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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Letteratura</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Contro la letteratura?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 14:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un provocatorio pamphlet Davide Rondoni propone di rendere facoltativo l'insegnamento della letteratura nelle scuole italiane]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/contro-la-letteratura.html' addthis:title='Contro la letteratura? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/contro-la-letteratura/8556" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5867" style="margin: 10px;" title="contro-la-letteratura" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/contro-la-letteratura-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Davide Rondoni è un intellettuale incline alla provocazione intelligente, e i suoi interventi sono sempre tali da suscitare discussioni proficue e stimolanti per il mondo culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa volta il poeta forlivese la spara grossa e propone nientemeno che… l’insegnamento facoltativo della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> a scuola! I dati, infatti, parlano chiaro: gli Italiani leggono pochissimo, e i giovani non recepiscono praticamente nulla di quel che viene loro insegnato sulla <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a>. Per la maggior parte dei “lettori forti” la passione per la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> nasce in contesti extrascolastici, magari in letture pubbliche, in festival letterari, in presentazioni di libri… Un bilancio davvero deludente per una superpotenza culturale come l’Italia!</p>
<p style="text-align: justify;">Leggere è un atto di libertà che nasce dall’amore per il testo, e proprio questo è il problema: la scuola non riesce a trasmettere la passione per la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a>. Una schiera di insegnanti demotivati e a volte nemmeno troppo preparati affronta la materia con distacco burocratico e con freddezza scientista. Come se Dante, Manzoni e Leopardi potessero essere insegnati allo stesso modo delle scienze esatte…</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo della scuola è ancora ispirato al vecchio pregiudizio illuminista secondo il quale se l’uomo viene informato e istruito diventa automaticamente migliore. La realtà non è affatto così, anzi un analfabeta può mostrare di avere una qualità umana assolutamente superiore a quella di un laureato. Eppure il luogo comune illuminista si trascina stancamente ancora oggi, e su quest’assunto indimostrato gran parte del mondo intellettuale vive ancora di rendita.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> è stato anche danneggiato dalla predominanza del sapere tecno-scientifico nel mondo contemporaneo: la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> della scienza ambisce a sostituirsi al magistero umanistico nella mentalità corrente, eppure la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> mantiene il suo valore antropologico al quale sono legate le manifestazioni tipiche che differenziano l’uomo dagli animali. Il sacro, l’amore, la guerra, l’infinita gamma dei sentimenti sono le esperienze fondanti delle relazioni umane e, di riflesso, dell’espressione letteraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Le questioni sollevate da Rondoni in realtà oltrepassano l’ambito specifico della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> e investono la stessa funzione della scuola nella società globalizzata. La classe dirigente mondialista, infatti, ha puntato su un progressivo abbassamento del livello di preparazione dei giovani, in modo da ottenere una massa istupidita dai mass media e dalla pubblicità e quindi incapace di fare scelte libere e consapevoli. Lo stesso Rondoni osserva che l’attuale modello di scuola è ispirato al germe metodologico del totalitarismo, ma si può osservare che ormai siamo già nella piena manifestazione di un potere totalitario in cui diviene “oggettivo” e quindi vero ciò che pensa la maggioranza sapientemente guidata dai media. Considerando i sempre più inquietanti sviluppi del linguaggio “politicamente corretto”, c’è da temere che la <a href="http://www.libriefilm.com/divina-commedia/7257"><em>Divina Commedia</em></a> venga vietata perché Dante mette all’Inferno musulmani e sodomiti…</p>
<p style="text-align: justify;">Rondoni conclude il suo <em>pamphlet </em>con una proposta che potrebbe sembrare balzana e che però non appare del tutto astrusa: gli insegnanti di Lettere dovrebbero costituirsi in ordine professionale, come le corporazioni medievali, e le scuole dovrebbero attingere dagli iscritti all’ordine per formare il corpo docenti. Ai ragazzi spetterà poi la scelta se frequentare o meno il corso di <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a>, ma se l’insegnante sa proporre la materia in modo appassionante e coinvolgente, si può essere certi che l’adesione al suo corso sarà altissima!</p>
<p style="text-align: justify;">Lo squallore dell’attuale panorama culturale lascia presupporre che proposte sensate come quelle di Rondoni siano destinate a cadere nel vuoto, tuttavia i giovani sono meno stupidi di come i <em>media </em>li vogliono rappresentare, e se vengono loro offerti gli stimoli giusti possono rispondere con sorprendente entusiasmo!</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Davide Rondoni, <a title="Contro la letteratura" href="http://www.libriefilm.com/contro-la-letteratura/8556"><em>Contro la letteratura. Poeti e scrittori. Una strage quotidiana a scuola</em></a>, il Saggiatore, Milano 2010, pp.136.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/contro-la-letteratura.html' addthis:title='Contro la letteratura? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Jack Kerouac</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 22:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ritratto di Jack Kerouac e della sua opera a quarant'anni dalla morte del 'padre della beat generation']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/jack-kerouac.html' addthis:title='Jack Kerouac '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3046" style="margin: 10px;" title="jack-kerouac" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/jack-kerouac.jpg" alt="jack-kerouac" width="200" height="200" /></a>Bello? Può darsi. Dannato? Sicuramente. Quarant’anni fa se ne andava per sempre Jack <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span>, uno dei papà &#8211; non il solo naturalmente &#8211; della <em>Beat Generation</em>, una delle ultime vere correnti di pensiero del nostro secolo &#8211; poesia, letteratura, vita, amore, libertà ed emozioni &#8211; in grado di ispirare per lungo tempo i giovani dell’Occidente sospirante. Si può parlare di <em>Beat </em>per dieci-quindici anni, neanche venti forse: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> è stato un fenomeno consumatosi come un grande giocatore di <em>football</em>, nell’arco di brevi, lunghe stagioni. Considerava scrittori nati &#8211; come lo era lui stesso &#8211; Herman <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/herman-melville" target="_blank">Melville</a></span>, Walt Whitman e Hanry David Thoureau; e amava Aldous <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aldous-huxley" target="_blank">Huxley</a></span>, Thomas Wolfe, Henry Miller, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> e perfino il più “ordinario” <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/william-shakespeare" target="_blank">Shakespeare</a></span>. Ma la critica finì per bastonarlo insieme a tutti gli amici del “gruppo”. A cominciare da Allen Ginsberg e dal suo <em>Urlo</em> del 1956.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà grande sportivo, in gioventù, Jack lo era stato davvero. Poi però si era trovato dinnanzi al più comune dei bivi: giocatore o scrittore? Per nostra fortuna, Jack non aveva faticato molto a scegliere il proprio futuro, voltando per il primo dei due sentieri (continuando tuttavia, ad amare lo sport), il più lungo e difficile; un sentiero che l&#8217;avrebbe condotto <em>post mortem </em>fino alle glorie dell&#8217;empireo dei narratori “maledetti”, con l&#8217;altro grande Jack &#8211; London &#8211; e dopo di lui con Bob Dylan («Ho letto le poesie di <em>Mexico city blues</em> nel ‘59, quando era a St. Paul. Mi hanno colpito profondamente. Era la prima volta che la poesia mi parlava utilizzando il mio stesso linguaggio»), un punto di riferimento di una seconda America, non quella del Sogno (S maiuscola) ma quella “vagabonda”, i cui sogni piccoli e sbrigativi correvano verso luoghi lontani, dai quali occorresse prontamente ripartire.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sulla-strada/1135" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3047" style="margin: 10px;" title="sulla-strada" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sulla-strada.jpg" alt="sulla-strada" width="200" height="301" /></a>D&#8217;altra parte i Grandi Sogni di Jean Louis Lebris de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> (questo il suo vero nome), di famiglia cattolica e franco-canadese, nato nel 1922 a Lowell nel Massachusetts, erano svaniti già molto presto, a quattro anni, con la morte del fratello Gerard. Risalgono a venti-ventidue anni, invece, i primi contatti con gli altri esponenti <em>Beat</em>, e non è ancora il 1950 quando Jack esordisce nella letteratura con un buon successo (il romanzo ove saggia la cosiddetta prosa “spontanea” in stato di eccitazione: <em>La città e la metropoli</em>). Il suo capolavoro, il libro per cui è universalmente conosciuto però, come tutti sanno, è <em>On the Road</em> (“<a title="Sulla strada" href="http://www.libriefilm.com/sulla-strada/1135">Sulla strada</a>”), pubblicato nel 1957, ma riscritto quasi di getto &#8211; dopo una prima stesura &#8211; nel ‘51 in appena tre settimane, dopo una serie di viaggi col “mito” vivente &#8211; amico e in un certo senso maestro &#8211; Neal Cassady. Un libro a suo modo difficile; amicizia e fuga dal quotidiano, rifiuto delle consuetudini e ricerca del nuovo ne fanno un altro manifesto della più classica agenda della controalienazione novecentesca. Ha scritto Fernanda Pivano: «Ricerca di mezzi espressivi primordiali, ricerca di intensità di linguaggio, ricerca di valori morali originari: tutte le strade, per questi giovani scrittori, riconducono a uno stesso problema di ripiegamento su se stessi per liberarsi dalle pressioni del mondo contemporaneo».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma gli altri romanzi per i quali <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> andrebbe ricordato e che costituiscono capitoli staccati di una scrittura vivente, sono la storia d&#8217;amore de <em>I sotterranei</em> (1958), lo spiritual-buddhista <em>I vagabondi del Dharma</em> (1958) e poi il “memorialistico” <em>Vanità di Duluoz</em> (1968). A modellare le sue ispirazioni (le sue continue ricerche) e a riempire i contenuti, sono i più grandi autori dell’era moderna &#8211; ancorché di autori “difficili” si tratti &#8211; da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span> a Nietzsche, da Rimbaud a Pound da William Blake a Spengler; ma anche la grande musica da Charlie Parker a Frank Sinatra, da Wagner a Beethoven. Un po’ l&#8217;uno, un po’ l&#8217;altro dei temi e dei ritmi, insomma, perché <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> grazie alla ricerca di un legame stretto anima-corpo è stato un bravo sperimentatore consapevole del rispetto di “regole anarchiche” e un costruttore di leggende personali. Già nel &#8217;47 aveva coniato il termine <em>Beat Generation</em>, diffuso poi nel 1952 da un paio di lavori di John Clellon Holmes. <em>Beat Generation</em> è per molti versi anche una continuazione con altri mezzi della <em>Lost Generation</em> di un ventennio prima (denominazione che si deve a Gertrude Stein), dunque la generazione &#8211; straordinaria &#8211; di Francis Scott Fitzgerald, di Ernest Hemingway ed anche di Pound e di Dos Passos. In ordine di tempo fra le due coppie, Jack <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> morirà a causa dell&#8217;abuso di alcol nell’ottobre del 1969. Ma, ci ha spiegato la Pivano, sarebbe bene guardare ai Beat col riguardo che si deve a un fenomeno unico, particolare. Prima sociale, individuale o esteso (da gioventù bruciata, insomma), poi artistico. Tipico di quei giorni, insomma, perché eccezionale fu la storia degli anni Cinquanta: «A questa dilagante massa di ragazzi reticenti e scontrosi, tristi e freddi, avidi d’affetto e in perpetua ricerca di una ragione d’essere, staccati senza speranza da “anziani” incomprensibili e che non li capiscono, aggrappati come ad una fede ad un ideale di vita intenso e libero da qualsiasi pregiudizio o sovrastruttura, appartengono gli scrittori della beat generation».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/romanzi/6135" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3048" style="margin: 10px;" title="romanzi-kerouac" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/romanzi-kerouac.jpg" alt="romanzi-kerouac" width="200" height="338" /></a><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> è oggi un’icona ribelle della letteratura universale, ma fin dagli inizi degli anni Sessanta anche parte della cultura italiana (straripante di modi d&#8217;importazione), guardava a quell’“altra” America con tutto l&#8217;interesse possibile. C’era, sì, nei giovani che vivevano gli anni del <em>boom</em>, una forte attrazione verso il consumismo e la logica del guadagno, ma c&#8217;era anche un’autentica infatuazione per l’America anti-sistema, quella appunto protestataria pacifista ed esasperatamente libertaria di Jack <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> &amp; co. In molti ricorderanno che a far conoscere autori e cultura Beat in Italia era stata l’indimenticabile Pivano, studiosa fra le più importanti di letteratura americana e grande amica di Hemingway. “Nanda”, già allieva di Pavese e Abbagnano amerà certa cultura italiana almeno quanto quella americana. Sua una famosa dichiarazione di qualche lustro fa sul concittadino (genovese come lei), Fabrizio De Andrè: «Sarebbe necessario che invece di dire che Fabrizio De André è il Bob Dylan italiano si dicesse che Bob Dylan è il Fabrizio De André americano». Si può affermare a questo punto, che col De Andrè cantastorie democratico e anarchico a un tempo, portavoce degli emarginati, dei ribelli e di ogni bastian-contrario, il cerchio del mondo “ribelle” si sia chiuso proprio dalle nostre parti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Beat</em>… ma che cosa è <em>Beat</em>? Il significato di un termine che ha accompagnato quasi per intero l&#8217;esistenza dei nostri cinquantenni è multiforme, come poliedrici sono i criteri comportamentali dei giovani (e meno giovani) che hanno sposato la madre di tutte le contestazioni del dopoguerra (i cui “capiscuola”, ricordiamolo, oltre <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span> sono Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti, il poeta-editore). <em>Beat </em>è soprattutto un viaggio. Un viaggio in alcuni casi, senza ritorno, per almeno tre significati. Viaggio fisico, spostamento dunque, voglia di andare senza un vero perché razionale; e viaggio “mentale” grazie all’utilizzo dell’alcol e delle droghe (nel marzo del ‘68 il periodico <em>Panorama</em>, pubblicava un’inchiesta sulle sostanze allucinogene &#8211; con tanto di carta d&#8217;identità delle droghe &#8211; che veniva così introdotta: «Dalla prima sigaretta di marijuana all’internamento nell&#8217;ospedale municipale di San Francisco in uno stato mentale forse incurabile, erano passati 18 mesi. In questo breve periodo Bill W., 19 anni … aveva esperimentato una vera escalation della droga. Dalla quasi innocua marijuana … era passato all’Lsd… dopo qualche mese neanche l’Lsd gli bastava più e Bill assaggiò l’Stp, una nuova potentissima sostanza chimica intossicante…»); viaggio, infine, nel costume, nei modi e nei comportamenti ma non più e non solo degli americani di entrambi i versanti, prima di New York poi di San Francisco capitale della libertà. Non per niente la sezione dedicata a “Beat e capelloni”, tratta dal libro di Francesco Donadio e Marcello Giannotti, <em>Teddy-boys rockettari e cyberpunk</em> &#8211; Ed. Riuniti, 1996 &#8211; così comincia: «Come la gioventù italiana intraprende un cambiamento a tutt’oggi senza ritorno…».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-mondo-battuto-dal-vento-2/6130" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-3049" style="margin: 10px;" title="un-mondo-battuto-dal-vento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/un-mondo-battuto-dal-vento.jpg" alt="un-mondo-battuto-dal-vento" width="200" height="290" /></a>Ma anche in modo più concreto <em>Beat </em>può essere tradotto in vari altri modi. Come “beatitudine”, ascetismo, spiritualismo-Zen e ricerca di un paradiso (artificiale) in terra, ma anche come sconfitta, come l’esser stati battuti da un mondo circostante di cui poco o nulla si può condividere (oramai quel che c’era da dire è stato detto e le denunce appartenevano alle generazioni precedenti). Ma <em>Beat </em>è anche ritmo, musica, soprattutto jazz nello stile <em>be-bop</em>, utilizzati perfino come modello di scrittura. In fondo <em>Beat </em>è forse unicamente ricerca e speranza di novità, in un mondo stretto nella morsa del consumo e della guerra fredda ed è anche ricerca e speranza di una vita vissuta in parallelo o, magari, di nascosto (e della quale, chissà, poteva far parte quel campionato di baseball di cui si è parlato nei mesi scorsi, creato dalla fantasia adolescenziale di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span>). Una vita dalle forme ristrette e consumata in fretta, colma e stracolma di curiosità e oggetti minuscoli di uso quotidiano, e, poco o nulla, di abusata grandeur (da questo punto di vista fa in un certo senso scuola, la poetica di Charles Bukowski, anche se, a rigore, il vecchio “Hank” non può essere considerato uno scrittore facente parte del gruppo della generazione <em>Beat</em>). Tanto che l’eredità Beat e kerouachiana può essere concentrata in poche semplici voci: spiritualità &#8211; nel senso di <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> laica, nel senso di ricerca di una via trascendente &#8211; ecologia, liberazione sessuale depenalizzazione delle droghe, condanna di ogni forma di censura. E poi soprattutto: antipolitica. Le grandi rivoluzioni, si sa, si costruiscono fuori dalle complicatissime aule “sorde e grigie”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 21 ottobre 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/jack-kerouac.html' addthis:title='Jack Kerouac ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>John Fante, il caso degli Anni Ottanta</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 09:59:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Alfatti Appetiti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vita tumultuosa e le opere di John Fante (1909-1983), uno dei casi più significativi della letteratura americana del Novecento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/john-fante-il-caso-degli-anni-ottanta.html' addthis:title='John Fante, il caso degli Anni Ottanta '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2641" style="margin: 10px;" title="john-fante" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/john-fante-289x300.jpg" alt="john-fante" width="289" height="300" />Un caso letterario, il più rilevante degli ultimi dieci anni. Non si può commentare diversamente il clamoroso e crescente entusiasmo con il quale il pubblico europeo, francese e italiano in particolare, ha accolto la pubblicazione dei libri (molti dei quali inediti) di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/john-fante" target="_blank">John Fante</a></span> (Denver 1909 &#8211; Los Angeles 1983).</p>
<p style="text-align: justify;">Merito dei suoi romanzi, naturalmente, ma anche del fascino di questo scrittore istrionico, impertinente, irascibile e commovente. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/john-fante" target="_blank">John Fante</a></span> è infatti un vero personaggio e la sua vita è essa stessa un appassionante romanzo. Personaggi sono stati tutti i Fante, compresi gli avi, a cominciare da Domenico, detto Mingo. Fedele suddito dei Borboni e valoroso brigante nella guerra di unificazione nazionale, venne arrestato, accusato di tradimento e impiccato. Le sue “gesta” divennero una gustosa leggenda per il giovane John grazie ai racconti del nonno Giovanni, il primo della famiglia a raggiungere gli Stati Uniti. Il padre Nick, abruzzese di Torricella Peligna, paesino di milleottocento anime in provincia di Chieti, sbarcò a New York nel dicembre del 1901, agli albori di un nuovo secolo che, per un emigrante come lui, si presentava ricco di prospettive da cogliere. Nick, «muratore con la passione del vino e una predilezione per le risse da bar», vide riconosciuta la sua qualità di personaggio nei romanzi del figlio John: «Mussoliniano, ma grandemente democratico e insaziabilmente americano».</p>
<p style="text-align: justify;">John decise di non seguire le orme paterne e ventenne lasciò il Colorado per la California e più precisamente per la città degli angeli, Los Angeles, animato da una certezza granitica e da un ardente desiderio: non avrebbe mai preso una cazzuola in mano e sarebbe diventato un grande scrittore, anzi il più grande di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Partì in autostop e con un dollaro in tasca. «La miseria mi spinse in California», scrisse anni dopo, ma più della miseria, cui era abituato, era l’ambizione di scrivere la sua ossessione. Arrivato a Los Angeles prese in affitto una stanza a Bunker Hill, un quartiere residenziale in collina che fino a qualche anno prima aveva rappresentato il cuore pulsante della città, le cui ville – ormai in rovina – erano state trasformate in grandi pensionati popolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziò così il periodo dei «ventiquattro lavori, dal fattorino d’albergo allo stivatore», con un unico incessante pensiero, scrivere: «aprii una valigia e tirai fuori una copia di <a title="Fame" href="http://www.libriefilm.com/fame/108"><em>Fame</em></a> di <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>. Era un oggetto conservato gelosamente, sempre con me dal giorno che lo avevo rubato alla biblioteca di Boulder. Lo avevo letto tante di quelle volte, che potevo recitarlo […] mi sedetti davanti alla macchina da scrivere e mi soffiai sulle dita. Per favore, Dio, non abbandonarmi, per favore, <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>, non abbandonarmi».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-strada-per-los-angeles/5599" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2643" style="margin: 10px;" title="strada-per-los-angeles" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/strada-per-los-angeles-183x300.jpg" alt="strada-per-los-angeles" width="183" height="300" /></a>Tra il 1933 ed il 1936 realizzò il suo primo tentativo letterario, scrivendo un vero capolavoro, un grandissimo romanzo, <a title="La strada per Los Angeles" href="http://www.libriefilm.com/la-strada-per-los-angeles/5599"><em>La strada per Los Angeles</em></a>, nel quale raccontava con stile brillante la sua vita di quegli anni. Il libro venne rifiutato da numerosi editori, rigettato senza appello e vide la luce solo dopo la morte dello scrittore. La spiegazione della mancata pubblicazione la offrì lo stesso Fante in una lettera inviata ad un amico: «dentro ci sono cosette che metterebbero il fuoco al culo a un lupo […] è un pochino troppo forte […] manca di buon gusto. Ma non me ne importa niente». E in quanto «indecente» non venne pubblicato per mezzo secolo. Il protagonista è «devoto di <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, Nietzsche e di Oswald Spengler, lettore di libri che la massa non può leggere», a tratti iroso e violento nelle sue furastiche reazioni, pronto a ingaggiare battaglie contro le «formiche» che lo infastidiscono. «Formiche borghesi! Cercare di gabbare uno la cui mente si nutre di Spengler, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span> e altri grandi». E’ un personaggio saccente ma simpatico, anche quando non esita a dare dello «scemo e minus habens» a chi «non ha letto Spengler e non sa che l’occidente è in declino», pronto a vendicarsi del suo datore di lavoro chiedendogli provocatoriamente un parere sulla «Weltanschauung hitleriana», solo per dimostrarne l’ignoranza. «Feci un fischio e gli voltai le spalle […] arretrai oltre la porta, sorridendo senza speranza […] Questo era troppo per me. Che potevo fare con un simile ignorantone?». Non manca però l’autoironia, a tratti la comicità, come quando il protagonista si chiede: «Ma guardati! […] Un bel superuomo sei diventato! E se Nietzsche ti vedesse adesso? E <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span>, che ne direbbe? E Spengler? Ruggirebbe. Pazzo, idiota […] sorcio».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/aspetta-primavera-bandini/5616" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2644" style="margin: 10px;" title="aspetta-primavera-bandini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/aspetta-primavera-bandini-182x300.jpg" alt="aspetta-primavera-bandini" width="182" height="300" /></a>Il suo primo romanzo pubblicato, <a title="Aspetta primavera, Bandini" href="http://www.libriefilm.com/aspetta-primavera-bandini/5616"><em>Aspetta primavera, Bandini</em></a> del 1938, venne accolto con curiosità e favore dalla critica, mentre la seconda prova, <a title="Chiedi alla polvere" href="http://www.libriefilm.com/chiedi-alla-polvere-2/5639"><em>Chiedi alla polvere</em></a> del 1939, incontrò la freddezza degli ambienti letterari (oggi entrambi i romanzi sono disponibili nelle edizioni Marcos y Marcos). Tale accoglienza, tutt’altro che trionfale, e la non superata delusione per le ripetute bocciature del libro nel quale aveva riposto tutto se stesso, lo sconfortarono. L’insuccesso e il matrimonio lo costrinsero a misurarsi con lo spettro della precarietà economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu così che il giovane Fante, mancato (rinviato) l’appuntamento con la fama mondiale, con rammarico, rivolse il proprio ingegno al cinema, cimentandosi in una attività che si presentava come più redditizia, quella di sceneggiatore a Hollywood. Anni dopo se ne pentì: «Per molti motivi vorrei non aver lavorato per il cinema. Tende a rovinare un buono scrittore». Ma aveva bisogno di denaro per mantenersi e per continuare ad alimentare i suoi sogni. Prima di affermarsi come sceneggiatore inciampò in inattese complicazioni. La moglie, la poetessa Joyce Smart, spiegò che «Fante era rimasto indifferente a tutte le cause della sinistra» e che questo atteggiamento aveva costituito un vero e proprio ostacolo per la sua carriera in un ambiente fortemente politicizzato, quale quello cinematografico, che lo aveva avvertito sin dall’inizio come un renitente, un intruso, un infiltrato. Infine riuscì, tramite la raccomandazione dell’amico scrittore Carey McWilliams, a farsi assumere negli Studios e a raggiungere così una certa agiatezza, pur costantemente minacciata dal vizio del gioco. Che si trattasse del <a title="poker" href="http://www.centropoker.it/" target="_blank">poker</a> o del biliardo, o anche del golf, Fante non sapeva resistere alla tentazione di giocarsi più di quanto guadagnasse.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/full-of-life/5676" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2645" style="margin: 10px;" title="full-of-life" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/full-of-life-196x300.jpg" alt="full-of-life" width="196" height="300" /></a>La vita di quei lunghi anni fu partcolarmente frustrante per Fante, l’aver sacrificato il suo talento per dedicarsi ad un oscuro lavoro da “gregario” lo lasciava sempre più «infelice e insoddisfatto». Solo molti anni dopo arrivarono “dal cinema” le prime gratificazioni importanti: le collaborazioni con Billy Wilder, <a title="Alfred Hitchcock" href="http://www.libriefilm.com/category/registi/alfred-hitchcock">Alfred Hitchock</a> a altri grandi registi, i viaggi all’estero, la vera ricchezza e persino la nomination all’Oscar per l’adattamento cinematografico del suo romanzo <a title="Full of Life" href="http://www.libriefilm.com/full-of-life/5676"><em>Full of Life</em></a> del 1952, il più significativo successo di Fante in vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Lavorare per Hollywood, però, finì per diventare una distrazione fatale per la sua attività di narratore. I facili guadagni finirono per impigrirlo e forse rinunciò al sogno di diventare un grande scrittore. Non seguì il consiglio che gli aveva dato l’amico William Saroyan, di continuare a scrivere romanzi: «una volta Saroyan mi ha detto: scrivili grandi e scrivili spesso, Johnnie, perché ti dimenticano in fretta». Oblio che puntualmente arrivò.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprese a scrivere narrativa soltanto molti anni dopo, ma ogni volta era come ricominciare da capo. Il pubblico aveva dimenticato quel giovane che molti anni prima aveva pubblicato qualche buon romanzo e dei discreti racconti. Nel 1977 scrisse <a title="La confraternita dell'uva" href="http://www.libriefilm.com/la-confraternita-delluva/5602"><em>La Confraternita del Chianti</em></a>, ma a tagliargli la strada verso il successo arrivò presto una malattia spietata, il diabete, che finì per provocargli progressivamente l’amputazione delle gambe e la cecità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sogni-di-bunker-hill/5622" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2646" style="margin: 10px;" title="sogni-di-bunker-hill" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sogni-di-bunker-hill-183x300.jpg" alt="sogni-di-bunker-hill" width="183" height="300" /></a>Continuò stoicamente a dettare le ultime pagine alla moglie. Nel 1982 scrisse, o meglio dettò, <a title="Sogni di Bunker Hill" href="http://www.libriefilm.com/sogni-di-bunker-hill/5622"><em>Sogni di Bunker Hill</em></a>, romanzo breve nel quale racconta le aspettative, ormai lontane, della sua giovinezza. E’ una storia incredibilmente allegra e mai amara, non c’è traccia di quella mestizia che pure sarebbe comprensibile in una persona nelle sue condizioni fisiche, sempre più precarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo amico <a title="Bukowski" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-bukowski">Bukowski</a> scrisse: «finire ad Hollywood a scrivere sceneggiature, ecco cosa l’ha ucciso». E fu una morte terribile, come testimonia lo stesso scrittore, che gli rimase vicino fino alla fine, negli ultimi diciassette mesi trascorsi a vegetare in una clinica: «una delle più lente orribili morti a cui io abbia mai assistito o sentito raccontare».</p>
<p style="text-align: justify;">Solo dopo la morte, sopravvenuta l’8 maggio 1983, hanno visto la luce, grazie al generoso impegno della moglie, numerose opere inedite, tra cui <a title="Un anno terribile" href="http://www.libriefilm.com/un-anno-terribile/2013"><em>Un anno terribile</em></a> e <a title="A Ovest di Roma" href="http://www.libriefilm.com/a-ovest-di-roma/4623"><em>A Ovest di Roma</em></a>, disponibili in italiano nelle Edizioni Fazi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere meglio il mancato apprezzamento delle opere di Fante da parte della critica militante e il difficile rapporto avuto con gli editori nel corso degli anni, elementi che pure hanno contribuito a scoraggiarne un più determinato e costante impegno letterario, occorre soffermarsi sulla caratterizzazione culturale e sulla vicenda umana di Fante.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente ha subito il pregiudizio, tuttora molto diffuso negli Stati Uniti, nei confronti degli immigrati di origine italiana. Nonostante le sue cristalline capacità rimaneva pur sempre un “dago”, termine spregiativo con il quale vengono ancora oggi definiti gli italiani d’America, che peraltro animano l’intera opera fantiana (il nomignolo fa riferimento al vino rosso degli immigrati e proprio <a title="Dago red" href="http://www.libriefilm.com/dago-red/5127"><em>Dago Red</em></a> è il titolo di una raccolta di racconti di Fante del 1940). «Per loro ero Wop [<em>With Out Passaport</em>], Dago, Greaser [locuzione riferita soprattutto ai messicani, nda]… Mi hanno umiliato al punto da farmi diventare diverso e mi hanno spinto ad accostarmi ai libri, a rinchiudermi in me stesso».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lettere-1932-1981/5658" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2647" style="margin: 10px;" title="lettere3281" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lettere3281-176x300.jpg" alt="lettere3281" width="176" height="300" /></a>C’è poi il percorso “politico-letterario” di Fante, i primi lavori inviati alle riviste e il rapporto di amicizia (solo espistolare ma molto intenso) con Henry Louis Menken (1880-1956), scrittore e critico di destra, che pubblicò i primi racconti dello scrittore, <em>Altar boy</em> e <em>Home sweet home</em>, su <em>The American Mercury</em>. La prestigiosa rivista letteraria, considerata «fascista» dallo stesso Fante, era nota per l’orientamento conservatore e per la consuetudine di selezionare le collaborazioni giornalistiche sulla base della comune appartenenza culturale. Quella di Fante fu più di una semplice collaborazione, tanto che ebbe a definire la rivista «il mio luogo di nascita, la mia casa, la mia scuola, il mio partner, il mio campo di gioco, la vita stessa». Sull’ammirazione nutrita per Menken («vale 10 Roosevelt») e sulla formazione di Fante è molto interessante la corrispondenza tra i due; <em>A personal correspondence Menken-Fante 1930-1952</em>*, purtroppo esclusa dalla recente traduzione delle altre lettere fantiane (<a title="Lettere 1932-1981" href="http://www.libriefilm.com/lettere-1932-1981/5658"><em>Lettere 1932 -1981</em></a>), e disponibile solo in lingua inglese (si può ordinare scrivendo a arthouse@arthouseine.com).</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi le posizioni “politicamente scorrette” di Fante. Non mascherava, anzi rivendicava la sua indifferenza per le sorti della guerra: «La guerra in Europa, i discorsi di Hitler. Sciocchezze! Date ascolto a me, invece, che ho qualcosa da dirvi sul mio libro […] Ma a loro non interessava. Quella povera gente dal destino tragico preferiva la guerra in Europa […] Io li guardavo e scuotevo il capo mestamente». «L’unica guerra che intendo combattere è quella che io stesso ho intrapreso», dichiarava facendo sfoggio di un’originalità che rasentava l’impudenza pura e semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni occasione era buona per manifestare la sua avversione per il comunismo: «chiunque ami il comunismo dovrebbe vedere Berlino Est. Al diavolo i dogmi marxisti. Quello che vede l’occhio a Berlino Est risponde a tutte le domande». Trovava esecrabile il camaleontismo degli intellettuali di sinistra: «oscillano in avanti e indietro, senza principi, ipocriti, persi, pronti a correre in soccorso del vincitore della guerra fredda». Al suo giudizio inesorabile non sfuggivano i critici comunisti, «i rossi dallo sguardo allucinato», come li chiamava con intento derisorio. Disistima che i critici marxisti ricambiavano ignorando o maltrattando le sue opere. Ogni volta che, nei suoi viaggi di lavoro, si trovava nel nostro paese, si corrucciava nel constatare che «ci sono sei milioni di comunisti in Italia […] l’intera industria del cinema è dell’<em>intellighentia </em>rossa del tipo che prevaleva a Hollywood […] si identificano facilmente perché danno voce a cliché antiamericani. Il lavoro va a loro e mantengono le cose come stanno». Poi, con quel suo peculiare machismo da guascone dispettoso, concludeva affermando che «i poveri non sono rossi» mentre «tutti i finocchi sono rossi».</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi i suoi spassosi personaggi, tutti autobiografici, perdenti ma sempre pronti a rialzarsi, e soprattutto c’è Arturo Bandini, spericolata controfigura di Fante, protagonista di diversi romanzi, una intera saga. Figlio di immigrati italiani, Arturo è un giovane sanguigno e vanitoso, irritabile e bellicoso, ma anche sensibile e autentico. E’ squattrinato e vive in fatiscenti camere in affitto al limite dell’indigenza, ma gli basta pensare al luminoso futuro che l’attende per sentirsi su di giri. Vuole a tutti i costi diventare uno scrittore. Anzi, gli faremmo un torto a dire così. Meglio essere precisi quando si parla di Arturo, non ci perdonerebbe mai una tale leggerezza d’espressione, ci ricoprirebbe d’insulti senza lasciarci il tempo di spiegare. Bandini vuole essere riconosciuto per quello che è, o meglio per quello che si sente di essere: un grande scrittore. Perché il nostro amico, ancora prima di cominciare a scrivere, si sente già predestinato a diventare il più grande romanziere del secolo. La sua sfrenata presunzione è pari solo alla sua paralizzante timidezza. Si innamora follemente di una focosa cameriera, Camilla Lopez, ma la ragazza non cade immediatamente ai suoi piedi, come Bandini si sarebbe aspettato. Il corteggiamento si dimostra disastroso. Camuffati i suoi sentimenti dietro un altezzoso distacco, come ritiene che si addica a chi sta per raggiungere l’empireo della letteratura mondiale, apostrofa la ragazza come «sudicia messicana» e «scarpe scalcagnate» con effetti che potete immaginare. Camilla, per tutta risposta, preferirà andare a vivere tra la «polvere» del deserto, lasciandolo solo, a «chiedersi» dove sia scappata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/chiedi-alla-polvere-2/5639" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2648" style="margin: 10px;" title="chiedi-alla-polver" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/chiedi-alla-polver-183x300.jpg" alt="chiedi-alla-polver" width="183" height="300" /></a>Eppure è proprio al Bandini di <a title="Chiedi alla polvere" href="http://www.libriefilm.com/chiedi-alla-polvere-2/5639"><em>Chiedi alla polvere</em></a> che Fante deve buona parte della sua fama. <a title="Charles Bukowski" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-bukowski">Charles Bukowski</a>, infatti, dopo aver letto quel libro, che gli sembrò «un miracolo, grande e inatteso, come aver trovato l’oro nell’immondezzaio cittadino [così Hank considerava la biblioteca comunale, nda]», ne rimase folgorato. «Ecco, finalmente uno scrittore che non ha paura delle emozioni», commentò. In pochi giorni lesse tutte le opere disponibili di questo autore dimenticato, e le giudicò «scritte con le viscere e per le viscere, con il cuore e per il cuore». Preso da un contagioso entusiasmo convinse il proprio editore, John Martin, a far ristampare i libri di Fante. Nel 1980 la Black Sparrow Press pubblicò <a title="Chiedi alla polvere" href="http://www.libriefilm.com/chiedi-alla-polvere-2/5639"><em>Chiedi alla polvere</em></a>, nel 1982 <a title="Sogni di Bunker Hill" href="http://www.libriefilm.com/sogni-di-bunker-hill/5622"><em>Sogni di Bunker Hill</em></a>, nel 1983 <a title="Aspetta primavera, Bandini" href="http://www.libriefilm.com/aspetta-primavera-bandini/5616"><em>Aspetta primavera, Bandini</em></a> e solo nel 1985, due anni dopo la morte dell’autore, il libro che era rimasto nel cassetto, il romanzo cui Fante forse teneva di più, <a title="La strada per Los Angeles" href="http://www.libriefilm.com/la-strada-per-los-angeles/5599"><em>La strada per Los Angeles</em></a>. E fu grazie a questa travolgente offensiva editoriale che la stampa americana scoprì nuovamente Fante e tornò ad occuparsi di lui, come se si trovasse davanti un esordiente. Ma Fante, alle prese con la malattia, fece appena in tempo ad accorgersene e non potè godere appieno dell’inatteso ritorno di notorietà.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Bukowski" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-bukowski">Bukowski</a> considerava Fante il «narratore più maledetto d’America», ne apprezzava «la purezza, il prodigio emotivo», l’energia che si sprigionava in ogni pagina e «il rincorrersi di dolore e ironia». Lo riteneva un vero maestro di scrittura e di vita. Fece appena in tempo a conoscerlo personalmente e poté così apprezzarne anche le qualità umane: «la personalità è buona, forte e calda come il suo linguaggio». «Conoscerlo», scrisse anni dopo, «è stato il vero evento della mia vita». L’opera fantiana esercitò un forte ascendente su <a title="Bukowski" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-bukowski">Bukowski</a>, al punto che il vecchio Hank nella vita privata non esitava ad assumere l’identità del suo personaggio preferito: «Si, Fante ha avuto una grande influenza su di me. Non molto tempo dopo averlo scoperto, mi misi a vivere con una donna. Beveva come una spugna, anche di più di me, e assieme facevamo delle litigate feroci, durante le quali le gridavo: non chiamarmi figlio di puttana! Io sono Bandini, Arturo Bandini!».</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/john-fante" target="_blank">John Fante</a></span> è considerato da tutti un grande scrittore e persino la critica di sinistra, nel tardivo e disperato tentativo di appenderne frettolosamente il ritratto nella propria galleria, ne canta le lodi. Ogni suo libro supera, appena pubblicato, le ventimila copie vendute e la vita e l’opera del torricellano illustre sono addirittura diventate materia di tesi di laurea (una già svolta e altre quattro in preparazione).</p>
<p style="text-align: justify;">Pregevole ed impagabile è, a tali fini, l’attività di supporto documentale dei “fantiani d’Abruzzo”, una associazione culturale che si riunisce tutti i mesi a Torricella Peligna (presente su internet all’indirizzo http:// www.villaggio.it/johnfante/john_fantiani.htm). Il centro si dedica con grande passione all’approfondimento dello studio della figura del famoso conterraneo (in paese ci sono ancora figli di cugini di John).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Presidente, Pietro Ottobrini, dipendente comunale di Torricella Peligna, ci racconta un aneddoto inedito e significativo. Fante, poco dopo la guerra, ancora non famoso, venuto a conoscenza dei danni provocati dai bombardamenti, inviò al Sindaco un’accorata lettera per sapere com’era ridotto il paese e come stavano i suoi parenti. La scrisse in inglese perché, pur amando Silone, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/luigi-pirandello" target="_blank">Pirandello</a></span>, D’Annunzio e Verga, non aveva la necessaria confidenza con la lingua italiana. Il Sindaco, per rispondere, fu costretto ad andare a Chieti per farsi tradurre la lettera da una professoressa. In questa sincera preoccupazione di immigrato di seconda generazione risiede il motivo per il quale Fante rimandò a lungo l’idea di visitare il paese dei suoi genitori, anche quando, tra il 1957 e il 1960, per motivi di lavoro, venne spesso in Europa, soggiornando – tra l’altro &#8211; a Roma e Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Preferiva non rovinare il ricordo che gli avevano consegnato i genitori, di un Abruzzo rurale, povero ma dignitoso, pieno di montagne e di freddo come il suo Colorado, paura di «non trovare gente che mi somigli, gente piccola che, quando fa una casa con tutto l’universo dentro, è capace di resistere pure al Diluvio Universale. Se là invece trovo una pompa di benzina e le luci al neon, il bar all’americana e niente uomini come mio padre, è troppo il rischio di rovinare un paesaggio…» (tratto da <em>Tesoro, qui è tutto una follia. Lettere dall’Europa 1957-1960</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha scritto <a title="Bukowski" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-bukowski">Bukowski</a> nella prefazione di <a title="Chiedi alla polvere" href="http://www.libriefilm.com/chiedi-alla-polvere-2/5639"><em>Chiedi alla polvere</em></a> «la storia di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/john-fante" target="_blank">John Fante</a></span> non è tutta qui. E’ la storia di un uomo fortunato e sfortunato in egual misura, di un uomo di raro coraggio naturale». E noi siamo stati fortunati ad avere la possibilità di leggere i suoi romanzi e i suoi diari. Grazie Johnnie!</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">* il libro in questione è stato pubblicato dall’editore Fazi nell’ottobre 2001 con il titolo <em>Sto sulla riva dell’acqua e sogno. Lettere a Mencken 1930-1952</em>. E’ la testimonianza della forte sintonia umana e culturale tra i due scrittori: dalla passione condivisa per Nietzsche alla comune freddezza per l’entrata degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, al fastidio per il monopolio degli intellettuali di sinistra nel mondo culturale, nell’editoria, nella critica letteraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Esemplare, al riguardo, questo stralcio della lettera che Fante scrisse a Mencken il 16 giugno 1934:</p>
<p style="text-align: justify;">«Caro signor Mencken,<br />
in questi giorni mi fortifico con pesanti dosi di Nietzsche che, con tutti i suoi piccoli errori, è la migliore medicina al mondo […] Un mese fa il mio agente Maxim Lieber ha rifiutato un mio racconto perché era ironicamente filocattolico […] Il pensiero che un agente, un semplice agente, un dannato marxista, un maledetto marxista dilettante, rifiuta il mio racconto perché dispiace al suo umore del momento mi manda sempre fuori dai gangheri […] Ma capita che un racconto abbia un tema cattolico, e non c’è proprio ragione per cui un fottuto dannato agente, che si suppone tratti di opere letterarie e non di propaganda, dovrebbe rifiutarlo […] Che me ne importa del comunismo? Mi farò mettere contro il muro e sparare prima di sottoscrivere il marxismo da salotto di uno stupido gruppo di laureati di Harvard che – non avendo nulla dentro i loro cuori – devono inghiottire e difendere dei principi di cui non sanno nulla. Oggi, ogni <em>bohémien</em>, lesbica o finocchio, è comunista. Mi danno la nausea! E dovranno farmi a pezzi prima di impedirmi di pubblicare […] Simpatizzano con le masse. Questa è una bugia. Usano le masse come materiale, ma non simpatizzano se non in modo ipocrita […] Sono comunisti perché il comunismo in questo paese paga. Per quello che mi riguarda non simpatizzo con le masse. Le masse esisteranno sempre. Sono formate da sciocchi. Sono necessari alla società. Se proprio lo devo dire, odio le masse. Ho vissuto con loro e ho sentito il loro fiato sporco e le loro menti vuote. L’istruzione non le tocca. Niente può toccarle. Sono segnate. Che muoiano. Devo farmi gli affari miei, in questa vita, ovvero sopravvivere. Che è un lavoro tremendo. Non mi sporcherò le mani cercando di salvare le masse…»</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, da <em>Area </em>di maggio 2000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/john-fante-il-caso-degli-anni-ottanta.html' addthis:title='John Fante, il caso degli Anni Ottanta ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La biblioteca di Hitler</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 17:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un documentato saggio di Timothy W. Ryback analizza gli oltre sedicimila volumi della biblioteca personale del Führer]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-biblioteca-di-hitler.html' addthis:title='La biblioteca di Hitler '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804583974" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2426" style="margin: 10px;" title="la-biblioteca-di-hitler" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-biblioteca-di-hitler-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Timothy W. Ryback ha pubblicato il libro <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804583974"><em>La biblioteca di Hitler</em></a> che è un originale saggio sulle letture che hanno formato il dittatore tedesco. Sulle vicende biografiche di Hitler si è scritto fino all’inverosimile, ma mancava ancora uno studio specifico dedicato alla vasta biblioteca messa insieme dal Führer (circa 16.300 volumi).</p>
<p style="text-align: justify;">L’indagine comincia dal periodo della prima guerra mondiale, quando Hitler combatte sul fronte francese; non è possibile, infatti, avere notizie certe sulle letture precedenti a questo periodo, sebbene coloro che conobbero Hitler da ragazzo affermano che era sempre stato un lettore vorace e onnivoro. Il primo volume al quale è possibile risalire è una guida artistica di Berlino scritta da Max Osborn (particolare interessante è che Osborn era un critico d’arte di origine ebraica e i suoi libri saranno vietati sotto il III° Reich). Il caporale austriaco ha letto questa guida turistica durante la sua permanenza al fronte: evidentemente nel fango delle trincee era difficile leggere cose più impegnative. Nel periodo del dopoguerra si hanno notizie più precise sulle letture di Hitler; un personaggio che ha molto influito sul futuro Führer è stato Dietrich Eckart, autore teatrale di grande successo. Eckart era un fervente patriota antisemita che si circondava di giovani militanti di movimenti nazionalisti e che poteva permettersi di fare da mecenate ai suoi accoliti, infatti fu lui a insegnare a Hitler i rudimenti della redazione di un libro e a presentarlo alle prime riunioni politiche affermando: «quest’uomo è il futuro della Germania. Un giorno tutto il mondo parlerà di lui».</p>
<p style="text-align: justify;">In questo periodo Hitler leggeva numerosi libelli nazionalisti e antisemiti che fiorivano negli ambienti patriottici, e nel periodo che trascorse in carcere dopo il fallito Putsch di Monaco ebbe modo di approfondire questi argomenti, leggendo Paul de Lagarde, Houston Stewart Chamberlain e <a title="Hans F. K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/">Hans F.K. Günther</a>, nonché <em>L’ebreo internazionale</em> di Henry Ford. Hitler definirà il periodo trascorso in carcere come un corso di istruzione superiore a spese dello stato. Sempre in questo periodo Hitler scrive il <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/mein-kampf-hitler-adolf-edizioni/libro/9788889515358?a=395521" rel="nofollow" target="_blank">Mein Kampf</a></span></em>, nella cui prefazione precisa di non avere pretese intellettuali, ma di essere innanzi tutto un uomo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Dei classici della letteratura tedesca Hitler aveva una conoscenza piuttosto lacunosa, sicuramente apprezzava più di tutti <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span>. Visitò l’Archivio Nietzsche a Weimar dove la sorella del filosofo, Elisabeth, gli regalò il bastone da passeggio di Nietzsche. Fra gli autori a lui contemporanei Hitler leggeva con passione <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> e della letteratura straniera sappiamo che leggeva <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/william-shakespeare" target="_blank">Shakespeare</a></span>. Un certo spazio avevano anche letture di evasione: racconti d’azione e d’avventura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il saggio di Ryback si sofferma anche su un episodio importante che riguarda la politica culturale del Reich. Quando il movimento nazionalsocialista si insedia al potere, diviene libro di testo nelle scuole <em>Il mito del XX° secolo</em> di Alfred Rosenberg, un saggio prolisso e piuttosto eccentrico in cui il gerarca nazista sosteneva tesi che urtavano particolarmente la sensibilità della Chiesa Cattolica. Il vescovo austriaco Alois Hudal scrisse <em>Die Grundlagen des Nationalsozialismus</em>, un libro che avrebbe dovuto sostituire quello di Rosenberg, smorzando gli accenti antisemiti del regime e orientando l’opinione pubblica verso sentimenti vagamente anticomunisti. L’operazione però non ebbe successo: il governo nazista ritenne che questa intromissione delle gerarchie ecclesiastiche nella vita politica dello stato fosse inaccettabile, tanto più perché metà dei tedeschi era protestante e anche perché il regime era tendenzialmente ispirato al paganesimo nordico.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le letture di Hitler c’erano anche numerosi libri di argomento militare: cataloghi di carri armati, di sommergibili, di aerei… Durante gli anni della guerra Hitler consultò spesso questi testi, anche per informarsi sulle capacità belliche degli avversari. I volumi di argomento militare sono circa 7000!</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente il Führer leggeva volentieri le biografie degli eroi della storia tedesca, soprattutto di Federico il Grande: il leggendario re di Prussia era un vero e proprio idolo per Hitler.</p>
<p style="text-align: justify;">Hitler non perse mai il gusto per la lettura, anche negli anni più impegnativi del governo e della guerra riusciva sempre a trovare qualche ora per leggere; e i libri della sua biblioteca personale presentano spesso segni di matita, appunti e rilegature rovinate, indici di letture non superficiali.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione si può constatare come Hitler, essenzialmente uomo d’azione, avesse una cultura umanistica piuttosto frammentaria e non sempre supportata da un’adeguata percezione della prospettiva storica. Tuttavia l’impressione che si ricava dalla lettura di questo saggio è che da un confronto culturale tra il Führer e gli attuali governanti “democratici”, questi ultimi uscirebbero sicuramente con le ossa rotte…</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Timothy W. Ryback, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804583974"><em>La biblioteca di Hitler</em></a>, Mondadori, Milano, 2008, pp.266, € 19,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-biblioteca-di-hitler.html' addthis:title='La biblioteca di Hitler ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Gli dei mostruosi venuti dallo spazio. Letture e riflessioni sull&#8217;opera di H.P. Lovecraft</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 08:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni sulla vita, l'opera e il successo postumo di Howard Phillips Lovecraft (1890-1937)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gli-dei-mostruosi-venuti-dallo-spazio.html' addthis:title='Gli dei mostruosi venuti dallo spazio. Letture e riflessioni sull&#8217;opera di H.P. Lovecraft '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><div id="attachment_2208" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><img class="size-medium wp-image-2208" title="lovecraft" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lovecraft.jpg" alt="HPL (Providence, 20 agosto 1890 – 15 marzo 1937)" width="226" height="226" /><p class="wp-caption-text">HPL (Providence, 20 agosto 1890 – 15 marzo 1937)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Esistenza strana, crepuscolare, anzi notturna quella dello scrittore Howard Phillips <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, nato a Providence, nel Rohode Island, nel 1890 e morto presso il Jane Brown Memorial Hospital della sua città natale nel marzo del 1937, per un tumore all&#8217;intestino in fase avanzata, pochi giorni dopo il ricovero d&#8217;urgenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Due genitori non precisamente equilibrati, visto che il padre, Winfield Scott (rappresentante di commercio), dopo una serie di gravi disturbi psichici, viene definitivamente interdetto e ricoverato in manicomio quando il bimbo ha soli tre anni (morirà poi nel 1898, senza mai più riacquistare la ragione); e che la madre, Sarah Susan Phillips, lo soffoca con le sue cure ansiose ed eccessive.</p>
<p style="text-align: justify;">Trasferitosi nella casa dei nonni, il bambino vi frequenta la ricca biblioteca e si forma, da autodidatta, una profonda ed eclettica cultura che spazia dalla letteratura e dalla filosofia alle scienze, specialmente chimica ed astronomia, tanto da allestire un proprio laboratorio chimico e da redigere dei bollettini scientifici, nel tempo stesso in cui si cimenta con i primi racconti e con le prime composizioni poetiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora più infelice di Leopardi, forse anche a causa dello studio matto e disperatissimo comincia a soffrire di esaurimenti nervosi dall&#8217;età di soli dieci anni; a quindici anni batte la testa in seguito a una caduta e, da quel momento, comincia a soffrire di terribili mal di testa, che lo perseguiteranno tutta la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Come aspirante scrittore, il suo modello è (come per l&#8217;altro grande scrittore americano dell&#8217;inquietudine, Ambrose Bierce) il Settecento inglese: di quel periodo sono gli autori preferiti che, sotto la guida del nonno, &#8220;scopre&#8221; nella biblioteca di casa Phillips; e da essi acquisirà quel caratteristico stile arcaicizzante (più marcato nell&#8217;epistolario, ma rintracciabile anche nei racconti e nei romanzi della maturità) sul quale egli stesso, talvolta, scherzava (possediamo, ad esempio, un ironico autoritratto che lo raffigura immerso nelle carte, in costume settecentesco e con tanto di parrucca incipriata).</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;età di sedici anni collabora regolarmente con importanti riviste di astronomia, facendosi notare per la sua preparazione e per la sua acutezza di studioso (sostiene, ad esempio, l&#8217;esistenza del pianeta Plutone, intuito da alcuni astronomi e in particolare da Percival Lowell, ma non osservato direttamente fino al 1930); scrive anche un manuale di chimica inorganica, che andrà perduto; e sembra collocarsi sul versante rigidamente empirista e positivista della ricerca scientifica, prendendo più volte a bersaglio la &#8220;ciarlataneria&#8221; delle previsioni astrologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai diciotto anni cessa di frequentare il liceo, più che mai imprigionato dalla madre (per influsso della quale brucia tutti i suoi racconti giovanili) sotto una campana di vetro. In compenso, incomincia a effettuare gite ed escursioni in luoghi remoti e isolati della Nuova Inghilterra, alla ricerca di antichi insediamenti e di &#8220;tracce&#8221; di perdute, misteriose civiltà che faranno da sfondo a molte sue opere successive.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8834708652" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/necronomicon1.bmp" border="0" alt="Il Necronomicon. Storia di un libro che non c'è. Vol. I" width="95" height="147" /></a>La sua formazione culturale, pertanto, risente di un duplice e contrastante influsso: quello scientista e materialista, che lo porta a concepire l&#8217;idea di un universo meccanicistico, dominato da leggi matematiche e totalmente chiuso all&#8217;idea del trascendente; e una vena sognatrice, fantastica, &#8220;romantica&#8221;, che lo spinge a scrivere versi (per qualche anno riterrà quella la sua vera vocazione di scrittore) e a vivere di sogni e fantasie circa un mondo lontano nel tempo (a cominciare dall&#8217;amato Settecento inglese) e nello spazio (immaginando una realtà di universi paralleli che talvolta entrano casualmente in contatto con il nostro, e popolati da un vero e proprio Pantheon di divinità mostruose e minacciose, sempre pronte ad invadere la nostra dimensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste divinità, anzi, avevano dominato la Terra in tempi immemorabili (<em>in illo tempore</em>, direbbe lo storico delle religioni <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>, ossia in un tempo mitico, preistorico nel senso di anteriore alla storia a noi nota) ed ora sono sul punto di ritornarvi, evocati mediante sacrileghi riti da una parte dell&#8217;umanità, quella formata dai discendenti di innominabili incroci che avvennero fra umani ed extraterrestri.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui il pensiero non può non tornare a quel misterioso e inquietante passo dell&#8217;<em>Antico Testamento</em> (<em>Genesi</em>, VI, 1-4): &#8220;Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla Terra e nacquero loro figli, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero… C&#8217;erano i giganti sulla terra a quel tempo &#8211; e anche dopo &#8211; quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a>, uomini famosi.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1913 viene notato dal direttore di una rivista amatoriale di narrativa ed entra così nel circuito letterario, anche se ci vorranno ancora dieci anni perché incominci veramente a &#8220;sfondare&#8221;. Nel 1923, infatti, pubblica il racconto <em>Dagon </em>sul mensile dell&#8217;orrido <em>Weird Tales</em>, che poco dopo gli offrirà addirittura la direzione; ma <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> rifiuterà, non volendo trasferirsi a Chicago, ove ha sede la rivista. Molti suoi racconti vengono pubblicati a nome di facoltosi e ambiziosi dilettanti (tra i quali il famoso prestigiatore e illusionista Harry Houdini): infatti dal 1911, a causa di un tracollo finanziario, la famiglia di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> è ridotta in povertà, e lo scrittore non uscirà mai più dalle strettezze economiche. Scrivere racconti che altri firmeranno è un modo di sopravvivere; questo, però, dopo la sua morte darà luogo a una grave difficoltà filologica: quella di identificare i racconti da lui interamente scritti, ma non firmati; quelli scritti a quattro mani con altri autori; quelli, infine, ai quali egli ha fornito lo spunto, la trama, alcuni elementi narrativi; e di separarli da un gran numero di racconti spuri che, come è accaduto anche ad autori altrettanto schivi ma assai più grandi di lui (si pensi a Virgilio, ad esempio, e alla questione dell&#8217;<em>Appendix vergiliana</em>) subito incominciarono a girare con la sua firma, ma che in realtà nulla hanno a che fare con il &#8220;solitario di Providence&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> fa il suo primo e unico tentativo di crearsi un&#8217;esistenza indipendente. Mortagli la madre nel 1921, era rimasto a vivere con le zie materne. Nel corso di una riunione di scrittori, aveva conosciuto una giovane ebrea di origine russa, vedova e di sette anni più grande di lui; e, nel 1924, l&#8217;aveva spostata, trasferendosi nell&#8217;appartamento di lei a New York, nel quartiere di Brooklyn. Tentativo piuttosto goffo e di breve durata, reso ancor più difficile dal trasferimento nella megalopoli caotica e tentacolare (che tanto colpirà il Garcìa Lorca di <em>Poeta en Nueva York</em>) e dal distacco dalla sua amatissima Providence e dal &#8220;profumo&#8221; arcaico del New England.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8834709896" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/necronomicon2.bmp" border="0" alt="Il Necronomicon. Storia di un libro che non c'è. Vol. I" width="95" height="147" /></a>In capo a due anni, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> lascia New York e la moglie e se ne torna a Providence, trasferendosi in un piccolo appartamento ove vivrà ritiratissimo &#8211; uscendo, pare, quasi solo nelle ore notturne &#8211; e accudito dalla zia Lilian che, per amor suo, si è trasferita al piano di sopra. Tormentato da angosce, nevrosi, insicurezze patologiche, vive più che mai una vita da dostoevskiano sottosuolo, creatura allucinata e lunare, immerso in un clima da incubo da lui stesso evocato nei suoi terrificanti racconti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1927 ha già scritto due romanzi brevi, che però non verranno pubblicati se non dopo la sua morte: <em>La ricerca dello sconosciuto Kadath</em> e <em>Il caso di Cxharles Dexter Ward</em>, cui seguirà, nel 1930, <em>Colui che sussurrava nelle tenebre</em> e, nel 1931, <em>Le montagne della follia</em> (che viene rifiutato dal nuovo direttore di <em>Weird Tales</em>, Farnsworth Wright), e via via una serie di racconti in cui sviluppa il cosiddetto &#8220;ciclo di Chtulhu&#8221;, ossia la saga degli dèi mostruosi cacciati nello spazio, e che dallo spazio cercano di tornare sulla Terra, restaurando fra gli umani la loro abominevole religione, fatta anche, inutile dirlo, di sacrifici umani e di magia nera.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua vita, intanto, è sempre più solitaria e infelice. Dopo la morte della zia Lilian, nel 1932, non gli resta che la zia Annie; cerca, in compenso, di coltivare le relazioni umane attraverso un ricchissimo epistolario, in cui spende le sue magre risorse economiche. Si concede pure qualche viaggio (mai in Europa, però, anzi mai fuori del Nord America), tra l&#8217;altro alla vecchia città francese di Québec, nel Canada, da cui tornerà con una relazione di quasi 150 pagine; e, più tardi, in Florida, ove soggiorna per circa due mesi, ospite di un amico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1933 si trasferisce, con la zia Annie, in un mini-appartamento da cui non si muoverà più; come scrittore si sente inaridito, non scrive quasi più nulla, prostrato anche dai giudizi negativi e dalle incomprensioni che accentuano la sua morbosa insicurezza e che lo fanno dubitare di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1935 un suo nuovo romanzo breve, <em>L&#8217;ombra venuta dal tempo</em>, è ancora rifiutato dal direttore di <em>Weird Tales</em>; l&#8217;amico e corrispondente Robert Erwin Howard (autore, fra l&#8217;altro, del ciclo di &#8220;Conan il barbaro&#8221;) si suicida nel 1936, in un momento di scoraggiamento: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> è sempre più solo e sempre più allucinato. Simile al protagonista di uno dei suoi migliori racconti, <em>I sogni nella casa stregata</em>, vive da tempo in una realtà altra, popolata di immagini oniriche estremamente vivide, come se fosse scivolato in un&#8217;altra dimensione popolata di oscure presenze, di malefici incantesimi, di innominabili entità, di ciclopiche architetture dalle geometrie non euclidee, di infausti presentimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vive nell&#8217;incubo del ritorno imminente degli dèi mostruosi provenienti dallo spazio, interpretando &#8211; forse &#8211; come altrettanti, sinistri indizi una serie di coincidenze, di oscuri fatti di cronaca, di inspiegabili fenomeni fisici che proprio in quegli anni un oscuro studioso dell&#8217;insolito suo connazionale, Charles Fort, raccoglie pazientemente in migliaia e migliaia di schede corredate da articoli di giornale, ipotizzando che noi viviamo come trote in un vasca da cui, di tanto in tanto, esseri giganteschi e spaventosi prelevano qualche campione per i loro incomprensibili scopi.</p>
<p style="text-align: justify;">La morte lo coglie, dopo una malattia fulminante, il 15 marzo 1937, mentre il mondo si avvia verso l&#8217;apocalisse della seconda guerra mondiale e dell&#8217;olocausto nucleare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788878991927" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2209" style="margin: 10px;" title="orrori-di-yuggoth" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/orrori-di-yuggoth.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>Dopo la morte di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> vi è stata, graduale ma sicura, una vera e propria <em>renaissance </em>della sua opera, sino a giungere, negli ultimi anni, a forme di vero e proprio &#8220;culto&#8221; da parte di un pubblico sempre più attratto dalle tematiche dell&#8217;inquietudine e del terrore.</p>
<p style="text-align: justify;">Lovecraf, in verità, non è uno scrittore del terrore nel senso tradizionale della parola: è uno scrittore originalissimo, che ha praticamente creato un nuovo genere letterario: il &#8220;gotico <a title="fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a>&#8220;, utilizzando la fantascienza, la <em>fantasy</em> e il gotico vero e proprio. La sua vasta opera, che utilizza le vaste conoscenze scientifiche dell&#8217;autore non solo in fatto di astronomia e scienze naturali, ma anche di mitologia, letteratura, <a title="storia antica" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">storia delle civiltà antiche</a>, forma un <em>corpus</em> unitario in cui ricorrono temi e situazioni correlati e, spesso, personaggi e perfino libri &#8220;maledetti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra questi ultimi, il più celebre è senza dubbio il <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span></em>, un misterioso grimorio (o libro di evocazioni demoniache), scritto nel VII secolo da un poeta arabo pazzo dello Yemen, Abdul Alhazred, e tradotto più tardi in Europa, ma del quale esisterebbero pochissime copie gelosamente custodite; una delle quali presso la Biblioteca dell&#8217;Università Miskatonic Arkham, l&#8217;una e l&#8217;altra &#8211; la città e l&#8217;ateneo: come il libro, del resto &#8211; create dalla fervida fantasia dell&#8217;autore.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di uno dei più celebri <em>pseudobiblia </em>di tutti i tempi, come è provato dalle innumerevoli richieste che biblioteche e librerie si son viste arrivare, negli ultimi decenni, da parte di cultori di occultismo e lettori di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, convinti della sua reale esistenza. Lo stesso scrittore di Providence, in una lettera a un amico, aveva ammesso di esserselo completamente inventato, così come tutti gli altri elementi del &#8220;ciclo di Ctulhu&#8221; (che prende il nome da una delle orripilanti divinità del Pantheon blasfemo e gorgogliante; accanto a Yog-Sothot, Shub-Nigurrat, Nyarlathotep e numerose altre). Egli, infatti, affermava di credere in un rigoroso materialismo e in una sorta di determinismo a base scientifica, e di essersi dedicato all&#8217;evocazione dell&#8217;orrore soprannaturale solo per evasione: ma evasione da cosa, visto che non faceva che dare corpo e consistenza ai fantasmi che lo perseguitavano nella sua vita interiore fin da bambino?</p>
<p style="text-align: justify;">Casomai, si direbbe, per truffarsi in quegli orrori e raddoppiare, masochisticamente, le sue sofferenze e le sue angosce esistenziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è proprio vero che il <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span></em> è frutto dell&#8217;inventiva di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>?</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è chi ne dubita; tra gli altri, due studiosi del mistero del calibro di Luois Sprague de Camp e Colin Wilson. Il primo ha condotto delle ricerche lo hanno portato a entrare in possesso, in Irak, di un antico manoscritto che potrebbe anche essere la versione originale del <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span></em>; il secondo, dopo approfonditi studi, è giunto all&#8217;ipotesi che il padre di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> fosse un adepto della Massoneria egizia (quella fondata da Cagliostro e interamente basata sull&#8217;occultismo) e che, nella biblioteca di lui, il libro maledetto esistesse realmente, ossessionando la mente del figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine si può ricordare che, secondo lo studioso americano L. Bryant, il <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span></em> altro non sarebbe che una deformazione del <em>Picatrix</em>, un testo realmente esistente di alchimia e medicina (e non di necromanzia), che fu tradotto in latino da Pico della Mirandola.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo qui fare una considerazione di carattere generale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804583301" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2210" style="margin: 10px;" title="lovecraft-capolavori" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lovecraft-capolavori-172x300.jpg" alt="" width="172" height="300" /></a>La teoria di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> sugli dèi spaziali è basata sul potere evocatore di certe preghiere e di certi riti da parte degli esseri umani: per mezzo di essi, si può aprire una sorta di &#8220;porta&#8221; interdimensionale, attraverso la quale le entità &#8220;maledette&#8221; sono in grado di penetrare nel nostro continnuum spazio-temporale (donde furono cacciate, in epoche immemorabili, da altri esseri &#8211; i cosiddetti &#8220;Grandi Antichi&#8221; &#8211; che li avrebbero &#8220;esiliati&#8221; negli intermundia siderali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea che entità spirituali possano essere evocate e perfino &#8220;create&#8221; da un determinato orientamento psichico degli esseri umani, nonché dal compimento scrupoloso di riti ben precisi, è un&#8217;idea tipicamente magica, propria non solo della magia dei cosiddetti &#8220;primitivi&#8221;, ma anche dei maghi colti del Rinascimento: Johann Reuchlin, Cornelio Agrippa di Nettesheim, Teofrasto Paracelso, John Dee, Gerolamo Fracastoro e Gerolamo Cardano. Inoltre è un&#8217;idea che sembra ricollegarsi alla Cabala, poiché il pensiero cabalistico pone una precisa relazione tra il potere dei nomi e la capacità di agire in maniera magica sulla realtà naturale. Sbaglierebbero di grosso coloro i quali pensassero che tale idea di fondo sia stata abbandonata interamente al giorno d&#8217;oggi, con l&#8217;avvento della civiltà &#8220;moderna&#8221;. Esperimenti parapsicologici tendono a dimostrare che il pensiero intensamente concentrato di un essere umano (o, a maggior ragione, di un gruppo interagente di esseri umani) è in grado di evocare forze psichiche la cui natura non è ben chiara, ma che sono in grado di agire anche sul piano fisico (se ne possono trovare ampi esempi nel celebre libro di Leo Talamonti &#8220;Universo proibito&#8221; e in molti altri testi similari).</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo: pare che anche ambienti militari e dei servizi segreti di alcuni Stati si siano interessati a un tal genere di esperimenti, finanziandoli in apposite strutture finalizzate all&#8217;utilizzo dei poteri parapsicologici in chiave di dominio psichico a scopo militare e poliziesco. Se ne sarebbe occupato, fra gli altri, il medico americano (di origine croata) Andrija Puharich (noto, negli anni Settanta, come studioso e mentore del sensitivo israeliano Uri Geller), nel quadro di una vastissima ricerca parapsicologica, cui si sarebbero interessati anche insospettabili ambienti finanziari e dello stesso establishment scientifico, dediti all&#8217;uso assai disinvolto dell&#8217;ipnosi, delle sedute medianiche e dei poteri occulti della mente. Scopo ultimo di tali ricerche sarebbe, secondo i ricercatori Lynn Picknett e Clive Prince (vedi il loro libro <a title="Il complotto Stargate" href="http://www.libriefilm.com/il-complotto-stargate/8520"><em>Il complotto Stargate</em></a>, tr. it. Sperling &amp; Kupfer, 2002), instaurare un &#8220;nuovo ordine mondiale&#8221; basato sulla restaurazione del culto dei Nove Dèi dell&#8217;antica città egiziana di Eliopoli: Aton, Shu, Tefnut, Geb, Nut, Osiride, Iside, Seth e Nefti: proprio quelli che si sarebbero &#8220;manifestati&#8221; ad alcuni media nel corso degli esperimenti di Puharic.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845258152" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2211" style="margin: 10px;" title="lovecraft-guardiano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lovecraft-guardiano-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Certo, tale scenario può apparire fantasioso, per non dire fantastico; tuttavia, prima di scartarlo con un&#8217;alzata di spalle, bisogna riflettere sul fatto che ambienti assai potenti del Pentagono e della CIA hanno speso tempo e denaro in lunghe ricerche nel campo del paranormale, e che in essi esistono logge e sette di tipo esoterico e para-religioso che non disdegnano di ricorrere a ogni mezzo (&#8220;il fine giustifica i mezzi&#8221;, diceva Machiavelli ne <a title="Il Principe" href="http://www.libriefilm.com/il-principe/6469"><em>Il Principe</em></a>) pur di assicurarsi il potere più ampio possibile, manipolando l&#8217;opinione pubblica mediante un esteso controllo della stampa, della televisione, dell&#8217;editoria, nonché sul mondo della finanza e della politica. Non è questa la sede per evocare le tesi del cosiddetto complottismo, di cui una forma &#8220;estrema&#8221; è rappresentata dai voluminosi e scioccanti libri-inchiesta dell&#8217;inglese David Icke, mentre delle versioni più &#8220;moderate&#8221; (e credibili) sono state proposte da ricercatori, anche italiani, quali Alfredo Lissoni, Giuseppe Cosco e Maurizio Blondet. Non è di questo che vogliamo parlare; ma del fatto che restaurare una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> antichissima, basata sull&#8217;annuncio di un ritorno imminente degli extraterrestri (o, come nel caso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, degli dèi degli extraterrestri) potrebbe anche essere un progetto pensabile, e magari perseguibile, da parte di ambienti esoterici che, nella terminologia di <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a> e di <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, si potrebbero definire di &#8220;contro-iniziazione&#8221;: in parole semplici, di adepti della magia nera intesi a evocare forze spirituali sub-umane di natura demoniaca.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è necessario pensare che tali dèi esistano realmente, è sufficiente, come dicevamo prima, che vi siano degli esseri umani disposti a credervi ciecamente, a prestarvi un vero e proprio culto, a evocarli mediante un apposito, rigoroso cerimoniale.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludiamo questa riflessione ponendoci una domanda: H. P. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> non potrebbe essere stato travolto da forze minacciose ed aliene, da entità innominabili che aveva imprudentemente evocato proprio con la sua attività di scrittore, subendone una vera e propria invasione psichica?</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Luigi <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/luigi-pirandello" target="_blank">Pirandello</a></span> (ma anche secondo Miguel de Unamuno; per non parlare di José Luis Borgés), i personaggi non vengono creati da uno scrittore, bensì portati alla luce; ma esistevano già, in qualche dimensione, da prima: forse, da sempre. Cervantes non ha &#8220;inventato&#8221; <a title="Don Chisciotte" href="http://www.libriefilm.com/don-chisciotte-della-mancha/6214"><em>Don Chisciotte</em></a>, né <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> ha &#8220;inventato&#8221; <a href="http://www.libriefilm.com/storia-del-dottor-faust-ben-noto-mago-e-negromante/4778"><em>Faust</em></a>: essi hanno dato loro una forma, portandoli all&#8217;esistenza (letteraria: qualcosa come il terzo mondo di cui parlava il filosofo Karl Popper).</p>
<p style="text-align: justify;">Se è così, allora anche <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> non ha &#8220;inventato&#8221; Yog-Sothoth e Shub-Nigrurrath: li ha &#8220;semplicemente&#8221; evocati (mediante il &#8220;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/necronomicon-libro-maledetto.html">Necronomicon</a></span>&#8220;?); ed ora essi sono già qui, in mezzo a noi, nel nostro spazio-tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiaro, a questo punto, che ci troveremmo davanti a una delle più mostruose operazioni di magia nera che si possano immaginare: poiché gli dèi spaziali &#8220;immaginati&#8221; da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> sono, in realtà, orrendi dèmoni; e la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> da lui descritta, sia pure sotto l&#8217;apparenza di esecrarla e condannarla, non sarebbe altro che satanismo nella sua forma più blasfema.</p>
<p style="text-align: justify;">Resterebbe solo da vedere se <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> fosse un adepto consapevole della contro-iniziazione, un servitore intenzionale delle forze del male, oppure se si sia trovato imprigionato, come tanti, tantissimi &#8220;eroi&#8221; dei suoi romanzi e racconti, nelle spire di un coinvolgimento terribile ma involontario, e costretto a prestare la sua opera a delle entità che di lui si servirono più o meno come i &#8220;Superiori Sconosciuti&#8221; si servono di tanti sciocchi apprendisti stregoni che, alla base della piramide occultistica, prestano i loro zelanti uffici senza avere alcuna idea di chi li manovri in realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Se un tale pensiero vi risultasse un po&#8217; troppo inquietante e angoscioso (come era divenuto intollerabile per lo studente Walter Gilman, che in una Salem nebbiosa e popolata di paurose presenze giocava una disperata partita a scacchi con la terribile strega Keziah Mason, padrona di una &#8220;porta&#8221; interdimensionale), potete sempre consolarvi pensando che, in fondo, si tratta solo delle fantasie di un povero scrittore reso mezzo matto dalla nevrosi e dalla solitudine. Ma la civiltà &#8220;moderna&#8221; di cui andiamo tanto fieri, e che, riponendo una fiducia totale nella tecnoscienza, ci conduce verso le magnifiche sorti e progressive, non soffre né di nevrosi, né di solitudine. Vero?</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Riassunto del testo della conferenza tenuta dal prof. Francesco Lamendola a Oderzo, in Palazzo Foscolo (Via Garibaldi) il 30 marzo 2007, nel contesto delle manifestazioni di &#8220;Oderzoinquieta&#8221; (9 marzo-29 aprile 2007) per iniziativa della Fondazione Oderzo Cultura e del Comune di Oderzo.<br />
Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;autore, dal sito <a rel="nofollow" href="http://www.edicolaweb.net">Edicolaweb</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gli-dei-mostruosi-venuti-dallo-spazio.html' addthis:title='Gli dei mostruosi venuti dallo spazio. Letture e riflessioni sull&#8217;opera di H.P. Lovecraft ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Martin Eden, metafora del Novecento</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 17:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Iacona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una rilettura del romanzo autobiografico di Jack London, specchio di tante idee tipicamente novecentesche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/martin-eden-metafora-del-novecento.html' addthis:title='Martin Eden, metafora del Novecento '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><div id="attachment_2045" class="wp-caption alignleft" style="width: 192px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788806186463" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2045" title="martin-eden" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/martin-eden-182x300.jpg" alt="Jack London, Martin Eden" width="182" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Jack London, Martin Eden</p></div>
<p style="text-align: justify;">Madame Bovary, la romantica Emma, sarà pure stata Flaubert, ma <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">Jack London</a> e <a title="Martin Eden" href="http://www.libriefilm.com/martin-eden/4516">Martin Eden</a>, il protagonista del romanzo omonimo – in buona parte autobiografico – del grande scrittore americano pubblicato giusto cento anni fa (1909), sono la restante parte dell’umanità, quella che ama sognare ma tutto sommato lo fa invano.</p>
<p style="text-align: justify;">Jack e Martin sono la dose essenziale dei catulliani contrasti, rappresentano la vera scintilla dell’avidità di sapere, sono le anticamere verso un’esistenza più ricca, bella e consapevole. In due brevi parole lo scrittore socialista nato nel 1876 ed il giovane marinaio di San Francisco rappresentano quel “noi” che desidera tanto, che sente ardere il fuoco della passione creativa, ma che in fin dei conti non raccoglie che uno scarso profitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Venuto al mondo dalla breve relazione fra una spiritualista socialmente impegnata e un astrologo, Jack London (fu questo il nome che gli fu dato quando la madre otto mesi dopo la sua nascita sposerà il commerciante John London), ebbe una vita travagliata che <a title="Jorge Luis Borges" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jorge-luis-borges">Jorge Luis Borges</a> seppe sintetizzare da par suo nelle pagine iniziali di una celebre raccolta di racconti. Fu marinaio e operaio, poliziotto e furfante, perfino vagabondo. Ma fu anche un cercatore d’oro, un inviato di guerra e un conferenziere; e come socialista più volte candidato a sindaco. Insomma <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">London</a> fu essenzialmente un uomo d’azione votato al futuro, affascinato come tanti dall’evoluzionismo e dal socialismo (seppure non manchevole di molte contraddizioni e di certo pessimismo), fu un giornalista e un narratore di realtà estreme impareggiabile (fu perfino cronista di incontri di boxe), dalle nevi del Nord ai mari del Sud; e fu anche uno dei tanti intellettuali che si invaghì di <a title="Carl Gustav Jung" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/carl-gustav-jung">Carl Gustav Jung</a>. Morì nel 1916 dopo aver lavorato, con costanza e attenzione alle leggi di mercato, a saggi, romanzi e racconti e dopo aver progettato viaggi e avventure oggi scarsamente immaginabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Originario anch’egli di San Francisco, <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">Jack London</a> fu anche un fortunatissimo, appassionato, testimone di un mondo, il Nuovo mondo, che grazie all’immigrazione e al graduale spostamento dalla campagna alla città stava per assumere i connotati di una nuova potenza e di una realtà profondamente moderna (di una moderna società industriale e di mercato). Con mille ovvi contrasti, crisi economiche e squilibri: in primo luogo quelli interni dovuti alla qualità del lavoro, alla fatica dell’uomo, alla produzione della ricchezza e alla sua giusta distribuzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">London</a> (il leggendario <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">London</a>), fu anche tante altre cose. Fu ad esempio la dimostrazione pratica dell’impossibilità dell’individuo di vivere per se stesso e di non subire la forza di ciò che sta al di fuori sia essa la società o la natura. E di volerla sfidare quest’ultima, e di continuo. Da questo punto di vista com’è stato giustamente scritto l’America londoniana da un luogo da sogno è pronta a trasformarsi in un luogo da incubo. E per motivi diversi tutti riconducibili a certi temi presenti nei suoi libri (denuncia sociale ma anche vitalismo, valore della forza, razzismo…), <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">London</a> è un autore molto amato anche da chi si ispira alle ideologie del primo <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita di <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">Jack London</a> (seppur limitata alla sua fase giovanile), non è però esattamente quella di Eden il marinaio, sicuramente uno dei suoi personaggi più celebri, anche se al di fuori dei particolari ci somiglia parecchio. Martin era un giovane turbolento ma anche un sensibilissimo e curioso libertario di fine Ottocento, che viveva nella più classica delle società americane quella suddivisa in classi. Da un lato donne e uomini colti, ricchi e belli, e dall’altro e in maggioranza lavoratrici e lavoratori brutti e ignoranti, tutti parte di un continente povero, cinico e prostrato. Eden il marinaio era irresistibilmente attratto dai canoni estetici ed intellettuali dell’<em>high society</em>, cioè dal ceto al quale la sua famiglia ed egli stesso non erano mai appartenuti. Una società che non poteva non affascinarlo come una dolcissima rima di una poesia sconosciuta. Martin aveva infatti faticato per anni su e giù per le navi e gli oceani ma credeva di esser capace d’inventarsi scrittore. La mente, l’ingegno, la penna, sarebbero stati la chiave d’accesso verso la vita da sogno delle classi superiori (quelle che amavano la cultura per la cultura), quelle che il futuro poeta e narratore aveva conosciuto attraverso gli occhi di una donna romanticamente elevata a parte migliore – spirituale – dell’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Martin legge tutto e il suo contrario, dalla fisica alla grammatica, dalla Blavatsky (una spiritualista… forse in omaggio alla vera madre di Jack) a Herbert Spencer, entrambi per parte loro evoluzionisti, anche se, da perfetto sognatore proletario, il suo fine è quello di poter passare (egli stesso s’intende), dall’uno all’altro ceto elevandosi culturalmente. Martin è un progressista nello spirito privo di coscienza di classe e che poco riflette sulla potenza del danaro e sul valore di quella “socialità” che tanto invece sembra interessare l’uomo <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">Jack London</a> (in fin dei conti infatti, come romanzo, <a title="Martin Eden" href="http://www.libriefilm.com/martin-eden/4516"><em>Martin Eden</em></a> è solo una critica dell’individualismo borghese). Il marinaio è alla ricerca di un’erudizione totalizzante che pare non solo sfuggirgli ma perfino confonderlo. In Martin proprio per i repentini cambiamenti occorsi superati i vent’anni, sorgono improvvisi dubbi sulla propria identità («Chi sei Martin Eden, chiese all’immagine riflessa nello specchio quella sera tornando in camera sua…»). Finirà sì per avere successo ma sarà costretto a barattarlo con la perdita dell’innocenza. Quel che resta da fare sarà solo lasciarsi morire. Uccidendo il male: quel carrierismo forsennato che aveva portato il marinaio al successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse lo stesso <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">Jack London</a> seppure sfiduciato e non in buona salute, non sarebbe mai arrivato a tanto&#8230; Tuttavia ancora oggi qualcuno sospetta che anche il “padre” del cane Buck, eccessivo in ogni gesto, abbia voluto suicidarsi sette anni dopo, ad appena quarant’anni. Magari, chissà, imitando quel gesto disperato ma vano (il suicidio appunto), tentato della madre, con Jack in arrivo, già al secondo mese di gravidanza.</p>
<div id="attachment_2046" class="wp-caption alignright" style="width: 201px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845919701" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2046" title="il-vagabondo-delle-stelle" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-vagabondo-delle-stelle-191x300.jpg" alt="Jack London, Il vagabondo delle stelle" width="191" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Jack London, Il vagabondo delle stelle</p></div>
<p style="text-align: justify;">Al punto in cui siamo, fare un rapidissimo bilancio delle opere di <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">London</a> (quelle uscite prima e dopo <a title="Martin Eden" href="http://www.libriefilm.com/martin-eden/4516"><em>Martin Eden</em></a> e quantomeno delle più famose), può risultare perfino inutile. Tanto sono lette, tanto sono famose, tanto sono diremmo (se il termine non cozzasse col vissuto del romanziere californiano), formative. Fra quelle di tipo “naturalistico” spiccano ovviamente <a title="Il richiamo della foresta" href="http://www.libriefilm.com/il-richiamo-della-foresta-2/808"><em>Il richiamo della foresta</em></a> (1903), <a title="Zanna bianca" href="http://www.libriefilm.com/zanna-bianca/520"><em>Zanna Bianca</em></a> (1906) e <a title="John Barleycorn" href="http://www.libriefilm.com/john-barleycorn/4521"><em>John Barleycorn</em></a> (1913). I primi due sono fra i libri più letti e citati dai giovani del <a title="XX Secolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">XX secolo</a> insieme ai lavori, un po’ meno recenti, di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/herman-melville" target="_blank">Melville</a></span>, Twain e Verne.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">London</a> meno conosciuto invece (strano a dirsi), è forse quello <a title="fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a> – fantascientifico. Anche in questo caso tuttavia i suoi romanzi sono amati e per l’ampiezza del punto di vista e per la cristallina vena di avventura che fluisce ad ogni passo. Noto &#8211; e noto per essere anch’esso un libro scelto dai giovani del nostro tempo per i continui richiami ad un immaginario spirituale squisitamente moderno &#8211; è <a title="Il vagabondo delle stelle" href="http://www.libriefilm.com/il-vagabondo-delle-stelle/4522"><em>Il vagabondo delle stelle</em></a> (1915), intreccio non privo di curiosa genialità di filosofia, spiritualismo e amara denuncia.</p>
<p style="text-align: justify;">Un romanzo così chiaramente londoniano, pessimista, a metà strada fra realtà e stupore, avventura e sogno, ma anche un romanzo che parla di morte e che ha la stessa morte (un’esecuzione sommaria), come atto conclusivo. Qui la pietà del lettore compie un bizzarro viaggio nel tempo per andare a riversarsi nel destino del protagonista come un fiume presso il proprio mare. Quel mare che era stato la grande madre di <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">Jack London</a> e al quale lo stesso <a title="Martin Eden" href="http://www.libriefilm.com/martin-eden/4516">Martin Eden</a> – uno dei personaggi che più lo ricorda – era voluto affannosamente tornare. Quel mare che tutto nasconde, la verità e il suo contrario che non è la menzogna, ma il buio, le tenebre, la morte appunto; perché come scrisse lo stesso <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">London</a> nel suo <a title="Martin Eden" href="http://www.libriefilm.com/martin-eden/4516"><em>Eden</em></a>: è in quel luogo che si compì il destino del protagonista. Di Martin il marinaio appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è lì che, un secolo fa, nell’istante in cui seppe, cessò di sapere…</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal <em>Secolo d&#8217;Italia</em> del 26 marzo 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/martin-eden-metafora-del-novecento.html' addthis:title='Martin Eden, metafora del Novecento ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ossendowski, l’ultimo avventuriero</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 09:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Boco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il viaggio e il tema eroico nella produzione letteraria di Ferdinand Ossendowski]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ossendowski-ultimo-avventuriero.html' addthis:title='Ossendowski, l’ultimo avventuriero '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><div id="attachment_1711" class="wp-caption alignright" style="width: 174px"><img class="size-medium wp-image-1711" title="Ferdynand Ossendowski (1876-1945)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ferdynand_ossendowski.jpg" alt="" width="164" height="257" /><p class="wp-caption-text">Ferdynand Ossendowski (1876-1945)</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’avventura non è cosa da minimalismo postmodernista. Il fatto che la maggioranza della produzione letteraria e cinematografica contemporanea, nonché l’educazione scolastica, eviti di addentrarsi negli inquietanti reami dell’autentica avventura, ha un che di significativo. Il grande avventuriero dei fumetti, Mister No, non viene più pubblicato, se non raramente, e in libreria le cose non vanno meglio. Solo qua e là emerge qualche perla di vita vissuta, qualche libro in cui si respirano il profumo del muschio e del vino forte, del tabacco trinciato e dei fiori al mattino, ma per il resto tutto tace. Certo, c’è chi prova ad affrontare l’argomento, chi s’impegna, ma nei libri come nei film, la vera avventura viene dal profondo, perché è una questione di sapienti, e non di dotti. Di quei folli, per dirla con <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-kerouac" target="_blank">Kerouac</a></span>, che preferiscono bruciarsi che spegnersi lentamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il viaggio avventuroso rappresenta un mito per i giovani inquieti, per coloro i quali sentano il bisogno di una ricerca fuori dagli schemi. La cultura di un Pasolini, tanto per dire, non potrebbe mai concepire il viaggio in sé come un’esperienza di vita, un’occasione di crescita e riflessione, perché il viaggio, in questa mentalità, è semplice tragitto, una questione burocratica da espletare che deve condurre ad una meta precisa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827208062" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/bestieuominidei.bmp" border="0" alt="Ferdinand Ossendowski, Bestie, uomini, dei. Il mistero del re del mondo" width="93" height="130" /></a>Ma i grandi viaggiatori non sono coloro che raggiungono molte mete, sono quelli che invece visitano molti luoghi, conoscono genti e storie, si perdono, volutamente, durante il percorso, come dei viandanti in cerca della saggezza. Nietzsche fu un grande viaggiatore e un avventuriero del pensiero, altri, specie dopo di lui, furono solo principianti della vita, impauriti dall’esistenza preferirono ritirarsi nel buio del loro studiolo. Per dirla con il provocatorio Deleuze, il pensiero nietzscheano, il vero pensiero non-conformista, è il riflesso della vita, è frutto dell’esperienza, cresce e si sviluppa nella terra e nel tempo. Perciò la biografia del filosofo tedesco è così importante.</p>
<p style="text-align: justify;">«La terra e il cielo cessavano di respirare. Il vento non soffiava più, il sole si era fermato. In un momento come quello, il lupo che si avvicina furtivo alla pecora si arresta dove si trova; il branco di antilopi spaventate si ferma di botto [...]; al pastore che sgozza un montone cade il coltello di mano [...] Tutti gli esseri viventi impauriti sono tratti involontariamente alla preghiera e attendono il fato. Così è accaduto un momento fa. Così accade sempre quando il Re del Mondo nel suo palazzo sotterra prega e scruta i destini di tutti i popoli e di tutte le razze». Così, con la straordinaria capacità evocativa che gli è propria, narra della sua ricerca della mitica Agartha sotterranea, centro spirituale che alcuni sembrano collocare a Lhasa, il celebre avventuriero Ferdinand Ossendowski (1878-1945). Il racconto si svolge in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/oriente/mongolia" target="_blank">Mongolia</a></span> nel 1921; il palazzo dove prega il Re del Mondo si trova nel regno di sotterra, un territorio immenso nascosto alla vista degli uomini e popolato da esseri semidivini, vero e proprio centro spirituale del pianeta. Quel regno esiste fin dalla notte dei tempi: per tutto il remoto periodo denominato dai miti &#8220;Età dell&#8217;Oro&#8221; aveva prosperato alla luce del sole con il nome di “Paradesha” (in sanscrito <em>Paese supremo</em>, da cui Paradiso ); poi, nel 3102 a.C, all’inizio del <em>Kali Yuga</em> della tradizione indù (il termine significa Età Nera e designa il periodo in cui viviamo), i suoi abitanti si erano trasferiti nel sottosuolo per evitare di essere contaminati dal male, e il nome della loro terra era stato trasformato in Agharti, “l’inaccessibile”. La sua opera più conosciuta <em>Bestie, uomini e dèi</em>, tuttora ristampata, viene citata da <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> nell’introduzione al libretto dedicato precisamente alla figura esoterica del Re del mondo.</p>
<div id="attachment_1712" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=8024607085224" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1712" title="Corto Maltese. Corte Sconta detta Arcana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/corte-sconta-detta-arcana.jpg" alt="Corto Maltese. Corte Sconta detta Arcana" width="200" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">Corto Maltese. Corte Sconta detta Arcana</p></div>
<p style="text-align: justify;">In quelle stesse pagine, Ossendowki, descrive la figura leggendaria del barone Roman Fiodorovic von Ungern Sternberg, a cui negli anni diversi hanno rivolto il loro interesse, fino alla recente pubblicazione del testo <em>La cosacca del barone von Ungern</em> da parte de <em>Le librette di controra</em>. Terrore dei bolscevichi, questo condottiero dei “bianchi” controrivoluzionari, oppose una strenua resistenza ai sovietici, guadagnandosi sul campo la fama di “sanguinario”. Il suo mito si diffuse a tal punto, che in una delle sue storie più belle, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;e=8024607085224"><em>Corte Sconta detta arcana</em></a>, Hugo Pratt lo rappresenterà in modo assai evocativo, e alla sua figura, negli anni immediatamente successivi alla sua morte, si ispirò ad esempio il film russo <em>Tempeste sull’Asia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente le avventure dello studioso Ossendowski non si limitarono a quanto narrato nel famoso libro edito dalle Mediterranee, ma già nel 1899 viaggiò nelle steppe siberiane, tra i monti Abakani e la città di Biisk, in un percorso che ebbe sempre come sfondo il Lago Nero e la selvaggia natura siberiana. Una recente pubblicazione per Le librette di controra, <em>Il lupo del Lago Nero</em>, raccoglie tre racconti avventurosi dell’autore polacco, che si collocano negli anni precedenti a quanto descritto in <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827208062" target="_blank"><em>Bestie, uomini e dèi</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Immagini vivide di tradizioni primordiali, questo riesce a trasmettere con grande efficacia l’autore. Una steppa selvaggia e battuta dal vento, in cui si incrociano i destini di piccole comunità. Con il gusto del vero avventuriero Ossendowski ci prende per mano e ci conduce in mondo di misteri e di grandi profondità. In cui a usanze precristiane si uniscono talvolta le superstizioni di fanatici santoni e in cui l’amore e la passione sono vissuti come devozione nei confronti di un signore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/knuthamsunpan.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Pan" width="95" height="150" /></a>La scrittura è vigorosa e asciutta, elegante nella sua efficacia, capace di tenere desto l’interesse lungo tutta la lettura, che scorre rapida e piacevole. Non mancano i colpi di scena, a completare un quadro in cui a farla da padrone è la natura selvaggia della steppa siberiana, un paesaggio che sembra vivere con i suoi abitanti, come se l’ordine degli uomini e quello della natura, in condizioni particolari, possano entrare in contatto. Ecco allora il cielo turbinare e ribellarsi alla pazzia del santo apocalittico, o ancora fare da sfondo vivido alle discussioni erotiche tra l’autore e la sua devota prima moglie. Un contatto con la natura che d’altronde si respira anche nei romanzi avventurosi di un altro grande, <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a>, autore di <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><em>Pan</em></a> e <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845916984" target="_blank"><em>Fame</em></a>, che scrisse: «Era in uno strano stato d’animo, invaso dalla soddisfazione, con ogni nervo teso e una musica nel sangue. Si sentiva parte della natura, del sole, delle montagne e di tutto il resto; alberi, erba e paglia gli infondevano col loro fruscio il senso del proprio Essere. L’anima gli divenne grande e sonora come un organo, non dimenticò mai più come quella dolce musica gli si infondesse nel sangue».</p>
<div id="attachment_1669" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788879729253" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1669" title="krakauer-nelle-terre-estreme" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/krakauer-nelle-terre-estreme.jpg" alt="Jon Krakauer, Nelle terre estreme" width="200" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">Jon Krakauer, Nelle terre estreme</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il sublime non ha bisogno di orpelli per manifestarsi, e l’Ossendowski riesce alla perfezione a raffigurare un mondo di tradizioni e riti perduti. Ma ciò che più colpisce, è che è tutto vero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845922558" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/visita-a-godenholm.bmp" border="0" alt="Ernst Jünger, Visita a Godenholm" width="95" height="162" /></a>La fortuna, per chi non voglia accontentarsi della letteratura per animi tiepidi, è che periodicamente in libreria compaiono libri davvero capaci di emozionare e sollecitare la voglia di andare scoprire il mondo. È stato così con lo straordinario <em><a title="Nelle terre estreme" href="http://www.centrostudilaruna.it/nelle-terre-estreme.html">Nelle terre estreme</a> </em>di Krakauer, da cui è stato tratto anche un film. La storia di un giovane americano che decide di lasciarsi la vecchia vita di comodità alle spalle, per vivere una vita selvaggia e rischiosa nella natura del Nord America. Anche questa è una storia vera, che non ebbe un “lieto” fine. E ancora più recente è l’uscita del libro di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845922558" target="_blank"><em>Visita a Godenholm</em></a> che, come altre dello stesso autore, è un’avventura in gran parte immaginaria, scritta da un grande avventuriero e viaggiatore del secolo scorso, all’inquieta ricerca della vera libertà..</p>
<p style="text-align: justify;">In occasione di un’intervista televisiva il grande Andrea G. Pinketts ha detto di preferire agli scrittori come Leopardi, chiusi nella loro torre d’avorio, quelli che scendono nelle strade, che vivono la vita autentica e vivono pericolosamente, perché lì si trovano quelle emozioni genuine capaci di strapparci all’abitudine. La vita sottocasa ci sta aspettando.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ossendowski-ultimo-avventuriero.html' addthis:title='Ossendowski, l’ultimo avventuriero ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le maschere di Olindo Guerrini</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 10:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vita e l'opera letteraria del poeta romagnolo Olindo Guerrini, che ebbe uno straordinario successo di pubblico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-maschere-di-olindo-guerrini.html' addthis:title='Le maschere di Olindo Guerrini '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">La figura di Olindo Guerrini è una delle più originali che la letteratura italiana abbia mai prodotto. Una celebre fotografia sintetizza il carattere dell&#8217;uomo e della sua opera: il poeta è ritratto mentre cade dalla bicicletta col volto coperto da una maschera d&#8217;asino!</p>
<div id="attachment_1630" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1630" title="Olindo Guerrini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/olindo_guerrini.jpg" alt="Olindo Guerrini (Forlì, 4 ottobre 1845 – Bologna, 21 ottobre 1916)" width="200" height="249" /><p class="wp-caption-text">Olindo Guerrini (Forlì, 4 ottobre 1845 – Bologna, 21 ottobre 1916)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Olindo Guerrini nacque nel 1845 a Forlì, si laureò in Giurisprudenza a Bologna, e trovò impiego come bibliotecario presso l&#8217;Università di Bologna. Quest&#8217;incarico gli permise di coltivare i prediletti studi letterari, e ben presto Guerrini cominciò a scrivere testi poetici su varie riviste anche a carattere militante. Guerrini, infatti, fu un fervente sostenitore del patriottismo risorgimentale in versione socialista; animato da un vivace anticlericalismo fu iscritto alla massoneria ed ebbe anche incarichi politici nelle file della sinistra a Ravenna e a Bologna, ma il contatto con la politica nel suo aspetto operativo, che Guerrini aveva iniziato con sincera passione, si rivelò deludente. Gli entusiasmi risorgimentali si impantanarono ben presto in una rigida mentalità borghese che fece della neonata nazione italiana, e delle sue velleitarie ambizioni, una caricatura delle grandi potenze. Guerrini preferì quindi dedicarsi alle attività letterarie e a interessi che cominciavano allora a diventare popolari fra il pubblico di massa: la fotografia e la bicicletta. Tuttavia Guerrini seguì sempre con attenzione le vicende politiche, caratterizzandosi come severo fustigatore delle autorità civili e religiose e, divenuto scomodo per tutti gli schieramenti politici e culturali, dovette anche affrontare procedimenti giudiziari per vari reati d&#8217;opinione. Negli ultimi anni si schierò sul fronte interventista nella Grande Guerra, coerentemente con gli ideali di socialismo patriottico che lo avevano animato in gioventù. Morì nel 1916 per un cancro alla gola.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attività poetica di Guerrini fu un successo straordinario: l&#8217;autore romagnolo, che si firmava sempre con degli pseudonimi, ha raggiunto numeri eccezionali nelle vendite, non solo per quell&#8217;epoca, ma in assoluto. <em>Postuma</em>, la raccolta più celebre, negli ultimi anni di vita del Guerrini vendeva circa 10.000 copie all&#8217;anno! Se si considera il numero di abitanti dell&#8217;Italia del tempo e il loro livello di scolarizzazione, si tratta di una cifra sbalorditiva. Guerrini scrisse in italiano, in romagnolo e in veneto. I suoi sonetti dialettali sono un monumento letterario di primaria grandezza del vernacolo romagnolo, ma anche i testi in italiano sono tutt&#8217;altro che disprezzabili. Guerrini veniva accusato dagli avversari di essere un poeta facile e orecchiabile fino alla banalità; i critici più feroci ne attaccavano certe espressioni popolaresche bollandolo come poeta da osteria e da bordello. In realtà i testi di Guerrini non sfigurano di fronte alla produzione coeva e, sebbene alle volte siano un po&#8217; manieristici, rivelano un uso sapiente e sorvegliato della lingua e una maestria nell&#8217;uso della metrica che non è seconda a quella dei lirici maggiori. La forma prediletta nelle composizioni di Guerrini era il sonetto, che egli trattò con ogni genere di metro, ma nella sua produzione trovarono spazio tutte le forme metriche: dall&#8217;ottava al rispetto, dall&#8217;ode saffica alle quartine e ai versi sciolti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788839208019" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-1631" style="margin: 10px;" title="olindo-guerrini-il-libro-dei-colori" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/olindo-guerrini-il-libro-dei-colori.jpg" alt="" width="80" height="122" /></a>La scorrevole cantabilità del verso guerriniano fece delle sue poesie testi per musica che ispirarono compositori importanti, fra cui: Ruggero Leoncavallo, Umberto Giordano, Ferruccio Busoni, Pietro Mascagni. I temi a carattere comico-realistico, inoltre, si caratterizzano per impennate ironiche e umoristiche che raramente è dato riscontrare nella letteratura in versi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più grande successo di Guerrini fu la raccolta <em>Postuma</em>, firmata da Lorenzo Stecchetti. Il nome che Guerrini aveva scelto come pseudonimo era quello di un immaginario giovane malato di tisi, che aveva affidato a Guerrini i suoi versi perché li pubblicasse postumi dopo la morte del poeta. Questa trovata riprendeva temi cari ai poeti maledetti e scapigliati, e fece grande impressione al pubblico dell&#8217;epoca. Stecchetti nelle sue liriche levava lamenti sull&#8217;infedeltà femminile, cantava le fugaci gioie della vita, e rovesciava in gustose parodie certi temi della letteratura romantica e decadentista in cui sono riconoscibili gli stereotipi di Carducci e di Baudelaire, nonché di Emilio Praga. Il linguaggio lirico esasperato ed estetizzante di Stecchetti fece scuola, ispirò autori importanti come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gabriele-dannunzio" target="_blank">d&#8217;Annunzio</a></span> e attirò l&#8217;attenzione di critici illustri come Benedetto Croce. I versi di <em>Postuma</em> divennero un fenomeno di costume: i testi venivano recitati a memoria, integrando un patrimonio orale che si tramandava da secoli e facendo di Stecchetti l&#8217;ultimo dei poeti popolari in senso tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito, con lo pseudonimo di Marco Balossardi venne pubblicato il <em>Giobbe</em>, poemetto satirico di oltre 4000 versi che metteva alla berlina i potenti dell&#8217;epoca, questa volta scritto a quattro mani da Guerrini e da Corrado Ricci.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro volume di straordinario successo furono le <em>Rime</em> di Argia Sbolenfi. Sotto questo pseudonimo femminile, Guerrini canta i desideri erotici di una cuoca bolognese piuttosto brutta, tormentata da irrefrenabili desideri sessuali e dall&#8217;ansia di trovare un marito. Le <em>Rime</em> della fanciulla bolognese si segnalano per i virtuosismi linguistici e metrici che ne fanno un capolavoro di poesia comica dopo il quale nulla di paragonabile è stato pubblicato in versi italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Grande popolarità ebbero anche le <em>Ciacole de Bepi</em>, ovvero i discorsi del papa Pio X°. Nella raccolta Guerrini fa parlare il papa in dialetto veneto per commentare le vicende di attualità dell&#8217;epoca. In questi testi Guerrini non perde occasione di manifestare i suoi sentimenti anticlericali che peraltro si estendono a una critica radicale dei monoteismi che non risparmia ebrei e musulmani: il poeta romagnolo definisce la <em>Bibbia </em>una &#8220;giudaica fola&#8221;. Guerrini, infatti, rivendicò sempre un orgoglioso richiamo ai valori del paganesimo che innervano tutta la sua produzione letteraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondire la conoscenza di quest&#8217;autore non si può prescindere da due libri pubblicati dalla Società Editrice «Il Ponte Vecchio». Innanzi tutto l&#8217;antologia <em>Sonetti Romagnoli</em>, curata da Andrea Brigliadori e da Roberto Casalini, e impreziosita dalle belle illustrazioni di Romano Buratti. L&#8217;antologia propone oltre cento testi di Guerrini: una scelta significativa delle poesie più importanti, in dialetto romagnolo e in italiano. Ma si tenga presente che Guerrini scrisse altre centinaia di testi poetici, pubblicati sempre sotto le maschere dei più vari pseudonimi e dispersi in riviste e giornali. Per quanto riguarda una considerazione critica dell&#8217;opera guerriniana, occorre segnalare l&#8217;importante monografia di Mauro Novelli <em>Il verismo in maschera. L&#8217;attività poetica di Olindo Guerrini</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La poesia di Guerrini è ancora oggi una lettura assai godibile e soprattutto, al di là delle scelte ideologiche dell&#8217;autore che naturalmente vanno contestualizzate, è l&#8217;esempio di una vena letteraria irriverente e provocatoria di cui si sente la mancanza nel panorama culturale contemporaneo, asfittico e conformista come non mai.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Olindo Guerrini, <em>Sonetti Romagnoli</em>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2004, pp.160, € 13,00</p>
<p style="text-align: justify;">Mauro Novelli, <em>Il verismo in maschera. L&#8217;attività poetica di Olindo Guerrini</em>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2004, pp.272, € 15,00</p>
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		<title>Come, quando e perché investigare l&#8217;ignoto</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 10:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Ignoto, mistero e occulto e il loro notevole influsso sulla letteratura di genere fantastico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/come-quando-e-perche-investigare-lignoto.html' addthis:title='Come, quando e perché investigare l&#8217;ignoto '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><br/><p style="text-align: right;"><em>“Mendace veritas”</em><br />
Motto del Barone di Münchhausen</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ignoto </em>[lat. <em>ignotum</em>, da <em>in </em>+ <em>(g)notu(m)</em>; 1321]:<br />
non conosciuto; ignorato, oscuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mistero</em> [lat. <em>mysteriu(m)</em>, dal gr. <em>mysterion</em>; sec.XIV]:<br />
fatto o fenomeno inspiegabile razionalmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Occulto</em> [lat. <em>occultu(m)</em>, da <em>occulere</em>; 1308]:<br />
nascosto; segreto; arcano, non conoscibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre parole il cui significato, come ci spiega il vocabolario, è più o meno simile. Potrebbero essere quasi sinonimi, ma col tempo e con l’uso, anzi l’abuso che oggi se ne fa, hanno assunto differenze, a volte sottili, a volte sostanziali. Infatti, la ricerca a tutti i costi del sensazionalistico e della dimensione “altra” nei libri, nei fumetti, nei film, nella televisione e nella realtà virtuale, ha portato ad una vera e propria inflazione di ignoto, mistero e occulto. Più la scienza tende a spiegare minutamente ogni cosa, e più si sente la necessità di (e si è attratti da) una dimensione che respinge i fari accecanti della razionalità, una dimensione oscura ancora da esplorare e non sempre da riuscire a spiegare. Trent’anni fa lo chiamai “il fascino del mistero”, che ancora oggi perdura.</p>
<div id="attachment_1254" class="wp-caption alignleft" style="width: 297px"><img class="size-medium wp-image-1254" title="Joseph Sheridan Le Fanu (Dublino, 28 agosto 1814 – Dublino, 7 febbraio 1873)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lefanu-287x300.jpg" alt="Joseph Sheridan Le Fanu (Dublino, 28 agosto 1814 – Dublino, 7 febbraio 1873)" width="287" height="300" /><p class="wp-caption-text">Joseph Sheridan Le Fanu (Dublino, 28 agosto 1814 – Dublino, 7 febbraio 1873)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Come ben si sa, il capostipite di questi “investigatori psichici” è il dottor Martin Hesselius, protagonista di vari racconti di J.Sheridan Le Fanu (<em>In a Glass, Darkly</em>, 1872), investigatore tipicamente razionalista, che risolveva fenomeni apparentemente paranormali sulla scorta delle deduzioni che avevano reso famoso trent’anni prima l’Auguste Dupin di <a title="Edgar Allan Poe" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/edgar-allan-poe">Edgar Allan Poe</a> (<em>I delitti della rue Morgue</em> era apparso nel 1841); giunge poi il van Helsing di Bram Stoker, co-protagonista di <em>Dracula </em>(1894). Nel frattempo, però, era nato (<em>A Study in Scarlet</em>, 1888) lo Sherlock Holmes di <a title="Arthur Conan Doyle" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-conan-doyle">Arthur Conan Doyle</a>, che diede un’impronta, tipica e praticamente indelebile, al metodo investigativo al limite della razionalità pura, quasi al limite del <a title="Fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a>. Non poteva non influenzare, anche solo indirettamente il citato <em>John Silence phisician extraordinary</em> di Algernon Blackwood (1907) e, in tono assai minore, <em>Carnacki</em>, il <em>ghost-finder</em>, il “cacciatore di spettri” di William Hope Hodgson (1913).</p>
<p style="text-align: justify;">Negli Anni Venti e Trenta si assistette ad una vera inflazione di questi “investigatori dell’occulto” sulle pagine dei <em>pulp magazines</em>, soprattutto su quelle di <em>Weird Tales</em> dove imperversò un personaggio assai sopravvalutato, Jules de Grandin di Seabury Quinn (in 31 anni, dal 1919 al 1950, pubblicò 91 avventure di questo <em>occult detective </em>e del suo assistente Dottor Trowbridge, che evidentemente si ispiravano alla coppia Holmes-Watson). La definizione, però, era intesa anche in senso “serio” e concreto: infatti nel 1936 apparvero le <em>Confessions of a Ghost-Hunter </em>di Harry Price (1881-1948), fondatore a Londra di un Laboratorio di Ricerche Psichiche che indagava sui vari fenomeni occulti adoperando tutti gli armamentari tecnologici della scienza del tempo, precursore sia dei personaggi cinematografici di Ivan Reitman, sia di quelli in carne ed ossa del nostrano CICAP, senza però alcuna prevenzione e pregiudizio come questi ultimi. E poichè Price, ed altri come lui, erano personalità pubbliche e noti attraverso la stampa popolare dell’epoca, non è improbabile che alcuni degli “investigatori dell’occulto” letterari siano stati modellati su di loro. Considerato che la Society for Psychical Research, che riuniva illustri scienziati del tempo, venne fondata a Londra nel 1882 e che i trent’anni successivi furono i più fiorenti dal punto di vista “spiritico” in Gran Bretagna, l’ipotesi della fantasia ispirata dalla realtà è abbastanza verosimile.</p>
<div id="attachment_1255" class="wp-caption alignright" style="width: 223px"><img class="size-medium wp-image-1255" title="Il primo albo gigante di Martin Mystere" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/martin-mystere-213x300.jpg" alt="Il primo albo gigante di Martin Mystere" width="213" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il primo albo gigante di Martin Mystere</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ritenuto morto e sepolto grazie alla <a title="fantascienza" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantascienza</a> e all’atmosfera di scientificità in cui viviamo, inaspettatamente il personaggio è ritornato a mietere lettori e spettatori grazie al fumetto italiano (Martin Mystère, “detective dell’impossibile”, di Alfredo Castelli, 1982; e Dylan Dog, “l’indagatore dell’incubo”, di Tiziano Sclavi, 1986; con le loro numerosissime imitazioni), ma soprattutto grazie al cinema con la saga degli Acchiappafantasmi (<em>Ghostbuster</em>, 1984, e <em>Ghostbuster 2</em>, 1989, entrambi di Ivan Reitman) e con &#8211; volendo, dato che è sulla stessa falsariga grottesca e demenziale &#8211; anche quella degli “Uomini in Nero” (Men in Black, 1997, e <em>Back in Black</em>, 2002, entrambi di Barry Sonnenfeld), nonché alla televisione con la serie di culto degli <em>X-files</em> (1993-2001) di Chris Carter, il cui enorme successo ha portato i due protagonisti, Fox Mulder e Dana Scully, anche sul grande schermo (1998).</p>
<p style="text-align: justify;">Un personaggio-tipo, quasi un archetipo del <a title="Fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico">fantastico</a>, quello dell’“investigatore dell’occulto”, che non è stato travolto dalle nuove mode, ma si è adeguato ad esse ed alla costante richiesta di “mistero”, che si è evoluto nel tempo e fornito di nuovi strumenti di indagine a metà fra scienza ed esoterismo, teorie di confine e sapienza occulta, mediante i quali deve affrontare e risolvere nuovi problemi: con ironia o con angoscia, non ha poi molta importanza. Rimane il fascino di questo incontro/scontro con l’Ignoto.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Estratto dall’antologia “Investigare l’Ignoto”, ed. Addictions, 2003.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/come-quando-e-perche-investigare-lignoto.html' addthis:title='Come, quando e perché investigare l&#8217;ignoto ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Terra di ghiaccio</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Boco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un racconto di ambientazione fantastica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/terradighiaccio.html' addthis:title='Terra di ghiaccio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">I robusti zoccoli sprofondavano nella neve scricchiolando, il manto marrone del cavallo era imbiancato dalla neve turbinante, l&#8217;elsa della spada ricoperta di un leggero strato di neve e ghiaccio, le pelli di orso, la barba e l&#8217;elmo nero incrostati di ghiaccio, i gelidi occhi azzurri rivolti all&#8217;orizzonte. Un pallido sole sorgeva alto nel cielo azzurrissimo, le desolate lande di ghiaccio e neve su cui viaggiava da giorni presentavano un paesaggio sempre uguale, le poche case di contadini e pastori incontrate lungo il cammino avevano rotto per un attimo la monotonia, non gli avevano negato un pasto caldo e un giaciglio accanto ad un fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Urfir aveva iniziato il suo cammino verso Nord più di due settimane prima, decise di andare in cerca di quella terra di cui aveva sentito parlare nelle fiabe da fanciullo, nelle leggende da ragazzo. Il vecchio nonno gli aveva parlato di un luogo misterioso, dove il sole splendeva sempre alto nel cielo, dove ovunque era luce, lande abitate da uomini misteriosi, genti barbariche, guerriere. Molti dicevano fossero solo invenzioni, fantasie e leggende popolari. Poco importava. La solida e imponente spada, un tempo brandita da suo padre, non gli era servita poi a molto fino a quel momento, di predoni o genti ostili non ne aveva incontrate, neppure quando aveva attraversato la fitta e buia foresta che tracciava il limite tra le lande verdi ed il gelido Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">La bufera di neve non accennava a placarsi, gli occhi ed il viso venivano tempestati incessantemente dalla neve provocando in lui un certo fastidio, il cavallo sbuffava, era certamente affaticato dalle molte ore di viaggio, dormire all&#8217;aria aperta coperti di sole pelli di orso non era certo riposante, sperava ardentemente di incontrare presto altre case sul suo cammino. Avrebbe approfittato per chiedere informazioni più esaustive sul luogo verso cui si stava dirigendo, poco di utile gli era stato detto in precedenza da chi lo aveva ospitato. Il paesaggio iniziava lentamente a mutare, montagne grigio scuro cominciarono a stagliarsi all&#8217;orizzonte, molto lontane, più vicine invece si iniziavano a intravedere delle luci pallide, era ormai sera ed il freddo stava aumentando, la fortuna era dalla sua parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il villaggio era un po&#8217; più grande di quelli in cui era capitato i giorni passati, altro non erano che piccoli gruppi di casette, qui si trattava di una comunità di uomini, sicuramente più di un centinaio. Lo guardavano con volti stupiti le sentinelle appostate lungo il perimetro del villaggio, attorno a dei fuochi, un gruppo di cinque uomini armati con asce e scudi gli andò incontro, ad un cenno di mano Urfir si arrestò.</p>
<p style="text-align: justify;">- Uomo delle terre del fuoco, la tua stirpe non è benvenuta tra la nostra gente. Voi siete portatori di guerra, dobbiamo chiederti di evitare il nostro villaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">- Che significa uomo delle terre del fuoco? Io vengo dal Sud, abito nelle lande verdi, al confine con la grande foresta. Vengo in pace, chiedo solo ospitalità per una notte, domani mattina partirò senza crearvi fastidio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più anziano dei cinque lo fissava in volto con fare interrogativo:</p>
<p style="text-align: justify;">- E&#8217; molto strano che un abitante delle terre fertili si rechi nelle desolate steppe del Nord. Per quale motivo stai viaggiando in questi territori, guerriero?</p>
<p style="text-align: justify;">- La mia destinazione è la misteriosa terra del Nord, quella che si trova all&#8217;estremo limite del mondo conosciuto.</p>
<p style="text-align: justify;">I cinque ammutolirono, si guardavano negli occhi, non sapevano come prendere le parole dello straniero. Dopo poco il più anziano lo invitò a scendere da cavallo e seguirlo nel villaggio. La barba, le pelli, il cavallo, tutto di Urfir era imbiancato dal vento del Nord, forse il suo aspetto ricordava a quella gente i popoli che si diceva abitassero la terra verso cui viaggiava. Le poche persone che vide tra le casupole lo guardavano con visi atterriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Venne introdotto in una casupola in legno e sassi, dal tetto basso, almeno per lui, gli altri non avevano il bisogno di chinare il capo, si sfilò l&#8217;elmo nero e lo ripulì dal bianco, si scrollò di dosso il ghiaccio e la neve, il cavallo venne lasciato all&#8217;entrata, vicino a un fuoco e a un po&#8217; di paglia, portata da una giovane ragazza, probabilmente una contadina, visto il vestiario. La stanza in cui entrarono, aprendo una porta in legno, era di forma circolare, al centro bruciava un fuoco, di fronte alla fiamma un anziano sedeva tenendo tra le mani quelli che parevano dei fogli di pergamena, la lunga barba fluente si mosse quando alzò il viso per accogliere lo straniero.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cinque sentinelle chinarono il capo in segno di riverenza:</p>
<p style="text-align: justify;">- Grande saggio, ti portiamo uno straniero proveniente dalle lande verdi, chiede ristoro per la notte. E&#8217; diretto a Nord, all&#8217;estremo Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli occhi del vecchio, incavati in un volto rugoso, vagarono sul viso fiero di Urfir, fissarono per un attimo i suoi occhi gelidi, la spada con all&#8217;estremità una testa di drago in argento, le robuste braccia che spuntavano dalle pelli di orso.</p>
<p style="text-align: justify;">- Lo straniero sarà mio ospite questa notte, lasciate che gli parli delle misteriose terre a cui è diretto. Fate portare della carne ed un giaciglio per le sue membra stanche. Che al suo destriero non manchi ristoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La voce ferma del saggio impose il comando ai cinque, salutarono con reverenza e chiudendo la porta sparirono dalla vista di Urfir. Il fuoco al centro della stanza ardeva con forza, come agitato da fremiti sovraterreni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un cenno della mano il vecchio invitò il guerriero a sedere di fronte a lui, di fronte al fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">- Qual è il tuo nome, uomo del Sud?</p>
<p style="text-align: justify;">- Io sono Urfir, figlio di Urisen. Guerriero delle lande verdi.</p>
<p style="text-align: justify;">Così dicendo adagiò a terra le pelli che indossava, mostrando l&#8217;armatura in cuoio nero, le fasciature in pelle sulle braccia e lo stemma in argento all&#8217;altezza dello sterno: una spiga di grano tra una spada e un ascia incrociate, il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a> delle terre fertili. Due donne dai lunghi capelli, raccolti in trecce, entrarono salutando con reverenza, una appoggiò accanto allo stranierò un vassoio di carni e una caraffa di acqua. L&#8217;altra, più giovane, distribuì a terra, poco distante da lui, alle sue spalle, un letto di pagliericcio e una coperta di pelli.</p>
<p style="text-align: justify;">- Gli uomini di questo villaggio temono i barbari del Nord, li chiamano uomini delle terre del fuoco, li credono portatori di morte e devastazioni. La verità è che essi sono dei guerrieri temerari, i più coraggiosi e fieri popoli che mai abbiano brandito una spada su queste terre gelide. Io li ho conosciuti molti anni fa. Essi mi hanno accolto nel loro villaggio, un luogo molto più grande di questo, dove uomini e donne vivono in grande felicità, alla luce di una sole caldo e luminoso. Hanno muscoli temprati, armi imponenti, cavalcature possenti e donne bellissime. I loro figli crescono osservando i padri combattere e le madri amministrare la vita della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sa così poco di loro che spesso si fraintendono le cose reali. Le battaglie da loro combattute sono lotte per la sopravvivenza della comunità, molti sono i loro nemici ed altrettante le male lingue che avvelenano le menti degli uomini affinché non raggiungano quella terra stupenda. Dovrai dirigerti verso le montagne che hai intravisto in lontananza, da lì saranno loro a trovarti quando sarà il momento, non distano più di due giorni di viaggio, se la tua cavalcatura è lenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il saggio e lo straniero parlarono molto quella sera, l&#8217;indomani Urfir abbandonò il piccolo villaggio di primo mattino, il vecchio lo salutò con uno sguardo dalla porta della sua umile casa, le sentinelle lo videro allontanarsi a Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cibo che gli era stato donato da una giovane del villaggio gli fu di conforto durante il cammino, il suo destriero sembrò gradire quella poca paglia che aveva portato con sé in una sacca a lato della sella coperta di pelli. I monti sembrarono molto più vicini dopo una veloce cavalcata durata ore, il sole pallido risplendeva alto e la bufera di neve s&#8217;era placata, tutto attorno una calma irreale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo giunse infine ai piedi delle imponenti montagne di ghiaccio e roccia, svettavano caparbie contro il cielo pallido, i suoi occhi vennero abbagliati dal sole bruciante. Il suo cammino continuava tra le rocce dei monti, tra strette gole e ampi spazi di roccia e ghiaccio, un vento freddo soffiava tra quelle gole. Urfir attendeva di arrivare in vista della terra di cui tanto aveva sentito parlare, ora era certo della sua esistenza. Il suo cavallo si fermò e lui tese l&#8217;udito quando udì un grido potente provenire dall&#8217;alto delle montagne, tra le rocce qualcuno lo stava osservando, sguainò la spada, la lama brillò al sole. Un rombo di tuono precedette l&#8217;arrivo di un gruppo di guerrieri, imponenti sui loro destrieri color creta, i lucenti elmi cornuti splendenti alla luce del sole del meriggio, gli occhi di aquila fissi su di lui. I guerrieri si arrestarono a pochi passi da lui.</p>
<p style="text-align: justify;">- Chi sei straniero? Queste terre sono sacre, violare la Terra del Sole eterno è un&#8217;offesa imperdonabile per gli dèi.</p>
<p style="text-align: justify;">- Urfir è il mio nome, vengo in pace, il mio destino mi ha spinto a cercare le vostre leggendarie terre. Chiedo di essere accolto tra di voi per imparare l&#8217;arte della guerra e la nobiltà dello spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">I cavalli si voltarono, il guerriero che gli aveva parlato lo invitò a seguirli.</p>
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