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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Padania</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>L&#8217;Italia non esiste</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 07:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro di Sergio Salvi, pubblicato nel 2003, contesta il mito risorgimentale della unitarietà della nazione italiana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/litalia-non-esiste.html' addthis:title='L&#8217;Italia non esiste '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-4432" style="margin: 10px;" title="litalia-non-esiste" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/litalia-non-esiste-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" />“L’Italia è un’illusione, anzi un miraggio”.</p>
<p style="text-align: justify;">A pronunciare queste parole non è stato qualche pericoloso secessionista, ma nientemeno che il poeta Mario Luzi che, soprattutto nei suoi ultimi anni di vita, è stato un intellettuale di riferimento dell’<em>establishment </em>patriottardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Che l’Italia come concetto politico sia un’idea del tutto inconsistente non è certo una novità. Pochi, però, hanno il coraggio di gridare al mondo che “il re è nudo”. Uno di questi è il Prof. Sergio Salvi, studioso di consolidata fama accademica specializzato nello studio di movimenti autonomisti e di “nazioni senza stato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel saggio <em>L’Italia non esiste</em>, Salvi analizza l’artificiosa concezione di stato che si è concretizzata nella penisola e che oggi compatta la classe dirigente in un feticistico culto della patria che unisce destra e sinistra, liberali e comunisti, preti e massoni&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno ha mai pensato seriamente all’esistenza di uno stato italiano fino al XIX secolo e tutta la storia della penisola si svolge dalla più remota <a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> fino alla fine dell’<em>Ancien Régime</em> sul <em>Leitmotiv</em> del particolarismo. Con la Rivoluzione francese si diffonde il mito della patria “una e indivisibile” attorno al quale si costruisce una nuova entità territoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">La nascita dell’Italia come stato unitario avviene quasi per caso, senza nemmeno una strategia organica: i monarchici di Cavour e i repubblicani di Mazzini arrivano al traguardo seguendo strade diverse e la classe dirigente risorgimentale si trova a dover gestire situazioni del tutto impreviste. Il nuovo stato nasce quindi come un mostro di Frankenstein, composto dai cadaveri degli stati preunitari cuciti fra di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia unita è la tipica espressione dell’internazionalismo massonico; quanto di più lontano si possa immaginare dalle teorie tedesche del “sangue e suolo” che in quegli stessi anni si sviluppavano in Germania. All’epoca dell’unificazione gli Italiani non avevano nemmeno una lingua comune, poiché il volgare fiorentino era solo lingua letteraria. Del resto ancora oggi nel Sud della penisola la lingua italiana è poco praticata e la popolazione si esprime abitualmente in dialetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre la divisione regionale del nuovo stato viene effettuata sulla base di considerazioni erudite ispirate alle antiche regioni romane, che spesso non riflettono più la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">I regimi politici che si sono succeduti in Italia hanno cercato, ognuno a modo suo, di dar vita a un culto della patria, ma sembra che non siano stati molto convincenti: Salvi analizza vari movimenti autonomisti che hanno operato nella seconda metà del XX secolo: Sicilia, Sardegna, Sud Tirolo, Val d’Aosta, fino ad arrivare alle teorizzazioni macroregionali di Gianfranco Miglio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima parte del libro è dedicata al movimento indipendentista della Lega Nord, che ha rappresentato il più importante tentativo di contestazione dell’assetto statuale italiano e che, pur in un contesto culturale ostile a ogni idea identitaria, ha avuto il merito di far entrare nel dibattito politico parole come “federalismo”, “autonomia”, “indipendenza”…</p>
<p style="text-align: justify;">Il risveglio civile della Padania rappresenta la reazione della società sana del Nord che non vuole farsi risucchiare da un sistema di potere mafioso che è espressione delle connotazioni psicorazziali della popolazione meridionale, nonché del carattere criminogeno della democrazia di mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume, infine, è corredato da un’interessante cartografia che espone le varie ipotesi di suddivisione territoriale della penisola.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Sergio Salvi,<em> L’Italia non esiste</em>, Leonardo Facco Editore, Treviglio (BG) 2003, pp.244.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/litalia-non-esiste.html' addthis:title='L&#8217;Italia non esiste ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il vento della Padania</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 16:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una lettura del libro di Guido Passalacqua sulla storia del principale movimento autonomista della storia repubblicana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-vento-della-padania.html' addthis:title='Il vento della Padania '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">«La Lombardia è una nazione, l’Italia solo uno stato».</p>
<p style="text-align: justify;">Questa affermazione di Umberto Bossi sintetizza meglio di qualsiasi analisi politologica il senso della cultura indipendentista che si è fatta strada nel panorama politico italiano a partire dalla fine degli anni ’80. La nascita di un movimento identitario nell’Italia del Nord è stata la più grande novità politica di tutta la storia dell’Italia come stato unitario.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-vento-della-padania/6013" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2946" style="margin: 10px;" title="il-vento-della-padania" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-vento-della-padania-193x300.jpg" alt="il-vento-della-padania" width="193" height="300" /></a>Il giornalista Guido Passalacqua ha scritto <a title="Il vento della Padania" href="http://www.libriefilm.com/il-vento-della-padania/6013"><em>Il vento della Padania</em></a>, un libro sulla storia della Lega Nord, il movimento politico di Umberto Bossi che è riuscito a coagulare un insieme di movimenti regionalisti padani e che, pur fra alti e bassi, è sempre stato protagonista delle vicende politiche degli ultimi vent’anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Bossi fonda la “Lega autonomista lombarda” nel 1984. All’inizio non è che una delle tante liste minori che affollano i manifesti elettorali, tuttavia nel 1987 Bossi riesce ad essere eletto senatore: da allora per i militanti e i simpatizzanti del movimento sarà il <em>senatùr</em>. Nel 1991 il movimento cambia nome e si chiama Lega Nord; è il periodo in cui finisce la guerra fredda e la classe dirigente del pentapartito a guida democristiana è travolta dagli scandali di corruzione. La situazione si presta all’emergere di forze nuove e a significativi cambiamenti strategici: la Lega si inserisce molto bene in questo scenario e ben presto diviene partito di massa in Lombardia e in altre zone del Nord. Lo sviluppo di un movimento identitario disturba interessi molto grossi e da quel momento la classe politica e intellettuale italiana si scatena in una rabbiosa campagna di discriminazione e di vera e propria istigazione all’odio contro il partito di Bossi, una campagna che dura a tutt’oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Da parte loro i leghisti hanno avuto atteggiamenti a volte folcloristici, dando l’impressione di essere un movimento improvvisato, e faticano molto a costruire una classe intellettuale che fiancheggi la battaglia indipendentista. Anche per questo Gianfranco Miglio, il più importante intellettuale di area leghista, ha avuto rapporti non facili con la Lega Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1994 si affaccia sulla scena politica un’altra novità destinata a segnare a lungo le vicende politiche: l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi. La Lega si allea con Berlusconi governando assieme a lui, ma già all’inizio del 1995 Bossi rompe l’alleanza. Sono stati versati fiumi d’inchiostro per spiegare questa mossa: l’ipotesi più probabile è che Bossi abbia voluto fare un salto di qualità lanciando la secessione della Padania nel 1996. È sicuramente una grande occasione di crescita per la Lega, che seleziona una classe dirigente di sicura fede indipendentista andando da sola alle elezioni: una mossa gratificante, perché la Lega si attesta su un lusinghiero 10%. In questo periodo la Lega Nord è l’unico movimento che elabora riti e miti che si pensavano esclusi dal freddo orizzonte burocratico della politica moderna: il richiamo alle origini celtiche della Padania, lo stretto legame con gruppi di cattolici tradizionalisti, un vivace antiamericanismo sono i tratti distintivi del movimento in questo periodo. Fra i patrioti padani maggiormente impegnati nella battaglia indipendentista si mette in luce il pirotecnico Mario Borghezio, parlamentare europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano strategico Bossi fa passi importanti, schierandosi contro l’aggressione americana alla Serbia e muovendosi in sintonia con i nazionalisti austriaci di Haider. Si tratta di mosse coraggiose che cercano di muovere le acque intorpidite della politica tecnocratica, ma l’opinione pubblica, rimbecillita dai media di regime, fatica a seguire certe posizioni. Nel frattempo il quotidiano del partito, <em>La Padania</em>, svolge un’importante opera di alfabetizzazione civile, informando l’opinione pubblica sui retroscena massonici della globalizzazione e divulgando i temi del revisionismo storico, soprattutto in relazione al cosiddetto “Risorgimento”.</p>
<p style="text-align: justify;">In quegli anni i consensi che la Lega raccoglie fanno paura perché l’Italia si delinea ormai come un paese a tre velocità: al Nord i Padani lavorano per ingrassare i “terroni” che vivono di assistenzialismo, di parassitismo e di attività mafiose, e nel contempo in Italia si riversano milioni di immigrati extracomunitari che vivono in clandestinità esercitando attività criminali o di lavoro nero. Gli immigrati clandestini formano una società parallela che vive al di fuori della legalità, e i Padani sono praticamente sottoposti a regime di <em>apartheid </em>sul loro stesso territorio. In questo scenario allucinato la magistratura non sa fare di meglio che perseguitare dirigenti e militanti della Lega: le denunce per reati politici contro i leghisti non si contano. In quest’opera di persecuzione giudiziaria si moltiplicano i processi per “istigazione all’odio razziale”, e fra i più solerti carnefici della Lega si segnala il procuratore di Verona Guido Papalia (un cognome assai poco padano…).</p>
<p style="text-align: justify;">La battaglia contro l’immigrazione clandestina diventa il primo tema della propaganda leghista: la Lega è l’unico partito rappresentato in parlamento che solleva il tema dell’Identità, mentre tutti gli altri sono, seppur a vario titolo, complici del mondialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Andare da soli è una battaglia romantica che può pagare per qualche tempo, ma non può durare in eterno. Nel 2000 la Lega si allea di nuovo con Berlusconi per cercare di entrare ancora nelle istituzioni, ma l’elettorato leghista non sembra gradire la svolta moderata: il Carroccio vede dimezzati i suoi consensi e, pur partecipando al governo con ministeri importanti, deve mettere la sordina ai toni più estremisti. Tuttavia negli anni di governo è sempre la Lega che solleva questioni politiche decisive, come la sciagurata ipotesi di ingresso della <a title="Turchia in Europa" href="http://www.centrostudilaruna.it/turchiaineuropa1.html">Turchia in Europa</a>, o il mandato d’arresto europeo che di fatto ripristina il sistema concentrazionario sovietico e che verosimilmente sarà utilizzato per attuare espropri proletari e deportazioni di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2004 Bossi è anche colpito da una grave ischemia che compromette l’organizzazione del movimento, fortemente incentrato sulla figura del <em>leader</em>. Nel 2005, al termine del mandato, i risultati ottenuti dalla Lega sono davvero magri: Roberto Castelli, ministro della giustizia, è riuscito <em>in extremis </em>a ridurre le pene per i reati d’opinione, ma non a cancellarle, come sarebbe più opportuno in un sistema sedicente “democratico”, e le riforme federaliste vengono pesantemente battute nel voto referendario.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la sinistra va al governo con Prodi, non perde tempo e spalanca i cancelli dell’inferno: gli immigrati cominciano a formicolare come e più di prima, spalleggiati da torme di zingari venuti dai paesi dell’Est recentemente entrati in Europa, e il nuovo ministro della “giustizia”, Clemente Mastella, dopo aver concesso l’indulto ai criminali che affollano le carceri, inasprisce le pene per i reati di pensiero, arrivando a vietare la libertà di ricerca storica. Sotto il governo Prodi i criminali extracomunitari si scatenano in una sarabanda di delitti particolarmente efferati, che hanno tutto il sapore di omicidi rituali commissionati dalle oligarchie mondialiste per seminare il terrore fra i cittadini italiani…</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia la sinistra ha un consenso debole ed è divisa al suo interno: in questo periodo la Lega rispolvera toni forti e i suoi sindaci mettono in atto iniziative di difesa del territorio che irritano prefetti e magistrati. Il risultato sarà trionfale per la Lega: nelle elezioni del 2008 i suoi consensi superano l’8%. La Lega comincia a raccogliere voti in quantità considerevoli anche in Emilia e in Romagna. È l’ennesima prova che l’elettorato leghista risponde bene quando i suoi leader usano un linguaggio massimalista, mentre si sente demotivato quando sente toni moderati.</p>
<p style="text-align: justify;">La Lega ha ottenuto importanti successi sul piano della sicurezza, ottenendo l’istituzione del reato di immigrazione clandestina. Purtroppo, come era accaduto nel caso della legge Bossi-Fini, molti magistrati mettono in atto sabotaggi contro le leggi che non gradiscono, confermando l’ipotesi di un controllo di forze occulte sul funzionamento delle istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia l’opinione pubblica cova un profondo malessere verso la società multicriminale, e per questo le potenzialità della Lega per il futuro sono immense: la Lega ha la possibilità di diventare un movimento di socialismo etnico che può scardinare i piani mondialisti e determinare fenomeni analoghi in altri paesi. La lotta non sarà facile, ma dopo tanti anni di attività gli esponenti leghisti sembrano aver maturato esperienza e capacità di compromesso e di mediazione che sono sempre utili in certe fasi politiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Una nota che non si può fare a meno di rilevare è che l’autore del libro, Guido Passalacqua, scrive per un giornale di regime come <em>La Repubblica</em>, e quando parla di temi come l’Identità e la Tradizione si muove come un elefante in una cristalleria…</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo il libro è un gradevole saggio di tipo divulgativo, scorrevole e sufficientemente obiettivo: nel complesso una buona introduzione per approfondire l’argomento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> * * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Guido Passalacqua, <a title="Il vento della Padania" href="http://www.libriefilm.com/il-vento-della-padania/6013"><em>Il vento della Padania. Storia della Lega Nord 1984-2009</em></a>, Mondadori, Milano 2009, pp.258, € 18,50.</p>
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		<title>I Veneti preromani nel contesto europeo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Lorenzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'analisi archeologica e storica della popolazione dei Veneti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venetipreromani.html' addthis:title='I Veneti preromani nel contesto europeo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886413610" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/antichitestiveneti.bmp" border="0" alt="Manlio Cortelazzo, Vittorio Formentin, Carla Marcato, Antichi testi veneti" width="95" height="133" align="right" /></a> &#8216;Veneti&#8217; ce ne furono non solo nell&#8217;Adriatico settentrionale ma anche in Armorica (Bretagna), sulle Alpi (Lago di Costanza), alla foce della Vistola (Prussia occidentale), nel Lazio e anche in Asia Minore, ma gli unici sul conto dei quali si sappia qualcosa &#8211; per quanto poco &#8211; di storicamente fondato sono i veneti del Veneto. &#8211; Quanto alla presunta origine microasiatica dei veneti &#8211; essi sarebbero venuti dalla Paflagonia guidati da certo Antenore, troiano, dopo la caduta di Troia proprio come i romani sarebbero arrivati nel Lazio da Troia guidati da Enea, secondo l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span> di Virgilio &#8211; si tratta di un&#8217;invenzione lanciata inizialmente da Plinio, che a sua volta faceva riferimento a Catone, poi continuata da Livio in un clima di esaltazione politica della grandezza di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dappertutto in Europa, e non solo, la genesi delle diverse nazioni e culture, quali grosso modo sono riconoscibili ancora adesso, risale alla dominazione del continente da parte di signori <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> che si imposero su popolazioni paleoeuropee non certo tutte uguali. Dal punto di vista culturale ed etnico il Veneto arcaico &#8211; fino, grosso modo, al secolo XI &#8211; apparteneva all&#8217;ecumene centroeuropeo, del quale la Padania viene a essere il meridione. Il tipo umano predominante era ed è quello alpino (cioé: il tipo alpino della razza bianca o europide), che non è quello mediterraneo e neppur quello nordico o quello balcanico. Esso assomiglia piuttosto a quello prevalente nel Baltico e, in generale, nell&#8217;Europa Nord-orientale, e anche le lingue pre-venete/pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> parlate nel II millennio dovevano essere di tipo finnico-uralico. Incomincio perciò con dare un&#8217;idea di quali potessero essere le caratteristiche del Veneto pre-veneto. &#8211; Sia fatto l&#8217;appunto che fin dai tempi preistorici le genti alpine ebbero come caratteristica la laboriosità, la serietà nell&#8217;impegno preso e l&#8217;ingegno tecnico; e questo si riflette nei tempi moderni quando le zone trainanti dal punto di vista economico (economia reale, non virtuale all&#8217;americana) sono quelle dove c&#8217;è un forte elemento alpino: quindi la Padania, l&#8217;Austria, la Germania meridionale, la Francia centrale. Anche in Spagna, le zone più forti in questo senso, tipo la Catalogna, rivelano un&#8217;importante presenza genetica alpina. Viceversa, gli alpini, di massima, furono genti chiuse, poco aggressive e anche poco portate alla cultura astratta e alla creazione artistica brillante. Non a caso i razziologi dell&#8217;anteguerra tendevano a dimostrare una scarsa stima per le genti alpine &#8211; salvo vedersi costretti a contraddirsi spesso, obbligati dall&#8217;evidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli abitanti pre-veneti della pianura veneta furono i cosiddetti euganei, sul conto dei quali non si sa praticamente niente, mentre le zone montagnose erano abitate dai reti, che si estendevano in tutto il Tirolo fino alla Baviera meridionale. Queste due popolazioni dovevano essere virtualmente identiche e si dice che con il sopraggiungere dgli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> gli euganei siano fuggiti e si siano attestati sulle montagne assieme ai reti. È invece molto più probabile che la stragrande maggioranza degli euganei siano rimasti dov&#8217;erano e abbiano continuato la loro vita come vassalli dei veneti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> dei quali, un poco alla volta, essi adottarono la lingua. I reti continuarono ad avere un&#8217;esistenza politicamente indipendente per molto tempo &#8211; fino al I secolo, e dal punto di vista culturale anche dopo. In riguardo, su di loro ci sono delle informazioni, che ci lasciano intravvedere come dovettero essere anche gli euganei.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nei secoli XVIII &#8211; XI nel Veneto c&#8217;era un&#8217;importante industria del bronzo, che veniva importato grezzo dal Trentino e lavorato localmente in diversi luoghi. A quei tempi venivano già fatti i bronzetti votivi tipicamente veneti che si continuarono a fare anche dopo l&#8217;avvento degli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> &#8211; non a caso, nel Veneto, gli <em>ex-voto </em>furono sempre di bronzo e non di ceramica come nel resto dello spazio geografico italico. L&#8217;industria del bronzo continuò a essere, anche in tempi romani, particolarmente importante nel Veneto: le cosiddette situle, vasi di bronzo ornati di scene quotidiane, di contro agli stili geometrici in vigore in quasi tutto il resto dell&#8217;Europa, incominciano a essere prodotte nel VI secolo e rappresentano una continuazione ed evoluzione di un artigianato del bronzo già in pieno rigoglio agli inizi del II millennio. Già in tempi preindoeuropei, è chiaro, c&#8217;era una florida attività artigianale e commerciale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8830411329" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/capuisiveneti.bmp" border="0" alt="Loredana Capuis, I veneti. Società e cultura di un popolo dell'Italia preromana" width="95" height="144" align="left" /></a> I reti, lo si è già detto, ci danno un&#8217;idea di come potesse essere il Veneto pre-indoeuropeo nel suo insieme. Dopo l&#8217;arrivo dei veneti, fra reti e veneti ci fu un nteressante intercambio culturale. I reti (e quindi probabilmente gli euganei) utilizzavano la tecnica architettonica di fabbricare case semiinterrate usando blocchi di pietra (se ne trovano resti in tutta l&#8217;Europa alpina), adottate anche dai veneti. In margine alle zone indoeuropeizzate, i reti &#8211; che erano veneti pre-veneti &#8211; continuarono ad avere una fiorente società ancora in tempi romani. Valpolicella, nel I secolo, era ancora un centro retico e centro retico era stata Verona prima della sua celtizzazione, come lo fu Trento. I reti, oltre a ottimi contadini e artigiani, costituivano società fortemente organizzate dove vivo era il senso della proprietà, della casa e della famiglia: qui si intravvedono molte delle qualità che distinguevano i veneti fino a tempi molto recenti. Già molto presto i reti avevano adottato l&#8217;alfabeto etrusco e rimangono alcune iscrizioni, di epoca romana. Si tratta di una lingua non <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>, non ancora decifrata (lo si è già detto, probabilmente di tipo uralico). È stato detto che essa presenta affinità con il ligure; ma l&#8217;unica affinità di cui si possa essere sicuri è che ambedue erano lingue non-indoeuropee (il ligure era una lingua mediterranea, di tipo, se vogliamo &#8216;etruscoide&#8217;). &#8211; Dal lato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, i reti avevano l&#8217;abitudine di accendere grandi fuochi cultuali e i veneti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> sembra abbiano mutuato queste abitudini. In Lessinia, zona di forte presenza retica, ancora circa un secolo fa si accendevano verso il Solstizio d&#8217;inverno dei grandi falò sulle cime dei monti, e i carboni che ne risultavano servivano a proteggere contro il fulmine. A questi fuochi erano anche legate pratiche divinatorie. Fra dicembre e gennaio si bruciavano sterpi per &#8216;aiutare&#8217; il Sole nel processo stagionale dell&#8217;allungamento delle ore di luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra fenomenologia arcaica pre-indoeuropea è quella architetturale dei castellieri, grandi costruzioni di pietra a secco e di terra battuta in cima a certe colline, difese da fossati. Fino a tempi romani, in Istria e in Dalmazia, furono luoghi fortificati e di abitazione, ma ne esistevano anche in Tirolo, orientati secondo criteri astrologici, e nella pianura, fino al Garda e oltre (quindi identità, in tempi pre-indoeuropei, fra le genti della montagna e della pianura veneta). C&#8217;è chi ha voluto vedere nei castellieri un&#8217;influenza mediterranea &#8211; né la cosa è impossibile, visto che le genti mediterranee erano dei grandi costruttori in pietra, ma questo è ancora da dimostrarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788815127068" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Villar.jpg" border="0" alt="Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa" width="140" height="201" align="left" /></a> Il Veneto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> esordisce con l&#8217;insediamento dei veneti nei secoli XI &#8211; X. Si trattava di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> di ceppo italico, come testimonia la loro lingua, molto simile al latino e della quale incominciano a trovarsi documenti a partire dal secolo VI, scritti in alfabeto veneto, derivato dall&#8217;etrusco chiusino (di massima, come sempre e dappertutto, si tratta di iscrizioni funerarie). Dei veneti si è anche detto che fossero <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> o protocelti, ma si tratta di un fatto ambiguo, in quanto ancora alla fine del II millennio la distinzione fra <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> e italici non era del tutto chiara. Tratto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>, ma anche italico (si ricordi il particolare rapporto fra Numa Pompilio e la ninfa Egeria) è l&#8217;importanza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> data alle fonti e agli spiriti acquatici, su di cui si riverrà anche più avanti, e che fu caratteristica anche dei veneti (il ricordo delle anguane, spiriti acquatici, era vivo nelle popolazione veneta ancora meno di un secolo fa). I templi veneti erano quasi sempre vicini a fonti o a corsi d&#8217;acqua; e libagioni d&#8217;acqua erano offerte ai loro dei.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti gli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a>, anche i veneti costruivano in legno. Le genti mediterranee erano state grandi costruttori in pietra, quelle centroeuropee usavano, a quanto sembra, tecniche miste. Non a caso tutte le città venete &#8211; principalissime Padova ed Este, ma anche Vicenza, Montebelluna, Oderzo, Treviso, ecc. &#8211; furono città di legno delle quali sono rintracciabili soltanto le fondamenta.</p>
<p style="text-align: justify;">La vitalità e l&#8217;intraprendenza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a> portò a un fiorire culturale e commerciale che nel veneto antico era stato meno dinamico. L&#8217;alto Adriatico, crocevia fra l&#8217;Europa settentrionale e orientale e il mondo etrusco e greco e poi romano, divenne un centro artigianale e un crocevia commerciale di tutto rispetto. Attraverso il Veneto passava la via dell&#8217;ambra, proveniente dal Baltico, ma si commerciava anche in sale, vino, metalli grezzi e lavorati, ceramica (il Veneto, fin da llora, fu terra di grandi ceramisti) e in cavalli, i cavalli veneti essendo fra i migliori d&#8217;Europa &#8211; i veneti furono grandi allevatori di cavalli (tratto, questo, fortemente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a>). Già nel secolo VII c&#8217;era una moneta veneta, l&#8217;<em>aes rude</em>, sostituita nel secolo III dalla dracma venetica di tipo massaliota e poi, nel I secolo, dalla monetazione romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quel che riguarda il lato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, le informazioni che abbiamo sono scarse. Come dappertutto in Europa &#8211; e anche in Asia &#8211; lo stabilirsi delle aristocrazie dominanti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> portò a sincretismi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> per cui la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> uranica dei dominatori convisse e acquistò caratteristiche delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> dei paleoeuropei sottomessi. Se per il mondo greco molti studi sono stati fatti e, entro ragionevoli limiti, si è riusciti a districare fra ciò che c&#8217;era di ellenico e di pre-ellenico nella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione greca</a>, nel resto dell&#8217;Europa le cose si presentano molto meno chiare; e quale fosse la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> delle popolazioni pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> non-mediterranee è quasi sconosciuto. Aggiungiamo che, specificamente nel Veneto, i luoghi di culto dovevano essere solo eccezionalmente dei templi veri e propri, e generalmente recinti sacri posti nella prossimità delle fonti &#8211; comunque, si trattava sempre di strutture in legno delle quali adesso sono riconoscibili soltanto i tracciati. La prossimità delle fonti, se ne è già parlato, potrebbe essere un carattere <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a>, di tipo italo-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1884964982/centrostudilarun" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/1884964982.bmp" border="0" alt="Encyclopedia of Indo-European Culture" hspace="3" vspace="3" width="109" height="140" align="right" /></a> Non c&#8217;è dubbio che i veneti dovevano avere una struttura <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> non dissimile da quella paleoromana, improntata dalla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">tripartizione indoeuropea</a> (Juppiter, Mars, Quirinus). Ma notizie in riguardo non ne rimangono. I lasciti archeologici puntano invece, con ogni probabilità, essenzialmente alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> popolare del substrato pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> della popolazione (come, del resto, è il caso anche in tutta l&#8217;area italica, dove però la fabbricazione di templi e di aree cultuali in pietra, per non parlare di una abbondante documentazione scritta, permise agli studiosi contemporanei di farsi un&#8217;idea migliore di quali relazioni intercorressero fra fra le diverse stratificazioni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Prettamente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> &#8211; anzi, identico a certe pratiche comuni in Lituania fino alla fine del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> &#8211; è il sacrificio del cavallo, che poi veniva sepolto sotto tumuli artificiali di terra &#8211; diversi scheletri di cavalli sono stati trovati sotto tumuli del genere in terra veneta. Tendenzialmente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> potrebbe essere il fatto che le tombe trovate sono prevalentemente a cremazione e poche quelle a inumazione, probabilmente di servi. Anche se sia <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> che paleoeuropei usavano l&#8217;una e l&#8217;altra pratica funeraria, la prevalenza della cremazione potrebbe indicare una predominanza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il resto, quanto ci è dato di sapere sulle pratiche cultuali nel Veneto pre-romano suggerisce che si tratti in massima parte, come già detto, di sopravvivenze pre-indoeuropee &#8211; &#8216;euganee&#8217; &#8211; e magari anche di influenze mediterranee o di sincretismi a esse legati. La dea più conosciuta del culto veneto preromano era Reitia (radice veneta <em>rekt </em>= tedesco <em>richten </em>= raddrizzare), anticamente Pora, dea del guado o del passaggio, verosimilmente verso le regioni dell&#8217;Oltretomba (tratto essenzialmente pre-indoeuropeo). I suoi principali santuari furono a Este e a Vicenza, dove essa aveva l&#8217;attributo di sanante e facilitava le guarigioni e i parti. Nei siti dei suoi luoghi di culto sono stati trovati un numero grandissimo di <em>ex-voto</em>, dalle cui iscrizioni si può dedurre che devote a Reitia erano soprattutto le donne. L&#8217;aspetto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> di Reitia sembra coincidere, sia per quel che riguarda la sua attività che per il tipo di culto che le si rendeva, con quello di Esculapio, anch&#8217;esso un dio vicino agli umani e verosimilmente di origine pre-indoeuropea. Ad Abano si venerava un non meglio identificato Apono e a Lagole (in Cadore), la tricefala Trumusiate (o Icate), forse affine all&#8217;infernale Ecate pre-ellenica: qui, forse, ha da vedersi un influsso mediterraneo. Stranamente, in tempi romani, Trumusiate divenne Apollo.</p>
<p style="text-align: justify;">Storicamente, i veneti gravitarono sempre nell&#8217;orbita di Roma, che era un alleato naturale per affrontare gli attacchi dei galli della Padania occidentale e meridionale e contro i quali sia i veneti che i romani si dovettero difendere per secoli. Né si escludono affinità naturali di tipo culturale e linguistico, per cui i veneti, anch&#8217;essi italici, si sentivano più vicini ai romani che ai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a>. Nel I secolo il Veneto passò, in modo più o meno indolore, a formare parte dell&#8217;Impero Romano. Buona parte dei caduti nella battaglia della foresta di Teutoburgo furono veneti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bibliografia essenziale: Giulia Fogolari, <em>I veneti</em>, in AA.VV., <em>Antiche genti d&#8217;Italia</em>, De Luca, Roma, 1994; Giorgio Chelidonio, <em>Le feste e le tradizioni del fuoco in Lessinia</em>, edizione della Comunità montana della Lessinia, Verona, 1999; Giulio Romano, <em>Archeoastronomia italiana</em>, CLEUP, Padova, 1992; Raffaele Mambella e Lucia Sanesi Mastrocinque, <em>Le Venezie, itinerari archeologici</em>, Newton Compton, Roma, 1988; Roberto Guerra, <em>Antiche popolazioni dell&#8217;Italia preromana</em>, Aries, Padova, 1999; Jean Haudry, <em>Gli indoeuropei</em>, Ar, Padova, 2001; Hans F. K. Günther, <em>Tipologia razziale dell&#8217;Europa</em>, Ghenos, Ferrara, 2003; Marija Gimbutas, <em>Die Balten</em>, Herbig, München, 1982.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venetipreromani.html' addthis:title='I Veneti preromani nel contesto europeo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Du symbolisme de la roue</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/symbolismeroue.html' addthis:title='Du symbolisme de la roue '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2717835873/centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/troisfonctions.bmp" border="0" alt="Bernard Sergent, Les trois fonctions indo-européennes en Grèce ancienne. Tome 1: De Mycènes aux Tragiques" width="93" height="140" align="right" /></a> Le terme &#8220;roue&#8221; (&#8220;<em>ruota</em>&#8220;) est d&#8217;une lointaine origine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indo-européenne</a>. Il nous vient du latin &#8220;<em>rota</em>&#8220;, dont l&#8217;étymologie est particulièrement intéressante. La racine d&#8217;où provient &#8220;rota&#8221; est <em>*reth</em>. Le substantif &#8220;ruota&#8221;, nous explique le philologue italien Giacomo Devoto, en émergeant dans la langue, s&#8217;est comporté de la même manière que le mot &#8220;<em>toga</em>&#8221; (= <em>toge</em>) par rapport au verbe &#8220;<em>tegere</em>&#8221; (signifiant &#8220;<em>couvrir</em>&#8220;; ndt: d&#8217;où &#8220;<em>tegula</em>&#8220;, qui veut dire &#8220;<em>tuile</em>&#8220;); Devoto veut dire par là qu&#8217;il s&#8217;agit d&#8217;un substantif d&#8217;action dérivé d&#8217;un verbe de l&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indo-européen</a> commun des origines, disparu à l&#8217;ère historique, et qui a dû être <em>*retere</em>, que Devoto traduit par &#8220;courir en rond&#8221;, ce qu&#8217;il faut probablement comprendre comme &#8220;se mouvoir autour d&#8217;un axe&#8221;. Cette interprétation nous semblera plus plausible, si on garde en mémoire que la racine <em>*reth </em>a donné, dans les aires germanique et <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtique</a>, à côté du latin, &#8220;<em>rethim</em>&#8221; et &#8220;<em>roth</em>&#8221; en irlandais, &#8220;<em>rhod</em>&#8221; en gallois, &#8220;<em>rado</em>&#8221; (d&#8217;où &#8220;<em>Rad</em>&#8220;) en vieil haut allemand, tous mots qui signifient &#8220;<em>roue</em>&#8220;; à la même époque lointaine, ce même terme nominal donne également les termes, qui, dans l&#8217;aire indo-iranienne signifient le &#8220;char&#8221; (en sanskrit: &#8220;<em>rathas</em>&#8220;; en avestique: &#8220;<em>ratha-</em>&#8220;) et, qui, dans l&#8217;aire balte, désignent au singulier le &#8220;char&#8221; et, au pluriel, les &#8220;roues&#8221; (en lithuanien: &#8220;<em>ratas</em>&#8220;).</p>
<p style="text-align: justify;">Le terme est absent dans les aires grecque, arménienne et slave. Mis à part cette absence, dans la plupart des langues européennes, le concept de &#8220;roue&#8221; s&#8217;exprime encore aujourd&#8217;hui par des termes apparentés: par exemple, le roumain &#8220;<em>roata</em>&#8220;, le catalan et le portugais &#8220;<em>roda</em>&#8220;, l&#8217;espagnol &#8220;<em>rueda</em>&#8220;, le français &#8220;<em>roue</em>&#8221; et l&#8217;allemand &#8220;<em>Rad</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Pour ce qui concerne le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbolisme</a> de la roue, on pense que la roue détient un rôle très important depuis les plus anciennes cosmogonies, notamment dans les mythes qui relatent la naissance de l&#8217;univers. A ce propos, reportons-nous à un passage fort important de l&#8217;oeuvre de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>: &#8220;On sait que la roue est en général un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbole</a> du monde: la circonférence représente la manifestation, produite par irradiation du centre; ce <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbolisme</a> est par ailleurs susceptible de revêtir des significations plus ou moins particularisées&#8221;. Ensuite, le métaphysicien français rappelle qu&#8217;en Inde deux roues associées, c&#8217;est-à-dire le char, correspondent à des parties diverses de l&#8217;ordre cosmique (ce qui est évident quand on se remémore ce que je viens d&#8217;écrire dans le présent article sur la signification de &#8220;<em>rathas</em>&#8221; dans la langue sanskrite). La forme circulaire de la roue &#8211; si nous continuons à suivre la pensée de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> &#8211; est le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbole</a> des révolutions cycliques auxquelles sont soumises toutes les manifestations, qu&#8217;elles soient terrestres ou célestes; ainsi les deux roues pourraient bien représenter l&#8217;univers dans ses parties.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/rouetaranis.gif" border="0" alt="Détail du chaudron de Gundestrup: Taranis avec la roue, symbole de l'univers céleste" width="291" height="193" align="right" /> Mais il y a encore un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbole</a> archaïque particulièrement important associé à la roue et à la royauté: celui de <em>Chakravarti </em>ou du &#8220;souverain universel&#8221;; étymologiquement, son nom signifie le &#8220;Seigneur de la Roue&#8221;; il en est le seigneur parce qu&#8217;il la domine en maintenant l&#8217;axe immobile. Dans ce <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">symbole</a>, la roue qui tourne autour du moyeu est la manifestation, tandis que le souverain, immobile, rappelle l&#8217;image du &#8220;moteur premier&#8221; dans l&#8217;oeuvre d&#8217;Aristote. La roue de l&#8217;existence dans le bouddhisme reprend une image similaire.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;une certaine façon, les différentes &#8220;roues de la fortune&#8221;, présentes dans l&#8217;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antiquité</a> et aussi au <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">moyen âge</a> occidental, ont également une signification &#8220;cosmogonique&#8221;, archétypale et universelle. De même, le cas du &#8220;parasol&#8221; du <em>Seigneur de la Roue </em>se retrouve au sommet des grands arbres de Cocagne (<em>Schlaraffenmast</em>), où une grande roue trône, chargée de présents pour ceux qui parviennent à l&#8217;escalader complètement.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Texte issu de <em>La Padania</em>, 10.IX.2000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/symbolismeroue.html' addthis:title='Du symbolisme de la roue ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Mondialismo e resistenza etnica</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:15:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del libro di Alberto Lembo Mondialismo e resistenza etnica (Edizioni di Ar). A cura di Michele Fabbri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mondialismoeresistenzaetnica.html' addthis:title='Mondialismo e resistenza etnica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Mondialismo e resistenza etnica</em> è un libro che raccoglie gli articoli che Alberto Lembo ha pubblicato sul quotidiano <em>La Padania</em>, integrati da alcune considerazioni dello stesso Lembo, e da una interessante prefazione dell’avvocato Carlo Taormina.</p>
<p style="text-align: justify;">Lembo era deputato della Lega Nord quando ha pubblicato il libro, e in quanto rappresentante di un movimento di liberazione etnica, ha raccolto in questo volume le sue riflessioni sulla globalizzazione e sulle strategie di resistenza che possono opporsi a questo fenomeno mostruoso. Il libro si apre con una introduzione che illustra il senso del vincolo etnico e la definizione di società organica. I <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">popoli indoeuropei</a> hanno sempre manifestato un particolare legame con il territorio in cui erano insediati, e questo legame dava vita anche a culti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> legati ai boschi, ai monti, alla madre terra. Le strutture sociali tendenzialmente gerarchizzate degli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> si sono protratte per tutto il periodo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medievale</a>, durante il quale il potere del sovrano era mediato dalla struttura feudale della società, e il legame coi sudditi si esprimeva in una equivalenza naturale e immediata col territorio, anche perché la terra d’origine era percepita come madre del popolo su cui si affermava il vincolo d’autorità. Si formava in questo modo un modello di società organica ordinata in un complesso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, etnico, geo-politico: la corona del sovrano univa il suolo e il sangue in un complesso immateriale animato dall’autorità del regnante.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua configurazione ottimale, il principio di legittimità che fondava il potere del sovrano era radicato nel rispetto per le autonomie delle società originarie. Col passare del tempo si verifica un progressivo sfaldamento della società tradizionale e, a partire dalla Rivoluzione Francese, si assiste alla nascita di forme di governo che divengono sempre più centralizzate e che necessitano di uno stabile apparato amministrativo che spesso degenera in burocrazia parassitaria. La progressione totalitaria dell’accentramento ha pressochè cancellato la legittimità degli originari ambiti etnici in cui si esprimevano le forme di potere.</p>
<p style="text-align: justify;">La società identitaria è espressione del popolo in quanto comunità di sangue: si tratta, quindi, di una comunanza bio-storica fra le generazioni fondata su caratteristiche di immediatezza, originarietà, oggettività, tipicità, compiutezza, integrità. La moderna società democratica, invece, ispirata al sentimento massonico del mondo, propone modelli culturali che tendono alla mediazione, alla soggettività, alla frammentazione. Nel corso del tempo le comunità etniche che formano la Padania sono state travolte da eventi che le hanno progressivamente inglobate in strutture istituzionali del tutto estranee alle loro tradizioni storiche: lo stato “nazionale” italiano e l’Unione Europea, che sono entità funzionali all’ideologia mondialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Lembo esamina l’apparato di potere che persegue la costruzione di un governo unico per il mondo. Al vertice della piramide mondialista c’è il <em>B’nai B’rith</em>, la potentissima massoneria ebraica che coordina l’azione delle associazioni giudaiche sparse fra le nazioni. Su istigazione del <em>B’nai B’rith</em> vengono approvate in tutti i paesi “democratici” le draconiane leggi contro il “razzismo”, che servono a stroncare qualsiasi tentativo di opporsi a livello politico e istituzionale alla deriva della società multietnica. Le altre pietre che formano l’edificio mondialista sono le logge massoniche e gli istituti culturali che elaborano le strategie di massificazione globale. I nomi dei principali sodalizi di questo tipo sono: Gran Kahal, Pilgrims Society, Round Table, Council on Foreign Relations, Royal Institute of International Affairs, Bilderberg Group, Brooking Institution, Pugwash Institute, Trilateral Commission (tra i facoltosi finanziatori di queste associazioni risaltano spesso i nomi dei Rothschild e dei Rockfeller…). L’attività di questi gruppi si sublima in quell’organismo di facciata che è l’ONU che, secondo la propaganda mondialista, dovrebbe prevenire i conflitti fra le nazioni, ma che in realtà non fa altro che tutelare gli interessi dei più forti (si pensi solo che lo stato d’Israele ha sistematicamente ignorato le risoluzioni ONU che ne condannano le operazioni militari…).</p>
<p style="text-align: justify;">Le istituzioni internazionali modellate sull’esempio dell’ONU sono l’esatto contrario di quella unità nella diversità che ispirava gli imperi tradizionali, di cui un esempio straordinario è stato l’impero austro-ungarico, all’interno del quale popoli diversi convivevano in pace sotto la saggia amministrazione degli Asburgo. L’impero asburgico venne distrutto dai romanticismi guerrafondai che diedero vità a società cloroformizzate dalla retorica del patriottismo, e proprio l’Italia si è distinta in questo genere deleterio di operazione ideologica.</p>
<p style="text-align: justify;">La retorica egualitaria liberal-marxista ha livellato gli uomini pretendendo di unirli in un astratto vincolo di fratellanza e annullando l’autentica solidarietà che si formava tra i membri delle comunità tradizionali, cementate dai valori della comune appartenenza. La mitologia satanica del meticciato universale è terreno fertile per le organizzazioni criminali, che prosperano nell’indifferenza, e talvolta con la complicità delle istituzioni “democratiche”. Nel contempo i cittadini vengono privati di diritti fondamentali come quello alla libertà d’opinione e quello alla legittima difesa, in modo da renderli inermi e remissivi di fronte all’arroganza degli elementi più prepotenti, spesso di origine straniera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomeno aberrante della globalizzazione può e deve essere ostacolato, e la storia recente ha anche registrato i successi di aspirazioni autonomiste: Repubbliche Baltiche, frammentazione della ex Jugoslavia, <a title="Repubblica ceca" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/europa/repubblica-ceca">Repubblica Ceca</a>, Slovacchia, rivendicazioni identitarie in Palestina, Catalogna, Scozia, Galles…Queste nuove entità statuali si rivelano particolarmente efficaci nella lotta alla globalizzazione, perché in un certo senso “accorciano il fronte” rendendolo più difendibile, mentre i vecchi stati nazionali sono troppo legati alle logiche della globalizzazione. Il caso italiano è davvero emblematico: lo stato italiano ha unito popoli profondamente differenti, al punto che la maggior parte del meridione d’Italia è controllata da organizzazioni criminali che tentano di ramificarsi anche al Nord, infettando la Padania con fenomeni mafiosi che in passato le erano del tutto estranei.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indipendenza della Padania si pone, quindi, come traguardo irrinunciabile per i popoli che la abitano, pena la dissoluzione nel magma degradante della società multirazziale. La propaganda immigrazionista, padrona assoluta dei mass-media, cerca di inculcare l’idea che la società multietnica porterà a un fantomatico arricchimento culturale, ma la realtà è ben diversa: la metastasi orrenda della società meticcia produce disgregazione sociale, criminalità dilagante e soprattutto, immettendo sul mercato del lavoro mano d’opera a basso costo, abbassa lo stipendio dei lavoratori dipendenti. Il sogno delle oligarchie mondialiste, infatti, è di ridurre l’umanità a una massa informe e priva di qualsiasi coscienza identitaria. In tale contesto i ricchi usurocrati potranno permettersi di vivere in clausure lussuose circondate da sterminate <em>bidonvilles </em>in cui individui senza razza, senza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>, senza famiglia, senza lavoro, si riveleranno troppo ottusi per ribellarsi o, addirittura, abbrutiti dalla miseria e dall’ignoranza, diventeranno alleati dei loro sfruttatori (si pensi, ad esempio, ai movimenti di matrice progressista che affermano di voler contrastare la globalizzazione, e che sono invece attivamente impegnati nella costruzione della società multirazziale, rivelandosi docili schiavi dei poteri oligarchici).</p>
<p style="text-align: justify;">Chi si batte veramente contro la globalizzazione si pone obiettivi ambiziosi, e sa di avere di fronte nemici formidabili (e Lembo afferma, giustamente, che il nemico più pericoloso è quello psicologico: la rassegnazione). Tuttavia l’incubo della collettività neototalitaria proposta dal mondialismo può essere dissolto. Lembo ritiene che il fronte del Male possa essere sconfitto, purchè si arrivi a una rivoluzione culturale che ribadisca il concetto di sovranità etnica, e ricorda che «al centro della storia, c’è sempre l’uomo, con la sua volontà di vivere e di lottare, per elevarsi al di sopra della sfera biologica, ed al di là del solo appagamento fisiologico dei bisogni materiali, al quale la logica del mondialismo capitalista vorrebbe ridurlo. E, data l’essenza di animale sociale dell’uomo, ci sono sempre gli aggregati tradizionali in cui egli vive: la famiglia, la comunità locale, il popolo, vera speranza per il nostro futuro di uomini liberi e vero nemico di ogni agente del mondialismo massonico».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Lembo, <em>Mondialismo e resistenza etnica</em>, Edizioni di Ar, Padova, 1999, pp.128, € 9,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mondialismoeresistenzaetnica.html' addthis:title='Mondialismo e resistenza etnica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La &#8220;migrazione dorica&#8221; in Padania e in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulle tracce della prima penetrazione nordica degli Indoeuropei in Padania e in Italia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/migrazionedoricapadaniaitalia.html' addthis:title='La &#8220;migrazione dorica&#8221; in Padania e in Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7948" style="margin: 10px;" title="elmo-villanoviano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/elmo-villanoviano.jpeg" alt="" width="182" height="277" />Franz Altheim definì l&#8217;invasione dell&#8217;Italia da parte di quei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">popoli indoeuropei</a> che avrebbero dato poi origine, tra l&#8217;altro, alla civiltà romana, come &#8220;migrazione dorica in Italia&#8221; (<em>Die dorische Wanderung in Italien</em>). Il brillante studioso tedesco assimilava la calata da Nord dei primi invasori Elleni in Grecia a quella avvenuta alcuni secoli più tardi sul suolo italico. In comune, esse avevano una vera e propria rivoluzione sociale: d&#8217;improvviso, l&#8217;arrivo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> sovverte come un&#8217;onda le comunità pacificamente organizzate o non sufficientemente preparate; sorgono roccaforti e cittadelle, un&#8217;organizzazione militare si impone.</p>
<p style="text-align: justify;">Così il linguista Giacomo Devoto descriveva, nel suo fondamentale <a title="Origini indeuropee" href="http://www.libreriauniversitaria.it/origini-indeuropee-devoto-giacomo-edizioni/libro/9788889515327?a=395521"><em>Origini Indeuropee</em></a>, l&#8217;invasione della Padania: &#8220;Nell&#8217;Italia settentrionale, l&#8217;affermazione positiva di un processo di indeuropeizzazione comincia nell&#8217;età del bronzo, attraverso le terramare, nella regione corrispondente al corso medio del Po, fra Lombardia ed Emilia. Si afferma poi in modo netto nell&#8217;età del ferro, in condizioni confrontabili con quelle dei campi d&#8217;urne, in tre focolai principali&#8221;. Si tratta di Golasecca, Este e del &#8220;focolaio protovillanoviano&#8221;. Il primo e più occidentale si associa ai ritrovamenti linguistici che gli studiosi definiscono &#8220;leponzi&#8221;: Devoto riteneva si trattasse di una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">lingua indoeuropea</a> non gallica, ma gli studiosi di oggi tendono invece a includerla nel ramo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>. Ai ritrovamenti di Este e dintorni vanno riferite le testimonianze del venetico; solo al &#8220;focolaio protovillanoviano&#8221; non si accompagnano ritrovamenti di testimonianze linguistiche. &#8220;Ma ha la sua importanza attraverso la funzione di collegamento e di tappa per un&#8217;ulteriore espansione verso il sud di correnti linguistiche collegate alla civiltà dei campi d&#8217;urne&#8221;. Infatti da lì si aprono la strada a sud, lungo il crinale appenninico, focolai di &#8220;cittadelle&#8221; <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> tutte caratterizzate dal rito dell&#8217;incinerazione, &#8220;appoggiate a caposaldi, che vanno dal Pianello del Genga in provincia di Ancona fino a Terni, al Foro romano, e, al di là del Tevere, risalgono nell&#8217;Etruria in direzione di nord-ovest&#8221;. L&#8217;incinerazione, rito funebre assolutamente innovatore, che è quasi una bandiera di questi nuovi venuti, sarà ereditata e conservata per secoli dai Romani.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884205500" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px; border: 0pt none;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lazzerotti.bmp" alt="R. Lazzerotti, La cultura indoeuropea" width="95" height="145" align="left" border="0" /></a> Ma in cosa consistevano questi campi d&#8217;urne terramaricoli dei primi invasori? <a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdispeciale.html">Adriano Romualdi</a> ce ne fornisce una descrizione suggestiva: &#8220;Si tratta di stazioni su pali costruite sulla terraferma, rettangolari o trapezoidali, tagliate ad angolo retto da un <em>cardo </em>e da un <em>decumanus</em>, rigorosamente suddivise e con uno spazio libero a oriente ad uso di <em>comitium</em>. La severità dell&#8217;impianto, le sobrie urne lusaziane deposte l&#8217;una accanto all&#8217;altra nella nuda terra, ci attestano uno spirito severo e quiritario&#8221;. In Val Camonica, rilevava poi il compianto studioso, le incisioni rupestri ci mostrano &#8220;analogie sorprendenti con le incisioni rupestri in Svezia: non solo vi appaiono gli stessi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, le stesse figure (il sole trainato dai cervi, il &#8220;portatore d&#8217;ascia&#8221;, il &#8220;portatore di lancia&#8221;) ma anche lo stesso identico stile che scolpisce le figure come figure portanti e si riconnette alla mentalità &#8220;tettonica&#8221; del Nord&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Franz Altheim osserva le incisioni della Val Camonica: &#8220;È uno spirito assolutamente diverso, quello che si manifesta in quest&#8217;arte rupestre nordica e italica. Di fronte all&#8217;antico complesso culturale mediterraneo, femmineo e naturistico, si fa avanti una civiltà che ha pronunciati tratti virili. Essa penetra verso Sud&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Padania </em>del 15 febbraio 2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/migrazionedoricapadaniaitalia.html' addthis:title='La &#8220;migrazione dorica&#8221; in Padania e in Italia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;invenzione della Padania</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del libro di Gilberto Oneto L'invenzione della Padania]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/invenzionedellapadania.html' addthis:title='L&#8217;invenzione della Padania '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Gilberto Oneto è la punta di diamante dell’indipendentismo padano. Il suo libro <em>L’invenzione della Padania</em>, edito nel 1997, non mostra affatto i segni del tempo, ed è ancora oggi un testo estremamente attuale. In questo saggio Oneto descrive le ragioni che fondano la coscienza identitaria della Padania, rifiorita a partire dagli anni ’90, cioè proprio quando gli oligarchi mondialisti hanno dato un deciso impulso al processo di globalizzazione. Infatti il passaggio di poteri dai vecchi stati nazionali alle istituzioni internazionali ha prodotto come contraccolpo la rinascita del senso di appartenenza alla comunità locale: per la prima volta nella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">storia della Repubblica italiana</a> il tema dell’identità etnica si è imposto all’attenzione dell’opinione pubblica, sfuggendo all’occhiuto controllo della classe dirigente. Proprio per inquadrare il dibattito di idee sull’argomento, Oneto precisa la distinzione fra stato e nazione: lo stato è una struttura burocratica che esercita il suo potere sugli individui che risiedono su un dato territorio, la nazione è un gruppo sociale formato da persone che hanno origini, lingua, usi e costumi simili, e che vogliono affermare questa comunanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880443640" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/celtiinitalia.bmp" border="0" alt="Venceslas Kruta, I Celti in Italia" width="95" height="146" align="left" /></a> Già in questa distinzione di base si delinea il carattere artificiale di molti stati moderni, e in particolare dello stato italiano, che più di altri ha carattere composito. Oneto delinea il concetto di identità organiche vere, cioè fondato su un effettivo sentimento di appartenenza comune di cui si trova traccia già in epoche molto antiche: per i Greci e per i Romani l’attuale Padania era la Gallia Cisalpina, caratterizzata dalla presenza di popolazioni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a>. Proprio l’insediamento <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a> ha dato l’impronta fondamentale a questo territorio, trasmettendo alle genti padane i valori culturali e spirituali di questa grande civiltà, ma purtroppo anche i limiti che l’hanno caratterizzata: in primo luogo la difficoltà di creare una struttura federata che potesse dare alle tribù <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a> la possibilità di fronteggiare efficacemente gli invasori romani. Un altro evento che ha segnato in maniera indelebile l’identità padana è stato l’arrivo dei Longobardi: in questo momento decisivo i Longobardi fronteggiano i Bizantini, eredi dell’Impero Romano, per il dominio sulla penisola. I Longobardi, stabilmente insediati in Padania, si diffondono a macchia di leopardo sulle altre zone della penisola, creando in questo modo un importante fattore di differenziazione fra la Padania e le altre parti d’Italia. Queste vicende storiche hanno prodotto importanti differenze linguistiche fra i popoli che abitano la penisola italiana: i dialetti settentrionali hanno marcate origini <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a> e germaniche che non hanno mancato di far sentire le loro influenze anche sulla lingua italiana parlata nelle regioni del Nord: il libro documenta con cartine, grafici e apparato iconografico l’assetto etnico e culturale della Padania. Oneto individua anche i riferimenti mitici che hanno risvegliato l’identità padana: i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtici</a>, ampiamente diffusi in tutta l’area padana, il richiamo a vicende storiche come la battaglia di Legnano che ha visto le città padane unirsi contro un nemico comune e, ancor di più, la gloriosa battaglia di Lepanto che ha salvato l’Europa dalle orde dei turchi con il contributo decisivo di veneziani e genovesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8884741165" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/liperitaliano.bmp" border="0" alt="Gilberto Oneto, L'iperitaliano. Eroe o cialtrone? Biografia senza censure di Giuseppe Garibaldi" width="95" height="133" align="right" /></a> Nel corso dei secoli le città padane si sono sempre distinte per vivacità intellettuale e per spirito imprenditoriale, e le popolazioni padane sono sempre state capaci di forme di organizzazione comunitaria che caratterizzano la Padania come un fenomeno di nazionalismo sociale. La Padania è una delle comunità più produttive del mondo, ma purtroppo ha beneficiato in misura minima delle sue grandi potenzialità, poiché la classe dirigente italiana ha messo in atto una vera e propria rapina fiscale ai danni di questo territorio e, come se non bastasse, ha fatto il possibile e l’impossibile per sfigurare l’identità etnica della Padania, violentando il territorio per mezzo di flussi migratori sapientemente manovrati: la Padania, colonizzata da prefetti, magistrati e poliziotti di origine meridionale, è praticamente sottoposta a occupazione militare. Poi, con l’invasione extracomunitaria, si è abbattuto un ulteriore diluvio di elementi allogeni sulla Padania e su tutta l’Europa, che ha dato origine a problemi di ordine pubblico ormai ingestibili. Lo stato italiano considera i cittadini come vittime sacrificali da immolare sull’altare massonico della società multirazziale, e utilizza le masse di immigrati clandestini come colpi di maglio per travolgere la società civile padana e piegarla ai capricci dell’ideologia mondialista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ame/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=0415263735" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ethnonationalism.bmp" border="0" alt="Daniele Conversi (ed.), Ethnonationalism in the Contemporary World: Walker Connor and the Study of Nationalism" width="100" height="160" align="left" /></a> Tuttavia la storia a volte è capace di rivolgimenti inaspettati e niente affatto graditi ai burattinai che tirano i fili delle marionette nel teatrino osceno della politica italiana: gli oligarchi pensano di aver soffocato ogni tentativo di rivolta nella popolazione padana, ma le radici profonde non gelano e l’albero può ancora dare buoni frutti…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gilberto Oneto, <em>L’invenzione della Padania. La rinascita della Comunità più antica d’Europa</em>, Foedus Editore, Bergamo, 1997, pp.228, euro 10,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/invenzionedellapadania.html' addthis:title='L&#8217;invenzione della Padania ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;etno-nazionalismo e l&#8217;ideologia völkisch</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 15:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Prati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le prospettive dell'etnonazionalismo secondo l'Associazione culturale Identità e Tradizione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/etnonazionalismoideologiavoelkisch.html' addthis:title='L&#8217;etno-nazionalismo e l&#8217;ideologia völkisch '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888598983" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/frammentideuropa.bmp" border="0" alt="Fiorenzo Toso, Frammenti d'Europa. Guida alle minoranze etnico-linguistiche e ai fermenti autonomisti" width="95" height="159" align="right" /></a> Come già scritto, l&#8217;etnonazionalismo si rifà al federalismo etnico, forma modernizzata del nazionalismo etnico e dell&#8217;ideologia <em>völkisch</em>. Tale ideologia assegna la priorità alla tutela del <em>Volk</em>, inteso come comunità di Sangue e Suolo. L&#8217;etnicità costituisce per noi etnonazionalisti il criterio fondante della nazione, che prende corpo attraverso la forza del Sangue. Il singolo individuo è subordinato al volere della <em>Volksgemeinschaft</em>, della comunità etnica. Nella visione etnonazionalista la mappa geopolitica dell&#8217;Europa deve essere ridisegnata, attraverso la nascita di una Federazione europea etnica, costituita da Regioni-Stato, etnicamente omogenee. Ecco perché nel nostro edificio etnocentrico non vi è posto per lo Stato nazionale etnicamente eterogeneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pensiero etnonazionalista si rifà ad una concezione oggettiva della nazione, che corrisponde al <em>Volk </em>della tradizione di Herder, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> e M.H. Boehm. Bisogna sostituire gli Stati nazionali etnicamente pluralisti, e quindi ingiusti, con un insieme d&#8217;unità etnicamente omogenee. Lo Stato nazionale di matrice massonica e giacobina è il nemico in quanto si è storicamente sviluppato come realtà istituzionale etnicamente eterogenea, che non fonda i diritti di cittadinanza sull&#8217;appartenenza etnica! Dunque un indispensabile criterio per comprendere l&#8217;etnonazionalismo deve essere la conoscenza del pensiero <em>völkisch</em>, che si sviluppò in Germania e nelle università tedesche tra gli anni &#8217;20 e &#8217;30. Il pensiero <em>völkisch </em>nasceva da un profondo <em>Kulturpessimismus </em>presente in alcuni strati della società tedesca e si concretizzava in un&#8217;avversione per gli aspetti materialistici della moderna società industriale. Antiindustrialismo e antiurbanesimo, anticapitalismo e antiliberismo, coniugate ad una volontà di ritornare all&#8217;<em>Ahnenerbe</em>, all&#8217;eredità degli Avi: sono queste alcune delle facce con cui tale pensiero si mostrava, e proprio nel pensiero <em>völkisch </em>questi aspetti s&#8217;intrecciavano indissolubilmente. L&#8217;aggettivo <em>völkisch </em>sarebbe stato introdotto, secondo il germanista von Pfister, nel 1875 in sostituzione alla parola &#8220;<em>national</em>&#8220;. Il pensiero <em>völkisch</em>, che aveva le sue radici profonde nel periodo delle guerre napoleoniche ed in istanze romantiche, nasceva da un senso di frustrazione rispetto ad un&#8217;unificazione compiuta sotto l&#8217;egida prussiana e ad una scissione confessionale del paese, per recuperare un&#8217;identità etnonazionale più profonda e genuina, che si basasse sullo spirito popolare. Germanesimo ed antropologia razziale, antimodernismo e biologismo sono alcune delle facce che caratterizzano il pensiero <em>völkisch</em>. Un legame di popolo a livello biologico attraverso il Sangue e la Razza ed un mitico radicamento nel Suolo dell&#8217;<em>Heimat</em>, nell&#8217;idioma e negli usi e costumi trasmessi dalla Tradizione rappresentano il pensiero <em>völkisch</em>. La forza di tale pensiero risiede proprio nella profonda carica emotiva e passionale che era (è) capace di trasmettere. Dunque la teoria <em>völkisch</em>, termine che in italiano si traduce in &#8220;etnonazionale&#8221;, sostiene la prevalenza di una concezione della cittadinanza che contrappone &#8220;<em>das Volk</em>&#8221; a &#8220;<em>the people</em>&#8220;, e fa sì che in Germania si sia applicato lo <em>jus sanguinis</em>, il diritto del Sangue: cittadino tedesco era solo chi discendeva da genitori tedeschi, parlava tedesco e propagava la cultura tedesca. Per noi etnonazionalisti lo <em>jus sanguinis</em> è un punto fermo, irrinunciabile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6119" class="wp-caption alignleft" style="width: 205px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-6119" title="Walther Darré" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/walther-darre.jpg" alt="Walther Darré" width="195" height="200" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Walther Darré</dd>
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</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un extraeuropeo che lavora da 30 anni in una delle comunità etnonazionali che costituiscono la Padania (ad esempio il Veneto) non sarà mai un cittadino Veneto, dal momento che conserva le sue <em>racines</em>, la sua cultura allogena, la sua lingua. Il diritto di cittadinanza, a nostro avviso, dovrà spettare, infatti, solo a chi appartiene alla comunità etnica, cioè, ad esempio in Veneto, è cittadino chi è Veneto di sangue. <em>The people </em>significa invece <em>jus soli</em>, diritto del suolo: la cittadinanza si acquisisce semplicemente risiedendo in un posto, e questa è la concezione tipica dello stato nazionale multietnico e giacobino-massone nato dalla Rivoluzione Francese. E&#8217; proprio in nome del diritto alla differenza culturale e del diritto all&#8217;identità etnica che attualmente noi propugniamo un&#8217;etnoconfederazione. La nostra teoria <em>völkisch </em>etnonazionalista pone un&#8217;importanza speciale sulla supremazia della nazione rispetto all&#8217;individuo: per noi etnonazionalisti Razze, Etnie, Stirpi, Nazioni sono le categorie umane fondamentali, rifiutiamo categoricamente il concetto che le popolazioni siano flessibili e mutevoli, senza correlazione fra caratteristiche fisiche e culturali. Vi sono sicuramente analogie di pensiero tra alcuni esponenti della Nuova Destra (es.: Guillame Faye, Robert Steuckers,&#8230;) e noi etnonazionalisti <em>völkisch</em>, tali analogie si possono individuare nelle seguenti idee-guida:</p>
<p style="text-align: justify;">a) il federalismo basato sul criterio etnico quale elemento costitutivo di un nuovo ordine europeo (&#8220;L&#8217;Europa delle comunità etnonazionali e delle Stirpi&#8221;), in cui alla disintegrazione degli Stati nazionali etnicamente eterogenei corrisponda la nascita di una federazione di Stati regionali etnicamente omogenei; il federalismo quale forma istituzionale che consenta l&#8217;esercizio del diritto all&#8217;autodeterminazione;<br />
b) La richiesta di una nuova mappa politica dell&#8217;Europa, con la modifica degli odierni confini, da noi considerati artificiali;<br />
c) La priorità assegnata ai diritti collettivi, di gruppo, rispetto ai diritti fondamentali dell&#8217;individuo; l&#8217;avversione verso l&#8217;universalismo;<br />
d) Il rigetto della società multiculturale, considerata fonte di conflitti interetnici, la teorizzazione di forme del pensiero differenzialista;<br />
e) L&#8217;esaltazione di comunità naturali e omogenee contrapposte all&#8217;idea di nazione nata dalla rivoluzione francese;<br />
f) La relativizzazione della democrazia liberale, che necessita di correttivi etnici.</p>
<p style="text-align: justify;">Nostro punto di riferimento culturale sono:</p>
<p style="text-align: justify;">* Intereg (<em>Internationales Institut fur Nationalitatenrecht und Regionalismus</em>, ossia Istituto Internazionale per il diritto dei gruppi etnici e il regionalismo). Finanziato attraverso la <em>Bayerische Landeszentrale fur Politische Bildungsarbeit </em>(ente centrale bavarese di istruzione politica), fino alla sua scomparsa è sostenuto caldamente da Franz Joseph Strauss. Nella dichiarazione istitutiva dell&#8217;Intereg si precisa l&#8217;obbiettivo di una &#8220;relativizzazione degli stati nazionali&#8221;, al fine di conseguire &#8220;l&#8217;affermazione di un diritto dei gruppi etnici e dei princìpi dell&#8217;autodeterminazione e dell&#8217;autonoma stabilità delle regioni&#8221;.<br />
* BdV (<em>Bund der Vertriebenen</em>), è l&#8217;associazione regionale dei tedeschi espulsi dopo il 1945 dai territori orientali del Terzo Reich. BdV nasce grazie al land della Baviera e su iniziativa dei profughi dei Sudeti, la regione popolata da tedeschi grazie a cui Hitler invase la Cecoslovacchia. Il BdV non riconosce gli attuali confini della Germania.<br />
* SL: (<em>Sudetendeutsche Landsmannschaft</em>), è la lega dei profughi dei Sudeti.<br />
* Fuev (<em>Federalistiche Union Europaischer Volksgruppen</em>), Unione federalista delle comunità etniche in Europa. Per gruppo etnico, secondo la Fuev, si intende una comunità che si definisce &#8220;attraverso caratteri che vuole mantenere come la propria etnia, lingua, cultura e storia&#8221;. Dopo la caduta del muro di Berlino e dell&#8217;Urss, tre milioni di cittadini di origine tedesca sono presenti negli stati post sovietici, per cui Bonn, dopo il 1989, ha iniziato a finanziare la Fuev.<br />
* VdA: (<em>Verein fur das Deutschtum in Ausland</em>), associazione per la germanicità all&#8217;estero.<br />
* Guy Héraud: coeditore di &#8220;Europa Etnica&#8221;, organo ufficiale della Fuev e di Intereg, figura nel <em>comitè de patronage </em>della &#8220;Nouvelle Ecole&#8221;, la rivista della nuova Destra francese. E&#8217; il padre del federalismo etnico, la dottrina istituzionale che presenta le &#8220;Piccole Patrie&#8221;, nate dalla secessione dallo Stato nazionale multietnico, come l&#8217;estremo bastione contro la globalizzazione e l&#8217;invasione allogena. &#8220;Padre spirituale&#8221; del nazionalismo etnico è R.W. Darré e il suo testo, fondamentale per ogni etnonazionalista, è <em>Neuadel aus Blut un Boden</em> (Ed. italiana: Edizioni di Ar, Padova 1978): l&#8217;indissolubile binomio di &#8220;sangue e suolo&#8221; esprimeva la carica fortemente etnonazionalista e biologista del pensiero ruralistico di Darré. L&#8217;uomo, considerato innanzi tutto nella dimensione biologica di portatore e custode nel suo sangue di un prezioso patrimonio genetico, doveva realizzare la sua esistenza attraverso un&#8217;intima fusione con la terra. Egli doveva &#8220;come la pianta mettere radici nel suolo per prendere parte alla forza primigenia, eternamente rinnovantesi della terra&#8221;. &#8220;Vogliamo far diventare di nuovo il sangue e il suolo il fondamento di una politica agraria tedesca chiamata a far risorgere il &#8220;contadinato&#8221; e con ciò superare le idee del 1789, cioè le idee del liberalismo. Perché le idee del 1789 rappresentano una <em>Weltanschauung </em>che nega la razza, l&#8217;adesione al contadinato invece è il nucleo centrale di una <em>Weltanschauung </em>che riconosce il concetto di razza. Intorno al contadinato si scindono gli spiriti del liberalismo da quelli del pensiero <em>völkisch</em>&#8220;. Tra i molti importanti esponenti del pensiero <em>völkisch </em>vi furono: Julius Langbehn (<em>Rembrandt als Erzieher</em>), Paul de Lagarde (<em>Deutsche Schriften</em>), il movimento dei <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8872020123"><em>Wandervoegel</em></a>, W. Schwaner (<em>Aus heiligen Schriften germanischer Völker</em>), Hermann Ahlwardt (<em>Der Verzweiflungskampf der arischen Völker mit dem Judentum</em>), Artur Dinter (<em>Die Sünde wider das Blut</em>), <a title="Hans F.K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">H.F.K. Guenther</a> (<em>Rassenkunde des deutschen Volkes</em>, <em>Rassenkunde Europas</em>, <em>Rassengeschichte des hellenischen und des römischen Volkes</em>), Friederich Naumann, Alfons Stoecker e infine Georg Ritter von Schönerer.</p>
<p style="text-align: justify;">Nostro dovere di etnonazionalisti è, quindi, prima di tutto quello di far riscoprire a tutti i Popoli Padano-Alpini ed agli Europei l&#8217;appartenenza alle proprie millenarie comunità di sangue, di suolo, di destino e di storia: comunità che da sempre hanno costituito quella più grande comunità di popoli che è oggi la Padania. Dire Padania, significa per noi evocare subito una molteplicità d&#8217;immagini e di concetti diversi. Primo fra tutti un concetto geografico: la Padania è una terra. Ma subito dopo un concetto d&#8217;ordine etnico: la Padania è, infatti, un insieme di popoli affini per comuni radici di sangue e di tradizioni. Ancora, un concetto d&#8217;ordine storico: la Padania è il risultato di millenni di vicende storiche specifiche, è il prodotto della vita fisica e spirituale, delle attività delle genti che l&#8217;hanno abitata. E infine un concetto d&#8217;ordine ideale: la Padania è un insieme di civiltà. Non è dunque possibile pensare la Padania senza avere ben presenti questi quattro momenti fondamentali della sua identità: la Padania come Terra, la Padania come Sangue, ovvero come l&#8217;insieme di numerose comunità etniche, la Padania come Memoria storica, la Padania come Civiltà. Noi rappresentiamo quelle <em>Heimaten</em>, quelle Stirpi che esistono da millenni e non un&#8217;artificiosa costruzione massonica e giacobina come lo stato italiano, noi siamo quella Terra di Mezzo che da sempre è il cuore pulsante della Mitteleuropa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di sangue e suolo non è certo astratto e trova un riscontro materiale nelle mappature genetiche italiane, che dimostrano in maniera scientifica come non esista in termini etnici un popolo italiano e come gli antichi popoli preromani siano ancora oggi presenti con i loro geni. Anche linguisticamente le differenze sono nette e parlare di dialetti è un eufemismo non supportato da riscontri scientifici. Non si può inoltre confondere la razza con l&#8217;etnia, ragion per cui gli Europei autoctoni sono razzialmente omogenei ed etnicamente divisi. Il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica, unendo nella diversità rimane l&#8217;esempio più alto di un&#8217;Europa forte, libera e rispettosa delle tante patrie che la compongono. Detto questo riteniamo comunque che di fronte al pericolo immediato e mortale per l&#8217;intera Civiltà europea di un&#8217;immigrazione che è un&#8217;autentica invasione, sia oggi più importante ricercare i valori della comune Tradizione europea ed unire le forze per salvare il salvabile. Lo stato italiano è condannabile in quanto giacobino e perciò centralista e mondialista e nemico delle etnie che lo compongono. Un&#8217;etnofederazione basata sui valori della nostra Tradizione potrebbe essere un passo fondamentale verso la costruzione della Padania e dell&#8217;Europa che sognamo.</p>
<p style="text-align: justify;">La battaglia è appena iniziata: siamo noi, tutti noi Popoli Padano-Alpini ed Europei che dobbiamo alzare il grido di battaglia, serrare i ranghi, e inondare le piazze di questa Terra antica dal nuovo destino. Inondarla delle nostre millenarie bandiere di libertà! E soprattutto noi etnonazionalisti dobbiamo restare uniti e legati come lo sono gli alberi di una stesa foresta, le onde di uno stesso fiume, le gocce di uno stesso sangue. Allora sarà veramente impossibile fermarci! Forza dunque: Padania, Europa in piedi!</p>
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