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	<title>Centro Studi La Runa &#187; rinascita</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Dioniso o le beatitudini ritrovate</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 17:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mircea Eliade</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di Mircea Eliade]]></category>
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		<description><![CDATA[Epifanie ed occultamenti di un dio "nato due volte" e l'arcaicità del suo culto nella Grecia antica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dioniso-o-le-beatitudini-ritrovate.html' addthis:title='Dioniso o le beatitudini ritrovate '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/eliade48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Mircea Eliade" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Epifanie ed occultamenti di un dio &#8220;nato due volte&#8221;</em></strong></p>
<div id="attachment_6459" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6459" title="Fidia, Dioniso. Figura D del frontone est del Partenone (ca. 447-433 a.C.)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fidia-dioniso-300x214.jpg" alt="Fidia, Dioniso. Figura D del frontone est del Partenone (ca. 447-433 a.C.)" width="300" height="214" /><p class="wp-caption-text">Fidia, Dioniso. Figura D del frontone est del Partenone (ca. 447-433 a.C.)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dopo più di un secolo di ricerche, Dioniso resta ancora un enigma. Per l&#8217;origine, la sua natura, e il tipo di esperienza religiosa cui dà l&#8217;avvio, si distingue dagli altri grandi dèi greci. Secondo il mito, è figlio di Zeus e di una principessa, Semele, figlia di Cadmo, re di Tebe. Mossa dalla gelosia, Era le tende un tranello e Semele chiede a Zeus di poterlo contemplare nella sua vera forma di dio celeste. L&#8217;incauta viene incenerita, avendo partorito prima del tempo. Ma Zeus cuce il bambino nella sua coscia, e dopo qualche mese Dioniso viene al mondo. È proprio &#8216;nato due volte&#8217;. Molti miti delle origini fanno derivare i fondatori di famiglie reali dall&#8217;unione tra dèi e donne mortali. Ma Dioniso è nato la seconda volta da Zeus, perciò lui è solo dio [1].</p>
<p style="text-align: justify;">P. Kretschmer ha cercato di spiegare il nome di Semele con il termine traco-frigio Semelo, che indica la dea Terra, e questa etimologia è stata accettata da studiosi di chiara fama come Nilsson e Wilamowitz. Ma tale etimologia, sia o non sia corretta, non aiuta affatto nella comprensione del mito. Innanzitutto è difficile concepire uno <em>hieros gamos </em>tra il dio celeste e la Terra Madre che si concluda con la combustione di quest&#8217;ultima. D&#8217;altra parte, e questo è il punto essenziale, le più antiche tradizioni mitologiche insistono sul fatto che Semele, mortale [2], abbia generato un dio. Era proprio questa dualità paradossale di Dioniso a interessare i greci, perché essa sola poteva spiegare il paradosso della sua natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato da una mortale, Dioniso non apparteneva di diritto al pantheon degli dèi olimpici; ma riuscì, nonostante questo, a farvisi accettare e alla fine ad introdurvi anche sua madre Semele. Omero lo conosceva, come dimostrano molti accenni nelle sue opere, ma né il rapsodo né il suo pubblico s&#8217;interessavano a questo dio ‘straniero&#8217;, così diverso dagli Olimpî. È stato tuttavia proprio Omero a trasmetteci la testimonianza più antica su Dioniso. Nell&#8217;<em>Iliade </em>(VI, 128-140) si riporta un celebre episodio: l&#8217;eroe tracio Licurgo insegue le nutrici di Dioniso, «e tutte insieme gettarono a terra gli strumenti del loro culto», mentre il dio «assalito da spavento, balzò nei flutti del mare e Teti lo ricevette nel suo seno tremante: un brivido terribile l&#8217;aveva colto alle urla del guerriero». Ma Licurgo «si attirò la collera degli dèi»: Zeus «lo rese cieco», ed egli non visse più a lungo «perché si era inimicato tutti gli dèi immortali».</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo scorgere in questo episodio, in cui si parla di un inseguimento da parte di un ‘uomo lupo&#8217; e di un tuffo nel mare, il ricordo di un antico sfondo iniziatico [3]. Tuttavia all&#8217;epoca in cui Omero lo cita, il senso e lo scopo del mito sono diversi. Esso ci rivela uno dei tratti specifici del destino di Dioniso, la sua ‘persecuzione&#8217; da parte di personaggi antagonisti. Ma il mito testimonia anche che Dioniso è riconosciuto come membro della famiglia divina, perché non solo Zeus, suo padre, ma anche tutti gli altri dèi si sentirono lesi dal gesto di Licurgo.</p>
<p style="text-align: justify;">La ‘persecuzione&#8217; esprime in modo drammatico la resistenza contro la natura e il messaggio religioso del dio. Perseo si rivolse con il suo esercito contro Dioniso e contro le ‘donne del mare&#8217; che l&#8217;accompagnavano; secondo un&#8217;altra tradizione, egli gettò il dio in fondo al lago di Lerna (Plutarco, <em>De Iside</em>, 35); e lo stesso tema della persecuzione si ritrova nelle <a title="Baccanti" href="http://www.libriefilm.com/le-baccanti/2892"><em>Baccanti </em></a>di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/euripide">Euripide</a></span>. Si è tentato di interpretare tali episodi come ricordi mitizzati dall&#8217;opposizione incontrata dal culto dionisiaco. La teoria che ne sta alla base presuppone che Dioniso sia arrivato molto tardi in Grecia e che, implicitamente, sia un dio ‘straniero&#8217;. Dopo Erwin Rohde, la maggioranza degli studiosi considera Dioniso come un dio tracio introdotto in Grecia o direttamente dalla Tracia, oppure dalla Frigia. <a title="Walter Otto" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/walter-friedrich-otto">Walter Otto </a>ha però insistito sul carattere arcaico e pan-ellenico di Dioniso, e il fatto che il suo nome <em>-di-wo-nu-so-jo-</em> si ritrovi in un&#8217;iscrizione micenea [4] sembra dargli ragione. D&#8217;altra parte non è meno vero che Erodoto (II, 49) considerava Dioniso come un dio «introdotto tardivamente»; e nelle <a title="Le Baccanti" href="http://www.libriefilm.com/le-baccanti/2892"><em>Baccanti</em></a> (v. 219) Penteo parlava di «quel dio venuto più tardi, chiunque esso sia».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dioniso-mito-e-culto/628" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-6457 alignleft" style="margin: 10px;" title="dioniso-walter-otto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dioniso-walter-otto-173x300.jpg" alt="" width="173" height="300" /></a>Qualunque sia la storia della penetrazione del culto dionisiaco in Grecia, i miti e i frammenti mitologici che alludono all&#8217;opposizione da esso incontrata hanno un significato più profondo: ci ragguagliano allo stesso tempo sull&#8217;esperienza religiosa dionisiaca e sulla struttura specifica del dio. Dioniso doveva incontrare resistenza e persecuzioni, perché l&#8217;esperienza religiosa da lui propugnata minacciava tutto uno stile d&#8217;esistenza e un universo di valori. Si trattava certo della supremazia insidiata della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica e delle sue istituzioni, ma l&#8217;opposizione tradiva anche un dramma più intimo, e che è del resto ampiamente attestato nella storia delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>: la resistenza contro ogni forma di esperienza religiosa assoluta, che si può effettuare solo negando il resto (qualunque nome gli si dia: equilibrio, personalità, coscienza, ragione, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Walter Otto ha colto molto bene la correlazione tra il tema della ‘persecuzione&#8217; di Dioniso e la tipologia delle sue diverse epifanie. Dioniso è un dio che si mostra improvvisamente e che scompare poi in modo misterioso. Alle feste Agrionie di Cheronea, le donne lo cercavano invano, e ritornavano con la notizia che il dio era presso le Muse, che l&#8217;avevano nascosto (Otto, <em>Dionysos</em>, p. 79). Scompariva tuffandosi nel lago di Lerna o nel mare, e riappariva -come nella festa delle Antesterie- in una barca sui flutti. Le allusioni al suo ‘risveglio&#8217; in culla (<em>ibidem</em>, p. 82 ss) indicano il medesimo tema mitico. Queste epifanie e questi occultamenti periodici collocano Dioniso tra gli dèi della vegetazione [5]. In effetti egli mostra una certa affinità con la vita delle piante; l&#8217;edera e il pino sono quasi diventati suoi attributi, e le sue feste più popolari s&#8217;inseriscono nel calendario agricolo. Ma Dioniso è in rapporto con la totalità della vita, come mostrano le sue relazioni con l&#8217;acqua e i germi, il sangue o lo sperma, gli eccessi di vitalità che si manifestano nelle sue epifanie animali (toro, leone, capro) [6]. Le sue comparse e scomparse inattese riflettono in certo qual modo l&#8217;apparizione e l&#8217;occultamento della vita e della morte e, in ultima analisi, la loro unità. Non si tratta però di un&#8217;osservazione ‘obiettiva’ di questo fenomeno cosmico la cui banalità non poteva suscitare nessuna idea religiosa, né produrre alcun mito. Attraverso le sue epifanie e le sue occultazioni, Dioniso rivela il mistero e la sacralità dell&#8217;unione tra la vita e la morte. Rivelazione di natura religiosa, perché si realizza grazie alla presenza stessa del dio. Infatti queste apparizioni e scomparse non sono sempre in relazione con le stagioni: Dioniso si mostra durante l&#8217;inverno, e scompare nella stessa festività primaverile in cui si realizza la sua epifania più trionfale.</p>
<p style="text-align: justify;">‘Scomparsa’ e ‘occultamento’ sono espressioni mitologiche della discesa agl’Inferi, dunque della ‘morte’. In effetti a Delfi si mostrava la tomba di Dioniso e anche ad Argo si parlava della sua morte. D&#8217;altronde, quando nel rituale argolico Dioniso è richiamato dal fondo del mare (Plutarco, <em>De Iside</em>, 35), riemerge proprio dal paese dei morti. Secondo un inno orfico (n. LIII), quando Dioniso è assente si ritiene ch&#8217;egli si trovi presso Persefone. Ed infine il mito di Zagreus-Dioniso -di cui ci occuperemo tra poco- narra della morte violenta del dio; ucciso, smembrato e divorato dai Titani.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali aspetti, multipli, ma complementari di Dioniso, sono ancora percepibili nei suoi rituali pubblici, malgrado le inevitabili ‘purificazioni’ e reinterpretazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>L&#8217;arcaicità di alcune feste pubbliche</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-religioni-dei-misteri-vol-1-eleusi-dionisismo-orfismo/8451" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6460" style="margin: 10px;" title="religioni-dei-misteri" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/religioni-dei-misteri1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>A partire da Pisistrato, si celebravano ad Atene quattro feste in onore di Dioniso [7]. Le ‘Dionisie campestri&#8217;, che si svolgevano in dicembre, erano feste dei villaggi e consistevano nel portare in processione un fallo di grandi dimensioni con accompagnamento di canti. Cerimonia tipicamente arcaica e ampiamente diffusa in tutto il mondo, la falloforia ha certamente preceduto il culto di Dioniso. Altri divertimenti rituali prevedevano gare e contese, e soprattutto sfilate di maschere o di personaggi travestiti da animali. Anche qui i riti hanno preceduto Dioniso, ma si può intuire come il dio del vino sia giunto a mettersi alla testa del corteo di maschere.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto di meno sappiamo invece sulle feste lenee, che si svolgevano in pieno inverno. Una citazione di Eraclito precisa che la parola Lenai e il verbo ‘far le Lenai&#8217; venivano usati come equivalenti di ‘baccanti’ e di ‘fare la baccante’. Il dio era evocato mediante il <em>daduchos</em>. Secondo una glossa di un verso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristofane" target="_blank">Aristofane</a></span>, il sacerdote eleusino, «con una torcia in mano, esclama: Chiamate il dio! e gli astanti gridano: Figlio di Semele, Iacchos [8], dispensatore di ricchezze!».</p>
<p style="text-align: justify;">Le Antesterie erano celebrate approssimativamente in febbraio-marzo, e le ‘Grandi Dionisie’, d&#8217;istituzione più recente, in marzo-aprile. Tucidide (II, 15, 4) considerava le Antesterie la più antica festa in onore di Dioniso. Era anche la più importante. Il primo giorno si chiamava Pithoigia, apertura dei vasi d&#8217;argilla (<em>pithoi</em>) nei quali si conservava il vino dopo il raccolto autunnale. Si portavano i vasi al santuario di ‘Dioniso della palude’ per compiere le libagioni al dio, e in seguito si gustava il vino nuovo. Nel secondo giorno (Choes, le brocche) si svolgeva una gara di bevitori: erano forniti di una brocca che veniva riempita di vino e, al segnale, ne trangugiavano il contenuto il più velocemente possibile. Proprio come certe gare delle ‘Dionisie campestri’ (per esempio l&#8217;<em>askoliasmos</em>, in cui i giovani cercavano di mantenersi il più a lungo possibile in equilibrio su di un otre previamente oliato), anche questa competizione si articola nello scenario ben noto delle gare e dei giochi di ogni specie (sportivi, oratorî, ecc.) che tende al rinnovamento della vita [9]. Ma l&#8217;euforia e l&#8217;ebbrezza anticipano in un certo qual modo la vita di un aldilà che non assomiglia più al triste mondo omerico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-religioni-dei-misteri-vol-2-samotracia-andania-iside-cibele-e-attis-mitraismo/8450" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6461" style="margin: 10px;" title="religioni-dei-misteri-2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/religioni-dei-misteri-2-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>Lo stesso giorno delle Choes si formava un corteo che raffigurava l&#8217;arrivo del dio nella città. Poiché si riteneva venisse dal mare, il corteo comprendeva una barca trasportata su quattro ruote di carro, in cui si trovava Dioniso con un grappolo d&#8217;uva in mano e due satiri nudi che suonavano il flauto. La processione comprendeva parecchi personaggi probabilmente mascherati, e un toro sacrificale preceduto da un suonatore di flauto e da portatori di ghirlande che si dirigevano verso l&#8217;unico santuario aperto quel giorno, l&#8217;antico Limnaion. Là si svolgevano diverse cerimonie, a cui partecipavano la Basilimna, la ‘Regina’ cioè la moglie dell&#8217;Arconte-Re, e quattro dame di alto rango. A partire da questo momento, la Basilimna, erede delle antiche regine della città, era considerata la sposa di Dioniso. Saliva accanto a lui nel carro e un nuovo corteo, di tipo nuziale, si dirigeva verso il Boukoleion, l&#8217;antica residenza reale. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> precisa (<em>Cost. di Atene</em>, 3, 5) che la ierogamia tra il dio e la regina si consumava nel Boukoleion (lett. ‘stalla del bue’) e la scelta di questo luogo indica che l&#8217;epifania taurina di Dioniso era ancora ben nota.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è cercato di interpretare quest&#8217;unione in senso simbolico, o supponendo che il dio venisse personificato dall&#8217;Arconte. Ma W. Otto sottolinea giustamente l&#8217;importanza della testimonianza di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> [10]. La Basilinna riceve il dio nella casa del suo sposo, l&#8217;erede dei re &#8211; e Dioniso si rivela in quanto re. È probabile che questa unione simboleggi il matrimonio del dio con la città nel suo complesso, con le conseguenze faste che si possono immaginare. Ma è un atto caratteristico di Dioniso, divinità dalle epifanie brutali, che richiede la proclamazione pubblica della sua supremazia. Non si conosce nessun altro culto greco in cui si ritiene che un dio si unisca con la regina.</p>
<p style="text-align: justify;">I tre giorni delle Antesterie, soprattutto il secondo, quello del trionfo di Dioniso, sono però giorni nefasti, perché segnati dal ritorno delle anime dei morti, e insieme a loro dei <em>keres</em>, portatori di influenze malefiche del mondo infero.</p>
<p style="text-align: justify;">A loro era consacrato l&#8217;ultimo giorno delle Antesterie. Si pregava per i morti, si preparavano le panspermie, poltiglie di diversi grani cereali che dovevano essere consumate prima del cader della notte. E, arrivata la notte, si gridava: «Fuori i <em>keres</em>/ Finite le Antesterie!». Lo sfondo rituale è ben noto, ed è attestato un po&#8217; ovunque nelle civiltà agricole. I morti e le potenze dell&#8217;oltretomba governano la fertilità e le ricchezze, e ne sono i dispensatori. «Dai morti -è scritto in un trattato ippocratico- ci vengono nutrimento, crescita e germe». In tutte le cerimonie a lui dedicate, Dioniso si rivela al tempo stesso il dio della fertilità e della morte. Eraclito (fr. 15) diceva già che «Ade e Dioniso [...] sono un&#8217;unica e medesima persona».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dioniso-archetipo-della-vita-indistruttibile/6832" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6462" style="margin: 10px;" title="dioniso-kerenyi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dioniso-kerenyi-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>Abbiamo già ricordato il rapporto di Dioniso con le acque, l&#8217;umidità e la linfa vegetale. E dobbiamo anche segnalare i ‘miracoli’ che accompagnano le sue epifanie, o le annunciano: l&#8217;acqua che sgorga dalla roccia, i fiumi che si colmano di latte e miele. A Teos, nel giorno della sua festa, una sorgente fa sgorgare vino in abbondanza (Diodoro Siculo, III, 66, 2). A Elide, tre scodelle vuote, lasciate durante la notte in una camera sigillata, all&#8217;indomani vengono ritrovate piene di vino (Pausania, VI, 2, 6, 1-2). ‘Miracoli&#8217; di questo tipo sono attestati anche altrove; il più famoso tra questi era quello delle ‘vigne di un giorno&#8217;, che fiorivano e producevano uva in poche ore, ‘miracolo&#8217; che avveniva in diversi luoghi, perché ne parlano parecchi autori [11].</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/euripide">Euripide</a></span> e le orge dionisiache</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Simili ‘miracoli&#8217; sono specifici del culto sfrenato ed estatico di Dioniso che riflette l&#8217;elemento più originale, e probabilmente più antico, del dio. Nelle <em>Baccanti </em>di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/euripide">Euripide</a></span> troviamo una testimonianza inestimabile di ciò che ha potuto rappresentare l&#8217;incontro tra il genio greco e il fenomeno delle orge dionisiache. Lo stesso Dioniso è il protagonista delle Baccanti, fatto senza precedenti nell&#8217;antico teatro greco. Offeso perché il suo culto era ancora ignorato in Grecia, Dioniso arriva dall&#8217;Asia con un gruppo di Menadi e si ferma a Tebe, città natale di sua madre. Le tre figlie del re Cadmo negano che la loro sorella, Semele, sia stata amata da Zeus e che abbia generato un Dio. Dioniso le rende ‘folli&#8217; e le sue zie, con le altre donne di Tebe, corrono verso la montagna a celebrarvi riti orgiastici. Penteo, che era succeduto al trono a suo nonno Cadmo, aveva proibito il culto e, malgrado gli avvertimenti ricevuti, si ostinava nella sua intransigenza. Travestito da officiante del proprio culto, Dioniso è catturato e imprigionato da Penteo. Ma riesce miracolosamente a fuggire e persino a persuadere Penteo ad andare a spiare le donne durante le loro cerimonie orgiastiche. Le Menadi scoprono così Penteo e lo fanno a pezzi: sua madre Agave ne porta in trionfo la testa, credendo che si tratti della testa di un leone [12].</p>
<p style="text-align: justify;">Qualunque fosse l&#8217;intento di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/euripide">Euripide</a></span> nello scrivere le <em>Baccanti</em>, questo capolavoro della tragedia greca costituisce nello stesso tempo anche il documento più importante del culto dionisiaco, in cui il tema «resistenza, persecuzione e trionfo» trova la sua illustrazione più evidente [13]. Penteo si oppone a Dioniso perché è uno «straniero, un predicatore, un mago [...] dai bei boccoli biondi e profumati, guance di rosa, con negli occhi la grazia di Afrodite. Con il pretesto di insegnare le dolci e seducenti pratiche dell&#8217;evoé, corrompe le fanciulle» (233 ss). Le donne vengono incitate ad abbandonare la loro casa e a correre, la notte, per i monti, danzando al suono dei timpani e dei flauti. E Penteo teme soprattutto l&#8217;influenza del vino, perché «con le donne, se il liquor d&#8217;uva figura sulla mensa, non promette nulla di buono in queste devozioni» (260-262).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-sacro-e-il-profano-2/8835" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6463" style="margin: 10px;" title="il-sacro-e-il-profano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-sacro-e-il-profano1-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Tuttavia non è il vino a provocare l&#8217;estasi delle baccanti. Un servo di Penteo, che le aveva sorprese all&#8217;alba sul Citerone, le descrive vestite di pelli di cerbiatto, coronate d&#8217;edera, cinte di serpenti, che recavano in braccio, allattandoli, cerbiatti o lupacchiotti selvatici (695 ss.). Abbondano i ‘miracoli&#8217; tipicamente dionisiaci: le baccanti toccano la roccia con i loro tirsi e subito ne scaturisce l&#8217;acqua o ne sgorga il vino; grattano la terra e trovano polle di latte, mentre i tirsi cinti d&#8217;edera stillano gocce di miele (703 ss.) «Certo -continua il servo- se tu fossi stato là, questo dio che tu disprezzi, ti saresti convertito a lui, rivolgendogli le tue preghiere, dopo un tale spettacolo» (712-714).</p>
<p style="text-align: justify;">Sorpreso da Agave, poco mancò che il servo e i suoi compagni venissero dilaniati. Le baccanti si gettarono allora sugli animali che pascolano nel prato e, «senza nessun ferro in mano» li fanno a brani. «Sotto l&#8217;opera delle mille mani delle fanciulle», tori minacciosi sono dilaniati in un batter d&#8217;occhio. Le Menadi si abbattono in seguito sulla pianura. «Vanno a strappar via i bambini dalle case. Tutto ciò che si caricano sulle spalle, pur senza esservi attaccato, vi aderisce senza cadere nel fango; anche il bronzo, anche il ferro. Sui loro boccoli il fuoco trascorre senza bruciare. Infuriati per essere stati assaliti dalle baccanti, si corre alle armi. Ed ecco il prodigio che tu, Signore, avresti dovuto vedere: le frecce che si lanciavano contro di loro non facevano sgorgare sangue, ed esse, scagliando il loro tirso, li ferivano&#8230;» (754-763).</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile sottolineare la differenza tra questi riti notturni, sfrenati e selvaggi, e le feste dionisiache pubbliche, di cui abbiamo parlato prima. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/euripide">Euripide</a></span> ci presenta un culto segreto, specifico dei Misteri. «Che cosa sono, secondo te, questi Misteri?» s&#8217;informa Penteo. E Dioniso risponde: «La loro segretezza vieta di comunicarli a coloro che non sono baccanti». «Qual è la loro utilità per coloro che li celebrano?» &#8211; «Non ti è lecito apprenderlo, ma sono cose degne di essere conosciute» (470-474).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Mistero era costituito dalla partecipazione delle baccanti all&#8217;epifania totale di Dioniso. I riti vengono celebrati di notte, lontano dalla città, sui monti e nelle foreste. Attraverso il sacrificio della vittima per squartamento (<em>sparagmos</em>) e la consumazione della carne cruda (<em>omofagia</em>) si realizza la comunione con il dio, perché gli animali fatti a brani e divorati sono epifanie, o incarnazioni, di Dioniso. Tutte le altre esperienze -la forza fisica eccezionale, l&#8217;invulnerabilità al fuoco e alle armi, i ‘prodigi&#8217; (l&#8217;acqua, il vino, il latte che scaturiscono dal suolo), la ‘dimestichezza’ con i serpenti e i piccoli delle bestie feroci- sono resi possibili dall&#8217;entusiasmo, dall&#8217;identificazione con il dio. L&#8217;estasi dionisiaca significa anzitutto il superamento della condizione umana, la scoperta della liberazione totale, il raggiungimento di una libertà e di una spontaneità inaccessibili ai mortali. Che tra queste libertà ci sia stata anche la liberazione dalle proibizioni, dalle regole e dalle convenzioni di tipo etico e sociale, sembra essere certo; e questo spiega in parte l&#8217;adesione massiccia delle donne [14]. L&#8217;esperienza dionisiaca però raggiungeva livelli più profondi. Le baccanti che divoravano le carni crude ritornavano a un coportamento rimosso da decine di migliaia di anni; sfrenatezze di questo tipo rivelavano una comunione con le forze vitali e cosmiche che si poteva interpretare soltanto come una possessione divina. E non stupisce che la possessione sia stata confusa con la ‘follia’, la <em>mania</em>. Dioniso stesso aveva conosciuto la ‘follia’, e la baccante si limitava a condividere le prove e la passione del dio, e questo era, in definitiva, uno dei mezzi più sicuri per comunicare con lui.</p>
<p style="text-align: justify;">I Greci conoscevano altri casi di mania provocata da una divinità. Nella tragedia <em>Eracle </em>di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/euripide">Euripide</a></span>, la follia dell&#8217;eroe è opera di Era: nell&#8217;<em>Aiace </em>di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/sofocle">Sofocle</a></span> è Atena a produrre lo sconvolgimento psichico. Il ‘coribantismo’, che gli antichi del resto accostavano alle orge dionisiache, era una mania provocata dalla possessione dei Coribanti, e tale esperienza sfociava in una vera e propria iniziazione. Ciò che tuttavia contraddistingue Dioniso e il suo culto non sono le crisi psicopatiche, ma il fatto che esse fossero valorizzate in quanto esperienza religiosa: sia come una punizione sia come una grazia del dio [15]. In ultima analisi, l&#8217;interesse di un confronto tra riti e movimenti collettivi apparentemente similari -per esempio certe danze sfrenate del <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> o l&#8217;omofagia rituale degli Aissaua, una confraternita mistica dell&#8217;Africa del Nord [16]- sta nel fatto che esso fa emergere l&#8217;originalità del dionisismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/trattato-di-storia-delle-religioni/269" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6464" style="margin: 10px;" title="trattato-di-storia-delle-religioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/trattato-di-storia-delle-religioni.jpg" alt="" width="200" height="295" /></a>È raro che un dio giunga all&#8217;epoca storica pregno di un&#8217;eredità così arcaica; riti con maschere teromorfiche, falloforia, <em>sparagmos</em>, omofagia, antropofagia, <em>mania</em>, <em>enthousiasmos</em>. Il fatto più notevole è che, pur conservando quest&#8217;eredità, residuo della preistoria, il culto di Dioniso, dopo essersi integrato nell&#8217;universo spirituale dei Greci, non ha cessato di creare nuovi valori religiosi. Certo, la frenesia provocata dalla possessione divina -la ‘follia’- dava da pensare a molti autori, e spesso incoraggiava l&#8217;ironia e la derisione. Erodoto (IV, 78-80) riferisce l&#8217;avventura di un re scita, Skylas, che si era fatto «iniziare ai riti di Dioniso Baccheios» a Olbia sul Boristene (Dniepr). Durante la cerimonia (<em>telete</em>), posseduto dal dio, faceva «il baccante e il folle». Con molta probabilità si trattava di una processione in cui gli iniziati, «sotto il dominio del dio» si lasciavano trascinare da una frenesia che gli astanti, e anche gli stessi posseduti, consideravano come ‘follia’ (mania).</p>
<p style="text-align: justify;">Erodoto si limitava a riferire una storia che gli era stata raccontata a Olbia. Demostene, con l&#8217;intenzione di mettere in ridicolo il suo avversario Eschine, ci rivela però in realtà, in un suo celebre passo (<em>Sulla corona</em>, 259), certi riti dei piccoli tiasi (<em>Bacchein</em>) celebrati, nell&#8217;Atene del IV secolo, dai fedeli di Sabazios, dio tracio omologo di Dioniso. (Gli antichi lo consideravano d&#8217;altra parte come Dioniso tracio nel suo nome indigeno) [17]. Demostene si riferisce ai riti seguiti da letture di ‘libri’ (probabilmente un testo scritto, contenente <em>hieroi logoi</em>); parla di ‘nebrizzare&#8217; (allusione alla pelle del cerbiatto, la nebride; si trattava forse di un sacrificio con la consumazione dell&#8217;animale crudo), di ‘craterizzare’ (il bacile in cui si mescolavano l&#8217;acqua e il vino, la ‘pozione mistica&#8217;), di ‘purificazione’ (<em>catharmos</em>), consistente in specie nello sfregare l&#8217;iniziato con argilla e farina. Alla fine l&#8217;accolito faceva rialzare l&#8217;iniziato dalla sua posizione prona o supina, e questi ripeteva la formula: «Sono sfuggito al male e ho trovato il meglio». E tutta l&#8217;assemblea esplodeva in <em>ololyge</em>. All&#8217;indomani si svolgeva la processione degli adepti, col capo coronato di finocchio e di fronde di pioppo bianco. In testa camminava Eschine brandendo serpenti e gridando: «Evoé, misteri di Sabazios!», e danzando al grido di <em>Hyés, Attés, Attés, Hyés</em>. Demostene parla anche di un cesto di forma di vaglio, il <em>liknon</em>, il ‘vaglio mistico&#8217;, la culla primitiva di Dioniso bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto le forme più diverse si trova comunque, al centro del rituale dionisiaco, un&#8217;esperienza estatica di una frenesia più o meno intensa: la <em>mania</em>. Questa ‘follia&#8217; costituiva in qualche modo la prova della ‘divinizzazione&#8217; (entheos) dell&#8217;adepto. L&#8217;esperienza era certamente indimenticabile, perché si partecipava alla spontaneità creatrice e alla libertà inebriante, alla forza sovrumana e all&#8217;invulnerabilità di Dioniso. La comunione con il dio faceva esplodere per un certo tempo la condizione umana, ma non giungeva affatto a cambiarla. Non ci sono allusioni all&#8217;immortalità nelle Baccanti, neppure in un&#8217;opera tardiva come le <em>Dionisiache </em>di Nonno. Ciò è sufficiente a distinguere Dioniso da Zalmoxis, con cui lo si confronta, e a volte lo si confonde, in seguito agli studi di Rohde; infatti questo dio dei Geti ‘immortalizzava’ gli iniziati nei suoi misteri. Ma i Greci non ardivano ancora colmare la distanza infinita che, ai loro occhi, separava la divinità dalla condizione umana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Quando i Greci riscoprirono la presenza del dio&#8230;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pare ormai assodato il carattere iniziatico e segreto dei tiasi privati (v. supra, le <em>Baccanti </em>470-474) [18], benché almeno una parte delle cerimonie (per esempio le processioni) siano state pubbliche. È difficile precisare quando, e in quali circostanze, i riti segreti e iniziatici dionisiaci abbiano assunto la funzione specifica alle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> dei Misteri. Eminenti studiosi quali Nilsson e Festugière contestano l&#8217;esistenza di un Mistero dionisiaco, perché mancano precisi riferimenti alla speranza escatologica. Ma si potrebbe obiettare che, soprattutto per il periodo antico, disponiamo di scarsissime conoscenze dei riti segreti, per non dire poi del loro significato esoterico (che senza dubbio esisteva, dato che i significati esoterici dei riti segreti sono attestati ovunque nel mondo, a tutti i livelli di cultura).</p>
<p style="text-align: justify;">Non si deve inoltre limitare la morfologia della speranza escatologica alle espressioni rese familiari dall&#8217;orfismo o dai Misteri dell&#8217;epoca ellenistica. L&#8217;occultamento e l&#8217;epifania di Dioniso, le sue discese agli Inferi (paragonabili a una morte seguita da risurrezione) e soprattutto il culto di Dioniso fanciullo [19], con riti celebranti il suo risveglio -pur tralasciando il tema mitico rituale di Dioniso-Zagreus, su cui ritorneremo tra breve- indicano la volontà, e la speranza, di un rinnovamento spirituale. Il fanciullo divino è pregno, in tutto il mondo, di un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> iniziatico relativo al mistero di una ‘rinascita’ d&#8217;ordine mistico. (Per l&#8217;esperienza religiosa è più o meno indifferente che tale <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> sia o non sia ‘compreso&#8217; intellettualmente). Ricordiamo che il culto di Sabazios, identificato con Dioniso, presentava già la struttura di un mistero («Sono sfuggito al male!»). È vero che le Baccanti non parlano d&#8217;immortalità, ma la comunione, anche se provvisoria, con il dio non mancava di influire sulla condizione <em>post mortem </em>del <em>bacchos</em>. La presenza di Dioniso nei Misteri d&#8217;Eleusi fa supporre il significato escatologico perlomeno di alcune esperienze orgiastiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il carattere ‘misterico&#8217; del culto si precisa soprattutto a partire da Dioniso-Zagreus. Il mito dello smembramento del fanciullo Dioniso-Zagreus ci è pervenuto soprattutto attraverso autori cristiani [20]. Come prevedibile, essi ce lo presentano evemerizzato, incompleto e in modo piuttosto tendenzioso. Ma proprio perché erano liberi dalla proibizione di parlare apertamente di cose sante e segrete, gli scrittori cristiani ci hanno comunicato molti particolari preziosi. Era invia i Titani, che attirano Dioniso-Zagreus con alcuni balocchi (ninnoli, <em>crepundia</em>, uno specchio, un gioco di aliossi, una palla, una trottola, un rombo), lo massacrano e lo fanno a pezzi. Fanno cuocere i pezzi in un calderone e, secondo certe versioni, lo divorano. Una dea -Atena, Rea o Demetra- riceve, o salva, il cuore e lo pone in un cofanetto. Venuto a sapere del delitto, Zeus folgora i Titani. Gli autori cristiani non accennano alla resurrezione di Dioniso, ma questo episodio era noto agli antichi. L&#8217;epicureo Filodemo, contemporaneo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, parla delle tre nascite di Dioniso, «la prima da sua madre, la seconda dalla coscia e la terza quando, dopo lo squartamento da parte dei Titani, ritorna in vita dopo che Rea ne ha ricomposto le membra» [21]. Firmico Materno conclude aggiungendo che a Creta (dov&#8217;egli ambienta la sua storia evemerizzata) l&#8217;assassinio veniva commemorato da riti annuali, che ripetevano ciò che il «fanciullo aveva compiuto e subìto al momento della morte»: «nel profondo della foresta, emettono strani clamori e simulano la follia di un essere furioso», facendo credere che il delitto è stato compiuto in preda a follia e «dilaniano coi denti un toro vivo».</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema mitico-rituale della passione e risurrezione del fanciullo Dioniso-Zagreus ha suscitato interminabili controversie, soprattutto a causa delle sue interpretazioni ‘orfiche’. In questa sede è sufficiente precisare che le informazioni trasmesse dagli autori cristiani sono confermate dagli autori più antichi. Il nome di Zagreus viene menzionato per la prima volta in un poema epico del ciclo tebano, <em>Alcmeone</em> (VI secolo) [22] e significa ‘gran cacciatore’, in riferimento al carattere selvaggio e orgiastico di Dioniso. Per quanto riguarda il delitto dei Titani, Pausania (VIII, 37, 5) ci ha trasmesso un&#8217;informazione che resta preziosa, malgrado lo scetticismi di Wilamowitz e di altri studiosi: Onomacrito, che viveva ad Atene nel VI secolo, al tempo dei Pisistrati, aveva scritto un poema sul seguente soggetto: «Avendo desunto il nome dei Titani da Omero, aveva fondato alcune orgia di Dioniso, facendo dei titani gli autori delle sofferenze del dio». Secondo il mito, i Titani si erano avvicinati al fanciullo divino impiastricciati di gesso per non essere riconosciuti. Orbene, nei misteri di Sabazios celebrati ad Atene, uno dei riti iniziatici consisteva nel cospargere i candidati con una polvere o con del gesso [23] e questi due fatti sono stati accostati sin dall&#8217;<a title="storia antica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> (cfr. Nonno, <em>Dionys.</em>, XXVII, 228 ss.). Si tratta di un rituale arcaico d&#8217;iniziazione, ben noto nelle società ‘primitive’: i novizi si sfregano sul viso polvere o cenere, allo scopo di assomigliare ai fantasmi; in altri termini, subiscono una morte rituale. Per quanto riguarda i ‘balocchi mistici’, essi erano conosciuti già da tempo; in un papiro del II secolo a. C., trovato a Fayyûm (Gouroub), disgraziatamente mutilo, si citano la trottola, il rombo, gli aliossi e lo specchio (<em>Orf. Fr.</em>, 31).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;episodio più drammatico del mito -e cioè il fatto che, dopo aver squartato il fanciullo, i Titani ne abbiano gettato i pezzi in un calderone, dove li hanno fatti bollire e poi arrostire- era noto, in tutti i suoi particolari, già nel IV secolo e, fatto ancor più significativo, si ricordavano questi particolari in relazione con la ‘celebrazione dei Misteri&#8217; [24]. Jeanmaire aveva opportunamente ricordato che la cottura in pentola o il passaggio attraverso il fuoco costituiscono riti iniziatici che conferiscono l&#8217;immortalità (cfr. l&#8217;episodio di Demeter e Demofonte) o il ringiovanimento (le figlie di Peleo fanno a pezzi il padre e lo cuociono in una pentola) [25]. Aggiungiamo che i due riti -smembramento e cottura o passaggio attraverso il fuoco- caratterizzano le iniziazioni sciamaniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel ‘delitto dei Titani&#8217; si può dunque riconoscere un antico scenario iniziatico di cui si era perduto il significato originario. I Titani si comportano da Maestri d&#8217;iniziazione, vale a dire ‘uccidono’ il novizio, allo scopo di farlo ‘ri-nascere’ a un tipo superiore di esistenza (nel nostro esempio si potrebbe dire che essi conferiscono divinità e immortalità al fanciullo Dioniso). Ma, in una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> che proclamava la supremazia assoluta di Zues, i Titani potevano svolgere soltanto un ruolo demoniaco &#8211; e perciò furono fulminati. Secondo alcune varianti, gli uomini sono stati creati dalle loro ceneri &#8211; e questo mito ha svolto un ruolo considerevole nell&#8217;orfismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il carattere iniziatico dei riti dionisiaci si può scorgere anche a Delfi, quando le donne celebravano la rinascita del dio. Infatti il vaglio delfico «conteneva un Dioniso smembrato e pronto a rinascere, uno Zagreus», come dice Plutarco (<em>De Iside</em>, 35), e questo Dioniso «che rinasceva come Zagreus era allo stesso tempo il Dioniso tebano, figlio di Zeus e di Semele» [26].</p>
<p style="text-align: justify;">Diodoro Siculo sembra riferirsi ai Misteri dionisiaci, quando scrive che «Orfeo ha trasmesso nelle cerimonie dei misteri lo smembramento di Dioniso» (V, 75, 4). E in un altro passo Orfeo viene presentato come un riformatore dei Misteri dionisiaci: «È per questo che le iniziazioni dovute a Dioniso sono chiamate orfiche» (III, 65, 6). La tradizione trasmessa da Diodoro è preziosa in quanto conferma l&#8217;esistenza dei Misteri dionisiaci. Ma è probabile che già nel V secolo questi Misteri avessero mutuato alcuni elementi ‘orfici’, e in effetti Orfeo era proclmato «profeta di Dioniso» e «fondatore di tutte le iniziazioni» (v. cap. XIX, vol. II).</p>
<p style="text-align: justify;">Più ancora degli altri dèi greci, Dioniso sorprende per la molteplicità e la novità delle sue epifanie, per la varietà delle sue trasformazioni. È in perenne movimento; penetra ovunque, in tutti i paesi, presso tutti i popoli, in tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>, pronto ad associarsi a divinità diverse, anzi perfino antagoniste (per esempio Demetra, Apollo). È, senza dubbio, l&#8217;unico dio greco che, rivelandosi sotto aspetti differenti, affascina e attrae tanto i contadini che le <em>élites </em>intellettuali, i politici e i contemplativi, gli orgiastici e gli asceti. L&#8217;ebbrezza, l&#8217;erotismo, la fertilità universale, ma anche le esperienze indimenticabili suscitate dal ritorno periodico dei morti, o dalla <em>mania</em>, dallo sprofondare nell&#8217;incoscienza animale o dall&#8217;estasi dell&#8217;<em>enthousiasmos</em> &#8211; tutti questi terrori e rivelazioni hanno un&#8217;unica origine: la presenza dei dio. La sua natura esprime l&#8217;unità paradossale della vita e della morte. Per questo, Dioniso costituisce un tipo di divinità radicalmente diverso dagli Olimpî. Era forse, tra tutti gli dèi, il più vicino agli uomini? In ogni caso ci si poteva avvicinare a lui, si giungeva a incorporarlo, e l&#8217;estasi della mania dimostrava che la condizione umana poteva essere oltrepassata.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi rituali erano suscettibili di sviluppi inattesi. Il ditirambo, la tragedia, il dramma satirico sono, in modo più o meno diretto, creazioni dionisiache. È appassionante seguire la trasformazione di un rito collettivo, il <em>dithyrambos</em>, implicante la frenesia estatica, in spettacolo e infine in genere letterario [27]. Se, da un lato, certe liturgie pubbliche sono diventate spettacoli e hanno fatto di Dioniso il Dio del teatro, altri rituali invece, segreti e iniziatici, si sono evoluti in Misteri. Perlomeno indirettamente, l&#8217;orfismo è debitore alle tradizioni dionisiache. Più di tutti gli altri dèi olimpici, questo dio giovane non cesserà di gratificare i suoi fedeli con nuove epifanie, messaggi inattesi e speranze escatologiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[1] Pindaro, fr. 85; Erodoto, II, 146; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/euripide">Euripide</a></span>, <em>Le Baccanti</em>, 94 ss.; Apollodoro, <em>Bibl</em>., III, 4, 3, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">[2] <em>Iliade</em>, XIV, 323, la definisce «una donna di Tebe», ed <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span>, <em>Teogonia</em>, 940 ss., una «donna mortale».</p>
<p style="text-align: justify;">[3] Cfr. H. Jeanmaire, <em>Dionysos</em>, p. 76; su Licurgo e le iniziazioni di pubertà, cfr. id., <em>Couroï et Courètes</em>, p. 463 ss.</p>
<p style="text-align: justify;">[4] Si tratta di un frammento di Pilo (X a 0 6) nella lineare B.</p>
<p style="text-align: justify;">[5] Si è cercato di vedere in Dioniso un dio dell&#8217;albero, del ‘grano’ o della vite, e si è interpretato il mito del suo smembramento come un&#8217;illustrazione della ‘passione&#8217; dei cereali o la preparazione del vino; già i mitografi citati da Diodoro, III, 62.</p>
<p style="text-align: justify;">[6] Cfr. i testi e i riferimenti discussi da W. Otto, pp. 162-164.</p>
<p style="text-align: justify;">[7] Il fatto che queste due feste portassero i nomi dei mesi corrispondenti -Lenaion e Antesterion- dimostra il loro arcaismo e il loro carattere panellenico.</p>
<p style="text-align: justify;">[8] Fu il genio delle processioni dei <a title="misteri eleusini" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteridieleusi.html">Misteri eleusini</a> ad essere assimilato a Dioniso; le fonti sono discusse da W. Otto, op. cit., p. 80; cfr. Jeanmaire, op. cit., p. 47.</p>
<p style="text-align: justify;">[9] Ricordiamo che si tratta di uno scenario estremamente arcaico e diffuso ovunque, uno dei principali retaggi della preistoria che svolge ancora un ruolo privilegiato in ogni forma di società.</p>
<p style="text-align: justify;">[10] Si tratta di un&#8217;unione completamente diversa da quella, per esempio, di Bel a Babilonia (la compagnia di una ierodula quando il dio si trovava nel tempio) o della sacerdotessa che doveva dormire nel tempio di Apollo a Patara, allo scopo di ricevere direttamente dal dio la saggezza che poi avrebbe rivelato attraverso l&#8217;oracolo; cfr. Otto, p. 84.</p>
<p style="text-align: justify;">[11] <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/sofocle">Sofocle</a></span>, Tieste (fr. 234) e le altre fonti citate da Otto, p. 98 ss.</p>
<p style="text-align: justify;">[12] Si conoscono altri esempi di ‘follia&#8217; provocata da Dioniso, quando non era riconosciuto come dio: ad esempio, le donne di Argo (Apollodoro, II, 2, 2; III, 5, 2); le figlie di Minia a Orcomeno, che dilaniarono e divorarono uno dei loro figli (Plutarco, <em>Quaest. gr.</em> XXXVIII, 299 e).</p>
<p style="text-align: justify;">[13] Nel V secolo Tebe era diventata il centro del culto, perché là Dioniso era stato generato e là si trovava anche la tomba di Semele. Ciò nondimeno non si era scordata la resistenza dei primi tempi e uno degli insegnamenti delle Baccanti era senz&#8217;altro questo: che non si deve rifiutare un dio perché lo si considera ‘nuovo’.</p>
<p style="text-align: justify;">[14] Tiresia difende però il dio: «Dioniso non obbliga le donne ad essere caste. La castità dipende dal carattere, e quella che è casta di natura parteciperà alle orge senza corrompersi» (<em>Bacc</em>., 314 ss.).</p>
<p style="text-align: justify;">[15] Ricordiamo che ciò che distingue uno sciamano da uno psicopatico è il fatto che egli riesce a guarirsi e finisce poi col disporre di una personalità più forte e più creativa del resto della comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">[16] Rohde aveva confrontato l&#8217;espansione della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> estatica di Dioniso e le epidemie di danze convulsive del <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>. R. Eisler richiamò l&#8217;attenzione sugli Aissaua (Isawiya), che praticano l&#8217;omofagia rituale (chiamata <em>frissa</em>, dal verbo <em>farassa</em>, ‘sbranare&#8217;). Dopo essersi identificati misticamente nei carnivori, di cui portano il nome (sciacalli, pantere, leoni, gatti, cani), gli adepti fanno a brani, sventrano e divorano bovini, lupi, montoni, pecore, capre. La manducazione delle carni crude è seguita da una danza sfrenata di giubilo «per gioire ferocemente dell&#8217;estasi e comunicare con la divinità» (R. Brunnel).</p>
<p style="text-align: justify;">[17] Secondo le antiche glosse, il termine saboi (o <em>sabaioi</em>) era l&#8217;equivalente, in lingua frigia, del greco <em>bacckhos</em>; cfr. Jeanmaire, <em>Dionysos</em>, pp. 95-97.</p>
<p style="text-align: justify;">[18] Ricordiamo che durente la festa delle Antesterie, certi riti erano effettuati unicamente dalle donne, nel segreto più rigoroso.</p>
<p style="text-align: justify;">[19] Il culto di Dioniso fanciullo era conosciuto in Beozia e a Creta, ma finì per diffondersi anche in Grecia.</p>
<p style="text-align: justify;">[20] Firmico Materno, <em>De errore prof. relig</em>., 6; Clemente Alessandrino, <em>Protrept</em>., II, 17, 2; 18, 2; Arnobio, <em>Adv. Nat</em>., V, 19; i testi sono riprodotti in Kern, <em>Orphica fragmenta</em>, pp. 110-111.</p>
<p style="text-align: justify;">[21] <em>De piet</em>., 44; Jeanmaire, p. 382.</p>
<p style="text-align: justify;">[22] Fr. 3, Kinkel I, p. 77; cfr. anche <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/euripide">Euripide</a></span>, fr. 472; per Callimaco (fr. 171) Zagreus è un nome particolare di Dioniso; v. altri e sempi in Otto, p. 191 ss.</p>
<p style="text-align: justify;">[23] Demostene, De cor., 259. Quando partecipavano alle feste dionisiache gli Argivi si impiatsricciavano il viso di gesso. Si sono sottolineati i rapporti tra il gesso (<em>titanos</em>) e i Titani (<em>Titanes</em>), ma questo complesso mitico-rituale fu occasionato proprio dalla confusione tra i due termini (cfr. già Farnell, <em>Cults</em>, V, p. 172).</p>
<p style="text-align: justify;">[24] Cfr. il ‘problema’ attribuito ad <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> (Didot, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span></em>, IV, 331, 15), discusso, dopo Salomon Reinach, da Moulinier, p. 51. Nel III secolo, Euforione conosceva una tradizione analoga; <em>ibid</em>., p. 53.</p>
<p style="text-align: justify;">[25] Jeanmaire, <em>Dionysos</em>, p. 387. V. altri esempi in Marie Delcourt, <em>L&#8217;Oracle de Delphes</em>, p. 153 ss.</p>
<p style="text-align: justify;">[26] Delcourt, op. cit., pp. 155, 200. Plutarco, dopo aver parlato dello squartamento di Osiride e della sua risurrezione, si rivolge all&#8217;amica Clea, la leader delle Menadi di Delfi: «Che Osiride sia la stessa persona di Dioniso, chi potrebbe saperlo meglio di voi che dirigete le Tiadi, che siete stata iniziata da vostro padre e da vostra madre ai misteri di Osiride?»</p>
<p style="text-align: justify;">[27] Il ditirambo, «girotondo destinato, in occasione del sacrificio di una vittima, a produrre l&#8217;estasi collettiva con l&#8217;aiuto dei movimenti ritmici e di acclamazioni e grida rituali, si è potuto -proprio nel periodo (VII-VI secolo) in cui nel mondo greco si sviluppa la grande lirica corale- evolvere in genere letterario per l&#8217;accresciuta importanza delle parti cantate dall&#8217;<em>exarchon</em>, per l&#8217;alternarsi di brani lirici su temi più o meno adattati alla circostanza e alla persona di Dioniso» (Jeanmaire, <em>op. cit</em>., p. 248 ss.).</p>
<p style="text-align: justify;">da: <em>Storia delle credenze e delle idee religiose</em>, vol. I: <em>Dall&#8217;età della pietra ai Misteri Eleusini</em>, tr. it. Sansoni, Firenze 1979, 388-403.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal sito <em><a title="In quiete" href="http://www.gianfrancobertagni.it/">In Quiete</a> </em>di Gianfranco Bertagni.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dioniso-o-le-beatitudini-ritrovate.html' addthis:title='Dioniso o le beatitudini ritrovate ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I misteri eleusini e i misteri orfici nell&#8217;Antica Grecia</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 09:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Breve panoramica sulle principali religioni misteriche del mondo greco, nella loro (parziale) contrapposizione alla religione olimpica classica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/misteri-eleusini-e-orfici.html' addthis:title='I misteri eleusini e i misteri orfici nell&#8217;Antica Grecia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-dei-e-gli-eroi-della-grecia/5687" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2817" style="margin: 10px;" title="dei-eroi-grecia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/dei-eroi-grecia.jpg" alt="dei-eroi-grecia" width="200" height="282" /></a>In questo articolo prenderemo in considerazione l’importanza delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> misteriche nell’universo religioso dell’antica Grecia. In primo luogo dobbiamo mettere in evidenza che i caratteri e i contenuti delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> misteriche erano molto diversi da quelli della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica che rivestiva a sua volta grande importanza nel mondo greco. Nell’antica Grecia la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> era un fenomeno molto complesso e di non facile interpretazione, soprattutto a causa delle numerose stratificazioni storiche dovute ai processi di invasione e di colonizzazione che giocarono un ruolo importantissimo nella storia dell’antica Grecia. Proprio queste stratificazioni molteplici impedirono alla Grecia di raggiungere tra l’altro l’unità politica. Proprio tali processi di invasione e di colonizzazione determinarono una grande varietà delle dottrine religiose esistenti nel mondo greco. Di conseguenza una delle caratteristiche più importanti della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca era la grande varietà dei suoi contenuti dottrinali e delle sue forme di organizzazione pratico-rituale (possiamo dire che in Grecia non è mai esistita una dogmatica religiosa e un modello religioso unico e indiscutibile in grado di esercitare un controllo assoluto sulle credenze religiose e sui comportamenti degli antichi greci).</p>
<p style="text-align: justify;">Volendo sintetizzare al massimo potremmo dire che nel panorama delle espressioni religiose fiorite in Grecia è possibile individuare due componenti fondamentali: la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica e le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> misteriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso ciò diremo che la caratteristica principale di tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> misteriche, sebbene non sia facile avere delle certezze in proposito per l’insicurezza e la scarsità delle fonti, era il carattere non pubblico di tali <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> misteriche in quanto solo coloro che venivano sottoposti ai rituali di iniziazione potevano conoscere i contenuti dottrinali e i riti di tali <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>. Di conseguenza gli iniziati a tali culti religiosi si differenziavano da tutti gli altri individui soprattutto per il fatto che avevano conoscenze, credenze ed un’organizzazione gerarchica molto diverse dai non iniziati. In questo articolo prenderemo in considerazione due <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> misteriche molto importanti nell’antica Grecia ovvero i <a title="misteri eleusini" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteridieleusi.html">misteri eleusini</a> e i <a title="misteri orfici" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteriorfici.html">misteri orfici</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/mysteria-archeologia-e-culto-del-santuario-di-demetra-a-eleusi/2197" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2816" style="margin: 10px;" title="mysteria" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/mysteria.jpg" alt="mysteria" width="200" height="260" /></a> Per quanto riguarda i misteri eleusini essi avevano come centro di irradiazione il santuario di Eleusi dedicato a Demetra e a Persefone sua figlia. I misteri eleusini erano basati su un racconto mitico che aveva come protagonisti Ade, re degli Inferi, Demetra e Persefone. Ade con il consenso di Zeus rapì Persefone alla madre Demetra per farla diventare sua moglie. Allora Demetra dea della terra e del grano in preda a un rabbioso e disperato dolore non consentì più al grano di crescere cosicché Zeus dovette stabilire una soluzione di compromesso: Persefone avrebbe trascorso un terzo dell’anno negli Inferi con Ade e due terzi sulla terra con Demetra. Agli inizi lo scopo dei riti eleusini era quello di propiziare nella stagione della semina la fecondità dei campi. Ma con il passare del tempo l’accento di tale <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> misterica si spostò su un elemento diverso ovvero la vicenda di una dea che trascorreva una parte dell’anno nel mondo dei morti e che ritornava in vita sulla terra secondo un ciclo reversibile e continuo. Tale mito apriva alla mente dei fedeli la possibilità di interpretare il rapporto tra la vita e la morte in un modo nuovo e meno drammatico rispetto a come era descritto nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> olimpica.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi la caratteristica principale dei misteri eleusini era il riferimento alla possibilità degli adepti di tale <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> misterica di conquistarsi la rinascita oltre la morte e di conseguenza la salvezza (in ciò consisteva la dimensione soteriologica di tale <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>). Nei misteri eleusini il mondo degli Inferi era rappresentato come una realtà dolorosa dove l’individuo doveva sopportare un tormentoso vagabondaggio, in attesa di rinascere e di ritornare sulla terra (la possibilità di ritornare sulla terra dopo la morte era riservata solo agli iniziati). Di conseguenza nei misteri eleusini esisteva un rapporto di complementarietà tra il mondo degli Inferi e la terra. Gli adepti di tale <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> misterica dopo l’iniziazione venivano messi a conoscenza dei misteri e dei riti indispensabili per assicurarsi la rinascita dopo la morte. Dobbiamo mettere in evidenza che la conquista della salvezza dopo la morte si otteneva solamente attraverso conoscenze e attraverso la partecipazione a determinati riti e non con determinati comportamenti di tipo morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo visto che il mito di Ade, Demetra e Persefone aveva una fondamentale importanza nei <a title="misteri eleusini" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteridieleusi.html">misteri eleusini</a>. Riteniamo opportuno di conseguenza dire qualcosa intorno all’importanza e alle caratteristiche dei miti nell’antica Grecia.</p>
<p style="text-align: justify;">Volendo sintetizzare al massimo esistono tre modi di definire il mito che sono molto diversi tra loro. Secondo una teoria sostenuta da molti studiosi il mito dovrebbe essere considerato una semplice invenzione priva di fondamento e priva di relazione con la ricerca della verità propriamente detta.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste poi un secondo modo di intendere il mito diametralmente opposto a quello che abbiamo ora esposto. Secondo questo altro punto di vista sul mito esso non solo non racconterebbe cose false ma farebbe conoscere agli uomini delle antichissime nozioni appartenenti all’alba dell’umanità e pertanto dotate di una fondamentale funzione rivelativa sulla vera e profonda natura di tutto ciò che esiste nell’universo. Secondo questo altro modo di intendere il mito esso è un racconto che fa conoscere agli uomini immediatamente delle verità che non possono essere colte dalle argomentazioni e dai discorsi razionali in quanto il mito sarebbe portatore unico di conoscenze e valori archetipici dell’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste poi un terzo modo di definire il mito che secondo questo terzo punto di vista non verrebbe considerato né un racconto falso e privo di fondamento e né il portatore di conoscenze e valori archetipici dell’umanità non conoscibili attraverso il pensiero razionale ma una forma di conoscenza vera che tuttavia deve essere considerata una conoscenza “<em>sui generis</em>” in quanto si tratterebbe di una forma di conoscenza molto diversa da quella razionale colta dal “<em>logos</em>” (si tratterebbe quindi non di una conoscenza inferiore o superiore a quella ottenibile con la razionalità ma solamente diversa da quella del “<em>logos</em>”). Secondo tale modo di intendere il pensiero mitico, le caratteristiche salienti dei miti sono tre: la conoscenza proposta dai miti si presenta in forma immediata e rivelativa; tale conoscenza non è arricchibile secondo le procedure del sapere filosofico-scientifico; la conoscenza presente nei miti non è aperta alla verifica e alla critica razionale. In sintesi si potrebbe dire che il mito deve essere considerato un accoglimento passivo ed acritico di determinate conoscenze ed affermazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/cuor-di-zagreo-il-viaggio-dellanima-orfismo-e-miti-escatologici-in-platone/5938" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2818" style="margin: 10px;" title="cuor-di-zagreo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cuor-di-zagreo.jpg" alt="cuor-di-zagreo" width="200" height="281" /></a>Per quanto riguarda i misteri orfici dobbiamo dire che in tale <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> misterica gli adepti per raggiungere la salvezza intesa come possibilità di ritornare sulla terra dopo la morte non dovevano limitarsi ad acquisire determinate conoscenze ma dovevano anche adottare determinati comportamenti di tipo morale. I misteri orfici devono il loro nome al mitico cantore tracio Orfeo protagonista del tentativo fallito di liberare la moglie Euridice dal mondo degli Inferi e poi ucciso da una schiera di baccanti in preda al furore orgiastico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’interpretazione globale dei misteri orfici non è certamente facile ma appare chiaro che gli orfici svilupparono una teoria del divino assai complessa ed articolata nel contesto della quale si apriva per gli uomini la possibilità di una rinascita dopo la morte. Poiché tale rinascita non poteva avvenire solamente con le conoscenze apprese dopo l’iniziazione con le pratiche rituali ma implicava l’osservanza di precise norme etiche gli orfici erano soliti riunirsi in comunità impegnate nella realizzazione di un determinato stile di vita indispensabile per il conseguimento della salvezza dopo la morte. Fondamentali per comprendere la sostanza teorica dell’orfismo sono i seguenti principi. In primo luogo secondo gli orfici in ogni uomo abitava un demone decaduto nei corpi mortali dopo aver perso le sue caratteristiche originali. In pratica il demone si trovava imprigionato nel corpo umano ragion per cui lo scopo della vita umana era liberare dal corpo questa componente divina ovvero il demone.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo la liberazione del demone poteva avvenire solo se insieme ai riti e all’acquisizione di determinate conoscenze venivano rispettati determinati principi morali che consistevano soprattutto nel rinunciare completamente ai piaceri del mondo e al compimento di azioni malvagie. Tuttavia dato che era molto difficile rinunciare ai piaceri del mondo ed evitare di compiere azioni malvagie il demone prigioniero nel corpo era costretto più volte a reincarnarsi in altri corpi dopo la morte del corpo che lo ospitava. Il demone poteva liberarsi dal ciclo continuo delle reincarnazioni solamente dopo aver compiuto tale difficilissima impresa che gli permetteva di ritornare per sempre nella sua patria celeste. Il demone in questo ciclo di reincarnazioni era costretto a volte a reincarnarsi in animali la cui indole ricordava il tipo di vita che aveva condotto nella precedente esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli orfici riuscirono a tenere in debita considerazione e a dare una risposta valida alle esigenze religiose e morali che si manifestarono nel mondo greco a partire da un certo periodo storico proprio perché per la prima volta l’orfismo propose una nuova immagine dell’uomo fondata su un dualismo sostanzialmente estraneo alla tradizione arcaica greca. Tale dualismo orfico considerava la condizione terrestre come qualcosa di conflittuale e spesso anche di negativo. Nell’antropologia orfica di tipo dualistico possiamo già riconoscere, sia pure in forma embrionale alcuni tipi di dualismo (anima-corpo, spirito-materia, ragione-istinto, etc.) che assumeranno un’importanza fondamentale nello sviluppo del pensiero occidentale. Possiamo dire che tutti i dualismi del pensiero occidentale che seguiranno il dualismo orfico sono stati almeno in parte condizionati dall’antropologia e dalla soteriologia orfica.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/misteri-eleusini-e-orfici.html' addthis:title='I misteri eleusini e i misteri orfici nell&#8217;Antica Grecia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Rinascere</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 09:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni sulla dottrina karmica di nascita e rinascita e sul suo significato spirituale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rinascere.html' addthis:title='Rinascere '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;">Tra il  1914 e il 1921 apparve sulla rivista <em>Arya</em> in circa duecento pagine, perlopiù stese da Sri Aurobindo in modalità di scrittura automatica, <em>The problem of Rebirth.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>A partire da quel testo vorrei proporre in questa sede, in forma di tracce, alcune riflessioni, base per un contributo più articolato che apparirà altrove:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rinascere</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><a href="http://www.libriefilm.com/guida-allo-yoga/5645"><img class="alignright size-medium wp-image-2628" style="margin: 10px;" title="guida-allo-yoga" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/guida-allo-yoga-187x300.jpg" alt="guida-allo-yoga" width="187" height="300" /></a>La teoria della rinascita o reincarnazione è antica quanto il pensiero e non vi è tempo o cultura umana a noi noti che non l’abbia assunta, declinandola in modi e forme differenti, anche in parte deviando dalla verità essenziale, come nel caso della metempsicosi greca.</p>
<p style="text-align: justify;">La teoria sembra connaturata alla realtà psicologica umana più profonda, nella nostra struttura esistenziale deve dunque esistere un luogo che conserva memoria di altre ere in cui il rinascere e le sue modalità erano conoscibili ed  osservabili sui piani occulti,  dall’esperienza extraordinaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rinascere continuerà ad abitarci sinchè esisterà l’uomo e si avvicina l’ora in cui questa realtà sarà di nuovo vista e sperimentata da parti profonde di noi, ancora segrete, e poi dall’Anima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Cosa</em> rinasce</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che rinasce, che prende un nuovo corpo, un nuovo vitale, un nuovo mentale è l’Anima, l’essere psichico secondo la terminologia aurobindiana, governata dal mago supremo,  l’Entità eterna ed immutabile che sta aldilà ed aldisopra di ogni cosa, il Sé <em>(The Self).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il suo ruolo nel gioco di Maya, il compito cui è chiamata, la Legge che si attua, la modalità con il cui il mondo procede nella propria evoluzione, verso la trasmutazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo l’Anima, diamante al centro di noi,  rinasce.</p>
<p style="text-align: justify;">Il resto non è che ricombinazione della terra di Adamo, di tante pluralità: il corpo e la sua materia, le fibre sottili del mentale e del vitale.</p>
<p style="text-align: justify;">La personalità umana si scioglie con la morte fisica e non può mai, come si vorrebbe,  sopravvivere e riapparire in altri corpi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/karma-e-reincarnazione/5643"><img class="alignleft size-full wp-image-2629" style="margin: 10px;" title="karma-reincarnazione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/karma-reincarnazione.jpg" alt="karma-reincarnazione" width="200" height="270" /></a>Alessandro, Mozart, Napoleone, il signor Arena, il signor Cosenza, il signor Nessuno scompaiono per sempre e possono riapparire, larve di vibrazioni mentali e vitali, solo nei salotti dei <em>medium</em>: ciò che resta è il loro apporto, operato sotto la guida dell’Anima e del Sé, alla marcia del mondo verso il Divino.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre fare giustizia di ogni vulgata circa il tema del rinascere.</p>
<p style="text-align: justify;">La suggestione di chi  voglia riconoscere una vita precedente da un segno,  da un incontro,  da un’immagine, contiene quasi sempre un errore fondamentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché solo l’Anima rinasce il riconoscimento di un’esperienza di un’altra vita non può che fondarsi sul risentire <em>momenti d’Anima</em>, esperienze che abbiano toccato e si siano svolte a quel solo livello.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto con la nostra Anima è velato e intermittente, per la maggior parte degli uomini inesistente.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte confondiamo le onde del cuore e del vitale, dei sensi, con Lei, sbagliando.</p>
<p style="text-align: justify;">Avvicinare, svelare la propria Anima: solo da lì il meraviglioso, l’orrendo, l’alto e il basso delle nostre vite passate – e tuttavia ogni istante Opera e Divino!-  potranno essere davvero riconoscibili.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un quadro di Constable, un paesaggio con un gruppo d’alberi, un fiume calmo e poderoso  e una casa, che non riesco a guardare senza disperarmi e cedere a un pianto estremo, di gioia.</p>
<p style="text-align: justify;">La bellezza del quadro, il suo incontro con i miei sensi non sono evidentemente sufficienti a spiegare quanto avviene in me.</p>
<p style="text-align: justify;">Pronunciano il nome<em> Gerusalemme</em> e il mio essere, dal luz alla base della mia colonna sino alla fronte, è attraversato da un brivido profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Posso intuire <em>fatti dell’Anima</em>, accaduti un tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quando <em>saprò</em>?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Karma</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il popolo  mostra a Gesù il nato cieco e gli domanda se sono i suoi genitori ad avere peccato o lui in un’altra vita.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è né lui né i suoi genitori: tutto ciò è avvenuto <em>affinché si mostrassero in lui le opere di Dio.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Qui c’è la verità &#8211; quanto chiara e luminosa -  sulla questione karmica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Cristo distrugge la nozione del Karma come premio o punizione per le buone azioni o per i peccati delle vite precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-leggi-del-karma-secondo-il-kriya-yoga/5644"><img class="alignright size-full wp-image-2630" style="margin: 10px;" title="leggi-del-karma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/leggi-del-karma.jpg" alt="leggi-del-karma" width="200" height="299" /></a>Questa vulgata, tuttora dominante in <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> che muovono milioni di persone come nella mente di newagers spiritualmente <em>arrapati </em>– gli uomini hanno il codino e lo sguardo dolce e smarrito, le donne ampie  gonne a fiori,  a volte anche professionali tailleur, bigiotteria astrologica e lo sguardo sicuro &#8211; si propone come la più pericolosa delle falsità, ossia una Verità a cui sia stata impressa una piccola torsione tramutandola in qualcosa di ben più antispirituale del suo contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno di questa concezione del Karma ci sono due errori fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo: non è possibile intendere avversità e sofferenza  semplicemente come una punizione ad una colpa: con ogni evidenza esse sono il più grande agente purificatore, il più grande aiuto per l’Anima che lotta per apparire, per trasmutare le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">E un grande segno, una grande immagine per chi le incontri nella vita di un altro uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrive Aurobindo : <em>Oh Tu che ami, colpisci! Se non mi colpisci saprò che non mi ami</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo errore: una concezione del Karma dove colpe e virtù vengono punite e ricompensate secondo una legge stabilita inchioderebbe la Manifestazione ad un funzionamento meccanicistico dove non potrebbe più trovare spazio alcuna libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si potrebbe in questo caso assegnare alla sofferenza, priva di ogni sua <em>volontà,</em> un ruolo attivo, luminoso, in prima fila nel campo di battaglia nell’esercito  del Divino?</p>
<p style="text-align: justify;">E come sarebbe possibile riconoscere, distinguere il Karma che produciamo da quello che siamo chiamati a vivere e ad agire, che abbiamo scelto di portare?</p>
<p style="text-align: justify;">In verità tutto il gioco di Maya e del tempo  è un gioco di libertà e di forze, dove per noi, allo stato attuale della nostra coscienza, sono chiari solo Colui che regna, il Divino, e la <em>direzione</em> della Redenzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Responsabilità</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una concezione spiritualmente <em>vera </em>del Karma non tocca in alcun modo la dimensione della responsabilità individuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ordine morale e spirituale, così come in quello materiale, ogni azione ne genera un’altra, che gli è commisurata e il cui fine è il riequilibrio di un ordine infranto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale legge, che regola la materia dal campo più grossolano a quello subatomico, risplende anche nel campo etico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è importante comprendere è che non saremo noi a pagare le conseguenze delle nostre viltà, delle nostre menzogne, così come a seminare per noi  con il nostro bene il campo del futuro: <em>ne verranno pagate</em> tutte le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale Verità non si manifesterà per il mio mentire?</p>
<p style="text-align: justify;">Quale nuovo nato si farà carico della mia indegnità?</p>
<p style="text-align: justify;">Quale uomo sarà felice per il mio cosciente sacrificio?</p>
<p style="text-align: justify;">La comprensione del campo karmico come universale e non individuale rende in realtà ogni nostra azione più grande, più rischiosa, più assoluta, più responsabile, più <em>da amare, </em> con tutto noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni azione nobile e giusta e vera, ogni azione <em>contro </em>il Karma che portiamo avvicina l’ora di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il grande oceano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Noi non conosciamo sino in fondo le regole del gioco di Maya, così come nulla sappiamo del vero volto di Dio, che per noi resta impensabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Come guardare la nostra condizione di ora, così imperfetta e disperata?</p>
<p style="text-align: justify;">Perché? Perché, Signore?, vorremmo gridare con il viso al cielo, in un campo a notte alta.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo oceano di forze, di impulsi, di riparazioni e di volontà, noi esistiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è regola, o meglio questa dipende dal nostro essere e da quanto lo condiziona.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse le mani così armoniose che ci porgono delle banconote da uno sportello e che inspiegabilmente ci commuovono sono le stesse che vedemmo in un’altra era, appartengono a un’Anima convissuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il viso di una donna che scorgiamo da un treno in partenza, oltre il cristallo, un viso che non rivedremo mai più in questa vita ma che ci colpisce come un dardo forse sarà di nuovo nostro tra migliaia di anni, sotto una stella di Orione.</p>
<p style="text-align: justify;">Agiamo rettamente, alla sommità della nostra coscienza, guardando il cielo, sapendo che sulle più alte cime del <em>Vedanta</em>, comunque e nonostante noi, tutto non può che avvenire così, è già avvenuto e questo avvenire, nel gioco di una imperfezione, di una menzogna che è  processo di Redenzione e dunque Verità, è il divenire del Divino.</p>
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		<title>Che cos&#8217;è il Natale?</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 16:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il significato simbolico del Natale e del solstizio d'inverno in uno scritto di J. Evola del 1972]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html' addthis:title='Che cos&#8217;è il Natale? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p align="justify">Vi sono riti e feste, sussistenti ormai solo per consuetudine nel mondo moderno, che si possono paragonare a quei grandi massi che il movimento delle morene di antichi ghiacciai ha trasportato dalla vastità del mondo delle vette giù, fin verso le pianure.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tali sono, ad esempio, le ricorrenze che come Natale ed anno nuovo rivestono oggi prevalentemente il carattere di una festa familiare borghese, mentre esse sono ritrovabili già nella preistoria e in molti popoli con un ben diverso sfondo, compenetrate da un significato cosmico e universale. Di solito, passa inosservato il fatto che la data del Natale non è convenzionale e dovuto solo ad una particolare tradizione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>, ma è determinata da una situazione astronomica precisa: è la data del solstizio d’inverno.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-del-natale/1250" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiadelnatale.bmp" border="0" alt="Manlio Triggiani, Storia del Natale. Culti, miti e tradizioni di una festa millenaria" width="204" height="290" align="right" /></a> E proprio il significato che nelle origini ebbe questo solstizio andò a definire, attraverso un adeguato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a>, la festa corrispondente. Si tratta, tuttavia, di un significato che ebbe forte rilievo soprattutto in quei progenitori delle razze <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a>, la cui patria originaria si trovava nelle regioni settentrionali e nei quali, in ogni caso, non si era cancellato il ricordo delle ultime fasi del periodo glaciale. In una natura minacciata del gelo eterno l’esperienza del corso della luce del sole nell’anno doveva avere un’importanza particolare, e proprio il punto del solstizio d’inverno rivestiva un significato drammatico che lo distinguerà da tutti gli altri punti del corso annuale del sole. Infatti, nel solstizio d’inverno, il sole, essendo giunto nel suo punto più basso dell’eclittica, la luce sembra spegnersi, abbandonare le terre, scendere nell’abisso, mentre ecco che invece essa di nuovo si riprende, si rialza e risplende, quasi come in una rinascita. Un tale punto valse, perciò, nei primordi, come quello della nascita o della rinascita di una divinità solare.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882721406" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/orienteoccidente.bmp" border="0" alt="Oriente e Occidente" width="95" height="136" align="right" /></a> Nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> primordiale il segno del sole come “Vita”, “Luce delle Terre”, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sole muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo “anno”, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un “mistero”. In esso la forza solare discende nella “Terra”, nelle “Acque”, nel “Monte” (ciò in cui, nel punto più basso del suo corso, il sole sembra immergersi), per ritrovare nuova vita. Nel suo rialzarsi, il suo segno si confonde con quello de “l’Albero” che sorge (“l’Albero della Vita” la cui radice è nell’abisso), sia “dell’Uomo cosmico” con le “braccia alzate”, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di resurrezione. Con ciò prende anche inizio un nuovo ciclo, “l’anno nuovo”, la “nuova luce”. Per questo, la data in questione sembra aver coinciso anche con quella dell’inizio dell’anno nuovo (del capodanno). È da notare che anche <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">Roma antica</a> conobbe un “natale solare”: proprio nella stessa data, ripresa successivamente dal cristianesimo, del 24-25 dicembre essa celebrò il <em>Natalis Invicti</em>, o <em>Natalis Solis Invicti</em> (natale del Sole invincibile).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">In ciò si fece valere l’influenza dell’antica tradizione iranica, da tramite avendo fatto il mithracismo, la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> cara ai legionari romani, che per un certo periodo si disputò col cristianesimo il dominio spirituale dell’Occidente. E qui si hanno interessanti implicazioni, estendendosi fino ad una concezione mistica della vittoria e dell’<em>imperium</em>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Come invincibile vale il sole, per il suo ricorrente trionfare sulle tenebre. E tale invincibilità, nell’antico Iran, fu trasferita ad una forza dall’alto, al cosiddetto “<em>hvareno</em>”. Proprio al sole e ad altre entità celesti, questo “<em>hvareno</em>” scenderebbe sui sovrani e sui capi, rendendoli parimenti invincibili e facendo si che i loro soggetti in essi vedessero uomini che erano più che semplici mortali. Ed anche questa particolare concezione prese piede nella Roma imperiale, tanto che sulle sue monete, spesso ci si riferisce al “sole invincibile”, e che gli attributi della forza mistica di vittoria sopra accennata si confusero non di rado con quelli dell’Imperatore.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tornando al “natale solare” delle origini, si potrebbero rilevare particolari corrispondenze in ciò che ne è sopravvissuto come vestigia, nelle consuetudini della festa moderna. Fra l’altro un’eco offuscata è lo stesso uso popolare di accendere sul tradizionale albero delle luci nella notte di Natale. L’albero, come abbiamo visto, valeva infatti come un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> della resurrezione della Luce, di là della minaccia delle notte. Anche i doni che il Natale porta ai bambini costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il “Figlio”, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">[…]</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Avendo ricordato tutto ciò, sarà bene rilevare che batterebbe una strada sbagliata chi volesse veder qui una interpretazione degradante tale da trascurare il significato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e spirituale che ha il Natale da noi conosciuto, riportando all’eredità di una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> naturalistica e per ciò primitiva e superstiziosa.  […] Una “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> naturalistica” vera e propria non è mai esistita se non nella incomprensione e nella fantasia di una certa scuola di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">storia delle religioni</a> […] oppure è esistita in qualche tribù di selvaggi fra i più primitivi. L’uomo delle origini di una certa levatura non adorò mai i fenomeni e le forze della natura semplicemente come tali, egli li adorò solo in quanto e per quel tanto che essi valevano per lui come delle manifestazioni del sacro, del divino in genere. […] la natura per lui non era mai “naturale”. […] Essa presentava per lui i caratteri di un “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> sensibile del sovrasensibile”. […] Un mondo di una primordiale grandezza, non chiuso in una particolare credenza, che doveva offuscarsi quando quel che vi corrispose assunse un carattere puramente soggettivo e privato, sussistendo soltanto sotto le specie di feste convenute del calendario borghese che valgono soprattutto perché si t ratta di giorni in cui si è dispensati dal lavorare e che al massimo offrono occasioni di socievolezza e di divertimento nella “civiltà dei consumi”.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">* * *</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>Brani tratti dall’articolo </em>Natale solare ed Anno nuovo<em> apparso sul quotidiano </em>Roma<em> del 5 gennaio 1972.</em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html' addthis:title='Che cos&#8217;è il Natale? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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