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	<title>Centro Studi La Runa &#187; identità</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il volto ambiguo della Rivoluzione Conservatrice tedesca</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 21:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Rivoluzione Conservatrice era un bacino di idee in cui vennero ad infusione tutti quegli ideali che da una parte rifiutavano il progressismo illuministico dell'Occidente, mentre dall'altra propugnavano il dinamismo di una rivoluzione in grande stile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/voltoambiguorivoluzioneconservatrice.html' addthis:title='Il volto ambiguo della Rivoluzione Conservatrice tedesca '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/rivoluzione-conservatrice.PNG" width="48" height="48" alt="" title="Rivoluzione conservatrice" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-profezia-del-terzo-regno-dalla-rivoluzione-conservatrice-al-nazionalsocialismo/9960" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8633" style="margin: 10px;" title="la-profezia-del-terzo-regno" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-profezia-del-terzo-regno.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>La <a href="http://www.centrostudilaruna.it/rivoluzioneconservatrice.html">Rivoluzione Conservatrice</a> &#8211; fenomeno essenzialmente tedesco, ma non solo &#8211; era un bacino di idee, un laboratorio, in cui vennero ad infusione tutti quegli ideali che da una parte rifiutavano il progressismo illuministico dell&#8217;Occidente, mentre dall&#8217;altra propugnavano il dinamismo di una rivoluzione in grande stile: ma nel senso di un <em>re-volvere</em>, di un ritornare alla tradizione nazionale, all&#8217;ordine dei valori naturali, all&#8217;eroismo, alla comunità di popolo, all&#8217;idea che la vita è tragica ma anche magnifica lotta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883390970" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/repubblicadiweimar.bmp" alt="Detlev J.K. Peukert, La Repubblica di Weimar" width="95" height="141" align="left" border="0" /></a> Tra il 1918 e il 1932, questi ideali ebbero decine di sostenitori di alto spessore intellettuale, lungo un ventaglio di variazioni ideologiche molto ampio: dalla piccola minoranza di quanti vedevano nel bolscevismo l&#8217;alba di una nuova concezione comunitaria, alla grande maggioranza di coloro che invece si battevano per l&#8217;estrema affermazione del destino europeo nell&#8217;era della tecnica di massa, mantenendo intatte, anzi rilanciandole in modo rivoluzionario, le qualità tradizionali legate alle origini del popolo: identità, storia, stirpe, terra-patria, cultura. Tra questi ultimi, di gran lunga i più importanti, figuravano personaggi del calibro di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>, Schmitt, Moeller van den Bruck, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, Spengler, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span>, Sombart, Benn, Scheler, Klages, e molti altri. In quella caotica Sodoma che era la Repubblica di Weimar &#8211; dove la crisi del Reich fu letta come la crisi dell&#8217;intero Occidente liberale &#8211; tutti questi ingegni avevano un denominatore comune: impegnare la lotta per opporsi al disfacimento della civiltà europea, restaurando l&#8217;ordine tradizionale su basi moderne, attraverso la rivoluzione. Malauguratamente, nessuno di loro fu mai un politico. E pochi ebbero anche solo cultura politica. Quest&#8217;assenza di <em>sensiblerie </em>fu il motivo per cui, al momento giusto, spesso la storia non venne riconosciuta. E, tra i più famosi, solo alcuni capirono che il destino non sempre può avere il volto da noi immaginato nel silenzio dei nostri studi, ma che alle volte appare all&#8217;improvviso, parlando il linguaggio semplice e brutale degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978888490060" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/proscritti.bmp" alt="I proscritti" width="95" height="152" align="right" border="0" /></a> Scrivevano di una Germania da restaurare nella sua potenza, favoleggiavano di un tipo d&#8217;uomo eroico e coraggioso, metallico, che avrebbe dominato il nichilismo dell&#8217;epoca moderna; descrivevano la civilizzazione occidentale come il più grande dei mali, il progresso come un dèmone, il capitalismo come una lebbra di usurai, l&#8217;egualitarismo e il comunismo come incubi primitivi … e riandavano alle radici del germanesimo, alle fonti dell&#8217;identità. Armato di Nietzsche e di antichi miti dionisiaci, c&#8217;era persino chi riaccendeva i fuochi di quelle notti primordiali in cui era nato l&#8217;uomo europeo… Eppure, quando tutto questo prese vita sotto le loro finestre, quando i miti e le invocazioni assunsero la forma di uomini, di un partito, di una volontà politica, di una voce, quando &#8220;l&#8217;uomo d&#8217;acciaio&#8221; descritto nei libri bussava alla loro porta nelle forme stilizzate della politica, molti sguardi si distolsero, molte orecchie cominciarono a non sentirci più… La vecchia sindrome del sognatore, che non vuol essere disturbato neppure dal proprio sogno che si anima… La Rivoluzione Conservatrice tedesca espresse spesso la tragica cecità di molti suoi epigoni dinanzi al prender forma di non poche delle loro costruzioni teoriche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8848802672" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/filosofiakonservativerevolution.bmp" alt="Giuseppe A. Balistreri, Filosofia della Konservative Revolution: Arthur Moeller van den Bruck" width="93" height="141" align="left" border="0" /></a> Non vollero riconoscere il suono di una campana, i cui rintocchi uscivano in gran parte dai loro stessi libri. Allora, improvvisamente, tutto diventò troppo &#8220;demagogico&#8221;, troppo &#8220;plebeo&#8221;. L&#8217;intellettuale volle lasciare la militanza, la lotta vera, a quanti accettarono di sporcarsi le mani con i fatti. Alcune derive del Nazionalsocialismo si possono anche storicamente ascrivere alla renitenza di intellettuali e ideologhi, che non parteciparono alla &#8220;lotta per i valori&#8221; e che, dopo aver lungamente predicato, nel momento dell&#8217;azione si appartarono in un piccolo mondo fatto di romanzi e divagazioni. Mentalità da club: &#8220;esilio interno&#8221; o piuttosto diserzione davanti ai propri stessi ideali? Eppure, un certo spazio critico dovette esistere, poi, anche tra le maglie del regime totalitario, se gli storici riportano di serrate lotte ideologiche intestine durante il Terzo Reich, di polemiche, di divergenze di vedute: Rosenberg non la pensava certo come Klages; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> e Krieck erano avversari politici attestati su sponde lontane… Prendiamo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a>. Ancora nel 1932, aveva parlato del Dominio, della Gerarchia delle Forme, della Sapienza degli Avi, del Guerriero, del Realismo Eroico, della Forza Primigenia, del Soldato Politico, della &#8220;Massa che vede riaffermata la propria esistenza dal Singolo dotato di Grandezza&#8221;… Ricordiamo di passata che Jünger negli anni venti collaborò, oltre che con le più note testate del nazionalismo radicale, anche col <em>Völkischer Beobachter</em>, il quotidiano nazionalsocialista e che nel 1923 inviò a Hitler una copia del suo libro <em>Tempeste d&#8217;acciaio</em>, con tanto di dedica… Alla luce dei fatti, è forse giunto il momento di considerare quelle proclamazioni solo come buoni esercizi letterari? Nell&#8217;infuriare della lotta vera per il Dominio che si ingaggiò di lì a poco, durante gli anni decisivi della Seconda guerra mondiale, noi troviamo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/ernstjuenger.html">Jünger</a> non già nella trincea dove era stato da giovane, ma ai tavoli dei caffè parigini. Qui lo vediamo intento ad irridere Hitler nel segreto del proprio diario, sulle cui paginette si dilettava a chiamarlo col nomignolo di Knièbolo: un po&#8217; poco. Tutto questo fu &#8220;fronda&#8221; esoterica o immiserimento del talento ideologico? Storico esempio di altèra dissidenza aristocratica o patetico esaurimento di un antico coraggio di militanza?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tracker.tradedoubler.com/click?p=10388&amp;a=915108&amp;g=0&amp;url=http://www.bol.it/libri/scheda/ea978887746594" rel="nofollow"><img style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/immagini/tramontooccidente.bmp" alt="Oswald Spengler, Il tramonto dell'Occidente" width="95" height="151" align="right" border="0" /></a> E uno Spengler? Anch&#8217;egli, dopo aver vaticinato il riarmo del germanesimo e della civiltà bianca, non appena questi postulati ebbero il contorno di un partito politico, che pareva proprio prenderli sul serio, oppose uno sdegnoso distacco. E Gottfried Benn? Dopo aver cantato i destini dell&#8217;&#8221;uomo superiore che tragicamente combatte&#8221;, dopo aver celebrato la &#8220;buona razza&#8221; dell&#8217;uomo tedesco che ha &#8220;il sentimento della terra nativa&#8221;, come vide che tutto questo diventava uno Stato, una legge, una politica, lasciò cadere la penna…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la Rivoluzione Conservatrice, per la verità, non fu solo questo. Fu anche il socialismo di Moeller, l&#8217;antieconomicismo di Sombart, l&#8217;idea nazionale e popolare di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, il filosofo-contadino vicino alle SA. In effetti, la gran parte degli affiliati ai diversi schieramenti rivoluzionario-conservatori confluì nella NSDAP, contribuendo non poco a solidificarne il pensiero politico e, in alcuni casi, diventandone uomini di punta: da Baeumler a Krieck. Secondo Ernst Nolte &#8211; il maggiore storico tedesco &#8211; la Rivoluzione Conservatrice ebbe l&#8217;occasione di essere più una rivoluzione che non una conservazione, soltanto perché si incrociò con la via politica nazionalsocialista: un partito di massa, una moderna propaganda, un capo carismatico in grado di puntare al potere. Tutte cose che ai teorici mancavano. &#8220;Non fu il nazionalsocialismo &#8211; si è chiesto Nolte -, in quanto negazione della Rivoluzione francese e di quella bolscevico-comunista, una contro-Rivoluzione tanto rivoluzionaria, quanto la Rivoluzione conservatrice non potrà mai essere?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tutto, come ha affermato il più esperto studioso di questi argomenti, Armin Mohler, &#8220;il nazionalsocialismo resta pur sempre un tentativo di realizzazione politica delle premesse culturali presenti nella Rivoluzione conservatrice&#8221;. Il tentativo postumo di sganciare la RC dalla NSDAP è obiettivamente antistorico: provate a sommare i temi ideologici dei vari movimenti nazional-popolari dell&#8217;epoca weimariana, ed avrete l&#8217;ideologia nazionalsocialista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 25 luglio 2004.</p>
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		<title>Europa, un albero con tante radici</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2000 20:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione di Giovanni Reale, Radici culturali e spirituali dell'Europa, pubblicata su la Padania del 25 novembre 2003.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/radiciculturalispirituali.html' addthis:title='Europa, un albero con tante radici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>In un saggio di Giovanni Reale il tema delle origini culturali del nostro continente</em></p>
<p style="text-align: justify;">Di recente l&#8217;<em>iter </em>per l&#8217;approvazione del testo definitivo della Costituzione dell&#8217;Unione Europea ha aperto un ampio dibattito sulle radici e le origini dell&#8217;Europa, nel quale sono intervenuti appassionatamente molti teorici e scrittori, oltre a vari politici più o meno noti. Pochi hanno però notato o dato il giusto risalto all&#8217;intervento sul tema di una delle persone più titolate a esprimersi su questo argomento: il professor Giovanni Reale, che generazioni di studenti liceali conoscono per aver studiato sui suoi libri la storia della filosofia. Reale, che è infatti docente di storia della filosofia antica all&#8217;Università &#8220;Vita Salute San Raffaele&#8221; di Milano, ha dato alle stampe un significativo volume sulle <a title="Radici culturali e spirituali dell'Europa" href="http://www.libriefilm.com/radici-culturali-e-spirituali-delleuropa/34" rel="nofollow" target="_blank"><em>Radici culturali e spirituali dell&#8217;Europa</em></a>, pubblicato dalla Raffaello Cortina. Il libro reca il sottotitolo <em>Per una rinascita dell&#8217;&#8221;uomo europeo&#8221;</em>. L&#8217;autore evidentemente non allude alla vetusta classificazione <em>homo europaeus</em> che andava in voga nell&#8217;etnologia di fine Ottocento: con essa si designava quel tipo umano dolicocefalo e biondo che si riteneva, a torto o a ragione, essere il progenitore biologico delle civiltà d&#8217;Europa. Si riferisce invece a una forma umana dalle ben precise coordinate caratteriali, spirituali e storiche, tali da contrassegnare la più autentica &#8220;identità&#8221; dell&#8217;abitante del nostro continente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/radici-culturali-e-spirituali-delleuropa/34" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8139" style="margin: 10px;" title="radici-culturali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/radici-culturali-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>Ma quali sono allora le caratteristiche fondamentali dell&#8217;<em>homo europaeus</em>? Per Reale, vi sarebbero tre elementi a distinguere l&#8217;identità dell&#8217;Europa: mentalità speculativa greca, cristianesimo, rivoluzione scientifico-tecnica. Il mondo greco ha trasmesso all&#8217;Europa la razionalità come modello; il cristianesimo ha traslato nell&#8217;uomo il ruolo centrale, che prima era prerogativa del cosmo; la rivoluzione scientifico-tecnica, da ultimo, ha dato applicazione sistematica al metodo matematico sperimentale, spesso involvendosi però in un oscuro scientismo.</p>
<p style="text-align: justify;">La tesi sostenuta da Reale, pur se ben argomentata e non priva di riscontri letterari e filosofici, a veder bene non regge. Da una parte, gli elementi indicati da Reale sono insufficienti; dall&#8217;altra, nessuno dei tre si può dire esauriente. Non è esauriente il binomio Europa-grecità, non foss&#8217;altro perché la cultura greca si è dovuta servire in larga misura del veicolo della romanità per espandersi nel tempo e nello spazio, e la cultura latina ha impresso un suo marchio specifico sul sentimento greco del mondo. Non lo è a maggior ragione il binomio Europa-cristianità, sia perché il cristianesimo nasce fuori dei confini geografici e spirituali d&#8217;Europa, sia per la sua vocazione universalistica, che lo porta tutt&#8217;oggi a essere una <a href="http://www.centrostudilaruna.it/religione.html">religione</a> che si propone a ogni uomo, indifferentemente dalla sua identità; e non è convincente, a ben vedere, neppure il binomio Europa-rivoluzione industriale, o Europa-Tecnica, perché (come rileva d&#8217;altronde lo stesso Reale) l&#8217;attitudine scientifica è per sua natura apolide e anch&#8217;essa universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Al tempo stesso, però, il trinomio proposto da Reale è riduttivo. Scrive: &#8220;Altre radici culturali e spirituali avrebbero potuto essere considerate [...]. Ma, dopo attenta riflessione, ho preferito concentrarmi su quelle che considero le radici culturali e spirituali primarie in senso assoluto&#8221;. Così ci fornisce un&#8217;immagine dell&#8217;identità europea che prescinde dal ruolo giocato per millenni, nel bene e nel male, dalla romanità; dal medioevo; dall&#8217;Umanesimo e dal Rinascimento; o dal <a href="http://www.centrostudilaruna.it/storiacontemporanea.html">Novecento</a>, in cui si sono viste portate a compimento premesse secolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quand&#8217;anche tutti questi altri periodi fossero stati annoverati nelle radici d&#8217;Europa, non di meno il lavoro di Reale avrebbe ancora peccato di una grave mancanza. Poiché la storia non è la radice più antica: ve ne è una centrale che si diparte dal tronco d&#8217;Europa e che va più a fondo di ogni altra. Essa porta all&#8217;albero la linfa del passato arcaico, quello ove si trovano le cellule staminali della nostra identità. È la radice delle origini <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">indoeuropee</a> delle civiltà d&#8217;Europa, che richiama un&#8217;epoca in cui i nostri progenitori ancora chiamavano con stessi nomi le stesse cose, disponevano con medesime idee il mondo e non si chiamavano ancora <a href="http://www.centrostudilaruna.it/celti.html">Celti</a>, Germani, Balti, Greci, Slavi o Latini. Prima della diaspora degli <a href="http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html">Indoeuropei</a> per il mondo, prima che le nostre lingue venissero parlate sul 90% delle terre emerse, l&#8217;Europa già viveva e aveva una specifica identità culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Così <a href="http://www.centrostudilaruna.it/romualdispeciale.html">Adriano Romualdi</a> aveva scritto, trent&#8217;anni orsono, sui destini dell&#8217;uomo europeo: &#8220;La profanazione fin delle ultime aree lasciate a modelli culturali diversi ha inutilmente infettato il nostro modello, impoverendo la ricchezza spirituale del mondo. Una paurosa desolazione dell&#8217;intero pianeta ne è la conseguenza, una devastazione che oggi ci minaccia anche nei suoi riflessi ecologici. Ma così come la guarigione è patrimonio esclusivo del malato, così il risanamento della nostra civiltà è un nostro compito interno&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Reale, <a title="Radici culturali e spirituali dell'Europa" href="http://www.libriefilm.com/radici-culturali-e-spirituali-delleuropa/34" target="_blank"><em>Radici culturali e spirituali dell&#8217;Europa</em></a>, Raffaello Cortina Editore, Milano 2003, pp. 188, euro 18.</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblicato su <em>La Padania </em>del 25 novembre 2003.</p>
<p style="text-align: justify;">Cfr. anche la recensione di questo libro di Adriano Scianca, pubblicata su questo sito col titolo <a href="http://www.centrostudilaruna.it/radicidelleuropa.html"><em>Le radici dell&#8217;Europa</em></a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/radiciculturalispirituali.html' addthis:title='Europa, un albero con tante radici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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