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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Hitler</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il nazionalsocialismo</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 10:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriano Romualdi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una breve analisi storica della parabola compiuta dal partito nazista, dalla sua fondazione alla tragica fine della seconda guerra mondiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-nazionalsocialismo.html' addthis:title='Il nazionalsocialismo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/romualdi48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Adriano Romualdi" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7789" style="margin: 10px;" title="hitler2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hitler2-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" />Nel Settembre del 1919 Adolf Hitler aderisce al minuscolo «Partito dei Lavoratori Tedeschi» (DAP). Nel Febbraio del 1920 &#8211; divenutone il dirigente di maggior rilievo &#8211; lo rilancia come «Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi» (NSDAP). Il programma reclama l&#8217;abolizione dei vincoli del Trattato di Versailles, la unificazione di tutti i Tedeschi in un solo Reich, la degradazione degli ebrei a cittadini stranieri, la statalizzazione delle grandi imprese, la partecipazione agli utili, la creazione di un «sano ceto medio» etc. ll nuovo partito si afferma soprattutto in Baviera. La sua base si recluta tra ex-combattenti, studenti e piccolo-borghesi sensibili agli appelli patriottici e spaventati dai moti comunisti. Per proteggere le proprie riunioni dalle azioni di disturbo delle sinistre, Hitler fonda le SA, squadre d’azione con funzione anticomunista. Col favore del governo regionale bavarese, monarchico e conservatore, e con la complicità di esponenti dell’esercito e della polizia bavarese, il movimento hitleriano si sviluppa fino al Novembre del 1923 &#8211; mese in cui i Nazionalsocialisti tentano di impadronirsi della Baviera per marciare su Berlino. ll <em>putsch </em>è represso e il partito è sciolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla sua uscita di prigione Hitler fonda di nuovo lo NSDAP (1925), il quale &#8211; grazie ai fratelli Strasser &#8211; incomincia a diffondersi nella Germania del Nord. Alla fine del 1925 gli iscritti sono 27.000, alla fine del 1926 49.900, alla fine del 1927 72.000. Nel 1928 il Partito conquista 12 seggi in Parlamento. È con la crisi economica del 1929 &#8211; che fa crescere fino a 6 milioni il numero dei disoccupati -, che il Partito Nazista diventa un partito di massa. Nelle elezioni del Settembre 1930 i Nazisti ottengono 107 deputati e, in quelle del Luglio 1932, 230.</p>
<p style="text-align: justify;">Confluiscono nel Nazismo:</p>
<p style="text-align: justify;">a) ex-combattenti e nazionalisti che vogliono liberare la Germania dalle umilianti condizioni del Trattato di Versailles;</p>
<p style="text-align: justify;">b) i giovani, attratti dal dinamismo del nuovo partito e dal mito del Terzo Reich;</p>
<p style="text-align: justify;">c) la media e piccola borghesia minacciata dalla crisi economica, dalla concentrazione del capitale e dai progressi del partito comunista;</p>
<p style="text-align: justify;">d) i disoccupati o buona parte del sottoproletariato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ascesa del Nazismo si compie sullo sfondo della crisi degli altri partiti:</p>
<p style="text-align: justify;">1) I socialdemocratici, responsabili &#8211; agli occhi della borghesia tedesca &#8211; dell&#8217;umiliazione nazionale del 1918;</p>
<p style="text-align: justify;">2) i comunisti, impediti dalla politica di Stalin di far fronte comune coi socialdemocratici;</p>
<p style="text-align: justify;">3) i partiti borghesi, incapaci di costituire una solida maggioranza di governo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-nazismo/7581" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7785" style="margin: 10px;" title="il-nazismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-nazismo.jpg" alt="" width="171" height="240" /></a>Il 30 Gennaio 1933, il Presidente del Reich von Hindenburg incarica Hitler di formare un governo di coalizione con i conservatori nazionalisti (DNVP). L&#8217;incendio del Reichstag, le elezioni del Marzo 1933 &#8211; in cui i Nazisti ottengono il 43,8 per cento dei voti &#8211; permettono al Partito Nazionalsocialista di sciogliere le organizzazioni avversarie e di impadronirsi di tutto il potere. Resistono più a lungo alla «nazificazione»:</p>
<p style="text-align: justify;">1) gli operai di molte zone industriali organizzati dai sindacati;</p>
<p style="text-align: justify;">2) molti ambienti cattolici ostili a certe tendenze neopagane;</p>
<p style="text-align: justify;">3) singole frange della vecchia classe conservatrice infastidita dal populismo del Regime.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la eliminazione della opposizione interna di sinistra nella purga del 30 Giugno 1934, lo stato nazista si avvia ad assumere la sua fisionomia definitiva. Esso si fonda:</p>
<p style="text-align: justify;">a) sullo scioglimento dei partiti politici e sulla loro sostituzione col Partito Nazionalsocialista quale partito della nazione tedesca;</p>
<p style="text-align: justify;">b) sulla sospensione delle autonomie regionali e il coordinamento dei <em>Länder </em>ad opera dell&#8217;autorità del Reich centrale;</p>
<p style="text-align: justify;">c) sulla unificazione delle polizie regionali in un’unica polizia dipendente dal Reichsführer SS Himmler.</p>
<p style="text-align: justify;">d) sulla creazione di campi di concentramento per gli avversari politici del regime;</p>
<p style="text-align: justify;">e) sulla unificazione delle organizzazioni dei lavoratori nel Fronte del Lavoro e su una legislazione del lavoro basata su principi di solidarismo tra imprenditori e lavoratori;</p>
<p style="text-align: justify;">f) sulla creazione di numerose forme d’assistenza ai lavoratori (case, assistenza medica, l&#8217;organizzazione ricreativa «Forza e gioia», la Volkswagen, «macchina del popolo») tali da dare un senso di sollievo dopo la crisi economica;</p>
<p style="text-align: justify;">g) sulla mobilitazione dei giovani nella Gioventù Hitieriana e sul servizio del lavoro annuale e obbligatorio imposto ai giovani di famiglia borghese per una migliore conoscenza degli operai e dei contadini.</p>
<p style="text-align: justify;">La rapida diminuzione del numero dei disoccupati, la rapida eliminazione degli elementi più turbolenti del Partito annidati nelle SA, guadagnano al regime hitleriano le simpatie della classe media e dei militari. Una propaganda sistematica illustra le realizzazioni del regime e la <em>Gestapo </em>sorveglia gli oppositori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-origini-culturali-del-terzo-reich/7362" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7786" style="margin: 10px;" title="le-origini-culturali-del-terzo-reich" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-origini-culturali-del-terzo-reich.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>Mentre il regime si consolida, si lasciano individuare le seguenti tendenze:</p>
<p style="text-align: justify;">a) un sostanziale interclassismo che porta alla ribalta della vita tedesca la piccola borghesia prima mortificata;</p>
<p style="text-align: justify;">b) una tendenza a proteggere i piccoli commercianti e i piccoli risparmiatori;</p>
<p style="text-align: justify;">c) una tendenza a conservare al contadinato una posizione di privilegio con le leggi sulla proprietà ereditaria (<em>Reichserbhofgesetz</em>) e sul maggiorascato;</p>
<p style="text-align: justify;">d) la tendenza delle SS &#8211; la milizia del partito &#8211; a considerarsi una specie di stato nello stato e ad accrescere i suoi poteri.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questa complessa realtà sociale si stende l&#8217;uniformità dello stato totalitario con la sua propaganda ribadente i seguenti valori:</p>
<p style="text-align: justify;">a) la grandezza tedesca che si è manifestata dapprima nel Sacro Romano impero (il primo Reich), poi nell&#8217;Impero prussiano-bismarckiano (il secondo Reich) e che ora ha trovato una terza incarnazione nel Terzo Reich nazionale e sociale;</p>
<p style="text-align: justify;">b) la, purezza della stirpe tedesca (rappresentata soprattutto dal tipo nordico) a protezione della quale si toglie agli ebrei la cittadinanza germanica e si prendono svariate misure eugenetiche;</p>
<p style="text-align: justify;">c) lo spirito militare &#8211; incarnato nella tradizione prussiana &#8211; e lo spirito contadino, esaltato nel mito del «sangue e della terra».</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, il Terzo Reich acquista un senso solo come preparazione alla rivincita. Fin dalle origini del partito, lo scopo di Hitler è quello di sconfessare il trattato di Versailles e rovesciare il verdetto della Prima Guerra Mondiale. Gli obiettivi di politica estera del Nazionalsocialismo sono:</p>
<p style="text-align: justify;">a) l’unione col Reich dell’Austria, dei Sudeti, di Memel e di Danzica;</p>
<p style="text-align: justify;">b) la riconquista dell’antica posizione di predominio della stirpe tedesca nell&#8217;Europa centrale e danubiana;</p>
<p style="text-align: justify;">c) la guerra contro la Russia bolscevica con la conquista di uno spazio vitale all&#8217;Est.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7787" style="margin: 10px;" title="bund-deutscher-maedel" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bund-deutscher-maedel-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" />La revisione delle clausole del trattato di Versailles incomincia con la reintroduzione del servizio militare obbligatorio (marzo 1935) e continua con la rimilitarizzazione della Renania. Nel 1938 &#8211; dopo essersi assicurato l&#8217;amicizia dell&#8217;Italia &#8212; Hitler annette l’Austria, dove fin dal 1918 molte voci si erano levate a favore dell’unione con la Germania. Uguale favore incontrano le truppe tedesche entrando nel territorio dei Sudeti. Con ciò, più di dieci milioni di Tedeschi sono stati riuniti al Reich. Ma qui si vede che il principio dello spazio vitale ha il sopravvento su quello di nazionalità: nel Marzo 1936 Hitler si annette la Boemia e la Moravia. Il pericolo di guerra, nuove persecuzioni antiebraiche, talune misure di eugenetica e di eutanasia ridestano una certa opposizione, rappresentata soprattutto:</p>
<p style="text-align: justify;">a) dai militari, che valutano il rischio di un conﬂitto mondiale;</p>
<p style="text-align: justify;">b) dalle Chiese, ostili alla politica razziale;</p>
<p style="text-align: justify;">c) da taluni circoli dell’alta borghesia e dell&#8217;aristocrazia che disprezzano il nazismo come un regime di <em>parvenus</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, il regime mantiene il controllo della situazione e può dare il via alle ostilità contro la Polonia. Scoppiata la guerra mondiale, l&#8217;annientamento della Polonia, la tempestiva occupazione della Norvegia, la sensazionale vittoria sulla Francia rinforzano il regime nazista creandogli intorno un clima di successo e fiducia. Intanto, l’occupazione dell&#8217;Europa occidentale e settentrionale, e poi di quella danubiana-balcanica, creano una nuova situazione caratterizzata:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-guerra-di-hitler-vol-1/8665" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7784" style="margin: 10px;" title="la-guerra-di-hitler" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-guerra-di-hitler.jpg" alt="" width="200" height="309" /></a>a) dalla <em>leadership </em>della Germania Nazista rispetto agli altri fascismi europei;</p>
<p style="text-align: justify;">b) dal lento albeggiare dell’idea d’un «Nuovo Ordine» europeo;</p>
<p style="text-align: justify;">c) dalla formulazione di questo «Nuovo Ordine» non in termini di uguaglianza, ma &#8211; come vuole la logica del nazionalismo &#8211; secondo il rango di ogni stirpe: <em>Neuordnung Europas aus Rasse und Raum </em>(«riorganizzazione delPEuropa sui principi del sangue e dello spazio»).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1941 la Germania attacca la Russia. La guerra alla Russia trae origini &#8211; oltre che dalla esigenza di eliminare l&#8217;esercito sovietico prima che gli Anglosassoni siano pronti a uno sbarco &#8211; dalla volontà di annientare il bolscevismo conquistando l’ambito spazio vitale all&#8217;Est. La guerra contro la Russia crea una nuova situazione caratterizzata:</p>
<p style="text-align: justify;">a) dal perfezionamento del fronte dei fascismi guidati dalla Germania nella «Crociata antibolscevica»;</p>
<p style="text-align: justify;">b) dalla culminazione della lotta ideologica contro il bolscevismo &#8211; motivo comune a tutti i fascismi &#8211; e di quella antiebraica, poiché nella concezione di Hitler ebraismo e bolscevismo si equivalgono;</p>
<p style="text-align: justify;">c) dallo sviluppo delle Waffen SS con reclutamento di volontari dapprima soltanto «germanici», poi anche «europei».</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi la posizione del Nazionalsocialismo si evolve attraverso i tre stadi seguenti: stadio pantedesco (riunione dei Tedeschi dell&#8217;Austria e dei Sudeti nel Reich); stadio pangermanico (sincronizzazione di Danesi, Norvegesi, Olandesi e Fiamminghi col Reich); stadio europeo (egemonia del Reich sull&#8217;Europa come il Sacro Romano Impero di Nazione Germanica nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medioevo</a>). La dichiarazione di guerra all&#8217;America nel Dicembre 1941 apre un ulteriore capitolo nella storia della guerra, le cui principali caratteristiche sono:</p>
<p style="text-align: justify;">a) il configurarsi del conﬂitto come un duello tra la concezione fascista da una parte, e quella democratica e comunista dall&#8217;altra;</p>
<p style="text-align: justify;">b) la pressione esercitata da questa nuova dimensione ideologica sui regimi «nazionali» alleati della Germania;</p>
<p style="text-align: justify;">c) la concezione dell’«Ordine Nuovo» come una specie di «dottrina di Monroe dell&#8217;Europa» contro le ingerenze russo-americane.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7788" style="margin: 10px;" title="hitler" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hitler-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" />Così il Nazionalsocialismo approda &#8211; attraverso l’idea di razza e di spazio &#8211; ad una visione globale del problema europeo. Questa visione prevede la egemonia dei popoli più importanti per sangue e numero e un’ideologia dell&#8217;Europa in funzione dell&#8217;egemonia tedesca. Intanto, la guerra va esasperando i tratti del regime &#8211; ma qui, a differenza dell’Italia non emerge alcuna contraddizione, sebbene una spietata coerenza. La coerenza di uno stato che accentua la sua fisionomia totalitaria attraverso:</p>
<p style="text-align: justify;">a) la crescita della milizia di partito &#8211; le SS &#8211; ad un fattore determinante in tutti i settori della vita civile e militare;</p>
<p style="text-align: justify;">b) la crescita della sorveglianza e il moltiplicarsi dei campi di concentramento;</p>
<p style="text-align: justify;">c) l&#8217;eliminazione di buona parte della vecchia classe dirigente che cospira contro il regime.</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro, anche il totalitarismo nazista resta molto lontano da quello sovietico. La pianificazione totale dell’economia ai danni dell&#8217;individuo, la subordinazione dei beni di consumo alla produzione bellica non saranno mai del tutto attuati &#8211; nel che è anche da ravvisarsi una delle cause della sconfitta.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza del Fascismo, il Nazionalsocialismo non ha trovato una monarchia sul suo cammino e ha potuto spingersi più oltre nella costruzione di uno stato totalitario. Peraltro, anche in Germania l’iniziativa privata non sarà mai minacciata, e il «totalitarismo» nazista si esprimerà soprattutto nel controllo della vita politica e spirituale. Ma anche il controllo spirituale trova un limite nella libertà di culto alle Chiese, che il Nazismo non oserà mai minacciare apertamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso il Nazismo, l’idea fascista &#8211; che era sorta e si era precisata in Italia &#8211; acquista rilevanza europea. La posizione centrale della Germania, la tradizione del Reich come potenza egemonica e ordinatrice, la ideologia della razza e dello spazio aiutano il fascismo tedesco a incanalare i fascismi in una prospettiva europea. Questa ideologia si precisa nella guerra contro l’America e la Russia come una «dottrina di Monroe» dell&#8217;Europa, una dottrina che proprio dalla catastrofe del Reich e dalla successiva spartizione dell&#8217;Europa in zone d’influenza russa e americana ha acquistato in credibilità.</p>
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		<title>Furono crimini, ma democratici</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 16:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I bombardamenti alleati sulla Germania produssero ottocentomila civili tedeschi uccisi, secondo stime prudenti. E con modalità di guerra giudicate criminali persino dai più tenaci democratici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/furono-crimini-ma-democratici.html' addthis:title='Furono crimini, ma democratici '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7403" style="margin: 10px;" title="bombardieri" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bombardieri.gif" alt="" width="297" height="278" />Nel 1965 il famoso storico tedesco Andreas Hillgruber scrisse un libro che è rimasto una pietra miliare negli studi sulla Seconda guerra modiale: <em>La strategia militare di Hitler</em>. Ripubblicato con aggiornamenti nel 1982, questo ponderoso libro (oltre ottocento pagine fitte di note e rimandi bibliografici direttamente attinti dalle fonti) è uscito in italiano nel 1986 (Rizzoli). Relegata in una noticina sperduta tra centinaia di altre, solo un attento lettore è in grado di rintracciare – quasi fosse l’epigrafe di un reperto archeologico – la frase decisiva: «Hitler rifiutò, nel periodo da noi preso in esame [il primo anno di guerra] gli attacchi puramente terroristici a centri abitati della Gran Bretagna, come aveva suggerito Jodl. In tutte le fasi della guerra aerea contro l’Inghilterra nel 1940-41&#8230; valsero solo obiettivi militari e industriali&#8230;». Gli storici lo sanno bene: la responsabilità di avere per primi deciso di colpire dal cielo i civili ricade infatti tutta e soltanto sugli inglesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/tra-le-citta-morte-i-bombardamenti-sulle-citta-tedesche-una-necessita-o-un-crimine/9364" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7397" style="margin: 10px;" title="tra-le-città-morte" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tra-le-città-morte-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>Fu solo dopo la decisione, fortemente voluta da Churchill, di attaccare i centri abitati tedeschi che Hitler, dopo reiterate pressioni di Goering e di altri suoi collaboratori, si lasciò convincere a effettuare rappresaglie sulle città inglesi. E furono i bombardamenti sul centro di Londra e su Coventry. Nulla, tuttavia, in confronto con la rappresaglia della rappresaglia, lucidamente pianificata dagli strateghi angloamericani. La distruzione di Amburgo nel luglio 1943 e quelle sistematiche di Berlino, Dresda e di tutte le città del Reich grandi e piccole, fino all’ultimo raid del 25 aprile 1945, ridussero i precedenti bombardamenti tedeschi al rango di trascurabili esercitazioni pirotecniche. Il risultato è presto detto: ottocentomila civili tedeschi uccisi, secondo stime prudenti. E modalità di guerra giudicate criminali persino dai più tenaci democratici. Ad esempio, nel suo <a title="Tra le città morte" href="http://www.libriefilm.com/tra-le-citta-morte-i-bombardamenti-sulle-citta-tedesche-una-necessita-o-un-crimine/9364"><em>Tra le città morte: i bombardamenti sulle città tedesche: una necessità o un crimine?</em></a> (Longanesi), lo studioso oxfordiano A. C. Grayling non può fare a meno di scrivere a chiare lettere che «lanciare deliberatamente attacchi militari contro le popolazioni civili allo scopo di provocare in mezzo ad esse terrore e morti indiscriminate è un crimine morale».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/la-germania-bombardata/7407" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-7398" style="margin: 10px;" title="la-germania-bombardata" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/la-germania-bombardata1-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>È esattamente ciò che decisero a tavolino i capi alleati: gli eccidi terroristici, oltre che essere misure punitive, avrebbero dovuto produrre il crollo del morale della popolazione affrettando la fine della guerra. Il risultato, come è noto, fu quello opposto: i tedeschi, lungi dal crollare psicologicamente, rinsaldarono il loro morale ad ogni massacro e tennero duro fino all’ultimo giorno. In particolare, sappiamo che la programmazione della tempesta di fuoco sperimentata con drammatico successo su Amburgo nel ‘43 (ottantamila morti dopo cinque attacchi consecutivi in una settimana), fu presa a modello dal Bomber Command britannico per le sue successive esibizioni. Il cui apice spettacolare fu Dresda, ma il cui metodo fu attuato su decine e decine di altre città. Si puntò a fare di ogni città un crogiolo: «Nel 1942 il gabinetto di guerra e lo stato maggiore dell’aviazione decisero di distruggere tutte le città tedesche con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti», conferma Grayling. E quando si diceva “tutte” le città, si intendeva proprio “tutte”. La programmazione dell’eccidio di massa fu certosina. Il principe dei criminali, in questo disegno di sterminio attuato a distanza di sicurezza, fu il famigerato comandante del Bomber Command Arthur Harris. Fu lui, più di ogni altro, che «soddisfece il desiderio del premier» di operare vasti massacri di popolazione tedesca, facendo della politica del bombardamento una pratica scientifica eseguita con modalità industriali. Jörg Friedrich, nel libro <a title="La Germania bombardata" href="http://www.libriefilm.com/la-germania-bombardata/7407"><em>La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati 1940-1945</em></a> (Mondadori), scrive che, in una relazione a Churchill, Harris previde entro l’aprile del ‘44 l’annientamento «del 75% dei tedeschi residenti in città con più di 50.000 abitanti», avendo come fine dell’intera operazione la «desertificazione della Germania». Siamo dunque di fronte alla cosciente e minuziosa programmazione dello sterminio. Friedrich, a un certo punto del suo libro impressionante, afferma che «la devastazione subita dalla Germania fu superiore a quella sperimentata da qualsiasi civiltà fino a quel momento, eppure il Reich resistette un anno in più del previsto sotto gli attacchi del Bomber Command e di due forze aeree statunitensi».</p>
<div id="attachment_7399" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/battle_dresden4.jpg"><img class="size-medium wp-image-7399" title="Dresda. Veduta della città dopo i bombardamenti." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/battle_dresden4-300x208.jpg" alt="Dresda. Veduta della città dopo i bombardamenti." width="300" height="208" /></a><p class="wp-caption-text">Dresda. Veduta della città dopo i bombardamenti.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Gli americani e gli inglesi facevano studi accurati sulla consistenza degli edifici di ogni città tedesca, sulla conformazione e il materiale usato per ogni singola costruzione civile. Calcolavano la struttura dei solai e delle cantine, la collocazione dei muri maestri e delle travature, la dislocazione degli isolati urbani&#8230; un lavoro maniacale, con appositi uffici tecnici che si occuparono per anni dei più minuti rilevamenti aerei, con studi particolareggiati sulla dirompenza delle bombe e l’efficacia distruttiva degli esplosivi&#8230; un lavoro che alla fine portò al risultato voluto. Si trovò eccellente la combinazione di spezzone incendiario e bomba a liquido infiammabile che, ad esempio, nel caso tragico della cittadina di Pforzheim, produsse un ottimo fatturato di omicidi: «Nella fornace bruciarono dalle quarantamila alle cinquantamila persone&#8230; nel solo quartiere di Hammerbrook perirono trentasei abitanti su cento. Settemila bambini e ragazzi persero la vita, diecimila rimasero orfani», precisa Friedrich. I settemila bambini eliminati nel giro di un’ora nella sola Pforzheim avranno certamente ringraziato Churchill e Harris per aver fatto loro conoscere la potenza dell’ideale democratico piovuto dal cielo&#8230; ma è inutile continuare l’orrido necrologio. Bisogna leggere il libro di Friedrich per provare fino in fondo la nausea di fronte alla truffa del moralismo liberaldemocratico. I fini della guerra non c’entravano, c’entrava la voglia di massacro. Su Dresda diciamo poi solo poche cose. Recentemente è uscito in Italia il mistificatorio libro di Frederick Taylor <em>Dresda. 13 febbraio 1945: tempesta di fuoco su una città tedesca</em> (Mondadori).</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_7400" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/battle_dresden7.jpg"><img class="size-medium wp-image-7400" title="Dresda. Ammassi di cadaveri dopo i bombardamenti." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/battle_dresden7-300x223.jpg" alt="Dresda. Ammassi di cadaveri dopo i bombardamenti." width="300" height="223" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Dresda. Ammassi di cadaveri dopo i bombardamenti.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">L’autore intende subito fare i conti col precedente libro di David Irving, <em>Apocalisse a Dresda </em>(Mondadori), cercando di squalificarlo. Dice: Irving è uno storico discusso, si sa, Irving è screditato (ma da chi è screditato?)&#8230; Ha portato le prove che a Dresda furono ammazzati in poche ore centotrentacinquemila tedeschi, quasi tutti donne, bambini e vecchi in fuga dall’Armata Rossa? Ma si è basato su un documento coevo tenuto nascosto dalle autorità&#8230; dice Taylor che la verità, come risulta da certi documenti ritrovati a Coblenza, è che i morti non furono più di venticinquemila, al massimo, che so, quarantamila&#8230; Il fatto – continua Taylor – è che «c’era in realtà solo una spiegazione possibile. Era stato aggiunto uno zero per ragioni di propaganda&#8230;». Cioè Irving ha fatto propaganda (ma per conto di chi?), mentre invece Taylor dice la verità. L’incredibile affermazione di Taylor è dunque che si può fare storiografia semplicemente mettendo uno zero in più a una cifra&#8230; ma come fa a sapere che è così facile? Non sarà che, con uguale facilità, lo stesso zero può anche essere tolto? Ma allora, se è possibile dare i numeri con tanta disinvoltura – nonostante lo stesso Taylor dica che l’opera di Irving è «interamente documentata» &#8211; non viene in mente a nessuno che il medesimo trucco può esser stato applicato a proposito di altri, più noti eccidi di massa? Per i suoi calcoli, Irving si basò su un rapporto coevo che tenne conto non solo dei cadaveri ritrovati e riconosciuti, ma anche di quelli dispersi e presunti in base al ritrovamento di oggetti personali: la maggioranza dei morti se ne andò in cielo bruciata e fusa dal vortice di fuoco che turbinò su Dresda per giorni&#8230; e in ogni caso Irving rimase molto più basso del <em>Tagesbefehl 47</em>, un documento che registrava duecentoduemila morti verificati e ne stimava il totale a duecentocinquantamila&#8230; ma è un documento che Taylor dice semplicemente che è falso. Ce lo assicura lui e ci possiamo fidare&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/gli-altri-lager/6634" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7401" style="margin: 10px;" title="gli-altri-lager" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gli-altri-lager-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Ma gli angloamericani non ammazzavano soltanto dal cielo. Non mancarono di sporcarsi le mani anche a distanza ravvicinata. La documentazione esiste. Solo che non ne parla nessuno. Quello che ha documentato James Bacque in <a href="http://www.libriefilm.com/gli-altri-lager/6634"><em>Gli altri lager. I prigionieri tedeschi nei campi alleati in Europa dopo la 2a guerra mondiale</em></a> (Mursia) è semplice: un milione di morti tra i prigionieri tedeschi, tra il 1945 e il 1947, lasciati «morire lentamente di fame davanti agli occhi dei vincitori, ogni giorno per anni». Un computo che, nell’altro libro di Bacque (che non è affatto un “revisionista”) <a title="Crimes and mercies" href="http://www.amazon.it/gp/product/0889225672/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0889225672"><em>Crimes and Mercies</em></a> (pubblicato dalla Warner Book di Londra nel 1998, mai tradotto e ignorato dai media), raggiunge cifre da capogiro: se considerati nel complesso delle violenze angloamericane, francesi, slave e sovietiche, i civili tedeschi liquidati dai vincitori ascendono a nove milioni. In ogni caso, sono parecchi i casi in cui, anche a guerra in corso, gli americani applicarono l’eccidio come sistema abituale. Basta leggere <em>Il prezzo della disfatta. Massacri e saccheggi nell’Europa “liberata”</em> di Gianantonio Valli (edizioni Effepi). In scala molto più ridotta, quasi piccoli cammei di etica democratica, abbiamo eloquenti testimonianze sul comportamento angloamericano nel caso specifico italiano. Ad esempio, in <em>La gioia violata </em>di Federica Saini Fasanotti (edizioni Ares), in cui si ricordano i crimini alleati contro militari e civili italiani. In proposito lo stesso Mario Cervi, su “Il Giornale”, ha testimoniato che «gli eserciti che dovevano portare democrazia e riscatto compirono essi pure sopraffazioni, rappresaglie, stragi di innocenti, atti di barbarie».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/bombardate-litalia-storia-della-guerra-di-distruzione-aerea-1940-1945/9365" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7402" style="margin: 10px;" title="bombardate-l-italia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/bombardate-l-italia.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>È ciò che documentano Marco Gioannini e Giulio Massobrio in <a title="Bombardate l'Italia" href="http://www.libriefilm.com/bombardate-litalia-storia-della-guerra-di-distruzione-aerea-1940-1945/9365"><em>Bombardate l’Italia. Storia della guerra di distruzione area 1940-1945</em></a> (Rizzoli), in cui vengono messi in luce anche risvolti finora misconosciuti. Riferendosi ai bombardamenti indiscriminati sui civili dopo l’8 settembre, si scrive: «La ferocia di questa fase della guerra aerea è dimostrata anche dall’uso da parte alleata di armi proibite dalle convenzioni internazionali, come il fosforo bianco che sviluppa gas tossici&#8230;». Circa poi gli eccidi americani in Sicilia, Gianfranco Ciriacono ha scritto <em>Le stragi dimenticate. Gli eccidi americani di Biscari e Piano Stella</em> (stampato in proprio nel 2006), un lavoro molto documentato, che nel 2007 è stato confermato da uno studio apparso su “Il Giornalista”, pubblicazione dell’Università di Salerno. Si tratta di eventi drammatici. Tra i più noti, l’uccisione a freddo di trentasette soldati italiani prigionieri per mano del sergente Horace West, oppure l’eliminazione di settantatre soldati e sei civili italiani, di cui vi è traccia nei documenti della Corte Marziale di Washington e di cui ha scritto Roberto Coaloa su “Il Sole-24 Ore” circa un anno fa. Recentemente è uscito un piccolo libro di Guido Falqui Massidda, <em><a title="Germania, perdono" href="http://www.libriefilm.com/germania-perdono/4828">Germania, perdono</a> </em>(Nicolodi editore), in cui l’autore scrive che «centinaia di migliaia di persone – probabilmente milioni – furono uccise, stuprate, torturate, scacciate, spogliate di ogni loro avere solo perché tedesche&#8230; la bestialità umana sarebbe stata legalmente e deliberatamente scatenata per distruggere anche l’immagine, l’identità e la dignità di un intero popolo». E sente il bisogno di chiedere perdono alla Germania. Parole giuste e coraggiose. Ma sono gocce, nel grande oceano di menzogne e di deformazioni a senso unico.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 14 novembre 2008.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/furono-crimini-ma-democratici.html' addthis:title='Furono crimini, ma democratici ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Gottfried Feder e il programma della Nsdap</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 09:42:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggendo oggi Il Programma del NSDAP e le sue fondamenta ideologiche di Gottfried Feder verifichiamo lo sforzo attuato in Germania per abbinare il sentimento nazionale e la giustizia sociale, nella direzione della concezione organica della comunità popolare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gottfried-feder-e-il-programma-della-nsdap.html' addthis:title='Gottfried Feder e il programma della Nsdap '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-7322" style="margin: 10px;" title="gottfried-feder" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/gottfried-feder.jpg" alt="" width="286" height="428" />In occasione del congresso del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi del 1926, Gottfried Feder – ingegnere e studioso di economia finanziaria, tra i primi compagni di lotta di Hitler – ricevette l’incarico di dare l’avvìo ad una serie di pubblicazioni a larga diffusione, in grado di coprire tutti gli aspetti ideologici e di portarli alla conoscenza del grande pubblico. Questa operazione iniziò l’anno seguente con l’uscita del primo dei numerosi quaderni divulgativi previsti, che riguardava l’illustrazione dei 25 punti con cui la NSDAP aveva steso il proprio programma politico sin dal febbraio 1920. Si contava, così, di affrontare nel modo migliore e più chiaro la questione della sostanza ideologica nazionalsocialista, specialmente in riferimento a quella che veniva considerata una specie di “rivoluzione copernicana”, cioè l’accento posto sulla funzione distruttiva che l’interesse sui prestiti di capitale aveva presso vaste fasce popolari, a cominciare da quelle del ceto contadino. Il problema del progressivo indebitamento dei rurali tedeschi era di antica data. Esso costituì un vero caso sociale di grandi proporzioni, e non fu secondario in quel fenomeno di inurbanesimo e abbandono delle campagne in cui uomini come Spengler avevano visto una delle cause dello sbriciolamento sociale della Germania e del suo sradicamento dalla cultura locale tradizionale. In effetti, il meccanismo in base al quale molti piccoli e medi proprietari fondiari, una volta chiesto il necessario credito per reinvestire nella produzione e vistoselo gravare dal tasso esorbitante di interesse, applicato in forme a crescita esponenziale, non riuscivano a sottrarsi altrimenti a questo cappio se non vendendo la terra e declassandosi a proletariato urbano, fu alla base di mutamenti sociali di vasta portata. Essi ingeneravano disperazione sociale e destabilizzazione economica, sottraevano famiglie e poderi all’agricoltura già in crisi dall’epoca guglielmina e mettevano in moto il fenomeno della speculazione fondiaria, un settore in cui le banche e le imprese finanziarie – spesso a guida ebraica – agirono da elemento di scompaginamento socio-economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che, negli anni Venti del Novecento, fu ad es. alla base del costituirsi di organismi come la <em>Landvolksbewegung</em>, intesi a proteggere la categoria dei contadini proprietari dal crescente esautoramento cui era sottoposta. In determinate zone della Germania, quella organizzazione, sostenuta dal nazionalismo rivoluzionario, espresse fenomeni di combattivo antagonismo (fino a cruenti episodi di terrorismo) nei confronti dei vari governi di Weimar, incapaci di porre un freno alla disintegrazione del ceto contadino.</p>
<p style="text-align: justify;">Non desta meraviglia, pertanto, che il fulcro del programma della NSDAP, incentrato sull’opposizione all’usura secondo la celebre formula, stesa dallo stesso Feder, della “liberazione dalla schiavitù dell’interesse”, torni nella pubblicazione del 1927 – poi parecchie volte riedita negli anni seguenti – come centrale rivendicazione di carattere sociale. Adesso, la dinamica Editrice Thule Italia pubblica il libro di Gottfried Feder per la prima volta in traduzione italiana nella sua edizione del 1933, <em>Il Programma del NSDAP e le sue fondamenta ideologiche</em>. I testi comprendono, oltre all’originario programma, anche agili ed esaustivi commenti, stesi da Feder in epoche diverse, intorno alle singole questioni, in una maniera che doveva servire da chiara illustrazione per la massa dei membri del Partito e per quanti erano interessati a conoscere la posizione della NSDAP in materia politico-sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://wordpress.thule-italia.org/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7323" style="margin: 10px;" title="programma-nsdap" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/programma-nsdap.jpg" alt="" width="300" height="422" /></a>Feder dovette insistere in modo particolare sul fatto che la NSDAP non pensava a sopprimere la proprietà privata e che il punto in cui il programma prevedeva l’esproprio riguardava unicamente i casi di cattiva gestione, di proprietà ebraica o di acquisto illegale. Dal punto di vista storico, è interessante questa puntualizzazione, poiché da svariate fonti all’epoca si attribuiva al Nazionalsocialismo una volontà espropriatrice di tipo quasi “bolscevico”. Al contrario, scriveva Feder, «la proprietà dei terreni acquisita legittimamente dai cittadini tedeschi sarà riconosciuta come bene ereditario. Questo diritto di proprietà sarà però subordinato all’obbligo di utilizzare il suolo a beneficio di tutto il popolo. Il controllo del rispetto di tale obbligo sarà competenza dei tribunali corporativi». Questi punti, a Terzo Reich insediato, divennero legge dello Stato e furono alla base di quel fenomeno di protezione della fattoria contadina – conosciuta come <em>Erbhof</em>, il podere ereditario – che voleva evitare la frammentazione fondiaria e incrementare la consistenza sociale del ceto rurale, nel quale il regime vedrà il bastione della società sotto tutti profili: nazionale, familiare, razziale, produttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, queste misure andavano nel senso di favorire un uso non privatistico del bene personale, ma di incentivarne la produttività come elemento di diffusione del benessere generale, secondo il principio fondamentale in base al quale “il bene comune viene prima i quello individuale”. Spiegando i 25 punti programmatici nel dettaglio, Feder affrontava il suo fiore all’occhiello, la lotta all’interesse usurario, spiegandolo come la «liberazione dello Stato e così del popolo dal suo indebitamento tributario di fronte ai grandi capitali usurai». Ciò avrebbe comportato alcune misure senz’altro rivoluzionarie e del tutto sovversive dello Stato liberale: «Nazionalizzazione della Reichsbank e delle banche di emissione; finanziamento di tutte le opere pubbliche, evitando il ricorso al prestito pubblico mediante l’emissione di certificati fruttiferi del Tesoro senza interessi; introduzione di una valuta fissata su base coperta; creazione di una Banca per l’edilizia e l’industria (riforma monetaria) per concedere prestiti a tasso zero; modificazione radicale del sistema fiscale secondo il principio dell’economia comunitaria». Attorno a queste misure, si sarebbe dovuta quindi cementare quella comunità nazionale e sociale svincolata dai poteri forti della finanza internazionale, che costituì uno dei punti di maggiore originalità ideologica del Nazionalsocialismo, ciò che ha spinto gli storici ha considerare la politica sociale hitleriana un rivoluzionamento degli assetti capitalistici, anche per il fatto che agli imprenditori, pur lasciando loro la proprietà nominale, come ha scritto Zitelmann, veniva tolto di fatto «il potere di disposizione sui mezzi di produzione», secondo una linea manifestata da Hitler che era intesa a «perseguire i suoi obiettivi anche contro la resistenza di settori dell’industria pesante».</p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo questo importante testo di Feder noi quindi, oggi che il mondo va a passo di carica nella direzione opposta, quella dell’abbattimento di ogni contrasto sulla via del potere assoluto della finanza cosmopolita, verifichiamo lo sforzo attuato in Germania per abbinare il sentimento nazionale e la giustizia sociale, nella direzione della concezione organica della comunità popolare, sia nella sfera del mondo della produzione agricola sia in quello della produzione industriale e del commercio. In questo modo, infatti, come sottolinea Maurizio Rossi nella sua introduzione ai testi di Feder, «l’individuo diventava membro a tutti gli effetti di un corpo organico e integro, ma differenziato, a seconda delle proprie capacità e funzioni, partecipando così allo sviluppo di una esistenza qualitativamente superiore fondata su una realtà di popolo finalmente concepita come una comunità socialista organica».</p>
<p style="text-align: justify;">E di organicismo per l’appunto si parlava, e al senso di ordine platonico si riferisce Feder, come di un insieme di parti armonicamente funzionanti, essendo ognuna al proprio posto e tutte partecipanti al fine del benessere comune. Sembra incredibile, ma l’ideale dello Stato ben ordinato vagheggiato da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, se mai fu vicino ad essere eretto da qualche parte e in qualche epoca, lo fu nella Germania nazionalsocialista del Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea</em> del 5 marzo 2011.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gottfried-feder-e-il-programma-della-nsdap.html' addthis:title='Gottfried Feder e il programma della Nsdap ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Rudolf Hess o della fedeltà</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 10:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rudolf-hess-o-della-fedelta.html' addthis:title='Rudolf Hess o della fedeltà '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-6860" style="margin: 10px;" title="ho-osato" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ho-osato-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" />È stato indubbiamente uno dei personaggi più enigmatici del XX secolo. Ben più vittima che carnefice. Attorno alla sua figura, poi, si sono intrecciate storie, più spesso fiabe, narrazioni inventate di sana pianta, che hanno contribuito a portare confusione anziché chiarezza. Rudolf Hess, il “delfino” di Hitler nella gerarchia del Partito nazionalsocialista, era il numero tre del regime: nel settembre 1939 Hitler lo mise dopo Goering nella scala di successione. Era dunque uno degli uomini di maggior spicco dell’Europa dell’epoca. Negli anni, la figura di Hess ha interessato poco o nulla dal punto di vista politico, ma molto per il suo celebre viaggio solitario in Gran Bretagna nel maggio 1941 quando, compiendo una delle azioni più spettacolari ma anche più misteriose della Seconda guerra mondiale, volò fino in Scozia per vedere di trovare con gli inglesi – presso i quali aveva molti amici, a cominciare dal duca di Hamilton, conosciuto al tempo delle Olimpiadi di Berlino – quella pace che con Churchill al potere non sarebbe mai arrivata. Hess, inoltre, è stato malauguratamente trascinato al centro del pedestre filone “nazi-esoterico”, che è oggi tra i più redditizi dal punto di vista editoriale. Il solo fatto che da giovane – come Rosenberg, Frank ed altri futuri capi hitleriani – fosse stato affiliato all’associazione pangermanica Thule, da cui poi nacque di lì a poco il Partito nazionalsocialista, ha costituito per un’intera falange di ricercatori del brivido l’eccitante premessa per edificare una storiografia popolare da ciarlatani dell’occulto: e dispiace che nella rete di questa rivendita di aria fritta sia caduto anche un politologo di buon nome come Giorgio Galli, che da una ventincinquina d’anni ci propina la stessa storia del volo di Hess come l’esito delle sue trame esoteriche con le cerchie inglesi della Golden Dawn.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6870" class="wp-caption alignleft" style="width: 237px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-6870" title="Adolf Hitler e Rudolf Hess" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Adolf-Hitler-Rudolf-Hess-227x300.jpg" alt="Adolf Hitler e Rudolf Hess" width="227" height="300" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Adolf Hitler e Rudolf Hess</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Adesso, a trarre Hess fuori dal circo esoterico, e a ricollocarlo nella sua posizione più seria e autentica di protagonista del Novecento, provvede una pubblicazione di qualità, <em>“Ho osato”. Rudolf Hess: il vice di Hitler e araldo di pace</em>, di Ernesto Zucconi, pubblicato dalla Novantico Editrice. Si tratta di una bella edizione, ben curata, di grande formato, con un ricco apparato iconografico e, ciò che non guasta, con un testo sobrio ed essenziale, che nulla concede ai sensazionalismi. È la storia di Hess, cioè di un uomo che anche i suoi nemici hanno riconosciuto essere stato coerente ed onesto: un idealista, un puro, figura strana ed eccentrica, bisogna ammetterlo, soprattutto in relazione a quel mondo di spie, ricattatori e manipolatori in mezzo ai quali letteralmente cadde dal cielo in quel 10 maggio 1941. E che per i quarantasei anni seguenti lo utilizzarono ai loro fini, inquinando la vicenda con depistaggi e falsificazioni di ogni genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di Rudolf Hess è una figura tragica. Uomo dimesso e umile, quando era al potere – e che potere! &#8211; mantenne sempre un’attitudine composta e defilata, di fedelissimo seguace del suo Führer, quasi sacerdotale nei suoi modi semplici e spartani. Uomo tragicamente vittima, una volta che venne incarcerato e tenuto a Spandau per oltre quarant’anni, al centro delle mene anglo-americane e russe, scalpo dei vincitori e oggetto di ricatti reciproci. La sua dirittura e linearità di onesto credente fu ciò che lo portò a intraprendere l’iniziativa del volo. Ancora oggi non sappiamo se quel gesto fu concordato con Hitler o se invece fu una sua iniziativa, per pervenire attraverso un’azione clamorosa alla pace fra Germania e Gran Bretagna. Non appena ebbe la certezza che si stava preparando la guerra preventiva contro l’Unione Sovietica, Hess, in ogni caso, presentò la sua offerta di pace come un atto di nobile raziocinio: davvero non esistevano motivi di continuare una guerra senza senso fra due nazioni che non avevano motivo di distruggersi a vicenda. Hitler aveva offerto parecchie volte la pace agli inglesi nel 1940: ma le offerte fatte nei suoi discorsi, la cui diffusione venne proibita in Inghilterra, per evitare che sorgessero movimenti d’opinione sfavorevoli alla guerra, caddero nel nulla. Churchill volle in tutti i modi la guerra e continuò la sua guerra, anche a costo di allearsi con i comunisti e di causare – come causò – la fine politica dell’Europa. Ai suoi amici americani aveva già promesso di farli intervenire, permettendo così a Roosevelt di salvarsi dal tracollo economico attraverso una comoda, lunga e lucrosa guerra in Europa e nel Pacifico.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6867" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-6867 " title="Rudolf Hess al processo di Norimberga (al centro). Sulla sinistra Hermann Goering, sulla destra Joachim von Ribbentrop." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hess-norimberga-300x235.jpg" alt="Rudolf Hess al processo di Norimberga (al centro). Sulla sinistra Hermann Goering, sulla destra Joachim von Ribbentrop." width="300" height="235" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Rudolf Hess al processo di Norimberga (al centro). Sulla sinistra Hermann Goering, sulla destra Joachim von Ribbentrop.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Tutte queste mire di potere mondiale corsero molto al di sopra della testa di Hess, la cui ingenuità nel fare appello alla lealtà inglese faceva a cazzotti con il freddo disegno anglo-americano di andare fino in fondo con la guerra e di sbarazzarsi una volta per tutte sia della Germania sia del Giappone, preferendo spartirsi il mondo con la Russia, ritenuta – giustamente, come la storia ha poi dimostrato – un avversario assai più morbido e conciliante.</p>
<p style="text-align: justify;">Zucconi fa alcune importanti precisazioni. Innanzi tutto, tende a credere che il volo non fu il disegno di un allucinato fuori dal mondo. Quell’iniziativa avrebbe anche potuto aver successo. E, qualora le cose fossero andate nel verso giusto, l’intera storia del secolo sarebbe stata diversa: «Certo i margini di successo non erano ampi – e qui sta il suo coraggio – ma neppure così esigui da liquidare come temeraria l’impresa che si accingeva a compiere», scrive Zucconi. E precisa: «E se Hess fosse riuscito a ribaltare la situazione spingendo i fautori della pace ad ottenere le dimissioni di Churchill, quasi certamente l’operazione “Barbarossa” sarebbe rientrata». È un fatto che, a quel punto, le pretese della Russia sull’Europa orientale si sarebbero smorzate, gli Stati Uniti sarebbero stati indotti a rinfoderare i loro propositi bellicisti e un’alleanza fra Germania e Gran Bretagna avrebbe ridisegnato altrimenti il destino dell’Europa. Ma Churchill ebbe la meglio e sappiamo com’è andata.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_6866" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-6866 " title="Rudolf Hess nel cortile della prigione di Spandau" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/rudolf-hess-spandau-300x240.jpg" alt="Rudolf Hess nel cortile della prigione di Spandau" width="300" height="240" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Rudolf Hess nel cortile della prigione di Spandau</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">A dispetto del fatto di essere stato l’unico uomo al mondo a insorgere contro la guerra e ad aver rischiato la vita di persona per fermare le armi, come è noto a Norimberga Hess è stato condannato all’ergastolo per aver commesso “crimini contro la pace”. Un simile, grottesco controsenso è tipico di quel nonsenso storico e giuridico che fu il processo “alleato” alla Germania, in base a capi d’imputazione che &#8211; come riconobbero anche molti tra i vincitori e, in Italia, Benedetto Croce – non stavano in piedi nel merito e nei modi: i vincitori che giudicano i vinti in base ad articoli di un codice che all’epoca non esisteva e secondo imputazioni retroattive, è un <em>monstrum</em> giuridico che ancora oggi pesa come un macigno sulla credibilità di quei giudici: tra i quali sedevano, non da ultimo, anche i rappresentanti del più formidabile potere criminale del secolo XX, quello sovietico. Inoltre, Zucconi mostra di non credere alla estenuante affabulazione secondo cui Hess sarebbe stato eliminato sin da subito dagli inglesi e sostituito da un sosia: aspetto, anche questo, che ha contribuito non poco a far discendere la vicenda al livello di una rozza <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> “gialla”, in nessun contatto con la documentazione storica. Infine, tra le molte altre cose, resta da dire che l’ormai vegliardo Hess venne, con tutta probabilità, eliminato dai servizi segreti inglesi in quel 17 agosto 1987, sotto la pressione internazionale che ne chiedeva il rilascio per motivi di salute: il timore che l’uomo, imprevedibile e lucido fino alla fine, ad onta della tante distorsioni propagate in materia, una volta libero sbottasse in qualche sensazionale rivelazione, dovette consigliare agli inglesi l’eliminazione dello scomodo personaggio con metodi sbrigativi. Come ricorda Zucconi, Hess fu trovato morto con un fil di ferro attorcigliato attorno al collo: in base alla ricostruzione dello storico Robert Brydon, la morte sopraggiunse per strangolamento e non per sospensione: evento quanto mai improbabile in un vecchio di 93 anni, fortemente debilitato da ben 46 anni di duro isolamento carcerario. «Ho osato», sta scritto sulla lapide della tomba in cui Hess è sepolto, nella località bavarese di Wunsiedel. Difatti, osò interferire nei piani di Churchill, di ordire, insieme a Roosevelt e a Stalin, una mortale congiura contro l’Europa. E, anziché dargli il premio Nobel per la pace, è stato rinchiuso a Spandau per tutta la vita e, alla fine, liquidato alla maniera mafiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Linea </em>del 19 febbraio 2011.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/rudolf-hess-o-della-fedelta.html' addthis:title='Rudolf Hess o della fedeltà ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Baluardo d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 21:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Leonello Rimbotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Edizioni Thule hanno pubblicato la versione italiana di Wofür kämpfen wir? (Per cosa combattiamo), opuscolo distribuito alle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/baluardo-deuropa.html' addthis:title='Baluardo d&#8217;Europa '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6489" style="margin: 10px;" title="wofuer-kaempfen-wir" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/wofuer-kaempfen-wir.jpg" alt="" width="156" height="220" />Uno dei punti su cui ribatte con maggiore insistenza la propaganda morale e culturale del nostro tempo riguarda l’ingiunzione a comprendere le “ragioni dell’altro”: mai, come nella nostra epoca, “l’altro”, colui cioè che non veicola i nostri valori ma ne rappresenta di diversi, va rispettato e compreso. Che sia l’assassino seriale, lo stupratore drogato o il membro di una cultura etnica esotica, “l’altro” oggi si è assicurato comprensione e mitezza di giudizio, in omaggio ai valori di ascolto, tolleranza, accoglienza etica. In base a questi punti di vista, prendiamo allora “l’altro” più “altro” che esista, quello che rappresenta il “male assoluto”, il rovescio “cattivo” della nostra società, un “altro” ormai storicizzato, poiché è la voce di un’epoca trascorsa che non ha più diritto, nel mondo, ad avere un ascolto: il nazionalsocialismo. E cerchiamo, per quanto possibile, di calarci al suo interno, come cercano di fare molte volte gli storici, assumendone per un attimo il punto di vista, come richiedono le giuste tavole di un atteggiamento aperto e democratico. Ce ne fornisce l’occasione la recente pubblicazione di un testo di propaganda ideologica diffuso all’inizio del 1944 alle truppe combattenti tedesche per iniziativa dell’Oberkommando della Wehrmacht e intitolato <em>Wofür kämpfen wir?</em>: Per che cosa combattiamo? Il libro, uscito a cura dell’Editrice Thule Italia, è un documento eccezionale, mai tradotto prima in italiano, che ci apre sul mondo degli sconfitti, sulle loro ragioni, sul loro modo di ragionare, e che costituisce uno strumento importante che aiuta a comprendere, dal punto di vista sia storico sia ideologico, le motivazioni che dovettero presiedere al comportamento straordinariamente tenace del soldato tedesco, specialmente negli ultimi anni di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume, strutturato come un manuale di indottrinamento, impostato sulla formula della domanda e della risposta, è ricco di sorprese, per chi non sia uso affrancarsi dalla concezione corrente circa la malvagità indistintamente di tutti i Tedeschi che combatterono quella guerra ideologica. Innanzi tutto, veniamo così a sapere che i Tedeschi si sentivano “perseguitati” dagli Ebrei: si dirà, ma come è possibile? Effettivamente, la Germania presentò se stessa come la vittima di una congiura mondiale, organizzata dalla capacità ebraica di assemblare i governi delle democrazie occidentali e quello sovietico per eliminare dal gioco politico la Germania, con Hitler divenuta ufficialmente antisemita e quindi sgradito ingombro da rimuovere con ogni mezzo. La pubblicazione propagandistica spiega: «La Germania nazionalsocialista ostacola il tentativo del dominio mondiale da parte del Giudaismo. Ha agito contro lo sfruttamento ebraico dei popoli d’Europa e ha così infranto l’egemonia ebraica in Europa. Questo è il motivo per cui il Giudaismo ci perseguita con odio mortale e ci ha giurato guerra fino alla morte». È un tragico gioco di specchi, nel quale bisogna pur concedere al perdente e al “cattivo” di aver avuto le proprie ragioni. Un intero mondo di nemici viene dunque passato in rassegna: America, Inghilterra, Russia sovietica, tutte descritte come impregnate di spirito ebraico e da questo guidate alla crociata di sterminio anti-tedesca. E la lotta viene descritta come apocalittica. C’era in Hitler, e profonda, e sin dall’inizio, questa convinzione di essere di fronte a una guerra per la vita e per la morte: tale sostanza di vicenda escatologica, che avrebbe deciso il futuro del mondo per i secoli a venire, viene in questo testo semplificata ed elaborata per un pubblico vasto: il libro venne divulgato in centinaia di migliaia di copie, e riporta all’inizio non solo il beneplacito di Hitler alla sua diffusione, ma anche l’ordine tassativo di portarlo a conoscenza di ufficiali e soldati, facendone una specie di manuale ideologico di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8247" style="margin: 10px;" title="Propaganda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Propaganda-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" />Ci sono dunque le ragioni del “contro”: e dei numerosi nemici vengono spiegati la concezione materialista, lo stile di vita individualistico e grettamente antisociale, il sistema basato sull’esclusiva ricerca della ricchezza attraverso lo sfruttamento dei popoli (gli angloamericani); oppure quello ottusamente collettivista, da macchine-insetti sottoposte a un distruttivo dispotismo (i sovietici). Ma si utilizzano anche categorie interpretative più raffinate: e di tutti viene spiegata l’ambizione al dominio mondiale, a ritenersi eletti e prescelti: gli angloamericani, in virtù della saldatura fra puritanesimo ed ebraismo, che figurano come antefatti religiosi della volontà politica liberale di dominio universale: «L’idea universalistica di un governo mondiale della libertà, del progresso, della ragione nel senso razionalistico era lo spirito della missione. Chi negli Stati Uniti si opponeva alla “liberazione dell’uomo”, assurgeva a nemico dell’umanità e comunque della libertà». Questa individuazione &#8211; per altro ancora oggi decisamente attuale – si combinava con il riconoscimento che nel sistema sovietico agiva un’equivalente eredità dell’antico spirito russo verso l’espansione per la salvezza del mondo: «Accanto all’idea marxista, sono in un certo qual modo in azione anche le dottrine del secolo scorso: le idee religiose di miglioramento del mondo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/fedor-dostoevskij" target="_blank">Dostoevskij</a></span> e di Tolstoj, la dottrina del Panslavismo e del Nichilismo». E anche questo non appare un argomento peregrino e solo propagandistico, dato che è stato anche materia di studi importanti: l’unione fra bolscevismo e pan-slavismo è un dato che agì a fondo nelle motivazioni del popolo russo verso la lotta anti-tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ci sono le ragioni del “pro”. I tedeschi combattono per il loro avanzato sistema sociale, per la loro idea di comunità anti-individualistica, per l’eredità etnica, per il principio della “responsabile partecipazione” (il <em>Führerprinzip</em>), per l’attaccamento alla terra, per il “diritto al lavoro”, per i propri sistemi di insegnamento popolare gratuito, per le forze spirituali (di cui il termine <em>Weltanschauung </em>viene detto l’espressione, in quanto racchiude l’idea di “visione interiore”), per un’idea di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> – su cui il testo insiste molto – che viene definita devozione all’«ordine divino del mondo»: «Crediamo che l’uomo, come essere spirituale autocosciente, abbia ricevuto dal Creatore il compito di creare forme e missioni di vita, quindi di formare una civiltà, che è cosa più alta di una mera soddisfazione dei bisogni di vita primari». Si parla anche di «libertà interiore, libertà di coscienza, libertà della piena espressione della personalità», da attuarsi secondo le antiche doti germaniche della fierezza e della «elevata concezione dell’onore e della fedeltà», in cui si «rivela la nobiltà dell’uomo tedesco». L’ufficiale e il soldato tedesco non dovevano essere per forza e per legge malvagi e criminali, se si possono leggere frasi come questa «Ubbidiente, l’Ufficiale assolve il proprio dovere, ma è soddisfatto, perché lo fa da uomo libero e orgoglioso. E così sta pure di fronte al suo Dio, dritto, con la preghiera di potenza e la forza per sopportare tutto con onore».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, infine, ciò che connota questo scritto, è la volontà di difendere disperatamente la civiltà europea, minacciata da Ovest e da Est da una promessa di annientamento senza sconti. Questo elemento è ben richiamato da Maurizio Rossi nell’introduzione: «Per i nazionalsocialisti esisteva invece uno specifico “modello europeo” che non doveva essere assolutamente equivocato, tanto meno confuso con l’Occidente contrassegnato dalle democrazie capitalistiche, oppure con l’Oriente asiatico-bolscevico». Si trattava di quel “socialismo europeo” per il quale si stavano battendo anche uomini come Drieu La Rochelle, e che parve per un momento la chiave della rinascita europea, in grado di sottrarsi alla doppia seduzione materialistica, quella capitalista occidentale e quella collettivista orientale. Il gran parlare di “sangue” e di “razza” assume allora un particolare significato, di fronte alla documentazione iconografica riportata nel libro, in cui vi è un ricco prontuario di soggetti familiari, agresti, nostalgicamente naturisti e romanticamente tesi a un’idea pacifica di eterna bellezza. Tutto ciò ci fa venire in mente che quella guerra apocalittica era combattuta dall’uomo tedesco per un’ideologia nemica delle catastrofi disumanizzanti del mondo moderno: la protezione di uno stile di vita antico e semplice, il mondo contadino, il sorriso di un operaio, la pace della campagna ben lavorata, un volto sereno di donna, un gruppo di bambini all’aria aperta, sotto l’antica quercia. Tutte cose che la brutale modernità imponeva di difendere con gli aerei a reazione e con i missili V2.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p><em>Wofür kämpfen wir?, </em>Editrice Thlue Italia, 2010, prefazione di Maurizio Rossi, pagine 232, 55 foto originali, prezzo 25,00 euro.</p>
<p>Per ordini: thule@thule-italia.org tel. 340/4948046.</p>
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		<title>L&#8217;«Etat de l&#8217;Ordre» et les SS</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 16:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'idée qui pouvait servir à corriger l'hitlérisme, c'était que l'Etat devait être dirigé, plutôt que par un parti unique, justement par quelque chose de semblable à un «Ordre»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%c2%abetat-de-lordre%c2%bb-et-les-ss.html' addthis:title='L&#8217;«Etat de l&#8217;Ordre» et les SS '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6379" style="margin: 10px;" title="volksgenossen" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/volksgenossen.jpg" alt="" width="284" height="400" />Considérons maintenant certaines initiatives du Troisième Reich qui, de notre point de vue, ne sont pas dénuées d&#8217;intérêt et dans lesquelles des influences et des exigences liées partiellement aux idées de la «<a title="révolution conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">révolution conservatrice</a>» ont agi. Il s&#8217;agit de tout ce qui était en relation avec le concept, ou l&#8217;idéal, d&#8217;un <em>Ordensstaat</em>, c&#8217;est-à-dire d&#8217;un Etat dirigé par un Ordre (en opposition partielle à la formule de l&#8217;Etat-parti), au-delà des formules collectivisantes de la <em>Volksgemeinschaft</em>, de la collectivité nationale-raciale et de l&#8217;«Etat du Führer» à base totalitaire, populiste et dictatoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;une certaine manière, on reprenait ainsi la tradition des origines prussiennes. On sait en effet que le noyau originel de la Prusse fut un Ordre, l&#8217;Ordre des Chevaliers Teutoniques, qui furent appelés en 1226 par le duc polonais Conrad de Mazovie pour défendre les frontières de l&#8217;Est. Les territoires conquis et ceux donnés en fief formèrent un Etat dirigé par cet Ordre, protégé par le Saint Siège dont il dépendait sur le plan de la discipline, et par le Saint Empire Romain. Cet Etat comprenait la Prusse, le Brandebourg et la Poméranie; il revint aux Hohenzollern en 1415.</p>
<p style="text-align: justify;">En 1525, avec la Réforme, l&#8217;Etat de l&#8217;Ordre se «sécularisa», s&#8217;émancipa de Rome. Mais si le lien proprement confessionnel de l&#8217;Ordre se trouva ainsi amoindri, celui-ci n&#8217;en conserva pas moins son fondement éthique ascétique et guerrier. Ainsi se continua la tradition, qui donna forme à l&#8217;Etat prussien sous ses aspects les plus caractéristiques. Parallèlement à la constitution de la Prusse en royaume, l&#8217;Ordre de l&#8217;Aigle Noir fut créé en 1701, Ordre lié à la noblesse héréditaire, qui reprit pour devise celle des origines et du principe classique de la justice: <em>Suum cuique</em>. Il n&#8217;est pas sans intérêt de remarquer que, dans la formation «prussienne» du caractère, spécialement pour ce qui concernait le corps des officiers, on se référait explicitement à une reprise virile du stoïcisme pour la domination de soi, la discipline, la fermeté d&#8217;âme et un style de vie sobre et intègre. Ainsi, par exemple dans le <em>Corpus Juris Militaris </em>introduit dans les Académies au 18ème siècle, on recommandait à l&#8217;officier l&#8217;étude des oeuvres de Sénèque, Marc-Aurèle, Cicéron et Epictète; Marc-Aurèle en particulier fut une des lectures préférées de Frédéric le Grand. Corrélativement, on nourrissait une certaine antipathie pour l&#8217;intellectualisme et le monde des lettres (on peut rappeler à ce sujet l&#8217;attitude sarcastique et drastique de Frédéric-Guillaume 1er, le «Roi-soldat», qui voulait faire de Berlin une «Sparte nordique» [1]. Le loyalisme («liberté dans l&#8217;obéissance») et le principe du service et de l&#8217;honneur caractérisaient la classe politique supérieure qui dirigeait l&#8217;Etat prussien, anciennement «Etat de l&#8217;Ordre», et qui lui conférait sa forme et sa force.</p>
<p style="text-align: justify;">Peut-être faut-il indiquer aussi quelle influence exerça dans certains milieux à une période plus récente et durant la République de Weimar, la <em>Bundesgedanke</em>, la pensée ou l&#8217;idéal du <em>Bund</em>, menant à des ébauches de formes organisationnelles. <em>Bund </em>veut dire, en général, ligue ou association; mais, dans ce cas spécifique, l&#8217;expression avait un contenu proche de celui d&#8217;Ordre, et n&#8217;était pas sans relation avec ce qui avait été désigné, dans certaines recherches ethnologiques et sociologiques, sous le nom de <em>Männerbund</em>, c&#8217;est-à-dire la «société d&#8217;hommes». On pensait à une élite définie par une solidarité exclusivement virile et par une sorte d&#8217;auto-légitimité. En Allemagne, avant même le développement du national-socialisme, différents <em>Bünde </em>naquirent donc et, même quand ils avaient de modestes effectifs, avec des orientations diverses et un caractère presque toujours exclusif; dans les cas où le domaine de leurs intérêts interférait avec le domaine politique, ils étaient partisans d&#8217;un régime élitaire, opposé aux régimes de masse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ces précédents étant rappelés, il faut savoir que l&#8217;idée qui pouvait servir à corriger l&#8217;hitlérisme, c&#8217;était que l&#8217;Etat devait être dirigé, plutôt que par un parti unique, justement par quelque chose de semblable à un «Ordre»; et que par conséquent, dans le Troisième Reich, une des tâches fondamentales était la création de cadres qualifiés au moyen de la formation systématique d&#8217;une élite, conçue comme l&#8217;incarnation typique de l&#8217;idée du nouvel Etat et de la vision du monde qui y correspondait. Avec cette différence partielle, par rapport à la tradition précédente, qu&#8217;ici on prenait en considération, outre les qualités du caractère, les qualités physiques, le facteur «race» &#8212; avec une référence particulière au type nordique &#8212; étant mis en valeur. Les initiatives prises dans ce sens par le Troisième Reich furent au nombre de deux.</p>
<p style="text-align: justify;">La première fut la constitution, par le parti, de trois <em>Ordensburgen</em>, de trois «châteaux de l&#8217;Ordre». Il s&#8217;agissait de complexes avec des édifices dont l&#8217;architecture voulait s&#8217;inspirer du vieux style nordico-germain, avec de vastes terrains annexes, des bois, des prairies et des lacs, où les jeunes étaient accueillis, après une sélection préalable. On leur donnait une formation militaire, physique, morale et intellectuelle, on leur enseignait une certaine «vision du monde», une partie spéciale étant consacrée à tout ce qui a trait au courage et à la résolution, avec aussi des épreuves assez risquées. Entre autres, dans les Châteaux étaient parfois évoqués des procès juridiques avec les aspirants, ou Junker, qui en suivaient le déroulement, jouant le rôle du public: on choisissait des procès où l&#8217;honneur et d&#8217;autres valeurs éthiques jouaient un rôle, pour éprouver, par une série de discussions, la sensibilité morale et les facultés naturelles de jugement des individus. Rosenberg supervisait les <em>Ordensburgen</em>; ses idées servaient de fondement essentiel à l&#8217;endoctrinement, ce qui, étant donné les réserves que nous avons faites sur elles, introduisait dans l&#8217;ensemble un facteur problématique. Les jeunes sortis de ces instituts, où ils menaient une vie en «société d&#8217;hommes seuls», isolés du reste du monde, auraient été en possession d&#8217;un titre particulier et préférentiel pour assumer des fonctions politiques et obtenir des postes de responsabilité dans le Troisième Reich ou, plutôt, dans ce que le Troisième Reich aurait dû devenir.</p>
<p style="text-align: justify;">Mais les SS eurent beaucoup plus d&#8217;importance. A la suite de la propagande bien connue de l&#8217;après-guerre, à peine parle-t-on des SS que la plupart des gens pensent aussitôt à la <em>Gestapo</em>, aux camps de concentration, au rôle que certaines unités SS jouèrent dans des répressions ou des représailles, pendant la guerre. Tout cela est une simplification assez grossière et tendancieuse. Nous n&#8217;entrerons pas dans ce domaine ici, puisque nous n&#8217;avons pas à nous occuper des contingences. Dans ce cas comme en d&#8217;autres, seules les principes nous intéressent ici, les idées directrices, qu&#8217;il faut étudier indépendamment de ce à quoi certaines de leurs applications peuvent avoir donné lieu. Il faut donc mettre en lumière certains aspects de la SS généralement ignorés (et qu&#8217;on veut ignorer).</p>
<div id="attachment_6375" class="wp-caption alignleft" style="width: 304px"><img class="size-full wp-image-6375" title="Heinrich Himmler (Monaco di Baviera, 7 ottobre 1900 – Lüneburg, 23 maggio 1945)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Himmler.jpg" alt="Heinrich Himmler (Monaco di Baviera, 7 ottobre 1900 – Lüneburg, 23 maggio 1945)" width="294" height="432" /><p class="wp-caption-text">Heinrich Himmler (Monaco di Baviera, 7 ottobre 1900 – Lüneburg, 23 maggio 1945)</p></div>
<p style="text-align: justify;">A l&#8217;origine, les deux lettres SS étaient les initiales de <em>Saal-Schutz</em>, désignation d&#8217;une sorte de garde du corps qu&#8217;Hitler, pendant la première période de son activité, avait à disposition pour sa protection et pour le service d&#8217;ordre dans les réunions politiques. Ce n&#8217;était alors qu&#8217;un petit groupe. Par la suite, les deux S se rapportèrent à <em>Schutz-Staffeln</em> (littéralement: «bataillons de protection») et furent stylisés par deux lignes en zig-zag, lesquelles reproduisaient un vieux signe nordico-germain, les «runes de la victoire» et, également, de la «force-foudre». On arriva à la formation d&#8217;un véritable corps, pour la protection de l&#8217;Etat désormais &#8212; le «Corps Noir» &#8212; distinct des Chemises Brunes, ou SA. Hitler et Göring se servirent de ce corps dans la répression du 30 juin 1934, répression qui mit fin, nous l&#8217;avons vu, aux velléités d&#8217;une «seconde révolution» radicale à l&#8217;intérieur du parti. Pour son rôle joué dans cette action, la SS obtint un statut et des pouvoirs particuliers; elle fut considérée comme la «garde de la révolution nationale-socialiste».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le véritable organisateur des SS fut Heinrich Himmler, qui fut nommé <em>Reichsführer SS</em>, c&#8217;est-à-dire chef des SS pour tout le Reich. Himmler était d&#8217;origine bavaroise et d&#8217;éducation catholique. Encore étudiant en agronomie, il avait fait partie en 1919 des corps de volontaires qui combattirent contre le communisme. Il avait eu aussi des tendances pro-monarchistes et conservatrices de Droite, qui lui avaient été transmises par son père, lequel avait été le précepteur loyaliste du prince héritier Henri de Bavière. Mais ce fut l&#8217;idéal d&#8217;un Ordre qui exerça sur lui une fascination particulière, son regard se portant volontiers sur l&#8217;ancien Ordre des Chevaliers Teutoniques dont nous avons parlé plus haut. Des SS, il aurait voulu faire un corps capable d&#8217;assumer sous une forme nouvelle la fonction même de noyau central de l&#8217;Etat que la noblesse avait eue, avec son loyalisme. Pour la formation de l&#8217;homme de la SS, il envisagea un mélange d&#8217;esprit spartiate et de discipline prussienne. Mais il eut aussi en vue l&#8217;Ordre des Jésuites (Hitler disait en plaisantant qu&#8217;Himmler était son «Ignace de Loyola») en ce qui concernait une certaine dépersonnalisation poussée parfois jusqu&#8217;à des limites inhumaines. Ainsi, on disait par exemple dès le début à celui qui voulait faire partie des SS qu&#8217;il devait être prêt, si nécessaire, par sa fidélité et son obéissance absolues, à n&#8217;épargner aucun de ses frères; que pour un SS les excuses n&#8217;existent pas; que la parole donnée est quelque chose d&#8217;absolu. Pour citer un exemple, tiré d&#8217;un discours d&#8217;Himmler, on pouvait demander à un SS de s&#8217;abstenir de fumer; s&#8217;il ne promettait pas de le faire, il était repoussé, mais s&#8217;il le promettait et si, lui SS, était surpris à fumer, alors «il ne lui restait que le revolver», c&#8217;est-à-dire le suicide. Des épreuves de courage physique étaient prévues dans les régiments militarisés  par exemple devoir rester calme au garde-à-vous en attendant l&#8217;explosion d&#8217;une grenade posée sur le casque d&#8217;acier que l&#8217;on portait.</p>
<p style="text-align: justify;">Il y avait un autre aspect particulier: la clause raciale. En dehors du sang «aryen» (ascendance aryenne prouvée jusqu&#8217;en 1750 au moins) et d&#8217;une constitution physique saine, on accordait une grande importance au type de race nordique de haute taille. Himmler, en outre, aurait voulu faire de la SS un <em>Sippenorden</em>, c&#8217;est-à-dire un Ordre qui, à la différence des anciens chevaliers, aurait correspondu dans le futur à une race, à un sang, à une lignée héréditaire (<em>Sippe</em>). En conséquence, la liberté des choix conjugaux du SS était fortement limitée. Il ne devait pas épouser n&#8217;importe quelle jeune femme (pour ne pas parler de femmes d&#8217;une autre race). L&#8217;approbation d&#8217;un bureau racial spécialisé était nécessaire. Si l&#8217;on en acceptait pas le jugement, il n&#8217;y avait qu&#8217;à sortir de l&#8217;Ordre; mais dès l&#8217;admission dans celui-ci (après une période probatoire), cette clause était clairement précisée à l&#8217;aspirant SS. Ainsi se réaffirmait le biologisme raciste, lié à une certaine banalisation de l&#8217;idéal féminin, un relief particulier étant donné à l&#8217;aspect «mère» de la femme.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867140463?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2867140463" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6377" style="margin: 10px;" title="essais-politiques" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/essais-politiques.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Alors que Hitler nourrissait de l&#8217;aversion pour les descendants des vieilles maisons royales allemandes, Himmler avait un faible pour eux et estimait que la SS était, dans le Troisième Reich, le seul corps qui pouvait aussi convenir à des princes. De fait, différents représentants de la noblesse en firent partie. Le prince Waldeck-Pyrmont s&#8217;y était enrôlé dès 1929; en 1933 y adhérèrent les princes Mecklenburg, Hohenzollern-Sigmaringen, Lippe-Biesterfeld, etc. Le prince Philippe de Hesse était un ami personnel de Himmler depuis longtemps. Le rapprochement de cette importante organisation du Troisième Reich avec la noblesse allemande dans les dernières années s&#8217;exprima aussi dans les relations cordiales maintenues avec le <em>Herrenklub </em>de Berlin (le «Club des Seigneurs») et dans le fait qu&#8217;Himmler tint un discours à la <em>Deutsche Adelsgenossenschaft </em>(la Corporation de la Noblesse Allemande). Les rapports avec l&#8217;armée furent plus réservés, moins pour des divergences d&#8217;orientation que pour des raisons de prestige, lorsque furent créés dans les SS des régiments armés et militarisés et, en dernier lieu, de véritables divisions qui devaient prendre le nom de Waffen SS. Ce fut pourtant Paul Hausser, lequel avait quitté l&#8217;armée alors qu&#8217;il était lieutenant-colonel pour militer dans les rangs de la «<a title="révolution conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">révolution conservatrice</a>» et du <em>Stahlhelm </em>de Seldte, qui réorganisa en 1935 l&#8217;académie des SS et supervisa ensuite l&#8217;école des cadets de la SS au «Welfenschloss» de Brunswick.</p>
<p style="text-align: justify;">En se développant, la SS se ramifia en de multiples sections, dont certaines, étant donné leur caractère spécifique, laissèrent sans doute au second plan les aspects d&#8217;«Ordre». Nous pouvons faire abstraction ici des SS à «Tête de Mort» qui eurent des fonctions parallèles à celles de la police ordinaire et de la police d&#8217;Etat (du reste, par un décret du 17 juin 1936, Himmler fut aussi nommé chef de la police au ministère de l&#8217;intérieur); c&#8217;est ce secteur des SS qui entre éventuellement en question pour certains aspects négatifs du corps, utilisés par la suite pour rendre abominable la SS toute entière. Nous signalerons seulement la <em>Verfügungstruppe SS</em>, qui était une force armée «à disposition», dépendant directement du chef du Reich; en juillet 1940, elle donna naissance aux Waffen-SS, c&#8217;est-à-dire à des unités militaires d&#8217;élite, dont les performances élevées (étant donné la formation personnelle exigée de l&#8217;homme de la SS) durant la deuxième guerre mondiale devaient imposer à l&#8217;ennemi respect et admiration. La section <em>Rusha </em>(initiales de <em>Rasse und Siedlungshauptamt</em>), qui s&#8217;occupait de questions raciales et de colonisation interne peut également être laissée de coté ici. Ce sont les initiatives d&#8217;ordre culturel de la SS qui peuvent, peut-être, présenter ici un intérêt.</p>
<p style="text-align: justify;">La réalisation de l&#8217;idéal d&#8217;Himmler rencontrait une espèce de handicap dans le fait qu&#8217;un Ordre au sens propre présuppose un fondement également spirituel; mais, dans ce cas précis, on ne pouvait absolument pas se référer au christianisme. En effet, l&#8217;orientation anti-chrétienne, l&#8217;idée que le christianisme était inacceptable en raison de tout ce qu&#8217;il contient de non-aryen et de non «germanique», cette idée était très prononcée chez les SS et, malgré une certaine tension existant entre Himmler et Rosenberg, il y avait entre eux, sur ce point, une indiscutable convergence de vues. Christianisme et catholicisme étant exclus, le problème de la vision du monde se reposait donc, pour tout ce qui allait plus loin que la discipline sévère et la formation du caractère; les SS eurent aussi l&#8217;ambition d&#8217;être une <em>weltanschauuliche Stosstruppe</em>, c&#8217;est-à-dire une force de rupture dans le domaine de la <em>Weltanschauung </em>justement. Depuis longtemps au sein de la SS, s&#8217;était constitué le SD, ou «Service de Sécurité» (<em>Sicherheitsdienst</em>), qui aurait dû avoir lui aussi, en principe, des activités culturelles et de contrôle culturel (déclaration d&#8217;Himmler en 1937). Même si le SD se développa par la suite dans d&#8217;autres directions, y compris le contre-espionnage, son Bureau VII garda un caractère culturel, et des savants et des professeurs sérieux firent aussi partie du SD. Par ailleurs, on pouvait devenir un SS «d&#8217;office», <em>ad honorem </em>(<em>Ehrendienst</em>, service honorifique): cette possibilité regardait les personnalités de la culture dont on estimait qu&#8217;elles avaient apporté une contribution valable dans la direction que nous avons indiquée plus haut. Nous pouvons citer, par exemple, le professeur Franz Altheim, de l&#8217;université de Halle, célèbre historien de l&#8217;Antiquité et de Rome, et le professeur O. Menghin, de l&#8217;université de Vienne, éminent spécialiste de la préhistoire. L&#8217;<em>Ahnenerbe </em>[2], institut particulier de la SS, avait pour tâche de faire des recherches sur l&#8217;héritage des origines, du domaine des <a title="symboles" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">symboles</a> et des traditions au domaine archéologique.</p>
<p style="text-align: justify;">En effet, l&#8217;attention était tournée vers ce qu&#8217;on pouvait tirer de cet héritage en matière de vision du monde, et dans ce champ de recherche l&#8217;exclusivisme nationaliste de certains milieux fut mis de côté. C&#8217;est ainsi par exemple que Himmler fit subventionner le Hollandais <a title="Hermann Wirth" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-wirth/">Hermann Wirth</a>, auteur de l&#8217;<em>Aurore de l&#8217;Humanité </em>[3], gros ouvrage sur les origines nordico-atlantiques, et fit inviter pour des conférences un auteur italien [4] qui avait fait des recherches dans ce domaine également et, en général, sur le monde de la Tradition, se tenant à distance du catholicisme et du christianisme mais évitant les déviations déjà signalées par nous à propos de Rosenberg et d&#8217;autres auteurs [5].</p>
<p style="text-align: justify;">Il découle de tout cela que les SS présentèrent un cadre assez différent et plus complexe que ce qu&#8217;on pense couramment. Si ces initiatives particulières restèrent en germe, le fait de les avoir conçues n&#8217;en a pas moins un sens. En principe, l&#8217;idéal d&#8217;un «Etat de l&#8217;Ordre», dans son opposition à l&#8217;Etat totalitaire, dictatorial, de masse, et à l&#8217;Etat-parti, ne peut qu&#8217;être jugé positivement du point de vue de la Droite; nous avons déjà eu l&#8217;occasion de nous exprimer à ce sujet en critiquant la notion fasciste du parti unique. Dans le cas spécifique de l&#8217;Allemagne, tout aurait dépendu de ceci: dans quelle mesure aurait-on pu arriver à une intégration des éléments de Droite encore dans la place, avec une rectification des aspects du Troisième Reich qui étaient, pour certains représentants de la «<a title="révolution conservatrice" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/rivoluzioneconservatrice">révolution conservatrice</a>» et de l&#8217;esprit prussien, une contrefaçon usurpatrice de leurs idées.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867144086?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2867144086" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-6378" style="margin: 10px;" title="evola-guide-des-citations" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/evola-guide-des-citations.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>La SS acquit toujours plus d&#8217;importance politique, au point qu&#8217;on put parler d&#8217;elle comme d&#8217;un «Etat dans l&#8217;Etat» ou, carrément, d&#8217;un «Etat des SS». En effet, elle eut des cellules dans de nombreux postes clés du Reich, dans l&#8217;administration, la diplomatie, etc. La conception d&#8217;un Etat de l&#8217;Ordre impliquait, en effet, que des hommes de l&#8217;Ordre fussent désignés pour ces postes, comme cela avait été le cas pour la noblesse dans le passé.</p>
<p style="text-align: justify;">Enfin, il faut faire allusion aux Waffen SS. Après le mois de juillet 1940, les formations de SS qui, à l&#8217;origine et en temps de paix, avaient été conçues comme une «force à disposition», donnèrent naissance à des unités militaires et à des divisions blindées qui, tout en gardant une certaine autonomie, se battirent aux cotés de la Wehrmacht. C&#8217;est de ces Waffen-SS que naquit, vers la fin de la deuxième guerre mondiale, ce que certains appelèrent «la première armée européenne». Himmler approuva l&#8217;idée, formulée tout d&#8217;abord par Paul Hausser et reprise ensuite par Gottlob Berger, de constituer avec des volontaires de toutes les nations des divisions de Waffen SS pour lutter contre la Russie communiste et pour défendre l&#8217;Europe et sa civilisation. Ainsi furent repris, pratiquement, la fonction qu&#8217;avait eue, aux origines, l&#8217;Ordre des Chevaliers Teutoniques en tant que garde à l&#8217;Est et, simultanément, l&#8217;esprit qui avait animé les <em>Freikorps</em>, les volontaires qui, de leur propre initiative, avaient combattu les bolcheviques dans les régions orientales et dans les pays baltes après la fin de la première guerre mondiale. Au total, plus de dix-sept nations furent représentées dans les Waffen-SS, avec de véritables divisions: Français, Belges, Hollandais, Scandinaves, Ukrainiens, Espagnols et même Suisses, etc. L&#8217;ensemble compta jusqu&#8217;à 800.000 hommes environ, dont une part seulement venait de la zone germanique, les volontaires ne se souciant pas d&#8217;être considérés parfois, à cause de cela, comme des traîtres et des «collaborateurs». Mais par la suite les survivants furent souvent persécutés et poursuivis dans leurs nations respectives [6].</p>
<p style="text-align: justify;">Dans un discours prononcé à Poznan le 4 octobre 1943, Himmler parla carrément des SS comme de l&#8217;Ordre armé qui, à l&#8217;avenir, après l&#8217;élimination de l&#8217;Union Soviétique, aurait dû monter la garde de l&#8217;Europe sur l&#8217;Oural contre «les hordes asiates». L&#8217;important, c&#8217;est que dans cette situation un certain changement de perspective eut lieu. On cessa d&#8217;identifier l&#8217;«aryanité» à la «germanité». On voulait combattre non pour un national-socialisme expansionniste reposant sur un racisme unilatéral, non pour le pangermanisme, mais pour une idée supérieure, pour l&#8217;Europe et pour un «Ordre Nouveau» européen. Cette orientation gagna du terrain dans la SS et s&#8217;exprima dans la déclaration de Charlottenburg publiée par le Bureau Central des SS vers la fin de la guerre; ce texte était une réponse à la déclaration de San Francisco faite par les Alliés sur les objectifs de la guerre, «croisade de la démocratie». Dans cette déclaration de Charlottenburg, il était question de la conception de l&#8217;homme et de la vie propre au Troisième Reich et, surtout, du concept d&#8217;Ordre Nouveau, lequel n&#8217;aurait pas dû être hégémonique, mais fédéraliste et organique.</p>
<p style="text-align: justify;">Il faut rappeler, d&#8217;autre part, qu&#8217;on doit à Himmler une tentative de sauvetage <em>in extremis </em>(considérée par Hitler comme une trahison). Par l&#8217;intermédiaire du comte Bernadotte, Himmler transmit aux Alliés occidentaux une proposition de paix séparée, et ce afin de continuer la guerre uniquement contre l&#8217;Union Soviétique et le communisme. On sait que cette proposition &#8212; qui, si elle avait été acceptée, aurait peut-être pu assurer à l&#8217;Europe un autre destin, évitant ainsi la «guerre froide» qui allait suivre et le passage au communisme de l&#8217;Europe située au-delà du «rideau de fer» &#8212; fut nettement repoussée au nom d&#8217;un aveugle radicalisme idéologique, tout comme avait été repoussée, pour la même raison, l&#8217;offre de paix faite par Hitler à l&#8217;Angleterre en des termes raisonnables, lors d&#8217;un fameux discours de 1940, donc à un moment où les Allemands étaient les vainqueurs.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Notes</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">[1] Par association d&#8217;idées, on peut faire allusion à une certaine aversion pour le type de l&#8217;«intellectuel», aversion qu&#8217;on peut relever dans le fascisme, mais bien plus encore dans le national-socialisme; en effet, le fascisme italien eut du respect pour les intellectuels et les hommes d&#8217;une certaine renommée culturelle et voulut que ceux-ci fissent preuve d&#8217;adhésion formelle au régime sans trop se soucier de leur mentalité effective, alors que dans le national-socialisme on eut peu d&#8217;égards pour eux et on les laissa, s&#8217;ils le voulaient, partir à l&#8217;étranger, sans tenir compte de leur célébrité (on attribue même à Goebbels les propos suivants: «Quand j&#8217;entends parler de culture, je sors mon revolver» [<a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Evola</a> se laisse ici influencer par la propagande antinazie, qui attribue à Goebbels une phrase qu'il n'a jamais prononcée, NDR] ). Cependant, il faut tenir compte du rôle joué en Allemagne par une lourde <em>Kultur </em>érudite agnostique et par une lignée d&#8217;intellectuels d&#8217;extraction bourgeoise et de formation humaniste et libérale. Réfractaires à toute mystique de l&#8217;Etat et de l&#8217;autorité, ils avaient pour dogme l&#8217;antithèse entre culture et esprit d&#8217;une part, puissance, politique et vertus militaires et guerrières de l&#8217;autre. Mais en général, du point de vue d&#8217;une Droite aristocratique, une certaine distance par rapport aux «intellectuels» et aux «hommes de culture» est légitime, par rapport à ces hommes qui ont prétendu être, après l&#8217;avènement de la bourgeoisie et la crise des anciens régimes, les vrais représentants des valeurs spirituelles.</p>
<p style="text-align: justify;">[2] <em>Ahnenerbe</em>: «Héritage des ancêtres». Cette organisation, dépendant de la SS, fut fondée en 1935. Elle comprenait de nombreuses sections, et était chargée des recherches concernant les traditions des peuples nordico-aryens, dans des domaines aussi variés que le <a title="symbolisme" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">symbolisme</a>, la <a title="religion" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religion</a>, l&#8217;histoire, l&#8217;anthropologie, l&#8217;archéologie, la géopolitique, etc. Elle organisa et finança, entre autres, deux expéditions au Tibet, ainsi que les recherches d&#8217;Otto Rahn sur les Cathares. L&#8217;Ahnenerbe est considérée par de nombreux auteurs comme le véritable coeur ésotérique du national-socialisme. (NDR)</p>
<p style="text-align: justify;">[3] <a title="Hermann Wirth" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/hermann-wirth/">Hermann Wirth</a> (1885-1981), né à Utrecht, croyait à l&#8217;existence d&#8217;une civilisation arctique originelle, dont il affirmait pouvoir retracer les migrations grâce à la «série sacrée», ensemble de <a title="symboles" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">symboles</a> primordiaux comprenant la roue solaire, la hache bicuspide, la spirale, certaines runes, etc. Cette civilisation aurait possédé une <a title="religion" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religion</a> déjà supérieure, un monothéisme solaire basé sur une sorte de révélation naturelle, dont le moment le plus intense était le solstice d&#8217;hiver. Ainsi la civilisation ne viendrait pas de l&#8217;Orient, mais du Nord. Une race prédestinée, la race nordico-atlantique, en était la fondatrice, et transmit plus tard ses connaissances à d&#8217;autres cultures, après la glaciation et l&#8217;émigration forcée. Malgré les apparences, Wirth avait des divergences importantes avec les théories nazies, car il contestait l&#8217;origine continentale des <a title="indo-européens" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">Indo-européens</a> et surtout, il croyait au matriarcat primitif, ce qui lui valut l&#8217;hostilité tenace de Rosenberg. Wirth se plaça alors sous la protection de Himmler, fut co-fondateur de l&#8217;Ahnenerbe en 1935, mais prit ses distances à partir de 1938. Il écrivit de nombreux livres dont le plus connu est <em>Der Aufgang der Menschheit</em> (1928), qui peut se traduire par «L&#8217;aurore de l&#8217;humanité», ou «La marche en avant de l&#8217;humanité». (NDR)</p>
<p style="text-align: justify;">[4] <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a> parle ici de lui-même. (NDT)</p>
<p style="text-align: justify;">[5] Mais il est regrettable, dans le domaine des publications, qu&#8217;on ait laissé un hebdomadaire prendre comme titre <em>Das Schwarze Korps </em>(«Le Corps Noir»), car ce journal se complaisait dans de grossières attaques contre le clergé catholique et dans un antisémitisme non moins grossier et fanatique.</p>
<p style="text-align: justify;">[6] Une infamie sans nom fut accomplie par les Américains vainqueurs qui remirent à l&#8217;Union Soviétique les régiments de volontaires ukrainiens arrêtés par eux seuls alors que tout était perdu, et ce en étant pleinement conscients de les envoyer à la boucherie. On doit noter que, dans la formation des nouvelles unités de Waffen-SS, presque tout fut axé sur l&#8217;aspect militaire, ce qui se rapportait à l&#8217;idéal d&#8217;un Ordre étant souvent laissé de coté. Le commandant d&#8217;une division blindée de Waffen-SS, le général Steiner, devait prétendre après la guerre (dans son livre <em>Die geächtete Armee</em>) que ces formations étaient sur le même plan que celles de la Wehrmacht et qu&#8217;elles devaient donc être traitées comme telles, qu&#8217;elles n&#8217;avaient rien à voir avec les «lubies romantiques» d&#8217;Himmler (il s&#8217;agit justement de son idée de la SS comme un Ordre), au sujet duquel le général Steiner se prononce d&#8217;une façon très antipathique et présomptueuse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce chapitre est extrait du livree de Julius Evola: <em>Notes sur le Troisième Reich</em> (traduction française par le Cercle Culture et Liberté, Paris 1981).</p>
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		<title>Il mito antartico di Miguel Serrano</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 08:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Miguel Serrano è senza dubbio una figura tra le più discusse della cultura del suo paese, il Cile, e dell'intera letteratura mondiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mito-antartico-di-miguel-serrano.html' addthis:title='Il mito antartico di Miguel Serrano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/centrostudilaruna48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Centro Studi La Runa online" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6000" class="wp-caption alignright" style="width: 367px"><img class="size-full wp-image-6000" title="Miguel Serrano (Santiago del Cile, 10 settembre 1917 – 28 febbraio 2009)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/serrano.jpg" alt="Miguel Serrano (Santiago del Cile, 10 settembre 1917 – 28 febbraio 2009)" width="357" height="494" /><p class="wp-caption-text">Miguel Serrano (Santiago del Cile, 10 settembre 1917 – 28 febbraio 2009)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa o qualcuno si agita nelle bianche distese del continente antartico; una presenza non umana, prigioniera di sogni indicibili. Ciò che scrivevano  <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/edgar-allan-poe" target="_blank">Edgar Allan Poe</a></span> nel <a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406"><em>Gordon Pym</em></a> e Howard Phillips <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> ne <a title="Le montagne della follia" href="http://www.libriefilm.com/le-montagne-della-follia-2/8521"><em>Le Montagne della Follia</em></a> non era semplice creazione letteraria; i Grandi Antichi vissero davvero nell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>. Né sono fantasia i racconti degli indigeni Ona della Terra Fuoco sugli straordinari poteri dei loro stregoni o &#8220;kon&#8221;, capaci di ibernarsi nei ghiacci, e sfidare &#8211; praticamente &#8211; l&#8217;immortalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne è convinto lo scrittore ed esoterista cileno Miguel Serrano (nato nel 1917), improbabile figura di fanatico nazista eppure poeta affascinante, convinto che Hitler sia stato l&#8217;ultimo avatar o incarnazione del dio Vishnu, e che abbia lasciato il suo corpo fisico per trasfigurarsi in un corpo immateriale, rifugiandosi &#8211; appunto &#8211; tra i ghiacci del Polo Sud…</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1917, diplomatico in pensione, il novantenne Miguel Serrano è senza dubbio una figura tra le più discusse della cultura del suo paese, il Cile, e dell&#8217;intera <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> mondiale. Personaggio politicamente scorretto quant&#8217;altri mai (basti dire che è, ed è sempre stato, un fanatico sostenitore di Hitler e del nazismo), ha subìto una sorta di censura da parte dell&#8217;editoria europea, tanto che vi è tuttora pochissimo conosciuto, nonostante il suo valore artistico non sia di molto inferiore a quello del celebratissimo Pablo Neruda e senz&#8217;altro non da meno di quello di un altro scrittore cileno contemporaneo, molto tradotto all&#8217;estero negli ultimi anni, Francisco Coloane. Tuttavia le sue posizioni ideologiche sono difficilmente separabili dalla sua opera puramente letteraria e ciò spiega in parte l&#8217;ostracismo di cui è stato vittima. Per la stessa ragione, ossia l&#8217;estrema difficoltà di separare la dimensione politico-filosofica da quella artistico-letteraria, non è senza imbarazzo che ci accostiamo alla figura e all&#8217;opera controversa e discutibile di questo autore, imbarazzo dovuto al fatto che si potrebbe leggere il nostro interesse per lui, impropriamente,  in chiave di riabilitazione ideologica. Al contrario, riteniamo doveroso confrontarci con la sua opera letteraria per il semplice fatto che, tra quanti scrittori si sono occupati dei Poli nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> occidentale, egli occupa un posto in sommo grado eminente; vorremmo anzi dire che occupa, in un certo senso, il posto più notevole, poiché lui solo non ha visto nei Poli (anzi, nel Polo Sud: poiché solo di esso si è occupato) un mero pretesto scenografico per sviluppare una trama narrativa o una creazione poetica, bensì il centro e la ragione stessa della sua arte e della sua concezione poetica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788861480209" target="_blank"><img class="size-full wp-image-2567 alignleft" style="margin: 10px;" title="CordoneDorato-SettimoSigillo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/CordoneDorato-SettimoSigillo.jpg" alt="Miguel Serrano, Il Cordone dorato" width="175" height="250" /></a>Da giovane Serrano abbraccia il marxismo; poi, deluso dal comunismo, alla vigilia della seconda guerra mondiale, aderisce al Partito nazionalsocialista cileno di Jorge Gonzalez von Marées, collaborando al giornale <em>Trabajo </em>(<em>Il lavoro</em>) e poi fondando la rivista letteraria <em>La Nueva Edad</em>, dalle cui colonne fiancheggia la politica dell&#8217;Asse e passa in seguito a una decisa propaganda antisemita. Egli sostiene, riprendendo l&#8217;antica concezione gnostica e catara,  che Yahweh incarna il principio del male, è il Demiurgo che ha creato il mondo e che regna sui pianeti caduti, sul mondo delle tenebre; e che esiste un complotto sionista il cui obiettivo ultimo è quello di instaurare il dominio mondiale del giudaismo. Fra il 1941 e il 1942 avviene la svolta più importante nell&#8217;itinerario di Serrano: l&#8217;ingresso in un circolo esoterico capeggiato da un cileno-tedesco, il quale è convinto che Hitler sia un <em>avatar</em>, una incarnazione del dio Vishnu la cui missione è combattere una lotta eroica &#8211; non solo sul piano fisico e materiale, ma anche e soprattutto sul piano mentale &#8211; contro le nere forze dissolvitrici del Kali-Yuga, e che è possibile mettersi telepaticamenrte in contatto con centri iniziatici dell&#8217;Himalaia e con lo stesso Hitler. A guerra finita, tra parentesi, Serrano sostiene che Hitler ha rinunciato al suo corpo fisico ma si è alchemicamente costruito un corpo di luce con il quale si è trasferito nell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>, donde aspetta il momento di ritornare per riprendere la lotta contro le forze delle tenebre. In quest&#8217;ultima parte del suo pensiero, Serrano coniuga miti e leggende degli Araucani e soprattutto degli Ona, il ramo dei Tehulche stabilito nella Terra del Fuoco, circa l&#8217;esistenza di un qualcosa, di un grande spirito che ha le fattezze di un gigante (la figura biancovestita del finale di <a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406"><em>Gordon Pym</em></a>?), laggiù nelle bianche soltudini del Sud, fra i ghiacci eterni e le nebbie di un mondo intatto e misterioso, con la fede in una missione divina di Hitler &#8211; posizione che lo accomuna a quella strana figura di esoterista che fu <a title="Savitri Devi" href="http://www.centrostudilaruna.it/savitrideviluce.html">Savitri Devi</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1947-48 Serrano prende parte, come giornalista, alle spedizioni antartiche della marina da guerra cilena e ne riporta la convinzione che i nazisti, negli anni precedenti, vi abbiano costruito delle basi segerete (1) e che il corpo di Hitler &#8211; trasfigurato, come quello di Cristo dopo la resurrezione &#8211; si è portato laggiù dopo la caduta di Berlino in mano ai Sovietici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.ibs.it/libro+inglese/serrano-miguel/jung-hermann-hesse/9783856305581.html?shop=2317" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6003" style="margin: 10px;" title="serrano-jung-hesse" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/serrano-jung-hesse.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Più tardi compie dei viaggi in Europa e stringe amicizia con lo psichiatra Carl Gustav Jung e lo scrittore Hermann Hesse; inoltre fa conoscenza con il poeta Ezra Pound e il filosofo <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola">Julius Evola</a>, oltre che con Otto Skorzeny, l&#8217;ex paracadutista tedesco che aveva liberato Mussolini dalla prigionia sul Gran Sasso. Nel 1953 entra nel corpo diplomatico e svolge funzioni di ambasciatore in India (fino al 1962), Jugoslavia, Romania, Bulgaria, Austria. Rimosso da ogni incarico dal presidente Salvador Allende nel 1970, si ritira in esilio in Svizzera, a Montagnola nel Canton Ticino, abitando nella stessa casa che era stata di Hermann Hesse. Nel 1973, dopo il colpo di stato del generale Augusto Pinochet, Serrano rientra in Cile, dove si segnala per la clamorosa partecipazione a convegni e commemorazioni di personaggi come Rudolf Hess o come i sessantadue giovani nazisti cileni che furono uccisi, nella loro patria, nel 1938. Ha svolto inoltre un&#8217;intensa attività di conferenziere e di scrittore, dando alle stampe un numero considerevole di libri di filosofia, esoterismo, poesia, narrativa, memorie. Tra i titoli più importanti ricordiamo <em>La Antàrtica y otros Mitos</em> (1948), <em>Quien llama en los Hielos </em>(1957), <em>Las visitas de la Reina de Saba</em>, con prefazione di C. G. Jung (1960); <em>El circulo hermético, de Hesse a Jung</em>, tradotto in lingua inglese con il titolo <em>Jung and Hesse: A Record of Two Friendships </em>(1965); <em>El Cordòn Dorado: Hitlerismo Esotérico </em>(1974); <em>Adolf Hitler, el Ultimo Avatara </em>(1984); <em>No Celebraremos la Muerte de los Dioses Blancos </em>(1992), e le <em>Memorias de El y Yo</em>, ossia Hitler e lui stesso, in quattro volumi (1996-1999). Instancabile, il terribile vegliardo continua a scrivere e a far parlare di sé, rilasciando interviste anche su temi di attualità; come quella del gennaio 2004 in cui accusa gli Stati Uniti di volersi impadronire della Patagonia mediante il cavallo di Troia delle organizzazioni ecologiste.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406" target="_blank"><img class="size-full wp-image-6005 alignleft" style="margin: 10px;" title="le-avventure-di-gordon-pym" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-avventure-di-gordon-pym.jpg" alt="" width="200" height="332" /></a>Tutto ciò crediamo che basti per delineare la figura di un personaggio scomodissimo e francamente indifendibile, non solo sul piano politico ma anche su quello strettamente culturale; e tuttavia non privo, come poeta e come cultore di antichissimi miti amerindi, di un suo fascino strano, oltre che di una indubbia tenacia nel remare controcorrente, che si esita se qualificare come franchezza brutale o come sfrontatezza e autentico vaneggiamento. Comunque, in questa sede ci limiteremo ad approfondire l&#8217;interesse di Miguel Serrano per la dimensione mitica e poetica dell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>, caratterizzata da potenti squarci visionari che ne fanno un legittimo continuatore, e anzi un originale rielaboratore, del Poe di <em><a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406">Gordon Pym</a> </em>e del <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> de <a title="Le montagne della follia" href="http://www.libriefilm.com/le-montagne-della-follia-2/8521"><em>Le Montagne della Follia</em></a>. I due testi più notevoli, in questo senso, dello scrittore cileno sono <em>La Antàrtica y otros Mitos</em>, (<em>L&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> e altri miti</em>), pubblicato a Santiago nel 1948, e <em>Quien llama en los Hielos </em>(<em>Chi chiama nei ghiacci</em>), pubblicato a Santiago (e, più tardi, a Barcellona), nel 1957; nessuno dei due è stato finora tradotto in lingua italiana, né in inglese. (2) Nel secondo, Serrano racconta di un sogno nel quale una creatura misteriosa gli rivela che l&#8217;immortalità si raggiunge fra i ghiacci e si consegue a patto di ibernarsi, in vista del supremo combattimento con l&#8217;Angelo delle Ombre. Tuttavia, noi concentreremo ora la nostra attenzione sul primo di questi due libri, che ci pare più significativo nel senso della tradizione esoterica relativa al continente antartico e più &#8220;in linea&#8221;, idealmente, con quelli già esaminati di Poe e di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Antàrtica y otros Mitos </em>è la trascrizione di una serie di conferenze tenute dall&#8217;autore nella sua patria. Fin dalla copertina, il libro tributa un omaggio esplicito al <em><a title="Gordon Pym" href="http://www.libriefilm.com/le-avventure-di-gordon-pym/7406">Gordon Pym</a> </em>e alla sua dimensione esoterica: vi campeggia la figura spaventosa di un gigante alato, bicorne, che impugnando un tridente si staglia al di sopra di un candido paesaggio ghiacciato. Del resto, come osserva Erwin Robertson, l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> in se stessa è un mito (3); dunque il &#8220;mito antartico&#8221; di Serrano non è che una variante di un mito preesistente alla tradizione esoterica occidentale, già presente &#8211; secondo lui &#8211; nelle credenze del popolo che da migliaia d&#8217;anni vive più vicino a quel mistero: gli Ona della Terra del Fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-montagne-della-follia-2/8521"><img class="alignright size-full wp-image-6006" style="margin: 10px;" title="le-montagne-della-follia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-montagne-della-follia.jpg" alt="" width="200" height="319" /></a>Ma lasciamo la parola a <a title="Sergio Fritz Roa" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/sergio-fritz-roa/">Sergio Fitz Roa</a>, uno dei più noti studiosi di Serrano nei paesi di lingua spagnola:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Serrano riporterà numerose leggende intorno al tema che ci interessa:  le cronache delle guerre degli Onas (antichi abitanti della Terra del Fuoco), la leggenda della vergine dei Ghiacci, il continente Lemuria, il gigante di Poe e, ancora, la sfacciata idea che Adolf Hitler vive nel freddo antartico. E anche se a prima vista ci sembra non esistere alcuna relazione tra ciascuna di esse, vi è, dato che tutte queste leggende fanno riferimento ai misteriosi dimoratori dell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>. Vi è qui un altro punto nel quale confluisce il pensiero di questi tre autori [cioè Poe, Serrano e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>]. Serrano conosce il racconto di Poe e riguardo al Gigante Bianco annota: &#8216;Poe conosceva la leggenda dei Selknam sugli Jon che abitano l&#8217;Isola Bianca. O sapeva anche del Prigioniero dell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>, che vive nel suo nero fondo, e che per questo stesso motivo appare bianco?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Per capire chi sono gli Jon e a che cosa si riferisca Serrano quando parla dell&#8217;Isola Bianca, si raccomanda di leggere la pagina 25 de <em>La antàrtica y otros Mitos</em>, dove si spiega che gli antichi Onas (i Selknam erano solo una delle tribù Onas) credevano nell&#8217;esistenza degli Jon: uomini di una casta aristocratica dotati di facoltà sovrannaturali e possessori dei Misteri. &#8216;Furono gli Jon, maghi Selknam della Terra del Fuoco, coloro che conservano i segreti insegnati da Queno e che ancora si immortalizzavano imbalsamandosi entro i ghiacci del sud, per resuscitare rinnovati nel più lontano futuro. Dicono anche i Selknam che è nel Sud, lì, in quell&#8217;Isola Bianca che sta nel Cielo dove dimorano gli spiriti dei loro antenati, conducendo una vita libera da preoccupazioni&#8217; (4).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Saranno questi spiriti ancestrali gli Antichi menzionati da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>? Sarà l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> quella Isola Bianca della quale parlano le vecchie leggende onas?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Serrano, che fu uno dei primi cileni a visitare la regione antartica, ci parla della relazione esistente fra questo luogo e la follia e segnaliamo, da parte nostra, che il titolo dell&#8217;indimenticabile racconto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> <em><a title="Le montagne della follia" href="http://www.libriefilm.com/le-montagne-della-follia-2/8521">Alle Montagne della Follia</a> </em>non è dovuto a un capriccio o a una trovata ingegnosa per richiamare l&#8217;attenzione di alcuni lettori febbricitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Serrano dirà che l&#8217;unica via per comprendere questa realtà del Sud o, meglio, per salvarsi dalla follia che lì è in agguato, è il Sogno; ed il mondo dei sogni è un elemento classico nella narrativa di H. P. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/una-civilta-sotto-ghiaccio/8630" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6007" style="margin: 10px;" title="una-civilta-sotto-ghiaccio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/una-civilta-sotto-ghiaccio.jpg" alt="" width="200" height="322" /></a>&#8220;L&#8217;inquietante possibilità che esista una entità non-umana nell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> si registra anche nelle pagine del testo dell&#8217;autore cileno. Il sincronismo tra questi due scrittori ci lascia stupefatti, soprattutto per il fatto che Miguel Serrano non conosceva l&#8217;opera di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, quando scrisse <em>La Antàrtica y otros Mitos</em>. Citiamo, allora, Serrano, che con la sua arte ci ricorda i vecchi alchimisti: &#8216;Senza dubbio, in quel continente del riposo e della morte vive qualcuno. Un prigioniero si agita, avendo come mezzo di sopravvivenza il fuoco ardente ed eterno. Questa idea di Serrano si plasma anche in un altro testo del medesimo autore: <em>Quien llama en los Hielos</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;In esso vi è un paragrafo di una bellezza terribile: &#8216;Io ho visto questo essere, questo Angelo nero: lì, nel suo recinto del Polo Sud. È in una immensa cavità oscura che egli risiede… Spazi enormi, senza limiti, lievi e deprimenti allo stesso tempo, che si estendono, sicuramente, nell&#8217;interiorità psichica della Terra, al di sotto dei ghiacci eterni. E così si muove il Zinoc… Ascende o discende fino all&#8217;estremo di quell&#8217;apertura e, da lì, si lancia ad una velocità vertiginosa in cerca del suo altro estremo, della sua fine irraggiungibile… Tutta l&#8217;eternità l&#8217;ha trascorsa in questo sforzo, cadendo a testa in giù, cercando di raggiungere il luogo antipodico dal quale è stato proscritto dall&#8217;inizio stesso della creazione. Il nord è il suo sogno, il suo profondo anelito e la sua maggior sofferenza&#8217;. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span>, da parte sua, nel suo racconto scriverà qualcosa di rivelatore: &#8216;Fondarono nuove città terrestri, le più importanti di esse nell&#8217;Antartico, perché quella regione, scenario del loro arrivo, era sacra. A partire da allora, l&#8217;Antartico fu come prima il centro della Civiltà degli Antichi, e tutte le città costruite lì dalla prole di Chtulhu furono distrutte&#8217;. Più innanzi il narratore del racconto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> indicherà che le mappe incontrate nella vecchia città polare mostrano che le città degli Antichi nell&#8217;epoca pliocenica si trovavano, nella loro totalità, al di sotto del 50° parallelo di latitudine Sud. Queste referenze di entrambi gli autori sono fondamentali, perché ci indicano l&#8217;opposizione simbolica tra il Polo Nord (o la mitica Iperborea) ed il Polo Sud, sede degli Antichi. Qusta opposizione non risponde solamente a una differenza di carattere geografico ma, prima di tutto, a delle differenze spirituali. In effetti, il Polo Nord è il polo positivo &#8211; in termini cristiani, il Bene &#8211; ed il Polo Sud, secondo la stessa prospettiva, il Male. Senza dubbio, questi opposti, conformi ai princìpi della filosofia manichea, sono complementari. Entrambi i Poli mantengono l&#8217;Ordine della Terra, regolano il buon funzionamento energetico del nostro mondo. L&#8217;unica possibile differenza ha relazione col tipo di energia che irradiano detti luoghi, dacché in verità sono dei centri energetici. Questa conoscenza che si esprime attraverso la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura">letteratura</a> moderna (<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> e Serrano), che differenzia i centri volitivi terrestri, concorda punto per punto col pensiero antico o tradizionale che insegnarono i maestri <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>, per i quali le parole che danno il nome ai distinti luoghi sacri sono: Cielo, Terra o Mondo, Centro e Inferno. Il Cielo, per essi, è la dimora degli eroi, coloro che vissero la vita come si deve, e corrisponde ad Iperborea o al nostro Polo Nord; la Terra è il luogo abitato o il terreno di spedizioni e viaggi, essi la identificavano con l&#8217;Asia e l&#8217;Europa. L&#8217;Inferno , che era la casa dei dèmoni &#8211; gli Antichi e gli <em>shoggots </em>- sembra non essere mai stata descritta e ubicata con maggior dettaglio dagli antichi saggi <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei">indoeuropei</a>. Questo Inferno è per noi il Polo Sud&#8221; (5).</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">È  appena il caso di notare che, negli ultimi decenni, alcuni autori hanno incominciato a ventilare la possibilità che sia esistita effettivamente un&#8217;antica civiltà nel continente antartico, che poi l&#8217;avanzata dei ghiacci avrebbe lentamente soffocato e le cui rovine giacerebbero, quindi, a migliaia di metri sotto la calotta glaciale del Polo Sud. Il primo ad avanzare questa ipotesi, a quanto ne sappiamo, è stato proprio uno studioso italiano, Flavio Barbiero, col suo libro <em>Una civiltà sotto il ghiaccio</em> che, negli anni Settanta, è passato praticamente inosservato; anche se, poi, le sue tesi sono state riprese in gran parte da due scrittori canadesi di successo, Rand e Rose Flem-Ath. (6) Il libro di Barbiero recava una presentazione di Silio Zavatti, il quale confermava la sua straordinaria capacità di pensare in maniera indipendente rispetto ai dogmi dell&#8217;archeologia e della scienza accademica, mantenendo un&#8217;apertura epistemologica di trecentosessanta gradi pur essendo abituato, lui uomo di scienza, a muoversi sul solido terreno dei fatti. Il nucleo delle tesi dell&#8217;autore era che esistette un&#8217;antichissima civiltà primordiale, erede diretta di quella di Atlantide, che svolse il ruolo di centro di diffusione per le successive culture a noi note dell&#8217;<a title="antichità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-antica">antichità</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Continuando a credere nella teoria diffusionista &#8211; scriveva Zavatti nella sua prefazione &#8211; […] bisognerebbe ammettere che nonostante millenni di lenta maturazione, popoli profondamente diversi abbiano inventato simultaneamente l&#8217;agricoltura, l&#8217;architettura, gli usi, gli ordinamenti sociali ecc. che presentano un fondo comune senza che vi fossero stati dei contatti di qualsiasi ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sarebbe voler credere nell&#8217;impossibile e infatti nessuno più vi presta fede.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Bisogna allora ritornare a un&#8217;origine comune della civiltà e non c&#8217;è altra strada che riprendere il creduto mito di Atlantide. Non s&#8217;inventa nulla perché in tutte le civiltà antiche se ne parla, dai Maya agli Egizi, dai Sumeri agli Indiani, pur sotto nomi diversi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-mito-della-terra-perduta-da-atlantide-a-thule/8633" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-6009" style="margin: 10px;" title="il-mito-della-terra-perduta" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mito-della-terra-perduta1.jpg" alt="" width="200" height="310" /></a>&#8220;Ecco, dunque, che il quadro si completa; le navi atlantidi superstiti della tragedia approdarono in terre diverse e i loro occupanti, in misura più o meno sensibile, influenzarono le culture delle popolazioni incontrate, quando addirittura non le formarono. Solo così si spiega il fondo comune di tutte le civiltà e la spiegazione non ha bisogno di funambolismi per apparire logica. […]</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La prova per eccellenza che la teoria del Barbiero  è esatta si può avere soltanto da uno scavo sistematico da farsi in un determinato punto dell&#8217;isola Berkner ma, come si è detto, gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione del progetto sono molteplici e di varia natura.&#8221; […]</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Al principio del 1976 l&#8217;ing. Barbiero ebbe la possibilità di aggregarsi a una spedizione alpinistica e un po&#8217; scientifica, organizzata alla garibaldina, che per una ventina di giorni operò nell&#8217;area della Penisola Antartica, una regione, cioè, molto lontana dal Mare di Weddell e dall&#8217;isola Berkner, ma che poteva riservare pur sempre delle sorprese.  Infatti fu nell&#8217;isola Seymour che il capitano norvegese C. A. Larsen trovò, nel 1893, una cinquantina di palline di sabbia e &#8216;cemento&#8217; messe su colonnette dello stesso materiale. Larsen scrisse che quegli oggetti sembravano &#8216;fatti da una mano umana&#8217;. Un&#8217;espressione generica per dire che erano oggetti fatti molto bene? Forse, e infatti non li fece mai studiare e analizzare ed oggi, putroppo, non li possediamo più perché andarono distrutti nell&#8217;incendio della sua casa a Grytviken (Georgia Australe).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nel corso della spedizione del 1976 l&#8217;ing Barbiero  scoprì nell&#8217;isola Re Giorgio (una del gruppo delle Shetland Australi), una grande quantità di tronchi semifossilizzati che potrebbero risalire a 10-12.000 anni fa. Purtroppo gli istituti scientifici ai quali erano stati inviati i campioni di questi tronchi per la datazione col metodo del C14 non hanno fatto conoscere ancora la loro risposta. In <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> sono stati trovati, a più riprese, dei fossili di alberi e altre piante (Robert Falcon Scott stesso ne riportò moltissimi), ma se i tronchi semifossilizzati trovati da Barbiero risalgono veramente a  un massimo di 12.000 ani fa, si ha la prova che fino a quell&#8217;epoca l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span> poteva essere abitata e molti fatto coinciderebbero con le affermazioni contenute nei dialoghi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> e, di conseguenza, con l&#8217;ipotesi avanzata da Barbiero in questo volume&#8221; (7).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Anche studiosi anglosassoni, come il professor Charles Hapgood, erano giunti a conclusioni analoghe, studiando il problema di alcune antiche carte geografiche che rivelano conoscenza &#8220;impossibili&#8221;, a meno di ammettere l&#8217;esistenza di una evoluta civiltà antidiluviana, padrona dei mari  all&#8217;epoca in cui la morsa dei ghiacci con aveva ancora stretto l&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span>, e dalla quale sarebbero derivate le conoscenze cartografiche e marittime altrimenti inspiegabili; si veda, per tutte, la celebre carta nautica dell&#8217;ammiraglio turco Piri Reis (8). Fantasie? Certo è che Miguel Serrano, così come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/howard-phillips-lovecraft" target="_blank">Lovecraft</a></span> e, forse, Poe, hanno dato voce poetica a una ipotesi che ora alcuni studiosi di formazione scientifica hanno ripreso con la massima serietà: che quanto oggi sappiamo sul continente antartico è solo una piccola parte della sua storia antichissima, misteriosa e affascinante; che forse vi fiorirono, prima dell&#8217;ultima glaciazione, le imponenti città di una razza evoluta; che forse qualcosa o qualcuno ancora vi si trova, in attesa di essere rivelato all&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1)      Cfr. ROBERT, James, <em>La guerra segreta della Gran Bretagna in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span></em>, su <em>Nexus</em>, nr. 61 e 62 del 2006; Temolo, Luca, <em>I dischi volanti di Hitler</em>, su <em>Xché</em>, nr. 3 del 2003; TROMBETTI, Pierluigi, <em>Una base nazista in <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/generi/viaggi/antartide" target="_blank">Antartide</a></span></em>, su <em>Hera Magazine</em>; BACCARINI, Enrico, <em>Dal nazismo occulto al fascismo esoterico</em>, su <em>Archeomisteri</em>, nr. 20 e 21 del 2004.</p>
<p style="text-align: justify;">2)      Ci serviremo, pertanto, della traduzione italiana di alcuni passi dell&#8217;opera eseguita dal sito Internet Alchemica (www.alchemica.it/antartidemito.html).</p>
<p style="text-align: justify;">3)      ROBERTSON, Erwin, <em>Por el Hombre que Vendrà</em>, in <em>Ciudad de los Césares</em>, nr. 18, 1990.</p>
<p style="text-align: justify;">4)      Il missionario-esploratore De Agostini, uno dei massimi conoscitori della Terra del Fuoco, che conobbe diversi sciamani e potè osservarli da vicino nelle loro attività occulte, li chiama non Jon, ma Kon, e afferma che &#8220;il potere dei Kon si estendeva fin dopo morti e per questo i Kon venivano seppelliti con la faccia rivolta all&#8217;ingiù, affinché non potessero inviare malattie ai vivi&#8221;: DE AGOSTINI, A. M., <em>Trent&#8217;anni nella Terra del Fuoco</em>, Torino,  S. E. I., 1955, p. 302.</p>
<p style="text-align: justify;">5) <a title="Sergio Fritz Roa" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/sergio-fritz-roa/"> FRITZ ROA, Sergio</a>, <em><a id="La Antártica y el mito lovecraftiano" href="../antartica.html"><em>La Antártica y el mito lovecraftiano</em></a></em>, originariamente in <em>Ciudad de los Césares</em>, nr. 47, 1997.</p>
<p style="text-align: justify;">6)      FLEM-ATH, Rand e Rose<em>, La fine di Atlantide</em>, Casale Monferrato, Piemme ed., 1997.</p>
<p style="text-align: justify;">7)      BARBIERO, Flavio, <a title="Una civiltà sotto ghiaccio" href="http://www.libriefilm.com/una-civilta-sotto-ghiaccio/8630"><em>Una civiltà sotto ghiaccio</em></a>, Milano, Ed. Nord, Milano, 1974, pp. XII-XV.</p>
<p style="text-align: justify;">8)      HAPGOOD, Charles P., <em>Maps of Ancient Sea King</em>, Adventure Unilimited Press, 1996; HANCOCK, Graham, <a title="Impronte degli dei" href="http://www.libriefilm.com/impronte-degli-dei/8634"><em>Impronte degli Dèi</em></a>, Milano, Corbaccio, 1996; Id., <a title="Civiltà sommerse" href="http://www.libriefilm.com/civilta-sommerse/8635"><em>Civiltà sommerse</em></a>, Milano, TEA, 2005.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mito-antartico-di-miguel-serrano.html' addthis:title='Il mito antartico di Miguel Serrano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Hitler e le società segrete</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 21:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È singolare che in Francia diversi autori si sono dati alla ricerca delle relazioni del nazionalsocialismo tedesco con società segrete e organizzazioni iniziatiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/hitler-e-le-societa-segrete.html' addthis:title='Hitler e le società segrete '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/maschera-e-volto-dello-spiritualismo-contemporaneo/4048" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5834" style="margin: 10px;" title="maschera-e-volto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/maschera-e-volto.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>È singolare che in Francia diversi autori si sono dati alla ricerca delle  relazioni del nazionalsocialismo tedesco con società segrete e organizzazioni  iniziatiche, che di esso sarebbero state le ispiratrici, tanto da supporre dei  &#8220;retroscena occulti&#8221; del movimento hitleriano. È nel noto libro, ricco di  divagazioni, di Pauwels e Bergier <a href="http://www.ibs.it/code/9788804431275/pauwels-louis-bergier-jacques/mattino-dei-maghi.html?shop=2317"><em>Il mattino dei maghi</em></a> che, per primo, si è  affacciata tale tesi. In esso il nazionalsocialismo veniva definito nei termini  di una unione del &#8220;pensiero magico&#8221; con scienza tecnica, giungendo a dare per  esso la formula &#8220;divisioni corazzate + <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span>&#8220;, formula che deve aver fatto  sobbalzare per indignazione nella tomba le ossa di questo eminente esponente del  pensiero tradizionale e delle discipline esoteriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è già  da accusare un equivoco, nel fatto che qui spesso l&#8217;elemento magico viene  scambiato con quello mitico, il quale col primo può non aver nulla a che fare. È incontestabile la parte che nel nazionalsocialismo hanno avuto &#8220;miti&#8221;, come  quelli del Grande Reich, del Capo carismatico, della razza e del sangue, ecc.,  ma a tale riguardo é il caso di dare al termine &#8220;mito&#8221; il semplice senso  sorelliano di &#8220;idea-forza motrice&#8221;, di idea dotata di un particolare potere  suggestivo (come, in genere, lo sono quelle usate dalla demagogia), senza  nessuna implicazione &#8220;magica&#8221;. Così, ad esempio, nessuno penserà sensatamente ad  attribuire una componente &#8220;magica&#8221; a miti usati dal fascismo, quali quelli di  Roma e del Capo, o a quelli della Rivoluzione Francese e dello stesso  comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  discorso sarebbe diverso nel caso di una ricerca delle influenze d&#8217;ordine non  semplicemente umano a cui possano aver obbedito, senza rendersene conto, certi  movimenti. Ma negli autori francesi a cui si è accennato non si tratta di  questo; non si pensa ad influenze di tale genere, ma di quelle concrete  esercitate da organizzazioni reali, seppure, in vario grado, &#8220;segrete&#8221;. Si è  parlato anche di &#8220;Superiori Sconosciuti&#8221; i quali avrebbero suscitato il  movimento nazista e si sarebbero serviti di Hitler come di un loro <em>medium</em>. Non è  chiaro, tuttavia, per quali fini essi lo avrebbero fatte; a giudicare dai  risultati, ossia dalle conseguenze catastrofiche che ha avuto, sia pure  indirettamente, il nazionalsocialismo per l&#8217;Europa, si dovrebbe pensare a fini  oscuri e distruttivi, il che andrebbe incontro alla tesi di coloro che  vorrebbero riportare il lato occulto di tutto quel movimento a ciò che il <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span>  chiamerebbe la &#8220;contro-iniziazione&#8221;. Ma degli autori francesi a cui si è accennato è stata avanzata anche un&#8217;altra tesi, cioè che il <em>medium </em>Hitler ad un  dato momento si sarebbe emancipato dai &#8220;Superiori Sconosciuti&#8221;, quasi come un  Golem, e che da allora il movimento avrebbe preso una direzione fatale. Ma  allora bisognerebbe dire che codesti Superiori occulti avevano invero facoltà di  preveggenza e poteri ben limitati, per non saper bloccare colui che essi avevano  usato come un loro <em>medium</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Su di un  piano più concreto, si è fantasticato molto sull&#8217;origine dei temi e dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> essenziali del nazionalsocialismo, riferendosi ad organizzazioni preesistenti a  cui però difficilmente si potrebbe attribuire un autentico e regolare carattere  iniziatico. Indubbiamente non è stato Hitler a inventare l&#8217;ideologia germanica  razzista, il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolo</a> della croce uncinata, l&#8217;antisemitismo ariano. Tutto ciò  esisteva da tempo in Germania. Un libro intitolato <em>Colui che diede idee a Hitler </em>parla di Lanz von Liebenfels (il titolo nobiliare egli se lo era  autoattribuito), già circestense, che aveva fondato un Ordine cui era già  propria la croce uncinata, e che fin dal 1905 aveva pubblicato una rivista, <em> Ostara</em>, da Hitler certamente conosciuta, dove erano già chiaramente enunciate le  tesi razziste ariane e antisemite.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma assai  più rilevante, per i retroscena occulti del nazionalsocialismo, è la parte che  si vuol attribuire alla Thule Gesellschaft (&#8220;Società Thule&#8221;). Qui le cose si  presentano in modo più complesso. Questo società fu la promanazione di un  preesistente Germanenorden (&#8220;Ordine di Germani&#8221;) fondato nel 1912, e faceva capo  a Rudolf von Sebottendorff. Von Sebottendorff era stato in Oriente e nel 1924  aveva pubblicato uno strano volumetto sulle <a href="http://www.ibs.it/code/9788870490732/sebottendorff-rudolf-von-zzz99/pratica-operativa-della-antica.html?shop=2317"><em>Pratiche operative dell&#8217;antica  massoneria turca</em></a>, nel quale sono descritti procedimenti, basati sulla  ripetizione di sillabe, su <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a>, gesti e &#8220;passi&#8221;, il fine dei quali era la  stessa trasformazione iniziatica dell&#8217;essere umano perseguita anche  dall&#8217;alchimia. Non è chiaro con quali organizzazioni &#8220;massoniche&#8221; turche von  Sebottendorff sia stato in contatto, né se egli, oltre che riferire quei  rituali, li abbia anche praticati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-radici-occulte-del-nazismo/6891" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5835" style="margin: 10px;" title="le-radici-occulte-del-nazismo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-radici-occulte-del-nazismo-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Nemmeno è  accertabile se nella Thule Gesellschaft, da lui diretta, essi venissero messi  regolarmente in opera: cosa che sarebbe invece molto importante per valutare il  fatto che a quella organizzazione fecero parte, o con essa ebbero contatti,  molte personalità di primo piano del nazionalsocialismo, a partire da Hitler e  da Hess. Vien dato senz&#8217;altro come scontato che Hess si sarebbe formato in essa,  e che egli a sua volta avrebbe in un certo modo &#8220;iniziato&#8221; Hitler già quando si  trovava con lui in carcere dopo il fallito Putsch di Monaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque,  si deve rilevare che assai più che non un lato esoterico, nella  Thule Gesellschaft attraeva l&#8217;aspetto di una società relativamente segreta, che  per emblema aveva già la croce uncinata, e che era caratterizzata da un deciso  antisemitismo e da un razzismo germanizzante. Si deve mettere sotto cauzione la  supposizione che il nome prescelto da quella organizzazione, Thule, attesti un  serio e cosciente riferimento ad un <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbolismo</a> nordico polare e l&#8217;ambizione di  un collegamento con le origini iperborea delle genti indogermaniche, dato che  Thule è valso come il centro sacro, situato nell&#8217;estremo settentrione, della  Tradizione primordiale. È stata anzi rilevata la possibilità di un&#8217;origine assai  più profana, perché Thule può essere la deformazione di &#8220;Thule&#8221;, nome di una  località dell&#8217;Harz nella quale l&#8217;&#8221;Ordine dei Germani&#8221; nel 1914 aveva organizzato  un convegno avente come ordine del giorno la formazione di una organizzazione  segreta razzista per combattere quella che si supponeva esistere dietro  all&#8217;ebraismo internazionale. Soprattutto questo ordine di idee Sebottendorff,  capo della Thule Gesellschaft, mise in rilievo in un suo libro uscito a Monaco  nel 1933 e intitolato <em>Bevor Hitler kam </em>(<em>Prima che Hitler venisse</em>) per indicare  quel che già esisteva, prima di Hitler, come miti e ideologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Così una  ricerca seria sui collegamenti iniziatici di Hitler con società segrete non  conduce troppo lontano. Quanto a Hitler <em>medium </em>e alla sua forza magnetica, sono  necessarie alcune precisazioni. Che il Führer dovesse questa forza a pratiche  iniziatiche, ci sembra una fantasia; altrimenti ci si dovrebbe mettere a  supporre assurdamente qualcosa di simile anche nei riguardi dell&#8217;uguale forza  psichica suggestiva posseduta da altri capi, da Mussolini, ad esempio, o da  Napoleone. Piuttosto si deve ritenere che una volta destato a vita un movimento  collettivo si crea una specie di vortice psichico il quale si raccoglie in chi  ne è il centro tanto da conferirgli una particolare aureola, percepibile  soprattutto da chi sia suggestionabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto  alla qualità di <em>medium </em>(che, sia detto per inciso, è opposta a quella di una  qualificazione iniziatica), essa può venire riconosciuta, con certe riserve, ad  Hitler, in quanto egli sotto più di un riguardo ci si presenta come un invasato  (è il tratto che lo distingue, ad esempio, da Mussolini). Proprio quando egli  fanatizzava le folle, dava l&#8217;impressione che un&#8217;altra forza lo trasportasse  avendolo, appunto, come un <em>medium</em>, anche se di un genere tutto particolare ed  eccezionalmente dotato. Chi ha udito parlare Hitler a folle deliranti non può  non aver avuto questa impressione. Date le riserve da noi espresse nei riguardi  di supposti &#8220;Superiori Sconosciuti&#8221;, non è agevole stabilire la natura di tale  forza superpersonale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/thule-il-sole-ritrovato-degli-iperborei/2607" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5836" style="margin: 10px;" title="thule" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/thule.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Quanto  alla &#8220;gnosi&#8221; nazionalsocialista, ossia ad una presunta dimensione quasi mistica  e metafisica, bisogno ricordare il singolare coesistere, in tale movimento e nel  Terzo Reich, degli aspetti &#8220;mitici&#8221; con aspetti apertamente illuministici e  perfino scientisti. In Hitler si possono trovare numerosi riferimenti ad una  visione del mondo spiccatamente &#8220;moderna&#8221;, epperò, in fondo profana, naturalista  e materialista, mentre egli simultaneamente aveva fede in una Provvidenza, della  quale credeva essere uno strumento, specie per quel che riguardava le sorti  della nazione tedesca (cosi egli vide, ad esempio, un segno della Provvidenza  nel suo esser scampato di stretta misura all&#8217;attentato di cui fu l&#8217;oggetto al  suo Quartier generale). Alfred Rosenberg, ideologo del movimento, bandiva bensì  il mito del sangue, parlava di un &#8220;mistero&#8221; del sangue nordico che avrebbe avuto  un valore sacramentale, ma era anche colui che quando si trattava di  cattolicesimo accusava come mistificazioni ogni rito e sacramento, che si  schierava, proprio come un illuminista, conto gli &#8220;oscurantisti del nostri  tempo&#8221; ed ascriveva a vanto dell&#8217;uomo ario l&#8217;aver inventato la scienza moderna.  In base a tutto ciò, si spiega che se l&#8217;attenzione si portò sulle rune, sugli  antichi segni nordico-germanici, esse furono riesumate su un piano puramente  emblematico, quasi come nel fascismo si fece con certi <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simboli</a> romani, senza  nessuna assunzione esoterica. Il programma nazista di creare un uomo superiore  risente di una &#8220;mistica della biologia&#8221;, di nuovo, di un orientamento  prevalentemente scientista: poteva trattarsi al massimo di un &#8220;uomo superiore&#8221;  nel senso nietzschiano, per nulla nel senso iniziatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  progetto della &#8220;creazione di un ordine razzista religioso e militare di iniziati  riuniti intorno ad una Guida divinificata&#8221; non può essere considerato come  quello del nazismo ufficiale, come vuole l&#8217;Alleau il quale come antecedenti si è  riferito, fra l&#8217;altro, perfino agli Ismaeliti islamici. È piuttosto nel quadro  della SS, la quale, si badi, si costituì in un secondo tempo nel Terzo Reich e  che in esso aveva una posizione, che si affacciò qualche motivo di un piano  superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Anziutto  nell&#8217;organizzatore della SS, Heinrich Himmler, era chiaro l&#8217;intento di creare un  Ordine comprendente elementi da formare secondo l&#8217;etica prussiana e quella degli  antichi Ordini cavallereschi, segnatamente dell&#8217;Ordine dei Cavalieri Teutonici.  per una tale organizzazione egli cercava una legittimazione o crisma, che però  non poteva trarre, come quegli antichi Ordini, dal cattolicesimo, apertamente  avversato dalla corrente radicalista nazista. Anche senza la possibilità di un  qualsiasi collegamento tradizionale, Himmler si riferì al retaggio e al <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli"> simbolismo</a> nordico-iperboreo (Thule), senza che ciò fosse comunque dovute a  quelle &#8220;società segrete&#8221; di cui si è detto, portando invece l&#8217;attenzione (come  fece anche Rosenberg) alle ricerche di un olandese, Herman Wirth, sulla  tradizione nordico-atlantica (per cui il Wirth ebbe delle sovvenzioni da un  ufficio appositamente creato da Himmler, l&#8217;Ahnenerbe). Ciò non è privo di  interesse, ma dei &#8220;retroscena occulti&#8221; sono del tutto inesistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Così il  bilancio complessivo è negativo. Il limite delle divagazioni di autori francesi è costituito dal libro <em>Hitler et la tradition cathare </em>di J. M. Angebert (uscite  a Parigi nel 1970). Qui sono di scena gli Albigesi (o Catari), setta di eretici  diffusasi fra il X e il XII secolo soprattutto nella Francia meridionale, avente  per centro la roccaforte di Montségur. Essa fu distrutta, nell&#8217;idea di Otto  Rahn, in una &#8220;crociata contro il Graal&#8221; (è il titolo di un suo libro: <em>Kreuzzug  gegen den Gral</em>). Che cosa abbia a che fare il Graal coi suoi templari con quella  setta caratterizzata da una specie di manicheismo fanatico che rifuggiva dal  mondo ed era avverso all&#8217;esistenza terrena nella carne e nella materia, al segno  che talvolta i suoi seguaci si lasciavano morire di fame o si uccidevano con  altri mezzi, è del tutto oscuro. Ebbene, viene avanzato che il Rahn (col quale  fummo a suo tempo in corrispondenza e al quale cercammo di mostrare  l&#8217;arbitrarietà delle sue tesi) fosse una SS e che una spedizione tedesca sarebbe  stato custodito segretamente nel Terzo Reich. Dopo la caduta di Berlino una  truppa si sarebbe aperta la via fino allo Zillertal, presso il confine italiano,  portando con sé quell&#8217;oggetto per nasconderlo ai piedi di un ghiacciaio, in  attesa di una era nuova.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà,  si è parlato di un commando che però sembra avesse una missione meno mistica,  quella di salvare e nascondere il tesoro del Reich. Due altri esempi di ciò a  cui può condurre la fantasia quando le si lascino le redini libere soggiacendo  ad idee fisse: da parte della SS (la quale non comprendeva soltanto formazioni  militanti ma anche studiosi specialisti, ecc.) fu organizzata una spedizione nel  Tibet, a fini alpinistici ed etnologici e un&#8217;altra spedizione nell&#8217;Artide,  sembra con fini esplorativi ed anche per eventuale creazione di basi militari.  Ebbene, secondo queste interpretazioni fantasiose la prima spedizione avrebbe  cercato invece un collegamento con un centro segreto della Tradizione, l&#8217;altra  avrebbe mirato ad un contatto con la Thule iperborea occulta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Conciliatore</em> dell&#8217;ottobre 1971.</p>
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		<title>Gli Alleati nel 1943 ingannarono gli Italiani sfruttando la loro mancanza di amor di patria</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 08:41:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno riesce a immaginarsi il popolo inglese o il popolo americano che si rallegrano all’idea di una resa incondizionata che spianerà la strada alla doppia invasione del proprio territorio nazionale, da parte degli ex nemici diventati “liberatori” e degli ex amici diventati nemici?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/gli-alleati-nel-1943-ingannarono-gli-italiani-sfruttando-la-loro-mancanza-di-amor-di-patria.html' addthis:title='Gli Alleati nel 1943 ingannarono gli Italiani sfruttando la loro mancanza di amor di patria '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/storiacontemporanea48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Storia contemporanea" /><br/><p style="text-align: justify;">Lettera indirizzata il 2 settembre 1943 ad un alpino, Posta Militare 118:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«La situazione è sempre quella di cui vi parlavo nella precedente lettera. <em>Gli alleati non vogliono accettare le condizioni di un armistizio il quale neutralizzi completamente il territorio italiano sì da renderlo inutilizzabile tanto agli uni che agli altri, condizioni che sarebbero accettate dalla Germania</em>.  Il programma degli alleati è di servirsi del nostro paese per continuare la guerra contro la Germania. Questa essendo la situazione, voi vedete che nessun armistizio, nessuna pace di capitolazione ci darebbe la vera pace, perché la guerra continuerebbe ugualmente e il nostro territorio diventerebbe il campo di battaglia fra tedeschi e anglo-americani. Bisogna adeguare gli animi, i propositi, le previsioni a questa drammatica realtà che può mutare soltanto per una resipiscenza, cioè per un diverso atteggiamento degli alleati».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Lettera indirizzata il 7 settembre 1943 a un caporal maggiore del 35° Raggruppamento artiglieria da posizione, 341.a Batteria, P. C. Posta Militare 150:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«Renditi interprete verso i tuoi compagni ed esortali, a mio nome, a continuare ad aver pazienza, costanza, coraggio e sangue freddo. Il miglior modo di sopportare questo tremendo perido è quello di armarci di tutto il coraggio di cui siamo capaci. La morte preferisce i deboli ai forti: è una massima che mi continua a ripetere un alpino della “Tridentina”, battaglione Morbegno, uno dei pochi che, nella ritirata dal Don, ha portato in salvo il “telaio”. La situazione è immutata. Gi alleati credono di avere il coltello per il manico e non si lasceranno certo commuovere dalle magnifiche espressioni e invocazioni del Sommo Pontefice il quale, questa volta, li ha duramente bollati e ha minacciato “l’ira di Dio” sulle teste di coloro che si rendono colpevoli di così atroci barbarie <em>[ossia i bombardamenti terroristici su Milano dell’agosto 1943]</em>.  Il programma dei nostri nemici è sempre quello di “far fuori” l’Italia. Qualunque pace di capitolazione non sarebbe mai la <em>vera pace </em>fino a che i tedeschi non fossero completamente e definitivamente sconfitti. Per intanto la pace significherebbe trasformare il nostro territorio in campo di battaglia».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Lettera indirizzata l’8 settembre 1943 ad un sergente del 4° Gruppo cannoni da 149/35, X Batteria, Posta Militare 121:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«Mentre detto la presente, ho sotto gli occhi la tua del 16 agosto. Rilevo, tra le affermazioni che fai a nome degli amici  tutti della batteria, che “non v’è da temere per il vostro morale”. Voi tutti “farete sempre fino all’ultimo il vostro dovere”. La mia famosa lettera del 27 luglio non ha fatto che rispecchiare la situazione quale si presentava all’esame di un osservatore obiettivo quale io sono sempre. Dopo di allora non vi sono stati sostanziali mutamenti. Il proposito degli alleati è tuttora quello di fare la guerra sul nostro territorio per cercare di colpire al cuore la Germania. Allorché gli alleati ci offrono la pace di capitolazione e ci fanno tante lusinghiere promesse per il poi, essi sanno benissimo che vogliono turpemente ingannarci. Quale vera pace potremmo avere quando alcune delle  nostre più opime province fossero trasformate in un campo di battaglia? Una insistente azione di propaganda affidata agli agenti inglesi, che circolano a migliaia per le strade d’Italia, vuol convincere il popolo che comunque la Germania non può più rappresentare un pericolo perché essa è allo stremo delle sue forze e che, quindi, non ci sarebbe da temere una reazione anche qualora noi mettessimo tutte le nostre residue forze  a disposizione degli alleati. Io sono di diverso parere. L’esercito tedesco è tuttora formidabile, e sono convinto che voi, da dove siete, me ne potreste dar nuova conferma mediante la testimonianza di ciò che vedete con i vostri occhi. L’armistizio e la pace non sarebbero che la continuazione della guerra: di una guerra in cui giustamente i tedeschi non avrebbero più alcun motivo di riguardo per noi».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Queste lettere straordinarie, che testimoniano una eccezionale capacità di giudizio nel momento in cui l’intera classe dirigente italiana, politica e militare, sembrava colta da una sorta di offuscamento collettivo, sono state scritte da Carlo Silvestri: un uomo tanto lucido nelle sue analisi quanto coraggioso nella sua volontà di testimonianza civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Giornalista prestigioso, animatore della stampa di opposizione nel momento più aspro degli anni Venti, quello dell’Aventino, e implacabile accusatore di Mussolini per il delitto Matteotti; incarcerato e mandato al confino per lunghi anni, legato mani e piedi come il peggiore dei malfattori; socialista senza retorica e senza minimamente subire la sinistra influenza del marxismo e dello stalinismo; cristiano pronto al perdono, così come intransigente nel denunciare soprusi ed ingiustizie: Silvestri aveva tutte le carte in regola per diventare uno dei grossi nomi della Resistenza e, soprattutto, dell’Italia repubblicana e democratica dopo il 1945.</p>
<p style="text-align: justify;">Così non è stato, perché egli ha preferito seguire sempre la propria coscienza; e, in un’Italia di gattopardi, non solo non si è unito al coro di quanti volevano scaricare ogni colpa su Mussolini e sullo sconfitto regime, ma si è addirittura avvicinato al Duce nel periodo della Repubblica Sociale, lo ha frequentato a lungo, ha modificato le sue idee su di lui: fino a convincersi che egli non sia stato affatto il mandante del delitto Matteotti, ma, al contrario, il destinatario di una sporca manovra ideata da quanti volevano impedirgli di gettare un ponte verso i socialisti, in vista di un programma di riconciliazione nazionale, cosa ancora possibilissima nel 1924.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-progetto-di-conciliazione-nella-repubblica-sociale-scritti-di-%c2%abgiramondo%c2%bb-carlo-silvestri-raccolti-da-renzo-de-felice/7722" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-5092" style="margin: 10px;" title="silvestri-conciliazione" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/silvestri-conciliazione.jpeg" alt="" width="200" height="300" /></a> Non già che Silvestri si sia convertito al fascismo; semplicemente, si è prodigato per una pacificazione degli animi; e molti partigiani ha sottratti alle grinfie delle SS nel 1944, come poi ha confermato in sede giudiziaria il capo della resistenza socialista, Bonfantini. Poi, a guerra, finita, ha tentato di fare quello che Giuseppe Prezzolini ha chiamato “un necrologio onesto” del fascismo: astenendosi dal rovesciare ogni colpa su di esso e riconoscendo che non si è trattato, come Croce imperterrito sosteneva, di una “invasione degli Hyksos”, ma dell’emergere di tendenze e aspirazioni insite nella storia italiana dei decenni precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto è bastato perché un alone di sospetto, di disapprovazione e di malcelato disprezzo scendesse sulla sua persona e sui suoi scritti, in un’Italia che aveva fretta di dimenticare e di ricominciare i vecchi intrallazzi, le vecchie cattive abitudini, il vecchio conformismo borghese (anche se sotto le bandiere di una nuova ideologia). Si è voluto vedere in lui un personaggio ambiguo, senza principî, senza credibilità; lo si è insultato, calunniato, diffamato; il suo richiamo al perdono e alla pacificazione degli animi è stato accolto con risa di scherno o con un sordo digrignare di denti dai predicatori dell’odio di classe e dell’odio ideologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quegli stessi sinistri figuri che non hanno battuto ciglio mentre migliaia di Italiani venivano infoibati nella Venezia Giulia; che avrebbero voluto cedere a Tito sia Gorizia, sia Trieste e forse anche Udine; che, davanti al colpo di stato comunista in Cecoslovacchia, non coglievano alcuna analogia con le vicende del 1938-39, ma anzi applaudivano il sorgere di una nuova “Repubblica popolare”, amica fraterna di tutti i lavoratori e nemica implacabile degli sfruttatori del popolo: quegli stessi sinistri figuri, dicevamo, non si sono vergognati di vomitare tutto il loro astio e tutta la loro insofferenza verso un antifascista che, dopo aver pagato con anni di carcere e di confino la propria fedeltà al testamento ideale di Matteotti, aveva poi pronunciato parole di riconciliazione nazionale, mentre ovunque risuonavano le scariche di mitra dei partigiani comunisti i quali, a guerra già finita, trucidavano sommariamente un numero imprecisato di fascisti o supposti tali, ivi compresi i sette disgraziati fratelli Govoni, che tutti sembrano aver dimenticato (mentre non c’è Italiano che non sappia il nome dei sette fratelli Cervi).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma di Carlo Silvestri e della sua coraggiosa battaglia per la verità, ci ripromettiamo di parlare un’altra volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui ci limiteremo a mettere a fuoco una questione ben precisa, così come essa appare dalle tre lettere che abbiamo riportato all’inizio (tratte dal libro di Silvestri <em>Contro la vendetta</em>, Milano, Longanesi &amp; C., 1948, pp. 57-59): se, cioè, le promesse di pace all’Italia, fatte dalla propaganda alleata nel 1943, dopo la conclusione della campagna d’Africa, fossero in buona fede; e se fu saggio, da parte italiana, prestarvi fede, come di fatto accadde.</p>
<p style="text-align: justify;">La Vulgata storiografica politicamente corretta,ossia quella democratico-resistenziale, ha sempre presentato l’occupazione tedesca di tre quarti del territorio italiano, nel settembre del 1943, come una sorta di fulmine a ciel sereno, o meglio, come il colpo di coda del nazismo agonizzante, ormai consapevole di non poter più vincere la guerra, ma ben deciso a far perire Sansone con tutti i Filistei, vale a dire a trascinare nella sua rovina quanti più popoli possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-uova-del-drago/380" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5093" style="margin: 10px;" title="le-uova-del-drago" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-uova-del-drago-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a> Si dimentica che i Tedeschi erano nostri alleati fin al principio della guerra: anzi, in seguito alla firma del Patto d’Acciaio, fin dal 22 maggio 1939; che ci avevano aiutato e “salvato” in numerose occasioni, dalla Grecia alla Cirenaica; che ci avevano portato a un soffio dal successo strategico in Nordafrica, con l’avanzata fino ad El Alamein; che ci avevano consentito di compensare i penosi rovesci della marina nel Mediterraneo, riportando i successi aereonavali delle battaglie di Mezzo Giugno e Mezzo Agosto 1942; che ci avevano sostenuto fino all’ultimo nella strenua difesa della Tunisia e, infine, che si erano assunti il peso principale della lotta nella battaglia di Sicilia, ovvero nella difesa del nostro suolo nazionale invaso dal nemico.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, perché gli Alleati erano i nostri nemici: ed erano nemici spietati, che usavano sistemi di guerra “nazisti”, anzi ancor più feroci di quelli nazisti, allorché bombardavano Amburgo e le altre città tedesche con le bombe al fosforo liquido, per bruciare viva la popolazione inerme; e lo mostravano bombardando Napoli, Roma, Milano e le altre città italiane non solo prima del 25 luglio 1943 (caduta di Mussolini e del fascismo), ma anche &#8211; e con particolare efferatezza &#8211; fra il 25 luglio e l’8 settembre (governo Badoglio), accanendosi non già sulle installazioni militari o sui nodi strategici delle comunicazioni, ma sui quartieri popolari, allo scopo terroristico deliberato di fare migliaia e migliaia di vittime.</p>
<p style="text-align: justify;">Valga per tutte, in particolare, il tremendo monito di Zara: Zara, letteralmente distrutta dalle bombe dei “liberatori” angloamericani in quel famigerato 1943: e non nell’estate, prima della seduta del Gran Consiglio, né durante i quarantacinque giorni di Badoglio; ma nel novembre, quando l’Italia era un Paese alleato e aveva già da un pezzo dichiarato guerra alla Germania. Perché gli Alleati vollero distruggere Zara? Forse per rendere un favore a Tito, e indirettamente a Stalin, creando le premesse per facilitare l’annessione della città dalmata alla Jugoslavia a guerra finita, mediante l’eliminazione fisica della presenza italiana sull’altra sponda dell’Adriatico?</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Alleati, dunque, non combattevano soltanto per distruggere il fascismo, ma per distruggere l’Italia come compagine statale, come potenziale industriale e militare, come potenza coloniale e navale: insomma al preciso scopo di “punirla” per aver perseguito una politica autonoma da grande potenza, specialmente a partire dalla guerra di Etiopia; mentre prima gli elogi al Duce e alla sua politica si erano sprecati, sia da parte di Churchill che di Roosevelt. Bisognava “far fuori” l’Italia per ridurla non solo allo Stato di potenza minore, ma per disonorarla e poterla poi tenere, a tempo indefinito, in uno stato di ricatto psicologico, in modo che il suo popolo non osasse mai più guardare da pari a pari le nazioni vincitrici.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è modo e modo, infatti, di perdere una guerra: la si può perdere con dignità, accettando il destino degli sconfitti; o la si può perdere con viltà, saltando all’ultimo istante sul carro dei vincitori. E questo non solo sul piano internazionale, ma anche su quello interno; come quando avviene che tutto un popolo, dopo aver seguito e osannato un determinato uomo politico, un determinato partito, da un giorno all’altro si scopre vergine e anzi “da sempre” segretamente ostile ad essi, e quindi pienamente legittimato a voltar pagina e far sparire ogni traccia del suo precedente consenso, magari affogandolo in un bagno di sangue fraterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Così l’Italia è uscita dalla guerra e così si sono create le premesse per la sua “rinascita” a guerra finita: con un popolo che ha creduto di purificarsi mediante il sacrificio cruento del “tiranno”, nonché martoriandone e insultandone il cadavere; e con una classe dirigente che ha dimenticato in fretta le sue corresponsabilità nella ventennale dittatura e nella guerra medesima, ritornando al potere con una gigantesca operazione di camaleontismo politico: con speciale beneficio di quelle <em>lobbies </em>e di quei gruppi di potere occulto, dalla Massoneria ai circoli filoinglesi dell’industria, della finanza e dell’esercito, che sono tuttora saldamente insediati al vertice.</p>
<p style="text-align: justify;">È una operazione eccessivamente dietrologica quella di far notare come la classe dirigente italiana, ancor prima della nascita del proprio Stato nazionale, ossia durante il Risorgimento, sia stata largamente finanziata e sostenuta dalla Gran Bretagna, ad esempio tramite la centrale operativa della “Giovine Italia” di Mazzini a Londra, oppure mediante il sostegno indiretto della Royal Navy quando Garibaldi sbarcava in Sicilia e, poi, in Calabria? Finanziamenti e sostegni che i servizi segreti inglesi e la Massoneria inglese &#8211; così ci vorrebbero far credere i nostri paludati storici di professione &#8211; sarebbero stati offerti al “popolo italiano” così’, per pura simpatia e solidarietà umana, senza nulla aspettarsi in cambio e senza nulla pretendere, né allora, né per gli anni a venire, da parte del neonato Stato italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo al settembre del 1943, il momento storico più tragica e vergognoso della nostra vicenda nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-sangue-dei-vinti/4644" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-5095" style="margin: 10px;" title="il-sangue-dei-vinti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-sangue-dei-vinti-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a> Come è noto, con la Conferenza di Casablanca del gennaio 1943, Roosevelt, Churchill e Stalin avevano proclamato che la guerra contro il Tripartito (Germania, Italia e Giappone) sarebbe continuata fino ala “resa incondizionata”, <em>unconditional surrender</em>) e che, pertanto, nessuna resa parziale sarebbe stata presa in considerazione, nessuna resa a specifiche condizioni: se essi avevano voluto rendere impossibile ogni ipotesi di ottenere che i membri minori della coalizione nemica (Finlandia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria) si “sganciassero”, con quell’annuncio vi erano perfettamente riusciti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Resa incondizionata” significava, per l’Italia, non soltanto subire l’occupazione completa del proprio territorio, ma anche divenire campo di battaglia per le ulteriori operazioni alleate &#8211; aeree, terrestri e navali &#8211; contro la Germania. A quel punto, la Germania avrebbe avuto altra via da percorrere, che non fosse quella di occupare l’Italia per prima e di tenere il più possibile lontani dal proprio territorio gli eserciti e le flotte aeree e navali nemici? Oppure avrebbe dovuto stare tranquillamente a guardare, mentre essi compivano un balzo in avanti di oltre 1.000 chilometri, dalla Sicilia alle Alpi, per poi, da queste ultime, lanciare l’offensiva finale contro il cuore del proprio territorio?</p>
<p style="text-align: justify;">In quel momento, la situazione politico-strategica dell’Italia assomigliava in modo impressionante a quella dell’Impero austro-ungarico nell’ultima fase della prima guerra mondiale, particolarmente dopo la morte di Francesco Giuseppe e l’ascesa al trono di Carlo I d’Asburgo. Come è noto, questi si era reso conto della impossibilità di vincere la guerra e aveva anche tentato di avviare delle trattative segrete di pace con l’Intesa, tramite il principe Sisto di Borbone; trattative che erano state bruscamente interrotte allorché l’alleato germanico ne aveva avuto sentore e il governo francese, poco saggiamente oltre che poco cavallerescamente, ne aveva rigettato tutta la responsabilità sul giovane imperatore austriaco.</p>
<p style="text-align: justify;">È noto che, in quella occasione, lo Stato Maggiore germanico aveva preso seriamente in considerazione la possibilità di occupare, con mossa fulminea, il territorio dell’Austria-Ungheria, ben sapendo che, se l’alleato si fosse arreso all’Intesa, questa ne avrebbe fatto un trampolino per minacciare da sud la stessa Germania. Ed è esattamente quanto stava per avvenire ai primi di novembre del 1918, quando le armate italiane, ottenuta la resa dell’Austria a Villa Giusti, si preparavano a sferrare un’offensiva contro il territorio germanico, secondo i piani del generale Diaz, per affrettare il crollo definitivo del Reich tedesco.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, solo una persona sommamente ingenua e sprovveduta, oltre che sommamente ignorante, nell’Italia del 1943, poteva sperare, specialmente dopo l’annuncio di Casablanca, che la resa agli Alleati avrebbe significato la fine della guerra, la fine dei bombardamenti, la fine delle sofferenze; ma non certo chi avesse un minimo di senso della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Che l’opinione pubblica italiana si sia abbandonata, nei quarantacinque giorni del governo Badoglio (il quale, giova ribadirlo, non fece assolutamente niente per prevenire la catastrofe: non richiamò un fante dai Balcani o dalla Francia, non organizzò neppure la difesa di Roma, pur disponendo di forze assai maggiori di quelle germaniche), a una siffatta illusione, a un tale sogno voluttuoso, il sogno del “tutti a casa”: ebbene, questo lo si può anche comprendere, e non solo per la stanchezza dovuta all’impari e ormai troppo lungo conflitto, ma anche per l’opera subdola di migliaia di spie alleate e per l’opera irresponsabile e antinazionale dei dirigenti dei partiti antifascisti, comunisti e socialisti in testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma che a un tale sogno, a una tale illusione, a una tale ebbrezza si siano abbandonate, tutte intere, le classi dirigenti; che nessuno, nell’apparato militare, in quello politico e nel campo della stampa e della radio, si sia reso conto di quel che avrebbe significato la resa senza condizioni e che cosa avrebbe comportato per il futuro dell’Italia: questo è il delitto imperdonabile, del quale stiamo ancora pagando le conseguenze, sia a livello internazionale che a livello interno.</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra non sarebbe finita con la resa agli Alleati; sarebbe entrata in una fase nuova, ancora più crudele, ancora più inumana; e, con ogni evidenza, sarebbe diventata una guerra civile, somma sciagura che ogni popolo degno di questo nome ha sempre paventato come il peggiore dei mali e  rispetto al quale ogni altro sacrificio, ogni altra sofferenza, ogni altro compromesso è sempre e comunque apparso preferibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno riesce a immaginarsi il popolo inglese o il popolo americano che si rallegrano all’idea di una resa incondizionata che spianerà la strada alla doppia invasione del proprio territorio nazionale, da parte degli ex nemici diventati “liberatori” e degli ex amici diventati nemici, e che aprirà le vie della guerra civile, fomentata e alimentata, con armi e con denaro, dalle due opposte parti in lotta, solidali nel disegno di annichilire ogni sentimento di dignità nazionale? Non è forse vero che, davanti alla tremenda serietà di una guerra (e di quella guerra, poi!), l’unica filosofia possibile, per un popolo cosciente di sé e dei propri doveri verso se stesso e verso le generazioni future, è quella sintetizzata nella frase: <em>«Right or wrong, it’s my country»</em>?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/io-fascista-1945-1946-la-testimonianza-di-un-superstite/7307" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5094" style="margin: 10px;" title="io-fascista" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/io-fascista.jpeg" alt="" width="200" height="280" /></a> Eppure fu quello che accadde da noi; con i dirigenti socialisti e comunisti, Longo e Togliatti in testa, entusiasti all’idea di aprire una tale svolta della guerra, trasformandola in guerra civile, senza alcun riguardo per qualsiasi ipotesi di riconciliazione nazionale, anzi, ben decisi a trattare da traditore chiunque osasse anche solo nominare una tale espressione. Per questo venne messa a tacere la voce del filosofo Giovanni Gentile, eliminandolo fisicamente; per questo venne compiuta la strage di Porzùs, ai danni di quei partigiani “bianchi” che non gradivano l’idea &#8211; cara, invece, ai partigiani comunisti del P. C. I. di Udine &#8211; di cedere a Tito tutta la Venezia Giulia e, magari, anche un bel pezzo del Friuli, Gorizia e Trieste comprese.</p>
<p style="text-align: justify;">Una quantità di film vergognosi e denigratori, sia italiani che stranieri, hanno poi suggellato le piccole e grandi viltà, le incoscienti furberie e l’assoluta mancanza di dignità nazionale e di senso dello Stato, mostrate dagli Italiani nel terribile frangente dell’estate 1943. Valga per tutti l’esecrabile <em>Il colonnello von Ryan</em>, di Mark Robson (1965), interpretato dal noto mafioso italo-americano Frank Sinatra, quasi a suggello della perversa alleanza realizzatasi tra la mafia italo-americana e lo Stato Maggiore statunitense alla vigilia dell’invasione della Sicilia; mentre ufficiali italiani codardi e senza onore (come il capitano interpretato da Sergio Fantoni) non aspettano altro che di calare le braghe e di consegnarsi, armi e bagagli, al vincitore di turno.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è l’immagine alla quale il popolo italiano è stato inchiodato dagli eventi dell’armistizio dell’8 settembre: armistizio voluto dalla Massoneria, dalla grande industria, dalla mafia, dagli alti comandi dell’esercito e della marina e anche da settori della Chiesa cattolica: tutti allo scopo ben preciso di riconquistare le posizioni di preminenza e di privilegio che avevano raggiunto sotto l’Italia liberale; che avevano conservato, a prezzo di qualche compromesso, durante il ventennio; e che avevano seriamente rischiato di perdere con la nascita della Repubblica Sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino a quando dovremo portarci addosso questa gogna mediatica, questa infamia culturale, che ci tiene perennemente legati ad un passato che non passa, il quale non fu voluto dal popolo italiano, ma dalle solite <em>élite </em>privilegiate ed egoiste?</p>
<p style="text-align: justify;">Certo non se la meritano i figli e i nipoti di quei soldati semplici, di quei graduati, di quei sottufficiali i quali, nell’estate del 1943 (e ben lo attestano le lettere riportate da Silvestri) avevano ben chiara quale fosse la posta in gioco e perché, in simili condizioni, non vi fosse nemmeno da pensare a un armistizio separato. Non se la meritano i morti di Bir el Gobi, di Cheren, di Culqualber, di El Alamein; né quelli di Capo Matapan o le migliaia di marinai periti nella traversata del Mediterraneo, per portare i necessari rifornimenti all’esercito di Libia.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlare di queste cose, oggi, è divenuto tabù: sarebbe considerato come una deprecabile forma di nazionalismo, di esaltazione della guerra e, magari, del fascismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlare con orgoglio dei propri morti in guerra è un diritto che spetta solo ai vincitori: loro sì, che possano inondare le nostre librerie e le nostre sale cinematografiche con libri e con pellicole che esaltano i loro sacrifici, il loro valore e che denigrano sistematicamente la memoria dei nostri caduti.</p>
<p style="text-align: justify;">Perfino nel mondo dei giocattoli, i nostri bambini sono costretti a giocare con i soldatini che indossano le uniformi inglesi e americane: ossia di quegli eserciti i quali, nel 1943, con il pretesto di venirci a “liberare” (e da chi, poi? da noi stessi?), riuscirono a toglierci non solo il frutto di tanti sacrifici stoicamente sopportati, ma anche l’onore ed il rispetto dovuti a noi stessi.</p>
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		<title>Ernst Jünger. Testimone inquieto del nostro tempo</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 10:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inquieto, assetato di verità e di certezze, politicamente scorretto, coraggioso, spavaldo, pessimista, irritante, trasognato eppure lucidamente disincantato. Tutto questo, ed altro ancora, è stato il filosofo e scrittore Ernst Jünger]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ernst-junger-testimone-inquieto-del-nostro-tempo.html' addthis:title='Ernst Jünger. Testimone inquieto del nostro tempo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/ernstjunger48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Ernst Jünger" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="margin: 10px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/juenger_bm_berlin_k_400428g.jpg" alt="" width="336" height="224" />Inquieto, assetato di verità e di certezze, politicamente scorretto, coraggioso, spavaldo, pessimista, irritante, trasognato eppure lucidamente disincantato. Tutto questo, ed altro ancora, è stato il filosofo e scrittore <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, intellettuale atipico e imprevedibile, al tempo stesso così tedesco e così europeo, anzi così cittadino del mondo: un testimone d&#8217;eccezione, e visionario e profetico,  della crisi del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato a Heidelberg nel 1895 e morto in un villaggio dell&#8217;Alta Svevia nel 1998, alla bella età di centotré anni, <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> è stato una delle figure più ricche e al tempo stesso più discusse della cultura contemporanea, tedesca e mondiale. Attratto sia dallo studio delle scienze naturali, e in particolare della zoologia, che dalla speculazione filosofica, nel 1914 si arruola volontario nella prima guerra mondiale e parte subito per il fronte, come tanti altri intellettuali di quel particolare momento storico, da Charles Péguy a Georg Trakl, da Ardengo Soffici a Giuseppe Ungaretti. Anche per lui si tratta di un&#8217;esperienza quasi mistica (il pittore austriaco Oskar Kokoscha parlerà del &#8220;senso di felicità&#8221; provato allorché un fante russo gl&#8217;immerse nel corpo la baionetta), di una sconvolgente rivelazione non solo di nuovi e inusitati piani di realtà, ma anche di nuovi vincoli sociali, cementati dalla fraternità cameratesca e dall&#8217;ombra funerea del pericolo sempre incombente. Anche lui prende qualche grosso abbaglio di prospettiva a causa di un vitalismo esasperato, come quando esorta i suoi camerati a &#8220;gettarsi dentro le trincee nemiche come nel corpo di una donna&#8221; o come quando esalta lo &#8220;splendore&#8221; di una guerra tecnologica ove tuttavia, in virtù di non si sa bene quale palingenesi psicologica, l&#8217;uomo ritrova se stesso e riscopre le virtù del coraggio, dell&#8217;abnegazione e dello spirito di corpo. Smobilitato dopo la sconfitta della Germania, nel 1918, esalta una nuova figura di eroe tragico, l&#8217;Operaio, così come aveva esaltato quella del combattente, dell&#8217;uomo dell&#8217;età della tecnica, che (secondo la profezia di Oswald Spengler ne <a title="Il tramonto dell'Occidente" href="http://www.libriefilm.com/il-tramonto-delloccidente-2/3546"><em>Il tramonto dell&#8217;Occidente</em></a>) è ancora in grado di strappare qualche sprazzo di luce corrusca dalla crisi irreversibile della civiltà europea, sullo sfondo dl fumo delle ciminiere e delle futuristiche masse lanciate in una frenesia di movimento, di attività, di ribellione &#8211; singolare mescolanza di motivi socialisti della lotta di classe, anarcoidi della rivolta contro ogni autorità e ultra-nazionalisti della terra e del sangue. Aderisce al nazismo con lo stesso entusiasmo con cui aveva aderito alla guerra, ma non tarda a distaccarsene e a delineare una coraggiosa critica alla figura di Adolf Hitler nel romanzo <a title="Sulle scogliere di marmo" href="http://www.libriefilm.com/sulle-scogliere-di-marmo/271"><em>Sulle scogliere di marmo</em></a> (<em>Auf den Marmorklippen</em>), del 1939. Poiché si tratta forse della sua opera narrativa più importante, ne diamo qui un riassunto, riportato dalla <em>Enciclopedia Universale di Letteratura</em>, Milano, Garzanti (2 voll.), 2003, vo. II, p. 1482.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sulle-scogliere-di-marmo/271" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4745" style="margin: 10px;" title="sulle-scogliere-di-marmo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sulle-scogliere-di-marmo.jpg" alt="" width="200" height="313" /></a>&#8220;Il tempo e il luogo in cui è ambientata la vicenda sono irreali e simbolici. Un accenno agli ormai passati &#8216;anni di Carlo&#8217; e altri indizi ci portano comunque in un&#8217;atmosfera medioevale. Il romanzo si apre infatti con un&#8217;accorata pagina di rimpianto per i felici tempi passati e prosegue con la ricostruzione dei vari avvenimenti che hanno condotto alla catastrofe. Il protagonista e il suo compagno, fratello Ottone, dopo aver militato e combattuto in un ordine guerriero, si ritirano nell&#8217;Eremo della Ruta, conducendo una semplice vita di tipo monastico e dedicandosi ad  approfonditi studi di botanica. Con loro vivono la vecchia Lampusa, sorta di strega con funzione di governante, e il piccolo Erio, nato da una fuggevole relazione tra il protagonista e la giovane figlia di Lampusa. Mentre la vita sembra scivolare senza ombre per i due studiosi, si intensificano i segni dei gravi mutamenti che stanno per compiersi. Un giorno i due protagonisti, inoltratisi nel fitto di un bosco alla ricerca di un fiore, scoprono nella regione di Köppels-Bleek il quartier generale del Forestaro, crudele e spietato tiranno che sotto un&#8217;apparenza gioviale cela una macabra volontà di conquista e di dominio. Contro di lui a nulla servirà il nobile tentativo el condottiero Braquemart e del giovane principe Summyra, barbaramente uccisi. La loro morte scatena la reazione delle forze del bene, guidate dai due protagonisti, benedette da padre Lampro, figura carismatica di monaco-studioso, e sostenute fisicamente dal coraggioso e leale pastore Belovar, dai suoi uomini e dai suoi cani. Dalla finale carneficina, si salveranno fratello Ottone e il suo compagno, per il magico intervento del piccolo Erio e dei serpenti suoi amici. I due protagonisti troveranno la salvezza oltre il mare presso un popolo civile, accolti con generosa ospitalità dal padre di un giovane nemico un tempo risparmiato&#8221;.</p>
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<p style="text-align: justify;">La critica ha voluto vedere nella figura del crudele Forestaro una rappresentazione di Hitler, l&#8217;uomo che aveva affascinato tanti milioni di tedeschi, e la cui smisurata volontà di potenza avrebbe condotto la Germania a una seconda catastrofe, ancor più drammatica e sinistra della prima. Questo romanzo, pertanto, segna il suo definitivo distacco dall&#8217;ideologia nazista e dal regime hitleriano. Richiamato nelle forze armate all&#8217;inizio della seconda guerra mondiale, si mostra critico nei confronti della politica militare del Terzo Reich, e particolarmente dell&#8217;attacco alla Francia. Trascorrerà gran parte della guerra in servizio attivo, a Parigi, malinconico osservatore di un  disastro annunciato, che finirà per seppellire la sua patria sotto un cumulo di rovine. Suo figlio, implicato nella resistenza anti-nazista, è condannato a morte e giustiziato. Con il cuore affranto per questa tragedia familiare <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> assiste all&#8217;ultimo atto del &#8220;crepuscolo degli dei&#8221; e va ad abitare nel castello del conte Stauffenberg, il mancato tirannicida di Hitler: un gesto simbolico, si direbbe, per sottolineare una scelta di campo dal significato inequivocabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/albe-e-tramonti-deuropa-ernst-junger-e-oswald-spengler/5785" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4917" style="margin: 10px;" title="albe-e-tramonti-deuropa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/albe-e-tramonti-deuropa.jpg" alt="" width="200" height="292" /></a>A guerra finita, riprende la sua copiosa attività saggistica e letteraria e mitizza una terza figura emblematica della tarda modernità, quella dell&#8217;anarca. Dopo il soldato e dopo l&#8217;operaio, l&#8217;anarca è colui che resiste a un ordine sociale ingiusto passando alla clandestinità e inoltrandosi nel bosco: è il <em>Waldgänger</em>, termine intraducibile che significa al tempo stesso vagabondo, guerrigliero, anarchista e resistente. Le strutture inumane dell&#8217;era della tecnica non possono essere affrontate a viso aperto; non è più il tempo della lotta frontale ad armi pari, uomo contro uomo, idea contro idea. Tutto quello che ora l&#8217;intellettuale può fare è concretizzare il suo &#8220;no&#8221; alla dittatura della tecnica in ua forma di non-collaborazione, di esilio volontario, di deliberato sabotaggio, in attesa di tempi migliori, quando si potrà riprendere la lotta apertamente. Al tempo stesso, la figura dell&#8217;anarca segna il ritorno alla natura amica e protettrice, alla vegetazione, al paesaggio, alle radici, e quindi connota il deciso abbandono di quella esaltazione della tecnica che pure aveva caratterizzato la fase giovanile e  &#8220;vitalistica&#8221; (come l&#8217;abbiamo chiamata) del percorso letterario di questo Autore. Inoltre, il &#8220;passaggio al bosco&#8221; implica una riscoperta dell&#8217;&#8221;uomo naturale&#8221;, dell&#8217;uomo affrancato dalle catene della tecnica, come bene hanno osservato Luisa Bonesio e Caterina Resta nel loro libro, scritto a quattro mani, <a href="http://www.ibs.it/code/9788887231922/bonesio-luisa-resta-caterina/passaggi-al-bosco-ernst.html?shop=2317"><em>Passaggi al bosco. Ernst Jünger nell&#8217;era dei Titani</em></a> (Milano, Associazione Culturale Mimesis, 2000), ricco di acute osservazioni e pervaso da una lucida facoltà di analisi filosofica e sociologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ormai viviamo nell&#8217;era dei Titani, afferma <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, in cui tellurici semidei tentano ancora una volta l&#8217;assalto all&#8217;Olimpo, come ai tempi di Zeus; e le loro armi sono quelle della tecnica. Si tratta di un assalto al cielo che mette in discussione il destino del mondo intero e in cui la posta in gioco non è semplicemente l&#8217;affermazione vittoriosa di un certo modello socio-economico piuttosto che un altro, bensì il destino e il futuro stesso dell&#8217;uomo in quanto tale. Si ricordi la celebre affermazione di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span>: &#8220;L&#8217;essenza della tecnica non è affatto qualche cosa di tecnico&#8221;, apparsa nel 1953 nel saggio <em>La questione della tecnica</em> (tr. it. di Gianni Vattimo in <a href="http://www.ibs.it/code/9788842538875/heidegger-martin/saggi-e-discorsi.html?shop=2317"><em>Saggi e discorsi</em></a>, Milano, Mursia, 1976, p. 5); e si tengano presenti anche le riflessioni sulla tecnica del filosofo e teologo Romano Guardini nel saggio <a href="http://www.ibs.it/code/9788837215002/guardini-romano/fine-dell-epoca-moderna-il.html?shop=2317"><em>Il potere</em></a>, del 1951 (cfr. il nostro saggio <em>La riflessione sul potere nel pensiero di Romano Guardini</em>). Si tratta, quindi, di un tema particolarmente sentito nella Germania e nell&#8217;Europa della &#8220;ricostruzione&#8221; (oppure dovremmo dire della &#8220;decostruzione&#8221;?) e che, come giustamente aveva osservato <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, non poteva essere ridotto a un problema di ordine puramente tecnico, perché scaturiva da una <em>Weltanschauung </em>o &#8220;visione del mondo&#8221; fortemente connotata in senso emotivo e irrazionalistico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger"></a><a href="http://www.libriefilm.com/junger-e-schmitt-dialogo-sulla-modernita/4547" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-4919" style="margin: 10px;" title="juenger-e-schmitt" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/juenger-e-schmitt.jpg" alt="" width="200" height="320" /></a>Ernst Jünger è stato una figura poliedrica di filosofo, saggista, narratore, i cui interessi hanno spaziato dalla zoologia ai problemi sociali: a lui si potrebbe riferire quella famosa frase di Terenzio: &#8220;<em>Homo sum et nihil humanum a me alienum puto</em>&#8220;, &#8220;Sono un essere umano, e nulla di ciò che riguarda l&#8217;uomo è per me estraneo&#8221;. Tra i saggi più importanti ricordiamo: <a title="Tempeste d'acciaio" href="http://www.libriefilm.com/nelle-tempeste-dacciaio/2857"><em>Tempeste d&#8217;acciaio</em></a>, del 1920; <em>La lotta come esperienza interiore</em>, del 1922; <a title="Il cuore avventuroso" href="http://www.libriefilm.com/il-cuore-avventuroso/392"><em>Il cuore avventuroso</em></a>, del 1929; <a title="L'Operaio" href="http://www.libriefilm.com/loperaio/301"><em>L&#8217;operaio</em></a>, del 1932; <em>Lo Stato mondiale</em>, del 1960; e <a title="Trattato del ribelle" href="http://www.libriefilm.com/trattato-del-ribelle/499"><em>Der Waldgang</em></a>, del 1951, tradotto in italiano, dalla casa Editrice Adelphi di Milano, nel 1990. Ha anche pubblicato un primo importante scritto autobiografico, il <em>Diario</em>, 1941-45, nel 1949, in cui rievoca gli anni trascorsi come ufficiale della Wehrmacht in una Parigi intorpidita dalla sconfitta e dall&#8217;occupazione, e il lucido disincanto con cui seguiva, da quell&#8217;osservatorio privilegiato (la capitale culturale dell&#8217;Europa nel XX secolo!) l&#8217;evolvere della catastrofe mondiale, culminata nei due funghi atomici di Hiroshima e Nagasaki del 1945. Un secondo documento autobiografico è apparso nel 1987 con il titolo <em>Due volte la cometa</em>, che allude al fatto di aver avuto il privilegio di vedere per ben due volte, durante la sua lunga vita &#8211; nel 1910 e nel 1986 &#8211; la celebre cometa di Halley.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i suoi numerosi romanzi e racconti, infine, ricordiamo almeno &#8211; oltre al già citato <a title="Sulle scogliere di marmo" href="http://www.libriefilm.com/sulle-scogliere-di-marmo/271"><em>Sulle scogliere di marmo</em></a>, pubblicato nel 1939 -, <em>Fuoco e sangue</em>, del 1925; <em>Ludi africani</em>, del 1936; <a title="Heliopolis" href="http://www.libriefilm.com/heliopolis/294"><em>Heliopolis</em></a>, del 1949, <em>Il problema di Aladino</em>, del 1983; e <em>Un incontro pericoloso</em>, del 1985. Quest&#8217;ultimo romanzo ci riporta all&#8217;atmosfera parigina che tanto fascino ha esercitato sul Nostro, ma è costruito come un vero e proprio &#8220;giallo&#8221; in cui manca, significativamente, il lieto fine, poiché la giustizia non trionfa e il male non riceve la doverosa punizione. Dal punto di vista propriamente letterario, la prosa di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> si caratterizza per una limpidezza e un nitore che tendono quasi alla freddezza e, al tempo stesso, per una tendenza a trasfigurare la realtà in qualche cosa di simbolico, di misterioso, di allegorico.</p>
<p style="text-align: justify;">Così riassume la trama de <em>Un incontro pericoloso</em> l&#8217;edizione italiana, pubblicata alla casa Editrice Bompiani di Milano nel 1989, con la traduzione di Anna Bianco (titolo originale: <em>Eine gefährliche Begegnung</em>):</p>
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<p style="text-align: justify;">&#8220;Parigi, fine Ottocento. In una tranquilla domenica di settembre un giovane di nome Gerhard, dall&#8217;aspetto timido e trasognato, si aggira nelle viuzze assolate di Pigalle deciso a trovare qualcosa o qualcuno che lo aiuti a dare una svolta alla sua esistenza.  Portato dal caso, ecco Ducasse, un uomo che, al contrario di lui, conosce bene come gira il mondo e ora assiste con freddezza al lento deteriorarsi della propria vita. L&#8217;incontro pericoloso avviene adesso, nel momento in cui Ducasse indica a Gerhard una donna affascinante nel cui volto «stridono bellezza e inquietudine». Da qui ha inizio una storia di eros e di sangue che sospinge Gerhard dentro una fitta trama di atti fortuiti e fatali, che coinvolgeranno l&#8217;ombra di Jack lo Squartatore e un investigatore appassionato della metafisica del delitto, un&#8217;amabile ruffiana e un corazziere in disgrazia. Raccontando una storia provocatoriamente poliziesca, molto vicino a un qualsiasi fatto di cronaca nera, <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, con mano leggera e divertito distacco, introduce il lettore nelle zone d&#8217;ombra della vita, là dove si nasconde il tormento del male e della morte&#8221;.</p>
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<div id="attachment_4916" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-4916" title="junger-e-schmitt" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/junger-e-schmitt.jpg" alt="" width="250" height="155" /><p class="wp-caption-text">Ernst Jünger e Carl Schmitt nel 1941.</p></div>
<p style="text-align: justify;">È stato rimproverato a <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> un atteggiamento politico quanto meno ambiguo, connotato comunque da evidenti simpatie di destra (e sia pure una destra &#8220;rivoluzionaria&#8221; e antiborghese) nonché un sia pure temporaneo cedimento alla fascinazione hitleriana. Per quanto riguarda quest&#8217;ultima accusa, à giusto e doveroso ricordare che altri grandi intellettuali si sono compromessi col nazismo quanto lui; fra gli altri, due filosofi della statura di Carl Schmitt e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Martin Heidegger</a></span>, con entrambi i quali il Nostro aveva intrecciato un proficuo dialogo culturale nel clima non ancora del tutto imbrigliato dal totalitarismo nazista. Quanto al suo essere di destra, ci domandiamo se non gli vada almeno riconosciuto il coraggio delle sue idee, anche quando esse andavano chiaramente controcorrente, come è stato il caso della Germania (e dell&#8217;Europa) del secondo dopoguerra. Per valutare appieno il conformismo culturale di quel momento storico, basti ricordare al camaleontismo con il quale scrittori come Günther Grass (l&#8217;autore del fortunato <a title="Il tamburo di latta" href="http://www.libriefilm.com/il-tamburo-di-latta/7546"><em>Il tamburo di latta</em></a>) hanno dissimulato i loro trascorsi nazisti &#8211; salvo poi liberarsi da un tale peso di coscienza, e sia pure con qualche decennio di ritardo. Anche in Italia era allora di moda far sparire ogni traccia dei propri trascorsi fascisti, e passare, se possibile, direttamente dall&#8217;altra parte della barricata: si legga in proposito il libro di Nino Tripodi, <em>Intellettuali sotto due bandiere </em>(Roma, Ciarrapico Editore, 1981). E infine, per aver chiaro in mente quale fosse l&#8217;atmosfera politica e psicologica di quegli anni, si pensi che il governo degli Stati Uniti dovette inventarsi l&#8217;<em>escamotage</em> di far dichiarare pazzo il suo più grande poeta contemporaneo, Ezra Pound, per non doverlo condannare e, magari, giustiziare sotto l&#8217;accusa di alto tradimento (per aver simpatizzato per Mussolini ed avere tenuto dei discorsi alla radio italiana durante la seconda guerra mondiale, quando il suo paese d&#8217;origine era in guerra con le potenze dell&#8217;Asse Roma-Berlino-Tokyo). Allora, valutato serenamente ogni aspetto della questione, bisognerà ammettere che le tendenze di destra presenti nel pensiero di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a>, oltre ad aver preso le distanze dal nazismo, hanno l&#8217;indubbio merito di una franchezza e di una onestà intellettuale che molti intellettuali &#8220;di sinistra&#8221;, acclamati dal grande pubblico di allora, avrebbero avuto motivo di invidiargli.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/tecnica-lavoro-e-resistenza/4499" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4918" style="margin: 10px;" title="tecnica-lavoro-resistenza" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tecnica-lavoro-resistenza.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Vogliamo dire infine qualcosa di uno scritto decisamente minore di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, una commemorazione dello scrittore americano Henry Furst (nato a New York nel 1893 e morto a La Spezia nel 1967) che, &#8220;trapiantato&#8221; in Italia dal 1916, si era dato alla professione di critico letterario e di narratore in lingua italiana, come segno di amore per il suo Paese di adozione. Il lettore italiano ricorderà forse Henry Furst per via dei suoi due romanzi degli anni Sessanta, <em>Donne americane</em> e <em>Simun</em>, pubblicati dalla casa Editrice Longanesi di Milano; o anche per via del sodalizio, intellettuale oltre che affettivo, che egli strinse con Orsola Nemi &#8211; conosciuta ancor prima della seconda guerra mondiale &#8211; negli ultimi vent&#8217;anni della sua vita: Orsola Nemi, valente traduttrice dal francese (fra l&#8217;altro, del romanzo di Vintila Horia <em>La settima Lettera</em>, autobiografia ideale di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>), narratrice lei stessa e donna dai vasti e molteplici interessi culturali. E a lei <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a> ha dedicato il suo toccante Ricordo di Henry Furst (nel volume miscellaneo <em>Il meglio di Henry Furst</em>, Milano, Longanesi &amp; C., 1970). <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> conosceva bene l&#8217;Italia, e l&#8217;amava; conosceva diversi scrittori &#8211; Bonaventura Tecchi, ad esempio; e aveva conosciuto bene Henry Furst, che nel nostro Paese gli amici chiamavano Enrico, considerandolo sostanzialmente italianizzato. A lui lo univano alcune affinità di fondo, pur nella diversità dei caratteri &#8211; mite e contemplativo l&#8217;americano, spavaldo ed &#8220;estremo&#8221; il tedesco &#8211; e, non ultima, il grande amore per la cultura, la fierezza delle proprie idee, la limpida coerenza anche in tempi difficili. Furst, ad esempio, che nel dopoguerra fu accusato di essere stato filo-fascista, rivendicava di essere stato l&#8217;unico scrittore italiano antifascista proprio nell&#8217;acme del consenso al regime, ossia al tempo della guerra di Etiopia, insieme a due o tre altri in tutto: Croce, Montale, Soldati; mentre erano stati fascistissimi proprio quelli che, dopo il 1945, più lo accusavano di trascorsi mussoliniani. Certo, forse l&#8217;affermazione di essere stato apertamente antifascista nel 1935 è un po&#8217; eccessiva, anche se è vero che Furst &#8211; a differenza di Pound, che non ebbe esitazioni né incertezze fino all&#8217;ultimo &#8211; dopo il 1940 giunse ad augurarsi la sconfitta militare dell&#8217;Italia (e della Germania) pur di vederne, mediante la caduta del fascismo, una possibilità di      rinascita democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel delineare il ritratto del vecchio amico, scomparso tre anni prima, <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Jünger</a> sa trovare parole semplici e accorate che restituiscono, attraverso piccoli particolari apparentemente insignificanti, la trasparenza di una personalità onesta e innamorata, con un che di simpaticamente trasognato ma anche, in fondo, di terribilmente serio; di profonda serietà ammantata di leggerezza. E, nel tracciare l&#8217;immagine di Henry Furst, pare che lo scrittore tedesco ci metta qualcosa di suo e, forse inconsapevolmente, faccia anche un po&#8217; il ritratto di sé stesso.</p>
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<p style="text-align: justify;">&#8220;«Quando fui stanco di &#8216;cercare&#8217;, appresi a trovare», come dice Nietzsche: è questa un&#8217;arte di cui la natura aveva dotato Henry. Le distanze non avevano per lui nessuna importanza e presupponeva  che non ne avessero nemmeno per gli altri. Così, a esempio: «La tua bella cartolina da Damasco mi è giunta qui alla Spezia. Perché non sei andato in Persia trovandoti così vicino?». Poteva arrivare un telegramma che non aveva alcuna attinenza con la realtà quotidiana, come: «Ci rivedremo».</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Gli uomini agiscono su noi con la loro polarità, col loro orizzonte. Sorprendeva in Henry l&#8217;intensità del sentimento e della ragione. L&#8217;aura era forte e anonima come una potenza della natura, che irradiava ora un fluido gradevole ora un fluido elettrico. Così entriamo in una stanza in penombra dove ci sentiamo subito bene. Quando poi gli occhi si sono assuefatti alla poca luce, riconosciamo il numero dei quadri alle pareti, i libri, le opere d&#8217;arte. Questa è la vera via verso l&#8217;autore. Conduce dall&#8217;Eros verso lo spirito, non in senso opposto, come avviene per certi matrimoni di artisti, che incominciano ammirevolmente e finiscono in modo tragico: Psiche si è bruciata le ali alla fiamma.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il suo esteso, preciso sapere poté essere conquistato solo attraverso lo studio costante per tutta la vita e specialmente con ininterrotte letture. A sessant&#8217;anni si preparava ancora per un esame di teologia. Signoreggiava le concatenazioni storiche e culturali del mondo antico e reagiva come un elettroscopio quando venivano citati una data, un&#8217;opera, un personaggio. Una eccellente memoria stava ai suoi ordini. Nel suo stile di vita, egli rappresentava ancora la classe degli <em>hommes des lettres</em>, i quali rapidamente si estinguono, e, per la verità, in modo più rapido nei paesi germanici che nei latini. Quel che li distingue è il loro modo di vivere, caro alle Muse, dietro il quale si cela un eminente lavoro. Per la loro esistenza vale lo stesso criterio che nell&#8217;opera d&#8217;arte, per la quale non deve scorgersi la fatica. Questo è soltanto possibile quando l&#8217;artista trova nel suo lavoro un godimento. Con questa classe svaniscono anche i biotopi classici, o assumono carattere da museo. Il che non può essere attribuito a influssi esterni, come è lecito dire che le vecchie città sono rovinate dalle automobili. Vengono così profondamente alterate che il senso storico va perduto. Così anche la tecnica ha peso sempre maggiore nel formarsi delle opinioni, non perché le macchine divengono più poderose, ma perché le opinioni mutano. Come si avverte nel clima degli studi. (…)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Questi appunti sono stati trascritti senza ordine, sia per quanto concerne il tema, sia per quanto si riferisce alla data. Li ho scelti a caso dal fascio delle lettere, come da un gioco di carte: un mazzo di fiori, raccolti dall&#8217;erbario, senza fare una scelta precisa. Sembrano tuttavia schiudersi nel ricordo, come i fiori del tè, nell&#8217;Estremo Oriente. Il meglio si trova in un altro foglio, quello che non porta traccia di penna, sull&#8217;altra facciata che non può essere descritta: Henry era un genio dell&#8217;amicizia. Da lì sorgeva quella ricchezza che dispensava. Come un navigatore, che si apparecchia al grande viaggio, lasciò tre o quattro fogli in inglese: A vele spiegate verso la morte. E questa aggiunta: «Il cuore parla al cuore, ma quel che dice si sottrae alla parola» (<em>op. cit.</em>, pp.14-22).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ecco, questo potrebbe anche essere, fino a un certo punto, l&#8217;autoritratto di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>. Un uomo che, dopo aver molto cercato, aveva scoperto l&#8217;arte di trovare, che si sentiva a casa in ogni luogo, e che padroneggiava numerose lingue quasi quanto la sua lingua madre; che si sentiva contemporaneo di tutti gli spiriti grandi e pensosi; che non aveva timore di mettersi in gioco, di affrontare la vita con un entusiasmo senza riserve, che pensava spesso alla morte, pur non temendola più di altri. L&#8217;aveva già guardata in faccia, parecchie volte, nelle trincee insanguinate della prima guerra mondiale; e di nuovo, ma con più disincanto, nel corso della seconda. Aveva compreso che non sono le grandi idee a fare grandi gli uomini, ma i grandi uomini che producono le grandi idee. E che la cosa principale che contraddistingue la nostra vita, in fondo, non è la quantità delle cose che riusciamo a fare né l&#8217;opinione che di noi si formano i nostri contemporanei, ma la capacità di tirare dritto per la propria strada, anche quando si è stanchi, anche quando gli altri non capiscono, anche se sembra che sia tutto inutile.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/ernst-junger-testimone-inquieto-del-nostro-tempo.html' addthis:title='Ernst Jünger. Testimone inquieto del nostro tempo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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