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	<title>Centro Studi La Runa &#187; romanzo</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Due di briscola</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 13:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Petrelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel romanzo d'esordio dell'avvocato Franco Legni rivivono personaggi che richiamano Fante, Bukowski, Salinger.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/due-di-briscola.html' addthis:title='Due di briscola '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860071666/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860071666" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8440" style="margin: 10px;" title="due-di-briscola" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/due-di-briscola-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Se <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/john-fante" target="_blank">John Fante</a></span> potesse leggere <a title="Due di briscola" href="http://www.amazon.it/gp/product/8860071666/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860071666" target="_blank"><em>Due di Briscola</em></a> (Ed. della Meridiana, 2010 / Curiosando Editore, 2011) credo rivedrebbe in Nichi Moretti la sua amata creatura, l’indimenticabile Arturo Bandini.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, perché nel romanzo di Franco Legni (avvocato pratese alla prima esperienza in ambito letterario), rivivono personaggi che richiamano Fante, Bukowski, Salinger.<br />
Seppure non “coetaneo” de <a title="Il giovane Holden" href="http://www.libriefilm.com/il-giovane-holden/1131" target="_blank"><em>Il Giovane Holden</em></a>, Nichi Moretti, un avvocato dalla vita dissoluta, alla pari di Holden Caulfield conquista il lettore proprio per i suoi piccoli, innumerevoli difetti. Difetti che, al di là del contesto più o meno comico nel quale possano palesarsi, sono umanissimi, appartengono alla quotidianità, al nostro essere o a quello delle persone che ci circondano.</p>
<p style="text-align: justify;">Personaggi del nostro mondo, nei quali riconoscersi, come il Jack Frusciante, nato dalla penna di un esordiente Enrico Brizzi o il ragazzaccio di Latina, Accio Benassi, il fasciocomunista vivace e un po’ casinista di Antonio Pennacchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nichi, Accio, Bandini sono degli irrequieti desiderosi di staccarsi da quella realtà di provincia, tediosa e sempre uguale, nella quale sono costretti a vivere. Poco importa che ci si trovi in America, a Latina o Prato. La volontà di rompere, di evadere, di vivere e vedere oltre trascina i tre a muoversi, a fuggire in modo disordinato, confuso e con poche idee ma tanta volontà di non mollare e continuare a credere. Il viaggio diventa avventura ed esperienza formativa, con i suoi lati talvolta drammatici, altri ironici e, nel caso di Nichi, sovente grotteschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nichi è circondato da una pletora di soggetti poco raccomandabili o comunque emarginati nella vita quotidiana: una ballerina nana, un magnaccia, un barbiere extracomunitario, una prostituta, un trafficante, alcuni spacciatori. Gente da due di briscola appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Professionista affermato, l’avvocato Moretti trascorre giornate stantie dominate dalla passione (morbosa) per la pornografia e dall’abuso di droghe. Finisce in carcere ma presto fugge. Lo ritroviamo passeggiare per il Barrio Chino di Barcellona, o come avventore dei bordelli praghesi; alla già variegata compagnia si aggiungeranno presto nuovi incontri, dalle hostess ai ‘palazzinari’ fino a giungere ad improbabili chiromanti dal marcato accento labronico. L’autore del romanzo ha vissuto in Spagna e in Repubblica Ceca, scegliendo non a caso Praga e Barcellona come <em>locations</em> proprio per il cosmopolitismo (a tratti caotico) che caratterizza due rinomate ‘capitali’ del divertimento <em>tout court</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un romanzo leggero e dal lessico scorrevole, grottesco, paradossale, partorito dalla penna di un giovane avvocato deciso a cimentarsi in un campo effettivamente distante dalla propria professione. Un lavoro durato due anni durante i quali Franco Legni ha potuto contare sull’appoggio di colleghi avvocati che hanno partecipato alla stesura della storia e alla caratterizzazione dei personaggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Due di briscola" href="http://www.amazon.it/gp/product/8860071666/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860071666" target="_blank"><em> Due di briscola</em></a> piacerà a quei trentenni, coetanei del protagonista, ancora indecisi tra il mettere su famiglia (e la testa a posto), o continuare a girovagare per il mondo, in un ‘disperato’ tentativo di restare aggrappati a piaceri, sensazioni e avventure che, col passare degli anni, lasciano inevitabilmente il posto a doveri e responsabilità. Non piacerà ai lettori ‘impegnati’, coloro i quali sono convinti che un romanzo debba per forza avere un fine sociale e che probabilmente storceranno il naso di fronte alle amicizie e alle situazioni molto <em>border line</em> di Nichi.</p>
<p style="text-align: justify;">Curiosità. La copertina di <a title="Due di briscola" href="http://www.amazon.it/gp/product/8860071666/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860071666" target="_blank"><em>Due di Briscola</em></a> è firmata da Emanuele Becheri, artista di fama internazionale, originario di Vaiano.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/due-di-briscola.html' addthis:title='Due di briscola ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il mistero numinoso della camera «Sambo» nella foresta proibita di Mircea Eliade</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 15:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli su Mircea Eliade]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel romanzo La foresta proibita di Mircea Eliade vi è tutta la dimensione magico-esoterica propria alla filosofia dell'autore, unita all'aspirazione alla rottura della percezione ordinaria, in vista di un accesso alla dimensione numinosa, segreta e inafferrabile dell'esistenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mistero-numinoso-della-camera-%c2%absambo%c2%bb-nella-foresta-proibita-di-mircea-eliade.html' addthis:title='Il mistero numinoso della camera «Sambo» nella foresta proibita di Mircea Eliade '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/eliade48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Mircea Eliade" /><br/><blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Lei ha letto la <em>Forêt interdite</em>? In questo romanzo, Stéphane si ricorda una camera misteriosa di quando era bambino, la camera &#8216;Sambo&#8217;. Si chiede cosa volesse dire… Era la nostalgia di uno spazio che aveva conosciuto, un spazio che non apparteneva a nessun&#8217;altra camera. Evocando la camera &#8216;Sambo&#8217;, pensavo, evidentemente, alla mia esperienza personale: all&#8217;esperienza personale di penetrare in uno spazio completamente diverso&#8221;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Così diceva <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>, il grande storico del mito e delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a>, in una intervista a C. H. Roquet, e pubblicata dalla Casa Editrice Jaca Book di Milano, nel 1980, nel volume <a title="La prova del labirinto" href="http://www.amazon.it/gp/product/8816400536/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8816400536" target="_blank"><em>La prova del labirinto</em></a>, a p. 15.</p>
<p style="text-align: justify;">La camera &#8216;Sambo&#8217;, pertanto, è l&#8217;esperienza (infantile, in questo caso: ma ciò non è casuale) della ierofania: la rivelazione del sacro, o meglio, la sua irruzione nella vita di tutti i giorni. Una esperienza unica, sconvolgente: quasi una sorta di distorsione spazio temporale; quasi l&#8217;ingresso inaspettato in un &#8220;universo parallelo&#8221;, ove tutto è come prima e tutto è radicalmente diverso da prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Del Mircea <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span> narratore ci eravamo già occupati a proposito del suo notevole romanzo giovanile, ispirato al folklore romeno e, in particolare, alla credenza nel vampirismo, <em>La signorina Christina</em> (cfr. Francesco Lamendola, <a title="I bambini vedono cose che noi non vediamo" href="http://www.centrostudilaruna.it/i-bambini-vedono-cose-che-noi-non-vediamo.html" target="_blank"><em>I bambini vedono cose che noi non vediamo</em></a>). In particolare, avevamo soffermato la nostra attenzione su un episodio fortemente drammatico e originale: il potere seduttivo e demoniaco esercitato da una ragazzina, letteralmente posseduta dalle forze del male, su un giovanotto che è al centro della storia, in quanto fidanzato della sorella maggiore di lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora vogliamo dire qualcosa di un altro romanzo ambientato nella sua terra natia, forse il più riuscito, certo il più imponente del Mircea Eliade narratore (quasi 600 pagine fitte, nella traduzione italiana), nel quale sono compendiati un po&#8217; tutti i temi cari a questo geniale studioso e romanziere; proprio come ne <a title="Il Maestro e Margherita" href="http://www.libriefilm.com/il-maestro-e-margherita/1134" target="_blank"><em>Il Maestro e Margherita</em></a> sono compendiati tutti i temi cari alla complessa personalità di <a title="Michail Bulgakov" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/michail-bulgakov" target="_blank">Michail Bulgakov</a>; o, in <a title="Moby Dick" href="http://www.libriefilm.com/moby-dick/1232" target="_blank"><em>Moby Dick</em></a>, i maggiori temi che stanno al centro del mondo poetico e morale di <a title="Herman Melville" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/herman-melville" target="_blank">Herman Melville</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">È impossibile farne un riassunto, tale è la complessità di contenuti e la originalità di scrittura di questo ampio romanzo, che traccia un affresco di largo respiro sulla storia della società romena fra il 1936 e il 1948. Sono, in fondo, solamente dodici anni: ma quali anni! Quali sconvolgenti trasformazioni la Romania ha subito (e, con essa, l&#8217;Europa intera ed il mondo)! Le lotte feroci tra la Guardia di Ferro, il governo monarchico e quello militare di Antonescu; l&#8217;alleanza obbligata con la Germania di Hitler, la guerra, la sconfitta; il brusco cambiamento di fronte, deciso con l&#8217;Armata Rossa ormai alle porte; la sottomissione all&#8217;Unione Sovietica di Stalin; la &#8220;normalizzazione&#8221; della nuova Repubblica Popolare di matrice comunista…</p>
<p style="text-align: justify;">E, volendo, quanti intriganti parallelismi si potrebbero individuare con la storia d&#8217;Italia, nel medesimo torno di tempo: tra la proclamazione dell&#8217;Impero d&#8217;Etiopia, in spregio alle &#8220;inique sanzioni&#8221; della Società delle Nazioni, fino alla guerra, alla sconfitta, alla guerra civile, alla nascita della Repubblica, all&#8217;ingresso nel Patto Atlantico…</p>
<p style="text-align: justify;">Una storia speculare a quella della Romania di Mircea Eliade, fatte salve le debite proporzioni: perché l&#8217;Italia di Mussolini, nel 1936, era riconosciuta, a livello internazionale, come una grande potenza, mentre la Romania di re Carol II era pur sempre una piccola potenza (per quanto &#8220;gonfiata&#8221; dai nuovi confini stabiliti dai trattati di St. Germain e del Trianon); e perfino il revanscismo dell&#8217;ancora più piccola Ungheria costituiva, per essa, una minaccia tutt&#8217;altro che trascurabile…</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8816500298/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8816500298" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8103" style="margin: 10px;" title="la-foresta-proibita" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-foresta-proibita.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ne <a title="La foresta proibita" href="http://www.amazon.it/gp/product/8816500298/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8816500298" target="_blank"><em>La foresta proibita</em></a> Eliade tratta, da un punto di vista romanzesco, i medesimi temi che gli sono cari come saggista e storico delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a>, con particolare riferimento &#8211; come si è detto &#8211; alla ricerca della ierofania; e, in seconda battuta, al pirandelliano contrasto fra persona e personaggio: l&#8217;uno caratterizzato dall&#8217;esistenza, ma privo di essenza (perché contraddistinto da un io frantumato e dissociato); l&#8217;altro, forte della propria essenza, ossia della propria unità coscienziale, ma privo dell&#8217;esistenza e perciò incompleto, sofferente, in un senso eguale e contrario a quanto lo è la persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo tema è presente nella doppia vita del protagonista, Stefan Viziru, innamorato di due donne, la moglie Ioana e la dolce, enigmatica Ileana; ma non si tratta per niente del solito, banale triangolo sentimentale. Ileana, per lui, rappresenta, in un certo senso, l&#8217;agognata porta dall&#8217;accesso alla dimensione altra, alla rivelazione del sacro nel bel mezzo della realtà profana.</p>
<p style="text-align: justify;">La incontra, infatti, nei pressi di una foresta, la sera che precede la notte di san Giovanni: notte magica per eccellenza; notte in cui tutto è possibile: il corrispettivo romeno della tedesca notte di Valpurga (cfr. il nostro articolo <em>«L&#8217;ospite di Dracula», racconto gotico poco noto di Bram Stoker</em> (sul sito di Arianna Editrice).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel già citato libro-intervista <a title="La prova del labirinto" href="http://www.amazon.it/gp/product/8816400536/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8816400536" rel="nofollow" target="_blank"><em>La prova del labirinto</em></a>, lo stesso Mircea Eliade rievoca l&#8217;idea fondamentale che gli ha ispirato l&#8217;incontro fra Stefan e Ileana, all&#8217;inizio del romanzo, con queste parole:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;…la prima immagine fu il personaggio principale. Passeggiava in una foresta nei pressi di Bucarest, un&#8217;ora prima della mezzanotte del giorno di San Giovanni. In quella foresta incrocia una macchina, poi una ragazza senza macchina. Quello era per me un enigma… Un po&#8217; alla volta sono venuto a sapere chi era la ragazza e tutta la sua storia. Ma tutto era cominciato da una sorta di visione. L&#8217;ho visto come quando si sogna… Non potevo far altro che pensarci e cercar di vedere il seguito… Altre immagini hanno fatto la loro apparizione. La ragazza. La storia che il giovanotto portava dentro di sé, che non conoscevo e che mi affascinava… Dodici anni: dal 1936 al 1948. Volevo situare in questo tempo storico un uomo comune &#8211; un impiegato statale, sposato, padre di un bambino &#8211; che è però perseguitato da una strana nostalgia: poter amare due donne contemporaneamente, avere una camera segreta… Volevo conciliare un certo &#8216;realismo&#8217; storico e, in un personaggio che non fu né un filosofo, né un poeta e nemmeno un uomo religioso, questa aspirazione a un modo di essere fuori dal comune… In questo romanzo, che rispetta tutte le regole del romanzo &#8216;romanzesco&#8217;, quello del XIX secolo, insomma, ho voluto camuffare un certo significato simbolico della condizione umana&#8221;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il tema della maschera e quello del conflitto fra persona e personaggio &#8211; che poi, come si sarà facilmente intuito, è strettamente intrecciato al primo &#8211; compare in vari episodi del romanzo; ma raggiunge vertici di autentica intensità drammatica, come nel migliore Unamuno e nel miglior <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/luigi-pirandello" target="_blank">Pirandello</a></span> (per non dire di Borges…), nell&#8217;episodio in cui Spiridon Vadastra &#8211; uno strano giovanotto che ha perso un occhio, da studente, in un incidente, e che riceve le sue numerose amanti in una camera d&#8217;albergo contigua a quella in cui Stefan ha cercato di ricreare la sua camera &#8216;Sambo&#8217; -, decide di indossare l&#8217;uniforme di un ufficiale dell&#8217;esercito, un certo Baleanu, suo vicino di stanza nell&#8217;appartamento in cui abita, attratto irresistibilmente dalla possibilità di non essere più se stesso: di essere, per un&#8217;ora, un altro…</p>
<p style="text-align: justify;">A suo modo, anche il rozzo ma ambizioso Vadastra è perseguitato da una ossessione, come lo è il mite e idealista Viziru: quella di aprirsi un varco, attraverso la vita di un altro essere umano (Ileana per Stefan, Baleanu per Vadastra), verso un&#8217;altra dimensione dell&#8217;essere. Non, semplicemente (vorremmo quasi dire: banalmente), l&#8217;ossessione di vivere la vita di un altro, come il protagonista de <a title="Il fu Mattia Pascal" href="http://www.libriefilm.com/il-fu-mattia-pascal/5218" target="_blank"><em>Il fu Mattia Pascal</em></a>; bensì quella di vivere un&#8217;altra vita, di avere accesso a un&#8217;altra dimensione, pur restando se stesso…</p>
<p style="text-align: justify;">Riportiamo una pagina de <a title="La foresta proibita" href="http://www.amazon.it/gp/product/8816500298/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8816500298" target="_blank"><em>La foresta proibita</em></a>, nella traduzione dal francese di Simonetta Falcioni (Milano, Jaca Book, 1986, pp. 94-97; titolo originale: <em>Forêt interdite</em>, Paris, Gallimard, 1955, quando l&#8217;autore aveva quarantotto anni ed era già assai noto come studioso del sacro, ma non era ancora passato negli Stati Uniti d&#8217;America, per insegnare Storia delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> presso l&#8217;Università di Chicago).</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Verso sera la curiosità lo sopraffece di nuovo e fece ritorno a casa, deciso a perquisire di nuovo tutta la stanza. Aveva comperato durante il tragitto un biglietto per il cinema, e lo diede all&#8217;attendente, dicendo che aspettava una visita e che sarebbe stato meglio che non facesse ritorno a casa prima di mezzanotte, dopodiché non avrebbe più dovuto uscire dalla cucina. Rimasto solo, Spiridon entrò nella stanza del luogotenente e riprese la sua indagine. Il ricordo del profumo femminile era scomparso. Le finestre erano state aperte a lungo. Tuttavia Spiridon non aveva perso la speranza. Aprì l&#8217;armadio, ma non trovò nulla che attirasse in nodo particolare la sua attenzione. Ricominciò la perquisizione delle tasche delle giacche militari e dei pantaloni. Ma, mentre frugava, si ritrovò d&#8217;un tratto emozionato, quasi tremante di piacere, e si interruppe, esitando un istante davanti allo specchio. La tentazione di vestirsi da ufficiale e di uscire a passeggio per strada era troppo forte… Decidendosi di colpo, trasse fuori l&#8217;uniforme del luogotenente, spense la luce e, benché sapesse che l&#8217;attendente se n&#8217;era andato, passò di soppiatto furtivamente nella propria stanza.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Questa volta non mise solo la giacca, ma per prima cosa indossò i pantaloni, la qual cosa gli diede alquanto da fare, poiché, anche se Baleanu non era molto più alto di lui, era molto più ben fatto di lui, e Spiridon fu costretto a fissarsi le bretelle più stretto che poté e a cingersi più forte che poté con la cintura. Infine, risistematosi il monocolo e calcatosi il chepì, si guardò nello specchio. Riprese fiato per un po&#8217;, sospirando a lungo, senza il coraggio di gettar l&#8217;occhio su quell&#8217;immagine restaurata nella quale si ritrovava come si era sognato nei sogni dell&#8217;infanzia: imponente, marziale, seducente. Corrugò le sopracciglia, tese la testa più in alto, ma la girò lentamente, finché il monocolo scomparve quasi completamente, e con la coda dell&#8217;occhio, si seguì nello specchio, crogiolandosi alla luce della lampada. Poi, bruscamente, si tolse il chepì, si allontanò alcuni passi, e scoppiò in una risata breve, secca, fibrosa. Rideva per riuscire a dominare l&#8217;emozione. Non sapendo che fare, si gettò sulla poltrona, si ammirò i pantaloni militari, distendendosi il più possibile, e guardandosi da capo a piedi il corpo. Ma senza accorgersene, l&#8217;emozione lo sopraffece nuovamente, e allora balzò in piedi, si mise rapidamente il chepì, si avvicinò allo specchio, e tutto serio congiunse le dita della mano destra, aspettò indeciso per qualche istante, esitante in posizione d&#8217;attenti, e, alla fine, si fece il saluto. Quel gesto lo liberò quasi da un peso che gli aveva reso difficoltoso il respiro fino a quel momento. Il volto gli si illuminò, e ripeté meccanicamente il saluto, perfezionando la posizione di attenti, ora molto vicino allo specchio, ora al centro della stanza. Poi, senza rendersene conto, si trovò a fare qualche passo a sinistra, qualche passo a destra, a girarsi sul posto, ogni movimento più difficile seguito poi da una presentazione solenne davanti allo specchio e da un saluto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Una mezz&#8217;ora più tardi, Vadastra camminava per la stanza, con un&#8217;andatura normale, distratto, ma ogni volta che passava davanti allo specchio salutava. Talvolta il suo saluto era rispettoso e corretto, a volte amichevole, a volte indifferente o addirittura stanco, come fosse un&#8217;occupazione ingrata. Immaginava di incontrare per la strada superiori, compagni, inferiori. Non gli era venuto in mente per un solo istante che la sua uniforme, larga e con le spalle cadenti, potesse attrarre l&#8217;attenzione, e che il monocolo nero potesse destare dei sospetti. Da quando aveva abbozzato per la prima volta il saluto davanti allo specchio, la sua decisione era presa: sarebbe sceso a passeggiare vestito da ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Appena si vide in ascensore cominciò a provare paura. Erano appena le undici e uno dei vicini avrebbe potuto riconoscerlo. Si tolse bruscamente il monocolo e attraversò in fretta l&#8217;atrio di ingresso a testa bassa, preoccupato. Una volta giunto in strada, si diresse a grandi passi verso la zona meno illuminata del marciapiede, esitò per un po&#8217; sulla direzione da prendere, poi si volse deciso verso la stazione dei taxi. Solo quando si trovò a qualche passo dalle auto della stazione riacquistò l&#8217;aria marziale e guardò con calma intorno a sé. L&#8217;autista sonnecchiava, e ridestandosi alla voce di Spiridon, volse di scatto la testa e disse: «Salute, signor capitano!». Spiridon portò meccanicamente la mano al chepì.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;«Verso la Sosea, ragazzo! E non occorre che tu vada veloce, c&#8217;è tempo!».</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La notte era chiara e non eccessivamente calda. Lungo il Boulevard Lascar Catargiu, nei pressi del monumento a Bratianu, la folla non era ancora scemata. Vadastra guardava ora a destra, ora a sinistra, calmo, con una inimmaginabile felicità che gli ardeva nell&#8217;animo. Vicino a un chiosco di giornali fece segno al conducente di fermarsi. Scese agilmente e portando di sfuggita la mano al chepì chiese un pacchetto di sigarette Regie. Gli parve che la donna lo guardasse con un certo sospetto, ma non si intimidì, pagò, salutò nuovamente e fece ritorno verso l&#8217;auto, fischiettando.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;«Ragazzo, verso la Sosea!».</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Accese una sigaretta soprattutto per avere qualcosa da fare, e si sdraiò più comodamente sul fondo dell&#8217;automobile. Arrivato alla Sosea, pagò l&#8217;autista, salutò e si mise a passeggiare per i viali, sicuro di sé. Non incontrava quasi nessuno, ma quando scorgeva di lontano qualche coppia, e l&#8217;uomo era in borghese, rallentava il passo e guardava in modo provocatorio, sorridendo. Un&#8217;unica volta trasalì, quando udì davanti a sé, nella semi-oscurità, rumore di speroni. Preparò il palmo della mano per il saluto, ma si trattava solo di un vigile urbano, che non lo vide, e passò oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Verso la mezzanotte si decise a ritornare. Si rese conto solo allora di aver camminato parecchio, perché impiegò venti minuti fino a Piazza Victoriei. Qui le luci lo intimidirono. C&#8217;erano ancora diversi gruppi di persone che aspettavano i tram e alcuni ubriachi cantavano, dirigendosi verso Filantropia. Spiridon aspettò per un po&#8217; per vedere se non ci fossero ufficiali nelle vicinanze. Poi si diresse frettolosamente verso la stazione dei taxi, che si trovava dall&#8217;altra parte della piazza. Mentre però attraversava la via, da un tram scese un maggiore, e Spiridon si trovò all&#8217;improvviso di fronte a lui. Sentì un sudore freddo passargli per tutto il corpo, ma salutò con tanta prontezza che il maggiore rimase sorpreso, e girò la testa per guardarlo. In quell&#8217;istante anche Spiridon volse la testa. Non sapendo che fare, lo salutò ancora, curvando esausto le spalle, poi affrettò il passo. Ma gli parve che qualcuno lo seguisse, e allora, avendo paura di mettersi a fuggire nel mezzo della piazza, cambiò direzione, e, con lo stesso ardore, ritornò verso la Sosea, dirigendosi verso la zona oscura dalla quale proveniva. Ma i passi lo seguivano. Quando giunse sotto gli alberi, Spiridon si fermò un attimo, guardò l&#8217;orologio e, come se proprio in quel momento si fosse reso conto che si trovava in ritardo per un importante appuntamento, prese a correre. Nella fuga si tolse il monocolo, stringendolo nervosamente nel pugno, passò attraverso parecchi viali e si fermò solo quando gli parve di avere davanti a sé una coppia che si dirigeva verso di lui. I passi non si udivano più. Procedeva ora leggermente stanco, sudato, sforzandosi di dominare la respirazione, tenendo la bocca chiusa e respirando solo dalle narici. Ritornò per via Jianu, e salì sul primo taxi che incontrò.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ma appena si vide al sicuro, la paura gli passò e cominciò a ridere. Che avrebbe potuto farmi? Diceva tra sé. Come poteva sapere chi sono? Gli fu più difficile decidersi a rientrare in casa. Rimandò indietro il taxi in una via vicina, e camminò sempre lungo i muri, senza monocolo, guardando furtivamente tutte le ombre. La facciata della loro casa era bene illuminata da un lampione. Aspettò per qualche tempo all&#8217;angolo, che per caso non ci fosse qualcuno che voleva entrare, poi allungò il passo e aprì nervosamente la porta con lo sguardo a terra. Una volta giunto nella sua stanza si mise di nuovo il monocolo e si guardò nello specchio con aria trionfante, sorridendo e salutandosi più volte. Poi, con infinita cura, cominciò a togliersi la giacca della divisa, esaminando ciascuna tasca separatamente, se per caso non gli fosse entrato qualcosa senza accorgersene. La spolverò ben bene, piegò con attenzione i pantaloni, ripulì il chepì e, con una piacevole emozione, sulla punta dei piedi nudi entrò nella stanza di Baleanu, socchiudendo appena la porta. Si accinse a rimettere le cose al loro posto, tremando.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La mattina dopo aspettò con una certa impazienza il ritorno del luogotenente. Lo sentì arrivare verso le otto, e dirigersi immediatamente a fare il bagno. Poi Baleanu si coricò, dando ordine all&#8217;attendente di risvegliarlo alla tre del pomeriggio. Vadastra si recò in città con il cuore leggero. Si chiedeva ora come fare a sapere da Baleanu, e senza che questi sospettasse alcunché, i giorni in cui sarebbe stato in servizio presso il reggimento, per poter preparare per tempo le passeggiate in uniforme militare. Progettava di dare appuntamento ad una delle sue conoscenze casuali: sarte, modiste, apprendiste, e di mangiare insieme in una trattoria più appartata, nella quale sapeva di non correre il rischio di essere riconosciuto né osservato con troppo sospetto&#8221;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una pagina potente, immaginosa, quasi terribile nella lucida ossessione di Vadastra, che ricorda in parte &#8211; ma solo in parte &#8211; certi personaggi dostoevskiani, ad esempio il protagonista dei <a title="Ricordi dal sottosuolo" href="http://www.libriefilm.com/ricordi-dal-sottosuolo/3017" target="_blank"><em>Ricordi del sottosuolo</em></a>; e anche, prima ancora, certe pagine gogoliane, come quelle che raffigurano il tormentato protagonista de <em>La Prospettiva Nevskij</em> (ma anche de <em>Il cappotto</em>) ne <a title="I racconti di Pietroburgo" href="http://www.libriefilm.com/racconti-di-pietroburgo/9737" target="_blank"><em>I racconti di Pietroburgo</em></a>. C&#8217;è la grande lezione di Dostojevskij e c&#8217;è la grande lezione di Gogol, certamente; ma vi è anche dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è il vagabondare di Emilio Brentani nella Trieste notturna e inquietante di <a title="Senilità" href="http://www.libriefilm.com/senilita/9738" target="_blank"><em>Senilità</em></a>, quando questi annaspa alla ricerca di Angiolina, per gettarle in faccia il suo impossibile disprezzo; c&#8217;è il signor K. de <a title="Il processo" href="http://www.libriefilm.com/il-processo/5375" target="_blank"><em>Il processo</em></a>, che brancola da un vicolo all&#8217;altro, da un ufficio all&#8217;altro, da un sottoscala all&#8217;altro, in cerca di un improbabile avvocato che accetti di difendere la sua causa disperata in tribunale; c&#8217;è perfino l&#8217;io narrante della <em>Recherche</em>, che vagola di notte per i sobborghi di una Parigi immersa nel buio del coprifuoco, sullo sfondo dei lampi delle artiglierie tedesche, e capita infine in un bordello maschile, pieno zeppo di ambigui soldati…</p>
<p style="text-align: justify;">Questa comunanza di ispirazione con Svevo, Kafka e Proust non esaurisce, però, tutta la ricchezza tematica di un romanzo <em>sui generis</em> come <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8816500298/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8816500298" rel="nofollow" target="_blank"><em>La foresta proibita</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto alla dimensione simbolista e decadentista, infatti, vi è in esso tutta la dimensione magico-esoterica propria alla filosofia dell&#8217;autore; la sua aspirazione alla rottura della percezione ordinaria, non tanto in vista di uno &#8220;sregolamento&#8221; coscienziale fine a se steso, come ne <a title="Il battello ebbro" href="http://www.libriefilm.com/il-battello-ebbro-e-altri-versi/3469" target="_blank"><em>Il battello ebbro</em></a> di Rimbaud, ma piuttosto di un accesso alla dimensione numinosa, segreta e inafferrabile dell&#8217;esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella stessa dimensione che i mistici orientali perseguono da millenni, con strumenti ben diversi da quelli del <em>Logos</em> strumentale e calcolante, e che gli sciamani realizzano mediante ben precise tecniche dell&#8217;estasi (per parafrasare il titolo di una delle sue opere saggistiche più famose e significative).</p>
<p style="text-align: justify;">Eliade, infatti &#8211; che è vissuto in India, ospite di un sovrano locale, dal 1928 al 1932 -, sa bene che il problema della conoscenza non è primariamente quello del cosa, ma del come; e sa che ciascuno di noi, in fondo, conserva nelle pieghe della propria anima la nostalgia della perduta camera &#8216;Sambo&#8217;, della perduta dimensione dell&#8217;altrove…</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mistero-numinoso-della-camera-%c2%absambo%c2%bb-nella-foresta-proibita-di-mircea-eliade.html' addthis:title='Il mistero numinoso della camera «Sambo» nella foresta proibita di Mircea Eliade ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La legione occulta che toglieva dai guai (soprannaturali) l’imperatore</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 07:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La legione occulta dell’impero romano di Roberto Genovesi è un romanzo assai originale e pieno di spunti su cui pensare, ma non perfettamente compiuto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-legione-occulta.html' addthis:title='La legione occulta che toglieva dai guai (soprannaturali) l’imperatore '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.libriefilm.com/la-legione-occulta-dellimpero-romano/7916" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5153" style="margin: 10px;" title="la-legione-occulta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-legione-occulta-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Occultus </em>in latino vuol dire «segreto», «nascosto»: non ha quindi in origine nulla a che vedere con il sovrannaturale, con la magia e con l’esoterismo, soprattutto in senso popolare e deteriore, come oggi ha (non lo aveva ancora, ad esempio, negli anni Venti e Trenta del Novecento). È il solito slittamento semantico in senso peggiorativo di molte parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicché Roberto Genovesi con il suo <a title="La legione occulta dell'impero romano" href="http://www.libriefilm.com/la-legione-occulta-dellimpero-romano/7916"><em>La legione occulta dell’impero romano</em></a> (Newton Compton, pagg. 324, 14,90 euro) &#8211; orribile titolo didascalico, quando sarebbe stato sufficiente un <em>Legio Occulta</em> netto ed evocativo &#8211; si riferisce sì al significato originario, ma non può impedire, perché quel che lui stesso scrive lo smentisce, che si pensi anche al secondo senso. Quindi il suo, più che un romanzo storico nel significato pieno del termine, è in realtà un romanzo fantastico, o meglio mitico-fantastico, il che, mi sia concesso, non è certo un farlo scadere d’importanza e di serietà, caso mai oggi ci fosse ancora qualcuno per cui un’opera «fantastica» vale di per sé meno di un’opera «realistica».</p>
<p style="text-align: justify;">La Legione Occulta è dunque quella voluta da Giulio Cesare, poi alle dirette dipendenze dell’imperatore Ottaviano Augusto, quando si rende conto durante la campagna delle Gallie che un ragazzino possiede dei poteri speciali: riesce a entrare in contatto con le divinità, e, a causa di ciò, diventerà muto. Cesare, dopo che il piccolo Madron prima schiavo viene poi liberato da un tribuno delle sue legioni, lo incarica di trovare altri come lui: nell’arco di almeno un ventennio Madron diviene il prefetto Victor Julius Felix e riesce a radunare tra l’Europa e l’Africa un negromante che è capace di passare (quasi come uno sciamano) sul piano del divino a trattare, lusingare e minacciare gli dèi minori dei barbari e portarli dalla parte di Roma; una veggente che può vedere il futuro anche se a breve scadenza; un ragazzino africano che ha potere su tutti i metalli, e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">La «legione senza nome» è quindi una legione sì «segreta», ma anche una legione che ha poteri sovrumani, sul piano della parapsicologia e del sacro. Augusto incarica i suoi membri di affiancarsi alle altre legioni e di aiutarle a risolvere i casi più difficili, quando sono ostacolate da elementi sovrannaturali: i giovani legionari del prefetto Victor Felix quindi combattono in nome di Roma con armi assai poco «reali» e assai poco «ortodosse», anche se, all’occorrenza, fanno irruzione sul campo di battaglia con le loro corazze bianche, le tuniche nere e i mantelli bianchi, il loro labaro con il motto <em>Vigiles in tenebris</em>, e armi più che concrete.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il loro modo di avvicinarsi alle divinità straniere non piace al collegio sacerdotale romano secondo il quale la Legio occulta «combatte» gli dèi invece di «onorarli» e, anch’esso in nome di Roma e per salvare l’imperatore da un errore considerato fatale, ordisce un complotto che riesce, come il lettore leggerà, solo in parte. È questo uno dei tanti episodi e colpi di scena di un romanzo assai originale, ad ampio respiro, pieno di personaggi, ricco di descrizioni e di invenzioni narrative, pieno di spunti su cui pensare specie sul senso metafisico che ebbero allora la Romanità e l’Impero, ma non perfettamente compiuto, a mio parere, il che gli impedisce di essere una vera pietra miliare nel romanzo italiano fantastico a sfondo storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che Genovesi è in alcuni punti caduto nella trappola malefica della «attualità», cioè spesso fa pensare e agire i suoi personaggi non come quelli di duemila anni fa, ma come quelli di oggi; e nell’uso di similitudini e vocaboli fuori contesto storico che, almeno a me, hanno dato un senso di irritante anacronismo. Non gli sono giovate, insomma quelle suggestioni anche «cinematografiche, videoludiche e fumettistiche» di cui egli stesso parla. Gli identici risultati di leggibilità sarebbero stati raggiunti se avesse avuto meno fretta e più attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale </em>del 17 giugno 2010.</p>
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		<title>L’erede di Baabek</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 15:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’erede di Baabek di Sergio Valzania avrebbe potuto costituire uno dei romanzi italiani di heroic fantasy più originali e maturi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99erede-di-baabek.html' addthis:title='L’erede di Baabek '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5016" class="wp-caption alignright" style="width: 264px"><img class="size-full wp-image-5016" title="Sergio Valzania" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Valzania.jpg" alt="Sergio Valzania" width="254" height="248" /><p class="wp-caption-text">Sergio Valzania</p></div>
<p style="text-align: justify;">La narrativa, e soprattutto quella “di genere”, ha i suoi <em>cliché</em>, i suoi luoghi comuni, i suoi <em>topoi</em>, le sue convenzioni, i suoi stereotipi di fatti e personaggi che la critica delle diverse tendenze ha abbondantemente analizzato e classificato. Diciamo di più: ogni narrativa “di genere”, per essere considerata tale, deve uniformarsi a ben determinati canoni; di conseguenza il problema che si pone ad ogni scrittore “specializzato” che non voglia essere banale e ripetitivo, è quello di restare all’interno delle convenzioni prescelte e allo stesso tempo rinnovarle e/o trasgredirle. Ciò vale per il poliziesco e il “rosa”, per la <em>spy story </em>e l’orrore, per il <em>western</em> e la fantascienza. E naturalmente anche per l’<em>heroic fantasy</em>, che negli ultimi quindici anni ha avuto nei paesi anglosassoni un enorme successo con un moltiplicarsi incredibile di collane e autori, e che solo ultimamente sta passando il “testimone” all’<em>horror</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema diventa più difficile e complesso per lo scrittore italiano il quale intende cimentarsi con la narrativa “di genere” che – per definizione – viene ritenuta “d’importazione”, cioè tipicamente americana e inglese: da qui la sin troppo facile accusa di “imitazione”, di “copia”, di “mancanza d’originalità”. Come fare a restare nell’alveo del “genere” prescelto e allo stesso tempo creare qualcosa d’inedito, di personale? Come ho avuto occasione di accennare in altre occasioni, le vie da percorrere &#8211; volendo – sono due: quella tradizionale che si inserisce nei canoni classici del “genere” scelto; quella più nazionale, che predilige lo scenario autoctono, per così dire. Inoltre, in entrambi i casi, si può far leva, separatamente o contemporaneamente, su stile e trama, linguaggio e contenuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’erede di Baabek</em> di Sergio Valzania mi pare un’ottima prova di come si possa scrivere una <em>heroic fantasy </em>inserita nel solco tradizionale con numerosi spunti di originalità che derivano dalla formazione culturale dell’autore, appassionato non soltanto di <a title="Letteratura fantastica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">letteratura fantastica</a> e fantascientifica scritta e disegnata, ma anche di giochi e <em>boardgames</em>, nonché di problemi logico-tattici e storici. Questa “specializzazione” ha conferito al suo romanzo un taglio del tutto particolare e inedito rispetto non solo ai modelli stranieri, ma anche rispetto alla produzione italiana di fantasia eroica.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’erede di Baabek</em>, infatti, si inserisce perfettamente nell’ambito dei “mondi secondari” tolkieniani: la realtà in cui agiscono i protagonisti (non si sa se in altro tempo, in un’altra dimensione o in un altro pianeta) è autosufficiente e avulsa dal contesto del lettore e dell’autore, e di essa si danno per scontate molte cose, senza che per questo la comprensione ne venga disturbata, anzi in tal modo sollecitando l’immaginazione del “fruitore” a completare con la propria fantasia il quadro di quest’Altra Realtà. A veder bene, ad esempio, i pfir, bestioni volanti spesso in primo piano, non vengono mai descritti (e personalmente li immagino come la cavalcatura di cui fa uso Arzak/Harzac, il personaggio dei fumetti di Moebius), così come i bomp, cavalcatura a sei zampe, o il trosko (strumento musicale), o il gorb (un cibo), o il map (una bevanda), o il poghin (una pianta), o il filiir (un animale commestibile). Come sono fatti? Che dimensioni forme, colori, grandezza hanno? Valzania non ce lo dice, ed è lasciato a noi aggiungere i particolari che definiscono meglio il suo accenno. Questa caratteristica ci fa capire come, a differenza di altre opere di <em>heroic fantasy</em> “alla Tolkien”, qui poco si parli di mitologia, di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, di costumanze, cui sono dedicati soltanto rapidi cenni, mentre si privilegia invece il colore locale, le descrizioni d’ambiente, le curiosità particolari, e soprattutto un certo tipo alternativo di organizzazione sociale stile <a title="Medio Evo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medio Evo</a> affidata più al buon senso che alla forza bruta (la vendetta non è “la prima regola di vita”), e ad un tipo di mentalità che ricorda quello dell’antica Roma lanciata alla conquista del mondo (“i confini del regno di Torem si allargavano senza che lui lo volesse e dietro di loro si muoveva la sua organizzata amministrazione. Si costruivano strade, istituivano mercati e corti di giustizia, un esercito efficiente e disciplinato garantiva la sicurezza di tutti. I commerci prosperavano e la ricchezza aumentava”).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/austerlitz-la-piu-grande-vittoria-di-napoleone/7664" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5017" style="margin: 10px;" title="austerlitz" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/austerlitz.jpeg" alt="" width="200" height="300" /></a>Soprattutto, però, ed è questo uno dei tratti distintivi del romanzo, si privilegia l’aspetto militare, nonostante che uno dei protagonisti, Torem, sia un guerriero riluttante perché in fondo è un mago: la descrizione non soltanto dei duelli individuali, ma degli assedi e degli scontri in cielo, dei piani a tavolino e degli sviluppo sul terreno, dei meccanismi mentali dei comandanti e della truppa, è quasi da manuale, nella sua estrema logicità, tanto da far pensare che non si sarebbero potuti svolgere altrimenti, non avrebbero potuto portare che alle conclusioni cui in effetti giungono. La bravura di Valzania, a mio parere, sta nell’aver portato in un romanzo gli schemi dei giochi <em>fantasy </em>di ruolo, con qualche buona reminiscenza fumettistica, senza dover ricorrere alla “novellizzazione” di un preesistente <em>boardgame</em>, come hanno fatto ad esempio Margaret Weis e Tracy Hickman per i sei romanzi della serie <em>Dragonlance</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra novità de <em>L’erede di Baabek</em> è l’essere condotto su due piani paralleli, narrando alternativamente le vicende dei due protagonisti: i capitoli, non lunghi, essenziali quasi, ma non certo succinti, narrano di volta in volta la storia di Kunt e la storia di Torem, che partite cronologicamente sfalsate (Kunt circa 17 anni dopo la caduta di Baabek; Torem circa 15 anni dopo tale caduta) confluiscono soltanto nel decisivo capitolo finale, che scioglie, come giusto, tutti gli enigmi. Il tema di fondo, pur se sdoppiato, è più che tradizionale: la cerca della propria identità da parte dell’eroe attraverso gli anni di formazione, grazie anche alla presenza di un mentore (Abeo per Kunt, Orgunt per Torem), la riconquista del trono legittimo da parte del re ingiustamente spodestato.</p>
<p style="text-align: justify;">Si veda l’iter parallelo:</p>
<p style="text-align: justify;">Kunt → paggio → sguattero → guerriero →erede al trono</p>
<p style="text-align: justify;">Torem → contadino → mago della guerra → condottiero → conquistatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so quanto volutamente, ma con questi due personaggi Sergio Valzania ha rappresentato in fondo due delle tre funzioni fondamentali della società <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropea</a> teorizzate da Georges Dumézil nei suoi studi: la regalità guerriera e la regalità sacerdotale (qui: magica), che confluiranno nelle ultime pagine del romanzo con una scelta in linea proprio con i canoni gerarchici di certe culture tradizionali (anche se non di tutte e se non delle migliori).</p>
<p style="text-align: justify;">Ne consegue che nella ricostruzione di questo suo “mondo secondario” non possono mancare alcuni <a title="simbolismi" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismi</a>, spesso riferiti all’aspetto guerriero e militare. Interessante, ad esempio, il tema della trasmissione della regalità di Baabek tra padre e figlio, che avviene soltanto se il primo muore combattendo in difesa del suo trono e della sua discendenza; ed il fatto che il senso profondo di tale regalità persiste negli anni a livello popolare (i sudditi, anzi gli ex sudditi) tramite appunto <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> come può essere la bandiera (dice Torem: “’Avete seguito fin qui la bandiera, adesso bisogna portarla. Per la propria bandiera si combatte, la magia da sola non ha mai vinto’. Dette queste parole s’incamminò, con Orgunt a fianco, alla volta del castello. Dalle file dei contadini uscì fuori Quoz che afferrò la bandiera e li seguì. Tutti gli altri gli tennero dietro. Marciavano inquadrati per sei, mantenendo il passo, tale era il potere della vecchia bandiera di Baabek”), o un semplice grido di battaglia sino ad allora solo ricordato dai più fedeli (“Il nuovo esercito di Baabek raggiunse in assoluto silenzio le posizioni di partenza, a ridosso dell’accampamento nemico, poi fu lanciato il grido di battaglia da tanto tempo inascoltato: <em>Baa-Baa-Baa-Beeeeek!</em> E l’armata contadina si lanciò fra le tende colpendo e uccidendo con armi di ogni tipo”).</p>
<p style="text-align: justify;">Torem è “il giovane di origini umili che sembrava destinato dalla sorte a sconvolgere il mondo”. Kunt dice di sé stesso: Sono diventato principe ereditario del più grande regno esistente, da paggio che ero, come trasportato da una forza misteriosa”. Entrambi i ragazzi sono dunque dei predestinati e, attraverso di essi, agiscono delle potenze, quella guerriera e quella sacerdotale, che mirano ad un unico fine: la restaurazione di Baabek, un regno vinto, come afferma Abeo, “da quelle che si potrebbero chiamare le forze del male, in ogni caso da chi non se lo meritava”. E, come in ogni società di tipo tradizionale, c’è un rapporto organico fra il sovrano, la sua terra ed il suo popolo: così, sotto gli usurpatori Baabek “va in rovina”, mentre sotto il re legittimo prosperava. Controprova è quel che si produce sul Reale una volta che i due tipi di regalità, quella magico-sacerdotale e quella guerriera, giungono finalmente a contatto, sia fisico sia soprattutto simbolico.</p>
<p style="text-align: justify;">Si veda la consapevolezza che a questo riguardo sorge, anche per merito di Orgunt, in Torem: “Sei un signore”, dice infatti il vecchio mago al giovane incerto, “hai dei doveri nei confronti della tua gente; non la puoi lasciare in balìa dei primi saccheggiatori che arrivano. Dimostrandoti pronto a difenderla conquisti la sua fiducia e magari anche l’aiuto che ti serve per sconfiggere Krat”; e dice Torem, ormai conscio della sua nuova posizione, a due signorotti che chiedono di non essere a lui assoggettati: “Non ho voluto io la battaglia di ieri. Chi l’ha voluta se n’è pentito. So che avete rifiutato di parteciparvi e non m’interessa sapere se è stata la paura o un altro sentimento a farvi prendere questa decisione. Non posso però accettare la vostra proposta di buon vicinato, che fino a due giorni fa mi sarebbe stata più che gradita. Se l’accogliessi offenderei la memoria di centinaia di uomini che ieri hanno dato la vita per me”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/wallenstein/1984" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5018" style="margin: 10px;" title="wallenstein" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/wallenstein-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>I sentimenti dell’onore, della fedeltà e della lealtà, dominano in genere la società immaginata da Sergio Valzania ne <em>L’erede di Baabek</em>, sentimenti che non vengono sbattuti in faccia al lettore, ma sono insiti, connaturati nei personaggi, sia vincitori che vinti, quasi in diretta polemica con la società attuale che tali sentimenti ha del tutto dimenticato o distorto. E così dice Torem allo sconfitto Otove: “Poni uno strano dilemma. Lasciarti il tuo feudo, come se tu non avessi impugnato le armi contro di me, o ucciderti, come se la vendetta fosse la mia prima regola di vita. Nessuna delle due soluzioni mi piace. Hai combattuto contro di me, valorosamente te lo concedo, ma hai perduto e tu stesso avevi messo in palio tutti i tuoi beni, contro i miei. Sei però un bravo soldato, capace e coraggioso, e sei venuto spontaneamente a offrirmi la tua fedeltà, non voglio la tua morte. Ti faccio una proposta: resta al mio servizio”. E lo sconfitto Hugrudo, pur nella disfatta, si comporta con dignità nei confronti di coloro che sono stati leali con lui sino all’ultimo: “Non sono stato un buon re, forse, ma non posso abbandonare adesso i pochi che mi sono rimasti fedeli sino alla fine”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le storie di Kunt e Torem, le guerre, le magie, i colpi di scena sono descritti con uno stile limpido e lineare, accattivante: Valzania, appassionato di fumetti e di giochi di ruolo, è a suo perfetto agio nei vicoli dell’affollata Baabek come nei campi di battaglia, ma sbaglierebbe chi pensasse ad una freddezza, ad una oggettività nel raccontare che non è sua: si pensi solo alla scena dell’assalto suicida contro la torre che custodisce la chiarina magica, veramente impressionante per lucidità e coinvolgimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Stile e linguaggio che sono un altro punto a favore dell’originalità del romanzo e la cui motivazione potrebbe risiedere nella sua… storicità! Proprio così. E questo per due motivi. Il primo lo indica lo stesso autore: la sua opera si presenta come “il racconto autentico della vita e delle imprese” di Aark di Baabek, ricostruito grazie al lavoro collettivo dei maghi della Città Santa del Sapere, anni dopo la sua scomparsa. Da qui non soltanto lo stile lineare e “neutro” (ma non freddo) da “cronaca”, come si è già notato, ma anche una cornice complessiva in cui il contesto viene inserito: infatti, la diciamo così “storicizzazione” di una leggenda o di un mito dell’eroe fondatore (o meglio: ri-fondatore) di una dinastia pone alcuni problemi metodologici (cosa si deve intendere per verità, cosa accettare della storia, del mondo, dell’uomo, della vita, il rapporto sensi/esterno, ecc), che vengono di volta in volta esposti in brevi premesse ad ogni capitolo, avendo di solito specifica attinenza con il contenuto di essi. Queste premesse “esterne”, che inquadrano tutta la narrazione che s’immaginano compilate dai biografi di Aark, si dimostrano un altro degli aspetti originali del romanzo: di solito sono ben centrate, basandosi generalmente su di un buon senso ed un pragmatismo esemplari, in poche occasioni risultano un po’ vaghe e ripetitive (quelle sul valore della “verità”), ed in un&#8217;unica occasione sono a mio parere fuori centro (quella sul rapporto nomi/cose ritenuto falso, il che contrasta con una delle regole fondamentali della magia).</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo motivo deriva dal distico che chiude la narrazione: “Questa è una storia vera perché si basa a sua volta su antichissime fonti storiche, su libri di cronache precedenti ad esso. Il racconto della vita e delle imprese di Aark di Baabek, afferma Valzania, è una storia vera: lo è perché egli stesso l’ha narrata (e quindi riattualizzata) nel suo romanzo, e perché si fonda sulle ricerche dei biografi dei personaggi alle quali egli ha attinto. Ma anche perché nella memoria di chi la tramanda e nella fantasia di chi la rivive ogni volta che l’ascolta…</p>
<p style="text-align: justify;">Il mito di Aark diviene verità nella “storicizzazione” dei maghi della Città Santa del Sapere, la biografia di Aark resta verità nel romanzo di Sergio Valzania che la riporta. Una storia di una storia di una storia: quindi tre volte vera. In ogni caso, uno dei romanzi italiani di <em>heroic fantasy</em> più originali e maturi.</p>
<p style="text-align: justify;">Roma, agosto 1990.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99erede-di-baabek.html' addthis:title='L’erede di Baabek ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Martin Walser e Goethe</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 13:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ultimo romanzo di Martin Walser, Un uomo che ama, è una convincente rilettura della figura di Goethe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/martin-walser-e-goethe.html' addthis:title='Martin Walser e Goethe '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-uomo-che-ama/6579" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3647" style="margin: 10px;" title="unuomocheama" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/unuomocheama.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Martin Walser, autorevole nome della cultura contemporanea i cui libri si collocano sempre ai primi posti nelle classifiche delle vendite in Germania, nel suo ultimo romanzo si confronta con uno dei personaggi chiave della letteratura tedesca: <a title="Johann Wolfgang Goethe" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe">Johann Wolfgang Goethe</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro, dal titolo <em>Un uomo che ama</em>, ruota attorno alla <em>Marienbader Elegie</em>, una delle liriche più alte della poesia romantica. La composizione di questo pezzo risale al 1823 ed è legata a un particolare momento della vita privata di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>: lo scrittore 73enne è innamorato della 19enne Ulrike von Levetzow.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo offre una piacevole ricostruzione della vita dell’alta società all’epoca della Restaurazione: l’Europa è appena stata sconvolta dal ciclone napoleonico che ha creato nuove categorie politiche e sociali e Ulrike appartiene a una generazione affascinata dalle nuove scoperte scientifiche e dalle rivoluzionarie invenzioni che danno inizio alla moderna economia industriale. Inoltre si avverte il clima di nuove tensioni politiche: lo stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> è contestato dai giovani nazionalisti per le simpatie che aveva mostrato verso Napoleone. Nei salotti si recitano poesie di Schiller e di Byron, e si suonano musiche di Beethoven e di Schubert.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> all’epoca era molto impegnato nello studio della mineralogia, e in questo interesse si intravede la condizione di un uomo ormai cristallizzato che sembra ripercorrere la vicenda descritta ne <a title="I dolori del giovane Werther" href="http://www.libriefilm.com/i-dolori-del-giovane-werther-2/5770"><em>I dolori del giovane Werther</em></a>. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> rivive, nella passione per Ulrike, le vicissitudini amorose di Werther, identificandosi nel suo personaggio al punto che durante una festa in maschera <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> e Ulrike si vestono come… Werther e Lotte. E quasi a rendere completa la metamorfosi l’anziano <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> cade durante una passeggiata in giardino procurandosi una ferita alla tempia che ricorda quella del suicida Werther! Ma quella che per <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> è una rivisitazione del <a title="Werther" href="http://www.libriefilm.com/i-dolori-del-giovane-werther-2/5770"><em>Werther</em></a>, non lo è per Ulrike; la distanza generazionale è incolmabile: Werther appartiene al mondo del rococò, mentre l’amore impossibile fra <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> e Ulrike annuncia una stagione nuova tutta romantica. Il romanzo giovanile di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> era un gioco dell’io con l’io stesso che non coglieva la tragedia insita nella realtà dell’amore, per cui il ballo in maschera non è che un tragico paradosso.</p>
<div id="attachment_1000" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1000" title="martinwalser" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/martinwalser.jpg" alt="Martin Walser" width="200" height="194" /><p class="wp-caption-text">Martin Walser</p></div>
<p style="text-align: justify;">Walser mette impietosamente a nudo la figura di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>, e non solo in senso metaforico: lo stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> osserva il suo corpo nudo e si interroga sulle potenzialità sessuali del suo fisico ultrasettantenne. Forse anche per questo una parte della critica tedesca ha avvertito il romanzo di Walser quasi come un’opera dissacrante e di dubbio gusto. Ma il <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> di Walser è sicuramente un personaggio molto più umano di quello tramandato dalle pagine accademiche delle storie letterarie. Inoltre l’amore per Ulrike viene letto da Walser non come una vicenda biografica marginale, ma come un momento fondante della creatività di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>, e dalla storia d’amore la <em>Marienbader Elegie</em> emerge come un fulcro interpretativo per tutta l’opera di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Walser si è sempre dimostrato intellettuale ribelle, coraggioso e assolutamente indipendente, e nel complesso questo suo ultimo romanzo è una convincente rilettura della figura di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>, che peraltro oggi deve essere adeguatamente valutata alla luce di quel concetto di <em>Weltliteratur</em>, elaborato proprio da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>, che può avere interessanti sviluppi nel contesto della globalizzazione. <a title="Un uomo che ama" href="http://www.libriefilm.com/un-uomo-che-ama/6579"><em>Un uomo che ama</em></a> è una originale prova letteraria che si accende a tratti con spunti lirici notevoli. La parte forse più bella del romanzo sono le lettere che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> invia ad Ulrike, nonché la riproposizione della <em>Marienbader Elegie</em>: la traduzione italiana del romanzo è affidata alle esperte cure di Francesco Coppellotti, ormai collaudatissimo interprete di Walser.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Martin Walser, <em><a title="Un uomo che ama" href="http://www.libriefilm.com/un-uomo-che-ama/6579">Un uomo che ama</a></em>, Sugarco Edizioni, Milano 2009, pp.248, € 19,50.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/martin-walser-e-goethe.html' addthis:title='Martin Walser e Goethe ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La Stella dell&#8217;Araucania, un dramma passionale sui ghiacci di Emilio Salgari</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 14:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione de La Stella dell'Araucania, un avvincente romanzo di Emilio Salgari ingiustamente dimenticato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-stella-dellaraucania-un-dramma-passionale-sui-ghiacci-di-emilio-salgari.html' addthis:title='La Stella dell&#8217;Araucania, un dramma passionale sui ghiacci di Emilio Salgari '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8851800545/ASI/395521" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2680" style="margin: 10px;" title="stella-araucania" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/stella-araucania.jpg" alt="stella-araucania" width="249" height="362" /></a>Nel 1906, mentre l&#8217;Europa viveva in pieno i fasti della <em>belle époque </em>(o, almeno, mentre li viveva la borghesia europea), veniva pubblicato uno dei romanzi di Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> che, non appartenendo né ai cicli &#8220;maggiori&#8221; (come quello dei pirati della Malesia o quello dei corsari delle Antille), né a quelli &#8220;minori&#8221; (come «i figli dell&#8217;aria», o «i due marinai»), non ha avuto un particolare richiamo presso il pubblico ed è un po&#8217; scivolato nella dimenticanza: <em><a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8851800545/ASI/395521" target="_blank">La Stella dell&#8217;Araucania</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dimenticanza, diciamolo subito, alquanto immeritata, perché si tratta di un romanzo splendido e, nel suo genere, perfettamente costruito e tale da tenere il lettore avvinto dalla prima all&#8217;ultima pagina. Si tratta,  insomma, di un piccolo gioiello, passato un po&#8217; inosservato perché non altrettanto vistoso e spettacolare di altri dello scrittore veronese; eppure sapientemente costruito e portato alla conclusione, con un perfetto dosaggio delle sue tre componenti principali: l&#8217;avventura, il giallo e la storia sentimentale.</p>
<p style="text-align: justify;">La trama è ben costruita e, dal punto di vista narrativo, riteniamo che questo romanzo sia una fra cose migliori del povero <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> che, come giustamente è stato detto, scriveva non per la fama, ma per la fame, ossia per ottemperare agli impegni presi firmando con vari editori dei classici contratti-capestro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l&#8217;alta drammaticità della vicenda, che si innalza di tono per mezzo di un climax sapientemente calcolato, e il drammatico finale che ripropone il binomio Eros-Thanatos in una inconsueta ambientazione polare, si respira tuttavia una scioltezza narrativa e una atmosfera a suo modo quasi euforica. Quando scrisse <em><a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8851800545/ASI/395521" target="_blank">La Stella dell&#8217;Araucania</a></em>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> aveva quarantatré anni (era nato a Verona nel 1862); si stenta a credere che gli rimanessero solo cinque anni da vivere, prima di morire suicida, accoltellandosi in un boschetto nei pressi di Torino, nel 1911.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in quest&#8217;opera campeggiano dei sentimenti elementari, ma ben delineati, che stanno alla base di quasi tutta la sua narrativa: l&#8217;amore, l&#8217;onore, la lealtà, il coraggio. Lo stile è un po&#8217; più curato che in altre sue opere; e le ingenuità psicologiche, che pure non mancano, sono però largamente compensate dalla ricchezza dell&#8217;inventiva e dal vigore con cui sono disegnate figure e situazioni, in un clima che sta a mezza strada fra quello romantico della storia sentimentale, e quello scattante e nervoso del romanzo d&#8217;avventura.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;azione si svolge nel 1859, nelle regioni e nei mari più meridionali del Sud America, fra lo Stretto di Magellano, la Terra del Fuoco e gli arcipelaghi che chiudono a sud, con il Capo Horn, l&#8217;ultimo lembo di terraferma in vista delle bianche solitudini antartiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno, di ritorno da una stagione di lavoro in un depositi di guano sull&#8217;Isola Desolazione, i due amici Pardoe e José s&#8217;imbattono, con loro grande meraviglia, nella carcassa galleggiante di una  balena, che reca ancora gli arpioni che ne hanno provocato la morte per dissanguamento; e, su di essa, scorgono anche le sagome di due esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Avvicinatisi e recuperati i corpi senza vita, nei quali hanno riconosciuto degli amici, vengono a sapere, leggendo il diario di uno di essi, che la balena, colpita a morte, aveva spezzato con un colpo di coda la loro scialuppa. Quanto al loro veliero, la baleniera Rosita del capitano Alonzo Gutierres, il marinaio aveva scritto di non saperne più nulla da quando, disalberata, aveva dovuto prendere terra presso la punta orientale dell&#8217;Isola degli Stati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono già passate, dunque, diverse settimane e i naufraghi della Rosita, probabilmente, sono ancora vivi, ma impossibilitati a ripartire ed isolati in uno dei luoghi più selvaggi e solitari della Terra del Fuoco, battuto da venti e tempeste di un violenza tremenda. Bisogna assolutamente fare qualcosa per loro, tanto più che l&#8217;inverno australe è già quasi al culmine; ma cosa? Chi mai oserebbe mettere a rischio la propria barca e la propria vita per allestire una spedizione di soccorso? E poi, in tutta la regione, l&#8217;unica imbarcazione adatta è quella del cugino di Alonzo, Piotre; ma i due si odiano di tutto cuore e, pertanto, sarà ben difficile che il secondo si metta in mare, in quelle condizioni proibitive, per salvare la vita del suo peggior nemico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo, appena rientrati a Punta Arenas, l&#8217;unico avamposto della civiltà in quelle regioni desolate, Pardoe e José si affrettano a dare l&#8217;allarme; e, in particolare, raccontano quanto è capitato loro  al signor Lopez, benemerito cittadino che, da giovane, aveva esplorato quei luoghi, li aveva studiati a fondo e aveva contribuito a renderli abitabili e a valorizzarli economicamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/avventure-al-polo-al-polo-australe-in-velocipede-al-polo-nord-una-sfida-al-polo/2773" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2681" style="margin: 10px;" title="avventure-al-polo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/avventure-al-polo1.jpg" alt="avventure-al-polo" width="200" height="307" /></a>Lopez è il padre adottivo di una fanciulla di diciassette anni, di una tale meravigliosa bellezza, da essere conosciuta ovunque come «la stella dell&#8217;Araucania»: la meticcia Mariquita, figlia di Elisa Bravo, una bianca caduta nel corso di un combattimento con gli indiani, e del capo araucano Nahuelquin. Mariquita è fidanzata appunto con Alonzo Guitierres; e ha rifiutato la mano di suo cugino Piotre che, oltre ad essere meno giovane, meno elegante e meno bello, ha avuto la sfortuna di giungere  per secondo con la sua proposta di matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ora è proprio quest&#8217;ultimo il solo che sarebbe in grado di fare qualcosa per salvare Alonzo. Tuttavia, non appena informata della situazione, Mariquita non ha un attimo di esitazione e, balzata in sella, si reca alla fattoria di Piotre, che sorge isolata, a una certa distanza da Punta Arenas. Lo trova intento alla caccia al condor e, vincendo l&#8217;imbarazzo, gli spiega il motivo di quella visita così inaspettata.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo, con il cuore ancora sanguinante per la ferita d&#8217;amore mai rimarginata, trasalisce al solo udire il nome di Alonzo, quindi si rifiuta seccamente; e Mariquita, allora agendo d&#8217;impulso &#8211; si risolve a promettergli di diventare la sua sposa, se Piotre partirà per sottrarre alla morte il giovane da lei amato. Solo a questa condizione, sancita da un solenne giuramento, il fiero marinaio si  lascia vincere dalle preghiere della fanciulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco la Quiqua, la miglior baleniera di quei mari australi, uscire da Punta Arenas sotto la guida sicura di Piotre, il miglior baleniere della regione; a bordo vi sono anche Mariquita, il patrigno di lei ed il fedele Pardoe. Oltre alle insidie dei ghiacci galleggianti e  del mare in tempesta, essi devono vedersela anche con un assalto dei Patagoni che, a cavallo e armati di fucili, tentano di impadronirsi dell&#8217;imbarcazione spintasi audacemente su quella rotta solitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è forse la parte più avvincente del romanzo, con la superba descrizione di una natura grandiosa ed ostile, e con al centro il coraggio di quel pugno di esseri umani, turbati da passioni contrastanti e duramente impegnati in una lotta mortale contro gli elementi scatenati, per portare a termine la loro missione. L&#8217;immagine della Quiqua che, bordeggiando in mezzo ai grandi <em>icebergs</em>, riesce a passarvi in mezzo quasi miracolosamente; e che, infine, si apre la via verso le acque aperte dell&#8217;Oceano Atlantico, mentre &#8211; subito dopo &#8211; un enorme blocco di ghiaccio galleggiante richiude il passaggio dietro di essa, è tale da imprimersi con forza indimenticabile nell&#8217;immaginazione del lettore.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre costeggia la riva orientale dell&#8217;Isola Grande, Piotre scorge alcuni indigeni e fa salire a bordo uno stregone, che gli narra del recente naufragio di una nave simile alla sua, scagliata a terra dai marosi; ed essi comprendono trattarsi senza dubbio della Rosita. Mentre cercano di farsi spiegare dove sono finiti i marinai, lo stregone, fingendo di aver saputo la storia da un cacciatore di guanachi, riesce ad attirare i bianchi nell&#8217;interno, meditando un tradimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è così che, mentre Piotre e gli altri si addentrano nell&#8217;immensa foresta di faggi antartici, cadono in un agguato e vengono assaliti da un folto gruppo di Ona.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dello scontro a fuoco, Piotre prende in braccio Mariquita e riesce a fuggire, facendo perdere &#8211; per il momento &#8211; le sue tracce. Ma poi, inseguiti nuovamente da vicino e separati dai loro compagni, i due giovani devono riprendere la fuga in condizioni estremamente drammatiche, percorrendo anche un braccio di mare a nuoto, nelle gelide acque subantartiche.</p>
<p style="text-align: justify;">In quei momenti Mariquita ha modo di rendersi conto di quanto grande sia tuttora il sentimento che quell&#8217;uomo prova per lei, che lo spinge a proteggerla contro mille pericoli; e, poco a poco, un sentimento nuovo comincia a nascerle in cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che segue è una specie di gioco a nascondino fra i marinai bianchi e gli Ona, nel corso del quale, dopo varie vicende, Piotre e Mariquita si ricongiungono agli altri, ma solo per cadere, poi, tutti prigionieri degli indigeni. Tutti i marina vengono uccisi, e solo Piotre, Mariquita, Lopez e Pardoe sopravvivono. A questo punto, legati e condotti via, essi vengono a sapere che si stanno dirigendo verso il luogo in cui li attende un misterioso capo bianco, il quale, dalla descrizione che ne fanno i loro sorveglianti, risulta essere proprio Alonzo: l&#8217;uomo che erano andati a salvare!</p>
<p style="text-align: justify;">Giungono infine al villaggio, circondati da centinaia di selvaggi, e vengono condotti alla tenda del capo bianco. È proprio Alonzo: il quale, vedendosi condurre davanti Mariquita, quasi non crede ai suoi occhi e, felice, la abbraccia.</p>
<p style="text-align: justify;">La fanciulla, però, gli manifesta tutto il suo turbamento: come ha potuto ordinare la strage dei marinai? Alonzo, allora, le spiega di aver implorato la loro salvezza presso gli Ona, ma di avere ottenuto la grazia per solo quattro di loro: lei stessa, il suo patrigno, Pardoe e Piotre. Ed ora, la tentazione di far uccidere anche quest&#8217;ultimo è molto forte: cadrebbe così l&#8217;ultimo ostacolo alla sua completa felicità con la donna amata, che uno strano destino gli ha voluto rendere, proprio quando  credeva che non l&#8217;avrebbe rivista mai più.</p>
<p style="text-align: justify;">Mariquita, però, si accorge di non amare più il suo fidanzato: ora che ha potuto metterli a confronto, si è accorta che Piotre è molto migliore di lui: più generoso, più leale, più disposto a qualunque sacrificio per amore di lei. D&#8217;altra parte, Alonzo si è stancato di vivere con quei selvaggi e decide di unirsi ai suoi soccorritori per tentare la fuga. Così, nella notte, essi, dopo aver fatto ubriacare i propri carcerieri, lasciano di nascosto il villaggio a bordo di una scialuppa.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito, sul far del giorno, intirizziti dal freddo, scendono su una grande lastra di ghiaccio galleggiante che va alla deriva, nella debole speranza di essere avvistati da una nave di passaggio e tratti in salvo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è su quel lastrone di ghiaccio galleggiante che si svolge il dramma finale, che vede la lotta mortale fra i due giovani cugini, entrambi innamorati della stessa fanciulla e giunti alla resa dei conti, in un paesaggio allucinato di <em>icebergs </em>che cozzano e si sospingono a fare da cupo sfondo all&#8217;ultima pagina della storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Girarono il crepaccio e continuarono ad avanzare, senza scoprire alcuna foca. All&#8217;estremità del banco si trovarono invece in mezzo a uno stuolo di micropteri, che stavano covando le loro uova, deposte entro piccole cavità tappezzate con poche alghe marine e con penne. I volatili, vedendosi disturbati, si erano precipitati in ranghi serrati contro i due pescatori, che, vibrando mazzate con il calcio dei fucili, ne fecero strage.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Che abbondanza! &#8211; esclamò il signor Lopez, vedendoli ritornare così carichi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- E senza consumare una carica di polvere &#8211; disse Pardoe. &#8211; la carne vale poco, ma quando si corre il pericolo di morire di fame, tutto diventa buono.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Cibi da selvaggi &#8211; saltò su a dire Alonzo, sprezzantemente.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Non avevamo di meglio, signor Alonzo &#8211; rispose Pardoe, un po&#8217; piccato. &#8211; Se avessimo potuto scoprire delle costolette e dei biscotti, avremmo portato le une e gli altri, ma qui non se ne trovano, purtroppo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Dei volatili che gli ona stessi sdegnerebbero &#8211; disse ancora Alonzo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Potevate andar voi a cercarne dei migliori, signore &#8211; disse Piotre, corrugando la fronte. &#8211; Forse l&#8217;ex capo dei selvaggi avrebbe scoperto altro volatili, più degni di lui!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.libriefilm.com/il-re-del-mare/2772" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2682" style="margin: 10px;" title="il-re-del-mare" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-re-del-mare.jpg" alt="il-re-del-mare" width="200" height="310" /></a>Alonzo si era alzato, pallidissimo, guardandolo torvamente; il baleniere sostenne quello sguardo, nel quale si vedeva divampare un&#8217;intensa fiamma d&#8217;odio. Mariquita, che temeva uno scoppio, le cui conseguenze non si potevano prevedere, intervenne, dicendo:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Ci accontenteremo. Anche i naufraghi, quando non hanno più viveri, si nutrono di questi uccelli, e noi ci troviamo nelle identiche condizioni dei naufraghi, se non peggio. Grazie, Piotrte, e anche a voi, Pardoe.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Sì, ben preparati non sono poi troppo cattivi i micropteri &#8211; disse il signor Lopez. &#8211; Privati del loro grasso, che ci darà anzi dell&#8217;olio per accendere un po&#8217; di fuoco, sono ancora passabili. Ci penso io.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- E il fuoco per cucinarli? &#8211; chiese Mariquita.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Abbiamo i fornelli dei fuegini nei canotti e ce ne serviremo. Non mancano le corde, che ci serviranno da lucignoli. L&#8217;arrosto non riuscirà certo molto squisito, tuttavia sapremo adattarci alle circostanze.  Finché preparate la casa, io mi occuperà della cucina.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- E io ti aiuterò, padre &#8211; disse la giovane araucana.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- E poi abbiamo parecchie dozzine d&#8217;uova &#8211; aggiunse Pardoe. Se non molto gustose, saranno almeno sostanziose.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>I due balenieri vuotarono le tasche, formando un bel mucchio d&#8217;uova, poi esaminarono il ghiaccio, per cercare il punto migliore dove innalzare la capanna.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Alonzo non si era mosso per aiutarli. Se ne stava seduto su un cumulo, guardandoli con aria così ironica, da far arrabbiare il baleniere. Già due o tre volte questi aveva interrotto il lavoro, fissando Alonzo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Finalmente, non potendo più contenersi, la sua ira scoppiò.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Mi pare che ridiate &#8211; gli disse. &#8211; Ridete perché noi stiamo costruendo un ricovero che servirà pure a voi?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Vale forse la pena di affannarsi tanto per prepararsi una tomba?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Una tomba?!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Ho sentito il banco scricchiolare poco fa, e ciò indica che fra non molto farà un bel capitombolo, che travolgerà tutti noi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Voi cercate d&#8217;ingannarci &#8211; gridò Piotre, che aveva provato un brivido d&#8217;angoscia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Vi dico che noi periremo tutti, e che Mariquita non apparterrà né a me né a voi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- A voi no &#8211; rispose Piotre &#8211; anche se dovessimo salvarci.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Ah! &#8211; ghignò Alonzo. &#8211; Avreste la pretesa di prendermela?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Ve l&#8217;ho già presa!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- L&#8217;ex capo dei selvaggi si era alzato, mandando un urlo rauco.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Che cosa avete detto? &#8211; gridò.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Che Mariquita non è più la vostra fidanzata &#8211; ribatté duramente Piotre.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Voi mentite!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Signor Piotre &#8211; disse Pardoe, cercando di trattenerlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il baleniere lo respinse dolcemente e avvicinandosi ad Alonzo gli disse, con voce fredda, staccando ogni parola:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Vi dico che Mariquita mi ha giurato di diventare mia moglie!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In quel momento la giovane araucana e il signor Lopez, attirati da quell&#8217;alterco, avevano abbandonato precipitosamente i canotti, vicino ai quali stavano preparando la colazione, bruciando il grasso estratto dai micropteri.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Alonzo si era precipitato verso Mariquita, afferrandola per i polsi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- È vero quanto ha detto quell&#8217;uomo? &#8211; le gridò, con voce sibilante.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Non so di che cosa si tratta… Calmatevi. Perché questa contesa?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Egli ha affermato che tu non sei più la mia fidanzata!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- È vero: ho fatto solenne giuramento di diventare sua sposa, per costringerlo ad armare la sua nave e salvarti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- E manterrai questo giuramento?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Lo manterrò &#8211; rispose Mariquita, con voce ferma. &#8211; Piotre mi ha dato tali prove di affetto, come nessun altro uomo avrebbe potuto darmene, e oggi… io lo amo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- E io?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Piotre ti ha salvato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Vile! &#8211; urlò Alonzo, alzando il pugno su di lei.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Piotre, che fino allora era rimasto immobile e silenzioso, con un salto si era lanciato fra Alonzo e Mariquita, gridando:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Tocca mia moglie, se l&#8217;osi!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Signor Lopez &#8211; disse Alonzo, fuori di sé &#8211; e voi permetterete questo?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Io vi ho amato come un figlio, perché vi ho creduto leale e gentiluomo; ma ieri sera mi avete dato una prova della bassezza del vostro animo, cercando di far uccidere Piotre dai selvaggi. Voi non siete più degno della mia stima, signor Gutierres: essa è passata a vostro cugino, che ormai la gode intera.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Morite tutti!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.libriefilm.com/avventure-nel-west-il-re-della-prateria-i-minatori-dellalaska-la-sovrana-del-campo-doro/2738" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2683" style="margin: 10px;" title="avventure-nel-west" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/avventure-nel-west.jpg" alt="avventure-nel-west" width="200" height="300" /></a>Con un gesto fulmineo  aveva estratto il coltello e si era avventato contro Piotre. Il baleniere in quel momento era inerme, pure non si spaventò. Fece un balzo indietro, evitando il colpo che avrebbe dovuto spaccargli il cuore, e si mise sulla difensiva, contando sulla propria agilità e sulla forza prodigiosa che possedeva. Il vecchio Pardoe, con un moto istintivo, si era gettato fra i due rivali, e aveva ricevuto il colpo destinato al baleniere, cadendo ferito sul ghiaccio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Alonzo, che pareva diventato pazzo, si era avventato per la seconda volta contro Piotre, mentre Mariquita e il signor Lopez tentavano di fermarlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A un tratto sembrò che il suolo sfuggisse sotto i piedi di tutti. Una terribile scossa aveva fatto sussultare il banco, seguita da mille scricchiolii.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il signor Lopez aveva mandato un grido di orrore.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Il banco si rovescia!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tutti erano caduti e rotolavano, mentre il banco s&#8217;inclinava rapidamente; le acque avevano minato la sua base e stavano per capovolgerlo. Piotre, con uno sforzo supremo, aveva raggiunto Mariquita, nel momento in cui scivolava verso il mare, e si era gettato fra le onde nuotando affannosamente.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si sentì un fortissimo rumore, poi un&#8217;ondata gigantesca coperse tutti, travolgendoli. Il banco si era rovesciato, ma girava su se stesso rimontando a galla.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quando Piotre, che non aveva abbandonato Mariquita, emerse, il ghiaccio aveva ripreso il suo nuovo equilibrio, presentando delle sponde meno elevate di prima, che si potevano facilmente scalare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il baleniere, sospinto anche dall&#8217;onda, poté deporre sul banco Mariquita.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Mio padre!… Mio padre!… &#8211; genette la povera fanciulla.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Piotre aveva girato intorno uno sguardo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Eccolo! &#8211; gridò.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Due uomini si affannavano fra la spuma, facendo sforzi prodigiosi per tenersi a galla: erano il signor Lopez e Alonzo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Il primo non sembrava aver sofferto in quel terribile capitombolo; l&#8217;altro invece aveva la testa sanguinante. Qualche pezzo di ghiaccio, staccatosi dalla collina,, doveva averlo colpito. Piotre si era gettato nuovamente in acqua.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Raggiungere il signor Lopez e tirarlo sul banco, fu cosa di pochi istanti..</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Grazie, Piotre &#8211; mormorò il vecchio. &#8211; All&#8217;altro, ora. È ferito e sta per affogare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Il baleniere, invece di tornare a immergersi, incrociò le braccia sul petto, guardando freddamente Alonzo, che sembrava agli estremi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Piotre! &#8211; gridò Mariquita. Non lasciarlo morire! Sii ancora generoso!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- È vero, vi avevo promesso di ricondurlo salvo a Punta Arenas!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E si lanciò risolutamente fra le onde.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Aveva raggiunto Alonzo e stava per afferrarlo, quando questi gli piombò addosso, serrandogli le mani intorno al collo e avvinghiandolo con le gambe alla persona per impedirgli di nuotare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Lasciami! &#8211; rantolò Piotre, che si sentiva affondare e soffocava.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- No &#8211; ruggì Alonzo. Morremmo insieme e nessuno di noi due avrà Mariquita.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La giovane araucana, atterrita, li vide scomparire, poi riapparire a galla sempre strettamente avvinghiati, poi tornare a immergersi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A un tratto una testa emerse vicino al banco: era quella del baleniere.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La sua forza straordinaria aveva trionfato ancora una volta. Si era liberato dalla stretta di Alonzo e questi, esausto per la lotta e per la perdita di sangue, era colato a fondo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mariquita, vedendolo riapparire, gli aveva steso le braccia, aiutandolo a salire sul banco.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Perdonami, Piotre! &#8211; disse.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Un grido la interruppe:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Una nave!!!… Una nave!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Era il signor Lopez, che aveva mandato quel grido.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un piroscafo, uscito da una nuvola nebbiosa, si dirigeva verso il banco a tutto vapore. Aveva scorto quei due uomini e quella fanciulla e correva a salvarli.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La nave, arrivata così opportunamente, era un piccolo incrociatore cileno, proveniente da una campagna idrografica fatta a sud della Terra del Fuoco.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Piotre, il signor Lopez e Mariquita trovarono a bordo un ufficiale che avevano già conosciuto a Punta Arenas, ed ebbero la più festosa accoglienza.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il comandante della nave, apprese le loro straordinarie avventure, prima di abbandonare quei paraggi, dietro preghiera di Mariquita, fece esplorare dalle scialuppe i dintorni del banco per vedere di ritrovare i cadaveri di Alonzo e del vecchio Pardoe. Riuscite inutili le ricerche, riprese la corsa verso nord.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quattordici giorni dopo la nave imboccava lo Stretto di Magellano, allora sgombro di ghiaccio, sbarcando i naufraghi a Punta Arenas.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Maqriquita ha mantenuto il giuramento, ha sposato il valoroso baleniere e ora, insieme con il signor Lopez, che non ha voluto più lasciarli, naviga su una nuova barca da pesca, una nuova e più bella Quiqua, seguendo il marito nelle pericolose cacce ai giganti del mare.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Così termina <em><a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8851800545/ASI/395521" target="_blank">La Stella dell&#8217;Araucania</a></em>, uno dei migliori romanzi di Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>; meno celebre di quelli del ciclo di Mompracem, forse, solo perché non vi compaiono quei personaggi, ormai noti alla totalità del pubblico italiano: Sandokan, Yanez, Tremal-Naik e tutti gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Un romanzo ben scritto, pur nei limiti del suo genere, ben costruito e ben condotto, attraverso sapienti accorgimenti, verso la naturale conclusione: con un ritmo svelto e sicuro, senza pause o inutili ridondanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Un romanzo in cui l&#8217;Autore ha saputo fondere così felicemente l&#8217;avventura e la storia sentimentale, che volentieri gli perdoniamo sia talune incongruenze geografiche (gli enormi icebergs che ostruiscono lo Stretto di Magellano!), sia le ingiustizie storiche (i poveri Ona, perseguitati a morte dall&#8217;uomo bianco, che pagava una somma di denaro per ogni loro capigliatura, di uomo, donna o bambino, i quali, tuttavia, qui diventano i soliti selvaggi traditori e, magari, cannibali), perché la sua fantasia ha saputo costruire una storia avvincente, e in tutto degna di essere raccontata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito Arianna Editrice.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-stella-dellaraucania-un-dramma-passionale-sui-ghiacci-di-emilio-salgari.html' addthis:title='La Stella dell&#8217;Araucania, un dramma passionale sui ghiacci di Emilio Salgari ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Fini romanziere</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 10:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo romanzo di Massimo Fini Il Dio Thoth (Marsilio) offre una visione radicalmente pessimistica sul futuro prossimo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-romanziere.html' addthis:title='Massimo Fini romanziere '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_2291" class="wp-caption alignleft" style="width: 200px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797955" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2291" title="il-dio-thoth" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-dio-thoth-190x300.jpg" alt="Massimo Fini, Il Dio Thoth" width="190" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Massimo Fini, Il Dio Thoth</p></div>
<p style="text-align: justify;"><a title="Massimo Fini" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/massimo-fini/">Massimo Fini</a>, una delle più acute intelligenze della cultura antagonista, si è conquistato un posto di primo piano nella saggistica con libri originali e provocatori. Ma Fini mostra di avere buone capacità anche nella narrativa col suo primo romanzo: <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797955" target="_blank"><em>Il Dio Thoth</em></a>. Ispirato alle migliori tradizioni della letteratura fantapolitica, il romanzo di Fini narra la storia di Matteo, un cronista che vive in un futuro non troppo lontano dal nostro tempo. Matteo lavora per TeleWorld, l’agenzia di informazione che monopolizza tutti i mezzi di comunicazione e che fornisce un’informazione che viene definita “totale” perché ha superato la diversità delle opinioni. La storia è ambientata in una avveniristica New Era in cui i cittadini indossano cuffiette audio che li bombardano continuamente di notizie per lo più inventate o comunque ampiamente manipolate. Lo slogan ossessivamente ripetuto da tutti i media è: «La notizia è il fatto. Il fatto è la notizia». I rapporti umani sono ridotti al minimo, la famiglia è praticamente abolita, gli individui hanno personalità deboli e poco definite. Il sistema di organizzazione sociale è tendenzialmente comunista, anche se c’è sempre qualcuno che ha stipendi più alti della media…</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema fa credere che c’è una guerra fra Oriente e Occidente, ma questa guerra in realtà miete vittime solo fra popolazioni che vivono in aree depresse del terzo mondo. L’opinione pubblica viene tenuta buona con rassicuranti menzogne che nascondono la realtà, al punto che la stessa cronaca nera è abitualmente censurata: i fatti criminali si svolgono sotto gli occhi di tutti, ma la gente finge di non vedere e ascolta solo le notizie “ufficiali”. Inoltre il potere mediatico ha predisposto una speciale polizia psichiatrica che deve rieducare i cosiddetti UnInformed, ovvero coloro che per un motivo o per l’altro non ascoltano le notizie di TeleWorld.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della storia Matteo sviluppa un sentimento di frustrazione profonda e un totale rigetto dell’organizzazione sociale della New Era, in un crescendo di sensazioni stranianti e angoscianti. La sorprendente conclusione del libro, infine, richiama il dio egizio Thoth, al quale si fa risalire l’invenzione della scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile dire che l’attuale dittatura della “correttezza politica” ha già raggiunto l’obiettivo di questa informazione “totale” (ma sarebbe meglio definirla “totalitaria”…). Lo stesso Fini, del resto, all’inizio del libro avverte il lettore che: «I personaggi di questa storia sono inventati. I messaggi dei media sono autentici». La lettura di Fini è sempre illuminante e il famoso giornalista non delude nemmeno come romanziere. <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797955" target="_blank"><em>Il Dio Thoth</em></a> è un libro che fa riflettere non solo sul tema dell’informazione, ma anche sulla dimensione sociale e culturale dell’uomo contemporaneo, ridotto a un tragico manichino incapace di un pensiero originale, e la cui personalità si impoverisce sempre di più a causa del progressivo inaridirsi del linguaggio e di un degrado culturale che ha ormai da tempo superato il livello di guardia.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno scenario desolante quello descritto ne <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797955" target="_blank"><em>Il Dio Thoth</em></a>, ma anche ricco di stimoli per chi sa individuare i punti deboli del sistema e riesce a percepirne l’intrinseca fragilità…</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797955" target="_blank"><em>Il Dio Thoth</em></a>, Marsilio, Venezia, 2009, pp.194, € 15,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-romanziere.html' addthis:title='Massimo Fini romanziere ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Martin Walser e la &#8220;zampillante fontana&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 10:41:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del libro di Martin Walser La zampillante fontana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/martin-walser-e-la-zampillante-fontana.html' addthis:title='Martin Walser e la &#8220;zampillante fontana&#8221; '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0   14 </xml><![endif]--><!--  --></p>
<p style="text-align: justify;">Martin Walser, uno dei più noti narratori in lingua tedesca, nel suo ultimo romanzo <a title="una zampillante fontana" href="http://www.libriefilm.com/una-zampillante-fontana/6580"><em>Una zampillante fontana</em></a>, narra la storia di una famiglia tedesca nel periodo, così decisivo per la Germania e per il mondo, fra il 1933 e il 1945. Il protagonista del romanzo, Johann, è un bambino che frequenta le scuole elementari, la cui famiglia gestisce un ristorante nel villaggio di Wasserburg. Attraverso gli occhi di Johann, e con le prese di coscienza che il protagonista assume attraverso il tempo, l&#8217;autore mostra la vita della società tedesca di quell&#8217;epoca. Il romanzo prende le mosse dall&#8217;inizio degli anni &#8217;30, in una Germania martirizzata dal Trattato di Versailles e prostrata dallo scenario di corruzione e di degenerazione morale che caratterizzava la Repubblica di Weimar. In questo clima il partito nazionalsocialista acquisiva forti consensi e la stessa madre di Johann è indotta a entrare nel partito che appare ormai come il sicuro vincitore della lotta politica. Johann è favorevolmente impressionato dall&#8217;apparato propagandistico nazista: le bandiere al vento, le divise sgargianti, le pattuglie in motocicletta&#8230;</p>
<div id="attachment_999" class="wp-caption alignleft" style="width: 211px"><a href="http://www.libriefilm.com/una-zampillante-fontana/6580" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-999 " title="walser_zampillante_fontana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/walser_zampillante_fontana-201x300.jpg" alt="Martin Walser, Una zampillante fontana" width="201" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Martin Walser, Una zampillante fontana</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nella narrazione di Johann si sente anche l&#8217;eco del nuovo clima culturale instaurato dal governo di Hitler: il maestro di scuola, un convinto nazista, insiste particolarmente sulle origini pagane del popolo tedesco, creando uno scontro ideologico col parroco locale e inducendo i settori più borghesi dell&#8217;opinione pubblica a considerare il movimento nazionalsocialista come il partito dei &#8220;senza Dio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ben presto anche nel microcosmo di Wasserburg si comincia a sentire il pugno di ferro della dittatura: un bambino ebreo viene espulso dalla squadra di calcio, un artista del circo viene picchiato perché contrario all&#8217;<em>Anschluss</em> dell&#8217;Austria, più tardi il prozio di Johann sarà arrestato perché omosessuale. In seguito le vicende tragiche della guerra entreranno prepotentemente nella vita di Wasserburg; mentre il regime incoraggia i tedeschi a resistere in attesa che le armi segrete del <em>Reich</em> riescano a rovesciare le sorti del conflitto, i profughi delle città bombardate dagli alleati si riversano nel villaggio, il fratello maggiore di Johann muore in combattimento contro i russi, lo stesso Johann viene arruolato nella <em>Wehrmacht</em> e poi catturato dagli americani alla fine della guerra, e Wasserburg è occupata dai francesi.</p>
<p style="text-align: justify;">La cruda descrizione dei disastri provocati dalla guerra non impedisce tuttavia a Walser di esprimere alcune riflessioni sulla complessità della storia e sulla buona fede degli storici che troppo spesso cedono alle sirene della correttezza politica: «Il passato è come un fondo di cui ci si può servire. Secondo il bisogno. Un passato completamente bonificato, radiografato, epurato, ratificato, totalmente adattato alle convenienze del presente. Eticamente, politicamente rivisto e corretto. Ben collaudato in anticipo dai nostri uomini più abili, dai più incensurabili, dai migliori».</p>
<div id="attachment_1000" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1000" title="martinwalser" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/martinwalser.jpg" alt="Martin Walser" width="200" height="194" /><p class="wp-caption-text">Martin Walser</p></div>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda gli aspetti stilistici del libro, occorre rilevare che Walser ha scelto di far parlare i personaggi anche con la lingua dialettale, che allora era di uso comune e assai più diffusa del tedesco-scritto. Il traduttore italiano, il torinese Francesco Coppellotti, ha reso i pezzi in dialetto traducendoli in piemontese, una scelta efficace e decisa di comune accordo con lo stesso Walser. Queste opzioni linguistiche rinviano anche al titolo del libro: la &#8220;zampillante fontana&#8221; è l&#8217;espressione con cui Nietzsche definisce l&#8217;anima di Zarathustra, mentre nel libro di Walser la zampillante fontana è la metafora del linguaggio. Johann all&#8217;inizio del libro sta imparando a leggere e l&#8217;emozione della scrittura lo indurrà poi a scrivere poesie abbandonandosi alla fascinazione del linguaggio. Le considerazioni finali del libro sintetizzano in questo modo la maturazione anche letteraria di Johann: «Quando lui si mette a scrivere, ci deve già essere sulla carta ciò che desidera scrivere. Non dovrebbe fare altro che leggere quello che il linguaggio di per sé ha già vergato sulla carta. Il linguaggio, pensò Johann, è una zampillante fontana». Se dunque il titolo del romanzo è ispirato a Nietzsche, si vede come queste battute conclusive richiamino l&#8217;idea dell&#8217;essere attraversati dal linguaggio, elaborata da un altro gigante della cultura contemporanea: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Martin Walser, <a rel="nofollow" href="http://www.libriefilm.com/una-zampillante-fontana/6580"><em>Una zampillante fontana</em></a>, Sugarco Edizioni, 2008, pp.360, euro 24,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/martin-walser-e-la-zampillante-fontana.html' addthis:title='Martin Walser e la &#8220;zampillante fontana&#8221; ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I figli del drago in difesa dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del romanzo storico di Pietrangelo Buttafuoco Le uova del drago]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/leuovadeldrago.html' addthis:title='I figli del drago in difesa dell&#8217;Europa '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/leuovadeldrago.bmp" border="0" alt="Pietrangelo Buttafuoco, Le uova del drago. Una storia vera al teatro dei pupi" width="95" height="155" align="right" /></a> Se i quotidiani di centrodestra, di centro, di centrosinistra e di sinistra parlano concordemente bene di un libro scritto da un autore di destra sta accadendo qualcosa di strano. Se poi si tratta di un <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369">romanzo</a> che ha per protagonisti, nella veste di “resistenti”, non i soliti partigiani, ma i combattenti per l’Europa, la cosa si fa ancor più strana. Se a tutto ciò si aggiunge che il <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369">libro</a> riscuote un successo straordinario e impensato, al punto di entrare nelle classifiche dei libri più venduti sotto Natale, in un periodo in cui continua a imperversare il fenomeno Dan Brown e l’orribile conduttore di Porta a Porta fa capolino in ogni spazio pubblicitario, la cosa appare ancor più sorprendente. Aggiungete che un autore apertamente fascista, che sinora aveva edito un solo libro con le Edizioni di Ar, è stato pubblicato dalla democraticissima Mondadori, e otterrete la misteriosa equazione dell’insospettabile fenomeno <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369"><em>Le uova del drago</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo parlando dello straordinario <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369">romanzo</a> di <a title="Buttafuoco" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/pietrangelo-buttafuoco/">Pietrangelo Buttafuoco</a>, incentrato sulla resistenza nazifascista in Sicilia agli invasori angloamericani e ai loro volenterosi reggicoda (badogliani, massoni, comunisti, carabinieri, mafiosi, democratici, criminali di ogni risma – tutti messo impietosamente sullo stesso piano). Più ancora che il <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369">romanzo</a> in sé stesso, lascia meravigliati la sua ricezione presso la critica e il pubblico. Negli stessi giorni in cui l’inquisizione internazionale incarcera, tortura e processa in tutti i continenti (tranne forse la sola Africa) gli storici revisionisti, la vicenda romanzata di una giovane ufficiale dei servizi segreti del <em>Reich </em>e di un pugno di fascisti e di musulmani diviene il vero caso editoriale italiano. Tra le righe di questa “saga di pupi” siciliana si snodano le esistenze reali di tanti impensabili personaggi, da Arafat a Filippani Ronconi, in un mirabile intreccio di sparatorie, atti di sabotaggio, camuffamenti e nomi in codice.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, in letteratura il filone siciliano “tira” molto (non si spiegherebbe altrimenti il successo di quella patente rivisitazione del commissario Maigret che è il Montalbano di <a title="Andrea Camilleri" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/andrea-camilleri">Camilleri</a>), e Buttafuoco si è guadagnato una certa notorietà tra i lettori dei periodici cui collabora: ma il lessico dell’autore catanese, l’ambientazione siciliana e qualche pezzo sul <em>Foglio </em>non bastano a dare ragione di tante copie vendute. È piuttosto vero quel che sosteneva alcuni giorni orsono il <em>Corriere della Sera</em>: nei gusti librari gli italiani sono ben più radicali rispetto a quel che poi vanno – spesso supinamente – a votare. Sognano un mondo di duri e puri, di scontro politico cruento ma leale, di ideali per i quali valga la pena di rischiare e di offrire la vita. Forse sono in cuor loro schifati dalla politichetta del tombino rotto, delle meschinità e della corruzione onnipervadente. E forse anche, come Buttafuoco, qualcuno di loro spera che un giorno le uova del drago si dischiudano: un aspetto su cui dovrebbero riflettere, quantomeno, direttori di giornali e di case editrici.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804535369">Pietrangelo Buttafuoco, <em>Le uova del drago. Una storia vera al teatro dei pupi</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880453536.html">(BOL)</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/leuovadeldrago.html' addthis:title='I figli del drago in difesa dell&#8217;Europa ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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