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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Silla</title>
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		<title>La popolazione nordica di Roma antica</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hans Friedrich Karl Günther</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-popolazione-nordica-di-roma-antica.html' addthis:title='La popolazione nordica di Roma antica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">Gli eredi del potere in tutta la zona mediterranea antica furono alla fine i romani, anch&#8217;essi di sangue nordico. Già verso il 2000 a.C. le costruzioni palafitticole dell&#8217;Italia settentrionale mostrano &#8220;caratteristiche che indicano influenze provenienti dal Nord delle Alpi, caratteristiche osservabili anche nel modo di vita generale. Gli immigrati abitavano villaggi protetti da zone lagunari e incineravano i loro morti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4822" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><img class="size-full wp-image-4822" title="urna-biconica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/urna-biconica.jpg" alt="Urna biconica da Vulci, necropoli dell'Osteria, IX sec. a.C. Musei Vaticani." width="224" height="300" /><p class="wp-caption-text">Urna biconica da Vulci, necropoli dell&#39;Osteria, IX sec. a.C. Musei Vaticani.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sia lo stile delle loro terrecotte che la pratica dell&#8217;incinerazione dei cadaveri indicano una provenienza nordica. L&#8217;archeologia degli stanziamenti palafitticoli dell&#8217;alta Italia ha rivelato che la popolazione era sia dolicocefala che brachicefala; e ciò può essere spiegato assumendo che la popolazione proveniente dal Nord &#8211; che paraticava l&#8217;incenerazione dei cadaveri e che perciò non lasciò dietro di sé tracce scheletriche &#8211; si istallò come classe dirigente su degli aborigeni estide-occidentali. Si trattò forse di una qualche stirpe italica che fece da avanguardia alla massiccia penetrazione italica che doveva seguire? Si trattò forse degli oschi (sanniti) e degli umbri? Comunque, i villaggi palafitticoli dell&#8217;alta Italia erano organizzati in modo molto ordinato, come poi lo fu la &#8220;Roma quadrata&#8221;. Ai ponti che portavano sulla terraferma si collegavano figure religiose, che forse diedero luogo alla denominazione di <em>pontifex</em>, poi adottata dalla principale figura religiosa a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;immigrazione italica massiccia, che poi portò alla fondazione di Roma, venne dopo, &#8220;nell&#8217;età del bronzo&#8221;  La forma delle terrecotte indica una sede primigenia che doveva stare nella Germania centrale; e lo stesso viene indicato da diversi studi linguistici. Secondo Much (2) &#8220;Che gli itali (<em>italici</em>) provenissero da Nord delle Alpi, è una conclusione obbligata quando si considerino le loro relazioni di parentela con i popoli del Nord&#8221;. In ragione della stretta parentela fra l&#8217;italico, il celtico e il germanico, e di quest&#8217;ultimo con il greco, la scienza delle lingue deve obbligatoriamente arrivare alla conclusione che ci fu nella preistoria una zona di contatto fra le popolazioni che parlavano queste lingue (o per lo meno fra i popoli dai quali italici, <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">celti</a>, ecc. poi derivarono): si pensa che la Boemia o la Moravia possano essere state questa zona di contatto. La migrazione degli italici verso l&#8217;Italia ebbe luogo a partire dal medio Danubio attraverso i passi più bassi delle Alpi orientali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-nascita-di-roma/38" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4824" style="margin: 10px;" title="la-nascita-di-roma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-nascita-di-roma-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Il percorso delle forme culturali italiche è descritto da Schuchhardt: &#8220;Questa cultura si propaga lungo l&#8217;Adriatico, attraversa il medio Appennino e poi segue il Tevere fino a Roma; e a essa corrispondono le sepolture preromulee del Foro. Un altro gruppo si mantenne più a Nord per raggiungere Tarquinia nell&#8217;Etruria meridionale; ma le propaggini culturali italiche si riscontrano anche a Est degli Appennini, fino a Tarante&#8221;. È importante il fatto che questa nuova cultura gira attorno all&#8217;Etruria; ovviamente perché lì c&#8217;erano degli stati consolidati che fecero resistenza. E difatti l&#8217;Etruria era un&#8217;unità culturale antica e consolidata (cfr. cap. 7).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si considera la storia romana nel suo insieme, se ne riceve l&#8217;impressione che le popolazioni nordiche arrivate in Italia &#8211; e che dopo si prepararono a fondare un impero mondiale &#8211; non dovevano essere molto numerose in confronto agli aborigeni non-nordici. Ma le stirpi nordiche (<em>gentes</em>), dotate di una volontà di ferro e di abitudini semplici e guerriere, imposero e mantennero la loro fisionomia romana fino a tempi molto tardi, quando ancora gli uomini appartenenti alla razza creatrice risaltavano come dotati di una durissima capacità di azione. I romani ci appaiono ancora più nordici dei greci, in ragione della loro grande serietà &#8211; le qualità romane della <em>gravitas </em>e <em>virtus </em>- nonché della posizione molto libera della donna. Ancora nei tempi della tarda romanità valeva quanto ha da dire Giuffrida-Ruggieri: &#8220;Nella tranquillità e nella crescita silenziosa del popolo romano, i discendenti delle stirpi nordiche allevarono quegli uomini acuti e capaci di violenza che noi riconosciamo di tempo in tempo nella storia romana&#8221; (1).</p>
<p style="text-align: justify;">Dai tempi semimitici dei re di Roma ci sono tramandati molti degli aspetti caratteristici della lotta dei primi intrusi nordici contro gli etruschi per il dominio dell&#8217;Italia. È lecito supporre che anche gli etruschi, con la scomparsa della loro classe dirigente nordica, avessero perso i loro più validi condottieri. Probabilmente, nel popolo etrusco le componenti estidi e levantine avevano preso sempre più il sopravvento; e gli etruschi degli ultimi tempi rivelavano una sensualità di tipo levantino, venendo altresì descritti dai romani come obesi e pingui. Erano anche additati come esempi di avanzata degenerazione etica.</p>
<p style="text-align: justify;">Le testimonianze storiche più antiche che si abbiano sui romani si riferiscono alle lotte contro le altre stirpi nordiche (umbri, oschi, sanniti, sabelli, sabini) e la loro annessione. Gli umbri, nei quali si ha forse da vedere l&#8217;avanguardia della penetrazione nordica in Italia, avevano già fondato uno stato nella zona dello sbocco del Po.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima costituzione romana, come già quella spartana, ci da un&#8217;immagine esatta della stratificazione razziale: i 300 patrizi, che da soli costituivano lo stato romano, corrispondevano alle 300 stirpi latine, che erano quelle dei conquistatori nordici: i plebei, mancanti di ogni diritto politico, erano le popolazioni autoctone, di razza prevalentemente occidentale anche se già misti di estide, dinarico e levantino. Patrizi e plebei, inizialmente, non costituivano una contrapposizione di classi sociali, ma una separazione razziale: i plebei erano i discendenti di genti liguri e iberiche, prevalentemente di razza occidentale. Rimangono delle indicazioni secondo le quali i plebei erano retti da istituzioni matriarcali; mentre i patrizi di razza nordica avevano usi patriarcali, sui quali si insiste in modo particolare nelle loro leggi (<em>patria potestas</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4823" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-4823" title="urna-a-capanna" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/urna-a-capanna.jpg" alt="Urna a capanna da Castel Gandolfo - Montecucco, tomba A. Prima metà del IX sec. a.C. Musei Vaticani" width="300" height="288" /><p class="wp-caption-text">Urna a capanna da Castel Gandolfo - Montecucco, tomba A. Prima metà del IX sec. a.C. Musei Vaticani</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;educazione alle virtù civiche e le abitudini semplici e guerriere che erano proprie degli antichi romani ricordano sotto molti aspetti le costumanze nordiche pure documentate per l&#8217;Islanda nei secoli X e XI; e perfino nelle espressioni verbali della lingua latina si è trovato molto in comune con quelle usate nelle saghe islandesi. C&#8217;è poca informazione sulla storia delle popolazioni locali preromane; comunque sembra che esse mancassero completamente della dura volontà e del senso di decisione dei romani. I romani biondi non si fidavano delle genti scure: il detto &#8220;Romano, non ti fidare di chi è &#8216;nero&#8217;&#8221; (<em>hic niger est; hunc tu, Romane, caveto!</em>), del quale da notizia Grazio (<em>Saturnali</em>, I, 4, 85) risale probabilmente ai primi tempi della romanità, con le sue contrapposizioni nordico-occidentali. Naturalmente, Grazio non poteva ormai sapere quale fosse l&#8217;origine di questo adagio.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scopi eugenetici erano raggiunti con l&#8217;uccisione dei nati deformi, comandata dalle legge delle dodici tavole.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questo sembra che avesse condotto ad abusi; e difatti le leggi romane posteriori tesero a favorire la prolificità, pur senza dimenticare le misure eugenetiche. Ancora Seneca (2) scriveva: &#8220;Noi affoghiamo i deboli e i deformi. Non è la passione, ma la ragione, che ci indica che chi è valido deve essere distinto da chi non lo è&#8221;; ma ai tempi di <a title="Seneca" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/lucio-anneo-seneca">Seneca</a> (circa 41 d.C.) sembra che questo fosse più un consiglio che la descrizione di una pratica fattuale. A idee eugenetiche consapevoli arrivarono alcuni romani soltanto quando la denordizzazione e la degenerazione avevano ormai acquisito proporzioni incurabili.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge delle dodici tavole, che costituisce il documento primordiale del diritto romano, è il risultato di una regolamentazione giuridica delle relazioni fra patrizi e plebei. Sotto la repubblica ci furono i primi cambiamenti importanti nella stratificazione sociale. Il console P. Valerius Poplicola fece passare leggi mirate ad assicurargli la simpatia della plebe; con la conseguenza che nel senato penetrarono molti arricchiti che non erano di sangue patrizio (510 a.C.). Ci furono lotte fra la due stratificazioni sociali, ci furono dei giovani patrizi che proposero di ristabilire la monarchia, i plebei si ritirarono sul Monte Sacro per costringere lo stato ad accettare le loro pretese, le stirpi patrizie finirono anch&#8217;esse per essere divise da litigi; e finalmente fra patrizi e plebei si arrivò ad accordi di compromesso che però significarono l&#8217;inizio della mescolanza razziale. Nel 445 a.C. la <em>lex Canuleia de connubio </em>rese legali i matrimoni fra patrizi e plebei. Prima, i figli di matrimoni misti appartenevano alla <em>pars deterior</em> o, per usare un&#8217;espressione legale tedesca antica, alla &#8221;<em>argeren Hand</em>&#8221; ['colui che è sottomesso']; e così il sangue della classe superiore era mantenuto puro. In seguito, i figli vennero ad appartenere alla classe del padre; e così il limite fra le razze venne cancellato. E questo, alla lunga, portò anche nella plebe un quantitativo tale di sangue nordico che proprio fra i plebei poterono insorgere famiglie di eccellente mentalità nordica, che ebbero una notevole influenza nella nobiltà burocratica (<em>nobilitas</em>) fino ai tempi delle guerre puniche.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4825" class="wp-caption alignleft" style="width: 275px"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-porcio-catone"><img class="size-medium wp-image-4825" title="catone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/catone-265x300.jpg" alt="Marco Porcio Catone (234 a.C. – 149 a.C.) " width="265" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Porcio Catone (234 a.C. – 149 a.C.) </p></div>
<p style="text-align: justify;">Il progressivo cambiamento della costituzione romana può essere riportato ai cambiamenti che seguirono nella stratificazione razziale. Il sangue nordico si inaridiva lentamente; nordici erano soprattutto i guerrieri che combattevano e morivano per la grandezza di Roma; e i funzionari che amministravano le terre conquistate. Il confronto con i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">celti</a>, genti nordiche che irrompevano dal Nord, portò a lunghissime guerre nelle quali si scontrarono le rispettive classi dirigenti, nordiche da una parte e dall&#8217;altra. Il sangue nordico si disperse al servizio della patria. Catone fu un genuino romano (morto nel 149 a.C., appartenente all&#8217;alta nobiltà, egli fu maestoso, un grande patriota e un genuino uomo di stato e combattente nordico). Secondo Plutarco (e anche secondo una certa poesia canzonatoria) egli era biondo e aveva gli occhi azzurri; ma è possibile che già ai suoi tempi il tipo nordico non fosse più tanto abbondante, nomi paleoromani, che venivano scelti per indicare i tratti nordici delle persone (come <em>Fulvius</em>, <em>Flavus</em>, <em>Rufus</em>, ecc.) continuarono a essere usati anche dopo, per inerzia, oppure proprio perché nei tempi di decadenza i capelli biondi erano divenuti così rari. È probabile che le guerre civili abbiano contribuito parecchio alla distruzione dello strato nordico, perché in ambedue i campi a cadere erano ogni volta i dirigenti nordici, oppure rimanevano vittime della vendetta dei vincitori. E&#8217; ben noto come Mario, dirigente dello strato plebeo, dopo aver vinto Siila (il duce della nobiltà, che Plutarco ci descrive come biondo dagli occhi azzurri), avesse fatto strangolare moltissimi uomini eminenti della nobiltà; come Silla, più tardi, si fosse vendicato nella stessa sanguinaria maniera contro i dirigenti a lui ostili. I casati nobiliari della Roma antica si estinsero anche perché, sotto la pressione di una alta tassazione, riducevano sempre più la loro discendenza attraverso una limitazione consapevole delle figliolanza. I Fabi si erano dovuti dare una legge privata secondo la quale bisognava obbligatoriamente allevare ogni bambino nato nel loro casato. Ma la malaria, le guerre, le guerre civili, la dissoluzione etica e l&#8217;estensione del potere su tutto il bacino del Mediterraneo e oltre, non potevano se non diluire sempre di più lo strato nordico, soprattutto quando si consideri che non c&#8217;era più alcuna immigrazione nordica. La diminuzione della classe contadina, come conseguenza delle importazioni di grano provenienti dalle colonie, ebbe conseguenze fatali per il nerbo razziale di Roma (come fu molto più tardi il caso dell&#8217;Inghilterra). Sembra che nei paesi di campagna un salutare tipo nordico si sia mantenuto più a lungo che altrove; e perciò la diminuzione della classe contadina comportò una rapida denordizzazione e degenerazione. Eppure, ancora sotto l&#8217;impero, a Roma rimaneva una classe dirigente abbastanza nordica.</p>
<p style="text-align: justify;">La caduta della repubblica coincise con la scomparsa degli ultimi uomini che incarnavano la Roma nordica. La sconfitta di Bruto, di Cassio e dei loro alleati significò il collasso dell&#8217;ideale repubblicano e di quel che rimaneva della nobiltà romana. Avevano assassinato Cesare, capo del &#8220;popolo&#8221;, il che, a quei tempi, significava ormai le classi inferiori urbane. Ma i progetti monarchici di Cesare sopravvissero alla sua morte e trionfarono sugli ideali repubblicani, che non avevano trovato per rappresentarli alcun dirigente valido. Cesare è l&#8217;esempio principe di un uomo dalle immense capacità al servizio della &#8220;vita calante&#8221; di un tempo di decadenza. Egli fu il fondatore dell&#8217;impero romano che, un poco alla volta, come conseguenza della deriva razziale, acquistò i tratti di una monarchia medio-orientale e finì per divenire l&#8217;involucro di lusso di un mondo putrefatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un poco alla volta la nobiltà scomparve dalla vita romana. L&#8217;ultimo a estinguersi fu il casato dei Calpurni, che fino all&#8217;ultimo produsse delle nobili figure (ancora fino alla fine del I secolo d.C.). Gli imperatori non di rado si  vedevano costretti ad accattivarsi il favore del &#8220;popolo&#8221; per mezzo di azioni di violenza contro le persone più nobili che ancora rimanevano. Al posto della contrapposizione razziale arcaica fra patrizi e plebei, ai tempi dell&#8217;impero era intervenuta la contrapposizione fra ricchi e poveri. I vecchi casati rimanevano impoveriti se rifiutavano di entrare nei giri di affari delle grandi città, i quali in tempi imperiali diventarono sempre più scellerati. A partire dal 122 a.C., a fianco della vecchia nobiltà venne accettata anche una &#8216;nobiltà&#8217; del censo, gli <em>equites</em>, maggioritariamente elementi arricchiti provenienti dalle classi inferiori, che già negli ultimi tempi della repubblica eseguivano speculazioni finanziarie e la cui vita privata era particolarmente sensuale. Il loro pessimo esempio fu una delle cause principali della decadenza dei costumi; e le loro manipolazioni finanziarie portarono al logoramento della classe dei liberi &#8211; la classe media romana &#8211; e allo snaturamento etico della classe dei funzionari; al punto che anche Cesare (nella sua <a title="De Bello Gallico" href="http://www.libriefilm.com/la-guerra-gallica/596"><em>De bello gallico</em></a>, I, 39,40) faceva dei commenti sulla loro nefasta influenza. Questi grossi capitalisti comperavano le proprietà terriere e così l&#8217;Italia da terra di contadini passò a essere una di latifondi, mentre grandi estensioni vennero abbandonate (<em>latifundia perdiderunt Italiani</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/opere-politiche-vol-1/6265" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4819" style="margin: 10px;" title="opere-politiche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/opere-politiche-187x300.jpg" alt="" width="187" height="300" /></a>La decadenza dell&#8217;Impero Romano, della quale tanto si è parlato, incominciò in Italia. La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana antica, che imponeva la discendenza, era da tampo dimenticata. L&#8217;importazione di schiavi  portò non poco sangue levantino in una terra già impoverita del suo proprio sangue. Le leggi che tentavano di mettere rimedio alla denatalità non attaccavano il male &#8211; la degenerazione dei costumi &#8211; alla sua radice. Allora come adesso, gli strati sociali con le peggiori caratteristiche genetiche erano i più prolifici: e in quel modo si arrivò alla degenerazione e alla denordizzazione, entrambi fattori che resero gli ultimi tempi di Roma così orrendi. Plinio se ne rese conto, ed elogiava i primi tempi di Roma, quando non c&#8217;era ancora bisogno di medici; ma ormai era troppo tardi per una ripresa. Era il <em>proletarius </em>(da <em>proles </em>= figliolanza) a determinare, con la sua vittoria numerica, le circostanze dell&#8217;impero in rovina. Il sangue delle centinaia di migliaia di schiavi e di liberti procedenti da tutti gli angoli del mondo allora conosciuto aveva fatto dell&#8217;impero romano nient&#8217;altro che una discarica razziale. E l&#8217;eliminazione di tutte le barriere razziali fu sancita giuridicamente dalla concessione della cittadinanza a tutti i cittadini liberi dell&#8217;impero (<em>lex Antoniniana</em>). Questa legge fu promulgata nel 212 d.C. sotto Caracalla, figlio di un africano e di una siriaca (Fig. 238), egli stesso una spaventosa figura di degenerato criminale. Questa estensione del diritto alla cittadinanza &#8220;fu salutata con comprensibile giubilo da tutti i proletari dell&#8217;impero, perché adesso il socialismo accattone del governo romano, la distribuzione di granagle, ecc. arrivavano anche alle plebi di quelle città che, attraverso qualche speciale decreto, non avevano ancora ottenuto la cittadinanza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I pochi ancora nobili e consapevoli non potevano se non cercare quella dignità e tranquillità che ancora si potevano conservare in mezzo alla decadenza e al disfacimento generalizzati. Ormai non si poteva intraprendere più niente. Ai migliori fra i romani non rimase se non rivolgersi allo stoicismo, una filosofia diretta al singolo e mirata ad aiutarlo a sopportare un destino opprimente. Lo stoicismo (dovuto a Zenone e a Posidonio), una filosofia della probità, che rifiutava ogni ozioso gioco di parole e insisteva su di una condotta onesta, ma che nel contempo esortava alla tranquillità e alla estraneità dal mondo, probabilmente attrasse quelle genti che ancora in quei tempi di disfacimento avevano una natura nordica e che in mezzo alla dissoluzione dell&#8217;Impero Romano tenevano alla propria dignità. Anche lo scritto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> <em>Dei doveri</em> (<em>De officiis</em>), di ispirazione stoica, rivela una natura virile e nordica in quei tempi crepuscolari.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti da <a href="../waldnernotaintroduttiva.html"><em>Tipologia  razziale dell’Europa</em></a>, Ghénos, Ferrara 2003.</p>
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		<title>Marco Tullio Cicerone. Divinazione, presagi, auspici e aruspici</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 10:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Luciano Canfora]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Tullio Cicerone]]></category>
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		<description><![CDATA[Le posizioni di Cicerone sulla divinazione e l'importanza dei suoi scritti come fonte per lo studio della religione romana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cicerone-divazione-presagi-auspici-aruspici.html' addthis:title='Marco Tullio Cicerone. Divinazione, presagi, auspici e aruspici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p><em> Quorum alia sunt posita</em></p>
<p><em>in monumentis et disciplina,</em></p>
<p><em>quod Etruscorum declarant</em></p>
<p><em>et haruspicini et fulgurales et rituales libri,</em></p>
<p><em>vestri etiam augurales.</em></p>
<p>Cic., <em>De div.</em> 1, 72.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/opere-morali/5435" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2523" style="margin: 10px;" title="opere-morali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/opere-morali.jpg" alt="opere-morali" width="200" height="289" /></a>“<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> è uno dei pilastri della nostra conoscenza del <a title="mondo antico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo antico</a>. Se non avessimo la sua imponente opera, le nostre conoscenze sarebbero assai più povere. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> è anche l&#8217;uomo antico che conosciamo meglio, poiché è l&#8217;unico personaggio di tutta l&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> sia greca che romana di cui ci siano giunte &#8211; in quantità imponente &#8211; le lettere, moltissime delle quali private; non certo destinate ai posteri”. Queste parole, con le quali lo storico Luciano Canfora inizia un suo recente articolo<a href="#_ftn1">[1]</a>, ribadiscono l’importanza del rinomato oratore e dei sui scritti per la comprensione del <a title="mondo classico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo classico</a> e della nostra tradizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 106 a.C. ad Arpino, patria di Caio Mario, la sua vita e le sue opere hanno fornito costantemente argomento e materia di discussione nel campo dell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> classica. “<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> non è soltanto un notevole personaggio politico, che resiste a Silla dittatore, che riesce a rovesciare i progetti di Cesare e si illude di poter mantenere quello stato di cose che, opportuno al tempo degli Scipioni, non conveniva ormai allo Stato trasformato per estensione di governo, per accresciute popolazioni vinte, per sentimenti e costumi cambiati. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, oltre ad essere personalità politica, fu soprattutto un grande avvocato ed un valente uomo di lettere”<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la ricostruzione storica sono importanti pressoché tutte le sue orazioni: la <em>Verrine</em>, la <em>pro</em> <em>lege Manilia</em>, e le famose <em>Catilinarie</em> pronunciate durante il suo consolato (63) per denunciare la congiura di Catilina. “Tra il 54 e il 51, nel momento di grave crisi istituzionale, egli scrisse la <em>Repubblica</em> […], in cui egli identifica i due fondamenti della repubblica nel Senato, che si esprime attraverso l’<em>auctoritas</em>, e negli auspici dei magistrati: dunque un fondamento civile e uno religioso. Egli inoltre ritiene necessaria una figura di <em>rector civitatis</em>, che salvasse la costituzione repubblicana dalla crisi. Nelle <em>Leggi</em>, composte nel 51, lo spazio politico romano viene concepito in modo tripartito: <em>potestas</em> dei magistrati, <em>auctoritas</em> del Senato e <em>libertas</em> del popolo. Di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> sono importanti le orazioni <em>de domo sua</em>, circa il suo esilio, e la <em>pro Milone</em>, sulla violenza politica all’epoca del primo Triumvirato, la <em>pro Balbo</em>, sul diritto di cittadinanza, la <em>pro Marcello</em>, del 46, con cui l’oratore cercava di ottenere la benevolenza di Cesare per sé e per il console pompeiano Marcello, le quattordici <em>Filippiche</em>, pronunciate nel 44-43 contro Marco Antonio. Sono importanti anche le sue <em>Lettere</em>, e le sue opere di argomento religioso, come il <em>de natura deorum</em> e il <a title="de divinatione" href="http://www.libriefilm.com/della-divinazione/5427"><em>de divinazione</em></a>, nelle quali si percepisce come la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> tradizionale fosse stata scossa alla base dalle guerre, dalla speculazione filosofica di origine greca e da nuove forme di teologia che stavano diffondendosi a Roma, come il Pitagorismo o le dottrine egiziane o caldee”<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> come uomo politico ha suscitato giudizi contrastanti: dai severi giudizi veicolati dal Mommsen agli esaltatori senza ragione di ogni atto politico del grande oratore e, per mancanza di criterio, tutto quello che fu compiuto dall’Arpinate. Fondatamente equilibrato fu il giudizio del Pais. “Le epistole ci rivelano le sue esitazioni, i dubbi, gli interni dissidi e le preoccupazioni: ci permettono di ricostruire la figura dell’oratore, dell’uomo politico e del privato cittadino. Chi legga senza prevenzioni di precedenti giudizi o partiti, non è condotto a figurarsi sempre un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> tentennante ed incerto in ogni affare, ma nemmeno a tessere l’elogio illimitato del personaggio publico e dell’individuo privato che, per interesse dello Stato, sacrificò i suoi sentimenti particolari. Vi sono fatti numerosi i quali dimostrano che, invece che innanzi ad un uomo di Stato di ferreo carattere, noi ci troviamo di fronte a un avvocato esperto, a un oratore colto, eloquente, d’ingegno versatile, ma che non si rese mai conto chiaro del nuovo orientamento dell’età sua. Nella vita di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> vi furono momenti nei quali egli manifestò fermo desiderio di giovare allo Stato; ve ne furono altri nei quali mostrò la necessità che incombe spesso a uomini politici di adattarsi alle circostanze, e di scivolare tra varie tendenze e difficoltà […]. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> ammirò Pompeio, sul quale però motteggia perché da lui si vide o non curato o anche abbandonato”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lettere-ai-familiari/2142" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2524" style="margin: 10px;" title="cicerone-lettere-ai-familiari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cicerone-lettere-ai-familiari.jpg" alt="cicerone-lettere-ai-familiari" width="200" height="323" /></a>“Il contegno che l’Arpinate tenne verso Cesare non è degno di plauso. Si comprende che egli – nel fondo conservatore – non ne apprezzasse le idee, e che anzi lo combattesse durante il suo consolato. Ma ne accettò i benefici, la mediazione sia in affari di finanza, sia rispetto al fratello Quinto, che da Cesare fu nominato luogotenente delle guerre galliche. Più tardi, dopo Farsalo, con lui si pacificò e ne ottenne favori; lo accolse anche in casa sua, ma per deriderlo. Per giunta fu tra quelli che si mostrarono pronti a rendere omaggio a Cleopatra, ospitata da Cesare nei suoi giardini, e diede occasione di esser preso in giro dai cortigiani di quella regina”.</p>
<p style="text-align: justify;">“La poca fermezza dei convincimenti politici di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> è pure attestata dal contegno che verso lui tennero gli uccisori di Cesare. Costoro, dubitando del suo carattere, non gli confidarono il loro disegno; egli invece li lodò, allorché il Dittatore fu ucciso. Di questa variabilità di sentimenti e di giudizi abbiamo molte altre prove che sarebbe lungo enumerare”<a href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualunque siano le nostre valutazioni sull’uomo politico <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, queste non possono precludere l’utilizzo delle sue opere quali fonti primarie per la conoscenza della <em>religio</em> romana. Afferma giustamente <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/karoly-kerenyi" target="_blank">Kerényi</a></span> che “se vogliamo apprendere qualcosa dell’essenza della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana, dobbiamo prestare ascolto anche a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>”<a href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/della-divinazione/5427" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2522" style="margin: 10px;" title="della-divinazione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/della-divinazione.jpg" alt="della-divinazione" width="200" height="328" /></a>Nonostante l’apparente sinteticità, più dettagliato è il giudizio di Sini. “Non mi pare affatto necessario dilungarsi qui in considerazioni di carattere generale circa l’attendibilità ed il valore della testimonianza ciceroniana; è certo infatti che egli, consolare, augure dal 53 a.C., possedeva tutti quei requisiti che lo ponevano in grado di avere, oltre che una profonda cultura giuridica, una indiscutibile competenza su ciò che riguarda i documenti sacerdotali; in quanto augure anche a voler accettare la tesi dell’inaccessibilità degli archivi, era in grado di accedere di persona almeno ai documenti conservati nell’archivio del suo collegio. Senza contare che nelle sue opere vi sono numerosi altri luoghi, in cui l’oratore fa intendere chiaramente di utilizzare materiali provenienti dagli archivi sacerdotali, pur senza specificare in concreto da quali documenti siano tratti. Possiamo quindi concludere che la sua testimonianza sull’attività e sulla documentazione dei principali collegi sacerdotali si presenta come assolutamente fededegna”<a href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di particolare interesse sono le pagine che proponiamo, tratte dal primo libro (90-104) del <a title="Della divinazione" href="http://www.libriefilm.com/della-divinazione/5427"><em>De divinazione</em></a> (sostanzialmente seguiamo la traduzione di Sebastiano Timpanaro, II ed., Garzanti, Milano 1991, alla quale rimandiamo per l’apparato critico) sia come testimonianza storica di avvenimenti legati alla divinazione antica che quale fonte (una delle fonti) di quelle “realtà rituali etrusche” con le quali “il <em>populus Romanus Quirites</em>, i suoi <em>magistratus</em>, i suoi <em>sacerdotes</em> e il suo <em>senatus</em> avranno costanti relazioni, caratterizzate sia dall’originaria derivazione sia dalla permanente diversità”<a href="#_ftn7">[7]</a>. Una di quelle numerose fonti che confermano che l’aruspicina fosse una scienza divinatoria che costituiva parte integrante della tradizione giuridico-sacrale romana<a href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mario Enzo Migliori</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/prolegomeni-allo-studio-scientifico-della-mitologia/1782" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2525" style="margin: 10px;" title="prolegomeni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/prolegomeni.jpg" alt="prolegomeni" width="200" height="293" /></a>XLI  <strong>90</strong> Questi procedimenti divinatorii non sono trascurati nemmeno dai barbari. In Gallia vi sono i Druidi: ne ho conosciuto uno anch&#8217;io l&#8217;èduo Divizíaco tuo ospite e ammiratore il quale dichiarava che gli era nota la scienza della natura chiamata dai greci <em>physiología</em> e in parte con gli augurii in parte con l&#8217;interpretazione dei sogni diceva il futuro. Tra i Persiani interpretano gli augurii e profetano i maghi i quali si riuniscono in un luogo sacro per meditare sulla loro arte e per scambiarsi idee il che anche voi eravate soliti fare nel giorno delle None;  <strong>91</strong> né alcuno può essere re dei Persiani se non ha prima appreso la pratica e la scienza dei maghi. È facile d&#8217;altronde vedere famiglie e genti dedite alla divinazione. In Caria c&#8217;è la città di Telmesso nella quale l&#8217;arte degli arùspici si distingue particolarmente; così pure Èlide nel Peloponneso ha due determinate famiglie quella degli Iàmidi e quella dei Clìtidi famose più di tutte per l&#8217;aruspicìna. In Siria i Caldei eccellono per conoscenza degli astri e per acutezza d&#8217;interpretazione.  <strong>92</strong> L&#8217;Etruria conosce profondamente i presagi tratti dai luoghi colpiti dal fulmine e sa interpretare il significato di ciascun prodigio e di ciascuna manifestazione portentosa. Giustamente, perciò, al tempo dei nostri antenati, quando il nostro Stato era in pieno fiore, il senato decretò che dieci figli di famiglie eminenti, scelti ciascuno da una delle genti etrusche, fossero fatti istruire nell&#8217;aruspicìna, per evitare che un&#8217;arte di tale importanza, a causa della povertà di quelli che la praticavano, scadesse da autorevole disciplina religiosa a oggetto di traffico e di guadagno. Quanto, poi, ai Frigi, ai Pisidii, ai Cilici, al popolo arabo, essi obbediscono scrupolosamente ai segni profetici dati dagli uccelli; e sappiamo che lo stesso è avvenuto per lungo tempo in Umbria.</p>
<p style="text-align: justify;">XLII  <strong>93</strong> E a me sembra che l&#8217;opportunità di praticare i diversi generi di divinazione sia derivata anche dai luoghi che erano abitati dai vari popoli. Gli Egiziani e i Babilonesi, che abitavano in distese di campi pianeggianti, poiché nessuna altura poteva ostacolare la contemplazione del cielo, posero tutto il loro studio nella conoscenza degli astri. Gli Etruschi, poiché, sommamente religiosi, immolavano vittime con zelo e frequenza particolare, si dedicarono soprattutto all&#8217;indagine delle viscere; e siccome, per l&#8217;aria pregna di vapori erano frequenti nella loro patria i fulmini, e per lo stesso motivo si verificavano molti fatti straordinari provenienti in parte dal cielo, altri dalla terra, alcuni anche in seguito al concepimento e alla generazione degli esseri umani e delle bestie, acquistarono una grandissima perizia nell&#8217;interpretare i prodigi. Il cui significato, come tu sei solito dire, è dimostrato dalle parole stesse foggiate sapientemente dai nostri antenati: poiché fanno vedere (<em>ostendunt</em>), prognosticano (<em>portendunt</em>), mostrano (<em>monstrant</em>), predicono (<em>praedicunt</em>), vengono chiamati apparizioni miracolose (<em>ostenta</em>), portenti (<em>portenta</em>), mostri (<em>monstra</em>), prodìgi (<em>prodigia</em>). <strong>94</strong> Gli Arabi, i Frigi e i Cilici, poiché sono soprattutto dediti alla pastorizia percorrendo le pianure d&#8217;inverno e le montagne d&#8217;estate, hanno perciò notato più agevolmente i diversi canti e voli degli uccelli; e per lo stesso motivo hanno fatto ciò gli abitanti della Pisidia e quelli di questa nostra Umbria. E ancora, tutti i Carii e in particolare gli abitanti di Telmesso, di cui ho detto sopra, siccome vivono in plaghe ricchissime ed estremamente fertili, nelle quali per la fecondità del terreno molte piante e animali possono formarsi e generarsi, osservarono con accuratezza gli esseri abnormi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2526" style="margin: 10px;" title="cicerone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cicerone.jpg" alt="cicerone" width="250" height="336" /></a>XLIII  <strong>95</strong> Chi, del resto, non vede che in ogni Stato bene ordinato gli auspicii e gli altri tipi di divinazione hanno sempre goduto altissimo credito? Quale re c&#8217;è mai stato, quale popolo che non ricorresse alle predizioni divine? E questo non solo in tempo di pace, ma anche, molto di più, in guerra, perché tanto maggiore era la posta in giuoco e in più grave rischio la salvezza. Lascio da parte i nostri, i quali non intraprendono nulla in guerra senza aver esaminato le viscere, nulla fanno in pace senza aver preso gli auspicii; vediamo gli stranieri. Gli Ateniesi in tutte le pubbliche deliberazioni ricorsero sempre a certi sacerdoti divinatori che essi chiamano <em>mánteis</em>, e gli Spartani posero a fianco dei loro re un àugure come consigliere e vollero parimenti che un àugure partecipasse alle riunioni degli anziani (così chiamano il consiglio statale); e così pure, in tutte le questioni importanti, chiedevano sempre responsi a Delfi o ad Ammone o a Dodona. <strong>96</strong> Licurgo, che dette la costituzione allo Stato spartano, volle confermare le proprie leggi con l&#8217;approvazione di Apollo delfico; e quando Lisandro le volle riformare, ne fu impedito dal divieto del medesimo oracolo. Non basta: i governanti degli spartani, non ritenendo sufficienti le cure che davano al governo durante il giorno, andavano a giacere, per procurarsi dei sogni, nel tempio di Pasifae, situato nella campagna vicina a Sparta, perché consideravano veritiere le profezie avute in sogno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> 97</strong> Ecco, ritorno alle cose nostre. Quante volte il senato ordinò ai decemviri di consultare i libri sibillini! In quanto importanti e numerose occasioni obbedì ai responsi degli arùspici! Ogni volta che si videro due soli, e tre lune, e fiamme nell&#8217;aria; ogni volta che il sole apparve di notte, e giù dal cielo si sentirono dei rumori sordi e sembrò che la volta celeste si fendesse, e in essa apparvero dei globi. Fu anche annunziato al senato una grossa frana nel territorio di Priverno, quando la terra s&#8217;abbassò fino ad una profondità immensa e la Puglia fu squassata da violentissimi terremoti. E da questi portenti erano preannunciate al popolo romano grandi guerre e rovinose sedizioni, e in tutti questi casi i responsi degli arùspici concordavano coi versi della Sibilla.  <strong>98</strong> E ancora, quando a Cuma sudò la statua di Apollo a Capua quella della Vittoria? E la nascita di un andrògino non fu un prodigio funesto? E quando le acque del fiume Atrato si tinsero di sangue? E che dire del fatto che più volte cadde giù una pioggia di pietre, spesso di sangue, talvolta di terra, una volta anche di latte? E quando sul Campidoglio fu colpita dal fulmine la statua di un Centauro, sull&#8217;Aventino porte delle mura e uomini, a Tùsculo il tempio di Càstore e Pollùce, a Roma il tempio della Pietà? In tutte queste circostanze gli arùspici non dettero responsi conformi a ciò che poi accadde, e nei libri sibillini non furono trovate le stesse profezie?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/prosopographie-des-haruspices-romains/9415" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7531" style="margin: 10px;" title="haruspices" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/haruspices-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>XLIV  <strong>99</strong> Non molto tempo fa, durante la guerra màrsica, in seguito a un sogno di Cecilia, figlia di Quinto, il tempio dedicato a Giunone Sospita fu fatto ricostruire dal senato. Sisenna aveva dimostrato che quel sogno corrispondeva mirabilmente, puntualmente, coi fatti; poi, inaspettatamente, credo per influsso di qualche epicureo, si mette a sostenere che non bisogna credere ai sogni. Eppure contro i prodìgi non obietta nulla, e narra che all&#8217;inizio della guerra màrsica le statue degli dèi sudarono, e scorsero fiumi rossi di sangue, e che il cielo si spaccò, e si udirono voci misteriose che annunziavano pericoli di guerra, e a Lanuvio alcuni scudi furono rosicchiati dai topi: agli arùspici questo parve un presagio funestissimo.  <strong>100</strong> E che dire di ciò che leggiamo negli annali? Durante la guerra contro Veio, essendo cresciute oltre misura le acque del lago Albano, un nobile di Veio passò dalla nostra parte e disse che, secondo i libri profetici che i Veienti conservavano, Veio non poteva esser presa finché il lago non fosse giunto a traboccare; ma se le acque, fuoriuscendo, si fossero scaricate in mare secondo il loro deflusso spontaneo, sarebbe stata una rovina per il popolo romano; se invece fossero state incanalate in modo da non poter raggiungere il mare, sarebbe stata la vittoria per i nostri. In seguito a ciò i nostri antenati scavarono quel mirabile canale di scarico dell&#8217;acqua del lago Albano. Ma quando i Veienti, spossati dalla guerra, mandarono ambasciatori al senato per trattare la resa, allora uno di essi &#8211; si narra &#8211; disse che quel disertore non aveva avuto il coraggio di dire tutto al senato: ché in quegli stessi libri profetici posseduti dai Veienti si diceva che tra breve Roma sarebbe stata conquistata dai Galli: e in effetti come sappiamo ciò avvenne sei anni dopo la presa di Veio.</p>
<p style="text-align: justify;">XLV  <strong>101</strong> Spesso anche si narra che nelle battaglie si udirono le voci dei Fauni, e, nel corso di tumulti, parole che predicevano il vero, provenienti chissà da dove. Tra i molti esempi di questo genere, bastino due soli, ma di gran rilievo. Non molto prima che la città fosse presa dai Galli, si udì una voce proveniente dal bosco sacro a Vesta, che dai piedi del Palatino scende verso la Via Nuova: la voce ammoniva che si ricostruissero le mura e le porte; se non si provvedeva, Roma sarebbe stata presa dai nemici. Di questo ammonimento, che fu trascurato allora, quando si era in tempo a evitare il danno, fu fatta espiazione dopo quella terribile disfatta: dirimpetto a quel luogo, fu consacrato ad Aio Loquente un altare ,che tuttora vediamo protetto da un recinto. L&#8217;altro esempio: molti hanno scritto che, dopo un terremoto, una voce proveniente dal tempio di Giunone sul Campidoglio ammonì che si sacrificasse in segno di espiazione una scrofa gravida: perciò la Giunone a cui era dedicato quel tempio fu chiamata Moneta. Questi fatti, dunque, annunciati dagli dèi e sanzionati dai nostri antenati, li disprezziamo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>102</strong> Ma i pitagorici consideravano assiduamente non solo le voci degli dèi, ma anche quelle degli uomini, chiamate <em>òmina</em>. E siccome i nostri antenati ritenevano che esse avessero valore profetico, ogni volta che dovevano compiere un atto importante incominciavano col dire: &#8220;Sia questa cosa buona fausta felice e fortunata&#8221; (<em>&#8220;quod bonum, faustum, felix fortunatumque esset&#8221;</em>); e nelle pubbliche cerimonie religiose si ordinava che i presenti &#8220;facessero silenzio&#8221;, e, nel proclamare le ferie, che &#8220;si astenessero da liti e risse&#8221;. Così pure, nel fondare con un rito di purificazione una colonia, colui che la fondava sceglieva, perché conducessero le vittime al sacrificio, persone dai nomi di buon augurio; e così faceva il comandante quando purificava l&#8217;esercito, il censore quando purificava il popolo. Alla stessa norma si attengono i consoli nella leva: che il primo soldato arruolato abbia un nome di buon augurio.  <strong>103</strong> Tu sai bene che, quando sei stato console e comandante militare, hai osservato queste norme con grande scrupolo. Anche riguardo alla centuria che votava per prima nei comizi, i nostri antenati ritennero che per il suo nome essa costituisse un buon auspicio di elezioni conformi alla legge.</p>
<p style="text-align: justify;">XLVI  Ed io ti rammenterò ben noti esempi di <em>òmina</em>. Lucio Paolo, console per la seconda volta, essendogli toccato l&#8217;incarico di condurre la guerra contro il re Perse, quando in quello stesso giorno, sull&#8217;imbrunire, ritornò a casa, nel dare un bacio alla sua bambina Terzia, ancora molto piccola a quel tempo, si accorse che era un po&#8217; triste. &#8220;Che è successo Terzia?&#8221; le chiese; &#8220;perché sei triste?.&#8221; E lei: &#8220;Babbo,&#8221; disse, &#8220;è morto Persa&#8221;. Egli allora, abbracciandola forte, disse: &#8220;Accetto il presagio, figlia mia&#8221;. Era morto un cagnolino che si chiamava così.  <strong>104</strong> Ho udito raccontare io stesso da Lucio Flacco, flàmine marziale, che Cecilia, moglie di Metello, volendo far sposare la figlia di sua sorella, si recò in un tempietto per ricevere un presagio, secondo l&#8217;uso degli antichi. La nipote stava in piedi, Cecilia era seduta; per molto tempo non si sentì nessuna voce; allora la ragazza, stanca, chiese alla zia che le permettesse di riposarsi un poco sulla sua sedia. E Cecilia: &#8220;Certo, bambina mia, ti lascio il mio posto.&#8221; E il detto si avverò: Cecilia morì poco dopo, e la ragazza sposò colui che era stato il marito di Cecilia. Lo capisco fin troppo bene: queste cose si possono disprezzare o si può anche riderne; ma disprezzare i segni inviati dagli dèi e negare la loro esistenza, è tutt&#8217;uno.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> L. Canfora, <em>L’illusione della politica: la solitudine di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span></em>, in “Corriere della Sera”, 11.02.2009, p. 40.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> E. Pais, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span></em>, in <em>Roma, dall’antico al nuovo impero</em>, Hoepli, Milano 1938 – XVI, [pp. 301 – 311] p. 301.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> A. Mastrocinque, <em>Storia romana</em>, Pàtron, Bologna 2006, p. 56.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> E. Pais, <em>Op. cit.</em>, pp. 308 – 309.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> K. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/karoly-kerenyi" target="_blank">Kerényi</a></span>, <em>Religione antica</em>, tr. It., Adelphi, Milano 2001, p. 115.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> F. Sini, <em>Documenti sacerdotali di Roma antica</em>, Dessì, Sassari 1983, pp. 93–94.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> P. Catalano, <em>Aspetti spaziali del sistema giuridico-religioso romano. </em><em>Mundus, templum, urbs, ager, Latium, Italia</em>, “Aufstieg und Niedergang der Römischen Welt“, Band II.16.1, W. De Gruyter, Berlin – New York 1978,[pp. 440-553] p. 454; cfr. pp. 452–466.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> Vedi M. E. Migliori, <a title="Haruspices e Mos Maiorum" href="http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html"><em>Haruspices e Mos Maiorum</em></a>, in “Vie della Tradizione”, n. 145, genn.-apr. 2007, pp. 22–29.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cicerone-divazione-presagi-auspici-aruspici.html' addthis:title='Marco Tullio Cicerone. Divinazione, presagi, auspici e aruspici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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