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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Ratzinger</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Contro il Magisterium. La “Dichiarazione di Colonia” e i suoi sostenitori</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 11:39:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 1989 un gruppo di teologi tedeschi firmò la Dichiarazione di Colonia, uno dei punti più difficili del Pontificato di Giovanni Paolo II]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dichiarazione-di-colonia.html' addthis:title='Contro il Magisterium. La “Dichiarazione di Colonia” e i suoi sostenitori '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Con il termine “Magistero della Chiesa”, la Chiesa cattolica indica il proprio insegnamento, con il quale  ritiene di conservare e trasmettere attraverso i secoli il “Deposito della Fede”, la dottrina rivelata agli Apostoli da Gesù.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale Magistero può essere ordinario o straordinario: il Magistero ordinario è la modalità normale con cui la Chiesa comunica il suo insegnamento tramite encicliche, lettere pastorali e altri scritti o attraverso la predicazione orale da parte del Papa e dei Vescovi, mentre il Magistero straordinario consiste in un pronunciamento di un Concilio ecumenico o del papa “ex-cathedra” che definisce una verità di fede di natura dogmatica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lossessione-dellilluminismo-giovanni-paolo-ii-e-il-mondo-moderno/6415" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3479" style="margin: 10px;" title="ossessione-dell-illuminismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ossessione-dell-illuminismo.jpg" alt="ossessione-dell-illuminismo" width="200" height="282" /></a>Essendo il Magistero uno dei pilasti essenziali della Chiesa, chiunque si voglia considerare cattolico è tenuto ad accettare e seguire scrupolosamente i suoi dettami e, qualora si decidesse di non farlo, la conseguenza immediata è quella di porsi “extra-ecclesiam” (è accaduto, ad esempio, nel 1870 quando, non accettando alcuni Vescovi il dogma dell’infallibilità papale proclamato da Pio IX al Concilio Vaticano I, formarono una Chiesa indipendente, detta “Vetero-Cattolica”).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa può accadere nel caso un gruppo di coloro che sono incaricati di trasmettere il Magistero e di sorvegliare sulla sua osservanza, Vescovi e Sacerdoti, decida, pur rimanendo formalmente all’interno della Chiesa cattolica, di mettere in discussione l’“auctoritas” magisteriale?</p>
<p style="text-align: justify;">E’ quanto è accaduto nel 1989 con la “rivolta” di un nutrito gruppo di teologi e Prelati tedeschi, firmatari della cosiddetta “Dichiarazione di Colonia”, che ha avuto ampio seguito internazionale e che ha segnato uno dei punti più difficili e controversi del lungo Pontificato di Giovanni Paolo II.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere i termini della questione, dobbiamo, innanzitutto, inquadrare la situazione nel suo contesto storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 ottobre 1978, al termine di un Conclave piuttosto breve, venne eletto “CCLXIII Successore di Pietro” il Cardinale polacco Karol Józef Wojtyła, già noto agli “addetti ai lavori” sia per la sua grande capacità comunicativa e di <em>appeal </em>sui giovani che per la sua intransigenza verso ogni forma di “deviazionismo para-marxista” (cioè, sostanzialmente, legato alle tendenze di sinistra). Il nuovo Papa, che assume il nome di Giovanni Paolo II, da subito si lancia in un programma di “ricostruzione” delle basi sociali, dogmatiche e teologiche su cui si fonda la Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">In quest’ottica, il 25 novembre 1981, Papa nomina Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l&#8217;organo della Santa Sede che si occupa di vigilare sulla correttezza della Dottrina cattolica, il Cardinale di Monaco e Frisinga Joseph Alois Ratzinger, teologo conservatore tra i più noti della Chiesa, che manterrà tale carica fino all&#8217;elevazione al Soglio Pontificio (19 aprile 2005) con il nome di Benedetto XVI.</p>
<p style="text-align: justify;">Da subito l’opera di ristrutturazione della Chiesa del Papa e di quello che, a tutti gli effetti, era il suo più stretto collaboratore fu evidente, con l’instaurazione di un clima di notevole “intransigenza dogmatica” che fece sì che buona parte della “sinistra ecclesiastica” parlasse di un “passo indietro” verso le posizioni più retrive della Chiesa pre-Concilio Vaticano II.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/rapporto-sulla-fede/6412" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3476" style="margin: 10px;" title="rapporto-sulla-fede" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/rapporto-sulla-fede.jpg" alt="rapporto-sulla-fede" width="200" height="307" /></a>In particolare, le idee del Cardinal Ratzinger sul governo della Chiesa diventarono molto chiare quando, nel 1985, rompendo una lunga tradizione di discrezione dell&#8217;ex Sant&#8217;Uffizio, egli accettò di farsi intervistare dal giornalista italiano Vittorio Messori, già autore di due saggi su Gesù. Dall&#8217;incontro dell&#8217;agosto 1984 in un&#8217;ala chiusa del seminario di Bressanone, nacque il libro <a title="Rapporto sulla fede" href="http://www.libriefilm.com/rapporto-sulla-fede/6412"><em>Rapporto sulla Fede</em></a> che, oltre a riscuotere successo in termini di vendite, non mancò di provocare numerose critiche all&#8217;interno e all&#8217;esterno della Chiesa cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Su cosa si appuntavano tali critiche?</p>
<p style="text-align: justify;">Sostanzialmente, il nodo più problematico riguardava la visione del Prefetto sui risultati del Concilio Vaticano II.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli, infatti, aveva dichiarato che, ancor prima della fine del Concilio, si era reso conto che esso aveva provocato una crescente sensazione che nulla all’interno della Chiesa fosse stabile e che tutto potesse essere rivisto.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, il Cardinale aveva detto: “<em>Il Concilio </em><em>sembrava essere simile a un grande parlamento della Chiesa, che potesse cambiare e rivoluzionare tutto a modo suo</em>” e in cui era evidente  “<em>un crescente risentimento nei confronti di Roma e della Curia, che appariva come il vero nemico di ogni rinnovamento e il progresso</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema, sottolineava Ratzinger, era che, mentre le divisioni e gli scontri crescevano, si diffondevano idee egualitaristiche, tali per cui di si domandava perché se i vescovi potevano cambiare la Chiesa e la Fede stessa, il resto del popolo di Dio non poteva fare la stessa cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, tutti sapevano che i nuovi argomenti dei Vescovi nascevano dai teologi che, a loro volta, avevano “cominciato a sentirsi i i veri rappresentanti della conoscenza, e per questo motivo non potevano più mostrarsi soggetti ai Vescovi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato di questo processo era che nella Chiesa, a almeno per quanto riguardava l&#8217;opinione pubblica, tutto sembrava poter essere oggetto di revisione e  anche la Professione di Fede non sembrava più intoccabile, ma da sottoporsi alle verifiche degli studiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro a questa tendenza degli specialisti a dominare l’Istituzione ecclesiastica, si era sviluppato un altro fattore: l&#8217;idea di una sovranità ecclesiale popolare, con la propagazione dell’idea di una “Chiesa dal basso” o di una “Chiesa del popolo” che, in particolare nel contesto della teologia della liberazione, sembrava essere diventata  l&#8217;obiettivo stesso della riforma.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito della pubblicazione di questa diagnosi che, per altro, trovava in quel periodo perfetta corrispondenza nelle decisioni magisteriali, improntate alla soppressione di qualunque forma di “dissenso modernista” all’interno della Chiesa, era quasi naturale che un folto gruppo di teologi tedeschi, seguiti da colleghi dell&#8217;Europa centrale e meridionale, finisse per denunciare quello che definivano il pensiero “autoritario e esclusivista” che permeava le azioni di Ratzinger e la sua mancanza di attenzione verso il parere di tutti i cristiani (il cosiddetto “<em>sensus fidelium</em>”), sia in materia di promulgazioni del Magistero che riguardo alla funzione dei teologi stessi nel governo della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne risultò, nel 1989, una sorta di “lettera aperta”, promossa dai teologi tubinghesi Norbert Greinacher e Dietmar Mieth e da un primo gruppo di “dissidenti” e sottoscritta da 162 professori di teologia cattolica di lingua tedesca (e, in breve tempo, in Olanda, da circa 17.000 laici ed ecclesiastici e, nella Repubblica Federale Tedesca, da circa 16.000 parroci e laici, oltre che da circa cento gruppi cattolici), a cui seguirono dichiarazioni analoghe in Belgio, Francia, Spagna, Italia, Brasile e negli Stati Uniti. La dichiarazione è stata inoltre sottoscritta, in Olanda, da circa 17.000 e, nella Repubblica Federale di Germania, da circa 16.000 parroci e laici, oltre che da circa cento gruppi cattolici.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale “lettera aperta”, che ebbe come motivo ultimo scatenante una questione locale di successione vescovile (l’“affare di Colonia”), passò alla storia come “Dichiarazione di Colonia” e vale oggi la pena di essere letta integralmente dal momento che, pur nella sua brevità, dà perfettamente conto delle opposte posizioni e del clima di scontro che, vent’anni fa, oppose la Chiesa romana a buona parte della sua stessa “intellighenzia”.</p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>DICHIARAZIONE DI COLONIA &#8211; &#8220;CONTRO L&#8217;INTERDIZIONE &#8211; PER UNA CATTOLICITÀ APERTA&#8221; </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Diversi fatti accaduti nella nostra chiesa cattolica ci inducono a fare una dichiarazione pubblica. Sono soprattutto tre ordini di problemi a preoccuparci:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>1. La curia romana mette risolutamente in pratica l&#8217;idea di coprire unilateralmente le sedi episcopali di tutto il mondo senza tener conto delle proposte delle chiese locali e ledendo i loro diritti acquisiti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>2. In tutto il mondo, in molti casi, viene negata a teologi e teologhe qualificati l&#8217;autorizzazione ecclesiastica all&#8217;insegnamento. Si tratta di un grave e pericoloso attentato alla libertà di ricerca e di insegnamento, oltre che alla struttura dialogica della conoscenza teologica, che il Concilio Vaticano II ha ribadito in molti testi. Il conferimento dell&#8217;autorizzazione ecclesiastica all&#8217;insegnamento viene indebitamente utilizzato come strumento disciplinare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>3. Stiamo assistendo al tentativo, estremamente discutibile dal punto di vista teologico, di rafforzare ed estendere in modo indebito la competenza magisteriale del papa, oltre a quella giurisdizionale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Prestando attenzione a questi tre ordini di problemi, vediamo i segni di una trasformazione della chiesa postconciliare:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- di uno strisciante mutamento strutturale nel senso di un&#8217;estensione indebita del potere giurisdizionale;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- di una progressiva interdizione delle chiese particolari, di un rifiuto dell&#8217;argomentazione teologica, e di una diminuzione dell&#8217;ambito di competenza dei laici nella chiesa;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- di un antagonismo proveniente dall&#8217;alto, che inasprisce i conflitti nella chiesa con il ricorso a misure disciplinari.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Siamo convinti che su queste cose non possiamo tacere. Riteniamo necessaria questa presa di posizione </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- in ragione della nostra responsabilità nei confronti della fede cristiana,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- nell&#8217;esercizio del nostro servizio di docenti di teologia,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- per il rispetto che dobbiamo alla nostra coscienza,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- in solidarietà con tutte le donne e tutti gli uomini cristiani scandalizzati o addirittura disperati per i recenti sviluppi occorsi nella nostra chiesa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>1. Per quanto riguarda le recenti nomine episcopali da parte di Roma in tutto il mondo, e soprattutto in Austria, in Svizzera e qui a Colonia, dichiariamo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ci sono diritti tradizionali, persino codificati, favorevoli al concorso delle chiese locali, diritti che hanno caratterizzato fino a oggi la storia della chiesa. Essi fanno parte della multiforme vita della chiesa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quando le chiese locali (come è accaduto in America Latina, nello Sri Lanka, in Spagna, in Olanda, in Svizzera, in Austria e qui a Colonia) vengono disciplinate mediante le nomine episcopali o altre misure, spesso fondate su sospetti e analisi errate, vengono defraudate della loro autonomia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;apertura della chiesa cattolica alla collegialità tra papa e vescovi, che pure è stata una delle acquisizioni fondamentali del Concilio Vaticano II, viene soffocata da un nuovo centralismo romano.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;esercizio dell&#8217;autorità, quale trova espressione nelle recenti nomine episcopali, è in contrasto con la fraternità del Vangelo, con le esperienze positive dello sviluppo dei diritti di libertà e con la collegialità dei vescovi. La prassi attuale ostacola il processo ecumenico in punti essenziali.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In riferimento all&#8217;&#8221;affare di Colonia&#8221;, riteniamo scandaloso il fatto di cambiare le norme dell&#8217;elezione con il procedimento in corso. In questo modo è stata duramente colpita la coscienza di una correttezza procedurale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;autorevolezza e la dignità del ministero papale richiedono una certa sensibilità nel rapporto con il potere e con le istituzioni costituite.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La scelta dei candidati all&#8217;episcopato esprime il pluralismo della chiesa in maniera adeguata; il procedimento di nomina non è una scelta privata del papa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il ruolo delle nunziature diventa oggi sempre più discutibile. Benché le vie di trasmissione di informazioni e i contatti personali siano semplificati, la nunziatura tende a trasformarli sempre più in un odioso servizio investigativo, che spesso con la scelta unilaterale delle informazioni crea quelle deviazioni di cui è appunto alla ricerca. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- L&#8217;obbedienza nei confronti del papa, che in tempi recenti viene sempre più spesso dichiarata e pretesa da vescovi e cardinali, ha l&#8217;aspetto di un&#8217;obbedienza cieca. L&#8217;obbedienza ecclesiale a servizio del Vangelo richiede la disponibilità a un&#8217;opposizione costruttiva (cfr. </em>Codex Iuris Canonici<em>, can. 212, § 3). Invitiamo i vescovi a ricordarsi dell&#8217;esempio di Paolo, che è rimasto in comunione con Pietro pur &#8220;resistendogli in faccia&#8221; nella questione della missione tra i pagani (Gal 2,11). </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>2. Sul problema delle cattedre di teologia e sul conferimento dell&#8217;autorizzazione ecclesiastica all&#8217;insegnamento noi dichiariamo: </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Vanno salvaguardate la competenza e la del vescovo locale, fondate teologicamente e a volte tutelate dai concordati, in materia di conferimento o di ritiro dell&#8217;autorizzazione ecclesiastica all&#8217;insegnamento. i vescovi non sono organi esecutivi del papa. L&#8217;attuale prassi, volta a violare all&#8217;interno della chiesa il principio di sussidiarietà nelle chiare competenze del vescovo locale in materia di insegnamento della fede e della morale, crea una situazione insostenibile. Un intervento romano nel conferimento o nel ritiro dell&#8217;autorizzazione all&#8217;insegnamento indipendentemente dalla chiesa locale o addirittura contro l&#8217;esplicito convincimento del vescovo locale rischia di provocare la decadenza di competenze costituite e consolidate.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Le obiezioni contro il conferimento dell&#8217;autorizzazione all&#8217;insegnamento e, tanto più, le decisioni in questa materia devono fondarsi su argomenti motivati ed essere giustificate in base alle norme accademiche in vigore. Un arbitrio in questo campo mette in discussione la stessa esistenza della facoltà di teologia cattolica nelle università statali.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Non tutti gli insegnamenti della chiesa sono ugualmente certi e hanno un uguale peso dal punto di vista teologico. Noi ci opponiamo alla violazione di questa dottrina dei gradi della certezza teologica ovvero della &#8220;gerarchia delle verità&#8221; nella prassi del conferimento e della negazione dell&#8217;autorizzazione ecclesiastica all&#8217;insegnamento. Singole questioni etiche e dogmatiche di dettaglio non possono perciò venire contrabbandate arbitrariamente come atte a stabilire l&#8217;identità della fede, mentre comportamenti morali direttamente legati alla prassi della fede (come quelli, ad esempio, contrari alle torture, alla discriminazione razziale o allo sfruttamento) non sembrano avere la stessa importanza teologica nella questione della verità.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Il diritto all&#8217;autonomia organizzativa delle facoltà e degli istituti superiori nella scelta degli insegnanti non può essere completamente conculcato da un esercizio arbitrario della potestà di conferire o negare l&#8217;autorizzazione ecclesiastica all&#8217;insegnamento.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Se nelle università, sotto la pressione di tali problemi, si perviene alla scelta dei professori e delle professoresse di teologia in base a criteri extrascientifici, ciò non può che portare a uno scadimento della dignità della teologia nelle università stesse.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>3. Di fronte al tentativo di estendere in maniera inammissibile la competenza magisteriale del papa dichiariamo :</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Recentemente, rivolgendosi a teologi e a vescovi, il papa ha collegato la dottrina della regolazione delle nascite &#8211; senza tener conto del grado di certezza e del diverso peso degli asserti ecclesiastici &#8211; con verità di fede fondamentali quali la santità di Dio e la redenzione a opera di Gesù Cristo, così che coloro i quali criticano l&#8217;insegnamento papale sulla regolazione delle nascite vengono accusati di &#8220;minare i pilastri fondamentali della dottrina cristiana&#8221;, anzi con il loro richiamarsi alla dignità della coscienza essi cadrebbero nell&#8217;errore di rendere &#8220;vana la croce di Cristo&#8221;, di &#8220;distruggere il mistero di Dio&#8221; e di negare la &#8220;dignità dell&#8217;uomo&#8221;. I concetti di &#8220;verità fondamentale&#8221; e di &#8220;rivelazione divina&#8221; vengono usati dal papa per sostenere una dottrina del tutto particolare, che non può essere giustificata in base alla Sacra Scrittura, nè in base alle tradizioni della chiesa (cfr. i discorsi del 15 ottobre e del 12 novembre 1988).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- L&#8217;affinità, ribadita dal papa, tra tali verità non significa che esse abbiano un uguale valore e debbano essere poste sullo stesso piano. Il Concilio Vaticano II afferma: &#8220;Nel mettere a confronto le dottrine si ricordino che esiste un ordine o &#8220;gerarchia&#8221; nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana&#8221; (Decreto sull&#8217;ecumenismo, n. 11). Analogamente si devono tenere presenti i diversi gradi di certezza delle affermazioni teologiche e i limiti della conoscenza teologica nelle questioni medico-antropologiche.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Anche il magistero pontificio ha riconosciuto alla teologia la dignità di verificare gli argomenti addotti in favore delle affermazioni e delle norme di carattere teologico. Questa dignità non può essere lesa dal divieto di pensare e parlare. La verifica scientifica ha bisogno dell&#8217;argomentazione e della comunicazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- La coscienza non è un surrogato del magistero pontificio, come potrebbe apparire dai discorsi citati. Piuttosto, nell&#8217;interpretazione della verità, il magistero deve anche tenere conto della coscienza dei fedeli. Sopprimere la tensione tra dottrina e coscienza equivale ad attentare alla dignità di quest’ultima.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Secondo la convinzione di molti nella chiesa la norma sulla regolazione delle nascite stabilita dall&#8217;enciclica </em>Humanae vitae <em>del 1968 rappresenta un orientamento che non sostituisce la responsabilità della coscienza dei fedeli. Alcuni vescovi, tra i quali quelli tedeschi nella loro &#8220;Dichiarazione di Konigstein&#8221; ( 1968), e alcuni moralisti hanno ritenuto corretta questa convinzione di molti cristiani, uomini e donne, perché sono convinti che la dignità della coscienza non consiste solo nell&#8217;obbedienza, ma anche nella responsabilità. Un papa, che così spesso si richiama a questa responsabilità dei cristiani, uomini e donne, nel dominio dell&#8217;agire intramondano, non dovrebbe ignorarla sistematicamente nei casi seri. Del resto deploriamo la continua insistenza del magistero pontificio su questo ordine di problemi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Conclusione</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- La chiesa è al servizio di Gesù Cristo. Essa deve resistere alla continua tentazione di abusare del suo vangelo della giustizia, misericordia e fedeltà di Dio mediante forme discutibili di dominio a salvaguardia del proprio potere. Essa è stata concepita dal Concilio come il popolo peregrinante di Dio e la relazione di vita esistente tra i credenti (communio ) ; essa non è una città assediata, che erige i propri bastioni e si difende con durezza sia all&#8217;interno sia all&#8217;esterno.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Condividiamo con i pastori diverse preoccupazioni per la chiesa nel mondo odierno in ragione della nostra comune testimonianza. Soccorrere le chiese povere, liberare quelle ricche da ogni sorta di irretimenti e promuovere l&#8217;unità della chiesa, sono obiettivi che comprendiamo e per i quali ci impegnamo. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Tuttavia i teologi, che stanno al servizio della chiesa, hanno anche il dovere di esercitare pubblicamente la critica se l&#8217;autorità ecclesiastica fa un uso sbagliato del suo potere, contraddicendo così le sue finalità, ostacolando il cammino verso l&#8217;ecumene, sconfessando le aperture del Concilio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>- Il papa rivendica il ministero dell&#8217;unità. Appartiene perciò alla sua funzione di comporre i casi di conflitto, cosa che egli ha fatto in maniera eccessiva nel caso di Marcel Lefebvre e dei suoi seguaci, benché questi avessero messo radicalmente in questione il magistero. Non è proprio del suo ufficio inasprire, senza alcun tentativo di dialogo, conflitti di secondaria importanza, o risolverli magisterialmente in maniera unilaterale, facendone oggetto di discriminazione. Quando il papa fa ciò che non è proprio del suo ministero, non può esigere l&#8217;obbedienza in nome della cattolicità, deve piuttosto attendersi un&#8217;opposizione.</em>”</p>
<p style="text-align: center;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Come anticipato, questo documento ebbe una notevole risonanza anche in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima presa di posizione italiana a favore della Dichiarazione, arrivò immediatamente (e piuttosto ovviamente) dalle cosiddette Comunità di base (CdB), d’origine brasiliana e notoriamente molto vicine alla “Teologia della Liberazione”, ma, ben presto anche la stampa specializzata, attraverso le sue firme più prestigiose e con pochissime eccezioni, manifestò il suo consenso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/in-difesa-della-fede/6414" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3478" style="margin: 10px;" title="in-difesa-della-fede" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/in-difesa-della-fede.jpg" alt="in-difesa-della-fede" width="200" height="287" /></a>Intanto, alla Dichiarazione di Colonia, stavano facendo seguito le “dichiarazioni” di intellettuali e teologi francesi e di sessantadue teologi spagnoli, mentre si diffondevano costantemente nuovi appelli per il “dialogo nella chiesa” e segnali di dissenso da parte di esponenti di numerosissimi ordini religiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente, il 15 maggio 1989, anche teologi italiani diffusero il loro cosiddetto “Documento dei Sessantatre”, che, essendo il primo manifesto pubblico di dissenso verso il Papa sottoscritto da docenti ed esponenti della teologia e della cultura (la maggior parte dei quali esercitava in seminari ed istituzioni educative ecclesiastiche) della Nazione considerata la più cattolica d’Europa, fece emergere in tutta la sua drammaticità la condizione delle istituzioni teologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblicata sotto il titolo di “Lettera ai Cristiani &#8211; Oggi nella Chiesa”<em>&#8230;</em> sulla rivista “Il Regno”, il documento nasceva dal “<em>disagio per determinati atteggiamenti dell’autorità centrale della chiesa nell’ambito dell’insegnamento, in quello della disciplina e in quello istituzionale</em>”, e dalla “<em>impressione che la Chiesa cattolica sia percorsa da forti spinte regressive</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">I punti fondamentali del testo sono così sintetizzabili:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>il Concilio      Vaticano II costituisce una svolta radicale e irreversibile, nella “<em>comprensione della fede ecclesiale</em>”;</li>
<li>il Deposito      della Fede custodito dalla Sede Apostolica non ha valore in sé, né valore      assoluto, ma piuttosto otterrebbe valore per la sua “connotazione      pastorale” che rende possibile “<em>l’interpretazione      fedele della verità dentro l’esistenza storica della comunità</em>”;</li>
<li>la Santa Sede      si fa condizionare da una “mentalità di privilegio”, trascurando lo “stile      di Cristo”;</li>
<li>la natura      gerarchica della Chiesa Visibile dovrebbe lasciare il posto a una “<em>concezione della chiesa come comunione      di chiese</em>”;</li>
<li>la funzione      magisteriale del primato petrino non esclude la “<em>varietà dei modi di intendere e di vivere la fede che lo Spirito      suscita nelle diverse comunità</em>”;</li>
<li>la funzione      del Magistero Pontificio “nella chiesa delle origini” non era “<em>riducibile alla funzione di guida della      comunità</em>” e, pertanto, occorre ripensare tale funzione;</li>
<li>non si      dovrebbe parlare di infallibilità del Magistero, anche di quello ordinario      universale, ma della sua funzione “pastorale”;</li>
<li>la liceità dei      pronunciamenti del Magistero in materia di etica dovrebbe certamente essere      approfondita;</li>
<li>il compito dei teologi non si svolge solo “<em>divulgando l’insegnamento del magistero e approfondendo le ragioni      che ne giustificano le prese di posizione</em>” ma, piuttosto, “<em>quando raccolgono e propongono le      domande nuove</em> [...] <em>o quando      percorrono</em> [...] <em>sentieri      inesplorati</em>”.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Siamo, evidentemente, su posizioni più caute rispetto allo scritto dei teologi tedeschi, ma provenendo da un ambito così prossimo al Vaticano, anche questo documento scuote profondamente la Curia che, comunque, interpreta entrambe le “Dichiarazioni” come inaccettabili raccomandazioni alla Chiesa sulla necessità di capitolare di fronte alla mentalità moderna e come una giustificazione per tutti i tipi di “resistenza” e di critica al Magistero cattolico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/veritatis-splendor/6413" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3477" style="margin: 10px;" title="veritatis-splendor" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/veritatis-splendor.jpg" alt="veritatis-splendor" width="200" height="297" /></a>Così, mentre in tutto il mondo si sviluppa un movimento ecclesiastico legato alle Dichiarazioni che si denomina “Noi siamo Chiesa” e mentre persino all’interno del Vaticano cominciano a circolare voci di consenso alle richieste dei teologi, la Santa Sede decide di rispondere in diverse forme: un insegnamento sulla vocazione ecclesiale del teologo da parte del Cardinal Ratzinger, teologo egli stesso (<em>Donum Veritatis</em>, 1990), un&#8217;enciclica sul primato della verità (<a title="Veritatis Splendor" href="http://www.libriefilm.com/veritatis-splendor/6413"><em>Veritatis Splendor</em></a>, 1993) e, soprattutto, la revisione della Professione di Fede apostolica nel documento <em>Ad Tuendam Fidem</em> (1998), che contiene l&#8217;esposizione formale della cosiddetta “verità definitiva”.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Istruzione <em>Donum Veritatis</em> nasce direttamente dall’urgenza di preservare l&#8217;unità della Chiesa e delle sue Verità di fronte alla “Dichiarazione di Colonia”. In essa si richiede urgentemente (e con una durezza a tratti sconcertante) di recuperare la centralità della autorità magisteriale  del ministero episcopale e si ribadisce la funzione secondaria del teologo in relazione a tale ministero: pur riconoscendo ai teologi l’importante ruolo svolto nella preparazione e nella realizzazione del Concilio Vaticano II, li si accusa di essere in parte colpevoli della crisi della Chiesa post-conciliare, per la loro volontà di imporsi sulla Fede non tenendo conto che il loro servizio nasce dalla Fede stessa. Di conseguenza, avendo il Magistero l’assistenza della Spirito Santo e, conseguentemente, essendo le sue Verità insegnate infallibilmente, il ruolo dei teologi risulta unicamente quello di approfondire tali Verità, senza mai contrapporvisi, tentando di creare un “Magistero parallelo”. Stante “la forza della verità stessa” e il rispetto ad essa dovuto, quando un teologo non è d&#8217;accordo con il giudizio della Chiesa, il suo appello ai diritti umani è irrilevante poiché egli è in Contraddizione con “<em>lo stesso impegno da lui liberamente e consapevolmente assunto di insegnare in nome della Chiesa</em>” e dovrebbe smettere di esercitare il suo ruolo, né ha senso fare appello alla propria coscienza nel caso sia in gioco un pronunciamento dottrinale essendo tale appello incompatibile con l&#8217;economia della Rivelazione e con la sua trasmissione della Fede nella Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questo documento viene naturalmente accolto con viva ostilità dal mondo teologico: il quotidiano cattolico ufficiale di Francia <em>La Croix</em>, ad esempio,<em> </em>lo accusa di porre “<em>la libertà del teologo nello spazio ristretto di una obbedienza molto spirituale al magistero</em>”, mentre il segretario dell’Associazione Teologica Spagnola, Juan José Tamayo sostiene che l’Istruzione “<em>lascia ai teologi un unico compito, quello di essere la claque del magistero</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Immediatamente nascono anche un “manifesto” di protesta della Società Teologica Cattolica d’America e la “Dichiarazione di Tubinga”, del 12 luglio 1990, firmata da ventidue professori di teologia tedeschi, olandesi e svizzeri, in cui si chiede che il Papa rinunci all’infallibilità in materia morale.  In Italia, la ribellione è meno organizzata ma comunque significativa, a partire dall’editoriale del periodico “Il Regno”<em> </em>intitolato “Richiesta di speranza”, secondo il quale la figura di teologo prospettata dalla Santa Sede sarebbe in opposizione al Concilio Vaticano II. Allo stesso modo, sul quotidiano <em>Il Secolo XIX</em>, Padre Ernesto Balducci si rammarica per la mancata nascita di una chiesa popolare, che tragga la sua autorità dal basso, le Comunità di Base (CdB), per bocca di don Franco Barbero, chiedono al cardinale Ratzinger di occuparsi non già dei teologi ribelli ma piuttosto di quelli “<em>eccessivamente obbedienti</em>” e, tra l’episcopato italiano, se il card. Carlo Maria Martini sostiene per il teologo la necessità della “<em>comunione con i Vescovi e con l’intero popolo di Dio</em>” e di evitare “<em>il dissenso permanente e pregiudiziale che non può giovare a nessuno</em>”, Mons.Luigi Bettazzi, Vescovo di Ivrea, non ha dubbi: “<em>il Magistero deve ascoltare di più il popolo di Dio</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante (e, forse, proprio in ragione di) queste reazioni, tre anni dopo l’enciclica <a title="Veritatis splendor" href="http://www.libriefilm.com/veritatis-splendor/6413"><em>Veritatis Splendor</em></a> estende ulteriormente l&#8217;analisi della vocazione teologica in ambito ecclesiale, ribadendo le tesi ratzingeriane e criticando velatamente l’“ingenuità” dei Padri conciliari nella loro visione del rapporto tra Chiesa e mondo così come espressa nella <em>Gaudium et Spes</em>, ma è con la lettera apostolica <em>Ad Tuendam Fidem </em>del 1998 che la Santa Sede vuole porre definitivamente termine all’ormai annoso contenzioso che la oppone ai teologi progressisti.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, la lettera apostolica si configura come un vero e proprio “giuramento di fedeltà” a cui qualunque teologo cattolico e qualunque candidato a Ministeri ecclesiali deve sottoporsi. Al “Credo niceno-costantinopolitano” vengono aggiunti tre punti fondamentali:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><em>Credo pure con ferma fede tutto ciò che è      contenuto nella parola di Dio scritta o trasmessa e che la Chiesa, sia con      giudizio solenne sia con magistero ordinario e universale, propone a      credere come divinamente rivelato.</em></li>
<li><em>Fermamente accolgo e ritengo anche tutte e      singole le verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi      proposte dalla Chiesa in modo definitivo.</em></li>
<li><em>Aderisco inoltre con religioso ossequio della      volontà e dell&#8217;intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il      Collegio Episcopale propongono quando esercitano il loro magistero      autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo.</em></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, dal momento che l&#8217;attuale <em>Codice di Diritto Canonico</em> contempla solo sanzioni per chi dissente sul primo e il terzo punto ma non si fa menzione del secondo punto la lettera apostolica si propone di colmare questa lacuna, eliminando ogni margine di dissenso interno rispetto alle “Verità definitive”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel commento alla lettera, scritto a quattro mani dal Cardinal Ratzinger e dal Cardinal Tarcisio Bertone, allora Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede e oggi Segretario di Stato Vaticano, si ricorda come il testo, oltre al Magistero ordinario e al Magistero straordinario, istituisca un terzo Magistero delle “Verità definitive”, universali e irriformabili, basate sui suggerimenti dello Spirito Santo al Magistero stesso, il cui compito è di mantenere l&#8217;unità ecclesiale attorno a Verità contestate o prassi a cui è difficile aderire, ma che devono essere ammesse “tamquam definitive” anche senza una dichiarazione solenne in materia.</p>
<p style="text-align: justify;">Appare logico che, anche in questo caso, le spiegazioni fornite da Ratzinger e Bertone abbiano provocato un senso di  generalizzata perplessità nel mondo teologico, soprattutto per le loro importanti implicazioni relative al fatto che un eventuale rifiuto di qualunque di tali Verità implica “ipso facto”  la perdita della piena comunione con la Chiesa cattolica, l’accusa di eresia e, per i teologi, la revoca dell’autorizzazione ad insegnare.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sorprende, quindi che la Conferenza Episcopale tedesca abbia immediatamente posto molte obiezioni all’istituzione di questo nuovo Magistero (che si configura, essenzialmente, come un sostegno al “motu proprio” papale): concretamente, la conferenza  ha sottolineato che il primo comma del giuramento viola l&#8217;unità della Scrittura e della Traditio come espressamente insegnata dal Concilio Vaticano II a favore di due realtà distinte, il secondo comma afferma, contrariamente a quanto insegnato dal Vaticano II, l&#8217;infallibilità del Papa anche in materie di Fede secondarie e il terzo comma richiede, sempre in contrapposizione con il Vaticano II, l&#8217; “obsequium religiosum” anche per questioni non strettamente pertinenti il Magistero autentico, tutte cose inaccettabili per i fedeli.</p>
<p style="text-align: justify;">Indifferente (si direbbe “a rigor di logica” vista la materia del contendere) alle critiche, nel 1999 la Curia vaticana ha insistito con urgenza che i Vescovi tedeschi mettessero in pratica la lettera richiedendo il giuramento, cosa che è stata decisa nell&#8217;Assemblea Episcopale della primavera del 2000.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò ha messo fine, se non ai malumori già espressi dalla “Dichiarazione di Colonia”, almeno ad ogni discussione teologica in materia di Fede, rafforzando, di fatto, fino alle estreme conseguenze la posizione papale sviluppatasi dai tempi del dogma dell’infallibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, ci si permette di osservare, quanto siamo lontani dalla voce del Concilio Vaticano II, che aveva proclamato che i Vescovi non dovrebbero  “essere considerati vicari dei Pontefici romani” (<em>Lumen Gentium</em> n. 27)!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Bibliografia</span></strong>:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>W.      Brandmuller, <em>Light and Shadows</em>,      Ignatius Press 2009</li>
<li>Congregazione per la Dottrina della Fede, <em>Ad Tuendam Fidem</em>, Editrice Vaticana      1998</li>
<li>G.      Mannion, <em>The Vision of John Paul II:      Assessing His Thought and Influence</em>, Michael Glazier Books 2008</li>
<li>J.      Martínez Gordo, <em>The Christology of      J. Ratzinger &#8211; Benedict XVI in the Light of His Theological Biography</em>,      Lluís Espinal Foundation 2009</li>
<li>V. Messori,<em> Rapporto sulla Fede</em>, San Paolo Edizioni 1985-2005</li>
<li>G. Miccoli, <a title="In difesa della fede" href="http://www.libriefilm.com/in-difesa-della-fede/6414"><em>In      Difesa della Fede. La Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI</em></a>,      Rizzoli 2007</li>
<li>P. Portier, <a title="L'ossessione dell'illuminismo" href="http://www.libriefilm.com/lossessione-dellilluminismo-giovanni-paolo-ii-e-il-mondo-moderno/6415"><em>L&#8217;Ossessione      dell&#8217;Illuminismo. Giovanni Paolo II e il Mondo Moderno</em></a>, Manni 2009</li>
<li>J. Ratzinger, <em>Donum      Veritatis</em>, Editrice Vaticana 1990</li>
<li style="text-align: justify;">K. Wojtyła, <a title="Veritatis Splendor" href="http://www.libriefilm.com/veritatis-splendor/6413"><em>Veritatis      Splendor</em></a>, Editrice Vaticana 1993</li>
</ul>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dichiarazione-di-colonia.html' addthis:title='Contro il Magisterium. La “Dichiarazione di Colonia” e i suoi sostenitori ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Sacerdote cattolico che non piace al Vaticano</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 11:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le opinioni arditamente moderniste del teologo Hans Küng e la sua curiosa permanenza all'interno della Chiesa Cattolica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/hans-kung.html' addthis:title='Il Sacerdote cattolico che non piace al Vaticano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Normalmente, quello della teologia è un ambito molto ristretto e specialistico, la cui eco molto difficilmente raggiunge il grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, c’è un nome che molti, anche al di fuori di tale ambito, hanno, nel bene o nel male, almeno sentito: quello di Hans Küng, il “paladino del Vaticano II”, l’uomo considerato quasi unanimemente il maggior pensatore teologico della seconda metà del ‘900,  le cui tesi si sono spesso scontrate con le posizioni dogmatiche ufficiali della Chiesa cattolica (della quale, come Sacerdote, egli fa parte).</p>
<p style="text-align: justify;">La rivista francese <em>Témoginage Chrétien</em>, nel 2006, ha aperto così un articolo a lui dedicato: “<em>Sarebbe potuto diventare uno dei teologi ufficiali del Vaticano, avrebbe potuto accedere rapidamente all&#8217;episcopato e – perché no – concludere pacificamente la sua carriera al Sacro Collegio. ‘Quando un grande teologo perde i denti, è maturo per il cardinalato’, scherza Hans Küng nel primo tomo delle sue Memorie che sono appena uscite in francese per i tipi delle Editions du Cerf. Un&#8217;altra giovane speranza della teologia germanofona della sua generazione, che ha insegnato contemporaneamente a lui all&#8217;Università di Tübingen, e ha scritto nelle stesse riviste (tra cui la famosa Concilium) è persino diventato papa… Ma Hans Küng ama troppo la teologia e la libertà per accettare di sacrificarle sull&#8217;altare del potere spirituale o su quello dell&#8217;obbedienza a priori. La ricerca è una cosa seria. In teologia come in altri campi, essa richiede il coraggio di andare alla radice dei propri ragionamenti. E di dire pane al pane e vino al vino. Cosa possibile nel mondo cattolico… fino ad un certo punto. Un teologo può a rigore pensare cose che non quadrano con il discorso ufficiale e parlarne con alcuni suoi colleghi. Commette invece un torto se lo fa sapere pubblicamente, soprattutto al di fuori degli ambienti specialistici.</em>”<a href="#_ftn1">[1]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere chi sia Hans Küng e cosa del suo pensiero teologico, per altro così omnicomprensivo da aver toccato praticamente tutti gli aspetti delle relazioni umane, sia tanto sgradito ai palazzi petrini è necessario ripercorrere brevemente la sua biografia<a href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1928 a Sursee, nel Canton di Lucerna, Küng, subito dopo gli studi liceali, entra al “Pontificium Collegium Germanicum et Hungaricum” a Roma e studia filosofia e teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Ordinato sacerdote nel 1954 (con prima Messa celebrata a San Pietro per un gruppo di Guardie Svizzere), viene inviato a Parigi, dove, nel 1957, consegue il Dottorato in teologia all&#8217;Institut Catholique, con una tesi sulla dottrina della giustificazione del teologo riformato Karl Barth. Questo primo lavoro, poi pubblicato con il titolo “<em>Giustificazione: La Dottrina di Karl Barth e una Riflessione Cattolica</em>”, già mostra una delle caratteristiche fondamentali del pensiero di Küng, la capacità di sviluppare una riflessione che va aldilà delle posizioni ufficiali e che trova nuovi collegamenti   e relazioni tra entità apparentemente opposte: non è un caso che, dopo secoli di diatribe tra giustificazione per Fede e giustificazione per opere, lo studio del ventinovenne teologo  svizzero concluda, con dimostrazione, per altro pienamente accettabile sia per la Chiesa Cattolica che per quella Luterana (sebbene già questa prima pubblicazione faccia sì che la Congregazione per la Retta Dottrina apra un fascicolo su di lui), che esista un conformismo teologico fondamentale tra ciò che Barth e la Chiesa Cattolica Romana insegnano sulla giustificazione e che la divisione tra i due sistemi di pensiero sia legata unicamente alle rispettive strutture burocratiche.<a href="#_ftn3">[3]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al successo della sua tesi dottorale e alle evidenti superiori capacità analitiche, il giovane Küng, a soli 32 anni, nel 1960, è nominato professore ordinario presso la Facoltà di Teologia Cattolica all’Università di Tubinga.</p>
<p style="text-align: justify;">La brillantezza del giovane professore colpisce l’entourage di Giovanni XXIII e il Papa lo nomina “peritus” nelle questioni teologico-ecumeniche e, in tale veste, a 34 anni, Küng è il più giovane partecipante, tra il 1962 e il 1965, al Concilio Vaticano II.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ in tale occasione che egli conosce Joseph Ratzinger, allora teologo consigliere del Vescovo di Colonia e, una volta tornato a Tubinga, è lui che spinge l’università ad assumere Ratzinger come professore di teologia dogmatica, posizione che il futuro Papa Benedetto XVI ricoprirà fino al 1969, quando la comparsa della contestazione studentesca lo indurrà a trasferirsi nella più tranquilla Università di Ratisbona.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza conciliare segna profondamente la teologia di Küng, che, spinto dalle speranze che il Vaticano II stava sviluppando in tutto il mondo cattolico, pubblica un testo, “<em>Concilio e ritorno all&#8217;unità</em>” che diventerà un <em>bestseller </em>e lo farà conoscere universalmente come uno delle menti più illuminate della corrente cattolico-liberale. D’altra parte, all’interno del Concilio, la sua posizione era stata di notevole importanza: era stato lui a redigere i discorsi di alcuni Padri conciliari, a seguire passo dopo passo l&#8217;evoluzione dei testi (in particolare della “Constituzione sulla Chiesa” e del “Decreto sull’Ecumenismo”) e a lottare contro le manovre della Curia, guidata dal Cardinal Ottaviani, che cercava di bloccare qualsiasi progresso “modernista”.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo periodo, Küng è soprattutto interessato alla natura e alla struttura della Chiesa ed è proprio nella seconda metà degli anni ’60 che inizia la sua sistematica contestazione della Tradizione e della gerarchia della Chiesa, soprattutto con il testo “<em>La Chiesa</em>”, in cui condanna apertamente l’autoritarismo gerarchico che caratterizza una Struttura che, al contrario, dovrebbe valorizzare i carismi particolari di ogni singolo.<a href="#_ftn4">[4]</a></p>
<p style="text-align: justify;">I problemi maggiori per il teologo svizzero nascono con un suo testo del 1970, “<em>Infallibile? Una domanda</em>”, in cui, primo dopo i Vetero-Cattolici nel 1870, egli critica aspramente il dogma dell’infallibilità papale, considerandolo indimostrabile e giudicando, tra l’altro, la formula della sua enunciazione dogmatica “<em>vaga e indeterminata a tal punto che quasi mai si può dire quali decisioni debbano essere ritenute infallibili</em>”<a href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con due diverse lettere, datate rispettivamente 16 maggio 1971 e 12 luglio 1971, la Congregazione per la Retta Dottrina notificò all’autore la sua messa in “stato d’accusa” per opinioni in contraddizione con la Dottrina cattolica, ma Küng ribadì le sue posizioni in altri due testi (“<em>Preti perché? Un aiuto?</em>” del 1971 e “<em>Fallibile? Un bilancio</em>”, del 1973) e non rispose ad una ulteriore richiesta di chiarimenti del 4 luglio 1973.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1975, di conseguenza, arrivò il primo ammonimento ufficiale, approvato da Papa Paolo IV, del Cardinal Šeper, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui, tra l’altro, si legge che il punto fondamentale in cui Küng professa dottrine eretiche riguarda: “<em>l’opinione che pone almeno in dubbio lo stesso Dogma di Fede della infallibilità della Chiesa e lo riduce ad una certa fondamentale indefettibilità della Chiesa nella verità, con la possibilità di errare nelle sentenze che il Magistero della Chiesa in modo definitivo insegna di credere, contraddice la dottrina definita dal Concilio Vaticano I e confermata dal Concilio Vaticano II.</em>”<a href="#_ftn6">[6]</a> Prosegue, poi, Šeper, che, a questo punto, ha mano libera per attaccare il teologo su tutta la linea: “<em>Un altro errore che pregiudica gravemente la dottrina del prof. Küng riguarda la sua opinione sul Magistero della chiesa. In realtà egli non si attiene al genuino concetto del Magistero autentico secondo il quale i Vescovi sono nella Chiesa ‘dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo e che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella vita pratica’; infatti ‘l’ufficio di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa è affidato al solo magistero vivo della chiesa’. Anche l’opinione già insinuata dal prof. Küng nel libro </em>La chiesa<em> e secondo la quale l’Eucarestia, almeno in casi di necessità, può essere consacrata validamente da battezzati privi dell’ordine sacerdotale, non può accordarsi con la dottrina dei Concili Lateranense IV e Vaticano II. Tuttavia, nonostante la gravità di tali opinioni, poiché egli stesso con la lettera del 4 settembre 1974 non esclude affatto di poter giungere, dopo un congruo tempo di studio approfondito, ad armonizzare le proprie opinioni con la dottrina del Magistero autentico della chiesa, questa Sacra Congregazione, per mandato del Sommo Pontefice Paolo VI, per ora ammonisce il prof. H. Küng di non continuare ad insegnare tali opinioni e gli ricorda che l’autorità ecclesiastica gli ha affidato l’incarico di insegnare s. teologia nello spirito della dottrina della chiesa e non invece opinioni che demoliscono questa dottrina o la mettono in dubbio.</em>”<a href="#_ftn7">[7]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, era uscito quello che può essere considerato il “monumento teologico” di <em> </em>Küng, quel “<em>Essere Cristiani”<a href="#_ftn8"><strong>[8]</strong></a></em> che, nelle sue oltre 700 pagine, ridisegna quella che, secondo l’autore, avrebbe dovuto essere la Chiesa post-conciliare, includendo assunti che si pongono nettamente in antitesi dogmatica con le posizioni vaticane e che demoliscono alcuni pilastri della Fede “<em>come la nascita verginale di Gesù, i miracoli, l&#8217;infallibilità della Chiesa, la storicità della resurrezione, la preesistenza del Verbo, ecc.</em>”<a href="#_ftn9">[9]</a> e arrivando, ultimativamente, a negare la divinità di Cristo, pur riconoscendogli a più riprese l&#8217;unicità, l&#8217;originalità, l&#8217;eccellenza insuperabile della sua missione di rappresentante o intendente di Dio.<a href="#_ftn10">[10]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il Vaticano, comunque, non agì immediatamente e, da parte sua, Küng continuò a rifiutare ogni chiarimento davanti alla Congregazione per la Retta Dottrina affermando che non lo avrebbe fatto “<em>finché non sarò sicuro di ricevere un processo equo …</em>”<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 ottobre 1978, però, qualcosa cambia radicalmente all’interno della Chiesa Cattolica: Karol Józef Wojtyła, Cardinale Arcivescovo di Cracovia, noto negli ambienti ecclesiastici per il suo fortissimo impegno anti-marxista e per la sua posizione chiaramente conservatrice e anti-liberale viene eletto 263° Successore di San Pietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco più di un anno dopo, la prima azione repressiva di una lunga serie nei confronti di quelle che il “nuovo” Papa Giovanni Paolo II ha definito, lungo il corso di tutto il suo Pontificato, “pericolose deviazioni” ha come oggetto proprio l’allora cinquantunenne teologo dell’Università di Tubinga: il 18 dicembre 1979 la Congregazione per la Retta Dottrina, scrivendo “<em>siamo obbligati a dichiarare che nei suoi scritti egli si allontana dall’integrità e dalla verità della Fede cattolica</em>”<a href="#_ftn12">[12]</a>, revoca la “Missio Canonica” (cioè l&#8217;autorizzazione all’insegnamento della teologia cattolica) a Küng, che, pure, non avendo violato (e forse qui risiede per alcuni versi, la contraddizione di fondo del provvedimento) elementi fondanti del Sacerdozio, continua ad essere ritenuto e a rimanere Prete cattolico a tutti gli effetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pratica, il provvedimento, immediatamente ed ovviamente controfirmato dal Cardinal Hoffer, Primate di Germania, noto per le sue posizioni conservatrici, non cambiò granché le cose: l’Università di Tubinga si affrettò a creare per Küng un “Istituto Ecumenico” che, non più legato al benestare vaticano, gli permesse di continuare l’insegnamento (che lasciò solo nel 1996), di criticare sempre più violentemente l&#8217;operato della Congregazione per la Dottrina della Fede, considerata responsabile della repressione ed epurazione di tutte le voci critiche all&#8217;interno della Chiesa cattolica e paragonata ai tribunali stalinisti<a href="#_ftn13">[13]</a> e di non smettere di animare e influenzare la discussione relativa alla teologia delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Contro le sue posizioni si alzarono da subito numerose voci cattoliche, muovendogli accuse di stampo soprattutto metodologico, ben riassunte da Sala nel suo “<em>Essere Cristiani ed Essere nella Chiesa</em>”: “<em>Primo: la posizione künghiana che vuole riannodare l&#8217;esperienza di fede con la realtà concreta di Gesù Cristo senza le mediazioni dogmatiche preferisce un elemento decisivo della conoscenza; la realtà di una cosa si annuncia e si comprende solo attraverso una mediazione concettuale (e proposizionale). La fides quae creditur esercita la funzione insostituibile di mediare al credente la genuina figura dl Cristo (nel caso contrario sarebbe come avere un orologio che va, ma senza lancette) che altrimenti sarebbe inafferrabile. Secondo: la reciproca escludenza che Küng deduce dal confronto tra scienza empirica e le narrazioni dei miracoli di Gesù può sussistere solo se non si distingue, come fa il ‘teologo&#8217; di Tubinga, tra la causalità della natura verificata nel circolo scientifico di osservazione-elaborazione di ipotesi-deduzione-nuova osservazione (circolarità necessariamente limitata al solo dato che si sta studiando ed assolutamente inestensibile fuori di esso) e l&#8217;interpretazione filosofica di essa, interpretazione che può essere tanto immanentistico-ateistica quanto invece aperta al trascendente.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Terzo: il modulo costante su cui lavora Küng, che gli permette di escludere quelli che il Nuovo Testamento presenta come fatti traducendoli in significati, vien meno ad una delle regole fondamentali dell&#8217;atteggiamento scientifico: quella di accettare il dato per quello che il dato dice di essere. La razionalità è la capacità di entrare coscientemente in relazione con ciò che noi stessi non siamo, sottomettendoci all&#8217;oggetto e discriminando ciò che conosciamo dal nostro atto di conoscenza.</em>”<a href="#_ftn14">[14]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per nulla toccato da tali critiche e potendo contare sul supporto di una grande massa di fedeli che, sempre più, iniziavano a considerare le posizioni vaticane come retrive e fuori dal tempo, Küng continuò, comunque, nella sua “battaglia” per la modernizzazione del pensiero teologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Particolarmente impressionante fu, nei testi successivi, la critica künghiana a tutto il Pontificato di Giovanni Paolo II, a cui il teologo di Lucerna rimprovera molte cose:</p>
<p style="text-align: justify;">1)      di aver impedito il dialogo intra-religioso e di aver affermato, in netta contrapposizione con il dettato conciliare, un “romacentrismo” verticistico esasperato, palesato soprattutto nelle nomine vescovili;</p>
<p style="text-align: justify;">2)      di aver irreggimentato la Chiesa in un sistema estremamente legalitario che, di fatto, nella sua rigidità, ha impedito persino la firma vaticana alla “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo” del Consiglio d’Europa, perché in contrasto con alcuni Canoni;</p>
<p style="text-align: justify;">3)      di aver imposto concetti di santità legati a personaggi discutibili dell’ala ultra-conservatrice (da Pio IX a Josè Maria Escrivà);</p>
<p style="text-align: justify;">4)      di aver tarpato le ali agli intellettuali più acuti della Cristianità, negando ogni possibilità critica e svilendo la teologia ad un piatto conformismo;</p>
<p style="text-align: justify;">5)      di aver rallentato il dialogo ecumenico, continuando a tentare una “colonizzazione culturale” dell’Est europeo in contrasto con la Chiesa Russo-ortodossa, arrivando a definire le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religioni</a> extra-cristiane “forme deficitarie di Fede” e, per mano del Cardinal Ratzinger, negando, di fatto, ancora una volta in contrasto aperto con il dettato del Concilio Vaticano II, la dignità salvifica insita in qualunque forma religiosa;</p>
<p style="text-align: justify;">6)      di non aver rispettato la separazione tra stato e chiesa, facendo pressione tramite il PPE sul Parlamento europeo su alcuni temi sensibili;</p>
<p style="text-align: justify;">7)       di aver negato alle donne il “ministero mariano<a href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse, la <em>summa </em>di ogni attacco precedente al Pontificato di  Wojtyła si è avuta in un articolo, pubblicato contemporaneamente in Germania e in Italia, in cui, tra l’altro, si legge: “<em>Per la Chiesa cattolica questo Pontificato si rivela&#8230; un disastro&#8230; Contro tutte le intenzioni del Concilio Vaticano II, il sistema romano medioevale — un apparato di potere caratterizzato da tratti totalitari — è stato restaurato grazie a una politica personale e dottrinale tanto astuta quanto spietata: i vescovi sono stati uniformati, i padri spirituali sovraccaricati, i teologi dotati di museruola, i laici privati dei diritti, le donne discriminate, le iniziative popolari dei sinodi nazionali e delle chiese ignorati. E poi ancora scandali sessuali, divieti di discussione, dominio liturgico, divieto di predica per i teologi laici, esortazione alla denuncia, impedimento dell’eucarestia&#8230; La grande credibilità della Chiesa Cattolica, cioè quella ottenuta da Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano II, ha lasciato il posto a una vera e propria crisi della speranza. Questo è il risultato della profonda tragicità personale di questo Papa: la sua idea cattolica di stampo polacco (medioevale, controriformista e antimoderna), in qualità di Pontefice Karol Wojtyła l’ha voluta portare anche nel resto del mondo cattolico&#8230;</em>”<a href="#_ftn16">[16]</a></p>
<p style="text-align: justify;">I rapporti tra il teologo dissidente e il Papato non sono certo migliorati con l’elezione al Sacro Soglio di Benedetto XVI.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciando anche da parte la recentissima polemica sulla riammissione nel seno della Chiesa dei Tradizionalisti lefebvriani della Società S. Pio X, che Küng, come espresso in molte delle ultime interviste, ha ritenuto un passo indietro inaccettabile e, come la riammissione della Messa in latino, un atto volutamente contrario al Vaticano II, e nonostante l’incontro tra il Papa e il teologo a Castel Gandolfo del settembre 2005, il divario ideologico tra i due rimane davvero incolmabile.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, due aspetti del pensiero künghiano dell’ultimo decennio sembrano aver ulteriormente allargato il fossato che divide il teologo dal Vaticano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo, è la posizione assunta nel testo “<em>Sulla dignità del morire</em>”<a href="#_ftn17">[17]</a>, in cui, in unione con il noto saggista Walter Jens, Küng affronta alcune tematiche decisive relative all’eutanasia, cercando di rispondere a domande quali: l’uomo può disporre della propria vita e scegliere quando e come morire? Nella prospettiva cristiana, la scelta spetta esclusivamente a chi gliel’ha donata, e cioè al Creatore? E’ venuto il momento in cui le società moderne devono riconoscere la liceità dell’eutanasia?</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo dalla convinzione che “<em>milioni e milioni di uomini non abbiano la minima possibilità né di scegliere né di morire in maniera degna dell’uomo</em>”<a href="#_ftn18">[18]</a>, il professore di Tubinga sostiene che occorra operare affinché la dignità delle persone sia salvaguardata anche nella fase terminale della vita, senza ignorare che “<em>senza una vita dignitosa non è possibile una morte dignitosa</em>”<a href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corollario che ne deriva è la necessità di un contatto umano stretto che si prolunghi per tutto il periodo terminale, ma, soprattutto, pur nella riconferma dell’ovvia illiceità di ogni eutanasia imposta per costrizione, la “<em>liceità etica dell’eutanasia nel senso di tentativo di rendere “buona” la morte senza per questo accorciare la vita: quella cioè in cui il medico si limita a somministrare sedativi per ridurre il dolore</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino a questo punto, l’idea künghiana rimane, più o meno, nel solco cattolico, ma il punto critico occorre con l’affermazione della necessità di riconoscere la “<em>liceità etica dell’eutanasia passiva, dove la morte è effetto collaterale, cioè un’eutanasia indiretta conseguita mediante l’interruzione dei mezzi di sostentamento artificiale della vita. Che l’uomo non abbia l’obbligo di conservarsi in vita attraverso mezzi eccezionali è un classico assioma della teologia morale. Nessun paziente in ogni caso ha il dovere etico di sottoporsi a qualsiasi terapia e a qualsiasi operazione che prolunghi la sua vita. Sta al paziente, non al medico, decidere, dopo essersi adeguatamente informato, se farsi operare ancora una volta, morendo più tardi ma forse in maniera più dolorosa, oppure non farsi operare morendo forse prima ma in maniera meno dolorosa. È diritto dei pazienti decidere liberamente se sottoporsi o meno a determinate cure mediche. Nessun medico ha il dovere di prolungare a ogni costo la vita umana, andando così incontro a una prolungata agonia</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò viene ampiamente provato dal punto di vista etico, morale e religioso, ma il divario con l’interpretazione pontifica, non potrebbe, come dimostrato anche da recenti prese di posizione vaticane su vicende di eutanasia passiva americane e italiane, più grande.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa cosa, sebbene con toni più sfumati, può essere detta anche riguardo ad un secondo tema caro a Küng fin dall’inizio della sua attività teologica: quello dell’ecumenismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla metà degli anni ’80 al 2005, almeno tre pubblicazioni dell’autore si sono incentrate espressamente su questo aspetto ecclesiologico: “<em>Cristianesimo e religioni universali. Introduzione al dialogo con islamismo, induismo e buddhismo</em>”; “<em>Ebraismo</em>” e “<em>Islam</em>”<a href="#_ftn20">[20]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti e tre i testi, pur nella loro diversità e complessità, sottolineano non solo, come fa la Chiesa, la presenza di elementi positivi in ogni <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, ma la “sacralità” non imperfetta di ciascuna di esse e la presenza di Dio nel loro fondamento primo, sviluppando un livello ecumenico che si configura come un vero e proprio “salto di livello” rispetto alla posizione attuale del Cattolicesimo<a href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Particolarmente interessante è l’analisi sull’Islam, in cui vengono ravvisati, allo stato attuale, gli stessi errori che stanno affliggendo il Cattolicesimo: il problema di fondo è l’incapacità di rinnovarsi e l’ostinata conservazione della tradizione, a partire dalla la nozione di sacralità delle 78000 parole del Corano che arriva addirittura ad oscurare la possibilità di riconoscere il <em>Corano</em> come la Parola di Dio attraverso la mediazione del Profeta Maometto.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo un rinnovamento profondo delle strutture di entrambe le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religioni</a> (ma anche per l’Ebraismo il cammino risulta molto simile) può portare all’implementazione dei quattro capisaldi che per Küng stanno alla base di ogni Sistema religioso: cultura della non violenza, cultura della solidarietà e giustizia del sistema economico,  tolleranza e amore per la verità, uguaglianza e parità tra uomo e donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di quanto osservato, quello che, in fin dei conti, appare più strano è come Küng, che da tempo si definisce un “Cattolico Evangelico”, possa ancora essere (sia in termini di scelta personale che in termini di permesso ecclesiastico), un Sacerdote cattolico nonostante la distanza che lo separa, ormai da molti anni, dalla Chiesa Madre.</p>
<p style="text-align: justify;">Se per quanto riguarda la sua scelta personale, alcune motivazioni (fede nelle conclusioni conciliari, legame al <em>background </em>culturale, volontà di rinnovamento ecclesiastico “dall’interno”, etc.) sono ben spiegate nel suo recentissimo “<em>La Mia Battaglia per la Libertà</em>”<a href="#_ftn22">[22]</a>, resta misterioso il fatto che la Santa Sede non abbia mai preso, dopo il ritiro della “Missio Canonica”, altri provvedimenti più pesanti nei suoi confronti. Si tratta, forse, di una questione d’immagine, vista la fama del teologo svizzero? O forse la Chiesa è, nonostante il suo andamento verso direzioni chiaramente più conservatrici, ancora abbastanza aperta da accettare un livello pur notevole di dissenso interno? O forse, davvero, esiste ancora (ed esisterà sempre) una lotta interna tra una corrente di “destra”, conservatrice (e ora vincente) ed una corrente di “sinistra”, liberale, che fa di Küng una sua “testa di ponte” e che, pur non esponendosi ai livelli del teologo dissenziente, difende, in qualche modo, le sue posizioni?</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente la risposta rimarrà per sempre celata nelle pieghe della segretissima politica interna curiale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> J. Anciberro, &#8220;Parcours: mémoires d&#8217;un rebelle&#8221;, Témoignage Chrétien, 23/11/2006</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Largamente tratta da H.Küng, <em>La mia battaglia per la libertà. Memorie</em>, Diabasis 2008, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> W. Jeanrond, ”Hans Küng”, in D. Ford (a cura di), <em>Modern Theologians</em>, vol. 1, Blackwell 1989, pp.164 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> F.J. Laishley, <em>Modem Catholicism</em>,  Oxford University Press 1991, pp.223 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> H. Küng, <em>Infallibile? Una Domanda</em>, Mondadori 1970, p.41</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> F. Šeper, Lettera ammonitoria <em>Su due libri di Hans Küng</em>, Congregazione per la Dottrina della Fede, 15 febbraio 1975</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> <em>Ivi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> H. Küng, <em>Christ Sein</em>, 1974. Trad.it<em> Essere Cristiani</em>, Mondadori 1976</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> G.B. Sala, <em>Essere cristiani e Essere nella Chiesa. Il problema di Fondo in un Recente Libro di Hans Küng</em>, Edizioni Paoline 1975, pp. 166</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> H. Küng, <em>Christ Sein</em>, citato, p.307</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> R.Singleton, “The Pope Silences Dr. Küng”, The Universe, 21 dicembre 1979</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> Congregazione per la Dottrina della Fede, 18 dicembre 1979</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> H. Küng, <em>Contro il Tradimento del Concilio. Dove va la Chiesa Cattolica</em>, Claudiana 1987, p.83</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> G.B. Sala, <em>Citato</em>, pp.181 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> C.C. Simut, <em>A Critical Study of Hans Kung&#8217;s Ecclesiology: From Traditionalism to Modernism</em>, Peter Lang Publishing 2008, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> H. Küng, &#8220;Wojtyla, il Papa che ha fallito&#8221;, Corriere della Sera 2 gennaio 2006</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> H. Küng, <em>Sulla dignità del morire</em>, Rizzoli 1998</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> <em>Ivi</em>, pp. 21 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19">[19]</a> <em>Ivi</em>, p. 36</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20">[20]</a> Rispettivamente: H. Küng, <em>Cristianesimo e Religioni Universali. Introduzione al Dialogo con Islamismo, Induismo e Buddhismo</em>, Mondadori 1986; H. Küng, <em>Ebraismo</em>, Rizzoli 1993; H. Küng, <em>Islam</em>, Rizzoli 2005</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21">[21]</a> S.Jacovi, <em>Hans Küng and the Liberal Theology</em>, Hunser  2007, pp. 106 ss.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22">[22]</a> H. Küng, <em>La Mia Battaglia per la Libertà</em>”, Diabasis 2008, passim</p>
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