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	<title>Centro Studi La Runa &#187; libro</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Stella d&#8217;Oriente</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 15:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una raccolta di saggi di Anselmo Calvetti che vertono prevalentemente sulla comparazione della favolistica indoeuropea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/stella-doriente.html' addthis:title='Stella d&#8217;Oriente '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/dalla-romagna-alleurasia/5625" target="_blank"><img class="size-full wp-image-2687 alignleft" style="margin: 10px;" title="stella-doriente" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/stella-doriente.jpg" alt="stella-doriente" width="200" height="283" /></a>Anselmo Calvetti ha pubblicato numerosi studi sulla storia e sul folklore della Romagna, e il suo ultimo libro <a href="http://www.libriefilm.com/dalla-romagna-alleurasia/5625"><em>Stella d’oriente</em></a> è una raccolta di saggi su temi mitologici e letterari che hanno attraversato il tempo e lo spazio lasciando testimonianze nelle più varie zone dell’Eurasia. Oltre a comparare alcuni temi classici diffusi nella cultura indoeuropea, Calvetti rileva analogie fra temi mitologici presenti in Europa, in Giappone e nelle tribù Pellerossa, ipotizzando che questi temi abbiano avuto origine in territori eurasiatici.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i saggi più interessanti ci sono quelli dedicati alla dea romana Angerona e alle feste dei <em>Lupercalia</em>. Ricchi di spunti interessanti sono anche le analisi delle figure di <em>genius cucullatus</em> che probabilmente raffiguravano personaggi con prerogative sciamaniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni temi sono strettamente legati ad argomenti di cultura locale di cui Calvetti si è occupato nelle sue numerose pubblicazioni in libro e in rivista. Ad esempio la fiaba del Gatto Mammone tramandata in una versione riminese, che sembra richiamare riti femminili prematrimoniali.</p>
<p style="text-align: justify;">Di notevole interesse è il saggio finale che analizza i canti in dialetto romagnolo del bovaro e della zarladora, cioè della ragazza che teneva le redini dei buoi mentre il bovaro guidava l’aratro. Naturalmente il dialogo del bovaro con la zarladora prevedeva anche espressioni amorose che alludevano alla fecondità dei campi. Ma l’aspetto su cui si sofferma Calvetti è quello del colore dei buoi. Da questi testi, infatti, si nota che i buoi aggiogati a coppia erano tradizionalmente di colore diverso: uno bianco e uno rosso. Aldo Spallicci e Giovanni Pascoli, che hanno analizzato questi canti, ritenevano che la differenza di colore fosse dovuta al fatto che il bue rosso, tradizionalmente considerato originario della Romagna, veniva affiancato a quello bianco che veniva da fuori. Calvetti però ritiene che la differenza dei colori rifletta antiche concezioni cosmologiche <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropee</a>, e appoggiandosi agli autorevoli studi di <a title="Jean Haudry" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Jean Haudry</a> avanza l’ipotesi che il bue bianco rappresenti la luce mattutina e il bue rosso lo splendore del sole: una sorta di allegoria della giornata lavorativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Calvetti rileva quindi come nel folklore romagnolo emergano temi <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a> fra i più arcaici e persistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutte le pubblicazioni di Calvetti, il libro è dotato di un’ampia bibliografia e di un apparato di note che permettono agli studiosi un’agevole ricerca delle fonti per eventuali approfondimenti.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anselmo Calvetti, <a title="Stella d'Oriente" href="http://www.libriefilm.com/dalla-romagna-alleurasia/5625"><em>Dalla Romagna all’Eurasia. Stella d’oriente. Miti e racconti</em></a>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena 2009, pp.176, € 14,00</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/stella-doriente.html' addthis:title='Stella d&#8217;Oriente ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La Romagna inesistente di Roberto Balzani</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una netta stroncatura del libro di Roberto Balzani La Romagna, pubblicato da il Mulino nel 2001]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-romagna-inesistente-di-roberto-balzani.html' addthis:title='La Romagna inesistente di Roberto Balzani '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-romagna/5117" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2444" style="margin: 10px;" title="la-romagna" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-romagna-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Una considerazione del problema storico dell’identità romagnola è oggi di particolare importanza alla luce della possibilità di istituire come regione autonoma il territorio romagnolo. In tempi recenti il dibattito è stato animato dalla pubblicazione del volume di Roberto Balzani <a title="La Romagna" href="http://www.libriefilm.com/la-romagna/5117"><em>La Romagna</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Roberto Balzani, originario di Forlì, ha scritto un libro dal quale traspare, più che il rigore storico e metodologico, un’intensa passione ideologica di chiara matrice antiautonomista. Il libro espone una tesi piuttosto “balzana” secondo la quale non sarebbe mai esistita una identità romagnola. Estrapolando dalle vicende storiche i dati funzionali alla sua tesi, l’autore elabora l’originale concetto di “identità estroversa” della Romagna che si sarebbe formata in funzione dell’unità nazionale nel corso delle vicende risorgimentali. Dunque per Balzani l’unico tipo di identità ammissibile è quello legato alle ideologie universaliste che negano ogni senso dell’identità!</p>
<p style="text-align: justify;">Sul filo di questa contraddizione di fondo, vengono analizzate le vicende della storia locale contemporanea, dai moti ottocenteschi ai giorni nostri. Da notare, poi, che l’autore accenna solo di sfuggita ai momenti salienti in cui si è definita in modo inequivocabile l’identità romagnola: l’insediamento dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a>, l’esarcato bizantino, i comuni medievali e le signorie rinascimentali. Con analoga nonchalance, l’autore glissa sulla persistenza anche letteraria del dialetto romagnolo, che ancora oggi è lingua poetica praticata con successo di pubblico e di critica. Inoltre Balzani definisce continuamente l’idea di Romagna come un “mito”, sottintendendo una connotazione squalificante del termine mito al quale, invece, si dovrebbe guardare come a una categoria fondante della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del volume Balzani ha ritenuto anche di dover inserire una patetica “predica” in cui, con atteggiamento paternalistico, invita i romagnoli ad aprirsi al mondo, anziché chiudersi in una dimensione locale. A queste osservazioni si potrebbe obiettare che i romagnoli hanno gli occhi ben aperti sulla realtà e che non hanno alcuna chiusura verso l’esterno, come testimonia il fatto che la riviera romagnola è uno dei comparti turistici meglio organizzati al mondo; sono piuttosto gli apparati burocratici di matrice illuministico-marxista che rischiano di soffocare la grande inventiva della classe imprenditoriale romagnola.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro di Balzani è l’ennesimo prodotto di una propaganda ideologica spaventata dalle istanze localistiche che minacciano il potere delle élites progressiste, un libro destinato a un pubblico di intellettuali organici al sistema che ormai si rivelano sempre più inadeguati ad affrontare le sfide del mondo contemporaneo. Considerando l’importanza strategica delle scelte che la classe dirigente è chiamata a fare nel contesto della globalizzazione, c’è da augurarsi di poter leggere autori che spendano la loro cultura per costruire quel bene inestimabile che è la coscienza identitaria, anziché per demolirla, come troppo spesso è accaduto nella storia recente. In momenti così decisivi, il romagnolo Balzani che ripudia la sua romagnolità è un esempio di etnomasochismo di cui davvero non si sente il bisogno!</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Roberto Balzani, <a title="La Romagna" href="http://www.libriefilm.com/la-romagna/5117"><em>La Romagna</em></a>, Società editrice il Mulino, Bologna, 2001, pp.224</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-romagna-inesistente-di-roberto-balzani.html' addthis:title='La Romagna inesistente di Roberto Balzani ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Trasfigurazione della Romania</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 16:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima traduzione integrale di uno scritto giovanile e scandaloso di Emil Cioran]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/trasfigurazione-della-romania.html' addthis:title='Trasfigurazione della Romania '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2851972855?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2851972855"><img class="alignleft size-medium wp-image-2393" title="cioran-transfiguration-de-la-roumanie" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cioran-transfiguration-de-la-roumanie.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>«Non c’è uomo politico al mondo d’oggi che m’ispiri più simpatia e ammirazione di Hitler». Con questa dichiarazione del 1934 <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span> firmava la sua condanna all’emarginazione intellettuale. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, durante un soggiorno di studio in Germania ebbe modo di assistere alla spettacolare ascesa del movimento nazionalsocialista e fu anche questa esperienza che lo spinse a scrivere il celebre saggio <em>Trasfigurazione della Romania</em> che si inseriva nel contesto storico dei grandi consensi raccolti dalla “Legione dell’Arcangelo Michele”, il movimento politico nazionalista della Romania, di cui <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> era dichiarato simpatizzante.</p>
<p style="text-align: justify;">Un editore francese ha recentemente ripubblicato questo straordinario documento, che finora era disponibile solo nell’originale rumeno; la lingua francese permette una diffusione molto maggiore del testo, e c’è da augurarsi di vederne presto una traduzione italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro può essere imbarazzante per gli ottusi inquisitori della correttezza politica, ma è interessantissimo per chi vuole studiare il pensiero di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> e la temperie storica in cui si è formato il filosofo rumeno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Trasfigurazione della Romania</em>, pubblicato nel 1936, tratta del nazionalismo rumeno che negli anni ’20 e ’30 trovava voce nel movimento politico di Codreanu. La Romania era una nazione giovane, segnata da lunghe dominazioni straniere: turche, greche, austriache, ungheresi e, in tempi più recenti, da un’invadente presenza della <em>lobby </em>ebraica. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> parla del suo paese con tono piuttosto sconsolato: descrive una popolazione sempre pronta a sottomettersi all’invasore di turno e una cultura incapace di aprirsi a un respiro internazionale. Il libro è scritto con uno stile forte e incisivo e con un frequente utilizzo di termini come “militarismo” o “imperialismo”, che possono far sorridere i lettori di oggi, ma che all’epoca erano di uso comune nel linguaggio politico. Il venticinquenne <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> si esprimeva con foga giovanile in un linguaggio che ricalcava gli schemi della pubblicistica nazionalista dell’epoca, con toni che per il lettore odierno possono suonare perfino ridicoli. Il giovane filosofo scriveva: «se fossi ebreo mi suiciderei immediatamente».</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_1457" class="wp-caption alignright" style="width: 188px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788802078694" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1457" title="il-fascismo-rimosso" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-fascismo-rimosso-198x300.jpg" alt="Il fascismo rimosso" width="178" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Alexandra Laignel-Lavastine, Il fascismo rimosso</p></div>
<p>Ma accanto alle riflessioni sul destino della nazione rumena, in questo libro cominciano a intravedersi i semi di riflessioni filosofiche che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> svolgerà in seguito in maniera più approfondita. Il giovane pensatore mostra di avere già una buona conoscenza di Hegel, di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span>, di Nietzsche, di Spengler. Inoltre <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> comincia ad abbozzare quella critica dell’utopia che poi svilupperà in modi molto più consapevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i motivi di interesse del libro ci sono le considerazioni di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> sui movimenti rivoluzionari e sui loro capi: Lenin, Mussolini, Hitler. Il filosofo analizzando l’operato di questi uomini, ne desume un’idea di “collettivismo nazionale” che vorrebbe vedere applicata in Romania. Ovviamente i giudizi che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> esprimeva sul comunismo e sul nazifascismo erano assolutamente parziali e poco equilibrati, ma oggi possiamo parlare col “senno del poi”: <em>Trasfigurazione della Romania</em> deve essere letto come la straordinaria testimonianza di un giovane intellettuale militante che riflette sugli avvenimenti politici a lui contemporanei.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la seconda guerra mondiale <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> ripudiò le idee nazionaliste della gioventù e talvolta, per far dimenticare il suo passato “xenofobo”, assunse atteggiamenti davvero patetici, dichiarando di “sentirsi ebreo” oppure di “sentirsi ungherese”. Inoltre nel 1990 (cinque anni prima di morire) ripubblicò il <em>pamphlet </em>nazionalista con vistosi tagli nei passi che potevano apparire “razzisti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo augurarci che i lettori del XXI° secolo siano abbastanza maturi per leggere l’edizione integrale del libro proposta in questa traduzione francese, che si segnala anche per la cura nella presentazione del testo. Il volume, infatti, prima della traduzione dell’opera eseguita da Alain Paruit, propone una ricca introduzione sulle vicende biografiche di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, estratti della corrispondenza dello stesso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span>, una nota di Simone Boué, la compagna del filosofo, e un <em>excursus </em>storico sulla “Legione dell’Arcangelo Michele” e sul suo leader Codreanu. Al termine del volume, infine, c’è una scheda che descrive brevemente personaggi della politica e della cultura rumena che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> ha citato nel testo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span>, Transfiguration de la Roumanie, L’Herne, Paris, 2009, pp.344, € 19,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/trasfigurazione-della-romania.html' addthis:title='Trasfigurazione della Romania ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I King: libro e verità</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 09:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Introduzione per immagini all'antica arte oracolare cinese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-king-libro-e-verita.html' addthis:title='I King: libro e verità '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong>I</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2163" style="margin: 10px;" title="iking" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/iking.gif" alt="" width="150" height="148" />Nella sua introduzione del 1949  alla traduzione inglese dell’<em>I King</em> Carl Gustav Jung applica all’Oracolo il principio della sincronicità: ogni cosa che avviene in un dato momento possiede integralmente ciò che è proprio di quel momento, risuonando con lui nella qualità, non soltanto nel tempo.<br />
Occorre solo sapere vedere, sentire.<br />
Al contrario, secondo l’antica tradizione cinese sarebbero entità spirituali operanti in modo segreto, su piani sottili, a garantire il funzionamento del Libro.<br />
Si tratta di immaginare il Libro presidiato  da coscienze agenti su un piano diverso da quello materiale e il cui scopo sia quello di preservare una struttura dove la Verità sia  eternamente attingibile, manifestabile, salvifica determinando  in virtù del suo manifestarsi e dall’istante  successivo alla lettura una diversa possibilità di sviluppo,  a Lei conformata, derivante tanto dalla comprensione dell’essenza di una situazione quanto dal destino possibile che l’esagramma di evoluzione, dove prodotto, contiene.<br />
Queste verità coesistono in una unità, come due lati di un oggetto.<br />
Se nel nostro mondo lo spirito non è che aldilà di un velo, se materia e spirito sono uno, la loro permeabilità è continua, quella della luce che inonda e attraversa il tessuto di un tendaggio posto tra due spazi; questa permeabilità è in verità la forza stessa che sostiene la manifestazione materiale e la fa procedere, elevandola.<br />
In ogni cosa il Tutto, poiché il Tutto è in ogni cosa.<br />
Per questo è possibile,  potente e meraviglioso che la stella disegnata da degli astragali gettati a caso sulla sabbia possa significare le conquiste di Alessandro in Asia e che diverse nubi di sangue, più scure, più chiare, esalanti il loro ultimo colore o ancora pulsanti sulla superficie del fegato di un animale abbiano potuto predire la fine imminente di un Impero.<br />
La struttura oracolare del Libro appare “protetta” in modo estremo, aldilà di qualsiasi possibilità statistica: pertinenza e ripetizione di sentenze, capacità assoluta di sopportare l’interrogazione compulsiva &#8211; io stesso vi ho disperatamente ceduto in periodi  di dolore &#8211; modulando i propri responsi persino nel vivo del  manifestarsi ardente di questa, accettandone ed accompagnandone  lo squilibrio.<br />
Come in qualsiasi atto evocativo &#8211; riferito in questo caso alle entità spirituali che affiancano il Libro &#8211; la sincerità e la qualità dell’aspirazione, la caratura interiore dell’interrogante sono condizione fondamentale per  il completo rispondere dell’Oracolo.<br />
Il Libro, le entità, sono personali ed è Jung stesso a fornirne la prova: interrogato su se stesso e sul suo destino il Libro risponde con l’esagramma 50, <em>Ting</em>,  il Calderone.<br />
L’esagramma suggerisce il contenere un nutrimento spirituale. Le linee mobili e quindi di particolare rilievo per il responso (dò qui per scontata la conoscenza del funzionamento base dell’Oracolo secondo il metodo delle tre monete) sono il 9 (3+3+3) al secondo posto e il 6 (2+2+2) al terzo posto.<br />
La sentenza della seconda linea è:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nel calderone c’è cibo.<br />
I miei compagni sono invidiosi,<br />
ma non possono danneggiarmi.<br />
Salute.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quella della terza è:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il manico del calderone è storto.<br />
Si è impediti nel progredire.<br />
Il grasso del fagiano non viene mangiato.<br />
Quando poi cade la pioggia, si spegne il rimorso.<br />
Finalmente viene salute.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La trasformazione delle due linee salienti, mutandosi nel loro opposto, produce l’esagramma 35, <em>Tsinn</em>, il Progresso.<br />
Il significato di quanto detto è evidente.<br />
L’oracolo contiene verità eterna  ma  i tempi impediscono di attingervi.<br />
Cade infine la pioggia e il tempo muta, il sole sorge sulla terra, <em>Tsinn</em>: il nobile illumina (da sé) la sua splendente virtù.<br />
L’evoluzione è chiaramente riferita al destino dell’Oracolo.<br />
Si consideri l’accenno  a nemici invidiosi, il profluvio di sistemi  oracolari e pseudotali  nel mondo contemporaneo.<br />
Le entità spirituali  sanno essere anche ironiche. Si muovono, come gli Angeli, in un mondo più alto ma infinitamente più povero di quello umano  perchè non trasmutabile, non evolutivo; non è necessario che siano parte del piano supremo, ma solo al suo servizio, parte della sua forza.<br />
In un esagramma può parlare principalmente l’immagine generale del segno, oppure ogni linea.<br />
Una sola parola di una sentenza, in virtù della corrispondenza con quanto è nell’animo di chi interroga, può illuminare, risolvere.<br />
E’ escluso ogni approccio puramente predittivo: si tratta di penetrare il senso ultimo di una situazione, di aiutare una scelta.<br />
La sola previsione di ciò che accadrà, per quanto agibile con successo sotto determinate condizioni, ha fenomenologicamente carattere demoniaco, si  apre  verso il tempo che viene come un’ombra, una maledizione e non una luce, sottraendo all’uomo nel mondo i suoi beni più alti: la libertà e il potere di trasformare.<br />
Il contrasto, solo apparente, tra le sentenze di ogni linea di un esagramma è simile al vibrare di uno spettro di contenuti,  il rendersi visibile di vari piani del cristallo della Verità.<br />
Le linee salienti, la loro tensione estrema (le sentenze di linea saliente sono sempre, rispetto alla questione che viene posta sotto la luce dell’Oracolo, vertiginose, colpiscono con la forza di un lampo) determinano il nuovo segno, la tendenza evolutiva, l’approdo non certo ma possibile: l’uomo è infatti chiamato a scegliere.<br />
La ruota del Tao muove senza  fine,  centro, raggi, bordi ultimi;  noi ne siamo parte e ogni nostra azione, benché già inclusa, conosciuta dall’ordine supremo,  ne determina il moto.<br />
Nell’esagramma di evoluzione contempliamo ciò che ci è destinato, quanto è possibile se penetriamo il senso della situazione e, in virtù di questo, sappiamo agire secondo verità.<br />
Il carattere personale dell’ Oracolo, i suoi esagrammi che tutto contengono, gli ordini dell’Amore tra gli uomini ci conducono verso un’ altra domanda: è possibile interrogare il Libro per un altro uomo?<br />
Un uomo ignaro del Libro, una persona che amiamo e di cui intuiamo l’Anima, un uomo che lo chieda, chi può essere anche lontano, nello spazio e persino nel tempo, scomparso, non ricordato.<br />
Chi è sconosciuto, legato a noi forse solo da fili invisibili.<br />
Raccogliamoci, gettiamo le monete.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo esagramma 61, <em>Ciung Fu</em>, la Verità interiore</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo insieme il segno parla degli effetti della Verità interiore, simile ad un uovo, un vuoto dove un germe attende di  poter essere risvegliato e di formarsi per dare pienezza e della necessità di penetrare questa Verità in piena comprensione.<br />
Amare e comprendere &#8211; atti di coscienza  ben aldilà di ogni perdonare &#8211; ciò che si raggiunge negli altri è il prodotto di un chiaro vedere, di un sapere di più alto grado, il tributo che si deve riconoscere al vero.<br />
Nessun indulgere, nessuna debolezza.<br />
La  linea saliente è il 9 al secondo posto:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il richiamo di una gru nell’ombra.<br />
Il suo piccolo le risponde.<br />
Io ho un buon calice. Lo dividerò con te.</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ difficile non commuoversi di fronte alla delicatezza della sentenza in relazione alla questione posta.<br />
Nell’ombra, dall’ombra, qualcuno è chiamato e un dialogo inizia: nel calice sta un vino buono, di valore, che verrà  offerto e condiviso e questo annullerà ogni importanza circa il ruolo e l’ordine delle voci e dei bisogni, di chi offre e di chi riceve, di chi possiede e di chi non ha nulla.<br />
Il testo parla del calice che contiene (ed è buono per questo) e non del contenuto:  ciò che verrà condiviso è  il potere  di uno strumento che saprà per sempre contenere ed offrire,  non un liquido esauribile.<br />
La seconda linea mobile produce l’esagramma 42, I, l’Accrescimento.<br />
Tutto aumenta ovunque, qualcosa è tolto dall’ alto, dal cielo, e portato in basso, tra gli uomini.<br />
Così l’Oracolo ci avverte che l’operazione su cui l’abbiamo interrogato è possibile e salutare.<br />
Ottenuto questo assenso, percorreremo negli anni anche questa strada e potremo anche lì raccontare, forse più chiaramente che per noi stessi, le storie di un’Anima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>II  Storie</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il Pozzo</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un giovane conosce durante un viaggio una donna che non vedrà mai più e di cui nulla sa, con la quale ha diversi rapporti.<br />
Dopo alcuni mesi accusa dei disturbi e matura la convinzione di avere contratto una malattia a trasmissione sessuale.<br />
Si dispera. Sa che la soluzione è un esame del sangue, ma indugia.<br />
Si confida con un amico, che getterà a sua insaputa le monete per lui.<br />
Il primo esagramma sarà 48, il Pozzo.<br />
Le linee evolutive saranno il 9 al quinto posto e il 6 alla fine.<br />
Rispettivamente:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nel pozzo vi è una sorgente limpida e fresca<br />
dalla quale si può bere</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si attinge al pozzo senza impedimento.<br />
Esso è affidabile. Sublime salute.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’interrogante comprende che si parla del pozzo del  corpo, il pozzo del sangue, dove occorre calarsi per attingere.<br />
Il pozzo è affidabile.<br />
Convince l’amico a effettuare l’esame, che ha esito negativo.<br />
Le linee salienti determinano  come esagramma di evoluzione 46, Sciong, l’Ascendere, il progresso tramite lo sforzo. L’uscita dall’ossessione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’Ottenebramento della Luce (la lesione)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un uomo è stato colpito da un tumore maligno, un sarcoma, alla radice della coscia sinistra, all’età di quattordici anni.<br />
La coscia viene svuotata dai linfonodi e dalle fibre muscolari, la cobaltoterapia segna per sempre la pelle.<br />
L’uomo sopravvive, contro ogni probabilità.<br />
Per tutta la vita, l’uomo ha difficoltà ad accettare la lesione fisica e il suo linguaggio, di sfregio e minaccia incombente. Egli  prova vergogna per il proprio corpo, per l’egoismo e la povertà del suo sentire rivolto solo a se stesso, teme la recidiva e  la morte.<br />
La sua luce interiore diminuisce, così come l’ampiezza del suo cuore e la sua libertà, egli non sa dare  nulla nemmeno a chi lo ama, ogni speranza pare perduta.<br />
Si interroga l’Oracolo: 36, <em>Ming </em>I, l’Ottenebramento della luce (la lesione).<br />
Si ottiene 6 al secondo posto:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’ottenebramento  della luce (la lesione) lo ferisce alla coscia sinistra.<br />
Egli offre aiuto con la potenza di un cavallo.<br />
Salute.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si osserva qui, incidentalmente,  una corrispondenza assoluta tra situazione reale e sentenza: la lesione alla coscia sinistra.<br />
La coscia sinistra è spesso individuata come una delle porte del corpo verso lo sconosciuto, il profondo, quella parte dello spirituale che ha a che fare con la materia e la sua gravità, le sue colpe in conoscibili, verso la forza distruttiva, in quel luogo dove la via sinistra &#8211; la via antidivina &#8211; è così vicina, dell’inconscio:  Dioniso nasce una seconda volta dalla coscia lacerata di Zeus, il cane di Phersu, il Genio del Destino nella Tomba degli Auguri azzanna l’uomo  alla coscia sinistra, così, alla coscia sinistra, è ferito il Matto dei Tarocchi…<br />
La ferita non costituisce che un impedimento, sebbene sia richiesto l’aiuto offerto dalla “potenza di un cavallo”. La salvezza è possibile,  il luminoso solo velato, la reintegrazione della persona non preclusa.<br />
La riga saliente determina l’esagramma 11, Tai, la Pace.<br />
La situazione viene compresa, è indicato un possibile approdo del sentire.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Johann Sebastian Bach (Il Grande Possedere)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un uomo ascolta Bach. La sua gioia è indicibile, ecco lacrime d’Anima, impersonali.<br />
Su tanto, egli interroga il Libro.<br />
1, <em>Kienn</em>, il Creativo.<br />
La riga mobile è al quinto posto:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Drago che vola nei cieli.<br />
Carattere celeste, modo supremo di influenzare le cose.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La linea saliente al quinto posto crea il nuovo esagramma: 14, <em>Ta Yu</em>, il Grande Possedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta, per la brevità qui suggerita, che di tre esempi dei modi e della pertinenza dell’Oracolo.<br />
In tanti anni ho interrogato il Libro,  per la mia e l’altrui Anima, centinaia di volte, conoscendo storie e destini cui il responso conferiva un senso ed offriva una possibilità.<br />
In ogni occasione quel completarsi si mostrava, in verità, come un evento gioioso, come il vero apparire di un volto, come una nascita.</p>
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		<title>Apocalisse 23</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 19:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Cara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione della omonima raccolta poetica di Michele Fabbri, pubblicata da Il Ponte Vecchio di Cesena]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/apocalisse-23.html' addthis:title='Apocalisse 23 '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><div id="attachment_1910" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883122934" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1910" title="apocalisse-23" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/apocalisse-23-199x300.jpg" alt="Michele Fabbri, Apocalisse 23" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Fabbri, Apocalisse 23</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’impiego della rima insieme a ritmi armoniosi riproduce nel testo poetico una serie di equilibri che agevola la lettura di questi versi, così come equivalenti fomiti di evocazione tradizionale e classica. <a title="Michele Fabbri" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/michele-fabbri/">Michele Fabbri</a> conferma così un’efficace e intima riscoperta, concede allo stesso spirito ispirativo tensione e valore di una scrittura che via via riemerge dopo decenni di sfide sperimentali, di immersioni in proprio su un linguaggio poetico-altro, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, la cognizione lirica dei versi, chiara denuncia di un proprio principio di istituzione disquisitiva, diviene oasi di una retorica che era appunto scomparsa dal contesto dei movimenti che intendevano spingere più in là l’esperienza inalterata della scrittura in versi. E in tutto il dire (il lavorio dell’intensa testualità) c’è sensibilissima materia per la “lamentazione” e “l’ode”, per i rendiconti di una solitudine mai artefatta e di un discorso (una catarsi privata del “canto”?) continuo dei tormenti dell’io, dell’amore e del colore del mondo, delle fasi “antimoderne” della sua ricerca concisa, grave, naturale, come un’odissea e una preghiera continua alla realtà che attraversa nell’Adesso i punti di fuga della cattura canonica.</p>
<p style="text-align: justify;">La moralità speculare è tanta, e ciò che è unitario convoca le parole a farsi senso di una provocazione innovativa piuttosto che commento manicheo in un’area deserta o senza ricordi attivi. È una “melodia dell’aldilà” a conquistare tesi e moniti di cui sono gremiti i versi (non privi di monotonia e tanto meno di tic onomatopeici), ma anche un ludo quotidiano in cui sia il fluente rigenerarsi della vita, sia l’incubo della perdita dell’effimero, segnano contrappunti pensosi non solo fragranti (la rima dentro aiuta una lenta solennità espressionistica) ma drammatici, traumatici, quasi frecce critiche in un contesto di orrenda visualità, e fendenti tutt’altro che vaghi o liristici di cui liberarsi con il quattordicesimo verso, o in quartine assidue e dopotutto mai controverse o soltanto convenzionali.</p>
<p style="text-align: justify;">«È metastasi orrenda la mia vita. / Da solo mi ritiro disturbato, / per grande pena mi sento disperso: / campo d’energia psichica disperso. / Sensazioni spaesate: l’irrealtà. / Fa spavento il mio vivere sciancato / che teme ogni confronto al mondo ostile, / che scava le trincee dentro se stesso. / Un forte mal di testa mi distrugge, / mi rovina i pensieri, mi sbeffeggia, / mi costringe all’assillo di pensare: / il nulla si è dissolto nel mio nulla, / fuori controllo sono i miei pensieri. / Tempo maligno che mi crolla addosso». (<em>Il futuro</em> p.53)</p>
<p style="text-align: justify;">Al senso di compiutezza (e di tardività del metro) si aggiungono un’adeguata percezione della poesia romagnola ottocentesca, un’istanza autobiografica corrispondente all’anelito riflessivo continuo, una rettifica di ciò che <a title="Michele Fabbri" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/michele-fabbri/">Michele Fabbri</a> aveva scorto nelle sillogi precedenti: <em>Trobar clus</em> (1999) e <em>Arcadia</em> (2001). Ma indubbiamente non mancano gli “orientamenti” e le “epifanie” capitali di un’amara voluttà d’urto concettuale, e ciò che di inquietante si svolge nel proprio progetto poetico. Va quindi elusa una privata ed insistente sintomatologia dell’autopunizione, in cui l’immagine dell’Apocalisse è centro non aforistico del conflitto metafisico, disquisitivo, allucinato, e qui denuncia totale dell’esistenza <em>tout-court</em>, nella cui passione riappare una configurazione del primordiale, dove si assestano mostri, eventi del Caos, fra “sereni cieli” e altre idre.</p>
<p>* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Michele Fabbri, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883122934" target="_blank"><em>Apocalisse 23</em></a>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2005, pp.64,  € 7,00</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/apocalisse-23.html' addthis:title='Apocalisse 23 ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Zarathustra e il mazdeismo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 17:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nuccio D'Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione dell'omonimo studio di Pio Filippani-Ronconi sulla storia religiosa dell'Iran]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/zarathustra-e-il-mazdeismo.html' addthis:title='Zarathustra e il mazdeismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Gli studi sull&#8217;antico Iran del tempo pre-islamico in Italia sono sempre stati limitati ad una esigua <em>élite </em>di studiosi. Quando Raffaele Pettazzoni pubblicò il primo profilo italiano su Zarathustra inaugurando così la collana di &#8220;Storia delle Religioni&#8221; da lui diretta (<em>La religione di Zarathustra nella storia religiosa dell&#8217;Iran</em>, Zanichelli, Bologna 1920, rist. anast. presso Forni di Bologna, e poi riproposto con una presentazione di Pio Filippani Ronconi per le Edizioni del Senato di Torino), la sua opera costituiva una vera e propria novità culturale che ebbe anche il privilegio di indicare un indirizzo di ricerca alle nostre università afflitte dalla filosofia idealistica e dal positivismo trionfante. Dopo il 1930 cominciarono ad apparire le opere, apprezzate in tutto il mondo scientifico, del p. Giuseppe Messina  (fra i tanti altri ricordiamo <em>Der Ursprung der Magier und die zarathustrische Religion</em>, Roma 1930; <em>Cristianesimo, Buddhismo, Manicheismo nell&#8217;Asia antica</em>, Roma 1947; i saggi sull&#8217;apocalittica iranica, etc.), assieme ai primi approcci iranisti del notissimo linguista Antonino Pagliaro che poi nel dopoguerra pubblicò una serie di ricerche, di articoli e di studi culminati nella stesura della parte relativa all&#8217;antico Iran pre-islamico della <em>Storia della letteratura persiana</em>, Milano 1960. Fra gli scritti di Antonino Pagliaro qui è utile menzionare anche il dotto profilo su Alessandro Magno pubblicato dalle ERI, contenente una serie di argute analisi delle condizioni spirituali dell&#8217;impero achemenide al tempo dell&#8217;invasione macedone.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788873100218" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/zarathustra-mazdeismo.bmp" border="0" alt="Pio Filippani Ronconi, Zarathustra e il mazdeismo" width="95" height="146" align="right" /></a>La seconda parte di questa <em>Storia delle letteratura persiana</em>, quella relativa alla Persia islamica, fu compilata da Alessandro Bausani, uno dei più eruditi orientalisti italiani, poliglotta come pochi e maestro insuperabile di dottrina, al quale si deve addirittura una pionieristica trilogia sull&#8217;Iran (<em>Testi religiosi zoroastriani</em>, Milano 1957; <em>Persia religiosa</em>, Milano 1959, rist. nel 2005 da Lionello Giordano di Cosenza; <em>I Persiani</em>, Firenze 1962). Seguiva un&#8217;opera di Ugo Bianchi (<em>Zaman I Orhmazd</em>, Torino 1962) che pur non possedendo le necessarie basi filologiche (Bianchi non conosceva le lingue iraniche), intendeva studiare dal punto di vista di uno storico delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> lo zervanismo e le correnti dottrinali tardo-iraniche. A concludere queste breve rassegna degli iranisti italiani troviamo Gherardo Gnoli, attuale presidente dell&#8217;ISIAO [che, fra i moltissimi saggi disseminati nelle riviste di tutti i continenti, può vantare anche un'importante trilogia comprendente <em>Zoroaster's Time and Homeland</em>, Roma 1980, <em>The Idea of Iran</em>, Roma 1989 e un profilo su <em>Zoroaster in History</em>, New York 2000], seguito dal più giovane Antonio Panaino, autore di autorevoli interventi in riviste varie e in molti Convegni internazionali e della traduzione, presentazione ed esteso commento degli inni avestici relativi alla stella Sirio, due importanti volumi pubblicati nel 1990 e nel 1995 a cura dell&#8217;allora ISMEO di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ristrettissimo elenco di studi italiani viene adesso arricchito dall&#8217;ultimo libro di Pio Filippani Ronconi, <em>Zarathustra e il Mazdeismo</em>, pubblicato dalle Edizioni Irradiazioni di Roma nel 2007. Filippani Ronconi è un orientalista italiano fra i più affermati nel panorama accademico mondiale. Non solo la quantità stupefacente di lingue da lui conosciute non trova eguali in Italia e pochissimi corrispettivi altrove, ma la dottrina che supporta il suo impegno scientifico ha dell&#8217;incredibile per la sua capacità di scendere in profondità, di penetrare i significati più arcani delle religioni che illustra, per la sua consuetudine con i sistemi spirituali più diversi che ne fanno uno studioso particolarmente idoneo a cogliere la radice profonda delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> orientali.</p>
<div id="attachment_1446" class="wp-caption alignright" style="width: 173px"><img class="size-medium wp-image-1446" title="zarathustra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/zarathustra-163x300.jpg" alt="Ritratto di Zarathustra. Tempio mitraico a Dura Europus (attuale Siria), III secolo d.C." width="163" height="300" /><p class="wp-caption-text">Ritratto di Zarathustra. Tempio mitraico a Dura Europus (attuale Siria), III secolo d.C.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questo suo profilo sulla spiritualità iranica si aggiunge agli altri testi che l&#8217;Autore ha dedicato all&#8217;India, al Buddhismo, al Tantrismo, al pensiero cinese e agli aspetti meno conosciuti di quel complesso fenomeno spirituale che fu l&#8217;Ismaelismo. Ma Filippani Ronconi ha scritto moltissime altre cose e ha toccato ambiti spirituali che in vario modo possono essere ricondotti al suo interesse per le correnti più arcane ed elevate dell&#8217;esperienza mistico-estatica. Di lui qui menzioniamo la traduzione delle 13 principali <em>Upanishad</em>, di alcuni testi canonici del buddhismo pâli, del <em>Libro dello Scioglimento e della  Liberazione</em>, dell&#8217;<em>Ummu&#8217;l-Kitab</em>, del <em>Roseto di Sa&#8217;di</em>. E&#8217; intervenuto con una serie molteplice di studi sul <em>Vajrayana</em> (ricordiamo solamente i saggi dedicati ai primi due capitoli dell&#8217;arcano <em>Guhyasamajatantra</em> e il profilo sulla &#8220;preghiera&#8221; nel lamaismo); non si contano i suoi scritti sparsi in autorevoli riviste che toccano aspetti particolari dell&#8217;Islam, delle sue dottrine o di Sohrawardî (Filippani Ronconi in gioventù ha studiato ad Isfahan presso i maestri Ishrâqiyûn e, fra l&#8217;altro, è stato uno degli allievi prediletti di Henry Corbin e di W. Ivanow, i massimi esperti mondiali di Ismaelismo). A tutti noto è poi il suo interesse per il bushido e le forme spirituali che ne costituiscono la ragion d&#8217;essere (è stato fra i primi praticanti di ai-ki-do in Italia già nell&#8217;immediato dopoguerra ed apprezzato allievo del M° Tada, della &#8220;cerchia interna&#8221; del fondatore di quest&#8217;arte marziale, il M° Morihei Ueshiba).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo testo su Zarathustra ha i pregi di tutti gli altri suoi libri: ampia conoscenza diretta delle fonti, attenta esegesi linguistica, capacità di spaziare in mondi spirituali assimilabili a quello oggetto dell&#8217;analisi, studio profondo delle dottrine, dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, della vita liturgica e rituale, comparazione con dottrine similari o &#8220;vicine&#8221;. In questo caso, addirittura, la perfetta conoscenza del vedico e del sanscrito permette all&#8217;Autore di fare delle comparazioni con la spiritualità indiana che illuminano in profondità, come in pochi altri studi, la spiritualità originaria di quei popoli, quando era possibile ancora parlare di genti &#8220;ario-iraniche&#8221;. Il libro ha una sua storia. Scritto parecchi anni fa per le Esperienze di Fossano che chiesero all&#8217;Autore un&#8217;impossibile, corposa riduzione del testo, programmato fra le pubblicazioni dell&#8217;Accademia Imperiale di Teheran (la rivoluzione khomeinista abolendo l&#8217;Accademia, impedì la realizzazione del progetto), tenuto nel cassetto da un editore milanese che ha rimandato indefinitamente la stampa, può ora finalmente essere proposto agli studiosi in una veste editoriale dignitosa e con una presentazione di Alessandro Grossato.</p>
<p style="text-align: justify;">È diviso in quattro parti che tratteggiano:</p>
<p style="text-align: justify;">1) la situazione del vasto territorio che si chiamerà Iran, la varietà delle civiltà che ne hanno contrassegnato la storia prima dell’arrivo delle genti iraniche, le forme spirituali che ne hanno arricchito la vita e la storia;</p>
<p style="text-align: justify;">2) un tipo di Mazdeismo antecedente alla predicazione di Zarathustra che Filippani Ronconi chiama “mazdeismo preter-zarathustriano”, quel complesso spirituale che, ancora legato alle più arcaiche consuetudini indo-iraniche, in epoca storica sembra essersi perpetuato essenzialmente nel <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> e nelle forme divine vicine alla casta guerriera, in quei complessi rituali spesso combattuti dal “Riformatore”, ma che non saranno mai debellati nonostante il rigore morale e liturgico della nuova <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>;</p>
<p style="text-align: justify;">3) il Mazdeismo di Zarathustra con le sue dottrine, la forte moralità, l’attenzione ai principi spirituali, la convinzione che la lotta fra il Bene e il Male è il compito affidato a coloro che qui ed ora, sulla vasta scena del mondo corporeo, sono capaci di lottare contro lo spirito di Menzogna assumendo un compito che ha il proprio “luogo” nelle rarefatte “regioni del cielo”, accettando virilmente e fino in fondo il proprio destino;</p>
<p style="text-align: justify;">4) la leggenda di Zarathustra, quella “tipologia mistica” sulla quale si sofferma in modo particolare Filippani Ronconi, che la rende molto simile alle similari leggende indiane di Rama e di Krishna. Due appendici concludono il testo. La prima traccia un attento profilo storico ed esegetico della “letteratura religiosa mazdaica” e la seconda indica gli elementi fondamentali del rituale mazdaico praticato ancor oggi dagli zoroastriani.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella che rende particolarmente ricca questa trattazione è la capacità di esaminare i testi con un’attentissima esegesi linguistica e la loro interpretazione in un ambito di spiritualità che non si esaurisce nell’elencazione di dati e fatti cultuali o in un elenco di divinità, ma penetra il loro significato simbolico, ne spiega la rilevanza rituale, delinea il ruolo formante che la tradizione mazdaica ha avuto per l’insieme dei popoli che poi andranno a costituire l’impero achemenide prima, il regno dei Parti dopo ed infine l’impero sassanide. Ma c’è di più. Filippani Ronconi è uno dei pochi studiosi che sviluppando i temi sui <em>Männerbunde</em> ampiamente studiati da George Dumézil e dalla scuola svedese di iranistica (Widengren e Wikander), ritrova il sostrato “religioso” pre-zarathustriano nel complesso di riti e nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> spirituale che ha contrassegnato il modo di essere della casta guerriera, mentre gli elementi più propriamente consequenziali alla predicazione di Zarathustra possono essere rinvenuti nelle forme spirituali degli arcaici Maga (già studiati con maestrìa da Gherardo Gnoli in un saggio che ha fatto epoca e che Filippani Ronconi utilizza ripetutamente) e nelle dottrine di quello che con molta approssimazione può essere definito il sacerdozio mazdeo. Tutte le differenze rituali, dottrinali e simboliche che si ritrovano nel vasto mondo cultuale dei “Magi ellenizzati” (per usare la celebre e fortunata espressione coniata da J.Bidez e F.Cumont in un loro famoso libro), trova in queste differenziazioni indicate da Filippani Ronconi, in questa tipologia di divinità che assegna un ruolo importante al dio Mithra e al “sistema” spirituale che ne consegue, una loro spiegazione poggiante sulle radici spirituali dalle quali sono scaturite le complesse figure divine che hanno contrassegnato l’antica storia spirituale dell’Iran.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/zarathustra-e-il-mazdeismo.html' addthis:title='Zarathustra e il mazdeismo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Un inno alla libertà in un breviario della filosofia</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 10:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Cattabiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro postumo del pensatore Cornelio Fabro che condensa la sua filosofia dell'esistenza e il suo sentimento religioso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/inno-alla-liberta-breviario-della-filosofia.html' addthis:title='Un inno alla libertà in un breviario della filosofia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/cattabiani.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Alfredo Cattabiani" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><div id="attachment_1223" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788838447419"><img class="size-medium wp-image-1223" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Cornelio Fabro, Libro dell'esistenza e della libertà vagabonda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/libro-dell-esistenza-e-della-liberta-vagabonda.jpg" alt="Cornelio Fabro, Libro dell'esistenza e della libertà vagabonda" width="125" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Cornelio Fabro, Libro dell&#39;esistenza e della libertà vagabonda</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima opera postuma di Cornelio Fabro, <em>Libro dell&#8217;esistenza e della libertà vagabonda</em> (Piemme), è una sorpresa per i suoi lettori e un invito a leggerla per coloro che non si sono mai avvicinati al massimo pensatore cattolico nell&#8217;ultima metà del secolo scorso. E&#8217; infatti una raccolta di aforismi che affrontano i vari temi del suo pensiero filosofico con il metodo del frammento che di volta in volta ne illumina un aspetto, sollecitando il lettore a una continua riflessione.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_1222" class="wp-caption alignright" style="width: 210px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831784337"><img class="size-medium wp-image-1222" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Rosa Goglia, La novità metafisica in Cornelio Fabro" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/novita-metafisica-in-cornelio-fabro.jpg" alt="Rosa Goglia, La novità metafisica in Cornelio Fabro" width="200" height="277" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Rosa Goglia, La novità metafisica in Cornelio Fabro</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Il merito di questa opera inconsueta è di una sua allieva, suor Rosa Goglia, che trascrivendo le registrazioni su nastro delle sue lezioni accademiche, ne estrapolò brevi pensieri che poi sottopose a Fabro chiedendogli di renderli più «scritti» quando risentivano della viva voce. Poco prima di morire, l&#8217;8 dicembre del 1994, il filosofo trasmise a Giuseppe Mario Pizzuti questo inedito, insieme con altri, perché ne curasse la pubblicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli aforismi, che rappresentano un vero e proprio breviario filosofico, da leggersi lentamente, sera per sera, Fabro ripropone il suo pensiero dall&#8217;ispirazione esistenzialista, in senso kierkegaardiano s&#8217;intende, ma nutrita nello stesso tempo di san Tommaso, additando un itinerario di conoscenza e di crescita spirituale che si differenzia nettamente da quello orientale, mostrando qual è la specificità della tradizione cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; infatti l&#8217;io, quell&#8217;io che in India è considerato illusorio e destinato a fondersi nel divino, a essere il protagonista dell&#8217;avventura umana, a incontrare Dio che è l&#8217;Io per eccellenza, «l&#8217;Io più determinato, l&#8217;Io più attivo, l&#8217;Io più presente, l&#8217;Io più decidente». L&#8217;io umano cresce in se stesso per ritornare a se stesso passando per l&#8217;altro Io, «ch&#8217;è un Dio personale e ch&#8217;è Cristo Uomo-Dio». Colonna e fondamento dell&#8217;io umano è la libertà che è sostanza dello spirito mentre la pesantezza connota la materia; libertà che è un dono talmente prezioso, talmente alto, talmente attivo da essere l&#8217;unico principio attivo dopo la creazione, tant&#8217;è vero che neppure Dio può alterare la nostra decisione. Fabro sottolinea lungo i suoi aforismi che la libertà non consiste certo nell&#8217;anarchia poiché deve concretarsi nella ricerca della verità così come, a sua volta, la verità deve concretarsi nel consolidamento della libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sono alcuni temi fondamentali di un libro dalle infinite suggestioni, dai tanti suggerimenti, fra cui anche l&#8217;avvertenza che la filosofia è soprattutto interrogazione, aspirazione all&#8217;invisibile, speranza nell&#8217;impossibile: una via che può essere feconda soltanto se all&#8217;intelligenza si accompagna la bontà e la volontà di perseguire quel che si è intuito in una ricerca esistenziale che non ha mai fine poiché l&#8217;infinito non può mai essere il «contenuto» di un soggetto finito, l&#8217;io, ma soltanto un «contenente», ossia «l&#8217;oggetto di un&#8217; aspirazione infinita, il suo ultimo fine».</p>
<p style="text-align: justify;">Una grande lezione quella di Fabro che, pur radicando la propria filosofia nel nostro tempo e tenendo conto degli interrogativi contemporanei, non si è mai lasciato sviare dalle suggestioni di filosofie incompatibili con il cristianesimo, come la marxista o la heideggeriana, e ha denunciato in vita gli errori commessi da filosofi e teologi che, mal interpretando il Concilio Vaticano II, hanno introdotto nella Chiesa elementi di confusione.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Avvenire</em> del 27 dicembre 2000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/inno-alla-liberta-breviario-della-filosofia.html' addthis:title='Un inno alla libertà in un breviario della filosofia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Alberto Lombardo su Julius Evola</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 15:55:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del libro di Alberto Lombardo Evola, gli evoliani e gli antievoliani, Ed. Nuove Idee, Roma, 2006]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/alberto-lombardo-su-julius-evola.html' addthis:title='Alberto Lombardo su Julius Evola '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo/">Alberto Lombardo</a>, brillante intellettuale dell’area antagonista e animatore del sito www.centrostudilaruna.it, è uno dei più qualificati studiosi del filosofo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, e ha pubblicato un libro che rappresenta un importante punto di riferimento per gli studi sul pensatore tradizionalista: <em>Evola, gli evoliani e gli antievoliani</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788875571832"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/evola-antievoliani.bmp" border="0" alt="Alberto Lombardo, Julius Evola, gli evoliani e gli antievoliani. Tra tradizione e radicalismo, politica e apolitìa" /></a>Il saggio di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo/">Lombardo</a> ripercorre le tappe della carriera intellettuale di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, partendo dalla biografia del filosofo, ricca di aneddoti curiosi ma anche di importanti connessioni con i grandi avvenimenti storici che si svolgevano nella prima metà del ‘900. In particolare è interessante il rapporto di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> col regime fascista, su cui molto si è favoleggiato e che ha offerto alla cultura progressista il pretesto per screditare l’opera di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>. In realtà <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo/">Lombardo</a> mette in luce come la fase più significativa del percorso intellettuale di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> si svolga proprio nel dopoguerra, quando attorno a <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> si raccolgono giovani intellettuali che intraprendono un percorso di critica alla modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">Com’è noto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> fu implicato in processi nei quali era incriminato come presunto ispiratore di movimenti terroristici di estrema destra. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> fu prosciolto dalle accuse e la vicenda giudiziaria riuscì solo a mettere in risalto il goffo e ridicolo tentativo della magistratura democratica di infangare una delle figure più originali della cultura novecentesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pensiero di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> è tutto volto a descrivere il declino della moderna civiltà occidentale e a richiamare i valori della Tradizione. Per questo le ideologie di estrema destra hanno visto in <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> motivi di ispirazione per superare il nichilismo della modernità, ma lo stesso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> si tenne lontano da ogni attività operativa in campo politico: <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> non fu mai iscritto ad alcun movimento politico e perfino durante il ventennio mussoliniano si rifiutò sempre di iscriversi al Partito Nazionale Fascista.</p>
<p style="text-align: justify;">La vera grandezza di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> ha cominciato ad emergere verso la fine del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">XX° secolo</a>: la sua competenza in materia di esoterismo e di storia delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> lo rende una fonte insostituibile nel campo della comparazione tra le varie forme del mito e del sacro. Inoltre è molto interessante lo studio della storia a carattere tridimensionale proposto da <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, infatti, fu il traduttore italiano di quel testo capitale che è <em>La guerra occulta</em> di Malinsky e De Poncins, che è il punto di partenza di ogni ricerca storica che voglia andare al di là delle cause apparenti degli avvenimenti, poiché, come affermava lo stesso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>: “la somma dei fattori storici apparenti non è uguale al totale”.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte più interessante del libro di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/alberto-lombardo/">Lombardo</a> è proprio quella sulla fortuna di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> nella seconda metà del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">XX° secolo</a>. Nel 1970 Rutilio Sermonti elaborava un progetto di costituzione fondato sull’idea di gerarchia e su forme di democrazia qualificata che si ispirava alle società tradizionali e aristocratiche, con evidenti richiami al pensiero di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/adriano-romualdi">Adriano Romualdi</a>, poi, fu un appassionato studioso di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, e lo citava spesso nelle sue proposte di cultura alternativa. In seguito il pensiero di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> ha influito sui tentativi di Franco Giorgio Freda di dar forma a movimenti politici antagonisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a>, osannato da alcuni e demonizzato da altri, è stato sostanzialmente frainteso, ma il valore della sua opera emerge alla distanza come un <em>corpus</em> di idee imponente e al di là delle ideologie. Sempre più spesso le opere di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> vengono tradotte e ampiamente diffuse in lingue straniere, soprattutto in francese e in inglese. Inoltre la figura di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> è spesso studiata anche in rapporto alla poesia e alla pittura (<a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> fu autore di opere poetiche e figurative nel periodo giovanile dadaista). Straordinaria, poi, è la diffusione di scritti critici su <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> nella rete <em>internet</em>, dove si moltiplicano siti e forum dedicati a un autore di cui sono ormai consolidate la rilevanza e l’autorevolezza, e il cui pensiero si staglia come una delle più valide alternative al vicolo cieco della modernità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Lombardo, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788875571832"><em>Evola, gli evoliani e gli antievoliani</em></a>, Nuove Idee, Roma, 2006, pp.132, euro 12,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/alberto-lombardo-su-julius-evola.html' addthis:title='Alberto Lombardo su Julius Evola ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sindrome occidentale</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 16:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di un libro di Andrea Carandini sulle antiche fonti e i miti originari dell’urbe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sindrome-occidentale.html' addthis:title='Sindrome occidentale '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788870186291" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788870186291" alt="Andrea Carandini, Sindrome occidentale" width="200" height="316" /></a>Nella vasta produzione libraria di <a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/andrea-carandini">Andrea Carandini</a> finalmente un libro che si fa leggere con semplicità e passione. L’Autore, come recita il sottotitolo, affronta per bocca dei due personaggi qualificati (un archeologo e uno storico, le cui esposizioni s’intersecano, con metodo che ci ricorda quello degli <a title="Autori classici" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/autori-classici">autori classici</a> nei cui libri le varie teorie erano esposte dal dibattito di più personalità) le problematiche inerenti alle origini a Roma del diritto, della politica e dello stato. Storia paradigmatica per tutto l’Occidente dal momento che con la <em>constitutio Romuli</em> (<em>praeclara</em> la definirà <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>), un dispositivo sacrale-giuridico-politico-statale, i vari corpi della comunità (il re, l’aristocrazia e il popolo) riescono a convivere mitigando il potere centrale entro un’unica organizzazione definita dagli antichi “costituzione mista”. Ed è proprio questa difficilissima arte di essere concordi al di sopra delle discordie, di dividersi senza considerarsi nemici che per Carandini costituisce la “sindrome occidentale”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">A proposito di costituzione: i <em>rituales libri</em> degli Etruschi formerebbero “il manuale costituzionale di allora: <em>rituales nominantur Etruscorum libri, in quibus perscriptum est… quomodo tribus, curiae, centuriae distribuantur, exercitus constituantur, ordinentur, ceteraque eiusmodi ad bellum ac pacem pertinentia</em> (Verrio Flacco in Festo)” (p. 83).</p>
<p style="text-align: justify;">Com’è noto Carandini non disconosce le antiche fonti e i miti originari dell’urbe, negletti dall’ipercritica, ma li ha rivivificati con i riscontri delle sue scoperte archeologiche. Giuste ci paiono certe considerazioni di metodo: “A interessarsi al mondo pre-civico sono stati soprattutto gli storici del diritto, i proto-storici e gli etruscologi. Si tratta ora di combinare queste conoscenze, rimaste per troppo tempo isolate negli specialisti, facendole finalmente percepire a archeologi classici, storici della politica e storici delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>” (p. 76). Abbiamo, anche, piacevolmente notato citazioni positive da Nietzsche e Spengler.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella postfazione il noto archeologo conferma di guardare oggi con speciale gratitudine agli storici del diritto romano “perché sono arrivati, più degli altri storici, a individuare, entro fonti letterarie anche tarde, residui di notizie che provengono dalle profondità di Roma. Hanno toccato i medesimi primordi che gli archeologi hanno smontato per azioni, attività e periodi… Si sono create così le premesse per una “teoria unificata” della prima Roma, in cui possano riconoscersi archeologi della protostoria, archeologi dell’età classica, storici del diritto e un numero crescente – ci auguriamo – di storici della politica” (p. 127).</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Andrea Carandini, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788870186291"><em>Sindrome occidentale. Conversazioni fra un archeologo e uno storico sull’origine a Roma del diritto, della politica e dello stato</em></a>, Il Melangolo, Genova 2007, pp. 144, € 15,00; questa recensione è stata originariamente pubblicata in “<em>Arthos</em>”, n.s., 15, p. 128.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sindrome-occidentale.html' addthis:title='Sindrome occidentale ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Apocalisse catodica</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 20:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il clima in cui nacque il romanzo fantascientifico di Ray Bradbury Fahrenheit 451 e i suoi temi salienti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/apocalisse-catodica.html' addthis:title='Apocalisse catodica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: right;"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">“Per ogni cosa c’è una stagione. Sì. Il tempo della demolizione, il tempo della costruzione. Sì. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right; text-indent: 31.2pt;"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Il tempo del silenzio e il tempo della parola. Sì, tutto questo.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right; text-indent: 31.2pt;"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Ma che altro? Che altro ancora? Qualcosa, qualcosa&#8230;”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right; text-indent: 31.2pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">All’inizio degli Anni Cinquanta Ray Bradbury era già un autore noto ed apprezzato, benché appena trentenne (essendo nato nel 1920). Aveva infatti esordito nel 1941 su una rivista popolare di fantascienza, <em>Super Science Stories</em>, e l’anno dopo era apparso per la prima volta sulle pagine di <em>Weird Tales</em>, il mensile di storie bizzarre, fantastiche e macabre, che aveva avuto fra le sue colonne negli Anni Trenta nomi come <a title="H.P. Lovecraft" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">H.P.Lovecraft</a> e <a title="Robert Howard" href="http://www.centrostudilaruna.it/http//www.libriefilm.com/category/autori/robert-ervin-howard" target="_blank">Robert Howard</a>, per quale il ventiduenne Bradbury iniziò a scrivere alcune delle sue storie migliori. Era l’epoca di quelli che comunemente si definiscono i <em>pulp magazines</em>, le riviste “di genere” stampate su carta povera, il cui contenuto era però spesso originale. E su quelle testate Bradbury iniziò a pubblicare la serie di racconti che poi nel 1950 collegò e coordinò con il titolo complessivo di <em>Martian Chronicles</em>, un’opera che ottenne uno straordinario successo in quanto faceva vedere la colonizzazione del pianeta Marte da un punto di vista insolito per la fantascienza dell’epoca, più umano, romantico e favolistico, non esente da critiche nei confronti della iper-tecnologizzazione e della discriminazione culturale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Ma l’inizio degli Anni Cinquanta vide per gli Stati Uniti il prodursi di due avvenimenti laceranti in politica internazionale e in politica interna: la guerra di Corea, con l’invasione nel maggio 1950 del sud della penisola inizialmente da parte dei nordcoreani e poi dei soldati cinesi che superarono il confine del 38° parallelo, e quindi l’intervento militare dell’ONU ed americano in difesa del governo di Seul (nel dicembre 1950, inoltre, la Cina invaderà il Tibet, un paese libero e indipendente, ma definito da Mao “una regione da riunire alla madrepatria”); la designazione nel febbraio 1950 a capo di una speciale Commissione, creata già nel 1938 da Roosevelt per indagare e reprimere le “attività antiamericane”, del senatore repubblicano Joseph McCarthy: in sostanza un’indagine, e relativa repressione, nei confronti di tutti coloro i quali venivano ritenuti comunisti e filo-URSS, soprattutto nel mondo della cultura, del cinema e della pubblica amministrazione, così come alla vigilia della seconda guerra mondiale e durante il suo svolgimento aveva indagato sui filo-nazisti ed i filo-fascisti portando in tribunale, che li condannò a vari anni di carcere, diversi cittadini americani di origine tedesca o italiana ritenuti spie e sabotatori.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;"><span> </span>Gli USA, che pur avevano vinto quell’immane conflitto alleati con l’Unione Sovietica, avevano però poi anche, tra il 1946 e il 1949, visto cadere una ad una in mano a regimi marxisti tutte le repubbliche dell’Europa dell’Est: era iniziata la cosiddetta “guerra fredda”, il cui culmine di tensione<span> </span>si era<span> </span>verificato con il blocco sovietico di Berlino nel giugno 1948: sconfitto il nazismo, il nuovo nemico era adesso l’ex alleato comunista. All’orizzonte, forse, una terza guerra mondiale per l’egemonia planetaria, di certo ancor più devastante della precedente dopo che l’URSS aveva dimostrato di essere in possesso della bomba atomica (1949), talché il presidente Truman nel gennaio 1950 disponeva che venisse studiata la bomba all’idrogeno, la cui prima esplosione avverrà nel novembre 1952. Su queste basi non ci si deve meravigliare che tra i politici americani, ma anche in parecchi strati della popolazione, sorgesse in quel periodo la paura che all’interno degli Stati Uniti prendesse vita una “quinta colonna” comunista, soprattutto in alcuni ambienti intellettuali teoricamente più sensibili ad un allettamento politico-ideologico pseudosociale e pseudopacifista, cosa che già negli Anni Trenta, all’epoca della guerra di Spagna, si era verificato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Lo scoppio della guerra di Corea, provocata dai comunisti del Nord, a pochi mesi dall’insediamento di McCarthy a presidente della Commissione senatoriale di indagine sulle attività antiamericane,<span> </span>costituì l’elemento di congiunzione fra i due avvenimenti internazionali e interni esattamente negli anni in cui Bradbury scrisse e pubblicò, in due momenti, il romanzo di cui qui ci occupiamo. Entrambi gli eventi si protrassero lungo tre anni, sino al 1953 (a luglio venne firmato l’armistizio in Corea) e al 1954 (quando McCarthy fu rimosso dalla presidenza della Commissione con una mozione di sfiducia).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Per quasi cinquant’anni il “maccarthismo” è stato sinonimo di oscurantismo culturale, di “caccia alle streghe”, di ossessiva e patologica paura del comunismo e, in senso lato, del “diverso” completamente immotivata, di clima di delazione, di condanna d’innocenti e così via. Come ogni “inquisizione” che si rispetti senza dubbio la Commissione presieduta dal senatore repubblicano commise eccessi e abusi e forse perseguitò degli innocenti, ma oggi conclusa la “guerra fredda”, apertisi gli archivi di Mosca e quelli del KGB in particolare, emersi, pubblicati e studiati documenti sinora segretissimi, si delinea un panorama della politica occulta delle grandi potenze, della guerra sotterranea internazionale, dagli Anni Cinquanta agli Anni Ottanta, ben diverso da quello che la <em>vulgata</em> dei giornaliisti e degli intellettuali ci aveva voluto dare per definitivamente stabilito ed immutabile. Infatti, è stato pubblicato alla fine del 1999 negli Stati Uniti un libro, <em>McCarthy: Re-examing the Life and Legacy of America’s Most Hated Senator</em>, in cui Arthur Herman, uno storico della George Mason University, in fondo riabilita “il senatore più odiato d’America”: l’opera “revisionista” cade peraltro in una situazione in cui sono ormai dati accertati, anche se poco divulgati, il fatto che la rete spionistica sovietica in USA era assai più capillare di quanto si potesse pensare in passato, che il Partito Comunista degli Stati Uniti (CPUSA) era uno strumento reale del KGB, che Julius Rosemberg (finito con la moglie sulla sedia elettrica il 19 giugno 1953 fra le proteste generali) era senza alcun dubbio una spia sovietica, e che tale era anche il fisico nucleare Robert Oppenheimer, capo del Progetto Manhattan, considerato sino ad oggi sempre ingiustamente perseguitato. La pubblicazione in USA del cosiddetto Rapporto Venona (lo studio che raccoglie i messaggi cifrati fra l’Unione Sovietica e i suoi agenti negli Stati Uniti durante e dopo la seconda guerra mondiale) e dei documenti usciti dalla Lubjanka, la sede del KGB, dopo il 1989, ha convinto di queste realtà sinora ignorate o nascoste anche storici americani di sinistra, sia la <em>Old Left</em>, sia la <em>New Left</em>, come recapitola Augusto Minzolini in una corrispondenza da New York (<em>Maccartismo: il diavolo aveva ragione</em>, in <em>La Stampa</em>, 15 dicembre 1999, p.23).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">È dunque in questo particolare clima di sospetti e di paure, protrattosi per tutti gli Anni Cinquanta, che escono <a title="Libri e film" href="http://www.libriefilm.com" target="_blank">libri e film</a> che lo rispecchiano da diversi ed opposti punti di vista, di allarme e di denuncia, pro e contro, quindi non soltanto contro come spesso si tende a far credere. La paura e la messa in guardia nei confronti dell’infiltrazione inavvertita<span> </span>di una cultura aliena e nemica che potrebbe portare al condizionamento della popolazione, è ad esempio evidente in un famoso romanzo di fantascienza come <em>The Puppet Masters</em> (“I burattinai”, noto in Italia come <em>Il terrore dalla sesta luna</em>) di Robert Heinlein, pubblicato a puntate sul mensile <em>Galaxy</em> nel settembre-novembre 1951 e in volume subito dopo in quello stesso anno, e nell’altrettanto famoso<span> </span><em>The Body Snatchers</em> (“I ladri di corpi”, in italiano <em>Gli invasati</em>) di Jack Finney, apparso anch’esso a puntate, ma su un settimanale non di fantascienza, il <em>Collier’s</em>, nel dicembre 1954, ed in volume l’anno dopo: il tema dello spossessamento della mente (come nell’opera di Heinlein) e addirittura del proprio corpo, con quelli che poi si sarebbero chiamati cloni, come nel romanzo di Finney, ad opera di un potere straniero e invisibile, era così sentito che all’epoca anche riviste non fantascientifiche gli concedevano spazio, ed un regista già famoso come <a title="Don Siegel" href="http://www.centrostudilaruna.it/http//www.libriefilm.com/category/registi/don-siegel" target="_blank">Don Siegel</a> realizzava nel 1956 un film dallo stesso titolo da quest’ultimo romanzo, appunto <em>The Body Snatchers</em>, entrato nei “classici” del genere e che in Italia prese il titolo ancor oggi popolare de <em>L’invasione degli ultracorpi.</em> <a title="Libri e film" href="http://www.libriefilm.com" target="_blank">Libri e film</a> che la critica fantascientifica “impegnata” aveva posto all’ndicee e che ogggi invece proprio per questo bisogna rivalutare con una più giusta e contestuale “lettura”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Ed è proprio su <em>Galaxy</em>, la testata di <em>science fiction</em> uscita appena da un anno e già affermatasi per il modo nuovo di affrontare l’argomento, che Ray Bradbury pubblica, nel febbraio 1951, un romanzo breve intitolato <em>The Fireman</em>, “Il pompiere”; sei mesi dopo apparirà il citato romanzo di Heinlein: una testata che ha fama di essere “progressista” non ha alcuna remora a dare spazio ad autori tanto diversi fra loro che affrontano entrambi, secondo le loro idee, una problematica che all’epoca era dunque assai sentita. Una bella lezionzina di democrazia per i nostri curatori fantascientifici “militanti”. Bradbury amplierà due anni dopo il suo romanzo breve in volume con il titolo, poi divenuto famosissimo, soprattutto dopo il pur non eccezionale film del 1966 di François Truffaut, di <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804487715"><em>Fahrenheit 451</em></a>, e che poi è la temperatura alla quale si produce l’autocombustione della carta secondo la scala ancor oggi in uso nei Paesi anglosassoni al posto della gradazione Celsius, e che corrisponde a 221,5 °C. Clima che si respira ad ogni riga della sua opera: è la società che potrà svilupparsi da certi presupposti quella condannata da Bradbury, presupposti che lo scrittore vedeva nascere ormai dappertutto. Disse infatti in una intervista del 1966, tradotta in italiano sul mensile <em>Gamma</em> del mese di maggio, che la sua denuncia era rivolta “a qualsiasi forma di tirannia nel mondo, fosse essa di destra, di sinistra o di centro, in qualsiasi epoca”. Se, dunque, il romanzo aveva tratto lo spunto dalla cosiddetta “caccia alle streghe” nei confronti degli intellettuali progressisti americani (filocomunisti o meno che fossero) da parte della Commissione McCarthy, l’obiettivo della critica di Bradbury è più ampio, come ha di nuovo ricordato, cinquant’anni dopo, lo stesso scrittore: “<a title="Fahrenheit 451" rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804487715" target="_blank"><em>Fahrenheit 451</em></a> raccontava esattamente questo, lo straordinario potere della letteratura. Quando fu pubblicato in Unione Sovietica non capirono che parlava anche di loro e nel mio piccolo credo di aver dato un piccolo contributo a far cambiare idea ai russi” (<em>Bradbury: sono diventato un mostro di attivismo</em>, in La<em> Repubblica</em>, 20 agosto 2001, p. 29).<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><a title="Fahrenheit 451" rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804487715" target="_blank"><img class="alignleft" style="float: left; margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copt13.asp?f=9788804487715" alt="Fahrenheit 451" width="80" height="125" /></a><em><span style="font-family: Verdana;"><a rel="nofollow" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/letteratura">Fahrenheit 451</a></span></em><span style="font-family: Verdana;"> è un romanzo che descrive non il migliore dei mondi possibili, come è una utopia, ma il <em>peggiore dei</em> <em>mondi</em> <em>possibili</em>, naturalmente dal punto di vista del suo autore: un romanzo di accorata denuncia, di (possiamo dire oggi, a 50 anni di distanza) terribile anticipazione e purtroppo inutile messa in guardia. Si tratta, allora, di una antiutopia o distopia (il termine di “utopia negativa” spesso usato, è improprio e inesatto) il cui nucleo critico è non la scienza, non la politica, non il controllo sociale, non la repressione sessuale come in altri grandi classici (<em>Il mondo nuovo</em>, <em>1984</em>, <em>Noi</em>, ecc.), bensì la <em>cultura</em>: Ray Bradbury, da inguaribile umanista e romantico, da uomo della provincia, lancia l’allarme nei confronti di una società prossima ventura in cui la cultura non viene del tutto abolita, ma si trasforma, si livella verso il basso, si massifica abnormemente e viene accettata soltanto se diffusa attraverso i <em>media</em> visivi, in pratica la TV. Pericolo i cui germi erano presenti già nella società americana all’inizio degli Anni Cinquanta e che oggi, all’inizio del nuovo secolo/millennio, essendo questi giunti a completa fioritura, incombe sempre più, grazie anche ai progressi proprio di quei <em>mass media</em> visivi che stanno avendo il sopravvento sui classici strumenti di comunicazione cartacea, come purtroppo dimostrano recentissime statistiche (maggio 1999): basti ricordare che durante il 1998 il 65 per cento degli italiani non ha preso in mano nemmeno un libro, mentre circa il 50 per cento della popolazione adulta (dai 14 anni in su) non ne legge <em>mai</em> uno, sicché il nostro Paese è l’ultimo in Europa come spesa pro-capite per l’acquisto di libri; inoltre negli Stati Uniti, benché questa spesa sia di 96 dollari a persona rispetto ai nostri 39, sempre nel 1998 si è verificato un calo del 20 per cento nel consumo dei libri fra i giovani al di sotto dei venticinque anni, giovani che frequentano sempre meno le librerie. Tutto ciò a vantaggio del commercio elettronico? Purtroppo no: nonostante un incremento della vendita telematica dei libri, un’indagine della Book Industry Study Group rivela che le loro vendite nel complesso sono calate del 3 per cento. Diminuisce dunque la predisposizione <em>attiva</em> di scegliere, comprare e leggere i volumi cartacei; aumenta la predisposizione <em>passiva</em> di assistere ai programmi televisivi 24 ore su 24, oppure si viene travolti dalla cosiddetta “sindrome di Internet”, in cui la capacità di scelta del singolo si ottunde e diviene quasi una monomania a causa delle caratteristiche stesse del <em>medium</em> telematico/visivo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Il passaggio dalla cultura <em>scritta </em>a quella <em>visiva</em> è riassunto da Bradbury nel 1953 con intuizione profetica, considerando anche che vien posta intorno alla fine del <a title="XX Secolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea" target="_self">XX secolo</a> (lo si deduce da questa frase:“Il nonno mi mostrò alcuni film ripresi dai razzi <em>V-2</em> una volta, saranno cinquant’anni almeno”): i libri sono sempre più sbrigativi, i classici vengono riassunti, le grandi opere iper-condensate, la stampa popolare contribuisce con la sua titolazione sintetica e onomatopeica, e poi “la durata degli studi si fa sempre più breve, la disciplina si allenta, filosofia, storia, filologia abbandonate, lingua e ortografia sempre più neglette, fino ad essere quasi del tutto ignorate”. Scompaiono le opere di spessore e difficili, resta solo tutto quel che è facile, semplice, divertente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><a title="Fahrenheit 451" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788861920002" target="_blank"><img class="alignright" style="float: right; margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788861920002" alt="Fahrenheit 451-Diario di Fahrenheit 451" width="200" height="297" /></a><span style="font-family: Verdana;">Inoltre, con la spiegazione che della evoluzione della società (americana) dà a Montag, il protagonista di <em><a rel="nofollow" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/letteratura">Fahrenheit 451</a></em>, Beatty, il suo superiore nel corpo dei vigili del fuoco, Bradbury annunciava già mezzo secolo fa l’ipocrisia della <em>politically correctness</em>: lui, difensore di tutte le minoranze, trova il germe dell’errore culturale nel dar sempre e comunque ragione a tutte queste minoranze, dato che lo scopo dello Stato è quello di procurare la maggiore felicità possibile e di eliminare tutto quel che provoca dispiacere e dolore: “Più numerosa la popolazione, maggiori le minoranze. Non pestate i piedi ai cinofili, ai maniaci dei gatti, ai medici, agli avvocati, ai mercanti, ai pezzi grossi, mormoni, battisti, unitarii, cinesi della seconda generazione, oriundi svedesi, italiani, tedeschi, nativi del Texas, brooklyniani, irlandesi, oriundi dell’Oregon, o del Messico (&#8230;) Tutte le minoranze, fino alle infime, vanno tenute bene, col loro bagnetto ogni mattina”. E poi: “La gente di colore non ama <em>Little Black Sambo</em>. Diamolo alle fiamme. Qualcuno ha scritto un libro sul tabacco e il cancro dei polmoni? I fabbricanti e fumatori di sigarette piangono? Alle fiamme il libro! Serenità, Montag, Pace. Montag (&#8230;) I funerali sono dolorosi e pagani? Annulliamo anche i riti funebri”. E ancora: “Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno <em>vien fatto </em>uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo di che tutti sono felici”. Conclusione: come si è giunti alla situazione che Montag vive sulla sua pelle? “Non è stato il Governo a decidere; non ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no! ma la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto lo scopo, grazie a Dio! Oggi, grazie a loro, tu puoi vivere sereno e contento per ventiquattr’ore al giorno”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Sembra di vivere ai nostri giorni quando, soprattutto nei Paesi di lingua inglese, l’ossessivo timore di “offendere” una qualsivoglia minoranza condiziona il vivere civile e addirittura i vocabolari e i dizionari. Ray Bradbury aveva dunque ragione a temere i pericoli di una società che vedeva nella cultura umanistica e nelle opere di narrativa, poesia, filosofia, teatro, storia e scienze umane in genere dei nemici. Singolare, ma significativa la spiegazione di questa ostilità: i libri (e quindi gli autori che li hanno scritti, la cultura che li ha prodotti) sono in contraddizione l’uno con l’altro, <em>quindi</em> non dicono la verità e provocano nel lettore angoscia e frustrazione: <em>i libri rendono infelici</em>. Essi, spiega Beatty, “parlano di persone che non esistono, frutto dell’immaginazione, quando si tratti di narrativa. E quando non si tratti di narrativa, sono cose ancora peggiori, diatribe tra professori che si danno reciprocamente dell’idiota, urla di filosofi alla gola l’uno dell’altro”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">L’esatto contrario della televisione, che nel mondo immaginato da Bradbury è diventata onnicomprensiva ed invadente, proprio come oggi: è quella che ora si definirebbe una TV interattiva, che cioè interagisce con lo spettatore il quale può essere chiamato in causa addirittura per nome dai personaggi di quelle che noi chiameremmo <em>soap opera</em> infinite, <em>sit-com </em>(<em>situation comedies</em>) interminabili: divenire dunque attore fra gli attori, partecipare direttamente pur se dall’esterno ad una vita fasulla (oggi la chiameremmo virtuale), ma che è considerata <em>vera</em> rispetto a quella ritenuta falsa descritta nei libri, <em>vera perché felice e senza problemi</em>. Infatti, “il televisore è ‘reale’, è immediato, ha dimensioni”,<span> </span>“la ‘famiglia’ è gente in carne ed ossa”, “l’ambiente in cui vi chiude è reale come il mondo”, spiega il vecchio Faber a Montag. Bradbury immagina così un salotto-tv le cui quattro pareti sono megaschermi (identici a quelli che fanno da sfondo agli odierni varietà o <em>talk-</em>show, o riempiono le piazze durante i comizi o i concerti o i campionati del mondo) dove si muove una vita artificiale spacciata per reale, con assiso al centro lo spettatore o più spesso la spettatrice, divenuto/a in tal modo membro di una “famiglia” che è ora la <em>sua</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Le conseguenze sono devastanti, per chi se ne rende conto prendendo man mano coscienza di sé, come il pompiere Guy Montag, figura centrale del romanzo: non esistono più rapporti interpersonali diretti, ma solo mediati dagli avvenimenti televisivi, mescolando così i fatti della vita vera con quelli della vita fittizia, al punto da non saperli più riconoscere; attraverso il piccolo schermo è possibile coinvolgere gli spettatori e comandarli a distanza (nel romanzo avviene durante la fuga di Montag inseguito dal Segugio Meccanico); sicché alla fine la realtà artificiale creata dal salotto-tv scaccia e allontana la realtà vera, quella esterna, quella naturale, cui nessuno fa più caso e nessuno riconosce (è questa una polemica antitecnologica tipica di Bradbury). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Sembra allora possibile rintracciare in <em><a rel="nofollow" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/letteratura">Fahrenheit 451</a></em>, particolare che mi pare nessuno abbia rilevato finora, un’indubbia influenza di <em>Nineteen Eigthy-Four</em>, l’opera di George Orwell pubblicata nel 1950 e che sicuramente Bradbury conobbe e lesse: il mondo di una dittatura che controlla i cittadini attraverso la televisione, la mistificazione della storia, la manipolazione delle parole, sullo sfondo una guerra invisibile, l’inutile rivolta del protagonista, la presenza di un capo inquisitore. Tutti temi comuni alle due antiutopie. Mentre però lo scrittore inglese diede un tono cupo e pessimista alla sua opera sino alla fine, lo scrittore americano non si abbandona alla disperazione totale e lascia acceso un barlume di speranza, anche se in una visione (curiosamente per il suo modo di pensare) “apocalittica”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">La trama di <em><a rel="nofollow" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/letteratura">Fahrenheit 451</a></em> è notissima, basandosi su un paradosso: i vigili del fuoco non spengono gli incendi, <em>ma li</em> <em>appiccano</em>, sono chiamati cioè a distruggere con getti di cherosene i singoli libri o le biblioteche che alcuni ancora nascondano, benché siano trascorse alcune decine d’anni dalla loro proibizione. È esattamente quanto era avvenuto negli Stati Uniti fra il 1919 e il 1934 con il “proibizionismo”, il divieto di produrre, vendere e consumare alcolici. Le insegne di questi pompieri così particolari sono, oltre il numero 451 sull’elmetto nero, la salamandra sul braccio e la fenice sul petto, due animali che secondo la tradizione passerebbero indenni nel fuoco (il primo) o risorgerebbero dalle proprie ceneri autocombuste (il secondo). Uno di questi “uomini degli incendi”, “addetti agli incendi”, “uomini del fuoco”, “militi del fuoco”, come vengono di volta in volta definiti, e addirittura “incendiari” o “pirofili” (secondo la traduzione italiana di mezzo secolo fa ancora in circolazione) &#8211; Guy Montag, appunto &#8211; non resiste alla tentazione di appropriarsi ad ogni missione di un libro che nasconde in casa all’insaputa della moglie, accanita spettatrice delle vicende infinite della sua “famiglia” al centro del salotto-tv della loro casa. Ma due episodi lo fanno precipitare in una crisi, che potremmo definire esistenziale, crisi che mette in discussione i valori in cui crede da sempre: l’incontro notturno con Clarisse, una ragazzina sedicenne, che gli rivela un modo di essere e di vita totalmente opposto a quello da lui praticato, e l’ennesimo tentativo di suicidio della moglie, quasi un fatto normale per quella società. La crisi porta Montag, nel corso di un’ennesima operazione d’incendio, a rivolgere il lanciafiamme contro il proprio superiore, il comandante Beatty, teorico della combustione dei libri quali apportatori di male dopo esserne stato in gioventù un estimatore, e quindi alla sua fuga.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Come in una dittatura di tipo stalinista secondo il principio della rieducazione e dello spionaggio, è la propria casa che Montag è costretto a bruciare dopo essere stato denunciato di possedere libri dalle persone a lui più care e vicine, la moglie e gli amici: una perfetta pedagogia del terrore, che vede l’ideologia prevalere sul sentimento di parentela o familiarità, e lo stesso accusato partecipare alla propria punizione diretta o indiretta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;"><span> </span>Peraltro, da sempre tutte le dittature hanno cercato di esercitare un controllo sul pensiero e sul suo modo di esternarsi concretamente, sicché l’arma della distruzione dei <em>media </em>con cui il pensiero di volta in volta si estrinseca non è certo una novità, sia essa il fuoco o altro, aggiungendosi magari anche la condanna, l’imprigionamento e la messa a morte degli autori delle opere incriminate. Di certo il fuoco è il metodo più eclatante, quello che di più colpisce l’immaginazione: la fiamma che arde il papiro, la pergamena, la carta e oggi il <em>floppy disk </em>e insieme &#8211; almeno in apparenza, di certo simbolicamente &#8211; anche il pensiero lì sopra fissato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">La storia è piena di roghi di libri, a cominciare da quello delle opere di Cremuzio Cordo, nostalgico delle virtù repubblicane e che considerava Cassio l’ultimo dei veri romani, decretato &#8211; come ci racconta <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> &#8211; dal Senato all’epoca dall’imperatore Tiberio, per continuare con quello famosissimo ed emblematico che distrusse la Biblioteca di Alessandria ed i suoi settecentomila volumi, insieme ai quali è andato perduto un immenso patrimonio di cultura ellenistica: lo fece appiccare il califfo Omar, dopo che nel 642 d.C. i suoi generali avevano conquistato la città, in base all’argomentazione secondo cui quei libri se dicevano le stesse cose del <em>Corano</em> erano inutili e se dicevano cose diverse erano pericolosi; e quindi con i roghi della Inquisizione in Europa e dei missionari cattolici in America Latina che condannarono in tal modo praticamente tutta la cultura precolombiana, facendo divorare dalle fiamme i codici maya e aztechi. In epoca a noi contemporanea non è esistito soltanto il rogo dei libri democratici e liberali bruciati dai nazisti di fronte all’Università di Berlino nel maggio 1933, come di regola si ricorda, ma ci sono stati, addirittura più numerosi pur se meno propagandati, anche quelli accesi dalle Guardie Rosse durante la “rivoluzione culturale” maoista degli Anni Settanta in cui vennero bruciate le opere dei filosofi cinesi classici, come Confucio e Lao-tze, o quelli recentissimi, del 1998, cui sono stati condannati da un tribunale di Barcellona circa ventimila fra volumi, videocassette, audiocassette e poster perché ritenuti “revisionisti”, sequestrati nella locale Libreria “Europa” al cui proprietario sono stati inflitti cinque anni di prigione; e del luglio 1999, allorché il governo cinese ha messo al bando per sovversione la setta millenarista dei Falun Gong (che conta due milioni di adepti, o 70 milioni come loro stessi vantano, ed il cui capo, Li Hongzhi, si è rifugiato negli Stati Uniti) ed ha arso pubblicamente decine di migliaia di loro libri, manuali, opuscoli&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Come ha scritto Mario Infelise, nella conclusione del suo <em>I libri proibiti</em> (Laterza, 1999), “non esiste potere che possa permettersi di rimanere indifferente alle opinioni dei governati al punto di astenersi del tutto dal proposito di influire su di esse. E in compiti del genere, non è detto che roghi e divieti siano sempre gli strumenti più efficaci”. Nel senso che oggi il Potere, sia esso democratico che dittatoriale, dell’Occidente come dell’Oriente, continua a tener d’occhio l’opinione delle <em>élites</em> e delle masse, cercando sempre di controllarla, indirizzarla e spesso anche reprimerla ricorrendo a metodi sottili e non più eclatanti come i roghi pubblici di libri (o videocassette o dischetti per computer). Il caso <em>Echelon</em>, mai del tutto risolto, insegna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Di tutto ciò Ray Bradbury era perfettamente consapevole. La sua indignazione di fronte al pericolo di un rimbambimento di massa era tale da fargli auspicare la distruzione violenta di una società ormai insopportabilmente becera e schiava della tecnica, per poi ricostruire qualcosa di migliore sulla sua fumante <em>tabula rasa</em>, allineandosi così con i molti “letterati della crisi”, categoria “apocalittici”. Uomo e scrittore mite e nemico della violenza, Bradbury, di fronte al lento assassinio della cultura umanistica che vedeva nell’immediato futuro, esprime in <em><a rel="nofollow" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/letteratura">Fahrenheit 451</a></em> il desiderio di una purificazione planetaria, la discesa del fuoco celeste (finalmente la guerra guerreggiata) e quindi la ricostruzione sulle rovine di quella rasa al suolo di una più degna civiltà ad opera di una <em>élite</em> di uomini colti, gli uomini-libro, gli uomini che avendo imparato a memoria un’opera famosa sono diventati essa stessa. Una concezione che si potrebbe definire rivoluzionario-conservatrice, tipica di un conservatore che non sopporta più la società in cui vive e ne auspica da rivoluzionario la distruzione, ma non fine a se stessa: piuttosto allo scopo di far rivivere una civiltà basata su valori diversi, quelli in cui lui crede e che sono stati dimenticati. “Vagabondi all’esterno, biblioteche all’interno”, ognuno di essi, <em>grazie al proprio ricordo, alla propria memoria è diventato un libro</em>: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> e Marc’Aurelio, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/william-shakespeare" target="_blank">Shakespeare</a></span> e Thoreau, Swift e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span>, i <em>Vangeli</em> e la bibbia, Buddha e Confucio. Machiavelli e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span>. “Non siamo che sovraccoperte di volumi” dice uno di essi. Come i monaci del medioevo salvano lo scibile dell’epoca e come i trovadori lo vanno a raccontare in giro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;"><span> </span>Una concezione anche che potrebbe far riferimento (direttamente o indirettamente non sappiamo) alle “religioni del Libro”, le tre religioni monoteistiche &#8211; ebraismo, cristianesimo, islamismo &#8211; ognuna delle quali si fonda su un testo sacro: quindi, una visione palingenetica, dove è proprio il fuoco che questa volta distrugge ma per purificare il mondo da una umanità indegna, perché ridotta dall’incultura ad uno stato ebete e semi-bestiale. Una specie di <em>ekpyrosis</em> gnostica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Sintomatica l’immagine che si evoca nelle pagine conclusive del romanzo: ancora una volta la fenice che risorge dalle sue ceneri; altrettanto significative le parole dello stesso Montag di fronte alle rovine di Chicago distrutta dai bombardamenti: “Per ogni cosa c’è una stagione. Sì. Il tempo della demolizione, il tempo della costruzione. Sì. Il tempo del silenzio e il tempo della parola. Sì, tutto questo. Ma che altro? Che altro ancora? Qualcosa, qualcosa&#8230;” Anche Ezra Pound, quasi in quello stesso periodo, condannato da un tribunale americano al manicomio criminale per alto tradimento, affermava che c’era un tempo per parlare e un tempo per tacere: <em>tempus loquendi, tempus tacendi.</em> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">“La nostra civiltà sta disperdendo se stessa. L’importante è sapersi tenere lontani dalla forza centrifuga che la distrugge”, afferma Bradbury per bocca di Faber. Un monito valido nel 1953 e tanto di più nel 2003.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;"><span> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><strong>* * *</strong><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><em><span style="font-family: Verdana;">Post Scriptum</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Nel 2003 <em><a rel="nofollow" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/letteratura">Fahrenheit 451</a></em> compie cinquant’anni. Una buona occasione per rendere merito ad una delle più significative antiutopie del Novecento. In che modo? È semplicissimo: presentandone una nuova traduzione, o una accurata revisione di quella esistente. Secondo un vezzo di praticamente tutti gli editori italiani, piccoli e grandi, il romanzo di Bradbury è ripresentato sempre nella stessa versione del 1956, quando venne pubblicato da Martello col titolo <em>Gli anni della fenice</em>, per poi passare dieci anni dopo, nel 1966, negli Oscar Mondadori dove assunse il suo titolo originale. La traduzione era, peraltro, del pur bravo Giorgio Monicelli, colui al quale si deve l’importazione della fantascienza in Italia (tra l’altro fondò <em>Urania</em> nel 1952), ma oggi è irrimediabilmente invecchiata per la terminologia usata e per alcuni giri di frase al punto da essere, in alcuni casi, stridente al nostro orecchio (ad esempio: “sotterranea”, “capitani incendiari”, la velocità in miglia invece che in chilometri con risultati grotteschi ecc.). Senza contare i refusi e le parole travisate (tanto per fare un paio di esempi: tetto/letto, esplorazione/esplosione, ecc.). Gli editori non si preoccupano di far ritradurre anche opere famose e importanti per ignorante superficialità, per pigrizia burocratica, per non sprecare tempo e per non spendere altri soldi. È auspicabile che Mondadori superi tutte queste remore e renda un doveroso omaggio a questo piccolo classico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><em><span style="font-family: Verdana;">Post Scriptum 2</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Il Caso certe volte si intrufola nelle nostre attività in modo strano. Avevo concluso la versione originale di questo scritto (una conferenza per la prima edizione di Ferrara Letteratura, organizzata da Roberto Pazzi), allorché il 14 maggio 1999 l’Associazione Italiana Editori ha reso noto con un suo comunicato che, al termine di “una lunga e complessa<span> </span>attività di <em>intelligence</em> della Polizia Postale delle Comunicazioni”, è stato “scoperto in Italia il primo sito con <em>home-page</em> riproducente decine di opere letterarie poste illecitamente a disposizione del pubblico”. Si é trattato, spiega il comunicato della AIE, di una operazione d’indagine complicata, “oltreché in ragione del fatto che il contraffattore ha fatto uso per la propria <em>home-page</em> ‘affittata’ presso un <em>service provider</em> sito negli Stati Uniti (il noto sito Tripod), anche perché lo stesso ‘pirata’ si era celato dietro un falso nome”. Ebbene, qual è il losco fine del “giovane contraffattore che non ha celato l’intento del suo piano”, come si dice testualmente? Ecco lo scopo, ed ecco il collegamento con quanto sinora detto a proposito del romanzo di Bradbury: “Il sito pirata è stato denominato ‘Progetto Fahrenheit 451’, contraddistinto dall’immagine di un falò accompagnata dall’invito agli utenti ad appropriarsi delle opere ivi presenti, nonché a fornire essi stessi altri <em>files</em> contenenti libri, pronti per la ‘distruzione’ in rete della inerente proprietà letteraria”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;"><span style="font-family: Verdana;">Conclusione: mentre nel 1953 Ray Bradbury si opponeva ai falò reali e simbolici nei confronti del libro e proponeva che le opere letterarie venissero mandate a memoria per salvarle di fronte all’incultura avanzante, nel 1999 viceversa si auspica un falò metaforico del diritto d’autore in modo da rendere fruibili a tutti gratuitamente nel ciberspazio testi altrimenti protetti da <em>copyright</em> e che dunque è necessario acquistare nelle librerie. A suo modo una battaglia per la diffusione della cultura in nome di una libertà totale, al limite dell’anarchia, ma una battaglia, se mi è permesso di dire, del tutto sprecata e a sproposito, dato che l’atto di “pirateria”<span> </span>del “giovane contraffattore”, come vien definito, contro chi è stato commesso? Contro quale “inerente proprietà letteraria”, per usare il linguaggio della AIE? Ma per rendere accessibili al pubblico e all’inclita i romanzi, pensate un po’, di Paolo Villaggio e Corrado Guzzanti, Alessandro Baricco e Umberto Eco&#8230; A me pare una fatica del tutto inutile&#8230; Rimaniamo in attesa, dunque, di “contraffattori” un po’ meno “giovani” e dalle preferenze un po’ più simili a quelle di Bradbury che voleva salvare i testi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> e Shakespeare, Marc’Aurelio e Swift, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span> e Confucio, Buddha e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristofane" target="_blank">Aristofane</a></span> e Gandhi, Einstein e Lincoln, e anche la <em>Bibbia</em> e i <em>Vangeli</em>. A ognuno, evidentemente, i suoi classici&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 31.2pt;">
<p>Tratto da <em>Liberal</em> n. 16, febbraio-marzo 2003, pp. 120-9.</p>
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