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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Israele</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La mistificazione della storia</title>
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		<comments>http://www.centrostudilaruna.it/la-mistificazione-della-storia.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 10:23:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Svelare la mistificazione della storia, riscoprire la grandezza della civiltà europea, ripudiare il falso mito di una “civiltà occidentale giudeo-cristiana” costruita interamente sull'adorazione di un libro orientale, non è che il primo passo, l'inizio della lotta contro l'asservimento dell'Europa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-mistificazione-della-storia.html' addthis:title='La mistificazione della storia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_7727" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-7727" title="Newgrange (co. Meath, Irlanda)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/newgrange-300x225.jpg" alt="Newgrange (co. Meath, Irlanda)" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Newgrange (co. Meath, Irlanda)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 2007 il matematico e filosofo Piergiorgio Odifreddi pubblicò il saggio <a title="Perché non possiamo essere cristiani" href="http://www.libriefilm.com/perche-non-possiamo-essere-cristiani-e-meno-che-mai-cattolici/9540" target="_blank"><em>Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici</em></a>, libro che, come non è difficile capire, mette radicalmente in discussione la dottrina del Discorso della Montagna. Fra le altre cose, Odifreddi faceva notare il fatto, del resto ben noto, che al di fuori dei Vangeli non si trovano tracce di riferimenti agli avvenimenti raccontati nei Vangeli stessi, tranne qualche accenno, come il famoso testimonium flavianum, un frammento attribuito allo storico Giuseppe Flavio che è con ogni probabilità un&#8217;interpolazione spuria inserita a secoli di distanza negli scritti dello storico ebreo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, argomenta Odifreddi, il primo secolo della cosiddetta Era Volgare era un&#8217;epoca altamente civile nella quale le notizie correvano e c&#8217;erano dozzine di storici. Possibile che nessuno si sia accorto che in Palestina c&#8217;era un grande taumaturgo come il Gesù raccontatoci dai Vangeli, capace di camminare sulle acque, guarire i lebbrosi, resuscitare i morti? E&#8217; di gran lunga più verosimile che non ci abbiano raccontato nulla perché non c&#8217;era nulla da raccontare, e che il Cristo dei Vangeli sia pressoché per intero una figura mitologica elaborata molto dopo l&#8217;epoca degli avvenimenti narrati.</p>
<p style="text-align: justify;">È molto istruttivo e fa un effetto quasi umoristico leggere la recensione che ha fatto al libro di Odifreddi sul sito della EffeDiEffe Maurizio Blondet, giornalista di impostazione cattolico-tradizionalista ed ex collaboratore de “L&#8217;avvenire”, il quotidiano della CEI.</p>
<p style="text-align: justify;">“Per fortuna”, ci dice Blondet, Odifreddi non si è accorto che anche per quanto riguarda l&#8217;Antico Testamento “esiste un problema analogo”. Se noi andiamo a leggere quello che ci racconta la <em>Bibbia </em>riguardo al regno d&#8217;Israele soprattutto nei periodi di maggiore potenza come il regno di Salomone, si ha l&#8217;impressione che si sia trattato quanto meno di una media potenza dell&#8217;area mediorientale. E allora, non è quanto meno strano che di ciò i vicini di Israele non si siano accorti per nulla? Noi non troviamo alcuna menzione a Israele e/o agli Ebrei in nessun testo babilonese, assiro, ittita o fenicio. Per quanto riguarda l&#8217;Egitto, poi (menzionato nella bibbia centinaia di volte) c&#8217;è solo un ambiguo riferimento di sfuggita in una stele, che potrebbe forse riferirsi a Israele o forse no. L&#8217;impressione che si ha, è che la parte “storica” della bibbia non sia altro che una raccolta di fanfaronate scritta per gratificare lo sciovinismo tribale di una popolazione che fino al tramonto dell&#8217;età antica ha avuto sulla storia del Medio Oriente (non diciamo sulla storia mondiale) un peso pressoché pari a zero.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che per un credente come Blondet è “un problema”, per chi non ha lo sguardo appannato dalla “fede” è semplicemente un fatto. L&#8217;Antico e il Nuovo Testamento sono entrambi due “patacche”, due raccolte di favole senza nessun fondamento storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che la gente crede, il più delle volte non ha alcun rapporto con la realtà. C&#8217;è gente che crede all&#8217;astrologia, c&#8217;è ancora gente capace di credere nel comunismo; e quando mai si è visto nella storia umana un sistema di regimi come quello comunista dell&#8217;Unione Sovietica e dell&#8217;Europa orientale crollare sotto il suo stesso peso, di fronte alla constatata incapacità di produrre altro che violenza, miseria e oppressione? Perché non lasciare allora che chi vuole continui a credere che quella raccolta di favole e mistificazioni che conosciamo come <em>Bibbia </em>sia nientemeno che “la parola di Dio”, magari aggiungendovi la credenza in quella serie di sciocchezze che sono i dogmi cattolici, dalla transustanziazione alla verginità di Maria?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-indoeuropei-fatti-dibattiti-soluzioni/9218" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7728" style="margin: 10px;" title="indoeuropei" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/indoeuropei.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>Questo è inaccettabile per una serie di ragioni: il cristianesimo, incistatosi nel cuore della cultura europea come una malattia cronica dopo aver distrutto le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> native dell&#8217;Europa, sembra oggi tornato a una nuova fase di virulenza, si pensi solo a come premono la Chiesa cattolica e le varie Chiese cristiane in favore dell&#8217;immigrazione che minaccia di sommergere e cancellare le stesse basi etniche della civiltà europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora, noi sappiamo che durante la seconda guerra mondiale la parte vincitrice del conflitto si è macchiata di atrocità in quantità nettamente superiori di quelle che è poi riuscita ad attribuire ai vinti: pensiamo solo ai quattro milioni di vittime civili dei bombardamenti aerei alleati e ai tre milioni di civili tedeschi massacrati dall&#8217;Armata Rossa a oriente dell&#8217;Oder. Siamo già oltre le cifre del cosiddetto olocausto attribuito ai nazisti, e non abbiamo ancora considerato due bombardamenti nucleari sul Giappone, le migliaia di italiani massacrati dai comunisti jugoslavi nelle foibe, l&#8217;eccidio di Katyn, le stragi compiute dalle bande partigiane e via dicendo, eppure tutto ciò non ha nemmeno lontanamente l&#8217;impatto emotivo del cosiddetto olocausto (le cui cifre non possono essere ridimensionate anche perché per gli storici che cercano di studiare l&#8217;argomento, nelle nostre liberissime democrazie si aprono le porte del carcere), ci sono vittime di serie A e vittime di serie B, perché il cosiddetto olocausto (parola che proviene dalla terminologia religiosa) porta con sé il sentore del sacrilegio: si sarebbe alzata la mano sul “popolo santo”, sul “popolo sacerdotale”, sul “popolo di Gesù”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il senso di colpa per ciò (anche se nessuno che sia nato dopo il 1945 può essere chiamato a risponderne personalmente), dovrebbe giustificare la soggezione in eterno dell&#8217;Europa agli Stati Uniti, potenza sedicente cristiana, “nuovo Israele”. È chiaro, assolutamente chiaro che qualsiasi progetto di rinascita dell&#8217;Europa passa per il rifiuto radicale di tutto ciò, a cominciare dalla sopravvalutazione dell&#8217;ebraismo ingenerata dalla diffusione delle mistificazioni bibliche che per secoli sono state spacciate all&#8217;Europa come “la verità rivelata” per antonomasia.</p>
<p style="text-align: justify;">La cultura dell&#8217;Europa è stata per secoli dominata dalla Chiesa cattolica che ha abilmente riutilizzato i cascami della cultura classica per fare da supporto a una concezione il cui nucleo centrale rimane ebraico-mediorientale. Tutte le volte che c&#8217;è stato un reale progresso della conoscenza, esso ha dovuto lottare contro l&#8217;ortodossia biblica. Copernico e Galileo hanno liberato dal dogma biblico l&#8217;astronomia e le scienze fisiche, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span> le scienze biologiche, ma le scienze storiche stanno ancora aspettando il loro Copernico, il loro Galileo, il loro <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un punto che dovrebbe essere oggetto di una riflessione a parte: noi sappiamo che a partire dagli anni &#8217;70, da quel disastro per la nostra cultura e per la nostra scuola che è stato il cosiddetto &#8217;68 le cui nefaste conseguenze sono ancora ben lungi dall&#8217;essere state smaltite, la scuola italiana e in particolare l&#8217;insegnamento della storia sono stati invasi, impestati da docenti di sinistra di formazione marxista. Ebbene, non è perlomeno strano che costoro non abbiano trovato nulla da ridire su di un&#8217;impostazione della storia di derivazione cristiano-biblica, che come vedremo, è estremamente fragile e confutabile?</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo me, questa è la prova lampante di due fatti fondamentali:</p>
<p style="text-align: justify;">1.	La reale scientificità del cosiddetto “materialismo dialettico” e del cosiddetto “materialismo storico”, dell&#8217;impostazione marxista della storia è rigorosamente nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">2.	Abbiamo qui la prova evidente del fatto che cristianesimo e marxismo sono due forme di pensiero molto più affini di quel che sembrerebbe a prima vista, scaturenti entrambe dalla stessa matrice semitico-mediorientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si prende in mano un qualsiasi testo di storia, “la storia” che ci viene raccontata è sempre la stessa: la civiltà umana sarebbe germogliata in Medio Oriente tra l&#8217;Egitto e la Mesopotamia, per passare, in un complicato passaparola da Egizi, Assiri e Babilonesi a Fenici, Ebrei e Persiani (forse anche Cretesi minoici ed Etruschi) e da questi ai Greci che l&#8217;avrebbero consegnata ai Romani, per arrivare infine nel cuore del nostro continente sulla punta delle lance e dei gladi romani solo poco prima dell&#8217;età di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lorigine-delle-lingue-indoeuropee/6122" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7729" style="margin: 10px;" title="origine-lingue-indoeuropee" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/origine-lingue-indoeuropee.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Si tratta di un persistente schema di derivazione biblica tendente a enfatizzare il ruolo del Medio Oriente e a sminuire quello dell&#8217;Europa. I fatti che non collimano con questo schema – paraocchi, come ad esempio quello, accertato, che il complesso megalitico di Stonehenge è di otto secoli più antico delle piramidi egizie o che la tomba monumentale di Newgrange in Irlanda risale a un&#8217;epoca ancora più remota, semplicemente non sono presi in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La cultura celtica, “colpevole” di essere una cultura assolutamente autoctona dell&#8217;Europa, non riconducibile a influenze provenienti dall&#8217;altra sponda del Mediterraneo, è stata particolarmente maltrattata e sottovalutata dagli storici affetti da strabismo mediorientale che perpetuano – consciamente o no – lo schema biblico, e lo stesso è avvenuto, a maggior ragione per quella cultura pre-celtica e forse pre-indoeuropea a cui dobbiamo l&#8217;edificazione dei grandi complessi megalitici diffusi nell&#8217;Europa atlantica e mediterranea da Malta a Stonehenge, ma diffusi soprattutto nella parte atlantica dell&#8217;antica Gallia e nelle Isole Britanniche, ma in un certo senso si può dire che i popoli e le culture dell&#8217;Europa mediterranea sono stati trattati anche peggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è noto, le lingue delle popolazioni caucasiche e le popolazioni stesse, sono state classificate in tre grandi gruppi: semitico, camitico e <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropeo</a>: il gruppo semitico comprenderebbe le lingue e le popolazioni degli antichi Babilonesi, Assiri, Caldei, Fenici, degli Ebrei, degli Arabi. Camitiche sarebbero le popolazioni “bianche” dell&#8217;Africa settentrionale anche se parzialmente arabizzate dalla conquista islamica. Camiti sarebbero gli antichi Egizi e i loro discendenti moderni, i Copti, le popolazioni berbere e tuareg, gli antichi Numidi e in Asia appartenevano al gruppo camitico i Cananei. Al ceppo <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropeo</a> appartiene la quasi totalità delle lingue parlate in Europa e verosimilmente radici comuni ne hanno le popolazioni: <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a>, Germani, Latini, Greci, Slavi, e poi in Asia le popolazioni indiane e iraniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa classificazione deriva direttamente dalla <em>Bibbia</em>, dai tre figli di Noè, Sem, Cam, Jafet che si suppone sarebbero stati gli antenati rispettivamente dei Semiti dei Camiti, degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">Indoeuropei</a>. Se dovessimo prendere la narrazione biblica per qualcosa di diverso da una favola, ci si porrebbe subito un problema: poiché essa racconta che tutta l&#8217;umanità precedente a Noè sarebbe stata spazzata via dal diluvio, da dove verrebbero le popolazioni non caucasiche? Forse i loro antenati sono stati sbarcati sulla Terra da degli UFO?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma prescindiamo, il fatto è che lo schema biblico si dimostra riduttivo e mistificante anche se applicato alle sole popolazioni caucasiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo schema, che vorrebbe costringere la realtà nella camicia di forza biblica che – torno a ripeterlo – non ha alcun valore storico ed è puramente leggendaria, rimane fuori un numero impressionante di popolazioni antiche che gli storici, con assoluta cecità, continuano a etichettare come “non apparentate” o “di origine misteriosa” o “non <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropei</a>” (etichetta che potrebbe nella sua vaghezza andare ugualmente bene per Eschimesi e Papua): Etruschi, Minoici, Liguri (il cui territorio era un tempo esteso a gran parte della Gallia meridionale), Iberici, per non menzionare che le principali.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un vasto insieme di popolazioni dalle caratteristiche non dissimili che possono essere agevolmente denominate come “Mediterranei”, anche se bisogna tenere presente che pure popolazioni camitiche, semitiche ed indoeuropee erano affacciate sulle sponde del Mediterraneo già in età antica e che un sostrato “mediterraneo” è rilevabile, ad esempio, nelle Isole Britanniche, e che a questa popolazione “mediterranea” delle origini sarebbe riconducibile l&#8217;edificazione dei complessi megalitici preesistenti all&#8217;avvento dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a>, bisogna dunque accettare la definizione di “Mediterranei” come etnica, storica e culturale piuttosto che geografica.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo contesto “mediterraneo” appartenevano con ogni probabilità importanti civiltà antiche come quella etrusca e quella cretese-minoica, nonché le culture cui è attribuibile l&#8217;erezione dei complessi megalitici delle Isole Britanniche, della Gallia atlantica (ad esempio Carnac) e dell&#8217;isola di Malta.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerebbe quanto meno aggiungere un quarto ramo “mediterraneo” delle popolazioni caucasiche, anche se non è possibile riscrivere la <em>Bibbia </em>per inventare un quarto figlio di Noè. Non è ancora tutto, perché rami minori e separati sono probabilmente costituiti dalle popolazioni ugrofinniche, dai Baschi, da Sardi e Corsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;idea che ci facciamo del nostro passato dipende l&#8217;idea che abbiamo di noi stessi esattamente come, per capire dove ci troviamo, occorre sapere da dove siamo venuti e, a questo riguardo non a caso, talvolta si sentono delle bestialità da far accapponare la pelle, e una delle più ricorrenti è la confusione tra mediterraneo e semitico, un modo comodo per risucchiare dentro il mondo semitico grandi civiltà antiche come quella etrusca e quella minoica (ma quella di arraffare tutto ciò su cui si può mettere le mani a poco prezzo sembra essere una radicata tradizione semitica); in realtà nulla potrebbe essere più falso, e ben difficilmente si potrebbero indicare due culture, due modi di essere più diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_7730" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-7730" title="Stonehenge. Wiltshire, Inghilterra" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/stonehenge-300x225.jpg" alt="Stonehenge. Wiltshire, Inghilterra" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Stonehenge. Wiltshire, Inghilterra</p></div>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo solo a un tratto per tutti, la posizione che la donna aveva (o ha ancora al presente) nelle rispettive società. Che gli antichi Mediterranei inclinassero al matriarcato e che comunque nelle loro culture la donna vi godesse di dignità e di autonomia pari a quella dell&#8217;uomo, su questo mi sembra vi siano pochi dubbi. Andiamo a vedere quello che accadeva/accade nel mondo semitico, ciò che ci è testimoniato dall&#8217;ebraismo biblico, dall&#8217;islam fino al presente, dalle tracce che quella sorta di semitizzazione dell&#8217;Europa che è stata la diffusione del cristianesimo ha lasciato nella nostra stessa cultura: ci accorgiamo di avere a che fare con una mentalità, più che patriarcale, sessuofoba e misogina, dove la metà femminile della popolazione era/è tenuta in condizioni di minorità e spesso di segregazione. Il modo in cui la donna è trattata nel mondo islamico, spesso priva di diritti politici del diritto all&#8217;istruzione, spesso persino all&#8217;assistenza sanitaria, segregata in casa, costretta a nascondersi sotto lo <em>chador </em>o il <em>burqa </em>quando esce per strada, ci fa giustamente orrore, ma dovremmo ricordare che né l&#8217;ebraismo biblico né il cristianesimo antico e medievale ci mostrano un quadro sostanzialmente diverso; in particolare quel libro anacronistico che ci ostiniamo a considerare “sacro” ci fa vedere una mentalità per la quale la donna è solo oggetto e non soggetto di diritti, esiste solo per il piacere dell&#8217;uomo e per dargli figli, contro la quale ogni violenza è presentata con noncuranza, e in ultima analisi lecita.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è questa la sola differenza che è possibile riscontrare tra Mediterranei e semiti. Immaginiamo di visitare un museo con riproduzioni dei vari capolavori dell&#8217;antichità. Passando davanti alla riproduzione di una sezione di ziggurat babilonese o a un toro alato assiro, per poco che siamo sensibili, avremo l&#8217;impressione di una grandiosità plumbea, senza vita, proveremo un senso di oppressione, chi ha realizzato quelle opere, ci viene da pensare, doveva essere gente oppressa da tirannidi politico-sacrali che ne facevano degli schiavi dalla culla alla tomba, esattamente come ancora oggi la vita dei popoli islamici è condizionata da un&#8217;ossessione religiosa che si spinge spesso fino al fanatismo e lascia ben poco spazio alla gioia di vivere o non ne ammette semplicemente l&#8217;espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Geova veterotestamentario è una divinità feroce, pronto a colpire i suoi devoti coi più tremendi flagelli al minimo segno di disobbedienza o di obbedienza non sufficientemente zelante, e ad aizzarli a sterminare i popoli stranieri per farsi e fargli spazio, ma appare ancora quasi mite se confrontato con altre divinità semitiche come Baal e Moloch, avide di sacrifici umani (tracce di sacrifici umani si trovano però anche nella <em>Bibbia</em>, a cominciare dalla storia di Isacco). E Allah? È un&#8217;altra divinità con la quale è meglio non scherzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Proseguiamo la visita al nostro ideale museo e spostiamo ora la nostra attenzione sugli affreschi etruschi e minoici: è un mondo del tutto diverso quello che troviamo: possiamo vedere scene di feste, di cacce, di attività sportive che ci testimoniano di una visione della vita molto più serena e armoniosa: la figura umana è sempre centrale: uomini e donne dai corpi vigorosi ed elastici, che gli artisti non si sono preoccupati troppo di nascondere, e che sembrano apprezzare pienamente le gioie della vita. Forse un elemento importante per capire le differenze psicologiche fra i due gruppi di popoli e culture, è dato dal fatto che uno dei capolavori della statuaria antica, la “dama di Elche”, è opera di un popolo, gli Iberici, che solitamente gli storici non degnano di molta considerazione. Al confronto, le figurine umane ritrovate nei <em>tophet </em>fenicio-punici di Monte Sirai e Mozia appaiono sorprendentemente rozze e primitive, e non credo sia scorretto interpretare la cosa come una testimonianza del fatto che le culture mediterranee accordavano all&#8217;essere umano, all&#8217;individuo, una centralità del tutto sconosciuta nel mondo semitico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ambiente naturale ha certamente un&#8217;importanza fondamentale nel modellare la cultura umana: il semita era (è) essenzialmente un figlio del deserto, di un ambiente vuoto fatto di cielo e dune dove le capre strappavano e strappano una magra sopravvivenza da stentati arbusti e il pastore e allevatore semitico a sua volta strappava e strappa una magra sopravvivenza dalla carne e dal latte delle capre. Questa condizione, per la quale la natura, priva di qualsiasi intrinseca sacralità, è vista come qualcosa di ostile che l&#8217;uomo deve dominare e soggiogare, e verso la quale può ritenere di agire senza alcun freno, è certamente alla base del rapporto uomo-ambiente naturale come è tratteggiato dalla <em>Bibbia</em>, e sappiamo l&#8217;effetto deleterio che ciò ha avuto sulla cultura occidentale che ha compreso tardi (forse troppo tardi) che non è possibile agire verso il mondo naturale con spirito aggressivo e irresponsabile senza pagarne prima o poi pesanti conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre i nostri affreschi etruschi e in questo caso soprattutto minoici, ci testimoniano un atteggiamento ben diverso; noi non abbiamo testimonianze scritte, ma le pitture parietali di Cnosso e di Tirinto ci dicono che quella era gente che amava profondamente il mare e le pianure verdeggianti e ricche di fiori, della cui flora e della cui fauna ci ha lasciato splendide raffigurazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/introduzione-alla-lingua-e-alla-cultura-degli-indoeuropei/313" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7731" style="margin: 10px;" title="introduzione-lingua-indoeuropei" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/introduzione-lingua-indoeuropei.jpg" alt="" width="200" height="298" /></a>L&#8217;elemento mediterraneo è un costituente fondamentale della civiltà europea, mentre al contrario quello semitico è qualcosa di estraneo ad essa, che per l&#8217;Europa è sempre stato una minaccia, sia quando si è presentato sotto la forma dell&#8217;aggressione esterna, ad esempio con le invasioni islamiche saracene, sia quando ha scelto la via dell&#8217;infiltrazione e della colonizzazione spirituale, con la cristianizzazione, che è stata la principale causa dello sfacelo dell&#8217;impero romano e del tramonto del mondo antico; oppure oggi quella semitizzazione di secondo grado, per interposti cafoni a stelle e strisce che è l&#8217;americanizzazione che sta avvelenando la cultura del nostro continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un lato della questione è certamente la consistenza etnico-culturale dell&#8217;Europa, un altro non meno importante è rappresentato dal contributo dato dal nostro continente alla civiltà umana e, anche a questo riguardo ci si imbatte spesso in fraintendimenti grossolani che – stranamente – tendono sempre a minimizzarne il ruolo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;orientamento di pensiero più diffuso in particolare fra storici dell&#8217;arte, orientalisti (ovviamente), storici delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> e altri ancora, è quello secondo il quale pressappoco qualsiasi importante invenzione materiale o qualunque avanzamento culturale e spirituale avvenuto in Europa negli ultimi cinque o sei millenni sarebbe dovuto ad un&#8217;influenza civilizzatrice di qualche genere proveniente da oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a riflettere soltanto un momento su quanto questo schema sia, a conti fatti, un&#8217;autentica assurdità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella tarda preistoria, se si può usare l’espressione, l’Europa è alla testa dei primi barlumi dell’incivilimento umano. Non ci sono solo le bellissime bifacciali magdaleniane che sembrano trine di pietra con tanta maestria sono lavorate, non ci sono solo le bellissime pitture parietali della Dordogna e della Spagna pirenaica, ma, come vedremo, ci sono prove e indizi convincenti che in Europa e non in Medio Oriente siano stati compiuti progressi fondamentali come l&#8217;addomesticamento degli animali, la scoperta dell&#8217;agricoltura, dei metalli, della scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">È ragionevole supporre che la civiltà umana si sia originata in Europa per poi spostarsi in Medio Oriente con un incredibile balzo da canguro per poi tornare strisciando nel cuore del nostro continente poco prima del tramonto dell&#8217;età antica?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1991 è avvenuta una scoperta che avrebbe dovuto (ma evidentemente non è stato così) indurci a rivedere le nostre idee sulle origini della civiltà. Sull&#8217;arco alpino al confine fra Italia e Austria è stato rinvenuto il corpo ormai mummificato di un uomo vissuto attorno al 3.500 avanti Cristo, 5.500 anni fa, che i ghiacci hanno preservato per millenni e il loro recente ritiro ha portato allo scoperto, Oetzi, l&#8217;uomo del Similaun. La cosa più importante dal nostro punto di vista è la presenza nel corredo di attrezzi che l&#8217;uomo aveva con sé di un&#8217;ascia dalla testa metallica, composta da una lega di rame e antimonio. Asce di rame analoghe compaiono in Medio Oriente solo cinquecento anni dopo, e attrezzi di bronzo vero e proprio solo un millennio più tardi. Non è, come vedremo, la sola prova della priorità europea nella scoperta dei metalli.</p>
<p style="text-align: justify;">Soffermiamoci un momento e chiediamoci perché a un certo punto è comparso l&#8217;uso di strumenti di metallo, dal momento che la strumentazione litica la cui lavorazione aveva raggiunto la perfezione già nel paleolitico superiore, era perfettamente adeguata alle esigenze dei cacciatori nomadi. In più, lo strumento di pietra non perde il filo, non si arrugginisce, si spezza più difficilmente, può essere prodotto con materiale di molto più facile reperibilità. Rispetto a esso, lo strumento di metallo aveva un solo cruciale vantaggio: la facilità e la rapidità con cui poteva essere prodotto una volta che si disponesse di un crogiolo. La sua diffusione può essere spiegata con un aumento demografico ovvia conseguenza della scoperta dell&#8217;agricoltura. Ciò costituisce una prova indiretta ma molto convincente del fatto che la scoperta dell&#8217;agricoltura sia avvenuta non in Medio Oriente ma in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che la capacità nella specie umana di metabolizzare il latte in età adulta sia massima nell&#8217;Europa centrale e settentrionale per decrescere man mano che si scende nel bacino mediterraneo e scomparire di fatto presso le popolazioni non di origine europea, capacità che dipende certamente da un adattamento darwiniano, costituisce una prova molto chiara che in Europa tra la Scandinavia e l&#8217;arco alpino è stato introdotto per la prima volta l&#8217;allevamento dei bovini, preceduto probabilmente dall&#8217;addomesticamento della renna.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elenco delle invenzioni che si suppone noi Europei abbiamo importato dall&#8217;Oriente fra la preistoria e il <a title="medio evo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medio Evo</a>, e che i devoti della teoria dell&#8217;origine orientale non fanno altro che snocciolare, è impressionante finché non lo si guarda troppo da vicino: l&#8217;alfabeto (ma i Fenici si limitarono, omettendo le vocali a creare una grafia semplificata del sistema pittografico rappresentato dai caratteri geroglifici e cuneiformi; la vera invenzione dell&#8217;alfabeto con la scomposizione della sillaba in vocali e consonanti fu fatta dai Greci), la bussola (ma i Cinesi avevano creato bussole di scarsissima efficienza: un pezzetto di magnetite su di un pezzo di sughero che galleggia in una bacinella, l&#8217;idea d&#8217;incernierare l&#8217;ago magnetico su di un perno venne ai marinai italiani di Amalfi), la stampa (ma i Cinesi avevano creato solo dei timbri inchiostrati, i caratteri mobili e quindi la vera invenzione della stampa fu dovuta a Gutenberg in Germania), la polvere da sparo (ma i Cinesi realizzarono solo petardi, le armi da fuoco e l&#8217;esplosivo da miniera furono creati in Europa), persino gli spaghetti (ma sembra che si producessero in Sicilia già due secoli prima della loro presunta importazione dalla Cina da parte di Marco Polo).</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un punto che è assolutamente necessario chiarire: questo non è un dibattito che si svolga su basi eque, lasciando parlare i fatti e gli argomenti. L&#8217;<em>establishment </em>accademico storico-archeologico-culturale, legato a doppio filo a quello politico, ha la possibilità di usare e di fatto usa a favore delle tesi “orientaliste” non soltanto un potente sistema mediatico, ma un vero e proprio metodo censorio, dimostrando chiaramente che stabilire la verità sul nostro passato è di certo l&#8217;ultima delle sue preoccupazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno fa, fortuitamente mi è capitato di imbattermi in nuovi tasselli da aggiungere al puzzle delle nostre origini e della nostra specificità in quanto europei, nuovi elementi che contribuiscono ancora di più a destituire di fondamento la leggenda di un&#8217;Europa tributaria dell&#8217;Oriente in tutte le sue acquisizioni materiali e spirituali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aspetto paradossale della cosa è che questi tasselli si trovano in un testo di un autore di quelli che hanno il coraggio di proporre interpretazioni eterodosse del nostro passato, ma che è anch&#8217;egli affetto da strabismo mediorientale, sia pure in maniera meno marcata degli storici e degli archeologi “ufficiali”, ma è abbastanza onesto da fare alcune sorprendenti ammissioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sto parlando di Ian Wilson e del suo libro <a title="I pilastri di Atlantide" href="http://www.libriefilm.com/i-pilastri-di-atlantide/9542" target="_blank"><em>I pilastri di Atlantide</em></a> (Fratelli Fabbri Editori 2005).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo testo, l&#8217;autore sviluppa l&#8217;ipotesi, che sembrerebbe essere confermata negli ultimi anni, che quello che è attualmente il Mar Nero sarebbe stato migliaia di anni fa un lago di acqua dolce di dimensioni nettamente inferiori al mare attuale, che sarebbe stato trasformato nel mare che oggi conosciamo da un catastrofico crollo della diga naturale che si trovava tra i Dardanelli ed il Bosforo, venendo invaso dalle acque del Mediterraneo, provocando la distruzione degli insediamenti umani che si trovavano sulle sue sponde.</p>
<p style="text-align: justify;">Che quella che venne spazzata via da quest&#8217;alluvione, per un lato identificata con il diluvio biblico, sia stata la civiltà madre di tutte le successive culture europee ed asiatiche e che questa civiltà madre possa essere identificata con l&#8217;Atlantide platonica, naturalmente, rimane una congettura tutta da verificare; ma tant&#8217;è, vari ricercatori hanno collocato Atlantide nelle isole dell&#8217;Egeo, nell&#8217;Africa del nord, in Mesopotamia, nelle Americhe, persino in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>, ci può stare anche un&#8217;Atlantide pontica.</p>
<p style="text-align: justify;">Wilson, c&#8217;era da scommetterci, guarda soprattutto alla sponda anatolica, ma è abbastanza onesto da ammettere che vi sono indizi importanti che l&#8217;Europa e non l&#8217;Asia sia stata teatro di alcune scoperte fondamentali nella civiltà umana: la metallurgia e la scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rame, lo sappiamo, è il metallo più antico conosciuto dall&#8217;uomo. Ebbene, dove pensate che si trovino le più antiche miniere di rame conosciute al mondo? In Egitto, in Mesopotamia, in Siria, in Palestina, in Anatolia? Niente affatto, lungo il Danubio! Precisamente nella località di Rudna Glava nella ex Jugoslavia, come Wilson ci racconta:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Artigiani metallurghi ottenevano la materia prima risalendo lungo il fiume Danubio fino a Rudna Glava nell&#8217;ex Jugoslavia, dove si trovano le miniere di rame più antiche finora scoperte. La cultura metallurgica di Varna [Bulgaria] non ebbe comunque vita lunga. Per ragioni che, ancora una volta sono probabilmente da mettere in relazione con l&#8217;aumento del livello dei mari, verso il 4000 a. C. il sito venne abbandonato. Ignoriamo la destinazione dei suoi abitanti e dei suoi fabbri”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ma questo è ancora solo l&#8217;antipasto, perché è sempre in Europa, e non in Medio Oriente, che è avvenuta l&#8217;invenzione che ha rivoluzionato la civiltà umana e determinato il passaggio dalla preistoria alla storia, l&#8217;invenzione della scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi dobbiamo distinguere fra le scritture alfabetiche e quelle non alfabetiche; queste ultime possono essere ideografiche (ogni segno serve a rendere un concetto, è cioè un ideogramma) o sillabiche (ogni segno equivale ad una sillaba). In pratica, la maggior parte delle scritture non alfabetiche, dai geroglifici egizi agli ideogrammi cinesi, è una mescolanza di caratteri ideografici e sillabici. L&#8217;inconveniente principale di questo tipo di scritture, è che esse richiedono la conoscenza di almeno un paio di centinaia di segni. Di conseguenza, dove si usano, la scrittura non diventa quasi mai un&#8217;abilità diffusa, ma è generalmente il possesso di una casta di scribi specializzati, con tutte le implicazioni sociali relative.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;invenzione dell&#8217;alfabeto è generalmente attribuita ai fenici, ma i fenici si limitarono a semplificare una scrittura sillabica derivata forse dal demotico egizio, con la notazione delle sole consonanti, senza vocali e senza stacco fra le parole: nprtcfncscrvvncsvcmprnsbl, in pratica i fenici scrivevano così, vi è comprensibile? Rispetto a ciò, i Greci realizzarono un progresso fondamentale che ne fa secondo molti i veri inventori dell&#8217;alfabeto: la fissione della sillaba che viene finalmente divisa in consonante e vocale, dando luogo al semplice e pratico metodo che negli ultimi tre millenni è rimasto sostanzialmente invariato. Secondo alcuni autori, la fissione della sillaba è stata un&#8217;invenzione la cui importanza è paragonabile a quella della fissione dell&#8217;atomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo di Ian Wilson ci rivela dell&#8217;altro, una scoperta fondamentale della quale si è parlato pochissimo, al punto da far toccare con mano il fatto che quella che passa per scienza storica è una congiura per nascondere la verità, così come lo era la “scienza” dei dotti aristotelici che si opponevano a Galileo o quella degli ecclesiastici che hanno combattuto <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove è stata ritrovata la più antica scrittura conosciuta al mondo? Provate a dire: in Egitto, in Mesopotamia? No, guarda caso, ancora una volta in Europa!</p>
<p style="text-align: justify;">Anche stavolta non si tratta di una scoperta recente, risale al 1961, mezzo secolo fa, un tempo più che sufficiente per dimostrare che in questi campi esiste un vero “coverage” delle informazioni finalizzato al mantenimento dei privilegi che la casta dei presunti storici ed archeologi ricava dalla sua presunzione di conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa scoperta fondamentale, ci racconta Wilson, è avvenuta nel 1961, mezzo secolo fa, e si è subito provveduto ad avvolgerla di un velo di riserbo in modo che non arrivasse al grosso pubblico, tanto metteva in crisi i dogmi dell&#8217;archeologia ufficiale:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Questa scoperta fondamentale è venuta alla luce nel 1961, quando l&#8217;archeologo rumeno N. Vlassa era intento a compiere degli scavi in un sito preistorico della Tartaria nei pressi di Turda nella Romania occidentale. Nel livello inferiore del sito, che lui sapeva appartenere alla cultura Vinça, si imbatté in un pozzo nel quale si trovava lo scheletro di un adulto, 26 statuette di argilla cotta, due statuette in alabastro, un braccialetto di conchiglie Spondylus e tre tavolette di argilla.</p>
<p style="text-align: justify;">Due di queste tavolette sconcertarono Vlassa. Infatti, pur se la data apparente della sepoltura si attestava attorno al 4500-4000 a. C., queste tavolette recavano iscrizioni pittografiche (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">La prima forma di scrittura pittografica – riconosciuta come tale – è venuta alla luce ad Uruk, nell&#8217;attuale Iraq, sembrava essere opera dei Sumeri. Tuttavia la scrittura su queste tavolette, che provengono dalla Tartaria, sembra risalire ad oltre un millennio prima (&#8230;)”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sinclair Hood, un eminente archeologo britannico che ha studiato queste tavolette ha affermato che:</p>
<p style="text-align: justify;">“I segni sulle tavolette della Tartaria mostrano sconcertanti analogie con la scrittura pittografica che sarebbe comparsa a distanza di alcune centinaia di anni nella Creta minoica (&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta che la scrittura è stata riconosciuta come tale, sono stati inquadrati nella giusta luce anche altri reperti, compresi alcuni frammenti ceramici scoperti nel 1870. In ogni caso (&#8230;) nessuno poteva essere in grado di intuire che questa scrittura si era potuta sviluppare in un periodo antecedente al III millennio a. C., all&#8217;interno di un&#8217;altra cultura, in una regione che non fosse né l&#8217;Egitto né la Mesopotamia”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Nessuno poteva essere in grado di intuire” che un&#8217;invenzione fondamentale per la civiltà umana quale la scrittura potesse essersi sviluppata “in una regione che non fosse né l&#8217;Egitto né la Mesopotamia”, una regione europea. O meglio, ci si è rifiutati di vedere anche di fronte alle prove tangibili, si è censurata l&#8217;informazione, si è fatto in modo che in mezzo secolo non arrivasse al grosso pubblico né tanto meno sui libri di storia. Qui abbiamo il pregiudizio mediorientale all&#8217;opera in tutta la sua evidenza, oltre che la riprova dei metodi censori impiegati per mantenere un&#8217;opinione prefabbricata.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;identità europea appare minacciata come non lo è stata mai nei millenni trascorsi, essa rischia di essere travolta dalla globalizzazione, dalla sudditanza politica alla potenza di oltreoceano che si sta traducendo in un&#8217;invasione “culturale” che ha già notevolmente abbassato il livello della cultura europea avvelenandola con rozzi schematismi mediatici, ed oggi anche dal meticciato etnico.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza dubbio, svelare la mistificazione della storia, riscoprire il nostro retaggio, la grandezza della civiltà europea, ritrovare l&#8217;orgoglio di essere europei, ripudiare il falso mito di una “civiltà occidentale giudeo-cristiana” costruita interamente sull&#8217;adorazione di un libro orientale, non è che il primo passo, l&#8217;inizio della lotta contro l&#8217;asservimento dell&#8217;Europa e contro il pericolo che la minaccia, costituito dal meticciato costruito apposta per indebolire le sue basi etniche, la sua sostanza umana. Per quanto l&#8217;orizzonte sia cupo e le speranze siano poche, non possiamo esimerci dal lottare e perseverare, per essere degni dei nostri antenati e per dare una prospettiva di futuro ai nostri figli.</p>
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		<title>Cospirazione globale</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 15:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le estrose congetture di Icke sono probabilmente all’origine del successo dello studioso inglese presso un pubblico di massa: ma considerando le follie che abbiamo sotto gli occhi non si può escludere nessuna strada per cercare di dare una spiegazione a fenomeni che sfuggono a ogni comprensione razionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cospirazione-globale.html' addthis:title='Cospirazione globale '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Che la globalizzazione sia il risultato di un piano accuratamente studiato a tavolino non è certo un mistero, almeno per chi sia disposto a togliere le fette di salame dagli occhi!</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia le teorie del complotto non sono mai riuscite a convincere fino in fondo. Le interpretazioni complottiste sono nate nell’ambiente del cattolicesimo controrivoluzionario e sono state utilizzate dalla propaganda nazifascista, per questo tali teorie vengono generalmente screditate in quanto associate al fanatismo religioso o ideologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure l’analisi del mondialismo e della sua genesi storica porta necessariamente alla tesi complottista, anche se il fenomeno viene osservato da un punto di vista assolutamente laico e non politicizzato. È il caso del giornalista inglese David Icke, che in gioventù ha militato in un movimento ecologista di sinistra e che, riflettendo sugli avvenimenti sempre più assurdi di fine XX secolo, ha cominciato a studiare il fenomeno mondialista, riuscendo a catalizzare l’interesse di un pubblico giovane e assai variegato per appartenenze sociali e politiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__guida_david_icke_cospirazione_globale.php?pn=76" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7601" style="margin: 10px;" title="la-guida-di-david-icke-alla-cospirazione-globale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-guida-di-david-icke-alla-cospirazione-globale.jpg" alt="" width="200" height="303" /></a>Nel suo saggio monumentale <em><a title="La guida di David Icke alla cospirazione globale" href="http://www.webster.it/libri-guida_david_icke_cospirazione_globale-9788862290173.htm?pn=76" target="_blank">La guida di David Icke alla cospirazione globale (e come fermarla)</a> </em>l’autore inglese descrive il sistema di potere mondialista a partire dalle più lontane origini: dalla nascita delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/" target="_blank">religioni</a> alla formazione delle logge massoniche, ai gruppi di potere di varia ispirazione che controllano il mondo finanziario e politico. Icke colora le sue tesi con elementi culturali ispirati a teorie esoteriche, paranormali, extraterrestri…</p>
<p style="text-align: justify;">Le estrose congetture di Icke sono probabilmente all’origine del successo dello studioso inglese presso un pubblico di massa: condire la materia dell’attualità con Templari, Rosacroce, Rettiliani e società segrete costituisce un richiamo di sicuro interesse. Si tratta di elementi forse fantasiosi, ma considerando le follie che abbiamo sotto gli occhi non si può escludere nessuna strada per cercare di dare una spiegazione a fenomeni che sfuggono a ogni comprensione razionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Icke definisce il sistema di potere mondiale che si sta configurando come il “fascismo comunista”! Per la verità la globalizzazione, coi suoi presupposti universalisti, è molto più simile al comunismo, però l’espressione di Icke ha una sua efficacia perché richiama l’idea di una forma di autoritarismo elevata all’ennesima potenza che riassume le più truci caratterizzazioni dei regimi totalitari.</p>
<p style="text-align: justify;">La globalizzazione sembra presentare tutti gli ingredienti del satanismo, e le ipotesi sui rituali segreti che si svolgono nelle logge massoniche sono certamente il punto cardine dell’indagine sul mondialismo: per fidelizzare gli adepti e per sopprimere le coscienze non si può escludere che all’interno delle logge si consumino sacrifici umani, cannibalismo, pedofilia…</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo di superpotere mondiale che sta guidando la globalizzazione si definisce col termine di “Illuminati”, che riprende la denominazione “Illuminati di Baviera”, la loggia massonica del XVIII secolo che si proponeva l’obiettivo di abolire la famiglia e la proprietà privata!</p>
<p style="text-align: justify;">Pezzi forti del saggio di Icke  sono i capitoli sullo stato d’Israele e sul razzismo sionista, la ricostruzione dell’attentato alle Torri Gemelle, la cui versione ufficiale non convince neanche i bambini, l’onnipresenza della famiglia Rothschild nella storia degli ultimi 200 anni, l’analisi delle strutture di potere orwelliane degli stati “democratici”. Icke espone poi le ipotesi più inquietanti di controllo totale che si profilano all’orizzonte: <em>microchip </em>applicati sulle persone, controllo mentale, manipolazioni cerebrali, scie chimiche…</p>
<p style="text-align: justify;">Una parte significativa del lavoro di Icke è dedicata alle falsificazioni e alle contraffazioni della storia, talvolta imposte per legge come verità di stato e inculcate nelle menti dei giovani da un sistema d’istruzione che sconfina negli abusi psicologici sui minori!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/dvd-video/__e_tempo_scegliere.php?pn=76" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7600" title="e-tempo-di-scegliere" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/e-tempo-di-scegliere.jpg" alt="" width="360" height="360" /></a>Per chi non vuole addentrarsi in una lettura approfondita, Icke ha realizzato anche un video in tre DVD in cui espone le sue tesi in forma riassuntiva e sicuramente più coinvolgente per il pubblico. Il cofanetto dei DVD è corredato da un libretto che contiene ulteriori dati scientifici: di particolare interesse sono le ipotesi sul cambiamento di identità sessuale probabilmente ottenuto con manipolazioni genetiche e accompagnato da una propaganda femminista e omosessuale il cui ossessivo martellamento fa impallidire l’apparato propagandistico delle grandi dittature del XX secolo! In particolare Icke nota come i furibondi attacchi alla sessualità maschile vadano di pari passo con il verificarsi di fenomeni di cambio di sesso osservati recentemente in alcune specie animali e mai riscontrati in precedenza. Inoltre si verifica un aumento delle nascite di femmine, mentre normalmente le nascite dei neonati maschi sono leggermente superiori a quelle delle femmine. La possibilità che alla popolazione vengano somministrati estrogeni attraverso i cibi e le bevande sembra piuttosto verosimile: i comportamenti sempre più femminilizzati del genere maschile e l’aumento dei tumori al seno delle donne sono elementi che fanno pensare…</p>
<p style="text-align: justify;">A riprova della validità delle tesi di Icke c’è il fatto che il sistema ha reagito rabbiosamente ai suoi studi: il giornalista inglese è stato preso per matto e accusato di diffamazione, di diffusione di false notizie e, naturalmente, di… razzismo (!?!). Evidentemente deve aver colpito nel segno…</p>
<p style="text-align: justify;">In generale l’opera di Icke, anche se talvolta indulge a elementi sensazionalistici, rappresenta tuttavia un valido contributo alla demistificazione dell’ideologia mondialista. È confortante osservare che i risvegliati cominciano a manifestarsi nell’ambito delle più varie provenienze culturali: forse è l’inizio di una rivoluzione della consapevolezza e del buon senso che può segnare un importante salto di qualità antropologico per l’umanità dei tempi a venire.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">David Icke, <a title="La guida di David Icke alla cospirazione globale" href="http://www.webster.it/libri-guida_david_icke_cospirazione_globale-9788862290173.htm?pn=76" target="_blank"><em>La guida di David Icke alla cospirazione globale (e come fermarla)</em></a>, Macro Edizioni, Cesena 2009, pp.744</p>
<p style="text-align: justify;">David Icke, <a title="E' tempo di scegliere" href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/dvd-video/__e_tempo_scegliere.php?pn=76" target="_blank"><em>È tempo di scegliere. Freedom or Fascism</em></a>, Macrovideo, Cesena 2009, (3 DVD)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.davidicke.com" target="_blank">www.davidicke.com</a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cospirazione-globale.html' addthis:title='Cospirazione globale ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Gli ultimi crociati. La Falange cristiana in Libano</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/falange-cristiana-in-libano.html</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 14:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una breve storia del Libano e in particolare dei "Kataeb", i falangisti libanesi, che con la complicità degli israeliani commisero a Sabra e Chatila uno dei più vili atti di violenza contro la popolazione civile della storia contemporanea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/falange-cristiana-in-libano.html' addthis:title='Gli ultimi crociati. La Falange cristiana in Libano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Erano piombati alle nove d’un mercoledì sera, i falangisti di papà Gemayel… E con la complicità degli israeliani, sempre lieti di soddisfare la loro inesauribile sete di vendetta, avevano circondato i due quartieri per bloccarne ogni via d’uscita. Una manovra così veloce, perfetta, che pochi avevano avuto il tempo di nascondersi o tentare la fuga. Poi, fieri della loro fede in Gesù Cristo e in San Marone e nella Madonna, protetti dai figli d’Abramo che gli illuminavano la strada coi riflettori, erano irrotti nelle case. S’erano messi ad ammazzare i disgraziati che a quell’ora cenavano o guardavano la televisione o dormivano. Avevano continuato tutta la notte. E tutto il giorno seguente. E tutta la notte seguente, fino a venerdì mattina. Trentasei ore filate. Senza stancarsi, senza fermarsi, senza che nessuno gli dicesse basta. Nessuno. Né gli israeliani, ovvio, né gli sciiti che abitavano negli edifici attigui e che dalle finestre vedevano bene l’obbrobrio. E fortunati gli uomini uccisi subito a raffiche di mitra o colpi di baionetta, fortunati i vecchi sgozzati nel letto per risparmiare le munizioni. Le donne, prima di fucilarle o sgozzarle, le avevano violentate. Sodomizzate</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Così Oriana Fallaci descrive nel suo <em>Inshallah</em> del 1990 i massacri di Sabra e Chatila compiuti tra il 16 e il 18 settembre 1982, quei massacri per i quali la Falange maronita rimarrà tristemente nella storia come una delle più feroci unità militari di sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi erano, chi sono, al di là di questa macchia che ne infangherà per sempre il nome, i &#8220;Kataeb&#8221;, i falangisti libanesi, e come poterono arrivare, con la complicità degli israeliani del criminale di guerra Sharon, ad un tale livello di atrocità?</p>
<p style="text-align: justify;">Non è facile rispondere a questa domanda, perché la storia della Falange si interseca inestricabilmente con quell&#8217;incredibile intreccio di eventi, alleanze e scissioni che forma la storia libanese dall&#8217;indipendenza alla guerra civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di partire dall&#8217;inizio, da quell&#8217;inizio in cui la parabola del Kataeb corrisponde a quella di un uomo che fonderà una delle più potenti &#8220;dinastie&#8221; mediorientali: Pierre Gemayel.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6762" class="wp-caption alignright" style="width: 249px"><img class="size-medium wp-image-6762" title="Pierre Gemayel (1905-1984)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/pierre-gemayel-239x300.jpg" alt="Pierre Gemayel (1905-1984)" width="239" height="300" /><p class="wp-caption-text">Pierre Gemayel (1905-1984)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nato in Egitto (dove la famiglia Gemayel era dovuta emigrare per la sua opposizione all&#8217;Impero Ottomano), cattolico, farmacista a Beirut ma soprattutto capitano della nazionale di calcio libanese, Pierre nel 1936 aveva partecipato ai giochi olimpici di Berlino, rimanendo impressionato dall&#8217;ordine e dall&#8217;organizzazione dei nazisti, quello stesso ordine e quella stessa organizzazione che, secondo lui, erano quanto più mancava al Medio Oriente. Per questo, tornato a casa, si diede da fare con i politici William Hawi e Charles Helou per creare una organizzazione giovanile che rispecchiasse quell&#8217;idea di ordine e che si rifacesse ideologicamente al conservatorismo ultrareligioso franchista. Fu così che nacque il Partito Social-democratico Libanese, più comunemente conosciuto come &#8220;Kataeb&#8221; (in arabo &#8220;Falange&#8221;), un partito che, nonostante le sue origini, nonostante le &#8220;camice brune&#8221; dei suoi militanti, nonostante il suo saluto romano, non fu mai né nazista né, probabilmente, neppure fascista, ma che era destinato ad essere il braccio politico del Cristianesimo tradizionalista maronita e del nazionalismo libanese, dei quali, con il suo moto &#8220;Dio, Nazione, Famiglia&#8221; voleva difendere i valori.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche qui, però, dobbiamo fare molta attenzione a non confondere tra Maroniti e falangisti: se tutti i falangisti furono maroniti, non è vero il contrario e, anzi, il fronte cristiano maronita fu molto diviso sia durante la fase di liberazione dal colonialismo francese che, soprattutto, durante la guerra civile, con frange anche radicalmente anti-falangiste.</p>
<p style="text-align: justify;">Inizialmente, comunque, il partito non ebbe un grandissimo seguito: nella lotta anti-coloniale, pur avendo una posizione molto netta a riguardo (e infatti fu reso illegale nel 1937 dal governo francese), con i suoi 35.000 iscritti  il Kataeb non era che una delle numerose forze del frastagliato panorama politico e etnico del Paese dei Cedri.</p>
<p style="text-align: justify;">La vera ascesa di Pierre Gemayel e della sua fazione cominciò solo a partire dalla grande crisi del 1958, quando si ebbero i prodromi della tragedia nazionale di diciassette anni dopo. Le vicende di quel periodo sono ormai poco note al grande pubblico: il patto nazionale post-coloniale aveva assegnato la Presidenza della Repubblica ai Cristiani e, negli anni del nazionalismo pan-arabista imperante, il presidente Camille Chamoun aveva scontentato le fazioni scite e sunnite assumendo posizioni fortemente contrarie alla nazionalizzazione nasseriana del Canale di Suez e alla formazione di una Repubblica Araba Unita tra Egitto e Siria e fortemente favorevoli alla &#8220;Dottrina Eisenhower&#8221; di intervento statunitense in Medio Oriente. Quando si era già sull&#8217;orlo di una guerra tra fazioni religiose, proprio la &#8220;Dottrina Eisenhower&#8221; aveva salvato lo <em>status quo</em>, con lo sbarco di 15.000 marines americani a Beirut in una di quelle &#8220;operazioni di polizia&#8221; che sarebbero divenute poi tristemente ricorrenti. La pace era stata salvata, ma Chamoun si era dovuto fare da parte, lasciando spazio ad altri gruppi di rappresentanza della maggioranza maronita, primo tra tutti, appunto, il Kataeb: Gemayel era entrato nel &#8220;governo di unità nazionale&#8221; e, due anni, dopo, sarebbe stato eletto al parlamento in un seggio di &#8220;Beirut città&#8221; che non avrebbe abbandonato fino alla sua morte (pur non riuscendo mai a farsi eleggere Presidente).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/piccola-storia-del-libano/5361" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6763" style="margin: 10px;" title="piccola-storia-del-libano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/piccola-storia-del-libano.jpg" alt="" width="200" height="274" /></a>Da quel momento in poi, fu un continuo crescendo per i falangisti, grazie soprattutto all&#8217;abilità del loro leader di destreggiarsi (spesso con notevole cinismo) nei meandri della complicatissima politica nazionale: alla fine degli anni &#8217;60, con 9 seggi parlamentari, il Kataeb (ora alleato nella Alleanza Tripartita con gli altri due partiti maroniti, i Nazional-Liberali di Chamoun e il Blocco Nazionale di Eddé, per un totale, includendo gruppi minori, di 30 seggi su 99) risultava la più importante compagine cristiana del Libano, anche grazie alla sua ferma opposizione al grande elemento destabilizzatore del Paese, il continuo afflusso di Palestinesi sunniti nei campi profughi.</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda che dobbiamo porci è che cosa avessero i falangisti (e, più in generale, i Cristiani) contro i Palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta va ricercata in due fattori: in primo luogo nel fragilissimo equilibrio confessionale che regnava in Libano, un equilibrio che l&#8217;enorme numero di Sunniti che dal 1948 in poi stava riempiendo numerose aree di Beirut, Tiro e Sidone rischiava di alterare, soprattutto togliendo la maggioranza relativa ai Cristiani in favore dei Musulmani; in secondo luogo, nell&#8217;ultranazionalismo falangista che vedeva nella presenza di un numero sempre crescente di profughi  sotto il comando di Fatah e non del governo nazionale un cancro capace di minare l&#8217;unità del Libano.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questi presupposti, è, dunque, logico che il Kataeb si opponesse al grande esodo palestinese post-1967 e agli &#8220;Accordi del Cairo&#8221; imposti al Libano nel 1969 dalla comunità internazionale, che rendevano i campi profughi, di fatto, area extraterritoriale in cui l&#8217;esercito libanese non poteva entrare. Soprattutto, appare logico che, prevedendo (o forse solo temendo) un tentativo delle forze di Arafat di prendere possesso con la forza del governo di Beirut, Gemayel desse ordine di creare una milizia (la &#8220;Forza Regolare Kataeb&#8221; o KRF affidata a suo figlio Bashir), a lungo armata e sovvenzionata da Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Arriviamo così al 1975, anno cruciale per il Libano in generale e per la Falange in particolare: il 1975 è l&#8217;anno in cui il Kataeb raggiunge il suo massimo storico di iscritti (80.000) e in cui tutti i nodi vengono al pettine, con l&#8217;inizio della guerra civile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-martirio-di-una-nazione-il-libano-in-guerra/8186" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6764" style="margin: 10px;" title="il-martirio-di-una-nazione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-martirio-di-una-nazione.jpg" alt="" width="200" height="291" /></a>Tutto precipita a partire dal 13 aprile e il KRF è protagonista dell&#8217;episodio che, storicamente, dà il via alle ostilità. Alla mattina di quel giorno, fuori dalla Chiesa di Notre Dame de la Délivrance nel quartiere a maggioranza cristiana di Ain el-Rammaneh a Beirut Est, si verifica un alterco tra una mezza dozzina di <em>feddayyn </em>dell&#8217;OLP, su un veicolo di passaggio che svolge il consueto carosello sparando in aria (in arabo: &#8220;<em>baroud</em>&#8220;) e una squadra di miliziani del KRF che sta deviando il traffico dalla parte anteriore della chiesa, in cui si stava svolgendo un battesimo. La rissa provoca la morte del conducente del veicolo dell&#8217;OLP, colpito accidentalmente, ma, fino a questo punto, si tratta di uno dei numerosi incidenti piuttosto frequenti nel clima di tensione di quel periodo. Il problema è che un&#8217;ora dopo, quando gli invitati al battesimo sono tutti di fronte alla chiesa, una banda di uomini armati non identificati su due auto civili (abbastanza stranamente, tanto da poter far pensare ad una montatura, con manifesti e adesivi appartenenti al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, una fazione dell&#8217;OLP) improvvisamente apre il fuoco sui presenti, uccidendo quattro persone dell&#8217;<em>entourage </em>personale di Pierre Gemayel. Nel trambusto che segue, falangisti del KRF e  miliziani delle Tigri di Chamoun cominciano a istituire posti di blocco in tutti i quartieri cristiani di Beirut Est, mentre <em>feddayyn </em>palestinesi fanno lo stesso nei quartieri musulmani di Beirut ovest. La tragedia avviene verso le 12.30, quando un autobus di Palestinesi e Musulmani (tra cui donne e bambini) di ritorno da un comizio politico a Tel el-Zaatar e sulla via del campo profughi di Sabra viene attaccato dai falangisti, che uccidono 27 persone e ne feriscono altre 19. E&#8217; l&#8217;ultima goccia: dopo il &#8220;massacro del bus&#8221; scontri tra Cristiani e Musulmani divampano in tutto il Paese, causando 300 morti, Gemayel non riconosce più il governo in carica del sunnita Rashid Al-Sulth (che aveva cercato, con l&#8217;intervento della Gendarmerie, di farsi consegnare i responsabili del massacro) e le forze si polarizzano, con, da un lato, i Musulmani di sinistra del Movimento Nazionale Libanese (MNL)  e, dall&#8217;altra, tutti i gruppi para-militari cristiani (KRF, Tigri, Al-Tanzim di ultra-destra, Brigata Marada del Presidente Franjieh, Guardiani dei Cedri di Etienne Saqr, Movimento Giovanile Libanese ultracattolico di Bashir Maroun El-Khoury,  Team Commando di Tiro nazisti) che, l&#8217;anno seguente, si sarebbero ufficialmente riuniti nel Fronte Libanese (FL).</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la guerra civile, il KRF si distinse per l&#8217;estrema violenza (oltre che per le vere e proprie azioni di <em>racket</em> criminale sulle zone da lui controllate) con cui attaccò non solo i nemici musulmani, ma anche i concorrenti alla leadership cristiana (la Brigata Marada e le Tigri furono, di fatto, distrutte proprio dai falangisti del Kataeb). Fu soprattutto la prima parte della guerra ad essere confusa. Dopo una serie di massacri (Karentina, Damour) perpetrati da entrambi gli schieramenti, nel giugno del 1976, con i Maroniti sull&#8217;orlo della sconfitta, il Presidente Suleiman Franjieh chiese l&#8217;intervento della Siria in Libano, formalmente per la difesa del porto di Beirut, la cui chiusura avrebbe arrecato un enorme danno economico a Damasco. Era una mossa disperata ma, inizialmente, Gemayel e il Kataeb si dimostrarono d&#8217;accordo. La Siria, da parte sua, accettò di appoggiare il governo maronita, staccandosi dall&#8217;alleanza stipulata con l&#8217;OLP, anche per eliminare i nuclei anti-Ba&#8217;athisti dei Fratelli Musulmani presenti in Libano. Questa mossa, tecnicamente, metteva la Siria dalla stessa parte del nemico storico Israele (che aveva già iniziato a rifornire le forze maronite con  armi, carri armati e consiglieri militari dal maggio 1976), ma, mosse dalla ragion di Stato, le truppe siriane entrarono in Libano, occupando Tripoli e la valle della Bekaa, vincendo facilmente le resistenze dell&#8217;MNL e dei Palestinesi e imponendo un cessate il fuoco che, comunque, non impedì il massacro di 2.000 Palestinesi da parte delle milizie cristiane nel campo profughi di Tel al-Zaatar.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-libano-contemporaneo/9150" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6765" style="margin: 10px;" title="il-libano-contemporaneo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-libano-contemporaneo-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Nel mese di ottobre 1976 la Siria accettò la proposta del vertice della Lega Araba a Riyadh, che le dava mandato di mantenere 40.000 soldati in Libano come parte (preponderante) di una forza di deterrenza araba (ADF) che mantenesse la calma nel Paese. Di fatto, gli altri contingenti abbandonarono quasi subito le regioni più calde, lasciando il Paese dei Cedri in mano alla Siria con in più uno scudo diplomatico che legittimasse la presenza delle truppe di Damasco in una Nazione estera sovrana. In realtà, poi, il Libano in quel momento era solo nominalmente una entità unitaria: in pratica, infatti, il nord era controllato dai Cristiani dell&#8217;FL, mentre il sud era in mano ai Musulmani dell&#8217;MNL. Su entrambi gli schieramenti la Siria giocò pesantemente per frammentare le coalizioni in una tattica di &#8220;<em>divide et impera</em>&#8221; che risultò particolarmente facile, per quanto riguarda l&#8217;MNL, dopo la morte del leader druso  Kamal Jumblatt (probabilmente per mano di Damasco). Questo gioco non piacque a Gemayel che, a partire dal 1978, cambiò rapidamente posizioni portando il Kataeb, in unione con le forze di Chamoun e di Saqr, su posizioni fortemente anti-siriane.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto la guerra stava assumendo un aspetto completamente nuovo. Dopo un attacco di alcuni feddayyn di stanza nel sud del Libano a civili in territorio israeliano, Israele, l&#8217;11 marzo 1978, lanciò l&#8217;&#8221;Operazione Litani&#8221;, che portò all&#8217;occupazione del Libano meridionale fino, appunto, al fiume Litani. Immediatamente il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU approvò la Risoluzione 425 che chiedeva l&#8217;immediato ritiro israeliano e la creazione di una forza di pace internazionale (UNIFIL) che controllasse l&#8217;area di 19 chilometri al confine tra Libano e Israele. Gerusalemme accettò di ritirarsi, ma formò una milizia cristiano-sciita (a maggioranza cristiana), l&#8217;Esercito del Libano del Sud (SLA), guidato dal maggiore Haddad, per &#8220;mantenere pulita&#8221; l&#8217;area dall&#8217;OLP e dai suoi alleati.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scontri tra Israeliani e SLA da una parte e OLP dall&#8217;altra furono violentissimi e, politicamente, ebbero soprattutto l&#8217;effetto di mutare lo scenario politico, facendo sì che la Siria ritirasse il supporto ai Cristiani a favore dei Palestinesi, divenendo, così, nemica della KRF falangista dei Gemayel. Se, dunque, Franjhe rimaneva il paladino siriano, ora Israele gli contrapponeva il suo alleato più fedele, quel Bachir Gemayel, figlio di Pierre, le cui milizie si distinguevano per ferocia e determinazione nella lotta contro i Palestinesi. In particolare, Bachir era diventato il pupillo di Sharon, il falco che, Ministro della Difesa del secondo governo Begin, avrebbe voluto una invasione del Libano con la distruzione di ogni traccia dell&#8217;OLP dal Paese e la Presidenza del maronita per avere una pace permanente con lo scomodo confinante.</p>
<div id="attachment_6761" class="wp-caption alignright" style="width: 224px"><img class="size-full wp-image-6761" title="Bashir Gemayel (1947-1982)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gemayel.jpg" alt="Bashir Gemayel (1947-1982)" width="214" height="289" /><p class="wp-caption-text">Bashir Gemayel (1947-1982)</p></div>
<p style="text-align: justify;">La Knesset, nel 1981, anche su pressione americana, rifiutò ogni ulteriore intervento se non in caso di gravi provocazioni che, per altro, continuavano ad esserci (Arafat comandò 270 attacchi a Israele dopo il cessate il fuoco ONU, che il leader palestinese intendeva limitato unicamente al Libano). Dopo un tentativo da parte dell&#8217;estremista palestinese Abu Nidal (già condannato a morte dallo stesso OLP) di assassinare l&#8217;ambasciatore israeliano a Londra (3 giugno 1982) Sharon riuscì a dare l&#8217;ordine di bombardare Beirut Ovest con l&#8217;assenso dell Knesset. Per ritorsione i Palestinesi violarono il cessate il fuoco e questo portò immediatamente, il 6 giugno 1982, l&#8217;esercito israeliano a dare il via, con il consenso americano (che in sede ONU usò il diritto di veto contro ogni condanna dell&#8217;azione), all&#8217;operazione &#8220;Pace in Galilea&#8221;. In meno di 9 giorni Beirut Ovest era sotto assedio, continuamente bombardata dagli aerei con la stella di David per snidare i 16.000 feddayyn che vi si rifugiavano. Dopo 11 giorni l&#8217;ONU chiese il ritiro delle truppe di Gerusalemme a 10 chilometri dalla città e, con la mediazione dell&#8217;americano Philip Habib, si giunse, il 12 agosto, ad una tregua con l&#8217;invio di un contingente di pace americano, francese e italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Come da  volontà di Sharon, il 23 agosto Bachir Gemayel veniva eletto Presidente di uno Stato che, in realtà, era sotto il controllo di Israele. Bachir era un militare più che un politico e da molti era considerato un fanatico anti-palestinese (cosa pienamente spiegabile visto che nel 1980 un attentato OLP gli aveva ucciso la figlia di 18 mesi), piuttosto rozzo e giunto ad alti gradi di potere solo grazie alla presenza, alle sue spalle, del padre Pierre. In effetti non ebbe mai modo di dimostrare il contrario, dal momento che fu ucciso in un attentato il 14 settembre, pochi giorni prima del suo insediamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta dei falangisti all&#8217;attentato fu la più feroce possibile: Sabra e Chatila. Trasportati dagli Israeliani (che poi, durante la notte, illuminarono i campi a giorno), 200 miliziani del Kataeb, tutti scelti tra coloro che avevano avuto famigliari uccisi dall&#8217;OPL nel precedente massacro di Damour, guidati da Elie Hobeika, uno dei più famigerati capi militari della Falange (che, per altro, aveva avuto famiglia e fidanzata trucidati a Damour), già responsabile dell&#8217;omicidio del leader maronita avversario Tony Franjieh e, in seguito, più volte ministro di vari governi nazionali, penetrarono nei campi e per tre giorni misero in atto uno dei più terribili massacri di civili inermi della storia, per il quale tribunali internazionali di varia natura bollarono, in seguito, Hobeika stesso e il suo complice (e forse mandante) Sharon (che si dovette dimettere dalla carica di Ministro della Difesa, ma rimase, comunque, influente Ministro senza portafoglio dello Stato d&#8217;Israele) come criminali di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante lo sdegno internazionale, comunque, con il sostegno degli Stati Uniti, Amine Gemayel, fratello di Bechir (rispetto al quale aveva, comunque, posizioni molto più moderate e meno fanatiche), venne scelto dal Parlamento libanese a succedere al fratello come Presidente, con il preciso mandato di occuparsi del ritiro delle forze israeliane e siriane. Le due cose, però, in qualche modo si escludevano reciprocamente e, infatti, l&#8217;accordo del 17 maggio 1983 con cui Amine riuscì a far evacuare le truppe israeliane dal Libano fu visto come un tradimento dai governi arabi, in primo luogo, dalla Siria che rifiutò di ritirare i propri soldati dal nord-est del Paese. Le pressioni siriane (e di parte dei Maroniti) portarono Gemayel ad annullare l&#8217;accordo del 17 maggio, con il risultato di ridare forza ai Musulmani e di acuirne i sentimenti anti-occidentali, fino ai famigerati attentati ai quartier generali dell&#8217;UNIFIL americani e francesi del 23 ottobre 1983 (che provocarono 241 morti statunitensi e 58 morti francesi). Di fatto, in questo momento la Falange risulta perdente, nonostante la presidenza di Gemayel che, in realtà non ha alcun margine di manovra, stretto com&#8217;è  tra &#8220;protettorato siriano&#8221;, esplosione delle forze maronite in decine di rivoli sparsi e sviluppo del neonato movimento Hezbollah nel sud del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, il periodo tra 1984 e 1988 risulta, in assoluto, il più confuso della già caotica storia libanese: Amal, il principale partito sciita attacca i Palestinesi dell&#8217;OLP, difesi, però, da Hezbollah, a loro volta attaccato dai Siriani mentre il Kataeb, dopo la morte del vecchio Pierre Gemayel e la sua sostituzione con Elie Karame, perde il controllo dell&#8217;esercito libanese, all&#8217;interno del quale i Musulmani si uniscono ai gruppi sciiti e sunniti e il partito si sfascia, con una contrapposizione diretta tra Karame (sostituito nel 1986 da Georges Saadeh) e Amine Gemayel da un lato, con posizioni moderatamente filo-siriane, e Samir Gaegea, nuovo leader delle Forze Libanesi (praticamente l&#8217;esercito maronita), fortemente contrario alla presenza di truppe di Damasco e sostenuto (in funzione anti-sciita) dall&#8217;Iraq di Saddam Hussein. E&#8217; una sorta di tutti contro tutti che, per certi versi, viene risolto dall&#8217;unico atto importante compiuto da Gemayel, paradossalmente un atto contrario al fondamentale &#8220;accordo nazionale&#8221; fondativo della convivenza inter-religiosa libanese che voleva un Presidente cristiano e un Primo Ministro musulmano: poco prima del termine del suo mandato, nel 1988, egli nomina Primo Ministro il generale cristiano Michel Aoun. La nomina non viene accettata, ovviamente, dai Musulmani, che formano un loro governo autonomo, dividendo, in pratica, il Libano tra una zona cristiana con un governo militare e una zona musulmana con un governo civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che, comunque, risulta più fondamentale è che il 14 marzo 1989 Aoun lanci quella che viene definita la &#8220;guerra di liberazione&#8221; contro i Siriani e i loro alleati delle milizie libanesi: nonostante le diffidenze dei Musulmani anti-siriani (che vedono Aoun come un leader settario maronita) e le continue accuse di illegittimità di governo da parte del Primo Ministro musulmano Selim al-Hoss, questa campagna ha almeno il merito di portare la situazione fuori dallo stallo e di indurre la Lega Araba a tentare una mediazione, il cui risultato è dato dagli accordi di Taif del 1989, che, per certi versi, segnano l&#8217;inizio della fine dei combattimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; vero che gli accordi davano un ruolo importante alla Siria e che Aoun non accettò mai la nomina presidenziale di René Mouawad (assassinato 16 giorni dopo la sua elezione) e del suo successore Elias Hrawi, frutto proprio degli accordi, ma, almeno, ciò permise alle Forze Libanesi di prendere posizione contro il presunto Presidente Aoun e di smuovere il Parlamento, inducendolo a promuovere riforme istituzionali e accordi che, per quanto filo-siriani, pacificarono finalmente il Paese. Così, nel 1991, con una legge di amnistia generale per tutti i crimini politici del periodo bellico e lo scioglimento di tutte le milizie (a eccezione di Hezbollah), la guerra civile si può dire ufficialmente chiusa, sebbene con una sorta di &#8220;Pax siriana&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nuovo assetto non appariva esserci più spazio per forze confessionali, con un esercito nazionale, in pratica piuttosto dipendente dalla Siria, che controllava due terzi del Paese (con la sola eccezione dell&#8217;area meridionale in mano a Hezbollah, visto come gruppo di difesa contro possibili invasioni israeliane) e, dal novembre 1992, con il governo in mano all&#8217;uomo d&#8217;affari miliardario Rafiq Hariri (vuoi come Primo Ministro, vuoi, in altri momenti, come &#8220;uomo forte&#8221; del Parlamento).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel clima di ricostruzione degli anni seguenti, il Libano è sembrato aprirsi ad un nuovo sistema democratico in cui le varie componenti che avevano combattuto nella guerra civile parevano essersi riconvertite alla politica dialogata. In questo quadro, a partire dal 1997, hanno fatto ritorno nel Paese anche i nuovi eredi della dinastia Gemayel, Pierre e Sami, figli di quel Amine che, dopo la fine del suo mandato presidenziale, era andato in volontario esilio per non aprire un conflitto intra-cristiano con Gaegea. Con un paradosso tipicamente libanese, la terza generazione di Gemayel, comunque, si è messa a capo di un movimento, denominato &#8220;Base Kataeb&#8221;, in aperta contrapposizione con la leadership del partito che era stato di loro nonno e loro padre, ora guidato da Karim Pakradouni, il cui asservimento al governo siriano aveva reso la forza politica falangista ormai insignificante.</p>
<p style="text-align: justify;">I fatti sembrano aver dato ragione a questa nuova linea, portata avanti in particolare da Pierre. La svolta è data dall&#8217;omicidio di Hariri, il 14 febbraio 2005: Hariri, al tempo Primo Ministro, si era appena ritirato dall&#8217;incarico in polemica con un emendamento costituzionale che avrebbe prorogato di tre anni la presidenza del filo-siriano Emile Lahoud, cosicché la matrice dell&#8217;omicidio apparve immediatamente chiara a tutti, innescando un impressionante movimento di rivolta popolare contro la presenza di circa 14.000 militari di Damasco nel Paese. Tale movimento, passato alla storia come &#8220;Rivoluzione dei Cedri&#8221;, portò, sotto la pressione internazionale, Bashar Assad a dichiarare la fine della presenza siriana in Libano e a ritirare le sue forze nel giro di un paio di mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle prime elezioni libere dal giogo straniero dal 1976, il Libano ha scelto come Primo Ministro l&#8217;economista Fouad Siniora, che ha chiamato Pierre Gemayel all&#8217;interno dell&#8217;esecutivo come Ministro dell&#8217;Industria, dando di nuovo lustro alla dinastia e sancendo la vittoria della linea Gemayel all&#8217;interno del Kataeb.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo non ha significato la pacificazione del Paese: il sud è rimasto nelle mani di Hezbollah e l&#8217;opposizione musulmana di matrice sciita non solo ha portato, con i suoi continui lanci di razzi katyusha sul nord della Galilea, alla nuova invasione del Libano meridionale da parte di Israele (12 luglio-8 settembre 2006) ma anche al nuovo omicidio politico che ha avuto come vittima proprio il neo-eletto Ministro Gemayel.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente, proprio l&#8217;invasione israeliana nella operazione &#8220;Giusta retribuzione&#8221; e il conseguente momentaneo blocco (almeno parziale) degli attacchi Hezbollah ha salvato la situazione, che sembrava ormai perduta nel momento in cui, inopinatamente, Siniora aveva definito le milizie sciite &#8220;difensori del Libano&#8221;, permettendo un governo tecnico del Libano fino al 2009, anno in cui elezioni democratiche hanno portato alla premiership di Saad Hariri, figlio di Rafiq Hariri. Le stesse elezioni hanno riportato in parlamento il Kataeb, con cinque deputati: Sami Gemayel, Nadim Gemayel (figlio di Bachir), Elie Marouni, Fady el-Haber and Samer Saade. Tenendo conto che il drappello parlamentare è guidato da Sami, già direttore del centro studi del &#8220;Nuovo Kateb&#8221;, noto per le sue posizioni ultra-oltranziste (molto più di quelle del suo defunto fratello), il timore maggiore è che la perpetuazione del potere degli Gemayel, pur nelle posizioni marginali in cui il Kataeb si è ritrovato (e dalle quali si sta risollevando), possa essere improntata ad una nuova ondata di radicalismo cristiano e l&#8217;ultima cosa di cui una Nazione martoriata come il Libano abbia bisogno in questo momento è di rivedere immagini della Madonna di Junieh sui calci dei fucili&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">-       F. El-Khazen, <em>The Breakdown of the State in Lebanon</em>, I.B. Tauris 1997;</p>
<p style="text-align: justify;">-       R. Fisk, <em>Pity the Nation: The Abduction of Lebanon</em>, Nation Books 2002;</p>
<p style="text-align: justify;">-       M. Gordon, <em>The Gemayels</em>, Chelsea House Publishers 1988;</p>
<p style="text-align: justify;">-       D. Hirst, <em>Beware of Small States: Lebanon, Battleground of the Middle East</em>, First Trade Paper Edition 2011;</p>
<p style="text-align: justify;">-       S. Mackey, <em>Mirror of the Arab World: Lebanon in Conflict</em>, W. W. Norton &amp; Company 2009;</p>
<p style="text-align: justify;">-       P. Rabinovich, <em>The War for Lebanon, 1970-1985</em>, Cornell 1985;</p>
<p style="text-align: justify;">-       V. Raulin, N. Duplan, <em>Le Cedre et la Croix</em>, Presses de la Reinassance 2005;</p>
<p style="text-align: justify;">-       B. Ruby, <em>Lebanon: Liberation, Conflict, and Crisis</em>,  Palgrave Macmillan 2010;</p>
<p style="text-align: justify;">-       A. Weizfeld, <em>Sabra and Shatila</em>, AuthorHouse 2009</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/falange-cristiana-in-libano.html' addthis:title='Gli ultimi crociati. La Falange cristiana in Libano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dalla parte dei cattivi</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 13:57:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il groviglio tra emozionalità e visione di parte sulla questione mediorientale risulta tale da impedire un quadro che non sia affetto da pregiudizi, orientamenti manichei e da una incredibile tendenza ad adottare continuamente metri di valutazione differenti a seconda del soggetto di discussione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dalla-parte-dei-cattivi.html' addthis:title='Dalla parte dei cattivi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">La Storia con la S. maiuscola è, notoriamente, un giudice severo e, nella maggior parte dei casi, anche giusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è che di Storia, soprattutto quando si parla di quei periodi che sono appena al limite esterno della cronaca e rispetto ai quali gli animi sono ancora scaldati da &#8220;partigianerie&#8221; di varia natura, se ne scrive ben poca. Più comunemente si scrivono, in quantità notevoli, storie con la s minuscola, in cui fatti, opinioni, giudizi di parte e qualche furberia politica di mescolano inestricabilmente a formare una supposta verità oggettiva, che di oggettivo non ha molto.</p>
<p style="text-align: justify;">Paradigmatica in questo senso è la situazione mediorientale, dove il groviglio tra emozionalità e visione di parte risulta spesso tale da impedire un quadro che non sia affetto da pregiudizi, orientamenti manichei e, soprattutto, da una incredibile tendenza ad adottare continuamente metri di valutazione differenti a seconda del soggetto di discussione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-pulizia-etnica-della-palestina/3544" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5540" style="margin: 10px;" title="la-pulizia-etnica-della-palestina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-pulizia-etnica-della-palestina.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Soffermiamoci, a mo&#8217; di esempio, su un particolare elemento del grande scacchiere in cui decine di pedine continuano a muoversi, a tratti senza un&#8217;apparente logicità: quell&#8217;Hamas che, per tutto o quasi il mondo occidentale è più o meno sinonimo di terrorismo estremista e, conseguentemente, di &#8220;male assoluto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto, diamo un&#8217;occhiata al tipo di immagine che Hamas ottiene sui mass media.</p>
<p style="text-align: justify;">Hamas, in pratica, è un mostruoso frutto del fanatismo islamico che:</p>
<p style="text-align: justify;">- ha portato alla fine della &#8220;road map&#8221; di pace fra Israele e Palestina con il suo ostinato rifiuto di riconoscere lo stato ebraico;</p>
<p style="text-align: justify;">- ha il torto di aver insidiato il potere di Fatah, unico vero interlocutore, grazie agli sforzi di Arafat, con l&#8217;occidente;</p>
<p style="text-align: justify;">- continua a fomentare l&#8217;odio, mandando centinaia di kamikaze in Israele a mietere vittime tra la popolazione civile ed è, dunque, una organizzazione illegale a pieno titolo per i suoi atti contro la pace;</p>
<p style="text-align: justify;">- ha rapito e mantiene sotto custodia illegale cittadini israeliani;</p>
<p style="text-align: justify;">- con il suo atteggiamento ha provocato il blocco di Gaza e il conseguente disastro socio-umanitario di quell&#8217;area;</p>
<p style="text-align: justify;">- è comandato da pazzi sanguinari, imbottiti di dottrine pseudo-coraniche e pronti a tutto per ottenere i loro scopi e il partito stesso non è amato dal popolo per il suo totalitarismo, il suo integralismo e la sua ristrettezza di vedute che porta all&#8217;utilizzo della Shaaria in forma integrale come legge di Stato<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe assurdo negare che, in queste affermazioni o, almeno, in alcune di esse, non esista un fondamento di verità. Sarebbe assurdo negare che lo &#8220;sceicco cieco&#8221; Yassin, fondatore riconosciuto del partito avesse sicuramente tratti di fanatismo che esulavano anche dal normale radicalismo islamico, che Hamas sia il mandante di numerosi martiri cha hanno provocato veri e propri bagni di sangue, che la sua posizione anti-sionista sfoci spesso nell&#8217;antisemitismo e che i suoi qassam lanciati sul territorio israeliano siano stati indubbiamente causa di blocchi nelle trattative.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, sarebbe assurdo assumere una posizione &#8220;positiva&#8221; verso Hamas per una sorta di &#8220;moda culturale&#8221; piuttosto dilagante nell&#8217;intellettualità occidentale che vorrebbe contrapporsi all&#8217;opinione pubblica comune e giustificare qualunque insorgenza islamica in nome di presunte (e, intendiamoci, in molti casi, ma non sempre, assolutamente reali) colpe dell&#8217;occidente nella crisi mediorientale: se, finché mosse da un giusto spirito critico di equità nel giudizio storico, tali posizioni possono non solo risultare legittime e sensate, ma assolutamente sacrosante, troppo spesso istanze di questo genere appaiono velate da una sorta di senso di &#8220;dhimmitudine&#8221;<a href="#_ftn2">[2]</a> serpeggiante, forse frutto di un piuttosto assurdo senso di vergogna per le &#8220;colpe dei padri&#8221; ben sfruttato da certa propaganda oltranzista e che, incredibilmente, va a colpire proprio quella parte della società che, più di ogni altra, avrebbe gli strumenti culturali per combattere contro ogni forma di asservimento morale, spirituale o intellettuale.</p>
<p style="text-align: justify;">In punto non è assolutamente questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta, piuttosto, di attuare un criterio retributivo storico chiaro e univoco, che sia omogeneo e uniforme e che non sviluppi, come troppo spesso accade, una politica dei &#8220;due pesi e due misure&#8221;, in definitiva addirittura più controproducente proprio per chi la attua, risultando facilmente attaccabile dal punto di vista logico e storico.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; in questo senso che le accuse menzionate e continuamente reiterate, vuoi in forme esplicite che in forme implicite, da una fetta considerevole della stampa occidentale possono essere riprese una per uno, non per essere smontate (cosa, in alcuni casi, come vedremo, possibile) ma per essere poste in parallelo con altre situazioni in cui, per ragioni di equilibri politici o, diciamolo chiaramente, di pedissequità verso alcuni &#8220;poteri forti&#8221;, le medesime azioni e le medesime situazioni sono state e sono indebitamente accettate.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo, dunque, a compiere una operazione di questo genere.</p>
<p style="text-align: justify;">1) <em>Hamas ha portato alla fine della &#8220;road map&#8221; di pace fra Israele e Palestina con il suo ostinato rifiuto di riconoscere lo stato ebraico</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò è vero solo in piccolissima parte e per comprenderlo è sufficiente dare uno sguardo alla cronologia dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 13 settembre 1993 Itzhak Rabin e Yasser Arafat, sotto l&#8217;egida di Bill Clinton, siglano a Washington una dichiarazione di principi sull’autonomia palestinese che rappresenta una triplice conquista:</p>
<p style="text-align: justify;">a) per la prima volta il governo israeliano riconosce l&#8217;OLP come interlocutore politico (cosa che il Consiglio Nazionale Palestinese aveva già fatto nei confronti di Israele nel 1988);</p>
<p style="text-align: justify;">b) viene decisa la creazione di un’Autonomia palestinese transitoria nei Territori occupati da Israele dalla guerra del 1967;</p>
<p style="text-align: justify;">c) ci si mette d&#8217;accordo sulla necessità teorica di una &#8220;road map&#8221; che, nei cinque anni successivi, dia vita a soluzioni relative alla divisione dei due Stati in relazione a statuto, frontiere, territori, futuro delle colonie ebree, sorte dei rifugiati, questione di Gerusalemme.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passo successivo, nel maggio 1994, è l’accordo del Cairo, chiamato &#8220;Oslo I&#8221;, che porta, agli inizi del 1995, al ritiro progressivo dell’esercito israeliano dalle città palestinesi, mentre nasce l&#8217;Autorità palestinese, con Yasser Arafat che è democraticamente eletto Presidente di un Consiglio legislativo in prevalenza affiliato al Fatah. Segue, il 28 settembre 1995, l&#8217;accordo di Taba (detto &#8220;Oslo II&#8221;) che, in pratica, dovrebbe sancire la nascita, a breve termine, di un vero e proprio Stato palestinese, ma la cui attuazione viene bloccata, il 4 novembre 1995, dall&#8217;assassinio di Itzhak Rabin per mano di un militare del suo apparato di sicurezza, probabilmente spinto a compiere quel gesto dalla campagna isterica contro il premier condotta dalla destra e dall&#8217;estrema destra nazionale (persino a suon di manifesti che dipingevano il firmatario degli accordi di pace come un gerarca nazista delle SS)<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente, in questo quadro, Hamas è, in campo palestinese, una voce forte di dissenso contro gli accordi Rabin-Arafat, con il suo rifiuto, già dal 1989, di qualunque possibile riconoscimento dello Stato di Israele e della sua legittimità. Indubbiamente, a livello politico, si tratta di una visione miope, capace di impedire ai Palestinesi anche di &#8220;salvare il salvabile&#8221; (e, non a caso, nel periodo degli accordi Hamas ha un sostegno popolare molto limitato). Ma possiamo dire lo stesso dal punto di vista umano?</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo ad ipotizzare uno scenario fanta-storico. Immaginiamo per un attimo che, alla fine della II Guerra Mondiale, l&#8217;Italia, perdente per aver sostenuto (e, in realtà, dal punto di vista dell&#8217;impiego di truppe e dell&#8217;impegno bellico, ben più nettamente del popolo palestinese) la follia hitleriana, rimanesse occupata fino al momento in cui, per un gioco politico in cui molta parte fosse legata a sentimenti di vergogna delle Nazioni vincitrici, l&#8217;O.N.U. non decidesse di assegnare quasi tutto il suo territorio a qualche popolo vicino, ad esempio a Libia o Albania. Sarebbe stato così difficile trovare qualche alto ecclesiastico che, magari cresciuto in un campo profughi (lo sceicco Yassin è cresciuto nel campo di al-Shati, a Gaza), incitasse la folla alla resistenza armata ad oltranza, non riconoscesse il nuovo Stato e, anche qualora una sorta di &#8220;concessione dall&#8217;alto&#8221; avesse offerto agli Italiani di ammassarsi in un paio tra le aree più povere ed economicamente depresse del Paese, continuasse ad opporsi ad una soluzione fin troppo simile a quella delle riserve indiane di 100 anni prima e, con ogni probabilità, destinata alle stesse conseguenze, trascinando con sé una quantità notevole di sostenitori?</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, perché, in realtà, e arriviamo qui al primo dei numerosi &#8220;due pesi e due misure&#8221; che possiamo rinvenire in tutta la vicenda mediorientale, pur essendo, lo si ribadisce, un primo passo importante e un segnale politico piuttosto fondamentale (forse l&#8217;unico possibile), in effetti, in una visione globale, &#8220;Oslo&#8221; non propone qualcosa di così radicalmente diverso, appunto, dalla creazione &#8220;umanitaria&#8221; di riserve indiane o, per altri versi dei &#8220;bantustands&#8221; nel periodo dell&#8217;apartheid in Sud Africa. E&#8217; curioso come il mondo intero, molto a posteriori (e con meno convinzione, visto il peso degli attanti) nel primo caso, immediatamente nel secondo caso, abbia reagito sdegnato alla creazione di &#8220;ghetti&#8221; segregativi nelle aree peggiori di quello che avrebbe dovuto essere interamente territorio del popolo ghettizzato e abbia, al contrario, visto come un grande atto di pace e &#8220;concordia universale&#8221; ritrovata una soluzione analoga relativa ai &#8220;territori occupati&#8221;. Né ha molto senso affermare che un paragone come quello abbozzato non sia pertinente dal momento che Israele era già storicamente terra ebraica duemila anni prima della nascita del sionismo: semplicemente, Israele era terra ebraica dopo essere stata terra di un&#8217;altra decina di popoli diversi,compresi i Palestinesi o Filistei o gli odierni iracheni di Ninive. Avrebbe senso, sulla base di una appartenenza temporanea datata decine di secoli prima, che l&#8217;Italia, erede dell&#8217;Impero Romano decidesse di riannettersi l&#8217;Europa meridionale? O, per rendere il paragone più pertinente, nel momento in cui i Cristiani Caldei vivono una realtà difficile, ai limiti della persecuzione, in Iraq, avrebbe senso che essi, improvvisamente, chiedessero di potersi trasferire in massa nell&#8217;odierno Israele per fondarvi un proprio Stato? Eppure sono i discendenti di quei Babilonesi che avevano avuto il controllo dell&#8217;area&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma proseguiamo nella disamina degli eventi legati alla fine anche della possibilità di ottenere la già poco soddisfacente soluzione parziale indicata nella <em>road map</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/palestina/3935" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5541" style="margin: 10px;" title="palestina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/palestina.jpg" alt="" width="200" height="199" /></a>Dopo la morte di Rabin, il suo successore Peres, il 5  gennaio 1996, ordina, nonostante Hamas allora non rappresenti che una forza politica minoritaria nel panorama palestinese, l&#8217;eliminazione a Gaza di uno dei capi della fazione, l&#8217;&#8221;ingegnere&#8221; Yehia Ayache, presunto responsabile di attentati dinamitardi: lo sdegno per l&#8217;esecuzione, avvenuta ad opera dello Shin Beth con un telefonino imbottito di esplosivo, provoca un’ondata di attentati terroristici in Israele, a cui Tel-Aviv risponde con il blocco dei territori. Segue una <em>escalation</em> della violenza, con l&#8217;entrata in campo degli Hezbollah libanesi che lanciano missili sul nord dello Stato ebraico e con la terribile risposta di Israele, che culminerà con l&#8217;eccidio di Cana. Il risultato a lungo termine più devastante di questo periodo di estrema violenza è la vittoria, alle elezioni israeliane del 29 maggio 1996, della destra e della estrema destra che, con la <em>premiership </em>di Benyamin Netanyahou, con la sola eccezione dell&#8217;accordo di Hebron, bloccherà ogni negoziato con i Palestinesi. Tre anni dopo Netanyahou viene sconfitto alle elezioni dal laburista Ehud Barak, ma la situazione non cambia: Barak rimanda per un anno intero il terzo dispiegamento di Tsahal dai Territori occupati e blocca le negoziazioni sullo statuto finale della <em>road map </em>(la cui firma era prevista già per il 1996). Solo dopo il fallimento delle sue negoziazioni con la Siria, il premier torna a rivolgersi ai Palestinesi, ma appare immediatamente evidente che le distanze tra le posizioni si sono fatte enormi. Nonostante Arafat, rendendosi conto della situazione, chieda di posticipare i negoziati per aver modo di procedere preventivamente ad un riavvicinamento, Clinton spinge per un <em>summit</em> immediato, che ha luogo l&#8217;11 luglio 2000. E&#8217; a questo punto che la strategia del governo israeliano diventa piuttosto evidente: nella pratica, si negano le condizioni di vivibilità necessarie alla formazione di uno Stato palestinese indipendente. Alcuni punti delle offerte di Barak possono chiarire in modo lampante la situazione:</p>
<p style="text-align: justify;">i) si propone il ritiro delle truppe israeliane dal 90% della Cisgiordania, escludendo, però, dall&#8217;accordo la regione di Gerusalemme, la valle del Giordano ed il territorio controllato dalle colonie, che, da soli formano il 42% della Cisgiordania stessa, portando la &#8220;concessione territoriale&#8221;, in definitiva, solo al 63%  del West Bank (naturalmente la parte più povera di risorse), per di più, per salvaguardare le zone più densamente popolate da coloni, diviso in tre aree distinte e non contigue;</p>
<p style="text-align: justify;">ii) ogni trattativa su Gerusalemme e la possibilità di una sovranità condivisa viene sospesa (e ripresa solo il 29 settembre);</p>
<p style="text-align: justify;">iii) non viene neppure toccato il tema fondamentale della sorte dei rifugiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente Arafat rifiuta queste condizioni e, per la stampa occidentale, sarà colui che ha rigettato le &#8220;generose&#8221; proposte israeliane, non tenendo conto che, di per sé, già riconoscendo lo Stato d&#8217;Israele i Palestinesi avevano rinunciato a qualcosa come il 78% della Palestina e ora Barak stava chiedendo loro di rinunciare ad un ulteriore 8-9%.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche mese dopo, a Taba, Barak, su <em>input </em>di Clinton, dovrà fare concessioni maggiori, ma assolutamente inutili visto che ha già in mente le elezioni anticipate, che tutto lo scenario è cambiato dopo la &#8220;passeggiata&#8221; dell&#8217;ultra-falco Sharon (28 settembre 2000) sulla spianata delle moschee e il conseguente inizio della &#8220;Intifada di al-Aqsa&#8221; e che, dal 6 febbraio 2001 Israele sarà nelle mani di un famigerato criminale di guerra<a href="#_ftn4">[4]</a> come Sharon stesso. Nella Intifada di al-Aqsa Hamas avrà un ruolo nefando quanto determinante, ma questo non ha più nessuna importanza in termini di blocco di una <em>road map </em>che, di fatto, era già fallita da anni.</p>
<p style="text-align: justify;">2) <em>Hamas ha il torto di aver insidiato il potere di Fatah, unico vero interlocutore, grazie agli sforzi di Arafat, con l&#8217;occidente</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Vero, così come è vero che ogni opposizione insidia, fortunatamente e in una normalissima dialettica politica, il potere del partito di governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà il caso di ricordare che Hamas, il 25 gennaio 2006, ha vinto a larghissima maggioranza delle elezioni regolari (e attestate come tali dagli osservatori internazionali<a href="#_ftn5">[5]</a>) e che questo non avrebbe significato una tragedia umanitaria o lo scoppio di una nuova guerra (almeno non più grave delle ostilità serpeggianti che hanno continuato ad esistere prima e dopo il governo di Hamas sul West Bank) come ipotizzato da certa stampa americana o europea, quanto, molto più pragmaticamente, la riaffermazione di un diritto sancito dall&#8217;O.N.U. all&#8217;atto di fondazione dello Stato d&#8217;Israele e finalmente accettato, più di quarant&#8217;anni dopo, a parole, dal governo di Tel Aviv proprio con l&#8217;accordo sulla <em>road map</em>: quello dei Palestinesi di avere uno Stato proprio, degno di questo nome.</p>
<p style="text-align: justify;">Stante la evidente constatazione che le proposte israeliane di Camp David non  potevano, per pura logica, avere come risultato lo sviluppo di uno Stato sovrano, per comprendere quest&#8217;ultima affermazione è necessario conoscere un particolare a cui i media occidentali hanno dato ben poco (o nessun) risalto: già dal 26 gennaio 2004 Abd al-Aziz al-Rantissi, braccio destro dello sceicco Yassin e in seguito suo successore, poi assassinato da un razzo lanciato sulla sua macchina da un elicottero Apache con le insegne della Stella di David, aveva offerto al governo israeliano una tregua decennale chiedendo in cambio unicamente il totale ritiro di Israele da tutti i territori occupati durante la Guerra dei Sei giorni. Ebbene, tale offerta era stata ripetuta dopo la vittoria elettorale di Hamas nel 2006, con una accettazione implicita della iniziativa di pace araba del 2002 e con una esplicita dichiarazione sull&#8217;impossibilità di cancellare Israele (che significava riconoscerne l&#8217;esistenza).</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò vuol dire che, in fin dei conti, ai cittadini dei Territori veniva posta la scelta tra un sistema, con Fatah, che sembrava perpetuare lo <em>status quo </em>di asservimento, impantanato com&#8217;era nelle paludi di accordi mai rispettati dalla controparte e senza la forza e la possibilità di farli rispettare, e un sistema, con Hamas, che proponeva una soluzione tutt&#8217;altro che estremista e ultra-radicale ma che aveva almeno l&#8217;aura della &#8220;novità&#8221; e quella che poteva essere vista (certamente a torto, sulla base del computo delle forze in campo, ma con una valenza psicologica notevole) come un&#8217;arma di ricatto (o di scambio) verso la controparte (quella pace che era scontata con Fatah ma non lo era con Hamas).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le due alternative, i Palestinesi naturalmente hanno preferito la seconda (da momento che, tipicamente, in ogni sistema stagnante, si tende a scegliere un incerto cambiamento piuttosto che una realtà negativa certa), senza brogli e senza violenze interne (che appartenevano ad un periodo precedente).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; a questo punto che, però, è accaduto qualcosa di una gravità assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">In un quadro di una Nazione <em>in fieri </em>(almeno sulla carta), evidentemente necessitata ad appoggiarsi, nel suo processo di affrancamento, a strutture del Paese precedentemente (e siamo già nel campo dell&#8217;eufemismo) occupante, Israele, spalleggiato (e sarebbe troppo lungo analizzare le motivazioni di questa &#8220;santa alleanza&#8221;, che, per altro, risultano in buona parte evidenti) dagli Stati Uniti, ha attuato una tattica che era già risultata vincente per l&#8217;alleato in numerose vicende del &#8220;giardino di casa&#8221; centro e sud americano, sospendendo qualunque &#8220;aiuto&#8221; allo sviluppo di una Nazione in realtà satellite e senza possibilità di autonomia. Trovatosi improvvisamente senza strutture (e cerchiamo di immaginare, ad esempio, il significato di non avere acqua per un Paese che vive in larga parte di agricoltura di sussistenza), come naturale conseguenza il governo di Hamas ha dovuto affrontare la delusione di parte dei suoi sostenitori meno convinti e, soprattutto, la sollevazione dei suoi avversari politici e il risultato è noto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un rilievo è, però, d&#8217;obbligo: in qualunque parte del mondo, allorché un Paese vicino agisce in ritorsione contro il risultato di una elezione democratica di uno Stato sovrano (e già questa definizione in relazione ai poteri concessi all&#8217;Autorità palestinese appare quasi derisoria) , si parla senza indugio di ingerenza. Con pochissime eccezioni, non pare che questo termine sia stato utilizzato dai media occidentali &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">3) <em>Hamas continua a fomentare l&#8217;odio, mandando centinaia di kamikaze in Israele a mietere vittime tra la popolazione civile ed è, dunque, una organizzazione illegale a pieno titolo per i suoi atti contro la pace</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; davvero peculiare come il concetto di terrorismo possa variare a seconda dei contesti d&#8217;uso. E&#8217; assolutamente ovvio che qualunque atto che porti a vittime civili sia esecrabile. Lo è nella misura in cui ogni guerra, con il suo naturale, terrificante carico di &#8220;casualties of war&#8221;, è esecrabile. Ma le &#8220;casualties of war&#8221; dovrebbero essere terribili in qualunque contesto, il che significa che gli Stati Uniti in Vietnam hanno agito come un Paese terrorista (o &#8220;Stato canaglia&#8221; per usare definizioni che, a questo punto, risultano autoreferenziali), che la strage del mercato di Bagdad è stato un atto di puro terrorismo e che tutte (ma proprio tutte) le guerre, le &#8220;operazioni di polizia&#8221;, i bombardamenti, persino gli embargo internazionali (o nazionali) sono, in ultima analisi, atti di terrorismo (come probabilmente in effetti sono!).</p>
<p style="text-align: justify;">Se, poi, vogliamo entrare nello specifico, basterebbe uno sguardo agli avvenimenti, recenti o meno, di Gaza per comprendere, sulla base oggettiva del numero di morti e feriti civili provocati, quale sia lo Stato che agisce in maniera più chiaramente terroristica dell&#8217;area mediorientale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217;, altresì, interessante analizzare il concetto di terrorismo in relazione al concetto di guerra. Un atto terroristico è tale se viene compiuto nel quadro di una guerra (di qualunque tipo)? Ovviamente, in caso di risposta affermativa, non possiamo che definire ogni guerra un insieme di continui atti di terrorismo contrapposti, tali per cui, uniti, giustificano l&#8217;uguaglianza guerra = terrorismo, cosicché qualunque Nazione del passato o del presente che sia stata o sia impegnata in qualunque genere di conflitto, altro non può essere considerata che una organizzazione terrorista (e, stante il fatto che nessuna Nazione al mondo può essere esclusa dall&#8217;insieme, giungeremmo al paradosso che, ad esempio, l&#8217;O.N.U. altro non sia che il più grande consesso internazionale di terroristi della storia dell&#8217;umanità).</p>
<p style="text-align: justify;">In caso di risposta negativa, il baricentro della discussione si deve spostare sulla definizione di guerra: quando due Nazioni si possono definire in guerra? Per quanto ripugnante possa essere parlare di legislazione internazionale in relazione a questo argomento, si deve osservare che due Nazioni risultano &#8220;legalmente&#8221; in guerra allorché vi sia stata una preventiva dichiarazione in merito<a href="#_ftn6">[6]</a>. Bene, in questo caso Hamas è certamente in guerra con Israele, esistendo una dichiarazione di guerra fornita dallo stesso statuto fondativo pubblico dell&#8217;organizzazione, che dichiara la volontà di annientamento dello Stato sionista. Si può obiettare che Hamas non sia un governo nazionale ma una organizzazione politica. Il che vorrebbe dire che nel West Bank Hamas è stata, in un determinato periodo, una Nazione in guerra per poi essere &#8220;ricacciata&#8221;, si è visto come, nell&#8217;ambito delle organizzazioni terroristiche, ma vuol anche dire che, detenendo Hamas il potere su Gaza, che, praticamente se non formalmente risulta una Nazione autonoma e secessionista dall&#8217;Autorità palestinese (in che altro modo potremmo definire un territorio a sé stante con un governo diverso da quello centrale?) gli atti &#8220;terroristici&#8221; di Hamas possono essere visti come &#8220;atti di guerra&#8221; (e già per questo indubbiamente esecrabili) compiuti, previa preventiva dichiarazione di guerra, dallo &#8220;Stato&#8221; di Gaza contro lo Stato d&#8217;Israele e non come atti di terrorismo in senso stretto.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, una ulteriore obiezione può essere data dal voler vedere gli omicidi mirati israeliani in zone palestinesi (praticamente metà dei vertici di Hamas, compreso Yassin nel 2004, sono stati eliminati nei modi più svariati, in particolare con razzi lanciati su automobili o case dagli elicotteri di Tel Aviv) come atti di guerra possibili, mentre gli attacchi kamikaze dei &#8220;martiri&#8221; in zone civili come atti terroristici: anche tralasciando il fatto che, come ormai ampiamente dimostrato, difficilmente i &#8220;razzi intelligenti&#8221; evitano le &#8220;casualties of war&#8221;, resta la enorme differenza di disponibilità finanziarie tra i due nemici e risulterebbe quantomeno strano che la linea di demarcazione tra atto di guerra e atto terroristico fosse dato da tale differenza &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>4) Hamas ha rapito e mantiene sotto custodia illegale cittadini israeliani.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Indubbiamente questa è una delle pratiche più esecrabili di numerosi gruppi e partiti islamici dell&#8217;area mediorientale e, probabilmente, non esiste nessuno che non si possa indignare, ad esempio, per la vicenda di Ghilad Shalit, il soldato israeliano catturato da Hamas oltre 48 mesi orsono e tenuto ancora prigioniero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/palestina-una-terra-troppo-promessa/3406" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5542" style="margin: 10px;" title="palestina-terra-troppo-promessa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/palestina-terra-troppo-promessa.jpg" alt="" width="200" height="309" /></a>Ma, ancora una volta, non è in alcun modo accettabile l&#8217;utilizzo di una doppia morale, così tipica della posizione occidentale. Senza scomodare leggi internazionali sui prigionieri di guerra, cosa che implicherebbe una accettazione di uno status bellico così come descritto al punto precedente, la domanda spontanea che sorge è perché nessuno dei giornalisti che tanto s&#8217;indignano per la sorte del militare (e vale la pena di sottolineare &#8220;militare&#8221;) Shalit, o delle autorità internazionali che richiedono a gran voce (giustamente) la sua liberazione (fino a concedergli cittadinanze onorarie come ha fatto Roma), si sia mai preso la preso la briga di ascoltare le famiglie delle centinaia di arrestati durante la prima Intifada del 1987, in gran parte ragazzini (non militari) che tiravano pietre contro carri armati, in numerosi casi non liberati prima dell&#8217;incontro Rabin&#8211;Arafat<a href="#_ftn7">[7]</a> di sei anni dopo (e sei anni di prigione per lancio di pietre risulta una pena poco giustificabile non solo dal punto di vista del diritto ma da qualunque punto di vista. Sebbene, tenendo conto che alcuni di quei ragazzini sono morti proprio per aver lanciato pietre, forse coloro che sono stati tenuti prigionieri per sei anni possono persino dirsi fortunati &#8230; ).</p>
<p style="text-align: justify;">Se, poi, ci spostassimo su un piano più ampio di contrapposizione tra occidente e radicalismo islamico, probabilmente tutto questo discorso diventerebbe addirittura ridicolo pensando sia al numero di detenuti (gran parte dei quali, nell&#8217;ordine di circa 240 su 250<a href="#_ftn8">[8]</a>, senza accuse specifiche e senza alcun processo) che alle condizioni di detenzione (denunciate sia dall&#8217;Alto Commissario ONU Mary Robinson che dal Amnesty International e addirittura dalla Corte Suprema americana nel 2006<a href="#_ftn9">[9]</a>) di Guantanamo, lager (esiste un altro modo per definirlo? Forse gulag stalinista &#8230;) ancora attivo nonostante le promesse di Obama di oltre un anno fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, senza aprire capitoli che rischierebbero di portarci fuori strada, è interessante notare un paio di elementi ben poco pubblicizzati dai media europei in relazione al rapimento Shalit.</p>
<p style="text-align: justify;">a) ventiquattro ore prima della cattura di Shalit, il 24 giugno 2006, due civili palestinesi, Osama Muamar e suo fratello Mustafa Muamar erano stati catturati nella notte presso Rafah  (territorio dell&#8217;Autorità palestinese) e portati in Israele senza accuse specifiche;</p>
<p style="text-align: justify;">b) ventiquattro ore dopo la cattura di Shalit, il 26 giugno 2006, i responsabili del sequestro (le &#8220;Brigate Izz ad-Din al-Qassam&#8221;, braccio militare di Hamas, i &#8220;Comitati di Resistenza Popolare&#8221;, che includono, oltre a militanti di Hamas, anche membri di Fatah e del Movimento Islamico della Jihad Palestinese, e l&#8217;&#8221;Armata Palestinese dell&#8217;Islam&#8221;), hanno emesso un comunicato offrendo di fornire informazioni sul soldato prigioniero qualora Israele avesse acconsentito a liberare tutti i prigionieri minori di diciotto anni e quelli di sesso femminile<a href="#_ftn10">[10]</a> (potremmo parlare di memorie dell&#8217;Intifada?), offerta che non è stata neppure presa in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccato che ci sia stata questa &#8220;svista&#8221; nella divulgazione estensiva di informazioni che avrebbero permesso una visione più corretta di tutta la vicenda &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>5) Hamas con il suo atteggiamento ha provocato il blocco di Gaza e il conseguente disastro socio-umanitario di quell&#8217;area.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa è una delle accuse più comunemente sollevate contro Hamas. Ma forse sarebbe il caso di ripercorrere brevemente lo svolgimento degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle famose (o famigerate) elezioni (regolari) del 2006 Hamas (come era naturale, essendosi il partito originato proprio a Gaza)  ottenne il maggiore appoggio popolare proprio nella Striscia di Gaza. Quando, l&#8217;anno seguente, Hamas venne scacciato da Fatah dal West Bank, i suoi militanti fecero lo stesso con i sostenitori di Fatah a Gaza City e, immediatamente, Israele mise un embargo contro la Striscia. Soprattutto, Tel Aviv cominciò una serie (per altro riportata, almeno parzialmente, da tutti i media mondiali) di missioni di guerra e assassinii mirati all&#8217;interno di un territorio indipendente (almeno secondo quanto affermato da Oslo I)  che causò centinaia di morti civili e che portò alla ritorsione di Hamas con lancio di razzi e colpi di mortaio in territorio israeliano<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Già a questo punto sarebbe facile trarre conclusioni relative alle responsabilità sul disastro di Gaza, ma non è tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito di colpi di mortaio contro insediamenti israeliani, il 1º marzo 2008 l&#8217;esercito dello Stato di Israele diede  inizio all&#8217;operazione &#8220;Inverno caldo&#8221; con l&#8217;invasione diretta di Gaza con forze blindate ed aeree. In pochissimo tempo la Striscia venne completamente occupata e, nel giugno 2008, dietro mediazione egiziana, Hamas accettò di porre fine al lancio dei razzi in cambio di un alleggerimento del blocco da parte di Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cessate-il-fuoco, però, fu immediatamente rotto da Israele (si sono contati 49 Palestinesi uccisi nel periodo di tregua<a href="#_ftn12">[12]</a>) che, soprattutto, non rispettò l&#8217;accordo di alleggerimento del blocco navale permettendo il passaggio alla frontiera di massimo 70 camion giornalieri contro i 450 stabiliti<a href="#_ftn13">[13]</a> (e la popolazione di Gaza vive in gran parte grazie ad aiuti umanitari). Dopo un attacco israeliano (4 novembre 2008) che eliminò (e, fino alla noia, è necessario ricordare che ciò avvenne in territorio fuori dalla sovranità israeliana) sei esponenti di Hamas, il presidente Mahamud Abbas dichiarò che, senza un alleggerimento del blocco, non ci sarebbe stato rinnovo della tregua. Tale alleggerimento non ebbe luogo e, il 19 dicembre, Hamas lanciò 3 missili qassam sul territorio israeliano. In risposta, il 27 dicembre 2008, partì (con discutibile senso della proporzionalità tra offesa e difesa, che dovrebbe essere, dai tempi di Beccaria, patrimonio comune di tutti gli Stati che si dichiarino o si suppongano essere civili) l&#8217;operazione &#8220;Piombo fuso&#8221; con un bombardamento mirato delle rampe di lancio dei qassam che doveva, a dispetto della tecnologia bellica israeliana, essere ben poco mirato se provocò, secondo dati O.N.U.<a href="#_ftn14">[14]</a>, 1.380 morti e 5.380 feriti tra i civili di Gaza City.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 3 gennaio 2009 seguì l&#8217;occupazione militare dell&#8217;area, occupazione che venne condannata, il 15 gennaio dall&#8217;Unione Europea, la quale chiese il ritiro delle truppe della stella di David dalla zona. Israele apparentemente accettò di ritirarsi, tanto che il Ministro degli Esteri Tzipi Livni, a fine gennaio,  dichiarò: &#8220;Israele se n&#8217;è andato da Gaza. Ha smantellato i suoi insediamenti. Non sono stati lasciati soldati israeliani là, dopo il disimpegno&#8221;<a href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente ciò è solo formalmente vero dal momento che, come appare assolutamente evidente nel recentissimo episodio della &#8220;Freedom Flottilla&#8221; e come attestato anche da &#8220;Human Rights Watch&#8221;<a href="#_ftn16">[16]</a>, controllando Israele tutti i confini della Striscia, inclusi quelli marittimi, di fatto uno Stato &#8220;estero&#8221; mantiene il controllo di un territorio la cui popolazione è ormai allo stremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di chi è la causa del disastro umanitario di Gaza?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>6) Hamas è comandato da pazzi sanguinari, imbottiti di dottrine pseudo-coraniche e pronti a tutto per ottenere i loro scopi e il partito stesso non è amato dal popolo per il suo totalitarismo, il suo integralismo e la sua ristrettezza di vedute che porta all&#8217;utilizzo della Shaaria in forma integrale come legge di Stato.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Qui siamo, probabilmente, all&#8217;apoteosi del sistema dei &#8220;due pesi e due misure&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Premettiamo immediatamente: Hamas, come qualunque partito fondamentalista (e certamente molto meno di altri presenti nel mondo islamico, come può facilmente vedere chiunque si occupi almeno lontanamente di questioni religiose e abbia almeno sfogliato gli statuti di qualcuno di questi gruppi estremisti<a href="#_ftn17">[17]</a>) ostenta, alle proprie radici una visione certamente parziale, ristretta e riduttiva del messaggio coranico e ciò è stato più volte affermato da alcuni tra i più importanti imam, sceicchi e studiosi islamici del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché dovremmo definire pazzi sanguinari persone che lottano per una visione di società che non si confà alle regole occidentali ma che, comunque, sembra prendere sempre più piede nella società araba o arabizzata, evidentemente rispondendo a bisogni piuttosto presenti, per varie ragioni che non è in questa sede il caso di analizzare, in tali società? E, a maggior ragione, ciò in un contesto in cui tale visione si unisce al sentimento di liberazione nazionale di un intero popolo &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo non essere d&#8217;accordo con la loro ideologia e i loro metodi, il che è assolutamente legittimo, ma andare oltre questo risulta solo pregiudiziale &#8230; Anche perché, stranamente, il giudizio sui governi che adottano la Shaaria risulta notevolmente variabile a seconda del grado di neutralità o alleanza che essi sviluppano verso l&#8217;occidente (e gli Stati Uniti <em>in primis</em>) &#8230; Se i leader di Hamas sono dei pazzi perché difendono, con un substrato jihadista, la possibilità di rivendicare una patria per il loro popolo, come definiremmo i governanti di Kuwait o <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> (e molti altri nomi potrebbero essere fatti), Nazioni in cui la Shaaria viene applicata integralmente, in cui l&#8217;adulterio femminile viene punito fino alla pena di morte per lapidazione, in cui bere una birra in pubblico porta all&#8217;arresto immediato, in cui l&#8217;uso legale di fustigazioni e mutilazioni per vari reati fa parte della prassi comune, in cui le esecuzioni capitali (almeno per l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span>) sono parte integrante della vita giudiziaria del Paese (oops, ma questo accade anche negli Stati Uniti&#8230;), in cui la censura è regola quotidiana?<a href="#_ftn18">[18]</a> Certamente le definiremmo nazioni arabe moderate e quasi moderne &#8230; finché mantengono basi militari americane sui loro territori e riforniscono di petrolio le macchine dell&#8217;occidente (il non farlo nel modo adeguato, d&#8217;altra parte, pare abbia portato qualche problema al regime non shaarista di Saddam in Iraq, fino a qualche tempo prima alleato degli U.S.A nonostante un paio di stragi compiute &#8230;) &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E, fuori dal mondo arabo, come definiremmo la Cina, che, sulla base di una ideologia ormai sgretolata e in cui non credono più neppure i governanti cinesi (o dobbiamo definirli governanti realmente sostenitori del comunismo sulla base del loro rispetto per il lavoro di operai e contadini, sulla base della loro ricerca del benessere del popolo o sulla base della equità sociale che impera in uno dei Paesi più intensamente capitalisti e sperequati del pianeta?), pratica esecuzioni giornaliere, mantiene i suoi cittadini sotto un giogo che sarebbe eufemistico definire oppressivo e opprime allegramente, con tratti notevoli di pulizia etnica (alla Corte dell&#8217;Aja pare che siano in corso alcuni processi per questioni analoghe &#8230;), un popolo storicamente e culturalmente non affine e omogeneo al suo come quello tibetano? Un ottimo partner commerciale per l&#8217;occidente, degno un paio di anni fa di ospitare una manifestazione simbolo della fratellanza tra popoli come le Olimpiadi, fino a che le multinazionali occidentali guadagnano miliardi investendo in un mercato selvaggio e in espansione continua &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Strana storia davvero questa &#8220;storia con la s minuscola&#8221;, in cui le regole e i giudizi cambiano a seconda di chi, pur agendo nello stesso modo, ha trattamenti di serie A o di serie B.</p>
<p style="text-align: justify;">E, certe volte, fermo restando che i &#8220;cattivi&#8221; restano cattivi (semplicemente perché compiono azioni riprovevoli o, addirittura, moralmente ripugnanti, cosa che nessuno oggettivamente negare), in questa strana &#8220;storia&#8221; son la s minuscola, vedendo chi sono i &#8220;buoni&#8221; e come si comportano, viene quasi voglia di stare proprio dalla parte dei cattivi.</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Opinioni tratte dagli archivi di: Washington Post, New York Times, Times, Le Figaro, CNN e BBC.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Da &#8220;dhimmi&#8221;, i popoli del Libro sottomessi in forma privilegiata dagli islamici che, comunque, finivano per sviluppare un senso di sottomissione verso i dominatori. Si veda, a tal proposito, B. Ye&#8217;or, D. Maisel, <em>The Dhimmi: Jews &amp; Christians Under Islam</em>, Fairleigh Dickinson University Press 1985.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Qui e in seguito, i dati storici sulla situazione israelo-palestinese sono tratti da  D.L. Hulme, <em>The Israeli-Palestinian Road Map for Peace: A Critical Analysis</em>, University Press of America 2008 e I.J. Bickerton, <em>The Arab-Israeli Conflict: A History</em>, Reaktion Books, 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> Condannato per questo dall&#8217;O.N.U. nel 1954 per la strage di Qibya, dall&#8217;Alto Tribunale militare israeliano nel 1956 per la strage di Mitla e dalla Commissione d&#8217;inchiesta israeliana nel 1982 per la strage di Sabra e Shatila.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> Qui e in seguito, per quanto riguarda la storia di Hamas,  cfr. B. Milton-Edwards, S. Farrell, <em>Hamas: The Islamic Resistance Movement</em>, Polity 2010 e S. Mishal, A. Sela, <em>The Palestinian Hamas: Vision, Violence, and Coexistence</em>, Columbia University Press 2006.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> Cfr. O.Brewer, W.S. Marshal, <em>Lines of International War  Legislation</em>, Prochman &amp; Co. 1989, pp. 37-44.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> Rapporto di Amnesty International sui prigionieri dell&#8217;Intifada, 18 settembre 2003.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> G.Cucullu, <em>Inside Gitmo</em>, Harper 2009, p. 22.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> Caso Salim Ahmed Hamdan contro il governo americano, 29 giugno 2006.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> Fonte: comunicato alla CNN del 26 giugno 2006.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> Qui e in seguito, sulla questione di Gaza cfr. G. Löwy, <em>The Punishment of Gaza</em>, Verso 2010 e N. Chomsky, I. Pappe, <em>Gaza in Crisis: Reflections on Israel&#8217;s War Against the Palestinians</em>, Haymarket Books 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> &#8220;Human Rights Watch&#8221;, 11 settembre  2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> <em>Ivi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> Documento del &#8220;United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs&#8221;, 2 febbraio 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> <em>Israeli MFA Address by Israeli Foreign Minister Livni to the 8th Herzliya Conference</em>, 22 gennaio 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> &#8220;Human Rights Watch&#8221;, 29 ottobre 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> Cfr. ad esempio, P. Show, <em>The Rise of Fundamentalist Parties in the Arab World</em>, Agjan Press 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> Cfr. &#8220;The Arabic Network for Human Rights Information&#8221; (www.anhri.net).</p>
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		<title>Cavernicoli &#8220;evoluti&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 15:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Guarini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recenti scoperte archeologiche in Israele e in Turchia costringono a retrodatare in misura sostanziale la capacità umana di produrre manufatti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cavernicoli-evoluti.html' addthis:title='Cavernicoli &#8220;evoluti&#8221; '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;">Negli ultimi tre mesi circa, abbiamo assistito ad una serie di notizie circa scoperte destinate a ripensare drasticamente la storia della civiltà umana. Purtroppo nessuna di queste ha avuto il rilievo mediatico che meritava, ma a questi silenzi bisogna essere ben abituati.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-4561" style="margin: 10px;" title="archeologia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/archeologia-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" />Il 23 Dicembre, la rivista scientifica on-line &#8220;Science Daily&#8221; dà notizia del rinvenimento di reperti di fattura umana risalenti ad almeno 750.000 anni fa; fra questi numerosi utensili di pietra, ossa di animali e una ricca collezione di resti botanici (1). Sito del ritrovamento è Gesher Benot Yaaqov, a Nord di Israele, nei pressi del Mar Morto. L&#8217;aspetto sconvolgente della notizia è che prima di questa scoperta, gli studiosi erano convinti che comportaamenti sofisticati, come quelli dimostrati dai reperti rinvenuti, si fossero manifestati nell&#8217;uomo solamente 250.000 anni fa. La scoperta, in sostanza, anticipa di mezzo milione di anni alcune caratteristiche tipiche della nostra specie e la cosa crea grave squilibrio giacché, prima di essa, simili comportamenti si ritenevano comparsi con l&#8217;<em>Homo Sapiens </em>(in siti non precedenti i 300.000 anni circa (2)). E così, a &#8220;National Geographic&#8221; non resta che ipotizzare che il sito scoperto sul Mar Morto fosse un insediamento di <em>Homo Erectus </em>(3), di modo da far collimare la scoperta con le attuali ricostruzioni della catena evolutiva umana, anche se nel sito -oltre ai reperti di cui sopra- non è stato ancora rinvenuto alcun resto di ominide (<em>erectus </em>o <em>sapiens </em>che sia).</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda notizia risale al 13 Marzo scorso, ed è stata pubblicata su &#8220;Effedieffe&#8221;, la rivista di Maurizio Blondet (4). La scoperta di cui si parla risale al 2008 (5) e riguarda il sito di Gobekli Tepe, nel sud della Turchia, dove sono stati rinvenuti templi di una civiltà antichissima (databile intorno al 9.500 A.C.) e già avanzata. Riferisce &#8220;Custodia della Terra Santa&#8221; che le pietre rinvenute sono state &#8220;lavorate e disposte da un popolo preistorico che non utilizzava ancora utensili in metallo o la lavorazione della ceramica. I megaliti precedono Stonehenge di circa 6.000 anni&#8221; (6). L&#8217;archeologo autore della scoperta, Klaus Schmidt, ha dichiarato: «non possono essere state piccole tribù di raccoglitori. Per intagliare, scolpire (senz’altri strumenti che di pietra) ed innalzare pilastri da sette tonnellate, occorrono centinaia di lavoratori, da alloggiare e nutrire». Egli capovolge il paradigma &#8220;tradizionale&#8221; secondo il quale lo sviluppo dell’agricoltura rese possibili i primi templi e ritiene invece che sia stata proprio l’esigenza di adorare il divino e, quindi, di costruire i templi a raccogliere insieme quegli uomini nel primo santuario-città mai esistito. Insomma, i culti complessi non nascerebbero in seguito a salde aggregazioni umane ma, viceversa, come dice l&#8217;archeologo, è «Il tempio [che] ha dato inizio alla città». Rimando all&#8217;articolo di Blondet per ulteriori particolari molto interessanti (7).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima scoperta di cui trattare è invece segnalata dal &#8220;New Scientist&#8221; nel 17 Febbraio scorso (8).</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si è accorti che i dipinti sulle pareti delle grotte preistoriche di siti francesi (Lascaux e Chevet) sono accompagnati da un codice ricorrente di segni, 25.000 anni prima delle più antiche testimonianze alfabetiche; i segni infatti hanno tra i 13.000 e i 30.000 anni e sono stati quindi perfezionati in un lunghissimo lasso di tempo di quasi 20.000 anni. Inoltre, essi hanno avuto diffusione pressoché globale, visto che segni simili o uguali sono stati rinvenuti in siti locati su tutti e cinque i continenti (9).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; importante sottolineare come in quest&#8217;ultimo caso non si sia trattato propriamente di una scoperta ma di una -diciamo così- valorizzazione, nel senso che simili segni erano stati identificati da tempo, ma sempre trascurati in favore delle grandi pitture a soggetto animale che avrebbero &#8220;distratto&#8221; gli studiosi. Non per niente l&#8217;occhiello dell&#8217;articolo del &#8220;New Scientist&#8221; titola &#8220;Come non ci eravamo accorti dell’origine della scrittura&#8221;. Evidentemente, la convinzione che i nostri antenati fossero selvaggi, appena più che animali, porta gli studiosi ad ignorare gli elementi che porterebbero a smentire una simile credenza indotta dal paradigma evolutivo. Vi è un&#8217;ampia casistica di simili &#8220;distrazioni&#8221;, se ne parlerà in seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">1) <a rel="nofollow" href="http://www.sciencedaily.com/releases/2009/12/091222105051.htm">http://www.sciencedaily.com/releases/2009/12/091222105051.htm</a><br />
Qui di seguito, link alla notizia come riportata in Italia da Adnkronos: <a rel="nofollow">http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/ARCHEOLOGIA-NEL-MAR-MORTO-SCOPERTI-RESTI-DI-UOMINI-PREISTORICI-MODERNI_4174559542.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">2) <a rel="nofollow" href="http://news.nationalgeographic.com/news/2010/01/100112-modern-human-behavior/">http://news.nationalgeographic.com/news/2010/01/100112-modern-human-behavior/</a></p>
<p style="text-align: justify;">3) Ibidem</p>
<p style="text-align: justify;">4) <a rel="nofollow" href="http://www.effedieffe.com/content/view/9771/182/">http://www.effedieffe.com/content/view/9771/182/</a></p>
<p style="text-align: justify;">5) A suo tempo la notizia era stata data da &#8220;Custodia della Terra Santa&#8221;: <a rel="nofollow" href="http://www.custodia.fr/SBF-Taccuino-Gobekli-Tepe-un,4428.html">http://www.custodia.fr/SBF-Taccuino-Gobekli-Tepe-un,4428.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">6) Ibidem</p>
<p style="text-align: justify;">7) Fra questi, potrebbe interessarci anche il fatto che siano stati rinvenuti nel sito pochissimi resti umani, elemento molto interessante ma che non è il caso di approfondire in questa sede.</p>
<p style="text-align: justify;">8) <a rel="nofollow" href="http://www.newscientist.com/article/mg20527481.200-the-writing-on-the-cave-wall.html">http://www.newscientist.com/article/mg20527481.200-the-writing-on-the-cave-wall.html</a><br />
Un interessante commento in italiano alla stessa è riportato su &#8220;Effedieffe&#8221;: <a rel="nofollow" href="http://www.effedieffe.com/component/option,com_myblog/show,All-origine-della-scrittura-I-cavernicoli-sapevano-leggere.html/Itemid,272/">http://www.effedieffe.com/component/option,com_myblog/show,All-origine-della-scrittura-I-cavernicoli-sapevano-leggere.html/Itemid,272/</a></p>
<p style="text-align: justify;">9) Vedi cartina allegata ai due articoli segnalati in nota precedente.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/cavernicoli-evoluti.html' addthis:title='Cavernicoli &#8220;evoluti&#8221; ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>6 Km. da Gerusalemme</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 08:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una panoramica sulla politica estera israeliana, condotta in spregio a ogni norma del diritto internazionale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/6-km-da-gerusalemme.html' addthis:title='6 Km. da Gerusalemme '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;">Qualche anno fa, sugli schermi cinematografici italiani (per la verità su pochi, per la scarsa distribuzione di cui fu vittima), apparve un film dal titolo intrigante: “7 Km. da Gerusalemme” di Claudio Malaponti. La trama era semplice ma, allo stesso tempo, interessante: un pubblicitario in piena crisi esistenziale fa un viaggio nella Città Santa e, appunto a 7 Km. da Gerusalemme, incontra Gesù, che gli cambia l’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche oggi, ad un solo chilometro in meno da Gerusalemme, ma verso est, si fa un incontro che, per certi versi, può cambiare la vita, ma non in forma positiva: quello con il muro che divide Israele dal West Bank.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto, è un incontro che cambia la vita a tutti i Palestinesi di Betlemme, Nablus, Gerico, Ramallah, e sicuramente non in meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo un passo indietro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/palestina-una-terra-troppo-promessa/3406" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2692" style="margin: 10px;" title="palestina-ricciardi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/palestina-ricciardi.jpg" alt="palestina-ricciardi" width="200" height="309" /></a>1967: lo Stato d’Israele è nato da 19 anni, ha già vinto una prima guerra contro una coalizione di Paesi Arabi<a href="#_ftn1">[1]</a> praticamente all’atto della sua fondazione e viene attaccato da una nuova coalizione mussulmana formata da Egitto, Giordania e Siria. Certamente Israele ha un esercito ben organizzato e, altrettanto certamente, gli Arabi sono ben poco preparati dal punto di vista militare all’attacco: fatto sta che la guerra si conclude in “Sei Giorni” con una schiacciante vittoria delle truppe che innalzano a <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> la Stella di David e con la presa di Gerusalemme Est e dei territori del cosiddetto West Bank. Insomma, come dire: sei giorni di guerra e quarant’anni di conseguenze. Oppure come dire (dipende dai punti di vista): sei giorni di guerra e quarant’anni di quella che i Palestinesi vedono, forse non completamente a torto, come una occupazione, una ulteriore occupazione di una terra storicamente e culturalmente araba. Una passeggiata anche del più distratto dei turisti in quel tratto di Gerusalemme che va dalla Città Vecchia al Monte degli Ulivi non può che confermare questa idea: non una frase in ebraico, non una insegna che non sia in arabo e tanta ostilità negli occhi dei passanti quando vedono arrivare una camionetta blindata dei soldati con la kippah.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Israeliani non sono certo un popolo che si spaventi per così poco: dichiarano Gerusalemme “Capitale Indivisibile”<a href="#_ftn2">[2]</a> nonostante una risoluzione ONU che chiede il ritorno ai confini antecedenti alla guerra<a href="#_ftn3">[3]</a>, vincono un’altra guerra nel 1973<a href="#_ftn4">[4]</a> contro gli eserciti di Siria ed Egitto, che, con l&#8217;appoggio di piccole unità saudite, irachene, kuwaitiane, libiche, marocchine, algerine e giordane avevano attaccato i suoi confini e, visto che la “Legge del Ritorno”<a href="#_ftn5">[5]</a>, che permette a tutti gli Ebrei del mondo di far richiesta di Cittadinanza Israeliana, sta creando qualche problema di spazi nella striscia di terra tra Mediterraneo e Giordano che forma la loro Nazione, con afflussi che si vanno facendo sempre più massicci dall’America, dall’Europa e dall’Africa, danno vita ad una politica di insediamento di coloni nelle aree occupate. Strana politica, forse, ma certamente giustificabile dal punto di vista israeliano, non fosse che gli insediamenti vanno a posizionarsi in aree che di ebraico hanno ben poco, anzi, ad essere precisi, non hanno proprio niente: aree che alcuni definirebbero giordane, molti palestinesi, nessuno israeliane.</p>
<p style="text-align: justify;">Cambiano tante cose tra il 1967 e la fine degli anni ‘80: l’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, dopo aver compiuto attacchi terroristici in mezzo mondo, viene riconosciuta dall’ONU legittima rappresentante del Popolo Palestinese<a href="#_ftn6">[6]</a>; l’Egitto firma una pace con Israele a Camp David<a href="#_ftn7">[7]</a>, che frutta a Sadat e Begin, che avevano guidato i rispettivi eserciti fino a qualche mese prima, uno di quegli strani Nobel per la Pace politici che a volte vengono concessi non si capisce bene con che “ratio” e re Husayn di Giordania dichiara di rinunciare alla tutela giordana (per altro solo teorica) sul West Bank<a href="#_ftn8">[8]</a>. Solo una cosa non cambia: l’afflusso continuo di coloni ebrei nei territori occupati.</p>
<p style="text-align: justify;">E, alla fine, nel 1988, la reazione palestinese esplode, guidata da un gruppo fondamentalista (in realtà, se comparato con altri gruppi sorti in seguito, di un fondamentalismo che potremmo definire persino moderato) nato come organizzazione caritativa e chiamato “Hamas” (“Zelo”). Doveva essere una <em>jihad</em>, ma non sono più, fortunatamente, i tempi di Monaco’72 con il suo attacco omicida agli atleti israeliani, non sono più i tempi di un OLP Stato nello Stato in Giordania e delle rappresaglie di “Settembre Nero”, né di un OLP forte e stanziato a Beirut, così forte e così stanziato a Beirut da diventare la scintilla che fa esplodere la Guerra Civile Libanese. Non sono più quei tempi e contro quella che i Palestinesi sentono come una continua umiliazione, concretizzata in una sperequazione di trattamento che fa loro intravedere un neppure tanto strisciante tentativo di “giudaizzazione” dei Territori Occupati, la <em>jihad </em>diventa una rivolta popolare, portata avanti per lo più (sebbene non solo, visto che in questo periodo ricominciano gli attentati degli estremisti islamici sul suolo israeliano) a suon di sassate da ragazzini tra i 10 e i 20 anni e internazionalmente conosciuta come “Prima Intifada”. Sassi contro carri armati: uno scontro che pochi oserebbero definire equo, ma che ha, oltre la responsabilità di riempire le famiglie palestinesi e israeliane di lutti e le carceri israeliane dei suddetti ragazzini, almeno un grande merito: rendere evidente per tutti che la situazione non può continuare in quel modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, nel settembre del 1993, accade l’impensabile fino a quel momento: Arafat riconosce lo Stato di Israele, rinuncia alla violenza come metodo di lotta e modifica, su queste basi, la “Carta Nazionale Palestinese” dell&#8217;OLP, mentre il premier israeliano Rabin riconosce l&#8217;OLP come interlocutore. Il 13 settembre, Rabin e Arafat firmano alla Casa Bianca, davanti al presidente USA Clinton, una “Dichiarazione di Principi”, risultato del cosiddetto “Accordo di Oslo” del mese precedente<a href="#_ftn9">[9]</a>, tracciando quella che avrebbe dovuto essere la “road map” verso la pace e la creazione di uno Stato indipendente palestinese nel West Bank e nella Striscia di Gaza.</p>
<p style="text-align: justify;">“Oslo” non é tanto il prodotto delle battaglie di sassi, né, tantomeno, degli attacchi terroristici , quanto l’ultimo tentativo di risoluzione di una situazione di insicurezza politica che sta rendendo impossibile la vita sia degli Israeliani che dei Palestinesi e il prodotto della ragionevolezza di due statisti lungimiranti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/palestina/3935"><img class="alignright size-full wp-image-2693" style="margin: 10px;" title="palestina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/palestina.jpg" alt="palestina" width="200" height="199" /></a>Purtroppo, però, già subito dopo la firma della “Dichiarazione di Principi”, tutto comincia a precipitare: incredibilmente, Israele, in piena violazione dell’accordo, continua a costruire colonie e strade per collegarle (le famigerate “bypass roads”) nei Territori Occupati, non tiene fede all’impegno di costruire una via di collegamento tra West Bank a Gaza (le due unità che dovrebbero formare la nuova “Palestina”), bloccando, di fatto, l’economia dello Stato nascente e dividendo intere famiglie, e continua a mantenere una politica di “due pesi e due misure”, rilasciando permessi edilizi ai coloni e distruggendo ogni costruzione abusiva palestinese (e l’abusivismo diventa quasi una necessità vista la scarsità di permessi concessi agli Arabi).</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che, in realtà, da parte israeliana, l’accordo viene interpretato, in modo a dir poco riduttivo, come una sorta di sistema di sicurezza per lo Stato Ebraico, visto che, praticamente da subito, quest’ultimo imposta una chiusura generale ai Territori Occupati, cosa che non solo porta al collasso economico città come Betlemme e Bet Hanina, in cui gran parte della popolazione lavorava a Gerusalemme Est (per raggiungere la quale, da ora in poi, sarà necessario un permesso di transito speciale, la cui concessione è quasi impossibile da ottenere), ma risulta essere una terrificante violazione dei diritti umani<a href="#_ftn10">[10]</a>, impedendo ai Palestinesi di accedere a ospedali e Luoghi Santi, tutti situati al di qua del confine.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, gli attentati arabi ricominciano, ma, inizialmente, né la posizione israeliana né la risposta palestinese si direbbero intaccare quella che parrebbe essere la via maestra verso la pace e il processo di pace, per tutto il 1994 e il 1995, sembrerebbe in progresso: il 30 settembre la Lega Araba pone fine all&#8217;embargo di quasi mezzo secolo contro Israele, il 26 ottobre viene firmata la pace tra Israele e Giordania e, a metà dell’anno successivo, con la firma della seconda parte degli Accordi di Oslo, nascono l&#8217;Autorità Nazionale Palestinese e la polizia palestinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, però tutto comincia ad andar male. Il 4 novembre 1995 Rabin viene assassinato da un estremista conservatore israeliano, membro del suo servizio di sicurezza, e gli succede Benjamin Netanyahu del partito conservatore Likud, per nulla intenzionato a rispettare gli accordi sulla politica di insediamento di coloni israeliani nei Territori Occupati, che, invece che essere spostati, vengono incoraggiati a rimanere, anche con elargizioni di fondi. Come prevedibile, gli attacchi terroristici palestinesi si intensificano.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione arriva ad un punto tale di tensione che il popolo israeliano, dopo 4 anni di governo Likud, chiede una svolta radicale, eleggendo premier, nel 1999, il laburista Ehud Barak, ma la crisi, forse, si è già spinta troppo oltre e, nel luglio 2000, in un incontro a Camp David, Arafat, che si è viste respinte tutte le richieste relative alla condivisione di Gerusalemme come capitale dei due Stati israeliano e palestinese, alla condivisione delle risorse idriche, alla libera circolazione di uomini e merci tra Israele e Palestina e al diritto al ritorno dei profughi palestinesi e si è visto, invece, offrire il 73% del West Bank (mentre, secondo le stime israeliane, un 27% sarebbe dovuto rimanere sotto il controllo ebraico a salvaguardia dei coloni) e, come indennizzo per  le mancate concessioni territoriali, un pezzo del deserto del Negev, rompe le trattative tra Autorità Palestinese e Stato d’Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2000 deve essere un anno funesto per la pace in Medio Oriente, visto che, oltre alla rottura delle trattative, vede l’ascesa politica dell’ex generale, nonché pluricondannato (per crimini di guerra)<a href="#_ftn11">[11]</a>, Ariel Sharon: a settembre, l’allora leader del Likud decide di compiere una “passeggiata”, largamente e pubblicamente preannunciata ed effettuata in compagnia di circa mille militari che gli fanno da “guardie del corpo”, lungo spianata delle moschee di Gerusalemme, al termine dalla quale proclama Gerusalemme Est territorio eternamente parte d&#8217;Israele. La popolazione araba insorge contro questa chiara provocazione ma le proteste vengono represse così duramente che, in una sola settimana, le forze dell’ordine israeliane uccidono 61 Palestinesi e ne feriscono 2.657<a href="#_ftn12">[12]</a> . E’ l’inizio della Seconda Intifada, che porta alle dimissioni di Barak e, purtroppo, alla elezione del “falco” Sharon come premier.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è la fine: nel 2001 il nuovo premier fa chiudere il porto e l’aeroporto di Gaza e si rifiuta di negoziare con Arafat che, dal canto suo, sembra non riuscire più a tenere sotto controllo lo scontento popolare e gli attacchi terroristici;  in quattro anni vengono distrutte oltre 3.000 case palestinesi nei Territori Occupati, che, formalmente, dovrebbero essere area semi-indipendente, provocando un numero di senza tetto senza precedenti<a href="#_ftn13">[13]</a> e, intollerabilmente, si dà inizio, nel 2003, alla costruzione di quello che, ufficialmente viene definita “Struttura Difensiva di Confine”, ma che, per tutti, diventa “il Muro” (da pochi mesi completato nella sua forma definitiva).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-pulizia-etnica-della-palestina/3544" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2694" style="margin: 10px;" title="pulizia-etnica-palestina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/pulizia-etnica-palestina.jpg" alt="pulizia-etnica-palestina" width="200" height="300" /></a>E arriviamo all’oggi, a questo oggi in cui Arafat è morto<a href="#_ftn14">[14]</a>, in cui i Palestinesi sono divisi tra un Al Fatah che, a loro detta “non fa altro che parlare” e un Hamas che, dopo aver vinto le elezioni del 2004, è stato scacciato  dal West Bank sotto le pressioni di USA, Unione Europea e, soprattutto Israele (che, da quanto riferiscono molti abitanti dell’Autonomia palestinese, arrivò, come misura di convincimento, addirittura a chiudere le forniture idriche al West bank), in cui Sharon è sparito di scena, sostituito prima da un Olmert del suo stesso partito (quel pseudo-centrista Kadima da lui fondato in aperta polemica con il Likud), poi dal riciclato Netanyahu del Likud, a quest’oggi del “Muro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo perdere le condanne morali, che pure sono state così veementi (e, verrebbe da dire, giustamente veementi) per altri muri, da Berlino a Nicosia, e concentriamoci solo su due domande: che cosa è il “Muro” oggi? Che cosa significa vivere con questo serpente di cemento armato alto cinque metri che imprigiona il West Bank?</p>
<p style="text-align: justify;">Il “Muro” è, oggi, in primo luogo, una struttura illegale, dichiarata tale dalla Corte Internazionale di Giustizia<a href="#_ftn15">[15]</a> perché in “palese violazione dei diritti umani”, corrispondendo ad una annessione di fatto del Territorio Palestinese (che, per altro, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite<a href="#_ftn16">[16]</a>,  l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite<a href="#_ftn17">[17]</a>, la Corte Internazionale di Giustizia<a href="#_ftn18">[18]</a> e il Comitato Internazionale della Croce Rossa<a href="#_ftn19">[19]</a> considerano a tutt’oggi territorio proditoriamente occupato da Israele) e ad una misura di sicurezza sproporzionata al rischio di attacchi suicidi.</p>
<p style="text-align: justify;">E’, inoltre, una struttura distruttiva dal punto di vista naturalistico, avendo comportato la distruzione più di 100.000 olivi ed alberi da frutta di proprietà di Palestinesi, la confisca di 157 chilometri quadrati di insediamenti abitativi, industriali e di terre agricole che, per il 38%, appartenevano a Palestinesi<a href="#_ftn20">[20]</a> e la chiusura di 50 pozzi e 200 cisterne, sempre palestinesi<a href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’, naturalmente, una struttura assolutamente devastante dal punto di vista economico per i Palestinesi e qualche dato in risposta della nostra seconda domanda lo può ampiamente provare.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa significa, dunque, vivere con il Muro?</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che per raggiungere i tuoi  campi, per visitare i tuoi parenti, per trattare i tuoi affari, se questi sono dall&#8217;altra parte del Muro, devi passare da cancelli controllati dall&#8217;esercito israeliano e aperti giornalmente per periodi limitati, ma chiusi a volte per giorni interi senza ragione apparente.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che se sei un turista, il tuo tempo medio di attesa per il passaggio di un posto di blocco (ce ne sono oltre 500 in tutto il West Bank, tanto a ribadire la “piena autonomia” dell’area) è di cinque minuti senza controllo dei documenti, ma se sei un Palestinese il tempo medio diventa di circa due ore, con perquisizioni approfondite (il che, se, ad esempio, sei di Betlemme ma lavori a Gerusalemme, significa che ti devi alzare alle cinque tutte le mattine per percorrere una distanza di 8 chilometri e arrivare in tempo sul posto di lavoro).</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che se stai male, visto che le ambulanze non hanno permessi speciali, puoi anche morire in coda (dalla creazione del muro, circa 60 donne hanno partorito presso il muro, con morte di 36 neonati<a href="#_ftn22">[22]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che, se sei Palestinese e hai la sfortuna di vivere tra il Muro e la Linea Verde, devi richiedere ad Israele ogni anno un permesso per continuare a vivere a casa tua.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/ancora-una-volta-palestina-ai-palestinesi/3936" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2695" style="margin: 10px;" title="palestina-ai-palestinesi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/palestina-ai-palestinesi.jpg" alt="palestina-ai-palestinesi" width="200" height="330" /></a>Significa che se poi sei davvero così sfortunato da essere di Qalqilyia, il villaggio palestinese che, più o meno per sbaglio, è stato quasi interamente circondato dal Muro, hai bisogno di un permesso da parte di Israele non solo per vivere a casa tua ma anche per raggiungere i tuoi campi e i tuoi pozzi, un terzo dei quali sono situati al di là della barriera.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che magari hai un’autostrada di fianco a casa, una di quelle infrastrutture costruite “a beneficio di tutta l&#8217;area dei Territori Occupati”, ma non la puoi usare perché le autostrade, per via del loro percorso, sono in massima parte riservate al traffico israeliano, mentre ai Palestinesi è permesso solo transitare per strade con una carreggiata molto minore e sulla vecchia rete stradale, carente di manutenzione<a href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che, probabilmente, hai sete, perché Israele, che controlla le falde idriche nel West Bank (Territorio dell’Autonomia Palestinese?), attribuisce agli Israeliani 350 litri di acqua al giorno, ai coloni 480 litri e ai Palestinesi non più di 80 litri (per la Organizzazione Mondiale della Sanità, sono necessari almeno 100 litri di acqua al giorno pro capite …).</p>
<p style="text-align: justify;">Significa che ti senti quantomeno preso in giro quando senti parlare di “Territorio Palestinese” e ti guardi intorno notando come gli insediamenti di coloni, tutti illegali dal punto di vista del diritto internazionale ma mai abbattuti dallo Stato d’Israele, quegli insediamenti che secondo il Ministero degli Interni Israeliano non vengono più costruiti dal 1992, abbiano un incremento demografico, incentivato economicamente dal governo israeliano, del 6% annuo<a href="#_ftn24">[24]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa il Muro, questo significa oggi essere un Arabo nel West Bank.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa è certa: se in un film italiano a 7 Km. da Gerusalemme è possibile incontrare Gesù, per un Palestinese, nella realtà di ogni giorno, a 6 Km. da Gerusalemme si incontra solo il diavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> La cosiddetta “Guerra d’Indipendenza” del 1948.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Dichiarazione della <em>Knesset </em>del 1967.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Risoluzione N.° 242 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, 22 novembre 1967.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> La cosiddetta “Guerra dello Yom Kippur”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> La legge che, approvata dalla Knesset il 5 luglio 1950, garantisce il diritto a tutti gli Ebrei di immigrare in Israele.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> 14 aprile 1974.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> Firmata il 26 marzo 1979 sotto l’egida del presidente americano Carter.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> Settembre 1988.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> 20 agosto 1993.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> Come denunciato anche dall’Agenzia Israeliana per i Diritti Umani “B’Tsalem”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> Dalla risoluzione 101 dell’ONU, il 24 novembre 1953, per il massacro di 64 Palestinesi; dal Tribunale Militare Israeliano, nel 1956, per la morte ingiustificata di 40 suoi soldati durante la Battaglia di Mitla, dalla Commissione d’Inchiesta della Corte Suprema Israeliana come corresponsabile del massacro di Sabra e Chatila durante la Guerra Libanese nel 1982.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> Fonte Haaretz, 01-09-2003.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> 18.000 solo a Gaza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> Di cancro, nel 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> Dichiarazione del 9 luglio 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> Risoluzioni 446, 465 e 484.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> Mozione approvata il 17 dicembre 2003.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> Dichiarazione del 9 luglio 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19">[19]</a> Dichiarazione del 5 dicembre 2001.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20">[20]</a> Studio dell’organizzazione umanitaria “Pace Adesso” pubblicato da Haaretz il 21 novmbre 2006 e mai smentito dal governo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21">[21]</a> Dato FMEP 2007.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22">[22]</a> BBC News, 23 settembre 2005, mai smentito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref23">[23]</a> Settlement Report, Vol. 14 No. 6, Novembre-Dicembre 2004.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref24">[24]</a> Dato del Ministero degli Interni, riportato da <em>Haaretz </em>il 10 gennaio 2007.</p>
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