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	<title>Centro Studi La Runa &#187; rivoluzione francese</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il secolo dei Lumi visto da De Maistre, il principe dei cattolici reazionari</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 12:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi, leggendo le Le serate di San Pietroburgo, si aspettasse di trovarvi le farneticazioni di una mente ottusa, resterà fieramente deluso: è difficile immaginare, infatti, in un’opera dichiaratamente reazionaria, come lo è questa, un tale garbo e una tale piacevolezza sul piano espressivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/secolo-dei-lumi-joseph-de-maistre.html' addthis:title='Il secolo dei Lumi visto da De Maistre, il principe dei cattolici reazionari '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><div id="attachment_7894" class="wp-caption alignright" style="width: 216px"><img class="size-medium wp-image-7894" title="Joseph-Marie de Maistre (Chambéry, 1º aprile 1753 – Torino, 26 febbraio 1821)." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/de-maistre-206x300.jpg" alt="Joseph-Marie de Maistre (Chambéry, 1º aprile 1753 – Torino, 26 febbraio 1821)." width="206" height="300" /><p class="wp-caption-text">Joseph-Marie de Maistre (Chambéry, 1º aprile 1753 – Torino, 26 febbraio 1821).</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quello di Joseph De Maistre (Chambéry 1753 &#8211; Torino 1821) è un altro nome scandaloso, pressoché impronunciabile nel salotto buono della cultura contemporanea, tutta doverosamente progressista e democratica, tutta doverosamente irreligiosa e secolarista.</p>
<p style="text-align: justify;">Al massimo, lo si paragona a Félicité de Lamennais, e solo come termine negativo: Lamennais è visto come l’esponente del cattolicesimo liberale e progressista, dunque del cattolicesimo “giusto”; De Maistre è, viceversa, l’esponente del cattolicesimo reazionario, ossia di quello “sbagliato”; né ci si chiede quanto peso, nel giudizio di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato nella storia, abbia la circostanza che il primo risulta, alla prova del tempo (ma su quale periodo: il breve, il medio, il lungo?) vincitore, mentre il secondo risulta sconfitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi quasi, ci si vorrebbe dimenticare che è stato uno scrittore italiano, anche se savoiardo di madrelingua francese, relegandolo nel “mare magnum” degli ultras transalpini; quasi quasi, ci si vorrebbe dimenticare che è stato uno scrittore eccellente, uno che, nel secolo delle belle lettere, sapeva tenere la penna in mano con sovrana maestria; quasi quasi, infine, ci si vorrebbe dimenticare, e soprattutto far dimenticare, che è stato non solo un letterato, ma anche un filosofo straordinariamente acuto e dotato di ammirevole chiarezza: due doti che raramente vanno d’accordo e che, specialmente da Hegel in avanti, sono addirittura guardate con sospetto, perché si è formato il pregiudizio che un pensatore, se davvero è profondo e originale, deve essere per forza anche alquanto oscuro: se si fa capire da tutti, allora si sospetta immediatamente che sia banale.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, il fatto che De Maistre sia stato un cattolico rigorosamente conseguente viene in genere o sottaciuto, o rivolto contro di lui, come esempio della chiusura del cattolicesimo verso il mondo moderno, della sua incapacità di cogliere i nuovi fermenti vitali della civiltà europea e mondiale; insomma, come esempio negativo di ripiegamento sul passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Se, al contrario, si ammette che De Maistre, nel suo cattolicesimo, è di una perfetta linearità e che, anche se le sue idee politiche non sono le uniche che si possono trarre dalla tradizione cristiana, dovrebbero comunque essere valutate con mente libera almeno dai pregiudizi più vistosi e grossolani di quella parte ideologica ch’egli appunto combatteva, ossia quella massonica e illuminista, ecco che la sua figura di pensatore e il suo percorso intellettuale e spirituale appaiono in tutta la loro cristallina coerenza e compattezza; dopo di che bisognerebbe avere l’onestà di dire che la sua filosofia non piace per ragioni politiche e non per una sua intrinseca debolezza o per un suo intrinseco difetto.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera più conosciuta di De Maistre è <em>Du Pape</em> («Del Papa»), pubblicata, in due volumi, nel 1819, nella quale propone di subordinare il potere temporale a quello religioso, ma nella cornice di un’Europa delle nazioni e allo scopo dichiarato di impedire alle monarchie assolute, restaurate dopo la bufera napoleonica, di trasformarsi in tirannidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per lui, solo l’autorità del Papa può ragionevolmente porsi al di sopra dell’autorità dello Stato, dal momento che rifiuta come illogica e innaturale l’idea della sovranità popolare ed è per questo motivo che propone di restaurare il modello politico contenuto nella bolla del 1302 “Unam Sanctam” di Bonifacio VIII (allora in lotta con il re di Francia, Filippo IV il Bello, nel primo grave conflitto giurisdizionale nella storia d’Europa).</p>
<p style="text-align: justify;">A causa di tale impostazione, De Maistre si è creato, definitivamente e inappellabilmente, la fama di pensatore reazionario; ma, a parte il fatto che il concetto di “reazionario” dovrebbe essere sottratto al giudizio ideologico (di segno negativo) proprio della cultura neo-illuminista e, dunque, “progressista” (altro concetto sovraccaricato d’un arbitrario giudizio di valore, positivo questa volta) e riportato nell’ambito imparziale della consapevolezza critica, resta il fatto che è un’operazione riduttiva quella di slegare la proposta teocratica di De Maistre dalle sue intime motivazioni politiche: sottrarre, cioè, i sudditi all’arbitrio di un potere dispotico.</p>
<p style="text-align: justify;">In caso di manifesta tirannide, infatti, esiste uno ed un solo potere che abbia, per il filosofo savoiardo, l’autorità morale e politica di autorizzare i sudditi a rescindere il dovere di fedeltà e obbedienza dovute al sovrano, e non può essere che quello papale: l’unico che, per ragioni intrinseche ed estrinseche, sia in grado di porsi, spassionatamente e con lungimiranza, al di sopra della mischia e di farsi interprete di superiori esigenze di umanità e di giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Basterebbero questi rapidi cenni per aprire almeno un varco alla monolitica, e semplicistica, lettura di De Maistre in chiave ottusamente reazionaria: e proprio l’attualità di questi nostri tempi (la crisi libica, ad esempio) ci ricorda quanto sarebbe auspicabile l’esistenza di un potere universalmente riconosciuto, che venisse delegato a fare da arbitro, a livello nazionale e internazionale, nei conflitti insorgenti fra Stato e cittadino e fra Stato e Stato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/cinque-paradossi/8394" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7896" style="margin: 10px;" title="cinque-paradossi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/cinque-paradossi-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>Dicevamo che De Maistre non crede nella sovranità popolare; dobbiamo motivarlo. Per lui, l’umanità è irrimediabilmente decaduta a causa del peccato originale e, quindi, gli uomini non potranno mai governarsi da soli secondo principi di autentica giustizia, come è nell’idea contrattualistica dello Stato moderno. Certo, il suo è un pessimismo antropologico, ma perfettamente in linea con la prospettiva cristiana; e la medesima premessa si trova al fondo della concezione manzoniana della storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio come Manzoni, peraltro, De Maistre è quasi ossessionato dal problema del male presente nella storia; e, più precisamente, dal grande mistero per cui vediamo così spesso trionfare i malvagi, mentre i giusti patiscono. De Maistre, comunque, non si vergogna di inchinarsi davanti al mistero: anticipando uno spunto di Gabriel Marcel, sostiene che non tutti i misteri possono venire ridotti a problemi, passibili di soluzione razionale: sostenere questo, per lui, vuol dire negare la ragione, non esaltarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a ciò, egli elabora una risposta parziale, fondata sul fatto che i mali che l’uomo riceve nel corso della vita non sono necessariamente legati alle sue qualità morali: vi sono mali propri dell’uomo in quanto tale, e non dovrebbe far meraviglia che essi colpiscano tanto i malvagi che i buoni, dal momento che non vanno interpretati sempre come una “risposta” alla condotta morale, ma, semplicemente, come effetti naturali della condizione umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, tornando al pessimismo antropologico: per De Maistre, l’uomo, da solo, non è in grado di creare ordinamenti giusti; però può avvicinarvisi, con l’aiuto di Dio. In questo egli è agostiniano, ma non certo luterano o calvinista; al contrario, egli vede nella Riforma protestante il primo, gravissimo strappo operato dalla mentalità moderna, ch’egli chiama “teofobica”, nel rapporto fra gli uomini e Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’aiuto di Dio, l’uomo può molto, moltissimo; più precisamente, con la fiducia in Dio e con la relazione attiva che si realizza nella preghiera. Egli paragona l’uomo moderno, che non sa più pregare, a colui che voglia abbattere una quercia con la sola forza del braccio; e si spinge fino a sostenere che tutta la filosofia del “secolo dei Lumi” altro non è stata che un deliberato, sistematico, radicale sforzo per strappare all’uomo quest’arma potentissima che era da sempre nelle sue mani, la preghiera, per consegnarlo al nulla di un mondo senza Dio, dominato dal caso e da forze cieche e incomprensibili, culminate nell’orgia sanguinosa della Rivoluzione francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo: avendo conosciuto dall’interno il mondo della Massoneria, allo scopo di intrecciare relazioni che sperava di utilizzare per un progetto di unificazione delle diverse chiese cristiane (i lunghi anni trascorsi come ambasciatore piemontese a Pietroburgo lo avevano persuaso che la cosa fosse realizzabile), egli vede nella Massoneria il braccio operativo dei filosofi illuministi, il cui scopo è la deliberata scristianizzazione dell’Europa, dietro le apparenze più moderate del deismo, del laicismo e della secolarizzazione e dietro il pretesto di voler difendere la libertà di pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">La rivoluzione, per De Maistre, è il peccato sociale: la rivolta contro l’ordine voluto da Dio, poiché i sovrani sono tali per volontà divina. Questo è l’aspetto più propriamente “medievale” del pensiero di De Maistre e, diciamolo francamente, il più urtante per la mentalità moderna scaturita, appunto, dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, a ben guardare, e collocandolo nella giusta prospettiva storica, bisognerà ammettere che non è né peregrino, né illogico, né in contrasto con la tradizione cattolica, per la quale il concetto di una società naturalmente gerarchica ha radici antiche quanto le Sacre Scritture.</p>
<p style="text-align: justify;">È, in fondo, una concezione che parte da premesse simili a quelle del pensiero di Dante, anche se giunge ad esiti differenti: per entrambi i pensatori, l’uomo non è in grado di elevarsi, con le sue sole forze, al di sopra dei bassi istinti che gli derivano dalla Caduta; per entrambi, l’ordine gerarchico è al tempo stesso naturale e necessario, poiché pone un freno agli impulsi disordinati degli uomini e garantisce un ordine sociale che rende possibile la civile convivenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi le loro strade si dividono: e dove Dante, anche personalmente esacerbato contro Bonifacio VIII, auspica un potere imperiale che sia del tutto autonomo da quello papale, per presiedere alla giustizia e alla pace nell’ordine temporale, così come quello papale è preposto alla salvezza delle anime (teoria dei due Soli); De Maistre propone che ogni potere terreno si inchini a quello della Chiesa cattolica, anzi, specificamente, a quello del Papa, di cui prefigura, con mezzo secolo di anticipo sul Concilio Vaticano II, il dogma dell’infallibilità, considerandolo il solo che possieda sufficiente autorevolezza per porsi al di sopra di tutti gli altri e il solo direttamente stabilito da Dio (ultramontanismo), e non indirettamente, come nel caso dei sovrani temporali.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se la sua opera filosofica più importante è il saggio <em>Esame della filosofia di Bacone</em>, del 1815 (ma pubblicato, postumo, solamente nel 1836), quella più conosciuta e quella letterariamente più pregevole è certamente <em>Le serate di San Pietroburgo</em>, del 1821 (anch’essa pubblicata dopo la sua morte e rimasta incompiuta), la cui “ouverture” non cede, in fatto di bellezza, alla celeberrima pagina iniziale del <a title="Fedro" href="http://www.libriefilm.com/fedro/7596" target="_blank"><em>Fedro</em></a> platonico; in essa tre personaggi: un cavaliere francese emigrato in seguito alla Rivoluzione, un senatore russo di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> ortodossa e un conte, che è controfigura dell’Autore, discutono, nella splendida cornice delle “notti bianche” pietroburghesi, di alcuni problemi centrali della vita umana e specialmente del mistero del male e del bene, il tutto in un’ottica cristiana fondata sulla fede nella Provvidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La Provvidenza agisce nella storia, questa è la sua ferma convinzione: e anche il trionfo momentaneo (e apparente) del male, non è che preparazione di un bene futuro, più grande e duraturo; così, ad esempio, De Maistre legge il fenomeno della Rivoluzione francese, da lui giudicata provvidenziale per riportare l’Europa, con rinnovato fervore, a quel Dio cui da tempo aveva voltato le spalle, con proprio danno sia nell’ordine morale che in quello materiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-critica-alla-democrazia-in-joseph-de-maistre-e-louis-de-bonald/9660" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7895" style="margin: 10px;" title="la-critica-alla-democrazia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-critica-alla-democrazia.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Chi, leggendo le <em>Le serate di San Pietroburgo</em>, si aspettasse di trovarvi le farneticazioni di una mente ottusa, incapace di misurarsi col presente e tutta intesa a sognare impossibili ritorni al <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medioevo</a>, resterà fieramente deluso: è difficile immaginare, infatti, in un’opera dichiaratamente reazionaria, come lo è questa, un tale garbo e una tale piacevolezza sul piano espressivo e, sul piano dei contenuti, una tale pacata ragionevolezza, come se De Maistre (in questo simile al filosofo George Berkeley) avesse perfettamente appreso la lezione dei liberi pensatori, allo scopo di rovesciarne le tesi e di confutarle proprio sul piano in cui essi le ritenevano inconfutabili: quello del buon senso, del dato empirico, dell’osservazione spassionata e “scientifica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne <em>Le serate di San Pietroburgo</em>, De Maistre, tra l’altro, lancia una dura condanna dei valori predicati dall’Illuminismo, da lui considerati esiziali per la civiltà europea e preambolo alla catastrofe della Rivoluzione francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne riportiamo un paio di passaggi (J. De Maistre, <em>Le serate di Pietroburgo</em>, Sesta e Undicesima Conversazione; titolo originale, <em>Les soirées de Saint-Pétersburg ou entretiens sur le gouvernement temporel de la Providence</em>; traduzione di Gennaro Auletta, Edizioni Paoline, 1996, pp. 85-86, 151-152):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«La filosofia de secolo scorso, che agli occhi dei posteri apparirà come una delle più vergognose epoche dello spirito umano, ha fatto di tutto per stornarci dalla preghiera mediante la considerazione delle LEGGI ETERNE E IMMUTABILI. Il suo scopo preferito, e quasi unico, era il distacco dell’uomo da Dio; e come poteva arrivarci più sicuramente se non impedendogli di pregare? Tutta quella filosofia non fu in effetti se on un sistema di ateismo pratico; io ho dato un nome a questa strana malattia; l’ho chiamata TEOFOBIA. E notate bene, voi la troverete in tutti i libri filosofici del secolo decimottavo. Non si diceva apertamente: DIO NON ESISTE, affermazione che avrebbe potuto avere degli inconvenienti; ma si diceva: DIO NON È LÀ; non è nelle vostre idee che vengono dai sensi; non è nei vostri pensieri che sono SENSAZIONI TRASFORMATE; non è nei flagelli che vi colpiscono e che sono fenomeni fisici spiegabili con le leggi conosciute. Egli non pensa a voi; non ha fatto nulla di particolare per voi; il mondo è fatto per l’insetto come per voi; egli non si vendica di voi perché siete troppo piccoli ecc. Infine non si poteva nominare Dio a quella filosofia senza farle prendere delle convulsioni. Gli stessi scrittori dell’epoca, infinitamente al di sopra della folla e notevoli per eccellenti intuizioni parziali, hanno apertamente negato la creazione. Come si poteva parlare a quella gente di castighi celesti senza farli infuriare? NESSUN AVVENIMENTO FISICO PUÒ AVERE UNA CAUSA SUPERIORE RELATIVA ALL’UOMO: ecco il suo domma. Talvolta forse non osava enunziarlo in generale; ma in pratica, lo applicava a ogni particolare, il che è lo stesso. […]<br />
In primo luogo, non dico che ogni illuminista sia un massone; dico soltanto che lo erano tutti quelli che ho conosciuto, soprattutto in Francia; il loro domma fondamentale è che il Cristianesimo, come lo conosciamo oggi, non è che una vera cuccagna per l’uomo volgare; però dipende dall’uomo intelligente elevarsi a mano a mano fino alle sublimi conoscenze, come quelle che possedevano i primi cristiani che erano veri iniziati. Questo è quel che i Tedeschi hanno chiamato cristianesimo trascendentale, e che è un miscuglio di platonismo, di origenismo e di filosofia ermetica su una base cristiana.<br />
Le conoscenze soprannaturali sono la grande meta dei loro studi e delle loro speranze; sono sicuri che è possibile all’uomo mettersi in comunicazione col mondo spirituale, aver relazioni con gli spiriti e scoprire così i più singolari misteri. La loro costante abitudine è di dare nomi straordinari a cose notissime con nomi comuni; così un uomo per essi è un MINORENNE e la sua nascita è una EMANCIPAZIONE; il peccato originale si chiama DELITTO PRIMITIVO, gli atti della potenza divina, o degli agenti divini nell’universo, si chiamano BENEDIZIONI, mentre le pene inflitte ai colpevoli si chiamano PATIMENTI. Spesso li ho tenuti anch’io sulle spine quando mi è accaduto di dimostrare che tutto quel che dicevano di vero non era altro che il catechismo mascherato con parole strane…<br />
Spero, caro sentire, che non mi scuserete di parlare degli illuministi senza conoscerli. Ne ho visti molti e ho letto i loro scritti. Questi uomini, tra i quali contavo degli amici, spesso mi hanno edificato, speso mi hanno divertito, e spesso pure… ma non voglio ricordarmi certe cose. Al contrario, cerco di vedere in loro i lati buoni. Più di una volta vi ho detto che questa setta potrebbe essere utile nei paesi separati dalla chiesa, perché conserva il sentimento religioso, abitua lo spirito al domma, lo sottrae alla enorme influenza deleteria della riforma, e lo prepara all’unione. Ricordo spesso, con la più profonda soddisfazione, che tra gli illuministi protestanti da me conosciuti, non ho mai trovato una certa acrimonia, che dovrebbe esprimersi con un nome particolare perché non somiglia a nessun altro sentimento di questo genere, al contrario, in loro non ho trovato che bontà, dolcezza e pietà, si capisce alla loro maniera. Ritengo una cosa utile che si imbevano dello spirito di san Francesco di Sales, di Fénelon e di Santa Teresa; la stessa Madame Guyon, che essi sanno a memoria, non sarà loro inutile. Tuttavia malgrado questi vantaggi, o per meglio dire malgrado queste compensazioni, l’illuminismo non è meno mortifero alla nostra Chiesa e alla vostra, in quanto distrugge dalle fondamenta l’autorità che è intanto la base del nostro sistema.<br />
Vi confesso, signori, che non mi raccapezzo in un sistema che non vuol credere se non vede miracoli e che esige assolutamente che i preti li facciano sotto pena di essere dichiarati buoni a nulla».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/joseph-de-maistre-pensatore-europeo/3228" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7897" style="margin: 10px;" title="fisichella-de-maistre" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fisichella-de-maistre-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Sono idee che possono piacere o non piacere; ma sono idee ponderate, argomentate, nelle quali si esprime una critica equanime, che si sforza di vedere i pregi anche nell’avversario e che non ha nulla di rancoroso o di retrivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse, sarebbe davvero ora di riprendere in mano questo filosofo dimenticato e di rileggerlo con maggiore serenità di giudizio, riconoscendovi una grande mente e un gran cuore, che ha avuto il torto principale di subire l’ostracismo della cultura dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, la debolezza fondamentale di ogni pensiero reazionario è che esso non è in grado di proporre un modello cui gli uomini del proprio tempo possano ispirarsi, perché scritto in una lingua della quale hanno smarrito il vocabolario. Ma è davvero una debolezza, poi?</p>
<p style="text-align: justify;">Forse, quando i tempi saranno maturi, gli uomini torneranno ad ascoltare la voce di chi, sul momento, sembrava guardare solo al passato; mentre invece aveva lo sguardo rivolto al futuro più di tutti gli altri…</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, col gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito <a href="http://www.ariannaeditrice.it">Arianna Editrice</a>.</p>
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		<title>La meccanica rivoluzionaria</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 16:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro dello storico francese Augustin Cochin sulle società di pensiero e la Rivoluzione francese di sorprendente attualità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-meccanica-rivoluzionaria.html' addthis:title='La meccanica rivoluzionaria '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788884741684" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3369" style="margin: 10px;" title="cochin-meccanica-rivoluzione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cochin-meccanica-rivoluzione.jpg" alt="cochin-meccanica-rivoluzione" width="144" height="200" /></a>Augustin Cochin è stato uno storico fra i più penetranti e intelligenti che si ricordino. I suoi lavori sulla Rivoluzione francese sono sicuramente i più illuminanti per capire la meccanica rivoluzionaria. Fra i testi di Cochin è disponibile in traduzione italiana <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788884741684"><em>Le società di pensiero e la Rivoluzione francese</em></a>, straordinario saggio che permette ai lettori di avere un quadro dettagliato delle strategie massoniche, non solo nella preparazione della Rivoluzione francese, ma in generale nella vita dei partiti politici moderni. Cochin infatti scrive questo libro nei primi anni del XX secolo, quando in Europa è ormai avviato quel processo di manipolazione dell’opinione pubblica che caratterizza la moderna società di massa e che ha la sua punta di lancia nelle democrazie anglosassoni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’introduzione del volume contiene anche interessanti notizie sul traduttore Mario Marcolla, singolare figura di intellettuale non professionista che tuttavia ha dato contributi determinanti alla conoscenza di autori poco noti in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indagine di Cochin parte dalla constatazione dell’assoluta mediocrità dei rivoluzionari del 1789: fra di loro si possono al massimo trovare figure feroci come Robespierre, ma nessun elemento di genio. Il 1789 si spiega innanzi tutto col sistema di disciplina impersonale realizzato dalla rete delle logge massoniche: nel “lavoro di loggia” i caratteri vengono indeboliti, le coscienze decostruite, le intelligenze deformate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato di questo lavorio sotterraneo durato circa mezzo secolo è la progressiva socializzazione dell’uomo: la sostituzione di un essere sociale e fittizio all’essere reale e individuale. Comincia così il processo di spersonalizzazione dell’uomo moderno: il sembrare prende il posto dell’essere e il dire prende il posto del fare. Nel linguaggio massonico il raggiungimento di questi risultati è definito come “Grande Opera”. Le personalità individuali vengono cancellate con la soppressione della coscienza e col rifiuto dello sforzo: l’uomo contemporaneo presenta un carattere estremamente semplificato al punto da confondersi coi comportamenti animali.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno delle logge si creavano delle cerchie concentriche di iniziati, e lo stesso metodo di prendere decisioni serviva a eliminare elementi sgraditi o poco malleabili: le decisioni più importanti venivano prese a tarda ora, quando i più erano rincasati e restavano solo gli iniziati più fedeli alla causa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lo-spirito-del-giacobinismo/6249" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3370" style="margin: 10px;" title="spirito-del-giacobinismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/spirito-del-giacobinismo.jpg" alt="spirito-del-giacobinismo" width="200" height="317" /></a>Naturalmente la classe dirigente rappresenta sempre un ristretto numero di individui, ma la differenza fra il nuovo sistema di potere e quello dell’<em>Ancien Régime </em>stava nel fatto che la nobiltà e il clero erano identificabili e quindi socialmente responsabili di fronte alla comunità: la società feudale era interamente costruita sulla base dei rapporti personali di fiducia che legavano gli uomini fra di loro. Nei sistemi moderni, invece, ufficialmente governa l’astrazione del “popolo”, ma in realtà il potere è in mano a cerchie di oligarchi che nessuno conosce. Per questo le democrazie divengono inevitabilmente il regno della corruzione: perché sono venuti meno i legami di fiducia. Nelle democrazie moderne questo processo ha raggiunto il parossismo, e la massa degli elettori viene opportunamente definita come “bestiame da voto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1789 assistiamo a una prima fase in cui si manifesta questa attitudine alla corruzione, poi vediamo il passaggio successivo: il Terrore del 1793, che prefigura la prassi operativa del comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cochin descrive parallelamente agli eventi rivoluzionari anche gli sviluppi dell’idea democratica nei paesi anglosassoni, dove il processo di massificazione già all’inizio del XX secolo anticipava fenomeni che l’Europa comincia a conoscere nel XXI secolo. Negli Stati Uniti ad esempio il sistema politico ha sempre puntato sul voto agli immigrati, perché gli immigrati non sanno nulla del paese in cui vanno a vivere, quindi sono ancor più facilmente manipolabili dei cittadini autoctoni. All’opinione pubblica rincretinita dai <em>mass media </em>questa forma di degrado civile viene venduta come una conquista del progresso!</p>
<p style="text-align: justify;">Il fine della meccanica rivoluzionaria è la distruzione di ogni appartenenza, di ogni identità, di ogni fede, di ogni spirito di corpo…</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta ridotte le persone a una poltiglia indifferenziata, il meccanismo va avanti per forza d’inerzia: la società è paralizzata da un sentimento che è un misto di ignoranza, corruzione e paura. Gli individui sviluppano solo passioni negative: vendetta, invidia, odio, risentimento…</p>
<p style="text-align: justify;">Cochin fa notare che poco importano i nomi che si attribuiscono a questi fenomeni: democrazia, socialismo, collettivismo, comunismo, sono tutte strade che convergono sulla stessa meta, cioè sulla costruzione di modelli sociali che riproducono le logiche del formicaio e che cancellano le personalità individuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi assistiamo agli esiti estremi della meccanica rivoluzionaria, attraverso la quale vengono costruite false esigenze di cui nessuno ha bisogno, ma che sono necessarie al mantenimento di un ordine artificiale funzionale alla speculazione finanziaria. Così vengono inscenate campagne d’opinione che per la verità sono condotte con metodi molto grossolani, ma che risultano convincenti per i canoni bestiali della società di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’emancipazione femminile all’integrazione degli extracomunitari, dalla legalizzazione delle droghe e della pedofilia ai diritti degli omosessuali, un coacervo di fenomeni sociali inverosimili o addirittura socialmente pericolosi vengono imposti come “normali” a un’opinione pubblica ormai ridotta a masse di rimbecilliti che applaudono a comando come scimmiette ammaestrate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Augustin Cochin, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788884741684"><em>Le società di pensiero e la Rivoluzione francese. Meccanica del processo rivoluzionario</em></a>, il Cerchio iniziative editoriali, Rimini 2008, pp.232, € 18,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-meccanica-rivoluzionaria.html' addthis:title='La meccanica rivoluzionaria ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il libro nero della Rivoluzione francese</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 16:55:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pubblicazione in Francia del Libro nero della Rivoluzione Francese mette in luce le efferatezze e le ingiustizie che sono alla base delle democrazie moderne]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-libro-nero-della-rivoluzione-francese.html' addthis:title='Il libro nero della Rivoluzione francese '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2204081604?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2204081604"><img class="alignleft size-full wp-image-2544" title="le-livre-noir-de-la-revolution-francaise" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/le-livre-noir-de-la-revolution-francaise.jpg" alt="le-livre-noir-de-la-revolution-francaise" width="240" height="240" /></a>La Rivoluzione francese è indubbiamente l’avvenimento storico che più di ogni altro si presta a esemplificare le dinamiche della sovversione. Col 1789 finisce un mondo fondato sulla gerarchia e comincia un mondo ispirato ai disvalori egualitari che hanno portato l’Occidente a sprofondare nel baratro della società multicriminale.</p>
<p style="text-align: justify;">A cavallo dei secoli XX e XXI alcuni coraggiosi intellettuali hanno intrapreso la via del revisionismo storico per cercare di correggere i troppi errori di prospettiva che hanno inficiato molta storiografia contemporanea. In Francia, dopo la pubblicazione de <em>Il libro nero del comunismo</em>, è stato pubblicato anche <em>Le livre noir de la Revolution française</em>, che si propone di analizzare con taglio fortemente critico gli avvenimenti che sono stati assunti come una vera e propria <em>Genesi</em> della modernità. Il lavoro è stato coordinato dal Padre domenicano Renaud Escande; il libro, infatti, è pubblicato dalla casa editrice Cerf, che è l’editore dell’Ordine Domenicano di Francia, un piccolo editore quindi, specializzato in testi di storia e di teologia e con scarsa capacità di diffusione. Tuttavia l’importanza dell’argomento trattato ha fatto di questo libro un eccezionale successo di vendite in Francia, nonostante le recensioni negative della grande stampa, tutta asservita a una classe dirigente che seppure a vario titolo si richiama all’evento fondante della Repubblica Francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro è una raccolta di saggi scritti da diversi specialisti della materia: professori universitari di storia, di diritto, di letteratura, giornalisti, saggisti. Il volume è diviso in tre parti: la prima ricostruisce alcuni avvenimenti chiave riportandoli alla loro effettiva portata, la seconda parte è dedicata agli intellettuali che hanno riflettuto e scritto sugli avvenimenti rivoluzionari, la terza parte è un’antologia di testimonianze dell’epoca rivoluzionaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente l’avvenimento che è stato preso a <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della Rivoluzione è la presa della Bastiglia, che viene presentata nei <a title="libri di storia" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/storia">manuali di storia</a> come un fatto di portata apocalittica. In realtà il 14 luglio 1789 si svolse un’azione essenzialmente dimostrativa: una folla di esaltati, sobillati dagli affiliati alle logge massoniche, assalta la fortezza-prigione e al termine della giornata restano sul terreno un centinaio di morti. Un’inezia rispetto a quello che accadrà negli anni successivi. A partire da quel momento l’autorità del re comincia a vacillare: l’Assemblea Nazionale sembra prendere la strada di una monarchia costituzionale, ma gli avvenimenti precipitano e la tensione si accumula minacciosamente nella vita politica francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gran ballo rivoluzionario comincia con l’assalto al reggimento della Guardia Reale. Il re di Francia aveva, come il papa, un reggimento di guardie svizzere che vegliava sulla sicurezza della famiglia reale. Gli Svizzeri del re erano reclutati sia nei Cantoni cattolici che in quelli protestanti: si trattava di un corpo d’élite in cui le divisioni religiose erano superate in nome della comune fedeltà al sovrano. Il 10 agosto 1792 una canaglia di ubriachi attaccò il palazzo delle Tuileries travolgendo le guardie svizzere che vennero massacrate in breve tempo dagli aggressori che erano in numero soverchiante. I rivoluzionari si accanirono sui cadaveri mutilandoli e agitandoli come burattini, alcune donne tagliarono il sesso ai morti portandolo in giro come un trofeo…</p>
<p style="text-align: justify;">Questo episodio diede una pessima impressione all’estero della Francia rivoluzionaria, e la Svizzera dovrà patire ancora le violenze francesi quando gli eserciti repubblicani occuperanno il territorio elvetico seminando il terrore: al canto degli inni rivoluzionari i Francesi incendiavano le chiese parrocchiali dopo avervi chiuso dentro gli abitanti dei villaggi!</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-2545" title="terrore" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/terrore.jpg" alt="terrore" width="240" height="320" />I testi sulla figura di Luigi XVI sono tra i più interessanti. L’ultimo sole di Versailles venne dipinto dai rivoluzionari come un mostro autoritario e dispotico, ma in realtà il re aveva un carattere estremamente mite e quasi arrendevole (un tratto, questo, che lo accomuna a Nicola II, l’ultimo zar). L’operato di Luigi XVI non è diverso da quello di altri monarchi illuminati del tempo: impulso agli studi scientifici, concessione della libertà religiosa a ebrei e protestanti, sviluppo della marina militare e mercantile…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per i rivoluzionari era importante colpire l’istituzione monarchica e dare l’esempio a future rivoluzioni. Nel processo-farsa celebrato contro il monarca l’accusa si scatenava in insulti che sfioravano il grottesco: tigre, coccodrillo, rinoceronte…</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni giacobini enunciavano il concetto che uccidere un re non è reato: slogan simili hanno avuto grande fortuna anche in circostanze più vicine a noi!</p>
<p style="text-align: justify;">Robespierre definì Luigi XVI un “criminale contro l’umanità” aprendo la strada a concetti che troveranno applicazione in procedure giuridiche inverosimili: dal processo di Norimberga a quello contro Saddam Hussein.</p>
<p style="text-align: justify;">Luigi XVI col suo atteggiamento fatalistico non tentò nemmeno una difesa efficace e salì alla ghigliottina recitando il Salmo 3:</p>
<p style="text-align: justify;">«Signore, quanto sono numerosi i miei nemici».</p>
<p style="text-align: justify;">Analoga sorte toccherà a Maria Antonietta. La moglie di Luigi XVI era famosa per il suo stile di vita lussuoso e superficiale, ma della regina di Francia tutto si poteva dire tranne che fosse cattiva o che avesse un brutto carattere. Eppure nemmeno a lei furono risparmiati gli sberleffi e le crudeltà. Rinchiusa in carcere con i figli, fu poi separata dall’erede al trono, il piccolo Luigi XVII. Quando i carcerieri vennero a prendere il bambino Maria Antonietta per oltre un’ora oppose resistenza, finché le guardie dovettero minacciare di uccidere il fanciullo. Il Delfino di Francia venne chiuso in una cella vicina da dove la madre poteva sentirlo piangere quando i carcerieri infierivano contro di lui con ogni genere di maltrattamenti. Il capitolo dedicato al martirio dell’erede al trono è il più toccante di tutto il libro: è difficile credere che ci si possa essere accaniti a quel modo su un bambino di otto anni che non poteva avere alcuna responsabilità politica. Dopo averlo separato dalla madre i carcerieri lo tennero da solo in un’altra cella, poi lo chiusero in una cella d’isolamento completamente buia dove gli veniva passata la scodella del rancio da una fessura. Dopo sei mesi dei medici entrarono nella cella per visitare il detenuto: il bambino era in stato di semicoscienza, coperto di escrementi, di pulci e di vermi, con le membra rattrappite doloranti ad ogni movimento. Morì dopo qualche settimana di agonia. I testimoni che lo hanno visto in carcere affermano che mai sentirono parole di odio da lui: il piccolo Luigi non fece altro che invocare il perdono di Dio sui suoi carnefici (e quando gli aguzzini lo vedevano pregare gli gettavano addosso un secchio di acqua gelata).</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro propone anche riflessioni su personaggi che si prestano a interpretazioni originali, uno di questi è Saint-Just che per certi versi si può considerare come un precursore del fascismo. I presupposti egualitari della Rivoluzione francese sono certamente inconciliabili coi valori gerarchici dei regimi fascisti, ma una certa concezione centralizzata e monolitica dello stato elaborata dai rivoluzionari è stata assunta anche dal nazifascismo. Saint-Just fu un convinto sostenitore di queste idee, inoltre la passione per gli esercizi fisici e per le imprese militari lo rende simile a certi stereotipi cari a Mussolini e Hitler; tanto più che Saint-Just era assillato da un’ansia di purificazione radicale della società che ispirerà anche i regimi di estrema destra. Saint-Just mostrò una dedizione totale alla causa rivoluzionaria guadagnandosi il soprannome di “Arcangelo del Terrore”, e nel 1794 seguirà sulla ghigliottina il suo capo carismatico, Robespierre. Dunque un accostamento un po’ ardito quello tra Saint-Just e il fascismo, ma non del tutto peregrino e meritevole di ulteriori approfondimenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2546" style="margin: 10px;" title="rivoluzionefranceses" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/rivoluzionefranceses.jpg" alt="rivoluzionefranceses" width="319" height="256" />La cultura illuminista, che si era affermata in nome della tolleranza, non appena giunta al potere getta la maschera cominciando la persecuzione antireligiosa. Comincia quindi l’epoca delle battaglie laiciste che pretendono di cancellare il sentimento religioso non solo dalla vita pubblica ma anche da quella privata, al grido di “nessuna tolleranza con gli intolleranti”, altro slogan che gode di grande fortuna ancora oggi. Nel periodo del Terrore circa 8000 religiosi vennero giustiziati. Inoltre frati e suore vennero sciolti dai voti e invitati a lasciare i monasteri, ma in realtà furono una minoranza coloro che scelsero di tornare alla vita laica, quindi non erano poi tanti i reclusi forzati di cui parlavano i <em>philosophes</em> illuministi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo specialista Reynald Secher affronta il delicato tema della guerra di Vandea, scheletro nell’armadio della Rivoluzione. Il conflitto della Vandea è la prima guerra di sterminio dell’epoca moderna e per molto tempo è stato oggetto di una manipolazione della memoria che si è tradotta in un vero e proprio “memoricidio” che ha segnato a lungo la coscienza civile francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro si sofferma anche sulle devastazioni al patrimonio culturale causate dalla furia rivoluzionaria: nella fase più accesa del movimento sovversivo furono devastate le chiese, distrutti emblemi araldici e statue di nobili e di sovrani. Nel caos rivoluzionario si verificarono gravi danni anche alle biblioteche soprattutto monastiche: molti preziosi codici medievali vennero dati alle fiamme o furono utilizzati per fabbricare cartucce.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono episodi che mostrano a quale livello di delirio e di deformazione della realtà possa arrivare l’atteggiamento ideologico della mentalità rivoluzionaria. Emblematico è il caso della marina militare. Luigi XVI, appassionato di viaggi navali, aveva dedicato molte energie alla ristrutturazione della marina militare, e raccolse i frutti del suo impegno: nel corso della Rivoluzione americana la marina francese ottenne brillanti successi contro gli Inglesi, mettendo a rischio la consolidata supremazia della marina britannica. Nella marina militare gli ufficiali erano tutti nobili, chi non era di famiglia nobile poteva comandare solo navi mercantili. Con la Rivoluzione, nelle navi militari si formano assemblee di marinai che prefigurano i Soviet del 1917; molti ufficiali nobili vengono uccisi o incarcerati e agli ufficiali della marina mercantile viene data la facoltà di comandare navi militari senza nemmeno verificare la loro effettiva preparazione. Un ufficiale militare doveva avere competenze tecniche di eccellenza per guidare una nave in combattimento, per fare manovre di squadra e per dirigere il tiro dell’artiglieria: l’inesperienza degli ufficiali mercantili incide pesantemente sull’esito delle battaglie navali e la marina di Sua Maestà Britannica comincia a inanellare una serie di spettacolari vittorie sulla flotta francese. Pochi anni dopo Napoleone dovrà rimpiangere la <em>Marine Royale</em>!</p>
<p style="text-align: justify;">Nel campo legislativo i rivoluzionari volevano attuare le utopie illuministe: si pensava di poter arrivare alla massima semplificazione del diritto in modo da permettere a tutti di fare a meno degli avvocati! In realtà fin dall’inizio il governo rivoluzionario si caratterizza per una assurda proliferazione di leggi: le democrazie moderne sotto quest’aspetto sono davvero le degne eredi della Rivoluzione…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per certi versi il diritto fu effettivamente semplificato: negli anni del Terrore i processi per reati politici si svolgevano sulla base di sospetti e delazioni e gli imputati erano condannati con procedimenti sommari e improvvisati!</p>
<p style="text-align: justify;">Un campo in cui i rivoluzionari si impegnarono particolarmente era quello del diritto di famiglia. Nelle legislazioni dell’<em>Ancien Régime </em>la figura del padre di famiglia corrispondeva a quella del sovrano nella nazione, per cui preoccupazione eminente dei rivoluzionari era l’abbattimento dell’autorità patriarcale, l’introduzione del divorzio, l’allentamento dei vincoli famigliari. Si cominciava a parlare di femminismo e di “educazione collettiva”: la società contemporanea ha portato a termine quest’opera di dissoluzione della famiglia naturale in un modo che non poteva essere più completo!</p>
<p style="text-align: justify;">Molto interessante è il saggio di Jean Tulard sull’atteggiamento di Napoleone verso gli avvenimenti rivoluzionari. Le testimonianze disponibili mostrano che al giovane Bonaparte interessava una sola cosa: la battaglia per l’indipendenza della sua Corsica. La Rivoluzione sembra lasciare indifferente il giovane ufficiale d’artiglieria, che comincia a entrare nella vita politica solo in virtù dei suoi incarichi militari. Napoleone cavalca i miti rivoluzionari, ma una volta giunto al potere instaura lui stesso una nuova monarchia che scontenta i partigiani più “progressisti” del 1789. Non c’è dubbio comunque che l’Imperatore dei Francesi sarà sempre legato alla diffusione delle idee illuministe su scala europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Stéphane Courtois, lo storico che ha coordinato il lavoro per la pubblicazione de <em>Il libro nero del comunismo</em>, evidenzia le similitudini fra la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa. Il parallelismo dei due fenomeni è evidente, e gli stessi rivoluzionari russi prendono a modello Robespierre: in effetti il comunismo non ha fatto altro che amplificare ed elevare all’ennesima potenza la prassi operativa del Terrore. È indicativo come entrambe le rivoluzioni abbiano anche imboccato la via dell’autoassoluzione: quando Krusciov denuncia i crimini di Stalin in realtà denuncia l’apparato di potere cui lui stesso appartiene, così come la Repubblica Francese inscenò un processo-farsa per i crimini di guerra in Vandea, crimini di cui erano responsabili gli stessi membri della Convenzione, che ebbero la faccia tosta di presentarsi come salvatori della patria dopo aver mandato alla ghigliottina il loro dittatore Robespierre.</p>
<p style="text-align: justify;">Michaël Bar Zvi tratta del rapporto fra ebrei e Rivoluzione francese. Questo breve saggio è decisamente spiazzante, poiché Bar Zvi ritiene che l’emancipazione ebraica abbia…esposto gli ebrei a ulteriori discriminazioni! In realtà l’effetto forse più gravido di conseguenze del 1789 è proprio l’abolizione delle interdizioni giudaiche che ha permesso agli ebrei un’irresistibile ascesa ai vertici della scala sociale, anche se è verosimile pensare che all’epoca i piani sionisti fossero confinati a una ristretta cerchia di rabbini. Nell’Assemblea Nazionale del 1789 si enunciò il principio per cui occorreva riconoscere tutto agli ebrei in quanto individui e nulla in quanto comunità religiosa. Il principio sul piano giuridico non fa una grinza, ma gli ebrei continuarono ad avere un atteggiamento settario, al punto che lo stesso Napoleone dovrà tornare sui passi rivoluzionari rimettendo in vigore alcune restrizioni nei confronti della comunità ebraica. Le tesi di Bar Zvi sono mutuate da quelle della filosofessa ebrea Hanna Arendt, che riteneva inaccettabile che gli ebrei rinunciassero allo statuto di “popolo eletto” sottoponendosi all’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Alla luce di quanto è avvenuto negli ultimi due secoli, si deve constatare che la <em>lobby</em> ebraica deve tutto ai principi egualitari dell’89. Più interessante sarebbe piuttosto approfondire la storia della famiglia ebraica Rothschild, che proprio nel periodo delle guerre napoleoniche incrementa immensamente le sue fortune economiche finanziando gli opposti schieramenti e mantenendo uno stato di perenne conflittualità fra le nazioni d’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Padre domenicano Jean-Michel Potin analizza i famosi concetti rivoluzionari <em>liberté, égalité, fraternité</em>, mostrandone tutta l’astrattezza e la pretestuosa applicazione. Questi concetti, infatti, sono estremamente vaghi e suscettibili di interpretazioni che possono essere le più svariate e le più antitetiche: dal Cristianesimo all’illuminismo, dal comunismo al nazionalismo queste parole sono state adattate ai contesti più eterogenei.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda parte del libro esamina l’interpretazione critica degli avvenimenti rivoluzionari da parte di alcune importanti figure intellettuali. Da Rivarol che appassionò <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, a Nietzsche, il più penetrante critico dell’egualitarismo, ai cattolici militanti come Bloy, Péguy, Bernanos…</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i pensatori controrivoluzionari i più interessanti sono indubbiamente Joseph de Maistre e Louis de Bonald. Il savoiardo de Maistre è tra i primi a rilevare come gli ideali pacifisti dell’illuminismo nella loro attuazione pratica abbiano scatenato l’era delle guerre totali e della militarizzazione della vita civile. Louis de Bonald elabora una sorta di ideologia controrivoluzionaria organizzata sul concetto di ordine trinitario: clero, nobiltà, borghesia, e nel microcosmo famigliare padre, madre e figli. Quasi una rivisitazione delle concezioni tripartite degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indoeuropei</a>!</p>
<p style="text-align: justify;">Un’importante figura che segna un salto di qualità nel pensiero conservatore è quella di Donoso Cortés, che riflettendo sugli avvenimenti del 1848, ispirati al 1789 e aggravati dal nascente virus del comunismo, comincia a elaborare l’idea di una risposta radicale all’egualitarismo rivoluzionario: per opporsi alle rivoluzioni occorre una dittatura che assume i connotati di un intervento miracoloso nell’ordine divino.</p>
<p style="text-align: justify;">Una figura da tener presente è quella dello storico Augustin Cochin (1875-1916) che ha dedicato la sua attività di ricerca al ruolo della Massoneria nella Rivoluzione francese. Questo originale studioso ha messo in luce le assurde imposture della cultura “democratica”, che elabora nel segreto delle logge le parole d’ordine che vengono poi divulgate come espressione della “volontà generale”. Il XXI secolo ha portato alle estreme conseguenze queste strategie di comunicazione col risultato di una totale alienazione degli individui dalla sfera della politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i critici della Rivoluzione non si può non menzionare Charles Maurras. Il faro intellettuale dell’<em>Action Française </em>denunciava il sistema plutocratico nato dal 1789, l’emancipazione degli ebrei, nonché la dittatura delle parole, che ha impoverito e standardizzato il linguaggio. Inoltre Maurras stigmatizzava la cancellazione delle identità locali messa in atto dalla concezione rivoluzionaria della patria “una e indivisibile”.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza parte del libro raccoglie testimonianze dell’epoca che ci informano su alcuni momenti salienti del processo rivoluzionario. Leggere queste pagine lascia ancora oggi esterrefatti per la brutalità e l’efferatezza degli avvenimenti narrati. Rasenta l’inverosimile la descrizione dei cimiteri parigini nel periodo del Terrore. Nella sola Parigi si poteva arrivare a giustiziare centinaia di persone al giorno e i cadaveri dei ghigliottinati erano talmente numerosi che venivano sepolti a fior di terra: le salme emanavano un fetore insopportabile e dai cimiteri colavano rivoli di carne umana in decomposizione. Le autorità dovettero provvedere a un eccezionale ampliamento delle aree cimiteriali e un architetto arrivò perfino a progettare un gigantesco forno crematorio a forma di piramide: un simbolo molto caro alla Massoneria…</p>
<p style="text-align: justify;">Queste pagine che testimoniano della inaudita violenza rivoluzionaria dovrebbero sempre essere richiamate alla memoria quando la classe dirigente democratica esibisce la sconcia retorica delle “pari opportunità”. Il mondo moderno, nato dalla Rivoluzione dell’89, è ancora oggi in larga parte influenzato dalla prassi rivoluzionaria. La lunga ombra del Terrore arriva fino a noi, con i diktat paranoici della correttezza politica, che si ispirano ai “certificati di civismo” istituiti dal governo rivoluzionario, con la “legge dei sospetti” di Robespierre che si prolunga nei moderni reati d’opinione: razzismo, antisemitismo, revisionismo, sessismo, omofobia…</p>
<p style="text-align: justify;">L’appiattimento della personalità prefigurato dall’illuminismo è stato pienamente attuato dalla società di massa contemporanea, e la distruzione delle caste naturali ha lasciato il campo a caste artificiali i cui privilegi non sono giustificati da alcuna funzione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Francia ha celebrato trionfalmente i primi due centenari della Rivoluzione, ma oggi ci si chiede se sarà festeggiato un terzo centenario. L’Europa è avviata a un processo di putrefazione multietnica forse irreversibile. Verosimilmente fra qualche decennio i musulmani saranno una larga maggioranza in Europa, quindi i “valori laici” della Rivoluzione andranno letteralmente…a farsi benedire!</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi l’Europa dovesse vivere un sussulto di orgoglio identitario che risvegli le coscienze assopite dei suoi popoli, allora le istanze egualitarie del 1789 saranno il nemico pubblico numero uno in sistemi politici basati sulla gerarchia. Pare insomma che non ci sia alcun futuro per i sacri principi dell’89, che alla prova della storia mostrano di essere stati la condanna a morte della civiltà europea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">AA. VV.,<a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2204081604?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2204081604"> <em>Le livre noir de la Révolution française</em></a>, Cerf, Paris 2008, pp.882 € 44,00 <a rel="nofollow" href="http://www.editionsducerf.fr/">www.editionsducerf.fr</a></p>
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