze un piccolo campo di lavoro, che dal 1941 si chiamò Campo di Concentramento di Niederhagen (<em>Konzentrationslager Niederhagen </em>o <em>KZ Niederhagen</em>); in questo campo di lavoro forzato si applicò il concetto <em>Vernichtung durch Arbeit</em>, cioè sterminio attraverso il lavoro. La storica del castello ci ha informato che questo era uno dei campi in cui le condizioni di vita erano più dure in assoluto, dove torture e atrocità segnarono la fine di 1285 persone nel tempo in cui si portavano avanti i lavori di ristrutturazione e di ricostruzione; poche forse rispetto ad altri campi di sterminio ben più famosi, ma ci è stato ribadito più volte che si trattava di vero e proprio calvario, un inferno in cui migliaia di persone venivano continuamente picchiate e torturate con una crudeltà senza limiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.de/exec/obidos/ASIN/3831147140/centrostudi0e-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/wiligutsgeheimlehre.bmp" border="0" alt="Rudolf J. Mund - Karl Maria Wiligut, Wiliguts Geheimlehre. Weisthor - Fragmente einer verschollenen Religion. Die geplante Geheimlehre fuer die neue Ordnung in Europa" width="98" height="140" align="right" /></a> Per quanto concerneva il progetto, Himmler si serviva del suo architetto personale Bartels (che soprintendeva ogni attività costruttiva in qualità di capo-architetto) e di Karl Maria Wiligut: in base ai loro consigli, ma soprattutto seguendo la via spirituale consigliatagli dal prete–mago Wiligut, Himmler stravolse la struttura interna del castello, mantenendone però la pianta a punta di lancia: tra il 1939 e il 1944 venne abbassata la Torre nord di 4,8 m e se ne ricavò all’interno quella che oggi conosciamo come &#8220;La Cripta&#8221;, il <em>Sancta Sanctorum </em>delle SS, battezzato da Himmler il <em>Walhalla</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Bartels presentò i piani costruttivi nel 1939 e senza attendere le concessioni edilizie del caso, cominciò i lavori di scavo per la cripta; inizialmente invece dei dodici piedistalli erano presenti dodici nicchie che furono murate e sostituite con le colonnine–sedile che si vedono oggi. Si provvide inoltre a creare un soffitto a cupola con stuccature a forma di swastika al centro e si realizzarono i fori da cui si origina ancora oggi la misteriosa forza eco che fa rabbrividire chi prova a parlare al centro della sala; si chiusero le precedenti finestre in stile gotico sostituendole con quelle attuali, studiate appositamente per convogliare la luce al centro della sala.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavori proseguirono con la creazione della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, (sala dei capi supremi SS) al piano terra che si apre sul cortile interno; furono erette le 12 colonne sia in questa sala che nella cripta e si progettò un’altra sala al di sopra della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, con un grandioso soffitto a cupola, progetti che non vennero mai realizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1941 al 1945 si cominciò a pensare ad un progetto più grande con lo scopo di estendere l’area del castello fino ad inglobare il villaggio vicino; le case dei contadini sarebbero state spostate per far posto ad un enorme complesso di edifici di forma circolare che avrebbe circondato la struttura centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La cripta sarebbe divenuto il centro geografico del sistema, una evidente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbologia</a> che ci riporta al significato di <em>omphalos</em>, l’ombelico del mondo. Questo sarebbe stato l’ombelico che avrebbe legato il mondo cultuale delle SS con il suo <em>Volk</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito dell’avanzata degli alleati, il 31 marzo 1945 Himmler diede ordine di far saltare il castello ma nella fretta si riuscì solamente a danneggiare le strutture esterne con un incendio che causò pochi danni, a parte il soffitto di travi in legno che bruciò completamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il signor B., un simpatico personaggio di Bueren (4), proprietario della locanda in cui alloggiavo, mi fece da guida nei dintorni del castello e mi raccontò che quando era piccolo assistette alla deflagrazione del 1945; egli ricordava che tutti gli abitanti corsero al castello per prendere la cassaforte che però fu requisita dagli alleati. Tutto ciò che trovarono fu un lago di vino rosso in cui galleggiavano oggetti di ogni tipo e pezzi di legno. La Cantina era stata distrutta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978055381445"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/himmlerscrusade.bmp" border="0" alt="Christopher Hale, Himmler's Crusade" width="130" height="199" align="left" /></a> Lo stesso personaggio mi confidò inoltre che molti degli abitanti di Bueren non avevano idea di chi fossero i loro genitori, in quanto in zona esisteva un <em>Lebensborn</em>, una delle famigerate cliniche specializzate in cui le giovani ariane venivano convinte ad accoppiarsi con SS di purissimo sangue germanico, generando perfetti esemplari ariani. Ma i locali non desiderano parlare di queste cose, si sentono imbarazzati e feriti; il sig. B. me lo disse chiaramente. Era uno degli aspetti tragici che circondavano il castello e contribuivano alla sua sinistra fama.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla del lato oscuro del nazismo e in particolare del castello di Wewelsburg, è necessario riconoscere che molti autori, di solito narratori o ricercatori un poco avventati, si sono sbizzarriti nel tentativo di dimostrare sbrigativamente un legame del Nazismo con l’occulto, legame che certamente esiste, e molti di questi hanno citato fonti non confermate, hanno fatto affermazioni non corrette di cui solo loro possono portare il peso ed infine si sono appropriati di informazioni adattandole o esagerandole a seconda del testo che stavano scrivendo; il risultato è stato che il lato spirituale del Nazismo è stato sempre catalogato come una bufala o quantomeno una storiella utile per vendere qualche copia in più; in questo caso, vale l’assioma che solo un esame diretto, una ricerca sul campo può tagliare la testa al toro e fornire le informazioni più corrette e veritiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio per tutti tra i più famosi: si favoleggia in una corrente di letteratura post &#8211; bellica che spesso sconfina nella fantascienza, che i dodici <em>Gruppenfuehrer </em>e Himmler stesso prendessero le loro decisioni strategiche in relazione agli eventi bellici nella <em>Gruppenfuehrersaal</em>, mentre il fumo di un vaticinio occulto, saliva come un olocausto attraverso i fori del pavimento (5).</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, è necessario considerare che ogni decisione bellica non veniva presa da Himmler, tantomeno dai suoi dodici cavalieri, ma era una prerogativa speciale del <em>Fuehrer</em>, Hitler stesso, che si lasciava andare a indecenti scoppi di ira incontrollata quando il suo parere si scontrava con quello ben più esperto dei suoi generali. Himmler non avrebbe mai potuto gestire personalmente le sorti di una guerra che era rigorosamente controllata da Hitler. In secondo luogo il pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal </em>non presenta alcun foro, non è oggi e non era allora in comunicazione con la cripta sottostante (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa che nessun fumo di sacrificio poteva elevarsi alla sala superiore. Si potrebbe forse interpretare come un fumo simbolico, ma sono pure congetture.</p>
<p style="text-align: justify;">La dr.ssa John-Stucke mi confermò, piante costruttive alla mano (7), che non esisteva alcuna possibilità di un passaggio di aria tra la cupola della cripta, di cemento e il pavimento della sala superiore. I quattro fori della swastika sul soffitto della cripta si estendevano per soli 40 centimetri nel calcestruzzo e servivano al solo scopo di generare l’effetto eco al centro della sala. Non comunicavano con nessun altra stanza. C’erano, è vero, dei fori sopra le finestre, ma essi portavano esclusivamente a un piccolo piano tra le due sale e sembra che servissero per l’impianto elettrico; comunque non collegavano le due sale.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un semplice esempio, è vero, ma basta per far capire come sia spesso necessaria una ricerca diretta presso archivi e siti storici per evidenziare clamorosi errori o veri e propri falsi in cui sono incorsi molti autori.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per questo, nel maggio del 2002 venni contattato da Patrizia Bertolotti, direttore responsabile di <em>Hera</em>, una interessante rivista italiana che si occupa di civiltà scomparse, storia e archeologia: incontrai lo staff di <em>Hera </em>in maggio e prendemmo accordi per uno speciale monografico sui misteri del nazismo che fu l’anticamera di questa ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il primo sopralluogo che feci per conto della rivista, nel giugno del 2002, mi capitò di considerare un aspetto del design di Wewelsburg che mi aveva disturbato più volte, dapprima come una semplice sensazione indefinita che non riuscivo a focalizzare e solo in seguito come un pensiero preciso, quando la dr.ssa Kirsten John-Stucke, la storica responsabile degli archivi, mi fece notare la somiglianza del progetto finale di Wewelsburg con la cosiddetta Lancia di Longino: l’intero castello era orientato come un vettore, e cioè una freccia, simboleggiata dalla Lancia di Longino, in maniera ambivalente non solo verso nord, e quindi verso un punto esterno, ma anche verso il centro di sé stesso, cioè il punto esatto geografico al centro della grandiosa costruzione che avrebbe dovuto circondare il castello, corrispondente alla torre nord e alla cripta sotterranea.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo punto era l’estremità della Lancia o, se vogliamo, del vettore orientato come una bussola magnetica verso nord. In pratica, un anello di edifici aveva come suo punto focale equidistante dalla circonferenza esterna, il Walhalla, la cripta della torre nord, e non si trattava certamente di un caso ma di una scelta simbolica precisa: questo doveva diventare l’<em>omphalos</em>, il centro spirituale del mondo nazionalsocialista.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aspetto esterno–interno rivelava quindi una doppia valenza simbolica: la tensione verso una patria lontana nel tempo e nello spazio (l’antica Thule, situata nelle leggende nordiche nella zona polare) e la necessità di ripiegarsi nel proprio sé alla ricerca di una comunicazione diretta con il proprio universo, che scaturisce dalla <em>weltanschauung </em>nazionalsocialista, ovvero la necessità spirituale di un qualche tipo di meditazione o di culto mistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Himmler decise che dal 1939 in avanti i <em>Gruppenfuehrer SS </em>dovessero riunirsi una volta l’anno (forse anche più volte) a Wewelsburg per un adunanza speciale chiamata conferenza di primavera; l’unica cosa certa di questi incontri erano le diete speciali indette per i suoi dodici cavalieri e vertevano su argomenti relativi all’ariosofia e sui primordi della civiltà germanica, con collegamenti alla nuova realtà nazionalsocialista che stava rigenerando il passato delle tribù teutoniche su un tessuto moderno, mantenendone gli aspetti spirituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo notizie certe solo sulla conferenza di primavera del 1941, ma il fatto che rimangano solo pochi documenti non implica che non ne fossero tenute altre, anzi, l’accademia <em>Ahnenerbe </em>era un centro di studi in costante, febbrile attività qui sostavano docenti e studiosi di varie discipline per accertare le possibilità spirituali e genetiche della razza aria purificata, ed è logico supporre che vi fosse un’attività di ricerca estremamente avanzata, con aggiornamenti, seminari e conferenze a cadenza regolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia dobbiamo tenere presente che il castello era stato ideato principalmente come centro cultuale e quindi vi si svolgevano anche funzioni che rientravano certamente in una sfera più spirituale, o per meglio dire, pseudo–<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>. Non dimentichiamo che a Wewelsburg, durante i matrimoni delle SS più elevate in grado, non vi era un prete che officiava ma, come abbiamo già visto, il consigliere spirituale di Himmler, Karl Maria Wiligut, che si presentava sulla scena con un pastorale adorno di un fiocco azzurro su cui erano incise le rune beneauguranti: una evidente forma di sostituzione della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> tradizionale con il neopaganesimo wotanico che permeava profondamente il Nazismo. Questa e altre cerimonie erano celebrate da Weisthor e regolavano l’attività degli scienziati e dei militari che sostavano a Wewelsburg: chi lavorava a Wewelsburg faceva parte di un <em>Ordo</em>, un ordine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> di monaci combattenti, la cui <em>élite </em>riteneva l’aspetto spirituale segreto del nazionalsocialismo il vero fulcro intorno a cui si muoveva ogni altra attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella progettazione del castello, Himmler operò anche una precisa scelta stilistica; infatti in un’architettura romanica e classica troviamo inserti peculiari dell’architettura sacra: dodici colonne, dodici segni runici <em>Sieg </em>sulla ruota solare disegnata in marmo ad intarsio sul pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, dodici sedili a colonnina nella cripta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Pierluigi Tombetti </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brano tratto dal capitolo 11 del libro <em>I grandi misteri del nazismo</em>, Ed. Sugarco, Milano 2005.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1. Segin, Wilhelm, <em>Geschichte der Wewelsburg</em>, Bueren, 1925. Il testo latino cita: &#8220;[...] <em>castrum guoddam Wifilisburch, tempore Hunnorum constructum, sed vetustate temporis postea neglectum</em>&#8220;.<br />
2. Nel 1950 fu riaperto il museo e riaprì i battenti anche l’ostello.<br />
3. Russell Stuart, <em>Heinrich Himmlers Burg; das weltanschauliche zentrum der SS</em>, RVG Verlags- und Vertriebs GmbH, Landshut, 1989, p. 43.<br />
4. Bueren-Brenken è il paese a poca distanza da Wewelsburg in cui chi si reca a visitare il castello può trovare alloggio.<br />
5. Lo stesso rituale magico è descritto anche in Pauwels, Louis e Bergier, Jacques, <em>Le matin des magiciens</em>, Librairie Gallimard, 1960; tr. it. di Pietro Lazzaro <em>Il mattino dei maghi</em>, Mondadori, Milano 1963, pp. 369, 370. Il rituale è descritto anche da Stuart Russell, in un intervista a Marco Dolcetta, <em>Il Nazismo Esoterico</em>, Hobby &amp; Work, Milano, 1994, N° 2, p. 6; può darsi che Russell abbia tratto questa informazione da Pauwels e Bergier. Trattandosi però di un testo piuttosto particolare, che identifica l’origine della corrente contemporanea nazi/occultistica/fantascientifica, che spesso non dice dove ha tratto certe affermazioni e che a volte dà per vere cose che non sono probabilmente mai accadute, non mi sono sentito di avallare una tale idea. La riporto comunque per completezza.<br />
6. Le fotografie d’epoca del castello visionabili all’archivio centrale, sede del museo e dell’esposizione permanente sul campo di concentramento di Wewelsburg, ci mostrano la <em>Gruppenfuehrersaal </em>esattamente com’è oggi: non vi erano fori che collegassero il soffitto della cripta con il pavimento della sala superiore. Il tentativo di far saltare il castello nel 1945 non provocò danni alle sale storiche e non vi furono lavori di ricostruzione sul pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal</em>.<br />
7. Note e progetti furono esaminati grazie al materiale presente nell’archivio: mi fu mostrato anche qualche progetto contenuto nell’ormai introvabile Hueser, Karl, <em>Wewelsburg 1933-1945: Kult und Terrorstaette der SS</em>, St Bonifatius, Paderborn, 1982, il libro ufficiale sulla storia del castello.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8871984951">Pierluigi Tombetti, <em>I grandi misteri del nazismo. La lotta con l&#8217;ombra</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978887198495">(BOL)</a></strong></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wewelsburg.html' addthis:title='Il castello di Wewelsburg: un po&#8217; di storia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La costituzione della divisione Waffen SS Nordland</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storia della formazione della divisione Waffen SS Nordland dai reggimenti Nederland, Danmark e Norge]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waffenssnordland.html' addthis:title='La costituzione della divisione Waffen SS Nordland '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/nordland.jpg" alt="Massimiliano Afiero, Nordland: i volontari europei sul fronte dell'est" width="225" height="319" align="right" /></a> L&#8217;ordine per la formazione della nuova divisione fu emesso nel febbraio 1943, con l&#8217;intento di incorporarla nel <em>III° Germanische SS-Panzerkorps </em>di Felix Steiner: il nuovo Corpo corazzato delle Waffen SS avrebbe dovuto includere anche la divisione SS <em>Wiking </em>e doveva essere pronto per il 30 marzo 1943. L&#8217;idea originaria fu di Himmler desideroso di formare nuove divisioni SS con i reduci delle Legioni nazionali (fiamminga, olandese, danese e norvegese) che avevano combattuto sul fronte dell&#8217;est tra il 1941 ed il 1943. Dopo aver visto con quanto ardore e valore si battevano i volontari europei, le autorità militari tedesche decisero di trasformare le Legioni in unità autonome più grandi e di includerle ufficialmente nelle Waffen SS. Dal 10 febbraio 1943, l&#8217;<em>SS-Obergruppenführer </em>Gottlob Berger capo dell&#8217;<em>SS-Hauptamt </em>(Ufficio centrale SS) impartì l&#8217;ordine di ritiro dal fronte delle quattro Legioni nazionali, per metterle a riposo e riorganizzarle. Decimate dai combattimenti sul fronte dell&#8217;est, le unità volontarie stavano per essere disciolte per essere trasformate in nuove Brigate o divisioni SS.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="left" /></a> L&#8217;11 febbraio 1943, il <em>Reichsführer SS </em>in una nota al suo Stato maggiore, decise che la prima nuova divisione europea SS sarebbe stata formata da tre nuovi reggimenti SS: il <em>Nederland</em>, il <em>Danmark </em>e il <em>Norge</em>. Per i volontari fiamminghi era stato previsto il trasferimento in una nuova Brigata autonoma, la SS <em>Langemarck</em>. Poiché anche per gli olandesi venne deciso di formare una unità SS autonoma, a causa delle insistenze di Anton Mussert, capo del partito nazionalsocialista olandese, Himmler si vide costretto ad utilizzare il reggimento <em>Nordland </em>della divisione SS <em>Wiking </em>come nucleo della nuova divisione. Questa decisione fu anche dettata dalla impossibilità di ritirare completamente la divisione <em>Wiking </em>dal fronte dell&#8217;est (impegnata in durissimi combattimenti lungo il Dnieper) e quindi la formazione del nuovo SS-Panzerkorps venne rinviata. Inizialmente Himmler scelse per la nuova divisione il nome &#8220;<em>Waraeger</em>&#8220;, in ricordo dei vichinghi dell&#8217;est (i Variaghi), fondatori nel X° secolo del Regno di Kiev. Hitler però considerò il nome troppo &#8220;oscuro&#8221; per cui venne deciso di chiamare la divisione con lo stesso nome del suo primo reggimento di origine, il <em>Nordland</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978076030538" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellontheeasternfront.jpg" border="0" alt="Christopher Ailsby, SS. Hell on the Eastern Front - The Waffen-SS in Russia 1941-1945" width="130" height="166" align="right" /></a> I primi reparti per la divisione giunsero quindi dal reggimento <em>Nordland </em>che venne distaccato definitivamente dalla 5a divisione SS <em>Wiking</em>. I superstiti del reggimento, reduci da due anni di combattimenti sul fronte dell&#8217;est, giunsero al campo di Auerbach il 10 maggio 1943. Il 12 maggio il generale Steiner e l&#8217;<em>SS-Brigadeführer </em>Fritz von Scholz, designato come comandante della nuova divisione, ispezionarono i reparti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le altre due unità che completarono i quadri della divisione furono il Reggimento <em>Norge </em>ed il Reggimento <em>Danmark </em>(agli ordini dell&#8217;<em>SS-Obersturmbannführer </em>Graf von Westphalen).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il presente testo, qui pubblicato per gentile concessione dell&#8217;autore, costituisce uno stralcio dal 2° capitolo del libro di Massimiliano Afiero <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067"><em>Nordland: i volontari europei sul fronte dell&#8217;est</em></a>, Marvia Edizioni 272 pagine, oltre 100 fotografie in b/n, € 24,00.</p>
<p style="text-align: justify;">Terza monografia della serie dedicata alle divisioni delle Waffen SS, curata da Massimiliano Afiero per conto della casa editrice Marvia. Dopo la <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089024"><em>Wiking</em></a> e la <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089040"><em>Nord</em></a>, viene tracciata la storia della 11a divisione SS <em>Nordland</em>, con tantissime foto e mappe a corredo dei testi.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waffenssnordland.html' addthis:title='La costituzione della divisione Waffen SS Nordland ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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