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	<title>Centro Studi La Runa &#187; sinistra</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il coltello alla gola</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 11:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Credere nell'Europa, nella sua civiltà, nei destini profondamente interrelati dei popoli che la compongono, volere che essi abbiamo un futuro, non significa credere nella UE; al contrario, occorre essere consapevoli che la UE è uno strumento nelle mani del grande capitale finanziario internazionale con la testa e il cuore a Washington per asservire e distruggere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-coltello-alla-gola.html' addthis:title='Il coltello alla gola '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_9156" class="wp-caption alignright" style="width: 229px"><a href="Dell'Usura, incisione su legno attribuita ad Albrecht Dürer, da Stultifera Navis di Brant."><img class="size-medium wp-image-9156" title="Dell'Usura, incisione su legno attribuita ad Albrecht Dürer, da Stultifera Navis di Brant." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/usura-219x300.jpg" alt="Dell'Usura, incisione su legno attribuita ad Albrecht Dürer, da Stultifera Navis di Brant." width="219" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Dell&#39;Usura, incisione su legno attribuita ad Albrecht Dürer, da Stultifera Navis di Brant.</p></div>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica che stiamo vivendo ha radici lontane, ma per riuscire a capirlo come per prevederne le conseguenze, è necessaria una premessa di ordine metodologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo celebre saggio <a title="Congetture e confutazioni" href="http://www.libriefilm.com/congetture-e-confutazioni-lo-sviluppo-della-conoscenza-scientifica/10154" target="_blank"><em>Congetture e confutazioni</em></a>, il filosofo Karl Popper individua tre pseudo-scienze al disotto dei requisiti minimi di scientificità: l’astrologia, la psicanalisi, il marxismo inteso come (presunto) metodo di analisi storico-sociologica. A mio parere, a questo elenco andrebbe aggiunta anche una quarta pseudo-scienza, l’economia, la “scienza economica” come viene comunemente intesa. Essa si fonda su due premesse assolutamente erronee che il più delle volte sono sottintese guardandosi bene dall’enunciarle apertamente, esse sono:</p>
<p style="text-align: justify;">1. L’oggetto dell’economia è qualcosa di oggettivo, esterno alle comunità umane, un po’ come l’oggetto della meteorologia.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Esiste qualcosa che si può definire come l’interesse complessivo della/delle società. Quest’ultimo è il vecchio dogma del liberismo, mai dimostrato e tuttavia pecorescamente accettato come una verità di fede, della “mano invisibile” fantasticata (o delirata) da Adam Smith, che armonizzerebbe gli interessi individuali in un bene collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessario ribadire che:</p>
<p style="text-align: justify;">1. L’economia è sempre il prodotto dei comportamenti umani.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Gli interessi umani (dei singoli e dei gruppi) possono essere, e il più delle volte sono, in conflitto. Può succedere ad esempio che una ristretta <em>élite</em> oligarchica danneggi l’intera società in vista del proprio potere e interesse personali e/o di ceto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fumosità e il linguaggio criptico, finto-tecnico degli pseudo-scienziati economisti servono precisamente a nascondere queste due verità che una volta enunciate con chiarezza si rivelano semplici e ovvie.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica che stiamo attraversando viene da lontano, da molto più lontano di quanto penseremmo, e il fatto che sia esplosa negli ultimi anni non è per nulla casuale: è stata voluta, provocata, pianificata a tavolino con un&#8217;accurata scelta dei tempi, e le misure prese “per farvi fronte” produrranno risultati molto diversi da quelli che si proclama di voler ottenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo in prima battuta quale è stato l&#8217;innesco della crisi, tenendo presente che l&#8217;esplosivo da far detonare è stato accumulato e piazzato molto, molto tempo prima, una vicenda che, se considerata isolatamente, appare assurda e paradossale, ma che una volta collocata nel giusto contesto rivela una logica molto precisa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto sembra essere cominciato nel 2008 con lo scoppio della “bolla speculativa” dei mutui <em>subprime </em>negli Stati Uniti. In poche parole, questo termine indica i mutui concessi con larghezza dalle banche statunitensi a clienti che non offrivano sufficienti garanzie (e in questo si differenziavano dai mutui <em>prime </em>concessi a clienti solvibili), questi ultimi sono diventati ben presto crediti inesigibili o, come si dice nel linguaggio finanziario-bancario, <em>sofferenze</em>, che a questo punto le banche americane hanno trasformato in prodotti finanziari, i cosiddetti <em>derivati</em>, più tardi riconosciuti come <em>prodotti tossici </em>che le banche americane hanno venduto a quelle europee che a loro volta le hanno girate ai propri clienti presentandoli come forme d&#8217;investimento, con un certo margine di rischio ma con rendimenti interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà si trattava di scatole vuote scambiate con denaro contante e sonante. Molti, moltissimi risparmiatori (e perlopiù non si è trattato di grossi investitori, ma di piccoli risparmiatori, gente che <em>si fida</em> della banca perché non ha accesso ad altre forme d&#8217;informazione sull&#8217;andamento dei mercati finanziari) hanno visto svanire di colpo nel nulla i risparmi di una vita. In pratica, negli ultimi quindici-venti anni gli statunitensi hanno perlopiù vissuto al di sopra dei loro mezzi e della loro capacità produttiva. Ora, con un&#8217;abile partita di giro-presa in giro, il conto del loro scialacquio è stato presentato anche (e soprattutto) agli europei.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-9160" style="margin: 10px;" title="draghi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/draghi.jpeg" alt="" width="290" height="174" />Le conseguenze maggiori, però, non si sarebbero viste subito, ma da lì a tre-quattro anni, cioè adesso. Come era prevedibile, infatti, la crisi di liquidità ha avuto ricadute sull&#8217;economia reale. La mancanza di liquidità, quindi della possibilità per le imprese di compiere investimenti, ha portato alla contrazione delle attività produttive e dei posti di lavoro, cioè in pratica si è innescata una spirale recessiva, per l&#8217;ovvio motivo che una contrazione della domanda dovuta al fatto che quando si va incontro a una riduzione dei propri introiti o addirittura alla perdita del posto di lavoro, si cerca di ridurre i consumi, e in questo modo il mercato tende sempre più a restringersi. Questa spirale recessiva è stata favorita, guarda caso, dall&#8217;introduzione dell&#8217;euro, cioè dalla rinuncia degli stati nazionali europei a esercitare un controllo sulla moneta.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto occorre fare, come in ogni storia poliziesca che si rispetti, un passo indietro. Possibile che le banche europee non fossero consapevoli, acquistando e rivendendo i <em>derivati </em>USA, di truffare i loro clienti? Di cedere loro delle scatole vuote in cambio dei risparmi di una vita? Ma vogliamo scherzare? Quella è gente che ne mastica di economia e di finanza. C&#8217;era pure stata pochi anni prima l&#8217;esperienza dei <em>bond </em>argentini! Volendo essere cattivi, ritenendo che l&#8217;attuale crisi sia stata voluta e pianificata, si può pensare che quello dei <em>bond </em>argentini, dove già il denaro dei risparmiatori era scomparso inghiottito in una voragine senza fondo, sia stato un esperimento pilota in vista dello scatenamento di una crisi di ben maggiori proporzioni, come è stata quella innescata dai mutui <em>subprime</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali ragioni vi sono per pensare che questa crisi in cui si dibattono le economie europee, e che – cosa del tutto ovvia – ha colpito in maniera più dura quelle più deboli: Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda, sia stata voluta e programmata a tavolino? La prova più chiara in tal senso si desume dal fatto che tutte le misure imposte ai singoli stati (che con il diktat del Trattato di Lisbona firmato dalle classi politiche degli stati europei nonostante le opinioni espresse dai popoli là dove è stato sottoposto a referendum, ma perlopiù, ed è anche il caso italiano, sottoscritto senza consultarli e sostanzialmente a loro insaputa, hanno ceduto gran parte della propria sovranità) “per superare la crisi” puntano nella direzione delle privatizzazioni, della globalizzazione dell&#8217;economia, della riduzione del potere residuo degli stati nazionali, dell&#8217;eliminazione dello stato sociale, del far pagare all&#8217;economia reale e alle classi lavoratrici i debiti del sistema bancario-finanziario, dello scuoiare i popoli per salvare le banche, e certamente non possono produrre altro che recessione, aggravare la crisi stessa, ma visibilmente costituiscono un ulteriore passo in avanti nella realizzazione di quel piano Kalergy di cui gli eurocrati si ostinano a negare l&#8217;esistenza dopo aver sbattuto in galera Gert Honsik per averlo rivelato, ma la cui sistematica attuazione abbiamo sotto gli occhi giorno dopo giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vogliono far credere che la via d&#8217;uscita alla crisi possa consistere nelle privatizzazioni, nello smantellamento dello stato sociale, nell&#8217;accentuazione della spinta all&#8217;economia globalizzata in modo che gli stati nazionali non possano in alcun modo erigere delle barriere di protezione a tutela delle economie più fragili, in definitiva nel trasferimento di tutto il potere economico nelle mani del grande capitale bancario-finanziario, cioè in definitiva dei grandi usurai internazionali. Possiamo davvero credere che costoro useranno il potere accaparrato in questo modo per il bene della società (delle società) nel suo (loro) complesso? Siamo davvero così ingenui o stupidi fino a questo punto?</p>
<p style="text-align: justify;">Qui tocchiamo veramente i limiti di quello che è stato chiamato il pensiero unico. In poche parole, dopo il crollo dell&#8217;Unione Sovietica e dei regimi comunisti, come se quella fosse stata l&#8217;unica forma di socialismo concepibile e possibile, si è imposta la convinzione della bontà del liberismo in campo economico, la convinzione che per far progredire le economie occorra arricchire sempre più i ricchi e impoverire sempre più i poveri; una rinnovata fede nella “mano invisibile” delirata da Adam Smith, secondo il quale lasciando agire il “libero mercato” senza freni né controlli, né contrappesi, per un miracolo di recondita armonia si finirebbe per realizzare l&#8217;interesse di tutti. E&#8217; chiaro che questa specie di nuova mistica che si cerca di inocularci non ha nessunissima base, e la “mano invisibile” sta dimostrando piuttosto la sua efficacia nello strangolare le società.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; invece visibile che i provvedimenti che dovremmo adottare per uscire da questa crisi sono esattamente il contrario di quelli che la BCE impone agli stati nazionali e che non potranno che rendere la crisi più grave (per essere sicuri che non possiamo trovare scampo, gli eurocrati della BCE sono arrivati al punto di “commissariare” uno stato nazionale come l&#8217;Italia, che come dimensioni e importanza non è esattamente Malta o Cipro, e diciamolo chiaro, Mario Monti non è altro che un commissario impostoci dalla BCE, a riprova che con il Trattato di Lisbona la nostra sovranità è stata svenduta senza dircelo).</p>
<p style="text-align: justify;">Per prima cosa, occorrerebbe abolire l&#8217;euro. Questa moneta-trappola non significa altro che la rinuncia degli stati nazionali ad esercitare un controllo sulla valuta. Il ritorno alle monete nazionali sarebbe il primo passo, ma ovviamente non basta. Bisogna invertire il <em>trend </em>alle privatizzazioni. Nessuna privatizzazione ha mai migliorato la situazione economica se non in termini di liquidità immediata, è come vendere i gioielli di famiglia, ed è un chiodo in più sulla nostra bara. Sarebbe necessario anche nazionalizzare le banche e cambiare radicalmente il sistema fiscale.</p>
<div id="attachment_9158" class="wp-caption alignleft" style="width: 239px"><img class="size-medium wp-image-9158" title="Marinus van Reymerswaele, Usurai (circa 1540), Firenze, Museo Stibbert." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/usurai1-229x300.jpg" alt="Marinus van Reymerswaele, Usurai (circa 1540), Firenze, Museo Stibbert." width="229" height="300" /><p class="wp-caption-text">Marinus van Reymerswaele, Usurai (circa 1540), Firenze, Museo Stibbert.</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aumento della pressione fiscale, lo sappiamo bene, è il metodo più facile e più usato dagli stati per fare fronte ai debiti, ma esso, oltre allo scontento dei cittadini, può provocare recessione, perché con meno denaro a disposizione, i consumi si riducono, e con essi la produzione, cala la competitività delle aziende, e i posti di lavoro sono a rischio sempre maggiore, in una spirale dalla quale è difficile trovare una via d&#8217;uscita.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, la strada per evitare di cadere in questa trappola sarebbe relativamente semplice: colpire con l&#8217;imposizione fiscale i redditi più alti non sarebbe solo eticamente giusto, ma anche economicamente conveniente, perché mentre i redditi medio-bassi perlopiù si traducono in consumi che non è possibile non deprimere se si aumenta l&#8217;imposizione fiscale, la frazione dei redditi alti, specie dei super redditi destinata ai consumi è marginale, ed essi vengono perlopiù capitalizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorrerebbe l&#8217;introduzione di una consistente imposta patrimoniale che colpisca soprattutto i grossi patrimoni. Di più, un&#8217;imposta di questo genere non dovrebbe essere un&#8217;<em>una tantum</em>, ma dovrebbe entrare stabilmente nel nostro sistema fiscale. Occorrerebbe spostare l&#8217;imposizione fiscale dal reddito al patrimonio. Ciò avrebbe il vantaggio di rendere più efficace la lotta all&#8217;evasione fiscale, perché si occulta molto più facilmente un reddito che una proprietà.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; ovvio, assolutamente ovvio che il governo Monti non farà nulla di tutto questo, e che la BCE vigilerà per impedire l&#8217;introduzione di misure simili in un qualsiasi stato europeo, al contrario, tutti i provvedimenti che “lor signori” adotteranno serviranno a (sono calcolati per) spingere noi e le altre nazioni europee sempre più velocemente verso il baratro.</p>
<p style="text-align: justify;">Io non so se ci avete fatto caso, ma una parola ormai scomparsa da una decina d&#8217;anni dal gergo politico dopo essere stata ripetuta per decenni in maniera martellante, è “europeismo”. All&#8217;Europa come aspirazione abbiamo smesso di crederci perché è diventata un fatto, oppure è invece diventato evidente che questo termine non significa nulla se non abbiamo le idee chiare di quale Europa stiamo parlando, e come?</p>
<p style="text-align: justify;">Un punto è e deve essere assolutamente chiaro: credere nell&#8217;Europa, nella sua civiltà, nei destini profondamente interrelati dei popoli che la compongono, volere che essi abbiamo un futuro, non significa credere nella UE; al contrario, occorre essere consapevoli che la UE è uno strumento nelle mani del grande capitale finanziario internazionale con la testa e il cuore a Washington per asservire e distruggere i popoli europei, per trasformare l&#8217;Europa in una periferia degli Stati Uniti dominata dalla legge del mercato e dal “pensiero unico” liberista-democratico e ibridata, indebolita nella sua sostanza umana anche dal punto di vista etnico. Non c&#8217;è scampo, <em>tertium non datur</em>, essere per l&#8217;Europa significa essere contro la UE.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa crisi, dicevo, arriva da lontano, ma difficilmente ci rendiamo conto da quanto lontano. Nel corso del mezzo secolo all&#8217;incirca che va dalla conclusione della seconda guerra mondiale al crollo dell&#8217;Unione Sovietica, nell&#8217;era della Guerra Fredda, l&#8217;Europa è stata spartita fra le due superpotenze allora esistenti, ma bisogna anche riconoscere che, almeno in una certa misura, Stati Uniti e Unione Sovietica si neutralizzavano a vicenda, e gli effetti più deleteri del predominio americano sull&#8217;Europa e sul nostro intero pianeta hanno potuto dispiegarsi in tutta la loro ampiezza solo negli ultimi vent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La potenza americana, a sua volta, però non è che un proconsolato dietro il quale sta il potere del grande (per meglio dire, enorme) capitale anonimo, dell&#8217;alta finanza internazionale che mira e ha sempre mirato al dominio  mondiale incontrastato, perché non è possibile separare l&#8217;economia dalla politica, la ricchezza dal potere. E&#8217; qui che bisogna guardare se vogliamo capire le tragedie che hanno colpito il nostro continente e il nostro pianeta nell&#8217;ultimo secolo, a cominciare dalle due guerre mondiali.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la prima guerra mondiale sia stata voluta dalla Gran Betagna, progettata nella <em>City </em>londinese allo scopo di stroncare la concorrenza che l&#8217;espansione dell&#8217;industria tedesca faceva all&#8217;ormai obsoleto sistema industriale britannico, è un fatto accertato, dimostrato con larghezza di prove, e a questo riguardo, vi rimando al mio saggio <em>Il grande equivoco</em> pubblicato sul n. 70 de “L&#8217;uomo libero” (ma reperibile anche in internet) di cui vi raccomando caldamente la lettura; anche se nel corso della prima fase (1914-1918) e ancor più nella seconda (1939-1945) della loro impresa criminosa, gli squali britannici dovettero passare la mano ai loro – ancora  peggiori – complici statunitensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come per la prima, anche per la seconda guerra mondiale, la responsabilità è stata fatta ricadere interamente sulla Germania provocando sistematicamente le “aggressioni” tedesche facendo sistematicamente vessare dai governi vassalli cecoslovacco e polacco le popolazioni tedesche dei Sudeti e della Prussia occidentale, date loro in ostaggio con gli innaturali confini stabiliti a Versailles nel 1919, ma il motivo vero del più spaventoso conflitto della storia umana è presto detto: una nazione che rifiuta di indebitarsi fa infuriare gli usurai.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto possa sembrare strano, abbiamo a suffragio di ciò le esplicite ammissioni dei responsabili, a cominciare da Winston Churchill che nel 1960 dichiarò:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Il delitto imperdonabile della Germania prima della Seconda Guerra Mondiale fu il suo tentativo di sganciare la sua economia dal sistema di commercio mondiale, e di costruire un sistema di cambi indipendente di cui la finanza mondiale non poteva più trarre profitto”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Gli fa eco uno storico della seconda guerra mondiale, il generale J. P. C. Fuller:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Non fu la politica di Hitler a lanciarci in questa guerra. La ragione fu il suo successo nel costruire una nuova economia crescente. Le radici della guerra furono l’invidia, l’avidità e la paura”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Nel 1992, il segretario agli esteri statunitense James Baker ha poi precisato che:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“La guerra [la seconda guerra mondiale] era solo una misura economica  preventiva”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente, dopo il conflitto c&#8217;è stato un intoppo, la Guerra Fredda ha imposto all&#8217;assoggettamento dell&#8217;economia planetaria all&#8217;alta finanza, cioè <em>all&#8217;usura</em> internazionale uno stop di mezzo secolo, ma da allora la spoliazione delle ricchezze mondiali e dei popoli europei è ripresa alla grande, e lo pseudo-europeismo della UE ne è lo strumento principale.</p>
<p style="text-align: justify;">La riduzione alla fame del Terzo Mondo, di quelli che ancora oggi con macabra ironia si continuano a chiamare i “Paesi in via di sviluppo” ha poi il vantaggio di provocare l&#8217;immigrazione verso l&#8217;Europa di milioni di disperati, e il vantaggio per gli usurai che vogliono strangolarci è duplice: destabilizzare la situazione economica e politica degli stati europei, e minarne la compattezza etnica in modo da renderli più facilmente manovrabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-9159" style="margin: 10px;" title="prodi-monti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/prodi-monti.jpeg" alt="" width="274" height="184" />Quello che in questo contesto per molti sarà un enigma incomprensibile, è l&#8217;atteggiamento della sinistra, o di ciò che passa per tale. Per limitarci a considerare il caso italiano, essa ha portato ai vertici dello stato italiano gli uomini della Goldman-Sachs e del Bilderberg, i valletti del capitalismo finanziario internazionale: Romano Prodi, Tommaso Padoa Schioppa, Mario Draghi e oggi Mario Monti, mostrando uno spirito di collaborazione, un servilismo totale verso quello che in teoria, molto in teoria dovrebbe essere il nemico di classe. Walter Veltroni, già candidato premier del centrosinistra è di un filoamericanismo, di un&#8217;adorazione del <em>moloc</em> americano che è sconvolgente, e nel corso della campagna elettorale 2008 dichiarò che “la lotta di classe non esiste”; un po&#8217; come se; non vogliamo dire il papa, diciamo il presidente della CEI avesse dichiarato che il vangelo è una massa di stupidaggini, senza provocare nel proprio <em>entourage</em> nemmeno un moto di stupore. D&#8217;altronde ricordiamo che fu il governo del “compagno” Massimo D&#8217;Alema a permettere alla NATO di usare il territorio italiano come base per la vilissima aggressione contro la Serbia.</p>
<p style="text-align: justify;"> Certo il piano Kalergy ha elementi che a sinistra possono apparire logicamente attraenti: è il progetto del mondialismo, della totale ibridazione della scomparsa dei popoli e delle culture, ma il fatto che esso sia totalmente a favore del grande capitalismo finanziario più rapace che possiamo concepire, non dovrebbe provocare almeno qualche resistenza? Se avete dubbi di questo genere, allora non avete capito per nulla cosa è la sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">È sempre esistito il tipo del “compagno” di estrazione alto ma anche medio o piccolo borghese per il quale ostentare “apertura verso il proletariato” costituiva/costituisce una forma di snobismo, quel che si chiama o forse un tempo si aveva il coraggio di chiamare <em>radical-chic</em>, ma per lunghissimo tempo è stato un tipo nettamente minoritario rispetto al classico proletario di estrazione operaia opportunamente sindacalizzato. Oggi le proporzioni numeriche sembrano essersi capovolte, e se andiamo a vedere chi sono e cosa pensano “i compagni”, troviamo molto pacifismo, mondialismo, femminismo, una spruzzata di “no global”, di ambientalismo, di misticismo <em>New Age, </em>diritti dei gay, molto odio antifascista (verso di noi, è chiaro, indipendentemente dal fatto che per ragioni anagrafiche legami col fascismo storico non ce ne possono essere), e i problemi delle classi lavoratrici vengono all&#8217;ultimo, all&#8217;ultimissimo posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, come e perché si è verificata questa “mutazione genetica” o quanto meno mutazione antropologica, anche questo non è di sicuro un mistero. All&#8217;analisi di questo fenomeno ho dedicato ampio spazio nell&#8217;articolo <a title="Oltre la destra e la sinistra" href="http://www.centrostudilaruna.it/oltre-la-destra-e-la-sinistra-2.html" target="_blank"><em>Oltre la destra e la sinistra</em></a> pubblicato sul sito del Centro Studi La Runa e altrove (non è per autocitarmi, ma per non dovermi ripetere troppo spesso), vediamo di ripetere qui la questione in forma più succinta, anche se vi rimando alla lettura dell&#8217;articolo suddetto; un&#8217;analisi che ho svolto riguardo alla società italiana, ma che certamente trova rispondenze anche altrove. Tutto parte dalla data fatidica del &#8217;68, e un evento quello della cosiddetta contestazione sulla quale ancora oggi esiste una marea di equivoci.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1968 gli studenti delle università dalle quali partì la contestazione, erano ancora nettamente di estrazione altoborghese, ma erano premuti alle spalle dalla scolarizzazione di massa che, già estesa alle scuole medie e alle superiori, stava per portare negli atenei una popolazione molto più variegata in termini di estrazione sociale, che avrebbe loro reso molto più difficile, e sicuramente non automatico riprodurre la posizione sociale dei loro genitori: c&#8217;era il rischio che il progetto insito nella riforma gentiliana di una scuola selettiva tendente a far avanzare i migliori a prescindere dalla condizione sociale d&#8217;origine che, per l&#8217;arretratezza dell&#8217;Italia di anteguerra non aveva potuto trovare che un&#8217;attuazione molto larvata, si traducesse in realtà, che capacità e merito l&#8217;avessero vinta sulla condizione sociale d&#8217;origine.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti piccoli Metternich travestiti da Robespierre e Filippo Buonarroti si rivoltarono contro la “scuola selettiva” gentiliana, con l&#8217;ovvio risultato che la selezione cacciata da una scuola che distribuiva/distribuisce titoli di studio inflazionati, si è ripresentata nella società sotto forma di appartenenze familiari, amicizie, raccomandazioni, tessere di partito, magari affiliazione a clan mafiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si concretizzò un <em>pactum sceleris</em> fra i “contestatori” e i partiti di sinistra, vantaggioso per entrambi. In cambio di una certificazione di autenticità marxista data ai nuovi piccoli Metternich, questi ultimi ci guadagnarono una robusta iniezione di ideologia marxista nella cultura e nella società, una futura classe di <em>apparatcik</em>, un controllo in molti importanti gangli della società, dalla magistratura all&#8217;informazione, alla pubblica istruzione, un quasi-monopolio davvero prezioso dei “compagni” per infettare con la loro ideologia le persone nel momento più delicato della loro formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ci ha rimesso, sono state le classi lavoratrici che hanno perso un&#8217;importante occasione di promozione sociale per i loro figli, e l&#8217;Italia nel suo complesso, privata della possibilità di avere una classe dirigente all&#8217;altezza delle sfide dei nostri tempi, che si è vista imporre una democrazia che è ogni giorno di più il dominio dei mediocri e dei peggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, a ben guardare, la storia della sinistra internazionale è costellata di simili “stranezze”. Negli anni &#8217;30 l&#8217;ascesa al potere del nazionalsocialismo in Germania attirò l&#8217;odio di Wall Street contro i Tedeschi, di fatto diede il via alla preparazione della seconda guerra mondiale: negli stessi anni, i <em>media </em>controllati dal grande capitale non profondevano altro che simpatia per l&#8217;Unione Sovietica e il regime di Stalin sul punto di trasformarsi – a loro dire – nella più liberale delle democrazie.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1939 l&#8217;attacco della Germania alla Polonia, che Inghilterra e Francia avevano indotto i Polacchi a provocare in ogni modo, indusse le democrazie occidentali a scatenare il più spaventoso conflitto della storia umana pur di estirpare il nazionalsocialismo, eppure l&#8217;attacco sovietico alle spalle alla Polonia già impegnata contro i Tedeschi non modificò in alcun modo le relazioni fra Stalin e gli Occidentali, senza contare che poco prima o poco dopo l&#8217;Unione Sovietica invadeva le repubbliche baltiche, toglieva alla Romania la Bessarabia, alla Cecoslovacchia la Rutenia Subcarpatica, e aggrediva la Finlandia, ma a quanto pare a “zio Joe” tutto era concesso dai suoi amici di Wall Street e della City londinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la caduta dell&#8217;Unione Sovietica, quel che rimane oggi del comunismo si rivela strettamente funzionale e grandemente utile al grande capitale internazionale, soprattutto americano, in particolare la Cina con il suo immenso mercato di braccia sfruttate a bassissimo costo per l&#8217;industria <em>yankee</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe perfino nutrire un “orribile” sospetto, che in ultima analisi il socialismo di tipo marxista, destinato invariabilmente a mostrarsi utopico o a partorire mostruosità di tipo sovietico, sia stato creato o comunque usato per prevenire l&#8217;avvento dell&#8217;unico vero socialismo possibile, il socialismo nazionale, ossia una comunità <em>Volksgemeinschaft</em> che decide di difendere il proprio futuro proteggendosi dalla speculazione della grande usura internazionale parassitaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9155" style="margin: 10px;" title="schiavi-degli-invisibili" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/schiavi-degli-invisibili-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Sicuramente da questa sinistra non possiamo aspettarci altro che appoggio supino alle misure “per fronteggiare la crisi” adottate da coloro che l&#8217;hanno provocata, e “crisi” e misure non sono altro che le due parti della stessa manovra intesa a spogliare i popoli della loro ricchezza a favore di una ristretta classe di speculatori cosmopoliti.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo il coltello puntato alla gola, questa è la verità.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un libro, considerato un classico della fantascienza, che descrive una situazione molto simile a quella che stiamo vivendo, <em><a title="Schiavi degli invisibili" href="http://www.libriefilm.com/" target="_blank">Schiavi degli invisibili</a> </em>di Eric Frank Russell; anche in esso, l&#8217;umanità è tiranneggiata da mostruose creature che ne succhiano le energie; la differenza rispetto al romanzo, è che i nemici reali dell&#8217;umanità non sono invisibili di per sé, ma perché passano per comuni esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una frase di questo libro che vi consiglio di meditare, perché indica chiaramente quella che è l&#8217;unica reale possibilità di salvezza:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;ignoranza può essere una benedizione, ma la conoscenza è un&#8217;arma”.</p>
</blockquote>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-coltello-alla-gola.html' addthis:title='Il coltello alla gola ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Oltre la destra e la sinistra</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 16:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni sul significato di destra e sinistra e sui principi su cui fondare il loro definitivo superamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/oltre-la-destra-e-la-sinistra-2.html' addthis:title='Oltre la destra e la sinistra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7809" style="margin: 10px;" title="CRINALE" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/CRINALE-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Quando si lotta contro un sistema totalizzante e oppressivo che sembra avere il potere di schiacciarci, di toglierci ogni spazio disponibile, che ci identifica con il “male assoluto”, che non esita, nonostante le sue ripetute professioni di liberalismo, democraticità, presunto rispetto per le idee altrui, a usare nei nostri confronti i mezzi più sleali e spietati, è facile avere un&#8217;idea di contro che cosa si lotta. Avere una reale comprensione di per che cosa si lotta, lo è francamente meno, anche perché tutte le “maniglie culturali” sono nelle mani di un <em>establishment </em>che fa corpo unico con quello politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, e nonostante tutte le difficoltà, avere le idee chiare non è solo utile, è necessario. In questo scritto, nella persuasione di dare un contributo non irrilevante alla causa, vorrei vedere di fare chiarezza, ripassando, per così dire i fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo alla questione se dobbiamo considerarci “di destra”, “di estrema destra” o che altro, qualcuno faceva notare che, essendo “destra” e “sinistra” termini riguardanti le collocazioni parlamentari, ed essendo noi estranei ed avversi al sistema democratico-parlamentare, definirsi “di destra” o del resto “di sinistra” non ha alcun senso, che rispetto a noi questi termini sono inapplicabili, sempre ammesso che ancora oggi conservino di per sé un qualche senso.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione a mio avviso, però, è un po&#8217; più complessa di così.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> ha dedicato uno dei suoi libri a esaminare <em>Il fascismo dal punto di vista della destra</em> o, a seconda delle edizioni, <em>Il fascismo visto da destra</em>. E&#8217; chiaro che con il termine “destra” riferito al proprio pensiero, <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> non intendeva nulla che avesse a che fare con il parlamentarismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul fronte opposto, esaminiamo per un momento qualche spezzone della storia infinita anche se in gran parte ancora ignorata delle atrocità comuniste.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-uomini-e-le-rovine/698" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5180" style="margin: 10px;" title="gli-uomini-e-le-rovine" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gli-uomini-e-le-rovine.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>Come è noto, nel corso della seconda guerra mondiale, l&#8217;Armata Rossa staliniana trucidò migliaia di ufficiali polacchi prigionieri i cui corpi furono poi ritrovati dai Tedeschi nella grande fossa comune di Katyn. Ancora, in epoca più vicina a noi, dopo aver preso il potere in Cambogia e trasformato la sfortunata nazione asiatica in un immenso gulag, i khmer rossi di Pol Pot massacrarono tre milioni di persone (un terzo della popolazione) in tre anni. Fra l&#8217;altro, i khmer rossi si accanirono verso tutti coloro che portavano occhiali, sospettati per ciò stesso di essere degli intellettuali.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte il fatto che il concetto marxista di dialettica applicata alla storia si identifica in concreto con il bagno di sangue, noi riconosciamo subito nell&#8217;intento di voler riformare un Paese decapitandolo delle sue élite reali o potenziali (gli ufficiali polacchi, i presunti intellettuali cambogiani) qualcosa di tipicamente di sinistra a prescindere da qualsiasi dialettica parlamentare, in entrambi i casi chiaramente fuori questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora bisogna riconoscere che questi due termini “destra” e “sinistra”, hanno finito col tempo per assumere un significato più ampio che trascende il dibattito parlamentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo sia errato, ed è perlomeno un&#8217;utile semplificazione (anche se sono conscio che volendo si potrebbe cavillare all&#8217;infinito) identificare il concetto di “destra” con quello di conservazione sociale e il concetto di “sinistra” con quello di egualitarismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è solo perché ci sentiamo estranei al parlamentarismo, che non possiamo considerarci “di destra” non meno che “di sinistra”, ma proprio considerando “destra” e “sinistra” in queste due accezioni allargate, diventa visibile che entrambe queste (suddi)visioni si fondano sul medesimo errore simmetrico e speculare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;errore o perlomeno la falsa alternativa, la presunzione che non esista altro tra il privilegio e l&#8217;uguaglianza forzata. Entrambe equivocano allo stesso modo su quello che è il punto reale della questione, la differenza fra le posizioni che le persone occupano effettivamente in un dato contesto sociale, e quelle che avrebbero potuto (potrebbero) raggiungere in base alle proprie capacità con un confronto su basi eque con tutti gli altri; in altre parole l&#8217;incapacità di considerare la vera alternativa elitaria che si riassume nell&#8217;idea dell&#8217;“uomo giusto al posto giusto”, la vera uguaglianza che consiste nell&#8217;equità: <em>“Iustitia est suum cuique tribuere”</em>, giustizia è dare a ciascuno quello che gli spetta, come già insegnava <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un concetto che non risponde solo a un&#8217;idea etica di giustizia, ma è anche, per usare un neologismo, un concetto funzionale, perché, premesso che questo ideale non è pienamente realizzato, e certo non in base a un progetto consapevole, da nessuna parte, noi vediamo comunque che le società a maggiore mobilità sono quelle più prospere per l&#8217;ovvia ragione che quanto più la capacità e il merito sono riconosciuti, tanto più esse sono meglio amministrate, e questo coincide in definitiva con l&#8217;interesse, “il bene” di tutti, anche di coloro che si ritrovano in posizioni subalterne (scherziamo, pensate che sia la stessa cosa essere “non abbienti” in Finlandia o nella Germania Federale, o esserlo in India o in Brasile?).</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamo le cose come stanno, “la destra” e “i moderati” il cui progetto sociale coincide con la conservazione, l&#8217;immobilità, una mistura non troppo insopportabile di ingiustizie e privilegi magari temperate da un riformismo col contagocce, “governare l&#8217;esistente” secondo un&#8217;espressione cara a quello che fu il partito di maggioranza e il perno del sistema politico in Italia dal 1946 al 1991, non avrebbero avuto partita se non fosse stato per i disastri dell&#8217;egualitarismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi disastri sono stati evidenziati in maniera estremamente chiara da quello che è stato il fallimento dell&#8217;esperienza storica comunista. Un concetto che si sentiva ripetere spesso a titolo di giustificazione quando questi regimi erano in auge prima del tracollo dell&#8217;Unione Sovietica, era che questi regimi non avrebbero creato povertà ma si sarebbero semplicemente affermati dove esistevano società già povere “di loro”. Non era così. Si pensi che prima della rivoluzione bolscevica la Russia era “il granaio d&#8217;Europa”, e dopo di essa è stata costretta all&#8217;importazione di derrate per tutto il periodo sovietico, e lo è ancora adesso a più di vent&#8217;anni dalla fine di questa tragica esperienza. La Cecoslovacchia fra le due guerre mondiali e la parte orientale della Germania, quella che andò volente o nolente (senz&#8217;altro molto più nolente che volente a formare la DDR) erano fra le regioni più industrialmente avanzate d&#8217;Europa e furono sprofondate dal comunismo in un abisso di miseria. Quell&#8217;immenso mondo umano, quasi un pianeta a sé stante, che è la Cina ha conosciuto gli aspetti perversi dell&#8217;egualitarismo comunista in maniera ancora più tragica, quando Mao, “il grande timoniere”, per sbarazzarsi di una fazione interna del partito comunista cinese, impose la “rivoluzione culturale”, un egualitarismo da formiche alla lettera, che ebbe il potere di sprofondare l&#8217;immenso Paese nel caos e contemporaneamente di riportare lo sviluppo economico a una situazione di arretratezza pre-industriale, “la follia di dieci anni” (1962-1972), dalla quale i dirigenti cinesi riuscirono in qualche modo a uscire solo per la morte del “grande timoniere” e, dopo essersi sbarazzati dei suoi più stretti collaboratori (“la banda dei quattro”, e uno dei quattro era la vedova di Mao su cui furono fatte ricadere tutte le responsabilità del marito), adottare un sistema di liberismo in economia e autoritarismo in politica che finora sembra reggere.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte ai ripetuti insuccessi del comunismo che dovunque sia stato applicato non ha mai prodotto altro che miseria e oppressione, noi sentiamo ripetere dagli adoratori di questa perversa <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> che, sembra strano ma ne esistono ancora, “quello non era (non è) il vero comunismo”, si tratti di quello sovietico, di quello jugoslavo, di quello cinese, per non  parlare di quello cambogiano o etiope che sono stati i più atroci. Costoro hanno semplicemente riformulato le loro credenze in modo che la realtà non possa interferire con esse, violando quello che Karl Popper chiamava il principio di falsificazione, e che potremmo semplificare così: alle idee capita la stessa cosa che succede agli uomini, devono essere disposte a correre qualche rischio per dimostrare di valere qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il semplice fatto del quale non ci si vuole rendere conto, è che l&#8217;egualitarismo è un&#8217;astrazione che non ha fondamento nella realtà, e nessun sistema fondato su di esso funzionerà mai, perché gli uomini, che non sono formiche, sono tutti diversi: ci sono i geni e gli imbecilli, i coraggiosi e i vigliacchi, i responsabili e gli inaffidabili, gli onesti e i delinquenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto egualitario che è alla base dell&#8217; “idea” comunista è il classico letto di Procuste che taglia le gambe agli alti e stira le membra ai bassi e in definitiva storpia tutti e tutto. La nostra opposizione ad esso, tuttavia, non può essere di tipo conservatore, perché non vi è alcun dubbio che le stratificazioni sociali come esistono oggi in qualsiasi società sono profondamente ingiuste, in alcuni casi di più, in altri di meno, ma noi se guardiamo all&#8217;Italia di oggi di certo non abbiamo molto da rallegrarci: siamo in una situazione migliore delle immobili società del Terzo Mondo ma sappiamo tutti che le qualità personali per fare carriera, per avere uno status sociale corrispondente alle proprie capacità, contano infinitamente meno della posizione di famiglia, delle raccomandazioni, amicizie, della buona parola di qualche monsignore, della tessera di partito, magari dell&#8217;appartenenza a qualche clan mafioso. Da questo punto di vista siamo messi nettamente peggio della media delle società euro-occidentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Non la conservazione deve essere il nostro obiettivo, ma la rivoluzione elitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">I sociologi distinguono fra lo <em>status </em>ascritto, ossia la condizione cui un essere umano appartiene “per diritto di nascita” e lo <em>status</em> acquisito, cioè la condizione raggiunta grazie alle proprie capacità. Nel nostro modello di società gli <em>status </em>ascritti devono quanto più possibile sparire.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse il più antico tentativo di dare vita a un elitismo funzionale è stato compiuto in India già millenni fa con il sistema delle caste in base a un presupposto semplicissimo: i figli dei sacerdoti (bramini) sono i più adatti a diventare bramini a loro volta, i figli dei guerrieri a fare i guerrieri, i figli degli artigiani e i commercianti, gli artigiani e i commercianti, i figli dei servi i servi e via dicendo. Un sistema simile avrebbe potuto funzionare se gli uomini si riproducessero per talea come le viti o i gerani, se i figli fossero geneticamente identici ai genitori, ma questo non si verifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente alla fede professata da tutti i riformatori e gli educatori democratici – e per questo lato la democrazia è un mito egualitario aberrante alla stessa stregua del comunismo – è probabile che tutte le attitudini umane importanti abbiano una forte componente genetica, ma ciascuna di esse ben difficilmente potrebbe dipendere da un singolo gene come gli occhi neri o gli occhi azzurri, quanto piuttosto da costellazioni genetiche complesse che potrebbero non ritrovarsi dopo quella roulette che è il rimescolamento genetico prodotto dall&#8217;unione sessuale (che potrebbe invece magari determinare altre attitudini e qualità), e questo tanto più  in quanto di solito nelle società tradizionali esse venivano di solito “testate” su uno solo dei due sessi, quello maschile, in più esiste e dev&#8217;essere sempre esistita la possibilità anche in una società come quella indiana la possibilità di accoppiamenti clandestini fra persone di casta diversa. Inevitabilmente, all&#8217;interno delle diverse caste saranno nati individui privi delle qualità necessarie ai compiti che la casta era chiamata a svolgere, e la rigidità del sistema ha impedito che costoro si spostassero o fossero costretti a spostarsi in una posizione sociale più conveniente. Alla lunga, il sistema delle caste diventa il metodo migliore per disperdere a casaccio lungo la scala sociale attitudini e competenze, per far sì che “l&#8217;uomo giusto al posto giusto” diventi un&#8217;utopia irrealizzabile o un puro caso sul tipo di un tredici al totocalcio.<br />
Il sistema delle caste non ha posto l&#8217;India alla testa della civiltà umana, al contrario, ne ha fatto per lunghissimo tempo un abisso di arretratezza e miseria.</p>
<p style="text-align: justify;">Teniamo presente questo fatto, così come dobbiamo tenere presente che poiché l&#8217;egualitarismo è pura utopia, di fatto tutte le società esistenti si muovono in una “banda di oscillazione” i cui estremi sono costituiti dalla società di élite a mobilità sociale elevata e la società di caste a mobilità sociale bloccata o comunque scarsa. Teniamo anche presente che, poiché il mito egualitario è in effetti irrealizzabile, tutte le volte che si sono imposti sistemi teoricamente egualitari come i regimi comunisti, o comunque utopie egualitarie come la ventata sessantottesca che ha cancellato la selettività della scuola italiana, in concreto, allontanandosi dalla società di élite, si riduce la mobilità sociale e ci si avvicina (o ci si avvicina maggiormente) alla società di caste, e quindi allo spreco delle intelligenze e dei talenti che sono la risorsa più preziosa di una società.</p>
<p style="text-align: justify;">La “parola magica” è selezione, la messa alla prova che va ripetuta a ogni generazione e per ciascuno. In questo – sia chiaro – non c&#8217;è nulla di nuovo, è un pensiero politico risalente a cinque secoli prima di Cristo, a un pensatore il cui nome è stato talvolta esaltato attraverso le epoche con lo stesso impegno che si è messo nell&#8217;ignorare la parte più vitale della sua opera, stiamo parlando di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> che nella <a title="Repubblica" href="http://www.libriefilm.com/la-repubblica/203"><em>Repubblica</em></a> ha spiegato che “i guardiani” hanno il compito di vigilare sulle nuove generazioni, e se qualcuno di stirpe aurea o argentea nasce fra coloro che sono di stirpe bronzea, è loro dovere portarlo alla posizione che gli spetta. In un certo senso, potremmo dire che la nostra visione politica discende direttamente dal pensiero di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito delle interpretazioni moderne del pensiero politico di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> (dei suoi moderni fraintendimenti che stanno solo alla pari di quelli medievali con la Chiesa cattolica che si è servita di un pezzo qua di una scheggia là del suo pensiero come di quello di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> per costruire la sua teologia fraintendendo del tutto entrambi), poiché egli sosteneva che i sapienti e i guardiani avrebbero dovuto mettere in comune le proprietà e le donne, non è parso vero a qualcuno di iscrivere <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> fra gli antenati del comunismo, senza avvedersi che questo comunitarismo riservato alle élite perché potessero agire verso il corpo sociale in uno spirito di totale disinteresse personale, somiglia piuttosto a quello di un ordine monastico e non ne fa affatto il profeta di una società egualitaria; al contrario, il nucleo del suo pensiero è quello di uno stato elitario che assegni a ciascuno un ruolo corrispondente alle sue attitudini, capacità e meriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capire come in realtà funzionino le cose, forse è meglio partire da un esempio al contrario, un esempio che purtroppo ci tocca molto da vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">È largamente provato che il cosiddetto movimento del &#8217;68 che toccò il mondo giovanile e studentesco in Europa verso la fine degli anni &#8217;60 non fu per nulla un fenomeno spontaneo: era nato per imitazione dei moti di protesta scoppiati nei <em>campus</em> americani e a loro volta ispirati da nessun altro sentimento più nobile che la fifa dei giovani <em>yankee </em>che temevano di essere spediti a combattere in Vietnam, ma i servizi segreti sovietici e dei Paesi satelliti avevano presto avuto la loro parte nell&#8217;alimentarlo, sostituendo con l&#8217;aggressione ideologica quella marcia verso Gibilterra dei <em> tank </em>con la stella rossa che “l&#8217;ombrello nucleare” americano rendeva impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, se quella che altrove fu solo una stagione, da noi durò un decennio e oltre, fino alla “coda” rappresentata dal terrorismo brigatista, è perché si saldava a nostre situazioni interne di una precisa rilevanza.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia il sessantotto ha avuto una nascita bicefala attraverso il convergente egualitarismo marxista e cattolico, ha avuto il suo modello, il suo “esperimento pilota” nella scuola di Barbiana di Don Milani dalla quale è uscito Renato Curcio e nella <em>Lettera a una professoressa</em> dello stesso Don Milani il suo manifesto.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa che più sorprende, andando a rileggere oggi quel documento, è la cecità che esprime, frutto senza dubbio di un&#8217;intossicazione ideologica in cui marxismo e cristianesimo sono intrecciati molto più strettamente di quanto si potrebbe pensare a prima vista.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché una menzogna o un errore possano funzionare, non essere subito riconosciuti come tali a colpo sicuro, devono contenere un minimo di elementi reali: è senz&#8217;altro un fatto che nella scuola pre-sessantotto, la scuola gentiliana che bocciava e selezionava, i figli di papà dei ceti abbienti avevano un vantaggio rispetto ai ragazzi delle classi subalterne, perché crescevano in un ambiente più acculturato e ricco di stimoli, perché se non avevano voglia di studiare erano più facilmente disponibili le ripetizioni private, le pressioni sui docenti, i calci nel fondoschiena. Si trattava però pur sempre di svantaggi che i giovani di origini non abbienti potevano rimontare; certo, il sistema non era perfetto, ma dubito che vi possa essere qualcosa di umano che lo sia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Lettera a una professoressa</em> e il modello della scuola di Barbiana ci permettono di leggere in controluce anche qualcos&#8217;altro, la convinzione che qualsiasi superiorità sia riconducibile al privilegio, il mito egualitario condiviso in tutta la sua assurdità e falsità da cristianesimo e marxismo allo stesso titolo e allo stesso modo.</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola egualitaria, la scuola che non boccia, non seleziona e in definitiva non insegna (ogni essere umano tende a essere pigro quanto gli è concesso di esserlo), la scuola dei tutti somari e tutti diplomati, alla fine non distribuisce che inflazionati pezzi di carta che non garantiscono minimamente l&#8217;accesso al lavoro, né tanto meno una posizione sociale, la selettività che si è cacciata dalla scuola rimane nella società, affidata a meccanismi di gran lunga più iniqui: raccomandazioni, amicizie familiari, tessere di partito, aggregazioni mafiose, è il trionfo dello status ascritto. Distruggendo la scuola gentiliana creata dal fascismo, la contestazione ha cancellato un importante strumento di promozione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">È possibile che coloro che hanno manovrato la contestazione in quegli anni che l&#8217;ex leader studentesco Mario Capanna ha definito “formidabili” e molti altri invece “miserabili”, fossero all&#8217;oscuro di ciò? Lasciando stare i gregari, gli utili idioti, quelli che si fanno incantare dagli slogan, a livello di capi, la cosa non è per nulla credibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflettiamo su quali erano le condizioni dell&#8217;Italia di quel tempo, che, giunta tardivamente allo sviluppo industriale, aveva conosciuto il grosso <em>boom </em>economico proprio nel decennio precedente, e proprio in quegli anni conosceva un incremento esponenziale della scolarità, estesa sempre più verso i ceti subalterni, delle scuole medie e superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">I giovani contestatori di allora erano pressoché tutti di estrazione altoborghese e guarda caso, la loro azione politica coincideva con i loro interessi di classe, perché la combinazione di scolarità di massa e di scuola gentiliana-selettiva avrebbe loro reso molto difficile e certo non automatico come nel passato riprodurre la condizione sociale-professionale dei loro genitori. Si trattò di un&#8217;operazione di conservazione sociale travestita da rivoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra questi Metternich in sedicesimo travestiti da Robespierre e la sinistra si stipulò di fatto una sorta di <em>pactum sceleris</em>: i partiti di sinistra diedero all&#8217;operazione il loro avallo ideologico, quello che ci guadagnavano era una robusta iniezione di ideologia marxista in tutti i gangli della società, una classe di futuri <em>apparatcik </em>di partito, posizioni strategiche nella scuola, nell&#8217;informazione, nella magistratura, nella cultura, man mano che i giovani “rossi” avrebbero immancabilmente sviluppato le loro carriere professionali. Chi ci rimetteva di netto erano innanzi tutto i lavoratori sfacciatamente presi per il naso, i loro figli che si vedevano di fatto negato il futuro, e l&#8217;Italia nel suo complesso che si vedeva privata una volta di più di una futura classe dirigente dotata di capacità e competenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo che l&#8217;infausta vicenda sessantottesca e la triste deriva che ne è conseguita negli ultimi quarant&#8217;anni ci offrano un perfetto esempio al contrario di quella che dovrebbe essere la nostra azione politica, ma a questo punto c&#8217;è un&#8217;importante obiezione che va considerata: una volta rimosse le barriere, gli ostacoli, le tare che impediscono una corrispondenza fra capacità, meriti e ruolo sociale, non sarebbe più semplice lasciar fare  alla dinamica del mercato che interessa gli uomini non meno delle merci e dei servizi, a quella competizione che a detta di molti è l&#8217;analogo della selezione naturale darwiniana? In altre parole, che dire del liberalismo, rappresenta un&#8217;opzione valida?</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto possa sembrare strano, storicamente, è piuttosto il darwinismo come teoria naturalistica ad essere nato basandosi sull&#8217;analogia con la società liberale, piuttosto che il contrario. Sebbene finisse per scegliere poi soluzioni autoritarie per imporlo, il primo teorico del liberalismo è stato nel XVII secolo il filosofo inglese Thomas Hobbes. Dietro le apparenze di una convivenza civile e armoniosa, in realtà la società, egli sosteneva, è un “<em>bellum omnium erga omnes</em>”, una guerra di tutti contro tutti, e lo stato è stato istituito come “patto sociale” per dettare le regole di questo conflitto e renderlo incruento. E&#8217; visibile che il concetto darwiniano di lotta per la sopravvivenza è stato modellato su questa idea di “guerra di tutti contro tutti”. “Liberalismo” è una parola che evoca connotazioni positive, eppure, ridotta all&#8217;osso, è la concezione socio-politica più brutale che ci possa essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che più conta, però, è che quest&#8217;analogia che è stata così importante per lo sviluppo delle scienze biologiche, è in ultima analisi falsa. A spiegarcelo è proprio uno scienziato evoluzionista, il padre dell&#8217;etologia Konrad Lorenz. Occorre distinguere, egli ci spiega, la selezione naturale interspecifica, cioè quella che avviene tra le specie, dalla selezione intraspecifica, cioè all&#8217;interno di una stessa specie; la prima è il motore dell&#8217;evoluzione, la seconda produce effetti per lo più mostruosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo parlando, sia chiaro, della selezione non coscientemente orientata, ma di quella lasciata al libero gioco casuale delle forze in campo, e “selezione naturale intraspecifica non orientata nella specie umana” è in definitiva ciò che potremmo tradurre con un termine oggi molto in voga, “mercato”. Che “il mercato” produca effetti mostruosi, è qualcosa che abbiamo smesso di notare solo perché abbiamo sotto gli occhi lo spettacolo orrido delle conseguenze delle politiche dirigistiche ispirate all&#8217;egualitarismo, alle atrocità politiche e allo scempio economico che sono stati perpetrati per mezzo secolo oltre quella che un tempo è stata la Cortina di Ferro, ma provatevi soltanto a chiedervi che senso abbiano la ricchezza economica e il prestigio sociale che si attribuiscono a figure parassitarie come i grandi capitalisti e i loro lacché politici, nonché ad attrici, cantanti, calciatori, <em>top model</em>, <em>escort</em>, mentre l&#8217;intelligenza creativa, la ricerca scientifica, il talento soprattutto dei giovani vengono scoraggiati e umiliati in tutti i modi, e si veda lo stato miserrimo in cui oggi sono lasciati la ricerca scientifica e i giovani ricercatori costretti a una vita da precari in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;equivalente, o meglio la proiezione del mercato nella politica è ciò che noi conosciamo come democrazia, e anche qui abbiamo un bellissimo nome per coprire una realtà spregevole. Il politico che ottiene il consenso, quello che finisce per avere nelle mani il destino di tutti, è quello che sa vendersi meglio, e tutti vedono le qualità che questo sistema tende a selezionare: furbizia, falsità, istrionismo, assenza di scrupoli, disinvoltura morale, disponibilità agli affari sporchi sottobanco, laddove intelligenza, competenza, comprensione dei problemi della collettività non hanno alcun ruolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dovremmo ancora una volta, a venticinque secoli di distanza, ricordare l&#8217;ammonimento di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“I più adatti a esercitare il potere sono coloro che meno lo desiderano, coloro che vedono in esso un dovere verso la comunità e non un mezzo per realizzare ambizioni personali”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;ipocrisia del liberismo è più evidente che nel passato, di una “libertà” d&#8217;impresa e di mercato che non interessa la popolazione ma solo una fascia molto ristretta di magnati. Oggi “mercato” significa “mercato globale”, globalizzazione che saccheggia e colonizza i popoli e le realtà culturali e storiche del pianeta, immiserisce i più poveri per provocare flussi migratori verso le aree di maggiore benessere allo scopo preciso di cancellare le identità di popoli e nazioni per dare luogo a un mondo ibridato, un&#8217;ibridazione che equivale a una perdita di cultura, memoria storica, consapevolezza, cui si sottrae solo la casta dei signori del pianeta, la maggior parte residenti negli USA e di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> o calvinista o ebraica (e delle varianti che esistono di cristianesimo, il calvinismo è quello più vicino alle radici ebraiche della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> del “Discorso della Montagna”, quello che più radicalmente distingue fra i “predestinati alla salvezza”, della quale il successo negli affari non importa come conseguito, è il segno esteriore, e la massa dei dannati da un Dio crudele quanto i suoi fedeli).</p>
<p style="text-align: justify;">E si vede quanto sia ipocrita l&#8217;inganno della democrazia, perché ai popoli viene surrettiziamente sottratto il diritto di decidere alcunché, nemmeno di preservare la propria identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel fascismo c&#8217;è sempre stata una componente “socialista”, “di sinistra” ma a questo riguardo le confusioni e gli equivoci si sono sprecati. Anche qui, bisogna ammettere che “il socialismo” è stato un movimento complesso, portatore di istanze diverse, in alcune delle quali ci possiamo riconoscere (facendone con ciò qualcosa di altro), in altre no. Senza dubbio ci riconosciamo nello spirito anticapitalista, con un&#8217;importante distinzione rispetto alla concezione marxista: l&#8217;imprenditore che lavora e dà lavoro non va messo sullo stesso piano del capitalismo finanziario e bancario che non crea nulla ma è semplicemente un&#8217;entità parassitaria che sposta grandi masse di denaro per il mondo trasformando il lavoro di molti nella ricchezza di pochi. Nell&#8217;internazionalismo si può vedere qualcosa da accogliere con molte riserve; anche noi dobbiamo cercare di essere quanto più possibile internazionali, collegarci con chi all&#8217;estero è simile a noi, perché è l&#8217;unico modo di combattere un nemico che trascende i limiti nazionali, ma l&#8217;identità di popoli e nazioni rimane per noi un <em>prius</em>, e non possiamo scordare che soprattutto per i comunisti “internazionalismo” significava in realtà subordinazione all&#8217;Unione Sovietica. Dell&#8217;egualitarismo abbiamo visto cosa si debba pensare, ma rimane la validità di quella che  oggi in un clima di neoliberismo, di “liberalizzazioni”, di privatizzazioni sembra la peggiore delle bestemmie, ossia il principio dell&#8217;intervento dello stato nell&#8217;economia per avere i mezzi per orientare la vita di una nazione secondo finalità che non sono necessariamente quelle del “mercato”, soprattutto oggi che è chiaro che la “mano invisibile” di cui parlava Adam Smith ci sta lentamente strozzando.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso non dobbiamo avere alcuna paura di essere “socialisti”, di contraddire i dogmi liberisti oggi vigenti nell&#8217;economia: lo stato ha non solo il diritto, ma il dovere di intervenire con misure autoritarie in campo economico quando si tratta di salvare i popoli dalla spoliazione di cui ne fanno oggetto le <em>lobby </em>del capitale internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le capacità dell&#8217;essere umano, le attitudini sia intellettive sia caratteriali, la cui valorizzazione dovrebbe essere la cura di un sistema prodotto dalla rivoluzione elitaria, a loro volta, sono il prodotto dell&#8217;eredità o dell&#8217;ambiente, della natura o della cultura, dell&#8217;effetto combinato di entrambe e in che proporzione?</p>
<p style="text-align: justify;">Il dogma democratico (e la democrazia è un sistema dogmatico dove l&#8217;esercizio della libertà di pensiero è ammesso solo se ci si muove entro limiti ben precisi) vuole che l&#8217;ambiente, la cultura, l&#8217;apprendimento siano tutto e che l&#8217;eredità, la base genetica, l&#8217;innato non contino assolutamente nulla. Qui riconosciamo il postulato di base dell&#8217;egualitarismo: siamo tutti potenzialmente degli zeri intercambiabili, non esistono geni o idioti, ma solo individui cui sono toccate in sorte migliori o peggiori opportunità educative.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo dogma è suscettibile di diverse utilizzazioni come un coltello multiuso; guai ad accorgersi, per esempio, che esistono differenze di attitudini e intellettive non solo all&#8217;interno dei gruppi umani, ma fra di essi, che quella brutta, bruttissima cosa che chiamiamo razzismo trova il suo fondamento nella realtà, mentre è l&#8217;antirazzismo a non essere altro che utopia.</p>
<p style="text-align: justify;">A cercare di dare un fondamento scientifico al dogma democratico-egualitario è stata fra gli anni &#8217;20 e &#8217;50 del XX secolo negli Stati Uniti (e dove sennò?) la scuola psicologica nota come comportamentismo (<em>behaviorism</em>), e per farlo ha adottato un riduzionismo incredibilmente semplicistico, riducendo tutta la vita psichica al fenomeno dei riflessi condizionati scoperti dal fisiologo russo I. P. Pavlov.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/evoluzione-e-modificazione-del-comportamento/9602" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7807" style="margin: 10px;" title="evoluzione-e-modificazione-del-comportamento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/evoluzione-e-modificazione-del-comportamento.jpg" alt="" width="200" height="293" /></a>In termini scientifici, si tratta di assurdità allo stato puro: è semplicemente impensabile che i meccanismi della selezione naturale non abbiano modellato nel tempo le capacità intellettive e le attitudini comportamentali degli esseri viventi così come ne hanno plasmato i caratteri fisici. Konrad Lorenz, ricercatore di indubbia probità scientifica ha dedicato un suo libro, <a title="Evoluzione e modificazione del comportamento" href="http://www.libriefilm.com/evoluzione-e-modificazione-del-comportamento/9602" target="_blank"><em>Evoluzione e modificazione del comportamento</em></a> a rispondere alle mistificazioni e alle grossolanità dei comportamentisti, sottovalutando o ignorando però le implicazioni politiche del discorso, e in democrazia dove vige una tolleranza molto bassa per le idee anticonformiste, probabilmente per lui sarebbe stato pericoloso non farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa, stavo tenendo una lezione proprio sul comportamentismo, e avevo appunto spiegato che fra le varie correnti psicologiche il comportamentismo è considerato quella più democratica precisamente per la sua esclusione dei fattori innati nella determinazione della personalità, laddove le psicologie europee, Jean Piaget, la teoria della <em>Gestalt</em>, Konrad Lorenz si portano dietro perlopiù la “macchia” dell&#8217;innatismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un allievo alzò la mano e mi fece una domanda.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ma professore”, disse, “Cosa c&#8217;è di democratico in questo? Quello di poter modellare a piacere gli esseri umani come una creta molle, è il sogno di qualsiasi dittatore!”</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva ragione, ma io non avevo altro torto se non quello di dovermi attenere alla regola che non consente di fare dalla cattedra discorsi politici troppo espliciti. In effetti, non c&#8217;è alcuna contraddizione tra democrazia e spirito autoritario; oggi la censura democratica delle idee anticonformiste ha assunto il nome di <em>political correctness</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se un ricercatore ha un minimo di onestà e non cerca di falsare i fatti, la realtà delle cose salta fuori a dispetto delle sue intenzioni dichiarate. John B. Watson fondatore della scuola comportamentista sosteneva:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Datemi un bambino, purché sano, e  (attraverso la tecnica dei riflessi condizionati) ne farò quello che volete voi; se volete che ne faccia un delinquente, ne farò un delinquente, se volete che ne faccia il presidente degli Stati Uniti, ne farò il presidente degli Stati Uniti”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">(Prescindiamo ora dal fatto che alcuni presidenti degli Stati Uniti sono stati fra i peggiori delinquenti della storia, da Franklin Delano Roosevelt che ha ordinato durante la seconda guerra mondiale i bombardamenti di massa sulle città europee, ad Harry Truman che si è assunto la responsabilità dei bombardamenti nucleari sul Giappone, a esempi recenti, tutte le volte che l&#8217;America ha deciso di “mostrare i muscoli” contro questo o quello stato facendo strage di civili inermi).</p>
<p style="text-align: justify;">Si noti quel “purché sano” che fa rientrare dalla finestra l&#8217;innatismo cacciato dalla porta: chi è affetto dalla sindrome di <em>Down</em>, ad esempio, non possiamo certo pensare di avviarlo a una carriera accademica.</p>
<p style="text-align: justify;">In maniera analoga il saggio del genetista di origine ucraina Theodosius Dobzhansky <em>Diversità genetica e uguaglianza umana</em> vorrebbe essere un testo fondamentale dell&#8217;antirazzismo, ma si lascia scappare alcune ammissioni interessanti; ad esempio riporta una tabella con i coefficienti di correlazione (in pratica le somiglianze) fra i quozienti d&#8217;intelligenza di persone con vari gradi di parentela, da cui apprendiamo che i gemelli monozigoti separati alla nascita hanno un coefficiente di correlazione del Q.I. del 75% mentre estranei allevati insieme lo hanno solo del 24%. Davvero occorre altro per capire che l&#8217;intelligenza è determinata per tre quarti da fattori genetici e per un quarto da fattori ambientali?</p>
<p style="text-align: justify;">Io penso che non sia buona politica rispondere al fanatismo, alla cecità dogmatica, alla stupidità con altrettanto dogmatismo e stupidità, ma con l&#8217;intelligenza e l&#8217;aderenza alla realtà: alla cecità dogmatica dei democratici che vorrebbero negare qualsiasi peso all&#8217;ereditarietà nel determinare quello che noi siamo, non bisogna rispondere con una simmetrica e altrettanto stupida negazione dell&#8217;importanza dei fattori ambientali, della cultura, dell&#8217;educazione, che hanno un loro ruolo anche se non così onnipotente, ma con la rispondenza ai fatti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/intelligenza-emotiva/7934" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7808" style="margin: 10px;" title="intelligenza-emotiva" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/intelligenza-emotiva.jpg" alt="" width="156" height="240" /></a>Nel libro <a title="Intelligenza emotiva" href="http://www.libriefilm.com/intelligenza-emotiva/7934" target="_blank"><em>Intelligenza emotiva</em></a> di Daniel Goleman si trova un&#8217;interessante ammissione. Dai test effettuati nelle scuole americane risulta che i ragazzi di origine asiatica, cinese e giapponese, hanno alla conclusione del ciclo di studi superiori, un quoziente intellettivo medio di 105, cioè uno scarto di cinque punti rispetto alla media della popolazione bianca. Tale scarto non sembra dovuto a fattori genetici, all&#8217;inizio del <em>curriculum </em>scolastico è inesistente e si accresce man mano col trascorrere del tempo (a differenza dello scarto verso il basso di 15 punti che separa i ragazzi di origine africana da quelli di origine europea, che appare non collegato a fattori ambientali e assolutamente incomprimibile).</p>
<p style="text-align: justify;">Il genitore di origine asiatica, spiega Goleman, è più esigente di quello “bianco”, pretende che i ragazzi studino, facciano i compiti, non concede loro giustificazioni a cottimo e disponibilità a coprirli in ogni circostanza. Tutto ciò consente loro non solo di ricevere una cultura e una formazione professionale migliore, ma ha effetti positivi sullo sviluppo stesso dell&#8217;intelligenza. Dovremmo fermarci un momento a riflettere su cosa priviamo i nostri figli con un&#8217;educazione democratica, lassista, permissiva, che non solo non li prepara ad affrontare le difficoltà della vita, ma ha effetti deprimenti sul loro potenziale intellettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Winston Churchill è stato una figura storica che non merita alcuna riabilitazione, è stato determinante nello svendere il futuro dell&#8217;Europa agli Stati Uniti; le conseguenze della sua politica le stiamo tuttora pagando tutti noi, tuttavia non posso citare senza almeno un po&#8217; di simpatia il barlume di saggezza che dimostrò il giorno che uno straniero gli chiese:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Perché voi Inglesi che siete così affettuosi con i vostri cani, siete così duri con i vostri figli?”<br />
“Perché dei nostri cani”, rispose, “Non abbiamo alcuna intenzione di farne degli uomini”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo dell&#8217;educazione non è solo quello di trasmettere conoscenze e competenze, ma prima di tutto di forgiare il carattere.</p>
<p style="text-align: justify;">Di uomini che sappiano davvero essere degli uomini, di questo ci sarà più che mai bisogno nelle lotte del futuro.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/oltre-la-destra-e-la-sinistra-2.html' addthis:title='Oltre la destra e la sinistra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La destra è al governo, la cultura all’opposizione</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 13:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stanno ritornando gli anni Settanta per il clima ideologico e politico fazioso e intollerante dominato dalla cariatide dell'antifascismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-destra-e-al-governo-la-cultura-all%e2%80%99opposizione.html' addthis:title='La destra è al governo, la cultura all’opposizione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Ci hanno insegnato che il tempo è una freccia, che procede sempre in avanti verso un radioso avvenire. Falso. Il tempo è circolare, torna su se stesso, è l’eterno ritorno del già detto, del già fatto, del sempre uguale, è quel passato che non passa mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Stanno ritornando gli anni Settanta per il clima ideologico e politico fazioso e intollerante. È inquietante ma è così. Chi ha vissuto quel periodo ne riconoscerà tutti i sintomi, anni in cui essere «di destra» era una colpa e ti imprimeva addosso uno stigma negativo per cui venivi emarginato, non potevi parlare in pubblico, e se scrivevi su giornali «di destra» eri guardato male. Ma quelli, si dirà, erano gli anni peggiori della cosiddetta contestazione, erano gli «anni di piombo», gli anni del «conflitto a bassa intensità»&#8230;</p>
<div id="attachment_7260" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-7260 " title="Cerebrosconfitti_antifascisti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Manifestazione_antifascista-300x173.jpg" alt="Una sfilata di antifascisti negli anni '70. Slogan e partecipanti sono rimasti sempre gli stessi." width="300" height="173" /><p class="wp-caption-text">Una sfilata di antifascisti negli anni &#39;70. Slogan e partecipanti sono rimasti sempre gli stessi.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ora però quel disgraziato e sanguinoso periodo è da quasi quaranta anni alle nostre spalle. È trascorsa ben più di una generazione eppure sembra che si stia replicando nel modo più paradossale. Infatti, è dal 1993 che la Destra politica non è più una anomalia, è da allora che non è più strano vedere sindaci ed assessori e poi ministri e sottosegretari prima del Msi, poi di An. Tutto normale? Affatto! La Sinistra non ha mai accettato il ritorno alla normalità democratica, l’ha sempre mal sopportata, soprattutto da quando il <em>leader </em>del centrodestra è Silvio Berlusconi. Questo ha fatto sì che col tempo si sia vieppiù incarognita ed oggi l’antiberlusconismo, a braccetto con l’antifascismo, anziché attenuarsi, sia più violento che mai. Ma essere antiberlusconiani vuol dire essere anche ostili a tutto quanto sia &#8211; venga dalla Sinistra etichettato &#8211; «di destra». Il risultato è un drastico ritorno al passato: non si possono tenere conferenze e presentazioni di libri di autori sgraditi (<a title="Marcello Veneziani" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marcello-veneziani/">Marcello Veneziani</a> e Giampaolo Pansa ne sanno qualcosa) o di argomenti tabù (come a Palermo quello dedicato a Casa Pound, nonostante il responsabile culturale di Casa Pound scriva sul <em>Secolo d’Italia</em>, giornale antiberlusconiano).</p>
<p style="text-align: justify;">E non si possono tenere nemmeno concerti. È accaduto negli ultimi tempi almeno due volte, in quel di Sassuolo e di Milano, alla Compagnia dell’Anello, la storica formazione musicale di Mario Bortoluzzi che si è vista annullare la sede di due manifestazioni all’ultimo istante per la pressione che politici e giornalisti locali hanno fatto su chi aveva loro concesso i locali. Con l’accusa di essere un gruppo «nazista»! E non l’ha difeso nessuno, o quasi: certo nessuno si è indignato sulla «grande stampa» per un episodio così grave. E accade a chi scrive su giornali di destra di subire trattamenti preferenziali da parte di politici e magistrati (ne sanno qualcosa <em>il Giornale </em>e <em>Libero</em>) rispetto a identiche situazioni in cui cadono le testate di sinistra. E capita (si vedano testimonianze sul <em>Foglio</em>) che chi comincia a scrivere sulle sue pagine provochi imbarazzo ad amici e conoscenti. Siamo tutti (è successo anche a me) considerati «lacchè di Berlusconi»!</p>
<p style="text-align: justify;">Questa situazione nasce da una serie di concause: oltre quelle già dette ci sono anche gli effetti collaterali del neo-antifascismo finesco, cioè codificato dal presidente della Camera e seguito dai politici del Fli e dal suo quotidiano, che si presentano come una Destra Nuova mentre invece non sono altro che una Sinistra Vecchia con la bava alla bocca nei confronti di chi è rimasto veramente di destra. Insomma, è stato creato un nuovo «arco costituzionale» di cui Fli fa parte e chi non sta col Fli ne è escluso. E così, mancando una sponda politica che li difenda in qualche modo, ecco che giornalisti, scrittori, musicisti che non hanno accettato il verbo del nuovo messia di Montecarlo sono più facilmente attaccabili e discriminabili (ma non per questo cambiano idea).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/perche-siamo-antipatici/8202" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7258" style="margin: 10px;" title="perche-siamo-antipatici" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/perche-siamo-antipatici.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Certo, c’è anche quel senso inaccettabile di superiorità antropologica, quel «complesso dei migliori» così efficacemente, ma inutilmente, denunciato da Luca Ricolfi nell’ormai lontano 2005, che porta la Sinistra ad un vero e proprio razzismo culturale. Ma, e lo si deve dire assai chiaramente, c’è anche l’incancellabile colpa di un centrodestra che dal 1994, pur messo in guardia, non ha fatto nulla per creare un retroterra culturale alle proprie vittorie politiche, da un lato non occupandosi affatto di cultura (Forza Italia) e dall’altro cadendo succube della «sindrome di Stoccolma» culturale (Msi/An) una volta giunto al potere nazionale e locale, come ho scritto a suo tempo su queste pagine e come ha di recente benissimo evidenziato il professor Roberto Chiarini.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la libertà di pensiero e di parola sia conculcata in questo disgraziato Belpaese lo possono urlare sfacciatamente personaggi come Santoro, Grillo, Saviano, Fazio, Travaglio, Dandini, Lerner, Spinelli, Di Pietro e tutto l’Idv, Eco e compagnia brutta, ma non so con quale faccia tosta o peggio, visto che possono dire e fare impunemente tutto ciò che vogliono spalleggiati dalla «grande stampa» e con la manleva dei magistrati. E lo possono anche molto, molto sopra le righe senza problemi. Aleggia invece una censura palese e occulta, una discriminazione morale e quasi personale per chi parla, scrive, canta avendo idee di destra.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò avviene a quasi vent’anni, dalla discesa in campo del Cavaliere che «sdoganò» la Destra partitica. C’è evidentemente qualcosa che non funziona e il Centrodestra politico dovrebbe fare l’esame di coscienza ed un <em>mea culpa </em>se la situazione, nel 2011, è ancora questa. Anzi, è peggiorata.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale </em>del 10 aprile 2011.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-destra-e-al-governo-la-cultura-all%e2%80%99opposizione.html' addthis:title='La destra è al governo, la cultura all’opposizione ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La fantasy, la politica, la mistificazione</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 17:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Cardini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-fantasy-la-politica-la-mistificazione.html' addthis:title='La fantasy, la politica, la mistificazione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_5053" class="wp-caption alignright" style="width: 309px"><img class="size-medium wp-image-5053" title="tolkien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tolkien-299x300.jpg" alt="John Ronald Reuel Tolkien (3 gennaio 1892 – 2 settembre 1973)" width="299" height="300" /><p class="wp-caption-text">John Ronald Reuel Tolkien (3 gennaio 1892  – 2 settembre 1973)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se in questi tempi così tristi (il massacro dei pacifisti al largo di Gaza, i tagli governativi alla cultura…) avessi voglia di ridere, la polemica scatenata da un articolo di Loredana Lipperini su “Repubblica” a proposito dell’opera letteraria di Tolkien avrebbe sul mio umore un benefico effetto. A Modena si tiene un convegno su “Tolkien e la filosofia”: e la giornalista coglie l’occasione per lamentare il fatto che per troppo tempo la “sinistra” abbia lasciato alla “destra” un equivoco monopolio sul grande autore di <em>heroic fantasy</em>, per ribadire il giudizio sull’inconsistenza della “cultura di destra” e per chiedere che finalmente si faccia giustizia e si restituisca il filologo e romanziere cattolico inglese all’àmbito culturale cui egli naturalmente e di diritto appartiene. Ch’è, ovviamente, quello della “sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5052" style="margin: 10px;" title="il-signore-degli-anelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-degli-anelli-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a>Verrebbe voglia di farci sopra due risate, dicevo. Ma in realtà par di sognare. E’ davvero mai possibile che, dopo tutto quel ch’è successo nel circa quarantennio trascorso tra l’approdo in Italia del capolavoro di Tolkien, <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506"><em>Il signore degli anelli</em></a>, si torni adesso a parlare di certi temi alla luce d’uno schema non solo manicheo, ma francamente frusto e irriproponibile come quello della contrapposizione “destra”-“sinistra”? Già allora, negli Anni Settanta, l’opposizione a quel groviglio di luoghi comuni era forte e diffusa: oggi, si rischia perfino – leggendo certi articoli – di non riuscir più a capire di che cosa si stia parlando. L’articolista di “Repubblica” sembra uscita da un lungo periodo d’ibernazione: e ci ripropone così, papale e papale, la vecchia massima vittoriniana e togliattiana, “La destra non ha cultura”, dalla quale discende l’assioma “ergo, se qualcosa ha a che fare con la cultura, non può essere di destra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-figli-di-hurin-2/5876" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5054" style="margin: 10px;" title="i-figli-di-hurin" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-figli-di-hurin-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Non siamo più nemmeno al ridicolo. Siamo all’inqualificabile. A parte il fatto che, dalla metà almeno dell’Ottocento ad oggi, ci sono stati molti tipi di “destra” e di “sinistra” e molti modi di aderire all’uno o all’altro dei tutt’altro che monolitici schieramenti, sappiamo bene ad esempio che dalla fine del XIX secolo il sorgere impetuoso della questione sociale e le fratture che tutto ciò ha prodotto in quella ch’era stata la “grande cultura” borghese e liberale dell’Ottocento ha avuto come effetto un mischiarsi e un modificarsi di valori che, fino ad allora, potevano essere ascritti con una certa chiarezza a questa o a quella parte politica. Dopo gli studi del Nolte, del Mosse, del de Felice e dello Sternhell, ad esempio, non possiamo più qualificare semplicisticamente il fascismo come una realtà politica “di destra”; così come riesce impossibile definire all’interno della polarizzazione destra-sinistra il fenomeno del totalitarismo e disperante collocare dall’una o dall’altra parte personaggi di vertice della nostra cultura come Nietzsche, Pound, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> o Pasolini. E che cosa replicare a un esponente tra i più qualificati e raffinati della cultura e della politica “di sinistra”, Massimo Cacciari, il quale con candida fermezza afferma che “la grande cultura europea è sempre stata di destra”?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-medioevo-e-il-fantastico/1242" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5055" style="margin: 10px;" title="il-medioevo-e-il-fantastico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-medioevo-e-il-fantastico-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Per John Ronald Reuel Tolkien le cose sono chiarissime. Cattolico, membro del gruppo degli Oxford Christians esponente del quale era anche Clive Staples Lewis, filologo e medievista di fama internazionale, Tolkien non nascose mai la sua profonda adesione ai valori tradizionali della sua fede e della sua terra e la sua diffidenza, per non dir avversione, nei confronti degli aspetti più ambigui e più allarmanti della Modernità: lo sfrenato individualismo, il culto indiscriminato del progresso, lo scientismo materialistico, il culto del danaro e del profitto, la volontà di eliminare qualunque forma di sacralità dalla vita civile. <em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506">Il signore degli anelli</a></em> è appunto, tradotto nei termini geniali di un romanzo che riprende toni e moduli dalle saghe celtiche e scandinave e dal romanzo cavalleresco, il racconto di una civiltà in pericolo in quanto minacciata dalla Volontà di Potenza di un “Oscuro Signore” che con la violenza e la corruzione vuole soggiogare una composita realtà di esseri viventi e intelligenti (uomini, ma anche i “mezzi-uomini” hobbit, e ancora elfi, nani, mostruosi ibridi umano-ferini) promettendo loro la condivisione del suo potere e rendendoli schiavi. Qualcuno ha voluto scorgere nell’allegoria tolkieniana una condanna del totalitarismo, in particolare del nazionalsocialismo e del comunismo, ma tale lettura è forse riduttiva e poco precisa. L’obiettivo polemico dello scrittore è la debolezza umana, il fascino del potere inteso nemmeno più come mezzo bensì come autentico e unico fine in se stesso: e per questo il piccolo hobbit che decide di caricar su di sé il peso dell’Anello che imprigiona la volontà umana e distruggerlo è una figura cristica; e tutto il romanzo risulta essere quasi un rovesciamento della “cerca del Graal”, dove l’obiettivo non è conquistare un oggetto di arcana sacralità bensì disfarsi di un pericolo e di una tentazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5056" style="margin: 10px;" title="albero-di-tolkien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/albero-di-tolkien.jpeg" alt="" width="200" height="299" /></a>Al suo apparire in Inghilterra e negli Stati Uniti, a metà Anni Cinquanta, <em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506">Il signore degli anelli</a></em> straripò sui giovani di allora conquistandoli, una generazione che stava cominciando a ribellarsi ai miti del progresso e del profitto, che non si accontentava più delle prospettive di carriera personale e della rispettabilità conformistica, che cominciava a gettare uno sguardo inquieto sulle ingiustizie del mondo, trovò in quel romanzo fantaeroico la sua Bibbia. Tolkien divenne il guru dei ragazzi del <em>Flower Power</em> e dell’<a title="Easy Rider" href="http://www.libriefilm.com/easy-rider/708"><em>Easy Rider</em></a>, di quelli che si opponevano alla guerra in Vietnam e che sognavano sul <em>magic bus </em>di Kabul.</p>
<p style="text-align: justify;">Con apparente paradosso, in Italia quelle voci di protesta e quelle istanze di rinnovamento degli orizzonti dei giovani non furono accolte dalla “sinistra” ufficiale, che tra Anni Sessanta e Settanta monopolizzava e regolava la vita culturale, bensì da “opposte” frange di sinistra e di destra. Ma, se la sinistra radicale aveva i suoi idoli nel Vietnam, in Cuba e nel “Che” Guevara, Tolkien divenne invece la bandiera di una esigua ma interessante pattuglia di destra, che ispirandosi soprattutto al pensiero antitotalitario e comunitarista della Nouvelle Droite di <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">Alain de Benoist</a> andava smarcandosi dallo sterile neofascismo del MSI ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-della-paura/236" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5057" style="margin: 10px;" title="il-signore-della-paura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-della-paura-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Di quei ragazzi, che avevano trovato un leader in Marco Tarchi – oggi autorevole docente di politologia nell’università di Firenze –, la sinistra di allora non capì un bel niente: li ritenne soltanto un gruppetto di estremisti da liquidare semplicemente come “neonazisti”; mentre la destra ufficiale, al contrario, scoprendosi incapace di rinnovarsi dall’interno li scaricava come pericolose e inquietanti presenze “deviazioniste”. Tolkien fu edito nella nostra lingua grazie a un editore di destra, Rusconi, a un fine talent scout editoriale, il <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani">Cattabiani</a>, e a una intelligente traduttrice, la Alliata: tutti immediatamente isolati dal “cordone sanitario” cinto loro attorno dalla cultura ufficiale che impedì recensioni e interviste televisive. Tale il clima di quegli anni: non vengano a raccontarmi il contrario, fui io stesso testimone di quell’ottusità e di quell’ostracismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché oggi sono ridicoli i rigurgiti e le pretese d’una paleosinistra che per lunghi anni ha avuto a disposizione messi ed energie inimmaginabili e che non ha saputo costruire alcun serio linguaggio culturale. Essa non ha il diritto di rivendicare né di recuperare un bel niente: Tolkien non le é stato scippato, per la semplice ragione che non le é mai appartenuto. La sinistra, a suo tempo, accomunò in una miope e incolta condanna il “reazionario” Tolkien e i suoi fans che con quattro soldi organizzavano i Campi Hobbit dove si cantava, si leggeva, si discuteva e si rideva in modo alternativo rispetto ai suoi superfinanziati <em>festivals</em>: e riuscì a mobilitare per tale nobile scopo perfino l’ambiente attorno a Norberto Bobbio. Oggi che si è fatta battere perfino dai bauscia berluskones e dalle trote leghiste può solo piangere sul suo velleitarismo, sulla sua inconsistenza e sul fallimento della sua passata arroganza.</p>
<p style="text-align: justify;">1 giugno 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito <a href="http://www.francocardini.net">francocardini.net</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-fantasy-la-politica-la-mistificazione.html' addthis:title='La fantasy, la politica, la mistificazione ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Questa sinistra sempre più antimodernista</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 08:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Scianca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il "reazionarismo moderno" è la più diffusa malattia senile della cultura di sinistra; si manifesta con anatemi, rifiuto del postmoderno, razionalismo di ritorno]]></description>
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<div id="attachment_4453" class="wp-caption alignleft" style="width: 125px"><img class="size-full wp-image-4453" title="herf" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/herf.jpg" alt="" width="115" height="162" /><p class="wp-caption-text">Jeffrey Herf</p></div>
<p style="text-align: justify;">All’inizio degli anni ’80 lo studioso Jeffrey Herf coniava l’espressione “modernismo reazionario” per definire quelle correnti politico-intellettuali che negli anni ’20 e ’30 in Germania «univano reazione politica e progresso tecnologico». Parafrasando il professore dell’università del Maryland, si potrebbe invece affermare che buona parte della seconda metà del <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a> sia invece stata dominata dal “reazionarismo moderno”, fenomeno tutto di sinistra. Ovvero da quell’atteggiamento che fa della modernità di stampo illuministico un valore assoluto e imprescindibile, che è impossibile e quasi blasfemo mettere in discussione. E che, nel concreto dibattito etico-politico, si trasforma in un neo-moralismo stizzito, intristito e rancoroso che non sa accettare le sfide della contemporaneità postmoderna.Un atteggiamento che ha ricreato anche di recente improbabili assi politici e culturali tra illuministi e marxisti, uniti nella lotta contro la tentazione postmoderna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/postmodernismo-ovvero-la-logica-culturale-del-tardo-capitalismo/7225" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4452" style="margin: 10px;" title="postmodernismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/postmodernismo.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Uno degli alfieri del “reazionarismo moderno” è stato senz’altro il critico letterario americano di estrazione neo-marxista Fredric Jameson, la cui opera principale, risalente anch’essa agli anni ’80, è giunta nelle librerie italiane in versione integrale solo da pochissimo. Parliamo di <a title="Postmodernismo, ovvero la logica culturale del tardo capitalismo" href="http://www.libriefilm.com/postmodernismo-ovvero-la-logica-culturale-del-tardo-capitalismo/7225"><em>Postmodernismo, ovvero la logica culturale del tardo capitalismo</em></a> (Fazi editore, 450 p. 39,50 €), saggio mastodontico di cui nel nostro paese era uscita in traduzione solamente il primo capitolo. L’argomento di Jameson è trasparente sin dal titolo della sua opera: per lo studioso americano il postmoderno non sarebbe altro che la “dominante culturale” dell’Occidente nella sua fase “tardo-capitalista”. La cultura postmoderna non sarebbe per nulla una ludica e innocente sperimentazione nietzscheana, quanto piuttosto la ben più concreta espressione sovrastrutturale del nuovo dominio economico e militare dell’America nel mondo. «Soltanto nei termini di quest’altra realtà, quella delle istituzioni economiche e sociali – afferma il critico letterario – è a mio avviso possibile teorizzare adeguatamente il sublime postmoderno».<br />
Per Jameson, la cultura della postmodernità non sarebbe altro che un «paesaggio “degradato” di <em>kitsch </em>e scarti, di <em>serial </em>televisivi e cultura da <em>Reader’s Digest</em>, di pubblicità e motel, di <em>show </em>televisivi, film hollywoodiani di serie B e della cosiddetta paraletteratura con i suoi <em>paperback </em>da aeroporto, divisi nelle categorie del gotico e del romanzo rosa, della biografia romanzata e del giallo, della fantascienza e della <a title="fantasy" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico"><em>fantasy</em></a>: materiali che nei prodotti postmoderni non vengono semplicemente “citati”, come sarebbe potuto accadere in Joyce o Mahler, ma incorporati in tutta la loro sostanza».</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quindi che la problematica che si impone agli occhi dell’osservatore della “condizione postmoderna” non può che essere quella di indagare «in che modo lo squallore urbano possa essere un piacere per gli occhi, quando è espresso con la mercificazione, e in che modo un balzo incomparabilmente alto nell’alienazione della vita quotidiana della città possa ora essere vissuto sotto forma di una nuova e strana allegria allucinatoria». Una critica impietosa, ma dietro la quale emergono tratti marcatamente “reazionari”, nel senso di passatisti se non nostalgici. C’è l’impressione, insomma, che il “progresso” abbia corso troppo per far sì che i progressisti stessero al passo. Da qui le grida scandalizzate dei fautori moralistici del nuovo <em>ancien régime</em>. Per i quali ormai la vitalità è un peccato, i giovani non sono più quelli di una volta a causa delle “diavolerie tecnologiche” e, di sicuro, “si stava meglio quando si stava peggio”. Un neo-moralismo, questo, che sembra attecchire con particolare facilità a sinistra, dove il residuo acidulo di complessi di superiorità fuori tempo massimo e la delusione ancora non digerita per le promesse non mantenute di troppi messianismi ha dato vita ai nuovi soloni in servizio permanente effettivo contro il “disimpegno” e la “crisi dei valori”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4454" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-4454 " title="scalfari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/scalfari-quattro-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Eugenio Scalfari</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">È esattamente in questo senso che Eugenio Scalfari, insieme a tutta la truppa <em>radical chic</em>, lanciò qualche anno fa una crociata neoilluminista contro le pericolose tentazioni nietzscheane del mondo culturale. «Il mondo moderno – sosteneva l’ex direttore di <em>la Repubblica</em> – soffre non per un eccesso, ma per un drammatico <em>deficit </em>di razionalità; la razionalità è minoritaria, la razionalità è controcorrente, la razionalità meriterebbe un’azione filosofica e storica di recupero». I valori (illuministi) di una volta, insomma, non ci sono più. <em>O tempora, o mores</em>. Un bel passo indietro, dopo che gli intellettuali francesi degli anni Settanta (Deleuze, Guattari, Foucault, Derrida) si erano ubriacati, pur provenendo “da sinistra”, del nettare di Zarathustra. Il pensatore americano Scott Lash, del resto, aveva già evidenziato, dal canto suo, l’inadeguatezza del postmodernismo a portare avanti battaglie politiche canalizzate a sinistra: «Ritengo – aveva scritto – che la cultura postmodernista, tutto sommato, non abbia approntato un terreno favorevole per la politica di sinistra. Il modernismo ha offerto un’arena molto più favorevole su cui ingaggiare le tradizionali battaglie culturali della sinistra».</p>
<p style="text-align: justify;">Il segugio politicamente corretto Richard Wolin, già segnalatosi per aver “smascherato” le frequentazioni intellettualmente poco chic di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span> e Hans-George Gadamer, rincarava la dose: «La mia opinione è che a un certo punto, l’ostilità del postmodernismo nei confronti della “ragione” e della “verità” sia intellettualmente insostenibile e politicamente debilitante [.. ]. Quando, in virtù della pratica dell’“ermeneutica del sospetto” neonietzscheana, la ragione e la democrazia sono ridotti ad oggetti di diffidenza, si è invitati all’impotenza politica: si rischia di abbandonare ogni capacità di azione effettiva nel mondo».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4455" class="wp-caption alignright" style="width: 177px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-4455" title="habermas" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/habermas.jpg" alt="" width="167" height="219" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Jürgen Habermas</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E, su tutti, si era distinto il filosofo francofortese pentito Jürgen Habermas, che ricevendo il Premio Adorno, l’11 settembre 1980, aveva denunciato come i postmoderni «ammantino soltanto la loro complicità con una veneranda tradizione del controilluminismo, spacciandola per post-illuminismo». Per dirla con Giovanna Borradori, insomma, Habermas criticava il postmodernismo in quanto il suo attacco alla ragione illuministica sfocia nell’irrazionalismo, «una tendenza che ci rende più vulnerabili e non meno vulnerabili, alla minaccia del fascismo».</p>
<p style="text-align: justify;">Addirittura. Il nuovo fascismo contro cui serrare i ranghi, quindi, sarebbe un misto di Nietzsche e Quentin Tarantino, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e i videofonini, Deleuze e le Veline, Gadamer e <em>Vacanze di natale</em>. Ecco allora che il “fronte della tristezza” si compatta contro la superficialità fascio-postmoderna, in nome di una morigerata serietà cattocomunista ben ritratta nel volto tirato del premier Romano Prodi, che per distinguersi dalle “gigionerie” della destra ha ormai smesso di sorridere. Perché c’è da lavorare, capite?, c’è da riportare la realtà al pari della “Ragione”, altro che chiacchiere. E se i fatti danno torto alla Ragione, allora tanto peggio per i fatti, così come se gli italiani non capiscono il governo sono loro ad essere “matti”. Matti e ingrati, che non comprendono chi tutela il loro bene. È proprio vero, non c’è più <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal <em>Secolo d&#8217;Italia</em> dell&#8217;8 gennaio 2008.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/questa-sinistra-sempre-piu-antimodernista.html' addthis:title='Questa sinistra sempre più antimodernista ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il signore nel tranello</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 15:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Una messa a punto sull'ennesima, sterile polemica da sinistra sulla pretesa appropriazione o mistificazione di Tolkien da parte della cultura tradizionalista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-signore-nel-tranello.html' addthis:title='Il signore nel tranello '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/john-ronald-reuel-tolkien" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" title="J.R.R. Tolkien" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/d/d7/Jrrt_1972_pipe.jpg/250px-Jrrt_1972_pipe.jpg" alt="J.R.R. Tolkien" width="250" height="191" /></a>Un’opera letteraria si può leggere in vari modi, sul piano orizzontale e sul piano verticale. Ad esempio, se ne può fare un’esegesi estetica, storica, linguistica, strutturale e anche sociologica, sociopolitica, antropologica, etnologica, addirittura economicista e così via. Ma se ne può fare anche un’analisi psicologica, ad esempio ricorrendo alla psicologia analitica, alla psicologia freudiana, agli archepiti junghiani eccetera. Immagino che nessuno avrebbe nulla da dire sul fatto in sé, cioè che certe interpretazioni sono da considerarsi arbitrarie e quindi “proibite”, anche disapprovando metodi che non si condividono o respingendo risultati che non si approvano, ma senza affermare che sono illegittimi.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo sarebbe addirittura d’accordo <em>l’Unità</em> che, grazie alla prestigiosa penna di Roberto Arduini, è tornata sul problema della interpretazione dell’opera di Tolkien, rivelandosi dopo decenni &#8211; diciamo pure quarant’anni! &#8211; assolutamente post-ideologica (almeno sul piano della cultura) visto che il suo redattore scrive di «avere a noia il cos’è di destra e il cos’è di sinistra», contraddicendosi però con quanto scritto qualche giorno prima avendo attaccato «i più zelanti alfieri della interpretazione di destra» come il sottoscritto e l’amico Quirino Principe, contrapponendoci, oltre che la tesi del «tardoromanticismo» di Tolkien appena scoperta quelle del professor Portelli, che a questo punto si potrebbe benissimo definire «uno dei più zelanti alfieri della interpretazione di sinistra» dell’opera tolkieniana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora però, se tutte queste interpretazioni sono accettabili, ce n’è una del tutto inaccettabile perché non provata, non attendibile e priva di fondamento: quella che si può definire mitico-simbolica, se non vogliamo usare il termine di simbolico-tradizionale, ché all’Arduini potrebbe venire l’orticaria. Eppure questo tipo di interpretazione è un po’ antica e non invenzione mia o di altri scribacchini novecenteschi, ma forse l’Arduini non lo sa. Scriveva Padre Dante all’inizio del Trecento, appena sette secoli fa, e precisamente nel <a title="Convivio" href="http://www.libriefilm.com/convivio/2268"><em>Convivio</em></a> (II, 1, 2-6) che «le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi», e cioè letterale, allegorico, morale e «anagogico, cioè sovrasenso». L’interpretazione mitico-simbolica si rifà a questo concetto, ha una sua dignità e una sua legittimità, o forse anche Dante scriveva corbellerie, diceva sciocchezze, affermava cose insensate?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3809" style="margin: 10px;" title="il-signore-degli-anelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-signore-degli-anelli.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a> Questa interpretazione non viene contraddetta da altre, casomai le integra, le completa, le fa capire meglio, a volte le rettifica e le smentisce. Inoltre, come ha dimostrato <em>ad abundantiam</em> <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span> è ancor più legittimata dal fatto che il “sovrasenso”mitico, con il suo profondo significato metafisico e spirituale, ancor oggi si nasconde nei luoghi culturali più impensati, e tanto più nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> dell’Immaginario (orrore, fantascienza, <a title="fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a> e simili). In tal modo si riesce a dare uno spessore a testi che altrimenti resterebbero, come <a title="Lo hobbit" href="http://www.libriefilm.com/lo-hobbit/50"><em>Lo Hobbit</em></a> e ancor più <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3"><em>Il Signore degli Anelli</em></a>, non tanto favole per ragazzini quanto avvincenti storie di avventure per adulti, e nulla più. Invece sono qualcosa d’altro, altrimenti &#8211; ecco la domanda cui i vari Arduini non sono capaci di rispondere &#8211; non si spiegherebbe il loro duraturo successo di oltre 70 e 50 anni rispettivamente presso generazioni successive, con milioni di copie in tutto il mondo anche in nazioni non occidentali, che esisteva già prima dell’uscita della trilogia cinematografica. Un successo non contingente né superficiale dovuto “alla moda”, ma profondo, sentito, coinvolgente, extraletterario (ed è questo a distinguere <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3"><em>Il Signore degli Anelli</em></a> da altri famosissimi <em>long sellers</em> mondiali).</p>
<p style="text-align: justify;">A tutto questo, la cultura esclusivamente storicistica, sociologica, economicista o puramente estetico-letteraria non sa dare una risposta precisa e convincente. Solo andando alla ricerca degli archetipi simbolici e mitici di cui è impastata l’opera tolkieniana si riesce a capire il motivo di questo coinvolgimento dell’Immaginario collettivo e del suo perenne successo. Inutile stare a sfottere su questo tema: anche il ricorso al termine <em>fabula</em> (come 28 anni fa fece Portelli e oggi riprende Arduni) viene compiuto senza comprenderne le vere implicazioni: poiché la <em>fabula</em>, intesa non certo dal punto di vista dello strutturalismo, è una delle tappe in cui il mito è disceso sino a noi, e quindi non è distaccata assolutamente dall’“intreccio” (come affermò sempre il professor Portelli in un convegno Anpi a Cuneo nel 1982 e non certo sulle pagine del quotidiano del Pci, e ripete di nuovo adesso l’Arduini sbagliando però riferimento bibliografico tanto per accreditare la fola che il quotidiano comunista in fondo in fondo Tolkien lo aveva trattato benino…), ma è un tutt’uno con esso: perché quello delle opere di Tolkien è un intreccio favoloso, quindi anche tardoromantico.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, non si capisce perché per il redattore del quotidiano diretto da Concita De Gregorio questa tardoromanticità di Tolkien dovrebbe essere in antitesi o in conflitto con una sua interpretazione mitico-simbolica al punto da farla escludere come una solenne boiata. Al contrario la rafforza, considerando la rivalutazione romantica di fiaba, leggenda e mito, cioè delle radici primordiali delle <a title="letterature" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letterature</a> nazionali. Si può anche capire come gente che si è formata in una cultura di cui il giornale fondato da Gramsci è senza dubbio una espressione, per sua natura, formazione, visione del mondo non riesca ad afferrare certe cose, le rigetti e anche le critichi. Ma sono o non sono passati gli anni, come l’Arduini anche sottolinea?</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo cammina e ha sepolto sotto le macerie certe ideologie cui questa cultura faceva (ma a quanto pare ancora fa) riferimento, eppure siamo sempre fermi allo stesso paracarro: a condannare chi la pensa diversamente, o almeno in un certo specifico modo che fa comodo definire “di destra” perché sa tanto di politica politicante e per quell’ambiente è <em>a priori</em> squalificata, affermando genericamente che si scrivono sciocchezze, corbellerie, castronierie e ultimamente grazie a Dio solo “manchevolezze”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-leggenda-di-sigurd-e-gudrun/6052" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3312" style="margin: 10px;" title="sigurd-e-gudrun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sigurd-e-gudrun.jpg" alt="" width="200" height="289" /></a>Devo quindi tornare su questo punto che non avevo affrontato in <em>Mobydick </em>del 16 gennaio solo per carità di patria nella mia prima replica a <em>l’Unità</em>, ma giacché Arduini insiste con tono alquanto saccente e maleducato è bene entrare &#8211; ahimè per lui &#8211; nei dettagli. Ci si riferisce dunque al fatto che nella mia postfazione a <a title="La leggenda di Sigurd e Gudrun" href="http://www.libriefilm.com/la-leggenda-di-sigurd-e-gudrun/6052"><em>La leggenda di Sigurd e Gudrùn</em></a> (Bompiani 2009) ho affermato che non esisteva ancora una edizione del <a title="Beowulf" href="http://www.libriefilm.com/beowulf-2/4179"><em>Beowulf</em></a> tradotto da Tolkien che, mi si contesta, sarebbe invece uscita addirittura sette anni fa, nel 2002, a cura del professor M.C. Drout. Ma è Arduini che scrive una sciocchezzuola, perché evidentemente si riferisce al volume <em>J.R.R.Tolkien, Beowulf and the Critics</em> curato da Drout e edito dall’Arizona Center for Medieval and Renaissance Texts and Studies che contiene vari scritti ma solo saggistici di Tolkien, scoperti da Drout nel 1996 e che vengono confrontati con quelli già noti (ad esempio <em>Beowulf: Monsters and the Critics</em>, la cui traduzione è in <a title="Il medioevo e il fantastico" href="http://www.libriefilm.com/il-medioevo-e-il-fantastico/1242"><em>Il medioevo e il fantastico</em></a>, Bompiani 2003, da me curato). Non mi sembra proprio che sia il testo scoperto invece alla fine del 2002 sempre da Drout in una scatola anonima custodita dalla Bodleian Library della Università di Oxford al quale invece ho fatto riferimento, cioè la traduzione integrale e il commento di Tolkien al poema medievale. Le cose non stanno dunque così come <em>l’Unità</em> crede e mi rinfaccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Di più: questo “nuovo”testo non è ancora edito perché bloccato da un contenzioso giudiziario sui diritti, pare fra l’Università e gli eredi Tolkien. E quindi la “corbelleria” o “manchevolezza” non è mia ma di Arduini. E adesso pover’uomo? Comunque sia, ci fosse pure stata si sarebbe trattato da parte mia di una svista bibliografica e niente più, ma che a quanto pare per l’Arduini inficerebbe ogni altra precedente analisi critica del sottoscritto, squalificandolo a vita. Non è alquanto fazioso come ragionamento? Direi di sì, ma ci si deve pur appigliare ad una cosa qualsiasi pur di demolire un nemico&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è, come già ricordato, che i critici de sinistra delle vecchie e nuove generazioni hanno la coscienza sporca e un profondo e non ammesso senso di colpa per come hanno trattato Tolkien dal 1970 in poi. E quindi hanno una coda di paglia chilometrica. Si devono allora emendare del loro passato scoprendo adesso, per esempio, un Tolkien “tardoromantico” e negando un Tolkien “miticosimbolico”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849" target="_blank"><img class="alignright" style="margin: 10px;" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788845259166" alt="" width="200" height="299" /></a>Giustamente Arduini scrive pensando inconsciamente a se stesso: «È ora che il passato si faccia da parte…». Ovvio, il loro passato: sicché oggi non se ne deve più parlare e non è affatto necessario scusarsi di quanto scritto nell’arco di trenta o quarant’anni! La questione è che “a buttarla in politica”, a fare il giochino “Tolkien è di destra”(e quindi è un reprobo da condannare) mentre, che so,“Philip Pullman è di sinistra” (è quindi è un genio da osannare), è stata proprio la Sinistra culturale appunto dal 1970, anche se adesso si atteggia a post-ideologica e non fa più alcun riferimento a questo suo passato, letteralmente inventandosi benemerenze che non ha mai avuto. Ma il sottoscritto, che insieme a molti altri ha difeso Tolkien da allora sino ad oggi da questi attacchi, non l’ha mai “buttata in politica”nei suoi scritti, a meno che non si voglia s/qualificare come “di destra”l’interpretazione mitico-simbolica, o quella “tradizionalista”, o quella (non nostra) “dualista”. Però il solo averlo fatto dà il destro (!) a certi attuali critici di sinistra per affermare che Tolkien è stato “manipolato dalla destra”, sol per averne messo in risalto alcune innegabili caratteristiche che per i nostri recensori progressivi sono intollerabili. Ma poiché il sottoscritto, e non solo lui, non è mai stato “organico” ad alcun partito, né ne ha mai avuto la tessera, come è al contrario successo per innumerevoli intellettuali legati al Pci, ma fa riferimento soltanto a una cultura e a una visione del mondo avversate dalla sinistra “che pensa”, ecco che, per un riflesso condizionato, Tolkien lo si sarebbe “manipolato”, o “strumentalizzato” come anche è  stato detto da alcuni buontemponi di sinistra, di centro e addirittura destrorsi. Difeso sì, interpretato<br />
sì, manipolato e strumentalizzato mai. E, per non farla troppo lunga, agli interessati alla ricostruzione di tutta questa faccenda sono costretto a rimandare alla mia dettagliata introduzione al volume <a title="Albero di Tolkien" href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849"><em>Albero di Tolkien</em></a> (Bompiani 2007).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è che questi giochini di parole possano durare in eterno, e infatti ormai mostrano la corda. Certo, però, che hanno stufato pur se servono a ricreare, agli occhi degli inesperti lettori di oggi, una specie di verginità tolkieniana perduta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Liberal </em>del 27 gennaio 2010.</p>
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		<title>Alla destra e alla sinistra del Padre. Conservatorismo e progressismo nella Chiesa Cattolica</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 15:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La convivenza di un'anima progressista e di una conservatrice nella storia moderna e contemporanea della Chiesa cattolica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/conservatorismo-e-progressismo-nella-chiesa-cattolica.html' addthis:title='Alla destra e alla sinistra del Padre. Conservatorismo e progressismo nella Chiesa Cattolica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">La prima, fondamentale domanda che dobbiamo porci è: esistono una destra e una sinistra cattolica?</p>
<p style="text-align: justify;">Non è una domanda oziosa. Poche istituzioni al mondo possono dirsi così profondamente gerarchizzate come la Chiesa di Roma, strutturata, persino dal punto di vista politico, come l’ultima teocrazia al mondo<a href="#_ftn1">[1]</a>: naturale corollario di un tale assetto, oltre che aspetto connaturato in ogni sistema religioso, dovrebbe essere una pressoché totale monoliticità di pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se tale monoliticità sussiste certamente per quanto riguarda l’assunto catechetico formale ed ufficiale (pena l’accusa di eresia), da sempre la Chiesa appare dividersi su alcune questioni sociali di fondo, riguardo alle quali le gerarchie pontificie sembrano storicamente aver adottato una strategia che, entro limiti comunque ben determinati e tali da non toccare in profondità aspetti peculiari del <em>magisterium </em>teologico, permette un certo grado di libertà di coscienza del singolo<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/santi-del-novecento/262"><img class="alignleft size-full wp-image-2475" style="margin: 10px;" title="santi-del-novecento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/santi-del-novecento.jpg" alt="santi-del-novecento" width="200" height="341" /></a>Non è, d’altra parte, una strategia stupefacente, ma si tratta, più che altro, di una consuetudine che risale addirittura alla politica di inglobamento ed esclusione medievale: in parole povere, di fronte al fiorire di movimenti di rinnovamento ecclesiastico successivi all’anno Mille, la Chiesa, da subito, adottò una netta distinzione tra quelle correnti di pensiero che, aspirando ad un sistema cattolico più vicino al popolo, non presentavano elementi tali da porre in discussione lo <em>status quo</em> e l’ordinamento dogmatico esistente e potevano, dunque, essere fruttuosamente inglobati in ambito ecclesiastico (valgano per tutti gli esempi del riconoscimento pontificio, comunque non così senza ostacoli, degli Ordini Francescano e Domenicano)  e quelle correnti che, al contrario, per la loro radicalità che andava ad intaccare nuclei teologici portanti, dovevano essere bollate come eretiche ed escluse dal consesso cattolico<a href="#_ftn3">[3]</a> (con conseguente dannazione, sulla base della classica sentenza “Extra Ecclesiam nulla salus”, impropriamente attribuita a San Cipriano<a href="#_ftn4">[4]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile aggiungere che, nel corso dei secoli, una strategia di questo genere si è dimostrata a tratti notevolmente pericolosa, vuoi per la sottigliezza della distinzione tra ciò che è eretico e ciò che non lo è, vuoi per la indubbia corruzione di costumi che ha ammorbato la Chiesa per alcuni secoli e che ha portato a lungo il dogma al servizio di un privilegio che ben poco aveva di apostolico, tacciando ogni contestazione come “diabolica” e portando a scismi nel tempo divenuti pressoché insanabili<a href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A rendere la questione ancora più caotica, si pongono le stesse definizioni di conservatorismo e di progressismo, non sempre così facilmente distinguibili, la posizione ondivaga, nel corso del tempo, di questo o quell’Ordine (come non pensare ai summenzionati Francescani e Domenicani, che saranno tra i protagonisti dell’Inquisizione?) e, soprattutto, le mille sfaccettature del pensiero del singolo, tali per cui lo stesso prelato o lo stesso teologo si possono presentare come “progressisti” riguardo a certi aspetti e “conservatori” rispetto ad altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo conto che la Chiesa Cattolica, come praticamente ogni altra Chiesa, ha, quasi istituzionalmente, se non l’obbligo, certamente la tendenza a manifestare un certo grado di conservatorismo tradizionalista, ritenendosi depositaria di valori assoluti e immutabili nel tempo<a href="#_ftn6">[6]</a>, le maggiori difficoltà sembrano svilupparsi nel tentativo di focalizzare l’attenzione sul ramo “progressista” dell’Istituzione ecclesiastica.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, al di là di quanto detto riguardo ad una sorta di “continuum” della presenza di nuclei progressisti all’interno della Chiesa lungo praticamente tutta la sua storia, possiamo tentare di identificare lo sviluppo di una vera e propria corrente progressista più unitaria solo a partire dalla fine del XIX secolo<a href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale nascita è, a prescindere dal pensiero del singolo, in qualche modo, una vera e propria necessità, dettata dalle condizioni non certo ideali in cui la Chiesa cattolica si viene a trovare: la Santa Sede ha perso la sua autorità nella politica internazionale e le sue sanzioni verso gli Stati non vengono neppure prese in considerazione, il Papato non ha praticamente più potere temporale dopo l’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia e ovunque leggi laicizzanti privano il clero di mezzi di sostentamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto, la società sta cambiando con una velocità impressionante: i nuovi valori dominanti sono la libertà, lo sviluppo scientifico, la redenzione sociale del proletariato. La Chiesa, almeno fino al termine del pontificato di Pio IX (1878) ma anche oltre, fa fatica ad adeguarsi a questa nuova temperie spirituale: si allea con i governanti più conservatori (da Francesco Giuseppe in Austria a Napoleone III in Francia), cerca di trincerarsi dietro proibizioni anacronistiche e guarda con sospetto ad ogni progresso scientifico, denuncia lo sviluppo del socialismo e parla al popolo di rassegnazione<a href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono, è vero, tentativi di adeguamento alla nuova temperie culturale, ma si tratta, in fondo, di rinnovamenti dettati soprattutto dalla necessità di mantenere un minimo di potere tradizionale: così è per la fine dell’alleanza giurisdizionalista tra stati e Chiesa dettata dalla Costituzione Apostolica <em>Commissum Nobis</em> di Pio X, che sancisce la totale indipendenza ecclesiastica nella nomina dei prelati e nell’assunzione di qualunque posizione politica; così è per la fine del gallicanesimo derivante dallo sviluppo dell’“Ultramontanismo”, la corrente, nata dagli scritti di De Maistre e Lamennais, che inneggia alla centralità del Papato e alla sua preminenza sul senso di appartenenza alla comunità dei fedeli locale o nazionale; così è, infine, per il miglioramento della preparazione sacerdotale, diretta conseguenza, però, di un netto decremento delle vocazioni, spesso provocato proprio dal distacco tra Chiesa e società civile e dai conseguenti minor appetibilità e minor prestigio sociale di una carriera ecclesiastica<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, con questa situazione, ciò che appare più evidente è che il solco tra Istituzione e fedeli si va facendo sempre più profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da più parti, l’arroccamento conservatore dei vertici cattolici comincia ad essere criticato e assolutamente fondamentale nello sviluppo di una nuova capacità di visione da parte della Chiesa appare il sempre più massiccio intervento, inizialmente mal visto dalla Santa Sede e considerato una indebita ingerenza, del laicato cattolico sia nel dibattito sulla posizione della Chiesa che, direttamente nella vita politica e sociale delle nazioni europee. In questo senso, nascono in Italia, Francia e Germania tutta una serie i gruppi laicali con fini assistenziali e culturali, dalla “Conferenza di San Vincenzo” alla “Società per la Propagazione della Fede”, alla “Borromausverein” per la diffusione della stampa sacra, dai “Congressi Cattolici” all&#8217;“Azione Cattolica” e alla “Società della Gioventù Cattolica”, ma, soprattutto, cominciano a sorgere in tutta Europa partiti politici di ispirazione cattolica (ma indipendenti dal Vaticano, come le scelte strategiche, ad esempio, del “Zentrum” di Windthorst in Germania proveranno ampiamente, con il rifiuto di appoggiare, come richiesto dal papa, il cancelliere Bismarck), decisivi tanto nell’opporsi contro l’integralismo di una gerarchia ecclesiastica che sognava il ritorno alla teocrazia, quanto nel combattere l’aconfessionalismo imperante in campo politico<a href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo di tali gruppi, con la loro critica anche diretta alle posizioni sociali più retrive del mondo ecclesiastico, riesce, in parte, a riavvicinare i laici alla Chiesa, sebbene tutte le associazioni e i partiti sorti a fine ‘800 abbiano in comune l’essere prettamente espressione del ceto borghese<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La grande partita, quella che riguarda lo sterminato proletariato urbano e rurale, deve ancora essere giocata. Il progresso industriale tra fine XIX e inizio XX secolo, infatti, sta portando ad uno sfaldamento sociale senza precedenti, con una forbice che si divarica sempre di più tra una esigua minoranza che si arricchisce ed una massa indigente e oppressa da orari di lavoro massacranti, salari al limite della sopravvivenza, sfruttamento del lavoro minorile e femminile e, a fronte di condizioni igieniche pessime, completa mancanza di sicurezza sociale di fronte a infortuni e malattie.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ su queste basi che si genera quella che passerà alla storia come “Questione Sociale”, di cui, senza dubbio, i cattolici presero coscienza piuttosto tardivamente rispetto a filosofi quali Saint-Simon, <a title="Charles Fourier" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-fourier">Fourier</a>, Pierre Proudhon e Karl Marx<a href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Restando su linee molto generali, possiamo parlare di due macro-tendenze che si svilupparono nel mondo cattolico di fronte al problema delle “masse diseredate”: da un lato troviamo gran parte del clero che, pur fornendo un certo livello di aiuto caritativo, esorta alla rassegnazione, all’accettazione della povertà e alla non sovversione dello <em>status quo</em> (in particolare in funzione anti-socialista); dall’altro, assistiamo, nell’ultimo quarto dell’‘800, da parte di alcune associazioni, ad una maturazione da un’azione marcatamente paternalistica ad un riconoscimento e una difesa dei diritti dell’operaio<a href="#_ftn13">[13]</a> (indicativo, in questo senso, ad esempio, il cambio di denominazione della II Sezione dell’“Opera dei Congressi” dal “Sezione della Carità” del 1874 al “Sezione dell’Economia Sociale Cristiana” del 1887<a href="#_ftn14">[14]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, però, gran parte delle gerarchie cattoliche continuò a mantenere la linea conservatrice che le era sempre stata propria. Sulla concezione della fatalità della miseria e dell’utopicità di ogni desiderio di cambiamento pesavano molti fattori, dalla paura dello “spettro comunista” ad una lettura spiritualista del messaggio cristiano, dal pessimismo che vedeva la giustizia sociale come realtà ultraterrena al messaggio dell’accettazione della “croce quotidiana” e appare fondamentalmente logico che i documenti pontifici di fine XIX secolo si muovano principalmente in direzione di una condanna del marxismo e di una difesa della proprietà privata, unite all’esortazione alla “cristiana rassegnazione” (così Pio IX nella <em>Qui Pluribus</em>, nella <em>Quanta Cura</em> e nel <em>Sillabo</em> del 1864 e Leone XIII nella <em>Quod Apostolici Muneris</em>, nella <em>Auspicato Concessum</em> e, ancora nel 1901, nella <em>Graves de Communi Re</em>)<a href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A poco a poco, però, le istanze sociali stavano facendo sempre più breccia nel pensiero degli intellettuali cattolici. Le premesse esistevano da tempo: già nel 1848, sulla rivista cattolica francese “Ere nouvelle”, Lacordaire, Maret e Ozanam avevano tracciato un programma sociale (quasi scandaloso per i tempi) che toccava punti quali la difesa delle fasce deboli, l’associazionismo operaio, lo sviluppo di comitati di fabbrica e, negli anni ’50, la gesuita “Civiltà Cattolica”, pur con toni a tratti ancora paternalistici, aveva trattato della subordinazione dell&#8217;economia alla morale, della necessità dell&#8217;intervento statale nelle questioni economiche e dell’importanza dell&#8217;associazionismo professionale<a href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu, però, la rivolta parigina del 1871 a dare la spinta al movimento progressista cattolico per intensificare la sua opera, da un lato a causa del chiaro montare del malessere sociale, dall’altro per il rischio concreto di perdere le masse, sempre più attratte dal messaggio socialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, in Austria, Karl von Vogelsang, pubblica le <em>Tesi di Haid</em> (1883), orientate ad un deciso corporativismo, in Italia Giuseppe Toniolo organizza l’“Unione Cattolica per gli Studi Sociali” (1889), negli Stati Uniti, il cardinal Gibbons difende i Cavalieri del Lavoro, uno tra i primi sindacati cristiani (1889) e in Inghilterra, il cardinal Manning scende addirittura in piazza a difesa dei diritti dei lavoratori irlandesi (1889)<a href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu questa presa di coscienza del mondo cattolico a spingere papa Leone XIII a dare alle stampe quella che si proponeva di essere la voce definitiva della Chiesa in materia di questione sociale: l’enciclica <em>Rerum Novarum </em>(1891). L’insegnamento del papa si articolava su quattro punti fondamentali:</p>
<p style="text-align: justify;">-         esiste un diritto naturale alla proprietà privata, ma essa deve avere anche funzione sociale;</p>
<p style="text-align: justify;">-         lo Stato deve promuovere il benessere pubblico e privato, ma la sua azione deve essere limitata;</p>
<p style="text-align: justify;">-         gli operai hanno doveri verso il datore di lavoro, ma devono ricevere un giusto salario;</p>
<p style="text-align: justify;">-         quello di lotta di classe è un concetto erroneo, ma gli operai hanno il diritto di associarsi per difendere i loro diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è possibile notare, quella di Leone XIII è, in buona sostanza, una sorta di soluzione compromissoria in cui si tenta, come era logico aspettarsi dal capo di una Chiesa “universale”, di salvare sia il rapporto con la borghesia imprenditoriale, sia quello con le masse proletarie<a href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarebbe corretto dire che il compromesso finì per scontentare tutti: in realtà si trattava di una “via mediana” che si proponeva come soluzione di sintesi tra le istanze contrapposte di imprenditori e salariati e, come tale, fu accolta da gran parte dei fedeli e del clero. Certo, però, cercando di far salve tutte le parti in gioco, finì, indubbiamente per scontentare molti, soprattutto tra quelli che vedevano, secondo una tendenza sviluppatasi fin dalle origini (sulla base del “Discorso della Montagna”) e, come si è accennato, già ben delineata fin dal periodo medievale, la Chiesa come Istituzione povera per i poveri<a href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, però, anche altri problemi stavano dividendo le posizioni ecclesiastiche, molti dei quali con origini che risalivano ben addietro nei secoli. E’, ad esempio, il caso del razionalismo, sviluppatosi in periodo illuminista, che, in campo religioso, aveva dato vita all’attacco critico – deista al concetto cristiano di Divinità e religione, provocando, nel XIX secolo, il diffondersi a livello popolare di concetti relativamente nuovi (o meglio, nuovi in termini di diffusione, essendo prima riservati normalmente allo strato più intellettuale dalla società) quali quelli di ateismo e agnosticismo e la messa in discussione delle autorità tradizionali, inclusa quella ecclesiastica.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa rispose come era da secoli stata abituata a fare, arroccandosi sulle sue posizioni tomiste – neoscolastiche e rifiutando a priori qualsiasi approccio scientifico allo studio biblico-teologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne derivò uno scontro ideologico che investì in pieno il già problematico (si pensi al processo galileiano) rapporto tra fede e scienza. Se il metodo scientifico, infatti, richiedeva la verifica di ogni dato e la negazione di ogni “ipse dixit”, l’applicazione di tale metodo in campo religioso non poteva che risultare fortemente discutibile, dividendo il popolo tra chi considerava la fede come definitivamente superata, chi si trincerava dietro il concetto di “inerranza biblica” (ad esempio i creazionisti) e chi, in realtà una minoranza (sebbene non esigua), tentava una via di dialogo, affermando la diversità di piani tra i due ambiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro campo che subì pesantemente l’influsso della disputa fede – ragione fu certamente quello filologico e della critica storica: se il filologo biblico o lo storico della Chiesa non ragionano più in termini di “auctoritas” ma di analisi delle fonti, il naturale corollario di questo atteggiamento non può che essere la messa in discussione (in senso negativo o positivo a seconda dei casi e delle situazioni) del “Magisterium” e, allorché ciò accade anche dall’interno della Chiesa stessa, il rischio diventa quello della perdita della stessa “auctoritas” su cui si fonda l’Istituzione ecclesiastica, che reagisce di conseguenza, spesso irrigidendo i propri criteri d’analisi tradizionali<a href="#_ftn20">[20]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Risulta quasi consequenziale, con la caduta delle grandi certezze della fede, che si insinui, sempre più in profondità nella società, un certo relativismo religioso: la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> viene vista come una scelta personale effettuabile all’interno di un vasto orizzonte determinato dal pluralismo culturale e religioso. Anche in questo caso, non si tratta di una novità assoluta: già in periodo riformista il “latitudinarismo” era stato una opzione scelta da nuclei ristretti di intellettuali post-umanisti. Qui, però, siamo di fronte ad una manifestazione ben più radicale: non più la visione di ogni fede come voce diversa dello stesso Dio, ma la possibilità di scegliere, tra le fedi esistenti, quella più confacente al proprio pensiero, se non, addirittura, di costruirsene una personale. L’altro lato della medaglia è, però, la nuova possibilità di un dialogo tra <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>, di un confronto costruttivo e dell’abbattimento di barriere ormai secolari<a href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questione sociale, rapporto fede – ragione, rapporto tra fedi: ecco, dunque, i grandi temi con cui la Chiesa si deve confrontare nel <a title="XX Secolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">XX secolo</a> e che dividono la società cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Istituzione ecclesiastica non può prescindere da essi e, soprattutto, non può prescindere da un confronto serrato con una società profondamente mutata e, ormai, disancorata da valori religiosi che troppo spesso, anche a seguito ai disastri delle due guerre mondiali, appaiono superati e discutibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-concilio-vaticano-ii-recezione-ed-ermeneutica/5255"><img class="alignright size-full wp-image-2476" style="margin: 10px;" title="concilio-vaticano-ii" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/concilio-vaticano-ii.jpg" alt="concilio-vaticano-ii" width="200" height="285" /></a>E’ da questo <em>humus </em>che scaturisce la necessità di un profondo rinnovamento della Chiesa, che, per la prima volta, vede gli elementi progressisti del clero agire alla pari con gli elementi più conservatori. Il centro di questo rinnovamento è un Concilio, il Vaticano II, che, promosso da Giovanni XXIII, quello che avrebbe dovuto essere un “papa di transizione”, segnerà una svolta significativa del corpus cattolico e che, paradossalmente, fa da contraltare, nell’arco di poco più di cento anni, ad un altro Concilio, il Vaticano I, massima esaltazione (fatte salve alcune aperture verso i laici) della chiusura tradizionalista della Chiesa: come il Concilio Vaticano I aveva ribadito e rafforzato (ad esempio con la questione dell’infallibilità papale) il ruolo autocratico del papato, avendo come corollario, nell’arco di pochi anni, la condanna di ogni forma di Modernismo da parte di una Curia rinvigorita dalla riaffermazione di principi conservatori, così, ora (l’apertura ufficiale dei lavori è del 1962), il Concilio Vaticano II, doveva gettare le fondamenta per la costruzione di una “nuova Chiesa”, più vicina alla gente e più immersa nella realtà effettuale del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si diceva che, questa volta, gli elementi più progressisti della gerarchia riescono ad ottenere il sopravvento, ma non senza una strenua opposizione delle schiere conservatrici che, a conti fatti, risultano però perdenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del Concilio (sotto papa Paolo VI, nel 1965), infatti, i documenti prodotti (4 Costituzioni, 9 Decreti e 3 Dichiarazioni) segnano una vera e propria rivoluzione copernicana del Cattolicesimo. Tra l’altro, al loro interno, si afferma:</p>
<p style="text-align: justify;">-         la possibilità di ricerca scientifica sui testi biblici e la traduzione di tali testi in tutte le lingue vive possibili (Costituzione <em>Dei Verbum</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         il riconoscimento delle lingue “volgari” (cioè quelle parlate dal popolo) come adatte alle celebrazioni sacramentali (Costituzione <em>Sacrosanctum Concilium</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         la necessità di ripensare le struttura gerarchica della Chiesa, dando una sempre maggiore centralità al laicato, chiamato ad un “sacerdozio comune dei fedeli” (Costituzione <em>Lumen Gentium</em>) e ad un apostolato non radicalmente diverso da quello degli ecclesiastici (Decreto <em>Apostolicam Actuositatem</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         la presenza di “semi di verità” in tutte le Chiese cristiane (Decreto<em> Unitatis Redintegratio</em>), il ruolo di ogni <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> nell’elevazione morale dell’uomo (Dichiarazione <em>Nostra Aetate</em>) e la correttezza del principio di libertà religiosa per ogni essere umano (Dichiarazione <em>Dignitatis Humanae</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’obbligatorietà per la Chiesa di aprire un proficuo confronto con il mondo e con la cultura in tutte le sue specificazioni (Costituzione <em>Gaudium et Spes</em>)<a href="#_ftn22">[22]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il termine del Concilio poteva segnare una schiacciante vittoria dell’ala progressista su quella conservatrice, ma ciò fu vero solo in parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche senza tener conto delle resistenze (fino alla scissione dei Lefebvriani) delle ali conservatrici più oltranziste, il grande problema delle scelte progressiste del Concilio era quello di aver dato la stura ad una ridda di manifestazioni di rinnovamento che, spesso poco incanalate da documenti di principio che lasciavano ampio spazio alla libera interpretazione, in molte occasioni travalicavano ampiamente il dettato conciliare, per sfociare  in espressioni al limite (e spesso anche oltre tale limite) dell’eresia, con allontanamenti di varia natura dalla corretta Dottrina, nuove trincee tra difensori dell’ortodossia tradizionalista e propugnatori di una visione più liberale e massime gerarchie ecclesiastiche impegnate, nel tentativo di porre un freno a fenomeni ritenuti eversivi, a re-incanalare la prassi cattolica all’interno di percorsi più determinati, anche a costo di ritornare a teorizzazioni conservatrici o di criticare più o meno apertamente alcuni risultati del Concilio stesso<a href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato attuale, le grandi tematiche di dibattito tra le due ali della Chiesa, sono, sebbene in forme diverse e a tratti più radicali, le stesse di cui si è già fatta menzione (giustizia sociale e liberazione delle classi più povere dallo sfruttamento, sempre maggiore sforzo per l’ecumenismo tra Chiese cristiane e per il dialogo tra religioni, libertà di coscienza per gli scienziati cattolici, etc.)  e nuove sembrano, nel tempo, essersene aggiunte, fra le quali possiamo ricordare:</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’apertura al “sacerdozio mariano” (o femminile);</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’apertura all’ordinazione degli sposati;</p>
<p style="text-align: justify;">-         la libertà sacramentale per divorziati e risposati;</p>
<p style="text-align: justify;">-         la possibilità di pianificazione familiare attraverso metodi contraccettivi;</p>
<p style="text-align: justify;">-         la richiesta di maggiore democraticità all’interno della Chiesa;</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’accettazione dell’ omosessualità come dato naturale;</p>
<p style="text-align: justify;">-         il pacifismo totale e ad oltranza<a href="#_ftn24">[24]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, la distinzione tra una “destra” e una “sinistra” cattolica sembra essere tutt’altro che superata e, anzi appare oggi più viva che mai. Naturalmente, come sempre, la capacità della Chiesa di non chiudersi a riccio in difesa dello <em>status quo</em> da un lato e la capacità dei rami più attenti all’evoluzione del pensiero sociale di affrontare i temi socialmente più pressanti senza creare fratture infruttuose, saranno le grandi variabili del futuro e, soprattutto, le grandi discriminanti che distingueranno tra progressismo interno alla comunità ecclesiastica ed eresia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Così risulta lo Stato della Città del Vaticano in <em>The CIA World Fact Book 2009</em>, Skyline Publishing 2008, p. 461</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> E.Norman, <em>The Roman Catholic Church: An Illustrated History</em>, University of California Press 2007, p.14</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> <em>Ivi</em>, pp.94-95</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> J. Carroll, <em>Practicing Catholic</em>, Houghton Mifflin Harcourt 2009, p.24</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> J. Vidmar, <em>The Catholic Church through the Ages: A History</em>, Paulist Press 2005, pp. 147 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> J. Carroll, <em>Citato</em>, p.18</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> A. Freedback,  <em>The Catholich Church Between XVIII and XIX Century</em>, Valman Publishing 2004, pp. 97 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> <em>Ivi</em>, pp. 103 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> J. Vidmar, <em>Citato</em>, pp. 208ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> J. H. Fichter, <em>Christianity: An Outline of Dogmatic Theology for Laymen</em>, B. Herder Book Co. 1947, pp. 11-16</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> F.H. Mueller, <em>The Church and the Social Question</em>, AEI Press 1987, p. 74</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> <em>Ivi</em>, pp. 79-80</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> <em>Ivi</em>, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> G. M. Guazzetti, <em>Il Movimento Cattolico Italiano dall&#8217;Unità ad Oggi</em>, Loffredo 1980, p. 91</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> F.H. Mueller, <em>Citato</em>, pp. 83ss</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> <em>Ivi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> <em>Ivi</em>, pp.86-87</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> G. Weigel, R. Royal, <em>A Century of Catholic Social Thought: Essays on “Rerum Novarum” and Other Key Documents</em>, Ethics &amp; Public Policy Center Inc. 1991, pp. 18-93 passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19">[19]</a> D. O&#8217;Leary, <em>Roman Catholicism and Modern Science: A History</em>, Continuum International Publishing Group Ltd. 2006, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20">[20]</a> J. Vidmar, <em>Citato</em>, pp. 178ss</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21">[21]</a> P. Trower, <em>The Catholic Church and the Counter Faith: A Study of the Roots of Modern Secularism, Relativism and de-Christianisation</em>, Family Publications 2006, pp. 9 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22">[22]</a> M. L. Lamb, M. Levering , <em>Vatican II: Renewal within Tradition</em>, Oxford University Press 2008, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref23">[23]</a> R. Durante, <em>Catholicism Today: the Challange of the Future</em>, Irving Books 2008, pp. 11-21</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref24">[24]</a> <em>Ivi</em>, passim</p>
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		<title>Uno spettro si aggira per l&#8217;Europa: il fantafascismo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 17:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La polemica sul fantafascismo di Valerio Evangelisti letta da Gianfranco de Turris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/fantafascismo.html' addthis:title='Uno spettro si aggira per l&#8217;Europa: il fantafascismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Uno spettro s’aggira per l’Europa. No, non è rosso come il comunismo evocato dal <em>Manifesto</em> marxiano, bensì nero ed è il “fascismo” che si appalesa in un gruppo di romanzi italiani di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html"><em>fantasy</em></a> e di fantastoria che turbano i sogni degli intellettuali della Sinistra estrema. In particolare provocano incubi a Valerio Evangelisti, uno scrittore popolaresco in trasferta estera, proprio come il più famoso Tabucchi, di lui assai meno noto ma con lo stesso tono un pochino eccessivo, al limite del delirante.</p>
<p style="text-align: justify;">Che accade mai? Perché il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantastico</a> e la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantascienza</a> preoccupano tanto la Sinistra, nonostante mezzo secolo di (incontestata e incontestabile) egemonia culturale? perché il lancio in grande stile di una nuova “caccia alle streghe”?</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850207751" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/farnetioccidente.bmp" border="0" alt="Mario Farneti, Occidente" width="95" height="149" align="right" /></a> Vediamo: un romanzo che immagina una Italia alternativa intorno all’anno mille ed il protagonista che cerca di unificarla con vari secolo di anticipo (<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583613"><em>Il volo dell’aquila</em></a> di Tullio Bologna, Il Cerchio); la storia di un’altra Italia degli anni Settanta in cui esiste ancora il fascismo che non ha partecipato alla seconda guerra mondiale, e dove si snoda una lotta occulta per il potere (<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850207751"><em>Occidente</em></a> di Mario Farneti, Nord); infine, la descrizione di un mondo in cui l’equilibrio fra i tre poteri (<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, militare, economico) viene sconvolto ed il tentativo di riequilibrarlo (<em>Le Maschere del Potere</em> di Errico Passaro, Nord). Tre opere di pura invenzione che hanno fatto perdere la bussola al citato Evangelisti inducendolo a trarre apocalittiche conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">E dunque, lo sapevate voi di vivere sotto il tallone di “un governo da incubo”, in cui Alleanza Nazionale “avanza l’idea di escludere dalle scuole gli insegnanti omosessuali” e la Lega Nord “propone seriamente di rilevare e classificare le impronte dei piedi degli africani entrati in Italia” (all’epoca Rutelli non aveva ancora detta la sua&#8230;), in cui l’ “estremista” Monsignor Giacomo Biffi, “cardinale (<em>sic</em>) di Bologna” pronuncia “violente omelie” contro i matrimoni misti fra cattolici e musulmani e contro la costruzione di moschee, in cui “i giornali a grande tiratura&#8230; giustificano&#8230; la tortura nelle caserme”, in cui &#8211; udite, udite &#8211; “il revisionismo è regolarmente difeso sulla stampa”?</p>
<p style="text-align: justify;">Non lo sapevate? Ebbene, potrete aprire gli occhi su questa sconvolgente realtà, leggendo uno scombiccherato articolo apparso su <em>Le monde diplomatique</em> di ottobre 2001 (ma non tradotto sulla sua edizione italiana edita da <em>Il manifesto</em>, comunque rintracciabile su Internet): vi renderete così conto di vivere ormai in un Paese praticamente “fascista”. Colpevoli soprattutto gli esponenti della <em>gauche </em>italiana, tutti ex “intellettuali di sinistra”: da Ernesto Galli della Loggia, il quale avrebbe addirittura “prefato testi apologetici su <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a>” (professore, ce li segnali che li compriamo subito! ma forse il pressappochista Evangelisti confonde con un altro Galli&#8230;), Paolo Mieli, Massimo Cacciari colpevole del “recupero culturale di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>”, naturalmente <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/renzo-de-felice" target="_blank">Renzo De Felice</a></span> “sempre più innamorato dell’oggetto delle sue ricerche”. Ma anche Massimo D’Alema e il presidente Ciampi che hanno respinto le accuse di “filofascismo” lanciate dal ministro degli esteri belga contro il governo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo allucinante panorama del nostro Paese, lo credereste?, è stato tracciato da uno scrittore di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantascienza</a> italiano, il citato Evangelisti Valerio: il suo è infatti un panorama veramente fantascientifico, come si può constatare. L’Evangelisti, che ha una sua fama a partire dal 1994, quando non più giovanissimo approdò alla fantascienza e vinse il Premio Urania con l’ennesima riscrittura di un suo romanzo (come venne detto), fa parte di quella Sinistra “antagonista” stile Bertinotti, ma forse ancor di più stile Casarin &amp; Agnoletto, che ce l’ha a morte non solo con la Destra ma anche con la Sinistra che non gli gusta e che considera come minimo traditrice. Ecco il motivo dei nomi del sommario elenco riportato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583613" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilvolodellaquila.bmp" border="0" alt="Tullio Bologna, Il volo dell'aquila" width="93" height="126" align="left" /></a> La cosa curiosa e un po’ ridicola è che nel guazzabuglio approssimativo e abborracciato, zeppo di errori di nomi, attribuzioni, qualifiche, sequenza degli eventi e date, cui l’impegnato lettore di <em>Le monde diplomatique </em>crederà a occhi chiusi per fideismo e per ignoranza dei fatti italiani, ce n’è in abbondanza anche per “l’estrema destra che prende d’assalto (o d’assedio) la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantascienza</a>” (titolo dell’articolo). L’Evangelisti mette insieme in un unico calderone ed in un unico progetto culturale il sottoscritto per il volume <em>Fantafascismo</em> (Settimo Sigillo), Mario Farneti e il suo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850207751"><em>Occidente</em></a>, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583613"><em>Il volo dell’aquila</em></a> (di Tullio Bologna, che non viene nominato), l’antologia <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583761"><em>Il ritorno del Re</em></a> (Il Cerchio), Errico Passaro, curatore della pagina fantascientifica del <em>Secolo d’Italia</em> e autore de <em>Le Maschere del Potere</em>, la cooperativa Il Cerchio (sulla quale gli errori e le approssimazioni non si contano), la <a rel="nofollow" href="http://www.tolkien.it/">Società Tolkieniana Italiana</a>, vedendo tutti &#8211; autori, romanzi, associazioni, case editrici &#8211; come esponenti di “una sub-cultura che avanza allo scoperto per accompagnare il trionfo di una ideologia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Incredibile ma vero: il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantastico</a> e la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantascienza</a> italiani in cui sono presenti autori o temi “di destra” sarebbero, se ne deduce, il supporto ideale dell’attuale governo, del “fascismo” che pervade ormai tutta la società italiana! Come mai, mi chiedo, non sono stato ancora nominato sottosegretario del Ministero dei Beni Culturali?</p>
<p style="text-align: justify;">Come ben si vede, un pizzico di isterismo, un zinzino di paranoia circolano fra le righe evangeliche: tra un Campo Hobbit e <em>Orion</em>, rivista “antimondialista vale a dire antisemita” (quel “vale a dire” è un capolavoro: tutta un’altra cosa invece la “antiglobalizzazione” di Agnoletto &amp; C., a quanto pare), una difesa dell’Inquisizione del duo Cardini-Cammilleri e il <em>meeting </em>di Comunione e Liberazione, il povero Montanelli e l’ambasciatore <a title="Sergio Romano" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/sergio-romano">Sergio Romano</a>, l’autore emerge dallo scenario che turba i suoi sonni e la sua lucidità per affermare che la difesa e l’apologia dei valori del fascismo sono “divenuti nutrimento quotidiano” degli italiani, come si è visto a Genova per il G8. Al punto da giungere a dire che la trama del romanzo <em>Le Maschere del Potere</em>, in cui “la missione dell’eroe consiste nello scongiurare la catastrofe e rimettere al loro posto i tre poteri” (l’esercito, la chiesa e gli “artigiani”), ha un riflesso nella triste realtà. “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">Fantascienza</a>?” si chiede Evangelisti. “Gli ‘eroi’ manganellatori di Genova avevano in animo lo stesso progetto”. E conclude minacciosamente: “Non è sicuro che riusciranno a realizzarlo”. La <em>fiction </em>influenza la realtà, con poliziotti e carabinieri lettori accaniti del romanzo di Errico Passaro. Forse dato loro obbligatoriamente in lettura la notte prima degli scontri di piazza. Fine dell’articolo e dell’incubo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583761" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cerchioritornodelre.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris (cur.), Il ritorno del re. Il nuovo fantastico italiano" width="93" height="128" align="right" /></a> Ora, un simile quadro inquietante (e mistificante) lo si potrebbe anche accettare, ridacchiandoci comunque sopra, se l’avesse esposto un autore diciamo così “moderato”, che s’indigna perché alcuni scrittori hanno idee “di destra”, non ne fanno mistero e scrivono romanzi in questa vena; oppure se si trattasse di un autore di sinistra, ma quantomeno coerente nei fatti con le proprie idee politiche ed esistenziali. Ma così non è. L’Evangelisti ha una sua evidentissima posizione di Sinistra estrema, anarco-sinistra si potrebbe dire, “antagonista” e post-sessantottarda che espone chiaramente non solo nei suoi articoli, ma anche nei romanzi che scrive a getto continuo (le storie del suo personaggio più noto, l’inquisitore Eymerich, oscillano tra passato e presente), nei suoi racconti più chiaramente fantascientifici, e nei suoi romanzi politici e fantapolitici (vedi quello pubblicato a puntate nell’agosto 2001 su <em>Liberazione</em>, il quotidiano di Rifondazione Comunista). Quindi, fa il suo mestiere e pure intensamente: qualcuno s’indigna per ciò? Lo addita al pubblico ludibrio? Lo denuncia per questo? Affatto. Eppure non dovremmo vivere in una Italia “fascista”? Ben fessi questi “fascisti” italiani se gli permettono ancora d’inserire certi pistolotti antifascisti più o meno esplitici nella sua narrativa&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, monta e tracima la sua indignazione per chi non la pensa come lui, per chi lavorava nell’ambito del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantastico</a> già trent’anni prima che lui lo scoprisse, quando la critica ufficiale e quella fantascientifica, entrambe “progressiste”, bollavano a fuoco Tolkien e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, due dei massimi esponenti della letteratura dell’immaginario, come reazionari e quindi non leggibili, non producendo assolutamente nulla di criticamente valido su questi argomenti e su questi autori per decenni. I primi, ed i soli, a fare un “uso politico” della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantascienza</a> e del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantastico</a> sono stati proprio gli intellettuali ed i critici di sinistra. Sia in positivo che in negativo, sia come interpretazione che come ostracismo. In seguito, sono giunte interpretazioni diverse, alle quali non è stato opposto nulla o quasi, se non la falsificazioni di dati e di fatti: si vuole impedire a romanzieri e critici con una “visione del mondo” genericamente “di destra” di esporre le proprie idee in romanzi e saggi? Lo si dica chiaramente. Si abbia il coraggio di affermare in modo esplicito che la democrazia evangelica non considera chi ha idee “di destra” sullo stesso piano e dignità di chi ha idee “di sinistra”, e che costoro non devono avere la possibilità di esprimerle pubblicando. Spuntato ora all’orizzonte un evangelista del verbo fantascientifico di sinistra, non si può pretendere di revisionare impunemente il passato, né di lanciare una <em>fatwa</em> sul presente che non piace, con l’evidente intento di demonizzare e forse silenziare i “nemici” in nome&#8230; dell’ “antifascismo militante”, dell’ “Ora e sempre resistenza”, intonando una versione aggiornata di Bella ciao! E’ sempre la stessa solfa: la democrazia e la libertà di espressione valgono solo e sempre a senso unico per certi progressisti: chi è classificato “di destra”, o anche semplicemente “non di (certa) sinistra”, se esprime le proprie opinioni (senza peraltro assaltare banche, devastare autosaloni, saccheggiare supermercati, imbrattare i muri, aggredire le persone) deve essere additato alla pubblica esecrazione, ancorché estera, come un “pericolo per la democrazia”. Le idee lo sono, gli “espropri proletari” no.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888583084" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/alberoditolkien.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris (cur.), 'Albero' di Tolkien" width="80" height="121" align="left" /></a> Non si capisce, peraltro, di cosa si lamenti <em>Monsieur </em>Evangelistì: si ritiene per caso perseguitato, ostracizzato, esiliato in patria, al punto di dover scrivere su giornali esteri per esprimersi? Non mi pare: è infatti un autore ben coccolato e ben annidato nel <em>milieu </em>culturale italiano, fantascientifico e no: fa parte della giuria del Premio Urania, dove vincono non infrequentemente amici suoi; scrive prefazioni a destra (<em>pardon!</em>) e a manca; è il consigliori di vari editori fantascientifici; cura antologie che certo non sono proprio il massimo del pluralismo ideologico; ha una sua <em>fanzine </em>ed un suo personalissimo sito in Rete dove dice quel che gli pare e piace; ha una schiera di devoti che lo difende a spada tratta parlando in sua vece ed evitandogli così interventi diretti nelle polemiche in modo da non fargli sporcare le mani proletarie: insomma, è diventato un <em>guru </em>alquanto potente che spesso non si ha il coraggio di criticare apertamente per paura di rappresaglie editoriali, di vedersi tagliati fuori dalle iniziative che direttamente o indirettamente controlla, divenuto una specie di vate laico di fronte al quale si prosternano anche “esperti” un tempo intelligenti e indipendenti. Di tutto ciò non c’importa un baffo, ma illustra compiutamente il clima tutt’altro che vessatorio in cui opera questo feroce fustigatore della cultura italiana, di destra e di sinistra, fantascientifica e no.</p>
<p style="text-align: justify;">E, ciliegina sulla torta, quali sono le case editrici per cui Valerio Evangelisti pubblica le sue opere? Oscure e quasi alla macchia, dato il clima autoritario del nostro Paese che discrimina gli avversari, penserete. Non lo crederete mai, invece: Mondadori ed Einaudi, che ne è la filiazione. Vale a dire le case editrici che fanno capo al plutocrate per eccellenza, all’ “ultraliberista” per antonomasia, al capo di quel governo fascista o filofascista contro la cui politica e cultura l’Evangelisti si scaglia a testa bassa (la precisione lo è ancora di più) sulle colonne autorevolissime di <em>Le monde diplomatique</em>. Una coerenza tutta d’un pezzo, come gli hanno fatto notare amici (che conosco bene anche io) di una sinistra, seria e veramente coerente con le proprie idee, con cui si può dialogare senza problemi. Ma, si sa, <em>pecunia non olet</em>. Non si capirebbe, infatti, perché l’Inquisitore Evangelisti, ormai divenuto un tutt’uno con il suo Eymerich (vedi anche sito Web) e la sua “caccia alle streghe”, non abbia fatto fagotto e non sia emigrato immediatamente nella accogliente Francia di Jospin, assunto magari nella redazione culturale di <em>Le monde </em>in qualità di rifugiato politico dalla nota intransigenza e coerenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo non ha fatto in tempo, nonostante abbia tentato di emigrare in tutti i modi cercando di varcare le frontiere camuffato da frate trappista. Oggi, non è certo che ci riprovi dato che la Francia è adesso quella di Le Pen e di Chirac&#8230; Ma quella di Evangelisti è una sinistra fantascientifica di lotta e di editori governativi, di allarmata denuncia e di salotto <em>radical chic</em>. E così sia, e rimanga. Senza però pensare d’intimidire nessuno denunciandolo all’Inquisizione Antifascista, passando per i giornali stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Palomar</em>, n. 2, luglio 2002, pp. 40-44.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/fantafascismo.html' addthis:title='Uno spettro si aggira per l&#8217;Europa: il fantafascismo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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