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	<title>Centro Studi La Runa &#187; precessione degli equinozi</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Alcune considerazioni sulla dottrina dei cicli cosmici</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 17:06:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Guénon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiarimenti e osservazioni circa la dottrina indù dei cicli cosmici e quelle equivalenti che si ritrovano in altre tradizioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/alcune-considerazioni-sulla-dottrina-dei-cicli-cosmici.html' addthis:title='Alcune considerazioni sulla dottrina dei cicli cosmici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-tradizione-e-le-tradizioni/900" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5568" style="margin: 10px;" title="tradizione-tradizioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tradizione-tradizioni.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a>Ci è stato chiesto talvolta, a proposito degli accenni che siamo stati talvolta indotti a fare in diverse occasioni alla dottrina indù dei cicli cosmici ed a quelle equivalenti che si ritrovano in altre tradizioni, di darne, se non una esposizione completa, almeno un quadro d&#8217;insieme, a grandi linee.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la verità, ci sembra questo un compito pressoché impossibile, non solo per la intrinseca complessità dell&#8217;argomento, ma anche e soprattutto per le grandi difficoltà che si incontrano ad esprimere questi concetti in una lingua europea, in maniera tale, da renderli comprensibili alla mentalità occidentale attuale, completamente disabituata ad un tal genere di considerazioni. Tutto ciò che si può fare, a nostro avviso, è cercare di chiarire certi punti, con delle osservazioni come quelle che seguono, alle quali non si può chiedere altro che di fornire delle semplici indicazioni circa il senso della dottrina in questione, piuttosto che darne una spiegazione esauriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Considereremo un ciclo, nell&#8217;accezione più ampia del termine, come la rappresentazione del processo di sviluppo di uno stato qualsiasi della manifestazione, oppure, se si tratta di cicli minori, di qualcuna delle modalità più o meno limitate e particolari di tale stato. D&#8217;altronde, in virtù della legge di corrispondenza che collega tutte le cose nell&#8217;Esistenza universale, vi è sempre e necessariamente una certa analogia sia fra i diversi cicli dello stesso ordine, sia tra i cicli principali e le loro suddivisioni secondarie. È quindi lecito, parlandone, impiegare in un unico modo di espressione, anche se questo spesso dovrà essere inteso solo simbolicamente, l&#8217;essenza stessa di ogni <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> fondandosi appunto sulle corrispondenze e sulle analogie che realmente esistono nella natura delle cose. Alludiamo qui soprattutto alla forma cronologica assunta dalla dottrina dei cicli: poiché il <em>Kalpa</em> rappresenta lo sviluppo totale di un mondo, vale a dire uno stato o grado dell&#8217;esistenza universale, è evidente che si potrà parlare letteralmente della durata di un <em>Kalpa</em>, valutata in base ad una qualsiasi unità di misura del tempo, soltanto se si tratterà di un <em>Kalpa</em> che si riferisce ad uno stato in cui il tempo è una della condizioni determinanti, quale è propriamente il nostro mondo. In ogni altro caso, tutte le considerazioni di durata e di successione non potranno avere che un valore meramente simbolico e dovranno essere trasposte analogicamente, la successione temporale diventando allora solo una immagine della concatenazione, insieme logica e ontologica, di una serie extra-temporale di cause ed effetti. Tuttavia, poiché il linguaggio umano non può esprimere direttamente condizioni diverse da quelle proprie del nostro stato, un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> del genere è per ciò stesso sufficientemente giustificato e dev&#8217;essere considerato perfettamente naturale e normale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo intenzione, in questa sede, di occuparci dei cicli più ampi, come i <em>Kalpa</em>; ci limiteremo a quelli che si svolgono entro il nostro <em>Kalpa</em>, cioè ai <em>Manvantara</em> e alle loro suddivisioni. A questo livello, i cicli presentano un carattere sia cosmico che storico, poiché riguardano particolarmente l&#8217;umanità terrestre, pur essendo nello stesso tempo collegati a tutti gli avvenimenti che si producono nel nostro mondo al di fuori di essa. In ciò non vi è nulla di sorprendente, perché il considerare la storia dell&#8217;uomo come isolata in qualche modo da tutto il resto è un&#8217;idea esclusivamente moderna, in netta opposizione con l&#8217;insegnamento di tutte le tradizioni, che, al contrario, sono unanimi nell&#8217;affermare l&#8217;esistenza di una correlazione necessaria e costante tra l&#8217;ordine cosmico e quello umano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/luomo-e-il-suo-divenire-secondo-il-vedanta/9913" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8839" style="margin: 10px;" title="l-uomo-e-il-suo-divenire-secondo-il-vedanta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/l-uomo-e-il-suo-divenire-secondo-il-vedanta.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>I <em>Manvantara</em>, o ere dei successivi Manu, sono quattordici e formano due serie settenarie, di cui la prima comprende i <em>Manvantara</em> trascorsi e quello presente, la seconda i <em>Manvantara</em> futuri. Queste due serie, di cui, come abbiamo visto, una si riferisce al passato, con il presente che ne è la risultante immediata, e l&#8217;altra al futuro, possono essere messe in corrispondenza con quelle dei sette <em>Swarga</em> e dei sette <em>Patala</em>, i quali rappresentano rispettivamente l&#8217;insieme degli stati superiori ed inferiori allo stato umano, se ci si pone dal punto di vista della gerarchia dei gradi dell&#8217;Esistenza ovvero della manifestazione universale, o l&#8217;insieme di quelli anteriori e posteriori a questo stesso stato, nel caso invece che ci si ponga dal punto di vista del concatenamento causale dei cicli, descritto simbolicamente, come sempre, mediante l&#8217;analogia di una successione temporale. Quest&#8217;ultima angolazione è evidentemente quella che qui più interessa: essa infatti ci consente di vedere, all&#8217;interno del nostro <em>Kalpa</em>, in virtù della relazione analogica sopra menzionata, un&#8217;immagine ridotta di tutto l&#8217;insieme dei cicli della manifestazione universale e, in questo senso, si potrebbe dire che la successione dei <em>Manvantara</em> rappresenta in certo qual modo un riflesso degli altri mondi nel nostro. D&#8217;altronde, si può ancora notare, a conferma di ciò, che le parole Manu e Loka sono entrambe designazioni simboliche del numero 14; parlare a questo proposito di una semplice coincidenza equivarrebbe a dar prova della completa ignoranza delle ragioni profonde, inerenti ad ogni <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> tradizionale. Si può ravvisare ancora un&#8217;altra correlazione con i <em>Manvantara</em>, quella relativa ai sette <em>Dwipa</em> o regioni in cui si divide il nostro mondo. Infatti, sebbene questi siano rappresentati, conformemente al senso proprio della parola che li designa, coma altrettante isole e continenti distribuiti in un certo modo nello spazio, bisogna guardarsi da un&#8217;interpretazione strettamente letterale, che li identifichi senz&#8217;altro alle diverse zone della terra attualmente conosciuta; essi, in effetti non emergono simultaneamente, bensì successivamente, il che vuol dire che uno solo di essi si manifesta nel dominio sensibile nel corso di un certo periodo. Se questo periodo è un <em>Manvantara</em>, si deve concludere che ogni <em>Dwipa</em> dovrà apparire due volte nel <em>Kalpa</em>, ossia una volta in ciascuna delle due serie settenarie di cui dicemmo poc&#8217;anzi; e dal rapporto fra queste due serie, che si corrispondono inversamente, come avviene in tutti i casi simili, e in particolare per quelle degli <em>Swarga</em> e dei <em>Patala</em>, si può dedurre che l&#8217;ordine d&#8217;apparizione dei <em>Dwipa</em> dovrà ugualmente, nella seconda serie, essere l&#8217;inverso di quello che è stato nella prima. Si tratta, in definitiva, di differenti stati del mondo terrestre, piuttosto che di regioni vere e proprie. Il <em>Jambu-Dwipa</em> rappresenta in realtà l&#8217;intera superficie terrestre nel nostro stato attuale; e se di esso si dice che si estende a sud del Meru, cioè della montagna assiale intorno alla quale si compiono le rivoluzioni del nostro mondo, è proprio perché, essendo il Meru simbolicamente identico al Polo Nord, effettivamente, rispetto a questo, tutte le terre sono situate a sud. Per dare maggiori spiegazioni sull&#8217;argomento, bisognerebbe poter sviluppare il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> delle direzioni dello spazio, secondo cui sono ripartiti i <em>Dwipa</em>, come pure i rapporti di corrispondenza esistenti tra questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> spaziale e il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> temporale sul quale poggia tutta la dottrina dei cicli; ma poiché non ci è possibile inoltrarci in queste considerazioni che da sole richiederebbero un intero volume, dobbiamo accontentarci di queste sommarie indicazioni, che, del resto, potranno facilmente completare per proprio conto coloro che hanno già qualche conoscenza in materia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/studi-sullinduismo/812" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6088" style="margin: 10px;" title="studi-sull-induismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/studi-sull-induismo1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Queste considerazioni concernenti i sette <em>Dwipa</em> trovano poi conferma nei dati concordanti di altre tradizioni, nelle quali si parla ugualmente di sette terre, segnatamente nell&#8217;esoterismo islamico e nella Kabbala ebraica: in quest&#8217;ultima, le sette terre, pur essendo raffigurate esteriormente come altrettante ripartizioni della terra di Canaan, sono poste in relazione con i regni dei sette re di Edom, i quali corrispondono manifestamente ai sette Manu della prima serie. Queste terre, inoltre, sono tutte comprese nella Terra dei Viventi, che rappresenta lo sviluppo completo del nostro mondo, realizzato in modo permanente nel suo stato principale. Si può rilevare qui la coesistenza di due punti di vista: quello della successione, che si riferisce alla manifestazione in se stessa, e quello della simultaneità, che si riferisce al suo principio, o a ciò che si potrebbe chiamare il suo archetipo. In fondo, la corrispondenza di questi due punti di vista equivale, in certo qual modo, a quella tra <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> temporale e <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> spaziale, cui abbiamo già accennato parlando dei <em>Dwipa</em> della tradizione indù.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;esoterismo islamico le sette terre rappresentano, forse più esplicitamente, altrettante <em>tabaqat</em> o categorie dell&#8217;esistenza terrestre, che coesistono o si compenetrano a vicenda, di cui soltanto una può essere attualmente colta dai sensi, mentre le altre sono allo stato latente e soltanto eccezionalmente possono essere percepite, per di più in speciali condizioni. Anche in questo caso, esse si manifestano esteriormente, una per volta, nei diversi periodi che si succedono nel corso della intera durata di questo mondo. D&#8217;altra parte, ognuna delle sette terre è retta da un <em>Qutb</em> o Polo, che corrisponde chiaramente al Manu del periodo durante il quale la rispettiva terra si manifesta. Questi sette <em>Aqtab</em> sono subordinati al Polo supremo, così come i diversi Manu lo sono all&#8217;Adi-Manu o Manu primordiale; ma, in ragione della coesistenza delle sette terre, esercitano anche, sotto un certo aspetto, le loro funzioni in modo permanente e simultaneo. Si noti, per inciso, che la designazione Polo è strettamente legata al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> polare del Meru menzionato poco sopra, il quale, nella tradizione islamica, ha per esatto equivalente il monte Qaf. Aggiungiamo che i sette Poli terrestri vengono considerati come il riflesso dei sette Poli celesti, che presiedono rispettivamente ai sette cieli planetari; e questo fa naturalmente pensare ad una corrispondenza con gli <em>Swarga</em> della dottrina indù, dimostrando la perfetta concordanza che esiste, al riguardo, fra le due tradizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-principi-del-calcolo-infinitesimale/9389" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8840" style="margin: 10px;" title="i-principi-del-calcolo-infinitesimale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-principi-del-calcolo-infinitesimale-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a>Consideriamo ora le suddivisioni di un <em>Manvantara</em>, cioè i quattro <em>Yuga</em>. Faremo anzitutto notare, senza insistervi troppo, che tale divisione quaternaria di un ciclo è suscettibile di molteplici applicazioni, e che in effetti la si ritrova in molti cicli particolari: come esempio, possiamo citare le stagioni dell&#8217;anno, le settimane del mese lunare, le quattro età della vita umana; ed anche qui vi è corrispondenza con il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> spaziale, riferito, in tal caso, principalmente ai quattro punti cardinali. D&#8217;altro canto, si è spesso rilevata la manifesta equivalenza dei quattro <em>Yuga</em> con le quattro età dell&#8217;oro, dell&#8217;argento, del rame e del ferro, quali furono conosciute dell&#8217;antichità greco-latina: in entrambe le rappresentazioni, ogni periodo è ugualmente caratterizzato da un processo di degenerazione, rispetto al precedente. Questo processo,che si oppone nettamente all&#8217;idea di quale la concepiscono i moderni, si spiega semplicemente con il fatto che ogni svolgimento ciclico, vale a dire ogni processo di manifestazione, in cui è implicito necessariamente un allontanamento graduale dal principio, rappresenta realmente una discesa: è questo, del resto, il significato reale della caduta nella tradizione giudaico-cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">La progressiva degenerazione da uno <em>Yuga</em> all&#8217; altro si accompagna ad una diminuzione della rispettiva durata, la quale è considerata incidere sulla lunghezza della vita umana; ma quel che più importa, da questo punto di vista, è il rapporto tra le rispettive durate dei diversi periodi. Se la durata complessiva del <em>Manvantara</em> è rappresentata dal numero 10, quella del <em>Krita-Yuga</em> o <em>Satya-Yuga</em> lo sarà dal 4, quella del <em>Treta-Yuga</em> dal 3, quella del <em>Dwapara-Yuga</em> dal 2 e quella del <em>Kali-Yuga</em> dall&#8217;1. Questi valori corrispondono altresì al numero delle zampe del toro simbolico di Dharma che si raffigurano poggiate sulla terra durante gli stessi periodi.</p>
<p style="text-align: justify;">La ripartizione del <em>Manvantara</em> si effettua quindi secondo la formula 10=4+3+2+1 che è l&#8217;inverso della <em>Tetraktys</em> pitagorica: 1+2+3+4=10. Quest&#8217;ultima formula rappresenta ciò che nel linguaggio dell&#8217;ermetismo occidentale viene denominato la circolatura del quadrato, e l&#8217;altra il problema inverso della quadratura del cerchio, che esprime appunto la relazione tra la fine e l&#8217;inizio del ciclo, cioè l&#8217;integrazione del suo sviluppo totale. È questo un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> aritmetico e geometrico ad un tempo, che qui possiamo soltanto indicare di sfuggita, per non allontanarci troppo dall&#8217;argomento principale. Quanto alle cifre indicate in diversi testi, in relazione alla durata del <em>Manvantara</em> e, conseguentemente, a quella degli <em>Yuga</em>, bisogna evitare di considerarle cronologicamente nel significato ordinario della parola, vale a dire come se esprimessero numeri di anni, da prendersi alla lettera. È questo d&#8217;altronde il motivo per cui le apparenti variazioni tra i dati non implicano in fondo una reale contraddizione. Per le ragioni che esporremo in seguito, la sola di queste cifre da prendere in considerazione è 4.320, dovendosi escludere i vari zeri che si fanno seguire a questo numero, e che verosimilmente sonno destinati soprattutto a trarre in inganno coloro che volessero dedicarsi a certi calcoli. Tale precauzione, a prima vista, può sembrare strana, ma poi si può facilmente comprendere: se la effettiva durata del <em>Manvantara</em> fosse nota e se, inoltre, fosse possibile determinare con esattezza il suo punto di partenza, chiunque potrebbe senza difficoltà arrivare a dedurre la previsione di particolari avvenimenti futuri; ora, nessuna tradizione ortodossa ha mai incoraggiato studi che permettessero all&#8217;uomo di arrivare a conoscere l&#8217;avvenire, in misura più o meno ampia, tale conoscenza presentando praticamente molti più inconvenienti che vantaggi reali. È questo, dunque, il motivo per cui il punto di partenza e la durata del <em>Manvantara</em> sono stati sempre più o meno accuratamente dissimulati, sia aggiungendo o sottraendo un determinato numero di anni ai dati reali, sia moltiplicando o dividendo la durata dei periodi ciclici in modo da mantenere soltanto le loro esatte proporzioni; per di più, diremo che certe corrispondenze, per motivi analoghi, talvolta sono state perfino invertite.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3E%3Ca%20href=%22http://www.libriefilm.com/i-principi-del-calcolo-infinitesimale/9389%22%20target=%22_blank%22%3E%3Cimg%20class=%22alignleft%20size-medium%20wp-image-8840%22%20style=%22margin:%2010px;%22%20title=%22i-principi-del-calcolo-infinitesimale%22%20src=%22http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-principi-del-calcolo-infinitesimale-181x300.jpg%22%20alt=%22%22%20width=%22181%22%20height=%22300%22%20/%3E%3C/a%3EConsideriamo%20ora%20le%20suddivisioni%20di%20un%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E,%20cio%C3%A8%20i%20quattro%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E.%20Faremo%20anzitutto%20notare,%20senza%20insistervi%20troppo,%20che%20tale%20divisione%20quaternaria%20di%20un%20ciclo%20%C3%A8%20suscettibile%20di%20molteplici%20applicazioni,%20e%20che%20in%20effetti%20la%20si%20ritrova%20in%20molti%20cicli%20particolari:%20come%20esempio,%20possiamo%20citare%20le%20stagioni%20dell%27anno,%20le%20settimane%20del%20mese%20lunare,%20le%20quattro%20et%C3%A0%20della%20vita%20umana;%20ed%20anche%20qui%20vi%20%C3%A8%20corrispondenza%20con%20il%20%3Ca%20title=%22simbolismo%22%20href=%22http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/%22%3Esimbolismo%3C/a%3E%20spaziale,%20riferito,%20in%20tal%20caso,%20principalmente%20ai%20quattro%20punti%20cardinali.%20D%27altro%20canto,%20si%20%C3%A8%20spesso%20rilevata%20la%20manifesta%20equivalenza%20dei%20quattro%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E%20con%20le%20quattro%20et%C3%A0%20dell%27oro,%20dell%27argento,%20del%20rame%20e%20del%20ferro,%20quali%20furono%20conosciute%20dell%27antichit%C3%A0%20greco-latina:%20in%20entrambe%20le%20rappresentazioni,%20ogni%20periodo%20%C3%A8%20ugualmente%20caratterizzato%20da%20un%20processo%20di%20degenerazione,%20rispetto%20al%20precedente.%20Questo%20processo,che%20si%20oppone%20nettamente%20all%27idea%20di%20quale%20la%20concepiscono%20i%20moderni,%20si%20spiega%20semplicemente%20con%20il%20fatto%20che%20ogni%20svolgimento%20ciclico,%20vale%20a%20dire%20ogni%20processo%20di%20manifestazione,%20in%20cui%20%C3%A8%20implicito%20necessariamente%20un%20allontanamento%20graduale%20dal%20principio,%20rappresenta%20realmente%20una%20discesa:%20%C3%A8%20questo,%20del%20resto,%20il%20significato%20reale%20della%20caduta%20nella%20tradizione%20giudaico-cristiana.%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3ELa%20progressiva%20degenerazione%20da%20uno%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E%20all%27%20altro%20si%20accompagna%20ad%20una%20diminuzione%20della%20rispettiva%20durata,%20la%20quale%20%C3%A8%20considerata%20incidere%20sulla%20lunghezza%20della%20vita%20umana;%20ma%20quel%20che%20pi%C3%B9%20importa,%20da%20questo%20punto%20di%20vista,%20%C3%A8%20il%20rapporto%20tra%20le%20rispettive%20durate%20dei%20diversi%20periodi.%20Se%20la%20durata%20complessiva%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20%C3%A8%20rappresentata%20dal%20numero%2010,%20quella%20del%20%3Cem%3EKrita-Yuga%3C/em%3E%20o%20%3Cem%3ESatya-Yuga%3C/em%3E%20lo%20sar%C3%A0%20dal%204,%20quella%20del%20%3Cem%3ETreta-Yuga%3C/em%3E%20dal%203,%20quella%20del%20%3Cem%3EDwapara-Yuga%3C/em%3E%20dal%202%20e%20quella%20del%20%3Cem%3EKali-Yuga%3C/em%3E%20dall%271.%20Questi%20valori%20corrispondono%20altres%C3%AC%20al%20numero%20delle%20zampe%20del%20toro%20simbolico%20di%20Dharma%20che%20si%20raffigurano%20poggiate%20sulla%20terra%20durante%20gli%20stessi%20periodi.%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3ELa%20ripartizione%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20si%20effettua%20quindi%20secondo%20la%20formula%2010=4+3+2+1%20che%20%C3%A8%20l%27inverso%20della%20%3Cem%3ETetraktys%3C/em%3E%20pitagorica:%201+2+3+4=10.%20Quest%27ultima%20formula%20rappresenta%20ci%C3%B2%20che%20nel%20linguaggio%20dell%27ermetismo%20occidentale%20viene%20denominato%20la%20circolatura%20del%20quadrato,%20e%20l%27altra%20il%20problema%20inverso%20della%20quadratura%20del%20cerchio,%20che%20esprime%20appunto%20la%20relazione%20tra%20la%20fine%20e%20l%27inizio%20del%20ciclo,%20cio%C3%A8%20l%27integrazione%20del%20suo%20sviluppo%20totale.%20%C3%88%20questo%20un%20%3Ca%20title=%22simbolismo%22%20href=%22http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/%22%3Esimbolismo%3C/a%3E%20aritmetico%20e%20geometrico%20ad%20un%20tempo,%20che%20qui%20possiamo%20soltanto%20indicare%20di%20sfuggita,%20per%20non%20allontanarci%20troppo%20dall%27argomento%20principale.%20Quanto%20alle%20cifre%20indicate%20in%20diversi%20testi,%20in%20relazione%20alla%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20e,%20conseguentemente,%20a%20quella%20degli%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E,%20bisogna%20evitare%20di%20considerarle%20cronologicamente%20nel%20significato%20ordinario%20della%20parola,%20vale%20a%20dire%20come%20se%20esprimessero%20numeri%20di%20anni,%20da%20prendersi%20alla%20lettera.%20%C3%88%20questo%20d%27altronde%20il%20motivo%20per%20cui%20le%20apparenti%20variazioni%20tra%20i%20dati%20non%20implicano%20in%20fondo%20una%20reale%20contraddizione.%20Per%20le%20ragioni%20che%20esporremo%20in%20seguito,%20la%20sola%20di%20queste%20cifre%20da%20prendere%20in%20considerazione%20%C3%A8%204.320,%20dovendosi%20escludere%20i%20vari%20zeri%20che%20si%20fanno%20seguire%20a%20questo%20numero,%20e%20che%20verosimilmente%20sonno%20destinati%20soprattutto%20a%20trarre%20in%20inganno%20coloro%20che%20volessero%20dedicarsi%20a%20certi%20calcoli.%20Tale%20precauzione,%20a%20prima%20vista,%20pu%C3%B2%20sembrare%20strana,%20ma%20poi%20si%20pu%C3%B2%20facilmente%20comprendere:%20se%20la%20effettiva%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20fosse%20nota%20e%20se,%20inoltre,%20fosse%20possibile%20determinare%20con%20esattezza%20il%20suo%20punto%20di%20partenza,%20chiunque%20potrebbe%20senza%20difficolt%C3%A0%20arrivare%20a%20dedurre%20la%20previsione%20di%20particolari%20avvenimenti%20futuri;%20ora,%20nessuna%20tradizione%20ortodossa%20ha%20mai%20incoraggiato%20studi%20che%20permettessero%20all%27uomo%20di%20arrivare%20a%20conoscere%20l%27avvenire,%20in%20misura%20pi%C3%B9%20o%20meno%20ampia,%20tale%20conoscenza%20presentando%20praticamente%20molti%20pi%C3%B9%20inconvenienti%20che%20vantaggi%20reali.%20%C3%88%20questo,%20dunque,%20il%20motivo%20per%20cui%20il%20punto%20di%20partenza%20e%20la%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20sono%20stati%20sempre%20pi%C3%B9%20o%20meno%20accuratamente%20dissimulati,%20sia%20aggiungendo%20o%20sottraendo%20un%20determinato%20numero%20di%20anni%20ai%20dati%20reali,%20sia%20moltiplicando%20o%20dividendo%20la%20durata%20dei%20periodi%20ciclici%20in%20modo%20da%20mantenere%20soltanto%20le%20loro%20esatte%20proporzioni;%20per%20di%20pi%C3%B9,%20diremo%20che%20certe%20corrispondenze,%20per%20motivi%20analoghi,%20talvolta%20sono%20state%20perfino%20invertite.%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3ESe%20la%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20%C3%A8%20data%20dal%20numero%204.320,%20quelle%20dei%20quattro%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E%20saranno%20date%20rispettivamente%20da%201.728,%201.296,%20864,%20432;%20ma%20per%20quale%20numero%20si%20dovranno%20moltiplicare%20queste%20cifre%20per%20ottenere%20una%20durata%20in%20anni?%20Si%20pu%C3%B2%20facilmente%20notare%20come%20tutti%20questi%20numeri%20ciclici%20siano%20in%20rapporto%20diretto%20con%20la%20divisione%20geometrica%20del%20cerchio:%20cos%C3%AC%204.320=%20360*12;%20del%20resto,%20non%20vi%20%C3%A8%20nulla%20di%20arbitrario%20o%20di%20meramente%20convenzionale%20in%20questa%20divisione,%20poich%C3%A9,%20a%20causa%20della%20corrispondenza%20tra%20l%27aritmetica%20e%20la%20geometria,%20%C3%A8%20normale%20che%20tale%20divisione%20si%20effettui%20secondo%20multipli%20di%203,%209,%2012,%20mentre%20la%20divisione%20decimale%20%C3%A8%20quella%20che%20propriamente%20si%20addice%20alla%20linea%20retta.%20Questa%20osservazione,%20sebbene%20fondamentale,%20non%20permetterebbe%20tuttavia%20di%20andare%20molto%20lontano%20nella%20determinazione%20dei%20periodi%20ciclici,%20se%20non%20si%20sapesse%20che%20la%20base%20principale%20di%20questi,%20nell%27ordine%20cosmico,%20%C3%A8%20il%20periodo%20astronomico%20della%20precessione%20degli%20equinozi,%20la%20cui%20durata%20%C3%A8%20di%2025.920%20anni,%20per%20cui%20lo%20spostamento%20dei%20punti%20equinoziali%20%C3%A8%20di%20un%20grado%20ogni%2072%20anni.%20Questo%20numero%2072%20%C3%A8%20precisamente%20un%20sottomultiplo%20di%204.320=%2072*60,%20e%204.320%20%C3%A8%20a%20sua%20volta%20un%20sottomultiplo%20di%2025.920=%204.320*6;%20e%20il%20fatto%20che%20per%20la%20precessione%20degli%20equinozi%20si%20trovino%20i%20numeri%20connessi%20alla%20divisione%20del%20cerchio%20costituisce%20una%20prova%20ulteriore%20del%20carattere%20veramente%20naturale%20di%20questa%20divisione.%20Ma%20il%20problema%20che%20ora%20si%20pone%20%C3%A8%20il%20seguente:%20quale%20multiplo%20o%20sottomultiplo%20del%20suddetto%20periodo%20astronomico%20corrisponde%20effettivamente%20alla%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E?%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3EIl%20periodo%20che%20nelle%20diverse%20tradizioni%20appare%20con%20maggior%20frequenza%20non%20%C3%A8%20tanto%20quello%20della%20precessione%20degli%20equinozi%20quanto%20la%20sua%20met%C3%A0:%20%C3%A8%20questo%20in%20effetti%20il%20periodo%20che%20corrisponde%20al%20grande%20anno%20dei%20Persiani%20e%20dei%20Greci,%20spesso%20calcolato%20approssimativamente%20in%2012.000%20o%2013.000%20anni,%20e%20la%20cui%20esatta%20durata%20%C3%A8%20di%2012.960%20anni.%20Data%20l%27importanza%20del%20tutto%20particolare%20attribuita%20a%20tale%20periodo,%20si%20deve%20presumere%20che%20il%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20debba%20comprendere%20un%20numero%20intero%20di%20grandi%20anni:%20quanti%20precisamente?%20A%20questo%20proposito,%20al%20di%20fuori%20della%20tradizione%20ind%C3%B9,%20troviamo%20perlomeno%20un%27indicazione%20precisa,%20abbastanza%20plausibile%20da%20poter%20essere%20accettata,%20questa%20volta%20alla%20lettera:%20presso%20i%20Caldei,%20la%20durata%20del%20regno%20di%20Xisuthros,%20che%20%C3%A8%20manifestamente%20identico%20a%20Vaivaswata,%20il%20Manu%20dell%27era%20attuale,%20era%20fissata%20in%2064.800%20anni,%20cio%C3%A8%20esattamente%20cinque%20grandi%20anni.%20Per%20inciso,%20facciamo%20notare%20che%20il%20numero%205,%20essendo%20quello%20dei%20%3Cem%3Ebhutas%3C/em%3E%20o%20elementi%20del%20mondo%20sensibile,%20deve%20avere%20necessariamente%20una%20speciale%20importanza%20dal%20punto%20di%20vista%20cosmologico,%20il%20che%20tende%20a%20confermare%20la%20fondatezza%20di%20una%20tale%20valutazione;%20si%20potrebbe%20anzi%20ravvisare%20una%20certa%20correlazione%20tra%20i%20cinque%20%3Cem%3Ebhutas%3C/em%3E%20e%20i%20cinque%20grandi%20anni%20successivi%20di%20cui%20si%20tratta,%20tanto%20pi%C3%B9%20che%20nelle%20antiche%20tradizioni%20dell%27America%20centrale%20si%20trova%20una%20evidente%20connessione%20fra%20gli%20elementi%20e%20particolari%20periodi%20ciclici;%20%C3%A8%20questo%20per%C3%B2%20un%20problema%20che%20richiederebbe%20una%20disamina%20pi%C3%B9%20approfondita.%20Comunque%20sia,%20se%20%C3%A8%20questa%20effettivamente%20la%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E,%20e%20se%20si%20continua%20a%20prendere%20come%20base%20il%20numero%204.320,%20che%20%C3%A8%20esattamente%20un%20terzo%20del%20grande%20anno,%20%C3%A8%20dunque%20per%2015%20che%20questo%20numero%20dovr%C3%A0%20essere%20moltiplicato,%20per%20avere%20la%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E.%20I%20cinque%20grandi%20anni%20saranno%20naturalmente%20ripartiti%20nei%20quattro%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E%20in%20modo%20diseguale,%20ma%20secondo%20rapporti%20semplici:%20il%20%3Cem%3EKrita-Yuga%3C/em%3E%20ne%20conterr%C3%A0%202,%20il%20%3Cem%3ETreta-Yuga%3C/em%3E%201%20e%20mezzo;%20il%20%3Cem%3EDwapara-Yuga%3C/em%3E%201%20e%20il%20%3Cem%3EKali-Yuga%3C/em%3E%20mezzo;%20questi%20numeri%20sono%20precisamente%20la%20met%C3%A0%20di%20quelli%20che%20avevamo%20trovato,%20quando%20consideravamo%20la%20durata%20del%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E%20rappresentata%20dal%20numero%2010.%20Calcolati%20in%20anni%20ordinari,%20i%20quattro%20%3Cem%3EYuga%3C/em%3E%20avranno%20una%20durata%20rispettivamente%20di%2025.920,%2019.440,%2012.960,%20e%206.480%20%28anni%29,%20per%20un%20totale%20di%2064.800%20anni.%20Come%20si%20vede,%20queste%20cifre%20si%20mantengono%20in%20limiti%20perfettamente%20verosimili,%20potendo%20ben%20corrispondere%20alla%20et%C3%A0%20reale%20della%20presente%20umanit%C3%A0%20terrestre.%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3ENon%20andremo%20oltre%20con%20queste%20considerazioni,%20poich%C3%A9,%20per%20quanto%20concerne%20il%20punto%20di%20partenza%20del%20nostro%20%3Cem%3EManvantara%3C/em%3E,%20e,%20conseguentemente,%20l%27esatto%20punto%20del%20suo%20corso,%20nel%20quale%20ci%20troviamo%20attualmente,%20non%20%C3%A8%20nostra%20intenzione%20arrischiarci%20a%20determinarli.%20Sappiamo%20gi%C3%A0,%20per%20i%20riferimenti%20che%20ci%20danno%20tutte%20le%20tradizioni,%20di%20essere%20ormai%20da%20tempo%20nel%20%3Cem%3EKali-Yuga%3C/em%3E;%20possiamo%20aggiungere,%20senza%20tema%20di%20errori,%20che%20siamo%20anzi%20in%20una%20fase%20avanzata%20di%20esso,%20fase%20che%20viene%20descritta%20nei%20%3Cem%3EPurana%3C/em%3E%20con%20particolari%20che%20rispondono%20in%20maniera%20davvero%20sorprendente%20ai%20caratteri%20della%20epoca%20attuale;%20ma%20non%20sarebbe%20forse%20imprudente%20voler%20aggiungere%20altre%20precisazioni,%20ed%20inoltre%20ci%C3%B2%20non%20corrisponderebbe%20inevitabilmente%20ad%20una%20di%20quelle%20predizioni%20tanto%20avversate,%20non,%20senza%20motivo,%20dalla%20dottrina%20tradizionale?%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3E*%20*%20*%3C/p%3E%20%3Cp%20style=%22text-align:%20justify;%22%3EBrani%20tratti%20dal%20capitolo%201%20di%20%3Cem%3EForme%20tradizionali%20e%20cicli%20cosmici%3C/em%3E,%20dal%20sito%20%3Ca%20title=%22In%20quiete%22%20href=%22http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/reneguenon/ciclicosmici.htm%22%3EIn%20Quiete%3C/a%3E.%3C/p%3E" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7523" style="margin: 10px;" title="il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Se la durata del <em>Manvantara</em> è data dal numero 4.320, quelle dei quattro <em>Yuga</em> saranno date rispettivamente da 1.728, 1.296, 864, 432; ma per quale numero si dovranno moltiplicare queste cifre per ottenere una durata in anni? Si può facilmente notare come tutti questi numeri ciclici siano in rapporto diretto con la divisione geometrica del cerchio: così 4.320= 360*12; del resto, non vi è nulla di arbitrario o di meramente convenzionale in questa divisione, poiché, a causa della corrispondenza tra l&#8217;aritmetica e la geometria, è normale che tale divisione si effettui secondo multipli di 3, 9, 12, mentre la divisione decimale è quella che propriamente si addice alla linea retta. Questa osservazione, sebbene fondamentale, non permetterebbe tuttavia di andare molto lontano nella determinazione dei periodi ciclici, se non si sapesse che la base principale di questi, nell&#8217;ordine cosmico, è il periodo astronomico della precessione degli equinozi, la cui durata è di 25.920 anni, per cui lo spostamento dei punti equinoziali è di un grado ogni 72 anni. Questo numero 72 è precisamente un sottomultiplo di 4.320= 72*60, e 4.320 è a sua volta un sottomultiplo di 25.920= 4.320*6; e il fatto che per la precessione degli equinozi si trovino i numeri connessi alla divisione del cerchio costituisce una prova ulteriore del carattere veramente naturale di questa divisione. Ma il problema che ora si pone è il seguente: quale multiplo o sottomultiplo del suddetto periodo astronomico corrisponde effettivamente alla durata del <em>Manvantara</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Il periodo che nelle diverse tradizioni appare con maggior frequenza non è tanto quello della precessione degli equinozi quanto la sua metà: è questo in effetti il periodo che corrisponde al grande anno dei Persiani e dei Greci, spesso calcolato approssimativamente in 12.000 o 13.000 anni, e la cui esatta durata è di 12.960 anni. Data l&#8217;importanza del tutto particolare attribuita a tale periodo, si deve presumere che il <em>Manvantara</em> debba comprendere un numero intero di grandi anni: quanti precisamente? A questo proposito, al di fuori della tradizione indù, troviamo perlomeno un&#8217;indicazione precisa, abbastanza plausibile da poter essere accettata, questa volta alla lettera: presso i Caldei, la durata del regno di Xisuthros, che è manifestamente identico a Vaivaswata, il Manu dell&#8217;era attuale, era fissata in 64.800 anni, cioè esattamente cinque grandi anni. Per inciso, facciamo notare che il numero 5, essendo quello dei <em>bhutas</em> o elementi del mondo sensibile, deve avere necessariamente una speciale importanza dal punto di vista cosmologico, il che tende a confermare la fondatezza di una tale valutazione; si potrebbe anzi ravvisare una certa correlazione tra i cinque <em>bhutas</em> e i cinque grandi anni successivi di cui si tratta, tanto più che nelle antiche tradizioni dell&#8217;America centrale si trova una evidente connessione fra gli elementi e particolari periodi ciclici; è questo però un problema che richiederebbe una disamina più approfondita. Comunque sia, se è questa effettivamente la durata del <em>Manvantara</em>, e se si continua a prendere come base il numero 4.320, che è esattamente un terzo del grande anno, è dunque per 15 che questo numero dovrà essere moltiplicato, per avere la durata del <em>Manvantara</em>. I cinque grandi anni saranno naturalmente ripartiti nei quattro <em>Yuga</em> in modo diseguale, ma secondo rapporti semplici: il <em>Krita-Yuga</em> ne conterrà 2, il <em>Treta-Yuga</em> 1 e mezzo; il <em>Dwapara-Yuga</em> 1 e il <em>Kali-Yuga</em> mezzo; questi numeri sono precisamente la metà di quelli che avevamo trovato, quando consideravamo la durata del <em>Manvantara</em> rappresentata dal numero 10. Calcolati in anni ordinari, i quattro <em>Yuga</em> avranno una durata rispettivamente di 25.920, 19.440, 12.960, e 6.480 (anni), per un totale di 64.800 anni. Come si vede, queste cifre si mantengono in limiti perfettamente verosimili, potendo ben corrispondere alla età reale della presente umanità terrestre.</p>
<p style="text-align: justify;">Non andremo oltre con queste considerazioni, poiché, per quanto concerne il punto di partenza del nostro <em>Manvantara</em>, e, conseguentemente, l&#8217;esatto punto del suo corso, nel quale ci troviamo attualmente, non è nostra intenzione arrischiarci a determinarli. Sappiamo già, per i riferimenti che ci danno tutte le tradizioni, di essere ormai da tempo nel <em>Kali-Yuga</em>; possiamo aggiungere, senza tema di errori, che siamo anzi in una fase avanzata di esso, fase che viene descritta nei <em>Purana</em> con particolari che rispondono in maniera davvero sorprendente ai caratteri della epoca attuale; ma non sarebbe forse imprudente voler aggiungere altre precisazioni, ed inoltre ciò non corrisponderebbe inevitabilmente ad una di quelle predizioni tanto avversate, non, senza motivo, dalla dottrina tradizionale?</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Brani tratti dal capitolo 1 di <em>Forme tradizionali e cicli cosmici</em>, dal sito <a title="In quiete" href="http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/reneguenon/ciclicosmici.htm">In Quiete</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/alcune-considerazioni-sulla-dottrina-dei-cicli-cosmici.html' addthis:title='Alcune considerazioni sulla dottrina dei cicli cosmici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il mistero dell’Artide preistorica: Thule</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 10:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una rassegna su miti, tradizioni e leggende che riconducono le origini degli Indoeuropei a una patria originaria nelle regioni artiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mistero-dell%e2%80%99artide-preistorica-thule%ef%80%a0.html' addthis:title='Il mistero dell’Artide preistorica: Thule '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;">È cosa assai caratteristica, che in seno a tutto un gruppo di ricerche recentissime sulla preistoria facciano nuova apparizione idee antiche, fino a ieri considerate come puri miti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/thule-il-sole-ritrovato-degli-iperborei/2607" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3229" style="margin: 10px;" title="thule" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/thule.jpg" alt="thule" width="200" height="299" /></a>Una di tali idee si riferisce alla leggendaria terra primordiale degli <em>Iperborei</em>. Messa sotto cauzione la presunta certezza, che nella preistoria avrebbe <em>soltanto </em>vissuto un’umanità scimmiesca; giunti ad affrontare il problema delle origini con uno sguardo nuovo e spregiudicato, fino a sospettare che già l’età della pietra sia stata testimone di una vera e propria civiltà di tipo superiore, simbolico-spirituale dei distinti ricercatori come «ipotesi di lavoro» per una grande sintesi, oggi, han ripreso proprio quell’idea. La patria primordiale di una razza bianca preistorica altamente civilizzata, tanto da venir considerata come «divina» dagli antichi, sarebbe stata proprio l’Artide, il Polo Nord, la favolosa Iperboride.</p>
<p style="text-align: justify;">L’apparenza paradossale di questa tesi viene meno non appena si ricordi ciò che la fisica insegna intorno ai fenomeni derivanti dalla cosiddetta «precessione degli equinozî». A causa dell’inclinazione dell’asse terrestre di epoca in epoca si produce uno spostamento di clima sulla terra. Se sotto ai ghiacci polari è stato rinvenuto del carbon fossile, ciò vuol dire che un tempo in quella zona vi furono foreste e fiamme. Il congelamento non sarebbe intervenuto nella zona artica che in un periodo successivo. Una delle designazioni per l’<em>Asgard</em>, sede delle «divinità» e patria originaria dei ceppi regali nordici, secondo le tradizioni scandinave, è l’«isola verde» o «terra verde», in tedesco moderno <em>Grünes-Land</em>, donde <em>Groenlandia</em>. Ma questa terra, come lo dice il suo nome, ancor sino al tempo dei Goti sembra presentasse una rigogliosa vegetazione e non fosse ancora investita tutta dal congelamento. Ma vi è di più: nella regione dei ghiacci artici recentemente le spedizioni del canadese Jenness, dei danesi Rasmussen, Therkel e dell’americano Birket-Smith han fatto dei rinvenimenti archeologici invero singolari: in fondo sotto i ghiacci si son trovati resti di civiltà di ben più alto grado di quella esquimese e relitti di strati ancor più antichi, preistorici. A tale civiltà è stato dato il nome di civiltà di <em>Thule</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.libriefilm.com/lorigine-delle-lingue-indoeuropee/6122" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3028" style="margin: 10px;" title="origine-lingue-indoeuropee" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/origine-lingue-indoeuropee.jpg" alt="origine-lingue-indoeuropee" width="200" height="282" /></a>Thule </em>è il nome che i Greci davano appunto a una regione o isola dell’estremo nord, la quale si confonde spesso con quelle terre degli Iperborei, donde sarebbe venuto il solare Apollo, cioè il dio delle razze dorico-achee scese effettivamente dal nord in Grecia. E di Thule Plutarco dice che in essa le notti per circa un mese duravano <em>due sole ore</em>: è proprio la «notte bianca» dei paesi boreali. E se altre tradizioni elleniche chiamano il mare boreale Mare Cronide, cioè Mare di Kronos (Saturno), questa è un’indicazione significativa, poiché Kronos veniva concepito come uno degli dei dell’età dell’oro, cioè dell’età primordiale, dell’età prima dell’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, se noi ci portiamo in America, nelle civiltà azteche del Messico troviamo corrispondenze così singolari, che esse si estendono fino ai nomi. Infatti gli antichi messicani chiamavano Tlapallan, Tullan e anche <em>Tulla </em>(l’ellenica <em>Thule</em>) la loro patria primordiale. E come la Thule ellenica veniva riferita al <em>solare </em>Apollo, così ecco che anche la Tulla messicana vien considerata come la «Casa del <em>Sole</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma confrontiamo tali tradizioni messicane con quelle celtiche. Se i lontanissimi progenitori dei Messicani sarebbero venuti in America da una Terra nordico-atlantica, ecco che le leggende irlandesi ci parlano della «razza divina» del <em>Tuatha dè Danann</em>, la quale sarebbe venuta in Irlanda dall&#8217;Occidente, da una mistica terra atlantica o nordico-atlantica, l’Avallon. Si direbbero, dunque, due forme di uno stesso ricordo. Le due civiltà corrisponderebbero a due irradiazioni, americana l’una, europea l’altra, partite da un unico centro, da un’unica sede scomparsa (mito dell’Atlantide), ovvero congelate. Ma vi è di più, nel senso che, se passiamo nel campo delle indagini positive moderne, troviamo elementi che potrebbero benissimo concordare con questi echi leggendarî. Infatti sul litorale atlantico europeo (soprattutto nella cosiddetta cultura delle Madéleines) esistono tracce ben precise di una civiltà vera e propria e di un tipo di umanità — il cosidetto <em>uomo Cro-Magnon </em>— che appare di uno sviluppo ben superiore rispetto alle razze quasi animalesche del cosiddetto «uomo glaciale» o «musteriano» abitanti allora l’Europa. I frammenti pervenutici di questa civiltà sono di tale natura, da far dire a dei ricercatori, che i Cro-Magnon potrebbero ben definirsi gli Elleni dell’età della pietra. Ora, questa razza dei Cro-Magnon, apparsa enigmaticamente nell’età della pietra lungo il litorale atlantico fra razze inferiori e quasi scimmiesche, non potrebbe forse essere la stessa cosa dei <em>Tuatha dè Danann</em>, della «razza divina» venuta dalla misteriosa terra nordico-atlantica, di cui nelle accennate leggende irlandesi? E i miti circa le lotte fra le «razze divine» sopravvenute e le razze di «demoni» o mostri, non sarebbero per caso da interpretarsi come echi fantastici della lotta svoltasi fra quelle due razze, fra gli uomini Cro-Magnon, «gli Elleni dell’età della pietra», e gli uomini «musteriani» animaleschi?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/meditazioni-delle-vette/658" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3230" style="margin: 10px;" title="meditazioni-delle-vette" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/meditazioni-delle-vette.jpg" alt="meditazioni-delle-vette" width="200" height="285" /></a>Tornando ai ricordi tradizionali, non soltanto i Greci e gli Americani ricordano una sede artica primordiale. Secondo i ricordi iranici dell’<em>Avesta</em>, la patria originaria e mistica degli Ariani, concepita come la «prima creazione del Dio di Luce», — l’<em>aryanem vaêjô</em> — sarebbe stata una terra dell’estremo settentrione, e anzi vien detto che in essa, a un dato momento, l’inverno durò dieci mesi dell’anno, proprio come nelle regioni artiche. Si tratta dunque di un ricordo ben preciso del congelamento sopravvenuto con la precessione degli equinozî nella regioni boreale: ricordo, cui peraltro fa riscontro quello del «terribile inverno Fibur» scatenatosi alla fine di un certo ciclo, o «mondo», di cui nelle antichissime tradizioni scandinave. Ma anche in India si ricorda un’isola o terra luminosa posta nell’estremo settentrione, lo <em>çveta-dvipa</em>, e una razza dell’estremo settentrione, gli <em>uttara-kura</em>; lo stesso ricordo si ha nel Tibet, nel mito della mistica città del Nord Chandhala; nell’estremo Oriente Liezi riferisce la tradizione circa la terra posta «all’estremo nord del mare settentrionale» e abitata da «uomini trascendenti», e così si potrebbe continuare con molti altri riferimenti, tanto concordanti, che è da domandarsi se sia solo da attribuirsi al «caso» la presenza del comune motivo fra popoli così diversi e lontani fra di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui, dunque, i ricordi tradizionali. Esattamente queste idee sono oggi riprese in una ricerca scientifica veramente mastodontica che, riportando a unità un complesso di risultati e di indagini speciali — quali quelle del Frobenius, dello Herrmann, del Karsts, etc. — si è intesa a forzare il problema delle origini. Intendiamo parlare dell’opera consacrata dallo scienziato <a title="Herman Wirth" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-wirth/">Herman Wirth</a> appunto all’<em>Aurora dell’Umanità</em>. Qui non si tratta né di un «teosofo», né di un dilettante imaginoso, ma di un tecnico, la cui competenza in fatto di filologia, antropologia, paleografia e discipline affini non può essere messa in dubbio.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-3231" style="margin: 10px;" title="ice-pack-air1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ice-pack-air1-192x300.jpg" alt="ice-pack-air1" width="192" height="300" />I risultati delle ricerche del <a title="Herman Wirth" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-wirth/">Wirth</a>, in breve, sarebbero appunto questi: che nella più alta preistoria — verso il 20.000 avanti Cristo — una grande razza bianca unitaria, dal culto solare, dalla regione polare divenuta inabitabile per via del congelamento si sarebbe spinta verso il Sud, in Europa e in America, ma soprattutto in una terra scomparsa, posta al Nord dell’Atlantico. Da tale terra essa si sarebbe successivamente spostata, nel periodo paleolitico, verso l’Europa e l’Africa, con un moto, dunque, dall’Occidente all’Oriente; essa sarebbe penetrata nel bacino del Mediterraneo creando un ciclo di civiltà preistoriche intimamente apparentate, nel quale rientrerebbero quella egizia, etrusco-sarda, pelasgica, ecc., a tacere di altre ancora che nuove ondate avrebbero fondate nel loro avanzare per via continentale fino a raggiungere il Caucaso e poi oltre, fino all’India e alla stessa Cina. Così ciò che si riteneva esser la «culla dell’umanità», l’altopiano del Pamir, sarebbe soltanto uno dei centri abbastanza recenti d’irradiazione di una razza ben più antica. Le razze ariane e indogermaniche, l’<em>homo europaeus</em> in genere, sarebbero già razze derivate e in una certa misura già miste in confronto a ceppi più antichi e più puri, «iperborei», a cui vanno riferiti i ricordi, i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> e perfino le figurazioni preistoriche su roccia relative ai «conquistatori dai grandi vascelli stranieri», dall’«ascia», dal «sole» e dall’«uomo solare con braccia innalzate». Una misteriosa unità stringerebbe per tal via un gruppo di grandi civiltà e di antiche <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> fiorenti già là dove fino a ieri si supponeva l’uomo animalesco delle caverne.</p>
<p style="text-align: justify;">In brevi tratti tale è la concezione strana e suggestiva che, traendosi dal mondo del mito, oggi torna a luce: l’Artide, patria prima dell’umanità, anzi della civiltà, nel senso più alto, «solare».</p>
<p style="text-align: justify;">E siccome <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> richiama <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>, per finire, ricorderemo questo. Ancor nell’epoca romana l’idea della regione del nord come un paese mistico, abitato dal «padre degli dei», dal nume dell’età prima o età aurea, e l’idea che il giorno artico quasi senza notte non fosse senza relazione con la luce perenne che circonfonde gli immortali, tali idee nell’epoca romana erano ancora così vive, che, secondo la testimonianza di Eumanzio, Costanzo Cloro avrebbe diretto una spedizione verso il Nord della Gran Bretagna, confusa con la stessa leggendaria <em>Thule</em>, non tanto per il desiderio di glorie militari, quanto per raggiungere la terra «che più di ogni altra è vicina al cielo» e quasi presentire la trasfigurazione divina che si riteneva subissero gli Eroi e gli Imperatori alla loro morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, queste stesse regioni, che avrebbero visto l’aurora dell’umanità, che racchiuderebbero il mistero di una razza di conquistatori bianchi primordiali il cui <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>, l’<a title="simbolismo dell'ascia" href="http://www.centrostudilaruna.it/ascia.html">ascia</a>, si ritrova peraltro nello stesso <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> romano del fascio; queste stesse regioni nordico-artiche, dall’Islanda alla Groenlandia fino all’America del Nord, son quelle stesse che ieri l’ala italiana ha sorvolate vittoriosamente, in un’impresa che qualcosa di fatidico ha dunque voluto legare enigmaticamente appunto ai luoghi di una grandezza primordiale<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il Corriere Padano</em> (Ferrara), 13 gennaio 1934.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> [Il riferimento è o alla crociera atlantica della squadriglia di 25 idrovolanti, capitanata dall’allora ministro dell’aeronautica Italo Balbo, che era partita il primo luglio 1933 e giunta il 19 a New York o, più probabilmente, alle due trasvolate del Polo in dirigibile condotta dal generale Umberto Nobile del 1926 e del 1928, rispettivamente con il <em>Norge </em>e l'<em>Italia</em>, la seconda delle quali finì tragicamente con l'avventura della <a title="La Tenda Rossa" href="http://www.centrostudilaruna.it/la-tenda-rossa.html"><em>Tenda Rossa</em></a>].</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mistero-dell%e2%80%99artide-preistorica-thule%ef%80%a0.html' addthis:title='Il mistero dell’Artide preistorica: Thule ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dante e la Croce del Sud</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 10:06:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio di archeoastronomia sulla possibile conoscenza da parte di Dante della costellazione della Croce del Sud]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dante-e-la-croce-del-sud.html' addthis:title='Dante e la Croce del Sud '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;">Qualsiasi studente di Dante sa che, nella prima parte del primo canto del <em>Purgatorio</em>, egli sembra descrivere la costellazione della Croce del Sud, nelle due famose terzine (versi 22-27):</p>
<div id="attachment_2311" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788820302092" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2311" title="divina-commedia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/divina-commedia.jpg" alt="Dante, Divina Commedia" width="200" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Dante, Divina Commedia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>«I&#8217; mi volsi a man destra, e puosi mente<br />
a l&#8217;altro polo, e vidi quattro stelle<br />
non viste mai fuor ch&#8217;a la prima gente.<br />
Goder pareva &#8216;l ciel di lor fiammelle:<br />
oh settentrional vedovo sito,<br />
poi che privato se&#8217; di mirar quelle!»</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è che le prime rappresentazioni cartografiche della costellazione chiamata Croce del Sud, alla quale Dante sembra qui riferirsi, sono quelle rispettivamente di Petrus Plancius del 1598 e di Jodocus Hondius del 1600: vale a dire, circa tre secoli dopo l&#8217;epoca nella quale venne composta la seconda cantica della <em>Divina Commedia</em>; e che quelle stelle sono interamente visibili, nel nostro emisfero, solamente a partire dal 27° parallelo di latitudine Nord, ossia dalle isole Canarie o, sul lato opposto dell&#8217;Africa, dall&#8217;estremità meridionale della Penisola del Sinai.</p>
<div id="attachment_2310" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2310" title="croce-del-sud" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/croce-del-sud-300x259.jpg" alt="La Croce del Sud" width="300" height="259" /><p class="wp-caption-text">La Croce del Sud</p></div>
<p style="text-align: justify;">E allora? Come faceva Dante ad essere a conoscenza di una costellazione invisibile dalle latitudini dell&#8217;Europa, Italia compresa? Fiumi d&#8217;inchiostro sono stati versati a questo proposito, nel tentativo di trovare una spiegazione ragionevole dell&#8217;enigma; né noi ci ripromettiamo, in questa sede, di rifarne la storia, neppure per sommi capi. Troppo vasta e impegnativa sarebbe una simile impresa, tale da richiedere un grosso lavoro di ricerca, solo per raccogliere la bibliografia attualmente esistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, la curiosità circa l&#8217;identificazione delle quattro stelle vedute da Dante sulla spiaggia del Purgatorio &#8211; dunque, in pieno emisfero antartico &#8211; non ha mai smosso eccessivamente i dantisti, paghi del significato <a title="simbolico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolico</a> di esse, ossia le quattro virtù cardinali: giustizia, fortezza, prudenza e temperanza . Così, ad esempio, Carlo Grabher (Milano, Principato, 1985):</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Che Dante potesse pensare alla Croce del Sud, di cui si aveva notizia in opere astronomiche medievali, o ad altro gruppo di stelle realmente esistenti nell&#8217;altro emisfero, non ha per noi alcuna importanza. Le quattro stelle, che Dante ha immaginato per incarnarvi il detto <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> [ossia le quattro virtù cardinali], poeticamente lo trascendono e brillano della loro viva chiarità indipendentemente da qualsiasi identificazione scientifica; e il cielo &#8220;ne gode&#8221; sì per il loro valore allegorico, ma anche e più per il loro reale effetto.»</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il Sapegno, da parte sua, preferisce tenersi prudentemente alla larga da ogni tentativo di identificazione astronomica; mentre Giuseppe Giacalone (Milano, Signorelli, 1974), che pure si sofferma sul problema di come interpretare l&#8217;espressione «prima gente» del verso 24, lo risolve negando recisamente anche l&#8217;identificazione delle quattro stelle con la Croce del Sud:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«È un verso molto discusso [il 24], anche dai commentatori antichi, Pietro di Dante, Buti, Anonimo  Fiorentino, i quali giustamente pensavano che si trattasse di Adamo ed Eva, i quali per primi abitarono nel Paradiso Terrestre in stato d&#8217;innocenza. Questa tesi oggi è la più seguita e la più logica. Ma già il Benvenuto, seguito da altri moderni, suppose che si trattasse degli antichi romani, i quali, secondo un passo del &#8220;De Civitate Dei&#8221;, XV, praticarono le virtù cardinali, anche senza la vera <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>. Ed il Lana intese, addirittura, gli uomini dell&#8217;età dell&#8217;oro. L&#8217;altra difficoltà è sul senso da dare alle quattro stelle, da alcuni identificate erroneamente con la Croce del Sud, del tutto ignota alla scienza del tempo di Dante (cfr. D&#8217;Ovidio, l. c. 21-26). Non bisogna fermasi soltanto al valore allegorico di queste stelle, ma considerare che esse sono vere stelle, che hanno una loro entità oggettiva, che contribuisce indubbiamente a quell&#8217;atmosfera di gioia diffusa in tutto quel paesaggio.»</em></p>
<div id="attachment_2312" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788876445217" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2312" title="struttura-occulta-divina-commedia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/struttura-occulta-divina-commedia.jpg" alt="Edi Minguzzi, La struttura occulta della Divina Commedia" width="200" height="297" /></a><p class="wp-caption-text">Edi Minguzzi, La struttura occulta della Divina Commedia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Fa eccezione Manfredi Porena, il quale, all&#8217;identificazione delle quattro stelle, ha dedicato uno spazio molto più approfondito della maggior parte dei commentatori moderni, anche se interamente dedicato alla confutazione della identificazione delle quattro stelle con la Croce del Sud (Bologna, Zanichelli, 1972):</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Le quattro stelle sono un&#8217;invenzione di Dante, o Dante rappresenta in esse quella costellazione di quattro stelle chiamata Croce del Sud, sconosciuta ai suoi tempi al mondo civile, ma di cui potesse aver avuto notizia in qualche modo?<br />
Questa seconda opinione è oggi molto in discredito; ma poiché ha ancora qualche tardo sostenitore, val la pena di confutarla ancora una volta: tanto più che il discorso delle quattro stelle mi darà occasione di ribadire quanto ebbe ad affermare circa il posto che deve darsi alla verità scientifica nella Divina Commedia.<br />
Dante dice dunque che le quattro stelle non furon viste mai se non dalla &#8220;prima gente&#8221;. Evidentemente egli allude a gente rispetto a cui le condizioni di visibilità delle stelle medesime erano affatto diverse dalle nostre. L&#8217;interpretazione più ragionevole e più naturale è che si tratti di Adamo ed Eva, &#8220;prima gente&#8221; in modo assoluto: i quali dal Paradiso terrestre, che Dante immagina sulla cima del Purgatorio, potevan vedere le quattro stelle, prossime al polo sud, mentre nel nostro mondo sono invisibili perché troppo meridionali. Un&#8217;interpretazione più scientifica del &#8220;prima gente&#8221; è che si tratti invece dell&#8217;umanità primitiva, che pel fenomeno ben noto a Dante (quello stesso cui si deve la precessione degli equinozi) del rotare del cosiddetto &#8220;polo del mondo&#8221; intorno al polo dell&#8217;eclittica, potevan vedere  le quattro stelle anche dalle nostre regioni, essendo allora esso polo del mondo più prossimo ad esse, che è come dire che esse erano meno meridionali. Comunque sia,  si tratta sempre di prima gente vissuta in tempi lontanissimi da noi, in tutto scissa dalla nostra cultura,  da cui Dante non poteva aver ricevuto alcuna informazione, diretta o indiretta. Sicché è chiaro che, tolta la finzione poetica dell&#8217;averle viste co&#8217; suoi occhi, resta il fatto reale che egli le ha inventate. Che se, come da qualcuno si è preteso, egli avesse ricevuto notizie della Croce del Sud da fonti classiche da noi ignorate (cosa estremamente inverosimile) o da cartografi o da navigatori medievali, come avrebbe potuto dire che quelle stelle erano state viste soltanto dalla prima gente?<br />
Ma c&#8217;è poi un altro fatto di cui non si è abbastanza tenuto conto.  Le quattro stelle della Croce del Sud, salvo l&#8217;esser quattro, non corrispondono punto all&#8217;aspetto delle quattro stelle dantesche: di esse solo una è di prima grandezza, e assai meno luminosa non solo di Sirio ma di non poche stelle a noi visibili. Invece le quattro stelle di Dante sono di una luminosità superiore a tutte quelle che noi vediamo, onde l&#8217;apostrofe al &#8220;settentrional vedovo sito&#8221; che non può contemplare in cielo uno spettacolo simile.<br />
E a chi non si rassegni a considerare le quattro stelle un&#8217;invenzione di Dante, perché inventando egli avrebbe mostrato poco rispetto per la scienza, dimostrerò ora che Dante viola ben altrimenti con esse la verità scientifica. Egli sapeva benissimo che all&#8217;Equatore vi sono abitanti: lo afferma  nella &#8220;Monarchia&#8221;, chiamandoli Garamanti (I, 14); vi riaccenna nella &#8220;Quaestio de Aqua et Terra&#8221; (55).  E sapeva anche che dall&#8217;Equatore si vedono tutte le stelle dell&#8217;emisfero meridionale (Inferno, XXVI, 127-9). E allora quegli abitanti dovran vedere benissimo le quattro stelle: le quali, si noti, non sono proprio neanche sul polo sud, ma, come vedremo, ruotano con notevole raggio intorno ad esso […]. Ma Dante ha voluto dimenticare tutto questo e gli è piaciuto dire che le quattro stelle non sono state  mai viste se non dalla prima gente. Perché? Perché questa affermazione ha un valore <a title="simbolico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolico</a>:  le quattro stelle simboleggiano infatti le quattro virtù cardinali,  e a Dante premeva affermare che queste, nella loro pienezza, e nel loro vero splendore, non furono possedute  se non da Adamo ed Eva prima del peccato.<br />
Ecco come il nostro poeta è capace, per fini poetici e dottrinali,  di metter da parte il vero scientifico; ecco quanto erra chi ragiona  sulla Divina Commedia col presupposto che bisogni sempre interpretare in modo che sia salvo il vero scientifico, o quello che a Dante pareva tale secondo la scienza del tempo».</em></p>
<div id="attachment_2313" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788882652487" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2313" title="astronomia-etrusco-romana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/astronomia-etrusco-romana.jpg" alt="Leonardo Magini, Astronomia etrusco-romana" width="200" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Leonardo Magini, Astronomia etrusco-romana</p></div>
<p style="text-align: justify;">Secondo il Porena, dunque, non vi è alcuna  probabilità che le quattro stelle descritte da Dante corrispondano esattamente alla Croce del Sud.<br />
Ma siamo sicuri che ciò sia da escludere in modo assoluto?<br />
A quanto ne sappiamo, la prima descrizione certa di questa costellazione risale ad Andrea Corsali, che, nel 1516, la descrive «così leggiadra e bella che nessun altro segno celeste vi può esser paragonato».<br />
I navigatori che si spinsero, per primi, a sud dell&#8217;Equatore, la presero come punto di riferimento per trovare il Polo Sud celeste. Infatti, anche se, nell&#8217;emisfero sud, non esiste una stella che possa esser paragonata alla Polare dell&#8217;emisfero nord, nella Croce del Sud, che non dista molto dal Polo australe, vi sono due stelle luminose, α e γ, rispettivamente Acrux e Gacrux, che possono svolgere, approssimativamente, quella funzione.<br />
D&#8217;altra parte, la Croce del Sud era, sì, nota agli astronomi antichi, ma come parte della costellazione del Centauro (da cui è attorniata su tre lati; mentre, sul quarto, «confina» con la costellazione della Mosca). Come costellazione autonoma, pare che essa sia «nata» solamente nel XVI secolo; e, precisamente, come la più piccola delle 88 costellazioni odierne.<br />
Se non che, a complicare le cose, c&#8217;è il fatto che non tutti gli astronomi identificavano la Croce del Sud con la costellazione che attualmente porta quel nome (e che è divenuta famosa perché diversi Stato dell&#8217;emisfero meridionale, come il Brasile e l&#8217;Australia, la recano raffigurata nella propria bandiera nazionale).<br />
Abbiamo citato Petrus Plancius come il primo cartografo che, nel 1598, riportò sul proprio atlante celeste la costellazione attuale della Croce del Sud. Ma proprio lui è responsabile di una notevole confusione, perché, negli anni precedenti, aveva indicato un&#8217;altra Croce del Sud in una diversa porzione del cielo australe, e precisamente a sud della costellazione dell&#8217;Eridano, là dove, attualmente, si trova la costellazione denominata dell&#8217;Idra Maschio.<br />
E non basta ancora; perché alcuni fra i primi naviganti europei che si spinsero nell&#8217;emisfero sud descrissero l&#8217;odierna costellazione della Croce del Sud non come una «croce», ma come una «mandorla».<br />
Un&#8217;altra osservazione è necessario fare, questa di carattere generale.<br />
Abbiamo visto che, secondo Manfredi Porena, le quattro stelle di Dante non possono corrispondere (se non per un puro caso) alla costellazione della Croce del Sud, in quanto, a suo dire, Dante ben sapeva che, dall&#8217;Equatore, sono visibili tutte le stelle dell&#8217;emisfero meridionale. A sostegno di questa affermazione, egli cita quella terzina del XXVI canto dell&#8217;<em>Inferno</em> (versi 127-129) in cui Ulisse narra a Dante e a Virgilio la sua ultima, audacissima navigazione, che lo avrebbe portato al naufragio e alla morte, nello sconosciuto emisfero meridionale:</p>
<div id="attachment_2314" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788816572669" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2314" title="antichi-astronomi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/antichi-astronomi.jpg" alt="Alfonso Pérez de Laborda - Sandro Corsi, Gli antichi astronomi" width="200" height="247" /></a><p class="wp-caption-text">Alfonso Pérez de Laborda - Sandro Corsi, Gli antichi astronomi</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>«Tutte le stelle già de l&#8217;altro polo<br />
vedea la notte, e il nostro tanto basso<br />
che non surgea fuor del marin suolo.»</em></p>
<p style="text-align: justify;">La nave di Ulisse doveva trovarsi all&#8217;incirca a 40° di latitudine Sud quando egli fece la scoperta che poteva scorgere  «tutte le stelle» dell&#8217;emisfero australe, e &#8211; dunque, anche quelle prossime al Polo Sud celeste -, ma non vedeva più quelle circumpolari settentrionali.  Infatti, per chi si trova nelle località poste alle medie latitudini, vi è una parte di cielo che resta costantemente invisibile, quella che circonda il polo celeste dell&#8217;emisfero opposto. Al contrario, la regione vicina al polo celeste del proprio emisfero rimane costantemente visibile. Qui, infatti, le stelle non tramontano mai sotto l&#8217;orizzonte, ma paiono compiere un percorso circolare intorno al polo celeste (e per questo appunto sono chiamate «circumpolari»); ed esse saranno tanto più numerose, quanto più l&#8217;osservatore si trovi in prossimità del Polo.<br />
Mano a mano che ci si avvicina all&#8217;Equatore, al contrario, le stelle circumpolari scendono verso la linea dell&#8217;orizzonte; finché, alla latitudine di zero gradi, le stelle più vicine ai due Poli celesti non sono più sempre visibili. Da questa latitudine, un osservatore può vedere, teoricamente, le stelle di tutto il cielo: i Poli Nord e Sud sono esattamente sull&#8217;orizzonte. Da lì, pertanto, è possibile vedere sia la Polare che la Croce del Sud, ma con una certa fatica. Quindi, è giusta l&#8217;osservazione del Porena, che dall&#8217;Equatore si vedono tutte le stelle dell&#8217;emisfero meridionale (e anche, aggiungiamo noi, quelle dell&#8217;emisfero settentrionale).<br />
Dante parla dei Garamanti, popolo che controllava le antiche vie carovaniere attraverso il Deserto del Sahara, come esempio di abitatori delle regioni equatoriali; ma, in realtà, per vedere la Croce del Sud, è sufficiente trovarsi in Egitto, lungo la valle del Nilo (a partire, come si è visto, dalla latitudine di 27° di latitudine Nord).<br />
I mercanti veneziani e genovesi che, nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>, frequentavano il porto di Alessandria, dovevano perciò conoscerla, almeno per sentito dire; e, forse, l&#8217;avevano veduta, risalendo il Nilo per motivi di commercio. E forse la videro, o ne ebbero notizia certa, anche i cavalieri che avevano partecipato alla Quinta Crociata (1217-21) sotto il duca Leopoldo d&#8217;Austria; e, dopo di essi, quelli che presero parte alla Sesta Crociata (1248-54) sotto il re di Francia San Luigi IX, dato che entrambe le spedizioni si rivolsero contro l&#8217;Egitto.</p>
<div id="attachment_2315" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788888985121" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2315" title="dante-e-fedeli-amore" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/dante-e-fedeli-amore.jpg" alt="Andrea Bertolini, Dante e i Fedeli d'Amore" width="200" height="271" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Bertolini, Dante e i Fedeli d&#39;Amore</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo, come già abbiamo osservato, per gli studiosi di Dante in senso puramente letterario, la questione relativa all&#8217;esatta identificazione delle quattro stelle non ha mai rivestito troppa importanza.<br />
Al contrario dei letterati dantisti, gli studiosi di esoterismo e, in genere, tutti coloro che si sforzano  di cogliere il senso riposto dei versi di Dante «sotto il velame», per dirla con Giovanni Pascoli, hanno sempre visto nella rappresentazione delle quattro stelle antartiche una sorta di sfida che meritava di essere raccolta, sgombrando la mente da ogni pregiudizio e prendendo in esame tutte le ipotesi possibili; che sono, in sostanza, le seguenti:<br />
a) Dante si è semplicemente inventato le quattro stelle, per motivi poetici e allegorici (facendone il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> delle quattro virtù cardinali);<br />
b) Dante ha avuto notizia, da antichi testi di astronomia o da navigatori medievali, dell&#8217;esistenza della Croce del Sud;<br />
c) Dante conosceva il fenomeno della precessione degli equinozi e sapeva che quelle stelle, visibili un tempo alle nostre latitudini, non lo erano più per ragioni astronomiche.<br />
Come dicevamo, ci sarebbe impossibile, in questa sede, riassumere la sterminata bibliografia esistente sull&#8217;argomento.<br />
Desideriamo invece, più modestamente, prendere in esame una fra le numerose proposte ed ipotesi avanzate dai moderni studiosi di archeoastronomia, che ha il vantaggio di presentarsi, al tempo stesso, come molto semplice e decisamente elegante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo autore è quel Giulio Magli, professore ordinario di meccanica razionale al Politecnico di Milano, del quale ci siamo recentemente occupati nel nostro articolo <em>La scoperta della precessione degli equinozi può aver dato origine al culto di Mithra?</em> (consultabile sul sito di Arianna Editrice).<br />
Nel suo libro <em>I segreti delle antiche civiltà megalitiche</em> (Roma, Newton &amp; Compton Editori, 2007, pp. 269-71), egli così scrive:</p>
<p style="text-align: justify;">«Questa costellazione [ossia la Croce del Sud], come anche il vicino Centauro non è più visibile alle latitudini del mediterraneo. La precessione infatti portò entrambe le costellazioni a culminare al di sotto dell&#8217;orizzonte nel corso degli ultimi due millenni prima di Cristo; in Italia, la Croce scomparve progressivamente tra il 700 a. C. e il 100 a. C. circa; a latitudini un po&#8217; più basse, per esempio all&#8217;altezza di Gerusalemme, il fenomeno avvenne qualche secolo dopo, tanto che alcuni autori hanno proposto che possa aver contribuito all&#8217;affermarsi della croce come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> cristiano.<br />
Quando, all&#8217;inizio del Rinascimento, gli Europei iniziarono a viaggiare nell&#8217;emisfero sud, la Croce fu &#8220;riscoperta&#8221;; il fatto di vedere una nuova costellazione proprio in forma di croce  può senza dubbio esser stato considerato un buon segno per i naviganti (anche se molti la videro in realtà come una &#8220;mandorla&#8221;, a ennesima dimostrazione che bisogna che bisogna essere molto attenti quando si cerca di assegnare forme alle costellazioni). In ogni caso è probabile che la conoscenza di questa costellazione non si fosse persa completamente durante il <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>. (…)<br />
Senza dubbio Dante usa queste stelle come immagini delle quattro virtù teologali (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza), ma è molto probabile che l&#8217;idea gli sia venuta da una conoscenza, perlomeno approssimativa, delle principali stelle dell&#8217;emisfero sud. Questa idea &#8211; oggi, ma forse è inutile dirlo, ferocemente negata dai più &#8211; venne di fatto già ad Amerigo Vespucci che, dopo aver visto per la prima volta le stelle della Croce, in una lettera datata 18 luglio 1500 e diretta a Lorenzo di Pierfrancesco de&#8217; Medici, scrisse:<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> &#8220;Mi pare che il Poeta in questi versi voglia descrivere per le &#8220;quattro stelle&#8221; del polo dello altro firmamento, e non mi diffido fino a qui che quello che dice non salga verità: perché io notai quattro stelle figurate come una mandorla, che tenevano poco movimento.&#8221;</em></p>
<div id="attachment_2316" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788821808579" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2316" title="uomo-antico-cosmo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uomo-antico-cosmo.jpg" alt="L'uomo antico e il cosmo" width="200" height="298" /></a><p class="wp-caption-text">L</p></div>
<p style="text-align: justify;">È interessante notare che Dante sembra sapere anche che queste stelle un tempo erano visibili nel Mediterraneo, quando dice &#8220;non viste mai fuor ch&#8217;a la prima gente (gli scettici obiettano però che  &#8220;prima gente&#8221; potrebbe voler dire non gli antichi, ma Adamo ed Eva).<br />
Non è facile stabilire da dove Dante abbia attinto queste informazioni, visto che le stele della Croce non compaiono come costellazione a sé stante nell&#8217;<em>Almagesto</em>, il trattato di astronomia compilato da Tolomeo di Alessandria che è la principale fonte scritta sull&#8217;astronomia che ci è pervenuta dal mondo classico. In Grecia infatti, quelle stelle facevano parte della costellazione del Centauro &#8211; all&#8217;epoca più estesa della nostra &#8211; che veniva a formare una specie di arco molto luminoso  posto a cavallo (scusate il gioco di parole) della direzione sud; la scelta di separare le stelle della Croce in una costellazione a sé stante entrò in uso solo alla fine del XVI secolo. In ogni caso, e indipendentemente dalla spinosa questione di come venivano effettivamente  individuati i contorni delle costellazioni nell&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a>, non c&#8217;è alcun dubbio sul atto che le stelle di quello che per chiarezza chiamerò &#8220;gruppo Croce-Centauro&#8221; sono state una presenza importantissima nel cielo del Mediterraneo nei millenni precedenti alla nascita di Cristo; esistono infatti solide prove archeo-astronomiche dell&#8217;interesse degli antichi per esse, ed in particolare proprio per le stelle della Croce dalla disposizione geometrica così peculiare, fin dal IV millennio a. C.»</p>
<p style="text-align: justify;">Il Magli, infatti, avanza successivamente l&#8217;ipotesi che gli spettacolari templi megalitici  dell&#8217;arcipelago di Malta, eretti a partire dal 3.400 a. C. da una civiltà della quale, praticamente, nulla sappiamo, siano stati eretti con un allineamento astronomico ben preciso: ossia presentando l&#8217;ingresso verso il settore sud-est del cielo, nella direzione del punto di levata del gruppo Croce-Centauro in quella lontana epoca storica.<br />
La civiltà isolana di Malta subì un brusco tracollo intorno al 2.500 a. C., sicché, posteriormente a questa data, nessun tempio megalitico venne più eretto; tuttavia, ce n&#8217;è abbastanza per stuzzicare la curiosità dello studioso di astronomia antica, tanto più che edifici analoghi, con lo stesso genere di orientamento, sono stati rinvenuti in altri luoghi del Mediterraneo occidentale: precisamente a Minorca, nelle Isole Baleari, e in Sardegna (civiltà nuragica).<br />
Che dire di tutto ciò?<br />
Forse, gli antichi popoli stabiliti lungo le coste e nelle isole del Mediterraneo avevano elaborato una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> astrale, di cui parte fondamentale era la convinzione che, dalle stelle, venissero all&#8217;uomo dei poteri che facevano parte di un ampio collegamento tra sfera celeste, mondo terrestre e mondo sotterraneo (una parte dei misteriosi edifici sacri delle antiche civiltà megalitiche sono, infatti,  ipogei).</p>
<div id="attachment_2317" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788842420521" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2317" title="medioevo-istruzioni-per-luso" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/medioevo-istruzioni-per-luso.jpg" alt="Francesco Senatore, Medioevo. Istruzioni per l'uso" width="200" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">Francesco Senatore, Medioevo. Istruzioni per l&#39;uso</p></div>
<p style="text-align: justify;">Forse, quei nostri lontani progenitori credevano che i cicli della natura fossero sorretti e, per così dire, alimentati, da un complesso gioco di corrispondenze fra il mondo celeste, il mondo terrestre e il mondo sotterraneo; e che, per assicurare la fecondità della natura, fosse necessario che gli uomini riproducessero, nella loro architettura sacra, gli schemi dei gruppi stellari dotati di maggiori poteri (un&#8217;idea che si è conservata fino a tutto il <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a>, ad esempio nell&#8217;orientamento delle cattedrali gotiche verso la direzione del sole che sorge).<br />
Le stelle che formano l&#8217;attuale costellazione della Croce del Sud dovevano svolgere un ruolo particolarmente importante in questo tipo di <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> astrale. Ciò spiegherebbe la sopravvivenza della loro memoria anche dopo che, per il fenomeno della precessione degli equinozi, esse erano divenute invisibili alla latitudine dell&#8217;Italia centrale e della Sardegna, il che divenne un fatto compiuto all&#8217;inizio dell&#8217;era volgare (mentre verso il V secolo dopo Cristo la Croce del Sud era diventata ormai completamente invisibile alla latitudine di Roma).<br />
Può essere, pertanto, che quella memoria si sia conservata in maniera tale, che Dante ne venne a conoscenza, attraverso antichi testi di astronomia; così come può essere che egli abbia ricevuto informazioni più recenti in seguito a qualche viaggio di navigatori europei: per esempio, quello dei fratelli genovesi Ugolino e Guido Vivaldi, alla fine del XIII secolo, spintisi audacemente lungo la costa occidentale dell&#8217;Africa (che poté, forse, ispirargli l&#8217;episodio dell&#8217;ultimo viaggio di Ulisse,  narrato nel XXVI canto dell&#8217;Inferno).<br />
La Croce del Sud, secondo Giulio Magli, sarebbe identificabile, inoltre, nella costellazione chiamata Trono di Cesare, che Plinio descrive come non più visibile dall&#8217;Italia, ma ancora visibile dall&#8217;Egitto (nella <em>Naturalis Historia</em>, II, 68), e che ricevette tale denominazione all&#8217;epoca dell&#8217;imperatore Augusto.<br />
Che altro dire?<br />
Certo la questione rimane aperta ad ulteriori contributi, sia di tipo storico-letterario, che archeologico-astronomico.<br />
Riteniamo, tuttavia che la proposta del Magli, circa la diretta conoscenza di Dante delle stelle dell&#8217;emisfero sud, e, forse, anche del fenomeno della precessione degli equinozi &#8211; il quale le avrebbe rese gradualmente invisibili alle nostre latitudini &#8211; meriti di essere presa attentamente in considerazione: se non altro, come un&#8217;ipotesi di lavoro, aperta a nuovi, possibili sviluppi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito <a rel="nofollow" href="http://www.ariannaeditrice.it">ariannaeditrice.it</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dante-e-la-croce-del-sud.html' addthis:title='Dante e la Croce del Sud ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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