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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Leopardi</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La concezione dell’uomo e del mondo nel romanticismo italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 16:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le principali caratteristiche della visione del mondo romantica in Italia e i parallelismi con la Germania e l'Inghilterra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-concezione-dell%e2%80%99uomo-e-del-mondo-nel-romanticismo-italiano.html' addthis:title='La concezione dell’uomo e del mondo nel romanticismo italiano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">In questo articolo esporremo e commenteremo la concezione dell’uomo e del mondo presenti nel romanticismo italiano, cercando di individuare i parallelismi e le eventuali differenze esistenti tra la concezione dell’uomo e del mondo riscontrabili nel romanticismo italiano e le analoghe concezioni presenti nel romanticismo europeo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/poesia-italiana-lottocento/9258" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7148" style="margin: 10px;" title="poesia-italiana" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/poesia-italiana.jpg" alt="" width="157" height="240" /></a>Partiremo col prendere in considerazione il pensiero di Vittorio Alfieri, che deve essere considerato a tutti gli effetti un preromantico. Come abbiamo messo in evidenza in un articolo intitolato <a title="I principali elementi del pensiero di Vittorio Alfieri" href="http://www.centrostudilaruna.it/i-principali-elementi-del-pensiero-di-vittorio-alfieri.html"><em>I principali elementi del pensiero di Vittorio Alfieri</em></a>, i romantici ebbero una grandissima ammirazione, se non una vera e propria venerazione, per Vittorio Alfieri, in quanto la maggior parte delle idee di Alfieri erano già tipicamente romantiche. Alfieri aveva infatti una concezione eroica dell’uomo, tanto che prese a modello personaggi storici le cui vite vengono prese in considerazione da Plutarco ne <a title="Le vite parallele" href="http://www.libriefilm.com/vite-parallele-vol-1/8483"><em>Le vite parallele</em></a>. Nella sua “Vita” Alfieri dice che quando leggeva il libro di Plutarco cominciava a piangere ed urlare, poiché avrebbe voluto vivere nel periodo storico in cui vissero i personaggi e avrebbe voluto compiere azioni eroiche come quelle compiute dagli eroi di Plutarco.</p>
<p style="text-align: justify;">Alfieri era convinto di vivere in un periodo storico nel quale era impossibile compiere le azioni eroiche effettuate dagli eroi di Plutarco, ritenendo che la sua era un&#8217;epoca in cui dominavano incontrastate viltà, slealtà e ipocrisia, così che passò la maggior parte della sua esistenza chiuso in una tragica solitudine. Per Alfieri i veri uomini dovevano essere molto simili ai personaggi delle <em><a title="Vite parallele" href="http://www.libriefilm.com/vite-parallele-vol-1/8483">Vite Parallele</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa concezione eroica dell’uomo si ritrova anche nel romanticismo italiano, in quello tedesco e in quello inglese. Per quanto riguarda l&#8217;Italia troviamo una concezione eroica dell’uomo in tutti e tre i maggiori esponenti del romanticismo, ovvero Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi ed Ugo Foscolo (sebbene quest’ultimo in alcune opere deve essere considerato un romantico e in altre un neoclassico). Prenderemo in considerazione anche la concezione dell’uomo presente in una delle opere più importanti del romanticismo italiano, ovvero <em>Le fantasie</em> di Giovanni Berchet.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/adelchi/1605" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7146" style="margin: 10px;" title="adelchi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/adelchi-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Per quanto riguarda la concezione dell’uomo di Manzoni prenderemo in considerazione le tragedie <a title="Adelchi" href="http://www.libriefilm.com/adelchi/1605"><em>Adelchi </em></a>e <a title="Il conte di Carmagnola" href="http://www.libriefilm.com/il-conte-di-carmagnola/2043"><em>Il Conte di Carmagnola</em></a>. La figura di Adelchi domina incontrastata nell&#8217;omonima tragedia di Manzoni. Prima di scrivere il libro Manzoni compì studi accurati riguardo il periodo storico che vide lo scontro tra i Longobardi, che allora dominavano l’Italia, e i Franchi che vi giunsero chiamati dal Papa per sconfiggere i Longobardi. Prima di compiere tali studi Manzoni era convinto che i Longobardi non fossero oppressori stranieri dell&#8217;Italia, ma avessero difeso gli italiani dall’invasione dei Franchi. Tuttavia Manzoni cambiò idea al riguardo e giunse alla conclusione che sia i Longobardi sia i Franchi furono stranieri oppressori del popolo italiano. Pertanto la vittoria dei Franchi significò per gli italiani solamente il passaggio da una dominazione straniera all’altra. Manzoni giunse alla conclusione che per liberarsi dai domini oppressivi stranieri gli italiani dovevano conquistare la libertà con il loro valore e con i loro sacrifici, senza illudersi che un popolo straniero potesse regalare loro la libertà, che è qualcosa che ogni popolo deve conquistarsi con le proprie forze e con il comportamento eroico di tutti gli individui. Manzoni tuttavia non cambiò il suo giudizio su Adelchi, figlio dell’ultimo re longobardo, e continuò a considerarlo una figura eroica che non aveva alcuna colpa pur appartenendo a un popolo oppressore degli italiani: Adelchi assurge a prototipo dell’uomo eroico che paga per colpe non sue e trova il coraggio di morire eroicamente in battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-conte-di-carmagnola/2043" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7145" style="margin: 10px;" title="il-conte-di-carmagnola" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-conte-di-carmagnola-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Anche ne <a title="Il conte di Carmagnola" href="http://www.libriefilm.com/il-conte-di-carmagnola/2043"><em>Il Conte di Carmagnola</em></a> Manzoni ci presenta il protagonista come un uomo eroico e coraggioso che viene ingiustamente condannato a morte con l’accusa infamante di tradimento sebbene non si fosse mai reso colpevole di tale colpa. Manzoni mette in evidenza il grande coraggio con cui il Conte di Carmagnola affrontò il suo tragico ed ingiusto destino. Adelchi e il Conte di Carmagnola sono due eroi tipicamente romantici, che affrontano con coraggio, fierezza e dignità il loro tragico destino.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda Giacomo Leopardi,  a prima vista sembrerà difficile sostenere che il poeta di Recanati presenti nelle sue opere una concezione eroica dell’uomo; ma se pensiamo alla sua ultima opera, ovvero <em>La ginestra</em>, ci renderemo conto che anche Leopardi è un autore romantico che esalta la concezione eroica. Infatti il messaggio della <em>Ginestra</em> è sinteticamente esprimibile con queste parole: come la ginestra è un fiore che riesce a sopravvivere anche nelle condizioni più difficili e più dure, allo stesso modo gli uomini devono affrontare con coraggio e fierezza il loro triste destino, derivante dal fatto che la natura è una matrigna cattiva nei riguardi del genere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra opera nella quale Giacomo Leopardi propone una concezione eroica (non solo dell’uomo in generale, ma addirittura di se stesso) è la canzone “All’Italia”, nella quale il poeta di Recanati si dice pronto a morire per liberare l’Italia dal dominio straniero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/ultime-lettere-di-jacopo-ortis-2/9263" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7147" style="margin: 10px;" title="ultime-lettere-di-jacopo-ortis" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ultime-lettere-di-jacopo-ortis-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a>Per quanto riguarda invece Ugo Foscolo nessuno può mettere in dubbio il fatto che tale autore del romanticismo italiano sia un convinto assertore di una concezione eroica dell’uomo che deve essere in grado di fronteggiare con coraggio e con orgoglio anche le situazioni più difficili. Forse la figura più eroica che possiamo trovare nelle opere di Ugo Foscolo è quella dello Jacopo Ortis del romanzo epistolare <a title="Ultime lettere di Jacopo Ortis" href="http://www.libriefilm.com/ultime-lettere-di-jacopo-ortis-2/9263"><em>Le ultime lettere di Jacopo Ortis</em></a>. Jacopo Ortis è un tipico esempio di eroe romantico che decide di sfuggire ad una situazione umiliante e frustrante per lui inaccettabile con l’unico modo che gli resta a disposizione, ovvero il suicidio. Jacopo Ortis si uccide per due motivi: in primo luogo non accetta che Venezia, la sua patria, sia caduta sotto il dominio oppressivo degli austriaci in seguito al trattato di Campoformio; in secondo luogo non accetta che la donna da lui amata sia costretta a sposare un altro uomo. Jacopo Ortis è quindi il prototipo dell’uomo eroico che con il suicidio sfugge a due situazioni inaccettabili.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo autore del romanticismo italiano che prenderemo in considerazione è Giovanni Berchet, il quale ne <em>Le fantasie</em>, una delle sue opere più importanti, dimostra di dare grande importanza al fatto che gli uomini devono dimostrare coraggio ed eroismo per difendere la loro patria dagli stranieri oppressori. A nostro avviso tale opera di Berchet è molto significativa in quanto si basa su una radicale opposizione tra un passato eroico e glorioso ed un presente nel quale il coraggio e l’eroismo sono scomparsi e sono stati sostituiti dalla viltà e dalla corruzione. Giovanni Berchet è senza nessun dubbio il fondatore della poesia patriottica romantica italiana che riveste una grande importanza sia nell’ambito del romanticismo italiano sia in quello del risorgimento, poiché la lirica patriottica romantica diede a molti italiani il coraggio e la forza di combattere, e anche morire, per liberare l’Italia dal dominio straniero. Quest’anno in cui si festeggia il 150° anniversario dell’unità d’Italia ci sembra opportuno e doveroso ringraziare i poeti patrioti come Berchet che tanta importanza ebbero nel risvegliare il popolo italiano dal suo torpore e diedero anche nuove motivazioni a coloro che combattevano per liberare l’Italia dal dominio austriaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle <em>Fantasie</em> troviamo come tema principale la radicale opposizione tra un passato glorioso ed un presente frustrante, umiliante dominato dalla viltà e dalla corruzione di gran parte degli italiani. Il passato glorioso al quale fa riferimento Berchet è il <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a>, e più precisamente il periodo in cui i comuni italiani seppero unirsi tra loro e riuscirono, grazie al coraggio e all’eroismo dei loro cittadini a sconfiggere Federico Barbarossa che voleva privare della libertà i comuni italiani. Berchet contrappone l’eroismo dimostrato dagli italiani in quel periodo alla viltà, alla corruzione ed alla debolezza della maggior parte degli italiani del suo tempo. Il poeta esprime il suo odio per lo straniero oppressore, la nostalgia per la concezione eroica della vita, lo sdegno per la corruzione imperante nel suo tempo e la malinconia derivante dal dover constatare a che punto gli italiani dell’ottocento fossero gli indegni discendenti degli uomini eroici che seppero sconfiggere Federico Barbarossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel romanticismo tedesco e inglese la concezione eroica dell’uomo riveste una grande importanza. Tale concezione prende il nome di titanismo romantico. Nell&#8217;articolo <a title="Il preromanticismo e l'inizio del romanticismo in Germania" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-preromanticismo-e-linizio-del-romanticismo-in-germania.html"><em>Il preromanticismo e l’inizio del romanticismo in Germania</em></a> abbiamo messo in evidenza che il romanticismo ebbe un ruolo molto importante nella liberazione della Germania dal dominio straniero. Emblematico è l’esempio del poeta romantico tedesco Teodoro Korner, al quale Manzoni dedica l’ode <em>Marzo 1821</em>. Korner morì combattendo per l’indipendenza della Germania, per cui è un classico esempio di poeta-soldato che non si limita ad incitare i suoi connazionali a combattere contro lo straniero oppressore, ma sacrifica la sua vita per la sua patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben diversa invece era la situazione in Inghilterra, dove scrittori e poeti appartenenti al romanticismo non dovevano affrontare il problema di contribuire alla liberazione della loro patria dal dominio straniero. Tuttavia, come abbiamo sottolineato nell&#8217;articolo <em>The romantic period in England</em>, anche nel romanticismo inglese troviamo quel titanismo che contraddistingue il romanticismo in tutte le nazioni in cui tale movimento culturale si affermò. Basterà ricordare per esempio il comportamento di Byron, il quale morì combattendo per l’indipendenza della Grecia e costituisce per tale motivo l’ennesimo esempio  di poeta-soldato che è una delle figure più significative ed emblematiche del romanticismo europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra importante caratteristica dell’uomo romantico è senza dubbio il vittimismo, che è l’esatto opposto del titanismo: nella concezione romantica dell’uomo titanismo e vittimismo si alternano continuamente. Il vittimismo romantico nasce dalla consapevolezza dei romantici che la realtà nella quale vivevano era molto diversa da quella nella quale avrebbero voluto vivere, per cui spesso l’uomo romantico resta deluso dalla piega che prendono gli eventi sia nella sfera pubblica sia nella sua sfera privata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/operette-morali/7207" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7149" style="margin: 10px;" title="operette-morali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/operette-morali-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Nel romanticismo italiano la concezione vittimistica dell’uomo è molto evidente in Giacomo Leopardi e Giovanni Berchet. In Leopardi il vittimismo appare molto evidente nelle <a title="Operette morali" href="http://www.libriefilm.com/operette-morali/7207"><em>Operette morali</em></a>, ma anche in altre opere. Il pessimismo cosmico che contraddistingue il pensiero di Leopardi è senza dubbio un esempio eclatante di vittimismo romantico. Leopardi sostiene che tutti gli uomini sono infelici perché la Natura si dimostra matrigna nei confronti degli esseri umani, al punto che è la stessa Natura a causare l’infelicità umana. Per questo nessun uomo può sfuggire a tale tragico destino esistenziale, sia che si tratti del più umile, sia che si tratti del più ricco e potente tra tutti gli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">In Berchet la nostalgia, il rimpianto, la malinconia, ed il tema sempre ricorrente dell’esilio sono la prova che anche questo autore risente del vittimismo romantico. In Berchet la concezione vittimistica trova la sua ragion d’essere nel fatto che il poeta è costretto a vivere in un’epoca storica in cui dominano la viltà, la corruzione e l’incapacità di ribellarsi al dominio straniero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il romanticismo tedesco, un’opera nella quale la concezione vittimistica è molto evidente è <a title="I dolori del giovane Werther" href="http://www.libriefilm.com/i-dolori-del-giovane-werther-3/9264"><em>I dolori del giovane Werther</em></a> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>. Il protagonista si suicida a causa di problemi amorosi di fronte ai quali non vede altra via d’uscita. Nel romanticismo europeo il suicidio può essere considerato in alcuni casi una conseguenza del titanismo ed in altri del vittimismo. Infatti se da un lato con il suicidio l’uomo romantico dimostra di non volersi arrendere alla triste realtà (titanismo), dall’altro il suicidio è anche un’ammissione implicita di resa davanti ad una realtà contro la quale sa di non poter combattere, in quanto si sente solo in un mondo che gli è totalmente ostile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-dolori-del-giovane-werther-3/9264" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7150" style="margin: 10px;" title="dolori-del-giovane-werther" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dolori-del-giovane-werther-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>La terza caratteristica della concezione romantica dell’uomo è il modo in cui è affrontata la solitudine, dovuta all&#8217;autoemarginazione a causa del disagio oppure all&#8217;isolamento da parte degli altri, che non condividono il modo di pensare e di agire. Un esempio di solitudine dovuta in parte a libera scelta e in parte a circostanze dipendenti dal comportamento di altre persone è quella in cui visse gran parte della sua vita Vittorio Alfieri. Così come Alfieri visse con orgoglio e con fierezza, ma anche con rabbia, la sua condizione di uomo solo, allo stesso modo nel movimento romantico italiano ci furono persone che seppero affrontare con fierezza e coraggio la loro solitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">L’eroe romantico è quasi sempre un uomo solo, che tuttavia non si lascia mai prendere dalla disperazione e accetta con coraggio la sua solitudine. Ciò è vero anche per i romantici italiani. Un esempio è senza dubbio Jacopo Ortis, che prima di suicidarsi si rende conto che tutto è perduto: la donna amata è perduta in quanto sposerà un altro, ma è irreparabilmente perduta anche la libertà della patria, caduta sotto il dominio straniero.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel romanticismo tedesco e in quello inglese l’eroe romantico resta spesso solo. Tuttavia in Germania la solitudine è vissuta in maniera diversa da come viene vissuta dagli eroi del romanticismo italiano, poiché viene addirittura esaltata e si parte dal presupposto che un vero uomo romantico non deve risentire del fatto di trovarsi solo contro tutto e tutti. Anche nel romanticismo inglese la solitudine è più esaltata di quanto non avvenga nel romanticismo italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’altra caratteristica della visione del mondo riscontrabile nei romantici italiani è la grande importanza attribuita alla libertà individuale, che non deve però essere intesa solamente come libertà politica, ma anche e soprattutto come libertà morale dalle passioni, dai vizi e dai compromessi. Per i romantici italiani la libertà politica, per quanto importantissima,  è parte della libertà morale. I romantici italiani furono influenzati dalle idee di Vittorio Alfieri, che parimenti considerava la libertà politica una parte della libertà morale, sempre minacciata dai vizi, dalle passioni e dalla tendenza a scendere a compromessi. Anche nel romanticismo tedesco si dà grande importanza sia alla libertà morale sia a quella politica (anche perché la Germania come l’Italia si trovava sotto la dominazione straniera), ma i romantici tedeschi non pensano che la libertà politica sia parte di quella morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel romanticismo italiano viene rivalutata l’importanza del sentimento, che nel precedente periodo illuministico era stato ricusato in quanto si attribuiva importanza solamente alla ragione, considerata unica guida delle azioni degli esseri umani. I romantici, senza rinnegare l’importanza della ragione, sostengono che ragione e sentimento abbiano la stessa importanza e debbano quindi collaborare nelle decisioni che gli uomini sono chiamati a prendere. Questa convinzione è presente anche nel romanticismo inglese e in quello tedesco (non dimentichiamo che in Germania nasce la filosofia dell’idealismo che ha come principali esponenti Hegel, Ficthe e Schelling).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il conflitto tra ideale e reale è una caratteristica che riveste grande importanza nel romanticismo italiano, poiché poeti e scrittori si rendono conto che la realtà è molto diversa, se non addirittura inconciliabile, con i loro ideali: per cui il mondo in cui vivono è molto diverso da quello in cui vorrebbero vivere. L&#8217;uomo romantico non può far niente per modificare una realtà che non gradisce, e per questo vive in maniera tragica il conflitto tra ideale e reale. Anche nel romanticismo tedesco ed inglese questo conflitto è spesso vissuto in maniera tragica.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i problemi amorosi rivestono una grande importanza, in quanto anche l’amore viene sottoposto a quel processo di idealizzazione che caratterizza la visione del mondo dei romantici. Spesso quindi le storie d’amore vissute dai romantici non hanno un lieto fine e creano gravi problemi esistenziali. Nel romanticismo italiano Leopardi è senza dubbio l’autore romantico che subisce più di tutti le conseguenze derivanti dalle delusioni amorose, ma anche lo stesso Foscolo &#8211; che a differenza di Leopardi ebbe numerose storie d’amore con donne bellissime &#8211; deve accettare che una delle donne che aveva amato maggiormente non accetti di diventare la sua donna ma preferisca sposare Monti (Foscolo disprezzava al massimo grado il Monti, poiché egli era abituato a cambiare in maniera molto opportunistica le proprie idee; tanto che Foscolo lo definì “una banderuola al vento”).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel romanticismo inglese e tedesco l’amore non sempre ha un lieto fine: per la Germania è sufficiente citare <a href="http://www.libriefilm.com/i-dolori-del-giovane-werther-3/9264"><em>I dolori del giovane Werther</em></a>; in tale romanzo il protagonista si suicida proprio a causa dei problemi amorosi. In Inghilterra John Keats deve a sua volta fare i conti con i problemi amorosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/confessioni-di-un-italiano/9267" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7152" style="margin: 10px;" title="confessioni-di-un-italiano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/confessioni-di-un-italiano-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a>Un altro elemento molto importante del romanticismo italiano è rappresentato dall’amore per la patria, tanto che la poesia patriottica è uno dei generi più importanti del romanticismo italiano. Anche Goffredo Mameli, l’autore dell’inno nazionale italiano, fu un poeta romantico oltre che un patriota che diede la propria vita per liberare l’Italia dal dominio straniero. Goffredo Mameli è il classico esempio di poeta-soldato, una figura tipica del romanticismo non solo italiano ma anche europeo (vedasi Byron in Inghilterra e Teodoro Korner in Germania). Il patriottismo dei romantici italiani è presente soprattutto in due generi letterari che rivestirono grande importanza nel Risorgimento italiano in quanto rafforzarono notevolmente lo spirito patriottico del popolo italiano. I due generi letterari in questione sono la lirica patriottica romantica e il romanzo storico. Della lirica patriottica abbiamo già parlato in precedenza in relazione all’opera di Giovanni Berchet, mentre per quanto riguarda il romanzo storico dobbiamo dire che il più importante romanzo storico della letteratura romantica italiana è <a title="I promessi sposi" href="http://www.libriefilm.com/i-promessi-sposi-5/2095"><em>I promessi sposi</em></a> di Alessandro Manzoni, sebbene si possano citare altri romanzi storici molto pregevoli quali <em><a href="La disfida di Barletta">La disfida di Barletta</a> </em>di Massimo D’Azeglio e le <em><a title="Confessioni di un italiano" href="http://www.libriefilm.com/confessioni-di-un-italiano/9267">Confessioni di un italiano</a> </em>di Ippolito Nievo. Il romanzo storico rivestì grandissima importanza anche nel romanticismo inglese nel quale questo genere letterario raggiunse un livello artistico altissimo grazie a Walter Scott.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione possiamo dire che il romanticismo italiano ebbe il merito di facilitare il Risorgimento italiano, non solo rafforzando lo spirito patriottico degli italiani, ma fornendo loro ideali, valori, motivazioni, che sono indispensabili in tutti i sistemi sociali per far si che gli uomini compiano azioni degne di lode e ammirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo messo in evidenza nei libri <em>Una lettura sociologica della realtà contemporanea </em>e <em>I miti della società contemporanea</em> molti dei problemi che affliggono l’uomo moderno trovano la causa principale nella “obsolescenza dei valori”, che rappresenta in tutti i sistemi sociali ed in tutte le epoche una vera e propria piaga sociale, soprattutto se tali sistemi non sono in grado di sostituire quei valori e quegli ideali con altri nuovi che siano forti abbastanza per sostituire in maniera adeguata i vecchi. Purtroppo, come sanno i sociologi, in gran parte del mondo contemporaneo i valori che hanno subito il processo di obsolescenza non sono stati sostituiti in maniera adeguata, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. In quasi tutte le nazioni europee il romanticismo ha avuto il merito di proporre valori che sono riusciti a sostituire in maniera adeguata quelli dell’illuminismo, evitando in tal modo una crisi che avrebbe determinato la perdita degli “orizzonti di senso” che invece si è verificata nel mondo di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riferimenti bibliografici</strong><br />
G. Pellegrino, <em>The romantic period in England</em>, albiorix.it, articoli<br />
G. Pellegrino, <a title="Vittorio Alfieri" href="http://www.centrostudilaruna.it/i-principali-elementi-del-pensiero-di-vittorio-alfieri.html"><em>I principali elementi del pensiero di Vittorio Alfieri</em></a>, centrostudilaruna.it<br />
G. Pellegrino, <a title="Il preromanticismo e l'inizio del romanticismo in Germania" href="http://www.centrostudilaruna.it/il-preromanticismo-e-linizio-del-romanticismo-in-germania.html"><em>Il preromanticismo e l’inizio del romanticismo in Germania</em></a>, centrostudilaruna.it<br />
G. Pellegrino, <em>Una lettura sociologica della realtà contemporanea</em>, New Grafic Service, Salerno, 2003.<br />
G. Pellegrino,<em> I miti della società contemporanea</em>, New Grafic Service, Salerno, 2005.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-concezione-dell%e2%80%99uomo-e-del-mondo-nel-romanticismo-italiano.html' addthis:title='La concezione dell’uomo e del mondo nel romanticismo italiano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Risorgimento: uno stupro!</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 17:38:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un saggio revisionistico di Elena Bianchini Braglia sulla storia del Risorgimento italiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-risorgimento-uno-stupro.html' addthis:title='Il Risorgimento: uno stupro! '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Il Risorgimento: uno stupro!</p>
<p style="text-align: justify;">Mai definizione fu più calzante per definire gli avvenimenti che hanno portato all’unità d’Italia: un evento storico che si è consumato nell’aperta ostilità delle popolazioni interessate o, quanto meno, nella più assoluta indifferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Elena Bianchini Braglia, una delle più qualificate studiose della storia risorgimentale, ha pubblicato un libro che riassume i termini storiografici della questione con un originale stratagemma letterario: la signora Italia in crisi d’identità si reca da uno psicologo per cercare di mettere ordine nelle vicende della sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;">La frase che si sente più spesso in bocca agli abitanti della penisola è: “mi vergogno di essere italiano”. Forse per questo il titolo del libro della Bianchini Braglia è <em>Le radici della vergogna</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Monaldo Leopardi, padre di Giacomo, scriveva: “non vi è ragione che gli italiani si graffino il volto, accorgendosi che la loro casa è divisa in più camere e non in un solo salone”. In effetti la civiltà italiana fu esempio grandioso di arte e di cultura quando gli italiani non erano tali, ma erano fiorentini, milanesi, romani, veneziani, napoletani… Con la nascita della nazione unitaria la cultura italiana è andata incontro a un rapido declino e gli abitanti della penisola hanno cominciato a essere guardati con la lente di stereotipi caricaturali e folcloristici, se non come un popolo di straccioni!</p>
<p style="text-align: justify;">Nel racconto della signora Italia emergono i personaggi che sono stati elevati al rango di “padri della patria”: Vittorio Emanuele, Cavour, Garibaldi, Mazzini solo per citare i più importanti. Caratteristica comune a tutti erano le debolezze umane e talvolta la fragilità caratteriale, e soprattutto la scarsa consapevolezza della posta in gioco degli eventi risorgimentali. Infatti il movimento unionista era qualcosa che andava ben al di là di questioni locali: i fili dei burattini erano tirati dalle logge massoniche straniere, soprattutto nei paesi anglosassoni protestanti, che volevano cancellare la Chiesa Cattolica e in generale ogni traccia di <em>Ancien Régime</em>. Per questo la rivista dei gesuiti “La Civiltà Cattolica”, tenace avversaria culturale del Risorgimento, definiva il protestantesimo come la “molla della rivoluzione”, osservando come il fine del Risorgimento fosse quello di sostituire la morale cattolica con quella, per tanti aspetti assolutamente angosciante, delle chiese protestanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/in-esilio-con-il-duca/6494" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3565" style="margin: 10px;" title="in-esilio-con-il-duca" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/in-esilio-con-il-duca.jpg" alt="in-esilio-con-il-duca" width="200" height="277" /></a>Per i popoli italiani il Risorgimento sarà una lunga sequenza di episodi dolorosi: guerre, plebisciti-truffa, brigantaggio, scandali e corruzione… Ma ci furono anche episodi nobili della Resistenza antirisorgimentale che non devono essere dimenticati: la Brigata Estense che seguì in esilio il duca di Modena, l’eroica resistenza di Gaeta e di Ancona, la vittoria pontificia a Mentana: il libro ripercorre con commossa partecipazione queste vicende alle quali la Bianchini Braglia ha dedicato studi approfonditi pubblicati in altri volumi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si insisterà mai abbastanza sull’opportunità di promuovere studi revisionisti sul tema del Risorgimento: la decostruzione delle mitologie unioniste è assolutamente necessaria per fare chiarezza sulla versione della storia edulcorata e artefatta che viene ancor oggi propinata nelle scuole, con uno stile melenso da libro <em>Cuore</em>. Tanto più che le grandi trasformazioni del mondo contemporaneo impongono un superamento di certe posizioni storiografiche ormai divenute provinciali e obsolete.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel XXI secolo la classe dirigente italiana si è riappropriata della stucchevole retorica risorgimentale mettendo in scena manifestazioni patriottarde che hanno il sapore del ridicolo nello scenario di esproprio della sovranità che si sta delineando con la globalizzazione. Fra i progetti di istituzioni internazionali perseguiti dai poteri forti e i tentativi di definire nuovi assetti territoriali che si manifestano nelle spinte dal basso, la celebrazione dei fasti nazionali appare sempre più delegittimata.</p>
<p style="text-align: justify;">E per restare alla metafora medica utilizzata dall’autrice, si potrebbe osservare che l’unità d’Italia non l’ha ordinata il dottore!</p>
<p>* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Elena Bianchini Braglia, <em>Risorgimento. Le radici della vergogna. Psicanalisi dell’Italia</em>, CSR Edizioni Terra e Identità, Reggio Emilia 2009, pp.288, € 15,00 &#8211; <a href="http://www.elenabianchinibraglia.it">www.elenabianchinibraglia.it</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-risorgimento-uno-stupro.html' addthis:title='Il Risorgimento: uno stupro! ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Per una nuova antropologia socialista?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 16:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro di Claudio Bazzocchi propone una singolare rivisitazione delle tesi fondanti del pensiero socialista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/per-una-nuova-antropologia-socialista.html' addthis:title='Per una nuova antropologia socialista? '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881036240" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2750" style="margin: 10px;" title="fondamento-tragico-politica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fondamento-tragico-politca.jpg" alt="fondamento-tragico-politica" width="213" height="324" /></a>La moderna società di massa, multirazziale e femminista, rappresenta il compimento delle ideologie progressiste che ormai da secoli innescano rivoluzioni su rivoluzioni per arrivare alla tanto sospirata meta del “migliore dei mondi possibili”. Le istanze progressiste del pensiero di sinistra vengono recepite e attuate da tutti i partiti e dai governi di qualunque colore. Quindi al pensiero di “sinistra” non resta più nulla da pensare: deve soltanto amministrare l’esistente e godersi il trionfo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure c’è ancora chi ritiene di dover proporre nuove linee guida per la sinistra dei tempi a venire. Claudio Bazzocchi, intellettuale emergente dell’area neocomunista, ha scritto un corposo volume dal titolo <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881036240" target="_blank"><em>Il fondamento tragico della politica. Per una nuova antropologia socialista</em></a>, un libro che si propone di offrire alla classe dirigente di sinistra suggerimenti per un’ulteriore avanzata sul fronte progressista (verso dove?!?).</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro di Bazzocchi è imperniato sul concetto di “emancipazione dei subalterni”, che assume significati decisamente stranianti. C’è da chiedersi, infatti, chi siano i subalterni in un contesto in cui la classe dirigente occidentale è interamente costituita da elementi di formazione massonico-marxista. Si potrebbe obiettare a Bazzocchi che i subalterni sono semmai i milioni di sfruttati che lavorano onestamente con paghe al limite della sopravvivenza e che subiscono le estorsioni di un fisco tanto implacabile coi ceti produttivi quanto lassista con parassiti e speculatori!</p>
<p style="text-align: justify;">Bazzocchi però sembra totalmente prigioniero di schemi ideologici piuttosto datati, e nella sua opera analizza alcuni intellettuali che a suo parere possono dare spunti originali: oltre ai soliti Marx e Freud, l’autore prende in considerazione Ernesto de Martino, Bataille, Heller e Castoriadis. Bazzocchi è estremamente critico con una certa cultura progressista di tipo altermondialista che si ispira a <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> orientali e a culture indigene. Per il nostro autore il riferimento prioritario è sempre il buon vecchio monoteismo che, con la sua antropologia egualitaria e con la sua “storia della salvezza”, è fatalmente incline alla fuga nell’utopia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro poi reinterpreta in chiave politica alcuni intellettuali della tradizione letteraria italiana. Con un’operazione culturale alquanto ardita, Bazzocchi arruola Giacomo Leopardi nelle file socialiste, poiché ne <em>La Ginestra</em> il poeta di Recanati suggerirebbe un impegno politico di matrice progressista. In realtà Leopardi è sempre stato alieno da scelte politiche e la sua statura intellettuale appare troppo grande per poterla rivestire di una divisa di qualsivoglia colore. Più convincente può apparire la lettura di Machiavelli che, seppure cronologicamente molto lontano da noi, se non altro ha fondato le categorie politiche moderne e l’atteggiamento mentale dell’uomo contemporaneo di fronte alla cosa pubblica. Ma anche in questo caso, considerare il segretario fiorentino come un antesignano del socialismo è piuttosto discutibile!</p>
<p style="text-align: justify;">Bazzocchi non nasconde la sua nostalgia per il vecchio PCI, e si richiama costantemente a Gramsci; inoltre critica aspramente la prassi politica della non-violenza e lascia intendere, neanche troppo velatamente, che vorrebbe vedere nei movimenti di sinistra un atteggiamento più “combattivo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dulcis in fundo</em>, Bazzocchi stigmatizza l’americanismo. Anche in questo caso non si capisce il senso di questa operazione, visto che il modello capitalista americano ha dimostrato di essere più idoneo del comunismo al fine di raggiungere gli obiettivi storici della sinistra (società multirazziale e femminismo, come si diceva all’inizio…).</p>
<p style="text-align: justify;">La parte finale del libro, pur caratterizzata da notevoli incongruenze, presenta qualche motivo di interesse nella critica all’individualismo. Qui l’autore rende ragione anche del titolo del libro: come nell’antica Grecia la tragedia era il momento di aggregazione della <em>polis</em>, così la società contemporanea deve ritrovare il momento di socializzazione comunitaria che apre gli individui alla libertà e alla mediazione sociale. Almeno in questo senso il libro in esame può essere un interessante contributo per l’elaborazione di nuove sintesi ideologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per mettere in crisi il sistema occorrono idee ben diverse da quelle che propone Bazzocchi…</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Bazzocchi, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881036240" target="_blank"><em>Il fondamento tragico della politica. Per una nuova antropologia socialista</em></a>, Diabasis, Reggio Emilia 2009, pp.328, € 24,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/per-una-nuova-antropologia-socialista.html' addthis:title='Per una nuova antropologia socialista? ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il “silenzio” di Claudio Catani</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 14:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una panoramica sulla produzione di Claudio Catani, autore di tre raccolte poetiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-%e2%80%9csilenzio%e2%80%9d-di-claudio-catani.html' addthis:title='Il “silenzio” di Claudio Catani '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">Claudio Catani ama dire di se stesso che scrivendo poesia ha perso una grande occasione: quella di stare zitto!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se Claudio Catani fosse stato zitto l’umanità non avrebbe potuto ascoltare una delle voci poetiche più dense e geniali del XXI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente Catani ha pubblicato le sue poesie, vincendo un’istintiva avversione per la comunicazione coi suoi simili e offrendo al pubblico la testimonianza culturale di un autore che può a buon diritto essere annoverato tra i grandi apolidi dell’esistenza che, proscritti dal genere umano, hanno sublimato il dolore esistenziale in una scrittura cristallina.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2601" style="margin: 10px;" title="frammenti-dessere" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/frammenti-dessere.jpeg" alt="frammenti-dessere" width="143" height="240" />Il primo libro di Claudio Catani è <em>Frammenti d’essere</em>. Questa silloge evidenzia i caratteri distintivi della poesia di Catani: un’espressione scarna e asciutta, un linguaggio colto che lascia trasparire la solida cultura classica dell’autore, un verso breve e incisivo che fissa la parola in immagini dai tratti forti e decisi. Catani si addentra nel buio del nichilismo con passo sicuro, come se fosse nel suo ambiente naturale: lui stesso infatti dichiara che l’universo tutto non è altro che una mera finzione biologico-circostanziale priva di ogni immaginabile, presunta validità ulteriore. Si tratta di una visione del mondo che richiama esiti di nichilismo radicale quali solo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Emil Cioran</a></span> ha saputo raggiungere. Per esempio Catani descrive certi orizzonti neoutopici, mostrandone tutta la gelida astrattezza, nella poesia dal titolo “Les philosophes nouveaux”:</p>
<p style="text-align: justify;">Sisifo istrione<br />
e ci par troppo<br />
persino il tempo<br />
che nominato hanno<br />
dei trent’anni.</p>
<p style="text-align: justify;">A noi affaticati<br />
da un orrendo tedio<br />
meditabondo.<br />
Diciamo insonni<br />
quant’è lunga e greve<br />
un’epoca di stenti cerebrali<br />
però<br />
non mancherò stasera<br />
alla tua festa.<br />
Dirò la testa consumata<br />
ma non le labbra a cercarne altre<br />
non l’umido sguardo esistenziale<br />
progressista<br />
a lievitare atmosfere improvvisate<br />
in quel d’anonima<br />
che ci lascia saccheggiare.<br />
Non credo stasera<br />
mi resti il tempo<br />
di pensare a quanto già<br />
son mortalmente stanco.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella nota biografica il poeta si definisce così: «Claudio Catani, tosco-romagnolo come l’Appennino in cui fu gettato, sopravvive in Santa Sofia, pago di quella contrada scabra». E nel libro si trovano anche efficaci descrizioni paesaggistiche dei luoghi del poeta che evidentemente si prestano a metafore esistenziali, come in “Appennino”:</p>
<p style="text-align: justify;">Sasso<br />
che rivedo<br />
grandeggiare folle<br />
nello schianto di saetta<br />
passan genti<br />
che la terra coglie<br />
d’animali<br />
le generazioni<br />
segnate tutte a un destino<br />
eguale.<br />
Non tu<br />
atride muto<br />
dal volto franto.</p>
<p style="text-align: justify;">Fossi come te<br />
roccia al sentire.</p>
<p style="text-align: justify;">Catani non vede orizzonti messianici, per lui non c’è Terra Promessa da raggiungere, come ci dice in “Furia di Mosè”:</p>
<p style="text-align: justify;">Non è terra Dio!<br />
È rossa<br />
maledetta<br />
gonfia di bestemmia<br />
gravida di lacrime.<br />
Nel suo grembo<br />
cova larve di spettro<br />
non germe di frutti<br />
fino alla bocca<br />
fendono come lame<br />
le fosse nel petto<br />
rigurgiti sepolcrali<br />
in aliti di peste.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è terra promessa?<br />
S’involva la luce<br />
su noi traditi<br />
chè non ha motivo la speranza.<br />
Tra queste siepi avvizzite di memoria<br />
una densa cappa di rancori<br />
rallenta pensieri nuovi<br />
di concordia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dio!<br />
Posano attenti i timpani<br />
della mia sorda collera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il poeta è decisamente più incline a riconoscersi negli schemi della tragedia classica:</p>
<p style="text-align: justify;">grimaldelli di luce<br />
mi disserrano gl’occhi<br />
d’Edipo</p>
<p style="text-align: justify;">feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora, Catani dedica una lunga sequenza a Prometeo, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del fallimento esistenziale cui siamo inevitabilmente condannati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788883122927" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-2600" style="margin: 10px;" title="silenziario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/silenziario.jpeg" alt="silenziario" width="159" height="240" /></a>La seconda raccolta di Catani segna un importante salto di qualità, segnalandosi come la più convincente di quelle finora pubblicate, e riassume nel titolo il senso della vicenda culturale dell’autore: <em>Silenziario</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo libro la nota biografica riporta: «Claudio Catani, adespoto apolide, è attualmente assorto in paradossi zenoniani».</p>
<p style="text-align: justify;">Qui il dire poetico diviene particolarmente penetrante, con un più frequente uso di rime e assonanze, e con una ricerca di musicalità che si evidenzia fin dal componimento d’apertura “Verrà il Silenzio”:</p>
<p style="text-align: justify;">Non provinciale<br />
né dei dintorni<br />
questo è già un mondo<br />
senza contorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dura la gleba<br />
il solco avaro<br />
mercede il sudore<br />
d’un pomo amaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Com’essudario<br />
su questa terra<br />
non poserà alcuna memoria<br />
l’età sottile<br />
la spazzerà via<br />
questo riparo di filo Sophia.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguirà il tutto<br />
com’è necessario<br />
giusta la legge del silenziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornano riferimenti al <a title="mondo classico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">mondo classico</a>, alla tragedia greca, a figure mitologiche che rappresentano un’umanità in bilico sull’orlo dell’abisso. Il linguaggio si avvale di metafore sontuose che raggiungono il vertice espressivo in “Assurdo come armonia”:</p>
<p style="text-align: justify;">L’ugola della notte<br />
trilla ancora di gemme serrate<br />
nello scrigno dei campi.</p>
<p style="text-align: justify;">Pendule da rami<br />
scroscianti ouvertures di foglie<br />
rimano col rullo delle onde.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha posa<br />
non ha posa il fiume<br />
nell’inventare la greve passacaglia<br />
del suo corso:<br />
basso ostinato<br />
che i pensieri m’ha guidato<br />
come un padre i primi passi.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ancora là<br />
col suo assurdo andare di legni<br />
e di memoria.<br />
Lunga traccia d’inchiostro<br />
che scivola nel buio<br />
lasciato dalle stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">E il viaggio nell’assurdo continua fino a richiamare nell’ultimo testo il manichino che lo stesso Catani ha disegnato per la copertina del libro:</p>
<p style="text-align: justify;">Manichino silente<br />
l’essere non pensa<br />
il vuoto sì<br />
quello dell’assenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788878653986"><img class="alignleft size-full wp-image-2602" style="margin: 10px;" title="paradisi-di-tormento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/paradisi-di-tormento.jpeg" alt="paradisi-di-tormento" width="154" height="240" /></a>La terza raccolta di Catani è <em>Paradisi di tormento</em>. Il testo iniziale ha il titolo indicativo di “Cruciatus”:</p>
<p style="text-align: justify;">E l’Angelo vidi del tormento<br />
in odio a due poteri<br />
che nel discernimento<br />
trasse d’oppositi voleri.</p>
<p style="text-align: justify;">L’infante capo chino<br />
scomposto irsuto crine<br />
gemeva solitario l’ali<br />
piantate al sudicio congiario.</p>
<p style="text-align: justify;">Scarniva massacrato<br />
per la pietà divina<br />
le membra sue corrotte<br />
di lue luciferina<br />
Bestia e Gran Demiurgo<br />
per una volta invero<br />
accordo avean stretto<br />
nel giudicarlo reo.</p>
<p style="text-align: justify;">E mi guardò afflitto<br />
poi gorgogliò parola:<br />
“a te non fu già conto<br />
fratello delirante<br />
l’uno all’altro mai<br />
può starsene distante.<br />
Li ripudia entrambi<br />
e tale è la semenza<br />
dell’incorrotto mio sentire<br />
reo d’innocenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile sottolineare come in queste immagini infernali si senta l’influenza di <a title="Apocalisse 23" href="http://www.centrostudilaruna.it/apocalisse-23.html"><em>Apocalisse 23</em></a>, il libro che ha posto un sigillo indelebile sulla poesia del XXI secolo. Inoltre alle consuete immagini classiche, Catani affianca interessanti rielaborazioni di temi desunti da Leopardi, da Foscolo, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">I lettori avranno modo di apprezzare e valutare a fondo queste tre raccolte, che meritano di essere annoverate tra i titoli più originali della poesia contemporanea, in attesa di assistere a nuovi sviluppi del lavoro letterario di Claudio Catani.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Catani, <em>Frammenti d’essere</em>, Ibiskos Editrice, Empoli 2000, pp.72, € 10,33</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Catani, <em>Silenziario</em>, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena 2003, pp.80, € 6,00</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Catani, <em>Paradisi di tormento</em>, Libroitaliano World, Ragusa 2007, pp.48, € 12,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-%e2%80%9csilenzio%e2%80%9d-di-claudio-catani.html' addthis:title='Il “silenzio” di Claudio Catani ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Fini su Nietzsche</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 20:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione della biografia di Friedrich Nietzsche scritta da Massimo Fini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-su-nietzsche.html' addthis:title='Massimo Fini su Nietzsche '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797221" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2138" style="margin: 10px;" title="nietzsche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/nietzsche-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Quando un intellettuale del calibro di Massimo Fini si confronta con un gigante come Nietzsche, si assiste a un evento culturale di importanza non trascurabile. Il celebre giornalista ha pubblicato una biografia del filosofo tedesco che rappresenta un testo importante per affrontare il complesso pensiero di Nietzsche. Naturalmente biografie di Nietzsche erano già state pubblicate in precedenza, anche con notevoli quantità di dati e di testimonianze, ma la peculiarità del libro di Massimo Fini sta nel fatto di indagare il lato umano di Nietzsche, nello sforzo di delinearne il carattere in relazione alla sua produzione letteraria. La biografia di Fini è pertanto un’ottima introduzione per chi vuole approfondire la conoscenza del più grande filosofo dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">età contemporanea</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Conoscere le vicende biografiche di artisti e scrittori può sempre essere utile per interpretare la loro opera, tanto più per un autore come Nietzsche, funestato dalla follia nella fase finale della sua vita. Fini definisce Nietzsche un “apolide dell’esistenza”, definizione quanto mai calzante per un pensatore che ha saputo guardare all’abisso tragico della vita con uno sguardo totalmente disincantato, come forse solo Leopardi e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emil-cioran">Cioran</a></span> hanno saputo fare. La vita di Nietzsche fin dall’infanzia mostra una personalità caratterizzata da grande difficoltà nei rapporti interpersonali, compensata da una profonda concentrazione nello studio. Nietzsche si segnala per l’intelligenza vivace e per la grande attitudine agli studi umanistici, ma i primi tentativi di scritti letterari, all’epoca del liceo, denotano un modo di esprimersi molto banale e decisamente inferiore a quello che ci si poteva aspettare da un ragazzo colto della sua età. Il futuro filosofo vive essenzialmente di studio e di letture, estraniato dalla realtà: la vita di Nietzsche è completamente priva di azione. Il suo carattere era estremamente mite e quasi arrendevole, cosa che crea forte contrasto con l’eccezionale aggressività del suo stile di scrittura. Infatti nelle prese di posizione intellettuali Nietzsche era irremovibile: a 21 anni annuncia alla madre di essere divenuto ateo. Nietzsche, figlio di un pastore luterano, era cresciuto in un ambiente religiosissimo tuttavia la madre Franziska, da buona protestante, pensò che quella era la volontà di Dio, e che magari in futuro la pecorella smarrita sarebbe tornata all’ovile più salda di prima. Le cose, come sappiamo, andarono ben diversamente, ma la madre di Nietzsche fu sempre vicina al suo Friedrich, soprattutto nei terribili anni della follia, con una dedizione e un amore assolutamente commoventi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845901998" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lanascitadellatragedia.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia" width="95" height="163" /></a>Nietzsche inizia una brillante carriera accademica come filologo classico all’Università di Basilea, dove intreccia rapporti con personaggi che influenzeranno profondamente la sua vicenda intellettuale. Fra queste conoscenze la più illustre è quella di Richard Wagner. È difficile immaginare due personalità più diverse di quelle del musicista e del filosofo. Wagner era un avventuriero, uno spaccone, un donnaiolo. Nietzsche invece era timido, impacciato nei rapporti umani e totalmente incapace di un approccio con l’altro sesso. La vicenda di amicizia e di rottura fra i due è ben nota, e di essa si troverà ampia testimonianza negli stessi scritti di Nietzsche. Nel clima dell’amicizia wagneriana Nietzsche scrive <em>La nascita della tragedia</em>, il libro che lancia le definizioni dell’apollineo e del dionisiaco che segneranno profondamente le categorie culturali della modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri intellettuali influiranno sul pensiero di Nietzsche anche in virtù di una assidua frequentazione personale: importantissimo è l’incontro di Nietzsche con Franz Overbeck. Overbeck era professore di teologia all’Università di Basilea, con la particolare caratteristica di essere dichiaratamente ateo. La figura del teologo ateo è ancora oggi presente nella cultura protestante; la cosa peraltro non destava grande scalpore neppure a quell’epoca, e si può immaginare quanta influenza abbia avuto questo originale professore di teologia su Nietzsche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=884590332X" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lagaiascienza.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, La gaia scienza e Idilli di Messina" width="95" height="161" /></a>Dopo pochi anni di insegnamento Nietzsche comincia a essere tormentato da problemi di salute: fortissime emicranie accompagnate da vomito, con attacchi che possono durare fino a trenta ore. Mano a mano che Nietzsche viene distratto dall’attività di ricerca accademica, si ingrossa il suo <em>corpus</em> di scrittura creativa. Nel 1876 si vede costretto a chiedere un congedo per motivi di salute e l’Università gli assegna una pensione di invalidità grazie alla quale potrà iniziare una serie di viaggi alla ricerca di climi salutari e di nuovi stimoli intellettuali. Nietzsche continua a pubblicare, ma le sue opere sono autofinanziate e diffuse in poche centinaia di copie, per lo più quelle che lui stesso regala ad amici e conoscenti. La quarta parte di <em>Così parlò Zarathustra</em> fu stampata in quaranta esemplari!</p>
<p style="text-align: justify;">Nietzsche inoltre si interessa costantemente di musica ma, pur essendo un buon pianista, sembra incapace di riconoscere l’autentico genio musicale e spesso individua quelli che secondo lui sono compositori di talento e che invece non hanno avuto alcuna importanza nella storia della musica. Nietzsche aveva lui stesso ambizioni di composizione musicale e scrisse dei pezzi di scarso valore e totalmente ignorati dalla critica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833915441" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/nietzscheribellearistocratico.bmp" border="0" alt="Domenico Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico" width="95" height="142" /></a>Le frequentazioni culturali di Nietzsche mostrano un uomo interessato solo al pensiero e alla creatività artistica, ma del tutto alieno dalla riflessione su temi di politica, di economia e di attualità. Il socialismo è un fenomeno del tutto incomprensibile per Nietzsche e non ci sono testimonianze di alcun tipo che ci dicano che Nietzsche abbia letto quello che sarebbe divenuto il suo antagonista filosofico: Karl Marx. In Svizzera Nietzsche ebbe occasione di incontrare Giuseppe Mazzini, ma anche in questo caso il filosofo tedesco mostra di non conoscere nulla del pensiero di Mazzini e meno ancora delle vicende risorgimentali italiane, che pure avevano larga eco nell’opinione pubblica internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso delle sue peregrinazioni Nietzsche si innamorava platonicamente di figure femminili in cui si imbatteva: la più celebre è quella di Lou Salomé. Ma naturalmente in questi frangenti Nietzsche si comportava come un adolescente, e lui stesso peraltro sembrava poco convinto delle proprie capacità di seduttore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845905438" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/crepuscolodegliidoli.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa col martello" width="95" height="163" /></a>Alla fine degli anni ’80 le opere di Nietzsche cominciano ad avere una circolazione abbastanza ampia e sono conosciute anche al di fuori dei paesi di lingua tedesca. Poi, la mattina del 3 gennaio 1889, mentre Nietzsche si trova a Torino, il filosofo vede un cocchiere che frusta un cavallo e piangendo corre ad abbracciare l’animale: Nietzsche è sprofondato nella follia. L’amico di sempre, Overbeck, si precipita a Torino per riportarlo a casa. Nietzsche vivrà ancora dieci anni, durante i quali il solo interesse che sembra rimasto intatto è quello di ascoltare musica. Proprio in questo periodo i suoi libri cominciano ad avere un successo straordinario in tutto il mondo. Nietzsche muore il 25 agosto del 1900: l’autore de <em>L’Anticristo</em> viene sepolto col rito religioso, con tanto di croce d’argento sulla bara.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capitolo finale del libro è dedicato alle ipotesi sulla follia di Nietzsche, che possono dare indicazioni anche sulla sua vicenda culturale. Una tesi molto in voga fu quella di una sifilide con complicazioni nervose. In realtà tutto lascia pensare che Nietzsche fosse sessualmente inibito e la possibilità che abbia avuto rapporti con prostitute, pur non essendo impossibile, pare poco probabile. Sulla sessualità di Nietzsche l’unica testimonianza è quella relativa al celebre episodio del bordello di Colonia: quando studiava all’università Nietzsche fu introdotto a sua insaputa in una casa di tolleranza ma, anziché scegliere una ragazza, si diresse al pianoforte e accennò qualche accordo, poi se ne andò fra la costernazione delle giovani prostitute. Questo episodio ha dato il via a una serie di ipotesi decisamente fantasiose, tanto più che le cartelle cliniche di Nietzsche non mostrano i segni più caratteristici della sifilide. La tesi della sifilide probabilmente ha avuto grande seguito perché corrispondeva a certi stereotipi di scrittori maledetti molto in voga a fine ‘800. L’ipotesi più plausibile sulla causa della follia è che Nietzsche non abbia retto all’enorme tensione intellettuale che si era accumulata in lui: per molto tempo il suo disagio si manifestò in forme somatizzate, poi il suo cervello è andato in pezzi e lo ha fatto all’improvviso, in un solo schianto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845905888" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/genealogiadellamorale.bmp" border="0" alt="Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale" width="95" height="163" /></a>Fini poi fornisce importanti indicazioni sulle vicende postume degli scritti di Nietzsche. La sorella Elisabeth, spesso accusata di aver manipolato in senso ideologico le opere del fratello, in realtà si è limitata a nascondere certi particolari della vita famigliare di Nietzsche, ma è proprio ad Elisabeth che si deve una accurata selezione dei manoscritti originali che ha permesso, almeno in parte, di discernere l’opera del filosofo dalle interpolazioni di amici più o meno intellettualmente onesti e competenti. Inoltre fu merito di Elisabeth la fondazione di un Archivio Nietzsche che fosse un punto di riferimento per gli studiosi del filosofo.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini riferisce di due visite che ha fatto alla tomba di Nietzsche che ben rappresentano le alterne fortune del filosofo nel corso del tempo. Fini ha visto la tomba per la prima volta all’epoca del regime comunista della Germania Est, agli inizi degli anni ’70: la tomba era in stato di semiabbandono, con la vegetazione che copriva la sepoltura, e le librerie della DDR, pur essendo ben fornite, non vendevano libri di Nietzsche. Fini è tornato a visitare la tomba del filosofo tedesco nel 2001 e ha trovato il luogo segnalato da cartelli turistici, la tomba completamente ristrutturata e tenuta nel massimo decoro, e un piccolo museo con firme di visitatori venuti da tutto il mondo per rendere omaggio al profeta della rivolta contro il mondo moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nietzsche e Marx sono indubbiamente gli intellettuali che maggiormente hanno influito sulla <em>forma mentis</em> dell’uomo contemporaneo, e sintetizzano in modo esemplare i filoni culturali che hanno caratterizzato tutta la storia occidentale. Da una parte il pensiero di matrice monoteista dell’ebreo Marx: dogmatico, irrazionale, intollerante. Dall’altra parte il pensiero ispirato al paganesimo di Nietzsche: critico, problematico, differenzialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure proprio nel XXI° secolo, nel secolo che celebra il cupo trionfo dell’omologazione egualitaria, le pagine noiose e mediocri di Marx non sono più lette nemmeno dai militanti di sinistra, e ormai sono studiate solo dagli specialisti di teorie economiche, mentre le parole di Nietzsche guizzano ancora come fiamme e non cessano di affascinare i lettori col loro potere incantatorio e sempre gravido di fecondi sviluppi.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788831797221" target="_blank"><em>Nietzsche. L’apolide dell’esistenza</em></a>, Marsilio, Venezia 2002, pp.432, € 17,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/massimo-fini-su-nietzsche.html' addthis:title='Massimo Fini su Nietzsche ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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