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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Lattanzio</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>I combattimenti tra gladiatori nell&#8217;impero romano</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 09:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pellegrino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’impero romano i combattimenti tra gladiatori ebbero una grandissima importanza sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista sociale e sia da quello psicologico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/combattimenti-gladiatori-impero-romano.html' addthis:title='I combattimenti tra gladiatori nell&#8217;impero romano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4969" style="margin: 10px;" title="gladiatori" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gladiatori-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" />Nell’impero romano i combattimenti tra gladiatori ebbero una grandissima importanza: sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista sociale, sia da quello psicologico. In questo articolo cercheremo di spiegare per quali ragioni le lotte tra gladiatori nelle arene degli anfiteatri assunsero nell’impero romano una così grande importanza politica, sociale e psicologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l’aspetto politico un autore come Carcopino, che ha studiato molto a fondo il ruolo che rivestivano nel mondo romano tali spettacoli, sostiene che gli imperatori cercavano di organizzare spesso i combattimenti tra gladiatori per distrarre la plebe romana dai gravissimi problemi esistenziali che l’affliggevano. Per dirla in altro modo, gli spettacoli che venivano organizzati dagli imperatori negli anfiteatri servivano a dare più stabilità al loro potere, in quanto in ultima analisi essi erano una potente forma di diversione e di distrazione per la plebe romana, che assistendo a tali spettacoli si dimenticava completamente di problemi gravi come la disoccupazione, la difficoltà di procurarsi i generi alimentari necessari per sopravvivere, il fatto di abitare in ambienti dove non esistevano neanche le condizioni minime di igiene e dove gli spazi a disposizione di ogni individuo erano tanto ristretti che essi erano come sardine in scatola, ed infine costituivano un modo per evitare che la noia, la depressione e la disperazione spingessero gli individui appartenenti alle classi più povere a prendere in considerazione la possibilità di scatenare rivolte e sommosse contro gli imperatori o i loro rappresentanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-vita-quotidiana-a-roma-allapogeo-dellimpero/7567" target="_blank"><img class="alignright size-medium  wp-image-4968" style="margin: 10px;" title="la-vita-quotidiana-a-roma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-vita-quotidiana-a-roma-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Dunque l’allestimento degli spettacoli in questione fu un mezzo molto efficace attraverso il quale le classi dominanti distrassero le masse dai terribili problemi economici e sociali con i quali esse dovevano fare i conti nella realtà quotidiana. Se vogliamo fare un discorso molto sintetico possiamo dire che le enormi somme dilapidate dagli imperatori per organizzare tali spettacoli ebbero il risultato di evitare che le masse popolari riflettessero sui loro gravi problemi quotidiani e sul fatto che erano crudelmente sfruttate dai potenti. Gli imperatori infatti sapevano che se le classi inferiori avessero cominciato a riflettere sulle loro condizioni economiche e sociali esisteva il concreto rischio che esse prendessero coscienza della loro triste condizione e si trasformassero in classi pericolose in grado di mettere in serio pericolo l’ordine pubblico e la vita stessa non solo degli imperatori ma degli appartenenti alle classi dirigenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti i combattimenti tra gladiatori affascinavano ed alienavano le masse popolari molto più degli spettacoli teatrali: la brutale violenza dei combattimenti che spesso si susseguivano per più giornate ad intervalli brevissimi, le grida degli spettatori eccitati dalla crudeltà di tali spettacoli e la musica fragorosa che accompagnava le lotte tra gladiatori riuscivano ad alienare le masse che tra l’altro molto spesso scommettevano somme di denaro sull’esito dei vari duelli. Purtroppo bisogna ammettere che la grandissima maggioranza degli spettatori si recavano negli anfiteatri perché erano attirati dall’animalesco piacere derivante dalla vista del sangue dei gladiatori uccisi o feriti. Si trattava come appare evidente di un piacere sadico che certamente non faceva onore alla plebe ma purtroppo fa parte della natura umana provare piaceri sadici e perversi (questo purtroppo ci ha insegnato la storia e non dobbiamo pensare che solo nell’impero romano gli individui fossero attratti da tali piaceri).</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia a parziale giustificazione della forte attrazione che la plebe romana provava nei riguardi di tali spettacoli crudeli e disumani vogliamo mettere in evidenza che le continue frustrazioni che le classi inferiori dovevano subire praticamente tutti i giorni (povertà, disoccupazione, emarginazione sociale, insopportabile pressione fiscale, insopportabili governi tirannici e spietati di non pochi imperatori e l’assoluta mancanza di qualcuno che li aiutasse a migliorare almeno in parte le loro insostenibili condizioni di vita) finiva per rendere questi individui feroci, spietati e privi di senso di umanità in quanto come ci insegna la psicologia sociale le continue frustrazioni fanno venir fuori la parte animalesca che è presente nella natura umana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-giorno-al-colosseo/7575" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4966" style="margin: 10px;" title="un-giorno-al-colosseo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/un-giorno-al-colosseo.jpeg" alt="" width="200" height="298" /></a> Per fare un esempio concreto (che dimostra come nella maggior parte della plebe romana tale parte animalesca era diventata molto ipertrofica) riteniamo molto illuminanti a tale riguardo le parole di Seneca e di Lattanzio, i quali ci riferiscono in alcune loro opere che accadeva spesso che gli spettatori dei combattimenti tra gladiatori provassero addirittura sdegno quando uno dei due combattenti non veniva ucciso rapidamente dall’altro. Lattanzio e Seneca attestano la straordinaria ferocia delle esclamazioni che la folla che assisteva all’uccisione del gladiatore pronunciava nel momento in cui uno dei due combattenti veniva ucciso, sia nei riguardi del gladiatore ucciso sia nei riguardi di quello che lo aveva ucciso. Quando poi accadeva che, a torto o a ragione, gli spettatori di un combattimento tra gladiatori si convincevano che i due combattenti prendevano tempo &#8211; in quanto nessuno dei due voleva uccidere l’altro e di conseguenza il loro scontro si prolungava oltre il tempo abituale &#8211; gli spettatori venivano presi da un vero e proprio <em>raptus </em>isterico collettivo, che li spingeva non solo ad insultare pesantemente i due gladiatori, ma anche a chiedere che entrambi, se non avessero modificato il loro atteggiamento, fossero dati in pasto alle belve feroci.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso poi alla fine dei combattimenti tra gladiatori avvenivano fenomeni che possono essere definiti solamente fenomeni di isterismo collettivo. Molti individui che avevano assistito agli spettacoli che avvenivano nell’arena degli anfiteatri si lanciavano nell’arena per succhiare avidamente il sangue ancora caldo dei gladiatori uccisi, poiché erano convinti che il sangue dei gladiatori uccisi fosse in grado di guarire alcune malattie. Possiamo dire che queste scene di vampirismo sui gladiatori uccisi sono scene veramente degne di figurare in un <a title="film dell'orrore" href="http://www.libriefilm.com/category/generi-film/orrore">film dell’orrore</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo il fascino esercitato dai gladiatori sul popolo dobbiamo mettere in evidenza che i combattimenti tra gladiatori non erano oggetto di discussione tra gli individui appartenenti alle classi popolari solamente nel periodo di tempo durante il quale si svolgevano tali spettacoli negli anfiteatri, ma anche negli intervalli che trascorrevano tra uno spettacolo e l’altro i gladiatori erano sempre al centro delle discussioni dei loro ammiratori, cosicché possiamo affermare che il racconto delle imprese di determinati gladiatori, o il racconto dell’uccisione di un gladiatore famoso, oppure semplicemente le discussioni che a volte sfociavano in vere e proprie liti su quali fossero i gladiatori più valorosi che si esibivano negli anfiteatri erano uno stabile oggetto di discussione giornaliero (volendo fare un paragone con la nostra epoca, come oggi esistono i tifosi delle squadre di calcio che tutti i giorni parlano delle imprese dei loro idoli, e spesso sono pronti a scatenare delle vere e proprie liti con i tifosi di altre squadre al fine di sostenere che la loro squadra è migliore, allo stesso modo i “tifosi” di un determinato gladiatore parlavano quasi tutti i giorni del valore e dell’eroismo di quest&#8217;ultimo, ed inoltre erano pronti a scatenare violente liti con quelli che sostenevano che il gladiatore da loro esaltato era più valoroso, esattamente come succede oggi nel mondo del calcio. Alcuni autori cristiani affermano che in alcune liti sorte per questi motivi alcuni individui erano stati addirittura uccisi perché avevano messo in dubbio il valore di un determinato gladiatore. In conclusione possiamo dire che se oggi alcuni muoiono per liti dovute a motivi calcistici al tempo dell’impero romano alcuni individui vennero uccisi per motivi altrettanto banali, ovvero per il fanatismo che scatenavano non le squadre di calcio ma i combattimenti tra gladiatori).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/confessioni/5098" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4965" style="margin: 10px;" title="confessioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/confessioni-179x300.jpg" alt="" width="179" height="300" /></a>Nel corso dei combattimenti tra gladiatori nelle arene degli anfiteatri avvenivano anche forti fenomeni che, volendo utilizzare le categorie della sociologia, possono essere considerati fenomeni di contagio psichico. Per chiarire come fossero forti questi fenomeni riassumeremo un episodio narrato da Agostino nelle <a title="Confession" href="http://www.libriefilm.com/confessioni/5098"><em>Confessioni</em></a>: episodio veramente molto significativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Agostino ci racconta che nel periodo della sua giovinezza aveva stretto un forte rapporto di amicizia con Alipio, uomo da lui molto stimato per le sue grandi virtù morali e per la sua lealtà e bontà. Un giorno Alipio venne trasportato a viva forza da alcuni suoi conoscenti nell’anfiteatro dove erano in corso combattimenti tra gladiatori. Alipio era sicuro che non si sarebbe mai fatto prendere da tali spettacoli, essendo contrario ad ogni forma di violenza. Ma mentre assisteva ai combattimenti tra i gladiatori Alipio contro la sua volontà cominciò a risentire del clima di esaltazione che esisteva all’interno dell’anfiteatro e cominciò ad osservare con interesse le lotte tra i gladiatori. Pian piano egli si rese conto che provava addirittura piacere nell’osservare i sanguinosi duelli tra i gladiatori e non provò nessun turbamento nel momento in cui assistette all’uccisione di alcuni gladiatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo episodio raccontato da Agostino dimostra come i crudeli spettacoli che avvenivano nelle arene degli anfiteatri potevano influenzare persino gli spettatori che odiavano la violenza gratuita ed erano dotati di nobili sentimenti. Ciò si può spiegare in un sol modo: all’interno degli anfiteatri sia a causa del numero grandissimo degli spettatori, sia a causa delle urla selvagge di tali spettatori, sia a causa del potere che la musica che accompagnava tali spettacoli aveva sulla mente degli spettatori, si scatenavano fenomeni di contagio psichico così violenti da condizionare chiunque, cosicché anche il più pacifico degli individui poteva diventare un sadico che godeva nel vedere il sangue dei gladiatori uccisi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/morte-nellarena-storia-e-leggenda-dei-gladiatori/7573" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4967" style="margin: 10px;" title="morte-nell-arena" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/morte-nell-arena-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Agostino, nel raccontare tale episodio, mette in evidenza che Alipio proprio dopo aver visto il sangue dei gladiatori uccisi o feriti sparso sulla sabbia dell’arena dell’anfiteatro aveva addirittura cambiato il suo abituale sguardo ed aveva assunto uno sguardo feroce, che dimostrava come egli si divertisse in maniera scellerata: sembrava quasi che la sua personalità fosse cambiata, al punto tale che Agostino afferma che gli sembrava che Alipio fosse diventato simile in tutto e per tutto agli altri spettatori.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto riteniamo opportuno dire qualcosa sui giudizi che gli intellettuali romani davano intorno agli spettacoli che avvenivano nelle arene degli anfiteatri.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda gli intellettuali cristiani appare ampiamente scontato il fatto che essi condannavano duramente i combattimenti tra gladiatori, in quanto tali spettacoli erano totalmente incompatibili con la morale e con le credenze religiose dei cristiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni autori cristiani definivano i combattimenti tra gladiatori spettacoli di carattere demoniaco. A titolo di esempio del modo in cui gli intellettuali cristiani condannavano i giochi dei gladiatori citeremo il pensiero di Lattanzio. Egli riferendosi agli spettacoli che avvenivano nelle arene degli anfiteatri affermò che tutte quelle persone che si recavano negli anfiteatri per assistere con sadico piacere agli assassini dei gladiatori dimostravano di essere ancora peggiori dal punto di vista morale dei gladiatori che uccidevano i loro simili.</p>
<p style="text-align: justify;">Lattanzio affermava che gli individui che assistevano a tali spettacoli avevano le stesse responsabilità morali di quelle persone che compivano degli omicidi o incitavano altre persone a compiere omicidi. Secondo Lattanzio neppure quei gladiatori che erano stati condannati a combattere nelle arene, in quanto si erano resi colpevoli di omicidi o di altri gravi reati, e neppure i prigionieri di guerra, meritavano di essere condannati a morire nelle arene degli anfiteatri al solo scopo di far divertire degli spettatori che dimostravano di essere crudeli e spietati e di essere più simili ad animali che non ad esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/vita-dei-cesari/7570" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-4970" style="margin: 10px;" title="svetonio-vita-dei-cesari" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/svetonio-vita-dei-cesari-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a> Per quanto riguarda invece gli intellettuali pagani dobbiamo dire che una parte di essi era favorevole ai combattimenti tra gladiatori mentre un’altra parte, minoritaria, condannava tali combattimenti. Per quanto riguarda quelli che erano favorevoli citeremo il pensiero di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> e di Plinio il Giovane mentre come rappresentante degli intellettuali pagani che erano contrari a tali spettacoli citeremo il pensiero di Seneca.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span> era favorevole ai giochi dei gladiatori poiché era convinto che quando essi combattevano nell’arena le persone che assistevano a tali lotte venivano addestrate in maniera molto efficace a sopportare il dolore ed a non aver paura della morte. A nostro avviso risulta sorprendente che un uomo come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/marco-tullio-cicerone" target="_blank">Cicerone</a></span>, dotato di principi morali e di grandi qualità intellettuali, utilizzasse per giustificare i combattimenti tra gladiatori un argomento così poco convincente. Infatti non ha senso affermare che gli spettatori che assistevano ai combattimenti tra gladiatori imparavano a sopportare il dolore, in quanto il dolore delle ferite certamente non era sopportato dagli spettatori, ma al contrario quelli che dovevano sopportare il dolore delle ferite e dovevano sfidare la morte erano solamente i gladiatori, mentre gli spettatori non sfidavano in nessun modo la morte ma si divertivano ad assistere alla morte degli altri con notevole ferocia.</p>
<p style="text-align: justify;">A sua volta Plinio il Giovane aveva in più di un’occasione espresso un giudizio molto favorevole intorno ai combattimenti tra gladiatori in quanto a suo dire nei periodi nei quali Roma non era impegnata in nessuna guerra i massacri dei gladiatori che avvenivano nelle arene servivano ad aumentare il coraggio dei cittadini romani, in quanto essi ammirando l’amore della gloria e il desiderio di vittoria di tutti i gladiatori si abituavano a loro volta a desiderare della gloria in battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda gli intellettuali pagani che erano assolutamente contrari agli spettacoli che avvenivano nelle arene degli anfiteatri riteniamo opportuno citare il pensiero di Seneca, uno dei più importanti filosofi romani. Seneca sosteneva che le lotte tra gladiatori andavano condannate per almeno due motivi: in primo luogo, era assurdo ed espressione di grande ferocia provare piacere e divertimento nell’assistere all’uccisione dei gladiatori (Seneca metteva in evidenza che non si può cercare il divertimento in  modo così barbaro). In secondo luogo, tali spettacoli facevano venir fuori la parte animalesca insita nella natura umana, ragion per cui erano oltre che crudeli e feroci anche dannosi, poiché il filosofo romano partiva dal principio che qualsiasi cosa riuscisse a rafforzare la parte più nobile della natura umana era da considerare degna di ammirazione e di lode, mentre qualsiasi cosa od evento che rafforzasse la parte animalesca presente nella natura umana doveva essere condannata senza nessuna discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">Prenderemo infine in considerazione l’atteggiamento assunto dagli imperatori romani nei riguardi dei combattimenti tra gladiatori, dal momento che non tutti gli imperatori davano gli stessi giudizi su tali spettacoli. Cominceremo da quelli che li esaltavano con maggiore enfasi.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza nessun dubbio uno degli imperatori che maggiormente provava piacere nell’organizzare e nell’assistere ai combattimenti tra gladiatori era Nerone, che in più di un’occasione dimostrò di provare un’eccitazione maniacale ancora più forte di quella provata dalla plebe nell’assistere ai massacri dei gladiatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche altri imperatori dimostrarono di gradire al massimo grado i combattimenti tra gladiatori. Per fare un esempio, Gallieno era tanto affascinato da tali spettacoli da ordinare che le scene più emozionanti alle quali aveva assistito durante tali combattimenti venissero addirittura incise sulle monete. Altri imperatori non si limitarono a manifestare il loro gradimento nei confronti delle lotte tra gladiatori in forma ufficiale, ma si diedero con grande impegno ad organizzare personalmente l’allestimento dei combattimenti in questione. Inoltre dobbiamo mettere in evidenza che alcuni imperatori vollero che le gesta dei gladiatori più famosi fossero tramandate ai posteri per mezzo di iscrizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia ci furono anche alcuni imperatori che non apprezzavano sul piano personale gli spettacoli che avvenivano negli anfiteatri. Per fare un esempio Marco Aurelio in più di un’occasione affermò in pubblico che giudicava i ludi tra gladiatori crudeli e noiosi al punto tale che avrebbe provato piacere ad abolirli. Ma, come abbiamo detto in precedenza, gli imperatori si servivano degli spettacoli negli anfiteatri per evitare che il popolo si rendesse conto delle proprie misere condizioni e del fatto che gli appartenenti alle classi subalterne venivano sfruttati dagli individui appartenenti alle classi dominanti. In sintesi i combattimenti tra gladiatori impedivano al popolo di prendere coscienza di cose che potevano metter in pericolo il potere degli imperatori e delle classi dominanti. Marco Aurelio, consapevole di tale fatto, benché fosse contrario ai combattimenti tra gladiatori affidò l’incarico di organizzare tali spettacoli ai cittadini più ricchi. In qualche circostanza Marco Aurelio decise di sovvenzionare egli stesso l’allestimento degli spettacoli che avvenivano negli anfiteatri, ben sapendo che tali spettacoli erano una specie di oppio per le classi popolari romane. Comunque c’è da dire che rispetto ad altri imperatori Marco Aurelio diminuì la quantità di denaro destinata all’allestimento di tali spettacoli. Anche Antonino Pio seguì l’esempio di Marco Aurelio diminuendo la quantità di denaro destinata all’allestimento di tali spettacoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudiamo questo articolo chiarendo il comportamento e il giudizio dato da Costantino, primo imperatore cristiano, sui giochi che avvenivano nell’arena. Subito dopo la vittoria che Costantino ottenne su Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio l’imperatore, pur essendosi già convertito al cristianesimo, assistette in maniera ufficiale ai combattimenti tra gladiatori dimostrando in tal modo di gradire tali spettacoli. Tuttavia Costantino nel 324 promulgò una legge che aveva come scopo quello di proibire i combattimenti tra gladiatori nei periodi di tempo nei quali Roma non era impegnata in guerra. In realtà tale legge emanata da Costantino venne applicata in maniera molto blanda e poco frequentemente sempre per il solito motivo: anche Costantino temeva che se avesse realmente proibito in maniera sistematica i combattimenti tra gladiatori sarebbero potuti scoppiare rivolte ed insurrezioni che avrebbero potuto mettere in pericolo il suo regno, dal momento che il popolo romano era troppo affascinato dai combattimenti tra gladiatori per accettare di farne a meno.</p>
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		<title>Costantino prima di Nicea, tra Sol invictus e politica filo-cristiana</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 17:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La politica religiosa di Costantino nel complesso scenario dell'impero romano nel quarto secolo]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Sull&#8217;imperatore Costantino il Grande è stato nei secoli detto e scritto di tutto, facendone di volta in volta una sorta di mostro crudele e di avido politico o, più spesso, una specie di santo cristiano, dedito alla diffusione del Verbo e allo sviluppo della Chiesa. Il problema è che nessuna di queste visioni risponde completamente al vero e che persino le fonti da cui esse derivano sono tutte sostanzialmente soggettive, per non dire partigiane.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">A dire il vero, non esistono neppure storie o biografie complete su Costantino e sul suo impero e lo scritto che più si avvicina ad una trattazione storico-biografica è quella <em>Vita Constantini</em> che, più che altro, è una sorta di peculiare mescolanza tra un panegirico ed un&#8217;agiografia<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="Caratteredellanota"><span lang="EN-US"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]--></span></span></span></a>, dal momento che, scritta tra il 335 ed il 339, l&#8217;opera si focalizza unicamente sulle caratteristiche morali e religiose della vita dell&#8217;imperatore<a name="_ftnref2" href="#_ftn2"><span class="Caratteredellanota"><span lang="EN-US"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]--></span></span></span></a>, esaltandone sia le alte virtù che la incrollabile fede<a name="_ftnref3" href="#_ftn3"><span class="Caratteredellanota"><span lang="EN-US"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]--></span></span></span></a>. Anche il <em><span> </span></em><em><span lang="EN-US">De </span></em><em><span>Mortibus Persecutorum </span></em><span>di Lattanzio, altro non è che un libello polemico riguardante il regno di Diocleziano e la Tetrarchia che, pur fornendo particolari interessanti sul periodo giovanile di Costantino, non fa altro che esaltarne le doti di bontà in contrapposizione con la crudeltà dei suoi predecessori</span><a name="_ftnref4" href="#_ftn4"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[4]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. Infine, le “storie ecclesiastiche” di Socrate Scolastico, Sozomen, e Teodoreto, che descrivono le grandi dispute teologiche a cui Costantino partecipò verso la fine del suo “imperium”</span><a name="_ftnref5" href="#_ftn5"><span class="Caratteredellanota"><span lang="EN-US"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, sono tutte piuttosto tarde, essendo state scritte durante il regno di Teodosio II</span><span lang="EN-US"> (408–50), e </span><span>tendono ad oscurare gli eventi ed il pensiero religioso dell&#8217;imperatore, attraverso rappresentazioni falsate e volontarie oscurità</span><a name="_ftnref6" href="#_ftn6"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[6]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">E&#8217; il caso, dunque, di analizzare sotto la lente storica i momenti salienti della “vita religiosa” del “grande imperatore” prima del Concilio di Nicea, momento del definitivo trionfo di Costantino come “patrono della Chiesa” con l&#8217;organizzazione del I Sinodo Ecumenico,<span> </span>per cercare di trarne un quadro più oggettivo e verosimile.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Dovendo pensare agli eventi fondamentali che hanno creato l&#8217;immagine di un Costantino “santo”, prima del 325<span> </span>possiamo elencare:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; line-height: 150%;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size: 9pt; font-family: Symbol;">-<span style="font-family: "> </span></span><!--[endif]-->la visione prima della battaglia di Ponte Milvio del 312 e la scelta del Chi-Ro come <a title="Simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> per le sue legioni;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; line-height: 150%;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size: 9pt; font-family: Symbol;">-<span style="font-family: "> </span></span><!--[endif]-->l&#8217;Editto di Milano del 313, che rendeva libertà di culto ai cristiani;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; line-height: 150%;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size: 9pt; font-family: Symbol;">-<span style="font-family: "> </span></span><!--[endif]-->la persecuzione anti-Donatista del 314;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify; text-indent: -18pt; line-height: 150%;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size: 9pt; font-family: Symbol;">-<span style="font-family: "> </span></span><!--[endif]-->le leggi a favore dei cristiani successive al 318 e le leggi anti-pagani successive al 324.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">In realtà, ciascuno di questi momenti può essere visto sotto una luce molto differente rispetto a quella utilizzata nella descrizione di un imperatore devotamente cristiano da Eusebio, Lattanzio e tutti gli altri.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Cominciamo con quello che, probabilmente, è l&#8217;episodio più famoso della vita di Costantino: la visione dell&#8217;“<em>IN HOC SIGNO VINCES</em>”<a name="_ftnref7" href="#_ftn7"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[7]<!--[endif]--></span></span></a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">E&#8217; quasi un peccato distruggere una storia così bella come quella del sogno, ma, sfortunatamente, troppi elementi storicamente non quadrano.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Immaginiamoci la situazione: Costantino ha il privilegio di una visione diretta da Dio, che gli fa vincere la battaglia più importante della sua vita. Cosa avrebbe fatto chiunque, se non convertirsi immediatamente a questo Signore, grande, potente e unico? Ma allora, come spiegarsi il fatto che, nel costruire l&#8217;enorme arco trionfale che commemora la battaglia, ancora nel 315, Costantino fa porre l&#8217;effige del Sol Invictus in ben tre bassorilievi?<a name="_ftnref8" href="#_ftn8"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[8]<!--[endif]--></span></span></a> Perché questo imperatore, così benedetto dal Dio cristiano, emette tre diversi conii (317, 321, 323) con la raffigurazione del Sol Invictus<a name="_ftnref9" href="#_ftn9"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[9]<!--[endif]--></span></span></a>? Perché, ancora nel 321, istituendo un giorno festivo settimanale, scrive: “<em>Nel </em><em><span style="text-decoration: underline;">venerabile giorno del Sole</span></em><em>, che tutti i magistrati e la gente che risiede nelle città riposi e che tutti i laboratori rimangano chiusi</em>&#8230;”<a name="_ftnref10" href="#_ftn10"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[10]<!--[endif]--></span></span></a>?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Tutto ciò, anche senza tener conto del complesso problema teologico riguardante il perché Dio avrebbe dovuto promuovere una infrazione al II comandamento dando a Costantino un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> da utilizzare come baluardo e mezzo di conquista, sembra davvero senza senso.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Il punto, probabilmente, è che, come afferma Chadwick, “<em>Costantino, esattamente come suo padre prima di lui, adorava il Sol Invictus</em>”<a name="_ftnref11" href="#_ftn11"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[11]<!--[endif]--></span></span></a> e lo fece per tutta la vita, semplicemente dando forma ad una sorta di sincretismo personale che mescolava la figura di Gesù Cristo con quella della divinità nel cui culto era stato cresciuto e che, è importante ricordarlo, era, fin dal regno di Aureliano,<span> </span>il solo culto ufficiale accettato nelle legioni romane<a name="_ftnref12" href="#_ftn12"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[12]<!--[endif]--></span></span></a>: quello del Sol Invictus.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">E allora, cosa dire del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a> fatto apporre sugli scudi e della famosa visione?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;">Per quanto riguarda il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli" target="_self">simbolo</a>, con tutta probabilità non si trattava, come affermato solo da scrittori cristiani (prima Eusebio e Lattanzio, poi tutti gli altri), del Chi-Ro (o Crismon)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><!--[if gte vml 1]><o:wrapblock><v:shapetype   id="_x0000_t75" coordsize="21600,21600" o:spt="75" o:preferrelative="t"   path="m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe" filled="f" stroked="f"> <v:stroke joinstyle="miter" /> <v:formulas> <v:f eqn="if lineDrawn pixelLineWidth 0" /> <v:f eqn="sum @0 1 0" /> <v:f eqn="sum 0 0 @1" /> <v:f eqn="prod @2 1 2" /> <v:f eqn="prod @3 21600 pixelWidth" /> <v:f eqn="prod @3 21600 pixelHeight" /> <v:f eqn="sum @0 0 1" /> <v:f eqn="prod @6 1 2" /> <v:f eqn="prod @7 21600 pixelWidth" /> <v:f eqn="sum @8 21600 0" /> <v:f eqn="prod @7 21600 pixelHeight" /> <v:f eqn="sum @10 21600 0" /> </v:formulas> <v:path o:extrusionok="f" gradientshapeok="t" o:connecttype="rect" /> <o:lock v:ext="edit" aspectratio="t" /> </v:shapetype><v:shape id="_x0000_s1026" type="#_x0000_t75" style="position:absolute;   left:0;text-align:left;margin-left:0;margin-top:6.9pt;width:101.5pt;height:109.75pt;   z-index:1;mso-wrap-distance-left:0;mso-wrap-distance-right:0;   mso-position-horizontal:center;mso-position-horizontal-relative:text;   mso-position-vertical:absolute;mso-position-vertical-relative:text" mce_style="position:absolute;   left:0;text-align:left;margin-left:0;margin-top:6.9pt;width:101.5pt;height:109.75pt;   z-index:1;mso-wrap-distance-left:0;mso-wrap-distance-right:0;   mso-position-horizontal:center;mso-position-horizontal-relative:text;   mso-position-vertical:absolute;mso-position-vertical-relative:text" filled="t"> <v:fill color2="black" /> <v:imagedata src="file:///C:/DOCUME~1/Albe/IMPOST~1/Temp/msoclip1/01/clip_image001.jpg" mce_src="file:///C:/DOCUME~1/Albe/IMPOST~1/Temp/msoclip1/01/clip_image001.jpg"    o:title="" /> <v:textbox inset="0,0,0,0" /> <w:wrap type="topAndBottom" /> </v:shape><![endif]--><!--[if !vml]--><!--[endif]--><!--[if gte vml 1]></o:wrapblock><![endif]--><br />
<!--[if !supportEmptyParas]--><img class="alignnone size-medium wp-image-815" title="2-monogramma" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/2-monogramma.jpg" alt="Monogramma di Cristo" width="123" height="162" /> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">ma, semplicemente, della più semplice e più comune forma di rappresentazione del culto del Sol Invictus<a name="_ftnref13" href="#_ftn13"><span class="Caratteredellanota"><span style="color: black;"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[13]<!--[endif]--></span></span></span></a>:</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><!--[if gte vml 1]><o:wrapblock><v:shape   id="_x0000_s1027" type="#_x0000_t75" style="position:absolute;left:0;   text-align:left;margin-left:0;margin-top:6.9pt;width:95.5pt;height:120.7pt;   z-index:2;mso-wrap-distance-left:0;mso-wrap-distance-right:0;   mso-position-horizontal:center;mso-position-horizontal-relative:text;   mso-position-vertical:absolute;mso-position-vertical-relative:text" mce_style="position:absolute;left:0;   text-align:left;margin-left:0;margin-top:6.9pt;width:95.5pt;height:120.7pt;   z-index:2;mso-wrap-distance-left:0;mso-wrap-distance-right:0;   mso-position-horizontal:center;mso-position-horizontal-relative:text;   mso-position-vertical:absolute;mso-position-vertical-relative:text" filled="t"> <v:fill color2="black" /> <v:imagedata src="file:///C:/DOCUME~1/Albe/IMPOST~1/Temp/msoclip1/01/clip_image003.jpg" mce_src="file:///C:/DOCUME~1/Albe/IMPOST~1/Temp/msoclip1/01/clip_image003.jpg"    o:title="" /> <v:textbox inset="0,0,0,0" /> <w:wrap type="topAndBottom" /> </v:shape><![endif]--><!--[if !vml]--><!--[endif]--><!--[if gte vml 1]></o:wrapblock><![endif]--><img class="alignnone size-medium wp-image-816" title="1-sole" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/1-sole.jpg" alt="Sole" width="123" height="162" /><br />
<span style="color: black;"><!--[if !supportEmptyParas]--> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Quanto poi alla visione, alcuni ritengono che Costantino ne ebbe una ma che, in realtà, essa potesse avere una banale spiegazione meteorologica, trattandosi solo o di un alone solare<a name="_ftnref14" href="#_ftn14"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[14]<!--[endif]--></span></span></a> o di una coda di meteora<a name="_ftnref15" href="#_ftn15"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[15]<!--[endif]--></span></span></a>, ma la maggior parte degli storici hanno completamente escluso un evento di questo tipo, ritenendo che una eventuale conversione di Costantino (sempre ammesso che essa abbia mai avuto luogo) fosse certamente più tarda ed escludendo radicalmente, dunque, ogni possibile soluzione “miracolistica”<a name="_ftnref16" href="#_ftn16"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[16]<!--[endif]--></span></span></a>. In effetti, le “visioni” erano una parte importante delle aspettative escatologiche di quel periodo: a partire dal Vangelo di Matteo e poi via via nella <em>Didache</em>, nell&#8217;<em>Apocalisse di Pietro</em> e nell&#8217;<em>Apocalisse di Elia</em>, l&#8217;apparizione del “Segno del Figlio dell&#8217;Uomo” nei cieli era un motivo comune che precedeva la seconda venuta del Cristo alla “fine dei tempi”<a name="_ftnref17" href="#_ftn17"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[17]<!--[endif]--></span></span></a> e Lattanzio, conoscendo questa tendenza escatologica<a name="_ftnref18" href="#_ftn18"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[18]<!--[endif]--></span></span></a>, avrebbe potuto tranquillamente inserire l&#8217;evento della visione per avvalorare il suo racconto.</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Dunque, gli indizi per pensare che Costantino fosse (e rimanesse) un “pagano” esistono. E&#8217; comunque innegabile che la sua politica, dopo il 312, tendesse a favorire i cristiani, ma in realtà molto meno di quanto comunemente si pensi.</p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Ad esempio, il celeberrimo </span><em><span>Editto di Milano</span></em><span> del 313 non fu esattamente, come alcuni</span><a name="_ftnref19" href="#_ftn19"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[19]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, sulla scia di<span> </span>Lattanzio</span><a name="_ftnref20" href="#_ftn20"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[20]<!--[endif]--></span></span></span></a><span> ed Eusebio</span><a name="_ftnref21" href="#_ftn21"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[21]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, tendono a pensare, una sorta di istituzione del Cristianesimo come “<a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a> di stato” dell&#8217;Impero</span><a name="_ftnref22" href="#_ftn22"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[22]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, ma semplicemente una presa d&#8217;atto di una situazione già esistente ed una conferma di decisioni già precedentemente prese: il testo normalmente definito come </span><em><span>Editto di Milano</span></em><span>, infatti, è, in realtà una semplice lettera al governatore della Bitinia del giugno 313, parte di una serie di “circolari” (come le definiremmo oggi) emanate da Licinio (il co-imperatore di Costantino) nei territori appena conquistati a Massenzio. Sia la tolleranza dei culti cristiani che la restituzione delle proprietà dei fedeli erano già state garantite da Costantino in Gallia, Spagna e Britannia e da Massenzio in Italia e Africa dal 306 e da Galerio (uno dei maggiori persecutori della Chiesa fino a quel momento) e Licinio nei Balcani dal 311. Di conseguenza, questo documento inviato da Licinio a nome proprio e di Costantino (era consuetudine che ogni documento imperiale fosse emanato a nome di entrambi gli “Augusti”) non era altro che una estensione di normegià esistenti anche all&#8217;Anatolia e all&#8217;Oriente</span><a name="_ftnref23" href="#_ftn23"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[23]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Inoltre, il tanto esaltato Editto semplicemente dichiarava che l&#8217;Impero sarebbe stato neutrale<span> </span>nei confronti di di ogni culto, rimuovendo ufficialmente ogni ostacolo alle pratiche non solo cristiane, ma anche di ogni altra <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a></span><a name="_ftnref24" href="#_ftn24"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[24]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. Dunque, se è forse vero che l&#8217;Editto “</span><em><span>fu un passo decisivo da una neutralità ostile ad una neutralità ammantata di simpatie e di protezioni e preparò la strada al riconoscimento legale del Cristianesimo come <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a> dell&#8217;Impero</span></em><span>”</span><a name="_ftnref25" href="#_ftn25"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[25]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, iniziando un periodo noto tra gli storici come “Pace della Chiesa”, di per sé non fu poi così fondamentale come si crede per la cristianizzazione formale dell&#8217;apparato statale e, soprattutto, fu molto più un atto attribuibile a Licinio che a Costantino.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Anche la cosiddetta “crociata” anti-donatista del 314 fu, a conti fatti, nulla più che un atto amministrativo per imporre l&#8217;autorità imperiale su una determinata fetta di popolazione e non un atto di fede da parte di Costantino. Per comprendere questo punto è sufficiente dare un&#8217;occhiata all&#8217;evolversi degli eventi.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Il Donatismo aveva avuto inizio nel 311, quando Ceciliano era divenuto vescovo di Cartagine ed un diacono cartaginese, Donato, si era opposto alla sua ordinazione protestando per il fatto che Ceciliano era stato un traditore che aveva ufficialmente abbandonato la fede durante le persecuzioni ed affermando che il non essere rimasto fedele alle Scritture dovesse invalidare ogni investitura.<span> </span>Quando, nel 312, Donato e i suoi seguaci si resero conto che le loro rimostranze non erano state accolte, elessero Magiorino come “vero vescovo”. Alla morte di questi, l&#8217;anno successivo, Donato prese il suo posto. In realtà, a parte la questione del “tradimento” vi erano molte altre ragioni alla base della controversia donatista: nazionalismo, problemi economici dell&#8217;area e il continuo richiamo ad uno zelo rigorista aiutarono molto il movimento</span><a name="_ftnref26" href="#_ftn26"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[26]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, insieme ad una certa dose di resistenza all&#8217;idea di un potere cristiano centralizzato</span><a name="_ftnref27" href="#_ftn27"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[27]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Costantino venne a conoscenza del problema quando inviò aiuti economici in Africa settentrionale: avendoli destinati ai vescovi locali per la distribuzione alle popolazioni, si trovò di fronte al dilemma di avere due vescovi diversi a Cartagine e di non sapere a chi dei due inviare i fondi: entrambi si ritenevano “pienamente ortodossi” e si rifiutavano di riconoscere l&#8217;altro e, inoltre, molte comunità donatiste fuori da Cartagine si lamentavano di non ricevere alcun aiuto. A questo punto, l&#8217;imperatore passò la palla al vescovo romano Melchiade, ordinandogli si investigare sulla questione. Questi richiamò a Roma Ceciliano e dieci vescovi di ciascun schieramento e, dato loro ascolto, prese posizione a favore del vescovo spodestato. Quando i donatisti si lamentarono di non essere stati trattati con giustizia, Costantino ordinò un secondo incontro, che venne tenuto ad Arles nel 314, con molti vescovi di entrambi gli schieramenti, ma soprattutto con rappresentanti del clero anti-donatista di Gallia e Italia. Il risultato, ovviamente, fu, anche in questo caso, a favore di Ceciliano (nonostante venisse deciso che i “traditori” della fede dovessero essere esonerati dal ministero ecclesiastico). Ancora una volta, i donatisti si appellarono direttamente a Costantino che, questa volta, giudicò la situazione personalmente, con una sentenza del 316 in cui si legge: “D</span><em><span>opo attenta investigazione, ho chiaramente avuto modo di giudicare che Ceciliano è completamente senza colpa, è un uomo che osserva i normali doveri della sua <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a></span></em><a name="_ftnref28" href="#_ftn28"><span class="Caratteredellanota"><em><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[28]<!--[endif]--></span></span></em></span></a><em><span>, ed è devotamente attento alle sue incombenze. E&#8217; risultato evidente che in lui non vi è alcuna delle colpe che, in sua assenza, gli sono state falsamente attribuite dai suoi nemici</span></em><span>”</span><a name="_ftnref29" href="#_ftn29"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[29]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>E&#8217; molto probabile che la decisione dell&#8217;imperatore sia stata indirizzata dalle relazioni dei vescovi italiani e galli o sia stata dovuta alla eccessiva severità dei donatisti, che, con la loro posizione, sembravano voler tenere ben viva la memoria di un periodo di difficili relazioni tra Chiesa e Impero, ma ciò che più colpisce è il rifiuto dei donatisti di accettare l&#8217;autorità sia del Concilio di Arles che di Costantino</span><a name="_ftnref30" href="#_ftn30"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[30]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Perdendo la pazienza e, soprattutto, prevedendo la possibilità di una rottura di quell&#8217;alleanza silenziosa che si era creata tra lui e i cristiani già prima dell&#8217;Editto di Milano, l&#8217;imperatore decise di prendere la questione di petto. Agostino ci informa che egli così si espresse con i suoi consiglieri: “</span><em><span>Voglio che sia loro chiaro che tipo di culto vada riservato a Dio&#8230; Quale dovere più grande potrei avere io come imperatore di quello di distruggere l&#8217;errore, reprimere le voci malevoli e far sì che tutti offrano a Dio Onnipotente una religiosità sincera, una onesta concordia e un vero culto?</span></em><span>”</span><a name="_ftnref31" href="#_ftn31"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[31]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>E&#8217; piuttosto evidente che con questa affermazione Costantino esprima almeno tre elementi di grande importanza: la volontà di reprimere ogni disputa nociva, il porre le basi per lo sviluppo del “cesaropapismo” e la statuizione formale di una nuova alleanza tra Chiesa e Impero. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Conseguentemente, dapprima l&#8217;imperatore ordinò la confisca di tutte le chiese donatiste e l&#8217;esilio dei loro capi, poi una vera e propria persecuzione contro ogni donatista.<span> </span>Solo quando questi smisero di essere un pericolo per la sua autorità Costantino (che evidentemente non doveva essere molto interessato alla questione religiosa delle nomine, che di per sé era in nodo centrale) pose fine alla repressione e, semplicemente, iniziò ad ignorare il donatismo (che, quindi, continuò ad esistere in forma ruralizzata almeno fino al 411)</span><a name="_ftnref32" href="#_ftn32"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[32]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Ciò che conta, comunque, è il sempre crescente legame legame politico tra Costantino e i cristiani. Il cristianesimo era una potenza in costante crescita nell&#8217;Impero: non era più solo numericamente consistente, ma si stava diffondendo anche tra le classi alte, normalmente prendendo il posto dei precedenti culti misterici, è, soprattutto, stava sempre più coinvolgendo l&#8217;esercito<a name="_ftnref33" href="#_ftn33"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[33]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>. Sarebbe stato piuttosto stupido da parte di Costantino, che aveva un ascendente abbastanza forte sulle varie chiese sparse entro i confini imperiali, non cercare di approfittare della situazione, creando una sorta di connessione politica che, comunque, non necessariamente significava, per lui, il convertirsi alla nuova <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a></span><a name="_ftnref34" href="#_ftn34"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[34]<!--[endif]--></span></span></span></a><span> (anche se, probabilmente, pensava, adorando il Sol Invictus, di fare già parte, in qualche modo, di una “forma altra” di cristianesimo).</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>L&#8217;alleanza “de facto” tra i cristiani e Costantino doveva essere così chiara che proprio per questa ragione Licinio, che non aveva nessuna possibilità di rompere una unione così forte, quando si oppose al suo “collega” (nel 320) decise di scommettere sul “concorrente opposto”, attaccando i<span> </span>cristiani e supportando gli ultimi fuochi del paganesimo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Certamente, questa scelta di schieramenti avvicinò Costantino ancora di più al cristianesimo e, probabilmente, spiega il suo cammino dalle leggi a favore dei cristiani successive al 318 alle leggi contro i pagani dopo il 324, un cammino che lo portò a promulgare editti quali quelli sull&#8217;abolizione della crocifissione, sulla proibizione dell&#8217;infanticidio, quelli dissuasivi contro la schiavitù, quelli riguardanti la soppressione dei giochi gladiatori (che, comunque, non vennero completamente aboliti) e numerosi altri.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Ovviamente, avendoli scelti come alleati, l&#8217;imperatore aiutò i cristiani in molti modi: scelse cristiani come suoi consiglieri, diede molti benefici al clero (ad esempio la totale detassazione degli ecclesiastici, l&#8217;esenzione dal servizio militare e, piuttosto spesso, persino la concessione di alti salari) e contribuì generosamente alla costruzione di grandi cattedrali a Gerusalemme, Betlemme, Costantinopoli e in tutto l&#8217;Impero</span><a name="_ftnref35" href="#_ftn35"><span class="Caratteredellanota"><span><span><!--[if !supportFootnotes]-->[35]<!--[endif]--></span></span></span></a><span>, creando una sorta di circolo virtuoso che portava a nuove conversioni e, allo stesso tempo, rafforzava la sua posizione come leader cesaropapista della cristianità.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span>Ma la ragione di tutti questi provvedimenti, ben difficilmente risiedeva nella “santità” dell&#8217;imperatore, quanto piuttosto nella necessità di un alleato forte, unito e, soprattutto, grato e devoto, in un momento in cui, senza “organizzazioni di supporto”, come dimostrato dalla fine di molti imperatori precedenti, l&#8217;autorità imperiale doveva essere costantemente rafforzata e la vita di un imperatore inviso a popolo e legioni poteva valere meno di quella di uno schiavo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 4096pt;" lang="X-NONE"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<div><!--[if !supportFootnotes]--></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<hr size="1" /><!--[endif]--></p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) H. A. Drake, <em>What Eusebius Knew: The Genesis of the “Vita Constantini”</em>, in <em>Classical Philology</em>, Vol. 83, No. 1, The University of Chicago Press 1988, pp. 20-38</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) T.D. Barnes, <em>Constantine and Eusebius</em>, Harvard University Press 1984, pp.273ff;</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Un obiettivo esplicitamente espresso già dal prologo dell&#8217;opera. Nella <em>Vita</em> Eusebio vuole creare l&#8217;immagine di un pio, gentile e nobile Costantino, ma la tendenziosità dello scritto è così palese da farlo definire addirittura una “tessitura di bugie” (ad esempio da<span> </span>N. Lenski in AA.VV., <em>The Cambridge Companion to the Age of Constantine</em> cit., p.8)</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[4]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) C.S. Mackay, <em>Lactantius and the Succession to Diocletian</em>, in Classical Philology,<span> </span>Vol. 94, No. 2, The University of Chicago Press 1999, p. 205</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Ognuno di essi è principalmente basato sui resoconti perduti di<span> </span>Gelasio di Caesarea, e tutti hanno come fine quello di continuare la narrazione la dove la <em>Historia Ecclesiastica</em> di Eusebio si interrompe. Barnes, <em>Cit.</em>, p.225</p>
</div>
<div id="ftn6">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[6]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) <em>Ivi</em>, p.226</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[7]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Eusebio, <em>Vita Constantini</em> 1.28. “Hoc Signo Victor Eris” nell&#8217;originale latino di Costantino, divenuto poi<span> </span>“touto nika” (τούτω νίκα) nel greco di<span> </span>Eusebio. Quando la <em>Vita </em><span> </span>di Eusebio venne tradotta in latino alla fine del IV secolo, la frase originale era stata dimenticata e si tradusse dal greco con diverse varianti come “In Hoc Vince”, o “In Hoc Signo Vinces” (C.M. Odahl, <em>Constantine and the Christian Empire</em>, Routledge 2004, p.184)</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[8]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) V. Armetrano, <em>L&#8217;Arco di Costantino</em>, Aureliana 1991, pp.56-61</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[9]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) P.M.Bruun, <em>The Roman Imperial Coinage</em>, Volume VII, Spink 2003. pp.83-91</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[10]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) <em>CJ </em>3.12.2</p>
</div>
<div id="ftn11">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[11]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) H.Chadwick, <em>The Early Church</em>, Penguin 1993, p.127</p>
</div>
<div id="ftn12">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[12]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) A.S.Hoey, <em>Official Policy towards Oriental Cults in the Roman Army</em>, Transactions and Proceedings of the American Philological Association, N.70, 1939, pp. 456-481</p>
</div>
<div id="ftn13">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[13]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) <span style="color: black;">M. Holbourn, </span><em><span style="color: black;">Constantine the Great</span></em><span style="color: black;">, Oxford University Press 1995, pp. 181ff.</span></p>
</div>
<div id="ftn14">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[14]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) O.Nicholson, <em>Constantine&#8217;s Vision of the Cross</em>, in Vigiliae Christianae LIV.3,2000, pp. 309-323</p>
</div>
<div id="ftn15">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[15]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) D.Whitehouse, <em>Space impact “saved Christianity”</em>, BBC News 23 June 2003</p>
</div>
<div id="ftn16">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[16]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Ad esempio:<span> </span>N. Lenski, <em>Cit.</em>, p. 71</p>
</div>
<div id="ftn17">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn17" href="#_ftnref17"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[17]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>)<span> </span>O.Nicholson, <em>Cit.</em>, p.313</p>
</div>
<div id="ftn18">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn18" href="#_ftnref18"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[18]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) <em>Ivi</em>, p.316</p>
</div>
<div id="ftn19">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn19" href="#_ftnref19"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[19]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Ad esempio J.Prescott, <em>Christianity and Romanity: How Christians Conquered Rome</em>, Geminal 1992, pp.18-22</p>
</div>
<div id="ftn20">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn20" href="#_ftnref20"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[20]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Lattanzio, <em>Cit.</em>, XXXIV-XXXV</p>
</div>
<div id="ftn21">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn21" href="#_ftnref21"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[21]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Eusebio, <em>Historia Ecclesiastica</em>, VIII-IX</p>
</div>
<div id="ftn22">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn22" href="#_ftnref22"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[22]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Cosa che avvenne solo nel 380 con l&#8217;<em>Editto di Tessalonica </em><span> </span>di Teodosio I</p>
</div>
<div id="ftn23">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn23" href="#_ftnref23"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[23]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) J. Curran, <em>Constantine and the Ancient Cults of Rome: The Legal Evidence</em>, “Greece &amp; Rome” 2nd Series 43.1, 1996, pp 68-80</p>
</div>
<div id="ftn24">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn24" href="#_ftnref24"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[24]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) <em>Ivi</em><em></em></p>
</div>
<div id="ftn25">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn25" href="#_ftnref25"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[25]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>)<span> </span><span lang="EN-US">P.Schaff, </span><em><span lang="EN-US">Nicene and Post-Nicene Fathers</span></em><span lang="EN-US">, Vol.2, Hendrickson Publishers 1990; p.554</span></p>
</div>
<div id="ftn26">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn26" href="#_ftnref26"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[26]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) C.S. Meyer, <em>Moving Frontiers</em>, Concordia Publishing House 1986, p.14</p>
</div>
<div id="ftn27">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn27" href="#_ftnref27"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[27]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) D.F. Wright, J.D. Woodbridge,<span> </span><em>Public Faith: From Constantine to the Medieval World, A.D. 312-600</em>, Baker Books 2005, pp.58ff</p>
</div>
<div id="ftn28">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn28" href="#_ftnref28"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[28]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Va notato che Costantino usa la forma “sua religione” e non “nostra religione”, ma, in questo caso, si potrebbe trattare anche semplicemente di un fatto stilistico o di imparzialità.</p>
</div>
<div id="ftn29">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn29" href="#_ftnref29"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[29]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) Agostino di Ippona, <em>Augustine: Political Writings</em>, Cambridge University Press 200, pp.175ff</p>
</div>
<div id="ftn30">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn30" href="#_ftnref30"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[30]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) S.Lieu, <em>Constantine: History, Historiography and Legend</em>, Routledge 1998, p.163</p>
</div>
<div id="ftn31">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn31" href="#_ftnref31"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[31]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>)<span> </span>Agostino di Ippona, <em>Cit.</em>, p. 179</p>
</div>
<div id="ftn32">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn32" href="#_ftnref32"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[32]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) B.H. Cooper, <em>The Free Church Of Ancient Christendom And Its Subjugation Under Constantine</em>, Kessinger Publishing 2006, p.328</p>
</div>
<div id="ftn33">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn33" href="#_ftnref33"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[33]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) J. Solomon, <em>The growth of Christianity in the Roman Empire</em>, Everton Press 1994, pp.88-91</p>
</div>
<div id="ftn34">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt; text-align: justify;"><a name="_ftn34" href="#_ftnref34"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[34]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) In realtà, neppure il suo conclamato battesimo in punto di morte è così certo. Certamente è falsa, come già provato nel XV secolo da Lorenzo Valla R. Fubini, <em>Humanism and Truth: Valla Writes against the Donation of Constantine</em>, Journal of the History of Ideas, LVII.1, 1996, pp. 79–86), la storia, a lungo circolata, di un suo battesimo a Roma da parte di Papa Silvestro nel 326 e della sua conseguente “Donazione di Costantino”, a lungo ritenuta la giustificazione del potere temporale del papato , ma anche il racconto di Eusebio (Eusebio di Caesarea, <em>Vita Constatini</em>, IV.64) circa una conversione in età avanzata dell&#8217;imperatore, il suo desiderio di essere battezzato nel Giordano e il battesimo ricevuto a Nicomedia ell&#8217;età di 65 anni è piuttosto dubbio (T.Roman, <em>The Myth of a Christian Emperor: Constantine an His links to Christianity</em>, Rowan Editions 2002, pp. 143-151). Anche, comunque, credendo ad Eusebio e ritenendo corretta la teoria secondo la quale il battesimo infantile, sebbene praticato, non fosse ancora divenuto una pratica comune in occidente (T.M. Finn, <em>Early Christian Baptism and the Catechumenate: East and West Syria</em>,The Liturgical Press/Michael Glazier 1992, pp.131-137), il battesimo da pate del vescovo ariano Eusebio di Nicomedia, dopo tutti gli eventi di Nicea, starebbe a dimostrare una radicale mancanza di interesse da parte di Costantino per il dibattito teologico del quale era stato parte così importante.</p>
</div>
<div id="ftn35">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin-bottom: 5pt;"><a name="_ftn35" href="#_ftnref35"><span class="Caratteredellanota"><span><!--[if !supportFootnotes]-->[35]<!--[endif]--></span></span></a><span> </span>) J.S. Morningdale<em>, The policy of Constantine the Great towards Christians</em>, Absalom 2001, passim</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/costantino-prima-di-nicea-tra-sol-invictus-e-politica-filo-cristiana.html' addthis:title='Costantino prima di Nicea, tra Sol invictus e politica filo-cristiana ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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