<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:coop="http://www.google.com/coop/namespace"
	>

<channel>
	<title>Centro Studi La Runa &#187; kali yuga</title>
	<atom:link href="http://www.centrostudilaruna.it/tag/kali-yuga/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.centrostudilaruna.it</link>
	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 15:49:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Tempo e illusione nelle dottrine indù</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/tempo-e-illusione-nelle-dottrine-indu.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/tempo-e-illusione-nelle-dottrine-indu.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lodi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni dell'Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Tucci]]></category>
		<category><![CDATA[Heinrich Zimmer]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[kali yuga]]></category>
		<category><![CDATA[kalpa]]></category>
		<category><![CDATA[maya]]></category>
		<category><![CDATA[Pirrone]]></category>
		<category><![CDATA[yuga]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=9200</guid>
		<description><![CDATA[La pretesa “realtà” a cui l’uomo dà tanta importanza, agitandosi per ottenere ciò che irrazionalmente “vuole”, non è che un nulla nell’immensità dell’universo, al cui confronto anche un filo d’erba è colossale ed imperituro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tempo-e-illusione-nelle-dottrine-indu.html' addthis:title='Tempo e illusione nelle dottrine indù '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Pirrone, poi fondatore dello scetticismo, arrivò in India al seguito della spedizione di Alessandro: là fu fortemente impressionato dall’impassibilità con cui il brahmano Calano si diede la morte immolandosi su una pira.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ una testimonianza di quanto l’India, almeno nei suoi aspetti “esoterici”, fosse protesa verso la negazione del mondo fenomenico e l’annientamento della propria personalità (illusoria e contingente) nell’Assoluto. E’ infatti noto che secondo la dottrina delle <em>Upanishad</em>, l’io individuale fosse da estinguere in favore della realizzazione dell’<em>Atman</em>, parola sanscrita che significa sia “Sé” che “respiro”, “soffio vitale”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845909948/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845909948" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9226" title="miti-e-simboli-dell-india" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/miti-e-simboli-dell-india.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Per il grande orientalista Giuseppe Tucci “la scienza parte dal presupposto che il mondo sia reale, ma per l’India il mondo è un sogno, anche per quei sistemi, come quelli tantrici, che lo consideravano come la veste o il velo o il gioco di Dio; perché è sempre un miraggio che bisogna raggiungere”, mentre Heinrich Zimmer, nel suo libro <a title="Miti e simboli dell'India" href="http://www.amazon.it/gp/product/8845909948/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845909948" target="_blank"><em>Miti e simboli dell’India </em></a>scrisse che “ogni gioia, anche quella celestiale, è fragile come come un sogno e non fa che interferire con la concentrazione della nostra fede in Lui, il Supremo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Kali Yuga, l’epoca che ci troviamo a vivere, secondo i testi indù avrebbe una durata di 432.000 anni. Corrisponde all’età del ferro esiodea, un’epoca oscura, in cui il <em>dharma</em> si nasconde sempre più e il mondo si fa illusorio e sprofonda nell’ignoranza, l’<em>avidya</em>; ed in virtù di quest’assenza di <em>dharma</em> la sua durata è breve.</p>
<p style="text-align: justify;">L’epoca precedente, lo Dvapara Yuga o età del bronzo, doppiamente illuminata dal <em>dharma</em>, ha una durata anch’essa doppia rispetto alla prima: 864.000 anni. L’età dell’argento, Treta Yuga, copre invece un periodo di 1.296.000 anni; infine l’età dell’oro, o Satya Yuga, dura 1.728.000 anni. Il totale consta di 4.320.000 anni, dieci volte il Kali Yuga. L’intero ciclo è detto “Mahayuga”, il Grande Yuga.</p>
<p style="text-align: justify;">Mille Mahayuga, corrispondenti a 4.320.000.000 anni degli esseri umani, costituiscono un singolo giorno di Brahma, detto “kalpa”. Una vita di Brahma dura cento anni di Brahma, e secondo quanto scrisse Zimmer: “Ogni battito di ciglia di Vishnu segna l’estinzione di un Brahma”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/hinduismo-antico-vol-1-dalle-origini-vediche-ai-purana/7549" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9227" style="margin: 10px;" title="hinduismo-antico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hinduismo-antico1-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>Si tratta ovviamente di una distanza temporale incalcolabile, che suscita inevitabile impressione in una mente umana: fornisce un’idea di cosa siano questo mondo, questa società e i suoi torbidi affari.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, ne <em>La Repubblica</em>, esponeva un punto di vista del tutto simile: “Ma a quella mente che possieda magnanimità e capacità di contemplare l’intero ambito del tempo e della realtà essenziale, pensi forse possa apparire cosa assai importante la vita umana?”. E ancora: “La cosa migliore è conservare il più possibile la calma nelle disgrazie e non venirne eccessivamente eccitati, perché non è chiaro quanto vi sia di bene e di male in simili circostanze, né alcun vantaggio attende chi le sopporta male, e inoltre nessuna delle cose umane è degna di venir presa molto sul serio”.</p>
<p style="text-align: justify;">La pretesa “realtà” a cui l’uomo dà tanta importanza, agitandosi per ottenere ciò che irrazionalmente “vuole” non è che un nulla nell’immensità dell’universo, al cui confronto anche un filo d’erba è colossale ed imperituro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dio Vishnu sbatte le ciglia, e non solo l’umanità con le sue gioie, le sue sofferenze, i suoi amori, rancori e problemi, ma persino tutto l’universo scompaiono. Essi non sono più niente; ci sarà un nuovo ciclo.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte l’India considera il mondo fenomenico illusorio a un livello tale che ha potuto produrre un testo come la celebre <em>Bhagavadgita</em>, ossia la parte centrale del poema epico sanscrito <em>Mahabharata</em>: essa racconta della battaglia di Kurukshetra, che dovette combattere, suo malgrado, il guerriero Arjuna, il quale si trovò a fronteggiare i suoi parenti ed amici. Preso dallo sconforto, egli rifiutò di combattere, allorché l’auriga Krishna – che nel testo rappresenta l’<em>Atman</em>, il Sé universale, laddove Arjuna è l’illusorio <em>jivatman</em>, l’io individuale – gli ingiunse di adempiere al suo dovere e gettarsi in battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Krishna, il “Signore Beato”, così si rivolse ad Arjuna:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Hai pianto per coloro che non sono degni del tuo dolore! Tuttavia hai pronunciato parole d’amore. I veri saggi però non s’affliggono né per i vivi né per i morti.</p>
<p style="text-align: justify;">[…]</p>
<p style="text-align: justify;">Figlio di Kunti, le idee di caldo e freddo, di dolore e piacere, sono prodotte dal contatto dei sensi con i loro oggetti. Queste idee sono limitate da un inizio e da una fine, e sono di natura transitoria. Sopportale con pazienza, o Discendente di Bharata.</p>
<p style="text-align: justify;">Fiore tra gli Uomini, colui che non può essere turbato da queste cose, chi rimane calmo ed equanime nel dolore e nel piacere, lui solo è degno di ottenere l’immortalità.</p>
<p style="text-align: justify;">[...]</p>
<p style="text-align: justify;">L’Uno che pervade tutte le cose è imperituro. Nessuno ha potere di distruggere lo Spirito Immutabile.</p>
<p style="text-align: justify;">[…]</p>
<p style="text-align: justify;">Chi considera il Sé come l’uccisore, e chi pensa che Esso possa venire ucciso, nessuno di questi conosce la verità. Perché il Sé non uccide né può essere ucciso.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo Sé non è mai nato né perisce. Né essendo venuto in esistenza cesserà mai di essere. Esso è senza nascita, eterno, immutabile, sempre sé stesso. E non viene ucciso con l’uccisione del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">[…]</p>
<p style="text-align: justify;">L’anima non può essere ferita dalle armi; non può essere bruciata dal fuoco; non può essere bagnata dall’acqua; non può essere seccata dal vento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anima non può essere tagliata né bruciata, né bagnata né seccata. L’anima è immortale, onnipervadente, sempre la stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anima è inconcepibile, non manifesta e immutabile. Perciò, conoscendola come tale, non devi affliggerti”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il testo, utilizzando come espediente metaforico l’etica della guerra, cioè un ambito precisamente “kshatriya” (il nome della casta guerriera indù), spiega come non ci si debba affliggere né per il proprio dolore né per quello altrui, e come in ultima istanza sia lecito compiere qualsiasi azione, purché dentro di sé sia totalmente assente il turbamento, e l’anima resti limpida e chiara, salda come la roccia, padrona di sé stessa. Solo in questo modo potrà conseguire l’immortalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esistono dunque azioni “immorali”, come non esiste una morale in termini generali. Esiste solo la differenza tra un’anima limpida ed una torbida, una protesa verso la liberazione (<em>moksha</em>) e la distruzione dei vincoli che rendono schiavi di questo mondo e l’altra condannata ad un ulteriore e più grave ottundimento, ad una forma ancora più dura di schiavitù e di ignoranza; il doloroso destino dei <em>pashu</em> (esseri costretti dai vincoli) è di tornare ad essere inseriti nel ciclo delle rinascite, nuovamente soggiogati dal samsara, illusi da <em>maya</em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tempo-e-illusione-nelle-dottrine-indu.html' addthis:title='Tempo e illusione nelle dottrine indù ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/tempo-e-illusione-nelle-dottrine-indu.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Religione]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Religioni dell'Asia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Giuseppe Tucci]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Heinrich Zimmer]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[India]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[kali yuga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[kalpa]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[maya]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Pirrone]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[yuga]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Le &#8220;pôle&#8221; et le siège hyperboréen</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/le-pole-et-le-siege-hyperboreen.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/le-pole-et-le-siege-hyperboreen.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 21:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli sul tema indoeuropeo in generale]]></category>
		<category><![CDATA[Francese]]></category>
		<category><![CDATA[Indoeuropei]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli delle origini]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli e simbologia]]></category>
		<category><![CDATA[arctique]]></category>
		<category><![CDATA[aryens]]></category>
		<category><![CDATA[Asgard]]></category>
		<category><![CDATA[Gardarike]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[kali yuga]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>
		<category><![CDATA[pôle]]></category>
		<category><![CDATA[septentrion]]></category>
		<category><![CDATA[soleil]]></category>
		<category><![CDATA[Thule]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=7050</guid>
		<description><![CDATA[Chapitre 4 de la deuxime parte de la Révolte contre le monde moderne de Julius Evola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-pole-et-le-siege-hyperboreen.html' addthis:title='Le &#8220;pôle&#8221; et le siège hyperboréen '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7057" style="margin: 10px;" title="artide" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/artide-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" />Il importe d&#8217;examiner maintenant un attribut particulier de l&#8217;âge primordial, qui permet de rattacher à celui-ci des représentations historico-géographiques assez précises. Nous avons déjà parlé du <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbolisme</a> du «pôle», l&#8217;île ou la terre ferme, représentant la stabilité spirituelle opposée à la contingence des eaux et servant de résidence à des hommes transcendants, à des héros et à des immortels, de même que la montagne, l&#8217;«altitude» ou la contrée suprême, avec les significations olympiennes qui leur sont associées, s&#8217;unirent souvent, dans les traditions antiques, au <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbolisme</a> «polaire» , appliqué au centre suprême du monde et donc aussi à l&#8217;archétype de toute «domination» au sens supérieur du terme (1). Mais, en dehors de cet aspect symbolique, des données traditionnelles nombreuses et précises mentionnent le nord comme étant l&#8217;emplacement d&#8217;une île, d&#8217;une terre ou d&#8217;une montagne, emplacement dont la signification se confond avec celle du lieu du premier âge. Il s&#8217;agit donc d&#8217;une connaissance ayant une valeur à la fois spirituelle et réelle, du fait qu&#8217;elle s&#8217;applique à une situation où le <a title="symbole" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbole</a> et la réalité s&#8217;identifièrent, où l&#8217;histoire et la supra-histoire, au lieu d&#8217;apparaître comme des éléments séparés, transparurent, au contraire, l&#8217;une à travers l&#8217;autre. C&#8217;est là le point précis où l&#8217;on peut s&#8217;insérer dans les événements conditionnés par le temps.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2813200344/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2813200344"><img class="alignleft size-full wp-image-7056" title="revolte-contre-le-monde-moderne" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/revolte-contre-le-monde-moderne.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Selon la tradition, à une époque de la haute préhistoire qui correspond à l&#8217;âge d&#8217;or ou de l&#8217;«être» , l&#8217;île ou terre «polaire» symbolique aurait été une région réelle située au septentrion, voisine de l&#8217;endroit où se trouve aujourd&#8217;hui le pôle arctique. Cette région était habitée par des êtres qui possédaient cette spiritualité non-humaine à laquelle correspondent, nous l&#8217;avons vu, les notions de «gloire», d&#8217;or, de lumière et de vie et qui fut évoquée plus tard par le <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbolisme</a> suggéré précisément par leur siège; ils constituèrent la race qui posséda en propre la tradition ouranienne à l&#8217;état pur et «un» et fut la source centrale et la plus directe des formes et des expressions variées que cette tradition revêtit chez d&#8217;autres races et d&#8217;autres civilisations (2).</p>
<p style="text-align: justify;">Le souvenir de ce siège arctique fait partie des traditions de nombreux peuples, sous la forme soit d&#8217;allusions géographiques réelles, soit de <a title="symboles" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symboles</a> de sa fonction et de son sens originel, allusions et <a title="symboles" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symboles</a> souvent transposés &#8211; comme on le verra &#8211; sur un plan supra-historique, ou bien appliqués à d&#8217;autres centres susceptibles d&#8217;être considérés comme des reproductions de ce centre originel. C&#8217;est pour cette dernière raison que l&#8217;on constate souvent des interférences de souvenirs, donc de noms, de mythes et de localisations, où l&#8217;oeil exercé peut facilement discerner, toutefois, les éléments constitutifs. Il importe de relever tout particulièrement l&#8217;interférence du thème arctique avec le thème atlantique, du mystère du Nord avec le mystère de l&#8217;Occident. Le centre principal qui succéda au pôle traditionnel originel aurait été, en effet, atlantique. On sait que pour une raison d&#8217;ordre astrophysique correspondant à l&#8217;inclinaison de l&#8217;axe terrestre, les climats se déplacent selon les époques. Toutefois, d&#8217;après la tradition, cette inclinaison se serait d&#8217;ailleurs réalisée à un moment déterminé et en vertu d&#8217;une syntonie entre un fait physique et un fait métaphysique: comme un désordre de la nature reflétant un fait d&#8217;ordre spirituel. Quand Li-tseu (c.V) parle, sous une forme mythique, du géant Kung-Kung qui brise la «colonne du ciel», c&#8217;est à cet événement qu&#8217;on doit se référer. On trouve même, dans cette tradition, des allusions plus concrètes telles que celle-ci, où l&#8217;on constate toutefois des interférences avec des faits correspondant à des bouleversements ultérieurs: «Les piliers du ciel furent brisés. La terre trembla sur ses bases. Au septentrion les cieux descendirent toujours plus bas. Le soleil, la lune et les étoiles changèrent leur cours [<em>c'est-à-dire que leur cours parut changé du fait de la déclinaison survenue</em>]. La terre s&#8217;ouvrit et les eaux renfermées dans son sein firent irruption et inondèrent les différents pays. L&#8217;homme était révolté contre le ciel et l&#8217;univers tomba dans le désordre. Le soleil s&#8217;obscurcit. Les planètes changèrent leur cours [<em>selon la perspective déjà indiquée</em>] et la grande harmonie du ciel fut détruite» (3). De toute façon, le gel et la nuit éternelle ne descendirent qu&#8217;à un moment déterminé sur la région polaire. L&#8217;émigration qui en résulta marqua la fin du premier cycle et l&#8217;ouverture du second, le début de la seconde grande ère, le cycle atlantique.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140722/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867140722" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7058" style="margin: 10px;" title="explorations" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/explorations.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Des textes aryens de l&#8217;Inde, comme les <em>Veda </em>et le <em>Mahâbhârata</em>, conservent le souvenir de la région arctique sous forme d&#8217;allusions astronomiques et de calendriers, qui ne sont compréhensibles que par rapport à cette région (4). Dans la tradition hindoue, le mot <em>dvîpa</em>, qui signifie textuellement «continent insulaire» est souvent employé, en réalité, pour désigner différents cycles, par transposition temporelle d&#8217;une notion spatiale (cycle &#8211; île). Or, on trouve dans la doctrine des <em>dvîpa </em>des références significatives au centre arctique, qui se trouvent mélangées toutefois avec d&#8217;autres données. La <em>çvetadvîpa</em>, ou «île de la splendeur», que nous avons déjà mentionnée, est localisée dans l&#8217;extrême septentrion et l&#8217;on parle souvent des <em>Uttarakura </em>comme d&#8217;une race originaire du Nord. Mais le <em>çvetadvîpa </em>de même que le <em>kura </em>font partie du <em>jambu-dvîpa</em>, c&#8217;est-à-dire du «continent insulaire polaire», qui est le premier des différents <em>dvîpa</em> et, en même temps, leur centre commun. Son souvenir se mêle à celui du <em>saka-dvîpa</em>, situé dans la «mer blanche» ou «mer de lait» , c&#8217;est-à-dire dans la mer arctique. Il ne s&#8217;y serait pas produit de déviation par rapport à la norme ni à la loi d&#8217;en-haut: quatre castes, correspondant à celles dont nous avons déjà parlé, y vénérèrent Vishnu sous sa forme solaire, qui l&#8217;apparente à l&#8217;Apollon hyperboréen (5). Selon le <em>Kurma-purâna </em>le siège de ce Vishnu solaire, ayant pour signe la «croix polaire», c&#8217;est-à-dire la croix gammée ou <em>svastika</em>, coïncide, elle aussi, avec le <em>çveta-dvîpa</em>, dont on dit dans le <em>Padmapurâna</em>, qu&#8217;au-delà de tout ce qui est peur et agitation samsârique, il est la résidence des grands ascètes, <em>mahâyogî</em>, et des «fils de Brahman» (équivalents des «hommes transcendants» habitant dans le nord, dont il est question dans la tradition chinoise): ils vivent près de Hari, qui est Vishnu représenté comme «le Blond» ou «le Doré», et près d&#8217;un trône symbolique «soutenu par des lions, resplendissant comme le soleil et rayonnant comme le feu». Ce sont des variantes du thème de la «terre du Soleil». Sur le plan doctrinal, on trouve un écho de ce thème dans le fait, déjà mentionné, que la voie du <em>deva-yâna </em>qui, contrairement à celle du retour aux mânes ou aux Mères, conduit à l&#8217;immortalité solaire et aux états super-individuels de l&#8217;être, fut appelée la voie du nord: en sanskrit, nord, <em>uttara</em>, signifie également la «région la plus élevée» ou «suprême» et l&#8217;on appelle <em>uttarâyana</em>, chemin septentrional, le parcours du soleil entre les solstices d&#8217;hiver et d&#8217;été, qui est précisément une voie «ascendante» (6).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140021/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867140021"><img class="alignleft size-full wp-image-7059" title="larc-et-la-massue" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/larc-et-la-massue.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Des souvenirs encore plus précis se conservèrent chez les Aryens de l&#8217;Iran. La terre originelle des Aryens, créée par le dieu de lumière, la terre où se trouve la «gloire», où, symboliquement, serait «né» aussi Zarathoustra, où le roi solaire Yima aurait rencontré Ahura Mazda, est une terre de l&#8217;extrême septentrion. Et l&#8217;on garde le souvenir précis de la congélation. La tradition rapporte que Yima fut averti de l&#8217;approche «d&#8217;hivers fatals» (7) et qu&#8217;à l&#8217;instigation du dieu des ténèbres, surgit contre l&#8217;Arianem Vaêjô le «serpent de l&#8217;hiver». Alors «il y eut dix mois d&#8217;hiver et deux d&#8217;été», il y eut «le froid pour les eaux, le froid pour la terre, le froid pour la végétation. L&#8217;hiver s&#8217;y abattit avec ses pires calamités» (8). Dix mois d&#8217;hiver et deux d&#8217;été: c&#8217;est le climat de l&#8217;Arctique.</p>
<p style="text-align: justify;">La tradition nordico-scandinave, de caractère fragmentaire, présente divers témoignages confusément mêlés, où l&#8217;on peut néanmoins trouver la trace de souvenirs analogues. L&#8217;Asgard, la résidence d&#8217;or primordiale des Ases, est localisé dans le Mitgard, la «Terre du Milieu». Cette terre mythique fut identifiée à son tour soit au Gardarike, qui est une région presque arctique, soit à l&#8217;«île verte» ou «terre verte» qui, bien qu&#8217;elle figure dans la cosmologie comme la première terre sortie de l&#8217;abîme Ginungagap, n&#8217;est peut-être pas sans rapport avec le Groënland &#8211; le <em>Grünes Land</em>. Le Groënland, comme son nom même paraît l&#8217;indiquer, semble avoir présenté, jusqu&#8217;au temps des Goths, une riche végétation et ne pas avoir été encore atteint par la congélation. Jusqu&#8217;au début du <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Moyen Age</a>, l&#8217;idée subsista que la région du nord avait été le berceau de certaines races et de certains peuples (9). D&#8217;autre part, les récits eddiques relatifs à la lutte des dieux contre le destin, <em>rök</em>, qui finit par frapper leur terre &#8211; récits dans lesquels des souvenirs du passé interfèrent avec des thèmes apocalyptiques &#8211; peuvent être considérés comme des échos du déclin du premier cycle. Or, on retrouve ici, comme dans le <em>Vendîdâd</em>, le thème d&#8217;un terrible hiver. Au déchaînement des natures élémentaires s&#8217;ajoute l&#8217;obscurcissement du soleil; le <em>Gylfaginning </em>parle de l&#8217;épouvantable hiver qui précède la fin, de tempêtes de neige qui empêchent de jouir des bienfaits du soleil. «La mer se lève en tempête et engloutit la terre; l&#8217;air devient glacial et le vent accumule des masses de neige» (10).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867142873/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867142873"><img class="alignright size-full wp-image-7060" title="thulé" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/thulé.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Dans la tradition chinoise, la région nordique, le pays des «hommes transcendants» s&#8217;identifie souvent au pays de la «race aux os mous». A propos d&#8217;un empereur de la première dynastie il est question d&#8217;une contrée située au nord de la mer du Nord, illimitée, sans intempéries, avec une montagne (Hu-Ling) et une fontaine symboliques, contrée appelée «extrême Nord» et que Mu, autre type impérial, (11) quitta avec beaucoup de regret. Le Tibet conserve pareillement le souvenir de Tshang Chambhala, la mystique «Cité du Nord», la Cité de la «paix», présentée également comme une île où &#8211; de même que Zarathoustra de l&#8217;<em>aryanem vaêjo </em>-serait «né» le héros Guésar. Et les maîtres des traditions initiatiques tibétaines disent que les «chemins du Nord» conduisent le <em>yogî </em>vers la grande libération (12).</p>
<p style="text-align: justify;">En Amérique, la tradition constante relative aux origines, tradition qu&#8217;on retrouve jusqu&#8217;au Pacifique et la région des Grands Lacs, parle de la terre sacrée du «Nord lointain», située près des «grandes eaux», d&#8217;où seraient venus les ancêtres des Nahua, des Toltèques et des Aztèques. Ainsi que nous l&#8217;avons dit, le nom d&#8217;Aztlan, qui désigne le plus communément cette terre, implique aussi &#8211; comme le <em>çveta-dvîpa </em>hindou &#8211; l&#8217;idée de blancheur, de terre blanche. Or, les traditions nordiques gardent le souvenir d&#8217;une terre habitée par des races gaéliques, voisine du golfe du Saint-Laurent, appelée «Grande Irlande» ou <em>Hvitramamaland</em>, c&#8217;est-à-dire «pays des hommes blancs», et les noms de Wabanikis et Abenikis, que les indigènes portent dans ces régions, viennent de Wabeya, qui signifie «blanc» (13). Certaines légendes de l&#8217;Amérique centrale mentionnent quatre ancêtres primordiaux de la race Quiché qui cherchent à atteindre Tulla, la région de la lumière. Mais ils n&#8217;y trouvent que le gel; le soleil n&#8217;y apparaît pas. Alors ils se séparent et passent dans le pays des Quichés (14). Cette Tulla ou Tullan, patrie d&#8217;origine des Toltèques, qui en tirèrent probablement leur nom, et appelèrent également Tolla le centre de l&#8217;Empire qu&#8217;ils fondèrent plus tard sur le plateau du Mexique, représentait aussi la «Terre du Soleil». Celleci, il est vrai, est parfois localisée à l&#8217;est de l&#8217;Amérique, c&#8217;est-à-dire dans l&#8217;Atlantique; mais cela est vraisemblablement dû au souvenir d&#8217;un siège ultérieur (auquel correspond peut-être plus particulièrement l&#8217;Aztlan), qui reprit, pendant un certain temps, la fonction de la Tulla primordiale lorsque le gel se mit à régner et que le soleil disparut (15). Tulla correspond manifestement à la Thulé des Grecs, bien que ce nom, pour des raisons d&#8217;analogie, ait servi à désigner également d&#8217;autres régions.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140056/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=19458&amp;creativeASIN=2867140056"><img class="alignleft size-full wp-image-7061" title="julius-evola-homme-oeuvre" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/julius-evola-homme-oeuvre1.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Selon les traditions gréco-romaines, Thulé se serait trouvée dans la mer qui porte précisément le nom du dieu de l&#8217;âge d&#8217;or, <em>Mare Cronium</em>, et correspond à la partie septentrionale de l&#8217;Atlantique (16). C&#8217;est dans cette même région que des traditions plus tardives situèrent les îles qui, sur le plan du <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbolisme</a> et de la supra-histoire, devinrent les îles Fortunées et les îles des Immortels (17), ou l&#8217;île Perdue, qui, ainsi que l&#8217;écrivait Honorius Augustodumensis au XIIe siècle, «se cache à la vue des hommes, est parfois découverte par hasard, mais devient introuvable dès qu&#8217;on la cherche». Thulé se confond donc soit avec le pays légendaire des Hyperboréens, situé dans l&#8217;extrême nord (18), d&#8217;où les souches achéennes originelles apportèrent l&#8217;Apollon delphique, soit avec l&#8217;île Ogygie, «nombril de la mer», qui se trouve loin sur le vaste océan (19) et que Plutarque situe en effet au nord de la (Grande) Bretagne, près du lieu arctique où demeure encore, plongé dans le sommeil, Chronos, le roi de l&#8217;âge d&#8217;or, où le soleil ne disparaît qu&#8217;une heure par jour pendant tout un mois et où les ténèbres, durant cette unique heure, ne sont pas épaisses, mais ressemblent à un crépuscule, exactement comme dans l&#8217;Arctique (20).</p>
<p style="text-align: justify;">La notion confuse de la nuit claire du nord contribua d&#8217;ailleurs à faire concevoir la terre des Hyperboréens comme un lieu de lumière sans fin, dépourvu de ténèbres. Cette représentation et ce souvenir furent si vifs, qu&#8217;il en subsista un écho jusque dans la romanité tardive. La terre primordiale ayant été assimilée à la Grande-Bretagne, on dit que Constance Chlore s&#8217;avança jusque-là avec ses légions, moins pour y cueillir les lauriers de la gloire militaire, que pour atteindre la terre «plus voisine du ciel et plus sacrée» , pour pouvoir contempler le père des dieux &#8211; c&#8217;est-àdire Chronos &#8211; et pour jouir d&#8217;«un jour presque sans nuit», c&#8217;est-à-dire pour anticiper ainsi sur la possession de la lumière éternelle propre aux apothéoses impériales (21). Et même lorsque l&#8217;âge d&#8217;or se projeta dans l&#8217;avenir comme l&#8217;espérance d&#8217;un nouveau saeculum, les réapparitions du symbole nordique ne manquèrent pas. C&#8217;est du nord &#8211; <em>ab extremis finibus</em><br />
<em> plagae septentrionalis </em>- qu&#8217;il faudra attendre, par exemple, selon Lactance (22), le Prince puissant qui rétablira la justice après la chute de Rome. C&#8217;est dans le nord que «renaîtra» le héros tibétain, le mystique et invincible Guésar, pour rétablir un règne de justice et exterminer les usurpateurs (23).</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;est à Shambala, ville sacrée du nord, que naîtra le Kalki-avatara, celui qui mettra fin à l&#8217;«âge sombre». C&#8217;est l&#8217;Apollon hyperboréen, selon Virgile, qui inaugurera un nouvel âge de l&#8217;or et des héros sous le signe de Rome (24). Et l&#8217;on pourrait multiplier les exemples.</p>
<p style="text-align: justify;">Ayant précisé ces points essentiels, nous ne reviendrons pas sur cette manifestation de la loi de solidarité entre causes physiques et causes spirituelles, dans un domaine où l&#8217;on peut pressentir le lien intime unissant ce qui, au sens le plus large, peut s&#8217;appeler «chute» &#8211; à savoir la déviation d&#8217;une race absolument primordiale &#8211; et la déclinaison physique de l&#8217;axe de la terre, facteur de changements climatiques et de catastrophes périodiques pour les continents. Nous observerons seulement que c&#8217;est depuis que la région polaire est devenue déserte, qu&#8217;on peut constater cette altération et cette disparition progressives de la tradition originelle qui devaient aboutir à l&#8217;âge de fer ou âge obscur, <em>kali-yuga</em>, ou «âge du loup» (<em>Edda</em>), et, à la limite, aux temps modernes proprement dits.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Notes</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) Cf. GUENON, <em>Le Roi du Monde</em>, cit., cc. III-IV. L&#8217;idée d&#8217;une montagne magnétique «polaire», située le plus souvent dans une île, a persisté sous des formes et avec des transpositions variées, dans des légendes chinoises, nordico-médiévales et islamiques. Cf. E. TAYLOR, <em>Primitive Culture</em>, London, 1920, v. I, pp. 374-5.</p>
<p style="text-align: justify;">(2) Au sujet de l&#8217;origine «polaire» de la vie en général, en tant qu&#8217;hypothèse «positive», cf. le remarquable essai de R. QUINTON, <em>Les deux pôles, foyers d&#8217;origine</em> (<em>Revue de métaph. et de mon.</em>, 1933, no 1). L&#8217;hypothèse d&#8217;une origine non boréale mais australe, qui est défendue ici, pourrait se relier aux traditions concernant la Lémurie; celles-ci se rattachent à un cycle trop lointain pour pouvoir être examinées ici.</p>
<p style="text-align: justify;">(3) <em>Apud </em>I. DONNELLY, <em>Atlantis, die vorsintflutliche Welt</em>, Essling, 1911, p. 299; M. GRANT, <em>La pensée chinoise</em>, Paris, 1950, pp. 176, 344-346. On peut rappeler que Platon lui-même relie aux catastrophes mythiques, comme celle causée par Phaéton, un «cours changé des astres», c&#8217;est-à-dire l&#8217;aspect différent de la voûte céleste, dû au déplacement de la terre.</p>
<p style="text-align: justify;">(4) Cf. G.B. TILAK, <em>The Arctic Home in the Veda (A new key to the interpretation</em><em> of many Vedic texts and legends)</em>, Bombay, 1903.</p>
<p style="text-align: justify;">(5) Cf. <em>Vishnu-purâna</em>, lI, 2; 11, 1; lI, 4. Dans le <em>jambu-dvîpa </em>on trouve aussi l&#8217;arbre sacré Jambu, dont les fruits font disparaître la vieillesse et confèrent la santé, ainsi que le mont «polaire» en or. M.K. RÔNNKOW, <em>Some remarks on Çvetadvîpa</em> (Bull. orient. School, London, V, p. 253, sqq.); W.E. CLARK, <em>Sakadvîpa and Svetadvîpa</em> (<em>Journ. Amer. Orient. Society</em>, 1919, pp. 209-242).</p>
<p style="text-align: justify;">(6) Dans le rite hindou, le salut d&#8217;hommage aux textes traditionnels &#8211; <em>anjâli</em> -se fait en se tournant vers le nord (<em>Mânavadharmaçâstra</em>, II, 70) comme en souvenir de l&#8217;origine de la sagesse transcendantale qu&#8217;ils contiennent. C&#8217;est au nord qu&#8217;est attribuée au Tibet, de nos jours encore, l&#8217;origine d&#8217;une tradition spirituelle très lointaine dont les formes magiques Bôn semblent être les derniers restes dégénérescents.</p>
<p style="text-align: justify;">(7) <em>Vendîdâd</em>, II, 20.</p>
<p style="text-align: justify;">(8) <em>Vendîdâd</em>, I, 3-4. On peut trouver d&#8217;autres citations en notes dans la traduction de J. DARMESTETER, <em>Avesta</em>, (<em>Sacr. Books of the East</em>, v. IV), p. 5.</p>
<p style="text-align: justify;">(9) Cf. par ex. JORDANES, <em>Hist. Gotor.</em> (<em>Mon. Germ. hist.</em>, Auct. ant. V, 1; IV, 25): «<em>Sandza insula quasi of ficina gentium aut certe velut nationium</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">(10) <em>Hyndlalied</em>, 44. <em>Gylfjaginning</em>, 51 (il est également question d&#8217;un «hiver épouvantable» dans le <em>Vafthrûdhnismâl</em>, 44-45). La représentation eddique du nord comme l&#8217;obscur Niflheim, habité par des géants du gel (tout comme l&#8217;<em>ayrianem vaêjô </em>congelé put être considéré comme le siège des forces obscures de la contre-création d&#8217;<em>Angra</em><em> Mainyu</em>, qui sont sensées venir du nord pour lutter contre Zarathustra &#8211; <em>Vendîdâd</em>, XIX, 1) correspond vraisemblablement à une période où certaines races avaient déjà émigré vers le sud. L&#8217;interprétation du mythe eddique des origines n&#8217;est pas facile. Dans le gel qui arrête les fleuves du centre originel, clair et ardent, du Muspelsheim &#8211; qui «ne peut être foulé par personne qui ne soit de lui» (cf. GOLTHER, <em>Op. cit.</em>, p. 512) &#8211; et donna ensuite naissance aux géants ennemis des Ases, on peut voir, semble-t-il, le souvenir d&#8217;un événement analogue à celui dont il vient d&#8217;être question.</p>
<p style="text-align: justify;">(11) LI-TZE, C. V; cfr. c. III.</p>
<p style="text-align: justify;">(12) Cf. DAVID-NEEL, <em>Vie surhumaine de Guésar</em>, cit., pp. LXIII-LX.</p>
<p style="text-align: justify;">(13) Cf. BEAUVOIS, <em>L&#8217;Elysée des Mexicains, etc.</em>, cit., pp. 271-273, 319.</p>
<p style="text-align: justify;">(14) Cf. REVILLE, <em>Relig. du Mexique, etc.</em>, cit., pp. 238-239. Aux quatre ancêtres Quichés correspond probablement l&#8217;idée celtique de l&#8217;«Ile des quatre Seigneurs» et l&#8217;idée extrême-orientale de l&#8217;île lointaine de Ku-she, habitée par des hommes transcendants et par quatre Seigneurs (cf. GUENON, <em>Roi du Monde</em>, cit., pp. 71-72). <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> rappelle la division de l&#8217;ancienne Irlande en quatre royaumes, qui reproduit probablement la division propre «à une autre terre beaucoup plus septentrionale aujourd&#8217;hui inconnue, peut-être disparue» &#8211; et il remarque aussi la présence fréquente en Irlande, de ce qui, chez les Grecs, était l&#8217;Omphalos, c&#8217;est-à-dire le <a title="symbole" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbole</a> du «Centre» ou «Pôle». A quoi nous ajouterons que la «pierre noire du destin», qui désignait les rois légitimes et fit partie des objets mystiques apportés en Irlande par la race des Tuatha de Danann venus d&#8217;une terre atlantique ou nord-atlantique (cf. SQUIRE, <em>Myth.</em><em> of anc. Brit. and Irel.</em>, cit., p. 34) a essentiellement la même valeur de <a title="symbole" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbole</a> royal «polaire» dans le double sens de ce mot.</p>
<p style="text-align: justify;">(15) Cf. GUENON, <em>Op. cit.</em>, c. X, pp. 75-76 qui fait des observations pénétrantes sur la relation traditionnelle entre Thulé et la représentation de la Grande Ourse, qui se rattache au <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">symbolisme</a> polaire. Cf. aussi BEAUVOIS, <em>La Tulé primitive, berceau des</em><em> Papuas du nouveau monde </em>(<em>Museon</em>, X, 1891).</p>
<p style="text-align: justify;">(16) PLINE, <em>Hist. nat.</em>, IV, 30.</p>
<p style="text-align: justify;">(17) Cf. PLUTARQUE, <em>Delf. Orac.</em>, XVIII; PROCOPE, <em>Goth.</em>, IV, 20. Selon STRABON (<em>Geogr</em>., I, vi, 2) Thulé se trouvait à six jours de navigation au nord de la (Grande) Bretagne.</p>
<p style="text-align: justify;">(18) Cf. CALLIMAQUE, <em>Hym.</em>, IV, 281; PLINE, IV. 89; MARCIANUS CAPEL., VI, 664. Vers le 4^ siècle av. J.C., Hécatéo d&#8217;Abdire dit que la Grande-Bretagne fut habitée par les «Hyperboréens»; identifiés aux Protocoles, c&#8217;est à eux qu&#8217;est attribué le temple préhistorique, déjà mentionné, de Stonehenge (cf. H. HUBERT, <em>Les Celtes</em>, v. 1, p. 247).</p>
<p style="text-align: justify;">(19) <em>Odyss.</em>, I, 50; XII, 244. Ici également, en raison du rapport avec le jardin de Zeus et des Hespérides, on relève fréquemment des interférences évidentes avec le souvenir de la résidence atlantique ultérieure.</p>
<p style="text-align: justify;">(20) PLUTARQUE, <em>De facie in orbe lunae</em>, § 26. Plutarque dit qu&#8217;au-delà des îles, plus au nord, subsisterait encore la région dans laquelle Chronos, le dieu de l&#8217;âge d&#8217;or, dort sur un rocher brillant comme l&#8217;or même, où des oiseaux lui apportent l&#8217;ambroisie. Autres références dans E. BEAUVOIS, <em>L&#8217;Elysée transatlantique et l&#8217;Eden occidental</em>, «Rev. Hist. relig.», v. VII, 1883, pp. 278-279. Récemment, dans la région des glaces éternelles il semble que les expéditions du Canadien lenessen et des danois Rasmussen, Therkel et Birket-Smith soient arrivés à découvrir, sous les glaciers, des traces archéologiques d&#8217;une civilisation bien supérieure à celle des esquimaux; civilisation qui a été baptisée du nom de Thulé, bien qu&#8217;il s&#8217;agisse sûrement de traces beaucoup plus tardives. Cf. H. WIRTH, <em>Das Geheimnis von Arktis-Atlantis</em>, dans « Die Woche », no 35, 1931.</p>
<p style="text-align: justify;">(21) Cf. EUMENE, <em>Panegir. p. Costant. August.</em>, § 7, trad. Landriot-Rochet Autun, 1854, pp. 132-133. BEAUVOIS, <em>Op. cit.</em>, pp. 282-283, indique la possibilité qu&#8217;Ogygie, si on décompose le mot en deux racines gaéliques: <em>og </em>(jeune et sacré) et <em>iag </em>(île), se réfère à la «Terre sacrée de la jeunesse», à la <em>Tir na mBeo</em>, la «Terre des Vivants» des légendes nordiques, qui à son tour coïncide avec l&#8217;Avallon, terre d&#8217;origine des Tuatha de Danann.</p>
<p style="text-align: justify;">(22) LACTANCE, <em>Inst.</em>, VII, 16, 3. Ces allusions se poursuivent dans la <a title="littérature" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">littérature</a> mystique et hermétique ultérieure. En dehors de Boehme, nous citerons G. POSTEL, qui, dans son <em>Compendium Cosmographicum</em>, dit que le «paradis»- transposition mystico-théologique du souvenir de la patrie primordiale &#8211; se trouve sous le pôle arctique.</p>
<p style="text-align: justify;">(23) DAVID-NEEL, <em>Op. cit.</em>, pp. XLII, LVII, LX. (24) VIRGILE, <em>Eglogues</em>, IV, 5-10, sqq.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/le-pole-et-le-siege-hyperboreen.html' addthis:title='Le &#8220;pôle&#8221; et le siège hyperboréen ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/le-pole-et-le-siege-hyperboreen.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Articoli di Julius Evola]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Articoli sul tema indoeuropeo in generale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Francese]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Indoeuropei]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Julius Evola]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Simboli delle origini]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Simboli e simbologia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[arctique]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[aryens]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Asgard]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Gardarike]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Iran]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[kali yuga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nord]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[pôle]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[septentrion]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[soleil]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Thule]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Lovecraft cantore del Kali Yuga</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/lovecraft-cantore-del-kali-yuga.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/lovecraft-cantore-del-kali-yuga.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 15:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Giorgetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura inglese e nordamericana]]></category>
		<category><![CDATA[incubo]]></category>
		<category><![CDATA[kali yuga]]></category>
		<category><![CDATA[Lovecraft]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=2386</guid>
		<description><![CDATA[Il mondo onirico, ma non per questo meno reale e agghiacciante, immaginato da H.P. Lovecraft]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lovecraft-cantore-del-kali-yuga.html' addthis:title='Lovecraft cantore del Kali Yuga '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788878991927" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2209" style="margin: 10px;" title="orrori-di-yuggoth" src="../wp-content/orrori-di-yuggoth.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> era uno specchio. Egli riceveva e assimilava le influenze dell&#8217;ambiente circostante e, tramite le sue capacità letterarie, le rendeva, trasfigurate, nella sua poesia e nei racconti. Lucido e preciso, coglieva bene gli stati d&#8217;animo, le sensazioni e gli umori che pervadevano l&#8217;ambiente in quel momento storico, le correnti che influenzavano e formavano i pensieri degli uomini. Egli possedeva una grande erudizione che, abbinata al suo acuto intelletto, gli conferiva la non comune capacità di comprendere le varie situazioni del mondo che lo circondava.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non era solo questa la sua dote.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso la lente deformante del sogno egli andava oltre, vedeva di più, captava le immagini significative e simboliche che costituivano la vera sostanza della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo suo particolarissimo strumento percettivo egli aveva la possibilità di spingersi là dove la logica non l&#8217;avrebbe mai potuto portare, oltre il “muro del sonno”, in una dimensione irraggiungibile a tutti gli altri, dove solo lui poteva vedere, sentire, capire. Egli coglieva per metafore, visioni e rivelazioni lo spirito dei tempi, l&#8217;anima onnicomprensiva che formava l&#8217;epoca sua e dei suoi contemporanei. E la sua esperienza onirica è più reale di quanto si possa comunemente credere; egli avrebbe voluto evadere, ma involontariamente finiva per descriverci il mondo. Senza l&#8217;appoggio della razionalità e della coscienza infatti, il suo pensiero vola e si perde in immagini mirabolanti e allucinate, in visioni dolci e selvagge, in regni arcaici e minacciosi. Ma il sogno è allegoria e la ragione, sempre limitata, viene trascesa dal libero volo immaginativo; ed osservando le miserie umane con la prospettiva particolare del sognatore queste risultano deformate, irriconoscibili, ma non per questo meno vere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, come uomo, conosceva sia i mali del suo tempo, sia il malessere esistenziale dei suoi simili, e in vari scritti pubblici e privati li coglie acutamente tutti: la forza come criterio di affermazione e di ragione, la velocità distruttrice e divoratrice, il macchinismo disumanizzante, il movimento insensato che travolge i sicuri baluardi faticosamente costituiti nel corso dei secoli, la logica del profitto, il bieco utilitarismo, il miraggio tecnico e produttivo, l&#8217;anonimato delle metropoli, il brulicare di immense masse umane e il loro agitarsi scomposto, il degrado dei rapporti umani, la bruttezza che si insinua dappertutto, il mescolìo delle razze, la perdita dell&#8217;ordine, della forma, dell&#8217;armonia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788804583301" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2210" style="margin: 10px;" title="lovecraft-capolavori" src="../wp-content/lovecraft-capolavori-172x300.jpg" alt="" width="172" height="300" /></a> E al di sopra di tutto c&#8217;è il caos, incombente e minaccioso, sempre in procinto di irrompere nel mondo ma sempre trattenuto da una tenue e precaria difesa, data dall&#8217;illusione e dalle false certezze della ragione. Ed anche lo stesso materialismo di cui tanto faceva mostra, è forse da considerarsi una cura o una parte stessa del male?</p>
<p style="text-align: justify;">Più si trattiene la realtà nei suoi più stretti vincoli, più la si rinchiude in una prigione angusta e oppressiva, e più forte saranno il sentimento e la volontà di fuga. Ma se è “dalle acque stesse del materialismo” che “sorge la corrente mistica”, non ci si deve stupire che sia proprio da un materialista totale che nasca una produzione di miti senza uguali. E sono tutti miti reali, miti che utilizzano la realtà per esistere, ma che la superano poi nella loro capacità evocativa e nel loro potere di suggestione.</p>
<p style="text-align: justify;">Che accade nel mondo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>?</p>
<p style="text-align: justify;">Potenti forze tornano a  manifestarsi, misteriose, cieche e schiaccianti, emergendo da eoni lontanissimi, da lande remote, dalle acque oscure dell&#8217;inconscio. Dèi dimenticati, arconti osceni, governanti di antiche epoche che pretendono di nuovo il loro tributo di sangue. Una gnosi nera si impone con tutto il suo carico di orrori inconcepibili mentre potenze tenebrose, senza anima, assediano l&#8217;isola di tranquillità su cui l&#8217;uomo si è rifugiato con le sue illusorie certezze. Uomo che è piegato, prostrato, impotente di fronte a ciò che titanicamente lo sovrasta e gli si impone rendendo assurda persino la più piccola volontà di resistenza. A poco vale la sua razionalità, la sua logica, il suo scetticismo, le forze evocate non conoscono freno e non patiscono l&#8217;indifferenza, agendo anzi con più efficacia proprio contro chi più le ignora. E nulla possono nemmeno le antichissime e perdute divinità dell&#8217;età dell&#8217;oro, della fanciullezza umana, benevole ma sempre più lontane, poiché la crisi avanza e si manifesta con tutta la sua drammatica presenza, annunciando nuove e terribili leggi. Il male incombe, il decadimento è inarrestabile, l&#8217;uomo inizia a perdere tutto ciò che lo distingue e lo rende unico, incominciando proprio dalla sua umanità:</p>
<p style="text-align: justify;">“Sarebbe stato facile capire quando fosse arrivato il momento, perché allora il genere umano sarebbe diventato come i Grandi Vecchi; libero, sfrenato e aldilà del bene e del male; avrebbe gettato alle ortiche leggi e morale, e tutti avrebbero urlato, ucciso e gioito. Allora gli Antichi, ormai liberi, avrebbero loro insegnato nuovi modi di gridare, uccidere, gioire e divertirsi, e tutta la Terra avrebbe fiammeggiato di un olocausto di estasi e libertà. ”</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; questa l&#8217;età oscura, il Kali Yuga, dove il disordine regna sovrano, la corruzione e la decadenza predominano incontrastati e l&#8217;umanità stessa, perduta la propria ragione, precipita in abissi di follia quasi senza accorgersene, compiacendosi anzi di una caduta che viene scambiata per volo. Epoca di oscurità, disordine e disorientamento, di debolezza e viltà, barbarie e violenza, in cui forze occulte si materializzano rendendosi visibili, mentre nel disfacimento finale fantasia e realtà iniziano a confondersi, uguali ma diverse, ognuna con il proprio frammento di verità; epoca di cui <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> è il cantore principale, suo malgrado, nuovo aedo di un mondo che si dissolve e che scopre di non avere consistenza maggiore di un sogno, un incubo da cui il risveglio consolatore sembra essere ancora lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, per gentile concessione dell&#8217;Autore, da <em>Archetipi Lovecraftiani – L&#8217;India e i Miti di Cthulhu</em>, Dagon Press, Teramo, 2009, pp.104-108.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lovecraft-cantore-del-kali-yuga.html' addthis:title='Lovecraft cantore del Kali Yuga ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/lovecraft-cantore-del-kali-yuga.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Fantastico]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Letteratura]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Letteratura inglese e nordamericana]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[incubo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[kali yuga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Lovecraft]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[sogno]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Dalla Caduta dei Cieli al Ragnarok: i miti cosmologico-escatologici nordici</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/dalla-caduta-dei-cieli-al-ragnarok-i-miti-cosmologico-escatologici-nordici.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/dalla-caduta-dei-cieli-al-ragnarok-i-miti-cosmologico-escatologici-nordici.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 16:48:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul tema indoeuropeo in generale]]></category>
		<category><![CDATA[Celti]]></category>
		<category><![CDATA[Indoeuropei]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia, folklore e letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Religione celtica]]></category>
		<category><![CDATA[Religione germanica]]></category>
		<category><![CDATA[Asgard]]></category>
		<category><![CDATA[Baldr]]></category>
		<category><![CDATA[Cu Chulainn]]></category>
		<category><![CDATA[Dumézil]]></category>
		<category><![CDATA[escatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Fomori]]></category>
		<category><![CDATA[Georges Dumézil]]></category>
		<category><![CDATA[Heimdal]]></category>
		<category><![CDATA[kali yuga]]></category>
		<category><![CDATA[Loki]]></category>
		<category><![CDATA[Lug]]></category>
		<category><![CDATA[Midgard]]></category>
		<category><![CDATA[mitología]]></category>
		<category><![CDATA[Mjolnir]]></category>
		<category><![CDATA[Morrigan]]></category>
		<category><![CDATA[Odino]]></category>
		<category><![CDATA[ragnarók]]></category>
		<category><![CDATA[Thor]]></category>
		<category><![CDATA[Tuatha Dé Danann]]></category>
		<category><![CDATA[Tyr]]></category>
		<category><![CDATA[Utgard]]></category>
		<category><![CDATA[Völuspa]]></category>
		<category><![CDATA[Yggdrasil]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=2067</guid>
		<description><![CDATA[Il tema escatologico nelle tradizioni mitologiche dei Celti e dei Germani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dalla-caduta-dei-cieli-al-ragnarok-i-miti-cosmologico-escatologici-nordici.html' addthis:title='Dalla Caduta dei Cieli al Ragnarok: i miti cosmologico-escatologici nordici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/croce-celtica_thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Celti" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Mentre nel bacino mediterraneo la cultura classica elaborava le proprie concezioni religiose spesso modellandole sulle proprie esigenze politiche, nel grande nord, abitato da antichissimi <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">popolazioni celtiche</a> e dalle relativamente più recenti popolazioni scandinave, l&#8217;assenza di strutture statali strettamente codificate e stabili lasciava mano libera allo sviluppo di <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>, inizialmente legate alla natura, solo apparentemente &#8220;semplici&#8221; o assimilabili all&#8217;antropomorfizzazione deistica greco-latina, ma, in realtà, di una complessità e profondità simbolica stupefacente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827213708" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/ereditaceltica.bmp" border="0" alt="Alwin Rees - Brinley Rees, L'eredità celtica" width="95" height="131" /></a>Né, d&#8217;altra parte, ci si sarebbe potuto aspettare qualcosa di diverso da un popolo come, ad esempio, quello dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> che, a buon diritto si può considerare alla base di gran parte delle concezioni archetipiche del mondo occidentale<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><strong>[1]</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la loro <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, il primo concetto da tener ben presente per comprenderla realmente è che, per circa un terzo della loro storia (per tutto il periodo che possiamo definire &#8220;protostoria&#8221;), i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> sono stati nomadi impegnati in una lenta e lunghissima migrazione dall&#8217;India settentrionale verso occidente. Di conseguenza, il loro sistema spirituale si è sviluppato relazionandosi a tale stile di vita e basandosi su esso.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse soprattutto da questo deriva la formazione di una <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> fondata sul contatto con la natura, sul suo rispetto e sul sentirsi sua parte integrante, in un abbandono quasi fatalista al suo corso naturale<a name="_ftnref2" href="#_ftn2"><strong>[2]</strong></a>. D&#8217;altra parte, è questa una caratteristica tipica di numerose civiltà non stanziali dell&#8217;età del bronzo e non sembra affatto un caso che la <a title="Religione celtica" href="http://www.centrostudilaruna.it/religionedeicelti.html">religione celtica</a> mostri moltissime affinità con altre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> di culture <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropee</a> con cui i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> erano sicuramente venuti a contatto, in particolare con quella scita.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli elementi principali su cui tutto il sistema si fonda sembrano apparentemente piuttosto semplici: la reincarnazione della vita, la rigenerazione, la resurrezione e la sacralità di alcune piante, viste come tramite con il firmamento e separazione tra uomo e dei celesti (non a caso attorno ad ogni villaggio c&#8217;erano boschi sacri, detti &#8220;drynemeton&#8221; dove avevano luogo i riti sacri).</p>
<p style="text-align: justify;">Ovvio corollario di una tale &#8220;naturalità&#8221; religiosa (e del nomadismo che, essenzialmente, ne è causa fondante) è la mancanza di edifici di culto: spesso pensiamo che menhir, dolmen e cromlech sparsi per l&#8217;Europa siano state costruzioni celtiche, ma, in realtà, tali strutture furono di almeno 1000 anni precedenti alla penetrazione protoceltica e, semplicemente, i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> si limitarono a utilizzare ciò che trovarono sul loro cammino, assimilando tali edificazioni liturgiche (in effetti, comunque, la loro primaria funzione religiosa rispetto a possibili altre funzioni, probabilmente di stampo scientifico-astronomico, è tuttora oggetto di studio) a una sorta di &#8220;bosco sacro&#8221; in pietra, unione tra dei e uomini<a name="_ftnref3" href="#_ftn3"><strong>[3]</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-celti-un-popolo-e-una-civilta-deuropa/6277" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/iceltiunpopolo.bmp" border="0" alt="Elena Percivaldi, I celti. Un popolo e una civiltà d'Europa" width="95" height="95" /></a>Questo, come detto, non ci deve far minimamente pensare di essere di fronte ad una <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> di tipo primitivo. Le concezioni di fondo sono solo apparentemente elementari, ma, in radice, si fondano su speculazioni filosofiche di livello tale da dover essere semplificate per adattarsi al popolo minuto: abbiamo, così, due livelli religiosi ben distinti, uno popolare ed uno alto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> popolare, essa era costituita da una mitologia accessibile e da una serie di riti che avevano pian piano inglobato anche alcuni elementi arcaici risalenti al neolitico e provenienti da culti solari, tellurici e lunari. Come proprio della maggior parte dei culti <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>, veniva praticato il politeismo, con un pantheon formato addirittura da 374 divinità. In effetti, molte erano copie di altre, per cui possiamo in effetti parlare di circa 60 dei veri e propri, per lo più impersonificazioni di eventi naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dio più importante di tutti era Lug (in onore del quale vennero fondate Lione e Leida), un dio-druida in grado di suonare l&#8217;arpa, lavorare il ferro, combattere da valoroso, fare magie. Da lui, in una fase di difficile determinazione, derivò il culto di una triade di suoi (presunti) discendenti Teutate, Eso e Tarani (Teutate era il più potente e si placava con sacrifici di sangue, Eso era identificato con il toro, anche egli assetato di sangue e Tarani era il dio della guerra e, per i sacrifici a lui offerti, preferiva il rogo), che ricorda molto da vicino la trinità divina germanica Wotan-Odino, Donar-Thor, Ziu-Tyr, ma che non necessariamente ha punti di origine comuni con essa (il concetto di trinità è, in effetti, molto ricorrente nelle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> dei popoli di origine orientale). Successivamente, comunque, Lug assunse una prevalenza definitiva su tutti gli altri dei e, nel culto popolare, venne sempre più affiancato da eroi locali divinizzati (il più importante sarà l&#8217;irlandese Cu Chulainn)<a name="_ftnref4" href="#_ftn4"><strong>[4]</strong></a>. Agli dei, nei boschi sacri, contraddistinti da recinzioni, o presso pozzi appositamente scavati e forse collegati al culto della terra, si sacrificava di tutto, dagli oggetti (presso alcuni pozzi sono state trovate anche armi e vasellame) agli esseri umani (nemici, schiavi e, in qualche caso, anche uomini liberi), sia nel tentativo di ingraziarseli, sia in quello di ottenere predizioni (la divinazione era la pratica magico-religiosa più diffusa), sia, infine, in quello di mitigare i numerosissimi &#8220;geasa&#8221; (tabù) che limitavano la vita di chiunque<a name="_ftnref5" href="#_ftn5"><strong>[5]</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0762402814/centrostudilarun" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/0762402814.bmp" border="0" alt="Lady Augusta Gregory, Irish Myths and Legends" hspace="3" vspace="3" width="94" height="140" /></a>Ben differente era la <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> &#8220;alta&#8221;, propria delle classi intellettuali (bardi, indovini e, soprattutto, druidi e sacerdotesse druide): l&#8217;idea di fondo era che la vita, con il suo fluido, la sua forza chiamata &#8220;oiw&#8221;, permeasse ogni cosa. Tutte le manifestazioni della natura, anche quelle più violente, erano vissute come un&#8217; incarnazione di tale energia assoluta che presiedeva alla creazione e alla distruzione del mondo, in un processo ciclico di nascita e morte che si rinnovava continuamente e da cui derivava il concetto della reicarnazione. Da questa concezione ciclica dei tempi e degli eventi e non dalla paura o dalla superstizione (comunque ben presente a livello popolare) nasceva l&#8217;assoluto rispetto per la natura, vista, in un&#8217;ottica che con la sua prossimità all&#8217;induismo non può che avvalorare una origine asiatica dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">celti</a>, come possibile sede di reincarnazione<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, comunque, più che di ciclicità vera e propria sarebbe più consono parlare di continua evoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il divino stesso era visto come un principio in perenne evoluzione che si manifestava in quattro stadi (o mondi) diversi: dal centro (Oiw assoluto) si passava, attraverso cerchi concentrici, allo stadio della conoscenza spirituale, poi al mondo fisico, infine allo stato della materia incorporea inanimata. Più che alla trasmigrazione da un corpo all&#8217;altro, allora,  i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">celti</a> credevano in un passaggio tra stadi di conoscenza e consapevolezza diversi, ottenibile tramite iniziazione. Il corpo del defunto entrava nel mondo dell&#8217; invisibile dove manteneva la memoria dell&#8217; esistenza terrena e grazie a questa, poteva entrare in contatto con i vivi, in particolari momenti dell&#8217;anno (<em>Samhain</em>); poi la memoria andava via via affievolendosi fino all&#8217;oblio definitivo, che apriva le porte o all&#8217;immortalità o di nuovo al mondo fisico. Da questo processo traeva senso la divinazione, spesso ottenuta tramite <em>trance</em>: il veggente, in uno stato di coscienza alterata, entrava in contatto con i morti o con gli dei, che, nel continuum spazio-temporale celtico, vivevano semplicemente in uno spazio parallelo (ctonio per i morti, empireo per gli dei, con i quali il contatto era possibile anche tramite l&#8217;osservazione degli astri) da cui era possibile vedere ciò che alla vista umana era precluso (pur essendo comunque già esistente, con una concezione del futuro simile ad una sorta di &#8220;presente prossimo&#8221;)<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, per scavalcare le barriere naturali e seguire le vie dell&#8217;oiw, era necessaria una grande sapienza ed una profondissima preparazione, riservata unicamente alla classe sociale più elevata della società celtica, quella druidica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8850323654" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/iltempodeicelti.bmp" border="0" alt="Alexei Kondratiev, Il tempo dei celti. Miti e riti: una guida alla spiritualità celtica" width="95" height="149" /></a>E&#8217; proprio questa preminenza della sfera religiosa su quella politica che dà ragione della completa &#8220;spiritualizzazione&#8221; della vita sociale dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a>, una spiritualizzazione che, però, a differenza di quella delle popolazioni mesopotamiche ed egiziane, mantiene nettamente separate le funzioni relative ai due ambiti, pur ammantando di spirito religioso tutte le azioni, incluse quelle relative alle attività belliche e di governo: in sostanza, pur essendo entrambe espressioni dell&#8217;oiw (come, d&#8217;altra parte, ogni altra cosa), <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> e politica rimangono espressioni differenti, atte a persone differenti, da un lato i druidi, dall&#8217;altra i guerrieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corollario di ciò è la relativa libertà espressiva del culto e della costruzione mitologemetica, che non devono dare conto delle proprie posizioni ad alcun potere politico superiore, ma che, a loro volta, non finiscono con l&#8217;omogeneizzarsi con tale potere.</p>
<p style="text-align: justify;">La conseguenza, in ambito escatologico, è la piena libertà di costruire un sistema a sé stante, il cui unico vincolo è l&#8217;osservazione druidica della realtà e della natura dell&#8217;oiw così come visibile nelle sue manifestazioni più evidenti<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E ciò che appare chiaro a chiunque osservi anche distrattamente i cicli della natura è che tutto ciò che ha un inizio deve per forza avere una fine e che, dunque, anche l&#8217;universo, avendo cominciato ad esistere in qualche momento imprecisato del <em>continuum </em>spazio-temporale, dovrà necessariamente un giorno avere termine allorché l&#8217;oiw stesso, che pure infonde la vita ad ogni creatura esistente, esaurirà la propria carica vitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio sulla base di una tale osservazione di principio, i druidi costruirono una intera strutturazione mitologico-cosmogonica che desse conto proprio dell&#8217;inevitabile esaurirsi dei tempi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845292681" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/greendizionarioceltica.bmp" border="0" alt="Miranda Green, Dizionario di mitologia celtica" width="95" height="154" /></a>Purtroppo, però, a differenza dei Greco-Latini, con la loro ricchissima letteratura, i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a>, che avevano una cultura prettamente orale, non ci hanno lasciato testimonianze scritte relative alle loro credenze e le uniche fonti a nostra disposizione sono quelle di seconda mano del mondo classico e quelle tarde di monaci cristiani gallesi e irlandesi<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>. Attraverso di esse, nonostante le palesi limitazioni che impongono alla nostra analisi, possiamo farci un&#8217;idea piuttosto precisa del sistema cosmologico celtico.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la creazione, possiamo arguire che il dio Esus (o figure corrispondenti, come Lug, in altre aree della cultura celtica), secondo il mito più diffuso, facesse accovacciare, in compagnia della &#8220;Triplice Dea&#8221; (qui in forma di uccello), il &#8220;toro cosmico&#8221; sotto l&#8217;albero del mondo e dal suo corpo la terra e l&#8217;ordine delle cose avesse origine.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quel momento in poi, come accennato anche nel <em>Mabinogion<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a></em>, diversi dei contribuirono all&#8217;aspetto attuale della terra (dall&#8217;abbeverarsi di una dea alle fonti sacre nacquero i fiumi, dal lancio di massi da parte dei giganti le montagne, etc.)</p>
<p style="text-align: justify;">Successivamente, alcune fonti riportano la presenza di una sorta di &#8220;Guerra nei cieli&#8221; (presente anche nella mitologia greco- romana e norrena) tra i &#8220;Fomori&#8221; (qui nelle vesti di una sorta di titani) e i &#8220;Tuatha Dé Danann&#8221; (gli dei veri e propri, guidati da Lug), probabile retaggio di qualche antica faida tra grandi clan (e, infatti, nel <em>Mabinogion</em>, quella che probabilmente è la stessa vicenda viene legata alla guerra tra le famiglie dei Llŷr/Annwfn e la famiglia dei Dôn), la qual cosa ci dice di quanto della <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosità</a> popolare celtica derivi anche dalla mitizzazione di eventi storici reali.</p>
<p style="text-align: justify;">Fondamentale (anche se non abbiamo certezze assolute e definitive a tale riguardo) all&#8217;interno dell&#8217;architettura universale doveva essere anche la concezione di &#8220;Albero del mondo&#8221; (una sorta di versione celtica dello <em>Yggdrasil</em> norreno), detto &#8220;Bile&#8221;, lungo il quale correva l&#8217;asse del mondo, che sosteneva i &#8220;tre reami&#8221; tradizionali (terra, mare e cielo), simmetricamente riflessi nel mondo dell&#8217;aldilà, cioè nell&#8217;area di passaggio in cui le anime dovevano soggiornare prima della reincarnazione e da cui, come possiamo presumere attraverso l&#8217;interpretazione simbolica di alcuni miti, gli esseri umani dovevano originariamente provenire<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La concezione dell&#8217;&#8221;albero del mondo&#8221; ci introduce nel nebuloso mondo dell&#8217;escatologia celtica.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche riguardo a questo argomento specifico, non possiamo non lamentare la scarsità delle fonti dirette. L&#8217;unico testo tradizionale che ci parli di situazioni escatologiche è, infatti, il <em>La Seconda Battaglia di Magh Turedh</em>, in cui, subito dopo che i Tuatha Dé Danann hanno sconfitto i Fomori, Morrigan fa una profezia riguardo alla fine del mondo:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Io non vedrò un mondo che mi sarà caro:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>le estati saranno senza fiori,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>il bestiame senza latte,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>le donne senza modestia,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>gli uomini senza valore,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>i sudditi senza un re</em>,</p>
<p style="text-align: justify;"><em>i boschi senz&#8217;alberi,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>il mare senza pesci</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>I vecchi non sapranno più giudicare,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>gli avvocati porteranno false prove,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ogni uomo sarà traditore,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ogni ragazzo sarà riottoso,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>il figlio entrerà nel letto del padre</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e il padre nel letto del figlio,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ciascuno sarà cognato di suo fratello&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>I tempi saranno malvagi:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>il figlio tradirà il padre,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la figlia la madre.</em>&#8220;<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo qui di fronte ad una tipica descrizione di una situazione di caos sociale, il che ci potrebbe far pensare ad un classico meccanismo retributivo/punitivo presente in pressoché ogni costruzione escatologica: il male esiste e continuerà a crescere fino al momento in cui gli dei, stanchi dell&#8217;umanità, decideranno di porre fine all&#8217;umanità degenerata. Purtroppo, però, nulla ci assicura che quanto espresso in questo brano sia effettivamente ciò che i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> comunemente pensavano e non una semplice opinione dell&#8217;anonimo estensore del testo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente, come detto, abbiamo altre fonti, per quanto indirette, a nostra disposizione, anche se esse appaiono piuttosto contraddittorie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883847810" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/imperodeicelti.bmp" border="0" alt="Peter Berresford Ellis, L'impero dei Celti" width="95" height="158" /></a>Strabone scrive: &#8220;<em>Non solo i druidi, ma anche il popolo comune ritiene che l&#8217;anima umana e l&#8217;universo siano indistruttibili, sebbene un giorno il fuoco e l&#8217;acqua prevarranno su di essi</em>&#8220;<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a>, mentre lo storico greco Arriano, trattando di Alessandro Magno, afferma che quando il re chiese a un gruppo di <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> noti per la loro ferocia che cosa temessero, essi rispose &#8220;<em>Niente al mondo, se non che i cieli potessero cadere sulla loro testa</em>&#8220;<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente, però, la contraddizione tra le due versioni è solo apparente. Tenendo conto che la caduta dei cieli dovrebbe essere provocata dal crollo del &#8220;Bile&#8221;, dell&#8217;asse del mondo, la domanda che ci dobbiamo porre riguarda le cause che dovrebbero provocare tale evento. Ancora una volta, non abbiamo dati certi, ma possiamo solo fare supposizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Come avremo modo di analizzare, nel <em>Ragnarok </em>germanico-norreno, troviamo una seconda battaglia tra dei e titani, l&#8217;incendio dello Yggdrasil, la lotta tra Thor e il serpente &#8220;infernale&#8221; e, probabilmente, un nuovo mondo che promana dal caos, in una idea sostanzialmente ciclica della natura del cosmo che ricorda da vicino le teorie induiste della fine del Kali Yuga: per similarità possiamo ritenere che proprio ad un&#8217;epoca di stravolgimenti naturali si riferisca Strabone e che questa epoca provochi la distruzione del &#8220;Bile&#8221; e la conseguente caduta del cielo<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una inferenza di questo genere è possibile proprio sulla base della evidente consonanza tra la mitologia religiosa hindu e quella celtica (ricordiamo che i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> provenivano originariamente dal nord dell&#8217;India), una consonanza tale per cui, ad esempio, le vicende di Lug Lamhfhada appaiono chiare riprese di vicende analoghe di Vishnu, anche per quanto riguarda l&#8217;essere entrambi guardiani proprio dell&#8217;albero del mondo ed essere coloro che, nei rispettivi eschaton, gli daranno fuoco, mentre il ruolo della divinità gallica Smertrios, il dio della guerra che, alla fine dei tempi, uccide il serpente primigenio, richiama da vicino quello del dio del tuono indiano Indra, che uccide il dragone Vritra in circostanze analoghe (e del dio scandinavo Thor, che, vedremo, nell&#8217;<em>Edda</em> perisce uccidendo l&#8217;enorme serpente Jormungand durante il Ragnarok, mostrando una netta matrice comune dei tre sistemi mitologici)<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto possiamo cominciare a tirare le somme delle evenienze dell&#8217;<em>eschaton </em>celtico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo dato di cui dobbiamo tener conto è la netta distinzione tra mondo religioso e mondo laico, una distinzione che, quasi paradossalmente, promanando dalla spiritualizzazione di ogni ambito della vita e, conseguentemente, dalla superiorità del primo sul secondo, permette un notevole libertà elaborativo-escatologica da parte dei druidi. Tale libertà elaborativa risulta nella oggettiva osservazione della finitezza del reale e, a livello alto, si articola nella semplice constatazione della possibilità di esaurimento dell&#8217;oiw, cioè della forza generativo-vitale universale.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello popolare, tale constatazione, di per sé non ulteriormente specificata, deve essere ammantata mitologicamente e ciò avviene attraverso una sorta di ripresa di elementi primigeni di radice <a title="indo-europei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indo-europea</a> che portano a specificazioni ulteriori di stampo etico-morale, inutili per la classe sacerdotale ma fondamentali per l&#8217;ammaestramento del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8882898512" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/grandestoriacelti.bmp" border="0" alt="Venceslas Kruta, La grande storia dei celti. La nascita, l'affermazione e la decadenza" width="95" height="143" /></a>Così, l&#8217;intera teorizzazione escatologica si configura, a livello popolare, come una sorta di grande parabole morale che vede l&#8217;esaurimento dell&#8217;oiw come conseguenza della progressiva perdita dei valori edenici originali di etica sociale e, quindi, sostanzialmente, come un sistema retributivo collettivo di stampo molto prossimo a quello dell&#8217;escatologia ellenica, con la sua conseguente valenza ordinativa del caotico.</p>
<p style="text-align: justify;">Di particolare interesse, è proprio questa sorta di doppia valenza dell&#8217;<em>eschaton</em> celtico, di osservazione naturale moralmente neutra per la &#8220;casta&#8221; druidica e di memento morale per il popolo, una doppia valenza che ci dice di una religione con connotazioni pesantemente esoterico-iniziatiche, volte probabilmente alla perpetuazione del potere sociale del nucleo spirituale dominante, svincolato dai comuni legami etici che accompagnano ogni situazione di orientamento retributivo<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un sistema &#8220;ab origine&#8221; piuttosto similare è riscontrabile anche all&#8217;interno della strutturazione religiosa norrena, ma, nel quadro di una società improntata ad un maggior grado di democraticità, tipico delle popolazioni di stirpe germanica, la distinzione tra gruppi sociali si fa, anche in termini religiosi ed escatologici, più labile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per rendercene conto, diamo uno sguardo d&#8217;insieme al sistema spirituale germanico-norreno-vichingo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come visto per la <a title="religione celtica" href="http://www.centrostudilaruna.it/religionedeicelti.html">religione celtica</a>, la religione vichinga classica (a detta di alcuni sviluppata al termine dell&#8217;Età del Bronzo e piuttosto differente dai sistemi spirituali nordici precedenti<a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a>), che con ogni probabilità proprio da essa (e, conseguentemente, dai culti <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>, con origini relative all&#8217;area scita-iranica) ha subito sin dalla sua nascita pesanti influenze, si struttura come un sistema di pensiero fortemente realistico, presentando numerose commistioni con il mondo reale vissuto dal popolo e numerosi riferimenti alla vita quotidiana ed agli elementi naturali che accompagnavano la vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Al suo interno, il corrispettivo dei druidi era dato dai sacerdoti o &#8220;rusii&#8221;, detti &#8220;attiba&#8221; che, però non risultavano essere gli unici depositari di un sapere superiore e il cui compito era, essenzialmente, solo quello di svolgere i riti sacrificali durante le cerimonie. Questi avevano luogo all&#8217;aperto, in pieno stile celtico, e venivano costituiti da sacrifici di animali ed esseri umani, i cui cadaveri erano esposti appesi ad alberi. Tali alberi, richiamati anche simbolicamente dall&#8217;utilizzo di pietre megalitiche su cui venivano apposte scritture runiche, rappresentavano l&#8217;albero sacro, l&#8217;enorme frassino Yggdrasil che aveva le radici negli inferi e la sommità nel cielo e che, insieme al Bifrost, il bellissimo ponte che univa l&#8217;Asgard celeste e il Midgard terrestre,  stava a significare la continuità tra la due realtà cosmiche<a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8884740541" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/sighinolfi.bmp" border="0" alt="Christian Sighinolfi, I guerrieri-lupo nell'Europa arcaica. Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli indoeuropei" width="143" height="200" /></a>Tali realtà erano parte del grande piano universale descritto nella grande cosmo-teogonia narrata nell&#8217;antichissimo poema <em>Voluspa</em><a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a>.   Secondo il <em>Voluspa</em> il primo essere animato a comparire fu il gigante Ymir, nato dallo scontro tra il ghiaccio del mondo settentrionale, detto &#8220;Niflheim&#8221;, ed il fuoco del mondo meridionale, detto &#8220;Muspelheim&#8221;. Ymir abitava nella Terra di Nessuno ed ebbe come compagna una mucca, Audumla. Da questi nacque la prima coppia di giganti che ebbero come figlia Bestla. Questa si unì a Bor, nato da Audumla e dai due nacquero Odino, Vili e Ve, che uccisero Ymir e fecero il mondo: con il cranio del gigante fu fatta la volta celeste, con il cervello le nuvole, con il sangue il mare e con la carne e le ossa la terra. Essi inizialmente andarono ad abitare tra il cielo e gli inferi, nel Midgard (Terra di Mezzo), mentre ai giganti assegnarono l&#8217;Utgard (Terra alla Periferia), ma poi, alla nascita del genere umano, a cui il Midgard venne lasciato, si trasferirono nell&#8217;Asgard (Terra Superiore). Qui vi era una sala enorme, ove gli dei potevano fumare, bere idromele, giocare a scacchi e osservare il mondo da loro affidato ai discendenti di Askr ed Embla, i due primi esseri umani, da essi creati soffiando sull&#8217;Yggdrasil<a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> realistica e sviluppata da un popolo che teneva le questioni militari in altissimo conto, la spiritualità vichinga non poteva non prevedere una sorta di archetipo bellico, rappresentato da uno scontro epico iniziale tra due fazioni di divinità: gli dèi Asi e i Vani. Sempre secondo il <em>Voluspa </em>questa guerra si concluse con un&#8217;insperata pace e un accordo che prevedeva uno scambio di ostaggi tale per cui alcuni Vani, il padre Njörd, suo figlio Freyr e sua figlia Freyja (divinità queste simboleggianti ciascuna: la fertilità della terra, la vita sessuale e la vita amorosa) si trasferirono a vivere ad Asgard, presso gli Asi.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la leggenda, per sigillare la pace i due gruppi sputano di comune accordo su di un recipiente e da esso  venne plasmato un uomo, Kvasir, di straordinaria saggezza, il cui destino, però, fu presto segnato: due nani lo uccisero, distribuendo il suo sangue in tre recipienti diversi, in cui vi mescolano del miele formando così &#8220;<em>l&#8217;idromele di poesia e di saggezza</em>&#8220;<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>, per poi raccontare agli dèi che Kvasir era soffocato nella propria saggezza, non essendovi stato alcuno capace di esaurirla con le sue domande<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti studiosi propendono col ritenere che questa guerra tra gli dèi Asi e Vani sia lo specchio di un analogo conflitto tra due popolazioni umane, laddove i Vani corrispondono ad una stirpe più originaria e pacifica, mentre gli Asi ad una venuta dopo e decisamente più guerresca<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845907880" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/sortiguerriero.bmp" border="0" alt="Georges Dumézil, Le sorti del guerriero. Aspetti della funzione guerriera presso gli Indoeuropei" width="95" height="145" /></a>Lo studioso di <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> francese Georges Dumézil, invece, non è di questo avviso. Questi frappone alla tesi storicizzante la sua tesi strutturalista<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a>, secondo la quale Asi e Vani sono divinità che si presuppongono reciprocamente come complementari, cosicché gli uomini hanno bisogno di affidarsi sia agli uni che agli altri: anche se Dumézil stesso non nega una certa veridicità della tesi storicizzante, che riflette davvero un mondo che esisteva già prima degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indoeuropei</a>, poi divenuti Germani, ritiene che persino le popolazioni più antiche necessitassero sia di un tipo di divinità pacifiche che di altre bellicose, a cui rivolgere i loro tributi a seconda dei casi.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, comunque, quasi tutte le principali divinità appartenenti al pantheon nordico erano del gruppo degli Asi: Odino (considerato signore del cielo, seduttore, duce nelle battaglie con il suo cavallo Sleipnir, dio dei morti, poeta, mago, conoscitore dei misteri dopo che aveva dato uno sguardo alla fonte della conoscenza, cosa che gli costò la perdita di un occhio,  personaggio cupo e malinconico, amante della poesia e della musica), Thor (conosciuto come Tur dai normanni, il dio più venerato dai nordici, perché più vicino alle loro esigenze e non aristocratico come Odino, uomo possente che dimorava in un palazzo di 140 sale, mangiava molto e beveva barili di idromele, spesso dipinto come invincibile grazie ad una cintura che gli raddoppiava la forza, a guanti di ferro e ad un martello di ferro chiamato &#8220;Mjolnir&#8221;, facilmente irritabile ma anche protettore dei contadini, dei lavoratori e dei marinai), Ty o Tyr (presidente dell&#8217;assemblea dell&#8217;Asgard, particolarmente venerato in Danimarca e invocato nei Thing, durante la stesura dei contratti, nei matrimoni e nei tornei), Loki (personificazione del male, conosciuto come &#8220;mezzo dio e mezzo diavolo&#8221;, adottato nell&#8217;Olimpo perché fratello di Odino ma senza cuore e senza morale, e dunque tollerato solo fino a che uccise il dio buono Baldr e, in seguito, incatenato ad una rupe), Baldr (l&#8217;esatto contrario di Loki, quindi rappresentante della bontà e della purezza, tanto che tutti gli esseri viventi avevano giurato di non fargli mai male), Heimdal (guardiano di Asgard e rappresentazione di tutte le virtù militaresche).</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto Asgard, la terra è, nella strutturazione cosmologica norrena, circondata dal grande oceano, dimora del serpente di Midgard. Sulla sponda più lontana dell&#8217;oceano si trovano le montagne dei titani, Jötunheim, dov&#8217;è situata la loro cittadella, Utgard, mentre negli abissi della terra è celata la landa desolata dei morti, Hel.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8817866296" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/olaomagnostoria.bmp" border="0" alt="Olao Magno, Storia dei popoli settentrionali. Usi, costumi, credenze" width="93" height="154" /></a>Come detto, oltre al Bifrost, ad unire i due mondi di Asgard e Midgard si trova l&#8217;albero di frassino Yggdrasil, caricato di innumerevoli <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">significati simbolici</a>: accanto a Yggdrasil si trovano due fontane, la fontana della saggezza di Mimi e l&#8217;altra del destino di Urd e mentre quattro cervi insidiano le sue radici, facendolo languire e rischiare di marcire, le tre Norne Urd, Vernandi e Skuld (vale a dire le tre dee rispettivamente: del Passato, del Presente e del Futuro) lo innaffiano in continuazione e si prendono cura dei suoi germogli.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quanto detto, è evidente che la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> runica fosse molto personalizzata: il popolo sentiva il bisogno di avere delle divinità vicine e per questo gli dei presentavano delle imperfezioni, erano mortali e facevano le stesse cose degli uomini<a name="_ftnref26" href="#_ftn26">[26]</a>. L&#8217;altro lato della medaglia di questo contatto così diretto con il divino era che per i vichinghi il mondo era il palcoscenico della magia: essi credevano di essere guidati da esseri arcani e avversati da spiriti maligni spesso veicolati dal sangue, pensavano che nei capelli e nelle unghie, come in tutte le parti sporgenti del corpo, si celasse una fonte inesauribile di energia, ritenevano che le mani avessero un immenso potere taumaturgico e che spiriti buoni proteggessero i pascoli ed i raccolti e spiriti maligni li mettessero in pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Numerose erano anche le presenze di elementi naturali nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>: cavalli, lupi, draghi e leoni accompagnavano gli uomini nelle saghe e nelle leggende, elfi e gnomi abitavano i boschi e regnavano nella notte, apportando sventura e paura, nonché tempeste e terremoti, mentre alcune donne &#8220;magiche&#8221;, le Disen, proteggevano dai malanni e dalla morte e venivano venerate in pubbliche feste.</p>
<p style="text-align: justify;">I momenti &#8220;magici&#8221; per eccellenza erano le grandi feste del solstizio d&#8217;inverno e del solstizio d&#8217;estate: in particolare il primo era visto come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di rigenerazione, di vigore, di forza nel combattimento, della fecondità e vi si offrivano doni agli dei, spesso sacrificali, condividendo in alcuni casi il sangue, in base ad uno stile dionisiaco, ubriacandosi e mangiando in abbondanza<a name="_ftnref27" href="#_ftn27">[27]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo, comunque, non deve far pensare ad una <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> semplicistica, di puro stampo naturalistico-panistista e antropomorfico-politeista: dietro ogni aspetto &#8220;letterale&#8221; dei vari miti, si nascondevano <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> filosoficamente molto profondi (un esempio per tutti: si pensi alla perdita dell&#8217;occhio di Odino, che simboleggia non solo il costo umano del raggiungimento del sapere, ma anche i rischi connessi all&#8217;addentrarsi troppo nella conoscenza dei misteri del creato &#8230;), così come di livello intellettualmente altissimo appare oggi la scienza divinatoria basata, con un sistema che, <em>mutatis mutandis</em>, oggi definiremmo &#8220;ghematriaco&#8221;, sull&#8217;interpretazione delle sacre rune, cioè della disposizione delle lettere nella formazione di un determinato testo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come accennato, comunque, a differenza della <a title="Religione celtica" href="http://www.centrostudilaruna.it/religionedeicelti.html">religione celtica</a>, non risulta che il livello interpretativo più alto fosse precluso ad alcuno: la scelta del grado di profondità da attribuire alla propria comprensione religiosa spettava al singolo, indipendentemente dal suo livello sociale all&#8217;interno della categoria degli &#8220;uomini liberi&#8221;, sulla base di un sistema sostanzialmente egualitario interno ad ogni tribù.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8830410314" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mitinordici.bmp" border="0" alt="Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici" width="95" height="142" /></a>La stessa pluralità semantica rinvenibile in qualunque tratto mitologico dell&#8217;odinismo, si riscontra, naturalmente, anche nell&#8217;escatologia norrena, ampiamente descritta nell&#8217;<em>Edda Maggiore<a name="_ftnref28" href="#_ftn28">[28]</a> </em>e il cui ruolo è assolutamente fondamentale nel sistema di pensiero religioso in cui s&#8217;inserisce, dal momento che il paradiso è concepito dai vichinghi come una battaglia senza posa in attesa del giorno finale del giudizio: il Ragnarök, dove si regoleranno tutti i conti lasciati in sospeso fra gli dei buoni e quelli malvagi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Ragnarök verrà preceduto dal &#8220;Fimbulvetr&#8221; (ulteriormente diviso in un &#8220;tempo di spada&#8221; e un &#8220;tempo di lupi&#8221;), un inverno terribile della durata di tre anni, in seguito al quale avverrà la sfascio dei legami sociali e familiari, in un vortice di sangue e violenza al di là di ogni legge e regola. Poi, come scrive Brøndsted nel suo <em>I Vichinghi</em>: &#8220;<em>I galli canteranno nel palazzo di Odino, nello Hel e nelle selve dei sacrifici. Cresceranno orrore e paura. È l&#8217;epoca dei mostri giganteschi: il cane infernale Garm abbaierà; il lupo Fenrir, rotte le catene, scorrazzerà libero con le sue fauci che vanno dalla terra al cielo; il serpente di Midgard sferzerà l&#8217;oceano facendolo spumeggiare e sputando veleno sulla terra. Il gigante Hrym solcherà i mari con la sua nave Naglfar, costruita con le unghie dei morti; i figli di Muspel vi s&#8217;imbarcheranno e partiranno agli ordini di Loki</em>&#8220;<a name="_ftnref29" href="#_ftn29">[29]</a><em> </em>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;[...] <em>Spariranno quindi Sól (il Sole) e Máni (la Luna): i due lupi (Sköll e Hati) che, nel corso del tempo, perennemente inseguivano i due astri finalmente li raggiungeranno, divorandoli, privando il mondo della luce naturale. Anche le stelle si spegneranno. L&#8217;albero Yggdrasil tremerà, il cielo si spaccherà, le rupi crolleranno. In Jötunheim si sentirà un rombo, i nani strilleranno. Odino starà in allarme, Heimdal suonerà il suo corno, il ponte Bifröst crollerà, e il gigante Surtr avanzerà vomitando fuoco.</em> [...]&#8220;<a name="_ftnref30" href="#_ftn30">[30]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine dei tempi, dunque, tutte le creature del caos attaccheranno il mondo: Fenrir il lupo verrà liberato dalla sua catena, mentre il Miðgarðsormr emergerà dalle profondità delle acque, la nave infernale Naglfar leverà le ancore per trasportare le potenze della distruzione alla battaglia, al timone il dio Loki, i misteriosi Múspellsmegir cavalcheranno su Bifrost, il ponte dell&#8217;arcobaleno, facendolo crollare. Heimdal, il bianco dio guardiano, soffierà nel suo corno, il Gjallarhorn, per chiamare allo scontro finale Odino, le altre divinità, e i guerrieri del Valhalla, gli Eihnerjar. Nel grande combattimento finale, che avverrà nella pianura di Vígríðr, ogni divinità si scontrerà con la propria nemesi, in una distruzione reciproca. Il lupo Fenrir divorerà Odino, che quindi sarà vendicato da suo figlio Víðarr, Thor ucciderà il serpente di Midgard  ma  morirà a causa del veleno di questi, Tyr e il cane infernale Garm si ammazzeranno a vicenda, Surtr abbatterà Freyr.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8806144650" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/brondstedvichinghi.bmp" border="0" alt="I Vichinghi" width="95" height="161" /></a>L&#8217;ultimo duello sarà tra Heimdallr e Loki, tra i quali la spunterà il primo, quindi il gigante del fuoco Surtr, proveniente da Múspellsheimr, darà fuoco al mondo con la sua spada fiammeggiante.</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito, dalle ceneri, il mondo risorgerà: i figli di Odino, Víðarr e Váli, e i figli di Thor, Móði e Magni, erediteranno i poteri dei padri, Baldr, il dio della speranza e Höðr suo fratello, torneranno da Hel, il regno della morte. Essi troveranno, nell&#8217;erba dei nuovi prati, le pedine degli scacchi con cui giocavano gli dèi scomparsi e la stirpe umana verrà rigenerata da una nuova coppia originaria, Líf e Lífþrasir, sopravvissuti nascondendosi nel bosco di Hoddmímir o nel frassino Yggdrasill a seconda dei culti. La rinascita del mondo sarà tuttavia adombrata dal volo, alto nel cielo, di Níðhöggr, il serpe di Niðafjoll, misteriosa creatura tra le cui piume porterà dei cadaveri<a name="_ftnref31" href="#_ftn31">[31]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dato che immediatamente emerge dall&#8217;analisi di questo sistema è che in una società come quella norrena, a bassa tasso di strutturazione gerarchica, il meccanismo escatologico di base, ordinativo e retributivo, può emergere in tutta la sua completezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciando da parte teorie alquanto discutibili<a name="_ftnref32" href="#_ftn32">[32]</a> su una configurazione escatologica fortemente debitrice della penetrazione cristiana (con la sua <em>Apocalissi</em> di S. Giovanni), ipotesi basata unicamente sul fatto che la mitologia norrena sia stata codificata quasi interamente in seguito all&#8217;arrivo del cristianesimo nell&#8217;Europa settentrionale (senza tenere conto che tale codifica è avvenuta, comunque, sulla base di racconti della tradizione orale ben precedenti) e, di conseguenza, priva di qualunque reale verifica storico-scientifica, gli elementi che risultano più chiaramente dalla costruzione escatologica norrena sono tre:</p>
<p style="text-align: justify;">-         tentativo di dare senso al caotico;</p>
<p style="text-align: justify;">-         nostalgia edenica e senso di colpa per il &#8220;possibile perduto&#8221;;</p>
<p style="text-align: justify;">-         spinta verso una risoluzione retributiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di elementi che, in situazioni parzialmente diverse, si incontrano in ogni escatologia.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, l&#8217;essere umano, calato in un contesto dominato, come in ogni tempo e luogo, da elementi di ingiustizia e sopraffazione, cerca un senso ultimo da dare alla sua vita e alla vita dell&#8217;intera umanità, a partire dalla ricerca delle cause prime del &#8220;male&#8221; che osserva quotidianamente e che, a prima vista, apparirebbe insensato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880613974" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/mitileggendenord.bmp" border="0" alt="Miti e leggende del Nord" width="95" height="148" /></a>La risposta che ricava è che l&#8217;umanità vive un processo di progressiva decadenza che, a partire da una situazione edenica, porta ad un sempre maggior grado di perdita del senso sociale che culmina nella totale scomparsa persino dei valori di affettività primaria (si pensi al &#8220;Fimbulvetr&#8221;) che risultano elemento coesivo dell&#8217;intera struttura cosmica. Con la perdita di tali valori, l&#8217;essere umano, in un certo senso, arriverà all&#8217;autodistruzione, di cui il &#8220;Ragnarök&#8221; è rappresentazione esaustiva. L&#8217;attribuzione della lotta finale tra forze del bene (Asi e Vani) e forze del male (ognuno dei compagni di Loki, male assoluto, per qualche verso paragonabile al diavolo cristiano, è rappresentazione di un &#8220;peccato umano&#8221;, dalla violenza, all&#8217;ingordigia, alla cupidigia) è unicamente funzionale: in un sistema di fortissima antropomorfizzazione del divino come quello in esame, gli dei sono solo paradigmi comportamentali (in alcuni casi addirittura plurisimbolici) umani, cosicché il senso ultimo del racconto deve essere riportato sul piano terrestre per assumere di senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché tutto ciò avviene? Fondamentalmente perché il male è nella natura umana &#8220;ab origine&#8221;, come ben rappresentato, a livello simbolico-cosmogonico, dall&#8217;atto di patricidio antropofagico che sta alla base dell&#8217;intera strutturazione gerarchica che porta alla supremazia di Odino (che rappresenta l&#8217;ordine sociale esistente) e che, come già l&#8217;atto analogo di Zeus nella cosmogonia olimpica, si presta ad un duplice livello di significazione: da un lato il superamento (comunque superegoicamente inglobante) del legame parentale tipico dell&#8217;esperienza umana di crescita, dall&#8217;altro, la rottura dei vincoli etico-morali in vista dell&#8217;ottenimento del nuovo valore imperante del potere assoluto<a name="_ftnref33" href="#_ftn33">[33]</a>. A partire da questo punto, da questa sorta di &#8220;peccato originale&#8221;, si opera la frattura tra orizzonte della saggezza e della sapienza ed esperienza del reale (non vi è posto per &#8220;Kvasir&#8221;, il saggio e sapiente frutto di un atto razionale di pacificazione sociale), ma non si tratta di una frattura indolore: il senso di colpa e di perdita dell&#8217;orizzonte edenico permane e richiede, a livello socio-psicologico, un meccanismo retributivo che si sviluppi come &#8220;risarcimento futuro&#8221; e tratto ontologicamente riordinativo. Da questa necessità si sviluppa l&#8217;idea di <em>eschaton</em>: gli esseri umani parzialmente (salvo Baldr, nessun dio è completamente &#8220;buono&#8221;, in quanto portatore delle stesse debolezze degli uomini) o completamente corrotti dovranno sparire, in vista di una palingenesi rigenerativa che porterà ad una umanità nuova (i figli di Odino, il cui ruolo è importantissimo, rappresentando, come esseri non corrotti, la sola speranza realmente escatologico-retributiva degli uomini<a name="_ftnref34" href="#_ftn34">[34]</a>), guidata, questa volta, unicamente da quei sentimenti di &#8220;bontà e socialità&#8221; negati nel ciclo precedente (e da qui il ritorno di Baldr).</p>
<p style="text-align: justify;">Se questo è il senso ultimo dell&#8217;escatologia norrena, poco importa, in fondo, che, a livello narrativo e popolare tale senso si sia dovuto ammantare con miti che, come giustamente sottolineato da Dumézil<a name="_ftnref35" href="#_ftn35">[35]</a>, derivano dal substrato <a title="indo-europeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indo-europeo</a> e, conseguentemente, dalla mitologia hindu (con il Ragnarök futuro che riprende stilemi dell&#8217;analoga battaglia epocale tra Pāndava e Kaurava del Mahābhārata nel passato): ciò che conta è il meccanismo psicologico che si trova alla base e che, nella costruzione leggendaria vichingo-germanica trova la sua più completa rappresentazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> J. Layard, <em>I Celti &#8211; alle Radici di un Inconscio Europeo</em>, Xenia, Milano 1995, pp. 28-42</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> O.Davies, T.O&#8217;Loughlin,  <em>Celtic Spirituality (Classics of Western Spirituality)</em>, Paulist Press 2002, pp. 17-21.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> L.Laing, J.Laing, <em>Celtic Britain and Ireland: Art and Society</em>, Palgrave Macmillan, Manchester 1995, pp. 83 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> A. Macbain, <em>Celtic Mythology and Religion</em>, Cosimo Classics, Edimborough 2005, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> B.Cunliffe, <em>The Ancient Celts</em>, Penguin, London 1999, pp. 207-218</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> P. Berresford Ellis , <em>Celtic Myths and Legends</em>, Running Press 2002, pp.23-28</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> O.Davies,T.O&#8217;Loughlin,  <em>Citato</em>, pp. 86-102</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> J. Markale, <em>The Druids: Celtic Priests of Nature</em>, Inner Traditions 1999, pp. 98 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> P. Berresford Ellis, The Celts: a History, Running Press 2003, p. 18</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> P.Ford, <em>&#8220;Lludd and Lleuelys.&#8221; The Mabinogi and Other Welsh Tales</em>, University of California Press 1977, pp.121-124.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a> P.MacCana, <em>Celtic Mythology</em>, Hamlyn Publishing Group 1973, passim ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a> R. A. S. Macalister  (trad.), <em>The Book of Invasions</em>, IV, Irish Texts Society 1938-1956, pp.37-38</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a> Strabone, <em>Geographia</em>, II</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a> Flavio Arriano, <em>Anabasi di Alessandro</em>, IV</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a> B.Maier, <em>Dictionary of Celtic Religion and Culture</em>, Boydell 1997, p.43</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a> P. Berresford Ellis , <em>Citato</em>, pp.93-97</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a> P. Berresford Ellis , <em>A Brief History of the Druids</em>, Running Press 2002, p. 21</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a> V. Vikernes, <em>Germansk Mytologi og Verdemsanskuelse</em>, Norke 2000, p.46</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a> G. Jones, <em>A History of the Vikings</em>, Oxford University Press 2001, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a> Per una trattazione esaustiva sul testo di questo poema fondamentale della mitologia norrena cfr. J.Johansson, S. Harnesson, <em>The Voluspa</em>, Coxland Press 1992</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a> Qui e in seguito, cfr. T.DuBois, <em>Nordic Religions in the Viking Age</em>, University of Pennsylvania Press 1999, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a> <em>Volupsa</em>, III</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a> G.Dumézil, <em>Gli Dèi dei Germani</em>, Adelphi 1991, pp. 44-49. Kvas era anche il nome di una bevanda in uso presso i popoli slavi, che donava l&#8217;ebbrezza. Questo mito germanico presenta una palese analogia con un mito indiano: come gli Asi e i Vani della mitologia germanica, anche nella mitologia indiana vi è un conflitto originario dello stesso tipo tra gli dèi Indra e quelli Nâsatya. All&#8217;interno del conflitto, un&#8217;asceta alleato dei Nâsatya fabbrica con la forza della sua ascesi un mostro: &#8220;Ebbrezza&#8221;, &#8220;Mada&#8221;, che minaccia d&#8217;inghiottire tutto il mondo. Indra, spaventato, subito cede e stipula la pace coi Nâsatya. Per questi ultimi, però, a questo punto si pone il problema di come sbarazzarsi del mostro che non è altro che la personificazione dell&#8217;ebbrezza. Sicché l&#8217;asceta suo artefice si sbarazza della sua mostruosa creazione, facendolo in quattro pezzi, che vanno poi a distribuirsi nei quattro elementi che da quel momento in poi inebrieranno gli uomini: la bevanda, le donne, il gioco, la caccia. In questa analogia tra i due miti &#8211; germanico e nordico &#8211; è possibile rintracciare oltre che la diversa accezione &#8211; nel primo positiva e nel secondo, invece, negativa &#8211; che si dà dell&#8217;ebbrezza, anche una comune accezione &#8211; per entrambi positiva &#8211; di come all&#8217;origine dell&#8217;iniziale conflitto, seguito poi ad una pronta riconciliazione, tra divinità della fertilità e divinità della guerra vi sia l&#8217;esaustivo punto di approdo per un&#8217;armoniosa collaborazione delle classi sociali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a> Tra gli altri H. O&#8217;Donoghue, <em>From Asgard to Valhalla: The Remarkable History of the Norse Myths</em>, I. B. Tauris 2008, pp. 46-49 e J. Grant, <em>An Introduction to Viking Mythology</em>, Chartwell Books 2002, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a> G.Dumézil, <em>Citato</em>, pp. 28-30</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn26" href="#_ftnref26">[26]</a> J.Grant, <em>Citato</em>, pp. 21-35 passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn27" href="#_ftnref27">[27]</a> P. Colum, W. Pogany, <em>Nordic Gods and Heroes</em>, Dover Publications 1996, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn28" href="#_ftnref28">[28]</a> L&#8217;<em>Edda Maggiore</em> o <em>Edda Poetica</em> è una raccolta di poemi in norreno, tratti dal manoscritto medioevale islandese <em>Codex Regius</em>. Insieme alla Edda in prosa di Snorri Sturluson, l&#8217;Edda poetica rappresenta la più importante fonte di informazioni a nostra disposizione sulla mitologia norrena e sulle leggende degli eroi germanici. Per un&#8217;analisi di tale testo, si consiglia: H. A. Bellows, <em>The Poetic Edda: The Mythological Poems</em>, Dover Publications 2004</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn29" href="#_ftnref29">[29]</a> J. Brondsted, <em>I Vichinghi</em>, Einaudi 2001, pp. 268-269</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn30" href="#_ftnref30">[30]</a> <em>Ivi</em>, pp. 273-274</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn31" href="#_ftnref31">[31]</a> H. A. Bellows, <em>Citato</em>, pp. 207 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn32" href="#_ftnref32">[32]</a> Tra i sostenitori più recenti della quale, ricordiamo I. Donnelly , <em>Ragnarok: The Age of Fire and Gravel</em>, Forgotten Books 2007, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn33" href="#_ftnref33">[33]</a> Sui significati psicologici dei miti cosmogonici vd. P. Cousineau, <em>Once and Future Myths: The Power of Ancient Stories in Modern Times</em>, Conari Press 2001, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn34" href="#_ftnref34">[34]</a> Non è un caso che gli unici superstiti del Ragnarök saranno quegli dei-uomini che più simboleggiano le virtù perdute.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn35" href="#_ftnref35">[35]</a> G.Dumézil, <em>Citato</em>, pp. 111 ss.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dalla-caduta-dei-cieli-al-ragnarok-i-miti-cosmologico-escatologici-nordici.html' addthis:title='Dalla Caduta dei Cieli al Ragnarok: i miti cosmologico-escatologici nordici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/dalla-caduta-dei-cieli-al-ragnarok-i-miti-cosmologico-escatologici-nordici.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Articoli sul tema indoeuropeo in generale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Celti]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Indoeuropei]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Mitologia, folklore e letteratura]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Religione]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Religione celtica]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Religione germanica]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Asgard]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Baldr]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Cu Chulainn]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Dumézil]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[escatologia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Fomori]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Georges Dumézil]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Heimdal]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[kali yuga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Loki]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Lug]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Midgard]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[mitología]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Mjolnir]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Morrigan]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Odino]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[ragnarók]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Thor]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Tuatha Dé Danann]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Tyr]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Utgard]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Völuspa]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Yggdrasil]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Per un&#8217;Arca dei Simboli: il Triskell</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/triskell.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/triskell.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 10:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli e simbologia]]></category>
		<category><![CDATA[biohazard]]></category>
		<category><![CDATA[frattale]]></category>
		<category><![CDATA[frattali]]></category>
		<category><![CDATA[Isola di Man]]></category>
		<category><![CDATA[kali yuga]]></category>
		<category><![CDATA[OM]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[simbolo]]></category>
		<category><![CDATA[spirale]]></category>
		<category><![CDATA[svastica]]></category>
		<category><![CDATA[Threshold]]></category>
		<category><![CDATA[triscele]]></category>
		<category><![CDATA[triskell]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=1892</guid>
		<description><![CDATA[Il significato antico del simbolismo del Triskell e la sua riapparizione in segnali, emblemi e cartelli moderni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/triskell.html' addthis:title='Per un&#8217;Arca dei Simboli: il Triskell '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>in semianimi atrissima nocte<br />
adamas semper refulget</em></p>
<p style="text-align: justify;">La sopravvivenza di realtà di tipo iniziatico-tradizionale trova, pur nelle dense nebbie del Kali Yuga dove ad ogni minimo brano di Verità viene imposta una torsione il cui scopo occulto è tramutarLa nel Suo opposto, un senso nel tramandare forme ed apparati simbolici, per quanto possibile intatti nella loro potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel preservarli per epoche future e condizioni diverse dove Simboli oggi muti ed immobili possano tornare a parlare, ad irraggiare il loro senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;Arca dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simboli</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è stato scritto, tale Arca non si presenta alla nostra immaginazione come una nave salda e capitanata, che i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simboli</a> impavesino al di sopra di una tolda piena di luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Piuttosto, considerando i tempi ed il materiale umano, la nave sembra abbandonata al suo destino fisico, l&#8217;equipaggio è ignaro di una vocazione più alta, financo di una destinazione, i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simboli</a> sono casomai tradotti come bivalvi chiusi aderenti alla chiglia, là sotto, nell&#8217;oscurità delle acque, senza essere conosciuti, senza essere certi di sopravvivere al viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Intendo trattare un simbolo antichissimo, il <em>Triskell </em>(o <em>Triskellion</em>, o <em>Triscele</em>, o <em>Trischele</em>, ed altro).</p>
<div id="attachment_1893" class="wp-caption aligncenter" style="width: 114px"><img class="size-medium wp-image-1893" title="images-1" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/images-1.jpg" alt="Fig. 1. Il Triskell: immagine tradizionale. Il numero delle volute delle spirali può variare" width="104" height="100" /><p class="wp-caption-text">Fig. 1. Il Triskell: immagine tradizionale. Il numero delle volute delle spirali può variare</p></div>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> ternario. Il termine viene fatto risalire normalmente al greco &#8220;triskélès&#8221; che significa &#8220;a tre gambe&#8221;, ma la sua frequenza più ricorrente, e probabilmente la sua origine, è celtico-druidica. Lo si ritrova sovente rappresentato da tre gambe piegate che possono essere nude o diversamente armate, come ad esempio nel <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della regione Sicilia, di sicura origine precristiana, o sulla bandiera dell&#8217;Isola di Man che con buone probabilità fu adottato intorno all&#8217; XI sec. d. C. a partire proprio da quello siciliano.</p>
<div id="attachment_1894" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1894" title="Simbolo della Regione Sicilia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/tri.gif" alt="Simbolo della Regione Sicilia" width="200" height="200" /><p class="wp-caption-text">Fig. 2. Simbolo della Regione Sicilia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><!--[if gte vml 1]> <![endif]--> <!--[if gte vml 1]> <![endif]--></p>
<div id="attachment_1895" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1895" title="Fig. 3. Bandiera dell'Isola di Man" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/isoladiman.jpg" alt="Fig. 3. Bandiera dell'Isola di Man" width="200" height="175" /><p class="wp-caption-text">Fig. 3. Bandiera dell&#39;Isola di Man</p></div>
<p style="text-align: justify;">Appare pressoché ovunque nelle sue diverse versioni benché sia senza dubbio l&#8217;Europa  la sua terra di elezione e di origine. Esso consiste fondamentalmente in tre segmenti lineari identici, semplicemente piegati o come spirale, con una estremità in comune a formare un vortice destrorso o sinistrorso, evocativo, come vedremo in seguito, delle moderne espressioni grafiche della matematica e della geometria frattali e che suggerisce un chiaro senso di rotazione attorno ad un asse centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il carattere di crescenza o di equilibrio, il senso destrorso o sinistrorso, come già notava il <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a> in riferimento alla svastica <a title="indoeuropea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropea</a>, sono dati incidentali che non coinvolgono l&#8217;essenza del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una ricognizione generale, alla quale rimando per gli studi attualmente disponibili sul <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> &#8211; essendo questa sede idonea per un solo breve lancio di tracce di riflessione &#8211; evidenzia alcune delle cifre fondamentali che esso comunica:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Forza</em>: sia nelle sue rappresentazioni più antiche, rappresentazioni più fluide  e curviformi, sia nelle rappresentazioni più tarde e formalmente rigide come quelle dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> regionali e nazionali, il Simbolo comunica Forza.</p>
<p style="text-align: justify;">La gamba piegata al ginocchio, emblema sugli scudi dei guerrieri spartani, il crescere delle volute congiunte al centro, l&#8217;evocazione del Divenire sotto forma di ciclicità solare o di svolgersi del Tempo: tutto comunica Forza, o più esattamente, Energia considerando la tensione e la dinamica formale del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a>, la creazione di un campo espansivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bellezza</em>: l&#8217;uso del Triskell presso le <a title="celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">popolazioni celtiche</a> ha prevalentemente carattere decorativo: gioielli, incisioni, iscrizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In certa architettura medioevale il Triskell è usato come elemento base per l&#8217;incrocio delle aperture trilobate,  per la stesura di veli e pareti lapidee.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;assoluta Bellezza formale del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> sta davanti a noi, senza necessità di commento.</p>
<p style="text-align: justify;"><!--[if gte vml 1]> <![endif]--> <!--[if gte vml 1]> <![endif]--></p>
<div id="attachment_1896" class="wp-caption aligncenter" style="width: 136px"><img class="size-medium wp-image-1896" title="Fig. 4a. Il Triskell come gioiello: medaglia celtica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/ciondolo.jpg" alt="Fig. 4a. Il Triskell come gioiello: medaglia celtica" width="126" height="126" /><p class="wp-caption-text">Fig. 4. Il Triskell come gioiello: medaglia celtica</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>Sapere</em>: la comunicazione del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> in questo senso non si esaurisce nel solo aspetto narrativo, concettuale, riferito all&#8217;essenza del ternario:  i tre momenti del Tempo, passato, presente e futuro, le tre età della vita umana, le tre nature della Manifestazione, il tutto racchiuso nel cerchio unificante nel quale il Triskell è virtualmente o realmente inscritto.</p>
<p style="text-align: justify;">La struttura e  la tensione formale del Triskell rimandano al mistero e al significato supremo della forme naturali laddove esse si avvicinano ai fondamenti ultimi della Manifestazione: campi  al livello atomico e subatomico, cristalli microscopici, strutture primarie quali strutture molecolari, DNA ecc., strutture stellari e galattiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Le clatrine, fondamentali molecole proteiniche che guidano l&#8217;endocitosi cellulare, alla base del processo strutturante ed espansivo della Vita, si organizzano in forma di catene precisamente triskelliche: questo chiarisce il Triskell come forma estremamente potente  in termini di  capacità di generare strutture più complesse e processi evolutivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><!--[if gte vml 1]> <![endif]--></p>
<p style="text-align: justify;">Si colga poi l&#8217;identità sostanziale tra Triskell e il simbolo vedico dell&#8217;OM:</p>
<p style="text-align: justify;"><!--[if gte vml 1]> <![endif]--></p>
<div id="attachment_1897" class="wp-caption aligncenter" style="width: 121px"><img class="size-medium wp-image-1897" title="omclassico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/omclassico.jpg" alt="Fig. 5. Il Simbolo OM (grafia sanscrita tradizionale)" width="111" height="99" /><p class="wp-caption-text">Fig. 5. Il Simbolo OM (grafia sanscrita tradizionale)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tolti i due punti apicali della rappresentazione grafica dell&#8217;OM, <em>Bindu</em> o punto della Trascendenza e, subito aldisotto, <em>Raif,</em> il<em> </em>velo di separazione tra Manifestazione  ed Infinito, il Simbolo si presenta come tre similspirali diversamente conformate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora ternario: passato, presente e futuro,  conscio, inconscio e subconscio, parte materiale, parte sottile, parte spirituale della Manifestazione, A, U, M.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad un&#8217;analisi più approfondita l&#8217;OM si mostrerebbe inevitabilmente come una versione simbolica più sofisticata, più complessa e precisa, del Triskell.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta d&#8217;altronde di un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> inimmaginabilmente più antico, totalmente immune da culture formali di tipo euroepo, un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> derivante da una sapienza, quella vedica, madre della scrittura sanscrita, dove l&#8217;aspetto grafico e sonoro-vibratorio è, a differenza che nel Triskell,  cosa sola con il significato, come, per  esempio, nel caso delle lettere dell&#8217;alfabeto ebraico antico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Triskell può anche essere letto come una rappresentazione simbolica degli oggetti della geometria frattale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un frattale è definito come un oggetto, un &#8220;campo&#8221; geometrico generato da una formula matematica e che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero che non cambia aspetto anche se visto con una lente d&#8217;ingrandimento o da una distanza infinita dove la vista non perda, per ragioni fisiche, alcun dettaglio.</p>
<p style="text-align: justify;">La serie televisiva americana <em>Threshold</em> propone, come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> per  una civiltà aliena pronta ad invadere la Terra, un <em>fractal Triskelion, </em>ossia un Triskell i cui bracci  a spirale sono disegnati da punti che sono, ognuno in sè, oggetti frattali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>fractal Triskelion </em>è chiaramente un frattale improprio, qualcunque oggetto potrebbe infatti venire  disegnato sulle proprie linee costitutive da oggetti frattali senza per questo diventare un frattale; tuttavia, il ricorso al Triskell in questo caso, oltre a  denunciarlo come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> per così dire <em>di</em> <em>tendenza</em>, ribadisce ciò che qui ci interessa, l&#8217;esistenza cioè di una relazione allusivo-simbolica  tra Triskell e mondo frattale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per inciso, il <em>fractal Triskelion </em>in questione è una delle immagini più famose e ricorrenti nei famigerati cerchi  nel grano, i <em>crop circles</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il frattale in elaborazione policroma rappresentato in fig. 6 è all&#8217;inverso l&#8217;esempio di un frattale canonico trispiraliforme, categoria di oggetti che il Triskell nella sua rappresentazione classica può pienamente simboleggiare; l&#8217;elaborazione cromatica è arbitraria ma i diversi colori sono precisamente associati alle proprietà matematiche intrinseche dei punti nel piano dell&#8217;oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">La geometria frattale è un campo ancora non investigato a fondo, le cui possibilità di leggere e regolare parti della realtà ad oggi lontane da una comprensione completa, per esempio i mondi caotici, sono ancora insondate.</p>
<p style="text-align: justify;"><!--[if gte vml 1]> <![endif]--></p>
<div id="attachment_1898" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1898" title="Fig. 6. Esempio di oggetto frattale Jupiter, del tipo Julia (elaborazione policroma)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/jupitert-300x225.jpg" alt="Fig. 6. Esempio di oggetto frattale Jupiter, del tipo Julia (elaborazione policroma)" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Fig. 6. Esempio di oggetto frattale Jupiter, del tipo Julia (elaborazione policroma)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Scrive Benoit Mandelbrot, il fondatore della geometria frattale:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> «</strong>Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con le strutture primarie dell&#8217;Universo, in particolare con la struttura della mente umana, con l&#8217;organo del cervello;  è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l&#8217;argomento più il mistero aumenta<strong>»</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Il Triskell indica quindi un problema, un orizzonte del Sapere circa le Forme prime ed ultime, gli <em>yantra </em>su cui la Manifestazione è fondata.</p>
<h3 style="text-align: justify;">II</h3>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo detto che i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simboli</a> sopravvivranno se preservati nella loro essenzialità e tradotti ad epoche future, più silenziose e spiritualmente ricettive.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; tuttavia evidente che il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> stesso, cosa vivente e cosciente, cercherà qui ed ora di esistere e perpetuarsi, cercherà di <em>significare</em> direttamente o attraverso procedimenti di mimesi, di adattamento ai tempi e alle circostanze, di mutazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso l&#8217;esempio del Triskell è particolarmente eloquente.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo osservato come uno degli scopi principali del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> sia la rappresentazione della Forza espansiva,  di un campo energetico unitario, scomposto formalmente  in tre parti, le spirali,</p>
<p style="text-align: justify;">che rimandano a tre modalità che presiedono ed ordinano la Manifestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Citerò due esempi in cui il Triskell viene usato come riferimento,  unico <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> disponibile in grado di fornire significazione adeguata per campi energetici di varia natura ma estremamente potenti e aldifuori dell&#8217;ordinario.</p>
<p style="text-align: justify;"><!--[if gte vml 1]> <![endif]--> <!--[if gte vml 1]> <![endif]--></p>
<div id="attachment_1899" class="wp-caption aligncenter" style="width: 160px"><img class="size-medium wp-image-1899" title="Fig. 7. Il Simbolo del Biohazard (rischio biologico)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/biohazard.jpg" alt="Fig. 7. Il Simbolo del Biohazard (rischio biologico)" width="150" height="145" /><p class="wp-caption-text">Fig. 7. Il Simbolo del Biohazard (rischio biologico)</p></div>
<div id="attachment_1901" class="wp-caption aligncenter" style="width: 125px"><img class="size-medium wp-image-1901" title="Fig. 8. Il Simbolo del rischio da radiazioni" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/images.jpg" alt="Fig. 8. Il Simbolo del rischio da radiazioni" width="115" height="115" /><p class="wp-caption-text">Fig. 8. Il Simbolo del rischio da radiazioni</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> del Biohazard, il rischio biologico, mostra tutte le sue evidenti affinità con il Triskell.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun intento rappresentativo di qualcosa di simile al ternario, nessuna complessità.</p>
<p style="text-align: justify;">La  qualità formale stessa del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> è scesa di grado.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo è esclusivamente quello di simboleggiare una Forza, sottile e non visibile, che agisce tramite organismi o parti di organismi: batteri, virus ad enorme potere generativo, contaminante ed agente, veicolati dall&#8217;atmosfera o da fluidi biologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora  più elementare il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> del rischio da radiazioni elettromagnetiche, dove la similitudine con il Triskell, estremamente  grossolana in un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> altrettanto grossolano dal punto di vista formale, è tuttavia ben riconoscibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta, qui, di rappresentare l&#8217;azione, non visibile ma potente e con propagazione in forma d&#8217;onda, di radiazioni elettromagnetiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo continuare con altri esempi, laddove la Forza è riferita per esempio al movimento e agli elementi a questo collegati, all&#8217;azione ideale e militare: il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> del Dipartimento Americano dei Trasporti, elaborazione curvilinea del Triskell, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simboli</a> e coccarde di società aree, corpi militari, il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> di uno dei principali movimenti neonazisti europei, una sorta di Triskell rettilineo e ad angoli acuti, molto altro ancora&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio estremamente interessante si ritrova nel <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> delle Comunità BDSM (<em>Bondage,  Discipline, Sadomasochism</em>), Comunità dedite alle pratiche sadomasochistiche, di sperimentazione corporale e del cosiddetto sesso estremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei capisaldi concettuali di questo ambito, aldilà di aspetti linguistici e culturali, è il cosiddetto <em>power exchange</em>, cioè l&#8217;aspetto creativo, significante, del fluire di pura energia all&#8217;interno delle pratiche sadomasochistiche e di tutte quelle correlate.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a>, curiosa commistione tra il Triskell e lo Yin e Yang orientale, presenta comunque con grande chiarezza l&#8217;aspetto trispiraliforme con unione al centro.</p>
<p style="text-align: justify;"><!--[if gte vml 1]> <![endif]--></p>
<div id="attachment_1902" class="wp-caption aligncenter" style="width: 136px"><img class="size-medium wp-image-1902" title="Fig. 9. Il Simbolo del mondo BDSM" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/bdsmsymbol.jpg" alt="Fig. 9. Il Simbolo del mondo BDSM" width="126" height="126" /><p class="wp-caption-text">Fig. 9. Il Simbolo del mondo BDSM</p></div>
<p style="text-align: justify;">Anche qui, la migrazione del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a>, il suo adattamento, risponde alla necessità di rappresentare in modo simbolicamente soddisfacente la presenza ed il fluire di Energia espansiva, pura, potente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il riferimento al Triskell è peraltro apertamente dichiarato dai creatori dell&#8217;emblema BDSM: l&#8217;anello di Roissy, anello recante incisa una rappresentazione classica del Triskell, nel famoso romanzo e film <em>Histoire d&#8217;O</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si osserverà infine che in questa migrazione simbolica è presente anche l&#8217;aspetto ternario: le tre aree  individuate corrispondono a funzioni distinte che corrispondono a tre caratterizzazioni del Potere, o dell&#8217;Energia che si cerca di evocare e far fluire: Dominazione, Sottomissione, Bipolarità (compresenza di entrambi gli impulsi, in gergo <em>to switch</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">I tre punti all&#8217;interno delle aree rappresentano &#8211; ispirati come detto allo Yin e Yang orientale &#8211; l&#8217;unità di questo vortice energetico, ossia il continuo  fluire e ricollocarsi degli impulsi,  dell&#8217;Energia.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la mancata differenziazione delle spirali possa significare  una ancora non completa elaborazione del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a>, di creazione molto recente (1995)?</p>
<p style="text-align: justify;">La compiutezza formale di questo emblema del BDSM indica un altro spessore, dice di  una storia più antica, contempliamo qui in qualche modo la <em>versione orientale</em> del Triskell: il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> appare, esattamente uguale, con varianti che riguardano solo  i punti interni alle aree, il colore delle linee di disegno o alcuni dettagli non essenziali, come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> di una casta di Samurai di Okinawa, di forme e circoli orientali di arti marziali, di gruppi strumentali o religiosi di area buddista, lo troviamo al centro di monete di conio nepalese dal <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> sino al diciassettesimo secolo, lo troviamo esattamente riproposto in forme decorative, rituali, nelle forme di armi da lancio, lame circolari, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><!--[if gte vml 1]> <![endif]--></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; tale la similitudine con il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> binario dello Yin e dello Yang che questa variante sembra proporsi come uno sviluppo, una elaborazione del primo, diffusissimo, <em>yantra</em> oramai<em> </em>perfettamente metabolizzato dalla cultura occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>III</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, occorre naturalmente porre ogni sforzo perchè l&#8217;Arca dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simboli</a> possa essere <em>sistemata</em> in un modo più dignitoso, mostrando il proprio carico in piena luce e coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre accompagnare gli sforzi che il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a>, il Triskell come qualunque altro <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> primario, opera di suo, per la propria sopravvivenza, con tutto quanto ci è possibile: conoscenza storica ed intellettuale, analisi formale, contemplazione e meditazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Giungo ad immaginare che la Storia occidentale insegnata nelle nostre scuole possa trattare, forse  dai primi anni ma certamente negli studi secondari ad indirizzo classico  una sezione dedicata ai <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simboli</a> principali della tradizione <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropea</a>, il che mi parrebbe altrettanto importante dello studio delle lingue latina e greca.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aspetto della <em>migrazione</em> simbolica non è poi esclusivamente collegato alla volontà del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> di trovare esistenza ed espressione laddove queste non sono più possibili per la sua modalità principale, ma deve essere colto come una possibilità di intensificazione sensoriale ed esistenziale laddove il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> si va a collocare.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quando il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a> migra con perdita di compiutezza formale, con commistioni e  confusioni, con <em>improprietà</em> varie, noi non potremo mai più prescinderne ed ogni nostra riflessione dovrà considerarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tramite la coscienza della sua identità essenziale, riconoscendolo anche là dove esso è diverso, contemplandolo, meditandolo saremo in grado di <em>estrarre</em> il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">Simbolo</a>, di rettificarlo, restituirlo, di elevarlo aldisopra di ogni <em>particulare</em> dove conduce una vita inevitabilmente miserabile e di ricondurlo a una sua esistenza assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Così da poter ricevere, per quanto è possibile in tempi come i nostri ed in attesa di un&#8217;Era di altra lega, tutta la sua Luce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/triskell.html' addthis:title='Per un&#8217;Arca dei Simboli: il Triskell ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/triskell.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Simboli]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Simboli e simbologia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[biohazard]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[frattale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[frattali]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Isola di Man]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[kali yuga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[OM]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Sicilia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[simbolo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[spirale]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[svastica]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Threshold]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[triscele]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[triskell]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>L’Induismo e il Kali Yuga</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99induismo-e-il-kali-yuga.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99induismo-e-il-kali-yuga.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 18:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni dell'Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Dharma]]></category>
		<category><![CDATA[Eliade]]></category>
		<category><![CDATA[induismo]]></category>
		<category><![CDATA[kali yuga]]></category>
		<category><![CDATA[Mleccha]]></category>
		<category><![CDATA[Murti]]></category>
		<category><![CDATA[veda]]></category>
		<category><![CDATA[Vedanta]]></category>
		<category><![CDATA[yuga]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=1880</guid>
		<description><![CDATA[Ampia panoramica sulla religione induista e il suo sviluppo storico, con particolare riferimento alla tematica della decadenza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99induismo-e-il-kali-yuga.html' addthis:title='L’Induismo e il Kali Yuga '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8877103094" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/induismoebuddhismo.bmp" border="0" alt="Ananda K. Coomaraswamy, Induismo e buddhismo" width="95" height="166" /></a>L&#8217;Induismo, con i suoi quasi 4000 anni di vita, è la più antica delle principali <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> del mondo e, con poco più di 1 miliardo di fedeli (900 milioni dei quali solo in India), è la terza fede più diffusa, dopo il Cristianesimo e l&#8217;Islam<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante ciò, dare una definizione unitaria del grande universo induista è un&#8217;impresa quasi impossibile. In realtà, più che di una fede in senso stretto dovremmo parlare di un insieme di fedi  e credenze che vanno dalla pura ritualità alla più alta speculazione filosofico-metafisica, aventi alcuni punti in comune ma, per molti tratti, distanti tra loro per quanto riguarda l&#8217;interpretazione di tali punti<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il panorama è così variegato che nel 1966 la Corte Suprema Indiana ha dovuto addirittura fissare dei parametri legali per definire il vero credente induista. Brevemente, essi sono:</p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> credere che i <em>Veda</em>, i testi religiosi più antichi del mondo (sono databili, a seconda delle diverse ipotesi, tra il 500 e il 1550 a.C.), definiti in sanscrito &#8220;Shruti&#8221; (&#8220;ciò che è stato ascoltato&#8221;), tradizionalmente trasmessi oralmente da padre in figlio e da maestro (<em>guru</em>) a discepolo e successivamente trascritti da un saggio chiamato Vyasa o Vyasadeva, siano stati rivelati dallo Spirito Supremo (&#8220;Brahman&#8221;) o da Dio ai &#8220;rishi&#8221; (&#8220;studiosi&#8221;), durante uno stato di meditazione profonda e siano alla base di tutto il pensiero religioso indiano;</li>
<li> ritenere che, al di là delle molteplici apparenze dell&#8217;essere, la verità finale sia unica ma rispettare con estrema tolleranza il modo in cui essa si manifesta per gli altri esseri umani dal momento che i modi per raggiungere la salvezza sono molteplici e non dipendono unicamente dall&#8217;adorazione di questa o quella divinità e, in particolare delle &#8220;Murti&#8221; (le tre grandi divinità principali);</li>
<li> accettare (come fanno le sei grandi scuole filosofiche induiste) che esista un ritmo ciclico nell&#8217;esistenza cosmica che conosce periodi di creazione, di conservazione e di distruzione, periodi, o &#8220;Yuga&#8221; che si succedono senza fine;</li>
<li> accettare, altresì, che gli esseri viventi preesistono alla loro nascita e che, alla loro morte, rinasceranno sotto altra forma<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Come è facile notare, a differenza di molte altre religioni l&#8217;induismo non è legato a precisi concetti filosofici immutabili e intoccabili: si tratta, più che altro, di un modo di pensare e di organizzare la propria vita in senso personale e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò deriva, fondamentalmente, dall&#8217;apertura dei <em>Veda,</em> il cui insegnamento complessivo indica, in modo volutamente molto vago e aperto alle diverse interpretazioni, nella natura dell&#8217;uomo una realtà sacra: il divino è presente in ogni essere vivente e la <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> induista è, in fondo, solamente uno strumento di ricerca e conoscenza di sé, una ricerca del sacro presente in ogni individualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo il <em>Vedanta</em> (un commento più tardo dei <em>Veda</em>) riconosce che ci sono molti approcci diversi a Dio, e tutti sono validi: non importa quale genere di pratica spirituale si conduca, poiché ognuna conduce al medesimo stato di realizzazione del Sé<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di per sé, persino il termine &#8220;induismo&#8221; è ingannevole (storicamente venne adottato dai mussulmani per indicare coloro che, al di là dell&#8217;Indo, non si erano convertiti alla &#8220;vera fede&#8221;), non dando conto del processo storico-evolutivo del pensiero religioso indiano. Se parliamo del periodo tra 1500 a.C e 800 a.C., infatti, dovremmo correttamente utilizzare il termine &#8220;Vedismo&#8221;, una <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> caratterizzata dal totale ossequio ai <em>Veda</em> e da un sistema di pensiero che, soprattutto a livello sociale, si differenzia notevolmente da quella odierna, che si presenta come visione riformata della <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> sviluppatasi dopo l&#8217;800 a.C e detta &#8220;Brahmanesimo&#8221; dal nome degli appartenenti alla casta sacerdotale, i brahmani.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=7438&amp;pn=76" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/bhagavadgita.bmp" border="0" alt="Swami Sivananda, La bhagavad gita. Traduzione integrale dal sanscrito e commento" width="95" height="134" /></a>Il Brahmanesimo, a sua volta, proprio per l&#8217;estrema libertà di culto di cui si diceva, si divide in rami, essi stessi divisi in varie correnti. Tra esse, la più importante e diffusa è il &#8220;Visnuismo&#8221;, o &#8220;Vaishnavismo&#8221;, che si rapporta all&#8217;Uno Eterno in quanto Vishnu, o tramite uno dei suoi <em>avatar</em>. All&#8217;interno di tale corrente, i libri sacri affiancati ai <em>Veda</em> (e, in realtà, molto più letti di essi per la loro relativa maggior semplicità) sono il <em>Bhagavata-Purana</em> e la <em>Bhagavad-Gita</em>. Al momento, i &#8220;Vaishnava&#8221;, costituiscono approssimativamente l&#8217;80% degli Indù e, come accennato, adorano uno dei tre più recenti &#8220;avatar&#8221; (o incarnazioni terrestri) di Vishnu (la loro divinità principale, visibilizzazione dell&#8217;Uno): il settimo avatar di Vishnu Rama, l&#8217;ottavo Krishna, e il nono che cambia a seconda delle fonti. Quest&#8217;ultimo avatar è identificato con Buddha nella grande maggioranza delle scuole, ma anche, più raramente, con Gesù Cristo<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>: in effetti, però, l&#8217;integrazione di Buddha nel <em>pantheon </em>indù è comparsa tardi, probabilmente nell&#8217;VIII secolo, come risultato della controriforma brahmanica al Buddhismo, iniziata nel II secolo a.C, cosicché alcuni riconoscono tutti i personaggi menzionati come veri <em>avatar</em>, aumentando così il numero tradizionale di dieci avatar (incluso Kalki, che apparirà alla fine dell&#8217;era presente, il <em>Kali Yuga</em>) fino a 27<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che va sottolineato è che, contrariamente all&#8217;opinione popolare, il vero induismo non è né politeista né monoteista, ma è propriamente una religione enoteista: le diverse divinità e <em>avatar </em>adorati dagli indù sono sempre considerati solo come diverse forme dell&#8217;Uno, il Dio Supremo, o &#8220;Brahman&#8221; (la Realtà Ultima, l&#8217;Anima Assoluta ed Universale).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Brahman, un panteistico Spirito Cosmico, è indescrivibile, incorporeo, originale, infinito, assoluto, trascendente ed immanente, eterno. È il principio ultimo che non ha avuto inizio, non ha una fine, è nascosto in tutte le cose ed è la causa, la fonte, la materia e l&#8217;effetto di tutta la creazione conosciuta e sconosciuta. Esso è l&#8217;origine di tutti i &#8220;Deva&#8221; (esseri celesti), e rappresenta la base del manifesto e dell&#8217;immanifesto, uno stato indifferenziato di puro essere, eternità e beatitudine, situato al di là di qualsiasi speculazione filosofica, moto devozionale o immagine personale che adotta per rendersi accessibile all&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur nell&#8217;estrema varietà e libertà metodologica con cui ogni singolo credente può accostarsi alla ricerca della particella del Brahman che risiede dentro di lui, esistono, comunque alcuni elementi antropologici che si riscontrano in tutte le scuole di pensiero considerabili &#8220;ortodosse&#8221; (per quanto questo termine poco si attagli all&#8217;induismo)<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, come ogni <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, l&#8217;induismo ha fondato la sua fede su un rituale funebre particolare e su una originale concezione della morte. L&#8217;induista crede nella reincarnazione e nella vita dopo la morte, dal momento che il corpo è considerato un mero involucro materiale temporaneo (&#8220;Samsara&#8221;). Quando giunge il momento di lasciare la vita, l&#8217;anima o &#8220;Atman&#8221; abbandona il corpo e, se ha accumulato <em>karma </em>attraverso troppe azioni negative, si incarna in un nuovo corpo su un pianeta come la terra o inferiore, come l&#8217;inferno (&#8220;Naraka&#8221;), per subire il peso delle sue azioni malvagie, ma se il suo <em>karma </em>è positivo, vivrà come un essere divino, o &#8220;Deva&#8221;, su uno dei mondi celesti (superiori alla terra, come il paradiso o &#8220;Svarga&#8221;) nei quali sperimenterà grandi piaceri spirituali, fino al momento in cui il suo <em>karma </em>positivo non sarà esaurito e l&#8217;Atman dovrà ritornare in un altro corpo sulla terra, facendo parte di una casta (o classe sociale) spiritualmente elevata. Quando il <em>karma </em>viene completamente assolto, l&#8217;anima abbandona definitivamente il mondo fisico (fatto di sofferenza, poiché soggetto a malattia, vecchiaia e morte) e può infine raggiungere la liberazione, &#8220;Moksha&#8221;, ovvero l&#8217;unione con Dio, ma per realizzare questo obiettivo e spezzare il ciclo perpetuo di morte e rinascita, l&#8217;indù deve vivere in maniera che il suo <em>karma </em>non sia né negativo né positivo, ovvero agendo solo per dovere (&#8220;Dharma&#8221;), senza scopi egoistici, ed offrendo a Dio il frutto delle proprie azioni, così come prescrive la <em>Bhagavad Gita</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, perché il proprio <em>karma </em>sia positivo, il credente deve correttamente attraversare quelli che vengono definiti i quattro stadi della vita o &#8220;Ashram&#8221;, che risultano essere:</p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> il &#8220;Brâhmâcârya&#8221;: il giovane, sotto la guida del suo maestro o guru, osserva un periodo di castità e di formazione, tanto profana quanto spirituale, durante la quale svilupperà il suo sapere e la sua virtù;</li>
<li> il &#8220;Grihastha&#8221;: il giovane, divenuto adulto, entra nella vita mondana, si sposa e fonda una famiglia (che è anche un dovere religioso). Durante questo periodo, ha diritto di godere della vita, contemporaneamente imparando ad avere dominio di sé;</li>
<li> il &#8220;Vânaprasthya&#8221;: l&#8217;uomo dopo aver compiuto il suo dovere sociale, lascia la sua famiglia, a cui ha lasciato mezzi di sussistenza, e va a vivere un periodo di studio delle scritture sacre nel &#8220;soggiorno nella foresta&#8221;, praticandovi la meditazione e il digiuno;</li>
<li> il &#8220;Samnyâsa&#8221;: ormai anziano, l&#8217;essere umano raggiunge lo stato di rinuncia, disinteressandosi dei beni materiali, e diviene un &#8220;Sannyasi&#8221;. Distaccato dal mondo, può ritornare tra i suoi poiché non teme più le tentazioni materiali e potrà far partecipi coloro che lo circondano della sua esperienza e del suo sapere.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=887750840X" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/canonebuddhista.bmp" border="0" alt="Pio Filippani Ronconi, Canone buddhista. Discorsi brevi" width="95" height="146" /></a>Parallelamente alle quattro età della vita e in relazione ai diversi gradi di realizzazione karmica, anche la società indù è tradizionalmente divisa in quattro grandi classi o caste, basati sulle professioni: &#8220;Brahmana&#8221; (sacerdoti ed insegnanti); &#8220;Kshatrya&#8221; (re, guerrieri ed amministratori); &#8220;Vaishya&#8221; (agricoltori, mercanti, uomini d&#8217;affari); &#8220;Shudra&#8221; (servitori ed operai).</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso queste classi (&#8220;Varna&#8221;), la società viene organizzata secondo l&#8217;equilibrio del Dharma, che, nell&#8217;ottica indiana, permette l&#8217;armonizzazione dei rapporti tra gli uomini e la definizione dei doveri che spettano a ciascuno: in realtà, all&#8217;origine, l&#8217;indù non nasce in una casta ma acquisterà la sua casta in funzione del ruolo e delle responsabilità che sarà condotto a ricoprire<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con tutte queste premesse, la <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> induista potrebbe sembrare quanto di più lontano dall&#8217;orizzonte escatologico: un dio eterno come il Brahman, la cui concezione non contempla neppure minimamente un &#8220;inizio&#8221; dei tempi, non può sopportare neppure l&#8217;esistenza di una &#8220;fine&#8221; dei tempi e anche il ciclo delle reincarnazioni sia dei &#8220;Deva&#8221; che degli esseri umani, pur essendo di per sé finito in quanto soggetto alla dissoluzione finale nell&#8217;&#8221;Anima Mundi&#8221; rappresentata dallo spirito di Brahman stesso, rientrando poi nella perfetta atemporalità di quest&#8217;ultimo, diventa ontologicamente infinito.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, in tutto il vastissimo orizzonte filosofico-religioso induistico, una concezione come quella di un &#8220;eschaton&#8221; definitivo non esiste, ma esiste, comunque, l&#8217;idea di un <em>eschaton</em> parziale, legato al concetto di ciclicità, sia del tempo delle esistenze, che pervade l&#8217;intera spiritualità indù e che, a detta di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span>, forse il più grande studioso delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> dell&#8217;<a title="Storia contemporanea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">età contemporanea</a>, è tipica di ogni cultura &#8220;primitiva&#8221;, sostanzialmente atemporale, in opposizione alla linearità del tempo delle culture &#8220;moderne&#8221;<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, abbiamo due grandi filoni di pensiero che ci portano ad un sistema almeno parzialmente cosmo-escatologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo, elitario e legato al periodo &#8220;vedista&#8221;, si rifà ad una nozione legata ai primi scritti dei <em>Veda</em> e relativa alla più antica divinità indiana, Brahma (che è cosa diversa da Brahman, essendone, come i successivi Vishnu e Shiva, solo rappresentazione concreta). Il concetto è, come sempre nei <em>Veda</em>, piuttosto nebuloso e riguarda il fatto che, dal momento che gli dei, così come gli uomini si devono sottoporre al ciclo di morte e rinascita, anche il dio dalla vita più lunga, appunto Brahma, dovrà un giorno porre termine alla sua esistenza divina. Ciò, sempre secondo i <em>Veda</em>, dovrà avvenire dopo 311.040.000.000.000 anni dalla sua nascita (di cui, comunque, non si conosce una data precisa) e tale avvenimento comporterà la fine dell&#8217;intero sistema del mondo, cosicché il cosmo diverrà di nuovo una materia primordiale informe, immobile, in perfetta quiete. Ad un certo punto, però, avrà origine un nuovo cosmo, la cui nascita sarà concomitante con quella di un nuovo Brahma e ogni cosa ricomincerà da capo<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il secondo filone, sicuramente più popolare e riportato dalla maggior parte delle Sacre Scritture induiste (tra cui alcuni <em>Veda</em><a name="_ftnref11" href="#_ftn11"><strong>[</strong></a><a name="_ftnref11" href="#_ftn11"><strong>11]</strong></a> posteriori e il <em>Bhagavad Gita</em><a name="_ftnref12" href="#_ftn12"><strong>[12]</strong></a>, la fine del cosmo come noi lo conosciamo non va legata alla vita di un singolo dio, ma alla ruota cosmica della ciclicità temporale, che vuole la storia dell&#8217;universo divisa in diverse ere che, come tutto, nascono, crescono e  muoiono per rinascere in una nuova forma.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, l&#8217;epoca che staremmo vivendo sarebbe la cosiddetta &#8220;Kali Yuga&#8221; (letteralmente &#8220;Era Oscura&#8221; o &#8220;Era Nera&#8221;), caratterizzata da numerosi conflitti e da una diffusa ignoranza spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il <em>Surya Siddhanta</em><a name="_ftnref13" href="#_ftn13"><strong>[13]</strong></a>, il trattato astronomico che costituisce la base del calendario indù, essa sarebbe cominciata con la morte fisica di Krishna, avvenuta alla mezzanotte del 18 febbraio 3102 a.C., e durerà 432.000 anni, concludendosi nel 428.899 d.C., quando Kalki, decimo e ultimo avatar di Vishnu, apparirà a cavallo di un destriero bianco e con una spada fiammeggiante con cui dissipare la malvagità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875456054" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/ladimoraarticaneiveda.bmp" border="0" alt="Tilak Bâl Gangadhar, La dimora artica nei Veda" width="100" height="146" /></a>In realtà, non vi è vera contraddizione tra le due teorie. Per comprenderlo, vediamo come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span> spiega, dal punto di vista tecnico, il computo dei cicli e il loro sviluppo: &#8220;<em>La credenza nella distruzione e nella creazione periodica dell&#8217;universo si trova già nell&#8217;Atharva Veda (10,8, 39-40). </em> [...] <em>L&#8217;unità di misura del ciclo più piccolo è lo yuga, l&#8217;«età». Uno yuga è preceduto e seguito da una «aurora» e da un «crepuscolo» che uniscono tra loro le «età». Un ciclo completo, o mahàyuga, si compone di quattro «età» di durata ineguale, con l&#8217;età più lunga all&#8217;inizio e la più corta alla fine. Così la prima «età», il krìta-yuga, dura quattromila anni, più quattrocento anni di «aurora» e altrettanti di «crepuscolo»; seguono poi tretà-yuga, di tremila anni, dvàpara-yuga di duemila anni e kàli-yuga di mille anni (più, ovviamente, le «aurore» e i «crepuscoli» corrispondenti). Quindi un mahàyuga dura dodicimila anni (Manu, 1, 69 ss.; Mahàbhàrata, 3, 12, 826)</em>. [...] <em>I dodicimila anni di un mahàyuga sono stati considerati come «anni divini», ciascuno con la durata di trecentosessant&#8217;anni, e questo da un totale di 4.320.000 anni per un solo ciclo cosmico. Mille di questi mahàyuga costituiscono un kalpa; 14 kalpa formano un manvantàra. Un kalpa equivale a un giorno della vita di Brahma; un altro kalpa a una notte. Cento di questi «anni» di Brahma costituiscono la sua vita. Ma questa considerevole durata della vita di Brahma non giunge però ad esaurire il tempo, poiché gli dèi non sono eterni e le creazioni e le distruzioni cosmiche si susseguono ad infinitum (d&#8217;altra parte altri sistemi di calcolo ampliano ancora, in ben più larga misura, le corrispondenti durate)</em>&#8220;<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa gran quantità di date e calcoli può lasciare perplessi e frastornati. In effetti, però, ciò che conta davvero comprendere è che il Kali Yuga è l&#8217;ultimo dei quattro Yuga, e alla sua fine il mondo ricomincerà con un nuovo &#8220;Satya Yuga&#8221; (o Età dell&#8217;oro): questo implica la fine del mondo così come lo conosciamo (più di ciò che accadde alla fine degli altri Yuga, perché la storia stessa cadrà nell&#8217;oblio) e il ritorno della Terra ad un sorta di paradiso terrestre.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come si sviluppa il Kali Yuga che, a detta dei mistici indiani, stiamo vivendo?</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo elemento che dobbiamo tenere presente è, lo diciamo ancora con le parole di Eliade, che: &#8220;<em>il passaggio da uno yuga all&#8217;altro avviene, come abbiamo visto, durante un «crepuscolo» che segna un decrescendo anche all&#8217;interno di ciascuno yuga, poiché ciascuno di essi termina con un periodo di tenebre. A misura che ci si avvicina alla fine del ciclo, cioè alla fine del quarto e ultimo yuga, le «tenebre» si infittiscono. Il kali-yuga, quello nel quale ci troviamo attualmente, è considerato proprio l&#8217;«età delle tenebre». Il ciclo completo termina con una «dissoluzione», un pralaya, che si ripete in un modo più radicale (mahàpra-laya, la «grande dissoluzione») alla fine del millesimo ciclo. H. Jacobi ritiene a ragione che, nella dottrina originale, uno yuga equivaleva a un ciclo completo comprendente la nascita, il «logoramento» e la distruzione dell&#8217;universo. Una tale dottrina era d&#8217;altronde più vicina al mito archetipico, di struttura lunare</em> [...]&#8220;<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8842074071" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/storiafilosofiaindiana.bmp" border="0" alt="Giuseppe Tucci, Storia della filosofia indiana" width="75" height="125" /></a>Insomma, come nel ciclo lunare si procede dalla pienezza della luce ad un progressivo oscuramento, l&#8217;era di Kali si connota per la progressiva perdita di ogni elemento positivo. Così, secondo tutti i testi sacri,  durante quest&#8217;epoca si assiste ad uno sviluppo nella tecnologia materiale, contrapposto però ad un&#8217;enorme regressione spirituale: il Kali Yuga è l&#8217;unico periodo in cui l&#8217;irreligiosita e l&#8217;ateismo sono predominanti e più potenti della <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>. Conseguentemente, solo un quarto di ognuna delle quattro virtù del Dharma (penitenza, veridicità, compassione e carità) è presente negli esseri umani, la nobiltà è determinata unicamente dalla ricchezza di una persona,  il povero diviene schiavo del ricco e del potente e parole come &#8220;carità&#8221; e &#8220;libertà&#8221; vengono pronunciate spesso dalle persone, ma mai messe in pratica<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>. Non solo si assiste ad una generale corruzione morale ma le possibilità di ottenere la liberazione dall&#8217;ignoranza, il &#8220;Moksha&#8221;, si fanno sempre più rare perché, specialmente tra i &#8220;Mleccha&#8221; (i &#8220;barbari&#8221; occidentali), non esistono più organizzazioni veramente ricollegabili ad una fonte superiore ma solo pseudo-iniziazioni<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; piuttosto significativo (e, a tratti, anche inquietante) che nella descrizione del Kali Yuga molti testi più &#8220;recenti&#8221; si soffermino in particolare sul destino del mondo occidentale, il mondo dei &#8220;Mleccha&#8221;, concentrandosi specialmente su quel particolare arco di tempo che va dalla fine del medioevo ai primi anni del terzo millennio (cioè il quinto millennio del Kali Yuga). In questo quadro, si assiste alla regressione delle caste attraverso una serie di rivoluzioni sociali o piuttosto sovversioni e, effettivamente, le predizioni ad esempio del <em>Sāmaveda</em>, sembrano piuttosto precise, prima con la distruzione dell&#8217;impero feudale (con la ribellione delle monarchie nazionali, gli Kshatrya, al potere della chiesa, cioè dei Brahmana), poi con le rivoluzioni &#8220;democratico-borghesi&#8221; dei Vaishya, e infine con la &#8220;lotta di classe&#8221; quasi socialista che porta alla supremazia finale degli Shudra<a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ha contemporaneamente, sempre in occidente, l&#8217;avvento di mille false religioni e &#8220;falsi guru&#8221; (che, per lo più, si identificano nelle <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> avverse all&#8217;induismo, ma anche in una miriade di impostori spirituali) e lo psichico viene scambiato per spirituale, l&#8217;occulto per soprannaturale. Infine, sorgerà l&#8217;unificatore sanguinario del mondo e attaccherà l&#8217;Agartha (il centro dello Spirito, non meglio specificato), ma &#8220;Kalki Avatara&#8221; verrà per distruggerlo e instaurare il Krita Yuga, l&#8217;epoca della pace universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di ciò, però, la guerra &#8220;civilizzata&#8221; (con precise norme di correttezza e di onore) viene dimenticata e gli umani combattono come gli &#8220;Asura&#8221; e i &#8220;Rakshasa&#8221; (demoni dell&#8217;olimpo induista), così, a differenza degli altri Yuga, in cui era normalità cessare i combattimenti dal tramonto all&#8217;alba, cremare le vittime e riflettere sulla guerra, i combattimenti dell&#8217;età di Kali si protraggono costantemente, spinti soltanto dal desiderio di vittoria<a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovunque nel mondo, i valori sociali vengono stravolti: le persone non sono più rispettate per la loro intelligenza, conoscenza o saggezza spirituale ma per la ricchezza materiale e ognuno modifica a propria discrezione i significati di digiuno, meditazione e austerità, così da indurre nelle persone la loro necessità, non viene più portato rispetto agli anziani e ai bambini, l&#8217;invidia aumenta in ogni uomo e lo rende capace di disprezzare, odiare, fino a renderlo pronto perfino ad uccidere per qualche spicciolo, cosicché le azioni degli uomini divengono simili a quelli delle bestie feroci. Anche le donne in questa epoca diventano lascive ed immorali per natura, poiché sono trascurate e lasciate senza protezione dagli uomini: nonostante in un primo momento siano trattate come inferiori ai maschi ed abusate, più avanti nel tempo cominciano a rivestire ruoli importanti in politica ed in altri affari, e questo culmina in sempre maggiori scontri di ego con gli uomini, che le portano a tradire i propri mariti e ad avere relazioni extra-coniugali, cosicché i divorzi incrementano, con sempre più bambini cresciuti da un unico genitore<a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=9337&amp;pn=76" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/dhammapada.bmp" border="0" alt="Genevienne Pecunia (cur.), Dhammapada. La via del Buddha" width="95" height="154" /></a>In questo quadro, apparentemente assolutamente terrificante, ritroviamo tutti gli elementi escatologici che caratterizzano molte altre <a title="religini" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>: nostalgia edenica, tentativo ordinativo dell&#8217;esistente attraverso una spiegazione del dolore e del male che rappresentano il vissuto quotidiano (scrive Eliade: &#8220;<em>Per il semplice fatto che noi viviamo attualmente nel kali-yuga, quindi in un&#8217;«età di tenebre», che progredisce sotto il segno della disgregazione e deve finire con una catastrofe, il nostro destino è di soffrire di più degli uomini delle «età» precedenti. Ora, nel nostro momento storico, non possiamo dedicarci ad altre cose: tutt&#8217;al più  &#8211; e qui si intravede la funzione soteriologica del kali-yuga e i privilegi che ci riserba una storia crepuscolare e catastrofica &#8211; possiamo svincolarci dalla servitù cosmica. La teoria indù delle quattro età è di conseguenza rinvigorente e consolante per l&#8217;uomo terrorizzato dalla storia. Infatti: da una parte le sofferenze che gli vengono assegnate, poiché è contemporaneo della decomposizione crepuscolare, l&#8217;aiutano a comprendere la precarietà della sua condizione umana e facilitano così la sua liberazione; d&#8217;altra parte la teoria convalida e giustifica le sofferenze di chi non sceglie di liberarsi, ma si rassegna a subire la sua esistenza, e questo per il fatto che ha coscienza della struttura drammatica e catastrofica dell&#8217;epoca nella quale gli è stato dato di vivere o, più precisamente, di rivivere.</em>&#8220;<a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>) e un superamento di tale vissuto attraverso la speranza palingenetica legata al concetto dell&#8217;eterno ritorno e cella ciclicità dei tempi. Ciò che l&#8217;induismo aggiunge a questo quadro attraverso la profonda razionalità che, al di là dell&#8217;apparente irrazionalità di una germinazione filosofico-spirituale incontrollata, permea il suo sistema di pensiero, è una stringente logica che spiega le motivazioni della decadenza umana nell&#8217;&#8221;età oscura&#8221;. Se anche, infatti, durante il Kali Yuga, c&#8217;è ancora una minoranza che crede fermamente nel Signore, tuttavia, nell&#8217;VIII millennio, cioè dopo diecimila anni dall&#8217;inizio dello Yuga, tutti i veri devoti avranno già ottenuto il &#8220;Moksha&#8221;, cioè saranno liberi dal ciclo reincarnativo del Samsara. Di conseguenza, sarà il male tutto ciò che rimarrà sulla Terra e questo male provocherà il caos<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe, comunque, obiettare che la &#8220;pienezza dei tempi&#8221; e la grande rivoluzione cosmica appare, secondo i calcoli di cui si è detto in precedenza, ancora lontana e non consonante con altre date di altre culture, ad esempio il tanto conclamato 2012 Maya.</p>
<p style="text-align: justify;">A dire il vero, però, un altro grande studioso della mistica sia occidentale che orientale, <a title="René Guénon" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a>, spiega come in realtà la cifra fornita per la durata del Kali Yuga, 432.000 anni, sia semplicemente simbolica e debba, come tutte le cifre relative ai cicli cosmici e non solo, essere decrittata.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo lui, in realtà, la fine dell&#8217;attuale età del materialismo, iniziata oltre 4000 anni prima di Cristo e la cui durata é di 6.000 anni, va posta nei decenni dopo l&#8217;anno 2000<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Può darsi, in effetti, che questa tesi guenoniana prenda spunto dalle cronologie di vari popoli antichi tra cui proprio quella dei Maya relativa al solstizio invernale del 2012, ma lo studioso francese è anche molto chiaro nel sottolineare come il 2012 non vada inteso che come una data approssimativa e nell&#8217;esprimere i suoi dubbi sulle &#8220;storie&#8221;<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a> legate all&#8217;Età dell&#8217;Acquario, che collega alla disinformazione contro-iniziatica e a semplici manipolazioni delle profezie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò si inserisce perfettamente nella sua visione della palingenesi universale, ben espressa nel seguente passaggio: &#8220;<em>Questa fine può apparire la ‘fine del mondo&#8217; senza alcuna riserva mentale o specificazione solo a coloro che non vedono nulla al di là dei limiti di questo ciclo particolare; un errore di prospettiva molto scusabile ma che ha comunque conseguenze negative negli eccessivi e ingiustificati terrori che ingenera in coloro che non sono sufficientemente distaccati dall&#8217;esistenza terrestre; e, naturalmente, costoro sono proprio quelli che assumono più facilmente questi concetti negativi a causa della ristrettezza della loro visione</em> [...] <em>Questa fine che stiamo considerando è incontestabilmente molto più importante di molte altre, dal momento che è il termine del ‘Manvantara&#8217; e quindi dell&#8217;esistenza temporale di ciò che possiamo definire l&#8217;umanità, ma questo, lo si deve ripetere con forza, non implica che sia la fine del mondo terreste in sé, poiché, grazie alla ‘ricostruzione&#8217; che s&#8217;ingenera nell&#8217;attimo finale, la fine diventerà immediatamente l&#8217;inizio di un altro ‘Manvantara&#8217;</em> [...] <em>Così, se non ci si ferma al più grezzo piano materiale, si può dire, in piena verità, che la ‘fine del mondo&#8217; non è e non sarà mai altro che la fine di una pura illusione.</em>&#8220;<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Fonte: AA.VV., <em>C.I.A. Yearbook 2008</em>, p.46</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> D. R. Kinsley, <em>Hinduism: A Cultural Perspective</em>, Prentice Hall 1993, pp.21-22</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> <em>Ivi</em>, pp. 26-27</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Satyajit, <em>The Holy Book of Hindu Religion</em>, Hindu Religious &amp; Chartiable Trust 2006, pp.72-74</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> N. Krishna, <em>The Book of Vishnu</em>, Penguin Global 2001, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> Swami Bhaskarananda, <em>The Essentials of Hinduism: A Comprehensive Overview of the World&#8217;s Oldest Religion</em>, Viveka Press 2002, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> <em>Ivi</em>, passim (qui e in seguito)</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> D. R. Kinsley, <em>Citato</em>, p. 97</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> M. Eliade, <em>Myth of the Eternal Return: Cosmos and History</em>, Princeton University Press 2005, pp.22-23</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> G.Staguhn, <em>Breve Storia delle Religioni</em>, Salani 2007, p.38</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a> Cfr. <em>The Rig Veda</em>, Penguin Classics 2005, p.41</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a> Cfr. Satyajit, <em>Citato</em>, pp. 84-85</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a> Satyajit, <em>Citato</em>, p. 91 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a> M. Eliade, <em>Storia delle Credenze e delle Idee Religiose</em>, BUR Rizzoli 2006, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a> M. Eliade, <em>Patterns in Comparative Religion</em>, Bison Books 2006, pp.241-242</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a> A. Daniélou, <em>While the Gods Play: Shaiva Oracles and Predictions on the Cycles of History and the Destiny of Mankind</em> , Inner Traditions 1987, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a> M. Glass, <em>YUGA: An Anatomy of Our Fate</em>, Sophia Perennis 2008, pp. 118 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a> B. e D. Debroy, <em>The Holy Vedas</em>, B.R. Publishing Corporation 1999, pp.51-63</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a> J.T. Ross Jackson, <em>Kali Yuga Odyssey: A Spiritual Journey</em>, Robert D. Reed Publishers 2000, pp. 91-146</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a> <em>Ivi</em>, pp. 163-167</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a> M. Eliade, <em>Myth of the Eternal Return: Cosmos and History</em>, citato, pp. 96-97</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a> Swami Bhaskarananda, <em>Citato</em>, pp.191-195</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a> R. Guenon, <em>The Reign of Quantity and The Signs of the Times</em>, Luzac &amp; Co.1953, pp.64 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a> <em>Ivi</em>, p.81</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a> R.Guenon, <em>Traditional Forms and Cosmic Cycles</em>, Sophia Perennis 2004, pp.68-71 passim.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99induismo-e-il-kali-yuga.html' addthis:title='L’Induismo e il Kali Yuga ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99induismo-e-il-kali-yuga.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Religione]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Religioni dell'Asia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Dharma]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Eliade]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[induismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[kali yuga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Mleccha]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Murti]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[veda]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Vedanta]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[yuga]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>I cicli cosmici e la storia</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/i-cicli-cosmici-e-la-storia.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/i-cicli-cosmici-e-la-storia.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 21:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mircea Eliade</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di Mircea Eliade]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Mircea Eliade]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Studi religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[atharvaveda]]></category>
		<category><![CDATA[cicli cosmici]]></category>
		<category><![CDATA[Cumont]]></category>
		<category><![CDATA[escatologia]]></category>
		<category><![CDATA[kali yuga]]></category>
		<category><![CDATA[mahabharata]]></category>
		<category><![CDATA[Platone]]></category>
		<category><![CDATA[quattro età]]></category>
		<category><![CDATA[ragnarók]]></category>
		<category><![CDATA[veda]]></category>
		<category><![CDATA[yuga]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.centrostudilaruna.it/?p=783</guid>
		<description><![CDATA[Studio comparativo sul tema della ciclicità della storia nelle tradizioni mondiali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-cicli-cosmici-e-la-storia.html' addthis:title='I cicli cosmici e la storia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/eliade48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Mircea Eliade" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833910504" rel="nofollow"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/labibliotecadelmaharaja.bmp" alt="Mircea Eliade, La biblioteca del maharaja e Soliloqui" border="0" /></a>Il significato acquisito dalla «storia» nel quadro delle diverse civiltà arcaiche non ci è mai rivelato così chiaramente come nella teoria del «grande tempo», cioè dei grandi cicli cosmici, che abbiamo segnalato di passaggio nel precedente capitolo. Dobbiamo riparlarne, poiché proprio in questo caso si precisano per la prima volta due orientamenti distinti: l&#8217;uno tradizionale, presentito (senza mai essere stato formulato con chiarezza) in tutte le culture «primitive», quello del tempo ciclico che si rigenera periodi-camente ad infìnitum; l&#8217;altro, «moderno», del tempo finito, frammento (sebbene se ciclico anch&#8217;esso) tra due infiniti atemporali.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi ovunque queste teorie del «grande tempo» si ritrovano in unione al mito delle età successive, poiché l&#8217;«età dell&#8217;oro» si trova sempre all&#8217;inizio del ciclo, vicino all&#8217;<em>illud tempus</em> paradigmatico. Nelle due dottrine &#8211; quella del tempo ciclico infinito e quella del tempo ciclico limitato &#8211; questa età dell&#8217;oro è recuperabile, in altri termini, è ripetibile per un&#8217;infinità di volte nella prima dottrina, una sola volta nell&#8217;altra. Non ricordiamo questi fatti per il loro interesse intrinseco, che è senza dubbio considerevole, ma per chiarire il significato della «storia» dal punto di vista di ciascuna dottrina. Inizieremo dalla tradizione indù, perché proprio in essa il mito della ripetizione eterna ha trovato la sua formulazione più audace. La credenza nella distruzione e nella creazione periodica dell&#8217;universo si trova già nell&#8217;<em>Atharva Veda</em> (10,8, 39-40).</p>
<p style="text-align: justify;">La conservazione di idee simili nella tradizione germanica (conflagrazione universale, <em>ragnarók</em>, seguita da una nuova creazione) conferma la struttura indo-ariana di questo mito, che può quindi essere considerato come una delle numerose varianti dell&#8217;archetipo esaminato nel capitolo precedente (le eventuali in fluenze orientali sulla mitologia germanica non distruggono necessariamente l&#8217;autenticità e il carattere autoctono del mito del <em>ragnarók</em>. Sarebbe d&#8217;altronde difficile spiegare perché gli indo-ariani non hanno condiviso anch&#8217;essi, dall&#8217;epoca della loro comune preistoria, la concezione del tempo con gli altri «primitivi»).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833913090" rel="nofollow"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/ilmitodellalchimia.bmp" alt="Mircea Eliade, Il mito dell'alchimia seguito da L'alchimia asiatica" border="0" /></a>La speculazione indù, tuttavia, amplifica e orchestra i ritmi che comandano la periodicità delle creazioni e delle distruzioni cosmiche. L&#8217;unità di misura del ciclo più piccolo è lo <em>yuga</em>, l&#8217;«età». Uno <em>yuga</em> è preceduto e seguito da una «aurora» e da un «crepuscolo» che uniscono tra loro le «età». Un ciclo completo, o <em>mahàyuga</em>, si compone di quattro «età» di durata ineguale, con l&#8217;età più lunga all&#8217;inizio e la più corta alla fine. Così la prima «età», il <em>krìta-yuga</em>, dura quattromila anni, più quattrocento anni di «aurora» e altrettanti di «crepuscolo»; seguono poi <em>tretà-yuga</em>, di tremila anni, <em>dvàpara-yuga</em> di duemila anni e <em>kàli-yuga</em> di mille anni (più, ovviamente, le «aurore» e i «crepuscoli» corrispondenti). Quindi un <em>mahàyuga</em> dura dodicimila anni (<em>Manu</em>, 1, 69 ss.; <em>Mahàbhàrata</em>, 3, 12, 826). Alle diminuzioni progressive della durata di ogni nuovo <em>yuga</em> corrisponde, sul piano umano, una diminuzione della durata della vita, accompagnata da un rilassamento dei costumi e da un declino dell&#8217;intelligenza. Questa decadenza continua su tutti i piani &#8211; biologico, intellettuale, etico, sociale, ecc. &#8211; acquista più particolarmente rilievo nei testi puranici (cfr. per esempio <em>Vàyu Puràna</em>, 1,8; <em>Vishnu Puràna</em>, 6,3). II passaggio da uno <em>yuga</em> all&#8217;altro avviene, come abbiamo visto, durante un «crepuscolo» che segna un decrescendo anche all&#8217;interno di ciascuno <em>yuga</em>, poiché ciascuno di essi termina con un periodo di tenebre. A misura che ci si avvicina alla fine del ciclo, cioè alla fine del quarto e ultimo <em>yuga</em>, le «tenebre» si infittiscono. Il <em>kali-yuga</em>, quello nel quale ci troviamo attualmente, è considerato proprio l&#8217;«età delle tenebre». Il ciclo completo termina con una «dissoluzione», un <em>pralaya</em>, che si ripete in un modo più radicale (<em>mahàpra-laya</em>, la «grande dissoluzione») alla fine del millesimo ciclo. H. Jacobi ritiene a ragione che, nella dottrina originale, uno <em>yuga</em> equivaleva a un ciclo completo comprendente la nascita, il «logoramento» e la distruzione dell&#8217;universo. Una tale dottrina era d&#8217;altronde più vicina al mito archetipico, di struttura lunare, che abbiamo analizzato in altra sede. La speculazione ulteriore ha soltanto ampliato e riprodotto all&#8217;infinito il ritmo primordiale «creazione-distruzione-creazione», proiettando l&#8217;unità di misura, lo <em>yuga</em>, in cicli sempre più vasti. I dodicimila anni di un <em>mahàyuga</em> sono stati considerati come «anni divini», ciascuno con la durata di trecentosessant&#8217;anni, e questo da un totale di 4.320.000 anni per un solo ciclo cosmico. Mille di questi <em>mahàyuga</em> costituiscono un <em>kalpa</em>; 14 <em>kalpa</em> formano un <em>manvantàra</em> . Un <em>kalpa</em> equivale a un giorno della vita di Brahma; un altro <em>kalpa</em> a una notte. Cento di questi «anni» di Brahma costituiscono la sua vita. Ma questa considerevole durata della vita di Brahma non giunge però ad esaurire il tempo, poiché gli dèi non sono eterni e le creazioni e le distruzioni cosmiche si susseguono <em>ad infinitum</em> (d&#8217;altra parte altri sistemi di calcolo ampliano ancora, in ben più larga misura, le corrispondenti durate). Di tutta questa valanga di cifre, è necessario ricordare soltanto il carattere ciclico del tempo cosmico. Infatti assistiamo alla ripetizione infinita del medesimo fenomeno (creazione-distruzione-ricreazione) presentito in ogni <em>yuga</em> («aurora» e «crepuscolo»), ma realizzato completamente da un <em>mahàyuga</em>. La vita di Brahma comprende così 2.560.000 di questi <em>mahàyuga</em>, e ognuno di essi riprende le stesse tappe (<em>krita</em>, <em>treta</em>, <em>dvàpara</em>, <em>kali</em>) e finisce con un <em>pralaya</em>, un <em>ragnarók</em> (la distruzione «definitiva», nel senso di una regressione di tutte le forme in una massa amorfa che avviene alla fine di ogni <em>kalpa</em> al tempo del <em>mahàpralaya</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre al deprezzamento metafisico della storia &#8211; che, in proporzione e per il solo fatto della sua durata, provoca una erosione di tutte le forme, esaurendo la loro sostanza ontologica &#8211; e oltre al mito della perfezione degli inizi, che ritroviamo anche qui (mito del paradiso che viene gradualmente perduto, per il semplice fatto che si realizza, che prende forma e che dura), merita di fermare la nostra attenzione, in questa orgia di cifre, l&#8217;eterna ripetizione del ritmo fondamentale del cosmo: la sua periodica distruzione e la ricreazione. Da questo ciclo senza inizio né fine l&#8217;uomo può staccarsi solamente con un atto di libertà spirituale (poiché tutte le soluzioni soteriologiche indù si riducono alla liberazione preliminare dall&#8217;illusione cosmica e alla libertà spirituale).</p>
<p style="text-align: justify;">Le due grandi eterodossie, il buddismo e il giainismo, accettano nelle sue grandi linee la stessa dottrina panindù del tempo ciclico e lo paragonano a una ruota con dodici raggi (questa immagine è già utilizzata nei testi vedici, cfr. <em>Atharva Veda</em>, 10,8,4; <em>Rig Veda</em>, 1,164,115, ecc). Il buddismo adotta come unità di misura dei cicli cosmici il <em>kalpa</em> (pàli: <em>kappa</em>), suddiviso in un numero variabile di «incalcolabili» (<em>asamkheyya</em>, pàli: <em>asankheyya</em>). Le fonti pàli parlano in generale di quattro <em>asankheyya</em> e di centomila <em>kappa</em> (cfr. per esempio <em>Jàtaka</em>, 1, p. 2); nella letteratura <em>mahàyànica</em>, il numero di «incalcolabili» varia tra 3, 7 e 33, e sono messi in relazione con il cammino del Boddhisattva nei differenti cosmi. La progressiva decadenza dell&#8217;uomo è segnata nella tradizione buddistica da una continua diminuzione della durata della vita umana. Così, secondo <em>Dighanikàya</em>, 2,2-7, all&#8217;epoca del primo Buddha, Vipassi, che fece la sua comparsa 91 <em>kappa</em> or sono, la durata della vita umana era di 80.000 anni; a quella del secondo Buddha, Sikhi (31 <em>kappa </em>or sono) di 70.000 anni, e così via. Il settimo Buddha, Gotama, fa la sua comparsa quando la vita umana è soltanto ormai di cento anni, cioè è ridotta al suo limite estremo (ritroveremo lo stesso motivo nelle apocalissi iraniche e cristiane). Quindi, per il buddismo, come per tutta la speculazione indù, il tempo è illimitato; e il Boddhisattva s&#8217;incarnerà, per annunciare la buona novella della salvezza, per tutti gli esseri, <em>in aeternum</em>. L&#8217;unica possibilità di uscire dal tempo, di spezzare il cerchio di ferro delle esistenze, è l&#8217;abolizione della condizione umana e la conquista del <em>Nirvana</em>. D&#8217;altra parte, tutti questi «incalcolabili» e tutti questi eoni senza numero hanno anche una funzione soteriologica; la semplice contemplazione del loro panorama terrorizza l&#8217;uomo e lo forza a convincersi che deve ricominciare miliardi di volte questa stessa esistenza evanescente e sopportare senza fine le stesse sofferenze, e questo ha per effetto di esacerbare la sua volontà di evasione, cioè di spingerlo a trascendere definitivamente la sua condizione di «esistente».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8827201742" rel="nofollow"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/sciamanismo.bmp" alt="Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi" border="0" /></a>Le speculazioni indù sul tempo ciclico mostrano con una sufficiente insistenza il «rifiuto della storia». Sottolineiamo tuttavia una fondamentale differenza tra queste e le concezioni arcaiche; mentre l&#8217;uomo delle culture tradizionali rifiuta la storia per mezzo dell&#8217;abolizione periodica della creazione, rivivendo così incessantemente nell&#8217;istante atemporale degli inizi, lo spirito indù, nelle sue supreme tensioni, svilisce e respinge anche questa riattualizzazione del tempo aurorale, che non considera più come una soluzione efficace del problema della sofferenza. La differenza tra la visione vedica (quindi arcaica e «primitiva») e la visione <em>mahàyànica</em> del ciclo cosmico è, per usare una formula sommaria, quella stessa che distingue la posizione antropologica archetipica (tradizionale) dalla posizione esistenzialistica (storica). Il <em>karma</em>, legge della causalità universale, che, giustificando la condizione umana e spiegando l&#8217;esperienza storica, poteva essere generatore di consolazione per la coscienza indù prebuddistica, diventa col tempo il <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> stesso della «schiavitù» dell&#8217;uomo. Per questo, nella misura in cui si propongono la liberazione dell&#8217;uomo, tutte le metafisiche e tutte le tecniche indù ricercano l&#8217;annullamento del <em>karma</em>. Ma se le dottrine dei cicli cosmici fossero state solamente una spiegazione della teoria della causalità universale, saremmo dispensati dal ricordarle in questa sede. La concezione dei quattro <em>yuga </em>apporta infatti un nuovo elemento: la spiegazione (e di conseguenza la giustificazione) delle catastrofi storiche, della decadenza progressiva della biologia, della sociologia, dell&#8217;etica e della spiritualità umana. Il tempo, per il semplice fatto che è durata, aggrava continuamente la condizione cosmica e implicitamente la condizione umana. Per il semplice fatto che noi viviamo attualmente nel <em>kali-yuga</em>, quindi in un&#8217;«età di tenebre», che progredisce sotto il segno della disgregazione e deve finire con una catastrofe, il nostro destino è di soffrire di più degli uomini delle «età» precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, nel nostro momento storico, non possiamo dedicarci ad altre cose: tutt&#8217;al più (e qui si intravede la funzione soteriologica del <em>kali-yuga</em> e i privilegi che ci riserba una storia crepuscolare e catastrofica) possiamo svincolarci dalla servitù cosmica. La teoria indù delle quattro età è di conseguenza rinvigorente e consolante per l&#8217;uomo terrorizzato dalla storia. Infatti: 1) da una parte le sofferenze che gli vengono assegnate, poiché è contemporaneo della decomposizione crepuscolare, l&#8217;aiutano a comprendere la precarietà della sua condizione umana e facilitano così la sua liberazione; 2) d&#8217;altra parte la teoria convalida e giustifica le sofferenze di chi non sceglie di liberarsi, ma si rassegna a subire la sua esistenza, e questo per il fatto che ha coscienza della struttura drammatica e catastrofica dell&#8217;epoca nella quale gli è stato dato di vivere (o, più precisamente, di rivivere). Ci interessa particolarmente questa seconda possibilità per l&#8217;uomo di situarsi in un&#8217;«epoca di tenebre» e di fine ciclo; infatti la si ritrova in altre culture e in altri momenti storici. Sopportare di essere contemporaneo di un&#8217;epoca disastrosa, prendendo coscienza del posto occupato da quest&#8217;epoca nella traiettoria discendente del ciclo cosmico, è un atteggiamento che doveva soprattutto mostrare la sua efficacia nel crepuscolo della civiltà greco-orientale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8838300291" rel="nofollow"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/occultismostregoneria.bmp" alt="Mircea Eliade, Occultismo, stregoneria e mode culturali. Saggi di religioni comparate" border="0" /></a>Non dobbiamo occuparci qui dei molteplici problemi che sollevano le civiltà orientali-ellenistiche. L&#8217;unico aspetto che ci interessa è la situazione che l&#8217;uomo di queste civiltà si scopre di fronte alla storia, e più precisamente di fronte alla storia che gli è contemporanea. Per questo non ci attarderemo sull&#8217;origine, la struttura e l&#8217;evoluzione dei diversi sistemi cosmologici, in cui il mito antico dei cicli cosmici viene ripreso e approfondito, né sulle loro conseguenze filosofiche. Ricorderemo questi sistemi cosmologici &#8211; dai presocratici ai neopitagorici &#8211; solamente nella misura in cui danno una risposta al seguente problema: qual è il senso della storia, cioè della totalità delle esperienze umane provocate dalle fatalità geografiche, dalle strutture sociali, dalle congiunture politiche, ecc?</p>
<p style="text-align: justify;">Notiamo fin dal principio che questo problema aveva un senso soltanto per una piccolissima minoranza nell&#8217;età delle civiltà ellenistico-orientali, soltanto per quelli che si trovavano svincolati dall&#8217;orizzonte della spiritualità arcaica. La stragrande maggioranza dei loro contemporanei viveva ancora, soprattutto all&#8217;inizio, sotto il regime degli archetipi; ne uscirà soltanto molto tardi (e forse mai in modo definitivo, come è il caso, per esempio, per le società agricole), durante forti tensioni storielle provocate da Alessandro e che terminano soltanto con la caduta di Roma. Ma i miti filosofici e le cosmologie più o meno scientifiche elaborate da questa minoranza, che comincia con i presocratici, conosce con il tempo un&#8217;immensa diffusione. Quella che era nel secolo V a.C. una gnosi difficilmente accessibile, diventa, quattro secoli dopo, una dottrina che consola centinaia di migliaia di uomini, come testimoniano per esempio il neopitagorismo e il neostoicismo nel mondo romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente ci interessano tutte quelle dottrine greche e greco-orientali, fondate sul mito dei cicli cosmici, per il «successo» che hanno ottenuto in seguito e non per il loro merito intrinseco. Questo mito era ancora trasparente nelle prime speculazioni presocratiche. Anassimandro sa che tutte le cose sono nate e ritornano all&#8217;<em>apeiron</em>. Empedocle spiega con la supremazia alterna dei due princìpi opposti <em>philia </em>e <em>neikos </em>le eterne creazioni e distruzioni del cosmo (cicli in cui si possono distinguere quattro fasi, un poco analoghe ai quattro «incalcolabili» della dottrina buddistica). La conflagrazione universale, l&#8217;abbiamo visto, viene accettata anche da Eraclito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833911365" rel="nofollow"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/trattatodistoriadellereligioni.bmp" alt="Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni" border="0" /></a>Per quanto riguarda l&#8217;«eterno ritorno» &#8211; la ripresa periodica da parte di tutti gli esseri delle loro esistenze anteriori &#8211; vi è in esso uno dei rari dogmi di cui sappiamo, con una certa sicurezza, che appartenevano al pitagorismo primitivo (Dicearco, citato da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span>, <em>Vita Pyth.</em>, 19). Infine, secondo recenti ricerche, mirabilmente condotte e sintetizzate da J. Bidez, sembra sempre più probabile che almeno determinati elementi del sistema platonico siano di origine irano-babilonese. Ritorneremo su queste eventuali influenze orientali; per ora ci soffermiamo sull&#8217;interpretazione data da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> del mito del ritorno ciclico, più precisamente nel testo fondamentale, il <em>Politico</em>, 269c ss. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> trova la causa della regressione e delle catastrofi cosmiche in un duplice movimento dell&#8217;universo, di «&#8230;questo universo, che è il nostro&#8230; talvolta la divinità guida l&#8217;insieme della sua risoluzione circolare, talvolta l&#8217;abbandona a se stesso, una volta che le rivoluzioni hanno raggiunto in durata la misura che spetta a questo universo; esso ricomincia allora a girare nel senso opposto, di suo proprio movimento&#8230;». Il cambiamento di direzione è accompagnato da giganteschi cataclismi: «Le distruzioni più considerevoli, sia fra gli animali in generale che nel genere umano, di cui, come è giusto, non sopravvive che un piccolo numero di rappresentanti» (270c). Ma questa catastrofe è seguita da una paradossale «rigenerazione». Gli uomini si mettono a ringiovanire; «i bianchi capelli dei vegliardi ritornano neri», ecc, mentre quelli che erano in pubertà cominciano a diminuire di giorno in giorno in statura, per ritornare alle dimensioni del fanciullo appena nato, fintanto che, «continuando ormai a consumarsi, si annienteranno totalmente. I cadaveri di quelli che allora morivano «scomparivano completamente, senza lasciare tracce visibili, in un piccolo numero di giorni» (270e). Allora nacque la razza dei «figli della terra» (<em>gegeneis</em>), il cui ricordo è stato conservato dai nostri antenati (27la). In quest&#8217;epoca di Cronos non vi erano né animali selvatici né inimicizie tra gli animali (27le). Gli uomini di quest&#8217;epoca non avevano né mogli né figli: «Nell&#8217;uscire dalla terra ritornavano tutti alla vita, senza aver conservato nessun ricordo delle condizioni anteriori della loro esistenza». Gli alberi davano loro frutti in abbondanza ed essi dormivano nudi sul suolo, senza aver bisogno di letti, perché allora le stagioni erano miti (272a).</p>
<p style="text-align: justify;">Il mito del paradiso primordiale, evocato da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, trasparente nelle credenze indù, è conosciuto sia dagli ebrei (per esempio, <em>illud tempus</em> messianico in Is. 11,6,8; 65,25) che dalle tradizioni iraniche (<em>Dinkard</em>, 7,9,3-5, ecc.) e greco-latine. D&#8217;altronde esso si inquadra perfettamente nella concezione arcaica (e probabilmente universale) degli «inizi paradisiaci», che ritroviamo in tutte le valorizzazioni dell&#8217;<em>illud tempus</em> primordiale. Non è certo sorprendente che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> riproduca tali visioni tradizionali nei dialoghi dell&#8217;epoca della sua vecchiaia; l&#8217;evoluzione stessa del suo pensiero filosofico lo costringeva a riscoprire le categorie mitiche. Aveva certamente a portata di mano il ricordo dell&#8217;«età dell&#8217;oro» di Cronos nella tradizione ellenica (cfr. per esempio le quattro età descritte da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span>, <em>Erga</em>, 110 ss.). Del resto, questa constatazione non ci impedisce affatto di riconoscere, anche nel <em>Polìtico</em>, certe influenze babilonesi; quando, per esempio, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> imputa i cataclismi periodici alle rivoluzioni planetarie, spiegazione che alcune recenti ricerche fanno derivare dalle speculazioni astronomiche babilonesi, rese più tardi accessibili al mondo ellenico dalle Babiloniche di Beroso. Secondo il <em>Timeo</em>, le catastrofi parziali sono dovute alla deviazione planetaria (cfr. <em>Timeo</em>, 22d e 23e, diluvio ricordato dal sacerdote di Sais), mentre il momento della riunione di tutti i pianeti è quello del «tempo perfetto» (<em>Timeo</em>, 39d), cioè alla fine del «grande anno».</p>
<p style="text-align: justify;">Come nota J. Bidez, «l&#8217;idea che sia sufficiente ai pianeti di mettersi tutti in congiunzione per provocare un capovolgimento universale è sicuramente di origine caldea». D&#8217;altra parte <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> sembra anche conoscere la concezione iranica, secondo la quale queste catastrofi hanno per scopo la purificazione del genere umano (<em>Timeo</em>, 22d). Gli stoici riprendevano per i loro fini le speculazioni sui cicli cosmici, insistendo sia sull&#8217;eterna ripetizione (per esempio, Crisippo, <em>framm. </em>623-627), sia sul cataclisma, <em>ekpyrosis</em>, con il quale terminano i cicli cosmici (già secondo Zenone, <em>framm. </em>98 e 109 von Arnim).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=883831702X" rel="nofollow"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiadellecredenze1.bmp" alt="Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose. Vol. 1: Dall'età della pietra ai Misteri Eleusini" border="0" /></a>Ispirandosi a Eraclito, o direttamente alla gnosi orientale, lo stoicismo volgarizza tutte queste idee in relazione con il «grande anno» e con il fuoco cosmico (<em>ekpyrosis</em>), che pone fine periodicamente all&#8217;universo per rinnovarlo. Col tempo, i motivi dell&#8217;«eterno ritorno» e della fine del «mondo» finiscono per dominare tutta la cultura greco-romana. Il rinnovamento periodico del mondo (<em>metacosmesis</em>) era d&#8217;altra parte una dottrina favorita del neopitagorismo, il quale, come ha dimostrato J. Carcopino, divideva con lo stoicismo i suffragi della totalità della società romana dei secoli II e I a.C. Ma l&#8217;adesione al mito dell&#8217;«eterna ripetizione», e a quello dell&#8217;<em>apokatastasis</em> (il termine penetra nel mondo ellenico dopo Alessandro Magno), sono due posizioni filosofiche che lasciano intravedere un atteggiamento antistorico molto fermo, e anche una volontà di difesa contro la storia. Ci soffermeremo su ciascuno di essi.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo osservato nel capitolo precedente che il mito dell&#8217;eterna ripetizione, come è stato reinterpretato dalla speculazione greca, ha il senso di un supremo tentativo di «statizzazione» del divenire, d&#8217;annientamento dell&#8217;irreversibilità del tempo. Poiché tutti i momenti e tutte le situazioni del cosmo si ripetono all&#8217;infinito, la loro evanescenza si rivela in ultima analisi come apparente; nella prospettiva dell&#8217;infinito, ogni momento e ogni situazione restano fermi e acquistano così il regime ontologico dell&#8217;archetipo. Quindi, fra tutte le forme di divenire, anche il divenire storico è saturo di essere. Dal punto di vista dell&#8217;eterna ripetizione, gli avvenimenti storici si trasformano in categorie e ritrovano così il regime ontologico che possedevano nell&#8217;orizzonte della spiritualità arcaica.</p>
<p style="text-align: justify;">In un certo senso si può anche dire che la teoria greca dell&#8217;eterno ritorno è l&#8217;ultima variante del mito arcaico della ripetizione di un gesto archetipico, proprio come la dottrina platonica delle idee era l&#8217;ultima versione della concezione dell&#8217;archetipo, e addirittura la più elaborata. Vale la pena di sottolineare che queste due dottrine hanno trovato la loro espressione più completa all&#8217;apogeo del pensiero filosofico greco. Ma soprattutto il mito della conflagrazione universale ha ottenuto un successo notevole in tutto il mondo greco-orientale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8816439270" rel="nofollow"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/luomoeisimboli.bmp" alt="L'uomo e i simboli" border="0" /></a>Sembra sempre più probabile che il mito di una fine del mondo per mezzo del fuoco, da cui i buoni usciranno incolumi, sia di origine iranica (cfr. per esempio <em>Bundahishn</em>, 30,18), almeno sotto la forma conosciuta dai «magi occidentali» che, come ha dimostrato Cumont, l&#8217;hanno diffuso in Occidente. Lo stoicismo, gli Oracoli sibillini (per esempio, 2,253) e la letteratura giudeo-cristiana fanno di questo mito la base stessa della loro apocalisse e della loro escatologia. Per curioso che possa sembrare, questo mito era confortante; infatti il fuoco rinnova il mondo, per mezzo suo verrà restaurato un «mondo nuovo, sottratto alla vecchiaia, alla morte, alla decomposizione e alla putredine, che vivrà eternamente, che crescerà eternamente, quando i morti risusciteranno, l&#8217;immortalità sarà data ai vivi e il mondo si rinnoverà, secondo i desideri» (<em>Yasht</em>, 19,14,89, trad. Darmesteter). Si tratta quindi di una <em>apokatastasis</em> da cui i buoni non hanno nulla da temere. La catastrofe finale porrà termine alla storia, e quindi reintegrerà l&#8217;uomo nell&#8217;eternità e nella beatitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Le recenti ricerche di F. Cumont e di H.S. Nyberg sono giunte a rischiarare un poco l&#8217;oscurità dell&#8217;escatologia iranica e a precisarne le influenze sull&#8217;apocalisse giudeo-cristiana. Come l&#8217;India (e, in un certo senso, la Grecia), l&#8217;Iran conosceva il mito delle quattro età cosmiche. Un testo mazdeo andato perduto, il <em>Sudkarnask </em>(il cui contenuto è stato conservato in <em>Dìnkart</em>, 9, 8), parlava di quattro età: d&#8217;oro, d&#8217;argento, di acciaio e di «misto di ferro». Gli stessi metalli sono ricordati all&#8217;inizio del <em>Bahman-yasht</em> (1,3), che descrive tuttavia poco dopo (2,14) un albero cosmico a sette bracci (d&#8217;oro, d&#8217;argento, di bronzo, di rame, di stagno, d&#8217;acciaio e di un «miscuglio di ferro»), che corrisponde alla settuplice storia mitica dei persiani. Questa ebdomada cosmica è senza dubbio costituita in relazione con le dottrine astrologiche caldee in cui ciascun pianeta «domina» un millennio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il mazdeismo aveva proposto ben prima, per l&#8217;universo, una durata di 9000 anni (3&#215;3000) mentre lo zervanismo, come ha mostrato Nyberg, ha portato il limite massimo della durata di questo universo a 12.000 anni. Nei due sistemi iranici &#8211; come d&#8217;altronde in tutte le dottrine dei cicli cosmici &#8211; il mondo terminerà per mezzo del fuoco e dell&#8217;acqua, <em>per pyrosim et cataclysmum</em>, come più tardi scriverà Firmico Materno (3,1). Che nel sistema zervanita il «tempo illimitato», <em>zrvan akarana</em> proceda e segua i 12.000 anni del «tempo limitato» creati da Ormazd; che in questo sistema «il tempo sia più potente delle due creazioni» {<em>Bundahishn</em>, c. l)15, cioè delle creazioni di Ormazd e di Ahriman; che di conseguenza <em>Zrvan akarana</em> non sia stato creato da Ormazd e non gli sia quindi subordinato &#8211; sono problemi che possiamo dispensarci dall&#8217;affrontare in questa sede. Vogliamo soltanto sottolineare che nella concezione iranica, sia o no seguita dal tempo infinito, la storia non è eterna; essa non si ripete, ma terminerà un giorno per opera di una <em>ekpyrosis</em> e di un cataclisma escatologici, poiché la catastrofe finale, che porrà fine alla storia, sarà nello stesso tempo un giudizio su questa storia. Allora &#8211; <em>in illo tempore</em> &#8211; tutti renderanno conto di quello che avranno fatto «nella storia» e soltanto quelli che non saranno colpevoli conosceranno la beatitudine e l&#8217;eternità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8888095187" rel="nofollow"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/studiocomparatodellereligioni.bmp" alt="Gianfranco Bertagni, Lo studio comparato delle religioni. Mircea Eliade e la scuola italiana" width="93" border="0" /></a>Windisch ha mostrato l&#8217;importanza di queste idee mazdee per l&#8217;apologista cristiano Lattanzio. Il mondo fu creato da Dio in sei giorni, e il settimo si riposò; per questo, il mondo durerà sei eoni, durante i quali «il male vincerà e trionferà» sulla terra. Durante il settimo millennio il principe dei demoni verrà incatenato e l&#8217;umanità conoscerà mille anni di riposo e di giustizia completa. Dopo ciò il demonio si libererà dalle sue catene e riprenderà la guerra contro i giusti; ma infine sarà vinto e, all&#8217;inizio dell&#8217;ottavo millennio, il mondo verrà ricreato per l&#8217;eternità. Evidentemente questa suddivisione della storia in tre atti e in otto millenni era conosciuta anche dai chiliasti cristiani, ma non si può mettere in dubbio la sua struttura iranica, anche se una simile visione escatologica della storia è stata diffusa in tutto l&#8217;Oriente mediterraneo e nell&#8217;impero romano dalle gnosi greco-orientali. Una serie di calamità annuncerà l&#8217;avvicinarsi della fine del mondo e la prima tra queste sarà la caduta di Roma e la distruzione dell&#8217;impero romano, previsione frequente nell&#8217;apocalisse giudeo-cristiana, ma che era conosciuta anche dagli iranici. La sindrome apocalittica è d&#8217;altronde comune a tutte queste tradizioni. Lattanzio, proprio come il <em>Bahman-yasht</em>, annuncia che «l&#8217;anno verrà accorciato, il mese diminuirà, e il giorno si contrarrà», visione del deterioramento cosmico e umano che abbiamo ritrovato anche in India (in cui la vita umana passa da 80.000 a 100 anni) e che le dottrine astrologiche hanno resa popolare nel mondo greco-orientale. Allora le montagne crolleranno e la terra diventerà liscia, gli uomini desidereranno la morte, invidieranno i morti, e soltanto un decimo di loro sopravviverà. «È un tempo», scrive Lattanzio (Instit., 7,17, 9)21, «in cui la giustizia sarà rigettata e l&#8217;innocenza sarà odiosa, in cui i malvagi eserciteranno le loro ruberie ostili contro i buoni, in cui l&#8217;ordine, la legge e la disciplina militare non verranno più rispettati, in cui nessuno rispetterà i capelli bianchi, compirà i propri doveri di pietà, avrà compassione della donna o del fanciullo, ecc». Ma dopo questo stadio precorritore discenderà il fuoco purificatore che annienterà i malvagi e sarà seguito dal millennio di beatitudine che attendevano anche i chiliasti cristiani e che avevano già annunciato Isaia e gli Oracoli sibillini. Gli uomini conosceranno una nuova età dell&#8217;oro, che durerà sino alla fine del settimo millennio: infatti dopo quest&#8217;ultima lotta, una <em>ekpyrosis</em> universale riassorbirà l&#8217;intero universo nel fuoco e questo permetterà la nascita di un mondo nuovo, giusto, eterno e felice, non sottomesso agl&#8217;influssi astrali e liberato dal regno del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche gli ebrei limitavano la durata del mondo a sette millenni (cfr. per esempio <em>Testamentum Abrahami</em>, <em>Ethica Enochi</em>, ecc), ma i rabbini non incoraggiarono mai la determinazione della fine del mondo con il calcolo matematico. Si accontentarono di precisare che una serie di calamità cosmiche e storiche (carestie, siccità, guerre, ecc.) annuncerà la fine del mondo. Poi verrà il Messia: i morti risusciteranno (Is. 26,19), Dio vincerà la morte e ne seguirà il rinnovamento del mondo (<em>Is</em>. 65,17; anche <em>Jubil</em>, 1,29, parla di una nuova creazione). Ritroviamo anche qui, come ovunque nelle dottrine apocalittiche ricordate sopra, il motivo tradizionale della decadenza estrema, del trionfo del male e delle tenebre, che precedono il cambiamento di Eone e il rinnovamento del cosmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un testo babilonese tradotto da A. Jeremias, prevede in questo modo l&#8217;apocalisse: «Quando queste cose avverranno nel ciclo, allora quello che è limpido diventerà opaco e quello che è pulito diventerà sporco, la confusione si estenderà sulle nazioni, non si sentiranno più preghiere, gli auspici si mostreranno sfavorevoli&#8230;». «Sotto un tale regno gli uomini si divoreranno tra loro e venderanno i loro figli per denaro, lo sposo abbandonerà la sua sposa e la sposa il suo sposo, e la madre chiuderà la porta alla propria figlia». Un altro inno annuncia che allora il sole non sorgerà più, la luna non apparirà più, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833912477" rel="nofollow"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lisoladieuthanasius.bmp" alt="Mircea Eliade, L'isola di Euthanasius. Scritti letterari" border="0" /></a>Ma nella concezione babilonese questo periodo crepuscolare è sempre seguito da una nuova aurora paradisiaca. Spesso, come c&#8217;era da aspettarsi, il periodo paradisiaco si apre con l&#8217;intronizzazione di un nuovo sovrano. Assurbanipal si considera come un rigeneratore del cosmo, poiché «dopo che gli dèi, nella loro bontà, mi hanno posto sul trono dei miei padri, Adad ha mandato la sua pioggia&#8230;, il grano è spuntato&#8230;, il raccolto è stato abbondante&#8230;, le man drie si sono moltiplicate, ecc&#8230;». Nebuchadrezzar dice di se stesso: «Io faccio in modo che vi sia un regno di abbondanza, anni di esuberanza, di prosperità nel mio paese». In un testo ittita Murshilish si esprime così sul regno di suo padre: «&#8230;Sotto di lui tutto il territorio di Khatti prosperò, durante il suo regno si moltiplicarono la gente, il bestiame, le pecore».</p>
<p style="text-align: justify;">La concezione è arcaica e universale; la si ritrova in Omero, in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span>, nell&#8217;antico Testamento, in Cina, ecc. Molto semplicemente si potrebbe dire che, sia per gli iranici che per i giudei e i cristiani, la «storia» assegnata all&#8217;universo è limitata e che la fine del mondo coincide con l&#8217;annientamento dei peccati, con la risurrezione dei morti e la vittoria dell&#8217;eternità sul tempo. Ma anche se questa dottrina diventa sempre più popolare nel secolo I a.C. e nei primi secoli d.C, non giunge a eliminare definitivamente la dottrina tradizionale della rigenerazione periodica del tempo per mezzo della ripetizione annuale della creazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo visto nel capitolo precedente che vestigia di questa dottrina si sono conservate presso gli iranici fino a una data avanzata del <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo" target="_self">medioevo</a>. Dominante anche nel giudaismo premessianico, questa dottrina non è quindi mai stata totalmente abolita, poiché gli ambienti rabbinici esitavano a precisare la durata fissata da Dio al cosmo, e si accontentavano di affermare che l&#8217;<em>ìllud tempus</em> un giorno sarebbe certamente giunto. Nel cristianesimo, d&#8217;altra parte, la tradizione evangelica lascia già intendere che <em>BASILEIA TOU TEOU</em> è già presente «in mezzo» (<em>ENTOS</em>) a quelli che credono, e che di conseguenza l<em>&#8216;illud tempus</em> è eternamente attuale e accessibile a chiunque, in qualsiasi momento, per metànoia. Siccome si tratta di una esperienza religiosa totalmente diversa dall&#8217;esperienza tradizionale, poiché si tratta della «fede», la rigenerazione periodica del mondo si traduce nel cristianesimo in una rigenerazione della persona umana. Ma per colui che partecipa a quell&#8217;eterno <em>nunc</em> del regno di Dio, la «storia» cessa in maniera totale, come per l&#8217;uomo delle culture arcaiche che l&#8217;abolisce periodicamente. Di conseguenza anche per il cristiano la storia può essere rigenerata da ogni credente in particolare e attraverso di lui, anche prima della seconda venuta del Salvatore, quando essa cesserà in un modo assoluto per tutta la creazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8833913600" rel="nofollow"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/luomosultetto.bmp" alt="Pietro Angelini, L'uomo sul tetto. Mircea Eliade e la «storia delle religioni»" border="0" /></a>Un&#8217;adeguata discussione sulla rivoluzione introdotta dal cristianesimo nella dialettica dell&#8217;abolizione della storia e dell&#8217;evasione dal dominio del tempo, ci condurrebbe troppo al di là dei limiti di questo saggio. Notiamo solamente che, anche nel quadro delle tre grandi <a title="Religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religioni</a> iranica, giudaica e cristiana, che hanno limitato la durata del cosmo a un certo numero di millenni, e affermano che la storia cesserà definitivamente<em> in illo tempore</em>, sussistono tuttavia tracce dell&#8217;antica dottrina della rigenerazione periodica della storia. In altri termini, la storia può essere abolita, e di conseguenza rinnovata, un numero considerevole di volte prima della realizzazione dell&#8217;<em>eschaton</em> finale. L&#8217;anno liturgico cristiano è infatti fondato su di una ripetizione periodica e reale della natività, della passione, della morte e della risurrezione di Gesù, con tutto ciò che questo dramma mistico comporta per un cristiano, cioè la rigenerazione personale e cosmica attraverso la riattualizzazione in concreto della nascita, della morte e della risurrezione del Salvatore.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da http://etradizione.altervista.org/articoli/ciclicosmicistoria/ciclicosmicistoria.htm e http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/mirceaeliade/ciclistoria.htm</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-cicli-cosmici-e-la-storia.html' addthis:title='I cicli cosmici e la storia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/i-cicli-cosmici-e-la-storia.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Articoli di Mircea Eliade]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Mircea Eliade]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Religione]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Studi religiosi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[atharvaveda]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[cicli cosmici]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Cumont]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[escatologia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[kali yuga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[mahabharata]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Platone]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[quattro età]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[ragnarók]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[veda]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[yuga]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Savitri Devi, luce d&#8217;Occidente</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/savitrideviluce.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/savitrideviluce.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid Helia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Post 1945]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[ariosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Chandra Bose]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[kali yuga]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalsocialismo]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Paganesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Savitri Devi]]></category>
		<category><![CDATA[Sigrid Helia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oliodirialto.com/?p=601</guid>
		<description><![CDATA[La vita, le opere e il mito di Savitri Devi, 'luce d'Occidente']]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/savitrideviluce.html' addthis:title='Savitri Devi, luce d&#8217;Occidente '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/savitri-devi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4816" style="margin: 10px;" title="savitri-devi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/savitri-devi-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a>Maximiani Julia Portas, nota più tardi col nome di Savitri Devi, nacque a Lione il 30 settembre 1905 da una famiglia d’origine greca. Giovane molto promettente, Maximiani si distingue particolarmente negli studi. Dopo un corso di studi orientato verso le lingue (giovanissima padroneggerà l’italiano, il francese, l’inglese, e in seguito, il tedesco, l’islandese, il bengali e l’hindi) si appassiona ai testi basilari dell’<a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">antichità</a> greco-romana in versione originale. Eccezionalmente eclettica, si appassiona anche allo studio della biologia. Dopo la laurea in Lettere del 1928 a Lione, si dedica anche a studi universitari di fisica e chimica (diplomi universitari in chimica nel 1930 e chimica biologica nel 1931) e nel 1935 ottiene il dottorato in Lettere. Sensibile all’eredità ellenica, affermerà qualche anno più tardi che la Grecia “ha rappresentato una civiltà di ferro, radicata nella verità; una civilizzazione che possedeva tutte le virtù del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">mondo antico</a> e nessuna delle sue debolezze, tutte le realizzazioni tecniche della modernità senza l’ipocrisia, la meschinità e la miseria morale dell’età moderna”. (<em>Pilgrimage</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Usando le sue competenze linguistiche, percorre il Medio-Oriente alla ricerca di una sopravvivenza reale della sacralità pagana delle origini. Durante un pellegrinaggio in “Terra Santa” rimette in discussione il Cristianesimo, “superstizione dell’uomo” antropocentrica e mortificante “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> di schiavi” a rimorchio d’Israele. Viene attratta da un panteismo “biocentrato” che ricerca a partire dalla feconda eredità di <a title="Ipazia" href="http://www.centrostudilaruna.it/ipazia-donna-di-scienza-e-altro.html">Ipazia</a>, dell’imperatore Giuliano e di Widukind che avevano resistito al nuovo ordine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> instaurato in Europa due millenni or sono dai settari seguaci di Cristo. Maximiani si stabilisce in India nel 1936 e prende il nome di Savitri Devi in onore delle brillanti anime solari venerate dall’Induismo. Portata dalla sua ricerca verso una spiritualità fondata su un’idea di una gerarchia naturale degli esseri e dei doveri, sarà in questa <em>aryavarta </em>– territorio degli ariani d’oriente – che lei cercherà le virtù che aveva ammirato nei libri: “Gli altri popoli hanno conservato la lista dei propri re e le rovine dei loro templi: hanno una storia. Ma hanno perduto la Tradizione dell’essenziale che l’India conserva”. (<em>L’Etang aux lotus</em>). Si presenta come pellegrina a Swami Satyananda presidente della Missione Indù. Questo movimento di riconquista identitaria e culturale si oppone ai guasti “caritatevoli” prodotti dalla guerra di sovversione condotta dai missionari cristiani che conoscono le basi dell’Induismo ma fanno un “commercio spirituale” della miseria indiana. Egli le spiega la sua visione del mondo, lei si dichiara “Pagana – che ha sempre rifiutato la conversione alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> di Paolo di Tarso, circuita od imposta, della sua Europa natale -” ed afferma che “vuole lavorare per impedire che il solo ed ultimo paese ad aver mantenuto (almeno in parte) gli Dei ariani – l’India – segua l’esempio funesto dell’Occidente e cada, pure lui, sotto l’influenza spirituale ebraica” (<em>Souvenirs et réflexions d’une aryenne</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Insegna storia indiana e inglese in un <em>college </em>di Delhi e collabora alla traduzione di testi filosofici e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> diretti ai paesi occidentali per diffondere ed perpetuare gli insegnamenti dell’Induismo, branca orientale della nostra stessa <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> scomparsa. Sostenendo l’opinione comune in India secondo la quale Hitler fosse l’<em>avatar </em>occidentale del dio Vishnu, Satyananda accetta l’aiuto di Savitri Devi, anche lei di simpatie nazionalsocialiste, che si propone come conferenziera itinerante nel paese. Strettamente controllata dalla polizia è allora sospettata di fomentare una rivolta nazionalista ad opera di gruppi ostili all’occupazione inglese. Senza ulteriori convenevoli i britannici tentano di assassinarla numerose volte. Lasciando agli aristocratici bramini il compito di resistere con le preghiere lei sceglie consapevolmente la via del <em>kshatriya </em>politico e s’inserisce nei ranghi del RSS, movimento giovanile patriottico antenato del BJP degli anni ’90. Militante radicale, contribuisce a formarne la struttura sul modello fascista italiano. Frequentando le caste più elevate Savitri Devi fa la conoscenza di Asit Krishna Mukherji, un biondo storico bramino che pubblica la rivista nazionalsocialista <em>New Mercury</em> dal 1935 al 1937. Con l’intermediazione del RSS prosegue un lavoro clandestino di sabotaggio anti-britannico sotto forma di <em>pamphlet </em>educativi e di conferenze. Incontra il leader nazionalista indiano Chandra Bose, futuro fondatore dell&#8217;<em>Indian National Army </em>che lotterà a fianco del Giappone per scuotere l’India dal vergognoso giogo coloniale. Si diffonde la dottrina dell’<em>Hindutva </em>(proto-nazionalismo divulgato da V. D. Savarkar dal 1929) e Savitri spiega la natura della sua lotta nel saggio <em>A Warning to the Hindus </em>del 1939. Incita il popolo indiano alla vigilanza di fronte al pericolo demografico e culturale musulmano. Sostiene la necessità di “induizzare” preventivamente la vulnerabile massa dei fuori-casta più permeabili ad una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> salvifica di tipo semitico come l’Islam.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda guerra mondiale scoppia in Europa e tutte le attività a carattere filo-tedesco vengono proibite in India. Sospettata di simpatie nazionalsocialiste, Savitri Devi diventa cittadina britannica grazie a Sri Mukherji, che le offre la sua protezione attraverso un matrimonio bianco concluso nel 1940. Durante un decennale percorso iniziatico attraverso l’India, Savitri Devi Mukherji redige degli appunti in un viaggio di centinaia di chilometri da Benares a Peshawar. In queste note divenute <em>L’Etang aux lotus </em>(1940) descrive la frattura che oppone l’inglese, turista pretenzioso e borghese, alla prestanza aristocratica dell’indù. Savitri spiega la sua scelta di campo a favore di un India brulicante e sporca per il suo rifiuto del carattere “febbrile e transitorio” delle nostre società occidentali igieniste ma vacue e false. Espone la sua versione per una strategia che possa superare in modo puntuale i pregiudizi sociali e confessionali e sostiene nel <em>The Non-Hindu Indians and the Indian Unity </em>le ragioni di una riconquista del potere degli autoctoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo sentimento nazionale fabbricato frettolosamente non trova che un&#8217;eco modesta in territori dove la coscienza patriottica si limita di sovente alla semplice sopravvivenza della propria casta. A partire dal 1942 Savitri Devi si entusiasma per Akhenaton, faraone del XIV secolo prima di Cristo, conosciuto in Egitto per aver imposto una riforma <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> monoteista a carattere solare. Ci si potrebbe chiedere che tipo d’interesse possa nutrire una pagana verso un settario seguace di Aton, dio unico in nome del quale furono distrutti i templi dei suoi antenati. Tuttavia, esisterebbe un legame lontano, nelle pretese origini ariane del faraone. Il culto di Aton, applicato come soluzione alle diatribe spirituali delle nostre società moderne permetterebbe di riunire un Occidente e un Oriente ariano rigenerato con il legame comune di una spiritualità solare. Una visione del mondo archeofuturista che ci viene proposta, ben prima di Faye, nel <em>A Son of God: The Life and Philosophy of Akhnaton, King of Egypt </em>scritto tra il 1942 e il 1945 a Calcutta.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un soggiorno indiano d’otto anni grazie al suo “assegno in bianco” nuziale, Savitri parte per rifugiarsi in Europa con un passaporto inglese in tasca… Nel 1944 percorre una Francia sconvolta. Nel <em>The Lightning and the Sun</em>, pubblicato clandestinamente a Calcutta nel 1958, farà l’analisi della sconfitta del suo campione. Secondo lei, Hitler era stato davvero l’<em>avatar </em>di Vishnu venuto a ristabilire l’ordine tradizionale e a risalire la corrente temporale del <em>Kali-Yuga </em>o età oscura per arrivare al <em>Satya-Yuga </em>o età dell’Oro. Nel suo libro definisce una gerarchia nell’attitudine dell’Uomo a confrontarsi col<em> Kali-Yuga</em>, fine di ciclo caratterizzata dall’inversione dei valori tradizionali. C’è innanzitutto l’Uomo dei tempi ultimi che, avido d’oro e d’onori si agita egoisticamente per i propri interessi. Poi c’è quello che, al di sopra dei tempi, rifiuta ogni coinvolgimento nel mondo e si orienta verso la spiritualità. Questo è generalmente il Bramino incompreso e beffeggiato. Solo per ultimo viene l’Uomo che si oppone ai tempi, il mistico militante che applica con violenza la volontà divina di restaurazione dell’età dell’Oro. Secondo Savitri Devi, Hitler era quest’Uomo, e la sua morte non mette minimamente in causa il combattimento contro i tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1945, con la fine della guerra, termina a Lione il suo manoscritto <em>Impeachment of Man </em>che sarà pubblicato a Londra nel 1959. Impregnato di filosofia orientale, manifesta una volontà integrale di difesa degli animali e la sua avversione radicale verso la caccia, la corrida e la macellazione. Esprime il suo favore all’eugenetica e all’eutanasia come misure di salute pubblica e prevenzione in un mondo in cui il problema demografico cresce in modo rapidissimo sia nel terzo mondo che altrove. Spinta dalla sua missione, indifferente alla repressione delle idee connesse all’ideologia sconfitta, Savitri Devi prosegue candidamente la sua ricerca della Tradizione sperando di ricostruire un&#8217;Europa sull’esempio indo-ariano dei <em>Veda</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso delle sue peregrinazioni in occidente in qualità di costumista di teatro si reca in Islanda, in Svezia passando per Inghilterra e Germania dove viene arrestata nel 1948 con l’imputazione di “propaganda nazionalsocialista”. Viene condannata a tre anni nella prigione di Werl, sconta solo sei mesi dopo di che torna a divulgare la fede della nuova Europa. Ammessa nelle confraternite dei veterani di guerra imprigionati con lei viene rilasciata grazie all’intervento del marito. Nel 1950, Savitri Devi pubblica <em>Defiance</em>, autobiografia della sua missione di propaganda in Germania e della sua discesa nelle carceri del sistema. Due anni dopo edita <em>Gold in the Fornace </em>che tratta delle condizioni di vita quotidiane nella Germania del dopoguerra, dei suoi incontri con i fedeli nazionalsocialisti che resistono all’occupazione alleata. Nonostante un’interdizione all’accesso nel territorio decide di rivedere i suoi amici tedeschi verso la fine del 1952 grazie ad un passaporto falso. L’anno successivo entra in Austria e visita i luoghi della giovinezza del <em>Führer</em>. Dall’Obersalzberg a Monaco fino a Norimberga si riavvicina spiritualmente agli avvenimenti che non aveva vissuto perché impegnata in una lotta antesignana dall’altra parte del mondo. Nel suo <em>Pilgrimage </em>del 1958 il lato militante fa posto ad una gnosi nazionalsocialista con riferimenti all’Induismo che si oppone ad un mondo desacralizzato ed ostile.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio degli anni ’50 Savitri Devi conosce Otto Skorzeny, l’intrepido liberatore di Mussolini, organizzatore tra il 1949 ed il 1952 della rete di fuga ODESSA, che la presenta a Leon Degrelle, il capo rexista belga comandante della divisione SS Wallonie. Nel 1962 l’inglese Colin Jordan fonda la <em>World Union of National – Socialist </em>(WUNS). Nei paesi del nord Europa si pensa che possa essere il segnale di rinnovamento tanto atteso da Savitri Devi che si precipita in Inghilterra, per diventare membro fondatore e fervente attivista di questa organizzazione. Nel 1967 Savitri Devi convinta dalla lettura de <em>La menzogna di Ulisse</em> comincia ad influenzare il futuro editore Ernst Zündel.</p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/savitritomba.jpg" border="0" alt="Savitri Devi" align="right" /> Torna in India, sua terra di elezione a sessantacinque anni. Nel 1971 termina il suo manoscritto <em>Souvenirs et réflexions d’une aryenne</em>, opera magistrale che consacra una vita intera d’impegno e di lotta. Con il suo stile epico mescolato a solide basi filosofiche costituisce una fondamentale opera di riferimento. Stabilitasi a Delhi presso il marito Sri Mukherji, Savitri Devi redige <em>Ironies et paradoxes dans l’historie et la légende</em>, antologia di curiosità storiche legate alla “doppia morale” giudaica ereditata dall’occidente cristiano. Sempre in relazione con l’Europa viene contattata nel 1978 da Ernst Zündel che la sottopone ad una lunga intervista registrata della durata di dieci ore. Passano tre anni ed il desiderio di rivedere l’Europa diviene troppo forte. Savitri Devi torna in Germania e nuovamente in Francia dove soggiorna vicino a Losanna. Nel 1982 viene invitata in America per una serie di conferenze. Parte con fatica verso l’Inghilterra ed al momento dell&#8217;imbarco viene colta da un infarto che la uccide. Nel luogo dove riposano le ceneri del fondatore del movimento statunitense Rockwell, l’urna funeraria di Savitri Devi troneggia insieme a quelle d’altre icone di personaggi che si sono opposti ai tempi. Sotto la corona mortuaria secondo le sue volontà c’è una runa Man capovolta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=7438&amp;pn=76"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/bhagavadgita.bmp" border="0" alt="Swami Sivananda, La bhagavad gita. Traduzione integrale dal sanscrito e commento" width="95" height="134" align="left" /></a> Per la devozione irrazionale che una sposa mistica vota al suo dio, Savitri Devi è rimasta fedele alla fede purissima delle origini ariane dell’Occidente. Comprendendo la Tradizione nella sua accezione più ampia, lontanissima dalla contingenza meschina di nazionalismi e sciovinismi moderni, ella ha fatto sua la legge brahmanica del “tutto è uno” che coordina ciascun elemento dell’Universo al suo posto adeguato. La reputazione di questa donna straordinaria, che ha compiuto il giro dei nazionalismi contemporanei, provoca a qualcuno un sorriso compassato, ad altri un&#8217;ammirazione incondizionata per la testimonianza vivente della fede di Wewelsburg e della <a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libro.php?lid=7438&amp;pn=76"><em>Bhagavad Gita</em></a>. In tutti i casi, tuttavia, il suo ricordo impone il rispetto dovuto al soldato politico, all’Essere contro i suoi Tempi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo tratto dal n. 13 (hiver 2002) di <em>Réfléchir &amp; Agir. Revue autonome de désintoxication idéologique</em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/savitrideviluce.html' addthis:title='Savitri Devi, luce d&#8217;Occidente ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/savitrideviluce.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Post 1945]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Storia contemporanea]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[ariosofia]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Chandra Bose]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[India]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[kali yuga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nazionalsocialismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[nazismo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Paganesimo]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Savitri Devi]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Sigrid Helia]]></coop:keyword>
	</item>
		<item>
		<title>Il mondo è piombato in un&#8217;età oscura</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/evolaoscura.html</link>
		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/evolaoscura.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 16:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[caste]]></category>
		<category><![CDATA[cicli cosmici]]></category>
		<category><![CDATA[decadenza]]></category>
		<category><![CDATA[dottrina]]></category>
		<category><![CDATA[età oscura]]></category>
		<category><![CDATA[Guénon]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[kali yuga]]></category>
		<category><![CDATA[purana]]></category>
		<category><![CDATA[quattro età]]></category>
		<category><![CDATA[razze]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Vishnu]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://runa.netsons.org/evolaoscura.html</guid>
		<description><![CDATA[Una visione evoliana del Kali-Yuga ispirata dalla lettura del Vishnu-purana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolaoscura.html' addthis:title='Il mondo è piombato in un&#8217;età oscura '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882721224"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/rivoltacontroilmondomoderno.bmp" border="0" alt="J. Evola, Rivolta contro il mondo moderno" width="95" height="134" align="right" /></a> È più o meno noto che mentre l’uomo moderno ha creduto e, in parte tuttora crede al mito dell’evoluzione, le civiltà antiche quasi senza eccezione e perfino le popolazioni selvagge riconobbero invece l’involuzione, il graduale decadere dell’uomo da uno stato primordiale concepito non come un passato semiscimmiesco ma come quello di un’alta spiritualità.</p>
<p style="text-align: justify;">La forma più nota di tale insegnamento è il mito di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> circa le quattro età del mondo – dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro – le quali corrispondono a gradi successivi dell’accennata discesa o decadenza. Del tutto analogo è l’insegnamento indù circa gli <em>yuga</em>, cicli complessivi e successivi che sono ugualmente in numero di quattro e che da una “età dell’essere” o “della verità” – <em>satya yuga </em>– vanno fino ad una “età oscura” – <em>kali yuga</em>. Secondo tali tradizioni, i tempi attuali corrispondono all’epicentro proprio di quest’ultimo periodo: noi ci troveremmo nel bel mezzo della “età oscura”.</p>
<p style="text-align: justify;">Benché la formulazione di tali teorie sia antichissima, di fatto i caratteri previsti per “l’età oscura” corrispondono in modo abbastanza sconcertante alle caratteristiche generale dei tempi nostri. Se ne può giudicare da alcuni passi che traiamo dal <em>Vishnu-purana</em>, testo che ci ha conservato gran parte del tesoro delle antiche tradizioni e degli antichi miti dell’India. Noi ci siamo limitati ad aggiungere, fra parentesi, alcune delucidazioni e a sottolineare le corrispondenze più evidenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per incominciare:</p>
<blockquote><p>“Razze di servi, di fuori casta e di barbari si renderanno padroni delle rive dell’Indo, del Darvika, del Candrabhaga e del Kashmir&#8230; I capi che regneranno sulla terra, come nature violente&#8230; si impadroniranno dei beni e dei loro soggetti. Limitati nella loro potenza, i più sorgeranno e precipiteranno rapidamente. Breve sarà la loro vita, insaziabili i loro desideri ed essi quasi ignoreranno cosa sia la pietà. I popoli dei vari paesi, ad essi mescolandosi ne seguiranno l’esempio.” (Si tratta di quelle <strong>nuove invasioni barbariche </strong>con conseguente immissione del <em>virus </em>del <strong>materialismo </strong>e della <strong>selvaggia volontà di potenza </strong>propria all’Occidente moderno in civiltà ancora fedeli e millenarie, sacre tradizioni. Tale processo, come si sa, in Asia è in pieno sviluppo).</p>
<p>“La casta prevalente sarà quella dei servi” (<strong>epoca proletario-socialista: comunismo</strong>). “Coloro che posseggono diserteranno agricoltura e commercio e trarranno da vivere facendo servi o esercitando professioni meccaniche” (<strong>proletarizzazione e industrializzazione</strong>).</p>
<p>“I capi invece di proteggere i loro sudditi, li spoglieranno e sotto pretesti fiscali ruberanno le proprietà alla casta dei mercanti” (<strong>crisi della proprietà privata e del capitalismo, statizzazione comunista della società</strong>).</p>
<p>“La sanità (interiore) e la legge (conforme alla propria natura) diminuiranno di giorno in giorno finché il mondo sarà completamente pervertito. Solo gli averi conferiranno il rango. Solo movente della devozione sarà la preoccupazione per la salute fisica, solo legame fra i sessi sarà il piacere, sola via al successo nelle competizioni sarà la frode. La terra sarà venerata solo per i suoi tesori minerali” (<strong>industrializzazione ad oltranza, morte della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> della terra</strong>). “Le vesti sacerdotali terranno il luogo della dignità del sacerdote. La debolezza sarà la sola causa dell’obbedire (<strong>fine degli antichi rapporti di lealismo e di onore</strong>). “La razza sarà incapace di produrre nascite divine. Deviati da miscredenti, gli uomini si chiederanno insolentemente: “Che autorità hanno i testi tradizionali? Che sono questi Dei, che è la casta detentrice dell’autorità spirituale? (<em>Brahmana</em>)”. “Il rispetto per le caste, per l’ordine sociale e per le istituzioni (tradizionali) verrà meno nell’età oscura. I matrimoni in questa età cesseranno di essere un rito e le norme connettenti un discepolo ad un maestro spirituale non avranno più forza. Si penserà che chiunque per qualunque via possa raggiungere lo stato di rigenerati (è il <strong>livello democratizzante delle pretese moderne della spiritualità</strong>) e gli atti di devozione che potranno ancora esser eseguiti non produrran no più alcun risultato. Ogni ordine di vita sarà uguale promiscuamente per tutti” (<strong>conformismo, standardizzazione</strong>). “Colui che distribuirà più danaro sarà signore degli uomini e la discendenza familiare cesserà di essere un titolo di preminenza” (<strong>superamento della nobiltà tradizionale</strong>). “Gli uomini concentreranno i loro interessi sull’acquisizione, anche se disonesta, della ricchezza. Ogni specie di uomo si immaginerà di essere pari ad un brahmana” (<strong>pretese prevaricatrici della libera cultura accademica; arroganza dell’ignoranza</strong>). “La gente quanto mai avrà terrore della morte e paventerà l’indigenza: solo per questo conserverà forma (un’apparenza) di culto. Le donne non seguiranno il volere dei mariti o dei genitori. Saranno egoiste, abiette, discentrate e mentitrici e sarà a dei dissoluti che si attaccheranno. Esse diventeranno semplici oggetti di disfacimento sessuale”.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Se l’attualità di tale profezia del <em>Vishnu-purana </em>ha tratti difficilmente contestabili, per il significato complessivo di esso bisognerebbe aver un senso del punto di riferimento, ossia di ciò che sarebbero state le origini, lo stato da cui via via l’umanità sarebbe decaduta. Ma che significato oggi potrebbero avere, per i più, termini come “età dell’essere” e “età dell’oro”? Purtroppo si ridurranno a semplici, vuote reminiscenze mitologico-letterarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel testo in questione varrebbe la pena di notare due motivi ulteriori che mitigano alquanto le tetre prospettive dell’età oscura. Vi accenneremo soltanto. Il primo è l’idea che chi, essendo nato nel <em>Kali-yuga</em>, malgrado tutto sa riconoscere i veri valori e la vera legge, raccoglierà frutti sovrannaturali difficilmente raggiungibili in tempi più facili. “Pessimismo eroico” direbbe un Nietzsche e questa idea non è estranea allo stesso cristianesimo. Il secondo punto è che lo stesso <em>Kali-yuga</em>, per rientrare in uno sviluppo ciclico cosmico più vasto, avrà esso stesso una fine. Per via di un fatto non semplicemente umano si produrrà un mutamento generale. Ne seguirà una specie di rigenerazione, un nuovo principio. Speriamo che sia così e soprattutto che, prima, non si debba giungere proprio sino in fondo alla china, con le delizie che “l’era atomica” ci riserva.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Da<em> Roma</em>, 14 gennaio 1954.</p>
<p style="text-align: justify;">Trascrizione di &#8220;Federico Barbarossa&#8221;.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/evolaoscura.html' addthis:title='Il mondo è piombato in un&#8217;età oscura ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.centrostudilaruna.it/evolaoscura.html/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
			<coop:keyword><![CDATA[Articoli di Julius Evola]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Italiano]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Julius Evola]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[caste]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[cicli cosmici]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[decadenza]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[dottrina]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[età oscura]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Guénon]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[India]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[kali yuga]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[purana]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[quattro età]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[razze]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[tradizione]]></coop:keyword>
		<coop:keyword><![CDATA[Vishnu]]></coop:keyword>
	</item>
	</channel>
</rss>

