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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Rusconi</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Io, infame scrittore di Destra</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 11:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alfredo Cattabiani ripercorre gli ostracismi subiti dalla casa editrice Rusconi in occasione della sua direzione editoriale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><br/><p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo di Bruno Costi sull&#8217;egemonia e la malafede della cultura di sinistra merita una chiosa, o meglio una testimonianza personale che più di mille denunce può spiegare ai giovani la pervicacia dell&#8217;intolleranza «progressista» nei confronti del Diverso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/alfredo2.JPG" border="0" alt="" width="149" height="152" align="right" /></a>Fra il 1970 e il 1972 cominciarono a uscire i primi libri della Rusconi Libri, che ero stato chiamato a dirigere un anno prima. Ne citerò alcuni a titolo di esempio: <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845210278"><em>II Signore degli anelli</em></a> di J. R. R. Tolkien, <em>Tramonto o eclissi dei valori tradizionali, </em>un dibattito fra Augusto del Noce e Ugo Spirito, il <em>Manifesto dei conservatori</em> di Giuseppe Prezzolini, alcune autobiografie di pellirosse, <em>Il flauto e il tappeto</em> di Cristina Campo, <em>Difesa della luna</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/guido-ceronetti">Guido Ceronetti</a></span>, <em>La mela di Adamo e la mela di Newton</em> di Giuseppe Sermonti, <em>La morte della luce</em> di Hans Sedlmayr, <em>Le serate di Pietroburgo</em> di Joseph de Maistre, una testimonianza di Marcenko sui campi di concentramento sovietici, e saggi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, Simone Weill, Alce Nero, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/mircea-eliade">Eliade</a></span>. Era una casa editrice alternativa, aperta anche ad autori della sinistra: senza censure.</p>
<p style="text-align: justify;">Opposta fu la reazione; dapprima si cercò di tacere, di non recensire, di ignorare. Ma i libri si vendevano a decine di migliaia di copie, sicché diventava sempre più difficile ignorarli. Si passò allora alla denigrazione sistematica della casa editrice e del suo direttore editoriale. Nel novembre del 1970 Umberto Eco pubblicò sull&#8217;«Espresso» un articolo minaccioso nei confronti di scrittori come Quinzio e Ceronetti che avevano avallato la Rusconi, col titolo ironico: «La parabola del buon reazionario»; nel luglio del 1971 Valerio Riva scrisse sulla stessa rivista un altro articolo col titolo terroristicamente allusivo: «Libro e boschetto» perché la casa editrice pubblicava anche saggi sulla salvaguardia della natura, fra cui <em>Manuale di ecologia</em> di Alfredo Todisco. Il 16 dicembre 1971 Walter Pedullà sulle colonne di «Rinascita» ammoniva: «Quanto bisognava dire contro la Biennale cinematografica di Venezia (la dirigeva allora Rondi), contro la concentrazione di testate di giornali e contro De Feo è stato scritto, così come contro l&#8217;editoria i cui piani sono più provocatoriamente reazionari, ad esempio, onore al merito, quelli di Rusconi, che ha fatto presto a farsi riconoscere per l&#8217;alfiere di un&#8217;operazione di destra».</p>
<p style="text-align: justify;">Poi nel 1972, approfittando dell&#8217;adesione di un nostro autore, Armando Plebe, al Msi, quasi che uno scrittore rappresentasse politicamente la casa editrice, la canea aumentò d&#8217;intensità, intervenne naturalmente anche Moravia, si cominciò a parlare del pericolo di una «restaurazione della cultura». Ceronetti, reo di collaborazionismo, venne allontanato dall&#8217;«Espresso», nei maggiori premi letterari le opere della Rusconi venivano sistematicamente ignorate o, se non era possibile, tenute a prudente distanza dalla vittoria, anche quando i loro autori non erano etichettabili «a destra», come ad esempio Luigi Compagnone, Mario Pomilio, Carlo Coccioli o Giorgio Saviane. Quanto a Giuseppe Berto, diventato «reazionario», riuscì a vincere il Bancarella con <em>Oh, Serafina!</em> grazie ai librai pontremolesi che non obbedivano alle parole d&#8217;ordine vigenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Continuai impassibile sulla mia strada, pubblicando i maggiori esponenti della cultura sapienziale del Novecento, da Coomaraswamy a Marius Schneider, da Abraham J. Heschel a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/mircea-eliade">Eliade</a></span>, fino a quando nel 1975 la casa editrice venne affidata a un nuovo direttore generale, Ugo Braga, che aveva il compito di eliminare tutte le collane che avevano suscitato riserve nella sinistra, prima fra tutte «Tradizione» dove avevo stampato, oltre a De Maistre e Donoso Cortes, Pavel Florenskji, il filosofo e matematico russo morto nei campi di concentramento stalinisti, di cui l&#8217;Adelphi avrebbe pubblicato qualche anno dopo <em>Le porte regali</em>, il saggio sul <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> delle icone.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arrivo del nuovo direttore generale che aveva rilasciato alla stampa dichiarazioni gradite alla sinistra, produsse un effetto positivo sulle pagine letterarie dei quotidiani che cominciarono a considerare benevolmente i nuovi titoli incolori. Alla fine cercai lavoro altrove: tutte le porte mi vennero chiuse come a un maldestro principiante. Fui salvato dal «Settimanale» che allora apparteneva a una cordata di imprenditori liberali: da editore mi trasformai nel 1979, a quarantadue anni, in giornalista professionista. Quando nel 1981 si concluse traumaticamente quell&#8217;esperienza, cercai un altro giornale, ma riuscii a ottenere soltanto qualche vaga promessa da Gianni Letta, allora direttore de «Il Tempo», sul quale collaboravo grazie a <a title="Fausto Gianfranceschi" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/fausto-gianfranceschi/">Fausto Gianfranceschi</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente Corrado Guerzoni mi aprì, come collaboratore, i microfoni di Radiodue, non ancora controllata settariamente dalla sinistra, come succede adesso: l&#8217;insperata collaborazione mi permise letteralmente di sopravvivere. Fu allora che cominciai a scrivere quei libri di <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a>, di storia delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> e di tradizioni popolari. I lettori li apprezzarono, la maggior parte dei giornali li ignoravano o quasi. Si diceva: «Quel <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani">Cattabiani</a> è uno scrittore fine, ma purtroppo è di destra!». Come a dire: «È un infame!».</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_1506" class="wp-caption alignleft" style="width: 164px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-1506" title="walter-pedulla" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/walter-pedulla.jpg" alt="Walter Pedullà" width="154" height="194" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Walter Pedullà</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;estate del 1986 un saggio di iconologia che avevo scritto con Marina Cepeda Fuentes, <em>Bestiario di Roma</em>, edito dalla Newton Compton, concorreva al premio Tevere. Nella riunione finale, quando la stragrande maggioranza della giuria era orientata a premiarlo, si alzò Walter Pedullà dicendo pressappoco così: «Forse non sapete che state per premiare uno dei responsabili della tensione culturale degli anni 70». Fortunatamente gli altri giudici non accettarono il ricatto ideologico.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_1507" class="wp-caption alignright" style="width: 220px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-1507" title="augias" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/augias-300x225.jpg" alt="Corrado Augias" width="210" height="158" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Corrado Augias</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">E ora ecco uno degli ultimi recenti episodi di censura: l&#8217;anno scorso usciva un mio libro, <em>Santi d&#8217;Italia</em> (Rizzoli), giunto ora alla quarta edizione. Si trattava di lanciarlo adeguatamente e la Rizzoli lo consigliò anche a Corrado Augias per la sua rubrica televisiva «Babele», perché toccava temi popolari. Silenzio per settimane e settimane. La capo ufficio stampa della Rizzoli mi confessò: «Non sono riuscita a ottenere nulla. Sa, Augias è di sinistra..». «Ma il mio è un libro di agiografia senza alcuna implicazione politica!», obiettai. «Che vuole? Le cose stanno così».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Tempo</em> del 26 agosto 1994.</p>
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		<title>Tolkien scrittore tradizionalista e i suoi nemici</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 21:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Le decennali polemiche sulle idee politiche di Tolkien in Italia e i tanti tentativi di appropriazione da parte di chi un tempo rifiutava l'opera tolkieniana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">John Ronald Reuel Tolkien è stato, e si può considerare, uno scrittore “tradizionale” o “tradizionalista”?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">La domanda non è retorica, ma sostanziale. Molte delle polemiche pro e contro questo studioso di letterature antiche e di linguistica, poi divenuto narratore, ruotano in fondo intorno a questo concetto. Se la risposta è “no”, si tratta allora di diatribe che lasciano il tempo che trovano, di scaramucce giornalistiche contingenti, di strumentalizzazioni banalmente “politiche”. Se la risposta è invece “sì” allora la questione assume un diverso aspetto, più importante, più profondo, e si rivela essere uno dei tanti sintomi di come una certa parte del mondo moderno non riesca ad accettare un’opera che è sostanzialmente in contrasto, in opposizione, in distonia con i valori dominanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886583761"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cerchioritornodelre.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris (cur.), Il ritorno del re. Il nuovo fantastico italiano" /></a><span style="font-size: x-small;">J.R.R.Tolkien dal punto di vista </span><span style="font-size: x-small;"><em>spirituale</em></span><span style="font-size: x-small;"> fu sicuramente un </span><span style="font-size: x-small;"><em>homo religiosus</em></span><span style="font-size: x-small;">: era un cattolico convinto in una società protestante come quella inglese, un “papista” come venivano sprezzantemente definiti i seguaci della Chiesa di Roma; in più fu tra i cattolici un cattolico tradizionalista, vale a dire ossequioso sì ma assai poco propenso ad accettare le riforme del Concilio Vaticano II: ad esempio, non condivise l’abolizione del latino nella Messa. Devoto della Madonna e del Rosario, lo portava con sé: durante la seconda guerra mondiale, mentre era di guardia nelle postazioni antiaeree essendo inquadrato nell’esercito territoriale (nel 1939 aveva 47 anni), lo recitava regolarmente. Il riferimento ai </span><span style="font-size: x-small;"><em>Vangeli</em></span><span style="font-size: x-small;">, alla devozione, alla spiritualità, ad un modo di comportarsi cristiano nella vita di ogni giorno, è costante nelle lettere ai suoi figli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Dal punto di vista </span><span style="font-size: x-small;"><em>culturale</em></span><span style="font-size: x-small;"> era, come ben si sa, uno studioso non solo di letteratura anglosassone e inglese, ma di miti, di saghe, di epopee, di antiche tradizioni, i cui <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simboli</a> e valori contrappose sempre alla Modernità, sia come </span><span style="font-size: x-small;"><em>Weltanschauung</em></span><span style="font-size: x-small;">, sia come stile, sia come atteggiamento dei protagonisti dei suoi libri.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Dal punto di vista </span><span style="font-size: x-small;"><em>esistenziale</em></span><span style="font-size: x-small;"> coltivava una vera e propria idiosincrasia per tutto quanto aveva a che fare con la società in cui viveva: la burocrazia nella vita universitaria, la pervadenza delle macchina in ogni dove, la distruzione della natura, il rumore ed il fracasso della città, l’industrializzazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888583084"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/alberoditolkien.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris (cur.), 'Albero' di Tolkien" /></a><span style="font-size: x-small;">Dal punto di vista </span><span style="font-size: x-small;"><em>politico</em></span><span style="font-size: x-small;"> si definiva “antiquato reazionario”: patriottico, monarchico, sostanzialmente antidemocratico, condannava l’imperialismo materialista, la progressiva scomparsa delle identità nazionali sia linguistiche, sia addirittura gastronomiche. Possedeva anche quel tanto di individualista e anarchicheggiante, insofferente, che è in ognuno di coloro i quali si sentono di vivere in una società assurda, soffocante, non a misura d’uomo. Insommma, come lo definisce il suoi biografo Humphrey Carpenter, era un “uomo di destra”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Dal punto di vista </span><span style="font-size: x-small;"><em>narrativo</em></span><span style="font-size: x-small;"> riversò, travasò consciamente e inconsciamente tutte queste caratteristiche spirituali, culturali e umane nei suoi romanzi, soprattutto ne </span><a title="Il Signore degli Anelli" rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845210278" target="_blank"><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span></a><span style="font-size: x-small;">, un’opera che voleva essere, secondo quanto esplicitamente disse negli anni Trenta, il tentativo di fornire di una mitologia il suo Paese, l’Inghilterra, che a suo giudizio ne era assolutamente privo. Una società assolutamente carente di miti nella prima metà del Novecento? Per il professor Tolkien qualcosa di inaccettabile, per lui che di miti e di <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a> si nutriva lo spirito. E così riproponendo dopo secoli un’opera in forma di saga ed epopea adatta ai lettori moderni, questo docente di Oxford ha dotato di un’appassionante mitologia non solo il suo Paese, ma, si può ormai dire con certezza, il mondo intero, dato che i suoi miti sono così universali, così “cattolici” si potrebbe dire ricordandoci l’etimologia  greca della parola, che sono stati compresi, accettati e fatti propri da lettori che più lontani dalla mentalità britannica non si potrebbe. E questo, ovviamente, ad di là del successo planetario del film in tre parti di Peter Jackson, che ha dato solo più visibilità alla sua creazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8851400792"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/eroisignoreanelli.bmp" border="0" alt="Gli eori del Signore degli Anelli" /></a><span style="font-size: x-small;">Dunque, credo che si possa rispondere alla domanda iniziale positivamente: “Sì, Tolkien si può legittimamente definire e considerare un autore </span><span style="font-size: x-small;"><em>tradizionale</em></span><span style="font-size: x-small;">”. Ma di quale tradizione? Su questo punto ci sono state polemiche anche speciose e un po’ ridicole: c’è chi lo restringe all’interno della tradizione cattolica e chi invece lo considera un esponente della tradizione classica, o anche pagana. Senza ombra di dubbio la sua formazione è cattolica, ma &#8211; lo disse in modo chiaro &#8211; scrivendo </span><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> non volle farne </span><span style="font-size: x-small;"><em>esplicitamenbte</em></span><span style="font-size: x-small;"> un’opera religiosa: non si parla mai di riti, di divinità, di espressioni evidenti di spiritualità, tantomeno di quelli cristiano-cattolici. Tutto è invece </span><span style="font-size: x-small;"><em>implicito</em></span><span style="font-size: x-small;"> nella sostanza dell’opera, tutto sta nel retroterra, nel sottofondo. E questo retroterra, questo sottofondo è un amalgama inestricabile di tutta la sua formazione interiore: di cattolicesimo e di paganesimo, di </span><span style="font-size: x-small;"><em>Vangelo</em></span><span style="font-size: x-small;"> e di </span><span style="font-size: x-small;"><em>Edda</em></span><span style="font-size: x-small;">, così come di romanzi arturiani e di saghe islandesi, di mitologia germanica e di riferimenti celtico-irlandesi. La sua insomma, è l’opera di un “pagano convertito”, come Tolkien stesso definiva l’anonimo autore del </span><span style="font-size: x-small;"><em>Beowulf</em></span><span style="font-size: x-small;">, il poema anglosassone la cui rivalutazione si deve proprio al nostro professore oxoniense. Per questo </span><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;">, e gli altri testi che gli fanno da contorno, è importante: proprio per l’originale amalgama di tradizioni diverse portate a dignità di romanzo adatto ai moderni in pieno Ventesimo secolo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Tolkien e la sua opera sono, dunque, nel solco di una tradizione che penso si possa definire legittima, proprio come accade per tutti quei grandi scrittori la cui apertura mentale, la cui sensibilità profonda, la cui grande cultura, consentono di accogliere ed esternare con la loro arte i <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simboli</a> di una Tradizione perenne per inconsapevoli che possano esserne, come affermano sia <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/" target="_self">René Guénon</a> sia <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Julius Evola</a>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Un autore e un libro così non potevano che avere quindi una pletora di avversari, di nemici che esternarono la loro ostilità in modi diversi, spesso contradittori e grotteschi, avendo per così dire fiutato a naso in lui e nei suoi scritti qualcosa di totalmente </span><span style="font-size: x-small;"><em>alieno</em></span><span style="font-size: x-small;"> e incomprensibile. Ovviamente ci interessa quel che è avvenuto in Italia, unico Paese al mondo in cui ci si è letteralmente scannati sulle interpretazioni da dare all’opera tolkieniana sotto un’ottica squisitamente “politica”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845292665"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dizionariotolkien.bmp" border="0" alt="Dizionario dell'Universo di J.R.R. Tolkien" /></a><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> venne tradotto integralmente solo nel 1970 dalla Rusconi quando era direttore editoriale <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani" target="_self">Alfredo Cattabiani</a> su consiglio di <a title="Elemire Zolla" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/elemire-zolla/" target="_self">Elémire Zolla</a> e per la cura di Quirino Principe. All’epoca furono sufficienti questi nomi per metterlo all’indice: il fatto poi che si trattasse di un romanzo “<a title="Fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico" target="_self">fantastico</a>” e non sociale o realistico o intimistico, e che fosse ambientato in uno pseudo-<a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo" target="_self">medioevo</a>, come si disse, fornì altri spunti per condannarlo. La reazione della stampa italica in un periodo di forti tensioni politico-ideologiche fu prima il silenzio, poi l’aria di sufficienza, infine la condanna. Non poteva essere accettato un romanzo che avesse caratterstiche così estranee ai gusti degli intellettuali che condizionavano le patrie lettere. Lo si stroncò da vari punti di vista: il libro era da un verso troppo lungo, illegibile, zeppo di nomi astrusi e incomprensibili, noioso per le sue digressioni e le cronologie in appendice; per altri era un libro puerile, ridicolo, adatto ai bambini; per alcuni ancora era manicheo perchè distingueva troppo nettamente fra Bene e Male, fra buoni e cattivi, ed era anche un po’ razzista perchè i cattivi era regolarmente “brutti”; per altri, al contrario, era ambiguo, dato che non si riusciva a comprendere esattamente la sua posizione in certi momenti-chiave della trama, o rispetto al carattere di determinati personaggi (ad esempio, la regina degli elfi Galadriel). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Smontato il romanzo dal punto di vista letterario, non bastò. Di fronte ad un successo inarrestabile, nonostante la cattiva pubblicità, soprattutto fra i giovani e in particolare fra i giovani di destra che lo avevano eletto a loro libro di culto, ovviamente lo si qualificò dal punto di vista politico: conservatore, reazionario e, ovviamente, fascista. Poiché era letto dai ragazzi di destra che alla fine degli anni Settanta avevano realizzato i famosi Campi Hobbit, la caratteristica dei suoi lettori cadde anche sull’autore: era un fascista, anche perchè si scoprirono alcuni aspetti del libro che inizialmente erano passati in secondo piano, come i temi dell’eroismo, del sacrificio, della dedizione, del cameratismo. Di conseguenza, l’opera divenne tabù per i ragazzi della sponda opposta, quelli di sinistra, che erano costretti a leggerlo di nascosto, come rivelarono, una volta diventati più adulti, negli anni Novanta alcuni personaggi assurti a notorietà pubblica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> si può definire veramente un’opera </span><span style="font-size: x-small;"><em>outsider</em></span><span style="font-size: x-small;">, proprio “fuori posto” nell’Italia politicizzata degli anni Settanta, anche se questa definzione si può senza difficoltà applicare anche alle altre opere di Tolkien. Troppo diverso, troppo alieno, troppo distante dai valori (chiamiamoli così) di una intellettualità progressista che dettava legge su giornali e riviste, ma anche nelle università e nelle piazze. Non poteva che essere respinto quasi </span><span style="font-size: x-small;"><em>a priori</em></span><span style="font-size: x-small;"> per il suo sfondo, per i suoi personaggi, per la sua trama, per i punti di vista che trasmetteva. I suoi nemici di allora furono sostanzialmente politici, perché applicarono al romanzo concetti e definizioni “politiche”, trascinando la polemica su di un campo che non era quello proprio all’opera in sé nelle intenzioni del suo autore. Tolkien, come si è detto, voleva creare un’epopea, una saga, che parlasse di miti creando un mondo alternativo alla Modernità. E come tale venne inteso dai suoi maggiori e più entusiasti lettori degli anni Settante e Ottanta, quei ragazzi di destra che ne accolsero le valenze metapolitiche, vedendo nei suoi personaggi degli archetipi e nei suoi valori dei punti di riferimento, al di là di manifestazioni provocatorie e goliardiche come le scritte inneggianti al “camerata elfo” o ad “Aragorn al potere”, che invece i suoi detrattori consideravano la prova provata della politicità, e quindi della pericolosità, dell’opera da mettere dunque al bando.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845210278"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilsignoredeglianelli.bmp" border="0" alt="John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli" /></a><span style="font-size: x-small;">Diversa la situazione trent’anni dopo, l’ottica in cui si sono mossi i nemici di Tolkien all’epoca del suo </span><span style="font-size: x-small;"><em>revival </em></span><span style="font-size: x-small;">all’inizio degli anni Duemila grazie ai film del regista Peter Jackson. Mutati i tempi, mutata la società e soprattutto mutata la politica con il crollo dei “socialismi reali” e la crisi di quella che è stata definita l’“egemonia culturale comunista” in Italia, l’atteggiamento dei critici ha cambiato forma e contenuti in un modo singolare, paradossale e anche grottesco, assumendo l’aspetto di un tentativo &#8211; oggettivamente ridicolo &#8211; di cooptare </span><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> negandone certe caratteristiche contenutistiche e valoriali, tutto sommato banalizzandolo e, di conseguenza, condannando come strumentalizzanti precedenti interpretazioni. E ciò è avvenuto &#8211; non sembri un paradosso &#8211; sia da parte di critici di “sinistra” che di “destra”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">A sinistra, nel momento in cui apparve il primo film della serie, </span><span style="font-size: x-small;"><em>La Compagnia dell’Anello</em></span><span style="font-size: x-small;"> (2001-2002) vi fu una specie di gara giornalistica fra chi cercava di scoprire nell’opera di Tolkien specifiche valenze per poterlo considerare “di sinistra” e quindi riabilitarlo ed acquisirlo nell’area progressista, valenze ovviamente soltanto “politiche”: l’opera diventò all’improvviso antinazista, gli Orchi assomigliavano alle SS, essendo stato il romanzo scritto nella sua parte conclusiva durante la seconda guerra mondiale per alcuni Sauron era Hitler e Saruman nientemeno che Mussolini, si disse che Tolkien aveva combattuto contro l’</span><span style="font-size: x-small;"><em>apartheid,</em></span><span style="font-size: x-small;"> </span><span style="font-size: x-small;"><em>e</em></span><span style="font-size: x-small;"> altre amenità del genere. Si sono letti titoli un po’ surreali come “Fascisti giù le mani da Tolkien”, oppure “Eroi, spade ed elmi antifascisti”. Ci sarebbe da ridere su tutto ciò, ma ancora una volta è la dimostrazione come per la cultura progressista, alta e bassa, sia del tutto insensibile alla percezione di certi valori, come per essa un autore è accettabile o meno soltanto in base al suo minore o maggiore tasso di antifascismo. Per accettare Tolkien nel Duemila lo si deve quindi presentare come un ferreo nemico del nazismo e del fascismo, altro non conta, e che questa avversione &#8211; nonostante le precisazioni in contrario &#8211; deve essere ben percepibile nella sua opera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8880730843"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/paganesimoecristianesimointolkien.bmp" border="0" alt="Errico Passaro - Marco Respinti, Paganesimo e cristianesimo in Tolkien. Le due tesi a confronto" /></a><span style="font-size: x-small;">Tutto il contesto simbolico e tradizionale non può essere accettato da giornalisti e intellettuali di sinistra. Di conseguenza, per parlar bene del libro deve essere messo in un canto. Depotenziare l’opera per renderla appetibile ad una cultura che non capisce, e quasi odia, il mito è il succo di un libretto pubblicato in occazione dell’ultimo film, dal titolo emblematico de </span><span style="font-size: x-small;"><em>L’anello che non tiene</em></span><span style="font-size: x-small;">: al </span><span style="font-size: x-small;"><em>Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> non si possono applicare interpretazioni simboliche perchè è un puro e semplice romanzo d’avventura, quasi quasi realistico, e quindi tutte le elucubrazioni che vi si sono fatte intorno non hanno alcun senso. Pur di negare l’evidenza, si fa scendere il romanzo di gradino in gradino sino a considerarlo un’opera da poco, interessante sì, magari anche affascinante, ma in fondo robetta che non è degna di quel che le si è voluto costruire intorno come intepretazione di tipo tradizionale. Che viene considerata solo come una strumentalizzazione bassamente politica, quasi quasi ad uso partitico, organizzata &#8211; par di capire &#8211; a tavolino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Ma anche a destra, se vogliamo far rientrare in questa definizione certi liberali, si è tentata un’operazione pressoché simile. In un altro presuntuoso libretto dal titolo definitivo </span><span style="font-size: x-small;"><em>La verità su Tolkien</em></span><span style="font-size: x-small;"> i due giovani autori, quasi fossero degli evangelisti, ci fanno trovare di fronte alla rivelazione che il nostro professore non era né un “fascista” né un “ecologista”. Anch’essi, per poca conoscenza diretta, cadono nell’equivoco dei loro più anziani colleghi di sinistra: poichè veniva letto dai giovani “fascisti” degli anni Settanta Tolkien passava anch’egli per “fascista”, ma così non è. Lapalissiano, e non era certo necessario un intero libro per spiegarlo. Quanto all’ecologista, di certo Tolkien non si sarebbe riconosciuto nell’ecologisno politico e militante di oggi, ma se con tale definizione ci riferiamo al suo amore per la natura e al suo profondo anti-tecnologismo e anti-industrialismo, al suo dolore quando vedeva campagne attraversate da nuove strade, alberi abbattutti, l’invasione delle automobili a Oxford, beh allora ecologista e ambientalista lo era. La Natura è sacra e l’Uomo, pur se definito dalla </span><span style="font-size: x-small;"><em>Bibbia</em></span><span style="font-size: x-small;"> il “padrone della creazione”, non può assolutamente fare quel che vuole, senza limiti e senza regole, nel giardino del mondo. Questo è chiarissimo in tutta la sua opera e negli esempi della sua vita. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Ma i due autori, che si proclamano liberal-liberisti-libertari, e di conseguenza strizzano un occhio alla modernità, all’individualismo ed al progresso di tipo americanoide, per scrollargli di dosso la terribile accusa di essere un uomo della Tradizione, cuciono sul povero professor Tolkien la casacca del “libertario”, quasi dell’“anarchico”, prendendo lo spunto da un paio di episodi della sua vita e dalla struttura sociale della Contea degli hobbit. Tutto vero, ma non è proprio possibile generalizzare: proclamarsi anarchico di fronte alle follie stataliste o burocratiche è qualcosa che abbiamo dentro tutti noi, ma Tolkien non è mai stato né un </span><span style="font-size: x-small;"><em>liberal</em></span><span style="font-size: x-small;">, né un </span><span style="font-size: x-small;"><em>radical</em></span><span style="font-size: x-small;">, né un </span><span style="font-size: x-small;"><em>libertarian</em></span><span style="font-size: x-small;"> secondo il concetto anglosassone, non è stato nemmeno un anarco-capitalista come si dice oggi, né un sostenitore di uno Stato minimo. Mordor è una esplicita fusione della dittatura materialista e di massa orientale e del capitalismo selvaggio, dell’industrialismo senz’anima occidentale. Inoltre, nella Terra di Mezzo ognuno manteneva la sua specificità, ma non sono esistite né democrazie né repubbliche, e accanto alla Contea degli hobbit agricola e pacifica, blandamente individualista, vi sono soltanto regni retti da sovrani con tutte le caratteristiche dei re tradizionali, che assommano il potere temporale e l’autorità spirituale, che guariscono i malati, rinsaldano le spade spezzate e con esse sconfiggono il nemico e riconquistano il trono, che fanno rifiorire gli alberi secchi e portano prosperità. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">I nemici di Tolkien hanno assunto, dunque, una maschera più ambigua oggi. Non potendo più permettersi di rifiutare un autore ed un libro amati in tutto il mondo, mettendosi così contro una gran massa di pubblico, cercano di piegarlo alle loro ideologie per, ripeto, banalizzarlo, depotenziarlo e renderlo quasi inoffensivo: non portatore di <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simboli</a> e valenze spirituali, non saga del Ventesimo secolo, ma normale romanzo d’avventura, quasi allo stesso livello dei tanti </span><span style="font-size: x-small;"><em>best sellers made in USA</em></span><span style="font-size: x-small;"> che ci sommergono; non autore tradizionale, ma un antifascista-doc, un libertario e un individualista. Operazioni sottili, ma senza spessore, soprattutto operazioni che lasciano il tempo che trovano dato che sono durate lo spazio di un mattino e poco tempo dopo nessuno se le ricorda più.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><em>Il Signore degli Anelli</em></span><span style="font-size: x-small;"> è la dimostrazione più chiara ed esplicita di come, sapendo utilizzare i mezzi della moderna espressione narrativa, i valori che noi definiamo tradizionali possono essere ancora divulgati ed accettati da grandissime fasce di lettori in tutto il mondo, forse senza neanche rendersi conto di cosa sono e rappresentano. Ma non per questo, credo, essi non lavorano in profondità.</span></p>
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		<title>Zolla e la scomparsa dell&#8217;intellettuale vero</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ricordo dello studioso e scrittore scomparso nel 2002]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8817010367"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilconoscitoredisegreti.bmp" border="0" alt="Grazia Marchianò, Elémire Zolla, Il conoscitore di segreti" width="95" height="153" align="right" /></a> Molte parole della nostra lingua sono abusate e utilizzate per indicare concetti diversi da quelli cui dovrebbero riferirsi, secondo il significato loro proprio: un chiaro esempio in questo senso ci è dato dal termine <em>intellettuale</em>. Non solo, infatti, questo vocabolo viene impiegato per designare ogni sorta di individuo che prenda in mano la penna o che pronunci parola nei convegni di &#8220;cultura&#8221;, ma anche il termine <em>intelletto </em>(da cui il primo direttamente deriva) viene generosamente esteso a campî ove ben difficilmente fa ingresso. Ebbene, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span> è stato un intellettuale, e lo è stato nel senso etimologico del termine (che è poi l&#8217;unico legittimo), vale a dire un uomo capace di <em>intus legere </em>- e per ciò stesso intelligente. Come scrisse infatti <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, &#8220;l&#8217;intelletto, in quanto principio universale, potrebbe essere concepito come ciò che contiene la Conoscenza Totale&#8221; (<em>Gli stati molteplici dell&#8217;essere</em>) e l&#8217;intuizione intellettuale &#8220;è contemporaneamente il veicolo della conoscenza e la conoscenza stessa, e in essa il soggetto e l&#8217;oggetto si identificano e si unificano&#8221; (<em>Introduzione generale allo studio delle dottrine indù</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span> ha avuto un suo preciso e significativo ruolo nel mondo della cultura, quello che ne ha fatto un emblematico pensatore, solitario in uno squallido panorama di conformisti ad ogni costo. Infatti l&#8217;ambiente della asfittica cultura ufficiale accademica, completamente egemonizzata dai rispettivi materialismi e relativismi alla Freud, Marx ed Einstein non vide mai di buon occhio (e d&#8217;altronde, come avrebbe potuto?) uno studioso così &#8220;sulfureamente&#8221; attento alle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a>, all&#8217;alchimia, alla gnosi, al mito, alle culture tradizionali, all&#8217;esoterismo, alla spiritualità d&#8217;Oriente e Occidente: argomenti che sin troppe volte abbiamo dovuto sentir bollati come &#8220;arbitrarî&#8221;, &#8220;irrazionali&#8221;, e spesso anche come &#8220;fascisti&#8221; dagli inquisitori della cultura ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Zolla aprì dunque una breccia assai pericolosa in quella muraglia editoriale: da lì infatti, con le sue incursioni, sarebbero filtrati, prima come un rivolo e poi con forza sempre più impetuosa, testi, idee, autori e prospettive di eccezionale importanza, prima celati o condannati all&#8217;invisibilità, spesso anche perché pubblicati da minuscole case editrici di destra. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo Cattabiani</a>, che ebbe Zolla come direttore di collana (insieme ad Augusto del Noce) quando dirigeva Borla, prima, e come consulente presso Rusconi, successivamente, lo ha ricordato su <em>Avvenire </em>con queste parole: &#8220;Ha avuto due meriti indiscutibili: di avere percorso fin dagli anni &#8216;50 l&#8217;itinerario di liberazione dai fantasmi ideologici, abbandonando i territori della cultura strumentale per giungere a quelli che hanno come fondamento il primato della contemplazione. In questo viaggio [...] ha avuto anche modo di educare le nuove generazioni con i convegni che organizzò alla fine degli anni &#8216;60 presso l&#8217;Istituto Accademico di Roma, scoprendo scrittori e studiosi italiani, allora sconosciuti, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/guido-ceronetti">Guido Ceronetti</a></span> a Giuseppe Sermonti [...]: ricorderò fra tanti altri <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/mircea-eliade">Mircea Eliade</a></span>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, J.R.R. Tolkien, lo storico dell&#8217;arte Hans Sedlmayr, il lama tibetano Chögyam Trungpa, il rabbino Abraham Heschel, Pavel Florenskij o Giorgio de Santillana&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che più vale dell&#8217;opera di Zolla è il penetrante sistema cognitivo, che egli applicò al tantrismo e alla magia, all&#8217;alchimia e alla filosofia induista e via dicendo ai vari argomenti di cui si occupò: un metodo alquanto libero (tanto che si trae la sensazione, talvolta, di &#8220;perdersi&#8221; nella sua lettura) ma di un&#8217;efficacia suggestiva talmente intensa da risultare quasi ipnotica.</p>
<p style="text-align: justify;">Però al tempo stesso, poiché la forma è anche (ed essenzialmente) sostanza, ciò che vi è di più valido in Zolla spesso si rovescia nel suo opposto. Sebbene probabilmente non sia molto garbato né appropriato muovere critiche o avanzare riserve su un autore appena scomparso, inquadrarne la figura intellettuale nel suo complesso è però giusto, poiché contribuisce a fornirne un&#8217;immagine completa. Ebbene, quel peculiarissimo stile di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>, che tanto affascina i lettori, quello stile cioè che <a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdispeciale.html">Adriano Romualdi</a> trent&#8217;anni fa definì &#8220;lambiccato e inquieto&#8221;, è sì capace di elevarsi verso altezze notevolissime, sulle ali della fantasia creatrice, quanto di penetrare le oscurità profonde, seguendo il filo di ardite speculazioni: ma ciò che immancabilmente si trae dalla sua lettura, dal suo stile vibrante, è la sensazione di uno sviamento, di una perdita di coscienza &#8220;pericolosa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chiarire per quanto possibile questo punto, occorre avvicinarsi più da vicino ai temi cari all&#8217;autore. Spesso nell&#8217;opera di Zolla si trova il riferimento agli stati trascendenti della coscienza: si tratta infatti di un <em>Leitmotiv</em>, di un tema conduttore dei suoi studî sui quali indubbiamente la preparazione dell&#8217;autore è amplissima, e che fornisce una messe notevole di informazioni e spunti. Ma la concezione degli stati estatici di Zolla è essenzialmente di tipo mistico, non magico: l&#8217;estasi appare cioè quasi come una forma più ampia della <em>trance</em>, e in essa ricadono dunque &#8211; con toni spesso quasi indifferenti &#8211; le visioni dei santi medievali, le evocazioni degli antichi baccanali, le <a href="http://www.modaedesign.com/">illuminazioni</a> dei monaci tibetani, ma anche i fumi dell&#8217;oppio dei &#8220;poeti maledetti&#8221;, i riti coribantici dell&#8217;Africa nera, persino gli &#8220;sballi&#8221; dei giovani odierni o della realtà virtuale (specialmente di quella ventura e perfettibile). Tutto rientra, in questa grande visione dell&#8217;estasi, nel composito insieme delle vie di &#8220;uscita dal mondo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sacro, sostenne il grande storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/eliadebiblio.html">Mircea Eliade</a>, non cessa mai di esistere: tutt&#8217;al più esso si cela, mutando continuamente le proprie forme, e sopravvive persino nelle società più secolarizzate ed apparentemente non <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a> o antireligiose. Questo è certo il caso anche della tensione al sovrannaturale, ma la chiarezza è necessaria, dati i pericoli che corre chi si avvia sulla strada dell&#8217;&#8221;uscita dal mondo&#8221;. Contro le perplessità di Zolla al proposito (dovute probabilmente alla sua particolare vocazione &#8220;mistica&#8221;), la preparazione adeguata è necessaria a non smarrirsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo del sovrannaturale si può infatti ben rappresentare con quello descritto da Collodi nel <em>Pinocchio</em>, un&#8217;opera davvero ricca di sapienza ermetica (neppure troppo celata): il Paese dei Balocchi non è come appare, e chi non abbia la necessaria preparazione per inoltrarvisi ne rimane trasformato, sfigurato. Allo stesso modo, chi si cala negli &#8220;inferi&#8221; della coscienza profonda, o nel ventre della balena, non sempre trova la strada del ritorno e persino mette in grave pericolo il nocciolo della sua esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>, che è stato uno degli ultimi grandi scrittori &#8211; stregoni di questo secolo, non volle insistere su questo aspetto. E fu forse questo a renderlo noto e caro a così tanti lettori, e al tempo stesso il vero limite della sua grandezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Padania </em> del 6 giugno 2002.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.ita-bol.com/bol/main.jsp?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0000280">TUTTI I LIBRI DI ELEMIRE ZOLLA</a></p>
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		<title>Alfredo Cattabiani, il non-conformista</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 13:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Saggio sulla vita e l'opera di Alfredo Cattabiani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><br/><p align="justify"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cattabiani.jpg" border="0" alt="Alfredo Cattabiani" width="200" align="right" /></a> Un episodio che <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo Cattabiani</a> ricordava spesso era quel che avvenne durante il suo esame di laurea. Avvenne che il professor Norberto Bobbio gli scagliasse contro la sua tesi. Indignato perchè era scritta con i piedi oppure perché insostenibile? No. Indignato perché era dedicata al pensiero politico di Joseph de Maistre. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo</a> ritornava su quel fatto per dimostrare quale fosse il clima di intolleranza e intimidazione nella Torino culturale del 1960. Ma, ora che <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo Cattabiani</a> è scomparso il 18 maggio scorso, dopo una stoica lotta di molti anni contro la malattia che – gliel’ho detto più volte – era da ammirare e da portare a esempio, si può ben dire che quella scena è veramente emblematica della sua vita, della sua battaglia editoriale, e riassume un po’ tutto il destino di un’area culturale. Combattere incessantemente contro chi non sa far altro che scagliarsi contro di te solo perché hai idee differenti. <em>A priori</em>. Per principio. Nessun “dialogo”, nessuna discussione, nessun confronto pari a pari. Nulla. E di questo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Cattabiani</a> ha fatto le spese sulla propria pelle. Un’esperienza che lo ha segnato per sempre.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nato a Torino nel 1937, delle sue molte attività culturali – direttore editoriale e traduttore, giornalista e saggista, conferenziere e conduttore di programmi radiofonici – credo che in questa occasione sia necessario ricordare soprattutto la prima: quella appunto di organizzatore culturale e direttore di case editrici. Lo fece per quasi vent’anni, dal 1962 al 1979, prima per le Edizioni dell’Albero e per la Borla a Torino, poi per la Rusconi Libri a Milano. E’ qui, con il suo lavoro e la sua intelligenza, che ha dimostrato concretamente come fosse possibile opporsi all’“egemonia culturale comunista” (come la definì alla fine degli anni Ottanta Nicola Matteucci) quando se ne hanno le possibilità: sia traducendo autori del tutto trascurati o rimossi, sia scoprendo nuove firme italiane e straniere nella narrativa e nella saggistica. Che avesse capito quel che si doveva fare per contrastare il monopolio marxista e illuminista, stanno a dimostrarlo da un lato il successo commerciale delle sue scelte, dall’altro la forsennata ostilità dell’intellighezia progressista, incontrastata su riviste e giornali. Fosse stato un incapace e un mediocre non lo avrebbero preso in considerazione.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804512393" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/calendario.bmp" border="0" alt="Alfredo Cattabiani, Calendario" width="95" height="148" align="left" /></a> Con la sua direzione delle tre case editrici, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo</a> si propose, in crescendo di mezzi, di organizzare una produzione alternativa a quella dominante sotto diversi aspetti: culturale, ideale, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e metapolitico. Non amava le definizioni e le contrapposizioni politico-partitiche: il suo punto di riferimento era la cultura tradizionale, che però amava definire “sapienziale”. E nelle sue case editrici accolse tutte le varie anime di questa cultura, perché tutte si opponevano al degrado materialista e becero dominante allora come purtroppo oggi. Ecco perché pubblicò nelle Edizioni dell’Albero ad esempio <em>La grande paura dei benpensanti</em> di Bernanos o il libro contro Emmanuel Mounier di Primo Siena; ecco perché per Borla scoprì organicamente (in precedenza si conoscevano in italiano solo un paio di opere) <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sh.eliade.htm">Mircea Eliade</a> messo al bando dagli storici delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> progressisti e marxisti con scuse politiche (è noto lo scontro <a title="Cesare Pavese" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/cesare-pavese">Pavese</a>-De Martino) traducendone diverse altre, la cui lettura ha aperto molte menti; e diede vita, sotto la direzione di Augusto Del Noce ed <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>, a quella collana, “Documenti di cultura moderna”, che sotto un titolo anodino riuniva autori “tradizionali” delle più diverse tendenze, da Schuon a Rosmini, da Burckhardt a Weil, da Pallis a Seldmayr: autori e opere che offrivano una diversa “visione del mondo” ai giovani lettori di allora e che sono stati poi ripresi da altre case editrici sovente immemori di chi per primo li scoprì.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Molte di queste firme trasmigrarono alla Rusconi, una realtà organizzativa ed economica che permise a <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Cattabiani</a> di impegnarsi a fondo nel suo progetto: ambizioso, al limite del temerario, ma in parte riuscito, almeno fino a che la casa editrice appoggiò il suo direttore. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Cattabiani</a> operava a tutto campo: collane prestigiose e costose, ma anche collane tascabili e a basso prezzo, classici di filosofia trascurati o riscoperti ma anche narrativa da premi letterari. Possiamo ricordare alcuni filoni che aprì <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo</a>? Dalla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/fantastico.html"><em>fantasy</em></a> nel senso più alto e nobile con <em>Il Signore degli Anelli</em> alla presentazione “vera” della civiltà dei pellerossa, dalla valorizzazione di autori sofisticati come Cristina Campo (poi riscoperta da Adelphi) a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/guido-ceronetti">Guido Ceronetti</a></span> (il cui romanzo Aquilegia ignorato quando uscì da Rusconi, venne salutato come capolavoro quando fu ristampato da Einaudi), dal revisionismo <em>ante litteram</em> di Carlo Alianello, al primo serio contributo scientifico contro il darwinismo con le opere di Sermonti e Fondi; impose un filosofo emarginato perché non progressita come Augusto Del Noce, oggi ritenuto un maestro; offrì al grande pubblico l’opera difficile ma fondamentale di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, sino a quel momento confinata ai suoi adepti (e proprio a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> dedicò una delle sue ultime uscite pubbliche partecipando ad un convegno del novembre 2001 organizzato a Roma dalla Fondazione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a>: la sua bellissima prolusione d’aperturà apparirà negli Atti che sono in corso di stampa). La riscoperta del sacro è al fondo di molte sue scelte di saggistica e narrativa, il sacro inteso nel senso più vasto del termine. Ma anche sottrasse alla cosiddetta “grande editoria” narratori di spicco, come Giuseppe Berto e Giorgio Saviane, che improvvisamente divennero dei poco di buono.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804498765" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/volario.bmp" border="0" alt="Alfredo Cattabiani, Volario" width="95" height="143" align="right" /></a> Insomma, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo Cattabiani</a> non aveva la minima paura di gettare sassi nello stagno o, meglio, in piccionaia: e i piccioni non solo protestarono, ma attaccarono, calunniarono, insinuarono, iniziarono campagne diffamatorie e insultanti, non perdevano occasione per stroncare o per silenziare. Insomma, si comportavano come si era comportato il professor Bobbio. Anzi, fecero ancora di peggio, perché almeno quello di Bobbio fu un atto diretto ed esplicito. I “padroni della letteratura” (per riprendere il titolo di un <em>pamphlet</em> a più mani che <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo</a> provocatoriamente pubblicò) usarono l’arma subdola dell’insinuazione: la Rusconi era nata proprio nel 1969-1970 perché faceva parte di un più ampio progetto di “restaurazione” non solo culturale ma politica. Dietro c’erano la Dc, i servizi segreti, i fascisti, la Cia.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Follie? No, carta canta. Parole pericolosissime: quelli erano gli anni della contestazione, di Piazza Fontana, stavano iniziando gli “anni di piombo”, le Brigate Rosse sequestravano e sparavano, gli scontri di piazza fra destra e sinistra frequentissimi, Milano in specie era un campo di battaglia permanente. Le insinuazioni, più o meno esplicite, servivano a ghettizzare, a mettere in difficoltà la Rusconi nei confronti non solo degli autori italiani che pubblicavano con lei, ma anche i recensori, addirittura i distributori ed i librai. Una casa editrice che si batteva contro il comunismo, lo scientismo, i luoghi comuni storici e culturali dei progressisti, doveva essere isolata e distrutta. Ci fu chi scrisse che intorno ad essa bisognava creare “un cordone sanitario”, quasi fosse un morbo epidemico&#8230; E alla fine ci riuscirono.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804496193" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/zoario.bmp" border="0" alt="Alfredo Cattabiani, Zoario" width="95" height="148" align="left" /></a> Il risultato fu che la Rusconi, assediata da ogni parte, non riuscì più a sopportare quell’attacco: l’unica cosa da fare era affiancare, spostare, esautorare poco a poco e alla fine costringere a gettare la spugna il responsabile di tanto scandalo. Nel 1979 <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo Cattabiani</a> abbandonò la Rusconi, abbandonò il lavoro editoriale, abbandonò Milano e si trasferì a Roma dove inizierà una nuova vita ed un nuovo lavoro. Non fu persecuzione, quella? Che qualcuno osi negarlo ed osi dire si era all’interno di una normale “dialettica culturale”. Sarebbe importante che qualche giovane giornalista di buona volontà, o qualche giovane dottorando intelligente, andasse alla ricerca degli archivi editoriali della Rusconi e frugasse tra i carteggi e tra i ritagli-stampa, o magari trovasse il tempo per spulciare i fascicoli degli anni Settanta di riviste allora molto politicizzate, da <em>L’Espresso</em> a <em>Panorama</em>, da <em>L’Europeo</em> a <em>Epoca</em>, da <em>Vie Nuove</em> a <em>Rinascita</em>, le “terze pagine” dei giornali di partito (<em>l’Unità</em>, <em>l’Avanti!</em>, <em>Paese Sera</em>) o di opinione, dal <em>Corriere della Sera</em> a <em>La Stampa</em>, da <em>la Repubblica </em>a <em>Il Messaggero</em>. Ne verrebbe fuori non solo una storia veritiera della cultura italiana durante gli “anni di piombo” in cui le parole venivano usate come pallottole per decretare la morte civile e intellettuale di una casa editrice e del suoi direttore, ma se ne vedrebbero delle belle: firme che allora furoreggiavano per estremismo e intransigenza, per inchieste faziose, per definizioni acide e dileggianti, ora – magari – assurte agli onori della cultura del governo di centro-destra.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo</a> dello stato di fatto della cultura attuale era ben consapevole: lo diceva a me come a molti altri, e lo scriveva <em>apertis verbis</em> in articoli e lo diceva in interviste. Non era amareggiato, ma indignato. Nonostante ciò, non aveva intenzione di scendere in polemiche dirette e “politiche”, e mi sconsigliava di farlo, mi rimproverava quando qualche volta, troppe volte, lo facevo. Ma poi sceglieva l’arma dell’ironia e, sotto sotto, del disprezzo: di fronte, mi diceva, abbiamo degli incolti, degli approfittatori, dei convertiti di bassa lega, perché prendersela? Per tutto quel che fece – ed è stato moltissimo e solo oggi se ne raccoglie qualche frutto – <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo</a> non ha ricevuto praticamente nulla, anche sul piano materiale: dopo la chiusura de <em>Il Settimanale</em> all’inizio degli anni Ottanta, e si trovava in gravi difficoltà, qualcuno l’ha forse assunto in pianta stabile? E aveva poco più di quarant’anni. Quel che ha lasciato come retaggio culturale (al di là della sua opera di saggista) oggi ci appare fondamentale, e non glielo hanno ancora perdonato: non solo il silenzio assoluto o le striminzite notizie di agenzia pubblicate da alcuni “grandi giornali” alla sua morte, ma anche il ridimensionamento o la minimizzazione della sua persecuzione stanno lì a provarlo.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804506784" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/acquario.bmp" border="0" alt="Alfredo Cattabiani, Acquario. Simboli, miti, credenze e curiosità sugli esseri delle acque: dalle conchiglie alle sirene, dai delfini ai coccodrilli, dagli dei agli animali fantastici" width="95" height="147" align="right" /></a> Volava forse troppo alto? Non direi. Era forse troppo intransigente? Nemmeno. Purtroppo lui, come alcuni altri, andava troppo contro i luoghi comuni del suo tempo, contro la cultura mercificata e banale da un lato, cinica e secolarizzata, ideologizzata sino alle midolla dall’altro. Però ci ha lasciato, oltre ai suoi libri, un’immensa eredità di indicazioni e suggestioni, di coraggio intellettuale e di esempio morale che non deve essere assolutamente dispersa. Se questo mondo che fugge ha come suo dio l’effimero e l’oblio, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabiani.html">Alfredo Cattabiani</a>, che pure è stato costretto a lasciarci troppo presto come avviene per i migliori, ci ha indicato il permanente e la memoria.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">* * *</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tratto da <em>Ideazione</em> 4 (luglio-agosto) 2003.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>In nome del mito</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 13:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Marconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alfredo Cattabiani si racconta in una lunga intervista al direttore responsabile del mensile Area]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><br/><p align="justify"><em> &#8220;Non sono un intellettuale di destra, né di sinistra o di centro, perché questi termini furono coniati dai rivoluzionari. E &#8220;destra&#8221; ha ormai assunto una connotazione negativa dovuta alla sinistra: l’intellettuale di destra è sempre quello incapace di capire i mutamenti della storia&#8221;.</em></p>
<p align="justify">
<p align="justify">A mettere i puntini sulle &#8220;i&#8221; è Alfredo Cattabiani, autore di numerosi libri, soprattutto sul tema del mito, del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> e delle tradizioni popolari, giornalista, indimenticabile direttore editoriale di quella Rusconi libri che, negli anni Settanta, rappresentò un fondamentale punto di riferimento per la cultura non conformista. &#8220;Esistono culture che possono essere assunte da una parte politica come ispiratrici. Com’è il caso soprattutto di quella destra più emarginata rispetto all’Msi prima e ad An oggi &#8211; che è poi la più viva culturalmente &#8211; che ha assunto come maestri personaggi che vanno da Pound a Chatwin, da Sedlmayr a Scnheider, da Coomaraswamy a Hossein Nasr, da Conte ad Accame, da Filippani Ronconi fino a Sermonti. Quanto alle mie opere, non hanno un riferimento immediato con la realtà politica, e quindi vengono ignorate dalla destra istituzionale&#8221;.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Qual è il suo lavoro, oggi?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il ciclo cominciato con il <em>Florario</em>, passato per <em>Planetario </em>e poi <em>Volario</em>, e continua con un altro libro sugli esseri del mare, della terra, poi via via&#8230; Alla fine, se a Dio piacendo rimarrò in vita, lo intitolerò <em>Storia della immaginazione</em>, un po’ parafrasando la <em>Storia naturale </em>di Plinio il Vecchio, cioè una storia di tutto ciò che abbiamo immaginato intorno al mondo visibile. In questi giorni la Mondadori pubblica invece un mio libro atipico, <em>Zoario &#8211; Storie di gatti, cicale, aironi e altri animali misteriosi</em>: racconti in forma di dialogo che hanno come protagonisti degli animali evocati da due interlocutori.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Bene, cominciamo dall’inizio&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sono nato nel cuore di Torino. La mia era una famiglia un po’ atipica. Mio padre musicista, amico di Pitigrilli, viveva di rendita avendo venduto una fabbrichetta di cioccolato. Era mia madre il &#8220;maschio&#8221; di casa. Aveva costruito un grande <em>atélier </em>con quaranta sarte che lei dirigeva&#8230; una costruzione splendida, costruita da Levi Montalcini, il famoso architetto degli anni Trenta, nella nuova Galleria San Federico, voluta da Mussolini insieme con l’annessa via Roma, opera del Piacentini.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Esiste ancora?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">No, è stata distrutta da una <em>jeanseria</em>. Mia madre, Annamaria Borletti, è stata una delle grandi sarte della Torino fra le due guerre &#8211; nella Torino dei <em>tabarin</em>, delle donne eleganti e belle, quando arrivavano addirittura da Palermo, per farsi i vestiti &#8211; poi ancora nel dopoguerra, fino a quando quel tipo di artigianato che non badava ai <em>mass media </em>è stato soppiantato dai cosiddetti nuovi stilisti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E da bambino aveva il permesso di gironzolare per l’<em>atélier </em>di sua madre?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Come no! E c’era un cinema lì davanti, che prima si chiamava <em>Rex</em>, poi con la Repubblica Sociale <em>Dux</em>; ne divenni frequentatore abituale quando, dopo la guerra, si trasformò in <em>Lux</em>&#8230;</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong><em>Rex</em>, <em>Dux</em>, <em>Lux</em>&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sì, per mantenere artisticamente il nome in tre parole. Quindi mi sono nutrito prima della bellezza femminile, poi dell’immaginario cinematografico, visto che i proprietari erano amici di famiglia e mi permettevano di entrare gratis.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Libri?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Molto presto. Mio padre mi insegnò a leggere che avevo quattro anni, e mi diede in mano <em>La Scala d’Oro</em>. Contemporaneamente leggevo i fumetti, soprattutto <em>Topolino </em>e <em>Il Vittorioso</em>, con gli album di Jacovitti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>Ma, prima, la fantasia di un bambino vola sulle ali di parole dette</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Mia madre aveva un temperamento tutto teso al lavoro, e poco tempo per raccontare favole. Era mio padre il fabulatore, ma più che altro preferiva intrattenerci con ricordi sabaudi. Fu lui a darmi i libri di Luigi Gramigna, con i grandi personaggi dei Savoia. E naturalmente non poteva mancare De Amicis, anche se era socialista. Il senso dell’onore, della dignità, del sacrificio, lo sentivo anche nel <em>Cuore</em>, nonostante le sue cadute sentimentali. Allo stesso tempo leggevo Jules Verne, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>&#8230;</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> A quanti anni?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Dieci, undici. I miei nonni materni abitavano proprio alla Madonna del Pilone, a poche decine di metri dalla casa di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>, dove lui si uccise: sicché <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> era per me un virtuale vicino di casa. Ma, di quel periodo, è sicuramente il patriottismo sabaudo quello che più mi è rimasto nel sangue: sono monarchico di sentimento ma anche per convinzione, come ho spiegato nella prefazione a <em>Breviario della tradizione </em>di Joseph de Maistre (ed. Il Cerchio, <em>ndr</em>). Amo la nostra Nizza, la nostra Savoia, che considero sabaude per cultura e tradizioni. Prima le frequentavo spesso&#8230; andavo anche al mare nella Costa Azzurra italiana. Come anche nella Liguria di Ponente, sempre legata al Piemonte&#8230; Ecco, Bordighera fu una grande fonte per i miei sogni, per la mia preparazione culturale. Vi sfollammo nel dopoguerra, e continuai a frequentarla quando ancora c’erano i grandi alberghi <em>Belle Époque</em>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Quindi fino a che anni?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">1950&#8230; ’52. Lì visse la Regina Vittoria, tanti scrittori stranieri&#8230; c’è anche una statua della &#8220;mia&#8221; regina Margherita. Quando salivo dagli scogli di Sant’Ampelio verso Bordighera vecchia, passavo davanti alla mia regina. Così, quando a Torino incontravo in una statua i personaggi conosciuti sulle pagine di Gramigna, per me rivivevano e mi parlavano di un mondo familiare e amato. E camminando per quelle strade fiancheggiate dalle palme, sentivo &#8211; come lo può sentire un ragazzino, s’intende &#8211; che la mia vita sarebbe stata quella dello scrittore.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Ha cominciato presto?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nella notte di apertura del Giubileo del 1950. Frequentavo la terza media, e vivevo in un piccolo albergo vicino Capo Sant’Ampelio perché soffrivo di una febbretta che aveva preoccupato i miei &#8211; sa, in quel periodo c’era il rischio della tubercolosi&#8230; Ascoltai la radiocronaca dell’apertura della Porta Santa e l’indomani, durante la notte, scrissi la cronaca giornalistica di quell’evento intitolando il foglietto, chissà perché, &#8220;Il mondo&#8221;. Lì a Bordighera cambiò qualcosa.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Dopo di che?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tornai a Torino, all’Istituto Sociale dei gesuiti, che ho frequentato dalla prima elementare alla terza liceo, con l’intervallo di Bordighera. Mi dettero un’educazione molto importante, ma in ciò che insegnavano (anche per la parificazione con i programmi ministeriali) si era inserita la cultura dominante, che bloccò in Italia per decine d’anni l’introduzione di autori importanti, o addirittura li censurò. Il povero <a title="Cesare Pavese" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/cesare-pavese">Cesare Pavese</a>, che fu per un certo periodo una cotta adolescenziale anche perché io andavo con lui a remare sul Po, mi perdevo nella collina e nelle osterie, mi sentivo sperso senza una guida in quella Torino fiatizzata e laicizzata&#8230; Pavese, dicevo, fu costretto a non più pubblicare <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sh.eliade.htm">Mircea Eliade</a>&lt; nella Collana Blu&#8230; Fu censurata la Simone Weil, quando si accorsero che sì, aveva combattuto contro i franchisti, ma che tutto il suo pensiero non aveva nulla a che fare con il pensiero rivoluzionario, anzi era una tradizionalista, pur con tutte le sue contraddizioni. In ogni modo sin dai tredici anni cominciai a leggere sistematicamente i nostri classici insieme con quelli francesi, perché per me torinese il francese era la seconda lingua, imparata poppando&#8230; mi sono nutrito della nostra letteratura classica, che poi è la base di partenza per qualsiasi viaggio che si rispetti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Senza sentirne il peso dell’obbligo scolastico.</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Infatti. Più tardi scoprii <em>Pinocchio</em>, più un libro per adulti che per bambini. Un grande capolavoro di saggezza.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Ma intanto continuava a frequentare l’ex Rex-Dux ora Lux&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Cinema, sì, molto cinema, e teatro. Mio padre invece mi portava all’opera.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> In tutto questo, quand’è che il mito si affaccia alla sua porta?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">La svolta della mia vita fu a diciannove anni, quando conobbi Stefano Mangiante, un giovane genovese morto prematuramente, che mi diede da leggere dei libri di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> e di Evola, che mi aprirono una strada che nessuno mi aveva indicato.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Come l’esplorazione dell’Africa&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Precisamente. A quel punto ebbi anche un altro incontro, con amici provenienti da ambienti diversi, che si radunavano nel salotto di Augusto Del Noce: lui mi aiutò a capire la situazione storico-politica dell’epoca. Da quel momento, culturalmente parlando, arrivarono tutti: Pound, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/mircea-eliade">Eliade</a></span>, Elliot, Schneider, de Maistre&#8230; Un giorno Del Noce diede un’indicazione ad ognuno di noi: &#8220;Dobbiamo rivisitare le culture di ogni Paese cercando di mettere in luce quella cultura che è stata dimenticata in Italia. E fonderemo una casa editrice&#8221;.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> A lei cosa assegnò?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">La letteratura francese. Feci la tesi di laurea sul pensiero politico di Joseph de Maistre, relatore Firpo e controrelatore Norberto Bobbio, che durante la discussione buttò per terra la mia tesi, rifiutandosi di &#8220;discutere su un teorico della schiavitù&#8221;. Al che, Alessandro Passerin D’Éntreves, grande professore liberale, intervenne dicendo che non si stava discutendo su de Maistre, ma su una tesi di laurea su de Maistre: bisognava solo dire se era scientificamente buona o no.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Conclusione?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Bobbio non parlò più, ed io ebbi il massimo dei voti. Dopo la laurea fondammo una piccola casa editrice, le Edizioni dell’Albero, pubblicammo scritti di Bernanos, Mollnar&#8230; anche uno molto incisivo di Gianfranceschi sulla teologia progressista.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Quanto durò la casa editrice?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Non molto&#8230; sa, fu un’esperienza d’inesperti&#8230; Ma venni assunto alla Borla e, anche se allora una casa editrice cattolica progressista, continuai il lavoro iniziato con L’Albero. Mi fu di grande aiuto padre Jean Daniélou, un grande teologo, studioso delle interazioni fra pensiero pagano e pensiero cristiano. Volli fare una collana &#8220;italiana&#8221;, affidandola a Del Noce, ma lui non riteneva di saperne abbastanza e mi rispose che avrebbe accettato se avessimo chiamato anche <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E Zolla?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Accettò. Zolla aprì un po’ le frontiere di quella tradizione sapienziale che avevo cominciato a leggere sulla scia di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> e di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Evola</a>, facendomi conoscere autori più moderni, come Marius Schneider, il più grande etnomusicologo vivente, Hans Seslmayr, che è stato uno dei massimi storici dell’arte, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sh.eliade.htm">Mircea Eliade</a> e altri.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Come venne accolta, questa collana?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Venne quasi ignorata: solo <em>Il Tempo </em>di Roma ne parlò.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> L’ignoto fa paura a tutti. Siamo negli anni&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">&#8230;tra il ’66 e il ’70. Poi la Borla cambiò gestione. Già da un po’ ero stanco dell’atmosfera torinese, dove mi sentivo assediato, malvisto; allora venni a Roma, dove speravo di trovare un lavoro, per esempio alla radio.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E lo trovò?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Neanche per idea. Però arrivò una telefonata da Rusconi, che mi voleva per dirigere la nuova casa editrice libraria. Ma lui era l’editore del settimanale <em>Gente</em>, e io risposi che non avevo alcuna intenzione di pubblicare autobiografie di attricette o cose simili. Invece l’operazione era una cosa seria. Sa che mi disse Rusconi? Che voleva pubblicare quelle opere di qualità che non venivano pubblicate altrove.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Un invito a nozze!</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sì, anche se mi dispiaceva lasciare Cavoretto, la collina sopra Torino, un luogo incantato, da <em>hobbit</em>, dov’ero andato ad abitare con la famiglia. Ma era mio dovere andare.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E andò, facendo della Rusconi una casa editrice sulla quale quelli della mia generazione hanno cominciato ad avvicinarsi alla cultura non conformista. Nel mio caso, la scoperta fu <em>La cerca del Santo Graal</em>. Tra l’altro, in quarta di copertina si pubblicizzava <em>Il Signore degli Anelli&#8230;</em></strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sì, fu un mio amico editore romano, Ubaldini, delle edizioni Astrolabio, ad acquistare i diritti e a farlo tradurre. Pubblicò il primo libro, ma andò male, perché la sua era una casa editrice conosciuta per la saggistica; allora lo consigliò a me. Di primo acchito non mi impressionò, e anche se condividevo pienamente il Tolkien saggista, non ero convinto. Tuttavia, col fiuto dell’editore, intuii che quel libro poteva avere un effetto importante in Italia, ma quelle millecinquecento pagine volevano dire un prezzo altissimo, un impegno enorme.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E poi che successe?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Fu <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/elemire-zolla" target="_blank">Elémire Zolla</a></span> a convincermi. In quel periodo aveva tenuto alcune conferenze nelle università Usa, e mi disse che gli studenti nei campus giravano con bottom su cui era scritto &#8220;Frodo è vivo&#8221;. &#8220;Non fartelo scappare&#8221; mi disse, &#8220;le mode Usa, prima o poi dilagano anche nelle province dell’impero&#8221;. Rusconi non era d’accordo, ma me lo concesse perché, disse, &#8220;è un capriccio, ma la stimo troppo per non concederle almeno un capriccio&#8221;.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Be’, fu un capriccio fortunato.</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Ha inserito la gioventù di destra in un ambiente diverso dal solito&#8230; gli parlava di cose che sentivano, ma al di fuori dei conflitti politici degli autori di riferimento. <strong> Perché andava alle basi&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Ma un incontro fondamentale per me fu quello con <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/mircea-eliade">Eliade</a></span>, che veniva spesso in Italia: mi aiutò moltissimo a maturare. Fu un momento di grande arricchimento, anche interiore. Frequentai anche la famiglia di Pound, Boris de Rachewlitz e poi anche Mary.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E lui, Ezra?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Ne parlo nello <em>Zoario</em>, il mio imminente libro che dovrebbe piacere ai lettori di Tolkien: lo conobbi a Parigi, nel 1965. Dominique de Roux, un giovane nobile francese che dirigeva i <em>Cahiers de l’Herne</em>, dove pubblicava autori demonizzati dalla cultura ufficiale, aveva dato una grande festa nella sua villa in campagna in onore dello scrittore. Ezra Pound non disse una parola, tra lo sconcerto dei giornalisti; faceva molto caldo, ed io uscii sul terrazzo a fumare la pipa&#8230; in quel momento uscì anche lui, tutto solo, ci guardammo un attimo e, chissà perché, mi disse in francese &#8220;venga con me&#8221;; dopo cinque minuti sbucammo in una radura dove vi era un tempio circolare, neoclassico, e lui mi disse solo queste parole: &#8220;Vede, questo è un tempio massonico costruito da Danton. Ha capito?&#8221;, quasi mi avesse confidato un segreto&#8230; Tutto è legato all’usura, che nasce da una visione del mondo dove in realtà &#8220;égalite&#8221; e &#8220;fraternité&#8221; nascondono la parola fondamentale: la libertà selvaggia.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Per la Rusconi passarono molti autori poi divenuti famosi&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Come Cristina Campo, a me molto cara, di cui pubblicai il primo libro, <em>Il flauto e il tappeto</em>; scoprii <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/guido-ceronetti">Guido Ceronetti</a></span>, che era solo un traduttore: gli pubblicai <em>Difesa della luna</em>, un libro straordinario, e poi tanti altri, finché trasmigrò all’Adelphi quando io dovetti lasciare la Rusconi. E potrei ricordare ancora Giuseppe Prezzolini, Ugo Spirito, Augusto del Noce Noce, Rodolfo Quadrelli, Quirino Principe, Mario Pomilio, Carlo Alianello, Fausto Gianfranceschi, Luigi Compagnone, Biagio Marin e fra gli stranieri, oltre a quelli già citati, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>, Bernanos, Alce Nero, Urs von Baltahasar&#8230;</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Ma le pressioni dell’ambiente letterario erano forti?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Naturalmente. La mia presenza era quella di un intruso, un elemento di disturbo. Walter Pedullà, è storia conosciuta, disse che era giusto stendere un cordone sanitario intorno alla Rusconi, perché era colpevole non di pubblicare autori &#8220;reazionari&#8221;, ma di perseguire una politica editoriale reazionaria. Altri, come quel personaggio minore, Pier Paolo Pasolini, arrivarono alle insinuazioni più velenose, dicendo che ero l’elemento più pericoloso per la Chiesa cattolica per gli autori che pubblicavo! Alla fine nominarono un direttore generale che aveva il compito di impedirmi di pubblicare certi libri&#8230;</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E lei?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Be’, continuai molto abilmente, perché a Rusconi certe cose piacevano. Feci una collana con Reale, Mathieu e il povero Emanuele Samek Lodovici, morto prematuramente: &#8220;Classici del pensiero&#8221;: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, Filone d’Alessandria, Plotino, tutta la grande tradizione sapienziale pagana e cristiana. Poi una collana di musica, su indicazione di Rusconi. La proposi a Paolo Isotta, ma lui voleva con sé anche Piero Buscaroli; al che Rusconi: &#8220;Eh, ma se persino Montanelli lo fa firmare con uno pseudonimo!&#8221;. A me pareva un segno di viltà, essendo lui uno dei maggiori studiosi di musica. Infine Rusconi disse di sì, e proprio grazie a questa collana, anche Montanelli lo fece firmare col suo nome.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>In quegli anni non era soddisfazione da poco&#8230;</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">No, infatti, ma ormai ero arrivato al capolinea&#8230; troppe pressioni contro di me. Dovetti andarmene, e questo per me ha significato l’impossibilità di godere della pensione, non avendo raggiunto il numero di anni richiesto.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> Lei ha avuto anche un’attività giornalistica, però.</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Sì, con <em>Il Settimanale </em>e soprattutto con <em>Il Tempo</em>, ma mai più da dipendente. Pensi che Gianni Letta, allora direttore del quotidiano romano, preferì aumentarmi i compensi fino a farmi diventare uno dei più pagati, pur di non assumermi.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong> E perché?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Non voleva che facessi coppia con Gianfranceschi, accentuando la linea culturale che lui voleva invece annacquare. Tuttavia l’impossibilità di lavorare fisso in un giornale mi permise di avere tempo per pubblicare libri, e questo, forse, non è stato un male.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><strong>Oggi, di tutte le letture e i racconti, che cosa conserva più in profondità?</strong></p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tre frasi che sono scolpite nel cuore. Una è sulla tomba di de Maistre a Torino, nella chiesa dei Santi Martiri: &#8220;Fors l’honneur nul souci&#8221;, di là dall’onore nessun’altra preoccupazione&#8230; per me resta l’ideale fondamentale. E altre due frasi. Una di Ugo von Hoffmanstal, che cito alla fine dell&#8217;ultimo capitolo di <em>Zoario</em>, dove appaiono la figure di Pound ed <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/mircea-eliade">Eliade</a></span> con episodi inediti: &#8220;Con lieve cuore, /con lievi mani,/ la vita prendere,/ la vita lasciare&#8221;. L’ultima, di William Carlos Williams: &#8220;Essi odiano una cosa più di tutte: odiano la bellezza&#8221;. &#8220;Essi&#8221; è il volgo che ormai trionfa in ogni categoria sociale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Questa intervista è stata tratta, per gentile concessione dell&#8217;autore, da &#8220;Area&#8221;.</p>
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