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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Ordine Nuovo</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La segreteria De Marsanich (1950-54). Contributo per una storia del Msi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 11:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un quinquennio di storia della destra italiana che ha visto formarsi e affermarsi le correnti all'interno del Movimento Sociale Italiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-segreteria-de-marsanichstoria-del-msi.html' addthis:title='La segreteria De Marsanich (1950-54). Contributo per una storia del Msi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Il terzo polo</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel  gennaio del 1950, le indicazioni elettorali e le differenze di vedute  all’interno del Movimento Sociale Italiano, guidato dal giugno del 1947  da Giorgio Almirante, hanno come conseguenza il rapido cambio della  guardia in seno al partito di neofascisti. Ma in proposito, come ha  scritto Marco Tarchi (che dà peso agli studi di Pier Giuseppe Murgia:  «faziosi» ma «documentati»), la sostituzione del leader di Salsomaggiore  con Augusto De Marsanich, zio di Alberto Moravia, già rappresentante  presso la SdN, sottosegretario, quindi «saloino», non è un’operazione  politicamente cristallina. Nel senso che i seguaci della «destra» e  della «sinistra» intransigente (parlo del Msi, ovviamente), si mescolano  fra loro nello sfiduciare Almirante e nel sostenere De Marsanich, che  diviene così un leader di compromesso, appartenente stavolta alla  «destra» o al «centro-destra» del Movimento Sociale Italiano. Ancora  Tarchi lo qualifica come il rappresentate degli «uomini d’ordine», quel  ceto medio, cattolico, nazionalista e anticomunista che cerca di  dialogare con le altre forze politiche, più di quanto il Msi abbia fatto  finora, ma che non cancella dal proprio Dna la componente  antipartitica, movimentista e «protestataria» del partito (si pensi, per  esempio, alle manifestazioni per Trieste). Le intenzioni di De  Marsanich sono quelle di fare del Msi una sorta di «terzo polo»  nazionale con un suo potere condizionante; terzo, dopo il polo  individualista (con la Dc e i partiti di centro) e quello classista (con  Pci e Psi).</p>
<div id="attachment_6352" class="wp-caption alignright" style="width: 222px"><img class="size-full wp-image-6352" title="Augusto De Marsanich (Roma, 13 aprile 1893 – Roma, 10 febbraio 1973)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/de-marsanich1.jpg" alt="Augusto De Marsanich (Roma, 13 aprile 1893 – Roma, 10 febbraio 1973)" width="212" height="260" /><p class="wp-caption-text">Augusto De Marsanich (Roma, 13 aprile 1893 – Roma, 10 febbraio 1973)</p></div>
<p style="text-align: justify;">I  problemi che il nuovo segretario deve affrontare sono, tuttavia,  giganteschi. Vanno dall’affermazione dell’identità del partito alla  temuta sparizione per via legale, dalla presenza nel nord del Paese alla  disciplina interna, dalla creazione di una classe dirigente ai rapporti  col mondo del lavoro, dalla politica internazionale (il rifiuto del  Movimento Sociale Italiano al Patto Atlantico è stato, per così dire, un  no con qualche «se» e qualche «ma» di troppo), alla questione specifica  del fronte jugoslavo. Durante il triennio almirantiano il Msi è  cresciuto abbastanza, adesso, però, è «obbligato» a istituzionalizzarsi.  Giova, dunque, la concretezza del nuovo segretario che riesce a  muoversi con un certo agio fra le pieghe del sistema, rivelandosi da  questo punto di vista, e almeno per i primi tempi, un abile politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo però col dire che con la segreteria De Marsanich inizia, per il Msi, l’<em>amaro</em> 1950, inaugurato, in realtà, già nel novembre del ’49, con i  tafferugli, dimenticati, di Torino, Livorno, Genova, Milano, Vicenza,  Cesena e Bologna, e che proseguiranno con decine di episodi dal nord al  sud del Paese: particolarmente grave fu, per esempio, la devastazione  della sede missina, a Torino, il 17 marzo del ’50 (quasi una  “Primavalle”). Lo stesso marzo, dopo l’«episodio della Garbatella» del  gennaio precedente che avrà un rilievo estraneo agli altri eventi (uno  scontro fra «fascisti» e comunisti – di fatto «padroni» del quartiere –  causato dalla vendita di <em>Lotta politica</em>), un comunicato  del Consiglio dei ministri ha informato dell’avvenuta denuncia del Msi  presso l’autorità giudiziaria; il partito viene posto in stato d’accusa  secondo l’art. 1 della legge 3 dic. 1947 (ricostruzione del disciolto  partito fascista), e ufficialmente le vengono negate le manifestazioni  pubbliche. La sua esistenza (non politicamente ma giuridicamente)  comincia a essere ambigua: a febbraio c’è una proposta di scioglimento  poi rigettata dalla magistratura. In estate ne segue un’altra. Il 28  ottobre inizia una breve ma non particolarmente cruenta stagione di  bombe che si concluderà con gli arresti (avvenuti tre giorni prima  dell’inizio delle consultazioni amministrative del 1951), della quasi  totalità degli aderenti al gruppo spiritualista facente capo a <em>Imperium</em> (che si cela anche dietro la sigla di <em>Legione nera</em>).  Il 29 ottobre, cioè il giorno dopo, la questura di Bari, obbedendo alle  direttive di Mario Scelba, vieta lo svolgimento del III Congresso  nazionale missino, atteso a Bari per il 2 novembre successivo. Al  divieto seguono comizi e manifestazioni; a Bari lo stato d’emergenza  dura più di un mese. Infine, il 28 novembre il Consiglio dei ministri  approva il disegno di legge per un inasprimento delle norme della già  discussa legge del 1947. Vale a dire la famosa legge Scelba.</p>
<p style="text-align: justify;">Fornire  una spiegazione politica di tali accanimenti è ancora oggi difficile.  Ovviamente c’è tanta irrequietezza (interna ed esterna al Msi), e c’è in  fondo un antifascismo da non porre affatto in discussione. Ma c’è anche  qualcos’altro: il Msi sta crescendo, negli anni Cinquanta sarà un  partito vero e proprio e non una «cosa» poco definibile com’era negli  anni Quaranta. È ovvio, allora, che desti qualche «preoccupazione».  Forse non tanto nel Pci quanto nei partiti minori (Pri di Pacciardi e  Psli di Saragat) e nella stessa Dc (che in quel periodo rappresenta il  vero partito d’ordine, e non intende né farsi scavalcare a destra, né,  per quanto riguarda i progetti degasperiani, cedere al dialogo coi  «fascisti»). A testimoniare la popolarità del Movimento Sociale Italiano  sono soprattutto i giovani universitari. In quegli anni, inferiori per  numero soltanto a quelli della Dc e dell’Azione cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma  gli ultimi giorni del 1950 recano anche alcune novità che molti missini  attendono con ansia: l’apparentamento col Pnm di Alfredo Covelli in  vista delle imminenti elezioni. Prima e dopo di queste, però,  continueranno a «remare» contro la svolta i componenti della «sinistra»  facenti capo anche al settimanale <em>Meridiano d’Italia</em>, e i  giovani missini più intransigenti. Da un po’ si ventila un blocco  politico costituito di forze nazionali per le amministrative del 1951,  un’alleanza non certo «ideologica» (sono troppe le differenze fra  missini e monarchici), ma elettorale quello sì (e per il Msi anche  «tattica»), affinché il partito dei «fascisti» possa ottenere un approdo  sicuro alla democrazia e sfuggire, così, ai rigori della legge Scelba  (che tuttavia, in parlamento, ha subito dei rallentamenti e verrà  approvata solo nel giugno del 1952). Insomma, nel «blocco nazionale» il  Msi vede un’isola di salvataggio: chi oserebbe mettere fuori legge una  forza politica che viene da un (probabile) successo elettorale ed è  parte di una coalizione che gestisce il potere negli enti locali?</p>
<p style="text-align: justify;">Già  rinviate una prima volta, le elezioni amministrative, a cui la Dc dà  una chiara valenza politica, si svolgono in diversi turni e col sistema  maggioritario. Nel nord (Milano, Genova, Bologna, Venezia) e in Sicilia  (per l’Assemblea regionale) a maggio-giugno del 1951; nel centro-sud  (Roma, Napoli, Palermo, Cagliari) e a Trieste a maggio del 1952. In occasione di queste ultime Franz Turchi, ex prefetto della Rsi, fonda <em>Il Secolo</em>. Q<em>uotidiano per gli italiani </em>(a dirigerlo, inizialmente, è Bruno Spampanato), e dà inizio alla quasi sessantennale storia del <em>Secolo d’Italia</em>, oggi battagliero <em>quotidiano nel Pdl</em>.  L’apparentamento elettorale fra missini e monarchici, soprattutto per  il Sud, è un fenomeno rilevante (a Roma, invece, Luigi Gedda, con De  Gasperi dissenziente, progetta, senz’alcun esito, la famosa «operazione  Sturzo», contro le sinistre). A conti fatti i «nazionali» ottengono  risultati notevoli, perfino sorprendenti. La Dc è in calo, le sinistre  crescono, al Sud il Msi ottiene anche il 15% dei suffragi.</p>
<p style="text-align: justify;">Incassato  il risultato e allontanato lo spettro della legge Scelba, a L’Aquila  (26-28 luglio 1952), il partito celebra, finalmente, il suo terzo  Congresso. Il Movimento Sociale Italiano non ha trovato una vera  fisionomia politica e le questioni su tavolo, come sempre, sono  numerose. In primo luogo, prendendo atto delle mutate condizioni esterne  e interne, il partito lascia passare la linea De Marsanich,  che nel novembre del 1951 aveva accettato «la collaborazione militare  fra Stati Uniti ed Europa», o meglio ancora, gli aiuti internazionali al  riarmo delle nazioni nel rispetto delle singole sovranità. Secondo  Piero Ignazi, tuttavia, è ancora la «sinistra» a uscire vincitrice dal  nuovo Congresso. Una «sinistra» che aveva protestato vivacemente per  l’apparentamento col Pnm, che stava finanche perdendo i suoi pezzi  migliori, ma che riuscirà a far proclamare (detta con le parole di  Giovanni Spadolini), la «tendenzialità repubblicana» del Msi. Non è una  cosa da nulla, anche perché, di lì a poco, una futura alleanza fra Msi e  Pnm, questa volta per le elezioni politiche del 1953, apparirà, anche  dal <em>cotè</em> monarchico, sempre più improbabile.</p>
<div id="attachment_6353" class="wp-caption alignleft" style="width: 167px"><img class="size-full wp-image-6353" title="almirante" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/almirante.jpg" alt="Giorgio Almirante (Salsomaggiore Terme, 27 giugno 1914 – Roma, 22 maggio 1988) " width="157" height="212" /><p class="wp-caption-text">Giorgio Almirante (Salsomaggiore Terme, 27 giugno 1914 – Roma, 22 maggio 1988) </p></div>
<p style="text-align: justify;">Quelle  del 1953, oltre a essere le prime elezioni «moderne» nelle quali la  preparazione delle candidature e la propaganda elettorale assurgono ad  attività quasi «scientifiche», rappresentano, per così dire, la  continuazione delle consultazioni del 1951-52. Come scrive Tarchi, per  «premunirsi rispetto alla concorrenza di forze situate alla propria  destra», De Gasperi decide di riformare la legge elettorale prevedendo  per i vincitori un forte premio di maggioranza. Quella che viene  audacemente approvata nel marzo del 1953 e che verrà chiamata da Piero  Calamandrei «legge truffa», scatenerà le proteste dei parlamentari  dell’opposizione (ma non solo di essa), e sarà motivo dell’ennesimo  sciopero generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle  consultazioni del 7 aprile, però, il premio di maggioranza per Dc, Pli,  Psdi e Pri (il quadripartito del ‘48) non scatta per una manciata di  voti. Anche il Msi, non apparentato, stenta e non mantiene le posizioni  del biennio 51-52 (aveva previsto per la Camera due milioni di suffragi,  ma ne ottiene poco più di un milione e mezzo). Purtuttavia col 5,9%  delle preferenze (nel 1948 erano appena il 2%), diventa il quinto  partito in Italia. Fra gli altri entrano in parlamento Filippo Anfuso,  Alfredo Cucco, Fabio De Felice, lo stesso De Marsanich, Ezio Maria Gray,  Domenico Leccisi, Cesare Pozzo, Pino Romualdi, Spampanato e Turchi; si  riconfermano, invece, Almirante, Domenico Latanza, Arturo Michelini,  Roberto Mieville, Gianni Roberti, Luigi Filosa ed Enea Franza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le  riflessioni sul destino del Msi cominciano già all’indomani del voto.  Nel loro complesso, le iniziative del partito sono state percepite come  incerte. È vero, la Dc non si è affermata nel proprio disegno egemonico,  ma il Movimento Sociale Italiano non si è mostrato all’altezza delle  (invero ottimistiche) aspettative. E dunque non è un vero vincitore. La  sfida destra &#8211; Dc degasperiana (seppur impari), si è così conclusa con  un nulla di fatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A Trieste</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il  Msi si è presentato alle urne del 7 giugno 1953 con un programma  elettorale basato su pochi punti essenziali. In politica interna: la  pacificazione nazionale. In politica economica, la difesa del lavoro, la  lotta alla disoccupazione (in Italia i senza lavoro sono circa 2  milioni e mezzo), l’incremento della produttività e una giustizia  «giusta» per i lavoratori. In politica estera, soprattutto la questione  del confine orientale («noi vogliano la vecchia e magnifica Italia nella  sua integrità territoriale, nella sua indipendenza, nei suoi diritti»,  scrive Romualdi nell’appello agli elettori, datato 6 giugno). Confine  orientale significa, ovviamente, «questione di Trieste».</p>
<p style="text-align: justify;">Per  parlare con maggior precisione delle condizioni della splendida regione  giuliana nel 1953, è bene ritornare alla fine della Seconda guerra  mondiale. Col trattato di Belgrado (giugno 1945), la Venezia Giulia veniva divisa provvisoriamente in due parti, separate dalla «linea Morgan»: la zona A, che comprendeva Trieste e Gorizia, veniva posta sotto il controllo anglo-americano; la zona B,  che comprendeva l’Istria (a esclusione di Pola) e Fiume, veniva,  invece, affidata all’amministrazione jugoslava. Purtroppo, nei terribili  quaranta giorni di occupazione jugoslava della Venezia Giulia (1°  maggio-9 giugno 1945), e con modalità e soluzioni diverse rispetto alle  vicende relative alle «foibe» del 1943, riappariva quella violenza  brutale, di cui soltanto da pochi anni si è cominciato a discutere. La  questione delle foibe, cioè delle stragi al confine italo-jugoslavo, è  complessa (sovente viene trattata con approssimazione), e andrebbe  dunque collocata in due frazioni temporali. Come scrive Roberto  Spazzali, una prima ondata di violenze fu successiva all’8 settembre del  1943, durò circa un mese, e vide i partigiani titini «vendicarsi» degli  italiani dell’Istria dopo il crollo dello Stato italiano (gli episodi  ivi accaduti sono noti appunto come le «foibe istriane»). In questo  periodo le vittime (le cui colpe erano per così dire «collettive»)  furono circa settecento. La seconda ondata, del 1945 (in buona parte  annunciata dalla prima, però), fu molto più feroce. Fra Trieste, Gorizia  e Fiume, i partigiani e le truppe regolari jugoslave si scagliarono  contro i militari italiani, contro i fascisti ma anche contro gli  antifascisti e gli appartenenti ad altre cittadinanze. In generale, si  trattò di un’operazione voluta per instaurare il nuovo regime jugoslavo.  Per Gianni Oliva le vittime furono complessivamente circa diecimila.  Ma, ancora per Spazzali, la conta dei caduti e dei dispersi presuppone  difficoltà d’ogni tipo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-orfani-di-salo/8867" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6356" style="margin: 10px;" title="gli-orfani-di-salo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gli-orfani-di-salo.jpg" alt="" width="200" height="291" /></a>A  settembre del ‘45, a Londra, gli alleati decidevano di affidare a una  commissione (inglese, americana, russa e francese), la delimitazione dei  confini fra Italia e Jugoslavia. A maggio del ‘46 la commissione  riferiva ai quattro ministri degli esteri alleati, i quali, su proposta  del francese Georges Bidault, stabilivano nuove frontiere (assai  favorevoli alla Jugoslavia, però, allora sodale dell’Urss) e la  creazione del Territorio libero di Trieste sotto l’egida dell’Onu (ma  nessuno aveva mai chiesto un parere che fosse uno alle popolazioni  locali). Poi, col successivo Trattato o <em>Diktat</em> di pace  (Parigi, 10 febbraio 1947), la maggior parte della Venezia Giulia andava  alla Jugoslavia (all’Italia restava Gorizia), e nasceva il TlT  comprendente 16 comuni più Trieste. Si trattava di una micro-regione  cuscinetto che, in realtà, non avrebbe mai funzionato. Sostanzialmente,  il territorio di Trieste restava diviso in due zone, A e B, governate  dagli alleati e dagli jugoslavi. Almeno secondo censimenti italiani, i  nostri connazionali erano in maggioranza: nella zona A (con Trieste più  altri cinque piccoli comuni) il rapporto fra italiani e sloveni era di  circa 10 contro 1; nella zona B (con 11 comuni) era di circa 3,5 contro  1.</p>
<p style="text-align: justify;">Con  l’inizio della guerra fredda (marzo 1947), il contesto politico si fa  ancora più composito. Da confine fra Stati ed etnie, il territorio  triestino diviene, adesso, limite estremo fra Est e Ovest, diga  occidentale contro il socialismo. Il nuovo assetto della politica  internazionale spiega, così, la <em>Dichiarazione tripartita</em> (20 marzo 1948), con la quale Stati Uniti, Inghilterra e Francia decidono di riconoscere l’italianità del TlT allo scopo di porre un argine contro il comunismo. La suddetta <em>Nota</em> viene ampiamente sfruttata dalla Dc nel corso della sua campagna  elettorale per le elezioni del 18 aprile 1948. Passano, però, altri due  mesi e la rottura fra Tito e Stalin, che spezza il blocco comunista,  rende poco urgente (se non inopportuna), la restituzione di Trieste  all’Italia. Praticamente, a livello governativo seguirà uno stallo di  quattro anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli incidenti del 20 marzo del ’52, fra gli italiani e la polizia inglese (ogni anniversario della <em>Nota tripartita</em>,  Trieste diventava teatro di vivaci manifestazioni), torneranno ad  agitare le acque. A Londra si decide di affiancare al governo militare  inglese, un consigliere politico e un direttore superiore  dell’amministrazione di nazionalità italiana. Tito, però, non è  d’accordo e reagisce accanendosi sulla popolazione non slava della zona  B. Ma è nel marzo del ‘53 che accade, purtroppo, qualcosa di ancora più  grave a Trieste-città. La posizione del Msi circa la questione adriatica  è netta: <em>Trieste e l’Istria sono italiane, e la Nota tripartita va comunque difesa</em>.  Dopo un comizio di De Marsanich al Politeama Rossetti, una bomba (forse  slava), scoppia nel mezzo di un corteo di giovani missini. I feriti  sono ventiquattro. A De Felice verrà amputata la gamba destra, a Pozzo  il piede destro (solo tre mesi dopo i due verranno eletti alla Camera  dei deputati), altri missini verranno perfino arrestati.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo  le elezioni del 7 giugno e dopo un tentativo per un VIII De Gasperi,  Presidente del consiglio diviene il cattolico liberale Pella. Per la  prima volta il Msi si astiene dalla fiducia anche per le rassicurazioni  date dal nuovo premier circa la validità della <em>Nota tripartita</em>.  Proprio allora, però, comincia un carosello di gesti e proclami a  livello internazionale. Tito non è contento delle dichiarazioni di Pella  e minaccia l’invasione della zona B, ma questi risponde mobilitando le  truppe (29 agosto); Tito dichiara di volere tutto il TlT, e Pella  rilancia chiedendo un plebiscito che Tito, a sua volta, rifiuterà con  fermezza (28 settembre). L’8 ottobre, infine, (Stalin è morto a marzo),  sono Stati Uniti e Inghilterra a pronunciarsi, decidendo di affidare  all’Italia l’amministrazione della zona A (<em>Dichiarazione bipartita</em>),  ma Tito protesterà ancora. Ovvio che, con quest’andazzo, la tensione in  vista del trentacinquesimo anniversario del ritorno degli italiani a  Trieste (3 novembre 1918), sia arrivata alle stelle. Il Msi si è difatti  mobilitato e fra gli attivisti c’è il segretario giovanile, già  corrispondente di <em>Imperium</em>, Franco Petronio. A morire  dopo una serie di scontri con la polizia inglese saranno sei triestini  (una lapide li ricorda tutti a piazza dell’Unità d’Italia): Pietro  Addobbati, Antonio Zavadil, Francesco Paglia, Emilio Bassa, Saverio  Montano e Nardino Manzi. Numerosissimi saranno i feriti. Pierino  Addobbati è iscritto alla «Giovane Italia», Francesco Paglia è membro  della direzione provinciale giovanile del Msi triestino. Mancherà ancora  un anno al passaggio di Trieste all’Italia, purtuttavia la situazione  va mutando lentamente. Nel 1954 per inglesi e francesi si affacciano  nuovi problemi in Africa e in Asia; in Europa si discute della Ced e del  patto militare balcanico. Tito in cuor suo è soddisfatto per avere già  «conquistato» buona parte della Venezia Giulia. C’è, insomma, per quanto  riguarda la situazione del confine orientale, un generale senso di  stanchezza. A febbraio, a Londra, si comincia a negoziare. Si va verso  la spartizione, con l’accettazione di una linea di confine fra le due  zone; si decide a titolo provvisorio il passaggio dell’amministrazione  della zona A all’Italia e della zona B alla Jugoslavia: anche se ci  saranno alcune differenze rispetto ai confini «tradizionali».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-ragazzi-della-fiamma/9434" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7559" style="margin: 10px;" title="i-ragazzi-della-fiamma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-ragazzi-della-fiamma-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Il 5 ottobre si firma un <em>Memorandum</em> d’intesa fra Usa, Gran Bretagna, Italia, Jugoslavia, e il 26 successivo  a Trieste si svolge la cerimonia per il passaggio di consegne fra  inglesi e italiani. Pur gioendo per il ritorno del tricolore a San  Giusto, il Msi si duole (e protesta) per la perdita di Istria e  Dalmazia. Della sistemazione definitiva del confine orientale si parlerà  a Osimo soltanto ventuno anni dopo (1975). In quella sede l’Italia  accetterà la sovranità slava nella zona B, e il Msi-Dn continuerà la sua  protesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Strettamente  legato alla feroce politica titina e alla sistemazione del nostro  confine orientale è il fenomeno (storicamente altrettanto  significativo), noto come «esodo» o più comunemente, secondo il lessico  utilizzato da Raoul Pupo, «esodo istriano». Per più di dieci anni, fra  il 1943-44 e la fine degli anni Cinquanta, la «quasi totalità» degli  italiani che viveva nei territori governati dalla Jugoslavia lascerà le  terre d’origine. Si tratta di un fenomeno culturale, politico ed etnico,  anch’esso complicato e doloroso, che non ha eguali nella nostra  contemporaneità. Nello specifico è anch’esso divisibile in almeno due  momenti. Il primo esodo massiccio seguì il Trattato di Pace del ’47  (abbandono di Pola); il secondo grande esodo (1953-54) fu legato al  passaggio della zona B alla Jugoslavia. Il numero degli esuli, si legge  sulle lapidi-ricordo triestine, fu di circa trecentocinquantamila. Al di  là delle cifre però, fu un’intera comunità nazionale, che peraltro  deteneva il primato nelle attività economiche della regione, a lasciare  le terre dei padri. I profughi istriano-fiumano-dalmati, che verranno  ospitati in circa centoventi Centri e Campi sparsi per l’Italia,  affronteranno le sorti più varie (perfino quelle dell’emigrazione  oltreoceano). Alcuni Campi profughi rimarranno attivi fino agli anni  Settanta; la sorte dei beni degli esuli è ancora oggi, come si sa,  oggetto di discussione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fra L’Aquila e Viareggio</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo  i primi due Congressi missini, a Napoli (27-29 giugno 1948) e a Roma  (28 giugno-1 luglio 1949), ove i corporativisti (i sostenitori del  Fascismo-regime) e i socializzatori (gli innovatori in direzione  «saloina») si erano dati battaglia, il Msi si trova ancora a metà di un  guado: fra parlamentarismo e movimentismo, fra sfida elettorale e  rifiuto del sistema, fra istanze sociali e «progressiste» e vicinanza ai  ceti possidenti e conservatori, fra marginalità e inserimento. Nella  prima metà degli anni Cinquanta, nelle idealità di «destra» e di  «sinistra», le differenze continuano a essere numerose (collocazione  strategica, politica del lavoro, atlantismo moderato-terzaforzismo). E  questa condizione oltre a causare una generale insofferenza, provoca la  diffusione di spazi aperti alle polemiche e alle recriminazioni. Il  Congresso di L’Aquila, il Congresso anti-Scelba, può essere considerato  uno degli ultimi «atti» della clandestinità del Movimento Sociale  Italiano, ma, allo stesso tempo, l’ultimo nel quale le correnti interne  non siano dotate di una loro ufficialità. La mozione conclusiva (che  riflette ancora un forte compromesso fra «destra» e «sinistra»), viene  approvata all’unanimità meno uno. È vero: dinnanzi alle difficoltà della  legge Scelba il Msi non si è sfaldato e anzi si è stretto intorno al  suo leader (lo stesso Almirante si è battuto per l’unità del Movimento),  nondimeno il partito si trova, adesso, a un passo dalla svolta e gli  stessi dirigenti lo hanno capito: il Congresso per mozioni contrapposte è  sì più adatto a «dare il giusto riconoscimento ai diversi  orientamenti», ma è allo stesso tempo l’anticamera della prassi dello  scissionismo. Dopo il 1950, la ricerca del metodo democratico sembra  essersi, per buona parte, conclusa (naturalmente, mancheranno «alcune  rifiniture»). Ma l’imperativo, adesso, è acquisire anche una  responsabile stabilità che caratterizzi il partito dinanzi alla nazione a  all’elettorato. Ed è forse la cosa più difficile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-della-destra/5513" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6347" style="margin: 10px;" title="storia-della-destra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storia-della-destra.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>A  L’Aquila la linea repubblicana è passata in omaggio alla «sinistra» del  partito, ma la voglia di intesa col Pnm, per buona parte dovuta al  sistema maggioritario, è rimasta quasi del tutto immutata. Essa si  mantiene viva fino al 26 dicembre (potenza delle date) del 1952, quando a  neutralizzarla ci si mette la giunta esecutiva del Pnm che intende  sovrapporre all’apparentamento «nazionale», una pregiudiziale di tipo  monarchico; ma vi concorre, successivamente, anche la «legge truffa» con  tutti gli «annessi», che secondo le dichiarazioni del segretario Dc,  Guido Gonella, conduce al naufragio le velleità del fantomatico terzo  polo «nazionale». Peraltro, le indeterminatezze causano «vittime» e  contrasti all’interno di un Movimento Sociale Italiano, formalmente  sempre meno di «sinistra»: il vicesegretario dimissionario Ernesto Massi  cattolico, gentiliano e prestigioso esponente della «sinistra», fonda  il periodico <em>Nazione sociale </em>(luglio ‘52), che, come  scrive Adalberto Baldoni, «renderà insonni le notti di De Marsanich,  Michelini e Tripodi»; nascono anche i <em>Gruppi autonomi repubblicani</em> (Sinistra nazionale) di Giorgio Pini; e Concetto Pettinato, già celebre critico del regime di Salò, si allontana dal partito.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo  l’aperitivo del 1951-52, i risultati delle politiche del ’53 si  riveleranno alquanto indigesti per il Msi. Ma il timore dei «fascisti»  di rimanere isolati, di scoprirsi politicamente inutili e di non  riuscire a inserirsi nelle questioni d’interesse nazionale, viene  momentaneamente allontanato dalla non-sfiducia resa al governo  «provvisorio» di Pella (agosto ’53-gennaio ’54), che peraltro è un  governo poco amato dalla stessa Dc&#8230; L’era De Gasperi (1946-53) si è  praticamente conclusa e si va, dunque, alla ricerca di altri equilibri,  al di là e della formula quadripartita e dell’apertura a sinistra,  invero prematura, da realizzarsi mercé l’intervento di Saragat:  equilibri che, secondo Paolo Nello, spiegheranno l’appoggio esterno del  Pnm allo stesso Pella. L’atteggiamento iniziale del Msi verso il nuovo  governo è «di attesa». Così nelle parole della Direzione nazionale:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>«onde  poter vagliare alla prova dei fatti la sua capacità di affrontare in  concreto i gravi problemi di emergenza soprattutto sul terreno sociale e  sindacale».</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Del  resto Pella è un leader sì di «emergenza», ma che sa assumere anche  delle responsabilità in ordine alla politica economica, interna (lotta  alla disoccupazione, pacificazione nazionale e nuova amnistia) ed estera  (Trieste e l’atlantismo); e si tratta di questioni che, secondo il Msi,  il nuovo governo è capace, almeno nelle intenzioni, di affrontare in  modo sufficientemente «revisionista» (leggi: antidegasperiano). La  non-sfiducia missina verso Pella pare, però, tramutarsi nella consueta  politica della «diffidenza» già dopo qualche mese, come si evince per  esempio da un intervento di Almirante sull’organo ufficiale del partito.  Oltre all’insoddisfazione per i compromessi e i «tradimenti» che  porteranno alla bocciatura della sospirata amnistia (che a sua volta  alimenterà le polemiche fra Msi e monarchici), fra le ragioni dei  sospetti verso il governo d’«emergenza» potrebbe anche figurare la  «simpatia» con la quale la sinistra togliattiana guarda alla linea di  rottura e alla politica poco-atlantica del presidente Pella.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia  come sia, il nuovo governo «mangia il panettone», ma il giorno prima  della befana del 1954 è costretto a dimettersi per i contrasti dovuti a  un rimpasto e per le dichiarazioni di uno Scelba sostenitore e «uomo  d’ordine» del vecchio centrismo. La Dc, tuttavia, naviga ancora a vista:  in questo frangente nasce o meglio non nasce il Fanfani I (l’incarico è  del 12 gennaio, l’affossamento parlamentare del 30). Il cavallo di  razza democristiano, già fascista e corporativista, poi dossettiano e  prossimo segretario del Partito (luglio ‘54), è il «nuovo» che avanza e  che si fa strada chiedendo i voti alla destra. Ma il Msi non si fida più  e, nonostante la «destra» romualdiana non sia pregiudizialmente  contraria al dialogo con la Dc, e la «sinistra» di Massi sia favorevole a  una «saldatura sul fronte cattolico sociale» (così Marco Tarchi),  finisce per replicare con un secco no.</p>
<p style="text-align: justify;">Frattanto  il partito è andato avanti. Il 9-11 gennaio si è svolto il IV  Congresso, celebrato significativamente al nord, a Viareggio. Un  Congresso che dovrebbe rendere più nette di quanto non lo siano state  finora le posizioni all’interno del Movimento Sociale Italiano. Dopo il 7  giugno del 1953, una parentesi politica (quella del quadripartito),  sembra essersi chiusa ma una nuova stenta ancora ad aprirsi. La politica  italiana si è come impantanata e all’interno del Msi, un quesito  leniniano è più che mai all’ordine del giorno: «che fare?». È in questa  condizione che nasce, secondo la testimonianza di Romualdi, la nuova  segreteria di Arturo Michelini. A dispetto della sua vocazione  governativa (non certo filo-missina) il <em>Corriere della Sera</em> del 9 gennaio del ’54 riassume con la massima onestà, la condizione del  Movimento Sociale Italiano nei sette mesi intercorsi fra le politiche  del ’53 e l’Assemblea toscana. Malgrado non sia più un partito  minuscolo, il Msi ha accusato un periodo di «acute e vivaci polemiche»  dovute alla perdita dei suffragi rispetto alle amministrative  precedenti. Di più: ha perso i voti di chi stimava più vicino al proprio  sentire, cioè lo zoccolo duro del Movimento: la gente del Sud (che per  buona parte è monarchica) e i giovani, vero fiore all’occhiello dei  «fascisti».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/fascisti-senza-mussolini/3335" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6349" style="margin: 10px;" title="fascisti-senza-mussolini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fascisti-senza-mussolini.jpg" alt="" width="200" height="277" /></a>A  Viareggio le correnti missine, spaccate su parecchi punti (e anche al  loro interno), si sarebbero date battaglia per affermare strategie e  principi attraverso tre mozioni concorrenti: quella di maggioranza, di  «centro» e pragmatica (<em>Per l’unità del Movimento</em>), cui  aderiscono De Marsanich, Turchi, Tripodi, Gray, Anfuso, Michelini,  Roberti, i giovani di Caradonna e lo stesso Almirante; quella di  opposizione, di «sinistra» e «milanista» (<em>Per un’Italia sociale</em>) cui aderiscono Spampanato, Bacchi, Angioy, i gruppi di <em>Nazione sociale</em>, di <em>Idea sociale</em>, del periodico <em>Noi</em> e una parte della Cisnal; e quella di «destra» o estrema «destra» (<em>Per una grande Italia</em>)  cui aderiscono il carismatico Romualdi (che tuttavia si mostrerà  avverso alle stesse correnti), De Marzio, Pozzo e De Felice, insieme ai  giovani intransigenti ed evoliani del Raggruppamento giovanile studenti e  lavoratori (Rgsl), guidati da Enzo Erra e Pino Rauti. È la mozione di  «centro» (cessazione dell’unità democristiana, tradizione cattolica,  preminenza dell’interesse nazionale, anticomunismo, tutela del lavoro,  giustizia sociale, solidarietà e Stato corporativo) a risultare la più  votata; a seguire quelle di «sinistra» (che gli avversari definiscono  anche criptocomunista) e di «destra» (che contiene le maggiori  tendenzialità antidemocratiche). Negli organi centrali di partito  entrano uomini di tutte e tre le correnti in modo da salvaguardare,  ancora una volta, come scrive Baldoni, «gli equilibri interni». Lo  statuto tuttavia verrà emendato. Gli organi vengono modificati  prevedendone un allargamento, nasce l’Esecutivo chiamato a fare le veci  della Direzione nazionale, e viene ridotta, fra le proteste giovanili,  l’autonomia del Rgsl. Il Msi è ancora diviso e l’obiettivo primario  rimane quello di salvaguardare l’unità e ridurre le possibilità del  dissenso. Più che il segretario De Marsanich l’uomo ideale a gestire le  pratiche del dopo-Congresso è il vice segretario, l’austero Arturo  Michelini (classe 1909) che diviene infatti il nuovo leader, il 10  ottobre del 1954. Il suo «manifesto programmatico» è sintetizzabile in  un breve e significativo motto: finalmente, è giunta l’ora che il Msi  affronti, con decisione, il campo aperto della politica italiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>I giovani</em></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo  lasciato i giovani elettori di «destra» prendere le distanze dal  Movimento Sociale Italiano il 7 giugno del 1953, e i giovani tesserati  del Msi alle prese col Congresso del 9 gennaio 1954, per il quale  firmano una mozione sponsorizzata da Romualdi e De Marzio. I giovani  sembrano colpiti dalla stessa crisi che attanaglia il partito maggiore.  Per una formazione politica che si definisce il «partito della  gioventù», che riprende la tradizione del giovanilismo d’inizio  Novecento e che vanta una presenza universitaria di buon livello, è  qualcosa di più che un allarme: la vita dell’intero movimento non va  come dovrebbe. La crisi che colpisce i giovani nel ‘53, origina da  quell’<em>amaro</em> 1950 del quale ho riferito. Si comincia con l’«episodio della Garbatella» e si finisce nel ’51, con le ultime bombe di <em>Legione nera</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel  ventottesimo anniversario della marcia su Roma (28 ottobre 1950), una  bomba carta esplode all’interno de cinema Galleria a Roma. Il botto  provoca la rottura di due vetri e il panico fra la folla. Lo scoppio proietta nella galleria un involto contenente un centinaio di volantini recanti l’emblema del fascio repubblicano, la scritta <em>Legione</em><em> nera</em> e un messaggio di persistente fede nel fascismo. È l’inizio di una  serie di attentati (che non causerà alcun ferito), dal movente  esplicitamente politico. Già a fine anno vengono arrestati i giovani De  Perini, Rauti, Lucci Chiarissi, Serpieri, Pozzo, Brandi e Erra (che  inizialmente sfugge alla cattura). Secondo la solita legge 1546/47 i  sette sono accusati di tentata ricostituzione del partito fascista. A  casa di uno di essi è stato ritrovato lo statuto dei nuovi Far (che ha,  tuttavia, origini spagnole), il quale stabilisce la natura, i fini, le  norme di ammissione, i doveri e l’ordinamento dell’organizzazione  clandestina. La faccenda però s’ingarbuglia: altri «fascisti» vengono  coinvolti, altri attentati si verificano a Roma, Milano, Bari, Arezzo e  Brescia. Le indagini rendono ancor più chiari gli accadimenti: dietro il  gruppo che si firma <em>Legione nera</em> dovrebbe nascondersi il sodalizio facente capo al periodico <em>Imperium</em>.  Così dopo un’ulteriore verifica, il 23-24 maggio la polizia compie un  nuovo giro di vite arrestando giovani missini del nord e sud Italia (e  con essi <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, considerato «il  capo o uno dei  capi» del gruppo). In trentasei finiscono sotto processo, ma il primo  grado (novembre 1951) si conclude con poche condanne. Per molti  imputati, <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> compreso, l’accusa di tentata ricostituzione del partito  fascista viene meno. Il processo naturalmente prevederà altre istanze  (1954 e 1956).</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui, brevissimamente, i fatti di <em>Legione nera</em>.  Una parentesi a parte, invece, è quella relativa alle «vere»  responsabilità a proposito dell’accaduto. Furono i giovani missini a  piazzare <em>tutte</em> le bombe, o lo scoppio degli ordigni,  almeno per quanto riguarda i più pericolosi, fu una segreta  provocazione? E se sì, una provocazione esterna o interna al Movimento  Sociale Italiano? Insomma: le bombe del ’51 furono la parte per così  dire materiale di una congiura antigiovanile? Sono domande a cui è  difficile dar risposta. Sia Scelba (il “piccolo avvocato di  Caltagirone”), sia lo stesso De Marsanich (o chi per lui), pur nelle  ovvie differenze, potevano avere interesse a favorire una strategia  della repressione poliziesca all’interno dell’esuberante settore  giovanile. Ma indubbiamente questa è solo un’ipotesi. D’altra parte i  giovani missini non sono brutali (o per lo meno non tutti). Le correnti  sono numerosissime e molti «nazionali» (ma, ancora, non tutti), avidi di  sapere, sono i degni eredi dei componenti le diverse anime culturali  del fascismo vero e proprio. Come ha scritto Vanni Angeli esse vanno  «dalle forme più esasperate e utopistiche di spiritualismo ad una sorta  di marxismo appena tinteggiato di nazionalismo», cioè dall’ottica  sinistrorsa di Lando Dell’Amico (con Ravenna, Benevento, Landolfi e  Romano, quest’ultimo compagno di Ruinas nella redazione del  filocomunista <em>Pensiero nazionale</em>), a quella rivoluzionaria, spiritualista, antimaterialista ed etica de <em>La Sfida</em>, il periodico di Erra dalle sui «ceneri» nascerà <em>Imperium</em>. E poi ancora da Caradonna e Perina (già segretario del <em>Fronte dei giovani</em>), al leader romano Ribacchi, dal gruppo di <em>Architrave</em> con Tedeschi, Finaldi, De Boccard, e Scotto a quello de <em>L’Assalto</em> (1949), il settimanale che sarà organo ufficiale dei giovani missini.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra  parte, i referenti culturali dei «fascisti» in erba sono numerosissimi e  perfino stranieri. Se al primo convegno del Fuan (nel maggio del ‘50),  partecipano Gioacchino Volpe, Guido Manacorda, Ardengo Soffici, Giuseppe  Belluzzo, Balbino Giuliano, Giotto Dainelli e Alberto Asquini, più in  generale e ancora in «ordine sparso», le figure di riferimento saranno  Giovanni Gentile, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/rudolf-steiner" target="_blank">Rudolf Steiner</a></span>, Carlo Costamagna, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>, i  futuristi, Alfredo Oriani, D’Annunzio, Vittorio Vettori, Edmondo Cione e  ovviamente Mussolini, ma anche la Scuola di Vienna (Otmar Spann e  Walter Heinrich), la <a title="rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Rivoluzione conservatrice</a> tedesca, Corneliu Z.  Codreanu e <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>. Un po’ dopo (1960), secondo la testimonianza di <a title="Giano Accame" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/giano-accame/"> Giano Accame</a>, arriveranno gli scrittori anticonformisti francesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Volendo  sintetizzare, nel campo specifico delle scelte politiche, fra i giovani  missini si può individuare la presenza di due anime abbastanza definite  (e rivali): una pragmatista, legata alle vicende del partito maggiore;  l’altra rivoluzionaria che finisce anche per idealizzare un «residuo» di  internazionalismo fascista, debole e sufficientemente conosciuto. Una  seconda anima non priva di ambizioni spirituali (come quelle fatte  proprie da <em>La Sfida</em>), ma anche (almeno sulla carta), dal “talento” nichilista:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>«Noi  respingiamo il mondo attuale. Non possiamo servire diverso credo che  quello che la nostra anima ci suggerisce e ci impone. Riteniamo la  democrazia (e si badi bene, non questa o quella, che le aggettivazioni  sono inutili) un male che bisogna combattere non con l’astuzia misera ma  piuttosto con la decisione audace … Terza forza? ma via – Noi vogliamo  che l’Italia sia una sola forza e non il compromesso di tre forze che  manderanno i rappresentanti a pascersi della lupinella parlamentare …  Risponda la giovinezza d’Italia che è nel Msi e quella che lo affianca  non ancora persuasa della sua rivoluzionarietà».</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/nel-segno-della-fiamma/3040" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6350" style="margin: 10px;" title="nel-segno-della-fiamma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nel-segno-della-fiamma.jpg" alt="" width="200" height="292" /></a>I  giovani facenti parte del Rgsl del Movimento Sociale Italiano, si  riuniscono più volte in Assemblea. A Roma nel marzo 1949 (con  l’intrepido Mieville segretario), ove si dichiarano indiscutibilmente  rivoluzionari (almeno rispetto al sistema parlamentare), fedeli al Msi  ma desiderosi di acquisire una maggiore autonomia; e poi a Bologna, nel  settembre del 1950, con Cesco Giulio Baghino commissario e poi  segretario, quando però le cose, almeno in parte, sono già cambiate. Sei  mesi prima (a marzo) a casa <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, si era svolta, infatti, una riunione  fra il «maestro», Clemente (Lello) Graziani, Erra, Gianfranceschi e  Rauti (probabile è anche la presenza di <a title="Massimo Scaligero" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/massimo-scaligero/">Massimo Scaligero</a>), che è parte  della «preistoria» del prestigioso mensile <em>Imperium</em> (periodico d’elite a diffusione internazionale) e del gruppo spiritualista a esso facente capo.</p>
<p style="text-align: justify;">Obiettivamente, l’influenza evoliana fra i giovani c’è e si vede. Alcune delle colonne di un giornaletto in ciclostile (<em>Giovinezza</em>),  del tutto sconosciuto e pubblicato a partire dal 1949 dai missini, sono  vere e proprie “lezioni” e suggerimenti tratti dalle opere del “maestro  della tradizione”, anche se si tratta di pagine che in seguito verranno  trascurate dallo stesso filosofo. Innanzitutto le letture consigliate,  poi la questione del razzismo:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Camerati leggete:</p>
<p><em>Dottrina del fascismo</em> (B. Mussolini)  <em> </em></p>
<p><em>La guerra occulta</em> (Malinsky e De Pon.)  <em> </em></p>
<p><em>I protocolli dei savi anziani di Sion</em> <em> </em></p>
<p><em>I proscritti</em> (Ernst Von Salomon)</p>
<p><em>Bagattelle per un massacro</em> (<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span>)</p>
<p><em>I servi della democrazia</em> (Bardèche)</p>
<p><em>La crisi del mondo moderno</em> (<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>).</p>
<p>Il razzismo e la nostra Idea:  Ho  personalmente constatato che non è facile intendersi sul razzismo.  Quando c’è accaduto di prendere posizione a favore dell’Ideologia della  razza abbiamo sempre trovato una opposizione tenace e preconcetta,  basata essenzialmente su una errata interpretazione di questa dottrina.  Il razzismo è ritenuto dai più niente altro che “materialismo biologico”  e quindi non in linea con la nostra Idea. Penso  perciò sia utile esaminare l’ideologia della razza, sia pure molto  sommariamente, nel suo aspetto dottrinario e pratico al fine di sfaldare  un luogo comune che impedisce l’oggettiva valutazione di questa  dottrina che armonicamente s’inquadra con la nostra concezione del  mondo. Innanzi tutto è bene rilevare che la definizione del razzismo  come “materialismo biologico” appartiene all’ebreo e comunista Trotsky.  La definizione del Trotsky corrisponderebbe alla realtà, se il razzismo  fosse realmente una scienza biologica e antropologica che si esaurisse  alla sanguinosierologia, alla misura dei crani, agli indici facciali,  alle leggi di Mendel.  In  questo caso soltanto, potrebbe essere un razzismo per l’allevamento di  cani o di cavalli, senz’altro lesivo alla dignità dell’uomo superiore.  Ma  nella nostra dottrina della razza – dicendo nostra intendo riferirmi  all’impostazione data al problema da un insigne razzista italiano – il  fattore biologico è solo un aspetto di valore semplicemente eugenico.   Infatti la nostra concezione razzista poggia su due fattori: razza del corpo e razza dello spirito.  A  questo secondo elemento di razzismo come potenza formatrice e come sub  ordinatore dell’altro, viene dato il massimo risalto. Ad un corpo puro  deve corrispondere uno spirito puro, altrimenti non è il caso di parlare  “di mistica del sangue”.  Perciò  il razzismo Italiano, pur preservando il tipo razziale originale da  ibridazioni ed adulterazioni, tende principalmente ad infondere in esso  il sentimento e l’orgoglio di razza sì che abbia chiara coscienza della  missione a cui è chiamata la stirpe. Tende  a rievocare nella stirpe le qualità innate della razza  nordico-primordiale da cui discende (da recenti studi del Wirth e del  Kadner sui gruppi sanguigni è risultato che l’Italia ha una percentuale  di sangue nordico vicina a quella dell’Inghilterra e superiore a quella  dei popoli germanici) qualità che si individuano nel carattere, nel  senso dell’onore, nel coraggio, nella fedeltà, nella prontezza  all’attacco, nel senso eroico ad ascetico della vita.  La  dottrina della razza così concepita agente contemporaneamente sullo  spirito, sullo stile, sul corpo, non è affatto materialista ma  revocatrice di eterni principi spirituali; quindi va da noi accettata  sia perché, come mito soreliano può affascinare gli elementi  razzialmente migliori cristallizzandoli introno alla nostra Idea, sia  perché a guisa di potente diga, si eregge contro un livellamento delle  razze che renderebbe vero il mito illuministico e democratico  dell’uguaglianza del genere umano, mito che con tanta fede combattiamo.                                                                                                                                                                c.g.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">All’Assemblea  di Bologna pur non prendendo parola, la presenza di <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> è notata da  tutti (così, Primo Siena). Nell’ultima parte del 1950 nasce l’ormai  celebre opuscolo evoliano <em>Orientamenti</em>, scritto per i giovani missini. Dopo l’uscita dei primi numeri di <em>Imperium </em>(maggio 1950) e <em>Cantiere </em>(settembre 1950) e, soprattutto, dopo l’<em>affaire Legione nera</em>,  secondo Baldoni, i «Figli del sole», cioè i giovani della corrente  evoliana, acquistano un più sicuro «prestigio» all’interno del Rgsl.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché  quest’appellativo insolito («Figli del sole», appunto)? E qual è la sua  origine? Lo spiega ancora Primo Siena, figura di spicco fra i giovani  degli anni Cinquanta (fra l’altro, responsabile del settore studi e  cultura del Rgsl, dal ‘50 al ‘54):</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>A  proposito delle definizione di «figli del Sole» che veniva attribuita  alla corrente spiritualista dei giovani del Rgsl del Msi negli anni  Cinquanta, desidero raccontarle come nacque, dal momento che finora  nessuno ancora  l&#8217;ha precisato. All’epoca i giovani missini della  corrente spiritualista che si riferivano a <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> e a <a title="Scaligero" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/massimo-scaligero/">Scaligero</a> erano in  duro contrasto dottrinale con i loro colleghi della corrente  di  «sinistra», che privilegiavano sempre le tematiche socioeconomiche su  quelle politiche &#8211; specialmente la rifondazione dello Stato &#8211; sostenute  invece da noi.   Un  giorno, per molestare i nostri avversari, incominciammo a sostenere che  il problema sociale andava risolto secondo una lezione desunta da un  episodio relativo ai guerrieri di Alessandro Magno. L’episodio &#8211; che si  diceva fosse stato raccontato da <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> a qualcuno dei giovani che lo  visitava spesso (Rauti, Gianfranceschi, Erra?) &#8211; era il seguente:  <em>Un  gruppo di guerrieri greci di Alessandro che si era fermato per anni in  una zona dell’Himalaya, già innanzi con l’età e presi da una forte  nostalgia per la loro terra natale, decise di ritornare in patria,  trovandola però dominata da una classe di schiavi che &#8211; durante  l’assenza della casta dei guerrieri &#8211; si era impadronito del potere. I  guerrieri dovettero iniziare una dura contesa bellica per riconquistare  il territorio, correndo persino il rischio d’essere sopraffatti dalla  superiorità numerica degli schiavi usurpatori. Durante un consiglio di  guerra, il guerriero più autorevole, spiegò ai commilitoni che essi  stavano per perdere il conflitto perché avevano usato mezzi bellici  impropri per affrontare l’esercito degli schiavi. «Finora abbiamo usato  le armi del guerriero, ed abbiamo sbagliato. Noi siamo figli del sole e  non dobbiamo affrontare questi schiavi con la spada, ma con lo  scudiscio». Infatti, non appena i guerrieri figli del sole, fecero  fischiare i loro scudisci sulle teste degli schiavi  avversari, questi  chinarono la schiena e si sottomisero ai guerrieri.</em> Questo  racconto, che noi negli anni Cinquanta snocciolavamo, con piglio  provocatore ai nostri camerati della «sinistra sociale», li faceva  andare in bestia.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Non  si pensi, tuttavia, che <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> sia il «dominatore politico»  incontrastato fra i giovani. Anzi, tutt’altro. Quella del «filosofo» è  sempre e solo una presenza per così dire simbolica, ideale o meglio  ancora <em>spirituale</em> (oggi, peraltro, gli esegeti del  «maestro della tradizione» sono numerosi almeno quanto le donne vantate  da <a title="Georges Simenon" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/georges-simenon">Georges Simenon</a>…). Perfino i giovani a lui più vicini (cioè quelli di  <em>Imperium</em>), che all’inizio, secondo Gianfranceschi, sono  circa una cinquantina, seguiteranno a pensarla e ad agire anche in modo  diverso. <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> è un «reazionario» che, però, nel corso degli anni  s’atteggerà a «conservatore» (così <a title="Giano Accame" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/giano-accame/">Accame</a>), che non riesce ad aggredire i  nodi rivoluzionari (Rauti), non ama i cattolici, seppure si lasci  andare a intelligenti aperture (vedi <em>Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo</em>,  saggio del ‘32), e ha idee difficilmente tramutabili in prassi politica  (e ciò risulta chiaro). D’altra parte, come può avere seguito presso un  gruppo di ventenni, un uomo di sicura genialità ma dal pensiero, in fin  dei conti, ottocentesco? <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> era un uomo di una «cortesia raffinata»,  un vero e proprio «maestro», ha detto ancora Rauti, ma noi giovani «non  eravamo evoliani ortodossi». A drogare l’ambiente missino più estremo,  ci pensano però il carcere, Scelba e i veterani del partito. Il processo  dei trentasei spinge i meno anziani a mordere il freno: i pragmatici e i  mediatori a essere sempre più pratici e gli intransigenti o a mutar  pelle o a non riconoscersi nel Movimento Sociale Italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Appena un anno dopo la III Assemblea  giovanile missina (Roma, marzo ‘52) e il Congresso nazionale di  L’Aquila (luglio ‘52), si svolgeranno le elezioni politiche del giugno  ‘53. Il risultato non è soddisfacente e il giorno successivo si comincia  già a parlare di crisi. È ovvio che l’impeto giovanile sarebbe stato  poco amico delle democraticissime urne, ma il valore aggiunto dei meno  anziani rischia così di perdersi fra le mille pieghe di un politicismo  fine a se stesso (e ai giovani spesso estraneo). A Viareggio (gennaio  ‘54), sollecitati da <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, i «suoi ragazzi» sottoscrivono una mozione,  che ha per tema l’organicismo e l’anticomunismo. Ma in riva al Tirreno  cessa l’autonomia statutaria del Rgsl; un’autonomia in verità già minata  dalla <em>leadership</em> Erra (1952-54), che per mantenere in  vita il Raggruppamento e tutelarlo, così, dalle troppe attenzioni (per  dirla con Nicola Rao), è sceso a ulteriori compromessi con gli anziani  del partito. Dopo Viareggio lo stesso Erra entrerà nella Direzionale  nazionale missina e diventerà condirettore di <em>Lotta politica</em>, settimanale del Msi. L’ex leader de <em>La Sfida</em> opterà per la tattica dell’«inserimento» e si avvicinerà a Michelini il  cui progetto, appunto, è quello di introdursi stabilmente nella  politica che conta e di concentrare attorno a sé tutto il partito.</p>
<p style="text-align: justify;">Presto,  però, esploderanno altre contraddizioni. Rauti il rivoluzionario, già  critico del «possibilismo pellista» protesterà contro il riformismo  missino, deciderà di staccarsi da Erra, di emanciparsi dalla «destra»  romualdiana e di dar vita a <em>Ordine nuovo</em> (1954). Ufficialmente, poi, ancora nel 1954, nascerà la <em>Giovane Italia</em>,  un’associazione terzaforzista per studenti medi che si ispira al  tradizionalismo cattolico, ed è molto vicina al Msi (anche se era già  avviata dalla fine del 1950). Sarà presieduta anche da <a title="Gianfranceschi" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/fausto-gianfranceschi/">Gianfranceschi</a>.  Il primo documento ufficiale dell’associazione, che diverrà protagonista  delle piazze triestine e poi, più in là, dei moti sessantottini, sarà  l’evoliana <em>Carta della gioventù </em>(1951). Malgrado <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> sia anche ispiratore del gruppo radicale <em>Ordine nuovo </em>(che  peraltro cattolico non è), fra le due formazioni giovanili non  mancheranno le polemiche. Ciò a dimostrazione del fatto che negli anni  Cinquanta ispirarsi al «maestro» poteva voler dire tutto e niente. Un  po’ come nel nostro III millennio, d’altra parte.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Originariamente pubblicato su <em>Nuova Storia Contemporanea (4/2010)</em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-segreteria-de-marsanichstoria-del-msi.html' addthis:title='La segreteria De Marsanich (1950-54). Contributo per una storia del Msi ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dal neofascismo alla nuova destra</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 09:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del libro omonimo di Mario Bozzi Sentieri sulla stampa periodica di Destra dal 1944 al 1994]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dal-neofascismo-alla-nuova-destra.html' addthis:title='Dal neofascismo alla nuova destra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_2396" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788875572228"><img class="size-medium wp-image-2396" title="dal-neofascismo-alla-nuova-destra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/dal-neofascismo-alla-nuova-destra.jpg" alt="Mario Bozzi Sentieri, Dal neofascismo alla nuova destra" width="200" height="255" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Bozzi Sentieri, Dal neofascismo alla nuova destra</p></div>
<p style="text-align: justify;">Con la presente pubblicazione possiamo serenamente affermare che è stata colmata la reale e sentita necessità di una profonda analisi culturale su quello che è sempre stato il variegato mondo della pubblicistica afferente alla Destra militante ed alle sue diramazioni di ordine spirituale e metapolitico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bel <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788875572228">volume di Bozzi Sentieri</a> raccoglie le esperienze, il decorso e la natura interna delle riviste d&#8217;area dal 1944, quindi già prima del termine del conflitto mondiale, sino al 1994, anno fatale e di svolta epocale per i futuri destini di tutta la comunità che in determinati valori si era sempre identificata, suddividendoli nei diversi periodi storici, pur con caratteristiche diverse. Scelta che noi abbiamo reputato più che opportuna, perché se si fosse voluto attuare una suddivisione per specificazioni ideologiche, si sarebbe corso il serio rischio di perdersi nella palude delle definizioni, dei distinguo, delle peculiarità d&#8217;appartenenza che, a Destra, rappresentano una vera infinità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come l&#8217;Autore afferma nella sua introduzione &#8220;<em>è mancata, a Destra, una chiara coscienza del proprio, specifico itinerario politico-culturale</em>&#8220;, tanto da poter addirittura parlare di &#8220;culture delle Destre&#8221;, tanto si è palesato disomogenea il panorama di riferimento mitico ed ideologico, che chiaramente emerge dalla valutazione d&#8217;insieme che l&#8217;apprezzabile testo del Bozzi Sentieri ci offre. Allo stesso tempo, però, alle stesse pubblicazioni, più che alla politica militante o elettorale, bisogna guardare con vera attenzione, se si vogliono focalizzare le tematiche comuni, le idealità che hanno, nonostante la succitata diversità, unito generazioni diverse, che  le hanno forgiate, come detto, già prima del termine della guerra o nell&#8217;immediato dopoguerra con il clima di caccia alle streghe che i libri di Giampaolo Panza oggigiorno raccontano (verità e realtà denunciate da decenni dalle medesime pubblicazioni in riferimento), con riviste come il <em>Manifesto</em> del &#8217;44, il <em>Meridiano d&#8217;Italia </em>di Franco Maria Servello, di cui ricordiamo l&#8217;uccisione del primo direttore De Agazio ad opera della Volante Rossa ed il necessario trasferimento della redazione per alcune settimane a Roma dopo le devastazioni subite  a seguito di uno sciopero generale, <em>Rivolta Ideale</em> ed <em>il Borghese</em>. Questo è il periodo che l&#8217;Autore ha giustamente denominato <em>Identità e Ruolo Politico</em>. Sin da subito, infatti, emerge una chiara e forte volontà di affrontare tematiche e problematiche decisamente controcorrenti, non-conformi, acclarando una manifesta diversità tra la Destra Italiana e la Destra Europea, per un substrato ideologico espressione di una naturale filiazione storica  con il Fascismo. Il Mondialismo, l&#8217;evoliana demonia dell&#8217;economia, l&#8217;alternativa al sistema ed alla sinistra, la riproposizione della <em>repubblichina</em> socializzazione, sono i cardini d&#8217;unione di un panorama umano, prima che politico e culturale, così diversificato, tanto da arrivare a riconsiderare o a contestare lo stesso uso o valenza del termine &#8220;Destra&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre seguendo il filo dei diversi periodi d&#8217;evoluzione delle riviste d&#8217;area, segnaliamo il successivo periodo, contraddistinto politicamente dallo scollamento di diversi gruppi dall&#8217;egemonia del MSI, che viene ben definito <em>Diaspora</em>, in cui l&#8217;autonomia militante si traduce anche in un&#8217;indipendenza  di visione del mondo e di distacco verso le forme istituzionali di fare politica e cultura: sono gli anni, dal 56&#8242; al 67&#8242; delle note riviste <em>Ordine Nuovo</em>, di dichiarata impronta evoliana diretto da Pino Rauti, <em>L&#8217;Alfiere</em> (ancora esistente), cattolica tradizionalista, oltre all&#8217;<em>Italiano</em> di Pino Romualdi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ulteriore fase, tra il &#8217;68 e l&#8217;80, <em>Tra Rivolta e Metapolitica</em>, segna l&#8217;irruzione prepotente delle tematiche giovanili, ecologiste ed un rafforzamento della consapevolezza tradizionalista dell&#8217;intera comunità militante. Sono gli anni non solo del <em>Candido</em> di Giorgio Pisanò, ma anche del famoso <em>La Voce della Fogna</em>, espressione anticonformista del Fronte della Gioventù, e de<em> La Terra degli Avi</em> di Marco Tarchi, che sempre dell&#8217;organizzazione giovanile missina esprimeva le aspirazioni metapolitiche e spirituali. E proprio nel solco della Tradizione, nel &#8217;72 nasce <em>Arthos</em>, come ricollegamento ideale agli insegnamenti di <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> e di tutti i correlati insegnamenti  spirituali sul mondo <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a>. Forse questo è il periodo più fecondo, dal punto vista essenziale e di qualità, delle pubblicazioni, ove organicamente si ritrovano il pragmatismo delle lotte quotidiane e le idealità e l&#8217;introspezione personale, come aspetti diversi ma convergenti di <em>unicum</em>, di un medesimo <em>modus vivendi</em>, avvicinando proficuamente le figure del militante, dello studioso, dello spiritualista: in merito, ricordiamo la rivista <em>Terza Posizione</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo periodo, dall&#8217;81 al &#8217;94, <em>Dalla Protesta alla Proposta</em>, apre un periodo di profonda riflessione sul ruolo per il futuro che l&#8217;intero schieramento di Destra avrebbe potuto e dovuto assumere, con pubblicazioni che si aprono al confronto non solo con elementi di aree politiche differenti, ma anche sottoponendosi alla critica della società civile, uscendo da un isolamento decennale: una rivista che per il suo valore e la sua diffusione non va certamente dimenticata del periodo suddetto è <em>L&#8217;Italia Settimanale</em>, diretta da <a title="Marcello Veneziani" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marcello-veneziani/">Marcello Veneziani</a>, Alessandro Caprettini e <a title="Pietrangelo Buttafuoco" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/pietrangelo-buttafuoco/">Pietrangelo Buttafuoco</a>. Uno sviluppo che, però, molto spesso, ma non sempre, è stato condotto a discapito della conservazione ideale della propria identità e delle proprie radici e che pian piano ha prodotto un esaurimento progressivo della capacità creativa, associativa e culturale dell&#8217;intero ambiente, come personalmente lo stesso Autore ci ha riferito alla presentazione del testo a La Spezia, a cura del Circolo Culturale La Sprugola.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, non possiamo che consigliare l&#8217;attente lettura del saggio in questione, al di là dei convincimenti politico-ideologici di ognuno, sia come memoria storica collettiva e non solo di una singola parte, sia per la cura e la competenza che l&#8217;Autore ha ivi dimostrato nella raccolta spesso non facile di dati ed informazioni, oltre che per diverse curiosità e sorprese che il volume offre ai propri lettori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, da <em>Arthos</em> n.17, nuova serie, 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dal-neofascismo-alla-nuova-destra.html' addthis:title='Dal neofascismo alla nuova destra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Adriano Romualdi: una bibliografia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bibliografia di e su Adriano Romualdi, a cura di Alberto Lombardo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/romualdibiblio.html' addthis:title='Adriano Romualdi: una bibliografia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/romualdi48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Adriano Romualdi" /><br/><p style="text-align: justify;">Per i criterî di compilazione di questa bibliografia ho preso a modello quella evoliana stesa da <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte">Renato Del Ponte</a> in «Futuro Presente» 6 (1995), pp. 27 ss.<br />
Ho inoltre aggiunto un’ulteriore sezione, la “III”, relativa agli scritti su <a title="Adriano Romualdi" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/adriano-romualdi">Adriano Romualdi</a>.<br />
<a rel="nofollow" href="mailto:albertolombardo@centrostudilaruna.it"> Sarò grato a chi vorrà fornirmi dati relativi a ulteriori scritti da segnalare in questa bibliografia o correzioni a eventuali errori o imperfezioni che io abbia commesso nel compilarla.<br />
</a> Tengo a ringraziare, per le numerose informazioni fornitemi, il dott. Leo Binetti, il prof. <a title="Renato Del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte">Renato Del Ponte</a> e il sig. Andrea Niccolò Strummiello.<br />
Questo è l’ordine seguito:</p>
<p style="text-align: justify;">I. Opere<br />
Divise in:<br />
A. Libri<br />
B. Riviste o rassegne uscite sotto la direzione di Adriano Romualdi<br />
C. Introduzioni e prefazioni, testi di conferenze, contributi a convegni<br />
II. Periodici e giornali<br />
Questi sono ordinati in base alla prima collaborazione conosciuta. Per ciascuno di essi ho cercato di segnalare la periodicità e gli anni di edizione.<br />
III.	Scritti su Adriano Romualdi</p>
<p>Possono esistere ulteriori contributi pubblicati altrove, oltre quelli compresi in questa bibliografia, dei quali io ignori l’esistenza, specialmente pubblicati su <em>internet</em>. Una bibliografia sistematica degli scritti di A. Romualdi pubblicati su <em>internet </em>al momento risulterebbe però vana, per via della mancanza di stabilità e affidabilità di tale strumento.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Lombardo</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo aggiornamento di questa pagina è stato effettuato il: 9.2.2011.</p>
<h2 style="text-align: justify;">I. Opere</h2>
<h3 style="text-align: justify;">A. Libri</h3>
<p style="text-align: justify;">1965<br />
<em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span></em>, Volpe, Roma 1965.<br />
Ristampa 1992 Edizioni Settimo Sigillo.<br />
<em>Perché non esiste una cultura di destra</em>, ed. ciclostilata come documento per il F.U.A.N. Poi ricompreso nel fascicolo <em>Idee per una cultura di destra </em>(<em>vide</em>).<br />
1968<br />
<em>Julius Evola: l’uomo e l’opera</em>, Volpe, Roma.<br />
II ed. aumentata: Volpe, Roma 1971.<br />
III ed.: Volpe, Roma 1979 (reca in cop. Xilografia di J. Evola).<br />
IV ed., a cura di Gianfranco de Turris e con un’Introduzione di Gian Franco Lami, col titolo <em>Su Evola</em>: Fondazione Julius Evola, Roma 1998.<br />
Lo scritto <em>Congedo da Evola</em> è stato poi riprodotto in «Orion» Settembre 2004 &#8220;Speciale Evola&#8221;.<br />
Tr. Francese: <em>Julius Evola, l’homme et l’œuvre</em>, Pardes, ? 1979.<br />
1971<br />
<em>Nietzsche</em>, Edizioni di Ar – Edizioni Europa, Padova &#8211; Roma.<br />
II ed., col titolo <em>Nietzsche e la mitologia egualitaria</em>: Edizioni di Ar, Padova 1981. Con una Nota dell’editore alla seconda edizione di Fr.G. Freda e il saggio finale <em>Il caos degli scribi </em>di Fr. Ingravalle.<br />
<em>Oltre il nichilismo</em>, Volpe, Roma. Scelta di aforismi di F. Nietzsche, pubblicata nella “collezione Europa”.<br />
1973<br />
<em>Sul problema d’una Tradizione Europea</em>, Edizioni di Vie della Tradizione, Palermo.<br />
II ed., con una premessa di Gaspare Cannizzo: Edizioni di Vie della Tradizione, Palermo 1996.<br />
<em>Idee per una cultura di destra</em>, Settimo Sigillo, Roma. Si compone dei due scritti <em>Perché non esiste una cultura di destra </em>e <em>La “nuova cultura” di destra </em>(<em>vide</em>).<br />
II ed.: Idee in movimento, Genova 1987.<br />
<em>La destra e la crisi del nazionalismo</em>, Settimo Sigillo, Roma.<br />
II ed.: Idee in movimento, Genova 1987.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Opere postume</h3>
<p style="text-align: justify;">1976<br />
<em>Le ultime ore dell’Europa</em>, Ciarrapico, Roma. Con una prefazione di Pino Romualdi.<br />
II ed.: Ciarrapico, luogo?, 1988. Edizione speciale con aggiunta di foto.<br />
III ed.: Settimo Sigillo, Roma 2004. Con un&#8217;introduzione di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo/">Alberto Lombardo</a> e una prefazione di Pino Romualdi.<br />
1978<br />
<em>Gli Indoeuropei. Origini e migrazioni</em>, Edizioni di Ar, Padova 1978. Con una nota introduttiva di Giovanni Monastra.<br />
II ed.: Edizioni di Ar, Padova 2004. Con un&#8217;introduzione di Fabrizio Sandrelli (<em>Adriano Romualdi e l&#8217;utopia dell&#8217;eterno</em>).<br />
1981<br />
<em>Correnti politiche e ideologiche della destra tedesca dal 1918 al 1932</em>, Edizioni de «L’Italiano», Anzio 1981.<br />
1984<br />
<em>Il fascismo come fenomeno europeo</em>, Edizioni de &#8220;L&#8217;Italiano&#8221;, s.d. Con un&#8217;<em>Introduzione</em> di G. Tricoli.<br />
II ed.: Settimo Sigillo, Roma 1984. Con un’Introduzione di M. Veneziani.<br />
<em>N.B.: in questo caso si è inserita l&#8217;opera nell&#8217;anno della seconda edizione, non essendo disponibile il dato relativo all&#8217;anno della prima.<br />
</em> 1986<br />
<em>Una cultura per l’Europa</em>, Settimo Sigillo, Roma. Con un’Introduzione di G. Malgieri. Comprende <em>Idee per una cultura di Destra </em>e <em>La Destra e la crisi del nazionalismo </em>(<em>vide</em>).<br />
1998<br />
<em>Primo schema costituzionale per uno stato dell’Ordine Nuovo </em>(con Rutilio Sermonti), Raido, Roma. Con un’<em>Introduzione </em>di P. Rauti.</p>
<h3 style="text-align: justify;">B. Riviste o rassegne uscite sotto la direzione di Adriano Romualdi</h3>
<p style="text-align: justify;">Diresse la “Collezione Europa”, i cui primi tre volumi uscirono per le Edizioni Volpe, i successivi (almeno 2) per le Edizioni di Ar. Si tratta di: Saint-Loup, <em>I volontari europei delle Waffen SS</em> (1967); A. Romualdi, <em>Julius Evola, l’uomo e l’opera</em> (1971); C. Malaparte, <em>La razza marxista</em>; P. Drieu La Rochelle, <em>Idee per una rivoluzione degli Europei</em>; <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">H.F.K. Günther</a>, <em>Humanitas</em> (1970); A. Hitler, <em>La battaglia di Berlino</em> (1971).</p>
<h3 style="text-align: justify;">C. Introduzioni e prefazioni, testi di conferenze, contributi a convegni</h3>
<p style="text-align: justify;"><em>Introduzione</em> a R. Brasillach, <em>Lettera ad un soldato della classe 40</em>, Edizione Caravelle, Roma 1964.<br />
II ed. Volpe, Roma 1975;<br />
III ed. Settimo Sigillo, Roma 1997 (a cura di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/gianfranco-de-turris/">G. de Turris</a>).<br />
<a title="Drieu La Rochelle: il mito dell'Europa" href="http://www.centrostudilaruna.it/drieu-la-rochelle-il-mito-delleuropa.html"><em>Introduzione</em></a> e <em>Una visione del mondo</em>, in M. Prisco &#8211; G. Giannettini &#8211; A. Romualdi, <em>Drieu La Rochelle: il mito dell&#8217;Europa</em>, Edizioni del Solstizio, 1965, pp. 101-136.<br />
II ed.: Edizioni La Salamandra, 1981.<br />
Cura e traduzione di Fr. Gaucher, <em>Il Fascismo ed il mondo di oggi</em>, ed. Volpe, Roma 1966;<br />
<em>Introduzione</em> e traduzione di Fr. Nietzsche, <em>Oltre il nichilismo</em>, ed. Volpe, Roma 1967.<br />
II ed.: Volpe, Roma 1971.<br />
<em>Introduzione </em>a Saint Loup, <em>I volontari europei delle Waffen SS</em>, ed. Volpe, Roma 1967.<br />
II ed.: Volpe, Roma 1971.<br />
<em>Introduzione </em>a C. Malaparte, <em>La razza marxista</em>, ed. Volpe, Roma 1968.<br />
<em>Introduzione </em>a P. Drieu La Rochelle, <em>Idee per una rivoluzione degli Europei</em>, Volpe, Roma 1969.<br />
II ed. ampliata: Volpe, Roma 1971.<br />
<em>Premessa </em>ad H. F. K. Günther, <em>Religiosità indoeuropea</em>, Edizioni di Ar, Padova 1970. Poi confluito, con altri scritti, ne <em>Gli Indoeuropei. Origini e migrazioni </em>(<em>vide</em>).<br />
<em>Premessa </em>ad H.F.K. Günther, <em>Humanitas</em>, Edizioni di Ar, Padova 1970.<br />
<em>Prefazione </em>ad A. Hitler, <em>La battaglia di Berlino</em>, Edizioni di Ar, Padova 1971.<br />
II ed.: Edizioni di Ar, Padova 1977.<br />
III ed.: Edizioni di Ar, Padova 1986.<br />
<em>Spengler profeta della decadenza </em>e <em>Bibliografia spengleriana </em>in O. Spengler, <em>Ombre sull’Occidente</em>, Volpe, Roma 1973.<br />
<em>Introduzione</em> a A. De Gobineau, <em>L&#8217;ineguaglianza delle razze</em>, Edizioni del Solstizio, Roma 1972.<br />
<em>Introduzione</em> a <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>, <em>Io traditore</em>, edizioni Ciarrapico, 1983.</p>
<h2 style="text-align: justify;">II. Periodici e giornali</h2>
<h3>«L’Italiano»</h3>
<p style="text-align: justify;">(mensile) (1959-?)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Recensione </em>di J. Evola, <em>L’“operaio” nel pensiero di Ernst Jünger</em>, 12 (1960). Poi in <em>Su Evola </em>(<em>vide</em>).<br />
2. <em>L&#8217;esilio di Vintila Horia</em>, aprile-maggio (1961), pp. 78-80.<br />
3. <em>Il Gattopardo e la borghesia</em> (rec. di T. Staiti di Cuddia, <em>Il Gattopardo</em>), aprile-maggio (1961), pp. 94-96.<br />
4. <em>Il mito dell’impero </em>(rec. di J. Evola, <em>Il mistero del Graal e l’idea imperiale ghibellina</em>), 4 (1963). Poi in <em>Su Evola </em>(<em>vide</em>).<br />
4. <em>Le tentazioni della Germania</em>, dicembre (1963) &#8211; gennaio (1964), pp. 21-26.<br />
5. &#8211; 6. &#8211; 7. &#8211; 8. <em>Considerazioni sulla tragedia dell&#8217;Europa</em>, in quattro puntate, estate-autunno (1969).<br />
9. <em>Recensione</em> di B. George, <em>L&#8217;ondata rossa</em>, gennaio (1970), pp. 75-76.<br />
10. <em>La migrazione dei Dori e dei Latini</em>, aprile (1970), pp. 298-304.<br />
11. <em>Sulla difficile via dell&#8217;Europa</em> &#8211; parte prima, maggio (1970), pp. 361-366.<br />
12. <em>Sulla difficile via dell&#8217;Europa</em> &#8211; parte seconda, giugno (1970), pp. 442-446.<br />
13. <em>Recensione</em> di Fr. Nietzsche, <em>Opere complete</em>, luglio (1970), pp. 558-559.<br />
14. <em>“La nuova cultura” di destra</em>, luglio-agosto (1970). Poi in <em>Idee per una cultura di Destra </em>(<em>vide</em>).<br />
15. <em>Brandt ratifica la &#8220;pax sovietica&#8221;</em>, agosto-settembre (1970), pp. 606-612 (con lo pseudonimo Ermanno di Salza).<br />
<a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdibagattelle.html">16. <em>Bagattelle per un massacro</em>, ottobre (1970), pp. 719-725.<br />
</a> 17. <em>La Germania, la Russia e l&#8217;Europa</em>, novembre (1970), pp. 793-800.<br />
17.bis. <em>Rassegna stampa. Verso una moneta europea? &#8211; Dubbi sul trattato &#8211; Il viaggio di Pompidou e la politica russa</em>, novembre (1970), pp. 761-763 (con lo pseudonimo Ermanno di Salza).<br />
18. <em>La Germania dell&#8217;Est: un&#8217;analisi storica</em>, dicembre (1970), pp. 886-892.<br />
19. <em>Europa svegliati, a Danzica si muore!</em>, gennaio (1971), pp. 30-38.<br />
20. <em>I quattro samurai di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Yukio Mishima</a></span></em>, (prima parte), gennaio (1971), pp. 39-45 (con lo pseudonimo Ermanno di Salza).<br />
21. <em><span class='bm_keywordlink'><a href="	http://www.libriefilm.com/category/autori/yukio-mishima" target="_blank">Mishima</a></span> scrittore</em>, (seconda parte), febbraio (1971), pp. 119-123 (con lo pseudonimo Ermanno di Salza).<br />
22. <em>La fossa di Danzica</em>, febbraio (1971), pp. 113-118.<br />
23. <em>Il Partito come minoranza attiva</em>, aprile (1971), pp. 267-271 (con lo pseudonimo Ermanno di Salza).<br />
24. <em>L’idea di Stato </em>(rec. di J. Evola, <em>L’idea di Stato </em>e id., <em>Gerarchia e democrazia</em>), aprile (1971). Poi in <em>Su Evola </em>(<em>vide</em>).<br />
25. <em>Recensione</em> di F. Perfetti (cur.), <em>Il nazionalismo italiano</em>, maggio (1971), pp. 397-398.<br />
26. &#8211; 27. &#8211; 28. &#8211; 29. &#8211; 30. &#8211; 31. &#8211; 32. &#8211; 33. &#8211; 34. &#8211; 35. &#8211; 36. &#8211; 37. <em>Gli ultimi giorni dell&#8217;Europa</em>, I maggio (1971), pp. 374-384), II luglio (1971), pp. 530-536, III agosto-settembre (1971), pp. 614-624, IV ottobre (1971), pp. 706-713, V novembre (1971), pp. 788-794, VI dicembre (1971), pp. 856-865, VII gennaio (1972), pp. 55-58, VIII marzo (1972), pp. 210-217, IX maggio (1972), pp. 288-297, X giugno (1972), pp. 359-368, XI luglio (1972), pp. 288-297, XII agosto-settembre (1972), pp. 535-544.<br />
38. <em>Yalta e l&#8217;antifascismo</em>, giugno (1971), pp. 474-480.<br />
39. <em>I saggi di «Bilychnis» e della «Nuova Antologia» </em>(rec. di J. Evola, <em>I saggi di Bilychnis </em>e id., <em>I saggi della Nuova Antologia</em>), novembre (1971). Poi in <em>Su Evola </em>(<em>vide</em>).<br />
40. <em>Memorie del Terzo Reich</em> (rec. di A. Speer, <em>Memorie del Terzo Reich</em>), dicembre (1971), pp. 894-895.<br />
41. <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente</em> (rec. di O. Spengler, <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente</em>), gennaio (1972), pp. 77-78.<br />
42. <em>Il marxismo e Hegel</em> (rec. di L. Colletti, <em>Il marxismo e Hegel</em>), agosto-settembre (1972), pp. 573-574.<br />
43. <em>Destra sì, qualunquismo no</em>, novembre (1972), pp. 696-704.<br />
44. <em>Le elezioni tedesche sono state vinte dalla Russia</em>, dicembre-gennaio (1972-1973), pp. 804-811.<br />
45. <em>Brandt: sì alla Germania divisa</em>, marzo (1973), pp. 109-116.<br />
46. <em>Corporativismo o tecnocrazia?</em>, aprile (1973), pp. 192-195.<br />
47. &#8211; 48. &#8211; 49. <em>I 75 anni di Julius Evola</em>, I maggio (1973), pp. 262-271, II giugno (1973), pp. 366-374, III luglio (1973), pp. 425-433.<br />
50. <em>L&#8217;Inghilterra e la sua Destra </em>(rec. di P. Hofstetter (cur.), <em>L&#8217;Inghilterra e la sua Destra</em>), luglio (1973), p. 480. 51. <em>L&#8217;illusione fascista</em> (rec. di A. Hamilton, <em>L&#8217;illusione fascista</em>), ottobre (1973), pp. 655-656.<br />
52. <em>La concezione del mondo in Hitler</em> (rec. di E. Jackel, <em>La concezione del mondo in Hitler</em>), ottobre (1973), p. 656.<br />
53. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdilesdieuxsenvont.html"><em>Les dieux s&#8217;en vont</em></a>, gennaio (1974), pp. 59-62.<br />
54. <em>Il fascismo come fenomeno europeo</em>, III parte, maggio (1976), pp. 431-448. Poi confluito nel libro omonimo (<em>vide</em>).</p>
<h3>«Secolo d’Italia»</h3>
<p style="text-align: justify;">(quotidiano)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Il ritorno di un dadaista</em>, 12 dicembre 1963. Poi in <em>Su Evola </em>(<em>vide</em>).<br />
2. <em>Recensione </em>di J. Evola, <em>Il Cammino del Cinabro</em>, 14 gennaio 1964. Poi in <em>Su Evola </em>(<em>vide</em>).<br />
3. <em>Il frassino del mondo</em>, 14 marzo 1964.<br />
4. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/idea-ordine-spirituale.html"><em>L’idea scintillante di un ordine spirituale</em></a>, 7 agosto 1964.<br />
5. <em>Recensione </em>di J. Evola, <em>Il Fascismo. Saggio di un’analisi critica dal punto di vista della destra</em>, 7 novembre 1964. Poi in <em>Su Evola </em>(<em>vide</em>).<br />
6. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdimussolini.pdf"><em>Recensione </em>di R. De Felice, <em>Mussolini il rivoluzionario</em>, ?.?.1965.</a></p>
<h3>«Pagine Libere»</h3>
<p style="text-align: justify;">(mensile)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Perché non esiste una cultura di destra</em>, settembre (1966).</p>
<h3 style="text-align: justify;">«L’Italia che scrive»</h3>
<p style="text-align: justify;">1. <em>I settant’anni di J. Evola</em>, agosto-settembre (1968), pp. 121-123. Poi in <em>Su Evola </em>(<em>vide</em>).</p>
<h3 style="text-align: justify;">«Origini»</h3>
<p style="text-align: justify;">1. <em>La cultura delle anfore globulari e della ceramica a cordicella </em>(rec. di T. Sulimirski, <em>Corded Ware and Globular Amphorae north-east of the Carpatians</em>), III (1969). Poi confluito, con altri scritti, ne <em>Gli Indoeuropei. Origini e migrazioni </em>(<em>vide</em>).</p>
<h3>«Ordine Nuovo»</h3>
<p style="text-align: justify;">(1970-?)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Contestazione controluce</em>, 1 (1970), pp. 18-28.<br />
2. <em>Le migrazioni indoeuropee</em>, marzo-aprile (1970), pp. 61-66 (con lo pseudonimo Ermanno di Salza).<br />
3. <em>L’Occidente e i limiti dell’occidentalismo</em>, maggio-giugno (1970), [pp.49-54].<br />
4. <em>Scienza razziale e unità dell&#8217;Europa</em>, maggio-giugno (1970), pp. 98-103 (pubblicato senza indicazione del nome dell&#8217;Autore).<br />
5. <em>Lo stato dell’ordine nuovo</em>, dicembre (1970), pp. 113-120. Poi in <em>Primo schema costituzionale per uno stato dell’Ordine Nuovo </em>(<em>vide</em>).<br />
6. <em>Le origini dei Latini</em>, 4 (1971). Poi confluito, con altri scritti, ne <em>Gli Indoeuropei. Origini e migrazioni </em>(<em>vide</em>).<br />
7. <em>Destra sì, qualunquismo no</em>, novembre (1972), pp. 696-704.</p>
<h3 style="text-align: justify;">«Il Conciliatore»</h3>
<p style="text-align: justify;">1. <em>La grande fuga</em> (rec. di T. Thorwald, <em>La grande fuga</em>), gennaio (1965), p. 10.<br />
2. <em>L&#8217;Opera omnia di Nietzsche</em>, aprile (1971), pp. 185-187.<br />
3. <em>Recensione </em>di J. Evola, <em>Cavalcare la tigre</em>, settembre (1971), pp. 380-382.<br />
4. <em>Perché il Reich crollò nella guerra</em>, dicembre (1971), pp. 524-526.<br />
5. <em>I &#8220;Pensieri&#8221; di Hitler</em>, settembre (1972), pp. 376-377.</p>
<h3>«Il Cavour»</h3>
<p style="text-align: justify;">(?)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Il fascismo fenomeno europeo nelle interpretazioni degli storici</em>, settembre (1971), pp. 42-43.</p>
<h3>«Il Giornale d’Italia»</h3>
<p style="text-align: justify;">(quotidiano)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Romanticismo fascista</em>, 16-17 marzo 1972, p. 3.<br />
2. <em>Una proposta culturale di Destra: &#8220;Gli uomini e le rovine&#8221;</em> (rec. di J. Evola, <em>Gli uomini e le rovine</em>), 13-14 aprile 1972, p. 3.<br />
3. <em>I libri sul fascismo</em>, 6-7 luglio 1972, p. 3.<br />
4. <em>&#8220;Citazioni&#8221; di J. Evola e &#8220;La società tradizionale&#8221; di R. De Mattei</em>, 6-7 luglio 1972, p. 3.<br />
5. <em>Corporativismo o tecnocrazia?</em>, 14-15 marzo 1973, p. 3 (corrispondente a quello pubblicato col medesimo titolo ne <em>L&#8217;Italiano</em> dell&#8217;aprile 1973).<br />
6. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/il-volto-dellavvenire.html"><em>Il volto dell&#8217;avvenire</em></a>, 31 luglio 1973.<br />
7. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/nietzsche-lettore-di-schopenhauer.html"><em>Nietzsche</em></a> (rec. di Fr. Nietzsche, <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span> educatore</em>, Vanni Scheiwiller, Milano 1973).</p>
<h3>«Civiltà»</h3>
<p style="text-align: justify;">(1973-?)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Franz Altheim e le origini di Roma</em>, settembre-ottobre (1973), pp. 27-37. Poi confluito, con altri scritti, ne <em>Gli Indoeuropei. Origini e migrazioni </em>(<em>vide</em>).</p>
<h3>«La torre»</h3>
<p style="text-align: justify;">(1970-?)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Nietzsche e il senso della vita</em> (rec. di R. Reininger, <em>Nietzsche e il senso della vita</em>), settembre (1971), pp. 13-14.<br />
2. <em>Dal taccuino di Adriano</em>, 100-101 (1979).</p>
<h3>«Avanguardia»</h3>
<p style="text-align: justify;">(1982-&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>: le tre anime dello Stato</em>, 60 (1989).<br />
2. <em>Introduzione</em> a <em>Io traditore</em>, 60 (1989).<br />
3. <em>Bibliografia sul fascismo</em>, 60 (1989).<br />
4. <em>Lo Stato dell&#8217;Ordine Nuovo</em>, 60 (1989).</p>
<h3>«Arthos» nuova serie</h3>
<p style="text-align: justify;">(1997-…) (semestrale)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Due lettere inedite di Adriano Romualdi </em>(a cura di R. Del Ponte), 3-4 (1998), pp. 121-125.</p>
<h3>«La Destra»</h3>
<p style="text-align: justify;">(?)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Oltre il nazionalismo</em>, febbraio (1972), pp. 35-52.</p>
<h3>«Criticón»</h3>
<p style="text-align: justify;">(1970-2001) (periodicità varie)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autorenportraet-julius-evola.html"><em>Autorenporträt – Julius Evola</em></a> 10 (1972), pp. 52-53.</p>
<h3>«Algiza»</h3>
<p style="text-align: justify;">(1995-&#8230;) (aperiodico)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Due lettere inedite di Adriano Romualdi</em>, 16 &#8211; marzo (2003), pp. 4-6.</p>
<h3>«Margini»</h3>
<p style="text-align: justify;">(?-&#8230;) (mensile)</p>
<p style="text-align: justify;">1. <em>Recensione</em> di A. de Gobineau, <em>Saggio sull&#8217;ineguaglianza delle razze umane</em>, 42 &#8211; aprile (2003), p. 5.</p>
<h2 style="text-align: justify;">III. Scritti su Adriano Romualdi</h2>
<p style="text-align: justify;">1973</p>
<p style="text-align: justify;">G. de Turris, <em>La civiltà che uccide</em>, «Vie della Tradizione» 11 (1973). Poi in A. Romualdi, <em>Sul problema di una tradizione europea</em>, Edizioni di Vie della Tradizione, Palermo 1996 (II ed.). Poi in id., <em>La dittatura occulta</em>, Sveva Editrice, Andria 1997, pp. 93-97.<br />
J. Evola, <em>Per Adriano Romualdi</em>, «L’Italiano» agosto-settembre (1973). Poi ripubblicato nel volume P. Romualdi, <em>Ricordo di Adriano</em>, Edizioni de «L’Italiano», 1974 (<em>vide</em>). Poi ripubblicato nel volume di A. Romualdi <em>Su Evola </em>(<em>vide</em>). Poi ripubblicato in «Margini» 47 (2004).<br />
P. Rauti, <em>Nel suo nome la battaglia continua</em>,  «Civiltà», anno I &#8211; n°2 (Settembre &#8211; Ottobre 1973).<br />
G. Maceratini, <em>Ricordo di Adriano</em>,  «Civiltà», anno I &#8211; n°2 (Settembre &#8211; Ottobre 1973).<br />
<em>Ricordo di Adriano Romualdi</em>, in  «Giovani Contro», a cura del FdG di Asti, anno II &#8211; n°7 (Ottobre 1973).</p>
<p style="text-align: justify;">1974</p>
<p style="text-align: justify;">P. Romualdi (cur.), <em>Ricordo di Adriano</em>, Edizioni de «L’Italiano», Roma. Raccoglie scritti e articoli dedicati alla scomparsa di Adriano Romualdi.</p>
<p style="text-align: justify;">1976</p>
<p style="text-align: justify;">A. Plebe, <em>Quando battono le ali dell’Angelo della Storia </em>(rec. di <em>Le ultime ore dell’Europa</em>), «L’Italiano» ?.<br />
C. Terracciano, <em>Recensione </em>di <em>Le ultime ore dell&#8217;Europa</em>, «Diorama letterario» 2 (1976), pp. 9-10.</p>
<p style="text-align: justify;">1977</p>
<p style="text-align: justify;">Anonimo, <em>Nota introduttiva </em>alla seconda edizione di H.F.K. Günther, <em>Humanitas</em>, Edizioni di Ar, Padova 1977.</p>
<p style="text-align: justify;">1978</p>
<p style="text-align: justify;">G. Malgieri, <em>Recensione </em>di <em>Il fascismo come fenomeno europeo</em>, «Diorama letterario» 10 (1978), pp. 6-7.</p>
<p style="text-align: justify;">1979</p>
<p style="text-align: justify;">G. Monastra, <em>Recensione</em> di <em>Gli Indoeuropei</em>, «Diorama letterario» 19 (1979), pp. 3-4.</p>
<p style="text-align: justify;">1980</p>
<p style="text-align: justify;">M. Tarchi, <em>Recensione</em> della terza edizione di <em>Julius Evola: l&#8217;uomo e l&#8217;opera</em>, «Diorama letterario» 26 (1980), pp. 7-8.<br />
G. Volpe, <em>Intervista al Tg2 (Novembre 1980)</em> &#8211; Testo completo in «La Torre» (anno XI n°128, Dicembre 1980)</p>
<p style="text-align: justify;">1981</p>
<p style="text-align: justify;">M. Tarchi, <em>Recensione</em> di <em>Correnti politiche e ideologiche della Destra tedesca</em>, «Diorama letterario» 38 (1981), pp. 7-8.<br />
Fulvio Fede, <em>Adriano Romualdi – “Gli Indoeuropei” – Hans F.K. Günther – “Religiosità Indoeuropea”</em>, «Heliodromos», 14 (Giugno-Luglio 1981).</p>
<p style="text-align: justify;">1983</p>
<p style="text-align: justify;">AA.VV., <em>Adriano Romualdi a dieci anni dalla sua scomparsa</em>, Atti del convegno svoltosi a Forlì il 26 novembre 1983, in «L&#8217;Italiano» (Dicembre 1983 &#8211; Gennaio 1984 &#8211; Febbraio 1984).</p>
<p style="text-align: justify;">1984</p>
<p style="text-align: justify;">Maurizio Lattanzio, <em>Adriano Romualdi &#8211; Le ultime ore dell’Europa</em>,«Heliodromos», 21 (Aprile-Maggio-Giugno 1984).</p>
<p style="text-align: justify;">1985</p>
<p style="text-align: justify;">C. Terracciano, <em>Adriano Romualdi: anima della rivoluzione, rivoluzione dell’anima</em>, «Risguardo» IV, pp. 15-16.</p>
<p style="text-align: justify;">1989</p>
<p style="text-align: justify;">L. Fonte, <em>Adriano Romualdi</em>, «Avanguardia» 60 (1989).<br />
L. Fantini, <em>Adriano Romualdi: un legionario</em>, «Avanguardia» 60 (1989).<br />
E. Rolli, <em>L&#8217;Europa e la civiltà indoeuropea</em>, «Avanguardia» 60 (1989).<br />
G. Locchi, <em>Essenza del fascismo quale fenomeno europeo</em>, «Avanguardia» 60 (1989).<br />
G. Candelo, <em>Una breve recensione</em>, «Avanguardia» 60 (1989).</p>
<p style="text-align: justify;">1993</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdi.htm">G. de Turris, <em>La “rivoluzione conservatrice” di Adriano Romualdi</em>, «Pagine Libere» 11-12; poi in id., <em>Politicamente scorretto. Diario Out 1988-1994</em>, Terziaria, Milano 1996, pp. 181-186; poi in «Algiza» 10 (1998), pp. 19-21.</a></p>
<p style="text-align: justify;">1996</p>
<p style="text-align: justify;">G. Cannizzo, <em>Premessa </em>ad A. Romualdi, <em>Sul problema d’una Tradizione Europea</em>, II edizione, Edizioni di Vie della Tradizione, Palermo 1996, pp. 5-6.</p>
<p style="text-align: justify;">1997</p>
<p style="text-align: justify;">A. Lombardo, <em>Recensione </em>di <em>Sul problema d’una Tradizione Europea</em>, «Algiza» 7, pp. 26-27.<br />
D. Verzotti, <em>Recensione</em> di <em>Sul problema di una Tradizione europea</em>, «Arthos» 2, pp. 88-92.</p>
<p style="text-align: justify;">1998</p>
<p style="text-align: justify;">D. Roli, <em>Adriano Romualdi nostro fratello maggiore</em>, «Orientamenti» 1 (1998), pp. 53-54.<br />
G. Perez, <em>“Affinità elettive”. Julius Evola e Adriano Romualdi fra Politica e Visione del Mondo</em>, «Orientamenti» 1 (1998), pp. 55-61.<br />
Id., <em>Adriano Romualdi. Una certa idea della destra politica</em>, «Civiltà» I/1 (marzo).<br />
R. Paradisi, <em>Il discepolo ortodosso</em>, «Area» 5 (1998).</p>
<p style="text-align: justify;">1999</p>
<p style="text-align: justify;">Fr. Germinario, <em>Con Evola, oltre Evola. Europeismo, riattualizzazione del nazismo e nuova identità politico-culturale della destra negli scritti di Adriano Romualdi</em>, in C. Adagio – R. Cerrato – S. Urso (cur.), <em>Il lungo decennio. L’Italia prima del ’68</em>, Cierre Edizioni, Verona, pp. 345-372.<br />
A. Lombardo, <em>Adriano Romualdi e il problema di una Tradizione europea</em>, «Italicum» 3-4 (1999), p. 9.</p>
<p style="text-align: justify;">2000</p>
<p style="text-align: justify;">G. Malgieri, <em>Adriano Romualdi, “un fratello maggiore”</em>, in <em>La memoria della Destra</em>, Editoriale Pantheon, Roma 2000.</p>
<p style="text-align: justify;">2001</p>
<p style="text-align: justify;">S. Arcella, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/memoriadiadriano.html"><em>Memoria di Adriano</em></a>, «Area» 59 (2001).</p>
<p style="text-align: justify;">2003</p>
<p style="text-align: justify;">R. Del Ponte &#8211; A. Lombardo, <em>Due lettere inedite di Adriano Romualdi</em>, «Algiza» 16 (2003), p. 4.<br />
G. Damiano, <em>Il Nietzsche di Romualdi, Ingravalle e Losurdo</em>, «Margini» 42 (2003), pp. 1-2.<br />
G. D. (G. Damiano), <em>Recensione </em>di A. Romualdi, <em>Nietzsche e la mitologia egualitaria</em>, «Margini» 42 (2003), p. 1.<br />
P. Di Vona, <em>Recensione </em>di A. Romualdi, <em>Su Evola</em>, «Margini» 42 (2003), p. 3.<br />
R. Melchionda, <em>Su Adriano Romualdi e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span></em>, «Margini» 42 (2003), p. 4.<br />
A. Piscitelli, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/piscitelliromualdi.html"><em>L&#8217;Europa archeofuturista di Adriano Romualdi</em></a>, «Area» 82 (2003), pp. 72-73.<br />
A. Lombardo, <em>La sorte e la battaglia</em>, «Area» 82 (2003), p. 74.<br />
N. Cospito, <em>Adriano ancora con noi, avanti a noi</em>, «Orientamenti» sett.-ott. (2003).<br />
G. Perez, <em>Adriano Romualdi a trent&#8217;anni dalla morte</em>, «Orientamenti» sett.-ott. (2003).<br />
M. Cabona, <em>Dis Manibus Adriano Romualdi</em>, «Margini» 43 (2003).<br />
M. Bozzi Sentieri, <em>Adriano Romualdi, l&#8217;anti-qualunquista</em>, «Secolo d&#8217;Italia», 10.8.2003<br />
A. Lombardo, <em>L’idea europea di Adriano Romualdi – cenni generali</em>, «Vie della Tradizione» 131 (2003), pp. 159-164.<br />
U. Bianchi, <em>Il pensatore scomodo</em>, «Rinascita», 19.11.2003, p. 12.<br />
F. D&#8217;Imera, <em>L&#8217;attualità del pensiero di Adriano Romualdi</em>, «Rinascita», 28.11.2003, p. 11.<br />
M. Della Venere, <em>Il mito dell&#8217;Europa nel pensiero di Adriano Romualdi</em>, Nuovi Orizzonti Europei, (?).<br />
Sideri, Merlino, Rossi, De Turris, Romano, <em>Adriano Romualdi: l&#8217;Uomo, l&#8217;Azione, il Testimone</em>, Ass. cult. Raido.</p>
<p style="text-align: justify;">Anonimo (G. Adinolfi?), <em>Adriano per esempio &#8211; In memoria di Adriano Romualdi</em>, «Orion», settembre 2003.</p>
<p style="text-align: justify;">2004</p>
<p style="text-align: justify;">A. Lombardo, <em>Adriano Romualdi, poeta dell&#8217;Europa</em>, in A. Romualdi, <em>Le ultime ore dell&#8217;Europa</em>, Settimo Sigillo, Roma 2004 (2^ ed.), pp. 5-13.<br />
F. Sandrelli, <em>Adriano Romualdi e l&#8217;utopia dell&#8217;eterno</em>, Introduzione ad A. Romualdi, <em>Gli Indoeuropei</em>, Edizioni di Ar, Padova 2004, (2^ ed.).<br />
P. Buttafuoco, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/buttafuocoindoeuropei.html"><em>Recensione</em></a> di A. Romualdi, <em>Gli Indoeuropei</em>, «Il Foglio», 24 luglio 2004.<br />
L. L. Rimbotti, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdiindoeuropeirecensione.html"><em>Le radici dell&#8217;Europa? Dobbiamo cercarle nel neolitico</em></a>, «Linea», 1 agosto 2004.<br />
Alfonso Piscitelli, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/piscitelliprofiloromualdi.html"><em>Profilo di Adriano Romualdi</em></a>, «L&#8217;Indipendente», 7 dicembre 2004.</p>
<p style="text-align: justify;">2005</p>
<p style="text-align: justify;">A. Rossiello, <em>Europa Nazione. L&#8217;idea forza di Adriano Romualdi</em>, «Rinascita», 9 gennaio 2005.<br />
Fr. Germinario, <em>Recensione</em> di A. Romualdi, <em>Gli Indoeuropei. Origini e Migrazioni</em>, «L&#8217;Indice», Novembre 2004; poi ripubblicato su «Margini», 49 (Gennaio 2005).<br />
E. Monsonis, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdimonsonis.html"><em>Hommage à Adriano Romualdi</em></a>, «Tierra y Pueblo», 9, (juillet 2005).</p>
<p style="text-align: justify;">2008</p>
<p>A. N. Strummiello, <em>Testimone ideale</em>, «Il Borghese», Giugno 2008.<br />
A. N. Strummiello, <em>Recensione </em>di <em>Drieu La Rochelle. Il mito dell’Europa</em>, «Il Borghese», Agosto 2008.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/romualdibiblio.html' addthis:title='Adriano Romualdi: una bibliografia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le correnti della tradizione pagana romana in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 15:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Del Ponte</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/delponte.html' addthis:title='Le correnti della tradizione pagana romana in Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/algiz.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Algiza" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827218319" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/esoterismoefascismo.bmp" border="0" alt="Gianfranco de Turris (cur.), Esoterismo e fascismo. Storia, interpretazioni, documenti" width="95" height="145" align="right" /></a> Negli anni che vanno dai primi del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">secolo XX</a> al secondo dopoguerra, con le significative riprese ai giorni nostri (su cui poi ci soffermeremo), ma con intensificazione nel periodo iniziale della presa del potere da parte del fascismo sino al &#8220;culmine&#8221; rappresentato dalla Conciliazione dell&#8217;11 febbraio 1929, si è manifestata in Italia l&#8217;azione culturale, di pressione politica e anche il travaglio esoterico di un insieme composito di personalità, gruppi, riviste e tendenze che il prof. Piero di Vona per primo nel 1985 riassumeva per esigenze di chiarezza sotto la denominazione di &#8220;corrente romana del tradizionalismo&#8221; e che, almeno fino a pochi anni fa, non ha costituito una linea di pensiero omogenea, ben organizzata in un gruppo unitario e compatto dalle caratteristiche comuni, ideologicamente e politicamente parlando, ma una tendenza che poté assumere aspetti e sfaccettature differenti. Il significato dell&#8217;azione di questo insieme di personalità e gruppi, assai differente nell&#8217;impostazione e nei metodi, si è tradotto in pratica nella riproposizione del modello spirituale, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e rituale del paganesimo romano (che noi abbiamo proposto di definire meglio come &#8220;via romana agli déi&#8221;), che le autorità dello Stato italiano avrebbero daovuto fare proprio in contrapposizione alle ingerenze e allo strapotere politico e morale della Chiesa cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è questa la sede per tracciare la preistoria di tali correnti e neppure per riassumere i termini della questione circa eventuali trasmissioni della tradizione romana, su basi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a> e rituali (per questo rimandiamo al nostro <em>Movimento Tradizionalista Romano nel Novecento</em>, 1987), dall&#8217;epoca in cui le leggi liberticide di Graziano e Teodosio, fra il 382 e il 394 interruppero per sempre la <em>Pax Deorum</em>, sino ai giorni nostri. Il concetto di <em>Pax Deorum</em> è essenziale, dal momento che si tratta del &#8220;patto&#8221; o &#8220;contratto&#8221; stabilito alle origini fra gli déi dei primordi (fra essi soprattutto Giove, o il padre celeste, Giano, Marte, e Vesta) e il popolo di Roma: tale <em>pax</em>, voluta dal Re-augure Romolo, e perfezionata da Numa, fondò dall&#8217;inizio alla fine l&#8217;unione indissolubile di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> e di Stato Romano, dal tempo dei Re alla caduta dell&#8217;impero. Ora, le attuali correnti della tradizione romana pagana possono sì conservare privatamente il cultus deorum, ma non praticare il culto pubblico, perché questo presupporrebbe la vera restaurazione della <em>Pax Deorum</em>, coincidente con la stessa restaurazione dello Stato Romano tradizionale. Questo forse può spiegare come nel tempo vari esponenti di tale corrente cercassero di esercitare pressioni ai vertici più alti dello Stato italiano, sia pure con scarsi esiti.</p>
<p style="text-align: justify;">* * * * *</p>
<p style="text-align: justify;">Un illustre precedente (certamente di carattere prevalentemente culturale e ideale) della corrente tradizionalista romana può rintracciarsi in quella linea di pensiero di cui si fecero portatori, verso il termine dell&#8217;epoca napoleonica, Vincenzo Cuoco (col suo &#8220;romanzo archeologico&#8221; a chiave <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> in Italia ) e Ugo Foscolo: un atteggiamento, il loro, di rifiuto del cosmopolitismo dei philosophes francesi e, d&#8217;altra parte, del reazionarismo degli ideologi della Santa Alleanza, nella rivendicazione di una tradizione autoctona spirituale e civile che, partendo dall&#8217;Italia preromana, giunge a Roma e si prolunga sino al Rinascimento e perviene sino al <em>De Antiquissima Italorum Sapientia </em>di <a title="Giambattista Vico" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/giambattista-vico">Giovanbattista Vico</a>, ma trascorre ancora, come una vena feconda, lungo tutta la vicenda risorgimentale: le pagine ispirate del Mistero dell&#8217;amor platonico nel Medioevo (1840) di Gabriele Rossetti ne rappresentano un&#8217;altra continuazione. Nel corso del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a> alcune delle figure più rilevanti della corrente romana traggono la loro linfa da talune tendenze anticlericali e massoniche del Risorgimento, mentre altre se ne discontano per seguire vie proprie e originali.</p>
<p style="text-align: justify;">In un certo senso, tale diversificazione si è mantenuta sino ai giorni nostri. Il riferimento al Risorgimento non è casuale perché secondo gli attuali rappresentanti della corrente l&#8217;unità d&#8217;Italia è condizione indispensabile per la restaurazione della<em> Pax Deorum</em>: ciò per &#8220;ragioni metastoriche e matapolitiche, ovvero sacrali, basandosi ab origine sul rapporto tra suolo ed epifanie divine relative alle <em><a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiones</a></em> degli antichi abitatori d&#8217;Italia, quindi sullo <em>ius sacrum </em>di Roma&#8221; (dal <em>Manifesto del Movimento Tradizionalista Romano. Orientamenti per i tempi a venire</em>, Messina 1993, pagg. II-III. D&#8217;ora in poi citato come <em>Manifesto</em>). Oltre a influenzare poeti come Giovanni Pascoli, la &#8220;via romana agli déi&#8221; si sarebbe conservata in nobili famiglie del Lazio, come i Colonna e i Caetani: sarebbe anzi un Caetani (secondo una discussa identificazione) quell&#8217;&#8221;Ekatlos&#8221; che riferiva di un rito celebrato negli anni della prima guerra mondiale &#8220;per mesi e mesi, ogni notte, senza sosta&#8221; con la partecipazione di &#8220;forze di guerra e forze di vittoria&#8230; figure vetuste e auguste degli &#8220;Eroi&#8221; della razza nostra romana&#8221;, dopo che era stato ritrovato in una tomba dell&#8217;Appia antica un antico scettro regale. Ma alla via romana non sarebbero stati insensibili un famoso archeologo come Giacomi Boni (scopritore nel 1899 del <em>Lapis Niger </em>nel Foro Romano e disegnatore del fascio littorio per Mussolini) e un ministro della Pubblica Istruzione come Guido Baccelli, per il quale (sino alla fine dell&#8217;800) &#8220;l&#8217;ideale del secolo è il cittadino-soldato, il modello Roma antica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/imperialismopagano.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Imperialismo pagano. Il fascismo dinnanzi al pericolo euro-cristiano. Quarta edizione corretta e con due appendici. Heidnischer Imperialismus. Seconda edizione riveduta" width="95" height="136" align="right" /></a> Tuttavia, fu con Arturo Reghini (1878-1946) che la &#8220;via romana&#8221; tende a farsi più esplicita, per quanto egli propriamente appartenga alla variante che può ben definirsi &#8220;orfico-pitagorica&#8221; e quindi solo perifericamente si situi rispetto al filone centrale della tradizione romana autentica, il cui nucleo è altra cosa. E fu proprio intorno alle riviste di Reghini &#8220;Atanòr&#8221; (1924), poi &#8220;Ignis&#8221; (1925), infine, dopo l&#8217;ordine del giorno Bodrero e le successive leggi sulle società segrete, &#8220;Ur&#8221; (1927-28), diretta formalmente da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a>, che confluiranno quanti cercavano di dare al fascismo un carattere neopagano e romano, suscitando un certo interesse in Mussolini, se questi il 23 maggio 1923 ricevette da esponenti della &#8220;via romana&#8221; un&#8217;arcaica ascia etrusca legata a fascio secondo le prescrizioni rituali: con tale atto di sapore sacrale, come è evidente, si sarebbe voluto propiziare una restaurazione in senso &#8220;pagano&#8221; che, promossa dal fascismo, riportasse alla <em>Pax Deorum</em>. Lo stesso famoso libello di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Julius Evola</a> <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603"><em>Imperialismo Pagano</em></a> (1928), che fu l&#8217;ultimo, deciso, inequivocabile e tragico appello da parte di esponenti della &#8220;via romana&#8221; prima del compromesso del Concordato, affinchè il fascismo &#8220;cominciasse ad assumere&#8221; &#8211; così si esprimeva <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Evola</a> &#8211; &#8220;la romanità integralmente e a permearne tutta la coscienza nazionale&#8221;, così che il terreno fosse &#8220;pronto per comprendere e realizzare ciò che, nella gerarchia delle classi e degli esseri, sta più su: per comprendere e realizzare il lato sacro, spirituale, iniziatico della Tradizione (p. 162): anche questa chiara presa di posizione risulta oggi che non fu del tutto sgradita allo stesso Mussolini, ma su un piano esclusivamente privato.</p>
<p style="text-align: justify;">Raccontava infatti il duce a Yvonne de Begnac (<em>Taccuini mussoliniani</em>, a cura di F. Perfetti, Bologna 1990, p. 647): &#8220;Contrariamente a quanto generalmente si pensa, non fui affatto seccato per la presa di posizione del dottor Julius Evola pochi mesi innanzi la Conciliazione contro una qualsiasi modulazione di pace tra Santa Sede e l&#8217;Italia&#8221;. Nei fatti l&#8217;11 febbraio 1929 il governo fascista firmava a nome del Re d&#8217;Italia il cosiddetto concordato con la Chiesa cattolica e nasceva il monstrum giuridico dello Stato della Città del Vaticano. Veniva con ciò eliminata ogni residua speranza di azione all&#8217;interno degli ambienti ufficiali, sia da parte di Evola sia di Reghini sia di altri autorevoli esponenti, restati per lo più nell&#8217;ombra, della &#8220;via romana&#8221;. Restava il &#8220;programma minimo&#8221; che ancora Evola aveva indicato in <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603"><em>Imperialismo Pagano</em></a>, vale a dire: &#8220;Promuovere studi di critica e di storia, non partigiana, ma fredda, chirurgica, sull&#8217;essenza del cristianesimo (&#8230;), promuovere studi, ricerche, divulgazioni sopra il lato spirituale della paganità, sopra la visione vera della vita&#8221; (p. 125).</p>
<p style="text-align: justify;">Quel programma &#8220;minimo&#8221; cercherà Evola più tardi in parte di compiere organizzando il lavoro di alcuni suoi insigni collaboratori attorno al &#8220;Diorama Filosofico&#8221;, una pagina speciale di cultura e filosofia uscita irregolarmente tra il 1934 e il 1943 all&#8217;interno del quotidiano cremonese &#8220;Il regime fascista&#8221; di Roberto Farinacci. La tematica della tradizione romana esaminata nei suoi simboli e miti e nella sua forza spirituale ritornerà qui di frequente negli scritti dello stesso Evola, di Giovanni Costa (autore, nel 1923, di un&#8217;<em>Apologia del Paganesimo</em>), di Massimo Scaligero, del giovane Angelo Brelich (nel dopoguerra ricoprirà la cattedra di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">Storia delle Religioni</a> del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">mondo classico</a> nell&#8217;Università di Roma) e di Guido de Giorgio, nonchè di collaboratori stranieri come Franz Altheim ed Edmund Dodsworth.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888646051" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cultoprivato.bmp" border="0" alt="Attilio De Marchi, Il culto privato di Roma antica. Vol. 1: La religione nella vita domestica. Iscrizioni e offerte votive" width="80" height="114" align="left" /></a> Ma il discorso si è fatto qui puramente di natura culturale, o al più, antropologica: manca, necessariamente, la controparte più intimamente spirituale o <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> e nulla è l&#8217;attenzione per il lato ritualistico. Guido de Giorgio (1890-1957), che aveva tentato una difficile opera di mediazione fra &#8220;via romana&#8221; e cristianesimo intorno a una nozione &#8220;metafisica&#8221; di Roma (e che pertanto non può propriamente essere inserito tra gli autori della corrente oggetto dell&#8217;indagine) aveva ben previsto nel suo <em>La Tradizione Romana </em>(concepita fra il 1939 e 1943 e uscita postuma solo nel 1973) che l&#8217;esito della seconda guerra mondiale sarebbe stato &#8220;addirittura letale per lo spirito e il nome di Roma&#8221; (p. 296).</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti la &#8220;via romana&#8221; pare a lungo restare sommersa sino a che, verso la fine degli anni Sessanta, pare dare nuovi segni di vita ai margini dell&#8217;estrema destra politica, dapprima all&#8217;interno del Centro Studi &#8220;Ordine Nuovo&#8221;, poi subito dopo (verso il 1970) distaccatosene col &#8220;Gruppo dei Dioscuri&#8221;, che ebbe sede principale a Roma e diramazioni a Napoli e Messina. E&#8217; poco chiaro fino a che punto il lato ritualistico legato alla ripresa della tradizione romana andasse nel &#8220;Gruppo dei Dioscuri&#8221; distinto da tematiche e pratiche operative magiche già in uso nel &#8220;Gruppo di Ur&#8221; del 1927-29: certo si sa che <a href="http://www.centrostudilaruna.it/evola.html">Evola</a> (scomparso nel 1974) era tenuto al corrente della sua attività. Tale organismo, che diede alle stampe quattro fascicoli dottrinari fra il 1969 e il 1974, i &#8220;Fascicoli dei Dioscuri&#8221; (uno di essi, Impeto della vera cultura, attribuibile ad un noto esoterista, pubblicato anche in francese nel 1979), era peraltro in via di dissoluzione verso la metà degli anni Settanta. Il &#8220;Gruppo dei Dioscuri&#8221; ebbe importanza per la cosciente riconnessione alle precedenti esperienze sapienziali e costituì da indicazione, per taluni elementi particolarmente sensibili provenienti dall&#8217;area della destra radicale (ma col tempo tale definizione ha perso buona parte del suo significato) verso possibili indirizzi e sbocchi futuri di quella che propriamente potremo ora definire &#8220;Tradizione pagana romana in Italia&#8221;. Se il Gruppo si dissolse per la particolare via operativa scelta e soprattutto per la mancata qualificazione di molti suoi componenti, alcuni dei gruppi periferici ne continuarono in maniera diversa e rinnovata l&#8217;attività. Così è certamente dal gruppo di Messina che deriva, verso la fine degli anni Settanta e nella medesima città, il &#8220;Gruppo Arx&#8221;, successivamente editore (dal marzo 1984) del trimestrale &#8220;La Cittadella&#8221; e degli omonimi quaderni. Con l&#8217;inizio degli anni Ottanta si è infine verificata una esplicita, cosciente ripresa della moderna corrente della &#8220;via romana&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sua prima manifestazione pubblica si tenne in un luogo e in una data alquanto significativi. Infatti nella cittadina di Cortona (sito donde sarebbe partito, secondo la tradizione mitica, in epoca primordiale Dardano, capostipite dei Troiani, verso l&#8217;Asia Minore) il 1° Marzo (giorno che segnava l&#8217;inizio dell&#8217;anno sacro dei Romani) del 1981 fu tenuto un importante convegno di studi dedicato alla Tradizione Italica e Romana. Se vi si manifestarono prese di posizione non omogenee da parte dei gruppi e movimenti presenti, esso ebbe il merito di riproporre il problema di come doversi connettere a quella che fu definita <em>aurea catena Saturni </em>della tradizione autoctona italica. Un secondo convegno fu poi tenuto poco dopo a Messina nel dicembre 1981, sul tema de<em> Il Sacro in Virgilio</em>. A partire da allora, la rielaborazione dottrinale e la ridefinizione concettuale dei valori difesi dagli attuali esponenti della &#8220;via romana&#8221; &#8211; di cui è parte cospicua anche l&#8217;apparire alle stampe di libri e di alcune collane specifiche (comprendenti classici antichi e moderni, nonché ricerche aggiornate di contemporanei) &#8211; si è spostata, da una parte, su un piano di affinamento interiore e, dall&#8217;altra, su un cauto lavorio organizzativo estendentesi attraverso varie regioni italiane. Così, tra il 1985 e il 1988, furono tenuti in Sicilia tre incontri (chiamati <em>I</em>,<em> II</em> e<em> III Conventum Italicum</em>) fra le tre principali componenti della &#8220;via romana&#8221;, in cui il dibattito ha riguardato soprattutto la ritualità, il concetto di monoteismo/politeismo, la preferenza da accordarsi alla tradizione cosiddetta prisca, o più antica, o alla più tarda romanità &#8220;misterica&#8221; e neoplatonica, infine la comune linea di azione volta a valorizzare e diffondere la stampa che approfondisca i temi della visione romana del sacro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nasce così propriamente, come vera e propria organizzazione, il &#8220;Movimento tradizionalista romano&#8221;, il quale si autodefinisce &#8220;non un movimento politico, bensì l&#8217;espressione, sul piano culturale della Nazione, di un Centro spirituale che alla fine del secondo millennio dell&#8217;Era Volgare testimonia della continuità e della viva presenza della Tradizione romano-italica in Italia&#8221; (<em>Manifesto</em>, p. I). E sul finire del 1988 viene pubblicato un volumetto anonimo, ma collettivamente firmato dal &#8220;Movimento Tradizionalista Romano&#8221; (d&#8217;ora in poi MTR), dal titolo: Sul problema di una tradizione romana nel tempo attuale. Sotto la specie di libro-intervista si rispondono alle principali e possibili obiezioni, dottrinali e culturali che potrebbero essere rivolte al MTR e viene fornita una prospettiva di orientamento preliminare per chi voglia liberamente partecipare alla vita di una costituenda ampia area tradizionalista romana. Nulla meglio che il riportare l&#8217;intero sommario può dare un&#8217;idea generale dei contenuti: 1)le varie componenti del MTR; 2)gli equivoci del &#8220;neo-paganesimo&#8221;; 3)spirito romano e mondo cristiano; 4)sulla &#8220;legittimità&#8221; della tradizione romana; 5)la <em>pietas </em>romana attuale; 6)il ruolo della donna; 7)le nuove &#8220;comunità di destino&#8221;; 8)obiettivi immediati; 9)sulla tolleranza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>; 10) la tradizione romana e la politica. Infine, nel corso del IV (e ultimo) Conventum Italicum, tenutosi il Solstizio d&#8217;Estate del 1992 presso la sede dell&#8217;Associazione Romània Quirites (una potente organizzazione entrata a far parte del MTR nel 1991 e strutturata comunitariamente, con aree agricole e attività artigianali in Romagna; pubblica il periodico &#8220;Saturnia Regna&#8221;) nella città di Forlì, fu deciso che accanto al MTR, con la sua struttura di federazione di associazioni di fatto e di diritto, sorgesse la <em>Curia Romana Patrum</em>, cui fosse demandata ogni facoltà di determinazione quanto al <em>mos </em>e di decisione in quanto alle caratteristiche della <em>pietas</em>, cioè del rito e del culto, che, sulla base di quanto è stato detto all&#8217;inizio, mantiene necessariamente un carattere privato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888646086" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/cultoprivato2.bmp" border="0" alt="Attilio De Marchi, Il culto privato di Roma antica. Vol. 2: La religione gentilizia e collegiale" width="80" height="108" align="right" /></a> Cinque sono attualmente le <em>gentes </em>(raggruppanti una o più <em>familiae</em>) distribuite per l&#8217;Italia: due in Sicilia (<em>Aurelia </em>e <em>Castoria</em>); una al centro (<em>Iulia Primigenia</em>) e due al Nord (<em>Pico-Martia </em>e <em>Apollinaris</em>). Ha fatto seguito la stesura di un preciso <em>Kalendarium </em>che scandisse i ritmi &#8220;qualitativi&#8221; del tempo sacro e indicasse le date essenziali per le celebrazioni cultuali comunitarie personali. Su queste basi si sono pututi celebrare anche due matrimoni (uno in Sicilia nel 1989 e uno in Romagna nel 1992) secondo le linee dell&#8217;antico e sacro rito della confarreatio o &#8220;comunione del farro&#8221;, cerimonia assolutamente facoltativa e non richiesta agli aderenti alle <em>gentes </em>e celebrata <em>rite </em>dal <em>promagister gentium</em>, che è eletto o confermato ogni anno dalla <em>Curia Patrum </em>sulla base della sua <em>experientia </em><a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>. Per finire, accenneremo che ancora più di recente (1993) ha preso forma con un interessante <em>Manifesto </em>in quindici punti (che ci è già capitato di citare) una chiara intenzione del MTR di prendere direttamente posizione in una dimensione di risonanza pubblica. Ha scritto a questo proposito la rivista &#8220;Politica Romana&#8221;: &#8220;Questa volontà di incidere in ambito pubblico, con una specifica attenzione al tema della Patria, della Nazione, dello Stato e della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">Religione</a> mostra un risveglio d&#8217;interesse per quel dominio che fu il principale oggetto dell&#8217;attenzione e delle cure del <em>Koku-rei</em>, il Cerimoniale di Stato nipponico, peraltro oggi non più esistente come funzione istituzionale dello Stato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Più precisamente, al punto 5 (<em><a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">Religione</a>. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">Religioni</a></em>) del <em>Manifesto </em>si può leggere che il MTR: &#8220;Non guarda a se stesso come espressione di una realtà in competizione o contrapposizione con qualsivoglia <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>: fa infatti propria l&#8217;idea, già romana, dalla pluralità delle forme del Sacro&#8221;. Tuttavia: &#8220;Considerando come &#8220;Stato tradizionale minimo&#8221; uno Stato &#8220;alla giapponese&#8221; nel quale il posto che ha lo Shintoismo nel Sol Levante sarebbe qui tenuto dal culto pubblico degli Déi di Roma, il MTR assicura fin da adesso che, nell&#8217;eventualità si addivenisse a un simile Stato, il pluralismo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> sarebbe mantenuto&#8230;&#8221;. Cionondimeno viene auspicato che &#8220;lo Stato del Vaticano venga meno, col trasferimento fuori dai confini d&#8217;Italia della sede papale, il che peraltro è nei voti di non pochi cattolici di tutto il mondo&#8230;&#8221;. Come si vede, l&#8217;eredità di <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603"><em>Imperialismo Pagano</em></a> è ancora forte&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/Algiza.html"><em>Algiza</em></a> 7, pp. 4-8.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/delponte.html' addthis:title='Le correnti della tradizione pagana romana in Italia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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