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	<title>Centro Studi La Runa &#187; solstizio</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il ciclo dell&#8217;anno e l&#8217;avvento del solstizio d&#8217;inverno</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 21:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tradizione Solare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze del corso dell'anno]]></category>
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		<description><![CDATA[Il ciclo dell'anno e i ritmi dell'uomo secondo gli orientamenti esistenziali di Tradizione Solare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-ciclo-dellanno-e-lavvento-del-solstizio-dinverno.html' addthis:title='Il ciclo dell&#8217;anno e l&#8217;avvento del solstizio d&#8217;inverno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/tradizione-solare48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Tradizione solare" /><br/><h3 style="text-align: center;" align="center">I.</h3>
<h3 style="text-align: center;" align="center">Il ciclo dell&#8217;anno dalla primavera al culmine dell&#8217;estate</h3>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8951" style="margin: 10px;" title="sommer" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sommer-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Dopo la morte invernale della vegetazione, a primavera la Vita Universale risorge.</p>
<p style="text-align: justify;">A Primavera una forza ascensionale pervade tutta la Natura:</p>
<p style="text-align: justify;">la linfa vitale dalle radici sotterranee ha cominciato a circolare e a creare nuova vita verso l’alto,</p>
<p style="text-align: justify;">dalla terra è spuntata nuova erba, i fiori si sono schiusi al Sole e si sono innalzati, gli alberi crescono, i rami si protendono: le foglie sopra i rami, i fiori sopra le foglie, i frutti sopra tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le forze tendono verso l’alto, verso la rinascita.</p>
<p style="text-align: justify;">21 Marzo il Sole entra nell’Ariete. La forza di fuoco, che con slancio in avanti, produce una nuova messe primaverile.</p>
<p style="text-align: justify;">A primavera, la Celebrazione del Dio che muore e risorge (Morte e resurrezione di Adone, di Attis, di Dioniso, di Baldur).</p>
<p style="text-align: justify;">21 Aprile: il Sole entra nel Toro. La potenza della natura feconda.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei mesi successivi, la celebrazione dell’Ascensione: il Sole si innalza altissimo e rischiara il mondo (vedi anche l’interpretazione di Giuliano Augusto del <a title="solstizio d'estate" href="http://www.centrostudilaruna.it/apsolstiziodestate.html">solstizio d’estate</a>: il Sole che quasi esorbita verso l’eccelso).</p>
<p style="text-align: justify;">La Pentecoste: le fiamme dello Spirito di Fuoco che accende l’Aura degli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">21 Luglio. Il Sole entra nella costellazione del Leone. Il Solleone dell’Estate.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Assunzione: innalzamento della Madre a Regina dei Cieli.</p>
<h3 style="text-align: center;" align="center">II.</h3>
<h3 style="text-align: center;" align="center">Dalla caduta delle foglie alla neve d&#8217;inverno</h3>
<p style="text-align: justify;">Per tutta la Primavera la Natura è fiorita, si è ramificata, si è ricoperta di foglie, si è ramificata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-corso-dellanno-come-respiro-della-terra-e-le-quattro-grandi-festivita/10095" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8925" style="margin: 10px;" title="il-corso-dell-anno" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-corso-dell-anno.jpg" alt="" width="200" height="278" /></a>Per tutta l’Estate la Natura ha fruttificato. I frutti sono spuntati sui rami. Sono maturati al calore del Sole. Al termine dell’Estate  gli alberi offrono all’uomo i frutti più dolci, più succosi, quelli che più a lungo sono maturati al Calore del Sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine dell’Estate la Terra si è impregnata di tutto il calore e il calore ha arso i frutti sugli alberi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un processo di combustione cosmica ha avvolto i frutti, ma anche gli animali e l’uomo, rendendo questo ultimo risplendente di luce astrale.</p>
<p style="text-align: justify;">A conclusione di ogni combustione: la cenere.</p>
<p style="text-align: justify;">La cenere cade dalla fiamma che arde e dalla materia della combustione.</p>
<p style="text-align: justify;">La cenere cade a terra, estinguendo ogni vitalità.</p>
<p style="text-align: justify;">In Autunno le forze in atto sono le forze discendenti.</p>
<p style="text-align: justify;">I frutti maturi già pendono dagli alberi appesantiti dalla gravità.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi le foglie ingialliscono e cadono verso il basso.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli insetti smettono di ronzare, di volteggiare, quasi abbattuti a terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Cade la pioggia.</p>
<p style="text-align: justify;">E cade la cenere del mondo, arsa dal processo di combustione dell’estate.</p>
<p style="text-align: justify;">La coscienza umana all’approssimarsi dell’autunno avverte il senso della caducità dei fenomeni terreni.</p>
<p style="text-align: justify;">Samsara, impermanenza.</p>
<p style="text-align: justify;">15 settembre, Festa <strong>dell’Addolorata. </strong>Maria il cui cuore è raffigurato come trafitto da sette spade: i sette dolori. Naturalisticamente interpretati come i sette faticosi mesi freddi-invernali. Ma il Dolore della Madre è più arcaicamente il dolore di <strong>Demetra</strong>, che cerca sua figlia Kore rapita dal Dio degli Inferi e trasportata nel mondo sotterraneo, esattamente come sulla soglia di settembre la vita vegetativa della natura è rapita, sequestrata, sottratta alla luce del giorno e ricondotta al mondo degli Inferi, lungo la via discendente indicata dalle radici degli alberi.</p>
<p style="text-align: justify;">La coscienza stessa dell’uomo avverte il senso della caducità della vita umana: è la cosiddetta malinconia dell’autunno, che si ricollega facilmente alla malinconia della vecchiaia.</p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia la coscienza deve reagire a questo sentimento elementare, deve aver chiaro il fatto che laddove la Natura appassisce e decade, in quello stesso momento lo Spirito si innalza e si fortifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando le foglie in autunno cadono e l’aria diventa più fresca, proprio allora il pensiero si rischiara e la volontà si corrobora.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 29 settembre la Festa dell’Arcangelo guerriero. L’Arcangelo che con la sua spada di ferro abbatte le schiere degli angeli traditori e li respinge nelle profondità della terra.</p>
<p style="text-align: justify;">La forza del Ferro di Michele, in autunno discende dall’alto verso il basso, dal cielo verso la terra per orientare le volontà degli uomini che agiscono in armonia col Divino.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Cenere</strong>: <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di ciò che cade dopo essersi innalzato verso l’alto, di ciò che per il fatto stesso di esser nato sulla terra è destinato alla morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il manto di <strong>neve</strong> che in inverno ricopre la Terra, le conferisce un candore immacolato.</p>
<p style="text-align: justify;">La Terra acquista la purezza di una donna che sta per diventare Madre, che sta per partorire il Figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">La Terra sta per generare il Fanciullo Solare  e nello stesso tempo è purissima, ora è scevra da ogni sensualità: è Vergine e Madre.</p>
<p style="text-align: justify;">V Ecloga di Virgilio.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-8950 alignleft" style="margin: 10px;" title="inverno" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/inverno-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />La Neve è candida come la Luna: la Terra si ricopre di forze lunari, di forze che appartengono all’ambito della generazione, all&#8217;ambito di ciò che produce nuova nascita.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il <a title="solstizio d'inverno" href="http://www.centrostudilaruna.it/solstizio-dinverno.html">Solstizio d’Inverno</a> è festa di Natale. Nasce il Sole Fanciullo, il nuovo <em>Sole di Giustizia.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La lastra di ghiaccio, di purissima neve crea sulla Terra un immenso specchio che attira i raggi solari e li riflette.</p>
<p style="text-align: justify;">La Luce Solare viene riflessa dalla Terra e si incarna in essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il periodo invernale  è anche il periodo del forte pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti la mente è lunare e riflette la Luce delle Idee. Come la Terra ricoperta di neve che riflette la Luce del Sole.</p>
<p style="text-align: justify;">La mente concepisce il Pensiero, esattamente come la Madre concepisce il Figlio/Logos Universale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’immagine della Madre: purissima, lunare, coronata di dodici stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">L’immagine del Figlio Divino: essere solare irradiante luce, con la corona radiata solare sul capo.</p>
<h3 style="text-align: center;">III.</h3>
<h3 style="text-align: center;">Le feste del calendario sacro</h3>
<p style="text-align: justify;">L’immagine gradualmente sorge nel passaggio dall’autunno all’inverno, attraverso le date che scandiscono il calendario sacro.</p>
<p style="text-align: justify;">21 Agosto, il Sole entra nella costellazione della <strong>Vergine</strong>. Cessa il Solleone, l’Estate più ardente gradualmente si ritrae, ma nello stesso tempo maturano i frutti più dolci. Ermeticamente la bilancia regge la regione dello stomaco, dove avviene il metabolismo (nella pancia della donna, si custodisce anche il frutto di una nuova nascita).</p>
<p style="text-align: justify;">8 Settembre. Nel bel mezzo del periodo di congiunzione tra Sole e Vergine si celebra la festa della <strong>Natività della Vergine</strong>. La natura a questo punto si spoglia della sua sensualità, diventa più casta. Le foglie cadono e si rafforza il sentimento dello Spirito Eterno che si innalza al di sopra del ciclo delle stagioni.</p>
<p style="text-align: justify;">21/29 settembre: equinozio d’autunno e festa di <strong>San Michele Arcangelo</strong>. Il Ferro siderale che respinge lo Zolfo estivo. La spada dell’arcangelo solare respinge le forze oscure legate alla incoscienza e dunque alla ottusa materia, a ciò che tende al tradimento dello Spirito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/enigmi-dellanima/10092" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8948" style="margin: 10px;" title="enigmi-dell-anima" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/enigmi-dell-anima.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Il Sole entra nella <strong>Bilancia</strong>: le due coppe del giorno e della notte si bilanciano perfettamente nel giorno dell’equinozio. Questo equilibrio tra luce e oscurità, diventa anche equilibrio psicologico, impulso alla calma dell’anima, al senso di giustizia (Bilancia = Giustizia) e di armonia. L’Arcangelo che nella mano destra ha la spada, nella sinistra ha la bilancia. Ermeticamente la Bilancia regge la regione dei fianchi che si bilanciano continuamente nel movimento del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">21 ottobre: il Sole entra in <strong>Scorpione</strong>. Lo Scorpione segno freddo e liquido. Esso rimanda alla morte. Il pungiglione che colpisce  a morte (ma il pensiero va anche alla Forza Divina che vince la morte:<em> “O morte, dove è il tuo pungiglione?”</em>). Sotto il segno dello Scorpione un ciclo di vegetazione definitivamente muore: la natura vecchia va “al macero” così come le foglie ingiallite e cadute a terra marciscono una volta che sono inzuppate di acqua. Ma il momento estremo della morte è anche quello in cui si prepara la ri-generazione: si pongono nella terra feconda i semi di nuove nascite. In questo momento gli uomini si avvicinano alla regione dei Morti. Ermeticamente lo Scorpione regge la regione dei genitali.</p>
<p style="text-align: justify;">30 ottobre/2 novembre: il <strong>Samain</strong> celtico, perpetuato nella attuale festa dei Santi e dei Morti. La morte della natura vegetante ci ricollega spontaneamente al mondo dei Morti, il ritrarsi della vita nelle radici sotterranee spontaneamente ci riconduce al Regno di <strong>Plutone</strong>, all’Ade. Che però è anche il Regno dell’Occulto, dunque di conoscenze invisibili e di ricchezze nascoste. In questi giorni è fortissima la comunione tra i Vivi e i Morti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 21 di Novembre il Sole entra in <strong>Sagittario</strong>. Segno di Fuoco, legato al forte Volere.  Ermeticamente il Sagittario governa la regione delle cosce che spingono la mobilità dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine di Novembre l’Avvento del Sole Invitto si percepisce sempre più forte. Nel buio precoce che avvolge il giorno, si rafforza il sentimento del mistico Sole dell’Interiorità: Luce che splende nelle Tenebre, Sole che nasce a Mezzanotte. La ruota del mese, con i suoi quattro assi rotola verso la più sacre delle feste: il Solstizio d’Inverno, Natale del Sole Invincibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Due festività consacrate a figure femminili precedono l’evento:</p>
<p style="text-align: justify;">8 Dicembre: festa dell’Immacolata (“Anahita”, l’Immacolata presso i Persiani). La Terra si ricopre del manto di neve, ogni sensualità si spegne, il pensiero si illumina nella interiorità. L’Astrale si predispone a generare l’Io, libero da ogni impulso animale. L’<em>Anima Mundi</em> si prepara a sciogliere la nascita dello Spirito Solare.</p>
<p style="text-align: justify;">13 Dicembre: festa di Santa Lucia. Presso gli Svedesi è la festa della Luce. Si accendono nelle case le lampade. Una luce flebile ma inestinguibile illumina le giornate quasi completamente avvolte nelle Tenebre esteriori.</p>
<p style="text-align: justify;">La Triade di Donne Divine nella Divina Commedia di Dante: Maria – Lucia – Beatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Le forze cosmiche discendenti che caratterizzano l’Autunno e i mesi d’Inverno puntano alla incarnazione nel grembo della Madre del Fanciullo Divino (Dios-Nysos): il nuovo Sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Al Solstizio d’Inverno la nascita del Sole Fanciullo avviene nella Caverna del Mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla caverna del mondo si irradia il Fanciullo Solare.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-ciclo-dellanno-e-lavvento-del-solstizio-dinverno.html' addthis:title='Il ciclo dell&#8217;anno e l&#8217;avvento del solstizio d&#8217;inverno ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>San Giovanni e il paesaggio dell&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 09:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/san-giovanni-e-il-paesaggio-dellanno.html' addthis:title='San Giovanni e il paesaggio dell&#8217;anno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;">Parallelamente al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> delle porte solstiziali ce n&#8217;è un altro che disegna lo scorrere dell&#8217;anno in uno spazio simbolico, secondo il quale dai Pesci al Toro si estende il lago di fuoco dell&#8217;aurora, il Toro pascola sui verdi prati di un paesaggio montano, Gemelli e Leone sono castelli di due montagne fra le quali si estende con il Cancro la chioma dell&#8217;Albero del mondo, sede della Grande Madre munita di corna. La Vergine abita in una bella abitazione; e dalla Bilancia all&#8217;Aquario si estende la valle dominata dall&#8217;Albero del morti e che giunge fino al solstizio d&#8217;inverno dove la Grande Madre appare come filatrice, ovvero come Parca.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7673" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/calendario1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Attraverso questo paesaggio cosmico [...] si svolge sia l&#8217;anno sia la vita umana che comincia, spiega Schneider, con la nascita nella zona &#8220;melmosa&#8221; e impura del pericolo e della malattia. «La culla del bambino, sempre attorniata dagli spiriti del morti, si trova in una laguna al margine dell&#8217;oceano settentrionale (Oceano dei morti, Aquario). Fino al raggiungimento della maturità sessuale il bambino equivale a un morto vivente (Pesci). La giovinezza si svolge sui colli sognanti del tempo che precede la primavera, nell&#8217;oriente dove arde senza fiamma il mare di fuoco. Ma solo con la luce della prima aurora (Ariete) il giovane freme d&#8217;un lieve presentimento del lago di fuoco. Il periodo di digiuno e il fidanzamento cadono nella zona delle prime colline solatie. Solo allora l&#8217;uomo raggiunge il primo altopiano dove, su un prato verdeggiante, scintilla quel lago dal fondo del quale rintrona una delle bocche del drago che erutta fuoco (Toro). Nell&#8217;ardore giovanile l&#8217;uomo rivolge il suo passo verso il castello sudorientale della montagna dov&#8217;egli raggiunge il pieno possesso della propria forza e guarda fiducioso verso il mezzogiorno del tempo. Poi egli riprende il suo cammino: mentre il sole raggiunge il suo apogeo, egli percorre la sella collinosa attraverso la quale giungerà al palazzo sulla cima della montagna antistante. Dopo essersi ristorato alla fonte gorgogliante del giorno di San Giovanni egli scala questa seconda montagna dall&#8217;alto della quale, con lieve senso d&#8217;angoscia, cerca di abbracciare con lo sguardo il tempo di occidente che si accinge a percorrere. Nel frattempo è giunta l&#8217;ora della discesa. Uomo maturo, egli lascia la montagna e volge i suoi passi verso la valle. Là riconosce nel pomeriggio di un autunno senza sogni la bellezza del mondo, ed ora i suoi anni fluiscono più veloci nel rosso fiammeggiare della sera calante. Ancora una volta gli viene concessa, per breve tempo, una seconda giovinezza finché nel freddo vento della sera l&#8217;incerta mano prende a tremargli&#8230; Viene novembre. Tranquillo egli riconosce il cacciatore appostato al margine del bosco: ode il sibilar della freccia e l&#8217;abbaiare del cane che vede l&#8217;approssimarsi della sua morte. Poi tutto si fa scuro e tranquillo. Una barca lo accoglie e lo trasporta all&#8217;isola del morti, a meno che un fedele delfino non lo riporti ancora sulla terra».</p>
<p style="text-align: justify;">Il paesaggio simbolico ci introduce nell&#8217;estate trionfante di cui San Giovanni è la fontana di vita: <em>Midsummer Day</em>, giorno di mezza estate, di quell&#8217;estate che nelle terre intorno al polo, da dove sono giunti i popoli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indo-europei</a>, dura due mesi con il sole che non tramonta mai. Questo &#8220;trionfo del Sole&#8221;, che si sposa al solstizio, secondo l&#8217;antica mitologia babilonese, con la Luna ovvero con la Grande Madre cornuta, potrebbe offrire un&#8217;ulteriore chiave interpretativa, e forse la più antica, per leggere meglio le usanze e le leggende di San Giovanni di là dalle stratificazioni del secoli. In tale luce le acque, analoghe simbolicamente alla luna, sarebbero fecondate dall&#8217;astro nello sposalizio solstiziale, e serberebbero una energia benefica per gli uomini al pari delle erbe bagnate dalla rugiada nella notte magica. E i falò solstiziali, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> del Fuoco per eccellenza, avrebbero virtù sia purificatrici sia rigenerative.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La solennità del santi Pietro e Paolo</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prima di addentrarsi nell&#8217;estate, dove i riti pagani affiorano prepotentemente nonostante l&#8217;accurata opera di cristianizzazione, occorre soffermarsi sulla solennità del santi Pietro e Paolo che, secondo una tradizione plurisecolare, avrebbero subito insieme il martirio il 29 giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">La data è attestata nel più antico calendario liturgico che ci è pervenuto, la <em>Depositio martyrum filocaliana</em>, dove si fa risalire al 258 (<em>Tusco et Basso consulibus</em>) la festa celebrata inizialmente nella località in Catacumbas, al terzo miglio della via Appia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/santi-ditalia/617" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7674" style="margin: 10px;" title="santi-ditalia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/santi-ditalia-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>In realtà i due apostoli morirono in date e luoghi diversi: Pietro crocifisso con la testa in basso nello stadio di Caracalla, presso il colle Vaticano, durante la persecuzione neroniana del 64, Paolo decapitato nel 67 perché era cittadino romano e non poteva subire la pena, considerata infamante, della crocifissione. Anche la data del 29 giugno per Pietro è improbabile perché la persecuzione cominciò dopo l&#8217;incendio divampato fra il 18 e il 27 luglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Margherita Guarducci, che l&#8217;ha fissata al 13 ottobre, ha spiegato sulla scia di uno studioso tedesco, Carl Erbes, perché fu scelto il 29 giugno per ricordare il martirio dei due apostoli. Nell&#8217;antica Roma si celebrava il 29 giugno, sul Quirinale, la festa di Quirino intorno al tempio del dio che Augusto aveva rifatto nel 16 a.C. Quirino, dio sabino, era stato assimilato a Romolo intorno all&#8217;inizio del secolo III a.C., quando le leggende sull&#8217;origine di Roma avevano cominciato ad assumere la struttura definitiva. &#8220;Fin da allora presumibilmente&#8221; spiega Dumézil &#8220;i dotti proposero le due contrastanti versioni di Quirino Romolo e di Quirino Sabino, e fin da allora queste due formule diedero origine a due orientamenti, a due usi politico-religiosi di Quirino. Prima dell&#8217;intervento dei Giulii, che fecero diventare ufficiale l&#8217;identificazione Quirino Romolo, né l&#8217;una né l&#8217;altra delle concezioni di Quirino era riuscita ad eliminare la rivale e a superare il livello delle opinioni probabili&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma con i poeti dell&#8217;età augustea la figura di Quirino Romolo prevale sull&#8217;altra, come testimonia Ovidio e più tardi Plutarco riferendo la versione favorita dalla gens Julia, la quale pretendeva di essere originaria di Alba con l&#8217;antenato leggendario Proculo Giulio. Narra Plutarco che dopo la scomparsa di Romolo si era diffusa la voce che il fondatore di Roma fosse stato ucciso dai nobili. «Le cose erano giunte a questo punto&#8230; quando un patrizio, il primo forse per nobiltà di natali e stimato universalmente per la sua dirittura, nonché amico fidato dello stesso Romolo, un colono venuto da Alba, di nome Giulio Proculo, si presentò in mezzo al Foro e lì davanti a tutti, tenendo una mano sulle reliquie più sacre, disse: &#8220;O Romani, lo giuro: mentre venivo qui, Romolo mi è apparso e mi è venuto incontro, bello e grande come mai prima di allora l&#8217;avevo visto, rivestito di armi luminose e abbaglianti. Sconvolto dall&#8217;apparizione gli domando: O re, che fai o hai in animo di fare per lasciare i patrizi esposti ad accuse false e malevoli, e la città tutta immersa in un dolore senza fine per la perdita del suo padre? Egli mi rispose: agli dèi, o Proculo, dai quali provengo, piacque che io rimanessi tra gli uomini soltanto tanto tempo quanto ci fui e che, fondata una città destinata a grande imperio e gloria, di nuovo tornassi in cielo. Ma fatti animo, và a dire ai Romani che se coltiveranno la moderazione e il valore giungeranno al più alto grado di potenza concesso ai mortali. Io sarò il vostro dio protettore, Quirino&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;">Fino all&#8217;uccisione di Remo, Romolo presenta un tratto dominante: è un gemello inseparabile dal fratello, come testimonia anche la celebre Lupa conservata in Campidoglio. Sicché, secondo la tesi della Guarducci, la festa del 29 giugno aveva la funzione di celebrare i due gemelli ancora uniti nella fondazione di Roma: &#8220;Lo dimostra un frammento di rilievo storico, oggi conservato nel museo delle Terme, che rappresenta Romolo e Remo assistiti da vari personaggi divini ed eroici mentre osservano il volo augurale degli avvoltoi che precedette, secondo l&#8217;antica leggenda, la nascita di Roma sul Palatino&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I cristiani si ispirarono alla festa per trasfigurarla nella solennità dei due apostoli considerati i fondatori della nuova Roma. In occasione del 29 giugno papa Leone Magno, verso la metà del secolo V, si rivolgeva nel sermone in onore del santi Pietro e Paolo a Roma personificata e le ricordava che gli apostoli le avevano portato il Vangelo di Cristo trasformandola da &#8220;maestra di errore&#8221; in &#8220;discepola di verità&#8221;. «Quelli sono i santi padri tuoi e i veri pastori che ti fondarono molto meglio e molto più felicemente di coloro per opera del quali fu stabilita la prima fondazione delle tue mura», spiegava rammentando che Romolo aveva macchiato la città col sangue fraterno.</p>
<p style="text-align: justify;">La solennità dei santi Pietro e Paolo è il più antico esempio di trasfigurazione di una festa romana in festa cristiana, precedente persino il Natale. «Appare altresì probabile», osserva la Guarducci, «che a questo culto abbia dato impulso l&#8217;idea della <em>Concordia Apostolorum</em>, un&#8217;idea che alla fine del secolo raggiunse il suo pieno e trionfale sviluppo».</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti dal libro <a title="Calendario" href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><em>Calendario</em></a> (Rusconi, 1993).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/san-giovanni-e-il-paesaggio-dellanno.html' addthis:title='San Giovanni e il paesaggio dell&#8217;anno ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Solstizio d’inverno, simbologie solari e Cristianesimo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 10:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo G.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio sulla cristianizzazione del culto solstiziale attraverso la storia della liturgia, dell'iconografia e della patristica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solstizio-d%e2%80%99inverno-simbologie-solari-e-cristianesimo.html' addthis:title='Solstizio d’inverno, simbologie solari e Cristianesimo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;">Come ogni anno, il sole sta per raggiungere, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di minima declinazione, il cosiddetto solstizio d’inverno. Questa ricorrenza aveva nell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> un valore simbolico fortissimo, ormai pressoché perduto nelle moderne società sconsacrate, dove sopravvivono solo usanze inconsapevolmente tramandate ed adattate nel corso dei secoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Toccando il punto più basso dell’ellisse compiuta dalla terra nel suo movimento di rivoluzione, il sole dà visivamente l’impressione di sprofondare, di tramontare per non ricomparire più: siamo in effetti nel giorno più corto dell’anno. Ma poi, quasi per miracolo, il sole risale nella volta celeste, tornando vittorioso a risplendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa straordinaria manifestazione astronomica veniva ritualizzata dalle antiche popolazioni <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropee</a>, che vi associavano significati simbolici ultrasensibili, come d’altronde avveniva per tutti i fenomeni naturali in genere: questi, infatti, non venivano presi in considerazione e sacralizzati nel loro aspetto puramente esteriore, ma in quanto teofanie, per cui il Logos Divino, pur lontano e perduto dall’uomo rispetto all’aurea unità dei primordi, tornava a manifestarsi, con i necessari adattamenti, mediante modalità allegoriche ed in forme tangibili e materiali. La corretta interpretazione di queste forme consentiva pertanto di risalire verso l’alto, di tornare, seppure in modo imperfetto, in contatto con la divinità. Attraverso la comprensione dei più reconditi significati dei fenomeni naturali ed esteriori in genere si poteva dunque percepire la presenza di un ordine superiore, invisibile ed immutabile. In questo modo, l’Essere si manifestava nel Divenire, nobilitando quest’ultimo ed attribuendogli un ruolo ed una funzione che non fosse soltanto connessa alle meccaniche materialistiche, come invece avviene, inevitabilmente, nelle attuali società “solidificate”, dove l’occhio umano non riesce a penetrare il guscio formale e sensibile della materia e del divenire, accecato dalle derive razionalistiche e scientistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">E così, il fenomeno solstiziale invernale, cui si ricollegarono <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologie </a>connesse alla luce ed al sole che risorge invincibile dagli abissi, richiamava l’idea superiore della rinascita luminosa dalla caduta nelle tenebre, del chiudersi di una fase e dello schiudersi di un nuovo ciclo, della catartica rigenerazione dopo la caduta. Come ricorda <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, “nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> primordiale il segno del sole come ‘Vita’, ‘Luce delle Terre’, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sole muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo ‘anno’, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un ‘mistero’ ” .</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-6433" style="margin: 10px;" title="solstizio-destate" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/solstizio-destate-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" />Al solstizio d’inverno furono pertanto riagganciate ulteriori manifestazioni simboliche e feste rituali: al “rinascere” del sole si associò il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> dell’albero sempreverde, ad indicare la resurrezione della Luce, o, come sottolineato da <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, “albero della vita”, che sorge innestando le proprie radici nell’abisso, nonché il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> dell’“Uomo cosmico” con le “braccia alzate”, ulteriore <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di rinascita, tradotto d’altronde anche nella runa Algiz. La stessa usanza nordica di accendere sul tradizionale albero delle candele nel giorno in cui cadeva il Solstizio d’inverno riporta all’idea della rinascita e del ritorno vittorioso della luce sulla tenebra.</p>
<p style="text-align: justify;">Così i doni che il Natale porta ai bambini, come ci dice ancora <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, “costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il ‘Figlio’, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale” (1).</p>
<p style="text-align: justify;">L’odierno albero natalizio e lo scambio di regali (peraltro ormai degenerato nel consumismo più sfrenato ed indecente, senza più alcuna valenza neppure lontanamente simbolica o spirituale) sono pertanto una formale reminiscenza di tale originario significato.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessanti osservazioni possono farsi osservando quanto accadeva nel mondo romano in questo periodo particolare dell’anno. I Saturnalia, che si svolgevano approssimativamente dalla metà fino al 25-27 dicembre e che si manifestavano in termini di un disordine rituale temporaneo, in vista di una solenne restaurazione ed esaltazione (per contrasto col rovesciamento precedente) dell’ordine permanente, assoluto ed immutabile perché di derivazione trascendente, si ricollegavano al suddetto significato di chiusura e riapertura di un ciclo. A partire da un certo periodo, i Saturnalia si concludevano inoltre con la festa del dies natalis Solis Invicti, connessa all’introduzione a Roma del culto del Sol Invictus. Non è un caso, tra l’altro, che in origine il solstizio d’inverno coincidesse con l’inizio del nuovo anno (2).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-6437" style="margin: 10px;" title="sol-invictus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sol-invictus-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" />Più precisamente fu l’imperatore Aureliano, dopo la vittoria sulla regina Zenobia a seguito del provvidenziale aiuto della città-stato di Emesa, dove era ampiamente diffuso il culto del dio Sol Invictus,  a trasferire a Roma i sacerdoti di questa divinità, ufficializzandone il culto solare e consacrando sulle pendici del Quirinale un tempio al dio proprio il 25 dicembre dell’anno 274, che prese appunto il nome di dies natalis Solis Invicti, “giorno di nascita del Sole Invitto”. In questo modo, il dio-sole divenne la principale divinità romana del periodo imperiale e lo stesso imperatore indossò una corona a raggi (3). Al di là dei motivi di gratitudine personale, l&#8217;adozione del culto del Sol Invictus fu comunque vista da Aureliano come un forte elemento di coesione dato che, in varie forme, il culto del Sole era presente in tutte le regioni dell&#8217;impero.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto ciò indubbiamente pesò anche l’influenza dell’antica tradizione indo-iranica, attraverso il mithraismo, che per un certo periodo si disputò col Cristianesimo il dominio spirituale dell’Occidente. Per quanto il Sol Invictus di Aureliano non fosse ufficialmente identificato con Mitra, le somiglianze erano molteplici, compresa l&#8217;iconografia del dio rappresentato come un giovane senza barba: non si dimentichi d’altronde che l’elemento solare era fondamentale nel culto mithraico (4).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;imperatore Costantino fu inizialmente un cultore del Dio Sole, in qualità di Pontifex Maximus dei Romani; raffigurò il Sol Invictus sulla sua monetazione ufficiale, con l&#8217;iscrizione &#8220;soli invicto comiti”, e con un decreto del 321 stabilì che il primo giorno della settimana, il giorno del Sole, <em>dies solis, </em>dovesse essere dedicato al riposo (5). Abbracciata poi la fede cristiana (vicenda sui cui reali contorni, com’è noto, si è molto polemizzato), dopo il celebre editto del 313, nel 330 Costantino decretò per la prima volta il festeggiamento cristiano della natività di Gesù, che fu fatta coincidere con la festività della nascita di Sol Invictus. Successivamente, nel 337, papa Giulio I ufficializzò la data del Natale da parte della Chiesa Cristiana. La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> del Sol Invictus continuò peraltro ad essere fortemente sentita fino al celebre editto di Tessalonica di Teodosio I del 380, in cui l&#8217;imperatore stabiliva che l&#8217;unica <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> di stato era il Cristianesimo di Nicea, bandendo di fatto ogni altro culto (6). Giustiniano, con la chiusura dell’ultimo tempio in onore di Iside in Egitto nel 536, diede il definitivo via libera all’affermazione del Natale cristiano in tutto l’Impero Romano.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ importante a questo punto fare una precisazione. Gli elementi appena esposti, unitamente ad altre informazioni piuttosto note sulle analogie tra la nascita di Cristo e quella di altri personaggi divini o semi-divini appartenenti a tradizioni pre-cristiane o comunque estranee all’ambito culturale e storico del Cristianesimo (per le quali si rinvia anche a quanto osservato nelle note del presente articolo), vengono frequentemente considerati, in ambienti atei, agnostici, laicisti e razionalisti, ma purtroppo anche in ambienti cosiddetti neo-pagani o comunque facenti capo ad alcune destre tradizionaliste, come prova lampante della falsità del Cristianesimo, che avrebbe illegittimamente spodestato le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> “pagane” ad esso anteriori, riprendendone ed adattandone ad arte le festività, i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, le divinità.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, al di là di quelli che sono stati e sono i rapporti ufficiali tra culti pre-cristiani e Cristianesimo, e tra gli strenui difensori dell’una o dell’altra visione, in un’ottica che si riallacci correttamente all’unità trascendente di tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> pure e regolari manifestatesi nella storia, considerate nei rispettivi limiti temporali e spaziali e secondo le loro specifiche funzioni nel ciclo di spettanza, è necessario rintracciare il minimo comun denominatore che riconduce alla comune origine tutte queste ierofanie.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, accennando soltanto ad una questione di portata talmente ampia da richiedere una trattazione a sé stante, il Cristianesimo ha riassorbito e rimodulato <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, rituali e ricorrenze spirituali antecedenti alla propria diffusione, e ciò, indipendentemente da come sia avvenuto su un piano meramente pratico e fattivo  (7), è stato funzionale alla propria finalità ultima: nel momento in cui le tradizioni precedenti avevano esaurito la loro forza propulsiva, essendo giunte ad un livello di degenerescenza estremo che faceva presagire la fine del loro ciclo di esistenza, si manifestò il Cristianesimo, quale ultima e definitiva ierofania, perlomeno in Occidente, che riunificò e portò a compimento quanto di regolare e puro s’era manifestato precedentemente (8), mantenendo la tradizione occidentale nell’unica forma ormai possibile &#8211; nell’ottica di un inevitabile processo di decadenza sotteso alla dottrina delle quattro età dell’umanità &#8211; cioè quella soteriologica ed essoterica. Le forme iniziatiche ed esoteriche sono state adattate e compresse in un piano necessariamente più ristretto, conformemente alle caratteristiche dell’epoca in cui il Cristianesimo ha cominciato a manifestarsi, ma comunque esistente, perché ogni culto regolare deve articolarsi in entrambi i domini, per quanto essi si palesino in modo differente a seconda della struttura causale della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> di riferimento, nonché delle fasi del ciclo cosmico (e del relativo livello di decadenza dell’umanità) in cui essa stessa si manifesta (9).</p>
<p style="text-align: justify;">Fatta questa premessa, si può facilmente convenire sul fatto che la contrapposizione tra luce e tenebra è un tema ricorrente in tutte le grandi Tradizioni, e che d’altronde il sole è una dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> ancestrali o archetipi collettivi più conosciuti ed antichi del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così è stato anche nel Cristianesimo, dove, con riferimento alla figura del Cristo risorto e vincitore sulle tenebre del male e della morte, hanno trovato definitivo compimento le prefigurazioni ed i simbolismi luminosi e solari già presenti nel Vecchio Testamento e poi nei Vangeli.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare per indicare l’avvento di Cristo è facilmente individuabile nella Bibbia. I libri profetici dell’Antico Testamento si concludevano proprio con l&#8217;aspettativa di un <em>Sol Iustitiae </em>(10): “Per voi che temete il mio Nome spunterà un sole di giustizia, con raggi radiosi … calpesterete gli empi; saranno cenere sotto la pianta dei vostri piedi …” (<em>Malachia</em>, 3, 20-21); “Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata (…); allora la luce della luna sarà come quella del sole e la luce del sole diventerà sette volte più potente, come la luce di sette giorni (…); per amore di Gerusalemme non starò tranquillo, finché la sua giustizia non sorga come l’aurora e la sua salvezza non risplenda come fiaccola (…);” (<em>Isaia </em>9, 1; 30, 26; 62,1); “abbiamo dunque errato dalla via della verità, la luce della giustizia non è brillata per noi, ed il sole non è sorto per noi (<em>Libro della Sapienza </em>5, 6: tratto dalle invocazioni degli empi dinnanzi al Cristo nel giudizio finale).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;identificazione di Gesù con il sole preannunciato da Malachia è implicita già nel primo capitolo del Vangelo di Luca (78-79), in cui Zaccaria, quando preannuncia che Giovanni Battista andrà &#8220;dinanzi al Signore a preparargli la via&#8221;, profetizza che “verrà a visitarci dall’alto un <em>sole che sorge </em>per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte”; nel capitolo successivo (2, 32) Gesù è presentato come &#8220;<em>luce </em>per illuminare le genti&#8221;. In Giovanni, il tema viene ancora più messo in evidenza: nel celebre Prologo Cristo è ripetutamente indicato come <em>luce </em>(1, 4-9); e ancora: 3,19, “la <em>luce </em>è venuta nel mondo”; 8,12 e 9,5: Cristo come “<em>luce </em>del mondo”; 12,35-36 e 46: “ancora per poco tempo la <em>luce </em>è con voi (…). Mentre avete la <em>luce </em>credete nella luce, per diventare figli della luce (…). Io come <em>luce </em>sono venuto nel mondo”; I lett.,2,8: “(…) poiché le tenebre stanno diradandosi e la <em>vera luce </em>già risplende”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni di questi riferimenti si ritrovano sviluppati in un’antifona di un famoso settenario risalente al tempo di papa Gregorio Magno, attorno al 600: “<em>O Oriens, splendor lucis aeternae et sol iustitiae: veni et illumina sedentem in tenebris et umbra morti</em>”; “O Astro che sorgi (Zaccaria 3, 8; Geremia 23, 5), splendore della luce eterna (Sapienza 7, 26) e sole di giustizia (Malachia 3, 20): vieni e illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte (Isaia 9, 1; Luca 1, 79).</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema appare ancora nelle lettere paoline e deuteropaoline (2Cor 4,6: “E Dio che disse: Rifulga la luce nelle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo”, esplicita citazione della Genesi, con riferimento alla creazione della luce separata dalle tenebre; Ef. 5,14 “Svegliati, o tu che dormi, déstati dai morti e Cristo ti illuminerà”).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-6434" style="margin: 10px;" title="solstizio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/solstice-d-hiver-chapiteaux-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" />L’elemento luminoso, inoltre, compare in tutti i racconti biblici di teofanie; in particolare, compare nella famosa Trasfigurazione sul Tabor, durante la quale il volto di Cristo <em>splendeva come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce </em>(Mt 17, 2). Questa metafora venne istituzionalizzata dalla chiesa cristiana nel Simbolo di Nicea (comunemente chiamato Credo), dove il Cristo è chiamato luce da luce, Dio vero da Dio vero. Da ricordare al riguardo anche l’episodio dell’Esodo (XXXIV, 29-35), in cui Mosè, dopo aver parlato col Signore sul Monte Sinai, una volta disceso, prima di riferire al popolo quanto gli era stato ordinato, doveva necessariamente coprirsi il viso con un velo, non potendo gli uomini sopportarne lo <em>splendore raggiante</em> (11).</p>
<p style="text-align: justify;">Si ha comunque testimonianza, negli scritti patristici, del fatto che molti scrittori cristiani hanno cercato collegamenti simbolici con il tema del sole e della luce, per provare a determinare il giorno della nascita del Cristo (nonché quello dell’Epifania), lasciato indeterminato dalle Scritture, e successivamente per giustificarlo (12).</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa iconografia cristiana adottò fin dalle origini alcuni dei tratti del culto del dio-sole Helios/Sol Invictus, come è evidente nei primi esempi di raffigurazione di Cristo con gli attributi solari, come la corona radiata con dodici raggi (raffiguranti gli apostoli; il numero dodici peraltro ha una profonda valenza simbolica in tutte le tradizioni) e, in alcuni casi, il carro solare: l’esempio più noto è quello della rappresentazione in un mosaico del III secolo nelle grotte Vaticane, sotto la basilica di San Pietro, sul pavimento della tomba di papa Giulio I. L’epiteto di “Sol Iustitiae”, di derivazione biblica, come visto, si diffuse ulteriormente nei primi secoli dopo Cristo per indicare il Redentore.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6436" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6436" title="Cristo Pantocrator, mosaico, Duomo di Monreale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/pantocrator-300x246.jpg" alt="Cristo Pantocrator, mosaico, Duomo di Monreale" width="300" height="246" /><p class="wp-caption-text">Cristo Pantocrator, mosaico, Duomo di Monreale</p></div>
<p>Una seconda metafora solare in seno al Cristianesimo traeva origine dalla concetto stesso di Resurrezione, che veniva facilmente accostata al sole che risorge ogni mattina dalla “morte” notturna. In accordo con questa analogia i primi cristiani pregavano in direzione del sole nascente, e pertanto nei primi anni della fede cristiana è probabile che i cristiani pregassero in direzione del tempio di Gerusalemme (con allusione alla Resurrezione ed al definitivo ritorno del Cristo con la <em>Parusia</em>). Successivamente, dopo la distruzione del tempio, i cristiani posero sulla parete orientale dei propri luoghi sacri una croce e pregarono in quella direzione. Per molti secoli le chiese furono costruite con l&#8217;abside (su cui era rappresentata la croce e successivamente l’immagine del <em>Cristo pantocrator</em>, ed in cui comunque era d’uso realizzare vetrate con riferimenti visivi al sole o alla redenzione) orientata ad est (da cui il termine “orientazione”), punto dove il sole sorge, invitto dopo la lotta contro le tenebre, e sale lungo la volta celeste (13).</p>
<p style="text-align: justify;">A livello simbolico l’uso delle raffigurazioni solari in ambito cristiano fu altrettanto sistematico: già Costantino (perlomeno secondo le indicazioni di scrittori cristiani quali Eusebio, Lattanzio ed altri) adottò e diffuse, ponendolo entro un cerchio, forse una corona d&#8217;alloro in segno di vittoria o forse un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> solare, il <em>Chi Rho o monogramma di Cristo</em>, che ebbe origine nella parte orientale dell&#8217;Impero romano, rappresentato dalle lettere X e P dell’alfabeto greco (iniziali di &#8216;Χριστός&#8217;) sovrapposte (14).</p>
<p style="text-align: justify;">Il trigramma di Bernardino da Siena “JHS” o “IHS”, formato dalle prime tre lettere del nome greco di Gesù (ΙΗΣΟΥΣ), poi interpretato come un acrostico latino ed utilizzato come monogramma, fu successivamente arricchito di altri particolari grafici, ed in particolare fu sormontato da una croce e posto all’interno di una razza fiammante (è il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> adottato dai Gesuiti): è frequentissimo trovare nelle chiese e nelle basiliche questo monogramma inserito in dischi solari fiammeggianti, ora scolpiti nel legno o nel marmo, ora dipinti, ora in rilievo. Uno degli esempi più significativi è quello del gigantesco monogramma solare sorretto da due angeli che sovrasta l’altare maggiore della Chiesa del Gesù a Roma (nel cui timpano campeggia un ulteriore sole fiammeggiante), di cui peraltro, nella sacrestia, si può ammirare anche una splendida versione in stucco dorato su fondo azzurro.</p>
<p style="text-align: justify;">Storicamente anche il passaggio degli ostensori da teca (cd. <em>ostensori architettonici</em>) a quelli con la forma di un disco solare fiammeggiante è piuttosto indicativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in generale, al di là delle migliaia di affreschi e pitture raffiguranti elementi luminosi e solari, la raggiera fiammeggiante è usata con grandissima frequenza nelle Chiese, internamente o esternamente. Ad esempio, nella parte esterna dell’abside del Duomo di Milano vi è la raffigurazione della Trinità, in cui il Cristo è rappresentato come un sole fiammeggiante in pietra; nella vetrata dell’abside di San Pietro, il trono ligneo noto come Cathedra Petri è sormontato da un finestrone dal fondo dorato in alabastro, raffigurante una colomba, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dello Spirito Santo, emanante raggi luminosi, circondata da una raggiera solare di stucchi dorati contornata da angeli: il capolavoro del Bernini produce straordinari effetti luminosi soprattutto quando il sole, nel pomeriggio, scende dietro l&#8217;abside.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa Croce celtica a sua volta, com’è noto, è nata probabilmente quando, a seguito dell’evangelizzazione dell’Irlanda con la predicazione di San Patrizio, il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> cristico fu innestato sulla ruota solare di origine pre-cristiana (che di per sé, comunque, comprendeva già una croce inscritta).</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, è evidente quanto sia importante avere una visione d’insieme che consenta di individuare gli archetipi e gli elementi comuni che riconducono tutte le Tradizioni regolari alla comune matrice, piuttosto che perdersi in polemiche, demonizzazioni e critiche reciproche che, in ultima analisi, non fanno altro che rinforzare il già potente e multiforme fronte della contro-tradizione, il vero trionfatore di quest’epoca oscura, che dalla divisione e dalla frammentazione delle Forze Tradizionali non può che trarre sempre nuova linfa vitale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">)1 Tratto dall’articolo <a title="Natale solare ed Anno nuovo" href="http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html"><em>Natale solare ed Anno nuovo</em></a> apparso sul quotidiano <em>Roma</em> del 5 gennaio 1972.</p>
<p style="text-align: justify;">2) Anche in ambito cristiano, per diverso tempo fu seguita questa impostazione: dal 337, data ufficiale del primo Natale cristiano, per lunghissimo tempo rispettabili teologi hanno sostenuto che il 25 dicembre, giorno della redenzione (αναστασις) per il distacco del Cristo dall’organo materno, si doveva identificare come il primo dell’era cristiana e dell’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">3) L’esistenza di divinità a carattere solare è un fenomeno religioso assai diffuso in diversi contesti culturali, ma nell’impero romano ebbe particolare sviluppo, soprattutto grazie agli imperatori di origine siriaca. Caracalla (212-217), diffuse per primo il culto del dio solare di Emesa, poiché da quella città proveniva sua madre Giulia Domna, di stirpe sacerdotale. Con Eliogabalo (218-222) tale culto raggiunse il suo punto più alto, essendo egli sacerdote dell’Helios di Emesa, di cui volle fare il dio principale a protezione dell’impero (il dio solare era venerato proprio con il nome di El Gabal). Con la caduta di Eliogabalo ci fu una decadenza del culto solare, che conobbe una seconda fase a Roma successivamente, per l’appunto con Aureliano ed al seguito dei soldati che rientravano dalle campagne in oriente, soprattutto in relazione al culto di Mithra. Anche il dio egizio Serapide fu venerato a Roma con caratteri solari, nello stesso periodo, ed anche autori di impostazione neo-platonica, come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> (232/33-305?) e, successivamente, Giuliano imperatore (360-363) e Macrobio, fecero riferimento all’immagine del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">4) Oltre al fatto che il natale di Mithra si celebrava il 25 dicembre, occorre ricordare, secondo la ricostruzione del mito, il ruolo del Sole nel patto d’alleanza stretto con Mithra e la funzione di Cautes e Cautopates, i due dadofori o portatori di fiaccole: il primo dei due portava la fiaccola alzata (ed era anche il rappresentante dell&#8217;Heliodromus, il sesto grado iniziatico) l&#8217;altro abbassata. Rappresentavano il ciclo solare, dall&#8217;alba al tramonto, e allo stesso tempo il ciclo vitale: il calore luminoso della vita e il freddo gelido della morte.  Nella versione romana furono mantenuti alcuni aspetti dell’originario culto di origine indo-iranica con gli aspetti solari e di giustizia, ma vennero introdotti anche ulteriori elementi cosmogonici e soteriologici.</p>
<p style="text-align: justify;">5) Il 3 novembre 383 il <em>dies solis </em>venne rinominato <em>dies dominicus </em>o <em>dies domini</em>, da cui l’attuale “domenica”, ma ancora oggi in diversi paesi si mantiene la reminiscenza dell’antica denominazione: si pensi al <em>Sunday </em>dei paesi di lingua inglese o allo <em>Sonntag </em>dei paesi di lingua tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;">6) Editto reso poi esecutivo tramite i successivi editti promulgati nel 391-392. Si rinvia alla successiva nota 12 per un approfondimento del collegamento del Natale di Cristo alla celebrazione del Sol Invictus. E’ da notare comunque come sia la nascita di Mitra che quella di Cristo sono celebrate il 25 dicembre, data comune alla nascita di altri personaggi divini o semi-divini come Buddha e Krishna in ambito indiano, Zoroastro/Zarathustra, Šamaš e Tammuz in ambito persiano e babilonese, Horus in ambito egizio, ed altre divinità &#8220;solari&#8221;, nonché personaggi mitologici (Dioniso, Prometeo, Ercole, Attis, Adonis, ecc.): il periodo solstiziale invernale, per il suo carattere simbolico di vittoria sulla tenebra, è dunque concettualmente un riferimento assoluto al trionfo del bene sul male, e non deve perciò stupire che questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> sia stato adottato da tanti sistemi religiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">7) Da una parte, com’è noto, per affermare definitivamente il Cristianesimo, buona parte dell’apologetica cristiana delle origini procedette ad una deformazione e ad una svalutazione spesso sistematica delle dottrine e delle tradizioni precedenti, alle quali poi si fece corrispondere la designazione complessiva e dispregiativa di “paganesimo”, che dura ancora oggi, con le relative valutazioni e connotazioni negative. Dall’altra parte, a sua volta, coloro che rimasero fedeli alle forme tradizionali precedenti, ormai ridotte a mere superstizioni, a forme decadute e svuotate di ogni significato sostanziale, rivolsero accuse d’ogni genere ai cristiani cercando di svilirne il nuovo culto, ed accusandoli d’aver plagiato gran parte delle simbologie, dei rituali e delle ricorrenze precedenti. Accuse che, anche in questo caso, persistono tutt’oggi negli ambienti cosiddetti “neo-pagani”.</p>
<p style="text-align: justify;">8) Si vedano, in proposito, le fondamentali osservazioni di Mario Polia nella sua importante opera <em>Il mistero imperiale del Graal</em>, Edizioni Il Cerchio, da pag. 69 a pag. 73.</p>
<p style="text-align: justify;">9) Oltre ai molteplici riferimenti presenti nei vangeli gnostici, tra cui soprattutto quello di Filippo, anche nei vangeli canonici sono presenti dei passi significativi, generalmente poco noti, che, al di là di facili interpretazioni semplicistiche, rendono palese l’esistenza di una dimensione realmente esoterica nel Cristianesimo e di un secondo piano di lettura degli stessi vangeli. Essi, come tutte le scritture sacre dei culti regolari, devono necessariamente presentare due livelli interpretativi: l’uno più esteriore, letterale (essoterico), funzionale all’opera di proselitismo ed alla conversione delle masse nell’ambito di un culto specifico, in cui possono emergere le maggiori differenze tra le diverse <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> regolari; l’altro più interno (esoterico), volto a condurre alla scoperta, nei limiti in cui ciò sia possibile, di realtà metafisiche e cosmologiche più profonde ed imperscrutabili, e che riduce progressivamente le differenze tra le singole forme religiose, riconducendole alla comune matrice (cfr. Mario Polia, <em>op. cit. </em>pag. 73: “E’ logico e normale che fra Tradizione e Tradizione possano esistere divergenze e ostilità talvolta irriducibili, se esaminate dal punto di vista del credo religioso. Diremmo anzi che è fondamentale alla conservazione dell’ortodossia che le divergenze siano intese come tali e non confuse in un pericoloso sincretismo – oggi purtroppo diffusissimo – che tenderebbe a svuotare le singole Tradizioni delle loro caratteristiche peculiari, delle forme rituali, rendendole per ultimo inadatte a trasmettere (<em>tradere</em>) il <em>logos </em>che, in quanto Tradizioni, devono appunto tramandare secondo modalità loro proprie … man mano che si risale dalla circonferenza al centro, dalla forma all’essenza, dal verbo detto al Verbo non proferito si accorciano le distanze fra Tradizione e Tradizione così come i raggi di un cerchio si avvicinano progredendo verso l’unico punto della loro origine. Sennonché proprio questo processo di risalire “per li rami” al tronco è reso impossibile qualora non si partecipi in modo vivente alla Tradizione legittima”). Ecco alcuni esempi di questi passi evangelici (e non) in ambito cristiano: “Quando poi (Gesù) fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: ‘A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, in modo che essi guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato’ ” (Marco, 4, 10-12); “Così egli comunicò loro il suo messaggio attraverso l’utilizzo di molte parabole, tante quante le loro menti erano in grado di comprendere. Non parlò loro se non attraverso le parabole; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa” (Marco, 4, 3-34).<br />
“Gesù disse: ‘Chi ha orecchie per intendere, intenda!’. Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: ‘Perché parli loro in parabole?’. Egli rispose: ‘Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che (non) ha. Per questo parlo con loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.” (Matteo, 13, 9-13; negli stessi termini, Luca, 8, 9-10)<br />
E ancora, Gesù agli apostoli: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Giovanni, 16, 12-13).<br />
Significativo poi quanto scritto da Clemente di Alessandria: “Il Signore … ha permesso di parlare di quei Misteri divini, e della loro luce sacra, a coloro che sono pronti a riceverli. Non ha certamente rivelato alla moltitudine ciò che alla moltitudine non appartiene, ma l’ha fatto ai pochi che sono in grado di ricevere questa conoscenza e di modellarsi conformemente ad essa. I segreti però vanno affidati alla parola, non alla scrittura, come avviene per le cose divine. So che sono molte le cose che ci sono sfuggite, nel corso del tempo, e che sono andate perse senza che fossero scritte. Ed anche ora ho paura, come è stato detto, di ‘gettare le perle ai porci, nel timore che essi le calpestino, facendole finire sotto ai piedi, storpiandole e distruggendole’ ”.<br />
Lo stesso San Paolo scriveva: “A tale riguardo noi avremmo da dire molte cose, ma son difficili a spiegarsi, perché voi siete diventati lenti a comprendere &#8230; tanto che siete ridotti ad aver bisogno di latte e non di solido cibo” (Ebrei, V, 11-12).<br />
In materia di esoterismo cristiano non si può non ricordare, dal punto di vista dottrinale, lo gnosticismo ed i relativi vangeli, dove evidenti influssi neoplatonici danno vita ad una struttura teologico-cosmologica piuttosto articolata. Vanno poi ricordati l’Esicasmo, pratica ascetico-iniziatica mutuata dall’Oriente, da taluni ribattezza lo “Yoga cristiano”; il Mistero imperiale del Graal, le esperienze medievali degli Ordini “contemplativi” o di certi rami della Cavalleria, come i Templari; Ordini segreti come i Rosacroce; il linguaggio segreto di Dante o di gruppi come i “Fedeli d’Amore”; il mistero dei cd. “costruttori di cattedrali” ed il simbolismo dell’architettura romanica e gotica medievale; gli aspetti ascetico-esoterici connessi all’esperienza di diversi santi, come San Francesco ed altri (a dimostrazione che l’aspetto esoterico, già rimodulato, si ritirò ulteriormente e progressivamente nell’esperienza di singole personalità eccezionali fino a scomparire, di fatto, nell’età attuale), e così via: gli esempi da fare sarebbero moltissimi.<br />
Il Cristianesimo, con una coesistenza della sfera essoterica e di quella esoterica parzialmente adattata, raggiunse un apice rettificatorio nella civiltà medievale; poi iniziò un inevitabile declino progressivo, che comportò l’occultamento graduale delle ultime manifestazioni iniziatiche e la progressiva degenerescenza anche delle forme essoteriche, parallelamente all’impoverimento morale della Chiesa ed al suo coinvolgimento in interessi materiali, finanziari, politici (nel contesto di un potere politico ormai sconsacrato), fino alla parodia odierna perpetrata con le svolte “moderniste” del Concilio Vaticano II. Si veda tra gli altri, la raccolta di scritti di <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">R. Guénon</a>, <em>Considerazioni sull’esoterismo cristiano</em>, con la notevole introduzione di Calogero Cammarata.</p>
<p style="text-align: justify;">10) Il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> osserva come concetti anche evangelici quali Gloria, Giustizia o Pace, “sia nel Cristianesimo, come nelle antiche tradizioni, e pure nella tradizione giudaica ove esse sono frequentemente associate, hanno un significato molto diverso da quello profano, che richiederebbero uno studio approfondito”. Si veda quanto esposto dallo stesso <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, ad esempio nell’opera  <em>Il Re del mondo</em>, a proposito dei concetti di <em>iustitia </em>e <em>pax </em>(“Vi lascio la pace; vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” &#8211; San Giovanni XIV, 27.14).</p>
<p style="text-align: justify;">11) Da notare che il <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, nell’accostare questa immagine a quella narrata da Ossendowski, secondo cui il Re del Mondo, uscendo dal Tempio, è “raggiante di Luce divina”, ne evidenzia il senso simbolico, in termini di necessità di un adattamento essoterico per la moltitudine umana, e sottolineando che la parola “rivelare” può voler dire tanto scostare il velo quanto ricoprire con un velo, cosicché la parola manifesta e vela al tempo stesso il pensiero che esprime: Cfr. <em>Il re del mondo</em>, pag. 28, nota 5.</p>
<p style="text-align: justify;">12) Cfr. La scelta del 25 dicembre per celebrare il Natale cristiano: dal dies natalis del Sol invictus, espressione del culto solare di Emesa (e del dio Mitra), alla celebrazione del Cristo, “sole che sorge”, di Andrea Lonardo, su <a href="http://www.gliscritti.it/approf/2007/saggi/lonardo150907.htm">http://www.gliscritti.it/approf/2007/saggi/lonardo150907.htm</a>: «Come ha mostrato Hugo Rahner (<em>Miti greci nell’interpretazione cristiana</em>) – fratello, anch’egli gesuita, del più famoso Karl, e straordinario studioso dei rapporti fra il cristianesimo primitivo ed il mondo pagano &#8211; è attestato che nel 243 l’anonima opera <em>De Pascha computus </em>aveva proposto che, a partire dalla convinzione che la creazione fosse iniziata con l’equinozio di primavera, cioè il 25 marzo, la nascita di Cristo andasse posta il 28 marzo, perché quella data cadeva il quarto giorno dall’inizio della creazione e, cioè, precisamente nel giorno della creazione del sole.	 H.Rahner sottolinea che, se ad una prima lettura questo ragionamento non può non farci oggi sorridere, ad un livello più profondo manifesta che “ciò sui cui si fonda tale computo è indubbiamente la teologia del Cristo come sole di giustizia, teologia venuta a delinearsi già da lungo tempo e a cui è collegato il computo della data natalizia”.<br />
Secondo la sua analisi già la festa dell’Epifania venne stabilita a partire da riferimenti analoghi. Dai testi di Epifanio di Salamina risulta che la festa fu introdotta in relazione alle celebrazioni solari pagane che avevano luogo il 6 gennaio, ad Alessandria d’Egitto e nell’oriente in genere.<br />
Il Rahner premette alla sua opera la stupenda citazione di Clemente Alessandrino che scrisse nel suo Protrettico: “Vieni, ti voglio mostrare il Logos e i misteri del Logos, e te li voglio spiegare mediante immagini che ti sono già familiari”. Essa manifesta, appunto, quell’attitudine della chiesa primitiva a guardare con attenzione al mondo nel quale viveva colui al quale si annunciava il vangelo, per coglierne quegli aspetti che potessero aiutarlo a comprendere la novità portata dal Cristo, secondo l’adagio paolino: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono, fuggite ogni specie di male” (1Ts 5,21-22).<br />
Fu così che la chiesa di Roma per prima decise di celebrare la festa del Natale del Signore, vera luce del mondo, proprio nel giorno in cui l’uomo pagano si rivolgeva, ormai incredulo, al Sol invictus, chiedendogli benedizione e salvezza.<br />
Gli scritti dell’età patristica manifestano la consapevolezza dei cristiani nell’operare in questa direzione. E’ conservata la testimonianza del trattato <em>De solstitiis et aequinoctiis </em>– testo attribuito dal Wilmart, che lo scoprì, alla fine del III secolo, ma che più probabilmente è degli inizi del IV secolo: “Ma (questo giorno), essi lo chiamano anche ‘Natale del Sole invitto’. Ma che cosa è così invitto come nostro Signore, che annientò e vinse la morte? E se quelli chiamano questo giorno il ‘Natale del sole’, Egli è il Sole di giustizia, di cui il profeta Malachia ha detto: ‘Divinamente terribile si leverà davanti a voi il suo nome come sole di giustizia e scampo sotto le sue ali’ ”.<br />
Gli farà eco, con esplicito riferimento al solstizio, Girolamo, una volta che la festa apparterrà già alla tradizione: “Perfino la creazione dà ragione al nostro dire, l’universo testimonia la verità delle nostre parole. Fino a questo giorno aumenta la lunghezza del buio; a partire da questo giorno le tenebre crescono. Aumenta la luce, si riducono le notti! Il giorno cresce, decresce l’errore perché sorga la verità. Ché oggi ci è nato il sole della giustizia”.</p>
<p style="text-align: justify;">13) E’ curioso notare come ancora nel 460, il papa Leone I sconsolato scrivesse (7° sermone tenuto nel Natale del 460 – XXVII-4): “È così tanto stimata questa <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei”. Un segno evidente della mancata comprensione del significato profondo che, come appunto abbiamo visto, anche in seno allo stesso Cristianesimo, come nuova manifestazione della Tradizione, assumeva il sole nella sua veste simbolica ed allegorica, non certo in quanto esso stesso oggetto di venerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">14) Secondo altri si sarebbe trattato, invece, di un simbolo solare, persistente rappresentazione, nonostante la più o meno “politica” conversione di Costantino al Cristianesimo, del Sol Invictus.</p>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 15:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I significati simbolici del solstizio d'estate nelle tradizioni religiose dei popoli dell'antichità. Brani dal Calendario]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solstizio-destate.html' addthis:title='Solstizio d&#8217;estate '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4852" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/calendario-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Al solstizio d&#8217;estate, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva (+23° 27&#8242;) rispetto all&#8217;equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso, comincia l&#8217;estate. L&#8217;evento era simboleggiato tradizionalmente dal matrimonio del Sole e della Luna: mezzogiorno del cosmo dove i due astri, uniti nelle nozze, spargono le loro energie nell&#8217;opulenza dei frutti tra il frinire delle solari cicale e il canto lunare dei grilli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Questo giorno, la cui data è variata secondo i calendari fra il 19 e il 25 di gugno, era considerato nelle tradizioni precristiane un tempo sacro, ancora oggi celebrato dalla <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> popolare con una festa che cade qualche giono dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la Natività di san Giovanni Battista. E&#8217; una festa molto antica se già Agostino la ricorda nella Chiesa africana latina. Ma in Oriente veniva celebrata in altre date: il 7 gennaio tra i bizantini, la domenica prima di Natale in Siria e a Ravenna.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">La data del 24 giugno è collegata strettamente al Natale romano: quando si fissò per la Natività del Cristo l&#8217;ottavo giorno dalle calende di gennaio, ovvero il 25 dicembre, e conseguentemente l&#8217;Annunciazione nove mesi prima, fu facile ricavare, basandosi sui Vangeli, la data della nascita del Battista, che in realtà non si sarebbe dovuta festeggiare perché, come è noto, il <em>dies natalis</em> dei santi è quello della morte. Si è giustificata questa eccezione ispirandosi al Vangelo di Matteo, dove si narra che il Cristo si mise a parlare di Giovanni alle folle dicendo: &#8220;egli è colui del quale sta scritto: <em>Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te</em>. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Luca narra che Maria andò a visitare Elisabetta quando costei era al sesto mese di gravidanza, nei giorni successivi all&#8217;Annunziazione. Fu dunque facile fissare la solennità del Battista all&#8217;ottavo giorno dalle calende di luglio, sei mesi prima della nascita del Cristo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: Verdana;"><strong>San Giovanni &#8220;porta degli uomini&#8221;</strong></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca antica i due solstizi erano chiamati &#8220;porte&#8221;: &#8220;porta degli dei&#8221; l&#8217;invernale, &#8220;porta degli uomini&#8221; l&#8217;estivo. Nell&#8217;<a title="Odissea" href="http://www.libriefilm.com/odissea-2/4107"><em>Odissea</em></a> Omero descriveva il misterioso antro dell&#8217;isola di Itaca nel quale si aprivano due porte: &#8220;l&#8217;una rivolta a Borea, è la discesa degli uomini, l&#8217;altra, invece, che si rivolte a Noto è per gli dei e non la varcano gli uomini, ma è il cammino degli immortali&#8221;. Il poeta spiega che la porta degli uomini è rivolta a Borea, cioè a nord percheé al solstizio estivo il sole si trova a nord dell&#8217;equatore celeste; mentre quella degli dei e degli immortali è rivolta a Noto, ovvero a sud, perché l&#8217;astro al solstizio invernale si trova a sud dell&#8217;equatore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">I solstizi erano dunque <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> del passaggio o del confine tra il mondo dello spazio-tempo e lo stato dell&#8217;aspazialità e dell&#8217;atemporalità. Per la prima porta solstiziale, quella estiva, si entrava nel mondo della genesi della manifestazione individuale, per l&#8217;altra invece, si accedeva agli stati sopraindividuali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">In realtà questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> non era solo greco: &#8220;Si tratta di una conoscenza tradizionale&#8221; commenta <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> &#8220;che concerne una realtà di ordine iniziatico, e proprio in virtù del suo carattere tradizionale non ha né può avere alcuna origine cronologicamente assegnabile. Essa si trova dappertutto, al di fuori di ogni influenza greca, e in particolare nei testi vedici, che sono sicuramente di molto anteriori al pitagorismo; si tratta di un insegnamento tradizionale che si è trasmesso in modo continuo attraverso i secoli (&#8230;)&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Nella tradizione romana il Custone delle porte, comprese le solstiziali, era il misterioso Ianus (Giano), signore dell&#8217;eternità. (&#8230;) Giano tiene un bastone, ovvero uno scettro, nella mano destra e una chiave nella sinistra. Il primo è un emblema del potere regale, la seconda di quello sacerdotale: insieme simboleggiano la funzione regale-sacerdotale del dio al quale <a title="Ovidio" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-ovidio-nasone">Ovidio</a> fa dire nei <em>Fasti</em>: &#8220;Io solo custodisco il vostro universo e il diritto di volgerlo sui cardini è tutto in mio potere&#8221;. Egli è dunque colui che ruota sulla sua terza facia nascosta e invisibile, l&#8217;asse del mondo, che rinvia al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solstiziale. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">L&#8217;etimologia del suo nome rivela questa funzione: <em>Ianus</em> deriva dalla radice indoeuropea <em>*y-a</em>, da cui il sanscrito <em>yana</em> (via) e il latino <em>ianua</em> (porta). Egli è Colui che conduce da uno stato all&#8217;altro, e dunque anche l&#8217;Iniziatore. Per questo motivo gli <em>iani</em> avevano la funzione catartica di eliminare ogni impurità in chi vi passava. Nel cristianesimo Giano venne interpretato come l&#8217;immagine profetica del Cristo, Via e Signore dell&#8217;Eternità.</span></p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana;">Brani dal libro <a title="Calendario" href="http://www.libriefilm.com/calendario/619"><em>Calendario</em></a>, tratti dal sito </span><a title="Nocturna" href="http://nocturna.iobloggo.com/tag/cattabiani">Nocturna</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solstizio-destate.html' addthis:title='Solstizio d&#8217;estate ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il sole di Capodanno</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 18:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio sugli arcaici simbolismi legati a Capodanno e alle dodici notti che separano il Natale dall'Epifania]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-sole-di-capodanno.html' addthis:title='Il sole di Capodanno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3304" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/calendario1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Le feste natalizie erano nella Roma imperiale feste del solstizio, del nuovo sole che rinasceva dopo la morte simbolica, risalendo verso il nord dopo aver toccato il punto più basso con l&#8217;entrata nella costellazione del Capricorno. Anche il nuovo anno legale cominciava in quei giorni, alle <em>Kalendae Januarii</em>, nel periodo immediatamente posteriore al solstizio che, veniva convenzionalmente fissato al 25 dicembre per seguire la tradizione dei Romani più antichi che, poco esperti in astronomia, si erano fidati dei propri occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Prima di cominciare l&#8217;anno&#8221;, scriveva l&#8217;Imperatore Giuliano nel discorso su Elio Re, &#8220;noi diamo in onore di Elio giochi magnifici, solennità consacrate a Elio Invincibile&#8230; Ah! si degnino gli dèi sovrani di permettermi di celebrare sovente questi misteri, e che il sovrano stesso dell&#8217;universo, Elio il primo, mi accordi questo favore! Sorto da tutta l&#8217;eternità intorno all&#8217;essenza feconda del Bene, mediatore fra gli dèi intelligenti, essi stessi mediatori, Egli ne assicura pienamente la continuità, la bellezza senza limiti, l&#8217;inesauribile fecondità, l&#8217;intelligenza perfetta, e li dota abbondantemente di tutti i beni atemporali&#8221; (1).</p>
<p style="text-align: justify;">La festa del Sole era diventata il culto più importante in Roma verso la fine del III secolo per l&#8217;influenza delle tradizioni orientali. L&#8217;imperatore Aureliano, originario della Dacia Ripensis e figlio di una sacerdotessa del Sole, istituì addirittura il culto statale del <em>Comes Sol Invictus</em>, la cui festa, il <em>dies Natalis Solis Invicti</em>, divenne il centro della liturgia imperiale. A questa eliolatria contribuiva non poco il progressivo diffondersi negli ambienti militari di un altro culto di origine orientale, il mithraismo, dove Mithra era considerato il Figlio del dio supremo Sol: Figlio del Sole e Sole lui stesso, nato da una roccia presso un albero sacro e con la torcia in mano, simbolo della Luce e del Fuoco che spandeva sul cosmo. Il mito narra che alcuni pastori presenti all&#8217;evento soprannaturale gli avevano offerto primizie dei greggi e dei raccolti. E superfluo sottolineare le analogie con la nascita del Cristo in una &#8220;grotta&#8221; illuminata da una stella mentre i pastori lo adoravano.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio del IV secolo la festa era diventata così popolare a Roma che persino i cristiani vi partecipavano accendendo con i &#8220;pagani&#8221; fuochi in onore dell&#8217;astro che rinasceva. La Chiesa, per allontanare i fedeli da quelle feste &#8220;idolatriche&#8221;, pensò di fissare la celebrazione della nascita del Cristo il 25 dicembre. D&#8217;altronde, chi era il Cristo se non il Sole di Giustizia, incarnazione della divina Bontà, Luce che illumina, produce, vivifica, contiene e perfeziona tutte le cose atte a riceverla? (2).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lunario/702" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3303" style="margin: 10px;" title="lunario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lunario1.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>La prima notizia di una festa del Santo Natale a Roma risale all&#8217;anno 336. Da Sant&#8217;Agostino veniamo a sapere che anche in Africa la si celebrava nello stesso periodo. Verso la fine del IV secolo era ormai diffusa in tutta l&#8217;Italia settentrionale, così come in Ispagna. Nel Vicino Oriente invece, fino per lo meno all&#8217;inizio del V secolo, quando cominciò a diffondersi l&#8217;usanza occidentale, la nascita di Gesù era festeggiata il 6 di gennaio insieme con il suo battesimo e il miracolo di Cana, ed era chiamata Epifania. L&#8217;usanza derivava da un antico culto rammentato da Epifanio: la notte fra il 5 e il 6 gennaio si festeggiava ad Alessandria, in Egitto, la nascita del dio Eone dalla vergine Kore, scendendo in processione al Nilo con l&#8217;immagine di un bimbo, per raccogliere acqua che si sarebbe trasformata in vino (3).</p>
<p style="text-align: justify;">Epifania significa in greco &#8220;l&#8217;apparizione&#8221; di una divinità o un suo intervento prodigioso: e siccome la nascita di Gesù era l&#8217;apparizione per eccellenza, i cristiani, orientali, adottarono questo termine per il Santo Natale. Successivamente, quando la festa del Natale romano penetrò in Oriente l&#8217;Epifania divenne prevalentemente la festa del battesimo di Gesù, mentre in Occidente, che a sua volta l&#8217;aveva recepita, dall&#8217;Oriente, celebrava &#8220;la rivelazione di Gesù al mondo pagano&#8221; con la venuta dei Magi a Betlemme, la Casa del Pane. Sicché per la liturgia romana i dodici giorni che seguono il Natale sono un tempo liturgico unitario che ha il suo centro nella Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, alla quale ha dato il fondamento teologico papa san Leone Magno. Egli parla del mistero delle natività del Cristo (&#8220;<em>sacramentum nativitatis Christi</em>&#8220;) per indicare il valore salvifico dell&#8217;evento. Il Vangelo e i profeti, scrive san Leone Magno, &#8220;ci infervorano e ci ammaestrano che il Natale del Signore, quando il Verbo si è fatto carne (Gv. I,14), non ci appare come un ricordo del passato ma lo vediamo al presente&#8221;, e perciò ogni Natale rinnova per noi il Sacro Natale di Gesù (4).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Epifania a sua volta, con la festa che rievoca l&#8217;Adorazione dei Magi, visti come &#8220;primizie delle genti&#8221;, rammenta che il Cristo è Colui che trascende e illumina di vera luce ogni <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> come Sovrano universale. Il Vangelo di Matteo, l&#8217;unico fra i quattro canonici che testimoni la venuta dei sacerdoti &#8220;pagani&#8221;, narra che i Magi recarono in dono al Cristo oro, incenso e mirra: l&#8217;oro perché è il Sovrano universale, l&#8217;incenso perché è divino; la mirra perché è il Grande Medico che può vincere la morte (5).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/simboli-miti-e-misteri-di-roma/618" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3624" style="margin: 10px;" title="simboli-miti-misteri-roma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/simboli-miti-misteri-roma-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a> Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare informa il periodo natalizio collegando la tradizione orientale-romana al cristianesimo. La narrazione di Matteo, come le leggende e le usanze che vi sono connesse, testimonia di un&#8217;epifania di Luce e di Fuoco. E quale mai altro <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> si poteva applicare alla sua Natività non soltanto a Roma ma anche in Oriente, dove dall&#8217;Egitto all&#8217;Iran, l&#8217;eliolatria era diffusa? Nella <em>Cronaca di Zuqnin</em>, redatta nel 774-775 dal monaco Isó, e non dissimile da altre leggende coeve, si narra che i Magi, sacerdoti di origine iranica, depositari della sapienza esoterica, si tramandavano di padre in figlio una <em>scriptura</em> attribuita al terzo figlio di Adamo, Seth, che profetizzava l&#8217;apparizione di una stella che li avrebbe condotti fino al Salvatore, atteso in tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> del Vicino e Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai loro antenati i Magi, che sarebbero andati a Betlemme, avevano ricevuto una raccomandazione orale: &#8220;Aspettate una luce che sorgerà da Oriente, luce della Maestà del Padre, una luce che sorgerà in aspetto di stella sopra il Monte delle Vittorie e si fermerà sopra una colonna di luce dentro la Caverna dei Tesori dei Misteri&#8221;. Quell&#8217;anno i Magi, saliti secondo l&#8217;usanza sul Monte delle Vittorie, dov&#8217;erano conservati i rotoli di Seth che rivelavano i &#8220;misteri&#8221; tramandati da Adamo sulla maestà di Dio e le istruzioni suoi doni che si dovevano portare al Salvatore, avevano appena compiuto i riti purificatori quando videro qualcosa &#8220;simile a una colonna di luce ineffabile scendere e fermarsi sopra la caverna&#8230; E al di sopra di essa una stella di luce tale da non potersi dire: la sua luce era molto maggiore del sole, ed esso non poteva stare innanzi alla luce dei suoi raggi&#8221;. Poi la stella andò a fermarsi davanti alla Caverna, il cielo si apri come una grande porta da dove scesero uomini gloriosi portando sulle mani la stella di luce e si fermarono sulla colonna di luce mentre tutto il monte splendeva di una luce ineffabile. Infine la stella entrò nella Caverna dei Tesori Occulti mentre una voce chiamava i Magi: &#8220;Entrate dentro senza dubbi, con amore, e vedrete una vista grande e mirabile&#8221;. Entrarono e videro quella luce ineffabile trasformata in un piccolo uomo umile che disse: &#8220;Salute a voi, Figli dei Misteri Occulti&#8221;, rivelandosi come il Cristo. Quella stella, manifestazione ed emanazione della Luce di Dio, e dunque Dio stesso, li accompagna fino alla grotta della Natività dove essi vedono &#8220;la colonna di luce scendere e fermarsi davanti alla caverna, e scendere quella stella di luce e fermarsi sulla caverna dov&#8217;era nato il mistero e la luce di vita&#8221;. Durante il viaggio di ritorno riappare loro la luce ineffabile dicendo: &#8220;Io sono in ogni luogo e non v&#8217;è luogo dove non sono; io sono dove voi mi avete lasciato perché io sono più del sole del quale non v&#8217;è luogo del mondo che ne sia privo, pur essendo esso uno, e se venisse meno al mondo tutti i suoi abitanti starebbero nella tenebra. Quanto più sono io che sono il Signore del sole e la mia parola e la mia luce sono maggiori di quelle del sole!&#8221; (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Ispirate al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare sono anche alcune usanze natalizie collegate al mondo vegetale (7), come per esempio l&#8217;albero di Natale, &#8211; emblema nelle tradizioni dell&#8217;Europa centrale e dell&#8217;Italia alpina &#8211; dell&#8217;albero cosmico che unisce i cieli alla terra nutrendo con i suoi &#8220;frutti&#8221; tutti gli esseri. Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> di origine precristiana fu assimilato dai cristiani che lo riferirono alla Croce, ovvero al Cristo. &#8220;Questo legno&#8221; scriveva Ippolito da Roma in un inno del secolo III «mi appartiene per la salvezza eterna. Me ne nutro, me ne cibo, sto attaccato alle sue radici&#8230; Quest&#8217;albero, che si allunga fino al cielo, sale dalla terra al cielo. Pianta immortale, s&#8217;innalza al centro del cielo e della terra, fermo sostegno dell&#8217;universo, legame di tutto, sostegno di tutta la terra abitata, legame cosmico che comprende in sé tutta la molteplicità della natura umana&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Albero di Natale è dunque il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del Cristo-Albero cosmico, analogo al Cristo-Sole che nasce per offrire la sua luce e i suoi frutti agli esseri, ponte fra cielo e terra. Per questo motivo si appendono all&#8217;abete tanti lumini che rappresentano da un lato la nascita del nuovo Sole, del Sole Bambino, e dall&#8217;altro la luce che dispensa all&#8217;umanità. Analogamente, i frutti dorati e i doni appesi ai suoi rami sono l&#8217;emblema della vita che il Cristo dona, e i dolciumi il suo amore. Riunirsi la notte di Natale intorno all&#8217;Albero significa essere in comunione con il Cristo, illuminati dalla sua luce, nutriti dalla sua linfa, pervasi dal suo amore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/volario/703" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3625" style="margin: 10px;" title="volario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/volario.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a> Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> dell&#8217;albero solstiziale era stato posto in ombra dal Presepe di san Francesco d&#8217;Assisi, che è diventato dal <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> l&#8217;usanza più popolare in Italia e che merita un futuro scritto sull&#8217;interpretazione dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> che contiene, dalla capanna o grotta agli animali, il bue e l&#8217;asino. Ma qualcosa era sopravvissuto nel nostro Paese prima del ritorno novecentesco dell&#8217;Albero sull&#8217;onda del mito americano che l&#8217;ha stravolto in emblema del Consumo: era &#8211; perché oggi va scomparendo &#8211; la cosiddetta festa del ceppo diffusa non soltanto in Toscana, ma in varie regioni italiane; in Piemonte ad esempio si chiamava <em>süc</em>, nel trevigiano <em>zòch</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il filologo ottocentesco Pietro Fanfani, nel <em>Vocabolario dell&#8217;uso toscano</em>, scriveva che nella Val di Chiana, la sera della vigilia di Natale, tutte le famiglie si riunivano tra loro e mettevano nel camino un ceppo dicendo in coro: &#8220;Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa; le donne facciano figliuoli, le capre capretti e le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina, e si riempia la conca di vino&#8221;. Poi si bendavano i bambini che dovevano avvicinarsi al camino e battere con le molle sul ceppo recitando una canzoncina detta <em>Ave Maria del Ceppo</em>: e quella canzoncina aveva la virtù di far piovere sul ragazzo dolci e regalini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle campagne piemontesi si diceva che il ceppo si sarebbe incenerito nelle 12 notti tra il Natale e l&#8217;Epifania, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> dei 12 mesi dell&#8217;anno durante i quali il sole nuovo, rappresentato dal legno che si consumava, avrebbe nutrito il cosmo e gli uomini con la sua luce e il suo calore. Quel ceppo altro non era se non il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del Cristo-Sole-Albero cosmico che nutriva l&#8217;umanità offrendole i suoi doni durante l&#8217;anno. Ecco perché i bambini, percuotendo il ceppo, sentivano piovere sul capo strenne e dolciumi; e perché si diceva &#8220;domani è il giorno del pane&#8221;: il pane <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> per eccellenza del cibo spirituale e materiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo si mangiano a Natale dolci a base di farina, tra i quali il più celebre è il panettone milanese. E un&#8217;usanza antichissima, diffusa in tutta l&#8217;Europa. In Francia, ad esempio, si usava cuocere un grosso pane, chiamato <em>pain de Calandre</em>. Poi se ne tagliava un pezzetto sopra il quale venivano incise tre o quattro croci, e lo si conservava come un talismano capace di guarire da molti mali. Il resto del <em>pain de Calandre </em>era distribuito a tutta la famiglia. In Inghilterra i fornai regalavano ai clienti focacce chiamate <em>Christmas-batch</em>, e i fornai lombardi offrivano il panettone ai clienti.</p>
<p style="text-align: justify;">E persino la mancia aveva un significato religioso. In un libretto di Amedeo Costa dal titolo chilometrico, “<em>Curioso discorso intorno alla Cerimonia del Ginepro, aggiuntavi la dichiarazione del metter Ceppo e della Manda solita a darsi nel tempo di Natale</em>”, (Bologna 1621), si dice a questo proposito: &#8220;Suol darsi la Mancia in queste Santissime Feste di Natale in memoria della gran liberalità del Nostro Signore Dio, il quale diede se stesso a tutto il mondo, e in memoria di quella gran Mancia della Pace, che dagli Angeli della Natività di esso fu data e annunciata in terra a tutti gli uomini e per caparra ancora del preziosissimo sangue ch&#8217;egli era per cominciare a spargere nel giorno della sua Santissima Circoncisione, il quale dovea poi versare affatto nella sua Passione sul duro legno della Croce&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Direttamente collegate al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare sono i fuochi d&#8217;artificio e le fiaccolate sui monti innevati, che celebrano il nuovo anno, ovvero il nuovo Sole, e hanno anche un valore magico, come ha spiegato il Frazer nel <a title="Il ramo d'oro" href="http://www.libriefilm.com/il-ramo-doro-2/6558"><em>Ramo d&#8217;oro</em></a>. Ma, come ha osservato Maria Grazia Chiappori, il fuoco è collegato anche simbolicamente al Cielo, chiamato nello zoroastrismo &#8220;cristallo di rocca&#8221; (8). In molte leggende orientali si narra che il bambino donò ai Magi una pietra tratta dalla caverna in cui era nato, una pietra tanto pesante che essi la trasportavano con enorme difficoltà.<br />
Con quel peso non sarebbero riusciti a proseguire il viaggio; e allora, visto un pozzo, ve la gettarono. Ma dopo qualche istante dalle profondità del pozzo s&#8217;innalzò una lingua di fuoco che sali fino al ciclo. &#8220;Questo fuoco &#8211; commenta la Chiappori &#8211; è una rivelazione sotto forma ignea, e dunque luminosa &#8211; come la stella &#8211; di Dio. La manifestazione luminosa della divinità ricorda la greca folgore di Zeus e l&#8217;iranico fuoco che, nella visione del tardo mazdeismo, scende dal cielo per annunciare la missione di Zoroastro tra gli uomini&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sole, Albero, Stella, Fuoco: tanti <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> che alludono in una complessa trama di corrispondenze, al mistero del divino che pervade il cosmo, e a quel cristallo luminoso che è deposto anche nel nostro cuore se sappiamo vederlo con il terzo occhio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* **</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1 – 156 b-d</p>
<p style="text-align: justify;">2 &#8211; Cfr. Dionigi Areopagita, <em>Nomi divini</em>, 697 C.</p>
<p style="text-align: justify;">3 &#8211; O. Giordano, <em>Religiosità popolare nell&#8217;Alto Medioevo</em>, Bari 1969, p. 51.</p>
<p style="text-align: justify;">4 &#8211; Cfr. san Leone Magno, <em>Discorso del Natale </em>(XXIX), e <em>Discorso del Natale</em> (XXIV), 2.</p>
<p style="text-align: justify;">5 &#8211; Sul simbolismo dei doni e sui Magi cfr. Mario Bussagli-Maria Grazia Chiappori,<em> I Re Magi, realtà storica e tradizione magica</em>, Milano 1985.</p>
<p style="text-align: justify;">6 &#8211; Sul simbolismo della stella oltre ai Re Magi cfr. Emilio Servadio, “Quell&#8217;angelo luminoso che accende le tenebre, ne &#8220;Il Tempo&#8221;, 13 dicembre 1985.</p>
<p style="text-align: justify;">7 &#8211;  Cfr. Alfredo Cattabiani, <em>Erbario</em>, Milano 1985, pp. 217-231.</p>
<p style="text-align: justify;">8 &#8211; Ne <em>I Re Magi</em>, cit., pp. 165-174.</p>
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		<title>Origini e significati dei Saturnalia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 17:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/saturnalia.html' addthis:title='Origini e significati dei Saturnalia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3304" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/calendario1.jpg" alt="calendario" width="200" height="308" /></a>Il tempo che precede il solstizio d&#8217;inverno e le feste ad esso collegate, dal Natale al Capodanno, è un periodo di passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, tra il sole che sta morendo e il nuovo che deve &#8220;risorgere&#8221;. La Chiesa ha trasformato questo periodo con la liturgia dell&#8217;Avvento, che consta di quattro domeniche, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> dei 4.000 anni mitici di attesa del Messia dopo la Caduta originale. Il carattere dell&#8217;Avvento è duplice: di penitenza, che si esprime con il carattere violaceo delle paramenta, la proibizione dei fiori sull&#8217;altare e del suono dell&#8217;organo, la soppressione del <em>Gloria in excelsis </em>e del <em>Te Deum</em>; e di un santo &#8220;entusiasmo&#8221;, di un intenso desiderio della venuta del Messia, espresso nei numerosi <em>Alleluia</em>. Ma la liturgia cristiana non è se non un velo sovrapposto a una sequenza di riti che ancor oggi riaffiorano, pur stravolti, nell&#8217;ambito delle feste natalizie e di fine d&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Per orientarci meglio in questi meandri, dove convivono residui mitici e rituali di epoche diverse, occorre cominciare dal calendario. Il dodicesimo mese dell&#8217;anno, in cui si situa il periodo pre-solstiziale, si chiama dicembre, dal latino <em>december</em>, che deriva a sua volta da <em>decem</em>, dieci. Questa contraddizione si spiega ricostruendo la storia del calendario romano che prima della riforma di Numa Pompilio &#8211; secondo la narrazione tradizionale &#8211; constava di dieci mesi. L&#8217;anno cominciava a marzo e terminava a dicembre (oggi ancora, settembre, ottobre e novembre ricordano l&#8217;antico calendario). «Sei mesi», riferisce Macrobio «aprile, giugno, sestile, settembre, novembre e dicembre, erano di 30 giorni; quattro; marzo, maggio, quintile e ottobre, di 31» (1).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;anno sarebbe stato dunque di 304 giorni. Come fossero ordinati gli altri giorni dell&#8217;anno solare, non lo sappiamo con certezza. Sappiamo tuttavia dalla tradizione, che Numa riformò il calendario aggiungendo i mesi di gennaio e di febbraio e facendo così un anno lunare di 355 giorni, cominciante sempre da marzo. Ma per uniformarlo a quello solare si dovevano intercalare 22-23 giorni, che venivano collocati dopo il 23 febbraio: i cinque giorni tolti a questo mese venivano aggiunti all&#8217;altro, detto &#8220;intercalare&#8221;, che era di 27 o 28 giorni. Il calendario di Numa durò lino al 46 d.C., quando Giulio Cesare lo riformò con la collaborazione dell&#8217;astronomo Soligene di Alessandria, formando un anno solare di 365 giorni e 6 ore (più il giorno dell&#8217;anno bisestile per recuperare ogni 4 anni le 6 ore eccedenti) e facendolo cominciare il 1 gennaio. Si sa che nemmeno la riforma giuliana riuscì ad accordare perfettamente il calendario all&#8217;anno solare, sicché fu necessaria un&#8217;ulteriore riforma &#8211; quella gregoriana del 1582 &#8211; per eliminare l&#8217;eccedenza di 11 minuti e 9 secondi sul corso del sole. E nemmeno quella fu perfetta perché è rimasta un&#8217;eccedenza di 24 secondi sull&#8217;anno tropico che fra 3.500 anni formerà lo spazio di un giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo all&#8217;antico calendario romuleo di dieci mesi: secondo alcuni studiosi, era l&#8217;eco di quello dei popoli di lingua <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indo-europea</a>. Rifletteva il ciclo dell&#8217;anno nelle regioni intorno al polo artico da dove provenivano, secondo la tradizione, gli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei:</a> dieci mesi di luce cui seguiva la lunga notte polare. «Quando il popolo ario», osserva il Tilak, «migrò più a sud dall&#8217;antica patria, fu obbligato a mutare calendario per adattarsi alla nuova patria, aggiungendo due nuovi mesi al vecchio anno. Ma le tracce dell&#8217;antico calendario non furono del tutto cancellate e abbiamo molte prove dalla tradizione e dai sacrifici, per poter sostenere che l&#8217;anno di dieci mesi, seguito da una notte di due mesi fosse bene conosciuto al tempo degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indo-europei</a>» (2).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lunario/702" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3303" style="margin: 10px;" title="lunario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lunario1.jpg" alt="lunario" width="200" height="299" /></a>La notte artica cominciava in realtà verso la fine di novembre, e quindi dicembre non corrisponde esattamente al decimo mese degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indo-europei</a>. Vi corrisponde tuttavia in un altro senso, perché le notti più lunghe dell&#8217;anno sono quelle intorno al solstizio, che cade appunto il 21 dicembre quando il sole, toccato il punto più basso, comincia la sua &#8220;rinascita&#8221; sull&#8217;orizzonte.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo pre-solstiziale, si celebravano a Roma i <em>Saturnalia</em>, la festa in onore del dio Saturno: dapprima il 17 dicembre, poi per sette giorni fino al 24 dicembre, cioè alla vigilia del <em>Natalis Solis</em>, del Natale del Sole, festa solstiziale perché anticamente i Romani, come narra l&#8217;Imperatore Giuliano, «stabilirono questa festa non nel giorno esatto della conversione solare, ma nel giorno in cui il ritorno del sole, dal sud al nord, appare agli occhi di tutti. Nell&#8217;ignoranza in cui si trovavano ancora delle leggi scoperte dai Caldei e dagli Egizi, e condotte alla loro perfezione da Ipparco e Tolomeo, si fondarono sulle testimonianze sensibili e sulle semplici apparenze, imitati poi dai loro successori che, come ho già detto, hanno adottato questo punto di vista» (3).</p>
<p style="text-align: justify;">I Saturnalia erano la ricorrenza più festosa dell&#8217;anno. Gli schiavi erano temporaneamente liberi di far quel che credevano, venivano scambiati doni, specialmente candele di cera e piccole immagini o bambole di terracotta, dette <em>sigillaria</em>. Si eleggeva anche una specie di re di burla, <em>Saturnalicius princeps</em>. Poi, intorno al secolo IV gran parte di quelle celebrazioni vennero trasferite al capodanno. Quel clima festoso, su cui regnava Saturno, celebrava la notte &#8220;artica&#8221;, la notte solstiziale, il momento di passaggio e di rinnovamento annuale in cui si ristabiliscono simbolicamente le condizioni anteriori all&#8217;inizio: perciò i riti e le usanze di rovesciamento, &#8220;osserva Brelich&#8221;, e di &#8220;sospensione dell&#8217;ordine&#8221;, anche ove cronologicamente posteriori, si innestano coerentemente sul corpo più antico della festa» (4).</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altronde il passaggio tra l&#8217;anno vecchio e il nuovo, è analogo a quello tra due cicli cosmici: è simbolicamente un passaggio sulle acque, reintegrazione del mondo nella sua origine informale. E non casualmente nell&#8217;alchimia Saturno rappresenta l&#8217;opera in nero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845907643" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/simbolidellascienzasacra.bmp" border="0" alt="René Guénon, Simboli della Scienza Sacra" width="95" height="145" /></a>Un mito induista narra che Vishnu in forma di pesce apparve &#8211; alla fine del ciclo che ha preceduto il nostro &#8211; a Satyavrata, il futuro Manu o Legislatore, annunciandogli che il mondo stava per essere distrutto dalle acque. Poi gli ordinò di costruire l&#8217;arca nella quale si dovevano rinchiudere i germi del mondo futuro; e infine guidò l&#8217;arca, con Satyavrata a bordo, sulle acque durante il cataclisma. <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a> ha osservato, non sappiamo con quale fondamento, che Satyavrata ha la stessa radice di Saturno. Sicché il mito induista potrebbe confermare questa funzione del dio (5).</p>
<p style="text-align: justify;">Da tale punto di vista è facile spiegare la confusione rituale dei giorni natalizi che segna appunto il rimescolamento, il passaggio, la notte da cui dovrà sorgere la nuova alba. Questa confusione, tipica di ogni &#8220;capodanno&#8221; (e anche il Carnevale, erede per tanti aspetti dei Saturnalia, è un &#8220;capodanno&#8221;) giunse nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> persino all&#8217;interno delle chiese con le Feste dei Folli, l&#8217;Episcopello e l&#8217;Asinaria Festa, che si svolgevano fra il Natale e il primo dell&#8217;anno, nei giorni in cui era stata spostata la festa romana a partire dal secolo IV.</p>
<p style="text-align: justify;">Si eleggeva persino un <em>Episcopus puerorum</em> o <em>innocentium </em>(vescovo dei fanciulli o degli innocenti) cantando un ritornello significativo, dove affiora la funzione saturnalizia che ristabilisce le condizioni anteriori all&#8217;inizio della storia umana: «<em>Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles </em>(depose i potenti dal seggio ed esaltò gli umili)» (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Saturno non è soltanto il dio che presiede al rinnovamento dell&#8217;anno, che attraversa &#8220;le acque&#8221;. È anche il dio che approda alla nuova riva felice, che regna sull&#8217;età dell&#8217;oro. Non è soltanto il dio che spegne il passato e accende il futuro, è il dio del regno senza ombre e senza conflitti. Secondo la tradizione romana, Giano, il Creatore e Iniziatore per eccellenza, il Tempo Infinito che genera tutti gli dèi, accolse Saturno, giunto nel Lazio, associandolo nel regno che fu un periodo di pace e di tranquilla operosità, l&#8217;Età dell&#8217;Oro. Dopo quel lungo regno, amministrato in concordia con Giano, Saturno «improvvisamente scomparve» (7).</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, le due funzioni di Saturno sembrano quasi il frutto di una giustapposizione mitica di cui non abbiamo tuttavia riscontro. Né ci aiutano gli scrittori dell&#8217;epoca, che anzi avvolgono il dio in un velo di mistero, come ad esempio Macrobio che faceva dire a uno dei suoi personaggi nei <em>Saturnali</em>: «Infatti nelle stesse sacre cerimonie non è concesso di illustrare le origini occulte e promananti dalla fonte della pura verità: se poi qualcuno le consegue, gli è ordinato di contenerle protette nella coscienza» (8).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-mulino-di-amleto/3966" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3302" style="margin: 10px;" title="il-mulino-di-amleto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-mulino-di-amleto.jpg" alt="il-mulino-di-amleto" width="200" height="313" /></a>Giorgio de Santillana e Herta von Dechend ne danno un&#8217;interpretazione che lo collega esclusivamente all&#8217;età dell&#8217;oro: «Era Yama in India, Yina Xsaeta nell&#8217;<em>Avesta </em>antico-iranico (nome che in persiano è diventato Jamshid), Saeturnus e poi Saturnus in latino. Saturno o Kronos era noto sotto molti nomi come il Sovrano dell&#8217;Età dell&#8217;Oro&#8230; Era il Signore della Giustizia e delle Misure» (9). Questo Saturno-Kronos, in cui è difficile distinguere gli apporti greci da quelli specificamente etrusco-laziali, venne detronizzato da Zeus che lo gettò dal carro, esiliandolo in un&#8217;isola desertica ove dimora addormentato perché, essendo immortale, non può morire: vive in una specie di vita-nella-morte, avvolto in lini funerari fino a quando non verrà il tempo destinato al suo risveglio, ed egli allora rinascerà a noi come bambino; rinascita che coinciderà con l&#8217;inizio del nuovo ciclo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458057" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/deiemitiitalici.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, Dei e miti italici" width="94" height="141" /></a>Questo mito è simbolicamente analogo a un rito che si svolgeva ogni anno a Roma durante la festa del dio. Macrobio narra che i legami in cui veniva serrata la statua di Saturno nel tempio ai piedi del Campidoglio, venivano sciolti il giorno della sua festa (10), quasi potessero ritornare, sia pur per breve durata «quelle condizioni la cui apparente contraddittorietà ci aveva sinora stupito», commenta <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato Del Ponte</a>: «da una parte la notte e la confusione dell&#8217;indeterminato, dall&#8217;altra la gioia e il lucore di una lontana età di pienezza». E soggiunge: «Lo scioglimento del dio sta semplicemente a significare, secondo le leggi della magia simpatica, lo scatenamento della sua forza (benefica, ma nel contempo ambigua, come tutto ciò che è anteriore all&#8217;inizio), nel tempo sacro che la sua festa ogni anno riammette nella comunità» (11).</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo i giorni &#8220;solstiziali&#8221; fino a Capodanno sono vissuti, spesso inconsapevolmente, nell&#8217;apparente contraddizione fra euforia, confusione e desiderio di rinnovamento, fra mortificazione, penitenza (l&#8217;Avvento) e attesa di una palingenesi. Saturno, dio contraddittorio, regna su queste contraddizioni solstiziali, ma regna anche con un ambiguo sorriso, quello di Colui che ha le chiavi del Grande Gioco cosmico. Egli infatti è il dio che chiude un ciclo e ne apre uno nuovo, che ritira simbolicamente i dadi dalla tavola e li rigetta formando nuove combinazioni. Non si è parlato a caso di dadi: non è soltanto una metafora, perché il gioco d&#8217;azzardo era strettamente connesso con il dio, tanto che a Roma era permesso giocare soltanto durante i Saturnalia. Con il tempo, dopo tante modifiche e aggiunte, il gioco d&#8217;azzardo è stato introdotto nel banchetto privato e considerato un divertimento privato. Ma all&#8217;origine era sacro.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha osservato Margarethe Riemschneider nel saggio sui Saturnalia (12), l&#8217;enigmatico dio non è soltanto Colui che regna sulla notte solstiziale, non soltanto Colui che regna sull&#8217;Età dell&#8217;Oro, ma anche il Giocoliere supremo che possiede la chiave del Gioco Cosmico, ovvero di ogni ciclo: «Egli regola l&#8217;Ordine Universale con le mosse del suo bastone scettro», commenta <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Del Ponte</a> (13). Molti di noi hanno giocato alla tombola nei giorni natalizi: ebbene, questo gioco non è se non il ricordo sbiadito del Grande Gioco del dio e parallelamente del gioco-oracolo con il quale anticamente, e non soltanto a Roma, si cercava di capire la nostra collocazione nel cosmo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sovrapposizione del Natale cristiano alle antiche usanze cristiane ha reso meno riconoscibili queste altre usanze che pure, come quella della tombola, continuano a sussistere. Margarethe Riemschneider le ha studiate nel saggio che si è già citato. Ma persino i comportamenti più banali, come ad esempio l&#8217;usanza di sbarazzarsi degli oggetti inservibili nella notte di San Silvestro, o la confusione euforica delle ore che precedono il Capodanno sono un segno che certi archetipi sono radicati nella psiche e non soggetti all&#8217;usura del tempo. D&#8217;altronde non si dice anche &#8220;Anno nuovo, vita nuova&#8221;? Pare un detto banale, eppure si ricollega perfettamente ai giorni su cui regna enigmaticamente Saturno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; Macrobio, <em>Saturnali </em>I. 12, 3.</p>
<p style="text-align: justify;">2 &#8211; G.B. Tilak, <em>The </em><em>arctic home in </em><em>the Vedas</em>. Poona 1971. cap. VIII.</p>
<p style="text-align: justify;">3 &#8211; Imperatore Giuliano, <em>Su Elios Re</em>, 156b.</p>
<p style="text-align: justify;">4 &#8211; Angelo Brelich, <em>Tre variazioni romane sul tema delle origini</em>, Roma 1955, p. 89.</p>
<p style="text-align: justify;">5 &#8211; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, «Alcuni aspetti del simbolismo del pesce» in <em>Simboli della scienza sacra</em>, Milano 1975.</p>
<p style="text-align: justify;">6 &#8211; Cfr. V. De Bartolomeis, <em>Origini della poesia drammatica italiana</em>, Torino 1952, pp. 180-182.</p>
<p style="text-align: justify;">7 &#8211; Virgilio, <em><a title="Eneide" href="http://www.libriefilm.com/eneide/530">Eneide</a> </em>VII, 319; Ovidio <em>Fasti </em>I, 239.</p>
<p style="text-align: justify;">8 &#8211; Macrobio, cil. 1, 7, 18.</p>
<p style="text-align: justify;">9 &#8211; Giorgio de Santillana e Herta von Dechend, <a title="Il mulino di Amleto" href="http://www.libriefilm.com/il-mulino-di-amleto/3966"><em>Il mulino di Amleto</em></a>, Milano 1983, pp. 179 ss.</p>
<p style="text-align: justify;">10 &#8211; Macrobio, cit. I, 8, 15.</p>
<p style="text-align: justify;">11 &#8211; Renato Del Ponte, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458057" target="_blank"><em>Dèi e miti italici</em></a>, Genova 1985, pp. 104 e 119.</p>
<p style="text-align: justify;">12 &#8211; Margarethe Riemschneider, <em>Saturnalia </em>in &#8220;Conoscenza religiosa&#8221;. n. 4. 1981 e n. 1-2, 1982.</p>
<p style="text-align: justify;">13 &#8211; Renato Del Ponte, cit., p. 106.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/saturnalia.html' addthis:title='Origini e significati dei Saturnalia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Verona. Origini storiche e astronomiche</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 13:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un saggio del prof. Adriano Gaspani su evenienze e significati delle tracce archeoastronomiche della città di Verona]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/verona-origini-storiche-e-astronomiche.html' addthis:title='Verona. Origini storiche e astronomiche '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-3221" style="margin: 10px;" title="Verona Origini storiche e astronomiche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/Verona-Origini-storiche-e-astronomiche-197x300.jpg" alt="Verona Origini storiche e astronomiche" width="197" height="300" />Verona è senz’altro la città veneta più famosa nel mondo dopo Venezia; la principale della “Terraferma” della Repubblica Serenissima; situata in un incrocio viario d’importanza strategica già in epoca romana, nel <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> uno dei più importanti centri ghibellini. Nelle pagine di questa rivista in passato avevo segnalato gli studi dedicati alla città scaligera da Umberto Grancelli<a href="#_ftn1">[1]</a> pioniere nella ricerca storico archeologica abbinata alla profonda conoscenza delle fonti tradizionali quali il mito, il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>, le narrazioni leggendarie, le saghe e i riti. Mentre l’illustre prof. Massimo Pittau, in questo stesso numero de “La Cittadellà”, ci illustra il risultato della sua ricerca <a href="http://www.pittau.it/comune/verona.html">sull’origine del toponimo <em>Verona</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/astronomia-e-antica-architettura-sullarco-alpino/5610" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3219" style="margin: 10px;" title="astronomia-architettura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/astronomia-architettura.jpg" alt="astronomia-architettura" width="200" height="285" /></a>In questo volume, arricchito nel testo di un notevole apparato iconografico, Adriano Gaspani, serio esperto d’<em>archeoastronomia</em> o, come preferisce qualche studioso, di “<em>Astronomia Culturale</em>”, scienza che si occupa dello studio e della comprensione delle conoscenze astronomiche diffuse presso i popoli antichi in tutte le loro forme e aspetti e del loro rapporto con la vita sociale, religiosa e rituale all’interno delle comunità antiche, non si limita ad affrontare le tematiche suggerite dal titolo del libro, ma ci guida anche alla comprensione di questa scienza e dei suoi elementi costitutivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver affrontato le conoscenze astronomiche delle popolazioni alpine e celto-retiche, passa alla romanizzazione: ripresa a nord del Rubicone dopo la gloriosa ed epocale vittoria dell’esercito romano-etrusco (ed alleati, compresi Veneti e Cenomani) a Talamone (225 a.C.) contro la più grande coalizione gallica mai realizzata contro i Romani. Oltre alle classiche nozioni sulla centuriazione romana affronta con cognizione di causa “Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> del Centro e la ripartizione dello Spazio Sacro”<a href="#_ftn2">[2]</a>, “Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> sacro nella fondazione di una città” ed “Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> astronomico del <em>Templum</em> Etrusco”.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando allo specifico veronese: “Gli storici e gli archeologi hanno avanzato molte ipotesi in relazione al primo popolamento dell’area: il primo nucleo dell’insediamento è stato attribuito ai Reti, ma anche agli Etruschi, ai Paleoveneti, ai Galli Cenomani e, ovviamente, per ultimi, ai Romani che contribuirono in maniera determinante allo sviluppo urbano senza però modificare la struttura urbana dell’insediamento stabilita in origine dalle popolazioni locali” (p. 119).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lastronomia-dei-celti/1975" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3220" style="margin: 10px;" title="astronomia-celti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/astronomia-celti.jpg" alt="astronomia-celti" width="200" height="270" /></a>Luigi Pellini ci aveva anticipato nella sua introduzione: “I Romani, che costruirono la città ‘nuova’ dentro l’ansa dell’Adige, si allinearono con la loro razionalità sugli antichi punti di riferimento posizionando i propri monumenti, le opere urbane e i levigati marmi, nel rispetto delle antiche tracce. Un patrimonio oltretutto mitico e simbolico che fa da cornice ad un insediamento urbano nato sotto due stelle opposte e luminose” che “coincidono con l’alba del solstizio d’estate e il tramonto del solstizio d’inverno” (p. 9).</p>
<p style="text-align: justify;">Gaspani conclude dimostrando la non casualità di questa scelta. “La direzione della levata del Sole al solstizio d’estate si inquadra nel settore del <em>templum</em> etrusco maggiormente positivo e fausto: la ‘<em>regiones summa felicitas’ </em>corrispondente al III settore il quale era dominato da <em>Iuppiter</em>, divinità che quindi diventava automaticamente protettore della città” (p. 169).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">ADRIANO GASPANI, <em>Verona. Origini storiche e astronomiche</em>, Vita Nova, Verona 2009, pp. 184, € 20,00.</p>
<p style="text-align: justify;">[Originariamente pubblicato in: <em>"La Cittadella"</em>,  IX, n.s., 34, apr.-giu. 2009, pp. 80-81.]</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Cfr. M. E. Migliori, <a title="La valigia del lettore" href="http://www.centrostudilaruna.it/la-valigia-del-lettore.html"><em>La valigia del lettore</em></a>, in <em>La Cittadella</em>, 27 n.s., lug.-set. 2007, 68-71.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Stranamente nel suo <em>excursus</em> non ricorda il Campidoglio e la sua <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> assiale.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/verona-origini-storiche-e-astronomiche.html' addthis:title='Verona. Origini storiche e astronomiche ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Solstizio d&#8217;inverno</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 12:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tradizione Solare</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I cambiamenti nel cosmo e nell'uomo in occasione del solstizio d'inverno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solstizio-dinverno.html' addthis:title='Solstizio d&#8217;inverno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/tradizione-solare48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Tradizione solare" /><br/><p align="center"><em>Il Natale del Sole</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dalla primavera all&#8217;estate la Terra si apre nell&#8217;universo  come un fiore che sboccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le piante si slanciano verso l&#8217;alto, il calore si sprigiona dal suolo, l&#8217;acqua evapora al cielo, gli occhi degli uomini si volgono alle stelle.</p>
<div id="attachment_1229" class="wp-caption alignleft" style="width: 165px"><img class="size-medium wp-image-1229" title="Iside e Horus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/iside20e20horus-155x300.jpg" alt="Iside e Horus" width="155" height="300" /><p class="wp-caption-text">Iside e Horus</p></div>
<p style="text-align: justify;">Al culmine dell&#8217;Estate, dopo la prima decade d&#8217;Agosto,  nuove forze si innestano nel ciclo dell&#8217;anno, quando appaiono visibili i grandi stormi meteoritici: le <em>stelle cadenti</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si annuncia allora la rivoluzione dell&#8217;anno, che conduce l&#8217;uomo alle soglie dell&#8217;<a title="Equinozio d'autunno" href="http://www.centrostudilaruna.it/apequinoziodautunno.html">Equinozio d&#8217;Autunno</a> e del Solstizio d&#8217;Inverno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai primi di Settembre la Terra si rinfresca, le foglie cadono dagli alberi, la vegetazione si estingue, gli spiriti di natura si ritirano alle radici delle piante.</p>
<p style="text-align: justify;">Comincia a cadere la pioggia, le nubi oscurano le stelle e la stessa  luce del Sole, la nebbia avvolge la terra. L&#8217;oscurità cade sempre più presto sulle teste degli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">La Terra si chiude in sé stessa, come una rosa che ha perso i suoi petali.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la fredda acqua che cade si arrotonda in neve, si cristallizza in ghiaccio allora il tempo d&#8217;inverno pienamente si manifesta:  l&#8217;uomo è giunto alla soglia sacra del Solstizio d&#8217;Inverno.</p>
<p style="text-align: justify;">Posti di fronte alla natura che muore e al progressivo  oscurarsi del mondo, bisogna vincere la malinconia dell&#8217;autunno: quella sottile depressione dell&#8217;anima che insorge quando la luce del Sole non fa più da supporto alle forze del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al crepuscolo dell&#8217;estate quando sopraggiunge l&#8217;età del ferro della tenebra invernale, l&#8217;uomo deve imparare a trovare dentro di sé le forze del cosmo, a evocare dentro di sé la luce e il calore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-corso-dellanno-come-respiro-della-terra-e-le-quattro-grandi-festivita/10095" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8925" style="margin: 10px;" title="il-corso-dell-anno" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-corso-dell-anno.jpg" alt="" width="200" height="278" /></a>Quando la natura decade e la terra si spoglia di vita, lo spirito individuale deve affermare la sua energia: ora è possibile pensare più chiaramente, fare progetti per il futuro e perseguirli, perché quando la natura appassisce, allora lo spirito umano completamente desto può affermarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima, avvolti dalla dorata luce dell&#8217;estate, immersi nella beatitudine del calore, lo spirito umano sognava e si lasciava cullare nel grembo di un universo incantato; ora lo spirito umano si sveglia ed agisce.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la luce del giorno si affievolisce e le temperature diventano più fredde, quando gli alberi perdono le foglie, evocare la luce e il calore che animano il nostro organismo; concentrarsi in sé per  fortificare il pensare e il volere.</p>
<p style="text-align: justify;">Agli inizi di Settembre un&#8217;atmosfera più fresca avvolge l&#8217;uomo, l&#8217;aria che si inspira quando il Sole entra nella costellazione della Vergine stimola l&#8217;intelletto e la forza d&#8217;azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Giunge il momento di prepararsi ad affrontare la metà dell&#8217;anno nel corso della quale la luce e il calore si ritirano dal mondo esterno e risplendono attraverso il pensiero e l&#8217;azione dell&#8217;uomo nobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si avvicina l&#8217;inverno l&#8217;uomo nobile si concentra su ciò che deve compiere, sugli enigmi che deve sciogliere, su ciò che può imparare, su ciò che deve migliorare dentro di sé e intorno a sé. Punto per punto egli stabilisce il programma della giornata e salvo casi eccezionali puntualmente lo realizza. In tal modo il calore della volontà si accende nell&#8217;organismo, questo calore divenuto più intenso diventa luce interiore, luce che illumina il mondo mentre cala la tenebra esteriore.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre l&#8217;uomo intensifica la sua azione e dà più energia  al suo pensiero, la luce solare dell&#8217;inverno penetra nelle profondità della terra e trasmette fin lì le forze che alimentano la vita che si manifesterà nella futura primavera.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre la terra diviene spoglia di vegetazione, la forza vitale si concentra alle radici delle piante, nell&#8217;<em>humus </em>della terra. Gli spiriti di natura riposano in pace nel grembo della terra, trattenuti dalla forza di gravità: mentre nel mondo di sopra tutto è freddo e oscurità essi tessono la trama della vita del nuovo anno.</p>
<div id="attachment_1230" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1230" title="Madonna con Bambino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/madonna20con20bambino-300x209.jpg" alt="Madonna con Bambino" width="300" height="209" /><p class="wp-caption-text">Madonna con Bambino</p></div>
<p style="text-align: justify;">Proprio nel più profondo inverno la Terra assume il volto della Madre che sta per generare la Vita futura. Il volto della Terra ricoperta di neve diventa candido e purissimo: somiglia al volto chiaro, pallido e roseo di una donna che sta per diventare madre. Chi si sofferma a contemplare il volto beato di una donna che sta per partorire scorge in esso l&#8217;incanto della Dea Luna.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi cammina su un paesaggio innevato sotto la luna piena si accorge come la terra ricoperta di neve assuma essa stessa una purezza lunare, manifesti in sé quelle stesse forze divine &#8211; lunari che si legano alla generazione, alla riproduzione delle forme viventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando poi si cammina su un paesaggio innevato baciato dal Sole meridiano ci si accorge che il fondo di neve e ghiaccio crea sulla terra una sorta di specchio cosmico che riflette i raggi e gli influssi spirituali del Sole.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna quando sta per diventare madre acquista una bellezza purissima di tipo lunare.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la terra quando sta per giungere il Sacro Solstizio d&#8217;Inverno mostra il suo volto lunare, e la sua superficie ricoperta di ghiaccio si impregna della luce del Sole.</p>
<p style="text-align: justify;">La candida coltre di neve attira i raggi del Sole: questi raggi nei giorni del Solstizio<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"></a>[1] discendono sulla terra: la forza divina del Sole discende nella materia terrestre<a name="_ftnref2" href="#_ftn2"></a>[2].</p>
<p style="text-align: justify;">Al Solstizio d&#8217;Inverno la Terra diventa Madre: la Grande Madre Terra a Natale genera nell&#8217;Universo il Fanciullo Solare.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1231" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Solstizio d'inverno" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/paesaggiolunare_gsasso_enrico_09_02_06_n1-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" />L&#8217;immaginazione che si lega al Solstizio d&#8217;Inverno: nella volta scura del cosmo, la Dea Madre genera il Fanciullo Solare.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa immagine carica delle più sublimi forze spirituali accompagna l&#8217;uomo dagli albori della sua incarnazione terrena, quando egli stesso era fanciullo sul grembo della Madre Terra. Come Iside, come Demetra, come la Madonna dei pittori italiani del Trecento, l&#8217;immagine della Dea Madre col Fanciullo Solare attraversa i secoli e le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa immagine deve essere intensamente evocata nella interiorità quando si giunge al Solstizio d&#8217;Inverno:</p>
<p style="text-align: justify;">La Madre Divina con il capo irradiato da una corona stellare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Fanciullo  in braccio alla madre, come un piccolo Sole che splende nell&#8217;atmosfera celeste. Il <em>Puer</em><a name="_ftnref3" href="#_ftn3"></a>[3] che nasce a Natale è il Sole Invincibile, che scende sulla Terra e si incarna nell&#8217;Io degli Uomini: la forza solare agisce nella intelligenza degli uomini, nel loro nobile sentimento, nella forza d&#8217;azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ai principi di novembre le serate si fanno sempre più fredde e l&#8217;aria si purifica perdendo del tutto la sensualità dell&#8217;estate l&#8217;attenzione interiore può cominciare a rivolgersi alla immagine della Dea Madre col Bambino. L&#8217;immagine della Dea Madre col Fanciullo Solare richiama l&#8217;uomo ai suoi doveri spirituali e terreni, trasmette a chi la medita le forze più sublimi per affrontare il nuovo anno che nasce dalla oscurità dell&#8217;inverno.</p>
<p style="text-align: justify;">Al principio dell&#8217;inverno, quando i rigori del clima accendono nell&#8217;uomo il desiderio di trovare quiete nel cuore della casa, laddove arde il fuoco della famiglia<a name="_ftnref4" href="#_ftn4"></a>[4], l&#8217;attenzione spirituale si concentra sul sacro mistero della Incarnazione: lo Spirito Solare si incarna nella Terra e agisce attraverso la volontà cosciente degli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">E nell&#8217;atmosfera della terra, resa purissima dal bianco splendore della neve, le anime dei nascituri attraversano la porta del solstizio, incarnandosi subito o attendendo il momento propizio per incarnarsi nel corso dell&#8217;anno.</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"></a>[1] 25 dicembre, <em>Dies Natalis Solis Invicti</em>: giorno in cui si festeggia la nascita del Sole Invincibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"></a>[2] Cfr. il dio Mithra nato dalla pietra.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"></a>[3] Cfr. la IV Ecloga di Virgilio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"></a>[4] Quel fuoco che gli antichi incarnavano in Vesta.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solstizio-dinverno.html' addthis:title='Solstizio d&#8217;inverno ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Luce e doni per il Natale del sole</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 10:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Panoramica sulle tradizioni europee legate alla festa di Natale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/luce-e-doni-per-il-natale-del-sole.html' addthis:title='Luce e doni per il Natale del sole '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889015527" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/tradizionideuropa.bmp" border="0" alt="Alain de Benoist, Tradizioni d'Europa" width="93" height="133" /></a>Il Natale è la festa per eccellenza: lo avvertiamo in modo quasi naturale e istintivo, e non vi è spazio per dubbi o perplessità. Le famiglie tornano a unirsi intorno a una tavola e – ove le case lo permettano – a un camino; si gioca alla tombola, si scambiano i doni e i bambini ascoltano i racconti dei vecchi. Spesso si tira un bilancio dell’anno trascorso, ricordando chi non c’è più. Fuori, è buio presto: il tepore della casa, addobbata con ghirlande e candele, raccoglie ancor più il nucleo familiare in una stanza centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La festa ci riporta al passato: non soltanto a quello personale, alle feste di quando si era bambini e si attendeva con ansia l’ora di aprire i pacchetti, ma anche alla celebrazione perenne di questo momento cruciale dell’anno. È quello in cui il Sole “scende agli inferi” della notte: come ogni volta tornerà in trionfo a vincere le tenebre, portando la sua luce benefica sul mondo. Innumerevoli tradizioni mondiali riconoscono nel solstizio d’inverno questa fondamentale caratteristica di “passaggio cruciale”. Come per la natura, così anche per l’uomo molto deve essere abbandonato nel lungo viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827214070" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mitopolare.bmp" border="0" alt="Joscelyn Godwin, Il mito polare. L'archetipo dei Poli nella scienza, nel simbolismo e nell'occultismo" width="95" height="133" /></a> Al giorno d’oggi, nell’epoca in cui viviamo tra computers e satelliti artificiali, molto si è perduto dell’antico sentimento religioso. Eppure il Natale cristiano ha mantenuto, almeno in buona parte, la sacralità di questa festa antichissima e dall’origine per nulla cristiana. <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani">Alfredo Cattabiani</a> scrisse che «se c’è una festa cristiana che ha le radici in Roma, questa è il Natale». E, occorre aggiungere, si tratta di una festa romana che ha caratteri primordiali e universali, giunta nella Città Eterna nella sua forma di <em>Dies Natalis solis invicti</em> attraverso la mediazione del Vicino Oriente. Allo stesso modo, alcune delle innumerevoli caratteristiche del Natale si sono trasmesse nel tempo da una civiltà all’altra, in un continuo arricchirsi e mutarsi di una festa che, pure, ha mantenuto immutata la sua struttura centrale: come un grande albero di Natale al quale via via, di anno in anno, siano aggiunte o mutate le decorazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804512393" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/calendario.bmp" border="0" alt="Alfredo Cattabiani, Calendario" width="95" height="148" /></a>L’albero principe del Natale è una conifera, cioè l’abete: il sempreverde che anche nel gelo invernale si conserva in vita, solitario o in gruppo, pur se coperto da un’abbondante coltre di neve. In molti paesi d’Europa, specialmente in area germanica, se ne sceglie un esemplare di grandi dimensioni e lo si pone al centro della piazza principale: esso diviene così il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> assiale del solstizio. La tradizione, come è noto, è stata fatta propria anche dalla Chiesa cattolica: ogni anno un grande abete, donato da una diversa regione d’Europa, viene eretto in Piazza San Pietro a Roma. Allo stesso modo in Finlandia, ove peraltro l’uso rituale dell’albero pare sia penetrato solo nel corso dell’Ottocento, l’abete è oggi un elemento simbolico fondamentale nella festa. In segno di amicizia, dal 1954 la capitale Helsinki dona un grande albero a quella del Belgio Bruxelles, come del resto similmente fa Oslo, capitale della Norvegia, con Londra e Copenhagen. Questi doni rappresentano un’amicizia tra paesi europei e rientrano nelle caratteristiche generali del Natale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889015314" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/imisteridelsole.bmp" border="0" alt="Stefano Arcella, I misteri del sole. Il culto di Mithra nell'Italia antica" width="92" height="133" /></a> La Finlandia è oggi anche conosciuta come patria elettiva di Babbo Natale: la cittadina di Rovaniemi, che si trova oltre il Circolo Polare Artico, deve oggi la maggior parte dei suoi introiti turistici a questa fama, oltre che alle renne e a un interessante museo sulle usanze samoiediche. La figura di Babbo Natale è comunque diffusa in diverse forme in varie zone d’Europa, e molte città si contendono l’origine del personaggio prodigo di doni e dolciumi (San Nicola ne è l’incarnazione più ricorrente).</p>
<p style="text-align: justify;">I doni natalizi, per i cui involucri ricorre il <a title="simbolismo del colore rosso" href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelrosso.html">simbolico colore rosso</a>, sono al tempo stesso messaggi di un’abbondanza ultraterrena: la pienezza della vita fiorisce nel cuore dell’inverno. In Germania e Austria le feste natalizie sono accompagnate da caratteristici mercatini all’aperto (<em>Christkindlmarkten</em>, “mercatini di Gesù Bambino”), allestiti nelle principali città: il più famoso è probabilmente quello di Stoccarda. Essi offrono la piacevole opportunità di mangiare o di bere qualcosa di caldo, e di trovare ogni genere di addobbi per l’albero, dolciumi, giocattoli, pesanti capi d’abbigliamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è noto, il giorno di Natale apre il “piccolo anno”, i dodici giorni sacri che portano sino all’Epifania. L’abbondanza che contraddistingue i giorni del “microanno” (le ghirlande, i doni, i grandi pranzi e cene – inclusa quella di Capodanno) è un auspicio per il “macroanno” che verrà. Così in Bulgaria la sera della vigilia di Natale si usa preparare una cena molto abbondante, che annovera almeno 12 portate. Ognuno di questi piatti rappresenta un mese dell’anno, e pertanto deve essere molto ricco. In Danimarca si usa offrire dolci speziati, bevande e cibo in quantità agli ospiti, anche perché si ritiene che se durante il periodo dell’Avvento qualcuno visita la casa senza ricevere nulla in dono porterà via con sé lo spirito di Yule, cioè quello del Natale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888550828" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/storiadelnatale.bmp" border="0" alt="Manlio Triggiani, Storia del Natale. Culti, miti e tradizioni di una festa millenaria" width="163" height="232" /></a> In Austria la festa si associa alla musica: non vi sono soltanto i classici giri di valzer degli Strauss, ma si tengono cori popolari e concerti di musica classica un po’ dappertutto. Ragazzi e ragazze in costumi tradizionali cantano le canzoni natalizie di fronte alle case, ricevendone in cambio piccoli doni o monete (lo stesso avviene nei paesi anglosassoni e in Irlanda).</p>
<p style="text-align: justify;">La luce è una delle più importanti caratteristiche della festa, poiché “aiuta” quella del sole a risplendere: per questo motivo si accendono fuochi e candele, e nel camino un ceppo brucia per tutta la notte o persino per tutti i dodici giorni del “piccolo anno”. In Danimarca, ove si vanta il curioso primato del massimo consumo mondiale di candele <em>pro capite</em> nel periodo natalizio, durante l’avvento si ornano le abitazioni con ghirlande di piante sempreverdi, ornate da quattro candele di colore bianco o rosso: ciò che se ne ottiene è una rappresentazione fiammeggiante della croce dell’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Celebriamo dunque con gioia il Natale, consapevoli che alla fine la luce trionferà ancora una volta sulle tenebre di questo oscuro periodo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Area</em> 86 (2003), pp. 71-72.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/luce-e-doni-per-il-natale-del-sole.html' addthis:title='Luce e doni per il Natale del sole ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Roma e il &#8220;Natale solare&#8221; della tradizione nordico-aria</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 09:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella tradizione aria, e a Roma in particolare, il tema del Natale ebbe una portata non soltanto religiosa e mistica, ma sacra, eroica e cosmica ad un tempo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/roma-e-il-natale-solare.html' addthis:title='Roma e il &#8220;Natale solare&#8221; della tradizione nordico-aria '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">Fra gli altri, a due risultati di non poco momento dovrebbe condurre la dottrina della razza sul piano spirituale: in primo luogo, con un ritorno alle origini, essa dovrebbe riportare alla luce i significati più profondi di tradizioni e di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, che si sono oscurati nei corsi dei millenni, sì da non sopravviverne che frammenti sparsi, decaduti in consuetudini e in feste convenzionali. In secondo luogo — e non senza relazione a ciò — la dottrina della razza dovrebbe ridestare la sensibilità per una concezione vivente del mondo e della natura, a limitare il potere di quella razionalistica, profana, scientista e fenomenicista, da cui l’uomo occidentale è stato sedotto ormai da secoli. E, in ordine a questo senso vivente e spirituale delle cose e dei fenomeni, i migliori punti di riferimento possono essere dati soprattutto dalle concezioni «solari» ed eroiche, che le più antiche tradizioni arie ebbero in proprio.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1342" style="margin: 10px;" title="Dies natalis" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/natalis.gif" alt="" width="253" height="223" />Ben pochi sospettano che le feste di questi giorni, che ancor oggi, nel secolo dei grattacieli, della radio, dei grandi movimenti di folle, si celebrano e nelle cosmopoli così come fra trincee, macchine di guerra e masse combattenti, continuano una tradizione remota, riportandoci ai tempi ove, quasi all’aurora dell’umanità, s’iniziò il moto ascendente della prima civiltà aria; una tradizione, in cui peraltro si espresse meno una particolare credenza degli uomini, che la gran voce delle stesse cose. Volendo qui dir qualcosa in proposito, va anzitutto ricordato un fatto da molti ignorato, vale a dire, che in origine la data del Natale e quella dell’inizio del nuovo anno coincidevano, non essendo questa data arbitraria, ma connessa ad un preciso avvenimento cosmico, al solstizio d’inverno. Il solstizio d’inverno cade, infatti, nel 25 dicembre, che è la data del Natale successivamente conosciuto, ma che nelle origini ha avuto un significato essenzialmente «solare». Ciò appare ancora in Roma antica: la data natalizia in Roma antica era quella del risorgere del Sole, dio invitto — <em>Natalis solis invicti</em> —. Con essa, come giorno del sole nuovo — <em>dies solis novi </em>— nell’epoca imperiale prendeva inizio l’anno nuovo, il nuovo ciclo. Ma questo «natale solare» di Roma del periodo imperiale, a sua volta, rimanda ad una tradizione assai più remota d’origine nordico-aria. Del resto, <em>Sol</em>, la divinità solare appare già fra i <em>dii indigetes</em>, cioè fra le divinità delle origini romane, ricevute da ancor più lontani cicli di civiltà. In realtà, come diremo, la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare del periodo imperiale, in larga misura ebbe il significato di una ripresa e quasi di una rinascenza, purtroppo alterata da vari fattori di decomposizione, di un antichissimo retaggio ariano.</p>
<p style="text-align: justify;">Già la preistoria italica preromana è ricca di tracce del detto culto solare: carri solari, dischi radiati, stelle radiate, croci d’ogni tipo, non escluse le croci uncinate incise p. es. in asce arcaiche rinvenute in Piemonte e nella Liguria. Per tal via può constatarsi il passaggio, nell’Italia antichissima, della stessa tradizione, che lasciò fin dall’età della pietra tracce consimili lungo tutti gli itinerari delle grandi migrazioni ano-occidentali e nordico-arie. <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simboli</a>, segni, jerogrammi, notazioni calendariche o astrali rudimentali, figurazioni su vasi, armi od ornamenti, enigmatiche disposizioni di pietre rituali o di caverne, poi, più tardi, riti e miti sopravvissuti in civiltà più tarde, se studiati secondo i nuovi punti di vista propri all’indagine spirituale e razziale del mondo delle origini, forniscono peraltro testimonianze concordanti e univoche non solo circa la presenza di un culto solare unitario come centro della civiltà delle genti arie primordiali, ma altresì circa la speciale importanza che in esse aveva la data «natalizia», vale a dire quella del solstizio d’inverno, il 25 dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1343" title="sol_invictus2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sol_invictus2.jpg" alt="" width="198" height="276" />Ad evitare degli equivoci, sarà però bene ricordare ad una certa classe dei lettori quel che in questa sede abbiamo già avuto occasione di rilevare, vale a dire, che parlando di un culto solare preistorico non si deve per nulla pensare a forme inferiori di una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> «naturalistica»e idolatrica. E’ una fola, che l’antica umanità, e soprattutto quella della grande razza aria, divinificasse superstiziosamente i fenomeni naturali — vero è invece, che l’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> concepì i fenomeni naturali essenzialmente come <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> sensibili di significati superiori, spirituali — quindi, più o meno come sostegni spontaneamente offerti ai sensi dalla natura per poter presentire questi significati trascendenti. Che le cose fra la parte meno qualificata di un dato popolo antico talvolta possano anche esser andate altrimenti, ciò può esser concesso, ma evidentemente prova così poco quanto il fatto non raro del passare in forma di superstizioni bigotte perfino in alcuni culti cristiani, in certe popolazioni incolte e fanatiche del Sud. Prevenuto così un noto malinteso, il significato simbolico d’espressioni arcaiche arie, come «luce degli uomini», o «luce dei campi» — <em>landa ljòme</em> — date al sole, deve risultare chiaro ,e si può anche comprendere, che lo stesso intero corso del sole nell’anno, con le sue fasi ascendenti e discendenti, si presentasse parimenti nei termini di un grandioso <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> cosmico. In questa vicenda solare il solstizio d’inverno costituì una specie di punto critico, vissuto secondo una particolare drammaticità nel periodo in cui le stirpi arie originarie ancora non avevano lasciate regioni, nelle quali era sopravvenuto il clima artico e l’incubo di una lunga notte. In tali condizioni, il punto del solstizio d’inverno — il più basso dell’eclittica — apparve come quello in cui la « luce della vita » sembrava estinguersi, tramontare, sprofondarsi nella terra desolata e gelata o nelle acque o fra le cupe selve, da cui però ecco che subito di nuovo si rialza a risplendere di nuovo chiarore.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui sorge una vita nuova, si pone un nuovo inizio, si apre un nuovo ciclo. La «luce della vita», si riaccende. Sorge o nasce dalle acque l’«eroe solare». Di là dall’oscurità e dal gelo mortale viene vissuta una rinascita, una liberazione. Il simbolico albero del mondo e della vita si anima di nuova forza. E’ in relazione a tutti questi significati che già in tempi preistorici anteriori di millenni all’èra volgare una quantità di riti e di feste sacre andarono a celebrate la data del 25 dicembre, come data di nascita o rinascita, nel mondo così come nell’uomo, della forza «solare». Poco si sa che lo stesso tradizionale albero natalizio, ancora in uso in molti paesi e in parte anche in Italia, ma nella forma di una faccenda da bambini o, al massimo, da buone famiglie borghesi, è un’eco residuale proprio di quell’antichissima, severa tradizione aria e nordico-aria. Un tale albero, ricavato da un «sempre verde», <em>semper virens</em>, cioè da pianta che non muore nell’inverno, pino od abete, riproduce l’arcaico albero della vita o del mondo, che al solstizio d’inverno s’illumina di nuova luce, cosa espressa appunto dalle candelette che lo adornano e che vengono accese in quella data. E i «doni», di cui quell’albero è carico &#8211; oggi, semplici regali per bambini — raffiguravano effettivamente il simbolico «dono di vita» proprio alla forza solare che nasce o rinasce. Ma il momento in cui il <em>semper virens</em>, la pianta che non muore, si rinnova e si illumina è, nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> primordiale, anche quello in cui, come si è detto, l’“eroe solare” sorge dalle acque allo stesso modo che, secondo un rito continuatosi fino al <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> ghibellino dopo aver avuto una parte importante nelle leggende relative ad Alessandro Magno, l’albero cosmico è anche un albero «solare» avente un’intima relazione col cosiddetto «albero dell’impero» — <em>arbor solis</em>, <em>arbor imperii</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827212248"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/rivoltacontroilmondomoderno.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno" width="95" height="134" /></a>Ciò ci induce a considerare un altro aspetto assai interessante delle tradizioni in parola, per il quale vogliamo particolarmente riferirci all’antica romanità. Il mithracismo. o culto di Mithra, come è noto, è la tarda forma assunta dall&#8217;antica <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> ario-iranica (mazdea), in una formulazione particolarmente adatta per una mentalità guerriera. Diffusosi questo culto nella Romanità, sotto Aureliano la data del «natale solare o solstizio d’inverno», il 25 dicembre, si identificò a quella della celebrazione del <em>Natalis Invicti</em>, cioè della nascita di Mithra considerato come un eroe «solare».</p>
<p style="text-align: justify;">Circa il mithracismo a Roma, come si è accennato, sarebbe assai superficiale, se non addirittura grossolano, parlare <em>sic et sirnpliciter</em> di «importazioni» o «influenze orientali»: l’Oriente di quel tempo fu una cosa assai complessa, nella quale figuravano elementi molto eterogenei— ma fra di essi, indubbiamente, anche parti importanti e incorrotte del più antico retaggio spirituale delle genti arie e <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropee</a>. Nei riguardi della relazione che fu stabilita fra Mithra e il «natale solare» romano, un noto studioso ebbe dunque a rilevare assai giustamente, che con questo non si venne ad un’alterazione, ma piuttosto ad un rinnovamento del calendario romano secondo quel suo antico aspetto astronomico e cosmico, che esso aveva avuto ai tempi primi di Romolo e di Numa e che conferiva alle feste il significato di grandi simboli nella coincidenza delle date di esse con grandi epoche della vita del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1344" style="margin: 10px;" title="fuoco-solstiziale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fuoco-solstiziale.jpg" alt="" width="245" height="300" />Dopo di che, è importante esaminare l’attributo di <em>invictus-aniketos</em> — dato a Mithra — all’eroe solare — e alla stessa forza solare nella nuova concezione romana. E’ un attributo « trionfale ». Nelle originarie tradizioni ario-iraniche e affini esso è l’attributo di ogni natura celeste e, eminentemente, del sole, in quanto luce che vince le tenebre, forza luminosa urànica su cui mai quelle della notte e della buia terra prevarranno. Ma, a Roma, noi vediamo che lo stesso epiteto <em>invictus</em> diviene titolo imperiale, cesareo, e noi sappiamo che mithracismo, più che esser culto di una divinità astratta, voleva «indurre » per così dire — la stessa qualità di Mithra negli iniziati, per mezzo di una certa trasformazione della loro natura. E’ in ciò evidente la tendenza a comprendere anche in modo simbolico e analogico l’attributo «solare», sì da poter farlo valere per l’uomo e, propriamente, a controsegnare il tipo e l’ideale di una superiore umanità —per non dire addirittura di una «superumanità». Come il sole risorge, perennemente vittorioso sulle tenebre, così pure, in una perenne vittoria interiore sulla natura mortale e istintiva si compie un essere, che una mistica virtù rende, in via normale, eminentemente atto alla funzione di re, di capo, di duce. E’ così che in Mithra, l’“eroe solare“, fu venerato a Roma un <em>fautor imperii</em>; è così che si stabilisce un’intima relazione del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare con le idee di regalità e di impero, nella loro più alta forma. Siffatta relazione ebbe particolare risalto nelle tradizioni eroiche delle antiche genti arie, e noi, in questa stessa sede, ne abbiamo già parlato trattando della dottrina mistica della «gloria». Non volendo ripeter, dunque, cose già dette, ci limiteremo a ricordare la presenza degli stessi significati nell’antica Roma. La <em>victoria Caesaris</em>, cioè la mistica forza trionfale che, nel <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di una statuetta, dall’un Cesare veniva trasmessa all’altro, riflette esattamente le più antiche tradizioni ario-iraniche circa la regalità e il cosiddetto <em>hvarenò</em>: poiché, come già dicemmo nell’articolo ora ricordato, l’<em>hvarenò</em> valse come una misteriosa forza «solare» di invincibilità, e di «gloria», che investe i duci, fa di essi qualcosa di più che semplici uomini e li testimonia appunto con la loro vittoria.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1345" style="margin: 10px;" title="mithra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/mithra-300x279.png" alt="" width="300" height="279" />Un’antica effige romana di Sol raffigura questo dio simbolico con la destra levata nel gesto «pontificale» di protezione e con la sinistra che regge una sfera, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del dominio universale. In un’altra immagine si ravvisa però lo stesso dio che trasmette il globo all’imperatore, presso ad iscrizioni, le quali riferiscono appunto alla «solarità» la stabilità e l’<em>imperium</em> di Roma: <em>Sol conservator orbis</em>, <em>Sol dominus romani imperii</em>. Un altro medaglione particolarmente interessante reca nel retto l’imagine laureata dell’imperatore — con la testa, cioè, cinta del <em>semper virens</em>, della fronda imperitura: a tergo si ha il dio solare con la sfera, ma in più, vicino, una croce uncinata (che noi vediamo dunque presente anche in Roma antica) e la scritta: <em>soli invicto comiti</em> cioè: al dio solare, compagno invincibile. Ancora un’imagine conservata nel Museo Capitolino — ci mostra l’associazione del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di <em>Sol sanctissimus</em> con l’Aquila, con l’animale fatidico di Roma, che si pensava fosse anche quello, da cui lo spirito trasumanato degli imperatori morti veniva simbolicamente tratto dal rogo funerario in cielo. Testimonianze analoghe potrebbero esser facilmente moltiplicate. Non è azzardato dire, che esse ci parlano di un vero e proprio «mandato divino solare» quale anima viva di quella funzione imperiale cesarea, che, per noi, nel mondo antico, fu una specie di ultimo guizzo di significati arcaici a poco a poco perduti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella antica settimana romana il «giorno del sole» era il «giorno del signore» — e questo significato è sopravvissuto nei tempi successivi col termine di domenica, da <em>dominus</em>, signore, così come nella designazione germanica <em>sontag </em>o inglese <em>sunday </em>per lo stesso giorno di «festa» si e conservato letteralmente il significato di «giorno del sole» e, con esso, il riflesso dell’antica concezione solare ariana. Qualcosa della sapienza dei primordi sembra dunque essersi conservato, in un qualche modo, nella stessa festa attuale del Natale, per quanto la celebrazione dell’anno nuovo si sia da essa dissociata. Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> della luce vi si mantiene — si ricordino p. es. le parole del prologo del <em>Vangelo di Giovanni</em>: <em>erat lux vera, quae illuminat omnem hominem venientem in hunc mundum </em>-così come l’attributo di «gloria», che appare poco più sotto. In tracce monumentali del primo periodo romanica lo stesso <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della croce si unisce a quello solare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella tradizione aria e nordico-aria e nella stessa Roma lo stesso tema ebbe una portata non soltanto religiosa e mistica, ma sacra, eroica e cosmica ad un tempo. Fu la tradizione di una gente, alla quale la stessa natura, la stessa gran voce delle cose, parlò in quella data di un mistero di resurrezione, della nascita o rinascita di un principio non solo di «luce» e di nuova vita, ma anche di <em>imperium</em>, nel senso più alto e augusto del termine.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La difesa della razza</em> del 20 dicembre 1940.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/roma-e-il-natale-solare.html' addthis:title='Roma e il &#8220;Natale solare&#8221; della tradizione nordico-aria ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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