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	<title>Centro Studi La Runa &#187; incinerazione</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>La «migrazione dorica»</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 09:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Romualdi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La «migrazione dorica» fu quel movimento di popoli del Nord - caratterizzati dai loro Urnenfelder - che spinse in Grecia i Dori, avviò le migrazioni italiche nella penisola appenninica e causò l'irradiazione dei Celti in tutta l'Europa dell'Ovest.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-%c2%abmigrazione-dorica%c2%bb.html' addthis:title='La «migrazione dorica» '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/romualdi48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Adriano Romualdi" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><br/><div id="attachment_8506" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-8506" title="Figure di paletta, cervo e essere umano, roccia 1 nell'area di Naquane. Capo di Ponte, Valcamonica." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/incisioni-capodiponte-300x198.jpg" alt="Figure di paletta, cervo e essere umano, roccia 1 nell'area di Naquane. Capo di Ponte, Valcamonica." width="300" height="198" /><p class="wp-caption-text">Incisioni rupestri di Naquane. Capo di Ponte, Valcamonica.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il nucleo dei <em>Veda</em> doveva già esistere, almeno come tradizione orale, quando il processo d&#8217;indoeuropeizzazione dell&#8217;Europa tocca il suo apice, quello che prelude immediatamente al sorgere del mondo greco-romano.</p>
<p style="text-align: justify;">È la cosidetta «migrazione dorica» ossia quel movimento di popoli del Nord &#8211; caratterizzati dai loro <em>Urnenfelder</em> &#8211; che spinge in Grecia i Dori, avvia le migrazioni italiche nella penisola appenninica e causa la irradiazione dei <a title="Celti" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/celti/">Celti</a> in tutta l&#8217;Europa dell&#8217;Ovest.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_8507" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-8507" title="Incisioni rupestri di Tanum, Bohuslän, Svezia." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/incisioni-tanum-300x225.jpg" alt="Incisioni rupestri di Tanum, Bohuslän, Svezia." width="300" height="225" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Incisioni rupestri di Tanum, Bohuslän, Svezia.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">La presenza dell&#8217;incinerazione in questa seconda e risolutiva ondata indoeuropea ci introduce a un nuovo avvenimento spirituale che si colloca sempre nel solco del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> solare e della «negazione della Madre».</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incinerazione ha antiche radici nell&#8217;Europa-Centrale, ma solo alla fine dell&#8217;età del bronzo raggiunge quella espansione e quella compattezza che ci metton di fronte a una nuova visione della vita. È un rituale tipicamente uranico, orientato verso il cielo e la luce. La purificazione dello spirito dal peso della terra e la sua liberazione in pura sostanza di fuoco trovano un&#8217;eco precisa in una nuova fioritura del <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> celeste.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cerchio solare, la croce celtica, il disco puntato, la ruota raggiata traversano tutta l&#8217;Europa tra quei due grandi centri di riferimento che sono le incisioni rupestri del Bohuslän e quelle della Valcamonica. Allo stesso modo, dalla Svezia all&#8217;Italia &#8211; partendo da un focolare mitteleuropeo &#8211; fa la sua comparsa il motivo del cigno astrale, destinato a perpetuarsi fino alla leggenda di Lohengrin e del Graal. Il motivo dei due cigni affiancati che tirano la nave del sole, le protome di cigno stilizzate a 5, sono una delle più caratteristiche manifestazioni della cultura dei campi d&#8217;urne e ne accompagnano l&#8217;espansione giù giù, fin nel Lazio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/incisioni-rupestri-della-val-camonica/9899" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8513" style="margin: 10px;" title="incisioni-rupestri-della-val-camonica" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/incisioni-rupestri-della-val-camonica.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Il carro solare &#8211; questa volta trainato da un cavallo &#8211; è emerso in una palude della Danimarca a confermare la veridicità del mito ellenico dell&#8217;Apollo dimorante nel paese degli Iperborei.</p>
<p style="text-align: justify;">Significativamente, nelle incisioni rupestri della Svezia e della Valcamonica, accanto al moltiplicarsi degli <em>standars</em> solari e di divinità maschili, vi è una rimarchevole assenza delle figurine femminili:</p>
<p style="text-align: justify;">«Manca la fanciulla, così come la madre e la partoriente; manca l&#8217;immagine del piccolo animale che sugge il latte, immortalato sia a Creta che in Egitto in indimenticabili figurazioni. È un&#8217;anima radicalmente diversa quella che si esprime in queste incisioni rupestri nordiche e italiche. All&#8217;antico mondo mediterraneo, col suo naturalismo femminile, si contrappone una cultura tipicamente virile. Essa si apre una via verso il Sud» (Altheim, <em>Italien und Rom</em>, Amsterdam und Leipzig 1940, S. 25-26).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-8508" style="margin: 10px;" title="urna-villanova" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/urna-villanova.jpg" alt="" width="224" height="300" />Un&#8217;assenza che ha un preciso valore indicativo circa il contenuto spirituale della «migrazione dorica». È un contenuto che verrà presto alla luce sia nel <em>pantheon</em> olimpico che nello stile di vita asciutto e severo del doricismo e della romanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno al 950 circa, la grande migrazione è finita: nel Peloponneso ci sono ormai i Dori e sui Colli Albani i Latini. L&#8217;ethnos italico ed ellenico, saturo di elementi nordici, si prepara alla grande stagione della civiltà classica. Dalla Grecia all&#8217;Italia si diffonde una nuova costellazione simbolica la cui stella polare è la svastica &#8211; ripetuta centinaia di volte sia sui vasi del cosidetto « periodo geometrico », sia sulle urne a capanna del Lazio.</p>
<p style="text-align: justify;">La preistoria è finita. Sull&#8217;Ellade albeggia l&#8217;aurora omerica. Significativamente, quando il primo popolo indoeuropeo d&#8217;Europa incomincia a parlare, il suo messaggio è quello della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> olimpica.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-8503" style="margin: 10px;" title="pericle" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/pericle.jpg" alt="" width="200" height="300" />Di duemilacinquecento anni di preistoria religiosa europea, una parola ci è rimasta: <em>*dyeus</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">È il nome della Divinità: Juppiter &#8211; da Dius-pater (gen. <em>Iovis</em>, dat. <em>Iovii</em>) tra i Latini; Zeus (gen. <em>Diòs</em>) tra gli Elleni; Dyaus in India; Tyr o Ziu nel mondo germanico. È il nome del dio supremo e &#8211; al tempo stesso &#8211; quello del cielo divino in tutta la sua luce e tutto il suo splendore.</p>
<p style="text-align: justify;">È questa una importante scelta spirituale: gli <a title="Indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">Indoeuropei</a>, la razza nordica, gli europei sono il popolo di <em>*dyeus</em>, il popolo della luce. Il popolo destinato a portare il <em>lògos</em>, la legge, l&#8217;ordine, la misura. Il popolo che ha divinificato il Cielo di fronte alla Terra, il Giorno di fronte alla Notte, la razza olimpica per eccellenza.</p>
<p style="text-align: justify;">È una scelta destinata a segnare un orientamento di millenni: l&#8217;ordine, nel mondo, è opera dell&#8217;uomo bianco.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il Giorno, <em>*dyeus</em>, è &#8211; al tempo stesso &#8211; il Padre. Juppiter, Zeus patér, Dyaus pitàr sono termini che si pronunciano l&#8217;uno nell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ordine della luce è un ordine maschile. Non l&#8217;ordine della Madre &#8211; confondente tutto e tutti in una pacifica promiscuità, e che sta al di qua della civiltà come noi la concepiamo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-madri-e-la-virilita-olimpica/8167" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5911" style="margin: 10px;" title="le-madri" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-madri.jpg" alt="" width="200" height="277" /></a>«Dal principio della maternità generatrice scaturisce il senso della universale fratellanza di tutti gli esseri, senso che declina e non trova più risuonanze con l&#8217;avvento del principio della paternità. La famiglia incentrata nel patriarcato è conchiusa come un organismo individuo, quella matriarcale conserva invece quel carattere tipicamente universalistico che si ritrova nei primordi. Da esso procede quel principio di universale eguaglianza e libertà, che noi spesso ritroviamo come tratto fondamentale dei popoli ginecocratici, insieme alla <em>filoxenìa</em> (simpatia per gli stranieri) e ad una decisa insofferenza per ogni specie di limiti e restrinzioni; infine, non diversa origine ha l&#8217;esaltazione del sentimento d&#8217;una generale parentela e di una simpatia, <em>synpàtheia</em> &#8211; che non conosce limiti&#8230; » (Bachofen, <a title="Le madri e la virilità olimpica" href="http://www.libriefilm.com/le-madri-e-la-virilita-olimpica/8167" target="_blank"><em>Le madri e la virilità olimpica</em></a>, Milano 1949, pg. 34-35).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il genio spirituale indoeuropeo &#8211; quale si manifesta fin nei primordi, sta appunto nel rifiuto di questa fratellanza promiscua del regno della Madre. Contro la promiscuità stanno la Famiglia e lo Stato, contro la fratellanza universale e bastarda la stirpe e la razza.</p>
<p style="text-align: justify;">Contro il livellamento sta l&#8217;Ordine &#8211; come principio di differenziazione luminoso. L&#8217;Ordine solare del giorno, l&#8217;ordine di <em>*dyeus</em>, quale si trova simboleggiato nella svastica, primordiale <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della luce .</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-%c2%abmigrazione-dorica%c2%bb.html' addthis:title='La «migrazione dorica» ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La &#8220;migrazione dorica&#8221; in Padania e in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 19:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulle tracce della prima penetrazione nordica degli Indoeuropei in Padania e in Italia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/migrazionedoricapadaniaitalia.html' addthis:title='La &#8220;migrazione dorica&#8221; in Padania e in Italia '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/labrys.png" width="48" height="48" alt="" title="Indoeuropei" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7948" style="margin: 10px;" title="elmo-villanoviano" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/elmo-villanoviano.jpeg" alt="" width="182" height="277" />Franz Altheim definì l&#8217;invasione dell&#8217;Italia da parte di quei <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">popoli indoeuropei</a> che avrebbero dato poi origine, tra l&#8217;altro, alla civiltà romana, come &#8220;migrazione dorica in Italia&#8221; (<em>Die dorische Wanderung in Italien</em>). Il brillante studioso tedesco assimilava la calata da Nord dei primi invasori Elleni in Grecia a quella avvenuta alcuni secoli più tardi sul suolo italico. In comune, esse avevano una vera e propria rivoluzione sociale: d&#8217;improvviso, l&#8217;arrivo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeo</a> sovverte come un&#8217;onda le comunità pacificamente organizzate o non sufficientemente preparate; sorgono roccaforti e cittadelle, un&#8217;organizzazione militare si impone.</p>
<p style="text-align: justify;">Così il linguista Giacomo Devoto descriveva, nel suo fondamentale <a title="Origini indeuropee" href="http://www.libreriauniversitaria.it/origini-indeuropee-devoto-giacomo-edizioni/libro/9788889515327?a=395521"><em>Origini Indeuropee</em></a>, l&#8217;invasione della Padania: &#8220;Nell&#8217;Italia settentrionale, l&#8217;affermazione positiva di un processo di indeuropeizzazione comincia nell&#8217;età del bronzo, attraverso le terramare, nella regione corrispondente al corso medio del Po, fra Lombardia ed Emilia. Si afferma poi in modo netto nell&#8217;età del ferro, in condizioni confrontabili con quelle dei campi d&#8217;urne, in tre focolai principali&#8221;. Si tratta di Golasecca, Este e del &#8220;focolaio protovillanoviano&#8221;. Il primo e più occidentale si associa ai ritrovamenti linguistici che gli studiosi definiscono &#8220;leponzi&#8221;: Devoto riteneva si trattasse di una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">lingua indoeuropea</a> non gallica, ma gli studiosi di oggi tendono invece a includerla nel ramo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>. Ai ritrovamenti di Este e dintorni vanno riferite le testimonianze del venetico; solo al &#8220;focolaio protovillanoviano&#8221; non si accompagnano ritrovamenti di testimonianze linguistiche. &#8220;Ma ha la sua importanza attraverso la funzione di collegamento e di tappa per un&#8217;ulteriore espansione verso il sud di correnti linguistiche collegate alla civiltà dei campi d&#8217;urne&#8221;. Infatti da lì si aprono la strada a sud, lungo il crinale appenninico, focolai di &#8220;cittadelle&#8221; <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> tutte caratterizzate dal rito dell&#8217;incinerazione, &#8220;appoggiate a caposaldi, che vanno dal Pianello del Genga in provincia di Ancona fino a Terni, al Foro romano, e, al di là del Tevere, risalgono nell&#8217;Etruria in direzione di nord-ovest&#8221;. L&#8217;incinerazione, rito funebre assolutamente innovatore, che è quasi una bandiera di questi nuovi venuti, sarà ereditata e conservata per secoli dai Romani.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978884205500" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px; border: 0pt none;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lazzerotti.bmp" alt="R. Lazzerotti, La cultura indoeuropea" width="95" height="145" align="left" border="0" /></a> Ma in cosa consistevano questi campi d&#8217;urne terramaricoli dei primi invasori? <a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdispeciale.html">Adriano Romualdi</a> ce ne fornisce una descrizione suggestiva: &#8220;Si tratta di stazioni su pali costruite sulla terraferma, rettangolari o trapezoidali, tagliate ad angolo retto da un <em>cardo </em>e da un <em>decumanus</em>, rigorosamente suddivise e con uno spazio libero a oriente ad uso di <em>comitium</em>. La severità dell&#8217;impianto, le sobrie urne lusaziane deposte l&#8217;una accanto all&#8217;altra nella nuda terra, ci attestano uno spirito severo e quiritario&#8221;. In Val Camonica, rilevava poi il compianto studioso, le incisioni rupestri ci mostrano &#8220;analogie sorprendenti con le incisioni rupestri in Svezia: non solo vi appaiono gli stessi <a href="http://www.centrostudilaruna.it/simboli.html">simboli</a>, le stesse figure (il sole trainato dai cervi, il &#8220;portatore d&#8217;ascia&#8221;, il &#8220;portatore di lancia&#8221;) ma anche lo stesso identico stile che scolpisce le figure come figure portanti e si riconnette alla mentalità &#8220;tettonica&#8221; del Nord&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Franz Altheim osserva le incisioni della Val Camonica: &#8220;È uno spirito assolutamente diverso, quello che si manifesta in quest&#8217;arte rupestre nordica e italica. Di fronte all&#8217;antico complesso culturale mediterraneo, femmineo e naturistico, si fa avanti una civiltà che ha pronunciati tratti virili. Essa penetra verso Sud&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>La Padania </em>del 15 febbraio 2004.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/migrazionedoricapadaniaitalia.html' addthis:title='La &#8220;migrazione dorica&#8221; in Padania e in Italia ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le origini etniche dei Liguri</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 15:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Del Ponte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Studio storico-archeologico sulle componenti etniche dell'antico popolo dei Liguri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/delponteoriginideiliguri.html' addthis:title='Le origini etniche dei Liguri '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storia-antica.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Storia antica" /><br/><p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458324"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/iliguri.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, I Liguri. Etnogenesi di un popolo. Dalle origini alla conquista romana" width="94" height="142" align="right" /></a> È uno scherzoso paradosso affermare che, allorché si costituiva il primo germe delle futura etnia dei Liguri, essi naturalmente non sapevano di chiamarsi cosi. Ma, del resto, neanche dopo lo avrebbero saputo, perché questo nome venne loro attribuito dai Greci prima (<em>*Liguses</em>) e poi dai Romani (<em>Ligures</em>), formandolo probabilmente da una base linguistica pre<a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a> <em>*&#8221;liga&#8221;</em>, &#8220;luogo paludoso&#8221;, &#8220;acquitrino&#8221;, ancora viva nel francese &#8220;<em>lie</em>&#8221; e nel provenzale &#8220;<em>lia</em>&#8220;: e questo perché il primo incontro fra i mercanti greci e gli indigeni sarebbe avvenuto proprio sulle coste paludose delle foci del Rodano.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">La storia dei Liguri parte da molto lontano. E&#8217; singolare, infatti, la constatazione che i Liguri, una popolazione fino ad oggi assai poco studiata e quindi conosciuta a livello generale, in realtà sono, tra i popoli d&#8217;Italia, quelli che siamo in grado di seguire dai tempi più remoti. Abbiamo questa possibilità soltanto per loro, se consideriamo la situazione dell&#8217;Italia Settentrionale al tempo dell&#8217;ultima grande glaciazione, quella di Wurm, allorché dovunque dominavano ghiacci o inospitali distese gelate. Dappertutto, tranne che lungo l&#8217;arco dell&#8217;attuale costa ligure, quasi un istmo fra penisola italica ed area franco-cantabrica, in cui il clima era quasi primaverile: in ogni caso sopportabile per flora, fauna ed esseri umani. E la nostra storia comincia proprio circa 25.000 anni fa, sul finire del Paleolitico Superiore, con quegli esseri umani che presero a frequentare le caverne dei Balzi Rossi, oggi a pochi metri dal confine francese, sulla costa, proprio sotto il villaggio di Grimaldi, che si trova a monte. In realtà queste grotte erano state frequentate già da migliaia di anni. Prima dell&#8217;epoca di cui parliamo le abitò l&#8217;uomo di Neanderthal, il quale scomparve o (più probabilmente) fu eliminato dall&#8217;uomo di Cro-Magnon (così detto da una località della Francia atlantica), a cui si deve la mirabile fioritura artistica delle grotte della civiltà franco-cantabrica. Nel momento di cui parliamo, esisteva un contatto diretto fra le coste atlantiche e la Liguria attuale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875459592"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/lacittadeglidei.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, La città degli dei. La tradizione di Roma e la sua continuità" width="95" height="141" align="left" /></a> In effetti, l&#8217;uomo dei Balzi Rossi costituiva la propaggine più orientale dell&#8217;uomo di Cro-Magnon. Se, come si è detto, prima che la fine dell&#8217;ultima epoca glaciale interrompesse i contatti, i ghiacci arrivavano a lambire la Liguria sin sul crinale a poca distanza dalla costa, lì invece era quasi primavera. Per effetto della glaciazione il mare si era ritirato e le grotte non si trovavano, come oggi, a 20 metri dal mare, ma a 10 chilometri, era dunque permesso l&#8217;insediamento umano ed animale. O, per meglio dire, l&#8217;insediamento umano esisteva proprio a causa del continuo passaggio di selvaggina di grossa taglia: bisonte, bue muschiato, stambecco, cavallo selvaggio. L&#8217;uomo viveva di caccia e, in minima parte, di raccolta. Non conosceva neppure la pesca, se non quella di fiume e torrente, al massimo raccoglieva qualche mollusco lungo gli scogli della costa. La prima cosa notevole da segnalare è la particolare struttura scheletrica e la notevole massa muscolare dei frequentatori dei Balzi Rossi: l&#8217;esemplare maschio adulto poteva raggiungere e superare l&#8217;altezza dei due metri e non essere mai inferiore ai 180 cm. E soprattutto tombe maschili sono venute alla luce nelle sepolture scavate a partire dagli anni &#8217;70 del secolo scorso sino ai primi del &#8217;900: ne emerge una civiltà prettamente patriarcale con la donna in posizione subordinata (proprio come avviene in tutte le comunità di cacciatori). Sembra poi di capire che quegli uomini di cui è stata trovata la tomba avessero una posizione privilegiata all&#8217;interno della comunità: lo si deduce dal colore rosso dell&#8217;ocra che ricopriva sia i corpi che le tombe, da ricondursi al concetto del rosso come celebrazione della sovranità, presente tra l&#8217;altro anche in diverse manifestazioni di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiaantica.html">Roma antica</a>. Si trattava evidentemente di capi. Vennero anche rinvenuti oggetti che in apparenza potrebbero suggerire una civiltà matriarcale: statuette di donne con caratteristiche sessuali esagerate, le cosiddette Veneri paleolitiche ritrovate anche in molte altre parti d&#8217;Europa, sempre associate ai resti del Cro-Magnon. Ma esse non devono far pensare ad una civiltà matriarcale, sono solo un tributo che questa umanità offriva al <em>sacrum</em>, al mistero della sessualità e della fecondità. Siamo di fronte, in ogni caso, ad una società spiritualmente molto sviluppata: sia nelle grotte atlantiche che ai Balzi Rossi sono stati trovati elementi (ad esempio, tacche incise su strumenti, ossa o pareti) che fanno pensare addirittura ad un sistema di calcolo del tempo, delle stagioni e delle costellazioni.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Il dominio dei cacciatori durò per migliaia di anni e l&#8217;ultima sua fase, che contrassegna le estreme manifestazioni della civiltà franco-cantabrica collegata all&#8217;uomo di Cro-Magnon, viene definita &#8220;Epigravettiano&#8221; (dalla località di La Gravette, in Dordogna): una fase culturale che in Liguria durò più a lungo, pervenendo, con diversi aspetti regionali, sino alle soglie del Neolitico. Circa 18.000 anni fa il distacco dell&#8217;area ligure dalla vicina area francese viene ad approfondirsi. Finiti i rigori e la presenza del ghiaccio, la valle del Rodano viene allargata e quindi resa impraticabile. Dove erano i ghiacci si distende una serie interminabile di paludi e questo provoca una rottura irrimediabile fra la zona atlantica e quella italica. Nell&#8217;area atlantica i residui dei Cro &#8211; Magnon daranno origine alla civiltà maddaleniana e saranno alla base (secondo l&#8217;opinione di molti) del grandioso fenomeno del megalitismo. Alcuni andranno a nord e (si pensa) contribuiranno alla formazione della razza falica o dalica. Molti si sposteranno a sud e attraverso la Spagna raggiungeranno l&#8217;Africa del Nord. Daranno vita alle etnie dei Guanci nelle Canarie, dei Cabili dell&#8217;Algeria e dei Berberi dell&#8217;Atlante e, più in generale, alla sottorazza detta degli Atlanto-mediterranei. Le popolazioni che rimarranno sul posto daranno origine all&#8217;attuale popolo dei Baschi. Esistono recenti ricerche (ad es., di L. e F. Cavalli Sforza) che, utilizzando le più aggiornate conoscenze della genetica, provano questa continuità.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a href="http://www.libriefilm.com/guerrieri-delleta-del-ferro-in-lunigiana/6335" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3469" style="margin: 10px;" title="guerrieri-eta-ferro" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/guerrieri-eta-ferro.jpg" alt="guerrieri-eta-ferro" width="200" height="281" /></a>Anche se non circola più da quelle parti l&#8217;uomo alto due metri e la cacciagione di grossa taglia, si può dire che i Baschi siano i moderni discendenti dell&#8217;Uomo di Cro-Magnon: lo prova, tra l&#8217;altro, l&#8217;alta frequenza del gruppo sanguigno 0 negativo e la spiccata dolicocefalia. Coloro che poi erano rimasti nell&#8217;area ligure lasciarono le loro tracce un po&#8217; dappertutto, fino alla Toscana settentrionale.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">L&#8217;apporto etnico successivo sarà quello dei popoli mediterranei ovvero dei portatori della civiltà neolitica e quindi dell&#8217;agricoltura e della ceramica. Se pur non ne esistono le testimonianze archeologiche (come ricordava anche il grande storico delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religioni</a> <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sh.eliade.htm">Mircea Eliade</a>), vi è oggi tra gli studiosi la tendenza diffusa ad affermare che la civiltà neolitica si sia propagata lentamente dal Medio Oriente verso la Grecia e il corso del Danubio, quindi lungo le coste del Mediterraneo per mezzo di un piccolo cabotaggio. Per quanto riguarda la Liguria, l&#8217;unica area in cui ci sono prove archeologiche del manifestarsi della nuova cultura neolitica è quella di Finale Ligure, un&#8217;area abbastanza ampia nell&#8217;attuale provincia di Savona. Nelle grotte di Finale (in particolare nelle grotte della Pollera e delle Arene Candide) la civiltà agricola lascia le prime tracce del lavoro dei campi e della ceramica. Ma gli scheletri ritrovati hanno caratteristiche che ricordano le precedenti popolazioni dei cacciatori, il che significa che avvenne un matrimonio, un incontro tutto sommato pacifico fra la civiltà dei cacciatori e quella degli agricoltori (un fenomeno antropologico che si è riscontrato &#8211; e tuttora marginalmente si verifica in certe zone remote dell&#8217;Africa centrale &#8211; in epoche ed aree diverse del nostro pianeta ).</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Nello studio della conformazione dei crani si avverte una rottura, ma anche una continuità. La caratteristica dominante dei crani Liguri &#8211; dall&#8217;uomo dei Balzi Rossi (Cro-Magnon) &#8211; alla conquista romana &#8211; è una dolicocefalia nettamente sviluppata. Il Neolitico non incide profondamente in quell&#8217;antica società, almeno fino a che non si sottentra nella successiva età dei metalli. Un&#8217;epoca che un tempo non lontano sembrava remotissima ed oggi invece ci appare più vicina. Più vicina, s&#8217;intende, se consideriamo le cose in una prospettiva più ampia, metastorica: ma in realtà, più lontana in termini di cronologia assoluta. Pensiamo un po&#8217; al cosiddetto &#8220;uomo (o mummia) del Similaun&#8221;, ritrovato pochi anni fa in Alto Adige: un cacciatore, forse uno sciamano, riemerso fortunatamente dai ghiacciai al confine con l&#8217;Austria. Fra le altre cose, ha con sé un&#8217;ascia dalla lama metallica, di rame (un rame che egli stesso fuse per sé). Le analisi al carbonio 14 fanno risalire la mummia al 3500 a.C., cioè a 5500 anni fa. In precedenza si pensava che il rame in Italia fosse sconosciuto in quell&#8217;epoca, ma adesso bisogna retrodatare il suo uso di circa un migliaio di anni. Ed è singolare come quell&#8217;ascia rassomigli molto alle asce raffigurate in Liguria sulle statue-stele della Lunigiana o nelle prime incisioni rupestri di Monte Bego.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8875458057"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/deiemitiitalici.bmp" border="0" alt="Renato del Ponte, Dei e miti italici" width="94" height="141" align="right" /></a> Si pensava in un primo tempo che la Liguria fosse una regione povera di minerali, poi si è scoperto che nell&#8217;entroterra fra Chiavari e Sestri Levante esisteva una miniera di rame, a Libiola, sfruttata sin da epoca remotissima: analisi al carbonio 14 hanno dimostrato che vi si estraeva il metallo già 4500 anni fa. E la futura città di Chiavari (ma come si sarà chiamata allora?) nascerà come primo centro abitato sulle coste della Liguria proprio grazie alla presenza di questa miniera, dal momento che il rame vi veniva esportato tramite un approdo marittimo. Il professor Nino Lamboglia è stato l&#8217;autore di cinque campagne di scavo nella necropoli di Chiavari, che però risale all&#8217;età del Ferro, al VIII secolo a.C. Fra il 2500 e l&#8217; VIII secolo a.C. esiste naturalmente un lungo iato di tempo: come può essere colmato? Il prof. Lamboglia, durante gli scavi, studiandone la stratigrafia, aveva notato che la necropoli sorgeva su un luogo reso asciutto (così, almeno, egli pensava) mediante un&#8217;impermeabilizzazione artificiale ottenuta tramite uno strato di minuti cocci, che l&#8217;antica popolazione avrebbe appositamente steso a quello scopo. Tuttavia, Lamboglia non analizzò o, meglio, non ebbe il tempo per analizzare adeguatamente proprio questo strato, l&#8217;ultimo della serie, cosa che fu compiuta solo negli anni &#8217;80 di questo secolo. Ebbene, questo strato di cocci è composto da anfore di ceramica risalente al XIV-XIII secolo a.C. e si trattava, dunque, non di un fondo artificiale, ma di una base naturale di spiaggia, di riporto, lavorata dal mare, che attestava un traffico ed uno scambio di merci sulla costa già in quell&#8217;epoca lontana. Siamo agli albori dell&#8217;età del Bronzo e tale attività può essere agevolmente connessa con l&#8217;esportazione del minerale di rame e la miniera di Libiola. Poi, in seguito, nascerà il vero e proprio centro abitato e la necropoli ad incinerazione di Chiavari.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Analizzando il territorio ligure si capisce anche il carattere della popolazione. La gente ligure è stata sempre ritenuta chiusa, inospitale, difficile. I Romani la ritenevano &#8220;dura e agreste&#8221;. Tuttavia questa regione ha subito anche infiltrazioni lente e pacifiche di altre genti. All&#8217;inizio dell&#8217;età del Bronzo, dalle Alpi settentrionali si riversarono popolazioni che possiamo riconnettere con il mondo dei &#8220;campi d&#8217;urne&#8221;, vale a dire col crogiolo delle <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">popolazioni indoeuropee</a> che in parte popoleranno l&#8217;Italia. I Latini traggono origini da lì e così i Veneti e tante altre popolazioni italiche. In quest&#8217;epoca è ancora difficile distinguere i popoli italiani da quelli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtici</a>. Oggi esiste una &#8220;moda <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtica</a>&#8221; o <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">panceltica</a> che, intendiamoci, ha più di una giustificazione rispetto alla misconoscenza del passato, ma, appunto, non bisogna esagerare. Popolazioni che possiamo definire &#8220;pre<a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a>&#8221; si infiltrano comunque già in età antichissima nel Piemonte e nella Liguria centro-orientale, mentre la Liguria occidentale manterrà caratteristiche più arcaiche, così come certe aree più vicine alla Toscana (Garfagnana, Lunigiana). Nelle zone interessate dall&#8217;ondata migratoria inizierà un processo di parziale <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropeizzazione</a> in parte collegato a popolazioni che ho definito &#8220;pre<a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtiche</a>&#8220;. Lo si può affermare anche sulla base di alcune iscrizioni ritrovate. La prima statua &#8211; stele rinvenuta in epoca moderna, nel 1837 a Zignago (SP), reca un&#8217;iscrizione in alfabeto etrusco, ma in lingua di dubbia attribuzione e tuttavia sicuramente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropea</a>: &#8220;<em>Mezunemunis</em>&#8220;, ovvero &#8220;io (cioè la divinità raffigurata) che mi trovo in mezzo al bosco&#8221; (da notare l&#8217;affinità col latino). A Genova l&#8217;iscrizione (VI sec. a.C.?) &#8220;<em>Mi Nemeties</em>&#8221; (&#8220;di me, Nemetie&#8221;) di nuovo collega sistema alfabetico e grammaticale etrusco con un personaggio dal nome certamente <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">celtico</a>. Eccoci dunque di fronte alla terza componente etnica della Liguria preromana .</p>
<p align="justify">
<p align="justify">* * *</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Conferenza tenuta ad Aosta nel corso del terzo Festival Celtique.<br />
Tratto da http://www.celti.it/revue/revue12.htm#I%20LIGURI.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/delponteoriginideiliguri.html' addthis:title='Le origini etniche dei Liguri ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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