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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Panzergrenadier</title>
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		<title>I volontari norvegesi sul fronte lappone</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Afiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Storia della presenza di militari norvegesi nelle Waffen SS, specialmente nella divisione Nord]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/volontarinorvegesiwaffenss.html' addthis:title='I volontari norvegesi sul fronte lappone '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>I volontari norvegesi nella Waffen SS</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089075"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/crociatacontroilbolscevismo.bmp" border="0" alt="Massimiliano Afiero, La crociata contro il bolscevismo. Le legioni volontarie europee (1941-1944). Vol. 1" width="111" height="165" align="right" /></a> L’origine nordica permise ai Norvegesi di arruolarsi nelle formazioni della <em>Waffen SS </em>fin dal 1940, soprattutto nel Reggimento “<em>Nordland</em>” che andò a formare in seguito la Divisione “<em>Wiking</em>”. Con l’inizio dell’operazione “Barbarossa” con altri volontari norvegesi venne formata la <em>Den Norske Legion</em>, che venne impegnata sul fronte di Leningrado.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’estate del 1942 iniziò in Norvegia una campagna arruolamenti per la formazione di una unità cacciatori-sciatori norvegesi da impegnare sul fronte finlandese. Il promotore di questa iniziativa fu Gust Jonassen, un giocatore di tennis professionista, professore di educazione fisica e militante attivo dell’organizzazione giovanile del Partito Nazionalsocialista norvegese e capo della sezione sportiva della stessa. Nella realtà Jonassen era danese, ma dopo aver sposato una norvegese, acquisì la cittadinanza della moglie. I Tedeschi autorizzarono ufficialmente il suo progetto nel settembre del 1942. La campagna arruolamenti interessò principalmente proprio l’organizzazione giovanile a tal punto che il suo capo, Bjorn Ostring disse: «La prima compagnia di cacciatori-sciatori è la compagnia della gioventù nazionalsocialista norvegese». Tuttavia si presentarono anche degli “adulti” come volontari, tra questi Axel Steen, Ministro della gioventù nel gabinetto Quisling, uno dei primi a ricevere la croce di ferro di seconda classe al fronte. Vennero ovviamente selezionati dei bravi ed abili sciatori e chiunque avesse un minimo di addestramento militare. Gli allievi delle scuole sottufficiali norvegesi furono selezionati per il comando dei reparti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo contingente di volontari (norvegesi ma anche danesi e svedesi), circa 120, venne trasferito al campo di Sennheim in Alsazia per ricevere l’addestramento di base per poi essere inviato al campo di addestramento della <em>Ordunungspolizei </em>vicino Dresda, dove c’erano gli istruttori di sci della <em>Waffen SS</em>. Sfortunatamente durante quell’inverno cadde poca neve a Dresda e le esercitazioni con gli sci furono sostituite con lunghe ed intense sedute di addestramento militare classico. Mentre i suoi sciatori ricevevano l’istruzione militare, Jonassen venne inviato alla scuola di Bad Tölz per seguire il corso da ufficiale delle SS. Qualche mese dopo il numero complessivo di volontari arrivò a circa 200.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio di febbraio del 1943 i volontari norvegesi vennero trasferiti a Danzica dove venne organizzata una cerimonia ufficiale con i loro leader politici nazionali e dove si riunirono al loro comandante, l’<em>Obersturmführer</em> Jonassen. La Compagnia sciatori norvegesi venne strutturata su 3 plotoni, ciascuno a sua volta diviso in 3 Squadre; ogni Squadra disponeva di una mitragliatrice MG e 2 tiratori scelti; in appoggio c’era anche un gruppo mortai.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Verso il fronte</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2733905570/centrostudila-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mabiredivisionnordland.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, La division nordland broche" width="94" height="140" align="left" /></a> Poche settimane dopo, i volontari norvegesi furono trasferiti via mare sul fronte finlandese. Dopo essere stati trasferiti su treno a Rovaniemi, da qui a marce forzate tra il freddo e la neve proseguirono, raggiungendo l’area operativa della Divisione “<em>Nord</em>”, ad ovest di Salla. L’unità venne ufficialmente identificata come Compagnia cacciatori-sciatori delle SS “<em>Norge</em>” (<em>SS-Skyjäger-Kompanie</em>) ed aggregata al Battaglione esploratori della Divisione “<em>Nord</em>” (<em>Aufklärungs-Abteilung SS “Nord”</em>). L’uniforme dei volontari norvegesi era quella delle truppe da montagna della <em>Waffen SS</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">I reduci dalla Legione norvegese continuarono a portare sull’uniforme la fascia da polso con la scritta “<em>Frw. Legion Norwegen</em>” e lo stemma dell’<em>Hird</em>, la guardia armata del <em>Nasjonal Samling</em>. Il fronte della “<em>Nord</em>” era caratterizzato da vaste foreste innevate ed i Norvegesi furono subito impegnati in azioni esplorative. Sul fronte della Lapponia finlandese non si registrarono scontri di rilievo per tutta la durata della guerra. I Russi si limitarono a proteggere la città di Murmansk e l’importante linea ferroviaria che dalla città portava verso sud, l’importante rotta dell’Artico. Tuttavia gli scontri furono ugualmente terribili. Una lotta non solo contro il nemico, ma anche contro un ambiente totalmente ostile: distanze colossali, freddo spaventoso in inverno, nubi di insetti in estate, numerosi problemi logistici&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il settore dove furono maggiormente impegnati i volontari norvegesi era quello di Louhi, in territorio sovietico. Di fronte c’era la ferrovia per Murmansk. I cacciatori-sciatori norvegesi si abituarono subito a quella che loro chiamavano <em>Stridspatruljeopdrag </em>(operazioni di pattuglia e combattimento). Si scelsero anche un emblema speciale, raffigurante un vichingo sugli sci, emblema che venne utilizzato su tutte le targhe di identificazione dell’unità.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In battaglia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8889089067"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/nordland.jpg" border="0" alt="Massimiliano Afiero, Nordland: i volontari europei sul fronte dell'est" width="375" height="532" align="right" /></a> Dopo lo sterile attacco dell’estate del 1941 la guerra sul fronte finlandese si era trasformata in una guerra di posizione: niente più scontri frontali, né tantomeno attacchi su larga scala, ma solo piccole azioni sporadiche e scontri tra squadre di esploratori. Una guerra fatta di attesa e di nervi, dove la morte poteva giungere per mano di un cecchino, durante un’esplorazione, calpestando una mina o cadendo in una trappola nemica.</p>
<p style="text-align: justify;">I reparti della “<em>Nord</em>”, avezzi ormai alle tecniche della guerriglia tra le foreste della Lapponia, abituati a combattere con il pugnale e con qualsiasi arma da fuoco potevano considerarsi ormai dei veterani, dei validi combattenti temuti dal nemico e rispettati dai loro camerati finlandesi. Gli stessi volontari norvegesi della Compagnia sciatori, impararono presto la lezione, impegnandosi anima e corpo in operazioni di pattugliamento e ricognizione al di là delle linee nemiche, scontrarondosi con le pattuglie esploratrici sovietiche in più di un’occasione.</p>
<p style="text-align: justify;">In una delle loro prime missioni, esattamente il 26 maggio 1943, l’<em>Obersturmführer </em>Jonassen rimase ucciso calpestando una mina sovietica. Altre fonti riferiscono che restò ucciso durante un’imboscata dei Russi. Gli successe al comando della Compagnia un altro norvegese, l’<em>Obersturmführer </em>Otto Andreas Holmen, militante del Partito Nazionalsocialista norvegese fin dal 1934 ed ex-membro della Guardia Reale norvegese.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’SS-Skijäger Bataillon “Norwegen”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ame/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=0760305382"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellontheeasternfront.jpg" border="0" alt="Christopher Ailsby, SS. Hell on the Eastern Front - The Waffen-SS in Russia 1941-1945" width="130" height="166" align="left" /></a> Alla fine dell’estate del 1943, considerato l’alto grado di combattività dei Norvegesi, venne deciso di espandere la Compagnia sciatori a livello di Battaglione: i nuovi volontari vennero in parte prelevati dall’<em>SS-Panzergrenadier Regiment “Norge” </em>della Divisione “<em>Nordland</em>”, costituito per la maggior parte da volontari norvegesi e da altri volontari provenienti dalla <em>Luftwaffe </em>e da altre unità tedesche. Molti nuovi volontari provenivano anche dalla “<em>Wiking</em>” e dalla disciolta Legione norvegese. Questi trasferimenti da altre unità tedesche erano molto graditi ai volontari norvegesi che da sempre consideravano la Finlandia un Paese amico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’addestramento per i membri del nuovo <em>SS-Skijäger Bataillon “Norwegen” </em>(<em>Skijegerbataljonen </em>in norvegese) iniziò nell’autunno a Oulu in Finlandia. Il Battaglione, agli ordini dell’<em>SS-Sturmbannführer </em>Richard Benner (già ufficiale della Divisione “<em>Nord</em>”), comprendeva circa 700 uomini, organizzati su 3 Compagnie più un’unità di comando, con i seguenti comandanti:</p>
<p style="text-align: justify;">Unità Comandante<br />
<em>Stab.Kompanie Obersturmführer </em>Rolf Ulgestad<br />
<em>1.Kompanie Obersturmführer </em>Sophus Kahrs<br />
<em>2.Kompanie Obersturmführer </em>Martin Skjefstad<br />
<em>3.Kompanie Hauptsturmführer </em>Fritz Grondt</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti gli ufficiali, eccetto Grondt, erano norvegesi. Tutti i comandanti di plotone erano norvegesi. Con gli effettivi quasi quadruplicati, il Battaglione sciatori norvegese raggiunse il fronte alla fine del 1943. Le modalità della lotta non erano cambiate: piccoli gruppi da combattimento da impegnare in lunghe ed estenuanti esplorazioni, armati di pistole mitragliatrici Mp40 e qualche arma pesante d’appoggio. I volontari norvegesi non disdegnarono, però, di fare uso dei micidiali fucili mitragliatori Ppsh sovietici con il caratteristico caricatore circolare, requisiti ai tanti prigionieri catturati. A differenza delle Mp40 si inceppavano molto raramente soprattutto alle rigide temperature della tundra finlandese.</p>
<p style="text-align: justify;">Le 3 Compagnie sciatori furono impiegate in forma autonoma, con la Compagnia comando a fare da collegamento per eventuali appoggi congiunti. La Compagnia comando comprendeva una sezione pionieri, un’unità rifornimenti, una sezione di armi pesanti, un plotone sanitario ed uno amministrativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>I poliziotti norvegesi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ame/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=0760314020"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellonthewesternfront.jpg" border="0" alt="Chris Bishop, SS. Hell on the Western Front" width="130" height="159" align="right" /></a> Nell’ottobre del 1943, giunse di rinforzo alla Divisione “<em>Nord</em>” un’altra Compagnia, la <em>2. Politikompanie</em>, formata da poliziotti norvegesi e posta agli ordini dell’<em>Hauptsturmführer </em>Reidar Egil Hoel, un ex-Capitano dell’esercito reale norvegese. Poco dopo il comando dell’unità passò all’<em>Obersturmführer </em>Lothar Lislegard.</p>
<p style="text-align: justify;">La Compagnia non venne aggregata al Battaglione sciatori, come riportato erroneamente in molti testi, ma venne utilizzata dai Tedeschi in modo autonomo. Il compito dei “poliziotti” norvegesi (ovviamente anch’essi esperti sciatori) era quello di proteggere le retrovie del fianco settentrionale della Divisione “<em>Nord</em>” e, quindi, non vennero impegnati in prima linea.  La <em>1. Politikompanie </em>si era battuta sul fronte di Leningrado insieme alla Legione norvegese. La <em>2. Norwegen Polizei Kompanie </em>fu dislocata esattamente a Schapk-Osero, un punto fortificato a circa 10 km dietro l’ala sinistra del fronte della “<em>Nord</em>”. Un plotone prese posizione più a nord sull’avamposto di Medevara, una serie di <em>bunker </em>e trinceramenti ben mimetizzati nelle fitte foreste. All’inizio del 1944 un intero reggimento sovietico si lanciò all’assalto delle posizioni dei poliziotti norvegesi. Seguirono furiosi scontri e, malgrado un rapporto di forze di 10 a 1 per i Sovietici, i Norvegesi mantennero saldamente le loro posizioni. I Russi attaccarono in campo aperto e questo agevolò molto il lavoro dei difensori. I Russi ripiegarono velocemente lasciando davanti alle posizioni dei Norvegesi numerosi caduti. Il Comando tedesco si congratulò ufficialmente con l’<em>Obersturmführer </em>Lislegard concedendo pochi giorni dopo numerose decorazioni ai volontari norvegesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso di nuovi attacchi sovietici contro le posizioni norvegesi nel marzo del 1944, due dei migliori ufficiali norvegesi, gli Untersturmführer Erling Markvik e Oystein Bech, restarono uccisi nel corso degli scontri.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Guerra di posizione</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="left" /></a> Il Battaglione sciatori norvegese fu dislocato sul fianco nord delle posizioni occupate dalla “<em>Nord</em>”, intorno alla cosiddetta quota o collina Kaprolat, a circa 30 km dal quartier generale della “<em>Nord</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sistemazioni dei norvegesi consistevano in capanne di legno e tende riscaldate da piccole stufe. Ai Norvegesi fu assegnato il compito di “pattugliare” e proteggere il fianco sinistro della Divisione fino al lago di Tiksje. Soprattutto era necessario prevenire le infiltrazioni sovietiche attraverso la terra di nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel marzo del 1944 i Russi riuscirono ad occupare posizioni a ridosso delle linee difensive tedesche, minacciando tutto il settore. Il comando della “<em>Nord</em>”, organizzò un <em>Kampfgruppe </em>per eliminare questi avamposti fortificati nemici. Due Compagnie del Battaglione sciatori norvegese furono impegnate a proteggere il fianco sinistro dei reparti della “Nord”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando i cacciatori da montagna della <em>Waffen SS </em>si lanciarono all’assalto delle posizioni sovietiche, i Russi reagirono prontamente innescando furiosi scontri a fuoco ed all’arma bianca che videro coinvolti anche gli sciatori norvegesi. L’artiglieria sovietica intervenne in modo massiccio costringendo i Tedeschi ed i Norvegesi a ripiegare, ma questo avvenne solo dopo che ai Russi furono inferte gravi perdite e dopo che furono distrutti tutti gli avamposti fortificati costruiti di recente. Proprio in seguito alla forte pressione del nemico, il Comando tedesco trasferì la <em>2. Norwegen Polizei Kompanie </em>sulla posizione di Sennosero. Malgrado la vicinanza alle posizioni del Battaglione sciatori, l’unità continuò a restare autonoma all’interno della Divisione “Nord”, fino a quando, a causa delle gravi perdite subite, non fu temporaneamente unita alla 1a Compagnia degli sciatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sangue a Kaprolat</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8879725785"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/tedeschiinfuga.bmp" border="0" alt="Guido Knopp, Tedeschi in fuga. L'odissea di milioni di civili cacciati dai territori occupati dall'Armata Rossa alla fine della Seconda guerra mondiale" width="95" height="145" align="right" /></a> Nell’aprile del 1944 il Battaglione sciatori norvegesi passò per la prima volta agli ordini di un comandante norvegese, lo <em>Sturmbannführer </em>Frode Halle, trasferito dal Reggimento “<em>Norge</em>” della 11a Divisione SS “<em>Nordland</em>”. Nello stesso periodo la <em>2. Norwegen Polizei Kompanie </em>fu ritirata dalla linea del fronte e rimpatriata, avendo completato il suo “semestre” di guerra. Di conseguenza il Battaglione sciatori norvegese dovette estendere la sua linea difensiva più a nord del settore della “<em>Nord</em>”. Il punto fortificato nevralgico del sistema difensivo dei Norvegesi continuava ad essere la collina di Kaprolat. Il mese di maggio fu caratterizzato da piccole schermaglie con il nemico, con i Norvegesi a combattere come semplici fanti nelle trincee di neve e di ghiaccio. Nel giugno del 1944, dopo 8 mesi di fronte, il Battaglione sciatori era rimasto con soli 300 uomini. La 1a Compagnia, o meglio quel che ne restava, venne temporaneamente inviata nelle retrovie per essere riorganizzata. L’<em>Obersturmführer </em>Kahrs era caduto in combattimento (era stato già decorato con la croce di ferro di prima classe) e venne rimpiazzato prima dall’<em>Obersturmführer </em>Arnfinn Vik al comando della ricostituita 1a Compagnia, e poi dall’<em>Obersturmführer </em>Willi Amundsen, che proveniva dal Reggimento “<em>Norge</em>” della Divisione “<em>Nordland</em>”. La 2a e la 3a continuarono a presidiare le posizioni difensive sulle colline di Kaprolat e Hasselmann, trincerandosi in attesa dell’imminente offensiva sovietica. I Russi infatti avevano ammassato 2 Divisioni di fanteria per attaccare le posizioni della “<em>Nord</em>” e per tutto il mese di giugno l’artiglieria sovietica bombardò pesantemente le posizioni tedesche, per tentare di fiaccarne la resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 25 giugno i Russi attaccarono in forze le posizioni tenute dai Norvegesi, con il 731° Reggimento di fanteria, circondando l’area di Kaprolat: la fanteria russa si rovesciò in massa sulle posizioni delle 2 Compagnie.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 24 al 26 giugno le posizioni norvegesi furono sotto il tiro costante dell’artiglieria, dei mortai e di tutte le armi pesanti del nemico. I volontari norvegesi si difesero come potevano pur non disponendo di armamento pesante. Solo grazie all’intervento dei reparti dell’11° Reggimento della “<em>Nord</em>” fu evitato il totale annientamento dell’unità: gli <em>Jäger </em>del “<em>Reinhard Heydrich</em>” riuscirono a rompere il cerchio sovietico e a ristabilire il contatto con i Norvegesi. Venne ristabilita alla meglio una nuova linea difensiva sulla quale si infransero i successivi attacchi sovietici.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gruppo di 15 volontari norvegesi caduti prigionieri dei Sovietici, nel caos degli scontri, riuscirono a fuggire raggiungendo illesi le linee amiche. Alla fine degli scontri si contarono le gravi perdite: il Battaglione norvegese, lamentò ben 193 caduti, il 75% dei suoi già scarsi effettivi. Tra gli ufficiali caduti anche il comandante della 3a Compagnia Steen che venne decorato a titolo postumo con la croce di ferro di prima classe. Fu il secondo volontario del Battaglione norvegese a riceverla. I superstiti, circa 100, ripiegarono nelle retrovie restando per un pò lontani dalla prima linea. Durante le settimane successive il fronte conobbe un periodo di calma relativa che permise ai Norvegesi ed ai Tedeschi di riorganizzare i reparti e le posizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una Compagnia del Battaglione sciatori venne dislocata su un’isola nel lago Pundom qualche chilometro a sud di Jeletj. Da qui furono inviate pattuglie per mantenere il controllo del terreno fino al grande lago di Pja. Alcuni tentativi di penetrazione nemici a sud del lago Wiks furono bloccati dal fuoco dell’artiglieria della “<em>Nord</em>”. Il grosso del Battaglione norvegese passò l’estate preparando nuove posizioni difensive lungo il fiume Sohjana tra il lago Top e il lago Pja.</p>
<p style="text-align: justify;">In agosto, malgrado i rovesci militari tedeschi su tutti i fronti, giunsero in Finlandia altri 200 nuovi volontari per il Battaglione sciatori. 150 dei nuovi volontari appartenevano ad una nuova Compagnia formata da poliziotti norvegesi (la <em>3. Politikompanie</em>) comandata da Aage Henry Berg, sostituito poco dopo da Oscar Rustand. A differenza della precedente, questa Compagnia di polizia venne subito integrata nel Battaglione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’operazione “Birke”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8882896242"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiaillustratass.bmp" border="0" alt="Gordon Williamson, Storia illustrata delle SS strumento del terrore di Hitler" width="95" height="124" align="right" /></a> Visto l’aggravarsi della situazione militare sul fronte dell’est, la Finlandia cercò di giungere già nell’estate del 1944 ad un cessate il fuoco con i Sovietici. Dopo alcuni contatti tra le diplomazie dei due Paesi, venne firmato l’armistizio il 19 settembre a Mosca. L’esercito finlandese doveva essere smobilitato e le truppe tedesche espulse da tutto il territorio nazionale. Laddove i Tedeschi si fossero rifiutati di lasciare il territorio finlandese volontariamente, i Finlandesi dovevano fare ricorso alla forza, sparare contro i loro ex-alleati. Non avendo abbastanza forze per occupare militarmente tutto il territorio finlandese, i Tedeschi dovettero accettare giocoforza di abbandonare il paese nel più breve tempo possibile. Il <em>Generaloberst </em>Rendulic, comandante della <em>20. Gebirgs Armee </em>dovette preparare un piano per il ritiro di tutte le forze tedesche dalla Finlandia. I 3 Corpi d’Armata della <em>20. Gebirgs Armee </em>dovevano ritirarsi attraverso la Finlandia settentrionale e passare la frontiera con la Norvegia: c’erano però due problemi da risolvere. Il primo era logistico e riguardava l’enorme distanza che separava le truppe tedesche dal confine norvegese; il secondo riguardava atteggiamento delle forze finlandesi verso le colonne tedesche che battevano in ritirata, forze finlandesi che da alleate erano diventate nemiche. L’operazione “<em>Birke</em>” (Betulla), ossia il ripiegamento delle truppe tedesche dalla Finlandia, iniziò il 5 settembre 1944.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la lunga ritirata verso il confine norvegese, si verificarono scontri con le truppe finlandesi, ed alcuni gravi incidenti come l’incendio di Rovaniemi del quale furono accusati ingiustamente i Tedeschi. Il Battaglione norvegese fu impegnato in retroguardia fino a Kuusamo, poi trasferito a Rovaniemi per assicurare il controllo della città e dei suoi ponti. I volontari norvegesi rimasero nella città per tre settimane, proteggendo le linee di comunicazione da eventuali attacchi dei Finlandesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 14 ottobre gli ultimi reparti tedeschi passarono per Rovaniemi con le truppe finlandesi che seguivano minacciosamente la ritirata dei loro ex-alleati. Uno dei ponti venne distrutto e quando i volontari norvegesi passarono sull’altro, anche questo venne fatto saltare dai Finlandesi. Le esplosioni causarono diversi incendi che iniziarono a propagarsi rapidamente: alla stazione di Rovaniemi in quel momento stazionava un treno tedesco carico di munizioni che prese subito fuoco. Pochi secondi dopo le munizioni iniziarono ad esplodere espandendo l’incendio a tutta la città. Le fiamme di propagarono velocemente dal momento che tutte le case e gli edifici erano costruiti in legno. L’incendio di Rovaniemi fu subito etichettato come un crimine di guerra della <em>Waffen SS</em>. Nell’incendio morirono o restarono feriti anche molti soldati della Divisione “<em>Nord</em>”, a testimonianza dell’estraneità dei Tedeschi alla distruzione della città.</p>
<p style="text-align: justify;">La marcia delle colonne tedesche proseguì verso nord in direzione del confine norvegese. Durante la notte del 16 ottobre, a nord di Rovaniemi, i Norvegesi insieme ai reparti del 12° Reggimento SS “<em>Michael Gaissmair</em>” si scontrarono con le truppe finlandesi ancora intenzionate a bloccare la ritirata ai Tedeschi. Il 28 ottobre venne raggiunto Muonio, lungo la frontiera svedese e da lì si proseguì per Narvik da dove i reparti si imbarcarono per fare ritorno in Norvegia e in Danimarca. I superstiti del Battaglione sciatori norvegese vennero rimpatriati e all’inizio del 1945 vennero riorganizzati a Oslo nell’<em>SS-Panzer Grenadier Bataillon 506</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, per gentile concessione dell&#8217;Autore, dal n. 5/2005 di <em>Volontari</em>, (Luglio/Agosto 2005), pp. 42-47.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/volontarinorvegesiwaffenss.html' addthis:title='I volontari norvegesi sul fronte lappone ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dante Virgili</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una panoramica storica sulle Waffen SS e le loro principali divisioni e i fronti su cui furono impegnate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/virgiliwaffenss.html' addthis:title='La legione straniera del nazismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Una delle pagine più singolari e meno conosciuta della Seconda Guerra Mondiale riguarda quei reparti stranieri inquadrati nelle file delle Waffen SS, cioè delle SS combattenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885020629" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dentrolalegionestraniera.bmp" border="0" alt="John Parker, Dentro la legione straniera" width="95" height="146" align="right" /></a> Già il fatto che fossero stranieri è di per sé un’anomalia. Mai ideologia fu più chiusa ed esclusiva, meno aperta al proselitismo, di quella nazista, basata, come si sa, sulla credula superiorità razziale del popolo tedesco e dei suoi retaggi culturali. Il concetto di <em>Volk</em>, come etnia, si sposa, nel nazionalsocialismo, a quello della terra, per cui le truppe elitarie del regime devono versare il sangue per garantire al popolo spazio e possibilità di vita. Invece ragioni prima politiche, poi squisitamente militari, portano le massime autorità del Terzo Reich a caldeggiare la formazione di unità combattenti promiscue o, spesso, composte esclusivamente di stranieri. E la singolarità non si arresta qui, perché proprio costoro, che non avrebbero ragioni per farlo, sono gli ultimi, disperati difensori del Reich germanico orami in pezzi. Mentre le fiamme si alzano violente dai ruderi della Cancelleria, combattono l’ultima battaglia per Berlino i sopravvissuti volontari francesi della divisione SS Charlemagne, comandata dal <em>Brigadeführer </em>Krugenberg, i residui gruppi danesi e norvegesi della divisione SS Nordland, e un battaglione di lettoni, che riescono a contenere nei loro settori il dilagare delle forze sovietiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203308" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshitlerjugend.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Hitlerjugend. The History of the Twelfth SS Division 1943-45" width="130" height="162" align="left" /></a> Un gruppo francese di guastatori, che aziona cannoni anticarro e <em>Panzerfaust</em>, si sta battendo con estremo coraggio. «Il sottufficiale Eugene Vaulot», annota Krugenberg nel suo rapporto, «dopo aver eliminato due T 34 con il Panzerfaust, nelle ore successive colpisce altri sei carri avversari (&#8230;)». Con Vaulot anche il capitano francese Herzig, capo del reparto corazzato 503, rimasto senza carri, è insignito della croce di cavaliere, che riceve direttamente dalle mani del <em>Brigadeführer </em>Mohnke: sono queste le due ultime decorazioni assegnate per meriti straordinari di guerra nella Berlino assediata, e vanno a due Waffen SS straniere. Si è cercato di spiegare le ragioni di tanto accanimento; si è detto, per esempio, che trattandosi di uomini che hanno bruciato i ponti con il proprio Paese, hanno di fronte una sola possibilità, quella di sfuggire alla cattura combattendo: una sorta di vincere o perire, dunque. Ma è una spiegazione insufficiente. In quei giorni Norimberga è ancora lontana, e nulla farebbe sospettare che i giudici del tribunale internazionale dichiarerebbero le SS, <em>in toto</em>, comprese quindi anche le Waffen SS straniere, «unità criminali».</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò, tuttavia, non serve a illuminarci sulla cieca determinazione, sul fanatismo di cui danno prova molti reparti delle SS combattenti, se non si tiene presente che fattore principale della loro coesione, della loro saldezza è un forte spirito di corpo. Come la Legione Straniera francese, pur essendo composta di gente di ogni provenienza e di ogni risma, lotta con ardore sui più diversi fronti sacrificandosi là dove le stesse truppe metropolitane hanno ceduto (vedi in Indocina), così gli stranieri inquadrati nelle SS, tranne poche eccezioni su cui ci soffermeremo, combattono nelle situazioni più critiche senza sfaldarsi. Questo grazie alla durissima disciplina che regna nei reparti, ai rapporti quasi camerateschi con gli ufficiali, all’elevato grado di addestramento e a un certo modo di concepire l’esistenza, avventuroso e fatalistico, comune a molte truppe di ventura nei secoli passati; perché, sebbene non arruolati sol miraggio del guadagno, i militari delle Waffen SS straniere hanno non pochi tratti in comune con le unità mercenarie di ogni tempo e Paese. (&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8887418497" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ladistruzione.bmp" border="0" alt="Dante Virgili, La distruzione" width="93" height="140" align="right" /></a> Con l’immissione di reparti SS accanto ai militari, Himmler è riuscito a gettare le basi della sua milizia personale. Combatteranno per il Reich oltre quaranta divisioni Waffen SS, fra cui numerose straniere, che vengono arruolate dapprima nei paesi nordici. Nell’autunno 1940, infatti, i circoli filotedeschi della Danimarca e della Norvegia hanno svolto una intensa campagna d’appoggio alla guerra che la Germania va conducendo. Soprattutto intensa, poi, è stata la propaganda tedesca nei territori dello Schleswig-Holstein sotto la Danimarca. Himmler ordina pertanto a Berger d’intensificare gli sforzi per raccogliere volontari da inserire in una divisione Waffen SS; denominata Wiking, questa sarà comandata dall’<em>Obergruppenfürer </em>Felix Steiner e al momento dell’invasione della Russia conterà 20.000 uomini (&#8230;). Nel maggio 1941 Berger riesce a far giungere in territorio tedesco i primi 120 finlandesi da lui arruolati (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Più tardi un battaglione composto unicamente di finnici, il Nordest, verrà sfaldato sul fronte orientale (&#8230;). Nel 1941 Hitler s’interessa alle Waffen SS e concede a Himmler la formazione di un reggimento, il Nordwest, con uomini delle Fiandre e volontari olandesi; l’unità ha dei comandanti inferiori di lingua fiamminga (&#8230;). Alla fine del 1942 (&#8230;) i 650 sopravvissuti del <em>Freikorps </em>Dänemark, un’unità di volontari danesi inquadrata nelle Waffen SS, sono immessi in un reggimento autoportato di nuova costituzione, il cui nome viene ora scritto alla danese, Danmark, per soddisfare l’orgoglio nazionalistico dei suoi membri. Per la stessa ragione il nome della legione olandese, Niederlande, forte di 1700 uomini, è cambiato in Nederland. Da legione la Nederland viene trasformata in reggimento autoportato con il nome di SS-Panzergrenadierregiment Nederland (l’appellativo di <em>Panzergrenadier </em>indica sempre la fanteria motorizzata) (&#8230;). Oltre alla Wiking combatte la Prinz Eugen, che porta il nome di 7ma divisione SS, formata da <em>Volksdeutsche </em>della ex Jugoslavia; fucilerà senza misericordia decine di soldati italiani inermi dopo l’8 settembre 1943 (&#8230;). Alquanto pittoresca è invece la 13ma divisione da montagna Handschar, una delle unità che hanno dato pessima prova. E’ chiamata anche divisione croata; in realtà è composta di bosniaci e serbi musulmani e non è considerata dai tedeschi molto fidata per cui è adibita a compiti di retrovia (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978076030538" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellontheeasternfront.jpg" border="0" alt="Christopher Ailsby, SS. Hell on the Eastern Front - The Waffen-SS in Russia 1941-1945" width="130" height="166" align="right" /></a> Verso la fine del 1943 Himmler arruola circa 30.000 uomini fra i musulmani; ogni reggimento di questa divisione – ancora senza nome – ha il suo <em>mullah </em>e ogni battaglione il suo <em>imam </em>(<em>mullah </em>è il signore che nell’esercito turco riveste anche un’autorità <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>; <em>imam </em>è il suo sottoposto…). Con ciò si vuole venire incontro ai desideri del Gran Muftì di Gerusalemme, Al Husaini, fanatico sostenitore della causa nazionalsocialista e antiebraica. Insieme con la possibilità di praticare i loro riti, i musulmani dell’Handschar godono di un vitto speciale. Ma le SS tedesche guardano a questi soldati con diffidenza e ridono nel vederli praticare in massa il «saluto» serale, genuflessi su una stuoia, rivolti alla Mecca, con gli scarponi militari messi ordinatamente a lato (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro reparto delle SS straniere che si circonda di ridicolo è la Legione Indiana (&#8230;). Vengono condotte le prime compagnie di reclutamento presso gli indiani fatti prigionieri in Africa settentrionale e orientale: il numero dei candidati selezionati non supera tuttavia i 2000 uomini; infatti i tedeschi – contrariamente agli inglesi che nutrono grande stima dei combattenti gurkhas e Punjabs – hanno poca voglia di far guerreggiare, accanto alle proprie, truppe di colore e mantengono la Legione Indiana come semplice veicolo propagandistico. Ben diverso è il discorso per i <em>Volksdeutsche</em>, questi stranieri considerati di fatto – a torto o a ragione – assimilabili ai tedeschi, anche se alle volte non conoscono la lingua tedesca. Verso la fine del 1943 il loro numero è alquanto elevato; nelle Waffen SS si contano 18.000 croati, 21.000 serbi, 54.000 romeni, 22.000 ungheresi, 5500 slovacchi, 1300 danesi dello Schleswig e un numero imprecisato di polacchi. Altri <em>Volksdeutsche</em>, ritenuti tedeschi e come tali inquadrati nelle unità, provengono dall’Alsazia, dal Tirolo italiano, dai Sudeti, dalla regione di Danzica, dalla Pomerania, dal Banato di Temesvar; per questi, almeno non c’è difficoltà di lingua (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978186227185" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellonthewesternfront.jpg" border="0" alt="Chris Bishop, SS. Hell on the Western Front" width="130" height="159" align="left" /></a> Altrettanto fedeli al Reich si rivelano, stranamente, truppe belghe francofone, inquadrate nella 28ma <em>SS-Freiwilligengrenadierdivision </em>Wallonien (<em>Freiwilligen</em>: volontari). (…)  Oltre alle truppe di Horthy combattenti sul fronte russo e ai reparti magiari nella <em>Wehrmacht </em>gli ungheresi forniscono tre divisioni Waffen SS: la 22ma <em>SS-Freiwilligenkavalleriedivision </em>Maria Theresa, che lotta con accanimento e audacia; la 25ma <em>SS-Waffengrenadierdivision </em>denominata Hunyadi e la 26ma <em>SS-Freiwilligenkavalleriedivision </em>Ungarn. Insieme con le unità magiare vengono create forze boeme, composte di volontari; nelle idee e nei piani di Himmler c’è la rinascita dell’impero austroungarico su basi razziali e in funzione antibolscevica. Così è creata la 31ma <em>SS-Freiwilligenpanzergrenadierdivision </em>Bohmen-Mahren, una delle ultime a essere costituita perché sorta nel 1945 con soldati delle varie scuole SS in Boemia e Moravia e che accanto ai boemi ha numerosi <em>Volksdeutche </em>dei Sudeti. Anche la 31ma divisione verrà annientata in furiosi attacchi contro l’avanzante marea russa. Tale marea, sostengono gli uomini dell’<em>entourage </em>di Himmler, potrebbe essere fermata soltanto con carne da cannone da buttare a grappoli sul fronte. E questa carne da cannone c’è: basta attingere agli immensi agglomerati di prigionieri sovietici, trarne gli uomini migliori, fornire loro il necessario addestramento e le armi confiscate sul fronte (parabellum e T 34) e mandarli a morire contro i loro connazionali. Il progetto, che sulle prime sembra pazzesco, è invece avviato sua pure in mezzo a difficoltà grazie a un comandante russo: Vlasov (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Si hanno circa 40.000 adesioni, cresciute a varie centinaia di migliaia nei giorni successivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra gli altri singolari reparti stranieri che si sono visti combattere in divisa o mostrine delle Waffen SS occorre ricordare le SS italiane (&#8230;). L’età dei volontari va dai sedici ai quarant’anni; le SS italiane mantengono per lo più la divisa del vecchio e disciolto regio esercito, con scarponi, fasce mollettiere, giberne, ecc. Cambiano soltanto le mostrine; in compenso gli ufficiali sono chiamati coi gradi vigenti nelle Waffen SS e sono tedeschi o altoatesini (&#8230;). Verso la fine del 1943 vengono mandati circa 15.000 italiani che sono inquadrati militarmente secondo gli schemi tedeschi. Fin dall’ottobre 1943 Mussolini ha firmato con Hitler un accordo per la formazione di unità italiane nell’ambito delle Waffen SS (&#8230;). Nella prima metà del 1944 vengono creati due reggimenti di fanteria, un battaglione di ufficiali e altre unità specializzate. Nel giugno dello stesso anno nasce la 29ma <em>SS-Waffengrenadierdivision </em>(italienische Nr.1). Nel settembre 1944 Himmler ordina che sia formata una brigata di granatieri italiani, che entra a far parte dell’armata tedesca <em>Ligurien</em>, nel settore del gruppo di eserciti C.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="left" /></a> La brigata, al comando dell’SS-Brigadefürer Paul Hansen, ha avuto il suo centro di addestramento a Pinerolo (&#8230;). Più interessante risulta il massiccio impiego di altoatesini nella 24ma <em>SS-Waffengebirgskarstjaegerdivision </em>(cacciatori di montagna), destinata a presidiare la regione montana durante la ritirata delle forze tedesche.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludiamo questo breve panorama con una nota originale. Nel marzo 1944, grazie a una serie di conferenze propagandistiche di John Amery, figlio di uno dei ministri di Churchill e fanatico germanofilo, vengono arruolati i primi cinquanta volontari britannici per una costituenda unità che dovrebbe raggruppare nelle file delle Waffen SS, agli ordini del collaborazionista, Walter Parrington, il meglio degli fatti prigionieri. Costoro conserverebbero divise e gradi britannici con la sola eccezione delle mostrine (&#8230;). Soltanto un paio di centinaia di britannici si acquartierano in Francia sotto il pomposo nome di <em>Britisches Freikorps der SS</em>; ma quando gli alleati invadono la Francia nel 1944, nella caserma che li ospita non trovano alcuno: nemmeno l’ombra di un «<em>tommy</em>» («Sono scomparsi come neve al sole», dirà un americano); e del <em>Britisches Freikorps der SS </em>non si parlerà più.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da «Storia», 241 (1977).</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, per gentile concessione, dal sito disinformazione.it.</p>
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