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	<title>Centro Studi La Runa &#187; mithra</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Mithra-Phanes: il dio splendente. Alcune osservazioni sui rapporti fra mithraismo romano e orfismo greco</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 16:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Arcella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mitologia e religione greca]]></category>
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		<description><![CDATA[L'archetipo orfico del “dio splendente” contribuiva a fecondare - insieme con altri elementi - una nuova e originale creazione di religiosità misterica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mithra-phanes-il-dio-splendente.html' addthis:title='Mithra-Phanes: il dio splendente. Alcune osservazioni sui rapporti fra mithraismo romano e orfismo greco '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Le iscrizioni mitriache in lingua greca</em></strong></p>
<div id="attachment_9190" class="wp-caption alignright" style="width: 218px"><img class="size-medium wp-image-9190" title="Rilievo con Phanes, II sec. ca. Modena, Museo Civico Archeologico, inv. 2676." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/phanes-208x300.jpg" alt="Rilievo con Phanes, II sec. ca. Modena, Museo Civico Archeologico, inv. 2676." width="208" height="300" /><p class="wp-caption-text">Rilievo con Phanes, II sec. ca. Modena, Museo Civico Archeologico, inv. 2676.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1931, alle falde dell&#8217;Aventino, in via della Marmorata, presso l&#8217;arco di S. Lazzaro, fu scoperto un gruppo d’iscrizioni in lingua greca, forse appartenenti a un mitreo da porsi in relazione col vicino Emporio che, in età imperiale romana, era frequentato da mercanti stranieri e da schiavi di lingua greca (1). Fra queste iscrizioni, ve n’è una<em> </em>che richiama la mia attenzione per i significati di <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religiosità</a> misterica che ne emergono sulla connessione fra mithraismo romano di età imperiale e orfismo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;" align="center">Dìi Elìo Mitra</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">Phàneti</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">ierèus kài patèr</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">benoùstos sùn tois</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">uperètais teoù anèteke</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Da questa epigrafe si evince che il dio Mithra, in questo centro di culto in Roma, nella prima metà del II secolo d.C., è assimilato a Zeus e ad Helios, ma anche a Phanes, divinità greca legata alla <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religiosità</a> orfica (2).</p>
<p style="text-align: justify;">Tale testimonianza di un sincretismo orfico-mitriaco non è isolata; essa si colloca in un complesso di evidenze archeologiche, di rilievo storico-religioso, che vanno esaminate per l&#8217;universo di significati simbolici e mitici cui rimandano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il rilievo di Modena</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel rilievo mitriaco conservato nel museo di Modena il giovane Mithra nasce da un uovo in fiamme (3). Il suo corpo è avvolto da un serpente – figura costantemente presente nella tauromachìa – mentre sul suo petto si notano, da sinistra a destra: una testa di leone, l&#8217;ariete e il capro, figure dense di significati simbolici ed anche astrologici. L&#8217;ariete è stato letto dal Merkelbach come una variante del lupo mentre il capro come una variante del cane, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> che questo studioso collega rispettivamente al passato e del futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo quindi alla presenza di un’assimilazione di Mithra a Chronos, quale si evince dal rilievo di Emerita (4) e dalle figure leontocefale che compaiono in altri sculture mitriache (5).</p>
<p style="text-align: justify;">La divinità del rilievo di Modena è alata, dal suo capo si dipartono raggi solari, dietro la sua gola si osserva la falce lunare; in una mano regge la folgore e nell&#8217;altra uno scettro, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> universali di sovranità e regalità, ampiamente documentati nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> storico-religiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">La divinità alata è racchiusa nello zodiaco, mentre ai quattro angoli si osservano i busti delle divinità eoliche. Lo scettro ha nel rilievo una funzione portante dello zodiaco rappresentato in forma ovale, a indicare che Mithra ha creato e sorregge il mondo, lo scettro avendo una funzione di <em>Axis mundi</em>, di asse portante, a rilevare la funzione cosmica e assiale del dio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-delle-credenze-e-delle-idee-religiose/179" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-5197 alignleft" style="margin: 10px;" title="storia-delle-credenze-e-delle-idee-religiose" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storia-delle-credenze-e-delle-idee-religiose-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>Le zampe di Mithra sono di montone per cui è chiara l&#8217;assimilazione di Mithra a Pan. Occorre qui ricordare che in greco antico, oltre al nome del dio Pan, esiste l&#8217;aggettivo <em>pan</em>, dalla pronuncia uguale, che significa “tutto”. I due vocaboli non hanno la stessa radice etimologica, ma la medesima sonorità indica che il nome del dio è connesso al senso dell&#8217;aggettivo. I piedi di montone stanno a indicare il carattere universale della divinità, la sua valenza di totalità cosmica.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aspetto simbolico più interessante, ai fini del rapporto con l&#8217;orfismo, è l&#8217;uovo in fiamme da cui il dio emerge e che ha originato e messo in moto la volta celeste rappresentata dallo zodiaco. Questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di Mithra originato dall&#8217;uovo si ritrova anche nel rilievo di Vercovicium (6), presso il Vallo di Adriano in Gran Bretagna, dove il dio emerge dall&#8217;uovo, dalla sua metà inferiore, mentre la parte superiore dell&#8217;uovo cosmico è al di sopra e intorno al dio. Anche in questo caso, dall&#8217;uovo cosmico ha origine la volta celeste, come testimonia lo zodiaco raffigurato nella parte superiore dell&#8217;uovo. I due solstizi sono raffigurati in alto e in basso, mentre i due equinozi sono ai lati, rappresentando i punti mediani in cui l&#8217;equatore celeste incrocia l&#8217;eclittica solare, secondo la visione geocentrica di quel tempo e sono i punti astronomici ed astrologici legati e consacrati a Mithra &#8211; secondo la testimonianza di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> &#8211;  quale dio mediano (<em>teòs mesìtes</em>), secondo quanto ci riferisce Plutarco  (7).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> ci conduce a quel dio greco che si è originato dall&#8217;uovo: Phanes-Eros, la divinità primordiale orfica, della quale ora vogliamo considerare le caratteristiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="text-align: justify;"><em>Il simbolo dell&#8217;Uovo Cosmico</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta una serie di fonti greche (da Damascio a Proclo, da Ermia ad Achille commentatore di Arato fino all&#8217;<em>Inno</em> VI) e le raffigurazioni vascolari, menzionano l&#8217;uovo quale <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> fondamentale dell&#8217;orfismo, un simbolo che concerne le origini della nascita del cosmo e che quindi allude ad un mito cosmogonico (8), un simbolo peraltro presente in numerose altre culture tradizionali occidentali e orientali, ma anche delle civiltà pre-colombiane, sì da poter dire che si è alla presenza di un simbolo universale. Tali fonti sono integrabili con le risultanze archeologiche relative all&#8217;antica Grecia, con particolare riferimento ai corredi funerari.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcune tombe della Beozia è raffigurato Dioniso che reca in mano un uovo a significare non solo l&#8217;immortalità, ma anche il valore di resurrezione che assume questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> (9). In alcuni corredi funerari sono stati ritrovati oggetti che riproducono uova col probabile intento di richiamare il significato sacrale di questo simbolo. Pur non avendosi la certezza che tali corredi funerari appartengano a iniziati orfici, tuttavia questo simbolo ha un fondamento rituale connesso al <em>post-mortem</em>, nel senso della rinascita a una nuova vita (10).</p>
<p style="text-align: justify;">Le fonti greche (Plutarco, Damascio, Proclo, Ieronimo, Ellanico, Atenagora, etc.) ci riferiscono che dallo scomporsi dell&#8217;uovo si originano il cielo e la terra, che sono le due diverse manifestazioni che simboleggiano, su un piano mitico, i due princìpi ontologici approfonditi dai filosofi neoplatonici nelle loro speculazioni sulle dottrine orfiche; tali princìpi sono le “forme formanti”, gli archetipi creativi del mondo e quindi, in una dimensione primordiale, l&#8217;uovo rappresenta il “germe” costitutivo dell&#8217;intera manifestazione universale ed è quindi il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della totalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Achille, tardo commentatore di Arato (Isagoge ad Arato, Phen.4; fr.70 Kern) riferisce: “<em>la forma che noi diamo allo sfero gli orfici dicono che è simile a quella dell&#8217;uovo. Lo stesso modo di essere che ha il guscio nell&#8217;uovo, il cielo lo ha nell&#8217;universo, e come l&#8217;ètere sta attaccato al cielo tutto intorno, così la membrana sta attaccata all&#8217;uovo</em>”. L&#8217;uovo è visto, pertanto, come una rappresentazione in miniatura del cosmo, che nasce dal “sacrificio” dell&#8217;uovo cosmico la cui apertura in due parti, origina il cosmo inteso come ordine universale, con i movimenti dei pianeti, del sole della luna, e delle stelle nel quadro della visione geocentrica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema del sacrificio primordiale &#8211; cioè di un atto di rottura che è, al tempo stesso,  un atto trasformativo, vivificante e salvifico – quale evento cosmogonico,  presenta un carattere universale, comparendo in molteplici  tradizioni religiose orientali e occidentali. Dal “sacrificio” di un caos pre-cosmico, nasce l&#8217;ordine cosmico, i suoi movimenti regolari, le orbite dei pianeti, il passaggio del sole attraverso le costellazioni dello zodiaco, che sono, in realtà, rappresentazioni figurate che l&#8217;uomo si è formato dei vari gruppi stellari, secondo analogie e somiglianze che l&#8217;uomo proietta su di essi. La tauromachìa mitriaca rientra nello stesso ordine d’idee, dal sacrificio del toro primordiale scaturendo la vita cosmica e il suo ordine, come si può osservare dal mantello di Mithra sul quale è raffigurato il cielo stellato e i pianeti, a significare che il dio solare, nell&#8217;atto del sacrificio, dà vita e ordine all&#8217;universo.</p>
<p style="text-align: justify;">Proclo (in Tim. 30 C-D) nel coniugare aspetti mitologici e aspetti dottrinali, tende quasi a personificare il germe da cui trae vita l&#8217;intero cosmo e ci dice che “ come l&#8217;essere vivente contiene già distinte tutte quelle caratteristiche che nell&#8217;uovo erano in germe” “&#8230;..proviene dall&#8217;uovo primigenio nel quale è in germe l&#8217;essere vivente”. L&#8217;uovo è la potenzialità germinale che contiene in nuce tutte le caratteristiche  che si svilupperanno ben distinte nell&#8217;essere in crescita, sul piano della manifestazione cosmica.</p>
<p style="text-align: justify;">Damascio a sua volta ci dice: “<em>Poiché Orfeo affermò poi mégas Chronos, il Gran Tempo per mezzo dell&#8217;Etere divino formò l&#8217;uovo splendente di luce </em>”(fr.70 Kern).</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo quindi in presenza di una formulazione mitica che pone all&#8217;origine della vita universale una potenza autocreatrice, un Essere Primordiale dalla cui forza generante si origina il mondo. Il Grande Tempo, Mégas Chronos, forma l&#8217;uovo splendente di luce, dalla cui separazione nascono il cielo e la terra.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=49068&amp;a=1352543&amp;g=16629964&amp;url=http://www.webster.it/libri-orfeo_pitagora_estasi_arcaiche_armonia-9788887615661.htm" rel="nofollow" target="_blank"><img class="size-full wp-image-8968 alignright" style="margin: 10px;" title="da-orfeo-a-pitagora" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/da-orfeo-a-pitagora.jpeg" alt="" width="188" height="267" /></a><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristofane" target="_blank">Aristofane</a></span> adopera l&#8217;espressione “uovo del vento”, espressione conosciuta anche da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> (Hist. Anim.6,2, 559b, 20) e da Luciano (De sacrif. 6) per indicare un principio di vita costituito dalla stessa sostanza aerea che compone il vento quale “soffio di vita”. Tale locuzione serve a indicare la completezza e l&#8217;autonomia di un uovo- cioé di un’entità primordiale – che non richiede  apporti esterni per diventare feconda, ma ha già in sé tutta la potenzialità vitale. Nell&#8217;uovo, nel germe primordiale sono racchiuse tutte le possibilità di sviluppo che andranno poi a fluire nella manifestazione universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella scena della tauromachia mitriaca, il mantello di Mithra si gonfia e su di esso compaiono le stelle e i pianeti; quest’aspetto iconografico si spiega ipotizzando che il mito narrava di un “vento cosmico” che si solleva all’atto del sacrificio primordiale. Il sacrificio contiene in sé tutte le potenzialità della manifestazione universale, dalle stelle del mantello divino alla spiga di grano che sorge dalla coda taurina, anche in questo caso il cielo e la terra sono le “forme formanti” della vita universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa autonoma vitalità dell’Entità primordiale è una potenza generatrice, senza bisogno di alcun apporto esterno, che ha il suo principio vitale nello stesso “soffio” cosmico che lo permea, quel vento di cui parla <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> come un carattere essenziale dell&#8217;uovo orfico. Siamo quindi in presenza di un evento primordiale e pre-cosmico, nel senso di anteriore all’ordine del kosmos, aspetto questo particolarmente interessante e significativo, su cui avrò modo di ritornare fra poco, a proposito del significato dei miti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella prima filosofia greca, Anassimandro ha presente, nel suo sistema speculativo, un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> pressoché identico. Lo ps.Plutarco (A 10 DK, r.11) ci dice che, in conseguenza di un movimento interno che ne determina il dinamismo e la stessa vitalità, dall&#8217;inespresso <em>àpeiron </em>(il “senza limite”, il “principio” secondo la lettura di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span>) per separazione si origina il <em>gnòmon</em>, il “seme” o “germe”,  generatore del caldo e del freddo, dell&#8217;umido e del secco, princìpi costitutivi del reale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato giustamente evidenziato che “la somiglianza straordinaria del gnòmon con l&#8217;uovo germinato dal Chronos o dalla Nyx della cosmogonia orfica è evidente persino nella strutturazione espressiva che intende esprimere un&#8217;autogenerazione e conclude verso una dualità iniziale e creativa” (11).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8889015314/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8889015314" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9191" style="margin: 10px;" title="i-misteri-del-sole" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-misteri-del-sole-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>Secondo la teo-cosmogonia orfica l&#8217;uovo è scaturito da un inespresso Chronos principiale, la cui potenza creativa gli Hieròi lògoi ordinano intorno ad Adrastea “colei che fissa le leggi divine”, i <em>tesmòi</em>, i “regolamenti” anteriori all&#8217;ordine cosmico, ossia l&#8217;elemento pre-formale da cui per oggettivazione scaturiscono i <em>nòmoi</em>, le leggi fissate dalla celeste Adrastea per ordinare il corso della manifestazione universale. Altri frammenti orfici ci dicono che in principio non c&#8217;era <em>Chronos</em> ma la <em>Nyx Hieré</em>, la Notte Sacra, la potenza universale inespressa che è chiamata la “Nutrice degli dèi”, “Colei che dà vita agli oracoli” poiché contiene in sé tutto l&#8217;essere del mondo. E&#8217; la madre primordiale che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristofane" target="_blank">Aristofane</a></span> considera come la generatrice dell&#8217; “Uovo pieno di vento” (fr.1 Kern), quel vento primordiale e pre-cosmico di cui ho parlato poc&#8217;anzi. Questa cosmogonia orfica è ampiamente utilizzata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> e risale probabilmente alle “narrazioni degli antichi mitografi” pre-omerici cui accennano <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chronos : il Tempo primordiale.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Chronos orfico è una figura mitico-divina “<em>che non invecchia, la cui sapienza non perisce</em>” (Proclo, fr.72 Kern). Questa concezione, che trova puntuale riscontro nelle altre fonti greche, esprime il senso di un “Tempo senza tempo”, un “tempo primordiale”, un “tempo a-cronico” simile allo <em>Zervan akarana</em> della tradizione zervanita dell&#8217;Iran, raffigurato come un dio androgino che l&#8217;ermeneutica filosofica successiva spiegherà come il principio generativo di ogni cosa (12).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;avere in sé tutte le potenzialità germinative rende questa figura di Chronos un essere androginico che un Atenagora configura come un “Dragone”, sposo di Adrastea-Ananke, al tempo stesso sua “figlia” e sua “moglie”, generatrice dei prototipi da cui scaturiranno i germi costitutivi del cosmo. Non a caso nelle sculture mitriache è presente anche la figura di questo Chronos, raffigurato come un dio dalla testa di leone, un Tempo infinito, origine pre-formale dell&#8217;Uovo da cui scaturisce  Phanes, lo Splendente, che dà vita al mondo e ne regge l&#8217;ordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Phanes, il dio Splendente.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, da questo Chronos che non invecchia, quindi fuori del tempo, vivente in una perenne condizione a-cronica, scaturisce l&#8217;Uovo cosmico da cui sorge Phanes, un essere di luce, l&#8217;<em>Ekfainò</em>, “colui che porta la luce”, che è sostanziato di luce, un sostantivo che deriva dal verbo <em>fainò,</em> manifestare, far brillare. Pertanto <em>Phanes </em>(o <em>Eros </em>come è chiamato in altre fonti, a indicarne la natura androginica) è non solo colui che splende, lo splendore senza misura (<em>phaos askopon</em>), la “luce improvvisa, tanto splendente dal corpo di Phanes immortale” (fr. 86 Kern) ma anche il “Primo che appare” (fr. 75 Kern), quindi il “Primo vivente” colui che è celebrato come “femmina e padre” (frr. 81 e 98 Kern), essere androginico che da se stesso trae i primigeni elementi creativi del cosmo (13).</p>
<p style="text-align: justify;">La sua natura androginica rivela una capacità autogenerante per cui è posto al centro di un processo cosmogonico in cui si passa dal tempo “fuori del tempo” (<em>Chronos o Nyx</em>) ad una luce splendente da cui scaturisce la vita del cosmo e si originano le numerose articolazioni e differenziazioni della manifestazione universale. Per questo egli è detto anche <em>Protogonos</em>, il “Primo generato”, il Primigenio, il Principio vivente che trae da se stesso l&#8217;ordine universale (<em>kosmos</em>) su cui il mondo fonda la propria esistenza (14).</p>
<p style="text-align: justify;">Egli è anzitutto l&#8217;archetipo di ogni cosa esistente, che sviluppa da sé tutto il mondo che la sua natura androginica contiene sul piano della potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Protogonos</em> è sorgente di vitalità e fecondità – e torniamo al <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> dell&#8217;Uovo da cui egli nasce, simbolo che ha anche una valenza di fecondità e di generazione – ed è pure l&#8217;artefice, il demiurgo dell&#8217;ordine cosmico che ha generato, colui che ha creato la distinzione fra cielo e terra (le due metà dell&#8217;Uovo nelle sculture mitriache). Egli è anche il datore di vita, colui che ha creato lo <em>sképtron</em>, il sacro bastone simbolo di autorità spirituale, ma anche asse della manifestazione cosmica, come i rilievi mitriaci chiaramente illustrano (15).</p>
<p style="text-align: justify;">La tensione trasfigurante evocata da questa raffigurazione può essere compresa adeguatamente solo se la si colloca nella prospettiva della misteriosofia orfica volta alla reintegrazione dell&#8217;adepto verso l&#8217;unità primordiale che, essendo una unità androginica, postula, evidentemente, anche una interiorizzazione dei Misteri di Afrodite, come il <a title="Simposio" href="http://www.libriefilm.com/simposio/5315" target="_blank"><em>Simposio</em></a> platonico chiaramente dimostra (16), risentendo anche dell&#8217;influenza della misteriosofia eleusina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Mithra-Phanes</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em></em></strong>Si tratta ora di comprendere su quali basi, per il tramite di quali assonanze il dio Mithra viene assimilato a Phanes e quali implicazioni abbia tale assimilazione sotto il profilo delle mitologia e della cosmogonia mitriaca.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che nell&#8217;<em>Avesta</em> Mithra é qualificato come “la prima <em>luce che indora le cime dei monti</em>” (17) e che nel tempio ellenistico di Nemrut-Dagh, in Commagene (Turchia orientale) egli venga assimilato ad Apollo (18). Pur non essendo il sole, egli è una divinità solare nel senso che rappresenta la luce quale manifestazione del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mitraismo romano e nella scena della tauromachìa egli, pur distinto dal sole, ne è un alleato, che compie il sacrificio primordiale per ordine del dio Sole. Nei dipinti e nei rilievi mitriaci che rappresentano il rituale del pasto sacro, Mithra banchetta col sole dopo il compimento del sacrificio e ciò conferma la distinzione e la complementarietà delle due figure divine (19).</p>
<p style="text-align: justify;">La sua natura di divinità solare, <em>luminosa</em> e l&#8217;essere protagonista di un sacrificio primordiale dalle valenze cosmogoniche e salvifiche, sono gli elementi che consentono di accomunarlo a Phanes, il dio splendente  che, sorgendo dall&#8217;uovo cosmico <em>in fiamme </em>(quindi un uovo in combustione, “sacrificato”) e separando le due metà dell&#8217;uovo, crea il cielo e la terra e regge il “mondo” in senso cosmico, così come Mithra, uccidendo il toro primordiale, dà vita e ordine all&#8217;universo.</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i fenomeni religiosi, abbiamo l&#8217;affermazione trionfale di una divinità luminosa vivificante, cosmogonica e salvifica, com&#8217;è dimostrato sia dall’iscrizione del mitreo di S. Prisca (“<em>et tu servasti eternali sanguine fuso” </em>“<em>e tu salvasti anche noi con l&#8217;effusione del  sangue eterno” </em>con riferimento alla tauromachìa) sia dall’iconografia di Phanes il cui scettro è l&#8217;Axis mundi (20).</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambe le spiritualità misteriche abbiamo l&#8217;idea – per la verità comune a molte altre tradizioni – di un sacrificio, di un processo di dolorosa trasformazione, di “morte” da cui scaturiscono la vita cosmica e l&#8217;ordine cosmico.</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro nei rilievi mitriaci, come già si è visto, compare la figura di Chronos leontocefalo, raffigurazione che rimanda alla cosmogonia orfica, in cui dal Chronos che non invecchia e la cui sapienza non si spegne, da questo “Tempo eterno” scaturisce il germe, l&#8217;uovo, che contiene in sé tutte le potenzialità della manifestazione universale e nel quale avviene la combustione (l&#8217;uovo in  fiamme) da cui sorge il dio splendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Comune al mithraismo e all&#8217;orfismo è, in definitiva, l&#8217;impronta apollinea, non solo sotto l&#8217;aspetto mitologico ed iconografico della luminosità che sostanzia la divinità ma anche sotto l&#8217;aspetto sostanziale di una spiritualità nel segno della misura, dell&#8217;equilibrio e della compostezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto il primo aspetto Mithra è assimilato esplicitamente ad Apollo il cui culto è celebrato da Orfeo sul monte Pangaios secondo un frammento della Bassaridi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/eschilo">Eschilo</a></span> (21).</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al secondo profilo, Mithra è <em>mesìtes</em>, dio mediano sia nel senso di dio intermediario fra divino e umano (con una funzione analoga, per certi aspetti, a quella di Hermes nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> greca ufficiale quindi anche psicopompo, guida delle anime nel <em>post-mortem</em>) sia in quello di archetipo della Via Mediana, la via del “giusto mezzo” che riconduce al contatto col proprio centro interiore (non a caso gli sono sacri gli Equinozi in cui il giorno e la notte sono uguali come durata, evocando l&#8217;idea di ciò che è equilibrato, misurato), una tipologia spirituale che lo accosta, in parte, alle caratteristiche dell&#8217;orfismo, tutto centrato sulla catarsi, sulle discipline di purificazione e non sull&#8217;estasi dionisiaca.</p>
<p style="text-align: justify;">Permangono, tuttavia, anche alcune caratteristiche nettamente distinte fra i due fenomeni spirituali; il mitriaco sacrificio del toro non si concilia col rifiuto dei sacrifici cruenti tipico dell&#8217;orfismo, così come il consumo della carne nel pasto rituale fra l&#8217;Heliodromos e il Pater (rispettivamente 6° e 7° grado mitriaco) quale si evince dai rilievi mitriaci, non si concilia con il vegetarianesimo orfico.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si coglie tutta la peculiarità del mithraismo romano; siamo alla presenza di una formazione religiosa nuova – rispetto al Mithra indoiranico – in cui la teologia e la cosmogonia persiana sono reinterpretate alla luce della <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religiosità</a> misterica greca e, in particolare, di quella orfica, ben distinta dalla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> olimpica ufficiale. Su questo complesso sincretistico s’innesta il processo di romanizzazione, quale si desume da molteplici elementi (il vino quale bevanda rituale, l’uva, la mela e il pane quali cibi del pasto sacro, il titolo di Pater del massimo grado d’iniziazione); questa religiosità misterica, a differenza dell&#8217;orfismo, si struttura in una ben definita organizzazione a sé stante, che si può individuare in molteplici aspetti (i gradi iniziatici, i templi ipogei, i <em>collegia cultorum</em>, le cariche sacerdotali).</p>
<p style="text-align: justify;">Essa ha, sul piano storico-religioso, una sua fisionomia differenziata, nella quale confluiscono elementi vari di altre correnti misteriche (quella orfica, ma anche quella pitagorico-platonica con la dottrina della metempsicosi che sembra fosse insegnata nei sodalizi mitriaci e sulla quale avrò modo di soffermarmi in un successivo intervento), elementi inseriti in una nuova trama di rapporti, in cui ciascuna componente del materiale religioso preesistente si colloca in una nuova trama di rapporti ove assume nuovi significati e nuove funzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;archetipo orfico del “dio splendente” contribuiva a fecondare &#8211; insieme con altri elementi &#8211; una nuova e originale creazione di religiosità misterica.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong><br />
1) L. Moretti, <em>IGUR</em>, 108; <em>CIMRM</em>, I, 479. Cfr. , inoltre, i numerosi contributi sul tema in <em>Mysteria Mithrae</em> (Atti del Seminario Internazionale di Studi Mitriaci,Roma-Ostia 28-31 marzo 1978, Ed. J.Brill, Leiden, 1979, a cura di U.Bianchi).<br />
2) Per le fonti sull’orfismo v. O.Kern, <em>Orphicorum fragmenta</em>, Berolini, 1922; P.Scarpi (a cura di), <em>Le religioni dei Misteri</em>, I, Fondazione Lorenzo Valla-Mondadori, Milano, 2002, pp.349-437 e commento ivi, pp. 627 ss. Sull’orfismo esiste una vasta <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a>. Cfr., in particolare, M. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>, <a title="Storia delle credenze e delle idee religiose" href="http://www.libriefilm.com/storia-delle-credenze-e-delle-idee-religiose/179" target="_blank"><em>Storia delle credenze e delle idee religiose</em></a>, II, Sansoni, Firenze, 1979, pp.189-210 e bibl. critica ivi, pp.465-466; D. Sabbatucci, <em>Saggi sul misticismo greco</em>, Edizioni dell’Ateeno, Roma, 2^ ed., 1991, pp.85-126, caratterizzato da una prospettiva storicistica volta a cogliere la specificità religiosa dell’orfismo greco. Di particolare interesse – e con una prospettiva ermeneutica molto diversa da quella del Sabbatucci nel senso di una valorizzazione del contenuto “tradizionale” dell’orfismo e quindi della sua comunanza mitologica e cosmogonica con altre tradizioni spirituali orientali e occidentali – è l’ultimo studio di <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/" target="_blank">Nuccio D’Anna</a>, <a title="Da Orfeo a Pitagora" href="http://www.centrostudilaruna.it/da-orfeo-a-pitagora.html" target="_blank"><em>Da Orfeo a Pitagora. Dalle estasi arcaiche alle armonie cosmiche</em></a>, Simmetrìa, Roma, 2011, pp.17-76, ove coglie il rapporto di alterità/complementarietà dell’orfismo con la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/" target="_blank">religione</a> olimpica ufficiale (comparabile col fenomeno dei numerosi yoghi itineranti che circolavano nell’India al tempo della religione vedica ufficiale) nonché i nessi dell’orfismo col pitagorismo. D’Anna definisce l’orfismo come la confluenza e il coronamento delle molteplici correnti della religiosità dell’Ellade dell’età arcaica, richiamandosi all’analisi di Martin Personn Nilsson su cui v., in particolare, pp.17-19, ove l’orfismo si configura come un fenomeno religioso ben definito nei suoi elementi mitologici e rituali, pur non essendo un organismo strutturato su basi rigidamente gerarchiche ma presentandosi come una sorta di organismo fluido. Sui rapporti fra orfismo e pitagorismo e le comuni ascendenze apollinee, cfr. ID., op.cit., pp.148-166.<br />
3) Sul rilievo mitriaco di Modena v. R. Merkelbach, <em>Mitra</em>, Ecig, Genova, 1988, pp.267-368; 391-392.<br />
4) I rilievi mitriaci di Chronos leontocefalo sono numerosi. Cfr. R. Merkelbach, op.cit., pp.264-267; S. Arcella, <em>I Misteri del Sole. Il culto di Mithra nell’Italia antica</em>, Controcorrente, Napoli, 2002, pp.155-158.<br />
5) Sul rilievo di Emerita cfr. R. Merkelbach, op.cit., Fig.77, p. 395, con relativa e analitica didascalia.<br />
6) Sul rilievo di Vercovicium, cfr. ID., op.cit., p.406.<br />
7) Plut., <em>De Iside et Osiride</em>, 46,47; Porph., <em>De antro nymph.</em>, 18.<br />
8) Sul significato e le valenze di questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> cfr.N. D’Anna, op.cit., p.57 ss. La <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> su questo simbolo è limitata. Cfr. fra gli altri, R.Turcan, <em>L’oeuf orphique et les quatre éléments</em>, in <em>Revue de l’Histoire des Religions</em>, 1961, pp.11-23; M.L. West, <em>The Orphic Poems</em>, p.103, ss. che, oltre all’uovo, analizza il significato cosmogonico dei simboli dell’acqua e del tempo di cui si parla nel papiro di Derveni; P.G.Guzzo, <em>Il corvo e l’uovo. Un’ipotesi sciamanica</em>, in Bollettino d’Arte, 67, 1997, pp.123-128.<br />
9) Su queste risultanze archeologiche cfr. A. Bottini, <em>Archeologia della salvezza. L’escatologia greca nelle testimonianze archeologiche</em>, Milano, Longanesi, 1992, pp.64-85.<br />
10) Cfr. N. D’Anna, op.cit., p.58.<br />
11) ID., op. cit., p.60; sulla Nyx ed il suo rapporto “dialettico” con Gea, cfr. D.Sababtucci, op. cit., pp. 95-101.<br />
12) ID., op.cit., p.62 ove analizza l’aspetto dell’androgino. Per le fonti greche sul Chronos orfico, v. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, <em>Timeo</em>, 37-d (ove Chronos è considerato come una riproduzione di Aion, il tempo Eterno); Damascio (fr. 54 e fr. 60 Kern); Proclo (fr.72 Kern); Atenagora, Legat. pro Christ. 294 C.<br />
13) Cfr. W.K.C. Guthrie, <em>Orphéé et la religion grecque</em>, Paris, Payot, 1956, 113-120; R. Turcan, <em>Phanes.</em> Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Zurich, 1981-98, VII, 1, 1994, pp.363-364.<br />
14) Cfr. N.D’Anna, op.cit., p.64.<br />
15) Sul rilievo di Phanes conservato nel museo di Modena cfr. R. Merkelbach, op. cit., p. 392. Su Phanes Protogonos cfr. U. Bianchi, <em>Aspetti dell’idea di Dio nelle religioni esoteriche dell’antichità</em>, in SMSR, 28, 1957, pp. 115-133; G.Scalera-McClintock, <em>La teogonia di Protogonos nel papiro di Derveni. Un’interpretazione dell’orfismo</em>, in <em>Teologia e Filosofia</em>, II, 1988, pp.139-149.<br />
16) <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, <em>Simposio</em>, 189d- 192d (Adelphi, Milano, 1992).<br />
17) <em>Avesta</em>, Mithra-Yasht, X, 3-16. Su Mithra quale dio della luce nascente (“natus prima luce”) cfr. S. Arcella, op.cit., 140-143.<br />
18) Sui rilievi e il complesso iconografico di Nemrut-Dagh, cfr. R. Merkelbach, op.cit., pp.69-90.<br />
19) Sul pasto sacro cfr. i rilievi mitriaci e le relative analisi in R. Merkelbach, op.cit., pp. 157-159; S. Arcella, op.cit., pp. 100-103.<br />
20) Sui rinvenimenti epigrafici nel mitreo di S. Prisca in Roma, cfr. A. Epigr., 1941, nn.73-77; 1946, nn. 83-84, 1960, n. 211.<br />
21) Sugli stretti rapporti fra orfismo e apollinismo cfr. N. D’Anna, op.cit. pp.31-56; 148-166 e bibl.<em>ivi</em>.</p>
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		<title>Il mithraismo romano fra tradizione e innovazione spirituale: un ponte fra Oriente e Occidente</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 09:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Arcella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mithraismo-romano.html' addthis:title='Il mithraismo romano fra tradizione e innovazione spirituale: un ponte fra Oriente e Occidente '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Lo studio e la conoscenza del mithraismo romano – questo vasto e complesso fenomeno spirituale misterico che si diffuse nell&#8217;Impero Romano fra il I e il IV secolo d.C. ma i cui primi contatti con l&#8217;Occidente risalgono alla campagna militare  di Silla in Asia Minore ed a quella di Pompeo contro la pirateria nel Mediterraneo e, in particolare  contro i pirati Cilici – ha avuto una grande fioritura a partire dalla fine dell&#8217; 800 nell&#8217;ambito della cultura accademica europea di indirizzo storico-religioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-rituale-di-mithra-papiro-magico-di-parigi/8511" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5722" style="margin: 10px;" title="rituale-di-mithra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rituale-di-mithra.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a>La cultura universitaria non è stata, comunque, l&#8217;unica fonte di riscoperta del mitraismo romano. Altro contributo saliente è stato dato dalla cultura esoterica italiana di orientamento “tradizionale” e, in particolare, dalla rivista di studi esoterici <em>UR </em>che, nel 1927, pubblicò, per la prima volta, in Italia, il Rituale Mitriaco del “Gran Papiro Magico” di Parigi, con una introduzione ed un commento elaborati da esoteristi quali Arturo Reghini, Giovanni Colazza, <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, Giulio Parise (1).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1926, sulla rivista <em>Ultra</em> – organo della Lega Teosofica Indipendente di Roma, diretta da Decio Calvari -  il filosofo <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> pubblicò un saggio che, per la prima volta, forniva una lettura “sub specie interioritatis” dei Misteri di Mithra, andando ad illuminare in profondità il senso del percorso iniziatico simboleggiato dalla tauromachìa, scena centrale dell&#8217;iconografia dei mitrei in tutto l&#8217;Impero (2).</p>
<p style="text-align: justify;">Entrando subito nel merito dell&#8217;argomento del presente contributo, occorre partire dalla stratificazione culturale che, storicamente, si è formata nel culto di Mithra, nel quale alla radice indo-iranica si è sovrapposta la revisione zoroastriana che non nega  il dio-eroe, ma lo ricolloca e lo ridimensiona all’interno di una diversa gerarchia divina, in una nuova trama di rapporti. Questa formazione religiosa  si incontra, a sua volta, con la cultura filosofica e con la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> greca – nonché con l&#8217;astrologia babilonese  &#8211; negli stati ellenistici, nati dalla disgregazione dell’Impero d’Alessandro Magno e conosce le assimilazioni, le equiparazioni e i sincretismi di cui il santuario di Nemrut-Dagh in Commagene (nell&#8217;attuale Turchia orientale) è l’espressione più efficace e plastica (3).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-religioni-dei-misteri-vol-2-samotracia-andania-iside-cibele-e-attis-mitraismo/8450" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5727" style="margin: 10px;" title="religioni-dei-misteri" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/religioni-dei-misteri.jpg" alt="" width="200" height="307" /></a>Come si sia formato il mitraismo romano, è problema tuttora dibattuto fra gli studiosi. Franz Cumont lo leggeva come una riforma dell&#8217;antica <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> iranica, più precisamente come un mazdeismo riformato (4).</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi  sembra ormai accreditato l’orientamento che vede in questa <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> mistèrica <em>una formazione nuova ed originale, la quale riprende elementi significativi dell’antica spiritualità iranica e zoroastriana impregnata d’assimilazioni ellenistiche, ma ricollocandola in una trama di rapporti nuovi, che risentono dell’impatto con la cultura romana e nell&#8217;ambito dei quali ciascun elemento costitutivo – risalente al materiale preesistente – assume nuovi significati e nuove funzioni </em>(5).</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto a tale indirizzo interpretativo, il Merkelbach ha formulato una diversa ipotesi di cui ha riconosciuto la non dimostrabilità sul piano scientifico, ma che tuttavia possiede una sua plausibilità. Il mitraismo romano sarebbe stato fondato, secondo lo studioso tedesco, da una sola personalità religiosa, originaria di qualche stato ellenistico dell’Asia Minore e che alla profonda conoscenza della spiritualità iranica univa quella della cultura greca, in un momento storico in cui l’Asia Minore era già dominata da Roma e rientrava quindi nell’ambito dell’Impero (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Propongo, rispetto a quella del Merkelbach,  una ipotesi integrativa sulle finalità perseguite da questa (o da queste) personalità, di rango probabilmente sacerdotale; è un’ipotesi che scaturisce dalla coordinazione dei dati storico-culturali via via acquisiti e che, pur non potendo essere dimostrata con certezza, in mancanza di fonti, è tuttavia dotata di una sua verosimiglianza.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo fondatore religioso ( ma potrebbe trattarsi anche di un nucleo sacerdotale di fondatori e non necessariamente di una sola persona) avrebbe elaborato una nuova sintesi cultuale e culturale (e qui concordo con la teoria sull’aspetto innovativo), grazie alla quale si svincolava Mithra dal suo contesto originario ed adattando il culto mitriaco alla cultura greco-romana, <em>si  veicolava la religiosità iranica in Occidente, offrendo un potente sostegno alla coesione spirituale, etica e sociale dell’Impero Romano, in una prospettiva di difesa di quell’ordine internazionale di cui l’Impero era visto come garante. E’ la concezione  iranico-ellenistica dell’Impero come rappresentazione terrena dell’ordine cosmico che qui riemerge in una nuova forma, storicamente aggiornata.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Come Mithra, col suo atto salvifico primordiale (il sacrificio del toro primordiale da cui sarebbe scaturito l&#8217;Universo), ha dato vita ed ordine al cosmo, così l’Impero deve dare ordine e salvezza al mondo umano  ed il nuovo culto mitriaco deve offrire a tale istituzione sovranazionale la forza mistica e il sostegno etico per favorirne la coesione e la stabilità. Come Mithra ha combattuto e vinto contro il toro primordiale, così il nuovo Impero combatterà e dovrà vincere contro gli elementi disgregatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/zarathustra-e-il-mazdeismo/9" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5723" style="margin: 10px;" title="zarathustra-e-il-mazdeismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/zarathustra-e-il-mazdeismo-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Si consideri quanto è stato giustamente evidenziato dal Filippani-Ronconi (7) sulla base di una testimonianza di Velleio Patercolo (8 ),   in ordine ai rapporti fra mondo iranico-ellenistico e cultura romana: quando Silla giunse in Asia Minore e si incontrò con Mithridate,  i sacerdoti del re del Ponto dissero poi di aver visto sul capo del condottiero romano l’aureola dello <em>xvarenāh</em>, la “gloria di luce” sovrannaturale che connotava i comandanti protetti dal favore divino. E’ qui che la spiritualità iranico-ellenistica si incontra con la cultura romana, dando luogo a quel complesso sincretismo che conosciamo come mithraismo romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Intendo ora sintetizzare – come proposta e contributo al dibattito &#8211; gli aspetti salienti della originalità del mitraismo romano rispetto a quello iranico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>1)    La centralità e sovranità della figura di Mithra.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> indo-iranica Mithra è una delle figure divine più significative, accanto ad altre (ricordiamo la coppia Mitra-Varuna in India della quale ci parla  ampiamente Georges Dumézil), nel culto occidentale egli compare come figura unica e sovrana nell&#8217;ambito dei mitrei; infatti, in questi templi ipogéi la scena della tauromachìa ha sempre un rilievo preminente e centrale e nel linguaggio epigrafico compare quasi sempre la dedica al Mithra Sol Invictus (o, in molte varianti, al “<em>Deo Invicto Mithrae</em>”).</p>
<p style="text-align: justify;">Occorreva offrire il modello di un dio combattivo e invitto, quale riferimento per i legionari dell’Impero; questo dio è, al tempo stesso, il dio del patto e della giustizia, il “teòs dìcaios”, tutore della fedeltà e della lealtà, che domina incontrastato l’universo religioso dei suoi seguaci. Ciò non vuol dire che questo culto presentasse caratteri di esclusivismo e di settarismo, perché anzi la documentazione epigrafica disponibile dimostra come diversi sacerdoti di Mitra fossero anche seguaci di altri culti (9), la tolleranza ed il pluralismo religioso essendo una peculiarità fondamentale del mondo religioso romano, prima che il Cristianesimo divenisse la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> egemone.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>2)    Il vino quale bevanda rituale.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> indo-iranica pre-zoroastriana, il <em>Soma-Haoma</em> (<em>Soma</em> per gli indo-ari, <em>Haoma</em> per gli iranici) era la bevanda sacra ed estatica, che propiziava uno stato di apertura della coscienza in cui era possibile il contatto con la divinità (10).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mitraismo romano, questa bevanda è sostituita col vino (di cui abbiamo attestazioni attraverso i dipinti e le sculture dei mitrei che rappresentano la scena del pasto rituale), bevanda non solo adatta al clima ed alla vegetazione mediterranea, ma già dotata, nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana, sin da epoca arcaica, di un suo specifico significato religioso, essendo sacra a Giove. Era infatti il <em>Flamen Dialis</em> &#8211; il sacerdote di Giove &#8211; a tagliare e consacrare il primo grappolo d’uva al momento della vendemmia (11), durante una festa rituale – i <em>Vinalia</em> -  che aveva un suo posto ben definito nel calendario religioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo in presenza di un adattamento significativo del culto iranico originario, di un innesto iranico sul tronco della tradizione religiosa romana; ne risulta una nuova formazione in cui il vino è bevanda consacrata al dio invitto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><a href="http://www.libriefilm.com/deus-invictus/946" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5724" style="margin: 10px;" title="deus-invictus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/deus-invictus.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a>3) Il grado sacerdotale del </em><em>Pater.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul valore sacrale del concetto giuridico-religioso di <em>pater </em>nella tradizione romana sappiamo molto dalle fonti del diritto romano. Che il mitraismo romano abbia scelto proprio questo termine &#8211; e il relativo concetto &#8211; per designare il più alto grado della gerarchia misterica è sintomatico della volontà del fondatore (o dei fondatori) di entrare in consonanza con la <em>religio</em> romana, nonché con i <em>mores  maiorum</em> (i costumi degli antenati) e con l’impostazione stessa del diritto privato romano (12).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è da escludere che, in epoca più antica, nell’ambito esoterico del culto mitriaco iranico, i gradi di iniziazione culminassero nel <em>Perses</em>, poiché il Persiano, in quanto tale, è colui che regge spiritualmente il peso della nazione persiana, colui che personifica, per così dire, il genio religioso del suo popolo. E’ possibile, in altri termini, che non solo il titolo ma il grado di Pater sia stato aggiunto successivamente; sarebbe stato incomprensibile, infatti, presentare agli uomini del mondo romano un culto in cui il grado di iniziazione più alto fosse il Persiano, che, nel suo stesso nome, evocava un mondo religioso ma anche politico e militare &#8211; quello dei Parti &#8211; tradizionalmente ostile all’Impero Romano. Si tratta, comunque, solo di una ipotesi che mi sembra comunque dotata di una sua logica interna e  di una sua plausibilità. Posso peraltro aggiungere che il prof. Filippani Ronconi, nel corso di varie conversazioni private coi suoi allievi, ebbe a formulare tale ipotesi, della quale si mostrava  fortemente convinto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>4)    Saturno dio tutelare del Pater.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il legame fra il Pater e la tutela di Saturno è una ulteriore dimostrazione della romanizzazione del culto iranico. Saturno è il dio dell&#8217;età dell&#8217;oro che, secondo la tradizione, si sarebbe nascosto nel Lazio (dal verbo <em>latère</em> = nascondere), allusione simbolica all&#8217;occultamento della tradizione primordiale attraverso un centro iniziatico secondario di cui ci parla ampiamente l&#8217;esoterista <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> (13) e del quale, peraltro, si trovano tracce anche nella tradizione mitologica concernente Alba Longa. Stando alla testimonianza delle fonti, sul Campidoglio, ben prima che sorgesse Roma, esisteva la città di Saturnia (14).</p>
<p style="text-align: justify;">Porre il Pater  “<em>in tutela Saturni</em>” vuol dire ricollegare il culto mitriaco alle radici stesse della tradizione romana, colta nei suoi aspetti più interni e profondi. Siamo in presenza di un  recupero del retaggio arcaico, in una versione nuova, al fine di rivitalizzarlo e rilanciarlo come riferimento sacrale, destinato soprattutto ai legionari ed ai funzionari civili dell’ Impero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>5) </em><em>Mithra Sol Invictus e la teologia solare dell’Impero.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella seconda metà del III secolo, l’assunzione del culto del <em>Sol Invictus</em> quale culto ufficiale di Stato, da parte dell’imperatore Aureliano e l’inserimento nel calendario religioso della festività pubblica del <em>Natalis Solis Invicti</em>, pone il culto di Mithra in consonanza con una concezione sacrale dell’istituzione imperiale in cui l’<em>imperator</em> è l’emanazione stessa, sul piano terreno, della divinità solare (15). Questa affinità favorisce la sintonia fra il mitraismo e la cultura romana  e, dunque, la ulteriore diffusione del culto nelle varie province imperiali anche per effetto dell’atteggiamento più favorevole &#8211; seppure non ufficiale &#8211; da parte dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Che all’interno del tempio del <em>Sol Invictus</em> a Roma vi fosse una cappella dedicata al culto di Mithra denota l’instaurarsi di un clima politico più favorevole per questi Misteri, i cui santuari erano di solito ubicati in edifici pubblici, prevalentemente nei complessi termali e nelle adiacenze dei centri cittadini (16).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>6)    Mithra Sotér.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il sacrificio del toro primordiale e la nascita della vita universale (il mantello del dio ha l&#8217;aspetto di un cielo stellato) connotano questa divinità solare quale  salvifica anche ai fini della salvezza individuale. Il dio è anche mistagogo (guida dei misti nel percorso misterico dei 7 gradi di iniziazione) e psicopompo (ossia guida le anime nel <em>post-mortem</em>), aspetto peraltro già presente nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> iranica pre-zoroastriana (17). La peculiarità del Mithra romano sta nell&#8217;essere una figura unica e non quella egemone di un complesso universo di divinità. Le figure di Cautes e Cautopàtes – i dadòfori che recano le fiaccole rispettivamente verso l&#8217;alto e verso il basso – compongono, insieme a quella centrale del dio solare, la figura del “triplice Mithra”, figura ternaria ben nota nella storia delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>, ma comunque ben diversa dalla funzione e dalla collocazione che ha il Mithra iranico all&#8217;interno del <em>pantheon</em> persiano (18).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>7 ) Un dio esclusivamente misterico.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Infine, il  Mithra romano ha un profilo strettamente misterico, come si evince dalle caratteristiche dei mitrei – templi ipogéi adatti per piccole comunità di seguaci – e dall&#8217;assenza di qualunque riferimento, sia in sede epigrafica che sul piano iconografico, a forme di culto pubblico. Peraltro le fonti letterarie in materia, anche quelle cristiane, testimoniano di un culto articolato in gradi di iniziazione e quindi impostato su basi selettive ed élitarie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Mitra-tauromaco.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5725" style="margin: 10px;" title="Mitra-tauromaco" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Mitra-tauromaco.jpg" alt="" width="420" height="233" /></a>Tale fisionomia distingue nettamente il Mithra romano da quello iranico,che aveva una sua funzione su più livelli di partecipazione al culto. Il suo essere garante dei patti, della parola data, dell&#8217;amicizia in senso sacrale, aveva, in Iran, un significato interno, esoterico, ma anche una controparte pubblica, segnata da una più vasta partecipazione comunitaria al culto (19).</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, col mitraismo romano assistiamo al processo di romanizzazione e di rielaborazione originale di un culto che, nella sua terra di origine, aveva caratteristiche ben distinte rispetto a quelle che poi è andato ad assumere in Occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">La capacità che aveva il mondo romano di assimilare e rielaborare culti stranieri, conferendo loro l&#8217;impronta peculiare della propria identità culturale, ha, in questo fenomeno mistérico, una delle sue espressioni più caratteristiche e significative.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1)	Cfr. <em>Introduzione alla Magia</em> (a cura del gruppo di Ur), I, Mediterranee, Roma, 1971; UR (ristampa anastatica del testo originale, con introduzione di M.Scaligero), Tilopa, Roma, 1982; J. Evola, <em>La Via della realizzazione di sé secondo i Misteri di Mithra</em> (a cura di Stefano Arcella), Fondazione J. Evola-Controcorrente, Napoli, 2002, p.  142 ss.<br />
2)	J. Evola, <em>La Via della realizzazione di Sé secondo i Misteri di Mithra</em>, cit., p. 135 ss.<br />
3)	R. Merkelbach, <em>Mitra</em>, tr.it. Ecig, Genova,  1988; S. Arcella, <em>I Misteri del Sole. Il culto di Mithra nell&#8217;Italia antica</em>, Controcorrente, Napoli, 2002, pp.163-170.<br />
4)	F.Cumont, <em>Textes et monuments figurés relatifs aux Mystères de Mithra</em> (d&#8217;ora innanzi citato : MMM), I-II, Bruxelles, 1896- 1899; Id., <em>Les mystères de Mithra</em>, Bruxeles, 1913.<br />
5)	G.Sfameni Gasparro, <em>Il mitraismo: una struttura religiosa fra tradizione e &#8216;invenzione&#8217;</em>, in <em>Mysteria Mithrae</em>, Atti del Seminario Internazionale di Studi Mitriaci su “La specificità storico-religiosa dei Misteri di Mithra” a cura di Ugo Bianchi (Roma, 28-31 marzo 1979), J. Brill, Leiden, 1979, pp. 349.-383.<br />
6)	R.. Merkelbach, <em>Mitra</em>, cit., pp. 93 – 96. Di particolare interesse, per l&#8217;acume interpretativo, è il contributo di G. Sfameni Gasparro, <em>Il mitraismo: una struttura religiosa  fra &#8216;tradizione&#8217; e &#8216;invenzione&#8217;</em>, in <em>Mysteria Mithrae</em>, cit.,  ove si supera sia l&#8217;ipotesi del Nilsson – ripresa dal Merkelbach – del mitraismo come &#8220;creazione&#8221; di un&#8217;unica personalità religiosa, sia la tesi di F. Cumont che legge il mitraismo romano come una riforma del mazdeismo zoroastriano. L&#8217;orientamento della Gasparro è quello di vedere nel mitraismo romano «un fatto nuovo, una creazione religiosa unitaria, costruita peraltro con materiale antico, orientale ed ellenistico, in obbedienza ad un preciso disegno e per il soddisfacimento di particolari esigenze spirituali». (Id., <em>op. cit.</em>, p.350). L&#8217;aspetto innovativo del mitraismo romano e non la semplice riforma del mazdeismo è il dato su cui si pone l&#8217;accento secondo questa linea interpretativa molto convincente. Sul tema cfr. F. Cumont, <em>Les mystères de Mithra</em>, Bruxelles, 1913, pp. 25 – 29 ; M.P. Nillson, <em>Geschichte der Grieschischen Religion </em>(2), II, München, 1961, p. 675 ss..<br />
7)	Sulla concezione del mondo nella tradizione cario-iranica v. P. Filippani Ronconi, <em>Il senso morale della regalità iranica e i suoi rapporti con le istituzioni dell&#8217;Occidente</em>, (Due conferenze tenute l&#8217;11 maggio e il 1° giugno 1976 presso il Centro Culturale Italo-Iraniano), Roma, 1976 , p. 8 ss.; 16 ss. Le osservazioni esposte in queste conferenze sono da integrare ora con quelle contenute nell&#8217;ultima opera di questo illustre orientalista, <a title="Zarathustra e il mazdeismo" href="http://www.libriefilm.com/zarathustra-e-il-mazdeismo/9"><em>Zarathustra e il Mazdeismo</em></a>, Ed. Irradiazioni, Roma, 2006, p.117 ss., con particolare riferimento alla funzione “vittoriale” di Mithra ed al suo stretto rapporto con la concezione iranica della “gloria di luce”, lo <em>xvarenāh</em> regale. Sulle connotazioni della regalità nei regni ellenistici v. F. Cumont, <em>Les mystères de Mithra</em>, Bruxelles, 1913, p. 16 ss.;  R. Merkelbach, op. cit., pp. 73 – 79.<br />
8)	Vell.Pat., II, 24, 3.<br />
9)	 MMM 14 = CIL, VI, 1778; 15 = CIL, VI, 1779 ; 17 = CIL, VI, 510;MMM 18 = CIL, VI, 2151; MMM98 = CIL, VI, 501; MMM 24 = CIL, VI, 1675;  MMM 21 =  CIL, VI, 511 ; MMM24 = CIL, VI, 1675; MMM  98 = CIL, VI, 501.<br />
10)	 Sul <em>Soma &#8211; Hauma</em> fonti in  <em>Rg-Veda</em>, VIII, 48 ; X, 119 .Per la letteratura sul punto v. M. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>, <em>Storia delle credenze e delle idee religiose</em>, I, Sansoni, Firenze, 1979, pp. 231 – 234 (sul <em>soma </em>nell&#8217;india vedica); 350 – 351 (sull&#8217;<em>haoma</em> iranico).<br />
11)	 G. Dumézil, <em>La religione romana arcaica</em>, Rizzoli, Milano, 1977, pp. 125-129.<br />
12)	 Sul significato della paternità nella tradizione giuridica e religiosa della Roma antica v. Fustel de Coulanges, <em>La città antica</em>, Sansoni, Firenze, 1974, pp. 94 – 104; J. Evola, <em>Rivolta contro il mondo moderno</em>, Mediterranee, Roma, 1969 (ora: mediterranee, Roma, 1998),  pp. 321 ss.; J. Bachofen, <em>Le madri e la virilità olimpica</em>, tr. e intr. a cura di J. Evola, , 1972 2, p.65 ss.; 153 ss.; 180 ss..; J. Bachofen, <em>Il matriarcato</em>, tr. it., Einaudi,  Torino, 1988, I, p.88 ss.<br />
13)	 R. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, <em>Simboli della Scienza Sacra</em>, Adelphi, Milano,.1997, pp. 187-192.<br />
14)	 Le fonti per Saturnia sono: Varro, <em>De lingua latina</em>, V, 41-2; Dion. Hal. II,1; Macr., <em>Sat. </em>I,7, 24;.Verg. <em>Aen. </em>VIII 355-358; Serv., <em>ad Aen.</em>, VI 783. Cfr. A. Brelich, <em>Tre variazioni romane sul tema delle origini</em>, Edizioni dell&#8217;Ateneo, Roma, 1970, pp. 85-95 e, in particolare, pp. 90-91; G. Dumézil, <em>La religione romana arcaica</em>, cit. pp. 294-295; M E. Migliori, <a title="Origo gentis romanae" href="http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99origo-gentis-romanae.-ianiculum-e-saturnia.html"><em>L&#8217;Origo Gentis Romanae. Ianiculum e Saturnia</em></a>, in <em>La Cittadella. Quaderni di studi storici e tradizionali romano-italici</em>, Messina, n°38-39, aprile-settembre 2010, pp. 35-44.<br />
15)	F. Cumont, <em>Les mystères de Mithra</em>, cit., pp. 96 – 104; I. Chirassi Colombo, <em>Sol Invictus o Mithra</em>, cit., in M.M., p. 658 ss.  Sul carattere non ufficiale – seppur lecito &#8211; del culto di Mithra v. F. Panvini Rosati, <em>Il contributo della numismatica allo studio dei misteri di Mithra</em>, in <em>Mysteria Mithrae</em>, cit., pp. 551 – 555, con fonti e bibliografia ivi.<br />
16)	 S. Arcella, <em>I Misteri del Sole. Il culto di Mithra nell&#8217;Italia antica</em>, cit., pp. 35-42 (sulla topografia mitriaca, con note e bibl. ivi).<br />
17)	 P. Filippani Ronconi, <a title="Zarathustra e il mazdeismo" href="http://www.libriefilm.com/zarathustra-e-il-mazdeismo/9"><em>Zarathustra e il Mazdeismo</em></a>, cit., pp.111-115.<br />
18)	Id., <em>op.cit.</em>, pp.110-111.<br />
19)	Id., <em>op. cit</em>., p.113.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mithraismo-romano.html' addthis:title='Il mithraismo romano fra tradizione e innovazione spirituale: un ponte fra Oriente e Occidente ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Astrologia e alchimia</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 09:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miguel Serrano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo capitolo de La Resurrezione dell’Eroe (Settimo Sigillo), intensa operetta ermetica di don Miguel Serrano, tradotta e curata in Italia dal prof. Nicola Oliva]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/astrologia-e-alchimia.html' addthis:title='Astrologia e alchimia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<div id="attachment_2566" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><em><em><img class="size-full wp-image-2566" title="miguel-serrano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/miguel-serrano.jpg" alt="Miguel Serrano  (Santiago del Cile, 10 settembre 1917 – 28 febbraio 2009) " width="300" height="400" /></em></em><p class="wp-caption-text">Miguel Serrano  (Santiago del Cile, 10 settembre 1917 – 28 febbraio 2009) </p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>Il <a href="http://www.centrostudilaruna.it">Centro Studi La Runa</a> ha il piacere di pubblicare sul suo sito il primo capitolo de </em><em>La Resurrezione dell’Eroe (Settimo Sigillo), intensa operetta ermetica di don Miguel Serrano, tradotta e curata in Italia dal prof. Nicola Oliva. I riferimenti profondi del libro, non semplicemente politici, ma cosmologici e misterici, rendono fondamentale la lettura del libro in questo momento storico. Il primo capitolo inquadra tutta la materia con un riferimento al succedersi delle ere nel Grande Anno Zodiacale. Come si sa, noi viviamo agli sgoccioli dell’Età dei Pesci e ci apprestiamo ad entrare in una nuova Era – quella dell’Acquario – dalla quale si attende una nuova rivelazione spirituale, e si spera anche una rinascita umana. L’Età dei Pesci ha visto l’affermarsi del cristianesimo, peraltro in una sua interpretazione confusa e distorta. L’età dell’Acquario richiede un maggior senso di coscienza individuale: nel cuore dell’uomo nobile dovrà trovarsi l’“ubi consistam”, per non lasciarsi travolgere dalle acque del divenire terreno. Se l’immagine del Sacrificio del Toro segnò il passaggio dall’Età del Toro a quella dell’Ariete e se l’immagine del sacrificio dell’Agnello introdusse l’umanità all’Età dei Pesci, non ancora è chiara l’immagine archetipa che introdurrà all’Età dell’Acquario. Possiamo per ora lasciarla all’indeterminatezza, anche se è chiaro che forze antagoniste già ora si stanno preparando per affermarsi e imprimere il proprio sigillo agli anni a venire. È nostro auspicio che la vena aurea della spiritualità iperborea-atlantica-europea possa tornare alla luce e  affermarsi nelle nuove generazioni, anche grazie all’opera ispirata – opera ermetica, non banalmente ideologica – di uomini come don Miguel Serrano.</em></p>
<p style="text-align: justify;">§§§</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Astrologia e alchimia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2567" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788861480209"><img class="size-full wp-image-2567" title="CordoneDorato-SettimoSigillo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/CordoneDorato-SettimoSigillo.jpg" alt="Miguel Serrano, Il Cordone dorato" width="175" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Miguel Serrano, Il Cordone dorato</p></div>
<p style="text-align: justify;">La mia vivenza è la seguente: l’astrologia e l’alchimia si riferiscono egualmente ad un dramma segreto. Ci stanno rivelando in <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> un grande mistero. Le Ere astrologiche sono un Giorno nell’Anno delle Ronde. E ciascuno di questi Giorni ci offre un’Elargizione archetipica. Il Toro, la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare del toro, l’Ariete, quella del montone, di Rama, del Padre come Agnello. Quella dei Pesci, il Pesce di Kristos, il Figlio Solare. Nella costellazione del Toro, la stella principale è Venere, essendo entrata nel sistema solare come una cometa, per restare fissa come una stella. Il suo<br />
brillio rendeva visibili due corni luminosi, in modo che rappresentò il Toro del firmamento. Venere, la Verde, per gli egizi. Così l’adorazione del Toro è l’adorazione di Venere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> ci racconta che i re di Atlantide sacrificavano il toro, vestendo abiti dai colori rituali e coperti con il berretto frigio, consegnato dagli Dei. Questo accadde quando nacque la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> ariano-persiano-atlantidea di Mithra, il sacrificante del toro. Il sacrificio dell’agnello si compie agli inizi dell’Età dei Pesci. Astrologia ed Alchimia –perché ciascun pianeta rappresenta un metallo determinato come <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> di un processo di trasmutazione, che ci porta a conoscere, mediante entrambe, l’esperienza di morte e di resurrezione di un Dio. Per meglio dire, la trasmutazione di un Eroe in più di un Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se volessimo spiegare con maggior chiarezza e con parole semplici queste cose, per la loro intrinseca natura, ciò non è possibile. Sono questi territori occulti, molto difficili da transitare con l’intelligenza razionale. I cicli astrologici non sono assolutamente serrati; gli Dei muoiono, ma resuscitano nel successivo ciclo con abiti distinti, trasmutati. Il toro, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della luce nel Toro, muore in Ariete, sacrificato dall’Eroe Mithra, perché è passato a trasmutarsi nel suo opposto, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dell’ombra, delle forze cieche di una Natura corrotta, come lo fu a suo tempo il Drago. E, così, Mithra e Sigfrido sono una stessa persona, in lotta contro le potenze oscure. Mithra uccide il toro, Sigfrido il Drago. Ed entrambi sono una rappresentazione del Sole, Helios, loro Padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto di più sapevano gli antichi della storia degli uomini, rispetto agli “storici scientifici” attuali ed al loro irrisorio scientismo, si può vedere nel fatto che la loro Storia non era solo degli uomini, ma includeva anche gli Dei. Gli uomini e gli Dei. Dei che regredivano in uomini ed uomini che si convertivano in Dei. Animali che erano Dei –Dei con teste di animali-. Tutto l’Universo visibile è retto dai cicli delle costellazioni – che sono figure di animali-dei: leone, toro, ariete, ecc-.</p>
<p style="text-align: justify;">Inevitabilmente, l’Età dell’Oro primigenia si corrompe e porta a quella del Ferro. Invariabilmente tutto ritornerà a cominciare. E così <em>ab aeterno</em>, nell’Eterno Ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Crepuscolo degli Dei terminerà con la Resurrezione degli Dei. Ecco l’Astrologia, il Ciclo dell’Astrologia. Il Demone dell’Eterno Ritorno dello Stesso, nel più grande come nel più piccolo. Il Regno del Demiurgo e dei suoi archetipi illusori. L’Impero di Maya, l’Illusione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2569" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2569" title="dalai-lama-miguel-serrano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/dalai-lama-miguel-serrano1-300x171.jpg" alt="Tenzin Gyatso, l'attuale Dalai Lama, con Miguel Serrano" width="300" height="171" /><p class="wp-caption-text">Tenzin Gyatso, l&#39;attuale Dalai Lama, con Miguel Serrano</p></div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/astrologia-e-alchimia.html' addthis:title='Astrologia e alchimia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tradizione Primordiale e realizzazione ermetica</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 13:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un corpus unico di insegnamenti iniziatici tramite vie sotterranee si è perpetuato nel corso dei secoli, come è possibile ritrovarlo in autori greci, arabi, fino a giungere al Medioevo ed alla Rinascenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tradizione-primordiale-e-realizzazione-ermetica.html' addthis:title='Tradizione Primordiale e realizzazione ermetica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><div id="attachment_1841" class="wp-caption alignleft" style="width: 206px"><img class="size-medium wp-image-1841" title="Salomon Trismosis, Splendor Solis" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/alchemic_flask_b-196x300.jpg" alt="Salomon Trismosis, Splendor Solis" width="196" height="300" /><p class="wp-caption-text">Salomon Trismosis, Splendor Solis</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nell’ambito delle diverse civiltà, un’analisi alquanto superficiale ha sempre inquadrato le tradizioni d’Oriente come caratterizzate dalla via della Contemplazione e le tradizioni d’Occidente come caratterizzate dalla via dell’Azione; infatti, è importante ricordare come i segni di entrambe le vie di realizzazione siano riscontrabili sia in Oriente quanto in Occidente. A chi, soprattutto, ravvisa nelle civiltà orientali una specificazione di stampo puramente contemplativo e sacerdotale, non possiamo non ricordare l’illuminante dottrina guerriera dello Zen, ma anche le virili epopee dell’India vedica:”il <em>Brahman </em>crea una forma più alta e perfetta di se stesso, che è l’aristocrazia guerriera e la serie delle divinità guerriere&#8230;..non vi è nulla di superiore all’aristocrazia guerriera, e il sacerdote venera umilmente il guerriero quando ha luogo la consacrazione di un re”(1).</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla presenza simultanea in tutte le forme tradizionali di orientamenti sia sacerdotali quanto guerrieri, possiamo intuire come ciò non sia altro che il retaggio di una realtà superiore, di una realizzazione che primordialmente riuniva in sé le due vie dei <em>brahmana </em>e degli <em>kshatriya</em>, la casta originaria di Hamsa, che esisteva nel <em>Krita-yuga</em>, nell’Età Saturnia, che allo stato indifferenziato conteneva i quattro <em>varnas </em>successivi, quando il <em>Rex </em>era tanto <em>Imperator </em>quanto <em>Pontifex</em>&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’antico Egitto il Faraone, infatti, rappresentava una diretta manifestazione di Rà o di Horo, similmente nella tradizione indo-iranica il Re era considerato della stessa stirpe degli Dei e “ha lo stesso trono di Mithra, sorge col Sole” e all’Imperatore in Roma (e Pontefice Massimo) era associata una qualità trascendente, la qualità dell’<em>invictus</em>, essendo la massima espressione della solarità e dell’<em>imperium</em>…<em>sol dominus romani imperii</em>! Ciò a cui facciamo esplicito riferimento è quella dottrina ermetico-alchemica che in forme al quanto simili è stata presente in moltissimi civiltà, nel Taoismo, in India, ma anche nell’Islam: se all’ermetismo possiamo associare la parte più speculativa dell’arte, all’alchimia dobbiamo abbinare la parte strettamente operativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Un primo elemento su cui una chiarezza cristallina si deve assolutamente affermare è la nozione di dottrina, di un <em>corpus </em>unico di insegnamenti iniziatici, che tramite vie sotterranee si è perpetuato nel corso dei secoli, come è possibile ritrovarlo in autori greci, arabi, fino a giungere al <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> ed alla Rinascenza; la sapienza ermetica la ritroveremo dai <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> più alti della Romanità pagana fino alle espressioni della più sensibile metafisica cristiana; d’altronde, si noti come cattolici fossero Lullo ed Alberto Magno, oltre all’abate Pernety. Sull’unicità dell’arte ermetica, poi, varie ma non equivocabili sono le espressioni:”Notate che, quale pur sia il modo con cui [i filosofi ermetici] hanno parlato, natura è una sola, ed essi sono tutti d’accordo, e dicono tutti le stesse cose…sappiate che noi siamo tutti d’accordo, qualunque cosa diciamo. Accordate dunque l’uno con l’altro e studiateci; poiché l’uno rischiara ciò che l’altro occulta, e chi veramente cerchi, può trovare tutto”(2).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1842" style="margin: 10px;" title="alchemica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/alchemica-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" />Tale linguaggio, inoltre, si caratterizza per la sua enigmaticità, essendo appunto ermetico, esprimendosi con <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, allegorie e metafore che si ricollegano alla natura dei metalli, che assurgono ad una valenza essenzialmente spirituale, di trasfigurazione, di occultamento quanto di regale solarità: il senso rigenerativo dell’alchimia è nel suo principio di Verità trascendente, come processo trasmutatorio delle componenti organiche e psichiche dell’Uomo. Dato che le fasi alchemiche sono viste come dei veri e propri combattimenti, non sono insoliti <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> presi dal mondo cavalleresco, come la spada, il colpo di lancia, lo scudo, il cavallo: anche da ciò si giustifica l’aggettivo “eroico”, che noi applichiamo al percorso di rigenerazione ermetica. Ovviamente sono simbolici i metalli, i pianeti e le sostanze chimiche presi in considerazione nei manuali operativi. Si ritiene, infatti, che solo una conoscenza rara ed acquistata con un lavoro metodico possa garantire alle persone degne e preparate, predestinate per le loro  doti intrinseche, di accedere ai segreti o meglio ai “secreti” dell’arte. E’ meritevole di operare con successo chi é  in grado, dopo numerosi e faticosi tentativi, di sciogliere il groviglio di pseudonimi e sostanze arcane, di orientarsi nel caotico sistema di riferimenti, dove ogni cosa pare significare tutto e il suo contrario. Tutti gli altri sono sviati intenzionalmente per impedire che  s’impadroniscano di un potere e di una conoscenza che la loro indole non evoluta non può  che volgere il nulla: la <em>Bhagavad-Gita</em> recita che “Ciò che è giorno per il saggio, è notte per l’ignorante”.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal punto, è chiaro che il concepire l’arte alchemica come una spuria antesignana della chimica moderna, è sintomo di una forma mentis di natura scientista e modernista, che non riesce a cogliere la profondità trascendente del Magistero, dei suoi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, degenerandoli nelle fantasticherie e nelle ciarlatanerie dei cosiddetti soffiatori o bruciatori di carbone, che stoltamente ricercavano la trasmutazione materiale dei metalli: ”Se l’alchimia fosse una mera questione da ciarlatani, il suo linguaggio sarebbe improntato all’arbitrio e alla stoltezza; al contrario, essa possiede tutti i caratteri di una genuina tradizione…una dottrina organicamente coerente”(3). L’<em>Ars Regia</em>, designazione caratteristica della conoscenza ermetico-alchemica, deve, per i motivi che abbiamo summenzionato, essere considerata una filiazione diretta della Tradizione Primordiale ed Universale, significando un processo di ascensione spirituale che presenta quei tratti di eroicità, di qualità virili che ne riportano la dottrina alla Regalità Divina delle origini. Si manifesta una via realizzativa che si manifesta nei miti di tutte le forme assunte dalla Tradizione, che si prefigge il fine di riconquistare lo stato noetico assoluto, di “fabbricarlo” – da qui l’accezione di Opera -, secondo una visione della vita che non mira ad una devozionale adesione all’universale, ma ad una luciferina e titanica sfida contro il cielo, per il suo dominio, per la sua riconquista: ”Non temiamo di dire la verità. L’uomo vero è al di sopra di essi [degli dei celesti], o per lo meno uguale ad essi. Poiché nessun dio lascia la sua sfera per venire sulla terra, mentre l’uomo sale in cielo e lo misura. Onde osiamo dire che l’uomo è un dio mortale e che un dio uranio è un uomo immortale”(4).</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito, crediamo sia illuminante evidenziare la valenza simbolica dei miti greci e romani legati alla figura eroica di Ercole ed dell’iniziazione solare di Mithra, in cui le virtù eroiche e virili possono maggiormente esprimere la propria significazione ermetica. E’ fondamentale operare un iniziale separazione tra la figura dell’Ercole, greco o romano che sia, da quella dell’Ares greco, mentre un’assimilazione col Marte romano è più che accettabile. Mentre la divinità greca della guerra è associabile ad una natura violenta, ad una virilità selvaggia, Heracles e Marte rappresentano la “fissazione”, la sublimazione di tale <em>furor</em>, una virilità eroica, che manifesta la vittoria, simboleggiata dalle fatiche erculee, come cammino iniziatico di purificazione e di reintegrazione, che vede nel numen di Apollo il Principio immutabile e solare, a cui, appunto, tende l’azione eroica: ”in Roma come in Grecia con Eracle, si “conosce” la necessità (per la Via Eroica) di sublimare l’elemento guerriero con tratti ancora titanici (Ares, Marte “volgare”), si può vedere quanto sia univoca la Tradizione Occidentale, ritrovandovi la stessa legge presente nell’ermetismo alchemico, dove, esotericamente, essa definisce la “Via al Cielo” degli Eroi, cioè la stessa Tradizione di Roma”(5). Similmente nei misteri mithriaci si realizza un’impresa eroica, con l’uccisione del toro, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> dell’animalità microcosmica da superare, da vincere – nell’Opera ricorre spesso l’immagine di un mostro da abbattere e si usa l’espressione “tagliare le ali al drago”-; al grano germogliato dal sangue dell’animale caduto in Terra si avvicinano, in seguito, animali selvatici pronti a cibarsene, che, nel percorso iniziatico-simbolico, è importante allontanare, a conferma che le scorie combustibili non sono ancora del tutto esaurite: la fissazione regale si realizzerà con la vittoria di Mithra sul Sole stesso, esplicitando quella “violenza ai cieli”, di cui si parla nel Vangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso che Saturno, Re splendente dell’Età Aurea sia accosto simbolicamente al Sole, nella versione volgare o di purità spirituale: nella prima si realizza uno stato di totale passività, in cui Saturno, abdica per divenire un numen conio e sotterraneo; nella seconda una riconquistata autorità regale lo manifesta come Oro incombustibile, Zolfo spirituale. Non si dimentichi, infatti, come solo nell’oscurità si possano attuare le trasmutazioni di stato: nella palingenesi ermetica <em>nigrum nigro nigrius </em>si riferisce alla prima Opera di combustione di <em>tapas</em>, del fuoco ascetico, la <em>Nigredo</em>, e similmente non meravigli i profani come, proprio all’inizio di tale opera, l’oscura caoticità, assimilata al Piombo, corrisponda all’astro di Saturno. ”La pietra che i costruttori avevan gettato via è diventata la principale pietra d’angolo…testa d’angolo (<em>caput anguli</em>)”(6): similmente significativo è anche tale riferimento evangelico, che è diretto principalmente al Cristo (<em>summo angulari lapide</em>), che come pietra fondamentale ascende e si realizza in pietra d’angolo, cioè pietra di vertice, una chiave di volta, una Via al Divino, che, alchemicamente trasforma il Piombo in Oro. Non possiamo ora esimerci dal notare come le fasi del processo alchemico, come le varie tappe di una vera e propria realizzazione spirituale, che condurrà l’iniziato fino alla conquista dell’Oro Saturnio, cioè quella sublimazione degli stati sovraindividuali che permetterà l’attuazione di quell’Identità Suprema, siano il percorso inverso, dal punto di vista ontologico, delle quattro ere del grande ciclo: l’Opera al Nero, associata all’Età del Ferro ed all’inverno; l’Opera al Bianco, associata all’Età del Bronzo ed alla primavera; l’Opera al Giallo, associata all’Età dell’Argento ed all’estate; l’Opera al Rosso, associata all’Età dell’Oro ed all’autunno.  Infatti, <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, che pure limita la trattazione ai tre colori, nell’assimilazione dei colori e delle stagioni accenna, senza darvi seguito, a &#8220;rossa&#8221; estate e &#8220;aureo&#8221; autunno(7), unendoli nella trattazione o identificati con la &#8220;Iosi&#8221;, fase finale, la quale è appunto quella del &#8220;Rosso&#8221; autunno, nel quale si raccolgono i frutti.  La <em>Rubedo</em> è la fissazione finale e totale, ove si realizza la perfezione della Grande Opera: si ritorna alla Terra, ove si è estratto l’Oro come da una miniera, “il Diadema del Re”, Saturno ritornando sovrano primordiale…questa è la Via del segreto incomunicabile, questa è la Via dei pochi!</p>
<p style="text-align: justify;">Note:</p>
<p style="text-align: justify;">1)	<em>Brhadaranyaka-Upanishad</em> (I, IV, II);<br />
2)	Testo in <em>Introduzione alla Magia</em>, Edizioni Mediterranee, Roma, 1971, vol. II, p. 245;<br />
3)	Dalla <em>Prefazione </em>de <em>L’Alchimia</em>, <a title="Titus Burckhardt" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/titus-burckhardt/">Titus Burckhardt</a>, Paolo Boringhieri, Torino, 1961;<br />
4)	<em>Corpus Hermeticum</em>, X, 24-25;<br />
5)	<a title="Il nome segreto di Roma" href="http://www.libriefilm.com/il-nome-segreto-di-roma/39"><em>Il nome segreto di Roma</em></a>, <a title="Giandomenico Casalino" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/giandomenico-casalino/">Giandomenico Casalino</a>, Edizioni Mediterranee, Roma, 2003, p. 50-51;<br />
6)	<em>Salmo </em>CXVIII, 22; <em>Matteo</em>, XXI, 42; <em>Marco</em>, XII, 10; <em>Luca</em>, XX, 17;<br />
7)	<em>La Tradizione Ermetica</em>, <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, Edizioni Mediterranee, Roma,  p. 97.</p>
<p style="text-align: justify;">Saggio pubblicato sulla rivista <em>Hera</em> e successivamente inserito nel monografico dedicato all’Alchimia ne <em>I Misteri di Hera</em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tradizione-primordiale-e-realizzazione-ermetica.html' addthis:title='Tradizione Primordiale e realizzazione ermetica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le ultime novità della Fondazione Julius Evola</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 18:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvio degli Aurelii</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due Quaderni di testi evoliani pubblicati dalla Fondazione Evola, dedicati rispettivamente all'anticomunismo e ai misteri di Mithra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-ultime-novita-della-fondazione-julius-evola.html' addthis:title='Le ultime novità della Fondazione Julius Evola '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;">A gennaio del 2008 è stato pubblicato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, <em>Anticomunismo attivo</em>, n.43 della serie “I Quaderni di testi evoliani” pubblicati dall’editore Controcorrente di Napoli. Si tratta della raccolta di tutti gli articoli che <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> ha dedicato a questo problema dal 1938 al 1968. Curato da <a title="Marco Iacona" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marco-iacona/">Marco Iacona</a>, pur non configurandosi evidentemente come una monografia specifica, assume tuttavia carattere di completezza, specie se si tengono presenti i libri nei quali <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> aveva accolto il poco che aveva scritto sul comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola"><img class="alignleft size-medium wp-image-1532" style="margin: 10px;" title="evola_card10" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/evola_card10.jpg" alt="" width="199" height="245" /></a> Nella sua lunga introduzione, che in realtà è una vera e propria presentazione di un modo particolare di studiare il fenomeno rivoluzionario, <a title="Marco Iacona" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marco-iacona/">Iacona</a> fa notare con puntualità che gli studi evoliani non devono essere inquadrati nel consueto panorama della politologia accademica, ma scaturiscono dal retroterra dottrinale nel quale si collocava <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>. Lo stesso fenomeno rivoluzionario viene affrontato nei suoi contenuti culturali e tendenzialmente pervertitori, poi nel significato che ha assunto nei confronti del diritto internazionale, la sua tendenza alla “rivoluzione permanente”, il suo tendere al capovolgimento dei tradizionali valori politici e sociali che avevano retto l’Europa nel corso dei secoli. Un discorso a parte va fatto per le riflessioni evoliane sul ’68 e i tentativi velleitari fatti da alcuni giovani di costruire una specie di schieramento “nazi-maoista” che visto 40 anni dopo, mostra solo l’inconsistenza culturale e politica di molti giovani di quel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche mese prima era stato pubblicato il n. 42 dei “Quaderni di testi evoliani” dedicato a <em>La via della realizzazione di sé secondo i Misteri di Mithra</em>. Curato da <a title="Stefano Arcella" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/stefano-arcella/">Stefano Arcella</a>, il libro può essere diviso in due parti. La prima comprende un lungo saggio introduttivo scritto dal curatore che delinea il “luogo storico” del mithraismo, e poi due articoli evoliani sui Misteri di Mithra, due sul natale solare e altri due sull’imperatore Giuliano. La seconda parte del testo, configurata come un’Appendice, è formata da una introduzione di <a title="Stefano Arcella" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/stefano-arcella/">Arcella</a> al Rituale mithriaco e dallo stesso testo del rituale quale era stato presentato, tradotto e commentato nella rivista UR.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si vede, si tratta di un libro di interesse che illumina su alcune prospettive evoliane, specie se si tiene presente che il primo articolo dedicato da <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> al dio Mithra risale al 1926 e il secondo fu scritto nel 1971, come a dire che l’attenzione per questa forma di misteriosofia non cessò mai e si snodò per tutto il tempo del suo impegno culturale.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-ultime-novita-della-fondazione-julius-evola.html' addthis:title='Le ultime novità della Fondazione Julius Evola ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Roma e il &#8220;Natale solare&#8221; della tradizione nordico-aria</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 09:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella tradizione aria, e a Roma in particolare, il tema del Natale ebbe una portata non soltanto religiosa e mistica, ma sacra, eroica e cosmica ad un tempo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/roma-e-il-natale-solare.html' addthis:title='Roma e il &#8220;Natale solare&#8221; della tradizione nordico-aria '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">Fra gli altri, a due risultati di non poco momento dovrebbe condurre la dottrina della razza sul piano spirituale: in primo luogo, con un ritorno alle origini, essa dovrebbe riportare alla luce i significati più profondi di tradizioni e di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, che si sono oscurati nei corsi dei millenni, sì da non sopravviverne che frammenti sparsi, decaduti in consuetudini e in feste convenzionali. In secondo luogo — e non senza relazione a ciò — la dottrina della razza dovrebbe ridestare la sensibilità per una concezione vivente del mondo e della natura, a limitare il potere di quella razionalistica, profana, scientista e fenomenicista, da cui l’uomo occidentale è stato sedotto ormai da secoli. E, in ordine a questo senso vivente e spirituale delle cose e dei fenomeni, i migliori punti di riferimento possono essere dati soprattutto dalle concezioni «solari» ed eroiche, che le più antiche tradizioni arie ebbero in proprio.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1342" style="margin: 10px;" title="Dies natalis" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/natalis.gif" alt="" width="253" height="223" />Ben pochi sospettano che le feste di questi giorni, che ancor oggi, nel secolo dei grattacieli, della radio, dei grandi movimenti di folle, si celebrano e nelle cosmopoli così come fra trincee, macchine di guerra e masse combattenti, continuano una tradizione remota, riportandoci ai tempi ove, quasi all’aurora dell’umanità, s’iniziò il moto ascendente della prima civiltà aria; una tradizione, in cui peraltro si espresse meno una particolare credenza degli uomini, che la gran voce delle stesse cose. Volendo qui dir qualcosa in proposito, va anzitutto ricordato un fatto da molti ignorato, vale a dire, che in origine la data del Natale e quella dell’inizio del nuovo anno coincidevano, non essendo questa data arbitraria, ma connessa ad un preciso avvenimento cosmico, al solstizio d’inverno. Il solstizio d’inverno cade, infatti, nel 25 dicembre, che è la data del Natale successivamente conosciuto, ma che nelle origini ha avuto un significato essenzialmente «solare». Ciò appare ancora in Roma antica: la data natalizia in Roma antica era quella del risorgere del Sole, dio invitto — <em>Natalis solis invicti</em> —. Con essa, come giorno del sole nuovo — <em>dies solis novi </em>— nell’epoca imperiale prendeva inizio l’anno nuovo, il nuovo ciclo. Ma questo «natale solare» di Roma del periodo imperiale, a sua volta, rimanda ad una tradizione assai più remota d’origine nordico-aria. Del resto, <em>Sol</em>, la divinità solare appare già fra i <em>dii indigetes</em>, cioè fra le divinità delle origini romane, ricevute da ancor più lontani cicli di civiltà. In realtà, come diremo, la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> solare del periodo imperiale, in larga misura ebbe il significato di una ripresa e quasi di una rinascenza, purtroppo alterata da vari fattori di decomposizione, di un antichissimo retaggio ariano.</p>
<p style="text-align: justify;">Già la preistoria italica preromana è ricca di tracce del detto culto solare: carri solari, dischi radiati, stelle radiate, croci d’ogni tipo, non escluse le croci uncinate incise p. es. in asce arcaiche rinvenute in Piemonte e nella Liguria. Per tal via può constatarsi il passaggio, nell’Italia antichissima, della stessa tradizione, che lasciò fin dall’età della pietra tracce consimili lungo tutti gli itinerari delle grandi migrazioni ano-occidentali e nordico-arie. <a title="Simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simboli</a>, segni, jerogrammi, notazioni calendariche o astrali rudimentali, figurazioni su vasi, armi od ornamenti, enigmatiche disposizioni di pietre rituali o di caverne, poi, più tardi, riti e miti sopravvissuti in civiltà più tarde, se studiati secondo i nuovi punti di vista propri all’indagine spirituale e razziale del mondo delle origini, forniscono peraltro testimonianze concordanti e univoche non solo circa la presenza di un culto solare unitario come centro della civiltà delle genti arie primordiali, ma altresì circa la speciale importanza che in esse aveva la data «natalizia», vale a dire quella del solstizio d’inverno, il 25 dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1343" title="sol_invictus2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sol_invictus2.jpg" alt="" width="198" height="276" />Ad evitare degli equivoci, sarà però bene ricordare ad una certa classe dei lettori quel che in questa sede abbiamo già avuto occasione di rilevare, vale a dire, che parlando di un culto solare preistorico non si deve per nulla pensare a forme inferiori di una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> «naturalistica»e idolatrica. E’ una fola, che l’antica umanità, e soprattutto quella della grande razza aria, divinificasse superstiziosamente i fenomeni naturali — vero è invece, che l’<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a> concepì i fenomeni naturali essenzialmente come <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> sensibili di significati superiori, spirituali — quindi, più o meno come sostegni spontaneamente offerti ai sensi dalla natura per poter presentire questi significati trascendenti. Che le cose fra la parte meno qualificata di un dato popolo antico talvolta possano anche esser andate altrimenti, ciò può esser concesso, ma evidentemente prova così poco quanto il fatto non raro del passare in forma di superstizioni bigotte perfino in alcuni culti cristiani, in certe popolazioni incolte e fanatiche del Sud. Prevenuto così un noto malinteso, il significato simbolico d’espressioni arcaiche arie, come «luce degli uomini», o «luce dei campi» — <em>landa ljòme</em> — date al sole, deve risultare chiaro ,e si può anche comprendere, che lo stesso intero corso del sole nell’anno, con le sue fasi ascendenti e discendenti, si presentasse parimenti nei termini di un grandioso <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> cosmico. In questa vicenda solare il solstizio d’inverno costituì una specie di punto critico, vissuto secondo una particolare drammaticità nel periodo in cui le stirpi arie originarie ancora non avevano lasciate regioni, nelle quali era sopravvenuto il clima artico e l’incubo di una lunga notte. In tali condizioni, il punto del solstizio d’inverno — il più basso dell’eclittica — apparve come quello in cui la « luce della vita » sembrava estinguersi, tramontare, sprofondarsi nella terra desolata e gelata o nelle acque o fra le cupe selve, da cui però ecco che subito di nuovo si rialza a risplendere di nuovo chiarore.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui sorge una vita nuova, si pone un nuovo inizio, si apre un nuovo ciclo. La «luce della vita», si riaccende. Sorge o nasce dalle acque l’«eroe solare». Di là dall’oscurità e dal gelo mortale viene vissuta una rinascita, una liberazione. Il simbolico albero del mondo e della vita si anima di nuova forza. E’ in relazione a tutti questi significati che già in tempi preistorici anteriori di millenni all’èra volgare una quantità di riti e di feste sacre andarono a celebrate la data del 25 dicembre, come data di nascita o rinascita, nel mondo così come nell’uomo, della forza «solare». Poco si sa che lo stesso tradizionale albero natalizio, ancora in uso in molti paesi e in parte anche in Italia, ma nella forma di una faccenda da bambini o, al massimo, da buone famiglie borghesi, è un’eco residuale proprio di quell’antichissima, severa tradizione aria e nordico-aria. Un tale albero, ricavato da un «sempre verde», <em>semper virens</em>, cioè da pianta che non muore nell’inverno, pino od abete, riproduce l’arcaico albero della vita o del mondo, che al solstizio d’inverno s’illumina di nuova luce, cosa espressa appunto dalle candelette che lo adornano e che vengono accese in quella data. E i «doni», di cui quell’albero è carico &#8211; oggi, semplici regali per bambini — raffiguravano effettivamente il simbolico «dono di vita» proprio alla forza solare che nasce o rinasce. Ma il momento in cui il <em>semper virens</em>, la pianta che non muore, si rinnova e si illumina è, nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> primordiale, anche quello in cui, come si è detto, l’“eroe solare” sorge dalle acque allo stesso modo che, secondo un rito continuatosi fino al <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> ghibellino dopo aver avuto una parte importante nelle leggende relative ad Alessandro Magno, l’albero cosmico è anche un albero «solare» avente un’intima relazione col cosiddetto «albero dell’impero» — <em>arbor solis</em>, <em>arbor imperii</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827212248"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/rivoltacontroilmondomoderno.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno" width="95" height="134" /></a>Ciò ci induce a considerare un altro aspetto assai interessante delle tradizioni in parola, per il quale vogliamo particolarmente riferirci all’antica romanità. Il mithracismo. o culto di Mithra, come è noto, è la tarda forma assunta dall&#8217;antica <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> ario-iranica (mazdea), in una formulazione particolarmente adatta per una mentalità guerriera. Diffusosi questo culto nella Romanità, sotto Aureliano la data del «natale solare o solstizio d’inverno», il 25 dicembre, si identificò a quella della celebrazione del <em>Natalis Invicti</em>, cioè della nascita di Mithra considerato come un eroe «solare».</p>
<p style="text-align: justify;">Circa il mithracismo a Roma, come si è accennato, sarebbe assai superficiale, se non addirittura grossolano, parlare <em>sic et sirnpliciter</em> di «importazioni» o «influenze orientali»: l’Oriente di quel tempo fu una cosa assai complessa, nella quale figuravano elementi molto eterogenei— ma fra di essi, indubbiamente, anche parti importanti e incorrotte del più antico retaggio spirituale delle genti arie e <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropee</a>. Nei riguardi della relazione che fu stabilita fra Mithra e il «natale solare» romano, un noto studioso ebbe dunque a rilevare assai giustamente, che con questo non si venne ad un’alterazione, ma piuttosto ad un rinnovamento del calendario romano secondo quel suo antico aspetto astronomico e cosmico, che esso aveva avuto ai tempi primi di Romolo e di Numa e che conferiva alle feste il significato di grandi simboli nella coincidenza delle date di esse con grandi epoche della vita del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1344" style="margin: 10px;" title="fuoco-solstiziale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fuoco-solstiziale.jpg" alt="" width="245" height="300" />Dopo di che, è importante esaminare l’attributo di <em>invictus-aniketos</em> — dato a Mithra — all’eroe solare — e alla stessa forza solare nella nuova concezione romana. E’ un attributo « trionfale ». Nelle originarie tradizioni ario-iraniche e affini esso è l’attributo di ogni natura celeste e, eminentemente, del sole, in quanto luce che vince le tenebre, forza luminosa urànica su cui mai quelle della notte e della buia terra prevarranno. Ma, a Roma, noi vediamo che lo stesso epiteto <em>invictus</em> diviene titolo imperiale, cesareo, e noi sappiamo che mithracismo, più che esser culto di una divinità astratta, voleva «indurre » per così dire — la stessa qualità di Mithra negli iniziati, per mezzo di una certa trasformazione della loro natura. E’ in ciò evidente la tendenza a comprendere anche in modo simbolico e analogico l’attributo «solare», sì da poter farlo valere per l’uomo e, propriamente, a controsegnare il tipo e l’ideale di una superiore umanità —per non dire addirittura di una «superumanità». Come il sole risorge, perennemente vittorioso sulle tenebre, così pure, in una perenne vittoria interiore sulla natura mortale e istintiva si compie un essere, che una mistica virtù rende, in via normale, eminentemente atto alla funzione di re, di capo, di duce. E’ così che in Mithra, l’“eroe solare“, fu venerato a Roma un <em>fautor imperii</em>; è così che si stabilisce un’intima relazione del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> solare con le idee di regalità e di impero, nella loro più alta forma. Siffatta relazione ebbe particolare risalto nelle tradizioni eroiche delle antiche genti arie, e noi, in questa stessa sede, ne abbiamo già parlato trattando della dottrina mistica della «gloria». Non volendo ripeter, dunque, cose già dette, ci limiteremo a ricordare la presenza degli stessi significati nell’antica Roma. La <em>victoria Caesaris</em>, cioè la mistica forza trionfale che, nel <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di una statuetta, dall’un Cesare veniva trasmessa all’altro, riflette esattamente le più antiche tradizioni ario-iraniche circa la regalità e il cosiddetto <em>hvarenò</em>: poiché, come già dicemmo nell’articolo ora ricordato, l’<em>hvarenò</em> valse come una misteriosa forza «solare» di invincibilità, e di «gloria», che investe i duci, fa di essi qualcosa di più che semplici uomini e li testimonia appunto con la loro vittoria.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1345" style="margin: 10px;" title="mithra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/mithra-300x279.png" alt="" width="300" height="279" />Un’antica effige romana di Sol raffigura questo dio simbolico con la destra levata nel gesto «pontificale» di protezione e con la sinistra che regge una sfera, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del dominio universale. In un’altra immagine si ravvisa però lo stesso dio che trasmette il globo all’imperatore, presso ad iscrizioni, le quali riferiscono appunto alla «solarità» la stabilità e l’<em>imperium</em> di Roma: <em>Sol conservator orbis</em>, <em>Sol dominus romani imperii</em>. Un altro medaglione particolarmente interessante reca nel retto l’imagine laureata dell’imperatore — con la testa, cioè, cinta del <em>semper virens</em>, della fronda imperitura: a tergo si ha il dio solare con la sfera, ma in più, vicino, una croce uncinata (che noi vediamo dunque presente anche in Roma antica) e la scritta: <em>soli invicto comiti</em> cioè: al dio solare, compagno invincibile. Ancora un’imagine conservata nel Museo Capitolino — ci mostra l’associazione del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di <em>Sol sanctissimus</em> con l’Aquila, con l’animale fatidico di Roma, che si pensava fosse anche quello, da cui lo spirito trasumanato degli imperatori morti veniva simbolicamente tratto dal rogo funerario in cielo. Testimonianze analoghe potrebbero esser facilmente moltiplicate. Non è azzardato dire, che esse ci parlano di un vero e proprio «mandato divino solare» quale anima viva di quella funzione imperiale cesarea, che, per noi, nel mondo antico, fu una specie di ultimo guizzo di significati arcaici a poco a poco perduti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella antica settimana romana il «giorno del sole» era il «giorno del signore» — e questo significato è sopravvissuto nei tempi successivi col termine di domenica, da <em>dominus</em>, signore, così come nella designazione germanica <em>sontag </em>o inglese <em>sunday </em>per lo stesso giorno di «festa» si e conservato letteralmente il significato di «giorno del sole» e, con esso, il riflesso dell’antica concezione solare ariana. Qualcosa della sapienza dei primordi sembra dunque essersi conservato, in un qualche modo, nella stessa festa attuale del Natale, per quanto la celebrazione dell’anno nuovo si sia da essa dissociata. Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> della luce vi si mantiene — si ricordino p. es. le parole del prologo del <em>Vangelo di Giovanni</em>: <em>erat lux vera, quae illuminat omnem hominem venientem in hunc mundum </em>-così come l’attributo di «gloria», che appare poco più sotto. In tracce monumentali del primo periodo romanica lo stesso <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della croce si unisce a quello solare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella tradizione aria e nordico-aria e nella stessa Roma lo stesso tema ebbe una portata non soltanto religiosa e mistica, ma sacra, eroica e cosmica ad un tempo. Fu la tradizione di una gente, alla quale la stessa natura, la stessa gran voce delle cose, parlò in quella data di un mistero di resurrezione, della nascita o rinascita di un principio non solo di «luce» e di nuova vita, ma anche di <em>imperium</em>, nel senso più alto e augusto del termine.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La difesa della razza</em> del 20 dicembre 1940.</p>
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		<title>Sull&#8217;iniziazione del guerriero</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 10:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Centro Studi La Runa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stefano Arcella approfondisce i contenuti dei saggi di Julius Evola relativi al culto di Mitra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sulliniziazione-del-guerriero.html' addthis:title='Sull&#8217;iniziazione del guerriero '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Più che una semplice cura da parte di <a title="Stefano Arcella" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/stefano-arcella/" target="_self">Arcella</a> dei saggi di <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Evola</a> relativi al mitraismo, ne è un approfondimento che si muove su due linee: storicizzare l&#8217;intuizione evoliana, cogliendone le matrici e il contesto; evidenziare l&#8217;ambizione metastorica di queste intuizioni, inserendole nell&#8217;ambito di una conoscenza che si muove sulla base di principi che, nella loro trascendenza, si collocano al di fuori del tempo. Sorta di contraddizione, dunque, che <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Evola</a> stesso, il giovane <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Evola</a>, teso fra la cultura accademica (<a title="Stefano Arcella" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/stefano-arcella/" target="_self">Arcella</a> ci ha ricordato in altre sedi i rapporti del maestro con Benedetto Croce) e l&#8217;acquisizione di una conoscenza dal carattere iniziatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa seconda propensione viene evidenziata dal rapporto manifesto che <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Evola</a> ebbe con la Lega Teosofica Indipendente di Decio Cavallai, da quello non manifesto, ma rintracciabile, con Arturo Reghini, fondatore del Rito Filosofico Italiano, e dall&#8217;influsso esercitato dall&#8217;antropologo Giovanni Colazza, collaboratore della rivista <em>Ur</em>, per indicare alcuni elementi del complesso entroterra culturale sul quale si costruì la personalità evoliana.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questa esigenza iniziatica deriva dunque il profondo interesse di Evola per il mitraismo in quanto tecnica del sovrasensibile, operazione efficace al di là del suo contesto storico, ma non per questo, evidenzia <a title="Stefano Arcella" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/stefano-arcella/" target="_self">Arcella</a>, sottratta all&#8217;analisi critica del fenomeno religioso storicamente collocato. Lo studioso romano ne conosce i testi originari nonché i lavori scientifici al riguardo, aggiungendo alla correttezza dell&#8217;analisi quello che solo una innnata capacità intuitiva e una specifica propensione potevano concedergli: l&#8217;analisi dei gradi del risveglio intesi come momenti d&#8217;una evoluzione individuale che egli stesso perseguiva. Ma che la situazione storica nella quale egli pur doveva operare non gli concesse, visto che il richiamo del potere alla tradizione romana cedeva il passo ad un accordo con una Chiesa che aveva perduto ogni traccia di volontà iniziatica. &#8220;In altri termini&#8221; &#8211; scrive <a title="Stefano Arcella" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/stefano-arcella/" target="_self">Arcella</a> &#8211; &#8220;già prima della Grande Guerra un ambiente esoterico avrebbe compiuto un&#8217;operazione rituale evocativa dell&#8217;aspetto profondo della tradizione romana, convogliando poi la forza evocata sulla persona di Mussolini, operazione in parte riuscita, ma poi emanatasi nel momento in cui Mussolini, per ragioni di opportunità politica, stipula il Concordato con la Chiesa cattolica&#8221; (pag. 112).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/imperialismopagano.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Imperialismo pagano. Il fascismo dinnanzi al pericolo euro-cristiano. Quarta edizione corretta e con due appendici. Heidnischer Imperialismus. Seconda edizione riveduta" /></a>Operazione alla quale un <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola" target="_self">Evola</a> entusiasta dovette credere, individuando nel fascismo quella &#8220;rivoluzione spirituale e politica propugnata in <em>Imperialismo pagano</em>, e che trasfuse nell&#8217;esposizione di un mitraismo colto nella sua più profonda spiritualità guerriera. Sì che da pura analisi di un&#8217;antica <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a>, come ci fa ben comprendere <a title="Stefano Arcella" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/stefano-arcella/" target="_self">Arcella</a>, la ricerca evoliana sul mitraismo descrive e caratterizza i contenuti di un presente animatoda forti stimoli di una rifondazione politica e spirituale, il cui fallimento introduce l&#8217;epoca moderna. Nella quale, abbandonate le speranze di una salvezza collettiva, ci si rifugia nel razionale pessimismo del Kali Yuga e nella coraggiosa accettazione d&#8217;un annientamento privo di residui, onde esprimere il dato di una rinascita libera da lasciti e da eredità.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p>Julius Evola, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788889015407"><em>La via della realizzazione di sé secondo i misteri di Mithra</em></a>.</p>
<p>Tratto da <em>Linea</em> del 21 febbraio 2008.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sulliniziazione-del-guerriero.html' addthis:title='Sull&#8217;iniziazione del guerriero ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Che cos&#8217;è il Natale?</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 16:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il significato simbolico del Natale e del solstizio d'inverno in uno scritto di J. Evola del 1972]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html' addthis:title='Che cos&#8217;è il Natale? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p align="justify">Vi sono riti e feste, sussistenti ormai solo per consuetudine nel mondo moderno, che si possono paragonare a quei grandi massi che il movimento delle morene di antichi ghiacciai ha trasportato dalla vastità del mondo delle vette giù, fin verso le pianure.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tali sono, ad esempio, le ricorrenze che come Natale ed anno nuovo rivestono oggi prevalentemente il carattere di una festa familiare borghese, mentre esse sono ritrovabili già nella preistoria e in molti popoli con un ben diverso sfondo, compenetrate da un significato cosmico e universale. Di solito, passa inosservato il fatto che la data del Natale non è convenzionale e dovuto solo ad una particolare tradizione <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>, ma è determinata da una situazione astronomica precisa: è la data del solstizio d’inverno.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-del-natale/1250" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiadelnatale.bmp" border="0" alt="Manlio Triggiani, Storia del Natale. Culti, miti e tradizioni di una festa millenaria" width="204" height="290" align="right" /></a> E proprio il significato che nelle origini ebbe questo solstizio andò a definire, attraverso un adeguato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a>, la festa corrispondente. Si tratta, tuttavia, di un significato che ebbe forte rilievo soprattutto in quei progenitori delle razze <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a>, la cui patria originaria si trovava nelle regioni settentrionali e nei quali, in ogni caso, non si era cancellato il ricordo delle ultime fasi del periodo glaciale. In una natura minacciata del gelo eterno l’esperienza del corso della luce del sole nell’anno doveva avere un’importanza particolare, e proprio il punto del solstizio d’inverno rivestiva un significato drammatico che lo distinguerà da tutti gli altri punti del corso annuale del sole. Infatti, nel solstizio d’inverno, il sole, essendo giunto nel suo punto più basso dell’eclittica, la luce sembra spegnersi, abbandonare le terre, scendere nell’abisso, mentre ecco che invece essa di nuovo si riprende, si rialza e risplende, quasi come in una rinascita. Un tale punto valse, perciò, nei primordi, come quello della nascita o della rinascita di una divinità solare.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882721406" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/orienteoccidente.bmp" border="0" alt="Oriente e Occidente" width="95" height="136" align="right" /></a> Nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolismo</a> primordiale il segno del sole come “Vita”, “Luce delle Terre”, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sole muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo “anno”, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un “mistero”. In esso la forza solare discende nella “Terra”, nelle “Acque”, nel “Monte” (ciò in cui, nel punto più basso del suo corso, il sole sembra immergersi), per ritrovare nuova vita. Nel suo rialzarsi, il suo segno si confonde con quello de “l’Albero” che sorge (“l’Albero della Vita” la cui radice è nell’abisso), sia “dell’Uomo cosmico” con le “braccia alzate”, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> di resurrezione. Con ciò prende anche inizio un nuovo ciclo, “l’anno nuovo”, la “nuova luce”. Per questo, la data in questione sembra aver coinciso anche con quella dell’inizio dell’anno nuovo (del capodanno). È da notare che anche <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">Roma antica</a> conobbe un “natale solare”: proprio nella stessa data, ripresa successivamente dal cristianesimo, del 24-25 dicembre essa celebrò il <em>Natalis Invicti</em>, o <em>Natalis Solis Invicti</em> (natale del Sole invincibile).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">In ciò si fece valere l’influenza dell’antica tradizione iranica, da tramite avendo fatto il mithracismo, la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> cara ai legionari romani, che per un certo periodo si disputò col cristianesimo il dominio spirituale dell’Occidente. E qui si hanno interessanti implicazioni, estendendosi fino ad una concezione mistica della vittoria e dell’<em>imperium</em>.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Come invincibile vale il sole, per il suo ricorrente trionfare sulle tenebre. E tale invincibilità, nell’antico Iran, fu trasferita ad una forza dall’alto, al cosiddetto “<em>hvareno</em>”. Proprio al sole e ad altre entità celesti, questo “<em>hvareno</em>” scenderebbe sui sovrani e sui capi, rendendoli parimenti invincibili e facendo si che i loro soggetti in essi vedessero uomini che erano più che semplici mortali. Ed anche questa particolare concezione prese piede nella Roma imperiale, tanto che sulle sue monete, spesso ci si riferisce al “sole invincibile”, e che gli attributi della forza mistica di vittoria sopra accennata si confusero non di rado con quelli dell’Imperatore.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Tornando al “natale solare” delle origini, si potrebbero rilevare particolari corrispondenze in ciò che ne è sopravvissuto come vestigia, nelle consuetudini della festa moderna. Fra l’altro un’eco offuscata è lo stesso uso popolare di accendere sul tradizionale albero delle luci nella notte di Natale. L’albero, come abbiamo visto, valeva infatti come un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> della resurrezione della Luce, di là della minaccia delle notte. Anche i doni che il Natale porta ai bambini costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il “Figlio”, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">[…]</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Avendo ricordato tutto ciò, sarà bene rilevare che batterebbe una strada sbagliata chi volesse veder qui una interpretazione degradante tale da trascurare il significato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e spirituale che ha il Natale da noi conosciuto, riportando all’eredità di una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> naturalistica e per ciò primitiva e superstiziosa.  […] Una “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> naturalistica” vera e propria non è mai esistita se non nella incomprensione e nella fantasia di una certa scuola di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">storia delle religioni</a> […] oppure è esistita in qualche tribù di selvaggi fra i più primitivi. L’uomo delle origini di una certa levatura non adorò mai i fenomeni e le forze della natura semplicemente come tali, egli li adorò solo in quanto e per quel tanto che essi valevano per lui come delle manifestazioni del sacro, del divino in genere. […] la natura per lui non era mai “naturale”. […] Essa presentava per lui i caratteri di un “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> sensibile del sovrasensibile”. […] Un mondo di una primordiale grandezza, non chiuso in una particolare credenza, che doveva offuscarsi quando quel che vi corrispose assunse un carattere puramente soggettivo e privato, sussistendo soltanto sotto le specie di feste convenute del calendario borghese che valgono soprattutto perché si t ratta di giorni in cui si è dispensati dal lavorare e che al massimo offrono occasioni di socievolezza e di divertimento nella “civiltà dei consumi”.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">* * *</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><em>Brani tratti dall’articolo </em>Natale solare ed Anno nuovo<em> apparso sul quotidiano </em>Roma<em> del 5 gennaio 1972.</em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolanatale.html' addthis:title='Che cos&#8217;è il Natale? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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