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	<title>Centro Studi La Runa &#187; islam</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Islam e femminino sacro: una relazione nascosta</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 14:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></category>
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		<description><![CDATA[L'Islam nasce da un substrato religioso molto composito in cui il concetto di divinità femminile è evidente e riemerge, qua e là, all'interno della concezione maschilista musulmana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/islam-e-femminino-sacro-una-relazione-nascosta.html' addthis:title='Islam e femminino sacro: una relazione nascosta '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8880" style="margin: 10px;" title="minareto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/minareto-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" />Notoriamente l&#8217;Islam è la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> in più rapida crescita nel mondo e quella, con il Giudaismo, più rigidamente monoteistica: il &#8220;tawheed&#8221; (la concezione dell&#8217;unicità di Dio) è così fondamentale che la prima frase della &#8220;Shahadada&#8221;, la dichiarazione di fede che costituisce il primo pilastro dell&#8217;Islam, proclama, in modo non dissimile dal &#8220;Sh&#8217;ma Yisrael&#8221; ebraico, il più inequivocabile credo monoteistico (&#8220;Ash-hadu an laa ilaaha illallah&#8221;, letteralmente &#8220;io testimonio che non vi è alcun Dio all&#8217;infuori di Allah&#8221;). Tenendo conto che in tutto il Corano ogni riferimento ad Allah avviene con il pronome di terza persona maschile, risulta chiaramente la qualità evidentemente e prettamente maschilista dell&#8217;Islam, che non lascia alcuno spazio ad alcuna forma di femminilizzazione del divino. Insomma, oggettivamente, nell&#8217;analisi dell&#8217;Islam dobbiamo ammettere di trovarci di fronte ad una completa esclusione del femminino sacro.</p>
<p style="text-align: justify;">Almeno apparentemente.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, però, l&#8217;Islam non nasce dal nulla, ma da un substrato religioso molto composito ben presente e radicato nell&#8217;Arabia pre-islamica, un substrato in cui il concetto di divinità femminile è evidente e che riemerge, qua e là, all&#8217;interno della concezione maschilista musulmana.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, il luogo più sacro dei Musulmani è la Kaaba, alla Mecca, che contiene la pietra meteoritica nera, oggetto di venerazione da ben prima dell&#8217;avvento dell&#8217;Islam e che, in origine, era il &#8220;trono di Iside&#8221;; così il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> dell&#8217;Islam è la Mezzaluna crescente (a volte insieme ad una stella) che originariamente era segno di riconoscimento (anche come tatuaggio delle sacerdotesse) del culto della Grande Dea babilonese; così altri oggetti considerati &#8220;sacri&#8221; sono le torri (propriamente minareti) delle moschee, che erano uno dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> principali del paganesimo babilonese sin dai tempi di Nimrod (la cui moglie, Semiramide, eresse una torre di 130 metri a Babilonia, davanti alla quale tutti si prostrarono<a title="" href="#_ftn1">[1]</a>) e che (anche in forma di obelisco) erano originariamente <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della fecondazione della madre terra nel contesto del culto solare legato a Baal<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Minareti, culti meteoriti, mezzelune e la Stella babilonese sono, dunque, tutti rimandi a culti pagani precedenti in cui il femminino sacro è molto evidente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/1402197519/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1402197519" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8872" style="margin: 10px;" title="lectures-on-the-religion-of-the-semites" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lectures-on-the-religion-of-the-semites.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ma possiamo anche spingerci più in là, facendo risalire persino il culto di Allah allo stesso substrato culturale e affermando che Allah era in origine una divinità pagana, legata al culto astrologico della fertilità e a vari altri aspetti del paganesimo babilonese. I Musulmani in genere sostengono Allah è la stessa divinità adorata (seppur con numerosi errori teologici) nella tradizione giudaico-cristiana, ma, ad esempio, lo studioso islamico Caesar Farah afferma: &#8220;<em>non c&#8217;è ragione, quindi, per accettare l&#8217;idea che Allah passò ai Musulmani dai Cristiani e dagli Ebrei</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn3">[3]</a> e spiega che come una tale ascendenza mostrerebbe caratteri di contraddizione non riscontrabili se, invece, tracciassimo la genealogia della divinità in una linea che, attraverso lo Yemen, risale fino a Babilonia, in cui il culto di Baal era condotto con sacrifici, prostrazioni e con l&#8217;usanza di &#8220;baciare l&#8217;idolo&#8221;<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>, in modo non dissimile dai servizi di culto condotti presso la Kaaba e in altri luoghi in Arabia (in particolare dell&#8217;Arabia centrale), nei quali, tra l&#8217;altro, sono state trovate iscrizioni con il nome di Baal. Allo stesso modo, il grande studioso William Robertson Smith ha sostenuto che i culti più sviluppati d&#8217;Arabia non appartenevano ai nomadi puri (che potevano essere entrati in contatto con le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> giudeo-cristiane) ma a insediamenti agricoli e commerciali di origine mesopotamica, che i beduini visitavano solo come pellegrini in adempimento di voti<a title="" href="#_ftn5">[5]</a>, così come descritto anche da Ibn Ishaq quando racconta la storia di una donna Jurhum che &#8220;<em>era sterile e promise ad Allah che se avesse partorito un figlio lo avrebbe dato alla Kaaba come schiavo per servire il tempio e prendersi cura di esso</em><a title="" href="#_ftn6">[6]</a>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò ci rimanda inequivocabilmente al culto della fertilità mesopotamico legato a Baal, un culto evidentemente solo nominalmente sostituito con gli dei del deserto (l&#8217;aramaico Allah e il Hubal yemenita) ma sostanzialmente inalterato. Ebbene, proprio in tale culto era implicita e sempre presente la relazione tra un alto dio maschile e una &#8220;dea madre&#8221;, nata dal riflesso di una società primitiva tribale in cui la famiglia era nucleo centrale, alla base dei rapporti di solidarietà, ricchezza, protezione e sostegno quotidiano e in cui risultava naturale l&#8217;esistenza di una famiglia divina a cui rivolgere preghiere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0791418766/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0791418766" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8873" style="margin: 10px;" title="peters-muhammad" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/peters-muhammad.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>In che modo tutto ciò si relaziona con la presenza di un culto del femminino sacro alla radice dell&#8217;Islam? Ebbene, i ritrovamenti archeologici nella Penisola araba hanno mostrato un gran numero di iscrizioni su rocce, tavolette e pareti in cui si delinea il culto di una famiglia di quattro persone, un dio e le sue tre &#8220;figlie&#8221; o dee. Molti hanno interpretato tale famiglia come Allah e la sua progenie<a title="" href="#_ftn7">[7]</a>, sottintendendo in questo modo la presenza di una quinta componente, genitrice delle tre dee, ma, in effetti, la simbolizzazione della divinità generatrice come una mezzaluna posta sopra le figure delle tre divinità create, stante la già menzionata <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbologia</a> femminina lunare, potrebbe anche far pensare ad un sottintendimento proprio di Allah, padre invisibile e increato onnipresente, e ad una raffigurazione propriamente riconducibile alla dea madre.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque stiano le cose, di particolare importanza è la presenza di un ossequio a tre dee, collaboratrici di Allah e oggetto di culto, di radice evidentemente riconducibile ai culti astronomici babilonesi, nel pantheon pre-islamico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/093399978X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=093399978X" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8874" style="margin: 10px;" title="the-triple-goddess" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-triple-goddess.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Come ha sottolineato Adam McLean<a title="" href="#_ftn8">[8]</a>, la triplicità della dea è molto importante, dal momento che, non trattandosi semplicemente di una moltiplicazione per tre, ma piuttosto una triplice manifestazione, la Dea si rivela su tre livelli, nei tre regni del mondo e dell&#8217;umanità e le sue tre facce corrispondono a cielo, terra e inferi, o passato, presente e futuro. L&#8217;aspetto più importante della triplice dea è la sua manifestazione come Vergine / Madre / Tempo: la rappresentazione più semplice con la quale tutti possono identificare le tre fasi della vita della donna (giovane donna / madre / donna vecchia). Ebbene, è interessante notare che queste tre dee erano, in alcuni luoghi, rappresentate da meteoriti o &#8220;aerolithoi&#8221;, pietre cadute dal cielo, proprio come la pietra della Kaaba alla Mecca (così nel tempio di Afrodite a Cipro, nel tempio di Baalat presso Byblos e nei templi della dea Cibele a Cartagine e in Asia Minore<a title="" href="#_ftn9">[9]</a>) e che in tutta l&#8217;Arabia questi stessi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> sono stati trovati a rappresentare il culto di una triplice dea araba, tanto da permettere a McLean<a title="" href="#_ftn10">[10]</a> di affermare: &#8220;<em>molto prima della venuta dell&#8217;austero sistema patriarcale islamico, il popolo arabo adorava questa trinità di dee del deserto che erano, in realtà, i tre aspetti dell&#8217;unica dea. Così Al-Uzza (&#8216;la potente&#8217;) rappresentava l&#8217;aspetto guerriero e della vergine, era la dea della stella del mattino nel deserto che aveva un santuario in un boschetto di acacie a sud della Mecca, dove era venerata sotto forma di una sacra pietra; Al-Lat, il cui nome significa semplicemente &#8216;Dea&#8217;, era l&#8217;aspetto connesso con la Madre Terra e i suoi frutti e con il governo della fecondità ed era adorata in At-Ta&#8217;if vicino alla Mecca, sotto forma di un grande blocco di granito bianco grezzo; Manat, l&#8217;aspetto vegliardo della Dea, stabiliva il destino e la morte e il suo santuario principale era situato sulla strada tra La Mecca e Medina, dove era venerata, sotto forma di una pietra nera non tagliata</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0807067512/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0807067512" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8875" style="margin: 10px;" title="ancient-mirrors-of-womanhood" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ancient-mirrors-of-womanhood.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Questa dea era la stessa che appariva sotto molti nomi in tutto il mondo dell&#8217;antichità (Astarte, Semiramide, Astarot, Iside, Venere, Fortuna, Diana, Astarte, Elat, ecc.) e, alla luce di ciò, non appare così strano che uno degli aspetti del culto della dea sopravvissuto all&#8217;Islam (così come, per esempio, nel Cattolicesimo romano) sia il rosario: attraverso i secoli gli adoratori di dee avevano usato il rosario per la preghiera (e, infatti, è ancora in uso nel culto di divinità femminili in tutto il mondo, per esempio tra gli Indù in India) collegata al culto della fertilità (attraverso la ripetizione mantrica dei nomi divini) e la sua eredità è stata raccolta dal &#8220;tasbih&#8221; (&#8220;subha&#8221;) arabo (il rosario musulmano che dovrebbe contenere 99 perline a rappresentare i titoli di Allah ma che, in realtà, ne ha 33 cioè 3-3 a simboleggiare i tre avatar della divinità),  il cui nome significativamente, è traducibile semplicemente come &#8220;&#8216;un oggetto con cui si loda&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sussiste anche la possibilità che, all&#8217;interno della famiglia divina, non esistesse una &#8220;Gran Madre&#8221; sottintesa ma, in una sintesi sincretistica tra concezione di generatività e generato (presente, per altro, in numerose altre culture, ad esempio in miti relativi Shingmoo in Cina, Hertha nell&#8217;antica Germania, Nutria in Etruria, Indrani in India, Afrodite in Grecia, Venere a Roma, Cibele in Asia Minore e Cartagine, Diana a Efeso, Iside in Egitto, etc), essa fosse espressa proprio attraverso le cosiddette &#8220;figlie di Allah&#8221;, Al-Lat, Manat e Al-Uzza, le cui figure vale la pena di analizzare un po&#8217; più approfonditamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0333631420/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0333631420" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8876" style="margin: 10px;" title="history-of-the-arabs" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/history-of-the-arabs.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Al-Lat, la versione femminile dell&#8217;Allah aramaico, era la &#8220;Signora del Tempio&#8221; nel Pantheon semitico di Palmira, spesso citato nelle fonti antiche. Il suo culto era condiviso dalle tribù dei Banu Akat e dei Banu Nurbel in quella città, che probabilmente fornivano i guardiani o sacerdoti per il suo santuario, quasi certamente costruito dopo l&#8217;occupazione dei Nabatei della Siria<a title="" href="#_ftn11">[11]</a>. Al-Lat era la dea madre (al-Ilahah), che rappresentava il sole, era la figura materna tra gli dei e le dee, la Grande Madre Terra della mitologia antica, e l&#8217;Astarte degli Arabi, citata già da Erodoto e il cui culto, seppure con varianti nomi nazionali, univa palmireni e membri delle tribù occidentali<a title="" href="#_ftn12">[12]</a>. Portata nell&#8217;Hijaz da Palmira, probabilmente attraverso Teima, essa ebbe, come accennato, in Ta&#8217;if (città in ottimi rapporti con la Mecca) il centro del suo culto, con un tempio in cui era rappresentata con un quadrato di pietra<a title="" href="#_ftn13">[13]</a>  (e, d&#8217;altra parte, la dea madre era spesso rappresentata da un pietra, un montagna, una grotta, o pilastro di roccia). Dal momento che i Nabatei veneravano Allat come la &#8220;madre degli dei&#8221;, Tor Andrae ritiene che sia possibile presumere che in ambiente arabo essa corrispondesse alla grande dea semitica della maternità, della fertilità e del cielo<a title="" href="#_ftn14">[14]</a>, spesso chiamata semplicemente &#8220;Al Rabba&#8221;, &#8220;la sovrana&#8221; (un titolo che apparteneva anche a Ishtar e Astarte). Dopo che Maometto conquistò la Mecca e alcune delle sue tribù vicine, si rivolse contro Ta&#8217;if e il suo tempio di Al-Lat, distruggendolo, ma è altamente probabile che tale ostilità nascesse anche (se non soprattutto), dalla variante di culto solare (influenzato da ragioni culturali) che i normale culto lunare della dea aveva assunto in Arabia e che, in qualche modo, entrava in diretta concorrenzialità con il culto di Allah predicato dal Profeta<a title="" href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0691017808/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0691017808" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8877" style="margin: 10px;" title="the-great-mother" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-great-mother.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Manat si ritiene fosse la dea autoctona degli Arabi che appare qualche tempo prima di Al-Uzza e Al-Lat. Il suo nome compare nel tempio di Baal nel 32 d.C., ma ha origine certamente molto prima. Essa era colei che controllava la fortuna e il mistero della vita e della morte, era la divinità principale degli al-Aus e degli al-Khazraj e riceveva una particolare venerazione a Yathrib (Medina), dove era rappresentata da un&#8217;immagine di legno che durante il culto veniva coperta di sangue<a title="" href="#_ftn16">[16]</a>. Ibn al-Khalbi afferma che i Bedu erano soliti andare in  &#8221;Hajj&#8221; (pellegrinaggio) al suo tempio e durante il percorso non si radevano il capo, operazione che compivano solo al ritorno (secondo il rituale ripreso completamente dall&#8217;Islam)<a title="" href="#_ftn17">[17]</a>. Come le Moire in Grecia, questa dea del destino e del tempo fu venerata con zelo (era lei che si occupava delle nascite, del matrimonio e della morte, della guerra e delle incursioni) ma il suo culto stava diminuendo al tempo di Maometto, probabilmente a causa dell&#8217;influenza ebraica a Medina (il che dimostra quanto gli al-Aus e gli al-Khazraj fossero disposti ad abbandonare la loro religione a favore di qualsiasi altra, incluso, in seguito, quella islamica).</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, Al-Uzza era stata portata alla Mecca dai Quraysh e aggiunta ai culti già stabiliti nella Kaaba. Al tempo di Maometto era la più importante delle divinità meccane,  forse a parte Hubal (il Signore), probabilmente un altro termine per definire Allah. Il suo santuario principale era in una valle chiamata Hurad, appena fuori Mecca, dove sorgeva un haram e un altare sacrificale molto frequentato<a title="" href="#_ftn18">[18]</a>, su cui venivano immolati inizialmente esseri umani e poi animali (sebbene a Duma e Hira i sacrifici umani continuassero). Anche Maometto, in gioventù, secondo la tradizione, aveva sacrificato una pecora a Al-Uzza (e questo atto potrebbe benissimo essere stato compiuto sul Monte Hira, noto luogo di devozione al dio della luna Allah e sua figlia al-Uzza e sul quale avvenne poi l&#8217;incontro tra Maometto e l&#8217;angelo) ma si narra che durante lo scontro armato tra i meccani e i Musulmani a Badr i primi innalzarono il vessillo di al-Uzza in battaglia e che per questo, dopo la vittoria, il Profeta inviò Khalid ibn al-Walid (che poi conquistò la Siria all&#8217;Islam), a distruggere il tempio di al-Uzza a Nakhla<a title="" href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta distrutti tutti gli idoli, Allah regnava incontrastato nel Hijaz e la dea madre era scomparsa dalla sfera della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/" target="_blank">religione</a> araba, ma essa sopravvive ancora nelle leggende musulmane in quelli che vengono comunemente definiti i &#8220;versetti satanici&#8221;, un capitolo della vita di Maometto che i Musulmani vogliono dimenticare e che, per le vicende che seguirono, ha reso famoso, qualche anno fa, un romanzo omonimo di Salman Rushdie.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ambientazione è la Mecca, alcuni anni prima della Hijra, molto probabilmente nel 619 d.C., quando il protettore di Maometto, Abu Talib, e sua moglie, Khadija, erano entrambi morti o in punto di morte. I meccani erano diventati sempre più ostili verso il Profeta e ridicolizzavano la sua missione in ogni modo possibile. La cosa peggiore era che spesso lo tentavano promettendogli fama e fortuna se si fosse astenuto dall&#8217;attaccare le loro divinità. Maometto non era disposto a compromettere la sua missione e aveva sempre declinato le loro offerte, finché, come narra al-Tabari, non arrivò la tentazione più grande, quando i meccani offrirono a Maometto un compromesso tale per cui egli avrebbe adorato al-Lat e al-&#8217;Uzza per un anno, e essi avrebbero adorato Allah per un anno.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto i Profeta, tentato da Satana, avrebbe risposto, secondo al-Tabari:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Che ne pensate voi di al-Lāt e di al-ʿUzzā</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e di Manāt, il terzo idolo?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ecco le gharānīq, la cui intercessione è cosa grata a Dio</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn20">[20]</a></p>
<p style="text-align: justify;">(Ṭabarī, Jāmiʿ al-bayān ʿan taʿwīl al-Qurʾān, XVII, pp. 186-90)</p>
<p style="text-align: justify;">La parola araba &#8220;gharānīq&#8221; del &#8220;verso satanico&#8221; è un &#8220;hapax&#8221;, un vocabolo che ricorre solo in questo testo, e si riferirebbe, secondo i commentatori, alle gru della Numidia ma, poiché un titolo della triade sacra era &#8220;le tre sublimi gru&#8221;, il significato implicito era quello di un&#8217;ammissione dell&#8217;esistenza delle tre divinità e un&#8217;attestazione del loro ruolo come intermediari divini.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Ṭabarī, le parole destarono forte stupore tra gli astanti che non si aspettavano che Maometto scendesse a patti con il politeismo pagano della stragrande maggioranza della città. Conseguentemente, sempre secondo al-Tabari, sarebbe stata avviata una preghiera collettiva per sottolineare la ritrovata concordia cittadina e la notizia dei &#8220;versetti satanici&#8221; avrebbe persino convinto alcuni emigrati (&#8220;muhājirūn&#8221;) a tornare dall&#8217;Abissinia, dove si erano rifugiati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-corano/9478" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8879" style="margin: 10px;" title="il-corano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-corano1-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Oggi ci appare evidente l&#8217;incontestabile vantaggio politico derivante da una interpretazione sincretica e accomodante da parte di Maometto, ma è, altresì, chiaro che il prezzo spirituale di tale vantaggio sarebbe stato eccezionale, dal momento che il Profeta avrebbe smentito il più volte asserito monoteismo assoluto della nuova <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/" target="_blank">religione</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La mattina seguente, infatti, Maometto ritrattò quanto affermato, chiarendo che le parole gli erano state sussurrate all&#8217;orecchio sinistro (e non a quello destro, come normalmente faceva l&#8217;arcangelo Gabriele) e che quindi erano di origine satanica.</p>
<p style="text-align: justify;">I “versetti satanici” furono disconosciuti da Maometto che fornì, al loro posto, l&#8217;autentica rivelazione:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Che ne pensate voi di al-Lāt e di al-ʿUzzā  </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e di Manāt, il terzo idolo? </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Voi dunque avreste i maschi e Lui le femmine?  </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La divisione sarebbe iniqua!  </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Esse non sono che nomi dati da voi e da’ vostri padri, </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>pei quali Iddio non v’inviò autorità alcuna. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Costoro non seguono altro che congetture e le passioni dell’animo, </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>mentre già giunse loro dal Signore la Guida</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn21">[21]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa significa questa &#8220;correzione&#8221;? In una società patriarcale come quella araba era considerato un peccato avere solo figlie (come accaduto proprio a Maometto che pare fosse notevolmente imbarazzato per questo motivo) e, dunque, nel caso le tre divinità fossero state reali, Allah sarebbe risultato imperfetto a causa della sua incapacità di procreare figli maschi. Inoltre, come sostenuto da Alfred Guillaume<a title="" href="#_ftn22">[22]</a>, l&#8217;interpolazione avrebbe reso quegli esseri divini o semi-divini intercessori di Allah, un ufficio che nell&#8217;Islam doveva essere accordato solo a Maometto stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Conseguentemente le parole pronunciate da Maometto vennero successivamente eliminate dalla versione canonizzata del Corano, rimanendo, però, in un canto che i meccani utilizzavano quando camminavano intorno alla Pietra Nera<a title="" href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta il fatto che, seppur per poche ore, il Profeta fosse sceso a compromessi seri con il paganesimo, con conseguenze fondamentali, dal momento che, se questa leggenda fosse vera (come ammesso in generale da numerosi commentatori musulmani), dovremmo pensare che non esista alcuna certezza che altre parti del Corano non siano state ispirate da Satana e non da Dio. Una delle più belle hadith riporta è il seguente discorso di Allah a Maometto: &#8220;<em>il mio servo [Maometto] mi è sempre vicino con le sue opere volontarie di pietà, tanto che ho imparato ad amarlo e da quando lo amo io sono il suo occhio, il suo orecchio, la sua lingua, il suo piede, la sua mano. Egli vede attraverso di me, sente attraverso di me, parla attraverso di me, si muove e prova sentimenti attraverso di me</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn24">[24]</a>, ma se Maometto è &#8220;pura creta nelle mani di Dio&#8221;, come avrebbe potuto Dio stesso ammettere l&#8217;esistenza di divinità femminili? Il Profeta risolse il problema affermando: &#8220;<em>Non inviammo prima di te nessun messaggero e nessun profeta, senza che Satana si intromettesse nella sua recitazione. Ma Allah abroga quello che Satana suggerisce. Allah conferma i Suoi segni.  Allah è sapiente, saggio</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn25">[25]</a>, ma rimane l&#8217;incongruenza della possibilità satanica di interpolare il messaggio divino trasmesso direttamente attraverso il Profeta.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza addentrarci in questioni teologiche che poco ci riguardano, ciò che conta è che alla base del proto-islamismo (e, si sarebbe quasi tentati di dire, in competizione con esso) troviamo istanze di femminino sacro ben evidenti che, sebbene progressivamente nascoste da una società fortemente maschilista, tendono a riemergere in <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simboli</a>, azioni, discorsi ancora vivi ed attivi nell&#8217;Islam odierno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/1597404578/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1597404578" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8878" style="margin: 10px;" title="counsels-in-contemporary-islam" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/counsels-in-contemporary-islam.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ciò appare particolarmente evidente nello Sciismo e nel Sufismo, le correnti più mistiche del mondo musulmano. Non è un caso che nel Sufismo la &#8220;Sophia&#8221;, la saggezza di Allah che illumina i cuori dei saggi esoteristi sia definita &#8220;<em>l&#8217;ultima immagine di Dio, l&#8217;Amato &#8230; la forma principale al di là della forma, l&#8217;ostacolo alla Via e la Via &#8230;</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn26">[26]</a> e sia considerata così fondamentale da assumere una personalità a sé stante. Allo stesso modo, non è un caso che nello Sciismo esista un particolare culto di Fatma, vista come madre del Logos, in una palese eredità del ruolo già appartenuto in ambito iranico a Spenta Armaiti, e come fonte della saggezza dell&#8217;Imam<a title="" href="#_ftn27">[27]</a>, venendo a rappresentare, in fin dei conti, di nuovo una sorta di Sophia.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio riguardo alla figura della Sophia, Ibn Arabi afferma che la sua natura universale (&#8220;tavi&#8217;at al-kull&#8221;) &#8220;<em>è il lato femminile o materno dell&#8217;atto creativo. Lei è il &#8216;misericordioso soffio&#8217; di Dio&#8221; [Nafa ar-Rahman]</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn28">[28]</a> e che essa è anche la dimora di Dio perché &#8220;<em>Dov&#8217;era il vostro Signore prima di creare la Creazione? Era in una nuvola, non c&#8217;era spazio sopra o sotto e la nuvola era la sua Saggezza</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn29">[29]</a> &#8217;46.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, all&#8217;interno dell&#8217;Islam sufi, i principi divini maschile e femminile sono caratterizzati dalla penna e dalla tavoletta: la penna è Dio che scrive sul <em>tabula rasa</em> dell&#8217;anima del mondo<a title="" href="#_ftn30">[30]</a>, con un forte riferimento all&#8217;atto generativo e alla congiunzione tra principio maschile e femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, dunque, che, ancora una volta, ritorna il principio generativo come nucleo fondamentale, pur nascosto e dissimulato, del senso religioso. Ma, in una società in cui la componente maschile impera al punto da informare di sé pervasivamente l&#8217;intero ambito religioso, anche il solo riferimento a tale  nucleo risulta scandaloso. Eppure, il principio primo archetipico maternale trova comunque il modo di riemergere &#8230;</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> Daniele, cap.3</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> I Re 14:23, 2 Re 18:4, 23:14, Isaia 17:08, 27:9, Ger. 43:13; Ez. 08:05; Michea 5:13</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> C. Farah, <em>Islam</em>, Barron&#8217;s Educational Series 2003, p.28</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> I Re 19:18</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a>W. Robertson Smith, <a title="Lectures on the religion of the Semites" href="http://www.amazon.it/gp/product/1402197519/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1402197519" target="_blank"><em>Lectures on the Religion of the Semites</em></a>, II, Sheffield Academic Press 2009, p. 109 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> A. Guillaume, <em>The Life of Mohammad</em>, Oxford University Press 2002, p.49</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> Ad esempio F.E. Peters, <a title="Muhammad and the Origins of Islam" href="http://www.amazon.it/gp/product/0791418766/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0791418766" target="_blank"><em>Muhammad and the Origins of Islam</em></a>, State University of New York Press 1994, pp. 98 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> A. McLean<em>, <a title="The Triple Goddess" href="http://www.amazon.it/gp/product/093399978X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=093399978X" target="_blank">The Triple Goddess: An Exploration of the Archetypal Feminine</a></em>, Phanes Press 1991, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> M. Stone, <a title="Ancient mirrors of Womanhodd" href="http://www.amazon.it/gp/product/0807067512/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0807067512" target="_blank"><em>Ancient Mirrors of Womanhood: A Treasury of Goddess and Heroine Lore from Around the World</em></a>, beacon Press 1990, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> A. McLean<em>, Citato</em>, pp. 80 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> J. Teixidor, <em>The Pantheon of Palmyra</em>, Brill Academic 1997, pp. 55-58.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> A. Guillaume, <em>Citato</em>, p.61</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> P. Hitti, <a title="History of the Arabs" href="http://www.amazon.it/gp/product/0333631420/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0333631420" target="_blank"><em>History of the Arabs</em></a>, Palgrave Macmillan 2002, p.98</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> T. Andrae, <em>Qu&#8217;ran, Religion and Theology</em>, Volume 1, Routledge 2008, p.87</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> E. Neumann, <a title="The Great Mother" href="http://www.amazon.it/gp/product/0691017808/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0691017808" target="_blank"><em>The Great Mother an Analysis of the Archetype</em></a>, Kessinger Publishing 2004, pp.67-68</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> A. Guillaume, <em>Citato</em>, p. 207</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> F.E. Peters, <em>Citato</em>, p.110</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> A. Guillaume, <em>Citato</em>, p. 108</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> <em>Ivi</em>, pp. 565-566</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref20">[20]</a> al-Ṭabarī, Jāmiʿ al-Bayān ʿan Taʿwīl al-Qurʾān, XVII, pp. 186-90</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref21">[21]</a> <a title="Il Corano" href="http://www.libriefilm.com/il-corano/9478" target="_blank">Il Corano</a>,m53:19-23. Trad. A.Bausani, BUR 2006</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref22">[22]</a> A. Guillaume, <em>Citato</em>, pp. 112 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref23">[23]</a> <em>Ivi</em>, p. 36</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref24">[24]</a> I. Goldziher, <em>Mohammed and Islam</em>, General Books LLC. 2010, pp.42-43</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref25">[25]</a> Corano, 22:52</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref26">[26]</a> K. Cragg, <a title="Counsels in contemporary Islam" href="http://www.amazon.it/gp/product/1597404578/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=1597404578" target="_blank"><em>Counsels in Contemporary Islam</em></a>, ACLS Humanities 2008, p.81</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref27">[27]</a> H. Corbin, <em>Swedenborg &amp; Esoteric Islam</em>, Swedenborg Foundation Publishers 1995, p.47</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref28">[28]</a> T. Burckhardt, <em>Introduction to Sufi Doctrine</em>, Fons Vitae 1997, pp.67-69</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref29">[29]</a> <em>ivi</em></p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref30">[30]</a> L. Bakhtiar, Sufi<em>: Expressions of the Mystic Quest</em>, Thames &amp; Hudson 2004, pp. 86 ss.</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/islam-e-femminino-sacro-una-relazione-nascosta.html' addthis:title='Islam e femminino sacro: una relazione nascosta ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Wolfram von Eschenbach e i Custodi del Graal</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 14:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nuccio D'Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una precisa analisi del simbolismo presente nel Parzival di Wolfram von Eschenbach e in particolare sul Graal e i suoi custodi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfram-von-eschenbach-e-i-custodi-del-graal.html' addthis:title='Wolfram von Eschenbach e i Custodi del Graal '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><div id="attachment_8182" class="wp-caption alignright" style="width: 228px"><img class="size-medium wp-image-8182 " title="Wolfram Von Eschenbach (Codex Manesse, Fol. 149)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/WolframVonEschenbach-218x300.jpg" alt="Wolfram Von Eschenbach (Codex Manesse, Fol. 149)" width="218" height="300" /><p class="wp-caption-text">Wolfram Von Eschenbach (Codex Manesse, Fol. 149)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Fra gli autori dei racconti del Graal Wolfram von Eschenbach occupa un posto speciale dovuto non solo al particolare impianto narrativo della sua opera, ma soprattutto ai numerosissimi elementi dottrinali che l’arricchiscono di un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> e di prospettive spirituali persino islamiche non sempre emerse con chiarezza negli altri compositori del ciclo del Graal.</p>
<p style="text-align: justify;">Wolfram intende dare voce ad una speciale tradizione spirituale sulla quale addirittura dichiara di aver costruito il suo<em> <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773">Parzival</a>. </em>Questa tradizione è personificata in “Kyot il Provenzale”, un personaggio straordinario al quale difficilmente potrà essere data una fisionomia precisa. Nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> appare poche volte (VIII, 417, 431, IX, 453-454, 455, XVI, 827), tutte tese a dare importanza a questa fonte e a rimarcare la diversità di molti <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simboli</a> del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> rispetto a quelli emersi nel <em>Perceval</em> di Chrétien de Troyes. Ciò che rende particolarmente interessante la funzione di “Kyot il Provenzale”, di questo maestro “cantore”, o forse e più esattamente “incantatore” [= <em>schianture</em>], è il contatto che tramite lui sembra essersi stabilito fra la tradizione cristiana, quella giudaica e l’Islam, con tutto ciò che questi contatti hanno potuto comportare sul piano dottrinale, simbolico e, forse, rituale. I cenni a Toledo, alla Spagna, alla Provenza, a Baghdad, al <em>Baruc</em>, a Feirefiz, così come il legame fra Flegetanis, Kyot e Salomone, sono a questo riguardo molto significativi e richiamano la presenza eccezionale di kabbalisti, sufi e contemplativi cristiani presso le corti musulmane di Spagna e in quelle della Provenza trovadorica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8183" style="margin: 10px;" title="parzival" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/parzival-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>Senza supporre una fonte islamica diretta resterebbe enigmatica la presenza nel <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>di termini e di dottrine astrologiche sicuramente arabe. Si potrebbe anche menzionare l’enigmatico riferimento di Wolfram a quel cavaliere musulmano che in un duello con Anfortas, “<em>re e patrono del Graal</em>”, ferisce inguaribilmente il sovrano cristiano con la sua lancia, un cavaliere “<em>nativo di Ethnise </em>[=“la terra originaria”],<em> là dove scorre il Tigri giù dal Paradiso”</em> (IX, 479)<em>. </em>Come chiarisce Wolfram subito dopo (IX, 481), questo Tigri è uno dei quattro fiumi del Paradiso terrestre e perciò assume un rilievo simbolico rilevante la correlazione fra <em>Ethnise</em>, il Paradiso e l’Islam che rimanda ai tanti cenni similari contenuti in quasi tutte le composizioni di questa materia. La ferita di Anfortas è provocata da un cavaliere islamico “<em>nativo di Ethnise</em>” e la sua “insufficienza” come re del Graal scaturisce dal “colpo di lancia” di un rappresentante dell’Islam. Con apparente casualità, Wolfram presenta l’Islam come una tradizione radicata nella rivelazione “originaria” (=<em>Ethnise</em>), ma nel contempo evidenzia caratteri “escatologici” che sembrerebbero indicare nell’Islam la tradizione più idonea a combattere contro le perversioni dei tempi ultimi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro elemento fondamentale che mostra la profondità della presenza islamica in Wolfram è lo strano destino di Feirefiz, “Bianco-Nero”, che accompagnerà il fratello Parzival a <em>Munsalvaetsche</em> e dopo il suo battesimo sposerà la Fanciulla del Graal, <em>Repanse de Schoye</em>, “la Dispensatrice di Gioia”, la personificazione della <em>Sedes Sapientiae</em>. Un terzo dato è la descrizione del palazzo reale che si trova in XIII, 589-590, tanto precisa ed articolata da convincere Hermann Göetz che qui si ha la trasposizione dello schema-base del palazzo dei Califfi di Baghdad e, forse, persino un cenno ad un famoso <em>stûpa</em> del re <em>kushana</em> Kanishka. Da parte sua Lars-Ivar Ringbom ha mostrato che anche la pianta architettonica del Tempio del Graal descritta da Albrecht von Scharfenberg nel suo poema può essere compresa solo comparandola alla struttura del palazzo di <em>Taxt-i Sulayman,“</em>il Trono di Salomone”, l’antico santuario mazdeo del fuoco chiamato <em>Taxt-i Taqdis, </em>”il Trono degli Archi”, costruito dal re Chosroe II e poi distrutto dall’imperatore bizantino Eraclio nel 629, quando inseguì le truppe sassanidi sconfitte e recuperò la “Vera Croce” razziata precedentemente dai Persiani a Gerusalemme.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/lislam-e-il-graal/9774" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8184" style="margin: 10px;" title="lislam-e-il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/lislam-e-il-graal-171x300.jpg" alt="" width="171" height="300" /></a>L’insieme di questi dati e la loro articolazione attentamente contessuta con l’intreccio cristiano e con il sostrato antico-celtico della saga, mostra molto più di una semplice, vaga “influenza” islamica e ci conduce invece nell’ambito di una realtà teofanica, l<em>’âlam al-mithâl</em> che secondo Henry Corbin sostanziava la <em>futuwwa</em>, la “cavalleria spirituale” iranica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per designare il “Paradiso perduto” mèta di ogni cavaliere, Wolfram introduce lo strano termine di <em>Munsalvaetsche, </em>“Monte Selvaggio”, introvabile nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> precedente. <em>Munsalvaetsche</em> si ritrova almeno una trentina di volte nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> e addirittura in V, 251 è associato ad una straordinaria dinastia regale. Esso è poi ripreso senza nessuna variazione nello <em>Jüngerer Titurel</em> del suo continuatore Albrecht von Scharfenberg, fra i compilatori di questi scritti l’unico ad evidenziare con forza elementi dottrinali rapportabili al mondo spirituale iranico e, più in generale, al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> islamico-orientale che sembrerebbe trovarsi sotteso nell’opera di Wolfram. Anche Albrecht pone il Tempio del Graal a <em>Munt Salvaesch, </em>nel cuore di <em>Salvaterre</em>, una regione protetta dall’impenetrabile <em>Foreist Salvaesch.</em> Aggiunge poi che dopo che gli angeli lo hanno trasportato a <em>Munt Salvaesch,</em> Titurel decide di costruirvi un tempio per intronarvi degnamente il Graal.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> della montagna è ben conosciuto. La particolare strutturazione di ogni montagna ne fa per eccellenza un’immagine dell<em>’axis mundi </em>che congiunge la terra e il Cielo, il mondo del divenire e delle apparenze con la realtà dell’essere immutabile e “lucente”. Per questa sua “assialità” la montagna cosmica non può trovarsi che al centro della manifestazione universale, nel punto dal quale si dipartono tutti i raggi che come infiniti lampi di luce si riverberano sui vari piani cosmici. E’ il luogo privilegiato di ogni teofania, là dove il divino si svela e si fa riconoscere dagli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Islam la montagna <em>Qâf, </em>considerata inaccessibile agli uomini comuni, è detta la “montagna della saggezza”, un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che accosta la sapienza divina e la montagna. Nei Vangeli si usa distinguere il monte dove il Cristo si ritira spesso a pregare, dalla pianura in cui si trovano i semplici fedeli. La Trasfigurazione  si compie sul Tabor, un “<em>alto monte</em>” dice <em>Matteo</em> 17, 1. È il luogo in cui il Cristo si mostra “così come Egli è”, nello Splendore divino che da significato alle tradizioni concernenti Mosé e Elia e nel quale si svela la Volontà celeste. Il <em>Sermone delle Beatitudini </em>viene pronunciato su un monte (<em>Matteo</em> 5, 1 sgg.; <em>Luca</em>, 6, 17 sgg.), ed è qui che si ha l’indicazione delle basi spirituali della dottrina cristiana, la rivelazione delle condizioni per accedere alla stessa realtà “immacolata” delle origini. Secondo una tradizione molto diffusa nell’Oriente Ortodosso, anche il Golgota era una montagna posta “al centro del mondo” dove fu sepolta “la testa” del Primo Uomo e nel quale verrà piantata la croce del Cristo: la rivelazione primordiale “ferita” dal peccato di Adamo, viene riscattata dal Cristo “nuovo Adamo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/luce-del-graal/9777" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8186" style="margin: 10px;" title="luce-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/luce-del-graal.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Wolfram aggiunge (V, 251) che <em>Munsalvaetsche</em> si trova al centro di un regno posto nella <em>Terra de Salvaetsche</em>, “la Terra Selvaggia”  nella quale “<em>non è stato mai tagliato albero o pietra”, </em>ossia un luogo che gode di una condizione immacolata, la proiezione nel tempo e nello spazio della “gioia” perpetua che regna a <em>Munsalvaetsche</em>, nella perfetta rispondenza fra la condizione spirituale sperimentata dal re Titurel e l’ambiente cosmico nel quale si riversano le “qualità divine”, quelle che dal punto di vista umano vengono colte come semplici virtù. Per la sua particolare ambientazione molto prossima a quella riferita al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> del Paradiso perduto, risulta impossibile che con “selvaggia” si volesse indicare la sede del Graal caratterizzandola come “brutale”, “istintiva”, etc. La stessa sua collocazione <em>in medio mundi, </em>il suo custodire il Graal e le “virtù” che esso veicola ne rende assurda l’ipotesi. In realtà, nelle opere del XII e del XIII secolo, al nascere delle varie letterature cosiddette nazionali, si trovano abbastanza diffusamente espressioni similari che danno un’indicazione preziosa su quello di cui si tratta. L’esempio più conosciuto è senza dubbio il “<em>vulgare illustre</em>” di Dante, un’espressione enigmatica ed in sé persino contraddittoria. Nel suo <a title="De vulgari eloquentia" href="http://www.libriefilm.com/de-vulgari-eloquentia/2269" target="_blank"><em>De vulgari eloquentia</em></a> Dante precisa che con tale formula intende riferirsi alla <em>lingua naturale, </em>quella parlata allo origini stesse della creazione, alla “<em>forma locutionis creata dallo stesso Dio insieme alla prima anima”, </em>la lingua appresa da Adamo nell’Eden per comunicazione diretta dello stesso Creatore. Una lingua rivelata direttamente da Dio costituisce di per sé una particolare forma di teofania ed un veicolo di salvezza, ed è perciò evidente che l’espressione “<em>vulgare illustre</em>” non può indicare una lingua priva di radicamenti nella dimensione del sacro, parlata dal “volgo”, “popolare”. Al contrario, designa lo stesso “linguaggio primordiale” che nei termini medievali è la tradizione primigenia, la condizione spirituale dell’umanità delle origini, prima che il peccato originale allontanasse gli uomini dall’Eden.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, l’accostamento del <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della montagna all’aggettivo “selvaggio” in un contesto complessivo nel quale è centrale il Graal e il suo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a>, non intende indirizzare verso l’”istintivo” o il “brutale”, ma completa il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della montagna cosmica con l’indicazione di un tipo di spiritualità aurorale. L’aggettivo “selvaggio” si trova usato come l’equivalente di “originario”, “primordiale”, “naturale”, esattamente come il “<em>vulgare</em>” di Dante. La “Montagna Selvaggia” di Wolfram è perciò la “Montagna originaria” nella quale il cavaliere che ha potuto contemplare il Graal si ritrova in condizioni spirituali “naturali”, reintegrato nella stessa “interezza” goduta da Adamo, in un Eden che questi testi indicano non come un giardino, ma come una montagna inaccessibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8193" style="margin: 10px;" title="parzival" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/parzival-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" />E tuttavia <em>Munsalvaetsche </em>è solo uno dei tanti termini criptici di cui abbonda il testo di Wolfram, termini e nomi costruiti secondo necessità d’ordine simbolico. Si è sostenuto che Herzeloyde, Condwiramurs, Gahmuret, Shoye de la Kurte, Feirefiz, Terdelaschoye, etc., corrispondano ad esempi di virtù cavalleresche, a particolari ideali raccomandati agli ascoltatori dei racconti, a sentimenti capaci di rendere universale il dramma vissuto da questo o quel protagonista. In realtà, il tecnicismo e lo stesso valore ermeneutico con il quale si caratterizzano i tanti nomi dei personaggi, dei luoghi o delle ambientazioni, risponde a necessità di un ordine completamente diverso da quello di un semplice ideale cavalleresco. Nell’intento di Wolfram si tratta di vere e proprie personificazioni di “entità spirituali” tese a determinare comportamenti, “modi di essere” che incidono nelle profondità dell’anima umana, trasformazioni interiori che scaturiscono da una dimensione superiore, precedente a quella del mondo fenomenico, “forme formanti” che rivelano modalità dell’”agire divino” nella storia, “epifanie” che indirizzano verso il significato veritiero dell’essere cosmico ed umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso ritmo narrativo sembra essere ordinato attorno ad un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> onnipervadente. Si pensi per esempio al significato di <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>(XVI, 822) inteso a raccontare l’origine della dinastia del “prete Gianni”: “<em>Repanse de Schoye fu lieta del suo viaggio. In India ella diede alla luce un figlio che si chiamò Giovanni. I re di quelle terre da allora presero quel nome”, </em>una frase che potrebbe essere resa così: “<em>La “Dispensatrice di Gioia=Grazie” dà alla luce Giovanni </em>[=”Grazia di Dio”]<em> dal quale si origina una linea di sovrani-sacerdoti che elargiscono “gioia-grazie” sino alla fine dei tempi”.</em> Dalla grazia, attraverso la grazia, grazie infinite. Questo tipo di costruzione ritmica si trova ovunque nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a>, tocca i dialoghi, le dispute, la configurazione dell’<em>iter</em> narrativo, l’ambientazione, le spiegazioni dottrinali, il significato attribuito ad un dato personaggio e indica un intero universo simbolico, rimanda ad un ordine di valori originatisi dall’<em>âlam al-mithâl, </em>il <em>mundus imaginalis</em> delle dottrine shiite, il “luogo” delle teofanie e degli archetipi divini dal quale si originano le “forme formanti” che danno consistenza alla manifestazione cosmica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/perennia-verba-il-deposito-sacro-della-tradizione-vol-10/3915" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8194" style="margin: 10px;" title="perennia-verba" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/perennia-verba-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Un tale <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> affiora in modo determinante nei due capitoli iniziali del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a>, quelli più estranei all’opera di Chrétien e nei quali Wolfram sembra volere precisare il significato del suo racconto distinguendolo completamente da quelli dei narratori precedenti, compresi i quattro autori delle <em>Continuations.</em> Sono le pagine nelle quali appare Gahmuret l’<em>Anschouwe, </em>”l’Angioino”,<em> </em>assolutamente sconosciuto a Chrétien, ai compositori franco-normanni e al ciclo del <em>Lancelot-Graal</em>.<em> </em>Alla morte del padre Gahmuret va a combattere al servizio del califfo di Baghdad e dopo una serie interminabile di avventure, da un fuggevole amore con la regina musulmana Belakane, “Nera come la notte”, senza neanche sospettarlo ha un figlio di nome Feirefiz, “Bianco-Nero”. Le sue successive avventure lo portano in Spagna dove apprende la morte del fratello, diventa l’erede della propria dinastia, vince un torneo e ottiene in sposa Herzeloyde, “Cuore doloroso”, la regina di Valois “Bianca come la luce del sole”, che 14 giorni dopo la morte di Gahmuret darà alla luce Parzival: “<em>il nome significa</em> <em>trapassare </em>[o<em> “penetrare”</em>]<em> nel mezzo</em>”, dice Wolfram (<em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a>, </em>III, 140) con un evidente gioco fonetico costruito sull’antico francese <em>percer</em>, “trapassare”, “penetrare”, fatto perchè Parzival, il re del Graal, diventi il simbolico “Colui che passa per il centro”, l’Asse cosmico.</p>
<p style="text-align: justify;">Gahmuret discende da Mazadan e dalla “fata” Terdelashoye, “la Terra della Gioia”, che nei termini indù corrispondono al “re divino” e alla sua <em>shakti </em>= sposa-potenza. Mazadan è il Primo Uomo, il prototipo dell’umanità che necessariamente deve personificare una forma di perfetta sovranità universale, mentre Terdelaschoye in virtù del suo <em>status</em> di “fata”, di entità del mondo intermedio, incarna la “potenza divina”, la “gioia celeste” divenuta la stessa creazione immacolata di Dio, la manifestazione cosmica nella sua purezza originaria, prima che a causa della ribellione di Lucifero fosse imprigionata nella sfera temporale e transeunte. Questa linea di cavalieri-sovrani si concluderà col “prete Gianni”, colui che più di tutti dovrà perpetuare anche nei tempi ultimi la “pienezza” spirituale attribuita al tempo di Mazadan.</p>
<div id="attachment_8195" class="wp-caption alignright" style="width: 209px"><img class="size-medium wp-image-8195" title="Wolfram von Eschenbach, Parzival (manoscritto), Hagenau, Werkstatt Diebold Lauber, circa 1443-1446, Cod. Pal. germ. 339, primo libro, fol. 27r." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Wolfram_von_Eschenbach-199x300.jpg" alt="Wolfram von Eschenbach, Parzival (manoscritto), Hagenau, Werkstatt Diebold Lauber, circa 1443-1446, Cod. Pal. germ. 339, primo libro, fol. 27r." width="199" height="300" /><p class="wp-caption-text">Wolfram von Eschenbach, Parzival (manoscritto), Hagenau, Werkstatt Diebold Lauber, circa 1443-1446, Cod. Pal. germ. 339, primo libro, fol. 27r.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dall’unione di Mazadan e Terdelaschoye si sviluppa una continuità dinastica che si concluderà con i due figli di Gandin, il cui cadetto sarà Gahmuret restato “cavaliere errante” fino alla morte del fratello. Il passaggio dalla dimensione individuale di Gahmuret alla sua condizione di centralità cosmica tipica di ogni sovrano universale è indicata da Wolfram con un particolare che doveva risultare chiarissimo agli ascoltatori del suo romanzo. Quando ancora era un “cavaliere errante” il blasone raffigurato sulle sue armi e sullo scudo era l’<em>anker</em> (=l’àncora, “<em>che conviene ad un cavaliere errante”, </em>II, 99; forse un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di “radicamento” volutamente opposto allo <em>status</em> di “cavaliere errante” del giovane Gahmuret), ma poi avendo acquisito la dignità di sovrano dopo la morte del fratello, eredita l’insegna araldica della pantera<em> </em>(<em>“Sul suo scudo fu incisa sull’ermellino la </em>pantherther<em> che portava suo padre”,</em> II, 101). Il <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che in questo caso Wolfram inserisce per caratterizzare il passaggio di Gahmuret da “cavaliere errante” a “sovrano” riproduce sotto molti aspetti quello, con caratterizzazioni archetipali, del viaggio spirituale intrapreso da ogni “pellegrino-straniero” che alla fine delle proprie vicissitudini raggiunge una sorta di “terra promessa”. È lo schema di trasformazione interiore che si ritrova in una molteplicità di racconti, tutti mirati all’ottenimento di un nuovo e diverso <em>status </em>spirituale e al raggiungimento di una straordinaria Terra Santa. Il particolare termine usato da Wolfram per indicare il blasone di Gahmuret illumina sul significato della sua “centralità sovrana” e sui motivi della sua adozione di un emblema appartenuto da sempre agli <em>Anschouwe</em>. Secondo gli studiosi di araldica, infatti, <em>pantherther</em> significa “tutto divino”, ”ciò che unisce molteplici forme divine”, mentre la stessa picchettatura del manto dell’animale è stata interpretata come l’immagine del cielo stellato. La pantera del blasone degli <em>Anschouwe </em>che adorna lo scudo di Gahmuret, nipote di Uther Pendragon e lontano prozio del “prete Gianni”, sembrerebbe confermare perciò la condizione di un re con attribuzioni cosmiche, un Sovrano Universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché Wolfram insiste tanto sulle radici angioine della famiglia di Gahmuret ? Persino a proposito di suo figlio Feirefiz, “Bianco-Nero”, si trova una inusuale insistenza su questo casato che non trova alcuna giustificazione in una, d’altronde molto vaga, eventuale sua influenza e forza politica nei territori imperiali nei quali si muoveva Wolfram. L’importanza storica degli Angioini non può essere misconosciuta. La più antica insegna araldica del casato era una pantera. Il nonno di Enrico II, Folco d’Anjou, fu uno dei primi cavalieri templari e amico del fondatore dell’Ordine Ugo de Payns, e addirittura nel 1131 divenne re di Gerusalemme. Il figlio Goffredo sposò Matilde, l’unica erede del re d’Inghilterra, un matrimonio dalle conseguenze fatidiche che dopo una serie interminabile di guerre dinastiche portò al trono il giovane Enrico II. Con una intuizione straordinaria che affondava le proprie ragioni nelle tradizioni più arcaiche del suo regno, Enrico si sposò con la potentissima Eleonora d’Aquitania e favorì una forma di cultura che s’incentrava sulla sintesi del patrimonio spirituale antico-celtico, con quegli aspetti delle dottrine cristiane che affondavano le proprie radici in una esperienza mistico-visionaria, sino a fare emergere tutta una serie di scritti fortemente pervasi di un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che nell’opera di Chrétien de Troyes trovò il modo più adeguato per esprimersi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-graal-i-testi-che-hanno-fondato-la-leggenda/9780" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8196" style="margin: 10px;" title="il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-graal-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a>E tuttavia l’insistenza di Wolfram sul ruolo degli <em>Anschouwe</em> può essere spiegata anche senza il ricorso alla storia dello straordinario casato degli Anjou, ma restando all’interno della stessa ambientazione dottrinale del <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> e al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> che lo permea. In una memoria che ha perduto pochissimo della sua importanza nonostante il tempo trascorso, Bodo Mergell faceva notare che nel <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>il termine <em>anschouwe, </em>pur essendo con ogni evidenza costruito sul francese Anjou, non indica sempre il casato francese. Seguendo anche in questo caso la particolare tecnica di strutturazione dei fonemi e del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> delle parole a lui così congeniale, <em>anschouwe </em>appare costruito sul termine <em>das schouwen</em> o <em>beschouwen,</em> “visione”, che si riferirebbe non ad un casato, ma più coerentemente con la struttura complessiva del <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a>,</em> alla “visione” del Graal. Lo stesso musulmano Feirefiz, pur fratello di Parzival ed erede come lui di Gahmuret, per non aver ricevuto il battesimo manca della necessaria “grazia” e perciò non può “vedere” il Graal. Giocando sull’ambivalenza simbolica del termine, Gahmuret l’<em>Anschouwe</em>, il capostipite della dinastia che custodirà il Graal, diventa contemporaneamente l’“Angioino” e “Colui che vede il Graal”, “il Contemplativo del Graal”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto il romanzo è percorso dalla presenza del Graal che giustifica la “cerca” e dà significato all’intera impostazione del racconto. In V, 232 Wolfram descrive il Corteo del Graal sostanzialmente ordinato ancora attorno allo stesso schema del <em>Perceval</em>, ma aggiunge una serie di particolari assenti in Chrétien. Il Graal non è più un piatto, un <em>gradalis,</em> un vaso o una coppa, ma una straordinaria “pietra preziosa” (“<em>di un tipo purissimo</em>” dice Wolfram) che viene chiamata <em>lapsit exillis </em>(<em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a>,</em> IX, 469) assimilabile sotto tutti gli aspetti al <em>Cintamani</em> buddhista, “il gioiello perfetto”, “la pietra pura” o “splendente” dalla quale si riverbera la Luce spirituale, l’”Aureola di Gloria” che risplende dalla persona dei Buddha e da quella di ogni Sovrano Universale. Nelle iconografie il <em>Cintamani</em> appare spesso coronato da una triplice fiamma radiante che ha il potere di preservare da tutti i mali e di esaudire ogni desiderio. È lo stesso “Splendore di Luce” emanato dalla “Roccia di smeraldo” (=<em>Sakhra</em>) che nelle dottrine islamiche sfolgora sulla sommità di <em>Qâf</em>, la montagna cosmica identica in tutto a <em>Munsalvaetsche</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-via-del-sacro-graal/9779" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8197" style="margin: 10px;" title="la-via-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-via-del-graal-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Nei settantacinque manoscritti che hanno conservato l’opera di Wolfram a volte si trovano altre formulazioni grafiche, come <em>lapis exilis </em>oppure<em> lapis exilix; </em>nello stesso <em>Jüngerer Titurel </em>di Albrecht von Scharfenberg, che si dispiega sull’idea ispiratrice centrale di Wolfram e ne sviluppa le implicazioni più “orientaleggianti”, si trova <em>jaspis exilis, jaspis und silix, </em>“<em>diaspro e silice</em>”. René Nelli privilegiava la dizione <em>lapis exillis </em>dalla quale sarebbe derivato poi <em>lapis e coelis</em> (“pietra caduta dal cielo”), un’espressione comunque facilmente derivabile dalle spiegazioni dottrinali sviluppate da Wolfram nel suo racconto. La tesi di René Nelli ha il pregio di mostrare la sostanziale “macchinosità” dell’ipotesi di un <em>lapsit exillis</em> ottenuto per contrazione fonetica di un <em>lapis lapsus ex</em> <em>coelis</em> cui pensavano gli studiosi francesi d’inizio Novecento, o del più recente e troppo elaborato <em>lapis lapsus in terram ex illis stellis</em> di Bodo Mergell.</p>
<p style="text-align: justify;">Un <em>lapsit exillis, </em>un <em>lapis e coelis, </em>una “pietra caduta dal cielo”, stabilisce un rapporto fra il cielo e la terra, introduce una scintilla di “sacralità celeste” nel mondo, è il veicolo di una rivelazione, una ierofania che trasforma lo stesso luogo in cui cade in uno <em>spazio sacro</em> totalmente differente da ogni altro esistente al mondo, diventa la “sede” di un’attività rituale intesa a “fare parlare” la pietra sacra, ad interrogarla sui misteri del cosmo. D’altronde, cos’altro è l’oracolo se non una modalità per stabilire un rapporto con i ritmi del cosmo, “farlo parlare” e ordinare su quei ritmi ogni pur insignificante aspetto della vita umana? La dimensione oracolare del <em>lapsit exillis </em>è evidente e rimanda ad un mondo arcaico, ai ritmi<strong> </strong>di un’umanità primordiale. Le scritte che appaiono sulla pietra e spariscono appena comprese ricordano con stupefacente somiglianza i riti oracolari delle tradizioni più antiche dell’umanità, quando il <em>Verbum Dei </em>si riteneva potesse essere compreso nei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> che coprivano il cosmo e nei segni con i quali si svelava agli uomini. Anche le sue “virtù” mostrano aspetti arcaici. La sua luce folgorante, l’inesauribile capacità di fornire cibo e bevande ai convenuti, il dono di non fare invecchiare “le ossa e la carne”, di restituire la giovinezza, i poteri di guarigione, le connessioni con i ritmi astrologici, la stessa sapienza oracolare, indirizzano verso quella “<em>radice e coronamento di ciò</em> <em>che si anela in Paradiso” </em>che secondo Wolfram contrassegna gli aspetti fondamentali del Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-libro-del-graal-giuseppe-di-arimatea-merlino-perceval/9782" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8199" style="margin: 10px;" title="libro-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/libro-del-graal-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a>Ogni Venerdì Santo una colomba depone un’Ostia bianca sul Graal e lo rende capace di elargire le sue virtù “eucaristiche”: lo Spirito Celeste dà<em> “ai cavalieri quanto vive di selvaggio, vola, corra o nuoti, sotto il cielo. La virtù del Graal dà vita a tutta la Compagnia dei Cavalieri” </em>(IX, 470).<em> </em>Come si vede, il <em>lapsit exillis</em> non è solamente il sacro Oggetto che in una pura contemplazione stacca l’eletto dal mondo e lo “assorbe” in uno splendore senza fine. Nella prospettiva di Wolfram la dimensione contemplativa e la sua “grazia agente” appaiono in una specie di sintesi principiale, il Graal “ritorna nel mondo”, “ridiscende nel creato”, esercita i suoi poteri, alimenta la vita cosmica con una specie di “azione immobile” all’interno del mistico Castello, a <em>Munsalvaetsche</em>, <em>in medio mundi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Graal è custodito da cavalieri che vengono mantenuti sempre giovani, in pienezza di salute e nutriti solo e soltanto dalla sua luce radiante: “<em>A Munsalvaetsche, presso il Graal, si trova una schiera di cavalieri armati. Questi Templari spesso cavalcano lontano in cerca di avventure. Sia che acquistino gloria o danno, compiono le loro gesta come espiazione dei loro peccati. Questa Compagnia è bene armata. Ma voglio dirvi come si nutrono: vivono di una pietra di tipo purissimo. Se non ne avete mai sentito parlare vi dico il nome: </em>lapsit exillis<em> si chiama. </em>[<em>…</em>]<em>. La pietra è anche chiamata Graal” </em>(IX, 469). Più avanti (IX, 471), Wolfram aggiunge che questa straordinaria “<em>pietra sempre pura</em>”, questo “<em>gioiello splendente</em>” dopo la caduta degli angeli ribelli è affidata “<em>a coloro che furono destinati da Dio, ai quali mandò un angelo. Ecco cos’è il Graal”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di capire i molteplici elementi che emergono da questo conosciutissimo brano:</p>
<ol style="text-align: justify;" start="1">
<li>viene stabilito un rapporto fra il Graal e <em>Munsalvaetsche</em>, la “Montagna originaria” immagine del Paradiso terrestre;</li>
<li><em>Munsalvaetsche</em> è custodita da una Compagnia di cavalieri;</li>
<li>questi cavalieri vengono chiamati <em>Templaisen,</em>“Templari”; spesso questi cavalieri-templari vanno in cerca di avventure;</li>
<li>la gloria che ne deriva o l’eventuale sconfitta costituisce una forma di “espiazione” di colpe;</li>
<li>i cavalieri sono “bene armati” e contemporaneamente sono “nutriti” dalla luce della “pietra splendente” che essi sono chiamati a custodire e che dà significato alla loro vita;</li>
<li>Dio ha inviato ai cavalieri del Graal un angelo la cui funzione “conoscitiva” e “selettiva” rende intellegibile la loro condizione di “custodi eletti”.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Come si vede, Wolfram stabilisce un legame strettissimo da un lato fra il Graal, il Paradiso perduto, una Compagnia di cavalieri i cui combattimenti vengono presentati come offerte sacrificali, e dall’altro con la duplice dimensione del loro <em>status</em>, l’essere “bene armati” e il vivere “nutriti” perpetuamente dal <em>lapsit exillis, </em>dal Graal.<strong> </strong>Non solo, ma Wolfram aggiunge che a questa schiera di cavalieri custodi del Graal non si accede per un qualsiasi merito “umano” che, anzi, sembra costituire un limite insuperabile, ma quando “<em>sulla superficie della Pietra appare una scritta che indica il nome e la schiatta di colui che farà il viaggio fortunato, fanciullo o ragazzo; nessuno cancella la scritta perché subito scompare” </em>(IX, 470). <strong> </strong>Questa “pietra caduta dal cielo” come i meteoriti dei tempi primordiali è carica di sacralità celeste, perciò è anche una “pietra parlante” capace di indicare il nome degli Eletti, di rivelarne il ruolo nella storia, di nutrirli con la propria luce radiante e di elargire l’Ostia santa portata dalla Colomba. La sua ricchezza simbolica è evidente e sottolinea l’esistenza di una specie di confraternita di Custodi del Graal dagli attributi assolutamente non comparabili con l’etica individualistica dei cavalieri di quel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto stabilito fra i membri di questa straordinaria confraternita nella quale viene assorbita la loro individualità in una sorta di “funzione collettiva”, lo stesso loro <em>status</em> di cavalieri “sempre in guardia”, sono aspetti che riconducono alla corte di re Arthur e ai cavalieri della Tavola Rotonda e ne fanno una specie di suo equivalente simbolico. Anche qui, una esigua consorteria di Eletti va in cerca del Graal, affronta prove estenuanti, riesce finalmente a trovarlo e considera un privilegio la sua custodia. Non tutti i nomi di questi cavalieri sono stati preservati. Oltre Parzival e Galahad<strong>,</strong> i puri contemplativi del Graal, e ser Lancillotto del Lago, la cui personalità presenta caratteri molto vari con le sue attribuzioni derivate da un complesso mitologico arcaico assai diversificato, troviamo un gruppo di personaggi veramente particolari. Keu, il siniscalco del re, è chiaramente una trasposizione del personaggio di Kai del racconto gallese <em>Kulhwch e Olwen,</em> dove appare con alcuni tipici poteri sciamanici: respira sott’acqua per “<em>nove notti e nove giorni</em>”  e, come una particolare classe di asceti dell’India vedica che grazie alle loro tecniche yoghiche erano in grado di evocare il <em>tapas </em>(=calore interiore; cfr. lat. <em>tepor</em>), il “calore naturale” emanato dal corpo di Keu asciuga l’acqua, riscalda i compagni e può trasformare il proprio corpo sino a farlo crescere indefinitamente. Girflet, corrisponde al gallese Gilvaethwy, il fratello di un mago e figlio di una dèa; la sua figura appartiene ad una dimensione non umana, scaturisce dal mondo intermedio degli incantatori e delle “fate”. La leggenda collega sempre Yder<strong> </strong>di Northumbria con i cervi e gli orsi; lo stesso famoso Yvain, figlio di Uryen, può contare su uno stormo di corvi [il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della casta guerriera] che corre sempre in suo aiuto. Infine Galvano, riadattazione del Gwalchmai del<em> Kulhwch e Olwen, </em>ha il nome composto su <em>gwen</em>, “bianco” e <em>gwalc’h</em>, “falcone”, perciò si chiama “Falcone bianco”. I poteri attribuiti ad alcuni di questi personaggi sul proprio corpo, sugli elementi, su animali caratteristici come l’orso, il cervo, il corvo, il falcone, dei quali sono patroni o assumono il nome, ci portano nel mondo dei guerrieri antico-celtici, evidenziano <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> correnti nelle confraternite dei guerrieri primordiali prima della conversione della Celtide al Cristianesimo, quei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> che sembrano indirizzare verso l’armonizzazione di poteri sciamanici, forza guerriera, magia e sacralità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-templari-e-il-graal/9784" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8201" style="margin: 10px;" title="i-templari-e-il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-templari-e-il-graal.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Il ciclo irlandese della provincia di Leinster che racconta le gesta del re <em>Finn</em> e della consorteria degli arcaici guerrieri <em>Fiana,</em> sembra costituire lo sfondo rituale e la forma mitologica che sostanzia questi aspetti della saga arthuriana. Il vero nome di <em>Finn,</em> re e guida di questa consorteria di guerrieri-predoni, è <em>Demné</em>, “il Daino”, suo figlio <em>Oisin </em>è “il Cerbiatto”, suo nipote <em>Oscar</em> è “il Cervo”, mentre la stessa moglie di <em>Finn</em>, la figlia del fabbro-sciamano Lochan dal quale l’eroe riceve le straordinarie armi che lo rendono invincibile, si dice fosse stata trasformata da un druido in una cerva. I <em>Fiana</em> erano straordinari guerrieri-cervi che cacciavano e vivevano una vita semi-nomade. Avevano il compito di sorvegliare le entrate delle case e dei villaggi ed erano persino incaricati di riscuotere le imposte. In estate si trasformavano in feroci cacciatori-guerrieri e andavano a scovare i malfattori, i briganti, i trasgressori delle leggi che regolavano la vita sociale. Il <a title="simbolismo del cervo" href="http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcervo.html">simbolo del cervo</a> che li caratterizza, la loro azione sociale e il ruolo di custodia li rendono simili a quel tipo di consorteria di guerrieri sacri diffusi in tutta l’enorme area geografica coperta dalle invasioni <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropee</a>, ed ha lasciato consistenti tracce archeologiche persino nei territori del Nord Europa, nell’area che ha conservato le vestigia e i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> della preistorica “civiltà della renna” del periodo magdéleniano. Esattamente come i loro confratelli di altre culture, i membri di questi gruppi erano usi indossare maschere di cervo durante le processioni rituali e coprivano un ruolo, ad un tempo sacro e “sociale”.</p>
<p style="text-align: justify;">La preistoria, i miti irlandesi e la saga graalica sembrano indicarci un unico filo che lega i più antichi guerrieri irlandesi, i cavalieri di Arthur e i Custodi del Graal di Wolfram.</p>
<p style="text-align: justify;">Esattamente dopo la prima metà del suo romanzo, all’inizio della seconda parte, quando Parzival riesce ad accostarsi al saggio eremita Trevrizent, vero e proprio erede degli asceti, dei monaci e degli eremiti dell’Irlanda celtica, e riceve una serie d’insegnamenti che finalmente lo avviano verso la comprensione della “cerca” e del vero significato del Graal, con apparente ovvietà Wolfram dà per ben due volte di seguito ad un cavaliere l’appellativo di <em>Templaise von Munsalvaetsche</em>, “Templare del Monte Selvaggio” (IX, 445). Subito dopo (IX, 446) si accenna ad “<em>una schiera dei cavalieri di Munsalvaetsche</em>” la cui formulazione è congegnata in modo da identificare “naturalmente” questi cavalieri con i Templari dei capoversi appena precedenti. Segue il celebre passo (IX, 469) che parla del Graal e del <em>lapsit exillis.</em> Qui la schiera di cavalieri armati che va in cerca di avventure sono <em>sic et simpliciter</em> i Templari e la formulazione espressiva non ammette dubbi: “<em>die selben Templaise”.</em> Il termine ritorna in XVI, 818. Al momento del battesimo di Feirefiz sul <em>lapsit exillis</em> appare una scritta che identifica ancora i cavalieri del Graal con i Templari: ”<em>Il Templare sul quale si posa la mano di Dio per farlo signore di una gente straniera, non deve permettere domande sul nome o sulla sua schiatta. Deve aiutare quella gente”</em>[…]<em>“I cavalieri del Graal non volevano che si ponessero loro domande”. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8887625395/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8887625395" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8206" style="margin: 10px;" title="il-santo-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-santo-graal.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>La prima notazione da fare è che l’appellativo di “templari” dato ai cavalieri del Graal emerge senza nessuna motivazione narrativa, senza nessun ordinamento preventivo del racconto e senza alcun riferimento precedente ad un eventuale tempio, chiesa o monastero, qui assolutamente inesistenti. La stessa ambientazione complessiva che privilegia la presenza di un eremita, esclude l’eventuale richiamo ad un tempio o ad una comunità di contemplativi e tutto il contesto essenzialmente cavalleresco richiederebbe, piuttosto, la presenza di un castello. Il particolare appellativo, pur usato con molta parsimonia, non è certo secondario e riprende lo strano modo di Wolfram di comporre le parole e di specificare il loro significato simbolico. Il secondo aspetto che emerge con chiarezza è l’accostamento dei Templari assimilati ai Cavalieri del Graal con il <em>Munsalvaetsche</em>. Ne scaturisce la delineazione di una precisa <em>funzione</em>: i Templari sono i custodi del “Monte Selvaggio” e sono “nutriti” dalla luce radiante che si effonde dal <em>lapsit exillis.</em> Il terzo elemento che emerge in questi brevi cenni è l’assimilazione dei “templari” con i Cavalieri del Graal fatta derivare direttamente “<em>dalla mano di Dio”.</em> Quando, infatti, sul Graal appare la solita scritta “oracolare” viene detto che è lo stesso Dio a stabilire la sovranità di un determinato cavaliere templare su una “gente straniera”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’assimilazione dei Templari ai Cavalieri del Graal comporta l’assunzione di un preciso compito: con la custodia di <em>Munsalvaetsche, </em>“la Montagna originaria” sulla quale troneggia il Graal, i Templari diventano i custodi del “Centro sacro” che regge il cosmo. E’ qui che il Graal li nutre, li guarisce, garantisce la loro eterna giovinezza e di volta in volta designa qualcuno di loro ad assumere funzioni sovrane quando le circostanze della storia lo richiedono. Per usare il <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> di Wolfram, quando occorre i Cavalieri del Graal “<em>escono in cerca di avventure</em>”, ossia intervengono nello svolgimento delle vicende umane e offrono<strong> </strong>al Sovrano Celeste gli eventuali insuccessi o le vittorie come una specie di “offerta sacrificale” della loro insufficienza nell’adempimento del compito affidato. Si tratta dell’indicazione piuttosto precisa di un particolarissimo “rituale di espiazione” comprensibile pienamente solo nell’ambito di una dottrina assimilabile a quella ecclesiale della “Comunione dei Santi”, che qui sostanzia la strutturazione a Confraternita di questi cavalieri e dà significato anche al chiaro intento di Wolfram di statuire, pel tramite di questi Templari, forme di relazione con le tre tradizioni spirituali (celtica, cristiana e islamica) che hanno trovato una loro espressione simbolica, una specie di “armonia unitaria”, nel suo <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A causa della ripetuta menzione dei Templari nei suoi scritti, delle modalità con le quali vengono menzionati questi straordinari cavalieri-monaci che hanno percorso i due secoli “centrali” del <a title="medio evo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medio Evo</a>, del ruolo da essi coperto accanto al Graal, al  Castello del Graal e a <em>Munsalvaetsche</em>, si è pensato che Wolfram fosse un membro dell’Ordine e che nel suo poema si trovino esposte alcune delle dottrine che i Templari consideravano essenziali per spiegare il significato della loro particolare funzione spirituale. Il suo statuto di cavaliere e cantore che vagava di corte in corte non può essere considerato un vero ostacolo alla sua eventuale ammissione a questo misterioso Ordine: anche Folco d’Anjou fu un templare, sposato e poi diventato re. Pur non possedendo attestazioni nette di una simile possibilità, l’uso di una terminologia tecnica non certo usuale negli scrittori del tempo che con precisione delinea la funzione dei Templari, e il costante richiamo ad enigmatici  “maestri” che lo avrebbero ispirato, costringe a dare giusto rilievo alle ripetute attestazioni di Wolfram che il <em><a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank">Parzival</a> </em>non è una sua creazione assolutamente personale o originale, tesa ad arricchire il gaudio di questa o quella corte, ma affonda le proprie ragioni in una speciale tradizione che nella saga del Graal ha trovato il veicolo più adatto per svelare una complessa <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbologia</a> spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerebbe impossibile riuscire a provare con esattezza se i <em>Templaisen </em>di Wolfram siano effettivamente i cavalieri-monaci dell’Ordine del Tempio. Qualcuno ha pensato persino che la loro menzione nel <a title="Parzival" href="http://www.libriefilm.com/parzival/9773" target="_blank"><em>Parzival</em></a> possa essere la semplice eco di un Ordine che spesso assumeva contorni leggendari; altri, che si sia voluto evidenziare nettamente la natura profonda dei rapporti dell’Ordine del Tempio con il Graal e con il Paradiso perduto, il “Centro del mondo”. È possibile che queste ipotesi siano vicine alla realtà. Il rilievo assunto dall’assimilazione dei <em>Templaisen </em>con i “Cavalieri del Graal” nella seconda parte del romanzo, dopo le indicazioni sul ruolo centrale di Gahmuret e dell’Islam, è troppo circostanziato, attento ai particolari e alle funzioni simboliche perché si possa pensare ad una semplice casualità. Pur in un linguaggio criptico, come se i vari <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> dovessero essere compresi solamente da una esigua <em>èlite</em>, l’assimilazione fatta da Wolfram fra i Cavalieri del Graal e i Templari sembra indicare una direzione precisa, un enigmatico legame fra la realtà storica dei Cavalieri-monaci e il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, attorno allo sfondo dottrinale incentrato nella “cerca” di una misteriosa Pietra sacra “caduta dal cielo”, a poco a poco emerge il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di un “Luogo sacro” dal quale s’irradia la Luce del Graal, un specie di “Tabernacolo radiante” posto <em>in medio mundi</em> e protetto da una speciale Confraternita di Cavalieri. E d’altronde, la stessa espressione <em>Templaisen von Munsalvaetsche</em> non è l’equivalente esatto dell’attribuzione più famosa dei Templari, “Custodi della Terra Santa” ?</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato con la cortese concessione della Redazione di “Arthos” e dell’Autore.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/wolfram-von-eschenbach-e-i-custodi-del-graal.html' addthis:title='Wolfram von Eschenbach e i Custodi del Graal ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il fascismo secondo Indiana Jones</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 09:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Calabrese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’esorcismo antifascista funziona come la scomunica medievale, e come la scomunica medievale è contagioso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-fascismo-secondo-indiana-jones.html' addthis:title='Il fascismo secondo Indiana Jones '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Come è facile rilevare fin dal primo acchito, questo articolo è vecchio di qualche anno, e a suo tempo era apparso sulla defunta Ciaoeuropa di Antonino Amato. L&#8217;occasione per la scrittura di questo pezzo fu data da un commento dell&#8217;allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush che, parlando dei terroristi mussulmani, li definì “fascisti islamici”. Oggi sono cambiate meno cose di quanto sembri rispetto ad allora; alla Casa Bianca siede Barack Obama, certamente più abbronzato, ma che non sembra avere una personalità più forte né maggiore indipendenza di giudizio rispetto a Bush.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il motivo, tuttavia, per il quale ritengo utile riproporre adesso questo articolo, è che il tema che esso tratta, ossia il carattere superstizioso, stregonesco, irrazionale dell&#8217;antifascismo, non ha minimamente perso di attualità.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a title="Fabio Calabrese" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/fabio-calabrese/">Fabio Calabrese</a></em></p>
<p style="text-align: justify;"> * * *</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush si vocifera in giro che sia un uomo potente, sebbene secondo il parere di &#8220;color che sanno&#8221; non sia altro che un intermediario nella migliore delle ipotesi, od un valletto, un megafono di interessi non confessati che costituiscono il vero potere negli Stati Uniti e su questo pianeta, ed ai quali la presunta sovranità popolare offre una ben misera copertura, un dito dietro il quale cercare di nascondersi in maniera a volte grottesca, ma nessuno, che io sappia, ha mai preteso che sia un uomo particolarmente benedetto dal dono dell&#8217;intelligenza. Nonostante questo, le sue esternazioni vanno comprese e valutate, proprio perché egli recita un copione scritto da altri, è <span style="text-decoration: underline;">il potere mondiale</span> che parla attraverso la sua bocca, a dispetto della mediocrità, dell&#8217;insignificanza dell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste esternazioni vanno analizzate soprattutto quando hanno il potere di darci fastidio, quando sono rivolte contro di noi; o se vogliamo, proprio in quel momento ci riconfermano nel ruolo di oppositori di un marcio sistema globalizzato che si appresta a dissolvere popoli e culture in un <em>melting pot</em> mondiale che si ritiene più facilmente manovrabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, l&#8217;ineffabile George, a proposito dei mancati attentatori sulle linee aeree Gran Bretagna &#8211; Stati Uniti dell&#8217;agosto 2006, li ha definiti &#8220;fascisti islamici&#8221; od &#8220;islamo &#8211; fascisti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là di qualsiasi analisi sulla presenza o meno di presunte convergenze fra fascismo ed islam, a prescindere dal fatto che i popoli islamici (ma la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> di per sé non c&#8217;entra) vittime dell&#8217;aggressione americano &#8211; sionista: Palestinesi, Libanesi, Iracheni, Afgani, o minacciati di essere coinvolti nella stessa aggressione (pensiamo soprattutto all&#8217;Iran) non possono che ricevere tutta la nostra simpatia, una terminologia del genere non può  che infastidirci, poiché è chiaro che il termine &#8220;fascismo&#8221; è qui assunto nel significato della pura ed assoluta negatività, come sinonimo di &#8220;male assoluto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le opinioni correnti fossero basate su di un minimo di conoscenza storica invece che sulla persuasione mediatica in grado di stravolgere qualsiasi verità, ci sarebbe davvero di che meravigliarsi di un simile giudizio. Se il metro fosse quello delle violazioni dei diritti umani delle quali i buoni democratici fingono così tanto d&#8217;indignarsi, ed il confronto fosse condotto in termini obiettivi, allora dei due &#8220;totalitarismi&#8221; del XX secolo (per il momento non sottilizziamo su questa definizione) allora non ci sarebbero dubbi a chi vada assegnata la palma del &#8220;male assoluto&#8221;; i 6 milioni di ebrei che sarebbero stati soppressi dai nazisti (uno solo dei diversi regimi fascisti esistiti in Europa, agli altri, nulla del genere è imputabile), sempre ammesso di prendere per buona questa cifra stabilita al processo di Norimberga con tutta l&#8217;obiettività e l&#8217;imparzialità della vendetta dei vincitori sui vinti, in fondo quasi scompaiono di fronte al carnaio comunista che nel XX secolo è costato la vita a qualcosa come 200 milioni di uomini, e non è neppure vero che tutte le vittime del comunismo siano state vittime di genocidi &#8220;socialmente motivati&#8221;; squisitamente etnica fu la ragione che portò l&#8217;Armata rossa a massacrare 3 milioni di Tedeschi viventi ad est dell&#8217;Oder, come quella che indusse i titini a sopprimere decine di migliaia di Italiani sulla sponda orientale dell&#8217;Adriatico, e non è che &#8220;la democrazia&#8221; stessa sia esente da simili colpe: 4 milioni di persone assassinate in bombardamenti privi di utilità e di scopo dal punto di vista militare, da parte delle aviazioni alleate nella sola Europa, cui vanno quanto meno aggiunti i due bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, e che dire del fatto che gli Stati Uniti come nazione sono fondati su di un genocidio, 5 milioni di amerindi massacrati nel XIX secolo?</p>
<p style="text-align: justify;">In termini socio &#8211; economici, non si può fare neppure il confronto fra i fascismi stroncati sul campo di battaglia prima che avessero modo di dimostrare fino in fondo tutte le loro potenzialità nel bene e nel male, ed il comunismo sovietico, crollato sotto il suo stesso peso, per la sua incapacità di produrre altro che terrore e miseria. I fascismi hanno a tal punto rovinato i popoli che hanno governato che, nonostante la sconfitta, la Germania ed il Giappone si sono affermate dopo la seconda guerra mondiale come due fra le massime potenze industriali planetarie, ed anche l&#8217;Italia, ha costruito il suo &#8220;miracolo economico&#8221;, il grande balzo in avanti degli anni &#8217;50 sulle basi gettate dal fascismo; è stato il fascismo che ha creato il sistema delle partecipazioni statali, quel sistema di economia mista pubblica/privata che è stato fonte di benessere per il popolo italiano fino agli anni &#8217;80, quando si è cominciato a liquidarlo seguendo la moda <em>liberal</em> &#8220;made in USA&#8221; delle privatizzazioni. Vogliamo confrontare tutto ciò con l&#8217;abisso di miseria che il comunismo si è lasciato dietro in Russia e nell&#8217;Europa dell&#8217;est? Davvero, non ci sarebbe storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Se però noi pensiamo che il confronto sia nei termini storici reali, siamo lontani dal comprendere <span style="text-decoration: underline;">la dimensione patologica dell&#8217;ideologia democratica</span> che il Bush &#8211; pensiero sottintende (chiamiamolo così per comodità, anche se di certo non è lui l&#8217;autore dei copioni che recita), un delirio che il potere mediatico consente di sostituire alla percezione della realtà nella testa di centinaia di milioni di persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna riconoscere che il grande strumento propagandistico dell&#8217;ideologia americana è rappresentato dalla cinematografia hollywoodiana che sfrutta l&#8217;impatto visivo (ciò che &#8220;si vede&#8221; viene accolto inconsciamente come &#8220;vero&#8221; per definizione), e ciò che solo formalmente è presentato come <em>fiction</em> si sostituisce agevolmente ad una conoscenza storica che è ben più scomodo trovare sui libri, od alle nozioni di quello che è per i più un mal digerito e presto dimenticato insegnamento scolastico. La falsificazione della realtà storica comincia fin dall&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica/">antichità</a> con la vergognosa mistificazione delle pellicole &#8220;peplum&#8221; dove invariabilmente gli antichi Romani sono presentati come dei pazzi sanguinari intenti a null&#8217;altro che ad inventare continuamente nuovi e raffinati metodi per perseguitare e per torturare quei poveri ed innocenti cristiani, oppure vediamo un tipo umano che in ogni epoca è sempre stato subdolo ed affarista presentato con tratti eroici ed olimpici, sintetizzato nella figura di un eroe immaginario, Ben Hur, cui sono stati prestati il volto ed il corpo atletico di Charlton Heston da giovane. E&#8217; ovvio che avvicinandoci all&#8217;età contemporanea la falsificazione non poteva che farsi più pesante ed insidiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi anni fa mi capitò di vedere alla televisione uno spezzone di film facendo <em>zapping </em>fra un canale e l&#8217;altro; tuttora ignoro il titolo della pellicola, ed è un peccato, non me ne resi conto subito, ma lì c&#8217;era in tutta evidenza, una delle chiavi per comprendere l&#8217;atteggiamento patologico dell&#8217;ideologia americana &#8211; per estensione, democratica &#8211; nell&#8217;approccio al fenomeno &#8220;fascismo&#8221;. Si trattava di questo: un ufficiale delle SS che, dopo aver allontanato dalla sala i militi di guardia, si dedicava estatico alla contemplazione di una raccolta d&#8217;opere &#8220;d&#8217;arte&#8221; degenerata (fate caso a dove ho messo le virgolette!). Il messaggio era esplicito, forse troppo: il fascismo come una sorta di perversione dello spirito consistente in questo caso nel privare i cittadini del godimento di opere del cui valore estetico i &#8220;fascisti&#8221; sarebbero stati ben consapevoli. Il messaggio implicito era che esisterebbe, i democratici ritengono esista, un solo tipo di canone estetico così come esisterebbe un solo tipo di codice etico, il loro, ed il fascismo in quest&#8217;ottica sarebbe una deliberata ricerca del male.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Trasgressione&#8221;, &#8220;genio e sregolatezza&#8221; o &#8211; <em>faute de mieux </em>- la sregolatezza come surrogato del genio: questi sono i <em>leitmotiv</em> dell&#8217;arte moderna, e non è chi non veda il parallelismo fra la dissoluzione dei canoni estetici tradizionali e la demolizione della tradizione in campo culturale, etico, politico, sociale che è propria della democrazia; altrimenti non sarebbe possibile immaginare come mai si siano potute elevare alla dignità di capolavori artistici le <span style="text-decoration: underline;">brutture</span> di Picasso, Mirò, Bracque, Kandinskij, Tanguy e chi più ne ha più ne metta, fino ad arrivare all&#8217;immondizia di Warhol e Basquiat, laddove il ristabilimento di una <span style="text-decoration: underline;">salute</span>, di una <span style="text-decoration: underline;">normalità</span> in campo estetico è ovviamente parallela al ristabilimento di valori <span style="text-decoration: underline;">sani</span> in campo etico &#8211; sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/indiana-jones-e-i-predatori-dellarca-perduta/9668" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7945" style="margin: 10px;" title="i-predatori-dell-arca-perduta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-predatori-dell-arca-perduta.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Facciamo un passo più in là. Il grande interprete hollywoodiano di cosa mai sia stato o sia ancora al presente il fascismo, è, neanche a farlo apposta, Indiana Jones, e questo non solo perché l&#8217;eroe &#8211; avventuriero &#8211; archeologo con il volto di Harrison Ford affronta i nazisti nelle due pellicole <a title="I predatori dell'Arca perduta" href="http://www.libriefilm.com/indiana-jones-e-i-predatori-dellarca-perduta/9668" target="_blank"><em>I predatori dell&#8217;arca perduta</em></a> ed <a title="Indiana Jones e l'ultima crociata" href="http://www.libriefilm.com/indiana-jones-e-lultima-crociata/9669" target="_blank"><em>Indiana Jones e l&#8217;ultima crociata</em></a>, ma riflettiamo un momento su come vi vengono presentati i nazisti (altri tipi di fascismo, per Hollywood non sembrano mai essere esistiti, ma su questo potremmo quasi sorvolare): avidi d&#8217;impadronirsi dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> (e dei presunti poteri) della tradizione giudaico &#8211; cristiana, quali l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza ed il Santo Graal. Riuscite ad immaginare qualcosa di  più grottesco delle legioni hitleriane che marciano con alla testa l&#8217;arca dell&#8217;Alleanza mosaica? Prima di sganasciarci dalle risate, cerchiamo però di capire il tipo di &#8220;ragionamento&#8221; che sta alla base di una panzana simile, che la rende credibile al pubblico americano, e nonostante tutto in una certa misura anche da noi, dove il martellamento mediatico impone poco per volta cliché di &#8220;pensiero&#8221; americanizzati. Poiché la tradizione biblica &#8211; mosaica è l&#8217;unica vera, anzi l&#8217;unica concepibile, ecco &#8220;i nazisti&#8221; cercare di sfruttare i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> &#8220;del bene&#8221; (ed il loro presunto potere magico) nel momento stesso in cui lo negano; esattamente come avviene per &#8220;l&#8217;arte&#8221; degenerata sul piano dell&#8217;estetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso sul Graal però è diverso, nel <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> della &#8220;sacra coppa&#8221; come è stato elaborato dal Ciclo Bretone s&#8217;incontrano una tradizione pagana ed una cristiana. La tradizione di base è pagana &#8211; celtica; il &#8220;calderone sacro&#8221; degli antichi <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a> era lo strumento della consacrazione del re sacrale, <em>pontifex</em>, colui che fa da ponte fra la terra ed il cielo. Dopo l&#8217;incesto con Morgana, Artù ha perso il suo potere sacrale e deve essere riconsacrato. Nulla di strano che il mito, raccontato nella Britannia del V secolo, ambiente parzialmente cristianizzato, abbia portato alla confusione fra il Graal celtico e la coppa dell&#8217;Ultima Cena che in origine probabilmente non c&#8217;entrava per nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-codice-da-vinci/718" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7944" style="margin: 10px;" title="codice-da-vinci" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/codice-da-vinci-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a>Va da sé che dell&#8217;originaria matrice pagana del mito del Graal, Indiana Jones non sa nulla, come non ne sanno nulla Dan Brown ed il protagonista del suo <a title="Codice da Vinci" href="http://www.libriefilm.com/il-codice-da-vinci/718" target="_blank"><em>Codice Da Vinci</em></a>, tanto nella versione libraria quanto in quella cinematografica.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà il caso di dire qualcosa di questo mediocre romanzo e dell&#8217;ancor più mediocre pellicola che ha ispirato e che, tramite un&#8217;oculata campagna mediatica, hanno ottenuto un successo mondiale dalle dimensioni inusitate. Si tratta a mio parere di un ben mirato siluro lanciato contro tutto ciò che ancora si oppone all&#8217;americanizzazione della cultura europea, infatti, non soltanto nega le origini precristiane del mito del Graal, uno dei miti fondanti della nostra cultura, assieme all&#8217;idea precristiana, pagana, indoeuropea, della regalità sacrale, ma nello stesso tempo costituisce anche un attacco diretto contro la Chiesa cattolica, ossia un &#8220;modello di cristianesimo&#8221; non interamente riducibile a quello americano, un&#8217;autorità ancora in grado di sostenere la non perfetta coincidenza fra la dottrina di Cristo e la dottrina Bush. Ancora una volta, pur con tutte le innegabili differenze che esistono, tradizionalisti &#8220;pagani&#8221; e &#8220;cattolici&#8221; ci ritroviamo nella stessa trincea.</p>
<p style="text-align: justify;">Per completare il discorso sul &#8220;nazismo magico&#8221;, va detto che fra i leder del Terzo Reich, in particolare Heirich Himmler, <em>Reichsfuhrer </em>delle SS aveva il pallino dell&#8217;esoterismo, condizionato dall&#8217;occultista Otto Rahn, ma si trattava di una mania personale, considerata con ilarità dagli altri gerarchi nazisti, che non può costituire una chiave interpretativa del nazionalsocialismo, né tanto meno essere estesa agli altri movimenti fascisti. Sebbene la tesi del &#8220;nazismo magico&#8221; sia stata già presentata in un testo francese degli anni &#8217;60 che andò incontro ad un discreto successo di pubblico, <em>Il mattino dei maghi</em> di Louis Pauwels e Jacques Bergier, un testo pieno di fantasticherie e farneticazioni, e sebbene rispunti ogni tanto; in anni recenti, ad esempio Giorgio Galli ha pubblicato un testo che è una brutta copia del <em>Mattino dei maghi</em>, essa è sempre stata respinta dagli storici più seri, anche antifascisti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/hitler-e-il-nazismo-magico/6889" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7946" style="margin: 10px;" title="hitler-e-il-nazismo-magico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hitler-e-il-nazismo-magico-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a>Si tratta però di una tesi di cui l&#8217;antifascismo di Indiana Jones ha bisogno, si tratta di un&#8217;interpretazione magico &#8211; stregonesca; come nel caso dell&#8217;immagine caricaturale dell&#8217;ufficiale SS ammiratore &#8220;dell&#8217;arte&#8221; degenerata, il fascismo &#8211; nazismo (altri fascismi Hollywood non ne conosce) conosce/riconosce il bene (e la bellezza) e persegue coscientemente il male (od agli occhi dell&#8217;american &#8211; democrazia il disvalore estetico; pensiamo ad artisti messi al bando per la loro non conformità ai canoni &#8220;democratici&#8221; come Mjolnir); esso sarebbe dunque una sorta di satanismo: il satanismo riconosce l&#8217;esistenza di Dio come principio del bene, ma venera coscientemente il principio del male, Satana.</p>
<p style="text-align: justify;">Di primo acchito, ci può sembrare strano che una visione così delirante, così lontana dalla realtà, possa essere la base di pronunciamenti e di decisioni ai massimi livelli, eppure essa è precisamente la chiave per comprendere parecchie cose, a cominciare dalle dichiarazioni di mr. Bush.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre considerare quella che nel passato era una significativa differenza fra la cultura americana e quella europea (ma ora le differenze si stanno appiattendo), la mancanza nella prima della categoria della storicità, l&#8217;incapacità di collocare gli eventi umani in un contesto storico &#8211; culturale, il che implica comprendere la relatività storica anche dei propri presupposti. Di questa visione del mondo, od incapacità di vedere il mondo, i <em>media</em> sembrerebbero offrirci delle infantili banalizzazioni; ad esempio <em>I Flintstone</em>: persino gli uomini preistorici sono visti come indistinguibili da americani medi di oggi. In realtà, queste apparenti banalizzazioni riflettono (e contribuiscono a formare) né più né meno che la <em>Weltanschauung</em> americana; non si possono spiegare altrimenti tragedie assurde come quelle portate in Afghanistan ed in Irak dal tentativo di esportarvi un modello di &#8220;democrazia occidentale&#8221; del tutto artificioso ed estraneo alla cultura di quei popoli.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro punto è che la concezione americana &#8211; democratica <span style="text-decoration: underline;">ha bisogno</span> di concepire il fascismo a misura dei propri valori/disvalori perché non può ammettere che esso sia stato, o sia per chi si ostina ancora adesso con incredibile mancanza di opportunismo, di <em>tempora callidissime serviens</em>, a farsene ancora oggi portatore, di valori positivi che siano altra cosa dalla negazione di un &#8220;sistema di valori&#8221; fortemente giudaizzante, perché non potrebbe che uscire distrutta da un confronto fatto su basi reali.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Ciò che noi siamo</span>, ciò che, nonostante tutto e tutti, continuiamo ad essere, ad incarnare, è il principio dell&#8217;identità etnica, della salute etnica, storica e culturale, dei popoli di un&#8217;Europa che affonda le sue radici in una storia più antica del cristianesimo: la filosofia greca, il genio politico &#8211; amministrativo romano, la potente fantasia mitica celtica, le tradizioni germaniche di fedeltà e di onore, di cui la &#8220;cultura&#8221; americana interamente biblico &#8211; giudaica non sospetta nemmeno l&#8217;esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ottica distorta dell’interpretazione del fascismo come “satanismo”, come “male assoluto”, il comunismo, questa mostruosa macchina di morte e di oppressione che ha privato della vita centinaia di milioni di uomini, e miliardi di nostri simili della libertà e di condizioni decenti di vita, diventa un “male relativo”, quasi un “bene”. Non è solo per non dispiacere all’“amica Cina” nelle cui prigioni e nei cui gulag langue tuttora una “popolazione carceraria” pari agli abitanti degli Stati Uniti che l’ineffabile George non si sognerebbe mai di accostare l’estremismo islamico al comunismo, è perché il comunismo in quest’ottica era/è in fondo un errore veniale che ha perseguito con metodi sbagliati quello stesso “bene” che l’american – democrazia persegue coi metodi “giusti” di una falsa libertà e di un falso benessere, ossia la dissoluzione di popoli, culture, etnie, storia e tradizioni per dar luogo ad un mondo ibridato ed imbastardito.</p>
<p style="text-align: justify;">I genocidi commessi dall’Armata Rossa o quelli orchestrati da gentiluomini del calibro di Pol Pot e di Mengistu erano genocidi “buoni”, come “buona” è la tirannide che continua ad opprimere il sesto cinese dell’umanità ed altri Paesi minori come Cuba e la Corea del nord; d’altra parte, neppure dopo il crollo del muro di Berlino e della stessa Unione Sovietica, ai molti che si sono proclamati ed ai molti che continuano a proclamarsi comunisti, è stata gettata in faccia la vergogna di essere o di essere stati (diamogliela per buona) fautori della peggiore tirannide affamatrice e genocida della storia umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro che di fascismo o di nazismo “magico” si dovrebbe parlare, ma piuttosto di antifascismo superstizioso, esorcistico e stregonesco (forse “talmudico” sarebbe la parola adatta). L’antifascismo funziona come la scomunica medievale, e prescinde dal concetto cardine del diritto moderno di responsabilità personale. Ronald Reagan, nonostante la sua elezione alla carica di presidente degli Stati Uniti, era un uomo di tutt’altra levatura di George W. (forse sarà il caso di ricordare che quest’ultimo è il primo presidente americano per diritto dinastico dopo John Quincy Adams due secoli fa, cosa che lo mette in una posizione incomparabile per recitare il ruolo di primo fantoccio mondiale) e si permetteva qualche gesto d’indipendenza nei confronti del potere che gli stava dietro le spalle. Nel corso di una sua visita in Germania, in un cimitero di guerra dove erano sepolti anche combattenti delle Waffen SS, ebbe l’ardire di dichiarare provocando l’indignazione quasi universale, che questi ultimi erano soldati come tutti gli altri. Lo strepito fu enorme, eppure non aveva detto altro che la verità.</p>
<p style="text-align: justify;">La SS nel regime nazista era molte cose: c’erano i guardiani dei campi di concentramento, e c’erano le Waffen SS, arma combattente che fungeva anche da legione straniera del Terzo Reich, i cui militi nulla avevano a che spartire con i lager, e nulla ne sapevano. Io penso che questo lo sapessero e lo sappiano benissimo anche gli antifascisti, nonostante ciò, negli ultimi tempi la polemica si è rinnovata, ed ha tornato a riversarsi lo stesso fiele stupido e velenoso, quando si è scoperto che Gunther Grass, uno dei più apprezzati scrittori tedeschi contemporanei, ha militato diciassettenne negli ultimi mesi del conflitto, in un battaglione carri delle Waffen SS.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, la responsabilità personale non c’entra per nulla, si tratta di una sorta di contagio magico – simbolico, cadi sotto l’anatema non per qualcosa che hai fatto, ma solo per aver portato sul bavero le stesse rune dei guardiani dei lager.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei citare un altro esempio di questo antifascismo simbolico – stregonesco che oltretutto ha il pregio di brillare per la sua stupidità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è abbastanza noto, dopo l’8 settembre 1943, gran parte della nostra aeronautica transitò nelle fila della Repubblica Sociale Italiana, non perché, come talvolta si è detto, l’aviazione fosse “un’arma fascista” ma per il fatto che, fossimo divenuti cobelligeranti o no, i bombardieri angloamericani continuavano a spianare le nostre città sotto tappeti di bombe ed a massacrare i nostri connazionali. Dopo la guerra si decise di punire i reparti da caccia colpevoli di aver salvato decine di migliaia di vite (ogni quadrimotore alleato abbattuto prima di aver sganciato il suo carico di distruzione significava centinaia di vite di nostri connazionali risparmiate), declassandoli a reparti di artiglieria contraerea, ma poiché nessun combattente repubblicano fece poi parte del ricostituito esercito postbellico, la punizione veniva a colpire <span style="text-decoration: underline;">i <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simboli</a></span>, gli emblemi dei reparti interessati: operazione esorcistico – stregonesca e soprattutto eclatante per la sua stupidità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/leconomia-politica-dei-diritti-umani/2492" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7947" style="margin: 10px;" title="economia-politica-dei-diritti-umani" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/economia-politica-dei-diritti-umani-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a>L’esorcismo antifascista funziona come la scomunica medievale, e come la scomunica medievale è contagioso. Chi dava ricovero ad uno scomunicato, era automaticamente scomunicato a sua volta, e l’anatema antifascista funziona nello stesso modo. In tempi recenti, uno dei maggiori scienziati viventi, il grande linguista Noam Chomsky ha osato sostenere che anche i revisionisti, ossia i ricercatori e gli storici che vorrebbero poter indagare liberamente e vederci chiaro sulla natura del presunto olocausto, hanno il diritto d’indagare e di esporre liberamente i risultati delle loro ricerche (è noto, ad esempio, che lo storico David Irving sta scontando in Austria una condanna a tre anni di detenzione unicamente per aver fatto ciò); non l’avesse mai fatto! E’ stato subito collocato nell’elenco dei reprobi ed accusato di antisemitismo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimerle liberamente”, diceva il grande Voltaire. Fosse vivo oggi, Voltaire sarebbe certamente considerato un pericoloso “estremista di destra”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’aspetto più interessante dell’ “affare Chomsky” è probabilmente il fatto che Noam Chomsky è ebreo. Dunque, neppure un ebreo è al riparo dall’accusa di antisemitismo, che può essere formulata nei suoi confronti anche da gentili (con grande gentilezza, s’intende), se ha il coraggio di dire cose che non piacciono all’amministrazione Bush.</p>
<p style="text-align: justify;">Il proverbio dice che non c’è nessuno che ha tanta paura di essere derubato quanto i ladri. Ora osservate che la principale accusa che viene rivolta implicitamente al fascismo da questa interpretazione distorta, è di doppiezza, i nazisti che riconoscono il valore estetico “dell’arte” degenerata mentre ne vietano al popolino la contemplazione, o quelli affrontati da Indiana Jones che mentre combattono la tradizione giudaico – biblica ne riconoscono il valore cercando d’impadronirsi dell’arca dell’Alleanza e del calice dell’Ultima Cena. Come nel caso del ladro che teme di essere derubato e proietta su chi gli sta attorno le proprie intenzioni, questa doppiezza è in realtà tipica dei santoni della democrazia e dell’antifascismo, “made in USA” ma non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo davvero credere che i cervelli fini che stanno dietro l’american – democrazia e la sua estensione planetaria siano davvero essi stessi prigionieri della visione rozza e stregonesca che abbiamo visto e che cercano incessantemente d’inculcare nel popolino bue al di là ma anche al di qua dell’Atlantico? Certamente no.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro la maschera di Indiana Jones c’è il cervello di Steven Spielberg, un cervello di prim’ordine, un cervello ebraico.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-fascismo-secondo-indiana-jones.html' addthis:title='Il fascismo secondo Indiana Jones ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Comodi, impresentabili alleati. L&#8217;Arabia Saudita, tra potere del petrolio e  diritti umani violati</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 17:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'Arabia Saudita rappresenta la negazione totale e assoluta di qualsiasi principio stabilito nella Dichiarazione d'Indipendenza americana, eppure è un partner privilegiato degli Stati Uniti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html' addthis:title='Comodi, impresentabili alleati. L&#8217;Arabia Saudita, tra potere del petrolio e  diritti umani violati '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><blockquote>
<p style="text-align: justify;">﻿&#8221;Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l&#8217;umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il suo diritto, è il suo dovere, rovesciare tale governo e affidare la sua sicurezza futura a dei nuovi Guardiani&#8221;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Così recita il nucleo fondamentale della <em>Dichiarazione d&#8217;Indipendenza americana</em> del 1776, uno dei due documenti fondativi (l&#8217;altro è la Costituzione del 1789) su cui si regge tutta l&#8217;etica e la legislazione degli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di esaminare i punti salienti del passaggio:</p>
<p style="text-align: justify;">1) tutti gli uomini sono uguali;<br />
2) tutti gli uomini hanno diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità e nessun governo può alienare questi diritti dai propri cittadini;<br />
3) ogni governo deriva i suoi poteri dal consenso dei governati;<br />
4) è diritto e dovere del popolo rovesciare ogni forma di dispotismo assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, semplicemente si statuiscono i principi basilari che fondano o dovrebbero fondare ogni democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo un&#8217;altro passaggio piuttosto fondamentale della storia americana: il discorso del Presidente Truman al Congresso il 12 marzo 1947, in cui viene enunciata quella che è passata alla storia come &#8220;Dottrina Truman&#8221;. Leggiamo testualmente:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;uno degli obiettivi primari della politica estera degli Stati Uniti è la creazione di condizioni in cui noi e le altre nazioni saranno in grado di elaborare uno stile di vita libero da coercizione. [...] Noi non realizzeremo i nostri obiettivi, tuttavia, a meno che non siamo disposti ad aiutare i popoli liberi di mantenere le loro libere istituzioni e la loro integrità nazionale contro i movimenti aggressivi che cercano di imporre loro regimi totalitari. [...] In questo momento nella storia del mondo quasi ogni nazione deve scegliere tra modi alternativi di vita. La scelta non è troppo spesso libera. Un modo di vita è basato sulla volontà della maggioranza, e si distingue per libere istituzioni, governo rappresentativo, libere elezioni, garanzie di libertà individuale, libertà di parola e di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, e libertà dall&#8217;oppressione politica. Il secondo modo di vita è basato sulla volontà di una minoranza imposta con la forza alla maggioranza. Si basa sul terrore e l&#8217;oppressione, su stampa e radio controllate; elezioni predeterminate, e la soppressione delle libertà personali. Io credo che debba essere la politica degli Stati Uniti a sostenere i popoli liberi che resistono ai tentativi di sottometterle da parte di minoranze armate o con pressioni esterne. Credo che dobbiamo aiutare i popoli liberi a elaborare il loro destino a modo loro&#8221;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-dellarabia-saudita/9228" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7042" style="margin: 10px;" title="storia-arabia-saudita" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storia-arabia-saudita.jpg" alt="" width="200" height="324" /></a>Anche in questo caso una piccola analisi è opportuna. In sostanza Truman afferma che gli Stati Uniti lotteranno per aiutare ovunque le Nazioni a mantenere &#8220;libere istituzioni, governo rappresentativo, libere elezioni, garanzie di libertà individuale, libertà di parola e di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, e libertà dall&#8217;oppressione politica&#8221;, perché questo è interesse anche del popolo americano. Indipendentemente dall&#8217;uso strumentale (ma la dichiarazione stessa era, in qualche modo, strumentale) con cui vari governi statunitensi hanno messo in pratica questa statuizione di principi, letta al di fuori del contesto, la dichiarazione non può che apparire una legittima sottolineatura della interdipendenza globale delle istituzioni democratiche e una riaffermazione dei pilastri fondamentali di tali istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui, tutto molto chiaro. I problemi sorgono quando si cerca di armonizzare questi dati con lo status concesso dagli Stati Uniti all&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> di &#8220;partner commerciale privilegiato&#8221;, con i trattati di alleanza militare che legano i due Paesi almeno dal 1963, con i legami accademici che hanno fatto sì che, dalla fine degli anni &#8217;70, oltre 2/3 dei membri della classe dirigente saudita siano stati educati nelle università americane e che il governo di Riyadh abbia stanziato miliardi di dollari per borse di studio di tali università, con le basi concesse all&#8217;esercito di Washington sul sacro suolo saudita, con la vendita governativa americana di armi agli Arabi per un corrispettivo di oltre sessantacinque miliardi di dollari solo nel 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché? Semplicemente perché l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> rappresenta la negazione totale e assoluta di qualsiasi principio stabilito nella Dichiarazione d&#8217;Indipendenza e, secondo il discorso di Truman, dovrebbe essere uno dei peggiori nemici della Nazione americana e non un suo partner privilegiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per rendercene conto, basta gettare uno sguardo su alcuni elementi che caratterizzano uno degli Stati più anti-democratici del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> è una monarchia assoluta (l&#8217;ultima al mondo) in cui il solo limite al potere reale è, secondo il regio decreto nel 1992 considerato legge fondamentale di governo, il rispetto della <em>Sha&#8217;aria </em>e del <em>Corano</em>. Nessun partito politico e nessuna elezione sono consentiti, il re deve essere scelto, sempre secondo il regio decreto, tra i figli ed i nipoti del primo re, Abdul Aziz Al Saud e la successione al trono è determinata dalla famiglia reale (attraverso una commissione interna alla famiglia istituita nel 2007), con la successiva approvazione dei leader religiosi (<em>ulema</em>). Il re combina nella sua persona poteri legislativo (i decreti reali formano la base della legislazione del Paese), esecutivo e giudiziario: sempre il re è anche primo ministro, presiede il Consiglio dei Ministri (il &#8220;Majlis al-Wuzarāʾ&#8221;), formato da i due vice primi ministri (di solito il primo e il secondo nella linea al trono), 22 ministri con portafoglio e sette ministri di stato (appartenenti alla famiglia reale), due dei quali hanno particolari responsabilità, è presidente delle commissioni per le questioni amministrative, la politica interna ed estera, la difesa, le finanze, la salute, e l&#8217;istruzione e può decidere a suo piacimento se accogliere o no i suggerimenti di una Assemblea Consultiva formata da 150 membri da lui scelti. E&#8217; vero che questo incredibile potere è praticamente limitato dal consenso degli altri membri della famiglia reale, dal consiglio degli ulema e dai &#8220;diwan&#8221; (raduni locali, normalmente retti da sceicchi tribali e capi di importanti famiglie commerciali), ma si tratta di una pura concessione reale, che formalmente non scalfisce minimamente il potere di vita e di morte che il re ha su chiunque all&#8217;interno della sua enorme Nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche praticamente, per altro, sebbene tutti i maschi maggiorenni hanno il diritto teorico di petizione dinanzi al re proprio attraverso i &#8220;diwan&#8221;, la partecipazione al processo politico risulta limitata a un numero molto ristretto di individui, mentre il popolo saudita nel suo complesso non è autorizzato a partecipare ad alcun processo decisionale e non viene neppure informato dai media su come tali processi si sviluppino.</p>
<p style="text-align: justify;">In concreto, la famiglia reale domina totalmente il governo e la politica in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span>: le stime più ragionevoli parlano di circa 7.000 membri del clan Al Saud che occupano tutti i posti di rilievo della Nazione, con circa 200 persone discendenti maschi del re Abdul Aziz il cui potere e pressoché illimitato e che detengono i ministeri chiave e la maggior parte dei tredici governatorati regionali a lungo termine. Così re Abdullah, è stato comandante della Guardia Nazionale dal 1963 (fino al 2010, quando ha nominato il figlio di sostituirlo), il principe ereditario Sultan, è ministro della Difesa e dell&#8217;Aviazione dal 1962, il principe Nayef è ministro dell&#8217;Interno dal 1975, il principe Saud  è Ministro degli Affari Esteri dal 1975 e il principe Salman è governatore della regione di Riyadh dal 1962. Il risultato è la creazione di veri e propri &#8220;feudi&#8221; politici in cui i principi spesso mescolato i propri interessi personali con quelli governativi, portando il tasso di corruzione nazionale a livelli altissimi (Transparency International nel suo rapporto annuale &#8220;Corruption Perceptions Index&#8221; per il 2010 ha assegnato all&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> un punteggio di 4,7 su una scala da 0=&#8221;altamente corrotto&#8221;  a 10=&#8221;molto pulito&#8221;): semplicemente, gli Al Saud considerano lo Stato come un &#8220;bene di famiglia&#8221; di cui possono disporre a loro piacimento, facendosi pagare tangenti per commesse statali (particolarmente famoso in questo senso è stato il caso delle tangenti pagate dalla BAE System nel 2003, che ha portato la multinazionale aerospaziale al pagamento di una multa di 400 milioni di dollari dopo la condanna da parte di un tribunale statunitense, nonostante le pressioni governative) e stornando fondi di Stato per investimenti personali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sociologia-del-diritto-islamico/9229" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7043" style="margin: 10px;" title="sociologia-diritto-islamico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sociologia-diritto-islamico.jpg" alt="" width="200" height="302" /></a>Re Abdullah, al momento della sua ascesa al trono, nel 2005, aveva promesso di modernizzare e riformare il governo saudita, arrivando &#8220;persino&#8221; a scegliere una donna come ministro, ma, in realtà, i cambiamenti sono stati lentissimi e più che altro apparenti, soprattutto per l&#8217;opposizione della fazione &#8220;Sudairi&#8221; nella famiglia reale, appoggiata dall&#8217;onnipresente potere spirituale degli <em>ulema</em>, che svolgono un ruolo chiave all&#8217;interno del regno, soprattutto influenzando pesantemente il sistema giudiziario (come interpreti e dispensatori della <em>Sha&#8217;aria</em>), e l&#8217;istruzione e la ricerca scientifica (controllando il Ministero della Pubblica Istruzione). Tenendo conto che il Consiglio degli <em>ulema </em>è guidato dai discendenti di Ibn Muhammad Abd al-Wahhab, il creatore del &#8220;wahhabismo&#8221; (l&#8217;interpretazione più tradizionalista e retrograda dell&#8217;Islam sunnita) è facile capire come questo renda ancora più pesante la situazione di assolutismo all&#8217;interno del Paese, tanto più che l&#8217;alleanza tra Al-Saud (la famiglia reale) e Al-Sheikh (i discendenti dei al-Wahhab) è fortissima fin dalla nascita dell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> nel 1932.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa situazione, assolutamente sconfortante dal punto di vista della democrazia (almeno come intesa in occidente), l&#8217;opposizione al governo risulta praticamente inesistente, o meglio riservata a clan interni alla famiglia reale, come quello menzionato, ultra-tradizionalista, dei  &#8220;Sudairi&#8221; legato alla famiglia Al Fahd  (i cui membri includevano il defunto re Fahd e includono l&#8217;attuale principe ereditario), costantemente in lotta per la successione alla corona. Al di fuori di tali clan, le uniche forme di dissenso possono provenire dall&#8217;attivismo islamista sunnita (autore di attentati alqaedisti negli ultimi anni), dalle rarissime critiche liberali a favore di una maggiore democrazia (costantemente tacitate con metodi brutali), dalla minoranza sciita (presente soprattutto nella Provincia Orientale) e da qualche particolarismo tribale. In realtà, però, nessuna protesta contro il governo, anche se pacifica, è tollerata, come ha dimostrato, il 29 gennaio 2011, la manifestazione di alcune centinaia di persone di Jeddah riunitesi per lamentarsi pubblicamente del sistema infrastrutturale riservato ai poveri della città dopo alcune disastrose inondazioni: la polizia ha fermato violentemente la manifestazione dopo esattamente 15 minuti e ha arrestato 50 &#8220;capipopolo&#8221; che sono ancora in attesa di processo.</p>
<p style="text-align: justify;">La farraginosità del sistema giudiziario, basato sul &#8220;Fiq Hanbali&#8221; (il codice coranico), sulle interpretazioni di giuristi e scuole diverse, su ridde di decreti reali e consuetudini tribali e su centinaia di interpretazioni della <em>Sha&#8217;aria</em>, è un&#8217;altra arma in mano al potere costituito: internazionalmente noto per la sua lentezza e complessità, tale sistema permette un controllo pressochè totale dell&#8217;elemento religioso sulla magistratura e sui tre gradi di giudizio (per reati minori, per reati gravi o compiuti da cittadini stranieri e per reati amministrativi), nonostante i tentativi reali, nel 2007, di ammodernare i processi, tentativi, per altro, ancora una volta di facciata, non avendo mai messo in discusione, ad esempio, la possibilità del re di comportarsi come la più alta corte d&#8217;appello della Nazione, con la possibilità di perdonare a suo piacimento qualsiasi reato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa significa applicazione integrale della <em>Sha&#8217;aria</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Significa, innanzitutto, utilizzo estensivo della pena di morte (e, fino a questo punto, non esisterebbe una grande differenza con gli USA), che viene per lo più comminata tramite decapitazione pubblica mediante scimitarra (una punizione &#8220;obbligata&#8221; in caso di omicidio volontario, rapina, stupro o traffico di stupefacenti). I dati sulla frequenza di utilizzo di tale punizione barbarica sono agghiaccianti: nel 2005 ci sono state in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> 191 esecuzioni, nel 2006 38, nel 2007 153 e nel 2008 102. Quando nel 2004 è stata per la prima volta concessa l&#8217;apertura di una agenzia indipendente per il controllo del rispetto delle condizioni minime di umanità nel trattamento dei prigionieri, la &#8220;Società Nazionale per i Diritti Umani&#8221;, si è pensato che qualcosa stesse cambiando, ma, ancora una volta si è trattata solo di una operazione &#8220;cosmetica&#8221; se, nel 2006, un rappresentante di tale istituzione, interrogato dalla &#8220;Commisione ONU per i Diritti Umani&#8221; ha affermato che il numero di esecuzioni è in aumento perché i tassi di criminalità sono in aumento, che i detenuti sono trattati umanamente, e che le decapitazioni scoraggiano il crimine, arrivando a dire: &#8220;Allah, il nostro creatore, sa meglio di chiunque ciò che è buono per il suo popolo &#8230; Dobbiamo solo pensare e preservare i diritti dei assassino e non pensare ai diritti degli altri?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/vietato-in-nome-di-allah/9230" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7044" style="margin: 10px;" title="vietato-in-nome-di-allah" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/vietato-in-nome-di-allah.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Ma utilizzo estensivo della <em>Sha&#8217;aria </em>significa anche che il sistema giuridico prevede tutta una serie di punizioni corporali che vanno dall&#8217;amputazione della mano o del piede in caso di furto (in particolare in caso di recidività) alla somministrazione di frustate, da qualche decina a centinaia inflitte nell&#8217;arco di più giorni o mesi a discrezione del giudice, in caso di delitti contro la morale (ma, si badi bene, in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span>, delitto contro la morale è anche baciare la propria compagna o bere una birra se questi atti vengono compiuti in pubblico). Nel 2004, il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura ha criticato l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> per tali pratiche ma la delegazione saudita ha risposto difendendo una &#8220;tradizione giuridica&#8221; che si fonda sin dalla nascita dell&#8217;Islam 1.400 anni fa e ha respinto ogni interferenza nel suo ordinamento giuridico.</p>
<p style="text-align: justify;">Già la presenza di un sistema di questo genere dovrebbe escludere l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> dal consesso internazionale o, almeno, portare all&#8217;imposizione di sanzioni internazionali a un Paese che, invece, per questioni strategiche e di ricchezza petrolifera, viene costantemente &#8220;coccolato&#8221; dal mondo occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la follia di un ordinamento giuridico altomedievale non si ferma a questo. Per l&#8217;omicidio colposo o preterintenzionale e per lesioni permanenti è previsto che la famiglia della vittima possa scegliere se optare per un &#8220;risarcimento di sangue&#8221; o un &#8220;risarcimento pecuniario&#8221; (ovviamente aprendo a nette disuguaglianze di trattamento tra sudditi ricchi e poveri). Ebbene, incredibilmente, la pena pecuniaria da pagare per la morte accidentale di una donna è stabilità nella metà di quanto è necessario pagare per un maschio musulmano. Generalmente si giustifica questo dato assurdo dicendo che la legge islamica impone agli uomini di mantenere le loro famiglie e, di conseguenza, di guadagnare di più e che il risarcimento dovrebbe essere tale da riuscire a mantenere la famiglia della vittima almeno nel periodo iniziale successivo alla sua scomparsa. Quello che non torna in tale ragionamento è che, evidentemente, i tribunali coranici ritengono che solo i Musulmani possano avere moglie e figli dal momento che la &#8220;multa&#8221; da pagare per la morte di un uomo cristiano o di una &#8220;scimmia ebrea&#8221; (come gli Israeliti sono definiti da Maometto stesso nel <em>Corano</em>) è fino alla metà di quella per un Musulmano maschio e che per gli aderenti a tutte le altre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> &#8220;non del Libro&#8221; essa arriva addirittura a un sedicesimo di quella per un Musulmano.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa più ridicola è che il Regno dell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span>, pur mantenendo assolutamente inalterate tutte queste pratiche discriminatorie, inumane e inaccettabili, ha ratificato, nell&#8217;ottobre 1997, la Convenzione Internazionale contro la Tortura, ha incluso la specifica dei diritti umani all&#8217;articolo 26 della propria &#8220;Legge Fondamentale&#8221; (ovviamente non esiste una Costituzione) e, nel 2008, il Consiglio della Shura ha ratificato la Carta Araba dei Diritti dell&#8217;Uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, parlare di <a title="diritti dell'uomo" href="http://www.centrostudilaruna.it/dirittidelluomo.html">diritti umani</a> in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> sfiora l&#8217;assurdo, soprattutto se si entra in questioni legate alla parità sessuale, alla tolleranza religiosa o alla libertà di pensiero e di espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la parità sessuale, è assolutamente innegabile che essa risulti inesistente nella penisola araba in qualunque campo. Dal punto di vista lavorativo le donne costituiscono solo il 5% della forza lavoro, la percentuale più bassa al mondo, dovuta alla mentalità tradizionale che vede le donne solo come depositarie della cura della casa e della famiglia, e dal fatto che qualunque tentativo, persino governativo, di mutare la situazione è da sempre  bloccato da resistenza all&#8217;interno del Ministero del lavoro, da parte della polizia religiosa, e, soprattutto, da gran parte dei sudditi di sesso maschile.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista sociale, le donne non sono autorizzati a viaggiare senza il permesso del loro parente più prossimo di sesso maschile, che può essere anche un figlio o un fratello minore. Le donne che divorziano, ritornano sotto l&#8217;autorità del padre e, come per ogni donna adulta, viene loro negato il diritto di vivere da sole e di sposarsi o risposarsi per loro libera volontà. Inoltre, il governo saudita considera la &#8220;disobbedienza&#8221; filiale come un delitto per il quale non infrequentemente alcune donne sono state imprigionate o hanno perso la custodia dei loro figli. Raramente le donne hanno la possibilità di difendersi contro queste angherie, sia per la sottomissione al volere maschile in cui crescono, sia anche per questioni culturali: secondo il &#8220;World Factbook&#8221; della CIA, solo il 70,8% delle femmine sono alfabetizzate, in confronto a un tasso di alfabetizzazione dell&#8217;84,7% nei maschi, ma, anche all&#8217;interno di questo 70,8%, solo poche superano il livello di istruzione primaria. L&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> è, inoltre, l&#8217;unico Paese al mondo dove a lungo alle donne è stato proibito guidare nelle principali città e cittadine (potevano guidare solo nei villaggi isolati o nelle proprietà private, alcune delle quali si estendono per molti chilometri quadrati). Il divieto di circolazione è stato reso ufficiale nel 1990, dopo la protesta di 47 donne che avevano guidato lungo le strade di Riyadh per manifestare contro le limitazioni tradizionali in tal senso ed è stato sollevato solo nel 2008 dal Consiglio della Shura (che, comunque, ha mantenuto numerose restrizioni contro la guida femminile) ma è, in realtà, rimasto in vigore in gran parte del Paese. Fino al 2008, inoltre, alle donne non era permesso entrare in un hotel e in appartamenti arredati senza un accompagnatore o &#8220;mahram&#8221;: con un regio decreto del 2008, si è stabilito che l&#8217;unico requisito necessario per permettere alle donne di entrare in un hotel sia fornire documenti validi, ma ancora oggi gran parte delle strutture alberghiere rifiutano di dare camere a donne sole. Se la vita è difficile per le donne, è assolutamente impossibile per gli omosessuali: in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> l&#8217;omosessualità è illegale ed è punibile con una serie di sanzioni, comprese le punizioni corporali (continuamente comminate) e la pena di morte (più rara), dal momento che qualsiasi l&#8217;attività sessuale al di fuori di un matrimonio tradizionale eterosessuale è illegale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista della tolleranza religiosa, semplicemente la legislazione saudita legge non riconosce la libertà di culto e la pratica pubblica delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> non musulmane è attivamente vietata, così come la costruzione di qualunque luogo sacro non islamico. In effetti, nessuna legge prevede espressamente che ai cittadini debbano essere musulmani, ma l&#8217;articolo 12.4 della legge di naturalizzazione richiede che i ricorrenti attestino la loro appartenenza religiosa, e l&#8217;articolo 14.1 prevede che i richiedenti ottengano un certificato di idoneità approvato dall&#8217;esponente religioso musulmano locale. Ciò è &#8220;normale&#8221; nel momento in cui il governo ha dichiarato il <em>Corano</em> e la <em>Sunna </em>unica possibile Costituzione del Paese e lo Stato fonda la propria legittimità in materia di governo sulla interpretazione rigorosamente conservatrice e rigida della scuola salafita e wahabita del ramo sunnita dell&#8217;Islam, discriminando qualunque altra corrente di pensiero e non accettando il concetto di separazione tra <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> e Stato. La conseguenza naturale di questa concezione è che  l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> dia un trattamento preferenziale ai Musulmani sunniti: così, pur consentendo agli stranieri di venire a lavorare sul territorio arabo, il governo proibisce la sepoltura dei non musulmani sul suolo saudita; l&#8217;apostasia dall&#8217;Islam è considerato un reato punibile con la pena di morte; durante il <em>Ramadan</em>, mangiare, bere o fumare in pubblico durante le ore diurne è strettamente proibito; ogni scuola, incluse quelle straniere, deve insegnare un segmento introduttivo annuale sull&#8217;Islam; qualunque genere di opera missionaria di qualsiasi <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> diversa dall&#8217;Islam wahhabita è proibita; non è accettata l&#8217;esposizione di alcun <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo </a>religioso e sono persino stati riportati casi di pellegrini sciiti arrestati dalla polizia religiosa mentre partecipavano all&#8217;Hajj (presumibilmente con l&#8217;accusa di essere &#8220;infedeli alla Mecca&#8221;). La situazione è particolarmente pesante per gli Israeliti, anche tenendo conto che chi ha passaporto israeliano o un visto israeliano sul proprio passaporto di altra Nazione non può entrare nel Regno e che, fino a qualche tempo fa (quando un deputato del Congresso americano ha proposto una legge di limitazione dei visti d&#8217;ingresso negli Stati Uniti per i Sauditi nel caso di mantenimento dello <em>status quo</em>) veniva pubblicamente e ufficialmente utilizzato il linguaggio coranico che definiva &#8220;scimmie&#8221; tutti gli Ebrei (e, in qualche caso, &#8220;maiali&#8221; i Cristiani).</p>
<p style="text-align: justify;">Appare addirittura pleonastico, dopo quanto detto, affermare che libertà di espressione e di pensiero siano completamente aliene alla mentalità saudita, non solo per quanto riguarda qualsiasi aspetto religioso, ma anche per quanto riguarda qualunque forma di critica al governo: ogni televisione, giornale e testo è sottoposto a censura preventiva e  si è arrivati al punto che, nel 2007, un <em>blogger</em> saudita, Fouad al-Farhan, sia stato imprigionato per cinque mesi in cella di isolamento senza accuse per aver osato criticare alcune preminenti figure religiose e finanziarie del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Se tutto ciò non bastasse per bloccare, su basi morali, etiche e di condanna delle costanti violazioni del diritto internazionale perpetrate in Arabia, ogni rapporto tra l&#8217;occidente e una Nazione che quotidianamente compie atti ben più inaccettabili di quelli per i quali altri Stati sono stati definiti &#8220;canaglia&#8221; e posti sotto embargo, è generalizzata l&#8217;idea che l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span> non sia completamente aliena da colpe nella diffusione del fondamentalismo terrorista: è un dato di fatto che negli ultimi 4 anni il governo saudita abbia effettuato donazioni per oltre 57 miliardi di euro a istituzioni per la diffusione della ultra-radicale <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> wahhabita nel mondo, è un dato di fatto che Osama bin Laden e 15 dei 19 dirottatori dell&#8217;11 settembre fossero di nazionalità saudita, è un dato di fatto che  l&#8217; ex direttore della CIA James Woolsey abbia parlato apertamente di stretti contatti e connivenze tra vertici salafiti (cioè wahhabiti) e Al-Qaeda.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo, però, passa sotto silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non importa che il comportamento saudita sia costantemente uno sputo in faccia ai valori fondativi della Nazione americana e dei Paesi europei, non importa che re Abdul Aziz Al Saud si prenda apertamente gioco del mondo affermando durante una sessione plenaria delle Nazioni unite che: &#8220;E&#8217; assurdo imporre a un individuo o a una società diritti che sono estranei alle sue convinzioni o principi&#8221;, non importa che un Paese attui una politica doppiogiochista, combattendo apertamente il terrorismo e, nello stesso tempo, sovvenzionando per vie traverse i fautori del clima di terrore: i petrodollari e l&#8217;uso di un paio di basi militari sono più forti di qualunque altra considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riferimenti bibliografici:</strong><br />
-	Ibn Abdul Aziz Al-bishr, <em>Judicial Systems and Safeguards of Human Rights in the Kingdom of Saudi Arabia</em>, Garnet Publishing 2011;<br />
-	S. Alrabaa, <em>Veiled Atrocities: True Stories of Oppression in Saudi Arabia</em>, Prometheus Books 2010;<br />
-	J.R. Bradley, <em>Saudi Arabia Exposed: Inside a Kingdom in Crisis</em>, Palgrave Macmillan 2006;<br />
-	R. Bronson, <em>Thicker Than Oil: America&#8217;s Uneasy Partnership with Saudi Arabia</em>, Oxford University Press 2008;<br />
-	D. Gold, <em>Hatred&#8217;s Kingdom: How Saudi Arabia Supports the New Global Terrorism</em>, Regnery Publishing 2004;<br />
-	R. Lacey, <em>Inside the Kingdom: Kings, Clerics, Modernists, Terrorists, and the Struggle for Saudi Arabia</em>, Viking 2009;<br />
-	S. Mackey, <em>The Saudis: Inside the Desert Kingdom</em>, W. W. Norton &amp; Company 2002;<br />
-	J. Sasson, <em>Princess: A True Story of Life Behind the Veil in Saudi Arabia</em>, Windsor-Brooke Books, LL. 2001;<br />
-	A. Vassiliev, <em>The History of Saudi Arabia</em>, NYU Press 2000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html' addthis:title='Comodi, impresentabili alleati. L&#8217;Arabia Saudita, tra potere del petrolio e  diritti umani violati ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Burqa: il rischio della tolleranza</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 10:37:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuno stato moderno dovrebbe arrogarsi il diritto di dettar legge riguardo a quello che le donne devono o non devono indossare. Eppure è giusto proibire i burqa in occidente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/burqa-il-rischio-della-tolleranza.html' addthis:title='Burqa: il rischio della tolleranza '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-5801" style="margin: 10px;" title="burqa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/burka-france31-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />In Italia, come in tutta Europa, vedere per strada donne velate, parzialmente o completamente, sta diventando (o forse è già diventato) un fatto abituale e le reazioni occidentali sono le più diverse, dalla curiosità al fastidio, dall&#8217;indifferenza all&#8217;intolleranza.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, però, quello del velo islamico, del <em>burqa</em>, del <em>niqab </em>o dell&#8217;<em>hijab</em> (a seconda del grado di copertura) è, innanzitutto, un problema sociale e politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo Paese ad averlo dovuto affrontare è stato la Turchia laica di Kemal Atatürk che ha risolto la questione radicalmente, proibendo la copertura del volto e della testa in qualunque università e luogo pubblico<a href="#_ftn1">[1]</a>. E&#8217; stato giusto?</p>
<p style="text-align: justify;">Moralmente e oggettivamente si sarebbe immediatamente tentati di rispondere negativamente, soprattutto se si ha un minimo di dimestichezza con la cultura araba.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo punto necessita di una spiegazione: in occidente circola molto una visione del velo come di una costrizione imposta alla donna da una società religiosamente autoritaria. La realtà è molto diversa: nella stragrande maggioranza dei casi il velo, dal punto di vista religioso, non è affatto una imposizione di qualche Imam o Sceicco, quanto un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di vicinanza a Dio che le donne scelgono liberamente anche in società arabe molto occidentalizzate.</p>
<p style="text-align: justify;">A Gerusalemme Est, nella laica Palestina, ricordo un amico che mi spiegava come, in effetti, portare il niqab potesse persino essere interpretato come un segno di vanità (&#8220;<em>Se ritieni di essere particolarmente bella, ti metti il velo perché pensi che altrimenti induci in tentazione gli uomini: è un modo come un&#8217;altro per farsi notare</em>&#8220;) ma, normalmente, si tratta unicamente di una questione di pudore: nelle società semitiche i capelli hanno una valenza sessuale molto forte e, dunque, una donna si sente psicologicamente indotta a coprirli<a href="#_ftn2">[2]</a>. Il che rientra nella normale dialettica delle differenze tra culture: non è difficile pensare che una donna europea si sentirebbe piuttosto in imbarazzo nel passeggiare a seno nudo lungo la via principale della sua città, cosa che risulterebbe perfettamente normale, ad esempio, per una india amazzonica, per la quale, così come tramandato all&#8217;interno della sua cultura, il seno non ha alcuna valenza erotica ma ha unicamente una funzione strumentale di allattamento dei bambini. Non è un caso che numerose interviste a donne turche riportino di un vero e proprio dolore psicologico da esse provato nel doversi scoprire la testa<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In più, si diceva, esiste, per il velo, anche una fortissima componente religiosa che, come in occidente (o in qualsiasi altra parte del mondo), radicalizza ulteriormente le scelte, cosicché, così come per una italiana può essere normale in estate andare in giro con gonne corte e camice senza maniche, ma per entrare in Chiesa si copre, per una donna araba, cioè appartenente ad una Fede per la quale il senso della &#8220;pudicizia sacrale&#8221; è esteso a qualsiasi luogo esterno alla propria casa, diventa assolutamente normale coprirsi capo e volto in qualsiasi luogo pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;argomento che l&#8217;indumento non è un obbligo religioso sotto l&#8217;Islam, almeno sotto l&#8217;Islam primevo della stesura coranica<a href="#_ftn4">[4]</a>, è fondato, ma irrilevante: milioni di Musulmani nel mondo continuano a credere che il velo sia un prescrizione sacra e, certamente,  nessuno Stato e nessuna corte di giustizia può ritenersi qualificato a svolgere attività di esegesi coranica. La scelta di coprire il viso o la testa è e resta per molte donne una espressione genuina della natura più intima del loro sentimento religioso e impedire loro di compiere una pratica religiosa inoffensiva per il prossimo risulta discriminatorio, persecutorio, e incompatibile con la tradizione illuminista dell&#8217;Occidente, anche senza tener conto della crudeltà implicita nell&#8217;obbligare una donna a rivelare parti del suo corpo che il suo senso del pudore la porta a coprire.</p>
<p style="text-align: justify;">Di per sé, la copertura della testa non è più radicale rispetto a molti altri rituali religiosi che implicano atti simbolici di rinuncia o di disagio quotidiano. Personalmente ho sentito Ebrei (e neppure Chassidim ultraortodossi) descrivere i frutti spirituali del seguire le leggi della &#8220;kasherut&#8221;<a href="#_ftn5">[5]</a> più o meno allo stesso modo in cui molte donne arabe parlano della velatura: è scomoda, dicono, e apparentemente arbitrario, ma esige sacrificio quotidiano e un Ebreo che segue le leggi del &#8220;cibo kasher&#8221; non può mangiare un pasto senza ricordarsi di essere un Ebreo, cosicché il semplice atto di mangiare si eleva al rango di un rito religioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutto ciò viene visto in Europa come un problema. Un recente voto dell&#8217;Assemblea nazionale francese ha fatto divieto di indossare in pubblico un <em>burqa </em>che copra anche il volto (per altro già vietato in qualsiasi scuola pubblica dal 2004). Non è che l&#8217;ultima di numerose misure di questo genere adottate dai governi di tutta Europa: ad aprile 2010 il Parlamento belga è stato il primo a vietare completamente il <em>burqa </em>in tutto il Paese;  poco dopo, qui da noi in Italia la polizia ha multato una donna per aver indossato un <em>niqab </em>che nascondeva l&#8217;intera faccia con la sola eccezione degli occhi appellandosi a una legge del 1975 (cioè del periodo dei passamontagna dei terroristi e dei picchiatori nelle manifestazioni) che vieta la copertura del volto in pubblico; in Gran Bretagna il parlamentare conservatore Philip Hollobone ha chiesto il divieto del <em>burqa </em>nel suo Paese ed è recentissima la sconfitta di misura di chi proponeva una legge analoga nella libertarissima Spagna di Zapatero<a href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo onesti: in realtà questi divieti sono, oggettivamente, veri e propri attentati contro la libertà religiosa e la libertà di espressione e modi per stigmatizzare i Mussulmani. Nessuno stato moderno dovrebbe arrogarsi il diritto di dettar legge riguardo a quello che le donne devono o non devono indossare. E, francamente, anche gli argomenti correlati a questioni di sicurezza sono falsi:  ci sono milioni di modi per nascondere una bomba e nessuno ha bisogno di indossare il <em>burqa </em>per compiere attentati.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo è assolutamente  chiaro ed evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure&#8230; eppure  è giusto proibire i <em>burqa </em>in occidente!</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, tutte le forme di velo devono essere se non vietate almeno fortemente scoraggiate e stigmatizzate.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/europa-e-islam/8533" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5798" style="margin: 10px;" title="europa-e-islam" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/europa-e-islam-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>Perché, se anche i principi sopra esposti sono logici e coerenti, essi sono, allo stesso tempo, superficiali e incapaci di prendere in considerazione alcuni possibili scenari futuri: se l&#8217;Europa non prende posizione ora contro velo (e, soprattutto, contro la concezione delle donne e del loro posto nella società che esso rappresenta),  nell&#8217;arco di una generazione ci saranno molte città in Europa nelle quali nessuna donna potrà circolare senza velo sentendosi sicura.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, sul blog del <em>New York Times</em>, la filosofa Martha Nussbaum non solo ha protestato contro il divieto di velarsi, ma ha proposto che coloro che indossano il <em>burqa </em>debbano essere protetti da &#8220;forme sottili di discriminazione&#8221;. Ha scritto: &#8220;<em>Il mio giudizio sulla Turchia nel passato è stato che il divieto di velarsi fosse giustificato, in quei giorni, da un interesse superiore dello Stato e  derivava dalla convinzione che le donne che andavano in giro senza velo fossero a rischio di violenza fisica a meno che il governo non intervenisse per rendere illegale il velo per tutti. Oggi in Europa la situazione è completamente diversa e nessuna violenza fisica colpirà una donna che indossa anche vestiti succinti</em>&#8220;<a href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un perfetto esempio di filosofo che, al culmine del suo potere sociale, esprime giudizi che esulano da una corretta contestualizzazione storica e sociale. Soprattutto, si tratta di un perfetto quanto preoccupante esempio di quella &#8220;dhimmitudine culturale&#8221; che sta sempre più colpendo l&#8217;intellettualità occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un premessa è d&#8217;obbligo: chi scrive ha, in più occasioni, sia in articoli che in libri, sostenuto l&#8217;estrema gravità di ogni fenomeno di chiusura culturale, sociale o politica nei confronti del mondo islamico e ha sempre stigmatizzato ogni forma di ingiusto razzismo (di qualunque tipo e colore) in nome dell&#8217;apertura mentale, della comprensione dell&#8217;alterità e del dialogo. Ma dialogo significa scambio tra due persone (o popoli), non indottrinamento a senso unico o pedissequo servilismo nei confronti di una posizione. Un atteggiamento di questo genere non è più confronto ma, appunto, &#8220;dhimmitudine&#8221;, cioè atteggiamento da &#8220;dhimmi&#8221;, da &#8220;popoli del Libro&#8221; sottomessi politicamente all&#8217;Islam dall&#8217;alto <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> in poi e considerati &#8220;assoggettati&#8221; per così tanto tempo da finire per auto-considerarsi, in una sorta di variante storico-culturale della &#8220;sindrome di Stoccolma&#8221;, inferiori e intellettualmente dipendenti dai dominatori<a href="#_ftn8">[8]</a>. Ebbene, sempre più frequentemente, forse anche come reazione all&#8217;insorgenza di quei fenomeni di razzismo o paura dell&#8217;altro di cui si faceva menzione, la fetta più intellettualmente aperta e preparata della cultura occidentale sta, in molte sue componenti, subendo un fenomeno di dipendenza culturale dall&#8217;Islam. Cosa significa? Significa che, in nome di mille ragioni (alcune delle quali, per altro, validissime nel loro assunto di base) che vanno dalle colpe dell&#8217;occidente in Medio Oriente alla necessità di sviluppare una mentalità cosmopolita, si tende sempre più a giustificare ogni atteggiamento arabo, a tentare di comprendere ogni atto, per quanto nefando (e in molti frangenti stigmatizzato come tale persino dagli intellettuali islamici), compiuto da mussulmani, addirittura a  dar ragione alle idee più radicali del fondamentalismo, disegnando, a volte, la società coranica come pervasa di spirito egualitario e quasi come edenica (cosa che, come qualsiasi altra società al mondo, non è). Al di là dell&#8217;essere un modo di vedere venato a sua volta di razzismo (ogni paternalismo è, <em>in nuce</em>, una forma  uguale e contraria di razzismo), il problema più grave di questo atteggiamento si palesa allorché esso, per auto-alimentarsi, deve arrivare a negare l&#8217;evidenza storica e sociale, esattamente come nel caso dell&#8217;affermazione della Nussbaum.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, perché, sul piano della realtà fattuale, l&#8217;analisi della filosofa americana è chiaramente erronea.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono già molti quartieri in Europa dove una donna che sia vestita in modo succinto non è al sicuro: nelle <em>banlieu</em> islamiche di Parigi, come splendidamente descritto da Samira Bellil nella sua autobiografia <em>Dans l&#8217;Enfer des Tournantes</em>, l&#8217;opinione comune è che esistano solo due tipi di ragazze: le brave ragazze rimangono a casa, a tener pulito e a prendersi cura dei loro fratelli e delle loro sorelle, e escono solo per andare a scuola; quelli che hanno il coraggio di truccarsi, di uscire, di fumare in pubblico, presto si guadagnano la reputazione di &#8220;facili&#8221;, di &#8220;prostitute&#8221;<a href="#_ftn9">[9]</a>. Stiamo parlando di situazioni tali per cui, in questi quartieri, i genitori chiedono ai ginecologi di testimoniare per iscritto la verginità delle loro figlie, in cui la poligamia e i matrimoni forzati sono all&#8217;ordine del giorno, in cui molte ragazze hanno la proibizione di uscire di casa da sole<a href="#_ftn10">[10]</a> &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le statistiche governative francesi gli stupri nelle zone di espansione edilizia della capitale sono aumentati tra il 15 e 20% ogni anno dal 1999 e, come conseguenza, in queste aree molte donne  cominciato ad indossare il velo solo per sfuggire a molestie e possibili violenze<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel sobborgo di La Courneuve, secondo una indagine sociologica del 2009, il 77% delle donne velate afferma di indossare il velo per evitare l&#8217;ira delle pattuglie moralità islamica<a href="#_ftn12">[12]</a> e stiamo parlando di Parigi, Francia, non dell&#8217;Iran di Ahmadinejad e dei &#8220;guardiani della rivoluzione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto tra cultura legata alla Fede islamica e criminalità contro le donne è, purtroppo, evidente in tutta Europa: recentemente la polizia di Oslo ha rivelato che il 2009 ha stabilito il record dei casi di assalto sessuale, triplicando la statistica dell&#8217;anno precedente, e che tutti (tutti!) i casi sono avvenuti in aree di recente immigrazione magrebina e mediorientale, mentre in Belgio il conservatore &#8220;Journal de Bruxelles&#8221;, a febbraio di quest&#8217;anno, ha osservato come &#8220;<em>non solo nel 2008 e nel 2009, ma anche nel 2007, gli autori dei reati</em> [di stupro nella città] <em>non erano occidentali, ma tutti immigrati</em>&#8220;<a href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste statistiche vengono raramente discusse, mettono a disagio, sono troppo evocative di antichi luoghi comuni razzisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sono fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito in Europa riguarda ora soprattutto il <em>burqa </em>integrale, non le forme meno restrittive di velatura, ed è ovvio: l&#8217;enormità della costrizione del <em>burqa </em>lo rende un bersaglio facile, così come la giustificazione del suo divieto per motivi di sicurezza può avere una pur labile parvenza (facilmente attaccabile) di sostenibilità politica, in particolare nell&#8217;era degli attentati suicidi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/arcipelago-islam/1515" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5799" style="margin: 10px;" title="arcipelago-islam" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/arcipelago-islam-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>Ma il fatto è che il <em>burqa </em>è semplicemente il punto estremo della &#8220;mentalità del velo&#8221; che non solo, se imposta alle donne dalla paura dello stupro, è un abominio, ma, soprattutto, è contagiosa: se non viene fermata, la tendenza naturale della pratica della velatura è quella di diffondersi perché il velo è insieme un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> politico e religioso, ma è anche il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di una dinamica, di un&#8217;ideologia totalitaria che ha messo gli occhi sull&#8217;Europa e non sarà contenta finché ogni donna del pianeta non sarà sottomessa in silenzio alle sue condizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La diffusione &#8220;epidemica&#8221; del velo è risultata palese in tutto il mondo islamico dopo la rivoluzione iraniana: in Turchia ha raggiunto le sue punte estreme con quartieri di Istanbul fino a pochi anni fa &#8220;misti&#8221; che, attraverso migrazioni ed evoluzioni demografiche, sono in brevissimo tempo divenuti &#8220;completamente velati&#8221;<a href="#_ftn14">[14]</a> e con un governo che si è visto costretto (comunque non malvolentieri) a sollevare il divieto di indossare il velo, legittimando e rinforzando, di fatto, i sostenitori della pratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il velo, intendiamoci, di per sé non è niente, anzi, come detto, è un più che legittimo e inoffensivo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> di appartenenza religiosa, non diverso dalle trecce torahiche di uno Chassid o dalle pesanti croci d&#8217;oro visibili in tanti paesi del sud Europa. Ciò che è devastante è la mentalità culturale araba (culturale araba, non religiosa islamica e si legga quanto il Profeta Maometto scrive sulle donne nel Corano per averne riprova) che sottostà al suo utilizzo: il velo non è scindibile da una concezione di donna ammantata di <em>apartheid</em> sessuale, legata al concetto di sottomissione e venata dall&#8217;idea, neppure così sotterranea, della liceità dell&#8217;abuso. Soprattutto, l&#8217;utilizzo del velo non può essere disgiunto dal concetto di &#8220;namus&#8221;, una categoria etica che viene spesso tradotta con &#8220;onore&#8221; e se la prima cosa che vi viene in mente è il &#8220;delitto d&#8217;onore&#8221;, non sbagliate: il percorso logico che dall&#8217;utilizzo del velo porta alla pratica di uccidere le donne non velate non è così tortuoso come si potrebbe pensare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che risulta più incomprensibile è che, in profondità, l&#8217;uso del velo implica la convinzione che la sessualità femminile abbia una forza così dirompente che gli uomini debbano a tutti i costi essere protetti da essa &#8230; Il corollario naturale di questa convinzione è che gli uomini non possano essere ritenuti responsabili per il desiderio che una donna senza velo può indurre in loro, incluso, per estensione, l&#8217;impulso di violentarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci stiamo spingendo troppo oltre?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2006, lo Sceicco Taj el-Din al-Hilali, il più anziano religioso mussulmano d&#8217;Australia, si è così espresso in un sermone avente per oggetto un recente stupro perpetrato da uno dei suoi fedeli su una occidentale: &#8220;[...] <em>se si prende un piatto di carne e lo si mette all&#8217;esterno senza copertura, prima o poi arrivano i gatti e se lo mangiano. Di chi è la colpa? Dei gatti o della carne scoperta? La carne scoperta è il problema. Se la ragazza fosse stata nella sua stanza, nella sua casa, nel suo hijab, non si sarebbe verificato alcun problema &#8230;</em>&#8220;. Ovviamente queste osservazioni hanno causato una quantità di denunce e recriminazioni e la (giusta) osservazione mussulmana che si trattava di parole che non rappresentavano la vera natura dell&#8217;Islam<a href="#_ftn15">[15]</a>. Ma l&#8217;unica cosa insolita del commento dello Sceicco è che è stato fatto in pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si ritiene che queste opinioni siano atipiche all&#8217;interno della comunità musulmana, si provi ad entrare per cinque minuti in una chat-room islamica su Internet. Non è una cosa complicata: basta digitare la parola &#8220;hijab&#8221; sul motore di ricerca di Google e dare un&#8217;occhiata ai primi risultati. Qualche tipico commento:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Che dignità può avere una non credente che se ne sta per strada, che conduce un certo tipo di vita, che si espone in pubblico?. Queste donne si sono tolte lo scudo protettivo della pudicizia dell&#8217;hijab e sono rimaste senza protezione. Questa è la causa degli assalti contro di loro, degli stupri e degli omicidi che avvengono nel mondo ogni dieci secondi. Ma le vere mussulmane, che portano l&#8217;hijab, sono protette dalle aggressioni e, infatti, non si è mai sentito di un attacco contro di loro</em>&#8220;<a href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio estremo, tratto da qualche sito alqaedista dell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/arabia-saudita.html">Arabia Saudita</a></span>, in cui fanatici pronti al martirio esprimono opinioni folli quanto l&#8217;ideologia di morte che li guida?</p>
<p style="text-align: justify;">Veramente l&#8217;esempio è tratto da una chat-room norvegese, moderata da un norvegese e di proprietà di un altro norvegese &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Un caso isolato?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco altre perle di saggezza:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Qualsiasi donna si profumi e poi passi vicino ad un gruppo di uomini che sentano il suo profumo è una &#8216;zaniyah&#8217;</em> [adultera] &#8230;&#8221;;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>esaminando le varie condizioni circa l&#8217;hijab si può chiaramente notare che molte giovani donne mussulmane non soddisfano tali condizioni. Molte prendono solo &#8216;mezze misure&#8217; che non solo prendono in giro la comunità in cui vivono ma prendono in giro anche i comandi di Allah</em>&#8220;;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>l&#8217;hijab si adatta alla sensazione naturale di gheerah, che è intrinseca nell&#8217;uomo retto a cui non piace che le persone guardino sua moglie o le sue figlie. La gheerah è un sentimento guida che spinge l&#8217;uomo retto a salvaguardare le donne che gli sono legate dagli estranei. L&#8217;uomo musulmano ha diritto a provare la gheerah nei confronti di tutte le donne musulmane</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questo caso, si sarebbe propensi a pensare a farneticazioni di qualche <em>mujaheddin</em> afghano, ma tutte le citazioni sono tratte dal sito ufficiale della società islamica dell&#8217;Università dell&#8217;Essex<a href="#_ftn17">[17]</a>. E tutte suggeriscono una correlazione tra velo e legittimazione della libertà omicida, quasi fosse una sorta di diritto pacifico per un uomo poter possedere una donna che non sia velata &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/capire-lislam/1275" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5800" style="margin: 10px;" title="capire-islam" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/capire-islam-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>D&#8217;altra parte non è certamente un caso che in nessuna, assolutamente nessuna nazione in cui il velo sia norma culturale diffusa le donne godano di pari diritti rispetto agli uomini e che in nessun quartiere di donne velate non vi siano stati casi di violenza contro donne non velate<a href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fingiamo per un attimo che il velo sia realmente una norma religiosa e non una norma semplicemente derivata da una cultura maschilista: in ogni caso nessuna libertà, neppure la libertà religiosa, è assoluta e se anche, ad esempio, decidessi di votarmi al culto di Baal, in ogni caso la legge dovrebbe impormi di non poter sacrificare mio figlio alla divinità. Naturalmente tra il sacrificio di un figlio e portare il velo esiste una enorme differenza, eppure, ugualmente, nel momento in cui portarlo diventa elemento identificativo di una determinata concezione di donna, vietarlo diventa un dovere morale per l&#8217;occidente. Tutti conosciamo le previsioni demografiche sulla crescita della popolazione mussulmana in Europa e siamo consci che presto molte città avranno una maggioranza islamica: ebbene, se la concezione dell&#8217;Islam che il velo rappresenta è autorizzata a prevalere in occidente, queste città non saranno più libere.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre il <em>burqa </em>integrale può, con un po&#8217; di ipocrisia (che, nella misura in cui esprime la legittima repulsione di una società verso una mentalità inaccettabile senza creare pericolosi precedenti di intolleranza religiosa, è il minore dei mali), essere vietato per ragioni di sicurezza, il comune <em>hijab</em>, lo <em>chador</em>, non può essere proibito: sarebbe politicamente inaccettabile e praticamente impossibile farlo vista la diffusione della pratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è, almeno, è giusto che tale pratica sia stigmatizzata socialmente. Volendo, posso rasarmi il cranio a zero e farmici tatuare sopra una svastica: sono libero di farlo e sarebbe sbagliato il contrario, ma poi non posso pretendere di essere assunto per insegnare nelle scuole elementari o per dirigere una banca. Questo è quello che dovrebbe accadere con il velo.</p>
<p style="text-align: justify;">Può apparire una posizione liberticida, ma non la è, anzi, è una posizione in difesa della libertà: uno Stato non potrà mai sapere quali donne indossino il velo volontariamente e quali per coercizione sociale o per paura delle conseguenze dl non indossarlo e per la libertà delle seconde è doveroso chiede un sacrificio alle prime. Perché?  Perché questa è la nostra cultura e nella nostra cultura il velo non esiste, non, e va sottolineato ancora una volta, in quanto <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> religioso, ma in quanto elemento di discrimine tra &#8220;donna onesta&#8221; e &#8220;prostituta&#8221;, in quanto elemento di forzatura delle scelte di ogni essere umano di sesso femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, per quanto terribile possa essere ogni assalto alla libertà religiosa, al pudore di alcune, alla cultura di una società per altri versi splendida, il rischio della tolleranza diventa l&#8217;ultima cosa che ci possiamo permettere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> A tal proposito, vd. A.T. Kuru, <em>Secularism and State Policies toward Religion: The United States, France, and Turkey</em>, Cambridge U.P. 2009, pp. 103 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> R. Sookhdeo, <em>Secrets Behind the Burqa: Islam, Women and the West</em>, Isaac Publishing Inc. 2004, pp. 16-20.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> A.T. Kuru, <em>Citato</em>, pp. 118 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> Il velo non è prescritto esplicitamente dal <em>Corano </em>in alcuna sua parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> Le leggi riguardanti le norme alimentari e le proibizioni in tal senso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> B.B.C. News, &#8220;The Islamic vail across Europe&#8221;, http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/5414098.stm</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> M. Nussbaum, <em>Veiled Threats</em>, http://opinionator.blogs.nytimes.com/2010/07/11/veiled-threats/</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8">[8]</a> Vd. a tal proposito, B. Ye&#8217;or, et al.,<em>The Dhimmi: Jews &amp; Christians Under Islam</em>, Fairleigh Dickinson University Press 1985, <em>passim</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9">[9]</a> S. Bellil, <em>Dans l&#8217;Enfer des Tournantes</em>, Editions Flammarion 2002, pp. 7-11.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10">[10]</a> <em>Ivi, </em>passim.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11">[11]</a> Dati A.N.F.S. 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12">[12]</a> C.Kintzler, &#8220;Burqa et niqab : contre la dépersonnalisation indifférenciée&#8221;, Rue89, 25.06.2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13">[13]</a> A.T. Kuru, <em>Citato</em>, passim.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14">[14]</a> S Samir, &#8220;Istanbul between secularism and integralism&#8221;, Kursh, 11.04.2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15">[15]</a> BBC News, &#8220;Australia fury at cleric comments&#8221;, http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/6086374.stm</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16">[16]</a> Tratto da &#8220;www.<cite>abdirizag.vgb.no&#8221;</cite></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17">[17]</a> Sito web: &#8220;<cite>www.essexisoc.com&#8221;</cite></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18">[18]</a> A. Sogson, <em>Islam and Human Rights</em>, Amber Pub. 2009, pp. 61-66.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/burqa-il-rischio-della-tolleranza.html' addthis:title='Burqa: il rischio della tolleranza ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La popolazione nordica dell&#8217;Iran antico</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 10:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hans Friedrich Karl Günther</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gobineau fu il primo a riconoscere l'alta qualità umana dei persiani nonché il fatto che essi, "per quel che riguarda la loro natura e il loro sangue erano popoli germanici".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-popolazione-nordica-delliran-antico.html' addthis:title='La popolazione nordica dell&#8217;Iran antico '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;">I persiani sono identificabili verso il 900 a.C. nelle vicinanze del Lago di Urmia, nell&#8217;Azerbaigian. Da lì essi si mossero verso l&#8217;Iran, dietro a un&#8217;altra ondata di popolazione nordica, i medi. I medi appaiono spesso come una stirpe imparentata con quella persiana, quasi fossero una diramazione degli stessi persiani. Non appena i persiani furono numerosi e forti a sufficienza, attaccarono il regno nordico posto sulle loro frontiere settentrionali e sottomisero i medi. Ma la resistenza dei medi non si spense se non molto lentamente (di questo si ha notizia lungo tutta la storia persiana); e le lotte che ne seguirono è probabile che abbiano contribuito molto alla distruzione reciproca delle rispettive classi dirigenti. Nel secolo VII a.C. il dominio persiano si estendeva su tutto l&#8217;Iran occidentale. Dopo, incominciò l&#8217;estensione del loro potere verso Est, seguito più tardi dalla conquista di tutto il Medio Oriente fino all&#8217;Egitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando penetrarono in Iran i persiani possedevano un&#8217;organizzazione politica non dissimile a quella di tutti gli altri popoli nordici: uno stato costituito da un&#8217;insieme di stirpi dipendenti le une dalle altre e una forte struttura familiare, tenuta insieme dalla predominanza del padre (la <em>patria potestas </em>del popolo romano). Ogni stato che avesse una classe dirigente nordica aveva una struttura piramidale che dalla famiglia attraverso le strirpi arrivava fino alla totalità del popolo: è la stessa struttura che troviamo presso i romani e gli elleni, presso i quali dalla famiglia si passa al casato (<em>ghenos</em>, <em>gens</em>), all’insieme di casati (<em>phratria</em>, <em>curia</em>, presso i germani la &#8220;centuria&#8221;), alla stirpe (<em>phyle</em>, <em>tribus</em>, presso i germani il &#8220;<em>Gau</em>&#8220;) e finalmente al popolo nel suo insieme (<em>populus</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5613" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/persepoli-guardia.jpg"><img class="size-medium wp-image-5613" title="persepoli-guardia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/persepoli-guardia-300x198.jpg" alt="Persepoli. Guardia del Grande Re." width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Persepoli. Guardia del Grande Re.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nei tempi più antichi, la vita dei popoli di origine nordica era il risultato di una collaborazione molto sciolta fra diverse stirpi e non era ancora uno stato vero e proprio. Il popolo era comandato da una nobiltà che aveva ben poco potere fuori dalla sua propria stirpe. Tutti coloro che avevano sangue nordico erano ancora uguali e liberi. Tutti i procedimenti giuridici erano diretti da idee giuridiche ereditate dagli antenati e che valevano come sacre. Ogni padre di famiglia era, all&#8217;interno della medesima, sacerdote e giudice. <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religione</a>, etica e giurisprudenza costituivano un&#8217;unità; e a seconda che una certa forma di diritto si andò sviluppando, lo si vedeva come scaturente dal diritto familiare, considerato come originario. C&#8217;era un profondo radicamento religioso della sacralità dei legami del sangue e dell&#8217;obbligo di avere una figliolanza, in quanto i padri defunti volevano essere onorati dai loro figli. Chi non aveva figli, veniva visto come un maledetto; e quindi il matrimonio veniva visto come qualcosa di sacro (un sacramento). Questo è documentato da documentazioni indiane arcaiche e in molte città elleniche per chi non si sposava erano previste punizioni; mentre fra i romani il matrimonio era visto come obbligatorio, in modo che la stirpe potesse essere continuata (<em>matrimonium liberorum quaerendo causa</em>). Fra i persiani arcaici le cose più lodevoli erano il coraggio e la prolificità. Questo è un tratto comune a tutti i popoli di lingua indoeuropea, che giustamente sono stati descritti come &#8220;stirpi prolifiche e amanti dei bambini&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando queste idee furono dimenticate, presso tutti i popoli a dirigenza nordica ebbe inizio la minaccia della scomparsa del sangue nordico.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio della loro storia, i persiani mostrano delle condizioni corrispondenti a quelle arcaiche, non dissimili da quelle che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/publio-cornelio-tacito" target="_blank">Tacito</a></span> attribuisce ai germani. Alla svolta dei secoli VII e VI a.C. si percepisce un cambiamento, quando le diverse stirpi persiane si sottomisero al dominio di un re; il che diede loro delle rinnovate energie che permisero nuove conquiste. Il popolo persiano, in ogni caso, rimase fino al secolo VI a.C. prevalentemente nordico: &#8220;essi erano quasi tutti biondi o biondo-rossi come i greci&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5614" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/pasargad.jpg"><img class="size-medium wp-image-5614" title="pasargad" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/pasargad-300x157.jpg" alt="La sala delle udienze del palazzo di Pasargadae" width="300" height="157" /></a><p class="wp-caption-text">La sala delle udienze del palazzo di Pasargadae</p></div>
<p style="text-align: justify;">Verso la fine del VII secolo o gli inizi del V secolo a.C. &#8211; secondo Hertel verso il 550 a.C.  &#8211; dal popolo persiano insorse la grande figura di Zarathustra che, facendo riferimento alla loro eredità culturale arcaica e adattandola alle nuove circostanze, diede loro una <a title="religioen" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> che fu la prima nella storia a essere autoconsapevole &#8211; molto prima di Buddha e dei più antichi profeti degli ebrei &#8211; e che nel contempo abbia attribuito ai fatti storici e all&#8217;ordinamento statale un fondamento etico e che abbia addossato all&#8217;uomo la sua parte di responsabilità, attraverso la sua condotta, nella manutenzione di quell&#8217;ordine. Le dottrine di Zarathustra sono contenute, in forma poetica, nei <em>Gatha</em> dell&#8217;<em>Avesta</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste dottrine sono indirizzate a un popolo di contadini e di allevatori e attribuiscono a ogni loro attività, nel corso della giornata e dell&#8217;anno, un significato sacrale &#8211; come fu anche il caso nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> romana arcaica, che invece era di tipo più pratico, mentre quella zoroastriana era più metafisica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/zarathustra-e-il-mazdeismo/9" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5616" style="margin: 10px;" title="zarathustra-e-il-mazdeismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/zarathustra-e-il-mazdeismo-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> di Zarathustra mette in risalto l&#8217;elevato senso etico caratteristico dei persiani in modo particolarmente augusto. Il dio unico di Zarathustra, Ahura Mazda, sorveglia la lotta continua fra lo spirito buono e quello malvagio. Lo spirito buono è il medesimo Ahura Mazda, nel senso che egli si rende palese nella vita degli uomini attraverso il loro retto agire. Lo spirito cattivo si manifesta in modo precipuo, secondo Zarathustra, fra coloro che &#8220;non hanno armenti&#8221;, i &#8220;ladri&#8221; nomadi delle pianure dell&#8217;Iran meridionale &#8211; le genti semitiche (di razza prevalentemente orientalide) che lui sentiva come completamente aliene e davanti alle quali egli percepiva il suo popolo come uno di lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Zarathustra parteggiò per i cambiamenti politici che diminuirono il potere delle singole stirpi in favore di una monarchia. La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> persiana antecedente, di forma politeista, poggiava su una casta sacerdotale e sui piccoli nobili e si era fossilizzata in un vuoto ritualismo. Zarathustra e i suoi discepoli si aspettavano che la monarchia favorisse la credenza in un dio unico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mazdeismo, introdotto presso i persiani da Zarathustra, ha un suo significato per la comprensione dello spirito nordico; spirito che si manifesta in forma specificamente persiana ma che rispecchia la sua forma arcaica in modo estremamente esatto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il mazdeismo concede un metro di misura utile e maneggevole per giudicare i valori della cultura religiosa, ed è nel contempo esemplare e universale. Attraverso il mazdeismo, un determinato insieme di popoli, gli iraniani, ha costruito un&#8217;etica religiosa basandosi su abitudini tramandate dal passato pagano. Questo metro di misura è del tutto naturale, originato dal popolo. Esso poggia sulla fiducia in buona fede sulla propria natura, fiducia che fu propria anche degli elleni e di tutti i popoli che seppero stare in piedi. Gli elleni però, si lasciarono trascinare da questa fiducia autoconsapevole, che venne a essere qualcosa di semplicemente abitudinario e automatico. Gli iraniani invece, attraverso Gautama Zarathustra e i suoi discepoli, plasmarono una visione del mondo che fu nel contempo costruttiva, educativa ed etica. Quello che la coscienza del popolo degli ariani puri intuiva come nobile o malvagio, o come utile o dannoso, dopo Zarathustra divenne eticamente buono o cattivo, come valore universale da difendere e da proteggere oppure come non-valore da distruggere. Per la prima volta nella stria del mondo apparve il concetto di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> positiva, il quale si diffuse in tutto il mondo sotto le fattispecie di svariati sistemi etici. E nel contempo fu fissato il concetto di cultura, universalmente valido, chiaro e poggiante su solide fondamenta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5615" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/persepoli-palazzo-di-dario.jpg"><img class="size-medium wp-image-5615" title="persepoli-palazzo-di-dario" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/persepoli-palazzo-di-dario-300x196.jpg" alt="Persepoli. Palazzo di Dario" width="300" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Persepoli. Palazzo di Dario</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il mazdeismo viene a essere la creazione religiosa più eccelsa che sia stata creata da un popolo di origine nordica, e nella figura di Zarathustra (ancora piuttosto oscura dal punto di vista storico) si intravvede una delle personalità più auguste che siano state prodotte da quei popoli, pertanto così ricchi di grandi personalità. Il persiano è collocato al centro della tensione, profondamente sentita, fra Bene e Male &#8211; un Bene e un Male come potevano essere compresi dal persiano nordico &#8211; e deve decidere per il Bene, deve guardare verso l&#8217;alto e dare il suo contributo alla vittoria finale di dio, signore di ogni purezza, per mezzo delle sue &#8220;azioni, parole e pensieri&#8221;. Mai la tensione etica nell&#8217;uomo fu concepita in termini più appassionati e profondi che nel mazdeismo né mai fu insegnata all&#8217;uomo una tendenza più alta e augusta verso la purezza. La dottrina di Zarathustra plasmò tutta la vita dei persiani dirigendola verso il potenziamento della vita attiva e vigorosa. Perciò il celibato e il digiuno sono proibiti in quanto pratiche contrarie alla vita, mentre viene raccomandato tutto ciò che innalza la vita, dall&#8217;attenzione data ai bambini alle pratiche agricole (&#8220;chi semina grano, semina sacralità&#8221;) a quella della purezza e della devozione. Attività, vigore corporale e psicologico e prolificità sono cose da essere favorite; mentre il disordine sessuale e la pratica dell&#8217;aborto erano considerate cose particolarmente impure e segni dell&#8217;allontanamento da Ahura Mazda. Il re dei persiani concedeva doni alle famiglie più numerose, ce lo dice Erodoto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la vittoria finale di dio agli impuri toccherà l&#8217;annientamento, assieme ai malvagi, ai diavoli e a tutti i detrattori di Ahura Mazda; mentre ai puri toccherà l&#8217;eternità. È un&#8217;escatologia di augusta grandezza, nella quale il persiano vede sé stesso come una parte importante dell&#8217;ordine generale; e perciò egli poteva identificarsi con tutto sé stesso con questa dottrina che corrispondeva tanto bene alla sua più profonda natura. Il mazdeismo forgiò una brillante immagine della natura più genuina del persiano, portò l&#8217;anima persiana arcaica al dispiegamento della laboriosità, della semplicità, dell&#8217;amore per la verità e per la giustizia e in conseguenza fece dei re persiani dei genuini re del popolo, capaci di combinare la saggezza con la clemenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/viaggio-in-persia/633" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5617" style="margin: 10px;" title="viaggio-in-persia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/viaggio-in-persia-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a>Quanto più il mazdeismo viene messo a nudo dalle ricerche, tanto più ne risulta la grandezza della persianità che, per quel che riguarda la creazione etica, sta alla pari, se non al di sopra, dell&#8217;ellenicità e della romanità. Gobineau fu il primo a indicare questo fatto, tanto diverso da quella che è la nostra generalizzata nozione a proposito dei persiani antichi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le abitudini degli antichi persiani rivelano continuamente una natura nordica: questo popolo, nei suoi primi tempi, dimostra semplicità e forza temperata da giustizia. Erodoto descrive i persiani come alti, forti e dall&#8217;aspetto superbo; ed Eracleide Pontico dice che sono &#8220;fra i barbari, i più umani e civili&#8221;. Fino a tempi recenti la reputazione dei persiani ha sofferto del fatto che i greci ne hanno sempre parlato male e trattati con disprezzo, e che questi giudizi ellenici hanno continuato ad essere ripetuti. Gobineau fu il primo a riconoscere l&#8217;alta qualità umana dei persiani nonché il fatto che essi, &#8220;per quel che riguarda la loro natura e il loro sangue erano popoli germanici&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;esame che, più tardi, autori capaci di visione in profondità hanno fatto dell&#8217;antica persianità è sempre risultato che i persiani erano gente magnanima, cavalleresca e intraprendente; e che avevano alcunché di fresco e quasi di infantile nel loro carattere che era tutto &#8220;poesia e grandezza&#8221; (Gobineau). Di particolare importanza la profondità etica della loro <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, attraverso la quale essi erano educati alla gratitudine, la verità e la giustizia. Questi tratti dei persiani li rendono ancora più nordici degli elleni. Di contro alla sottomissione levantina delle <a title="religionio" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> del Medio Oriente, l&#8217;iniziativa nordica si rivela anche dal fatto che il persiano non chiudeva un occhio riguardo alla malvagità che potesse allignare nelle sue vicinanze, ma la combatteva &#8220;con il pensiero, le parole e l&#8217;azione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto Kuras (Ciro) II, re dal 560 a.C., il regno persiano incominciò a diventare una grande potenza. Tutto l&#8217;Iran divenne persiano, Babilonia fu conquistata, l&#8217;Asia Minore annessa al regno. In questo modo il dominio dei persiani si estese su regioni a popolazione di razza prevalentemente levantina e orientalide. Ciro, descritto come un re particolarmente nobile, impose una dominazione molto clemente, lasciando ai popoli conquistati una certa autonomia sotto l&#8217;amministrazione di funzionari sia persiani che aborigeni. Così si gettarono le fondamenta del rimescolamento razziale, nonché i presupposti per l&#8217;assottigliamento della classe dirigente nordica che adesso doveva dissanguarsi al servizio del regno persiano. Nella storia di tutti i popoli a dirigenza nordica troviamo la medesima tendenza alla creazione di imperi, anche a costo della diminuzione dell&#8217;elemento nordico, il che a sua volta ha portato invariabilmente al declino. La classe dirigente nordica, che faceva le guerre quasi da sola, si sparpagliò sempre su territori sempre più vasti, con diminuzione della sua densità di popolamento e alla fine con la sua scomparsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Già verso il 400 a.C. nozioni pre-persiane, proprie delle classi non-nordiche, incominciarono a penetrare la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> dei persiani. Si diffonde il culto di Mitra e anche quello della dea della fertilità Anahita, che includeva pratiche orgiastiche aliene allo spirito nordico non dissimili a quelle presenti nel culto semitico di Astarte o in quello di Afrodite nei tempi della tarda grecita: era lo spirito della razza levantina o di un miscuglio levantino-orientalide, il cui insorgere indica la denordizzazione sia di elleni che di persiani. La purezza, concepita secondo lo spirito nordico, era in decadenza. Verso il 330 a.C. Alessandro Magno, con un esercito di macedoni prevalentemente nordici, mise fine all&#8217;indipendenza persiana. I popoli che erano stati sottomessi dai persiani, medi, babilonesi, egiziani, microasiatici di stirpi diverse, avevano già gioito della diminuzione della gloria persiana che era seguita alla sconfitta che i persiani avevano subito per mano dei greci quando tentarono l&#8217;invasione dell&#8217;Ellade. E l&#8217;impero persiano non fu in grado di contrastare il vittorioso attacco di Alessandro, per quanto egli dovette concedere che i suoi nemici persiani avevano combattuto con forza e con coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">La classe di guerrieri che affrontò Alessandro era ancora, a quanto sembra, prevalentemente nordica. Sui bassorilievi colorati dei sepolcri di Sidone i persiani sono rappresentati ancora con gli occhi e i capelli chiari, i baffi biondi o rossicci e i nasi diritti, anche se ogni tanto affiorano gli occhi a mandorla della razza orientalide o anche tratti levantini.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo lo smembramento dell&#8217;impero macedone, il popolo persiano si risollevò, ma decadde ben presto come conseguenza dell&#8217;estensione del suo potere su di vaste zone non-nordiche, con l&#8217;assottigliamento della sua classe dirigente di guerrieri e di signori. La Persia sottostette dopo il 250 a.C. circa al potere dei parti, una stirpe persiana, e fra il 228 e il 651 d.C. a quello dei sassanidi, che ne fecero ancora una potenza di una certa consistenza, capace di resistere ai romani e ai bizantini. Il sangue nordico è ancora riscontrabile nel VII secolo d.C.; così, per esempio, negli affreschi indiani di Ascianta di cui parlava von Ujfalvy. Dei tre ambasciatori persiani rappresentati, il primo è scuro, il secondo chiaro di pelle, capelli e occhi e il terzo di carnagione olivastra ma con gli occhi azzurri e la barba bionda; mentre un altro persiano, che gli ambasciatori accompagnava, è chiaro, biondo e ha gli occhi azzurri. Ma non c&#8217;è dubbio che già allora il grosso della popolazione doveva essere levantino o levantino-orientalide.</p>
<p style="text-align: justify;">La dominazione degli arabi, che portarono con loro l&#8217;Islam, incominciò in Persia nel 651 d.C. e significò l&#8217;intromissione di un&#8217;ondata di sangue orientalide. Il mazdeismo fu soppresso dagli islamici attraverso una serie di sanguinosi interventi, che colpirono probabilmente soprattutto le classi dirigenti e la parte migliore del popolo.  Eppure le capacità creative dei persiani continuarono ad affiorare. Da quando <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span> scrisse il suo &#8220;<em>West-östliche Diwan</em>&#8221; [<em>Divano occidentale-orientale</em>], sono ridiventati conosciuti almeno i nomi dei poeti persiani Firdusi, Nisami, Gelal-ed-Din Rumi, Saadi, Hafis e Giami, che vissero ai tempi del <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> occidentale. Gli scritti &#8216;arabi&#8217; del <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">Medioevo</a> sono dovuti nella loro maggior parte a scribi persiani che scrivevano in arabo. Né deve essere visto come un puro caso che il sufismo &#8211; la mistica islamica &#8211; ebbe origine probabilmente in Persia e che in ogni caso fu in Persia che ebbe la sua massima forza. L&#8217;islam, come tutte le forme religiose semitiche, è sempre stato insoddisfacente per il sentire nordico, che lo ha trovato arido e rigido. Il sufismo fu un tentativo di trasformare l&#8217;islam in un qualcosa di più vicino allo spirito, scoprendo un&#8217;esperienza del sacro più profonda e più ricca.</p>
<p>* * *</p>
<p>Brani tratti da <a href="../waldnernotaintroduttiva.html"><em>Tipologia  razziale dell’Europa</em></a>, Ghénos, Ferrara 2003.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-popolazione-nordica-delliran-antico.html' addthis:title='La popolazione nordica dell&#8217;Iran antico ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dervisci: i danzatori di Dio</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 14:04:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tradizione esoterico-iniziatica dei dervisci e la storia del suo iniziatore Mevlana Celaleddin-i Rumi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dervisci-i-danzatori-di-dio.html' addthis:title='Dervisci: i danzatori di Dio '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-sufismo/6784" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3749" style="margin: 10px;" title="sufismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/sufismo-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a>L’Islam, come pressoché ogni altra <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religione</a>, non forma, nelle sue pratiche concrete, un <em>corpus </em>unitario ma, anche al di là della separazione basilare e dogmatica tra Sunniti e Sciti, si frammenta in numerose correnti interpretative.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sorta di divisione trasversale che percorre gran parte delle scuole di pensiero riguarda, comunque, l’atavica frattura tra un sistema religioso essoterico e “popolare” ed un sistema religioso più profondo ed esoterico, che predilige una visione mistica del rapporto con Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’ultimo sistema, in fondo non dissimile alla Cabala ebraica così come espressa nello <em>Zohar</em> o a certe forme di spiritualità cristiana, prende nell’Islam il nome di sufismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studiosi del periodo classico definiscono tale corrente come “<em>una scienza il cui obiettivo è la conversione del cuore e l’allontanamento da tutto l’esistente, fuorché Dio</em>”<a href="#_ftn1">[1]</a>, ma forse una delle massime esaltazioni di questa forma di pensiero teologico si ha con la definizione del grande maestro sufi Darqawi Ahmad ibn Ajiba che ha spiegato il sufismo come “<em>una scienza attraverso la quale si può sapere come viaggiare in presenza del Divino, come purificare il proprio sé interiore da ogni lordura e come abbellirlo con una varietà di caratteristiche degne di lode.”</em><a href="#_ftn2">[2]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Di per sé, neppure il Sufismo può essere considerato una pratica spirituale unitaria ma alcuni tratti fanno da minimo comun denominatore a tutte le varianti del pensiero sufi, sorto storicamente come una reazione sia scita che sunnita (sebbene la maggior parte dei Sufi si rifaccia alla concezione mussulmana legata a Alì) contro la mondanità del primo califfato omayyade (661-750 d.C.). I principali di tali tratti sono certamente il “dhikr” (cioè la costante memoria di Dio nella propria vita) e l&#8217;ascesi, vista come allontanamento da tutto ciò che appare superfluo e mondano per ottenere una totale immersione nel divino (non a caso il termine “Sufi” viene dall’arabo “ṣafā”, cioè “purezza”).</p>
<p style="text-align: justify;">Semplificando e generalizzando i termini della questione, possiamo dire che, mentre tutti i Musulmani credono di essere alla ricerca di Dio e che gli saranno vicini in Paradiso, dopo la morte e la “sentenza definitiva”, i Sufi credono che sia possibile avvicinarsi a Dio e, anzi, arrivare ad abbracciare pienamente il Divino in questa vita, cosicché lo scopo principale di tutti i credenti è quello di cercare il piacere di Dio, lavorando per ripristinare nel loro animo lo stato primordiale di “fitra” (l’essere entità completamente imbevuta di amore divino) attraverso una costante purificazione del sé inferiore che porti ad una reale conoscenza esoterica di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale lavoro deve essere effettuato attraverso un rispetto totale della legge esteriore (più o meno corrispondente alla “Sharia”) e della legge interiore del singolo, le cui basi devono essere le regole sul pentimento dal peccato, lo spurgo delle qualità spregevoli e di ogni tratto negativo del carattere e l’assunzione di ogni virtù<a href="#_ftn3">[3]</a>, in un processo che dura tutta la vita e che deve essere forzatamente compiuto in totale umiltà e servendo, in una successione ininterrotta (“silsilah”) che riporta l&#8217;origine sufismo a Maometto, un maestro spirituale che abbia ricevuto l&#8217;autorizzazione all’insegnamento (“Ijazah”). Come conseguenza dell’esistenza di diversi maestri, molti Ordini sufi esistono oggi in tutto il mondo musulmano e, addirittura, in una visione (non universalmente condivisa) del Sufismo unicamente come ricerca dell’amore di Dio all’interno del cuore umano, alcuni Sufi (soprattutto in &#8220;occidente&#8221;), fanno parte di altre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religioni</a> o di nessuna <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religione</a> formale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le varie scuole, certamente quella che ha ottenuto, sia per la profondità del suo pensiero che, più probabilmente, per la particolarità della sua ritualità, una maggiore visibilità è, indubbiamente quella che viene impropriamente definita dei “Dervisci”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-cammello-sul-tetto/6783" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-3747" style="margin: 10px;" title="cammello-sul-tetto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cammello-sul-tetto-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>In realtà, il termine “Dervish” significa solamente “colui che apre le porte” e sta ad indicare, piuttosto genericamente, chiunque ricerchi l’illuminazione attraverso l’esperienza della totale povertà fisica (della quale, a differenza dei Mullah, si fa voto) e semplicità spirituale (ad esempio, San Francesco, in ottica arabo-persiana, sarebbe stato un perfetto Derviscio), mentre coloro che normalmente vengono chiamati “Dervisci” (o “Dervisci rotanti”) tecnicamente dovrebbero essere denominati “Mevlevi”, dal nome del loro fondatore Mevlana Celaleddin-i Rumi, uno dei maggiori maestri sufi di ogni tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato il 30 settembre 1207 nella odierna Balkh, in Afghanistan, da una famiglia di dotti teologi, per sfuggire all&#8217;invasione mongola Rumi, con la sua famiglia viaggiò in molti Paesi mussulmani e, dopo aver eseguito il pellegrinaggio obbligatorio alla Mecca, si stabilì, infine, a Konya, in Anatolia, allora parte dell&#8217;Impero di Selgiuchidi, dove nel 1231, successe al padre come professore di scienze religiose all’età di soli ventiquattro anni. Dopo aver insegnato i suoi principi, basati sull’amore e la fratellanza universale, per oltre quarant’anni, Rumi morì il 17 dicembre 1273 e fu sepolto in uno splendido santuario che rimane il maggior centro liturgico della corrente da lui fondata.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il suo pensiero, il centro della Fede è il precetto “<em>Sii un amante, un amante. Scegli l’amore per essere uno degli scelti</em>”<a href="#_ftn4">[4]</a>, che sta a significare la necessità del singolo di amare Dio e gli uomini a livello tale da offrire completamente se stessi all’umanità e da diventare inesistenti in Dio, da sciogliersi in Lui cosicché egli muova ogni minima particella del fedele. Solo in questo modo quest’ultimo avrà l’intero universo al suo comando, perché ogni cosa sarà già dentro di lui, in un processo possibile per tutti, a prescindere da <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, razza o cultura (tra le massime di Rumi è possibile trovare: “<em>Vieni, vieni ancora una volta, chiunque tu sia, vieni! Pagano, idolatra o adoratore del fuoco, vieni! Vieni anche se hai rotto la penitenza un centinaio di volte, La nostra è la porta della speranza, vieni così come sei</em>”<a href="#_ftn5">[5]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Alla morte del maestro, i seguaci e, in particolare, suo figlio Sultan Veled Çelebi fondarono un Ordine sufi basato sulla sua predicazione a Konya, da dove si diffuse gradualmente in tutto l&#8217;Impero Ottomano e nelle comunità turche di tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Già qualche anno dopo, quello mevlevi era un Ordine ben radicato nel panorama sufi ottomano, con molti dei membri che servivano in varie posizioni ufficiali del Califfato, una diffusione notevole nel Balcani, in Siria e in Egitto e una produzione artistica che, con nomi come quelli di Sheikh Ghalib, Ismail Ankaravi e Abdullah Sari, è, in campo letterario e musicale, tra più alte della storia turca.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio la musica ha un ruolo fondamentale nella liturgia mevlevi, come appare evidente soprattutto nella più conosciuta delle funzioni “dervisce”, la cosiddetta “Cerimonia Turbinante”, in cui ogni elemento, ogni gesto è simbolo di qualcosa di spiritualmente superiore e merita di essere analizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni cerimonia o “Sema”, inizia con una lunga performance musicale legata ad un particolare repertorio, chiamato “ayin”, basato su quattro sezioni di composizioni vocali e strumentali con cicli ritmici contrastanti eseguite da almeno un cantante, un suonatore di flauto (neyzen), un timpanista e un suonatore di cimbali: le composizioni musicali più antiche in nostro possesso sono state composte dalla metà del sedicesimo secolo e uniscono le tradizioni musicali persiane e turche, ma il repertorio è stato costantemente ampliato, e, dall’inizio del XX secolo, molti brani sono stati anche trascritti (prima esisteva unicamente una tradizione di apprendimento orale).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/limmaginazione-creatrice/177" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3748" style="margin: 10px;" title="immaginazione-creatrice" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/immaginazione-creatrice1-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Dopo l’esecuzione di alcuni brani dell’”ayin” il “Sema” vero è proprio ha inizio con l’entrata nella sala della funzione dei danzatori. Ognuno di essi deve aver ricevuto  1.001 giorni di formazione solitaria all&#8217;interno del “mevlevihane”, una sorta di convento in cui ha appreso l&#8217;etica, i codici di comportamento e le basi della Fede, vivendo una pratica di preghiera, musica religiosa, poesia e danza, per poi tornare alla vita civile divenendo ponte tra spiritualità e materialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo dopo aver digiunato e meditato per molte ore il danzatore può partecipare al rito, che si compone di sette parti distinte.</p>
<p style="text-align: justify;">1)      Il Mevlevi con il suo cappello conico color terra (che rappresenta la lapide del suo ego) e la sua lunga gonna bianca (il sudario del suo ego) si toglie il mantello nero a dimostrazione di essere spiritualmente rinato per la luce, la verità e la conoscenza. Le sue braccia sono incrociate sul petto e, in questo modo, tutto il suo corpo rappresenta in numero uno, a testimonianza dell’unità divina. In questo stato, si inginocchia e recita un elogio (“Nat-I Serif”) per il Profeta, che rappresenta l&#8217;amore e tutti i profeti prima di lui, e, in sintesi ultima, in questo modo loda Dio, creatore di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">2)      Il suonatore di timpano dà inizio al “Be”, un assolo fortemente ritmato che rappresenta la creazione da parte di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">3)      Il suonatore di flauto (“ney”) comincia una improvvisazione strumentale, il  “Taksim”, che simboleggia il primo respiro che dà vita a tutto, il soffio divino che infonde l’anima negli esseri viventi.</p>
<p style="text-align: justify;">4)      Ogni danzatore, lungo un percorso circolare, con l&#8217;accompagnamento di una musica chiamata “peshrev”, saluta i suoi compagni per tre volte nel “Devr-i Veled”, rappresentazione del saluto di ogni anima ad ogni altra anima nascosta da forme corporali.</p>
<p style="text-align: justify;">5)      Si arriva così al cuore della ritualità, con il danzatore che inizia a ruotare sul piede sinistro (come rappresentazione formale di se stesso che ruota intorno al proprio cuore), con le braccia aperte, la mano destra rivolta verso il cielo pronto a ricevere i doni di Dio e la mano sinistra rivolta verso terra per trasmettere tali doni spirituali a popolo, in una sorta di abbraccio che comprende tutta l’umanità e che nulla lascia al mevlevi che ruota con gli occhi semiaperti, entrando in una sorta di trance mistica. Sul significato della rotazione sono state scritte migliaia di pagine ma particolarmente interessante è l’interpretazione del pronipote di Rumi, Celaleddin Bakir Celebi, che ha scritto: “<em>Da un punto di vista scientifico siamo testimoni che la scienza contemporanea conferma definitivamente che la condizione fondamentale della nostra esistenza è quello di ruotare. Non vi è alcun oggetto, nessuna entità che non giri e ciò che accomuna tutti gli esseri è la rivoluzione di elettroni, protoni e neutroni negli atomi che costituiscono la struttura di ciascuno di essi. Come conseguenza di ciò, tutto ruota e l&#8217;uomo esercita la sua vita, la sua stessa esistenza, per mezzo della rivoluzione negli atomi, pietre strutturali del suo corpo, della rivoluzione del suo sangue, del ciclo di nascita dalla terra e del ritorno a essa, del suo ruotare con la terra stessa. Tuttavia, tutte queste sono rivoluzioni naturali, inconsce. Ma l&#8217;uomo è il possessore di una mente ed è l&#8217;intelligenza che lo distingue da e lo rende superiore agli altri esseri. Così il Semazen </em>[il Mevlevi che ruota]<em> provoca la mente a partecipare al minimo comun denominatore che lo accomuna agli altri essere, alla rivoluzione &#8230; In un altro senso, la cerimonia del Sema rappresenta un viaggio mistico di ascesa spirituale dell&#8217;uomo attraverso la mente e l&#8217;amore per il “Perfetto” </em>[Dio]<em>. Volgendosi verso la verità, si ha una crescita attraverso l&#8217;amore, un abbandono dell’ego singolo e un raggiungimento del “Perfetto” per poi tornare da questo viaggio spirituale come un uomo che ha raggiunto la maturità e un grado di perfezione maggiore, in modo da amare e da essere del servizio a tutta la creazione</em>”<a href="#_ftn6">[6]</a>. La rotazione ha quattro momenti d’interruzione, detti “i quattro Saluti” o “Selam”: il primo saluto rappresenta la nascita dell&#8217;uomo alla verità del sentire e del pensare, la sua completa comprensione dell&#8217;esistenza di Dio come Creatore e del proprio stato di creatura; il secondo saluto esprime il rapimento dell&#8217;uomo che può testimoniare lo splendore della creazione di fronte alla grandezza e all’onnipotenza di Dio; il terzo saluto è la trasformazione del rapimento in amore e quindi il sacrificio per spirito di amore, in uno stato di completa sottomissione che non è l&#8217;annientamento di se stessi, ma la fusione con l’oggetto d’amore attraverso la perdita del pensiero cosciente e il suo riottenimento (proprio tramite i “saluti”) in uno stato di “nuova coscienza”; infine, il quarto saluto rappresenta la condivisione dell’esperienza del Profeta che è salito fino al “Trono di Dio” per poi tornare alla sua missione sulla terra imbevuto della Grazia, in uno stato di santità estrema detto “Fenafillah”.</p>
<p style="text-align: justify;">6)      Dopo i quattro cicli di rotazione, il Sema si conclude con una lettura del Corano e specialmente dei versi della Sura 2:15 (“<em>a Dio appartiene l&#8217;Oriente e l&#8217;Occidente e ovunque vi giriate siete di fronte a Lui. Egli è immenso, onnisciente</em>”) del Corano.</p>
<p style="text-align: justify;">7)      Infine, l’intera cerimonia si conclude con una preghiera per il riposo delle anime di tutti i Profeti e tutti i credenti e l’uscita di danzatori e musicisti<a href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa enorme ricchezza simbolico-religiosa ha rischiato di andare completamente perduta dopo la rivoluzione di Kemal Ataturk e l’instaurazione della politica repubblicana di secolarizzazione: nel 1925 tutte le “mevlevihane” (le sale in cui il rito ha luogo) sono state chiuse e la cerimonia è stata proibita. Fortunatamente alcuni Mevlevi, soprattutto nell’area di Konya hanno continuato a insegnare e a tenere le proprie celebrazioni in segreto, fino a che, nel 1950, il governo turco ha consentito che le celebrazioni fossero eseguite annualmente a Konya ogni 17 dicembre, anniversario della morte di Rumi. Dal 1984 sono state rese legali tutte le performance pubbliche e dal 1990, le restrizioni sono state ammorbidite e sono riemersi gruppi privati che cercano di ristabilire la spiritualità originale e il carattere intimo della cerimonia Sema, proclamata nell’ottobre 2005 “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità” dall’UNESCO.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> A. Zarruq, Z. Istrabadi, H. Y.Hanson, <em>The Principles of Sufism</em>, Amal Press 2008, p.8</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> A.ibn Ajiba, <em>The Autobiography (Fahrasa) of a Moroccan Soufi: Ahmad ibn &#8216;Ajiba</em>, Fons Vitae 1999, p. 26</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> M. Emin Er, <em>Laws of the Heart: A Practical Introduction to the Sufi Path</em>, Shifâ Publishers 2008, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> C.Barks, <em>The Essencial Rumi</em>, Quality Book Club 1998, p.38</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5">[5]</a> C.Barks, <em>Rumi: the Book of Love</em>, HarperOne 2003, p.87</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6">[6]</a> C.B. Celebi, <em>Sema: Human Being in the Universal Movement</em>, Kasseb 2004, pp. 18-19</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7">[7]</a> La descrizione delle parti del Sema e del loro significato è tratta da S. Friedlander, A. Schimmel, S.H. Nasr, <em>Rumi and the Whirling Dervishes: Being an account of the Sufi order known as the Mevlevis and its founder the poet and mystic Mevlana Jalalu&#8217;ddin Rumi</em>, Archetype 2003, pp. 68-131 <em>passim.</em></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/dervisci-i-danzatori-di-dio.html' addthis:title='Dervisci: i danzatori di Dio ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La vita nell’Italia governata dall’Islam</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 10:04:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
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		<description><![CDATA[Due romanzi di Pierfrancesco Prosperi disegnano un futuro antiutopico in cui l'islamizzazione dell'Italia è già un fatto compiuto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-vita-nell%e2%80%99italia-governata-dall%e2%80%99islam.html' addthis:title='La vita nell’Italia governata dall’Islam '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-moschea-di-san-marco/6327" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3458" style="margin: 10px;" title="la-moschea-di-san-marco" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/la-moschea-di-san-marco.jpg" alt="la-moschea-di-san-marco" width="200" height="311" /></a>«Quando gli scrittori di fantascienza anticipano i politologi», potrebbe essere il sottotitolo di questo articolo. Infatti, qualche giorno fa, il professor Panebianco in un fondo del Corriere si poneva il problema della nascita di un partito di ispirazione religiosa islamica nei vari Paesi della Unione Europea, cosa che sta avvenendo già in Spagna. Partiti che non potrebbero che essere «identitari» e quindi inevitabilmente fondamentalisti. Che cosa avverrebbe se si presentassero alle elezioni politiche? <em>Il Foglio </em>faceva in seguito notare come in altre nazioni ciò fosse avvenuto e si fosse risolto con un flop, dato che i cittadini europei di religione musulmana in genere votano i già esistenti partiti di sinistra. L’ipotesi era stata prevista però due anni fa da un autore italiano, Pierfrancesco Prosperi, architetto di professione e scrittore di fantascienza per vocazione sin dagli anni Sessanta con un centinaio di racconti e una decina di romanzi al suo attivo, che nel 2007 aveva pubblicato <a title="La moschea di San Marco" href="http://www.libriefilm.com/la-moschea-di-san-marco/6327"><em>La moschea di San Marco</em></a> e che adesso torna in libreria con il seguito, <em>La Casa dell’Islam </em>(entrambi i volumi editi da Bietti).</p>
<p style="text-align: justify;">Prosperi, come ogni avveduto narratore dalla mentalità speculativa, osserva la realtà e, dai sintomi che vede, ne trae le debite conseguenze portandole alle estreme ma logiche conseguenze e scrive una storia per ammonire i lettori: se le cose continuano come vediamo, ecco ciò che potrebbe succedere. È il meccanismo che muove ogni autore di antiutopia che si rispetti, spesso del tutto inascoltati: si pensi a Zamjatin sul comunismo, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aldous-huxley" target="_blank">Huxley</a></span> sullo scientismo, Orwell sulla dittatura mediatica e quello che oggi chiamiamo il politicamente corretto (la modifica delle parole) e così via. <em>Si parva licet componere magnis</em>, Prosperi fa lo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">E si immagina, nel primo romanzo, la nascita nel Belpaese di un Partito della Verità, espressione dei musulmani italiani che, con un sanguinoso marchingegno, svelato dal doppio colpo di scena finale, vince le elezioni politiche del 2015. Il tutto è visto attraverso gli occhi del commissario Visconti, un fiorentino reso cinico dalle esperienze personali e professionali, che farà da filo conduttore anche ne <em>La Casa dell’Islam</em>. Che cosa rende possibile una situazione del genere, a prima vista impensabile? Lo rende possibile quel che ben si potrebbe definire il tradimento dei chierici nel senso più ampio del termine: sia ecclesiastici, sia intellettuali. Infatti, quel che spiana man mano la strada all’affermazione di un Islam radicale italiano è il «buonismo» esasperato, è l’ossessione del «politicamente corretto» spinto sino al suicidio culturale. Non per nulla le desolate parole conclusive de <a title="La moschea di San Marco" href="http://www.libriefilm.com/la-moschea-di-san-marco/6327"><em>La moschea di San Marco</em></a> son proprio queste: perché è stato possibile tutto ciò? Forse perché siamo troppo buoni?</p>
<p style="text-align: justify;">È la Chiesa cattolica che con il suo ultimo Papa, proprio nel senso delle profezie di Malachia (Benedetto XVI è il penultimo della serie), e che si chiama &#8211; appunto &#8211; Pietro Romani, abdica al proprio ruolo nel nome dell’ecumenismo planetario ammettendo la supremazia dell’Islam; e sono certi politici e intellettuali «impegnati» che non trovano nulla di strano a cedere a ogni richiesta dei musulmani italici in nome di astrazioni illuministe. Intendiamoci bene, l’autore rispetta l’Islam in quanto tale e la sua denuncia è solo nei confronti dell’estremismo fondamentalista che è in genere quello che più si afferma: nella talebanizzazione italiana i primi a rimetterci (anche la pelle) sono i musulmani moderati, la setta dei pacifici e mistici sufi.</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda della Repubblica Islamica d’Italia è lo sfondo del secondo romanzo adesso in libreria: ma non è facile trasformare l’italiano, anarchico per natura, in un <em>homo islamicus</em>. Di fronte agli estremismi delle milizie in verde c’è una resistenza passiva e a volte ingegnosa (come le chiese gonfiabili dei preti che non accettano la resa del Vaticano e che dicono messa qua e là), a volte inaspettata (più delle donne che degli uomini, come le atlete che si rifiutano di partecipare alle gare del tutto intabarrate). Nel 2020, l’anno in cui è ambientata la storia, avviene anche una secessione: il Nord-Est al di là del Po proclama la separazione e la Repubblica del Sud, privata delle industrie settentrionali, si trova in seria difficoltà. Un tema che pensiamo sarà sviluppato nel terzo romanzo della serie.</p>
<p style="text-align: justify;">Prosperi ha uno stile asciutto, a volte fin troppo sintetico e in 99 brevi capitoli (quanto le sure del Corano&#8230;), seguendo il lavoro del commissario Visconti che indaga sull’assassinio di un notabile del Partito della Verità, intreccia le storie di personaggi diversi che alla fine compongono il quadro completo della situazione di questa Italia prossima ventura, inserendo ogni tanto documenti vari (articoli, interviste, capitoli di libri del nostro ipotetico, ma non impossibile, futuro).</p>
<p style="text-align: justify;">Sono i fatti che parlano: esagerazioni, provocazioni dell’autore? No perché, come avvertono le note in fondo al libro, molte volte quelle che sembrano invenzioni sono già, in vari Paesi europei, realtà. Quel che Prosperi condanna, lo ripetiamo, non è l’Islam in sé, e neppure la convivenza di <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> diverse in una stessa nazione, bensì la supina accettazione delle pretestuose sopraffazioni dell’Islam radicale, minaccioso e arrogante. Un’acquiescenza suicida che nasce dalla vigliaccheria, dalla paura e da un’astrattezza slegata dalla realtà: il regista Emmerich non ha forse ammesso che nel suo 2012 si vedono distruzioni di chiese e di sinagoghe ma non di moschee per evitare grane con i musulmani? Se siamo giunti a questo punto di autocensura, forse <em>La Casa dell’Islam</em> è anche troppo ottimista.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 22 novembre 2009.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-vita-nell%e2%80%99italia-governata-dall%e2%80%99islam.html' addthis:title='La vita nell’Italia governata dall’Islam ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La Reconquista</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 09:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un saggiuo di Alessandro Vanoli sulla Reconquista, uno dei periodi storici che mostrano in maniera lampante l’impossibilità di far convivere culture profondamente diverse]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-reconquista.html' addthis:title='La Reconquista '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-reconquista/6058" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2974" style="margin: 10px;" title="reconquista" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/reconquista-182x300.jpg" alt="reconquista" width="182" height="300" /></a>In un momento in cui l’Europa per l’ennesima volta si trova sotto invasione musulmana, è quanto mai opportuno ripercorrere episodi storici che presentano affinità con l’<a title="storia contemporanea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">epoca contemporanea</a>. A questo proposito giunge opportuna la pubblicazione del libro <a title="La reconquista" href="http://www.libriefilm.com/la-reconquista/6058"><em>La reconquista</em></a> di Alessandro Vanoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine <em><a title="La reconquista" href="http://www.video-storia.it/la-reconquista/77">reconquista</a> </em>viene utilizzato per indicare la progressiva avanzata dei regni cristiani contro gli invasori musulmani nella penisola iberica, e il libro di Vanoli ricostruisce le vicende storiche spagnole dopo la caduta dell’Impero Romano. Nell’alto <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo">medioevo</a> la Spagna si caratterizza come il Regno dei Visigoti, e in questo ambiente vede la luce l’opera di Isidoro di Siviglia, uno dei grandi intellettuali di riferimento dell’età medievale. Nel 710 comincia l’invasione islamica: tutta la storia della Spagna medievale sarà segnata dallo scontro fra cristiani e “mori”. I musulmani avanzano fino alle pendici dei Pirenei e compiono incursioni in Francia, dove vengono fermati nella storica battaglia di Poitiers da Carlo Martello nel 732. Gli Arabi chiameranno la terra conquistata al-Andalus, mentre i regni cristiani superstiti sono schiacciati nella parte settentrionale della penisola. I cristiani che vivevano in territorio musulmano, definiti “mozarabi”, dovevano pagare una tassa speciale per poter godere di diritti civili. Ma si verificarono anche casi di rivolta dei mozarabi contro i dominatori musulmani: i ribelli, uccisi dalle autorità islamiche, furono onorati con un culto dei martiri che sarà oggetto di grande devozione in tutti i regni cristiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i monti delle Asturie si riorganizza il primo regno cristiano per opera di Pelayo (ca 718-737). Il regno asturiano si richiamava al passato romano-visigoto e si trovò a combattere non solo contro i musulmani, ma anche contro i bellicosi vicini  Baschi e Galiziani. In quest’epoca si delineano regni cristiani anche in Aragona e in Catalogna: i cristiani di Spagna cominciano a elaborare una coscienza identitaria per affrontare il nemico comune musulmano. In questo clima ebbe grande risonanza fra gli intellettuali dell’epoca il <em>Commentario all’Apocalisse</em> di Beato di Liébana, un’opera che mostrava come il Regno dell’Anticristo fosse ormai alle porte: per la mentalità dell’epoca i saraceni erano evidentemente le orde di Satana che assediavano la Città di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">I regni cristiani iniziano a fare alleanze contro i saraceni: nel 919 si registra una prima importante vittoria contro l’Islam a opera delle forze unite di Navarra, Castiglia e León. È in questo periodo che acquisisce grande popolarità il culto di <a title="Santiago de Compostela" href="http://www.centrostudilaruna.it/la-porta-santa-del-perdono-a-santiago-de-compostela-il-mistero-di-un-percorso-iniziatico.html">Santiago de Compostela</a>, che diventerà una sorta di protettore della riconquista cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/cantare-del-cid/6062" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2973" style="margin: 10px;" title="cantare-del-cid" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/cantare-del-cid-187x300.jpg" alt="cantare-del-cid" width="187" height="300" /></a>Alla fine dell’XI secolo si collocano le celebri gesta del <a title="Cid Campeador" href="http://www.libriefilm.com/cantare-del-cid/6062">Cid Campeador</a>, che nell’immaginario collettivo spagnolo diverranno un altro potente elemento di coesione in funzione antimusulmana.</p>
<p style="text-align: justify;">I successi cristiani spinsero i musulmani a cercare aiuto in Nord Africa: nel XII secolo gli Almoravidi, nomadi del deserto, guidarono le forze musulmane in al-Andalus. Ma ormai l’impeto cristiano era inarrestabile e l’ideologia della reconquista tendeva a collegarsi a quella delle crociate: la Guerra Santa nella penisola iberica veniva gradualmente associata a quella che i crociati conducevano in Terra Santa. Infatti si recavano a combattere nei regni spagnoli molti giovani provenienti da tutte le parti d’Europa, proprio come si andava a combattere in Palestina. Anche gli ordini monastici militari erano impegnati sul fronte spagnolo: accanto ai Templari e ai Cavalieri di San Giovanni venne creato l’Ordine di Calatrava per i cavalieri iberici.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre nel XII secolo, con la presa di Lisbona, nasce un nuovo regno cristiano che sarà destinato a un futuro di grande potenza coloniale: il Portogallo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/fra-cristiani-e-musulmani/6059" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2975" style="margin: 10px;" title="fra-cristiani-e-musulmani" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fra-cristiani-e-musulmani.jpg" alt="fra-cristiani-e-musulmani" width="200" height="290" /></a>I musulmani reagirono conseguendo importanti successi, quindi il papato stimolò i regni cristiani a una grande alleanza contro gli infedeli. Il 16 luglio 1212 si arrivò al più grande scontro fra cristiani e musulmani in territorio spagnolo: la <a title="las navas de tolosa" href="http://www.video-storia.it/la-battaglia-di-las-navas-de-tolosa/97">battaglia di Las Navas de Tolosa</a>, che registrò una vittoria decisiva cristiana. I racconti della battaglia tramandati dai cronisti dell’epoca narravano l’evento con toni edificanti: i militi cristiani si svegliarono a mezzanotte, nell’ora in cui il Cristo era risorto dalla morte, celebrarono la Messa, fecero la comunione e si presentarono così in battaglia come autentici combattenti della Guerra Santa. A dare man forte ai musulmani era, invece, il demonio.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quel momento in poi i musulmani saranno sempre sulla difensiva, fino alla definitiva cacciata dei mori con la presa di Granada nel 1492. Isabella di Castiglia emanerà il famoso decreto di espulsione di ebrei e musulmani, e la monarchia spagnola troverà il suo mito fondante nella secolare guerra contro l’Islam.</p>
<p style="text-align: justify;">La reconquista è sicuramente uno degli episodi storici che mostrano in maniera lampante l’impossibilità di far convivere culture profondamente diverse, e in un’epoca in cui una debole e anemica Unione Europea cerca un’identità, l’epopea dei regni cristiani in lotta contro l’Islam si presta a diventare nuovamente un mito di fondazione per uscire dal vicolo cieco del mondialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro Vanoli, <a title="La reconquista" href="http://www.libriefilm.com/la-reconquista/6058"><em>La reconquista</em></a>, Società editrice il Mulino, Bologna 2009, pp.240, € 12,50.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-reconquista.html' addthis:title='La Reconquista ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Per bere alle fonti di Allah. Le radici escatologiche del fondamentalismo islamico</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 17:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tema escatologico-millenaristico nella tradizione religiosa dell'Islam]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/radici-escatologiche-del-fondamentalismo-islamico.html' addthis:title='Per bere alle fonti di Allah. Le radici escatologiche del fondamentalismo islamico '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Come ogni altra &#8220;<a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religione</a> del Libro&#8221;, che, cioè, si rifà apertamente all&#8217;insegnamento biblico, anche nell&#8217;Islam l&#8217;importanza dell&#8217;assunto escatologico è notevolissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima, però, di affrontare direttamente l&#8217;argomento, appare necessario chiarire alcuni punti fondamentali del credo mussulmano, dal momento che, negli ultimi anni, a seguito della ricorrente insorgenza di vicende di cronaca internazionale che hanno avuto per protagonisti fondamentalisti islamici, molto è stato scritto su questa <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, ma non sempre a proposito o su basi attendibili, con il rischio di far passare la fede di oltre un miliardo di esseri umani (solo il 20% dei quali si concentra in quelli che, tradizionalmente, sono conosciuti come paesi arabi<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>) come una sorta di cieco fanatismo dai tratti retrivi e violenti: solo una visione più oggettiva di un culto che poggia su fondamenta filosofiche ben lontane dalla follia (e dalla disperazione) dei proclami farneticanti di qualche falange oltranzista ci può permettere di inserire il discorso escatologico islamico nel suo più corretto contesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine arabo &#8220;Islam&#8221; significa letteralmente &#8220;sottomissione&#8221;: i credenti, conseguentemente, accettano di sottomettersi, in un certo senso di arrendersi completamente al volere di Dio (<em>Allah</em>). Egli è visto come l&#8217;Unico Dio, creatore, reggitore e salvatore del mondo. La volontà di Dio a cui l&#8217;uomo deve sottomettersi è stata resa nota attraverso il Corano (&#8220;<em>Qur&#8217;an</em>&#8220;), rivelato al messaggero divino Maometto (&#8220;Muhammad&#8221;), l&#8217;ultimo della schiera dei grandi profeti che comprende Adamo, Noè, Mosè, Gesù e molti altri ancora. Questa è l&#8217;essenza ultima dell&#8217;Islam e, non a caso, per essere considerato un &#8220;vero credente&#8221; è sufficiente avere la certezza della verità espressa nella semplicissima formula del credo (&#8220;<em>Shahadah</em>&#8220;): &#8220;<em>Non vi è altro Dio al di fuori di Dio e Maometto è il profeta di Dio</em>&#8220;<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<div id="attachment_2380" class="wp-caption alignright" style="width: 203px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788842071181" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2380" title="immaginazione-creatrice" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/immaginazione-creatrice-193x300.jpg" alt="Henry Corbin, L'immaginazione creatrice. Le radici del sufismo" width="193" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Henry Corbin, L</p></div>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, da questo nucleo fondamentale, già dalla sua nascita nel VII secolo, l&#8217;Islam ha sviluppato una serie di corollari che comprendono elementi riguardanti, ad esempio, la fede negli angeli, la rivelazione divina delle Scritture, la santità dei Profeti e il Giudizio Universale e una serie di doveri del fedele, condensati nei cosiddetti &#8220;Cinque Pilastri&#8221;: la menzionata professione di fede, la preghiera cinque volte al giorno, l&#8217;autotassazione a favore dei poveri (&#8220;<em>Zakat</em>&#8220;), il digiuno diurno nel mese del Ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca (&#8220;<em>Hajj</em>&#8220;) almeno una volta nella vita<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come è nata e si è sviluppata questa fede dall&#8217;impressionante capacità missionaria?</p>
<p style="text-align: justify;">Le radici dell&#8217;Islam si possono comprendere solo a partire dalla loro contestualizzazione nella cultura di riferimento da cui sono sorte. La Mecca, al tempo della nascita di Maometto era abitata dalla tribù dei Quraysh ed era un grande centro mercantile e di culto, con templi di tutte le divinità del pantheon islamico: la presenza del santuario che conteneva la &#8220;pietra nera&#8221; (una pietra caduta dal cielo), la &#8220;<em>Ka&#8217;bah</em>&#8221; garantiva sicurezza e pace per chiunque giungesse in città per commerciare e, per questo, i mercati fiorivano.</p>
<p style="text-align: justify;">Le divinità più venerate dell&#8217;Arabia pre-islamica erano di matrice astrale, in particolare per quanto riguarda la triade del dio della luna (&#8220;<em>Ilah</em>&#8220;), della dea del sole e del dio associato al pianeta Venere: il primo, evidentemente originato da una variante del culto babilonese del dio Sin, era a capo di tutti gli altri dei e proteggeva le città e dal suo culto Maometto prenderà il termine Allah (&#8220;<em>Al Ilah</em>&#8220;), elevandolo al grado di dio unico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i mercanti che visitavano frequentemente la Mecca, vi erano anche numerosi Ebrei e Cristiani e, certamente, il pensiero del Profeta venne fortemente influenzato da entrambi i gruppi, a partire dal collegamento che egli sviluppò (pur sincretizzando il messaggio torahico con l&#8217;occultismo proprio delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> arabiche) tra la propria predicazione e quella biblica e dalla rivelazione comunicatagli, a suo dire, dall&#8217;arcangelo Gabriele<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio della sua predicazione, comunque, Abu al-Qasim Muhammad ibn &#8216;Abd Allah ibn &#8216;Abd al-Muttalib ibn Hasim (questo il nome completo del Profeta) fu aspramente contestato dai suoi concittadini (che, probabilmente, temevano che la radicalità del suo messaggio potesse mettere in pericolo i commerci cittadini) e, nel 622, dovette rifugiarsi nella non lontana città di Medina (con la cosiddetta &#8220;Hijrah&#8221; o &#8220;Egira&#8221;, dalla quale gli islamici iniziano il computo degli anni del loro calendario), dove il suo messaggio venne accolto molto più favorevolmente, iniziando a diffondersi in tutta la penisola araba<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; già da questo periodo iniziale che l&#8217;Islam comincia ad acquistare  il suo tratto fondamentale di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> che si esprime sia negli aspetti spirituali che in quelli temporali della vita e che tende a regolare non solo il rapporto tra uomo e Dio ma anche quello tra uomo e uomo, fornendo norme comportamentali pubbliche, religiosizzando ogni istanza sociale e codificando legalmente il governo dello stato sulla base della morale religiosa. E&#8217; da questa sorta di dualismo che si sviluppa uno dei concetti più spesso mal interpretati dell&#8217;Islam, la &#8220;Jihad&#8221;, con non significa tanto guerra santa offensiva, come molti pensano, quanto necessità missionaria di diffondere la legge divina ovunque e di difenderla con ogni mezzo<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; a partire da tale visione che, dopo la morte di Maometto nel 632, l&#8217;Islam si spande nell&#8217;arco di un secolo dalla Spagna all&#8217;India. Durante tali movimenti di conquista, agli Ebrei e ai Cristiani viene assegnato uno <em>status </em>speciale in quanto comunità che accolgono le Scritture (&#8220;<em>ahl al-Kitab</em>&#8220;, &#8220;popoli del Libro&#8221;) e, di conseguenza, &#8220;<em>dhimmis</em>&#8220;, &#8220;protetti&#8221;, sebbene anch&#8217;essi dovessero pagare una speciale tassa, la &#8220;<em>jizyah</em>&#8221; come non islamici (che, per altro, portò alla conversione di molti non disposti a pagarla). L&#8217;espansione continuerà nel XII secolo in Cina, in Asia Centrale, e verso la Turchia e l&#8217;Africa sub-sahariana grazie alla predicazione dei mistici sufi e, nel XIV secolo, con l&#8217;arrivo di mercanti mussulmani, in tutto il Sud-Est Asiatico<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<div id="attachment_2381" class="wp-caption alignleft" style="width: 203px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788807819933" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2381" title="capire-lislam" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/capire-lislam-193x300.jpg" alt="Matthew Gordon, Capire l'Islam" width="193" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Matthew Gordon, Capire l</p></div>
<p style="text-align: justify;">Uno dei tratti essenziali che emergono durante il periodo dell&#8217;espansione è la teoria che qualunque terra sia presa dall&#8217;Islam, sia per questo motivo santificata e, se successivamente persa, debba essere riportata sotto la legge santa: da ciò derivano gran parte dei problemi che tormentano ancora oggi il Medioriente, ma, di per sé, non si tratta tanto di una legge fondamentale coranica, quanto solo di una derivazione posteriore<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, la dottrina mussulmana si basa su quattro fonti principali: il Corano, la &#8220;<em>Sunnah</em>&#8221; (tradizione), la &#8220;<em>ijma</em>&#8221; (il consenso della comunità) e lo &#8220;<em>ijtihad</em>&#8221; (il pensiero individuale).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Corano (dalla parola araba che significa &#8220;recitazione&#8221;) è, come detto, visto come il Verbo di Dio reso noto a Maometto attraverso l&#8217;arcangelo Gabriele. Il testo si divide in 114 sure (capitoli), le prime delle quali (rivelate a Maometto mentre ancora alla Mecca) hanno carattere etico e spirituale, mentre le ultime si incentrano sulla legislazione sociale e i principi politico-morali della comunità dei credenti.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>Sunnah</em> comprende tratti di legislazione tribale pre-islamica e fatti, detti ed esempi legati al Profeta: sei libri di &#8220;<em>Hadith</em>&#8221; (detti di Maometto), scritti nel IX secolo, sono considerati particolarmente autorevoli dai Mussulmani sunniti, mentre gli Sciti osservano una differente tradizione, legata ai detti e agli atti anche dei più stretti congiunti e successori del Profeta.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>ijma </em>rappresenta la legge islamica standard e, a partire dal X secolo è &#8220;chiusa&#8221;, nel senso che non è consentita alcuna nuova interpretazione legale né del Corano né della <em>Sunnah</em>, la qual cosa, rendendo il sistema fortemente conservatore, ha virtualmente eliminato il senso dello <em>ijtihad </em>(cioè della visione e interpretazione individuale)<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elemento più caratterizzante e più costantemente ripetuto nel Corano è il rigorosissimo monoteismo: Dio è uno e unico e anche il Trinitarismo cristiano viene completamente ripudiato. Allah è ovunque, ma non risiede in niente e nessuno, è il solo creatore e reggitore dell&#8217;universo e ogni creatura è testimone del suo dominio e della sua unità, è giusto, caritatevole, maestoso e ha plasmato ogni cosa, parte del tutto universale, con una propria natura definita e limitata (la limitatezza di ogni creatura contrapposta alla infinitezza del Creatore è uno dei punti più fondamentali della teologia coranica)<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>. Secondo il Corano, Dio ha creato due specie viventi apparentemente parallele: gli uomini plasmati dal fango e i &#8220;<em>jinn</em>&#8221; plasmati dal fuoco. I secondi, sebbene più responsabili e ragionevoli degli uomini, sono più proni al male ed è per questo che il Libro Sacro è indirizzato al genere umano, affinché possa servirgli da guida.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante ciò, comunque, anche l&#8217;uomo è una creatura fragile e vacillante, ribelle, pieno di orgoglio e che si ritiene autosufficiente. Proprio l&#8217;orgoglio è visto come il peggior peccato umano, perché genera l&#8217;incapacità di capire la propria limitatezza e la superbia di ritenersi simili a Dio, tentando di violarne l&#8217;unicità: la vera fede, allora, sta soprattutto nel comprendere di essere solo cera nelle mani di Dio e nell&#8217;essere proni alla sua volontà. Persino l&#8217;essere che divenne poi Satana, originariamente era  stato onorato da Dio con una posizione di rilievo nel creato, ma, rifiutandosi di onorare Adamo e, anzi, cercando di indurlo nel peccato, disobbedì alla volontà di Dio per eccessivo orgoglio e venne condannato in eterno. Anche se peccatori, in ogni caso gli esseri umani possono sempre pentirsi e ritornare &#8220;veri credenti&#8221; (che si contrappongono agli infedeli, o &#8220;<em>kafir</em>&#8220;), perché Allah è sommamente misericordioso e sempre pronto a perdonare chi si pente sinceramente, gli si sottomette e si conforma ai suoi insegnamenti, espressi attraverso i profeti (che sono esseri completamente umani che hanno accolto in toto gli insegnamenti divini), gli angeli o l&#8217;ispirazione celeste<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre sulla linea della umiltà richiesta al fedele si pone anche la dottrina islamica relativa all&#8217;accumulo di ricchezze: se tale accumulo avviene dimenticando i diritti dei poveri, chi si arricchisce può subire le più dure punizioni sia in questa vita che nell&#8217;aldilà, dal momento che la cupidigia viene indicata nel Corano come una delle maggiori cause di decadimento morale della società. Più in generale, la missione ultima della comunità dei fedeli deve essere quella di &#8220;favorire il bene e proibire il male&#8221;, in modo che &#8220;non vi sia inganno e corruzione&#8221; sulla terra: anche su questa base deve essere letta la dottrina della vera <em>jihad</em>, il cui senso è, secondo il credente, quello di portare la giustizia dell&#8217;Islam nelle società del mondo perché ogni popolo conosca Allah e ogni essere umano possa, di conseguenza, convertirsi, ma mai quello di acquisire potere per fini terreni, tanto che la setta Kharijita, che intendeva la <em>jihad </em>come una guerra continua di conquista di territori da annettere alla &#8220;terra dell&#8217;Islam&#8221; venne, per questo e per le sue pretese ugualitarie (chiunque fosse pio poteva, secondo i suoi appartenenti, porsi a capo dell&#8217;Islam, mentre gli Sciti ritengono che tali guide debbano venire dalla famiglia del Profeta e dai discendenti di suo genero Ali e i Sunniti dai Quraysh, la tribù del Profeta), distrutta durante le guerre intramussulmane dell&#8217;VIII secolo<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<div id="attachment_2382" class="wp-caption alignright" style="width: 173px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788877107251" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2382" title="chiave-spirituale" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/chiave-spirituale-163x300.jpg" alt="Titus Burckhardt, La chiave spirituale dell’astrologia musulmana secondo Mohyiddîn Ibn ‘Arabî" width="163" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Titus Burckhardt, La chiave spirituale dell’astrologia musulmana secondo Mohyiddîn Ibn ‘Arabî</p></div>
<p style="text-align: justify;">Da tali guerre, i Sunniti emersero vincitori, forse anche grazie alle loro idee più moderate: essi, infatti, sono forti sostenitori della tolleranza e ciò ha certamente permesso a più sistemi di pensiero di coesistere al loro interno, sebbene numerosi teologi sunniti pongano una forte enfasi sul concetto della onnipotenza divina, a scapito del libero arbitrio, in una concezione notevolmente deterministica (ancora più forte nell&#8217;ala mistica Sufi) che, in alcuni casi, è arrivata anche all&#8217;accettazione della tirannia.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrapposti ai Sunniti, gli Sciti, probabilmente influenzati dalla Gnosi e da concezioni vetero-iraniche, vedono nella figura dei loro capi religiosi (&#8220;<em>imam</em>&#8220;) una sorta di manifestazione metafisica di Dio: gli <em>imam </em>(lungo la storia, al di la di recenti pretese di stampo politico, ne sono stati riconosciuti una dozzina) sono infallibili e sono in grado di rivelare ai fedeli il vero significato nascosto del Corano, diventando il tramite preferenziale tra uomo e Dio. A differenza dei Sunniti, gli Sciti hanno adottato la dottrina della libertà della volontà umana nella scelta tra bene e male e hanno dato un ruolo di primo piano all&#8217;idea di sofferenza e passione per la fede (si pensi, a tale proposito alle processioni di auto flagellanti che ogni anno ricordano la morte violenta del figlio di Ali, Husayn, per mano degli Omayyadi nel 680)<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le differenze di interpretazione tra queste due ali maggioritarie dell&#8217;islam sono comprensibili alla luce di una certa vaghezza propria del Corano in relazione alle vie che possono portare alla salvezza umana nella vita di ogni giorno, in questo differendo notevolmente sia dall&#8217;Israelitismo che dal Cristianesimo e pur concordando con le altre due <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">Religioni</a> del Libro nell&#8217;indicare nella compassione, nella comprensione del prossimo e nella tolleranza una via preferenziale per accostarsi a Dio. Tale comunanza è facilmente spiegabile sulla base della presunta derivazione vantata dall&#8217;Islam dalla storia biblica: sebbene senza alcuna base storica, infatti, i mussulmani affermano che il &#8220;loro antenato&#8221; Ismaele e non Isacco fosse l&#8217;erede reale di Abramo e che Gesù (chiamato &#8220;Isa&#8221;), nato da una vergine e senza peccato, sia stato l&#8217;ultimo grande profeta prima di Maometto, che abbia compiuto miracoli e predicato il volere di Dio (sebbene il suo Vangelo sia poi stato distorto dai Cristiani), che dopo che qualcuno aveva preso il suo posto sulla croce sia asceso al cielo, che abbia promesso di mandare un nuovo redentore, concretizzatosi nel Profeta e che (ma non si tratta di una dottrina condivisa da tutti), un giorno, tornerà per aiutare nel giudizio dei vivi e dei morti<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa ultima idea ci conduce, finalmente, all&#8217;analisi dell&#8217;escatologia islamica.</p>
<p style="text-align: justify;">In piena consonanza con la tradizione biblica, alla fine dei tempi si avrà la resurrezione dei morti e il giudizio finale di ciascuno in relazione alle sue opere: coloro che verranno condannati, bruceranno nel fuoco infernale, che divorerà le loro carni e i loro cuori, mentre coloro che saranno benedetti conosceranno i piaceri, sia fisici (&#8220;<em>S&#8217;assomiglia il Giardino promesso ai timorati di Dio a qualcosa sotto la quale scorrono i fiumi, e i suoi frutti saranno perenni, e la sua ombra. Questa sarà la Dimora Finale di quelli che temono Iddio&#8230;</em>&#8220;<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a> e, se caduti per l&#8217;Islam, i fedeli saranno presi in cura da 40 vergini, le &#8220;<em>huri</em>&#8220;) che spirituali (dati dalla vicinanza di Dio) del paradiso (&#8220;<em>janna</em>&#8220;)<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se queste credenze sono proprie e riconosciute da tutti i gruppi islamici, sicuramente la tradizione escatologica più ricca è quella degli Sciti, molti dei quali, come accennato, vedo in Isa colui che giudicherà gli esseri viventi con (o, secondo alcune fonti essendo il) &#8220;Mahdi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella del &#8220;Mahdi&#8221; è una delle figure più tipiche dell&#8217;Imamitismo scita, ma è ben presente anche nella tradizione sunnita. Costui, il cui nome significa &#8220;il ben consigliato&#8221;, sarà un Imam di incredibile forza e saggezza che, secondo la tradizione scita, &#8220;<em>discenderà nella Terra Santa, in un posto chiamato Afiq, con una lancia tra le sue mani; egli ucciderà con essa al-Dajjal </em>[la versione islamica dell'Anticristo] <em>e si recherà a Gerusalemme per la preghiera del mattino. Qui l&#8217;imam cercherà di cedere il suo posto a Isa, ma quest&#8217;ultimo rifiuterà e pregherà dietro di lui, secondo la Sharia </em>[Legge Santa] <em>di Maometto</em>. <em>Poi, egli ucciderà un maiale, distruggerà la croce e ucciderà tutti i Cristiani che non credono in lui</em>. <em>Quando al-Dajjal</em> <em>sarà ucciso, tutte le Genti del Libro crederanno in lui e formeranno una unica comunità che si sottomette al volere di Dio</em>. <em>Isa, a questo punto regnerà rettamente e dopo quarant&#8217;anni morirà e verrà sepolto a Medina di fianco a Maometto e tra Abu Bakr e Omar</em>&#8220;<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come accennato, la tradizione mistico-escatologica mussulmana è pressoché concorde nell&#8217;assegnare sia a Isa che al Mahdi un ruolo fondamentale nella &#8220;<em>qiyama</em>&#8220;, la resurrezione finale, probabilmente sulla base del versetto coranico: &#8220;<em>Egli</em> [Isa] <em>è un annuncio dell&#8217;Ora.  Non dubitatene e seguitemi, questa è la retta via</em>&#8220;<a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a>, che potrebbe far intendere che la discesa di Isa durante il periodo di governo del Mahdi porterà al compimento finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello sviluppo del ruolo escatologico del Mahdi nella tradizione scita, comunque, come visto, si pone una grande enfasi nel ruolo superiore del Mahdi che, come <em>imam </em>e discendente di Maometto, verrà seguito da Isa, ma, curiosamente, nella tradizione successiva al X secolo, i loro ruoli vengono spesso mescolati e confusi<a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>. D&#8217;altra parte, ciò è comprensibile alla luce del fatto che alcuni esegeti sunniti, certamente in contrapposizione allo Scitismo, riportano una tradizione secondo la quale il Profeta avrebbe detto: &#8220;<em>Non vi è altro Mahdi, se non Isa, il figlio di Maria</em>&#8220;<a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a>, con ogni probabilità per minare le speranze chiliastiche scite e minimizzare l&#8217;importanza attribuita dal gruppo rivale alla figura del Mahdi, opponendo a tale credenza la mancanza di qualunque menzione coranica di tale figura messianica.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, tra gli Sciti la speranza nell&#8217;avvento del Mahdi (che, lo si ripete ancora, è comunque propria anche di molti gruppi sunniti) ha un ruolo davvero preponderante a livello escatologico. Leggiamo quanto riporta l&#8217;islamista Abdulaziz Abdulhussein Sachedina a tale proposito: &#8220;<em>Nelle tradizioni scite, la funzione di uccidere al-Dajjal è riservata al Mahdi. In una antichissima storia si riporta che Ali abbia risposto ad una domanda sul Dajjal, descritto come un uomo con un occhio solo, fiammeggiante come la stella del mattino al centro della fronte, su cui è impressa, leggibile per letterati e illetterati, la scritta ‘Questo è l&#8217;infedele&#8217; e il cui avvento sarà anticipato da tempi di estrema durezza. Egli apparirà su un asino e il suo richiamo sarà udito da un capo all&#8217;altro della terra, quando </em><em>annuncerà alla gente di essere il loro creatore e signore. Coloro che quel giorno lo seguiranno saranno nemici di Dio e saranno riconoscibili perché indosseranno qualcosa di verde sul loro capo. Dio li farà perire in un luogo chiamato Afiq , in Siria, tre ore dopo l&#8217;alba di venerdì, per mano di colui dietro il quale Isa pregherà. Dopo la sua morte </em>[del Dajjal] <em>accadrà un grande evento, la rivoluzione del dodicesimo Imam, che avrà inizio dalla zona di Safa, nel recinto della Qaba. Da quel momento in poi nessun pentimento verrà più accettato. Il ruolo di al-Dajjal alla fine dei tempi è quasi identico a quello di Satana, così come spiegato dalle fonti tradizionali, perché egli tenterà la gente dando loro cibo e acqua, che saranno scarsi in quei tempi. Si riporta che il Profeta abbia detto che dai tempi di Noè non vi sia stata nessuna Umma </em>[comunità di fedeli] <em>che non abbia temuto al-Dajjal e le sue tentazioni; ogni profeta ha ammonito la sua comunità contro questo tentatore. L&#8217;episodio dell&#8217;insorgenza di al-Dajjal è spesso stato interpretato come una sorta di test per distinguere i veri credenti di Dio da quelli falsi</em>&#8220;<a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8884160316" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/lartedellislam.bmp" border="0" alt="Titus Burckhardt, L'arte dell'Islam" width="80" height="140" /></a>Un altro brano che ci può far comprendere come quella del Mahdi sia una figura non confinata al solo Scitismo ma, pur con accenti differenti, propria di tutte le correnti islamiche è il seguente, tratto da <em>The Islamic Understanding of Death and Resurrection</em> di Jane Idleman Smith e Yvonne Yaybeck Haddad, che, a loro volta, citano un lavoro precedente di Ahmad Galwash<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>: &#8220;<em>E&#8217; risaputo (e generalmente accettato) da tutti i Mussulmani di ogni epoca che, alla fine dei tempi, un uomo dalla famiglia del Profeta farà senza dubbio comparsa e rafforzerà la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> e farà trionfare la giustizia. I Mussulmani lo seguiranno ed egli otterrà dominio su tutte le terre islamiche . Sarà chiamato il Mahdi e, subito dopo di lui apparirà l&#8217;Anticristo e, con lui, tutti i segni dell&#8217;Ora finale, così come stabilito nella tradizione, la Sahih. Dopo il Mahdi, Isa scenderà e ucciderà l&#8217;Anticristo, oppure Isa scenderà con il Mahdi e lo aiuterà a uccidere l&#8217;Anticristo e poi seguirà il Mahdi nella preghiera</em>&#8220;<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è possibile notare, il quadro, nato dalla fusione di tradizioni  e filoni teologici differenti, non è chiarissimo, ma la sequenza risulta più o meno comune a tutti i gruppi religiosi: sebbene, infatti, il Corano non presenti una marcata impronta messianista o millenarista, già a partire dalla fine del VII secolo numerosi testi della Hadith contengono visioni riguardanti un&#8217;era messianica<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con molte probabilità, il messianismo originale doveva essere riferito a Isa, con una ripresa neotestamentaria che fonda le sue radici nell&#8217;ascesa al cielo del &#8220;penultimo profeta&#8221;<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a>, ma già a metà del VII secolo il titolo di Mahdi comincia a circolare nelle comunità islamiche, collegato a figure politiche e religiose eminenti.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; possibile che, dalla mescolanza delle due figure, l&#8217;immagine messianico-millenarista abbia cominciato a sedimentarsi, raggiungendo una più chiara formalizzazione durante la rivoluzione Abbaside (740-749): è, infatti, in questo periodo che comincia a circolare sempre più frequentemente l&#8217;idea che il Mahdi sorgerà a est, nella regione del Khorasan (fra l&#8217;odierno Iran orientale e l&#8217;Afghanistan), solleverà un esercito, marcerà lungo la pianura iranica fino all&#8217;Iraq e, dopo aver purificato i domini islamici, stabilirà il suo regno messianico. E&#8217; impossibile non notare come questo scenario rifletta da vicino la salita al potere degli Abbasidi e sia stato utilissimo per legittimare politicamente e religiosamente (dobbiamo ricordare che nell&#8217;Islam i due termini sono praticamente sinonimici<a name="_ftnref26" href="#_ftn26">[26]</a>) la loro rivoluzione<a name="_ftnref27" href="#_ftn27">[27]</a>. In contrasto con questa visione, la figura di Isa, intoccabile perché menzionata dal Profeta, doveva assumere un ruolo più defilato e, di conseguenza, Egli diventa colui che abbatterà il Dajjal e che aprirà la strada all&#8217;era messianica mahdita, pur essendo spiritualmente inferiore al Mahdi stesso. La variante scita, in sostanza, ha una valenza altrettanto politica, servendo ad avvalorare, con l&#8217;idea che il Mahdi sia il dodicesimo Imam, la validità della pretesa di una guida spirituale dell&#8217;Islam che debba derivare direttamente dalla famiglia di Maometto, idea che dall&#8217;874<a name="_ftnref28" href="#_ftn28">[28]</a> risulta perdente e minoritaria all&#8217;interno del mondo mussulmano, e la profezia di una vendetta di tale Imam contro tutti coloro che avevano perseguitato i veri credenti sciti.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là delle differenze dogmatiche tra Sciti e Sunniti, va comunque sottolineato come per entrambi il periodo messianico non sarà eterno: i Sunniti ritengono che durerà tra i cinque  e i nove anni, mentre gli Sciti credono possibile una durata compresa tra i venti e i quarant&#8217;anni (in alcune versioni si arriva, però, a parlare di trecento anni<a name="_ftnref29" href="#_ftn29">[29]</a>). Per tutti, comunque, tale intervallo di tempo, che aprirà la strada al Giudizio Finale, avrà le tipiche caratteristiche messianiche di palingenesi, restaurazione del diritto ed eliminazione del peccato<a name="_ftnref30" href="#_ftn30">[30]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è, dunque, ancora una volta, affatto strano che, a partire dagli Abbasidi (747-1258), un gran numero di dinastie sia sunnite che scite abbiano utilizzato pretese e slogan messianico-millenaristi per giustificare il loro dominio. Così, tutti i primi sette governanti abbasidi assunsero titoli messianici e diffusero l&#8217;idea che il loro governo fosse il regno messianico promesso<a name="_ftnref31" href="#_ftn31">[31]</a>. Dopo di loro (e, in alcuni casi, contemporaneamente a loro), altri regnanti si appropriarono dell&#8217;idea messianica, manipolandola: la maggior parte di essi utilizzarono il concetto tradizionale secondo il quale ogni cento anni Allah invia un &#8220;mujaddid&#8221;, un rinnovatore per  rendere attuale la sua <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>, e utilizzarono apertamente tale idea, nata come spirituale, per legittimarsi politicamente<a name="_ftnref32" href="#_ftn32">[32]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8874470118" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/musichemistichedellislam.bmp" border="0" alt="Orüç Güvenç, Musiche mistiche dell'Islam. La danza cosmica dei sufi. Con cd audio" width="95" height="137" /></a>Nell&#8217;899, i cosiddetti Sciti Settimani (cioè coloro che accettavano solo i primi sette Imam come discendenti diretti della famiglia di Maometto), poi noti con il nome di Ismailiti, proclamarono il loro regno messianico in Africa settentrionale e la dinastia da essi fondata, i Fatimidi, dopo essersi spostata in Egitto e aver fondato Il Cairo (nel 969), entrò in competizione per il dominio sul mondo islamico con gli Abbasidi, pur abbandondo, nel tempo le sue pretese mahdite<a name="_ftnref33" href="#_ftn33">[33]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, nel 1258, gli Abbasidi persero il potere per mano dei Mongoli, il sistema di auto legittimazione millenarista si sparse per tutto il Medioriente, prendendo forme diverse, per lo più strettamente legate all&#8217;idea di rinnovamento religioso. Un buon esempio in tal senso è dato dalla dinastia Safavide (1499-1736) che convertì la Persia allo Scitismo sfruttando le attese spasmodiche che accompagnarono l&#8217;anno 1000 islamico (equivalente all&#8217;anno cristiano 1591-92), per poi, una volta passata la data fatidica, annientare fisicamente la setta più strenuamente millenarista, quella dei Kizilbashiti<a name="_ftnref34" href="#_ftn34">[34]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro paradigma largamente utilizzato per legittimare il proprio potere in senso messianico fu quello della &#8220;stabilità e giustizia universale&#8221;, come fece la dinastia ottomana (circa 1300-1918), in particolare sotto Solimano il Magnifico (1520-1566), non a caso detto anche Solimano il Legislatore<a name="_ftnref35" href="#_ftn35">[35]</a>, o come, seppur in modo più marginale, fece Timur il Grande (noto come Tamerlano, 1336-1405) che, addirittura, si rifece ad oracoli astrologici e calcoli astronomici per assumere il titolo chiaramente messianico di &#8220;Sahib-i Qiran&#8221; (&#8220;Signore della Congiunzione Favorevole&#8221;), poi parzialmente ereditato dai suoi successori turchi e persiani, che si fregiarono del titolo di &#8220;inviato dal cielo&#8221;<a name="_ftnref36" href="#_ftn36">[36]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, non tutti i &#8220;millenaristi&#8221; ebbero successo e alcuni dei maggiori fallimenti di pretesi messia sono tra le pietre miliari della storia islamica: la rivolta messianica di Muhammad al-Nafs al-Zakiyya, un discendente di Maometto, a Medina nel 762 (rivolta che, per altro, ebbe certamente un suo ruolo nella formazione dell&#8217;idea del Mahdi) o le pretese salvifiche per il popolo siriano legate alla figura del Sufyani, un discendente del califfo Mu&#8217;awiya bin Abi Sufyan (602-680), sono solo alcuni esempi in questo senso<a name="_ftnref37" href="#_ftn37">[37]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante questi fallimenti, comunque, l&#8217;idea di un&#8217;epoca messianica presieduta dal Mahdi  continuò a prosperare, divenendo, tra l&#8217;altro, uno dei maggiori temi letterari e sociali dell&#8217;islam contemporaneo: non è un caso che idee millenariste riguardanti l&#8217;anno islamico 1400 siano state espresse ancora nel 1979 in relazione alla rivolta messianica di Muhammad al-Qahtani e Juhayman al-&#8217;Utaybi alla Santa Moschea della Mecca e alla rivoluzione islamica in Iran<a name="_ftnref38" href="#_ftn38">[38]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che il tema apocalittico è, da sempre, un tema di grande potenza, nell&#8217;Islam come in ogni altra <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a>: la fede in una fine del mondo imminente cambia la gente e le dà la forza di una convinzione assoluta che Dio sia a fianco del credente, la presenza di uno scopo definito e l&#8217;impeto per superare ogni avversità. Tutti e tre questi elementi sono presenti in ogni vero gruppo apocalittico e, notoriamente, la loro unione può essere molto pericolosa. Il fatto è che tale unione non è caratteristica solo dell&#8217;Islam. Certo, l&#8217;Islam è una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> con forti componenti escatologico-apocalittiche e sicuramente la spinta all&#8217;islamizzazione del mondo prima del Giudizio Universale è stata una molla fondamentale nella spettacolare espansione della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> mussulmana nel corso dei secoli, ma tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a> più importanti hanno avuto fortissime caratterizzazioni in questo senso.</p>
<div id="attachment_2383" class="wp-caption alignleft" style="width: 193px"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788842074199" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2383" title="il-corano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/il-corano-183x300.jpg" alt="Massimo Campanini, Il Corano e la sua interpretazione" width="183" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Massimo Campanini, Il Corano e la sua interpretazione</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se vogliamo comprendere l&#8217;Islam radicale, fondamentalista (che, lo si ricorda, è ben diverso dall&#8217;Islam moderato, che accoglie il senso della <em>jihad </em>come precedentemente osservato), non è tanto alla storia che ci dobbiamo rivolgere, quanto alla sociologia religiosa legata all&#8217;apocalisse. Per molti Mussulmani, quello che stiamo vivendo oggi è una specie di mondo sottosopra, i cui valori sono completamente rovesciati, sviati anche nelle terre dell&#8217;Islam dai missionari dell&#8217;età colonialista e dalla colonizzazione culturale e in cui la Legge di Dio deve essere ristabilita per mezzo di una guerra apocalittica<a name="_ftnref39" href="#_ftn39">[39]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La percezione più comune è che Dio stia provando la fede dei singoli in attesa della &#8220;battaglia finale&#8221; e se anche questa idea rimane latente nella maggior parte dei credenti, essa assume un carattere preponderante nei gruppi più fortemente radicali<a name="_ftnref40" href="#_ftn40">[40]</a>: eventi come le guerre arabo-israeliane, la questione afghana e le Guerre del Golfo vengono sempre più viste come passaggi del periodo pre-apocalittico e, in queste condizioni, diventa facile attribuire la denominazione di &#8220;al-Dajjal&#8221; a questo o quel paese o personaggio politico ostile. Non è affatto un caso che tutti i movimenti più estremisti si rifacciano continuamente alla predicazione apocalittica e distribuiscano materiale evidentemente millenarista.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, si tratta, ancora una volta, come lungo tutto il corso della storia, come in praticamente tutte le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religioni</a>, di una strumentalizzazione a fini politici di temi che trovano il loro fondamento, la loro ragion d&#8217;essere, nei più profondi e reconditi meandri dell&#8217;animo umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, la storia ci ha insegnato che tali strumentalizzazioni politiche, artigliandosi alle paure più profonde, alle speranze più inespresse, finiscono solo per addormentare la ragione, divenendo causa delle tragedie più immani.</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Fonte: www.adherents.com</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> J.L. Esposito<em>, What</em> <em>Everyone Needs to Know about Islam</em>, Oxford University Press 2002, p.19</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> <em>Ivi</em>, pp. 26-51 passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> M.Sicker, <em>The Pre-Islamic Middle East</em>, Praeger Publishers 2000, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> S.H. Nasr, <em>Islam: Religion, History, and Civilization</em>, HarperOne 2002, pp. 42 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> A. Sita, <em>The True Meaning and Implications of Jihad</em>, IUniverse 2002, pp. 26 ss. e passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> K.Armstrong, <em>Islam: A Short History</em>, Modern Library 2002, pp.106 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> A. Sita, <em>Citato</em>, pp.83-87</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> I.Goldziher, A.Hamori, B. Lewis, <em>Introduction to Islamic Theology and Law</em>, Princeton University Press 1981, pp. 21-47 passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> <em>Ivi</em>, p. 71</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a> <em>Ivi</em>, p. 78</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a> H. Laoust,<em> Les schismes dans l&#8217;Islam: Introduction a une Etude de la Religion Musulmane</em>, Payot 1977, pp.163-165</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a> <em>Ivi</em>, pp. 53 ss</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a> J. Ankerberg, E.Caner, <em>The Truth About Islam and Jesus</em> , Harvest House Publishers 2009, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a> <em>Corano</em>, Sura XIII:35</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a> J. Idelman Smith, Y.Yazbeck Haddad, <em>The Islamic Understanding of Death and Resurrection</em>, Oxford University Press 2002, pp.29 ss</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a> Riportato in: A.J. Quinnell, <em>The Mahdi</em>, Mass Market Paperback 1983, pp.78-79</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a> <em>Corano</em>, Sura XLIII:61</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a> A.J. Quinnell, <em>Citato</em>, pp.97-98</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a> <em>Ivi</em>, p. 101</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a> A. A. Sachedina, <em>Islamic Messianism: The Idea of Mahdi in the Twelfth Shei&#8217;ism</em>, State University of New York Press 1981, pp.31-32</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a> A. Galwash, <em>The Religion of Islam</em>, Hafner Publishing 1940, pp.106-107</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a> J.Idleman Smith,Y.Yaybeck Haddad, <em>Citato</em>, p. 68</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a> M. Hisham Kabbani,<em> The Approach of Armageddon? An Islamic Perspective</em>, Islamic Supreme Council of America 2003, pp.16-17</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a> <em>Corano</em>, Sura III:55</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn26" href="#_ftnref26">[26]</a> N. Ayubi, <em>Political Islam: Religion and Politics in the Arab World</em>, Routledge 2003, p.28</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn27" href="#_ftnref27">[27]</a> W.F. Tucker, <em>Mahdis and Millenarians</em>, Cambridge University Press 2008, pp.68-79</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn28" href="#_ftnref28">[28]</a> Anno dell&#8217;ascesa dei Samanidi sunniti in Persia</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn29" href="#_ftnref29">[29]</a> D. Cook, <em>Studies in Muslim Apocalyptic</em>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/charles-darwin" target="_blank">Darwin</a></span> Press 2003, pp.209-210</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn30" href="#_ftnref30">[30]</a> W.F. Tucker, <em>Citato</em>, passim</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn31" href="#_ftnref31">[31]</a> <em>Ivi</em>, pp.31-39</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn32" href="#_ftnref32">[32]</a> <em>Ivi</em>, pp.63 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn33" href="#_ftnref33">[33]</a> <em>Ivi</em>, pp.84 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn34" href="#_ftnref34">[34]</a> <em>Ivi</em>, pp.92 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn35" href="#_ftnref35">[35]</a> <em>Ivi</em>, pp.111 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn36" href="#_ftnref36">[36]</a> <em>Ivi</em>, pp.132 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn37" href="#_ftnref37">[37]</a> <em>Ivi</em>, pp.157 ss.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn38" href="#_ftnref38">[38]</a> N. Ayubi, <em>Citato</em>, pp.184-193</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn39" href="#_ftnref39">[39]</a> D.M. Haugen (a cura di), <em>Islamic Fundamentalism</em>, Greenhaven Press 2007, pp.38-40</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn40" href="#_ftnref40">[40]</a><em>Ivi</em>, pp.38-40</p>
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