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	<title>Centro Studi La Runa &#187; sinistra</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La fantasy, la politica, la mistificazione</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 17:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Cardini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sinistra, a suo tempo, accomunò in una miope e incolta condanna il “reazionario” Tolkien e i suoi fans. Oggi può solo piangere sul suo velleitarismo, sulla sua inconsistenza e sul fallimento della sua passata arroganza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_5053" class="wp-caption alignright" style="width: 309px"><img class="size-medium wp-image-5053" title="tolkien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tolkien-299x300.jpg" alt="John Ronald Reuel Tolkien (3 gennaio 1892 – 2 settembre 1973)" width="299" height="300" /><p class="wp-caption-text">John Ronald Reuel Tolkien (3 gennaio 1892  – 2 settembre 1973)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se in questi tempi così tristi (il massacro dei pacifisti al largo di Gaza, i tagli governativi alla cultura…) avessi voglia di ridere, la polemica scatenata da un articolo di Loredana Lipperini su “Repubblica” a proposito dell’opera letteraria di Tolkien avrebbe sul mio umore un benefico effetto. A Modena si tiene un convegno su “Tolkien e la filosofia”: e la giornalista coglie l’occasione per lamentare il fatto che per troppo tempo la “sinistra” abbia lasciato alla “destra” un equivoco monopolio sul grande autore di <em>heroic fantasy</em>, per ribadire il giudizio sull’inconsistenza della “cultura di destra” e per chiedere che finalmente si faccia giustizia e si restituisca il filologo e romanziere cattolico inglese all’àmbito culturale cui egli naturalmente e di diritto appartiene. Ch’è, ovviamente, quello della “sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5052" style="margin: 10px;" title="il-signore-degli-anelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-degli-anelli-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a>Verrebbe voglia di farci sopra due risate, dicevo. Ma in realtà par di sognare. E’ davvero mai possibile che, dopo tutto quel ch’è successo nel circa quarantennio trascorso tra l’approdo in Italia del capolavoro di Tolkien, <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506"><em>Il signore degli anelli</em></a>, si torni adesso a parlare di certi temi alla luce d’uno schema non solo manicheo, ma francamente frusto e irriproponibile come quello della contrapposizione “destra”-“sinistra”? Già allora, negli Anni Settanta, l’opposizione a quel groviglio di luoghi comuni era forte e diffusa: oggi, si rischia perfino – leggendo certi articoli – di non riuscir più a capire di che cosa si stia parlando. L’articolista di “Repubblica” sembra uscita da un lungo periodo d’ibernazione: e ci ripropone così, papale e papale, la vecchia massima vittoriniana e togliattiana, “La destra non ha cultura”, dalla quale discende l’assioma “ergo, se qualcosa ha a che fare con la cultura, non può essere di destra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-figli-di-hurin-2/5876" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5054" style="margin: 10px;" title="i-figli-di-hurin" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-figli-di-hurin-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Non siamo più nemmeno al ridicolo. Siamo all’inqualificabile. A parte il fatto che, dalla metà almeno dell’Ottocento ad oggi, ci sono stati molti tipi di “destra” e di “sinistra” e molti modi di aderire all’uno o all’altro dei tutt’altro che monolitici schieramenti, sappiamo bene ad esempio che dalla fine del XIX secolo il sorgere impetuoso della questione sociale e le fratture che tutto ciò ha prodotto in quella ch’era stata la “grande cultura” borghese e liberale dell’Ottocento ha avuto come effetto un mischiarsi e un modificarsi di valori che, fino ad allora, potevano essere ascritti con una certa chiarezza a questa o a quella parte politica. Dopo gli studi del Nolte, del Mosse, del de Felice e dello Sternhell, ad esempio, non possiamo più qualificare semplicisticamente il fascismo come una realtà politica “di destra”; così come riesce impossibile definire all’interno della polarizzazione destra-sinistra il fenomeno del totalitarismo e disperante collocare dall’una o dall’altra parte personaggi di vertice della nostra cultura come Nietzsche, Pound, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> o Pasolini. E che cosa replicare a un esponente tra i più qualificati e raffinati della cultura e della politica “di sinistra”, Massimo Cacciari, il quale con candida fermezza afferma che “la grande cultura europea è sempre stata di destra”?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-medioevo-e-il-fantastico/1242" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5055" style="margin: 10px;" title="il-medioevo-e-il-fantastico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-medioevo-e-il-fantastico-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Per John Ronald Reuel Tolkien le cose sono chiarissime. Cattolico, membro del gruppo degli Oxford Christians esponente del quale era anche Clive Staples Lewis, filologo e medievista di fama internazionale, Tolkien non nascose mai la sua profonda adesione ai valori tradizionali della sua fede e della sua terra e la sua diffidenza, per non dir avversione, nei confronti degli aspetti più ambigui e più allarmanti della Modernità: lo sfrenato individualismo, il culto indiscriminato del progresso, lo scientismo materialistico, il culto del danaro e del profitto, la volontà di eliminare qualunque forma di sacralità dalla vita civile. <em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506">Il signore degli anelli</a></em> è appunto, tradotto nei termini geniali di un romanzo che riprende toni e moduli dalle saghe celtiche e scandinave e dal romanzo cavalleresco, il racconto di una civiltà in pericolo in quanto minacciata dalla Volontà di Potenza di un “Oscuro Signore” che con la violenza e la corruzione vuole soggiogare una composita realtà di esseri viventi e intelligenti (uomini, ma anche i “mezzi-uomini” hobbit, e ancora elfi, nani, mostruosi ibridi umano-ferini) promettendo loro la condivisione del suo potere e rendendoli schiavi. Qualcuno ha voluto scorgere nell’allegoria tolkieniana una condanna del totalitarismo, in particolare del nazionalsocialismo e del comunismo, ma tale lettura è forse riduttiva e poco precisa. L’obiettivo polemico dello scrittore è la debolezza umana, il fascino del potere inteso nemmeno più come mezzo bensì come autentico e unico fine in se stesso: e per questo il piccolo hobbit che decide di caricar su di sé il peso dell’Anello che imprigiona la volontà umana e distruggerlo è una figura cristica; e tutto il romanzo risulta essere quasi un rovesciamento della “cerca del Graal”, dove l’obiettivo non è conquistare un oggetto di arcana sacralità bensì disfarsi di un pericolo e di una tentazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5056" style="margin: 10px;" title="albero-di-tolkien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/albero-di-tolkien.jpeg" alt="" width="200" height="299" /></a>Al suo apparire in Inghilterra e negli Stati Uniti, a metà Anni Cinquanta, <em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506">Il signore degli anelli</a></em> straripò sui giovani di allora conquistandoli, una generazione che stava cominciando a ribellarsi ai miti del progresso e del profitto, che non si accontentava più delle prospettive di carriera personale e della rispettabilità conformistica, che cominciava a gettare uno sguardo inquieto sulle ingiustizie del mondo, trovò in quel romanzo fantaeroico la sua Bibbia. Tolkien divenne il guru dei ragazzi del <em>Flower Power</em> e dell’<a title="Easy Rider" href="http://www.libriefilm.com/easy-rider/708"><em>Easy Rider</em></a>, di quelli che si opponevano alla guerra in Vietnam e che sognavano sul <em>magic bus </em>di Kabul.</p>
<p style="text-align: justify;">Con apparente paradosso, in Italia quelle voci di protesta e quelle istanze di rinnovamento degli orizzonti dei giovani non furono accolte dalla “sinistra” ufficiale, che tra Anni Sessanta e Settanta monopolizzava e regolava la vita culturale, bensì da “opposte” frange di sinistra e di destra. Ma, se la sinistra radicale aveva i suoi idoli nel Vietnam, in Cuba e nel “Che” Guevara, Tolkien divenne invece la bandiera di una esigua ma interessante pattuglia di destra, che ispirandosi soprattutto al pensiero antitotalitario e comunitarista della Nouvelle Droite di <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">Alain de Benoist</a> andava smarcandosi dallo sterile neofascismo del MSI ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-della-paura/236" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5057" style="margin: 10px;" title="il-signore-della-paura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-della-paura-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Di quei ragazzi, che avevano trovato un leader in Marco Tarchi – oggi autorevole docente di politologia nell’università di Firenze –, la sinistra di allora non capì un bel niente: li ritenne soltanto un gruppetto di estremisti da liquidare semplicemente come “neonazisti”; mentre la destra ufficiale, al contrario, scoprendosi incapace di rinnovarsi dall’interno li scaricava come pericolose e inquietanti presenze “deviazioniste”. Tolkien fu edito nella nostra lingua grazie a un editore di destra, Rusconi, a un fine talent scout editoriale, il <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani">Cattabiani</a>, e a una intelligente traduttrice, la Alliata: tutti immediatamente isolati dal “cordone sanitario” cinto loro attorno dalla cultura ufficiale che impedì recensioni e interviste televisive. Tale il clima di quegli anni: non vengano a raccontarmi il contrario, fui io stesso testimone di quell’ottusità e di quell’ostracismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché oggi sono ridicoli i rigurgiti e le pretese d’una paleosinistra che per lunghi anni ha avuto a disposizione messi ed energie inimmaginabili e che non ha saputo costruire alcun serio linguaggio culturale. Essa non ha il diritto di rivendicare né di recuperare un bel niente: Tolkien non le é stato scippato, per la semplice ragione che non le é mai appartenuto. La sinistra, a suo tempo, accomunò in una miope e incolta condanna il “reazionario” Tolkien e i suoi fans che con quattro soldi organizzavano i Campi Hobbit dove si cantava, si leggeva, si discuteva e si rideva in modo alternativo rispetto ai suoi superfinanziati <em>festivals</em>: e riuscì a mobilitare per tale nobile scopo perfino l’ambiente attorno a Norberto Bobbio. Oggi che si è fatta battere perfino dai bauscia berluskones e dalle trote leghiste può solo piangere sul suo velleitarismo, sulla sua inconsistenza e sul fallimento della sua passata arroganza.</p>
<p style="text-align: justify;">1 giugno 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito <a href="http://www.francocardini.net">francocardini.net</a>.</p>
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		<title>Questa sinistra sempre più antimodernista</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 08:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Scianca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il "reazionarismo moderno" è la più diffusa malattia senile della cultura di sinistra; si manifesta con anatemi, rifiuto del postmoderno, razionalismo di ritorno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4453" class="wp-caption alignleft" style="width: 125px"><img class="size-full wp-image-4453" title="herf" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/herf.jpg" alt="" width="115" height="162" /><p class="wp-caption-text">Jeffrey Herf</p></div>
<p style="text-align: justify;">All’inizio degli anni ’80 lo studioso Jeffrey Herf coniava l’espressione “modernismo reazionario” per definire quelle correnti politico-intellettuali che negli anni ’20 e ’30 in Germania «univano reazione politica e progresso tecnologico». Parafrasando il professore dell’università del Maryland, si potrebbe invece affermare che buona parte della seconda metà del <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a> sia invece stata dominata dal “reazionarismo moderno”, fenomeno tutto di sinistra. Ovvero da quell’atteggiamento che fa della modernità di stampo illuministico un valore assoluto e imprescindibile, che è impossibile e quasi blasfemo mettere in discussione. E che, nel concreto dibattito etico-politico, si trasforma in un neo-moralismo stizzito, intristito e rancoroso che non sa accettare le sfide della contemporaneità postmoderna.Un atteggiamento che ha ricreato anche di recente improbabili assi politici e culturali tra illuministi e marxisti, uniti nella lotta contro la tentazione postmoderna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/postmodernismo-ovvero-la-logica-culturale-del-tardo-capitalismo/7225" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4452" style="margin: 10px;" title="postmodernismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/postmodernismo.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Uno degli alfieri del “reazionarismo moderno” è stato senz’altro il critico letterario americano di estrazione neo-marxista Fredric Jameson, la cui opera principale, risalente anch’essa agli anni ’80, è giunta nelle librerie italiane in versione integrale solo da pochissimo. Parliamo di <a title="Postmodernismo, ovvero la logica culturale del tardo capitalismo" href="http://www.libriefilm.com/postmodernismo-ovvero-la-logica-culturale-del-tardo-capitalismo/7225"><em>Postmodernismo, ovvero la logica culturale del tardo capitalismo</em></a> (Fazi editore, 450 p. 39,50 €), saggio mastodontico di cui nel nostro paese era uscita in traduzione solamente il primo capitolo. L’argomento di Jameson è trasparente sin dal titolo della sua opera: per lo studioso americano il postmoderno non sarebbe altro che la “dominante culturale” dell’Occidente nella sua fase “tardo-capitalista”. La cultura postmoderna non sarebbe per nulla una ludica e innocente sperimentazione nietzscheana, quanto piuttosto la ben più concreta espressione sovrastrutturale del nuovo dominio economico e militare dell’America nel mondo. «Soltanto nei termini di quest’altra realtà, quella delle istituzioni economiche e sociali – afferma il critico letterario – è a mio avviso possibile teorizzare adeguatamente il sublime postmoderno».<br />
Per Jameson, la cultura della postmodernità non sarebbe altro che un «paesaggio “degradato” di <em>kitsch </em>e scarti, di <em>serial </em>televisivi e cultura da <em>Reader’s Digest</em>, di pubblicità e motel, di <em>show </em>televisivi, film hollywoodiani di serie B e della cosiddetta paraletteratura con i suoi <em>paperback </em>da aeroporto, divisi nelle categorie del gotico e del romanzo rosa, della biografia romanzata e del giallo, della fantascienza e della <a title="fantasy" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico"><em>fantasy</em></a>: materiali che nei prodotti postmoderni non vengono semplicemente “citati”, come sarebbe potuto accadere in Joyce o Mahler, ma incorporati in tutta la loro sostanza».</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quindi che la problematica che si impone agli occhi dell’osservatore della “condizione postmoderna” non può che essere quella di indagare «in che modo lo squallore urbano possa essere un piacere per gli occhi, quando è espresso con la mercificazione, e in che modo un balzo incomparabilmente alto nell’alienazione della vita quotidiana della città possa ora essere vissuto sotto forma di una nuova e strana allegria allucinatoria». Una critica impietosa, ma dietro la quale emergono tratti marcatamente “reazionari”, nel senso di passatisti se non nostalgici. C’è l’impressione, insomma, che il “progresso” abbia corso troppo per far sì che i progressisti stessero al passo. Da qui le grida scandalizzate dei fautori moralistici del nuovo <em>ancien régime</em>. Per i quali ormai la vitalità è un peccato, i giovani non sono più quelli di una volta a causa delle “diavolerie tecnologiche” e, di sicuro, “si stava meglio quando si stava peggio”. Un neo-moralismo, questo, che sembra attecchire con particolare facilità a sinistra, dove il residuo acidulo di complessi di superiorità fuori tempo massimo e la delusione ancora non digerita per le promesse non mantenute di troppi messianismi ha dato vita ai nuovi soloni in servizio permanente effettivo contro il “disimpegno” e la “crisi dei valori”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4454" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-4454 " title="scalfari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/scalfari-quattro-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Eugenio Scalfari</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">È esattamente in questo senso che Eugenio Scalfari, insieme a tutta la truppa <em>radical chic</em>, lanciò qualche anno fa una crociata neoilluminista contro le pericolose tentazioni nietzscheane del mondo culturale. «Il mondo moderno – sosteneva l’ex direttore di <em>la Repubblica</em> – soffre non per un eccesso, ma per un drammatico <em>deficit </em>di razionalità; la razionalità è minoritaria, la razionalità è controcorrente, la razionalità meriterebbe un’azione filosofica e storica di recupero». I valori (illuministi) di una volta, insomma, non ci sono più. <em>O tempora, o mores</em>. Un bel passo indietro, dopo che gli intellettuali francesi degli anni Settanta (Deleuze, Guattari, Foucault, Derrida) si erano ubriacati, pur provenendo “da sinistra”, del nettare di Zarathustra. Il pensatore americano Scott Lash, del resto, aveva già evidenziato, dal canto suo, l’inadeguatezza del postmodernismo a portare avanti battaglie politiche canalizzate a sinistra: «Ritengo – aveva scritto – che la cultura postmodernista, tutto sommato, non abbia approntato un terreno favorevole per la politica di sinistra. Il modernismo ha offerto un’arena molto più favorevole su cui ingaggiare le tradizionali battaglie culturali della sinistra».</p>
<p style="text-align: justify;">Il segugio politicamente corretto Richard Wolin, già segnalatosi per aver “smascherato” le frequentazioni intellettualmente poco chic di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span> e Hans-George Gadamer, rincarava la dose: «La mia opinione è che a un certo punto, l’ostilità del postmodernismo nei confronti della “ragione” e della “verità” sia intellettualmente insostenibile e politicamente debilitante [.. ]. Quando, in virtù della pratica dell’“ermeneutica del sospetto” neonietzscheana, la ragione e la democrazia sono ridotti ad oggetti di diffidenza, si è invitati all’impotenza politica: si rischia di abbandonare ogni capacità di azione effettiva nel mondo».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_4455" class="wp-caption alignright" style="width: 177px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-4455" title="habermas" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/habermas.jpg" alt="" width="167" height="219" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Jürgen Habermas</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E, su tutti, si era distinto il filosofo francofortese pentito Jürgen Habermas, che ricevendo il Premio Adorno, l’11 settembre 1980, aveva denunciato come i postmoderni «ammantino soltanto la loro complicità con una veneranda tradizione del controilluminismo, spacciandola per post-illuminismo». Per dirla con Giovanna Borradori, insomma, Habermas criticava il postmodernismo in quanto il suo attacco alla ragione illuministica sfocia nell’irrazionalismo, «una tendenza che ci rende più vulnerabili e non meno vulnerabili, alla minaccia del fascismo».</p>
<p style="text-align: justify;">Addirittura. Il nuovo fascismo contro cui serrare i ranghi, quindi, sarebbe un misto di Nietzsche e Quentin Tarantino, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e i videofonini, Deleuze e le Veline, Gadamer e <em>Vacanze di natale</em>. Ecco allora che il “fronte della tristezza” si compatta contro la superficialità fascio-postmoderna, in nome di una morigerata serietà cattocomunista ben ritratta nel volto tirato del premier Romano Prodi, che per distinguersi dalle “gigionerie” della destra ha ormai smesso di sorridere. Perché c’è da lavorare, capite?, c’è da riportare la realtà al pari della “Ragione”, altro che chiacchiere. E se i fatti danno torto alla Ragione, allora tanto peggio per i fatti, così come se gli italiani non capiscono il governo sono loro ad essere “matti”. Matti e ingrati, che non comprendono chi tutela il loro bene. È proprio vero, non c’è più <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal <em>Secolo d&#8217;Italia</em> dell&#8217;8 gennaio 2008.</p>
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		<title>Il signore nel tranello</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 15:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Una messa a punto sull'ennesima, sterile polemica da sinistra sulla pretesa appropriazione o mistificazione di Tolkien da parte della cultura tradizionalista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/john-ronald-reuel-tolkien" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" title="J.R.R. Tolkien" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/d/d7/Jrrt_1972_pipe.jpg/250px-Jrrt_1972_pipe.jpg" alt="J.R.R. Tolkien" width="250" height="191" /></a>Un’opera letteraria si può leggere in vari modi, sul piano orizzontale e sul piano verticale. Ad esempio, se ne può fare un’esegesi estetica, storica, linguistica, strutturale e anche sociologica, sociopolitica, antropologica, etnologica, addirittura economicista e così via. Ma se ne può fare anche un’analisi psicologica, ad esempio ricorrendo alla psicologia analitica, alla psicologia freudiana, agli archepiti junghiani eccetera. Immagino che nessuno avrebbe nulla da dire sul fatto in sé, cioè che certe interpretazioni sono da considerarsi arbitrarie e quindi “proibite”, anche disapprovando metodi che non si condividono o respingendo risultati che non si approvano, ma senza affermare che sono illegittimi.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo sarebbe addirittura d’accordo <em>l’Unità</em> che, grazie alla prestigiosa penna di Roberto Arduini, è tornata sul problema della interpretazione dell’opera di Tolkien, rivelandosi dopo decenni &#8211; diciamo pure quarant’anni! &#8211; assolutamente post-ideologica (almeno sul piano della cultura) visto che il suo redattore scrive di «avere a noia il cos’è di destra e il cos’è di sinistra», contraddicendosi però con quanto scritto qualche giorno prima avendo attaccato «i più zelanti alfieri della interpretazione di destra» come il sottoscritto e l’amico Quirino Principe, contrapponendoci, oltre che la tesi del «tardoromanticismo» di Tolkien appena scoperta quelle del professor Portelli, che a questo punto si potrebbe benissimo definire «uno dei più zelanti alfieri della interpretazione di sinistra» dell’opera tolkieniana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora però, se tutte queste interpretazioni sono accettabili, ce n’è una del tutto inaccettabile perché non provata, non attendibile e priva di fondamento: quella che si può definire mitico-simbolica, se non vogliamo usare il termine di simbolico-tradizionale, ché all’Arduini potrebbe venire l’orticaria. Eppure questo tipo di interpretazione è un po’ antica e non invenzione mia o di altri scribacchini novecenteschi, ma forse l’Arduini non lo sa. Scriveva Padre Dante all’inizio del Trecento, appena sette secoli fa, e precisamente nel <a title="Convivio" href="http://www.libriefilm.com/convivio/2268"><em>Convivio</em></a> (II, 1, 2-6) che «le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi», e cioè letterale, allegorico, morale e «anagogico, cioè sovrasenso». L’interpretazione mitico-simbolica si rifà a questo concetto, ha una sua dignità e una sua legittimità, o forse anche Dante scriveva corbellerie, diceva sciocchezze, affermava cose insensate?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3809" style="margin: 10px;" title="il-signore-degli-anelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-signore-degli-anelli.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a> Questa interpretazione non viene contraddetta da altre, casomai le integra, le completa, le fa capire meglio, a volte le rettifica e le smentisce. Inoltre, come ha dimostrato <em>ad abundantiam</em> <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/mircea-eliade">Mircea Eliade</a></span> è ancor più legittimata dal fatto che il “sovrasenso”mitico, con il suo profondo significato metafisico e spirituale, ancor oggi si nasconde nei luoghi culturali più impensati, e tanto più nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> dell’Immaginario (orrore, fantascienza, <a title="fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a> e simili). In tal modo si riesce a dare uno spessore a testi che altrimenti resterebbero, come <a title="Lo hobbit" href="http://www.libriefilm.com/lo-hobbit/50"><em>Lo Hobbit</em></a> e ancor più <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3"><em>Il Signore degli Anelli</em></a>, non tanto favole per ragazzini quanto avvincenti storie di avventure per adulti, e nulla più. Invece sono qualcosa d’altro, altrimenti &#8211; ecco la domanda cui i vari Arduini non sono capaci di rispondere &#8211; non si spiegherebbe il loro duraturo successo di oltre 70 e 50 anni rispettivamente presso generazioni successive, con milioni di copie in tutto il mondo anche in nazioni non occidentali, che esisteva già prima dell’uscita della trilogia cinematografica. Un successo non contingente né superficiale dovuto “alla moda”, ma profondo, sentito, coinvolgente, extraletterario (ed è questo a distinguere <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli/3"><em>Il Signore degli Anelli</em></a> da altri famosissimi <em>long sellers</em> mondiali).</p>
<p style="text-align: justify;">A tutto questo, la cultura esclusivamente storicistica, sociologica, economicista o puramente estetico-letteraria non sa dare una risposta precisa e convincente. Solo andando alla ricerca degli archetipi simbolici e mitici di cui è impastata l’opera tolkieniana si riesce a capire il motivo di questo coinvolgimento dell’Immaginario collettivo e del suo perenne successo. Inutile stare a sfottere su questo tema: anche il ricorso al termine <em>fabula</em> (come 28 anni fa fece Portelli e oggi riprende Arduni) viene compiuto senza comprenderne le vere implicazioni: poiché la <em>fabula</em>, intesa non certo dal punto di vista dello strutturalismo, è una delle tappe in cui il mito è disceso sino a noi, e quindi non è distaccata assolutamente dall’“intreccio” (come affermò sempre il professor Portelli in un convegno Anpi a Cuneo nel 1982 e non certo sulle pagine del quotidiano del Pci, e ripete di nuovo adesso l’Arduini sbagliando però riferimento bibliografico tanto per accreditare la fola che il quotidiano comunista in fondo in fondo Tolkien lo aveva trattato benino…), ma è un tutt’uno con esso: perché quello delle opere di Tolkien è un intreccio favoloso, quindi anche tardoromantico.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, non si capisce perché per il redattore del quotidiano diretto da Concita De Gregorio questa tardoromanticità di Tolkien dovrebbe essere in antitesi o in conflitto con una sua interpretazione mitico-simbolica al punto da farla escludere come una solenne boiata. Al contrario la rafforza, considerando la rivalutazione romantica di fiaba, leggenda e mito, cioè delle radici primordiali delle <a title="letterature" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letterature</a> nazionali. Si può anche capire come gente che si è formata in una cultura di cui il giornale fondato da Gramsci è senza dubbio una espressione, per sua natura, formazione, visione del mondo non riesca ad afferrare certe cose, le rigetti e anche le critichi. Ma sono o non sono passati gli anni, come l’Arduini anche sottolinea?</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo cammina e ha sepolto sotto le macerie certe ideologie cui questa cultura faceva (ma a quanto pare ancora fa) riferimento, eppure siamo sempre fermi allo stesso paracarro: a condannare chi la pensa diversamente, o almeno in un certo specifico modo che fa comodo definire “di destra” perché sa tanto di politica politicante e per quell’ambiente è <em>a priori</em> squalificata, affermando genericamente che si scrivono sciocchezze, corbellerie, castronierie e ultimamente grazie a Dio solo “manchevolezze”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-leggenda-di-sigurd-e-gudrun/6052" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3312" style="margin: 10px;" title="sigurd-e-gudrun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sigurd-e-gudrun.jpg" alt="" width="200" height="289" /></a>Devo quindi tornare su questo punto che non avevo affrontato in <em>Mobydick </em>del 16 gennaio solo per carità di patria nella mia prima replica a <em>l’Unità</em>, ma giacché Arduini insiste con tono alquanto saccente e maleducato è bene entrare &#8211; ahimè per lui &#8211; nei dettagli. Ci si riferisce dunque al fatto che nella mia postfazione a <a title="La leggenda di Sigurd e Gudrun" href="http://www.libriefilm.com/la-leggenda-di-sigurd-e-gudrun/6052"><em>La leggenda di Sigurd e Gudrùn</em></a> (Bompiani 2009) ho affermato che non esisteva ancora una edizione del <a title="Beowulf" href="http://www.libriefilm.com/beowulf-2/4179"><em>Beowulf</em></a> tradotto da Tolkien che, mi si contesta, sarebbe invece uscita addirittura sette anni fa, nel 2002, a cura del professor M.C. Drout. Ma è Arduini che scrive una sciocchezzuola, perché evidentemente si riferisce al volume <em>J.R.R.Tolkien, Beowulf and the Critics</em> curato da Drout e edito dall’Arizona Center for Medieval and Renaissance Texts and Studies che contiene vari scritti ma solo saggistici di Tolkien, scoperti da Drout nel 1996 e che vengono confrontati con quelli già noti (ad esempio <em>Beowulf: Monsters and the Critics</em>, la cui traduzione è in <a title="Il medioevo e il fantastico" href="http://www.libriefilm.com/il-medioevo-e-il-fantastico/1242"><em>Il medioevo e il fantastico</em></a>, Bompiani 2003, da me curato). Non mi sembra proprio che sia il testo scoperto invece alla fine del 2002 sempre da Drout in una scatola anonima custodita dalla Bodleian Library della Università di Oxford al quale invece ho fatto riferimento, cioè la traduzione integrale e il commento di Tolkien al poema medievale. Le cose non stanno dunque così come <em>l’Unità</em> crede e mi rinfaccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Di più: questo “nuovo”testo non è ancora edito perché bloccato da un contenzioso giudiziario sui diritti, pare fra l’Università e gli eredi Tolkien. E quindi la “corbelleria” o “manchevolezza” non è mia ma di Arduini. E adesso pover’uomo? Comunque sia, ci fosse pure stata si sarebbe trattato da parte mia di una svista bibliografica e niente più, ma che a quanto pare per l’Arduini inficerebbe ogni altra precedente analisi critica del sottoscritto, squalificandolo a vita. Non è alquanto fazioso come ragionamento? Direi di sì, ma ci si deve pur appigliare ad una cosa qualsiasi pur di demolire un nemico&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è, come già ricordato, che i critici de sinistra delle vecchie e nuove generazioni hanno la coscienza sporca e un profondo e non ammesso senso di colpa per come hanno trattato Tolkien dal 1970 in poi. E quindi hanno una coda di paglia chilometrica. Si devono allora emendare del loro passato scoprendo adesso, per esempio, un Tolkien “tardoromantico” e negando un Tolkien “miticosimbolico”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849" target="_blank"><img class="alignright" style="margin: 10px;" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788845259166" alt="" width="200" height="299" /></a>Giustamente Arduini scrive pensando inconsciamente a se stesso: «È ora che il passato si faccia da parte…». Ovvio, il loro passato: sicché oggi non se ne deve più parlare e non è affatto necessario scusarsi di quanto scritto nell’arco di trenta o quarant’anni! La questione è che “a buttarla in politica”, a fare il giochino “Tolkien è di destra”(e quindi è un reprobo da condannare) mentre, che so,“Philip Pullman è di sinistra” (è quindi è un genio da osannare), è stata proprio la Sinistra culturale appunto dal 1970, anche se adesso si atteggia a post-ideologica e non fa più alcun riferimento a questo suo passato, letteralmente inventandosi benemerenze che non ha mai avuto. Ma il sottoscritto, che insieme a molti altri ha difeso Tolkien da allora sino ad oggi da questi attacchi, non l’ha mai “buttata in politica”nei suoi scritti, a meno che non si voglia s/qualificare come “di destra”l’interpretazione mitico-simbolica, o quella “tradizionalista”, o quella (non nostra) “dualista”. Però il solo averlo fatto dà il destro (!) a certi attuali critici di sinistra per affermare che Tolkien è stato “manipolato dalla destra”, sol per averne messo in risalto alcune innegabili caratteristiche che per i nostri recensori progressivi sono intollerabili. Ma poiché il sottoscritto, e non solo lui, non è mai stato “organico” ad alcun partito, né ne ha mai avuto la tessera, come è al contrario successo per innumerevoli intellettuali legati al Pci, ma fa riferimento soltanto a una cultura e a una visione del mondo avversate dalla sinistra “che pensa”, ecco che, per un riflesso condizionato, Tolkien lo si sarebbe “manipolato”, o “strumentalizzato” come anche è  stato detto da alcuni buontemponi di sinistra, di centro e addirittura destrorsi. Difeso sì, interpretato<br />
sì, manipolato e strumentalizzato mai. E, per non farla troppo lunga, agli interessati alla ricostruzione di tutta questa faccenda sono costretto a rimandare alla mia dettagliata introduzione al volume <a title="Albero di Tolkien" href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849"><em>Albero di Tolkien</em></a> (Bompiani 2007).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è che questi giochini di parole possano durare in eterno, e infatti ormai mostrano la corda. Certo, però, che hanno stufato pur se servono a ricreare, agli occhi degli inesperti lettori di oggi, una specie di verginità tolkieniana perduta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Liberal </em>del 27 gennaio 2010.</p>
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		<title>Alla destra e alla sinistra del Padre. Conservatorismo e progressismo nella Chiesa Cattolica</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 15:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La convivenza di un'anima progressista e di una conservatrice nella storia moderna e contemporanea della Chiesa cattolica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">La prima, fondamentale domanda che dobbiamo porci è: esistono una destra e una sinistra cattolica?</p>
<p style="text-align: justify;">Non è una domanda oziosa. Poche istituzioni al mondo possono dirsi così profondamente gerarchizzate come la Chiesa di Roma, strutturata, persino dal punto di vista politico, come l’ultima teocrazia al mondo<a href="#_ftn1">[1]</a>: naturale corollario di un tale assetto, oltre che aspetto connaturato in ogni sistema religioso, dovrebbe essere una pressoché totale monoliticità di pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se tale monoliticità sussiste certamente per quanto riguarda l’assunto catechetico formale ed ufficiale (pena l’accusa di eresia), da sempre la Chiesa appare dividersi su alcune questioni sociali di fondo, riguardo alle quali le gerarchie pontificie sembrano storicamente aver adottato una strategia che, entro limiti comunque ben determinati e tali da non toccare in profondità aspetti peculiari del <em>magisterium </em>teologico, permette un certo grado di libertà di coscienza del singolo<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/santi-del-novecento/262"><img class="alignleft size-full wp-image-2475" style="margin: 10px;" title="santi-del-novecento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/santi-del-novecento.jpg" alt="santi-del-novecento" width="200" height="341" /></a>Non è, d’altra parte, una strategia stupefacente, ma si tratta, più che altro, di una consuetudine che risale addirittura alla politica di inglobamento ed esclusione medievale: in parole povere, di fronte al fiorire di movimenti di rinnovamento ecclesiastico successivi all’anno Mille, la Chiesa, da subito, adottò una netta distinzione tra quelle correnti di pensiero che, aspirando ad un sistema cattolico più vicino al popolo, non presentavano elementi tali da porre in discussione lo <em>status quo</em> e l’ordinamento dogmatico esistente e potevano, dunque, essere fruttuosamente inglobati in ambito ecclesiastico (valgano per tutti gli esempi del riconoscimento pontificio, comunque non così senza ostacoli, degli Ordini Francescano e Domenicano)  e quelle correnti che, al contrario, per la loro radicalità che andava ad intaccare nuclei teologici portanti, dovevano essere bollate come eretiche ed escluse dal consesso cattolico<a href="#_ftn3">[3]</a> (con conseguente dannazione, sulla base della classica sentenza “Extra Ecclesiam nulla salus”, impropriamente attribuita a San Cipriano<a href="#_ftn4">[4]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile aggiungere che, nel corso dei secoli, una strategia di questo genere si è dimostrata a tratti notevolmente pericolosa, vuoi per la sottigliezza della distinzione tra ciò che è eretico e ciò che non lo è, vuoi per la indubbia corruzione di costumi che ha ammorbato la Chiesa per alcuni secoli e che ha portato a lungo il dogma al servizio di un privilegio che ben poco aveva di apostolico, tacciando ogni contestazione come “diabolica” e portando a scismi nel tempo divenuti pressoché insanabili<a href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A rendere la questione ancora più caotica, si pongono le stesse definizioni di conservatorismo e di progressismo, non sempre così facilmente distinguibili, la posizione ondivaga, nel corso del tempo, di questo o quell’Ordine (come non pensare ai summenzionati Francescani e Domenicani, che saranno tra i protagonisti dell’Inquisizione?) e, soprattutto, le mille sfaccettature del pensiero del singolo, tali per cui lo stesso prelato o lo stesso teologo si possono presentare come “progressisti” riguardo a certi aspetti e “conservatori” rispetto ad altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo conto che la Chiesa Cattolica, come praticamente ogni altra Chiesa, ha, quasi istituzionalmente, se non l’obbligo, certamente la tendenza a manifestare un certo grado di conservatorismo tradizionalista, ritenendosi depositaria di valori assoluti e immutabili nel tempo<a href="#_ftn6">[6]</a>, le maggiori difficoltà sembrano svilupparsi nel tentativo di focalizzare l’attenzione sul ramo “progressista” dell’Istituzione ecclesiastica.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, al di là di quanto detto riguardo ad una sorta di “continuum” della presenza di nuclei progressisti all’interno della Chiesa lungo praticamente tutta la sua storia, possiamo tentare di identificare lo sviluppo di una vera e propria corrente progressista più unitaria solo a partire dalla fine del XIX secolo<a href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale nascita è, a prescindere dal pensiero del singolo, in qualche modo, una vera e propria necessità, dettata dalle condizioni non certo ideali in cui la Chiesa cattolica si viene a trovare: la Santa Sede ha perso la sua autorità nella politica internazionale e le sue sanzioni verso gli Stati non vengono neppure prese in considerazione, il Papato non ha praticamente più potere temporale dopo l’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia e ovunque leggi laicizzanti privano il clero di mezzi di sostentamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto, la società sta cambiando con una velocità impressionante: i nuovi valori dominanti sono la libertà, lo sviluppo scientifico, la redenzione sociale del proletariato. La Chiesa, almeno fino al termine del pontificato di Pio IX (1878) ma anche oltre, fa fatica ad adeguarsi a questa nuova temperie spirituale: si allea con i governanti più conservatori (da Francesco Giuseppe in Austria a Napoleone III in Francia), cerca di trincerarsi dietro proibizioni anacronistiche e guarda con sospetto ad ogni progresso scientifico, denuncia lo sviluppo del socialismo e parla al popolo di rassegnazione<a href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono, è vero, tentativi di adeguamento alla nuova temperie culturale, ma si tratta, in fondo, di rinnovamenti dettati soprattutto dalla necessità di mantenere un minimo di potere tradizionale: così è per la fine dell’alleanza giurisdizionalista tra stati e Chiesa dettata dalla Costituzione Apostolica <em>Commissum Nobis</em> di Pio X, che sancisce la totale indipendenza ecclesiastica nella nomina dei prelati e nell’assunzione di qualunque posizione politica; così è per la fine del gallicanesimo derivante dallo sviluppo dell’“Ultramontanismo”, la corrente, nata dagli scritti di De Maistre e Lamennais, che inneggia alla centralità del Papato e alla sua preminenza sul senso di appartenenza alla comunità dei fedeli locale o nazionale; così è, infine, per il miglioramento della preparazione sacerdotale, diretta conseguenza, però, di un netto decremento delle vocazioni, spesso provocato proprio dal distacco tra Chiesa e società civile e dai conseguenti minor appetibilità e minor prestigio sociale di una carriera ecclesiastica<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, con questa situazione, ciò che appare più evidente è che il solco tra Istituzione e fedeli si va facendo sempre più profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da più parti, l’arroccamento conservatore dei vertici cattolici comincia ad essere criticato e assolutamente fondamentale nello sviluppo di una nuova capacità di visione da parte della Chiesa appare il sempre più massiccio intervento, inizialmente mal visto dalla Santa Sede e considerato una indebita ingerenza, del laicato cattolico sia nel dibattito sulla posizione della Chiesa che, direttamente nella vita politica e sociale delle nazioni europee. In questo senso, nascono in Italia, Francia e Germania tutta una serie i gruppi laicali con fini assistenziali e culturali, dalla “Conferenza di San Vincenzo” alla “Società per la Propagazione della Fede”, alla “Borromausverein” per la diffusione della stampa sacra, dai “Congressi Cattolici” all&#8217;“Azione Cattolica” e alla “Società della Gioventù Cattolica”, ma, soprattutto, cominciano a sorgere in tutta Europa partiti politici di ispirazione cattolica (ma indipendenti dal Vaticano, come le scelte strategiche, ad esempio, del “Zentrum” di Windthorst in Germania proveranno ampiamente, con il rifiuto di appoggiare, come richiesto dal papa, il cancelliere Bismarck), decisivi tanto nell’opporsi contro l’integralismo di una gerarchia ecclesiastica che sognava il ritorno alla teocrazia, quanto nel combattere l’aconfessionalismo imperante in campo politico<a href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo di tali gruppi, con la loro critica anche diretta alle posizioni sociali più retrive del mondo ecclesiastico, riesce, in parte, a riavvicinare i laici alla Chiesa, sebbene tutte le associazioni e i partiti sorti a fine ‘800 abbiano in comune l’essere prettamente espressione del ceto borghese<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La grande partita, quella che riguarda lo sterminato proletariato urbano e rurale, deve ancora essere giocata. Il progresso industriale tra fine XIX e inizio XX secolo, infatti, sta portando ad uno sfaldamento sociale senza precedenti, con una forbice che si divarica sempre di più tra una esigua minoranza che si arricchisce ed una massa indigente e oppressa da orari di lavoro massacranti, salari al limite della sopravvivenza, sfruttamento del lavoro minorile e femminile e, a fronte di condizioni igieniche pessime, completa mancanza di sicurezza sociale di fronte a infortuni e malattie.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ su queste basi che si genera quella che passerà alla storia come “Questione Sociale”, di cui, senza dubbio, i cattolici presero coscienza piuttosto tardivamente rispetto a filosofi quali Saint-Simon, <a title="Charles Fourier" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-fourier">Fourier</a>, Pierre Proudhon e Karl Marx<a href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Restando su linee molto generali, possiamo parlare di due macro-tendenze che si svilupparono nel mondo cattolico di fronte al problema delle “masse diseredate”: da un lato troviamo gran parte del clero che, pur fornendo un certo livello di aiuto caritativo, esorta alla rassegnazione, all’accettazione della povertà e alla non sovversione dello <em>status quo</em> (in particolare in funzione anti-socialista); dall’altro, assistiamo, nell’ultimo quarto dell’‘800, da parte di alcune associazioni, ad una maturazione da un’azione marcatamente paternalistica ad un riconoscimento e una difesa dei diritti dell’operaio<a href="#_ftn13">[13]</a> (indicativo, in questo senso, ad esempio, il cambio di denominazione della II Sezione dell’“Opera dei Congressi” dal “Sezione della Carità” del 1874 al “Sezione dell’Economia Sociale Cristiana” del 1887<a href="#_ftn14">[14]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, però, gran parte delle gerarchie cattoliche continuò a mantenere la linea conservatrice che le era sempre stata propria. Sulla concezione della fatalità della miseria e dell’utopicità di ogni desiderio di cambiamento pesavano molti fattori, dalla paura dello “spettro comunista” ad una lettura spiritualista del messaggio cristiano, dal pessimismo che vedeva la giustizia sociale come realtà ultraterrena al messaggio dell’accettazione della “croce quotidiana” e appare fondamentalmente logico che i documenti pontifici di fine XIX secolo si muovano principalmente in direzione di una condanna del marxismo e di una difesa della proprietà privata, unite all’esortazione alla “cristiana rassegnazione” (così Pio IX nella <em>Qui Pluribus</em>, nella <em>Quanta Cura</em> e nel <em>Sillabo</em> del 1864 e Leone XIII nella <em>Quod Apostolici Muneris</em>, nella <em>Auspicato Concessum</em> e, ancora nel 1901, nella <em>Graves de Communi Re</em>)<a href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A poco a poco, però, le istanze sociali stavano facendo sempre più breccia nel pensiero degli intellettuali cattolici. Le premesse esistevano da tempo: già nel 1848, sulla rivista cattolica francese “Ere nouvelle”, Lacordaire, Maret e Ozanam avevano tracciato un programma sociale (quasi scandaloso per i tempi) che toccava punti quali la difesa delle fasce deboli, l’associazionismo operaio, lo sviluppo di comitati di fabbrica e, negli anni ’50, la gesuita “Civiltà Cattolica”, pur con toni a tratti ancora paternalistici, aveva trattato della subordinazione dell&#8217;economia alla morale, della necessità dell&#8217;intervento statale nelle questioni economiche e dell’importanza dell&#8217;associazionismo professionale<a href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu, però, la rivolta parigina del 1871 a dare la spinta al movimento progressista cattolico per intensificare la sua opera, da un lato a causa del chiaro montare del malessere sociale, dall’altro per il rischio concreto di perdere le masse, sempre più attratte dal messaggio socialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, in Austria, Karl von Vogelsang, pubblica le <em>Tesi di Haid</em> (1883), orientate ad un deciso corporativismo, in Italia Giuseppe Toniolo organizza l’“Unione Cattolica per gli Studi Sociali” (1889), negli Stati Uniti, il cardinal Gibbons difende i Cavalieri del Lavoro, uno tra i primi sindacati cristiani (1889) e in Inghilterra, il cardinal Manning scende addirittura in piazza a difesa dei diritti dei lavoratori irlandesi (1889)<a href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu questa presa di coscienza del mondo cattolico a spingere papa Leone XIII a dare alle stampe quella che si proponeva di essere la voce definitiva della Chiesa in materia di questione sociale: l’enciclica <em>Rerum Novarum </em>(1891). L’insegnamento del papa si articolava su quattro punti fondamentali:</p>
<p style="text-align: justify;">-         esiste un diritto naturale alla proprietà privata, ma essa deve avere anche funzione sociale;</p>
<p style="text-align: justify;">-         lo Stato deve promuovere il benessere pubblico e privato, ma la sua azione deve essere limitata;</p>
<p style="text-align: justify;">-         gli operai hanno doveri verso il datore di lavoro, ma devono ricevere un giusto salario;</p>
<p style="text-align: justify;">-         quello di lotta di classe è un concetto erroneo, ma gli operai hanno il diritto di associarsi per difendere i loro diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è possibile notare, quella di Leone XIII è, in buona sostanza, una sorta di soluzione compromissoria in cui si tenta, come era logico aspettarsi dal capo di una Chiesa “universale”, di salvare sia il rapporto con la borghesia imprenditoriale, sia quello con le masse proletarie<a href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarebbe corretto dire che il compromesso finì per scontentare tutti: in realtà si trattava di una “via mediana” che si proponeva come soluzione di sintesi tra le istanze contrapposte di imprenditori e salariati e, come tale, fu accolta da gran parte dei fedeli e del clero. Certo, però, cercando di far salve tutte le parti in gioco, finì, indubbiamente per scontentare molti, soprattutto tra quelli che vedevano, secondo una tendenza sviluppatasi fin dalle origini (sulla base del “Discorso della Montagna”) e, come si è accennato, già ben delineata fin dal periodo medievale, la Chiesa come Istituzione povera per i poveri<a href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, però, anche altri problemi stavano dividendo le posizioni ecclesiastiche, molti dei quali con origini che risalivano ben addietro nei secoli. E’, ad esempio, il caso del razionalismo, sviluppatosi in periodo illuminista, che, in campo religioso, aveva dato vita all’attacco critico – deista al concetto cristiano di Divinità e religione, provocando, nel XIX secolo, il diffondersi a livello popolare di concetti relativamente nuovi (o meglio, nuovi in termini di diffusione, essendo prima riservati normalmente allo strato più intellettuale dalla società) quali quelli di ateismo e agnosticismo e la messa in discussione delle autorità tradizionali, inclusa quella ecclesiastica.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa rispose come era da secoli stata abituata a fare, arroccandosi sulle sue posizioni tomiste – neoscolastiche e rifiutando a priori qualsiasi approccio scientifico allo studio biblico-teologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne derivò uno scontro ideologico che investì in pieno il già problematico (si pensi al processo galileiano) rapporto tra fede e scienza. Se il metodo scientifico, infatti, richiedeva la verifica di ogni dato e la negazione di ogni “ipse dixit”, l’applicazione di tale metodo in campo religioso non poteva che risultare fortemente discutibile, dividendo il popolo tra chi considerava la fede come definitivamente superata, chi si trincerava dietro il concetto di “inerranza biblica” (ad esempio i creazionisti) e chi, in realtà una minoranza (sebbene non esigua), tentava una via di dialogo, affermando la diversità di piani tra i due ambiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro campo che subì pesantemente l’influsso della disputa fede – ragione fu certamente quello filologico e della critica storica: se il filologo biblico o lo storico della Chiesa non ragionano più in termini di “auctoritas” ma di analisi delle fonti, il naturale corollario di questo atteggiamento non può che essere la messa in discussione (in senso negativo o positivo a seconda dei casi e delle situazioni) del “Magisterium” e, allorché ciò accade anche dall’interno della Chiesa stessa, il rischio diventa quello della perdita della stessa “auctoritas” su cui si fonda l’Istituzione ecclesiastica, che reagisce di conseguenza, spesso irrigidendo i propri criteri d’analisi tradizionali<a href="#_ftn20">[20]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Risulta quasi consequenziale, con la caduta delle grandi certezze della fede, che si insinui, sempre più in profondità nella società, un certo relativismo religioso: la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> viene vista come una scelta personale effettuabile all’interno di un vasto orizzonte determinato dal pluralismo culturale e religioso. Anche in questo caso, non si tratta di una novità assoluta: già in periodo riformista il “latitudinarismo” era stato una opzione scelta da nuclei ristretti di intellettuali post-umanisti. Qui, però, siamo di fronte ad una manifestazione ben più radicale: non più la visione di ogni fede come voce diversa dello stesso Dio, ma la possibilità di scegliere, tra le fedi esistenti, quella più confacente al proprio pensiero, se non, addirittura, di costruirsene una personale. L’altro lato della medaglia è, però, la nuova possibilità di un dialogo tra <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>, di un confronto costruttivo e dell’abbattimento di barriere ormai secolari<a href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questione sociale, rapporto fede – ragione, rapporto tra fedi: ecco, dunque, i grandi temi con cui la Chiesa si deve confrontare nel <a title="XX Secolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">XX secolo</a> e che dividono la società cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Istituzione ecclesiastica non può prescindere da essi e, soprattutto, non può prescindere da un confronto serrato con una società profondamente mutata e, ormai, disancorata da valori religiosi che troppo spesso, anche a seguito ai disastri delle due guerre mondiali, appaiono superati e discutibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-concilio-vaticano-ii-recezione-ed-ermeneutica/5255"><img class="alignright size-full wp-image-2476" style="margin: 10px;" title="concilio-vaticano-ii" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/concilio-vaticano-ii.jpg" alt="concilio-vaticano-ii" width="200" height="285" /></a>E’ da questo <em>humus </em>che scaturisce la necessità di un profondo rinnovamento della Chiesa, che, per la prima volta, vede gli elementi progressisti del clero agire alla pari con gli elementi più conservatori. Il centro di questo rinnovamento è un Concilio, il Vaticano II, che, promosso da Giovanni XXIII, quello che avrebbe dovuto essere un “papa di transizione”, segnerà una svolta significativa del corpus cattolico e che, paradossalmente, fa da contraltare, nell’arco di poco più di cento anni, ad un altro Concilio, il Vaticano I, massima esaltazione (fatte salve alcune aperture verso i laici) della chiusura tradizionalista della Chiesa: come il Concilio Vaticano I aveva ribadito e rafforzato (ad esempio con la questione dell’infallibilità papale) il ruolo autocratico del papato, avendo come corollario, nell’arco di pochi anni, la condanna di ogni forma di Modernismo da parte di una Curia rinvigorita dalla riaffermazione di principi conservatori, così, ora (l’apertura ufficiale dei lavori è del 1962), il Concilio Vaticano II, doveva gettare le fondamenta per la costruzione di una “nuova Chiesa”, più vicina alla gente e più immersa nella realtà effettuale del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si diceva che, questa volta, gli elementi più progressisti della gerarchia riescono ad ottenere il sopravvento, ma non senza una strenua opposizione delle schiere conservatrici che, a conti fatti, risultano però perdenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del Concilio (sotto papa Paolo VI, nel 1965), infatti, i documenti prodotti (4 Costituzioni, 9 Decreti e 3 Dichiarazioni) segnano una vera e propria rivoluzione copernicana del Cattolicesimo. Tra l’altro, al loro interno, si afferma:</p>
<p style="text-align: justify;">-         la possibilità di ricerca scientifica sui testi biblici e la traduzione di tali testi in tutte le lingue vive possibili (Costituzione <em>Dei Verbum</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         il riconoscimento delle lingue “volgari” (cioè quelle parlate dal popolo) come adatte alle celebrazioni sacramentali (Costituzione <em>Sacrosanctum Concilium</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         la necessità di ripensare le struttura gerarchica della Chiesa, dando una sempre maggiore centralità al laicato, chiamato ad un “sacerdozio comune dei fedeli” (Costituzione <em>Lumen Gentium</em>) e ad un apostolato non radicalmente diverso da quello degli ecclesiastici (Decreto <em>Apostolicam Actuositatem</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         la presenza di “semi di verità” in tutte le Chiese cristiane (Decreto<em> Unitatis Redintegratio</em>), il ruolo di ogni <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> nell’elevazione morale dell’uomo (Dichiarazione <em>Nostra Aetate</em>) e la correttezza del principio di libertà religiosa per ogni essere umano (Dichiarazione <em>Dignitatis Humanae</em>);</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’obbligatorietà per la Chiesa di aprire un proficuo confronto con il mondo e con la cultura in tutte le sue specificazioni (Costituzione <em>Gaudium et Spes</em>)<a href="#_ftn22">[22]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il termine del Concilio poteva segnare una schiacciante vittoria dell’ala progressista su quella conservatrice, ma ciò fu vero solo in parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche senza tener conto delle resistenze (fino alla scissione dei Lefebvriani) delle ali conservatrici più oltranziste, il grande problema delle scelte progressiste del Concilio era quello di aver dato la stura ad una ridda di manifestazioni di rinnovamento che, spesso poco incanalate da documenti di principio che lasciavano ampio spazio alla libera interpretazione, in molte occasioni travalicavano ampiamente il dettato conciliare, per sfociare  in espressioni al limite (e spesso anche oltre tale limite) dell’eresia, con allontanamenti di varia natura dalla corretta Dottrina, nuove trincee tra difensori dell’ortodossia tradizionalista e propugnatori di una visione più liberale e massime gerarchie ecclesiastiche impegnate, nel tentativo di porre un freno a fenomeni ritenuti eversivi, a re-incanalare la prassi cattolica all’interno di percorsi più determinati, anche a costo di ritornare a teorizzazioni conservatrici o di criticare più o meno apertamente alcuni risultati del Concilio stesso<a href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stato attuale, le grandi tematiche di dibattito tra le due ali della Chiesa, sono, sebbene in forme diverse e a tratti più radicali, le stesse di cui si è già fatta menzione (giustizia sociale e liberazione delle classi più povere dallo sfruttamento, sempre maggiore sforzo per l’ecumenismo tra Chiese cristiane e per il dialogo tra religioni, libertà di coscienza per gli scienziati cattolici, etc.)  e nuove sembrano, nel tempo, essersene aggiunte, fra le quali possiamo ricordare:</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’apertura al “sacerdozio mariano” (o femminile);</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’apertura all’ordinazione degli sposati;</p>
<p style="text-align: justify;">-         la libertà sacramentale per divorziati e risposati;</p>
<p style="text-align: justify;">-         la possibilità di pianificazione familiare attraverso metodi contraccettivi;</p>
<p style="text-align: justify;">-         la richiesta di maggiore democraticità all’interno della Chiesa;</p>
<p style="text-align: justify;">-         l’accettazione dell’ omosessualità come dato naturale;</p>
<p style="text-align: justify;">-         il pacifismo totale e ad oltranza<a href="#_ftn24">[24]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, la distinzione tra una “destra” e una “sinistra” cattolica sembra essere tutt’altro che superata e, anzi appare oggi più viva che mai. Naturalmente, come sempre, la capacità della Chiesa di non chiudersi a riccio in difesa dello <em>status quo</em> da un lato e la capacità dei rami più attenti all’evoluzione del pensiero sociale di affrontare i temi socialmente più pressanti senza creare fratture infruttuose, saranno le grandi variabili del futuro e, soprattutto, le grandi discriminanti che distingueranno tra progressismo interno alla comunità ecclesiastica ed eresia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Così risulta lo Stato della Città del Vaticano in <em>The CIA World Fact Book 2009</em>, Skyline Publishing 2008, p. 461</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> E.Norman, <em>The Roman Catholic Church: An Illustrated History</em>, University of California Press 2007, p.14</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> <em>Ivi</em>, pp.94-95</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> J. Carroll, <em>Practicing Catholic</em>, Houghton Mifflin Harcourt 2009, p.24</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> J. Vidmar, <em>The Catholic Church through the Ages: A History</em>, Paulist Press 2005, pp. 147 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> J. Carroll, <em>Citato</em>, p.18</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> A. Freedback,  <em>The Catholich Church Between XVIII and XIX Century</em>, Valman Publishing 2004, pp. 97 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> <em>Ivi</em>, pp. 103 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> J. Vidmar, <em>Citato</em>, pp. 208ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> J. H. Fichter, <em>Christianity: An Outline of Dogmatic Theology for Laymen</em>, B. Herder Book Co. 1947, pp. 11-16</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> F.H. Mueller, <em>The Church and the Social Question</em>, AEI Press 1987, p. 74</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> <em>Ivi</em>, pp. 79-80</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> <em>Ivi</em>, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> G. M. Guazzetti, <em>Il Movimento Cattolico Italiano dall&#8217;Unità ad Oggi</em>, Loffredo 1980, p. 91</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> F.H. Mueller, <em>Citato</em>, pp. 83ss</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> <em>Ivi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> <em>Ivi</em>, pp.86-87</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> G. Weigel, R. Royal, <em>A Century of Catholic Social Thought: Essays on “Rerum Novarum” and Other Key Documents</em>, Ethics &amp; Public Policy Center Inc. 1991, pp. 18-93 passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19">[19]</a> D. O&#8217;Leary, <em>Roman Catholicism and Modern Science: A History</em>, Continuum International Publishing Group Ltd. 2006, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20">[20]</a> J. Vidmar, <em>Citato</em>, pp. 178ss</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21">[21]</a> P. Trower, <em>The Catholic Church and the Counter Faith: A Study of the Roots of Modern Secularism, Relativism and de-Christianisation</em>, Family Publications 2006, pp. 9 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22">[22]</a> M. L. Lamb, M. Levering , <em>Vatican II: Renewal within Tradition</em>, Oxford University Press 2008, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref23">[23]</a> R. Durante, <em>Catholicism Today: the Challange of the Future</em>, Irving Books 2008, pp. 11-21</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref24">[24]</a> <em>Ivi</em>, passim</p>
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		<title>Uno spettro si aggira per l&#8217;Europa: il fantafascismo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 17:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[La polemica sul fantafascismo di Valerio Evangelisti letta da Gianfranco de Turris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Uno spettro s’aggira per l’Europa. No, non è rosso come il comunismo evocato dal <em>Manifesto</em> marxiano, bensì nero ed è il “fascismo” che si appalesa in un gruppo di romanzi italiani di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html"><em>fantasy</em></a> e di fantastoria che turbano i sogni degli intellettuali della Sinistra estrema. In particolare provocano incubi a Valerio Evangelisti, uno scrittore popolaresco in trasferta estera, proprio come il più famoso Tabucchi, di lui assai meno noto ma con lo stesso tono un pochino eccessivo, al limite del delirante.</p>
<p style="text-align: justify;">Che accade mai? Perché il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantastico</a> e la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantascienza</a> preoccupano tanto la Sinistra, nonostante mezzo secolo di (incontestata e incontestabile) egemonia culturale? perché il lancio in grande stile di una nuova “caccia alle streghe”?</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850207751" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/farnetioccidente.bmp" border="0" alt="Mario Farneti, Occidente" width="95" height="149" align="right" /></a> Vediamo: un romanzo che immagina una Italia alternativa intorno all’anno mille ed il protagonista che cerca di unificarla con vari secolo di anticipo (<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583613"><em>Il volo dell’aquila</em></a> di Tullio Bologna, Il Cerchio); la storia di un’altra Italia degli anni Settanta in cui esiste ancora il fascismo che non ha partecipato alla seconda guerra mondiale, e dove si snoda una lotta occulta per il potere (<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850207751"><em>Occidente</em></a> di Mario Farneti, Nord); infine, la descrizione di un mondo in cui l’equilibrio fra i tre poteri (<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, militare, economico) viene sconvolto ed il tentativo di riequilibrarlo (<em>Le Maschere del Potere</em> di Errico Passaro, Nord). Tre opere di pura invenzione che hanno fatto perdere la bussola al citato Evangelisti inducendolo a trarre apocalittiche conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">E dunque, lo sapevate voi di vivere sotto il tallone di “un governo da incubo”, in cui Alleanza Nazionale “avanza l’idea di escludere dalle scuole gli insegnanti omosessuali” e la Lega Nord “propone seriamente di rilevare e classificare le impronte dei piedi degli africani entrati in Italia” (all’epoca Rutelli non aveva ancora detta la sua&#8230;), in cui l’ “estremista” Monsignor Giacomo Biffi, “cardinale (<em>sic</em>) di Bologna” pronuncia “violente omelie” contro i matrimoni misti fra cattolici e musulmani e contro la costruzione di moschee, in cui “i giornali a grande tiratura&#8230; giustificano&#8230; la tortura nelle caserme”, in cui &#8211; udite, udite &#8211; “il revisionismo è regolarmente difeso sulla stampa”?</p>
<p style="text-align: justify;">Non lo sapevate? Ebbene, potrete aprire gli occhi su questa sconvolgente realtà, leggendo uno scombiccherato articolo apparso su <em>Le monde diplomatique</em> di ottobre 2001 (ma non tradotto sulla sua edizione italiana edita da <em>Il manifesto</em>, comunque rintracciabile su Internet): vi renderete così conto di vivere ormai in un Paese praticamente “fascista”. Colpevoli soprattutto gli esponenti della <em>gauche </em>italiana, tutti ex “intellettuali di sinistra”: da Ernesto Galli della Loggia, il quale avrebbe addirittura “prefato testi apologetici su <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a>” (professore, ce li segnali che li compriamo subito! ma forse il pressappochista Evangelisti confonde con un altro Galli&#8230;), Paolo Mieli, Massimo Cacciari colpevole del “recupero culturale di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>”, naturalmente <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/renzo-de-felice" target="_blank">Renzo De Felice</a></span> “sempre più innamorato dell’oggetto delle sue ricerche”. Ma anche Massimo D’Alema e il presidente Ciampi che hanno respinto le accuse di “filofascismo” lanciate dal ministro degli esteri belga contro il governo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo allucinante panorama del nostro Paese, lo credereste?, è stato tracciato da uno scrittore di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantascienza</a> italiano, il citato Evangelisti Valerio: il suo è infatti un panorama veramente fantascientifico, come si può constatare. L’Evangelisti, che ha una sua fama a partire dal 1994, quando non più giovanissimo approdò alla fantascienza e vinse il Premio Urania con l’ennesima riscrittura di un suo romanzo (come venne detto), fa parte di quella Sinistra “antagonista” stile Bertinotti, ma forse ancor di più stile Casarin &amp; Agnoletto, che ce l’ha a morte non solo con la Destra ma anche con la Sinistra che non gli gusta e che considera come minimo traditrice. Ecco il motivo dei nomi del sommario elenco riportato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583613" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilvolodellaquila.bmp" border="0" alt="Tullio Bologna, Il volo dell'aquila" width="93" height="126" align="left" /></a> La cosa curiosa e un po’ ridicola è che nel guazzabuglio approssimativo e abborracciato, zeppo di errori di nomi, attribuzioni, qualifiche, sequenza degli eventi e date, cui l’impegnato lettore di <em>Le monde diplomatique </em>crederà a occhi chiusi per fideismo e per ignoranza dei fatti italiani, ce n’è in abbondanza anche per “l’estrema destra che prende d’assalto (o d’assedio) la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantascienza</a>” (titolo dell’articolo). L’Evangelisti mette insieme in un unico calderone ed in un unico progetto culturale il sottoscritto per il volume <em>Fantafascismo</em> (Settimo Sigillo), Mario Farneti e il suo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850207751"><em>Occidente</em></a>, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583613"><em>Il volo dell’aquila</em></a> (di Tullio Bologna, che non viene nominato), l’antologia <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583761"><em>Il ritorno del Re</em></a> (Il Cerchio), Errico Passaro, curatore della pagina fantascientifica del <em>Secolo d’Italia</em> e autore de <em>Le Maschere del Potere</em>, la cooperativa Il Cerchio (sulla quale gli errori e le approssimazioni non si contano), la <a rel="nofollow" href="http://www.tolkien.it/">Società Tolkieniana Italiana</a>, vedendo tutti &#8211; autori, romanzi, associazioni, case editrici &#8211; come esponenti di “una sub-cultura che avanza allo scoperto per accompagnare il trionfo di una ideologia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Incredibile ma vero: il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantastico</a> e la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantascienza</a> italiani in cui sono presenti autori o temi “di destra” sarebbero, se ne deduce, il supporto ideale dell’attuale governo, del “fascismo” che pervade ormai tutta la società italiana! Come mai, mi chiedo, non sono stato ancora nominato sottosegretario del Ministero dei Beni Culturali?</p>
<p style="text-align: justify;">Come ben si vede, un pizzico di isterismo, un zinzino di paranoia circolano fra le righe evangeliche: tra un Campo Hobbit e <em>Orion</em>, rivista “antimondialista vale a dire antisemita” (quel “vale a dire” è un capolavoro: tutta un’altra cosa invece la “antiglobalizzazione” di Agnoletto &amp; C., a quanto pare), una difesa dell’Inquisizione del duo Cardini-Cammilleri e il <em>meeting </em>di Comunione e Liberazione, il povero Montanelli e l’ambasciatore <a title="Sergio Romano" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/sergio-romano">Sergio Romano</a>, l’autore emerge dallo scenario che turba i suoi sonni e la sua lucidità per affermare che la difesa e l’apologia dei valori del fascismo sono “divenuti nutrimento quotidiano” degli italiani, come si è visto a Genova per il G8. Al punto da giungere a dire che la trama del romanzo <em>Le Maschere del Potere</em>, in cui “la missione dell’eroe consiste nello scongiurare la catastrofe e rimettere al loro posto i tre poteri” (l’esercito, la chiesa e gli “artigiani”), ha un riflesso nella triste realtà. “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">Fantascienza</a>?” si chiede Evangelisti. “Gli ‘eroi’ manganellatori di Genova avevano in animo lo stesso progetto”. E conclude minacciosamente: “Non è sicuro che riusciranno a realizzarlo”. La <em>fiction </em>influenza la realtà, con poliziotti e carabinieri lettori accaniti del romanzo di Errico Passaro. Forse dato loro obbligatoriamente in lettura la notte prima degli scontri di piazza. Fine dell’articolo e dell’incubo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583761" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cerchioritornodelre.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris (cur.), Il ritorno del re. Il nuovo fantastico italiano" width="93" height="128" align="right" /></a> Ora, un simile quadro inquietante (e mistificante) lo si potrebbe anche accettare, ridacchiandoci comunque sopra, se l’avesse esposto un autore diciamo così “moderato”, che s’indigna perché alcuni scrittori hanno idee “di destra”, non ne fanno mistero e scrivono romanzi in questa vena; oppure se si trattasse di un autore di sinistra, ma quantomeno coerente nei fatti con le proprie idee politiche ed esistenziali. Ma così non è. L’Evangelisti ha una sua evidentissima posizione di Sinistra estrema, anarco-sinistra si potrebbe dire, “antagonista” e post-sessantottarda che espone chiaramente non solo nei suoi articoli, ma anche nei romanzi che scrive a getto continuo (le storie del suo personaggio più noto, l’inquisitore Eymerich, oscillano tra passato e presente), nei suoi racconti più chiaramente fantascientifici, e nei suoi romanzi politici e fantapolitici (vedi quello pubblicato a puntate nell’agosto 2001 su <em>Liberazione</em>, il quotidiano di Rifondazione Comunista). Quindi, fa il suo mestiere e pure intensamente: qualcuno s’indigna per ciò? Lo addita al pubblico ludibrio? Lo denuncia per questo? Affatto. Eppure non dovremmo vivere in una Italia “fascista”? Ben fessi questi “fascisti” italiani se gli permettono ancora d’inserire certi pistolotti antifascisti più o meno esplitici nella sua narrativa&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, monta e tracima la sua indignazione per chi non la pensa come lui, per chi lavorava nell’ambito del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantastico</a> già trent’anni prima che lui lo scoprisse, quando la critica ufficiale e quella fantascientifica, entrambe “progressiste”, bollavano a fuoco Tolkien e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, due dei massimi esponenti della letteratura dell’immaginario, come reazionari e quindi non leggibili, non producendo assolutamente nulla di criticamente valido su questi argomenti e su questi autori per decenni. I primi, ed i soli, a fare un “uso politico” della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantascienza</a> e del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html">fantastico</a> sono stati proprio gli intellettuali ed i critici di sinistra. Sia in positivo che in negativo, sia come interpretazione che come ostracismo. In seguito, sono giunte interpretazioni diverse, alle quali non è stato opposto nulla o quasi, se non la falsificazioni di dati e di fatti: si vuole impedire a romanzieri e critici con una “visione del mondo” genericamente “di destra” di esporre le proprie idee in romanzi e saggi? Lo si dica chiaramente. Si abbia il coraggio di affermare in modo esplicito che la democrazia evangelica non considera chi ha idee “di destra” sullo stesso piano e dignità di chi ha idee “di sinistra”, e che costoro non devono avere la possibilità di esprimerle pubblicando. Spuntato ora all’orizzonte un evangelista del verbo fantascientifico di sinistra, non si può pretendere di revisionare impunemente il passato, né di lanciare una <em>fatwa</em> sul presente che non piace, con l’evidente intento di demonizzare e forse silenziare i “nemici” in nome&#8230; dell’ “antifascismo militante”, dell’ “Ora e sempre resistenza”, intonando una versione aggiornata di Bella ciao! E’ sempre la stessa solfa: la democrazia e la libertà di espressione valgono solo e sempre a senso unico per certi progressisti: chi è classificato “di destra”, o anche semplicemente “non di (certa) sinistra”, se esprime le proprie opinioni (senza peraltro assaltare banche, devastare autosaloni, saccheggiare supermercati, imbrattare i muri, aggredire le persone) deve essere additato alla pubblica esecrazione, ancorché estera, come un “pericolo per la democrazia”. Le idee lo sono, gli “espropri proletari” no.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888583084" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/alberoditolkien.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris (cur.), 'Albero' di Tolkien" width="80" height="121" align="left" /></a> Non si capisce, peraltro, di cosa si lamenti <em>Monsieur </em>Evangelistì: si ritiene per caso perseguitato, ostracizzato, esiliato in patria, al punto di dover scrivere su giornali esteri per esprimersi? Non mi pare: è infatti un autore ben coccolato e ben annidato nel <em>milieu </em>culturale italiano, fantascientifico e no: fa parte della giuria del Premio Urania, dove vincono non infrequentemente amici suoi; scrive prefazioni a destra (<em>pardon!</em>) e a manca; è il consigliori di vari editori fantascientifici; cura antologie che certo non sono proprio il massimo del pluralismo ideologico; ha una sua <em>fanzine </em>ed un suo personalissimo sito in Rete dove dice quel che gli pare e piace; ha una schiera di devoti che lo difende a spada tratta parlando in sua vece ed evitandogli così interventi diretti nelle polemiche in modo da non fargli sporcare le mani proletarie: insomma, è diventato un <em>guru </em>alquanto potente che spesso non si ha il coraggio di criticare apertamente per paura di rappresaglie editoriali, di vedersi tagliati fuori dalle iniziative che direttamente o indirettamente controlla, divenuto una specie di vate laico di fronte al quale si prosternano anche “esperti” un tempo intelligenti e indipendenti. Di tutto ciò non c’importa un baffo, ma illustra compiutamente il clima tutt’altro che vessatorio in cui opera questo feroce fustigatore della cultura italiana, di destra e di sinistra, fantascientifica e no.</p>
<p style="text-align: justify;">E, ciliegina sulla torta, quali sono le case editrici per cui Valerio Evangelisti pubblica le sue opere? Oscure e quasi alla macchia, dato il clima autoritario del nostro Paese che discrimina gli avversari, penserete. Non lo crederete mai, invece: Mondadori ed Einaudi, che ne è la filiazione. Vale a dire le case editrici che fanno capo al plutocrate per eccellenza, all’ “ultraliberista” per antonomasia, al capo di quel governo fascista o filofascista contro la cui politica e cultura l’Evangelisti si scaglia a testa bassa (la precisione lo è ancora di più) sulle colonne autorevolissime di <em>Le monde diplomatique</em>. Una coerenza tutta d’un pezzo, come gli hanno fatto notare amici (che conosco bene anche io) di una sinistra, seria e veramente coerente con le proprie idee, con cui si può dialogare senza problemi. Ma, si sa, <em>pecunia non olet</em>. Non si capirebbe, infatti, perché l’Inquisitore Evangelisti, ormai divenuto un tutt’uno con il suo Eymerich (vedi anche sito Web) e la sua “caccia alle streghe”, non abbia fatto fagotto e non sia emigrato immediatamente nella accogliente Francia di Jospin, assunto magari nella redazione culturale di <em>Le monde </em>in qualità di rifugiato politico dalla nota intransigenza e coerenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo non ha fatto in tempo, nonostante abbia tentato di emigrare in tutti i modi cercando di varcare le frontiere camuffato da frate trappista. Oggi, non è certo che ci riprovi dato che la Francia è adesso quella di Le Pen e di Chirac&#8230; Ma quella di Evangelisti è una sinistra fantascientifica di lotta e di editori governativi, di allarmata denuncia e di salotto <em>radical chic</em>. E così sia, e rimanga. Senza però pensare d’intimidire nessuno denunciandolo all’Inquisizione Antifascista, passando per i giornali stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Palomar</em>, n. 2, luglio 2002, pp. 40-44.</p>
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