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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Indoeuropei</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>I popoli europei hanno un solo padre</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2001 venne tradotto in italiano dalle Edizioni di Ar uno dei testi fondamentali sugli Indoeuropei, opera del linguista francese Jean Haudry]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-popoli-europei-hanno-un-solo-padre.html' addthis:title='I popoli europei hanno un solo padre '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4041" style="margin: 10px;" title="haudry-gli-indoeuropei" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/haudry-gli-indoeuropei.jpg" alt="" width="192" height="284" />Dopo anni di attesa, vede la luce in questi giorni la versione italiana di <em>Les Indo-Européens</em>, il saggio di <a title="Jean Haudry" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Jean Haudry</a> sui nostri antichi progenitori che ha avuto, dalla sua prima edizione francese nel 1981, traduzioni in inglese, tedesco, serbo-croato, greco e portoghese. Questi dati già indicano l’importanza del volume: pochi altri testi su questi argomenti hanno visto così tante traduzioni in pochi anni. La versione in italiano, per i tipi delle Edizioni di Ar (tel. 089/221226) è oltretutto corredata da numerose illustrazioni fuori testo che impreziosiscono il volume.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è facile riassumere brevemente i pregî del libro, che a uno stile godibilissimo e piacevole associa una precisione minuziosa e soprattutto una sorprendente padronanza di tutti i varî argomenti trattati. Leggendo, si ha l’impressione di trovarsi su un elevato torrione dal quale si possono abbracciare, con lo sguardo, tutti gli ampli territorî della ricerca: la lingua, la mentalità, la vita materiale, l’organizzazione sociale, il senso del tempo e del divino degli <a title="Indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indoeuropei</a>. Il grande fascino è poi dato dall’argomento: si tratta dello studio di quei popoli, dalla cui divisione sortirono le varie “nazionalità” indoeuropee, vale a dire i <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a>, i Germani, gli Slavi, i Balti, i Romani, i Greci, gli Indiani, i Persiani etc. Tutti questi popoli mantennero, in modi diversi, numerose tracce comuni, tanto nelle lingue quanto nella mitologia, nelle espressioni poetiche, nel sistema di pensare il mondo e la società (secondo una tripartizione la cui individuazione è dovuta principalmente a Georges Dumézil).</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.libreriauniversitaria.it/origini-indeuropee-devoto-giacomo-edizioni/libro/9788889515327?a=395521" target="_blank"><img class="size-full wp-image-2105 alignleft" style="margin: 10px;" title="origini-indeuropee" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/origini-indeuropee.jpg" alt="" width="205" height="298" /></a>È per questi motivi che avvicinarsi allo studio degli antichi avi <a title="Indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indoeuropei</a> è tanto affascinante: si perde, oltretutto, il senso angusto del confine nazionale, avvertito come barriera di civiltà: ciò che costituisce la “patria”, avendo assunta una tale visuale, è piuttosto la comunità con la quale si condividono le origini. Allo stesso tempo, particolare importanza ha il rivolgersi alle proprie specificità indoeuropee, a ciò che rende caratteristici e particolari tutti questi popoli, li differenzia dagli altri, costituisce il discrimine tra un modo di essere e di sentire il mondo, e altri modi, ugualmente legittimi ma sostanzialmente stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto attiene la spiritualità, <a title="Haudry" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Haudry</a> così scrive dell’animo <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a>: «Essendo pluralista e diversificata, la <a title="Religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropea</a> è per sua natura tollerante; anziché impegnarsi nel proselitismo, ciascun gruppo custodisce gelosamente i proprî dèi, riti e formule». Un rapporto col divino fatto di prassi e non di teoria, o meglio «di opere, e non di fede».</p>
<p style="text-align: justify;">Anche un altro tema centrale nella ricerca linguistica e archeologica è sciolto con estrema precisione e con rigore “tradizionale” da <a title="Haudry" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Haudry</a>: quello della localizzazione della patria originaria, l’<em>Urheimat</em>. Così, dopo aver passato sinteticamente in rassegna le varie ipotesi che la dottrina contemporanea ha sostenuto, circa la terra di origine, egli scrive senza mezzi termini: «numerosi indizi ci inducono a ricercare assai più a nord la regione in cui si formarono i <a title="popoli indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">popoli indoeuropei</a> e varie tradizioni concordano su questo punto», vale a dire una terra circumpolare. Per una serie di ragioni, ciò comporta anche una datazione diversa dagli altri studiosi circa la formazione del popolo comune: <a title="Haudry" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Haudry</a> si riferisce così al Paleolitico superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo questo non è il luogo per trattare più diffusamente di questo libro ricchissimo e interessante. Lo raccomandiamo dunque a tutti coloro che vogliano dare una risposta agli incessanti interrogativi: “Chi siamo? Da dove veniamo?”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Padania </em>del 6 giugno 2001.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-popoli-europei-hanno-un-solo-padre.html' addthis:title='I popoli europei hanno un solo padre ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La religione cosmica degli Indoeuropei</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 10:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul tema indoeuropeo in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[La teoria di Jean Haudry sul fondamento annuale della religione indoeuropea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-religione-cosmica-degli-indoeuropei.html' addthis:title='La religione cosmica degli Indoeuropei '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2857447795/centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/riestraite.bmp" border="0" alt="Julien Ries (cur.), Traité d'anthropologie du sacré, volume 2: L'Homme indo-européen &amp; le sacré" width="91" height="140" /></a>Il Prof. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Jean Haudry</a> è un insigne studioso di indoeuropeistica, e il suo libro <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788872521649"><em>La religion cosmique des Indo-Européens</em></a> è un saggio che propone ipotesi e indirizzi di ricerca molto suggestivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2070768392/centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/dumezilesquisse.bmp" border="0" alt="Georges Dumézil, Esquisse de mythologie" width="96" height="140" /></a>Lo studio di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Haudry</a> esamina i concetti di giorno, di anno e di ciclo cosmico che svolgono un ruolo molto importante nella <a title="tradizione indoeuropea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">tradizione indoeuropea.</a> Il termine <a title="indoeuropeo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropeo</a> <em>*dyéw-</em>, che indica un’entità divina, designava originariamente il giorno o, ancor più precisamente, il cielo diurno e quindi i suoi abitanti divini. In contrapposizione a questo c’era il cielo notturno, abitato da creature demoniache. Si sviluppa poi l’idea di un cielo crepuscolare che segna il confine fra giorno e notte. Queste antiche concezioni cosmologiche si riflettevano nell’organizzazione della società, in cui le caste assumevano funzioni e attributi dei tre aspetti del cielo, con i relativi colori: bianco (il cielo diurno, coperto dalle nubi, che corrispondeva ai sacerdoti), rosso (il cielo crepuscolare che corrispondeva ai guerrieri), nero (il cielo notturno che corrispondeva ai lavoratori). <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Haudry</a> ritiene che questa <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> si possa ravvisare anche nel mito greco di Deucalione e Pirra, in cui Deucalione rappresenta il colore bianco, Pirra il rosso, e le pietre che i due gettano alle loro spalle il nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro poi esamina l’origine del nome “eroe” che per l’autore è legato alla sposa di Zeus, Hera. Prendendo spunto dalla formula sanscrita che definisce eroe colui che “conquista l’anno”, <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Haudry</a> ritiene che l’eroe fosse inizialmente colui che attraversava la tenebra invernale: fuor di metafora questo significa che nelle fasi più arcaiche della <a title="storia indoeuropea" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">storia indoeuropea</a> la qualifica eroica era attribuita a chi riusciva a sopravvivere ai terribili inverni delle regioni nordiche. Tanto più che <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Haudry</a> pensa che la sede originaria degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indoeuropei</a> fosse il territorio circumpolare, in cui la notte invernale si prolunga per settimane, e il cielo diurno appare quasi sempre coperto dalle nuvole (da qui il colore bianco associato al cielo invece di quello azzurro delle regioni mediterranee). Queste concezioni cosmologiche possono dare indicazioni su come interpretare miti e <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>. Ad esempio <a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Haudry</a> pensa che la cosiddetta croce celtica, generalmente interpretata come <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> solare, rappresenti invece la ruota dell’anno con l’alternarsi delle stagioni. Stesso significato avrebbe la ruota a quattro raggi di Issione nella mitologia greca.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2825115649/centrostudila-21" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/paganisme.bmp" border="0" alt="Jeremie Benoît, Le paganisme indo-européen" width="94" height="140" /></a>Buona parte del libro è dedicata al mito di Hera il cui nome, come ha mostrato F.R. Schröder, deriva dalla radice indoeuropea che designa l’anno, e più in particolare la bella stagione dell’anno. Da qui la connessione fra Hera, la divinità che annuncia la primavera, e gli “eroi” che hanno attraversato la tenebra invernale. Lo stesso leggendario eroe Eracle proviene da questa etimologia, e in tutte le <a title="mitologie indoeuropee" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">mitologie indoeuropee</a>, funzione dell’eroe è quella di raggiungere l’immortalità solare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attraversamento dell’inverno suggeriva la metafora del guado, e alcuni testi della mitologia nordica citano espressamente l’attraversamento dell’acqua “invernale”. Sopravvivenze medievali di queste concezioni si possono individuare nella storia di san Cristoforo, in cui il santo fa attraversare un fiume a un bambino portandolo sulle spalle e, dopo aver raggiunto l’altra sponda, riconosce nel fanciullo il Cristo: un tipico esempio di qualificazione iniziatica dopo il superamento di una prova.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Haudry</a> porta a sostegno delle sue tesi una quantità straordinaria di dati storici, archeologici e filologici che mettono a confronto le civiltà classiche con quelle dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a>, dei Germani, degli Indiani, offrendo agli studiosi delle più svariate discipline delle possibilità di approfondimento decisamente stimolanti.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Jean Haudry</a>, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788872521649"><em>La religion cosmique des Indo-Européens</em></a>, Archè, Milano/Paris, 1987, pp.330, € 34,00.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-religione-cosmica-degli-indoeuropei.html' addthis:title='La religione cosmica degli Indoeuropei ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il numerale quattro nella forma ricostruita indoeuropea: percorsi etimologici e ipotesi sul computo IE</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 10:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toni Marzetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le tesi sull'origine e lo sviluppo del numerale quattro in indoeuropeo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-quattro-nell-indoeuropeo.html' addthis:title='Il numerale quattro nella forma ricostruita indoeuropea: percorsi etimologici e ipotesi sul computo IE '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><p><!--[if gte mso 9]><![endif]--><!--  --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Per individuare il quattro nell&#8217;indoeuropeo *<span style="text-decoration: underline;"> K</span><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><span style="text-decoration: underline;"> etwor. </span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ambito degli studi indoeuropeistici il numerale *<em>K</em><sup>w</sup><em>etwor </em>è stato oggetto di numerosi studi che, seppur a volte giunti a risultati discordanti tra loro, sono utili per il loro apporto all&#8217;analisi linguistica di tale numerale.</p>
<p style="text-align: justify;">Di queste ricerche utilizzeremo solo quelle che sembrano avere maggiore attinenza con il nostro proposito, offrendo spunti che, nel corso del lavoro, ci consentiranno di individuare, esaminare e infine formulare ulteriori ipotesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso prende inizio con l&#8217;analizzare l&#8217;ipotesi diffusa fra molti linguisti<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a> secondo la quale il numerale i.e. *<em>K</em><sup> w</sup><em>etwor </em>sarebbe in stretto rapporto con l&#8217;i.e. *<em>Okto(u), </em>forma ricostruita per il numerale cardinale <span style="text-decoration: underline;">otto.</span> Le argomentazioni che tali studiosi propongono a sostegno della loro ipotesi ammettono un punto di origine comune per le due forme: la radice indoeuropea *<em><span style="text-decoration: underline;">Ak &#8212; *Ok</span></em>, con il significato di appuntito<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>. Seguendo tale tesi l&#8217; i.e. *<em>K</em><sup> w</sup><em>etwor </em>andrebbe considerato come un antico composto derivato dalla forma * <em><span style="text-decoration: underline;">Oket(o)</span></em><sup> <span style="text-decoration: underline;">w</span></sup><em><span style="text-decoration: underline;">oro</span></em>, ancora con il significato di appuntito.  I sostenitori di tale tesi continuano dicendo che la forma i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">Oket(o)+ oro</span></em> si sarebbe evoluta in <em><span style="text-decoration: underline;">*Oket</span></em><sup> w</sup><em><span style="text-decoration: underline;">or</span></em> e successivamente, per un fenomeno di assimilazione<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>, si sarebbe arrivati all&#8217;i.e. <em><span style="text-decoration: underline;"> *K</span></em><sup> w</sup><em><span style="text-decoration: underline;">etwor</span></em>, forma ricostruita  e riconosciuta come il numerale cardinale quattro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8815107630"><img class="alignleft" style="border: 0pt none;" src="../immagini/introduzioneallalinguaeallaculturadegliindoeuropei.bmp" border="0" alt="Enrico Campanile, Bernard Comrie, Calvert Watkins, Introduzione alla lingua e alla cultura degli Indoeuropei" width="95" height="142" /></a>Nella stretta connessione individuata fra le forme i.e. * <em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><sup> <span style="text-decoration: underline;">w</span></sup><em><span style="text-decoration: underline;">etwor </span></em> e <em><span style="text-decoration: underline;">*Okto(u)</span></em> tali studiosi forniscono una spiegazione che riguarda la categoria grammaticale del numero dei due nomi. Precisamente viene asserito che l&#8217;i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">Okto </span></em> potrebbe essere la forma duale dell&#8217; i.e. <em><span style="text-decoration: underline;">*K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etwor</span></em><a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In base a tale affermazione siamo portati ad una prima conclusione, vale a dire che l&#8217; i.e. <em><span style="text-decoration: underline;">* Okto</span></em>, inizialmente avrebbe significato &#8220;i due quattro&#8221;, ovvero &#8221; la coppia delle punte&#8221;, riferendosi alle dita delle due mani aperte, aventi, escluso i due pollici<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a> il dito medio come apice.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo da questo primo parziale esito, in questa ricerca abbiamo preso in esame altri studi la cui analisi ci ha condotti a risultati diversi contraddicendo l&#8217;ipotesi appena discussa. Tale rifiuto è particolarmente marcato e trova motivazione nella evidente inconciliabilità della veste fonetica e morfologica che le due forme appena esaminate presentano<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo serve a farci meglio intendere che non potremo arrivare ad una possibile origine dell&#8217;i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;"> K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etwor</span></em> tramite un semplice confronto della forma esterna, tralasciando anche gli aspetti extralinguistici. In tal modo la nostra indagine potrebbe trovare deviato il suo percorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;aiuto di ipotesi addotte da vari studiosi, effettueremo un&#8217; attenta analisi della struttura dell&#8217; i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;"> K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etwor </span></em> e, sezionando tale forma, cercheremo di individuare gli elementi di base, ai quali potremo dare una possibile spiegazione.<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788815127068"><img class="alignright" style="border: 0pt none;" src="../immagini/Villar.jpg" border="0" alt="Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa" width="140" height="201" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A tale scopo esamineremo i risultati di studi condotti, rispettivamente, da <em>Cuny, Carnoy e Windekens.</em> Progressivamente, questi studiosi ci metteranno nella condizione di intraprendere uno studio attento della forma i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;"> K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etwor</span></em> e di addurre una possibile risposta al quesito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo studio da cui prenderà inizio la nostra riflessione è quello condotto da Cuny <a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>, nel quale va sottolineata l&#8217;ipotesi operativa di notevole interesse. Come vedremo più avanti, questa stessa ipotesi verrà convalidata dagli altri due linguisti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea di Cuny fu di scindere la forma i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;"> K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etwor</span></em> in due parti. Così facendo lo studioso ottenne l&#8217;isolamento di due elementi costitutivi: * <em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e </span></em>e <em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;twor</span></em>. Ma quale valore viene attribuito a queste due componenti? Cuny  riconosce per * <em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e </span></em> un valore generalizzatore, senza fornire ulteriori spiegazioni o indicare possibili percorsi di ricerca.</p>
<div id="attachment_871" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><img class="size-medium wp-image-871" title="treditasuunabetulla" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/treditasuunabetulla.jpg" alt="Tre dita su una betulla" width="160" height="240" /><p class="wp-caption-text">Tre dita su una betulla</p></div>
<p style="text-align: justify;">Una risposta molto interessante , che sollecita la nostra ricerca, viene data invece per l&#8217; elemento <em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;twor</span></em>. Cuny  mette in relazione questa forma con l&#8217; i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;"> Trei</span></em>, forma ricostruita per il numerale <span style="text-decoration: underline;">tre</span>. Ma come si può facilmente notare, fra le due forme esiste una differenza morfologica: <em><span style="text-decoration: underline;">twor</span></em> presenta la semivocale <span style="text-decoration: underline;">w</span>, mentre *<em><span style="text-decoration: underline;">Trei</span></em> non presenta tale caratteristica. Lo studioso spiega la divergenza affermando che in <em><span style="text-decoration: underline;">*&#8211;twor </span></em> si è realizzata l&#8217;infissazione della semivocale, fenomeno ritenuto da questo stesso come tipico di un&#8217; epoca antica dell&#8217;indoeuropeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna ammettere che la conclusione di Cuny non fornisce una risposta esauriente alla nostra discussione, in quanto va ad arrestarsi in un punto vago, senza sviluppare o spiegare ulteriormente l&#8217; ipotesi avanzata. Nonostante tutto è necessario riconoscergli il merito di aver indicato una possibile strada per la formulazione dell&#8217;etimologia dell&#8217; i.e. * <em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e </span></em>. Continuiamo nella nostra esposizione prendendo in esame l&#8217; esito della ricerca di Carnoy.</p>
<p style="text-align: justify;">Carnoy condivide l&#8217; impostazione metodologica precedente separando l&#8217;i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etwor </span></em>in due elementi. Lo studioso fornisce delle spiegazioni differenti e delle risposte ove prima mancavano, dando diverso significato a ciascuno dei due elementi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come fatto nuovo e rilevante Carnoy  identifica i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;"> K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e </span></em>con una congiunzione, mentre mette in rapporto *<em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;twor</span></em> con *<em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;teu</span></em>. Quest&#8217; ultimo è la forma ricostruita per il nome del quarto dito, ovvero l&#8217; indice, quello che permette di  sviluppare il massimo della forza.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo Carnoy  compie un passo in avanti arricchendo il nostro esame. Le sue risposte sono facilmente analizzabili: *<em><span style="text-decoration: underline;"> K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e </span></em> è identificabile con la particella enclitica latina <span style="text-decoration: underline;">que.</span> Una spiegazione più interessante si prospetta invece per * <em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;twor</span></em>, che indica il dito <span style="text-decoration: underline;">indice,</span> ovvero il quarto dito a partire dal mignolo. In questa prospettiva sembra intravedersi il metodo usato dalle <a title="Popolazioni indoeuropee" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">popolazioni indoeuropee</a> per contare. Così potremmo affermare che l&#8217;indoeuropeo iniziava il computo partendo dal mignolo per finire con il pollice<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>, inoltre che non aveva un nome per il numero quattro, sostituito dal nome del dito stesso. La posizione di Windekens è probabilmente quella che, meglio delle precedenti, ci mette nella condizione di dare delle risposte a quesiti lasciati insoluti.<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8822248228"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="../immagini/preistoriadellatradizionepoeticaitalica.bmp" border="0" alt="Gabriele Costa, Sulla preistoria della tradizione poetica italica" width="200" height="282" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studioso fonda la sua analisi sulla stessa prospettiva metodologica da cui parte Carnoy, identificando *<span style="text-decoration: underline;"> K</span><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><span style="text-decoration: underline;">e</span> con una congiunzione, ma proponendo una nuova ipotesi per <em><span style="text-decoration: underline;">*&#8211;twor</span></em>. Questa forma infatti viene affiancata all&#8217; i.e. * <em><span style="text-decoration: underline;">Twer, Twr, </span></em>con il significato di &#8220;attorniare, prendere, tenere&#8221;. E&#8217; qui il caso di rilevare la prima novità riportata da Windekens: Carnoy aveva identificato i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;twor</span></em> con un sostantivo, mentre Windekens vi riconosce una radice verbale. Questa spiegazione suggerisce l&#8217; immagine della mano (escluso il pollice) che con le quattro dita stringe un oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa ipotesi siamo in grado di completare la risposta che con Carnoy abbiamo semplicemente accennato sul modo di contare che poteva essere in uso presso le <a title="Popolazioni indoeuropee" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">popolazioni indoeuropee</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo indoeuropeo probabilmente iniziava a contare partendo, a mano aperta, dal mignolo per fermarsi al pollice. Il procedimento si espletava con la chiusura progressiva di un dito per ogni numero, cosicché, arrivati a quattro      (all&#8217; indice), le quattro dita contate sono chiuse come nell&#8217; atto di afferrare qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo Windekens riserva una notevole attenzione anche al primo elemento : *<em><span style="text-decoration: underline;"> K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e</span></em>. Egli, oltre ad identificarlo con una congiunzione, indaga allo scopo di individuarne la possibile origine. Il suo esame prende una via più ampia ed arriva a coinvolgere l&#8217; i.e. * <em><span style="text-decoration: underline;">Penk</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e</span></em>, forma ricostruita per il numerale cardinale <span style="text-decoration: underline;">cinque</span>. Windekens separa l&#8217; elemento *<em><span style="text-decoration: underline;"> Pen&#8211; </span></em> e l&#8217; elemento *<em><span style="text-decoration: underline;"> &#8211;K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e</span></em> . Ma perché in *<span style="text-decoration: underline;"> <em>Penk</em></span><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e</span></em> la congiunzione occupa la posizione finale, mentre in * <em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etwor</span></em> si trova all&#8217;inizio di parola? Lo studioso afferma che * <em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e</span></em> , essendo una particella enclitica, deve occupare sempre la parte finale del nome.</p>
<p style="text-align: justify;">La congiunzione della forma ricostruita per <span style="text-decoration: underline;">quattro</span>, in conclusione, deve appartenere al numero precedente, al<span style="text-decoration: underline;"> tre</span> che, a sua volta, lo collega al <span style="text-decoration: underline;">due</span>. In base a tali asserzioni potremmo dedurre che il parlante indoeuropeo abbia perso la coscienza funzionale della particella enclitica ( legge dell&#8217; oblio) lasciando che quest&#8217; ultima andasse a formare, per un fenomeno paratattico, un&#8217;unica unità con * <em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;twor</span></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La sequenza numerica che Windekens ricava è del tipo: <span style="text-decoration: underline;">1, 2 e 3, 4 e 5</span><a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>, ammettendo che solo <span style="text-decoration: underline;">quattro </span>e <span style="text-decoration: underline;">cinque </span>hanno conservato tracce della congiunzione. Tracce peraltro scomparse negli altri numeri dell&#8217; insieme che abbiamo preso considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A conclusione del suo intervento Windekens ipotizza una sequenza numerica del tipo <span style="text-decoration: underline;">1, 2 e 3 e 4 e 5.</span> Tuttavia, e in virtù di quanto esposto finora, ci sembra che la sequenza ipotizzata potrebbe essere soggetta ad un&#8217; ulteriore interpretazione Infatti potremmo ritenere che, nel caso di <em><span style="text-decoration: underline;">quattro</span>,</em> la congiunzione non è scomparsa bensì non vi è mai stata.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Tre </span> e <span style="text-decoration: underline;">cinque</span> potrebbero essere i soli due numerali che abbiano avuto e conservato tracce della particella enclitica. <span style="text-decoration: underline;">Tre </span> e <span style="text-decoration: underline;">cinque</span> rappresentano due momenti limite nel corso della enumerazione. Nel nostro caso al <span style="text-decoration: underline;">tre</span> abbiamo la rottura della prima scala numerica che coincide con l&#8217; identificazione dell&#8217;insieme che la percezione immediata, senza ricorrere al computo, ci permette di individuare<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>. Segue <span style="text-decoration: underline;">quattro</span>, conteggio vero e proprio, in quanto il nostro cervello individua due insiemi di due unità o un insieme di tre unità e uno di una unità.  Infine <span style="text-decoration: underline;">cinque</span>, limite della seconda scala numerica, quella più immediata e più usata dall&#8217;uomo: le dita della mano<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2857447795/centrostudila-21"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/riestraite.bmp" border="0" alt="Julien Ries (cur.), Traité d'anthropologie du sacré, volume 2: L'Homme indo-européen &amp; le sacré" width="91" height="140" /></a>Dall&#8217;analisi degli studi condotti da Cuny, Carnoy e Windekens siamo riusciti ad ottenere una possibile risposta al quesito posto all&#8217;inizio della nostra trattazione, individuando <em><span style="text-decoration: underline;">*&#8211;twor </span></em>come il significante di <span style="text-decoration: underline;">quattro</span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore spunto al nostro lavoro è lo studio proposto da Martinet<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a>, che va a porsi in una posizione alternativa rispetto ai discorsi finora citati. Martinet sembra tener conto della metodologia introdotta da Cuny solo in parte. Anch&#8217;egli scompone l&#8217; i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etwor</span></em><em> </em>in due elementi, isolando però  *<span style="text-decoration: underline;"> <em>K</em></span><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">et</span></em> e <em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;wor</span></em>. Il suo discorso insiste sull&#8217;elemento <em><span style="text-decoration: underline;">*&#8211;wor</span></em>, tralasciando di chiarire la funzione di *<em><span style="text-decoration: underline;"> K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">et</span></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Martinet afferma che <em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;wor</span></em> si alterna al femminile con la forma i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">sor </span></em>, nota in i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">Swe-sor</span></em>. Questa forma, secondo il linguista, sarebbe formata da *<em><span style="text-decoration: underline;">Swe&#8211;</span></em>, con il significato di &#8220;se stesso&#8221; e da *<em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;sor</span></em>, con il significato di sorella, donna di casa nostra, ovvero della grande famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua osservazione, Martinet segnala un&#8217;altra forma in cui è presente l&#8217; elemento <em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;*sor</span></em>: l&#8217; i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">Uk&#8211;sor</span></em>, avente il significato di sposa, donna che viene da altrove. Riguardo all&#8217;elemento iniziale *<em><span style="text-decoration: underline;"> Uk&#8211;</span></em> Martinet non fornisce alcuna spiegazione rimandando al latino e all&#8217;armeno<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a>. In conclusione l&#8217; ipotesi avanzata da Martinet finisce per interessare un settore che non è quello dei numerali e, in tutta evidenza, manca di apportare chiarimenti di rilievo alla nostra discussione.<a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0198238703/centrostudilarun"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/introductionindoeuropean.jpg" border="0" alt="Introduction to the Indo-European Linguistics" hspace="3" vspace="3" width="95" height="140" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Rivolgiamo ora la nostra attenzione alla forma ordinale del numerale. Il sistema numerale indoeuropeo  è molto sviluppato e nella ricostruzione si è potuto stabilire che, per la formazione degli ordinali, venivano impiegati dei suffissi. Tuttavia esaminando attentamente la sequenza ordinata che va da primo a decimo, sembra difficile fissare una regola precisa nel passaggio dal cardinale  all&#8217;ordinale. In particolare in <span style="text-decoration: underline;">primo</span> e <span style="text-decoration: underline;">secondo</span> è quasi impossibile individuare quale principio governi tale passaggio. Nella sequenza che va da <span style="text-decoration: underline;">terzo</span> a <span style="text-decoration: underline;">decimo</span>, invece, <span style="text-decoration: underline;">settimo</span> e <span style="text-decoration: underline;">nono</span> mostrano il principio della <span style="text-decoration: underline;">tematizzazione del cardinale</span>, da <span style="text-decoration: underline;">terzo </span>a <span style="text-decoration: underline;">sesto</span> riscontriamo vari suffissi. I suffissi ricorrenti sono: <em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;</span></em><span style="text-decoration: underline;">yo , <em>&#8211;</em>to , <em>&#8211;</em>ro  ,<em>&#8211;</em>mo.</span> Nel suo studio sui numerali indoeuropei  Szemerényi <a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a> riporta per l&#8217; ordinale <span style="text-decoration: underline;">quarto </span> le seguenti forme: P. i.e. <em><span style="text-decoration: underline;">*K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;"> tur-o</span></em> , Tardo i.e. <em><span style="text-decoration: underline;">* K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">tur-(i)yo </span></em>Post i.e.             *<em><span style="text-decoration: underline;"> K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etur-to, *K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etwr-to</span></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ambito di queste forme ricostruite e riportate da Szemerényi, una particolare attenzione deve essere rivolta alla forma *<em><span style="text-decoration: underline;"> K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">tur (i ) yo </span></em>di epoca tarda ma riconosciuta dal linguista come la più arcaica<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a>. Szemerényi, per chiarire la sua asserzione, ammette una relazione con la forma dell&#8217; ordinale i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">Triyo</span></em>, che indica il <span style="text-decoration: underline;">terzo</span>. Il rapporto dei due ordinali viene giustificato in base all&#8217; uguaglianza dei suffissi applicati ai numerali cardinali. Lo studioso afferma che fra le due forme ha agito un fenomeno di analogia, per cui il primitivo i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">tur-o</span></em> avrebbe cambiato la finale in *<em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;( i ) yo</span></em> sull&#8217;esempio dell&#8217;ordinale che lo precede. Quanto appena riportato serve a rafforzare l&#8217; ipotesi in precedenza proposta, secondo la quale la forma i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">etwor</span></em> porta nell&#8217;elemento <em><span style="text-decoration: underline;"> twor</span></em> il significato del numerale. La forma P. i.e. *<em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">turo</span></em> può essere analizzata seguendo la metodologia adottata per<span style="text-decoration: underline;"><em> </em></span><em><span style="text-decoration: underline;">*K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;"> etwor</span></em><em>. </em>In seguito a tale procedimento otteniamo tre elementi: * <em><span style="text-decoration: underline;">K</span></em><span style="text-decoration: underline;"><sup>w</sup></span><em><span style="text-decoration: underline;">e</span></em>, <em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;tur</span></em>,  <em><span style="text-decoration: underline;">&#8211;o</span></em>. In base alle conoscenze acquisite nel corso della nostra ricerca possiamo dare un significato ad ognuna di queste componenti. La prima parte è identificabile con la congiunzione, il secondo elemento rappresenta il numero e l&#8217; ultimo elemento isolato costituisce il suffisso che dà il significato di ordinale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per portare ad una conclusione questa ricerca e corroborare le ipotesi fin qui esposte, prendiamo come riferimento uno studio condotto da Sommer<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>. Nella sua analisi Sommer riporta la forma Ittita  <em><span style="text-decoration: underline;"> Duyanalli</span></em>, titolo di un ufficiale di palazzo, e afferma che tale termine ha come radice un numerale. In particolare lo studioso dichiara che il termine <span style="text-decoration: underline;">ittito</span> è basato sull&#8217; ordinale  <span style="text-decoration: underline;">tuyana</span>, che, a sua volta, viene identificato come una forma ampliata di <span style="text-decoration: underline;"> tu ( r ) ya</span> ancora con il significato di <span style="text-decoration: underline;">quarto</span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong> <span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"></a> [1]Pedersen, KZ. 32 (1893); Muller, IF. 44. (1927)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"></a> [2]Così afferma anche Buffa citando, a sua volta Menninger. Giovanni Buffa, <em>Tra numeri e dita</em>, Bo, Zanichelli, pag. 55.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"></a> [3]Fenomeno articolatorio per cui due suoni contigui tendono ad assumere tratti comuni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"></a> [4]Buffa, pag. 55.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5"></a> [5]Buffa, pag. 56.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6"></a> [6]Windekens, IF. 87, 1982, pag. 8.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7"></a> [7]<em>Etudes prégrammaticales sur le domaine des langues indoeuropéennes et chamito-semitiques</em>, Paris, 1924.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8"></a> [8] Lo stesso metodo è diffuso tra le popolazione Aiome e Kewa della Nuova Guinea. Buffa, pag. 48.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9"></a> [9]Per una maggiore facilità considereremo una numerazione limitata alle prime cinque unità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10"></a> [10]Buffa, pag. 16.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11"></a> [11]Buffa, pag. 17.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12"></a> [12]André Martinet, <em>Des steppes aux océans</em>, Paris, Payot, 1987.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13"></a> [13]E&#8217; in queste lingue che se ne trovano le prime tracce. Martinet, pag. 204.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14"></a> [14]Oswald Szemerényi, <em>Studies in the indo-european system of numerals</em>, Heidelberg, C.Winter university Press, 1960.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15"></a> [15]Szemerényi, pag. 80.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16"></a> [16] Sommer, <em>IF </em>59, 1948.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-quattro-nell-indoeuropeo.html' addthis:title='Il numerale quattro nella forma ricostruita indoeuropea: percorsi etimologici e ipotesi sul computo IE ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Religiosità indoeuropea</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 10:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del libro omonimo di Hans Günther, sul sentimento religioso degli antichi indoeuropei]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/religiosita-indoeuropea.html' addthis:title='Religiosità indoeuropea '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2857447795/centrostudila-21"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/riestraite.bmp" border="0" alt="Julien Ries (cur.), Traité d'anthropologie du sacré, volume 2: L'Homme indo-européen &amp; le sacré" /></a><a title="Hans F. K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/" target="_self">Hans F. K. Günther</a> scrisse nel 1934 un interessante saggio sulla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a> degli antichi <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>, col titolo di <em>Frömmigkeit nordischer Artung</em>. Le copie giacenti in magazzino andarono distrutte nella barbarie della guerra, ma una seconda edizione venne pubblicata nel 1963, e nel 1970 apparve anche una traduzione italiana, ristampata nel 1980, col titolo di <em>Religiosità indoeuropea</em>. Lo studio del <a title="Hans F. K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/" target="_self">Günther</a>, anche se datato per certi aspetti, risulta ancora attuale per mettere a fuoco alcuni concetti chiave sulle religioni pagane anticamente diffuse tra le <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">popolazioni indoeuropee</a> di origine ariana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788815127068"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Villar.jpg" border="0" alt="Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa" width="93" /></a>Non è facile il compito di chi indaga sui primi tempi storici dei popoli ariani: occorre desumere da testimonianze letterarie superstiti certi aspetti della cultura e della mentalità che verosimilmente erano consolidati nella cultura dell’epoca. I poemi omerici e le saghe nordiche sono i riferimenti più significativi di queste indagini, ma lo studioso deve saper discernere quanto in questi testi sia testimonianza attendibile e quanto, invece, abbia il sapore di invenzione letteraria. In particolare la letteratura nordica è una creazione poetica islandese e norvegese dei secoli vichinghi ed è pertanto una testimonianza assai tarda sul piano cronologico. <a title="Hans F. K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/" target="_self">Günther</a> ritiene che la stessa figura di Odino-Wotan sia una divinità della nobiltà vichinga originariamente assente in area germanica. Analogamente la figura di Freya, la dea dell’amore, è una divinità il cui culto proviene dall’area danubiano-balcanica, e che il <a title="Hans F. K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/" target="_self">Günther</a> definisce come una dea “semiasiatica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Più ricche di dati sono le indagini sulla religiosità della Grecia antica: il <a title="Hans F. K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/" target="_self">Günther</a> ritiene che il più genuino spirito religioso greco si manifesti nella letteratura ellenica da Omero a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/eschilo">Eschilo</a></span>, i cui caratteri eminenti sono la fede nel senso del dovere, nell’importanza della nascita, nel pregio ereditario come fattore di costruzione di civiltà. Gli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">indoeuropei</a>, infatti, avevano un solido senso della famiglia monogamica, mentre nella cultura semitica era assai diffusa la poligamia. Inoltre la fede nella vita, nonostante il sentimento della tragicità dell’esistenza, appare come un tratto distintivo delle popolazioni ariane che si manifesterà anche dopo la diffusione del cristianesimo. C’era negli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">indoeuropei</a> anche una propensione a un misticismo temperato da un innato senso dell’autocontrollo che darà di sé potenti manifestazioni nel corso dei secoli cristiani. Analogamente <a title="Hans F. K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/" target="_self">Günther</a> ritiene che nella Persia islamizzata, la corrente mistica del sufismo debba farsi risalire a sopravvivenze del sentimento religioso indoeuropeo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2867142873/centrostudila-21"><img class="alignleft" style="border: 0; float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/mabirethule.bmp" border="0" alt="Jean Mabire, Thulé: Le Soleil retrouvé des hyperboréens" /></a>La diffusione del monoteismo può portare a valutazioni fuorvianti rispetto alle culture pagane. Infatti la mentalità dominante è portata a valutare i fenomeni religiosi col metro della cultura giudaico-cristiana. <a title="Hans F. K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/" target="_self">Günther</a> mette opportunamente in chiaro alcuni concetti in merito. Innanzi tutto nel paganesimo non ci sono entità che hanno creato il mondo e rispetto alle quali l’uomo si sente in condizione di sudditanza, non c’è pertanto il “timor di Dio”. Nella concezione pagana uomini e dèi vivono in un ordine cosmico fuori dal tempo e devono adempiere ciascuno i propri doveri. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> in alcuni suoi scritti aveva accolto concezioni creazionistiche, ma <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span>, dopo di lui, era tornato alle originarie concezioni ariane di un mondo increato. Il monoteismo introduce il concetto di peccato originale inculcando nelle coscienze un senso di colpa che genera una drammatica scissione tra anima e corpo. Da qui nasce nel monoteismo l’esigenza di pratiche penitenziali e di mortificazione della carne che sono del tutto assenti nel paganesimo. Gli antichi <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei" target="_self">indoeuropei</a> praticavano, anzi, una cura del corpo e un’abitudine alle pratiche sportive che sacralizzavano tutti gli aspetti della vita biologica. Sulla base di questi presupposti, per la cultura pagana appariva dunque insensato il concetto cristiano di redenzione. Infatti mentre nel paganesimo ariano il concetto di colpa è legato alla responsabilità dell’uomo, nel monoteismo l’uomo attende l’aiuto divino per essere liberato dalla colpa, con tutti i rischi di deresponsabilizzazione della coscienza insiti in quest’atteggiamento. Sotto questi aspetti il paganesimo indoeuropeo era diverso anche dal paganesimo diffuso in area mediorientale, soprattutto babilonese, dove la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a> era essenzialmente di derivazione astrologica e quindi induceva nei fedeli un atteggiamento fatalistico che restringeva fortemente la libertà di coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2825115649/centrostudila-21"><img class="alignright" style="border: 0; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/paganisme.bmp" border="0" alt="Jeremie Benoît, Le paganisme indo-européen" /></a>Le <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religioni</a> monoteiste, inoltre, essendo frutto di una “rivelazione” inducono i fedeli a propagandare il loro credo con uno zelo che troppo spesso sconfina nel fanatismo e nell’intolleranza. Nulla di tutto ciò esisteva nelle popolazioni pagane, che non conoscevano la guerra di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione" target="_self">religione</a> e che avevano nei confronti di tutte le culture un atteggiamento curioso, libero da pregiudizi e ispirato a una lucida razionalità che tuttavia non escludeva l’apertura all’esperienza mistica e il gusto per il linguaggio simbolico. Come si vede, dunque, la religiosità indoeuropea si manifesta con presupposti autonomi, come dettata da comandamenti interni, e non per imposizione di divinità esterne all’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Hans F. K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/" target="_self">Günther</a> conclude il libro affermando che i valori del paganesimo ariano sono un importante punto di riferimento in un mondo che ha scelto la strada di un materialismo al servizio delle masse che disumanizza la persona e la riduce a ingranaggio di un sistema produttivo. Un libro dunque, quello del <a title="Hans F. K. Guenther" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hans-f.-k.-guenther/" target="_self">Günther</a>, utilissimo per una presa di coscienza identitaria delle etnie oggi eredi della cultura ariana, che rappresentano ancora la più larga fetta di popolazione in Europa e in Nord America.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Hans F. K . Günther, <em>Religiosità indoeuropea</em>, Edizioni di Ar, Padova, 1980, pp.84, euro 6,20.</p>
<p style="text-align: justify;">www.libreriaar.it</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/religiosita-indoeuropea.html' addthis:title='Religiosità indoeuropea ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Gli Indoeuropei e le origini dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, Edizioni Il Mulino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/villar.html' addthis:title='Gli Indoeuropei e le origini dell&#8217;Europa '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><p><a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.ita-bol.com/bol/main.jsp;jsessionid=6141%3A3f852b11%3A3084bb54c4ac6a92?action=bolscheda&amp;ean=978881505708"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Villar.jpg" border="0" alt="" width="140" height="201" align="left" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo denso saggio del prof. Villar, docente di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">linguistica indoeuropea</a> dell’Università di Salamanca, espone in una grande visione d’insieme il quadro delle idee correnti tra gli studiosi in materia di studî indoeuropei, oltre a una storia del loro sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro si apre tentando di dare una risposta alla <em>vexata quaestio</em> della localizzazione dell’<em>Urheimat</em>, la patria arcaica comune in cui si svilupparono (e fors’anche nacquero) le varie <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">lingue indoeuropee</a> diffusesi poi in Europa e in parte dell’Asia. L’autore prende in esame le diverse teorie, ma propende purtroppo per le assai discutibili tesi della Gimbutas, che vorrebbero vedere come &#8220;kurganica&#8221; la sede nativa degli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">Indoeuropei</a>, ossia individuarla nelle steppe meridionali russe. Ora, pur non ignorando le più fondate teorie che situano – con alcune varianti – nell’Europa del Nord la sede dell’<em>Urheimat </em>(tra questi anche Giacomo Devoto), l’autore del saggio accetta poi una tesi estremamente fragile (che, detto in estrema sintesi, intende localizzare la terra del faggio, del salmone, del castoro, della lontra, dell’alce, della foresta – ossia l’<em>Urheimat</em>, secondo le ricostruzioni fondate sul vocabolario comune – nella  steppa russa).</p>
<p style="text-align: justify;">Di là da questo discutibile presupposto, l’autore si &#8220;rimette in carreggiata&#8221; demolendo le inconsistenti moderne teorie &#8220;diffusioniste&#8221; degli archeologi, le quali, ridotte in poche parole, vorrebbero la diffusione delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">lingue indoeuropee</a> dovuta a semplici contatti (nella versione più estrema addirittura come una semplice &#8220;convenzione commerciale&#8221;). Villar ha dunque facile gioco nel dimostrare che le <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">lingue indoeuropee</a>, per la loro estrema ricchezza e complessità grammaticale e sintattica, non si prestano a un’appropriazione &#8220;utilitaristica&#8221;, ma sono state quasi certamente imposte da <em>élites</em> di dominatori che hanno soggiogato altri popoli che parlavano precedentemente linguaggi diversi, dei quali rimangono tracce nei dialetti formatisi dopo la diaspora: si riafferma in tal modo il principio &#8220;migrazionista&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro limite, purtroppo non del solo Villar ma assai diffuso tra gli studiosi contemporanei, è dato dall’accettazione passiva del &#8220;tabù&#8221; ormai invalso di tacere sugli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">Indoeuropei</a> dal punto di vista razziale (o quanto meno etnico): stando alle parole di Villar, &#8220;il concetto di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> è meramente linguistico&#8221; (p. 76): così dicendo si potrebbe ben giungere a identificare come &#8220;indoeuropei&#8221; anche gli afroamericani, il che come risulta evidente costituisce un vero paradosso. Villar non giunge a tanto, ma si limita ad affermare che &#8220;un linguista non ha niente da dire su questo aspetto&#8221;. Purtroppo però la ricerca è oggi molto più imbavagliata (o, meno prosasticamente, &#8220;specialistica&#8221; e &#8220;di settore&#8221;) di quanto non possa sembrare <em>ictu oculi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un diverso giudizio, più nettamente positivo, va espresso nei confronti della seconda parte del libro, di carattere linguistico, che passa in rassegna le diverse popolazioni e <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">civiltà indoeuropee</a> anche nella loro avventura storica. Pur se l’impostazione, anche qui, risente della suaccennata premessa &#8220;kurganica&#8221;, l’affresco è comunque grandioso, poiché il suo oggetto è la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">storia antica</a> di tutti i nostri antenati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Francisco Villar, <a rel="nofollow" href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.ita-bol.com/bol/main.jsp;jsessionid=6141%3A3f852b11%3A3084bb54c4ac6a92?action=bolscheda&amp;ean=978881505708"><em>Gli Indoeuropei e le origini dell’Europa </em></a>, Il Mulino, Bologna 1998, pp. 684, £55000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/villar.html' addthis:title='Gli Indoeuropei e le origini dell&#8217;Europa ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I Veneti preromani nel contesto europeo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Lorenzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un'analisi archeologica e storica della popolazione dei Veneti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venetipreromani.html' addthis:title='I Veneti preromani nel contesto europeo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8886413610" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/antichitestiveneti.bmp" border="0" alt="Manlio Cortelazzo, Vittorio Formentin, Carla Marcato, Antichi testi veneti" width="95" height="133" align="right" /></a> &#8216;Veneti&#8217; ce ne furono non solo nell&#8217;Adriatico settentrionale ma anche in Armorica (Bretagna), sulle Alpi (Lago di Costanza), alla foce della Vistola (Prussia occidentale), nel Lazio e anche in Asia Minore, ma gli unici sul conto dei quali si sappia qualcosa &#8211; per quanto poco &#8211; di storicamente fondato sono i veneti del Veneto. &#8211; Quanto alla presunta origine microasiatica dei veneti &#8211; essi sarebbero venuti dalla Paflagonia guidati da certo Antenore, troiano, dopo la caduta di Troia proprio come i romani sarebbero arrivati nel Lazio da Troia guidati da Enea, secondo l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span> di Virgilio &#8211; si tratta di un&#8217;invenzione lanciata inizialmente da Plinio, che a sua volta faceva riferimento a Catone, poi continuata da Livio in un clima di esaltazione politica della grandezza di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dappertutto in Europa, e non solo, la genesi delle diverse nazioni e culture, quali grosso modo sono riconoscibili ancora adesso, risale alla dominazione del continente da parte di signori <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> che si imposero su popolazioni paleoeuropee non certo tutte uguali. Dal punto di vista culturale ed etnico il Veneto arcaico &#8211; fino, grosso modo, al secolo XI &#8211; apparteneva all&#8217;ecumene centroeuropeo, del quale la Padania viene a essere il meridione. Il tipo umano predominante era ed è quello alpino (cioé: il tipo alpino della razza bianca o europide), che non è quello mediterraneo e neppur quello nordico o quello balcanico. Esso assomiglia piuttosto a quello prevalente nel Baltico e, in generale, nell&#8217;Europa Nord-orientale, e anche le lingue pre-venete/pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> parlate nel II millennio dovevano essere di tipo finnico-uralico. Incomincio perciò con dare un&#8217;idea di quali potessero essere le caratteristiche del Veneto pre-veneto. &#8211; Sia fatto l&#8217;appunto che fin dai tempi preistorici le genti alpine ebbero come caratteristica la laboriosità, la serietà nell&#8217;impegno preso e l&#8217;ingegno tecnico; e questo si riflette nei tempi moderni quando le zone trainanti dal punto di vista economico (economia reale, non virtuale all&#8217;americana) sono quelle dove c&#8217;è un forte elemento alpino: quindi la Padania, l&#8217;Austria, la Germania meridionale, la Francia centrale. Anche in Spagna, le zone più forti in questo senso, tipo la Catalogna, rivelano un&#8217;importante presenza genetica alpina. Viceversa, gli alpini, di massima, furono genti chiuse, poco aggressive e anche poco portate alla cultura astratta e alla creazione artistica brillante. Non a caso i razziologi dell&#8217;anteguerra tendevano a dimostrare una scarsa stima per le genti alpine &#8211; salvo vedersi costretti a contraddirsi spesso, obbligati dall&#8217;evidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli abitanti pre-veneti della pianura veneta furono i cosiddetti euganei, sul conto dei quali non si sa praticamente niente, mentre le zone montagnose erano abitate dai reti, che si estendevano in tutto il Tirolo fino alla Baviera meridionale. Queste due popolazioni dovevano essere virtualmente identiche e si dice che con il sopraggiungere dgli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> gli euganei siano fuggiti e si siano attestati sulle montagne assieme ai reti. È invece molto più probabile che la stragrande maggioranza degli euganei siano rimasti dov&#8217;erano e abbiano continuato la loro vita come vassalli dei veneti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> dei quali, un poco alla volta, essi adottarono la lingua. I reti continuarono ad avere un&#8217;esistenza politicamente indipendente per molto tempo &#8211; fino al I secolo, e dal punto di vista culturale anche dopo. In riguardo, su di loro ci sono delle informazioni, che ci lasciano intravvedere come dovettero essere anche gli euganei.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nei secoli XVIII &#8211; XI nel Veneto c&#8217;era un&#8217;importante industria del bronzo, che veniva importato grezzo dal Trentino e lavorato localmente in diversi luoghi. A quei tempi venivano già fatti i bronzetti votivi tipicamente veneti che si continuarono a fare anche dopo l&#8217;avvento degli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> &#8211; non a caso, nel Veneto, gli <em>ex-voto </em>furono sempre di bronzo e non di ceramica come nel resto dello spazio geografico italico. L&#8217;industria del bronzo continuò a essere, anche in tempi romani, particolarmente importante nel Veneto: le cosiddette situle, vasi di bronzo ornati di scene quotidiane, di contro agli stili geometrici in vigore in quasi tutto il resto dell&#8217;Europa, incominciano a essere prodotte nel VI secolo e rappresentano una continuazione ed evoluzione di un artigianato del bronzo già in pieno rigoglio agli inizi del II millennio. Già in tempi preindoeuropei, è chiaro, c&#8217;era una florida attività artigianale e commerciale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8830411329" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/capuisiveneti.bmp" border="0" alt="Loredana Capuis, I veneti. Società e cultura di un popolo dell'Italia preromana" width="95" height="144" align="left" /></a> I reti, lo si è già detto, ci danno un&#8217;idea di come potesse essere il Veneto pre-indoeuropeo nel suo insieme. Dopo l&#8217;arrivo dei veneti, fra reti e veneti ci fu un nteressante intercambio culturale. I reti (e quindi probabilmente gli euganei) utilizzavano la tecnica architettonica di fabbricare case semiinterrate usando blocchi di pietra (se ne trovano resti in tutta l&#8217;Europa alpina), adottate anche dai veneti. In margine alle zone indoeuropeizzate, i reti &#8211; che erano veneti pre-veneti &#8211; continuarono ad avere una fiorente società ancora in tempi romani. Valpolicella, nel I secolo, era ancora un centro retico e centro retico era stata Verona prima della sua celtizzazione, come lo fu Trento. I reti, oltre a ottimi contadini e artigiani, costituivano società fortemente organizzate dove vivo era il senso della proprietà, della casa e della famiglia: qui si intravvedono molte delle qualità che distinguevano i veneti fino a tempi molto recenti. Già molto presto i reti avevano adottato l&#8217;alfabeto etrusco e rimangono alcune iscrizioni, di epoca romana. Si tratta di una lingua non <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>, non ancora decifrata (lo si è già detto, probabilmente di tipo uralico). È stato detto che essa presenta affinità con il ligure; ma l&#8217;unica affinità di cui si possa essere sicuri è che ambedue erano lingue non-indoeuropee (il ligure era una lingua mediterranea, di tipo, se vogliamo &#8216;etruscoide&#8217;). &#8211; Dal lato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, i reti avevano l&#8217;abitudine di accendere grandi fuochi cultuali e i veneti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> sembra abbiano mutuato queste abitudini. In Lessinia, zona di forte presenza retica, ancora circa un secolo fa si accendevano verso il Solstizio d&#8217;inverno dei grandi falò sulle cime dei monti, e i carboni che ne risultavano servivano a proteggere contro il fulmine. A questi fuochi erano anche legate pratiche divinatorie. Fra dicembre e gennaio si bruciavano sterpi per &#8216;aiutare&#8217; il Sole nel processo stagionale dell&#8217;allungamento delle ore di luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra fenomenologia arcaica pre-indoeuropea è quella architetturale dei castellieri, grandi costruzioni di pietra a secco e di terra battuta in cima a certe colline, difese da fossati. Fino a tempi romani, in Istria e in Dalmazia, furono luoghi fortificati e di abitazione, ma ne esistevano anche in Tirolo, orientati secondo criteri astrologici, e nella pianura, fino al Garda e oltre (quindi identità, in tempi pre-indoeuropei, fra le genti della montagna e della pianura veneta). C&#8217;è chi ha voluto vedere nei castellieri un&#8217;influenza mediterranea &#8211; né la cosa è impossibile, visto che le genti mediterranee erano dei grandi costruttori in pietra, ma questo è ancora da dimostrarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788815127068" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/Villar.jpg" border="0" alt="Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa" width="140" height="201" align="left" /></a> Il Veneto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> esordisce con l&#8217;insediamento dei veneti nei secoli XI &#8211; X. Si trattava di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> di ceppo italico, come testimonia la loro lingua, molto simile al latino e della quale incominciano a trovarsi documenti a partire dal secolo VI, scritti in alfabeto veneto, derivato dall&#8217;etrusco chiusino (di massima, come sempre e dappertutto, si tratta di iscrizioni funerarie). Dei veneti si è anche detto che fossero <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> o protocelti, ma si tratta di un fatto ambiguo, in quanto ancora alla fine del II millennio la distinzione fra <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a> e italici non era del tutto chiara. Tratto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>, ma anche italico (si ricordi il particolare rapporto fra Numa Pompilio e la ninfa Egeria) è l&#8217;importanza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> data alle fonti e agli spiriti acquatici, su di cui si riverrà anche più avanti, e che fu caratteristica anche dei veneti (il ricordo delle anguane, spiriti acquatici, era vivo nelle popolazione veneta ancora meno di un secolo fa). I templi veneti erano quasi sempre vicini a fonti o a corsi d&#8217;acqua; e libagioni d&#8217;acqua erano offerte ai loro dei.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti gli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a>, anche i veneti costruivano in legno. Le genti mediterranee erano state grandi costruttori in pietra, quelle centroeuropee usavano, a quanto sembra, tecniche miste. Non a caso tutte le città venete &#8211; principalissime Padova ed Este, ma anche Vicenza, Montebelluna, Oderzo, Treviso, ecc. &#8211; furono città di legno delle quali sono rintracciabili soltanto le fondamenta.</p>
<p style="text-align: justify;">La vitalità e l&#8217;intraprendenza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a> portò a un fiorire culturale e commerciale che nel veneto antico era stato meno dinamico. L&#8217;alto Adriatico, crocevia fra l&#8217;Europa settentrionale e orientale e il mondo etrusco e greco e poi romano, divenne un centro artigianale e un crocevia commerciale di tutto rispetto. Attraverso il Veneto passava la via dell&#8217;ambra, proveniente dal Baltico, ma si commerciava anche in sale, vino, metalli grezzi e lavorati, ceramica (il Veneto, fin da llora, fu terra di grandi ceramisti) e in cavalli, i cavalli veneti essendo fra i migliori d&#8217;Europa &#8211; i veneti furono grandi allevatori di cavalli (tratto, questo, fortemente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a>). Già nel secolo VII c&#8217;era una moneta veneta, l&#8217;<em>aes rude</em>, sostituita nel secolo III dalla dracma venetica di tipo massaliota e poi, nel I secolo, dalla monetazione romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quel che riguarda il lato <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a>, le informazioni che abbiamo sono scarse. Come dappertutto in Europa &#8211; e anche in Asia &#8211; lo stabilirsi delle aristocrazie dominanti <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> portò a sincretismi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosi</a> per cui la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> uranica dei dominatori convisse e acquistò caratteristiche delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> dei paleoeuropei sottomessi. Se per il mondo greco molti studi sono stati fatti e, entro ragionevoli limiti, si è riusciti a districare fra ciò che c&#8217;era di ellenico e di pre-ellenico nella <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione greca</a>, nel resto dell&#8217;Europa le cose si presentano molto meno chiare; e quale fosse la <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosità</a> delle popolazioni pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> non-mediterranee è quasi sconosciuto. Aggiungiamo che, specificamente nel Veneto, i luoghi di culto dovevano essere solo eccezionalmente dei templi veri e propri, e generalmente recinti sacri posti nella prossimità delle fonti &#8211; comunque, si trattava sempre di strutture in legno delle quali adesso sono riconoscibili soltanto i tracciati. La prossimità delle fonti, se ne è già parlato, potrebbe essere un carattere <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a>, di tipo italo-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1884964982/centrostudilarun" target="_blank"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/1884964982.bmp" border="0" alt="Encyclopedia of Indo-European Culture" hspace="3" vspace="3" width="109" height="140" align="right" /></a> Non c&#8217;è dubbio che i veneti dovevano avere una struttura <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiosa</a> non dissimile da quella paleoromana, improntata dalla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">tripartizione indoeuropea</a> (Juppiter, Mars, Quirinus). Ma notizie in riguardo non ne rimangono. I lasciti archeologici puntano invece, con ogni probabilità, essenzialmente alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> popolare del substrato pre-<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> della popolazione (come, del resto, è il caso anche in tutta l&#8217;area italica, dove però la fabbricazione di templi e di aree cultuali in pietra, per non parlare di una abbondante documentazione scritta, permise agli studiosi contemporanei di farsi un&#8217;idea migliore di quali relazioni intercorressero fra fra le diverse stratificazioni <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religiose</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Prettamente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> &#8211; anzi, identico a certe pratiche comuni in Lituania fino alla fine del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/medioevo.html">Medioevo</a> &#8211; è il sacrificio del cavallo, che poi veniva sepolto sotto tumuli artificiali di terra &#8211; diversi scheletri di cavalli sono stati trovati sotto tumuli del genere in terra veneta. Tendenzialmente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> potrebbe essere il fatto che le tombe trovate sono prevalentemente a cremazione e poche quelle a inumazione, probabilmente di servi. Anche se sia <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropei</a> che paleoeuropei usavano l&#8217;una e l&#8217;altra pratica funeraria, la prevalenza della cremazione potrebbe indicare una predominanza <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il resto, quanto ci è dato di sapere sulle pratiche cultuali nel Veneto pre-romano suggerisce che si tratti in massima parte, come già detto, di sopravvivenze pre-indoeuropee &#8211; &#8216;euganee&#8217; &#8211; e magari anche di influenze mediterranee o di sincretismi a esse legati. La dea più conosciuta del culto veneto preromano era Reitia (radice veneta <em>rekt </em>= tedesco <em>richten </em>= raddrizzare), anticamente Pora, dea del guado o del passaggio, verosimilmente verso le regioni dell&#8217;Oltretomba (tratto essenzialmente pre-indoeuropeo). I suoi principali santuari furono a Este e a Vicenza, dove essa aveva l&#8217;attributo di sanante e facilitava le guarigioni e i parti. Nei siti dei suoi luoghi di culto sono stati trovati un numero grandissimo di <em>ex-voto</em>, dalle cui iscrizioni si può dedurre che devote a Reitia erano soprattutto le donne. L&#8217;aspetto <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioso</a> di Reitia sembra coincidere, sia per quel che riguarda la sua attività che per il tipo di culto che le si rendeva, con quello di Esculapio, anch&#8217;esso un dio vicino agli umani e verosimilmente di origine pre-indoeuropea. Ad Abano si venerava un non meglio identificato Apono e a Lagole (in Cadore), la tricefala Trumusiate (o Icate), forse affine all&#8217;infernale Ecate pre-ellenica: qui, forse, ha da vedersi un influsso mediterraneo. Stranamente, in tempi romani, Trumusiate divenne Apollo.</p>
<p style="text-align: justify;">Storicamente, i veneti gravitarono sempre nell&#8217;orbita di Roma, che era un alleato naturale per affrontare gli attacchi dei galli della Padania occidentale e meridionale e contro i quali sia i veneti che i romani si dovettero difendere per secoli. Né si escludono affinità naturali di tipo culturale e linguistico, per cui i veneti, anch&#8217;essi italici, si sentivano più vicini ai romani che ai <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celti</a>. Nel I secolo il Veneto passò, in modo più o meno indolore, a formare parte dell&#8217;Impero Romano. Buona parte dei caduti nella battaglia della foresta di Teutoburgo furono veneti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bibliografia essenziale: Giulia Fogolari, <em>I veneti</em>, in AA.VV., <em>Antiche genti d&#8217;Italia</em>, De Luca, Roma, 1994; Giorgio Chelidonio, <em>Le feste e le tradizioni del fuoco in Lessinia</em>, edizione della Comunità montana della Lessinia, Verona, 1999; Giulio Romano, <em>Archeoastronomia italiana</em>, CLEUP, Padova, 1992; Raffaele Mambella e Lucia Sanesi Mastrocinque, <em>Le Venezie, itinerari archeologici</em>, Newton Compton, Roma, 1988; Roberto Guerra, <em>Antiche popolazioni dell&#8217;Italia preromana</em>, Aries, Padova, 1999; Jean Haudry, <em>Gli indoeuropei</em>, Ar, Padova, 2001; Hans F. K. Günther, <em>Tipologia razziale dell&#8217;Europa</em>, Ghenos, Ferrara, 2003; Marija Gimbutas, <em>Die Balten</em>, Herbig, München, 1982.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/venetipreromani.html' addthis:title='I Veneti preromani nel contesto europeo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La civiltà e la lingua degli avi</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di Sprache und Kultur der Indogermanen, pubblicato negli Innsbrucker Beiträge zur Sprachwissenschaft]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sprachekultur.html' addthis:title='La civiltà e la lingua degli avi '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><p style="text-align: justify;">Sono stati recentemente stampati gli atti del decimo convegno della &#8220;Indogermanische Gesellschaft&#8221; di Innsbruck (tenutosi nel capoluogo tirolese tra il 22 e il 28 settembre del 1996), sull’affascinante tema &#8220;Lingua e Civiltà degli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">Indoeuropei</a>&#8220;, o meglio degli &#8220;<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">Indogermani</a>&#8220;, come ancor’oggi nei paesi di lingua tedesca vengono definiti in ambito accademico i popoli che diedero vita e forma all’Europa e a varie civiltà dell’Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un volume che raccoglie i contributi di 36 specialisti su pressoché tutti i diversi rami della ricerca <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeistica</a>; ogni articolo è seguito da una ricca bibliografia tematica. Il peso maggiore è dato alla linguistica (su questo tema vertono circa la metà degli articoli), eppure anche in questa scienza apparentemente così arida e tecnica vi sono molti elementi interessanti: per esempio vi è compreso un significativo scritto del prof. Matthias Fritz (Università di Berlino) sulla genesi del terzo genere, cioè il neutro, nelle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">lingue indoeuropee</a>: sulla base di una dicotomia – già nota da tempo agli studiosi – tra un <em>genus distinctum </em>e uno <em>indistinctum </em>(aventi o meno distinzione tra il caso nominativo e accusativo) si procede a una suddivisione e a una filiazione dei generi secondo un particolare processo storico-linguistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro scritto in materia linguistica, questa volta vertente sull’ittita, è del prof. Jaan Puhvel (California), curatore di importantissimi saggî di studio sulle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">civiltà antiche</a> (come il noto <em>Myth and Law among the Indo-Europeans</em>). Un contributo investe il tema dei &#8220;pronomi personali <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtici</a> arcaici da un punto di vista indogermanistico&#8221;. La maggior parte degli scritti linguistici, però, è in materia di filologia germanica comparata.</p>
<p style="text-align: justify;">Assai interessanti gli altri temi degli interventi: dalla struttura sociale della società <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a> arcaica alla <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a>, dal problema etnico-razziale a quelli delle migrazioni e dell’<em>Urheimat</em>, la patria originaria. Tra questi, un interessante scritto del prof. Theo Vennemann, che oltre a ribadire la collocazione europea dell’<em>Urheimat </em>degli Indoeuropei tenta di dare una collocazione ad altre due <em>Urheimaten</em>, quella &#8220;basca&#8221; (il termine ha un senso più ampio di quello corrente) e quella dei Semiti. La loro rispettiva collocazione, per tale studioso, andrebbe individuata rispettivamente nell’Europa meridionale mediterranea e nell’Africa nordoccidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre al tedesco, figurano contributi anche in inglese e francese, come<em> Le nom indo-iranien de l’hôte </em>(di Georges-Jean Pinault), <em>Avestan xvarenah-: the etimology and concept</em>, (di Alexander Lubotsky, che tiene conto dei numerosissimi studi sul tema) e il valido e interessante <em>Metaphors of death and dying in the language and culture of the Indo-Europeans </em>(di Georgios K. Giannakis).</p>
<p style="text-align: justify;">Segnaliamo da ultimo un contributo davvero significativo, del prof. Peter Raulwing, che si intitola (traducendo in italiano) &#8220;Cavallo, carro e Indoeuropei: fondamenti, problemi e metodi della ricerca sul carro da guerra&#8221;: un saggio ampio e interessante, anche per il materiale iconografico che lo accompagna e illustra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sprache und Kultur der Indogermanen</em>, &#8220;Innsbrucker Beiträge zur Sprachwissenschaft&#8221;, Innsbruck 1998, 624 pp., öS. 1800 (circa 250.000 lire).</p>
<p style="text-align: justify;">Da <em>La Padania</em>, 30 luglio 2000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/sprachekultur.html' addthis:title='La civiltà e la lingua degli avi ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;identità nazionale si aggira tra le rovine della preistoria</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione del libro di Marco Zagni Archeologi di Himmler. Miti, misteri e spedizioni dell'Ahnenerbe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rimbottiarcheologidihimmler.html' addthis:title='L&#8217;identità nazionale si aggira tra le rovine della preistoria '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><em> La diffusione della cultura, secondo la paletnologia, ha origine allorquando il popolo prende coscienza del proprio potenziale</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/archeologidihimmler.bmp" border="0" alt="Marco Zagni, Archeologi di Himmler. Ricerche, spedizioni e misteri dell'Ahnenerbe" width="175" height="250" align="right" /></a> Di solito, le storie della paletnologia dedicano un capitolo, più o meno esteso, per descrivere come la preistoria e l&#8217;archeologia, ad un certo punto, nel <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a>, vengano investite dall&#8217;ideologia. In Germania, agli inizi del <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">secolo XX</a>, la necessità scientifica di ricostruire i movimenti di popolazioni che erano avvenuti in epoca preistorica, portò ad approfonditi studi sulla diffusione della cultura, sui tipi di insediamento, sul cosiddetto &#8220;paleoambiente&#8221;. Negli anni Venti si affermarono numerosi studiosi e nuovi metodi di ricerca. Era naturale che, nel clima dell&#8217;epoca, ogni ricerca portata avanti dalle varie scuole nazionali, riverberasse una certa inclinazione alla messa in particolare valore dei metodi e dei livelli culturali di quel popolo, cui appartenevano le varie istituzioni scientifiche. Lo facevano i francesi, lo facevamo noi italiani, lo facevano persino i polacchi, che a loro volta rivendicavano alla Polonia il ruolo di sede originaria degli Indoeuropei.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non si trattò tanto di una &#8220;nazionalizzazione&#8221; della preistoria, quanto dello spontaneo accento posto da ogni studioso sui tipi e sulle caratteristiche propri alla preistoria &#8220;nazionale&#8221; di cui si occupavano. Il tedesco Gustav Kossinna, ad esempio, tra i fondatori della moderna paletnologia e uno dei maggiori studiosi europei della materia, senza essere un fanatico nazionalista si trovò a operare per un rafforzamento dell&#8217;orgoglio nazionale germanico, allorquando i suoi studi lo portarono alla storica differenziazione tra <em>Naturvölker </em>e <em>Kulturvölker</em>: popoli rimasti allo stato di natura e popoli portatori di cultura. E, sulla scorta delle sue verifiche sul campo, inseriva gli antenati preistorici dei tedeschi per l&#8217;appunto in questa seconda e più prestigiosa categoria. Si inorgoglisse chi voleva: questi erano i risultati dei suoi studi. Alla conferenza di pace di Versailles, per dire di come anche l&#8217;antichistica sia un naturale supporto politico, la commissione tedesca d&#8217;armistizio ­ composta da socialdemocratici &#8211; si recò dai vincitori con un grosso incartamento di studi di Kossinna, dai quali si evidenziava come su grandi parti dei territori del <em>Reich </em>che si intendevano trasferire alla Polonia dopo la guerra, i tedeschi potessero vantare un &#8220;diritto storico&#8221; di possesso, dato che, documenti alla mano, avevano abitato quei luoghi (la Pomerania, l&#8217;Alta Slesia, la Prussia Orientale) fin dalle epoche preistoriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste non sono aberrazioni nazionalistiche, ma naturali tentativi di protezione della memoria storica e antropologica, che ogni popolo ­ e aggiungerei: ogni popolo sano ­ a giusto titolo avanza per corroborare i propri diritti all&#8217;identità. O non fa la medesima cosa ancora oggi Israele, allorquando sentiamo i suoi esponenti politici o semplici coloni rivendicare il diritto storico degli ebrei di insediarsi sui territori palestinesi, solo perché tremila anni fa, secondo la <em>Bibbia</em>, che notoriamente è un documento ebraico e quindi di parte, quelle zone erano da loro abitate? E non dovremmo forse noi italiani, a maggior ragione e in base a questi stessi argomenti ­ che trovano sostegno ancora oggi presso le più alte sfere del diritto internazionale ­ rivendicare, che so, l&#8217;Istria, la Dalmazia, la Pannonia oppure l&#8217;intero bacino mediterraneo, perché qui i nostri coloni romani formarono innumerevoli insediamenti, per di più ben documentati da giganteschi resti archeologici? Evidentemente, non solo la scienza tedesca di quel periodo rivendicava la sua storia, ma la stessa cosa fa ogni scienza sostenuta dal potere politico (e la scienza è sempre sostenuta dal potere politico), compiendo il gesto storicamente ovvio di tutelare i propri diritti, giusti o discutibili che siano.</p>
<p style="text-align: justify;">La Russia comunista ­ che avrebbe dovuto essere insensibile, in quanto &#8220;internazionalista&#8221;, a questi temi &#8211; non fu da meno: riorientò tutti gli studi di preistoria, li inquadrò nelle organizzazioni di Stato, proclamò bandita la scienza &#8220;borghese&#8221; e formulò, col famoso Evimenko, una teoria ideologica che finì col proclamare l&#8217;autoctonìa primordiale del popolo russo! Nei primi anni trenta, avvenne poi che in Germania gli studi sulla preistoria si saldarono con il <em>Kampfbund </em>per la Cultura Germanica, fondato nel 1929 da Rosenberg, nel quale confluirono alcuni tra i maggiori esperti ed organizzatori del settore. Tra di essi, lo studioso Hans Reinerth, che, dopo la presa del potere da parte dei nazionalsocialisti, cambiò la vecchia Società Germanica di Preistoria nella Lega del Reich per la Preistoria Germanica, un organismo perfettamente allineato al corso del nuovo regime. Di lì a poco, molti tra gli studiosi tedeschi di storia, preistoria e paletnologia, finirono con l&#8217;entrare direttamente in quell&#8217;istituto di nuova formazione che fu la Fondazione Ahnenerbe (eredità ancestrale), fondata nel 1935 da Heinrich Himmler, consegnata a studiosi appartenenti alle SS e subito propostasi come organismo di punta, il più ideologicamente qualificato centro-studi sulle origini culturali e antropologiche del popolo tedesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5916" title="indogermanische-wanderung" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/indogermanische-wanderung1.jpg" alt="" width="616" height="495" />Dico subito che, a mio parere, la politicizzazione della scienza non è cosa che possa scandalizzare oltre misura chi sappia come va il mondo. O forse si crede che i nostri istituti di cultura, le nostre università, i nostri centri di ricerca siano imparziali oasi di studio, e che non vi siano pressioni e condizionamenti politici, anche pesanti, da parte del potere &#8220;democratico&#8221;? Avete presente, per dire, quant&#8217;è imparziale l&#8217;Istituto Gramsci, sovvenzionato dallo Stato? E poi: cos&#8217;è la &#8220;ricerca pura&#8221;? Esiste qualcosa di non orientato, di non corretto da inclinazioni, convinzioni, interessi di uomini o gruppi? La &#8220;neutralità&#8221; della scienza esiste, o non è piuttosto una delle più grosse bufale della propaganda liberale? Esistono studiosi &#8220;liberi&#8221;, università &#8220;libere&#8221;? Credo di poter rispondere con un convinto e cubitale &#8220;no&#8221;, e ne converrà chiunque non sia troppo ingenuo. Ad ogni buon conto, a quanto pare la Ahnenerbe funzionò e funzionò bene, e in molti ambiti e con risultati degni di rilievo, aggregando studiosi di fama e lasciando quella traccia scientifica, che è impossibile far finta di ignorare per deferenza verso gli obblighi ideologici oggi egemoni.</p>
<p style="text-align: justify;">È quanto sostiene <a title="Marco Zagni" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/marco-zagni/">Marco Zagni</a>, autore del libro <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X"><em>Archeologi di Himmler. Ricerche, spedizioni e misteri dell&#8217;Ahnenerbe</em></a>, pubblicato dalla casa editrice Ritter di Milano (tel.02-201310), che si avvale della prestigiosa introduzione del professor Giorgio Galli. È un <em>unicum </em>editoriale, nel senso che in Italia mai prima era stato dedicato un intero libro alla Ahnenerbe, ma solo cenni o poche pagine all&#8217;interno di altri e rari studi, tra i quali, sfacciatamente, mi permetto di ricordare il mio libro <em>Il mito al potere. Le origini pagane del nazionalsocialismo </em>(edizioni Settimo Sigillo di Roma), nel capitoletto su <em>La mistica SS</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte &#8220;viva&#8221;, per così dire, del lavoro di Zagni, riguarda la rievocazione del percorso innovativo battuto dalla Ahnenerbe nelle ricerche storiche, archeologiche, preistoriche e antropologiche. Quegli studiosi che collaborarono con le SS e con Himmler possono essere accomunati dall&#8217;idea che la storia mondiale avesse percorso strade diverse da quelle usualmente concepite: da qui, la concezione &#8220;catastrofista&#8221; (la Terra scossa da periodici rivolgimenti tellurici), la ripresa dell&#8217;ipotesi di Atlantide, l&#8217;idea di un primato indogermanico fin dalla preistoria, la teoria delle migrazioni, in base alla quale era possibile seguire passo passo gli spostamenti degli Indoari e verificare l&#8217;accensione da parte di costoro, ovunque nel mondo, delle prime scintille di civiltà: dai Sumeri al Tibet, dalla Mesoamerica fino al ciclo grecoromano. Vi furono spedizioni in varie parti del mondo, iniziative, approcci scientifici le cui risultanze sono ancora oggi al vaglio degli scienziati e che l&#8217;autore riconduce alle attuali esperienze dell&#8217;archeologia di frontiera: cosa che egli apprezza, al di là degli orientamenti ideologici di quegli spregiudicati innovatori.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte invece, sempre per così dire, &#8220;morente&#8221; del <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=888910709X">libro</a> di Zagni, è quella in cui, seguendo un deplorevole <em>trend </em>divulgativo, si getta in un totalitario calderone <em>newage </em>tutto quanto attiene la moda del cosiddetto &#8220;nazismo occulto&#8221;: e qui, al solito, incrociamo Templari e Runologia, dottrina del Ghiaccio Cosmico e coppa del Graal, Catari e teoria della Terra Cava in uno scivoloso <em>lunapark </em>in cui lo stesso Galli è più volte barcollato in passato, dando troppo credito alla fantastoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non importa. Del resto, l&#8217;autore, in ottima buona fede, ci dice subito che è un dilettante ­ pericolosamente seguace di Peter Kolosimo -, che ha lavorato per una prima divulgazione, che si augura nuovi approfondimenti per ognuno dei filoni da lui scandagliati e che insomma il nazionalsocialismo non deve far velo, con le sue malvagie inclinazioni, a ripercorrere le tappe di studi che si sono dimostrati, in più di un punto, validi e sostenibili. Tuttavia, un dubbio: riconoscimento scientifico o ancora operante fascino occulto di simboli, temi, idee, metodi e rappresentazioni di irresistibile e inconfessabile magnetismo? Non sarà che, a volte, tra svastiche, rune, mondi in rovina, fantastiche teorie di superuomini, lama tibetani e cavalieri medievali, qualcuno ci lascia le penne scientifiche e rimane incantato dalla fiaba? Ci fosse Himmler, probabilmente ci terrebbe a ricordare che lui e i suoi studiosi SS non erano sul <em>set </em>di un film di Hollywood, ma facevano dannatamente sul serio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
&#8220;La scienza è sempre sostenuta dal potere politico e compie il gesto storicamente ovvio di tutelare i propri diritti, giusti o discutibili che siano&#8221;.<br />
Gustav Kossinna </em></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em> del 16 gennaio 2005.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rimbottiarcheologidihimmler.html' addthis:title='L&#8217;identità nazionale si aggira tra le rovine della preistoria ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Indoeuropei, le nostre radici</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 18:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un breve articolo sul senso delle comune origini indoeuropee delle civiltà d'Europa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropeiradici.html' addthis:title='Indoeuropei, le nostre radici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8822248228" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/preistoriadellatradizionepoeticaitalica.bmp" border="0" alt="Gabriele Costa, Sulla preistoria della tradizione poetica italica" width="200" height="282" align="right" /></a> Di recente, sull&#8217;onda di circostanze emblematiche quali l&#8217;estensione dell&#8217;Unione Europea a diversi Stati dell&#8217;area orientale, si è fatto un gran parlare di radici culturali e spirituali dell&#8217;Europa. Moltissime voci autorevoli sono intervenute nel dibattito, sottolineando diverse &#8220;cifre&#8221; comuni della storia e della <em>forma mentis </em>europea (grecità, cristianesimo, umanesimo, attitudine scientifica etc.). Quasi nessuno, però, ha portato lo sguardo verso le origini comuni. Molti ancora muovono dall&#8217;idea, non errata ma insufficiente, che diversi popoli ed etnie abbiano forgiato altrettante comunità e nazioni europee, distinte nelle lingue e nelle tradizioni, che ebbero semplicemente la ventura di vivere in terre confinanti, e che pertanto svilupparono una serie di contatti commerciali, culturali e storici di vario genere, dando così forma e origine alla moderna Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">È necessario aprire lo sguardo a orizzonti più vasti e lontani, verso un passato più risalente ma non per questo a noi meno vicino. <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a>, Germani, Romani, Veneti, Greci, Albanesi, Slavi e Baltici sono popoli che si formarono in seguito a più diaspore di un&#8217;ampia comunità: un popolo unitario, che aveva una medesima lingua, (poi differenziatasi in dialetti, divenuti lingue), una medesima organizzazione sociale e politica, un medesimo sentimento del mondo e del sacro. Gli <a title="Indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indoeuropei</a>, come li chiamiamo oggi, sono i nostri antichi progenitori comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Di origine indoeuropea sono la stragrande maggioranza delle lingue oggi parlate in Europa (le eccezioni sono il basco e le lingue ugrofinniche, di cui in Europa sopravvivono l&#8217;ungherese e il finlandese, che pure hanno assorbito molti termini indoeuropei), così come nel resto del mondo: si calcola che su circa il 90% delle terre emerse si parlino lingue indoeuropee. Il motivo di questa diffusione è probabilmente duplice: vi è una ragione esterna, cioè la vocazione storica alla conquista dei <a title="popoli indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">popoli indoeuropei</a>, che imposero via via i loro linguaggi; e una interna, da ricercarsi nella pregevole adattabilità ed &#8220;esportabilità&#8221; dei modelli linguistici indoeuropei: come è stato, in passato, per il latino o lo spagnolo, così avviene oggi con l&#8217;inglese.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1884964982/centrostudilarun" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/1884964982.bmp" border="0" alt="cover" hspace="3" vspace="3" width="109" height="140" align="left" /></a> Le grandi migrazioni iniziano tra il quarto e il terzo millennio a.C., dopo la definitiva scomparsa dell&#8217;ultimo periodo glaciale. Ampie comunità di cacciatori, nuovamente coagulate, iniziano a sciamare da una vasta area nordica che, secondo l&#8217;interpretazione più verosimile, si estendeva nello spazio compreso tra la Scania, le rive meridionali e orientali del Baltico e le propaggini occidentali delle steppe caucasiche. Presto nasceranno la civiltà indiana e quella persiana: allo stesso modo le asce e il carro da guerra segneranno l&#8217;arrivo degli <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indoeuropei</a> in Anatolia, così come nel bacino del Tarim e nella regione dello Xinjiang, in Cina, si stabilirà la popolazione dei Tocari.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovunque l&#8217;arrivo degli Indoeuropei sovverte l&#8217;organizzazione sociale precedente, imponendo un nuovo modello. Sorgono arroccamenti, castellari, città-stato; si impone il rito della cremazione; le strutture urbane, così come gli oggetti d&#8217;uso comune, si ispirano a forme rigidamente geometriche e strutturate. D&#8217;improvviso, la venuta dei nuovi signori crea società patriarcali, guerriere e gerarchiche. Attraverso più ondate, l&#8217;Europa viene completamente indoeuropeizzata. I <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti">Celti</a> occupano la maggior parte dell&#8217;area occidentale, migrazioni illiriche, venete e latine penetrano verso sud in Italia e nei Balcani, mentre i Germani occupano una vasta e fluida area verso il nord; le lingue si differenziano gradatamente. Ancora in epoca storica, alcuni <a title="Autori classici" href="http://www.libriefilm.com/category/generi/autori-classici">autori classici</a> riconosceranno negli altri <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">popoli indoeuropei</a> dei parenti.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Padania </em>del 15 febbraio 2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropeiradici.html' addthis:title='Indoeuropei, le nostre radici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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