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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Robert Howard</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Torna «Weird Tales», la rivista che inventò l’horror made in Usa e H.P. Lovecraft</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 09:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La casa editrice Fun Factory Entertainment di Terni insieme ad altre riviste lancia la prima edizione italiana di Weird Tales, il più noto pulp magazine dedicato alla letteratura fantastica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/torna-weird-tales.html' addthis:title='Torna «Weird Tales», la rivista che inventò l’horror made in Usa e H.P. Lovecraft '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;"><em><img class="alignright size-full wp-image-7122" style="margin: 10px;" title="weird-tales" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/weird-tales.jpg" alt="" width="180" height="272" />Weird </em>è un aggettivo inglese che ha un significato nello stesso tempo  vasto e circoscritto: significa infatti strano e bizzarro, ma anche  sovrannaturale e magico, stravagante e illogico, irrazionale e  misterioso, arcano. Insomma un termine, un po’ come il francese <em> insolite</em>, in cui si concentrano molte caratteristiche della storia  fantastica e dell’orrore, di fantasmi e di vampiri, di licantropi e  spettri, di magia ed esoterismo, ma anche di alieni ed entità non umane.  Si capisce allora quanto fosse tipico un mensile dal titolo <em>Weird Tales </em>che apparve nel marzo 1923 e che, fra alti e bassi, uscì  ininterrottamente per 279 numeri sino al settembre 1954. Uno dei tanti  <em>pulp magazines </em>dedicati alla narrativa di genere che caratterizzarono la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/"> letteratura</a> popolare americana negli anni Venti e Trenta? Sì, ma anche  qualcosa di più dato che sulle sue pagine esordirono e si affermarono i  maggiori scrittori del settore, soprattutto quelli che vennero  soprannominati «i tre moschettieri di <em>Weird Tales</em>»: Robert E. Howard,  Clark Ashton Smith e, naturalmente, H.P. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>. Sono i nomi per cui  soprattutto la rivista è ricordata e che vi pubblicarono i loro racconti  più famosi. E quando si ricorda la mitica testata è soprattutto a loro  che va il pensiero e al tipo di storie strane e bizzarre, allora poco  classificabili, che vi pubblicarono: dalla <em>heroic fantasy </em>di Howard e il  suo eroe Conan agli universi barocchi e assurdi di Smith oscillanti fra  un lontanissimo passato e un lontanissimo futuro, all’orrore cosmico di  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> e dei suoi Grandi Antichi. Insomma, la rivista era il veicolo  cartaceo di una «filosofia» dell’orrore e del <a title="fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico/">fantastico</a> che avrebbe  modificato la percezione di questi generi letteraria da allora in poi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-7123" style="margin: 10px;" title="weird-tales-2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/weird-tales-2.jpg" alt="" width="183" height="275" />Dopo  il 1954 <em>Weird Tales </em>ebbe almeno quattro tentativi di resurrezione, sino  all’ultimo nel 2007 che la trasformò esteriormente in un moderno  bimestrale formato <em>magazine </em>con su le firme dei maggiori scrittori <em>weird</em> contemporanei. Ora la casa editrice Fun Factory Entertainment di Terni  insieme ad altre riviste lancia il 25 marzo in edicola e nelle  fumetterie, oltre che su <em>internet </em>ovviamente, la prima edizione italiana  proprio di <em>Weird Tales</em>, affidata alla cura di Luigi Boccia. Un progetto  impegnativo e coraggioso. Si sa, infatti, come oggi non sia facile  imporre una testata su «supporto cartaceo», ipnotizzati come sono  soprattutto i ragazzi dal video dei computer e come il leggere, quello  vero, sia considerato un po’ una fatica. Eppure, il veicolo vero di  tanta narrativa di genere è sempre stato e sempre sarà la rivista vera e  propria, indipendentemente dalla sua versione in Rete. <em>Weird Tales </em>affronta questa sfida con un primo numero dalla copertina accattivante,  lovecraftiana si potrebbe dire, cui non manca l’autoironia. All’interno  racconti di Tanith Lee (<em>Cuore di ghiaccio</em>), Michael Bishop (<em>Fusa</em>) e  Michael Moorcock (<em>Petali neri</em>), oltre ad articoli ovviamente su  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, interviste a Lansdale e Gaiman, fumetti, recensioni e un  dizionario degli 85 più importanti autori <em>weird </em>considerando non solo la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/"> letteratura</a>, ma anche il cinema, il fumetto, la pittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerando  l’archivio che WT ha alle spalle non dovrebbe essere difficile per i  curatori pescare nel «meglio» del tempo passato, affiancando agli autori  moderni anche quelli classici che ne hanno creato la fama. E, perché  no, riprendendo qualcuna delle suggestive copertine retrò della straordinaria Margaret Brundage che diede un tocco di stile  tutto suo all’<em>horror pulp </em>anni Trenta. Senza dimenticare naturalmente  le firme italiane, perché ce ne sono e di ottime, i cui racconti si  possono affiancare senza timore a quelli stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 24 marzo 2011.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/torna-weird-tales.html' addthis:title='Torna «Weird Tales», la rivista che inventò l’horror made in Usa e H.P. Lovecraft ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Gli incubi del 2000. Salgari e Verne di fronte al futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 17:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tema antiutopico nella letteratura di Jules Verne e di Emilio Salgari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gli-incubi-del-2000-salgari-e-verne-di-fronte-al-futuro.html' addthis:title='Gli incubi del 2000. Salgari e Verne di fronte al futuro '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: right;"><em>”Io ora mi domando se aumentando la tensione elettrica,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> l’umanità intera, in un tempo più o meno lontano,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>non finirà per impazzire”.</em></p>
<p style="text-align: right;">Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Non c’è dunque rimedio a tutto questo?”</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Nessuno, fintantoché seguiremo le finanze e le macchine”</em></p>
<p style="text-align: right;">Jules Verne</p>
<p style="text-align: justify;">Un luogo comune, specie in passato, è stato quello di appaiare Jules Verne ed Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>, in quanto fra loro contemporanei e considerati autori per la gioventù. Ma, lasciando da parte i luoghi comuni, le cose non stanno proprio così.</p>
<div id="attachment_2322" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-2322" title="jules-verne" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/jules-verne.jpg" alt="Jules Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905)" width="200" height="279" /><p class="wp-caption-text">Jules Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quel che divideva i due scrittori a me sembra fosse qualcosa di più profondo che va al di là &#8211; e perciò li distingue &#8211; da alcune consonanze esteriori, cioè, l’essere alla fin fine due prolifici romanzieri di avventure molto popolari, impropriamente considerati per ragazzi, che hanno vissuto e pubblicato durante gli stessi anni. E questa differenza va ricercata nello spirito con cui entrambi scrivevano i loro libri e, soprattutto, nel <em>pathos</em> che li caratterizzava. Nel senso che in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> c’era, in Verne quasi per nulla, anche nei suoi romanzi più avvincenti e drammatici come possono essere <em>Ventimila leghe sotto i mari</em> e <em>I figli del capitano Grant</em>. Personaggi sanguigni e romantici come il Corsaro Nero e soprattutto Sandokan, non sarebbero mai potuti uscire dalla penna dello scrittore francese (forse soltanto il capitano Nemo vi si avvicina un po’).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo per dire che non sembra molto possibile, al di là di un modo di dire, effettuare un parallelo fra i due, benché sia una abitudine più che compierlo riferirvisi superficialmente come giudizio scontato: casomai, ora che dagli anni Settanta anche in Italia si conosce bene un altro scrittore, l’americano Robert E. Howard, è viceversa con lui che un parallelo si può fare riferendosi a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>, nonostante le epoche e le culture diverse in cui vissero, perché entrambi hanno &#8211; appunto &#8211; lo stesso spirito e lo stesso <em>pathos</em>, la stessa vibrante immaginazione evasiva, e lo stesso grande desiderio di avventura e di grandi eroi selvaggi, la stessa fantasia lussureggiante e la stessa aggettivazione rutilante e barocca. Il tutto assai lontano dalla tranquilla  mentalità “borghese” e spesso didattica di Verne.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, se la tipicità verniana è quella della anticipazione scientifica o della introduzione nei suoi romanzi dell’uso o dello sviluppo più avanzato di certe invenzioni già note alla scienza tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del <a title="novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a>, tanto da far comunemente inserire lo scrittore francese acconto a Herbert George Wells come precursore e addirittura “padre” della moderna fantascienza, al contrario Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> non era molto portato per la speculazione avveniristica e raramente inserì nel complesso delle sue opere marchingegni e macchinari che andassero oltre la tecnologie del proprio tempo, a parte forse lo Sparviero, la strordinaria “macchina volante” presente ne <em>I Figli dell’Aria</em> (1904) e <em>Il Re dell’Aria</em> (1907).</p>
<div id="attachment_2323" class="wp-caption alignright" style="width: 195px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788806179298" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2323" title="ventimila-leghe" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ventimila-leghe-185x300.jpg" alt="Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari" width="185" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari</p></div>
<p style="text-align: justify;">Detto questo ecco però l’eccezione che conferma la regola. Ci sono due romanzi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> e di Verne che hanno una affinità talmente inattesa e sorprendente da consentire un parallelo fra essi al punto da rivelare una curiosa consonanza di idee, più unica che rara. Parallelo che però si è potuto scoprire soltanto dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, come si dirà. Ci riferiamo a due opere, le uniche in sostanza in cui il francese e l’italiano, a differenza dell’inglese Wells, hanno proiettato chiaramente ed esplicitamente in un per loro lontano futuro l’immaginazione. Si tratta di <em>Paris au XX siècle</em> scritto nel 1863, rifiutato dall’editore Hetzel e pubblicato soltanto nel 1994, in cui si descrive la Parigi del 1960, e di <em>Le meraviglie del duemila</em> scritto nel 1903 e pubblicato nel 1907 in cui si descrive il mondo del 2003.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa accomuna questi due romanzi? Una visione pessimistica del nostro domani ed una idea non proprio positiva che gli effetti dello sviluppo tecnico-scientifico avrebbero prodotto sull’uomo e sulla società. Potrà sembrare sorprendente, ma sia il trentacinquenne esordiente romanziere francese, sia il già famoso trentanovenne scrittore italiano la pensavano nello stesso modo circa le famose “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità. Ma è esattamente così: nessuno dei due negava il progresso materiale o si dimostrava scettico circa il suo prodursi, ed infatti entrambi si diffondono nella descrizione di nuovi marchingegni di ogni tipo che in apparenza migliorano la vita delle persone, ma allo stesso tempo entrambi mettevano esplicitamente in guardia dal fatto che tutte queste novità tecnico-industriali non portassero alla fin fine un vantaggio spirituale, psicologico e addirittura culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo come e perché. <em>Paris au XX siècle</em> fu il secondo o terzo romanzo scritto da Verne. Il primo, com’è noto, fu <em>Cinq semaines en ballon</em>, scritto nel 1862 col titolo <em>Voyage en l’air</em>, venne pubblicato il 31 gennaio 1863 da Hetzel; nel 1863-4 Verne scrisse <em>Les anglais au Pole Nord</em>, che venne pubblicato prima a puntate sul “Magasin d’éducation et récréation” (20 marzo 1864-5 dicembre 1865) e poi in due tomi il 4 maggio 1866 col titolo <em>Voyages et aventures du capitaine Hatteras</em>, preceduto quindi sia dal <em>Voyage au centre de la Terre</em> (scritto nel 1864, pubblicato il 25 novembre 1864), sia da <em>De la Terre à la Lune</em> (scritto nel 1865, pubblicato il 25 ottobre 1865).</p>
<div id="attachment_2324" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788863110432" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2324" title="le-meraviglie-di-parigi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/le-meraviglie-di-parigi.jpg" alt="Jules Verne, Le meraviglie di Parigi" width="200" height="298" /></a><p class="wp-caption-text">Jules Verne, Le meraviglie di Parigi</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>Paris </em>venne scritto nel 1863, prima o mentre veniva elaborato <em>Hatteras</em>: di certo fu presentato all’editore come terzo manoscritto. Hetzel lo rifiutò decisamente, Verne non lo riprese in mano mai, rimase chiuso nella cassaforte del figlio Michel e venne scoperto dal pronipote Jean (figlio di Jean Jules, figlio di Michel) per puro caso soltanto nel 1989, una edizione critica a cura di Pietro Gondolo della Riva apparve nel settembre 1994. Le critiche di Hetzel furono durissime e senza vie d’uscita: “Sono desolato di quanto devo scriverle”, si legge in una sua lettera a Verne. “Consideri un disastro per il suo nome la pubblicazione di quest’opera. Farebbe pensare che [<em>Cinq semaines en ballon</em>] sia stato un colpo fortunato. Avendo <em>Hatteras</em>, io so che l’eccezione alla regola è questo lavoro mancato, ma il pubblico non lo sa&#8230; Lei non è maturo per questo libro, lo rifaccia fra vent’anni”. Sul manoscritto si trovano commenti di Hetzel di questo tenore: “Per me non ha niente di allegro”, “Questa roba non regge”, “Non c’è senso della misura e neanche gusto”, “Qui zoppica”, “C’è poco da fare, tutte queste critiche, tutte queste ipotesi non mi sembrano interessanti”, “Oggi non crederanno alla sua profezia, non interesserà a nessuno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, un vero disastro letterario che, al di là delle critiche stilistiche anche giuste (in fondo era una prima stesura e tale rimarrà per sempre), a noi 140 anni dopo interessa al contrario moltissimo. Infatti, Hetzel rimase soprattutto sconcertato dal pessimismo verniano, anche se negli altri due romanzi che aveva letto ed approvato (anche se con modifiche) questo pessimismo nella scienza era già visibile. Come nota Herbet Lottman nel suo <em>Jules Verne</em> (Mondadori, 1999) in <em>Cinq semaines </em>tutta la scienza dell’ingegner Fergusson nulla può per evitare il disastro del pallone, e in <em>Hatteras </em>l’avventura polare si risolve in un completo disastro nonostante i nuovi mezzi tecnici adottati, al punto che nella versione originale poi fatta modificare da Hetzel il capitano si suicida in un vulcano in eruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Qual era il mondo immaginato dal giovane scrittore per il 1960? Semplicemente una società francese che aveva compiuto un grande progresso meccanico e scientifico, ma contemporaneamente aveva relegato nel ghetto la cultura umanistica, la letteratura, la poesia, la vera musica, i cui rari cultori venivano considerati come minimo degli stravaganti scansafatiche, come massimo dei matti da tenere a distanza.</p>
<div id="attachment_2325" class="wp-caption alignright" style="width: 195px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883092633" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2325" title="il-castello-dei-carpazi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-castello-dei-carpazi-185x300.jpg" alt="Jules Verne, Il castello dei Carpazi" width="185" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Jules Verne, Il castello dei Carpazi</p></div>
<p style="text-align: justify;">La Parigi del 1960 immaginata nel 1863 ha cinque milioni di abitanti, si estende per dieci leghe ed ha distrutto tutta la compagna intorno, in compenso possiede  quattro cerchi concentrici di ferrovie su viadotti e viene considerata un “porto di mare” dato che i bacini idrici scavati nelle pianure di Grenelle e Issy ospitano migliaia di imbarcazioni ed è stato costruito un canale di 140 km sino a Rouen, largo 70 metri e profondo 20; i treni vanno ad aria compressa e sono collegati magneticamente al “tubo vettore”; le automobili sono alimentate “da aria dilatata dalla combustione del gas”, cioè idrogeno distribuito da “colonnine predisposte alle stazioni”; fili elettrici come una “immane ragnatela” solcano i cieli della città; dappertutto “manifesti trasparenti sui quali l’elettricità scrive pubblicità a lettere di fuoco”; le case sono servite da silenziosi ascensori elettrici; le abitazioni sono rifornite di acqua a buon mercato grazie ad uno sbarramento della Senna e all’uso di turbine, ed anche la forza motrice è inoltrata a domicilio; gli uffici sono muniti di “telegrafia elettrica  privata” e da “telegrafia fotografica”; per le strade grandi orologi parlanti rispondono alla richiesta dell’ora.</p>
<p style="text-align: justify;">In compenso, però, l’economia e la finanza fanno aggio sulla politica dominata dai capitalisti; l’istruzione pubblica, totalmente in mano alla Società Generale di Credito Istruzionale, è gestita da privati che privilegiano le materie scientifiche ed economiche; l’università è organizzata come una fabbrica, anzi “una caserma dell’istruzione”; le materie letterarie sono in decadenza, il francese è quasi una “lingua morta” (perché scienziati, filosofi e commercianti attingano alle lingue straniere), latino e greco sono ormai “lingue sepolte”; i grandi <a title="autori classici" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/autori-classici">autori classici</a> sono negletti e dimenticati, e se ristampati le loro opere rifatte e adattate ai nuovi gusti; l’Institut de France non accetta più letterati; se si scrivono poesia devono avere per soggetto la scienza e le sue meraviglie; sopravvive solo il teatro, ma tutto prodotto dal Grande Emporio Drammatico, che sforna commedie scritte quasi in una catena di montaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">È un’epoca in cui “la famiglia tende a disgregarsi, in cui l’interesse individuale spinge ciascuno dei suoi membri in una direzione diversa, in cui il bisogno di arricchirsi ad ogni costo uccide i sentimenti del cuore, il matrimonio sembra un’eroica inutilità”, e quindi si cerca di avere il minor numero di figli possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, “questo mondo”, come dice Jacques che avrebbe voluto fare il militare di carriera ed invece è impiegato della Compagnia Generale delle Miniere in Mare, “non è altro che un mercato, un’immensa fiera”, dove, afferma  Quinsonnas, musicista in segreto, ufficialmente capo contabile, “il primo dovere dell’uomo è guadagnar denaro”. Insieme ad essi Michel, 16 anni, vincitore di un inutile premio di poesia, costretto anch’egli a trovar lavoro prima in banca poi a scrivere commedie nell’apposito ufficio adibito alla bisogna per guadagnarsi da vivere. L’esito è disastroso. La flebile trama di <em>Paris au XX siècle</em> è questa: attraverso le peripezie di Michel descrivere l’incubo di un futuro mercantile, scientificizzato, nelle mani di finanzieri e  banchieri, privo della luce che solo la cultura umanistica può dare, non certo quella commercializzata e superbanalizzata. Romanzo iper-pessimistico in cui il ragazzo, perso il lavoro, privo di denaro, vaga in una città sepolta dalla neve del più duro inverno di quell’epoca (sono le pagine migliori del libro) alla ricerca di suo zio, del suo antico professore e della nipote quindicenne di cui si è ovviamente innamorato. Non riesce a trovare nessuno e nell’ultima riga de libro “cade privo di sensi sulla neve” dopo essersi aggirato fra le tombe monumentali dei grandi scrittori dimenticati nell’immenso cimitero del “Père Lachaise”. Fine.</p>
<img class="size-medium wp-image-2326" title="emilio_salgari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/emilio_salgari.jpg" alt="Emilio Salgari (Verona, 21 agosto 1862 – Torino, 25 aprile 1911)" width="138" height="198" />
<p style="text-align: justify;">Pessimismo allo stato puro, come si vede. Non è meno incubico, a ben guardare oltre le apparenze, L<em>e meraviglie del duemila</em>. Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> lo scrisse insieme alla <em>Bohème italiana</em>, considerando che avrebbero dovuti uscire con lo pseudonimo di “Guido Altieri”, nel 1903 per Bemporad, quando era ancora sotto contratto con Donath, ma l’editore fiorentino attese che scadesse questo impegno e quindi li pubblicò ambedue col vero nome del loro autore. E, a sessanta anni precisi da quando il suo collega francese aveva redatto l’ancora inedito <em>Paris</em>, lo scrittore veronese ne ricalca quasi esattamente i termini: il mondo americano ed europeo del XXI secolo ha compiuto grandi passi avanti dal punto di vista tecnico, ma penalizzando l’uomo in quanto tale, che ne subisce le terribili conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">La società del Terzo Millennio possiede la radiosveglia, il giornale parlato, il giornale visivo, abiti di stoffa vegetale, pasti in pillole, pasti automatizzati, posta meccanica, fabbriche e officine senza operai, raccolta dei rifiuti automatizzata, treni ad aria compressa, bar e ristoranti in cui si mangia in piedi, energie alternative prodotte dalle correnti marine, al Polo Artico sono stati costruiti grandi alberghi per “ricchi europei” gestiti dagli “anarchici” che impegnati in simili attività non pensano alle loro “pericolose teorie”. In più, i cinesi sono un miliardo e cinquanta milioni, gli italiani cinquanta milioni e fanno parte di una “Grande Italia” che comprende non solo Trentino ed Istria, ma anche la Dalmazia ex veneta, Nizza, la Corsica e addirittura Malta. Inoltre il Commonwealth britannico si è praticamente disgregato, così come in parte l’Impero asburgico. Dal punto di vista sociale, poiché “l’elettricità ha ucciso il lavoratore” (infatti le fabbriche sono automatizzate), gli operai si sono riciclati in agricoltori e pescatori, ed il socialismo, come ideologia della classe lavoratrice, è scomparso.</p>
<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804510253" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2327" title="avventure-al-polo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/avventure-al-polo-195x300.jpg" alt="Emilio Salgari, Avventure al Polo" width="195" height="300" /></a>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo vedono i due protagonisti del romanzo, il ricco americano James Brandock e lo scienziato Toby Holker, che nel 1893 decidono di farsi addormentare grazie ad un siero ricavato da una pianta chiamata “il fiore della resurrezione”, per risvegliarsi 110 anni dopo in un mondo diverso dal loro. Accolti nel 2003 da un discendente dello scienziato sono portati in giro per il pianeta ad osservare, appunto, le meraviglie del 2000. Che lo sono di certo in quanto migliorie esteriori del vivere, ma che alla fine, esattamente come in Jules Verne, presentano un lato negativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> non insiste sulla contrapposizione fra scienza e cultura umanistica, quanto piuttosto evidenzia un aspetto più concreto che deriva qui direttamente dalle nuove tecnologie e <em>in primis</em> dall’uso pervasivo dell’elettricità. Non solo esse risultano impotenti di fronte allo scatenarsi delle forze primordiali della Natura (la città sottomarina viene divelta dai suoi ancoraggi, il battello aereo precipita), cosa che del resto aveva scritto anche Verne nel suo <em>Paris </em>(“tutte le risorse della scienza” risultano impotenti contro l’ondata di gelo che sommerge la Francia), ma indirettamente incidono in modo negativo sul vivere della collettività.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l’imperversare di gadget e di agevolazioni pratiche, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> se la immagina frenetica, incalzante, angosciante, senza più alcun momento di calma e di pausa ma sempre frettolosa: “La gente che si affolla nelle vie vicine pare che cammini sui tizzoni”, “perfino le signore marciano a passo di corsa come se avessero paura di perdere il treno”, per tutti è normale “correre così frettolosamente”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fretta, fretta, fretta: non sembrano i giorni nostri? “È la grande tensione elettrica che agisce sui loro nervi. Il mondo è impazzito o quasi” commenta Toby Holker. Proprio così, tanto che ai due viaggiatori provenienti dal XIX secolo ad un certo punto accade lo stesso: “Una viva eccitazione si era impadronita di Toby e Brandock. I loro muscoli sussultavano, le loro membra tremavano e, lisciandosi i capelli, facevano sprigionare delle scintille elettriche”. Sembra la descrizione di un elettroshock! L’aria è infatti satura di elettricità, la tensione insopportabile per chi non vi è abituato. Verso la conclusione della storia, la situazione precipita: “Io non so che cosa mi prenda”, dice Brandock. “Le mie membra tremano tutte ed i miei muscoli sussultano come se ricevessero delle continue scosse elettriche”; “Questa intensa elettricità, che ormai ha saturato l’aria del globo e alla quale noi non siamo abituati, temo che ci sia fatale. Noi siamo uomini d’altri tempi”, commenta Toby; “Si direbbe che il mio cervello riceve delle continue scosse”, aggiunge Brandock. È proprio questo il motivo per cui non sopravviveranno alla loro avventura.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8872351812" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/meravigliedelduemila.bmp" border="0" alt="Emilio Salgari, Le meraviglie del Duemila. Con altri racconti di fantascienza" width="95" height="138" align="right" /></a> Peggio della morte vengono dichiarati “pazzi, e per di più pazzi inguaribili”. Il motivo? Commenta un medico: “Sia l’elettricità intensa a cui non erano abituati o l’emozione prodotta dalle nostre meravigliose opere, il loro cervello ha subito una scossa tale da non guarire più”. “Tanto valeva che non si fossero risvegliati dal loro sonno secolare”, chiosa malinconicamente il pronipote. E l’autore, prendendo direttamente la parola, conclude con un aperto monito la sua visione futuribile: “Io ora mi domando se aumentando la tensione elettrica, l’umanità intera, in un tempo più o meno lontano, non finirà per impazzire. Ecco un grande problema che dovrebbe preoccupare le menti dei nostri scienziati”.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste cose pensava, nelle vesti del “cap. Guido Altieri”, Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> nel 1903, cose assai simili a quelle che aveva pensato quarant’anni prima il giovane Jules Verne che, nel suo romanzo sdegnosamente respinto da Hetzel, aveva descritto un “secolo febbrile in cui la moltitudine di affari non lascia alcun riposo e non consente alcun ritardo”, in cui uomini e donne usufruiscono delle sue meraviglie ma “senza gioia poiché, dalla loro andatura incalzante, dal loro passo frettoloso, dal loro impeto americano, si intuiva che il demone della prosperità li spingeva avanti senza posa e senza quartiere”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltrepassate da un pezzo e da poco entrambe le date indicate dai due scrittori nelle loro eccentriche storie avveniristiche (eccentriche rispetto alla produzione nota e abituale) noi che possiamo dire?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta sembra, a questo punto, evidente: in <em>Paris au XX siècle</em> e ne <em>Le meraviglie del duemila</em>, opere tenute per motivi diversi in scarsa considerazione, Verne e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> sono riusciti a ben individuare quali sarebbero stati i lati negativi, gli errori del “mondo moderno”: il progresso vertiginoso non avrebbe portato soltanto benefici materiali, ma anche effetti negativi nell’umanità che non avrebbero del tutto ripagato il benessere fisico. È una critica, anche abbastanza esplicita, a quella che oggi viene definita l’“americanizzazione del mondo”, non tanto in termini di super-tecnologia alla portata di tutti, quanto di come essa ha profondamente modificato il nostro modo di vivere e di essere, quindi la nostra mentalità: ricerca disperata della <em>prosperity </em>ad ogni costo, efficientismo, velocità, spasmodico arrivismo, commercializzazione di tutto (compresa l’istruzione e la cultura), ogni cosa ridotta a merce, declassamento dell’umanesimo, trionfo dello scientismo, dittatura delle banche e della finanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è che avessero in fondo tutti i torti, anche perché queste loro critiche furono praticamente le stesse, approfondite in vario modo, di tutta quella che negli anni Trenta del <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a> venne chiamata la “letteratura della crisi” e che coinvolse pensatori di ogni tendenza ideologica e filosofica. Quello di Verne e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> era un mettere in guardia i contemporanei nei confronti di un futuro negativo che non volevano si realizzasse. Hanno fallito, non ci sono riusciti, si deve dire, ma così hanno scritto entrambi delle vere, piccole antiutopie: società che paventavano e che noi viviamo in pieno. O quasi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(Relazione tenuta a Fiuggi il 18 marzo 2005, in occasione della Italcon 31).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gli-incubi-del-2000-salgari-e-verne-di-fronte-al-futuro.html' addthis:title='Gli incubi del 2000. Salgari e Verne di fronte al futuro ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il ritorno del Cimmero</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 10:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le ragioni dell'intramontabile successo del personaggio di Conan creato da Robert Ervin Howard e alcune anticipazioni sul nuovo film Re Conan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-ritorno-del-cimmero.html' addthis:title='Il ritorno del Cimmero '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804546352" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/ilcerchionero.bmp" border="0" alt="Robert Ervin Howard, Conan. Il cerchio nero" width="95" height="156" /></a>Numerose e contrastanti sono le notizie che in queste ultime settimane giungono da Hollywood e che riguardano un possibile ritorno sul grande schermo del barbaro più famoso di tutti i tempi: Conan Il cimmero. Da tempo si rincorrono le voci di un nuovo ingaggio milionario per il non più giovanissimo, ma pur sempre granitico, Arnold Schwarzenegger, ora Governatore della California, che potrebbe tornare a vestire i panni del guerriero frutto dell’estro letterario del geniale scrittore americano Robert E. Howard, creatore dell’<em>heroic- fantasy </em>e suicidatosi a soli trentatre anni con un colpo di pistola alla testa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8887011885" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/micheletetroconan.bmp" border="0" alt="Michele Tetro, Conan il barbaro. L'epica di John Milius" width="80" height="106" /></a>Secondo alcuni questo terzo episodio della fortunata saga potrebbe  essere un semplice <em>remake </em>del primo <em>Conan il Barbaro</em>, diretto magistralmente da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/john-milius" target="_blank">John Milius</a></span> del 1982 e con protagonista un Arnold Schawarzenegger appena sceso dal podio del Mister Olympia. La Warner Bross ne avrebbe già ceduto i diritti alla Millennium e la regia dovrebbe essere affidata a Fredrick Malmberg. Per questo nuovo <em>King Conan: Crown of Iron</em> (<em>Re Conan, La Corona di ferro</em>) sono però spuntati, insieme al nome della “quercia austriaca”, anche quello di Milius che secondo un’altra fonte sarebbe invece il regista in corsa per dirigere questo nuovo film. E tanto per creare ancora più mistero sembrerebbe che Schwarzy abbia rinunciato all’ultimo al ruolo per limiti di età. Ed ecco che si sarebbe aperta una vera e propria caccia per trovare il “nuovo” Conan che potrebbe essere selezionato tra alcuni dei più famosi <em>body builder</em> del momento o tra i campioni di wrestling.</p>
<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=8010312059971"><img class="size-medium wp-image-1725" title="conan-il-barbaro" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/conan-il-barbaro.jpg" alt="John Milius, Conan il barbaro" width="200" height="288" /></a>
<p style="text-align: justify;">Di certo l’eredità lasciata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/john-milius" target="_blank">John Milius</a></span> è di quelle non facili da raccogliere; già il secondo episodio <em>Conan il distruttore</em> datato 1984, diretto da Richard Fleischer, seppur campione di incassi, non ebbe il fascino del primo film. Di certo, in questo continuo avvicendarsi di notizie e smentite, emerge l’autentico <em>revival </em>per gli eroi senza compromessi,  protagonisti di epiche saghe e di altrettanto titanici scontri tra bene e male che investe la cinematografia internazionale. Conan il cimmero, dal giorno della sua nascita, sancita con il racconto <em>La fenice sulla lama</em>, pubblicato sulla rivista americana <em> Weird Tales</em> nel dicembre del 1932, fu dotato di una precisa connotazione: barbaro, nel senso di insofferente alla vita comoda, guerriero abile e spietato, ladro e mercenario, ma sempre pronto a mettersi dalla parte dei deboli e dei bisognosi rischiando la vita in prima persona. Naturalmente Howard lo pensò fisicamente come un guerriero imponente, dotato di una forze eccezionale, agilissimo quanto astuto, capace di gettarsi nella mischia in battaglia, incurante delle forze nemiche soverchianti, così come di improvvisarsi ladro e di darsi alla fuga dopo aver rubato preziosi tesori.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente la psicologia di Conan è figlia di quello spirito critico, ribelle e antiborghese di Howard che non perdeva occasione per criticare la società del suo tempo inflacidita da progresso e falsi miti. Per Conan Howard creò con meticolosa precisione un’epoca immaginaria, la cosiddetta “Era Hyboriana”, dominata da caos e guerre, una sorta di <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> cupo e <a title="fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a> nel quale convivono i miti nordici, quelli di Atlantide  e influenze esotiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8883434935" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/conanwindsorsmith3.bmp" border="0" alt="Roy Thomas, Il mostro dei monoliti e altre storie. Le cronache di Conan. Vol. 3" width="95" height="164" /></a> “Di quell’epoca, conosciuta dai cronisti nemediani come il Pre-Cataclisma si sa poco, salve per l’ultima parte, e anche questa è velata dalla nebbia della leggenda” dice Howard. E ancora: “Atlantide e Lemuria sprofondarono e le isole dei Pitti furono sollevate a formare le vette delle montagne di un nuovo continente”. Conan, figlio di un fabbro, trascorre la sua infanzia e adolescenza in Cimmeria, una regione aspra e montagnosa dove il giovane eroe forgerà la sua tempra di barbaro e guerriero, insuperabile nelle prove di forza quanto nell’uso della spada. La cosmogonia del cimmero è semplice: sarà Crom, il dio depositario del segreto dell’acciaio, l’unica divinità alla quale Conan si appella più per imprecare che per pregare.</p>
<div id="attachment_1722" class="wp-caption alignleft" style="width: 298px"><img class="size-medium wp-image-1722" title="conan" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/conan-288x300.jpg" alt="Conan in una celebre illustrazione di Frank Frazetta" width="288" height="300" /><p class="wp-caption-text">Conan in una celebre illustrazione di Frank Frazetta</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ma Conan non è destinato a rimanere col suo popolo. Lo aspetta il viaggio, il vagabondaggio in terre straniere, spesso ostili, dove Conan conoscerà re, avventurieri, ladri e splendide donne e diventerà re lui stesso, con la propria forza. Il tema è lo stesso di sempre, quello del viaggio, dell’uomo che abbandona la propria casa, quello che ha, che seppur poco, è comunque una sicurezza: in questo caso la terra natia, il proprio popolo. Il cimentarsi in nuove imprese, mettersi in cammino per confrontarsi con quello che sta fuori dal nostro mondo accomuna un certo tipo di visione del mondo, dai cavalieri erranti medioevali fino alla <em>Beat Generation </em>raccontata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span>. La sola differenza è nell’epoca e nei modi, ma il senso del viaggio è lo stesso: guardarsi fuori per conoscersi dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto psicologico fondamentale della saga del cimmero era stata pienamente capita dal regista <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/registi/john-milius" target="_blank">John Milius</a></span> che meglio di chiunque altro avrebbe potuto mettere sullo schermo Conan. Lo stesso Milius, classe 1944, originario del Missouri, all’età di sedici anni, dopo aver letto <em>I vagabondi del Dharma</em> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> intraprese un avventuroso viaggio sui treni merci nel cuore dell’America. Svolse le professioni più disparate (dal bagnino all’istruttore di surf). Regista di film che hanno segnato la storia del cinema (<a title="Un mercoledì da leoni" href="http://www.centrostudilaruna.it/un-mercoledi-da-leoni.html"><em>Un mercoledì da leoni</em></a>, <em>Apocalypse Now</em>, <em>Lo squalo</em>, <em>Ispettore Callaghan, il caso Skorpio è tuo</em> ecc) Milius è un personaggio poliedrico, estremamente colto e complesso, sempre dominato da un’insofferenza per quel tipo di visione comoda e borghese della vita già ampiamente criticata da Howard. Nei suoi confronti le accuse di fascismo non sono mai mancate. Una frase dello stesso Milius è indicativa del suo spirito libero e in antitesi allo  star system holliwodiano: &#8220;La mia immagine di destra è di un genere pagano, animalistico e permeata da un’idea di libertà. Non ha niente a che fare con cose come la censura e le imposizioni religiose…sono un pagano, un pagano onesto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804525878" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/conanconquistatore.bmp" border="0" alt="Robert Ervin Howard, Conan il conquistatore" width="95" height="147" /></a>Nel film <em>Conan il barbaro</em> non a caso il cimmero è alle prese con una pericolosa setta che non solo, dopo avergli massacrato la famiglia, lo ha ridotto in schiavitù per anni, ma che successivamente mira al controllo del mondo attraverso l’indottrinamento di nuovi adepti. Così nella saga letteraria, Conan si trova più volte a lottare contro il potere subdolo quanto potente della magia che a volte può sconfiggere quello della spada, rappresentato dall’acerrimo nemico Toth Amon, il mago. Quella di Howard-Conan-Milius appare oggi più che mai una triade mossa da un viscerale amore per la libertà dell’individuo e dal desiderio di combattere, di impugnare penna, ascia bipenne o cinepresa che sia, per ribellarsi al nemico. Un nemico che manipola le menti, che ricorre alla magia, come alla morale, lo stesso che incatena a sé sia con malefici che con raffinate operazioni di <em>marketing</em>. E’ ancora lo stesso Milius a dire: “Vedo tutti questi controlli, tutte queste regole, che stanno calando su di noi: corsie divisorie, limiti di velocità, niente fuochi d’artificio il 4 di luglio, orari per le famiglie alla tv, pressioni contro i giocattoli bellici. Protezione dai cattivi istinti. E’ un modo di effeminare gradualmente la nazione affinché possa essere intimidita e conquistata dai totalitaristi. In fondo al cuore io sono un anarchico di destra: non ho programmi costruttivi, perché ogni programma puzza di governo, di sistema. Meno organizzazione c’è, meglio è”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8804547847" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/iltesoroditranicos.bmp" border="0" alt="Robert Ervin Howard, Conan. Il tesoro di Tranicos" width="95" height="147" /></a>E questa contraddizione di fondo si rivela anche in tutto il cammino-parabola di Conan che lo vede nascere barbaro, diventare mercenario, ladro e infine re. Il terzo episodio cinematografico dovrebbe appunto ispirarsi alla biografia del cimmero che da poco superati i quarant’anni si ritrova ad aspirare al trono di Aquilonia. Conan, dopo aver guidato da generale le truppe di Re Numedide di Aquilonia, temendo costui la popolarità crescente del cimmero, lo fa imprigionare. Una volta sfuggito alle catene e ritrovato il grande tesoro di Tranicos, con l’aiuto dei suoi commilitoni di un tempo, Conan marcerà contro il re che lo ha tradito e ne prenderà l’ambito trono, subito dopo aver strangolato il contendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un cenno lo merita anche la carriera fumettistica di Conan che per lunghi anni ha appassionato una nutrita schiera di appassionati. Era il 1970 quando la per la Marvel uscì la serie <em>Conan the barbarian</em> disegnata da Barry Windsor Smith che durò per ben 275 numeri fino al 1993.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> del 10 novembre 2007.</p>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare Giacomini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una recensione de L'ultimo uomo bianco, opera scandalosamente razzista di Robert Howard, il creatore di Conan il barbaro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/howard.html' addthis:title='L&#8217;ultimo uomo bianco '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888343310" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/conanwindsorsmith1.bmp" border="0" alt="Roy Thomas, Barry Windsor-Smith, La torre dell'elefante e altre storie. Le cronache di Conan. Volume 1" width="95" height="150" align="left" /></a> Robert Ervin Howard nasce nel Texas, da padre medico e da madre di origine irlandese, nel 1906. Howard è uno scrittore di <em>heroic fantasy </em>e nelle sue numerose opere traspaiono miti e archetipi della nostra tradizione indoaria. In circa dodici anni egli riuscì a comporre oltre cinquecento opere (incluse quelle incompiute), morì prematuramente suicida a 30 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo breve scritto non aveva mai, sinora, trovato un editore italiano disposto a pubblicarlo. Il motivo è semplice: è un testo sgradevole, non adeguato alle mode egualitarie e multirazziali segni di quella modernità che tanto attrae le masse mondiali contemporanee inebetite e stordite dall&#8217;influsso dei mass-media il cui effetto è nefasto. Certamente, sicuramente, questo è un testo razzista nel senso buono del termine. Howard prevede quello snaturamento e del sfiguramento del paesaggio etnico, che noi Europei sentiamo ormai prossimo, per l&#8217;intervento dell&#8217;immigrazione extracomunitaria selvaggia. Razza, razza del sangue, del sangue che è spirito, quella nostra vera e autentica cultura che non dovrebbe ammettere deviazioni né compromessi. Cultura che è nazione, Europa, visione del mondo spirituale della vita. Ma, ci vuole anche del realismo coniugato con l&#8217;idealismo: il decremento demografico europeo e italiano è evidente ed entro i prossimi anni corrisponderà a un massiccio aumento demografico nel Terzo Mondo. È questo il nostro destino?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="9788884403209" target="_blank"><img class="alignright" style="margin: 10px; border: 0pt none;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/micheletetroconan.bmp" border="0" alt="Michele Tetro, Conan il barbaro. L'epica di John Milius" width="80" height="106" align="right" /></a> Howard prevede questo scenario che si conclude con il genocidio delle stirpi indoeuropee, assalite e alla fine cancellate dal mondo per opera di forze etniche nere e semite. Lo sradicamento della nostra cultura europea si è già in parte attuato con l&#8217;affermazione dei principî e delle idee dell&#8217;egalitarismo e dell&#8217;edonismo americano (per un ulteriore approfondimento di tale tematica consigliamo la lettura del libro di Edoardo Longo <em>Conflitto razziale</em>, Serarcangeli, Roma 1994). E alla fine di questo racconto è l&#8217;uomo bianco, l&#8217;uomo dalle radici europee, che incarna la figura del &#8220;guerriero&#8221; che mai si arrende a qualsiasi difficoltà e rimane in piedi ad affrontare il nemico con le sue sole armi rinnovellando l&#8217;antico legame di sangue che lo lega ai suoi avi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Robert Ervin Howard, <em>L&#8217;ultimo uomo bianco</em>, Ar, Padova 1991, pp. 30, £ 5000.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/autore?action=bollibri&amp;tipoContrib=AU&amp;codPers=0030142">I LIBRI IN ITALIANO DI ROBERT HOWARD IN COMMERCIO</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/howard.html' addthis:title='L&#8217;ultimo uomo bianco ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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