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	<title>Centro Studi La Runa &#187; oriente</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Contro Guénon?</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 18:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non mancano critici e detrattori del grande intellettuale francese: un recente saggio in questo senso è Contre Guénon dello scrittore belga Jean van Win.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/contro-guenon.html' addthis:title='Contro Guénon? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6369" style="margin: 10px;" title="Guénon" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Gu%C3%A9non.jpg" alt="" width="199" height="296" /><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> è un’autorità indiscussa nell’approccio tradizionale agli studi storici e filosofici, e i suoi scritti conoscono una diffusione crescente e conquistano lettori sempre più appassionati.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia non mancano critici e detrattori del grande intellettuale francese: un recente saggio in questo senso è <a title="Contre Guénon" href="http://www.amazon.it/gp/product/2916123407/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=2916123407" target="_blank"><em>Contre <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span></em></a> dello scrittore belga Jean van Win. L’autore è un dichiarato sostenitore dei “valori democratici” (droga? aborto? mafia? corruzione?). Per van Win la democrazia, l’uguaglianza, l’emancipazione femminile, sono principi per cui val la pena di vivere e, all’occorrenza, di morire: al vertice di questi illuminati valori, van Win mette il “dovere d’ingerenza” (proviamo a immaginare lo scrittore belga con elmetto e giubbotto antiproiettili che combatte nelle guerre “umanitarie”…).</p>
<p style="text-align: justify;">A rendere più chiare le posizioni dell’autore l’introduzione del volume afferma di voler mettere in risalto l’estraneità del pensiero di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> all’umanitarismo massonico, ma su questo non avevamo dubbi!</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque le obiezioni che van Win muove a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> sono quelle usualmente utilizzate dallo stupidario progressista che sentiamo tutti i giorni sui <em>mass media</em>. Il pensiero guénoniano è assimilato al fascismo, al nazismo, al razzismo, all’antisemitismo: tutte argomentazioni di sicuro effetto sulla psicologia larvale del gregge democratico…</p>
<p style="text-align: justify;">Per il nostro illuminato scribacchino la cordiale amicizia intellettuale di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> con <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> è un fatto scandaloso, anche se in realtà i due autori, pur partendo da una comune critica alla modernità svilupparono filoni di pensiero piuttosto differenziati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/2916123407/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=2916123407"><img class="size-full wp-image-7881 alignleft" title="contre-guenon" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/contre-guenon.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>L’autore poi irride la teoria del complotto mondiale di cui Guènon è stato attento studioso. Oggi che il mondialismo si manifesta apertamente con tanto di riconoscimenti istituzionali, la tesi negazionista della propaganda di regime si sbugiarda da sola…</p>
<p style="text-align: justify;">Dove il saggio di van Win raggiunge esiti tragicomici è quando l’autore attacca l’atteggiamento fideistico della cultura tradizionalista: se i lettori applicano questa critica ai dogmi egualitari della cultura contemporanea avranno modo di farsi quattro risate…</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là delle posizioni culturali dell’autore di <a title="Contre Guénon" href="http://www.amazon.it/gp/product/2916123407/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=2916123407" target="_blank"><em>Contre <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span></em></a>, nel saggio si possono trovare motivi d’interesse su alcuni punti che riguardano la formazione di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, le sue fonti, le sue eclettiche frequentazioni culturali. Innanzi tutto la fascinazione per l’Oriente sembra dovuta a una moda culturale che ha radici molto antiche in Europa e in particolare in Francia: l’idea dell’Oriente come luogo di origine, come orizzonte esotico portatore di chissà quali misteri è sempre stata un luogo comune molto diffuso. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> era particolarmente affascinato dall’India, che però non ebbe mai modo di visitare e, secondo van Win, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> non conosceva il sanscrito e leggeva i testi induisti solo in traduzione. L’esoterista francese, inoltre, frequentò alcune logge massoniche, ma fu uno dei più qualificati collaboratori della stampa antimassonica dell’epoca! La conversione all’Islam, poi, contrasta con l’appassionata difesa della Chiesa Cattolica di cui spesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> si è fatto alfiere nei suoi scritti. Infine raramente <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> cita le fonti da cui ha tratto ispirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente la vita e l’opera di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> possono presentare aspetti ambigui e contraddittori, ma non c’è dubbio che il complesso dei suoi scritti descriva con straordinaria precisione la spaventosa metastasi della degenerazione democratica. La denuncia del pansatanismo che infesta il mondo moderno non è mai stata così convincente come nelle lucide pagine guénoniane, che tuttavia non inducono mai alla disperazione, ma anzi incoraggiano il lettore, con un linguaggio quasi imperturbabile, a una ferma presa di posizione e a una virile assunzione di responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Da notare infine che van Win rimprovera a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> l’assenza di riferimenti all’amore cristiano. In realtà lo stesso van Win, autore di chiare simpatie massoniche, non si esprime propriamente come un chierichetto; e d’altra parte è universalmente noto che le ideologie egualitarie sono per definizione la fabbrica dell’odio!</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Jean van Win, <em><a title="Contre Guénon" href="http://www.amazon.it/gp/product/2916123407/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=2916123407" target="_blank">Contre Guénon</a></em>, Éditions de La Hutte, Bonneuil-en-Valois 2010, pp. 278.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/contro-guenon.html' addthis:title='Contro Guénon? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La mistificazione della storia</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 10:23:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Svelare la mistificazione della storia, riscoprire la grandezza della civiltà europea, ripudiare il falso mito di una “civiltà occidentale giudeo-cristiana” costruita interamente sull'adorazione di un libro orientale, non è che il primo passo, l'inizio della lotta contro l'asservimento dell'Europa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-mistificazione-della-storia.html' addthis:title='La mistificazione della storia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_7727" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-7727" title="Newgrange (co. Meath, Irlanda)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/newgrange-300x225.jpg" alt="Newgrange (co. Meath, Irlanda)" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Newgrange (co. Meath, Irlanda)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 2007 il matematico e filosofo Piergiorgio Odifreddi pubblicò il saggio <a title="Perché non possiamo essere cristiani" href="http://www.libriefilm.com/perche-non-possiamo-essere-cristiani-e-meno-che-mai-cattolici/9540" target="_blank"><em>Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici</em></a>, libro che, come non è difficile capire, mette radicalmente in discussione la dottrina del Discorso della Montagna. Fra le altre cose, Odifreddi faceva notare il fatto, del resto ben noto, che al di fuori dei Vangeli non si trovano tracce di riferimenti agli avvenimenti raccontati nei Vangeli stessi, tranne qualche accenno, come il famoso testimonium flavianum, un frammento attribuito allo storico Giuseppe Flavio che è con ogni probabilità un&#8217;interpolazione spuria inserita a secoli di distanza negli scritti dello storico ebreo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, argomenta Odifreddi, il primo secolo della cosiddetta Era Volgare era un&#8217;epoca altamente civile nella quale le notizie correvano e c&#8217;erano dozzine di storici. Possibile che nessuno si sia accorto che in Palestina c&#8217;era un grande taumaturgo come il Gesù raccontatoci dai Vangeli, capace di camminare sulle acque, guarire i lebbrosi, resuscitare i morti? E&#8217; di gran lunga più verosimile che non ci abbiano raccontato nulla perché non c&#8217;era nulla da raccontare, e che il Cristo dei Vangeli sia pressoché per intero una figura mitologica elaborata molto dopo l&#8217;epoca degli avvenimenti narrati.</p>
<p style="text-align: justify;">È molto istruttivo e fa un effetto quasi umoristico leggere la recensione che ha fatto al libro di Odifreddi sul sito della EffeDiEffe Maurizio Blondet, giornalista di impostazione cattolico-tradizionalista ed ex collaboratore de “L&#8217;avvenire”, il quotidiano della CEI.</p>
<p style="text-align: justify;">“Per fortuna”, ci dice Blondet, Odifreddi non si è accorto che anche per quanto riguarda l&#8217;Antico Testamento “esiste un problema analogo”. Se noi andiamo a leggere quello che ci racconta la <em>Bibbia </em>riguardo al regno d&#8217;Israele soprattutto nei periodi di maggiore potenza come il regno di Salomone, si ha l&#8217;impressione che si sia trattato quanto meno di una media potenza dell&#8217;area mediorientale. E allora, non è quanto meno strano che di ciò i vicini di Israele non si siano accorti per nulla? Noi non troviamo alcuna menzione a Israele e/o agli Ebrei in nessun testo babilonese, assiro, ittita o fenicio. Per quanto riguarda l&#8217;Egitto, poi (menzionato nella bibbia centinaia di volte) c&#8217;è solo un ambiguo riferimento di sfuggita in una stele, che potrebbe forse riferirsi a Israele o forse no. L&#8217;impressione che si ha, è che la parte “storica” della bibbia non sia altro che una raccolta di fanfaronate scritta per gratificare lo sciovinismo tribale di una popolazione che fino al tramonto dell&#8217;età antica ha avuto sulla storia del Medio Oriente (non diciamo sulla storia mondiale) un peso pressoché pari a zero.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che per un credente come Blondet è “un problema”, per chi non ha lo sguardo appannato dalla “fede” è semplicemente un fatto. L&#8217;Antico e il Nuovo Testamento sono entrambi due “patacche”, due raccolte di favole senza nessun fondamento storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che la gente crede, il più delle volte non ha alcun rapporto con la realtà. C&#8217;è gente che crede all&#8217;astrologia, c&#8217;è ancora gente capace di credere nel comunismo; e quando mai si è visto nella storia umana un sistema di regimi come quello comunista dell&#8217;Unione Sovietica e dell&#8217;Europa orientale crollare sotto il suo stesso peso, di fronte alla constatata incapacità di produrre altro che violenza, miseria e oppressione? Perché non lasciare allora che chi vuole continui a credere che quella raccolta di favole e mistificazioni che conosciamo come <em>Bibbia </em>sia nientemeno che “la parola di Dio”, magari aggiungendovi la credenza in quella serie di sciocchezze che sono i dogmi cattolici, dalla transustanziazione alla verginità di Maria?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-indoeuropei-fatti-dibattiti-soluzioni/9218" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7728" style="margin: 10px;" title="indoeuropei" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/indoeuropei.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>Questo è inaccettabile per una serie di ragioni: il cristianesimo, incistatosi nel cuore della cultura europea come una malattia cronica dopo aver distrutto le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> native dell&#8217;Europa, sembra oggi tornato a una nuova fase di virulenza, si pensi solo a come premono la Chiesa cattolica e le varie Chiese cristiane in favore dell&#8217;immigrazione che minaccia di sommergere e cancellare le stesse basi etniche della civiltà europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora, noi sappiamo che durante la seconda guerra mondiale la parte vincitrice del conflitto si è macchiata di atrocità in quantità nettamente superiori di quelle che è poi riuscita ad attribuire ai vinti: pensiamo solo ai quattro milioni di vittime civili dei bombardamenti aerei alleati e ai tre milioni di civili tedeschi massacrati dall&#8217;Armata Rossa a oriente dell&#8217;Oder. Siamo già oltre le cifre del cosiddetto olocausto attribuito ai nazisti, e non abbiamo ancora considerato due bombardamenti nucleari sul Giappone, le migliaia di italiani massacrati dai comunisti jugoslavi nelle foibe, l&#8217;eccidio di Katyn, le stragi compiute dalle bande partigiane e via dicendo, eppure tutto ciò non ha nemmeno lontanamente l&#8217;impatto emotivo del cosiddetto olocausto (le cui cifre non possono essere ridimensionate anche perché per gli storici che cercano di studiare l&#8217;argomento, nelle nostre liberissime democrazie si aprono le porte del carcere), ci sono vittime di serie A e vittime di serie B, perché il cosiddetto olocausto (parola che proviene dalla terminologia religiosa) porta con sé il sentore del sacrilegio: si sarebbe alzata la mano sul “popolo santo”, sul “popolo sacerdotale”, sul “popolo di Gesù”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il senso di colpa per ciò (anche se nessuno che sia nato dopo il 1945 può essere chiamato a risponderne personalmente), dovrebbe giustificare la soggezione in eterno dell&#8217;Europa agli Stati Uniti, potenza sedicente cristiana, “nuovo Israele”. È chiaro, assolutamente chiaro che qualsiasi progetto di rinascita dell&#8217;Europa passa per il rifiuto radicale di tutto ciò, a cominciare dalla sopravvalutazione dell&#8217;ebraismo ingenerata dalla diffusione delle mistificazioni bibliche che per secoli sono state spacciate all&#8217;Europa come “la verità rivelata” per antonomasia.</p>
<p style="text-align: justify;">La cultura dell&#8217;Europa è stata per secoli dominata dalla Chiesa cattolica che ha abilmente riutilizzato i cascami della cultura classica per fare da supporto a una concezione il cui nucleo centrale rimane ebraico-mediorientale. Tutte le volte che c&#8217;è stato un reale progresso della conoscenza, esso ha dovuto lottare contro l&#8217;ortodossia biblica. Copernico e Galileo hanno liberato dal dogma biblico l&#8217;astronomia e le scienze fisiche, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span> le scienze biologiche, ma le scienze storiche stanno ancora aspettando il loro Copernico, il loro Galileo, il loro <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un punto che dovrebbe essere oggetto di una riflessione a parte: noi sappiamo che a partire dagli anni &#8217;70, da quel disastro per la nostra cultura e per la nostra scuola che è stato il cosiddetto &#8217;68 le cui nefaste conseguenze sono ancora ben lungi dall&#8217;essere state smaltite, la scuola italiana e in particolare l&#8217;insegnamento della storia sono stati invasi, impestati da docenti di sinistra di formazione marxista. Ebbene, non è perlomeno strano che costoro non abbiano trovato nulla da ridire su di un&#8217;impostazione della storia di derivazione cristiano-biblica, che come vedremo, è estremamente fragile e confutabile?</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo me, questa è la prova lampante di due fatti fondamentali:</p>
<p style="text-align: justify;">1.	La reale scientificità del cosiddetto “materialismo dialettico” e del cosiddetto “materialismo storico”, dell&#8217;impostazione marxista della storia è rigorosamente nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">2.	Abbiamo qui la prova evidente del fatto che cristianesimo e marxismo sono due forme di pensiero molto più affini di quel che sembrerebbe a prima vista, scaturenti entrambe dalla stessa matrice semitico-mediorientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si prende in mano un qualsiasi testo di storia, “la storia” che ci viene raccontata è sempre la stessa: la civiltà umana sarebbe germogliata in Medio Oriente tra l&#8217;Egitto e la Mesopotamia, per passare, in un complicato passaparola da Egizi, Assiri e Babilonesi a Fenici, Ebrei e Persiani (forse anche Cretesi minoici ed Etruschi) e da questi ai Greci che l&#8217;avrebbero consegnata ai Romani, per arrivare infine nel cuore del nostro continente sulla punta delle lance e dei gladi romani solo poco prima dell&#8217;età di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lorigine-delle-lingue-indoeuropee/6122" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7729" style="margin: 10px;" title="origine-lingue-indoeuropee" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/origine-lingue-indoeuropee.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Si tratta di un persistente schema di derivazione biblica tendente a enfatizzare il ruolo del Medio Oriente e a sminuire quello dell&#8217;Europa. I fatti che non collimano con questo schema – paraocchi, come ad esempio quello, accertato, che il complesso megalitico di Stonehenge è di otto secoli più antico delle piramidi egizie o che la tomba monumentale di Newgrange in Irlanda risale a un&#8217;epoca ancora più remota, semplicemente non sono presi in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La cultura celtica, “colpevole” di essere una cultura assolutamente autoctona dell&#8217;Europa, non riconducibile a influenze provenienti dall&#8217;altra sponda del Mediterraneo, è stata particolarmente maltrattata e sottovalutata dagli storici affetti da strabismo mediorientale che perpetuano – consciamente o no – lo schema biblico, e lo stesso è avvenuto, a maggior ragione per quella cultura pre-celtica e forse pre-indoeuropea a cui dobbiamo l&#8217;edificazione dei grandi complessi megalitici diffusi nell&#8217;Europa atlantica e mediterranea da Malta a Stonehenge, ma diffusi soprattutto nella parte atlantica dell&#8217;antica Gallia e nelle Isole Britanniche, ma in un certo senso si può dire che i popoli e le culture dell&#8217;Europa mediterranea sono stati trattati anche peggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è noto, le lingue delle popolazioni caucasiche e le popolazioni stesse, sono state classificate in tre grandi gruppi: semitico, camitico e <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropeo</a>: il gruppo semitico comprenderebbe le lingue e le popolazioni degli antichi Babilonesi, Assiri, Caldei, Fenici, degli Ebrei, degli Arabi. Camitiche sarebbero le popolazioni “bianche” dell&#8217;Africa settentrionale anche se parzialmente arabizzate dalla conquista islamica. Camiti sarebbero gli antichi Egizi e i loro discendenti moderni, i Copti, le popolazioni berbere e tuareg, gli antichi Numidi e in Asia appartenevano al gruppo camitico i Cananei. Al ceppo <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropeo</a> appartiene la quasi totalità delle lingue parlate in Europa e verosimilmente radici comuni ne hanno le popolazioni: <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a>, Germani, Latini, Greci, Slavi, e poi in Asia le popolazioni indiane e iraniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa classificazione deriva direttamente dalla <em>Bibbia</em>, dai tre figli di Noè, Sem, Cam, Jafet che si suppone sarebbero stati gli antenati rispettivamente dei Semiti dei Camiti, degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">Indoeuropei</a>. Se dovessimo prendere la narrazione biblica per qualcosa di diverso da una favola, ci si porrebbe subito un problema: poiché essa racconta che tutta l&#8217;umanità precedente a Noè sarebbe stata spazzata via dal diluvio, da dove verrebbero le popolazioni non caucasiche? Forse i loro antenati sono stati sbarcati sulla Terra da degli UFO?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma prescindiamo, il fatto è che lo schema biblico si dimostra riduttivo e mistificante anche se applicato alle sole popolazioni caucasiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo schema, che vorrebbe costringere la realtà nella camicia di forza biblica che – torno a ripeterlo – non ha alcun valore storico ed è puramente leggendaria, rimane fuori un numero impressionante di popolazioni antiche che gli storici, con assoluta cecità, continuano a etichettare come “non apparentate” o “di origine misteriosa” o “non <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropei</a>” (etichetta che potrebbe nella sua vaghezza andare ugualmente bene per Eschimesi e Papua): Etruschi, Minoici, Liguri (il cui territorio era un tempo esteso a gran parte della Gallia meridionale), Iberici, per non menzionare che le principali.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un vasto insieme di popolazioni dalle caratteristiche non dissimili che possono essere agevolmente denominate come “Mediterranei”, anche se bisogna tenere presente che pure popolazioni camitiche, semitiche ed indoeuropee erano affacciate sulle sponde del Mediterraneo già in età antica e che un sostrato “mediterraneo” è rilevabile, ad esempio, nelle Isole Britanniche, e che a questa popolazione “mediterranea” delle origini sarebbe riconducibile l&#8217;edificazione dei complessi megalitici preesistenti all&#8217;avvento dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a>, bisogna dunque accettare la definizione di “Mediterranei” come etnica, storica e culturale piuttosto che geografica.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo contesto “mediterraneo” appartenevano con ogni probabilità importanti civiltà antiche come quella etrusca e quella cretese-minoica, nonché le culture cui è attribuibile l&#8217;erezione dei complessi megalitici delle Isole Britanniche, della Gallia atlantica (ad esempio Carnac) e dell&#8217;isola di Malta.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerebbe quanto meno aggiungere un quarto ramo “mediterraneo” delle popolazioni caucasiche, anche se non è possibile riscrivere la <em>Bibbia </em>per inventare un quarto figlio di Noè. Non è ancora tutto, perché rami minori e separati sono probabilmente costituiti dalle popolazioni ugrofinniche, dai Baschi, da Sardi e Corsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;idea che ci facciamo del nostro passato dipende l&#8217;idea che abbiamo di noi stessi esattamente come, per capire dove ci troviamo, occorre sapere da dove siamo venuti e, a questo riguardo non a caso, talvolta si sentono delle bestialità da far accapponare la pelle, e una delle più ricorrenti è la confusione tra mediterraneo e semitico, un modo comodo per risucchiare dentro il mondo semitico grandi civiltà antiche come quella etrusca e quella minoica (ma quella di arraffare tutto ciò su cui si può mettere le mani a poco prezzo sembra essere una radicata tradizione semitica); in realtà nulla potrebbe essere più falso, e ben difficilmente si potrebbero indicare due culture, due modi di essere più diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_7730" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-7730" title="Stonehenge. Wiltshire, Inghilterra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/stonehenge-300x225.jpg" alt="Stonehenge. Wiltshire, Inghilterra" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Stonehenge. Wiltshire, Inghilterra</p></div>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo solo a un tratto per tutti, la posizione che la donna aveva (o ha ancora al presente) nelle rispettive società. Che gli antichi Mediterranei inclinassero al matriarcato e che comunque nelle loro culture la donna vi godesse di dignità e di autonomia pari a quella dell&#8217;uomo, su questo mi sembra vi siano pochi dubbi. Andiamo a vedere quello che accadeva/accade nel mondo semitico, ciò che ci è testimoniato dall&#8217;ebraismo biblico, dall&#8217;islam fino al presente, dalle tracce che quella sorta di semitizzazione dell&#8217;Europa che è stata la diffusione del cristianesimo ha lasciato nella nostra stessa cultura: ci accorgiamo di avere a che fare con una mentalità, più che patriarcale, sessuofoba e misogina, dove la metà femminile della popolazione era/è tenuta in condizioni di minorità e spesso di segregazione. Il modo in cui la donna è trattata nel mondo islamico, spesso priva di diritti politici del diritto all&#8217;istruzione, spesso persino all&#8217;assistenza sanitaria, segregata in casa, costretta a nascondersi sotto lo <em>chador </em>o il <em>burqa </em>quando esce per strada, ci fa giustamente orrore, ma dovremmo ricordare che né l&#8217;ebraismo biblico né il cristianesimo antico e medievale ci mostrano un quadro sostanzialmente diverso; in particolare quel libro anacronistico che ci ostiniamo a considerare “sacro” ci fa vedere una mentalità per la quale la donna è solo oggetto e non soggetto di diritti, esiste solo per il piacere dell&#8217;uomo e per dargli figli, contro la quale ogni violenza è presentata con noncuranza, e in ultima analisi lecita.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è questa la sola differenza che è possibile riscontrare tra Mediterranei e semiti. Immaginiamo di visitare un museo con riproduzioni dei vari capolavori dell&#8217;antichità. Passando davanti alla riproduzione di una sezione di ziggurat babilonese o a un toro alato assiro, per poco che siamo sensibili, avremo l&#8217;impressione di una grandiosità plumbea, senza vita, proveremo un senso di oppressione, chi ha realizzato quelle opere, ci viene da pensare, doveva essere gente oppressa da tirannidi politico-sacrali che ne facevano degli schiavi dalla culla alla tomba, esattamente come ancora oggi la vita dei popoli islamici è condizionata da un&#8217;ossessione religiosa che si spinge spesso fino al fanatismo e lascia ben poco spazio alla gioia di vivere o non ne ammette semplicemente l&#8217;espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Geova veterotestamentario è una divinità feroce, pronto a colpire i suoi devoti coi più tremendi flagelli al minimo segno di disobbedienza o di obbedienza non sufficientemente zelante, e ad aizzarli a sterminare i popoli stranieri per farsi e fargli spazio, ma appare ancora quasi mite se confrontato con altre divinità semitiche come Baal e Moloch, avide di sacrifici umani (tracce di sacrifici umani si trovano però anche nella <em>Bibbia</em>, a cominciare dalla storia di Isacco). E Allah? È un&#8217;altra divinità con la quale è meglio non scherzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Proseguiamo la visita al nostro ideale museo e spostiamo ora la nostra attenzione sugli affreschi etruschi e minoici: è un mondo del tutto diverso quello che troviamo: possiamo vedere scene di feste, di cacce, di attività sportive che ci testimoniano di una visione della vita molto più serena e armoniosa: la figura umana è sempre centrale: uomini e donne dai corpi vigorosi ed elastici, che gli artisti non si sono preoccupati troppo di nascondere, e che sembrano apprezzare pienamente le gioie della vita. Forse un elemento importante per capire le differenze psicologiche fra i due gruppi di popoli e culture, è dato dal fatto che uno dei capolavori della statuaria antica, la “dama di Elche”, è opera di un popolo, gli Iberici, che solitamente gli storici non degnano di molta considerazione. Al confronto, le figurine umane ritrovate nei <em>tophet </em>fenicio-punici di Monte Sirai e Mozia appaiono sorprendentemente rozze e primitive, e non credo sia scorretto interpretare la cosa come una testimonianza del fatto che le culture mediterranee accordavano all&#8217;essere umano, all&#8217;individuo, una centralità del tutto sconosciuta nel mondo semitico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ambiente naturale ha certamente un&#8217;importanza fondamentale nel modellare la cultura umana: il semita era (è) essenzialmente un figlio del deserto, di un ambiente vuoto fatto di cielo e dune dove le capre strappavano e strappano una magra sopravvivenza da stentati arbusti e il pastore e allevatore semitico a sua volta strappava e strappa una magra sopravvivenza dalla carne e dal latte delle capre. Questa condizione, per la quale la natura, priva di qualsiasi intrinseca sacralità, è vista come qualcosa di ostile che l&#8217;uomo deve dominare e soggiogare, e verso la quale può ritenere di agire senza alcun freno, è certamente alla base del rapporto uomo-ambiente naturale come è tratteggiato dalla <em>Bibbia</em>, e sappiamo l&#8217;effetto deleterio che ciò ha avuto sulla cultura occidentale che ha compreso tardi (forse troppo tardi) che non è possibile agire verso il mondo naturale con spirito aggressivo e irresponsabile senza pagarne prima o poi pesanti conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre i nostri affreschi etruschi e in questo caso soprattutto minoici, ci testimoniano un atteggiamento ben diverso; noi non abbiamo testimonianze scritte, ma le pitture parietali di Cnosso e di Tirinto ci dicono che quella era gente che amava profondamente il mare e le pianure verdeggianti e ricche di fiori, della cui flora e della cui fauna ci ha lasciato splendide raffigurazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/introduzione-alla-lingua-e-alla-cultura-degli-indoeuropei/313" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7731" style="margin: 10px;" title="introduzione-lingua-indoeuropei" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/introduzione-lingua-indoeuropei.jpg" alt="" width="200" height="298" /></a>L&#8217;elemento mediterraneo è un costituente fondamentale della civiltà europea, mentre al contrario quello semitico è qualcosa di estraneo ad essa, che per l&#8217;Europa è sempre stato una minaccia, sia quando si è presentato sotto la forma dell&#8217;aggressione esterna, ad esempio con le invasioni islamiche saracene, sia quando ha scelto la via dell&#8217;infiltrazione e della colonizzazione spirituale, con la cristianizzazione, che è stata la principale causa dello sfacelo dell&#8217;impero romano e del tramonto del mondo antico; oppure oggi quella semitizzazione di secondo grado, per interposti cafoni a stelle e strisce che è l&#8217;americanizzazione che sta avvelenando la cultura del nostro continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un lato della questione è certamente la consistenza etnico-culturale dell&#8217;Europa, un altro non meno importante è rappresentato dal contributo dato dal nostro continente alla civiltà umana e, anche a questo riguardo ci si imbatte spesso in fraintendimenti grossolani che – stranamente – tendono sempre a minimizzarne il ruolo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;orientamento di pensiero più diffuso in particolare fra storici dell&#8217;arte, orientalisti (ovviamente), storici delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> e altri ancora, è quello secondo il quale pressappoco qualsiasi importante invenzione materiale o qualunque avanzamento culturale e spirituale avvenuto in Europa negli ultimi cinque o sei millenni sarebbe dovuto ad un&#8217;influenza civilizzatrice di qualche genere proveniente da oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a riflettere soltanto un momento su quanto questo schema sia, a conti fatti, un&#8217;autentica assurdità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella tarda preistoria, se si può usare l’espressione, l’Europa è alla testa dei primi barlumi dell’incivilimento umano. Non ci sono solo le bellissime bifacciali magdaleniane che sembrano trine di pietra con tanta maestria sono lavorate, non ci sono solo le bellissime pitture parietali della Dordogna e della Spagna pirenaica, ma, come vedremo, ci sono prove e indizi convincenti che in Europa e non in Medio Oriente siano stati compiuti progressi fondamentali come l&#8217;addomesticamento degli animali, la scoperta dell&#8217;agricoltura, dei metalli, della scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">È ragionevole supporre che la civiltà umana si sia originata in Europa per poi spostarsi in Medio Oriente con un incredibile balzo da canguro per poi tornare strisciando nel cuore del nostro continente poco prima del tramonto dell&#8217;età antica?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1991 è avvenuta una scoperta che avrebbe dovuto (ma evidentemente non è stato così) indurci a rivedere le nostre idee sulle origini della civiltà. Sull&#8217;arco alpino al confine fra Italia e Austria è stato rinvenuto il corpo ormai mummificato di un uomo vissuto attorno al 3.500 avanti Cristo, 5.500 anni fa, che i ghiacci hanno preservato per millenni e il loro recente ritiro ha portato allo scoperto, Oetzi, l&#8217;uomo del Similaun. La cosa più importante dal nostro punto di vista è la presenza nel corredo di attrezzi che l&#8217;uomo aveva con sé di un&#8217;ascia dalla testa metallica, composta da una lega di rame e antimonio. Asce di rame analoghe compaiono in Medio Oriente solo cinquecento anni dopo, e attrezzi di bronzo vero e proprio solo un millennio più tardi. Non è, come vedremo, la sola prova della priorità europea nella scoperta dei metalli.</p>
<p style="text-align: justify;">Soffermiamoci un momento e chiediamoci perché a un certo punto è comparso l&#8217;uso di strumenti di metallo, dal momento che la strumentazione litica la cui lavorazione aveva raggiunto la perfezione già nel paleolitico superiore, era perfettamente adeguata alle esigenze dei cacciatori nomadi. In più, lo strumento di pietra non perde il filo, non si arrugginisce, si spezza più difficilmente, può essere prodotto con materiale di molto più facile reperibilità. Rispetto a esso, lo strumento di metallo aveva un solo cruciale vantaggio: la facilità e la rapidità con cui poteva essere prodotto una volta che si disponesse di un crogiolo. La sua diffusione può essere spiegata con un aumento demografico ovvia conseguenza della scoperta dell&#8217;agricoltura. Ciò costituisce una prova indiretta ma molto convincente del fatto che la scoperta dell&#8217;agricoltura sia avvenuta non in Medio Oriente ma in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che la capacità nella specie umana di metabolizzare il latte in età adulta sia massima nell&#8217;Europa centrale e settentrionale per decrescere man mano che si scende nel bacino mediterraneo e scomparire di fatto presso le popolazioni non di origine europea, capacità che dipende certamente da un adattamento darwiniano, costituisce una prova molto chiara che in Europa tra la Scandinavia e l&#8217;arco alpino è stato introdotto per la prima volta l&#8217;allevamento dei bovini, preceduto probabilmente dall&#8217;addomesticamento della renna.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elenco delle invenzioni che si suppone noi Europei abbiamo importato dall&#8217;Oriente fra la preistoria e il <a title="medio evo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medio Evo</a>, e che i devoti della teoria dell&#8217;origine orientale non fanno altro che snocciolare, è impressionante finché non lo si guarda troppo da vicino: l&#8217;alfabeto (ma i Fenici si limitarono, omettendo le vocali a creare una grafia semplificata del sistema pittografico rappresentato dai caratteri geroglifici e cuneiformi; la vera invenzione dell&#8217;alfabeto con la scomposizione della sillaba in vocali e consonanti fu fatta dai Greci), la bussola (ma i Cinesi avevano creato bussole di scarsissima efficienza: un pezzetto di magnetite su di un pezzo di sughero che galleggia in una bacinella, l&#8217;idea d&#8217;incernierare l&#8217;ago magnetico su di un perno venne ai marinai italiani di Amalfi), la stampa (ma i Cinesi avevano creato solo dei timbri inchiostrati, i caratteri mobili e quindi la vera invenzione della stampa fu dovuta a Gutenberg in Germania), la polvere da sparo (ma i Cinesi realizzarono solo petardi, le armi da fuoco e l&#8217;esplosivo da miniera furono creati in Europa), persino gli spaghetti (ma sembra che si producessero in Sicilia già due secoli prima della loro presunta importazione dalla Cina da parte di Marco Polo).</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un punto che è assolutamente necessario chiarire: questo non è un dibattito che si svolga su basi eque, lasciando parlare i fatti e gli argomenti. L&#8217;<em>establishment </em>accademico storico-archeologico-culturale, legato a doppio filo a quello politico, ha la possibilità di usare e di fatto usa a favore delle tesi “orientaliste” non soltanto un potente sistema mediatico, ma un vero e proprio metodo censorio, dimostrando chiaramente che stabilire la verità sul nostro passato è di certo l&#8217;ultima delle sue preoccupazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno fa, fortuitamente mi è capitato di imbattermi in nuovi tasselli da aggiungere al puzzle delle nostre origini e della nostra specificità in quanto europei, nuovi elementi che contribuiscono ancora di più a destituire di fondamento la leggenda di un&#8217;Europa tributaria dell&#8217;Oriente in tutte le sue acquisizioni materiali e spirituali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aspetto paradossale della cosa è che questi tasselli si trovano in un testo di un autore di quelli che hanno il coraggio di proporre interpretazioni eterodosse del nostro passato, ma che è anch&#8217;egli affetto da strabismo mediorientale, sia pure in maniera meno marcata degli storici e degli archeologi “ufficiali”, ma è abbastanza onesto da fare alcune sorprendenti ammissioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sto parlando di Ian Wilson e del suo libro <a title="I pilastri di Atlantide" href="http://www.libriefilm.com/i-pilastri-di-atlantide/9542" target="_blank"><em>I pilastri di Atlantide</em></a> (Fratelli Fabbri Editori 2005).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo testo, l&#8217;autore sviluppa l&#8217;ipotesi, che sembrerebbe essere confermata negli ultimi anni, che quello che è attualmente il Mar Nero sarebbe stato migliaia di anni fa un lago di acqua dolce di dimensioni nettamente inferiori al mare attuale, che sarebbe stato trasformato nel mare che oggi conosciamo da un catastrofico crollo della diga naturale che si trovava tra i Dardanelli ed il Bosforo, venendo invaso dalle acque del Mediterraneo, provocando la distruzione degli insediamenti umani che si trovavano sulle sue sponde.</p>
<p style="text-align: justify;">Che quella che venne spazzata via da quest&#8217;alluvione, per un lato identificata con il diluvio biblico, sia stata la civiltà madre di tutte le successive culture europee ed asiatiche e che questa civiltà madre possa essere identificata con l&#8217;Atlantide platonica, naturalmente, rimane una congettura tutta da verificare; ma tant&#8217;è, vari ricercatori hanno collocato Atlantide nelle isole dell&#8217;Egeo, nell&#8217;Africa del nord, in Mesopotamia, nelle Americhe, persino in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>, ci può stare anche un&#8217;Atlantide pontica.</p>
<p style="text-align: justify;">Wilson, c&#8217;era da scommetterci, guarda soprattutto alla sponda anatolica, ma è abbastanza onesto da ammettere che vi sono indizi importanti che l&#8217;Europa e non l&#8217;Asia sia stata teatro di alcune scoperte fondamentali nella civiltà umana: la metallurgia e la scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rame, lo sappiamo, è il metallo più antico conosciuto dall&#8217;uomo. Ebbene, dove pensate che si trovino le più antiche miniere di rame conosciute al mondo? In Egitto, in Mesopotamia, in Siria, in Palestina, in Anatolia? Niente affatto, lungo il Danubio! Precisamente nella località di Rudna Glava nella ex Jugoslavia, come Wilson ci racconta:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Artigiani metallurghi ottenevano la materia prima risalendo lungo il fiume Danubio fino a Rudna Glava nell&#8217;ex Jugoslavia, dove si trovano le miniere di rame più antiche finora scoperte. La cultura metallurgica di Varna [Bulgaria] non ebbe comunque vita lunga. Per ragioni che, ancora una volta sono probabilmente da mettere in relazione con l&#8217;aumento del livello dei mari, verso il 4000 a. C. il sito venne abbandonato. Ignoriamo la destinazione dei suoi abitanti e dei suoi fabbri”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma questo è ancora solo l&#8217;antipasto, perché è sempre in Europa, e non in Medio Oriente, che è avvenuta l&#8217;invenzione che ha rivoluzionato la civiltà umana e determinato il passaggio dalla preistoria alla storia, l&#8217;invenzione della scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi dobbiamo distinguere fra le scritture alfabetiche e quelle non alfabetiche; queste ultime possono essere ideografiche (ogni segno serve a rendere un concetto, è cioè un ideogramma) o sillabiche (ogni segno equivale ad una sillaba). In pratica, la maggior parte delle scritture non alfabetiche, dai geroglifici egizi agli ideogrammi cinesi, è una mescolanza di caratteri ideografici e sillabici. L&#8217;inconveniente principale di questo tipo di scritture, è che esse richiedono la conoscenza di almeno un paio di centinaia di segni. Di conseguenza, dove si usano, la scrittura non diventa quasi mai un&#8217;abilità diffusa, ma è generalmente il possesso di una casta di scribi specializzati, con tutte le implicazioni sociali relative.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;invenzione dell&#8217;alfabeto è generalmente attribuita ai fenici, ma i fenici si limitarono a semplificare una scrittura sillabica derivata forse dal demotico egizio, con la notazione delle sole consonanti, senza vocali e senza stacco fra le parole: nprtcfncscrvvncsvcmprnsbl, in pratica i fenici scrivevano così, vi è comprensibile? Rispetto a ciò, i Greci realizzarono un progresso fondamentale che ne fa secondo molti i veri inventori dell&#8217;alfabeto: la fissione della sillaba che viene finalmente divisa in consonante e vocale, dando luogo al semplice e pratico metodo che negli ultimi tre millenni è rimasto sostanzialmente invariato. Secondo alcuni autori, la fissione della sillaba è stata un&#8217;invenzione la cui importanza è paragonabile a quella della fissione dell&#8217;atomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo di Ian Wilson ci rivela dell&#8217;altro, una scoperta fondamentale della quale si è parlato pochissimo, al punto da far toccare con mano il fatto che quella che passa per scienza storica è una congiura per nascondere la verità, così come lo era la “scienza” dei dotti aristotelici che si opponevano a Galileo o quella degli ecclesiastici che hanno combattuto <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove è stata ritrovata la più antica scrittura conosciuta al mondo? Provate a dire: in Egitto, in Mesopotamia? No, guarda caso, ancora una volta in Europa!</p>
<p style="text-align: justify;">Anche stavolta non si tratta di una scoperta recente, risale al 1961, mezzo secolo fa, un tempo più che sufficiente per dimostrare che in questi campi esiste un vero “coverage” delle informazioni finalizzato al mantenimento dei privilegi che la casta dei presunti storici ed archeologi ricava dalla sua presunzione di conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa scoperta fondamentale, ci racconta Wilson, è avvenuta nel 1961, mezzo secolo fa, e si è subito provveduto ad avvolgerla di un velo di riserbo in modo che non arrivasse al grosso pubblico, tanto metteva in crisi i dogmi dell&#8217;archeologia ufficiale:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Questa scoperta fondamentale è venuta alla luce nel 1961, quando l&#8217;archeologo rumeno N. Vlassa era intento a compiere degli scavi in un sito preistorico della Tartaria nei pressi di Turda nella Romania occidentale. Nel livello inferiore del sito, che lui sapeva appartenere alla cultura Vinça, si imbatté in un pozzo nel quale si trovava lo scheletro di un adulto, 26 statuette di argilla cotta, due statuette in alabastro, un braccialetto di conchiglie Spondylus e tre tavolette di argilla.</p>
<p style="text-align: justify;">Due di queste tavolette sconcertarono Vlassa. Infatti, pur se la data apparente della sepoltura si attestava attorno al 4500-4000 a. C., queste tavolette recavano iscrizioni pittografiche (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">La prima forma di scrittura pittografica – riconosciuta come tale – è venuta alla luce ad Uruk, nell&#8217;attuale Iraq, sembrava essere opera dei Sumeri. Tuttavia la scrittura su queste tavolette, che provengono dalla Tartaria, sembra risalire ad oltre un millennio prima (&#8230;)”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sinclair Hood, un eminente archeologo britannico che ha studiato queste tavolette ha affermato che:</p>
<p style="text-align: justify;">“I segni sulle tavolette della Tartaria mostrano sconcertanti analogie con la scrittura pittografica che sarebbe comparsa a distanza di alcune centinaia di anni nella Creta minoica (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta che la scrittura è stata riconosciuta come tale, sono stati inquadrati nella giusta luce anche altri reperti, compresi alcuni frammenti ceramici scoperti nel 1870. In ogni caso (&#8230;) nessuno poteva essere in grado di intuire che questa scrittura si era potuta sviluppare in un periodo antecedente al III millennio a. C., all&#8217;interno di un&#8217;altra cultura, in una regione che non fosse né l&#8217;Egitto né la Mesopotamia”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Nessuno poteva essere in grado di intuire” che un&#8217;invenzione fondamentale per la civiltà umana quale la scrittura potesse essersi sviluppata “in una regione che non fosse né l&#8217;Egitto né la Mesopotamia”, una regione europea. O meglio, ci si è rifiutati di vedere anche di fronte alle prove tangibili, si è censurata l&#8217;informazione, si è fatto in modo che in mezzo secolo non arrivasse al grosso pubblico né tanto meno sui libri di storia. Qui abbiamo il pregiudizio mediorientale all&#8217;opera in tutta la sua evidenza, oltre che la riprova dei metodi censori impiegati per mantenere un&#8217;opinione prefabbricata.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;identità europea appare minacciata come non lo è stata mai nei millenni trascorsi, essa rischia di essere travolta dalla globalizzazione, dalla sudditanza politica alla potenza di oltreoceano che si sta traducendo in un&#8217;invasione “culturale” che ha già notevolmente abbassato il livello della cultura europea avvelenandola con rozzi schematismi mediatici, ed oggi anche dal meticciato etnico.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza dubbio, svelare la mistificazione della storia, riscoprire il nostro retaggio, la grandezza della civiltà europea, ritrovare l&#8217;orgoglio di essere europei, ripudiare il falso mito di una “civiltà occidentale giudeo-cristiana” costruita interamente sull&#8217;adorazione di un libro orientale, non è che il primo passo, l&#8217;inizio della lotta contro l&#8217;asservimento dell&#8217;Europa e contro il pericolo che la minaccia, costituito dal meticciato costruito apposta per indebolire le sue basi etniche, la sua sostanza umana. Per quanto l&#8217;orizzonte sia cupo e le speranze siano poche, non possiamo esimerci dal lottare e perseverare, per essere degni dei nostri antenati e per dare una prospettiva di futuro ai nostri figli.</p>
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		<title>L&#8217;esotismo eroico di Emilio Salgari</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 09:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lesotismo-eroico-di-emilio-salgari.html' addthis:title='L&#8217;esotismo eroico di Emilio Salgari '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7412" style="margin: 10px;" title="emilio-salgari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/emilio-salgari-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" />Il  25 aprile del 1911 (poco meno di cento anni fa), la vita di Emilio  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> si concludeva tragicamente. Lo scrittore fantastico e  d’avventura, che qui in Italia veniva paragonato a Jules Verne per  popolarità e temi trattati, si toglieva la vita nei pressi di Torino con  modalità agghiaccianti, come uno qualsiasi dei personaggi nati dalla  sua fantasia di scrittore e fin dalla più giovane età.Quello  di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> non era un gesto improvviso o l’assurda conclusione di un  momento di follia. Per niente. Ma era l’esatto opposto. Un gesto  meditato e premeditato.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>, oggi considerato fra i  quindici scrittori che hanno fatto l’Italia (come abbiamo documentato  sul <em>Secolo</em> del 16 marzo scorso), era infatti una vita pessima da  ogni punto di vista. Lo scrittore nato a Verona l’anno successivo al  compimento della nostra Unità (1862), si trovava in gravi difficoltà  economiche; negli ultimi tempi era stato colpito dalla tragedia della  malattia mentale della moglie (rinchiusa, come s’usava fare, in  manicomio), ed era dipendente dall’alcol e ancor più dal fumo. Quel  gesto e la ferocia con la quale, con un rasoio ben affilato, si era  accanito contro il suo stesso corpo non ancora anziano (mancavano pochi  mesi al compimento del cinquantesimo anno d’età), la dicevano lunga  sulle condizioni di vita e sul folle desiderio di annientare la prova  vivente di una triste esistenza (la sua). Fra le carte del cavalier  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> (cavaliere della corona d’Italia per volontà di Umberto I), come  veniva chiamato a quel tempo lo scrittore e giornalista, due lettere;  due ulteriori testimonianze delle sue sofferenze.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-tempestosa-vita-di-capitan-salgari/9340" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7411" style="margin: 10px;" title="tempestosa-vita-di-capitan-salgari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tempestosa-vita-di-capitan-salgari-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>La  prima era indirizzata ai suoi non pochi editori. Bemporad di Firenze,  Donath di Genova, Paravia di Torino, f.lli Treves di Milano, G. Cogliati  di Milano, Salvatore Biondo di Palermo e Belforte di Livorno (editori  ai quali <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> inviava i manoscritti, firmandosi anche con uno  pseudonimo), e vi si leggeva: «A voi che vi siete arricchiti colla mia  pelle, mantenendo me e la famiglia mia in una continua semi-miseria od  anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che io vi ho  dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna. Emilio  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>». E la seconda ai quattro figli, tutti dai nomi esotici (e  successivamente colpiti, anch’essi, da atroce destino): «Miei cari  figli. Sono ormai un vinto, la pazzia di vostra madre mi ha spezzato il  cuore e tutte le energie. Io spero che i milioni dei miei ammiratori che  per tanti anni ho divertiti ed istruiti provvederanno a voi. Non vi  lascio che 150 lire, più un credito di seicento lire che incasserete  dalla signora N… … Fatemi seppellire per carità essendo completamente  rovinato. Mantenetevi buoni ed onesti, e pensate appena potrete ad  aiutare vostra madre. Vi bacia tutti col cuore sanguinante il vostro  disgraziato padre. Emilio <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>». Seguivano istruzioni per il  ritrovamento del corpo presso un burrone nella valle di San Martino.</p>
<p style="text-align: justify;">Se  ne andava così, con stile e modi che a distanza di un secolo commuovono  ancora, il grande <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>, autore straordinariamente prolifico,  creatore di saghe indimenticabili. Fra tutte, e non ci sarebbe bisogno  di dirlo, quella dei pirati della Malesia (cioè di Sandokan) e del  Corsaro nero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/disegnare-il-vento/9338" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7413" style="margin: 10px;" title="disegnare-il-vento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/disegnare-il-vento-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a>Discusso  dai custodi del sacro realismo, da quelli che non vanno oltre il saggio  di formazione o il romanzo politico (i quali non sanno che il  rivoluzionario per eccellenza cioè Ernesto “Che” Guevara adorava proprio  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>), al contrario per molti giovani “romantici” o affascinati  dalle avventure (proprie o altrui) il veronese è stato autore di  assoluto riferimento, in ragione di un mix di temi che qui riesce facile  elencare. Il gusto per l’avventura innanzitutto, la semplice curiosità  (o l’amore per la giustizia) e la passione mai del tutto spenta per  l’esotismo. La prosa salgariana è stata il biglietto d’ingresso (niente  di più ma niente di meno) per i mondi sconosciuti – ma conoscibili –  verso i quali l’uomo occidentale si è sentito fortemente attratto. Asia,  Americhe e Africa, il più misterioso dei continenti. Una conoscenza che  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> ha saputo anticipare anche storicamente grazie alla  straordinaria fantasia creativa (non aveva praticamente mai viaggiato),  unita al gusto per le “nuove” culture in piena età colonialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  successo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> – collocato nell’ultima parte del XIX secolo – non  solo segue la spartizione dei territori africani da parte delle potenze  europee, ma soprattutto l’acquisizione della prima colonia italiana in  terra d’Africa (la baia di Assab, nel 1882), prologo di una lunga e  complicatissima vicenda che si spinge fino alla più stretta attualità.  Proprio in quegli anni, in Italia, prende vigore il cosiddetto “mal  d’Africa” (ma l’aspirazione – anzi “l’esigenza” – italiana al possesso  delle terre in Africa, è bene ricordarlo, viene contrapposta in modo  netto alla mera cupidigia britannica) e si scrive l’ennesimo capitolo,  uno dei più drammatici, dell’interesse europeo verso una cultura  cosiddetta alternativa.Gli  anni salgariani, non dimentichiamolo, sono quelli del <em>boom </em>dell’attrazione verso i paesi lontani e le terre cosiddette primitive  (termine il cui significato è ancora fortemente negativo). Regioni nella  quali l’uomo non ha ancora il sopravvento sulla natura (natura che  continua a dominare con le sue caratteristiche di brutalità e bellezza);  regioni appena sfiorate dalla “civiltà” e immerse nella “tradizione”,  scevre dai processi di industrializzazione e dai fenomeni sociali legati  al progresso; regioni che conservano un non so che di misterioso (basti  guardare alle opere di Amedeo Modigliani e a quelle di Brancusi) ma  costrette, allo stesso tempo, a diventare civiltà vassalle del moderno  Occidente. Per intenderci: gli anni salgariani sono anche gli stessi  anni di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/rudyard-kipling" target="_blank">Rudyard Kipling</a></span> (Nobel nel 1907 e passato alla storia come la  voce del colonialismo), del «fardello dell’uomo bianco», della presunta  superiorità della razza occidentale su tutte le altre, della diffusione  delle dottrine di Herbert Spencer e anche di certo nietzscheanesimo  sbrigativamente inteso come volontà di potenza (e di conquista)  incondizionata. E sono anche gli anni del puccinismo, anni nei quali  l’arrogante “superiorità” della civiltà occidentale si esprime nella  storia di una adolescente (la giapponesina Cio-Cio-San), facilmente  raggirata da un marinaio americano e costretta a fare <em>harakiri</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/emilio-salgari-il-padre-degli-eroi/7921" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7414" style="margin: 10px;" title="salgari-il-padre-degli-eroi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/salgari-il-padre-degli-eroi.jpg" alt="" width="200" height="288" /></a>Una  certa idea di quel mondo vecchio di cento anni, facile preda di  eserciti e di avventurieri occidentali (molti dei quali spinti da puri  ideali socialisti), per una buona metà romantica e per altro verso molto  darwiniana, oggi è (fortunatamente) del tutto scomparsa, e grazie a  fenomeni a prima vista contraddittori. In primo luogo grazie al fenomeno  storico-politico della decolonizzazione e a quanto a esso legato a  livello di comunità internazionale, poi grazie alla diffusione delle  discipline antropologiche e agli studi seri e documentati, in terzo  luogo grazie anche al nuovo boom dell’esterofilia (quello degli anni  Sessanta-Settanta), e a quanti hanno scommesso sul lato spirituale e  folkloristico dei popoli extraeuropei, sulla pace e sul legame  spirituale Oriente-Occidente. Infine grazie anche agli sviluppi del  processo di globalizzazione che ha praticamente ridotto al lumicino le  differenze fra un continente e l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra  parte, se di colonizzazione si può parlare oggi, è bene lasciar di  canto l’esotismo eroico salgariano, oltretutto connesso a un’umanità che  non esiste più. Un mondo superato dalla scomparsa dell’eroe-guerriero e  del “ribelle” che capeggia la resistenza; un mondo che <a title="Ernst Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/">Ernst Jünger</a>,  meno di un decennio dopo la morte di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span>, avrebbe già descritto per  intero con tanto di minacce e nuovi protagonisti. Durante la prima  guerra mondiale si comincia già a parlare di “battaglia dei materiali”,  quel nuovo tipo di guerra insomma che non ha più bisogno dell’eroe-buono  – l’uomo senza paura – e che conta invece principalmente sulla potenza  delle armi. Forse è proprio Che Guevara l’ultimo vero eroe romantico e  popolare – ovviamente lontano dalla vecchia Europa – sopravvissuto per  mezzo secolo alla robotizzazione della guerra&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/emilio-salgari-tra-sport-e-avventura/7920" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7415" style="margin: 10px;" title="salgari-tra-sport-e-avventura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/salgari-tra-sport-e-avventura.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Non basta parlare,  tuttavia, soltanto dei mezzi bellici. Ai giorni nostri, anche la  presunta ingenuità, la presunta buona fede (in piena epoca romantica  data quasi sempre per certa), di chi si contrappone agli eserciti  dell’“uomo bianco” (ma che eserciti sono sempre più di rado, trattandosi  oramai quasi esclusivamente di flotta aerea) è venuta meno. Dittatorelli, autocrati, militari e leader di partito (i nomi sono sulla  bocca di tutti) posti a capo di questo o quello Stato africano o  asiatico, hanno appreso le “ferree” regole occidentali della trattativa  di mercato e del puro interesse materiale (quando non del mero ricatto),  e sono entrati in fretta e furia all’interno del villaggio globale e  degli interessi legati al primato economico, pur guidando Stati del  tutto impreparati alle regole della democrazia. Oggi, la povertà  generalizzata, la possibilità di guardare ai luoghi nei quali la  ricchezza è sapientemente suddivisa fra gli appartenenti a tutti gli  strati sociali e la suddivisione feudale della popolazione, ha spinto  gran parte dei popoli del nord Africa alla ribellione contro gli stessi  autocrati (leader, familiari e fedelissimi) posti a capo delle loro  istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La  feroce guerra in Libia ove l’Occidente (ad esclusione della Germania) è  sceso in campo per spalleggiare le forze ribelli a Gheddafi, potrà  anche essere spiegata come una guerra neo-coloniale, come un intervento  dell’Occidente per gestire il dopo-Gheddafi (probabilmente sarà anche  così…), ma nessuno potrà giustificare il barbaro accanimento del leader  berbero nei confronti del suo stesso popolo; un accanimento che ha  preceduto e di molti giorni l’intervento dei “volenterosi”&#8230; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emilio-salgari" target="_blank">Salgari</a></span> <em>docet</em>.  L’interesse per le culture cosiddette “esotiche”, ha sempre nascosto  una sottile ammirazione per quel delicato equilibrio col quale re e  governanti hanno amministrato la giustizia nei loro paesi: un mix di  buon senso, di paternalismo illuminato e il valore della fratellanza  posto in cima a qualsiasi “codice”. Non vorremmo, adesso, che oltre a  mostrare una ferocia senza compromessi, Gheddafi avesse assestato anche  il colpo finale (quello definitivo), ai nostri sogni di armonia già  piuttosto sbiaditi&#8230;</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lesotismo-eroico-di-emilio-salgari.html' addthis:title='L&#8217;esotismo eroico di Emilio Salgari ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Quando la vecchia Austria voleva stabilirsi nelle isole dell’Oceano Indiano</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 17:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ben pochi sanno che fra XVIII e XIX secolo la Monarchia asburgica compì alcuni seri sforzi per assicurarsi un possedimento coloniale nell’Oceano Indiano, precisamente nelle Isole Nicobare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/austria-oceano-indiano.html' addthis:title='Quando la vecchia Austria voleva stabilirsi nelle isole dell’Oceano Indiano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-5857" style="margin: 10px;" title="galeone-austriaco" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/galeone-austriaco-238x300.jpg" alt="" width="238" height="300" />È decisamente una pagina di storia pressoché dimenticata da tutti, perfino dai discendenti dei diretti interessati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono ben pochi, infatti, in Europa e nella stessa Austria, a sapere che, fra XVIII e XIX secolo, la Monarchia danubiana compì alcuni seri sforzi per assicurarsi un possedimento coloniale nell’Oceano Indiano, precisamente nelle Isole Nicobare.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Nicobare sono un arcipelago formato da 22 isole che si allunga in senso longitudinale, come un festone, tra le Isole Andamane a Nord, da cui distano 150 km., e la costa settentrionale di Sumatra a Sud, da cui distano circa 190 km.; la loro superficie complessiva è di 1.841 kmq.; ai nostri giorni fanno parte del Territorio indiano delle Isole Andamane e Nicobare, dopo essere state britanniche e per un breve periodo, durante la seconda guerra mondiale, giapponesi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea che l’Impero asburgico sia andato a cercarsi delle colonie nei lontani mari tropicali ha qualche cosa di strano, quasi di surreale. Chi ha letto il capolavoro di Jaroslav Hašek <a href="http://www.libriefilm.com/le-vicende-del-bravo-soldato-svejk-durante-la-guerra-mondiale/8555"><em>Le avventure del buon soldato Sc’vejk nella guerra mondiale</em></a> ricorderà forse, nelle pagine iniziali, il tono di burla con cui il protagonista afferma che anche l’Austria possiede le sue colonie, come tutte le altre maggiori potenze: lassù, verso il Polo Nord, fra orsi bianchi e ghiacci galleggianti, con il nome di <a title="Terra di Francesco Giuseppe" href="http://www.video-viaggi.com/larcipelago-di-francesco-giuseppe/149">Terra di Francesco Giuseppe</a>. E invece l’Austria aveva avuto davvero le sue colonie, non fra orsi e d iceberg, ma nei caldi mari dell’Oriente, a 10 gradi dall’Equatore; anche se per un tempo brevissimo, quasi un batter di ciglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Era andata così.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nel 1722-23 si era costituita, ad Ostenda, una Compagnia per il commercio con le Indie Orientali, che aveva ottenuto lettere patenti dai Paesi Bassi Austriaci; lettere poi ritirate in seguito alle forti pressioni esercitate dalle altre potenze interessate agli scambi commerciali con l’Estremo Oriente e che non gradivano tale concorrenza, sicché la Compagnia aveva finito per chiudere i battenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, verso il 1765, l’imperatrice Maria Teresa, che aveva appena associato al trono suo figlio Giuseppe II, incominciò a valutare la possibilità di stabilire un punto d’appoggio commerciale nei mari dell’Asia: erano gli anni in cui l’Austria ambiva a diventare una potenza marittima e Trieste stava diventando un grande emporio, aperto verso l’Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cose presero una svolta decisiva con l’arrivo a Vienna, nel 1774, di un singolare personaggio, una sorta di avventuriero: l’olandese William Bolts, già agente della Compagnia inglese delle Indie Orientali e poi cacciato per i suoi loschi traffici a base di oppio. Forse in cerca di rivincite, forse &#8211; semplicemente &#8211; desideroso di rifarsi una posizione, sfruttando la propria esperienza dei commerci con l’Oriente, egli riuscì a convincere l’inesperta imperatrice ed i suoi consiglieri che sarebbe stata una buona idea se l’Austria avesse preso possesso delle Isole Nicobare, che erano state occupate dalla Danimarca e poi, di fatto, abbandonate.</p>
<p style="text-align: justify;">Incorrendo in un grossolano errore diplomatico, a Vienna ci si convinse, più o meno in buona fede, che la partenza dei Danesi equivalesse ad una implicita rinuncia al loro dominio e che, pertanto, l’arcipelago fosse divenuto <em>res nullius</em>, terra non sottoposta ad alcuna giurisdizione: tale era la mentalità dei colonialisti europei, anche se la sanzione formale di questa dottrina sarebbe venuta solo molto più tardi, con la Conferenza di Berlino del 1884-85, che diede il via alla rapida spartizione del continente africano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo vi furono molte tergiversazioni e fu solo nel 1778, ormai verso la fine del regno di Maria Teresa, che una spedizione austriaca, dopo aver superato enormi difficoltà politiche e organizzative, salpata dal porto di Trieste a bordo del vascello «Giuseppe e Maria», sbarcò nell’arcipelago e ne prese possesso, poco dopo che i Danesi l’avevano abbandonato a causa di una epidemia di malaria.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5858" class="wp-caption alignleft" style="width: 227px"><img class="size-medium wp-image-5858" title="Nativi delle Nicobare in abiti europei" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nikobaren-217x300.jpg" alt="Nativi delle Nicobare in abiti europei" width="217" height="300" /><p class="wp-caption-text">Nativi delle Nicobare in abiti europei</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 12 luglio 1783 gli indigeni, una popolazione molto primitiva di ceppo negritos, firmarono &#8211; si fa per dire, perché apposero delle semplici croci sul documento &#8211; un trattato, in base al quale cedevano al governo di Vienna quattro isole del loro arcipelago: Nancowry, Kamorta, Trinket e Katchal. È perlomeno dubbio che essi abbiano compreso il significato di quel’atto; in ogni caso, non ne ricevettero alcun danno, a differenza di altri indigeni meno fortunati che sottoscrissero analoghi trattati, perché tutto quel che fecero gli Austriaci fu sbarcare sei persone con alcune capre, armi e pochi schiavi, mentre la bandiera con i colori dell’Impero asburgico veniva innalzata su di una collina; e ciò fu tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è impossibile mantenere una colonia ad oltre diecimila chilometri dalla madrepatria (all’epoca la rotta dal Mediterraneo all’Insulindia passava per lo Stretto di Gibilterra ed il Capo di Buona Speranza e richiedeva settimane, se non mesi, di navigazione), senza disporre di un adeguato potenziale marittimo e senza adeguati supporti logistici.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Austriaci se ne resero conto ben presto a proprie spese, tanto che nel 1781, stremati dalle difficoltà e a corto persino di acqua potabile, inviarono un disperato appello alla lontana madrepatria per ricevere aiuti. Ma a Vienna la notizia non giunse; oppure, se giunse, nessuno si preoccupò di fare qualcosa per quei disgraziati.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, appena cinque anni dopo l’inizio dell’impresa, rimasti praticamente abbandonati a se stessi, gli Austriaci videro naufragare miseramente il loro sogno. Con la morte del capo della minuscola colonia, nel 1783, e la partenza degli altri, ebbe termine questo bizzarro tentativo di colonizzazione, con un pieno e irreparabile fallimento.</p>
<p style="text-align: justify;">La Danimarca rioccupò le Isole Nicobare solo molto più tardi, nel 1848, ma le cedette definitivamente alla Gran Bretagna nel 1869, che vi mandò una spedizione in piena regola e che da allora le tenne in suo potere, quale antemurale avanzato per una eventuale difesa dell’India, insieme alle Isole Andamane.</p>
<p style="text-align: justify;">La pagina della presenza austriaca in quelle acque non era però definitivamente chiusa, perché nel 1857, dunque all’epoca del secondo periodo di occupazione danese, una nave da guerra asburgica ritornò nelle Isole Nicobare.</p>
<p style="text-align: justify;">Era la fregata «Novara», inviata colà dall’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Austria nel corso del suo viaggio di circumnavigazione; ma si trattava, questa volta, di una spedizione puramente scientifica o, tutt’al più, dal vago significato diplomatico e di prestigio. A bordo, infatti, vi era una <em>équipe </em>dell’Accademia Austriaca di Scienze con l’incarico, fra le altre cose, di individuare il luogo idoneo per lo stabilimento di una colonia penale d’Oltremare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5859" class="wp-caption alignright" style="width: 223px"><img class="size-medium wp-image-5859" title="L'equipaggio della fregata Novara" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/equipaggio-novara-213x300.jpg" alt="L'equipaggio della fregata Novara" width="213" height="300" /><p class="wp-caption-text">L&#39;equipaggio della fregata Novara</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo, fra parentesi, che analoghi passi e proprio in quei mari (oltre che in Argentina) avrebbe fatto, pochi anni dopo, il governo italiano, desideroso di confinare lontano dalla madrepatria i detenuti più pericolosi, specialmente dopo la repressione del Brigantaggio meridionale (1860-64); tentativi che, peraltro, non ebbero esito positivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La fregata «Novara» toccò le isole di Nancowry e di Kamorta, proprio quelle già occupate al tempo di Maria Teresa, ma non effettuò alcun tentativo di prenderne possesso militarmente. È bensì vero che l’etnologo Karl Ritter von Scherzer (Vienna, 1821 &#8211; Gorizia, 1903), il quale faceva parte della spedizione, propose di ristabilire una colonia in quei luoghi; ma la sua perorazione cadde nel vuoto perché il governo di Francesco Giuseppe, in pessimi rapporti con il Piemonte di Cavour e, tra breve, anche con la Francia di Napoleone III, aveva ben altro a cui pensare che non lanciarsi in una romanzesca avventura coloniale nel Sud-est asiatico. A Vienna, pertanto, ci si dovette accontentare delle copiose raccolte etnografiche riportate in patria da von Scherzer e dire addio per sempre a quell’antica colonia, ormai perduta senza rimedio.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ultima comparsa della bandiera austriaca nelle acque delle Isole Nicobare ebbe luogo quasi trent’anni dopo, nel 1886, allorché la corvetta «Aurora» gettò le ancore nel porto di Nancowry, diretta in Estremo Oriente. Ma a quell’epoca, e già da più di tre lustri, l’arcipelago era stato formalmente annesso ai dominî di Sua Maestà britannica, la regina Vittoria, per cui non esisteva più un vuoto di potere che potesse giustificare un eventuale interesse austriaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quel momento, e a parte le esplorazioni artiche di Payer e Weyprecht i quali, nel 1873, scoprirono ed esplorarono la Terra di Francesco Giuseppe (che non venne però mai rivendicata dall’Austria, perché la spedizione era stata organizzata privatamente e non dal governo austriaco) e a parte un curioso tentativo del console austro-ungarico ad Hong Kong, barone von Overbeck, di colonizzare la costa settentrionale del Borneo intorno al 1878, l’Austria scomparve dalla scena della politica coloniale.</p>
<p style="text-align: justify;">Essa non partecipò al Congresso di Berlino del 1884 e alla relativa spartizione dell’Africa; soltanto, nel 1901 ottenne dal governo cinese la concessione di un quartiere di Tientsin, dopo aver partecipato alla spedizione internazionale, sotto comando germanico, per la repressione del movimento dei Boxer. La concessione venne poi occupata, durante la prima guerra mondiale, nel 1917, dal governo cinese; che, a sua volta, dovette cederla nel 1927 all’Italia, la quale ultima la annetté alla propria concessione nella medesima città. I due quartieri vennero poi occupati dai Giapponesi nel 1943, quando il generale Badoglio firmò l’armistizio con gli Alleati, e tornarono formalmente alla Cina con la pace di Parigi del 1947.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, ci sarebbe un’appendice a questa insolita vicenda della colonizzazione austriaca delle Isole Nicobare; ma si tratta di una storia ancora più strana, quasi ai limiti del romanzesco, e che evoca altri scenari e situazioni totalmente diversi, per cui non ne daremo che qualche breve cenno, riservandoci di riprendere l’argomento in una sede specifica.</p>
<p style="text-align: justify;">In breve, si tratta di questo: allo scoppio della prima guerra mondiale, quando si ingaggiò un gigantesco &#8211; ed impari &#8211; duello fra la Marina britannica e quella germanica, la cui posta in gioco era non solo il dominio dei mari europei, ma anche degli oceani e, pertanto, del commercio mondiale, qualcuno presso l’Ammiragliato di Berlino dovette ricordarsi della presenza austriaca nelle Isole Nicobare, con la relativa cartografia; qualcuno che seppe anche apprezzare al suo giusto valore la posizione strategica dell’arcipelago.</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra che si scatenò nell’agosto 1914 fra i due sistemi di alleanze fu una guerra convenzionale, anche se su scala mai vista, in Europa; mentre a livello planetario fu anche una lotta di <em>intelligence </em>e di comunicazioni radio fra i due maggiori belligeranti, appunto l’Impero britannico ed il Reich tedesco. I Tedeschi, pur disponendo di un impero coloniale immensamente più piccolo ed anche assai recente (2,5 milioni di kmq., con una popolazione di appena 15 milioni di abitanti), si erano premurati di installarvi una rete di potentissime stazioni radio, capace di coprire gran parte della superficie terrestre.</p>
<p style="text-align: justify;">Essa faceva capo alle due stazioni metropolitane di Hannover e di Nauen, entrambe nel nord della Germania, e comprendeva le stazioni africane di Kamina, nel Togo; di Windhoek, nell’Africa Sud-occidentale (pacificata solo da pochi anni, dopo la crudele guerra di sterminio del 1904-05 contro gli indigeni); di Mwanza e di Tabora, nell’Africa Orientale Tedesca; e quelle oceaniche di Yap, nell’arcipelago delle Caroline, di Samoa e infine di Tsingtao, sulla costa cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciascuna di esse aveva un raggio d’azione di circa 1.000 km., per cui tutte le stazioni radio del continente africano erano in contatto fra loro. Inoltre alcune di esse, mediante cavi sottomarini, erano collegate a regioni ancora più lontane: ad esempio, la stazione di Yap era allacciata alle Indie via Shanghai, e al Nord America grazie al cavo dell’isola di Guam. Vi erano poi alcune stazioni radio minori, come quella di Dar-es-Salaam, nell’Africa Orientale Tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, una delle poche zone extraeuropee “scoperte” era proprio quella dell’Oceano Indiano orientale. A ciò provvidero audacemente i Tedeschi, istallando appunto nelle isole Nicobare, proprio sotto il naso dei loro teorici “proprietari” inglesi, una moderna ed efficiente stazione radio, precisamente a Pulo Wey, che causò non pochi disturbi alla navigazione dell’avversario; e ciò proprio mentre l’incrociatore corsaro «<a title="Emden" href="http://www.centrostudilaruna.it/la-crociera-dellincrociatore-emden-e-la-battaglia-delle-isole-cocos.html">Emden</a>» compiva, in quelle acque, le sue leggendarie gesta.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, col gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito <a href="http://www.ariannaeditrice.it">Arianna Editrice</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/austria-oceano-indiano.html' addthis:title='Quando la vecchia Austria voleva stabilirsi nelle isole dell’Oceano Indiano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;esoterismo di René Guénon</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 11:04:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni di Julius Evola sull'opera di René Guénon, tratte dalla presentazione al volume Considerazioni sulla Via Iniziatica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/esoterismo-rene-guenon.html' addthis:title='L&#8217;esoterismo di René Guénon '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon"><img class="alignright size-full wp-image-3970" style="margin: 10px;" title="guénon" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/guénon.jpg" alt="" width="200" height="202" /></a>Per la serietà e la sicurezza delle vedute, per una preparazione veramente particolare in fatto di tradizioni religiose, miti e <a title="simbolismi" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli"> simbolismi</a> e specialmente di dottrine orientali, per una costante cura nell&#8217;affrontare tutti i dettagli pur mantenendo sempre  un punto di vista di sintesi, l&#8217;opera del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> non è da paragonarsi a quella di altri che hanno trattato problemi consimili.</p>
<p style="text-align: justify;">La posizione del <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> è una posizione di blocco. Si tratta di accettare o meno un dato sistema di riferimento: ma aderendovi è difficile non seguirlo nelle deduzioni che ne trae.</p>
<p style="text-align: justify;">I vari libri del <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> obbediscono ad un piano prestabilito, che essi vanno ordinatamente svolgendo, il compito iniziale è puramente negativo e se ne può chiarire il senso come segue. Chiuso nella tenaglia del materialismo, l&#8217;Occidente negli ultimi decenni è stato preso da un èmpito confuso verso qualcosa di «altro», non sapendo però giungere che a forme equivoche, superstiziose e inconsistenti le quali, contraffacendo la vera «spiritualità», hanno costituito, alla fine, un pericolo altrettanto reale quanto quello del materialismo contro cui erano partite. È così che il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, per primo, ha creduto opportuno prendersela con i «neospiritualismi» più in voga, eseguendone una demolizione sistematica e, a nostro avviso, salutare.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo a cadere sotto i suoi colpi è stato lo spiritismo. Il suo libro <em>L&#8217;Erreur Spirite</em>, del 1923, merita veramente di esser letto, perché in nessun altro si trova una <em>mise au point </em>del genere. Bisogna, a questo proposito, comprendere l&#8217;attitudine del <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>: egli non contesta la realtà dei fatti, ritenendosi anzi fondato ad ammettere molto più di quel che non possa qualsiasi spiritista. Quel che egli afferma, conformandosi all&#8217;opinione di chi, come gli Orientali, purtuttavia erano così addentro in fatto di fenomeni psichici &#8211; quel che egli afferma è che tali fatti (medianità, ecc.) non hanno nessun valore spirituale; che ogni interesse extrasperimentale per essi è malsano e incentivo di degenerescenza; che l&#8217;ipotesi spiritica oltre che arbitraria, è in sé stessa contraddittoria e che è soltanto aberrante la pseudoreligione che in certi ambienti ne deriva. Spiragli oltre il «normale» possono pur aprirsene, ma con ben altri metodi e con ben altra attitudine interiore, se si deve parlare di «spiritualità».</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo colpo cade sulla teosofia anglo-indiana e le sue derivazioni più o meno «occultistiche», per le quali vien proposto il termine di «teosofismo» (<em>Le Théosophisme. Histoire d&#8217;une pseudo-réligion</em>, 1921). Il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> si dimostra terribilmente informato di tutti i retroscena privati del movimento. Simultaneamente, se pur non sistematicamente (e per questo il primo volume è migliore), egli si dà a mostrare quanto, nel teosofismo, si risolva in una morbosa divagazione di menti confuse, mista a singolari travisamenti di dottrine orientali per opera dei peggiori pregiudizi occidentali. Ed anche qui, come l&#8217;antispiritismo del <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, non vuol dire filisteismo materialista, ma proprio il contrario, così pure il suo antiteosofismo parte unicamente dal bisogno di difendere certe posizioni e dottrine spirituali e tradizionali a cui lo stesso teosofismo vorrebbe rifarsi, non giungendo invece che a delle contraffazioni più dannose.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l&#8217;opera negativa del <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> non si arresta a tanto. Dopo le velleità «neospiritualiste» ecco che l&#8217;intera cultura dell&#8217;Occidente diviene l&#8217;oggetto dei suoi attacchi (<em>Orient et Occident</em>, 1924; <em>La crise du monde moderne</em>, 1927; ed anche: <em>Introduction générale à l&#8217;étude des doctrines hindoues</em>, 1921). Più semplicemente, si tratta di ciò a cui l&#8217;Occidente ha dato luogo partendo, ad un dipresso, dall&#8217;Umanesimo e dalla Riforma. <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> non esita a riconoscere la perversione più completa di ogni ordine ragionevole di cose. Per chi voglia seguire il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, qui il terreno comincia a farsi difficile, perché difficile, per i più, è il rendersi conto del punto di riferimento assunto dall&#8217; autore.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> sostiene che la causa della crisi del «mondo moderno» risiede principalmente in un perduto contatto con la «realtà metafisica» e nel conseguente estinguersi di tradizioni che avessero il deposito di un corrispondente corpus di principi di valori e di insegnamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la comprensione del termine «realtà metafisica» come l&#8217;usa <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, è d&#8217;uopo retrocedere a dottrine «premoderne» e «superare», nell&#8217;opinione della moderna filosofia: alla scolastica, per esempio, o a Plotino o alle grandi scuole speculative orientali. Di là da tutto ciò che è spaziale e temporale che è soggetto a cangiamento, che è intriso di particolarità, di individualità e di sensibilità, esisterebbe un mondo di essenze intellettuali, ma non come ipotesi o come astrazione della mente, sibbene come la più reale delle realtà. L&#8217;uomo potrebbe «realizzarlo», cioè averne un&#8217;esperienza diretta così certa, come quella datagli dai sensi fisici, quando riesca ad elevarsi ad uno stato «soprarazionale» di «intellettualità pura», cioè ad un atto trascendente dell&#8217;intelletto scisso da ogni elemento propriamente umano, psicologistico, affettivo-soggettivo e così pure «mistico» e individualistico; ed è in relazione a ciò, e non nel riferimento ad una speculazione filosofica, che viene usato il termine: «metafisico».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi/4841" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3968" style="margin: 10px;" title="regno-della-quantita" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/regno-della-quantita.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Cose, come ognuno vede, tutt&#8217;altro che nuove. Ma il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> <em>a priori</em> si dichiara avversario irriducibile di tutto ciò che è «nuovo» e «moderno»; e nell&#8217;idea che l&#8217;esser «originale» e «personale», anzi che l&#8217;esser vera, decida dell&#8217;importanza di una dottrina, egli accusa una delle più singolari deviazioni della mentalità contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal contatto con la «realtà metafisica» l&#8217;uomo, come si è detto, ricaverebbe un insieme di principi, che renderebbero possibile una visuale non-umana per considerare e ordinare le cose umane: avrebbe dei punti fermi, da cui per adattazione ai vari piani potrebbero esser dedotti principi per conoscenze particolari e varie, ma sempre ordinate «gerarchicamente» intorno ad un asse unico sovrannaturale. Questo, per il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, sarebbe stato il carattere delle «scienze tradizionali» conosciute negli antichi cicli di cultura, in opposto alle scienze moderne, induttivo-esterioristiche, particolaristiche, prive di un punto unitario di riferimento, incapaci di conoscere oltre che di «sapere», puramente «profane».</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altra parte, trasportata sul piano dell&#8217;azione, la «conoscenza» relativamente alla «realtà metafisica» darebbe dei punti di vista superiori, dei principi per dirigere gli interessi terreni, per inquadrare le attività mondane, per prolungare, insomma, la «vita» in qualcosa che è più che «vita».</p>
<p style="text-align: justify;">E a questa seconda applicazione non va dato un valore puramente ideale o contrappuntistico: ciò che non comincia né finisce nell&#8217;elemento «uomo», proietta dei precisi rapporti di distinzione e di «dignità» nelle forme di vita; e così nasce la possibilità di quella «gerarchia», che antiche organizzazioni sociali conobbero: nell&#8217;India, nell&#8217;Estremo Oriente, anche nei centri paleomediterranei sino a quel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> cattolico-feudale al quale il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, rivendica uno speciale significato di valore. Invece che un gioco di forze esterne, sarebbe dunque stata l&#8217;azione universale e, diciamo così, «catalittica» della «conoscenza metafisica» a instaurare simili strutture d&#8217;ordine sin nella vita concreta e politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la sua natura non-umana, una tale «conoscenza» avrebbe un carattere universale, di una universalità concreta basata sopra un&#8217;esperienza trascendente, ripetiamolo, e non astratta o comunque razionale. E come secondo antiche teorie, la potenza del fuoco esisterebbe sempre e ubiqua, per quanto non si manifesti visibilmente che quando siano presenti dati determinismi e ora sotto questa o quella forma contingente, così pure la conoscenza metafisica avrebbe per sue manifestazioni il corpus degli insegnamenti di varie tradizioni e <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>, varie secondo il tempo e il luogo, ma pure riconducibili all&#8217;«invariante» di una Tradizione unica o «primordiale», espressione, questa, da prendersi però non in senso temporale e storico, ma in senso metafisico e spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-demiurgo-e-altri-saggi/991" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-3969" style="margin: 10px;" title="demiurgo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/demiurgo-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a>Dall&#8217;Umanesimo in poi, il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> vede costituirsi una cultura «involutiva» in quanto basata unicamente sull&#8217;«umano». Sono le facoltà razionali che prendono il posto dell&#8217;«intellettualità pura»: l&#8217;astrazione filosofica si sostituisce alla conoscenza metafisica, l&#8217;immanenza alla trascendenza, l&#8217;individuale all&#8217;universale, il movimento alla stabilità, l&#8217;antitradizione alla tradizione. Simultaneamente il polo materiale e pratico della vita si ipertrofizza, si ispessisce, prende la mano su tutto il resto. Nuove manifestazioni dell’«umano», il moralismo, il sentimentalismo, l&#8217;esaltazione dell&#8217;«io», dell&#8217;incomposto agitarsi (attivismo), della tensione senza luce («volontarismo») balenano dappertutto nel mondo moderno, fra una completa mancanza di «principi», fra un caos sociale e ideologico, fra una contaminazione mistica della «vita» e del «divenire» che batte il ritmo ad una specie di corsa verso l&#8217;abisso, sotto il cielo arimànico di una grandiosità puramente meccanica e materialistica. E dall&#8217;Europa il male si estende altrove come una nuovissima barbarie: l&#8217;antitradizione insinua dappertutto il suo <em>standard of living</em>, «modernizzando» quelle civiltà che, come l&#8217;Islam, l&#8217;India e la Cina, sia pure in lontani riflessi ancora conservano valori dell&#8217;altro ordine. Onde &#8211; giustamente, a parer nostro &#8211; il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> dice contro Massis che, se mai, non di un «pericolo orientale» per l&#8217;Occidente, bensì di un «pericolo occidentale» per l&#8217;Oriente si deve parlare. E gli scatti di reazione, si è visto già dove conducono, in Occidente: sono le deviazioni neospiritualistiche e spiritistiche che esse stesse, riflettono la tirannia delle facoltà infraintellettuali e l&#8217;incomprensione per una realtà che si può esser talvolta mostrata, per spiragli luciferinamente socchiusi. E quand&#8217;anche non si tratti di teosofismi, spiritismi e simili, la stessa riviviscenza cristiana in sette e in «ritorni» è la più lontana di tutto dal senso di quel severo contenuto di conoscenza ascetica e simbolica, che attraverso il cristianesimo, potrebbe condurre ad un rinnovato contatto con la «realtà metafisica» e con la «Tradizione», al titolo di una liberazione e di una reintegrazione dell&#8217;io.</p>
<p style="text-align: justify;">Il panorama dell&#8217;«età moderna» si presenta dunque al <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> in modo non troppo luminoso. Né egli ammette transazioni: dice no allo spirito occidentale preso in blocco e dubita che si sia ancora in tempo per arrestare la corsa che forse già precipita verso un epilogo di catastrofe. Ad ogni modo, a ciò si richiederebbe anzitutto formare delle <em>élites</em>, nelle quali si ridesti il senso della realtà metafisica. Ma fra queste <em>élites </em>(che, fra l&#8217;altro, potrebbero già esistere, più o meno fra le quinte) e le grandi masse della società moderna, come si può pensare che si stabilisca una comunicazione? E allora, anche fatto questo passo, la «Tradizione», in senso grande, non resterebbe nuovamente un problema?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-tradizione-e-le-tradizioni/900" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3895" style="margin: 10px;" title="tradizione-tradizioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/tradizione-tradizioni.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a>Il tentativo di partire da una delle tradizioni ancora esistenti e da là procedere per «integrazione», forse avrebbe migliori possibilità. A questo riguardo, lo sguardo del <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> si è portato sul cattolicesimo. Egli, come si è detto, ritiene che, più di ogni altra, la tradizione cattolica abbia avuto in Occidente il deposito della «Tradizione primordiale»: deposito anzitutto ricevuto in una forma religiosa e poi, al giorno d&#8217;oggi, passato allo «stato latente» come corpo di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> e di dottrine, nella cui comprensione non entra ormai niente più di metafisico. Occorrerebbe invece che nel cattolicesimo si formasse una <em>élite </em>capace di tanto; e alla reintegrazione, secondo il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, potrebbe servire la conoscenza di dottrine orientali che, come quella vedantina di cui il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> ha dato una buona esposizione: <em>L&#8217;homme et son devenir selon le Vedanta</em>, 1925, conserverebbero tuttora l&#8217;insegnamento «ortodosso» in una forma più pura e più metafisica. Allora il cattolicesimo potrebbe rianimarsi e costituirsi come un principio positivo contro la crisi del mondo moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto siano chimeriche speranze del genere, qui non staremo a rilevarlo: e il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> lascia quasi comprendere una certa sua delusione dopo certe «esperienze» personali in proposito. Ma, in ogni caso, resterebbe questo problema: sino a che punto lo stesso cattolicesimo, anche così reintegrato, si può pensare che possa riorganizzare nell&#8217;unità di una Tradizione universale il mondo moderno? Come «base», non bisogna illudersi: il cattolicesimo ormai è estraneo al centro del mondo moderno: ed anche là dove ancora domina, il suo dominio è tutto in superficie e non impedisce che la direzione principale della vita e degli interessi miri a tutt&#8217;altra cosa, sia laica e antitradizionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamo di più: la stessa comprensione della realtà metafisica, come il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> la presenta, è tale da essere essa stessa in contrasto con lo spirito dell&#8217;Occidente non pure post-umanistico, ma altresì classico, nordico-germanico, ellenico; onde il <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> deve forzatamente vedere una via senza uscita e ridursi ad un verdetto di condanna privo di effetti. Tuttavia ci si può chiedere: il modo con cui il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> concepisce il metafisico è forse l&#8217;unico possibile e legittimo?</p>
<p style="text-align: justify;">Qui siamo al punto fondamentale ove la cinta di difesa del <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> lascia una zona scoperta. Si è che il termine di «intellettualità pura» usato dal <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> per l&#8217;organo della «conoscenza metafisica» cela un equivoco, anzi un paralogismo, perché effettivamente esso vuol dire «realizzazione» e ogni «realizzazione» comprende due aspetti, due possibilità che sono: azione e contemplazione. Il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> surrettiziamente identifica il punto di vista metafisico con quello in cui la contemplazione domina sull&#8217;azione, laddove è di uguale dignità l&#8217;altro, in cui l&#8217;azione invece domina sulla contemplazione e viene a fornire essa stessa una via e una testimonianza della trascendenza, così come nelle tradizioni di sapienza eroica degli <em>kshatriya </em>(guerrieri) conosciute dallo stesso Oriente, se pure in frequente contrasto con quelle più predominanti dei <em>brahmana</em>, alle quali si rifà l&#8217;attitudine del <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>. Ma dal punto di vista brahmano, l&#8217;antitesi con l&#8217;Occidente si fa aspra ed irriducibile, perché lo spirito dell&#8217;Occidente ha appunto una tradizione essenzialmente guerriera, epperò rivela possibilità di latenti vie di reintegrazione solamente quando gli si vada incontro partendo dai principi e dalla comprensione del metafisico che sono propri ad una sapienza guerriera: e quei valori occidentali, come quelli dell&#8217;affermazione individuale, della pluralità, della libera iniziativa e dell&#8217;immanenza, più che negazione, apparirebbero come elementi allo stato materiale da elevare ad un piano spirituale, secondo l&#8217;anima di una tradizione veramente occidentale, cioè guerriera.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può dunque dire che l&#8217;opera del <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> è positiva nella sua parte negativa e negativa nella sua parte positiva, perché qui la sua leva manca del punto d&#8217;appoggio necessario per poter agire su quella realtà, su cui vorrebbe agire. È invece comprendendo la radice guerriero-eroica che tuttora sta dietro alle forme oscure del mondo moderno e mostrando per quale via si possa liberarla da tale piano e condurla a riaffermarsi in un ordine superiore &#8211; quelle antiche tradizioni, in cui l&#8217;Eroe, il Signore e il Re apparivano simultaneamente come portatori di valori e di influenze non-umane potrebbero, a questo proposito, insegnarci più di una cosa &#8211; che si può giungere in Occidente a qualcosa, più che ad una sterile negazione, che ne disconosce la fisionomia.</p>
<p style="text-align: justify;">A <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> resta comunque il merito di aver affermata la necessità del ritorno ad un punto di vista «non-umano» nel senso più integrale, chiaro e virilmente ascetico e soprarazionale del termine: giacché questo è il principio, ciò che, anzitutto, importa e senza di cui il problema dello spirito moderno sarebbe condannato a rimanere tale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dalla presentazione del volume <em>Considerazioni sulla Via Iniziatica</em> di <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/esoterismo-rene-guenon.html' addthis:title='L&#8217;esoterismo di René Guénon ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Julius Evola e l&#8217;Oriente</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 17:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Lanzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un saggio di Nuccio d'Anna su Evola studioso di tradizioni religiose orientali]]></description>
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<div id="attachment_1568" class="wp-caption alignleft" style="width: 222px"><img class="size-medium wp-image-1568" title="julius-evola-e-loriente" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/julius-evola-e-loriente-212x300.jpg" alt="Nuccio D'Anna, Julius Evola e l'Oriente" width="212" height="300" /><p class="wp-caption-text">Nuccio D&#39;Anna, Julius Evola e l&#39;Oriente</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il cosiddetto sdoganamento di <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> filosofo da parte della &#8220;intellighenzia&#8221; della sinistra nostrana, è fatto piuttosto recente. Noi riteniamo che tale accettazione segua soprattutto l&#8217;onda lunga dei vari &#8220;nomi della rosa&#8221; e di quella strana appropriazione indebita della spiritualità e persino dell&#8217;esoterismo, che fa straparlare di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> chi, fino a pochi anni fa, la considerava ancora oppio dei popoli. In realtà, la circospezione e il pregiudizio con il quale <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> è stato recentemente indagato da alcuni intellettuali dichiaratamente atei, ha fatto da contraltare all&#8217;entusiasmo, spesso scarsamente cosciente, con il quale truppe di giovani e meno giovani hanno trasformato <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> in una icona, cercando soprattutto di enfatizzarne la connotazione politica e, per così dire, &#8220;pagana&#8221;, forse riflettendo meno sull&#8217;indagine profonda del ricercatore, dello studioso attento delle discipline spirituali d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827205004" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/yogapotenza.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Lo Yoga della Potenza" width="95" height="133" /></a>Un libro attentamente critico ed esaustivo, come quello che <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a> ha dedicato ad <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> e ai suoi rapporti con le dottrine orientali, è un evento benefico in quanto affronta con grande equilibrio le interpretazioni evoliane, proprio quelle che appaiono fortemente motivate dalla ricerca di una chiave eroica e guerriera, troppo spesso a detrimento della dimensione contemplativa. Resta il fatto che, come mette bene in luce <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a>, nel pensiero di <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> c&#8217;è una forte spinta verso una visione dinamica della storia del mondo che pone costantemente in conflitto l&#8217;Ordine e il caos, la luce e le tenebre, e tenta di individuare con chiarezza quali sono le situazioni fisiche e metafisiche che preludono e sviluppano la prevalenza ora di un polo, ora dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a> è uno storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> particolarmente esperto del mondo classico che non si è limitato all&#8217;analisi delle civiltà occidentali, ma ha allargato i suoi interessi studiando la lingua sanscrita e approfondendo le dottrine indù con alcuni degli studiosi contemporanei più noti. E&#8217; sufficientemente ferrato, perciò, per affrontare le dottrine indù e per valutare il tipo di studio che ne ha fatto <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> con  puntelli culturali adatti che rendono il suo libro l&#8217;unico testo capace di penetrare all&#8217;interno della complessa morfologia delle civiltà che <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> ha disegnato nel corso delle sue molte opere. Non si tratta di uno sguardo fuggevole, ma di un&#8217;analisi attenta che tiene conto per intero del mondo spirituale cui Evola si è richiamato e senza la quale non si capirebbero le prospettive di indagine che hanno caratterizzato gli aspetti sapienziali e persino iniziatici dell&#8217;opera evoliana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827214062" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/orienteoccidente.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Oriente e Occidente" width="95" height="136" /></a>In questo libro viene puntualmente ricordato come i primi studi di <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> sull&#8217;Induismo si siano svolti in un periodo in cui, a parte Giuseppe Tucci, Formichi e pochissimi altri, mancava una reale cultura accademica sull&#8217;argomento e tutto l&#8217;Induismo veniva interpretato prevalentemente sotto il profilo filosofico. <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, invece, recupererà l&#8217;aspetto operativo e realizzativo della spiritualità orientale presentando, simile in ciò a shri Aurobindo, il mondo dei cantori vedici come il più prossimo all&#8217;umanità primordiale, capovolgendo così drasticamente qualsiasi scientismo darwiniano.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto il pensiero evoliano le dottrine indù avranno una influenza determinante, ma bisogna considerare come l&#8217;approccio a tali dottrine inizialmente si basasse sulle letture dei testi di Woodroffe (= Arthur Avalon), che privilegiava fortemente il tantrismo.  <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> instaurò un buon rapporto con l&#8217;autore inglese, ma approfondì soprattutto gli aspetti operativi del sistema shivaita e ne scrisse inizialmente nel suo <em>L&#8217;Uomo come potenza.</em> La ricerca verso l&#8217;Individuo Assoluto che contraddistingue il pensiero giovanile di <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> e i suoi interessi magico-operativi, lo portarono a studiare a fondo le tecniche esposte nei vari testi sui tantra con cui veniva man mano in contatto, prendendo in minor considerazione gli aspetti ascetici e contemplativi contenuti nel Vedânta. <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> pone quindi in evidenza come l&#8217;influenza iniziale di Arturo Reghini sul giovanissimo <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> improntò principalmente la formulazione dei suoi progetti culturali sulla &#8220;tradizione romana&#8221; e come l&#8217;influenza del suo amico Guido De Giorgio abbia progressivamente modificato la stessa sua idea di Tradizione, ri-orientando il suo pensiero e inducendolo ad abbandonare definitivamente le prospettive reghiniane.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827213759" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/arcoclava.bmp" border="0" alt="Julius Evola, L'arco e la clava" width="95" height="136" /></a>Il <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a>, pur riportando le critiche di molti orientalisti al pensiero evoliano, pone nella giusta luce come il metodo comparativo stringato ed efficace con cui <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> pone a confronto le morfologie delle varie civiltà, sia un&#8217;opera pressoché unica nel suo genere e offra un profondo significato metafisico allo svolgimento della storia umana. <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> evidenzia come <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> ponga alle origini della tradizione vedica tre distinti momenti: quello cosmico, quello eroico e quello religioso. Tutti e tre questi momenti sono attraversati dal <em>Sanâtana Dharma,</em> cioè dalla Sapienza Eterna che sostanzia con un &#8220;respiro&#8221; di carattere universale tutte le dottrine indù. Andando ben aldilà di interpretazioni filologiche e storicistiche, in questo modo <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> fa assumere alla metafisica del continente indiano un valore applicabile a &#8220;qualsiasi&#8221; tradizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto importanti sono le considerazioni di <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> sullo yoga e sulla difesa delle radici vediche che sostanziano le metodologie yoghiche, un punto di vista che contrasta con le recenti tesi di alcuni orientalisti, ma permette di interpretare le infinite forme di yoga che fecondano la tradizione indù in una dottrina dai fondamenti rintracciabili nelle stesse radici spirituali dalle quali è scaturita la civiltà primordiale, quella che <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> chiama &#8220;artica&#8221;. Un&#8217;opera come &#8220;<em>Rivolta contro il mondo moderno</em>&#8221; darà una spinta incomparabile verso una rivisitazione in chiave spiritualmente operativa della possibilità realizzative dell&#8217;uomo occidentale e giustificherà determinate posizioni poco comprese dagli accademici occidentali nei confronti della sapienzalità brahmanica. <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> sarà ancor meno accondiscendente verso il grande <em>Shankara</em> e quindi verso molte dottrine espresse dalle <em>Upanishad,</em> e <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">D&#8217;Anna</a> mette giustamente in evidenza come la posizione predominante della funzione dello kshatriya finisce spesso, in <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, per sottomettere o trascurare gli aspetti contemplativi delle dottrine indù.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827210881" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/dottrinadelrisveglio.bmp" border="0" alt="Julius Evola, La dottrina del risveglio" width="95" height="134" /></a>L&#8217;esaltazione dell<em>&#8216;azione eroica, </em>e l&#8217;analisi del comportamento di <em>Arjuna</em> nella <em>Bhagavad Gita</em>, vede Evola impegnato allo sviluppo della dottrina della <em>Vittoria</em> e della trasformazione dell&#8217;eroe nella sua stessa potenza: &#8220;<em>potenza terribile che, abbandonando ogni aspetto di persona&#8230;fa tremare i tre mondi&#8221;.</em> Questa drastica posizione è posta ancor più in evidenza nel famoso <a style="outline: 1px dotted; outline-offset: 0pt;" title="Cavalcare la tigre" href="http://www.libriefilm.com/cavalcare-la-tigre/7345"><em>Cavalcare la tigre</em></a>, nella quale lo <em>kshatriya</em> appare eroicamente <em>solo</em> e destinato ad assistere, &#8220;ritirato&#8221; nel rispetto dei valori tradizionali, ad una progressiva dissoluzione del mondo cercando di cavalcare anche le forze oscure che hanno dato consistenza al mondo moderno. Nei confronti di tale posizione <a title="Titus Burckhardt" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/titus-burckhardt/">Titus Burckhardt</a>, nella guénoniana rivista francese <em>Études Traditionelles</em> si espresse in maniera abbastanza critica nei confronti dell&#8217;individualismo evoliano e dei pericoli del suo preteso cavalcare gli elementi <em>thamasici </em>che hanno reso possibile l&#8217;esistenza delle correnti psichiche che caratterizzano il mondo in cui viviamo. Secondo la critica tradizionale, seguendo quanto suggerisce <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> nel suo libro si può rischiare di diventare succubi delle stesse forze oscure che avviluppano la vita del nostro modo di vivere e rendono impossibile comprendere il significato della trascendenza. La forzatura nel valorizzare, ad ogni costo, il primato spirituale della casta guerriera portò <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> a proporre una visione drastica delle stesse lotte fra Impero e Chiesa nel periodo medioevale. Tali istituzioni nella sua interpretazione sembrano difendere valori spirituali diametralmente opposti. Su tale tema <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a> dissente decisamente e, per un approfondimento, consigliamo la lettura del suo &#8220;<em>La Sapienza nascosta</em>. <em>Linguaggio e simbolismo in Dante</em>&#8221; (I Libri del Graal, Roma 2001) in cui pone in evidenza, mantenendo una visione tradizionale della storia, come tale contrapposizione possa avere una chiave di lettura completamente diversa.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/">Nuccio D&#8217;Anna</a>, <em>Julius Evola e l&#8217;Oriente</em>, Edizioni Il Settimo Sigillo, Roma 2006, pp. 170, € 18.</p>
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		<title>L&#8217;etrusco, lingua dall&#8217;Oriente indoeuropeo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 09:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indoeuropei]]></category>
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		<description><![CDATA[Recensione dell'omonimo saggio di Leonardo Magini sulle parentele tra etrusco, lingue italiche e indo-iranico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/etrusco-indoeuropeo.html' addthis:title='L&#8217;etrusco, lingua dall&#8217;Oriente indoeuropeo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">E&#8217; sempre piacevole leggere gli scritti di Leonardo Magini per la facilità con cui riesce a catturare l&#8217;interesse del lettore, coordinando e presentando le sue conoscenze della tradizione etrusco-romana (e non solo). Negri, nella prefazione, ricorda <em>Astronomia etrusco-romana,</em><a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a> dove Magini ha dimostrato &#8220;la sussistenza nella <em>prisca Roma</em> di un sapere astronomico giuntovi apparentemente <em>ex improviso</em>, per l&#8217;invenzione numana. E giacché tutto ciò [...] non può appartenere alla tradizione interna del popolo romano &#8211; ed è anzi letto dalle fonti proprio come <em>riforma</em> del calendario di Romolo, questo sì primitivo e disorganizzato -, l&#8217;autore propone che le spettacolari coincidenze di queste conoscenze numane con tradizioni e saperi che palesemente rinviano al Vicino Oriente, soprattutto babilonese, &#8220;saltando&#8221; la Grecia, siano il frutto della mediazione etrusca fra il Vicino Oriente e l&#8217;Italia, in cui li avrebbe portati la loro migrazione dalla Lidia&#8221; (p. 11).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo volume è stato riunito il contenuto di alcune relazioni tenute al Sodalizio Glottologico Milanese tra il 1996 e il 2004 inerenti ai rapporti tra onomastica etrusco-romana e lessico indoiranico con particolare riguardo al mito. Mito ‘etrusco-romano&#8217;, perché &#8211; giustamente ricorda l&#8217;Autore nella premessa &#8211; &#8220;a volte è difficile definirne l&#8217;origine, assieme a quella dei nomi dei protagonisti; valga per tutti l&#8217;esempio del ratto delle Sabine, i cui nomi a stretto rigore dovrebbero essere latini o sabini, e invece ci giungono quasi certamente per un tramite etrusco&#8221; (p. 15).</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="L'Etrusco, lingua dell'oriente indoeuropeo" rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788882654344" target="_blank"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-842" style="float: right; border: 0; margin: 10px;" title="etrusco" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/etrusco.jpg" alt="L\'etrusco, lingua dell\'Oriente indoeuropeo" width="200" height="294" /></a>I nomi dei mesi, i nomi del mito etrusco-romano, i toponimi, i teonomi, le glosse, i termini comuni del lessico etrusco e i termini latini di etimologia ignota sono gli argomenti in cui era diviso il materiale delle relazioni che nel presente volume è stato riorganizzato secondo l&#8217;ordine alfabetico (il nostro e non quello etrusco). Quasi voci enciclopediche, veri saggi di lunghezza variabile ma di contenuto intenso.</p>
<p style="text-align: justify;">Magini ha voluto segnalare un dato di fatto: &#8220;che l&#8217;etrusco è una lingua portatrice di una onomastica del mito &#8211; e forse anche di un lessico &#8211; che presentano singolari affinità con il lessico dell&#8217;indo-iranico&#8221; (p. 16). Questo studio potrebbe aprire &#8220;la strada a una ‘riscoperta&#8217; dell&#8217;etrusco per via semantica e a una riconsiderazione del suo posto nel contatto con la protostoria delle lingue dell&#8217;Oriente <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">indoeuropeo</a>&#8221; (p. 17).</p>
<p style="text-align: justify;">Dovendo selezionare tra quanto vorrei segnalare, mi piace ricordare &#8220;la concordanza, in quattro casi su otto, dei nomi dei mesi etruschi e antico persiani&#8221; (p. 23). Di particolare importanza considerando la difficoltà di trovare nelle <a title="lingue indoeuropee" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">lingue indoeuropee</a> comuni nomi dei mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti ricorderanno il mito di Ercole e Caco, pochi, forse, quello rappresentato in un celebre specchio di Bolsena che ci documenta il mito, altrimenti sconosciuto di <em>Cacu</em> degli eroici gemelli etruschi <em>Vipinas</em> (<em>Avle</em> e <em>Caile</em>) &#8211; ovvero i fratelli Vibenna &#8211; e di <em>Artile</em> il cui nome non è ricordato da nessun&#8217;altra fonte classica.<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Alla voce <em>husrnana</em> troviamo una dissertazione storico-religiosa oltre che linguistico comparatistica gravitante intorno allo zafferano e al suo uso iniziatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Particolarmente rilevante il gentilizio <em>Arianas</em>, attestato in epoca alta nel territorio fiesolano, che &#8220;va interpretato direttamente e semplicemente come &#8220;ariano&#8221; e costituisce la forma etrusca del nome proprio che gli stessi ‘arii&#8217; o ‘ariani&#8217; usavano per identificarsi&#8221; (p. 73). Come ricorda Dionisio di Alicarnasso<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> gli etruschi chiamavano se stessi col nome di un loro capo, Rasenna. Le iscrizioni confermano la forma <em>rasna</em>, &#8220;e va collegato alla forma, indoeuropea anche questa, che dà in latino la forma nominale <em>rex</em>, &#8220;colui che dirige, re&#8221; e in sanscrito la forma verbale <em>rajati</em>, &#8221; (p. 74) e il derivato <em>raja</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da segnalare anche il lungo e articolato dossier dedicato a <em>Scaevola, Mucius</em> e <em>Cordus</em> che spazia dagli studi di mitologia comparata <a title="indoeuropea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">indoeuropea</a> di Georges Dumézil alle fonti classiche: Plutarco e Livio<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a> ma anche <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>.<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a> Attraverso il culto di <em>Fides</em> per giungere agli istituti giuridici della <em>nuncupatio</em> e della <em>mancipatio</em>. Per concludere che &#8220;ancora una volta l&#8217;etrusco si porrebbe come una lingua portatrice di un lessico affine all&#8217;indoiranico, trasmesso al latino dove lo si ritrova fossilizzato nell&#8217;onomastica del mito&#8221; (p. 89).</p>
<p style="text-align: justify;">Magini individua il significato dei tre nomi che il mito lega all&#8217;<em>etrusca disciplina</em>: <em>Vecu</em> è la &#8220;Voce&#8221; (o la &#8220;Parola&#8221; o il &#8220;Discorso&#8221;); <em>Tages</em> è il &#8220;Testo&#8221; (o meglio il &#8220;Contesto&#8221;); <em>Tarchon</em> è &#8220;Colui che medita, riflette ragiona, specula&#8221;. Più avanti ci ricorda che la &#8220;nozione di albero <em>felix</em><a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a> è di origine etrusca&#8221; (p. 115 n. 127).</p>
<p style="text-align: justify;">Terminiamo il nostro florilegio da questo prezioso volume ricordando che &#8220;tra i nomi delle divinità romane ve ne sono diversi che, già nella loro forma latina, denunciano &#8211; secondo l&#8217;opinione prevalente &#8211; la provenienza dall&#8217;etrusco. Prendiamone due tra i più importanti: <em>Saturnus</em>, o <em>Saeturnus</em>, e <em>Vertumnus</em>, o <em>Vortumnus</em>. Del primo si sospetta la presenza nella sua forma originale nel <em>Satres</em> del Fegato di Piacenza&#8221; <a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a> (p. 103) mentre il secondo è definito da Varrone<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a> <em>deus Etruriae princeps</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro di sicuro interesse per chiunque è attratto dalla Tradizione di Roma, indipendentemente dal fatto che il sistema concettuale indoiranico sia &#8220;appartenuto anche alla preistoria della lingua etrusca&#8221; (p.122). Concludendo &#8211; e attenzione Magini si modera &#8211; &#8220;<em>l&#8217;etrusco è una lingua dall&#8217;Oriente <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">indoeuropeo</a></em>, una lingua che ha avuto in tempi immediatamente protostorici forti e profondi contatti con le lingue dell&#8217;Oriente <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">indoeuropeo</a>&#8221; (p. 122).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">LEONARDO MAGINI, <a title="L'Etrusco, lingua dell'oriente indoeuropeo" rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788882654344" target="_blank"><em>L&#8217;Etrusco, lingua dall&#8217;oriente indoeuropeo</em></a>, prefazione di Mario Negri, &#8220;L&#8217;Erma&#8221; di Bretschneider, Roma 2007, pp. 134, s.i.p.<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> L. Magini, <em>Astronomia etrusco-romana</em>, &#8220;L&#8217;Erma&#8221; di Bretschneider, Roma 2003, cfr. la ns. <em>Rassegna bibliografica</em>, in &#8220;Arthos&#8221;, n.s., 12, [pp. 247-253], pp. 252-253.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Per un approfondimento del mito di Ercole e Caco e dello specchio di Bolsena vedi L. Magini, <em>La quaglia e la cornacchia &#8211; Quattro dialoghi sul mito di Ercole e Caco</em>, Guerini, Milano 1991.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Dionisio 1.30.3.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Plutarco, <em>Publicola</em> 17, Livio, 2.12, Dionisio 5.29, Floro 1.10.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, <em>De officiis</em>, 3.15, 3.17 e 3.31.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> Sui significati giuridici e religiosi cfr. R. del Ponte, <em>Aspetti del lessico pontificale: gli &#8220;arbores felices&#8221;</em>, in Id., <em>La Città degli Dei</em>, Ecig, Genova 2003, pp. 71-74.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> TLE 719.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> Varrone, <em>De lingua latina</em>, 5.46.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> Recensione originariamente pubblicata ne &#8220;La Cittadella&#8221;, a. VII, n.s., n° 29, genn.-mar. 2008, pp. 77-79.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/etrusco-indoeuropeo.html' addthis:title='L&#8217;etrusco, lingua dall&#8217;Oriente indoeuropeo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La lezione di Karl Haushofer e la discreta presenza di Giuseppe Tucci nel dibattito geopolitico degli anni trenta</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 17:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiberio Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la pubblicazione del testo di una conferenza del geopolitico tedesco Karl Haushofer, dedicata alle affinità culturali tra l’Italia, la Germania e il Giappone, viene inaugurata, a cura delle Edizioni all’insegna del Veltro, la collana Quaderni di Geopolitica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/haushofertucci.html' addthis:title='La lezione di Karl Haushofer e la discreta presenza di Giuseppe Tucci nel dibattito geopolitico degli anni trenta '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><em> Con la pubblicazione del testo di una conferenza del geopolitico tedesco Karl Haushofer<strong>[1]</strong>, dedicata alle affinità culturali tra l’Italia, la Germania e il Giappone, viene inaugurata, a cura delle Edizioni all’insegna del Veltro, la collana “Quaderni di Geopolitica”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La conferenza “Analogie di sviluppo politico e culturale in Italia, Germania e Giappone“ venne tenuta dal professore tedesco, su invito del grande orientalista e tibetologo italiano Giuseppe Tucci<strong>[2]</strong>, il 12 marzo 1937, a Roma, presso l’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente (ISMEO)<strong>[3]</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Essa si inserisce, storicamente, come peraltro puntualmente evidenziato dal curatore del Quaderno, Carlo Terracciano, nel contesto delle attività culturali volte a informare e sensibilizzare l’<em>intellighenzia </em>italiana sulle opportunità e necessità, nonché problematicità, sottese all’accordo politico-militare relativo all’asse Roma-Berlino, siglato tra Italia e Germania il 24 ottobre 1936, e a quello <em>antikomintern </em>firmato, nello stesso periodo, tra Germania e Giappone. Ma testimonia soprattutto un aspetto, ancora poco esplorato dagli storici della cultura e della politica estera italiana, quello delle attività dell’ISMEO, ed in particolare del suo fondatore e vicepresidente, Giuseppe Tucci &#8211; originale ed inascoltato assertore dell’unità geopolitica dell’Eurasia<strong>[4]</strong> &#8211; orientate alla promozione di una visione culturale, geopoliticamente fondante, dei rapporti tra l’Europa e il continente asiatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’impostazione, quella del Tucci, che si contraddistingue per essere non solo puramente culturale, accademica e, occasionalmente, di supporto alla nuova politica dell’appena nato impero italiano, ma per operare una sorta di svecchiamento, sia in ambito culturale che politico, dell’ancora persistente mentalità piccolo nazionalista sabauda che, nel solco della prassi colonialista italiana dei primi del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a>, tentava di condizionare il nuovo corso impresso dal governo di Mussolini alla politica estera. A questo riguardo è utile riportare l’acuta osservazione di Alessandro Grossato che, sulla base di una lunga e profonda consuetudine con l’opera di G. Tucci, ritiene il fondatore dell’ISMEO un vero e proprio eurasiatista ed afferma che l’espressione “Eurasia, un continente” veniva intesa dall’orientalista marchigiano in un’accezione “soprattutto culturale, volendo [con essa] sottolineare le grandi identità di fondo fra civiltà solo in apparenza così distanti nello spazio e nella mentalità”<strong>[5]</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dei-demoni-e-oracoli/47" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6864" style="margin: 10px;" title="dei-demoni-oracoli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dei-demoni-oracoli-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a> Il convincimento di Tucci sulla culturale identità di fondo delle civiltà eurasiane suppone un’adesione, da parte dello studioso italiano, a quel sistema di pensiero che interpreta le singole culture quali autonome ed autoconsistenti manifestazioni storiche di un unico sapere primordiale e ad esso le riconduce al fine di coglierne gli aspetti autenticamente fondativi. Il ricondurre le varie espressioni culturali ad un’unica tradizione primordiale si traduce, sul piano della ricerca storica e dell’analisi geopolitica, in un procedimento comparativo, che Haushofer, (inconsapevolmente e) magistralmente, adotta e utilizza in questa breve conferenza dedicata a individuare le analogie tra l’Italia, la Germania e il Giappone. Haushofer, pur basandosi su criteri oggettivi e “scientifici”, quali sono quelli della geopolitica, sorprendentemente<strong>[6]</strong>, perviene agli stessi risultati cui sembra essere giunto Tucci. Il geopolitico tedesco, infatti, nella sintetica e veloce conclusione di questa conferenza, si augura che “Possa questo modo di vedere i popoli [l’essersi cioè egli adoperato, nella sua prolusione, a porre in piena luce le armonie e le analogie che possono facilitare la comprensione reciproca dei grandi popoli tedesco, italiano e giapponese] superare qualunque tempesta d’odio di razza e di classe, soprattutto tra i sostegni del futuro.”</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6862" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6862" title="Karl Haushofer con Rudolf Hess." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/KarlHaushofer_RudolfHess-300x232.jpg" alt="Karl Haushofer con Rudolf Hess." width="300" height="232" /><p class="wp-caption-text">Karl Haushofer con Rudolf Hess.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Certo, chi è abituato a sentir parlare di Haushofer come un rappresentante del cieco e rozzo pangermanesimo, o del cosiddetto imperialismo germanico, rimarrà stupito nel leggere questa frase appena citata.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà proprio il fallimento della naturale alleanza eurasiatica, preconizzata negli anni Trenta dagli Haushofer, dai Tucci e dai Konoe<strong>[7]</strong>, a far precipitare i popoli e le nazioni dell’intero globo in una tempesta di cui ancora, dopo oltre sessanta anni, non si intravede la fine e che, anzi, è continuamente alimentata dall’odierna politica neocolonialista dei governi di Washington e Londra e dai propagandisti dello scontro di civiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Il procedimento comparativo adottato da Haushofer lungi dall’appiattire le differenze tra i popoli presi in considerazione e dallo svilirne le appartenenze etniche, in virtù della generica appartenenza al genere umano e secondo la triste e riduttiva visione individualista, valorizza armonicamente, al contrario, le affinità e le differenze, e le riconduce ad un’analoga condivisione, pur con sensibilità diverse, di valori che potremmo definire ad un tempo etici ed estetici, cioè “nobili”. Essi si esprimono, nella visione haushoferiana, sia per il Giappone, sia per la Germania, l’Italia, e la Russia in una loro precisa funzione geopolitica, quella di concorrere all’unificazione della massa continentale e di difenderne pertanto il <em>limes</em>, al fine di poter sviluppare armonicamente le potenzialità delle popolazioni che vi abitano. Si contrappongono dunque alle “invasioni” degli uomini del mare, del commercio, della morale individualistica, del lusso e del consumo, ai predatori delle risorse naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo di Haushofer si contraddistingue per la sua chiarezza e semplicità, ed in questo senso rappresenta un documento didattico di rilevante importanza per gli studiosi di geopolitica. Da scienziato della geopolitica, egli evidenzia gli elementi geografici che hanno influito sulla storia e sulla politica dei tre popoli in esame, soffermandosi brevemente sulla analoga formazione delle cellule regionali avvenuta in Germania e in Giappone, e sulla fondazione di Roma, Berlino e Tokyo, città fondate originariamente sul confine nordest delle loro regioni, e “debitrici di una parte del loro splendore alla circostanza che la loro posizione di margine, in origine coloniale, si rivelò più tardi favorevolissima agli scambi ed ebbe funzione di ponte. Il <em>flavus Tiberis</em>, l’originaria valle di congiunzione dell’Oder coll’Elba, e il Kwanto col ponte Nihon provvedono alle città rispettive una posizione similmente favorevole e sono loro debitrici di analoga protezione”. Ma accanto ai dettami del determinismo geopolitico, Haushofer sottolinea le affinità culturali tra Italia, Germania e Giappone, che nota soprattutto nel “ghibellin fuggiasco” Dante Alighieri, araldo dell’idea imperiale, in Chikafusa<strong>[8]</strong>, un altro grande fuggiasco nonché impareggiabile autore del <em>Jinnoshiki</em>, e nei <em>Minnesaenger </em>tedeschi “fedeli all’Imperatore e al popolo”. Altre affinità colte da Haushofer sono quella tra lo spirito della Cavalleria occidentale e il Bushido giapponese e quella dei comportamenti tra coloro che egli chiama gli eroi fondatori del risorgimento nazionale: Ota Nobunaga, Sickingen-Wallestein, Cesare Borgia.</p>
<p style="text-align: justify;">Haushofer sostiene che si possa parlare anche per il Giappone, come per l’Italia e la Germania, di un periodo romanico, gotico, rinascimentale, barocco, di un rococò, di un romanticismo e financo di uno stile impero.</p>
<p style="text-align: justify;">Un termine che ricorre spesso negli scritti Haushofer è quello di “destino”. E’ forse nel sintagma “destino comune” che si esprimono più compiutamente le affinità di popoli (apparentemente) tanto diversi sul piano culturale e etnicamente differenti su quello fisico. La coscienza di un destino comune dei popoli e delle nazioni che vivono nel “paesaggio” eurasiatico è la sola arma che abbiamo per sconfiggere la civilizzazione occidentalistica e talassocratica dei predoni del XXI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Karl Haushofer, <em>Italia, Germania, Giappone</em>, a cura di Carlo Terracciano, Collana “Quaderni di Geopolitica”, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma, 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[1] </strong>Karl Haushofer (Monaco, 27 agosto 1869 – Berlino, 10 marzo 1946), fondatore della rivista <em>Zeitschrift für Geopolitik </em>ed autore di numerose opere di geopolitica, fu assertore dell’unità geopolitica della massa continentale eurasiatica. Demonizzato come ideologo del cosiddetto espansionismo hitleriano, fu invece autenticamente antimperialista. Secondo lo studioso belga Robert Steuckers, “la geopolitica di Haushofer era essenzialmente anti-imperialista, nel senso che essa si opponeva agli intrighi di dominio delle potenze talassocratiche anglosassoni. Queste ultime impedivano l’armonioso sviluppo dei popoli da loro sottomessi e dividevano inutilmente i continenti” Robert Steuckers, <em>Karl Haushofer </em>, in http://utenti.lycos.it/progettoeurasia/documenti.htm. In traduzione italiana è disponibile l’opera di Haushofer <em>Il Giappone costruisce il suo impero</em>, a cura di Carlo Terracciano, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 1999.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[2] </strong>Giuseppe Tucci (Macerata, 5 giugno 1894 &#8211; e San Polo dei Cavalieri (Tivoli), 5 aprile 1984) ritenuto il più grande orientalista italiano del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a>, e fra i massimi tibetologi a livello internazionale, nel 1930 diviene docente di lingua e letteratura cinese all&#8217;Università di Napoli, e nel 1932 insegna <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> e filosofia dell&#8217;Estremo Oriente all&#8217;Ateneo di Roma. Nel 1933 fonda l&#8217;Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente. “L&#8217;attenzione rivolta anche agli aspetti politico-economici è documentata, oltre che dalle numerose pubblicazioni dell&#8217;Istituto come i periodici <em>Bollettino dell&#8217;Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente </em>(1935) e <em>Asiatica </em>(1936-1943), dallo specifico interesse di Tucci per la geopolitica dell&#8217;Asia in un periodo cruciale della sua storia, e dalla sua amicizia personale con Karl Haushofer, che invita a tenere importanti conferenze su questa materia. Tucci concentra i suoi viaggi di ricerca nella vasta regione himalayana, quale naturale crocevia storico fra tutte le diverse culture dell&#8217;Asia, raccogliendo sistematicamente materiale archeologico, artistico, letterario, di documentazione storica e altro. Risultati eccezionali vengono così ottenuti dalle sue lunghe spedizioni in Tibet fra il 1929 e il 1948, anno in cui l&#8217;Is.M.E.O. riprende in pieno la sua attività postbellica sotto la sua diretta presidenza, destinata a durare fino al 1978. Tra il 1950 e il 1955 egli organizza nuove spedizioni in Nepal, seguite dalle campagne archeologiche in Pakistan (&#8217;56), in Afghanistan nel (&#8217;57) ed in Iran (&#8217;59). Sempre nel 1950 avvia il prestigioso periodico in lingua inglese <em>East and West</em>, e nel 1957 fonda il Museo Nazionale di Arte Orientale di Roma. Tra i suoi numerosi ed importanti scritti ricorderemo solamente, sia i sette volumi di <em>Indo-tibetica </em>(Accademia d&#8217;Italia, 1932-1942) che i due di <em>Tibetan Painted Scrolls </em>(Libreria dello Stato, 1949) per la loro ampiezza documentaria, e la <em>Storia della filosofia indiana </em>(Laterza, 1957) per la sua portata innovativa, specie per quanto riguarda la logica indiana. Ma Giuseppe Tucci ci ha soprattutto trasmesso la sua appassionata ed intelligente dimostrazione dell&#8217;unità culturale dell&#8217;Eurasia, e una lucida consapevolezza del fatto che, giunti come siamo ad un capolinea della storia, essa dovrà tradursi anche in un&#8217;effettiva unità geopolitica”. (Alessandro Grossato, <em>Giuseppe Tucci </em>, in http://www.ideazione.com/settimanale/78-20-12-2002/78tucci.htm).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[3] </strong>L’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente venne fondato nel 1933 su iniziativa del tibetologo Giuseppe Tucci e di Giovanni Gentile, che ne assunsero rispettivamente la vicepresidenza e la presidenza, con lo scopo di “promuovere e sviluppare i rapporti culturali fra l&#8217;Italia e i paesi dell&#8217;Asia Centrale, Meridionale ed Orientale ed altresì di attendere all&#8217;esame dei problemi economici interessanti i Paesi medesimi”.<br />
Nel 1995 l’Ismeo è stato accorpato all’Istituto Italo Africano (IIA) dando origine all’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO), che ne ha raccolto l’eredità e gli scopi culturali nonché la prestigiosa biblioteca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[4] </strong>Confronta Alessandro Grossato, <em>Il libro dei simboli. Metamorfosi dell’umano tra Oriente e Occidente </em>, Mondadori, 1999.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[5] </strong>A. Grossato, <em>op. cit. </em>, p.10.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[6] </strong>Haushofer venne invitato dall’ISMEO per una seconda conferenza, che si tenne il 6 marzo 1941. Il testo della conferenza “Lo sviluppo dell’ideale imperiale nipponico” è, attualmente, in corso di stampa per le Edizioni all’insegna del Veltro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[7] </strong>“Il leader degli Eurasiani giapponesi era il principe Konoe, uno dei politici più in vista del Giappone d’anteguerra, primo ministro dal 1937 al 1939 e dal 1940 al 1941; ministro di Stato nel 1939; membro di gabinetto nel 1945 del principe Hikasikuni (gabinetto che firmò la capitolazione e fu, pressoché interamente, arrestato dagli Americani). Konoe era sostenitore della maggiore integrazione possibile con la Cina, dell’unione con la Germania ed era un risoluto avversario della guerra contro l’Unione Sovietica (il patto di non aggressione fu firmato quando egli era primo ministro). Konoe odiava gli Americani e si suicidò nell’autunno del 1945 alla vigilia del suo arresto. Ancora oggi, egli gode di una grande notorietà in Giappone e la sua personalità suscita sempre rispetto”. (da una lettera del nippologo russo Vassili Molodiakov al geopolitico e filosofo Alexander Dughin, pubblicata in <em>Elementy</em>, n.3 &#8211; http://www.asslimes.com/documenti/mondialismo/giappone.htm).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[8] </strong>Kitabatake Chikafusa (1293-1354), nell’opera classica (<em>Jinnoshiki</em>) del pensiero politico giapponese, fissava, in coerenza con la tradizione shintoista, i principi di legittimità della discendenza imperiale.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/haushofertucci.html' addthis:title='La lezione di Karl Haushofer e la discreta presenza di Giuseppe Tucci nel dibattito geopolitico degli anni trenta ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Che cos&#8217;è il Natale?</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 16:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html' addthis:title='Che cos&#8217;è il Natale? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p align="justify">Vi sono riti e feste, sussistenti ormai solo per consuetudine nel mondo moderno, che si possono paragonare a quei grandi massi che il movimento delle morene di antichi ghiacciai ha trasportato dalla vastità del mondo delle vette giù, fin verso le pianure.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tali sono, ad esempio, le ricorrenze che come Natale ed anno nuovo rivestono oggi prevalentemente il carattere di una festa familiare borghese, mentre esse sono ritrovabili già nella preistoria e in molti popoli con un ben diverso sfondo, compenetrate da un significato cosmico e universale. Di solito, passa inosservato il fatto che la data del Natale non è convenzionale e dovuto solo ad una particolare tradizione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>, ma è determinata da una situazione astronomica precisa: è la data del solstizio d’inverno.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-del-natale/1250" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiadelnatale.bmp" border="0" alt="Manlio Triggiani, Storia del Natale. Culti, miti e tradizioni di una festa millenaria" width="204" height="290" align="right" /></a> E proprio il significato che nelle origini ebbe questo solstizio andò a definire, attraverso un adeguato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a>, la festa corrispondente. Si tratta, tuttavia, di un significato che ebbe forte rilievo soprattutto in quei progenitori delle razze <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a>, la cui patria originaria si trovava nelle regioni settentrionali e nei quali, in ogni caso, non si era cancellato il ricordo delle ultime fasi del periodo glaciale. In una natura minacciata del gelo eterno l’esperienza del corso della luce del sole nell’anno doveva avere un’importanza particolare, e proprio il punto del solstizio d’inverno rivestiva un significato drammatico che lo distinguerà da tutti gli altri punti del corso annuale del sole. Infatti, nel solstizio d’inverno, il sole, essendo giunto nel suo punto più basso dell’eclittica, la luce sembra spegnersi, abbandonare le terre, scendere nell’abisso, mentre ecco che invece essa di nuovo si riprende, si rialza e risplende, quasi come in una rinascita. Un tale punto valse, perciò, nei primordi, come quello della nascita o della rinascita di una divinità solare.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882721406" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/orienteoccidente.bmp" border="0" alt="Oriente e Occidente" width="95" height="136" align="right" /></a> Nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> primordiale il segno del sole come “Vita”, “Luce delle Terre”, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sole muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo “anno”, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un “mistero”. In esso la forza solare discende nella “Terra”, nelle “Acque”, nel “Monte” (ciò in cui, nel punto più basso del suo corso, il sole sembra immergersi), per ritrovare nuova vita. Nel suo rialzarsi, il suo segno si confonde con quello de “l’Albero” che sorge (“l’Albero della Vita” la cui radice è nell’abisso), sia “dell’Uomo cosmico” con le “braccia alzate”, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di resurrezione. Con ciò prende anche inizio un nuovo ciclo, “l’anno nuovo”, la “nuova luce”. Per questo, la data in questione sembra aver coinciso anche con quella dell’inizio dell’anno nuovo (del capodanno). È da notare che anche <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">Roma antica</a> conobbe un “natale solare”: proprio nella stessa data, ripresa successivamente dal cristianesimo, del 24-25 dicembre essa celebrò il <em>Natalis Invicti</em>, o <em>Natalis Solis Invicti</em> (natale del Sole invincibile).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">In ciò si fece valere l’influenza dell’antica tradizione iranica, da tramite avendo fatto il mithracismo, la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> cara ai legionari romani, che per un certo periodo si disputò col cristianesimo il dominio spirituale dell’Occidente. E qui si hanno interessanti implicazioni, estendendosi fino ad una concezione mistica della vittoria e dell’<em>imperium</em>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Come invincibile vale il sole, per il suo ricorrente trionfare sulle tenebre. E tale invincibilità, nell’antico Iran, fu trasferita ad una forza dall’alto, al cosiddetto “<em>hvareno</em>”. Proprio al sole e ad altre entità celesti, questo “<em>hvareno</em>” scenderebbe sui sovrani e sui capi, rendendoli parimenti invincibili e facendo si che i loro soggetti in essi vedessero uomini che erano più che semplici mortali. Ed anche questa particolare concezione prese piede nella Roma imperiale, tanto che sulle sue monete, spesso ci si riferisce al “sole invincibile”, e che gli attributi della forza mistica di vittoria sopra accennata si confusero non di rado con quelli dell’Imperatore.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tornando al “natale solare” delle origini, si potrebbero rilevare particolari corrispondenze in ciò che ne è sopravvissuto come vestigia, nelle consuetudini della festa moderna. Fra l’altro un’eco offuscata è lo stesso uso popolare di accendere sul tradizionale albero delle luci nella notte di Natale. L’albero, come abbiamo visto, valeva infatti come un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> della resurrezione della Luce, di là della minaccia delle notte. Anche i doni che il Natale porta ai bambini costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il “Figlio”, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">[…]</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Avendo ricordato tutto ciò, sarà bene rilevare che batterebbe una strada sbagliata chi volesse veder qui una interpretazione degradante tale da trascurare il significato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e spirituale che ha il Natale da noi conosciuto, riportando all’eredità di una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> naturalistica e per ciò primitiva e superstiziosa.  […] Una “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> naturalistica” vera e propria non è mai esistita se non nella incomprensione e nella fantasia di una certa scuola di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">storia delle religioni</a> […] oppure è esistita in qualche tribù di selvaggi fra i più primitivi. L’uomo delle origini di una certa levatura non adorò mai i fenomeni e le forze della natura semplicemente come tali, egli li adorò solo in quanto e per quel tanto che essi valevano per lui come delle manifestazioni del sacro, del divino in genere. […] la natura per lui non era mai “naturale”. […] Essa presentava per lui i caratteri di un “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> sensibile del sovrasensibile”. […] Un mondo di una primordiale grandezza, non chiuso in una particolare credenza, che doveva offuscarsi quando quel che vi corrispose assunse un carattere puramente soggettivo e privato, sussistendo soltanto sotto le specie di feste convenute del calendario borghese che valgono soprattutto perché si t ratta di giorni in cui si è dispensati dal lavorare e che al massimo offrono occasioni di socievolezza e di divertimento nella “civiltà dei consumi”.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">* * *</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>Brani tratti dall’articolo </em>Natale solare ed Anno nuovo<em> apparso sul quotidiano </em>Roma<em> del 5 gennaio 1972.</em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html' addthis:title='Che cos&#8217;è il Natale? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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