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	<title>Centro Studi La Runa &#187; rosa</title>
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		<title>Modo e ragione del rinnovamento operato dal Guinizelli</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Valli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poiché le formule stilistiche rischiavano ormai di essere troppo trasparenti Guido Guinizelli riformò la poesia d'amore nella dottrina e nel gergo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/modo-e-ragione-del-rinnovamento-operato-dal-guinizelli.html' addthis:title='Modo e ragione del rinnovamento operato dal Guinizelli '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: right;"><em>«Non vedi tu che (Dante) dice qui chiaro</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>che, quando l&#8217;amore dello Spirito Sancto lo</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>prira dentro al suo intellecto, che nota l&#8217;ispirazione</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>e poi la significa secondo che esso</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Spirito gli dicta e dimostra?»</em></p>
<p style="text-align: right;">Petrarca</p>
<p style="text-align: justify;">Nella poesia siciliana e in quella di Buonagiunta da Lucca non ritroviamo ancora quell&#8217;elevata spiritualità e quel dottrinarismo profondo che vedremo pervadere la poesia del dolce stil novo.  In essa, se al posto della parola «Rosa» si deve mettere un&#8217;altra parola, meglio che la parola «Sapienza» bisogna mettere per lo più la parola «setta». La corte di Federico II carteggia con la setta (la Rosa) sotto le parole d&#8217;amore. Ma quella poesia non teoretizza, non cerca di determinare nella sua essenza mistica questa forza Amore-Sapienza che essa contrappone semplicemente (e soltanto quando le fa comodo) alla Chiesa di Roma. È un interesse politico più che un vero interesse religioso, quello che spinge l&#8217;Imperatore a dire alla «Rosa» che egli è fatto suo servitore e la «Rosa» gli risponde bellamente in rima per bocca di Arrigo Baldonasco che non gli crede affatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ibs.it/code/9788876220586/valli-luigi/linguaggio-segreto-di-dante.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4948" style="margin: 10px;" title="linguaggio-segreto-dante" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/linguaggio-segreto-dante.jpg" alt="" width="263" height="390" /></a>La poesia siciliana adoperò il gergo d&#8217;amore quasi unicamente per quelle poche parole che servivano alla vita settaria, non espresse la vera commozione mistica né la profonda speculazione intellettuale sull&#8217;«Intelligenza attiva». Essa è la manifestazione più semplice e pratica di tutta la <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> segreta di questa tradizione.  E una manifestazione di poco meno rozza della stessa tradizione si ritrova come ho già detto in Buonagiunta da Lucca, che parla sempre d&#8217;amore senza mai dir nulla di preciso, di profondo, di sentito, senza dare mai un nome alla donna che non sia quello di «Rosa». In lui anzi le formule del gergo diventano noiosamente e pericolosamente stereotipate. Dico pericolosamente perché il monotono abuso di queste formule rischiava naturalmente di renderle ormai troppo comprensibili.  Ecco un esempio di quello a cui si era ridotta nella meccanicizzazione del gergo questa poesia. Si doveva celebrare al solito il «Fiore», la verità custodita dalla setta, quella che conserva ancora il bene nel mondo, quella della quale il poeta è fedele, quella dalla quale si attende il buon frutto della liberazione spirituale. Ecco la maniera grossolana e trasparente con la quale si esprime Buonagiunta da Lucca:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Tutto lo mondo si mantien per fiore:  se fior non fosse, frutto non serìa [1]:  per lo fiore si mantene amore,  gioia e allegrezza, ch&#8217;è gran signoria.  E della fior son fatto servidore,  sì di bon core, che più non poria,  in fiore ho messo tutto il meo valore;  se il fiore mi fallisse, bem morria.  Eo son fiorito, e vado più fiorendo:  in fiore ho posto tutto il mio diporto:  per fiore aggio la vita certamente.  Com&#8217; più fiorisco, più in fior mi &#8216;ntendo;  se fior mi falla, ben seria morto:  vostra mercé, Madonna, fiore aulente [2].</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">È questa una poesia d&#8217;amore? Lo creda chi vuole. Io non ci credo. Quella povera Madonna è appiccicata in fondo a prendere la qualifica di «fiore aulente», ma come non vedere che essa non c&#8217;entra per nulla e che essa non è una donna vera, se è quel «fiore» per il quale tutto il mondo si mantene, quel «fiore» che deve dare un certo frutto che non si nomina? Leggendo questa poesia si comprende come i «Fedeli d&#8217;Amore» sentissero il bisogno di cambiare questo «vecchio stile» e di creare uno «stile novo».  E sommamente importante è il fatto che un tale cambiamento avvenne non per un lento sopravvenire di una moda, ma in certo modo di autorità, autorità di Guido Guinizelli il quale a un certo punto «mutò le maniere de li piacenti detti de l&#8217;amore» e sapete con quali argomenti sostenne la sua riforma e la necessità di questa riforma contro Buonagiunta da Lucca? Con argomenti che non hanno assolutamente nulla a che vedere né con l&#8217;arte né con l&#8217;amore, bensì col fatto che «ciò ch&#8217;uom pensa non de&#8217; dire».</p>
<p style="text-align: justify;">È Falsosembiante che ha fatto scuola e nulla è più istruttivo per intender che cosa fosse nella sua vera sostanza il dolce stil novo che seguire con una certa avvedutezza la polemica alla quale esso dette origine nel suo sorgere e la definizione sottilissima e significantissima che ne dette Dante dopo che esso fu fiorito.  La poesia siciliana e la poesia di Buonagiunta erano, sì, pervase dall&#8217;intenzione di celebrare la setta dei «Fedeli d&#8217;Amore», la «Rosa» che la simboleggiava e con essa l&#8217;aspettazione del trionfo di questa «Rosa» o «Fiore», ma non avevano profondità di dottrina religiosa o filosofica e si erano stilizzate e meccanicizzate nelle formule, come abbiamo visto nel citato sonetto di Buonagiunta da Lucca.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste formule oltre a riuscire fredde e inefficaci rischiavano ormai di essere troppo trasparenti e Guido Guinizelli riformò sotto un doppio aspetto la poesia d&#8217;amore e cioè nella dottrina e nel gergo. Quanto alla dottrina egli riportò più direttamente e più vivamente la poesia a celebrare non solo la setta, la «Rosa» in forma vaga, ma a celebrare più direttamente e con sentimento più profondo la divina Intelligenza, la santa Sapienza, oggetto del culto della setta. Egli richiamò nella tradizione una forte corrente di profondo senso filosofico e religioso.  Non solo, ma, mentre l&#8217;amore precedente, dirigendosi a una donna che non aveva nessun carattere preciso, usava a volte per esprimere l&#8217;idea mistica e settaria anche immagini volgari o sensuali che contrastavano con la sublimità, la purezza e l&#8217;altezza del vero oggetto amato, egli creò per simboleggiare la Sapienza santa, una figura di donna angelicata piena di virtù celesti, amata in puro spirito, con sembiante di angelo, la quale, pur avendo avanti al volgo e all&#8217;Inquisizione apparenza e nome di donna, mirabilmente si prestava a raffigurare nella poesia la santa Sapienza amata.  Così la purezza, la bellezza, la perfezione della santa idea plasmò la purissima, bellissima, perfettissima donna celebrata nel dolce stil novo. Non fu una sola donna reale, bella e pura, Beatrice, che fece venire in mente a un poeta di simboleggiare in essa la santa Sapienza, fu la santa Sapienza amata e vagheggiata da secoli nell&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> come perfezione divina, che per vestirsi degnamente e artisticamente informò di sé tutte queste vaghe e inafferrabili figure di donna.</p>
<p style="text-align: justify;">E l&#8217;altra riforma di Guido Guinizelli consisté in questo, che invece di trattenere la poesia intorno a quella formula ormai vieta e a quel nome ormai abusato di «Rosa», «Fiore» dette genialmente a questa Sapienza santa il nome di una donna credibilmente viva e vera, diversa per ciascun amatore. L&#8217;Intelligenza attiva unica in sé e amata contemporaneamente da tutti i «Fedeli d&#8217;Amore» prese per ciascuno un nome diverso di donna. Lucia fu quello della sua donna: nome dell&#8217;Intelligenza attiva o Sapienza santa in quanto risplende all&#8217;adepto Guido Guinizelli, avviva il suo intelletto passivo e gli dà la vera vita. E gli altri seguirono. Giovanna è il nome della Sapienza santa in quanto risplende all&#8217;adepto Guido Cavalcanti, Beatrice il nome della Sapienza santa in quanto risplende all&#8217;adepto Dante Alighieri e così di seguito.  E nuove parole furono aggiunte via via al vecchio gergo e la raffigurazione più adatta che si era creata nell&#8217;immagine della donna gentilissima suscitava similitudini più vive, si prestava a rappresentazioni nuove, più calde, più intime, scaldate dal fuoco d&#8217;un rinnovato fervore, illuminate dalla luce di un nuovo e più profondo senso d&#8217;arte, vestite soprattutto da forme assai più melodiose. Così «il vecchio stile» aspro e duro diventava il dolce stil novo, il quale aderiva meglio al suo oggetto vero, l&#8217;«<em>amor sapientiae</em>», e le penne dei nuovi scrittori, secondo l&#8217;espressione di Dante, andavano strette dietro a questo Amore, a questa dottrina che dettava dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi nuovi poeti scrivevano rendendo direttamente e più intimamente i pensieri della vita mistica e iniziatica, cioè di Amore. Quando il Guinizelli iniziò la sua riforma, Buonagiunta da Lucca gli scrisse questo sonetto:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Poi che avete mutata manera  de li plagenti detti dell&#8217;amore  de la forma e de l&#8217;esser la dov&#8217;era  per avanzare ogni altro trovadore,  avete fatto come la lumera  ch&#8217;ha li scuri partiti da splendore  ma non quivi ove lucie la spera  perché passa et avanza di chiarore.  Ma sì passate ogn&#8217;om di sottiglianza  che non si trova già chi ben vi spogna  cotant&#8217;è scura (vostra) parladura  ed è tenuta a gran dissimiglianza  tutto che il senno venga da Bologna  trarre canzon per forza di scrittura [3].</p>
<p style="text-align: justify;">«Questo mando ser Bonagiunta Orbicciani da Luccha a messer Guido Guinizelli. Et elli li rispuose per lo sonetto ke dicie homo ke saggio non corre leggero [4]».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente il nuovo stile di Guinizelli era soprattutto oscuro e involuto, tanto che quelli dello «stile vecchio» dichiaravano che non riuscivano a intendere.  La risposta inequivocabile di Guido Guinizelli è semplicemente questa: <em>Bisogna parlare involuto per ragioni di prudenza</em>.  Nel difendere la sua riforma egli non accampa nessuna ragione d&#8217;arte o d&#8217;amore, nessuna ragione galante o estetica, ma dice soltanto questa stranissima cosa (stranissima per chi voglia credere ancora che il dolce stil novo è espressione di vero amore e per di più immediata e spontanea): Non bisogna parlare troppo apertamente, perché se alcuni degli uccelli (degli adepti) possono avere ardire, ve ne sono altri che per la loro natura (debole) non possono osare molto e quindi l&#8217;uomo non deve dire che cosa pensa (per non compromettere i più deboli).</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Homo ch&#8217;è saggio non corre leggero  ma pensa e guarda sì com&#8217; vol misura  poi ch&#8217;ha pensato riten suo pensero,  infin a tanto che il ver l&#8217;assecura.  Hom non si dee tener troppo altero  ma dee guardar su stato e sua natura  foll&#8217;è chi crede sol veder lo vero  e non crede ch&#8217;altri vi ponga cura [5].  Volano per aire augelli di strane guise  né tutti d&#8217;un volar né d&#8217;un ardire  et hanno in sé diversi operamenti.  Dio in ciascun grado natura mise  e fe&#8217; dispari senni e intendimenti  e però ciò che om pensa non de dire [6].</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Bel modo invero di fondare il dolce stil novo se esso fosse, secondo l&#8217;interpretazione comune, espressione più diretta e più immediata del sentimento d&#8217;amore! Altro che espressione diretta e immediata! Si tratta precisamente di non dire quel che l&#8217;uomo pensa, di complicare la propria espressione perché c&#8217;è chi sta vigilando su quello che si dice e non tutti gli uccelli hanno lo stesso ardire e bisogna aver riguardo ai più deboli tra gli adepti che non possono esporsi a dire in modo troppo trasparente la verità!</p>
<p style="text-align: justify;">Basterebbe questo sonetto, letto senza badare alle superstizioni della critica moderna, per far sentire che questa gente, lungi dall&#8217;esprimere «come detta dentro» una passione amorosa, cerca la maniera di sfuggire con la sua verità amata in mezzo a un mondo di sospetti e di nemici con un segreto nel cuore che si nasconde con tragica trepidazione, perché non tutti gli «uccelli» avrebbero il coraggio di sostenerlo apertamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[1] Una donna?</p>
<p style="text-align: justify;">[2] Valeriani, <em>Op. cit</em>., I, p. 519.</p>
<p style="text-align: justify;">[3] R. A., <em>Codice Vaticano 3214</em>, n. 124.</p>
<p style="text-align: justify;">[4] R. A., <em>Codice Vaticano 3214</em>, n. 124.</p>
<p style="text-align: justify;">[5] Che l&#8217;Inquisizione non vigili.</p>
<p style="text-align: justify;">[6] R. A., <em>Codice Vaticano 3214</em>, n. 69.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo brano costituisce la prima parte del capitolo 6 di Luigi Valli, <a href="http://www.ibs.it/code/9788876220586/valli-luigi/linguaggio-segreto-di-dante.html?shop=2317"><em>Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore»</em></a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/modo-e-ragione-del-rinnovamento-operato-dal-guinizelli.html' addthis:title='Modo e ragione del rinnovamento operato dal Guinizelli ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ambiente storico e religioso del dolce stil novo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 08:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Valli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La poesia dei Fedeli d'Amore si deve incorniciare in quel fervore di tentate rivoluzioni religiose, di aspettazioni apocalittiche, di ricerca della Chiesa ideale, che nei secoli XIII e XIV pervade tanto l'interno quanto l'esterno dell'ortodossia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lambiente-storico-e-religioso-del-dolce-stil-novo.html' addthis:title='L&#8217;ambiente storico e religioso del dolce stil novo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;">Dopo quanto ho detto mi sembra che s&#8217;imponga la necessità di rifare con un criterio completamente diverso dal solito la genesi di quel movimento cui è rimasto il nome di dolce stil novo. In esso convergono molte correnti delle tradizioni medioevali. Ma anzitutto la cornice nella quale la critica ordinaria inquadra tutto questo movimento dev&#8217;essere completamente rinnovata.</p>
<p style="text-align: justify;">La critica che parte dall&#8217;idea, dal pregiudizio possiamo dire ormai, che le donne dei poeti non siano che donne vere sublimate, ci descrive un ambiente di eleganze cortesi nel quale agisce come fattore principale un&#8217;antica tradizione cavalleresca, che ha innalzato la donna (elemento che indiscutibilmente esiste nella preparazione del dolce stil novo), ma da questa tradizione e dalla tradizione della poesia provenzale, che è per questa critica soltanto poesia d&#8217;amore, si svilupperebbe presso Corti che sono «per caso» ghibelline, l&#8217;uso di dire d&#8217;amore, favorito «per caso» dal capo del ghibellinismo e dalla sua corte, la poesia d&#8217;amore italiana che, seguendo un po&#8217; rozzamente i modelli provenzali, celebra una donna che per ragione di moda o per paura del marito (!!) non ha mai né nome, né figura, né vita personale, e ha «per caso» il nome mistico del fiore: <em>Rosa mystica</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In Guido Guinizelli (che sarebbe soltanto «per caso» quel fierissimo ghibellino che era) questa poesia d&#8217;amore verrebbe a combinarsi non si sa bene perché con un complesso e molto oscuro sistema dottrinale, accompagnandosi a un&#8217;ulteriore spiritualizzazione della donna e a un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> che già appare ai contemporanei, e diventa sempre più in molte poesie del Cavalcanti e di Dante, assai mal comprensibile e si unisce per «ragioni di moda» a un gergo che talora apertamente mette insieme dei nonsensi e che è anche più incomprensibile. Tutta questa poesia d&#8217;amore avrebbe tanto risuonato «per caso» intorno ad Arrigo VII quando da lui si sperava l&#8217;instaurazione della vera Chiesa, e sarebbe insomma per coincidenza antipapale, mistica, apocalittica, e «per caso» tra tutti questi che cantavano donne vere (con formule e gergo che si riconoscono spesso incomprensibili) sarebbe venuto in mente a uno, a Dante, di dire che la sua donna era la Sapienza santa, e «per caso» a un altro di dire che era «l&#8217;amorosa Madonna Intelligenza» e «per caso» a un altro che l&#8217;amore era l&#8217;unione dell&#8217;intelletto possibile con l&#8217;Intelligenza attiva e via di seguito&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">No, no! Tutto questo insieme di assurdità e di contraddizioni e di stiracchiature stride in ogni sua parte. Il quadro va interamente rifatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/dante-alighieri" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4689" style="margin: 10px;" title="Dante-Uffizi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Dante-Uffizi.jpg" alt="" width="200" height="392" /></a>La poesia dei «Fedeli d&#8217;Amore» non si inquadra nello spirito tra le cortesie feudali e i canti di Calendimaggio. Si deve inquadrare tra la strage degli Albigesi e quella dei Templari; si deve incorniciare in quel fervore di tentate rivoluzioni religiose, di aspettazioni apocalittiche, di odii contro la Chiesa carnale, di ricerca della Chiesa ideale, che nei secoli XIII e XIV pervade tanto l&#8217;interno quanto l&#8217;esterno dell&#8217;ortodossia e che comprende il movimento di San Francesco, il resto dei movimenti dei Catari, dei Valdesi, dei Patarini, il movimento dei Fraticelli e forse le idee segrete dei Templari.</p>
<p style="text-align: justify;">Dappertutto, nelle forme più diverse, nel fervore dell&#8217;ambiente politico e religioso vibra un pensiero sovrano: La Chiesa si è corrotta, ma in essa è la verità. E i «Fedeli d&#8217;Amore» dicono: «Nella Chiesa è la Sapienza santa, ma essa, la Chiesa carnale, è una turpe meretrice. Ebbene scindiamo questa corruzione da quella Sapienza incorruttibile. Noi odiamo ciò che nella Chiesa è corrotto, amiamo la sua incorruttibile Sapienza. E se ci si vieta di amarla nella Chiesa, ebbene noi l&#8217;amiamo nella setta sotto forma e <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di una donna purissima. La Chiesa la nasconde per servire i suoi bassi interessi. La Chiesa non diffonde più la vera dottrina; noi amiamo quella, esaltiamo quella, adoriamo quella, la sentiamo tra noi quando stiamo insieme, come una presenza miracolosa e bellissima, ne parliamo con sospiri d&#8217;amore. La Sapienza incorruttibile è tra noi cinta delle virtù più pure e più sante, coronata di divina bellezza, a essa incorruttibile ci appelliamo contro la Chiesa corrotta.</p>
<p style="text-align: justify;">«Se la Chiesa è corrotta, la Sapienza è rimasta purissima, se la Chiesa è disonesta e violenta essa è gentile e onesta, se la Chiesa è superba essa è piena di soave umiltà e con quella umiltà rende beato chi la vede; se la Chiesa è dura come “pietra” e combatte con l&#8217;odio, essa è dolce come un “Fiore” ed è la donna in signoria d&#8217;amore, ed essa ci conduce a Dio».</p>
<p style="text-align: justify;">Questi poeti odiano la Chiesa corrotta e imprecano contro di essa apertamente, ché questo apertamente si può fare: si può dire (e la Chiesa per sua tradizione lo consente) che il clero è corrotto e simoniaco, che la stessa curia di Roma è corrotta dai beni mondani, che la Chiesa va rinnovata nei suoi costumi, ma quello che non si può dire apertamente è che la corruzione morale della Chiesa vela e offusca la verità santa che essa contiene, sì che il fedele è costretto a ricercarla da sé, a rievocarla con altri fedeli laici in gruppi di adepti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può dire che la Chiesa, che dovrebbe essere vita, è diventata invece morte, che essa nasconde una verità santa e pura che le fu affidata un giorno da Cristo, che la opprime in sé, la tradisce e la seppellisce, mentre propaga invece l&#8217;errore plasmato per i suoi interessi mondani.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto non ci si può organizzare religiosamente fuori dalla Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/studi-sui-%c2%abfedeli-damore%c2%bb/2733" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4690" style="margin: 10px;" title="studi-sui-fedeli-damore" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/studi-sui-fedeli-damore.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Ebbene tutto questo dicono e fanno invece i «Fedeli d&#8217;Amore». Sono un gruppo di anime elette, raffinate, non contrarie all&#8217;essenza della Chiesa Cattolica, ma per amore di quella che ritengono la sua santa vera dottrina, odiatori della presente Chiesa corrotta, per amore della santa Beatrice odiatori di quella meretrice che ha usurpato il posto di lei sul carro della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono spiriti còlti: leggono Virgilio e credono che egli pure parli sempre per <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, ciò che fa dire a uno di essi, Dante, che ha rinnovato lo stile simbolico, di avere tratto il suo stile da Virgilio. Parlano continuamente di ciò che è sotto alla poesia e questa poesia è uno strano intreccio di parole esaltate d&#8217;amore per la Sapienza santa, di parole nelle quali si parla della setta, dei suoi dolori, delle sue speranze, si celebrano misteri, riti e sacramenti della setta, si mandano con parole che sembrano d&#8217;amore, informazioni settarie e insieme a tutto questo si mescola quello che chiamerei il pettegolezzo della setta, le parole con le quali questi fedeli, che sono sempre in sospetto, si sorvegliano reciprocamente tra loro, si minacciano, si lanciano anatemi, si accusano, oppure si ribellano contro la setta, cioè contro Amore, e ricorre ogni tanto l&#8217;imprecare contro una certa «Morte», che è la nemica giurata di Amore e che rappresenta indubbiamente la Chiesa corrotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra la necessità di essere uniti nella lotta e quindi di cercare, non solo di far proseliti ad Amore, ma di prender contatto con delle strane donne lontane (sètte affini, forse Catari, Valdesi, Templari) e d&#8217;altra parte la tendenza individualistica, per la quale questi spiriti eminentemente italiani e tutti di forte personalità, difficilmente si piegano senza discutere alla disciplina della setta stessa, la poesia d&#8217;amore prende movenze apparentemente strane e diversissime.</p>
<p style="text-align: justify;">E queste diversità si moltiplicano anche perché in queste forti personalità prevale a volta a volta l&#8217;uno o l&#8217;altro dei diversi elementi spirituali che confluiscono in questo strano e convenzionale amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Risplende sì, su tutti, l&#8217;idea e l&#8217;immagine della Sapienza santa, identificata nel linguaggio convenzionale con la setta che raccoglie tutti i «Fedeli d&#8217;Amore»; ma in Guido Guinizelli, in Guido Cavalcanti, in Dante, in Cino, la poesia di finto amore aderisce più strettamente all&#8217;immagine della Sapienza santa, in altri più all&#8217;idea della setta con la quale carteggiano per mezzo della poesia d&#8217;amore. E i primi due hanno dinanzi agli occhi più specialmente l&#8217;aspetto filosofico della Sapienza divina, soprattutto Guido Cavalcanti che definisce l&#8217;amore come prendente loco nell&#8217;intelletto possibile e quindi come raggio dell&#8217;Intelligenza attiva. Dante invece nella <a title="Vita nuova" href="http://www.libriefilm.com/vita-nuova/2284"><em>Vita Nuova</em></a> dà a Beatrice il carattere vero della Sapienza mistico-iniziatica e vedremo come il suo amore per essa si svolge in gradi successivi di iniziazione, ma egli pure ha la parentesi filosofico-intellettualistica del <a title="Convivio" href="http://www.libriefilm.com/convivio/2268"><em>Convivio</em></a> e dopo di essa la sua donna riappare in forma assai più limpida col carattere di Sapienza già affidata alla Chiesa e della quale ora sul Carro della Chiesa è stato usurpato il posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come l&#8217;idea pagana dell&#8217;Intelligenza attiva viene a confondersi e unificarsi con quella della santa Sapienza rivelata alla Chiesa? È chiaro. Secondo la dottrina agostiniana il peccato originale aveva offuscato l&#8217;intelletto umano togliendogli lo <em>scire recte</em>, immergendolo in una fondamentale ignorantia e quindi togliendogli di potersi ricongiungere all&#8217;Intelligenza attiva che rivela le verità eterne. La Redenzione aveva appunto sanato questa fondamentale <em>ignorantia </em>e la Rivelazione che essa aveva portato e consegnato alla Chiesa era precisamente la nuova capacità per l&#8217;intelletto possibile di ricongiungersi con l&#8217;Intelligenza attiva e quindi di attingere le verità eterne. Ecco come nella figura della misteriosa donna amata si confondono l&#8217;idea dell&#8217;Intelligenza attiva e quella della Rivelazione cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questo movimento dei «Fedeli d&#8217;Amore» si svolge tempestosamente, si rompe, si sfalda, si ricostruisce attraverso mille tempeste sulle quali è disteso il velo di molti dolci versi, di poche parole commosse e delle molte formule oscure o freddissime.</p>
<p style="text-align: justify;">Orbene, quando si è detto tutto questo, si è detto forse qualche cosa di molto strano e di molto inatteso?</p>
<p style="text-align: justify;">Strano e inatteso per la critica «positiva», che si è impossessata delle nostre scuole e le ha chiuse nella considerazione puramente letteraria di questa poesia e del suo senso superficiale, ma semplicissimo e logicissimo per chi conosca la vera, intera anima medioevale e le grandi correnti che l&#8217;agitarono.</p>
<p style="text-align: justify;">E quando si è detto questo, si è detta anche un&#8217;altra cosa assai ovvia: cioè che vi è una continuità tra la poesia mistica della <em>Bibbia</em> ove si invoca la «Sposa del Libano», le idee mistiche di Sant&#8217;Agostino che esalta la mistica Rachele come santa Sapienza e il misticismo della <a title="Divina Commedia" href="http://www.libriefilm.com/divina-commedia/7257"><em>Divina Commedia </em></a>ove la donna è semplicemente la Sapienza santa, Sposa del Libano e compagna di Rachele; si è detto che Dante non reinventò di testa sua il gioco di presentarsi come amante della mistica Sapienza e non mascherò, per una sua originale trovata, da mistica Sapienza la moglie a tutti nota di un suo concittadino (il quale, sia detto per incidente, era tra l&#8217;altro un noto mascalzone e traditore della Patria) (*), ma proseguì nel linguaggio, nel pensiero, nello stile di una tradizione profonda e antica.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra quella tradizione e il canto sublime della <a title="Divina Commedia" href="http://www.libriefilm.com/divina-commedia/7257"><em>Divina Commedia</em></a>, nel quale l&#8217;oggetto dell&#8217;amore è indiscutibilmente la Sapienza santa, non vi è un&#8217;incomprensibile parentesi di realismo; nessuna povera femmina vera si è cacciata in mezzo a interrompere questo limpido dramma di passione e di fede religiosa!</p>
<p style="text-align: justify;">Una continuità mirabile e limpidissima lega il pensiero della <a title="Commedia" href="http://www.libriefilm.com/divina-commedia/7257"><em>Commedia</em></a> all&#8217;amore giovanile di Dante e quest&#8217;amore giovanile a quello dei suoi compagni e tutti questi amori (che sono sempre lo stesso amore) alla secolare tradizione del mistico amore dell&#8217;umanità, che si spinge indietro nei tempi fino a inesplorate lontananze.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nota</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(*) Dino Compagni scoprì le lettere da lui scambiate con i nemici del Comune per proporre il complotto contro Firenze e lo fece condannare in grave pena. D. Compagni, Cronaca, I, cap. XXXIV. Ma secondo la critica «positiva» costui poté leggere nel Poema di Dante che la propria moglie se ne andava per il Paradiso Terrestre scarrozzata da Gesù Cristo in persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo brano costituisce la quarta parte del capitolo 6 di Luigi Valli, <em>Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore»</em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lambiente-storico-e-religioso-del-dolce-stil-novo.html' addthis:title='L&#8217;ambiente storico e religioso del dolce stil novo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Paracelso</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 09:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’incontro e il commiato tra l'alchimista rinascimentale Paracelso e il suo apprendista Sven]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/paracelso.html' addthis:title='Paracelso '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: center;">Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim (Paracelso)<br />
(Einsiedeln,14 novembre 1493 -Salisburgo, 24 settembre 1541)<br />
alchimista, astrologo e medico</p>
<p style="text-align: right;"><em> a <a title="Jorge Luis Borges" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jorge-luis-borges">Jorge Luis Borges</a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3508" style="margin: 10px;" title="paracelso" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/paracelso.jpg" alt="paracelso" width="185" height="330" />Per tutta l’Europa si era sparsa la mia fama tra coloro che sanno.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal Nord più lontano un giorno sei giunto tu.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito, ti avevo amato.</p>
<p style="text-align: justify;">I tuoi occhi color nocciola, così giovani e arditi, in cerca di verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme leggevamo i libri segreti, insieme guardavamo i disegni delle stelle, in notti così fredde da parerci di cristallo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti mostravo il laboratorio, le sostanze, i loro colori e il loro centro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti spiegavo come l’anima dell’alchimista debba offrirsi e dichiararsi prima di consegnare le cose al fuoco della fornace.</p>
<p style="text-align: justify;">Come nessuna magia, nessuna trasformazione possa avvenire prima che questa dichiarazione sia pura e completa.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno, mentre chiedevamo all’antimonio, dopo l’azione del fuoco, di darci il suo assenso e di fiorire in più alta materia, vidi sul tuo viso l’impazienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiedevi un segno, il meraviglioso, dopo il quale, sentivi, la tua anima avrebbe avuto pace e saresti stato per sempre al mio fianco.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi avevi udito capace di trasformare, di far risorgere le cose morte e di vedere ogni futuro del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Io compresi che non saresti mai stato il mio discepolo e la mattina seguente ti chiesi di lasciarmi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo il tuo commiato, il tuo allontanarti salendo lentamente la stretta via di pietra della città vecchia al di là della mia porta.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo tutti una cosa sola: io Paracelso, tu Sven e tutti gli altri uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella sera stessa, pensando al mio e al tuo destino, presi una delle rose color granata e sempre vive dal vaso sul grande tavolo di legno.</p>
<p style="text-align: justify;">La gettai nel fuoco che ardeva nel camino.</p>
<p style="text-align: justify;">Attesi che nulla ne restasse.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi mi chinai, giunsi i palmi aperti e pronunciai la Parola: la rosa risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">Oh la tua colpa, voler chiedere un segno per la tua fede, oh la mia, di indulgere ancora a miracoli nel mondo togliendo così al Divino un grano della forza che nel profondo e nel segreto Egli vi rovescia.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/paracelso.html' addthis:title='Paracelso ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il maestro della rosa</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 09:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il racconto di un incontro con un uomo straordinario dopo la lunga notte romena.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-maestro-della-rosa.html' addthis:title='Il maestro della rosa '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">(Bucarest, 2001-)</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni mi dissero poi di averlo visto allo stesso tavolo anche in anni lontani, nel pieno della notte romena.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi può saperlo, è nostra abitudine provare a rendere la realtà meno opaca e pesante, più vicina alla verità che vorremmo colorandola con dosi robuste di invenzione e di leggenda.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella lingua degli ebrei un solo termine designa parola ed azione, per noi romeni parola è <em>cuvintul</em>,  viene pronunciata e si allontana, scompare, leggera e misteriosa, come il vento fisico.</p>
<p style="text-align: justify;">Io comunque,  che avevo sempre frequentato la birreria, iniziai a vedere quell’uomo solo dal 2001,  dalla primavera.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2735 aligncenter" title="Caru cu Bere" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/Caru-cu-Bere.jpg" alt="Caru cu Bere" width="525" height="350" /></p>
<p style="text-align: justify;">La Caru cu Bere è la birreria storica di Bucarest.</p>
<p style="text-align: justify;">L’edificio, in stile neoclassico, fu ultimato nel 1879.</p>
<p style="text-align: justify;">Sino alla fine della seconda guerra mondiale fu il locale della giovane borghesia di Bucarest, degli studenti, delle comunità straniere, italiani e francesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il regime, il locale divenne di proprietà dello stato.</p>
<p style="text-align: justify;">La frequentavano perlopiù i dirigenti del partito, per i quali credo funzionasse, nelle stanze dei ballatoi superiori, anche come bordello.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, Ion Dinu Gabrieli, nacqui a Bucarest nel 1977, il 29 giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">Della notte romena non vidi che la fine, ma la conosco bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben prima e ben meglio che dagli studi,  dalle vite mancate dei miei genitori, dai grigi crolli che si intuivano nella loro anima, dalla loro infinita stanchezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo come la nostra casa, ogni suo dettaglio, la facciata, i pianerottoli delle scale e poi gli interni, i nostri mobili e gli oggetti dichiarasse la notte con la forza terribile di cui solo sono capaci le cose materiali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1989 il regime cadde.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sapevamo  cosa sarebbe mutato, cosa sarebbe stato possibile recuperare nei nostri cuori ma sapevamo ciò che saremmo diventati, negli anni, nella libertà e sotto altri demoni: l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anno successivo la mia vita attraversò un passaggio fondamentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fu diagnosticato un tumore maligno, un sarcoma alla radice della coscia sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Fui operato in Italia, dove avevamo conoscenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Contro ogni previsione la gamba fu salvata svuotando tutto l’interno della coscia e dopo due mesi di radioterapia feci ritorno a Bucarest.</p>
<p style="text-align: justify;">La prognosi  restava infausta, il tumore era stato scoperto troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni sei mesi, mi recavo in Calea Victoriei per l’esame di controllo, per gli esiti della radiografia fatta la settimana precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella sera festeggiavo la proroga semestrale della vita, solo, alla birreria, tornando ubriaco.</p>
<p style="text-align: justify;">“El traieste din nou!”</p>
<p style="text-align: justify;">Lui vive ancora!, dicevo,  bambino egoista, perduto e folle, chino su me stesso, alzando uno dei grandi boccali tondi.</p>
<p style="text-align: justify;">A casa, guardavo la lunga ferita dove i raggi del cobalto avevano lasciato segni, lenti di colore scuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, non la guardavo mai.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte sognavo che la ferita crescesse, coprendo tutto il corpo e che, anche allora, io riuscissi a non morire.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni a seguire presi la maturità e mi iscrissi alla facoltà di filosofia.</p>
<p style="text-align: justify;">La Caru cu Bere era il nostro ritrovo, vi andavo quasi ogni giorno da solo o in compagnia.</p>
<p style="text-align: justify;">Verso la metà degli anni novanta il locale era stato acquistato da un uomo di affari di Timisoara, padre di un amico studente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il locale, pur mantenendo le ampie volte dipinte, le altissime <em>boiserie </em>scure alle pareti, un pavimento  fintoantico a quadri di ceramica, era stato completamente ristrutturato.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi circolavano ora camerieri dalle vesti sgargianti, con il nome del locale scritto sulle spalle, che distribuivano piccoli menu di carta lucida e dura dove si leggevano anche improbabili americanerie.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso vi suonava un’orchestrina  che di zigano aveva solo il nome: provavi a dare il tuo cuore a quel che di buono facevano gli archi e la voce della cantante dai capelli neri e tutto veniva distrutto da una tastiera assassina.</p>
<p style="text-align: justify;">Andava meglio con le danze,  balli veri e propri o gruppi di folclore, che spesso si tenevano nei fine settimana o quando la quarta sala era dedicata ai matrimoni:  dolcezza, liberazione, una commozione profonda e inspiegabile vedere quei corpi, quei colori che muovevano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il proprietario aveva avuto l’idea di lasciare una delle cinque grandi sale voltate, la più piccola, come era un tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto era come stinto, il legno alle pareti, le mattonelle del pavimento a volte attraversate da crepe scure  o sconnesse, la tinta color sabbia dei muri, le lampade a boccia, la greca floreale e iscritta, in alto, sotto l’inizio delle volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Per entrarvi, dovevi scendere due gradini.</p>
<p style="text-align: justify;">Foto di un tempo del locale stavano appese ovunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i  mobili, certamente quelli originali, erano diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu lì, in quella sala, a un tavolo davanti alle tre colonne dorate che erano scolpite nel pilastro di ogni arco, che lo vidi per la prima volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Anziano, la figura magra e elegante, corti capelli color argento, il vestito e le scarpe impeccabili,</p>
<p style="text-align: justify;">Lo osservavo attraversare calmo i saloni,  per andarsene dopo il tramonto.</p>
<p style="text-align: justify;">Giornali e qualche libro non mancavano mai, sul tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non beveva birra, ma vino, piccoli sorsi da un calice di rosso Bolovan che durava l’intera pomeriggio.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte conversava con qualcuno che lo aveva raggiunto,  più spesso leggeva o annotava.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo riposasse la mente o cercasse un pensiero quando, spostata un poco la sedia,  guardava il locale e gli avventori appoggiando  le due mani e il mento a un lungo bastone che avrei detto di acciaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non lo vidi mai ad un altro tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Presi a passare alla Caru cu Bere interi pomeriggi, preparando gli esami.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sedevo non distante.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno, un ragazzo inglese che beveva con alcuni amici nella sala accanto fu preso da un colpo e cadde a terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Si teneva l’addome, urlava, subito gli si fecero tutti intorno, mentre veniva chiamata un’ambulanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle cameriere si era avvicinata in fretta al tavolo dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un attimo credetti fosse un medico e che lei gli avesse chiesto di intervenire.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui  si era alzato, avvicinandosi al gruppo concentrico appena aldifuori del quale stavo anch’io.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel cerchio  di uomini si aprì un varco e l’uomo vide per un attimo, un solo attimo, quel ragazzo dai capelli rossi a terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno gli sorreggeva la nuca.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora non urlava più, sembrava calmo, ma respirava ansando.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo si voltò e fece per tornarsene al tavolo, incrociò la cameriera, pallida e agitata, le disse una, forse due parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivò l’ambulanza e portò via il ragazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">In un’ora tutto era dimenticato.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno alle diciannove, come di consueto, l’uomo se ne andò.</p>
<p style="text-align: justify;">Io volli restare: sapevo che Mariana, la cameriera, avrebbe fatto quel giorno l’ultimo turno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ordinai una birra e quando me la portò le chiesi perché avesse chiamato quell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Lui è uno che sa, un uomo che vede”, mi aveva risposto.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel momento, nel modo arcaico di porgere e pronunciare la frase, nel suo viso stupito e credente vivevano gli avi, moltitudini asperse da sangue gitano, la magia pagana dei boschi, la fede nei segni della terra e delle stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Non era che una ragazza nata e cresciuta in un paesino vicino a Iasi, ora con in tasca l’iPod e il cellulare di ultima generazione, una piccola sfera d’argento al centro della lingua ma tutto quel tempo, così diverso, regnava ancora in lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa le aveva detto dopo che aveva visto quel ragazzo a terra?</p>
<p style="text-align: justify;">“Morirà”, mi aveva risposto lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno successivo Stefan, uno dei camerieri, studente all’università, mi disse che il ragazzo era morto ancor prima di giungere in Ospedale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto a Mariana, era capitato che avesse parlato con l’uomo mesi addietro, smesso il suo turno, di un problema che riguardava suo fratello, in carcere per un delitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Credeva che lui leggesse il destino perché le era capitato, servendolo, di vedere mazzi di carte e un libro con strani segni sul tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di più Stefan non sapeva.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel pomeriggio stesso decisi che lo avrei conosciuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando arrivò, lasciai che portassero il calice di rosso.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima che iniziasse a leggere o scrivere fui davanti a lui, con il viso dei miei vent’anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul tavolo vidi un comune quotidiano e un piccolo taccuino nero.</p>
<p style="text-align: justify;">“Mi perdoni, posso farle una domanda?”</p>
<p style="text-align: justify;">“Prego, si sieda se vuole. Il mio nome è  Marius Devaratu” rispose.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ion. Ion Gabrieli. &#8211; dissi sedendomi &#8211; Il ragazzo, il ragazzo di ieri, quello che è stato male. Come sapeva che sarebbe morto?”</p>
<p style="text-align: justify;">“Per la stessa ragione per cui so ora che le posso rispondere. Ho visto la sua aura. La sua aura diceva che sarebbe morto in poche ore.”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sì” dissi.</p>
<p style="text-align: justify;">“Era diventata di un azzurro tenue, il bordo superiore vibrava, già si era aperto in alcuni punti. Così, la sua Anima era pronta a lasciarlo. Non c’era alcun modo di cambiare le cose”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ordinò anche per me un bicchiere di Bolovan.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando arrivò, alzammo insieme il calice e lui disse forte: “Pentru lume!” , per il mondo! come usa tra romeni.</p>
<p style="text-align: justify;">Bevvi un primo sorso pensando che in questa nostra povera lingua di chiaroveggenti mendicanti dello spirito lume significa tanto mondo quanto umanità quanto  luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Mondo materiale, luce fisica, uomini e Luce prima, la Luce di Genesi 1.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sola parola: lume.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlai di me e dei miei studi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui mi disse di avere sempre vissuto a Bucarest ed essere stato un professore di storia all’università.</p>
<p style="text-align: justify;">Si era ritirato, viveva ora della sua pensione e di alcune proprietà che il governo aveva restituito a lui e al fratello come unici eredi della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">“Hai desiderio di guardare un poco dentro le cose?” mi chiese passando al tu.</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda non mi sorprese, come la attendessi e risposi che sì, lo volevo.</p>
<p style="text-align: justify;">Estrasse un sottile blocchetto di carte dalla tasca interna della giacca e lo mise sul tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi invitò a tagliare il mazzo e a rovesciare la carta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo feci.</p>
<p style="text-align: justify;">“Cosa vedi?”</p>
<p style="text-align: justify;">“Il Matto dei Tarocchi.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Lo conosci?”</p>
<p style="text-align: justify;">“Un poco.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Descrivilo.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Cammina su un sentiero, ha una giacca multicolore, e così il turbante. Porta una cinta dorata fatta di grossi medaglioni, un piccolo fardello appeso ad un bastone, il bastone non appoggia sulla spalla ma anche, perché è tenuto dal braccio opposto, sulla gola”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Poi?”</p>
<p style="text-align: justify;">“Un cane, un cane lo azzanna. Alla coscia sinistra. I pantaloni sono lacerati, cade del sangue a terra. Il sangue imbeve il suolo, dove c’è un fiore, forse un giglio.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Ancora.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Il suo sguardo azzurro. E’ perduto e verso l’alto, non guarda in avanti. C’è il dolore  per il morso dell’animale”</p>
<p style="text-align: justify;">“Hai visto tutto e bene. Hai visto te stesso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli occhi mi si riempirono di lacrime.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui ritirò le carte.</p>
<p style="text-align: justify;">Tacemmo qualche attimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli dissi del mio male, di non avere mai considerato quella incredibile identità di immagine.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure conoscevo la tomba di Phersu, la nascita di Dioniso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora la carta del Matto mi parlava, come una rivelazione.</p>
<p style="text-align: justify;">“Perchè Gilgamesh – disse &#8211; batte la mano sulla coscia sinistra sino a ferirsi quando nel dolore piange l’amico Enkidu? Perché l’esagramma 36 del Libro dei Mutamenti, La lesione della luce, recita “il male lo ferisce alla coscia sinistra”?</p>
<p style="text-align: justify;">Lì il morso deve avvenire, il Matto deve essere colpito alla coscia, vicino al centro sessuale, al luogo che la Sephirah Yesod, fondamento e verità, occupa nel corpo umano, nel vortice del <em>chakra </em>Muladhara,  il <em>chakra </em>che  governa il rapporto tra Anima e mondo fisico.</p>
<p style="text-align: justify;">La lesione entra nel corpo umano dal lato sinistro, il meno protetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non uccide, ma tocca il rapporto con la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">E con se stessi, poiché Muladhara, lacerato,  non può trattenere la sua energia, non può sublimarla nelle sue spirali, spingerla verso l’alto nel corpo sottile dell’uomo ma la disperde nella terra, come nella figura dei Tarocchi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo, così indebolito, ha orrore del mondo materiale e crede di potergli sfuggire guardando verso l’alto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questo non è possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo rimane chino, come chi abbia ricevuto un colpo al ventre, verso la stessa terra che rifiuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il suo sguardo rifiuta l’orizzonte e, perduto, si alza verso il cielo è per l’intensità del morso.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli teme la morte: senza patria, né terra né spirito, questa gli appare definitiva, intollerabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Paura, disperazione, rabbia, la perdita, per debolezza e per smarrimento, di ogni dimensione etica, di ogni fede, l’inizio di ogni male.</p>
<p style="text-align: justify;">Sei tu, Ion.”</p>
<p style="text-align: justify;">Pensai ai miei anni trascorsi, a quel camminare di ore per la città o nei cortili dell’università immaginando la mia morte e l’incendio del mondo, odiando tutto e tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla mia incapacità di abitare il tempo, di amare.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensai a mio padre, che avevo deriso, a una donna che avevo illuso e tradito e che mi amava conoscendo, non come quell’uomo nel suo calmo sapere ma in un modo più intimo e segreto, amandomi, tutto di me.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli chiesi cosa dovevo fare.</p>
<p style="text-align: justify;">“Solo illuminare le cose, nominarle, le rende diverse, trasformabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una prima giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Se un velo opaco è sulla superficie di uno specchio d’acqua l’apparire mattutino del sole, della pura luce fisica, lo scioglie facendo tornare l’acqua limpida.</p>
<p style="text-align: justify;">Una legge fisica, ma queste non sono che riflessi di leggi spirituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Io non sono stato per te che il momento in cui guardare la carta, tutto è nelle tue mani.</p>
<p style="text-align: justify;">La più grande delle ferite, il più grande dei limiti è la più grande delle occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può arrivare dove altrimenti non saremmo mai giunti.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ per questo che il Male abita il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedi, io credo che la cinta d’oro del Matto non sia, come dicono, un cordone di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> zodiacali che dichiara la follia della figura nell’influsso delle stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Le stelle agiscono su di noi da lontano, nella distanza e, per questo, non possono mai toccare il nostro corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo che il cordone sia quello che resta di una immagine perduta, troppo estrema per poter sopravvivere sino a noi in forma compiuta: il pettorale magico del Sommo Sacerdote di Gerusalemme, dove scintillavano le sacre pietre del Nome e indossando il quale egli vedeva e poteva chiamare lo Spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">L’oro del cordone è il bene più prezioso che il Matto possiede.</p>
<p style="text-align: justify;">Confrontalo con il piccolo fardello di stracci alle spalle, certamente questo contiene beni spirituali, ma in povera quantità e faticosamente portati dal bastone incrociato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia il cordone d’oro è solo in potenza, il compito del Matto è attivarlo, solo lui che lo indossa può farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricorda che il basso, il male relazionale e psicologico, ogni disordine degli affetti, ogni crudeltà, ogni impossibilità d’amare possono essere mutati solo sanando il nostro rapporto con l’alto, perché di questi sono creature, figli bastardi e servi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il lavoro che ti aspetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Che tu lo voglia o no, che tu ne sia consapevole o no, muterà solo la velocità del processo e il numero di vite in cui si compirà.”</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo compreso tutto, non avevo nulla da aggiungere.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlammo di molte altre cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli chiesi del poter vedere l’aura e del resto, di quel suo sapere.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi rispose che in fondo erano cose da nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben altro avrebbe voluto per sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Non era mai uscito dalla Romania, il suo conoscere veniva dai libri, ogni suo viaggio era avvenuto “intorno alla sua stanza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva anche il potere del prana, negli anni aveva curato e guarito  molte persone.</p>
<p style="text-align: justify;">“Prodigi, per quanto piccoli &#8211;  mi disse sorridendo &#8211; non se ne dovrebbero mai fare.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ come tirare un elastico, poi tutto ritorna come prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è energia sottratta al vero lavoro di trasformazione della realtà, quello che resta, che avanza ad ogni istante, lo yoga del mondo, quello che trasformerà di nuovo la cinta d’oro del Matto nel pettorale magico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ne compii che uno, senza volerlo, nascosto a tutti, più di trent’anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Eravamo nel pieno del regime, il nostro mondo era pronto a crollare sotto la sua indegnità, il suo niente.</p>
<p style="text-align: justify;">La settimana prima mia moglie era morta nel grigio Ospedale del Popolo, per una banale infezione.</p>
<p style="text-align: justify;">In qualunque città d’Occidente sarebbe guarita, credo,  in pochi giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mie lezioni all’Università erano in quel periodo seguite da un uomo della Securitate.</p>
<p style="text-align: justify;">Si era sparsa voce che io portassi messaggi reazionari.</p>
<p style="text-align: justify;">Passavo le giornate ad occultare quanto volevo dire nel testo delle lezioni, in modo che queste potessero parlare agli studenti ma risultare incomprensibili, innocue per quell’uomo in grigio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutto restava lettera morta, tra gli studenti, nessun viso, nessuno sguardo, Ion, che ricordasse il tuo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il loro sentire era incatenato, la loro Anima piegata.</p>
<p style="text-align: justify;">Non parlavo, così, a nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un giorno di novembre e attesi che diventasse buio nella stanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Udivo, fuori, i rumori della città, i tram, le macchine.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensai di uccidermi.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi immaginai il mattino successivo, il sole che sarebbe comunque sorto e il mio camminare in quella luce e in quel tepore verso l’università, verso il mio lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrei potuto, comunque e in qualche modo, nominare Alessandro e Napoleone, dire le date e i fatti della storia umana, ricordarmi di lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa simile ad un’onda cambiò allora il mio sentire in una gioia impersonale e vasta.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardai il tavolo di legno che puntava verso l’alta finestra dalla quale filtrava ancora della luce, densa e come di piombo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi venne in mente un quadro di Vermeer.</p>
<p style="text-align: justify;">Alzai la mano, verso il vetro, in un gesto che era un sospiro.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa si era formato sul piano del tavolo, lungo il lato corto lontano da me.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella poca luce che restava riconobbi una rosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Accesi una lampada e la esaminai: il lungo gambo pieno di spine, i petali di un rosso intenso, freschi e perfetti, umidi di rugiada, il profumo pieno.</p>
<p style="text-align: justify;">L’avevo materializzata, carezza per l’oggi, pegno per il domani.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi aveva datto il suo assenso, chi mi aveva aiutato?</p>
<p style="text-align: justify;">Da quale potere, da quale giardino segreto proveniva?</p>
<p style="text-align: justify;">La misi in un vaso, durò come qualsiasi altro fiore, conservo i petali ancora oggi, a casa, in una piccola busta di plastica.”</p>
<p style="text-align: justify;">Quella sera l’uomo lasciò la Caru cu Bere alla solita ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Separandoci, lo ringraziai abbracciandolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo che seguì conversammo tante altre volte a quel tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’essenziale, ciò che davvero importava era già stato detto ed era irripetibile, non ne parlammo mai più.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni tanto, quando giungevamo a una conclusione condivisa, quando apprezzava una mia analisi diceva: “Il tuo lavoro, Ion, il tuo lavoro.”</p>
<p style="text-align: justify;">Pensavo a lui come un Maestro, un Maestro incompiuto, che non avesse dispiegato completamente le sue ali, eppure giusto, comunque il solo per questi nostri anni e per me.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Maestro della rosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dicembre di quell’anno ebbi l’opportunità di partecipare, ancor prima di essermi laureato, a una selezione per un posto di ricercatore in una università americana.</p>
<p style="text-align: justify;">Fui prescelto, con altri.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incarico era triennale, il non ritorno una possibilità concreta: incontrare una donna, una proposta di studio e di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Da allora sono trascorsi quasi due anni e ancora non ho fatto ritorno a Bucarest.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrivo ai miei genitori, agli amici.</p>
<p style="text-align: justify;">Stefan mi dice  che l’uomo viene ancora, ogni pomeriggio o quasi, alla Caru cu Bere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nulla è cambiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo mi conforta, come se aspettasse che io lo raggiunga a quel tavolo per brindare a Ion, al vero Ion, come se questo momento fosse ancora possibile, vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so quanto tempo resta a lui, al Maestro della rosa, su questa terra né quanto ne resta  a me per avanzare nel cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">So che prima o poi, tra un anno, cent’anni o mille vite, dovrò tornare.</p>
<p style="text-align: justify;">E rendere conto.</p>
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		<title>La rosa e la croce</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 22:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tradizione Solare</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il significato simbolico della rosa e della croce in Occidente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/larosaelacroce.html' addthis:title='La rosa e la croce '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/tradizione-solare48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Tradizione solare" /><br/><p style="text-align: justify;"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/volto.jpg" border="0" alt="" width="200" height="200" align="right" /> L’uomo è una pianta rovesciata.</p>
<p style="text-align: justify;">Come il positivo e il negativo stanno sulla calamita così l’uomo e la pianta stanno sulla terra.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo ispira aria pura, l’ossigeno, e libera nell’aria un veleno: l’anidride carbonica. La piante assorba questo veleno e lo trasforma in vita; libera così nell’atmosfera attraversata dai raggi del Sole l’aria che entra nei polmoni degli uomini e degli animali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo ha la sua testa in alto, immersa nella luce, e vive una esistenza cosciente: si chiede come vivere, cosa fare, perché accadono le cose e quando gli capiteranno. La sua coscienza è però ricolma di egoismi e di brame.</p>
<p style="text-align: justify;">La pianta vive una esistenza senza brame, ma immersa in un sonno senza sogni. Le sue radici affondano nella oscura terra, laddove non penetra la luce del Sole e non giungono i pensieri e le emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Rosa-rossa-ok.jpg" border="0" alt="" width="372" height="252" align="left" /> Il fiore manifesta nel suo verde stelo la purezza della vita vegetale.<br />
Le passioni che si agitano nel sangue degli uomini si dipingono sul suo volto attraverso tutte le sfumature del rosso. Il rosso esplosivo dell’ira e dello sforzo estremo; il rosso acceso della passione carnale. Il rosa dell’imbarazzo e del pudore. Il pallore dello spavento, quando il sangue si ritrae all’interno del corpo.<br />
Ma l’uomo può nobilitare le proprie passioni e trasmettere ad esse la purezza della vita vegetale. Nell’immagine della rosa, il rosso del fiore sboccia sul verde del gambo. Per questo <strong>la Rosa è il mistico fiore</strong> dell’Occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo si sviluppa lungo l’asse che congiunge cielo e terra. Ma i suoi organi genitali sono posti in basso: la forza del sesso come gravità lo attira verso il basso, verso istinti terreni.<br />
La pianta senza malizia mostra al cielo i suoi organi riproduttivi: il fiore si apre alla luce e riceve in sé il raggio del Sole per una fecondazione priva di brama.</p>
<p style="text-align: justify;"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/egizia.jpg" border="0" alt="" width="286" height="215" align="right" /> L’uomo e la pianta si dispongono così lungo lo stesso asse che congiunge cielo e terra. L’uno con il capo verso l’alto, che riflette nei suoi colori i colori del cielo. L’altra con le radici immerse nella terra.<br />
Tra i due si pone l’animale, con la spina dorsale parallela alla terra, come il secondo braccio di una croce.</p>
<p style="text-align: justify;">L’animale solleva il capo da terra, ma non lo alza al cielo. La corrente che attraversa il suo corpo tende a porlo in parallelo alla terra (1).</p>
<p style="text-align: justify;"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/celtica.png" border="0" alt="" width="170" height="269" align="left" /> Le terra, il regno minerale, è la base. Su questa base la pianta e l’uomo si dispongono lungo le due direzioni dell’asse verticale; l’animale – in posizione orizzontale – forma l’altro braccio della <strong>Croce del Cosmo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La meditazione sulla rosa e la croce apre così le porte ai segreti del cosmo e dell’uomo (2).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=7477&amp;pn=76"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/simbolisegretirosacroce.bmp" border="0" alt="Franz Hartmann, I simboli segreti dei Rosacroce" width="79" height="110" align="right" /></a> 1) Un caso particolare è dato dalla scimmia, la cui andatura è semieretta e la cui figura rappresenta una degenerazione dell’archetipo della forma umana. Cfr. l’esaustivo saggio del biologo genetista Giuseppe Sermonti, <em>La luna nel bosco. Saggio sulle origini della scimmia</em>.<br />
2) Cfr. in <a href="http://www.centrostudilaruna.it/esercizidiformazionerudolfsteiner.html"><em>Esercizi di Formazione</em></a>, l’esercizio della Rosa+Croce.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/larosaelacroce.html' addthis:title='La rosa e la croce ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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