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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Marco Tarchi</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Da Giovane Europa ai Campi Hobbit</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 07:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Alfatti Appetiti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le edizioni Controcorrente di Napoli hanno dato alle stampe Da Giovane Europa ai Campi Hobbit di Giovanni Tarantino, una storia della destra giovanile italiana post '68.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/da-giovane-europa-ai-campi-hobbit.html' addthis:title='Da Giovane Europa ai Campi Hobbit '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/da-giovane-europa-ai-campi-hobbit/9670" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8643" style="margin: 10px;" title="da-giovane-europa-ai-campi-hobbit" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/da-giovane-europa-ai-campi-hobbit.jpg" alt="" width="200" height="279" /></a>La narrazione della storia più recente è affidata soprattutto alla memorialistica, il cui peccato veniale – e limite spesso insuperabile – è l’autocompiacimento. Nel libro di Giovanni Tarantino, giovane storico palermitano e giornalista freelance (già redattore di EPolis e collaboratore del Secolo d’Italia, di cui è firma apprezzata), che le edizioni Controcorrente di Napoli hanno appena dato alle stampe, <a title="Da Giovane Europa ai Campi Hobbit" href="http://www.libriefilm.com/da-giovane-europa-ai-campi-hobbit/9670" target="_blank"><em>Da Giovane Europa ai Campi Hobbit</em></a> (pp. 201, € 10), non ce n’è traccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l’autore, classe 1983, nessuna militanza politica alle spalle, gli anni tra il 1966 e il 1986 – «vent’anni di esperienze movimentiste al di là della destra e della sinistra», recita il sottotitolo – sono stati essenzialmente materia di studio e, non a caso, il saggio prende vita dalla sua documentata tesi di laurea in storia contemporanea. Una ricerca arricchita da testimonianze inedite, tutt’altro che facile da realizzare e anche per questo particolarmente preziosa, come certifica nella postfazione Luigi G. de Anna. La ricostruzione, senza ammiccamenti né omissioni, del cammino di più generazioni di militanti, in un dopoguerra che sembrava non finire mai, verso sintesi nuove che avrebbero consentito loro di farla finita con i miti incapacitanti, le parole d’ordine, tanto perentorie quanto anacronistiche, l’anticomunismo di maniera, il reducismo fine a se stesso e tutto l’armamentario, estetico ed estetizzante, del neofascismo italiano. Uscire dal tunnel del neofascismo, per dirla con una felice espressione coniata proprio dalla Nuova Destra, il movimento d’idee su cui Tarantino si sofferma con dovizia di particolari, sottolineando il filo rosso che lo lega ai “fratelli maggiori” della Giovane Europa, l’organizzazione fondata dal belga Jean Thiriart nel 1962. Con la “scoperta” dell’europeismo – l’Europa dei popoli, non certo quella dei banchieri – e il superamento del nazionalismo patriottardo, avviene una vera e propria mutazione antropologica e culturale prima ancora che politica. Se fino a quel momento, infatti, i neofascisti si erano limitati alla testimonianza di un mondo che non c’era più, in cui quel che contava era – come suggeriva <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/" target="_blank">Julius Evola</a> – rimanere in piedi tra le rovine, con Giovane Europa facevano finalmente irruzione nell’attualità, uscendo dai vecchi recinti di appartenenza, senza complessi, scoprendosi parte integrante del proprio tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Proprio facendo riferimento al mondo giovanile dal quale queste realtà nascevano – sottolinea Tarantino – emergeva un dato fondamentale: le pulsioni di chi le animava erano assolutamente contestualizzate nell’ambito dei grandi fenomeni generazionali di due determinati periodi, il ’68 e il ’77, di cui hanno rappresentato espressioni compiute e legittime».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-rivoluzione-impossibile/7221" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8645" style="margin: 10px;" title="la-rivoluzione-impossibile" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-rivoluzione-impossibile.jpg" alt="" width="200" height="291" /></a>Il conservatorismo del Msi, intento a coltivare la rendita di posizione del partito d’ordine, fece sì che quella del ’68 divenne «un’occasione mancata» – come la definì Marco Tarchi –per i giovani di destra. Collocazione, quest’ultima, su cui nel libro di Tarantino si registra l’affettuoso «contrasto» tra il prefatore, Franco Cardini, e lo stesso Luigi G. de Anna, entrambi ex militanti di Giovane Europa e successivamente interlocutori privilegiati della Nuova Destra. «Eravamo ragazzi che avevano sbagliato collocazione», scrive nelle prime pagine lo storico fiorentino. «Noi, però, non fummo mai di sinistra», puntualizza il secondo, malgrado la pluralità di riferimenti non confinati al solito <em>pantheon</em> di autori di destra e la condivisione, con i coetanei di sinistra, dello spirito libertario della contestazione e l’infatuazione per icone “rivoluzionarie” come Che Guevara. Sta di fatto che il racconto sui due movimenti, sia pure diversi per contesto storico e ambizioni, non può certo esaurirsi <em>tout court</em> con la convenzionale collocazione storiografica nel solco dei gruppi neofascisti, o postfascisti che dir si voglia. L’insofferenza per l’ambiente di provenienza, del resto, era talmente forte da necessitare di un radicale cambio di mentalità, nuove forme di comunicazione – fumetti (autoironici come <em>La voce della fogna</em>) e radio libere – ma anche di strappi politici e simbolici. A cominciare dalla croce celtica, introdotta proprio da Giovane Europa e poi sventolata nei Campi Hobbit che si tennero tra il 1977 e il 1981, malgrado i vertici del Msi l’avessero dichiarata “fuorilegge”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tarantino nel libro cita, al riguardo, la spiegazione offerta da Gianni Alemanno, militante e poi segretario nazionale del Fronte della Gioventù: «Era la rottura con la vecchia cultura simbolica del partito – dice il sindaco di Roma – e l’affermarsi di un gramscismo di destra che prevedeva l’uso della metapolitica per conquistarsi la società civile». Mentre sull’Italia scendeva la nube della lotta armata, i ragazzi dei Campi Hobbit affilavano le armi della vivacità culturale, scatenando un’offensiva a tutto campo su temi innovativi: dalla musica “alternativa” alla scoperta dell’ecologismo, dal regionalismo – ben prima che nascesse la Lega – alla critica radicale all’occidentalismo e alle cosiddette esportazioni di democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Su quell’esperienza si è detto e scritto molto, troppo spesso nel tentativo di appropriarsi di un patrimonio che appartiene prima di tutto alle migliaia di ragazzi e ragazze che vissero quelle giornate in barba a ogni direttiva di partito o di corrente coniugando militanza e libertà. Così com’era accaduto per i giovani di Giovane Europa, coloro che parteciparono a quell’epopea sono cresciuti e hanno scelto strade diverse, spesso contrastanti. Il tentativo di sviluppare nuove sintesi si è dimostrato velleitario e il progetto è naufragato, ripiegando su una dimensione meramente intellettuale e impolitica. Un dato innegabile, tuttavia, emerge, pagina dopo pagina, dal lavoro dello storico palermitano: le esperienze e le elaborazioni della Giovane Europa, prima, e della Nuova Destra, poi, hanno fatto sentire i loro effetti nei decenni successivi rinnovando e “sdoganando” l’area politico culturale della destra italiana, contribuendo a creare una classe dirigente (non soltanto “di” e “a” destra) in grado di affrontare con maggiore consapevolezza e lucidità le complesse sfide della modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, da <em>Area</em> di ottobre 2011.</p>
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		<title>La fantasy, la politica, la mistificazione</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 17:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Cardini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-fantasy-la-politica-la-mistificazione.html' addthis:title='La fantasy, la politica, la mistificazione '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_5053" class="wp-caption alignright" style="width: 309px"><img class="size-medium wp-image-5053" title="tolkien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tolkien-299x300.jpg" alt="John Ronald Reuel Tolkien (3 gennaio 1892 – 2 settembre 1973)" width="299" height="300" /><p class="wp-caption-text">John Ronald Reuel Tolkien (3 gennaio 1892  – 2 settembre 1973)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se in questi tempi così tristi (il massacro dei pacifisti al largo di Gaza, i tagli governativi alla cultura…) avessi voglia di ridere, la polemica scatenata da un articolo di Loredana Lipperini su “Repubblica” a proposito dell’opera letteraria di Tolkien avrebbe sul mio umore un benefico effetto. A Modena si tiene un convegno su “Tolkien e la filosofia”: e la giornalista coglie l’occasione per lamentare il fatto che per troppo tempo la “sinistra” abbia lasciato alla “destra” un equivoco monopolio sul grande autore di <em>heroic fantasy</em>, per ribadire il giudizio sull’inconsistenza della “cultura di destra” e per chiedere che finalmente si faccia giustizia e si restituisca il filologo e romanziere cattolico inglese all’àmbito culturale cui egli naturalmente e di diritto appartiene. Ch’è, ovviamente, quello della “sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5052" style="margin: 10px;" title="il-signore-degli-anelli" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-degli-anelli-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a>Verrebbe voglia di farci sopra due risate, dicevo. Ma in realtà par di sognare. E’ davvero mai possibile che, dopo tutto quel ch’è successo nel circa quarantennio trascorso tra l’approdo in Italia del capolavoro di Tolkien, <a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506"><em>Il signore degli anelli</em></a>, si torni adesso a parlare di certi temi alla luce d’uno schema non solo manicheo, ma francamente frusto e irriproponibile come quello della contrapposizione “destra”-“sinistra”? Già allora, negli Anni Settanta, l’opposizione a quel groviglio di luoghi comuni era forte e diffusa: oggi, si rischia perfino – leggendo certi articoli – di non riuscir più a capire di che cosa si stia parlando. L’articolista di “Repubblica” sembra uscita da un lungo periodo d’ibernazione: e ci ripropone così, papale e papale, la vecchia massima vittoriniana e togliattiana, “La destra non ha cultura”, dalla quale discende l’assioma “ergo, se qualcosa ha a che fare con la cultura, non può essere di destra”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-figli-di-hurin-2/5876" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5054" style="margin: 10px;" title="i-figli-di-hurin" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-figli-di-hurin-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Non siamo più nemmeno al ridicolo. Siamo all’inqualificabile. A parte il fatto che, dalla metà almeno dell’Ottocento ad oggi, ci sono stati molti tipi di “destra” e di “sinistra” e molti modi di aderire all’uno o all’altro dei tutt’altro che monolitici schieramenti, sappiamo bene ad esempio che dalla fine del XIX secolo il sorgere impetuoso della questione sociale e le fratture che tutto ciò ha prodotto in quella ch’era stata la “grande cultura” borghese e liberale dell’Ottocento ha avuto come effetto un mischiarsi e un modificarsi di valori che, fino ad allora, potevano essere ascritti con una certa chiarezza a questa o a quella parte politica. Dopo gli studi del Nolte, del Mosse, del de Felice e dello Sternhell, ad esempio, non possiamo più qualificare semplicisticamente il fascismo come una realtà politica “di destra”; così come riesce impossibile definire all’interno della polarizzazione destra-sinistra il fenomeno del totalitarismo e disperante collocare dall’una o dall’altra parte personaggi di vertice della nostra cultura come Nietzsche, Pound, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> o Pasolini. E che cosa replicare a un esponente tra i più qualificati e raffinati della cultura e della politica “di sinistra”, Massimo Cacciari, il quale con candida fermezza afferma che “la grande cultura europea è sempre stata di destra”?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-medioevo-e-il-fantastico/1242" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5055" style="margin: 10px;" title="il-medioevo-e-il-fantastico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-medioevo-e-il-fantastico-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Per John Ronald Reuel Tolkien le cose sono chiarissime. Cattolico, membro del gruppo degli Oxford Christians esponente del quale era anche Clive Staples Lewis, filologo e medievista di fama internazionale, Tolkien non nascose mai la sua profonda adesione ai valori tradizionali della sua fede e della sua terra e la sua diffidenza, per non dir avversione, nei confronti degli aspetti più ambigui e più allarmanti della Modernità: lo sfrenato individualismo, il culto indiscriminato del progresso, lo scientismo materialistico, il culto del danaro e del profitto, la volontà di eliminare qualunque forma di sacralità dalla vita civile. <em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506">Il signore degli anelli</a></em> è appunto, tradotto nei termini geniali di un romanzo che riprende toni e moduli dalle saghe celtiche e scandinave e dal romanzo cavalleresco, il racconto di una civiltà in pericolo in quanto minacciata dalla Volontà di Potenza di un “Oscuro Signore” che con la violenza e la corruzione vuole soggiogare una composita realtà di esseri viventi e intelligenti (uomini, ma anche i “mezzi-uomini” hobbit, e ancora elfi, nani, mostruosi ibridi umano-ferini) promettendo loro la condivisione del suo potere e rendendoli schiavi. Qualcuno ha voluto scorgere nell’allegoria tolkieniana una condanna del totalitarismo, in particolare del nazionalsocialismo e del comunismo, ma tale lettura è forse riduttiva e poco precisa. L’obiettivo polemico dello scrittore è la debolezza umana, il fascino del potere inteso nemmeno più come mezzo bensì come autentico e unico fine in se stesso: e per questo il piccolo hobbit che decide di caricar su di sé il peso dell’Anello che imprigiona la volontà umana e distruggerlo è una figura cristica; e tutto il romanzo risulta essere quasi un rovesciamento della “cerca del Graal”, dove l’obiettivo non è conquistare un oggetto di arcana sacralità bensì disfarsi di un pericolo e di una tentazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/albero-di-tolkien/849" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5056" style="margin: 10px;" title="albero-di-tolkien" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/albero-di-tolkien.jpeg" alt="" width="200" height="299" /></a>Al suo apparire in Inghilterra e negli Stati Uniti, a metà Anni Cinquanta, <em><a title="Il Signore degli Anelli" href="http://www.libriefilm.com/il-signore-degli-anelli-2/506">Il signore degli anelli</a></em> straripò sui giovani di allora conquistandoli, una generazione che stava cominciando a ribellarsi ai miti del progresso e del profitto, che non si accontentava più delle prospettive di carriera personale e della rispettabilità conformistica, che cominciava a gettare uno sguardo inquieto sulle ingiustizie del mondo, trovò in quel romanzo fantaeroico la sua Bibbia. Tolkien divenne il guru dei ragazzi del <em>Flower Power</em> e dell’<a title="Easy Rider" href="http://www.libriefilm.com/easy-rider/708"><em>Easy Rider</em></a>, di quelli che si opponevano alla guerra in Vietnam e che sognavano sul <em>magic bus </em>di Kabul.</p>
<p style="text-align: justify;">Con apparente paradosso, in Italia quelle voci di protesta e quelle istanze di rinnovamento degli orizzonti dei giovani non furono accolte dalla “sinistra” ufficiale, che tra Anni Sessanta e Settanta monopolizzava e regolava la vita culturale, bensì da “opposte” frange di sinistra e di destra. Ma, se la sinistra radicale aveva i suoi idoli nel Vietnam, in Cuba e nel “Che” Guevara, Tolkien divenne invece la bandiera di una esigua ma interessante pattuglia di destra, che ispirandosi soprattutto al pensiero antitotalitario e comunitarista della Nouvelle Droite di <a title="Alain de Benoist" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alain-de-benoist/">Alain de Benoist</a> andava smarcandosi dallo sterile neofascismo del MSI ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-signore-della-paura/236" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5057" style="margin: 10px;" title="il-signore-della-paura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-signore-della-paura-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Di quei ragazzi, che avevano trovato un leader in Marco Tarchi – oggi autorevole docente di politologia nell’università di Firenze –, la sinistra di allora non capì un bel niente: li ritenne soltanto un gruppetto di estremisti da liquidare semplicemente come “neonazisti”; mentre la destra ufficiale, al contrario, scoprendosi incapace di rinnovarsi dall’interno li scaricava come pericolose e inquietanti presenze “deviazioniste”. Tolkien fu edito nella nostra lingua grazie a un editore di destra, Rusconi, a un fine talent scout editoriale, il <a title="Alfredo Cattabiani" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/alfredo-cattabiani">Cattabiani</a>, e a una intelligente traduttrice, la Alliata: tutti immediatamente isolati dal “cordone sanitario” cinto loro attorno dalla cultura ufficiale che impedì recensioni e interviste televisive. Tale il clima di quegli anni: non vengano a raccontarmi il contrario, fui io stesso testimone di quell’ottusità e di quell’ostracismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché oggi sono ridicoli i rigurgiti e le pretese d’una paleosinistra che per lunghi anni ha avuto a disposizione messi ed energie inimmaginabili e che non ha saputo costruire alcun serio linguaggio culturale. Essa non ha il diritto di rivendicare né di recuperare un bel niente: Tolkien non le é stato scippato, per la semplice ragione che non le é mai appartenuto. La sinistra, a suo tempo, accomunò in una miope e incolta condanna il “reazionario” Tolkien e i suoi fans che con quattro soldi organizzavano i Campi Hobbit dove si cantava, si leggeva, si discuteva e si rideva in modo alternativo rispetto ai suoi superfinanziati <em>festivals</em>: e riuscì a mobilitare per tale nobile scopo perfino l’ambiente attorno a Norberto Bobbio. Oggi che si è fatta battere perfino dai bauscia berluskones e dalle trote leghiste può solo piangere sul suo velleitarismo, sulla sua inconsistenza e sul fallimento della sua passata arroganza.</p>
<p style="text-align: justify;">1 giugno 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, dal sito <a href="http://www.francocardini.net">francocardini.net</a>.</p>
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		<title>USA, il gioco puritano delle tre carte</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di Contro l'americanismo di Marco Tarchi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/usagiocopuritano.html' addthis:title='USA, il gioco puritano delle tre carte '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">L&#8217;antica febbre italiota di servire lo straniero è oggi un virus europeo. Quando abbiamo visto le migliori tempre &#8220;rivoluzionarie&#8221; di casa nostra, rimaste orfane dell&#8217;URSS, precipitarsi nella Quinta Strada a mendicare un po&#8217; d&#8217;attenzione dai magnati finanziari, è stato come una rivelazione. Quando poi, di rincorsa, abbiamo assistito a eroi cartonati del fiero neofascismo italico genuflettersi davanti a un&#8217;ennesima &#8220;grande nazione amica&#8221; rinnegando padri e madri, abbiamo provato un genuino senso di nausea.</p>
<p style="text-align: justify;">Da cocciuti idealisti, solo allora abbiamo capito.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sconfitte e le vergogne nazionali, gli ideali e i drammi sono passati come acqua fresca sulla faccia furba dei nostri piccoli e codardi Talleyrand. Gli italiani sono ancora loro, la loro politica è ancora quella degradante dei tempi cortigiani di Machiavelli: cercarsi un padrone potente e diventarne gli zelanti portaborse. Alla faccia di Marx, di Lenin, di Mussolini. Ma anche alla faccia dei vecchi liberali alla Sonnino, che ancora avevano quella sorta di umano pudore che una volta veniva chiamato senso dell&#8217;onore, personale e nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La sbornia americanista che impazza sulla nostra testa dimostra che parlare oggi di politica italiana, di politica europea, è solo un patetico scherzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842072346" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/controlamericanismo.bmp" border="0" alt="Contro l'americanismo" width="95" height="146" align="right" /></a> Leggendo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842072346"><em>Contro l&#8217;americanismo</em></a> di Marco Tarchi (Editori Laterza) si ha tutta la misura dello svergognato accoppiamento tra ipocrisia e criminalità che governa gli atti degli oligarchi europei, piazzatisi sul carro americano in qualità di ottusi valletti. Lo scandalo non è l&#8217;America. Lo scandalo è l&#8217;americanismo, cioè il tradimento dell&#8217;Europa, dell&#8217;idea di politica e di onestà ideologica.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;America la conosciamo. È un impero mondiale basato su un colonialismo di rapina, e da sempre fa il suo mestiere. Alla maniera anglosassone: buona vecchia tradizione di sfruttamento. Sono due secoli che gli USA ripetono il gioco puritano delle tre carte: violenza e sopruso esportati ovunque coi nomi santi di liberazione, democrazia, diritti umani. Aggressione e degradazione dei popoli in omaggio al patologico convincimento di rappresentare il Bene biblico, da imporre a tutto il pianeta con la propaganda, la corruzione, l&#8217;invasione consumistica e, quando non basta (e spesso non basta) con la brutale violenza, con la guerra, con gli eccidi di massa. La doppia, tripla morale quacchera che presiede al tristo teatro degli inganni &#8211; in forza del quale bombardare Baghdad è buono e giusto, mentre resistere disperatamente ad una occupazione militare straniera è terrorismo criminale &#8211; ha trovato svelte complicità fra le sbandate greggi dirigenti dell&#8217;epoca post-bipolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Al gioco si sono subito prestati i soliti noti della piaggeria europea, ma italiana soprattutto. Come sempre, l&#8217;italiano, in una corsa al servilismo, risulta il migliore. E, come ogni servo, dopo il servigio, ama ostentare i favori del padrone, come garanzia di qualità che lo riscatti dalla propria evidente pochezza. La pratica quotidiana di travisare la realtà ha ormai raggiunto vertici tali, che Tarchi ne conclude esserci evidentemente una &#8220;strategia dei media&#8221; aggiogati all&#8217;America, che persegue la falsificazione come metodo che ha crescenti ritorni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842071013" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/astreaeititani.bmp" border="0" alt="Franco Cardini, Astrea e i titani. Le lobbies americane alla conquista del mondo" width="95" height="142" align="left" /></a> Gli esempi sono innumerevoli. La menzogna sulle inesistenti &#8220;armi di distruzione di massa&#8221; è costata migliaia di vite fra civili e militari, e tuttavia non è bastata a togliere la maschera agli aggressori. Troppo potente è il loro arsenale propagandistico. Nessuno sembra riflettere sul fatto che se in Italia un Pietro Micca &#8211; che fece saltare in aria un bel po&#8217; di austriaci con un attentato &#8220;terroristico&#8221; in piena regola &#8211; è celebrato come un eroe nazionale italiano, non si vede perché non dovrebbero esserlo i suoi omologhi iracheni o palestinesi. E quelli di via Rasella: eroi o criminali? &#8220;Gli attentati e le congiure &#8211; scrive Tarchi con la chiarezza di parola che manca a tanti osservatori o politologi rinchiusi negli ermetismi bizantini &#8211; hanno sempre fatto parte delle guerre di liberazione e di indipendenza, e un paese che celebra nelle cerimonie pubbliche e sui libri di testo la Carboneria e il Risorgimento non dovrebbe dimenticarlo troppo in fretta.la causa dell&#8217;esplosione di violenza &#8216;terrorista&#8217; è il ruolo che gli Stati Uniti svolgono da decenni in Medio Oriente a difesa non della libertà (il Kuwait è uno dei paesi meno democratici al mondo, privo di libere elezioni e di istituzioni rappresentative) ma dei propri interessi politici ed economici, senza riguardo per le aspirazioni alla giustizia e all&#8217;indipendenza dei popoli della zona, palestinesi in testa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tante piccole Americhe, gli Stati europei si sono gettati a sciacallare l&#8217;Irak ben protetti dallo scudo americano. Vanno a fare affari: tutti lo sanno, a chi importa della &#8220;democrazia&#8221; irachena, di quella albanese, di quella afghana? Senza contare che nessun buono e saggio e pacifico e altruista dovrebbe avere il diritto di imporre la democrazia a suon di bombardamenti: elementare principio democratico, questo. O no?</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, mentre parliamo, le multinazionali USA si stanno spartendo il bottino umanitario della &#8220;ricostruzione&#8221; irachena e, nel suo piccolo, l&#8217;Agip sta concludendo i suoi contratti iugulatori, godendo dell&#8217;intimidazione militare e del ricatto economico. Democrazia? Libertà? Civiltà?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il lavoro di Tarchi va oltre. Ci dimostra quanto possano la viltà ideale e il calcolo degli interessi nel rovesciare i termini, facendo passare l&#8217;ingiustizia atroce per una leale difesa della &#8220;civiltà&#8221;. Al di sotto del grande gioco, poi, nella provincia dell&#8217;impero il grottesco e il paradossale dilagano. Ex-comunisti bombardatori di Belgrado che sfilano alle marce della pace. Libertari che plaudono alla perdita di indipendenza di popoli e nazioni. Anti-globalizzatori favorevoli alla società multietnica. l&#8217;incredibile ha corso normale nel perverso circo mediatico <em>liberal</em>. E al centro del circo dove non ci stupiamo di trovare faccendieri, speculatori, parassiti, riciclati politici imbonitori di ogni razza ballano il loro miserabile minuetto i detriti di ciò che una volta era l&#8217;alternativa, l&#8217;antagonismo: &#8220;destra&#8221;, &#8220;sinistra&#8221;, i finti e pavidi &#8220;rivoluzionari&#8221; di ieri, i mazzieri del capitalismo finanziario di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tarchi lo scrive senza fronzoli: &#8220;l&#8217;accodarsi all&#8217;opzione &#8216;occidentale&#8217; di molti di coloro che l&#8217;avevano in precedenza avversata ha dato un&#8217;ulteriore spallata al tradizionale discrimine sinistra/destra, ponendo di fatto conservatori e progressisti convertitisi all&#8217;ordine unipolare a guida statunitense nello stesso campo e contrapponendosi a tutti coloro che, qualunque fossero le loro provenienze ideologiche, alla filosofia del gendarme planetario a stelle e strisce non intendono aderire&#8221;. La grande ipocrisia planetaria ne contiene molte altre più piccole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 29 marzo 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842072346">Marco Tarchi, <em>Contro l&#8217;americanismo</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=915108&amp;a=10388&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884207234">(BOL)</a> <a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8842072346/ASI/395521">(LU)</a></p>
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