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	<title>Centro Studi La Runa &#187; sole</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il femminino sacro e la ricerca dell&#8217;unita perduta</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 17:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Studi religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Artù]]></category>
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		<description><![CDATA[Forse alle origini della storia dell'umanità la concezione religiosa primaria è stata quella del "femminino sacro"?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-femminino-sacro-e-la-ricerca-dellunita-perduta.html' addthis:title='Il femminino sacro e la ricerca dell&#8217;unita perduta '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Poniamoci una domanda per assurdo: Dio è uomo o donna? Certo razionalmente la maggior parte di noi riterrà il quesito stupido, da momento che, ovviamente, per definizione (almeno nelle società occidentali) Dio è asessuato.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se pensiamo a Dio, la prima immagine che ci viene alla mente è quella di un personaggio maschile e in tutte le lingue ci riferiamo a Lui con pronomi maschili: è questo il frutto di secoli di &#8220;maschilizzazione&#8221; del divino, una maschilizzazione di origine sociologico-culturale che ha avuto il suo apice nelle tre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> monoteiste.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B003E8AIMK/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B003E8AIMK" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9010" style="margin: 10px;" title="the-feminine-face-of-god" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-feminine-face-of-god.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a>Ma non è sempre stato così: alle origini della storia dell&#8217;umanità la concezione religiosa primaria è stata quella del &#8220;femminino sacro&#8221; e la cosa appare del tutto spiegabile: un genere umano formato da cacciatori-raccoglitori ha unito inconsciamente i ritmi della natura, l&#8217;abbondanza dei doni della terra e la magia della nascita e della vita con le donne e il loro potere riproduttivo, dal quale i leader tribali, maschi per logica naturale (chi ha più forza fisica difende la comunità e chi difende la comunità ne ottiene il dominio), si sentivano ovviamente esclusi<a title="" href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Era, d’altra parte, assolutamente ovvio che la percezione intuitiva di uomini completamente immersi nella natura e soggetti ai suoi cicli li portasse a prendere coscienza delle energie alla radice della vita e del mondo fisico. In quest’ottica, la terra stessa doveva sembrare loro un grande, unico essere vivente che li ospitava, li nutriva e determinava la loro vita e morte, con una potenza certamente al di là della loro comprensione e proprio questo vivere concretamente la loro fusione con i ritmi della natura doveva rimandarli all’estasi magistica vissuta nell’accoppiamento con le loro compagne, che portava ad una capacità generativa paragonabile a quella della natura stessa<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ altamente probabile che questi “uomini naturali”, non avendo alcuna consapevolezza della propria funzione riproduttiva, vedessero tutta la magia procreatrice come prerogativa unicamente femminile e che, conseguentemente, il fascino e il mistero della vita prendessero, nella mente degli umani, una forma femminile sacralizzata: gli elementi sacrali e gli attributi femminili della natura come delle donne appartenevano allo stesso mondo magico delle forze della vita, un mondo che era oltre la comprensione del maschio umano. E’ questa presa di coscienza che deve aver portato allo sviluppo di un mito della creazione relativo ad un antenato singolo e femminile per tutta l&#8217;umanità e per il mondo: la Grande Madre Cosmica, su cui si è imperniato tutto un culto primario, con i suoi riti magici e sciamanici<a title="" href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0500282498/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0500282498" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9011" style="margin: 10px;" title="the-language-of-the-goddess" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-language-of-the-goddess.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Non è, dunque, un caso che dall&#8217;età della pietra emergano rappresentazioni stilizzate, perlopiù statuette in creta o avorio, rappresentanti donne in tutto il loro splendore fertile, a riflettere un culto crescente della fertilità incarnata nel femminino sacro, così come non è un caso che le più recenti scoperte archeologiche ci parlino di società primitive governate da donne e in cui i maschi cacciatori erano sottoposti a un sistema matriarcale<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’, altresì, altamente probabile che, nella visione comune, il sacro femminile fosse identificato con il sole, fonte di vita, è non è senza senso che nelle lingue celtiche e in tedesco la parola “sole” sia femminile, mentre la parola “luna” maschile. Al contrario, la divinità maschile babilonese Sin era raffigurata come luna, così come Osiride in Egitto o Shiva, la divinità più antica dell&#8217;India, che viene ancora oggi dipinto con una falce di luna tra i capelli<a title="" href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta la Grande Dea era anche associata all&#8217;albero della vita, perché presiedeva all&#8217;abbondanza della natura e alla procreazione e al piacere ad essa associato, ma, in combinazione con le correnti e le forze telluriche, in altre occasioni poteva anche assumere le forme simboliche del serpente o del drago ctonio, considerati come entità positive associate con la vita stessa<a title="" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/015696158X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=015696158X" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9012" style="margin: 10px;" title="when-god-was-a-woman" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/when-god-was-a-woman.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ogni donna era considerata, per certi versi, incarnazione della grande dea, venendone a rappresentare il potere creativo di dea madre e, conseguentemente, qualificandosi come strumento del suo potere nel mondo. In questo senso, solo una donna avrebbe potuto comunicare con l&#8217;invisibile, il sacro, fosse essa un’anziana sapiente, una sciamana, una guaritrice, una maga o una sacerdotessa. Per certi versi, possiamo definire questa come l&#8217;epoca del trionfo delle donne, viste come incarnazione del sacro, dominatrici della società umana e ispiratrici della nascita della coscienza religiosa: erano in realtà le donne a rappresentare l&#8217;unico collegamento tra i maschi di un clan, il vero elemento coesivo sociale e, per il loro ruolo, esse erano trattate con rispetto e timore reverenziale da tutti<a title="" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Venne, però, il giorno in cui gli uomini si resero conto di non essere non correlati alla procreazione. Probabilmente la nascita delle città e l&#8217;organizzazione militare della loro società li avevano resi consapevoli del proprio potere creativo e della loro forza: i re, come primi tra i guerrieri in una società bellicosa, si erano assunti il compito di guida politica delle comunità e avevano bisogno di creare dei a loro immagine per giustificare la loro presa di potere come diritto divino, necessitando di divinità da temere così come essi basavano il loro dominio sul timore che potevano incutere negli altri<a title="" href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco allora che il ruolo femminile doveva proporzionalmente decrescere: le donne divennero, dunque, garanti della procreazione di molti guerrieri, strumenti di un piacere non essenziale, fino a tramutarsi, in alcune culture, semplicemente in beni preziosi, servitrici dell’elemento maschile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0140196013/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0140196013" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9013" style="margin: 10px;" title="the-alphabet-versus-the-goddess" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-alphabet-versus-the-goddess.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Verosimilmente è possibile ipotizzare che questi cambiamenti di prospettiva culturale abbiano avuto luogo primariamente in Mesopotamia 6.000 anni fa: è più o meno a quest’epoca, infatti, che si situa la leggenda del dio Marduk che uccide la madre Tiamat (non casualmente un serpente gigante&#8230;) e prende il potere e il ruolo sacrale che essa deteneva prima<a title="" href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la tradizione sumera, è il libro della Genesi nella Bibbia che chiede all&#8217;uomo di dominare e sottomettere la natura (quindi utilizzando la sua forza fisica), mentre donna e sua rappresentazione simbolica (il serpente) vengono presentate come “il nemico”, il corruttore, immagine che continua con il racconto di Lilith<a title="" href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Così la grande dea solare diventa &#8220;lunare&#8221;, pallido riflesso della sua connotazione originale, diviene &#8220;accessoria&#8221; al dio maschile, suo amante e/o suo figlio, il quale detiene da solo il potere di trasmettere la sua energia solare: la dea è solo la madre alle origini del dio, o la sua consorte, relegata ad un ruolo di secondo piano, di contraltare e riflesso della divinità centrale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0826468306/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0826468306" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9014" style="margin: 10px;" title="yahweh-goddesses" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/yahweh-goddesses.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Così, la dea perde il suo trono e il femminino sacro, espressione dello sconosciuto, del mistero della natura selvaggia e detentore dei segreti della vita, se non scompare completamente, lascia progressivamente, nel corso dei millenni, il suo alone sacrale, venendo a risultare in qualche modo emarginato all&#8217;interno del panorama religioso di pari passo alla perdita di prestigio e importanza sociale della donna in seno alle diverse comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; proprio questo parallelismo tra ottica religiosa e sviluppo sociale a risultare particolarmente interessante: l&#8217;uomo crea dei a sua immagine, certamente per giustificare il suo potere ma anche come rispecchiamento simbolico del controllo vieppiù esercitato sul lato dell&#8217;umanità visto come irrazionale, sulla donna che è <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> e riflesso della natura fuori controllo. Conseguentemente, l&#8217;uomo organizzatore della nuova società strutturata non può che vedere il femminile naturale come caotico, ostile, elemento pericoloso da evitare e dominare (e, più tardi, nelle religioni giudaico cristiane, la porta dell&#8217;inferno): il &#8220;femmineo&#8221;, avendo perso la sua corona sacrale, non diventa altro che un susseguirsi di provocazioni, di disturbi dell&#8217;ordine sociale, incarnando l&#8217;energia libera, la magia e i poteri occulti che sfuggono al controllo maschile<a title="" href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il processo prosegue e, a poco a poco, le dee antiche del <em>pantheon</em> finiscono per essere cacciate e, così, arrivano a scomparire la consorte di Dio giudaico-cristiana così come le figure femminili che ruotavano intorno all&#8217;Allah pre-islamico: il mondo giudaico-cristiano è sospettoso nei confronti della natura libera che viene ad incarnare, nel Cristianesimo, il male, la distruzione del caos, l&#8217;antico paganesimo (e non a caso, iconograficamente, si collegheranno i piedi caprini del satiro &#8220;naturale&#8221; a Satana), le dee saranno nascoste, le loro sacerdotesse combattute, perseguitate, bruciate (fino alla caccia alle &#8220;streghe&#8221;) e la femminilità e le donne verranno associate con le opere del diavolo<a title="" href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/080187985X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=080187985X" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9015" style="margin: 10px;" title="mother-of-the-gods" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/mother-of-the-gods.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>In questo senso Lilith, prima moglie di Adamo (e, culturalmente, evidente memoria della dea madre), viene associata con l&#8217;aspetto negativo del serpente e, in tempi biblici, demonizzata dal potere maschile come incarnazione dell&#8217;era matriarcale e di quella femminilità libera e dominante troppo pericolosa per il potere degli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Rifiutata da Adamo, espulsa dal Paradiso, il Signore nega alla sfortunata Lilith il mondo celeste e la relega nelle profondità sottomarine dell&#8217;inconscio collettivo, dove sarà compagna di Lucifero o di Samael. Questo mito, combinato con la &#8220;colpa&#8221; di Eva che seguirà, aiuterà a svalutare la femminilità, togliendole tutto l&#8217;alone sacrale e giustificando il dominio e lo stretto controllo degli uomini sulle donne nelle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> del Libro: addirittura la donna perde anche la sua anima, la prima donna diventa il primo demone solare tentatore e pericoloso, dominatore della oscurità della notte (non casualmente, come Kali, Lilith è scura ed è associata astrologicamente alla luna nera)<a title="" href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il Cristianesimo si diffonde e porta con sé questa concezione ovunque, oscurando tradizioni già presenti in varie culture e nelle quali il culto del femminino era ancora fortemente sentito. Forse il caso più emblematico è quello celtico. All&#8217;interno del mondo celtico la dea madre era conosciuta come Dana (o Anna) ed era la personificazione della fertilità, della potenza e della ricchezza della natura: come Gaia in Grecia o Lakshmi in India era lei a nutrire ogni essere vivente. Così diffuso era il suo culto che la dea stessa si era, nel tempo, moltiplicata in una dozzina di divinità femminile (Birgit, Morgan, Epona, Rihannon, etc) presenti nelle leggende e nei riti di tutta l&#8217;Irlanda e la Gran Bretagna e proiezioni del ruolo alto e rispettato della donna (almeno in ambito druidico) nella società celtica. La Chiesa cristiana e i suoi missionari dovettero a lungo lottare contro la grande dea celtica e le sue rappresentanti, sacerdotesse e streghe e, certamente, il combattimento fu feroce. Dal momento che la posta in gioco non appariva sufficiente ad estirpare la vecchia <a title="religioen" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, fu necessario utilizzare l&#8217;inganno: così Anna divenne la madre della Vergine, S. Anna, particolarmente venerata in Gran Bretagna, Birgit fu &#8220;travestita&#8221; da Santa Brigida, pur mantenendo i suoi poteri di fertilità e patrocinio sulle nascite, gli antichi luoghi di culto furono recuperati dalla Chiesa con un gran numero di cappelle e cattedrali costruite su antichi santuari della dea, in presenza di fonti incontaminate miracolose o mehir neri<a title="" href="#_ftn14">[14]</a>. Insomma, pur celata sotto diverse sembianze la dea rimase presente nelle terre celtiche e la partita non sembra ancora totalmente finita<a title="" href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima dell&#8217;avvento dei monoteismi, comunque, come dicevamo, il processo di depotenziamento del femminino sacro era già ampiamente in atto. La dea diventa, dunque, la consorte del dio, o sua madre, spogliata dei suoi caratteri solari, ma, comunque, mantiene una funzione sacra essenziale: diventa la garante del potere di Dio nel momento in cui la sua morte (conseguenza della simbolizzazione dei cicli naturali) sembra distruggerlo. E&#8217;, infatti, la dea che, come principio della vita, si fa carico del compito di resuscitarlo, in un atto che ritroviamo in numerose culture antiche:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">in Mesopotamia è Ishtar (una delle varianti della dea madre primaria Astarte) che scende agli inferi per riportare suo marito Tammuz, dio del raccolto, alla vita (o, in una variante, è Inana che fa lo stesso con il dio Damuzi) e, significativamente, deve passare attraverso sette porte, abbandonando ogni volta, la sua corona, i suoi gioielli, il vestito e così via (cosa che simboleggia il passaggio dei sette <em>chakra</em>, ma che è anche chiara <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbologia</a> del depotenziamento della dea inversamente proporzionale al potenziamento del divino maschile);</li>
<li style="text-align: justify;">in Egitto, la Dea in varie forme è onnipresente, anche se perde il suo carattere dominante a favore del dio solare Atum, Ptah e Ra o Aton (ma, comunque, il faraone non può regnare senza la sorella-moglie e la donna mantiene sempre uno status invidiabile e la possibilità di alte cariche) ed è, in ogni caso lei (come Iside) che, con mille peripezie, riassembla il corpo di Osiride sparso dal malvagio Seth;</li>
<li style="text-align: justify;">in Scandinavia è Freya che si sacrifica per salvare Baldur, il prototipo del dio-uomo perfetto<a title="" href="#_ftn16">[16]</a>.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Gli esempi potrebbero continuare ma, forse, l&#8217;esempio più chiaro del ruolo assunto dalla dea lo troviamo nella mistica induista. Quando Shiva era immerso in meditazione sul monte Kailash, è la Dei Parvati che gli dà mandato perché entri in azione e senza tale mandato egli sarebbe rimasto immobile per l&#8217;eternità: la dea è l&#8217;energia di Dio e la coscienza maschile ancora non può fare nulla senza l&#8217;energia sacra e attiva della femminilità cosmica perché nessun potere maschile divino è attivo se non è guidato dalla forza sacra della generatività femminilità<a title="" href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo dato atavico, per altro, riemerge anche in miti posteriori, in cui, stante la dominante cultura maschile cristiana, tutto deve essere velato simbolicamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0875420907/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0875420907" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9016" style="margin: 10px;" title="ancient-ways" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ancient-ways.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Pensiamo, ad esempio al ciclo arturiano: la spada del potere, Excalibur, è il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> del potere del femminino sacro nelle mani del re, a cui è data dalla signora del lago (e ad essa la spada ritorna alla morte dell&#8217;eroe) e, dunque, Artù stesso regna su mandato del femminino sacro o, almeno, con il suo benestare, tanto che, nel ciclo, Artù ha forza solo quando Ginevra (rappresentante in terra del femminino) è presente nella sua vita come forza solare femminile di chiara origine celtica che il Cristianesimo non ha potuto completamente estirpare<a title="" href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, se ci riflettiamo, questo aspetto evolutivo della figura del femminino sacro di riscontra, a vari livelli, in pressoché qualunque &#8220;quest&#8221; come momento di riscoperta da parte dell&#8217;eroe solare maschile della femminilità lunare nascosta (che rappresenta junghianamente la sua anima o, secondo il tantra indù, la sua Shakti interiore): quando l&#8217;eroe libera, come tipico delle <em>quest</em>, la ragazza prigioniera, si riappropria simbolicamente della sua femminilità segreta, tornando all&#8217;unità dell&#8217;essere dell&#8217; originale androgino<a title="" href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0062503545/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0062503545" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9017" style="margin: 10px;" title="the-once-and-future-goddess" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-once-and-future-goddess.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Non a caso secondo il <em>Vangelo di Tommaso</em>, Gesù dice il regno di Dio si aprirà solo a coloro nei quali si sono uniti il maschile e il femminile: solo tramite tale unione l&#8217;eroe diventa un uomo compiuto, un &#8220;uomo Luna&#8221;. Si tratta, sostanzialmente, di un processo non dissimile al simbolico matrimonio alchemico tra opposti e, d&#8217;altra parte &#8220;Sophia&#8221;, la sapienza ellenistica è donna, così come donne sono le Muse, a dirci che l&#8217;energia creativa di un uomo ha un principio femminile laddove il suo lavoro è in realtà quello generativo del femminino sacro<a title="" href="#_ftn20">[20]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, è curioso che il ritorno del femminile sacro violato dalla Chiesa risulti evidente, in pieno <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a> cristiano, nella corrente dell&#8217;amor cortese, nella quale la donna è sublimata, solarizzata dal cavaliere o trovatore: &#8220;Dio è la donna che hai incontrato&#8221;, scrisse il trovatore Uc San Circ e Dante, appartenente ai &#8220;Fedeli d&#8217;Amore&#8221; fa di Beatrice una entità spirituale in grado di guidarlo verso le sfere celesti, vera incarnazione del sacro femminile che è diventato &#8220;tramite&#8221; per il Dio solare<a title="" href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa di molto simile accade nel Sufismo persiano del XII secolo che vede nel femminino una teofania: Dio si rivela nella bellezza della donna amata, la donna è la femminilità pura, sacro testimone e specchio per l&#8217;uomo della sua qualità spirituale, che gli fa riscoprire, nella contemplazione del femminile, l&#8217;influenza di Dio nel mondo manifestato<a title="" href="#_ftn22">[22]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono queste pulsioni profonde, ataviche a permettere , nonostante secoli di persecuzioni e di oscurantismo maschilista, una sopravvivenza del femminino sacro, una sopravvivenza provvidenziale perché solo la presa di coscienza di una visione antropo-religiosa non macchiata di misogenia ci può permettere, oggi come nel passato, una riappropriazione completa della nostra coscienza trascendentale e una piena armonia dell&#8217;essere umano finalmente ricomposto in unità.</p>
<div><strong>Note</strong></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> S.R. Anderson, P. Hopkins, <a title="The feminine face of God" href="http://www.amazon.it/gp/product/B003E8AIMK/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B003E8AIMK" target="_blank"><em>The Feminine Face of God: The Unfolding of the Sacred in Women</em></a>, Bantam 1992, pp.28 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> J. McLaughlin, <em>Sacred Feminine</em>, Rio Grande Books 2009, pp. 36-41</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> J. Markale, <em>The Great Goddess: Reverence of the Divine Feminine from the Paleolithic to the Present</em>, Inner Traditions 1999, pp. 18 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> M. Gimbutas, J. Campbell, <a title="The language of the Goddess" href="http://www.amazon.it/gp/product/0500282498/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0500282498" target="_blank"><em>The Language of the Goddess</em></a>,Thames &amp; Hudson 2001, passim</p>
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<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> <em>Ivi,</em> pp. 68-84</p>
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<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> M. Stone, <a title="When God was a Woman" href="http://www.amazon.it/gp/product/015696158X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=015696158X" target="_blank"><em>When God Was a Woman</em></a>, Mariner Books 1978, p. 11 ss</p>
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<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> <em>Ivi</em>, pp.23 ss.</p>
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<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> J. McLaughlin, <em>Citato</em>, pp.67 ss.</p>
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<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> L. Shalain, <a title="The Alphabet Versus The Goddess" href="http://www.amazon.it/gp/product/0140196013/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0140196013" target="_blank"><em>The Alphabet Versus the Goddess: The Conflict Between Word and Image</em></a>, Penguin 1999, pp. 37-56</p>
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<p><a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> P. Borgeaud, L. Hochroth, <a title="Mother of the Gods" href="http://www.amazon.it/gp/product/080187985X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=080187985X" target="_blank"><em>Mother of the Gods: From Cybele to the Virgin Mary</em></a>, The Johns Hopkins University Press 2008, passim</p>
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<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> <em>Ivi</em></p>
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<p><a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> St. Ann la Palud, Locronan, Chartres, ecc.</p>
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<p><a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> <em>Ivi</em>, passim</p>
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<p><a title="" href="#_ftnref20">[20]</a> T. Browsing, <em>The Alchemic Marriage</em>, B.U.P. 1995, passim</p>
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<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref21">[21]</a> E. Gadon, <a title="The Once and Future Goddess" href="http://www.amazon.it/gp/product/0062503545/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0062503545" target="_blank"><em>The Once and Future Goddess: A Sweeping Visual Chronicle of the Sacred Female and Her Reemergence in the Cult</em></a>, HarperOne 1989, passim</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref22">[22]</a> <em>Ivi</em></p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-femminino-sacro-e-la-ricerca-dellunita-perduta.html' addthis:title='Il femminino sacro e la ricerca dell&#8217;unita perduta ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La religione solare nell&#8217;impero romano</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 10:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’importanza rivestita dalla religione solare nell’impero romano a partire dall'introduzione del culto solare da parte di Elagabalo, avvenuta nel 218.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-religione-solare-nellimpero-romano.html' addthis:title='La religione solare nell&#8217;impero romano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6608" style="margin: 10px;" title="helios" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/helios.jpg" alt="" width="250" height="257" />In questo articolo prenderemo in considerazione l’importanza rivestita dalla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare nell’impero romano a partire dall&#8217;introduzione del culto solare da parte di Elagabalo, avvenuta nel 218.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel III ancor più nel IV secolo nell’universo pagano romano esistevano diverse correnti di pensiero in assoluto contrasto tra di loro. Come abbiamo messo in evidenza in due nostri libri, ovvero <em>Il neopaganesimo nella società moderna</em> ed <em>Il ritorno del paganesimo</em> questa conflittualità esistente nel mondo pagano nell’età imperiale favorì senza dubbio la vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Senza dubbio la causa più importante che determinò nell’universo pagano romano la formazione di tali correnti in aperto conflitto tra loro fu la crisi della religione politeistica tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso ciò torniamo ad occuparci della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> del “Sol Invictus” che era una divinità originaria dell’Oriente particolarmente venerata in Siria: nel III e nel IV secolo diverse religioni orientali fecero il loro ingresso nell’impero romano. La religione solare fu introdotta a Roma nel 218 dal giovanissimo imperatore Elagabalo che decise che il dio solare, venerato nella sua patria, diventasse una divinità onnipotente alla quale avrebbero dovuto assoggettarsi tutti gli altri dei della tradizionale religione romana, ivi compreso Giove. Il tentativo di Elagabalo, già di per se stesso prematuro ed anacronistico, venne inoltre condotto senza nessuna prudenza e senza il minimo rispetto della mentalità e dei costumi socio-religiosi romani. Per tali ragioni esso causò una violenta reazione nell’impero, in quanto profanava i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> più sacri della tradizione religiosa romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine i romani eliminarono in poco tempo sia l’imperatore Elagabalo sia il suo dio solare di origine siriana. Tale reazione del popolo romano indusse il successore di Elagabalo, ovvero suo cugino Alessandro, a tralasciare in tutto il territorio dell’impero qualsiasi rito che riguardasse la divinità solare, sebbene questa avesse grande importanza presso tutti i membri della famiglia imperiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, poco dopo nel paganesimo orientale ebbe grande vigore la riflessione teologica sulla divinità solare. La nuova teologia solare divenne ancora più raffinata a partire dalla metà del III secolo, ricollegandosi a concezioni sempre più chiaramente monoteizzanti. Nella nuova teologia solare Helios acquistò la sua definitiva dimensione, che rimarrà tale anche nel tardo paganesimo. In tali riflessioni la divinità solare era sempre la più importante delle divinità, ma veniva subordinata all’Uno, la somma divinità dei filosofi neoplatonici, che affidava a Helios, come ad un demiurgo, il controllo di tutte le parti dell’universo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/limpero-romano-cristiano-al-tempo-di-ambrogio-2/9100" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6606" style="margin: 10px;" title="impero-romano-cristiano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/impero-romano-cristiano-172x300.jpg" alt="" width="172" height="300" /></a>La creazione teologica di un principio universale di tipo monoteizzante suscitò grande interesse nella società dell’epoca. Infatti la teologia solare non solo interpretava in maniera efficace sul piano religioso molte delle più importanti esigenze di quel periodo storico ma diventava anche causa di rilevanti conseguenze in ambito politico, in un’era storica nella quale la dimensione religiosa e quella politica erano strettamente collegate. In questo periodo della storia dell’impero romano la già avvenuta trasformazione dello stato romano in una moltitudine di popoli differenti tra loro per costumi, tradizioni, sistemi politici provocò come importantissima conseguenza sul piano politico una forte conflittualità tra imperatore e senato: la romanizzazione spesso poco efficace e superficiale delle province di recente conquista faceva sì che l’impero dovesse temere non solo il conflitto con i nemici esterni ma anche e soprattutto il conflitto permanente che si sviluppava all’interno dei territori dell’impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerata sotto questo aspetto, la <a title="crisi economica e sociale del terzo secolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/la-crisi-economica-e-sociale-del-iii-secolo-nellimpero-romano.html">crisi economica e sociale del terzo secolo</a> fu in gran parte conseguenza dello scontro tra due opposte ideologie, l’una conservatrice tendente a restaurare nell’impero i valori tradizionali della “romanitas”, l’altra modernizzante tendente a dare importanza nell’impero romano a tradizioni religiose, sociali, politiche e culturali che erano in aperto conflitto con gli ideali della romanizzazione. Questo conflitto ideologico -culturale ebbe notevoli conseguenze sul piano politico poiché secondo l’ideologia conservatrice l’imperatore doveva essere scelto secondo il principio dell’adozione del migliore mentre secondo l’altra ideologia l’imperatore doveva essere scelto secondo i criteri di una stabile monarchia ereditaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo conflitto ideologico, culturale e politico divenne particolarmente forte dopo l’età di Marco Aurelio. Dopo il regno di tale imperatore entrò in crisi il principio dell’adozione del migliore e si affermò sempre più il principio della monarchia ereditaria, che presentava maggiori garanzie di stabilità e continuità rispetto all’altro principio. Anche negli ambienti intellettuali pagani si affermò sempre più il principio della monarchia ereditaria e si comprese che tale ideale politico poteva affermarsi con maggiore facilità se avesse avuto il supporto di una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> adatta a tale scopo. Proprio la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare venne considerata negli ambienti intellettuali pagani la più adatta a sostenere questo nuovo tipo di ideologia politica. In sintesi l’imperatore veniva considerato come una persona che godeva dell’appoggio del dio solare, che forniva il suo appoggio anche a tutti i membri della famiglia imperiale. Prendendo le mosse dalle concezioni astrologiche dominanti in quel periodo storico, la religione solare divenne un ottimo supporto per la monarchia ereditaria: tali concezioni astrologiche partivano dal presupposto che le anime preesistenti nell’empireo, allorquando si abbassavano verso la Terra per animare i corpi cui erano destinate, attraversavano la sfera dei pianeti e ne ricevevano determinate qualità. Partendo da tali concezioni astrologiche si affermò la convinzione che il Sole, re degli astri, era egli stesso il padrone del destino degli imperatori, poiché Helios dava a quelle persone che aveva scelto come imperatori la virtù dell’invincibilità, e inoltre li assisteva continuamente nella loro opera di governo proprio come un compagno ed un protettore personale. L’imperatore era perciò legato ad Helios da un rapporto di intima comunione e ne costituiva in qualche modo l’incarnazione sulla Terra: egli era pertanto imperatore per diritto di nascita, perché fin dalla sua venuta al mondo gli astri lo avevano destinato a diventare imperatore (si noti come il determinismo astrologico giocava un ruolo importantissimo nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare non solo per l’imperatore ma per tutti gli esseri umani dal più potente al più umile). L’imperatore, che secondo la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare era disceso dal cielo prima di diventare quello che era, dopo la morte risaliva in cielo per vivere in eterno con gli dei; inoltre molti teologi della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare sostenevano che l’imperatore dopo la morte fosse portato in cielo dal Sole in persona nella sua quadriga risplendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quanto abbiamo detto appare evidente che la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare e le teorie politiche ad essa collegate davano una giustificazione religiosa al crescente assolutismo degli imperatori romani, ragion per cui molti di essi vennero attratti da tale religione. Per fare un esempio, nella seconda metà del III secolo l’imperatore Gallieno volle che venisse collocata a Roma una statua gigantesca del dio Helios.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia fu soprattutto alcuni anni più tardi che il culto del “Sol Invictus” rivestì un ruolo importantissimo a Roma all’epoca degli imperatori illirici. Essi ritennero la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare per i suoi stessi intrinseci caratteri il supporto più efficace della monarchia ereditaria che volevano instaurare. Dobbiamo dire che dal punto di vista storico-sociale e politico tali imperatori restaurarono l’unità politica e militare dell’impero romano ed inoltre riuscirono a garantire la pace sociale promuovendo la conciliazione tra le necessità economiche delle varie classi. La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare raggiunse il suo apogeo nell’impero romano nel 274 quando Aureliano proclamò il “Deus Sol Invictus” la divinità ufficiale dell’impero e in suo onore costruì a Roma un tempio di straordinaria bellezza, al cui servizio fu preposto un apposito collegio di sacerdoti che presero il nome di “pontifices Dei Solis”. Inoltre molti storici sostengono che in quel periodo la religione solare era ufficialmente imposta ai soldati romani nonché ai capi delle legioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/deus-invictus/946" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6607" style="margin: 10px;" title="deus-invictus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/deus-invictus1.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a>Anche i successori di Aureliano continuarono a proteggere ed appoggiare la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare. Tuttavia le cose cambiarono radicalmente quando salì al trono Diocleziano. Infatti tale imperatore si prepose come scopo principale del suo regno la restaurazione della <em>romanitas</em>. Nell’ambito di tale restaurazione Diocleziano attribuì grande importanza alla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale romana. Diocleziano attribuì grande importanza al culto delle divinità classiche quali Marte, Mercurio, Pallade, Giove ed Ercole. Egli inoltre perseguitò con grande durezza i cristiani, ritenendoli dei pericolosi nemici degli ideali e della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale del popolo romano. Per questi motivi la persecuzione voluta da Diocleziano fu una delle più dure della storia del cristianesimo: moltissimi cristiani vennero uccisi, a cominciare da quelli che rivestivano ruoli importanti nell’impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Diocleziano costituì anche un sistema di governo che prese il nome di tetrarchia, nel quale il potere sovrano era affidato a quattro persone, ovvero due Augusti e due Cesari. In tale sistema di governo la successione veniva assicurata non per diritto di nascita ma attraverso il tradizionale sistema dell’adozione del migliore. Da quanto abbiamo detto è facile comprendere che l’impero di Diocleziano trovava il suo fondamento etico, politico e religioso non nella religione solare ma nelle divinità della religione tradizionale romana. Tuttavia tutti gli sforzi di Diocleziano di restaurare la <em>romanitas</em> e di far ritornare l’impero romano ai suoi antichi splendori fallirono, tanto che Diocleziano si ritirò amareggiato e deluso a vita privata e non ne volle più sapere di riprendere il suo posto nella tetrarchia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il ritiro di Diocleziano dalla scena politica romana ricominciarono le guerre civili originate dai conflitti tra i tetrarchi ed il principio dell’ereditarietà del potere imperiale tornò ad affermarsi e con esso tornò in auge la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare. Costantino in gioventù fu un fervente adepto della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare, anche perché suo padre, verso il quale il futuro imperatore provò sempre un’ammirazione assoluta ed incondizionata, era a sua volta un convinto adepto del dio Helios. Nella biografia di Costantino scritta da un autore anonimo si sostiene che nel 310 a Costantino sarebbe apparso il dio solare mentre il futuro imperatore era intento a pregare in Gallia in un tempio dedicato alla divinità solare.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto complessa da interpretare e da comprendere è la politica religiosa instaurata da Costantino dopo la sua conversione al cristianesimo (Costantino abbandonò la religione solare e si convertì al cristianesimo poiché prima della battaglia di Ponte Milvio, nella quale egli sconfisse Massenzio, gli apparve in cielo una croce. Costantino ordinò che la croce fosse posta sullo scudo di tutti i suoi soldati, in quanto era convinto che in tal modo avrebbe sconfitto Massenzio, conquistando il potere imperiale. Dopo aver sconfitto Massenzio Costantino si convertì al cristianesimo). Tuttavia nessuno può negare che la politica religiosa di Costantino fu dominata dal sincretismo religioso, non solo dopo la vittoria di Ponte Milvio su Massenzio, ma anche dopo che Costantino sconfisse Licinio diventando l’unico imperatore romano (mentre in precedenza Costantino governava la parte occidentale dell’impero e Licinio quella orientale).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli storici si sono chiesti come è possibile spiegare il persistente sincretismo religioso di Costantino, pur considerandone sincera la conversione al cristianesimo. A nostro avviso è possibile solo se si tiene presente che la maggior parte dei sudditi di Costantino erano pagani, mentre i cristiani costituivano una minoranza nella popolazione dell’impero. Inoltre i cristiani erano una minoranza quasi totalmente incapace di gestire il potere, poiché Diocleziano, come detto in precedenza, aveva fatto uccidere la maggior parte dei cristiani che avevano qualsiasi tipo di potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella parte finale di questo articolo cercheremo di dimostrare due cose: in primo luogo che non è corretto sostenere che Costantino si sia convertito al cristianesimo per un puro calcolo politico (in tal caso Costantino dovrebbe essere considerato un politico molto scadente, cosa molto lontana dalla realtà); in secondo luogo che per salvare la vita e il trono Costantino non poteva far altro che una politica religiosa imperniata sul sincretismo, poiché la maggioranza dei suoi sudditi erano adepti o della religione solare o della religione tradizionale romana politeistica, e la scelta del sincretismo fu quindi dovuta a un calcolo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di Costantino di convertirsi alla religione cristiana non fu calcolo politico per almeno due ragioni. In primo luogo i cristiani erano una minoranza della popolazione dell’impero romano (secondo la maggior parte degli storici costituivano poco meno del 10% della popolazione dell’impero), e per di più quasi totalmente priva di uomini dotati di potere; in secondo luogo Costantino non avrebbe abbandonato la religione solare per un puro calcolo politico, anche per rispetto della memoria di suo padre Costanzo Cloro, il quale non solo era un convinto adepto della religione solare ma aveva più volte invitato Costantino a non abbandonare mai il dio Helios; e dopo la morte eroica di Costanzo Cloro in Britannia l’ammirazione di Costantino verso il padre era aumentata considerevolmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo opportuno dire qualcosa su Costanzo Cloro che deve essere considerato un buon generale ed un valente uomo politico. Egli rivestì il ruolo di Cesare nella tetrarchia di Diocleziano, poi dopo l’abdicazione di Diocleziano e Massimiano divenne Augusto insieme con Galerio. Costanzo Cloro dimostrò di essere un valoroso condottiero in quanto combatté diverse battaglie per difendere i confini dell’impero. Morì eroicamente in battaglia in Britannia dove si era recato per guidare una spedizione romana contro gli abitanti di quella provincia dell’impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la decisione di Costantino di adottare una politica religiosa basata sul sincretismo dobbiamo dire che si trattò di un calcolo politico molto intelligente ed anche inevitabile. Dobbiamo tenere presente che al tempo di Costantino la maggior parte di coloro che facevano parte degli ambienti politici, militari ed intellettuali dell’impero romano erano adepti della religione solare, mentre tra le masse popolari e il proletariato erano prevalenti gli adepti della religione romana tradizionale. Se Costantino si fosse posto in contrasto contro la religione solare si sarebbe messo contro i suoi stessi soldati che lo ammiravano in maniera incondizionata, non solo perché erano in maggioranza adepti del dio Helios, ma anche perché erano stati in gran parte agli ordini di Costanzo Cloro.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte se Costantino avesse dimostrato pubblicamente di disprezzare la tradizionale religione romana si sarebbe attirato l’odio delle masse popolari, a quel tempo molto turbolente e frustrate. Di conseguenza Costantino praticò un evidentissimo sincretismo religioso adottando <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> e comportamenti in linea a volte con la religione solare e a volte con la religione tradizionale romana. Inoltre pur essendosi convertito al cristianesimo nel 312 non si fece mai battezzare se non quando si trovava già sul letto di morte gravemente ammalato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo Costantino i suoi successori praticarono una politica religiosa sempre più filocristiana ed ostile al paganesimo fino a che la religione cristiana divenne la religione ufficiale dell’impero romano. Al declino progressivo del paganesimo non sfuggì neanche la religione solare, che divenne sempre meno importante anche negli ambienti dove aveva esercitato una notevole influenza al tempo di Costantino.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudiamo questo articolo mettendo in evidenza che il paganesimo nel V secolo era quasi totalmente sparito negli ambienti urbani mentre continuava ad essere praticato negli ambienti rurali dove riti come la <em>lustratio</em> finalizzata ad aumentare la fertilità dei campi erano considerati così importanti dalla maggior parte dei contadini che a volte accadde che i cristiani che si rifiutavano di partecipare a tale rito subissero il martirio anche nel V secolo e all’inizio del VI secolo, come attestano alcune iscrizioni trovate in varie province dell’impero.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
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G. Pellegrino, <em>Il ritorno del paganesimo</em>, New Grafic Service, Salerno, 2004.<br />
M. Sordi, <em>L’Impero Romano</em>, Laterza, Bari-Roma, 2003.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-religione-solare-nellimpero-romano.html' addthis:title='La religione solare nell&#8217;impero romano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il sole di Capodanno</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 18:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio sugli arcaici simbolismi legati a Capodanno e alle dodici notti che separano il Natale dall'Epifania]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-sole-di-capodanno.html' addthis:title='Il sole di Capodanno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/calendario/619" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3304" style="margin: 10px;" title="calendario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/calendario1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Le feste natalizie erano nella Roma imperiale feste del solstizio, del nuovo sole che rinasceva dopo la morte simbolica, risalendo verso il nord dopo aver toccato il punto più basso con l&#8217;entrata nella costellazione del Capricorno. Anche il nuovo anno legale cominciava in quei giorni, alle <em>Kalendae Januarii</em>, nel periodo immediatamente posteriore al solstizio che, veniva convenzionalmente fissato al 25 dicembre per seguire la tradizione dei Romani più antichi che, poco esperti in astronomia, si erano fidati dei propri occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Prima di cominciare l&#8217;anno&#8221;, scriveva l&#8217;Imperatore Giuliano nel discorso su Elio Re, &#8220;noi diamo in onore di Elio giochi magnifici, solennità consacrate a Elio Invincibile&#8230; Ah! si degnino gli dèi sovrani di permettermi di celebrare sovente questi misteri, e che il sovrano stesso dell&#8217;universo, Elio il primo, mi accordi questo favore! Sorto da tutta l&#8217;eternità intorno all&#8217;essenza feconda del Bene, mediatore fra gli dèi intelligenti, essi stessi mediatori, Egli ne assicura pienamente la continuità, la bellezza senza limiti, l&#8217;inesauribile fecondità, l&#8217;intelligenza perfetta, e li dota abbondantemente di tutti i beni atemporali&#8221; (1).</p>
<p style="text-align: justify;">La festa del Sole era diventata il culto più importante in Roma verso la fine del III secolo per l&#8217;influenza delle tradizioni orientali. L&#8217;imperatore Aureliano, originario della Dacia Ripensis e figlio di una sacerdotessa del Sole, istituì addirittura il culto statale del <em>Comes Sol Invictus</em>, la cui festa, il <em>dies Natalis Solis Invicti</em>, divenne il centro della liturgia imperiale. A questa eliolatria contribuiva non poco il progressivo diffondersi negli ambienti militari di un altro culto di origine orientale, il mithraismo, dove Mithra era considerato il Figlio del dio supremo Sol: Figlio del Sole e Sole lui stesso, nato da una roccia presso un albero sacro e con la torcia in mano, simbolo della Luce e del Fuoco che spandeva sul cosmo. Il mito narra che alcuni pastori presenti all&#8217;evento soprannaturale gli avevano offerto primizie dei greggi e dei raccolti. E superfluo sottolineare le analogie con la nascita del Cristo in una &#8220;grotta&#8221; illuminata da una stella mentre i pastori lo adoravano.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio del IV secolo la festa era diventata così popolare a Roma che persino i cristiani vi partecipavano accendendo con i &#8220;pagani&#8221; fuochi in onore dell&#8217;astro che rinasceva. La Chiesa, per allontanare i fedeli da quelle feste &#8220;idolatriche&#8221;, pensò di fissare la celebrazione della nascita del Cristo il 25 dicembre. D&#8217;altronde, chi era il Cristo se non il Sole di Giustizia, incarnazione della divina Bontà, Luce che illumina, produce, vivifica, contiene e perfeziona tutte le cose atte a riceverla? (2).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lunario/702" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3303" style="margin: 10px;" title="lunario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lunario1.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>La prima notizia di una festa del Santo Natale a Roma risale all&#8217;anno 336. Da Sant&#8217;Agostino veniamo a sapere che anche in Africa la si celebrava nello stesso periodo. Verso la fine del IV secolo era ormai diffusa in tutta l&#8217;Italia settentrionale, così come in Ispagna. Nel Vicino Oriente invece, fino per lo meno all&#8217;inizio del V secolo, quando cominciò a diffondersi l&#8217;usanza occidentale, la nascita di Gesù era festeggiata il 6 di gennaio insieme con il suo battesimo e il miracolo di Cana, ed era chiamata Epifania. L&#8217;usanza derivava da un antico culto rammentato da Epifanio: la notte fra il 5 e il 6 gennaio si festeggiava ad Alessandria, in Egitto, la nascita del dio Eone dalla vergine Kore, scendendo in processione al Nilo con l&#8217;immagine di un bimbo, per raccogliere acqua che si sarebbe trasformata in vino (3).</p>
<p style="text-align: justify;">Epifania significa in greco &#8220;l&#8217;apparizione&#8221; di una divinità o un suo intervento prodigioso: e siccome la nascita di Gesù era l&#8217;apparizione per eccellenza, i cristiani, orientali, adottarono questo termine per il Santo Natale. Successivamente, quando la festa del Natale romano penetrò in Oriente l&#8217;Epifania divenne prevalentemente la festa del battesimo di Gesù, mentre in Occidente, che a sua volta l&#8217;aveva recepita, dall&#8217;Oriente, celebrava &#8220;la rivelazione di Gesù al mondo pagano&#8221; con la venuta dei Magi a Betlemme, la Casa del Pane. Sicché per la liturgia romana i dodici giorni che seguono il Natale sono un tempo liturgico unitario che ha il suo centro nella Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, alla quale ha dato il fondamento teologico papa san Leone Magno. Egli parla del mistero delle natività del Cristo (&#8220;<em>sacramentum nativitatis Christi</em>&#8220;) per indicare il valore salvifico dell&#8217;evento. Il Vangelo e i profeti, scrive san Leone Magno, &#8220;ci infervorano e ci ammaestrano che il Natale del Signore, quando il Verbo si è fatto carne (Gv. I,14), non ci appare come un ricordo del passato ma lo vediamo al presente&#8221;, e perciò ogni Natale rinnova per noi il Sacro Natale di Gesù (4).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Epifania a sua volta, con la festa che rievoca l&#8217;Adorazione dei Magi, visti come &#8220;primizie delle genti&#8221;, rammenta che il Cristo è Colui che trascende e illumina di vera luce ogni <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> come Sovrano universale. Il Vangelo di Matteo, l&#8217;unico fra i quattro canonici che testimoni la venuta dei sacerdoti &#8220;pagani&#8221;, narra che i Magi recarono in dono al Cristo oro, incenso e mirra: l&#8217;oro perché è il Sovrano universale, l&#8217;incenso perché è divino; la mirra perché è il Grande Medico che può vincere la morte (5).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/simboli-miti-e-misteri-di-roma/618" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3624" style="margin: 10px;" title="simboli-miti-misteri-roma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/simboli-miti-misteri-roma-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a> Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare informa il periodo natalizio collegando la tradizione orientale-romana al cristianesimo. La narrazione di Matteo, come le leggende e le usanze che vi sono connesse, testimonia di un&#8217;epifania di Luce e di Fuoco. E quale mai altro <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> si poteva applicare alla sua Natività non soltanto a Roma ma anche in Oriente, dove dall&#8217;Egitto all&#8217;Iran, l&#8217;eliolatria era diffusa? Nella <em>Cronaca di Zuqnin</em>, redatta nel 774-775 dal monaco Isó, e non dissimile da altre leggende coeve, si narra che i Magi, sacerdoti di origine iranica, depositari della sapienza esoterica, si tramandavano di padre in figlio una <em>scriptura</em> attribuita al terzo figlio di Adamo, Seth, che profetizzava l&#8217;apparizione di una stella che li avrebbe condotti fino al Salvatore, atteso in tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> del Vicino e Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai loro antenati i Magi, che sarebbero andati a Betlemme, avevano ricevuto una raccomandazione orale: &#8220;Aspettate una luce che sorgerà da Oriente, luce della Maestà del Padre, una luce che sorgerà in aspetto di stella sopra il Monte delle Vittorie e si fermerà sopra una colonna di luce dentro la Caverna dei Tesori dei Misteri&#8221;. Quell&#8217;anno i Magi, saliti secondo l&#8217;usanza sul Monte delle Vittorie, dov&#8217;erano conservati i rotoli di Seth che rivelavano i &#8220;misteri&#8221; tramandati da Adamo sulla maestà di Dio e le istruzioni suoi doni che si dovevano portare al Salvatore, avevano appena compiuto i riti purificatori quando videro qualcosa &#8220;simile a una colonna di luce ineffabile scendere e fermarsi sopra la caverna&#8230; E al di sopra di essa una stella di luce tale da non potersi dire: la sua luce era molto maggiore del sole, ed esso non poteva stare innanzi alla luce dei suoi raggi&#8221;. Poi la stella andò a fermarsi davanti alla Caverna, il cielo si apri come una grande porta da dove scesero uomini gloriosi portando sulle mani la stella di luce e si fermarono sulla colonna di luce mentre tutto il monte splendeva di una luce ineffabile. Infine la stella entrò nella Caverna dei Tesori Occulti mentre una voce chiamava i Magi: &#8220;Entrate dentro senza dubbi, con amore, e vedrete una vista grande e mirabile&#8221;. Entrarono e videro quella luce ineffabile trasformata in un piccolo uomo umile che disse: &#8220;Salute a voi, Figli dei Misteri Occulti&#8221;, rivelandosi come il Cristo. Quella stella, manifestazione ed emanazione della Luce di Dio, e dunque Dio stesso, li accompagna fino alla grotta della Natività dove essi vedono &#8220;la colonna di luce scendere e fermarsi davanti alla caverna, e scendere quella stella di luce e fermarsi sulla caverna dov&#8217;era nato il mistero e la luce di vita&#8221;. Durante il viaggio di ritorno riappare loro la luce ineffabile dicendo: &#8220;Io sono in ogni luogo e non v&#8217;è luogo dove non sono; io sono dove voi mi avete lasciato perché io sono più del sole del quale non v&#8217;è luogo del mondo che ne sia privo, pur essendo esso uno, e se venisse meno al mondo tutti i suoi abitanti starebbero nella tenebra. Quanto più sono io che sono il Signore del sole e la mia parola e la mia luce sono maggiori di quelle del sole!&#8221; (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Ispirate al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare sono anche alcune usanze natalizie collegate al mondo vegetale (7), come per esempio l&#8217;albero di Natale, &#8211; emblema nelle tradizioni dell&#8217;Europa centrale e dell&#8217;Italia alpina &#8211; dell&#8217;albero cosmico che unisce i cieli alla terra nutrendo con i suoi &#8220;frutti&#8221; tutti gli esseri. Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> di origine precristiana fu assimilato dai cristiani che lo riferirono alla Croce, ovvero al Cristo. &#8220;Questo legno&#8221; scriveva Ippolito da Roma in un inno del secolo III «mi appartiene per la salvezza eterna. Me ne nutro, me ne cibo, sto attaccato alle sue radici&#8230; Quest&#8217;albero, che si allunga fino al cielo, sale dalla terra al cielo. Pianta immortale, s&#8217;innalza al centro del cielo e della terra, fermo sostegno dell&#8217;universo, legame di tutto, sostegno di tutta la terra abitata, legame cosmico che comprende in sé tutta la molteplicità della natura umana&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Albero di Natale è dunque il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del Cristo-Albero cosmico, analogo al Cristo-Sole che nasce per offrire la sua luce e i suoi frutti agli esseri, ponte fra cielo e terra. Per questo motivo si appendono all&#8217;abete tanti lumini che rappresentano da un lato la nascita del nuovo Sole, del Sole Bambino, e dall&#8217;altro la luce che dispensa all&#8217;umanità. Analogamente, i frutti dorati e i doni appesi ai suoi rami sono l&#8217;emblema della vita che il Cristo dona, e i dolciumi il suo amore. Riunirsi la notte di Natale intorno all&#8217;Albero significa essere in comunione con il Cristo, illuminati dalla sua luce, nutriti dalla sua linfa, pervasi dal suo amore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/volario/703" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3625" style="margin: 10px;" title="volario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/volario.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a> Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> dell&#8217;albero solstiziale era stato posto in ombra dal Presepe di san Francesco d&#8217;Assisi, che è diventato dal <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> l&#8217;usanza più popolare in Italia e che merita un futuro scritto sull&#8217;interpretazione dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> che contiene, dalla capanna o grotta agli animali, il bue e l&#8217;asino. Ma qualcosa era sopravvissuto nel nostro Paese prima del ritorno novecentesco dell&#8217;Albero sull&#8217;onda del mito americano che l&#8217;ha stravolto in emblema del Consumo: era &#8211; perché oggi va scomparendo &#8211; la cosiddetta festa del ceppo diffusa non soltanto in Toscana, ma in varie regioni italiane; in Piemonte ad esempio si chiamava <em>süc</em>, nel trevigiano <em>zòch</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il filologo ottocentesco Pietro Fanfani, nel <em>Vocabolario dell&#8217;uso toscano</em>, scriveva che nella Val di Chiana, la sera della vigilia di Natale, tutte le famiglie si riunivano tra loro e mettevano nel camino un ceppo dicendo in coro: &#8220;Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa; le donne facciano figliuoli, le capre capretti e le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina, e si riempia la conca di vino&#8221;. Poi si bendavano i bambini che dovevano avvicinarsi al camino e battere con le molle sul ceppo recitando una canzoncina detta <em>Ave Maria del Ceppo</em>: e quella canzoncina aveva la virtù di far piovere sul ragazzo dolci e regalini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle campagne piemontesi si diceva che il ceppo si sarebbe incenerito nelle 12 notti tra il Natale e l&#8217;Epifania, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> dei 12 mesi dell&#8217;anno durante i quali il sole nuovo, rappresentato dal legno che si consumava, avrebbe nutrito il cosmo e gli uomini con la sua luce e il suo calore. Quel ceppo altro non era se non il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del Cristo-Sole-Albero cosmico che nutriva l&#8217;umanità offrendole i suoi doni durante l&#8217;anno. Ecco perché i bambini, percuotendo il ceppo, sentivano piovere sul capo strenne e dolciumi; e perché si diceva &#8220;domani è il giorno del pane&#8221;: il pane <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> per eccellenza del cibo spirituale e materiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo si mangiano a Natale dolci a base di farina, tra i quali il più celebre è il panettone milanese. E un&#8217;usanza antichissima, diffusa in tutta l&#8217;Europa. In Francia, ad esempio, si usava cuocere un grosso pane, chiamato <em>pain de Calandre</em>. Poi se ne tagliava un pezzetto sopra il quale venivano incise tre o quattro croci, e lo si conservava come un talismano capace di guarire da molti mali. Il resto del <em>pain de Calandre </em>era distribuito a tutta la famiglia. In Inghilterra i fornai regalavano ai clienti focacce chiamate <em>Christmas-batch</em>, e i fornai lombardi offrivano il panettone ai clienti.</p>
<p style="text-align: justify;">E persino la mancia aveva un significato religioso. In un libretto di Amedeo Costa dal titolo chilometrico, “<em>Curioso discorso intorno alla Cerimonia del Ginepro, aggiuntavi la dichiarazione del metter Ceppo e della Manda solita a darsi nel tempo di Natale</em>”, (Bologna 1621), si dice a questo proposito: &#8220;Suol darsi la Mancia in queste Santissime Feste di Natale in memoria della gran liberalità del Nostro Signore Dio, il quale diede se stesso a tutto il mondo, e in memoria di quella gran Mancia della Pace, che dagli Angeli della Natività di esso fu data e annunciata in terra a tutti gli uomini e per caparra ancora del preziosissimo sangue ch&#8217;egli era per cominciare a spargere nel giorno della sua Santissima Circoncisione, il quale dovea poi versare affatto nella sua Passione sul duro legno della Croce&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Direttamente collegate al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare sono i fuochi d&#8217;artificio e le fiaccolate sui monti innevati, che celebrano il nuovo anno, ovvero il nuovo Sole, e hanno anche un valore magico, come ha spiegato il Frazer nel <a title="Il ramo d'oro" href="http://www.libriefilm.com/il-ramo-doro-2/6558"><em>Ramo d&#8217;oro</em></a>. Ma, come ha osservato Maria Grazia Chiappori, il fuoco è collegato anche simbolicamente al Cielo, chiamato nello zoroastrismo &#8220;cristallo di rocca&#8221; (8). In molte leggende orientali si narra che il bambino donò ai Magi una pietra tratta dalla caverna in cui era nato, una pietra tanto pesante che essi la trasportavano con enorme difficoltà.<br />
Con quel peso non sarebbero riusciti a proseguire il viaggio; e allora, visto un pozzo, ve la gettarono. Ma dopo qualche istante dalle profondità del pozzo s&#8217;innalzò una lingua di fuoco che sali fino al ciclo. &#8220;Questo fuoco &#8211; commenta la Chiappori &#8211; è una rivelazione sotto forma ignea, e dunque luminosa &#8211; come la stella &#8211; di Dio. La manifestazione luminosa della divinità ricorda la greca folgore di Zeus e l&#8217;iranico fuoco che, nella visione del tardo mazdeismo, scende dal cielo per annunciare la missione di Zoroastro tra gli uomini&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sole, Albero, Stella, Fuoco: tanti <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> che alludono in una complessa trama di corrispondenze, al mistero del divino che pervade il cosmo, e a quel cristallo luminoso che è deposto anche nel nostro cuore se sappiamo vederlo con il terzo occhio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* **</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1 – 156 b-d</p>
<p style="text-align: justify;">2 &#8211; Cfr. Dionigi Areopagita, <em>Nomi divini</em>, 697 C.</p>
<p style="text-align: justify;">3 &#8211; O. Giordano, <em>Religiosità popolare nell&#8217;Alto Medioevo</em>, Bari 1969, p. 51.</p>
<p style="text-align: justify;">4 &#8211; Cfr. san Leone Magno, <em>Discorso del Natale </em>(XXIX), e <em>Discorso del Natale</em> (XXIV), 2.</p>
<p style="text-align: justify;">5 &#8211; Sul simbolismo dei doni e sui Magi cfr. Mario Bussagli-Maria Grazia Chiappori,<em> I Re Magi, realtà storica e tradizione magica</em>, Milano 1985.</p>
<p style="text-align: justify;">6 &#8211; Sul simbolismo della stella oltre ai Re Magi cfr. Emilio Servadio, “Quell&#8217;angelo luminoso che accende le tenebre, ne &#8220;Il Tempo&#8221;, 13 dicembre 1985.</p>
<p style="text-align: justify;">7 &#8211;  Cfr. Alfredo Cattabiani, <em>Erbario</em>, Milano 1985, pp. 217-231.</p>
<p style="text-align: justify;">8 &#8211; Ne <em>I Re Magi</em>, cit., pp. 165-174.</p>
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		<title>Il sole come simbolo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Saggio sul significato simbolico del sole e sulle origini del nome]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solecomesimbolo.html' addthis:title='Il sole come simbolo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/tradizionesolare.html"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/180x250tradizionesolare.jpg" border="0" alt="Tradizione solare" width="180" height="250" align="right" /></a> Giacomo Devoto definisce il latino <em>sol</em> come «parola antichissima, di ricca ancorché disturbata tradizione». Il termine originario <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a>, ricostruito dai linguisti e dai glottologi (in questo caso il Pokorny) è <em>*SÄWEL</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo tema si manifesta in modo più o meno incorrotto, oltre che nel latino <em>sol</em>, nelle aree <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a> e germanica: dall’irlandese <em>süil</em> (in questa lingua è stato anche ricostruito un <em>suli</em>, con valore di “occhio”, secondo la visione del sole quale “occhio del cielo”) al gallese <em>haul</em>, dal norreno, anglosassone e svedese <em>sol</em> al gotico <em>sauil</em> (e presupposto <em>*SÖWILA</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">In lituano è <em>sáulé</em>, in antico slavo <em>slûnice</em>. Nelle aree aria e greca si assiste a un ampliamento in <em>–yo</em>: greco <em>hélios</em> (probabile parente ne è l’albanese <em>yll</em>), avestico <em>hvare</em>, sanscrito <em>suvar</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8815107630" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/introduzioneallalinguaeallaculturadegliindoeuropei.bmp" border="0" alt="Enrico Campanile, Bernard Comrie, Calvert Watkins, Introduzione alla lingua e alla cultura degli Indoeuropei" width="95" height="142" align="left" /></a> Nelle lingue moderne, la comunanza di origine si avverte ancora: dal provenzale, catalano, spagnolo e portoghese <em>sol </em>al francese <em>soleil </em>e dal tedesco <em>Sonne </em>all’inglese <em>sun</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> del sole occupa una parte centrale in ogni tradizione. L’astro luminoso dà vita, luce e calore: è l’epifania suprema del divino. Rappresenta la gloria, lo splendore e il trionfo; le insegne delle legioni recarono la dicitura <em>soli invicto</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8874350503" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/vallilinguaggiosegreto.bmp" border="0" alt="Luigi Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore" width="95" height="145" align="right" /></a> Dante afferma che «non esiste cosa visibile, in tutto il mondo, più degna del sole di fungere da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di Dio, poiché esso illumina con vita visibile prima se stesso, poi tutti i corpi celesti e terreni».</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo <em>Inno a Helios re</em> aveva scritto Giuliano Flavio Imperatore: «L’universo che vediamo dall’eternità sussiste intorno ad Helios, ed ha come sua dimora la luce che avvolge il mondo dall’eternità, e non ora sì e talvolta no, e nemmeno in modo diverso secondo i tempi, ma sempre nello stesso modo». Il suo sogno di restaurazione della spiritualità arcaica nel rinnovato culto del sole avrebbe dovuto presto naufragare, in realtà, nella marea della sempre più dilagante professione di fede nel Nazareno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=882721724X" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/uominiedei.bmp" border="0" alt="Giuliano Imperatore, Uomini e dei. A cura di Claudio Mutti" width="95" height="132" align="left" /></a> A Giuliano fece comunque eco, tra gli altri, Marziano Capella, che scrisse del sole: «Forza eccelsa del Padre ignoto, sua prima emanazione, scaturigine dei sensi, fonte dell’intelligenza, origine della luce, sede regale della natura, splendore e garanzia dell’esistenza degli dèi e occhio dell’Universo, fulgore dell’Olimpo splendente» (<em>Inno al sole</em>, da <em>Le nozze di Filologia e Mercurio</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Sul culto solare <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sh.eliade.htm">Mircea Eliade</a> affermò che «molte ierofanie arcaiche del sole si sono conservate nelle tradizioni popolari, più o meno integrate in altri sistemi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a>»; e soprattutto che «sarebbe bene insistere sull’affinità della teologia solare con le <em>élites</em>, siano sovrani, eroi, iniziati o filosofi».</p>
<p style="text-align: justify;">Il potere dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, in fondo, è così forte da poter ancora oggi parlare direttamente al cuore di chi li sappia ricevere: e il Sole ci comunica chiaramente ancor oggi, nella sua maestosa grandezza, l’impressione netta del divino che tutto avvolge.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Padania</em> del 2 luglio 2000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/solecomesimbolo.html' addthis:title='Il sole come simbolo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Che cos&#8217;è il Natale?</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 16:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il significato simbolico del Natale e del solstizio d'inverno in uno scritto di J. Evola del 1972]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html' addthis:title='Che cos&#8217;è il Natale? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p align="justify">Vi sono riti e feste, sussistenti ormai solo per consuetudine nel mondo moderno, che si possono paragonare a quei grandi massi che il movimento delle morene di antichi ghiacciai ha trasportato dalla vastità del mondo delle vette giù, fin verso le pianure.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tali sono, ad esempio, le ricorrenze che come Natale ed anno nuovo rivestono oggi prevalentemente il carattere di una festa familiare borghese, mentre esse sono ritrovabili già nella preistoria e in molti popoli con un ben diverso sfondo, compenetrate da un significato cosmico e universale. Di solito, passa inosservato il fatto che la data del Natale non è convenzionale e dovuto solo ad una particolare tradizione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>, ma è determinata da una situazione astronomica precisa: è la data del solstizio d’inverno.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-del-natale/1250" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiadelnatale.bmp" border="0" alt="Manlio Triggiani, Storia del Natale. Culti, miti e tradizioni di una festa millenaria" width="204" height="290" align="right" /></a> E proprio il significato che nelle origini ebbe questo solstizio andò a definire, attraverso un adeguato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a>, la festa corrispondente. Si tratta, tuttavia, di un significato che ebbe forte rilievo soprattutto in quei progenitori delle razze <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a>, la cui patria originaria si trovava nelle regioni settentrionali e nei quali, in ogni caso, non si era cancellato il ricordo delle ultime fasi del periodo glaciale. In una natura minacciata del gelo eterno l’esperienza del corso della luce del sole nell’anno doveva avere un’importanza particolare, e proprio il punto del solstizio d’inverno rivestiva un significato drammatico che lo distinguerà da tutti gli altri punti del corso annuale del sole. Infatti, nel solstizio d’inverno, il sole, essendo giunto nel suo punto più basso dell’eclittica, la luce sembra spegnersi, abbandonare le terre, scendere nell’abisso, mentre ecco che invece essa di nuovo si riprende, si rialza e risplende, quasi come in una rinascita. Un tale punto valse, perciò, nei primordi, come quello della nascita o della rinascita di una divinità solare.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882721406" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/orienteoccidente.bmp" border="0" alt="Oriente e Occidente" width="95" height="136" align="right" /></a> Nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> primordiale il segno del sole come “Vita”, “Luce delle Terre”, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sole muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo “anno”, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un “mistero”. In esso la forza solare discende nella “Terra”, nelle “Acque”, nel “Monte” (ciò in cui, nel punto più basso del suo corso, il sole sembra immergersi), per ritrovare nuova vita. Nel suo rialzarsi, il suo segno si confonde con quello de “l’Albero” che sorge (“l’Albero della Vita” la cui radice è nell’abisso), sia “dell’Uomo cosmico” con le “braccia alzate”, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di resurrezione. Con ciò prende anche inizio un nuovo ciclo, “l’anno nuovo”, la “nuova luce”. Per questo, la data in questione sembra aver coinciso anche con quella dell’inizio dell’anno nuovo (del capodanno). È da notare che anche <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">Roma antica</a> conobbe un “natale solare”: proprio nella stessa data, ripresa successivamente dal cristianesimo, del 24-25 dicembre essa celebrò il <em>Natalis Invicti</em>, o <em>Natalis Solis Invicti</em> (natale del Sole invincibile).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">In ciò si fece valere l’influenza dell’antica tradizione iranica, da tramite avendo fatto il mithracismo, la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> cara ai legionari romani, che per un certo periodo si disputò col cristianesimo il dominio spirituale dell’Occidente. E qui si hanno interessanti implicazioni, estendendosi fino ad una concezione mistica della vittoria e dell’<em>imperium</em>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Come invincibile vale il sole, per il suo ricorrente trionfare sulle tenebre. E tale invincibilità, nell’antico Iran, fu trasferita ad una forza dall’alto, al cosiddetto “<em>hvareno</em>”. Proprio al sole e ad altre entità celesti, questo “<em>hvareno</em>” scenderebbe sui sovrani e sui capi, rendendoli parimenti invincibili e facendo si che i loro soggetti in essi vedessero uomini che erano più che semplici mortali. Ed anche questa particolare concezione prese piede nella Roma imperiale, tanto che sulle sue monete, spesso ci si riferisce al “sole invincibile”, e che gli attributi della forza mistica di vittoria sopra accennata si confusero non di rado con quelli dell’Imperatore.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tornando al “natale solare” delle origini, si potrebbero rilevare particolari corrispondenze in ciò che ne è sopravvissuto come vestigia, nelle consuetudini della festa moderna. Fra l’altro un’eco offuscata è lo stesso uso popolare di accendere sul tradizionale albero delle luci nella notte di Natale. L’albero, come abbiamo visto, valeva infatti come un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> della resurrezione della Luce, di là della minaccia delle notte. Anche i doni che il Natale porta ai bambini costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il “Figlio”, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">[…]</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Avendo ricordato tutto ciò, sarà bene rilevare che batterebbe una strada sbagliata chi volesse veder qui una interpretazione degradante tale da trascurare il significato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e spirituale che ha il Natale da noi conosciuto, riportando all’eredità di una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> naturalistica e per ciò primitiva e superstiziosa.  […] Una “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> naturalistica” vera e propria non è mai esistita se non nella incomprensione e nella fantasia di una certa scuola di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">storia delle religioni</a> […] oppure è esistita in qualche tribù di selvaggi fra i più primitivi. L’uomo delle origini di una certa levatura non adorò mai i fenomeni e le forze della natura semplicemente come tali, egli li adorò solo in quanto e per quel tanto che essi valevano per lui come delle manifestazioni del sacro, del divino in genere. […] la natura per lui non era mai “naturale”. […] Essa presentava per lui i caratteri di un “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> sensibile del sovrasensibile”. […] Un mondo di una primordiale grandezza, non chiuso in una particolare credenza, che doveva offuscarsi quando quel che vi corrispose assunse un carattere puramente soggettivo e privato, sussistendo soltanto sotto le specie di feste convenute del calendario borghese che valgono soprattutto perché si t ratta di giorni in cui si è dispensati dal lavorare e che al massimo offrono occasioni di socievolezza e di divertimento nella “civiltà dei consumi”.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">* * *</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>Brani tratti dall’articolo </em>Natale solare ed Anno nuovo<em> apparso sul quotidiano </em>Roma<em> del 5 gennaio 1972.</em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html' addthis:title='Che cos&#8217;è il Natale? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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