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	<title>Centro Studi La Runa &#187; iscrizioni</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Lucus rupestris</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 16:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Enzo Migliori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prestigiosa collana “Archivi. Monografie di preistoria, di arte preistorica e tribale” del Centro Camuno di Studi Preistorici si è arricchita di un nuovo importante titolo, comprendente il corpus dei reperti direttamente raccolti e studiati dall’autorevole Dipartimento Valcamonica e Lombardia dello stesso CCSP.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lucus-rupestris.html' addthis:title='Lucus rupestris '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7557" style="margin: 10px;" title="Lucus-Rupestris" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Lucus-Rupestris-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" />La prestigiosa collana “<em>Archivi. Monografie di preistoria, di arte preistorica e tribale</em>” del Centro Camuno di Studi Preistorici si è arricchita di un nuovo importante titolo, il diciottesimo, comprendente il corpus dei reperti direttamente raccolti e studiati dall’autorevole Dipartimento Valcamonica e Lombardia dello stesso CCSP diretto, con competenza, da Umberto Sansoni con la collaborazione di Silvana Gavaldo. Volume di grande formato riccamente illustrato con fotografie, disegni, cartine e grafici appositamente realizzati per l’occasione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ci ricorda Umberto Sansoni “<em>Campanine è una grande area rupestre, una delle maggiori per estensione e densità figurativa del complesso camuno, una delle prime ad essere istoriata e fra le ultime ad essere abbandonata, una delle più continue e longeve sul piano cronologico e con molte immagini di alta taratura simbolico-concettuale. In un quadro di grande suggestione ambientale abbiamo qui testimoni dal V-IV millennio a.C. e, con poche soluzioni di continuità, al pieno ‘900</em>” (p. 11).  Durante l’attività pionieristica negli anni ’30 Campanine era stata la meta privilegiata di Marro, Battaglia, <a title="Altheim" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/franz-altheim/" target="_blank">Altheim</a>, Trautmann e diversi altri, fra cui, come visitatore, il grande storico delle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/" target="_blank">religioni</a> <a title="Karoly Kerényi" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/karoly-kerenyi" target="_blank">Karl Kerényi</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Immagini o notizie di scene di una ventina di rocce erano già nei loro scritti ed è forse per questo, considerandola forse un’area già indagata, e per il frapporsi della guerra, che vi fu poi un relativo abbandono, rotto solo da qualche scena pubblicata da E. Anati e da M. Van Berg-Osterrieth</em>” (p. 11).  Sulla “<em>Storia delle ricerche</em>” ci intrattiene particolareggiatamente Cristina Gastaldi (pp.23-26).</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume non si riduce alla pubblicazione delle schede del corpus delle incisioni rupestri di Campanine, anche se da sole giustificherebbero l’acquisto del libro, ma affronta tutte le tematiche simbolico-religiose suggerite dalle stesse. Oltretutto, come suggerisce anche il titolo, è possibile ritenere che Campanine, come tutte le grandi aree rupestri, “<em>abbia assunto un ruolo eminentemente sacrale configurandosi in quel che i latini chiamerebbero </em>lucus<em> o </em>nemus<em> (bosco sacro), attribuzione in piena rispondenza con quanto le fonti e l’archeologia ci attestano sulle aree sacre all’aperto del continente</em>” (p. 16).</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Se Campanine fu tale, dovette essere </em>lucus<em> fra </em>luci<em>, con, almeno in età protostorica, sue dediche e funzioni particolari in un complesso unitario integrato con quello delle altre aree maggiori</em>” (p. 16). Grazie a questa consapevolezza gli Autori hanno giustamente ritenuto doveroso affrontare gli argomenti correlati alle pitture rupestri. Tra questi Silvana Gavaldo si è occupata del labirinto, <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a> che ha avuto innumerevoli raffigurazioni lungo l’arco della storia ed al momento la Valcamonica è il sito d’arte rupestre che detiene il primato numerico di labirinti incisi sulla roccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Corretta la relazione fra l’unica testimonianza di labirinto altrettanto antica quanto le incisioni camune ritrovata in Italia: l’oinochoe di Tragliatella (VII sec. a.C.), di ambiente etrusco, conservato nei Musei Capitolini, raffigurante una processione di giovani che entrano nel labirinto e ne escono come cavalieri. “<em>Se la lettura è corretta, il rimando è a una prova iniziatica per entrare nel gruppo elitario dei guerrieri. Nel labirinto è leggibile la parola TRUIA in caratteri etruschi, che collega il labirinto con la città di Troia e la vicenda di Enea, con il </em>ludus Troiae<em> danzato dai giovani cavalieri troiani in occasione dei funerali di Anchise</em><a href="#_ftn1"><strong>[1]</strong></a><em>, infine con il possibile passo “saltellante” dei sacerdoti Salii che veniva detto “amptruare”: un altro riferimento a una danza armata</em>” (p. 42). L’<em>excursus</em> prosegue e non si limita agli esempi del mondo classico ma anche da altre civiltà tradizionali. Il labirinto è un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a> archetipo, diffuso in tutto il mondo, con sostanziale coerenza di significati.</p>
<p style="text-align: justify;">Umberto Sansoni si è occupato anche di “<em>Arature e ritualità</em>” e de “<em>Il carro a due ruote – La ritualità dell’età del Bronzo</em>”, Manuela Zanetta de “<em>La figura dell’armato</em>”, Enrico Savardi delle tipologie delle figure di “capanne”, Silvana Gavaldo de “<em>L’impronta di piede</em>”, Giulia Rossi delle figure ornitomorfe e dello “<em>Studio, confronto e ipotesi interpretative delle figure a carattere fantastico-mitologico</em>”, Liliana Fratti de “<em>Il Nodo di Salomone</em>”<a href="#_ftn2">[2]</a> mentre Angelo Martinotti è l’autore de “<em>Le figure di paletta</em>”, “<em>Il simbolismo dell’ascia</em>” e de “<em>Le iscrizioni preromane</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel volume altri autori si sono occupati di periodi storici a noi più vicini. Quanto esposto è un lavoro di gruppo, con i vari temi presentati da punti di vista diversi; troviamo così “<em>impronte di tipo archeologico in senso puro, o storicistico, o fenomenologico, non necessariamente coincidenti per metodo e risultati</em>” (p. 385). Quest’opera permette una migliore conoscenza di questo importante sito camuno, un <em>lucus</em> alpino, un’area sacra fra le principali di questa meravigliosa Valle.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lucus Rupestris. Sei millenni d’arte rupestre a Campanine di Cimbergo</em>, a cura di Umberto Sansoni e Silvana Gavaldo, Edizioni del Centro, Capo di Ponte 2009, pp. 400 + XVI, ill., s. i. p.</p>
<p style="text-align: justify;">[Pubblicato in: <em>"Arthos"</em>, XIV, n.s., 19, 2011, pp. 105-106]<em></em></p>
<div>
<hr size="1" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> <em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span></em>, V.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> Sul quale ricordiamo: U. Sansoni, <em>Il Nodo di Salomone, simbolo e archetipo di alleanza</em>, Electa, Milano 1998.</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lucus-rupestris.html' addthis:title='Lucus rupestris ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I Veneti preromani nel contesto europeo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Lorenzoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul tema indoeuropeo in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Un'analisi archeologica e storica della popolazione dei Veneti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venetipreromani.html' addthis:title='I Veneti preromani nel contesto europeo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886413610" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/antichitestiveneti.bmp" border="0" alt="Manlio Cortelazzo, Vittorio Formentin, Carla Marcato, Antichi testi veneti" width="95" height="133" align="right" /></a> &#8216;Veneti&#8217; ce ne furono non solo nell&#8217;Adriatico settentrionale ma anche in Armorica (Bretagna), sulle Alpi (Lago di Costanza), alla foce della Vistola (Prussia occidentale), nel Lazio e anche in Asia Minore, ma gli unici sul conto dei quali si sappia qualcosa &#8211; per quanto poco &#8211; di storicamente fondato sono i veneti del Veneto. &#8211; Quanto alla presunta origine microasiatica dei veneti &#8211; essi sarebbero venuti dalla Paflagonia guidati da certo Antenore, troiano, dopo la caduta di Troia proprio come i romani sarebbero arrivati nel Lazio da Troia guidati da Enea, secondo l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span> di Virgilio &#8211; si tratta di un&#8217;invenzione lanciata inizialmente da Plinio, che a sua volta faceva riferimento a Catone, poi continuata da Livio in un clima di esaltazione politica della grandezza di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dappertutto in Europa, e non solo, la genesi delle diverse nazioni e culture, quali grosso modo sono riconoscibili ancora adesso, risale alla dominazione del continente da parte di signori <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> che si imposero su popolazioni paleoeuropee non certo tutte uguali. Dal punto di vista culturale ed etnico il Veneto arcaico &#8211; fino, grosso modo, al secolo XI &#8211; apparteneva all&#8217;ecumene centroeuropeo, del quale la Padania viene a essere il meridione. Il tipo umano predominante era ed è quello alpino (cioé: il tipo alpino della razza bianca o europide), che non è quello mediterraneo e neppur quello nordico o quello balcanico. Esso assomiglia piuttosto a quello prevalente nel Baltico e, in generale, nell&#8217;Europa Nord-orientale, e anche le lingue pre-venete/pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> parlate nel II millennio dovevano essere di tipo finnico-uralico. Incomincio perciò con dare un&#8217;idea di quali potessero essere le caratteristiche del Veneto pre-veneto. &#8211; Sia fatto l&#8217;appunto che fin dai tempi preistorici le genti alpine ebbero come caratteristica la laboriosità, la serietà nell&#8217;impegno preso e l&#8217;ingegno tecnico; e questo si riflette nei tempi moderni quando le zone trainanti dal punto di vista economico (economia reale, non virtuale all&#8217;americana) sono quelle dove c&#8217;è un forte elemento alpino: quindi la Padania, l&#8217;Austria, la Germania meridionale, la Francia centrale. Anche in Spagna, le zone più forti in questo senso, tipo la Catalogna, rivelano un&#8217;importante presenza genetica alpina. Viceversa, gli alpini, di massima, furono genti chiuse, poco aggressive e anche poco portate alla cultura astratta e alla creazione artistica brillante. Non a caso i razziologi dell&#8217;anteguerra tendevano a dimostrare una scarsa stima per le genti alpine &#8211; salvo vedersi costretti a contraddirsi spesso, obbligati dall&#8217;evidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli abitanti pre-veneti della pianura veneta furono i cosiddetti euganei, sul conto dei quali non si sa praticamente niente, mentre le zone montagnose erano abitate dai reti, che si estendevano in tutto il Tirolo fino alla Baviera meridionale. Queste due popolazioni dovevano essere virtualmente identiche e si dice che con il sopraggiungere dgli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> gli euganei siano fuggiti e si siano attestati sulle montagne assieme ai reti. È invece molto più probabile che la stragrande maggioranza degli euganei siano rimasti dov&#8217;erano e abbiano continuato la loro vita come vassalli dei veneti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> dei quali, un poco alla volta, essi adottarono la lingua. I reti continuarono ad avere un&#8217;esistenza politicamente indipendente per molto tempo &#8211; fino al I secolo, e dal punto di vista culturale anche dopo. In riguardo, su di loro ci sono delle informazioni, che ci lasciano intravvedere come dovettero essere anche gli euganei.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nei secoli XVIII &#8211; XI nel Veneto c&#8217;era un&#8217;importante industria del bronzo, che veniva importato grezzo dal Trentino e lavorato localmente in diversi luoghi. A quei tempi venivano già fatti i bronzetti votivi tipicamente veneti che si continuarono a fare anche dopo l&#8217;avvento degli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> &#8211; non a caso, nel Veneto, gli <em>ex-voto </em>furono sempre di bronzo e non di ceramica come nel resto dello spazio geografico italico. L&#8217;industria del bronzo continuò a essere, anche in tempi romani, particolarmente importante nel Veneto: le cosiddette situle, vasi di bronzo ornati di scene quotidiane, di contro agli stili geometrici in vigore in quasi tutto il resto dell&#8217;Europa, incominciano a essere prodotte nel VI secolo e rappresentano una continuazione ed evoluzione di un artigianato del bronzo già in pieno rigoglio agli inizi del II millennio. Già in tempi preindoeuropei, è chiaro, c&#8217;era una florida attività artigianale e commerciale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8830411329" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/capuisiveneti.bmp" border="0" alt="Loredana Capuis, I veneti. Società e cultura di un popolo dell'Italia preromana" width="95" height="144" align="left" /></a> I reti, lo si è già detto, ci danno un&#8217;idea di come potesse essere il Veneto pre-indoeuropeo nel suo insieme. Dopo l&#8217;arrivo dei veneti, fra reti e veneti ci fu un nteressante intercambio culturale. I reti (e quindi probabilmente gli euganei) utilizzavano la tecnica architettonica di fabbricare case semiinterrate usando blocchi di pietra (se ne trovano resti in tutta l&#8217;Europa alpina), adottate anche dai veneti. In margine alle zone indoeuropeizzate, i reti &#8211; che erano veneti pre-veneti &#8211; continuarono ad avere una fiorente società ancora in tempi romani. Valpolicella, nel I secolo, era ancora un centro retico e centro retico era stata Verona prima della sua celtizzazione, come lo fu Trento. I reti, oltre a ottimi contadini e artigiani, costituivano società fortemente organizzate dove vivo era il senso della proprietà, della casa e della famiglia: qui si intravvedono molte delle qualità che distinguevano i veneti fino a tempi molto recenti. Già molto presto i reti avevano adottato l&#8217;alfabeto etrusco e rimangono alcune iscrizioni, di epoca romana. Si tratta di una lingua non <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>, non ancora decifrata (lo si è già detto, probabilmente di tipo uralico). È stato detto che essa presenta affinità con il ligure; ma l&#8217;unica affinità di cui si possa essere sicuri è che ambedue erano lingue non-indoeuropee (il ligure era una lingua mediterranea, di tipo, se vogliamo &#8216;etruscoide&#8217;). &#8211; Dal lato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, i reti avevano l&#8217;abitudine di accendere grandi fuochi cultuali e i veneti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> sembra abbiano mutuato queste abitudini. In Lessinia, zona di forte presenza retica, ancora circa un secolo fa si accendevano verso il Solstizio d&#8217;inverno dei grandi falò sulle cime dei monti, e i carboni che ne risultavano servivano a proteggere contro il fulmine. A questi fuochi erano anche legate pratiche divinatorie. Fra dicembre e gennaio si bruciavano sterpi per &#8216;aiutare&#8217; il Sole nel processo stagionale dell&#8217;allungamento delle ore di luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra fenomenologia arcaica pre-indoeuropea è quella architetturale dei castellieri, grandi costruzioni di pietra a secco e di terra battuta in cima a certe colline, difese da fossati. Fino a tempi romani, in Istria e in Dalmazia, furono luoghi fortificati e di abitazione, ma ne esistevano anche in Tirolo, orientati secondo criteri astrologici, e nella pianura, fino al Garda e oltre (quindi identità, in tempi pre-indoeuropei, fra le genti della montagna e della pianura veneta). C&#8217;è chi ha voluto vedere nei castellieri un&#8217;influenza mediterranea &#8211; né la cosa è impossibile, visto che le genti mediterranee erano dei grandi costruttori in pietra, ma questo è ancora da dimostrarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788815127068" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Villar.jpg" border="0" alt="Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa" width="140" height="201" align="left" /></a> Il Veneto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> esordisce con l&#8217;insediamento dei veneti nei secoli XI &#8211; X. Si trattava di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> di ceppo italico, come testimonia la loro lingua, molto simile al latino e della quale incominciano a trovarsi documenti a partire dal secolo VI, scritti in alfabeto veneto, derivato dall&#8217;etrusco chiusino (di massima, come sempre e dappertutto, si tratta di iscrizioni funerarie). Dei veneti si è anche detto che fossero <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> o protocelti, ma si tratta di un fatto ambiguo, in quanto ancora alla fine del II millennio la distinzione fra <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> e italici non era del tutto chiara. Tratto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>, ma anche italico (si ricordi il particolare rapporto fra Numa Pompilio e la ninfa Egeria) è l&#8217;importanza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> data alle fonti e agli spiriti acquatici, su di cui si riverrà anche più avanti, e che fu caratteristica anche dei veneti (il ricordo delle anguane, spiriti acquatici, era vivo nelle popolazione veneta ancora meno di un secolo fa). I templi veneti erano quasi sempre vicini a fonti o a corsi d&#8217;acqua; e libagioni d&#8217;acqua erano offerte ai loro dei.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti gli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a>, anche i veneti costruivano in legno. Le genti mediterranee erano state grandi costruttori in pietra, quelle centroeuropee usavano, a quanto sembra, tecniche miste. Non a caso tutte le città venete &#8211; principalissime Padova ed Este, ma anche Vicenza, Montebelluna, Oderzo, Treviso, ecc. &#8211; furono città di legno delle quali sono rintracciabili soltanto le fondamenta.</p>
<p style="text-align: justify;">La vitalità e l&#8217;intraprendenza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a> portò a un fiorire culturale e commerciale che nel veneto antico era stato meno dinamico. L&#8217;alto Adriatico, crocevia fra l&#8217;Europa settentrionale e orientale e il mondo etrusco e greco e poi romano, divenne un centro artigianale e un crocevia commerciale di tutto rispetto. Attraverso il Veneto passava la via dell&#8217;ambra, proveniente dal Baltico, ma si commerciava anche in sale, vino, metalli grezzi e lavorati, ceramica (il Veneto, fin da llora, fu terra di grandi ceramisti) e in cavalli, i cavalli veneti essendo fra i migliori d&#8217;Europa &#8211; i veneti furono grandi allevatori di cavalli (tratto, questo, fortemente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a>). Già nel secolo VII c&#8217;era una moneta veneta, l&#8217;<em>aes rude</em>, sostituita nel secolo III dalla dracma venetica di tipo massaliota e poi, nel I secolo, dalla monetazione romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quel che riguarda il lato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, le informazioni che abbiamo sono scarse. Come dappertutto in Europa &#8211; e anche in Asia &#8211; lo stabilirsi delle aristocrazie dominanti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> portò a sincretismi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> per cui la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> uranica dei dominatori convisse e acquistò caratteristiche delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> dei paleoeuropei sottomessi. Se per il mondo greco molti studi sono stati fatti e, entro ragionevoli limiti, si è riusciti a districare fra ciò che c&#8217;era di ellenico e di pre-ellenico nella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione greca</a>, nel resto dell&#8217;Europa le cose si presentano molto meno chiare; e quale fosse la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> delle popolazioni pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> non-mediterranee è quasi sconosciuto. Aggiungiamo che, specificamente nel Veneto, i luoghi di culto dovevano essere solo eccezionalmente dei templi veri e propri, e generalmente recinti sacri posti nella prossimità delle fonti &#8211; comunque, si trattava sempre di strutture in legno delle quali adesso sono riconoscibili soltanto i tracciati. La prossimità delle fonti, se ne è già parlato, potrebbe essere un carattere <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a>, di tipo italo-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1884964982/centrostudilarun" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/1884964982.bmp" border="0" alt="Encyclopedia of Indo-European Culture" hspace="3" vspace="3" width="109" height="140" align="right" /></a> Non c&#8217;è dubbio che i veneti dovevano avere una struttura <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> non dissimile da quella paleoromana, improntata dalla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">tripartizione indoeuropea</a> (Juppiter, Mars, Quirinus). Ma notizie in riguardo non ne rimangono. I lasciti archeologici puntano invece, con ogni probabilità, essenzialmente alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> popolare del substrato pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> della popolazione (come, del resto, è il caso anche in tutta l&#8217;area italica, dove però la fabbricazione di templi e di aree cultuali in pietra, per non parlare di una abbondante documentazione scritta, permise agli studiosi contemporanei di farsi un&#8217;idea migliore di quali relazioni intercorressero fra fra le diverse stratificazioni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Prettamente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> &#8211; anzi, identico a certe pratiche comuni in Lituania fino alla fine del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> &#8211; è il sacrificio del cavallo, che poi veniva sepolto sotto tumuli artificiali di terra &#8211; diversi scheletri di cavalli sono stati trovati sotto tumuli del genere in terra veneta. Tendenzialmente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> potrebbe essere il fatto che le tombe trovate sono prevalentemente a cremazione e poche quelle a inumazione, probabilmente di servi. Anche se sia <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> che paleoeuropei usavano l&#8217;una e l&#8217;altra pratica funeraria, la prevalenza della cremazione potrebbe indicare una predominanza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il resto, quanto ci è dato di sapere sulle pratiche cultuali nel Veneto pre-romano suggerisce che si tratti in massima parte, come già detto, di sopravvivenze pre-indoeuropee &#8211; &#8216;euganee&#8217; &#8211; e magari anche di influenze mediterranee o di sincretismi a esse legati. La dea più conosciuta del culto veneto preromano era Reitia (radice veneta <em>rekt </em>= tedesco <em>richten </em>= raddrizzare), anticamente Pora, dea del guado o del passaggio, verosimilmente verso le regioni dell&#8217;Oltretomba (tratto essenzialmente pre-indoeuropeo). I suoi principali santuari furono a Este e a Vicenza, dove essa aveva l&#8217;attributo di sanante e facilitava le guarigioni e i parti. Nei siti dei suoi luoghi di culto sono stati trovati un numero grandissimo di <em>ex-voto</em>, dalle cui iscrizioni si può dedurre che devote a Reitia erano soprattutto le donne. L&#8217;aspetto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> di Reitia sembra coincidere, sia per quel che riguarda la sua attività che per il tipo di culto che le si rendeva, con quello di Esculapio, anch&#8217;esso un dio vicino agli umani e verosimilmente di origine pre-indoeuropea. Ad Abano si venerava un non meglio identificato Apono e a Lagole (in Cadore), la tricefala Trumusiate (o Icate), forse affine all&#8217;infernale Ecate pre-ellenica: qui, forse, ha da vedersi un influsso mediterraneo. Stranamente, in tempi romani, Trumusiate divenne Apollo.</p>
<p style="text-align: justify;">Storicamente, i veneti gravitarono sempre nell&#8217;orbita di Roma, che era un alleato naturale per affrontare gli attacchi dei galli della Padania occidentale e meridionale e contro i quali sia i veneti che i romani si dovettero difendere per secoli. Né si escludono affinità naturali di tipo culturale e linguistico, per cui i veneti, anch&#8217;essi italici, si sentivano più vicini ai romani che ai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a>. Nel I secolo il Veneto passò, in modo più o meno indolore, a formare parte dell&#8217;Impero Romano. Buona parte dei caduti nella battaglia della foresta di Teutoburgo furono veneti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bibliografia essenziale: Giulia Fogolari, <em>I veneti</em>, in AA.VV., <em>Antiche genti d&#8217;Italia</em>, De Luca, Roma, 1994; Giorgio Chelidonio, <em>Le feste e le tradizioni del fuoco in Lessinia</em>, edizione della Comunità montana della Lessinia, Verona, 1999; Giulio Romano, <em>Archeoastronomia italiana</em>, CLEUP, Padova, 1992; Raffaele Mambella e Lucia Sanesi Mastrocinque, <em>Le Venezie, itinerari archeologici</em>, Newton Compton, Roma, 1988; Roberto Guerra, <em>Antiche popolazioni dell&#8217;Italia preromana</em>, Aries, Padova, 1999; Jean Haudry, <em>Gli indoeuropei</em>, Ar, Padova, 2001; Hans F. K. Günther, <em>Tipologia razziale dell&#8217;Europa</em>, Ghenos, Ferrara, 2003; Marija Gimbutas, <em>Die Balten</em>, Herbig, München, 1982.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venetipreromani.html' addthis:title='I Veneti preromani nel contesto europeo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Antichi poemi runici</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 09:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruce Dickins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le rune e l'alfabeto runico: una breve storia del loro impiego nel mondo germanico-scandinavo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/antichipoemirunici.html' addthis:title='Antichi poemi runici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><div id="attachment_5714" class="wp-caption alignright" style="width: 186px"><img class="size-medium wp-image-5714" title="rune-stone" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rune-stone-176x300.jpg" alt="Pietra runica da Baldringe, Malmöhus län, Skåne" width="176" height="300" /><p class="wp-caption-text">Pietra runica da Baldringe, Malmöhus län, Skåne</p></div>
<p style="text-align: justify;">INTRODUZIONE</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Alfabeto Runico</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’origine dell’alfabeto runico, la primitiva scrittura dei popoli teutonici, è ancora materia di disputa. Isaac Taylor lo fa derivare da un alfabeto greco della Tracia; Wimmer di Copenhagen dall’alfabeto latino. Entrambe le teorie però sono ancora da esaminare bene e, forse ha ragione Von Friesen di Uppsala che è una derivazione di entrambi gli alfabeti. E’ sufficiente comunque dire che deve essere stato noto a tutti i popoli teutonici e che se ne ha notizia fin dal 4° secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente i Goti lo conoscevano prima della loro conversione al Cristianesimo, poiché Wulfila utilizzò molti di questi caratteri per il suo alfabeto gotico; due iscrizioni (Pietroassa in Valacchia e Kovel in Volmynia) sono state trovate in terre occupate dai Goti in questo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua forma originale l’alfabeto runico consisteva di 24 lettere che, per la loro assenza di curve e linee orizzontali, erano particolarmente adatte per essere incise su legno. Di seguito una testimonianza di Venanzio Fortunato: “I barbari dipingono le rune su legno di frassino, come fosse papiro, senza virgole”. Ed è questo il più antico riferimento letterario ai caratteri runici. Altri riferimenti vengono dalle saghe irlandesi, da poemi anglosassoni chiamati “messaggi del marito”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/runemal/4947" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5715" style="margin: 10px;" title="runemal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/runemal.jpg" alt="" width="200" height="293" /></a>Un altro ritrovamento, unico nel suo genere, di queste antiche iscrizioni, si trova inciso sulla punta di una lancia ritrovata a Kragehul (Finlandia).</p>
<p style="text-align: justify;">In Islanda l’alfabeto fu più tardi diviso in tre gruppi così nominati: <em>Freys Aett</em>, <em>Hagals Aett</em>, <em>Tys Aett</em>, dalle loro lettere iniziali F, H, T.</p>
<p style="text-align: justify;">Si pensa che questi nomi si riferissero alla famiglia di Frey (<em>Frey’s family</em>), ecc. Il termine <em>Aett </em>può derivare da <em>atta</em>, &#8220;otto&#8221;, ossia ottavo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre ogni lettera occupava una posizione definita. Nel <em>Codex Sangallensis 270</em> si fa menzione di svariate cifre in lettere runiche come: <em>Isruna</em>, <em>Lagoruna</em>, <em>Hahalruna</em>, <em>Stofruna</em>. Sarebbe necessario conoscere l’esatta posizione di ogni lettera nell’alfabeto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel latino <em>corvi</em> ad esempio, si posiziona la “c” come sesta lettera della prima serie, la <em>o</em> come ottava della terza serie, la <em>r</em> come quinta della prima serie, la <em>v</em> come seconda della terza serie, la <em>i</em> come terza della seconda serie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio di questi crittogrammi si stima fosse attribuito all’Abate del monastero di Fulda, certo Hrabanus Maurus (822-856). La parola latina <em>Corpus </em>è l’equivalente di <em>Hraban</em>. Gli studenti medievali amavano molto latinizzare i loro nomi teutonici. Es: Hrotsvith = “<em>Clamor validus</em>”; Aldhelm = “<em>Vetus galea</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le più antiche iscrizioni ritrovate in Nord Europa nei depositi di torba di Nydam e Torsbjaerg nello Slesvig e Kragehul in Finlandia, sono databili dal terzo o quarto fino al sesto secolo. Queste iscrizioni sono, si presume, in una lingua che è l’antenata comune dell’inglese e dello scandinavo, ne mantiene la cadenza per cui è più primitiva del gotico di “Wulfila”. Altre iscrizioni dello stesso periodo furono ritrovate, incise su una spilla, a Charnay nel Burgundy, e sulla punta di una lancia a Muncheberg (Brandeburgo).</p>
<p style="text-align: justify;">Altre ancora, risalenti all’ottavo secolo, su piccoli oggetti ritrovati in Germania dove, peraltro, molte incisioni sono rare e quasi illeggibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza dubbio furono gli invasori sassoni ad introdurre l’alfabeto in Inghilterra, anche se le iscrizioni databili ai primi due secoli dopo l’invasione sono assai rare e frammentarie. Una però è particolarmente interessante, incisa su una moneta d’oro, di provenienza sconosciuta, a imitazione di un <em>solidus</em> di Onorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880613974" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mitileggendenord.bmp" border="0" alt="Vilhelm Gronbech, Miti e leggende del Nord" width="95" height="148" align="left" /></a> Altro ritrovamento è sulla montatura di un fodero nella località Chessell Down nel Wight. La forma di queste ultime incisioni è simile a quella trovata su oggetti provenienti da Kragehul e Lindholm (Scania), databili ai primi anni del sesto secolo, per quanto gli oggetti dei ritrovamenti inglesi siano posteriori.</p>
<p style="text-align: justify;">Furono ritrovate inoltre molte monete d’argento con incisi in runico riferimenti a leggende relative a re inglesi come “<em>Aepil(i)raed</em>” (senza dubbio re Aethelred 675-704) o “<em>Pada</em>” (Peada suo fratello). Molte altre scritte in runico si trovarono su piccoli oggetti di metallo o di osso. L’alfabeto runico andò in graduale disuso, come si nota dalle monete ritrovate, durante l’ottavo e nono secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo nome che si legge in runico su una moneta è quello del re Beonna dell’”<em>East Anglia</em>” (750) ma anche lì si nota una “<em>o</em>” latina. Qualche lettera rimane pur tuttavia incisa, solitamente la “<em>L</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre lettere runiche che continuarono ad essere usate erano quelle con cui si firmavano i coniatori di monete in Inghilterra.</p>
<p style="text-align: justify;">Di iscrizioni in runico su tombe se ne trovarono parecchie (soprattutto nel nord dell’Inghilterra), alcune sia in caratteri latini che runici. Risalgono quasi tutte al periodo compreso tra settimo e nono secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884525529" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/raccontipopolariislandesi.bmp" border="0" alt="Racconti popolari e fiabe islandesi" width="95" height="149" align="right" /></a> Si presume che rimanesse l’uso di incidere in lettere runiche solamente sulle monete. Dopo l’invasione danese (866) non v’è più traccia dell’alfabeto runico. A partire dal sesto secolo, tuttavia, l’alfabeto inglese si differenziò da quello scandinavo. Alle originali 24 lettere se ne aggiunsero altre 6: <em>Aesc</em>, <em>Ac</em>, <em>Yr</em>, <em>Ear</em>, <em>Calc</em>, <em>Gar </em>e forse la settima <em>Ior</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ha notizia dell’ultimo alfabeto runico conosciuto in Danimarca, Svezia, Norvegia, Islanda, Groenlandia, Isole Faroer, Isole Orcadi, Isola di Man e in Inghilterra. In generale possiamo affermare che l’alfabeto runico, più o meno collegato a pratiche di magia, cadesse sotto il sospetto di stregoneria e fosse quindi bandito nei paesi scandinavi durante il periodo delle terribili superstizioni medievali e delle riforme <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il presente brano costituisce l&#8217;Introduzione al libro di Bruce Dickins <em>Runic and Heroic Poems of the Old Teutonic Peoples</em> (Cambridge, 1915). La traduzione in italiano è opera di Fernanda Reborati. Il brano è stato tratto, col gentile consenso, dal sito www.reiki.it.</p>
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