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	<title>Centro Studi La Runa &#187; nazionalsocialismo</title>
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		<title>Nazionalsocialismo, religione pagana</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 17:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo studio del Nazionalsocialismo come cupa religione psicopatologica, attraversata da ogni sorta di perversioni, è una pratica ben collaudata e sempre in auge. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nazionalsocialismo-religione-pagana.html' addthis:title='Nazionalsocialismo, religione pagana '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8943" style="margin: 10px;" title="parteitag" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/parteitag-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" />Lo studio del Nazionalsocialismo dal lato “sinistro”, cioè come cupa <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> psicopatologica, attraversata da ogni sorta di perversioni, e inventata di sana pianta da uno psicopatico, è una pratica ben collaudata. Il primo, precoce studio fu quello di Wilhelm Reich, <em>Psicologia di massa del fascismo</em>, pubblicato nel 1933, in cui, insieme a <em>Fuga dalla libertà</em> di Fromm del ‘41, si individuava nei movimenti nazionalpopolari lo scatenamento di fobìe collettive, di occulte repressioni sessuali, combinate con il bisogno di assoggettarsi a un potere autoritario rinunciando volontariamente alla propria libera personalità. Langer, a guerra ancora in pieno svolgimento, caricò l’argomento di nuovi dettagli, ma come gli altri vide in Hitler essenzialmente il caso clinico. Il suo libro <em>Psicanalisi di Hitler</em>, risalente al 1943, ma pubblicato solo molti decenni dopo, risentiva delle necessità di propaganda legate al momento, e difatti gli fu commissionato dal servizio informazioni degli Stati Uniti. Era una specie di “psicoanalisi a distanza” del dittatore tedesco, un testo “di scuola”, in cui l’aspetto politico-sociale non veniva preso in alcuna considerazione, badando solo alla descrizione, anche minuta, di risvolti caratteriali individuali, sempre e comunque giudicati come gravi patologie della personalità. Da allora, questo tipo di <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> parascientifica ha avuto una lunga sequela di autori, godendo di ottimi riscontri a livello di divulgazione: l’argomento morboso, trattato in modo opportunamente coinvolgente, è stato a lungo garanzia di successo. In Italia, un buon prontuario su queste tematiche è <em>Adolf Hitler. Analisi storica delle psicobiografie del dittatore</em> di Anna Lisa Carlotti, risalente al 1984, ma che fa ancora testo in materia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-nascita-di-una-religione-pagana-psicoanalisi-del-nazismo-e-della-propaganda/10103" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8942" style="margin: 10px;" title="la-nascita-di-una-religione-pagana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-nascita-di-una-religione-pagana.jpg" alt="" width="144" height="240" /></a>Su questa scia, è da poco uscito <a title="La nascita di una religione pagana" href="http://www.libriefilm.com/la-nascita-di-una-religione-pagana-psicoanalisi-del-nazismo-e-della-propaganda/10103" target="_blank"><em>La nascita di una religione pagana. Psicoanalisi del nazismo e della propaganda</em></a> di Raffaele Menarini e Silvia Lionello, per i tipi di Borla. Qui l’ambizione sembra essere maggiore che in molti altri casi. In questo libro la psicopatologia, lungi dall’arrestarsi all’ossessività della figura del capo, magari intrecciata con le frustrazioni del popolo, dilaga molto oltre, presentandosi come motore malato di una cultura complessa. Siamo in presenza di un classico di psicostoria. Come ormai fanno anche molti storici, si vede nel Nazionalsocialismo una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> pagana in piena regola, ma strana, mezza moderna e mezza primordiale, fatta di un paganesimo falso e spurio, per di più gravemente innervato da numerose e pesanti devianze mentali, individuali come collettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritroviamo in questo testo il lessico tipico di questo genere di studi. I termini “paranoico”, “delirante”, “farneticante”, sono quelli che ricorrono più spesso allorquando si cerca di dare contorno a un’ideologia e a una pratica politica che sono considerate quanto di più alieno e incomprensibile possa esistere: e questo solo fatto dovrebbe escludere la possibilità di capire davvero un fenomeno che è stato ad un tempo individuale e sociale. Infatti, a scorrere queste pagine, ci rende conto del ginepraio in cui va a finire ogni pretesa di comprendere dall’interno – per quindi darne una spiegazione razionale – un soggetto dato <em>a priori</em> come affetto da turbe psichiche. Ad esempio, il Nazionalsocialismo viene definito «una nuova <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> “pragmatico-pagana” che mescola abilmente i “fini della storia” e lo “scientismo” in una nuova volontà divina rivelata dal <em>logos</em> hitleriano». Tale <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> politica messianico-redentoria viene dipinta come una «autodivinazione [<em>sic!</em>, anziché autodivinizzazione...] dell’uomo fino al disprezzo di Dio ed in particolar modo del Dio unico ebraico». Veniamo così ad apprendere che la negazione del Dio della <em>Bibbia</em> corrisponde a una psicopatologia delirante. Tutto il filone volontarista-faustiano della cultura europea, dunque, da Empedocle a Meister Eckhardt – <em>diventa cio che sei!&#8230; diventa Dio!</em> – e fino a Nietzsche, e ivi compresa la mistica estatico-religiosa, vengono all’istante liquidati come malattia clinica. Questo “delirio” sovrumanista, tuttavia, mentre dovrebbe condurre a straordinarie aperture liberatorie, nel caso del Nazionalsocialismo, secondo i due autori, porta invece a sorprendenti “regressioni psichiche”: lo Stato di massa «corrisponde a una regressione psichica che non permette più una separazione tra Io e Ideale dell’Io&#8230;»: ma insomma, il Terzo Reich creò il <em>monstrum</em> del Superuomo oppure lo schizofrenico uomo-massa? Instillò il delirio per l’uomo superiore oppure la frustrazione del membro della massa, «equivalente ad ogni altro» e quindi privo dell’Io? Non sappiamo. Gli autori vagano dall’uno all’altro aspetto. Freud, in tutto questo, aleggia pericolosamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra serie di contraddizioni che presenta questo erudito studio di psicologia sociale riguarda l’identità. Si scrive che il Nazionalsocialismo fu abile – con la sua ideologia e la sua propaganda – a «produrre immagini estremamente positive di sé», in modo da fornire una rappresentazione identitaria di radicale intensità, ma si scrive anche che «le mitologie psicopatologiche di tipo nazista» sono basate sul «comportamento deviante connesso ad un mancato sviluppo dell’identità». Da una parte c’è estrema identità, dall’altra non ce n’è affatto&#8230; si capisce che, affermando una cosa e il suo contrario, si è sempre certi di colpire nel segno. Questo metodo “scientifico” prosegue anche quando i due autori definiscono il Nazionalsocialismo come l’esito di una domanda di autorità e di controllo da parte del popolo, fortemente scosso dagli avvenimenti legati alla sconfitta del 1918; ma poi si ricorre a Jung, e si ricorda che lo Stato popolare del Terzo Reich presenta la condizione tipica della «massa quale condizione psichica senza controllo alcuno, in preda a esplosioni archetipiche&#8230;» eccetera. Dunque, anche qui, non sappiamo se i Tedeschi volevano essere “controllati” o no. Quanto alla costruzione del “falso mito” nazista, i nostri autori ricorrono al solito frasario dell’incomprensione, e si limitano alle formule: «In esso l’istituzione di valori originari viene a basarsi su di un falso mito di origine senza alcun spessore simbolico poiché nato da credenze occulte del tutto deliranti». Una simile asserzione, che brilla per pochezza in un libro che vorrebbe essere scientifico, si segnala per assenza di motivazioni: non viene detto perché il mito era falso, non si spiega perchè il suo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a>, nonostante l’eccezionale risposta collettiva al suo richiamo, fosse privo di spessore. Si afferma invece che Rosenberg, nel suo <em>Mito del XX secolo</em>, aveva espresso tendenze psicopatiche&#8230; ma attingendo direttamente da Rudolf Otto, cioè il maggiore studioso del sacro del Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Una specie di spiegazione circa la falsità del mito nazista la si trova nel punto in cui i due autori scrivono che che Hitler dette fondo a una «immaginaria identità nazionale fondata sul mito di origine». Ora, tutti sanno che nella cultura europea i miti di fondazione – compresi quelli immaginari – costituiscono la base dell’identità che i popoli si sono dati nel corso dei secoli. Basta ricordare gli studi di Warburg o di Wind sulla riemersione del paganesimo in epoca moderna – quando gli antichi eroi fondatori tornarono ad essere celebrati in funzione di collante popolare – per capire come questi fenomeni di elaborazione dell’origine non siano per nulla una caratteristica “delirante” del Nazionalsocialismo, ma parte integrante di ogni comunità nazionale. Il mito dei Padri pellegrini, quello della missione escatologica affidata agli Stati Uniti, in questo senso, non si presenta meno “delirante” del mito di fondazione individuato dai nazisti nell’idealizzazione delle origini ariane. Inoltre, i nostri due autori si dicono convinti di poter provare come «la propaganda nazista abbia svolto la funzione di produrre un falso immaginario nel senso di imitare con incredibile accuratezza la mitologia wagneriana della Caduta degli déi». Allora il “delirio” del mito originario avrebbe fondamenta per nulla naziste, riposerebbe addirittura su una colonna della cultura tedesca ottocentesca, a sua volta innestata su miti e saghe arcaicissimi&#8230; verrebbe da chiedersi: dunque perché “falso mito”?</p>
<p style="text-align: justify;">In un altro punto del libro, leggiamo che il “labirinto esoterico” su cui si basava il nuovo paganesimo nazionalsocialista intendeva «ripristinare gli antichi riti e le antiche usanze germaniche», in modo che «il popolo avrebbe potuto rinnovare l’antico e primordiale rapporto con la sua Terra». Qualcuno, che non abbia venduto l’anima a Freud, riscontra in questi presupposti qualcosa di “delirante”, di “paranoico”? L’accusa, poi, mossa ai nazisti di aver costruito un «principio assoluto di verità» a scapito della libertà, non è forse possibile rivolgerla a qualunque fede, religiosa, politica, etica? Quale <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> si annuncia, se non come depositaria unica ed esclusiva della verità. Non è per queste vie che sarà possibile spiegare un fenomeno come il Nazionalsocialismo, che non fu un semplice movimento politico e che ebbe effettivamente risvolti religiosi ed escatologici. La determinazione di razionalizzare l’irrazionale, per di più attraverso la tecnica del funzionalismo psicologico, è un vicolo cieco. Il Nazionalsocialismo fu seguito e assorbito da un gran numero di persone che erano del tutto “normali”. L’operaio, il contadino, l’impiegato che affollavano i raduni “deliranti” erano persone della porta accanto. E i numerosi intellettuali di prima grandezza che credettero in esso, per la verità, non dettero mai segni di quello squilibrio psichico che ne sarebbe stato la sostanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-intuizioni-psicosociali-di-hitler-unanalisi-del-mein-kampf/10104" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8941" style="margin: 10px;" title="le-intuizioni-psicosociali-di-hitler" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-intuizioni-psicosociali-di-hitler.jpg" alt="" width="163" height="240" /></a>Il problema storico del riapparire con il Nazionalsocialismo di categorie dell’antico paganesimo europeo, e del mito popolare come momento di recupero dell’identità contro le dissoluzioni dell’epoca moderna, è stato affrontato da molti storici con maggior profitto degli psico-storici, troppo spesso prigionieri dei loro dogmi. «Appartenere a gruppi che si distinguono è un bisogno umano basilare», hanno scritto ad esempio Dora Capozza e Chiara Volpato nel loro libro <a title="Le intuizioni psicosociali di Hitler" href="http://www.libriefilm.com/le-intuizioni-psicosociali-di-hitler-unanalisi-del-mein-kampf/10104"><em>Le intuizioni psicosociali di Hitler</em></a>, pubblicato nel 2004 da Pàtron. Nulla dunque di demoniaco, nulla di paranoide. Semplicemente un’ideologia dell’identità, radicalizzata dai tempi e dalle violente intrusioni della modernità sui tessuti tradizionali. Lacue-Labarthe e Nancy anni fa hanno affermato che il mito nazista «rappresenta il necessario compimento dell’Occidente» e che «non è possibile disfarsene né come una aberrazione, né come un errore catastrofico». La stessa democrazia, aggiungevano, non vive a sua volta che di miti rielaborati e di bisogno di sicurezza. «La storia nella sua origine non è di competenza di una scienza, ma della mitologia», hanno scritto i due autori francesi. Questo per dire che la scienza – e tanto meno la pseudoscienza psicostorica – non possiede i mezzi intuitivi per comprendere le ragioni del «rapporto mistico col mito».</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 10 aprile 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nazionalsocialismo-religione-pagana.html' addthis:title='Nazionalsocialismo, religione pagana ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Quando l&#8217;archeologia si specchia nel tempo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 17:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/quando-larcheologia-si-specchia-nel-tempo.html' addthis:title='Quando l&#8217;archeologia si specchia nel tempo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><div id="attachment_8707" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><img class="size-medium wp-image-8707" title="Manifestazione nazionalsocialista alla Feldherrnhalle, Monaco." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/feldherrenhalle1-224x300.jpg" alt="Manifestazione nazionalsocialista alla Feldherrnhalle, Monaco." width="224" height="300" /><p class="wp-caption-text">Manifestazione nazionalsocialista alla Feldherrnhalle, Monaco.</p></div>
<p style="text-align: justify;">È un vero e proprio viaggio nell’archeologia del Novecento. Non si parla infatti delle rovine di antiche civiltà, dei resti muti e affascinanti di templi o arene, ma della presenza ancora viva di testimonianze di pietra relativamente recenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte città europee nascondono nei loro anfratti memorie antiche e meno antiche, alle volte appariscenti, altre volte nascoste, quasi timidamente appartate. Basta saper guardare, ed ecco che il passato improvvisamente riappare. In Germania, ad esempio. I bombardamenti a tappeto della Seconda Guerra Mondiale, che hanno semidistrutto la quasi totalità delle città tedesche, e poi la rapida ricostruzione del dopoguerra, non sono stati sufficienti per azzerare un tessuto urbano ancora leggibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medioevo</a> gotico, il barocco, lo stile del neoclassicismo ottocentesco sono ancora ben presenti, uno accanto all’altro. E ben visibili sono anche le presenze del Terzo Reich, con un giacimento architettonico di tutto rispetto. Monumenti, edifici amministrativi, impianti sportivi, palazzi di rappresentanza, case d’abitazione, strutture militari: le nuove e modernissime città della Germania sono risorte accanto alle numerose realizzazioni che il “Reich millenario”, nella manciata di anni che ebbe a disposizione, riuscì a compiere. A volte soffocando ed emarginando, altre volte riutilizzando la modernità, ha comunque stabilito un suo <em>modus vivendi</em> con lo scottante passato “imperiale”: e qui noti un bassorilievo, là un fregio, certe volte un colonnato oppure un piccolo particolare, una data, un ornamento non scalpellato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/orme-terzo-reich-monaco-itinerari/libro/9788890278136?a=395521" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8704" style="margin: 10px;" title="orme-del-terzo-reich-monaco" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/orme-del-terzo-reich-monaco-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>Molti degli edifici che fecero corona a quella vicenda folgorante che fu l’ascesa del Nazionalsocialismo sono ancora lì. Basta lasciarsi guidare da un’eccezionale iniziativa editoriale, che con una serie di pubblicazioni sta dando vita a vere e proprie guide specialistiche. Esse ci introducono alla presenza leggibile e riconoscibile del Terzo Reich nelle moderne città tedesche. Un modo di fare storia, questo, che è documentazione, testimonianza, valorizzazione della memoria di un’epoca che ha comunque segnato il Novecento, e non solo. L’iniziativa è dell’Editrice Thule Italia, si intitola <em>Orme del Terzo Reich</em>, ed è concepita come una collana, <em>Itinerari fra storia e architettura</em>, di cui sono già uscite le due monografie su Berlino e su Monaco, e di cui è annunciata come prossima una terza, quella su Norimberga.</p>
<p style="text-align: justify;">Non semplici guide, in realtà, ma molto di più. Libri di storia, documenti iconografici, e con una cura per il dettaglio che comprova la scientificità e la qualità di questa originale iniziativa. Si presentano itinerari, si ricostruiscono gli scenari storici indicandocene le attestazioni sopravvissute, aprendoci così al racconto dell’epopea politica e insieme offrendo un ricchissimo repertorio fotografico, che rappresenta decine e decine di edifici come erano all’epoca e come sono oggi, con apparati didascalici preziosi, in grado di fornire una esauriente mappatura circa la consistenza e la dislocazione dei numerosi edifici ancora oggi visibili, di quelli modificati e di quelli andati distrutti. Parliamo dunque di uno strumento utilissimo per il ricercatore, per l’appassionato di storia, per il cultore degli stili architettonici e, soprattutto, per tutti coloro che hanno a cuore l’identità storica delle nostre città europee. Che sono veri scrigni di storia, stratificazioni secolari in cui la volontà, la lotta, il destino dei nostri popoli sono incisi quasi fisicamente sulla pietra.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inserimento della struttura urbana qual’era prima del 1945 e qual è oggi nel quadro di una ricostruzione storica e iconografica di prima qualità, permette al lettore di seguire passo passo gli avvenimenti politici e il contesto urbano in cui essi avvennero. A Monaco possiamo così, ad esempio, fermarci davanti al numero 41 di Thierschstrasse, la casa che Hitler abitò al tempo del Putsch del 1923, perfettamente tenuta, oppure davanti al terrazzo del terzo piano della Prinzregentenplatz, dove il Führer portò in seguito la sua residenza monacense, e che oggi è la ben conservata sede della polizia. Al numero 50 della Schellingstrasse, a poca distanza dalla famosa loggia ottocentesca della Feldhernnhalle, dove si celebravano i riti nazionalsocialisti, e che è stata risparmiata dai bombardamenti, si trova ancora l’edificio in cui, dal 1925 al 1931, fu stabilito il quartier generale della NSDAP. L’aquilotto in pietra, sovrastante l’architrave del portone, è ancora al suo posto: gli manca solo la testa. E, accanto, in quello che fu il negozio del fotografo Hoffmannn (le foto degli anni Trenta mostrano le vetrine piene di ritratti del Führer), oggi c’è un rivenditore di biciclette.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/orme-terzo-reich-berlino-itinerari/libro/9788890278129?a=395521" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8705" style="margin: 10px;" title="orme-del-terzo-reich-berlino" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/orme-del-terzo-reich-berlino-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Nella fitta serie di documenti del libro dell’Editrice Thule Italia dedicato a Monaco spicca la documentazione relativa a due grandi palazzi costruiti nel 1935, su progetto originale di Paul Troost: il Führerbau, al n. 21 della Arcisstrasse, dove vennero firmati gli accordi di Monaco, e il Verwaltungsbau, cioè l’edificio amministrativo del partito, sulla Meiserstrasse: entrambi intatti, oggi sono la sede dell’Accademia musicale (da cui sono state tolte solo le enormi aquile al di sopra dei loggiati esterni) e un Istituto di storia dell’arte. E la celebre Casa dell’Arte Tedesca è rimasta al suo posto, solo un po’ oltraggiata dal <em>guard-rail</em> di un recente sottopasso.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche a Berlino, a parte i più noti edifici come lo stadio olimpico, numerose sono le tracce della nazi-Era armonicamente inserite nel quadro nella nuova megalopoli. Basta pensare al vasto edificio del Ministero dell’Aviazione di Goering, in puro stile neoclassico, oggi adibito a Ministero delle Finanze, sulla famosa Wilhelmstrasse. Oppure, all’ambasciata italiana costruita nel 1940, al palazzone dell’amministrazione comunale berlinese, costruito da Speer nel 1938, fino ai lampioni della Bismarckstrasse, che sono ancora quelli scelti dallo stesso Speer lungo l’Asse Est-Ovest da lui tracciato. Oppure, ancora, i numerosi monoblocchi dei bunker anti-aerei, la Casa dell’Arbeitsfront, l’abitazione di Leni Riefenstahl a Dahlem, il villaggio olimpico&#8230; decine, centinaia di documenti di pietra, grandi e piccoli. Forse è anche per questo che, come lamentano certi storici, in Germania il passato non passa.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 24 gennaio 2010.</p>
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		<title>Il fascismo internazionale</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 15:56:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si può parlare del Fascismo non come di un caso nazionale specificatamente italiano, ma come di un caso transnazionale, che ha più o meno interessato tutte le aree del nostro continente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-fascismo-internazionale.html' addthis:title='Il fascismo internazionale '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7877" style="margin: 10px;" title="aquila-hmo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/aquila-hmo.jpeg" alt="" width="174" height="228" />A distanza di tanti decenni dalla sua fine storica, il Fascismo è ancora al centro di studi. Nella sua vicenda si analizza la convulsione dell’epoca moderna. In generale, esso viene visto come una tipica espressione della cultura europea. Lo studioso berlinese Arnd Bauerkämper, esperto nella destra britannica, nel suo recente libro <em><a title="Il fascismo in europa" href="http://www.amazon.it/gp/product/889536628X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=889536628X" target="_blank">Il fascismo in Europa 1918-1945</a> </em>pubblicato dalla casa editrice Ombre Corte di Verona, ricorda che il Fascismo è stato per lo più studiato come categoria generale europea. Si può parlare del Fascismo non come di un caso nazionale specificatamente italiano, ma come di un caso transnazionale, che ha più o meno interessato tutte le aree del nostro continente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/889536628X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=889536628X" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7858" style="margin: 10px;" title="il-fascismo-in-europa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-fascismo-in-europa.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Avendo alcuni elementi di base ricorrenti in tutti i casi, il Fascismo fu all’epoca percepito e viene oggi studiato come un insieme organico e omogeneo. Fondato sulla modernità. Indipendentemente dalle sue opzioni ideologiche, che in alcuni casi – pensiamo ai movimenti nazionalpopolari dell’Est europeo – erano fortemente conservatrici e anti-industrialiste, il Fascismo veicolò innovazione. «Nella storiografia moderna – afferma l’autore – il fascismo non viene più interpretato come una regressione o una deviazione dalla modernità, ma come espressione della sua ambivalenza e contraddittorietà». Questo spiega che, ormai, gli storici di tutte le tendenze sono concordi nell’assegnare al Fascismo un ruolo attivo nell’interpretazione dell’epoca moderna, creando una sua formula originale e alternativa a quelle esistenti, e che più nessuno si avventura a scrivere che il Fascismo fu anti-moderno perché reazionario, oscurantista o altre amenità di antico conio marxisteggiante.</p>
<p style="text-align: justify;">Difatti, sin dalle prime pagine, in cui Bauerkämper ripercorre le varie scuole che hanno cercato di dare una formula unitaria al fenomeno storico più dirompente del XX secolo, si legge la ormai classica lettura che George L. Mosse dette del Fascismo: «una rivoluzione culturale nella tradizione del giacobinismo francese». È noto che il Fascismo, in quanto moderno interprete del ruolo e delle aspettative delle masse, in quanto organizzatore di un nuovo modello di Stato totale e di mobilitazione del popolo, viene giudicato un prodotto delle tecniche di potere e di militanza che l’Europa ha per la prima volta conosciuto proprio in occasione della Rivoluzione francese. La stessa composizione sociale dei membri dei vari movimenti fascisti europei, un tempo assegnata per forza ai ceti possidenti o a quelli medi o al sottoproletariato, oggi viene meglio precisata e, senza concedere più nulla alla propaganda ideologica dei tempi andati, è riconosciuta per quello che realmente è stata. La base sociale del Fascismo fu in tutta Europa interclassista. Tutti i ranghi sociali erano rappresentati e non ci fu un capolavoro di manipolazione del consenso, ma un’attiva e cosciente partecipazione: «Nei loro lavori ampiamente documentati, gli storici hanno mostrato come gli aderenti ai movimenti fascisti non fossero affatto manipolati e come anche tra gli elettori l’influsso della propaganda fosse limitato. Inoltre le organizzazioni fasciste riuscirono ad attrarre non solo gli esponenti dei ceti medi declassati, ma conquistarono sostenitori tra tutti i gruppi sociali…».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-fascismo-le-interpretazioni-dei-contemporanei-e-degli-storici/8131" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7876" style="margin: 10px;" title="il-fascismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-fascismo-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Se pensiamo alla grande varietà di situazioni storiche, geografiche e sociali in cui i movimenti fascisti si trovarono ad agire, appare abbastanza sorprendente che si riesca a individuare un comune denominatore. Come affermò qualche anno fa lo storico Stanley G. Payne, il Fascismo fu il risultato di storie nazionali particolari combinate con un’ideologia accomunante: «Il fascismo fu, come hanno spiegato Nolte, Mosse, Weber e Griffin, un nuovo fenomeno epocale rivoluzionario, con un’ideologia e un particolare assemblaggio di rivendicazioni proprie». Utilizzo di moderne tecniche comunicative, chiamata alla collaborazione attiva del popolo, integrazione delle masse nello Stato… questo si sposava a un nazionalismo radicale, al culto della Patria e delle radici etniche. Inoltre, come sostanza del pensiero sociale, troviamo l’idea corporativa. A Nord come a Sud, nelle aree sviluppate come in quelle arretrate, l’ideale della promozione sociale e della nobiltà del lavoro sembra essere stata una costante del Fascismo europeo in tutte le sue manifestazioni, dalle più dinamiche (il nazionalsocialismo tedesco, il Fascismo inglese e francese) a quelle più conservatrici (i casi portoghese, spagnolo, rumeno).</p>
<p style="text-align: justify;">Bauerkämper fa esplicito riferimento a questo dato: la socializzazione del popolo è la costante fascista. Il metodo corporativo la sua connotazione. Ad esempio, la British Union of Fascists di Oswald Mosley aveva tra i suoi cardini «l’ideale dell’integrazione sociale» non meno del Parti Populaire Français di Jacques Doriot, del Rassemblement National Populaire di Marcel Déat, del Nationaal-Socialistische Beweging dell’olandese Anton Mussert, oppure del movimento finlandese Lapua, di quello norvegese di Quisling, etc. L’ungarismo espresso dalle Croci Frecciate di Ferenc Szàlasi era corporativista, il suo “socialismo nazionale” era anticapitalistico, difensore della proprietà privata, ma statalista in economia, e questa traccia la si ritrova nella Falange di José Antonio de Rivera, incentrata sulla concezione sindacalista e sulla limitazione dei poteri dei datori di lavoro… così come il volontariato sociale non era solo appannaggio del Servizio del Lavoro tedesco: basta pensare alla Guardia di Ferro di Corneliu Zelea Codreanu, i cui membri aiutavano i contadini nei campi, costruivano case, prestavano il loro lavoro nei cantieri, secondo quella concezione “lavorista” e di “progetto sociale” che caratterizzò, chi più chi meno, tutti i movimenti fascisti europei.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-guerra-civile-europea-1917-1945-nazionalsocialismo-e-bolscevismo/592" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7859" style="margin: 10px;" title="la-guerra-civile-europea" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-guerra-civile-europea.jpg" alt="" width="200" height="266" /></a>E, del resto, se la Croix de Feu del colonnello La Rocque aveva una base operaia, la Legione dell’Arcangelo Michele era per lo più contadina: e il Fascismo italiano e quello tedesco, lungi dall’essere una “dittatura del ceto medio”, mietevano consensi in alto e in basso, tra i conservatori così come tra i più radicali rivoluzionari. Grande segreto del Fascismo, questo, di saper catalizzare le posizioni più diverse. Un segreto attorno al quale si sono arrovellati a lungo gli storici. Nulla di più semplice, in realtà: un’ideologia dell’integrazione e della promozione totalitaria del popolo non lascia indietro nessuno, non ha una classe di riferimento, il suo bacino essendo per definizione tutto il popolo e non solo alcuni suoi gruppi di interesse. Tutti questi movimenti avevano in mente la promozione di avanguardie uscite dal merito, e non dalla classe sociale di provenienza: ciò che – da Bottai ai teorici tedeschi di uno “Stato dei tecnici” &#8211; era l’idea di «una nuova gerarchia sociale fondata sulla funzione piuttosto che sulla condizione sociale». E questo è, in buona sostanza, il nocciolo del “socialismo” fascista: promozione di una socialità avanzata, politiche anticipatrici in materia di assistenza e sicurezza del lavoro, e poi larga possibilità di avanzamento sociale per i migliori. Questi basamenti sono osservabili ovunque nei programmi, e spesso nelle realizzazioni, dei fascismi europei. Certo, l’anticapitalismo dei nazionalsocialisti e il loro Stato sociale furono la punta di diamante di questo processo. Come ha scritto Payne, «il capitalismo tedesco godette di più autonomia durante la democrazia liberale sia prima che dopo Hitler», eppure anche in tutti gli altri contesti si ritrova il medesimo orientamento: lotta ai vecchi modelli conservatori e creazione dell’uomo nuovo, da ottenersi con una socialità di integrazione radicale e totale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Fascismo italiano è quello archetipico: di qui partì un progetto mai prima concepito di assemblaggio del nazionalismo con il socialismo, secondo la divinazione di Sorel. L’avvento poi del Nazionalsocialismo al potere, col suo dinamismo e il suo potere di seduzione irraggiante, impresse a tutti i movimenti nazionalpopolari europei una spinta decisiva. Il radicalizzarsi di certe prese di posizione dei fascismi europei nella seconda metà degli anni Trenta è stato anche visto &#8211; ad esempio dal massimo esperto in materia, Stuart J. Woolf – come il risultato dell’aggressività internazionale del bolscevismo, passato, con la politica dei “fronti popolari” e poi con la guerra di Spagna, a una politica minacciosa: «il fascismo di tutto il mondo si sentì chiamato a una sfida dall’internazionalismo bolscevico». Attenzione, quindi, alle generiche criminalizzazioni. Anche sul terreno internazionale, accadde dunque, a detta dei massimi storici, ciò che Nolte individuò nel caso tedesco: il radicalismo fascista come risposta eguale e contraria al radicalismo comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è esistita una “universalità” fascista? Si ebbe un solidarismo internazionale tra i vari fascismi nazionali? Se il Fascismo come formula politica fu un’invenzione italiana, il Fascismo internazionalista ebbe del pari matrice italiana: se nel 1925 esistevano partiti che si dichiaravano fascisti in una quarantina di Stati, pochi anni dopo “l’internazionale delle camicie nere” poteva dirsi una realtà di fatto: dai Comitati per l’Universalità di Roma di Asvero Gravelli, al convegno Volta del 1932, si poterono vedere rumeni, valloni, inglesi, francesi, irlandesi, tedeschi e italiani gettare le basi di una comune politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-del-fascismo-nascita-di-una-nazione/9462" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7707" style="margin: 10px;" title="storia-del-fascismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storia-del-fascismo.jpg" alt="" width="200" height="290" /></a>Esistevano contatti, rapporti, aiuti. Furono redatti manifesti che testimoniano di una volontà comune, che stemperava i nazionalismi dando vita a un nazionalismo transnazionale, europeo. Come ad esempio la <em>Nota sull’unione dei popoli germanici </em>stesa da Mussert nel 1940, e di cui ha parlato Yves Durand nel suo libro sul <em>Nuovo Ordine Europeo</em>: il Vecchio Continente saldato nelle sue due anime, germanica e latina. Ma lo scoppio della guerra modificò questi rapporti, traumatizzando tutti gli schieramenti con il perverso meccanismo del “collaborazionismo”. Rimase però un mito che parlava della dimensione mondiale del fenomeno fascista. Esteso non da ultimo al Sud America o al Medio Oriente, in qualità di parola di risveglio nazionale e sociale di tutti i popoli oppressi. Un “terzomondismo” di marca fascista su cui Payne ha scritto parole chiare e troppo spesso ignorate: «si dovrebbe sottolineare che, durante la seconda guerra mondiale, la promozione dei movimenti di liberazione nazionale tra le colonie e le minoranze di tutto il mondo era opera quasi esclusiva delle potenze dell’Asse». Questo, tanto per chiarire che il “Male” non è mai assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 26 giugno 2009.</p>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 10:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Romualdi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una breve analisi storica della parabola compiuta dal partito nazista, dalla sua fondazione alla tragica fine della seconda guerra mondiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-nazionalsocialismo.html' addthis:title='Il nazionalsocialismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/romualdi48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Adriano Romualdi" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7789" style="margin: 10px;" title="hitler2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hitler2-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" />Nel Settembre del 1919 Adolf Hitler aderisce al minuscolo «Partito dei Lavoratori Tedeschi» (DAP). Nel Febbraio del 1920 &#8211; divenutone il dirigente di maggior rilievo &#8211; lo rilancia come «Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi» (NSDAP). Il programma reclama l&#8217;abolizione dei vincoli del Trattato di Versailles, la unificazione di tutti i Tedeschi in un solo Reich, la degradazione degli ebrei a cittadini stranieri, la statalizzazione delle grandi imprese, la partecipazione agli utili, la creazione di un «sano ceto medio» etc. ll nuovo partito si afferma soprattutto in Baviera. La sua base si recluta tra ex-combattenti, studenti e piccolo-borghesi sensibili agli appelli patriottici e spaventati dai moti comunisti. Per proteggere le proprie riunioni dalle azioni di disturbo delle sinistre, Hitler fonda le SA, squadre d’azione con funzione anticomunista. Col favore del governo regionale bavarese, monarchico e conservatore, e con la complicità di esponenti dell’esercito e della polizia bavarese, il movimento hitleriano si sviluppa fino al Novembre del 1923 &#8211; mese in cui i Nazionalsocialisti tentano di impadronirsi della Baviera per marciare su Berlino. ll <em>putsch </em>è represso e il partito è sciolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla sua uscita di prigione Hitler fonda di nuovo lo NSDAP (1925), il quale &#8211; grazie ai fratelli Strasser &#8211; incomincia a diffondersi nella Germania del Nord. Alla fine del 1925 gli iscritti sono 27.000, alla fine del 1926 49.900, alla fine del 1927 72.000. Nel 1928 il Partito conquista 12 seggi in Parlamento. È con la crisi economica del 1929 &#8211; che fa crescere fino a 6 milioni il numero dei disoccupati -, che il Partito Nazista diventa un partito di massa. Nelle elezioni del Settembre 1930 i Nazisti ottengono 107 deputati e, in quelle del Luglio 1932, 230.</p>
<p style="text-align: justify;">Confluiscono nel Nazismo:</p>
<p style="text-align: justify;">a) ex-combattenti e nazionalisti che vogliono liberare la Germania dalle umilianti condizioni del Trattato di Versailles;</p>
<p style="text-align: justify;">b) i giovani, attratti dal dinamismo del nuovo partito e dal mito del Terzo Reich;</p>
<p style="text-align: justify;">c) la media e piccola borghesia minacciata dalla crisi economica, dalla concentrazione del capitale e dai progressi del partito comunista;</p>
<p style="text-align: justify;">d) i disoccupati o buona parte del sottoproletariato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ascesa del Nazismo si compie sullo sfondo della crisi degli altri partiti:</p>
<p style="text-align: justify;">1) I socialdemocratici, responsabili &#8211; agli occhi della borghesia tedesca &#8211; dell&#8217;umiliazione nazionale del 1918;</p>
<p style="text-align: justify;">2) i comunisti, impediti dalla politica di Stalin di far fronte comune coi socialdemocratici;</p>
<p style="text-align: justify;">3) i partiti borghesi, incapaci di costituire una solida maggioranza di governo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-nazismo/7581" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7785" style="margin: 10px;" title="il-nazismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-nazismo.jpg" alt="" width="171" height="240" /></a>Il 30 Gennaio 1933, il Presidente del Reich von Hindenburg incarica Hitler di formare un governo di coalizione con i conservatori nazionalisti (DNVP). L&#8217;incendio del Reichstag, le elezioni del Marzo 1933 &#8211; in cui i Nazisti ottengono il 43,8 per cento dei voti &#8211; permettono al Partito Nazionalsocialista di sciogliere le organizzazioni avversarie e di impadronirsi di tutto il potere. Resistono più a lungo alla «nazificazione»:</p>
<p style="text-align: justify;">1) gli operai di molte zone industriali organizzati dai sindacati;</p>
<p style="text-align: justify;">2) molti ambienti cattolici ostili a certe tendenze neopagane;</p>
<p style="text-align: justify;">3) singole frange della vecchia classe conservatrice infastidita dal populismo del Regime.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la eliminazione della opposizione interna di sinistra nella purga del 30 Giugno 1934, lo stato nazista si avvia ad assumere la sua fisionomia definitiva. Esso si fonda:</p>
<p style="text-align: justify;">a) sullo scioglimento dei partiti politici e sulla loro sostituzione col Partito Nazionalsocialista quale partito della nazione tedesca;</p>
<p style="text-align: justify;">b) sulla sospensione delle autonomie regionali e il coordinamento dei <em>Länder </em>ad opera dell&#8217;autorità del Reich centrale;</p>
<p style="text-align: justify;">c) sulla unificazione delle polizie regionali in un’unica polizia dipendente dal Reichsführer SS Himmler.</p>
<p style="text-align: justify;">d) sulla creazione di campi di concentramento per gli avversari politici del regime;</p>
<p style="text-align: justify;">e) sulla unificazione delle organizzazioni dei lavoratori nel Fronte del Lavoro e su una legislazione del lavoro basata su principi di solidarismo tra imprenditori e lavoratori;</p>
<p style="text-align: justify;">f) sulla creazione di numerose forme d’assistenza ai lavoratori (case, assistenza medica, l&#8217;organizzazione ricreativa «Forza e gioia», la Volkswagen, «macchina del popolo») tali da dare un senso di sollievo dopo la crisi economica;</p>
<p style="text-align: justify;">g) sulla mobilitazione dei giovani nella Gioventù Hitieriana e sul servizio del lavoro annuale e obbligatorio imposto ai giovani di famiglia borghese per una migliore conoscenza degli operai e dei contadini.</p>
<p style="text-align: justify;">La rapida diminuzione del numero dei disoccupati, la rapida eliminazione degli elementi più turbolenti del Partito annidati nelle SA, guadagnano al regime hitleriano le simpatie della classe media e dei militari. Una propaganda sistematica illustra le realizzazioni del regime e la <em>Gestapo </em>sorveglia gli oppositori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-origini-culturali-del-terzo-reich/7362" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7786" style="margin: 10px;" title="le-origini-culturali-del-terzo-reich" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-origini-culturali-del-terzo-reich.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>Mentre il regime si consolida, si lasciano individuare le seguenti tendenze:</p>
<p style="text-align: justify;">a) un sostanziale interclassismo che porta alla ribalta della vita tedesca la piccola borghesia prima mortificata;</p>
<p style="text-align: justify;">b) una tendenza a proteggere i piccoli commercianti e i piccoli risparmiatori;</p>
<p style="text-align: justify;">c) una tendenza a conservare al contadinato una posizione di privilegio con le leggi sulla proprietà ereditaria (<em>Reichserbhofgesetz</em>) e sul maggiorascato;</p>
<p style="text-align: justify;">d) la tendenza delle SS &#8211; la milizia del partito &#8211; a considerarsi una specie di stato nello stato e ad accrescere i suoi poteri.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questa complessa realtà sociale si stende l&#8217;uniformità dello stato totalitario con la sua propaganda ribadente i seguenti valori:</p>
<p style="text-align: justify;">a) la grandezza tedesca che si è manifestata dapprima nel Sacro Romano impero (il primo Reich), poi nell&#8217;Impero prussiano-bismarckiano (il secondo Reich) e che ora ha trovato una terza incarnazione nel Terzo Reich nazionale e sociale;</p>
<p style="text-align: justify;">b) la, purezza della stirpe tedesca (rappresentata soprattutto dal tipo nordico) a protezione della quale si toglie agli ebrei la cittadinanza germanica e si prendono svariate misure eugenetiche;</p>
<p style="text-align: justify;">c) lo spirito militare &#8211; incarnato nella tradizione prussiana &#8211; e lo spirito contadino, esaltato nel mito del «sangue e della terra».</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, il Terzo Reich acquista un senso solo come preparazione alla rivincita. Fin dalle origini del partito, lo scopo di Hitler è quello di sconfessare il trattato di Versailles e rovesciare il verdetto della Prima Guerra Mondiale. Gli obiettivi di politica estera del Nazionalsocialismo sono:</p>
<p style="text-align: justify;">a) l’unione col Reich dell’Austria, dei Sudeti, di Memel e di Danzica;</p>
<p style="text-align: justify;">b) la riconquista dell’antica posizione di predominio della stirpe tedesca nell&#8217;Europa centrale e danubiana;</p>
<p style="text-align: justify;">c) la guerra contro la Russia bolscevica con la conquista di uno spazio vitale all&#8217;Est.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7787" style="margin: 10px;" title="bund-deutscher-maedel" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bund-deutscher-maedel-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" />La revisione delle clausole del trattato di Versailles incomincia con la reintroduzione del servizio militare obbligatorio (marzo 1935) e continua con la rimilitarizzazione della Renania. Nel 1938 &#8211; dopo essersi assicurato l&#8217;amicizia dell&#8217;Italia &#8212; Hitler annette l’Austria, dove fin dal 1918 molte voci si erano levate a favore dell’unione con la Germania. Uguale favore incontrano le truppe tedesche entrando nel territorio dei Sudeti. Con ciò, più di dieci milioni di Tedeschi sono stati riuniti al Reich. Ma qui si vede che il principio dello spazio vitale ha il sopravvento su quello di nazionalità: nel Marzo 1936 Hitler si annette la Boemia e la Moravia. Il pericolo di guerra, nuove persecuzioni antiebraiche, talune misure di eugenetica e di eutanasia ridestano una certa opposizione, rappresentata soprattutto:</p>
<p style="text-align: justify;">a) dai militari, che valutano il rischio di un conﬂitto mondiale;</p>
<p style="text-align: justify;">b) dalle Chiese, ostili alla politica razziale;</p>
<p style="text-align: justify;">c) da taluni circoli dell’alta borghesia e dell&#8217;aristocrazia che disprezzano il nazismo come un regime di <em>parvenus</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, il regime mantiene il controllo della situazione e può dare il via alle ostilità contro la Polonia. Scoppiata la guerra mondiale, l&#8217;annientamento della Polonia, la tempestiva occupazione della Norvegia, la sensazionale vittoria sulla Francia rinforzano il regime nazista creandogli intorno un clima di successo e fiducia. Intanto, l’occupazione dell&#8217;Europa occidentale e settentrionale, e poi di quella danubiana-balcanica, creano una nuova situazione caratterizzata:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-guerra-di-hitler-vol-1/8665" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7784" style="margin: 10px;" title="la-guerra-di-hitler" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-guerra-di-hitler.jpg" alt="" width="200" height="309" /></a>a) dalla <em>leadership </em>della Germania Nazista rispetto agli altri fascismi europei;</p>
<p style="text-align: justify;">b) dal lento albeggiare dell’idea d’un «Nuovo Ordine» europeo;</p>
<p style="text-align: justify;">c) dalla formulazione di questo «Nuovo Ordine» non in termini di uguaglianza, ma &#8211; come vuole la logica del nazionalismo &#8211; secondo il rango di ogni stirpe: <em>Neuordnung Europas aus Rasse und Raum </em>(«riorganizzazione delPEuropa sui principi del sangue e dello spazio»).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1941 la Germania attacca la Russia. La guerra alla Russia trae origini &#8211; oltre che dalla esigenza di eliminare l&#8217;esercito sovietico prima che gli Anglosassoni siano pronti a uno sbarco &#8211; dalla volontà di annientare il bolscevismo conquistando l’ambito spazio vitale all&#8217;Est. La guerra contro la Russia crea una nuova situazione caratterizzata:</p>
<p style="text-align: justify;">a) dal perfezionamento del fronte dei fascismi guidati dalla Germania nella «Crociata antibolscevica»;</p>
<p style="text-align: justify;">b) dalla culminazione della lotta ideologica contro il bolscevismo &#8211; motivo comune a tutti i fascismi &#8211; e di quella antiebraica, poiché nella concezione di Hitler ebraismo e bolscevismo si equivalgono;</p>
<p style="text-align: justify;">c) dallo sviluppo delle Waffen SS con reclutamento di volontari dapprima soltanto «germanici», poi anche «europei».</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi la posizione del Nazionalsocialismo si evolve attraverso i tre stadi seguenti: stadio pantedesco (riunione dei Tedeschi dell&#8217;Austria e dei Sudeti nel Reich); stadio pangermanico (sincronizzazione di Danesi, Norvegesi, Olandesi e Fiamminghi col Reich); stadio europeo (egemonia del Reich sull&#8217;Europa come il Sacro Romano Impero di Nazione Germanica nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medioevo</a>). La dichiarazione di guerra all&#8217;America nel Dicembre 1941 apre un ulteriore capitolo nella storia della guerra, le cui principali caratteristiche sono:</p>
<p style="text-align: justify;">a) il configurarsi del conﬂitto come un duello tra la concezione fascista da una parte, e quella democratica e comunista dall&#8217;altra;</p>
<p style="text-align: justify;">b) la pressione esercitata da questa nuova dimensione ideologica sui regimi «nazionali» alleati della Germania;</p>
<p style="text-align: justify;">c) la concezione dell’«Ordine Nuovo» come una specie di «dottrina di Monroe dell&#8217;Europa» contro le ingerenze russo-americane.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7788" style="margin: 10px;" title="hitler" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hitler-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" />Così il Nazionalsocialismo approda &#8211; attraverso l’idea di razza e di spazio &#8211; ad una visione globale del problema europeo. Questa visione prevede la egemonia dei popoli più importanti per sangue e numero e un’ideologia dell&#8217;Europa in funzione dell&#8217;egemonia tedesca. Intanto, la guerra va esasperando i tratti del regime &#8211; ma qui, a differenza dell’Italia non emerge alcuna contraddizione, sebbene una spietata coerenza. La coerenza di uno stato che accentua la sua fisionomia totalitaria attraverso:</p>
<p style="text-align: justify;">a) la crescita della milizia di partito &#8211; le SS &#8211; ad un fattore determinante in tutti i settori della vita civile e militare;</p>
<p style="text-align: justify;">b) la crescita della sorveglianza e il moltiplicarsi dei campi di concentramento;</p>
<p style="text-align: justify;">c) l&#8217;eliminazione di buona parte della vecchia classe dirigente che cospira contro il regime.</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro, anche il totalitarismo nazista resta molto lontano da quello sovietico. La pianificazione totale dell’economia ai danni dell&#8217;individuo, la subordinazione dei beni di consumo alla produzione bellica non saranno mai del tutto attuati &#8211; nel che è anche da ravvisarsi una delle cause della sconfitta.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza del Fascismo, il Nazionalsocialismo non ha trovato una monarchia sul suo cammino e ha potuto spingersi più oltre nella costruzione di uno stato totalitario. Peraltro, anche in Germania l’iniziativa privata non sarà mai minacciata, e il «totalitarismo» nazista si esprimerà soprattutto nel controllo della vita politica e spirituale. Ma anche il controllo spirituale trova un limite nella libertà di culto alle Chiese, che il Nazismo non oserà mai minacciare apertamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso il Nazismo, l’idea fascista &#8211; che era sorta e si era precisata in Italia &#8211; acquista rilevanza europea. La posizione centrale della Germania, la tradizione del Reich come potenza egemonica e ordinatrice, la ideologia della razza e dello spazio aiutano il fascismo tedesco a incanalare i fascismi in una prospettiva europea. Questa ideologia si precisa nella guerra contro l’America e la Russia come una «dottrina di Monroe» dell&#8217;Europa, una dottrina che proprio dalla catastrofe del Reich e dalla successiva spartizione dell&#8217;Europa in zone d’influenza russa e americana ha acquistato in credibilità.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-nazionalsocialismo.html' addthis:title='Il nazionalsocialismo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Idee per l&#8217;Europa: la Rivoluzione Conservatrice</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quel laboratorio di idee che fu la Rivoluzione Conservatrice si ricava oggi la lezione, come afferma Nolte, che fenomeni di peso mondiale come il Nazionalsocialismo devono essere osservati con una visione più ampia, così da meglio comprendere gli intrecci di pensiero e la complessità delle sintesi che vennero tentate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/idee-per-leuropa-la-rivoluzione-conservatrice.html' addthis:title='Idee per l&#8217;Europa: la Rivoluzione Conservatrice '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-rivoluzione-conservatrice-nella-germania-della-repubblica-di-weimar/6584" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7735" style="margin: 10px;" title="rivoluzione-conservatrice-nella-germania" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rivoluzione-conservatrice-nella-germania-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>La perlustrazione di quella galassia culturale e ideologica che è stata la <a title="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/">Rivoluzione Conservatrice</a> è diventata negli ultimi anni un punto importante della riflessione sull’Europa del XX secolo. Ernst Nolte, in un suo piccolo libro, intitolato <a title="La rivoluzione conservatrice nella Repubblica di Weimar" href="http://www.libriefilm.com/la-rivoluzione-conservatrice-nella-germania-della-repubblica-di-weimar/6584" target="_blank"><em>La rivoluzione conservatrice nella Germania della Repubblica di Weimar</em></a>, pubblicato da Rubbettino e curato da Luigi Iannone, svolge una rapida, ma esauriente indagine su alcuni dei protagonisti di quella stagione di pensiero. Che ebbe come comune fondamento una critica radicale alla società liberaldemocratica egemone in Occidente, esprimendo da una parte la volontà di restaurare la Germania – dopo il crollo del 1918 – nei suoi diritti mondiali e, dall’altra, una visione della storia anti-progressista. In questo senso, si può dire con Nolte che la <a title="Rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/">Rivoluzione Conservatrice</a> sia stata uno dei movimenti più rilevanti contro la modernità, ma che, al tempo stesso, gli sia mancata una vera ispirazione politica. Rimase una spinta intellettuale, certo importante, ma incapace di intercettare le motivazioni politiche che agitavano le masse. E senza masse, si sa, qualunque rivoluzione è difficilmente realizzabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nolte sceglie di presentarci alcuni tra i maggiori rappresentanti di quel colto e innovativo movimento, inquadrandoli in brevi “medaglioni”, sintetici quanto esaustivi. Ma prima, lo storico tedesco fa una panoramica storica, cercando di inquadrare il retroterra da cui scaturirono le varie posizioni. E rileva che l’elemento più importante che accomuna quegli intellettuali, quasi tutti già attivi prima del 1914 e imbevuti di nazionalismo, fu senz’altro il trauma vissuto in occasione della Rivoluzione bolscevica.</p>
<p style="text-align: justify;">Da una parte, essa scatenò il terrore in quanti – come Klages o Spengler – vedevano minacciata da vicino l’identità europea e rimasero fortemente impressionati dalla volontà di annientamento dell’Occidente proclamata da Lenin. Da un’altra parte, questo evento drammatico attirò l’attenzione e una certa simpatia da parte di alcuni, come Niekisch e per un periodo <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a>, che vedevano balenare a Oriente nuove possibilità politiche. Essi avvertirono la Russia sovietica come una macchina distruttiva che, finalmente, avrebbe contribuito a eliminare dalla scena il liberalismo e il mondo borghese, visti quasi sempre come il fulcro della decadenza della civiltà e l’avvento del dominio del mercantilismo economicista. E formulavano scenari in cui una Germania socialista e nazionalista avrebbe potuto affiancare l’URSS in un finale regolamento di conti contro l’Occidente capitalista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/considerazioni-di-un-impolitico/298" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7736" style="margin: 10px;" title="considerazioni-di-un-impolitico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/considerazioni-di-un-impolitico-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>In uno sguardo più generale, Nolte non manca di fare un cenno al fatto che gli ideali della <a title="rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/">Rivoluzione Conservatrice</a> tedesca erano comuni a larga parte dell’Europa. E cita Enrico Corradini, che già all’inizio del Novecento aveva parlato per suo conto di “socialismo nazionale” ed aveva rovesciato l’idea marxista di lotta di classe, lanciandosi nella teorizzazione di una “lotta di classe” tra nazioni: le povere e proletarie – tra cui <em>in primis </em>l’Italia – contro le ricche che dominavano il mondo. Ma anche in Francia si muoveva qualcosa di singolare. Ad esempio, una certa alleanza tra Sorel, teorico della violenza rivoluzionaria fondata sul mito popolare, ma ostile al socialismo marxista, e Maurras, il leader dell’Action Française, movimento monarchico e reazionario. Intrecci strani, opposti che si toccavano, contaminazioni nuove. Era questo il terreno ideologico trasversale su cui si muovevano i rivoluzionari conservatori. Tra i quali figurava anche il <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> prima-maniera, che nelle sue <a title="Considerazioni di un impolitico" href="http://www.libriefilm.com/considerazioni-di-un-impolitico/298" target="_blank"><em>Considerazioni di un impolitico</em></a>, scritte durante la guerra, riprese tra l’altro la dicotomia spengleriana fra <em>Kultur </em>germanica, tradizionale e creativa, e <em>Zivilisation </em>occidentale, decadente, priva d’anima, fondata su diritti astratti. Mann del resto, lo sappiamo, già col suo capolavoro sulla saga dei Buddenbrook, aveva manifestato una concezione pessimistica circa le sorti del mondo borghese-capitalista, afflitto da un’interiore malattia di disgregazione. Si trovò pertanto a condividere con naturalezza la prognosi infausta che formulò Spengler, col suo monumentale <a title="Tramonto dell'Occidente" href="http://www.libriefilm.com/il-tramonto-delloccidente-2/3546" target="_blank"><em>Tramonto dell’Occidente</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-tramonto-delloccidente-2/3546" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6484" style="margin: 10px;" title="il-tramonto-dell-occidente" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-tramonto-dell-occidente1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>Proprio Spengler radicalizzò l’ostilità a tutte le forme del progressismo. Paragonata alla primavera di energie vitali da cui sbocciarono nella storia le maggiori civiltà, la civilizzazione occidentale, cosmopolita e marcia dentro, non era se non un lungo inverno di idolatria per tutto quanto è corrosivo e superficiale: dal mito del progresso tecnico alla febbre per il profitto, fino all’edonismo senza freni. Nolte scrive che «Spengler giunge a una sorta di condanna a morte per questo tipo di civilizzazione, facendola apparire come l’opposto della vita». Era un mondo fradicio di cui lo storico verificò, specialmente in <em>Prussianesimo e socialismo</em>, l’attuazione delle due più terribili minacce portate alla civiltà europea, entrambe di matrice marxista: la lotta di classe proletaria e la «rivoluzione mondiale di colore», che con rara anteveggenza Spengler pronosticò lucidamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Spengler è in generale piuttosto noto anche a livello divulgativo. Non è così per Ludwig Klages – di cui in Italia solo negli ultimi anni si è pubblicata qualche traduzione dei suoi libri – che rappresenta un vero <em>unicum </em>nell’universo rivoluzionario conservatore. Fu una sorta di mistico della natura, che credeva ai magnetismi cosmici, ma con venature razzialiste e sovrumaniste. Per lui l’uomo sarebbe potuto tornare alla purezza originaria soltanto immergendosi nel «grandioso accadere universale», dal quale, come scrive Nolte, «hanno origine quelle opere della <em>Kultur </em>che si fondono, come in sogno, con il “vortice di suoni” del pianeta». Insomma, un metafisico. Ma non troppo. Anche lui, come molti altri, giudicò il giudeo-cristianesimo colpevole di aver provocato la frattura tra uomo e natura, già presente nella <em>Bibbia</em>, che insegnò all’uomo a contrapporsi al creato con intenti di dominio, compiendo così un «sanguinoso sacrilegio alla vita». E il capitalismo, che giudicava un frutto anch’esso del cristianesimo, era da Klages messo al centro di un violento atto d’accusa. Questo inusuale studioso di psicologia, grafologo e filosofo, fu un naturista e un ecologo con molti decenni di anticipo sugli odierni movimenti “verdi”. Scrisse, già dagli anni Venti, parole di soprendente capacità profetica. Denunziò che il capitalismo stava compiendo degli scempi a danno dell’integrità della terra – parlò degli «scarichi velenosi delle fabbriche che avvelenano le acque della terra» &#8211; e vaticinò che, se nulla gli si opponeva, il progressismo avrebbe ridotto il mondo «a un’unica Chicago». Straordinaria visione del “villaggio globale”. E c’è da chiedersi cosa mai avrebbe detto circa il recente procedere dell’urbanizzazione selvaggia e gli attuali massicci dissesti dell’ambiente&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/scritti-politici-e-di-guerra-1919-1933-vol-3-1929-1933/8815" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7737" style="margin: 10px;" title="scritti-politici-e-di-guerra-3" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/scritti-politici-e-di-guerra-3.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Dopo Klages, è la volta di <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a>. In poche pagine, la collaudata capacità di sintesi di Nolte ne viene confermata. Interessanti sono gli accenni – che dovrebbero far riflettere i molti teorizzatori di un <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a> mite letterato antinazista – alle parole che l’autore dell’<em>Arbeiter </em>scriveva, quando ricopriva il ruolo di aggressivo pubblicista dalle colonne dei giornali nazionalisti. Più volte, in questa sua militanza, si trovò a collaborare strettamente con i nazisti, di cui condivideva larga parte dell’ideologia. Ad esempio, è da Nolte ricordata quella sobria paginetta scritta da <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a> nel 1923 sul “Völkischer Beobachter”, quotidiano hitleriano, in cui il futuro “resistente” diceva alcune cose innocue e dal tipico marchio “democratico”: «L’idea della vera rivoluzione è quella nazionalistica&#8230; il suo vessillo è la croce uncinata, la sua forma d’espressione la concentrazione della volontà in un unico punto, la dittatura». Questa rivoluzione doveva sostituire «l’azione alla parola, il sangue all’inchiostro, il sacrificio alle retorica, la spada alla penna». Nolte rimarca i contatti tra <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a> e gli “eretici” nazionalbolscevici, secondo la sua teoria della “vicinanza al nemico”, e ribadisce che quella di <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a> era un’ideologia della guerra, per altro non mancando di sottolinearne un certo più o meno velato antisemitismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nolte completa il suo quadro con altri stimolanti ritratti di protagonisti della <a title="rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/">Rivoluzione Conservatrice</a>, tra cui anche Schmitt o i meno noti Moeller van den Bruck, August Winnig, Ernst Niekisch e i fratelli Strasser, e vi comprende anche tre intellettuali che furono, per così dire, tra i “padri spirituali” di quel movimento, come Ludwig Woltmann, Max Scheler e Eduard Stadtler. Figure che attraversarono i primi decenni del Novecento provenendo dalle più svariate culture – cattolicesimo, socialdemocrazia, radicalismo nazionalista – e dalle più svariate classi sociali, dal benestante al semplice artigiano. Tutti si misurarono con le prorompenti energie ideologiche dell’epoca, e in qualche modo operarono delle coniugazioni. Alcuni misero l’accento più sul nazionalismo, altri sul socialismo, ma non ve n’è uno che non fosse concorde che il “nemico principale” &#8211; per dirla con <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/" target="_blank">de Benoist</a> – fosse l’Occidente con la sua devastante applicazione del capitalismo di rapina e con il suo degradante cosmopolitismo. E nessuno di essi trascurò il valore innovatore e socialmente decisivo del nazionalismo. Persino Winnig, socialdemocratico, e persino Niekisch, filo-bolscevico, che nel 1919 fece parte dei consigli operai, misero l’accento sull’importanza di tutelare gli aspetti identitari della nazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-realta-delle-immagini-simboli-elementari-nelle-civilta-pre-elleniche/441" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7738" style="margin: 10px;" title="la-realta-delle-immagini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-realta-delle-immagin.jpg" alt="" width="200" height="295" /></a>Alcuni di essi, a un certo punto della lotta, assunsero atteggiamenti di un tale radicalismo che lo stesso Hitler venne considerato l’elemento moderato e bilanciatore all’interno del complesso movimento nazionalista. Con ciò, la <a title="rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/">Rivoluzione Conservatrice</a> portò alla maturazione delle idee e all’evoluzione politica un contributo non marginale. Che fu sempre antiliberale e insieme anticomunista. Lo stesso Niekisch, che dopo il 1945 sarà chiamato a far parte della <em>Volkskammer </em>della DDR, prima di patire la prigione sotto il Terzo Reich fino al 1936 aveva potuto liberamente pubblicare la sua rivista filobolscevica “Wiederstand”. C’entrava il fatto che egli, se vide con simpatia certi lati del bolscevismo, non fu mai comunista, e della Russia sovietica dava un’interpretazione tutta sua. Secondo Niekisch, infatti, come scrive Nolte, «l’ideale comunista sarebbe stato il mantello di cui si sarebbe ricoperto l’impulso vitale nazionale russo nel suo estremo bisogno di affermarsi».</p>
<p style="text-align: justify;">Molti rivoluzionari conservatori confluirono nel partito nazionalsocialista, ma molti altri no. Ci furono fenomeni di fiancheggiamento, ma anche, come nei casi di Winnig o di Niekisch, di finale ostilità. Da tutto questo ribollire di posizioni, da quel laboratorio di idee che fu la <a title="Rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice/">Rivoluzione Conservatrice</a> si ricava oggi la lezione, come afferma Nolte, che fenomeni di peso mondiale come il Nazionalsocialismo, ed ivi compresi i movimenti che rimasero a lungo nella sua orbita ideologica, devono essere osservati con «una visione più ampia», così da meglio comprendere gli intrecci di pensiero e la complessità delle sintesi che vennero tentate.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 13 dicembre 2009.</p>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 16:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro di Victor Farìas, uno dei più zelanti poliziotti a difesa del Pensiero Unico, contribuisce a ricollocare Heidegger nella tradizione di pensiero anti-progressista e radicalmente identitaria]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/leredita-falsata-di-martin-heidegger.html' addthis:title='L&#8217;eredità falsata di Martin Heidegger '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6648" style="margin: 10px;" title="heidegger" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/heidegger1.jpg" alt="" width="300" height="284" />Che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, con tutto il suo bagaglio filosofico intatto, sia stato catturato dalle sinistre ormai da qualche decennio e venga tenuto prigioniero nelle bibliografie e nelle monografie democratico-giacobine, è ormai un fatto risaputo. Da quando il marxismo si è dimostrato un ferro vecchio inutilizzabile, abbiamo assistito a un accorrere in folla dalle parti dell’ideologia nazionalpopolare europea, per sottrargli idee, concetti, approcci di pensiero, nomi e cognomi. Sulle orme lasciate da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, in particolare, hanno pestato in parecchi. E sempre con l’aria di aver fatto una scoperta. Su questa appropriazione indebita, in Italia e all’estero, non pochi ci si sono costruite carriere e cattedre di gran lustro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gioco è semplice: basta far finta che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> non sia mai stato davvero nazionalsocialista&#8230; in fondo, dopo appena un anno dette le dimissioni da rettore, sì o no?&#8230; rimase iscritto al Partito nazista fino al 1945, d’accordo, non ha mai detto una parola di condanna su Auschwitz&#8230; è vero anche questo&#8230; ma insomma&#8230; basta non dirlo troppo ad alta voce&#8230; poi si ripete fino alla nausea che il suo pensiero è stato travisato, ecco, è stato strumentalizzato, ma certo&#8230; è così evidente&#8230; ma per fortuna che ora ci pensano loro, gli intellettuali di sinistra, a dare la giusta lettura&#8230; ed ecco che un filosofo della tradizione, della ferrea identità di popolo, del volontarismo vitalistico, uno schietto pangermanista, uno che nelle lezioni su Nietzsche invocava «un nuovo ordine partendo dalle radici», tracciando una bella linea retta da Eraclito al Führer, ecco che dunque il filosofo della <em>Führung </em>diventa all’istante un santino del “pensiero debole”, dell’esistenzialismo universalista, una specie di curatore d’anime mezzo <em>new age </em>e mezzo dialettico&#8230; Si tratta di un gioco di prestigio per virtuosi, soltanto i migliori tra gli intellettuali di sinistra sono in grado di rivoltare <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, ma anche Nietzsche o Schmitt, ma anche Marinetti o Gehlen o <a title="Juenger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> o <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>&#8230; e tirarne fuori ottime figure di giacobini mondialisti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">A smascherare questi procedimenti della manipolazione professionale, nel 1988 giunse improvviso un libro di Victor Farìas intitolato <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e il nazismo</em>, pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri. Fu una bomba inattesa. Suscitò sbandamento e panico nel campo della sinistra intelligente: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, dopo centinaia di pagine di uno studio basato su fonti primarie, veniva riconsegnato di brutto al suo destino di pensatore della reazione anti-modernista europea, dimostrando testi alla mano che si trattava di un filosofo accesamente antisemita, nazionalista, forgiatore di una profonda identità tra uomo europeo del XX secolo e uomo dorico dell’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a>. Insomma, un nazista. Uno studioso che parlava di metafisica greca pensando all’esserci storico dei tedeschi degli anni Venti-Trenta, e che elaborava la moderna filosofia ontologica individuandone una concreta realizzazione nelle SA.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833904210?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8833904210" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6631" style="margin: 10px;" title="heidegger-e-il-nazismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/heidegger-e-il-nazismo.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>Da allora, Farìas – che è stato allievo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e di Fink &#8211; è diventato la bestia nera di tutti quei mandarini rossi che intasano università, riviste scientifiche, case editrici, forum e circuiti culturali, ma che per campare si erano inventati un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> quasi-marxista. Se Marcuse si era ridotto a una caricatura, si poteva sempre ricorrere a un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> ben limato&#8230; Su questa faccenda l’intellighenzia progressista si è da tempo spaccata in due. Da una parte i devoti di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, in fuga dalle macerie del marxismo; dall’altra parte i demolitori di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, custodi di una più intransigente ortodossia antifascista. Per dare un’idea, potremmmo dire: sinistra post-marxista e sinistra liberale ai ferri corti intorno alle spoglie di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste faide umilianti, tra l’altro, notiamo il tracollo finale di un modo di fare sub-cultura e di essere alla guida della macchina intellettuale, che si riassume nella bancarotta ormai irreversibile del progressismo. Falsificazione, fanatismo, faziosità, delazione, intimidazione&#8230; queste le attitudini scientifiche con cui i “filosofi” post-moderni, come nani confusi di fronte a qualcuno molto più grande di loro, arraffano oppure rigettano le posizioni di quello che è stato definito il maggior intellettuale del Novecento. Qualcuno glielo dica: si stanno occupando di un personaggio che non li riguarda in nessun caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi Farìas ne fa un’altra delle sue e scarica nuove bordate di militanza democratica, pubblicando un esplicito <a title="L'eredità di Heidegger" href="http://www.libriefilm.com/leredita-di-heidegger-nel-neonazismo-nel-neofascismo-e-nel-fondamentalismo-islamico/9106"><em>L’eredità di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> nel neonazismo, nel neofascismo e nel fondamentalismo islamico</em></a> (Edizioni Medusa). Si prevedono nuovi travasi di bile tra le truppe intellettuali della sinistra heideggeriana, in fase di crescente spaesamento e comandate con qualche difficoltà, qui da noi, da maestri del pensiero del rango di un Gianni Vattimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/leredita-di-heidegger-nel-neonazismo-nel-neofascismo-e-nel-fondamentalismo-islamico/9106" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-6633" style="margin: 10px;" title="eredità-di-heidegger" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/eredità-di-heidegger-172x300.jpg" alt="" width="172" height="300" /></a>Il discorso di Farìas, ancora una volta, non potrebbe essere più chiaro: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> era nazista dalla testa ai piedi. Lo era perchè amico delle SA, perchè iscritto alla NSDAP fino all’ultimo giorno, perché pubblico elogiatore di Hitler, perché si identificò nel Terzo Reich e nelle sue guerre, perchè ha relativizzato pesantemente la Shoah, ma anche perchè tutto il suo pensiero, i suoi scritti, le sue lezioni universitarie, i suoi stessi concetti e argomenti sono riconoscibili per nazisti, sia prima che – addirittura – dopo il 1945. Poi Farìas va oltre, vuole strafare e, alla maniera dei persecutori “democratici”, quelli che vogliono imporre con le buone o con le cattive il Pensiero Unico, sui due piedi crea il mostro: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> padre spirituale anche del neonazismo e del fondamentalismo islamico. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> padre di tutti gli incubi dell’era globale. Prende Ernst Nolte – non uno qualsiasi, ma probabilmente il massimo storico vivente&#8230; ma col difetto di non appartenere alle cosche di sinistra – e lo diffama come agente neonazista. Direte: è uno scherzo? No, non è uno scherzo. Farìas fa sul serio: «Nolte di fatto apre le porte a un neonazismo che conferma tutti i modelli sociali autoritari&#8230; Nolte afferma che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> intendeva il nazismo come “socialismo tedesco”&#8230; nel suo sforzo di riabilitare <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> utile a riabilitare un neonazismo&#8230; nella Repubblica Federale tedesca del 1987, Nolte interpreta le lezioni su Hölderlin (1934-1935) assumendo come evidente e accettabile l’ultranazionalismo dell’esegesi heideggeriana&#8230;».</p>
<p style="text-align: justify;">Farìas, che è una punta di diamante della <em>lobby </em>mondialista liberal-libertaria di matrice cattolica, odia Nolte, che è un nazionalconservatore, di un odio da Inquisizione. Non elabora la possibilità che vi sia qualcuno che non la pensa come lui. E ne ha per tutti. Vede un mondo di neonazisti. Dalla “Nuova Destra” tedesca – un tranquillo ambiente di intellettuali alla Stefan George, dove si fa cultura di nicchia – al figlio di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, Hermann, accusato di voler insinuare un pernicioso “neo-heideggerismo”&#8230; fino a certi contatti culturali tra frange della destra e della sinistra tedesche: e, ad esempio, il loro anti-americanismo, attinto da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, diventa subito un sinistro “nazionalbolscevismo”. Attacca a testa bassa la “Nouvelle Droite” francese e infama <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">de Benoist</a> o Guillaume Faye tacciandoli coi soliti stereotipi di pericolosità neopagana e fascistoide: e sin qui nulla di nuovo. Ma subito li mette in collegamento con certe derive da lui astutamente individuate nel pensiero “corretto”: dice che Lacan o Baudrillart erano vicini a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> e alla <a title="rivoluzione conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">Rivoluzione Conservatrice</a>, rivela che Foucault ammirava la «spiritualità politica» dei khomeinisti iraniani, giudica <a title="Robert Steuckers" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/robert-steuckers/">Steuckers</a> un nocivo teorico “eurocentrista” e stende un verbale delle riviste cui collabora (comprendendoci anche quelle di Marco Tarchi&#8230;), poi descrive il nuovo ecologismo (e ci mette dentro anche quello di Eduardo Zarelli&#8230;) come un nido di eredi di Klages e del <em>Blut und Boden</em>&#8230; e ribatte ancora che l’heideggerismo del GRECE è stato un vaso d’infusione per il peggiore degli abomini, il razzismo: «de Benoist, come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, basa le gerarchie che fondano la discriminazione non come i razzisti “volgari” e zoologisti, bensì nello “spirito”&#8230;». Da questo poderoso concentrato di aria fritta, Farìas trae le sue conclusioni, rivelando al mondo l’esistenza di una perversa congiura metapolitica, al di là della destra e della sinistra: «Così, non sorprende che in Francia il matrimonio – impensabile fino a poco tempo fa – tra il sotterraneo fascismo heideggeriano e il neomarxismo militante sia oggi una realtà».</p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo, Farìas si volge da un’altra parte del suo vasto spettro di nemici e ne individua uno tra i più temibili: l’islamismo heideggeriano. E ci informa che tra un tale Sayyd Qutb morto nel ‘66 e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> esisteva una grande somiglianza di concezioni anti-americane&#8230; e che l’iraniano Ahmadinejad non sarebbe altro che «un militante “heideggeriano”». Infine si dice convinto che esista una nazi-connection mondiale che unifica tutti questi ambienti al «neofascismo militarista di Chàvez», dipinto come un Caudillo antisemita, a lungo ammaestrato dal defunto politologo péronista-revisionista Norberto Ceresole, a sua volta heideggeriano di ferro e perno ideologico del complotto neonazista&#8230; Insomma, è come leggere <em>I Protocolli dei Savi di Sion</em>&#8230; ma all’incontrario&#8230; e con l’uguale spessore scientifico pari a zero.</p>
<p style="text-align: justify;">Farìas è uno dei più zelanti poliziotti a difesa del Pensiero Unico. Recita alla perfezione la parte del sacerdote che veglia sull’ortodossia totalitaria e che denuncia l’eretico, indicando la forca sulla quale farlo salire. Farìas lavora come pochi per le ragioni del mondialismo censendo pensieri, parole ed opere di quanti si ostinino ancora a usare la loro testa. Segnala ambienti, rivela retroscena, denuncia frasi che a forza sottolinea come pericolose, addita libri, uomini, associazioni come letali focolai di camuffamento neonazista <em>sub specie heideggeriana</em>. Uno afflitto da una simile sindrome, lo direste uno studioso&#8230; o piuttosto un delatore?</p>
<p style="text-align: justify;">Noi imparziali e inattuali vogliamo dire la nostra: Farìas fa bene quando contribuisce a rettificare le cose, tornando a collocare <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> in modo documentato nella tradizione di pensiero che gli compete, quella anti-progressista e radicalmente identitaria. Del resto, Farìas è soltanto più rumoroso di altri: infatti, anche prima di lui, svariati studiosi, da Hugo Ott a Philippe Lacoue-Labarthe a Bernd Martin, per citarne solo alcuni, già tra l’87 e l’88, rimisero <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> al suo posto, dimostrandone i nessi biografici e filosofici col Nazionalsocialismo, senza per questo mandarne al capestro la memoria. E nessuno di loro intese recitare la parte fanatica del militante antifascista a tutti costi e fuori tempo massimo. Farìas fa infatti cattiva <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> quando, da propagandista schierato e da terrorista intellettuale, fa sibilare la frusta dell’inquisitore “democratico”, evocando ad ogni passo la reazione in agguato, il neofascismo che dilaga, il Quarto Reich alle porte&#8230; e altri simili spropositi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 30 gennaio 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/leredita-falsata-di-martin-heidegger.html' addthis:title='L&#8217;eredità falsata di Martin Heidegger ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La tutela del popolo lavoratore negli ordinamenti della Germania in guerra</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 11:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Felice Bellotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un reportage di guerra dalla Germania nazionalsocialista pubblicato in Italia nel giorno della caduta del Fascismo, il 25 luglio 1943]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-tutela-del-popolo-lavoratore-negli-ordinamenti-della-germania-in-guerra.html' addthis:title='La tutela del popolo lavoratore negli ordinamenti della Germania in guerra '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Berlino, 24 luglio 1943.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando tutto un popolo combatte e lavora con ogni  energia possibile, quando ogni individuo compie il massimo sforzo per  conseguire un vittorioso risultato finale, bisogna concludere che il suo  morale è altissimo. I dubbi occasionali non possono significare la  realtà dei fatti. Le parole pronunciate per amore di originalità o per  dimostrare uno «spirito indipendente» non scalfiscono — alla resa dei  conti — neppure una pallottola di fucile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Un popolo in linea </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un  popolo è in linea quando i suoi cittadini compiono con esattezza e con  energia il proprio dovere. Orbene, il popolo germanico compie questo  dovere al cento per cento. Una prima constatazione è questa: l’elemento  più sano della Germania nazionalsocialista è il suo popolo — diremo più  chiaramente la «classe proletaria che forma il nerbo delle forze armate  e dell&#8217;esercito dei lavoratori». Le rare debolezze, le altrettanto  rare riserve si incontrano in un certo strato sociale che non è  borghesia attiva e che potrebbe essere definita «borghesia parassitaria».</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-6545" title="m34ù" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/m34ù.jpg" alt="" width="700" height="342" /></p>
<p style="text-align: justify;">Sono coloro che più di tutti hanno subito la dannosa influenza della  «cultura americana», sono coloro che in una vita comoda trascorsa fra  denaro di più o meno legittima provenienza (ad ogni modo non sudato) e  niente lavoro, hanno assorbito attraverso il cinematografo, la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura"> letteratura</a>, la propaganda e il moderno edonismo statunitense in base al  quale nessun concetto morale deve impedire di godersi la vita il meglio  possibile, non importa a spese di chi. Orbene, se il popolo  germanico è oggi compatto nella lotta, ciò non è dovuto al caso. Le  realizzazioni sociali compiute dal Nazionalsocialismo sono più vive che  mai in tempo di guerra, e da questa loro vitalità il proletariato  germanico trae la convinzione che questa volta si batte non già per una  classe predominante, ma unicamente per se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-6546" style="margin: 10px;" title="gustloff" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gustloff.jpg" alt="" width="201" height="320" />La prova più evidente  del concetto di giustizia sociale che persegue il Governo germanico è  data dal razionamento. Chi più di altri soffre per la guerra? Il popolo.  Da dove escono le centinaia di migliaia di eroi che in lontani campi di  battaglia combattono e muoiono ? Dal popolo. Da dove le centinaia di  migliaia di operai e di contadini che col loro quotidiano lavoro danno  alle Forze Armate le armi per combattere e alla comunità germanica i  mezzi di sussistenza? Dal popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; quindi il popolo, cioè la massa  dei soldati e dei lavoratori che deve essere più di ogni altra favorita.  E le leggi lo favoriscono.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; ora inutile fare l&#8217;elenco in grammi di  quanto più siano favoriti i lavoratori manuali o intellettuali in paragone alla categoria sociale che sopporta minori sacrifici. Basti dire che  le razioni del lavoratori raggiungono fino il triplo di quelle dei  normali cittadini. Anche nelle recenti disposizioni che hanno ridotto le  razioni settimanali di carne da 350 grammi a 250, il concetto di  preferire la massa lavoratrice risulta evidente quando si consideri che  chi usufruiva di assegnazioni extra non vede diminuito questo extra.</p>
<p style="text-align: justify;">In  altre parole, l&#8217;operaio che aveva diritto a due razioni settimanali di  carne (cioè 700 grammi in totale) vede oggi questa doppia razione  diminuita solamente di 100 grammi anziché di 200. Inoltre — e questo è  un fattore essenziale per il benessere del popolo — il potere  d&#8217;acquisto della moneta nazionale è identico al periodo prebellico per quanto riguarda i generi  di prima necessità. Il pane, i grassi e la carne hanno i medesimi prezzi dell&#8217;anteguerra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Tutto per chi lavora </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">E l&#8217;estrema rigidità delle leggi, la spietata  caccia alla «borsa nera», e la dura severità dei Tribunali che  contempla la pena di morte anche per reati annonari che possono sembrare  minimi, queste realtà economiche e giuridiche hanno come effetto che  veramente in Germania il popolo vive molto meglio della borghesia:  mangia di più, ottiene più facilmente indumenti ed aiuti, gode di una  assistenza medica gratuita e adeguata alle necessità; trova nelle  amministrazioni nazionali, provinciali e cittadine un appoggio ed una  comprensione totalitarie. In queste condizioni è naturale che la massa  del popolo sia fermamente decisa a non mollare.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6548" style="margin: 10px;" title="wir-arbeiter-sind-erwacht" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/wir-arbeiter-sind-erwacht.jpg" alt="" width="272" height="406" />Se l&#8217;uso di questa  espressione è consentito in tempo di guerra quando il vero privilegio è  solamente quello di vestire l&#8217;uniforme, diremo che è logico che la  classe privilegiata — quella lavoratrice — non abbia nessuna voglia di  cessare una lotta che oltre a garantirgli i privilegi odierni gliene  assicura di maggiori e di più fecondi in un domani vittorioso. In questo  favorire le classi lavoratrici è visibile il calcolo politico di una  mente rivoluzionaria.</p>
<p style="text-align: justify;">I capi del Nazionalsocialismo sanno benissimo come  e perchè la loro Rivoluzione sia riuscita. Sanno che la loro bandiera è  uscita vittoriosa da un&#8217;asperrima lotta politica perchè il popolo  lavoratore era scontento, disoccupato, vittima delle fiuttuazioni dei  prezzi e dei salari. Sanno anche che il nerbo delle forze rivoluzionarie  è sempre costituito — nella società moderna — dagli operai. Per questo,  a parte il fatto che il Nazionalsocialismo salito al potere aveva il  dovere di mettere in pratica il programma di giustizia sociale sui quale  aveva imperniato la propria vittoria, sono consci — per personale  esperienza — che per impedire nuovi disordini è necessario prevenire i  bisogni materiali e morali di quella massa operaia che costituisce la  vera forza della Nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso, oltre alla borghesia che spende  poche energie nel quotidiano lavoro, anche la classe impiegatizia è  sottoposta a sacrifici più duri di quella operaia. Oltre alle  considerazioni di carattere politico e sociale vi sono quelle mediche.  Complicate tabelle stabiliscono le calorie che forniscono i vari cibi e  le calorie necessarie per compiere un determinato lavoro. Ora è evidente  che un Tizio che rimane seduto nel suo ufficio otto o dieci ore al  giorno, consuma meno calorie di un minatore. Rigide sono le tabelle e  altrettanto rigida l&#8217;applicazione pratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto alle eccezioni che in  pratica si verificano, vi sono dei medici che, stabilita l&#8217;anomalia,  stabiliscono i supplementi di carne, di grassi e di uova. Questo per gli  ammalati, per i convalescenti, per gli affetti da disfunzioni croniche.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-6547 alignleft" style="margin: 10px;" title="arbeit-freiheit-brot" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/arbeit-freiheit-brot.jpg" alt="" width="282" height="400" /><em><strong>Nessuno si  lamenta </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Diremo subito che prima che un medico firmi un documento del  genere il soggetto è ben studiato. Il risultato di questi studi  amministrativo politico e sociali è nell&#8217;odierna Germania veramente  eccellente. Il governo di Hitler ha solide e profonde radici non solo  nell&#8217;enorme maggioranza dei tedeschi ma anche e principalmente in quegli  strati sociali che, più fra tutti, fanno la guerra e che della guerra   maggiormente soffrono i pericoli e le dure prove.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente nelle città della Germania occidentale, provate quanto  quelle dell&#8217;Italia fascista, di tanto in tanto si levano voci accorate.  Non sarebbe umano rimanere impassibili di fronte a tanta barbarie e a  tanta delinquenza. Ma appunto dalle atrocità del nemico risalta agli  occhi di tutti l’impellente necessità di vincere, bisogna liberare  l’Occidente europeo da un nemico che domani possa ricominciare questa  orribile storia di uccidere le donne e i bambini che formano i più  preziosi tesori della razza germanica.</p>
<p style="text-align: justify;">Già da tempo in Germania sono  cessati i lamenti; l’orrore della realtà ha vinto anche la paura di  morire. Si tace e si lavora. E se si parla, si parla lavorando. Oppure  combattendo. È un identico modo di servire la Patria. Chi s’illude di  vedere il fronte interno crollare in Germania commette gravissimo  errore; un errore del quale prima o poi dovrà pagare le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Più  solida e più umana che mai, moralmente rafforzata dall&#8217;eroico contegno  dell&#8217;Italia alleata che soffre degli stessi dolori, la Germania di  Hitler — l&#8217;intero popolo dei lavoratori attende con calma e fiducia  quello che porterà il domani.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Stampa</em> del 25 luglio 1943.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-tutela-del-popolo-lavoratore-negli-ordinamenti-della-germania-in-guerra.html' addthis:title='La tutela del popolo lavoratore negli ordinamenti della Germania in guerra ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Baluardo d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 21:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Edizioni Thule hanno pubblicato la versione italiana di Wofür kämpfen wir? (Per cosa combattiamo), opuscolo distribuito alle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/baluardo-deuropa.html' addthis:title='Baluardo d&#8217;Europa '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6489" style="margin: 10px;" title="wofuer-kaempfen-wir" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/wofuer-kaempfen-wir.jpg" alt="" width="156" height="220" />Uno dei punti su cui ribatte con maggiore insistenza la propaganda morale e culturale del nostro tempo riguarda l’ingiunzione a comprendere le “ragioni dell’altro”: mai, come nella nostra epoca, “l’altro”, colui cioè che non veicola i nostri valori ma ne rappresenta di diversi, va rispettato e compreso. Che sia l’assassino seriale, lo stupratore drogato o il membro di una cultura etnica esotica, “l’altro” oggi si è assicurato comprensione e mitezza di giudizio, in omaggio ai valori di ascolto, tolleranza, accoglienza etica. In base a questi punti di vista, prendiamo allora “l’altro” più “altro” che esista, quello che rappresenta il “male assoluto”, il rovescio “cattivo” della nostra società, un “altro” ormai storicizzato, poiché è la voce di un’epoca trascorsa che non ha più diritto, nel mondo, ad avere un ascolto: il nazionalsocialismo. E cerchiamo, per quanto possibile, di calarci al suo interno, come cercano di fare molte volte gli storici, assumendone per un attimo il punto di vista, come richiedono le giuste tavole di un atteggiamento aperto e democratico. Ce ne fornisce l’occasione la recente pubblicazione di un testo di propaganda ideologica diffuso all’inizio del 1944 alle truppe combattenti tedesche per iniziativa dell’Oberkommando della Wehrmacht e intitolato <em>Wofür kämpfen wir?</em>: Per che cosa combattiamo? Il libro, uscito a cura dell’Editrice Thule Italia, è un documento eccezionale, mai tradotto prima in italiano, che ci apre sul mondo degli sconfitti, sulle loro ragioni, sul loro modo di ragionare, e che costituisce uno strumento importante che aiuta a comprendere, dal punto di vista sia storico sia ideologico, le motivazioni che dovettero presiedere al comportamento straordinariamente tenace del soldato tedesco, specialmente negli ultimi anni di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume, strutturato come un manuale di indottrinamento, impostato sulla formula della domanda e della risposta, è ricco di sorprese, per chi non sia uso affrancarsi dalla concezione corrente circa la malvagità indistintamente di tutti i Tedeschi che combatterono quella guerra ideologica. Innanzi tutto, veniamo così a sapere che i Tedeschi si sentivano “perseguitati” dagli Ebrei: si dirà, ma come è possibile? Effettivamente, la Germania presentò se stessa come la vittima di una congiura mondiale, organizzata dalla capacità ebraica di assemblare i governi delle democrazie occidentali e quello sovietico per eliminare dal gioco politico la Germania, con Hitler divenuta ufficialmente antisemita e quindi sgradito ingombro da rimuovere con ogni mezzo. La pubblicazione propagandistica spiega: «La Germania nazionalsocialista ostacola il tentativo del dominio mondiale da parte del Giudaismo. Ha agito contro lo sfruttamento ebraico dei popoli d’Europa e ha così infranto l’egemonia ebraica in Europa. Questo è il motivo per cui il Giudaismo ci perseguita con odio mortale e ci ha giurato guerra fino alla morte». È un tragico gioco di specchi, nel quale bisogna pur concedere al perdente e al “cattivo” di aver avuto le proprie ragioni. Un intero mondo di nemici viene dunque passato in rassegna: America, Inghilterra, Russia sovietica, tutte descritte come impregnate di spirito ebraico e da questo guidate alla crociata di sterminio anti-tedesca. E la lotta viene descritta come apocalittica. C’era in Hitler, e profonda, e sin dall’inizio, questa convinzione di essere di fronte a una guerra per la vita e per la morte: tale sostanza di vicenda escatologica, che avrebbe deciso il futuro del mondo per i secoli a venire, viene in questo testo semplificata ed elaborata per un pubblico vasto: il libro venne divulgato in centinaia di migliaia di copie, e riporta all’inizio non solo il beneplacito di Hitler alla sua diffusione, ma anche l’ordine tassativo di portarlo a conoscenza di ufficiali e soldati, facendone una specie di manuale ideologico di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8247" style="margin: 10px;" title="Propaganda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Propaganda-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" />Ci sono dunque le ragioni del “contro”: e dei numerosi nemici vengono spiegati la concezione materialista, lo stile di vita individualistico e grettamente antisociale, il sistema basato sull’esclusiva ricerca della ricchezza attraverso lo sfruttamento dei popoli (gli angloamericani); oppure quello ottusamente collettivista, da macchine-insetti sottoposte a un distruttivo dispotismo (i sovietici). Ma si utilizzano anche categorie interpretative più raffinate: e di tutti viene spiegata l’ambizione al dominio mondiale, a ritenersi eletti e prescelti: gli angloamericani, in virtù della saldatura fra puritanesimo ed ebraismo, che figurano come antefatti religiosi della volontà politica liberale di dominio universale: «L’idea universalistica di un governo mondiale della libertà, del progresso, della ragione nel senso razionalistico era lo spirito della missione. Chi negli Stati Uniti si opponeva alla “liberazione dell’uomo”, assurgeva a nemico dell’umanità e comunque della libertà». Questa individuazione &#8211; per altro ancora oggi decisamente attuale – si combinava con il riconoscimento che nel sistema sovietico agiva un’equivalente eredità dell’antico spirito russo verso l’espansione per la salvezza del mondo: «Accanto all’idea marxista, sono in un certo qual modo in azione anche le dottrine del secolo scorso: le idee religiose di miglioramento del mondo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/fedor-dostoevskij" target="_blank">Dostoevskij</a></span> e di Tolstoj, la dottrina del Panslavismo e del Nichilismo». E anche questo non appare un argomento peregrino e solo propagandistico, dato che è stato anche materia di studi importanti: l’unione fra bolscevismo e pan-slavismo è un dato che agì a fondo nelle motivazioni del popolo russo verso la lotta anti-tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ci sono le ragioni del “pro”. I tedeschi combattono per il loro avanzato sistema sociale, per la loro idea di comunità anti-individualistica, per l’eredità etnica, per il principio della “responsabile partecipazione” (il <em>Führerprinzip</em>), per l’attaccamento alla terra, per il “diritto al lavoro”, per i propri sistemi di insegnamento popolare gratuito, per le forze spirituali (di cui il termine <em>Weltanschauung </em>viene detto l’espressione, in quanto racchiude l’idea di “visione interiore”), per un’idea di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> – su cui il testo insiste molto – che viene definita devozione all’«ordine divino del mondo»: «Crediamo che l’uomo, come essere spirituale autocosciente, abbia ricevuto dal Creatore il compito di creare forme e missioni di vita, quindi di formare una civiltà, che è cosa più alta di una mera soddisfazione dei bisogni di vita primari». Si parla anche di «libertà interiore, libertà di coscienza, libertà della piena espressione della personalità», da attuarsi secondo le antiche doti germaniche della fierezza e della «elevata concezione dell’onore e della fedeltà», in cui si «rivela la nobiltà dell’uomo tedesco». L’ufficiale e il soldato tedesco non dovevano essere per forza e per legge malvagi e criminali, se si possono leggere frasi come questa «Ubbidiente, l’Ufficiale assolve il proprio dovere, ma è soddisfatto, perché lo fa da uomo libero e orgoglioso. E così sta pure di fronte al suo Dio, dritto, con la preghiera di potenza e la forza per sopportare tutto con onore».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, infine, ciò che connota questo scritto, è la volontà di difendere disperatamente la civiltà europea, minacciata da Ovest e da Est da una promessa di annientamento senza sconti. Questo elemento è ben richiamato da Maurizio Rossi nell’introduzione: «Per i nazionalsocialisti esisteva invece uno specifico “modello europeo” che non doveva essere assolutamente equivocato, tanto meno confuso con l’Occidente contrassegnato dalle democrazie capitalistiche, oppure con l’Oriente asiatico-bolscevico». Si trattava di quel “socialismo europeo” per il quale si stavano battendo anche uomini come Drieu La Rochelle, e che parve per un momento la chiave della rinascita europea, in grado di sottrarsi alla doppia seduzione materialistica, quella capitalista occidentale e quella collettivista orientale. Il gran parlare di “sangue” e di “razza” assume allora un particolare significato, di fronte alla documentazione iconografica riportata nel libro, in cui vi è un ricco prontuario di soggetti familiari, agresti, nostalgicamente naturisti e romanticamente tesi a un’idea pacifica di eterna bellezza. Tutto ciò ci fa venire in mente che quella guerra apocalittica era combattuta dall’uomo tedesco per un’ideologia nemica delle catastrofi disumanizzanti del mondo moderno: la protezione di uno stile di vita antico e semplice, il mondo contadino, il sorriso di un operaio, la pace della campagna ben lavorata, un volto sereno di donna, un gruppo di bambini all’aria aperta, sotto l’antica quercia. Tutte cose che la brutale modernità imponeva di difendere con gli aerei a reazione e con i missili V2.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p><em>Wofür kämpfen wir?, </em>Editrice Thlue Italia, 2010, prefazione di Maurizio Rossi, pagine 232, 55 foto originali, prezzo 25,00 euro.</p>
<p>Per ordini: thule@thule-italia.org tel. 340/4948046.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/baluardo-deuropa.html' addthis:title='Baluardo d&#8217;Europa ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Hitler e le società segrete</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 21:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È singolare che in Francia diversi autori si sono dati alla ricerca delle relazioni del nazionalsocialismo tedesco con società segrete e organizzazioni iniziatiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/hitler-e-le-societa-segrete.html' addthis:title='Hitler e le società segrete '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/maschera-e-volto-dello-spiritualismo-contemporaneo/4048" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5834" style="margin: 10px;" title="maschera-e-volto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/maschera-e-volto.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>È singolare che in Francia diversi autori si sono dati alla ricerca delle  relazioni del nazionalsocialismo tedesco con società segrete e organizzazioni  iniziatiche, che di esso sarebbero state le ispiratrici, tanto da supporre dei  &#8220;retroscena occulti&#8221; del movimento hitleriano. È nel noto libro, ricco di  divagazioni, di Pauwels e Bergier <a href="http://www.ibs.it/code/9788804431275/pauwels-louis-bergier-jacques/mattino-dei-maghi.html?shop=2317"><em>Il mattino dei maghi</em></a> che, per primo, si è  affacciata tale tesi. In esso il nazionalsocialismo veniva definito nei termini  di una unione del &#8220;pensiero magico&#8221; con scienza tecnica, giungendo a dare per  esso la formula &#8220;divisioni corazzate + <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>&#8220;, formula che deve aver fatto  sobbalzare per indignazione nella tomba le ossa di questo eminente esponente del  pensiero tradizionale e delle discipline esoteriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è già  da accusare un equivoco, nel fatto che qui spesso l&#8217;elemento magico viene  scambiato con quello mitico, il quale col primo può non aver nulla a che fare. È incontestabile la parte che nel nazionalsocialismo hanno avuto &#8220;miti&#8221;, come  quelli del Grande Reich, del Capo carismatico, della razza e del sangue, ecc.,  ma a tale riguardo é il caso di dare al termine &#8220;mito&#8221; il semplice senso  sorelliano di &#8220;idea-forza motrice&#8221;, di idea dotata di un particolare potere  suggestivo (come, in genere, lo sono quelle usate dalla demagogia), senza  nessuna implicazione &#8220;magica&#8221;. Così, ad esempio, nessuno penserà sensatamente ad  attribuire una componente &#8220;magica&#8221; a miti usati dal fascismo, quali quelli di  Roma e del Capo, o a quelli della Rivoluzione Francese e dello stesso  comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  discorso sarebbe diverso nel caso di una ricerca delle influenze d&#8217;ordine non  semplicemente umano a cui possano aver obbedito, senza rendersene conto, certi  movimenti. Ma negli autori francesi a cui si è accennato non si tratta di  questo; non si pensa ad influenze di tale genere, ma di quelle concrete  esercitate da organizzazioni reali, seppure, in vario grado, &#8220;segrete&#8221;. Si è  parlato anche di &#8220;Superiori Sconosciuti&#8221; i quali avrebbero suscitato il  movimento nazista e si sarebbero serviti di Hitler come di un loro <em>medium</em>. Non è  chiaro, tuttavia, per quali fini essi lo avrebbero fatte; a giudicare dai  risultati, ossia dalle conseguenze catastrofiche che ha avuto, sia pure  indirettamente, il nazionalsocialismo per l&#8217;Europa, si dovrebbe pensare a fini  oscuri e distruttivi, il che andrebbe incontro alla tesi di coloro che  vorrebbero riportare il lato occulto di tutto quel movimento a ciò che il <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>  chiamerebbe la &#8220;contro-iniziazione&#8221;. Ma degli autori francesi a cui si è accennato è stata avanzata anche un&#8217;altra tesi, cioè che il <em>medium </em>Hitler ad un  dato momento si sarebbe emancipato dai &#8220;Superiori Sconosciuti&#8221;, quasi come un  Golem, e che da allora il movimento avrebbe preso una direzione fatale. Ma  allora bisognerebbe dire che codesti Superiori occulti avevano invero facoltà di  preveggenza e poteri ben limitati, per non saper bloccare colui che essi avevano  usato come un loro <em>medium</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Su di un  piano più concreto, si è fantasticato molto sull&#8217;origine dei temi e dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> essenziali del nazionalsocialismo, riferendosi ad organizzazioni preesistenti a  cui però difficilmente si potrebbe attribuire un autentico e regolare carattere  iniziatico. Indubbiamente non è stato Hitler a inventare l&#8217;ideologia germanica  razzista, il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della croce uncinata, l&#8217;antisemitismo ariano. Tutto ciò  esisteva da tempo in Germania. Un libro intitolato <em>Colui che diede idee a Hitler </em>parla di Lanz von Liebenfels (il titolo nobiliare egli se lo era  autoattribuito), già circestense, che aveva fondato un Ordine cui era già  propria la croce uncinata, e che fin dal 1905 aveva pubblicato una rivista, <em> Ostara</em>, da Hitler certamente conosciuta, dove erano già chiaramente enunciate le  tesi razziste ariane e antisemite.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma assai  più rilevante, per i retroscena occulti del nazionalsocialismo, è la parte che  si vuol attribuire alla Thule Gesellschaft (&#8220;Società Thule&#8221;). Qui le cose si  presentano in modo più complesso. Questo società fu la promanazione di un  preesistente Germanenorden (&#8220;Ordine di Germani&#8221;) fondato nel 1912, e faceva capo  a Rudolf von Sebottendorff. Von Sebottendorff era stato in Oriente e nel 1924  aveva pubblicato uno strano volumetto sulle <a href="http://www.ibs.it/code/9788870490732/sebottendorff-rudolf-von-zzz99/pratica-operativa-della-antica.html?shop=2317"><em>Pratiche operative dell&#8217;antica  massoneria turca</em></a>, nel quale sono descritti procedimenti, basati sulla  ripetizione di sillabe, su <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, gesti e &#8220;passi&#8221;, il fine dei quali era la  stessa trasformazione iniziatica dell&#8217;essere umano perseguita anche  dall&#8217;alchimia. Non è chiaro con quali organizzazioni &#8220;massoniche&#8221; turche von  Sebottendorff sia stato in contatto, né se egli, oltre che riferire quei  rituali, li abbia anche praticati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-radici-occulte-del-nazismo/6891" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5835" style="margin: 10px;" title="le-radici-occulte-del-nazismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-radici-occulte-del-nazismo-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Nemmeno è  accertabile se nella Thule Gesellschaft, da lui diretta, essi venissero messi  regolarmente in opera: cosa che sarebbe invece molto importante per valutare il  fatto che a quella organizzazione fecero parte, o con essa ebbero contatti,  molte personalità di primo piano del nazionalsocialismo, a partire da Hitler e  da Hess. Vien dato senz&#8217;altro come scontato che Hess si sarebbe formato in essa,  e che egli a sua volta avrebbe in un certo modo &#8220;iniziato&#8221; Hitler già quando si  trovava con lui in carcere dopo il fallito Putsch di Monaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque,  si deve rilevare che assai più che non un lato esoterico, nella  Thule Gesellschaft attraeva l&#8217;aspetto di una società relativamente segreta, che  per emblema aveva già la croce uncinata, e che era caratterizzata da un deciso  antisemitismo e da un razzismo germanizzante. Si deve mettere sotto cauzione la  supposizione che il nome prescelto da quella organizzazione, Thule, attesti un  serio e cosciente riferimento ad un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> nordico polare e l&#8217;ambizione di  un collegamento con le origini iperborea delle genti indogermaniche, dato che  Thule è valso come il centro sacro, situato nell&#8217;estremo settentrione, della  Tradizione primordiale. È stata anzi rilevata la possibilità di un&#8217;origine assai  più profana, perché Thule può essere la deformazione di &#8220;Thule&#8221;, nome di una  località dell&#8217;Harz nella quale l&#8217;&#8221;Ordine dei Germani&#8221; nel 1914 aveva organizzato  un convegno avente come ordine del giorno la formazione di una organizzazione  segreta razzista per combattere quella che si supponeva esistere dietro  all&#8217;ebraismo internazionale. Soprattutto questo ordine di idee Sebottendorff,  capo della Thule Gesellschaft, mise in rilievo in un suo libro uscito a Monaco  nel 1933 e intitolato <em>Bevor Hitler kam </em>(<em>Prima che Hitler venisse</em>) per indicare  quel che già esisteva, prima di Hitler, come miti e ideologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Così una  ricerca seria sui collegamenti iniziatici di Hitler con società segrete non  conduce troppo lontano. Quanto a Hitler <em>medium </em>e alla sua forza magnetica, sono  necessarie alcune precisazioni. Che il Führer dovesse questa forza a pratiche  iniziatiche, ci sembra una fantasia; altrimenti ci si dovrebbe mettere a  supporre assurdamente qualcosa di simile anche nei riguardi dell&#8217;uguale forza  psichica suggestiva posseduta da altri capi, da Mussolini, ad esempio, o da  Napoleone. Piuttosto si deve ritenere che una volta destato a vita un movimento  collettivo si crea una specie di vortice psichico il quale si raccoglie in chi  ne è il centro tanto da conferirgli una particolare aureola, percepibile  soprattutto da chi sia suggestionabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto  alla qualità di <em>medium </em>(che, sia detto per inciso, è opposta a quella di una  qualificazione iniziatica), essa può venire riconosciuta, con certe riserve, ad  Hitler, in quanto egli sotto più di un riguardo ci si presenta come un invasato  (è il tratto che lo distingue, ad esempio, da Mussolini). Proprio quando egli  fanatizzava le folle, dava l&#8217;impressione che un&#8217;altra forza lo trasportasse  avendolo, appunto, come un <em>medium</em>, anche se di un genere tutto particolare ed  eccezionalmente dotato. Chi ha udito parlare Hitler a folle deliranti non può  non aver avuto questa impressione. Date le riserve da noi espresse nei riguardi  di supposti &#8220;Superiori Sconosciuti&#8221;, non è agevole stabilire la natura di tale  forza superpersonale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/thule-il-sole-ritrovato-degli-iperborei/2607" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5836" style="margin: 10px;" title="thule" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/thule.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Quanto  alla &#8220;gnosi&#8221; nazionalsocialista, ossia ad una presunta dimensione quasi mistica  e metafisica, bisogno ricordare il singolare coesistere, in tale movimento e nel  Terzo Reich, degli aspetti &#8220;mitici&#8221; con aspetti apertamente illuministici e  perfino scientisti. In Hitler si possono trovare numerosi riferimenti ad una  visione del mondo spiccatamente &#8220;moderna&#8221;, epperò, in fondo profana, naturalista  e materialista, mentre egli simultaneamente aveva fede in una Provvidenza, della  quale credeva essere uno strumento, specie per quel che riguardava le sorti  della nazione tedesca (cosi egli vide, ad esempio, un segno della Provvidenza  nel suo esser scampato di stretta misura all&#8217;attentato di cui fu l&#8217;oggetto al  suo Quartier generale). Alfred Rosenberg, ideologo del movimento, bandiva bensì  il mito del sangue, parlava di un &#8220;mistero&#8221; del sangue nordico che avrebbe avuto  un valore sacramentale, ma era anche colui che quando si trattava di  cattolicesimo accusava come mistificazioni ogni rito e sacramento, che si  schierava, proprio come un illuminista, conto gli &#8220;oscurantisti del nostri  tempo&#8221; ed ascriveva a vanto dell&#8217;uomo ario l&#8217;aver inventato la scienza moderna.  In base a tutto ciò, si spiega che se l&#8217;attenzione si portò sulle rune, sugli  antichi segni nordico-germanici, esse furono riesumate su un piano puramente  emblematico, quasi come nel fascismo si fece con certi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> romani, senza  nessuna assunzione esoterica. Il programma nazista di creare un uomo superiore  risente di una &#8220;mistica della biologia&#8221;, di nuovo, di un orientamento  prevalentemente scientista: poteva trattarsi al massimo di un &#8220;uomo superiore&#8221;  nel senso nietzschiano, per nulla nel senso iniziatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  progetto della &#8220;creazione di un ordine razzista religioso e militare di iniziati  riuniti intorno ad una Guida divinificata&#8221; non può essere considerato come  quello del nazismo ufficiale, come vuole l&#8217;Alleau il quale come antecedenti si è  riferito, fra l&#8217;altro, perfino agli Ismaeliti islamici. È piuttosto nel quadro  della SS, la quale, si badi, si costituì in un secondo tempo nel Terzo Reich e  che in esso aveva una posizione, che si affacciò qualche motivo di un piano  superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Anziutto  nell&#8217;organizzatore della SS, Heinrich Himmler, era chiaro l&#8217;intento di creare un  Ordine comprendente elementi da formare secondo l&#8217;etica prussiana e quella degli  antichi Ordini cavallereschi, segnatamente dell&#8217;Ordine dei Cavalieri Teutonici.  per una tale organizzazione egli cercava una legittimazione o crisma, che però  non poteva trarre, come quegli antichi Ordini, dal cattolicesimo, apertamente  avversato dalla corrente radicalista nazista. Anche senza la possibilità di un  qualsiasi collegamento tradizionale, Himmler si riferì al retaggio e al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli"> simbolismo</a> nordico-iperboreo (Thule), senza che ciò fosse comunque dovute a  quelle &#8220;società segrete&#8221; di cui si è detto, portando invece l&#8217;attenzione (come  fece anche Rosenberg) alle ricerche di un olandese, Herman Wirth, sulla  tradizione nordico-atlantica (per cui il Wirth ebbe delle sovvenzioni da un  ufficio appositamente creato da Himmler, l&#8217;Ahnenerbe). Ciò non è privo di  interesse, ma dei &#8220;retroscena occulti&#8221; sono del tutto inesistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Così il  bilancio complessivo è negativo. Il limite delle divagazioni di autori francesi è costituito dal libro <em>Hitler et la tradition cathare </em>di J. M. Angebert (uscite  a Parigi nel 1970). Qui sono di scena gli Albigesi (o Catari), setta di eretici  diffusasi fra il X e il XII secolo soprattutto nella Francia meridionale, avente  per centro la roccaforte di Montségur. Essa fu distrutta, nell&#8217;idea di Otto  Rahn, in una &#8220;crociata contro il Graal&#8221; (è il titolo di un suo libro: <em>Kreuzzug  gegen den Gral</em>). Che cosa abbia a che fare il Graal coi suoi templari con quella  setta caratterizzata da una specie di manicheismo fanatico che rifuggiva dal  mondo ed era avverso all&#8217;esistenza terrena nella carne e nella materia, al segno  che talvolta i suoi seguaci si lasciavano morire di fame o si uccidevano con  altri mezzi, è del tutto oscuro. Ebbene, viene avanzato che il Rahn (col quale  fummo a suo tempo in corrispondenza e al quale cercammo di mostrare  l&#8217;arbitrarietà delle sue tesi) fosse una SS e che una spedizione tedesca sarebbe  stato custodito segretamente nel Terzo Reich. Dopo la caduta di Berlino una  truppa si sarebbe aperta la via fino allo Zillertal, presso il confine italiano,  portando con sé quell&#8217;oggetto per nasconderlo ai piedi di un ghiacciaio, in  attesa di una era nuova.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà,  si è parlato di un commando che però sembra avesse una missione meno mistica,  quella di salvare e nascondere il tesoro del Reich. Due altri esempi di ciò a  cui può condurre la fantasia quando le si lascino le redini libere soggiacendo  ad idee fisse: da parte della SS (la quale non comprendeva soltanto formazioni  militanti ma anche studiosi specialisti, ecc.) fu organizzata una spedizione nel  Tibet, a fini alpinistici ed etnologici e un&#8217;altra spedizione nell&#8217;Artide,  sembra con fini esplorativi ed anche per eventuale creazione di basi militari.  Ebbene, secondo queste interpretazioni fantasiose la prima spedizione avrebbe  cercato invece un collegamento con un centro segreto della Tradizione, l&#8217;altra  avrebbe mirato ad un contatto con la Thule iperborea occulta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Conciliatore</em> dell&#8217;ottobre 1971.</p>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 08:49:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seppure con varie sfumature gli intellettuali nazionalsocialisti delineavano l’idea di una comunità nazionale organica che si organizza su presupposti gerarchici in grado di selezionare gli elementi migliori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-comunita-di-destino.html' addthis:title='La Comunità di Destino '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4926" style="margin: 10px;" title="dottrina-nazionalsocialista-diritto-stato" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dottrina-nazionalsocialista-diritto-stato.jpg" alt="" width="286" height="404" />Grazie all’interessamento dell’Associazione Culturale Thule Italia, è stato ripubblicato un saggio del 1938 di Carlo Lavagna dal titolo <em>La dottrina Nazionalsocialista del Diritto e dello Stato</em>. Si tratta di un testo di eccezionale interesse perché documenta la ricezione in ambito italiano delle dottrine costituzionali attuate in Germania dall’ideologia nazionalsocialista, mettendo a disposizione dei lettori una fonte originaria sull’argomento, anziché notizie di seconda o terza mano, spesso adulterate dai ciarlatani di regime che si spacciano per studiosi di storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Una figura intellettuale di eccellente qualità è invece <a title="Sonia Michelacci" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/sonia-michelacci">Sonia Michelacci</a>, che ha scritto la prefazione al volume. La Michelacci, esperta studiosa di temi giuridici, richiama l’attenzione sulle novità eclatanti che la dottrina nazionalsocialista introduceva nel diritto costituzionale: il popolo non era più formato da “cittadini”, termine che contiene inquietanti richiami alle concezioni illuministe sfociate nella Rivoluzione francese, ma da <em>Volksgenossen</em>, compagni di stirpe che davano al popolo la forma di una “Comunità di Destino”. La cultura giuridica italiana, fortemente influenzata dal diritto romano e ancorata a concezioni liberal-borghesi che si erano formate nel Risorgimento, era lontana da un’idea di diritto profondamente legata a sentimenti identitari, che era invece molto radicata in Germania. Del resto in Italia il Codice Civile e il Codice Penale, entrati in vigore al tempo del fascismo, sono rimasti in vigore anche nella democrazia, e senza troppe modifiche…</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro di Carlo Lavagna mostra come in ambiente italiano si cominciasse a riflettere sui presupposti antindividualisti che ispiravano la legislazione tedesca. Lavagna passa in rassegna i principali studiosi di diritto costituzionale che in quegli anni animavano il dibattito giuridico: Larenz, Jerusalem, Krieck, Huber, Koellreutter, Höhn, Schmitt…</p>
<p style="text-align: justify;">Seppure con varie sfumature questi intellettuali delineavano l’idea di una comunità nazionale organica che si organizzava su presupposti gerarchici in grado di selezionare gli elementi migliori che andavano a formare l’<em>élite</em> politica. In questo senso il popolo diveniva espressione dello “Spirito generale” cioè degli indirizzi decisionali che la comunità esprimeva attraverso una sorta di “lavoro di gruppo” che coinvolgeva tutti i membri della nazione. Una concezione totalmente opposta a quella di “volontà generale” coniata dai rivoluzionari francesi del 1789, che rappresentava solo la volontà di una oligarchia senza alcun legame col popolo ridotto a una massa amorfa di individui: ovvero la claudicante organizzazione delle moderne democrazie, basate sulla finzione sociale dell’uguaglianza!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/il-crepuscolo-del-parlamentarismo.html"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/schmittparlamentarismo.bmp" border="0" alt="Carl Schmitt, La condizione storico-spirituale dell'odierno  parlamentarismo" width="100" height="151" /></a>I teorici tedeschi insistevano sull’aspetto decisionista dell’azione politica, delineando un sistema giuridico flessibile e adattabile alle esigenze che di volta in volta la situazione poteva richiedere: anche sotto questo aspetto la concezione del diritto germanica era del tutto lontana dai bizantinismi che hanno sempre caratterizzato il mondo giuridico italiano. Larenz e Schmitt parlavano espressamente di “realismo politico” proprio perché la scienza del diritto tratteggiava il fenomeno statale come fenomeno essenzialmente politico. Si definiva in questo modo un’idea di “stato giusto” cioè un modello di stato che rispondeva alle esigenze dell’ordine concreto di vita di un dato popolo. Sulla base di queste considerazioni possiamo notare come la cultura contemporanea abbia cancellato la visione politica della vita sociale per sostituirla con quella economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente le concezioni esposte nel libro di Carlo Lavagna sono espressione di una realtà sociale molto diversa da quella del XXI secolo, tuttavia la lettura di questo testo è assolutamente raccomandabile in un’epoca in cui il dibattito politico verte su aspetti inessenziali e secondari per la vita dei popoli. Tanto più che le varie ipotesi di riforme costituzionali che vengono periodicamente dibattute, sono generalmente volte a penalizzare il momento della decisione per dare spazio a un’infinita discussione, col risultato di lasciar incancrenire i problemi che affliggono la comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">I costituzionalisti possono quindi trovare in questo testo stimolanti ipotesi di approfondimento e di elaborazione teorica per uscire dalla palude di dibattiti culturali obsoleti e insignificanti.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Carlo Lavagna, <em>La dottrina Nazionalsocialista del Diritto e dello Stato</em>, Associazione Culturale Thule Italia, Roma 2010, pp.146, € 20,00.</p>
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