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	<title>Centro Studi La Runa &#187; italici</title>
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		<title>I Veneti preromani nel contesto europeo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Lorenzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'analisi archeologica e storica della popolazione dei Veneti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venetipreromani.html' addthis:title='I Veneti preromani nel contesto europeo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886413610" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/antichitestiveneti.bmp" border="0" alt="Manlio Cortelazzo, Vittorio Formentin, Carla Marcato, Antichi testi veneti" width="95" height="133" align="right" /></a> &#8216;Veneti&#8217; ce ne furono non solo nell&#8217;Adriatico settentrionale ma anche in Armorica (Bretagna), sulle Alpi (Lago di Costanza), alla foce della Vistola (Prussia occidentale), nel Lazio e anche in Asia Minore, ma gli unici sul conto dei quali si sappia qualcosa &#8211; per quanto poco &#8211; di storicamente fondato sono i veneti del Veneto. &#8211; Quanto alla presunta origine microasiatica dei veneti &#8211; essi sarebbero venuti dalla Paflagonia guidati da certo Antenore, troiano, dopo la caduta di Troia proprio come i romani sarebbero arrivati nel Lazio da Troia guidati da Enea, secondo l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span> di Virgilio &#8211; si tratta di un&#8217;invenzione lanciata inizialmente da Plinio, che a sua volta faceva riferimento a Catone, poi continuata da Livio in un clima di esaltazione politica della grandezza di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dappertutto in Europa, e non solo, la genesi delle diverse nazioni e culture, quali grosso modo sono riconoscibili ancora adesso, risale alla dominazione del continente da parte di signori <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> che si imposero su popolazioni paleoeuropee non certo tutte uguali. Dal punto di vista culturale ed etnico il Veneto arcaico &#8211; fino, grosso modo, al secolo XI &#8211; apparteneva all&#8217;ecumene centroeuropeo, del quale la Padania viene a essere il meridione. Il tipo umano predominante era ed è quello alpino (cioé: il tipo alpino della razza bianca o europide), che non è quello mediterraneo e neppur quello nordico o quello balcanico. Esso assomiglia piuttosto a quello prevalente nel Baltico e, in generale, nell&#8217;Europa Nord-orientale, e anche le lingue pre-venete/pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> parlate nel II millennio dovevano essere di tipo finnico-uralico. Incomincio perciò con dare un&#8217;idea di quali potessero essere le caratteristiche del Veneto pre-veneto. &#8211; Sia fatto l&#8217;appunto che fin dai tempi preistorici le genti alpine ebbero come caratteristica la laboriosità, la serietà nell&#8217;impegno preso e l&#8217;ingegno tecnico; e questo si riflette nei tempi moderni quando le zone trainanti dal punto di vista economico (economia reale, non virtuale all&#8217;americana) sono quelle dove c&#8217;è un forte elemento alpino: quindi la Padania, l&#8217;Austria, la Germania meridionale, la Francia centrale. Anche in Spagna, le zone più forti in questo senso, tipo la Catalogna, rivelano un&#8217;importante presenza genetica alpina. Viceversa, gli alpini, di massima, furono genti chiuse, poco aggressive e anche poco portate alla cultura astratta e alla creazione artistica brillante. Non a caso i razziologi dell&#8217;anteguerra tendevano a dimostrare una scarsa stima per le genti alpine &#8211; salvo vedersi costretti a contraddirsi spesso, obbligati dall&#8217;evidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli abitanti pre-veneti della pianura veneta furono i cosiddetti euganei, sul conto dei quali non si sa praticamente niente, mentre le zone montagnose erano abitate dai reti, che si estendevano in tutto il Tirolo fino alla Baviera meridionale. Queste due popolazioni dovevano essere virtualmente identiche e si dice che con il sopraggiungere dgli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> gli euganei siano fuggiti e si siano attestati sulle montagne assieme ai reti. È invece molto più probabile che la stragrande maggioranza degli euganei siano rimasti dov&#8217;erano e abbiano continuato la loro vita come vassalli dei veneti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> dei quali, un poco alla volta, essi adottarono la lingua. I reti continuarono ad avere un&#8217;esistenza politicamente indipendente per molto tempo &#8211; fino al I secolo, e dal punto di vista culturale anche dopo. In riguardo, su di loro ci sono delle informazioni, che ci lasciano intravvedere come dovettero essere anche gli euganei.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nei secoli XVIII &#8211; XI nel Veneto c&#8217;era un&#8217;importante industria del bronzo, che veniva importato grezzo dal Trentino e lavorato localmente in diversi luoghi. A quei tempi venivano già fatti i bronzetti votivi tipicamente veneti che si continuarono a fare anche dopo l&#8217;avvento degli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> &#8211; non a caso, nel Veneto, gli <em>ex-voto </em>furono sempre di bronzo e non di ceramica come nel resto dello spazio geografico italico. L&#8217;industria del bronzo continuò a essere, anche in tempi romani, particolarmente importante nel Veneto: le cosiddette situle, vasi di bronzo ornati di scene quotidiane, di contro agli stili geometrici in vigore in quasi tutto il resto dell&#8217;Europa, incominciano a essere prodotte nel VI secolo e rappresentano una continuazione ed evoluzione di un artigianato del bronzo già in pieno rigoglio agli inizi del II millennio. Già in tempi preindoeuropei, è chiaro, c&#8217;era una florida attività artigianale e commerciale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8830411329" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/capuisiveneti.bmp" border="0" alt="Loredana Capuis, I veneti. Società e cultura di un popolo dell'Italia preromana" width="95" height="144" align="left" /></a> I reti, lo si è già detto, ci danno un&#8217;idea di come potesse essere il Veneto pre-indoeuropeo nel suo insieme. Dopo l&#8217;arrivo dei veneti, fra reti e veneti ci fu un nteressante intercambio culturale. I reti (e quindi probabilmente gli euganei) utilizzavano la tecnica architettonica di fabbricare case semiinterrate usando blocchi di pietra (se ne trovano resti in tutta l&#8217;Europa alpina), adottate anche dai veneti. In margine alle zone indoeuropeizzate, i reti &#8211; che erano veneti pre-veneti &#8211; continuarono ad avere una fiorente società ancora in tempi romani. Valpolicella, nel I secolo, era ancora un centro retico e centro retico era stata Verona prima della sua celtizzazione, come lo fu Trento. I reti, oltre a ottimi contadini e artigiani, costituivano società fortemente organizzate dove vivo era il senso della proprietà, della casa e della famiglia: qui si intravvedono molte delle qualità che distinguevano i veneti fino a tempi molto recenti. Già molto presto i reti avevano adottato l&#8217;alfabeto etrusco e rimangono alcune iscrizioni, di epoca romana. Si tratta di una lingua non <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>, non ancora decifrata (lo si è già detto, probabilmente di tipo uralico). È stato detto che essa presenta affinità con il ligure; ma l&#8217;unica affinità di cui si possa essere sicuri è che ambedue erano lingue non-indoeuropee (il ligure era una lingua mediterranea, di tipo, se vogliamo &#8216;etruscoide&#8217;). &#8211; Dal lato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, i reti avevano l&#8217;abitudine di accendere grandi fuochi cultuali e i veneti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> sembra abbiano mutuato queste abitudini. In Lessinia, zona di forte presenza retica, ancora circa un secolo fa si accendevano verso il Solstizio d&#8217;inverno dei grandi falò sulle cime dei monti, e i carboni che ne risultavano servivano a proteggere contro il fulmine. A questi fuochi erano anche legate pratiche divinatorie. Fra dicembre e gennaio si bruciavano sterpi per &#8216;aiutare&#8217; il Sole nel processo stagionale dell&#8217;allungamento delle ore di luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra fenomenologia arcaica pre-indoeuropea è quella architetturale dei castellieri, grandi costruzioni di pietra a secco e di terra battuta in cima a certe colline, difese da fossati. Fino a tempi romani, in Istria e in Dalmazia, furono luoghi fortificati e di abitazione, ma ne esistevano anche in Tirolo, orientati secondo criteri astrologici, e nella pianura, fino al Garda e oltre (quindi identità, in tempi pre-indoeuropei, fra le genti della montagna e della pianura veneta). C&#8217;è chi ha voluto vedere nei castellieri un&#8217;influenza mediterranea &#8211; né la cosa è impossibile, visto che le genti mediterranee erano dei grandi costruttori in pietra, ma questo è ancora da dimostrarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788815127068" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Villar.jpg" border="0" alt="Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa" width="140" height="201" align="left" /></a> Il Veneto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> esordisce con l&#8217;insediamento dei veneti nei secoli XI &#8211; X. Si trattava di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> di ceppo italico, come testimonia la loro lingua, molto simile al latino e della quale incominciano a trovarsi documenti a partire dal secolo VI, scritti in alfabeto veneto, derivato dall&#8217;etrusco chiusino (di massima, come sempre e dappertutto, si tratta di iscrizioni funerarie). Dei veneti si è anche detto che fossero <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> o protocelti, ma si tratta di un fatto ambiguo, in quanto ancora alla fine del II millennio la distinzione fra <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> e italici non era del tutto chiara. Tratto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>, ma anche italico (si ricordi il particolare rapporto fra Numa Pompilio e la ninfa Egeria) è l&#8217;importanza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> data alle fonti e agli spiriti acquatici, su di cui si riverrà anche più avanti, e che fu caratteristica anche dei veneti (il ricordo delle anguane, spiriti acquatici, era vivo nelle popolazione veneta ancora meno di un secolo fa). I templi veneti erano quasi sempre vicini a fonti o a corsi d&#8217;acqua; e libagioni d&#8217;acqua erano offerte ai loro dei.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti gli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a>, anche i veneti costruivano in legno. Le genti mediterranee erano state grandi costruttori in pietra, quelle centroeuropee usavano, a quanto sembra, tecniche miste. Non a caso tutte le città venete &#8211; principalissime Padova ed Este, ma anche Vicenza, Montebelluna, Oderzo, Treviso, ecc. &#8211; furono città di legno delle quali sono rintracciabili soltanto le fondamenta.</p>
<p style="text-align: justify;">La vitalità e l&#8217;intraprendenza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a> portò a un fiorire culturale e commerciale che nel veneto antico era stato meno dinamico. L&#8217;alto Adriatico, crocevia fra l&#8217;Europa settentrionale e orientale e il mondo etrusco e greco e poi romano, divenne un centro artigianale e un crocevia commerciale di tutto rispetto. Attraverso il Veneto passava la via dell&#8217;ambra, proveniente dal Baltico, ma si commerciava anche in sale, vino, metalli grezzi e lavorati, ceramica (il Veneto, fin da llora, fu terra di grandi ceramisti) e in cavalli, i cavalli veneti essendo fra i migliori d&#8217;Europa &#8211; i veneti furono grandi allevatori di cavalli (tratto, questo, fortemente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a>). Già nel secolo VII c&#8217;era una moneta veneta, l&#8217;<em>aes rude</em>, sostituita nel secolo III dalla dracma venetica di tipo massaliota e poi, nel I secolo, dalla monetazione romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quel che riguarda il lato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, le informazioni che abbiamo sono scarse. Come dappertutto in Europa &#8211; e anche in Asia &#8211; lo stabilirsi delle aristocrazie dominanti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> portò a sincretismi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> per cui la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> uranica dei dominatori convisse e acquistò caratteristiche delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> dei paleoeuropei sottomessi. Se per il mondo greco molti studi sono stati fatti e, entro ragionevoli limiti, si è riusciti a districare fra ciò che c&#8217;era di ellenico e di pre-ellenico nella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione greca</a>, nel resto dell&#8217;Europa le cose si presentano molto meno chiare; e quale fosse la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> delle popolazioni pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> non-mediterranee è quasi sconosciuto. Aggiungiamo che, specificamente nel Veneto, i luoghi di culto dovevano essere solo eccezionalmente dei templi veri e propri, e generalmente recinti sacri posti nella prossimità delle fonti &#8211; comunque, si trattava sempre di strutture in legno delle quali adesso sono riconoscibili soltanto i tracciati. La prossimità delle fonti, se ne è già parlato, potrebbe essere un carattere <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a>, di tipo italo-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1884964982/centrostudilarun" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/1884964982.bmp" border="0" alt="Encyclopedia of Indo-European Culture" hspace="3" vspace="3" width="109" height="140" align="right" /></a> Non c&#8217;è dubbio che i veneti dovevano avere una struttura <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> non dissimile da quella paleoromana, improntata dalla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">tripartizione indoeuropea</a> (Juppiter, Mars, Quirinus). Ma notizie in riguardo non ne rimangono. I lasciti archeologici puntano invece, con ogni probabilità, essenzialmente alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> popolare del substrato pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> della popolazione (come, del resto, è il caso anche in tutta l&#8217;area italica, dove però la fabbricazione di templi e di aree cultuali in pietra, per non parlare di una abbondante documentazione scritta, permise agli studiosi contemporanei di farsi un&#8217;idea migliore di quali relazioni intercorressero fra fra le diverse stratificazioni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Prettamente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> &#8211; anzi, identico a certe pratiche comuni in Lituania fino alla fine del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> &#8211; è il sacrificio del cavallo, che poi veniva sepolto sotto tumuli artificiali di terra &#8211; diversi scheletri di cavalli sono stati trovati sotto tumuli del genere in terra veneta. Tendenzialmente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> potrebbe essere il fatto che le tombe trovate sono prevalentemente a cremazione e poche quelle a inumazione, probabilmente di servi. Anche se sia <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> che paleoeuropei usavano l&#8217;una e l&#8217;altra pratica funeraria, la prevalenza della cremazione potrebbe indicare una predominanza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il resto, quanto ci è dato di sapere sulle pratiche cultuali nel Veneto pre-romano suggerisce che si tratti in massima parte, come già detto, di sopravvivenze pre-indoeuropee &#8211; &#8216;euganee&#8217; &#8211; e magari anche di influenze mediterranee o di sincretismi a esse legati. La dea più conosciuta del culto veneto preromano era Reitia (radice veneta <em>rekt </em>= tedesco <em>richten </em>= raddrizzare), anticamente Pora, dea del guado o del passaggio, verosimilmente verso le regioni dell&#8217;Oltretomba (tratto essenzialmente pre-indoeuropeo). I suoi principali santuari furono a Este e a Vicenza, dove essa aveva l&#8217;attributo di sanante e facilitava le guarigioni e i parti. Nei siti dei suoi luoghi di culto sono stati trovati un numero grandissimo di <em>ex-voto</em>, dalle cui iscrizioni si può dedurre che devote a Reitia erano soprattutto le donne. L&#8217;aspetto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> di Reitia sembra coincidere, sia per quel che riguarda la sua attività che per il tipo di culto che le si rendeva, con quello di Esculapio, anch&#8217;esso un dio vicino agli umani e verosimilmente di origine pre-indoeuropea. Ad Abano si venerava un non meglio identificato Apono e a Lagole (in Cadore), la tricefala Trumusiate (o Icate), forse affine all&#8217;infernale Ecate pre-ellenica: qui, forse, ha da vedersi un influsso mediterraneo. Stranamente, in tempi romani, Trumusiate divenne Apollo.</p>
<p style="text-align: justify;">Storicamente, i veneti gravitarono sempre nell&#8217;orbita di Roma, che era un alleato naturale per affrontare gli attacchi dei galli della Padania occidentale e meridionale e contro i quali sia i veneti che i romani si dovettero difendere per secoli. Né si escludono affinità naturali di tipo culturale e linguistico, per cui i veneti, anch&#8217;essi italici, si sentivano più vicini ai romani che ai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a>. Nel I secolo il Veneto passò, in modo più o meno indolore, a formare parte dell&#8217;Impero Romano. Buona parte dei caduti nella battaglia della foresta di Teutoburgo furono veneti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bibliografia essenziale: Giulia Fogolari, <em>I veneti</em>, in AA.VV., <em>Antiche genti d&#8217;Italia</em>, De Luca, Roma, 1994; Giorgio Chelidonio, <em>Le feste e le tradizioni del fuoco in Lessinia</em>, edizione della Comunità montana della Lessinia, Verona, 1999; Giulio Romano, <em>Archeoastronomia italiana</em>, CLEUP, Padova, 1992; Raffaele Mambella e Lucia Sanesi Mastrocinque, <em>Le Venezie, itinerari archeologici</em>, Newton Compton, Roma, 1988; Roberto Guerra, <em>Antiche popolazioni dell&#8217;Italia preromana</em>, Aries, Padova, 1999; Jean Haudry, <em>Gli indoeuropei</em>, Ar, Padova, 2001; Hans F. K. Günther, <em>Tipologia razziale dell&#8217;Europa</em>, Ghenos, Ferrara, 2003; Marija Gimbutas, <em>Die Balten</em>, Herbig, München, 1982.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venetipreromani.html' addthis:title='I Veneti preromani nel contesto europeo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del saggio di Massimo Pallottino sulle popolazioni italiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/storia-della-prima-italia.html' addthis:title='Storia della prima Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">Massimo Pallottino è stato uno dei più insigni archeologi del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">XX° secolo</a>, e ha studiato in particolare la civiltà etrusca. Un testo di riferimento di Pallottino è <em>Storia della prima Italia</em>, nel quale l’archeologo traccia una storia delle popolazioni italiche prima che queste fossero riunite sotto il dominio di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788845238512" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/gli-etruschi.bmp" border="0" alt="Massimo Pallottino, Gli Etruschi" width="95" height="147" align="right" /></a> L’unità politica romano-italica fino alle Alpi si conclude nel 42 a.C., secondo il disegno di Cesare: l’Italia preromana è un coacervo di popolazioni di origine, lingua e cultura diverse. Quest’idea era ben chiara agli antichi, al punto che l’Italia meridionale, colonizzata dalle città greche, fu definita <em>Magna Graecia</em>, il Settentrione, occupato dai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a>, fu definito Gallia Cisalpina, mentre il centro della penisola era avvertito come zona d’influenza etrusca. La storia preromana dell’Italia fu a lungo oscurata dal preponderante interesse per la cultura greco-romana, inoltre il clima culturale del Risorgimento prima e del fascismo poi, aveva imposto una visione romanocentrica della storia d’Italia. Nel corso del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">XX° secolo</a>, sulla scia degli studi di etruscologia, si sviluppò un rinnovato interesse per la storia preromana, di cui Pallottino è stato autorevole interprete.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino agli inizi del III° secolo a.C. la città di Roma ha un’importanza marginale nello scacchiere italico, e si è riconosciuto che le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">lingue indoeuropee</a> delle popolazioni italiche non possono considerarsi derivate da un ipotetico “italico comune”. A complicare le cose c’è l’enigma degli etruschi, popolo forse di origine orientale secondo le tradizioni antiche, o forse sviluppo di una civiltà autoctona, ma certamente non di origine <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>. Dunque fra i popoli che abitarono l’antica Italia sono di origine storicamente verificabile solo i Greci e i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a>: ovvero le civiltà che si sono formate fuori dalla penisola.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8816406607" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/storiadelmediterraneo.bmp" border="0" alt="AA. VV., Storia del Mediterraneo nell'antichità. IX-I secolo a.C." width="95" height="133" align="left" /></a> Il quadro archeologico dell’Italia preistorica fa presumere l’esistenza di una evoluta economia agricola con notevoli articolazioni sociali al Sud, mentre nel resto della penisola sembra di riscontrare condizioni più arretrate. Un fattore importante è la comparsa del rito della cremazione dei morti che trova corrispondenza nella “civiltà dei campi d’urne” dell’Europa continentale. Un altro processo fondamentale è quello della <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeizzazione</a> delle lingue italiche, che si compirà definitivamente col trionfo del latino sulle altre. È verosimile che le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">popolazioni indoeuropee</a> siano arrivate dalle Alpi orientali, dando origine ai principali ceppi linguistici dell’Italia preromana: latino, osco-umbro, venetico, messapico. L’arrivo delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">genti indoeuropee</a>, tuttavia, non ha cancellato il sostrato preesistente, e ha dato luogo alla progressiva fusione fra le comunità autoctone e i gruppi immigrati. È evidente, ad esempio, come la lingua etrusca abbia subito influenze <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a>. Le tradizioni mitiche presentano lo schema ricorrente di un eroe straniero che si impone per il suo valore e sposa la figlia del re locale: evidentemente questi miti conservano memoria di eventi effettivamente accaduti.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima ipotesi di documenti scritti relativi a popolazioni italiche può essere fatta risalire al XIII°-XII° secolo a.C., quando fonti egiziane parlano di un’invasione dell’Egitto a opera di popoli del mare, alcuni dei quali potrebbero essere identificati con Tirreni, Sardi e Siculi. Tuttavia è soltanto dal IX°-VIII° secolo a.C. che si può documentare con certezza la presenza di unità etniche dell’Italia storica, con la diffusione delle cultura villanoviana, picena, di Golasecca, paleoveneta, iapigia, sicula, e delle tombe a fossa (nell’attuale Calabria).</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458324" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/iliguri.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, I Liguri. Etnogenesi di un popolo. Dalle origini alla conquista romana" width="94" height="142" align="right" /></a> Nel corso dell’VIII° secolo l’Italia entra nei tempi storici con l’avvio di processi di urbanizzazione. Comincia l’insediamento dei Greci sulle coste dell’Italia meridionale e della Sicilia, e si sviluppa la più originale delle civiltà italiche preromane: quella etrusca. Com’è noto gli Etruschi erano considerati dagli <a title="Autori classici" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/autori-classici">autori classici</a> una popolazione di origine orientale, mentre la storiografia più recente propende per un’origine autoctona degli Etruschi che sarebbero stati i discendenti della civiltà villanoviana. La raffinata civiltà etrusca nella sua massima espansione si estese dal Po alle coste della Campania, esercitando un’influenza decisiva sulla storia dell’Italia antica. Gli Etruschi diedero vita a un sistema di città federate e si distinsero come abili marinai dominando il mare Tirreno e svolgendo un fiorente commercio col mondo mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso del V° secolo le città greche del Sud sviluppano forme di governo tiranniche, che sembrano aver influenzato anche il mondo etrusco, dove si affermano sovrani e forme di potere personale nelle città. Fra il V° e il IV° secolo, si constata una fase di recessione dei fiorenti commerci navali che in precedenza avevano arricchito le colonie greche e le città etrusche, al punto che gli studiosi hanno coniato l’espressione “<a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">medioevo</a> italico” per indicare questa fase di contrazione delle attività economiche. È questo il periodo in cui le popolazioni dell’entroterra italico cominciano ad affacciarsi verso le coste: i Volsci, gli Umbri, i Sanniti sono le forze emergenti che conquistano la scena fino allora occupata da Greci ed Etruschi. Inoltre nel Nord Italia calano le tribù celtiche che occupano stabilmente il territorio nord occidentale, e si scontrano con gli Etruschi a Sud del Po, arrivando ad occupare anche l’Emilia, la Romagna, e le attuali Marche fino a Senigallia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458057" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/deiemitiitalici.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, Dei e miti italici" width="94" height="141" align="left" /></a> Nelle colonie greche del Sud al periodo delle tirannidi segue quello dei sistemi democratici che influenzano le popolazioni italiche: è l’epoca in cui a Roma viene istituita la legislazione delle Dodici Tavole. Al principio del IV° secolo cominciano a verificarsi importanti fenomeni. L’organizzazione delle città stato appare ormai superata, i Greci tendono a rafforzare il legame colla madre-patria, gli italici orientali e i <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a> restano in una condizione di perenne conflittualità con gli altri popoli, si avverte una crescente influenza cartaginese e si manifesta, in modo molto graduale, la crescita del potere di Roma che comincia ad affrancarsi dal dominio etrusco. Particolarmente sanguinoso è lo scontro fra Sanniti e Romani che assume il carattere di uno scontro per il predominio nell’Italia centro-meridionale (326-304 a.C.).</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da questo momento Roma, che fino ad allora era stata una città stato come tante altre, comincia un’ascesa irresistibile, divenendo arbitra del destino del mondo italico. L’espansione dei Romani a Nord venne fieramente contrastata da Etruschi e Galli, che però vennero sconfitti, anche se questi ultimi mantennero una certa vivacità fino all’epoca delle guerre puniche. I Veneti, invece, entrarono spontaneamente nella sfera d’influenza di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune tendenze fondamentali della politica di Roma sono l’eredità dell’antecedente storia italica. L’espansionismo romano è la prosecuzione di quello etrusco e osco-umbro: Pallottino afferma che esiste un ininterrotto e cosciente legame tra la Roma del VI° secolo e quella del IV° secolo, iniziatrice di una nuova realtà politica. Inoltre Roma, pur sconfiggendo i Sanniti, finisce per assorbire il ruolo delle leghe formate dalle popolazioni dell’Italia centro-orientale. Eppure le civiltà italiche, che avevano elaborato anche una lingua e una scrittura proprie, conserveranno un forte sentimento indipendentista, anche perché gli italici, pur partecipando alle guerre romane, erano sottoposti a una legislazione di <em>apartheid</em>. La richiesta di parità di diritti con i Romani porterà nel I° secolo a.C. alla guerra sociale, nella quale insorgeranno le popolazioni dell’area centro-orientale della penisola. Proprio in questa occasione, gli insorti si appropriano del nome Italia, e coniano una moneta con l’immagine del toro italico che schiaccia la lupa romana. Roma si decise a concedere la cittadinanza in cambio della cessazione delle ostilità nell’87 a.C. A partire da questo momento si assiste alla totale latinizzazione della penisola; del resto fin dal III° secolo scrittori di varia estrazione italica utilizzavano il latino.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti toponimi sono stati latinizzati, ma conservano l’origine greca, etrusca, umbra, celtica ecc… Le mura etrusche di Perugia furono in uso fino al Rinascimento e il centro di Napoli è segnato ancora dalla pianta della città greca. Le stesse regioni disegnate da Augusto sono definite dalle preesistenti unità etnico-storiche, e i nomi delle attuali regioni italiane in buona parte risalgono all’antichità. In conclusione, Pallottino rileva come proprio nell’epoca preromana affondino le radici di quella vocazione regionalista che si manifesterà in tutte le successive vicende storiche che coinvolgeranno il territorio italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Pallottino, <em>Storia della prima Italia</em>, Rusconi, Milano, 1994, pp.264.</p>
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