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	<title>Centro Studi La Runa &#187; recensione</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La vita nell’Italia governata dall’Islam</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 10:04:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due romanzi di Pierfrancesco Prosperi disegnano un futuro antiutopico in cui l'islamizzazione dell'Italia è già un fatto compiuto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-vita-nell%e2%80%99italia-governata-dall%e2%80%99islam.html' addthis:title='La vita nell’Italia governata dall’Islam '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-moschea-di-san-marco/6327" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3458" style="margin: 10px;" title="la-moschea-di-san-marco" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-moschea-di-san-marco.jpg" alt="la-moschea-di-san-marco" width="200" height="311" /></a>«Quando gli scrittori di fantascienza anticipano i politologi», potrebbe essere il sottotitolo di questo articolo. Infatti, qualche giorno fa, il professor Panebianco in un fondo del Corriere si poneva il problema della nascita di un partito di ispirazione religiosa islamica nei vari Paesi della Unione Europea, cosa che sta avvenendo già in Spagna. Partiti che non potrebbero che essere «identitari» e quindi inevitabilmente fondamentalisti. Che cosa avverrebbe se si presentassero alle elezioni politiche? <em>Il Foglio </em>faceva in seguito notare come in altre nazioni ciò fosse avvenuto e si fosse risolto con un flop, dato che i cittadini europei di religione musulmana in genere votano i già esistenti partiti di sinistra. L’ipotesi era stata prevista però due anni fa da un autore italiano, Pierfrancesco Prosperi, architetto di professione e scrittore di fantascienza per vocazione sin dagli anni Sessanta con un centinaio di racconti e una decina di romanzi al suo attivo, che nel 2007 aveva pubblicato <a title="La moschea di San Marco" href="http://www.libriefilm.com/la-moschea-di-san-marco/6327"><em>La moschea di San Marco</em></a> e che adesso torna in libreria con il seguito, <em>La Casa dell’Islam </em>(entrambi i volumi editi da Bietti).</p>
<p style="text-align: justify;">Prosperi, come ogni avveduto narratore dalla mentalità speculativa, osserva la realtà e, dai sintomi che vede, ne trae le debite conseguenze portandole alle estreme ma logiche conseguenze e scrive una storia per ammonire i lettori: se le cose continuano come vediamo, ecco ciò che potrebbe succedere. È il meccanismo che muove ogni autore di antiutopia che si rispetti, spesso del tutto inascoltati: si pensi a Zamjatin sul comunismo, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aldous-huxley" target="_blank">Huxley</a></span> sullo scientismo, Orwell sulla dittatura mediatica e quello che oggi chiamiamo il politicamente corretto (la modifica delle parole) e così via. <em>Si parva licet componere magnis</em>, Prosperi fa lo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">E si immagina, nel primo romanzo, la nascita nel Belpaese di un Partito della Verità, espressione dei musulmani italiani che, con un sanguinoso marchingegno, svelato dal doppio colpo di scena finale, vince le elezioni politiche del 2015. Il tutto è visto attraverso gli occhi del commissario Visconti, un fiorentino reso cinico dalle esperienze personali e professionali, che farà da filo conduttore anche ne <em>La Casa dell’Islam</em>. Che cosa rende possibile una situazione del genere, a prima vista impensabile? Lo rende possibile quel che ben si potrebbe definire il tradimento dei chierici nel senso più ampio del termine: sia ecclesiastici, sia intellettuali. Infatti, quel che spiana man mano la strada all’affermazione di un Islam radicale italiano è il «buonismo» esasperato, è l’ossessione del «politicamente corretto» spinto sino al suicidio culturale. Non per nulla le desolate parole conclusive de <a title="La moschea di San Marco" href="http://www.libriefilm.com/la-moschea-di-san-marco/6327"><em>La moschea di San Marco</em></a> son proprio queste: perché è stato possibile tutto ciò? Forse perché siamo troppo buoni?</p>
<p style="text-align: justify;">È la Chiesa cattolica che con il suo ultimo Papa, proprio nel senso delle profezie di Malachia (Benedetto XVI è il penultimo della serie), e che si chiama &#8211; appunto &#8211; Pietro Romani, abdica al proprio ruolo nel nome dell’ecumenismo planetario ammettendo la supremazia dell’Islam; e sono certi politici e intellettuali «impegnati» che non trovano nulla di strano a cedere a ogni richiesta dei musulmani italici in nome di astrazioni illuministe. Intendiamoci bene, l’autore rispetta l’Islam in quanto tale e la sua denuncia è solo nei confronti dell’estremismo fondamentalista che è in genere quello che più si afferma: nella talebanizzazione italiana i primi a rimetterci (anche la pelle) sono i musulmani moderati, la setta dei pacifici e mistici sufi.</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda della Repubblica Islamica d’Italia è lo sfondo del secondo romanzo adesso in libreria: ma non è facile trasformare l’italiano, anarchico per natura, in un <em>homo islamicus</em>. Di fronte agli estremismi delle milizie in verde c’è una resistenza passiva e a volte ingegnosa (come le chiese gonfiabili dei preti che non accettano la resa del Vaticano e che dicono messa qua e là), a volte inaspettata (più delle donne che degli uomini, come le atlete che si rifiutano di partecipare alle gare del tutto intabarrate). Nel 2020, l’anno in cui è ambientata la storia, avviene anche una secessione: il Nord-Est al di là del Po proclama la separazione e la Repubblica del Sud, privata delle industrie settentrionali, si trova in seria difficoltà. Un tema che pensiamo sarà sviluppato nel terzo romanzo della serie.</p>
<p style="text-align: justify;">Prosperi ha uno stile asciutto, a volte fin troppo sintetico e in 99 brevi capitoli (quanto le sure del Corano&#8230;), seguendo il lavoro del commissario Visconti che indaga sull’assassinio di un notabile del Partito della Verità, intreccia le storie di personaggi diversi che alla fine compongono il quadro completo della situazione di questa Italia prossima ventura, inserendo ogni tanto documenti vari (articoli, interviste, capitoli di libri del nostro ipotetico, ma non impossibile, futuro).</p>
<p style="text-align: justify;">Sono i fatti che parlano: esagerazioni, provocazioni dell’autore? No perché, come avvertono le note in fondo al libro, molte volte quelle che sembrano invenzioni sono già, in vari Paesi europei, realtà. Quel che Prosperi condanna, lo ripetiamo, non è l’Islam in sé, e neppure la convivenza di <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> diverse in una stessa nazione, bensì la supina accettazione delle pretestuose sopraffazioni dell’Islam radicale, minaccioso e arrogante. Un’acquiescenza suicida che nasce dalla vigliaccheria, dalla paura e da un’astrattezza slegata dalla realtà: il regista Emmerich non ha forse ammesso che nel suo 2012 si vedono distruzioni di chiese e di sinagoghe ma non di moschee per evitare grane con i musulmani? Se siamo giunti a questo punto di autocensura, forse <em>La Casa dell’Islam</em> è anche troppo ottimista.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 22 novembre 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-vita-nell%e2%80%99italia-governata-dall%e2%80%99islam.html' addthis:title='La vita nell’Italia governata dall’Islam ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I partiti etnoregionalisti</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 17:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di un saggio di Filippo Tronconi, pubblicato da Il Mulino, sui movimenti identitari e indipendentisti in Europa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-partiti-etnoregionalisti.html' addthis:title='I partiti etnoregionalisti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">I movimenti politici ispirati a fenomeni di micronazionalismo regionale rappresentano la punta di lancia dell’opposizione al Nuovo Ordine Mondiale. Dovunque in Europa occidentale si è assistito alle soglie del XXI secolo al risveglio di sentimenti autonomisti e indipendentisti, poiché è sempre più chiaro che i grandi stati nazionali sono complici della globalizzazione e che stanno smantellando alla svelta ogni principio di sovranità territoriale. Di conseguenza i cittadini che cercano di difendersi dal mondialismo devono agire a livello locale: questo è chiaramente l’unico modo per mettere in difficoltà le oligarchie dell’alta finanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-partiti-etnoregionalisti/6087" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3009" style="margin: 10px;" title="i-partiti-etnoregionalisti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/i-partiti-etnoregionalisti-189x300.jpg" alt="i-partiti-etnoregionalisti" width="189" height="300" /></a>L’insorgere di questi movimenti identitari ha colto di sorpresa la classe dirigente mondialista che dopo la fine dei regimi sovietici pensava evidentemente di avere la strada spianata verso il tanto sospirato Governo Mondiale. Politici e intellettuali sono stati costretti a confrontarsi con questi fenomeni di emancipazione etnica che tanto disturbano i poteri forti: spesso si parla di tali argomenti con toni che rasentano l’isteria, ma non mancano studi seri e qualificati che analizzano il fenomeno dal punto di vista scientifico.</p>
<p style="text-align: justify;">È il caso del libro di Filippo Tronconi <a href="http://www.libriefilm.com/i-partiti-etnoregionalisti/6087"><em>I partiti etnoregionalisti</em></a>, uno studio che prende in esame i fenomeni più importanti di etnoregionalismo. I più significativi movimenti che si richiamano al tema dell’identità locale si sono sviluppati nei Paesi Baschi, in Catalogna, in Scozia, in Galles, nelle Fiandre, in Padania. I partiti etnoregionalisti hanno connotazioni diverse a seconda dei contesti in cui si trovano a operare; in generale questi movimenti rivendicano una alterità rispetto al sistema politico nazionale, e cercano di rosicchiare quote di elettorato agli altri schieramenti. Tronconi tenta di individuare collocazioni ideologiche che si possono assegnare ai movimenti locali: nei Paesi Baschi l’indipendentismo ha radici storicamente ascrivibili alla sinistra, e anche in Scozia e in Galles l’orientamento è tendenzialmente vicino ai laburisti, mentre il Vlaams Belang nelle Fiandre e la Lega Nord in Padania sono più vicini ai toni dell’estrema destra. Queste distinzioni comunque sono valide solo in linea di massima, poiché l’ideologia indipendentista è tendenzialmente al di fuori di certi schemi ideologici, che peraltro nel XXI secolo mostrano tutti i segni del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni casi le autorità centrali hanno reagito con la repressione contro i movimenti locali: nei Paesi Baschi il movimento Herri Batasuna è stato messo fuori legge per presunti legami col terrorismo, nelle Fiandre il Vlaams Blok è stato sciolto a causa dei pregiudizi antifascisti che annebbiano molte magistrature occidentali. Ad ogni modo nei Paesi Baschi abbondano i movimenti indipendentisti, e il Vlaams Blok è prontamente rinato col nome di Vlaams Belang, ma questi inquietanti episodi di censura dimostrano quanto sia incerto il confine fra dittatura e democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tronconi esamina le varie teorie sulla costruzione degli stati nazionali, che spesso sono procedimenti studiati a tavolino che non convincono affatto le comunità locali. Quasi sempre i fenomeni localisti sono determinati da forme di colonialismo interno in cui una classe dirigente parassitaria sfrutta le risorse dei territori più ricchi.</p>
<p style="text-align: justify;">In generale i partiti etnoregionalisti ottengono buoni risultati quando gli schieramenti principali tendono ad assomigliarsi. In questi casi l’elettorato percepisce l’originalità delle proposte politiche dei movimenti locali, che in questo modo pescano voti anche al di fuori della nicchia etnica: davvero un miracolo politico in un contesto culturale in cui i sentimenti identitari vengono costantemente censurati o criminalizzati da un sistema mediatico asservito al mondialismo. In altri casi congiunture sfavorevoli fanno perdere consensi a questi movimenti, che tuttavia proprio all’inizio del XXI secolo mantengono una sorprendente vitalità che fa ben sperare nella possibilità di scompaginare i piani della globalizzazione.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Filippo Tronconi, <a href="http://www.libriefilm.com/i-partiti-etnoregionalisti/6087"><em>I partiti etnoregionalisti</em></a>, Società editrice il Mulino, Bologna 2009, pp.224, € 19,00</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-partiti-etnoregionalisti.html' addthis:title='I partiti etnoregionalisti ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Stella d&#8217;Oriente</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 15:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una raccolta di saggi di Anselmo Calvetti che vertono prevalentemente sulla comparazione della favolistica indoeuropea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/stella-doriente.html' addthis:title='Stella d&#8217;Oriente '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dalla-romagna-alleurasia/5625" target="_blank"><img class="size-full wp-image-2687 alignleft" style="margin: 10px;" title="stella-doriente" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/stella-doriente.jpg" alt="stella-doriente" width="200" height="283" /></a>Anselmo Calvetti ha pubblicato numerosi studi sulla storia e sul folklore della Romagna, e il suo ultimo libro <a href="http://www.libriefilm.com/dalla-romagna-alleurasia/5625"><em>Stella d’oriente</em></a> è una raccolta di saggi su temi mitologici e letterari che hanno attraversato il tempo e lo spazio lasciando testimonianze nelle più varie zone dell’Eurasia. Oltre a comparare alcuni temi classici diffusi nella cultura indoeuropea, Calvetti rileva analogie fra temi mitologici presenti in Europa, in Giappone e nelle tribù Pellerossa, ipotizzando che questi temi abbiano avuto origine in territori eurasiatici.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i saggi più interessanti ci sono quelli dedicati alla dea romana Angerona e alle feste dei <em>Lupercalia</em>. Ricchi di spunti interessanti sono anche le analisi delle figure di <em>genius cucullatus</em> che probabilmente raffiguravano personaggi con prerogative sciamaniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni temi sono strettamente legati ad argomenti di cultura locale di cui Calvetti si è occupato nelle sue numerose pubblicazioni in libro e in rivista. Ad esempio la fiaba del Gatto Mammone tramandata in una versione riminese, che sembra richiamare riti femminili prematrimoniali.</p>
<p style="text-align: justify;">Di notevole interesse è il saggio finale che analizza i canti in dialetto romagnolo del bovaro e della zarladora, cioè della ragazza che teneva le redini dei buoi mentre il bovaro guidava l’aratro. Naturalmente il dialogo del bovaro con la zarladora prevedeva anche espressioni amorose che alludevano alla fecondità dei campi. Ma l’aspetto su cui si sofferma Calvetti è quello del colore dei buoi. Da questi testi, infatti, si nota che i buoi aggiogati a coppia erano tradizionalmente di colore diverso: uno bianco e uno rosso. Aldo Spallicci e Giovanni Pascoli, che hanno analizzato questi canti, ritenevano che la differenza di colore fosse dovuta al fatto che il bue rosso, tradizionalmente considerato originario della Romagna, veniva affiancato a quello bianco che veniva da fuori. Calvetti però ritiene che la differenza dei colori rifletta antiche concezioni cosmologiche <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropee</a>, e appoggiandosi agli autorevoli studi di <a title="Jean Haudry" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Jean Haudry</a> avanza l’ipotesi che il bue bianco rappresenti la luce mattutina e il bue rosso lo splendore del sole: una sorta di allegoria della giornata lavorativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Calvetti rileva quindi come nel folklore romagnolo emergano temi <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a> fra i più arcaici e persistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutte le pubblicazioni di Calvetti, il libro è dotato di un’ampia bibliografia e di un apparato di note che permettono agli studiosi un’agevole ricerca delle fonti per eventuali approfondimenti.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anselmo Calvetti, <a title="Stella d'Oriente" href="http://www.libriefilm.com/dalla-romagna-alleurasia/5625"><em>Dalla Romagna all’Eurasia. Stella d’oriente. Miti e racconti</em></a>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena 2009, pp.176, € 14,00</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/stella-doriente.html' addthis:title='Stella d&#8217;Oriente ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La Romagna inesistente di Roberto Balzani</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una netta stroncatura del libro di Roberto Balzani La Romagna, pubblicato da il Mulino nel 2001]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-romagna-inesistente-di-roberto-balzani.html' addthis:title='La Romagna inesistente di Roberto Balzani '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-romagna/5117" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2444" style="margin: 10px;" title="la-romagna" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-romagna-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Una considerazione del problema storico dell’identità romagnola è oggi di particolare importanza alla luce della possibilità di istituire come regione autonoma il territorio romagnolo. In tempi recenti il dibattito è stato animato dalla pubblicazione del volume di Roberto Balzani <a title="La Romagna" href="http://www.libriefilm.com/la-romagna/5117"><em>La Romagna</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Roberto Balzani, originario di Forlì, ha scritto un libro dal quale traspare, più che il rigore storico e metodologico, un’intensa passione ideologica di chiara matrice antiautonomista. Il libro espone una tesi piuttosto “balzana” secondo la quale non sarebbe mai esistita una identità romagnola. Estrapolando dalle vicende storiche i dati funzionali alla sua tesi, l’autore elabora l’originale concetto di “identità estroversa” della Romagna che si sarebbe formata in funzione dell’unità nazionale nel corso delle vicende risorgimentali. Dunque per Balzani l’unico tipo di identità ammissibile è quello legato alle ideologie universaliste che negano ogni senso dell’identità!</p>
<p style="text-align: justify;">Sul filo di questa contraddizione di fondo, vengono analizzate le vicende della storia locale contemporanea, dai moti ottocenteschi ai giorni nostri. Da notare, poi, che l’autore accenna solo di sfuggita ai momenti salienti in cui si è definita in modo inequivocabile l’identità romagnola: l’insediamento dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a>, l’esarcato bizantino, i comuni medievali e le signorie rinascimentali. Con analoga nonchalance, l’autore glissa sulla persistenza anche letteraria del dialetto romagnolo, che ancora oggi è lingua poetica praticata con successo di pubblico e di critica. Inoltre Balzani definisce continuamente l’idea di Romagna come un “mito”, sottintendendo una connotazione squalificante del termine mito al quale, invece, si dovrebbe guardare come a una categoria fondante della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del volume Balzani ha ritenuto anche di dover inserire una patetica “predica” in cui, con atteggiamento paternalistico, invita i romagnoli ad aprirsi al mondo, anziché chiudersi in una dimensione locale. A queste osservazioni si potrebbe obiettare che i romagnoli hanno gli occhi ben aperti sulla realtà e che non hanno alcuna chiusura verso l’esterno, come testimonia il fatto che la riviera romagnola è uno dei comparti turistici meglio organizzati al mondo; sono piuttosto gli apparati burocratici di matrice illuministico-marxista che rischiano di soffocare la grande inventiva della classe imprenditoriale romagnola.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro di Balzani è l’ennesimo prodotto di una propaganda ideologica spaventata dalle istanze localistiche che minacciano il potere delle élites progressiste, un libro destinato a un pubblico di intellettuali organici al sistema che ormai si rivelano sempre più inadeguati ad affrontare le sfide del mondo contemporaneo. Considerando l’importanza strategica delle scelte che la classe dirigente è chiamata a fare nel contesto della globalizzazione, c’è da augurarsi di poter leggere autori che spendano la loro cultura per costruire quel bene inestimabile che è la coscienza identitaria, anziché per demolirla, come troppo spesso è accaduto nella storia recente. In momenti così decisivi, il romagnolo Balzani che ripudia la sua romagnolità è un esempio di etnomasochismo di cui davvero non si sente il bisogno!</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Roberto Balzani, <a title="La Romagna" href="http://www.libriefilm.com/la-romagna/5117"><em>La Romagna</em></a>, Società editrice il Mulino, Bologna, 2001, pp.224</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-romagna-inesistente-di-roberto-balzani.html' addthis:title='La Romagna inesistente di Roberto Balzani ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Trasfigurazione della Romania</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 16:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima traduzione integrale di uno scritto giovanile e scandaloso di Emil Cioran]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/trasfigurazione-della-romania.html' addthis:title='Trasfigurazione della Romania '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2851972855?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2851972855"><img class="alignleft size-medium wp-image-2393" title="cioran-transfiguration-de-la-roumanie" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cioran-transfiguration-de-la-roumanie.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>«Non c’è uomo politico al mondo d’oggi che m’ispiri più simpatia e ammirazione di Hitler». Con questa dichiarazione del 1934 <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span> firmava la sua condanna all’emarginazione intellettuale. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, durante un soggiorno di studio in Germania ebbe modo di assistere alla spettacolare ascesa del movimento nazionalsocialista e fu anche questa esperienza che lo spinse a scrivere il celebre saggio <em>Trasfigurazione della Romania</em> che si inseriva nel contesto storico dei grandi consensi raccolti dalla “Legione dell’Arcangelo Michele”, il movimento politico nazionalista della Romania, di cui <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> era dichiarato simpatizzante.</p>
<p style="text-align: justify;">Un editore francese ha recentemente ripubblicato questo straordinario documento, che finora era disponibile solo nell’originale rumeno; la lingua francese permette una diffusione molto maggiore del testo, e c’è da augurarsi di vederne presto una traduzione italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro può essere imbarazzante per gli ottusi inquisitori della correttezza politica, ma è interessantissimo per chi vuole studiare il pensiero di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> e la temperie storica in cui si è formato il filosofo rumeno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Trasfigurazione della Romania</em>, pubblicato nel 1936, tratta del nazionalismo rumeno che negli anni ’20 e ’30 trovava voce nel movimento politico di Codreanu. La Romania era una nazione giovane, segnata da lunghe dominazioni straniere: turche, greche, austriache, ungheresi e, in tempi più recenti, da un’invadente presenza della <em>lobby </em>ebraica. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> parla del suo paese con tono piuttosto sconsolato: descrive una popolazione sempre pronta a sottomettersi all’invasore di turno e una cultura incapace di aprirsi a un respiro internazionale. Il libro è scritto con uno stile forte e incisivo e con un frequente utilizzo di termini come “militarismo” o “imperialismo”, che possono far sorridere i lettori di oggi, ma che all’epoca erano di uso comune nel linguaggio politico. Il venticinquenne <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> si esprimeva con foga giovanile in un linguaggio che ricalcava gli schemi della pubblicistica nazionalista dell’epoca, con toni che per il lettore odierno possono suonare perfino ridicoli. Il giovane filosofo scriveva: «se fossi ebreo mi suiciderei immediatamente».</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_1457" class="wp-caption alignright" style="width: 188px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788802078694" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1457" title="il-fascismo-rimosso" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-fascismo-rimosso-198x300.jpg" alt="Il fascismo rimosso" width="178" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandra Laignel-Lavastine, Il fascismo rimosso</p></div>
<p>Ma accanto alle riflessioni sul destino della nazione rumena, in questo libro cominciano a intravedersi i semi di riflessioni filosofiche che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> svolgerà in seguito in maniera più approfondita. Il giovane pensatore mostra di avere già una buona conoscenza di Hegel, di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span>, di Nietzsche, di Spengler. Inoltre <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> comincia ad abbozzare quella critica dell’utopia che poi svilupperà in modi molto più consapevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i motivi di interesse del libro ci sono le considerazioni di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> sui movimenti rivoluzionari e sui loro capi: Lenin, Mussolini, Hitler. Il filosofo analizzando l’operato di questi uomini, ne desume un’idea di “collettivismo nazionale” che vorrebbe vedere applicata in Romania. Ovviamente i giudizi che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> esprimeva sul comunismo e sul nazifascismo erano assolutamente parziali e poco equilibrati, ma oggi possiamo parlare col “senno del poi”: <em>Trasfigurazione della Romania</em> deve essere letto come la straordinaria testimonianza di un giovane intellettuale militante che riflette sugli avvenimenti politici a lui contemporanei.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la seconda guerra mondiale <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> ripudiò le idee nazionaliste della gioventù e talvolta, per far dimenticare il suo passato “xenofobo”, assunse atteggiamenti davvero patetici, dichiarando di “sentirsi ebreo” oppure di “sentirsi ungherese”. Inoltre nel 1990 (cinque anni prima di morire) ripubblicò il <em>pamphlet </em>nazionalista con vistosi tagli nei passi che potevano apparire “razzisti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo augurarci che i lettori del XXI° secolo siano abbastanza maturi per leggere l’edizione integrale del libro proposta in questa traduzione francese, che si segnala anche per la cura nella presentazione del testo. Il volume, infatti, prima della traduzione dell’opera eseguita da Alain Paruit, propone una ricca introduzione sulle vicende biografiche di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, estratti della corrispondenza dello stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, una nota di Simone Boué, la compagna del filosofo, e un <em>excursus </em>storico sulla “Legione dell’Arcangelo Michele” e sul suo leader Codreanu. Al termine del volume, infine, c’è una scheda che descrive brevemente personaggi della politica e della cultura rumena che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> ha citato nel testo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span>, Transfiguration de la Roumanie, L’Herne, Paris, 2009, pp.344, € 19,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/trasfigurazione-della-romania.html' addthis:title='Trasfigurazione della Romania ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Fini romanziere</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 10:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo romanzo di Massimo Fini Il Dio Thoth (Marsilio) offre una visione radicalmente pessimistica sul futuro prossimo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-romanziere.html' addthis:title='Massimo Fini romanziere '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_2291" class="wp-caption alignleft" style="width: 200px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797955" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2291" title="il-dio-thoth" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-dio-thoth-190x300.jpg" alt="Massimo Fini, Il Dio Thoth" width="190" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Massimo Fini, Il Dio Thoth</p></div>
<p style="text-align: justify;"><a title="Massimo Fini" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/massimo-fini/">Massimo Fini</a>, una delle più acute intelligenze della cultura antagonista, si è conquistato un posto di primo piano nella saggistica con libri originali e provocatori. Ma Fini mostra di avere buone capacità anche nella narrativa col suo primo romanzo: <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797955" target="_blank"><em>Il Dio Thoth</em></a>. Ispirato alle migliori tradizioni della letteratura fantapolitica, il romanzo di Fini narra la storia di Matteo, un cronista che vive in un futuro non troppo lontano dal nostro tempo. Matteo lavora per TeleWorld, l’agenzia di informazione che monopolizza tutti i mezzi di comunicazione e che fornisce un’informazione che viene definita “totale” perché ha superato la diversità delle opinioni. La storia è ambientata in una avveniristica New Era in cui i cittadini indossano cuffiette audio che li bombardano continuamente di notizie per lo più inventate o comunque ampiamente manipolate. Lo slogan ossessivamente ripetuto da tutti i media è: «La notizia è il fatto. Il fatto è la notizia». I rapporti umani sono ridotti al minimo, la famiglia è praticamente abolita, gli individui hanno personalità deboli e poco definite. Il sistema di organizzazione sociale è tendenzialmente comunista, anche se c’è sempre qualcuno che ha stipendi più alti della media…</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema fa credere che c’è una guerra fra Oriente e Occidente, ma questa guerra in realtà miete vittime solo fra popolazioni che vivono in aree depresse del terzo mondo. L’opinione pubblica viene tenuta buona con rassicuranti menzogne che nascondono la realtà, al punto che la stessa cronaca nera è abitualmente censurata: i fatti criminali si svolgono sotto gli occhi di tutti, ma la gente finge di non vedere e ascolta solo le notizie “ufficiali”. Inoltre il potere mediatico ha predisposto una speciale polizia psichiatrica che deve rieducare i cosiddetti UnInformed, ovvero coloro che per un motivo o per l’altro non ascoltano le notizie di TeleWorld.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della storia Matteo sviluppa un sentimento di frustrazione profonda e un totale rigetto dell’organizzazione sociale della New Era, in un crescendo di sensazioni stranianti e angoscianti. La sorprendente conclusione del libro, infine, richiama il dio egizio Thoth, al quale si fa risalire l’invenzione della scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile dire che l’attuale dittatura della “correttezza politica” ha già raggiunto l’obiettivo di questa informazione “totale” (ma sarebbe meglio definirla “totalitaria”…). Lo stesso Fini, del resto, all’inizio del libro avverte il lettore che: «I personaggi di questa storia sono inventati. I messaggi dei media sono autentici». La lettura di Fini è sempre illuminante e il famoso giornalista non delude nemmeno come romanziere. <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797955" target="_blank"><em>Il Dio Thoth</em></a> è un libro che fa riflettere non solo sul tema dell’informazione, ma anche sulla dimensione sociale e culturale dell’uomo contemporaneo, ridotto a un tragico manichino incapace di un pensiero originale, e la cui personalità si impoverisce sempre di più a causa del progressivo inaridirsi del linguaggio e di un degrado culturale che ha ormai da tempo superato il livello di guardia.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno scenario desolante quello descritto ne <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797955" target="_blank"><em>Il Dio Thoth</em></a>, ma anche ricco di stimoli per chi sa individuare i punti deboli del sistema e riesce a percepirne l’intrinseca fragilità…</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797955" target="_blank"><em>Il Dio Thoth</em></a>, Marsilio, Venezia, 2009, pp.194, € 15,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-romanziere.html' addthis:title='Massimo Fini romanziere ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Fini su Nietzsche</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 20:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione della biografia di Friedrich Nietzsche scritta da Massimo Fini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-su-nietzsche.html' addthis:title='Massimo Fini su Nietzsche '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797221" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2138" style="margin: 10px;" title="nietzsche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/nietzsche-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Quando un intellettuale del calibro di Massimo Fini si confronta con un gigante come Nietzsche, si assiste a un evento culturale di importanza non trascurabile. Il celebre giornalista ha pubblicato una biografia del filosofo tedesco che rappresenta un testo importante per affrontare il complesso pensiero di Nietzsche. Naturalmente biografie di Nietzsche erano già state pubblicate in precedenza, anche con notevoli quantità di dati e di testimonianze, ma la peculiarità del libro di Massimo Fini sta nel fatto di indagare il lato umano di Nietzsche, nello sforzo di delinearne il carattere in relazione alla sua produzione letteraria. La biografia di Fini è pertanto un’ottima introduzione per chi vuole approfondire la conoscenza del più grande filosofo dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">età contemporanea</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Conoscere le vicende biografiche di artisti e scrittori può sempre essere utile per interpretare la loro opera, tanto più per un autore come Nietzsche, funestato dalla follia nella fase finale della sua vita. Fini definisce Nietzsche un “apolide dell’esistenza”, definizione quanto mai calzante per un pensatore che ha saputo guardare all’abisso tragico della vita con uno sguardo totalmente disincantato, come forse solo Leopardi e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> hanno saputo fare. La vita di Nietzsche fin dall’infanzia mostra una personalità caratterizzata da grande difficoltà nei rapporti interpersonali, compensata da una profonda concentrazione nello studio. Nietzsche si segnala per l’intelligenza vivace e per la grande attitudine agli studi umanistici, ma i primi tentativi di scritti letterari, all’epoca del liceo, denotano un modo di esprimersi molto banale e decisamente inferiore a quello che ci si poteva aspettare da un ragazzo colto della sua età. Il futuro filosofo vive essenzialmente di studio e di letture, estraniato dalla realtà: la vita di Nietzsche è completamente priva di azione. Il suo carattere era estremamente mite e quasi arrendevole, cosa che crea forte contrasto con l’eccezionale aggressività del suo stile di scrittura. Infatti nelle prese di posizione intellettuali Nietzsche era irremovibile: a 21 anni annuncia alla madre di essere divenuto ateo. Nietzsche, figlio di un pastore luterano, era cresciuto in un ambiente religiosissimo tuttavia la madre Franziska, da buona protestante, pensò che quella era la volontà di Dio, e che magari in futuro la pecorella smarrita sarebbe tornata all’ovile più salda di prima. Le cose, come sappiamo, andarono ben diversamente, ma la madre di Nietzsche fu sempre vicina al suo Friedrich, soprattutto nei terribili anni della follia, con una dedizione e un amore assolutamente commoventi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845901998" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lanascitadellatragedia.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia" width="95" height="163" /></a>Nietzsche inizia una brillante carriera accademica come filologo classico all’Università di Basilea, dove intreccia rapporti con personaggi che influenzeranno profondamente la sua vicenda intellettuale. Fra queste conoscenze la più illustre è quella di Richard Wagner. È difficile immaginare due personalità più diverse di quelle del musicista e del filosofo. Wagner era un avventuriero, uno spaccone, un donnaiolo. Nietzsche invece era timido, impacciato nei rapporti umani e totalmente incapace di un approccio con l’altro sesso. La vicenda di amicizia e di rottura fra i due è ben nota, e di essa si troverà ampia testimonianza negli stessi scritti di Nietzsche. Nel clima dell’amicizia wagneriana Nietzsche scrive <em>La nascita della tragedia</em>, il libro che lancia le definizioni dell’apollineo e del dionisiaco che segneranno profondamente le categorie culturali della modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri intellettuali influiranno sul pensiero di Nietzsche anche in virtù di una assidua frequentazione personale: importantissimo è l’incontro di Nietzsche con Franz Overbeck. Overbeck era professore di teologia all’Università di Basilea, con la particolare caratteristica di essere dichiaratamente ateo. La figura del teologo ateo è ancora oggi presente nella cultura protestante; la cosa peraltro non destava grande scalpore neppure a quell’epoca, e si può immaginare quanta influenza abbia avuto questo originale professore di teologia su Nietzsche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=884590332X" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lagaiascienza.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, La gaia scienza e Idilli di Messina" width="95" height="161" /></a>Dopo pochi anni di insegnamento Nietzsche comincia a essere tormentato da problemi di salute: fortissime emicranie accompagnate da vomito, con attacchi che possono durare fino a trenta ore. Mano a mano che Nietzsche viene distratto dall’attività di ricerca accademica, si ingrossa il suo <em>corpus</em> di scrittura creativa. Nel 1876 si vede costretto a chiedere un congedo per motivi di salute e l’Università gli assegna una pensione di invalidità grazie alla quale potrà iniziare una serie di viaggi alla ricerca di climi salutari e di nuovi stimoli intellettuali. Nietzsche continua a pubblicare, ma le sue opere sono autofinanziate e diffuse in poche centinaia di copie, per lo più quelle che lui stesso regala ad amici e conoscenti. La quarta parte di <em>Così parlò Zarathustra</em> fu stampata in quaranta esemplari!</p>
<p style="text-align: justify;">Nietzsche inoltre si interessa costantemente di musica ma, pur essendo un buon pianista, sembra incapace di riconoscere l’autentico genio musicale e spesso individua quelli che secondo lui sono compositori di talento e che invece non hanno avuto alcuna importanza nella storia della musica. Nietzsche aveva lui stesso ambizioni di composizione musicale e scrisse dei pezzi di scarso valore e totalmente ignorati dalla critica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833915441" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/nietzscheribellearistocratico.bmp" border="0" alt="Domenico Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico" width="95" height="142" /></a>Le frequentazioni culturali di Nietzsche mostrano un uomo interessato solo al pensiero e alla creatività artistica, ma del tutto alieno dalla riflessione su temi di politica, di economia e di attualità. Il socialismo è un fenomeno del tutto incomprensibile per Nietzsche e non ci sono testimonianze di alcun tipo che ci dicano che Nietzsche abbia letto quello che sarebbe divenuto il suo antagonista filosofico: Karl Marx. In Svizzera Nietzsche ebbe occasione di incontrare Giuseppe Mazzini, ma anche in questo caso il filosofo tedesco mostra di non conoscere nulla del pensiero di Mazzini e meno ancora delle vicende risorgimentali italiane, che pure avevano larga eco nell’opinione pubblica internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso delle sue peregrinazioni Nietzsche si innamorava platonicamente di figure femminili in cui si imbatteva: la più celebre è quella di Lou Salomé. Ma naturalmente in questi frangenti Nietzsche si comportava come un adolescente, e lui stesso peraltro sembrava poco convinto delle proprie capacità di seduttore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845905438" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/crepuscolodegliidoli.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa col martello" width="95" height="163" /></a>Alla fine degli anni ’80 le opere di Nietzsche cominciano ad avere una circolazione abbastanza ampia e sono conosciute anche al di fuori dei paesi di lingua tedesca. Poi, la mattina del 3 gennaio 1889, mentre Nietzsche si trova a Torino, il filosofo vede un cocchiere che frusta un cavallo e piangendo corre ad abbracciare l’animale: Nietzsche è sprofondato nella follia. L’amico di sempre, Overbeck, si precipita a Torino per riportarlo a casa. Nietzsche vivrà ancora dieci anni, durante i quali il solo interesse che sembra rimasto intatto è quello di ascoltare musica. Proprio in questo periodo i suoi libri cominciano ad avere un successo straordinario in tutto il mondo. Nietzsche muore il 25 agosto del 1900: l’autore de <em>L’Anticristo</em> viene sepolto col rito religioso, con tanto di croce d’argento sulla bara.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capitolo finale del libro è dedicato alle ipotesi sulla follia di Nietzsche, che possono dare indicazioni anche sulla sua vicenda culturale. Una tesi molto in voga fu quella di una sifilide con complicazioni nervose. In realtà tutto lascia pensare che Nietzsche fosse sessualmente inibito e la possibilità che abbia avuto rapporti con prostitute, pur non essendo impossibile, pare poco probabile. Sulla sessualità di Nietzsche l’unica testimonianza è quella relativa al celebre episodio del bordello di Colonia: quando studiava all’università Nietzsche fu introdotto a sua insaputa in una casa di tolleranza ma, anziché scegliere una ragazza, si diresse al pianoforte e accennò qualche accordo, poi se ne andò fra la costernazione delle giovani prostitute. Questo episodio ha dato il via a una serie di ipotesi decisamente fantasiose, tanto più che le cartelle cliniche di Nietzsche non mostrano i segni più caratteristici della sifilide. La tesi della sifilide probabilmente ha avuto grande seguito perché corrispondeva a certi stereotipi di scrittori maledetti molto in voga a fine ‘800. L’ipotesi più plausibile sulla causa della follia è che Nietzsche non abbia retto all’enorme tensione intellettuale che si era accumulata in lui: per molto tempo il suo disagio si manifestò in forme somatizzate, poi il suo cervello è andato in pezzi e lo ha fatto all’improvviso, in un solo schianto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845905888" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/genealogiadellamorale.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale" width="95" height="163" /></a>Fini poi fornisce importanti indicazioni sulle vicende postume degli scritti di Nietzsche. La sorella Elisabeth, spesso accusata di aver manipolato in senso ideologico le opere del fratello, in realtà si è limitata a nascondere certi particolari della vita famigliare di Nietzsche, ma è proprio ad Elisabeth che si deve una accurata selezione dei manoscritti originali che ha permesso, almeno in parte, di discernere l’opera del filosofo dalle interpolazioni di amici più o meno intellettualmente onesti e competenti. Inoltre fu merito di Elisabeth la fondazione di un Archivio Nietzsche che fosse un punto di riferimento per gli studiosi del filosofo.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini riferisce di due visite che ha fatto alla tomba di Nietzsche che ben rappresentano le alterne fortune del filosofo nel corso del tempo. Fini ha visto la tomba per la prima volta all’epoca del regime comunista della Germania Est, agli inizi degli anni ’70: la tomba era in stato di semiabbandono, con la vegetazione che copriva la sepoltura, e le librerie della DDR, pur essendo ben fornite, non vendevano libri di Nietzsche. Fini è tornato a visitare la tomba del filosofo tedesco nel 2001 e ha trovato il luogo segnalato da cartelli turistici, la tomba completamente ristrutturata e tenuta nel massimo decoro, e un piccolo museo con firme di visitatori venuti da tutto il mondo per rendere omaggio al profeta della rivolta contro il mondo moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nietzsche e Marx sono indubbiamente gli intellettuali che maggiormente hanno influito sulla <em>forma mentis</em> dell’uomo contemporaneo, e sintetizzano in modo esemplare i filoni culturali che hanno caratterizzato tutta la storia occidentale. Da una parte il pensiero di matrice monoteista dell’ebreo Marx: dogmatico, irrazionale, intollerante. Dall’altra parte il pensiero ispirato al paganesimo di Nietzsche: critico, problematico, differenzialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure proprio nel XXI° secolo, nel secolo che celebra il cupo trionfo dell’omologazione egualitaria, le pagine noiose e mediocri di Marx non sono più lette nemmeno dai militanti di sinistra, e ormai sono studiate solo dagli specialisti di teorie economiche, mentre le parole di Nietzsche guizzano ancora come fiamme e non cessano di affascinare i lettori col loro potere incantatorio e sempre gravido di fecondi sviluppi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797221" target="_blank"><em>Nietzsche. L’apolide dell’esistenza</em></a>, Marsilio, Venezia 2002, pp.432, € 17,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-su-nietzsche.html' addthis:title='Massimo Fini su Nietzsche ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La dittatura del PIL</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 17:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ippolito Edmondo Ferrario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnalazione del pamphlet di Pierangelo Dacrema contro l'uso del prodotto interno lordo quale indicatore di ricchezza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-dittatura-del-pil.html' addthis:title='La dittatura del PIL '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Verrà presentato lunedi 11 febbraio dalle ore 21 in poi presso Le trottoir di Milano (Piazza XXIV maggio) il libro <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831792844" target="_blank"><em>La dittatura del Pil</em></a> di Pierangelo Dacrema, edito da Marsilio Editore, una suggestiva e disincantata analisi di una delle più grandi ossessioni che ammorba economisti e politici di tutto il mondo, una sigla entrata ormai nel linguaggio comune di tutti: il Pil, ovvero il prodotto interno lordo.</p>
<div id="attachment_2080" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831792844" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2080" title="la-dittatura-del-pil" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-dittatura-del-pil-191x300.jpg" alt="Pierangelo Dacrema, La dittatura del PIL" width="191" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pierangelo Dacrema, La dittatura del PIL</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dacrema, che ha insegnato Economia in diverse Università Italiane, parte dal principio che la classe politica di quasi tutti i paesi industrializzati indica nel Pil il dato indicatore del benessere di una nazione o meno, senza tenere conto delle condizioni di vita reali delle persone. Dacrema nella sua analisi ha un illustre precedente; uno dei primi a battersi contro il valore assoluto del Pil fu addirittura Bob Kennedy che nel 1968, durante il celebre discorso all’Università del Kansas, così profetizzò: “Non possiamo misurare i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana. Contabilizza le serrature speciali per le porte delle nostre case e le prigioni per coloro che cercano di forzarle…Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari…Si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere e l’onestà dei pubblici dipendenti. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti tra noi. Non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra compassione…”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dacrema, con un’arguzia e una sensibilità che si riscontra sempre meno tra gli economisti, analizza la situazione del nostro paese che naturalmente non sfugge alla cosidetta “dittatura del Pil”, come peraltro dimostra un passato scambio di battute tra Zapatero e il nostro Presidente del Consiglio, ciascuno teso a dar prova di come il PIL del proprio Paese fosse superiore a quello dell’altro:  “Il mercato è una giungla… Sappi che devi essere un leone, che alla caccia è affidata la tua sopravvivenza, all’abbondanza delle prede il vigore dei tuoi muscoli, la forza delle tue mascelle e la lucentezza del tuo pelo. Il tuo PIL è il numero delle gazzelle che riesci ad abbattere e sbranare. Occorre essere veloci e possenti, astuti e spietati. Ma come, ti chiedi, ti hanno insegnato a dire buongiorno e buonasera, a essere civile e gentile in tanti momenti della giornata e dell’esistenza, per poi costringerti a comportarti come una belva in materia di economia?”, dice Dacrema.</p>
<p style="text-align: justify;">
Partendo da questi presupposti la presentazione milanese del libro sarà un’occasione per ampliare questi argomenti con il pubblico e per entrare nel vivo di questioni più pratiche che teoriche. Dacrema tenterà infatti di dare una spiegazione a dati economici pressochè incomprensibili: “Come mai a Milano, una delle città più ricche di un Paese che, come il nostro, è dotato di uno dei PIL pro-capite più alti del mondo, il 30% delle famiglie stenta ad arrivare alla fine del mese? Come mai un autoferrotranviere della Lombardia, regione italiana a elevatissimo PIL pro-capite,  percepisce uno stipendio che gli consente di vivere appena sopra la soglia dell’indigenza, mentre un autoferrotranviere della Calabria, regione che quanto a PIL è fanalino di coda d’Europa, gode di una remunerazione che gli garantisce un relativo benessere? E se questo non bastasse Dacrema cercherà di spiegare perchè in Spagna, Paese che, come si è affannato a puntualizzare il nostro Primo Ministro, ha un PIL inferiore a quello italiano, si ha la percezione, a detta di tutti gli osservatori del mondo, italiani e spagnoli compresi, di un benessere superiore e più diffuso? Nel corso della presentazione interverranno numerosi personaggi tra cui  Paola Fiorido, anima culturale di <em>Markette</em>, che leggerà la pagina 57 de <em>La dittatura del PIL</em>. Nel clima di una Milano-Expo 2015 immaginato da Roberto Triolo sulle note del jazz metropolitano di Michelangelo Mazzari, verranno messe all’“asta” le opere dell’artista Michelangelo jr. L’arte come parte eccellente dell’economia è il tema su cui il pubblico interverrà con Pierangelo Dacrema, Paul de Sury, Running Mannarelli, Michelangelo jr e Andrea G. Pinketts, autori delle <em>Lezioni di Indisciplina</em> già tenute all’Università La Sapienza di Roma, all’Università della Calabria e al Teatro Strehler di Milano sempre in compagnia di Dacrema.</p>
<p style="text-align: justify;">“Dacrema- dice Pinketts- è un economista innovativo e geniale, capace di incantare le folle con le sue teorie da genialoide che sono alla portata di tutti, un’istrionico nell’insegnamento dell’economia. Non a caso fisicamente assomiglia ad Einstein”. Lo stesso Pinketts durante le Lezioni di Indisciplina ha trattato l’argomento della “circolarità dell’accendino” del quale il noirista milanese ha detto: “Sono partito dal fatto che sono un cleptomane di accendini, tutti quelli che me ne prestano uno difficilmente lo rivedono. Contemporaneamente il chiedere da accendere rimane per me uno dei modi migliori per avvicinare il gentil sesso”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Secolo d&#8217;Italia</em> dell&#8217;8 febbraio 2008.</p>
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		<title>Così morì l’Uranoscopo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 08:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione dell'omonimo saggio della prof. Anna Maranini sull'animale fantastico che era simbolo della ricerca spirituale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cosi-mori-l%e2%80%99uranoscopo.html' addthis:title='Così morì l’Uranoscopo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><div id="attachment_1933" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883125300" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1933" title="uranoscopo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uranoscopo.jpg" alt="Anna Maranini, Così morì l'uranoscopo" width="200" height="284" /></a><p class="wp-caption-text">Anna Maranini, Così morì l&#39;Uranoscopo</p></div>
<p style="text-align: justify;">La Prof.ssa Anna Maranini, studiosa di letteratura medievale e umanistica, ha pubblicato un originale studio sulla figura dell&#8217;<em>uranoscopus</em>, ovvero la raffigurazione di un pesce con gli occhi rivolti verso il cielo che era <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dell&#8217;attitudine umana a cercare le proprie origini divine. Il libro prende le mosse dalla descrizione del pesce <em>uranoscopus</em> dell&#8217;umanista Gioachino Camerario il Giovane (1534-1598). Fin dall&#8217;<a title="Antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> la postura eretta dell&#8217;uomo era interpretata come un anelito ad elevare l&#8217;anima alle altezze del cielo, e il Cristianesimo aveva accolto e sviluppato questo tema culturale. Già <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> aveva indicato l&#8217;origine dei quadrupedi negli uomini che non si occupavano di filosofia e che non prendevano in considerazione la natura degli oggetti celesti; sulla scia di queste concezioni il pensiero cristiano riteneva che l&#8217;uomo era stato conformato in modo da poter agevolmente guardare al cielo per poter contemplare il suo creatore.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;immagine dell&#8217;<em>uranoscopus</em> andava a confondersi con varie tipologie di pesci più o meno fantastici che venivano descritti nei lessici, nei <em>bestiarii</em> e nelle opere astrologiche del <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>. Ad aumentare la confusione contribuivano anche i copisti che, confondendo la grafia delle lettere, leggevano ad esempio <em>granius</em> al posto di <em>uranius</em> dando luogo a equivoci che si perpetuavano da un testo all&#8217;altro. Anche a causa di questi malintesi talvolta altri animali assumevano caratteristiche di <em>uranoscopus</em>, ad esempio nelle <em>Derivationes</em> di Uguccione da Pisa l&#8217;animale <em>uranoscopus</em> era il bue. Le etimologie si confondevano ed erano prese di volta in volta dall&#8217;ebraico, dall&#8217;arabo, dal persiano, dall&#8217;etiopico&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ne <a title="L'Acerba di Cecco d'Ascoli" href="http://www.centrostudilaruna.it/cattabianiacerba.html"><em>L&#8217;Acerba</em></a> di Cecco d&#8217;Ascoli, compare un &#8220;Orospo&#8221;, che non viene descritto come un pesce, ma come un animale con un solo occhio rivolto verso l&#8217;alto e con la schiena ricoperta di peli bianchi. La parola usata da Cecco veniva facilmente interpretata come &#8220;rospo&#8221; in virtù della facile assonanza, ma è evidente che derivava da errate letture della grafia dei codici manoscritti.</p>
<p style="text-align: justify;">La lessicografia accoglieva anche il lemma contrario: il <em>catoblepa</em>, che era riferito ad animali che avevano lo sguardo costantemente rivolto verso il basso, segno incontrovertibile di attitudini demoniache.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema dell&#8217;<em>uranoscopus</em> continuò ad avere fortuna anche in piena epoca umanistica, sia nel mondo cattolico che in quello protestante, anche se gli autori cercavano di usare un linguaggio allusivo e non troppo diretto per il timore di incappare nelle scomuniche e negli interdetti che fioccavano in entrambi i campi quando si trattavano temi spirituali. Poi, verso la fine del XVII° secolo cominciarono a essere pubblicati manuali scientifici sui pesci che mettevano ordine nella varia mitologia che si era accumulata sull&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;affascinante storia dell&#8217;<em>uranoscopus</em> è esemplificativa di temi che si sono manifestati nella concezione della <em>philosophia perennis</em>, che imponeva una continua ricollocazione delle idee dalla filosofia alla teologia, dalla mitologia alle credenze popolari, dalla magia alla <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a>, in un continuo riesame dei concetti di razionalità e di mistero.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anna Maranini, <a title="Così morì l'uranoscopo" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883125300" target="_blank"><em>Così morì l&#8217;uranoscopo</em></a>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2006, pp. 272, € 16,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cosi-mori-l%e2%80%99uranoscopo.html' addthis:title='Così morì l’Uranoscopo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Apocalisse 23</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 19:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Cara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione della omonima raccolta poetica di Michele Fabbri, pubblicata da Il Ponte Vecchio di Cesena]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/apocalisse-23.html' addthis:title='Apocalisse 23 '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><div id="attachment_1910" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883122934" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1910" title="apocalisse-23" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/apocalisse-23-199x300.jpg" alt="Michele Fabbri, Apocalisse 23" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Fabbri, Apocalisse 23</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’impiego della rima insieme a ritmi armoniosi riproduce nel testo poetico una serie di equilibri che agevola la lettura di questi versi, così come equivalenti fomiti di evocazione tradizionale e classica. <a title="Michele Fabbri" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/michele-fabbri/">Michele Fabbri</a> conferma così un’efficace e intima riscoperta, concede allo stesso spirito ispirativo tensione e valore di una scrittura che via via riemerge dopo decenni di sfide sperimentali, di immersioni in proprio su un linguaggio poetico-altro, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, la cognizione lirica dei versi, chiara denuncia di un proprio principio di istituzione disquisitiva, diviene oasi di una retorica che era appunto scomparsa dal contesto dei movimenti che intendevano spingere più in là l’esperienza inalterata della scrittura in versi. E in tutto il dire (il lavorio dell’intensa testualità) c’è sensibilissima materia per la “lamentazione” e “l’ode”, per i rendiconti di una solitudine mai artefatta e di un discorso (una catarsi privata del “canto”?) continuo dei tormenti dell’io, dell’amore e del colore del mondo, delle fasi “antimoderne” della sua ricerca concisa, grave, naturale, come un’odissea e una preghiera continua alla realtà che attraversa nell’Adesso i punti di fuga della cattura canonica.</p>
<p style="text-align: justify;">La moralità speculare è tanta, e ciò che è unitario convoca le parole a farsi senso di una provocazione innovativa piuttosto che commento manicheo in un’area deserta o senza ricordi attivi. È una “melodia dell’aldilà” a conquistare tesi e moniti di cui sono gremiti i versi (non privi di monotonia e tanto meno di tic onomatopeici), ma anche un ludo quotidiano in cui sia il fluente rigenerarsi della vita, sia l’incubo della perdita dell’effimero, segnano contrappunti pensosi non solo fragranti (la rima dentro aiuta una lenta solennità espressionistica) ma drammatici, traumatici, quasi frecce critiche in un contesto di orrenda visualità, e fendenti tutt’altro che vaghi o liristici di cui liberarsi con il quattordicesimo verso, o in quartine assidue e dopotutto mai controverse o soltanto convenzionali.</p>
<p style="text-align: justify;">«È metastasi orrenda la mia vita. / Da solo mi ritiro disturbato, / per grande pena mi sento disperso: / campo d’energia psichica disperso. / Sensazioni spaesate: l’irrealtà. / Fa spavento il mio vivere sciancato / che teme ogni confronto al mondo ostile, / che scava le trincee dentro se stesso. / Un forte mal di testa mi distrugge, / mi rovina i pensieri, mi sbeffeggia, / mi costringe all’assillo di pensare: / il nulla si è dissolto nel mio nulla, / fuori controllo sono i miei pensieri. / Tempo maligno che mi crolla addosso». (<em>Il futuro</em> p.53)</p>
<p style="text-align: justify;">Al senso di compiutezza (e di tardività del metro) si aggiungono un’adeguata percezione della poesia romagnola ottocentesca, un’istanza autobiografica corrispondente all’anelito riflessivo continuo, una rettifica di ciò che <a title="Michele Fabbri" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/michele-fabbri/">Michele Fabbri</a> aveva scorto nelle sillogi precedenti: <em>Trobar clus</em> (1999) e <em>Arcadia</em> (2001). Ma indubbiamente non mancano gli “orientamenti” e le “epifanie” capitali di un’amara voluttà d’urto concettuale, e ciò che di inquietante si svolge nel proprio progetto poetico. Va quindi elusa una privata ed insistente sintomatologia dell’autopunizione, in cui l’immagine dell’Apocalisse è centro non aforistico del conflitto metafisico, disquisitivo, allucinato, e qui denuncia totale dell’esistenza <em>tout-court</em>, nella cui passione riappare una configurazione del primordiale, dove si assestano mostri, eventi del Caos, fra “sereni cieli” e altre idre.</p>
<p>* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Michele Fabbri, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883122934" target="_blank"><em>Apocalisse 23</em></a>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2005, pp.64,  € 7,00</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/apocalisse-23.html' addthis:title='Apocalisse 23 ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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