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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Norimberga</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Quando l&#8217;archeologia si specchia nel tempo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 17:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/quando-larcheologia-si-specchia-nel-tempo.html' addthis:title='Quando l&#8217;archeologia si specchia nel tempo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_8707" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><img class="size-medium wp-image-8707" title="Manifestazione nazionalsocialista alla Feldherrnhalle, Monaco." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/feldherrenhalle1-224x300.jpg" alt="Manifestazione nazionalsocialista alla Feldherrnhalle, Monaco." width="224" height="300" /><p class="wp-caption-text">Manifestazione nazionalsocialista alla Feldherrnhalle, Monaco.</p></div>
<p style="text-align: justify;">È un vero e proprio viaggio nell’archeologia del Novecento. Non si parla infatti delle rovine di antiche civiltà, dei resti muti e affascinanti di templi o arene, ma della presenza ancora viva di testimonianze di pietra relativamente recenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte città europee nascondono nei loro anfratti memorie antiche e meno antiche, alle volte appariscenti, altre volte nascoste, quasi timidamente appartate. Basta saper guardare, ed ecco che il passato improvvisamente riappare. In Germania, ad esempio. I bombardamenti a tappeto della Seconda Guerra Mondiale, che hanno semidistrutto la quasi totalità delle città tedesche, e poi la rapida ricostruzione del dopoguerra, non sono stati sufficienti per azzerare un tessuto urbano ancora leggibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medioevo</a> gotico, il barocco, lo stile del neoclassicismo ottocentesco sono ancora ben presenti, uno accanto all’altro. E ben visibili sono anche le presenze del Terzo Reich, con un giacimento architettonico di tutto rispetto. Monumenti, edifici amministrativi, impianti sportivi, palazzi di rappresentanza, case d’abitazione, strutture militari: le nuove e modernissime città della Germania sono risorte accanto alle numerose realizzazioni che il “Reich millenario”, nella manciata di anni che ebbe a disposizione, riuscì a compiere. A volte soffocando ed emarginando, altre volte riutilizzando la modernità, ha comunque stabilito un suo <em>modus vivendi</em> con lo scottante passato “imperiale”: e qui noti un bassorilievo, là un fregio, certe volte un colonnato oppure un piccolo particolare, una data, un ornamento non scalpellato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/orme-terzo-reich-monaco-itinerari/libro/9788890278136?a=395521" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8704" style="margin: 10px;" title="orme-del-terzo-reich-monaco" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/orme-del-terzo-reich-monaco-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>Molti degli edifici che fecero corona a quella vicenda folgorante che fu l’ascesa del Nazionalsocialismo sono ancora lì. Basta lasciarsi guidare da un’eccezionale iniziativa editoriale, che con una serie di pubblicazioni sta dando vita a vere e proprie guide specialistiche. Esse ci introducono alla presenza leggibile e riconoscibile del Terzo Reich nelle moderne città tedesche. Un modo di fare storia, questo, che è documentazione, testimonianza, valorizzazione della memoria di un’epoca che ha comunque segnato il Novecento, e non solo. L’iniziativa è dell’Editrice Thule Italia, si intitola <em>Orme del Terzo Reich</em>, ed è concepita come una collana, <em>Itinerari fra storia e architettura</em>, di cui sono già uscite le due monografie su Berlino e su Monaco, e di cui è annunciata come prossima una terza, quella su Norimberga.</p>
<p style="text-align: justify;">Non semplici guide, in realtà, ma molto di più. Libri di storia, documenti iconografici, e con una cura per il dettaglio che comprova la scientificità e la qualità di questa originale iniziativa. Si presentano itinerari, si ricostruiscono gli scenari storici indicandocene le attestazioni sopravvissute, aprendoci così al racconto dell’epopea politica e insieme offrendo un ricchissimo repertorio fotografico, che rappresenta decine e decine di edifici come erano all’epoca e come sono oggi, con apparati didascalici preziosi, in grado di fornire una esauriente mappatura circa la consistenza e la dislocazione dei numerosi edifici ancora oggi visibili, di quelli modificati e di quelli andati distrutti. Parliamo dunque di uno strumento utilissimo per il ricercatore, per l’appassionato di storia, per il cultore degli stili architettonici e, soprattutto, per tutti coloro che hanno a cuore l’identità storica delle nostre città europee. Che sono veri scrigni di storia, stratificazioni secolari in cui la volontà, la lotta, il destino dei nostri popoli sono incisi quasi fisicamente sulla pietra.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inserimento della struttura urbana qual’era prima del 1945 e qual è oggi nel quadro di una ricostruzione storica e iconografica di prima qualità, permette al lettore di seguire passo passo gli avvenimenti politici e il contesto urbano in cui essi avvennero. A Monaco possiamo così, ad esempio, fermarci davanti al numero 41 di Thierschstrasse, la casa che Hitler abitò al tempo del Putsch del 1923, perfettamente tenuta, oppure davanti al terrazzo del terzo piano della Prinzregentenplatz, dove il Führer portò in seguito la sua residenza monacense, e che oggi è la ben conservata sede della polizia. Al numero 50 della Schellingstrasse, a poca distanza dalla famosa loggia ottocentesca della Feldhernnhalle, dove si celebravano i riti nazionalsocialisti, e che è stata risparmiata dai bombardamenti, si trova ancora l’edificio in cui, dal 1925 al 1931, fu stabilito il quartier generale della NSDAP. L’aquilotto in pietra, sovrastante l’architrave del portone, è ancora al suo posto: gli manca solo la testa. E, accanto, in quello che fu il negozio del fotografo Hoffmannn (le foto degli anni Trenta mostrano le vetrine piene di ritratti del Führer), oggi c’è un rivenditore di biciclette.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/orme-terzo-reich-berlino-itinerari/libro/9788890278129?a=395521" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8705" style="margin: 10px;" title="orme-del-terzo-reich-berlino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/orme-del-terzo-reich-berlino-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Nella fitta serie di documenti del libro dell’Editrice Thule Italia dedicato a Monaco spicca la documentazione relativa a due grandi palazzi costruiti nel 1935, su progetto originale di Paul Troost: il Führerbau, al n. 21 della Arcisstrasse, dove vennero firmati gli accordi di Monaco, e il Verwaltungsbau, cioè l’edificio amministrativo del partito, sulla Meiserstrasse: entrambi intatti, oggi sono la sede dell’Accademia musicale (da cui sono state tolte solo le enormi aquile al di sopra dei loggiati esterni) e un Istituto di storia dell’arte. E la celebre Casa dell’Arte Tedesca è rimasta al suo posto, solo un po’ oltraggiata dal <em>guard-rail</em> di un recente sottopasso.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche a Berlino, a parte i più noti edifici come lo stadio olimpico, numerose sono le tracce della nazi-Era armonicamente inserite nel quadro nella nuova megalopoli. Basta pensare al vasto edificio del Ministero dell’Aviazione di Goering, in puro stile neoclassico, oggi adibito a Ministero delle Finanze, sulla famosa Wilhelmstrasse. Oppure, all’ambasciata italiana costruita nel 1940, al palazzone dell’amministrazione comunale berlinese, costruito da Speer nel 1938, fino ai lampioni della Bismarckstrasse, che sono ancora quelli scelti dallo stesso Speer lungo l’Asse Est-Ovest da lui tracciato. Oppure, ancora, i numerosi monoblocchi dei bunker anti-aerei, la Casa dell’Arbeitsfront, l’abitazione di Leni Riefenstahl a Dahlem, il villaggio olimpico&#8230; decine, centinaia di documenti di pietra, grandi e piccoli. Forse è anche per questo che, come lamentano certi storici, in Germania il passato non passa.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 24 gennaio 2010.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/quando-larcheologia-si-specchia-nel-tempo.html' addthis:title='Quando l&#8217;archeologia si specchia nel tempo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La legione straniera del nazismo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dante Virgili</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una panoramica storica sulle Waffen SS e le loro principali divisioni e i fronti su cui furono impegnate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/virgiliwaffenss.html' addthis:title='La legione straniera del nazismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Una delle pagine più singolari e meno conosciuta della Seconda Guerra Mondiale riguarda quei reparti stranieri inquadrati nelle file delle Waffen SS, cioè delle SS combattenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978885020629" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/dentrolalegionestraniera.bmp" border="0" alt="John Parker, Dentro la legione straniera" width="95" height="146" align="right" /></a> Già il fatto che fossero stranieri è di per sé un’anomalia. Mai ideologia fu più chiusa ed esclusiva, meno aperta al proselitismo, di quella nazista, basata, come si sa, sulla credula superiorità razziale del popolo tedesco e dei suoi retaggi culturali. Il concetto di <em>Volk</em>, come etnia, si sposa, nel nazionalsocialismo, a quello della terra, per cui le truppe elitarie del regime devono versare il sangue per garantire al popolo spazio e possibilità di vita. Invece ragioni prima politiche, poi squisitamente militari, portano le massime autorità del Terzo Reich a caldeggiare la formazione di unità combattenti promiscue o, spesso, composte esclusivamente di stranieri. E la singolarità non si arresta qui, perché proprio costoro, che non avrebbero ragioni per farlo, sono gli ultimi, disperati difensori del Reich germanico orami in pezzi. Mentre le fiamme si alzano violente dai ruderi della Cancelleria, combattono l’ultima battaglia per Berlino i sopravvissuti volontari francesi della divisione SS Charlemagne, comandata dal <em>Brigadeführer </em>Krugenberg, i residui gruppi danesi e norvegesi della divisione SS Nordland, e un battaglione di lettoni, che riescono a contenere nei loro settori il dilagare delle forze sovietiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203308" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshitlerjugend.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Hitlerjugend. The History of the Twelfth SS Division 1943-45" width="130" height="162" align="left" /></a> Un gruppo francese di guastatori, che aziona cannoni anticarro e <em>Panzerfaust</em>, si sta battendo con estremo coraggio. «Il sottufficiale Eugene Vaulot», annota Krugenberg nel suo rapporto, «dopo aver eliminato due T 34 con il Panzerfaust, nelle ore successive colpisce altri sei carri avversari (&#8230;)». Con Vaulot anche il capitano francese Herzig, capo del reparto corazzato 503, rimasto senza carri, è insignito della croce di cavaliere, che riceve direttamente dalle mani del <em>Brigadeführer </em>Mohnke: sono queste le due ultime decorazioni assegnate per meriti straordinari di guerra nella Berlino assediata, e vanno a due Waffen SS straniere. Si è cercato di spiegare le ragioni di tanto accanimento; si è detto, per esempio, che trattandosi di uomini che hanno bruciato i ponti con il proprio Paese, hanno di fronte una sola possibilità, quella di sfuggire alla cattura combattendo: una sorta di vincere o perire, dunque. Ma è una spiegazione insufficiente. In quei giorni Norimberga è ancora lontana, e nulla farebbe sospettare che i giudici del tribunale internazionale dichiarerebbero le SS, <em>in toto</em>, comprese quindi anche le Waffen SS straniere, «unità criminali».</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò, tuttavia, non serve a illuminarci sulla cieca determinazione, sul fanatismo di cui danno prova molti reparti delle SS combattenti, se non si tiene presente che fattore principale della loro coesione, della loro saldezza è un forte spirito di corpo. Come la Legione Straniera francese, pur essendo composta di gente di ogni provenienza e di ogni risma, lotta con ardore sui più diversi fronti sacrificandosi là dove le stesse truppe metropolitane hanno ceduto (vedi in Indocina), così gli stranieri inquadrati nelle SS, tranne poche eccezioni su cui ci soffermeremo, combattono nelle situazioni più critiche senza sfaldarsi. Questo grazie alla durissima disciplina che regna nei reparti, ai rapporti quasi camerateschi con gli ufficiali, all’elevato grado di addestramento e a un certo modo di concepire l’esistenza, avventuroso e fatalistico, comune a molte truppe di ventura nei secoli passati; perché, sebbene non arruolati sol miraggio del guadagno, i militari delle Waffen SS straniere hanno non pochi tratti in comune con le unità mercenarie di ogni tempo e Paese. (&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8887418497" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ladistruzione.bmp" border="0" alt="Dante Virgili, La distruzione" width="93" height="140" align="right" /></a> Con l’immissione di reparti SS accanto ai militari, Himmler è riuscito a gettare le basi della sua milizia personale. Combatteranno per il Reich oltre quaranta divisioni Waffen SS, fra cui numerose straniere, che vengono arruolate dapprima nei paesi nordici. Nell’autunno 1940, infatti, i circoli filotedeschi della Danimarca e della Norvegia hanno svolto una intensa campagna d’appoggio alla guerra che la Germania va conducendo. Soprattutto intensa, poi, è stata la propaganda tedesca nei territori dello Schleswig-Holstein sotto la Danimarca. Himmler ordina pertanto a Berger d’intensificare gli sforzi per raccogliere volontari da inserire in una divisione Waffen SS; denominata Wiking, questa sarà comandata dall’<em>Obergruppenfürer </em>Felix Steiner e al momento dell’invasione della Russia conterà 20.000 uomini (&#8230;). Nel maggio 1941 Berger riesce a far giungere in territorio tedesco i primi 120 finlandesi da lui arruolati (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Più tardi un battaglione composto unicamente di finnici, il Nordest, verrà sfaldato sul fronte orientale (&#8230;). Nel 1941 Hitler s’interessa alle Waffen SS e concede a Himmler la formazione di un reggimento, il Nordwest, con uomini delle Fiandre e volontari olandesi; l’unità ha dei comandanti inferiori di lingua fiamminga (&#8230;). Alla fine del 1942 (&#8230;) i 650 sopravvissuti del <em>Freikorps </em>Dänemark, un’unità di volontari danesi inquadrata nelle Waffen SS, sono immessi in un reggimento autoportato di nuova costituzione, il cui nome viene ora scritto alla danese, Danmark, per soddisfare l’orgoglio nazionalistico dei suoi membri. Per la stessa ragione il nome della legione olandese, Niederlande, forte di 1700 uomini, è cambiato in Nederland. Da legione la Nederland viene trasformata in reggimento autoportato con il nome di SS-Panzergrenadierregiment Nederland (l’appellativo di <em>Panzergrenadier </em>indica sempre la fanteria motorizzata) (&#8230;). Oltre alla Wiking combatte la Prinz Eugen, che porta il nome di 7ma divisione SS, formata da <em>Volksdeutsche </em>della ex Jugoslavia; fucilerà senza misericordia decine di soldati italiani inermi dopo l’8 settembre 1943 (&#8230;). Alquanto pittoresca è invece la 13ma divisione da montagna Handschar, una delle unità che hanno dato pessima prova. E’ chiamata anche divisione croata; in realtà è composta di bosniaci e serbi musulmani e non è considerata dai tedeschi molto fidata per cui è adibita a compiti di retrovia (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978076030538" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellontheeasternfront.jpg" border="0" alt="Christopher Ailsby, SS. Hell on the Eastern Front - The Waffen-SS in Russia 1941-1945" width="130" height="166" align="right" /></a> Verso la fine del 1943 Himmler arruola circa 30.000 uomini fra i musulmani; ogni reggimento di questa divisione – ancora senza nome – ha il suo <em>mullah </em>e ogni battaglione il suo <em>imam </em>(<em>mullah </em>è il signore che nell’esercito turco riveste anche un’autorità <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>; <em>imam </em>è il suo sottoposto…). Con ciò si vuole venire incontro ai desideri del Gran Muftì di Gerusalemme, Al Husaini, fanatico sostenitore della causa nazionalsocialista e antiebraica. Insieme con la possibilità di praticare i loro riti, i musulmani dell’Handschar godono di un vitto speciale. Ma le SS tedesche guardano a questi soldati con diffidenza e ridono nel vederli praticare in massa il «saluto» serale, genuflessi su una stuoia, rivolti alla Mecca, con gli scarponi militari messi ordinatamente a lato (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro reparto delle SS straniere che si circonda di ridicolo è la Legione Indiana (&#8230;). Vengono condotte le prime compagnie di reclutamento presso gli indiani fatti prigionieri in Africa settentrionale e orientale: il numero dei candidati selezionati non supera tuttavia i 2000 uomini; infatti i tedeschi – contrariamente agli inglesi che nutrono grande stima dei combattenti gurkhas e Punjabs – hanno poca voglia di far guerreggiare, accanto alle proprie, truppe di colore e mantengono la Legione Indiana come semplice veicolo propagandistico. Ben diverso è il discorso per i <em>Volksdeutsche</em>, questi stranieri considerati di fatto – a torto o a ragione – assimilabili ai tedeschi, anche se alle volte non conoscono la lingua tedesca. Verso la fine del 1943 il loro numero è alquanto elevato; nelle Waffen SS si contano 18.000 croati, 21.000 serbi, 54.000 romeni, 22.000 ungheresi, 5500 slovacchi, 1300 danesi dello Schleswig e un numero imprecisato di polacchi. Altri <em>Volksdeutsche</em>, ritenuti tedeschi e come tali inquadrati nelle unità, provengono dall’Alsazia, dal Tirolo italiano, dai Sudeti, dalla regione di Danzica, dalla Pomerania, dal Banato di Temesvar; per questi, almeno non c’è difficoltà di lingua (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978186227185" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sshellonthewesternfront.jpg" border="0" alt="Chris Bishop, SS. Hell on the Western Front" width="130" height="159" align="left" /></a> Altrettanto fedeli al Reich si rivelano, stranamente, truppe belghe francofone, inquadrate nella 28ma <em>SS-Freiwilligengrenadierdivision </em>Wallonien (<em>Freiwilligen</em>: volontari). (…)  Oltre alle truppe di Horthy combattenti sul fronte russo e ai reparti magiari nella <em>Wehrmacht </em>gli ungheresi forniscono tre divisioni Waffen SS: la 22ma <em>SS-Freiwilligenkavalleriedivision </em>Maria Theresa, che lotta con accanimento e audacia; la 25ma <em>SS-Waffengrenadierdivision </em>denominata Hunyadi e la 26ma <em>SS-Freiwilligenkavalleriedivision </em>Ungarn. Insieme con le unità magiare vengono create forze boeme, composte di volontari; nelle idee e nei piani di Himmler c’è la rinascita dell’impero austroungarico su basi razziali e in funzione antibolscevica. Così è creata la 31ma <em>SS-Freiwilligenpanzergrenadierdivision </em>Bohmen-Mahren, una delle ultime a essere costituita perché sorta nel 1945 con soldati delle varie scuole SS in Boemia e Moravia e che accanto ai boemi ha numerosi <em>Volksdeutche </em>dei Sudeti. Anche la 31ma divisione verrà annientata in furiosi attacchi contro l’avanzante marea russa. Tale marea, sostengono gli uomini dell’<em>entourage </em>di Himmler, potrebbe essere fermata soltanto con carne da cannone da buttare a grappoli sul fronte. E questa carne da cannone c’è: basta attingere agli immensi agglomerati di prigionieri sovietici, trarne gli uomini migliori, fornire loro il necessario addestramento e le armi confiscate sul fronte (parabellum e T 34) e mandarli a morire contro i loro connazionali. Il progetto, che sulle prime sembra pazzesco, è invece avviato sua pure in mezzo a difficoltà grazie a un comandante russo: Vlasov (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Si hanno circa 40.000 adesioni, cresciute a varie centinaia di migliaia nei giorni successivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra gli altri singolari reparti stranieri che si sono visti combattere in divisa o mostrine delle Waffen SS occorre ricordare le SS italiane (&#8230;). L’età dei volontari va dai sedici ai quarant’anni; le SS italiane mantengono per lo più la divisa del vecchio e disciolto regio esercito, con scarponi, fasce mollettiere, giberne, ecc. Cambiano soltanto le mostrine; in compenso gli ufficiali sono chiamati coi gradi vigenti nelle Waffen SS e sono tedeschi o altoatesini (&#8230;). Verso la fine del 1943 vengono mandati circa 15.000 italiani che sono inquadrati militarmente secondo gli schemi tedeschi. Fin dall’ottobre 1943 Mussolini ha firmato con Hitler un accordo per la formazione di unità italiane nell’ambito delle Waffen SS (&#8230;). Nella prima metà del 1944 vengono creati due reggimenti di fanteria, un battaglione di ufficiali e altre unità specializzate. Nel giugno dello stesso anno nasce la 29ma <em>SS-Waffengrenadierdivision </em>(italienische Nr.1). Nel settembre 1944 Himmler ordina che sia formata una brigata di granatieri italiani, che entra a far parte dell’armata tedesca <em>Ligurien</em>, nel settore del gruppo di eserciti C.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978193203304" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sswiking.jpg" border="0" alt="Rupert Butler, SS-Wiking. The History of the Fifth SS Division 1941-45" width="130" height="155" align="left" /></a> La brigata, al comando dell’SS-Brigadefürer Paul Hansen, ha avuto il suo centro di addestramento a Pinerolo (&#8230;). Più interessante risulta il massiccio impiego di altoatesini nella 24ma <em>SS-Waffengebirgskarstjaegerdivision </em>(cacciatori di montagna), destinata a presidiare la regione montana durante la ritirata delle forze tedesche.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludiamo questo breve panorama con una nota originale. Nel marzo 1944, grazie a una serie di conferenze propagandistiche di John Amery, figlio di uno dei ministri di Churchill e fanatico germanofilo, vengono arruolati i primi cinquanta volontari britannici per una costituenda unità che dovrebbe raggruppare nelle file delle Waffen SS, agli ordini del collaborazionista, Walter Parrington, il meglio degli fatti prigionieri. Costoro conserverebbero divise e gradi britannici con la sola eccezione delle mostrine (&#8230;). Soltanto un paio di centinaia di britannici si acquartierano in Francia sotto il pomposo nome di <em>Britisches Freikorps der SS</em>; ma quando gli alleati invadono la Francia nel 1944, nella caserma che li ospita non trovano alcuno: nemmeno l’ombra di un «<em>tommy</em>» («Sono scomparsi come neve al sole», dirà un americano); e del <em>Britisches Freikorps der SS </em>non si parlerà più.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da «Storia», 241 (1977).</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, per gentile concessione, dal sito disinformazione.it.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/virgiliwaffenss.html' addthis:title='La legione straniera del nazismo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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