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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Lebensborn</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La tirannide democratica</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 17:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La democrazia è una tirannide liberticida e razzista, o una serie di armi puntate contro i popoli europei per togliere loro la possibilità di avere un futuro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-tirannide-democratica.html' addthis:title='La tirannide democratica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><div id="attachment_8054" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-8054" title="L'abbazia benedettina di Montecassino, triste simbolo della democratizzazione dell'Europa." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/montecassino-300x192.jpg" alt="L'abbazia benedettina di Montecassino, triste simbolo della democratizzazione dell'Europa." width="300" height="192" /><p class="wp-caption-text">L&#39;abbazia benedettina di Montecassino, triste simbolo della democratizzazione dell&#39;Europa.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1991, esattamente vent&#8217;anni fa si dissolveva l&#8217;Unione Sovietica. Da allora siamo entrati in un&#8217;epoca nuova, dove non esiste più il mondo diviso, dove non ci sono più due superpotenze che si fronteggiano a livello planetario ciascuna con la sua corte/coorte di satelliti, ma c&#8217;è un&#8217;unica potenza che domina il mondo incontrastata, gli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<p style="text-align: justify;">Vent&#8217;anni sono sufficienti per capire, se si vuole usare il cervello, il volto di questa nuova era. Ebbene, una cosa è assolutamente chiara, che essa si presenta in modo assai meno roseo di quel che era lecito presumere all&#8217;indomani del crollo del muro di Berlino e poi della scomparsa dell&#8217;Unione Sovietica. Noi fino ad allora siamo stati ferventi anticomunisti, e l&#8217;americanismo ci appariva tutto sommato un male minore.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente non è il caso di rimpiangere le tirannidi con la stella rossa, tuttavia una cosa è emersa con chiarezza in questi vent&#8217;anni, che almeno in una certa misura i due poteri egemoni dell&#8217;Est e dell&#8217;Ovest si neutralizzavano a vicenda, e il bolscevismo sovietico aveva almeno un vantaggio rispetto all&#8217;americanismo, le sue fragilità e contraddizioni interne che ne hanno poi causato la dissoluzione mentre oggi, non più frenati da un <span style="text-decoration: underline;">reale</span> antagonista (il fondamentalismo islamico e Al Qaeda cui si è voluto attribuire un ruolo sostitutivo di quella che fu la minaccia sovietica, ne è un surrogato davvero miserando) l&#8217;egemonia americana su questo pianeta e il democraticismo-americanismo come ideologia che la giustificherebbe, hanno avuto ampio agio di dimostrare di essere una delle peggiori sciagure che l&#8217;umanità abbia mai incontrato nella sua storia.</p>
<p style="text-align: justify;">“La democrazia” la cui imposizione a livello mondiale i maggiori leader statunitensi hanno ripetutamente dichiarato di essersi assunti come missione, assolve lo stesso ruolo di giustificazione ideologica dell&#8217;egemonia della superpotenza superstite tanto quanto il comunismo aveva una funzione giustificativa dell&#8217;egemonia sovietica, e significa “potere del popolo”, dei popoli che sono soggetti ai regimi democratici, e libertà di espressione, tanto poco quanto “comunismo” significava “stato dei lavoratori”.</p>
<p style="text-align: justify;">La “libertà” democratica è fittizia quanto lo era la giustizia sociale sotto i regimi di ispirazione bolscevica. La “sovranità popolare” è un concetto altrettanto fittizio e ancor più ridicolo. In realtà ai popoli “sovrani” non è concesso nemmeno il diritto di continuare a esistere. Nel corso della crisi della ex Jugoslavia e della vigliacca aggressione NATO contro la Serbia, un generale americano di quelli a quattro stelle che erano al vertice dell&#8217;aggressione, si lasciò scappare l&#8217;incauta affermazione che di lì a poco in Europa non vi sarebbe stato più posto per popoli non ibridati, e che era precisamente questo il fine per cui gli Stati Uniti avevano combattuto dalla seconda guerra mondiale in poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Che l&#8217;immigrazione, che minaccia di stravolgere le basi etniche dell&#8217;Europa, sia manovrata dal capitalismo internazionale con la testa e il cuore a Washington che ha deliberatamente immiserito le economie del Terzo Mondo per provocare la “fuga verso nord” di milioni di persone, su questo si possono nutrire ben pochi dubbi.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le molte funzioni dell&#8217;ideologia democratica c&#8217;è anche quella di indebolire la resistenza dei popoli europei all&#8217;imbastardimento etnico, ma è importante vedere per prima cosa come essa si sostanzia in un sistema di non libertà, dove quelle libertà di opinione e di espressione che <span style="text-decoration: underline;">in teoria</span> sarebbero garantite da tutte le costituzioni democratiche, sono sistematicamente negate nella pratica.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è, a dire il vero, una differenza fondamentale fra l&#8217;ideologia democratica e il suo modo di diffondersi/mantenersi/plagiare e quello che invece era adottato dall&#8217;ideologia comunista. I comunisti avevano sempre sostenuto che la “dittatura del proletariato”, la “fase post-rivoluzionaria”, in breve loro stessi e i regimi da loro costruiti erano una fase transitoria nell&#8217;attesa della realizzazione della rivoluzione socialista mondiale e della costruzione del socialismo e della società senza classi, in altre parole che le drastiche limitazioni che infliggevano alla libertà e al benessere dei loro sudditi, erano delle limitazioni temporanee che sarebbero scomparse il giorno che sarebbe venuta meno la necessità di confrontarsi con il “nemico capitalista”; in pratica, con una tecnica mutuata dalle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a>, rimandavano la realizzazione del loro paradiso in terra a un aldilà posto oltre l&#8217;orizzonte della storia altrettanto inverificabile quanto l&#8217;aldilà che le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> promettono post mortem.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, almeno in una certa misura, facevano ancora appello ad argomenti razionali, cosa che invece l&#8217;ideologia democratica non fa, basandosi interamente sul peso plagiario del sistema mediatico e sull&#8217;assunto che una menzogna o una sciocchezza ripetuta o sottintesa un numero sufficiente di volte finisce per diventare agli occhi del popolino bue una verità indiscussa e indiscutibile. Questo consente il vantaggio supplementare che l&#8217;apparato propagandistico, non demandato a una specifica istituzione, è molto meno visibile proprio perché l&#8217;abbiamo continuamente sotto gli occhi e ci martella nelle orecchie.</p>
<p style="text-align: justify;">Redigere un elenco di queste menzogne e sciocchezze più sottintese che proclamate, è nello stesso tempo molto facile e molto difficile, poiché si tratta di qualcosa nello stesso tempo potente e onnipervasivo e sfuggente come un&#8217;anguilla.</p>
<p style="text-align: justify;">Va notato subito che, poiché abbiamo a che fare con qualcosa che non fa per nulla appello ad atteggiamenti razionali ma sempre e solo al lato emotivo, propagandare nello stesso tempo menzogne e sciocchezze contraddittorie non costituisce per nulla un problema: ad esempio sostenere contemporaneamente il dogma dell&#8217;uguaglianza degli uomini e quello della superiorità sugli altri popoli dei bifolchi a stelle e strisce che vivono tra il Maine e la California su una terra di cui i loro avi si impadronirono massacrando gli abitanti originari con un genocidio che per ampiezza supera senz&#8217;altro quella del presunto “olocausto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che invece è sostanzialmente identico ai non rimpianti regimi comunisti, è l&#8217;apparato per la repressione del dissenso, tranne per il fatto che il frastuono propagandistico-mediatico nel quale siamo quotidianamente immersi, rende la sua presenza molto meno avvertibile, al punto che ancora oggi vi sono moltissimi (non si sa se imbecilli, plagiati o in mala fede) che sono persuasi, che sono capaci di asserire senza che cada loro per terra la faccia dalla vergogna, che “democrazia” sia sinonimo di libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Che il dogma fondamentale della democrazia, la pretesa uguaglianza di tutti gli uomini, sia una falsità quotidianamente smentita dalla vita di tutti i giorni e dall&#8217;esperienza di chiunque, è una tale banalità che su di essa non vale la pena di soffermarsi; quello che è invece interessante osservare, è come questo dogma centrale dell&#8217;apparato ideologico democratico conviva con una serie di dogmi accessori di significato opposto. Questi dogmi sono presentati in maniera surrettizia, in modo che non se ne avverta tutta l&#8217;assurdità ma finiscano poco per volta per creare una mentalità di fondo, per far scattare certi riflessi e certe reazioni emotive in maniera automatica e inconsapevole. Il primo di questi sotto-dogmi è la superiorità dei superuomini <em>yankee</em> rispetto a coloro che hanno avuto la disgrazia di nascere in altre parti di questo pianeta.</p>
<div id="attachment_8053" class="wp-caption alignleft" style="width: 211px"><img class="size-full wp-image-8053" title="Bombardamenti terroristici americani su Caen." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/caen.jpeg" alt="Bombardamenti terroristici americani su Caen." width="201" height="250" /><p class="wp-caption-text">Bombardamenti terroristici americani su Caen.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, un concetto simile sarebbe subito visto come inaccettabile se fosse formulato in maniera esplicita, ma si veda ad esempio tutte le volte che si parla della seconda guerra mondiale, il piagnisteo sui caduti americani nel conflitto, soprattutto in certi episodi come lo sbarco in Normandia (un&#8217;operazione indubbiamente mal condotta che comportò una notevole emorragia di forze per gli invasori e che, senza l&#8217;enorme sproporzione delle forze in campo, si sarebbe risolta in un disastro per i nemici dell&#8217;Europa). Più che ridicolo, è vergognoso, perché nel contempo ci si dimentica o ci si vuole far dimenticare dei nostri soldati, questi sì autentici eroi, che ributtarono indietro quasi a mani nude i carri armati britannici a El Alamein e quelli sovietici a Nikolajewka, perché si passano sotto silenzio i quattro milioni di morti <span style="text-decoration: underline;">civili</span> seminati in tutta Europa dai bombardamenti terroristici angloamericani, fra cui decine di migliaia di nostri connazionali, con episodi particolarmente atroci come la strage di Gorla dove gli assassini dal cielo bombardarono una scuola elementare uccidendo centinaia di bambini, atrocità insensate e inutili dal punto di vista militare con le quali lo stesso Stalin che di certo non era uno stinco di santo, si rifiutò di sporcarsi le mani.</p>
<p style="text-align: justify;">Parliamo dei due bombardamenti nucleari sul Giappone, Hiroshima e Nagasaki, che furono distrutte dall&#8217;olocausto atomico <span style="text-decoration: underline;">quando il Giappone aveva già chiesto la resa</span>, per collaudare sul campo le nuove superarmi e per indurre l&#8217;Unione Sovietica a moderare le sue pretese nell&#8217;imminente spartizione planetaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei far notare che in questi sessant&#8217;anni gli Stati Uniti hanno attuato la stessa “filosofia” assassina dovunque sono intervenuti, colpendo in maniera spietata le popolazioni civili, dal Vietnam all&#8217;Irak, alla Serbia, all&#8217;Afghanistan, portando a un sostanziale imbarbarimento della guerra e delle relazioni fra i popoli, e trovando, ad esempio, entusiasti emuli negli Israeliani.</p>
<p style="text-align: justify;">Che attorno all&#8217;attentato delle <em>Twin Towers </em>dell&#8217;11 settembre 2001 si sia, (sia stato) sollevato lo sgomento mondiale, onestamente l&#8217;ho trovato grottesco e una riprova di quanto i dogmi democratici abbiano surrettiziamente plagiato l&#8217;opinione pubblica internazionale, almeno quella raggiungibile dal sistema mediatico “occidentale”. Due-tremila morti era il numero di vittime che poteva fare un bombardamento su una città di medie dimensioni quasi ogni giorno della seconda guerra mondiale&#8230; a meno che &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">A meno che non abbiamo fatto inconsapevolmente nostro il dogma democratico secondo il quale la carne dei superuomini statunitensi vale nettamente di più della nostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a quanto affermato <span style="text-decoration: underline;">in teoria</span> dal diritto internazionale gli Yankee non possono tollerare che qualcuno dei loro possa essere processato da sottouomini che non sono nati fra il Messico e il Canada, anche se per conto loro si arrogano il diritto di processare pure capi di stato stranieri come Karl Doenitz, Saddam Hussein, Slobodan Milossevich (assassinato in carcere prima di arrivare al processo quando si sono resi conto che il dibattimento li avrebbe messi in grave imbarazzo), e questo è tanto più grottesco in quanto loro stessi non si fanno scrupoli di somministrare la pena di morte con grande leggerezza ai loro concittadini. E&#8217; per questo motivo che non hanno consegnato alla legge italiana gli assassini di Ustica, quelli del Cermis, l&#8217;uccisore di Nicola Calipari e stanno mettendo in atto ogni artificio procedurale per sottrarre alla nostra giustizia Amanda Knox implicata nell&#8217;omicidio di Perugia. Ci mancherebbe, i servi, quali noi siamo, quali ci considerano, non possono giudicare i padroni!</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, lo scopo dell&#8217;ideologia democratica è precisamente quello di impedire ai popoli europei usciti sconfitti dalla seconda guerra mondiale (e su questo punto c&#8217;è bisogno di avere le idee molto chiare: <span style="text-decoration: underline;">tutti</span> i popoli e gli stati europei sono usciti indistintamente sconfitti dalla seconda guerra mondiale, anche quelli che hanno militato nel campo antifascista, perché questa guerra ha determinato la fine della preminenza planetaria del nostro continente, la sua riduzione a una serie di colonie russo-americane allora, esclusivamente <em>yankee</em> oggi), di comprendere di essere vittime di un assoggettamento e di uno sfruttamento imperialistici.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando esisteva l&#8217;Unione Sovietica, il timore del comunismo assolveva egregiamente questa funzione. Tramontato il pericolo bolscevico, si sono dovute cercare altre giustificazioni, altri pretesti per il mantenimento di un&#8217; “alleanza” che è in realtà un vassallaggio. Il timore del fondamentalismo islamico si è prestato in parte a questo scopo (glissando ovviamente sul fatto che la questione palestinese, il “genocidio al rallentatore” degli originari abitanti della Palestina portato avanti da Israele – che per inciso non ha alcuna connessione etnica, o ne ha infinitamente meno dei Palestinesi arabizzati con l&#8217;ebraismo dei tempi biblici – sempre con il costante spalleggiamento americano, è il motivo principale dell&#8217;anti-occidentalismo che ha portato alla rinascita del fondamentalismo islamico), ma ciò è ancora poco, e un ruolo molto maggiore ce l&#8217;ha il complesso di colpa che si è instillato negli Europei per il cosiddetto olocausto, di cui li si accusa di essere stati complici o di non aver fatto abbastanza per impedirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si arriva a un punto in cui l&#8217;ideologia democratica mostra veramente la corda, svela la sua intrinseca falsità, perché si è fatto in modo che il dogma olocaustico diventasse inattaccabile <span style="text-decoration: underline;">proibendo</span> la ricerca storica, <span style="text-decoration: underline;">considerando reato</span> l&#8217;espressione di dubbi a questo riguardo, trattando gli storici, i ricercatori, gli studiosi “revisionisti” colpevoli di voler capire come sono andate effettivamente le cose, come se fossero loro stessi responsabili di genocidio.</p>
<p style="text-align: justify;">Se l&#8217;espressione di <span style="text-decoration: underline;">alcune</span> opinioni è legittima, mentre asserirne <span style="text-decoration: underline;">altre</span> porta direttamente in carcere, dove diavolo è la libertà? Che differenza c&#8217;è fra la democrazia e qualsivoglia tirannide totalitaria? Evidentemente nessuna!</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, e sempre tenendo presente che in ogni caso anche accettando la vulgata ufficiale i numeri di questo presunto sterminio rimangono nettamente inferiori a quelli delle atrocità commesse nel secondo conflitto mondiale dai vincitori, il problema di una quantificazione del cosiddetto olocausto è un problema <span style="text-decoration: underline;">storico</span> e non <span style="text-decoration: underline;">politico</span>. La domanda alla quale i democratici non sanno e non possono rispondere, è molto semplice. Perché mai dovremmo trascinarci in eterno un paralizzante senso di colpa per quella o qualsivoglia altra vicenda storica? Perché dovremmo subire per l&#8217;eternità il predominio americano come espiazione? La responsabilità è sempre personale, e coloro che sono nati dopo la seconda guerra mondiale non possono averne alcuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi non dobbiamo dimenticare che in effetti, quando parliamo di Stati Uniti, non parliamo di certo di una realtà socialmente o culturalmente omogenea, ma di una società ancora più stratificata di quelle europee, dove esistono i super-ricchi che costituiscono l&#8217;oligarchia del denaro e muovono tutte le leve del potere, e i miserabili, più miserabili dei loro corrispondenti europei, perché un sistema basato sul liberismo puro non contempla o riduce al minimo quegli ammortizzatori sociali che sono comuni in quasi tutte le nazioni europee; che sono o erano comuni, perché da vent&#8217;anni è iniziato anche da noi un attacco sistematico a qualsiasi forma di stato sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il crollo dei regimi comunisti in Unione Sovietica e nell&#8217;Europa orientale ha provocato come effetto di rimbalzo il radicamento dell&#8217;idea che solo il liberismo selvaggio possa produrre buoni risultati in campo economico, in pratica che lasciare il grande capitalismo soprattutto finanziario libero di esercitare le sue speculazioni piratesche ai danni di tutti gli altri, significhi il benessere complessivo della società.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è preteso che questa assurdità sia una forma di pensiero economico talmente vincente da avere del tutto sbaragliato qualsiasi visione antagonista al punto da essere ormai diventata “il pensiero unico” in campo economico. A questo si aggiunge, almeno negli Stati Uniti, un&#8217;erronea sensazione di essere gli orgogliosi dominatori del pianeta quando la reale situazione esistenziale di costoro è, sul piano della vita concreta, di uno squallore che cercano di nascondere prima di tutto a loro stessi. C&#8217;è qualcosa di allucinante nel vedere appartenenti alla classe media e ai ceti subalterni sostenere con convinzione uomini politici che propongono ricette economico-sociali che giovano solo all&#8217;interesse dei super-ricchi, e sono abbondantemente foraggiati dagli stessi. Certo, c&#8217;è da fare il conto dell&#8217;enorme potere plagiatore del sistema mediatico, ma anche di una vera e propria dissonanza cognitiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il crollo dell&#8217;Unione Sovietica e dei regimi comunisti dell&#8217;Europa dell&#8217;Est è fallito <span style="text-decoration: underline;">un</span> modello di socialismo, quello marxista, ma questo evento storico in sé non ci dice nulla sulla validità o non validità del principio socialista in quanto tale, ossia il principio dell&#8217;intervento dello stato nell&#8217;economia (e/o il controllo dell&#8217;economia da parte dello stato) a fini di equità sociale, e di certo non giustifica il “democratico” appoggio/ratifica attraverso il meccanismo elettorale da parte di grandi masse di cittadini-lavoratori di politiche che servono solo gli interessi di una ristretta oligarchia e sono per il “popolo sovrano” un autentico <em>boomerang</em>; uno spettacolo penoso se non fosse tragico, e ci fa vedere come nelle cosiddette democrazie questo “popolo sovrano” è costantemente raggirato e preso per il naso o per il fondoschiena.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/discorsi-alla-nazione-tedesca/2827" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8050" style="margin: 10px;" title="discorsi-alla-nazione-tedesca" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/discorsi-alla-nazione-tedesca-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>E&#8217; quanto meno concepibile <span style="text-decoration: underline;">un altro</span> modello di socialismo, che non vorrei definire “alternativo” a quello marxista, perché è più antico di quest&#8217;ultimo al punto che si può pensare che quello marxista non ne sia altro che una degenerazione. Si tratta dell&#8217;idea organica dello stato-comunità allo stesso tempo nazionale e sociale già enunciata da J. G. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-gottlieb-fichte" target="_blank">Fichte</a></span> nei <em><a title="Discorsi alla nazione tedesca" href="http://www.libriefilm.com/discorsi-alla-nazione-tedesca/2827" target="_blank">Discorsi alla nazione tedesca</a> </em>e della quale troviamo un&#8217;anticipazione già in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> che invitava i custodi a vigilare affinché il popolo non si impoverisse e a evitare gli arricchimenti eccessivi. <em>Volksgemeinschaft</em>, l&#8217;idea della comunità nazionale e popolare che non ammette disparità sociali eccessive, le quali non consentono che possa esistere fra i membri della comunità uno spirito di solidarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Benché spesso formulata in termini romantici (però è tutto da vedere se quello che nel XIX secolo è stato il movimento romantico non costituisca ancora oggi una riserva di idee preziose per il presente e per il futuro), questa concezione di socialismo è più esatta di quella di Marx che parlava di “capitalismo” senza fare la minima distinzione fra l&#8217;imprenditore che lavora e produce ricchezza, e il capitalismo finanziario e bancario che non crea nulla ma sposta solo i flussi di denaro, trasformando il lavoro di molti nella ricchezza di pochi. Si provi a pensare soltanto a come questa differenza sia ancora oggi importante soprattutto in una realtà sociale come quella italiana dove il tessuto sociale e produttivo è ancora composto soprattutto dalla produttività di piccole aziende perlopiù a conduzione familiare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/ezra-pound-e-la-repubblica-sociale-italiana/7768" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8051" style="margin: 10px;" title="ezra-pound-e-la-rsi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ezra-pound-e-la-rsi.jpg" alt="" width="200" height="294" /></a>Ezra Pound, da questo punto di vista, aveva colto molto di più nel segno di Marx nel saggio <em>Denaro e usura</em>, e si ricorderà che anche Mussolini aveva sottotitolato la testata del “Popolo d&#8217;Italia” <em>Quotidiano dei combattenti e dei produttori</em>, come a dire che la vera discriminante, la linea di faglia non corre tra “proletari” e “borghesi” ma fra produttori e parassiti.</p>
<p style="text-align: justify;">La vittoria dell&#8217;anti-Europa nella seconda guerra mondiale prima, l&#8217;egemonia planetaria americana conseguente al crollo dei regimi comunisti nell&#8217;Unione Sovietica e nell&#8217;Est europeo poi, hanno portato al trionfo del grande capitale finanziario-bancario-parassitario in uno col trionfo della “democrazia”, e questa non può essere certo ritenuta una coincidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">I fenomeni ai quali stiamo assistendo oggi, la globalizzazione economica e i flussi migratori che dal Terzo Mondo si riversano sull&#8217;Europa sono semplicemente una conseguenza di questo fatto. Non soltanto questo pianeta si è trasformato in un <em>mercato globale</em>, ma l&#8217;ibridazione, l&#8217;imbastardimento etnico conseguenti ai flussi migratori <span style="text-decoration: underline;">provocati</span>, rispondono a esigenze precise del grande capitale <span style="text-decoration: underline;">parassitario</span> internazionale ma in concreto localizzato principalmente negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per prima cosa, un&#8217;umanità meticciata dove non esistono più popoli, culture, tradizioni, identità, ma dominano unicamente le leggi economiche del mercato, è il perfetto <span style="text-decoration: underline;">mercato globale</span> per fare da supporto all&#8217;economia globale. Secondariamente, questa è un&#8217;arma diretta in maniera specifica contro l&#8217;Europa in modo che il Vecchio Continente non possa mai più rialzare la testa, trasformando i suoi popoli in un ibrido bastardume multietnico come sono gli Stati Uniti stessi, perché diciamolo, il materiale umano che importiamo <em>obtorto collo,</em> che ci ritroviamo in casa con l&#8217;immigrazione, vale nettamente di meno degli Europei, è una zavorra, un peso morto a carico della nostra assistenza pubblica o manovalanza per la criminalità. Distruggere le possibilità di rinascita dell&#8217;Europa e creare le migliori condizioni per la prosperità del grande capitale internazionale finanziario e parassitario: sono queste le finalità – per loro stessa ammissione, come abbiamo visto – per cui gli Stati Uniti hanno combattuto negli ultimi tre quarti di secolo, ma sicuramente anche da molto prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando qualcuno ha il coraggio di prendere di petto i dogmi fasulli della democrazia, si scontra inevitabilmente con il suo spietato volto tirannico. Per lo scrittore austriaco Gert Honsik si sono aperte le porte del carcere per aver scritto il libro <em>Il piano Kalergy in 21 punti </em>nel quale ha denunciato il tentativo di distruzione dei popoli europei attraverso il declino demografico provocato e l&#8217;immigrazione del pari, come abbiamo visto, provocata. Per incarcerare Honsik si è fatto ricorso in maniera del tutto impropria alle leggi tendenti a colpire il revisionismo sull&#8217;olocausto, benché il libro di Honsik dell&#8217;olocausto non si occupasse affatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Apprendiamo un altro concetto fondamentale: la libertà non si può parcellizzare, suddividere in compartimenti stagni, la lesione della libertà nel campo dell&#8217;olocausto si riflette su tutti gli altri. La libertà e il diritto all&#8217;informazione, i nemici più odiati dai despoti che preparano la morte dell&#8217;Europa celati sotto il manto bugiardo della democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una domanda che forse i più ingenui dei lettori porranno: l&#8217;autodifesa etnica dell&#8217;Europa è razzismo? Io credo che a ciò si possa tranquillamente rispondere di no: non si tratta di opprimere o perseguitare etnie altrui ma di difendere le nostre etnie. Poniamoci invece una questione diversa che di solito non viene mai sollevata: la democrazia è esente dal crimine di razzismo?</p>
<p style="text-align: justify;">Precisiamo in via preliminare che si possono commettere crimini orrendi, arrivare al genocidio senza che il fattore razziale sia minimamente in ballo, si pensi per esempio al massacro dei <em>kulaki</em>, i contadini proprietari di terre nell&#8217;Unione Sovietica di Stalin: milioni di persone deportate, trucidate o condannate a una lenta morte orribile per freddo, fatica, fame, un vero e proprio genocidio dove la discriminazione non era etnica ma sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">In generale, tuttavia, si parla di razzismo quando delle persone sono discriminate o perseguitate non per qualcosa che hanno o si suppone che abbiano fatto, ma per la loro appartenenza etnica, per la loro nascita, per quello che sono. E&#8217; un tipo di crimine da cui la democrazia si può ritenere esente?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">In teoria</span>  la democrazia che si baserebbe sull&#8217;asserzione dell&#8217;uguaglianza di tutti gli uomini, dovrebbe essere quanto di più lontano concepibile dal razzismo, ma noi sappiamo che teoria e pratica sono due cose spesso molto, molto diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Che il comunismo sia un&#8217;ideologia intrinsecamente genocida e razzista, questo l&#8217;ho spiegato e credo di averlo dimostrato già in alcuni scritti precedenti. Facevo l&#8217;esempio della conclusione del secondo conflitto mondiale, quando sovietici e jugoslavi misero in atto in pieno accordo una politica di “pulizia etnica” per far avanzare il mondo slavo verso occidente a spese di quello germanico e latino. Due-tre milioni di tedeschi massacrati dall&#8217;Armata Rossa a est dell&#8217;Oder, e dodici milioni costretti alla fuga; decine di migliaia di italiani trucidati dai partigiani jugoslavi sulla sponda orientale dell&#8217;Adriatico e 350.000 costretti alla fuga. Vorrei sottolineare che se le vittime della mattanza jugoslava furono decisamente inferiori a quelle delle iene dell&#8217;Armata Rossa, questo non avvenne perché gli jugoslavi fossero più “buoni” dei sovietici, poiché erano delle belve altrettanto sanguinarie, ma unicamente perché il “teatro di operazioni” era più ristretto. Stiamo parlando di vittime civili, in massima parte vecchi, donne e bambini, bambini la cui colpa non poteva essere altro che quella di essere nati italiani o tedeschi. Questo cos&#8217;è se non razzismo della specie peggiore e più bestiale?</p>
<div id="attachment_8052" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-8052" title="Forzati al lavoro in un Gulag della Kolyma." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/forzatiKolyma.jpg" alt="Forzati al lavoro in un Gulag della Kolyma." width="250" height="236" /><p class="wp-caption-text">Forzati al lavoro in un Gulag della Kolyma.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questi non sono i soli esempi di razzismo di matrice comunista. Ricordiamo che Stalin ha portato avanti una politica di russificazione del suo immenso impero con un&#8217;estensione e una capillarità che gli zar non si sarebbero mai nemmeno sognati. Questo ha significato in concreto soppressione o deportazione di minoranze, spesso inghiottite a villaggi interi nell&#8217;inferno dei gulag a morire di freddo, di fame, di stenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora ricordiamoci, ad esempio, della minoranza ungherese in Romania, che non fu mai infastidita dal regime fascista del maresciallo Antonescu (ma come? Questi fascisti non erano <em>il male assoluto</em>? Come mai, all&#8217;atto pratico si dimostrano invariabilmente persone molto migliori di “democratici” e “compagni”?), ma fu spietatamente perseguitata dal dittatore comunista Ceaucescu.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un proverbio che dice: “Tanto è ladro chi ruba che chi tiene il sacco”. Le <span style="text-decoration: underline;">persecuzioni razziste</span> di Tito e Stalin contro italiani e tedeschi hanno avuto il sostegno, l&#8217;incitamento, la fattiva collaborazione degli “alleati” angloamericani. Da questi delitti la “democrazia liberale” non può chiamarsi fuori. La Gran Bretagna in particolare insistette perché all&#8217;Armata Rossa fosse demandato il compito di annientare la Prussia, considerata “il nucleo del militarismo tedesco”. Capite quello che significa? Se avevi la disgrazia (la colpa) di essere nato tra Danzica e Koenigsberg, agli occhi di sir Winston Churchill, campione della democrazia <span style="text-decoration: underline;">cioè</span> squallido e ripugnante figuro razzista, eri per ciò stesso qualcuno da perseguitare, scacciare dalla propria terra o sopprimere.</p>
<p style="text-align: justify;">La città di Zara in Dalmazia, pur non avendo installazioni industriali o una presenza militare di rilievo, fu nel corso del conflitto oggetto di ben 37 bombardamenti terrificanti, di quelli che cambiano la topografia di una regione. E&#8217; stato uno dei contributi dati dagli angloamericani alla “pulizia etnica” jugoslava contro gli Italiani. In più, la Dalmazia dove, a cominciare da Zara, la presenza italiana era innegabile, aveva il torto di dimostrare con il semplice fatto di esistere, che l&#8217;Italia era stata trattata ingiustamente a Versailles e che, nonostante l&#8217;enorme contributo di sangue dato nella prima guerra mondiale, non le era stata neppure restituita la sovranità su tutte le terre etnicamente e storicamente italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c&#8217;è di più, perché la “democrazia liberale” si è resa responsabile anche di manifestazioni di feroce razzismo in proprio, senza interposta falce e martello. C&#8217;è una storia assai poco conosciuta, di quelle su cui la storiografia ufficiale non vuole che si punti l&#8217;attenzione. Ha avuto il coraggio di rivelarla dopo decenni di silenzio la cantante Frida del complesso musicale svedese degli Abba. Frida ha rivelato di essere nata in un <em>Lebensborn </em>in Norvegia e, dopo l&#8217;arrivo degli Alleati, di aver trascorso un&#8217;infanzia orribile, fatta di privazioni, umiliazioni e maltrattamenti fino a quando lei e la madre non riuscirono a fuggire e a rifugiarsi in Svezia che, essendo rimasta neutrale durante il conflitto, non era stata occupata dai “liberatori”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Lebensborn </em>(“sorgente di vita”)<em> </em>era un&#8217;istituzione del Terzo Reich dove i giovani militari scapoli potevano avere rapporti con delle ragazze selezionate, allo scopo di preservare la loro discendenza. Le ragazze dei <em>Lebensborn </em>non erano prostitute, erano ragazze scelte per essere le madri della nuova generazione del Reich. La testimonianza di Frida è molto esplicita: con il loro arrivo, gli Alleati hanno trasformato i <em>Lebensborn </em>in luoghi di sevizie e di morte; ai loro democratici occhi i bambini dei <em>Lebensborn </em>erano “i figli di Hitler” e dovevano pagare fino in fondo l&#8217;inespiabile colpa di essere venuti al mondo. Non ci sono informazioni sugli altri bambini dei <em>Lebensborn</em> in Norvegia, in Germania o altrove, ma è probabile che a ben pochi o a nessuno di loro sia stato concesso di arrivare all&#8217;età adulta. Razzismo assassino della peggiore specie che se l&#8217;è presa coi più deboli, con coloro che non erano in grado di difendersi, e pienamente democratico che ha fatto ricadere l&#8217;odio antifascista sulle teste di bambini che hanno avuto il solo torto di nascere.</p>
<p style="text-align: justify;">In ultima analisi o in estrema sintesi, che cos&#8217;è la democrazia? Possiamo dire che è una tirannide liberticida e razzista, o una serie di tirannidi liberticide e razziste, un&#8217;arma o una serie di armi puntate contro i popoli europei per togliere loro la possibilità di avere un futuro. <em> </em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-tirannide-democratica.html' addthis:title='La tirannide democratica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il castello di Wewelsburg: un po&#8217; di storia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Tombetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia e le vicende del castello di Wewelsburg, che fu principale centro della organizzazione SS]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wewelsburg.html' addthis:title='Il castello di Wewelsburg: un po&#8217; di storia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.de/exec/obidos/ASIN/B00004S0U3/centrostudi0e-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/himmlersburg.bmp" border="0" alt="Himmlers Burg - Die Wewelsburg" width="90" height="140" align="left" /></a> Wewelsburg è essenzialmente una fortezza dalla pianta a forma di freccia, orientata verso nord, un’anomalia architettonica che non ha uguali in Germania. Una forma così curiosa ed insolita merita una spiegazione che tuttavia non ha nulla di misterioso: secondo le testimonianze degli storici locali, la natura stessa delle rocce sulla cima della collina invitava ad una costruzione difensiva: sembra che esistesse una grande pietra circolare che fu scelta come base per una delle torri e che finì per essere inglobata nella struttura; la pianta a freccia era dunque dovuta semplicemente alla natura architettonica della base rocciosa. I documenti cartografici che esaminai al castello mi confermarono questa versione dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel IX e X sec. della nostra era, le invasioni degli unni avevano spinto i germani a costruire sulla collina di Wewelsburg un edificio per la protezione dei locali, cosa confermata dal testo di un cronista sassone del XII sec. riportato nella <em>Storia di Wewelsburg </em>di Wilhelm Segin (1).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso cronista ci racconta che nel 1124 il conte Friederich von Arnsberg aveva costretto la popolazione a cominciare la costruzione del castello angariandola in ogni modo. Alla morte del conte, l’anno successivo, i poveri abitanti dei villaggi che avevano partecipato alla costruzione si ribellarono e distrussero il castello.</p>
<p style="text-align: justify;">I nobili locali, creati cavalieri ma senza alcun ritegno morale, continuarono ad approfittarsi della popolazione, compiendo veri e propri crimini e provocando forti risentimenti verso la nobiltà e il clero; esistevano infatti i <em>Fuerstbischof</em>, o principi–vescovi, che prendevano piuttosto sottogamba la loro attività pastorale, preferendo le cacce e il lusso alla cura delle anime.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8871984951"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/igrandimisteridelnazismo.bmp" border="0" alt="Pierluigi Tombetti, I grandi misteri del nazismo. La lotta con l'ombra" width="95" height="143" align="right" /></a> I principi si guadagnavano la lealtà dei cavalieri affidando loro una parte delle terre da amministrare e concedendo ampia discrezionalità sul modo in cui farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le angherie e le sofferenze che questi ultimi causavano alle popolazioni contadine alimentarono un crescente odio verso i nobili e il vescovado: addirittura una frase incisa sul muro dell’entrata del castello invitava le popolazioni che durante la guerra dei trent’anni cercavano un riparo alle violente dispute territoriali ad andarsene: <em>Viele mochten gern hinein; aber das schaften sie nicht!</em> (Molti vorrebbero entrare volentieri ma non ce la fanno!).</p>
<p style="text-align: justify;">I secoli XVI e XVII portarono guerre e morte nella zona di Bueren, il distretto geografico di Wewelsburg, causate principalmente dal dissenso <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> e nel corso dei due secoli successivi il castello fu a più riprese attaccato e ricostruito con varie migliorie che riguardavano in special modo l’accrescimento dello spessore delle mura difensive.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu solo tra il 1604 e il 1607 che Wewelsburg acquisì la forma attuale voluta dai Fuerstbischof della famiglia Fuestenberg che lo trattennero come patrimonio familiare fino al 1802, anno in cui divenne di proprietà dello Stato prussiano; tuttavia il vescovado aveva già da tempo perso interesse a questa che era considerata una dimora secondaria per il clero e tennero un semplice amministratore fiduciario come custode.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/archeologidihimmler.bmp" border="0" alt="Marco Zagni, Archeologi di Himmler. Ricerche, spedizioni e misteri dell'Ahnenerbe" width="175" height="250" align="left" /></a> In effetti il castello era in rovina, poiché un funzionario prussiano che visitò ed esaminò Wewelsburg nel 1802 lo ritenne in pessime condizioni, inadatto nemmeno alla mansione di carcere militare; la natura stava prendendo il sopravvento e il castello non era considerato degno di manutenzione dal vescovado. Nel 1815 un fulmine diede il colpo di grazia distruggendo il soffitto di una delle torri che crollò e il disastroso incendio che seguì intaccò profondamente la struttura al punto che rimasero in piedi solamente i muri esterni; di conseguenza il distretto di Bueren–Brenken decise di adattare il castello ai propri bisogni culturali e ne destinò una parte ad ostello per la gioventù, che esiste ancora oggi. Alla morte dell’ultimo amministratore, avvenuta nel 1821, Wewelsburg subì la stessa sorte del Colosseo: i locali lo depredarono di pietre e suppellettili finché nel 1832 lo Stato prussiano decise di offrire parte del castello come residenza per il sacerdote locale e si iniziarono i lavori di ristrutturazione nell’ala sud. Nel 1925 le autorità locali decisero di trasformare la parte rimanente del castello in un museo etnologico, il quale pure esiste al giorno d’oggi e occupa gran parte del volume abitativo totale; si possono ammirare oggetti, manufatti e anche reperti archeologici che testimoniano usi e costumi locali nel corso dei secoli, oltre a diorami e ambientazioni che illustrano flora e fauna dei dintorni. Furono inseriti nel progetto anche un ristorante, una sala per banchetti e varie stanze da utilizzare per occasioni speciali e festeggiamenti, tutti ricavati nelle sale del castello. Si decise in seguito di intervenire con lavori di ristrutturazione, poiché la Torre Nord era pericolante. Il sacerdote successivo completò i lavori e arriviamo così alla sua morte, avvenuta nel 1934, anno in cui Himmler acquistò il castello e Wewelsburg divenne il centro del culto segreto dell’Ordine Nero.</p>
<p style="text-align: justify;">La forma a freccia aveva colpito profondamente l’immaginazione del <em>Reichsfuehrer </em>che ne vide la rappresentazione reale di un <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbolo</a>: il castello era orientato a nord, a differenza di tutte le costruzioni dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> e moderne che seguono l’orientamento est–ovest. Il vettore nord richiamò immediatamente alla mente di Himmler la terra di Thule, l’Iperborea ariana, il Polo Nord, l’antica patria in cui la maggioranza delle tradizioni germaniche posizionano l’Eden ariano, e cioè il luogo in cui, nella notte dei tempi, una stirpe di uomini–dèi ariani vivevano in perfetta armonia con le forze della natura, essendone essi stessi una manifestazione, dotati di poteri divini.</p>
<p style="text-align: justify;">Himmler decise che quando il III Reich avrebbe definitivamente governato sulla terra, quello sarebbe diventato il centro del mondo; il museo, il ristorante e l’ostello lasciarono così il posto all’accademia della Sezione <em>Ahnenerbe</em> (2), che da allora in poi ebbe una sede permanente a Wewelsburg.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scavi archeologici compiuti dagli scienziati della <em>Ahnenerbe </em>nei dintorni del maniero rivelarono una certa quantità di scheletri, che vennero conservati nella <em>Kammergrab</em>, per essere studiati dagli archeologi (3).</p>
<p style="text-align: justify;">Per assicurarsi la manodopera necessaria, Himmler decise di far costruire nelle vicinanze un piccolo campo di lavoro, che dal 1941 si chiamò Campo di Concentramento di Niederhagen (<em>Konzentrationslager Niederhagen </em>o <em>KZ Niederhagen</em>); in questo campo di lavoro forzato si applicò il concetto <em>Vernichtung durch Arbeit</em>, cioè sterminio attraverso il lavoro. La storica del castello ci ha informato che questo era uno dei campi in cui le condizioni di vita erano più dure in assoluto, dove torture e atrocità segnarono la fine di 1285 persone nel tempo in cui si portavano avanti i lavori di ristrutturazione e di ricostruzione; poche forse rispetto ad altri campi di sterminio ben più famosi, ma ci è stato ribadito più volte che si trattava di vero e proprio calvario, un inferno in cui migliaia di persone venivano continuamente picchiate e torturate con una crudeltà senza limiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.de/exec/obidos/ASIN/3831147140/centrostudi0e-21"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/wiligutsgeheimlehre.bmp" border="0" alt="Rudolf J. Mund - Karl Maria Wiligut, Wiliguts Geheimlehre. Weisthor - Fragmente einer verschollenen Religion. Die geplante Geheimlehre fuer die neue Ordnung in Europa" width="98" height="140" align="right" /></a> Per quanto concerneva il progetto, Himmler si serviva del suo architetto personale Bartels (che soprintendeva ogni attività costruttiva in qualità di capo-architetto) e di Karl Maria Wiligut: in base ai loro consigli, ma soprattutto seguendo la via spirituale consigliatagli dal prete–mago Wiligut, Himmler stravolse la struttura interna del castello, mantenendone però la pianta a punta di lancia: tra il 1939 e il 1944 venne abbassata la Torre nord di 4,8 m e se ne ricavò all’interno quella che oggi conosciamo come &#8220;La Cripta&#8221;, il <em>Sancta Sanctorum </em>delle SS, battezzato da Himmler il <em>Walhalla</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Bartels presentò i piani costruttivi nel 1939 e senza attendere le concessioni edilizie del caso, cominciò i lavori di scavo per la cripta; inizialmente invece dei dodici piedistalli erano presenti dodici nicchie che furono murate e sostituite con le colonnine–sedile che si vedono oggi. Si provvide inoltre a creare un soffitto a cupola con stuccature a forma di swastika al centro e si realizzarono i fori da cui si origina ancora oggi la misteriosa forza eco che fa rabbrividire chi prova a parlare al centro della sala; si chiusero le precedenti finestre in stile gotico sostituendole con quelle attuali, studiate appositamente per convogliare la luce al centro della sala.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavori proseguirono con la creazione della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, (sala dei capi supremi SS) al piano terra che si apre sul cortile interno; furono erette le 12 colonne sia in questa sala che nella cripta e si progettò un’altra sala al di sopra della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, con un grandioso soffitto a cupola, progetti che non vennero mai realizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1941 al 1945 si cominciò a pensare ad un progetto più grande con lo scopo di estendere l’area del castello fino ad inglobare il villaggio vicino; le case dei contadini sarebbero state spostate per far posto ad un enorme complesso di edifici di forma circolare che avrebbe circondato la struttura centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La cripta sarebbe divenuto il centro geografico del sistema, una evidente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simbologia</a> che ci riporta al significato di <em>omphalos</em>, l’ombelico del mondo. Questo sarebbe stato l’ombelico che avrebbe legato il mondo cultuale delle SS con il suo <em>Volk</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito dell’avanzata degli alleati, il 31 marzo 1945 Himmler diede ordine di far saltare il castello ma nella fretta si riuscì solamente a danneggiare le strutture esterne con un incendio che causò pochi danni, a parte il soffitto di travi in legno che bruciò completamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il signor B., un simpatico personaggio di Bueren (4), proprietario della locanda in cui alloggiavo, mi fece da guida nei dintorni del castello e mi raccontò che quando era piccolo assistette alla deflagrazione del 1945; egli ricordava che tutti gli abitanti corsero al castello per prendere la cassaforte che però fu requisita dagli alleati. Tutto ciò che trovarono fu un lago di vino rosso in cui galleggiavano oggetti di ogni tipo e pezzi di legno. La Cantina era stata distrutta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/inglesi/scheda/ea978055381445"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/himmlerscrusade.bmp" border="0" alt="Christopher Hale, Himmler's Crusade" width="130" height="199" align="left" /></a> Lo stesso personaggio mi confidò inoltre che molti degli abitanti di Bueren non avevano idea di chi fossero i loro genitori, in quanto in zona esisteva un <em>Lebensborn</em>, una delle famigerate cliniche specializzate in cui le giovani ariane venivano convinte ad accoppiarsi con SS di purissimo sangue germanico, generando perfetti esemplari ariani. Ma i locali non desiderano parlare di queste cose, si sentono imbarazzati e feriti; il sig. B. me lo disse chiaramente. Era uno degli aspetti tragici che circondavano il castello e contribuivano alla sua sinistra fama.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla del lato oscuro del nazismo e in particolare del castello di Wewelsburg, è necessario riconoscere che molti autori, di solito narratori o ricercatori un poco avventati, si sono sbizzarriti nel tentativo di dimostrare sbrigativamente un legame del Nazismo con l’occulto, legame che certamente esiste, e molti di questi hanno citato fonti non confermate, hanno fatto affermazioni non corrette di cui solo loro possono portare il peso ed infine si sono appropriati di informazioni adattandole o esagerandole a seconda del testo che stavano scrivendo; il risultato è stato che il lato spirituale del Nazismo è stato sempre catalogato come una bufala o quantomeno una storiella utile per vendere qualche copia in più; in questo caso, vale l’assioma che solo un esame diretto, una ricerca sul campo può tagliare la testa al toro e fornire le informazioni più corrette e veritiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio per tutti tra i più famosi: si favoleggia in una corrente di letteratura post &#8211; bellica che spesso sconfina nella fantascienza, che i dodici <em>Gruppenfuehrer </em>e Himmler stesso prendessero le loro decisioni strategiche in relazione agli eventi bellici nella <em>Gruppenfuehrersaal</em>, mentre il fumo di un vaticinio occulto, saliva come un olocausto attraverso i fori del pavimento (5).</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, è necessario considerare che ogni decisione bellica non veniva presa da Himmler, tantomeno dai suoi dodici cavalieri, ma era una prerogativa speciale del <em>Fuehrer</em>, Hitler stesso, che si lasciava andare a indecenti scoppi di ira incontrollata quando il suo parere si scontrava con quello ben più esperto dei suoi generali. Himmler non avrebbe mai potuto gestire personalmente le sorti di una guerra che era rigorosamente controllata da Hitler. In secondo luogo il pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal </em>non presenta alcun foro, non è oggi e non era allora in comunicazione con la cripta sottostante (6).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa che nessun fumo di sacrificio poteva elevarsi alla sala superiore. Si potrebbe forse interpretare come un fumo simbolico, ma sono pure congetture.</p>
<p style="text-align: justify;">La dr.ssa John-Stucke mi confermò, piante costruttive alla mano (7), che non esisteva alcuna possibilità di un passaggio di aria tra la cupola della cripta, di cemento e il pavimento della sala superiore. I quattro fori della swastika sul soffitto della cripta si estendevano per soli 40 centimetri nel calcestruzzo e servivano al solo scopo di generare l’effetto eco al centro della sala. Non comunicavano con nessun altra stanza. C’erano, è vero, dei fori sopra le finestre, ma essi portavano esclusivamente a un piccolo piano tra le due sale e sembra che servissero per l’impianto elettrico; comunque non collegavano le due sale.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un semplice esempio, è vero, ma basta per far capire come sia spesso necessaria una ricerca diretta presso archivi e siti storici per evidenziare clamorosi errori o veri e propri falsi in cui sono incorsi molti autori.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per questo, nel maggio del 2002 venni contattato da Patrizia Bertolotti, direttore responsabile di <em>Hera</em>, una interessante rivista italiana che si occupa di civiltà scomparse, storia e archeologia: incontrai lo staff di <em>Hera </em>in maggio e prendemmo accordi per uno speciale monografico sui misteri del nazismo che fu l’anticamera di questa ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il primo sopralluogo che feci per conto della rivista, nel giugno del 2002, mi capitò di considerare un aspetto del design di Wewelsburg che mi aveva disturbato più volte, dapprima come una semplice sensazione indefinita che non riuscivo a focalizzare e solo in seguito come un pensiero preciso, quando la dr.ssa Kirsten John-Stucke, la storica responsabile degli archivi, mi fece notare la somiglianza del progetto finale di Wewelsburg con la cosiddetta Lancia di Longino: l’intero castello era orientato come un vettore, e cioè una freccia, simboleggiata dalla Lancia di Longino, in maniera ambivalente non solo verso nord, e quindi verso un punto esterno, ma anche verso il centro di sé stesso, cioè il punto esatto geografico al centro della grandiosa costruzione che avrebbe dovuto circondare il castello, corrispondente alla torre nord e alla cripta sotterranea.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo punto era l’estremità della Lancia o, se vogliamo, del vettore orientato come una bussola magnetica verso nord. In pratica, un anello di edifici aveva come suo punto focale equidistante dalla circonferenza esterna, il Walhalla, la cripta della torre nord, e non si trattava certamente di un caso ma di una scelta simbolica precisa: questo doveva diventare l’<em>omphalos</em>, il centro spirituale del mondo nazionalsocialista.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aspetto esterno–interno rivelava quindi una doppia valenza simbolica: la tensione verso una patria lontana nel tempo e nello spazio (l’antica Thule, situata nelle leggende nordiche nella zona polare) e la necessità di ripiegarsi nel proprio sé alla ricerca di una comunicazione diretta con il proprio universo, che scaturisce dalla <em>weltanschauung </em>nazionalsocialista, ovvero la necessità spirituale di un qualche tipo di meditazione o di culto mistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Himmler decise che dal 1939 in avanti i <em>Gruppenfuehrer SS </em>dovessero riunirsi una volta l’anno (forse anche più volte) a Wewelsburg per un adunanza speciale chiamata conferenza di primavera; l’unica cosa certa di questi incontri erano le diete speciali indette per i suoi dodici cavalieri e vertevano su argomenti relativi all’ariosofia e sui primordi della civiltà germanica, con collegamenti alla nuova realtà nazionalsocialista che stava rigenerando il passato delle tribù teutoniche su un tessuto moderno, mantenendone gli aspetti spirituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo notizie certe solo sulla conferenza di primavera del 1941, ma il fatto che rimangano solo pochi documenti non implica che non ne fossero tenute altre, anzi, l’accademia <em>Ahnenerbe </em>era un centro di studi in costante, febbrile attività qui sostavano docenti e studiosi di varie discipline per accertare le possibilità spirituali e genetiche della razza aria purificata, ed è logico supporre che vi fosse un’attività di ricerca estremamente avanzata, con aggiornamenti, seminari e conferenze a cadenza regolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia dobbiamo tenere presente che il castello era stato ideato principalmente come centro cultuale e quindi vi si svolgevano anche funzioni che rientravano certamente in una sfera più spirituale, o per meglio dire, pseudo–<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a>. Non dimentichiamo che a Wewelsburg, durante i matrimoni delle SS più elevate in grado, non vi era un prete che officiava ma, come abbiamo già visto, il consigliere spirituale di Himmler, Karl Maria Wiligut, che si presentava sulla scena con un pastorale adorno di un fiocco azzurro su cui erano incise le rune beneauguranti: una evidente forma di sostituzione della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> tradizionale con il neopaganesimo wotanico che permeava profondamente il Nazismo. Questa e altre cerimonie erano celebrate da Weisthor e regolavano l’attività degli scienziati e dei militari che sostavano a Wewelsburg: chi lavorava a Wewelsburg faceva parte di un <em>Ordo</em>, un ordine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> di monaci combattenti, la cui <em>élite </em>riteneva l’aspetto spirituale segreto del nazionalsocialismo il vero fulcro intorno a cui si muoveva ogni altra attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella progettazione del castello, Himmler operò anche una precisa scelta stilistica; infatti in un’architettura romanica e classica troviamo inserti peculiari dell’architettura sacra: dodici colonne, dodici segni runici <em>Sieg </em>sulla ruota solare disegnata in marmo ad intarsio sul pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal</em>, dodici sedili a colonnina nella cripta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Pierluigi Tombetti </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Brano tratto dal capitolo 11 del libro <em>I grandi misteri del nazismo</em>, Ed. Sugarco, Milano 2005.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1. Segin, Wilhelm, <em>Geschichte der Wewelsburg</em>, Bueren, 1925. Il testo latino cita: &#8220;[...] <em>castrum guoddam Wifilisburch, tempore Hunnorum constructum, sed vetustate temporis postea neglectum</em>&#8220;.<br />
2. Nel 1950 fu riaperto il museo e riaprì i battenti anche l’ostello.<br />
3. Russell Stuart, <em>Heinrich Himmlers Burg; das weltanschauliche zentrum der SS</em>, RVG Verlags- und Vertriebs GmbH, Landshut, 1989, p. 43.<br />
4. Bueren-Brenken è il paese a poca distanza da Wewelsburg in cui chi si reca a visitare il castello può trovare alloggio.<br />
5. Lo stesso rituale magico è descritto anche in Pauwels, Louis e Bergier, Jacques, <em>Le matin des magiciens</em>, Librairie Gallimard, 1960; tr. it. di Pietro Lazzaro <em>Il mattino dei maghi</em>, Mondadori, Milano 1963, pp. 369, 370. Il rituale è descritto anche da Stuart Russell, in un intervista a Marco Dolcetta, <em>Il Nazismo Esoterico</em>, Hobby &amp; Work, Milano, 1994, N° 2, p. 6; può darsi che Russell abbia tratto questa informazione da Pauwels e Bergier. Trattandosi però di un testo piuttosto particolare, che identifica l’origine della corrente contemporanea nazi/occultistica/fantascientifica, che spesso non dice dove ha tratto certe affermazioni e che a volte dà per vere cose che non sono probabilmente mai accadute, non mi sono sentito di avallare una tale idea. La riporto comunque per completezza.<br />
6. Le fotografie d’epoca del castello visionabili all’archivio centrale, sede del museo e dell’esposizione permanente sul campo di concentramento di Wewelsburg, ci mostrano la <em>Gruppenfuehrersaal </em>esattamente com’è oggi: non vi erano fori che collegassero il soffitto della cripta con il pavimento della sala superiore. Il tentativo di far saltare il castello nel 1945 non provocò danni alle sale storiche e non vi furono lavori di ricostruzione sul pavimento della <em>Gruppenfuehrersaal</em>.<br />
7. Note e progetti furono esaminati grazie al materiale presente nell’archivio: mi fu mostrato anche qualche progetto contenuto nell’ormai introvabile Hueser, Karl, <em>Wewelsburg 1933-1945: Kult und Terrorstaette der SS</em>, St Bonifatius, Paderborn, 1982, il libro ufficiale sulla storia del castello.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8871984951">Pierluigi Tombetti, <em>I grandi misteri del nazismo. La lotta con l&#8217;ombra</em> (IBS)</a> <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978887198495">(BOL)</a></strong></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wewelsburg.html' addthis:title='Il castello di Wewelsburg: un po&#8217; di storia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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