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	<title>Centro Studi La Runa &#187; massoneria</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>I Superiori Sconosciuti</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 10:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ponderoso saggio di Louis de Maistre si sofferma sull’importanza dell’opera di Guénon nell’ambito dell’esoterismo e della storia occulta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-superiori-sconosciuti.html' addthis:title='I Superiori Sconosciuti '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-5458" style="margin: 10px;" title="guenon" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/guenon1.jpg" alt="" width="199" height="296" />Le teorie del complotto che indagano su quel male assoluto rappresentato dalla globalizzazione hanno alle spalle una lunga storia che parte dalle teorizzazioni dell’abate Barruel a fine ‘700, per arrivare agli attuali piani mondialisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un punto di snodo di grande importanza nella formulazione di queste teorie è rappresentato dagli studi che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> ha dedicato all’argomento pubblicando articoli sulla stampa antimassonica, articoli che i lettori moderni possono trovare agevolmente in una ristampa: AA VV, <em>La polémique sur les “Supérieurs Inconnus”</em>, Archè, Milano 2003, pp.208. Il volume comprende anche testi di altri autori che trattavano il tema dei “Superiori Sconosciuti”: Louis Dasté, Gustave Bord, Benjamin Fabre, Charles Nicoullaud, Papus, Paul Copin-Albancelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8872522536/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8872522536" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8358" style="margin: 10px;" title="enigme" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/enigme-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Inoltre esiste uno studio monumentale di Louis de Maistre dedicato all’argomento: <a title="L'Enigme René Guénon" href="http://www.amazon.it/gp/product/8872522536/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8872522536" target="_blank"><em>L’Énigme <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> et les “Supérieurs Inconnus”</em></a>. L’autore ha effettuato un lavoro di ricerca sulle fonti che utilizzavano gli autori coinvolti nella polemica antimassonica. Le riviste che in Francia portavano avanti questa meritoria battaglia civile erano: <em>La Bastille, La France Antimaçonnique, Mysteria, Revue Internationale des Sociétés Secrétes</em>. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> scriveva su queste pubblicazioni con lo pseudonimo di “<em>Le Sphinx</em>”. Il dibattito sui temi in questione era animato principalmente dal mondo cattolico conservatore, ma vi contribuivano anche esoteristi come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, e perfino ex massoni e spiriti laici infastiditi dal settarismo delle logge.</p>
<p style="text-align: justify;">Le discussioni erano spesso imperniate sul tentativo di individuare i “Superiori Sconosciuti”, ovvero i personaggi che tiravano i fili dei burattini all’interno della massoneria, eventualmente tramite “logge coperte”, e che talvolta venivano indicati in persone in carne ed ossa, come Cagliostro o il Conte di Saint Germain, oppure venivano identificati negli ebrei, o nel diavolo stesso o, più verosimilmente, nell’insieme di idee-guida che ispiravano le logiche della sovversione. Si ipotizzava anche che gli “iniziati” avessero la facoltà di riunirsi “in astrale”, ovvero in una dimensione ultraterrena e non corporea nella quale avrebbero avuto modo di coordinare la loro azione sulla società.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spunto per la riflessione nasceva da uno studio di Benjamin Fabre: <em>Franciscus, Eques a capite galeato</em>. Si trattava di un saggio, pubblicato nel 1913, dedicato al marchese di Chefdebien, un alto iniziato che aveva cominciato la sua carriera massonica nella fase preparatoria della Rivoluzione francese per proseguirla sotto l’Impero. Lo studio di Fabre mostrava come Napoleone pensasse di controllare la massoneria introducendo i suoi ufficiali nelle logge, mentre in realtà era la massoneria che controllava l’Imperatore dei Francesi!</p>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche mettevano in luce i legami tra le logge francesi e gli “Illuminati di Baviera” di Weishaupt, nonché le ipotesi sul centro di potere ebraico che agiva attraverso la massoneria.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8360" style="margin: 10px;" title="polemique" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/polemique-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" />A partire da questi dati comincia la ricerca di Louis de Maistre, che indaga sul problema sempre aperto delle fonti di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, che il filosofo francese lasciava volutamente nell’ombra, sia per affascinare il lettore col suo stile ermetico, sia perché era convinto di esprimere verità tradizionali il cui valore era indipendente dalla personalità di chi le esprimeva. I più ardenti sostenitori di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> ritengono che l’opera del pensatore di Blois sia il più importante avvenimento culturale dalla fine del <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a>, ma anche senza arrivare a sostenere questa tesi occorre riconoscere che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> è una guida autorevole nel terreno scivoloso della storia occulta.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> negli articoli in questione attaccava la massoneria adeguandosi allo stile delle riviste su cui scriveva, tuttavia in opere successive articolò il suo giudizio sui liberi muratori, criticando le deviazioni moderne delle logge. C’è anche chi ha sostenuto che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> sarebbe stato una sorta di cavallo di Troia all’interno del mondo cattolico col compito di diffondere una mentalità più favorevole all’occultismo, ma secondo Louis de Maistre questo giudizio sembra discutibile poiché nel complesso la critica alla modernità di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> è simile a quella della cultura cattolica tradizionalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo della collaborazione a <em>La France Antimaçonnique</em>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> era in relazione con un personaggio enigmatico: Swami Narad Mani. Si trattava di un induista che avrebbe passato a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> della documentazione sulla teosofia che il filosofo avrebbe ampiamente utilizzato nel suo corrosivo saggio contro il sistema di pensiero di Mme Blavatsky.</p>
<p style="text-align: justify;">I testi di Narad Mani non sono particolarmente originali, e sostanzialmente riportano dati che potevano essere attinti da altre fonti. Inoltre Narad Mani era un sostenitore dello spiritismo, che era invece avversato da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>. Tuttavia alcune idee dello studioso indù devono aver influenzato la cultura esoterica, in particolare la tesi dell’esistenza di 33 logge dirette da un “Comitato occulto”. Si trattava di un’idea presente anche in Taxil: le 33 logge attraverso le quali i luciferiani governavano il mondo!</p>
<p style="text-align: justify;">Le fonti indiane menzionavano anche la <em>Teshu Maru</em>, un’organizzazione iniziatica degenerata che avrebbe fatto da supporto alla controiniziazione: ipotesi che eccitavano le fantasie dei cospirazionisti…</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/bestie-uomini-dei/767"><img class="alignright size-full wp-image-8361" style="margin: 10px;" title="bestie-uomini-dei" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bestie-uomini-dei2.jpg" alt="" width="200" height="277" /></a>È a questo punto che l’indagine verte sulla figura di Saint-Yves d’Alveydre che fornì a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> lo spunto per scrivere una delle sue opere più fortunate: <em>Il Re del Mondo</em>. L’idea di un regno sotterraneo governato da idee utopiche non era nuova, e sarà ripresa da Ossendowski nel suo celebre saggio <a title="Bestie, uomini, dei" href="http://www.libriefilm.com/bestie-uomini-dei/767" target="_blank"><em>Bestie, uomini e dèi</em></a>. Ossendowski qualificava la misteriosa figura del “Re del Mondo” come “Grande Sconosciuto”, un appellativo inquietante che quasi richiamava aspetti anticristici. Saint-Yves a sua volta si ispirava a Hardjji Scharipf Bagwandas, un indù il cui stile somigliava a quello di Narad Mani. Il rapporto fra Saint-Yves e Scharipf è documentato a partire dal 1885, l’anno in cui esplode l’affare Taxil: una singolare coincidenza…</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’opera di Saint-Yves fanno capolino città infernali e comitati segreti che dirigono gli avvenimenti mondiali: gli ingredienti del sistema di potere mondialista cominciavano a entrare nell’immaginario del mondo intellettuale. Inoltre Scharipf era verosimilmente un esperto della “via della mano sinistra”, la pratica tantrica che utilizzava stregoneria, negromanzia e magia sessuale come metodi per indebolire la personalità. Erano concezioni che trovavano riscontro in certe correnti della Cabala ebraica che influenzeranno notevolmente la classe dirigente massonica.</p>
<p style="text-align: justify;">Louis de Maistre individua altre fonti che hanno alimentato la misteriosa leggenda dell’<em>Agartha</em>: il pittore austriaco Alfred Kubin (1877-1959) dipingeva soggetti di carattere infernale che ispiravano la visione di un mondo in via di dissoluzione e in preda alla violenza. Kubin aveva scritto anche il romanzo <em>Die andere Seite</em> in cui descriveva un reame misterioso situato nel Turkestan e circondato da una “Grande Muraglia”: si tratta di temi che presentano analogie con quelli trattati da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> e da Ossendowski. Ne <em>Il Re del Mondo</em> <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> sosteneva che il satanismo consisteva proprio nella identificazione del “Re del Mondo” col <em>princeps hujus mundi</em>, ovvero nella confusione fra l’aspetto luminoso e l’aspetto tenebroso. Si trattava evidentemente di idee diffuse nel dibattito culturale, legate ai sentimenti di smarrimento che attanagliavano l’opinione pubblica in quell’epoca di incipienti cambiamenti sociali ed economici, oggi elevati all’ennesima potenza dalla globalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> partecipò anche alle attività di un gruppo detto dei “Polari”; si trattava di una associazione esoterica che si ispirava agli oracoli di Padre Giuliano, un eremita che viveva a Bagnaia, presso Viterbo, nei primi anni del ‘900. A questa figura si facevano risalire una serie di dati fantasiosi e non verificabili che tuttavia presentano somiglianze con quelli trattati da Saint-Yves e da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/errore-dello-spiritismo/210" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8363" style="margin: 10px;" title="errore-dello-spiritismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/errore-dello-spiritismo1-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Lo studio di Louis de Maistre cerca anche di approfondire l’eterno dilemma su cui discutevano e discutono ancor oggi i complottisti: la massoneria è nata autonomamente o è una creazione della comunità ebraica? Probabilmente la domanda è destinata a restare senza risposta: se è vero che sono testimoniate influenze ebraiche fin dal XVII secolo nell’<em>entourage</em> di Cromwell, tuttavia gli ebrei sono presenti in scarso numero nelle logge all’inizio del XVIII secolo, e probabilmente gli ebrei massoni di quest’epoca erano visti con sospetto dai loro stessi correligionari.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che si può documentare è la diffusione delle idee nate negli ambienti ebraici ispirati alle teorie di Sabbatai Tsevi e di Jakob Frank, che indicavano una “via della mano sinistra” in cui il vizio e il peccato erano la strada per raggiungere la salvezza. I seguaci di tali teorie erano verosimilmente organizzati in strutture segrete simili a quelle massoniche, nel comune intento di offrire alle masse l’illusione della libertà, con lo scopo di asservirle a un potere assai più cinico e dispotico di quello dal quale affermavano di liberarle.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella Cabala il contatto con forze demoniache aveva acquisito sempre maggiore importanza nel corso del tempo: gli studiosi di questa disciplina ebraica erano esperti nella manipolazione di residui psichici, e l’applicazione di tali teorie nel mondo massonico è testimoniata dal sistema degli “Eletti Coen” fondato da Martinez de Pasqually nel 1754. Lo stesso Cagliostro a Londra ebbe contatti con Ba’al Chem, un discepolo di Tsevi.</p>
<p style="text-align: justify;">I seguaci di Tsevi e di Frank agivano come veri e propri missionari della sovversione, infiltrandosi nelle logge massoniche in modo più o meno palese, ma condizionandone le dottrine in maniera decisiva. Jakob Frank prefigurava l’avvento di un “mondo nuovo” caratterizzato da un “Grande Fratello” e da un “messia femminile”, concezioni che sembrano avere spaventose consonanze con la realtà contemporanea…</p>
<p style="text-align: justify;">Nella lunga marcia della sovversione ebbero grande importanza le teorie teosofiche di Mme Blavatsky: in particolare la teoria dei <em>Mahatma</em> richiama l’idea dei “Superiori Sconosciuti”. Il teosofismo influenzò gli ambienti risorgimentali italiani, soprattutto Mazzini e la Carboneria. Fra gli italiani che ebbero contatti con la teosofia c’erano Giacinto Bruzzesi, Adriano Lemmi, Marco Antonio Canini, tutti personaggi abili ed esperti nel condurre operazioni occulte e defilate.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle idee teosofiche si ispirava anche Djamal ad-Din al Afghani, che si adoperò nel mondo islamico per una riforma religiosa ispirata a concezioni protestanti e per la diffusione di idee moderniste e socialisteggianti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi/4841" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7523" style="margin: 10px;" title="il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Si sviluppava quindi un sotterraneo lavoro di lavaggio del cervello e di manipolazione psichica che si estendeva attraverso nazioni e continenti, un lavoro di cui la Società Teosofica era in qualche modo l’aspetto visibile e istituzionale. Il piano, accuratamente preparato, spazzava via dalle coscienze ogni traccia di ordine positivo, attuando le direttive spirituali puramente distruttive di Jakob Frank. Si creava quindi un meccanismo di automazione sociale di cui le masse non erano minimamente consapevoli, e di questo sistema sono signori gli “iniziati” che governano le nazioni come veri e propri <em>missi dominici</em> della controiniziazione. Nel XXI secolo l’umanità sta assistendo a ulteriori angoscianti applicazioni di questo sistema ormai ampiamente collaudato…</p>
<p style="text-align: justify;">I cospirazionisti cercavano anche localizzazioni geografiche dei centri della controiniziazione, che spesso venivano indicati in luoghi dell’Oriente, più o meno estremo. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> riteneva che la <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span> fosse uno dei centri di irradiazione privilegiati delle influenze maligne, e la diffusione del manicheismo fra alcune popolazioni orientali sembrava confermare queste tesi. Lo stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, inoltre, aveva accennato all’esistenza di <a title="torri del diavolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/le-torri-del-diavolo.html">torri diaboliche</a>, alcune delle quali situate nelle steppe della Russia centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’instaurazione del regime comunista in Russia confermava le tesi dei cospirazionisti, e la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> complottista individuava personaggi considerati “minori” dalla grande storia, ma che avevano avuto ruoli importanti nella diffusione delle “idee nuove”. In ambiente russo a cavallo fra ‘800 e ‘900 era attivo Agwan Dorjiev, un lama buddhista che aveva una qualche influenza nell’ambiente zarista e che forse era implicato in attività di spionaggio i cui intenti non erano ben chiari. In seguito lo stesso Dorjiev sarà vittima delle epurazioni staliniane e morirà in prigione nel 1938. Anche in questo caso sembra di poter arguire che dietro il mascheramento buddhista ci fossero idee progressiste e universaliste di tipo teosofico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le teorie sulla provenienza orientale degli agenti della controiniziazione trovavano terreno fertile anche in una diffusa paura per una imminente invasione asiatica in Europa: all’inizio del ‘900 esisteva una <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> diffusa che prospettava ipotesi di questo genere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> inoltre sembra essere stato in contatto con individui che lavoravano per l’Intelligence Service britannico, e l’esoterista francese vedeva opportunamente nell’imperialismo inglese un potente mezzo di propagazione della sovversione democratica. In quel periodo personaggio di punta delle trame inglesi era Sir Basil Zaharoff, un cinico mercante d’armi che era fra i dirigenti della Vickers, colosso industriale degli armamenti; Zaharoff sembra aver avuto una qualche influenza nell’infiammare i nazionalismi balcanici che accenderanno la scintilla della Grande Guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli anni giovanili di Zaharoff sono avvolti in un fitto mistero, e la sua improvvisa ascesa nel mondo dell’affarismo cosmopolitico fa intuire che il personaggio fosse introdotto nei più esclusivi ambienti delle forze occulte…</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso intellettuale fascista Giovanni Preziosi in un articolo del 1934 parlava di Zaharoff definendolo “l’uomo più misterioso del mondo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vicende di Zaharoff si intrecciano anche con quelle di Giuseppe Volpi, uomo d’affari veneto, famoso per essere stato l’artefice della Mostra del Cinema di Venezia. Volpi appoggiandosi alla Banca Commerciale Italiana gestiva fiorenti commerci nei Balcani, soprattutto in Serbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi personaggi sembrano aver operato secondo piani ben precisi, utilizzando alternativamente nazionalismo e internazionalismo, in modo da destabilizzare l’antico ordine sociale per far entrare l’umanità nell’era messianica del mondialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Concezioni di questo genere venivano elaborate in ambienti massonici, e Louis de Maistre cita anche l’opera del calabrese Benedetto Musolino che teorizzava uno stato fondato su principi mosaici e talmudici: una vera e propria prefigurazione <em>ante litteram</em> del sionismo!</p>
<p style="text-align: justify;">Infine lo studio di Louis de Maistre si sofferma sull’importanza dell’opera di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> nell’ambito dell’esoterismo e della storia occulta. Il Maestro del tradizionalismo non è usualmente preso sul serio in ambito accademico, e d’altra parte lo stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> detestava il mondo universitario. Tuttavia l’opera del pensatore di Blois offre ancora oggi un punto di vista originalissimo sulla storia occulta e suggerisce infiniti spunti di approfondimento: l’imponente saggio di Louis de Maistre è un ottimo contributo in questo senso.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Louis de Maistre, <a title="L'Enigme René Guénon" href="http://www.amazon.it/gp/product/8872522536/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8872522536" target="_blank"><em>L’Énigme <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> et les “Supérieurs Inconnus”. Contribution à l’étude de l’histoire mondiale “souterraine”</em></a>, Archè, Milano 2004, pp. 960.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-superiori-sconosciuti.html' addthis:title='I Superiori Sconosciuti ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ma quale tradizionalismo? (Una risposta a don Curzio Nitoglia)</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 16:54:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una critica alle forsennate accuse mosse contro Julius Evola e la sua opera da parte di ambienti cattolici ultratradizionalisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tradizionalismo-curzio-nitoglia.html' addthis:title='Ma quale tradizionalismo? (Una risposta a don Curzio Nitoglia) '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7886" style="margin: 10px;" title="evola" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/evola.jpeg" alt="" width="226" height="223" />Io credo che il concetto di tradizionalismo serva a molto poco se non si ha la cura di specificare quale sia la tradizione alla quale facciamo riferimento. Una cosa che mi ha sempre colpito come una bizzarria (e una fonte di equivoci pericolosi), è il fatto di sentir parlare di “tradizionalismo cattolico” e “tradizionalismo” “integrale”, “evoliano”, “esoterico” come se esistesse un soggetto, il tradizionalismo, cui possono di volta in volta e a seconda dei casi, convenire diversi attributi, ma questo a mio parere è un vero e proprio abuso del linguaggio, un capovolgimento fra soggetto e attributo. Diciamo piuttosto che esistono diverse <em>Weltanschauungen</em>, pagana o cristiana a cui ci si può accostare in modo “tradizionale” o “tradizionalista” o altrimenti. Non esiste quindi un “tradizionalismo cattolico” ma piuttosto un “cattolicesimo tradizionalista” e sull&#8217;altro fronte una <em>paganitas </em>che non potrà essere altro che basata sul recupero di una tradizione che si è cercato in tutti i modi di distruggere e che perlomeno si è dovuta occultare da due millenni in qua.</p>
<p style="text-align: justify;">Il raddrizzamento del rapporto soggetto-attributi ha un inconveniente molto tangibile con cui bisogna fare i conti: permette di avvertire a colpo d&#8217;occhio che fra la tradizione che si richiama alla più antica spiritualità autoctona europea e la pseudo-tradizione (considerarla tale, infatti, è come scambiare per salute un malanno cronicizzato) che venti-quindici secoli or sono si è cominciata a diffondere in Europa come sovversione distruggendo le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> e le forme spirituali europee native, non esiste in linea di principio nessuna compatibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; dalla corrosione dell&#8217;animo europeo iniziata con la cristianizzazione che, dopo un lungo periodo di latenza, sono scaturite le patologie della modernità, il democraticismo e il marxismo, ed è un discorso che vedremo di sviluppare fra un po&#8217;. Per il momento è importante osservare che il discorso si sdoppia su due livelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sul piano dei principi, della visione del mondo</strong>, diciamo pure che non esiste nessuna possibile compatibilità: non ne può esistere fra chi guarda alla spiritualità indoeuropea e chi basa la sua, “fede” su di un libro mediorientale che è una raccolta di falsità storiche e di infantilismi e sciocchezze in termini spirituali ed etici, e viene venerato come “la parola di Dio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tempo fa, una persona di mia conoscenza mi diceva che da questo punto di vista trovava il mio giudizio un po&#8217; troppo radicale; infatti nel o attraverso il cristianesimo si sono conservati riti, ricorrenze, feste di origine pagana  superficialmente “battezzate” e cristianizzate, soprattutto nel mondo contadino, che l&#8217;occhio esperto del cultore di tradizioni può sempre riconoscere e interpretare nel loro vero significato. Che le cose stiano così è innegabile, ma perché ricorrere a una copia alterata e mutila quando si può fare riferimento all&#8217;originale? Perché non togliere la patina di cristianizzazione così come un buon restauratore rimuove l&#8217;untume e la sporcizia depositatisi sui capolavori pittorici dei secoli passati?</p>
<p style="text-align: justify;">Il “tradizionalismo cattolico” o più correttamente il cattolicesimo tradizionalista rimane una forma di cristianesimo, cioè una variante di una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> le cui origini mediorientali, non-europee e i cui effetti dissolutori sulla cultura e sulle istituzioni dell&#8217;Europa, dell&#8217;impero romano <em>in primis</em>, non hanno bisogno di essere illustrati. Sarà forse la più vicina al bordo, ma rimane al di là dell&#8217;abisso che separa “noi” da “loro” figli del Medio Oriente e non dell&#8217;Europa – ebrei, cristiani, islamici, democratici, marxisti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sul piano pratico</strong>, le cose camminano o potrebbero camminare in maniera un po&#8217; diversa. Perlomeno, accade che ci troviamo ad avere in comune una quantità di nemici. Nel 2009, Giovanna Canzano, che mi aveva intervistato per “Caserta Sette” a questo proposito, riportava questa mia affermazione il cui testo è ancora reperibile in internet:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Quando si deve condividere un ambiente ristretto gomito a gomito, si fa meglio ad andare d&#8217;accordo, a rispettarsi reciprocamente; se poi questo ambiente ristretto è una precaria trincea attaccata dai nemici da tutte le parti, e nemici che sopravanzano i difensori in maniera massiccia, allora la reciproca ostilità equivale al suicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo non richiede una particolare profondità intellettuale, una perspicacia ideologica, è semplice, elementare buon senso che più non si potrebbe. A chi è impegnato a lottare assieme a noi contro gli stessi nemici, non chiediamo neppure di amarci, ben sapendo che al cuore non si comanda, ma almeno di rispettarci, di astenersi da aggressioni immotivate. È una richiesta eccessiva?” (“Caserta Sette”, 3 luglio 2009).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che molto spesso i cattolici tradizionalisti si sono tirati addosso una marea di attacchi per il fatto di non fare mistero dei loro sentimenti antigiudaici ed antisionisti. Quando qualcuno viene attaccato a motivo del suo antisionismo, io sono dalla sua parte, non da quella dei servi di ZOG, fosse pure un “compagno”. Io mi schiero idealmente accanto al feretro di Vittorio Arrigoni, non dalla parte dei suoi assassini.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia che i cattolici tradizionalisti manifestino in genere sentimenti antigiudaici piuttosto vivaci, considerando le evidenti origini ebraiche della loro <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> (Ebreo era Gesù Cristo, ebrei gli apostoli, in ebraico è stato scritto l&#8217;<em>Antico Testamento</em>; il Nuovo è stato scritto in greco ma da ebrei ellenizzati) risulta una cosa piuttosto curiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, distinguiamo l&#8217;antigiudaismo come avversione verso la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> ebraica, dall&#8217;antisemitismo inteso come ostilità <span style="text-decoration: underline;">razziale</span> verso gli ebrei.</p>
<p style="text-align: justify;">Io vi chiedo scusa, ho fatto il liceo classico come studente or sono quarant&#8217;anni e passa, e non posso ricordarmi tutto, mi pare fosse <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span>, ma non ci posso giurare; a ogni modo uno storico latino, parlando dell&#8217;imperatore Claudio, riferisce <em>“Expulit iudeos impulsore Chresto tumultuantes”</em>, che parrebbe essere la più antica menzione del cristianesimo da parte di uno storico romano che si conosca, ossia: “(Claudio) allontanò da Roma gli ebrei che facevano gazzarra su istigazione di un certo Cresto (Cristo)”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è chiaro quel che dev&#8217;essere avvenuto? A Roma a quel tempo si era già formata una comunità di ebrei immigrati dalla Palestina e, contemporaneamente una comunità di “eretici” cristiani staccatasi dalla prima. Naturalmente, i rapporti fra i due gruppi dovevano essere pessimi, e una qualsiasi occasione deve aver scatenato un bel tafferuglio fra gli uni e gli altri, e l&#8217;autorità imperiale pensò bene di risolvere il problema di ordine pubblico espellendo gli uni e gli altri fuori dalle mura dell&#8217;Urbe.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ebrei ortodossi sono rimasti più o meno quelli che erano mentre gli ebrei eretici, i cristiani, si sono dilatati a una dimensione ipertrofica perché, a differenza dei primi, non rifiutavano affatto il proselitismo, ma io credo che l&#8217;antigiudaismo di matrice cristiana scaturisca sempre da quelle antiche dispute; controversie – ricordiamolo – sorte in seno all&#8217;ebraismo e i Romani, a mio parere assolutamente a ragione, identificavano come “iudeos” gli uni e gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Io ho l&#8217;impressione, a giudicare dai cattolici tradizionalisti che ho conosciuto, che queste persone siano sostanzialmente dei conservatori benpensanti che sono cristiani semplicemente perché sono rimasti “imprintati” dalla prima concezione del mondo cui si sono trovati esposti, senza la minima capacità di esercitare un vaglio critico, che se fossero vissuti nell&#8217;India del XIX secolo, sarebbero stati dei buoni <em>thung</em> piamente dediti alla devota pratica dello strangolamento. Tradizionalismo è per costoro sinonimo di conformismo, in altre parole il massimo dello squallore.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia impressione è che costoro siano al di fuori della realtà come pochi: sembra che si immaginino di essere all&#8217;indomani del Concilio di Trento e non si rendano conto di essere non solo ridotti a una scheletrica conventicola, ma di trovarsi in una posizione francamente umiliante, dal momento che la Chiesa cattolica, la Chiesa post-Concilio Vaticano II, è la prima a disconoscerli, a emarginarli o a costringerli a vergognose ritrattazioni tutte le volte che aprono bocca. Si veda, per tutte, la maniera penosa in cui è “rientrato” lo scisma di Econe.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo questa mancanza di senso della realtà e l&#8217;erronea convinzione di avere dietro le spalle una Chiesa che li sostenga invece di civettare con il democraticismo, il marxismo, il giudeo-cristianesimo “made in USA”, possono spiegare taluni atteggiamenti che costoro talvolta ostentano, a cominciare da attacchi immotivati a coloro che potrebbero essere i loro unici alleati nella lotta contro il democraticismo, il sionismo e la definitiva giudeo-americanizzazione della nostra cultura, e questo non si può assolutamente tollerare perché, come spiegavo a Giovanna Canzano, perché il rispetto possa esistere, deve essere reciproco.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto per fare un esempio, nel 2009 Maurizio Blondet, che pure per altri versi è una persona di indubbio spessore, pubblicò sul sito della EffeDiEffe un articolo che era un violento attacco contro la filosofia di Friedrich Nietzsche; l&#8217;ex redattore dell&#8217; “Avvenire” considerava il filosofo tedesco il precursore di &#8230; Marco Pannella e confessava di non riuscire a figurarsi il superuomo altro che come un tenore in calzamaglia color tortora che canta arie wagneriane in cima a montagne di cartapesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il limite, probabilmente, non è una mancanza di fantasia da parte di Blondet. Noi possiamo concepire il superuomo come al di là biologico, come superamento della nostra specie perché per noi l&#8217;essere umano – noi stessi – è una parte del mondo naturale. A tanto un cristiano non può arrivare, perché ha dell&#8217;uomo una visione statica, come “immagine e somiglianza” di una divinità che non è altro che l&#8217;espansione a dimensioni universali di un dio totemico mediorientale. Veramente, se l&#8217;umanità attuale è il meglio che ci possa essere, verrebbe voglia di dare ragione a Stefano Benni che sosteneva “Dio ci fa una figura migliore se non esiste”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un attacco in qualche modo analogo l&#8217;aveva portato nel 2005, l&#8217;antropologo Mario Polia che nell&#8217;articolo <em>Che cos&#8217;è la tradizione</em>, pubblicato su “Minas Tirith” (rivista della Società Tolkieniana Italiana) sosteneva:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Una tradizione, del resto, non può essere definita solo in senso negativo, come opposizione ad un’anti-tradizione, ma richiede di essere definita principalmente in senso positivo nei riguardi del messaggio che essa tramanda e dal quale trae il motivo e la legittimazione della propria esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste, inoltre, un “tradizionalismo” in senso lato nel quale si riconoscono appartenenti singoli o gruppi, diversi in quanto a impostazione e tendenze, ma accomunati da un pronunciato antagonismo nei confronti del mondo moderno, delle sue strutture (religiose, sociali, politiche) e della sua cultura (neo-illuminista, edonista, materialista) in quanto ne avvertono fortemente le limitazioni e le aberrazioni. E’ comune alle varie tendenze del “tradizionalismo” (cultural-politico e/o spiritualista) la tensione verso il recupero di un’identità “spirituale” dai contorni in genere mal definiti, non-confessionale, caratterizzata dal sincretismo in campo religioso e, spesso, da una componente marcatamente anti-cristiana”.</p>
<p style="text-align: justify;">(Mario Polia: <em>Che cos&#8217;è la tradizione</em>, “Minas Tirith” n. 13, Società Tolkieniana Italiana, Udine 2005).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">A fronte della tradizione cattolica &#8211; definita in senso positivo nei riguardi del messaggio che essa tramanda &#8211; (prescindiamo per un momento dal valore di questo messaggio) &#8211; è il &#8220;tradizionalismo&#8221; in senso lato &#8211; (se non ricordo male le regole della lingua italiana, si usa porre una parola fra virgolette o quando si fa una citazione, o quando si vuole evidenziare il fatto che se ne sta facendo un uso improprio, per cui l&#8217;fulteriore specificazione &#8211; in senso lato &#8211; è pleonastica e l&#8217;insieme della frase ha un tono dispregiativo) che consisterebbe più nell&#8217;antagonismo rispetto a ciò che si ritiene sia anti-tradizione che in un contenuto positivo, che quando lo si cerca di definire, risulta al più una &#8220;tensione verso il recupero&#8221; (non il possesso!) di &#8220;un&#8217;identità spirituale&#8221; (di nuovo virgolettato!) dai contorni in genere mal definiti, un &#8220;sincretismo&#8221; e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte queste però non sono altro che punzecchiature di spillo in confronto ai colpi d&#8217;ascia vibrati con foga delirante da un altro cattolico tradizionalista, don Curzio Nitoglia, di cui un amico mi ha recentemente segnalato sul sito dello stesso ecclesiastico un articolo che è un attacco violentissimo contro la figura di <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> e il suo pensiero. Considerando che si tratta appunto di un ecclesiastico, questo mi ha fatto irresistibilmente tornare alla memoria un&#8217;altra reminiscenza scolastica, un detto latino medievale: “<em>Cane ante, mulo retro, fratre ante et retro</em>”, ossia: dal cane guardati davanti, dal mulo di dietro, dal prete davanti e di dietro (e tralasciamo per il momento le implicazioni sessuali di questo detto).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo, di cui vi riporto il link: <a href="http://www.doncurzionitoglia/juliusevola.htm">http://www.doncurzionitoglia/juliusevola.htm</a> , si presenta come una recensione del libro di Marco Fraquelli <em>Il filosofo proibito</em>, Terziaria, Milano 1994. Onestamente, non ho avuto occasione di leggere il libro di Fraquelli, ma mi pare obbiettivamente inverosimile che possa mostrare nei confronti di <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> maggiore accanimento e maggiore velenosit dello stesso don Nitoglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo l&#8217;articolo, la farneticazione, di don Curzio si ha l&#8217;impressione di fare un balzo all&#8217;indietro nel tempo di oltre un secolo, quanto meno ai tempi del Sillabo di Pio IX se non prima:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Noi sappiamo che esiste una sola vera Tradizione, che Dio consegnò oralmente ad Adamo, che ci è pervenuta tramite i Patriarchi e i Profeti, che Gesù ha completata e resa universale, e che ha consegnata ai suoi Apostoli affinché, tramite il Magistero della Chiesa, arrivasse di giorno in giorno, fino alla fine del mondo, ad ogni uomo. Questa TRADIZIONE VERACE afferma, in sintonia col buon senso e col realismo, che vi è un Dio trascendente il quale ha voluto liberamente creare il mondo, che è finito, contingente e dipendente da Lui e che l’uomo possiede un intelletto il quale per cogliere la verità deve conformarsi alla realtà oggettiva, e che la realtà non dipende da lui, bensì da Dio&#8221;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro? La premessa di tutto il discorso è l&#8217;accettazione incondizionata del dogma cristiano-cattolico, ovviamente indimostrato; se non lo si accetta, esso si affloscia come una ragnatela a cui si toglie il punto di sostegno.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre tutto, nello specifico, don Nitoglia si dimostra un discreto ignorante:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“La vera Tradizione per <a title="Evola" href="Marco Fraquelli ">Evola</a> è anticristiana, infatti il Cristianesimo “rappresenta la causa prima della degenerazione del mondo moderno, è la forza eversiva per eccellenza che ha scardinato qualsiasi principio tradizionale&#8230; Secondo Evola il Cristianesimo è il principale responsabile della caduta dell’Impero Romano”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Don Curzio ritiene che questa idea sia una specie di bizzarria di Evola, eppure non è precisamente quello che hanno sostenuto <em>tutti</em> gli storici e i pensatori dotati di un minimo di probità da Machiavelli in poi?</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo andare oltre a questo: la stessa cosa la ammette perfino un filosofo cattolico di sinistra come Massimo Cacciari in un&#8217;intervista rilasciata a Maurizio Blondet che questi ha riportato nel libro <em>Gli </em><em>“</em><em>adelphi</em><em>”</em><em> della dissoluzione</em>:<em> </em></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il Cristianesimo è stato dirompente rispetto ad ogni ethos&#8221; (&#8230;). Il Cristianesimo non ha più radici in costumi tradizionali, in una <em>polis</em> specifica, in un ethos; non ha più nemmeno una lingua sacra (&#8230;). Il Cristianesimo si rivela essenzialmente sovversivo dell&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">Antichità</a> e dei suoi valori; che esso spezza definitivamente i legami fra gli Dei e la società. L&#8217;<em>ethos</em> antico era una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> civile (&#8230;). Il Cristianesimo, consumando la rottura con gli dei della Città, sradica l&#8217;uomo (&#8230;). “Tutta la cultura cristiana è un correre ai ripari contro la tragedia che ha provocato, una tensione disperata a riparare il pericolo che viene dalla frattura tra la Città di Dio e la città dell&#8217;Uomo (…). La secolarizzazione totale che viviamo [è] figlia della sovversione originaria operata dal Cristianesimo&#8221; .</p>
<p style="text-align: justify;">(Maurizio Blondet: <em>Gli </em><em>“</em><em>adelphi</em><em>”</em><em> della dissoluzione</em>, Ares, Milano 2000).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Se le cose rimanessero a questo punto, tuttavia, noi saremmo ancora sul piano di un confronto dialettico, per quanto animato, ma don Curzio scivola presto nell&#8217;attacco personale nei confronti di Evola, accusandolo di essere un massone, un drogato, un satanista.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di ricorrere all&#8217;attacco personale, alla denigrazione della figura morale dell&#8217;avversario quando non si hanno argomenti da contrapporre sul piano delle idee, è una vecchia, vecchissima tattica cattolica, è lo stile cattolico-clericale che riesce a essere nello stesso tempo perfido e untuoso. Avrete presenti ad esempio le falsità e malignità inventate sul conto di Nietzsche, la bassa insinuazione che la sua filosofia sarebbe stata causa della sua pazzia, che sappiamo tutti essere stata conseguenza di una sifilide trascurata, e pensiamo a tutti gli atei e anticlericali che hanno vissuto benissimo a lungo e in salute, a cominciare da Bertrand Russell che a 84 anni ha contratto e consumato il suo quarto matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; uno stile nel quale si può riconoscere un&#8217;intima, profonda, atavica vigliaccheria. Sapete ad esempio che l&#8217;indice dei libri proibiti, abolito come tale nel 1964 esiste ancora sotto forma di indice dei libri sconsigliati: in esso si trovano persino i <a title="I promessi sposi" href="http://www.libriefilm.com/i-promessi-sposi-5/2095"><em>Promessi sposi</em></a> di Manzoni, ma non le opere di Marx, perché &#8211; è ovvio &#8211; il socialismo-comunismo-sinistra ha rappresentato e rappresenta ancora una forza, un sistema di potere di cui occorre tenere conto. E&#8217; questo lo stile cattolico: pecore coi forti e vipere con chi non può difendersi o si ritiene non possa difendersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo all&#8217;accusa rivolta a <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> di essere stato un massone, l&#8217;unico elemento concreto è che fra i maestri di Evola vi fu il matematico Arturo Reghini che probabilmente aveva dei contatti con la massoneria, ma data la statura morale di Reghini, ben difficilmente la cosa potrebbe essere considerata disonorevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Reghini si chiedeva: “Quando si smetterà di inchinarsi al genio distruttore del cristianesimo per rendere finalmente omaggio al genio creatore di Roma?”</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, ce lo chiediamo anche noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Più che un satanista in senso stretto, per don Nitoglia <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> sarebbe stato un assatanato, un posseduto:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Evola non crede al diavolo ma parla esattamente come un posseduto, vittima incosciente, può darsi, ma certa, di colui di cui nega l&#8217;esistenza”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ci mettiamo a ridere o a piangere? Se non possiamo accettare un Dio che, appena si gratta un po&#8217; sotto la facciata universalista, lascia scorgere tutte le stimmate della sua origine tribale, totemica mediorientale, potremmo forse credere nella sua controfigura negativa?</p>
<p style="text-align: justify;">Il massimo del ridicolo però don Nitoglia lo raggiunge probabilmente quando cerca di accreditare un&#8217;ascendenza ebraica a <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> in quanto di origine siciliana.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">[Evola] “essendo siciliano, avrà avuto al novanta per cento, un po&#8217; di sangue arabo, ossia semita, nelle sue vene e magari anche ebraico, dato che la Sicilia ha accolto molti ebrei, sia nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a> sia dopo l&#8217;espulsione dalla Spagna nel 1492”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">A parte il totale delirio, siamo all&#8217;offesa gratuita di qualcosa come un sesto dei nostri connazionali. Forse Borghezio arriverebbe a tanto, forse nemmeno lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Che simpatici questi preti cattolici che tirano fuori un razzismo biologico a cui non sarebbe arrivato neppure Lombroso!</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, secondo Don Nitoglia, <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> era un massone, un drogato, un satanista o meglio ancora un posseduto, e per soprammercato pure un ebreo, strano, davvero strano che non lo abbia accusato anche di omosessualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse don Nitoglia avrebbe fatto meglio a guardare cosa ha in casa Santa &#8220;Romana&#8221; Chiesa (romana, s&#8217;intende, nello stesso preciso senso in cui io e voi siamo esquimesi), dai preti pedofili ai contatti dello IOR con la mafia, la massoneria (in questo caso si, altro che essere stati allievi del povero Reghini, la banca vaticana ha fatto intrallazzi con figuri come Michele Sindona e Licio Gelli), la banda della Magliana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto don Nitoglia e quelli come lui si nascondono dietro un dito. Non esiste, non può esistere cosa più ridicola di un antisemitismo, antigiudaismo, antisionismo o quel che volete, di matrice cristiana, quando è evidente che il cristianesimo non è altro che un&#8217;eresia dell&#8217;ebraismo che si è espansa in maniera ipertrofica, ma le sue radici ebraiche sono sempre lì, chiare ed evidenti. Cosa invocano tutte le domeniche a messa i buoni cattolici? Sapete cosa significa “alleluia”? E&#8217; un&#8217;abbreviazione dell&#8217;espressione ebraica “hallelujavhé”, lode a Javhé, il dio di Israele, non è altri che questi che i buoni cristiani invocano. Guardate lo zucchetto che preti e frati portano sulla testa, e ditemi cos&#8217;altro è se non la <em>kippah </em>ebraica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se ancora non vi bastasse, ricordatevi che l&#8217;ha riconosciuto un papa, Pio XI: i cristiani sono &#8220;spiritualmente semiti&#8221;, l&#8217;ha ribadito un altro papa, Giovanni Paolo II: i cristiani sono &#8220;fratelli minori&#8221; dell&#8217;ebraismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questi sono i fatti, e lo sono, allora don Nitoglia e quelli come lui sono delle contraddizioni viventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, a dispetto di tutto, io mi auguro che quello di don Nitoglia sia un caso isolato. Abbiamo bisogno, c&#8217;è bisogno di tutte le forze che è possibile mobilitare per contrastare la giudeoamericanizzazione dell&#8217;Europa e preparare la rinascita del nostro continente.</p>
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		<title>Mozzare le mani ai naufraghi</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 17:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
				<category><![CDATA[1939-1945]]></category>
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		<description><![CDATA[Il libro di Antonino Trizzino Sopra di noi l'Oceano racconta la drammatica vicenda dei prigionieri italiani morti nell'affondamento del piroscafo inglese Laconia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mozzare-le-mani-ai-naufraghi.html' addthis:title='Mozzare le mani ai naufraghi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Dal libro di Antonino Trizzino <em>Sopra di noi l&#8217;Oceano</em> (Milano, Longanesi &amp; C., 1962, 1967, pp.  201-214):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sopra-di-noi-loceano.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7516" style="margin: 10px;" title="sopra-di-noi-loceano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sopra-di-noi-loceano-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>«[Il grosso piroscafo inglese "Laconia"] ha imbarcato milleottocento italiani delle divisioni &#8220;Trieste&#8221;, &#8220;Sabratha&#8221;, &#8220;Brescia&#8221;, &#8220;Pavia&#8221;, &#8220;Trento&#8221; e &#8220;Ariete&#8221;, caduti prigionieri  durante il mese di luglio [1942] negli accaniti combattimenti davanti a El Alamein.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono coperti, tutti, di onorati stracci: uniformi impolverate e strappate, uscite così dai campi di battaglia. Qualcuno, più fortunato ha con sé un fagottello, qualche proprietà personale salvata all&#8217;ultimo minuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli inglesi preferiscono lasciare ad altri l&#8217;incarico di carnefici e aguzzini. Scelgono, perciò,  centosessanta soldati polacchi arruolati nell&#8217;Ottava Armata britannica per fare il mestiere di carcerieri: e quelli sbraitano, vociano, sospingono con le cane dei fucili i prigionieri italiani che, di ponte in ponte, una scala dopo l&#8217;altra,  scompaiono nel ventre della nave.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono divisi in tre stive, chiusi dietro grate di ferro ben inchiavardate.</p>
<p style="text-align: justify;">La sera del 12 agosto il &#8220;Laconia&#8221; salpa da Suez.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la traversata del Mar Rosso, sotto il sole di agosto, il termometro segna quarantacinque gradi all&#8217;ombra in coperta. Nelle stive è molto peggio. I prigionieri grondano sudore, si sentono soffocare, urlano, protestano. Come sono emotivi questi latini, commentano in coperta. Però nessuno può dire se gli ottocentoundici passeggeri anglosassoni, che occupano cabine arieggiate di prima e seconda classe, conserverebbero la loro flemma una volta trasferiti nelle stive infuocate.</p>
<p style="text-align: justify;">Una ciotola di brodaglia nella quale annega qualche raro grano di legumi, due di acqua sporca battezzata come tè, due fettine di pane: questa è la razione giornaliera per i sepolti vivi del &#8220;Laconia&#8221;, ai quali è concessa a malapena un&#8217;ora d&#8217;aria la mattina e una la sera. Ma non tutti i giorni e non a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sente attraverso le griglie odor di tabacco? Tutti quelli della stiva sono puniti: pane secco e acqua per tre giorni. Ai prigionieri non è permesso fumare. Aver aspirato qualche boccata, passandosi l&#8217;un l&#8217;altro qualche sigaretta gettata attraverso le griglie da mani pietose, è considerata infrazione così grave da meritare la severa punizione collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo scalo Aden. Poi Mombasa. Nell&#8217;emisfero australe la temperatura si è fatta rigida. Qualche prigioniero non si sente invogliato a farsi annaffiare al mattino dall&#8217;acqua gelida, sotto una tinozza bucherellata che serve da doccia. Vorrebbe essere esentato. Ma questi italiani hanno una vera fobia per l&#8217;acqua! Si commenta. Chi riposa tra lenzuola, dispone in cabina di acqua calda e fredda, si ristora con una buona colazione, non può certo capire che un disgraziato, ridotto pelle e ossa per la gran fame e dopo aver dormito giorni e giorni sulle lamiere, possa non avere ancor molta inclinazione per la toletta.  Intervengono allora le iene polacche in uniforme, che a spintoni, con i calci dei fucili e un&#8217;innata malagrazia riducono alla ragione gl&#8217;italiani recalcitranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente il transatlantico inglese giunge nell&#8217;Oceano Atlantico e fa rotta in direzione nord per completare il periplo dell&#8217;Africa.</p>
<p style="text-align: justify;">È trascorso un mese esatto, un mese ben duro per i prigionieri, ormai ridotti in condizioni pietose, quando la sera di sabato 12 settembre, alle otto, il &#8220;Laconia&#8221; è colpito da due siluri, al largo dell&#8217;isola di Ascensione. Dopo un&#8217;ora si inabissa.</p>
<p style="text-align: justify;">Più tardi l&#8217;U-Boot 156, che ha fatto il colpo, si accosta alla massa di naufraghi, per catturare, com&#8217;è uso, il comandante e il direttore di macchina della nave affondata. Incuriosito dalle invocazioni di soccorso in una lingua che non gli è del tutto sconosciuta, il comandante del sommergibile, Hartenstein, fa tirare a bordo due naufraghi aggrappati a un relitto.. Sono entrambi italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi altri italiani e altri ancora. &#8216;Affondato inglese &#8220;Laconia&#8221;. Disgraziatamente con milleottocento prigionieri italiani. Fino a questo momento ne ho ripescati novanta&#8217;, radiotelegrafa allora Hartenstein al comando supremo dei sommergibili inglesi a Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra Roma e Berlino in quel momento non fila tutto liscio come un tempo.  La piega decisamente sfavorevole presa dalla guerra è causa di reciproche recriminazioni.  La tragedia di un così gran numero di italiani, anche se provocata involontariamente da un sommergibile tedesco, potrebbe essere sfruttata per inasprire i rapporti tra i governi italiano e tedesco.   Se non si dà prova almeno di sollecitudine nel cercar riparo al malfatto, il &#8220;Laconia&#8221; potrebbe diventare motivo di gravi complicazioni politiche.  La mente pronta e acuta di Doenitz se ne rende conto la notte stessa, appena ricevuto il messaggio di Hartenstein, e subito l&#8217;ammiraglio tedesco  si preoccupa di organizzare i soccorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8216;L&#8217;U.156 rimanga sul posto. Il &#8220;Cappellini&#8221; e due altri sommergibili tedeschi  accorrano sul luogo del sinistro. Salvate quanti più italiani è possibile. I francesi hanno acconsentito a mandare da Dakar tre unità di superficie&#8217;: questi in sintesi i radiotelegrammi di Doenitz durante la notte e la mattina successiva.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel momento, mentre il &#8220;Barbarigo&#8221; incrocia davanti a Freetown in cerca del successo, che poi si chiamerà &#8220;Mississippi&#8221;, il &#8220;Cappellini&#8221; è più a est, quasi sull&#8217;equatore.  Riceve l&#8217;ordine la mattina di domenica alle dieci e dieci.  Più tardi riceve anche istruzioni sui segnali di riconoscimento da scambiare quando incontrerà tedeschi e francesi.  La notte del 14 taglia l&#8217;equatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Continua verso sud per tutto il giorno 15, ma non scorge ancora nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente la mattina del 16 avvista la prima imbarcazione. Inalbera una vela rossa, e dentro ci sono cinquanta inglesi.  Al &#8220;Cappellini&#8221; che si è avvicinato, chiedono soltanto un po&#8217; d&#8217;acqua, perché sono ben forniti di viveri, hanno una bussola e persino una radiolina trasmittente.  Indicano dove potrebbero essere rintracciati altri naufraghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo altre due ore circa, ecco una seconda imbarcazione. Qui madri disperate si sciolgono in lacrime, mostrano i bimbi che hanno in braccio, implorano pietà, temono di essere mitragliate, come hanno sentito dire dalla loro propaganda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comandante del &#8220;Cappellini&#8221; rassicura le credule donne:  siamo qui soltanto per aiutarvi. Fa distribuire viveri caldi,  qualche bottiglia di vino, cioccolata, sigarette. Coperte in più non ne ha, diversamente le avrebbe fatte già passare sulla lancia. Vede bene da sé in che stato versano questi superstiti. E non può prenderli tutti a bordo:  le donne e i bambini sì, se vogliono. Ma l&#8217;offerta non è gradita.</p>
<p style="text-align: justify;">Di nuovo in ritta verso sud. Il punto segnalato da Bordeaux non dovrebbe essere ormai tanto lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti nel tardo pomeriggio dello stesso giorno 16  si avvistano altre quattro lance. Mano a mano che ci si avvicina, dal &#8220;Cappellini&#8221; si possono sentire sempre più distinte le invocazioni di soccorso: in milanese, in napoletano, in siciliano. Tutto intorno galleggiano  cadaveri profondamente dilaniati dai denti degli squali.  Altri hanno le mani staccate come con un colpo di ascia.  Su un canotto un soldato italiano ride ebete, giocherellando con l&#8217;acqua come un bambino.  Gli gettano una cima e lui la ributta via sghignazzando più forte: è impazzito.</p>
<p style="text-align: justify;">Un milanese è tratto a bordo del &#8220;Cappellini&#8221; tra i primi.  Ha i polpacci dilaniati: &#8220;Per fortuna era un pescecane piccolo&#8221;, si lamenta mentre è medicato e riconfortato.  &#8220;Ne guizzavano tanti in mezzo a noi: addentavano un braccio, mangiavano a morsi una gamba. Altre bestiacce più grandi , orrende, trinciavano corpi interi. Che urla, e quanto sangue!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli infelici reduci dall&#8217;Africa settentrionale raccontano convulsi il loro martirio, imprecano, maledicono.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non ci hanno voluto far uscire nemmeno quando il piroscafo cominciava a sbandare.  Quegli infami polacchi sparavano dentro le stive, infilzavano con le baionette i nostri compagni che si avvicinavano alle grate&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E voi, come avete fatto a salvarvi?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caporale Dino Monti narra che la stiva in ci si trovava sotto il fuoco dei polacchi  era diventata una bolgia:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Quelli che erano più vicini ala grata, appena i morti e i feriti stramazzavano a terra, ne prendevano subito il posto. La grata si torceva, si piegava sotto la loro pressione. E intanto ridevano come pazzi. Urlavano, gridavano, bestemmiavano. Io mi sono addossato alla parete, cercando di non vedere, di non sentire. Molti tentavano di uccidersi battendo la testa contro le pareti.  Alla fine i nostri sforzi centuplicati dal terrore, dall&#8217;esasperazione, dalla follia collettiva ebbero ragione della grata. Calpestando i caduti ci lanciammo verso le scale. Nel buio completo urtavamo contro portelli chiusi, porte bloccate o così deformate dall&#8217;esplosione che era impossibile aprirle. Qualche scala cedette per il sovraccarico. Alcuni erano così affamati, che invece di pensare a salvarsi si aggiravano per la nave in cerca di cibo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fui letteralmente trasportato da questa massa sempre più folle.  Ci precipitammo verso le scialuppe, ma fummo respinti a colpi di calcio di fucile. Allora mi tolsi le scarpe e mi tuffai&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Quelli che erano nella stiva  con il caporale Monti hanno avuto fortuna; nelle altre due stive  le grate sono rimaste rigorosamente sbarrate, hanno resistito  agli sforzi, e tutti gl&#8217;infelici prigionieri, oltre milleduecento, sono andati a fondo con la nave.</p>
<p style="text-align: justify;">I superstiti sono terribilmente magri per il digiuno completo in cui sono stati tenuti per tanti giorni, e pieni di orrore per ciò che hanno patito e visto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Quanti eravate? Da Bordeaux ci hanno telegrafato che eravate millecinquecento&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Milleottocento tra ufficiali, sottufficiali e soldati!&#8221;, corregge un altro scampato. &#8220;Ci hanno contati a Suez, prima di farci salire sul &#8220;Laconia&#8221;, quindi non si può sbagliare.  Ma nemmeno un terzo di noi si è salvato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ma come mai abbiamo visto galleggiare tanti corpi senza mani? Sembrerebbe che gliele avessero tagliate.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ed proprio così. Quando si aggrappavano alle scialuppe quei maledetti  gli recidevano i polsi perché non potessero più arrampicarsi.  Urlavano come bestie sgozzate mentre scivolavano in acqua senza più mani.  Vigliacchi, assassini, come hanno potuto far questo? L&#8217;acqua era rossa, tanto sangue scorreva&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un silenzio pieno di orrore, mentre i marinai del &#8220;Cappellini&#8221;, con gli occhi dilatati, fanno corona attorno ai superstiti. Poi un&#8217;altra domanda:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Siete qui da sabato serra?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;No. Il sommergibile tedesco che ci silurò, dopo essersi caricato di naufraghi fin sopra la coperta, prese a rimorchio quattro lance in cui eravamo anche noi. Per quattro giorni i tedeschi ci aiutarono: distribuivano viveri e bevande calde a tutti. Non fu per colpa loro  se questa mattina, poche ore prima che arrivaste, ci hanno abbandonati. Verso mezzogiorno abbiamo visto comparire un aereo diretto verso di noi. Dapprima abbiamo tirato un respiro di sollievo: credevamo che venisse in nostro aiuto. Il comandante del sommergibile ha anche fatto stendere sul cannone di prua un lenzuolo bianco con la croce rossa. Quando si è avvicinato abbiamo visto che era un quadrimotore americano, di quelli che chiamano &#8220;Liberator&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Be&#8217;, anche gl&#8217;inglesi hanno aerei di quel tipo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ma questo era propria americano: portava dipinta la stella.  Ne abbiamo visto tanti in Africa. Mica ci possiamo sbagliare.  E poi, quando era a non più di cento metri, abbiamo visto aprirsi i portelli delle bombe sotto la fusoliera. Ha fatto quattro giri sopra il sommergibile, e a ogni passaggio, sempre così basso,  ha lanciato due bombe. La prima lancia è volata in aria con noi dentro come un fuscello. Anche il sommergibile è stato colpito.  Subito i tedeschi hanno tagliato il cavo di rimorchio, poi hanno sbarcato quelli che avevano a bordo, comprese le donne e i bambini, e se ne sono andati. Non si può dar torto al comandante Hartenstein.  Non aveva fatto sparare neanche un colpo contro l&#8217;aereo, mentre avrebbe potuto facilmente abbatterlo  data l&#8217;altezza alla quale passava e ripassava sopra di noi. Aveva a bordo e cercava di portare in salvo parecchi cittadini inglesi. Non poteva mettere a repentaglio la sua nave e il suo equipaggio se gli americani la prendevano in quel modo. A tutto c&#8217;è un limite. Anche all&#8217;umanitarismo e alla buona volontà.  E così siamo finiti in acqua un&#8217;altra volta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il &#8220;Cappellini&#8221; ha ricoverato sottocoperta quarantanove italiani. È un ospedale senza medici, ma tutto l&#8217;ospedale si prodiga a ricoverare i feriti, a confortare e a rifocillare gli scampati.  Ah, la delizia di una pastasciutta nostrana dopo  tutte quelle brodaglie senza sostanza e senza sapore.  Purtroppo alcuni non sopravvivono; i loro corpi, chiusi in sacchi, sono seppelliti in mare. Ammassati dietro la torretta ci sono inglesi e anche polacchi, quanti se ne sono potuti raccogliere.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la notte, in attesa della nave francese che deve arrivare da Dakar, il sommergibile si lascia scarrocciare. Un gran numero di cadaveri si addensa attorno allo scafo.  La mattina successiva, di tutti i salvati che erano in coperta non ne rimangono che diciannove, tremanti di freddo e e inzuppati d&#8217;acqua.  Gli altri sono stati portati via dalle onde. Ma non c&#8217;era più posto all&#8217;interno per metterli al riparo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutta la giornata di venerdì le vedette scrutano l&#8217;orizzonte&#8230; L&#8217;unità francese non compare, soltanto relitti e cadaveri cullati dalle onde, a perdita d&#8217;occhio.</p>
<p style="text-align: justify;">La notte, ecco una nave illuminata.  Forse è l&#8217;unità francese in cerca del &#8220;Cappellini&#8221;. Ma non risponde ai segnali con il proiettore. Non è possibile raggiungerla.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incontro avverrà, invece, alle otto di domenica 20 settembre. La nave attesa è la cannoniera &#8220;Dumont d&#8217;Urville&#8221;, comandata dal capitano di corvetta Madelin.</p>
<p style="text-align: justify;">Il trasbordo dura tre ore.  Quarantadue italiani sono trasferiti sulla cannoniera, che si allontana. Il sommergibile fa rotta per Bordeaux.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno stesso gl&#8217;italiani passeranno su un&#8217;altra cannoniera francese, che il 27 settembre approderà a Dakar. Qui è già arrivato l&#8217;incrociatore &#8220;Gloire&#8221; con a bordo trecenosettantatré Italiani e alcune centinaia tra inglesi e polacchi, in parte raccolti direttamente, in parte prelevati dai due sommergibili tedeschi mandati in soccorso assieme al &#8220;Cappellini&#8221;, l&#8217;U.506 e l&#8217;U.507.</p>
<p style="text-align: justify;">Al processo di Norimberga l&#8217;affondamento del &#8220;Laconia&#8221;  sarà poi condensato in cifre. Morti: milletrecentocinquanta italiani su milleottocento, contro undici inglesi su ottocentoundici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 27 settembre il &#8220;Cappellini&#8221; arriva a Bordeaux dove sbarca gli ultimi sette italiani, un tenente pilota neozelandese e un tenente della marina britannica. Ma l&#8217;equipaggio ha imparato, ormai, che la guerra  sfoggia la grinta dei carcerieri polacchi, ha adottato lo spirito del pilota americano che bersaglia i naufraghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sguardo limpido e la cavalleresca generosità che tanto avevano impressionato il comandante Caudron, appartenevano a gente e a un&#8217;epoca destinati a scomparire».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/prigionieri-delloceano/9617" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7812" style="margin: 10px;" title="prigionieri-dell-oceano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/prigionieri-dell-oceano-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>Questa volta abbiamo scelto di presentare un brano non di un&#8217;opera letteraria in senso stretto, ma di un libro che rievoca una pagina poco conosciuta della seconda guerra sul mare: l&#8217;epopea dei sommergibilisti italiani nell&#8217;Oceano Atlantico, con base a Bordeaux.</p>
<p style="text-align: justify;">E lo abbiano deciso perché questo brano mostra come a volte la realtà sia più avventurosa di un romanzo e più drammatica di una tragedia teatrale. Anzi, bisogna dire che la descrizione dell&#8217;inferno scatenatosi nelle stive del «Laconia», allorché la nave viene silurata e i carcerieri polacchi negano ai prigionieri italiani la possibilità di accadere ala coperta, presenta delle scene che fanno impallidire i versi dell&#8217;<em>Inferno </em>dantesco.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, si tratta di eventi realmente accaduti: è tutto vero, purtroppo, anche se si stenta a credere che la bestialità umana e il feroce istinto di conservazione possano arrivare a simili livelli. Quei prigionieri che si precipitano con la testa contro le pareti, per sottrarsi al terrore dell&#8217;annegamento con la certezza di una morte immediata; quelle grate prese d&#8217;assalto da una folla impazzita dalla paura, e attraverso le quali gli aguzzini sparano nel mucchio e sferrano colpi di baionetta; quei milletrecento prigionieri che periscono nell&#8217;affondamento della nave, annegando nella loro inesorabile prigione di metallo, senza nemmeno aver potuto vedere un pezzetto di cielo; e quei naufraghi attaccati e mangiati vivi dagli squali, che cercano di afferrarsi alle zattere, ma che vengono respinti a colpi di scure che troncano loro le mani: sono scene così potenti e così orrende che a stento ci si capacita siano realmente accadute e non appartengano alla fantasia un po&#8217; troppo cupamente sbrigliata di qualche romanziere di avventure.</p>
<p style="text-align: justify;">In genere si ricorda l&#8217;eroismo dei soldati polacchi in Italia, le loro gesta nella battaglia di Cassino e altrove, e li si ringrazia per il contributo offerto alla «liberazione» del nostro Paese; e la simpatia nei loro confronti aumenta, se si pensa al donchisciottesco episodio dell&#8217;insurrezione di Varsavia. Ebbene la pagina di Trizzino ci ricorda che la guerra è il catalizzatore dei peggiori istinti umani e che in una guerra, come quella che incendiò il mondo intero fra il 1939 e il 1945, non vi furono, né potevano esservi, i «buoni» da una parte e i «cattivi» dall&#8217;altra, ma che furono tutti, tutti indistintamente, «cattivi», compresi i Polacchi.</p>
<p style="text-align: justify;">E che dire di quel pilota d&#8217;aereo (si faccia caso al nome del velivolo: «Liberator»!) che, pur vedendo i naufraghi sparse sulle onde e il lenzuolo bianco con la croce rossa, non si fa scrupolo di approfittare della situazione critica in cui si trova il sommergibile tedesco del comandante Hartenstein per attaccarlo ripetutamente con le bombe e cercare di affondarlo?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è il caso di soffermarsi sulla nazionalità di simili belve umane: perché la guerra è una fabbrica di mostri, e libera gli istinti sadici assopiti anche nel fondo degli uomini più mansueti; e quanti parlano di «guerre giuste» o, addirittura &#8211; come è venuto in uso negli ultimi anni &#8211; di «guerre umanitarie», non sanno letteralmente quello che dicono.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimane una pagina di <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> che è, anche, una pagina di storia vera, potentemente realistica e tuttavia non priva di qualche nota gentile, come la profonda umanità dimostrata dai marinai del &#8220;Cappellini&#8221;, la loro intensa commozione nell&#8217;ascoltare il racconto dei naufraghi, il loro prodigarsi per cercare di soccorrerli e confortarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, come nota tristemente l&#8217;Autore alla fine del racconto (l&#8217;undicesimo capitolo de libro), la cavalleria dei primi tempi della guerra marittima era ormai tramontata per sempre: tempi bui e feroci si annunciavano, e il limpido sguardo dei marinai si era irrimediabilmente offuscato davanti allo spettacolo di tanta malvagità.</p>
<p style="text-align: justify;">Antonino Trizzino, nato a Bivona (Agrigento) nel 1899, è stato pilota fino al 1938; poi, durante il secondo conflitto mondiale, è stato giornalista e critico militare su diversi giornali, fra i quali «Il Tevere» e «Il Tempo».</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-7813" style="margin: 10px;" title="navi-e-poltrone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/navi-e-poltrone.jpg" alt="" width="150" height="232" />Nel dopoguerra ha pubblicato una serie di libri-inchiesta, dedicati particolarmente alle vicende della marina italiana nel periodo bellico: oltre a <em>Sopra di noi l&#8217;Oceano</em>, ha scritto: <em>Navi e poltrone</em>, dedicato ai supposti tradimenti negli alti comandi di Supermarina, come era denominato il ministero della Marina da guerra; <em>Settembre nero</em>, dedicato alla tragedia finale della nostra flotta, allorché ricevette l&#8217;ordine amaro di consegnarsi agli Alleati nella base inglese di Malta, in seguito all&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre; <em>Gli amici dei nemici</em>, dedicato alla ricostruzione della battaglia terrestre in Marmarica, nel 1941, corredato da circostanziate accuse alla condotta del generale Gambara, che avrebbe provocato l&#8217;inspiegabile ritirata di Rommel, avvenuta  dopo una serie di continue vittorie sugli Inglesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro che fece maggiormente scalpore fu <em>Navi e poltrone</em>, per le pesanti accuse rivolte ad alcuni ammiragli, e particolarmente al capo del S.I.S., l&#8217;Ufficio informazioni della Marina, Maugeri: il quale ebbe un&#8217;alta decorazione dal presidente americano Roosevelt a guerra ancora in corso, per i servizi resi alla causa alleata.</p>
<p style="text-align: justify;">Trizzino si chiese se questi «servizi» fossero stati resi solo dopo l&#8217;8 settembre del 1943, o anche assai prima; e fece notare tutta una serie di strane coincidenze, per cui la flotta britannica sembrava sempre a conoscenza dei movimenti di quella italiana ed era in grado di agire, apparentemente a colpo sicuro, in circostanze sempre favorevoli, come se fosse stata preavvertita.  La tesi di Trizzino diede luogo anche ad un processo per vilipendio delle Forze Armate, che si concluse &#8211; però &#8211; con la sua assoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Studi successivi, che hanno messo in risalto il ruolo svolto dalla macchina «Ultra» dei servizi segreti britannici nella decifrazione del codice «Enigma» &#8211; di cui si servivano i Tedeschi, credendolo perfettamente sicuro -, hanno gettato nuova luce sulle vicende della guerra nel Mediterraneo, senza tuttavia far cadere la tesi centrale di Trizzino: che, cioè, molti ammiragli italiani, amici degli Inglesi o addirittura sposati con donne inglesi, nonché legati alla Massoneria di rito inglese, abbiamo deliberatamente complottato per sabotare criminosamente lo sforzo bellico dei comandanti in mare e degli equipaggi, mandandoli sovente incontro alla morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Colpisce, in particolare, quanto scritto dall&#8217;ammiraglio Maugeri in un suo libro di memorie, pubblicato (significativamente) in lingua inglese, a New York, nel 1948, <em>From the Ashes of Disgrace</em>, ove tra l&#8217;altro afferma:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«L&#8217;inverno del 1942-43 trovò molti di noi, che speravano in un&#8217;Italia libera, di fronte a questa dura, amara, dolorosa verità: non ci saremmo mai potuti liberare dalle nostre catene, se l&#8217;Asse fosse stato vittorioso. […] Più uno amava il proprio Paese, più doveva pregare per la sua sconfitta nel campo di battaglia&#8230; Finire la guerra, non importa come, a qualsiasi costo.»</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Più chiaro di così… Sarebbe veramente ingenuo, davanti a tanta franchezza (o davanti a tanta sfrontatezza?) immaginare che l&#8217;ammiraglio Franco Maugeri si sia limitato a «pregare» e che non abbia pensato di dare un piccolo aiuto all&#8217;opera della Provvidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, non è la condotta del solo Maugeri a dare adito ai più sgradevoli sospetti: Trizzino, in <em>Navi e poltrone</em>, fra le altre cose, fa notare la stranezza della resa di Pantelleria e di Augusta, due fortezze che, teoricamente, avrebbero dovuto resistere a lungo all&#8217;offensiva anglo-americana, mentre, di fatto, cedettero di schianto (specialmente la seconda).</p>
<p style="text-align: justify;">A Pantelleria, l&#8217;ammiraglio Pavesi offrì la resa senza che le formidabili opere difensiva in caverna, predisposte dal celebre architetto Pier Luigi Nervi, fossero state minimamente scalfite; e, prima di consegnare le armi, non provvide neppure a far saltare i depositi di munizioni e di provviste. Ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, intitolato <em>La  caduta  di  Pantelleria  nel  1943 apre  le  porte  all&#8217;invasione  dell&#8217;Italia</em> (consultabile sul sito di Arianna Editrice), per cui non insisteremo ulteriormente su quelle deplorevoli vicende, che tanto discredito hanno portato al buon nome della Marina e dell&#8217;Italia tutta, oltre ad aver affrettato e agevolato l&#8217;invasione alleata.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché la cosa peggiore che può accadere a una nazione non è quella di subire una sconfitta, ma di subirla senza dignità e senza onore.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, fra gli equipaggi delle navi italiane era il segreto di Pulcinella che quei comandanti dei trasporti diretti in Libia i quali, disubbidendo alle puntigliose disposizioni di Supermarina &#8211; un organismo tanto pletorico quanto accentratore -, seguivano una rotta improvvisata, diversa da quella loro assegnata, giungevano a destinazione e tornavano indietro sani e salvi; mentre quelli che eseguivano i movimenti prescritti, cadevano sistematicamente nella trappola degli aerei e dei sommergibili britannici. Una serie di semplici coincidenze  anche quelle?</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al libro <em>Sopra di noi l&#8217;Oceano</em>, Trizzino, con la sua puntuale ricostruzione della vicenda relativa al sommergibile  «Barbarigo», ha avuto il merito di far riaprire il «caso» del comandante Grossi, il quale era stato privato della medaglia d&#8217;oro e dei gradi dalla sentenza di una corte d&#8217;inchiesta &#8211; formata in gran parte dagli ammiragli che tanto male avevano condotto la guerra navale &#8211; perché ritenuto millantatore di inesistenti successi contro navi nemiche in Atlantico. Se non altro, il libro di Trizzino è riuscito a rendere l&#8217;onore morale allo sfortunato comandante Grossi: la cui vera colpa, probabilmente, fu quella di aver aderito, dopo l&#8217;8 settembre, alla Repubblica Sociale Italiana, mentre gli ammiragli di Supermarina si erano affrettati a schierarsi col Regno del Sud e con gli Alleati, con i quali erano sempre stati in rapporti fin troppo amichevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce ne vorrebbero altri, di saggisti come Trizzino e come Franco Bandini, oggi come allora: uomini animati da un sincero, antiretorico amor di Patria; e, più ancora, da uno scomodo, meraviglioso, indefettibile amore della verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come è possibile far luce sulla palude degli eventuali tradimenti di Supermarina, se l&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre ed il successivo trattato di pace stabilivano testualmente (all&#8217;articolo 16) che «L&#8217;Italia non incriminerà né altrimenti perseguirà alcun cittadino italiano, specialmente gli appartenenti alle Forze Armate, per avere tra il 10 giugno 1940 e la data del presente trattato, espresso la loro simpatia per la causa delle Potenze Alleate  o aver condotto un&#8217;azione a favore di detta causa»?</p>
<p style="text-align: justify;">Come si vede, l&#8217;Italia dei misteri (e della sovranità limitata) non incomincia  &#8211; come tanti credono &#8211; nel dicembre del 1969, con la strage di Piazza Fontana, per proseguire poi con Piazza della Loggia a Brescia, con l&#8217;abbattimento aereo nei cieli di Ustica (ancori i generali e gli ammiragli!) o la bomba alla stazione di Bologna. E non comincia neppure con il caso Mattei e con la (ir)resistibile ascesa di personaggi come Gelli, Sindona e Calvi (ancora e sempre la Massoneria); ma incomincia molto prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Incomincia, per lo meno, durante le strane vicende della seconda guerra mondiale, allorché generali e ammiragli massoni, amicissimi degli Inglesi e degli Americani, ordinano strane ritirate o mandano allo sbaraglio le proprie navi, in bocca ai radar nemici, per poi ricevere alte decorazioni dai capi di Stato dei Paesi ex nemici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto mentre i loro comandanti in subordine e i loro soldati e marinai, al contrario, si battono fino al limite delle possibilità umane e affrontano la morte, nella ferma determinazione di compiere interamente il proprio dovere.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito <a title="Arianna Editrice" href="http://www.ariannaeditrice.it">Arianna Editrice</a>.</p>
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		<title>Diavolerie</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 08:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA['Gli elementi dell’immaginario satanista sono esattamente i punti cardine di quel male assoluto che è il mondialismo: sacrifici umani, cannibalismo, droga, aborto, bisessualità e comunismo']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/diavolerie.html' addthis:title='Diavolerie '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-forcone-spuntato/7778" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5128" style="margin: 10px;" title="il-forcone-spuntato" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-forcone-spuntato-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a>Gli apprendisti stregoni che formano la classe dirigente mondialista agitano oscure forze demoniache spesso senza nemmeno avere consapevolezza del gioco cui si prestano. Che il mondialismo sia fenomeno dai connotati satanici è cosa più che evidente; è quindi fondamentale interrogarsi sulle fonti che hanno portato l’umanità contemporanea all’assunzione di certi punti di riferimento. Nella cultura occidentale il male è tradizionalmente associato al demonio della tradizione biblica, ma il tema naturalmente oltrepassa i confini di una visione strettamente confessionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Giunge pertanto opportuna la pubblicazione de <a title="Il forcone spuntato" href="http://www.libriefilm.com/il-forcone-spuntato/7778"><em>Il forcone spuntato</em></a> di Gianluca Gatta, un saggio che esamina le fonti, i personaggi, i testi che hanno dato vita all’immaginario satanista. Il satanismo si manifesta in modo dichiarato sotto forma di sette con caratteristiche fra il balordo e il delinquenziale, che spesso sono pretesto per sesso di gruppo o per rituali più cruenti che possono arrivare all’omicidio o all’infanticidio. Ma il satanismo, in forme più subdole e non meno pericolose, si manifesta anche in ideologie come l’illuminismo, il comunismo, il mondialismo…</p>
<p style="text-align: justify;">L’indagine di Gatta comincia dalle fasi più antiche della storia occidentale: già nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> della Grecia antica erano contemplate entità che potevano influenzare i mortali in modo positivo o negativo. Nel Giudaismo, poi, si credeva all’esistenza di spiriti maligni che divengono molto più definiti nel Nuovo Testamento: una delle caratteristiche peculiari di Gesù è proprio quella di scacciare demoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei gruppi gnostici attivi nei primi secoli del Cristianesimo si può notare una prima importante fonte del satanismo: in particolare le dottrine gnostiche insistevano sulla bisessualità, considerata manifestazione dell’unità originaria, e l’idea della perdita di identità sessuale avrà una straordinaria fortuna fino a diventare una vera e propria ossessione dell’attuale cultura di regime.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel calderone della mitologia satanista finiscono gli elementi più disparati: dai Templari all’omicidio rituale ebraico, dalla Riforma protestante alla caccia alle streghe… Questi argomenti infiammano il dibattito culturale ancora oggi, e vere o false che fossero le dicerie su eretici, ebrei e streghe, certi stereotipi entrarono nella mentalità collettiva per costituire l’immaginario demoniaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel XVII secolo in Francia un celebre processo per stregoneria coinvolse la procuratrice di aborti Madame Monvoisin. In questa vicenda viene menzionata per la prima volta la “Messa Nera” che, a partire da allora, designa il rituale satanico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è nel corso del XVIII secolo che il <em>corpus </em>delle idee diaboliche comincia a diffondersi attraverso le logge massoniche: le ideologie sovversive propagandate dalla Massoneria, con la loro spaventosa carica di odio, sono la più lampante manifestazione del demoniaco, che è ormai divenuto mentalità corrente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso del XIX secolo i temi satanici si intrecciano a svariati esoterismi: teosofia e spiritismo sono molto diffusi nei circoli intellettuali e vanno a fondersi coi più antichi temi gnostici. In Italia la vittoria delle forze risorgimentali confermava nel mondo cattolico la sensazione dell’intimo legame fra satanismo e Massoneria. Inoltre la segretezza del “lavoro di loggia” ha sempre stimolato a immaginare quali siano i riti per fidelizzare gli affiliati alla Massoneria…</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/liturgia-infernale/5949" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5127" style="margin: 10px;" title="liturgia-infernale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/liturgia-infernale-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>All’inizio del XX secolo nasce l’Ordo Templi Orientis (O.T.O.), un’organizzazione paramassonica dedita a culti sessuali chiaramente legati all’immaginario demoniaco, e con progetti politici di tipo comunista. Di quest’organizzazione fece parte il celebre occultista Aleister Crowley.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1966 compare un’organizzazione che si richiama esplicitamente al demonio: la Chiesa di Satana di Anton Szandor LaVey. Gianluca Gatta analizza anche il testo rituale utilizzato da quest’organizzazione, che è una parodia della Messa cattolica preconciliare con aggiunte e integrazioni funzionali all’utilizzo della setta.</p>
<p style="text-align: justify;">In generale i gruppi esplicitamente satanisti sembrano configurarsi in maniera più stravagante che pericolosa, ma quel che è inquietante è il fatto che gli elementi dell’immaginario satanista sono esattamente i punti cardine di quel male assoluto che è il mondialismo: sacrifici umani, cannibalismo, droga, aborto, bisessualità e comunismo…</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Gianluca Gatta, <a title="Il forcone spuntato" href="http://www.libriefilm.com/il-forcone-spuntato/7778"><em>Il forcone spuntato. Origini culturali del moderno satanismo</em></a>, Foschi Editore, Forlì 2009, pp.230, € 14,00.</p>
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		<title>L&#8217;Iberoamerica</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 16:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvio Waldner</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una breve panoramica sulle vicende dell'America meridionale e del rapido fenomeno di meticciato in grande scala che ne ha caratterizzato la storia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/liberoamerica.html' addthis:title='L&#8217;Iberoamerica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_4953" class="wp-caption alignright" style="width: 331px"><img class="size-full wp-image-4953" title="Suedamerika2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Suedamerika2.jpg" alt="" width="321" height="400" /><p class="wp-caption-text">Mappa dell&#39;Iberoamerica del XIX secolo</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Iberoamerica è quella parte dei due continenti americani che fu colonizzata dalla Spagna e dal Portogallo. All&#8217;Iberoamerica ci si riferisce spesso con il termine di &#8216;America Latina&#8217;, in ragione del fatto che là si parlano lingue neolatine: è però una designazione inesatta, in quanto anche il Canadà francese dovrebbe allora esservi incluso, il che non è normalmente il caso (1).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Iberoamerica possiede forse la caratteristica fondamentale di essere quella parte del mondo dove il meticciato in grande scala ha acquistato in rapidisso tempo una dimensione continentale. Altre terre hanno conosciuto un intenso meticciato, ma non su una scala geografica così vasta: Giava, l&#8217;Indostan, il Capo di Buona Speranza, la Groenlandia (2). A voler credere all&#8217;antropologo ed etnologo Paul Rivet, autore del classico <em>Les origines de l&#8217;homme américain</em> (3), il meticciato fu destino delle Americhe già dai tempi preistorici: ma lo sviluppo di questo argomento porterebbe troppo lontano. Il meticciato americano quale esso si riscontra al giorno d&#8217;oggi ha la sua origine nel XVI secolo con la conquista europea. All&#8217;elemento indio aborigeno si sovrappose presto una forte componente di razza bianca. Poco dopo arrivarono gli schiavi bantù, portati di massima dall&#8217;Africa occidentale. Fino a tempi abbastanza recenti (anche meno di un secolo, a seconda dei paesi) i Negri ebbero la tendenza a rimanere relativamente localizzati, nei luoghi ove erano stati immessi; anche se qui essi soppiantarono rapidamente e quasi totalmente la popolazione aborigena: nelle Antille, nella costa del Pacifico della Colombia e dell&#8217;Ecuador, in determinate <em>enclâves</em> del Brasile e del Venezuela. Il meticciato in grande scala con l&#8217;elemento africano non avvenne se non relativamente tardi, salvo forse nelle Antille e nel Nordeste brasiliano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un capitolo poco conosciuto della storia della colonizzazione spagnola è che in Spagna, nel XVI secolo, ci fu una corrente di pensiero che seppe intuire precocemente quali potessero essere i pericoli del meticciato generalizzato e che giustificava l&#8217;annessione coloniale delle Americhe solo in base alla superiorità naturale dello Spagnolo sull&#8217;aborigeno. Un notevole e generalmente sconociuto rappresentante di questa corrente fu l&#8217;ecclesiastico castigliano Ginés de Sepúlveda; il suo punto di vista però dovette soccombere di fronte alla tesi di altri ecclesiastici secondo i quali con l&#8217;evangelizzazione delle Americhe la chiesa avrebbe ricuperato le anime perdute in Europa con la riforma protestante (<em>sic</em>). Sta di fatto però che i missionari che lavoravano fra gli indigeni avevano spesso istruzioni di cercare di ridurre al minimo il meticciato degli Indios con &#8220;<em>negros u otras razas inferiores</em> [con Negri o con altre razze inferiori]&#8221; (4): a lunga scadenza, la raccomandazione ebbe tuttavia scarso successo. È certo però che nell&#8217;Indio si vide sermpre qualcosa di &#8216;meglio&#8217; del Negro &#8211; anche se ciò obbediva più a istinto e a considerazioni estetiche che ad altro. Questa &#8216;svalutazione&#8217; del Negro, comunque, non mancò di avere un certo effetto su tutta la storiografia iberoamericana posteriore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ultimo secolo e mezzo circa c&#8217;è stata in Iberoamerica la tendenza generalizzata di tentare di glorificare il meticciato &#8211; di cercare di dimostrare che dall&#8217;incrocio è risultata una nuova, per quanto problematica, &#8216;identità americana&#8217; che non è né india né europea ma che ne costituisce una &#8216;sintesi&#8217;. Questa tendenza è del tutto palese, fra l&#8217;altro, nella pleiade di scritti che, qualche volta a proposito e il più delle volte a sproposito, hanno visto la luce con l&#8217;occasione dei cinquecento anni dal 12 ottobre 1492. A chi abbia una pur superficiale conoscenza di questa tematica non sarà sfuggito che in quasi tutta questa <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> la presenza del Negro è sistematicamente ignorata, taciuta: il Negro è qualcosa di scomodo, quasi di vergognoso: c&#8217;è ma si preferirebbe che non ci fosse. Meticciato, sì: ma con gli Indios, non con <em>&#8220;negros u otras razas inferiores&#8221;</em>. E un romanziere venezuelano, peraltro di ottima qualità, Rómulo Gallegos (5), si riferisce (sia pure senza entrare in dettagli) agli Asiatici come a &#8220;razas inferiores [razze inferiori]&#8220;. È abbastanza ovvia, in tutta questa tematica, una psicologia da &#8216;complessati&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno strano e ingegnoso tentativo di circuire il problema fu fatto negli anni Trenta dal medico venezuelano Rafael Requena (6). Egli fece appello a quella teoria secondo la quale la leggendaria Atlantide sarebbe stata una specie di ponte intercontinentale più o meno continuo fra l&#8217;Europa e l&#8217;Africa nordoccidentale da una parte e l&#8217;America dall&#8217;altra &#8211; ponte che, secondo lui, avrebbe raggiunto l&#8217;America su quelle che adesso sono le coste del Venezuela. Quindi, sempre secondo il Requena, tanto gli Spagnoli come gli aborigeni americani delle coste dei Caraibi sarebbero discendenti dei leggendari Atlantidi &#8211; fratelli quindi, di sangue e di razza, che dopo millenni di separazione si sarebbero ritrovati, sia pure senza riconoscersi; e la conquista spagnola sarebbe stata una guerra fratricida conclusasi però alla lunga per il meglio con la provvidenziale riunificazione e fusione di ciò che delle malaugurate catastrofi naturali avevano separato ancora nella protostoria. (Anche nel Requena, non una parola a proposito dei Negri [7]).</p>
<div id="attachment_4954" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-4954" title="jacques-de-mahieu" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/jacques-de-mahieu.jpg" alt="" width="400" height="300" /><p class="wp-caption-text">Jacques de Mahieu (Parigi, 1915 - Buenos Aires, 1990)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sia menzionata qui di sfuggita la teoria dell&#8217;archeologo franco-argentino Jacques de Mahieu, secondo il quale tutte le civiltà indigene americane avrebbero avuto la loro origine con l&#8217;arrivo di conquistatori vichinghi parecchi secoli prima del 1492 (8). Le argomentazioni del de Mahieu sono senz&#8217;altro notevoli e si ricollegano con lo strano fatto che gli Inca non erano un popolo ma un&#8217;aristocrazia che forse quattro secoli prima della conquista spagnola, provenendo non è chiaro da dove, si era imposta sul Tihuantisuyu fondandovi un genuino Impero teocratico-socialista non carente di tratti assai suggestivi (9). La conquista spagnola portò ben presto alla formazione di una società stratificata dominata da un&#8217;aristocrazia di origine europea (i Criollos o Mantuanos) che, praticando l&#8217;endogamia o procurandosi i consorti in Europa, si mantenne bianca. Al di sotto stava una popolazione meticcia sempre più numerosa costituita di massima dalla prole illegittima dei Mantuanos e da incroci indio-negri (&#8220;zambos&#8221;) là dove quelle razze erano venute in contatto. I Negri, come s&#8217;è già detto, tendevano a essere circoscritti; mentre gli Indios costituivano (ancora fino al XIX secolo) la maggioranza della popolazione e godevano di ampie misure di protezione sia legali (&#8220;leyes de Indias&#8221; [leggi delle Indie]), poco efficienti ma non del tutto lettera morta, che ecclesiastiche, più concrete e fattuali in quanto amministrate dalla chiesa. Fu una società relativamente tranquilla, economicamente molto prospera, a sfondo agrario e signorile e dotata (almeno fra la popolazione di origine europea) di un alto livello culturale, che nel Nordamerica anglosassone e calvinista non ci si sognava neppure. Elemento negativo di quel periodo fu la formazione in America di abbondanti colonie di marranos (10) &#8211; concentrati soprattutto in Messico e in Cile, ma presenti un po&#8217; dappertutto &#8211; che in America, dove l&#8217;operato dell&#8217;Inquisizione era molto inefficiente, ebbero buon gioco. In contatto con i loro correligionari esiliati in Inghilterra, in Olanda, in Portogallo, alla lunga avrebbero ben fatto sentire la loro influenza anche nell&#8217;America spagnola (11).</p>
<p style="text-align: justify;">Già alla fine del XVIII secolo in Spagna si stavano facendo preparativi per ammettere la rappresentanza dei Criollos al 50% nelle <em>cortes</em> (camere) di Madrid, con l&#8217;idea di creare una specie di Grande Spagna che in America si sarebbe estesa dall&#8217;Oregon all&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>; pacificando al contempo quei Criollos che non volevano più essere trattati da &#8216;coloniali&#8217;. Ma sempre nel XVIII secolo la massoneria ebbe modo di prendere piede anche in Iberoamerica: a ciò non fu estranea la presenza inglese nelle Antille. Fu l&#8217;Inghilterra e i massoni da essa appoggiati (o pagati) a scatenare, a partire dal 1810, la disintegrazione dell&#8217;Impero coloniale spagnolo (12). È definitivamente assodato che tutti i &#8216;liberatori&#8217; &#8211; Morelos e Iturbide in Messico, Bolívar e San Martín nel Nord e nel Sud del continente sudamericano rispettivamente &#8211; furono massoni e che vennero costantemente finanziati e riforniti dall&#8217;Inghilterra. Il caso di Francisco de Miranda, poi, è particolarmente squallido: mentre la Spagna era sotto occupazione francese durante le guerre napoleoniche, l&#8221;alleata&#8217; Inghilterra pagava uno stipendio a quel figuro (adesso glorificato dalla storia ufficiale come &#8220;precursore dell&#8217;indipendenza&#8221;) per fomentare sollevazioni in Sud America (questo è ammesso addirittura da un autore venezuelano, il Cabrera Sifontes, generalmente bene documentato e non certo sospetto di irriverenza verso i &#8220;próceres&#8221; [13]). A Miranda andò male: catturato, finì i suoi giorni nelle carceri di Cadice. Ma al resto della malefica schiera non andò molto meglio: Morelos e Iturbide, fucilati; Bolívar e San Martín costretti a ignominioso esilio a funzione espletata. &#8216;Liberatori&#8217; meno conosciuti sono quegli undici masnadieri che nel settembre 1810 dichiararono l&#8217;indipendenza della Florida e poi ne domandarono l&#8217;annessione agli Stati Uniti; annessione che fu subito accettata. La Spagna, che non era in grado di intervenire, dopo inutili rimostranze si accontentò di un pagamento simbolico di 50 milioni di dollari (14).</p>
<p style="text-align: justify;">In America, la Spagna non fu in condizioni di opporsi agli insorti se non in modo saltuario: il peso della guerra fu portato di massima dalle guarnigioni spagnole già presenti in America, perché truppe e approvvigionamenti dall&#8217;Europa ne arrivavano solo a singhiozzo. Alla Spagna &#8211; appena uscita dalle guerre napoleoniche &#8211; furono negati sistematicamente (dai banchieri internazionali) quei crediti di cui essa avrebbe abbisognato per condurre la guerra in America. E quando, nonostante tutto, un esercito venne ammassato a Cadice per imbarcarsi per le colonie, la guerra civile fu scatenata dai massoni generali Quiroga e Riego; guerra civile che le logge massoniche &#8211; appoggiate e finanziate dai consolati inglesi &#8211; si incaricarono di prolungare artificialmente. Quando un po&#8217; d&#8217;ordine fu rimesso nel 1823 dall&#8217;intervento francese sotto il duca d&#8217;Angoulême, promosso per conto della Santa Alleanza, era ormai troppo tardi. Qualche guarnigione spagnola resistette ancora ferocemente qua e là; ma già verso il 1830 la &#8220;nuova Spagna&#8221; d&#8217;oltremare era una cosa del passato (15).</p>
<p style="text-align: justify;">Viste retrospettivamente, le insurrezioni iberoamericane non mancarono di certe caratteristiche significative. Una è che per la prima volta furono impiegate in grande scala in guerre fra Europei masse di colore &#8211; masse che poi ritornarono a sonnecchiare con atavica apatia, senza mai ricevere (né domandare) dei cosiddetti &#8216;diritti politici&#8217; una volta conclusasi la guerra. Questo è un fenomeno che poi si ripeterà nella traiettoria caudillesca dell&#8217;Iberoamerica, ogni qual volta il caudillo (&#8216;duce, dirigente&#8217;) &#8211; o aspirante tale &#8211; di turno metteva insieme un esercito di meticci, Negri, Indios &#8211; soldataglia che poi tornava a scomparire nella sonnolenza e nell&#8217;anonimato, senza domandare altro che una paga (sotto forma, magari, di saccheggi) &#8211; per combattere l&#8217;autorità costituita. Una situazione che perdurò fino al 1930 circa.</p>
<div id="attachment_4955" class="wp-caption alignright" style="width: 176px"><img class="size-full wp-image-4955" title="José_Tomás_Boves" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/José_Tomás_Boves.jpg" alt="" width="166" height="239" /><p class="wp-caption-text">José Tomás Boves y de la Iglesia (Oviedo, 18 settembre 1782 — Urica, 5 dicembre 1814)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un caso poco conosciuto e che vale la pena di menzionare è quello del caudillo anti-indipendentista José Tomás Boves (sul quale un autore meticcio, psichiatra di professione, ha scritto un&#8217;opinabile ma documentato saggio [16]). Il Boves, asturiano per nascita e che al tempo della colonia spagnola aveva fatto il commerciante, riuscì (praticamente da solo) prima a resistere, poi a contrattaccare i ribelli al punto di metterli con le spalle al muro nel Nord dell&#8217;America meridionale; la sua morte nel 1814 segnò il declino delle sorti spagnole in quella zona. L&#8217;espediente del Boves (individuo spietatissimo e che doveva essere un sottile psicologo) fu di raccogliere attorno alla bandiera spagnola le turbe di colore che altrimenti avrebbero parteggiato per l&#8221;indipendenza&#8217;; prima accendendo la loro cupidigia di saccheggio e poi promettendo loro i beni dei Criollos (&#8220;los blancos&#8221; [i bianchi]) &#8211; fra i quali si trovavano la stragrande maggioranza dei massoni, degli anglicanti, dei traditori della corona cattolica di Spagna. (È probabile che il Boves aspirasse, in un imprecisato futuro, al potere assoluto nell&#8217;area dei Caraibi, con o contro la Spagna). La strana e sinistra epopea di José Tomás Boves costituisce forse una vicenda dal significato paradossale, che scombina completamente, sotto il profilo della dinamica storica, le relazioni e i nessi (tipici della modernità) tra attori ed eventi: abilmente circuite, le masse di colore si mossero a difendere trono e altare, il re e la chiesa, contro le forze della sovversione internazionale; proprio il contrario di quanto successe costantemente in seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">Si noti che fu in Iberoamerica, ancor prima che in Europa, che con la <em>epopeya emancipadora</em> [epopea emancipatrice] si incominciarono a creare &#8216;patrie&#8217; a iosa e per tutti i gusti &#8211; nonché per accomodare interessi di ogni tipo. &#8211; Per le nuove fiammanti &#8216;patrie&#8217;, fu conseguenza immediata dell&#8221;indipendenza&#8217; un vassallaggio economico assoluto nei riguardi dell&#8217;Inghilterra, che durò per oltre mezzo secolo prima che l&#8217;egemonia venisse assunta dagli Stati Uniti (17).</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano geografico, si incomincia a vedere quasi subito una contrazione dell&#8217;America spagnola a favore di anglofoni e di brasiliani. Già nel 1840, a vent&#8217;anni dalla sua fiammante indipendenza, il Messico perdeva la metà del suo territorio dopo una rovinosa guerra contro gli Stati Uniti &#8211; guerra che ebbe come ulteriore conseguenza la secessione definitiva (con l&#8217;appoggio americano) di quel rosario di repubbliche bananiere che va dallo Yucatán al Panamá nonché l&#8217;occupazione inglese di Belice. Il Messico non si risollevò più: dopo oltre mezzo secolo di torbidi, di occupazione francese (18) e di interventi americani esso piombò in una spaventosa guerra civile dalla quale la residua aristocrazia di origine spagnola rimase decapitata e il potere fu posto dagli Americani saldamente in mano ai marranos (19). La Colombia subì la secessione del Panamá, decretata dagli Americani nel 1908 quando si decise la costruzione del Canale. Il Venezuela ci rimise la sua provincia più orientale (la Guayana a Ovest del fiume Esequibo), soffiatale dall&#8217;Inghilterra con tutta tranquillità quando si sospettò che là ci fosse una notevole ricchezza aurifera (sospetto che poi risultò infondato) (20). La presenza inglese nei Caraibi divenne sempre più sfacciata: i nuovi Stati &#8216;indipendenti&#8217; d&#8217;America dovevano subire continue minacce e angherie se non si piegavano ai voleri dei banchieri e commercianti di Londra. Incidentalmente, nelle isole e nella Guayana inglese, una crescente popolazione di origine africana adottò l&#8217;inglese come lingua propria &#8211; molto più consona alla loro primitiva forma psichica che il &#8216;difficilissimo&#8217; spagnolo &#8211; per cui adesso in certe zone rivierasche dei Caraibi si denomina &#8220;inglese&#8221; il Negro bantù nerissimo, con poca o nessuna traccia di meticciato.</p>
<p style="text-align: justify;">Più a Sud, il Cile, legatissimo da sempre all&#8217;Inghilterra probabilmente in ragione della sua alta concentrazione di marranos, per conto dei commercianti minerari di Londra arraffò (negli anni Ottanta del XIX secolo) al Perù e alla Bolivia l&#8217;Atacama, aridissimo deserto ma territorio ricchissimo di giacimenti di rame. L&#8217;Argentina ci rimise le isole Malvine, occupate in modo insultante dagli Inglesi quando la gesta emancipadora era appena conclusa, approfittando del fatto che la guarnigione spagnola, contro la quale gli Inglesi avevano prima avuto occasione di rompersi i denti, era stata ritirata per combattere gli insorti sulla terraferma (21).</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4956" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bandeirantes.jpg"><img class="size-full wp-image-4956" title="bandeirantes" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bandeirantes.jpg" alt="" width="450" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">Ivan Wasth, Bandeirantes</p></div>
<p style="text-align: justify;">Al contempo, fino agli anni Trenta del XX secolo, si assiste a una ipertrofica crescita del Brasile. Il Brasile si dichiarò indipendente dal Portogallo nel 1822, e l&#8217;indipendenza si consumò senza violenze o fatti di sangue. E mentre l&#8217;America spagnola, finalmente &#8216;indipendente&#8217;, sprofondava in interminabili risse fra caudillos, il Brasile si mise in marcia per raggiungere le Ande &#8211; cosa che quasi gli riuscì &#8211; avvalendosi della sua privilegiata situazione geografica a valle dell&#8217;immenso bacino del Rio delle Amazzoni. La tattica usata dal Brasile era quella della &#8216;conquista pacifica&#8217;, della guerra senza colpo ferire: una tattica che ancora recentemente era materia di insegnamento nelle accademie militari brasiliane. Sfruttando il fatto che da parte avversa non esisteva alcun controllo di frontiere, e che le frontiere medesime erano mal definite, gruppi di <em>bandeirantes </em>(&#8216;pionieri&#8217; &#8211; al bandeirante è stato innalzato addirittura un monumento a Brasilia) venivano istallati sempre più addentro nel territorio amazzonico, senza che nessuno dei confinanti se ne accorgesse. Quando poi intervenivano delle rimostranze (il che succedeva invariabilmente molto tardi) si diceva che là la popolazione era stata brasiliana da sempre e che quindi quelle terre erano di diritto brasiliane. In questo modo il Brasile sottrasse alla Bolivia, al Perù, alla Colombia, al Venezuela, milioni di chilometri quadrati. Quanto ai <em>bandeirantes </em>(22), erano di massima degli avanzi di galera, spesso <em>garimpeiros</em> (cercatori nomadi di oro e diamanti alluvionali), se non veri e propri <em>cangaceiros </em>(criminali incalliti) a cui veniva condonata la pena a condizione di andare a &#8216;servire la patria&#8217; in quel modo. E la presenza dei <em>bandeirantes</em> in una nuova zona significava automaticamente la scomparsa della popolazione indigena, con massacro indiscriminato degli uomini e stupro in massa delle donne, poi &#8216;incamerate&#8217; con la loro prole nella massa senza volto dei meticci.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu questo un destino generalizzato degli indigeni, la cui sorte peggiorò drasticamente dopo l&#8221;indipendenza&#8217;. Se prima, sotto la Spagna e il Portogallo, essi avevano goduto di un minimo di protezione da parte della chiesa e delle autorità, dopo, la loro liquidazione (o etnocidio che dir si voglia) divenne addirittura la politica ufficiale di certi governi. Né la cosa deve sorprendere quando si pensi che la matrice ideologica dell&#8217;indipendenza americana fu un massonico illuminismo: l&#8217;Indio, elemento &#8216;arretrato&#8217;, doveva scomparire come tale per far posto al progresso &#8211; e ciò, naturalmente, per il suo stesso bene: perchè potesse anch&#8217;egli usufruire dei vantaggi della &#8216;civiltà&#8217;. Questo etnocidio &#8216;umanitario&#8217; prese spesso la forma di un genocidio vero e proprio, soprattutto in Brasile e in Argentina.</p>
<p style="text-align: justify;">In Argentina si arrivò ad applicare una specie di guerra batteriologica (diffusione <em>ad hoc </em>dell&#8217;influenza, malattia alla quale gli indigeni erano molto sensibili), per eliminare i residui Tehuelche del Sud (23). In Brasile, a mano a mano che la tecnica dell&#8217;armamento progrediva, i <em>fazendeiros </em>[grandi proprietari terrieri] e l&#8217;esercito impiegarono gli elicotteri da guerra e il napalm per sterminare gli Indios o allontanarli da vaste zone che poi venivano popolate con Negri e meticci e destinata all&#8217;allevamento del bestiame &#8211; Negri e meticci che erano invariabilmente la manodopera spicciola del massacro. Questa raccapricciante sorte dell&#8217;Indio amazzonico fu descritta in modo magistrale e quasi allucinante dal romanziere colombiano José Eustasio Rivera, nel suo migliore scritto, <em>La vorágine</em>, ambientato ai tempi dello sfruttamento del caucciù in Amazzonia, a cavallo fra i secoli XIX e XX. Anche se i principali beneficiari di quello sfruttamento furono gli Arana, peruviani di Ucayali, l&#8217;orrida &#8216;epopea&#8217; si svolse di massima in territorio brasiliano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro fatto che attende l&#8217;attenzione di qualche storico serio è la strana carriera dell&#8217;ex-colonnello venezuelano Tomás Funes, che nei primi anni del <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a> si costruì un vasto impero personale dalle parti dell&#8217;alto Río Negro. Funes fu probabilmente l&#8217;ultimo caudillo che arrivasse a fasti imperiali in Iberoamerica: si era all&#8217;alba di tempi nuovi (24). Era stato, quello dell&#8217;Iberoamerica, un mondo strano, di norma grottesco e spesso sinistro, ma sempre variopinto e affascinante, che il già citato romanziere Rómulo Gallegos aveva descritto, con estro poetico e con frase divenuta ormai celebre: &#8220;<em>tierra ancha y tendida, buena para el esfuerzo y para la azaña, toda horizontes como la esperanza, toda caminos como la voluntad </em>[terra larga e estesa, buona per l'impresa e per l'avventura, tutta orizzonti come la speranza, tutta strade come la volontà]&#8220;. Terra dove i caudillos si lanciavano l&#8217;uno contro l&#8217;altro all&#8217;arrembaggio dei governi o a fondare imperi personali in un retroscena di foreste impenetrabili e sterminate, di altissime montagne dai picchi nevosi, di fiumi immani; dove, avvolto dall&#8217;arco dell&#8217;Orinoco, stava ancora l&#8217;ultimo arcano del pianeta, il &#8216;mondo perduto&#8217; delle montagne piatte, dove allignavano la scolopendra acquatica, la salamandra arboricola e altri piccoli ma stranissimi esseri. Questo mondo visse le sue ultime ore negli anni Cinquanta. È negli anni Cinquanta che si incomincia a sentire massicciamente l&#8217;intrusione americana in Sud America: in Messico e nell&#8217;America centrale il fenomeno era già di vecchia data. Si trattava di fabbricare una nuova classe politica, che fosse totalmente al servizio dell&#8217;America quale strumento del grande capitale internazionale: al caudillo bisognava sostituire il suffragiocratico sensale di voti. Gli Stati Uniti ci riuscirono, impiegandovi vari decenni e facendo largo uso di una loro vecchia conoscenza: lo sciacallo marxista. Le turbe di colore cessarono di essere una specie di torpido <em>Hintergrund</em> &#8211; utilizzabile secondo le necessità come carne da cannone salvo poi essere rispedite al loro posto -, per diventare serbatoio permanente di voti: serbatoio con il quale, di necessità, ogni aspirante politico doveva fare i conti. Il mutato ambiente favorì la crescita ipertrofica di una classe criminale alla quale ogni forma partitocratica poté permanentemente attingere per ogni sorta di attività. Al contempo, con l&#8217;apertura delle comunicazioni, con l&#8217;inurbamento, con la trasformazione di un&#8217;economia fondamentalmente agraria in una parassitaria (solo superficialmente industriale), l&#8217;elemento africano, prima fortemente localizzato, si infiltrava un po&#8217; dappertutto nella popolazione di colore. In questo modo, la qualità razziale del popolo minuto del Sud America, per quanto non fosse mai stata elevata, passò a essere scadentissima. Quanto all&#8217;aristocrazia di origine spagnola, se in Messico fu in buona parte liquidata fisicamente, nel resto dell&#8217;Iberoamerica essa fu sottilmente intossicata nell&#8217;anima dal potere del denaro: non produsse più caudillos, ma politicanti. Non si vuole dire, con questo, che il caudillo rimanesse immune dalla venalità e dalla corruzione; egli però rivelava una scomoda tendenza ai colpi di testa e manteneva saltuariamente un residuo di dignità. Ciò manca del tutto alla nuova classe dirigente, nella quale sono sempre più frequenti, fra l&#8217;altro, elementi di colore e marranos. La vecchia classe criolla in Iberoamerica, nonostante tutto, assumeva ancora come riferimento l&#8217;Europa; quella nuova guarda solo a Nuova York e a Miami, con la loro paccottiglia e le loro lucine colorate. Con l&#8217;economicismo (la filosofia del far soldi come senso della vita) sono arrivati e hanno messo radici anche coloro che &#8220;<em>have technology</em> [hanno tecnologia]&#8221; (25) con la conseguenza che tutto il continente sudamericano sta precipitando nell&#8217;irreversibile vortice del disastro ecologico, rinforzato da una cancerosa crescita demografica. E il Fondo Monetario Internazionale ha buon gioco su quei paesi che ormai hanno imboccato irreversibilmente la via della terzomondializzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando retrospettivamente la storia dell&#8217;Iberoamerica dal 1950 al 1990 circa, è quasi sorprendente che il caudillismo abbia potuto tenere fermo, qua e là, per tanto tempo. Ma è chiaro che alla lunga la sua fine era segnata. Da una parte, crisi di legittimità di tutti i governi iberoamericani che onoravano &#8211; e che adesso onorano ancora di più &#8211; come &#8216;padri della patria&#8217; dei torbidi ribelli pagati dagli anglosassoni. Dall&#8217;altra, la totale dipendenza dagli Stati Uniti per le forniture belliche; dipendenza della quale gli Americani approfittavano per obbligare i governi iberoamericani a loro invisi a cedere alle pressioni marxiste, anche anche quando le condizioni militari erano favorevoli e le guerre militarmente vinte (caso di Anastasio Somoza in Nicaragua, per esempio). In ultima, molti tra gli ultimi caudillos furono dei &#8216;semplici&#8217; che caddero nella trappola di credere che l&#8217;America si opponesse veramente al marxismo, invece di servirsene come strumento.</p>
<div id="attachment_4957" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-4957" title="fidel-castro" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/fidel-castro-300x253.jpg" alt="Fidel Castro" width="300" height="253" /><p class="wp-caption-text">Fidel Castro</p></div>
<p style="text-align: justify;">Per concludere, una breve analisi del fenomeno del guerriglierismo, che fu e continua a essere una delle chiavi di volta della politica iberoamericana di questo secolo. Come già detto, gli Stati Uniti si valsero dello sciacallo marxista per i loro fini di sovversione; e non sorprende che i guerriglieri siano stati istallati al potere dall&#8217;America soltanto in quei paesi nei quali il governo era ancora in mano a un &#8216;dittatore militare&#8217; &#8211; un caudillo &#8211; (Cuba, Nicaragua), mai invece là dove alla presidenza c&#8217;erano dei &#8216;bravi borghesi&#8217; (il resto dell&#8217;America centrale, Santo Domingo, Venezuela, Colombia, Perù). Questo fatto, al quale i mass media non hanno mai dato alcun risalto, appare invece molto significativo. Il partigianismo era già stato sperimentato in Europa fra il 1942 e il 1945; non si fece che trapiantarlo in Iberoamerica. Come in Europa, esso si nutrì della classe criminale, che in Iberoamerica era ipertrofica o potenzialmente tale. Il primo esperimento fu Cuba, dove nel 1959 il marrano Fidel Castro (26) fu istallato al potere dagli americani di contro a un caudillo particolarmente inetto, Fulgencio Batista &#8211; il quale tuttavia si era mostrato sufficientemente abile per tenere militarmente in scacco Castro per anni, pure contro un&#8217;incredibile barriera di propaganda contraria e di aiuti finanziari e militari dati a piene mani ai partigiani. Da allora Cuba divenne la centrale del guerriglierismo per l&#8217;America centrale e meridionale e tale rimase fino a tempi recentissimi, quando, parallelamente alla liquidazione dei &#8220;socialismi reali&#8221;, anche l&#8217;uso della guerriglia per fini politici divenne fuori moda. Adesso Fidel Castro va predicando che i tempi sono cambiati, che la &#8216;via verso la democrazia&#8217; non è più quella delle armi ma quella delle urne (sua dichiarazione a Rio de Janeiro nell&#8217;agosto 1993); egli apre il paese al turismo di lusso e fa la corte al Fondo Monetario Internazionale. Insomma, il marrano Fidel Castro ha fatto fino in fondo il suo servizio al grande capitale internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In Iberoamerica il fenomeno del banditismo c&#8217;era sempre stato, ma abbastanza limitato e privo di sfondo &#8216;ideologico&#8217;. Il partigianismo gli prestò una imbiancatura ideologica, mentre i guerriglieri, non più criminali comuni, godettero (e godono ancora) di un trattamento da &#8216;combattenti&#8217; da parte dei governi dei paesi coinvolti &#8211; ciò sotto pressione degli Stati Uniti. Se fino a qualche anno fa i dirigenti guerriglieri potevano ancora sperare di essere istallati al governo dagli Americani (l&#8217;ultimo fu Daniel Ortega in Nicaragua), adesso quella possibilità è scomparsa; e da soli essi mai &#8216;vinceranno&#8217; la guerra. Si dedicano perciò al banditismo puro e semplice, grazie ai cui proventi i dirigenti partigiani fanno una vita da gran signori (27). È improbabile che si arrivi a sradicarli in un futuro prevedibile: delle oligarchie militari totalmente prive del senso dell&#8217;onore o del dovere hanno tutto l&#8217;interesse di mantenere lo &#8216;stato di guerra&#8217; perchè così vengono pagate di più, ottengono pensionamenti anticipati e godono di maggior prestigio &#8211; e se &#8216;stato di guerra&#8217; ci deve essere, anche il nemico ha il diritto di essere trattato da &#8216;combattente&#8217;. Non a caso le uniche zone ripulite dalla guerriglia sono quelle dove funzionano milizie private organizzate da proprietari terrieri o semplicemente da comunità contadine che ne hanno avuto abbastanza (semileggendario è diventato negli ultimi venti anni il paramilitar Fidel Castaño, nella Colombia settentrionale): mai l&#8217;esercito o la polizia fanno un lavoro &#8216;completo&#8217;. Nelle zone dove esercitano il controllo totale (&#8216;zone liberate&#8217;) i guerriglieri taglieggiano tutti: i maestri di scuola, i contadini più miserabili, i giudici, se ci tengono alla pelle, devono pagare una percentuale del loro povero stipendio o dei loro magri guadagni alla rispettiva Central guerrillera. Un altro lucrativo affare per i guerriglieri è la protezione del narcotraffico: e come in tutte le società di delinquenti (per esempio, la mafia) si verificano frequenti attriti, spesso con morti e feriti, fra i diversi gruppi guerriglieri per assicurarsi i migliori affari (28). Trattandosi poi in gran parte di psicopatici &#8211; il fondo criminale più profondo e abbietto di società già ipertroficamente criminalizzate -, i partigiani hanno per <em>hobby </em>anche quello di compiere carneficine e di infliggere svariate torture a quei pochi indigeni che ancora rimangono nonchè ad animali selvatici e domestici. Quanto alla forza numerica del partigianismo in Sud America, al momento di stendere queste righe essa può essere stimata a 12 &#8211; 15.000 unità in Perù, a forse 20.000 in Colombia, a probabilmente meno di 2.000 in Venezuela.</p>
<p style="text-align: justify;">Legatasi mani e piedi al carro statunitense e colpita in pieno da una galoppante catastrofe ecologica (29), l&#8217;Iberoamerica &#8211; con la possibile eccezione del suo estremo meridionale &#8211; si avvia, a breve scadenza, verso un tenebroso destino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) Una buona visione d&#8217;insieme della storia iberoamericana è data nell&#8217;agile libretto di Pierre Chaunu: <em>Storia dell&#8217;America Latina</em>, Garzanti, 1955.<br />
(2) Questa grande isola, originariamente abitata da Esquimesi, è stata punto di appoggio di operazioni baleniere che vi hanno gettato ciurme di ogni origine, per cui oggidì vi si possono ammirare abitanti dai capelli lanosi, la pelle grigiastra e gli occhi a mandorla che abitano dentro a iglù.<br />
(3) Gallimard, Paris, 1957.<br />
(4) Cfr. Alfredo Jahn, <em>Los aborígenes del occidente de Venezuela</em>, Monte Ávila, Caracas (Venezuela), 1973 (originale: 1927).<br />
(5) Nel più conosciuto dei suoi romanzi, <em>Doña Bárbara</em>.<br />
(6) Rafael Requena: <em>Vestigios de la Atlántida</em>, Tipografía Americana, Caracas (Venezuela), 1932.<br />
(7) A Rafael Requena attinse (senza citarlo) Charles Berlitz quando affermò che davanti allo sbocco dell&#8217;Orinoco ci sono i relitti sottomarini di antichissime muraglie megalitiche (&#8220;vestigia dell&#8217;Atlantide&#8221;): relitti che, a quanto sembra, non esistono proprio. Berlitz fece quest&#8217;affermazione nel suo &#8211; peraltro interessante &#8211; libro divulgativo <em>The mystery of Atlantis</em> (Grosset &amp; Dunlap, Stati Uniti, 1974).<br />
(8) Il libro più rappresentativo di Jacques de Mahieu è, probabilmente, <em>L&#8217;agonie du dieu soleil</em>, Laffont, Paris, 1974. Ma un&#8217;ottimo riassunto di tutta la sua opera è stato dato su &#8220;Diorama letterario&#8221; (Firenze) di dicembre 1992 (sotto la firma di un certo &#8220;Arconte&#8221;).<br />
(9) In ciò gli Inca si distinguevano nettamente dagli Aztechi che invece erano un popolo &#8211; e non soltanto una casta aristocratica -appartenente al ceppo linguistico náhuatl e strettamente imparentati con i Toltechi, che li avevano preceduti nel dominio dell&#8217;altopiano dell&#8217;Anáhuac.<br />
(10) Letteralmente: &#8216;maiali&#8217;. Falsi conversi dall&#8217;ebraismo al cattolicesimo, i quali così scamparono all&#8217;espulsione degli Ebrei dalla Spagna, decretata da Isabella la Cattolica nel 1492.<br />
(11) Su questo argomento si consulti il documentatissimo libro dell&#8217;autore messicano Salvador Borrego, <em>América peligra</em>, edizione dell&#8217;autore, Città del Messico, 1976.<br />
(12) Cfr. Jean Lombard, <em>La montée parallèle du capitalisme et du collectivisme, la face cachée de l&#8217;histoire moderne</em>, edizione dell&#8217;autore, Madrid, 1984.<br />
(13) Horacio Cabrera Sifontes, <em>La verdad sobre nuestra Guayana esequiba</em>, Monte Avila, Caracas (Venezuela), 1988.<br />
(14) Cfr. Salvador Borrego, <em>op. cit</em>.<br />
(15) Su quanto sopra cfr. Jean Lombard, <em>op. cit</em>. &#8211; Un capitolo della storia ispanoamericana al quale non è stato dedicata praticamente alcuna ricerca è quello del rifluire verso la Spagna, dopo la cosiddetta &#8216;indipendenza&#8217;, di certune fra le migliori famiglie dell&#8217;aristocrazia criolla, fatto che si verificò e che, almeno in qualche caso, può essere documentato. C&#8217;è da credere che attraverso questo processo l&#8217;Iberoamerica di lingua spagnola abbia perso una parte importante di quella che, dal punto di vista genetico, era stata la sua migliore popolazione.<br />
(16) Francisco Herrera Luque, <em>Boves el urogallo</em>, Editorial Fuentes, Caracas (Venezuela), 1975.<br />
(17) Cfr. Jean Lombard, <em>op. cit.</em>; Pierre Chaunu, <em>op. cit</em>.<br />
(18) L&#8217;intenzione di Napoleone III quando, negli anni Sessanta del XIX secolo, tentò di fare Massimiliano d&#8217;Asburgo imperatore del Messico, era stata quella di creare una monarchia messicana legata alla Francia che potesse fare da ostacolo all&#8217;egemonia anglosassone nei due continenti americani. Il progetto fu sventato da Benito Juárez, adesso osannato come un secondo &#8216;padre della patria&#8217;, che fu in realtà un volgare agente degli Stati Uniti (cfr. Pierre Chaunu, <em>op. cit.</em>).<br />
(19) Cfr. Salvador Borrego, <em>op. cit</em>.<br />
(20) Cfr. Horacio Cabrera Sifontes, <em>op. cit</em>.<br />
(21) Cfr., per esempio: E. M. S. Danero, <em>Toda la historia de las Malvinas</em>, Editorial Tor, Buenos Aires, 1964; Paul Groussac, <em>Las islas Malvinas</em>, Comisión protectora de bibliotecas populares, Buenos Aires, 1936.<br />
(22) Al tempo della colonia portoghese, i cosiddetti <em>bandeirantes </em>erano stati delle bande di meticci della zona di Sao Paulo che si dedicavano alla caccia agli schiavi e a commettere ogni sorta di soprusi ai danni degli Indios dell&#8217;interno. A essi si opposero con successo gli aborigeni Guaraní del Paraguay, armati e organizzati dai Gesuiti spagnoli.<br />
(23) Gli inglesi avevano usato delle tecniche analoghe, nel Settecento, contro i Pellirosse in America del Nord. Cfr., per esempio, Philippe Jacquin, <em>Storia degli Indiani d&#8217;America</em>, Mondadori, Milano, 1977.<br />
(24) Quel mondo crepuscolare che fu quello di contatto fra gli ultimissimi Indios ancora riconoscibili come tali e il &#8216;progresso&#8217; è descritto bene in un libriccino in lingua italiana: Giorgio Costanzo, <em>Gli Indiani dell&#8217;Orinoco</em>, Universale Cappelli, Rocca San Casciano, senza data di pubblicazione (anni Cinquanta). Cfr. anche Volkmar Vareschi, <em>Geschichtslose Ufer. Auf den Spuren Humboldts am Orinoko</em>, Bruckmann, München, 1959.<br />
(25) Qualcuno lo ricorderà certamente: negli anni Settanta sulle linee aeree dei continenti americani c&#8217;erano spesso dei <em>dépliants </em>con la fotografia di una splendida foresta tropicale e la &#8216;didascalia&#8217;: <em>you have jungles, we have technology </em>[voi avete giungle, noi abbiamo tecnologia]. Il <em>dépliant </em>procedeva poi a spiegare che per mezzo di quella tecnologia si potevano trasformare quelle giungle in centri turistici, in cartiere, ecc.: tutte cose che <em>give you money</em> [cose che vi rendono denaro].<br />
(26) Sulla &#8216;marranità&#8217; di Fidel Castro (cosa in ogni caso vastamente risaputa in Iberoamerica) cfr., per esempio, Jean Boyer, <em>Los peores enemigos de nuestros pueblos</em>, Ediciones Libertad, Bogotá, 1979. Di utile riferimento sulla presenza di marranos nella politica iberoamericana è la rivista &#8220;Temple&#8221;, di Lima, diretta dall&#8217;avv. Gastón Ortiz Acha.<br />
(27) Una parola va detta a proposito di quell&#8217;Abimael Guzmán, peruviano, fondatore del gruppo partigiano Sendero Luminoso e suo dirigente principale fino al 1992 allorché egli e il suo stato maggiore furono catturati a Lima sotto circostanze poco chiare. Il Guzmán, di origine spagnola e di famiglia facoltosa di proprietari terrieri, si trovò a essere impoverito dalle riforme sociali portate a termine dalla dittatura militare. Fu proprio allora che decise di mettere in piedi il suo movimento, a scopo di vendetta e di volgare guadagno personale. (Non gli si può tuttavia negare la qualità di sottile psicologo, avendo egli capito fino in fondo l&#8217;anima dell&#8217;Indio, che ha saputo brillantemente raggirare per i suoi scopi personali).<br />
(28) Tanto la guerriglia come i narcotrafficanti ricevono le armi in gran parte da Israele. Illuminante in proposito è il libro di Claire Hoy e Victor Ostrovsky (<em>By way of deception</em>, Arrow Books, London, 1990); ma la cosa è da lungo tempo un banale fatto di cronaca. Massiccia è la presenza di &#8216;istruttori&#8217; israeliani al servizio della malavita colombiana; qualche dato interessante in riguardo è riportato da Luis Cañón: <em>El Patrón: vida y muerte de Pablo Escobar</em>, Planeta, Bogotá (Colombia), 1994.<br />
(29) Riguardo alla situazione ecologicamente disastrata dell&#8217;Iberoamerica, si consulti: Silvio Waldner, <a title="La deformazione della natura" href="http://www.centrostudilaruna.it/la-deformazione-della-natura.html"><em>La deformazione della natura</em></a>, Ar, Padova, 1997.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo brano costituisce un estratto del libro <em>Stati Uniti, Iberoamerica, Sudafrica. Tre messe a punto</em>.</p>
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		<title>La questione femminile</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 11:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel carnevale osceno della società dei consumi la donna è in una posizione di notevole vantaggio rispetto all’uomo: la società dello spettacolo e la pratica dello shopping compulsivo rappresentano il trionfo della mentalità femminile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-questione-femminile.html' addthis:title='La questione femminile '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: right;"><em>MARBAS</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>È signore dell’inversione sessuale: quando arriverà lui non ci saranno più né maschio né femmina.</em></p>
<p style="text-align: right;">Satana, <a title="Liturgia infernale" href="http://www.libriefilm.com/liturgia-infernale/5949"><em>Liturgia infernale</em></a>, Società Editrice “Il Ponte Vecchio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra proprio che oggi il mondo sia caduto sotto la signoria del demone Marbas, visto che l’inizio del XXI secolo celebra i trionfi satanici della confusione sessuale. In questo clima allucinato è quanto mai opportuna una ricognizione delle fonti che hanno portato l’umanità a questa condizione straniante e poco verosimile.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle intellettuali che hanno maggiormente contribuito alla formazione dell’ideologia femminista è Emma Goldman, ebrea proveniente dalla Lituania, vissuta fra il 1869 e il 1940. Una raccolta di tre saggi della Goldman particolarmente illuminanti è pubblicata nel volumetto <em>Amore emancipazione</em>. Il libretto accoglie anche una interessante notizia biografica sulla Goldman, che non si è fatta davvero mancare nulla: ha partecipato ad attività di anarchici americani, di rivoluzionari bolscevichi, di comunisti spagnoli e di antifascisti italiani…</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/femminismo-e-anarchia/7047" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4211" style="margin: 10px;" title="femminismo-e-anarchia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/femminismo-e-anarchia.jpg" alt="" width="200" height="307" /></a>Il primo saggio è intitolato <em>Il voto alle donne</em>. Si tratta di uno scritto di sorprendente attualità, poiché vengono abbozzati tutti i temi cui oggi attinge a piene mani la propaganda di regime femminista. Lo scritto, tuttavia, si produce anche in poco lusinghiere considerazioni sulla stessa natura delle donne: “la donna, più ancora dell’uomo, è una adoratrice di feticci, essa è sempre inginocchiata, sempre a mani giunte”. Se lo avesse detto un uomo sarebbe stata una inaccettabile dichiarazione maschilista, ma in realtà proprio questa è la caratteristica delle moderne società femminilizzate: una mentalità servile in cui singole persone e intere nazioni si lasciano sottomettere, con brividi di piacere masochista, attraverso l’esproprio di sovranità e la soppressione dei più elementari diritti civili. Inoltre la rivoluzionaria femminista dà spettacolo con quest’affermazione: “la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, in particolare la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> cristiana, ha condannato la donna alla vita di un essere inferiore, di una schiava”. Quest’opinione stupisce per la grossolana generalizzazione, ma si tratta di un linguaggio collaudato e di sicuro effetto presso il pubblico progressista. Il saggio propone frasi e <em>slogan</em> che oggi sono propagandati da tutti i <em>mass media</em>: la famiglia è una prigione, la donna deve pagare il pedaggio alla Chiesa e allo Stato, la donna dovrebbe avere diritti legali sul salario del marito, e altre corbellerie di questo genere…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nonostante tutto ciò, l’autrice si lancia in una vera e propria critica…della democrazia! Infatti la Goldman sostiene che avere il diritto di voto non significa affatto essere liberi, anzi lo stesso voto può trasformarsi in un efficace metodo di controllo delle masse. Così l’autrice notava che nei paesi in cui le donne avevano ottenuto il voto, i problemi sociali non accennavano a scomparire, tutt’altro! La stessa condizione femminile, inoltre, tendeva a essere ulteriormente aggravata dallo stile di vita della civiltà industriale: oltre al tradizionale lavoro casalingo, le donne sempre più spesso erano oberate dal lavoro in fabbrica. Stava nascendo l’infernale meccanismo della società dei consumi che spinge tutti gli individui a un produttivismo esasperato!</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo saggio, dal titolo <em>La tratta delle bianche</em>, è dedicato all’eterno tema della prostituzione. Il mestiere più antico del mondo si è manifestato nelle forme più diverse. Il paganesimo, nella sua infinita saggezza, aveva assegnato alle prostitute anche ruoli sacerdotali. La Chiesa medievale non era stata così stupida da vietare la prostituzione, lasciando il problema al libero arbitrio delle coscienze individuali. Con la nascita della morale puritana protestante cominciano legislazioni puramente repressive, che germogliano nell’ideologia femminista: naturalmente per la Goldman la prostituzione non è altro che una manifestazione della prevaricazione maschile sulla donna. Ancor oggi le femministe e i loro mercenari uomini, invocano a gran voce legislazioni punitive per i maschi che frequentano prostitute, ma non per le donne che si prostituiscono: la donna non è mai colpevole, sembra quasi che per la legislazione femminista la donna sia incapace di intendere e di volere (ma non è forse questa una concezione davvero riduttiva della donna?).</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo sarebbe auspicabile vedere applicate leggi di questo genere, poiché comunismo e femminismo affermano all’unisono che lo stesso matrimonio è una forma di prostituzione; l’applicazione della legge, pertanto, avrebbe esiti a dir poco spettacolari sui suoi stessi bigotti sostenitori!</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto più che la prostituzione è ampiamente diffusa negli ambienti omosessuali e transessuali: se il legislatore pensa di vietare anche la prostituzione omosessuale, è destinato a un clamoroso autogol…</p>
<p style="text-align: justify;">E infine la stessa democrazia di mercato non è forse la più conclamata e vergognosa forma di prostituzione? Come si vede il ragionamento può portare molto lontano…</p>
<p style="text-align: justify;">La prostituzione un tempo rappresentava per i maschi un momento altamente ritualizzato di iniziazione sessuale, e dava al maschio un certo distacco psicologico nei confronti della femmina. Si creava così un correttivo fra i due sessi, essendo la donna psicologicamente più forte dell’uomo. Estromettendo la prostituzione dall’orizzonte della legalità la classe dirigente ha ottenuto un duplice obiettivo: l’indebolimento del maschio e il rafforzamento del mercato nero che alimenta la società multicriminale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo saggio è intitolato <em>Amore e matrimonio</em>. Anche qui vengono anticipati i luoghi comuni e le insulsaggini che oggi siamo abituati a sentire ogni giorno: le donne sposate rinunciano alla loro realizzazione, le donne si sposano perché sono tenute nell’ignoranza, il matrimonio è un fallimento annunciato, la donna è una macchina per fare figli…</p>
<p style="text-align: justify;">I sostenitori della distruzione del matrimonio ancora oggi non ci spiegano quale sarebbe la brillante alternativa alla famiglia, ma è fin troppo facile intuire quali siano i loro obiettivi: abolizione del diritto all’eredità, con la conseguente abolizione della proprietà privata… Una strada fra le tante per arrivare a un nuovo collettivismo comunista, il sogno nemmeno troppo dissimulato delle classi dirigenti occidentali!</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro della Goldman è un utile punto di partenza per sviluppare una critica dei dogmi femministi, cha hanno l’aspetto di un Moloch inattaccabile, ma che sul piano logico possono essere smontati molto facilmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo da questi dogmi, la sessualità maschile viene costantemente criminalizzata da un sistema mediatico totalmente monopolizzato dalla <em>lobby </em>femminista. Si è arrivati al punto che una sentenza della magistratura ha stabilito che… guardare una donna è molestia sessuale! In buona sostanza si vuol far passare il concetto che l’uomo è colpevole perché desidera la donna, che è un po’ come dire che si è colpevoli di avere fame, sete, sonno…</p>
<p style="text-align: justify;">E quest’idea si traduce in una gigantesca campagna di diffamazione contro il genere maschile.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla base di questi assunti la disinformazione di regime afferma che milioni di donne sarebbero vittima di violenze sessuali, peraltro passando vergognosamente sotto silenzio il fatto che quasi tutti i casi di violenze carnali sono stupri etnici commessi dagli extracomunitari ai danni delle donne autoctone! Inoltre non si capisce perché ci siano donne che continuano a frequentare la compagnia maschile, visto che gli uomini vogliono violentarle, perseguitarle, ucciderle ecc…</p>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente per la psicologia infantile della cultura di massa la commedia del vittimismo è buona per tutte le stagioni. Ma quando la cultura progressista si trova a dover affrontare l’imbarazzante questione della donna nell’Islam il sistema mostra tutta la sua intrinseca fragilità. Indubbiamente nel mondo islamico la condizione femminile è assai lontana dalle concezioni occidentali, formate dalla cultura classica e cristiana. Il tema è pertanto fra i più stimolanti e ricchi di sviluppi, poiché le femministe sono responsabili del buco demografico che è stato riempito con masse di extracomunitari, spesso di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> musulmana, o comunque abituati a stili di vita piuttosto “arcaici” (forse stavolta si sono scavate la fossa da sole…).</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra grande questione che la classe dirigente si troverà a dover affrontare è quella dell’ingresso delle donne in Massoneria. La struttura di potere delle democrazie occidentali è basata sulla rete sotterranea delle logge massoniche, ma al momento la Gran Loggia Unita d’Inghilterra, punto di riferimento della Massoneria mondiale, non ammette le donne. Che cosa accadrà quando le donne reclameranno pari opportunità anche per accedere alle logge massoniche? Non è escluso che possa essere proprio questo il punto di rottura del sistema…</p>
<p style="text-align: justify;">La pubblicistica femminista, con espressione infelice e patetica, invita le donne a “tirar fuori le unghie” e non nasconde le sue intenzioni sterminazioniste verso il genere maschile: gli insulti che la stampa femminista vomita quotidianamente contro i maschi ricalcano le argomentazioni che la pubblicistica nazista utilizzava contro gli ebrei, ma le femministe sono libere di propagandare le loro tesi nella più assoluta impunità! Così la cultura di regime, in una stanca ripetizione dei luoghi comuni dominanti, inscena il rovesciamento della realtà con lo schema ormai visto mille volte: i presunti svantaggiati ti puntano il coltello alla gola e hanno la pretesa di farsi passare per vittime!</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti nel carnevale osceno della società dei consumi la donna è in una posizione di notevole vantaggio rispetto all’uomo: la società dello spettacolo e la pratica dello shopping compulsivo rappresentano il trionfo della mentalità femminile. Il predominio della donna, oltretutto, è fondato su presupposti assai discutibili: dall’aborto legalizzato all’insieme di leggi che mettono l’uomo in condizione di minorità giuridica…</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando il linguaggio commerciale si potrebbe dire che, quanto meno, si tratta di concorrenza sleale!</p>
<p style="text-align: justify;">Le argomentazioni con cui si tenta di puntellare il sistema sono a dir poco deliranti: per giustificare l’aborto le femministe hanno elaborato l’originale concetto di “schiavitù biologica” della donna. Ma su questa base si potrebbe obiettare che ogni individuo vive in stato di schiavitù biologica perché è costretto a nutrirsi, quindi le autorità dovrebbero provvedere a nutrire tutti i cittadini senza che questi abbiano a disturbarsi per procurarsi il pane col lavoro!</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi il femminismo rappresenta il centro nevralgico del potere costituito, tutelato dall’inquietante sorveglianza dei ministeri per le “pari opportunità”, e fiancheggiato dalla martellante propaganda dei mass media. Colpisce, in particolare, l’astrattezza ideologica del linguaggio femminista: come i comunisti pretendevano di parlare a nome dei “lavoratori”, così le femministe pretendono di parlare a nome delle “donne”, come se i loro banali slogan dovessero rappresentare l’infinita varietà e le diverse sensibilità dell’universo femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure dietro la roboante retorica femminista c’è il grande tema, costantemente censurato, del disagio maschile; l’accondiscendenza con cui la popolazione maschile accetta i soprusi femministi è un mistero doloroso di cui è difficile rendere ragione, e lascia intuire che le forze occulte stiano utilizzando tecnologie per la manipolazione genetica e cerebrale…</p>
<p style="text-align: justify;">In anni recenti l’esercito americano ha comunicato di aver messo a punto armi chimiche che alterano l’equilibrio ormonale. Ufficialmente gli esperimenti non sono stati portati avanti, ma a giudicare da come si comportano i maschi c’è da pensare che in realtà tali ordigni vengano impiegati massicciamente…</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia non si può tacere che i maschi, da parte loro, sono i primi responsabili di questa situazione, visto che non riescono a reagire al femminismo. Non è inseguendo le femministe sul piano delle rivendicazioni che si può arrivare a una riconsiderazione della questione maschile: sul terreno del vittimismo vincono sempre loro!</p>
<p style="text-align: justify;">I maschi potranno arrivare a un riequilibrio dei ruoli se sapranno recuperare e adattare ai tempi i loro stereotipi tradizionali: quelli dell’eroe, del guerriero, del ribelle…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Emma Goldman, <em>Amore emancipazione. Tre saggi sulla questione della donna</em>, Edizioni La Fiaccola, Ragusa 1996, pp. 56.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-questione-femminile.html' addthis:title='La questione femminile ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tabularia A. MMIX E.V.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 09:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato il secondo volume di studi e ricerche organizzato dalla Loggia Sanctorum Quatuor Coronatorum allargato ad articoli di autori esterni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tabularia.html' addthis:title='Tabularia A. MMIX E.V. '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong>Sanctorum Quatuor Coronatorum, <em>Tabularia A. MMIX E.V.</em>, Acadèmia editrice d’Italia e San Marino, Bologna 2009, pp. 304 s.i.p.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Puntuale per essere presentato per la ricorrenza dei Santi Quattro Coronati, patroni delle corporazioni dei lapicidi, scalpellini e marmorarii, è stato pubblicato il secondo volume di studi e ricerche organizzato dalla Loggia a essi consacrata, allargato ad articoli di autori esterni, meticolosamente coordinati da Mikaela Piazza oltre a quelli dei membri della loggia medesima.</p>
<p style="text-align: justify;">Raccoglie studi multilaterali e multidisciplinari le cui tematiche spaziano in vari campi di ricerca suddivisi per comodità redazionale in quattro settori: dell’Ordine Massonico e del Rito Scozzese Antico ed Accettato; i Santi Quattro Coronati e la tradizione iniziatica; culti, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, riti; i saperi massonici: filosofia, scienza, storia, culture.</p>
<p style="text-align: justify;">Veramente ricca e varia la rassegna degli argomenti trattati. Si spazia da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/eschilo">Eschilo</a></span> ed Eraclito per giungere alla storia delle neuroscienze, attraverso l’influenza gnostica nel mondo templare e l’arte della memoria da Matteo Ricci a Gottfried Leibnitz, dalla disamina delle luci e ombre di Lucrezia Borgia alle attinenze fra Pinocchio e la giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Di particolare interesse per i nostri lettori sono da segnalare: <em>I Templari e la tradizione druidica</em> di Silvano Danesi; <em>Favete Linguis: note sul silenzio rituale e i suoi simboli</em> di <a title="Renato del Ponte" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/renato-del-ponte/">Renato del Ponte</a>; <em>Deo Soli Invicto Mithrae: gradi di iniziazione e simbologia esoterica nei templi di Roma e Ostia</em> di Antonio Insalaco; <em>Alcune riflessioni sui simboli “iniziatici” e la loro valenza </em>di Rosanna Peruzzo del Ponte; <em>Il demoniaco femminile</em> di Anna Maria Gammeri.</p>
<p style="text-align: justify;">In appendice è riproposto il testo di un’interessante storica guida (1949), ancora oggi valida, di Jacopo Di Cederna: <em>La Chiesa e il Monastero dei SS. Quattro Coronati in Roma</em>. L’antica basilica che ancor oggi torreggia sul Celio, un’area ricca di remote tradizioni e culti arcaici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in: "Arthos",  XII, n.s., 18, 2009, p. 91].</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tabularia.html' addthis:title='Tabularia A. MMIX E.V. ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La meccanica rivoluzionaria</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 16:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro dello storico francese Augustin Cochin sulle società di pensiero e la Rivoluzione francese di sorprendente attualità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-meccanica-rivoluzionaria.html' addthis:title='La meccanica rivoluzionaria '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788884741684" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3369" style="margin: 10px;" title="cochin-meccanica-rivoluzione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cochin-meccanica-rivoluzione.jpg" alt="cochin-meccanica-rivoluzione" width="144" height="200" /></a>Augustin Cochin è stato uno storico fra i più penetranti e intelligenti che si ricordino. I suoi lavori sulla Rivoluzione francese sono sicuramente i più illuminanti per capire la meccanica rivoluzionaria. Fra i testi di Cochin è disponibile in traduzione italiana <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788884741684"><em>Le società di pensiero e la Rivoluzione francese</em></a>, straordinario saggio che permette ai lettori di avere un quadro dettagliato delle strategie massoniche, non solo nella preparazione della Rivoluzione francese, ma in generale nella vita dei partiti politici moderni. Cochin infatti scrive questo libro nei primi anni del XX secolo, quando in Europa è ormai avviato quel processo di manipolazione dell’opinione pubblica che caratterizza la moderna società di massa e che ha la sua punta di lancia nelle democrazie anglosassoni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’introduzione del volume contiene anche interessanti notizie sul traduttore Mario Marcolla, singolare figura di intellettuale non professionista che tuttavia ha dato contributi determinanti alla conoscenza di autori poco noti in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indagine di Cochin parte dalla constatazione dell’assoluta mediocrità dei rivoluzionari del 1789: fra di loro si possono al massimo trovare figure feroci come Robespierre, ma nessun elemento di genio. Il 1789 si spiega innanzi tutto col sistema di disciplina impersonale realizzato dalla rete delle logge massoniche: nel “lavoro di loggia” i caratteri vengono indeboliti, le coscienze decostruite, le intelligenze deformate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato di questo lavorio sotterraneo durato circa mezzo secolo è la progressiva socializzazione dell’uomo: la sostituzione di un essere sociale e fittizio all’essere reale e individuale. Comincia così il processo di spersonalizzazione dell’uomo moderno: il sembrare prende il posto dell’essere e il dire prende il posto del fare. Nel linguaggio massonico il raggiungimento di questi risultati è definito come “Grande Opera”. Le personalità individuali vengono cancellate con la soppressione della coscienza e col rifiuto dello sforzo: l’uomo contemporaneo presenta un carattere estremamente semplificato al punto da confondersi coi comportamenti animali.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno delle logge si creavano delle cerchie concentriche di iniziati, e lo stesso metodo di prendere decisioni serviva a eliminare elementi sgraditi o poco malleabili: le decisioni più importanti venivano prese a tarda ora, quando i più erano rincasati e restavano solo gli iniziati più fedeli alla causa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lo-spirito-del-giacobinismo/6249" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3370" style="margin: 10px;" title="spirito-del-giacobinismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/spirito-del-giacobinismo.jpg" alt="spirito-del-giacobinismo" width="200" height="317" /></a>Naturalmente la classe dirigente rappresenta sempre un ristretto numero di individui, ma la differenza fra il nuovo sistema di potere e quello dell’<em>Ancien Régime </em>stava nel fatto che la nobiltà e il clero erano identificabili e quindi socialmente responsabili di fronte alla comunità: la società feudale era interamente costruita sulla base dei rapporti personali di fiducia che legavano gli uomini fra di loro. Nei sistemi moderni, invece, ufficialmente governa l’astrazione del “popolo”, ma in realtà il potere è in mano a cerchie di oligarchi che nessuno conosce. Per questo le democrazie divengono inevitabilmente il regno della corruzione: perché sono venuti meno i legami di fiducia. Nelle democrazie moderne questo processo ha raggiunto il parossismo, e la massa degli elettori viene opportunamente definita come “bestiame da voto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1789 assistiamo a una prima fase in cui si manifesta questa attitudine alla corruzione, poi vediamo il passaggio successivo: il Terrore del 1793, che prefigura la prassi operativa del comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cochin descrive parallelamente agli eventi rivoluzionari anche gli sviluppi dell’idea democratica nei paesi anglosassoni, dove il processo di massificazione già all’inizio del XX secolo anticipava fenomeni che l’Europa comincia a conoscere nel XXI secolo. Negli Stati Uniti ad esempio il sistema politico ha sempre puntato sul voto agli immigrati, perché gli immigrati non sanno nulla del paese in cui vanno a vivere, quindi sono ancor più facilmente manipolabili dei cittadini autoctoni. All’opinione pubblica rincretinita dai <em>mass media </em>questa forma di degrado civile viene venduta come una conquista del progresso!</p>
<p style="text-align: justify;">Il fine della meccanica rivoluzionaria è la distruzione di ogni appartenenza, di ogni identità, di ogni fede, di ogni spirito di corpo…</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta ridotte le persone a una poltiglia indifferenziata, il meccanismo va avanti per forza d’inerzia: la società è paralizzata da un sentimento che è un misto di ignoranza, corruzione e paura. Gli individui sviluppano solo passioni negative: vendetta, invidia, odio, risentimento…</p>
<p style="text-align: justify;">Cochin fa notare che poco importano i nomi che si attribuiscono a questi fenomeni: democrazia, socialismo, collettivismo, comunismo, sono tutte strade che convergono sulla stessa meta, cioè sulla costruzione di modelli sociali che riproducono le logiche del formicaio e che cancellano le personalità individuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi assistiamo agli esiti estremi della meccanica rivoluzionaria, attraverso la quale vengono costruite false esigenze di cui nessuno ha bisogno, ma che sono necessarie al mantenimento di un ordine artificiale funzionale alla speculazione finanziaria. Così vengono inscenate campagne d’opinione che per la verità sono condotte con metodi molto grossolani, ma che risultano convincenti per i canoni bestiali della società di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’emancipazione femminile all’integrazione degli extracomunitari, dalla legalizzazione delle droghe e della pedofilia ai diritti degli omosessuali, un coacervo di fenomeni sociali inverosimili o addirittura socialmente pericolosi vengono imposti come “normali” a un’opinione pubblica ormai ridotta a masse di rimbecilliti che applaudono a comando come scimmiette ammaestrate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Augustin Cochin, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788884741684"><em>Le società di pensiero e la Rivoluzione francese. Meccanica del processo rivoluzionario</em></a>, il Cerchio iniziative editoriali, Rimini 2008, pp.232, € 18,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-meccanica-rivoluzionaria.html' addthis:title='La meccanica rivoluzionaria ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Risorgimento esoterico</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 15:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rilettura del libro di Cecilia Gatto Trocchi sull'influenza dell'esoterismo massonico sul Risorgimento italiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-risorgimento-esoterico.html' addthis:title='Il Risorgimento esoterico '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-esoterica-ditalia/5929" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2802" style="margin: 10px;" title="storia-esoterica-italia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/storia-esoterica-italia.jpg" alt="storia-esoterica-italia" width="200" height="323" /></a>Che il Risorgimento italiano sia stato opera della Massoneria non è un mistero per nessuno. Ma le trame esoteriche che si dipanano dalla cultura italiana ottocentesca sono molto più estese di quanto possa sembrare dai soli piani politici approntati nel segreto delle logge.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel saggio <em>Il Risorgimento esoterico</em> di Cecilia Gatto Trocchi i lettori possono trovare un quadro sorprendente dello scenario culturale del XIX secolo che per certi aspetti prelude all’esoterismo di plastica che si è sviluppato alla fine del XX secolo, spesso sotto il nome di <em>New Age</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Verso la metà dell’800 i Savoia richiamano a Torino esoteristi di ogni sorta e accordano speciale protezione alle logge massoniche per colpire il nemico numero uno dell’unità d’Italia: la Chiesa Cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i santoni risorgimentali Mazzini accoglieva nel suo pensiero suggestioni che derivavano dalla Teosofia della Blavatsky e da vari ambienti massonici, fra cui quelli in cui militava Garibaldi. Mazzini credeva alla reincarnazione, nonché a forme di vita extraterrestri; inoltre praticava lo spiritismo. Alla sua confusa filosofia spiritualista non doveva essere estranea l’influenza dell’ebrea Sara Levi Nathan, che Mazzini frequentava assiduamente… Secondo la Gatto Trocchi il “patriota” repubblicano può a buon diritto essere considerato un precursore delle moderne teorie “acquariane”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le esperienze paranormali affascinavano anche certi ambienti cattolici: Alessandro Manzoni era particolarmente interessato all’ipnosi. L’autore dei <em>Promessi Sposi</em> assisteva volentieri a esperimenti che chiamavano in causa il magnetismo e il sonnambulismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/risorgimento-ed-europa/5928" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2801" style="margin: 10px;" title="risorgimento-ed-europa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/risorgimento-ed-europa.jpg" alt="risorgimento-ed-europa" width="200" height="288" /></a>In generale le esperienze spiritualiste di ogni genere richiamavano l’attenzione degli intellettuali dell’epoca. Di gran moda erano le sedute spiritiche: un capitolo del libro è dedicato a Eusapia Palladino, una medium molto celebre che operava a Napoli, che però già all’epoca suscitava non pochi sospetti sull’autenticità delle sue evocazioni…</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i grandi classici dell’800 l’autrice analizza il <em>Pinocchio </em>di Collodi, che si presta certamente a varie interpretazioni, far cui quella dell’iniziazione massonica. Certamente il massone Collodi aveva come obiettivo prioritario quello di delineare nel burattino di legno il percorso del cittadino-modello del nuovo stato unitario.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo guazzabuglio esoterico non potevano mancare le streghe: lo scrittore americano Charles G. Leland nel 1899 pubblica <em>Aradia. Il Vangelo delle streghe</em>. Si trattava di testi rituali che sarebbero stati rivelati all’autore da una strega originaria della Romagna-Toscana. In questo libro le streghe erano viste come liberatrici degli oppressi e garanti dell’uguaglianza universale che si sarebbe instaurata a breve.</p>
<p style="text-align: justify;">Inevitabili poi i riferimenti al Principe delle Tenebre per eccellenza: il diavolo. Fin dal <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> gli scrittori avevano subito il fascino infernale, e il filone diabolico ebbe un risveglio notevole in epoca romantica. Leopardi abbozzò un inno ad Arimane, il demone malvagio della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> persiana, e Carducci scrisse il famosissimo inno <em>A Satana</em> in cui il diavolo era visto come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del progresso. Sulle interpretazioni letterarie del tema diabolico aleggiavano le splendide <em>Litanie di Satana</em> di Baudelaire, il cui fascino ha attraversato le generazioni letterarie. Nel mondo contemporaneo l’ispirazione diabolica ha trovato sbocchi che talvolta si esprimono in sette sataniche con caratteristiche che oscillano fra il balordo e il delinquenziale. Ma la materia infernale è ancora capace di ispirare opere di grande qualità letteraria, al punto che nel XXI secolo il demonio in persona si è affacciato sulla scena editoriale (Satana, <em>Liturgia infernale</em>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio»).</p>
<p style="text-align: justify;">Un autore che si richiamava spesso a riferimenti misteriosofici era <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gabriele-dannunzio" target="_blank">Gabriele d’Annunzio</a></span>. Tra le infinite <a title="simbologie" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologie</a> che emergono dall’opera dannunziana si notano temi che avranno straordinaria fortuna in epoche successive: il Vate abbozzava in alcune sue opere certe mitologie demenziali della confusione sessuale che oggi vengono propagandate con insistenza dai mass media. D’Annunzio mutuava questi temi dalle opere del massone francese Josephin Péladan. Per tutta la vita D’Annunzio mostrò un particolare interesse per temi esoterici, massonici e astrologici: lo stesso Vittoriale è una vera e propria selva di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> abilmente architettata dal poeta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indagine della Gatto Trocchi si estende al <a title="XX Secolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">XX secolo</a>, in cui l’interesse per la magia non è certo venuto meno. Un capitolo del libro è dedicato alla fascinazione che il mondo del magico esercitò su intellettuali di opposta collocazione ideologica: Ernesto De Martino e <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine il libro tratta delle ipotesi di <a title="Maurizio Blondet" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/maurizio-blondet/">Maurizio Blondet</a> sulle strategie controiniziatiche che sono alla base del mondo contemporaneo. Il celebre giornalista ha ricostruito le idee guida che ispirano l’azione del mondialismo e ne ravvisa la fonte principale nella gnosi predicata dall’ebreo Jacob Frank, che insegnava a raggiungere la purificazione attraverso il male e il peccato.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il marxismo è imbevuto di questa concezione: la storia ha mostrato come il comunismo non abbia affatto promosso la “giustizia sociale”, ma abbia perseguito il fine di una devastazione e di un annientamento dei valori fini a se stessi. Il mondialismo, proseguendo su questa strada, si accanisce particolarmente sulle tradizioni classiche e cristiane della civiltà occidentale per sostituirle con un sacro necrofilo e mortifero: in effetti l’attuale modello di società multicriminale prospetta una vera e propria ideologia del sacrificio umano, una mistica dello stupro universale dove ciascuno è maschio e femmina, in una sorta di ierogamia satanica!</p>
<p style="text-align: justify;">Il XXI secolo, infatti, si apre col trionfo di una mentalità masochista che ricava piacere dalla sottomissione. È l’aspetto più evidente della femminilizzazione delle società a capitalismo avanzato: un atteggiamento mentale che manda in visibilio gli intellettuali di regime che, sulla scia dell’esoterismo massonico, continuano l’opera dei “patrioti” risorgimentali.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Cecilia Gatto Trocchi, <em>Il Risorgimento esoterico</em>, Mondadori, Milano, 1996, pp.266.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-risorgimento-esoterico.html' addthis:title='Il Risorgimento esoterico ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La massoneria moderna come inversione del ghibellinismo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 14:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-massoneria-moderna-come-inversione-del-ghibellinismo.html' addthis:title='La massoneria moderna come inversione del ghibellinismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827205020" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/misterodelgraal.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Il mistero del Graal" width="95" height="132" /></a>Poiché la nostra ricerca ha anche considerato le interferenze fra organizzazioni iniziatiche e correnti storiche è opportuno dire qualcosa – in sede di conclusione – circa i rapporti esistenti fra ciò che abbiamo chiamato l’“eredità del Graal”, ossia l’alto ghibellinismo, e le società segrete dei tempi moderni, particolarmente di quelle che, a partire dall’Illuminismo, si sono definite in forma di massoneria. Naturalmente, qui noi dovremo limitarci all’essenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nella cosiddetta setta degli Illuminati di Baviera si ha un esempio tipico di quel capovolgimento di tendenze, a cui poco fa abbiamo accennato. Ciò risulta dallo stesso mutamento di significato subito dal termine “Illuminismo”. Esso in origine ebbe relazione con l’idea di una illuminazione spirituale superrazionale; ma successivamente a poco a poco si fece invece sinonimo di razionalismo, di teoria del “lume naturale”, di antitradizione. Si può parlare, nel riguardo, di un uso contraffatto e “sovversivo” del diritto proprio all’iniziato, all’adepto. L’iniziato, se è veramente tale, può porsi di là dalle forme storiche contingenti di una particolare tradizione, può accusarne – ove a ciò riceva mandato – le limitazioni e porsi al disopra della loro autorità; egli può respingere il dogma, perché ha qualcosa di più, la conoscenza trascendente, e in ben altra sede sa dell’inviolabilità di questa conoscenza; infine, può rivendicare per sé la dignità di un essere libero, perchè egli si è disciolto dai vincoli della natura inferiore, umana: a tale stregua i “liberi” sono anche “pari” e la loro comunità può esser concepita come una “confraternita”. Ebbene, basta materializzare, laicizzare e democratizzare questi aspetti del diritto iniziatico, e tradurli in termini individualistici, per aver subito i principi-base delle ideologie sovversive e rivoluzionarie moderne. Il lume della mera ragione umana subentra alla “illuminazione” e dà luogo alle distruzioni del “libero esame” e della critica profana. Il sovrannaturale è messo al bando o confuso con la natura. La libertà, l’eguaglianza e la parità divengono quelle prevaricatoriamente rivendicate dal singolo “conscio della sua dignità” – non conscio però della sua schiavitù di fronte a sé stesso – per ergersi contro ogni forma di autorità e costituirsi illusoriamente come estrema ragione a sé stesso: diciamo illusoriamente, poiché nella concatenazione inesorabile delle varie fasi della decadenza moderna, l’individualismo ha avuto la durata di un breve miraggio e di una fallace ebbrezza, l’elemento collettivo e irrazionale nell’epoca delle masse e della tecnica ha presto avuto ragione del singolo “emancipatosi”, cioè sradicato e senza tradizione. Ora a partire dal XVIII secolo sorgono appunto gruppi, affiancanti le cosiddette <em>sociétes de pensée</em>, i quali ostentano un carattere iniziatico, mentre si danno più o meno direttamente a quest’opera rivoluzionaria e “riformistica” di “illuminismo” e di razionalismo. Alcuni di tali gruppi erano effettivamente la continuazione di organizzazione precedenti di tipo regolare e tradizionale. Così a tale riguardo devesi pensare ad un processo di involuzione spintosi fino ad un punto nel quale, per via del ritirarsi del principio animatore originario di queste organizzazioni, potè realizzarsi una vera e propria inversione di polarità: influenze di tutt’altro ordine andarono ad inserirsi e ad agire in organismi, che più o meno rappresentavano il cadavere o la sopravvivenza automatica di quel che essi in precedenza erano stati, utilizzandone e volgendone le forze in una direzione opposta a quella che era stata la propria normalmente e tradizionalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prologo, che è qualcosa di più di una pura fantasticheria (perché utilizza dei dati risultati nel processo a questo personaggio), del <em>Giuseppe Balsamo</em> di A. Dumas, ove un capo che si presenta come un Gran Maestro Rosacroce dà, in una riunione segreta di “iniziati” convenuti da ogni nazione, come parola d’ordine L.D.P. (le iniziali di <em>lilia destre pedibus </em>– cioè: distruggi e calpesta la Casa di Francia), può valerci come un riflesso del clima proprio alle logge e ai convegni degli Illuminati e di gruppi affini, i quali promossero quella “rivoluzione intellettuale”, che alla fine doveva scatenare l’ondata delle rivoluzioni politiche dall’ 89 al ’48.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827215603" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/imperialismopagano.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Imperialismo pagano. Il fascismo dinnanzi al pericolo euro-cristiano. Quarta edizione corretta e con due appendici. Heidnischer Imperialismus. Seconda edizione riveduta" width="95" height="136" /></a>Ma la duplicità contraddittoria dei due motivi – cioè da una parte sopravvivenze del ritualismo gerarchico simbolico e iniziatico, dall’altra professione di ideologie del tutto opposte a quelle che si potrebbero dedurre da una qualsiasi autentica dottrina iniziatica – è palese soprattutto nella massoneria moderna. Questa massoneria sembra che si sia positivamente organizzata nel periodo dei rumori rosicruciani e della successiva partenza dei veri Rosacroce dall’Europa. Elia Ashmole, che si vuole abbia avuto una parte fondamentale nella organizzazione della prima massoneria inglese, visse fra il 1617 e il 1692. Purtuttavia, secondo i più, la massoneria nella sua forma attuale di associazione semi-segreta militante non risale oltre il 1700 – è nel 1717 che ebbe luogo la fondazione della Grande Loggia di Londra. Come antecedenti positivi, non fantasticati, la massoneria ha avuto soprattutto le tradizioni di certe corporazioni medievali, nelle quali gli elementi principali dell’arte del costruire, dell’edificare, venivano simultaneamente assunti secondo un significato allegorico e iniziatico. Così la “costruzione del Tempio” poteva divenir sinonimo della stessa “Grande Opera” iniziatica, lo sgrossamento della pietra grezza in pietra squadrata poteva alludere al compito preliminare di formazione interna, e via dicendo. Si può ritenere che fino al principio del XVIII secolo la massoneria abbia conservato questo carattere iniziatico e tradizionale, sì che essa, con riferimento al compito di un’azione interiore, fu chiamata “operativa” [5]. Fu nel 1717 che, con l’accennata fondazione della Grande Loggia di Londra e col subentrare della cosiddetta “massoneria speculativa” continentale, si verificarono il soppiantamento e l’inversione di polarità, di cui si è detto. Come “speculazione” qui valse infatti l’ideologia illuministica, enciclopedistica e razionalistica connessa ad una corrispondente, deviata interpretazione dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, e l’attività dell’organizzazione si concentrò decisamente sul piano politico-sociale, anche se usando prevalentemente la tattica dell’azione indiretta e manovrando con influenze e suggestioni, di cui era difficile individuare l’origine prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Si vuole che questa trasformazione si sia verificata solo in alcune logge e che altre abbiano conservato il loro carattere iniziatico e operativo anche dopo il 1717. In effetti, questo carattere si può riscontrare negli ambienti massonici cui appartennero un Martinez de Pasqually, un Claude de Saint Martin e lo stesso Joseph de Maistre. Ma devesi ritenere che questa stessa massoneria sia entrata, per altro riguardo, essa stessa in una fase di degenerescenza, se essa nulla ha potuto contro l&#8217;affermarsi dell&#8217;altra e se, praticamente, da questa è stata alla fine travolta. Nè si è avuta una qualsiasi azione della massoneria, che sarebbe rimasta iniziatica per diffidare e sconfessare l&#8217;altra, per condannare l&#8217;attività politico-sociale e per impedire che, dappertutto, essa valesse propriamente e ufficialmente come massoneria.</p>
<p style="text-align: justify;">Riferendoci dunque alla massoneria &#8220;speculativa&#8221;, in essa le vestigia iniziatiche restarono limitate ad una sovrastruttura rituale, che specie nella massoneria di rito scozzese ebbe carattere inorganico e sincretistico, pei molti gradi di là dai tre primi (i soli, che hanno una qualche connessione effettiva con le precedenti tradizioni corporative), essendo stati raccolti <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> delle tradizioni inizatiche più varie, visibilmente per dare l&#8217;impressione di aver raccolto l&#8217;eredità di esse tutte. Così in questa massoneria troviamo anche vari elementi dell&#8217;iniziazione cavalleresca, dell&#8217;ermetismo e della Rosacroce: vi figurano &#8220;dignità&#8221; come quella di &#8220;Cavaliere d&#8217;Oriente o della Spada&#8221;, di &#8220;Cavaliere del Sole&#8221;, di &#8220;Cavaliere delle due Aquile&#8221;, di &#8220;Principe Adepto&#8221;, di &#8220;Dignitario del Sacro Impero&#8221;, di &#8220;Cavaliere Kadosh&#8221; (cioè, in ebraico, &#8220;Cavaliere Santo&#8221;), equivalente a &#8220;Cavaliere Templare&#8221;, di &#8220;Principe Rosacroce&#8221;. In genere &#8211; e questo è il punto che per noi ha uno speciale significato &#8211; vi è una particolare ambizione, da parte della massoneria di rito scozzese, a rifarsi appunto alla tradizione templare. Si pretende così che almeno sette dei suoi gradi siano di origine templare, oltre il 30°, che reca esplicitamente la designazione di Cavaliere Templare in un gran numero di logge. Uno dei gioielli del grado supremo di tutta la gerarchia (il 33°) &#8211; una croce teutonica &#8211; reca la sigla J.B.M., che viene prevalentemente spiegata con le iniziali di Jacopus Burgundus Molay, che fu l&#8217;ultimo Gran Maestro dell&#8217;Ordine del Tempio, e &#8220;De Molay&#8221; ricorre anche come una &#8220;parola di passo&#8221; di questo grado: quasi che coloro che vi sono iniziati andassero a riprendere la dignità e la funzione del capo dell&#8217;Ordine ghibellino distrutto. Del resto, la massoneria scozzese pretende di aver avuto trasmessi molti dei suoi elementi da una più antica organizzazione, detta del &#8220;Rito di Heredom&#8221;. Questa espressione viene tradotta da vari autori massonici con &#8220;rito degli eredi&#8221;, intendendosi appunto gli eredi dei Templari. La leggenda corrispondente è che pochi Templari superstiti si sarebbero ritirati in Scozia, dove si posero sotto la protezione di Robert Bruce; da questi furono aggregati ad una preesistente organizzazione iniziatica di origine corporativa, che allora assunse il nome di &#8220;Gran Loggia reale di Heredom&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827214062" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/orienteoccidente.bmp" border="0" alt="Julius Evola, Oriente e Occidente" width="95" height="136" /></a>Ognuno vede la portata che avrebbero tali riferimenti nel riguardo specifici di ciò che abbiamo chiamato &#8220;l&#8217;eredità del Graal&#8221;, qualora essi avessero un fondamento reale: fornirebbero alla massoneria un titolo di ortodossia tradizionale. Ma, in realtà, ben altrimenti stanno le cose. E&#8217; di una usurpazione che si tratta: non è una continuazione, bensì una inversione della precedente tradizione che qui deve constatarsi. Ciò risulta in modo caratteristico considerando nel suo complesso proprio l&#8217; accennato grado 30° del Rito Scozzese, che in alcune logge ha per parola d&#8217; ordine: &#8220;La rivincita dei Templari&#8221;. La &#8220;leggenda&#8221; che vi si riferisce riprende il motivo dianzi accennato: i Templari che avrebbero trovato rifugio in certe organizzazione segrete inglesi, in esse avrebbero creato questo grado nell&#8217; intento di riorganizzare il loro Ordine e di compiere la loro vendetta. Ora, l&#8217;inversione già detta del ghibellinismo non potrebbe trovare una più chiara espressione che in questa elucidazione del rituale: &#8220;La vendetta templare si è abbattuta su Clemente V non nel giorno in cui le sue ossa furono date al fuoco dai Calvinisti della Provenza, ma nel giorno in cui Lutero sollevò metà dell&#8217; Europa contro il Papato in nome dei diritti della coscienza. E la vendetta si è abbattuta su Filippo il Bello non il giorno in cui i suoi resti furono gettati tra i rifiuti di San Dionigi da una plebaglia in delirio e nemmeno il giorno in cui l&#8217;ultimo discendente rivestito del potere assoluto uscì dal Tempio, divenuto prigione di Stato, per salire sul patibolo, ma il giorno in cui la Costituente francese proclamò in faccia ai troni i diritti dell&#8217;uomo e del cittadino&#8221; [6].</p>
<p style="text-align: justify;">Che poi il livello dal piano del singolo &#8211; l&#8217;&#8221;uomo&#8221; e il &#8220;cittadino&#8221; &#8211; finisca con lo scendere fino a quelle masse anonime e dei dirigenti mascherati di esse, risulta da una storia connessa al rituale di vari gradi &#8211; nel Rito Scozzese del Supremo Consiglio di Germania essa figurava nel 4° grado, detto del &#8220;Maestro segreto&#8221;. Si tratta della storia di Hiram, il costruttore del Tempio di Gerusalemme, il quale di fronte al re sacrale Salomone dimostra di avere, sulle masse, un potere così prodigioso, che &#8220;il re, il quale aveva fama di essere uno dei più randi Saggi, scoprì che, di là dalla sua, vi è una maggiore potenza, una potenza, che ne futuro, essa conoscerà la propria forza, eserciterà una sovranità più grande della sua (cioè di Salomone). QUesta potenza è il popolo (<em>das Volk</em>). E si aggiunge: &#8220;Noi massoni di rito scozzese vediamo in Hiram la personificazione dell&#8217;umanità&#8221;. Ora il rito, facendoli &#8220;Maestri segreti&#8221;, dovrebbe conferire agli iniziandi massoni la stessa natura di Hiram: dovrebbe cioè farli partecipi di questo misterioso potere di muovere l&#8217;umanità come popolo, come massa, potere che scalzerebbe quello stesso del re sacrale simbolico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al grado specificatamente templare (il 30°), vale ancora notare, nel suo rito, la conferma dell&#8217;associarsi dell&#8217;elemento iniziatico con l&#8217;elemento sovversivo antitradizionale, il che va a dare necessariamente al primo i caratteri di una effettiva contro-iniziazione là dove il rito stesso non si riduca ad una vuota cerimonia, ma metta in moto forze sottili. Nel grado in questione, l&#8217;iniziato che abbatte le colonne del Tempio e calpesta la croce, essendo ammesso, dopo di ciò, al Mistero della scala ascendente e discendente con sette gradini, è colui che deve giurare vendetta e concretizzare ritualmente tale giuramento col colpire con un pugnale la Corona e la Tiara, cioè i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> del doppio potere tradizionale, dell&#8217;autorità regale e di quella pontificale, esprimendo con ciò null&#8217;altro che il senso di quanto la massoneria come forza occulta della sovversione mondiale ha propiziato nel mondo moderno partendo dalla preparazione della Rivoluzione francese e dalla costituzione della democrazia americana e, passano per i moti del &#8217;48, giungendo fino alla prima guerra mondiale, alla rivoluzione turca, alla rivoluzione di Spagna e altri analoghi avvenimenti. Là dove nel ciclo del Graal, come si è visto, la realizzazione iniziatica è così concepita, che ad essa si lega l&#8217;impegno di far risorgere il re, nel rito ora indicato si ha esattamente l&#8217;opposto, vi è la contraffazione di una iniziazione che si lega al giuramento (talvolta con la formula: &#8220;Vittoria o morte&#8221;) di colpire o rovesciare ogni forma di autorità dall&#8217;alto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827213759" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/arcoclava.bmp" border="0" alt="Julius Evola, L'arco e la clava" width="95" height="136" /></a>Ad ogni modo, ai nostri fini il lato essenziale di queste considerazioni è di indicare il punto in cui l&#8217;&#8221;eredità del Graal&#8221; e di analoghe tradizioni iniziatiche si arresta e in cui, a parte eventuali sopravvivenze di nomi e di <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, non si può più constatare alcuna filiazione legittima di esse. Nel caso specifico della massoneria moderna, da un lato il suo confuso sincretismo, il carattere artificiale della gerarchia della gran parte dei suoi gradi &#8211; carattere appariscente anche per un profano -, la banalità delle esegesi correnti, moralistiche, sociali e razionalistiche applicate a vari elementi ripresi, aventi in sè un contenuto effetttivamente esoterico &#8211; tutto ciò porterebbe a far vedere in essa un esempio tipico di organizzazione pseudo-iniziatica [7]. Ma considerando, d&#8217;altra parte, la &#8220;direzione di efficacia&#8221; dell&#8217;organizzazione in parola con riferimento agli elementi dianzi rilevati e alla sua attività rivoluzionaria, sorge la sensazione precisa di avere di fronte una forza che, nel campo dello spirito, agisce contro lo spirito: una forza oscura appunto di antitradizione e di contro-iniziazione. Ed allora è ben possibile che i suoi riti siano meno inoffensivi di quel che si possa credere, che in molti casi essi, senza che coloro che vi partecipano se ne rendano conto, stabiliscano appunto il contatto con questa forza, inafferabile per la coscienza ordinaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827211594" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/tradizioneermetica.bmp" border="0" alt="Julius Evola, La Tradizione Ermetica" width="95" height="134" /></a>Un ultimo accenno. Nella leggenda del 32° grado del rito scozzese (&#8220;Sublime Principe del Segreto regale&#8221;) è spesso quistione della organizzazione e della ispezione di forze (concepite come raccolte in vari &#8220;accampamenti&#8221;) che, una volta conquistata &#8220;Gerusalemme&#8221;, dovranno costruirvi il &#8220;Terzo Tempio&#8221;; Tempio, questo, che va ad identificarsi col &#8220;Sacro Impero&#8221;, quale &#8220;Impero del mondo&#8221;. Ora, è stato molto discusso sui cosidetti <em>Protocolli dei Savi di Sion</em>, i quali contengono il mito di un piano dettagliato di congiura contro il mondo tradizionale europeo. Noi diciamo &#8220;mito&#8221; a ragion veduta, intendendo con ciò lasciare aperta la quistione della veridicità o della falsità di un tale documento, spesso sfruttato da un volgare antisemitismo [8]. Il fatto che resta è che questo documento, come vari altri consimili usciti qua e là, ha un valore sintomatico, giacchè i principali rivolgimenti della <a title="storia contemporanea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">storia contemporanea</a> verificatisi dopo la sua pubblicazione hanno presentato una impressionante concordanza col piano in esso descritto. In genere, scritti siffatti riflettono l&#8217;oscura sensazione dell&#8217;esistenza di una &#8220;intelligenza&#8221; direttrice dietro ai fatti più caratteristici della sovversione moderna. Essi dunque, quale pur sia la finalità pratica della loro divulgazione o, se sono falsi ed inventati, della loro compilazione, hanno colto &#8220;qualcosa, che è nell&#8217;aria&#8221; e a cui la storia sta via via dando conferma. Ma proprio nei <em>Protocolli</em> vediamo anche riapparire l&#8217;idea di un futuro impero universale e di organizzazioni che lavorano sotterraneamente per l&#8217;avvento di esso [9], però in una contraffazione che possiamo dire satanica, perchè quel che sta effettivamente in primo piano è la distruzione e lo sradicamento di tutto ciò che è tradizione, valori della personalità e vera spiritualità. Il presunto Impero non è che la suprema concretizzazione della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> dell&#8217;uomo terrestrizzato, resosi estrema ragione a sè stesso e avente Dio per nemico. E&#8217; il tema con cui sembra debbano concludersi lo spengleriano &#8220;tramonto dell&#8217; Occidente&#8221; e l&#8217;età oscura &#8211; <em>kali yuga</em> &#8211; dell&#8217;antica tradizione indù.</p>
<p style="text-align: justify;">Paragrafo tratto dal libro di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> <em>Il mistero del Graal</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1- Per un puro caso &#8211; per via dei documenti trovati addosso ad un corriere ucciso da un fulmine &#8211; si ebbero prove positive anche di un&#8217;azione organizzata rivoluzionaria svolta dalla setta degli Illuminati.</p>
<p style="text-align: justify;">2- Per il meccanismo di questo processo, nella sua analogia ad un&#8217;azione necromantica, cfr. R. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>, <em>Le règne de la quantité et les signes des temps</em>, Paris, 1945, cap. XXVI, XXVII (tr. it.: <em>Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi</em>, Adelphi, Milano, 1982).</p>
<p style="text-align: justify;">3- La sigla L.D.P. appare nel primo dei cosidetti gradi cavallereschi massonici (il 15° della gerarchia complessiva delRito Scozzese). Oscuramente, sembra che la leggenda di questo grado alluda proprio allo spostarsi della funzione dell&#8217;iniziato; vi si parla, infatti, di contrassegni di dignità principesche che l&#8217;iniziato, insieme alla libertà, riceve da &#8220;Ciro&#8221;, ma che poi pede; raggiunto però il maestro che insieme a pochi fedeli superstiti si era rifugiato fra le rovine del Tempio salomonico, gli viene detto del dubbio valore di quei titoli ed egli riceve un nuovo titolo e la spada.</p>
<p style="text-align: justify;">4- Cfr. A. Pike, <em>Morals and Dogmas of the Ancient and Accepted Scotch Rite</em>, Richmond, 1927.</p>
<p style="text-align: justify;">5- Devesi rilevare che già nel suo periodo operativo ed iniziatico è constatabile, nella massoneria, una certa usurpazione, quando essa si riferisce a sè l&#8217;&#8221;Arte Regia&#8221;. L&#8217;iniziazione legata ai mestieri, infatti, è quella che corrisponde all&#8217;antico Terzo Stato (la casta indù dei <em>vaysha</em>), cioè a strati gerarchicamente inferiori alla casta dei guerrieri, cui corrisponde legittimamente l&#8217;&#8221;Arte Regia&#8221;. Peraltro, va anche rilevato che l&#8217; azione rivoluzionaria della massoneria speculativa moderna è quella che ha minato le civiltà del Secondo Stato e ha preparato, con le democrazie, l&#8217;avvento di quelle del Terzo Stato. Per il primo punto, anche dal lato più esteriore non può non nascere una impressione di comicità nel vedere fotografie di re inglesi, che, come dignitari massonici, portano il grembiule e altri contrassegni delle corporazioni artigiane.</p>
<p style="text-align: justify;">6- <em>Rituale del XXX grado del Supremo Consiglio del Belgio del rito scozzese antico ed accettato</em>, Bruxelles, s. d., pp.49,50. Nell&#8217;azione drammatica rituale si fa apaprire Squin de Florian, colui che avrebbe denunciato i Templari, il quale come sua giustificazione afferma il principio: &#8220;La Chiesa è al disopra della libertà&#8221;; contro di che il Maestro della loggia afferma: &#8220;La libertà è al disopra della Chiesa&#8221;. Evidentemente, è giusta la prima proposizione, se si tratta della pretesa di libertà di un qualunque individuo, mentre è vera la seconda se si tratta di chi abbia la qualificazione richiesta per porsi di là dalle inevitabili limitazioni proprie ad una particolare forma storica di autorità spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">7- Stupisce trovare in un autore, altrimenti così qualificato quanto a studi tradizionali, quale il <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, l&#8217;affermazione che, insieme al Compagnonaggio, la massoneria sarebbe quasi l&#8217;unica organizzazione attualmente esistente in Occidente che, malgrado la sua degenerazione, &#8220;possa rivendicare una origine tradizionale autentica e una trasmissione iniziatica regolare&#8221; (<em>Apercus sur l&#8217;initiation</em>, Paris, 1946, pp. 40,103; tr.it.: <em>Considerazioni sulla via iniziatica</em>, Il Basilisco, Genova, 1984). La diagnosi giusta della massoneria quale sincretismo pseudo-iniziatico portato da forze sotterranee di contro-iniziazione, formulabile proprio sulla base delle vedute del <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a>, viene da lui più o meno esplicitamente diffidata (cfr. p. 201). Come ciò possa conciliarsi col carattere di tradizionalità che il <a title="Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> in pari tempo riconosce al cattolicesimo, nemico mortale della massoneria moderna, è cosa che resta all&#8217;oscuro. Un travisamento del genere è pericoloso anche sotto uno speciale riguardo, perchè esso offre armi preziose ad una interessata polemica cattolica. Il fatto della mistificazione e dell&#8217;uso sovversivo del Mistero, avvenuto per inversione nelle correnti già dette e precipuamente nella massoneria in un&#8217;epoca recente (laddove in precedenza non costituì che una anomalia teratologica), ha servito per una stravagante tesi del cattolicesimo militante: quella, secondo cui tutta la tradizione inziatica, in ogni tempo, avrebbe avuto un carattere tenebroso, diabolico, anticristiano e, nelle sue conseguenze, sovversivo. Ciò, naturalmente, è solo uno scherzo di cattivo genere. Ma una tale tesi non è forse confortata da chi dà inconsideratamente un carattere di ortodossia e di regolare filiazione iniziatica alla massoneria? Terremmo assai che il lettore non supponesse in noi una qualche animosità preconcetta verso la massoneria. Personalmente abbiamo avuto rapporti con alti esponenti di essa che si sono sforzati di valorizzarne le vestigia iniziatiche e tradizionali. Su tale linea hanno lavorato anche, per esempio, un Ragon, un A. Reghini, un O. Wirth. Sappiamo inoltre di logge, quali la<em> Iohannis Loge</em> ed altre, che si sono mantenute staccate dall&#8217;attività politico-sociale presentandosi essenzialmente come centri di studi. Ma per un dovere verso la verità non sapremmo modificare in alcunchè il quadro generale qui dato della massoneria moderna dal punto di vista storico, in considerazione della direzione predominante, effettiva e attestata, della sua azione.</p>
<p style="text-align: justify;">8- Nei <em>Protocolli dei Savi di Sion</em> le fila del complotto vengono supposte in mano all&#8217;ebraismo, ma si fa anche cenno alla massoneria. Un altro punto che, quanto alla massoneria, va messo in rilievo, è che gli elementi da essa presi in prestito da tradizioni propriamente occidentali passano quasi in secondo ordine di fronte a quelli ebraici &#8211; la gran parte delle &#8220;leggende&#8221; oltre a quasi tutte le &#8220;parole di passo&#8221; hanno base ebraica. Questo è un altro punto sospetto. Infatti, anche nell&#8217;insieme dell&#8217;ebraismo può riscontrarsi un processo di degradazione e di inversione che ha parimenti destato forze di contro-iniziazione o di sovversione antitradizionale. Tali forze hanno forse avuto nella storia segreta della massoneria una parte non trascurabile.</p>
<p style="text-align: justify;">9- Di passata, devesi rilevare che l&#8217;opera rivoluzionaria della massoneria resta essenzialmente limitata alla preparazione e al consolidamento dell&#8217;epoca del Terzo Stato (che ha dato luogo al mondo del capitalismo, della democrazia, della civiltà e società borghesi). L&#8217;ultima fase della sovversione mondiale, poichè corrisponde all&#8217;avvento del Quarto Stato, si lega ad altre forze, che necessariamente vanno oltre la massoneria e lo stesso giudaismo, anche se hanno spesso utilizzato le distruzioni propiziate dall&#8217;una e dall&#8217;altro. E&#8217; significativo che le attuali avanguardie dell&#8217;epoca del Quarto Stato hanno eletto il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del pentagramma, la stella a cinque punte, come rossa stella dei Soviet. L&#8217;antico <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> magico del potere dell&#8217;uomo quale iniziato e dominatore sovrannaturale &#8211; <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a>, che si è visto consacrare anche la spada del Graal &#8211; diviene, per inversione, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della onnipotenza e della demonia dell&#8217;uomo materializzato e collettivizzato nel regno del Quarto Stato.</p>
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