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	<title>Centro Studi La Runa &#187; razze</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Razze d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 15:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il libro del Günther, pubblicato nel 1926, è ancora un’opera attualissima e per questo è una lettura che dovrebbe essere raccomandata nelle scuole di tutta Europa, per invitare i giovani del Vecchio Continente a un virtuoso percorso di emancipazione etnica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/razze-deuropa.html' addthis:title='Razze d&#8217;Europa '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/waldnernotaintroduttiva.html"><img class="alignright size-full wp-image-5647" style="margin: 10px;" title="tipologia-razziale-dell-europa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tipologia-razziale-dell-europa.bmp" alt="" width="206" height="301" /></a>Nel clima di etnomasochismo e di arianofobia dilaganti in Occidente, è assolutamente necessario rilanciare la lettura di un classico degli studi antropologici: <a title="Tipologia razziale dell'Europa" href="http://www.centrostudilaruna.it/waldnernotaintroduttiva.html"><em>Tipologia razziale dell’Europa</em></a> di <a title="Hans F.K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Hans F.K. Günther</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro dello studioso tedesco è un utile strumento per debellare i pregiudizi antirazzisti che nella società contemporanea sono profondamente radicati e difficili da estirpare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a> opera una classificazione razziale della popolazione europea dividendola in cinque gruppi principali: razza nordica, razza occidentale, razza dinarica, razze estide, razza baltico-orientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per razza deve intendersi un gruppo umano le cui caratteristiche si ripetono generazione dopo generazione, si tratta quindi di un concetto che non coincide con quello di popolo e meno ancora con quello di lingua: il fatto che su un territorio si parli una lingua indoeuropea è indice che su quel territorio ci deve essere stato il predominio di una classe dirigente nordica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Gunther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a> analizza le caratteristiche psicosomatiche dei vari tipi razziali corredando il volume con disegni e fotografie. La razza nordica si distingue per le caratteristiche di disciplina e di coraggio che la rendono idonea a funzioni di comando e di organizzazione. Tuttavia i nordici denotano una scarsa capacità di adattamento a società miste in cui i caratteri di altre popolazioni tendono a dissolvere istituzioni fondate sulla gerarchia. Così la storia dei Greci, dei Romani, dei Persiani, mostra come inizialmente la classe dirigente nordica abbia costruito civiltà complesse e raffinate, ma come sia poi decaduta in conseguenza della mescolanza con elementi meridionali e levantini.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine dell’Impero Romano, con le invasioni barbariche, l’intera Europa è investita da un fenomeno di reindoeuropeizzazione, e il <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> si caratterizzerà come una civiltà tipicamente nordica.</p>
<div id="attachment_5648" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/"><img class="size-full wp-image-5648" title="guenther" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/guenther.bmp" alt="Hans Friedrich Karl Günther" width="200" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Hans Friedrich Karl Günther</p></div>
<p style="text-align: justify;">In generale la storia mostra come i nordici si contraddistinguano per una forma di potere legata al possesso inalienabile della terra, e questa forma di potere viene abbattuta da organizzazioni sociali basate sulla commercializzazione e sul potere anonimo del denaro. Tali fenomeni negli ultimi tre-quattro secoli si sono continuamente ampliati, e la diffusione di idee egualitarie ci ha portati, alle soglie del XXI secolo, a un ripugnante scenario di disgregazione sociale e di meticciato razziale che annuncia un futuro di inevitabili scontri interetnici…</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Günther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a> nel suo libro propone osservazioni che al lettore di oggi si rivelano profetiche. Lo studioso affermava che la riduzione dell’elemento razziale nordico avrebbe portato a una rapida diminuzione del livello intellettuale europeo, e il livello culturale della società globalizzata si commenta da solo!</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre <a title="Günther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a> parlava di “volto criminale della modernità”, che infatti oggi paghiamo tutti sulla nostra pelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine non si può fare a meno di riportare questa citazione che sembra scritta ai giorni nostri: “la pressione delle tasse colpisce – lo abbiamo già detto – soprattutto le classi più prevalentemente nordiche, le quali devono continuamente sborsare quei soldi che servono per l’assistenza e la riproduzione di quelli che hanno invece caratteristiche ereditarie scadenti o criminali. E fra le assistenti sociali si incontrano spesso ragazze sane e nordiche che, in ragione del loro mestiere, molto probabilmente rimarranno zitelle”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il saggio del <a title="Günther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a> per certi aspetti deve essere integrato da studi più recenti, e un suo difetto consiste nel trascurare certi elementi culturali che hanno pesato molto sullo svolgimento dei fatti storici: in particolare si pensi alla sciagura della Riforma protestante, che proprio nell’Europa del Nord si è sviluppata e ha messo radici, scatenando il demone del capitalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia <a title="Tipologia razziale dell'Europa" href="http://www.centrostudilaruna.it/waldnernotaintroduttiva.html"><em>Tipologia razziale dell’Europa</em></a> è un testo che deve costituire un punto di partenza per una rilettura della storia in senso razziologico: un lavoro culturale che potrà dare frutti significativi in futuro. Infatti mai come oggi si sono avvertite l’insufficienza e la malafede delle dottrine egualitarie, che vengono artificialmente tenute in vita da una classe dirigente che cerca consenso nella massa subumana dei mediocri e dei degenerati…</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro del <a title="Günther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a>, pubblicato nel 1926, è ancora un’opera attualissima e per questo è una lettura che dovrebbe essere raccomandata nelle scuole di tutta Europa, per invitare i giovani del Vecchio Continente a un virtuoso percorso di emancipazione etnica.</p>
<p>* * *</p>
<p><a title="Hans Friedrich Karl Günther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Hans F.K. Günther</a>, <a title="Tipologia razziale dell'Europa" href="http://www.centrostudilaruna.it/waldnernotaintroduttiva.html"><em>Tipologia razziale dell’Europa</em></a>, Editrice Ghénos, Ferrara 2003, pp.224.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/razze-deuropa.html' addthis:title='Razze d&#8217;Europa ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La razza iperborea e le sue ramificazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 10:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il gruppo delle razze “arie”, le loro caratteristiche e gli elementi solari ed eroici primordiali. Brani da Sintesi di dottrina della razza, 1941.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-razza-iperborea-e-le-sue-ramificazioni.html' addthis:title='La razza iperborea e le sue ramificazioni '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;">Il limite che si può dare alla nostra dottrina della razza in fatto  di esplorazione delle origini cade nel punto, in cui la razza iperborea  dovette abbandonare, ad ondate successive, seguenti itinerari diversi,  la sede artica, per via del congelamento che la rese inabitabile – nelle  opere già citate si è già accennato a quel che rende fondata l’idea,  che la regione artica sia diventata quella dei ghiacci eterni solo a  partire da un determinato periodo: i ricordi di quella sede, conservati  nelle tradizioni di tutti i popoli nella forma di miti varii, ove essa  appare sempre come una “terra del sole”, come un continente insulare  dello splendore, come la terra sacra del Dio della luce, e così via,  sono già, nel riguardo, abbastanza eloquenti. Ora, nel punto in cui si  iniziarono le emigrazioni iperboree perisotiche, la razza iperborea  poteva considerarsi, fra tutte, quella superiore, la superrazza, la  razza olimpica riflettente nella sua estrema purità la razza stessa  dello spirito. Tutti gli altri ceppi umani esistenti sulla terra in quel  periodo, nel complesso, sembra che si presentassero o come “razze di  natura”, cioè razze animalesche, o come razze divenute, per involuzione  di cicli razziali precedenti, “razze di natura”. Gli insegnamenti  tradizionali parlano in realtà di una civiltà o di una razza antartica  già decaduta al periodo delle prime emigrazioni e colonizzazioni  iperboree, i cui residui lemurici erano rappresentati da importanti  gruppi di razze negridi e malesiche. Un altro ceppo razziale, distinto  sia da quello iperboreo che da quello antartico-lemurico, era quello che  come razza bruno-gialla occupò originariamente il continente  eurasiatico (razza finnico-mongoloide) e che come razza rosso-bruna ed  anche, nuovamente, bruno-gialla occupò sia una parte delle Americhe che  terre atlantiche oggi scomparse.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5264" class="wp-caption alignleft" style="width: 257px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-5264" title="siddharta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/siddharta.jpg" alt="Principe Siddharta. Gandhara, II-III secolo. Arte del Gandhâra, sito di Shahbaz-Garhi. Museo Guimet, Parigi." width="247" height="599" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Principe Siddharta. Gandhara, II-III secolo. Arte del Gandhâra, sito di Shahbaz-Garhi. Museo Guimet, Parigi.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sarebbe evidentemente assurdo  tentare una precisa tipologia di queste razze preistoriche e delle loro  combinazioni primordiali secondo caratteristiche esterne. Ad esse ci si  deve riferire solo per prevenire degli equivoci e potersi orientare fra  le formazioni etniche dei periodi successivi. Anche l’indagine dei crani  fossili può dirci ben poco, sia perché non dal solo cranio è  caratterizzata la razza, perfino la semplice razza del corpo, sia perché  vi sono ragioni per affermare fondatamente, che per alcune di tali  razze dei residui fossili non potettero conservarsi fino a noi. Il  cranio dolicocefalo, cioè allungato, unito ad un’alta statura e ad una  slanciata figura, al colorito biondo dei capelli, chiaro della pelle,  azzurro degli occhi, è, come è noto, caratteristico per gli ultimi  discendenti delle razze nordiche direttamente calate dalle regioni  artiche. Ma tutto ciò non può costituire l’ultima parola; anche a  volersi limitare all’ordine positivo, bisogna far intervenire, per  orientarsi, le considerazioni proprie al razzismo di secondo grado.  Infatti già si è detto che per la razza l’elemento essenziale non è dato  dalle semplici caratteristiche corporee e antropologiche, ma dalla <em>funzione </em>e dal <em>significato </em>che esse hanno nell’insieme di un dato tipo  umano. Dolicocefali di alta statura e slanciata figura si trovano  infatti anche fra le razze negridi, e colorito bianco e occhi quasi  azzurri si trovano fra gli Aino dell’Estremo Oriente e le razze malesi,  stando naturalmente, in tali razze, a significare tutt’altro; né qui si  deve pensare solo a delle anomalie o a scherzi della natura, in certi  casi potendosi trattare di sopravvivenze somatiche spente di tipi  procedenti da razze le quali, nel loro remotissimo periodo zenitale,  potevano avere caratteri simili a quelli che, nell’epoca da noi  considerata, si trovarono invece concentrati nell’elemento  nordico-iperboreo e, qui, accompagnati, fino ad un’epoca relativamente  recente, dal significato e dalla razza interna corrispondente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto  alle emigrazioni delle razze di origine iperborea, avendo anche di esse  parlato nei libri già citati, limitiamoci ad accennare a tre correnti  principali. La prima ha presa la <em>direzione nord-ovest sud-est</em> raggiungendo l’India e avendo come suoi ultimi echi la razza indica,  indo-afgana e indo-brachimorfa della classificazione del Peters. In  Europa, contrariamente a quel che si può credere, le tracce di tale  grande corrente sono meno visibili o, almeno, più confuse, perché si è  avuta una sovrapposizione di ondate e quindi una composizione di strati  etnici successivi. Infatti, dopo questa corrente della direzione  nord-ovest sud-est (corrente nordico-aria trasversale), una seconda  corrente ha seguito la <em>direzione occidente-oriente</em>, in molti suoi rami  attraverso le vie del Mediterraneo, creando centri che talvolta debbonsi  considerare anche più antichi di quelli derivati dalla precedente  ondata trasversale, per il fatto che qui non sempre si trattò di una  emigrazione forzata, ma anche di una colonizzazione operata prima della  distruzione o della sopravvenuta inabitabilità dei centri originari  della civiltà d’origine iperborea. Questa seconda corrente, col relativo  tronco di razze, possiamo chiamarla ario-atlantica, o nordico-atlantica  o, infine, atlantico-occidentale. Essa proviene in realtà da una terra  atlantica, in cui si era costituito un centro che, in origine, era una  specie di immagine di quello iperboreo. Questa terra fu distrutta da una  catastrofe, di cui parimenti si ritrova il ricordo mitologizzato nelle  tradizioni di quasi tutti i popoli, ed allora ale ondate dei  colonizzatori si aggiunsero quelle di una vera e propria emigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Si  è detto che la terra atlantidea conobbe in origine una specie di  fac-simile del centro iperboreo, perché i dati fino a noi per giunti ci  inducono a pensare ad una involuzione sopravvenuta sia dal punto di  vista della razza, sia dal punto di vista della spiritualità, in questi  ceppi nordici scesi già in epoche antichissime verso il sud. Le  mescolanze con gli aborigeni rosso-bruni sembrano, nel riguardo, aver  avuta una parte non indifferente e distruttiva, e se ne trova un ricordo  preciso nel racconto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, ove l’unione dei “figli degli dèi” –  degli Iperborei – con gli indigeni è data come una colpa, in termini,  che ricordano quel che in altri ricordi mitici, viene descritto come  “caduta” della razza celeste – degli “angeli” o, di nuovo, dei figli  degli dèi, <em>ben elohim </em>– la quale si congiunse, ad un dato momento, con  le figlie degli uomini (delle razze inferiori) commettendo una  contaminazione significativamente assimilata, da alcuni testi, al  peccato di sodomia, di commercio carnale con gli animali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5263" class="wp-caption alignright" style="width: 379px;">
<dt class="wp-caption-dt"><strong><strong><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Heinrich_II.jpg"><img class="size-full wp-image-5263 " title="Heinrich_II" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Heinrich_II.jpg" alt="Statua di Enrico II. Duomo di Bamberga, Germania." width="369" height="626" /></a></strong></strong></dt>
<dd class="wp-caption-dd"><strong>Statua di Enrico II. Duomo di Bamberga, Germania.</strong></dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><strong>Il  gruppo delle razze “arie”</strong><br />
Più recente di tutte è l’emigrazione  della terza andata, che ha seguito la <em>direzione nord-sud</em>. Alcuni ceppi  nordici precorsero questa direzione già in epoche preistoriche – sono  quelli, per esempio, che dettero luogo alla civiltà dorico-achea e che  portarono in Grecia il culto dell’Apollo iperboreo. Le ultime ondate  sono quelle della cosiddetta “migrazione dei popoli” avvenuta al  decadere dell’Impero romano e corrispondono alle razze di tipo  propriamente nordico-germanico. A questo riguardo, devesi fare una  osservazione molto importante. Tali razze diffusesi nella direzione  nord-sud discendono più direttamente da ceppi iperborei che per ultimi  lasciarono le regioni artiche. Per tale ragione, essi spesso presentano,  dal punto di vista della razza del corpo, una maggiore purità e  conformità al tipo originario, avendo avuto minori possibilità di  incontrare razze diverse. Lo stesso non può però dirsi dal punto di  vista della loro razza interna e delle loro tradizioni. Il mantenersi  più a lungo delle razze sorelle nelle condizioni di un clima divenuto  particolarmente aspro e sfavorevole non poté non provocare in loro una  certa materializzazione, uno sviluppo unilaterale di certe qualità  fisiche ed altresì di carattere, di coraggio, di resistenza, costanza e  inventività, avente però come sua controparte una atrofia del lato  propriamente spirituale. Ciò si vede già presso gli Spartani; in maggior  misura, però, nei popoli germanici delle invasioni, che noi possiamo  continuare a chiamare “barbariche”; “barbariche”, però, non di fronte  alla civiltà romana degenerescente, in cui quei popoli apparvero, ma di  fronte ad un superiore stadio, da cui quelle razze erano ormai decadute.  Fra le prove di una tale interiore degerescenza, o oscuramento  spirituale, sta la relativa facilità con cui tali razze si convertirono  al cristianesimo e poi al protestantesimo; per questa ragione, i popoli  germanici nei primi secoli dopo il crollo dell’impero romano  d’Occidente, fino a Carlomagno, non seppero opporre nulla d’importante,  nel dominio spirituale, alle forme crepuscolari della romanità. Essi  furono fascinati dallo splendore esteriore di tali forme, caddero  facilmente vittime del bizantinismo, non seppero rianimare quanto di  nordico-ario sussisteva, malgrado tutto, nel mondo mediterraneo, che per  il tramite di una fede inficiata, in più di un aspetto, da influenze  razziali semitico-meridionali, allorché esse, più tardi, dettero forma  al Sacro Romano Impero sotto segno cattolico. E’ così che anche dei  razzisti tedeschi, come il <a title="Günther " href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Günther</a>, hanno dovuto riconoscere che,  volendo ricostruire la visione del mondo e il tipo di spiritualità  proprio alla razza nordica, ci si deve meno riferire alle testimonianze  contenute dalle tradizioni dei popoli germanici del periodo delle  invasioni – testimonianze frammentarie, spesso alterate da influssi  estranei o decadute nella forma di superstizioni popolari o di folklore –  quanto alle forme superiori spirituali proprie all’antica Roma,  all’antica Ellade, alla Persia e all’India, cioé di civiltà derivate  dalle due prime ondate.</p>
<p style="text-align: justify;">All’insieme delle razze e delle  tradizioni generate da queste tre correnti, trasversale l’una (ceppo  degli ario-nordici), orizzontale l’altra (cepo degli ario-germanici) si  può applicare, non tanto per vera conformità, ma piuttosto in base ad un  uso divenuto corrente, il termine “ario” o “ariano”. Volendo prendere  in considerazione le razze definite dagli studiosi più noti e  riconosciuti di razzismo di primo grado, possiamo dire, che il tronco  della razza aria, avente alla sua radice quella iperborea primordiale,  si differenzia nel modo seguente. Vi è anzitutto, come razza bionda, il  ramo chiamato in senso stretto “<em>nordico</em>”, che alcuni differenziano in  sottoramo <em>teutonordide</em>, <em>dalico-falico</em>, <em>finno-nordico</em>; lo stesso ceppo  nel suo miscuglio con le popolazioni aborigene sarmate ha dato poi luogo  al cosiddetto tipo <em>est-europide</em> e <em>est-baltico</em>. Tutti questi gruppi  umani, dal punto di vista della razza del corpo, come si è accennato,  conservano una maggiore fedeltà o purità rispetto a ciò che si può  presumere esser stato il tipo nordico primordiale, vale a dire  iperboreo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-uomini-e-le-rovine/698" target="_blank"><img class="size-full wp-image-5180 alignleft" style="margin: 10px;" title="gli-uomini-e-le-rovine" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gli-uomini-e-le-rovine.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>In secondo luogo, debbonsi considerare delle razze già  più differenziate rispetto al tipo originario, sia nel senso di  fenotipi di esso, vale a dire di forme, a cui le stesse disposizioni e  gli stessi geni ereditari han dato luogo sotto l’azione di un ambiente  diverso, sia di misto-variazioni, cioè, prodotte da più accentuata  mescolanza; si tratta di tipi, in prevalenza, bruni, di statura più  piccola, in cui al dolicocefalia non è di regola o non è troppo  pronunciata. Menzioniamo, utilizzando le terminologie più in voga, la  cosiddetta <em>razza dell&#8217;uomo dell&#8217;ovest</em> (<em>westisch</em>), la <em>razza atlantica</em> che, come l’ha definita il Fischer, è già da essa diversa, la <em>razza mediterranea</em>, da cui, a sua volta, si distingue, secondo il Peters, la  varietà dell’uomo euroafricano, o <em>africo-mediterraneo</em>, ove la componente  oscura ha maggior risalto. La classificazione del Sergi, secondo la  quale queste due ultime varietà, più o meno, coincidono, è senz’altro da  rigettarsi e, dal punto di vista del razzismo pratico, soprattutto di  quello italiano, è fra le più pericolose. Parimenti equivoco è il  chiamare, col Peters, <em>pelasgica</em> la razza mediterranea: in conformità col  senso che tale parola ebbe nella civiltà greca, bisogna considerare il  tipo pelagico, in un certo modo, a sé, soprattutto nei termini del  risultato di una degenerazione di alcuni antichissimi ceppi  atlantico-ari stabilitisi nel Mediterraneo prima dell’apparire degli  Elleni. Specie dal punto di vista della razza dell’anima si conferma  questo significato dei “pelasgi”, fra i quali rientra anche l’antica  gente etrusca (Cfr. Bachofen, <em>“La razza solare”. Studi sulla storia  segreta dell’antico mondo mediterraneo</em>, Roma 1940).</p>
<p style="text-align: justify;">In un certo  modo a sé sta la <em>razza dinaride</em>, perché, mentre essa, in certi suoi  aspetti, è maggiormente vicina al tipo nordico, in altri mostra  caratteri comuni con la razza armenoide e desertica, e, come quella che  alcuni razzisti definiscono propriamente razza alpina o dei Vosgi, si  mostra prevalentemente brachicefala: segno di incroci avvenuti secondo  altre direzioni. La <em>razza aria dell&#8217;est</em> (<em>ostisch</em>) ha, di nuovo,  caratteri distinti, sia fisici che psichici, per cui si allontana  sensibilmente dal tipo nordico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vi è nulla in contrario, dal  punto di vista tradizionale, assumere nella dottrina della razza di  primo grado le precisazioni che i varii autori fanno nei riguardi delle  caratteristiche fisiche e, in parte, anche psichiche, di tutti questi  rami dell’umanità aria. Solo che sulla portata di tutto ciò non bisogna  farsi troppe illusioni, nel senso di stabilire rigidi limiti. Così,  benché non bianche né bionde, le razze superiori dell’Iran e dell’India,  e benché non bianchi, molti antichi tipi egizi possono rientrare  senz’altro nella famiglia aria. Non solo: autori come il <a title="Herman Wirth" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-wirth/">Wirth</a> e il  Kadner, che hanno cercato di utilizzare i recenti studi sui gruppi  sanguigni per la ricerca razziale, sono stati indotti a ritenere più  vicini al tipo nordico primordiale alcuni ceppi nord-americani  pellirosse e alcuni tipi esquimesi, che non la maggior parte delle razze  arie indoeuropee ora accennate; e in quest’ordine di indagini, ad  esempio, risulta altresì, che il sangue nordico  primordiale in Italia  ha un percento vicino a quello dell’Inghilterra, e decisamente superiore  a quello dei popoli ari germanici. Bisogna dunque non fissarsi su degli  schemi rigidi, e pensare che, salvo casi abbastanza rari, la “forma”  della superrazza originaria, più o meno latente, impedita o sopraffatta,  o estenuata, sussiste nel profondo di tutte queste varietà umane e,  date certe condizioni, può tornare ad esser predominante e ad informar  di sé un dato tipo, che le si dimostri corrispondente, anche là dove  meno si potrebbe sospettare, cioè là dove gli antecedenti, secondo la  concezione schematica e statica della razza, avrebbero invece fatto  sembrar probabile l’apparizione di un tipo di razza, mettiamo,  mediterranea, o indo-afgana, o baltico-orientale. […]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa  voleva dire “ario”</strong><br />
Veniamo ora al termine “ario”. Secondo la  concezione oggi divenuta corrente, ha diritto di dirsi “ario” chiunque  non sia ebreo o di razza di colore, né abbia avi di tali razze – in  Germania, fino alla terza generazione. Per gli scopi più immediati della  politica razziale, questa veduta può avere una certa giustificazione,  nel senso di punto di riferimento per una prima discriminazione. Su di  un piano più alto, ed anche in sede storica, essa appare invece  insufficiente, già per il fatto, che essa si esaurisce in una  definizione negativa, indicante quel che non si deve essere, non ciò che  si deve essere; per cui, soddisfatta la condizione generica di non  essere né negro, né Ebreo, né di colore, egual diritto a dirsi ario  avrebbe sia il più “iperboreo” degli Svedesi che un tipo seminegroide  delle regioni meridionali. D’altra parte, se si confronta questo  significato ridotto dell’arianità con quello che la parola ebbe  originariamente, vien quasi da pensare ad una profanazione, perché la  qualità aria, in origine, coincideva essenzialmente con quella che, come  si è accennato, la ricerca di terzo grado può attribuire a schiere  della razza restauratrice, della “razza eroica”. Quindi il termine  “ario” nella sua concezione corrente odierna non può accettarsi che ai  fini della circoscrizione e separazione di una zona generale,  all’interno della quale dovrebbe però aver luogo tutta una serie di  ulteriori differenziazioni, qualora ci si voglia avvicinare, sia pure  approssimativamente, al livello spirituale corrispondente al significato  autentico e originario del termine in questione.</p>
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<dl id="attachment_5261" class="wp-caption alignright" style="width: 250px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-5261" title="bisotun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bisotun.jpg" alt="Iscrizioni di Bisotun (particolare)" width="240" height="180" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Iscrizioni di Bisotun (particolare)</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il razzismo – è  vero – nelle sue propaggini filologiche si è dato ad una ricerca  comparativa di parole, che nell’insieme delle lingue indoeuropee  contengono la radice <em>*ar</em> di “ario” ed esprimono più o meno qualità di un  tipo umano superiore. <em>Herus </em>in latino e <em>Herr </em>in tedesco significano  “signore”, in greco <em>aristos </em>vuol dire eccellente e <em>areté </em>virtù; in  irlandese <em>air </em>significa onorare e nell’antico tedesco la parola <em>era </em>vuol  dire gloria – come in quello moderno <em>Ehre </em>vuol dire onore, ecc., e  tutte queste espressioni, come varie altre, sembrano appunto trarsi  dalla radice <em>*ar </em>di ario. Inoltre questa stessa radice il razzismo ha  creduto di ritrovarla anche in <em>Eran</em>, antico nome per la Persia, in <em>Erin </em>e <em> Erenn</em>, antichi nomi dell’Irlanda, oltre che in molti nomi propri che  ricorrono frequentissimi nelle antiche stirpi germaniche. Tuttavia, da  un punto di vista rigoroso, il termine “ario” – da <em>arya</em> – con certezza  può solo esser riferito alla civiltà dei conquistatori preistorici  dell’India e dell’Iran. Nello <em>Zend-Avesta</em>, testo dell’antica tradizione  iranica, la patria originaria delle stirpi, a cui tale tradizione fu  propria, è chiamata <em>airyanem-vaejo</em>, significante “seme della gente aria”  e dalle descrizioni che se ne danno risulta chiaramente, che essa fa  tutt’uno con la sede artica iperborea. Nella inscrizione di Behistun  (520 a.C.) il gran Re Dario parla così di sé stesso: “Io, re dei re, di  razza aria” e gli “arii”, a loro volta, nei testi s’identificano alla  milizia terrestre del “Dio di Luce”: cosa che ci fa già apparire la  razza aria in un significato metafisico, come quella che, senza tregua,  in uno dei varii piani della realtà cosmica, lotta incessantemente  contro le forze oscure dell’anti-dio, di Arimane.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-trattato-di-manu-sulla-norma/7299" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5265" style="margin: 10px;" title="trattato-di-manu-sulla-norma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/trattato-di-manu-sulla-norma.jpeg" alt="" width="200" height="319" /></a>Questo concetto  spirituale dell’arianità si precisa nella civiltà indù. Nella lingua  sanscrita <em>ar</em> significa “superiore, nobile, ben fatto” ed evoca anche  l’idea di muovere come ascendere, portarsi in alto. Con riferimento alla  dottrina indù dei tre <em>duna</em>, una tale idea propizia ravvicinamenti  interessanti. La qualità “ar” va cioè a corrispondere a <em>rajas</em>, che è la  qualità delle forze ascendenti, superiore e opposta a <em>tamas</em>, che è la  qualità, invece, di tutto ciò che cade, che va verso il basso, mentre  qualità superiore a <em>rajas </em>è <em>sattva</em>, la qualità propria a “ciò che è”  (<em>sat</em>) in senso eminente – si potrebbe dire, al principio solare nella  sua olimpicità. Ciò può dunque dare un senso del “luogo” metafisico  proprio alla qualità aria. Da questa radice <em>*ar</em>, <em>arya</em> come aggettivo  indica poi le qualità di esser superiore, fedele, ottimo, stimato, di  buona nascita; e come sostantivo designa “chi è signore, di nobile  stirpe, maestro, degno di onore”: sono deduzioni in sede di carattere,  in sede sociale e, infine, di “razza dell’anima”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò dal punto  di vista generico. In senso specifico <em>arya </em>però era essenzialmente una  designazione di casta: si riferiva collettivamente all’insieme delle tre  caste superiori (capi spirituali, aristocrazia guerriera e “padri di  famiglia” quali proprietari legittimi, con autorità su di un certo  gruppo di consanguinei) nella loro opposizione alla quarta casta, alla  casta servile degli <em>sudra</em> – oggi forse si dovrebbe dire: alla massa  proletaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, due condizioni definivano la qualità aria: la  nascita e l’iniziazione. Ari si nasce – tale è la prima condizione.  L’arianità, su tale base, è una proprietà condizionata dalla razza,  dalla casta e dall’eredità, essa si trasmette col sangue da padre a  figlio e da nulla può esser sostituita, così come il privilegio che,  fino ad ieri, in Occidente aveva il sangue patrizio. Un codice  particolarmente complicato, sviluppante una casistica fin nei più minuti  dettagli, conteneva tutte le misure necessarie per preservare e  mantenere pura questa eredità preziosa e insostituibile, considerando  non solo l’aspetto biologico (razza del corpo) ma anche quello etico e  sociale, il contegno, un dato stile di vita, diritti e doveri, quindi  tutta una tradizione di “razza dell’anima”, differenziata poi per  ciascuna delle tre caste arie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se la nascita è la condizione  necessaria per essere ari, essa non è anche sufficiente. La qualità  innata va confermata per mezzo dell’iniziazione, <em>upanayana</em>. Come il  battesimo è la condizione indispensabile per far parte della comunità  cristiana, così l’iniziazione rappresentava la porta attraverso la quale  si entrava a far parte effettiva della grande famiglia aria.  L’iniziazione determina la “seconda nascita”, essa crea il <em>dvija</em>, “colui  che è nato due volte”. Nei testi, <em>arya</em> appare sempre come sinonimo di  <em>dvija</em>, rinato, o nato due volte. Per cui, già con questo si entra in un  dominio metafisico, nel campo di una razza dello spirito. La razza   oscura, proletaria – <em>sudra-varna</em> – detta anche nemica – <em>dasa </em>–  non-divina o demonica – <em>asurya-varna </em>– ha solo una nascita, quella del  corpo. Due nascite, l’una naturale, l’altra sovrannaturale, urànica, ha  invece l’<em>arya</em>, il nobile. Come in varie occasioni l’abbiamo ricordato,  il più antico codice di leggi arie, il <em>Manavadharmasastra</em>, va fino al  punto di dichiarare, che chi è nato ario non è veramente superiore allo <em> sudra</em>, al servo, prima di esser passato attraverso la seconda nascita o  quando la sua gente abbia metodicamente trascurato il rito determinante  questa nascita, cioè l’iniziazione, l’<em>upanayana </em>(*).</p>
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<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5262" class="wp-caption alignright" style="width: 448px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-5262" title="volti-di-hadda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/volti-di-hadda.jpg" alt="Ritratti da Hadda. Arte del Gandhara, India, III secolo. Museo Guimet, Parigi." width="438" height="326" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Ritratti da Hadda. Arte del Gandhara, India, III secolo. Museo Guimet, Parigi.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma vi è  anche la controparte. Atto e qualificato a ricevere legittimamente  l’iniziazione, in via di principio, non è chiunque, ma solo chi è nato  ario. Impartirla ad altri è delitto. Ci troviamo dunque di fronte ad una  concezione superiore e completa della razza. Essa si distingue dalla  concezione  cattolica, perché ignora un sacramento atto a somministrarsi  a chiunque, senza condizioni di sangue, razza e casta, tanto da  condurre ad una democrazia dello spirito. In pari tempo, essa supera  anche il razzismo materialistico, perché, mentre si soddisfa alle  esigenze di esso ed anzi si porta il concetto della purità biologica e  della non-mescolanza fino alla forma estrema relativa alla casta chiusa,  l’antica civiltà aria riteneva insufficiente la sola nascita fisica:  aveva in vista una razza dello spirito, da raggiungere – partendo dalla  salda base e dall’aristocrazia di un dato sangue e di una data eredità  naturale – per mezzo della ri-nascita, definita dal sacramento ario.  Ancor più in alto, la <em>terza nascita</em>, o, per usare la designazione  corrispondente delle tradizioni classiche, la resurrezione attraverso la  “morte trionfale”. Come supremo ideale, l’antico ario considerava  infatti la “via degli dèi” – <em>deva-yana </em>– detta anche “solare” o  “nordica”, lungo la quale si ascende e “non si ritorna”, non la “via  meridionale” del dissolversi nel ceppo collettivo di una data stirpe,  nella sostanza confusa di nuove nascite (<em>pitr-yana</em>): cosa che già basta  per immaginarsi in che conto l’uomo ario poteva avere la cosiddetta  rincarnazione, concezione, questa, che, come si è detto, fu propria a  razze estranee, prevalentemente “telluriche” o “dionisiache”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’elemento  solare ed eroico della antica razza aria</strong><br />
La doppia condizione  della qualità aria fa capire, che queste antiche civiltà presupponevano  una specie di eredità sovrannaturale latente nella razza aria del  sangue, eredità, che però doveva esser ridestata e portata dalla potenza  all’atto caso per caso, affinché il singolo potesse farla davvero cosa  sua. Questo era il significato generale del sacramento ario nelle sue  forme più alte. Considerando però l’àpice della gerarchia aria, si può  vedere facilmente che la qualità primordiale latente da ridestare  corrisponde essenzialmente a quella della “razza solare” e che, quindi,  l’ario, come colui che a tale razza appartiene potenzialmente, ma che  tuttavia deve riconquistarla o restaurarla quale singolo, presenta  esattamente i tratti della razza da noi tecnicamente definita “eroica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Come  si è accennato, la casta aria si ripartiva in altre tre e la più alta  l’abbiamo detta dei “capi spirituali”, giacché questa espressione  previene molti equivoci e ci permette anche di evitare il problema  alquanto complesso dei rapporti che nelle antiche società arie d’origine  iperborea esistevano fra la casta sacerdotale – <em>brahman </em>– e quella  guerriera – <em>kshatram</em>. La maggior parte degli orientalisti, nel riferirsi  alla prima là dove essa effettivamente rappresentò il vertice della  gerarchia aria, credono di vedervi una specie di supremazia sacerdotale,  cosa effettivamente errata. Anzitutto sembra risultare dalle più  antiche testimonianze che la casta sacerdotale in origine faceva  tutt’uno con quella guerriero-regale, in piena corrispondenza con  l’ufficio originario della “razza solare”. In secondo luogo, anche a  prescindere da ciò e a limitarsi al soli <em>brahmana </em>(ai componenti della  casta dei <em>brahman</em>) come capi ari, non si può pensare ad una società  retta da “sacerdoti” e asservita ad isee “religiose”, come gli uni e le  altre vengono concepiti nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> europea. Ciò, per due ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzitutto  perché vi era l’anzidetta condizione del sangue. Peer ragioni varie, la  Chiesa dovette imporre al clero il celibato, col che si rese  impossibile una base razziale e ereditaria per la dignità sacerdotale.  Secondo la veduta cattolica – e ancor più secondo quella protestante –  per divenire sacerdote basta la “vocazione” (concetto, qui, piuttosto  vago), certi studi affini alla filosofia e l’ossequio a certi precetti  morali: non è richiesto esser di razza di sacerdoti per esser ordinati  sacerdoti. Questo è il primo punto.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, l’antica  élite aria come “razza solare” ignorava la distanza metafisica fra un  Creatore e la creatura. I suoi rappresentanti non apparivano come  mediatori del divino (cioè nella funzione che ha il sacerdote nelle  civiltà lunari), bensì come essi stessi nature divine. La tradizione li  descrive come dominatori non solo di uomini, ma anche di potenze  invisibili, di “dèi”. Fra i molti testi riprodotti nel nostro libro già  spesso ricordato, a tale riguardo, vi è p. es. questo: “Noi siamo dèi,  voi [soltanto] uomini”. Essi sono nature luminose e vengono paragonati  al sole. Sono costituiti “da una sostanza ignea radiante”, costituiscono  l’“apice” dell’universo e “sono oggetto di venerazione da parte delle  stesse divinità”. Non sono gli amministratori di una fede, ma i  possessori di una scienza sacra. Questa conoscenza è potenza e forza  trasfigurante. Agisce come un fuoco, che consuma e che distrugge tutto  ciò che per altri nele azioni potrebbe significare colpa, peccato,  costrizione – è qualcosa di simile al nietzschiano “al di là del bene e  del male”, ma su di un piano trascendente, non da superuomo “bionda  bestia” ma da superuomo “olimpico”. Poiché essi “sanno” e “possono”,  questi capi arii non hanno bisogno di “credere”, non conoscono dogmi,  nel dominio delle  conoscenze tradizionali essi sono infallibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/imperialismo-pagano/41" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5113" style="margin: 10px;" title="imperialismo-pagano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/imperialismo-pagano.jpeg" alt="" width="200" height="284" /></a>E  come non hanno dogmi, essi nemmeno costituiscono una “chiesa”;  esercitano direttamente, di persona, la loro autorità; non hanno  pontefici da venerare, perché, in un certo modo, ogni esponente  legittimo della loro casta è un “pontefice”, nel senso originario della  parola. Pontefice è colui che fa i ponti, che stabilisce i contatti fra  due rive, fra due mondi – fra l’umano e il superumano. Esattamente  perché questa era la funzione propria al <em>brahman</em>; e poiché in una  civiltà orientata in senso eminentemente eroico e metafisico, come era  il caso di quella dell’antica arianità, una tale funzione appariva di  suprema utilità ed efficacia – per questo il capo spirituale, o  brahmana, incarnava agli occhi delle altre caste arie, per tacere di  quelle servili non-arie, una autorità illimitata e supremamente  legittima.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo strumento “pontificale” – cioè di “collegamento” –  per eccellenza (in origine, prerogativa regale), era il <em>rito</em>. Anche  circa il rito dovremmo, qui, ripetere cose da noi già dette in più di  una occasione. Il rito per l’uomo antico non era una vuota e  superstiziosa cerimonia. Vi si esprimeva invece una attitudine virile e  dominatrice di fronte al supersensibile, giacché, mentre la preghiera è  un chiedere, il rito, secondo questa veduta, è un comandare e un  determinare. Il rito è una specie di “tecnica divina”, che si distingue  da quella moderna, pel fatto che non agiva in base alle leggi esterne  dei fenomeni naturali ma influiva sulle cause supersensibili di essi; in  secondo luogo, perché la sua efficacia era condizionata da una forza  speciale e oggettiva, supposta in chi doveva eseguire il rito. La  mentalità moderna, che vede tutto al rovescio, inclina notoriamente a  riportare i riti alle pratiche superstiziose dei selvaggi. La verità è  invece, che le pratiche dei selvaggi non sono che le forme  degenerescenti dei veri riti, i quali sono da spiegarsi e da capirsi su  tutt’altra base.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, se già nel modo di apparire come <em>brahmana </em>della suprema casta aria sono presenti tutti questi tratti, abbiamo  ragioni sufficienti per ammettere che nelle origini, ove il <em>brahman </em>e lo <em> kshatram </em>– l’elemento sacerdotale e quello guerriero o regale –  facevano tutt’uno, la civiltà degli Iperborei scesi verso il Sud aveva  al proprio centro esattamente ciò che noi abbiamo definito spiritualità  olimpica o solare e che questa tradizione permase nelle fasi successive,  di parziale oscuramento di tale civiltà, per mezzo di restaurazioni di  tipo “eroico” in una élite o casta di capi spirituali. Una indagine  delle testimonianze corrispondenti della più antica civiltà greca e  romana condurrebbe agli stessi risultati. L’elemento solare e regale, il  senso della comunità di origine e di vita con gli enti divini sono  tratti in essa parimenti presenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò, riassumendo, se lo si  vuole spiegare con le vedute e le tradizioni proprie alle civiltà, alle  quali appartenne in via rigorosa e provata, il termine “ario” si  riferisce anzitutto, in generale, ad una “razza dello spirito” di  origine iperborea impegnata in una specie di lotta metafisica e avente  in proprio uno speciale ideale dell’<em>Imperium </em>– il capo, come “re dei re”  (Iran); più in particolare, nella sua estrema purezza, esso comprende  in primo luogo l’ideale di un’alta purità biologica e di una nobiltà  della razza del corpo; in secondo luogo l’idea di una razza dello  spirito, di tipo “solare”, con tratti sacrali e simultaneamente regali e  dominatori: razza di veri superuomini, di fronte a tutto ciò che di  materialistico, di evoluzionistico e di “prometeico” si trova invece  nelle concezioni moderne del superuomo – anche a prescindere, che queste  altro non sono che “filosofia”, che teorie e imaginazioni formulate da  persone la cui razza, quasi sempre, è tutt’altro che in ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Se  l’indagine relativa all’aristocrazia aria dei tempi primordiali ci  porta a tali altezze, venir, da esse, alle esigenze pratiche del  problema attuale della razza non è certo agevole. Il mondo spirituale  che la considerazione di terzo grado riporta alla luce mediante un esame  adeguato delle tradizioni e dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> antichi e vede essenzialmente  congiunto al più altpo retaggio ario-iperboreo, per molti “ari” di oggi  può sembrare inusitato e fantastico, per altri addirittura  incomprensibile. Richiamare in vita significati, che millenni di storia  han sepolto nei più profondi strati della subcoscienza, a che essi  destino forme nuove di sensibilità, non può accadere dall’oggi al domani  e, in ogni caso, è un’opera che va associata ai compiti del razzismo  pratico di primo e di secondo grado, essendo necessario rimuovere in  pari tempo ostacoli e deformazioni che paralizzano, per così dire,  perfino fisicamente, la possibilità di ogni ritorno all’antico spirito  ario.</p>
<p style="text-align: justify;">Come pur stiano le cose, è esenziale che l’espressione  “ario” oggi non decada in una vuota parola d’ordine e sia la semplice  designazione di chiunque non sia proprio negro, ebreo o mongolo. Occorre  tener sempre presenti i supremi punti di riferimento, i  concetti-limite, le linee di vetta, perché è da esse che dipende il  senso di tutto lo sviluppo, a partir dai primi gradi di esso. Ed anche a  tale riguardo può avvenire una scleta delle vocazioni: il senso di  qualcosa che, oggi, appare come una vetta lucente in mitiche  irraggiungibili lontananze, mentre può paralizzare gli uni e indurli a  “non perder tempo” in fantasticherie anacronistiche, può destere negli  altri una tensione creatrice, suscitatrice di superiori possibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">(*)   <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">R. Guénon</a>, in <em>Etudes traditionelles</em>, n. Marzo del 1940 ha giustamente  rilevato che l’iniziazione delle caste ariane non va confusa con  l’iniziazione in senso assoluto – <em>diksha</em>: ma la prima si può dire che  già contiene la potenzialità della seconda, la quale peraltro può  realizzarsi, nella gran parte dei casi, al momento della morte concepita  come “terza nascita” (vedi qui e pag. 139 [nell’ediz. del 1994. Ndc.]).  L’iniziazione di casta è così paragonabile al sacramento cristiano del  battesimo, cui si attribuisce un certo potere trasformativi, ma che  viene distinto dalla “seconda nascita” in senso mistico. Resta così, in  ogni caso, il valore di un “sacramento” – e inoltre è possibile che ad  esso, in tempi più antichi, corrispondesse proprio un rito iniziatico  vero e proprio.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <em>Sintesi di dottrina della razza</em>, 1941.</p>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 09:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro di Silvio Waldner che pone in luce la stretta correlazione tra catastrofe ambientale e disordine razziale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-deformazione-della-natura.html' addthis:title='La deformazione della natura '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-2721 alignright" style="margin: 10px;" title="la-deformazione-della-natura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-deformazione-della-natura.jpg" alt="la-deformazione-della-natura" width="150" height="231" /><a title="Silvio Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Silvio Waldner</a> è il tipo di intellettuale di cui c’è bisogno nel XXI secolo: una mente lucida che è in grado di focalizzare in termini precisi i temi strategici del mondo contemporaneo senza farsi condizionare dai miti incapacitanti della correttezza politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Waldner</a> ha scritto il saggio <em>La deformazione della natura</em> che affronta i due problemi chiave che la classe dirigente è chiamata ad affrontare: la questione ecologica e la questione razziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i segni dei tempi che annunciano l’Apocalisse il più chiaro è quello di un’economia fondata sull’usura e sulla speculazione, che ormai si configura come una vera e propria dittatura delle banche. Il capitalismo, infatti, ha bisogno di abbattere caste, razze, gerarchie, confini e differenze. Negli ultimi decenni i mass media si sono quindi scatenati in una campagna pro immigrazione così martellante da far impallidire la propaganda dei regimi totalitari del <a title="Storia contemporanea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">XX secolo</a>. Il risultato è che il fenomeno più caratteristico dell’attuale temperie storica è il caos etnico che nel giro di pochi anni ha dato origine alla società multicriminale. Ancora oggi l’<em>establishment</em> non fa altro che propagandare i dogmi dell’omologazione planetaria, lanciando continuamente <em>slogan</em> egualitari che sono in stridente contrasto con la realtà. Una delle argomentazioni più utilizzate dagli scribacchini di regime sta nel fatto che le differenze razziali riguarderebbero una parte minima del DNA: secondo alcune ricerche soltanto il 2% del DNA umano. Ma a questa affermazione Waldner risponde che fra il DNA dell’uomo e quello della scimmia la differenza è dell’1,6%&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Non mancano, inoltre, studiosi prezzolati che negano ogni differenza razziale anche a livello genetico con l’evidente scopo di assecondare le politiche mondialiste; così gli studi di psicoantropologia sono stati frettolosamente esclusi dal mondo culturale e i mass media montano campagne d’opinione che inducono all’autoflagellazione e all’etnomasochismo. La fondamentale distinzione fra “razze di natura” e “razze di cultura” è totalmente ignorata e perfino i test sull’intelligenza che sono stati effettuati sui diversi gruppi umani sono stati occultati e interrotti per non turbare l’ecumene del libero mercato. Eppure la società contemporanea si avvia pericolosamente a uno scenario di degenerazione in cui c’è da temere l’assuefazione a fenomeni come il sacrificio umano o il cannibalismo, che sembravano relegati definitivamente a fasi superate e non più percorribili della preistoria umana…</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2723" style="margin: 10px;" title="darfur1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/darfur1.jpg" alt="darfur1" width="470" height="313" />La seconda parte del saggio tratta il tema della devastazione ecologica, strettamente connesso a quello del disordine razziale. Infatti con la rivoluzione industriale si è perso il concetto di “finitezza” del mondo e le risorse del pianeta sono state consumate in maniera indiscriminata, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi! Negli ultimi decenni c’è stato un risveglio di coscienza ecologica, che però troppo spesso è stato inficiato dalla collocazione dei movimenti ecologisti nel fronte marxista o socialista, cioè con le ideologie maggiormente responsabili dell’industrialismo e dell’economia speculativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Waldner</a> si sofferma sulle varie ipotesi di scenari futuri: scioglimento dei ghiacci, piogge acide, deforestazione, esaurimento dell’acqua potabile…<br />
Come se non bastasse le manipolazioni genetiche e le fughe di materiale radioattivo potrebbero creare scenari totalmente inediti e inimmaginabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste circostanze renderanno ancora più feroce lo scontro razziale che inevitabilmente si innescherà su scala globale, per colpa di una classe politica egoista e incosciente che ignora la nozione di bene comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine una vera “chicca” è l’appendice del libro che riguarda la diffusione dell’AIDS e che esamina le inquietanti ipotesi sulla nascita della malattia. <a title="Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Waldner</a> poi non trascura gli importanti risvolti razziali di questa epidemia di cui è ancora difficile immaginare le ricadute future.</p>
<p style="text-align: justify;">La globalizzazione sta portando l’umanità alla convergenza delle catastrofi, ed è evidente che non c’è molto tempo per cambiare rotta. Per questo sempre più attuale suona il monito di Spengler sugli “anni della decisione”, e <a title="Silvio Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Silvio Waldner</a> ci indica chiaramente quali siano le decisioni da prendere: auguriamoci che lo seguano in molti!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Silvio Waldner" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Silvio Waldner</a>, <em>La deformazione della natura</em>, Edizioni di Ar, Padova 1997, pp.84, € 8,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-deformazione-della-natura.html' addthis:title='La deformazione della natura ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Caste e razze</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 09:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione in chiave contemporanea del celebre libro di Frithjof Schuon Caste e razze]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/caste-e-razze.html' addthis:title='Caste e razze '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">L’ideologia dell’antirazzismo è il vero e proprio oppio dei popoli: questa potente droga viene furbescamente utilizzata dalla classe dirigente “democratica” per distrarre l’opinione pubblica dai problemi più pressanti e per far ingollare alla società civile il nuovo ordine mondiale che si concretizza in una surreale società “multirazziale” che nei fatti assume inevitabilmente i caratteri di una società multirazzista e multicriminale. “Lotta alle discriminazioni” è un’espressione che ha un effetto lisergico sulla personalità debole, frammentata e facilmente impressionabile dell’uomo contemporaneo, ormai regredito allo stadio infantile e disposto a credere alle favole più inverosimili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo della Tradizione era invece fondato su un sentimento forte delle identità di razza, di casta e di <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a>: per capire questi aspetti di storia della mentalità è utilissimo il libro di Frithjof Schuon <em>Caste e razze</em>, che l’autore pubblicò in francese nel 1957. Schuon fu uno dei più qualificati studiosi di storia delle <a title="Religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religioni</a>, che egli interpretava alla luce della <em>philosophia perennis</em>, mettendo in luce le analogie fra culture distanti nel tempo e nello spazio. <em>Caste e razze</em> è un testo di grande attualità, che ha anticipato di decenni le concezioni differenzialiste oggi diffuse nel dibattito culturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-824" style="float: right; border: 0; margin: 6px;" title="schuon" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/schuon.jpg" alt="Frithjof Schuon" width="174" height="230" />La trattazione di Schuon si apre con la definizione dell’istituto delle caste, che trova la sua giustificazione nella differenziazione dei tipi umani con la conseguente diversità di attitudini e di qualificazioni. Nell’Induismo il sistema delle caste ha conosciuto la sua applicazione più rigida basata sul principio di ereditarietà della casta, mentre nell’Ebraismo e nell’Islam le caste sono assenti, poiché in queste culture ha prevalso la considerazione ugualitaria secondo la quale tutti gli uomini sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio. Fra queste due concezioni c’è l’Europa cristiana medievale nella quale la società era divisa in caste ma in modo abbastanza flessibile: la casta sacerdotale era vocazionale e la casta guerriera poteva accogliere elementi delle caste dei lavoratori attraverso processi di nobilitazione, e in questo modo poteva verificarsi l’eventualità che un contadino diventasse papa e consacrasse l’imperatore. Ma gli appartenenti alle caste, anche alle più umili, avevano ciascuno una propria dignità e delle qualità specifiche che ne determinavano la funzione sociale. Le antiche società gerarchizzate creavano anche spazi per individui senza attitudini particolari, dalla psicologia caotica e poco definita e quindi portati alla trasgressione: per proteggere l’ordine sociale dalla contaminazione di questi elementi si formavano i gruppi dei “fuori casta” e degli “intoccabili” nel mondo induista, oppure degli ebrei e degli zingari nel mondo occidentale. La mentalità moderna, fondata su concezioni ugualitarie derivate da grossolane e improbabili ideologie materialiste, e particolarmente avversa al principio di ereditarietà, ritiene inaccettabile dividere l’umanità in caste. Ma le caste antiche, come si è visto, avevano una funzione sociale che equilibrava le attitudini umane, mentre il materialismo moderno ha trasformato gli elementi mediocri in classe dirigente e di fatto ha ribaltato il senso delle caste, assegnando a incapaci e parassiti prerogative e privilegi del tutto ingiustificati, e determinando le disfunzioni sociali che caratterizzano il mondo contemporaneo. Nell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica" target="_self">antichità</a> e nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo" target="_self">medioevo</a> gli uomini avevano una chiara coscienza del senso del limite ed erano consapevoli dei rischi che l’umanità correva se lasciava spazio alle forze demoniache che si collocavano al di fuori dell’orizzonte del sacro. Nel mondo moderno, invece, la meccanizzazione e la tecnologizzazione dell’economia hanno creato la massa dei “proletari”, che non corrisponde a una casta naturale ma a una collettività quantitativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-826" style="float: left; border: 0; margin: 6px;" title="buddha-gandhara1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/buddha-gandhara1.jpg" alt="Buddha del Gandhara" width="228" height="288" />Per rendere conto delle assurdità di cui è responsabile, la cultura moderna è riuscita perfino a dare una sovrastruttura pseudoreligiosa alle sue concezioni “umanitarie”. L’umanitarismo, infatti, ritiene che la totalità degli esseri umani sia il Dio personale: una concezione che degrada il divino al livello umano, mentre nella concezione tradizionale è l’umano che si sforza di elevarsi verso il divino. Da questa idea del sacro deriva una carità equivoca che salva i corpi ma uccide le anime; i difetti delle persone sono attribuiti a condizioni materiali sfavorevoli, quindi le coscienze vengono deresponsabilizzate, poiché i comportamenti devianti e criminali sono accettati e incoraggiati sulla base delle spiegazioni “sociologiche” che tanto successo riscuotono nella cultura contemporanea. Il terzomondismo, poi, è riuscito a elaborare concetti a dir poco fuorvianti sull’idea di “benessere”. La nozione di “paese sottosviluppato”, nella sua candida perfidia, è ispirata a una concezione rozzamente materialista della vita: per i progressisti la felicità consiste in uno sviluppo tecnologico destinato a distruggere molti elementi di bellezza, e dunque di benessere, mentre ci si dimentica che esistono atrocità sul piano spirituale, e di queste atrocità è satura la cultura umanitarista dei moderni. In nome dell’umanitarismo le vocazioni vengono calpestate e le persone di genio vengono umiliate in una scuola il cui scopo non è più quello di selezionare i migliori, ma quello di omologare le intelligenze nella mediocrità imperante.</p>
<p style="text-align: justify;">Schuon fa notare che il livellamento moderno e democratico è agli antipodi dell’ugualitarismo religioso: l’uguaglianza delle <a title="Religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religioni</a> monoteiste, infatti, si fonda sul teomorfismo dell’uomo, mentre l’uguaglianza democratica prende a modello l’animalità. Nella concezione religiosa della vita, gli uomini sono tenuti a vedere nel prossimo l’immagine di Dio e a trattarsi come dei santi “virtuali”: in questo senso anche i più umili assumono un contegno aristocratico. La modernità, invece, elevando il progresso a ideologia, ha preso la ricchezza a metro di giudizio di tutte le cose, considerando la povertà come una sorta di maledizione e creando odiose forme di esclusione sociale assai più rigide di quelle messe in atto dal sistema delle caste. In modo analogo le ideologie moderne hanno preteso di annullare le differenze fra uomo e donna, distruggendo la famiglia naturale e creando lo scenario di disgregazione sociale che la modernità ci ha messo sotto gli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-827" style="float: right; border: 0; margin: 6px;" title="aug771" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/aug771.jpg" alt="Augusto" width="243" height="262" />Passando a trattare il tema delle razze, Schuon mette subito in chiaro che la casta prevale sulla razza, poiché la razza è una forma, mentre la casta è uno spirito, e lo spirito prevale sulla forma. Sarebbe però assurdo pensare che le differenze razziali non implichino diversità di attitudini e di atteggiamenti: se è giusto respingere sentimenti di odio ispirati a motivi razziali, è altrettanto giusto respingere un antirazzismo pregiudiziale che pretende di uniformare tutte le diversità, con l’evidente scopo di offrire al potere dei tecnocrati mondialisti una massa di cittadini-schiavi incapaci di pensiero critico.</p>
<p style="text-align: justify;">Schuon analizza i tre principali gruppi razziali in cui si divide l’umanità, Bianchi, Neri, Gialli, che egli assimila agli elementi naturali: il Bianco al cielo, il Nero alla terra, il Giallo all’acqua. Ognuna di queste razze ha dato vita a organizzazioni sociali ispirate alle rispettive caratteristiche, e all’interno di questi grandi gruppi ci sono ulteriori differenziazioni, dovute a fattori culturali e storici che hanno segnato le varie civiltà. In particolare, all’interno della cultura bianca ci sono sempre stati momenti di confronto, e talvolta di conflitto, fra culture nordiche e culture mediterranee, nonché fra mentalità pagana e mentalità cristiana, fra messianismo monoteista e avatarismo ariano.</p>
<p style="text-align: justify;">Schuon, inoltre, rimarca l’importante distinzione fra popoli e stati: infatti il popolo non sempre coincide con lo stato, anzi nel mondo moderno sempre più spesso diversi popoli vivono all’interno dello stesso territorio, e proprio per questo oggi è tanto più importante che i gruppi etnici acquisiscano una chiara coscienza della loro identità. Le mescolanze razziali, infatti, se da una parte possono arieggiare un ambiente troppo chiuso, d’altra parte rischiano di far scomparire gruppi umani dalle qualità preziose: il modello della società multirazziale, oltre a essere un palese fallimento sul piano della coesione sociale, rappresenta un impoverimento delle culture umane, che dovrebbero arricchirsi nel confronto fra le differenze, anziché annullarsi reciprocamente nell’omologazione globale. Schuon conclude il libro con una considerazione che sintetizza efficacemente il senso della questione razziale al di là di ogni forzatura ideologica: «le qualità che rendono amabile un certo essere umano, rendono nello stesso tempo amabile il genio della sua razza…l’uomo di un’altra razza è come un aspetto dimenticato di noi stessi, e dunque uno specchio ritrovato di Dio».</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Frithjof Schuon, <em>Caste e razze</em>, All’insegna del Veltro, Parma, 1979, pp.72, euro 10,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/caste-e-razze.html' addthis:title='Caste e razze ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Teoria tradizionale delle razze: Julius Evola</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Lorenzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una breve introduzione al razzismo evoliano e ai suoi fondamenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/teoriarazzeevola.html' addthis:title='Teoria tradizionale delle razze: Julius Evola '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;">Avendo menzionato il fatto che la razza è un fatto non solo biologico ma anche e soprattutto metabiologico, è il caso di dare un&#8217;idea estremamente schematica della teoria tradizionale delle razze, che diverrà della massima importanza per quel che segue di questo libro, in particolare i Capp. 1 e 3 della III parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa teoria (1), il cui sviluppo è dovuto quasi esclusivamente a <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a>, è basata sull&#8217;assegnazione di caratteri razziali propri a ognuna delle tre componenti che, tradizionalmente, costituiscono il &#8216;composto umano&#8217;: corpo, anima e spirito (2). Il corpo viene a essere la manifestazione tangibile e visibile dell&#8217;individuo &#8211; umano e non-umano -, mentre lo spirito ne è il &#8216;pricipio informatore&#8217; metafisico, posto fuori dal tempo, che ne dirige la prassi e il pensiero in senso anagogico o catagogico. L&#8217;anima, o psiche, &#8220;è connessa a ogni forma vitale così come a ogni forma percettiva e a ogni passionalità. Con le sue diramazioni inconsce stabilisce la connessione fra spirito e corpo&#8221; (3). Essa, come il corpo, è peritura, ed è il fattore determinante per lo stile della persona &#8211; per il modo in cui essa affronta ogni compito, ma senza alcun riferimento al valore etico del compito stesso. &#8220;Gli uomini sono diversi non solo nel corpo ma anche nell&#8217;anima e nello spirito &#8230; la dottrina della razza deve articolarsi in tre gradi &#8221; (4). Quindi: c&#8217;è una razza del corpo, una dell&#8217;anima e una dello spirito, ognuna delle quali è suscettibile di classificazione, e questo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a> lo ha affrontato nella sua <em>Sintesi di dottrina della razza</em>, mentre una versione semplificata fu da egli esposta in un suo libretto didattico, <em>Indirizzi per un&#8217;educazione razziale </em>(5). Per quel che riguarda le razze del corpo e dell&#8217;anima, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a> si appoggiava ai lavori degli antropologi seri dei suoi tempi &#8211; in particolare modo <a title="Hans Friedrich Karl Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Hans F. K. Günther</a>, un autore sul quale si avrà occasione di ritornare nella III parte, e Ludwig Ferdinand Clauss (6) -, che però si occupavano essenzialmente delle differenze esistenti fra i diversi tipi umani riscontrabili in Europa o al massimo nel Medio Oriente. Egli invece propose, in via del tutto indipendente, una classificazione delle razze dello spirito &#8211; in riguardo il lettore è riferito ai testi originali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quel che riguarda il nostro assunto, di fondamentale importanza è che &#8220;l&#8217;un elemento cerca di trovare, nello spazio libero che le leggi dell&#8217;elemento a esso immediatamente inferiore gli lasciano, una espressione massimamente conforme (&#8230;) non semplice riflesso, ma azione a suo modo creativa, plasmatrice, determinante&#8221; (7). In altre parole, le razze dell&#8217;anima e dello spirito che intervengono in ogni composto umano abbisognano di un &#8216;supporto adeguato&#8217; a livello immediatamente inferiore. Ben difficilmente una razza dello spirito di &#8216;prima qualità&#8217; potrà tovare spazio accanto a un&#8217;anima che non le sia strumento adeguato per manifestarsi; e lo stesso dicasi per la razza dell&#8217;anima rispetto a quella del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo tipo di considerazioni danno adito anche ad altri sviluppi, adombrati dallo stesso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a>, che sono gravidi di conseguenze per le problematiche qui sotto esame. &#8220;Una idea, dato che agisca con sufficiente intensità e continuità in un determinato clima storico e in una data collettività finisce con il dare luogo a una &#8216;razza dell&#8217;anima&#8217; e, con il persistere dell&#8217;azione, fa apparire nelle generazioni che immediatamente seguono un tipo fisico comune nuovo da considerarsi &#8230; una razza nuova&#8221; (8). Cioé: il cambiamento nella &#8216;qualità psichica&#8217; di una determinata popolazione può innescare cambiamenti anche morfologici. Questo ragionamento, portato alle sue ultime conseguenze, adombra un possibile effetto a catena. In una popolazione nella quale lo spirito, magari per qualche imperscrutabile ragione, si sia spento o capovolto, si produrranno prima fenomeni degenerativi di tipo psicologico che poi, alla lunga, non mancheranno di rifletttersi anche nel soma (su di questo argomento si riverrà nella III parte).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) Di questa teoria, un riassunto molto schematico è dato da Silvio Waldner, <em>La deformazione della natura</em>, Edizioni di Ar, Padova, 1997.<br />
(2) Sulla dottrina tradizionale del composto umano cfr. Julius Evola, <em>Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo</em>, Mediterranee, Roma, 1971 e anche <em>Sintesi di dottrina della razza</em>, Ar, Padova, 1994 (originale 1941). Un sunto di questa dottrina è dato anche da Silvano Lorenzoni, <em>Chronos, saggio sulla metafisica del tempo</em>, Carpe Librum, Nove, 2001.<br />
(3) Julius Evola, <em>Sintesi</em>, cit.<br />
(4) Julius Evola, <em>Sintesi</em>, cit.<br />
(5) Julius Evola, <em>Indirizzi per un&#8217;educazione razziale</em>, Conte, Napoli, 1941.<br />
(6) Ludwig Ferdinand Clauss, <em>Rasse und Seele</em>, Lehmann, München, 1941.<br />
(7) Julius Evola, <em>Sintesi</em>, cit.<br />
(8) Julius Evola, <em>Sintesi</em>, cit.</p>
<p style="text-align: justify;">Il presente saggio costituisce il paragrafo 1, capitolo 1 del libro di S. Lorenzoni <em>Involuzione. Il selvaggio come decaduto</em>, di prossima pubblicazione da parte delle Edizioni Ghénos di Ferrara.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/teoriarazzeevola.html' addthis:title='Teoria tradizionale delle razze: Julius Evola ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il mistero dell&#8217;esistenza</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Piscitelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oltre le teorie di Charles Darwin e il fondamentalismo biblico: Una terza via nelle opere di Giuseppe Sermonti, Giovanni Monastra e Roberto Fondi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/misteroesistenza.html' addthis:title='Il mistero dell&#8217;esistenza '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
<em>Una &#8220;terza via&#8221; nelle opere di Sermonti, Monastra e Fondi</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il nome di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span>, a oltre un secolo dalla morte, continua a dividere e suscitare polemiche. Destino di un uomo d’età vittoriana che ha legato la sua vita di ricercatore alla presunzione di svelare una volta per tutte i misteri dell’esistenza sulla Terra con gli strumenti dell’ideologia materialista del diciannovesimo secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad alcuni scienziati questi strumenti appaiono oggi assai rozzi: il mito del “Caso” creatore non regge il confronto con il Secondo Principio della Termodinamica, in base al quale ogni mutamento casuale “evolve” verso il massimo disordine; il concetto di “selezione naturale” a distanza di tempo appare più idoneo a spiegare le “estinzioni” che non la nascita di nuove specie; e la ricerca paleontologica più progredisce meno conferma l’ipotesi impiegatizia di una lenta e graduale trasformazione delle specie.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure per altri Charles <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span> è un mito; l’autore di una moderna cosmologia che riesce a mandare in pensione il vecchio Dio e a sostituirlo con i movimenti ciechi della materia. Ultimamente una pittoresca associazione, l’UAAR &#8211; Unione degli Atei Agnostici Razionalisti &#8211; ha risollevato la bandiera del Darwinismo nel corso di una settimana di manifestazioni indetta contro il Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">In verità è sottile il nesso tra la figura del ricercatore ottocentesco &#8211; che peraltro non si professava ateo &#8211; e il Trattato che nel 1929 risolveva il più aspro dissidio di coscienza mai verificatosi nella storia d’Italia. Eppure per avvalorarlo sono scese in campo figure anche note della divulgazione scientifica italiana, come l’astrofisica triestina Margherita Hack. La Hack ha voluto impugnare la bandiera del Libero Pensiero contrapponendo la “scienza” darwiniana al fanatismo dei creazionisti biblici, ovvero alla concezione di coloro che giurano solo sui versetti della <em>Genesi</em>. In realtà la questione non si riduce a questa facile contrapposizione. Sul “Giornale” del 1 Marzo, il professor Giuseppe Sermonti, genetista di fama internazionale e “non credente” riguardo alle verità darwiniane, ha voluto ribadire l’esistenza di una “terza via”, alternativa sia alla posizione dei materialisti che credono nel “Caso creatore”, sia alla posizione dei fondamentalisti che continuano a credere in Jahvhè. E magari anche in Giosuè!</p>
<p style="text-align: justify;">Questa “terza via” scientifica proprio in Italia sta dando negli ultimi anni buoni frutti, con la pubblicazione di opere che non scivolano nella facile polemica ideologica, ma cercano di analizzare le conseguenze delle ultime acquisizioni scientifiche. In particolare la casa editrice “il Cerchio” di Rimini si sta impegnando nella valorizzazione di questa linea di ricerca, ripubblicando il saggio di Giuseppe Sermonti <em>Dimenticare <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span></em>, già apparso per i tipi della Rusconi. Per la medesima collana editoriale Giovanni Monastra ha scritto un saggio sull’<em>Origine della vita</em>, in cui mostra tutte le difficoltà di una interpretazione materialistica del sorgere degli organismi: nei secoli passati, prima che i microscopi svelassero la immensa complessità della vita cellulare, si poteva ancor credere che piccoli organismi sorgessero “a caso”, spontaneamente. Ma oggi perpetuare quella credenza superstiziosa significa avvalorare l’ignoranza, con giri di parola degni di Azzeccagarbugli. L’ultima opera pubblicata riguardante la questione evolutiva porta la firma di Roberto Fondi, docente di Paleontologia all’Università di Siena. Fondi ripercorre i progressi della ricerca paleontologica degli ultimi cento anni e giunge alla medesima conclusione che un darwinista eretico (assai vicino ad abiurare la sua fede), Stephan J. Gould, ha dovuto ammettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio dei fossili non conferma l’esistenza di anelli di congiunzione ipotizzati a tavolino (e talvolta addirittura fabbricati con la frode, come il famoso Uomo Scimmia di Piltdown). Al contrario esso dimostra che la storia naturale alterna lunghe fasi di permanenza di un sistema di organismi a rapide fasi di cambiamenti, di “salti” evolutivi. La borghesia impiegatizia dell’Inghilterra vittoriana aveva immaginato che la Natura procedesse a sua immagine e somiglianza: con piccoli e graduali “progressi”, effettuati per mezzo di tentativi-ed-errori. La natura appare nel Duemila agli occhi di Roberto Fondi con una ben diversa maestà: essa alterna lunghi periodi di Ordine Kosmico e febbrili momenti di Rivoluzione Creatrice. Conosce talvolta il caos, catastrofiche distruzioni ma difficilmente il mito ottocentesco del “Caso” può spiegarne la sovrumana complessità. Quanto poi agli “uomini-scimmia” è possibile trovarli oggi magari ad un concerto <em>rap</em>, ma la paleontologia, quella seria e rigorosa, confessa di non averli ancora scoperti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 16 marzo 2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/misteroesistenza.html' addthis:title='Il mistero dell&#8217;esistenza ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Selvaggio</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una recensione critica del libro di Silvano Lorenzoni Il Selvaggio. Saggio sulla degenerazione umana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-selvaggio.html' addthis:title='Il Selvaggio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div class="wp-caption alignright" style="width: 201px"><img style="border: 0pt none;" title="Silvano Lorenzoni, Il Selvaggio" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilselvaggio.bmp" border="0" alt="Silvano Lorenzoni, Il Selvaggio" width="191" height="266" align="right" /><p class="wp-caption-text">Silvano Lorenzoni, Il Selvaggio</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>Il selvaggio</em> di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvano-lorenzoni/">Silvano Lorenzoni</a> è un libro che meriterebbe ampia diffusione, poiché tratta delle questioni razziali che si fanno sempre più impellenti nello scenario infernale della globalizzazione. Il libro, imperniato sul rifiuto del paradigma evoluzionista, analizza il fenomeno del meticciato che origina tipi umani degenerati e incapaci di costruire organizzazioni sociali degne di questo nome, riducendo l’umanità a una paccottiglia informe e priva di differenziazioni qualitative.</p>
<p style="text-align: justify;">La regressione dell’umanità allo stato selvaggio viene analizzata seguendo la falsariga della dottrina delle razze elaborata da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a>, e lo studio si avvale di un ricco apparato di note che fornisce un’utilissima bibliografia per approfondire l’argomento. Lorenzoni, infatti, cita anche molti autori ignorati o censurati dalla cultura «ufficiale», controllata da occhiuti «Gran Sacerdoti» sempre pronti a soffocare le voci che si permettono di contestare i dogmi egualitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Particolarmente interessante è la parte dedicata ai riflessi linguistici del processo di involuzione. La nascita di lingue meticce, infatti, porta a un desolante impoverimento del linguaggio, il cui risultato più caratteristico è la scomparsa della declinazione dei verbi e la loro tendenza a confluire nel gerundio, come appare nell’inglese parlato in America. Si delinea, in questo modo, un tipo umano che vive in una sorta di eterno presente, che è incapace di elaborare una memoria storica, e che, di conseguenza, è incapace di organizzare il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto dettagliata è la parte del libro dedicata ai fondamenti ideologici dei sistemi «democratici», in cui l’autore analizza il monoteismo ebraico, colonna portante dello scenario di massificazione universale che caratterizza il mondo moderno. Questa parte del libro, sebbene argomentata in maniera puntuale, si presta a qualche osservazione: infatti l’autore considera alla stessa stregua dell’Ebraismo il Cristianesimo e l’Islam. Sono certamente condivisibili le critiche al Cristianesimo protestante e a quello cattolico che, dopo il Concilio Vaticano II, si è arreso alla modernità, tuttavia accomunare l’Islam al Giudaismo sembra una soluzione troppo sbrigativa, proprio in un momento in cui solo il mondo musulmano trova la forza di opporsi ai processi devastanti della «democrazia» occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume prosegue formulando ipotesi sugli sviluppi futuri della situazione. Gli scenari possibili saranno certamente apocalitticci, tuttavia non è escluso che, dopo una fase di dissoluzione, si creino le condizioni per la ricostruzione di comunità etnicamente omogenee. È probabile, infatti, che gli attuali sistemi di stato sociale, che già faticano a soddisfare le esigenze dei cittadini, non siano in grado di reggere alla pressione di popolazioni difficilmente integrabili, con uno stile di vita parassitario, e portatrici di malattie infettive verosimilmente destinate a dare origine a epidemie dagli effetti catastrofici.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, questo brillante saggio di Silvano Lorenzoni è un irrinunciabile punto di riferimento per la cultura identitaria e antagonista, e si configura come un eccellente manuale per disintossicare le menti dallo <em>smog </em>della correttezza politica.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Silvano Lorenzoni" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvano-lorenzoni/">Silvano Lorenzoni</a>, <em>Il Selvaggio. Saggio sulla degenerazione umana</em>, Edizioni Ghénos, Ferrara, novembre 2005, euro 10,00.</p>
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		<title>Il mondo è piombato in un&#8217;età oscura</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 16:35:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una visione evoliana del Kali-Yuga ispirata dalla lettura del Vishnu-purana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolaoscura.html' addthis:title='Il mondo è piombato in un&#8217;età oscura '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882721224"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/rivoltacontroilmondomoderno.bmp" border="0" alt="J. Evola, Rivolta contro il mondo moderno" width="95" height="134" align="right" /></a> È più o meno noto che mentre l’uomo moderno ha creduto e, in parte tuttora crede al mito dell’evoluzione, le civiltà antiche quasi senza eccezione e perfino le popolazioni selvagge riconobbero invece l’involuzione, il graduale decadere dell’uomo da uno stato primordiale concepito non come un passato semiscimmiesco ma come quello di un’alta spiritualità.</p>
<p style="text-align: justify;">La forma più nota di tale insegnamento è il mito di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> circa le quattro età del mondo – dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro – le quali corrispondono a gradi successivi dell’accennata discesa o decadenza. Del tutto analogo è l’insegnamento indù circa gli <em>yuga</em>, cicli complessivi e successivi che sono ugualmente in numero di quattro e che da una “età dell’essere” o “della verità” – <em>satya yuga </em>– vanno fino ad una “età oscura” – <em>kali yuga</em>. Secondo tali tradizioni, i tempi attuali corrispondono all’epicentro proprio di quest’ultimo periodo: noi ci troveremmo nel bel mezzo della “età oscura”.</p>
<p style="text-align: justify;">Benché la formulazione di tali teorie sia antichissima, di fatto i caratteri previsti per “l’età oscura” corrispondono in modo abbastanza sconcertante alle caratteristiche generale dei tempi nostri. Se ne può giudicare da alcuni passi che traiamo dal <em>Vishnu-purana</em>, testo che ci ha conservato gran parte del tesoro delle antiche tradizioni e degli antichi miti dell’India. Noi ci siamo limitati ad aggiungere, fra parentesi, alcune delucidazioni e a sottolineare le corrispondenze più evidenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per incominciare:</p>
<blockquote><p>“Razze di servi, di fuori casta e di barbari si renderanno padroni delle rive dell’Indo, del Darvika, del Candrabhaga e del Kashmir&#8230; I capi che regneranno sulla terra, come nature violente&#8230; si impadroniranno dei beni e dei loro soggetti. Limitati nella loro potenza, i più sorgeranno e precipiteranno rapidamente. Breve sarà la loro vita, insaziabili i loro desideri ed essi quasi ignoreranno cosa sia la pietà. I popoli dei vari paesi, ad essi mescolandosi ne seguiranno l’esempio.” (Si tratta di quelle <strong>nuove invasioni barbariche </strong>con conseguente immissione del <em>virus </em>del <strong>materialismo </strong>e della <strong>selvaggia volontà di potenza </strong>propria all’Occidente moderno in civiltà ancora fedeli e millenarie, sacre tradizioni. Tale processo, come si sa, in Asia è in pieno sviluppo).</p>
<p>“La casta prevalente sarà quella dei servi” (<strong>epoca proletario-socialista: comunismo</strong>). “Coloro che posseggono diserteranno agricoltura e commercio e trarranno da vivere facendo servi o esercitando professioni meccaniche” (<strong>proletarizzazione e industrializzazione</strong>).</p>
<p>“I capi invece di proteggere i loro sudditi, li spoglieranno e sotto pretesti fiscali ruberanno le proprietà alla casta dei mercanti” (<strong>crisi della proprietà privata e del capitalismo, statizzazione comunista della società</strong>).</p>
<p>“La sanità (interiore) e la legge (conforme alla propria natura) diminuiranno di giorno in giorno finché il mondo sarà completamente pervertito. Solo gli averi conferiranno il rango. Solo movente della devozione sarà la preoccupazione per la salute fisica, solo legame fra i sessi sarà il piacere, sola via al successo nelle competizioni sarà la frode. La terra sarà venerata solo per i suoi tesori minerali” (<strong>industrializzazione ad oltranza, morte della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> della terra</strong>). “Le vesti sacerdotali terranno il luogo della dignità del sacerdote. La debolezza sarà la sola causa dell’obbedire (<strong>fine degli antichi rapporti di lealismo e di onore</strong>). “La razza sarà incapace di produrre nascite divine. Deviati da miscredenti, gli uomini si chiederanno insolentemente: “Che autorità hanno i testi tradizionali? Che sono questi Dei, che è la casta detentrice dell’autorità spirituale? (<em>Brahmana</em>)”. “Il rispetto per le caste, per l’ordine sociale e per le istituzioni (tradizionali) verrà meno nell’età oscura. I matrimoni in questa età cesseranno di essere un rito e le norme connettenti un discepolo ad un maestro spirituale non avranno più forza. Si penserà che chiunque per qualunque via possa raggiungere lo stato di rigenerati (è il <strong>livello democratizzante delle pretese moderne della spiritualità</strong>) e gli atti di devozione che potranno ancora esser eseguiti non produrran no più alcun risultato. Ogni ordine di vita sarà uguale promiscuamente per tutti” (<strong>conformismo, standardizzazione</strong>). “Colui che distribuirà più danaro sarà signore degli uomini e la discendenza familiare cesserà di essere un titolo di preminenza” (<strong>superamento della nobiltà tradizionale</strong>). “Gli uomini concentreranno i loro interessi sull’acquisizione, anche se disonesta, della ricchezza. Ogni specie di uomo si immaginerà di essere pari ad un brahmana” (<strong>pretese prevaricatrici della libera cultura accademica; arroganza dell’ignoranza</strong>). “La gente quanto mai avrà terrore della morte e paventerà l’indigenza: solo per questo conserverà forma (un’apparenza) di culto. Le donne non seguiranno il volere dei mariti o dei genitori. Saranno egoiste, abiette, discentrate e mentitrici e sarà a dei dissoluti che si attaccheranno. Esse diventeranno semplici oggetti di disfacimento sessuale”.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Se l’attualità di tale profezia del <em>Vishnu-purana </em>ha tratti difficilmente contestabili, per il significato complessivo di esso bisognerebbe aver un senso del punto di riferimento, ossia di ciò che sarebbero state le origini, lo stato da cui via via l’umanità sarebbe decaduta. Ma che significato oggi potrebbero avere, per i più, termini come “età dell’essere” e “età dell’oro”? Purtroppo si ridurranno a semplici, vuote reminiscenze mitologico-letterarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel testo in questione varrebbe la pena di notare due motivi ulteriori che mitigano alquanto le tetre prospettive dell’età oscura. Vi accenneremo soltanto. Il primo è l’idea che chi, essendo nato nel <em>Kali-yuga</em>, malgrado tutto sa riconoscere i veri valori e la vera legge, raccoglierà frutti sovrannaturali difficilmente raggiungibili in tempi più facili. “Pessimismo eroico” direbbe un Nietzsche e questa idea non è estranea allo stesso cristianesimo. Il secondo punto è che lo stesso <em>Kali-yuga</em>, per rientrare in uno sviluppo ciclico cosmico più vasto, avrà esso stesso una fine. Per via di un fatto non semplicemente umano si produrrà un mutamento generale. Ne seguirà una specie di rigenerazione, un nuovo principio. Speriamo che sia così e soprattutto che, prima, non si debba giungere proprio sino in fondo alla china, con le delizie che “l’era atomica” ci riserva.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Da<em> Roma</em>, 14 gennaio 1954.</p>
<p style="text-align: justify;">Trascrizione di &#8220;Federico Barbarossa&#8221;.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolaoscura.html' addthis:title='Il mondo è piombato in un&#8217;età oscura ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tipologia razziale dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 11:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvio Waldner</dc:creator>
				<category><![CDATA[1900-1939]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presente scritto costituisce la Nota introduttiva a Tipologia razziale dell’Europa di Hans Friedrich Karl Günther, pubblicato dalle Edizioni Ghénos di Ferrara]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waldnernotaintroduttiva.html' addthis:title='Tipologia razziale dell&#8217;Europa '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Nota: il presente scritto costituisce la Nota introduttiva a <em>Tipologia razziale dell’Europa</em> di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Hans Friedrich Karl Günther</a>, pubblicato dalle Edizioni Ghénos di Ferrara (2003, 224 pagine, 320 illustrazioni, 20 cartine. Costo 20 Euro). Prima edizione a cura del gruppo di studi Ghénos.Traduzione della seconda edizione tedesca (<em>Rassenkunde Europas</em>, von Dr. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Hans F. K. Günther</a>,J. F. Lehemanns Verlag, München, 1926) ad opera di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/silvio-waldner/">Silvio Waldner</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 216px"><img class=" " style="border: 0pt none; " title="Hans Friedrich Karl Günther, Tipologia razziale dell’Europa" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Tipologia.bmp" alt="Hans Friedrich Karl Günther, Tipologia razziale dell’Europa" width="206" height="301" align="left" /><p class="wp-caption-text">Hans Friedrich Karl Günther, Tipologia razziale dell’Europa</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sull’utilità della prima parte del presente libro (capp. 1-6), quella più sistematica, data la totale esclusione delle nozioni razziali dall’ambito divulgativo (relegate in un iperspecialismo che quasi si vergogna di trovarsi di fronte al dato razziale, e che per ‘rimediare’ aggioga la ricerca al ‘dogma’ egualitarista), è già stato fatto cenno da parte dell’editore, Invece, vale la pena qui di soffermarsi un po’ di più sulla seconda parte del testo di Günther (capp. 7-12). Essa tratta piuttosto argomenti storici e temi di attualità (quali essi potevano essere negli anni Venti). In particolare, al Cap. 8, l’autore fa una sintesi di quegli sviluppi storico-razziologici che portarono alla decadenza dell’Ellade e di Roma, argomenti che poi egli avrebbe sviluppato in grande dettaglio in due sue opere specifiche mai tradotte in alcuna lingua diversa dal tedesco (eccettuati alcuni stralci in inglese) (1). Indipendentemente dalla fissazione del Günther sull’idea nordica (che aveva certamente i suoi pregi ma che fu portata all’estremo), la lettura di questa seconda parte ha una sua notevole utilità, in quanto vengono prospettate tematiche sociali che, incipienti all’inizio del secolo XX, sono adesso di tragica attualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto alla fissazione sull’idea che l’unica ‘razza portante’ della civiltà europea fosse stata e sia ancora quella nordica, è basata soprattutto su constatazioni storiche; e ‘l’idea nordica’, probabilmente valida ancora diversi secoli addietro, non è detto che continui ad esserlo adesso. Ogni cosa sembra indicare che la ‘razza’ nordica (in termini razziologici più esatti, la sottorazza nordica della razza europide) abbia subito un collasso interno dal punto di vista dell’evoliana ‘razza dello spirito’, con conseguente affievolimento della capacità di retto giudizio. Ne resterebbe, al massimo, una maggiore intraprendenza e, forse, serietà di propositi (ma probabilmente non una maggior intelligenza, laboriosità o inventiva) rispetto alle altre sottorazze europidi – qualità messe a profitto spesso e volentieri da elementi di torbida origine per scopi che con ‘l’idea nordica’ poco avevano a che vedere. Già <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a> aveva osservato che la facilità con cui le popolazioni a prevalenza nordica accettarono, quasi tutte, il Cristianesimo prima e il protestantesimo dopo (e l’americanizzazione in tempi recenti), non deponeva in loro favore: contro il veleno psichico biblista, la ‘razza nordica’ dimostrò di avere ben pochi anticorpi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Günther, poi, dimostra anche lui un&#8217;ottusa anglofilia, che si estende anche all’America del Nord – cosa non del tutto atipica della Germania della svolta dei secolo XIX e XX e anche dopo &#8211; la quale, per i Tedeschi, fu ancora più esiziale della loro slavofobia, anch’essa spesso ottusa ma che, se non altro, aveva dei precisi radicamenti storici. I ‘fratelli di razza’ anglofobi sono stati la rovina della Germania (e della razza europoide). In riguardo, valgono, fra l’altro, due osservazioni: (a) la ‘nordicità’ inglese (quale che possa essere l’importanza di questo fatto) fu sempre sopravvalutata: la popolazione dell’isola inglese è ed è sempre stata fondamentalmente di ceppo occidentale/mediterraneo; con buona pace del Günther, che va incontro agli anglofobi che hanno orrore di essere confusi con i centro o sud – europei, classificare l’inglese come lingua germanica è, scientificamente, un grossolano errore. L’inglese non è una lingua germanica – e tanto meno una lingua neolatina, nonostante il suo lessico neolatino al 70% &#8211; ma un liquame fonetico, grafologico, lessicale, grammaticale e sintattico che ha molto del ‘papiamento’ (3) e che, quale idioma profondamente degenerato, è stato classificato come strutturalmente affine alle lingue bantù (4).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1)   <em>Lebensgeschichte des hellenischen Volkes </em>(Storia biologica del popolo ellenico) e <em>Lebensgeschichte des römischen Volkes </em>(Storia biologica del popolo romano) pubblicati ambedue da Franz Freiherrn Karg von Bebenburg, Verlag Hohe Warte, Pähl, 1965 e 1966 rispettivamente. (<a rel="nofollow" href="http://www.hohewarte.de/">Verlag Hohe Warte</a>, Tutzinger Str. 46 D-82396 Pähl. Tel: +498808267. Fax: +498808921994)</p>
<p style="text-align: justify;">(2)   Julius Evola, <em>Rivolta contro il mondo moderno, </em>Mediterranee, Roma, 1969(3).</p>
<p style="text-align: justify;">(3) Il papiamento è quell’intruglio di spagnolo, olandese, portoghese e inglese che è adesso lingua ufficiale nelle ex-Antille Olandesi (Curacao, Aruba, Bonarie).</p>
<p style="text-align: justify;">(4)   Dal linguista francese Claude Hagège, <em>Storia e destini delle lingue d’Europa</em>, La nuova Italia, Scandicci, 1995. Da notarsi (!) che l’Hagège è tutt’altro che un anglofobo o un americanofobo.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img style="margin: 10px;" title="Hans Friedrich Karl Günther" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Guenther.bmp" alt="" width="200" height="273" align="right" /><p class="wp-caption-text">Hans Friedrich Karl Günther</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em><strong> Nel dopoguerra, nella più grande operazione di censura e distruzione culturale della storia, anche tutte le opere di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Hans Friedrich Karl Günther</a> furono messe all’indice. Il 13 maggio 1946 la Commissione Interalleata di Controllo emanò una legge “sull’estirpazione della letteratura a carattere nazionalsocialista o militarista”. Contemporaneamente si creò nella zona di occupazione sovietica un organismo specializzato (</strong></em><strong>“Schriften-Prüfstelle bei der Deutschen Bücherei”<em>) che intraprese subito la redazione di una nuova lista di libri proibiti (</em>Liste der auszusondernden Literatur<em>). La lista iniziale di 526 pagine comprende 13.223 libri e 1502 giornali proibiti dal 1 aprile 1946. A completamento di questa prima escono altri tre volumi rispettivamente il 1 gennaio 1947 (179 pagine, 4.739 libri e 98 giornali), il 1 settembre 1948 (366 pagine, 9.906 libri e giornali) e il 1 aprile 1952 (circa 700 libri e giornali). In totale furono proibiti poco più di 36.000 libri e periodici editi prima del 1945. Queste liste di proscrizione sono consultabili in quanto ristampate nel 1983 dall’editore antiquario Uwe Berg (<a rel="nofollow" href="http://vho.org/censor/tA.html">Uwe Berg Verlag und Antiquariat</a>, Tangendorferstr. 6, D – 21442 Toppenstedt, Tel. 04173 6625, Fax 04173 6225).<br />
Un’interessante selezione delle opere di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Hans Friedrich Karl Günther</a> è stata messa in rete ed è consultabile al sito http://www.white-history.com/earlson/gunther.htm </em></strong></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/waldnernotaintroduttiva.html' addthis:title='Tipologia razziale dell&#8217;Europa ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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