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	<title>Centro Studi La Runa &#187; rune</title>
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		<title>Le origini misteriche della razza padrona</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 08:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicate in italiano due importanti opere di Guido von List, principale teorico della 'teosofia ariana' che si inverò nella rivoluzione nazionalsocialista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-origini-misteriche-della-razza-padrona.html' addthis:title='Le origini misteriche della razza padrona '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ibs.it/code/9788861480384/list-guido-von/religione-degli-ariogermani-e.html?shop=2317"><img class="alignright size-medium wp-image-4522" style="margin-right: 10px; margin-left: 10px;" title="la-religione-degli-ariogermani" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-religione-degli-ariogermani-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Elemento decisivo per comprendere l’identità ideologica del Nazionalsocialismo è il sostrato di contro-cultura esoterica e millenarista presente in Germania e Austria tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Qui si ebbe l’improvviso rampollare di una sintesi dirompente tra pangermanesimo völkisch, filosofia romantico-idealistica, settarismo paramassonico “di frangia” e razzialismo teosofico.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo bruciante composto culturale si colloca come preciso antefatto ideologico del Nazionalsocialismo sotto la veste, generalmente oggi riconosciuta dagli storici, di neo-gnosticismo. Dell’antica Gnosi, quei prodromi intellettuali, così come il loro tardo prodotto politico, conservarono infatti il fondamento dualistico: Bene e Male si disputano le sorti dell’universo in una lotta titanica mai doma, il principio della luce essendo costantemente insidiato da quello della tenebra, egemone nel mondo delle cose fisiche. Uniti a questa impostazione, l’afflato magico-misterico, l’idea di custodire un arcano sapere proveniente dai dispersi mondi dell’Origine e l’annuncio escatologico di un Salvatore sovrumano, scaturito dalle profondità della comunità dei giusti e dei puri, furono tasselli essenziali dell’antico gnosticismo. Ripresi tali e quali in epoca moderna, prima dalla cultura esoterista e pangermanica del tardo Ottocento, poi da quell’ideologia politica dell’integralismo pan-ariano che si appalesò in pieno Novecento nei brevi anni del Terzo Regno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pensiero ariosofico che si rese visibile nell’Austria tedesca a cavallo dei secoli XIX e XX reca essenzialmente il nome di Guido von List. Colui che, assieme al più giovane Lanz von Liebenfels, gettò le basi per un’organica sistemazione culturale di fondamenti sin lì sparsi di sapere, mai posti prima apertamente alla base di precise rivendicazioni non solo metafisiche, ma storiche e politiche. List parlò con chiarezza di nuove aristocrazie di dominatori arii, un Ordine selezionato atteso da un destino di potenza materiale, che altro non sarebbe stato che il riflesso terreno di più ardite sintesi cosmiche tra poteri di armonia e di bellezza, alla fine usciti vittoriosi dalla lotta ultraterrena. Riverberi di teosofia e di misteriosofia pagana lavorati con materiali dialettici formularono la visionaria certezza che si fosse a una svolta di epoche. List, in questo senso, appare, con tutto il suo complesso formulario logico e insieme irrazionalistico, come uno dei maggiori annunziatori dell’<em>eschaton</em>, cioè l’era dell’avvento finale di un Regno di liberazione del germanesimo dai ceppi che la Chiesa cristiana gli aveva imposto per secoli, costringendolo all’occultamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La recente uscita di due brevi testi di Guido von List contribuisce a fare chiarezza su un personaggio conosciuto tardi in Italia, e che solo da poco vede riconosciuti dagli storici i suoi titoli di profeta ideologico del Nazionalsocialismo. Si tratta de <em>La religione degli Ariogermani </em>e <em>Urgrund </em>(il fondamento primordiale dell’esistenza), pubblicati in unico volume dalle Edizioni Settimo Sigillo. L’ampia introduzione di Marcello De Martino fa luce sulla griglia ideologica di List, stabilendone i nessi con il pensiero neoplatonico, con l’hegelismo e con la moderna <a title="indoeuropeistica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeistica</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta essenzialmente di una riedificazione di miti. Attingendo agli antichi testi del germanesimo, List reimpastava – e a volte liberamente reinterpretava – gli archetipi culturali, storici e razziali, pervenendo alla formulazione di una rinnovata mitopoiesi aria. Il sostrato neo-gnostico e gli apporti teosofici sono del resto ben evidenti in List.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-radici-occulte-del-nazismo/6891"><img class="alignleft size-medium  wp-image-4524" style="margin: 10px;" title="radici-occulte-del-nazismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/radici-occulte-del-nazismo-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Egli, alla maniera della leader teosofica Blavatsky e, prima ancora, dell’illuminista eretico Fabre D’Olivet (il primo moderno a elaborare una genesi “boreana” della razza bianca), si diceva convinto di un’origine nordica della civiltà mondiale, che da insediamenti iperborei si sarebbe irraggiata ai quattro angoli del pianeta, dando vita ovunque alle civiltà storiche superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">De Martino evidenzia assai bene gli apporti culturali di cui List si servì. Che non furono soltanto occultistici e teosofici. Ma anche neo-platonici e infine hegeliani. Soprattutto per la struttura triadica che List attribuiva alla realtà ancestrale. La Triade divina si esprimeva nel ciclo di nascita-crescita-morte con rinascita: questo il segreto dell’essere che vive e si rinnova in natura. E questo anche il riposto motore delle ritornanti epifanie della storia. Antichissima elaborazione greca, questa visione ternaria era presente ad esempio in Proclo e fu poi, in epoca moderna, alla base della dialettica hegeliana. Si richiamano così i conosciuti riflessi che questo schema ebbe in epoca rinascimentale, nella filosofia ermetica neo-pagana (ad esempio Ficino), laddove la stessa Trinità cristiana non fu che una derivazione da più arcaiche suggestioni pagane. Tale visuale metafisica – in cui trovava posto l’idea di una divinità estensibile anche all’uomo, attraverso un fitto intreccio di Logos e spiriti intermedi, come nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> persiana antica – era inserita da List in una concezione di tipo cosmologico, naturalistico e magico-teurgico, al cui apice si avevano <a title="simbologie" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologie</a> di creazione non solo numerali, ma solari: tra queste, somma era la <a title="Triskel" href="http://www.centrostudilaruna.it/triskell-agli-albori-del-mondo-celtico.html"><em>Triskelis</em></a>, elaborazione dello swastica, che rappresenta il moto di creazione della materia in movimento, altrimenti da lui chiamato <em>Feuerquirl</em>, la trottola di fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne <em>La religione degli Ariogermani</em>, List ripete la sua convinzione centrale che la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> primigenia della razza aria, definita <em>Wihinei</em>, distaccandosi dalla <em>Kala</em>, il sacro linguaggio delle epoche primeve, si sarebbe divaricata in due tronconi, uno segreto ed elitario, rappresentato dall’armanesimo, ed uno popolare e devozionale, il wotanismo. L’uno e l’altro, tuttavia, a diversi livelli, rimasero ugualmente in possesso dell’arcana sapienza, pur ristretta entro recinti occulti. In particolare, della storia List dava una sua speciale spiegazione, asserendo l’esistenza di un filo sotterraneo di collegamento, lungo il quale sarebbe corsa la tradizione misterica aria attraverso i secoli, conservandosi sostanzialmente inalterata. In questo modo, lo spirito dell’arcaica gerarchia sapienziale, l’<em>Armanenschaft</em>, sarebbe sopravvissuto reincarnandosi volta a volta nei Rosa-Croce, nel sapere magico-alchemico rinascimentale, negli Ordini cavallereschi, in talune espressioni ereticali e neo-pagane della Massoneria tradizionalista. E persino nella Kabala, da List ascritta non già al giudaismo, che se ne sarebbe appropriato in epoche più tarde, ma agli scienziati ermetici attivi nel regno visigoto della Spagna alto-medievale. Tutti questi ambienti, rigidamente devoti alla superiore <em>Armantreue</em>, la fedeltà armanista, sarebbero stati i gelosi custodi di una conoscenza mai veramente sepolta. L’araldica, per dire, oppure addirittura il sistema di costruzione delle antiche case germaniche “a graticcio”, non sarebbero stati per List che metodi escogitati nei secoli dalla cultura popolare ariogermanica per esprimere esotericamente quel sacrale linguaggio delle rune che non poteva esprimersi altrimenti, in presenza delle repressive misure ovunque attuate dalla Chiesa nei confronti delle rimanenze pagane.</p>
<p style="text-align: justify;">Più ancora delle speculazioni gnostiche, a volte logiche, altre volte francamente capziose, ma più spesso di suggestiva fantasia, List interessa per la sua ricostruzione dei primordi della civiltà indogermanica, da lui collocata a fondamento della civiltà <em>tout court</em>. Giustamente De Martino, sulla scorta dei giudizi già dati dal Mosse, che lo avvicinò al visionarismo di altri mistici dell’arianesimo come Alfred Schuler, fa di List un intuitivo, ma indubbio anticipatore di approcci decisamente più scientifici, del tipo di quelli di Dumézil, che, sia pure per altre vie, raggiunse grosso modo le medesime conclusioni di List.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-4523" title="das-geheimnis-der-runen" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/das-geheimnis-der-runen-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /> L’Ottocento conobbe la nascita degli studi di <a title="indoeuropeistica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeistica</a>. Ebbe in Schlegel, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span> e Max Müller gli anticipatori filosofici e linguistici dell’unità delle culture pre-storiche che fondarono la civiltà europea e indoiranica, identificata con la civiltà mondiale. Dietro di loro, un vasto mondo di eruditi – con metodi più o meno scientifici – si appassionò al tema e redasse complessi sistemi di ricostruzione della perduta unità delle genti arie. List riconobbe nell’organizzazione sociale degli ariogermani una suddivisione in tre ordini, non dissimile da quella che poi verrà sistematizzata dagli studi di Dumézil: «La classe intellettuale aveva pertanto la guida e il controllo del popolo e dello Stato: da questa derivavano gli scaldi e i giudici, quali custodi dei riti, così come i re, i conti e i duchi; ma tutti costoro appartenevano anche alla classe contadina», si legge nell’<em>Urgrund</em>. Ma anche ne <em>Il segreto delle rune</em>, List si disse convinto che la suddivisione della società aria in tre ranghi funzionali – maestri, guerrieri e produttori – non era che il riflesso del sistema gerarchico che vige in natura, secondo l’andamento, sopra ricordato, del “crescere-lavorare-morire per rinascere”.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>Arktogaia</em>, cioè a dire la <em>Urheimat</em>, la patria primordiale della gente aria, List la individuò nel Nord estremo: «Il nostro mito originario ci rivela con estrema chiarezza che le regioni settentrionali della terra, compreso il Polo Nord, non solo erano abitate, ma che lo stesso Polo Nord fu la culla della razza originaria dolicocefala, dalla pelle bianca, dai capelli biondi e dagli occhi azzurri: questi era l’<em>homo europaeus</em>, l’Ariano». Tutto sommato, non diversamente concluderanno i loro studi specialisti di ogni tendenza, da Tilak a Benveniste, da Dumézil a Devoto o Bucci.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un composito sistema che, partito da analisi linguistiche dei testi arcaici, quali l’<em>Edda </em>o la <em>Voluspà</em>, l’<em>Avesta </em>o il <em>Codice di Manu</em>, pervenne nei primi decenni del Novecento alla saldatura con la galassia del pangermanesimo filosofico-politico, attiva in Germania e nell’Austria tedesca. Qui si creò la sintesi tra erudizione individuale e associazionismo tradizionalista, rappresentato da ambienti della divulgazione ideologica, come la berlinese Guido von List-Gesellschaft, il Reichshammerbund, il Germanenorden o la Thulegesellschaft. Come sappiamo, l’ultima, in modo particolare, costituì l’anello di congiunzione tra i sodalizi elitari ariogermanici e la militanza propriamente politica della nascente NSDAP.</p>
<p style="text-align: justify;">La promessa millenarista dichiarata da queste cerchie (ma secondo un millenarismo estraneo alla tradizione giudeocristiana, rifacentesi piuttosto all’apocalittica iranica e mazdea) era che presto una nuova Età dell’Oro sarebbe sorta, in cui l’arianesimo sarebbe uscito dal suo cerchio occulto, manifestandosi apertamente. Di lì a qualche decennio, il Terzo Reich passerà all’attuazione pratica di tale profezia, proponendosi l’erezione di nulla di meno che un impero teocratico pan-ariano su base popolare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 29 agosto 2008.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-origini-misteriche-della-razza-padrona.html' addthis:title='Le origini misteriche della razza padrona ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Publio Nigidio Figulo</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 09:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dettagliata recensione del saggio di Nuccio D'Anna su Publio Nigidio Figulo, filosofo pitagorico e cultore della aruspicina etrusca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.html' addthis:title='Publio Nigidio Figulo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8887625379/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8887625379"><img class="alignleft size-full wp-image-8422" title="nigidio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nigidio.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Un personaggio significativo dell&#8217;intemperie politico-culturale del primo secolo antecedente l&#8217;era volgare e, nel frattempo, emblematico della &#8220;presenza&#8221; etrusca nella <em>Res publica Romanorum</em>, dalle sue origini alla caduta dell&#8217;Impero in Occidente<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"></a>[1], è senz&#8217;altro Publio Nigidio Figulo<a name="_ftnref2" href="#_ftn2"></a>[2]. <em>Vir doctissimus</em>, fondatore del neopitagorismo romano, membro del Collegio dei <em>LX Aruspici</em>, senatore amico di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> e seguace di Pompeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce ne offre ora un quadro esaustivo della sua vita e delle sue opere <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a>, storico delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> particolarmente attento al <a title="mondo classico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo classico</a>, noto ai lettori di <em>Arthos</em>. Lavoro non semplice per la disomogeneità e incoerenza delle fonti e testimonianze.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, giustamente, secondo <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> &#8220;<strong><em>i frammenti raccolti e gli studi che nei vari settori sono stati fatti dagli specialisti, possono armai permettere di delineare la complessa personalità di Nigidio, di tracciare un profilo autentico del suo pensiero, di delimitare la profondità e la reale consistenza dell&#8217;apporto di tradizioni spirituali quali il pitagorismo, la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> etrusca, l&#8217;aruspicina romana, l&#8217;escatologia dei cosiddetti &#8220;Magi ellenizzati&#8221;, capire da dove possono essersi originate le sue dottrine astrali, qual è il ruolo veritiero e la profondità della sua opera di &#8220;theologia&#8221;, vera e propria sintesi di un mondo spirituale che conosciamo con difficoltà e solo parzialmente</em></strong>&#8221; (pp. 9-10). Lo stesso impegno politico nigidiano apparirebbe &#8220;<strong><em>come l&#8217;estremo tentativo di preservare culti e riti appartenenti ad uno stato arcaico del mondo etrusco-latino</em></strong>&#8221; (p. 10).</p>
<p style="text-align: justify;">Nato intorno al 98 a.C. forse a Perugia, città o <em>popolo</em> dell&#8217;antica dodecapoli dell&#8217;Etruria, dove le iscrizioni attestano la diffusione delle <em>gens Nigidia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una in particolare lega un componente della <em>gens</em> al <em>cognomen Sors</em> adattamento del termine <em>sortes</em> ovvero le tavolette di legno utilizzate nei rituali oracolari praticati nell&#8217;ambito dell&#8217;<em>etrusca disciplina</em> che &#8220;<strong><em>confermerebbe l&#8217;esistenza di antiche scienze oracolari e divinatorie custodite e trasmesse all&#8217;interno del clan familiare</em></strong>&#8221; (p. 15) del famoso senatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un &#8220;<strong><em>radicamento familiare nel mondo etrusco le cui dottrine da sempre a Roma hanno goduto di un&#8217;autorità indiscussa</em></strong>&#8221; (p. 14).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459886" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/divinoellade.bmp" alt="Nuccio d'Anna, Il divino nell'Ellade" width="95" height="145" border="0" /></a>Con un <em>cursus honorum</em> di tutto rispetto ritroviamo Nigidio, purtroppo, schierato con Pompeo<a name="_ftnref3" href="#_ftn3"></a>[3] fino alla fatidica battaglia di Farsalo, con la conseguenza dell&#8217;esilio forzato, mentre buona parte dei membri del venerato e autorevole Collegio dei LX Aruspici si schiereranno col <em>Pontifex Maximus</em> Cesare<a name="_ftnref4" href="#_ftn4"></a>[4]. Questa scelta di campo non può inficiare il nostro giudizio sul suo percorso sapienziale. Grazie alle fonti, in particolare quelle raccolte da A. Swoboda, ma soprattutto alla dimestichezza con la visione tradizionale permette al <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> di ricostruire il quadro del pitagorismo romano e delle sue dottrine sapienziali di cui il Nostro era il principale esponente anzi il &#8220;restauratore&#8221;, fino a condurci nella famosa &#8220;basilica&#8221; di Porta Maggiore e la <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> in essa nascosta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nigidio oltre che essere <em>Pythagoricus,</em> è spesso designato come <em>Magus</em> ma non col significato negativo che spesso tale termine aveva nell&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/storia-antica">antichità classica</a> ma quale appellativo legato all&#8217;attribuzione di una precisa condizione spirituale, un&#8217;<em>esperienza estatica ed &#8220;illuminativa&#8221;</em> (p. 43). Il <em>cognomen &#8220;figulus&#8221;</em> è stato spesso erroneamente collegato ad un improbabile mestiere del &#8220;vasaio&#8221; o di &#8220;ceramista&#8221; mentre andrebbe ricondotto alla <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> astrale confermata anche dalle fonti. &#8220;<strong><em>Dice che Nigidio Figulo prese questo nome perché tornato dalla Grecia, disse di aver imparato che il mondo si muove con la velocità della ruota del vasaio</em></strong>&#8220;<a name="_ftnref5" href="#_ftn5"></a>[5]. Ribadita anche dall&#8217;episodio dei gemelli ricordato da Agostino<a name="_ftnref6" href="#_ftn6"></a>[6] in cui Nigidio utilizza il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della <em>rota figuli</em>, &#8220;la ruota del vasaio&#8221;, per dimostrare le sue &#8220;<strong><em>teorie astronomiche e delle influenze astrali negli accadimenti umani</em></strong>&#8221; (p. 52).</p>
<p style="text-align: justify;">Di particolare interesse sono i capitoli dedicati all&#8217;esposizione delle conoscenze astronomiche e dei miti connessi, dell&#8217;<a title="antichità classica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità classica</a> in generale e del nostro aruspice neopitagorico in particolare, mostrate dalle fonti pervenuteci. Ancora una volta <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a><a name="_ftnref7" href="#_ftn7"></a>[7] dimostra la sua competenza nel condurci fra gli arcaici sistemi calendariali che scandivano i sacri ritmi del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">In relazione alle conoscenze astrologiche ed alla perizia divinatoria di Nigidio come non ricordare l&#8217;episodio riferito da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gaio-svetonio-tranquillo" target="_blank">Svetonio</a></span> (<em>Aug.</em> 94) del padre del futuro Augusto, che al momento della nascita del figlio, &#8220;<strong><em>ebbe in sogno la visione di un sole che si levava dal seno della moglie. Nigidio predisse per questo figlioletto appena nato un destino di dominatore universale</em></strong>&#8221; (p. 81). Di particolare rilievo è il fatto che Cassio Dione (44, 1) &#8220;<strong><em>collega tale predizione su un prossimo Sovrano universale dai caratteri quasi messianici, al tipo di ordine celeste che era possibile contemplare nel movimento delle stelle, e poi alle particolari modalità di disporsi delle costellazioni nei loro percorsi siderei. Il movimento dei corpi celesti nella sfera cosmica sembrava indicare fatti e avvenimenti storici la cui portata non poteva essere limitata alla piccola contingenza del quotidiano</em></strong>&#8221; (p. 81).</p>
<p style="text-align: justify;">Fonti autorevoli quali Arnobio, Macrobio, Servio, Nonio, Gellio e Marziano Capella attestano l&#8217;importanza e forniscono alcuni frammenti dell&#8217;opera di Nigidio dedicata alla <em>&#8220;prisca theologia&#8221;</em> intitolata <em>De diis</em>. Costituita originariamente di venti libri dei quali ci sono pervenuti solo tredici frammenti. Non mera elencazione dei vari Dèi o puro e semplice chiarimento del ruolo delle divinità più venerate dell&#8217;antica tradizione romana. Ha, invece, inteso fornire il significato &#8220;teologico&#8221;, &#8220;<strong><em>indicare i fondamenti rituali, fare emergere il legame della &#8220;forma&#8221; divina contemplata con il vasto mondo rituale nel quale doveva rifulgere la sua presenza</em></strong>&#8221; (p. 111).</p>
<div id="attachment_1109" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1109" title="fegato-di-piacenza" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fegato-di-piacenza.jpg" alt="Fegato di Piacenza" width="200" height="118" /><p class="wp-caption-text">Fegato di Piacenza. Museo Civico di Piacenza, Palazzo Farnese.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Basandosi sulle dottrine nigidiane Marziano Capella ci ha trasmesso una rappresentazione del &#8220;cosmo circolare&#8221; ripartito in sedici parti legate a &#8220;potenze divine&#8221; rapportabile alla suddivisione teo-cosmogomica del Fegato di Piacenza in particolare al suo &#8220;nastro periferico&#8221; anch&#8217;esso frazionato in sedici parti. Da segnalare l&#8217;analogia che <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> individua nel caso &#8220;<strong><em>della serie runica &#8220;</em>nuova<em>&#8221; o &#8220;</em>danese<em>&#8221; del mondo scandinavo che riformulava in XVI segni</em></strong>&#8221; le rune dell&#8217;antico <em>futhark</em> con la loro potenza magico/rituale. Ancor più rilevante se ricordiamo che le rune derivano dall&#8217;alfabeto etrusco<a name="_ftnref8" href="#_ftn8"></a>[8].</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumendo &#8220;<strong><em>il </em>De diis<em> di Nigidio sembra metterci davanti ad un tipo di spiritualità che appartiene ad uno stadio molto arcaico della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana, forse scaturita da (o connessa a) forma rituali appartenenti al patrimonio religioso etrusco e a quello dei più antichi popoli italici, là dove la cosmogonia e la &#8220;teologia&#8221; si intrecciavano sapientemente con l&#8217;aruspicina, la divinazione e l&#8217;azione rituale, un mondo immacolato svelava il significato della presenza divina, e tutti gli interventi dello Stato, tutti i suoi pronunciamenti grandi o piccoli, le stesse manifestazioni della natura (cambio delle stagioni, temporali improvvisi, fulmini, apparizione improvvisa di corpi celesti, etc.) venivano considerate cariche di valenze divine che solo un apposito Collegio di auguri o di aruspici poteva interpretare</em></strong>&#8221; (p. 120).</p>
<p style="text-align: justify;">Non di minor valore l&#8217;esegesi grammaticale nigidiana. Non solo volta a spigare il significato e la composizione dei termini e delle frasi e le regole grammaticali più abituali ma presentando anche quelle forme risalenti a un tempo molto antico chiarendo aspetti di quella &#8220;lingua arcaica&#8221; nella quale &#8220;<strong><em>l&#8217;accento delle parole indicava anche il ritmo recitativo, indirizzava verso quella formulazione musicale della lingua latina sulla quale hanno richiamato l&#8217;attenzione anche Giacomo Devoto</em></strong><a name="_ftnref9" href="#_ftn9"></a>[9]<strong><em> e Alessandro Ronconi, sosteneva il tono, incanalava verso una corretta strutturazione grammaticale</em></strong>&#8221; (p. 123).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche gli studi &#8220;linguistici&#8221; non seguivano meri interessi profani. &#8220;<strong><em>Il retto uso delle parole, la pronuncia dei fonemi, la loro corretta articolazione grammaticale o sintattica e la stessa formulazione scritturale </em></strong>- ci ricorda <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> -<strong><em> ne fanno un riflesso dell&#8217;armonia cosmica e dei ritmi naturali; un &#8220;</em>linguaggio puro<em>&#8221; riverbera al suo livello l&#8217;equilibrio primordiale, lo introduce su un piano di &#8220;</em>armonia naturale<em>&#8221; che è la condizione stessa perché scienze come l&#8217;aruspicina e la divinazione possono rivelare il significato di alcuni particolari fenomeni e segni, interpretarli secondo moduli che svelano il sostrato spirituale originario che regge l&#8217;universo</em></strong>&#8221; (pp. 128-129).</p>
<p style="text-align: justify;">Tralascio qui di affrontare la trattazione delle attività riconducibili a quelle tipiche di ogni aruspice<a name="_ftnref10" href="#_ftn10"></a>[10] recuperate dai frammenti nigidiani, ma mi piace segnalare l&#8217;analogia che <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> individua tra il <em>De vento</em>, &#8220;<strong><em>per il quale verosimilmente il neopitagorico romano attinge ad antiche tradizioni estrusco-latine,</em></strong>&#8221; ed &#8220;<strong><em>in India il </em>Manavadharmashashtra</strong>&#8221; che confermerebbero &#8220;<strong><em>che il vento è connesso con il &#8220;respiro&#8221; del cosmo e dal suo ritmo nasce la luce che dilegua le tenebre</em></strong>&#8221; (p. 136).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827218475" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/ilgiococosmico.bmp" alt="Nuccio D'Anna, Il gioco cosmico. Tempo ed eternità nell'antica Grecia" width="93" height="130" border="0" /></a>L&#8217;unico scritto di Nigidio giunto intero fino a noi è il cosiddetto <em>Calendario brontoscopico<a name="_ftnref11" href="#_ftn11"></a>[11]</em>, conservatoci da Giovanni Lido, opera riferibile a quell&#8217;<em>arcana Etrusca disciplina</em> di cui il Nostro era un profondo conoscitore e da non svalutare come puro e semplice libello politico. Giustamente è stato posto l&#8217;accento che si dimentica troppo facilmente &#8220;<strong><em>che a Roma la politica era perfettamente contessuta con la dimensione sacra della vita e ogni forma di azione rituale, compresa l&#8217;aruspicina e la divinazione, non poteva certo prescindere dal significato che ogni pur piccolo evento naturale assumeva per la vita dello Stato</em></strong>&#8221; (p. 148).</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Nuccio D'anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a> è riuscito a ricostruire un quadro coerente della vita e dell&#8217;opera nigidiana all&#8217;interno della tradizione romana (che è anche etrusca e pitagorica) contestando giustamente le asserzioni destituite di fondamento che non trovano riscontro testuale ma che rischiano avere facile eco nella letteratura accademica (un esempio per tutti la presunta &#8220;<em>origine plebea</em>&#8221; di Nigidio con troppa sicurezza attestata in un&#8217;importante enciclopedia<a name="_ftnref12" href="#_ftn12"></a>[12]).</p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo: &#8220;<strong><em>Come Varrone, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, Virgilio, Tito Livio, Orazio e lo stesso Cesare, anche Nigidio appartiene a quel vasto mondo di raffinata cultura, ma ben radicato in una intensa vita rituale, che aveva conservato memoria dei fondamenti spirituali, dottrinali e rituali che avevano consentito a Roma di realizzare la </em>pax deorum<em> e di diventare per un intero ciclo umano un vero </em>umbilicus mundi</strong>&#8221; (p. 161).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Recensione de: <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">NUCCIO D'ANNA</a>, <a title="Publio Nigidio Figulo" href="http://www.centrostudilaruna.it/publio-nigidio-figulo.-un-pitagorico-nella-roma-del-1%C2%B0-secolo-a.c..html"><strong><em>Publio Nigidio Figulo. Un pitagorico a Roma nel 1° secolo a. C.</em></strong></a>, <em>Archè -Edizioni PiZeta, Milano 2008, pp. 176, € 17,00</em>; pubblicata in <em>Arthos</em>, n.s., 17, 2009, pp. 311-314.]</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"></a>[1] Cfr. <a title="Mario Enzo Migliori" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/mario-enzo-migliori/">M. E. MIGLIORI</a>, <a title="Haruspices e Mos Maiorum" href="http://www.centrostudilaruna.it/haruspices-e-mos-maiorum.html"><em>Haruspices e mos maiorum</em></a>, in <em>Vie della Tradizione</em>, 145, gen.-apr. 2007, pp. 22-29.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"></a>[2] Cfr. F. MOLTEDO, <em>Neopitagorismo romano. Brevi cenni su Nigidio Figulo</em>, in <em>Arthos</em>, n.s., 14, 2006, pp. 28-33.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"></a>[3] Forse è troppo enfatizzante descriverlo come organizzatore a Capua dell&#8217;<em>estrema difesa dell&#8217;Italia</em> (p. 21). Ricordo che Cesare fu costretto alla guerra civile per la difesa delle prerogative dei tribuni della plebe (nel caso specifico Marco Antonio e Cassio Longino) calpestate dal senato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"></a>[4] Vedi, tra gli altri, L. AIGNER FORESTI, <em>Gli Etruschi e la politica di Cesare</em>, in Fondazione Niccolò Canussio, <em>L&#8217;ultimo Cesare</em>, Roma 2000, pp. 11-33.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5"></a>[5] <em>Schol. ad Luc.</em> I, 639 = Fr. 16 Swoboda, <em>P. Nigidi Figuli operum reliquiae</em>, Wien 1889 (rist. Amsterdam 1964), p. 137.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6"></a>[6] <em>De Civ. Dei</em>, V, 3 = Fr. 17 Swoboda, <em>op. cit.</em>, p. 137.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7"></a>[7] Di N. D&#8217;ANNA cfr. <em>Il Gioco Cosmico. Tempo ed eternità nell&#8217;antica Grecia</em>, Roma 2006, e <em>Mistero e Profezia. La IV egloga di Virgilio e il rinnovamento del mondo</em>, Cosenza 2007.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8"></a>[8] P. SCARDIGLI, <em>Sulla derivazione della scrittura runica dalla scrittura etrusca settentrionale</em>, in <em>Gli Etruschi</em> [II ed. de <em>Gli Etruschi e l'Europa</em>], Milano 1998, pp. 206-209.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9"></a>[9] Da segnalare la nuova edizione di G. DEVOTO, <a title="origini indeuropee" href="http://www.centrostudilaruna.it/giacomo-devoto-e-le-origini-indeuropee.html"><em>Origini indeuropee</em></a>, Padova 2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10"></a>[10] Cfr. P. CATALANO, <em>Aruspici</em>, in <em>Novissimo Digesto Italiano</em>, Torino 1958.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11"></a>[11] Reperibile ora in italiano in M. KORNMÜLLER, <a title="Etrusca disciplina" href="http://www.centrostudilaruna.it/etrusca-disciplina.html"><em>Etrusca Disciplina</em></a>, Roma 2006 (pp. 89-131) ed in G. LIDO, <em>Sui segni celesti</em>, Milano 2007 (pp. 81-98). In internet si può consultare quella di V. Fincati nella rivista on line <em>Echò</em>, 3.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12"></a>[12] G. PASCUCCI, <em>Nigidio Figulo</em>, in <em>Enciclopedia Virgiliana</em>, III, p. 726.</p>
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		<title>Antichi poemi runici</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 09:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruce Dickins</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/antichipoemirunici.html' addthis:title='Antichi poemi runici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div id="attachment_5714" class="wp-caption alignright" style="width: 186px"><img class="size-medium wp-image-5714" title="rune-stone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rune-stone-176x300.jpg" alt="Pietra runica da Baldringe, Malmöhus län, Skåne" width="176" height="300" /><p class="wp-caption-text">Pietra runica da Baldringe, Malmöhus län, Skåne</p></div>
<p style="text-align: justify;">INTRODUZIONE</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Alfabeto Runico</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’origine dell’alfabeto runico, la primitiva scrittura dei popoli teutonici, è ancora materia di disputa. Isaac Taylor lo fa derivare da un alfabeto greco della Tracia; Wimmer di Copenhagen dall’alfabeto latino. Entrambe le teorie però sono ancora da esaminare bene e, forse ha ragione Von Friesen di Uppsala che è una derivazione di entrambi gli alfabeti. E’ sufficiente comunque dire che deve essere stato noto a tutti i popoli teutonici e che se ne ha notizia fin dal 4° secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente i Goti lo conoscevano prima della loro conversione al Cristianesimo, poiché Wulfila utilizzò molti di questi caratteri per il suo alfabeto gotico; due iscrizioni (Pietroassa in Valacchia e Kovel in Volmynia) sono state trovate in terre occupate dai Goti in questo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua forma originale l’alfabeto runico consisteva di 24 lettere che, per la loro assenza di curve e linee orizzontali, erano particolarmente adatte per essere incise su legno. Di seguito una testimonianza di Venanzio Fortunato: “I barbari dipingono le rune su legno di frassino, come fosse papiro, senza virgole”. Ed è questo il più antico riferimento letterario ai caratteri runici. Altri riferimenti vengono dalle saghe irlandesi, da poemi anglosassoni chiamati “messaggi del marito”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/runemal/4947" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5715" style="margin: 10px;" title="runemal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/runemal.jpg" alt="" width="200" height="293" /></a>Un altro ritrovamento, unico nel suo genere, di queste antiche iscrizioni, si trova inciso sulla punta di una lancia ritrovata a Kragehul (Finlandia).</p>
<p style="text-align: justify;">In Islanda l’alfabeto fu più tardi diviso in tre gruppi così nominati: <em>Freys Aett</em>, <em>Hagals Aett</em>, <em>Tys Aett</em>, dalle loro lettere iniziali F, H, T.</p>
<p style="text-align: justify;">Si pensa che questi nomi si riferissero alla famiglia di Frey (<em>Frey’s family</em>), ecc. Il termine <em>Aett </em>può derivare da <em>atta</em>, &#8220;otto&#8221;, ossia ottavo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre ogni lettera occupava una posizione definita. Nel <em>Codex Sangallensis 270</em> si fa menzione di svariate cifre in lettere runiche come: <em>Isruna</em>, <em>Lagoruna</em>, <em>Hahalruna</em>, <em>Stofruna</em>. Sarebbe necessario conoscere l’esatta posizione di ogni lettera nell’alfabeto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel latino <em>corvi</em> ad esempio, si posiziona la “c” come sesta lettera della prima serie, la <em>o</em> come ottava della terza serie, la <em>r</em> come quinta della prima serie, la <em>v</em> come seconda della terza serie, la <em>i</em> come terza della seconda serie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio di questi crittogrammi si stima fosse attribuito all’Abate del monastero di Fulda, certo Hrabanus Maurus (822-856). La parola latina <em>Corpus </em>è l’equivalente di <em>Hraban</em>. Gli studenti medievali amavano molto latinizzare i loro nomi teutonici. Es: Hrotsvith = “<em>Clamor validus</em>”; Aldhelm = “<em>Vetus galea</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le più antiche iscrizioni ritrovate in Nord Europa nei depositi di torba di Nydam e Torsbjaerg nello Slesvig e Kragehul in Finlandia, sono databili dal terzo o quarto fino al sesto secolo. Queste iscrizioni sono, si presume, in una lingua che è l’antenata comune dell’inglese e dello scandinavo, ne mantiene la cadenza per cui è più primitiva del gotico di “Wulfila”. Altre iscrizioni dello stesso periodo furono ritrovate, incise su una spilla, a Charnay nel Burgundy, e sulla punta di una lancia a Muncheberg (Brandeburgo).</p>
<p style="text-align: justify;">Altre ancora, risalenti all’ottavo secolo, su piccoli oggetti ritrovati in Germania dove, peraltro, molte incisioni sono rare e quasi illeggibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza dubbio furono gli invasori sassoni ad introdurre l’alfabeto in Inghilterra, anche se le iscrizioni databili ai primi due secoli dopo l’invasione sono assai rare e frammentarie. Una però è particolarmente interessante, incisa su una moneta d’oro, di provenienza sconosciuta, a imitazione di un <em>solidus</em> di Onorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880613974" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mitileggendenord.bmp" border="0" alt="Vilhelm Gronbech, Miti e leggende del Nord" width="95" height="148" align="left" /></a> Altro ritrovamento è sulla montatura di un fodero nella località Chessell Down nel Wight. La forma di queste ultime incisioni è simile a quella trovata su oggetti provenienti da Kragehul e Lindholm (Scania), databili ai primi anni del sesto secolo, per quanto gli oggetti dei ritrovamenti inglesi siano posteriori.</p>
<p style="text-align: justify;">Furono ritrovate inoltre molte monete d’argento con incisi in runico riferimenti a leggende relative a re inglesi come “<em>Aepil(i)raed</em>” (senza dubbio re Aethelred 675-704) o “<em>Pada</em>” (Peada suo fratello). Molte altre scritte in runico si trovarono su piccoli oggetti di metallo o di osso. L’alfabeto runico andò in graduale disuso, come si nota dalle monete ritrovate, durante l’ottavo e nono secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo nome che si legge in runico su una moneta è quello del re Beonna dell’”<em>East Anglia</em>” (750) ma anche lì si nota una “<em>o</em>” latina. Qualche lettera rimane pur tuttavia incisa, solitamente la “<em>L</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre lettere runiche che continuarono ad essere usate erano quelle con cui si firmavano i coniatori di monete in Inghilterra.</p>
<p style="text-align: justify;">Di iscrizioni in runico su tombe se ne trovarono parecchie (soprattutto nel nord dell’Inghilterra), alcune sia in caratteri latini che runici. Risalgono quasi tutte al periodo compreso tra settimo e nono secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884525529" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/raccontipopolariislandesi.bmp" border="0" alt="Racconti popolari e fiabe islandesi" width="95" height="149" align="right" /></a> Si presume che rimanesse l’uso di incidere in lettere runiche solamente sulle monete. Dopo l’invasione danese (866) non v’è più traccia dell’alfabeto runico. A partire dal sesto secolo, tuttavia, l’alfabeto inglese si differenziò da quello scandinavo. Alle originali 24 lettere se ne aggiunsero altre 6: <em>Aesc</em>, <em>Ac</em>, <em>Yr</em>, <em>Ear</em>, <em>Calc</em>, <em>Gar </em>e forse la settima <em>Ior</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ha notizia dell’ultimo alfabeto runico conosciuto in Danimarca, Svezia, Norvegia, Islanda, Groenlandia, Isole Faroer, Isole Orcadi, Isola di Man e in Inghilterra. In generale possiamo affermare che l’alfabeto runico, più o meno collegato a pratiche di magia, cadesse sotto il sospetto di stregoneria e fosse quindi bandito nei paesi scandinavi durante il periodo delle terribili superstizioni medievali e delle riforme <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il presente brano costituisce l&#8217;Introduzione al libro di Bruce Dickins <em>Runic and Heroic Poems of the Old Teutonic Peoples</em> (Cambridge, 1915). La traduzione in italiano è opera di Fernanda Reborati. Il brano è stato tratto, col gentile consenso, dal sito www.reiki.it.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/antichipoemirunici.html' addthis:title='Antichi poemi runici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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