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	<title>Centro Studi La Runa &#187; sacro</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Archetipi celesti dei territori, dei templi e delle città</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 16:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mircea Eliade</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni territorio occupato con lo scopo di abitarvi è prima di tutto trasformato da caos in cosmos; cioè, per effetto del rituale gli viene conferita una forma che lo fa così divenire reale. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/archetipi-celesti-dei-territori-dei-templi-e-delle-citta.html' addthis:title='Archetipi celesti dei territori, dei templi e delle città '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/eliade48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Mircea Eliade" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-sacro-e-il-profano-2/8835" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7309" style="margin: 10px;" title="il-sacro-e-il-profano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-sacro-e-il-profano2-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Secondo le credenze mesopotamiche, il Tigri ha il suo modello nella stella Anunlt, e l&#8217;Eufrate nella stella della Rondine. Un testo sumerico parla della &#8220;dimora delle forme degli dèi&#8221;, in cui si trovano &#8220;[le divinità] dei greggi e quelle dei cereali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per i popoli altaici le montagne hanno un prototipo ideale nel cielo. I nomi dei luoghi e dei nomi egiziani erano dati secondo i &#8220;campi celesti&#8221;: si cominciava con il conoscere i &#8220;campi celesti&#8221;, poi li si identificava nella geografia terrestre. Nella cosmologia iranica di tradizione zervanita &#8220;ogni fenomeno terrestre, astratto o concreto, corrisponde a un termine celeste, trascendente, invisibile, a un&#8217;&#8221;idea&#8221; nel senso platonico. Ogni cosa, ogni nozione si presenta sotto un duplice aspetto: quello di <em>menok</em> e quello di <em>getah</em>. Vi è un cielo visibile: vi è quindi anche un cielo menok che è invisibile (<em>Bundahishn</em>, c. 1). La nostra terra corrisponde a una terra celeste. Ogni virtù praticata quaggiù, nel <em>getah</em>, possiede una controparte celeste che rappresenta la vera realtà&#8230; L&#8217;anno, la preghiera&#8230; insomma, tutto quello che si manifesta nel <em>getah</em> è contemporaneamente <em>menok</em>. La creazione è semplicemente sdoppiata. Dal punto di vista cosmogonico, lo stadio cosmico qualificato come <em>menok</em> è anteriore allo stadio <em>getah</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, il tempio &#8211; come luogo sacro per eccellenza &#8211; aveva un prototipo celeste. Sul monte Sinai, Jahvè mostra a Mosè la &#8220;forma&#8221; del santuario che dovrà costruirgli: &#8220;Costruirete il tabernacolo con tutti gli arredi, esattamente secondo il modello che ti mostrerò&#8221; (<em>Es.</em> 25,8-9). &#8220;Guarda e costruisci tutti questi oggetti secondo il modello che ti ho mostrato sulla montagna&#8221; (25,403). E quando Davide dà a suo figlio Salomone la pianta delle fondamenta del tempio, del tabernacolo e di tutti gli arredi lo assicura che &#8221; tutto ciò&#8230; si trova esposto in uno scritto opera della mano dell&#8217;Eterno, che me ne ha dato la comprensione &#8221; (<em>Cron.</em> 1,28,19). Di conseguenza ha visto il modello celeste.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/miti-sogni-misteri/1676" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6270" style="margin: 10px;" title="miti-sogni-misteri" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/miti-sogni-misteri.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Il più antico documento concernente l&#8217;archetipo di un santuario è l&#8217;iscrizione di Gudéa che si riferisce al tempio innalzato da lui a Lagash. Il re vede in sogno la dea Nidaba, che gli mostra un pannello su cui sono elencate le stelle benefiche, e un dio, che gli rivela la pianta del tempio. Anche le città hanno il loro prototipo divino. Tutte le città babilonesi avevano i loro archetipi in costellazioni: Sippar nel Cancro, Ninive nell&#8217;Orsa Maggiore, Assur in Arturo, ecc. Sennacherib fa costruire Ninive secondo &#8220;il progetto stabilito da tempi remotissimi nella configurazione del cielo&#8221;. Non soltanto un modello precede l&#8217;architettura terrestre, ma si trova anche in una &#8220;regione&#8221; ideale (celeste) dell&#8217;eternità. Lo proclama Salomone: &#8220;Tu mi hai ordinato di costruire il tempio nel tuo santissimo Nome, e anche un altare nella città in cui tu abiti, secondo il modello della tenda santissima, che tu avevi preparato fin dall&#8217;inizio!&#8221; (<em>Sap.</em> 9,8).</p>
<p style="text-align: justify;">Una Gerusalemme celeste è stata creata da Dio prima che la città di Gerusalemme fosse costruita dalla mano dell&#8217;uomo: a quella si riferisce il profeta nell&#8217;<em>Apocalisse Siriaca di Baruch</em>, 2,42, 2-7: &#8220;Credi che sia là la città di cui ho detto: &#8220;Nella palma delle mie mani ti ho fondata&#8221;? La costruzione che si trova attualmente in mezzo a voi non è quella che è stata rivelata in me, quella che era preparata dal tempo in cui mi sono deciso a creare il Paradiso, e che ho mostrato ad Adamo prima della sua colpa&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La Gerusalemme celeste ha infiammato l&#8217;ispirazione di tutti i profeti ebrei: Tobia (13,16), Isaia (59,11 ss.), Ezechiele (60) ecc. Per mostrargli la città di Gerusalemme, Dio rapisce Ezechiele in una visione estatica, e lo trasporta su di una montagna altissima (60,6 ss.). E gli <em>Oracoli Sibillini</em> conservano il ricordo della Nuova Gerusalemme, al centro della quale risplende &#8220;un tempio con una torre gigantesca che tocca le nubi ed è vista da tutti&#8221;. Ma la più bella descrizione della Gerusalemme celeste si trova nell&#8217;<em>Apocalisse</em> (21,2 ss.): &#8220;E io, Giovanni, ho visto la città santa, la nuova Gerusalemme, che discendeva dal cielo, da presso Dio, pronta come una sposa che si è adornata per il suo sposo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritroviamo la stessa teoria in India: tutte le città regali indiane, anche moderne, sono costruite sul modello mitico della città celeste in cui abitava nell&#8217;età dell&#8217;oro (<em>in illo tempore</em>) il sovrano universale. E, proprio come quello, il re si sforza di far rivivere l&#8217;età dell&#8217;oro, di rendere attuale un regno perfetto, idea che ritroveremo nel corso del presente studio. Così, per esempio, il palazzo-fortezza di Sihagiri, a Ceylon, è costruito sul modello della città celeste Alakamanda, ed è &#8220;di difficile accesso per gli esseri umani&#8221; (<em>Mabavastu</em>, 39,2). Anche la città ideale di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> ha un archetipo celeste (<em>Rep.</em> 592b, cfr. <em>ibid.</em>, 500e). Le &#8220;forme&#8221; platoniche non sono astrali, ma la loro regione mitica si situa tuttavia su piani sopra-terreni (<em>Fedro</em>, 247,250). Così, il mondo che ci circonda, in cui si sente la presenza e l&#8217;opera dell&#8217;uomo &#8211; le montagne sulle quali vive, le regioni popolate e coltivate, i fiumi navigabili, le città, i santuari &#8211; hanno un archetipo extraterreno, concepito sia come una &#8220;pianta&#8221;, come una &#8220;forma&#8221;, sia semplicemente come un &#8220;doppio&#8221; esistente precisamente a un livello cosmico superiore. Ma non tutto, nel &#8220;mondo che ci circonda&#8221;, ha un prototipo di questa specie. Per esempio, le regioni desertiche abitate da mostri, i territori incolti, i mari sconosciuti su cui nessun navigatore ha osato avventurarsi ecc. non dividono con la città di Babilonia o con il <em>nomo</em> egiziano il privilegio di un prototipo differenziato. Essi corrispondono a un modello mitico ma di un&#8217;altra natura: tutte queste regioni selvagge, incolte, ecc. sono assimilate al caos; esse partecipano ancora della modalità indifferenziata, informe, precedente la creazione. Per questo, quando si prende possesso di un determinato territorio, cioè quando si comincia ad esplorarlo, si compiono riti che ripetono simbolicamente l&#8217;atto della creazione; la zona incolta è prima di tutto &#8220;cosmizzata&#8221;, poi abitata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/trattato-di-storia-delle-religioni/269" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6464" style="margin: 10px;" title="trattato-di-storia-delle-religioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/trattato-di-storia-delle-religioni.jpg" alt="" width="200" height="295" /></a>Ritorneremo fra poco sul significato delle cerimonie di presa di possesso delle zone di nuova scoperta. Per ora vogliamo sottolineare che il mondo che ci circonda, civilizzato dalla mano dell&#8217;uomo, ha, come unica validità, quella dovuta al prototipo extraterrestre che gli è servito di modello. L&#8217;uomo costruisce secondo un archetipo; non soltanto la sua città o il suo tempio hanno modelli celesti, ma anche tutta la regione che abita, con i fiumi che la bagnano, i campi che gli dànno il nutrimento, ecc. La carta di Babilonia mostra la città al centro di un vasto territorio circolare circondato dal fiume Amer, esattamente come i sumeri si raffiguravano il paradiso: questa partecipazione delle culture urbane a un modello archetipico conferisce loro la realtà e la validità. Lo stanziamento in una zona nuova, sconosciuta e incolta, equivale a un<br />
atto di creazione. Quando i coloni scandinavi presero possesso dell&#8217;Islanda, <em>land-nàma</em>, e la dissodarono, non considerarono questo atto né come un&#8217;opera originale né come un lavoro umano e profano. La loro impresa era per essi soltanto la ripetizione di un atto primordiale: la trasformazione del caos in cosmo per opera dell&#8217;atto divino della creazione. Lavorando la terra desertica, essi ripetevano infatti l&#8217;atto degli dèi che ordinavano il Caos dandogli forme e norme. O meglio: una conquista territoriale diventa reale soltanto dopo, o più esattamente, per mezzo del rituale di presa di possesso, che è solo una copia dell&#8217;atto primordiale della creazione del mondo. Nell&#8217;India vedica un territorio veniva preso legalmente in possesso per mezzo della costruzione di un altare dedicato ad Agni. &#8220;Si dice che ci si è stanziati (<em>avasyati</em>) quando si è costruito un <em>garbapatya</em>, e tutti quelli che costruiscono l&#8217;altare del fuoco sono stanziati&#8221; (<em>avasita</em>h), dice il <em>Catapatha Brahmana</em> (7,1,1,1-4). Ma l&#8217;erezione di un altare dedicato ad Agni è precisamente l&#8217;imitazione microcosmica della creazione. Anzi, un qualunque sacrificio è, a sua volta, la ripetizione dell&#8217;atto della creazione, come affermano espIicitamente i testi indù. I &#8220;conquistadores&#8221; spagnoli e portoghesi prendevano possesso, in nome di Gesù Cristo, delle isole e dei continenti che avevano scoperto e conquistato. Il piantare la croce equivaleva a una &#8220;giustificazione&#8221; e alla &#8220;consacrazione&#8221; della zona, a una &#8220;nuova nascita&#8221;, che ripeteva anche il battesimo (atto di creazione). A loro volta i navigatori britannici prendevano possesso delle regioni che avevano conquistato in nome del re d&#8217;Inghilterra, nuovo <em>cosmocrator</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;importanza dei cerimoniali vedici, scandinavi o romani ci apparirà più chiaramente quando esamineremo in particolare il senso della ripetizione della creazione, l&#8217;atto divino per eccellenza. Per ora consideriamo solo un fatto: ogni territorio occupato con lo scopo di abitarvi o di utilizzarlo come &#8220;spazio vitale&#8221; è prima di tutto trasformato da &#8220;caos&#8221; in &#8220;cosmos&#8221;; cioè, per effetto del rituale gli viene conferita una &#8220;forma&#8221; che lo fa così divenire reale. Evidentemente la realtà si manifesta, per la mentalità arcaica, come forza, efficacia e durata. Perciò il reale per eccellenza è il sacro, poiché soltanto il sacro è in un modo assoluto, agisce efficacemente, crea e fa durare le cose. Gli innumerevoli gesti di consacrazione &#8211; degli spazi, degli oggetti, degli uomini, ecc. &#8211; tradiscono l&#8217;ossessione del reale, la sete del primitivo per l&#8217;essere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brano tratto da <em>Il mito dell&#8217;eterno ritorno</em> e presente su http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/mirceaeliade/archecel.htm, da http://groups.google.it/groups?hl=it&amp;lr=&amp;ie=UTF-8&amp;selm=1fgwpxv.pji81w1s7a5bxN%25diegocuoghi%40spamcop.net</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/archetipi-celesti-dei-territori-dei-templi-e-delle-citta.html' addthis:title='Archetipi celesti dei territori, dei templi e delle città ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Identità spirituale dell’Europa e Tradizione giuridico-religiosa romana</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giandomenico Casalino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La connessione tra diritto e sacralità nell'antica Roma quale fondamento della civiltà europea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/identita-spirituale-dell%e2%80%99europa-e-tradizione-giuridico-religiosa-romana.html' addthis:title='Identità spirituale dell’Europa e Tradizione giuridico-religiosa romana '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">L’uomo, malgrado tutto, deve recuperare dentro di sé la lucidità dell’intelletto, la forza dell’animo e la purezza del cuore che gli permettano di ritrovare quella via spirituale smarrita da troppo tempo nei labirinti delle suggestioni e delle falsificazioni di un mondo disumano e globalizzato. Tale ricerca, mai come oggi si rende assolutamente necessaria prima e al di là di qualunque impegno esterno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/res-publica-res-populi/6146" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3202" style="margin: 10px;" title="res-publica-res-populi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/res-publica-res-populi.jpg" alt="res-publica-res-populi" width="200" height="275" /></a>Il fatto è che il materialismo come schema rassicurante di spiegazione del mondo è scientificamente falso, divenendo unicamente la sostanza oscura e brutale del nostro essere posti “fuori” dall’unica Realtà conoscibile e sperimentabile. Con l’isteria frenetica per la ricerca del successo e del piacere, con la potenza disanimata ed in fondo illusoria della scienza e della tecnica moderna, l’uomo ha costruito un mondo artificioso alterando irreparabilmente i ritmi della natura, scatenando forze che non riesce più a controllare; tutto ciò avendo necessariamente come controparte interiore il crescere dell’aridità, dell’angoscia, del vuoto, della banalità ed inutilità di un’esistenza priva di qualunque giustificazione profonda e riferimento superiore. Da ciò, come reazione, un proliferare vorticoso di sette, centri, gruppi ed associazioni, ognuno con una sua proposta salvifica; dottrine orientali mal comprese adattate ai peggiori pregiudizi della cultura moderna, malsana curiosità per il subcosciente ed il paranormale, ritorno morboso di interesse per le varie forme di magia e di occultismo, proposte di un ritorno alla Natura nel segno di un panteismo promiscuo e ed irrazionale, dove la personalità si perde e si annulla nell’ambiguità di un “Infinito” non meglio specificato. Tutto il mondo variegato e tentacolare del neo-spiritualismo contemporaneo, dove si finge luce nelle tenebre, dove al di là delle diversità delle forme si riflette un identico clima di confusione, di stanchezza, di evasione, e dove, soprattutto, al di là delle intenzioni ed aspirazioni dei singoli, troppo spesso viene ad essere propiziata l’apertura alle forze infere e demoniache del subumano, fenomeno terribile e sinistro, che si riflette ormai anche in numerosi episodi di cronaca giudiziaria quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">In tale situazione, affinché la ricerca di una via spirituale non diventi una sterile speranza o una pericolosa illusione, bisogna intanto comprendere che questa ricerca deve, per ogni uomo, come regola, iniziare dalla conoscenza della propria ed originaria Tradizione, e per noi, per l’uomo Occidentale ed Europeo, tale originaria Tradizione non può essere che la Tradizione Romana, intesa non come vuota e retorica ripetizione di un passato che non può rivivere, ma come adesione integrale, adattata ai tempi, a quei principi eterni di verità contenuti negli antichi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, che coniugano il sensibile e l’intelligibile: i due piani dell’essere unitario. Solo così il ritorno alla Romanità potrà diventare una forza capace di agire sul nostro nucleo più profondo, all’interno del nostro cuore, dando alla nostra vita un preciso orientamento. Lo ripetiamo, l’Europa, tutti i popoli europei, non hanno altra loro Tradizione giuridica, politica e religiosa all’infuori di quella Romana, da realizzare nell’armonia e nella totalità dei suoi sviluppi; nella sublimazione dell’ascesi dell’Azione e cioè nella sintesi spirituale superiore della concezione giuridico-religiosa dell&#8217;<em>Imperium</em> come ordinamento sovranazionale comprendente libere città con le loro libere magistrature e della <em>Pax Augusta</em>. E vorremmo che fosse chiaro che il ritorno in tal senso alla Tradizione Romana significa evocare la totalità di un mondo dove il Vero, il Bello e la organica giustizia sociale si realizzano nei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> della “<em>Sancta Res Publica</em>” e del “fascio” come punto di confluenza e di equilibrio armonico degli opposti nel superamento degli egoismi particolari; e che non si tratta di trasformare il mondo in un’assise di asceti e di guerrieri, ma semplicemente permettere a ciascuno lo sviluppo normale della propria natura, secondo il principio dell’ “<em>unicuique suum tribuere</em>”. Ciò significa che devono essere il Diritto e l’Etica religiosa a governare politicamente l’economia e non il contrario come pretende la cultura materialistica dominante. Solo in tale guisa è realizzata la giustizia che è proporzione armonica e “musicale” dei diversi, abbracciati nella concordia e ciò è il fine ultimo, la stessa ragione d’essere dell’Ordine Politico, degno ditale nome, proprio perché imitazione dell’Ordine dell&#8217;Universo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun compromesso può ormai salvare l’Europa se non il ritorno risoluto alla verità, e quindi a ciò che è sacro e metafisico. Da secoli il centro del mondo è in Roma, intesa non come sede di un particolare potere politico o religioso, né come megalopoli moderna, né come capitale di un Impero che fu, da venerare errando tra rovine archeologiche come nell’ossario di un vasto cimitero, ma preciso punto focale di quella geografia sacra conosciuta dagli Antichi e completamente ignorata dai moderni. Luogo di forza assoluta, punto di incontro e di contatto tra Cielo e Terra, porta sacra attraverso la quale si manifestano luminose influenze spirituali; tale è per noi il segreto della perennità e dell’ “<em>aeternitas</em>”di Roma. In Roma s’incentra così ogni inizio ed ogni fine, ed ogni tensione di rilievo, ovunque si svolga, è legata con vincoli sottili ed arcani al cuore del Lazio, e sacre valenze dei vari popoli e luoghi del mondo potranno ritornare ad agire sulla realtà con il loro potere, solo se prima, in Roma, il fuoco dei nostri padri tornerà a manifestare la sua luce. Giacché spesso ci troveremo ad usare il termine Tradizione, rimandando agli scritti di Maestri come <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> per un necessario approfondimento, vogliamo qui sinteticamente ricordare che per Tradizione intendiamo quell’insieme di norme di carattere religioso, giuridico, etico e sociale, interessanti pertanto tutti i domini della vita, con le quali viene gerarchicamente stabilito e mantenuto l’effettivo contatto tra il divino e l’umano, permettendo così ad ogni uomo di realizzare, ciascuno secondo le proprie possibilità, l’unico vero ed altissimo scopo della vita: il ritorno al Divino, qui nel mondo, mediante l’esperienza simbolica e sacra dello stesso in tutte le sue manifestazioni, superando la fallace illusione della dualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo innumerevoli testimonianze addotte da vani testi sacri appartenenti a diverse culture, al di sopra di tutte le varie Tradizioni vi è stata la Tradizione Primordiale o Iperborea la cui sede corrisponde oggi alle regioni nordico-polari, nella quale l’adesione dell’uomo al principio divino era diretta immediata e risolutiva fino all’identificazione assoluta. Dalla Tradizione Primordiale Nordico-Iperborea, eccelsa sorgente purissima, sono derivate come grandi fiumi volti ad irrigare e fecondare le valli, le varie Tradizioni d’Oriente e d’Occidente, di quelle che si è convenuto definire civiltà <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indo-Europee</a>, tutte collegate alla Tradizione Primordiale, cui devono l’ortodossia dei loro principi e l’efficacia dei loro metodi atti a ricongiungere l’uomo al principio divino.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Improvvisamente appare una nuova visione del mondo</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nei secoli che vanno dal VII al V a.C. una profonda crisi altera il retaggio della Tradizione in Oriente come in Occidente. In Cina, in India, in Iran, vi è ancora la forza di reagire, la dottrina metafisica di Lao Tse, le riforme sociali di Confucio, il realismo trascendente del buddismo, gli insegnamenti religiosi di Zoroastro, contrastano nei vari domini dell’esistenza l’azione delle forze dissolutrici. Altrove le resistenze sembrano travolte. In Egitto la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> lunare e sacerdotale di Iside prende il posto della sacralità regale dei Faraoni, in Grecia il nudo, severo e geometrico stile dorico ed apollineo è alterato dall’empito dionisiaco, dalla fascinazione afroditica. Nel sensualizzarsi della vita, nel prevalere estetizzante delle involute e raffinate forme ioniche e corinzie, riemergono forze pre-elleniche, ritorna un naturalismo orgiastico, rivivono quelle divinità femminili e notturne dalla testa d’asino e di serpente già vinte dagli <a title="indo-europei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indo-Europei</a> della stirpe sacra e guerriera degli Eraclidi, già domate dal gesto di comando e dallo sguardo luminoso dell’Apollo Iperboreo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/delle-origini-italiche/2104" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3201" style="margin: 10px;" title="delle-origini-italiche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/delle-origini-italiche.jpg" alt="delle-origini-italiche" width="200" height="275" /></a>Con l’aprirsi alle dimensioni inferiori dell’esistenza, nella vertigine di una caduta, la mente dell’uomo genera tutti i fantasmi che lo corromperanno, tutte le illusioni e le falsificazioni che avranno nel mondo moderno con la sua volontà livellatrice il loro pieno sviluppo verso l’indifferenziato. Non più la verità perenne del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> oltre lo spazio, la grandiosità dell’Epica, il “creare” impersonale del Mito che sovrasta il tempo, il diritto e la legge come imitazione dell’ordine divino del mondo; ma le fragili opere del letterato, l’individualismo effimero dell’artista, la stessa norma giuridica che dipende dalle contingenze, dalle opinioni, dalle mode. Non più la Conoscenza dell’Universo attraverso i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> viventi della Natura, ma il limite dell’indagine fisica, il vincolo oscuro delle leggi della materia. Non più la Sapienza Apollinea Trascendente, la potenza del Rito sia giuridico che religioso, la certezza dell’intuizione simbolica e quindi metafisica ma lo speculare del razionalismo, le vane costruzioni della filosofia sofistica, a cui reagì solo il divino <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, le prevaricazioni dell’umanesimo, gli sfaldamenti del sentimentalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come una oscura alba l’ultima fase del Kalì-Yuga (era della dissoluzione e decadenza nella tradizione indù) si abbatte sui giorni dell’uomo. La nascita di Roma in tale momento è un’ultima grande reazione giuridico-sapienziale, eminentemente spirituale. Luce improvvisa nel crepuscolo di civiltà millenarie, Roma rappresenta una rinascenza adattata al mutare dei tempi e mediante l’azione guerriera di quella Tradizione Primordiale Nordico-Iperborea che fu patrimonio comune di tutte le civiltà Indo-Europee d’Oriente e d’Occidente. L’essenza di Roma si dissolve qualora non si riconosca in questo retaggio la sua anima più profonda, segreta, misteriosa, e non si veda la sua portata rivoluzionaria nei confronti delle preesistenti civiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Contro le pretese di dominio degli Etruschi, delle colonie Greche e Fenicie, dei vari popoli Italici, contro le loro concezioni del Diritto, della Giustizia, dello Stato, della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religione</a>, improvvisamente appare una nuova visione del mondo, irradiandosi con una forza che assimila e travolge ogni cosa, attualizzandosi nei secoli con tenace e dura volontà, in una tensione continua, in un dramma nel quale vicende e personaggi si elevano al valore di miti e di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> della perenne lotta tra cosmos e caos, tra luce e tenebre. E questa vocazione a plasmare le forze caotiche ed irrazionali della vicenda umana nell’equilibrio e nell’armonia di un <em>cosmos</em>, che è la legge come natura ordinata dal diritto, rimarrà l’asse immutabile di tutta la Storia Romana, dal primo solco tracciato da Romolo sul Palatino fino all’ultima difesa delle frontiere dell’Impero ai confini del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo accennato alla portata rivoluzionaria che la nascita di Roma rappresenta nei confronti delle altre civiltà Italiche e del bacino del Mediterraneo. Per comprendere ciò è fondamentale partire dal nucleo centrale comune sia al Diritto che alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religione</a> dei Romani: l’idea di sacralità che si distingue dalle <a title="Religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Religioni</a> di altre culture e che può riassumersi nella formula <em>Sacer/Profanus=Publicus/Privatus</em>, formula che ordina tutta la realtà al modo romano che è giuridico-religioso, tenendo così il posto di una cosmogonia, secondo la nota enunciazione di Orazio: “<em>publica privatis secernere, sacra profanis</em>”. Tale formula è potenza creativa, evoca una totalità che non preesiste alla formula ma ne è il prodotto. Ciò vuol dire che prima della collocazione di ogni cosa nell’ambito del sacro e del profano e del pubblico e del privato, nulla esiste, c’è il <em>caos</em>, l’informale, il pre-cosmico, né il cosmo così ordinato è immutabile. Immutabile resta solo la sacralità della formula, ma il cosmo è soggetto all’opera creatrice del rito, anzi non esiste prima di esso; ed ogni suo elemento può essere collocato o trasferito nell’uno o nell’altro campo della formula sacra.</p>
<p style="text-align: justify;">In altre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> il divenire storico e giuridico viene subordinato alla cosmologia, la storia, non realtà, passa, il cosmo, realtà, resta. A Roma accade il contrario, la storia resta ed il cosmo che si identifica con essa è ordinato dal rito giuridico-religioso. La “storia che resta” non è però una successione di eventi profani, bensì la loro trasformazione in fatti sacri in quanto ordinati e collocati dal <em>Populus Romanus </em>— nella <em>Pax Deorum </em>— nei vari ambiti in cui si realizza l’ordine di Jupiter secondo la formula del <em>sacer/profanus = publicus/privatus</em>. La demitizzazione, fatto precipuamente romano, del tutto nuovo ed eccezionale, non è quindi una carenza, ma una tendenza culturale che già permette di individuare Roma come unità culturale particolarissima ed unica tra le civiltà del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo antico</a>. Il senso storico, religioso, giuridico e culturale di un’azione demitizzante va ricavato per antitesi dalla funzione del mito. Il mito presuppone una distinzione qualitativa del tempo, da una parte il mitico tempo delle origini, sacro, dall’altra il tempo storico, profano. La demitizzazione presuppone un tempo unico, nel quale, in ogni istante, possa calarsi la sacralità, altrimenti relegata alle origini. Il conferimento di sacralità alla storia, al diritto ed allo Stato, cioè alla <em>Res Publica</em>, è un elemento fondamentale della cultura romana, ed al collegio sacerdotale più elevato, quello dei Pontefici, giuristi e giureconsulti, era devoluto, tra gli altri, il compito di sacralizzare il tempo che diviene così storia sacra del popolo romano e del suo diritto pubblico, tanto che <em>res publica </em>è <em>res sacra</em>!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-nome-segreto-di-roma/39" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3203" style="margin: 10px;" title="nome-segreto-di-roma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/nome-segreto-di-roma.jpg" alt="nome-segreto-di-roma" width="200" height="279" /></a>La creazione giuridica della realtà ed il rapporto con la stessa, oltre che da una qualifica del tempo attraverso l’azione dei Pontefici, dipendeva in grandissima parte da una precisa ritualità. Non esistono <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> e diritto senza rito, ma forse in nessuna cultura l’azione rituale è così pregnante e fondamentale come a Roma, tanto che la tradizione romana è giuridico-religiosa, come abbiamo già sostenuto. Vogliamo ricordare che la radice della parola “rito” è la stessa di “<em>rtà</em>”, termine sanscrito che significa: ordine universale, l’idea cosmogonica della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> Vedica. Ciò che intanto va evidenziato è che, tra le varie funzioni, con il rito il romano crea il magistrato, la legge, realizza per il singolo la possibilità di entrare nella storia, con il conferimento attraverso il rito di uno “<em>jus</em>”; ed è proprio la capacità di conferire “<em>iura</em>” a qualificare selettivamente il rito romano. Infatti, senza <em>jura </em>non si sta nella storia e quindi non si esiste. L’aspetto fondamentale consiste nel fatto che lo ‘<em>jus</em>” creato attraverso il rito è sempre ed assolutamente un superamento di uno “<em>jus</em>” naturale, e quindi è il <em>fas </em>dello <em>jus</em>, cioè il <em>dhàrman </em>del <em>rtà</em>, l’ordine del rito secondo il diritto degli dèi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo <em>ius</em> naturale era chiamato “<em>ius gentium</em>”, e con tale termine s’intendevano a Roma le <em>gentes</em>, le varie unità familiari, all’esterno le grandi unità etniche definite “<em>nationes</em>” e contraddistinte da un “<em>nomen</em>”, tanto che “<em>nomen</em>” diventa sinonimo di “<em>natio</em>”. Lo <em>ius</em> naturale è un “<em>ius sanguinis</em>”, esso deriva unicamente dall’esser nato in una data famiglia o in una determinata nazione. Lo <em>ius </em>conferito dal rito, dove il significato autentico del primo combacia con quello del secondo, è invece un “<em>ius civile</em>”, deriva dalla partecipazione alla “<em>civitas</em>” e testimonia il superamento dello <em>ius naturale</em>; il che in termini storici si realizza, rendendo prima all’interno “<em>cives romani</em>” i plebei, poi all’esterno le “<em>nationes</em>”. La formula <em>sacer/profanus = publicus/privatus</em>, nasce pertanto dal superamento di una condizione nella quale al posto dello “<em>ius civile</em>” e dello “Stato” Romano, (che è la <em>res publica </em>la quale è in sostanza <em>res populi</em>) esistono le comunità ed etnie formanti le varie “<em>Nationes</em>” dei popoli italici. I singoli, detti <em>privi</em>, sono collegati per nascita ad un territorio che fa capo ad un tempio, detto “<em>fanum</em>”, ed ognuna di queste unità politico-territoriali è sorretta religiosamente dal culto al proprio <em>fanum</em>. In tale situazione, ogni rapporto con il sacro si svolge nei limiti della distinzione tra ciò che appartiene al singolo (<em>pro-privo</em>, <em>propius</em>) e ciò che appartiene al <em>fanum </em>(<em>pro-fano, profanus</em>). Contro questo stato di cose si contrappone la “<em>civitas</em>”, Roma, che assorbe e trasforma le comunità dei <em>fana</em>. La figura giuridica del “<em>civis romanus</em>” rompe la relazione che legava il singolo al <em>fanum</em>, viene così a cessare la contrapposizione <em>propius/profanus</em>. Il “<em>civis</em>” esiste ora in relazione alla “<em>civitas</em>”, venendo così a formarsi una nuova contrapposizione, quella tra <em>publicus </em>(ciò che appartiene al <em>populus </em>come totalità dei <em>cives</em>) e <em>privatus</em>; e quindi sacro = pubblico; profano = privato. Ed è la nascita della nozione stessa di diritto pubblico (che è solo occidentale: la cultura orientale la ignora) e che contiene, semanticamente, la congiunzione, tipicamente romana, dell’idea del sacro con quella della comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">La rottura dei rapporti con il <em>fanum </em>comporta anche una rivoluzione religiosa oltre che giuridica e politica. Il termine <em>profanus </em>non indica più “ciò che è stato dedicato ad un Dio”, ma ora indica “ciò che è lontano dal sacro”, e questo nuovo significato del termine profano si completa contrapponendosi ad una nuova sacralità, quella appunto di <em>sacer </em>in opposizione a <em>profanus</em>. Tale nuova sacralità non è più quella naturalistica ed in fondo passiva dell’appartenenza ad un <em>fanum</em>, ma quella attiva del “voluto”, secondo il principio fondamentale della spiritualità romana: il voluto è come dato. Tutto appartiene ora alla “<em>civitas</em>” ed è ora l’uomo, con la sua volontà, con il suo sacrificio, con il suo agire in conformità all’ordine divino, anzi realizzandolo, a rendere sacra la realtà, in una sintesi creativa che ancora non conosce la frattura degli Stati moderni tra politica, <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> e diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo così inteso, con queste poche righe e riprendendo concetti già altrove sviluppati, dare una visione d’insieme degli elementi essenziali che, a nostro avviso, qualificano ciò che, come concezione spirituale della vita e del mondo, si deve intendere per Tradizione Romana. Essa così appare l’anima medesima, anche se purtroppo dormiente ed appesantita da un ottundimento ormai secolare, dell’uomo europeo, la sua unica via di salvezza dalla decadenza totale che lo travolge.</p>
<p style="text-align: justify;">(saggio pubblicato sulla fanzine <em>Camelot</em> e nel libro <em>Res Publica Res Populi </em>per le Edizioni Victrix).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/identita-spirituale-dell%e2%80%99europa-e-tradizione-giuridico-religiosa-romana.html' addthis:title='Identità spirituale dell’Europa e Tradizione giuridico-religiosa romana ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;illuminismo si è spento da solo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Veneziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'interessante analisi della attuale crisi dell'illuminismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venezianiilluminismo.html' addthis:title='L&#8217;illuminismo si è spento da solo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Sconfessato il sacro, respinta la tradizione, resta solo il dominio della tecnica e il consumismo </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804529946" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ivinti.jpg" border="0" alt="Marcello Veneziani, I Vinti. I perdenti della globalizzazione e loro elogio finale" width="95" height="147" align="right" /></a> Prosegue orinai dal millennio scorso il dibattito sull&#8217;Illuminismo che Eugenio Scalfari aprì sulle colonne de <em>La Repubblica </em>un mese e mezzo fa. Numerosi filosofi &#8211; neoilluministi e no &#8211; si avvicendano da settimane sulle sue pagine culturali per spiegare cosa voglia dire essere illuministi oggi. Eco, Vattimo, Maffettone, Volpi, Givone, Esposito, Moravia. All&#8217;apparenza, la questione dei lumi sembra spuntata dal nulla, senza una particolare ragione di attualità, oltre l&#8217;occasione dell&#8217;uscita di un libro di Isaiah Berlin, <em>Controcorrente </em>(Adelphi), che lambisce queste tematiche.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà i motivi che hanno innescato il dibattito sono due: uno riguarda la percezione dì una sconfitta del pensiero Neo- e illuminista davanti al trionfo giubilare del Papa e del tema <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>; l&#8217;altro riguarda la sottile guerra fredda che si combatte nelle pagine culturali de <em>la Repubblica </em>tra la linea illuminista, più omogenea al quotidiano e al suo fondatore, e molti collaboratori che sono figli e figliastri (di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span> e Nietzsche, di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>, di Schmitt e di tradizioni platoniche, ma non razionaliste né legate alla filosofia analitica anglosassone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il retrogusto di questo <em>serial </em>filosofico de <em>la Repubblica </em>è rendere omaggio a Scalfari come filosofo; un&#8217;ambizione o forse una civetteria a cui il grande Eugenio sembra tenere molto, dopo aver concluso in gloria la sua carriera giornalistica. E gli intervenuti hanno reso omaggio a Scalfari, salvo qualche scortese defezione: come quella di Vattimo, che ha ignorato del tutto Scalfari scrivendo un lungo articolo rivolto esclusivamente a Eco, infarcito di cadute politico-elettorali e di ossessioni etico-omosessuali. Ma non è di questo <em>gossip </em>che val la pena occuparsi. Chiediamoci piuttosto: perché oggi i Lumi sembrano spenti? Perché il progetto illuminista sembra raccogliere solo elitari consensi? La risposta degli illuministi ombrosi, che coltivano il pessimismo aristocratico o peggio il settarismo apocalittico, è che ha vinto l&#8217;oscurantismo. Ha vinto con la forza, con la suggestione e con il consenso delle masse. Un oscurantismo che si biforca in <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e ateo e si riassume in due figure opposte, ma per gli illuministi complementari: Nietzsche e il Papa, ovvero l&#8217;Anticristo e il Vicario di Cristo. I Neoilluministi tendono a condurre a unità questi due giganti così diversi, eccetto la comune origine polacca (più lontana per Nietzsche). E&#8217; curioso invece notare che l&#8217;odierna disfatta dell&#8217;Illuminismo sembra avvenuta soprattutto ad opera di un fattore che Nietzsche e il Papa hanno sempre osteggiato: il trionfo della civiltà consumistica di massa, che fa leva più sull&#8217;emisfero emotivo e irrazionale, sui desideri e gli istinti. La società opulenta cammina su due gambe che non sono propriamente né cattoliche né nietzschiane: la Tecnica e l&#8217;Economia. Alle origini di questa civiltà consumistica di massa c&#8217;è il divorzio tra la ragione dei Lumi e la ragione strumentale: la prima è stata congedata per far posto alla seconda. Così è cresciuta la Tecnica senza la Cultura.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8831777769" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/vitanaturaldurante.bmp" border="0" alt="Marcello Veneziani, Vita natural durante" width="95" height="165" align="left" /></a> Ora, prima di attribuire la sconfitta dei Lumi all&#8217;agguato delle forze oscurantiste, non sarebbe il caso di svolgere una critica dell&#8217;illuminismo? E se il progetto illuminista fosse stato sconfitto dai mostri che ha esso stesso evocato? E se l&#8217;Illuminismo fosse stato indebolito dalle sue stesse promesse non mantenute e capovolte?</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a sintetizzare in grandi linee. E&#8217; lecito parlare di Nietzsche e accostarlo automaticamente a Hitler (come fa l&#8217;ultimo numero di <em>MicroMega</em>); parlare del Papa e accostarlo automaticamente all&#8217;Inquisizione; e poi parlare di Voltaire e non accostarlo a Saint-Just, parlare di illuministi e non accostarli ai giacobini, parlare dei lumi e non riferirsi al Terrore? E&#8217; giusto identificare la Chiesa col rogo degli eretici e poi rifiutarsi di collegare i Lumi alla ghigliottina? Le semplificazioni generano semplificazioni di segno contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli illuministi di oggi quando parlano di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> stabiliscono un nesso automatico con superstizione, non distinguono tra credenti e creduloni, identificano fede con persecuzione, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> con inquisizione e con dispotismo. Ma così semplificando, autorizzano a compiere lo stesso procedimento di chi identifica razionalismo con dea Ragione, Rivoluzione con Terrore, spirito illuminista con spirito giacobino, egualitarismo con totalitarismo. La pretesa dei nuovi <em>philosophès </em>è tirarsi fuori dalla storia, distinguere i salotti dalle Vandee. Gli amabili conversari dai genocidi nel nome di quelle idee. E invece, bisogna avere il coraggio di fare i conti con i mostri partoriti dal grembo dell&#8217;illuminismo. Avendo cura, certamente, di non stabilire nessun rapporto automatico di causa ed effetto: ma avendo la capacità di cogliere i nessi e le divergenze, in questo come in altri casi. Voltaire non inventò la ghigliottina né ne sponsorizzò l&#8217;uso; ma se è per questo neanche Nietzsche inventò i <em>lager </em>o San Tommaso la caccia alle streghe.</p>
<p style="text-align: justify;">I due secoli di storia che ci siamo lasciati alle spalle, ci parlano di guerre mondiali, di regimi totalitari e di stermini che non avevano nulla a che fare, con le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> e le tradizione criticate dagli illuministi; ma erano figlie, pur degeneri, che avevano voltato le spalle alle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> e alle tradizioni e che volevano prendere il loro posto (illuminista) di un&#8217;umanità autoredenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lasciamo stare le degenerazioni, guardiamo al meglio il progetto illuminista: esso si compendiava nel nobile proposito di Kant di considerare l&#8217;umanità come fine e non come mezzo. Due secoli di storia e il nostro stesso presente sono purtroppo la prova che mai come oggi l&#8217;umanità è stata considerata come mezzo, come strumento e come merce. Il progetto illuminista prometteva: se ci liberiamo dalla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>, avrà fine l&#8217;alienazione, l&#8217;uomo sarà padrone di se stesso, finalmente adulto. Ma dopo un vasto e radicale processo di scristianizzazione, di liberazione dalla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> e di disincanto, l&#8217;alienazione si è ingigantita anziché diminuire, e cresce man mano che l&#8217;uomo perde i legami con ciò da con l&#8217;Illuminismo voleva liberarci: la tradizione, la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>, i legami naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paradosso è che I&#8217;Illuminismo anziché allargare le possibilità di vita e liberare maggiori opportunità, le impoverisce, perché esclude dai suoi orizzonti risorse e aperture che attengono ad altre dimensioni costruttive della persona umana: per esempio le facoltà <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboliche</a>, mitiche, rituali. Credere che tutto questo appartenesse ad uno stadio infantile, primitivo e tribale della società e non piuttosto all&#8217;anima umana, ha significato un impoverimento, una perdita, che ha ingigantito angosce, depressioni e solitudini. E&#8217; stata cosi opposta la razionalità alla ragionevolezza, come scrive Serge Latouche; ma anche l&#8217;umanità astratta agli uomini concreti, il cosmopolitismo alle differenze tra i popoli, separando la ragione dalla realtà e l&#8217;umanità dalle sue radici; sostituendo nuovi pregiudizi ai vecchi. Insomma, se i Lumi oggi sembrano spenti forse la causa non è degli oscurantisti che hanno spento l&#8217;interruttore, ma del cortocircuito che i Lumi stessi hanno determinato. Ci sono più cose in cielo e in terra di quelle che certifica la Ragione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale </em>del 12 luglio 2001.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?shop=2317&amp;Type=ExactAuthor&amp;Search=Veneziani+Marcello">Tutti i libri di Marcello Veneziani (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/autore?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0002379">(BOL)</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venezianiilluminismo.html' addthis:title='L&#8217;illuminismo si è spento da solo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il simbolo in Mircea Eliade &#8211; 2</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:34:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Bertagni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Simbolo e simbolismo nell'opera di storia delle religioni di Mircea Eliade]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolomirceaeliade2.html' addthis:title='Il simbolo in Mircea Eliade &#8211; 2 '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/eliade48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Mircea Eliade" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?shop=2317&amp;Type=ExactAuthor&amp;Search=Eliade+Mircea" rel="nofollow"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mirceaeliade.jpg" alt="Mircea Eliade" width="222" height="295" align="right" border="0" /></a> (<a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolomirceaeliade.html"><em>continua</em></a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il linguaggio attraverso il quale il mondo si rivela non è equiparabile al linguaggio usuale, quotidiano, perché la realtà di cui esso comunica l&#8217;essenza non è quella profana: &#8220;Non si tratta di un linguaggio utilitario e oggettivo. Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> non ricalca la realtà oggettiva. Esso rivela qualche cosa di più profondo e di più fondamentale&#8221;[31]. Infatti abbiamo già detto che la realtà di cui ci parlano i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> non è quella evidente all&#8217;esperienza comune; è invece &#8211; per certi versi &#8211; il suo opposto: per essempio, è paradossale: &#8220;Forse la funzione più importante del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> (importante, soprattutto per via del ruolo che doveva avere nelle successive speculazioni filosofiche) è la sua capacità di esprimere alcune situazioni paradossali e alcune strutture della realtà ultima, altrimenti impossibili ad esprimere&#8221;[32]; come è paradossale la ierofania stessa, la quale rivela e cela allo stesso tempo il sacro.</p>
<p style="text-align: justify;">La paradossalità è vissuta nella vita dell&#8217;uomo attraverso quelle situazioni che lo pongono di fronte ai suoi limiti e ai loro superamenti, e queste sono espresse dal <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>: &#8220;I <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> esprimono generalmente delle situazioni limite; un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> ci guida sempre verso il mistero della nascita, dell&#8217;amore, della fecondità, del rinnovamento, della morte e della resurrezione, dell&#8217;iniziazione, del passaggio da un modo d&#8217;essere all&#8217;altro, ecc.&#8221;[33]. Ogni simbolo esprime una situazione limite, e in forza di questo ci è consentito, secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>, confrontare <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> appartenenti a tradizioni diverse: &#8220;Quando, facendo astrazione dalla «storia» che li separa, noi raffrontiamo un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> oceaniano a un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> dell&#8217;Asia settentrionale, ci riteniamo autorizzati a farlo non in quanto entrambi sarebbero il prodotto di una stessa «mentalità infantile», bensì perché il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, in se stesso, esprime la presa di conoscenza di una situazione-limite&#8221;[34]. L&#8217;uomo, i suoi ostacoli, le sue necessità sono identici ovunque e in ogni tempo: i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> lo dimostrano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827201742" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sciamanismo.bmp" alt="Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le techinche dell'estasi" width="95" height="130" align="left" border="0" /></a> Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a>, comunicandoci la nostra natura paradossale e limitata, ci mette in contatto con la nostra situazione esistenziale: &#8220;Lo studio del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> persegue [lo scopo di] decifrare [...] la situazione esistenziale che ne ha reso possibile la costituzione&#8221;[35]; è questo aspetto che tocca più da vicino la natura umana, facendo sì che essa si senta pienamente coinvolta, chiamata in causa: essa non ha più a che fare con qualcosa che le è esterno, ma che invece la investe totalmente. Anche per questo aspetto, il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> non è oggettivo: così il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> ha un valore esistenziale, infatti &#8220;un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> allude sempre a una realtà o ad una situazione tale da impegnare l&#8217;esistenza umana&#8221;. È innanzi tutto qui che i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> si distinguono dai concetti. Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> non solo comunica ma &#8220;dà anche un significato all&#8217;esistenza umana&#8221;. Attraverso il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a>, l&#8217;uomo esce dalla sua contingenza particolare, cosmicizzandosi: &#8220;«Vivere» un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> e decifrarne correttamente il messaggio implica l&#8217;apertura verso lo Spirito e alla fine l&#8217;accesso all&#8217;universale&#8221;[36]. Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> ci informa dell&#8217;uomo in quanto tale: è questo che sembra significare Eliade quando parla di «situazione esistenziale», «valore esistenziale», ecc. Questo tipo di uomo è quello che non è ancora stato degradato dalla storia, dai condizionamenti dei tempi e delle culture: prima di essere storico, l&#8217;uomo è simbolico, ed è in quest&#8217;ultima modalità che vanno ricercate le strutture più significative e profonde che lo costituiscono: &#8220;Il pensiero simbolico [...] è connaturato all&#8217;essere umano: precede il linguaggio e il ragionamento discorsivo. [...] Le immagini, i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, i miti [...] rispondono a una necessità ed adempiono una funzione importante: mettere a nudo le modalità più segrete dell&#8217;essere. Ne consegue che il loro studio ci permette di conoscere meglio l&#8217;uomo, l&#8217;«uomo <em>tout court</em>», quello che non è ancora sceso a patti con le condizioni della storia. Ogni essere storico porta con sé una grande parte dell&#8217;umanità prima della Storia&#8221;[37].</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> non è l&#8217;archetipo: non ha quindi una realtà autonoma rispetto alla quale l&#8217;uomo non deve far altro che conoscerla e adeguarcisi; giustamente Roberto Scagno, il maggior conoscitore di Eliade in Italia, ha scritto: &#8220;Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> non è sostanza metafisica, ma strumento umano di riflessione e comunicazione&#8221;[38]. È infatti l&#8217;uomo l&#8217;unico creatore di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, oltre che unico fruitore; quindi, a differenza dell&#8217;archetipo, &#8220;il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> appare come una costruzione della psiche&#8221;[39]. L&#8217;uomo si caratterizza per quella particolare facoltà creatrice di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> che gli è connaturata: &#8220;Dato che l&#8217;uomo dispone di una facoltà creatrice di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> (<em>symbol-forming power</em>), tutto ciò che compie è simbolico&#8221;[40]. Si tratta quindi di una facoltà continuamente attiva, in forza della quale Eliade può parlare dell&#8217;uomo come <em>homo symbolicus</em>; infatti &#8220;i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> non scompaiono mai dall&#8217;attualità psichica&#8221;[41]. Se ogni attività umana implica un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a>, allora anche &#8220;ogni fatto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> avrà necessariamente un carattere <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolico</a>&#8220;[42]. Vi è poi un circolo vizioso &#8211; anzi, eliadianamente virtuoso &#8211; per il quale anche il fatto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> stesso, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolico</a> in quanto proprio dell&#8217;uomo, porta quest&#8217;ultimo ad interpretarsi come <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, esperienza esistenziale che gli consente di sentirsi parte di quella rete di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> per eccellenza che è l&#8217;universo: &#8220;L&#8217;esperienza magico-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> permette la trasformazione dell&#8217;uomo stesso in <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>. [...] L&#8217;uomo non sente più di essere un frammento impermeabile, è invece un Cosmo vivo, aperto a tutti gli altri Cosmi vivi che lo circondano&#8221;[43].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833915042" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/tecnichedelloyoga.bmp" alt="Mircea Eliade, Tecniche dello Yoga" width="95" height="142" align="right" border="0" /></a> In quanto dato immediato della coscienza, il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> &#8220;determina sia l&#8217;attività del [...] subcosciente [dell'uomo], sia le più nobili espressioni della sua vita spirituale&#8221;[44]. Eliade considera gli archetipi influenti, oltre che sulla vita spirituale, anche su quella subcosciente. Essendo l&#8217;attività dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> anche inconscia, ed essendo l&#8217;uomo il produttore di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, anche in un periodo non <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> come quello moderno si può continuare a parlare di un uomo che, seppur profano, &#8220;rimanendo uomo, produce ugualmente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>; si tratta però di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> degradati, che, non essendo consapevolmente riconosciuti, non possono svolgere pienamente la loro funzione. Solo il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> è vissuto coscientemente, nella pienezza del suo significato&#8221;[45]. Se il vero significato del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> lo si può cogliere solo attraverso la sua comprensione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>, anche qui si riscontra una equivalenza con l&#8217;analisi eliadiana degli archetipi: questi ultimi hanno la loro sede propria nel transconscio, e anche i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, per la loro logica che è altra rispetto a quella propria della ragione (ricordiamo che il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> per Eliade è l&#8217;opposto del razionalismo), rimandano a quel centro psichico che permette all&#8217;uomo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> di vivere una vita pienamente regolata ai paradigmi divini. Compresa la logica del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> solo retoricamente si può porre la seguente domanda: &#8220;determinate zone dell&#8217;inconscio individuale o collettivo sono dominate, a loro volta, dal <em>logos</em>, oppure ci troviamo davanti a manifestazioni di un transconscio?&#8221;[46].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">Simbolo</a> e ierofania assolvono entrambi allo stesso compito: infatti modificano la consistenza ontologica della realtà che investono. Se la ierofania è &#8220;ciò che mostra il sacro&#8221;, allora la sua dialettica paradossale consiste proprio nell&#8217;indicare, ad esempio, un oggetto come la sede del sacro: il finito diventa infinito, pur mantenendo le sue proprietà. L&#8217;oggetto quindi si trasforma in qualcosa di altro, pur rimanendo tale. Un analogo discorso si può fare anche nei riguardi del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>: &#8220;La sua funzione resta invariabile: trasformare un oggetto o un atto in qualche cosa di diverso da quel che sono nella prospettiva dell&#8217;esperienza profana&#8221;[47]. In questo senso, il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> non è altro che la naturale continuazione della rivelazione ierofanica: &#8220;Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> prolunga la dialettica della ierofania: tutto quel che non è direttamente consacrato da una ierofania, diventa sacro grazie alla sua partecipazione a un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>&#8220;[48]. Se la ierofania si ferma nel rivelare il sacro in un sasso, in una persona, in un gesto, ecc., il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> ha in sé la capacità di riepilogare il Cosmo intero, attraverso un&#8217;infinità di collegamenti con altri <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>: questo fa sì che, come abbiamo già visto, ogni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> si richiami al <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> di cui fa parte. Attraverso le ierofanie, l&#8217;esperienza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> si frammenta in una infinita discontinuità; invece &#8220;il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> tradisce il bisogno dell&#8217;uomo di prolungare all&#8217;infinito la ierofanizzazione del Mondo&#8221;. Grazie ad esso, traspare all&#8217;uomo &#8220;una tendenza a identificare questa ierofania col complesso dell&#8217;Universo&#8221;[49].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8838300291" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/occultismostregoneria.bmp" alt="Mircea Eliade, Occultismo, stregoneria e mode culturali. Saggi di religioni comparate" width="95" height="130" align="left" border="0" /></a> Se la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">storia delle religioni</a> è essenzialmente storia delle ierofanie, l&#8217;esperienza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>, se vuole accedere a quella visione mistica della realtà caratteristica di chi vede ovunque il sacro, deve inserirsi in un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> che permetta di non arrestarsi alle ierofanie, che realizzano e giustificano la differenza ontologica tra sacro e profano, ma che consenta di superarle grazie a una trasfigurazione dello stesso profano. &#8220;Per la mentalità arcaica, natura e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> coesistono&#8221;[50]. Nell&#8217;esperienza mistica, la natura è tutta divina, tutto è archetipo, tutto ierofania, non esiste più sopra e sotto: &#8220;Per i «primitivi» in genere non esiste una differenza netta fra «naturale» e «sovrannaturale», fra oggetto empirico e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>. Un oggetto diviene «se stesso» (cioè incorpora un valore) nella misura in cui riproduce un archetipo, ecc.&#8221;[51]. Il profano può aspirare ad una sorta di realtà solo in quanto traccia del sacro; questo gli è possibile unicamente grazie al <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, che rende evidente la complementarità tra sacro e profano, attraverso la quale il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> si estende sulla totalità del reale. Perciò è da evitare il &#8220;credere che il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> si riferisca unicamente alle realtà «spirituali». Per il pensiero arcaico una separazione del genere tra lo «spirituale» e il «materiale» non ha senso: i due piani sono complementari&#8221;[52].</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questa distinzione tra la capacità onnicomprensiva del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> e la frammentazione del sacro attraverso le ierofanie non deve però condurci a contrapporre, per così dire, una &#8220;interpretazione ierofanica&#8221; a una &#8220;interpretazione simbolistica&#8221;: il sacro, infatti, per sua essenza, cerca la sua massima rivelazione nella realtà. E questo tentativo non può che esplicitarsi nelle stesse ierofanie, che sono la sua originaria manifestazione: così &#8220;la massima parte delle ierofanie sono atte a diventare <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>&#8220;[53]. Le ierofanie divengono a volte <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, ma anche i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> diventano ierofanie: ciò è forse ancor più inevitabile. Del resto ierofania è tutto ciò che rivela il sacro; allora anche il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> dovrà avere carattere ierofanico. Infatti, grazie ad esso, ci sono rivelate diverse sfere della realtà sacra, che altrimenti &#8211; cioè rimanendo sul piano delle ierofanie pure &#8211; ci rimarrebbero oscure. Per questo, &#8220;il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> [...], all&#8217;occorrenza, è esso stesso una ierofania, cioè [...] rivela una realtà sacra o cosmologica che nessun&#8217;altra «manifestazione» è capace di rivelare&#8221;[54]. Ogni ierofania è per altro parte di un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> coerente all&#8217;interno del quale riceve il suo più vero significato, grazie al fatto che proprio di quest&#8217;ultimo è la capacità di comunicare il sacro nel modo più estensivo possibile, rendendo del tutto espliciti l&#8217;insieme dei significati che in ogni ierofania sono a volte solo accennati e frammentati: i &#8220;diversi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismi</a> possono con ragione considerarsi «sistemi» autonomi, nella misura in cui manifestano più chiaramente, più totalmente e con coerenza superiore quel che le ierofanie manifestano in modo particolare, locale, successivo&#8221;[55]. Perciò ogni ierofania va interpretata, quando è possibile, all&#8217;interno del sistema simbolico di cui fa parte, per coglierne il significato profondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/trattatodistoriadellereligioni.bmp" alt="Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni" width="95" height="142" align="right" border="0" /></a> Certo, come il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, anche il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> non è una realtà oggettivamente constatabile (il &#8220;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> acquatico non è manifestato in nessun luogo in modo concreto, non ha «sostegno», è formato da un insieme di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> interdipendenti e integrabili in un sistema; nondimeno è reale&#8221;[56]), ma è quella costruzione teorica che è compito dello storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> rilevare, affinché in ogni fatto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> sia esplicito il fascio di significati e la serie di legami con altre sfere del sacro in esso contenute: questa costruzione è possibile perché &#8220;un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> rivela sempre [...] l&#8217;unità fondamentale di parecchie zone del reale. [...]; d&#8217;altra parte gli oggetti, diventando <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, cioè segni di una realtà trascendente, annullano i loro limiti concreti, cessano di essere frammenti isolati, per integrarsi in un sistema&#8221;[57].</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, oltre a richiamare altri <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, riceve in sé i sempre nuovi significati di cui la storia lo investe nelle diverse tradizioni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>: &#8220;Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> è sempre aperto. [...] L&#8217;interpretazione non è mai conclusa&#8221;[58]. Consideriamo, ad esempio, il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> dell&#8217;albero. Quest&#8217;ultimo rappresenta il Cosmo, nella sua inesauribile rigenerazione, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> a sua volta dell&#8217;eternità: allora, &#8220;l&#8217;albero-Cosmo può per questo diventare, su di un altro livello, albero della «Vita-senza-morte»&#8221;. Ma la vita eterna, nella metafisica arcaica, vuole significare la realtà assoluta, e dunque &#8220;l&#8217;albero diventa il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di questa realtà («il centro del mondo»)&#8221;[59].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8816406909" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/interrompereilquotidiano.bmp" alt="Interrompere il quotidiano. La costruzione del tempo nell'esperienza religiosa" width="95" height="142" align="left" border="0" /></a> Sarà allora obbligatoria a chiunque voglia conoscere il significato di un qualsiasi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, compararne i diversi contenuti nelle varie tradizioni e anche in una stessa storia <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>: &#8220;Un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> resta vuoto di senso, se non si analizza un numero molto grande di varianti. Ora, tra queste non esiste, talvolta, alcuna contiguità storica e ciò rende ancora più difficile il lavoro d&#8217;interpretazione&#8221;[60]. Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> che si ricaverà da questo approccio comparativo sarà necessariamente trans-culturale, trans-storico, nella certezza che, secondo l&#8217;impostazione eliadiana, la coerenza non potrà mai essere contraddetta, in forza di quei principi paradigmatici che sempre e comunque si rivelano identici a se stessi nel loro significato più profondo: &#8220;È in una prospettiva totale che racchiude la totalità delle culture che dobbiamo giudicare la fecondità di un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> il quale esprime le strutture della vita cosmica e contemporaneamente rende intelligibile il modo di essere dell&#8217;uomo nel mondo&#8221;[61]. La comparazione però non si spinge fino all&#8217;appiattimento di qualsiasi significato ad un unicum: se da una parte, l&#8217;analisi delle diverse interpretazioni dello stesso simbolo ci indicano il suo valore archetipico, dall&#8217;altra essa sola ci consente di valutare correttamente e mettere in risalto quelle differenze ineliminabili dovute alla storia, all&#8217;ideologia <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> di cui esso fa parte, ecc.: &#8220;La struttura di un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> si lascia decifrare completamente solo quando si è analizzato un notevole numero di esempi. [...] Solo dopo aver esaminato tutte le varianti, la diversità del significato di ognuna vien bene in rilievo&#8221;[62]. Così Eliade riassume la sua posizione rispetto alla comparazione tra i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>: &#8220;Si cerca di ricostruire il significato simbolico di fatti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> in apparenza eterogenei ma strutturalmente collegati [...]. Un tale procedimento non implica la riduzione di tutti i significati a un comune denominatore. Non si potrà insistere mai abbastanza sul fatto che la ricerca sulle strutture simboliche è un lavoro, non di riduzione ma di integrazione. Si paragonano e si confrontano due espressioni di uno stesso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> non per ridurle a una forma unica preesistente, ma per scoprire il processo grazie al quale una struttura può arricchirsi di nuovi significati&#8221;[63].</p>
<p style="text-align: justify;">In che senso &#8216;può arricchirsi di nuovi significati&#8217;? Il significato permane al di là della mutevolezza dei significanti. Ma, oltre che permanere, viene maggiormente inteso, sempre più profondamente vissuto: il motivo è la dialettica caratteristica del sacro, che fa sì che esso non smetta mai di manifestarsi, cercando sempre nuove ierofanie, nel tentativo di totalizzarsi nell&#8217;intera realtà. A tale riguardo, sembra esservi a volte in Eliade una sorta di &#8220;evoluzionismo ierofanico&#8221;; &#8220;Le innumerevoli nuove manifestazioni del sacro ripetono [...] altre innumerevoli manifestazioni di esso già contenute [...] nel [...] passato, nella [...] «storia»: ma è parimenti vero che l&#8217;esistenza di questa storia non giunge fino a paralizzare la spontaneità delle ierofanie: una rivelazione più completa del sacro resta sempre possibile, in qualsiasi momento&#8221;[64].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8816439270" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/luomoeisimboli.bmp" alt="L'uomo e i simboli" width="95" height="127" align="right" border="0" /></a> Come nelle ierofanie, anche nei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, se da una parte il fascio di significati in essi contenuti sembra rifarsi al piano degli archetipi, dall&#8217;altra parte il vero senso del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, la sua pienezza teoretica si rende evidente &#8211; a volte &#8211; solo nella sua maturità: &#8220;Il senso ultimo di certi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> si manifesta soltanto nella loro «maturità», cioè quando si considera la loro funzione nelle operazioni più complesse dello spirito&#8221;[65]. Si può dunque parlare anche di «evoluzionismo simbolico», che comunque è un tutt&#8217;uno con la dialettica delle ierofanie, in quanto riconducibili entrambi in quella carica intrinseca del sacro per cui esso cerca di rivelarsi nel modo più aperto possibile. Questo tipo di evoluzionismo il più delle volte si presenta non solo come evoluzionismo metafisico, ma anche come evoluzionismo storico: ad esempio, l&#8217;ontofania del sasso cultuale &#8220;può modificare la sua «forma» nel corso della storia; lo stesso sasso&#8221;, se <em>prima </em>mostrava <em>semplicemente </em>che il sacro è cosa diversa dall&#8217;ambiente circostante, che, simile alla roccia, il sacro «è» di carattere assoluto, &#8220;potrà essere venerato, <em>più tardi</em>, non per quanto rivela in modo immediato (non più come ierofania elementare), ma perché è integrato in uno spazio sacro (tempio, altare, ecc.) o perché è considerato l&#8217;epifania di un dio, ecc.&#8221;[66].</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta però di un evoluzionismo molto particolare: a volte cioè sembra che un&#8217;immagine, un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, siano naturalmente portati a includere certi significati, e che se essi diverranno espliciti solo da un certo momento storico, ciò comunque vorrà dire che non potevano che essere contenuti in quel particolare <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, e non in altri: per esempio, la rivelazione portata dalla fede (l&#8221;invenzione&#8217; del giudaismo), &#8220;non distruggeva i significati «primari» delle Immagini[67], ma si limitava semplicemente ad aggiungere ad esse un nuovo valore&#8221;; resta però sempre vero che &#8220;ogni nuova messa in valore è sempre stata condizionata dalla struttura stessa dell&#8217;Immagine, a tal punto che di un&#8217;Immagine si può dire che essa attende che il suo significato si compia&#8221;[68]. Più spesso invece Eliade, facendosi aiutare dai risultati della psicologia del profondo, indica la totalità dei significati residente da sempre nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>: alcuni sarebbero vissuti in modo cosciente, altri in modo incosciente, ma tutti assolverebbero alla loro funzione nella vita spirituale dell&#8217;uomo. Nella conclusione di un articolo sul <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> Eliade si chiede se i &#8216;significati superiori&#8217; dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, espliciti nella piena maturità di questi ultimi, non fossero già impliciti, quindi almeno in vago modo percepiti anche dagli uomini appartenenti alle culture più arcaiche. Il problema è assai arduo, perché &#8211; continua Eliade &#8211; il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> agisce all&#8217;interno di tutta la struttura psichica: quindi il messaggio di un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> non si può circoscriverlo ai significati di cui si è coscienti. Quindi abbiamo a che fare con due conseguenze: &#8220;1) Se a un certo punto della storia un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> ha potuto esprimere con chiarezza un significato trascendente, si è autorizzati a supporre che in un&#8217;epoca anteriore questo significato ha potuto essere oscuramente presentito&#8221;; inoltre, come avevamo avuto già modo di rilevare, &#8220;2) per decifrare un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, non basta prendere in considerazione tutti i suoi contesti, bisogna anche, e soprattutto, riflettere sui significati che esso ha avuto in quella che si potrebbe chiamare la sua «maturità»&#8221;[69].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888095187" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/studiocomparatodellereligioni.bmp" alt="Gianfranco Bertagni, Lo studio comparato delle religioni. Mircea Eliade e la scuola italiana" width="160" height="215" align="left" border="0" /></a> In Eliade dunque il cosiddetto &#8216;terrore della storia&#8217;, su cui lo studioso romeno spesso si è soffermato, coesiste con una sotterranea consapevolezza della positività del procedere storico, nel senso di portatore di nuovi valori, nella sempre nuova e sempre più matura interpretazione dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>. La sua idea secondo la quale sarebbe la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> cosmica immanente al mondo a informare l&#8217;uomo della sua situazione esistenziale, fa sì che egli tenti di limitare di molto tutti quei valori <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> che invece vengono comunicati attraverso la storia: i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> derivanti, in certo modo, dalla storia sono dichiarati come &#8220;molto meno frequenti dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> a struttura cosmica o di quelli che si riferiscono alla condizione umana&#8221;[70]. Eliade si dichiara disinteressato a ciò che può costituire la storia di un simbolo; il suo <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow"><em>Trattato</em></a> ne è l&#8217;esempio classico. Spesso dichiara che se si dovrà fare una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">storia delle religioni</a>, prima sarà necessario comprendere da dentro le strutture e i significati delle diverse esperienze <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>: &#8220;Il problema della «storia» dei motivi interessa la nostra ricerca soltanto in via sussidiaria. [...] Quel che ci interessa per ora è di sapere quale fu la funzione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>&#8220;[71]. Per altro verso, anche quei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> che provengono da una storia recente, sistematizzatori di quelle nuove acquisizioni che l&#8217;uomo ha avuto &#8211; per esempio, nell&#8217;ambito della tecnica &#8211; sono diventati <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> grazie alla loro funzione di creatori di cultura. Se una parte di realtà è fondata dal <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> in un certo periodo storico, allora esso, rivestito del suo carattere sacro (in quanto solo il sacro è reale e il reale è tale in quanto rimanda al sacro), esce dal tempo, portandosi nella sua sede originaria, cioè nell&#8217;<em>illud tempus</em>: &#8220;Certi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> legati a fatti recenti di cultura, pur essendo situati nel tempo storico sono divenuti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> per aver contribuito a «fondare il mondo», nel senso da permettere a nuovi mondi rivelati dall&#8217;agricoltura, dall&#8217;addomesticamento degli animali, dalla regalità, di «parlare», di rivelarsi agli uomini, svelando nello stesso punto nuove situazioni umane. In altre parole, i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> legati a fasi recenti di cultura si sono costituiti allo stesso modo dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> più arcaici, cioè come il risultato di tensioni esistenziali e di assunzioni totali del mondo. Quale pur sia la storia di un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, la sua funzione è sempre la stessa&#8221;[72].</p>
<p style="text-align: justify;">In questa ermeneutica del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, ogni documento costituisce un prezioso elemento: l&#8217;eterogeneità dei significati compresi in un simbolo ci è evidente anche dalla diversificazione delle fonti di cui disponiamo: le diverse provenienze e i diversi contenuti dei documenti sono da considerare &#8220;indispensabili, non soltanto per ricostruire la storia di una ierofania, ma anzitutto perché concorrono a costruire le modalità del sacro rivelate attraverso questa ierofania&#8221;[73]. Tale eterogeneità dei documenti è indispensabile non solo per una completa comprensione del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> , ma anche per una più generale morfologia del sacro: in essa, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, mito e rito devono essere gli imprescindibili strumenti di lavoro dello storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a>. Infatti ognuno di questi generi di documenti mostra regioni del sacro di cui gli altri non partecipano o partecipano solo in maniera implicita e nascosta: solo essi, presi insieme, possono &#8220;rivelarci tutte le modalità del sacro, perché un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> o un mito lasciano trasparire nettamente le modalità che un rito non può manifestare, che nel rito sono solo implicite&#8221;, così come anche &#8220;un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> non potrà mai rivelare tutto quel che rivela il rito&#8221;[74].</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo (e il sacro in esso presente tramite la dialettica delle ierofanie) comunica la sua struttura profonda all&#8217;uomo attraverso questa triade di filtri: &#8220;Attraverso i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> il mondo [...] si «rivela»&#8221;[75] e &#8220;tramite il mito e il rito «il mondo &#8216;parla&#8217; all&#8217;uomo»&#8221;[76].</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(<a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolomirceaeliade.html"><em>la prima parte di questo saggio</em></a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, per gentile concessione dell&#8217;Autore, dal sito <a href="http://www.gianfrancobertagni.it/" rel="nofollow">www.gianfrancobertagni.it</a>; precedentemente pubblicato in ArKete 3 (1/1999).</p>
<p style="text-align: justify;">NOTE</p>
<p style="text-align: justify;">[31] Id., <em>Mefistofele e l&#8217;androgine</em>, cit., p. 189.<br />
[32] <em>Ibidem</em>, p. 192.<br />
[33] Id., <em>Spezzare il tetto della casa</em>, cit., p. 225.<br />
[34] Id., <em>Immagini e simboli</em>, cit., p. 156.<br />
[35] Id., <em>Mefistofele e l&#8217;androgine</em>, cit., pp. 187-8.<br />
[36] <em>Ibidem</em>, pp. 194-5.<br />
[37] Id., <em>Immagini e simboli</em>, cit., p. 16.<br />
[38] Roberto Scagno, «<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>: un Ulisse romeno tra Oriente e Occidente», in: L. Arcella, P. Pisi, R. Scagno (a cura di), <em>Confronto con Mircea Eliade. Archetipi mitici e identità storica</em>, Jaca Book, 1998, p. 23.<br />
[39] Mircea Eliade, <em>Immagini e simboli</em>, cit., p. 157.<br />
[40] Id., <em>Mefistofele e l&#8217;androgine</em>, cit., p. 178.<br />
[41] Id., <em>Immagini e simboli</em>, cit., p. 19.<br />
[42] Id., <em>Mefistofele e l&#8217;androgine</em>, cit., p. 186.<br />
[43] Id., <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow"><em>Trattato di storia delle religioni</em></a>, cit., pp. 473-4. È invece propria dell&#8217;uomo moderno (in quanto irreligioso), l&#8217;&#8221;esistenza frantumata e straniata&#8221;, <em>Ibidem</em>.<br />
[44] <em>Ibidem</em>, pp. 43-4.<br />
[45] Natale Spineto, «La &#8216;nostalgia del paradiso&#8217;. Religione e simbolo in Mircea Eliade», in: &#8220;Filosofia e Teologia&#8221;, n. 2, 1992, p. 302.<br />
[46] Mircea Eliade, <em>Immagini e simboli</em>, cit., p. 37.<br />
[47] Id., <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow"><em>Trattato di storia delle religioni</em></a>, cit., p. 462.<br />
[48] <em>Ibidem</em>.<br />
[49] <em>Ibidem</em>, pp. 464-5.<br />
[50] <em>Ibidem</em>, p. 275.<br />
[51] Id., <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827201742" rel="nofollow"><em>Lo sciamanismo</em></a>, cit., p. 287 (nota 15).<br />
[52] Id., <em>Immagini e simboli</em>, cit., p. 157.<br />
[53] Id., <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow"><em>Trattato di storia delle religioni</em></a>, cit., p. 463.<br />
[54] <em>Ibidem</em>.<br />
[55] <em>Ibidem</em>, p. 466.<br />
[56] <em>Ibidem</em>.<br />
[57] <em>Ibidem</em>, p. 469.<br />
[58] Id., <em>La prova del labirinto</em>, cit., p. 121.<br />
[59] Id., <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow"><em>Trattato di storia delle religioni</em></a>, cit., p. 275.<br />
[60] Id., <em>Arti del metallo e alchimia</em>, cit., p. 63.<br />
[61] Id., <em>La nostalgia delle origini. Storia e significato nella religione</em>, Morcelliana, 1972, p. 188.<br />
[62] Id., <em>Mefistofele e l&#8217;androgine</em>, cit., p. 185.<br />
[63] <em>Ibidem</em>, p. 188.<br />
[64] Id., <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827201742" rel="nofollow"><em>Lo sciamanismo</em></a>, cit., p. 15.<br />
[65] Id., <em>Miti, sogni e misteri</em>, cit., p. 140.<br />
[66] Id., <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow"><em>Trattato di storia delle religioni</em></a>, cit., p. 31. Il corsivo è nostro.<br />
[67] L&#8217;immagine è <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>. Spesso Eliade parla indifferentemente di &#8216;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>&#8216; e di &#8216;immagine&#8217;. Del resto è proprio dell&#8217;immagine rimandare ad altro. Cfr. Natale Spineto, «La &#8216;nostalgia del paradiso&#8217;. Religione e simbolo in Mircea Eliade», cit., p. 302-3.<br />
[68] Mircea Eliade, <em>Immagini e simboli</em>, cit., p. 142.<br />
[69] Id., <em>Mefistofele e l&#8217;androgine</em>, cit., pp. 198-9.<br />
[70] <em>Ibidem</em>, p. 196.<br />
[71] Id., <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow"><em>Trattato di storia delle religioni</em></a>, cit., p. 273.<br />
[72] Id., <em>Mefistofele e l&#8217;androgine</em>, cit., p. 197.<br />
[73] Id., <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow"><em>Trattato di storia delle religioni</em></a>, cit., p. 11.<br />
[74] <em>Ibidem</em>, p. 13.<br />
[75] Id., <em>Mefistofele e l&#8217;androgine</em>, cit., p. 189.<br />
[76] Natale Spineto, «La &#8216;nostalgia delle origini&#8217;. Religione e simbolo in Mircea Eliade», cit., p. 313.</p>
<p style="text-align: justify;">RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI</p>
<p style="text-align: justify;">Mircea Eliade, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow"><em>Trattato di storia delle religioni</em></a>, Bollati Boringhieri, 1972.<br />
Mircea Eliade, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827201742" rel="nofollow"><em>Lo Sciamanismo e le tecniche dell&#8217;estasi</em></a>, Mediterranee, 1975.<br />
Mircea Eliade, <em>Spezzare il tetto della casa. La creatività e i suoi simboli</em>, Jaca Book, 1988.<br />
Mircea Eliade, <em>I riti del costruire</em>, Jaca Book, 1990.<br />
Mircea Eliade, <em>La prova del labirinto</em>, Jaca Book, 1980.<br />
Mircea Eliade, <em>Mefistofele e l&#8217;androgine</em>, Mediterranee, 1971.<br />
Mircea Eliade, <em>Miti, sogni e misteri</em>, Rusconi, 1976.<br />
Mircea Eliade, <em>Storia delle credenze e delle idee religiose. I. Dall&#8217;età della pietra ai misteri eleusini</em>, Sansoni, 1979.<br />
Mircea Eliade, <em>Immagini e simboli. Saggi sul simbolismo magico-religioso</em>, TEA, 1993.<br />
Mircea Eliade, <em>Il mito dell&#8217;eterno ritorno</em>, Rusconi, 1975.<br />
Mircea Eliade, <em>Mito e realtà</em>, Borla, 1966.<br />
Mircea Eliade, <em>Arti del metallo e alchimia</em>, Bollati Boringhieri, 1987.<br />
Mircea Eliade, <em>La nostalgia delle origini. Storia e significato nella religione</em>, Morcelliana, 1972.<br />
L. Arcella, P. Pisi, R. Scagno (a cura di), <em>Confronto con Mircea Eliade. Archetipi mitici e identità storica</em>, Jaca Book, 1998.<br />
Natale Spineto, <em>La &#8216;nostalgia del Paradiso&#8217;. Religione e simbolo in Mircea Eliade</em>, in <em>Filosofia e Teologia</em>, n. 2., 1992, pp. 296-319.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbolomirceaeliade2.html' addthis:title='Il simbolo in Mircea Eliade &#8211; 2 ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La simbologia dell&#8217;opera tolkieniana</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 10:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'analisi interpretativa dei simboli presenti nei romanzi di J.R.R. Tolkien]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/simbologiatolkien.html' addthis:title='La simbologia dell&#8217;opera tolkieniana '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884529266" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dizionariotolkien.bmp" border="0" alt="Dizionario dell'Universo di J.R.R. Tolkien" width="95" height="151" align="right" /></a> Oggetto del mio intervento è un breve esame dell&#8217;uso del simbolismo da parte di Tolkien. Data, però, la vastità del tema, l&#8217;amplissimo uso di <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> da parte del filologo di Oxford e la ampiezza di rimandi, riscontri e ulteriori riflessioni che ogni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> suscita, questa analisi non potrà, per forza di cose, che limitarsi ad alcuni brevi cenni. Inoltre, la stessa rassegna che intendo qui proporre ha una pretesa meramente &#8220;evocativa&#8221;, di fornire, cioè, un insieme limitato di immagini, approssimazioni e &#8220;visioni&#8221; simboliche, al fine di rispondere a questi interrogativi: quale la misura dell&#8217;uso dei simboli da parte di Tolkien? Quali le implicazioni di questo uso? E quale la consapevolezza, da parte dell&#8217;autore, nel ricorrere a questi simboli &#8211; cioè: quale &#8220;rigore tradizionale&#8221;, rispondenza al significato arcaico?</p>
<p style="text-align: justify;">Si può premettere sin d&#8217;ora, a parziale risposta a tali quesiti, che Tolkien non ignorava certo una delle caratteristiche principali dei simboli, quella della loro dualità (non dualismo): due significati diversi, spesso opposti, si racchiudono in un unico <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>, spesso corroborandosi vicendevolmente, senza negarsi l&#8217;un l&#8217;altro. Talvolta, peraltro, tale dualità è dovuta a ragioni di tipo storico, accadendo che un senso nuovo andasse a sostituire il precedente, per opposizione, per &#8220;cambio di civiltà&#8221; o per il sovrapporsi di una nuova sensibilità. Conscio di questa fondamentale caratteristica, Tolkien è però appieno uomo del ventesimo secolo. In lui <em>epos </em>e <em>mythos </em>sentono i tratti di quest&#8217;epoca, manifestandosi, a livello letterario, in una malinconia, o meglio in una nostalgia (dolore della lontananza). Tale carattere, latente e diffuso dell&#8217;opera tolkieniana, e che cercherò di mettere in luce nel proseguio, è la ragione del tanto fascino odierno, inattenuato (e anzi direi accresciuto) a quasi trent&#8217;anni dalla scomparsa dell&#8217;autore del <em>Signore degli Anelli</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I simboli che tratterò per primi sono legati agli elementi naturali. La loro semplicità non deve fare pensare a banalità: viceversa, essa è sinonimo di universalità. Facendo riferimento a immagini quali quelle della montagna (e del vulcano), della caverna (e del labirinto), dell&#8217;albero, del bosco, del giardino o dell&#8217;isola, infatti, si allude a elementi presenti agli uomini di pressoché ogni epoca e luogo. Non solo questo, ma anche questo è un importante motivo della loro universalità, che non casualmente si esprime in termini affini, attribuendosi cioè allo stesso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> analoghi significati in tradizioni diverse. I riferimenti che farò, peraltro, saranno limitati per lo più all&#8217;area indoeuropea, perché sebbene alcuni ravvisino, e fors&#8217;anche non a torto, influenze diverse in Tolkien (specialmente veterotestamentarie), a me pare che in gran misura all&#8217;area spirituale e mitologica indoeuropea si debba far riferimento, tanto nel cercare riferimenti specifici di modelli di ispirazione di Tolkien, quanto, e a maggior ragione, nell&#8217;investigare la stessa &#8220;visione del mondo&#8221; tolkieniana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885140079" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/eroisignoreanelli.bmp" border="0" alt="Paolo Gulisano, Gli eori del Signore degli Anelli" width="95" height="133" align="left" /></a> Il primo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> cui farò dunque riferimento è quello della montagna. Univocamente le tradizioni mondiali le attribuiscono il significato di sede della divinità: ciò avviene tanto nei casi più noti del greco Olimpo, dell&#8217;indiano Sumeru (noto anche come Meru), dei varî Sinai, Sion e Golgota biblici, etc. Ma in realtà di monti sacri sono costellate le credenze dei popoli; per esempio, in un recente saggio (R. Del Ponte, <em>I Liguri. Etnogenesi di un popolo</em>, Ecig, Genova 1999) è stato ben messo in luce come tra gli antichi Liguri, una delle principali popolazioni italiche antiche, nella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> trovasse una posizione del tutto preminente un &#8220;culto delle vette&#8221; con relativi santuari e divinità collegate. Non è un caso del resto, come hanno rilevato alcuni pensatori tradizionalisti, che il termine &#8220;paradiso&#8221; derivi alla nostra lingua, per il tramite dell&#8217;ebraico, dal sanscrito <em>paradesha</em>, indicante un luogo elevato. Nel simbolismo, nell&#8217;iconologia antica come nelle più remote incisioni rupestri, la montagna viene rappresentata come un triangolo, più o meno equilatero, con un vertice rivolto verso l&#8217;alto. Questo simbolismo dell&#8217;alto, dell&#8217;elevato, della direzione verticale e ascendente, non è senza relazioni con una visione del divino in cui a essere invocate sono le potenze luminose, solari, &#8220;maschili&#8221;. Chiariremo meglio questo concetto in seguito, trattando della montagna e della caverna.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti miti europei, specialmente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievali</a>, la montagna viene collegata alla figura di sovrani, mitici o reali, che, si dice, in essa riposano, per tornare un giorno, destati dal loro lungo sonno, a restaurare l&#8217;aureo periodo della loro regalità. Tutto ciò conforta l&#8217;immagine della montagna quale luogo sacro. Inoltre sulle affinità di &#8220;ascesi&#8221; e &#8220;ascesa&#8221; molto è stato scritto: basti rammentare, qui, come la stessa odierna esperienza alpinistica abbia in numerose occasioni fornito lo spunto, a scalatori più o meno &#8220;professionisti&#8221;, di parlare di &#8220;esperienze di confine&#8221;, quando non di veri e proprî &#8220;stati trascendenti della coscienza&#8221;. In tutto ciò, nel contatto e nel confronto diretto dell&#8217;uomo con la montagna, va dunque ravvisata una di quelle &#8220;porte&#8221; al sovrasensibile già chiaramente percepite dagli antichi. I riti dionisiaci si svolgevano sulle alture, e i maestri spirituali cinesi, ricorda René Daumal nel suo libro <em>Il monte analogo</em>, che costituisce un po&#8217; una <em>summa </em>di questi orientamenti, impartivano agli allievi le loro lezioni sull&#8217;orlo dei precipizî delle montagne.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa visione tradizionale della montagna si affiancava una ben precisa struttura cosmica. Essa ha una sua compiuta teorizzazione in India, dove al Sumeru fa da contraltare cosmico un omologo monte &#8220;perno dell&#8217;universo&#8221; dall&#8217;altra parte del mondo: l&#8217;immagine della montagna come Asse del Mondo, sia detto per inciso, doveva avere un&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> forse addirittura maggiore di quella dell&#8217;albero. Questa stessa struttura cosmica è presente anche nella Divina Commedia, dove il monte del purgatorio si erige precisamente sulla verticale della &#8220;natural burella&#8221; del cono dell&#8217;inferno.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si presenta in Tolkien questo simbolismo? Prendiamo a esempio, per rispondere, uno dei passi principali in cui i personaggî si trovano di fronte a una montagna: il Caradhras. Qui il monte è ostile: le espressioni dei personaggî in merito sono inequivoche. Essa si oppone al passaggio della Compagnia dell&#8217;Anello, poiché il braccio del Nemico è divenuto assai lungo, e ha ormai raggiunto anche queste terre a lui assai remote. Il monte è cioè pervaso ancora da un senso del sacro, ma terribile e incontrollabile: la potenza che lo domina si rivela ostile: sarà questo il motivo che costringerà la Compagnia a trovare una diversa via.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un significato affine alla montagna, ma non uguale, ha nel simbolismo il vulcano. La mancanza della vetta, che lo caratterizza e differenzia, non equivale a mancanza di carattere sacro. Viceversa, il contatto della fiamma incandescente che vi riposa con l&#8217;ambiente esterno è segno di una sacralità a diretto contatto con il mondo &#8211; peraltro dall&#8217;aspetto spesso terribile. Senza andare troppo lontano, si pensi al mito circa l&#8217;Etna, concepito quale fucina nella quale Vulcano forgiava le saette di Zeus; una tradizione medievale inoltre, riportata dal Graf, rimanda a quell&#8217;&#8221;Artù nell&#8217;Etna&#8221; (forse una figurazione simbolica di Federico II) cui si è accennato parlando della montagna. Ed è un vulcano, nel <em>Signore degli Anelli</em>, a costituire, nella terra nemica, l&#8217;obbiettivo della cerca <em>sui generis </em>che il protagonista deve compiere. Anche qui, il vulcano è la sede di una manifestazione del divino terribile, che distrugge.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Direttamente connesso, anzi dipendente dal simbolismo della montagna è quello della caverna. Per riprendere il tema iconografico suaccennato, se la montagna veniva usualmente raffigurata con un triangolo dal vertice rivolto verso l&#8217;alto, è un opposto triangolo con il vertice rivolto verso il basso a indicare la caverna. Il sovrapporsi dei due simboli, poi, poteva dar luogo al cosiddetto &#8220;Sigillo di Salomone&#8221;, che, di là dall&#8217;essere odierno emblema di una recente entità statuale mediorientale, è <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> universale, non certo prerogativa del solo ebraismo (lo si ritrova anche nella più antica India, per esempio). Esso rimanda a una conciliazione degli opposti.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, è a una diversa epoca, più recente, che va connesso il simbolismo sacrale della caverna: come in epoche remote il divino era naturalmente accessibile a tutti, e in quanto tale da tutti visibile (tale è il caso della montagna), con una nuova età (e precisamente con la seconda fase del ciclo cosmico) le conoscenze che alla sede del divino si ricollegavano devono &#8220;ritirarsi&#8221; in un luogo più remoto, non accessibile a tutti, così dando forma all&#8217;esoterismo. I popoli, va peraltro aggiunto, non sempre si avvicinarono alle caverne con il medesimo &#8220;sentire&#8221;. Popoli che abitarono nelle caverne manifestavano spesso un&#8217;attitudine &#8220;lunare&#8221; e &#8220;matriarcale&#8221; nei confronti della spiritualità, viceversa un diverso sentire doveva generalmente animare quanti verso le caverne andavano con precisi intenti rituali. È nel mitraismo, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> spiccatamente (seppur non del tutto univocamente) solare, che i riti di iniziazione si compivano negli antri più bui.</p>
<p style="text-align: justify;">In Tolkien, e in particolare nel <em>Signore degli Anelli</em>, sono due le caverne, o i tipi di caverne, che hanno rilevanza. Le prime sono le antiche case degli hobbit: la loro caratteristica è il senso di accoglienza domestica. Il popolo hobbit, d&#8217;altronde, è di indole prevalentemente pantofoliera, borghese e, appunto, &#8220;matriarcale&#8221;. Le caverne abitate anticamente da loro, comunque, hanno poco della &#8220;caverna&#8221; in senso classico: dai dolci e verdi colli della Contea non sorgono vette altissime, e le caverne sono proporzionalmente dimensionate, anche e soprattutto nell&#8217;&#8221;indole&#8221; espressa dai loro abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro tipo di caverna, anzi la caverna per eccellenza del <em>Signore degli Anelli</em>, è Moria. Nel viaggio della Compagnia a Moria, vera e propria &#8220;discesa agli inferi&#8221; in piena regola, si ripetono modelli universali di simbolismo. Lo stesso ingresso nell&#8217;antro della caverna è anticipato da un viaggio periglioso; il luogo in cui si trova il &#8220;passaggio&#8221; al mondo infero è oscuro e tetro. Queste caratteristiche trovano delle precise corrispondenze, per esempio, nel VI libro dell&#8217;<em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span> </em>e nel primo canto dell&#8217;Inferno dantesco; ma di &#8220;discese agli inferi&#8221; sono ricche un po&#8217; tutte le tradizioni: si tratta del modello classico del viaggio iniziatico. Entrata la Compagnia dell&#8217;Anello nella caverna, il simbolismo di questa cede il passo, secondo un modello assai consueto, al simbolismo del labirinto; infatti Moria si snoda in una miriade di stanze, costruite in epoche remote dai nani. Qui la Compagnia può procedere solo grazie alla guida sicura di Gandalf, elemento della luce spirituale, vero e proprio &#8220;filo di Arianna&#8221;. La caverna è nel simbolismo inoltre strettamente associata al cuore, come ha rilevato con particolare efficacia <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>. Non è d&#8217;altronde casuale, a mio avviso, che l&#8217;assedio di cui è vittima la Compagnia sia scandito da un battito (&#8220;<em>tum, tum</em>&#8220;) di tamburi, a ritmo sempre crescente. Nel viaggio raccontato nel romanzo, seguono con preciso significato al nero della caverna il combattimento di Gandalf, custode del &#8220;Fuoco Segreto&#8221; nelle e contro le fiamme del Balrog (fase &#8220;rossa&#8221;) e, alla conclusione di un lungo percorso iniziatico, la rinascita del protagonista quale &#8220;Gandalf il Bianco ritornato dalla morte&#8221;. In questa prospettiva, il &#8220;ritorno alla luce&#8221; della Compagnia rappresenta il compimento della &#8220;rinascita&#8221; iniziatica.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0345324366/centrostudilarun" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/0345324366.bmp" border="0" alt="J.R.R. Tolkien - R. Foster, The Complete Guide to Middle-Earth: From the Hobbit to the Silmarillion" hspace="3" vspace="3" width="82" height="140" align="right" /></a>A questo punto del romanzo la Compagnia torna a viaggiare alla luce del sole, e giunge a Lorien: il giardino per eccellenza del libro. È un &#8220;giardino di delizia&#8221;: il popolo fatato che lo abita vive sugli alberi che ama, immagini fatate e meravigliose vi si susseguono; il tempo stesso ivi scorre in modo inusuale. Questo tema del giardino meraviglioso e delizioso è presente in diverse testimonianze tradizionali (si pensi a quello delle Esperidi, alla saga di Gilgamesh, al Paradiso terrestre biblico). L&#8217;albero in sé, che del giardino costituisce elemento essenziale, ha in Tolkien prevalenti caratteristiche &#8220;positive&#8221; (luminose nel Silmarillion, di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> regale &#8211; a Minas Tirith &#8211; e di arcaicità &#8211; nel caso di Fangorn &#8211; nel Signore degli Anelli), ma il Bosco, altra forma di manifestazione del simbolismo dell&#8217;albero, è caricato di un significato nettamente duale. Esistono cioè caratteristiche assai diverse tra i personaggî incarnanti primordiali &#8220;signori dei boschi&#8221;, come Tom Bombadil &#8211; che paiono così vicini all&#8217;immagine dello jüngeriano <em>Waldgänger</em>) e i personaggi che viceversa vedono i boschi come luoghi oscuri e tenebrosi (o meglio, sono diverse le tipologie di boschi). La foresta per eccellenza della Terra di Mezzo, e cioè Bosco Atro, rientra nettamente in questa seconda tipologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrisse nel suo <em>Origini indoeuropee </em>Giacomo Devoto, forse il principale linguista italiano del secolo: &#8220;Il tratto fondamentale del paesaggio indoeuropeo originario è dato dalla foresta&#8221;. Allo stesso modo, termini importantissimi del vocabolario indoeuropeo più arcaico traggono proprio dal paesaggio boschivo la loro fonte etimologica: la stessa fondamentale parola &#8220;luce&#8221; deriva da quella sua particolare manifestazione che è data dal suo filtrare tra i rami degli alberi, e in specie nelle radure. Così &#8220;luce&#8221; è strettamente parente di <em>lucus</em>, il bosco sacro nell&#8217;antico latino. Inoltre nell&#8217;immaginario medievale europeo al bosco si collegavano le più svariate credenze: esso era visto infatti come luogo di arcani incontri, di pericolose presenze, di fatate entità. Queste sono le stesse caratteristiche di Bosco Atro.</p>
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;isola, come noto, ha una parte di rilievo nell&#8217;epopea tolkieniana. Il richiamo, nettissimo, al mito platonico circa l&#8217;affondamento di Atlantide è sin troppo noto nella vicenda di Numenor perché valga soffermarvisi. Ciò che va aggiunto è che la sede degli &#8220;immortali&#8221; o &#8220;immortalati&#8221;, delle presenze luminose elfiche incorrotte, resta l&#8217;isola a Occidente. Mito diffusissimo, addirittura al di fuori dei confini d&#8217;Europa, quello dell&#8217;isola quale sede mitica è testimoniato dalla ricchezza delle tradizioni sulle varie Thule, Avallon, Tir na mBeo etc. Si tratta di raffigurazioni varie (e riferite, specie la prima in confronto alle altre, forse anche a memorie diverse) di una terra originaria e fatata, sede variamente di &#8220;eroi&#8221;, morti e presenze immortali. Su questo tema torneremo tra breve, facendo riferimento all&#8217;ultimo dei simboli qui trattati.</p>
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<p style="text-align: justify;">Il convegno odierno essendo dedicato al &#8220;Viaggio della Compagnia verso il terzo Millennio&#8221;, sarà forse il caso di aggiungere qualcosa su queste parole, iniziando dalla Compagnia. Nelle saghe e nelle leggende, va premesso, è più frequente l&#8217;eroe solitario rispetto alla compagnia (ma ci sono numerose eccezioni). In estrema sintesi a me pare che la Compagnia tolkieniana non sia un&#8217;unione comunistica, nella quale le singole personalità si fondono; vi permangono tratti gerarchici, e oltretutto una speciale &#8220;interrazzialità&#8221;. Si tratta dell&#8217;<em>élite </em>delle razze solari a riunirsi nella Compagnia dell&#8217;Anello: mai, per intenderci, un Orco o un Sudrone ne avrebbe potuto far parte. In essa nessuno perde la sua precisa identità e il suo preciso ruolo, anche letterario, ma viceversa è per il tramite della Compagnia stessa che matura e vive la sua avventura vera e propria, che combatte cioè la sua Grande Guerra Santa. Lo spirito è quello di una compagnia di ventura, o ancor più quello dei <em>sodales </em>medievali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;impresa iniziatica della Compagnia è il viaggio, e non potrebbe praticamente essere altrimenti. Viaggiatori mitici sono Dante, Ulisse, Enea, Ercole, Gilgamesh, Sigfrido e tantissimi altri: è nel viaggiare che l&#8217;eroe si confronta con i pericoli, cresce e migliora. E al viaggio non può fare da naturale conclusione che il ritorno: non a caso con le parole &#8220;Sono tornato&#8221; si chiude il Signore degli Anelli: davvero simile, d&#8217;altronde, è il finale dell&#8217;avventura di Sam a quello di Ulisse che giunge nella sua Itaca e giustizia i proci che vi imperversano.</p>
<p style="text-align: justify;">La realizzazione del compito della Compagnia dell&#8217;Anello conclude un vero e proprio ciclo cosmico: la Terza Era si chiude, e inizia l&#8217;Età degli Uomini. Anche la concezione ciclica tradizionale è ben presente a Tolkien &#8211; e la sua attitudine di fronte al destino di decadenza del mondo moderno fa di lui un guerriero nel senso tradizionale. Con l&#8217;instaurarsi di un nuovo ciclo, anche nuove forme simboliche vengono a predominare.</p>
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<p style="text-align: justify;">Per concludere questa disamina, vorrei ricordare un ultimo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> che appare in Tolkien in un modo molto significativo. La Compagnia dell&#8217;Anello sta per lasciare Lorien, per riprendere il suo viaggio. Lungo il Grande Fiume, prima dell&#8217;addio, una imbarcazione dalle sembianze di un grande <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a> dorato si avvicina. Un canto dolce e tristissimo è quello di addio della bianca e bellissima dama Galadriel, velato di tristezza, ma in esso già si cela, in pura potenza, il richiamo della redenzione. Il popolo chiaro, puro e luminoso dà così il suo addio. Analogamente, dalla &#8220;triste storia dei figli di Lir&#8221; irlandese sappiamo di come i figli di questo sfortunato sovrano furono per un sortilegio mutati in <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a>: il loro canto dolcissimo e tristissimo incanta chi li oda. Esso appartiene o rimanda così all&#8217;Altro mondo. Nel mito greco e romano il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a> è animale iperboreo, sacro al dorico e nordico Apollo; non a caso dalla Svezia alla Valcamonica si rinvengono incisioni raffiguranti il suo caratteristico collo. In un mito estremamente diffuso Fetonte, avendo improvvidamente guidato il carro del padre, dio solare, viene precipitato nelle acque dell&#8217;Eridano, ove muore. Viene pianto dalle Eliadi ma anche da Cicnus, il vecchio figlio del re dei Liguri, che ne era parente. Il canto di dolore muta il vecchio dai bianchi capelli nell&#8217;animale che oggi porta il suo nome, e che assurge in cielo (il fenomeno è definito sin dagli antichi come catasterismo). Socrate, nel <em>Fedone </em>platonico, sostiene di assomigliare al <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcigno.html">cigno</a>, che non piange la propria morte, in realtà, dolorosamente, ma con la gioia di chi sa di ricongiungersi all&#8217;elemento divino donde proviene.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa bianchezza dell&#8217;animale, come dei capelli dei vecchi, non è solo il segno della purezza originaria, ma rimanda anche alla sua remota <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> iperborea. E il rivolgere a tale remota origine lo sguardo è il grande messaggio dell&#8217;opera <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a> tolkieniana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Relazione tratta da AA.VV., <em>J.R.R. Tolkien. Il viaggio della Compagnia verso il Terzo Millennio</em>, Atti del Convegno svoltosi all&#8217;Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; il 5 maggio 2000, Roma 2001, pp. 45-53.</p>
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