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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Nuovo ordine mondiale</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>I partiti etnoregionalisti</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 17:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di un saggio di Filippo Tronconi, pubblicato da Il Mulino, sui movimenti identitari e indipendentisti in Europa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-partiti-etnoregionalisti.html' addthis:title='I partiti etnoregionalisti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">I movimenti politici ispirati a fenomeni di micronazionalismo regionale rappresentano la punta di lancia dell’opposizione al Nuovo Ordine Mondiale. Dovunque in Europa occidentale si è assistito alle soglie del XXI secolo al risveglio di sentimenti autonomisti e indipendentisti, poiché è sempre più chiaro che i grandi stati nazionali sono complici della globalizzazione e che stanno smantellando alla svelta ogni principio di sovranità territoriale. Di conseguenza i cittadini che cercano di difendersi dal mondialismo devono agire a livello locale: questo è chiaramente l’unico modo per mettere in difficoltà le oligarchie dell’alta finanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-partiti-etnoregionalisti/6087" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3009" style="margin: 10px;" title="i-partiti-etnoregionalisti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/i-partiti-etnoregionalisti-189x300.jpg" alt="i-partiti-etnoregionalisti" width="189" height="300" /></a>L’insorgere di questi movimenti identitari ha colto di sorpresa la classe dirigente mondialista che dopo la fine dei regimi sovietici pensava evidentemente di avere la strada spianata verso il tanto sospirato Governo Mondiale. Politici e intellettuali sono stati costretti a confrontarsi con questi fenomeni di emancipazione etnica che tanto disturbano i poteri forti: spesso si parla di tali argomenti con toni che rasentano l’isteria, ma non mancano studi seri e qualificati che analizzano il fenomeno dal punto di vista scientifico.</p>
<p style="text-align: justify;">È il caso del libro di Filippo Tronconi <a href="http://www.libriefilm.com/i-partiti-etnoregionalisti/6087"><em>I partiti etnoregionalisti</em></a>, uno studio che prende in esame i fenomeni più importanti di etnoregionalismo. I più significativi movimenti che si richiamano al tema dell’identità locale si sono sviluppati nei Paesi Baschi, in Catalogna, in Scozia, in Galles, nelle Fiandre, in Padania. I partiti etnoregionalisti hanno connotazioni diverse a seconda dei contesti in cui si trovano a operare; in generale questi movimenti rivendicano una alterità rispetto al sistema politico nazionale, e cercano di rosicchiare quote di elettorato agli altri schieramenti. Tronconi tenta di individuare collocazioni ideologiche che si possono assegnare ai movimenti locali: nei Paesi Baschi l’indipendentismo ha radici storicamente ascrivibili alla sinistra, e anche in Scozia e in Galles l’orientamento è tendenzialmente vicino ai laburisti, mentre il Vlaams Belang nelle Fiandre e la Lega Nord in Padania sono più vicini ai toni dell’estrema destra. Queste distinzioni comunque sono valide solo in linea di massima, poiché l’ideologia indipendentista è tendenzialmente al di fuori di certi schemi ideologici, che peraltro nel XXI secolo mostrano tutti i segni del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni casi le autorità centrali hanno reagito con la repressione contro i movimenti locali: nei Paesi Baschi il movimento Herri Batasuna è stato messo fuori legge per presunti legami col terrorismo, nelle Fiandre il Vlaams Blok è stato sciolto a causa dei pregiudizi antifascisti che annebbiano molte magistrature occidentali. Ad ogni modo nei Paesi Baschi abbondano i movimenti indipendentisti, e il Vlaams Blok è prontamente rinato col nome di Vlaams Belang, ma questi inquietanti episodi di censura dimostrano quanto sia incerto il confine fra dittatura e democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tronconi esamina le varie teorie sulla costruzione degli stati nazionali, che spesso sono procedimenti studiati a tavolino che non convincono affatto le comunità locali. Quasi sempre i fenomeni localisti sono determinati da forme di colonialismo interno in cui una classe dirigente parassitaria sfrutta le risorse dei territori più ricchi.</p>
<p style="text-align: justify;">In generale i partiti etnoregionalisti ottengono buoni risultati quando gli schieramenti principali tendono ad assomigliarsi. In questi casi l’elettorato percepisce l’originalità delle proposte politiche dei movimenti locali, che in questo modo pescano voti anche al di fuori della nicchia etnica: davvero un miracolo politico in un contesto culturale in cui i sentimenti identitari vengono costantemente censurati o criminalizzati da un sistema mediatico asservito al mondialismo. In altri casi congiunture sfavorevoli fanno perdere consensi a questi movimenti, che tuttavia proprio all’inizio del XXI secolo mantengono una sorprendente vitalità che fa ben sperare nella possibilità di scompaginare i piani della globalizzazione.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Filippo Tronconi, <a href="http://www.libriefilm.com/i-partiti-etnoregionalisti/6087"><em>I partiti etnoregionalisti</em></a>, Società editrice il Mulino, Bologna 2009, pp.224, € 19,00</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-partiti-etnoregionalisti.html' addthis:title='I partiti etnoregionalisti ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dieci riflessioni su Terra e Mare</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Scianca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla scia della riflessione di Carl Schmitt un'analisi della realtà contemporanea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/terraemare.html' addthis:title='Dieci riflessioni su Terra e Mare '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884591743" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/terraemare.bmp" border="0" alt="Carl Schmitt, Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo" width="95" height="160" align="right" /></a> 1 &#8220;La storia del mondo è la storia della lotta delle potenze marittime contro le potenze terrestri e delle potenze terrestri contro le potenze marittime&#8221;. Così Carl Schmitt, in quel suo piccolo capolavoro che è <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884591743"><em>Terra e Mare</em></a> (Adelphi, Milano 2002). Lo Schmitt che incontriamo qui non è il pensatore scientifico e rigoroso che conosce chi abbia letto i suoi testi giuridici, quanto piuttosto il lettore di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> e l&#8217;esperto conoscitore dei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismi</a> esoterici, impegnato quasi ossessivamente nella ricerca della chiave <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a> della storia dell&#8217;umanità. Ora, questa chiave <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolica</a>, per Schmitt, è il conflitto degli elementi. Solcando il globo &#8220;con la ruota ed il remo&#8221; &#8211; per usare un&#8217;espressione di Carlo Terracciano &#8211; l&#8217;uomo ha sempre percepito il proprio essere nel mondo tramite l&#8217;esperienza del secolare scontro tra Terra e Mare.</p>
<p style="text-align: justify;">2 Cosa rappresentano geofilosoficamente Terra e Mare? Il Mare è innanzitutto la negazione della differenza, conosce solo l&#8217;uniformità, mentre nella Terra si dà sempre la variazione, la difformità. Il Mare non ha confini se non le masse continentali ai suoi estremi, ossia qualcosa ad esso antitetico, l&#8217;anti-mare. La Terra è sempre solcata dai confini tracciati dall&#8217;uomo, oltre a quelli che essa stessa dona come barriere naturali. Il Mare è mobilità permanente, flusso privo di un centro stabile, &#8220;progresso&#8221;. È caos e dissoluzione. La Terra è costanza, stabilità, gravità. È gerarchia e ordine. Il Mare è il Capitale, la Terra è il Lavoro. Il Lavoro è tellurico nella misura in cui è fisso, è produzione concreta; il Capitale è invece liquido, è sfruttamento e alienazione. Il Lavoro crea, il Capitale distrugge. La Terra-Lavoro è quindi incarnata dall&#8217;Oriente metafisico, la terra di ciò che nasce (<em>sol oriens</em>, sole che sorge; &#8220;oriente&#8221; in russo antico è <em>vostok</em>, &#8220;sorgere&#8221;, mentre in tedesco è <em>Morgenland</em>, terra del mattino), mentre il Mare-Capitale è l&#8217;Occidente metafisico, ciò che muore (<em>sol occidens</em>, sole che declina; &#8220;occidente&#8221; è <em>zapad</em>, &#8220;cadere&#8221;, in russo ed in tedesco <em>Abendland</em>, la terra della sera, del declino). Concretamente e storicamente, il Mare è incarnato dalle talassocrazie anglosassoni, la Terra dalla tellurocrazia continentale eurasiatica.</p>
<p style="text-align: justify;">3 Il conflitto di Terra e Mare acquista quindi un carattere concreto, storico, politico. Oswald Spengler (<em>Prussianesimo e Socialismo</em>, Edizioni di Ar, Padova 1994) illustrava questo scontro attraverso l&#8217;opposizione tra lo spirito comunitario prussiano e l?individualismo inglese. Per l&#8217;autore del <em>Tramonto dell&#8217;Occidente</em>, anima inglese e anima prussiana si contrappongono come due istinti, due &#8220;non poter fare altrimenti&#8221;: da una parte lo spirito autenticamente socialista, l&#8217;essenza dello Stato, la subordinazione alla totalità comunitaria; dall&#8217;altra lo spirito individualista, la negazione dello Stato, la rivolta dell&#8217;individuo contro ogni autorità. Tipo inglese e tipo prussiano &#8220;rivelano la differenza tra un popolo la cui anima è venuta formandosi nella consapevolezza di un&#8217;esistenza insulare, ed un popolo che custodiva una marca, priva di confini naturali e perciò esposta al nemico da ogni parte. In Inghilterra l&#8217;isola sostituì lo Stato organizzato&#8221;. Da qui anche la diversa percezione di cosa debba essere l&#8217;economia e di quali debbano essere le sue finalità: &#8220;dal modo di percepire la realtà che contraddistingue il vero colono della marca di confine e l&#8217;Ordine preposto alla colonizzazione deriva necessariamente il principio dell&#8217;autorità economica dello Stato. [...] Il fine non è l&#8217;arricchimento di alcuni singoli o di ciascun singolo, ma il massimo potenziamento della Totalità. [...] L&#8217;istinto di predone dei mari che caratterizza il popolo insulare intende in modo tutto diverso la vita economica. Qui si tratta di lotta e di bottino&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">4 L&#8217;esistenza insulare &#8211; quindi non storica e non politica &#8211; tipica dell&#8217;Inghilterra si ritrova moltiplicata all&#8217;ennesima potenza nella teologia occidentalista americana. L&#8217;America &#8211; l&#8217;Eterna Cartagine, l&#8217;anti-Eurasia per eccellenza &#8211; è in tutto e per tutto l&#8217;erede geopolitico e geofilosofico dell&#8217;Inghilterra. In essa lo spirito mercantile, l&#8217;istinto predatorio e l&#8217;individualismo borghese raggiungono livelli deliranti. La coscienza dell&#8217;insularità porterà gli Americani a considerarsi gli abitanti di una fortezza inattaccabile, cosa che del resto consoliderà la loro certezza di rappresentare gli eletti dal Signore. L&#8217;America concepisce se stessa come la terra promessa separata dalle nazioni corrotte (Thomas Jefferson: &#8220;per nostra fortuna [siamo] separati dalla natura e da un vasto oceano dalle devastazioni sterminatrici di un quarto del globo&#8221;) e come l&#8217;isola inespugnabile. Questa illusione di sicurezza finisce l&#8217;11 settembre 2001. In quel giorno l&#8217;America incontra il proprio gemello speculare: il terrorismo. L&#8217;azione dei pirati dell&#8217;aria richiama inevitabilmente il carattere fluido, mobile, indefinibile dell&#8217;essenza dell&#8217;America. Il terrorismo, infatti, è qualcosa di sfuggente, di non localizzabile: non ha uniformi, non ha regole, non ha limiti; non ha uno stato, non ha un centro fisso, non ha una Terra. Il terrorismo è l&#8217;immagine riflessa dell&#8217;America.</p>
<p style="text-align: justify;">5 Il titanismo predatore, piratesco, mercantile tipico delle talassocrazie è animato da una brama di dominio inestinguibile che non può essere limitata da alcuna regola. La regola, infatti, distingue, discrimina, separa; il Mare, invece, non conosce distinzioni o differenze, nemmeno tra guerra e pace, combattenti e civili. La guerra diviene una prosecuzione del mercato con altri mezzi, non è più ontologicamente diversa dalla pace. Nella guerra terrestre, osserva Schmitt nell&#8217;opera citata, &#8220;gli eserciti si scontrano in aperta battaglia campale; come nemici si fronteggiano soltanto le truppe impegnate nello scontro, mentre la popolazione civile non combattente rimane al di fuori delle ostilità. Fintantoché non prende parte ai combattimenti, essa non è un nemico e non viene trattata come tale. La guerra marittima si fonda invece sull&#8217;idea che debbano essere colpiti il commercio e l&#8217;economia del nemico. In una guerra simile, &#8220;nemico&#8221; non è soltanto l&#8217;avversario che combatte, bensì qualsiasi cittadino nemico, e infine anche il neutrale che commercia e mantiene relazioni economiche con il nemico&#8221;. La guerra terrestre è guerra di guerrieri. La guerra marittima è guerra di predoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978881408758" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/carlschmittglossario.bmp" border="0" alt="Carl Schmitt, Glossario" width="95" height="149" align="left" /></a> 6 Nell&#8217;isola, quindi, il capitalista sostituisce il politico ed il corsaro prende il posto del soldato; solo sulla Terra l&#8217;esistenza dell&#8217;uomo è immediatamente politica: in essa l&#8217;uomo traccia dei confini, ripetendo l&#8217;atto archetipico di Romolo. Non essendo protetto da barriere naturali, l&#8217;uomo è costretto a divenire autenticamente se stesso, ad uscire da una esistenza meramente biologica, animale, naturalistica. Deve crearsi il proprio mondo. L&#8217;esistenza politica, infatti, ha un carattere puramente tellurico, il diritto esiste poiché c&#8217;è la Terra. Il Mare, invece, sfugge ad ogni tentativo di codificazione. Esso è an-ecumenico, come diceva il grande geopolitico Friedrich Ratzel. Ne <em>L&#8217;origine dell&#8217;opera d&#8217;arte </em>(in <em>Sentieri interrotti</em>, La Nuova Italia, Milano 2000), <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> ha mostrato con straordinaria profondità questa caratteristica della Terra come condizione di possibilità del mondo umano. Terra e Mondo, per <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, assumono un significato che può essere ricondotto, rispettivamente, a natura e cultura, o ad ambito del radicamento nel suolo natio ed ambito del decidersi per un progetto. La Terra è lo sfondo abissale che dà senso a tutto ciò che da essa si staglia come prodotto dell&#8217;attività umana; &#8220;su di essa ed in essa l&#8217;uomo storico fonda il suo abitare nel mondo&#8221;. Tra i due aspetti si ha una tensione dialettica in cui &#8220;il Mondo si fonda sulla Terra e la Terra sorge attraverso il Mondo&#8221;. Il Mondo, la sfera di ciò che deriva dalla libera attività umana, &#8220;non può distaccarsi dalla Terra se deve, come regione e percorso di ogni destino essenziale, fondarsi su qualcosa di sicuro&#8221;. In caso contrario, se il Mondo prevale sulla Terra, abbiamo la razionalità tecnologica che distrugge e violenta la natura nel suo progetto di dominio totale. Se invece la Terra prevale sul Mondo, allora abbiamo l&#8217;opera dell&#8217;uomo che viene riassorbita nel fondo oscuro della natura, come erba che cresce sulle rovine di case abbandonate. È bene, invece, che Terra e Mondo siano sempre in un continuo confronto/scontro che li esalti entrambi senza annullarli. L&#8217;uomo tende sempre ad andare al di là della natura, ma deve sempre ricordare il carattere devastante di una cultura lasciata a sé stessa. Dalla Terra non ci si sottrae mai in modo indolore.</p>
<p style="text-align: justify;">7 Il &#8220;superomismo orizzontale&#8221; (Gabriele Adinolfi) che caratterizza il prevalere del Mondo umano sulla Terra porta all&#8217;azzeramento della diversità. Ora, la mancanza di varietà e di differenza caratterizza proprio l&#8217;essenza del Mare. Geofilosoficamente esso è gemello del deserto. Il deserto è l&#8217;elemento per eccellenza della desolazione, della mancanza di cambiamento, dell&#8217;uniformità. Non a caso il monoteismo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> è figlio del deserto. E non a caso il monoteismo economico è figlio del mare. Nel deserto non c&#8217;è alcun dio che possa manifestarsi attraverso la natura, non c&#8217;è un cosmo inteso come corpo vivente degli Dei; c&#8217;è solo una piatta monotonia che genera per riflesso un Dio che è il Totalmente Altro rispetto al mondo. La desolazione desertica rinvia alla solitudine metafisica di un Dio che è prima di tutto ed al di là di tutto, che non è afferrabile concettualmente né rappresentabile figurativamente, il cui nome non può addirittura essere pronunciato. Un Dio sin troppo simile al Nulla. Allo stesso modo la fluida uniformità marittima genera il dio-denaro, ciò tramite cui ogni merce può essere scambiata ma che non è a sua volta una merce, l&#8217;equivalente universale di ogni ente, che quindi deve necessariamente essere nulla. Se il denaro fosse qualcosa sarebbe incarnato in una merce particolare e non potrebbe assolvere la sua funzione. Il denaro è la categoria astratta che uguaglia ogni bene concreto così come il Dio unico è l&#8217;Astratto rispetto a cui gli uomini concreti sono resi uguali. Livellamento, eguaglianza, uniformità: è questo il paesaggio fisico e spirituale determinato dall&#8217;elemento mare/deserto.</p>
<p style="text-align: justify;">8 Il monoteismo del mercato nasce dal Mare, quindi. Del resto la natura peculiare dell&#8217;economia odierna si sposa particolarmente bene con l&#8217;elemento liquido. L&#8217;era moderna è in effetti l&#8217;era dei flussi: flussi di informazioni, flussi di capitali, flussi di merci, flussi di individui. Persino il potere diventa flusso, si smaterializza, diventa una realtà sottile, che attraversa i corpi e le menti senza esser più &#8220;solidificato&#8221; in un Palazzo d&#8217;Inverno. L&#8217;uomo stesso perde solidità, diventa flessibile, deve perennemente riadattarsi al flusso del mercato, rinunciando per sempre ad ogni radicamento, ad ogni identità stabile, ad ogni fondamento sicuro. È il mondo della <em>new economy</em>, basata &#8211; osserva Aleksandr Dugin &#8211; sull&#8217;&#8221;evaporazione&#8221; dei concetti fondamentali dell&#8217;economia, su una de-materializzazione della realtà. L&#8217;entità dei capitali impiegati nei settori classici dell&#8217;economia, quelli della produzione &#8220;reale&#8221;, è spaventosamente inferiore a quella dei mercati borsistici e della finanza virtuale. La massa monetaria nel mondo è oggi pari a quasi quindici volte il valore della produzione. Di fatto, il capitalismo si svincola ormai dalle merci per puntare direttamente sul vorticoso autoprodursi del denaro, in un sistema totalmente autoreferenziale dove il denaro serve unicamente a generare più denaro. Il valore d&#8217;uso della merce tende verso lo zero, mentre il suo valore di scambio tende all&#8217;infinito. L&#8217;economia perde ogni riferimento fisico, <em>internet </em>supera i limiti di spazio e tempo, il fondamentalismo liberale abbatte le regole e così il mercato globale si fa una marea inarrestabile che cancella ogni residuo di umanità che trova sulla propria strada. Il Mare/mercato straripa, la Terra è totalmente sommersa.</p>
<p style="text-align: justify;">9 Di fatto, l&#8217;assalto del Mare alla Terra porta infatti alla scomparsa di quest&#8217;ultima. È l&#8217;uccisione dei territori. Al cospetto della marea dilagante non vi è più alcuna terra emersa, cioè non c&#8217;è più nulla della Terra così come essa è in quanto è abitata storicamente dall&#8217;uomo. I territori diventano semplici zone, spazi disumanizzati la cui essenza è puramente mercantile. I confini tra le zone sono come i confini tracciati sull&#8217;acqua: sono pure convenzioni valide sulla carta a fini commerciali, non limiti divisori di uno spazio umano. &#8220;Tra le zone&#8221;, però, &#8220;devono correre dei legami: passaggi di denaro, di merci, di segni. Tale legame è indispensabile e segna il salto dalla geografia alla rete&#8221; (Simone Paliaga, <em>L&#8217;uomo senza meraviglia</em>, Edizioni di Ar, Padova 2002). La rete &#8220;esonera&#8221; il territorio dalla sua essenza fisica, lo smaterializza, lo rende fluido. La rete eguaglia ed azzera la differenza di luoghi che di per sé sono diversi, incomparabili ed irriducibili l&#8217;uno all&#8217;altro. L&#8217;opacità del differente viene cancellata in favore della trasparenza della rete, in cui ogni luogo è uguale all&#8217;altro. Come in mare aperto, dove nessuno può stabilire senza altre indicazioni in quale punto del pianeta ci si trovi.</p>
<p style="text-align: justify;">10 Se il Mare deborda e porta il suo assalto finale alla Terra, i custodi della Terra devono fronteggiare il pericolo con una fermezza che non può, però, tramutarsi in immobilismo. Se tutto è Mare, allora, dannunzianamente, <em>navigare necesse est</em>. Nel mondo dei flussi, delle reti, della mobilità inesausta, non si può rimanere in attesa di uno scontro frontale che non vinceremo mai, perché il nemico ci surclassa in forza ed organizzazione e soprattutto perché esso non è solo &#8220;di fronte&#8221; ma anche accanto, sopra, sotto, dentro di noi. &#8220;Per cavalcare la tigre, ovvero per non annegare nella piena del fiume, non bisogna [...] provare mai, nel modo più assoluto, ad andare controcorrente ma si devono sfruttare i venti, seguire le dinamiche, emergendo improvvisamente sulla cresta dell&#8217;onda per offrire interpretazioni attualizzate che siano corrette, in ordine e non conformi&#8221; (Gabriele Adinolfi, <em>Nuovo Ordine Mondiale</em>, S.E.B. Milano 2002). Il futuro sarà delle reti agili e solidali, non delle parrocchie monolitiche e divise. Occorre assumere l&#8217;atteggiamento &#8220;liquido&#8221; dell&#8217;epoca rimanendo tuttavia ancorati alla Terra e radicati in una Comunità di Destino che incarna pur sempre valori in netta antitesi con l&#8217;<em>ethos </em>contemporaneo. Solo così potremo porci in modo costruttivo nel cuore dello scontro che &#8211; da sempre e per sempre &#8211; ci vede fronteggiare l&#8217;<em>Aeterna Carthago</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Orion </em>235 (2004).</p>
<p style="text-align: justify;">Carl Schmitt,  <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884591743"><em>Terra e mare</em></a>, Adelphi, Milano 2002.</p>
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